Nelle destinazioni dello shopping più ambite al mondo, il prestigio si traduce anche in canoni di locazione da capogiro! In questo ambito, l’ultima edizione del report globale Main Streets Across The World di Cushman & Wakefield, giunto alla sua 35esima analisi, ci svela un nuovo, sorprendente ribaltamento ai vertici di questa elitaria classifica.
Mentre lo scorso anno l’Italia era in testa alla classifica con una via milanese, quest’anno la scena è cambiata. La prepotente crescita dei canoni di locazione di New Bond Street a Londra, con un impressionante +22% nell’ultimo anno, l’ha proiettata in vetta. Con i suoi 20.482 euro/mq/anno, ha superato non solo la celeberrima Upper Fifth Avenue di New York (ferma a 18.359 euro/mq/anno) ma anche Via Montenapoleone a Milano, costretta a cedere lo scettro, ma confermandosi comunque sul podio globale.
Il report, che si basa sui dati proprietari di Cushman & Wakefield, analizza i canoni di locazione in ben 141 location urbane di primissimo livello, molte delle quali direttamente legate al settore del lusso.
Una via di Milano è la seconda più costosa al mondo
Milano non è più la città dello shopping più costosa al mondo, ma resta comunque sul podio occupando la seconda posizione. Dall’analisi, infatti, è risultata un’altra la via che è riuscita a superare i canoni stellari del capoluogo meneghino.
La via italiana in questione è ovviamente Via Montenapoleone, l’icona del Quadrilatero della Moda. L’anno scorso, era stata la prima città europea a guidare la classifica globale; oggi, è stata spodestata da New Bond Street a Londra, che con la crescita del 22% ha raggiunto quasi i 20.500 euro al metro quadro per anno. Nonostante la perdita del primato, Montenapoleone rimane saldamente al secondo posto con i suoi 20.000 euro/mq/anno.
Getty ImagesLe luminarie natalizie di via Montenapoleone
A spiegare la perdita di una posizione della via milanese è stato Thomas Casolo, responsabile retail di Cushman & Wakefield in Italia, il quale ha spiegato che il mercato del lusso in Montenapoleone non ha visto nuovi “ingressi bomba” capaci di far lievitare ulteriormente i valori, ma si assiste a una fase di radicamento da parte dei brand già presenti.
È chiaro che il prestigio di una delle capitali della moda nel mondo non è rappresentato solo da Via Montenapoleone. Ad esempio, in Corso Vittorio Emanuele II, è stata rilevata una crescita degli affitti a doppia cifra.
La classifica mondiale
In generale, la classifica generale vede in testa New Bond Street a Londra (20.482 euro/mq/anno), seguita da Via Montenapoleone a Milano (20.000 euro/mq/anno) e dall’Upper Fifth Avenue a New York (18.359 euro/mq/anno).
Seguono, per il lusso asiatico ed europeo, Tsim Sha Tsui a Hong Kong e l’Avenue des Champs Elysees di Parigi. E in Europa? Qui la classifica si fa ancora più intrigante per i viaggiatori italiani, mostrando una presenza più marcata del Bel Paese. Dopo Londra e Milano, il terzo gradino del podio europeo è infatti occupato da una seconda città italiana: Roma. Con la sua Via Condotti, la capitale si attesta a ben 16.000 euro al metro quadro all’anno per gli affitti commerciali di primissimo livello.
Non c’è niente di meglio di un mercatino di Natale per accendere lo spirito festivo nelle persone. Questa tradizione, che affonda le sue radici a Vienna, dove il primo mercato di dicembre documentato risale al 1298, si è diffusa nel corso dei secoli in tutto il mondo.
Dalla Germania e dalla Svizzera fino a Singapore e New York, è difficile trovare una destinazione rinomata che non ospiti un mercatino natalizio di grande fascino. Alcuni, anzi, sono diventati così popolari da trasformarsi essi stessi in vere attrazioni turistiche. Ecco la selezione di CNN Travel dei mercatini di Natale più imperdibili in programma nel 2025 in tutto il mondo, tra cui c’è anche un italiano.
Immaginare di viaggiare da New York a Tokyo in appena un’ora, attraversando lo spazio a bordo di un razzo riutilizzabile, potrebbe non essere più fantascienza.
La Nippon Travel Agency Co., uno dei principali operatori turistici giapponesi, ha di recente annunciato l’avvio di un servizio di trasporto “point-to-point” che promette di rivoluzionare i viaggi intercontinentali entro la prossima decade.
La novità, sviluppata in collaborazione con la startup Innovative Space Carrier Inc., punta a trasformare il turismo spaziale da esperienza di nicchia a realtà concreta per chi può permettersi il biglietto, stimato in circa 100 milioni di yen, equivalenti a circa 657.000 dollari per un viaggio di andata e ritorno.
Viaggi nello spazio tra città globali
L’idea alla base del progetto è semplice quanto ambiziosa: sfruttare razzi riutilizzabili per collegare due punti qualsiasi sulla Terra in tempi finora impensabili per l’aviazione commerciale. Secondo quanto riportato da fonti giapponesi, i voli partiranno da aree offshore non specificate e saranno in grado di coprire distanze intercontinentali in soli 60 minuti.
Kojiro Hatada, presidente di Innovative Space Carrier Inc., ha spiegato che uno degli obiettivi principali è abbattere progressivamente i costi dei viaggi, aumentando il numero di missioni effettuate da ciascun veicolo durante la sua vita operativa. In altre parole, la sfida tecnologica non riguarda solo la velocità, ma anche la sostenibilità economica del trasporto spaziale di massa.
Dal cibo spaziale alle preiscrizioni
Il programma del turismo spaziale verrà introdotto per gradi.
Le preiscrizioni apriranno nell’esercizio fiscale 2026 (FY26), dando ai primi aspiranti passeggeri la possibilità di partecipare a un percorso preliminare che include esperienze a terra e degustazioni di cibo pensato per i viaggi nello spazio, attività che permetteranno di familiarizzare con le peculiarità di un viaggio fuori dall’atmosfera terrestre, offrendo anche un’anticipazione dell’emozione di orbitare sopra il nostro pianeta.
Keigo Yoshida, presidente della Nippon Travel, ha sottolineato che la fase introduttiva non è solo promozionale, ma mira a creare un legame diretto tra i futuri viaggiatori e le tecnologie spaziali, per preparare il terreno per le vere e proprie missioni intercontinentali.
La prospettiva per il futuro
Se il progetto procederà secondo i piani, gli Anni Trenta del XXI secolo segneranno l’inizio di un nuovo capitolo nella storia dei trasporti. Non si tratterà più soltanto di raggiungere mete turistiche a lunga distanza in poche ore, ma di aprire scenari fino a oggi relegati alla fantascienza: permanenze in orbita e voli regolari tra continenti.
Secondo le stime attuali, l’espansione del turismo spaziale potrebbe continuare fino agli Anni Quaranta, quando saranno possibili soggiorni più lunghi in stazioni orbitali e ulteriori esperienze legate all’assenza di gravità.
Turismo spaziale e impatto globale
L’annuncio di Nippon Travel Agency Co. non rappresenta soltanto una svolta tecnologica, ma anche un possibile cambio di paradigma nel concetto stesso di mobilità globale.
Collegare in modo rapido due delle città più importanti del mondo non è solo una questione di comfort o prestigio, ma potrebbe avere ripercussioni significative su affari, logistica e persino cultura, permettendo una circolazione senza precedenti di persone e idee.
L’esperimento giapponese potrebbe quindi fungere da banco di prova per un futuro in cui i confini tradizionali del viaggio saranno sempre più sfumati e il turismo diventerà un’esperienza quasi “fuori dal mondo”.
È appena stata inserita tra le Migliori compagnie aeree internazionali, conquistando il quinto posto nella prestigiosa classifica dei Condé Nast Traveler Readers’ Choice Awards 2025. Da tre anni vola anche in Italia collegando direttamente Milano a New York, trasportando passeggeri, soprattutto per turismo, dall’Italia agli Stati Uniti (e viceversa), facendoli volare nel modo più confortevole possibile.
La Compagnie, infatti, è una compagnia aerea all business ovvero con una sola classe di volo che, sei volte alla settimana – un po’ meno d’estate perché la richiesta cala leggermente –, fa la spola oltreoceano. La sua caratteristica è quella di offrire un servizio esclusivo, un’esperienza di viaggio confortevole, ma al contempo accessibile, in quanto ha tariffe decisamente competitive, tanto da definirsi “Smart” Business Class al 100%.
Abbiamo avuto l’opportunità di fare il punto con Christian Vernet, CEO di La Compagnie per sapere come sta andando finora e quali sono le novità in arrivo.
Ufficio stampaL’Airbus A321neo con cui vola La Compagnie
“Il nostro collegamento piace molto, abbiamo orari comodi che permettono di arrivare a New York di giorno e di godersi la giornata, mentre il volo di rientro è notturno e si arriva a Milano la mattina, pronti per dedicarsi fin da subito alle proprie attività. Inoltre, si viaggia in maniera molto confortevole, l’offerta a bordo è attenta, l’imbarco e lo sbarco sono rapidi perché i passeggeri sono pochi (solo 76 posti a bordo) e, fatto non da sottovalutare, è significativamente meno caro rispetto alla concorrenza perché volare con La Compagnia costa più dell’Economy ma meno di una classica Business.
Ed è quello che possiamo fare oggi con solo due aerei. Ne abbiamo ordinato un terzo e lo stiamo aspettando, la richiesta di velivoli, in questo momento, è alta e dobbiamo aspettare il prossimo anno, mentre per il quarto bisognerà attendere il 2028. Saranno apparecchi dello stesso modello – Airbus A321neo – ma più performanti. La configurazione interna sarà un po’ diversa, ci sarà meno plastica a bordo e quindi gli aerei saranno anche più leggeri ed ecologici, avranno schermi più ampi e una connessione Wi-Fi più performante perché la tecnologia sta migliorando”.
Più aerei, più rotte
Con uno o due aerei in più ci sarà la possibilità di aumentare anche le rotte e le frequenze. La Compagnie, che è nata nel 2014, vola da sempre tra Parigi e New York e ha un volo stagionale anche tra Nizza e Newark, oltre al Milano Malpensa-New York Newark. “Il nostro ufficio marketing sta studiando i nostri piani futuri. Sicuramente i nuovi apparecchi saranno più performanti e potranno coprire maggiori distanze, per esempio si potrebbero raggiungere le Maldive senza fare scalo o le Maldive, tutto dipenderà a quale target vorranno rivolgersi perché le Maldive sono una destinazione leisure, mentre Miami, per esempio, è sia leisure sia business.
Ufficio stampaLa poltrona completamente reclinabile a bordo
Chi viaggia con La Compagnie
Circa il 25-30% di nostri clienti sono repeater che amano volare con noi. Ormai non sono solo gli uomini d’affari a viaggiare in Business Class, infatti, la maggior parte dei clienti di La Compagnie è composta da passeggeri leisure (il 65%), ma c’è anche la categoria bleisure, che viaggia per lavoro ma si regala anche qualche giorno di vacanza prima o dopo, ci sono famiglie con bambini e persino cani. Per i nostri clienti cerchiamo di avere sempre qualche novità.
Collaboriamo con degli chef stellati che preparano i pasti da servire a bordo. che variano a seconda della stagione e che si basano su piatti francesi e italiani, per i voli dall’Italia. Loro sanno che in volo le papille gustative funzionano peggio quindi studiano menu tenendo conto di questa problematica. Anche i vini, tutti bio, sono italiani e francesi, inclusi gli Champagne. A New York abbiamo anche una lounge privata dedicata esclusivamente ai nostri ospiti.
È ufficiale: il primato del volo non-stop più lungo del mondo passa a Xiamen Air. La rotta diretta New York (JFK)–Fuzhou Changle (FOC), operata con un Boeing 787-9 Dreamliner, copre ora 19 ore e 20 minuti di tempo di blocco, superando di pochi minuti i precedenti record.
Un nuovo record nei cieli: Xiamen Air supera Singapore Airlines
Il primato del volo non-stop più lungo del mondo cambia compagnia. Dopo anni di dominio di Singapore Airlines, la nuova rotta operata da Xiamen Air tra New York (JFK) e Fuzhou Changle (FOC) stabilisce un nuovo record: 19 ore e 20 minuti di volo senza scalo.
Si tratta del collegamento diretto più lungo mai registrato nella storia dell’aviazione commerciale, superando di pochi minuti i voli ultra-long range di Singapore Airlines (Newark-Singapore 19h10 – JFK-Singapore 18h55). La durata di un volo include tutte le fasi operative e segna un traguardo importante nel mondo dei voli intercontinentali a lunghissimo raggio.
iStockXiamen Airlines B787 in decollo
Il servizio, operato con un Boeing 787-9 Dreamliner, decolla dall’aeroporto John F. Kennedy il lunedì e il venerdì alle 12:55, atterrando a Fuzhou alle 21:15 del giorno successivo. Il viaggio di ritorno parte da Fuzhou alle 09:20 e atterra a New York alle 10:55 dello stesso giorno, con una durata di 14 ore e 35 minuti in direzione est.
La rotta non è del tutto nuova: era stata inaugurata nel 2017 per poi essere rilanciata nel 2024 con un piano di volo rinnovato. La durata eccezionale è dovuta in parte alla necessità di evitare lo spazio aereo russo, una deviazione che costringe l’aereo a un percorso più lungo ma necessario.
Il risultato è un viaggio da record che ridefinisce gli standard del comfort e della resistenza, sia per i piloti che per i passeggeri. Mentre altre compagnie cinesi come Air China, China Eastern e China Southern continuano a utilizzare rotte che attraversano la Russia, Xiamen Air sceglie un tragitto più lungo (dovuto alle attuali restrizioni dello spazio aereo), stabilendo un primato che ha attirato l’attenzione degli appassionati di aviazione di tutto il mondo.
Una rotta che unisce culture e famiglie tra Stati Uniti e Cina
Oltre al valore simbolico del record, il volo JFK–Fuzhou risponde a una forte domanda di mercato. Ogni anno circa 160.000 passeggeri viaggiano tra queste due città, spinti da motivazioni culturali, familiari e commerciali. La comunità cinese di New York include una nutrita “Little Fuzhou” all’interno di Chinatown, testimonianza dei profondi legami tra le due regioni.
La tratta rappresenta così un ponte diretto tra Asia e Nord America, semplificando gli spostamenti di una diaspora in continua crescita.
Nel panorama globale dei voli a lunghissimo raggio, il nuovo record di Xiamen Air supera anche compagnie storiche come Qantas e United Airlines, che operano rotte di 17 ore o più ma restano sotto la soglia delle 19 ore.
Questo traguardo non solo ridefinisce la competizione nel settore, ma apre nuove prospettive sul futuro dei voli intercontinentali diretti, sempre più richiesti da viaggiatori che desiderano raggiungere l’altra parte del mondo senza scali.
Con oltre 19 ore in volo, la tratta New York–Fuzhou non è solo un’impresa tecnica, ma anche un simbolo della connessione globale e della continua evoluzione del trasporto aereo internazionale.
A New York, ottobre ha un suono diverso: quello delle bande che risuonano lungo la Fifth Avenue per il Columbus Day, che nel 2025 si celebrerà lunedì 13 ottobre. È una festa che mescola orgoglio italo-americano, riflessione storica e voglia di appartenenza. La città si accende di tricolori, carri, musica e profumi di cucina tradizionale, trasformando Manhattan in un ponte ideale tra Italia e Stati Uniti.
Ma il Columbus Day di oggi non è solo una parata, perché è anche un momento per rileggere il concetto di “scoperta”, tra eredità culturale e nuove consapevolezze. Per chi viaggia, è l’occasione perfetta per vivere New York da dentro, tra storia, identità e quella contagiosa energia che solo la Grande Mela sa dare.
Perché si festeggia il 13 ottobre e non il 12
La domanda è legittima: se Cristoforo Colombo sbarcò nel Nuovo Mondo il 12 ottobre 1492, perché a New York e nel resto degli Stati Uniti il Columbus Day 2025 si celebra il 13 ottobre?
La risposta, per fortuna, è semplice: in America la ricorrenza non è legata alla data storica esatta, ma al secondo lunedì di ottobre, una scelta fatta per garantire un lungo weekend nazionale. È quindi una festa mobile, come il Labor Day o il Presidents’ Day, pensata più per la celebrazione collettiva che per l’anniversario preciso.
In Italia, invece, il 12 ottobre resta il giorno simbolico della scoperta. Non a caso, nel nostro Paese si parla di Giornata nazionale di Cristoforo Colombo e, in alcune città, si organizzano eventi culturali o commemorazioni più sobrie.
Due date, due prospettive: da un lato la tradizione americana, fatta di parate e bandiere; dall’altro il ricordo storico italiano, più legato al gesto e al significato di quel viaggio. In mezzo, invece, c’è un oceano, che è lo stesso che Colombo attraversò più di cinque secoli fa.
Prima delle parate, delle bandiere e dei tamburi lungo la Fifth Avenue, il Columbus Day è stato una storia di orgoglio e appartenenza. Nacque tra le strade degli italo-americani di fine Ottocento, quando essere immigrato significava spesso sentirsi un passo indietro. Colombo divenne allora un simbolo: l’italiano che aveva superato l’oceano e cambiato la storia. Un modo per dire “anche noi facciamo parte di questo Paese”.
Nel 1892, per i 400 anni dal viaggio, il presidente Benjamin Harrison proclamò la prima celebrazione nazionale. Poi, nel 1937, Franklin D. Roosevelt rese il Columbus Day una vera festa federale. Da allora, ogni secondo lunedì di ottobre, gli Stati Uniti si riempiono di parate, tricolori e bande musicali.
Ma il tempo cambia le prospettive. Oggi il Columbus Day non è più solo una festa d’orgoglio, perché è anche un momento di confronto: accanto alla figura di Colombo, molte città onorano anche le popolazioni native con l’Indigenous Peoples’ Day.
Più che una semplice ricorrenza, è diventata una conversazione aperta sulla memoria e sull’identità. Ed è forse proprio questo il suo valore più attuale. Ovvero quello di ricordare che la scoperta, a volte, è anche il coraggio di rivedere la propria storia.
Come si festeggia a New York nel 2025
A New York, il Columbus Day è un giorno in cui la città prende vita, con colori, musica e profumi che attraversano ogni angolo della Fifth Avenue. Il 13 ottobre 2025, dalle 11:30 fino al pomeriggio, la strada diventerà un grande palcoscenico a cielo aperto, con oltre 35.000 partecipanti tra bande musicali, carri allegorici, ballerini, artisti di strada e italo-americani fieri delle proprie radici.
Il percorso va dalla 44th Street alla 79th Street, e tra la 67th e la 69th Street si trova il “red carpet”, luogo in cui gli spettacoli prenderanno vita tra tamburi, canti e applausi. Ma di certo la giornata non si fermerà qui e anzi, sarà impreziosita da tanti eventi collaterali:
Messe solenniin chiese simboliche: ad esempio la St. Patrick’s Cathedral, dove si celebra la comunità e la tradizione.
Cerimonia della corona al Columbus Circle: un momento più raccolto e riflessivo per ricordare la figura di Colombo.
Gala e incontri culturali: organizzati dalla Columbus Citizens Foundation, con musica, discorsi e premiazioni, che portano il senso di festa anche dentro le sale eleganti della città.
Parate e messe nei quartieri italo-americani: come Brooklyn, dove la celebrazione assume un tono più intimo e comunitario.
Eventi gastronomici e culturali: degustazioni di vini e piatti italiani, festival di cibo e laboratori culturali, per vivere la giornata anche con gusto.
La sfilata sarà piena di bandiere, colori e applausi, ma vi sarà anche spazio per riflettere: la “scoperta” di Colombo ha avuto un impatto profondo sulle popolazioni native. Per questo molte comunità celebrano nello stesso giorno l’Indigenous Peoples’ Day, dando voce a un’altra prospettiva e trasformando la giornata in un’occasione di dialogo tra culture, memoria e identità.
Indigenous Peoples’ Day
Tra il rumore della parata e i colori della Fifth Avenue, un’altra voce si fa sentire a New York. Parliamo dell’Indigenous Peoples’ Day, la giornata dedicata alle popolazioni native americane e alle loro culture. In musei, centri culturali e a Randall’s Island Park si tengono cerimonie, danze e racconti orali, offrendo uno sguardo diverso sulla stessa storia che tutti celebrano quel giorno.
Getty ImagesCelebrazioni a New York per l’Indigenous Peoples’ Day
Non è una festa “contro” il Columbus Day, ma un’occasione per completare la narrazione e riflettere perché ogni scoperta ha un’altra faccia. In sostanza, il viaggio di Colombo non fu solo inizio, ma anche rottura. Si tratta quindi di un promemoria di come le narrazioni possano cambiare con lo sguardo di chi ascolta, e di quanto sia importante riconoscere tutte le voci che attraversano un luogo e una storia.
Per chi visita New York in quei giorni, l’Indigenous Peoples’ Day è un’opportunità per ascoltare un’America diversa: quella che non si vede nei film, ma che vive ancora nelle voci di chi non ha mai smesso di appartenere a questa terra.
Creata dallo sceneggiatore britannico Steven Knight, mente dietro Peaky Blinders, House of Guinness è già tra le serie più attese del 2025. Descritta come un mix tra l’intrigo familiare di Succession e l’oscurità del mondo criminale già esplorato da Knight, la serie narra l’ascesa (e i conflitti) della celebre dinastia Guinness, tra ambizioni, segreti e drammi familiari.
Nonostante la trama si svolga tra Dublino e New York nel XIX secolo, la produzione ha scelto di girare quasi tutte le scene nel Nord-Ovest dell’Inghilterra, sfruttando location storiche che potessero ricreare l’atmosfera dell’epoca.
Di cosa parla
Alla morte di Sir Benjamin Guinness, il visionario fondatore del celebre birrificio, l’eredità familiare diventa terreno di scontro tra i suoi quattro figli: Arthur, erede titubante; Edward, ambizioso e orientato al mercato americano; Ben, ribelle e ingestibile; e Anne, donna intelligente e determinata, decisa a non restare ai margini del potere.
Mentre all’interno della famiglia si accendono rivalità e tensioni, all’esterno cresce la pressione dei Feniani, la frangia repubblicana che sogna un’Irlanda libera e guarda con sospetto al potere dei Guinness. Tra loro spicca Ellen Cochrane, figura razionale e carismatica, che incrocerà il destino della famiglia in modi inaspettati.
Tra politica, affari e intrighi familiari, la serie racconta la nascita di un impero e il tramonto di un’epoca, con personaggi divisi tra ambizione, lealtà e il desiderio di lasciare un segno nella storia.
Ufficio stampa NetflixHouse of Guinness Netflix
Dove è stata girata
Grazie al lavoro impeccabile del team guidato da Dan Connolly e al supporto delle film commission locali come Filming in England, Screen Manchester e Liverpool Film Office, House of Guinness è riuscita a fondere autenticità storica e esigenze di produzione moderna. Il risultato? Una serie che, pur parlando dell’Irlanda e dell’America del passato, è profondamente radicata nei luoghi e nel talento produttivo del Regno Unito.
St Philips Church – Salford
Questa chiesa anglicana classificata Grade II è stata trasformata in una perfetta strada ottocentesca di Dublino. Gli interni e gli esterni sono stati sapientemente adattati grazie a effetti visivi e scenografie dettagliate. Come racconta il reverendo Dr Gareth Robinson, “sembrava davvero di essere tornati nel 1825, l’anno in cui fu fondata la nostra chiesa”.
Cheshire
Le riprese della serie sono iniziate nel Cheshire durante l’inverno del 2024, rendendo questa contea inglese il primo set ufficiale scelto per la nuova produzione targata Netflix. Le prime scene sarebbero state girate presso il National Waterways Museum di Ellesmere Port, dopo che alcuni residenti della zona avevano ricevuto comunicazioni ufficiali che annunciavano l’arrivo di una “nuova serie drammatica in otto episodi” in fase di produzione tra Liverpool e Manchester.
La firma era quella di Kudos Productions, già nota per Peaky Blinders. Per ricreare l’atmosfera dell’Irlanda dell’Ottocento, alcune aree del sito sono state trasformate in cantieri navali storici, mentre il piccolo toll house del museo è diventato un autentico pub irlandese chiamato The Angel, completo di insegne originali Guinness e dettagli scenografici d’epoca.
Sempre nel Cheshire, sarebbe stata coinvolta anche una maestosa residenza storica per le riprese. Diversi fan hanno condiviso online foto dell’attore Louis Partridge sul set, e secondo fonti vicine alla produzione, la location utilizzata sarebbe Tatton Park: una tenuta immersa in oltre 400 ettari di parco che offre, tra giardini curati e ambienti nobiliari, lo scenario perfetto per rappresentare le dimore dell’élite ottocentesca.
La storica Mansion House, in particolare la biblioteca, è stata uno dei set principali. Con oltre 1.000 acri di parco, questa tenuta ha fornito ambientazioni autentiche per le scene ambientate nelle dimore aristocratiche dell’epoca. Il team di produzione ha lavorato in stretta collaborazione con il personale curatoriale per rispettare il valore storico del luogo.
iStockManchester
Little Underbank – Stockport
Questa via storica è stata completamente rinnovata per rappresentare una strada commerciale dell’800. Stockport è una città che sta attirando sempre più produzioni, e House of Guinness ha confermato il suo potenziale come set cinematografico d’epoca.
In particolare, il pub The Cracked Actor su Little Underbank è stato completamente trasformato per l’occasione: nuova insegna, scenografie d’epoca e dettagli curatissimi lo hanno reso irriconoscibile, rinominandolo per la serie The Oak. Un’altra scena particolarmente suggestiva è stata girata presso la storica St Mary’s Church, edificio classificato di grado I.
Qui, i fan più attenti hanno notato un particolare dettaglio scenografico: una lapide recante il nome di Benjamin Lee Guinness, figura realmente esistita e discendente della celebre famiglia. Un piccolo indizio che conferma l’accuratezza storica della produzione e la volontà di intrecciare fiction e realtà con grande attenzione ai dettagli.
Manchester – Northern Quarter
Lever Street, Back Piccadilly, Heaton Hall e Ancoats sono stati utilizzati per rappresentare alcune delle ambientazioni urbane di New York. Manchester si conferma una delle città più “cinematografiche” d’Europa, spesso scelta per raddoppiare Brooklyn e Manhattan in numerose produzioni internazionali.
La Greater Manchester ha giocato un ruolo di primo piano. Il cast e la troupe hanno infatti girato numerose scene nel cuore pulsante del Northern Quarter, sfruttando l’atmosfera urban-vintage di vie iconiche come Lever Street, Dale Street e Back Piccadilly. A queste si aggiungono altre due location significative: Heaton Hall, elegante residenza neoclassica immersa in un parco storico, e il quartiere di Ancoats, ex zona industriale oggi rigenerata e dal forte impatto visivo.
iStockLiverpool – St George’s Hall
Liverpool – St George’s Hall
L’imponente St George’s Hall ha già fatto da sfondo a The Batman e qui si trasforma ancora, grazie alla versatilità architettonica di Liverpool. Anche i Tobacco Warehouse, i Collingwood Docks e gli Stanley Docks sono stati coinvolti, aggiungendo profondità e autenticità alle scene ambientate nella parte più dura e operaia della Dublino storica.
Secondo Country File alcune scene sono state girate anche lungo William Brown Street, dove la produzione ha ricreato un’atmosfera da campagna elettorale d’epoca, con cartelli che recitavano “Vote for Mr Arthur Guinness“, mentre un’orchestra suonava dal vivo, aggiungendo un tocco musicale e teatrale alla scena.
Un’altra location impiegata nella contea del Merseyside è stata Croxteth Hall, storica tenuta di campagna che ha ospitato scene ambientate in ambienti nobiliari. Il mix tra spazi pubblici monumentali e residenze aristocratiche ha permesso alla produzione di ricostruire, in modo vivido e credibile, l’Irlanda e l’America del XIX secolo restando interamente sul suolo britannico.
Broughton Hall Estate – Yorkshire
Questa tenuta georgiana vicino a Skipton, con i suoi 3.000 acri di natura, ha ospitato alcune sequenze chiave della serie. La sua bellezza classica e isolata ha reso possibile ambientare scene che richiedevano vastità, eleganza e solennità.
Ogni volta che vado a New York, mi capita di passare, per un motivo o per l’altro, davanti al Memoriale dell’11 settembre, essendo molto centrale rispetto ai percorsi turistici. E, ogni volta, è un tuffo al cuore. Sarà perché questo luogo rievoca quelle tremende immagini che ho sempre davanti agli occhi, fatto sta che, ogni volta, mi soffermo davanti alle due grandi fontane sorte là dove un tempo svettavano le Twin Towers – sulle quali sono salita tante volte fin da bambina – a leggere qualcuno dei nomi dei 2.977 caduti negli attacchi terroristici incise nel granito nero. E, l’idea che non ci siano più, che si siano sbriciolate come la cenere di una sigaretta accesa, mi lascia sempre sena parole.
Almeno una volta, però, bisogna entrare nel National September 11 Memorial & Museum presso il World Trade Center, meglio conosciuto come Ground Zero, al 180 di Greenwich Street a Manhattan. E io l’ho fatto. Se avete avuto la fortuna di salire sulle Torri Gemelle, l’impressione che avrete cambia radicalmente. Se, invece, siete toppo giovani per ricordare l’11 settembre, visitare il Memoriale è fondamentale per conoscere la nostra storia moderna – e non soltanto quella degli Stati Uniti d’America, perché oltre 90 Paesi hanno perso i loro connazionali nella tragedia delle Torri Gemelle – affinché sia da monito per il futuro.
Visitare il National September 11 Memorial & Museum
Il National September 11 Memorial & Museum o 9/11 Memorial & Museum comprende uno spazio all’aperto e il museo sotterraneo.
Getty ImagesLa parete del museo dell’11 settembre con il verso dell'”Eneide” di Virgilio
Il Memoriale dell’11 settembre
Fu inaugurato l’11 settembre 2011, dieci anni dopo gli attacchi. Da allora, viene visitato da milioni di persone ogni anno. Solo nel 2024, il Memoriale è stato visto da 1,6 milioni di visitatori. Si tratta di uno spazio aperto e gratuito sorto dove un tempo c’erano le Torri Gemelle.
Le piscine
Il progetto dell’architetto Michael Arad e del paesaggista Peter Walker si intitola “Reflecting Absence” e prevede due piscine a cascata circondate da parapetti in bronzo su cui sono riportati i nomi delle vittime degli attacchi dell’11 settembre e dell’attentato al World Trade Center del 1993. Le piscine sono ubicate in una piazza con più di 400 querce bianche.
I due architetti del 9/11 Memorial, hanno progettato anche The Glade/La radura come un percorso fiancheggiato da sei grandi monoliti di pietra, che pesano dalle 13 alle 18 tonnellate, intarsiati con l’acciaio del World Trade Center e accompagnati da un’iscrizione alle estremità del percorso. Inaugurata nel 2019, si trova nei pressi del Survivor Tree, più o meno dove un tempo sorgeva la rampa principale utilizzata durante le operazioni di salvataggio e recupero.
The Survivor Tree – L’albero dei sopravvissuti
Un pero è l'”Albero dei sopravvissuti”, l’unico ad avere resistito agli attacchi terroristici dell’11 settembre. Con alcuni rami bruciati e radici rovinate, fu recuperato dal New York City Department of Parks & Recreation e ripiantato nel 2010. Ben riconoscibile tra le altre piante di Ground Zero per la quantità di ex voto deposti alla base dell’albero.
Il 9/11 Museum è un vero e proprio museo al chiuso e, in parte, sotterraneo, in quanto è stato ricavato dove un tempo c’erano le fondamenta delle Twin Towers – la slab – di cui sono rimasti alcuni piloni. Non appena si entra è impossibile non notare la parete blu che riporta un verso di Virgilio del IX libro dell’”Eneide”: “NO DAY SHALL ERASE YOU FROM MEMORY OF TIME” (in latino “Nulla dies umquam memori vos eximet aevo”, “Nessun giorno vi cancellerà mai dalla memoria del tempo”).
@Amy DreherL’edificio che ospita il Museo dell’11 settembre
Esposizione storica
Nella parte iniziale c’è l’Esposizione storica, che racconta la storia degli eventi dell’11 settembre 2001, divisa in tre sezioni: “Before 9/11” sul contesto storico e le circostanze che hanno portato agli attacchi terroristici; “The Events of the Day” con la cronaca minuto per minuto degli attentati e “After 9/11” sulle conseguenze immediate e a lungo termine dell’evento.
All’interno del museo, sono conservati migliaia di cimeli che ricordano quel giorno, tra documenti, manufatti, registrazioni audio, fotografie e materiali storici legati sia al 9/11 sia all’attentato del 1993 al World Trade Center di cui si parla troppo poco. Questa zona si chiama The Collection. Tra questi, spicca per dimensioni e per significato la “Last Column”, l’ultima colonna d’acciaio rimossa dalle macerie delle torri, in seguito decorata con dediche, simboli e firme, e la parete originaria di contenimento del Fiume Hudson che scorre a poche centinaia di metri dal sito, detta “slurry wall”, che resistette al crollo degli edifici. Questi fanno parte della Collezione Permanente. E un camion dei pompieri, eroi dell’11 settembre, danneggiato.
Getty ImagesIl camion dei pompieri enel Museo dell’11 settembre
Memorial Exhibition
La Memorial Exhibition, invece, comprende i circa 3.000 ritratti delle vittime, disposti su pareti pannelli con tablet interattivi per cercare informazioni personali. Poi ci sono sempre delle Special Exhibitions. La parte più emozionante è il percorso sotterraneo e immersivo che porta nella profondità del sito del World Trade Center. Inoltre, una sala, la K-9 Courage Exhibition, è stata dedicata ai veri eroi dell’11 settembre, i cani poliziotto che, con il loro intervento, furono fondamentali per il soccorso delle vittime.
@Jin LeeUna sala del museo 9/11
Il museo è a pagamento (il biglietto intero costa 36 dollari) ed è compreso nel CityPASS (che consiglio sempre di acquistare per risparmiare e per velocizzare le visite), È aperto tutti i giorni tranne il martedì (salvo casi eccezionali) dalle 9:00 alle 19:00 (ultimo ingresso 90 minuti prima della chiusura). La prenotazione è obbligatoria.
Dal 9 settembre 2025 i fan di “Only Murders in the Building” tornano nel condominio più sfortunato di New York con la quinta stagione della celebre serie. Dal debutto nel 2021, la comedy con Steve Martin, Martin Short e Selena Gomez ha conquistato il pubblico, diventando la comedy più vista di sempre su Hulu.
La nuova stagione, che nel cast vede anche la partecipazione di ospiti stellari tra cui Meryl Streep, Christoph Waltz, Téa Leoni, Renée Zellweger e molti altri, promette misteri, colpi di scena e una panoramica unica sulla città di New York, esplorando sia il presente sia la storia nascosta dell’Arconia, fulcro della narrazione.
La quinta stagione affronta inoltre anche temi attuali della città, come la gentrificazione e lo sfollamento dei residenti di lunga data di New York. La morte di Lester, il cui corpo fu trovato nella fontana del cortile durante il finale della quarta stagione, è il punto di partenza per la nuova indagine, che porta il trio a esplorare la città anche oltre le mura dell’Arconia.
I fan si staranno chiedendo dove sono state girate le scene di “Only Murders in the Building 5”. Ecco quindi le principali location delle riprese: dal Belnord a Manhattan a Staten Island e oltre.
Belnord, Upper West Side di Manhattan
Dall’inizio delle riprese nel marzo 2025 la produzione è stata avvistata in diverse location famose di New York. Il famoso condominio Arconia è uno dei protagonisti indiscussi della serie, e per la quinta stagione le riprese esterne sono state effettuate al Belnord, un edificio iconico di 13 piani situato nell’Upper West Side di Manhattan.
iStockManhattan Midtown
Con la sua architettura storica e l’atmosfera elegante, il Belnord ha permesso agli sceneggiatori di dare vita alle vicende di Charles, Oliver e Mabel, fornendo uno sfondo perfetto per i misteri e gli intrighi della nuova stagione. La scelta di Manhattan non è casuale: la serie vuole mostrare la città sia nella sua vita quotidiana sia nelle sue storie più nascoste.
Staten Island, vicino alla casa de Il Padrino
Oltre al Belnord, la produzione ha girato alcune scene a Staten Island, nelle vicinanze della famosa casa resa celebre dal film Il Padrino. Queste location hanno aggiunto un tocco cinematografico e autentico alla serie, permettendo di esplorare angoli meno conosciuti di New York. Le riprese a Staten Island hanno contribuito a dare profondità alla narrazione, ampliando lo spazio in cui il trio indaga sull’omicidio di Lester, il portiere storico dell’Arconia.
iStockIl tradizionale traghetto per Staten Island
Altre location iconiche di New York
Le riprese della quinta stagione sono iniziate a marzo 2025 e si sono concluse a giugno dello stesso anno. Oltre al Belnord di Manhattan e a Staten Island, il cast e la troupe hanno esplorato altre location iconiche della città, mantenendo la tipica atmosfera di “Only Murders in the Building”.
La nuova stagione, composta da 10 episodi – al lancio sono disponibili tre episodi, seguiti da uscite settimanali nei martedì successivi – non solo offre un’indagine avvincente, intrighi esilaranti e morti sospette nello sfortunato condominio, ma permette anche di scoprire alcuni dei luoghi più suggestivi di New York oltre le mura di Arconia.
Nuovo prodotto con Nicole Kidman protagonista e già così chiacchierato online da essere destinato al successo. Si chiama Babygirl ed è il nuovo film diretto da Halina Reijn. L’incredibile protagonista è accompagnata nella recitazione da Harris Dickinson, Antonio Banderas e Sophie Wilde. La trama è quella di un thriller sensuale e psicologico con giochi di potere e tante fragilità. La storia affascina, ma le location di Babygirl si dividono tra New York, la Hudson Valley e scorci londinesi tanto da farti venire voglia di partire subito.
New York
New York è la città protagonista del film Babygirl e spicca con la sua anima tra lucentezza e spietatezza, tanto glamour quanto underground. Gli uffici di Mathis Robotics si trovano nella zona più centrale di Manhattan, le location infatti sono al 31 West 26th Street e all’1245 di Broadway.
Spostandosi invece nel Queens a Maspeth si riconosce la discoteca Basement utilizzata per alcune riprese importantissime; proprio qui vengono girate le scene più tese e magnetiche. Atmosfere rave, luci stroboscopiche e un’energia palpabile rendono questo luogo perfetto per chi ama la nightlife alternativa della città. E non mancano location iconiche come il Queensboro Bridge, simbolo eterno del legame tra Manhattan e Queens, che diventa sfondo perfetto per i momenti più intensi dei protagonisti.
iStockNew York per il set di Babygirl
Tra le location di Baby Girl c’è anche lo United Palace, lo storico teatro di Washington Heights, con la sua architettura spettacolare che da sola vale una visita.
Ma la vera star è l’appartamento di Romy: il lussuoso 200 Amsterdam, grattacielo residenziale dell’Upper West Side, a due passi dal Lincoln Center.
Hudson Valley
Per bilanciare il ritmo frenetico di New York, la produzione ha scelto la quiete e i paesaggi pittoreschi della Hudson Valley. Una delle scene più suggestive si svolge nei pressi della Cold Spring Station, dove Romy e Samuel (Harris Dickinson) hanno un confronto acceso. Questo piccolo borgo sul fiume Hudson, con le sue atmosfere sospese, offre un contrasto cinematografico incredibile rispetto ai grattacieli di Manhattan.
Per i viaggiatori, Cold Spring è una meta perfetta per una gita fuori porta: negozi vintage, caffetterie accoglienti e sentieri escursionistici lungo il fiume rendono la valle una delle gemme nascoste dello stato di New York.
iStockLa Hudson Valley è tra le location di Babygirl
Oyster Bay
Alcune riprese sono state svolte a Oyster Bay, un simbolo della storia americana che conquista soprattutto gli appassionati di treni. La scena già famosa sui social si è svolta all’interno dell’Oyster Bay Railroad Museum, ma per esigenze di copione è stato cambiato il nome della stazione in “Cold Spring”. Nonostante ciò il dettaglio non è sfuggito agli occhi più attenti che hanno riconosciuto l’edificio storico.
Curiosità: durante le riprese, i volontari del museo hanno accolto cast e troupe, e Nicole Kidman ha ricevuto un bottone commemorativo legato alla mascotte ferroviaria “Roxey” del primo Novecento. Un dettaglio che lega cinema e tradizione locale in modo unico. Chi visita Oyster Bay oggi può passeggiare lungo Railroad Avenue, scoprire i dintorni marittimi e magari rivivere le stesse atmosfere respirate sul set.
Londra
Seppure il film sia profondamente legato alla Grande Mela, alcune riprese sono realizzate a Londra. La location scelta è quella di un magazzino industriale trasformato in un nightclub così da poter dare un’estetica globale che mixa elementi europei e americani.
Per chi ha programmato o sta pensando di fare un viaggio a New York durante gli US Open 2025, le date da segnare in calendario sono dal 24 agosto al 7 settembre. L’ultimo dei quattro tornei del Grande Slam stagionale si svolge sui famosi campi in cemento di Flushing Meadows-Corona Park, nel cuore del Queens a New York.
Questo quartiere non è solo la casa del famoso torneo di tennis, ma offre anche meravigliose attrazioni culturali, panorami mozzafiato da vedere almeno una volta nella vita e infiniti spazi verdi ideali per passeggiare e rilassarsi a contatto con la natura.
Dalle viste spettacolari su Manhattan ai musei di arte contemporanea, fino al vasto Flushing Meadows-Corona Park stesso, il Queens è un mix perfetto tra sport, cultura e relax. Ecco una selezione di tre luoghi per i quali vale davvero la pena visitare il Queens.
Panorami su Manhattan e skyline
Una delle esperienze più affascinanti del Queens è sicuramente la possibilità di ammirare lo skyline di Manhattan. Le zone lungo l’East River offrono scorci unici e sempre diversi a seconda del punto di osservazione. Questa attrazione, semplice ma di grande impatto, è perfetta per chi desidera godersi la bellezza della città senza spendere nulla.
Uno dei luoghi più consigliati è il Gantry Plaza State Park, un parco tranquillo situato proprio sulle rive del fiume. Qui è possibile passeggiare, sedersi sulle panchine e attendere il tramonto, quando Manhattan si illumina e lo skyline diventa uno spettacolo indimenticabile.
La sera è infatti il momento ideale per fare fotografie rilassanti e assaporare l’atmosfera unica del quartiere, lontano dal caos di Manhattan.
iStockLo skyline di Manhattan visto al tramonto dal Queens
Museo PS1 del MoMA
Il Queens ospita anche una prestigiosa sede distaccata del MoMA di Manhattan, il famoso museo di arte moderna e contemporanea. Il Museo PS1 si trova in un edificio che era originariamente una scuola e molte delle caratteristiche architettoniche originali, come le grandi aule, sono ancora visibili e oggi ospitano le esposizioni.
Il museo offre un’esperienza più tranquilla rispetto al MoMA principale, permettendo di osservare le opere con calma. Durante i mesi estivi, il cortile del PS1 diventa il palcoscenico per concerti all’aperto, creando un’atmosfera vivace e culturale. L’ingresso è gratuito con il biglietto del MoMA di Manhattan, oppure il costo è di 10$, un prezzo accessibile a tutti.
Flushing Meadows-Corona Park
Infine, non si può visitare il Queens a New York senza fare tappa a Flushing Meadows-Corona Park, forse il luogo più iconico del quartiere. Il parco ospita l’Unisfera, un enorme globo terrestre in acciaio alto dodici piani, simbolo della Fiera Mondiale del 1939.
iStockUnisfera del Flushing Meadows-Corona Park
Qui si trovano anche il City Field, casa dei New York Mets, e i campi che ospitano gli US Open di tennis, dove i grandi campioni, tra cui l’italiano Jannik Sinner, si sfidano a colpi di racchetta una volta all’anno, a fine agosto. Un evento sportivo tra i più importanti al mondo, che rende il parco un vero centro sportivo e ricreativo.
Flushing Meadows-Corona Park è molto frequentato dai newyorkesi durante i weekend estivi ed è perfetto per passeggiate, picnic o visite culturali.
All’interno del parco si trova anche il New York Hall of Science, un museo interattivo dedicato alla scienza e alla tecnologia, ideale per famiglie e bambini. L’ingresso all’Hall of Science è incluso nei principali pass turistici di New York e offre un’esperienza educativa e divertente.
Per gli appassionati di architettura, skyline futuristici e visite panoramiche, ciascuna di queste 10 metropoli offre uno spettacolo unico. Queste sono le 10 città del mondo con il maggior numero di grattacieli completati, definiti come edifici abitabili alti almeno 150 metri, secondo il database ufficiale del Council on Tall Buildings and Urban Habitat (CTBUH).
Il CTBUH è l’organizzazione di riferimento internazionale no profit per la documentazione degli edifici alti, con informazioni dettagliate sulle misure architettoniche, l’altezza, lo stato di completamento e i record ufficiali.
L’elenco è aggiornato a metà 2025 e copre le città con almeno 100 grattacieli. Ogni paragrafo della classifica, dal decimo al primo posto, include il numero di edifici ≥150m, il grattacielo più alto e alcuni dettagli caratteristici.
Questa classifica CTBUH mostra come la Cina domini il panorama mondiale dei grattacieli: tre città – Hong Kong, Shenzhen e Guangzhou – occupano le prime cinque posizioni. Dubai e New York restano simboli globali della modernità architettonica, mentre metropoli emergenti come Wuhan e Chongqing continuano a crescere vertiginosamente.
Chongqing, Cina
Con 149 edifici completati alti almeno 150m Chongqing è la decima città al mondo per numero di grattacieli. Situata nel sud-ovest della Cina, si è sviluppata rapidamente negli ultimi due decenni. Il grattacielo completato più alto in città è il Raffles City Chongqing T3N, che raggiunge i 354 m, dominando lo skyline del centro urbano.
Tokyo, Giappone
Con 175 edifici completati ≥150m: Tokyo, la giapponese metropoli moderna per eccellenza, occupa il nono posto. Tra i suoi grattacieli più alti figurano edifici residenziali e direzionali, affiancati dal più alto edificio della città Mori JP Tower, completato nel 2023 con 327m.
Wuhan, Cina
Con 193 grattacieli completati alti almeno 150m: Wuhan, soprannominata la “Chicago della Cina” per la sua posizione strategica e il suo ruolo di importante snodo dei trasporti nella Cina centrale, ha recentemente superato Kuala Lumpur per numero di edifici alti. La città ospita diversi “supertall”, tra cui il progetto Wuhan Greenland Center (476m).
Kuala Lumpur, Malesia
Con 193 edifici completati ≥150m, Kuala Lumpur vanta uno skyline iconico con le Petronas Twin Towers 1-2 (451.9m) e il nuovo Merdeka 118, completato nel 2023 e alto 679m. Kuala Lumpur è la città più alta della Malesia e la quinta città più alta in Asia.
Shanghai, Cina
198 grattacieli completati alti almeno 150m mettono Shanghai è al sesto posto di questa classifica. Il suo skyline futuristico dominato dalla Shanghai Tower con 632m su 128 piani, è il grattacielo più alto della Cina ed il terzo più alto al mondo, dopo il Burj Khalifa a Dubai ed il Merdeka 118 a Kuala Lumpur.
Guangzhou, Cina
204 sono gli edifici completati maggiori o uguali a 150m a Guangzhou, importante città del delta del fiume delle Perle. Il più iconico è il Guangzhou CTF Finance Centre, alto 530m, terzo edificio più alto in Cina e ottavo al mondo. Sebbene la Canton Tower arrivi a 600m, essa è una torre e non considerata edificio abitabile.
Dubai, Emirati Arabi Uniti
Grattacieli ≥150m: 270 edifici completati a Dubai. Questa metropoli occupa la quarta posizione globale, con una concentrazione impressionante di edifici alti.
iStockVista aerea della città di Dubai
Il fiore all’occhiello è il Burj Khalifa, l’edificio più alto al mondo con 828 m e 163 piani, inaugurato nel 2010.
New York City, Stati Uniti
317 sono i grattacieli completati (alti almeno 150 m) a New York. La città è al terzo posto e rappresenta il centro storico della verticalità: il One World Trade Center, alto 541m su 104 piani, domina Manhattan, completato nel 2014 come simbolo di rinascita e resilienza.
Shenzhen, Cina
444 grattacieli completati alti almeno 150m a Shenzhen che si conferma al secondo posto mondiale, con un boom edilizio inarrestabile. Il Ping An Finance Centre, alto 599m, è il suo grattacielo più alto, completato nel 2017 e contribuisce a consolidare l’immagine della città come il cuore finanziario emergente della Cina.
Hong Kong, Cina
Con 569 edifici completati (alti almeno 150m) Hong Kong guida la classifica globale. Il grattacielo più alto è l’International Commerce Centre con 484m su 108 piani, completato nel 2010. La città ovviamente detiene anche i record di città più alta in Asia e in Cina.
The Walking Dead: Dead City, spin-off della celebre saga post-apocalittica, porta i fan in uno scenario del tutto nuovo: una New York abbandonata, invasa dai non-morti, tra grattacieli decadenti, ponti distrutti e tunnel bui. Ma dove è stata realmente girata la serie disponibile su Disney+? Quali sono i luoghi reali che danno vita all’inquietante atmosfera della Dead City?
La scelta di ambientare l’avventura di Negan e Maggie in un contesto urbano come Manhattan rappresenta una svolta rispetto alle foreste e campagne viste nelle precedenti stagioni del franchise. Qui lo scenario urbano diventa un labirinto verticale, dove i non-morti si annidano negli edifici abbandonati e le minacce umane si nascondono dietro ogni angolo. Le location contribuiscono fortemente al tono della serie: claustrofobico, oscuro, in continua tensione. Le ambientazioni fatiscenti e l’architettura urbana diventano quasi un personaggio a sé.
Di cosa parla
The Walking Dead: Dead City è ambientata a diversi anni di distanza dagli eventi conclusivi della serie The Walking Dead. La storia ruota attorno a Maggie Rhee (interpretata da Lauren Cohan) e Negan Smith (Jeffrey Dean Morgan), due ex nemici costretti ad allearsi per affrontare una nuova minaccia, quando Hershel, il figlio di Maggie (Logan Kim), viene rapito da un brutale antagonista con un legame inaspettato con il passato di Negan. La prima stagione si chiude con un colpo di scena drammatico, ma non faremo spoiler.
Ufficio stampaIl poster di The Walking Dead: Dead City
Dove è stata girata
Anche se Dead City non è stata girata nelle vere strade vere di Manhattan, l’illusione è perfetta e funziona. Il mix di location reali nel New Jersey e alcune ricostruzioni digitali riesce a dare vita a una New York spettrale e credibile, perfetta per le avventure estreme di Maggie e Negan. Per i fan che amano il dietro le quinte e vogliono esplorare di persona le location, una gita nei quartieri di Newark e Paterson potrebbe rivelare alcune delle ambientazioni iconiche della serie.
Si ritiene che la storia si svolga in diversi stati limitrofi. The Bricks, la comunità in cui vivono Maggie e Hershel, si trova probabilmente da qualche parte nell’area dei tre stati (che comprende parti di New York, New Jersey e Connecticut). Gran parte del resto della trama è ambientata a Manhattan, ma del New Jersey si riconosce Newark, dove le strade del centro e alcune strutture industriali abbandonate sono state utilizzate per rappresentare una Manhattan devastata e deserta.
iStockSkyline di New York dalla zona portuale
A Paterson, la produzione ha sfruttato edifici fatiscenti e interni in rovina, perfetti per ricreare l’atmosfera cupa e opprimente della serie. Anche Kearny ha offerto uno scenario ideale, grazie alla sua zona portuale e alle vecchie strutture logistiche, trasformate in ambientazioni cruciali per la narrazione. La scelta di queste location ha permesso alla produzione di ricostruire un contesto urbano realistico e suggestivo, riducendo al minimo l’uso di effetti digitali e semplificando la logistica rispetto a una vera New York ancora viva e attiva.
iStockPaterson
Scott Gimple, che ha co-creato la serie con Eli Jorné, voleva provare qualcosa di “nuovo” con l’universo di The Walking Dead dopo aver trascorso anni a girare nelle foreste della Georgia. “Non volevamo necessariamente cambiare i personaggi – voglio dire, i personaggi subiranno sempre dei cambiamenti – ma inserirli in un contesto così diverso, e soprattutto tra loro, con questi abbinamenti, nelle diverse serie. È il luogo e sono gli abbinamenti che rendono tutto diverso” ha spiegato a Collider. Tra le location chiave del New Jersey sono state utilizzate anche la Franklin Lakes Nature Preserve, la Newark Symphony Hall, l’Hoboken Terminal, il Liberty State Park, la Meadowlands Arena e Shades of Death Road.
Quando pensiamo a Io sono leggenda ci vengono subito in mente le immagini surreali di una New York deserta, invasa dalla natura e immersa nel silenzio. Il film del 2007, diretto da Francis Lawrence e interpretato da Will Smith, ha fatto la storia anche grazie alle sue ambientazioni spettacolari e ha offerto un’anteprima della fine del mondo. Basato sull’omonimo libro di Richard Matheson del 1954, racconta l’avventura del dottor Robert Neville, l’unico essere umano rimasto a New York dopo che un virus creato dall’uomo, nato da una rivoluzionaria cura per il cancro, si è trasformato in un virus letale.
Come fece Danny Boyle con 28 Giorni Dopo a Londra, il team di produzione di Io sono leggenda ha potuto liberare interi isolati della città di New York per brevi periodi e nei weekend. Anche la più breve scena esterna richiedeva di allestire ogni location con auto abbandonate, facciate di edifici fatiscenti, piante e erbacce artificiali inserite nei marciapiedi crepati e uno strato finale di sporco. Scopriamo insieme le location reali del film, tra luoghi iconici e scorci trasformati in un paesaggio post-apocalittico.
Dove è stato girato
Quasi tutto il film è stato girato a Manhattan, il cuore pulsante di New York. Ma nel film la città è completamente svuotata, invasa da piante e animali selvatici. Per ottenere questo effetto, alcune delle strade più trafficate al mondo sono state chiuse per giorni, tra cui Washington Square Park dove si trova la casa del protagonista, in un edificio residenziale ricostruito per la produzione, Times Square che appare deserta e inquietante in una delle scene più potenti, e Fifth Avenue dove Will Smith cammina tra i negozi e i grattacieli, in una metropoli improvvisamente priva di vita. Per girare queste scene, la produzione ha dovuto ottenere permessi speciali e coordinare centinaia di comparse, creando un’atmosfera realistica e al tempo stesso surreale.
iStockTimes Square
Tra le strade di New York
Neville appare per la prima volta nel film mentre guida la sua Mustang Shelby verso sud sulla Fifth Avenue, partendo dalla 38th Street, passando per Herald Square e il grande magazzino Macy’s, prima di svoltare a sinistra in 34th Street. Sulla West 25th Street, devia improvvisamente per evitare un cervo che corre libero in città davanti al Flatiron Building. Insegue l’animale attraverso Madison Square Park, prima di uscire in East 26th Street e superare l’elegante Hotel Giraffe (una location importante anche per la versione cinematografica di Sex And The City) su Park Avenue. Anche nelle ore più tranquille, sarebbe stato impossibile riempire Times Square con vegetazione rigogliosa. Per questo, il Kingsbridge Armory (ex Eighth Regiment Armory), un’ex caserma della Guardia Nazionale su West Kingsbridge Road nel Bronx, ha ospitato il grande set di ‘Times Square’ invaso da erbacce, dove Neville lascia andare generosamente una famiglia di leoni con la preda che stava cacciando.
Brooklyn
Una delle sequenze più memorabili del film è ambientata sul Ponte di Brooklyn che appare parzialmente distrutto. Per rappresentare la quarantena e l’evacuazione della popolazione, la produzione ha ricostruito sezioni del ponte e girato scene molto complesse, con elicotteri e mezzi militari. Il costo stimato di questa scena è stato di oltre 5 milioni di dollari, rendendola una delle più costose nella storia del cinema. Molte scene interne, comprese quelle ambientate nell’ospedale abbandonato, sono state girate all’interno degli edifici industriali dismessi del Brooklyn Navy Yard. Queste location hanno offerto ambienti perfetti per le sequenze più intense e claustrofobiche del film. Un confronto suicida con le creature notturne sotto il Brooklyn Bridge porta al suo salvataggio da parte di altri due sopravvissuti, Anna (Alice Braga) ed Ethan (Charlie Tahan), che avevano sentito i suoi messaggi radio. Questo momento di fortuna ha un lato oscuro: le orde di infetti si dirigono verso il suo rifugio a Washington Square, ormai non più sicuro.
iStockPonte di Brooklyn
La casa-rifugio di Neville
L’appartamento che si vede nel film si trova al numero 11 di Washington Square North, con vista sul famoso Arco di Washington Square. Questa casa fortificata è il rifugio di Neville nella città deserta, barricata con pesanti porte e finestre sigillate per proteggerlo dagli infetti. Mentre cammina nella penombra della sua dimora, l’isolamento e la desolazione della sua esistenza sono palpabili, riflettendo l’inquietante tranquillità del paesaggio urbano abbandonato all’esterno. Washington Square North, situato nel Greenwich Village di New York, è un punto di riferimento storico e culturale. Confina con l’iconico Washington Square Park, un centro di attività comunitarie con la sua grande fontana centrale. Il quartiere è inoltre circondato dal vivace campus della NYU e da numerosi caffè e ristoranti. Gli interni dell’appartamento, decorati con opere d’arte preziose delle gallerie cittadine, sono stati ricostruiti nella caserma Marcy Avenue Armory, nel quartiere Williamsburg di Brooklyn, che ha ospitato anche le scene di Sherlock Holmes di Guy Ritchie (2009), con Robert Downey Jr.
iStockWashington Square Park
Il tempo libero di Neville
Con Manhattan come suo parco giochi, Neville passa il tempo perfezionando il suo swing di golf sul Lockheed A-12 Blackbird esposto all’Intrepid Sea-Air-Space Museum, Pier 86 su West 46th Street. Will Smith in realtà si trovava su una piattaforma accanto all’aereo, poi digitalmente spostato per apparire come se battesse la pallina dall’ala. Questo elegante aereo da ricognizione è molto fotogenico ed è lo stesso che si vede come Decepticon in Transformers: Revenge of the Fallen.
Neville pesca anche nella piscina apparentemente ben fornita al Tempio di Dendur, una delle esposizioni più famose del Metropolitan Museum of Art, al 1000 di Fifth Avenue con angolo 82nd Street sulla East Side. Il tempio egizio ricostruito e trasferito negli Stati Uniti nel 1967 da Tuzis, in Nubia, dove fu trovato, è apparso anche in Harry ti presento Sally ed è uno dei monumenti newyorkesi che Woody Allen mostra in Manhattan. Fu un dono alla dea Iside costruito intorno al 15 d.C. e oggi è simbolo di conservazione della storia e condivisione delle culture.
La terza stagione di The Gilded Age, il period drama ambientato nell’America degli Anni ’20, quel periodo chiamato appunto “Gilded Age”, età dell’oro, è stato girato tra New York City e Newport, nel Rhode Island. La prima è la metropoli moderna dove le famiglie “in” vivono nei loro splendidi palazzi affacciati su Central Park, mentre la seconda è la meta di villeggiatura estiva dove si trovano le spettacolari mansion di famiglia. Luoghi simbolo del benessere economico, frequentati da nuovi ricchi che hanno fatto fortuna con le miniere, le ferrovie e le banche.
Tuttavia, rispetto alle prime due stagioni, la prima ambientata a New York, mentra la seconda perlopiù a Newport, c’è una grande novità: una nuova e inaspettata location. L’Old Wild West. Ma vediamo esattamente dove è stata girata la terza stagione di The Gilded Age.
La nuova location di The Gilded Age 3
La terza stagione non si apre né a Newport né a New York. Inizia, invece, in un villaggio dell’Arizona, dell’Old Wild West. Non bisogna infatti dimenticare che, mentre sulla costa Est la società era molto evoluta, con le prime automobili che giravano per le strade di Manhattan e i Vanderbilt, gli Astor, i Ford, i Rockefeller, i Morgan e i Carnegie vivevano in palazzi di mattoni, c’era un’America rimasta all’epoca dei primi pionieri giunti dal Vecchio Continente. Se sulla East Coast si cercava di far sposare le figlie con gli aristocratici inglesi e si costruivano palazzi sulla Quinta Strada, esisteva contemporaneamente una West Coast e tutto un territorio in mezzo che era ancora Far West o, come lo chiameremmo ora, Wild West.
@SKYLa scena ambientata nel saloon dell’Arizona
Ecco allora che il primo episodio della nuova stagione di The Gilded Age inizia con George Russell che scende da una carrozza e che arriva in un villaggio fatto di case di legno e strade impolverate, dove deve incontrare le persone che contano per consentire alla sua ferrovia di passare attraverso i territori selvaggi e aver chiesto il permesso ai minatori, per poter raggiungere la California, collegando finalmente le due coste con il treno. L’atmosfera, dentro un saloon, è quindi quella di una serie Tv Western più che di un period drama, almeno nelle prime scene. E il caldo clima dell’Arizona che viene mostrato contrasta con le strade innevate di New York nel primo episodio della terza stagione di The Gilded Age.
Le location “newyorchesi” di The Gilded Age 3
Sembra New York, invece la produzione si è spostata altrove per girare le scene cittadine della terza stagione di The Gilded Age. Il nuovo capitolo della serie Tv HBO e Sky Exclusive, che descrive le tensioni di classe tra vecchi e nuovi magnati del denaro, nuove coppie e nuovi amori, mostra architetture storiche che ricordano i palazzi storici intorno a Central Park ma che sono quelli delle città di Troy, Schenectady e Albany, circa 300 chilometri fuori città, sempre nello Stato di New York (di cui Albany è la Capitale), adatte comunque a ricreare gli sfondi della New York di fine XX secolo.
Le scene girate a Troy
Washington Park a Troy è stato usato per le scene ambientate a Madison Square Park che, se non lo conoscete, è uno dei parchi più antichi della città e prende il nome dal 4° Presidente degli Stati Uniti, James Madison, che fu in carica dal 1809 al 1817. Lo sviluppo urbano di New York City ha incastonato questo parco in mezzo a grattacieli ma anche all’iconico Flatiron Building, l’edificio a forma di ferro da stiro tra le Fifth Avenue e la E 23rd Street, creando oggi un’oasi urbana molto frequentata dai newyorchesi e da molti turisti. Anche la Monument Square di Troy è stata utilizzata per rappresentare un quartiere commerciale di Manhattan e l’Oakwood Cemetery è stato usato per il set del Green-Wood Cemetery di Brooklyn. Troy era una città già importante durante i primi anni dell’industrializzazione americana, nella prima metà del XIX secolo. Sono tanti quindi gli elementi comuni, almeno dal punto di vista architettonico, tra questa città e NYC.
@SKYBerthe Russell, protagonista indiscussa della serie The Gilded Age con la signora Fish
Le scene girate fuori New York City
La troupe di The Gilded Age 3 ha lavorato anche ad Albany, la Capitale dello Stato di New York, e nella città di Schenectady. In particolare, in Lark Street ad Albany e in tutto lo Stockade District a Schenectady. Alcune scene sono poi state ambientate in alte località nei dintorni ovvero nella Lyndhurst Mansion a Tarrytown, a Yonkers, dove alcune stanze arredate dello Hudson River Museum sono servite per girare scene di interni e la stazione ferroviaria in stile Beaux-Arts di Buena Vista Avenue, costruita dagli stessi architetti della Central Station di New York, è stata trasformata in un paesaggio di fine 1880 con tanto di cavalli e carrozze, donne e uomini in abiti d’epoca, e nella contea di Nassau.
@SKYUna scena di The Gilded Age 3
Le altre location di The Gilded Age
La casa dei Russell si trova al 1801, di 5th Avenue, all’angolo tra la Quinta e la 61esima Strada a Manhattan. Di fronte, si trova The Brook House dove vivono le due donne anziane con la nipote Marian e il nipote Oscar. L’edificio in realtà è fittizio e l’esterno è un set ricreato in studio. La casa che si trova a quell’indirizzo in realtà è molto più recente e più grande delle case in pietra arenaria che si trovano intorno.
La serie Tv nominata agli Emmy è in onda in Italia a partire dal 23 giugno, in contemporanea assoluta con gli Stati Uniti. Creata dal produttore esecutivo di Downton Abbey Julian Fellowes, vede tra i protagonisti Carrie Coon, nel ruolo di Bertha Russell, la star di “Sex and the City” Cynthia Nixon,, che interpreta Ada Brook, Christine Baranski, nel ruolo di Agnes van Rhijn.
Elsbeth, la serie spin-off di The Good Wife e The Good Fight, è giunta alla seconda stagione. La protagonista è Elsbeth Tascioni, un’avvocata eccentrica e brillante, amatissima dai fan per la sua mente imprevedibile, il suo umorismo disarmante e il suo stile unico. I nuovi episodi riportano sullo schermo quell’atmosfera sospesa tra mistero, eleganza e fascino che ha conquistato migliaia di spettatori nella prima stagione. la seconda stagione è un omaggio alla città di New York: i suoi parchi, le strade storiche, i quartieri urbani e persino location “prigioniere” diventano parte viva della narrazione, aggiungendo autenticità e fascino alle vicende di Elsbeth.
Di cosa parla
In questa nuova stagione composta da 20 episodi, Elsbeth continua a collaborare con la polizia di New York come osservatrice esterna, ma finisce sempre più coinvolta direttamente nelle indagini, risolvendo casi complessi grazie al suo intuito unico e alla sua mente fuori dagli schemi. In questa stagione le indagini si fanno più personali e impegnative, con Elsbeth che affronta dilemmi morali, tensioni istituzionali e una crescente pressione emotiva.
Tra nuovi casi, ospiti illustri e la promozione della detective Kaya Blanke, la stagione esplora anche aspetti più intimi della protagonista, inclusa la comparsa del figlio Teddy. Allarme spoiler! Il finale è un colpo di scena: Elsbeth finisce in prigione, ma proprio lì ritrova sé stessa, il suo scopo e la determinazione a continuare a fare giustizia a modo suo. Una stagione che mescola umorismo, profondità emotiva e colpi di scena, confermando Elsbeth come una delle eroine più originali del genere crime.
Ufficio stampa RAIElsbeth 2
Dove è stata girata
Le location scelte non sono semplici sfondi, ma diventano veri e propri personaggi, capaci di influenzare la narrazione e aggiungere spessore alle indagini. Che si tratti di quartieri urbani apparentemente ordinari o di scorci dal fascino retrò, la regia riesce a trasformare ogni spazio in un enigma da decifrare. La seconda stagione è stata interamente girata a New York City, con riprese concentrate tra Manhattan e alcune location iconiche della Grande Mela. I set principali includono Central Park (Upper West Side), la 58ª Ovest, e un grattacielo in zona Riverside/Broadway per un episodio ambientato in un appartamento studentesco.
Alcuni personaggi si incontrano spesso a Central Park come nella prima stagione, per esempio vicino alla scultura in bronzo di Alice nel Paese delle Meraviglie che raffigura i personaggi di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll ed è una delle opere d’arte più amate del parco. L’episodio 5 della seconda stagione in particolare è stato girato in parte al mercato di Arthur Avenue, un famoso mercato coperto attivo dal 1940, con bancarelle di carne, formaggi, pesce, salumi e prodotti tipici italiani, un grande classico per autenticità e atmosfera.
iStockCentral Park
Le puntate più “fantasiose” hanno sfruttato luoghi reali trasformati in set creativi, come la scena che simula un villaggio scozzese, in realtà girata nella viva Stone Street nel Lower Manhattan. Inoltre, nel suggestivo episodio musicale ambientato nel carcere, le scene sono state realizzate in un set ispirato al Midtown Detention Center, anche se probabilmente costruito in studio o adattato appositamente per la produzione. Il Midtown Detention Center è stato il luogo del finale della seconda stagione, nonché dell’ultimo omicidio della stagione. Elsbeth finisce in prigione per molestie, ritrovandosi circondata da una serie di assassini che aveva precedentemente arrestato. Quando Alex Modarian (Stephen Moyer) viene ucciso, deve risolvere un mistero mentre è in carcere.
Il film romantico Un Amore a 5 Stelle con Jennifer Lopez e Ralph Fiennes, è diventato un cult dei primi anni 2000. Ma oltre alla favola moderna tra una cameriera d’hotel e un politico affascinante, è anche un inno visivo a New York: una metropoli elegante, romantica e reale. Marisa Ventura è una madre single nata e cresciuta nella Grande Mela, che lavora come cameriera in un hotel di prima classe di Manhattan.
Per uno scherzo del destino e uno scambio di identità, Marisa incontra Christopher Marshall, un affascinante erede di una dinastia politica, che la crede un’ospite dell’hotel. Quando la vera identità di Marisa viene svelata, le due scoprono di essere mondi a parte, anche se la distanza che li separa è solo una corsa in metropolitana tra Manhattan e il Bronx.
Dove è stato girato
Le riprese principali di Un Amore a 5 stelle iniziarono a New York nell’aprile del 2002 e si conclusero nel giugno dello stesso anno. Si svolsero tra il Roosevelt Hotel, il Waldorf-Astoria Hotel di New York, ma anche nel quartiere di Morris Heights nel Bronx, sulla E 175 Street, tra il Grand Concourse e Jerome Avenue. John Hughes scrisse la storia, ma il suo nome accreditato fu Edmond Dantès.
Oltre a essere luoghi iconici, queste location permettono di vivere New York come un set cinematografico, seguendo le orme dei protagonisti tra hotel storici, parchi romantici e quartieri autentici. Un’idea originale per chi vuole scoprire la città da un punto di vista insolito, ma profondamente emozionale.
GettyUna scena del film Un Amore a 5 stelle
L’Hotel Beresford del film è un’icona… fittizia. Nel film Jennifer Lopez interpreta una cameriera che lavora al lussuoso Beresford Hotel, una struttura elegante dove si incrociano i destini dei protagonisti. Sebbene il Beresford esista davvero come edificio residenziale e si trova al 211 Central Park West, nel film gli interni dell’hotel sono stati ricreati in altri luoghi. Le riprese interne sono state girate in diversi veri hotel di lusso, tra cui The Waldorf-Astoria Hotel (301 Park Avenue) usato per alcune scene della hall e degli ascensori. Un simbolo dell’eleganza newyorkese, The Roosevelt Hotel invece è stato utilizzato per altre inquadrature interne, specialmente quelle in cui il personaggio di Ralph Fiennes interagisce con lo staff. Queste location offrono ancora oggi la possibilità di immergersi nell’atmosfera del film, tra arredi d’epoca e charme retrò.
Central Park: lo scenario più romantico
Tra le scene più iconiche del film ci sono le passeggiate tra Marisa e il politico Chris Marshall a Central Park, soprattutto nella zona del Bethesda Terrace e del Bow Bridge. Luoghi perfetti per una fuga romantica o una passeggiata al tramonto. Alcuni scorci di Manhattan sono spesso protagonisti di film hollywoodiani, ma in Un Amore a 5 Stelle diventano simbolo della spontaneità e della libertà, a contrasto con gli ambienti formali dell’hotel. Nel film, Marisa prova un elegante tailleur Dolce & Gabbana: una scena che prende vita tra le boutique di Madison Avenue, nella Upper East Side. È una zona imperdibile per chi ama lo shopping di lusso, ma anche solo per chi vuole passeggiare tra vetrine scintillanti e respirare il glamour di Manhattan.
iStockBronx
Il Bronx: le vere origini di Marisa
Per raccontare le umili origini della protagonista, alcune scene del film sono ambientate nel Bronx, quartiere natale di Marisa. Qui si vedono scorci residenziali autentici, lontani dalle luci di Midtown, che mostrano un’altra faccia di New York, più vera e quotidiana. Il primo giorno di produzione del film nel Bronx, paparazzi e spettatori costrinsero la produzione a fermare le riprese e fu chiamata la polizia. Wayne Wang dichiarò: “Nessuno nella produzione era preparato a tutto questo“.
“Io e Bing abbiamo vissuto a New York per tre mesi (gennaio-marzo 2024) per l’addestramento e le riprese. Le prime tre settimane le abbiamo trascorse lavorando con Naomi a casa sua, per permettere a lei e Bing di sviluppare un legame e per farle prendere confidenza con Bing sullo schermo. La maggior parte delle riprese si è svolta in diverse location di Manhattan” ha raccontato l’addestratrice dell’alano protagonista Bev Klingensmith.
Il film L’Amico Fedele (The Friend), diretto da Scott McGehee e David Siegel e tratto dal celebre romanzo di Sigrid Nunez, racconta una storia intensa e delicata di amicizia, perdita e amore inaspettato.
Al centro della narrazione c’è Iris, una scrittrice newyorkese interpretata da Naomi Watts, che, dopo la morte del suo caro amico e mentore, si trova a prendersi cura di Apollo, un enorme alano che le cambierà la vita. Ma più che un semplice sfondo, New York diventa nel film un protagonista silenzioso e imprescindibile, capace di raccontare con i suoi angoli, le sue strade e i suoi parchi la vita della protagonista. Scopriamo insieme le suggestive location che rendono L’Amico Fedele un omaggio visivo alla Grande Mela.
Dove è stato girato
Le riprese del film si sono svolte interamente nella vibrante città di New York, in particolare nei quartieri residenziali di Manhattan, dove vive la protagonista. L’esterno dell’appartamento di Iris è precisamente al 32 Washington Place and Washington Square West, a Manhattan. Molte scene del film sono immerse in quell’atmosfera tipica dei quartieri meno turistici di New York, quelli dove la quotidianità si intreccia con una vita culturale intensa e un ritmo mai scontato.
Passeggiare per le strade di Manhattan, tra i palazzi storici, i piccoli negozi e i caffè nascosti, permette di immergersi nell’esperienza di Iris e di sentire da vicino quel senso di intimità e isolamento che il film riesce a trasmettere.
Fonte: Ufficio stampaNaomi Watts e Bill Murray in L’Amico Fedele
L’Amico Fedele è un viaggio emotivo attraverso la città che, con i suoi spazi vissuti e autentici, accompagna la protagonista nella sua crescita personale.
City Hall Park
Tra gli angoli più affascinanti di Manhattan che riflettono l’anima contemplativa del film, merita una menzione City Hall Park. Situato nel cuore della Lower Manhattan, tra edifici storici e la vitalità di Broadway, questo spazio verde offre un’oasi di calma tra il caos urbano. Con le sue panchine ombreggiate e le fontane tranquille, è un luogo ideale per passeggiare con il proprio cane, ma nel film è di passaggio per poi raggiungere il veterinario al Greenwich Village Animal Hospital, che si trova al 504 di Hudson Street and West 10th Street.
Madison Square Park
Madison Square Park rappresenta un perfetto equilibrio tra natura e città. Situato tra la 23ª e la 26ª strada, circondato da alcuni dei grattacieli più iconici della città, è un luogo in cui la frenesia urbana sembra rallentare. Nel film si nota Iris che si rilassa sulla panchina del parco dopo aver passeggiato con il suo gigantesco alano Apollo lungo i viali alberati. Il parco, frequentato da residenti, artisti e professionisti, ha il fascino di quei luoghi che sembrano sospesi nel tempo: un perfetto sfondo per una storia che parla di lutto, trasformazione e nuovi inizi.
Washington Square Park
Se c’è un luogo che incarna lo spirito riflessivo e intellettuale di L’Amico Fedele, è sicuramente Washington Square Park. Situato nel cuore del Greenwich Village, da sempre culla della controcultura e della scena letteraria newyorkese, il parco è un crocevia di studenti, musicisti, scrittori e residenti che vivono la città in modo autentico. Qui, tra performance spontanee e silenzi condivisi, il legame tra la protagonista e il suo cane trova un terreno fertile per crescere.
Fonte: iStockCity Hall Park
Caffè letterari
Parte importante del racconto è la passione della protagonista per la scrittura e la letteratura. Per chi volesse vivere a pieno lo spirito del film, una tappa obbligata sono le librerie indipendenti e i caffè letterari di New York, veri e propri rifugi per gli amanti dei libri e del confronto culturale. Questi spazi, sparsi nei vari quartieri di Manhattan, sono luoghi ideali per scoprire una città fatta anche di cultura e incontri, lontana dai clamori della metropoli, ma altrettanto vitale. Qui, come nel film, la scrittura diventa strumento di elaborazione del dolore e di connessione con gli altri, umani e non.
In particolare nel film si nota il Dawn’s ‘Til Dusk, un accogliente caffè situato nel cuore di DUMBO, Brooklyn, al 33 Main Street. Fondato dai creatori di One Girl Cookies, il locale è pensato come un punto di ritrovo per la comunità, dove ogni cliente può sentirsi a casa. L’attenzione è rivolta a ingredienti freschi, stagionali e sostenibili, con un menù che riflette le tradizioni culinarie di New York e l’energia vibrante di Brooklyn. Aperto tutti i giorni dalle 8:00 alle 20:00, offre un’esperienza culinaria che accompagna i clienti dalla colazione alla cena, con un’atmosfera calda e conviviale ispirata alla comunità locale.
Serendipity non è solo un film, è un invito a lasciarsi sorprendere dalla vita. Diretto da Peter Chelsom nel 2001, racconta l’incontro di Jonathan Trager e Sara Thomas in un centro commerciale durante la corsa ai regali di Natale. I due si litigano l’ultimo paio di guanti neri di cashmere e scatta la scintilla che li porta a trascorrere qualche ora insieme prima di lasciarsi e riprendere le rispettive vite. Sara crede che il destino li riunirà, ma John è più scettico.
Visitare i luoghi del film non è solo un omaggio al cinema, ma un’esperienza romantica, dolce e carica di emozioni. La grande mela è la vera protagonista silenziosa di Serendipity, la commedia romantica che ha fatto sognare milioni di spettatori in tutto il mondo. Se anche voi avete creduto, almeno una volta, nel potere del destino, potete seguire questo itinerario tra i luoghi simbolo del film con John Cusack e Kate Beckinsale.
Dove è stato girato
Sebbene la maggior parte delle riprese si sia svolta a New York, altre location cruciali di Serendipity sono state San Francisco, in California, e Toronto in Canada. In Canada, gli interni sono stati girati agli Showline Studios, ora Studio City Toronto, mentre alcune scene sono state girate nella pittoresca Uxbridge, una cittadina a 65 chilometri da Toronto. Ma torniamo nella Grande Mela.
Fonte: Letizia RogolinoLa gelateria Serendipity 3 a New York
La gelateria dove tutto ebbe inizio
Il viaggio non può che iniziare da Serendipity 3, l’eccentrica e iconica gelateria nel cuore dell’Upper East Side dove Jonathan e Sara si incontrano per la prima volta. Qui, tra pareti kitsch, luci soffuse, lampadari vintage e dolci ipercalorici, i protagonisti condividono la celebre frozen hot chocolate, diventata da allora un vero cult per i fan. John e Sara condividono un dessert in questo locale di New York aperto nel 1954 da Stephen Bruce. Sara dice a John: “Serendipity. È una delle mie parole preferite“. John le chiede: “Davvero? Perché?” Lei risponde: “È un suono così bello per quello che significa: un caso fortuito. Solo che io non credo molto agli incidenti. Credo che il destino sia dietro a tutto”. L’indirizzo esatto è 225 E 60th St, New York, NY Per arrivarci, prendete la linea 4 della MTA e scendete alla fermata 59th St Lexington Ave. Il ristorante è a 4 minuti a piedi da questa fermata a passo medio.
Bloomingdale’s: lo shopping del destino
La magia del caso prende forma tra gli scaffali affollati del grande magazzino Bloomingdale’s, dove Jonathan e Sara si contendono un paio di guanti di cashmere, gli ultimi rimasti. Il pubblico assiste allo scintillio tra i due protagonisti con un delizioso scambio di battute accompagnato da un romantico scambio di sguardi. È il classico incontro casuale che cambia tutto. Questo storico department store è ancora oggi uno dei simboli dello shopping newyorkese. Per arrivarci, prendete la linea MTA M101 e scendete alla fermata 3rd Ave/5th St. Bloomingdale’s è a tre minuti a piedi da qui.
Fonte: iStockBloomingdale’s a New York
Wollman Rink: romanticismo sul ghiaccio
Una delle scene più tenere di Serendipity si svolge sulla Wollman Rink, la pista di pattinaggio aperta dal 1949 immersa nel cuore di Central Park che regala un contrasto unico tra natura e skyline: da un lato alberi e sentieri innevati, dall’altro i grattacieli di Midtown che si accendono al tramonto. Qui, circondati dalle luci della città e dalla neve, i due protagonisti si avvicinano, ignari che le loro strade si separeranno… solo per poco. Questa pista è famosa anche per essere stata utilizzata come location per Limitless, Love Story, Nemiche amiche,Autunno a New York e August Rush. Per raggiungerla basta prendere la M1 della MTA e scendere alla fermata 5th Avenue/E 63rd St, poi camminare per un minuto.
The Waldorf Astoria: eleganza e nostalgia
L’elegante Waldorf Astoria è uno degli hotel più famosi di Manhattan al 301 di Park Avenue e fa da sfondo al momento in cui Jonathan cerca disperatamente di ritrovare Sara. Le sue sale sontuose raccontano l’eleganza senza tempo della città, perfette per una fuga romantica. Aperto nel 1931, ha ospitato star del cinema, presidenti americani, monarchi e artisti. Con il suo stile art déco e i dettagli sontuosi, è un luogo che racchiude decenni di storia e fascino. È stato anche il set di Prova a prendermi, Il Padrino III, I Tenenbaum, Profumo di donna, Il grande Gatsby, Un amore a Manhattan e altri film. Il modo più veloce per arrivarci è prendere la linea 7 della MTA fino a Grand Central – 42nd St, e camminare per 8-10 minuti.
Fonte: iStockThe Loeb Boathouse a New York
The Loeb Boathouse: un angolo poetico a Central Park
Meno centrale nel film ma comunque suggestivo, il Loeb Boathouse è il luogo dove Jonathan va a cercare indizi su Sara. Un punto perfetto per fermarsi a prendere un caffè o noleggiare una barca a remi sul laghetto, apparso anche nella serie tv Sex and the City. Si tratta del simbolo perfetto della serendipità, quella fortuna inaspettata che nasce quando segui il cuore.