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Il lago-specchio delle Alpi, lì dove la roccia bacia il cielo: alla scoperta del fiabesco Bachalpsee

12 août 2026 à 16:00

A ben 2.265 metri sopra Grindelwald, che resta alle spalle con le sue case, gli alberghi e il profilo monumentale dell’Eiger, l’aria diventa sempre più fresca, mentre i prati prendono il posto delle strade. In questo contesto idilliaco, l’Oberland Bernese mostra una delle sue immagini più riconoscibili: il Bachalpsee, piccolo lago alpino la cui fama nasce soprattutto da un fenomeno semplice e spettacolare.

Nelle giornate limpide e prive di vento, infatti, la superficie dell’acqua diventa quasi uno specchio e restituisce il profilo delle montagne circostanti. Il Wetterhorn, lo Schreckhorn e il Finsteraarhorn compaiono così due volte, una nella roccia e nel ghiaccio delle Alpi Bernesi, l’altra nel blu del bacino.

Bachalpsee è conosciuto anche con il nome di Bachsee e porta un altro soprannome particolarmente evocativo, “Gioiello delle Alpi“, definizione che risulta perfettamente comprensibile una volta raggiunta la riva.

Origine e formazione del Bachalpsee

La forma attuale del Bachalpsee racconta una storia legata alla geologia delle Alpi. Il lago appartiene a un ambiente modellato dall’azione dei ghiacci e dai processi che hanno plasmato le vallate dell‘Oberland Bernese. L’acqua occupa una depressione naturale d’alta quota e il bacino presenta un piccolo argine naturale che lo divide in due parti, con uno dei due specchi d’acqua situato circa 6 metri più in basso rispetto all’altro.

Questa separazione rende Bachalpsee particolare anche dal punto di vista paesaggistico. A prima vista la superficie sembra appartenere a un unico lago, poi l’occhio riconosce la sottile divisione naturale che distingue i due bacini. Attorno si sviluppa una zona umida di grande interesse naturalistico.

Le torbiere alpine costituiscono un ambiente delicato, legato alla presenza costante dell’acqua e alle temperature tipiche delle quote elevate. L’area rientra tra le zone umide protette di rilevanza nazionale della Svizzera, anche grazie ai piccoli ruscelli che attraversano i prati e alimentano un mosaico di habitat nel quale trovano spazio diverse specie vegetali alpine.

La flora, dal canto suo, si fa particolarmente interessante durante la stagione calda: la neve lascia gradualmente spazio ai prati fioriti e il percorso verso il lago assume un aspetto molto diverso rispetto ai mesi invernali. Un sentiero naturalistico permette inoltre di conoscere meglio la vegetazione locale, con informazioni dedicate alle piante che hanno sviluppato strategie adatte alle condizioni dell’alta montagna.

La visita al Bachalpsee tra lago, prati alpini e grandi panorami

L’itinerario più conosciuto parte da First, stazione a monte della cabinovia Grindelwald-First. La salita in cabinovia da Grindelwald richiede circa 25 minuti e porta a 2.165 metri. Già dalla stazione si apre una vista notevole sull’Eiger e sulle montagne circostanti. Il tratto verso Bachalpsee misura poco meno di 6 km tra andata e ritorno, con circa 200 metri di dislivello complessivo.

Il tempo medio per l’escursione completa si aggira sulle 2 ore, considerando il percorso classico. La difficoltà resta contenuta e rende il lago accessibile anche a famiglie con bambini. Il primo tratto presenta la parte più impegnativa della salita: dal First si segue la strada alpina fino al Gummi-Hütte, situato a 2.262 metri. Superato questo passaggio, il terreno diventa più dolce e il sentiero attraversa prati d’alta quota punteggiati di fiori fino a che, dopo meno di un’ora, compare il Bachalpsee.

La riva offre numerose panchine, perfette per una pausa davanti alle montagne. Vale la pena fermarsi a lungo, soprattutto nelle prime ore del mattino oppure verso il tramonto. L’assenza di vento trasforma infatti la superficie dell’acqua in un enorme specchio naturale. Lo Schreckhorn appare allora riflesso con una nitidezza sorprendente, mentre le altre vette completano la composizione.

Riflesso nel Bachalpsee, Svizzera
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Lo straordiniario riflesso nel Bachalpsee

Una giornata limpida consente di distinguere bene anche i ghiacciai e le pareti rocciose dell’Oberland Bernese e il risultato si modifica continuamente in base alla luce: al mattino le montagne hanno un aspetto più netto, mentre verso sera le ombre accentuano creste e valloni.

Il lago offre anche la possibilità di pescare e di trascorrere qualche ora sulle sue rive. L’acqua resta fredda per gran parte dell’anno, quindi l’idea di un bagno appartiene più all’ambito dell’avventura personale che a quello della classica attività balneare. Chi desidera prolungare l’escursione può scegliere il percorso verso Waldspitz e Bort. Poco prima del lago parte il Blumenweg, letteralmente il sentiero dei fiori, che conduce verso Bachläger. Il tracciato passa in una zona ricca di piccoli ruscelli e mantiene il carattere dell’antica via utilizzata dai mulattieri.

Da Bachläger si raggiunge Waldspitz in circa 20 minuti. Successivamente il percorso entra nel bosco e scende con maggiore decisione verso Bort. L’intero itinerario da First attraverso Bachalpsee, Waldspitz e Bort misura circa 5 km e richiede quasi 2 ore, con una discesa di più o meno 750 metri. Da Bort si può poi rientrare verso Grindelwald con gli impianti oppure proseguire con attività dedicate alla discesa in mountain bike.

Prima o dopo l’escursione, First offre ulteriori attrazioni. Il First Cliff Walk permette di affacciarsi sul paesaggio alpino da una passerella panoramica, mentre il First Flyer aggiunge una componente decisamente più adrenalinica alla giornata.

Dove si trova e come arrivare

Bachalpsee si trova nell’Oberland Bernese, sopra Grindelwald, località alpina del Canton Berna celebre soprattutto per la posizione ai piedi dell’Eiger. Il punto di partenza abituale per l’escursione è First, raggiungibile dal centro di Grindelwald con la cabinovia Grindelwald-First.

La soluzione più semplice consiste nel raggiungere Grindelwald in treno oppure in automobile, quindi utilizzare la cabinovia fino alla stazione di First. Da 2.165 metri parte il sentiero per Bachalpsee, con un itinerario ben segnalato e adatto anche a chi desidera una prima esperienza d’alta montagna senza affrontare un trekking impegnativo.

La stagione più indicata va dall’inizio dell’estate all’autunno, in base alle condizioni della neve e alla praticabilità del percorso. A quota 2.265 metri il clima può cambiare rapidamente, quindi scarpe adatte alla montagna, una giacca impermeabile e qualche strato aggiuntivo risultano utili anche nelle giornate serene.

Il vero spettacolo arriva con il vento fermo: il Bachalpsee smette allora di essere soltanto un lago alpino e diventa una sorta di fotografia vivente delle Alpi Bernesi. L’acqua riproduce le cime, i prati arrivano fino alla riva, i ruscelli attraversano le torbiere e, alle spalle, il paesaggio sale verso alcune delle montagne più imponenti della Svizzera.

Le grotte più belle d’Italia dove rifugiarsi dal caldo d’agosto

7 août 2026 à 16:00

L’estate italiana si dimostra impegnativa, tra caldo, afa e il ripetersi delle ondate di calore che portano i termometri a non abbassarsi neanche di notte. Ci sono molteplici modi per tentare di sfuggire alla canicola, ma uno dei più interessanti, sottovalutati e affascinanti è rappresentato dalla scoperta del mondo sotterraneo: sotto i nostri piedi, nascosto nella roccia di Appennini e Alpi, esiste infatti un universo alternativo fresco e silenzioso, dove la temperatura non cambia mai, che sia gennaio o il ferragosto più torrido. Una specie di Sottosopra che ricorda Stranger Things, ma senza mostri infernali, strane nubi e inquietanti lampi rossastri.

Anzi, nelle grotte turistiche italiane, cavità ipogee scavate in milioni di anni da acqua e tempo, ci si avventura in un mondo sì bizzarro, ma anche tremendamente attraente. Tra passerelle, illuminazione e guide esperte ci si avventura tra stalattiti, stalagmiti e saloni sotterranei che sembrano edifici progettati da architetti folli. Un’escursione in grotta, insomma, unisce un certo grado di sollievo climatico alla meraviglia geologica e naturale, oltre che, in alcuni casi, storica: molte di queste cavità custodiscono resti preistorici, laghi sotterranei e concrezioni che si sono formate goccia dopo goccia nel corso di ere geologiche.

Grotte di Frasassi

Senza dubbio, le Grotte di Frasassi sono il più famoso complesso presente in Italia. Il motivo è presto detto: sono considerate il più grande complesso ipogeo d’Europa, con oltre venti chilometri di cavità scoperte solo nel 1971. Si trovano nel comune di Genga, nelle Marche, tra i rilievi appenninici e la valle del fiume Sentino.

Ogni anno sono visitate da un gran numero di persone. Il percorso turistico classico, compiuto dalla maggior parte dei visitatori, è lungo circa un chilometro e mezzo e si percorre in poco più di un’ora, seguendo le spiegazioni e il racconto di una guida dedicata. Qui la temperatura è costante: 14 gradi, con un’umidità che sfiora il 100%.

grotte italia agosto
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Lo spettacolo del sottosuolo alle Grotte di Frasassi

La visita si apre con la Sala Abisso Ancona, un ambiente talmente vasto da poter contenere, secondo le stime, il Duomo di Milano: 180 metri di lunghezza, 120 di larghezza e 200 di altezza, dominati dalle imponenti stalagmiti dette i Giganti. Si tratta di uno degli ambienti chiave del percorso, una vera e propria cattedrale sotterranea. Altri luoghi della visita sono la Sala 200, il Grand Canyon (una fossa solcata dalle acque del fiume Sentino), le sottili Canne d’Organo e la Sala delle Candeline, fino alla suggestiva Sala dell’Infinito, detta anche Sala dei Pagliai perché caratterizzata da grandi stalagmiti coniche, che ricordano quasi dei covoni di fieno.

Se si prenota in anticipo, si possono scegliere anche i percorsi più lunghi, chiamati Azzurro e Rosso, lunghi rispettivamente due e tre ore: una visita più impegnativa alle Grotte di Frasassi, ma che porta a una maggiore consapevolezza e a una scoperta più completa di questo sensazionale complesso.

Grotte di Castellana

Castellana, 40 chilometri da Bari, entroterra pugliese: quell’apertura nel terreno che era sempre stata utilizzata come una sorta di discarica naturale sarebbe diventata qualcosa di più a partire dal lontano 23 gennaio 1938. Lo speleologo Franco Anelli si calò nell’inghiottitoio, andando alla scoperta di quello che sarebbe poi divenuto noto come uno dei sistemi carsici più spettacolari d’Europa.

Oggi le Grotte di Castellana sono celebri e frequentate, una delle più gettonate attrazioni alternative al mare della Puglia. La loro grande bellezza ne è ovviamente la ragione, ma il fatto che la temperatura interna sia stabilmente tra i 14 e i 18 gradi, contro una superficie che in estate fa misurare costantemente temperature diurne superiori ai 30 gradi, sicuramente è un ulteriore incentivo.

grotte italia agosto
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Una delle sale delle Grotte di Castellana

La visita del complesso parte sempre dalla Grave, la prima e più ampia caverna, alta una sessantina di metri e unico punto del percorso in cui filtra la luce naturale attraverso un’apertura sulla volta. Era questa la grotta in cui si calò Anelli alla fine degli Anni Trenta. Da qui, i visitatori possono scegliere tra un itinerario breve, lungo un chilometro e della durata di circa 50 minuti, oppure il percorso completo, che si estende per tre chilometri e impegna circa due ore, attraversando caverne dai nomi evocativi come la Civetta, il Precipizio e il Corridoio del Deserto. Il gran finale è la Grotta Bianca, l’ultima e più celebre cavità del sistema, ricoperta da concrezioni di alabastro talmente candide da essere definite tra le più splendenti al mondo.

Grotta Gigante

Nomen omen, dicevano gli antichi. E infatti non c’è nome più didascalico di Grotta Gigante per descrivere la grotta turistica con la sala naturale più grande al mondo. Una cavità enorme, posta al confine tra Italia e Slovenia, nel Carso triestino. Si trova, per l’esattezza, a Sgonico, poco a nord del capoluogo giuliano.

La caverna principale misura infatti 98,5 metri di altezza, 167,6 di lunghezza e 76,3 di larghezza, per un volume di circa 365mila metri cubi: abbastanza, secondo i calcoli, da contenere l’intera Basilica di San Pietro. Già dai primi del Novecento, la Grotta Gigante è stata oggetto di frequentazione turistica, mentre l’esplorazione risale addirittura al 1840.

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Le stalagmiti della Grotta Gigante raggiungono dimensioni enormi

Il percorso turistico odierno si snoda per 850 metri e si scende fino a circa 100 metri di profondità nel sottosuolo, lungo una impegnativa scalinata composta di 500 gradini protetti da ringhiere e superfici antiscivolo, per poi risalire attraverso il sentiero panoramico “Carlo Finocchiaro” fino a un belvedere sospeso a 95 metri di altezza sulla caverna principale. La temperatura interna resta fissa a 11 gradi tutto l’anno.

Eccezionali le formazioni stalagmitiche, che hanno raggiunto grandissime altezze, come nei casi della Colonna Ruggero e della Palma. D’altra parte, le origini del complesso ipogeo si fanno risalire a circa dieci milioni di anni fa. La grotta, oltre che essere meta turistica, è anche un laboratorio scientifico attivo: ospita infatti i pendoli geodetici più lunghi al mondo, utilizzati per monitorare i movimenti della crosta terrestre.

Grotte di Toirano

Quando si diceva, in apertura, che all’interno delle grotte si possono trovare tracce della storia e non solo della bellezza della natura, le Grotte di Toirano erano il riferimento principale dell’allusione. In questo complesso, tra il 1950 e gli anni successivi, sono stati ritrovati numerosi resti dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), che per millenni vi trovava rifugio durante il letargo, testimoniato da ossa, impronte di zampe e graffi sulle pareti. Ma non solo: nella grotta nota come Corridoio delle Impronte sono rimaste impresse nell’argilla le tracce lasciate dall’uomo preistorico circa 12mila anni fa: orme di piedi, mani e ginocchia che permettono di immaginare il passaggio dei nostri antenati in questi stessi cunicoli.

La Grotta delle Basura e il Corridoio delle Impronte sono le due sale più interessanti del percorso, ma l’itinerario turistico permette anche di esplorare il Cimitero degli Orsi, un vasto deposito di ossa risalenti fino a 27mila anni fa, e l’Antro di Cibele, unico al mondo per le sue concrezioni. L’intero percorso visitabile è lungo circa 1300 metri, si affronta in poco più di un’ora con una visita guidata. All’interno delle grotte la temperatura è costantemente a 16 gradi.

Le Grotte di Toirano si trovano nei pressi dell’omonima cittadina, nell’entroterra ligure, in Liguria, sui colli alle spalle di Loano e Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona.

Grotta del Vento

La Grotta del Vento si trova nei pressi di Fornovolasco, piccolo borgo montano della Garfagnana, nel nord della Toscana, all’ombra delle cime delle Alpi Apuane. Si chiama così per via delle forti correnti d’aria che la attraversano, generate dalla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno: un fenomeno che si può letteralmente sentire non appena varcata la porta d’ingresso, con raffiche che secondo le rilevazioni possono superare i 40 km/h.

All’interno la temperatura è piuttosto fredda, sotto gli 11 gradi (per la precisione, resta stabile sui 10,7 gradi tutto l’anno), ma al tempo stesso con un tasso di umidità che sfiora il 99%.

Comodità fondamentale della Grotta del Vento è la possibilità di scegliere tra tre itinerari guidati di lunghezza e durata crescente, da uno a tre ore, che permettono di calibrare la visita in base al tempo e alla curiosità di ciascuno. Il primo, più breve, attraversa corridoi stretti e laghetti cristallizzati ricchi di stalattiti e stalagmiti ancora in fase di crescita; il secondo scende nel Baratro dei Giganti fino a raggiungere un piccolo fiume sotterraneo e la suggestiva Sala delle Voci, dove l’acustica particolare crea effetti sorprendenti; il terzo, il più completo, si spinge fino ai tratti più profondi del sistema carsico, esplorato a partire dalla fine dell’Ottocento e ancora oggetto di studio da parte degli speleologi. Si visita, infatti, un profondo pozzo di 90 metri, perfettamente verticale, che viene quindi risalito fino a raggiungere un vasto salone caratterizzato da bellissime concrezioni e, immediatamente dopo, un breve canyon sotterraneo.

Il paradiso dell’outdoor si trova in Friuli-Venezia Giulia

22 juillet 2026 à 10:00

C’è un angolo di Friuli-Venezia Giulia dove la natura sembra essersi divertita a creare piccoli miracoli geologici e paesaggi da favola.

Qui, all’ombra delle imponenti vette delle Alpi Giulie occidentali, si sviluppa un paradiso dell’outdoor che custodisce foreste di risonanza usate dai liutai di tutto il mondo, miniere che nascondono segreti curativi ed eccellenze gastronomiche, e corsi d’acqua spettacolari che viaggiano incredibilmente fino al Mar Nero.

Quello di Tarvisio e dei suoi dintorni è un territorio sorprendente e accessibile a tutti, dove i sentieri per il trekking più selvaggio si alternano a percorsi pensati per il puro relax delle famiglie, capace di trasformare ogni passeggiata in un’avventura indimenticabile tra terra, acqua e cielo.

Il Parco Geominerario di Raibl, viaggio nel cuore della Terra

Il cuore del Parco Geominerario di Raibl è la sua miniera, le cui pareti sono custodi di oltre 700 anni di attività a partire dall’epoca romana. Per secoli qui gli abitanti della zona (e non solo) hanno lavorato per estrarre zinco e piombo.

La struttura sotterranea della miniera ha dell’incredibile: ben 120 chilometri di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 metri di profondità. Camminando all’interno si nota subito una curiosa pendenza del 2 per mille, studiata appositamente in passato per non far fare troppa fatica ai muli che trasportavano il materiale estratto e per permettere all’acqua di drenare correttamente senza allagare i cunicoli.

Altra particolarità: per visitare la miniera dovrai coprirti molto bene! All’interno infatti c’è un’umidità del 98% e una temperatura costante di 6 gradi.

Entrando nel suggestivo Camerone Santa Barbara – che una volta era ben cinque volte più grande ed è il punto esatto in cui venne trovata la vena mineraria principale – si respira ancora la profonda devozione dei lavoratori alla Santa che li proteggeva. L’altare sotterraneo è dedicato proprio a Santa Barbara e ogni 4 dicembre vi si celebra una messa in due lingue.

Ma non finisce qui. Un altro luogo caratteristico della miniera è il Pozzo Layer, un ascensore utilizzato per trasportare il materiale estratto e i minatori. E come non citare poi il Tunnel o Galleria di Bretto che, con i suoi 5 chilometri, è stato il primo confine di Stato più profondo d’Europa.

Formaggi in miniera
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’affinatura dei formaggi nella miniera

Nella miniera Raibl ci sono anche altre due sorprese. La prima è che in uno degli ambienti sotterranei si tengono due volte all’anno dei trattamenti di speleoterapia per ragazzi con problemi respiratori. La seconda è invece di natura enogastronomica: da qualche anno le gallerie ospitano zone di affinatura dei formaggi, che, grazie ai lieviti della miniera, rimangono morbidissimi all’interno. Una vera chicca unica in Europa!

Dal punto di vista umano, senso di comunità si percepisce ovunque: basti pensare che negli anni ’50 ci lavoravano ben 1200 persone e il paesino di Cave del Predil era un vero e proprio villaggio vibrante di 2500 abitanti, mentre oggi ne rimangono circa 200, dopo che nel 1991 la miniera è stata definitivamente chiusa. All’interno della miniera rimane, per fissare la memoria e l’attaccamento della popolazione a questo luogo, una scritta: “Gluck auf“, ovvero “Felice ritorno”, il tradizionale saluto dei minatori che esprimeva la speranza di tornare alla propria vita in superficie.

Sul set cinematografico dei Laghi di Fusine

Se c’è un luogo che sembra uscito direttamente da una fiaba o da una cartolina, quello è senza dubbio la conca dei Laghi di Fusine. Non a caso questo posto pazzesco è stato più volte scelto come set cinematografico e pubblicitario d’eccezione.

Questi due laghi di origine glaciale sono protetti dalle maestose Alpi Giulie occidentali, dominate dal profilo del monte Mangart con i suoi 2677 metri di altezza, un colossale blocco di calcare e dolomia.

Laghi di Fusine
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista dai Laghi di Fusine

Camminando lungo le sponde, potrai ammirare i famosi massi erratici, giganteschi blocchi di roccia staccati in epoca remota dal ghiacciaio e trasportati fino a qui: i più famosi sono il masso Marinelli (alto circa 20 metri) e il masso Giulio Andrea Pirona.

I laghi sono due, situati a pochissima distanza l’uno dall’altro ma con sfumature uniche: il Lago Inferiore si trova a 924 metri di altitudine, mentre il Lago Superiore si trova a 929 metri. I due sono collegati da un sistema sotterraneo di acque, per cui è il Lago Superiore ad alimentare quello Inferiore. Una particolarità: il Lago Superiore è molto “umorale”, nel senso che essendo alimentato principalmente dall’acqua piovana, il suo livello cambia continuamente.

Per gli amanti della natura selvaggia, i boschi circostanti di abeti rossi e faggi sono un vero paradiso di biodiversità. Qui crescono i pregiati abeti rossi di risonanza, ricercati dai liutai di tutto il mondo perché il loro legno finissimo è perfetto per costruire strumenti musicali a corda di altissimo livello. Aguzzando la vista e l’udito tra i rami, potresti avvistare poi animali come il picchio verde e il picchio nero, cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte, ma anche lupi, orsi e linci.

Il Monte Lussari e il santuario tra le nuvole

Il Monte Lussari è un luogo magico intriso di spiritualità e fascino ad alta quota. Salendo quassù a piedi o con gli impianti, si raggiunge il celebre e pittoresco borgo dove nel 1313 nasce ufficialmente il santuario, una meta di pellegrinaggio antichissima e suggestiva che da secoli unisce popoli e lingue diverse.

Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Il borgo di Monte Lussari

Una delle particolarità architettoniche più curiose della chiesa riguarda la forma del suo soffitto: fu infatti realizzato con le sembianze di una carena di nave rovesciata per il patriarca d’Aquileia, un dettaglio costruttivo davvero singolare che ti consiglio assolutamente di osservare alzando gli occhi al cielo una volta varcato il portale d’ingresso.

Tutto attorno il paesaggio si apre in una spettacolare vista sulle Alpi Giulie e lo sguardo si perde nella maestosità delle pareti di roccia del Jof di Montasio, del Jof Fuart e del Mangart. Questo luogo è l’ideale sia per gli amanti del trekking e della natura, con anche sentieri impegnativi come il Cammino Celeste, che per chi pratica sport invernali, con la suggestiva pista Di Prampero adatta agli sciatori più esperti.

Alpi Giulie Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Le Alpi Giulie viste dal Monte Lussari

Il Monte Lussari è anche l’ambientazione della suggestiva e tradizionale fiaccolata del 1° gennaio: sciatori professionisti, vestiti con abiti invernali tipici, scendono lungo i pendii della montagna con le fiaccole in mano fino a Camporosso, dove tutta la comunità si ritrova per festeggiare con musica, vin brulè e fuochi d’artificio.

Le acque cristalline dell’Orrido dello Slizza

Se cerchi un’avventura a piedi che lasci a bocca aperta tutta la famiglia senza richiedere sforzi eccessivi o sentieri da alpinisti, l’Orrido dello Slizza è esattamente la scelta perfetta.

Si tratta di una forra molto stretta e profonda, scavata nel corso dei millenni dalla forza incessante dell’acqua dello Slizza, un torrente che nasce dall’unione di due corsi d’acqua della zona: il Rio Freddo e il Rio del Lago.

La camminata si sviluppa lungo un sentiero semplice e perfettamente attrezzato con scale e staccionate, ideale per una splendida gita con i bambini.

Orrido dello Slizza
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’Orrido dello Slizza

Oltre ad essere una meta rinomata e apprezzata per gli appassionati di pesca sportiva, questo torrente nasconde un fatto geografico davvero incredibile: a differenza della stragrande maggioranza dei fiumi italiani, l’acqua dello Slizza scorre verso Nord e va a finire dritta nel Mar Nero! Un piccolo miracolo della geografia che rende questo canyon un luogo ancora più affascinante da scoprire a passo lento.

Dalla Ciclovia Alpe Adria ai sentieri incontaminati

Le opportunità per vivere questo splendido territorio a stretto contatto con la natura non finiscono certo qui, perché la fitta rete di percorsi all’aria aperta offre infinite varianti per tutte le gambe e per tutte le età.

Per chi ama le due ruote, un’esperienza assolutamente imperdibile e rigenerante è quella di percorrere un tratto della celebre Ciclovia Alpe Adria, una delle piste ciclabili più spettacolari e premiate d’Europa che attraversa paesaggi mozzafiato ed è perfetta per le famiglie, grazie a pendenze dolci e tracciati sicuri ricavati spesso sul sedime di vecchie linee ferroviarie dismesse.

Se invece alle due ruote preferisci il trekking classico o le passeggiate rilassanti immerse nel verde, da non perdere è il “The Forest Sound Track” (il Sentiero degli Alberi di Risonanza in Val Saisera), un percorso facile di 5,5 km che conduce al cospetto dei maestosi abeti rossi usati dai liutai.

Un’idea perfetta da vivere con i bambini è la visita alle malghe del Passo Pramollo, una passeggiata molto agevole su strada forestale che conduce fino a Malga For, punto di sosta ideale tra i pascoli di montagna. Per chi ama camminare al fresco accompagnato dal mormorio dell’acqua c’è l’Anello del Rio Serai, un percorso rilassante e alla portata di tutti che attraversa il bosco superando il torrente su una suggestiva passerella pedonale.

Tarvisio e i suoi dintorni sono una destinazione immersa nella natura capace di mettere d’accordo proprio tutti. Che tu abbia voglia di infilare gli scarponi per un trekking tra i boschi, di scendere sottoterra al fresco di una miniera centenaria o semplicemente di goderti la vista sui laghi con tutta la famiglia, qui le cose da fare e da vedere non mancano mai.

Tarvisio, il borgo di confine dove l’Italia incontra altri due mondi

21 juillet 2026 à 09:23

Tarvisio si trova in un punto della cartina dove i confini di tre Paesi (Italia, Slovenia e Austria) quasi sbiadiscono. Un territorio di passaggio che però, in anni di storia e transizioni, è stato capace di fare proprie culture, tradizioni e usanze che oggi rendono questo borgo veramente unico nel suo genere.

La storia di Tarvisio, crocevia tra tre culture

La posizione di Tarvisio, incastonata tra le Alpi Giulie al confine con Austria e Slovenia, non è un dettaglio geografico qualsiasi: è la chiave per capire il borgo.

Il primo insediamento della zona nasce a Camporosso, probabilmente come avamposto doganale romano, perché qui passava una delle strade che collegavano il Mediterraneo al Nord Europa.

vista panoramica Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista panoramica di Tarvisio

Essere un luogo di passaggio ha significato per secoli anche essere un luogo di scambio: non a caso i costumi tradizionali che si vedono ancora oggi durante le feste sono cuciti con stoffe che un tempo arrivavano da lontano, portate proprio dai commerci che attraversavano la valle.

Una storia molto più recente racconta invece il volto attuale di questa perla del Friuli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio all’Italia, buona parte della popolazione di lingua tedesca e slovena lasciò la valle e arrivarono nuove famiglie.

Il cambiamento si sente ancora nei numeri – Tarvisio è passata dagli 8.000 abitanti di un tempo ai circa 3.700-3.900 di oggi – ma non ha cancellato le radici linguistiche: a scuola si studiano italiano, tedesco e sloveno, e c’è persino un laboratorio dedicato al friulano per non perdere la ricchezza linguistica del territorio.

Feste ed eventi per celebrare le tradizioni tarvisiane

La bellezza di questo territorio è che si apre ai visitatori attraverso esperienze autentiche, spesso a costo zero.

Durante il periodo estivo, in particolare da giugno a settembre, Tarvisio e i dintorni si animano con il programma “L’estate prende quota“: un’iniziativa che conta oltre 50 appuntamenti diffusi sul territorio, che hanno l’obiettivo di valorizzare a 360 gradi l’offerta e la ricchezza culturale, naturalistica ed enogastronomica della zona.

piazza Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
La piazza centrale di Tarvisio

Fra gli appuntamenti più rilevanti c’è sicuramente il Festival Radici, una rassegna culturale completamente gratuita che da luglio a inizio settembre accompagna residenti e turisti alla scoperta dei segreti locali. Durante il festival si può partecipare a visite guidate nei palazzi storici, ascoltare pillole d’arte da esperti, assistere a concerti, prendere parte a laboratori e workshop territoriali o lasciarsi conquistare dall’assaggio di prodotti tipici.

Grande spazio anche alla musica, con il No Borders Music Festival, giunto quest’anno alla sua 31° edizione, al Lago Superiore di Fusine dove il palcoscenico naturale si colora con la presenza di artisti dal calibro di Ludovico Einaudi e Coez. Attorno a Ferragosto il testimone passa all’Alpenfest: gruppi in costume sfilano per le vie del paese accompagnati dalla banda della Val Canale, mentre in piazza Unità si raduna la festa vera e propria, tra baite decorate, birra e piatti tradizionali.

Ciclovia Alpe Adria Tarvisio
Fabrice Gallina
La Ciclovia Alpe Adria a Tarvisio

Nel periodo invernale immancabile è invece la festa dei Krampus, un rito che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fermare. All’imbrunire di ogni 5 dicembre scendono dai monti ed escono dai boschi delle creature diaboliche, spiriti silvestri, chiamati Krampus.

Accompagnano San Nicolò, il santo buono, il cui compito è tenerli a bada. San Niccolò chiama i bambini ad uno ad uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono. Oggi l’evento richiama oltre 4.000 persone da tutto il mondo, e sebbene i Krampus non siano più violenti come un tempo, continuano a girare di casa in casa regalando un’emozione unica.

Le perle uniche di Tarvisio che non tutti conoscono

Dentro le mura della Chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio barocco del 1688 situato lungo una via di pellegrinaggio, si nasconde una delle sorprese meno raccontate del borgo: una splendida Madonna di Loreto nera. Entrando nella chiesa si respira un’atmosfera d’altri tempi, anche grazie alle opere d’arte recuperate, come i quadri esterni posizionati sopra la balaustra dopo lo smantellamento dell’altare della chiesa principale, e a uno storico organo del 1700 ancora perfettamente funzionante. Restaurato negli anni ’90, questo luogo di culto viene aperto al pubblico solo in occasione di eventi o celebrazioni su richiesta.

Un’altra sorpresa del territorio tarvisiano riguarda invece la natura. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Foresta di Tarvisio, un vero e proprio monumento naturale la cui storia è a dir poco incredibile. Tutto iniziò nell’anno 1007 grazie a Bamberga, che possedeva l’intero feudo e decise di fondare questa immensa foresta privata. Nei secoli, il bosco passò sotto Maria Teresa d’Austria e infine a un fondo del Vaticano.

Questa particolarissima catena di passaggi storici ha protetto la zona, regalandoci oggi un ecosistema intatto, perfetto per chi ama il cicloturismo molto importante in queste valli. Alcuni di questi giganti verdi sono diventati dei veri e propri alberi monumentali: tigli e larici della zona hanno superato i 300-500 anni di vita, come il tiglio del Palazzo Veneziano di Malborghetto o quello di Rutte, legato alle battaglie napoleoniche.

E come non chiudere in bellezza la rassegna delle peculiarità di Tarvisio e dintorni se non parlando di cucina?

Tra i piatti più particolari troviamo lo Schartl, un pandolce lievitato pasquale e i Klotzen nudel, una sorta di “raviolo cinese” che racchiude un ripieno dolce e avvolgente a base di pera Klotzen, una varietà storica di pera oggi Presidio Slow Food coltivata a Camporosso.

Tarvisio, questo piccolo angolo della Val Canale, è un territorio che ha avuto una capacità unica: quella di prendere il concetto di “confine”, che spesso divide le persone, e trasformarlo in un punto d’incontro straordinario, dove le diversità si sommano invece di escludersi.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

I canyon e le gole più incantevoli d’Italia da visitare in estate: la guida completa

2 juillet 2026 à 19:00

Dicono che i fiumi italiani, geologicamente parlando, siano tra i più giovani d’Europa. Il Tevere, per dirne uno dei più conosciuti ed importanti, ha un’età stimata in appena un paio di milioni di anni. In ognuno di questi 730 milioni di giorni le sue acque hanno attraversato l’Italia scolpendone il volto ora dopo ora, minuto dopo minuto, fino a darle l’aspetto che ci piace imparare a conoscere oggi, esplorandone ogni nicchia.

Tra le Alpi e gli Appennini, lungo i corsi di fiumi e torrenti che si sono fatti strada nella roccia calcarea, l’Italia custodisce un patrimonio di canyon, forre, gole e altre particolarità del territorio figlie dello scorrere senza tempo dell’acqua. Questi angoli di natura così spettacolari e ruvidi, chiusi da pareti che si stringono fino a sfiorarsi, lasciando passare solo un filo di cielo sopra le teste, e che nascondono corsi d’acqua trasparente incastonati nella roccia, sono una meta fantastica per le avventure di un’estate.

Gole del Raganello, Calabria

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, sorge un piccolo borgo affascinante. È Civita, insediamento di origine albanese (arbëreshë), i cui lembi del territorio sono toccati dal torrente Raganello.  Il corso d’acqua, nel corso del tempo, ha inciso un solco lungo diversi chilometri tra le ruvide pareti calcaree, creando uno scenario di rara potenza.

Le Gole del Raganello, divise in due tratti, possono essere esplorate con una escursione di canyoning guidata, lunga e impegnativa ma anche spettacolare e adrenalinica. Attraversa l’intero canyon partendo dal cosiddetto Ponte del Diavolo nei pressi di Civita, fino a raggiungere il Ponte di Barile, più a monte.

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Esplorando le Gole del Raganello

Le Gole sono comunque un ambiente splendido e scenografico anche per chi si limita a un rinfrescante bagno tra i bassi meandri del torrente nei pressi del borgo, ma anche per chi esplora i sentieri escursionistici sulla sommità delle pareti del canyon, per ammirare la bellezza selvaggia delle Gole, tra pozze smeraldine e pareti a strapiombo che hanno reso questo luogo uno dei simboli del Parco del Pollino.

Stretti di Giaredo, Toscana

Nell’entroterra della Lunigiana, lingua stretta tra Toscana, Emilia e Liguria, il torrente Gordana ha scavato nel corso dei millenni una delle forre più scenografiche dell’Appennino settentrionale: gli Stretti di Giaredo.

Si tratta di un canyon naturale dalle pareti altissime e ravvicinate, dove la luce filtra appena e l’acqua scorre limpida tra massi levigati e piccole cascate. Gli Stretti si visitano in proprio o tramite visite guidate in piccoli gruppi: per addentrarsi nel canyon occorrono scarpe, un caschetto per evitare rischi di sassi in caduta e, volendo, una muta come quelle che si utilizzano per il surf e altri sport acquatici, visto che l’acqua del torrente è fredda e all’interno del canyon non arriva la luce diretta del sole.

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Lorenzo Calamai
L’ingresso degli Stretti di Giaredo

Lo spettacolo all’interno della gola è splendido: si procede nell’alveo del torrente, tra zone dove l’acqua arriva alla caviglia e altre dove è necessario nuotare per brevi tratti. La roccia delle pareti è ora nera come il petrolio, ora rossa come se provenisse dal cuore stesso della terra. In alto, il blu del cielo e il verde di qualche albero in cima alle ciclopiche pareti rocciose domina la scena.

L’ingresso degli Stretti è poco lontano da Pontremoli, bella cittadina della Lunigiana, lungo la strada che porta verso la valle di Zeri.

Gola di Frasassi, Marche

Nelle Marche, tra le colline dell’entroterra anconetano, il fiume Sentino ha scavato la Gola di Frasassi, una spettacolare incisione nella roccia che da secoli rappresenta una delle attrazioni naturalistiche più note della regione. La gola, stretta e profonda, è celebre soprattutto per ospitare il complesso delle Grotte di Frasassi, uno dei sistemi carsici più grandi d’Europa, ricco di stalattiti, stalagmiti e ambienti sotterranei spettacolari, che attirano tanti turisti ogni anno.

Anche la superficie, tuttavia, merita attenzione: il lavoro millenario del Sentino ha portato a un ambiente naturale unico, con pareti altissime, scenografiche, con tanta vegetazione, una ricca fauna (in particolare avicola) e tante piccole spiaggette lungo il corso del torrente, dove fermarsi a fare il bagno. C’è spazio anche per l’esplorazione culturale: l’eremo di Santa Maria Infra Saxa, incastonato nella roccia, e il piccolo Tempio del Valadier, costruito proprio all’imboccatura di una grotta per volontà di Papa Pio VII sono due attrazioni facilmente raggiungibili attraverso sentieri affascinanti.

Gole dell’Alcantara, Sicilia

Le Gole dell’Alcantara sono apparse al cinema, sono un’attrazione molto fotografata e decisamente molto visitata. La ragione è presto detta: sono un luogo davvero straordinario.

Si trovano in Sicilia, alle pendici dell’Etna, dove il fiume Alcantara ha creato un canyon profondo e vertiginoso. Le pareti, alte fino a cinquanta metri, sono costituite da basalto colonnare, una formazione geologica che nasce dal rapido raffreddamento della lava a contatto con l’acqua. Ciò ha dato origine a delle figure geometriche sulle pareti, strutture prismatiche che ricordano le canne di un organo, dall’aspetto quasi scultoreo. Un vero e proprio spettacolo di pietra.

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Risalendo le Gole dell’Alcantara: le rocce basaltiche assumono forme imprevedibili

Il sito principale è attrezzato per l’accesso turistico, con un ascensore che conduce al livello del fiume e percorsi pedonali che permettono di ammirare le formazioni rocciose senza necessariamente entrare in acqua. I più avventurosi, però, possono addentrarsi direttamente nel canyon, risalendo il corso del fiume sfidando la non banale corrente e, soprattutto, l’acqua gelida che scende dalle pendici del vulcano, anche in piena estate. Le Gole dell’Alcantara fanno parte di un Parco Fluviale che si estende per diversi chilometri lungo il corso del fiume, offrendo numerosi punti di accesso e percorsi di diversa difficoltà.

Orrido di Bellano, Lombardia

L’Orrido di Bellano è una destinazione ideale per coloro che cercano una escursione breve, senza difficoltà, eppure immersa in una natura dal volto diverso: un’occasione ideale per far conoscere le meraviglie geologiche di un canyon anche ai più giovani.

L’Orrido sorge sulle sponde del Lago di Como. Qui il torrente Pioverna, dopo un percorso impetuoso tra le montagne della Valsassina, si getta nel lago attraversando una forra stretta e profonda, scavata nella roccia nel corso di millenni.

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All’interno dell’Orrido di Bellano scorre un torrente cristallino

Per permettere la visita di questo angolo di ardita architettura naturale è stato approntato un bel percorso attrezzato, in parte costituito da passerelle sospese sull’acqua e ponti panoramici. Permette di osservare da vicino la potenza del torrente, le cascate e le marmitte dei giganti scavate nella roccia, in un contesto di grande fascino. Da non perdere la visita alla Ca’ del Diavol, una misteriosa torretta a strapiombo sul torrente Pioverna, situata all’imbocco dell’Orrido: un edificio ottocentesco caratterizzato da diavoli dipinti sulla facciata dell’ultimo piano, oggi trasformata in un percorso museale dedicato al luogo in cui si trova.

Gole del Sagittario, Abruzzo

Il fiume Sagittario, che nasce dal Lago di Scanno, tra i Monti Marsicani, e scorre fino a gettarsi nel fiume Aterno, ha inciso una delle gole più spettacolari dell’Appennino centrale, a cui peraltro dona anche il nome.

Le Gole del Sagittario, infatti, si estendono per circa sei chilometri nel territorio comunale di Anversa degli Abruzzi, Cocullo e Villalago, in un susseguirsi scenografico di pareti a strapiombo, boschi rigogliosi e scorci che si aprono improvvisamente sul fiume.

Oltre a una spettacolare strada che costeggia le Gole, regalando bellissimi scorci panoramici quando la si percorre, l’area è attraversata anche da numerosi sentieri che consentono di addentrarsi nel canyon fino ad arrivare in riva al Sagittario, al riparo di un bosco fitto, fra Anversa degli Abruzzi e la frazione di Castrovalva, peraltro antico borgo medievale che merita una visita. Un luogo ideale da visitare nei giorni più caldi dell’estate, al riparo dalla calura e dal sole, al fianco di un corso d’acqua fresco e pieno di vita.

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Castrovalva domina le Gole del Sagittario

Brent de l’Art, Veneto

A Belluno, nei pressi della località montana di Sant’Antonio Tortal, non lontano dal Passo San Boldo, il torrente Ardo sembra un innocente corso d’acqua montano dal breve corso. Invece, attraverso i millenni, ha saputo scavare la roccia dolomitica per creare una serie di forre strette e profonde, note come Brent de l’Art.

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Lo spettacolo geologico dei Brent de l’Art

L’itinerario che porta ad ammirare da vicino i Brent è caratterizzato da un comodo sentiero che, malgrado un po’ di pendenza, per scendere e risalire nel vallone, è alla portata di tutti. Una serie di percorsi si snodano lungo i diversi rami del canyon, costeggiando il corso d’acqua e permettendo di osservare da vicino le pareti levigate dall’erosione, le piccole cascate e le pozze color smeraldo che si formano lungo il tragitto.

Nei mesi estivi, la frescura garantita dall’ombra delle pareti e dalla vicinanza dell’acqua rende la visita particolarmente piacevole anche nelle giornate più calde, e non manca la possibilità di calarsi fin sul letto del torrente, in alcuni tratti, per poter mettere i piedi a bagno.

Wild swimming in Italia, i fiumi e le piscine naturali più belle dove nuotare d’estate

8 juin 2026 à 17:00

Una volta fare il bagno al fiume era l’attività popolare preferita delle estati dei giovani che non si potevano permettere la villeggiatura al mare. Poi è diventata solo una cosa estemporanea, rara, residuale. Ma negli ultimi anni la riscoperta del turismo fluviale avanza a tutta forza: il wild swimming si sta prendendo un posto importante nelle estati di tantissime persone, sempre di più.

Vivere in Italia aiuta. Con oltre 1.200 fiumi e torrenti che corrono lungo lo Stivale, tante aree collinari e montane con una antropizzazione limitata e un patrimonio di bellezza naturale tra i più stupefacenti del globo, il Belpaese è una destinazione fantastica per tutte quelle persone che amano un tuffo in acque cristalline, circondate dalla natura, senza folla e in sintonia con l’ambiente circostante. Dai purissimi torrenti alpini alle piscine naturali nascoste tra i boschi dell’Appennino, fino alle sottovalutate meraviglie d’acqua dolce della Sicilia, l’Italia è uno scrigno del tesoro per tutti gli amanti dell’acqua dolce.

Sulla roccia viva del Castello di Bled, affacciato sul lago più celebre della Slovenia

30 mai 2026 à 15:00

Ormai quasi tutti hanno ben presenti le sfumature turchesi del lago, il profilo delle Alpi Giulie all’orizzonte e una minuscola isola al centro dell’acqua con un campanile appuntito. Sì, avete capito, parliamo del celebre e (bellissimo) Lago di Bled. Ma quel che in molti ignorano è che sempre lì, ma un po’ più in alto, c’è una muraglia aggrappata alla roccia bianca che osserva la vallata da oltre 1000 anni. Quello è il Castello di Bled, fiabesca fortezza che si staglia su una rupe calcarea a circa 130 metri sopra il livello del lago.

Da lassù lo sguardo abbraccia boschi fitti, piccoli villaggi alpini, montagne seghettate e quella striscia d’acqua diventata simbolo nazionale. Oltre a essere il castello più antico della Slovenia, oggi la struttura è una specie di mosaico architettonico che unisce romanico, gotico e barocco senza perdere carattere.

Il poeta sloveno France Prešeren descrisse questa zona come “Immagine del Paradiso“, frase diventata parte integrante della narrazione locale. E, se dobbiamo essere onesti, basta arrivare sulla terrazza superiore del maniero verso sera per capire il motivo.

Breve storia del Castello di Bled

Tutto iniziò nel 1004: l’imperatore Enrico II donò il territorio di Bled al vescovo Albuino di Bressanone per ringraziarlo del sostegno politico ricevuto nel nord Italia. Sulla rupe sopra il lago sorgeva già una torre romanica difensiva, ma attorno al 1011 prese forma il primo nucleo fortificato vero e proprio.

I vescovi di Bressanone, proprietari del feudo per circa 800 anni, frequentarono raramente questa zona alpina. Amministrazione e difesa finirono così nelle mani dei ministeriali, cavalieri incaricati della gestione del territorio. Durante il Medioevo il complesso crebbe gradualmente, al punto che arrivarono mura più robuste, torri supplementari, fossato con ponte levatoio e due cortili distinti.

Nel 1511, poi, avvenne un terremoto che segnò uno dei momenti più drammatici: parecchi ambienti crollarono, mentre altri diventarono instabili. Successivamente ci fu una lenta ricostruzione che si prolungò per decenni. Poi arrivò il XVI secolo, periodo in cui la fortezza assuse pure un ruolo culturale importante per il protestantesimo sloveno. Herbard Auersperg ospitò qui Primož Trubar, autore dei primi libri stampati in lingua slovena e in quel periodo nacque il legame tra Bled e la storia della stampa, ancora oggi celebrata all’interno del castello.

Fulmini, incendi e un secondo terremoto nel 1690 colpirono nuovamente l’edificio. La cappella e gli ambienti interni vennero restaurati con elementi barocchi visibili ancora adesso negli affreschi e nelle decorazioni religiose. Poi l’epoca napoleonica, che inevitabilmente cambiò parecchi equilibri politici: tra 1809 e 1813 Bled entrò nelle Province Illiriche controllate dalla Francia. Dopo vari passaggi di proprietà tra industriali, commercianti e banchieri, il castello attraversò una fase di degrado pesante nel secondo dopoguerra.

La rinascita avvenne nel 1952 grazie all’architetto Anton Bitenc, allievo di Jože Plečnik che, tramite un restauro durato quasi 10 anni, restituì dignità alla fortezza adattandola anche alle esigenze turistiche contemporanee. Dal 1999 il Castello di Bled possiede ufficialmente lo status di monumento culturale nazionale sloveno.

Cosa vedere al Castello di Bled

L’ingresso principale conduce subito verso il cortile inferiore, l’area più viva del complesso. La sensazione che si avverte, però, è molto diversa rispetto ai castelli centroeuropei arredati con sale sfarzose e collezioni aristocratiche. Bled mantiene un’anima più severa e fedele alla funzione originaria.

Parte degli edificio superiore è occupata dal museo storico, il quale racconta l’evoluzione della regione dalla preistoria fino all’età moderna tramite reperti archeologici, monete romane, armi medievali e documenti che spiegano quanto questo territorio abbia rappresentato un crocevia strategico tra mondo germanico, slavo e latino. Tra gli spazi più curiosi c’è senza dubbio la tipografia del castello. Qui una replica funzionante della pressa di Gutenberg permette ai visitatori di stampare un certificato commemorativo tramite caratteri mobili tradizionali.

Pochi gradini più sopra appare la cappella gotica dedicata ai santi Albuino e Ingenuino. L’interno è raccolto, il soffitto barocco e tutto è decorato da affreschi vivaci realizzati dopo il terremoto del 1690. Sulle pareti compaiono anche Enrico II e sua moglie Cunegonda, figure centrali nella nascita del feudo di Bled.

Particolarmente suggestiva è la cantina scavata direttamente nella roccia dedicata ai vini sloveni della Valle del Vipava. Per i visitatori sono disponibili degustazioni che includono varietà locali come Malvasia, Merlot e Teran. Si ha anche l’opportunità di rimepire personalmente la bottiglia dal barile sigillandola poi con ceralacca rossa secondo tradizione medievale.

Nel cortile superiore cresce persino una vite discendente della più antica vite del mondo conservata a Maribor da oltre 450 anni. L’altitudine di 599 metri, infatti, rende questa presenza quasi simbolica, specie in un contesto alpino. Il punto più emozionate è comunque il cammino lungo le mura panoramiche: feritoie medievali incorniciano le Karawanks e il massiccio della Mežakla, mentre sotto, il lago assume tonalità differenti a seconda della luce.

L’estate porta nel castello rievocazioni medievali, concerti, mercatini storici e spettacoli in costume. L’atmosfera serale, dal canto suo, amplifica parecchio il fascino.

Dove si trova e come arrivare

Il fiabesco Castello di Bled sorge nella Slovenia nordoccidentale, circa 55 chilometri da Lubiana e poco distante dal confine austriaco. L’intera area appartiene alla regione alpina della Gorenjska, celebre per laghi glaciali, foreste e percorsi montani. Da Lubiana il tragitto richiede circa 45 minuti in auto tramite autostrada A2 fino all’uscita Lesce-Bled. L’ultimo tratto sale verso il lago attraverso strade ordinate circondate da abeti e pensioni storiche.

Treni regionali collegano Lubiana alla stazione di Lesce-Bled, da dove poi sono disponibili autobus locali (oppure taxi) che conducono fino al centro cittadino. Parecchi viaggiatori scelgono invece il percorso a piedi attorno al lago prima della salita finale verso il castello. Il sentiero pedonale parte dalla riva orientale e raggiunge la fortezza in circa 15 minuti. La salita è breve ma intensa, e compensata continuamente dagli scorci panoramici che si aprono tra gli alberi.

Lago e Castello di Bled, Slovenia
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Tutta la magia del lago e del Castello di Bled

La mattina presto regala luce migliore e atmosfera più quieta. Il tardo pomeriggio, invece, offre colori spettacolari sulle Alpi Giulie e sull’isola al centro del lago. Durante l’inverno neve e nebbia trasformano il castello in una visione nordica quasi irreale, parecchio distante dall’immagine estiva da cartolina.

Bandiere Verdi e Nere di Legambiente: le montagne più (e meno) sostenibili del 2026

28 mai 2026 à 11:30

Le Alpi italiane continuano a essere un laboratorio di sostenibilità, innovazione e nuove forme di turismo responsabile. A raccontarlo è il nuovo report di Legambiente dedicato alle Bandiere Verdi e Nere 2026, il riconoscimento che ogni anno premia le esperienze virtuose della montagna e segnala, al contrario, i progetti considerati dannosi per l’ambiente alpino.

L’iniziativa, presentata durante il X Summit nazionale delle Bandiere Verdi, mette al centro comunità locali, economia territoriale, tutela degli ecosistemi e qualità della vita in quota. Quest’anno sono 19 le Bandiere Verdi assegnate lungo l’arco alpino.

Bandiere Verdi 2026

Le realtà premiate da Legambiente rappresentano modelli concreti di sviluppo sostenibile in montagna. I riconoscimenti sono stati assegnati a comuni, cooperative, associazioni, università e gruppi di cittadini impegnati nella cura del territorio e nella costruzione di economie locali resilienti.

La regione in vetta alla classifica con 5 Bandiere Verdi è il Friuli-Venezia Giulia, seguita da Trentino-Alto Adige con 4, Piemonte e Lombardia con 3, Valle D’Aosta e Veneto con 2.

Tra le esperienze più interessanti spicca il collettivo Robida, in Friuli-Venezia Giulia, che ha trasformato il borgo di Topolò-Grimacco (UD) in un centro permanente dedicato alla rigenerazione culturale e sociale della montagna. In Piemonte è stata premiata l’attività del Comitato Dora Baltea Viva, impegnato nella tutela del fiume attraverso percorsi partecipativi e iniziative di sensibilizzazione ambientale.

Importante anche il riconoscimento assegnato alla cooperativa sociale “I Love Val Brembana”, in provincia di Bergamo, capace di unire inclusione lavorativa e sviluppo locale grazie all’inserimento professionale di persone fragili in attività legate al territorio montano.

In Veneto, invece, è stato valorizzato il progetto del Sentiero delle Dolomiti in Miniatura e del Centro Orti Rupestri di San Tomaso Agordino (BL), esempio di turismo lento e valorizzazione paesaggistica. A Chiuro (SO) è stato premiato invece il progetto che punta a proteggere la stagione degli amori dei cervi.

Grande attenzione anche alla salvaguardia delle tradizioni alpine. In Trentino il progetto “Bollait” ha rilanciato la lavorazione etica della lana del Lagorai creando una filiera sostenibile che coinvolge allevatori, artigiane e comunità locali. In Valle d’Aosta, la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands continua invece a preservare da oltre mezzo secolo la tessitura tradizionale del Drap utilizzando la lana della pecora Rosset, razza autoctona valdostana.

Tra le premiate ci sono anche l’Università di Torino e quella di Trento.

Le categorie scelte nel 2026 da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi sono state:

  • comunità e rigenerazione dei territori
  • conoscenza e ricerca
  • cura dell’acqua e degli ecosistemi
  • economie e filiere locali
  • turismo e abitare
Le Bandiere Verdi 2026 di Legambiente
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Veduta aerea di Cornello dei Tasso, Val Brembana

Bandiere Nere 2026

Accanto alle eccellenze non mancano però situazioni considerate critiche da Legambiente. Nel 2026 sono sette le Bandiere Nere assegnate per denunciare interventi giudicati incompatibili con la tutela dell’ambiente alpino e con un modello di sviluppo sostenibile della montagna.

Il Trentino-Alto Adige è la regione con il maggior numero di segnalazioni negative, tre in totale, seguito dal Friuli-Venezia Giulia con due, mentre Piemonte e Veneto ricevono una Bandiera Nera ciascuno.

Tra i casi più discussi figura quello legato al comune di Cortina (BL), dove Legambiente critica la realizzazione della nuova pista da bob e della cabinovia Apollonio-Socrepes collegate alle Olimpiadi invernali 2026. Secondo l’associazione ambientalista, sarebbero state ignorate alternative più sostenibili e sottovalutati i rischi legati al dissesto idrogeologico.

Liechtensteinklamm, la gola che ruggisce tra le montagne del Salisburghese e trasforma la roccia in vertigine

24 mai 2026 à 14:00

Arrivare davanti alla Liechtensteinklamm scatena una sorta di cortocircuito: fino a pochi minuti prima scorrono prati ordinati, chalet di legno e curve silenziose della Valle di Grossarl. Poi il paesaggio si stringe, l’aria si raffredda e il rumore dell’acqua cresce fino a occupare tutto. Il motivo è da ritrovare nel fatto che si è al cospetto di una gola spettacolare situata a St. Johann im Pongau, circa 65 chilometri a sud di Salisburgo.

I Laghi di Fusine in primavera: i due laghi gemelli delle Alpi Giulie da scoprire

16 mai 2026 à 16:00

L’altitudine è limitata, ma la bellezza è tanta: a meno di mille metri sul livello del mare i Laghi di Fusine sono una delle tante meraviglie naturali delle Alpi Giulie, all’estremo lembo nordorientale del Friuli-Venezia Giulia. A pochissimi chilometri dal confine sloveno, questi due cristallini specchi d’acqua di origine glaciale, il Lago Inferiore e il Lago Superiore, sono due bacini separati ma uniti, in modo quasi misterioso nelle viscere della terra, da un sistema di acque sotterranee che li rende inseparabili gemelli: il Lago Superiore, a quota 929 metri sul livello del mare, alimenta infatti quello Inferiore, collocato cinque metri di altitudine più in basso, in una sorta di abbraccio invisibile.

I laghi si trovano immersi in un contesto naturale spettacolare, una sorta di anfiteatro naturale di rara potenza scenografica: gli specchi d’acqua e i boschi che li circondano si stagliano contro le pareti rocciose del Mangart, cima da oltre 2600 metri che domina il panorama, del Picco di Mezzodì (2063 metri), della Stugova e del Veunza. Una corona di montagna eleganti che fanno da cornice a un luogo di rara bellezza. La vallata, inserita nel Parco Naturale dei Laghi di Fusine fin dal 1971 e immersa nella più vasta Foresta dei Tre Confini, che copre di vegetazione 24mila ettari di territorio tra Italia, Austria e Slovenia.

Laghi di Fusine: dove sono e come arrivare

I Laghi di Fusine si trovano a Tarvisio, comune di soli tremila abitanti a fronte del territorio più esteso fra i municipi del Friuli-Venezia Giulia, all’estremo orientale della regione, sulle Alpi Giulie. Il confine con la Slovenia è a un passo, ma anche l’Austria si trova nelle immediate vicinanze.

La località più vicina ai laghi è Fusine in Valromana, che si raggiunge facilmente in auto dalla strada statale 54, non lontana dall’uscita autostradale di Tarvisio, lungo la A23. L’accesso alla parte finale della strada che porta ai laghi, e quindi al parcheggio più prossimo, è a pagamento. Chi preferisce non pagare, o semplicemente vuole allungare la passeggiata, può lasciare la propria auto prima della cassa e raggiungere il primo lago a piedi in circa venti minuti a piedi lungo il pittoresco Sentiero del Rio del Lago, che costeggia il torrente omonimo tra larici e abeti rossi.

Un modo alternativo per raggiungere i Laghi di Fusine è in bici, noleggiandola a Tarvisio o portandola con sé in treno: la cittadina è collegata alla linea Venezia-Vienna.

Cosa fare ai Laghi di Fusine in primavera

La primavera è certamente un momento speciale per visitare i Laghi di Fusine, e non soltanto perché li si trova meno affollati rispetto ai mesi estivi. La cornice naturale in cui si trovano incastonate queste due piccole gemme acquatiche è spettacolare in tutte le stagioni, ma quando arrivano i mesi di aprile, maggio, giugno si assiste davvero al proverbiale risveglio primaverile.

La neve si scioglie sulle cime del Mangart e delle Ponze, alimentando i laghi con acque fresche e limpidissime. La vegetazione ricomincia a coprire i sentieri di un verde tenero e luminoso e lungo i bordi dei percorsi compaiono le prime genziane, con i loro petali blu, poi i rododendri e pure, più in alto e più tardi, qualche stella alpina. Anche la fauna si risveglia, come testimoniato dai rapaci che volano in grandi cerchi, stagliandosi contro il cielo blu.

Laghi Fusine primavera Alpi Giulie
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I Laghi di Fusine dalla cima del Mangart in un giorno di primavera

Visto il contesto montano, l’attività principale da fare ai Laghi di Fusine è camminare. Camminare e guardare, godendosi lo spettacolo della natura in purezza.

La passeggiata principale è il giro dei Laghi, da affrontare seguendo il percorso ad anello dedicato, lungo circa quattro chilometri e con un dislivello minimo da superare. Si tratta di una camminata accessibile a tutti, pensata anche per le famiglie con bambini, e si percorre in circa due ore senza fretta. Si parte dal Lago Inferiore, che ha un aspetto più dolce, caratterizzato dalle sue sfumature blu e verdi, e si risale dolcemente fino al Lago Superiore, che invece è più selvaggio e aperto, con un grande prato che si estende lungo le sponde in direzione delle montagne.

Il sentiero corre tra radici di abete, massi muschiati e tratti più aperti da cui si gode di scorci memorabili. Attorno a entrambi i laghi ci sono aree attrezzate con tavoli e panchine in legno, posizionate in punti strategici per godere del panorama.

Laghi Fusine primavera Alpi Giulie
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L’acqua cristallina del Lago Superiore

È importante ricordare che i laghi non sono balneabili: è vietato tuffarsi e fare il bagno, una norma pensata per preservare l’ecosistema di questo ambiente protetto. Non mancano però i punti di ristoro: a primavera cominciano ad aprire i battenti le diverse strutture ricettive che si trovano nelle vicinanze di entrambi i laghi, offrendo i piatti tipici della cucina friulana, qui sottoposta all’influenza della vicina Slovenia.

Tre escursioni attorno ai Laghi di Fusine ideali per la primavera

La rete di sentieri che si dirama attorno ai laghi offre itinerari per tutte e tutti, e le già citate meraviglie della primavera alpina invitano a tirar su le maniche della camicia e avventurarsi sui sentieri.

Il già menzionato Giro dei Laghi, a cui aggiungere una deviazione ai cosiddetti Laghi Piccoli è la proposta perfetta per una passeggiata semplice, senza vere difficoltà escursionistiche. Il classico percorso ad anello che collega il Lago Inferiore e il Lago Superiore, lungo circa 4 chilometri, si arricchisce di una breve visita a due piccoli specchi d’acqua adiacenti al Lago Inferiore, spesso trascurati dai visitatori frettolosi. In primavera il silenzio in questo angolo del parco è quasi assoluto, interrotto solo dal fruscio degli alberi e dal placido muoversi del pelo dell’acqua.

Il Rifugio Zacchi è una destinazione ideale per ogni tipo di esperienza escursionistica: lo si può raggiungere con una facile passeggiata, o anche in mountain bike o e-bike, attraverso una ampia carrareccia che sale dai Laghi di Fusine alla struttura. Il sentiero classico per raggiungerlo però è quello contrassegnato dal segnavia 512 del CAI, che si inerpica nel sottobosco con pendenza sostenuta. Questo percorso misura poco meno di tre chilometri sola andata, con un dislivello di 450 metri, e richiede circa un’ora e mezza di cammino. Una terza via, più ampia, per camminatori più allenati, è quella che percorre il sentiero 514 fino alla malga Alpe del Lago e poi il 513 fino al Rifugio. Quest’ultima alternativa richiede poco più di due ore di cammino per raggiungere la destinazione.

Laghi Fusine primavera Alpi Giulie
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Veduta aerea dei Laghi di Fusine

Il Rifugio Zacchi, a 1380 metri di quota, si trova ai piedi delle pareti rocciose delle Ponze, del Veunza e del Mangart, le statuarie cime già in vista dai Laghi di Fusine. È noto per la sua cucina, per la collocazione in un contesto speciale e perché punto di partenza per ulteriori e più ambiziose escursioni in quota.

Infine, una bella escursione è quella che dai Laghi di Fusine porta a Sella Colrotondo, perfetta per gli escursionisti che vogliono scoprire prospettive diverse sulla vallata. Il percorso risale dal fondovalle lungo le sponde dei laghi, poi svolta verso l’Alpe del Lago e sale fino alla panoramica Sella Colrotondo, per poi ridiscendere nella foresta e ricongiungersi con i sentieri dei laghi. Si attraversano ambienti molto diversi tra loro: dalla foresta di conifere che circonda gli specchi d’acqua, alla faggeta verso Colrotondo, alle radure aperte con vista sulle pareti rocciose del Mangart.

Riffelsee in Svizzera, il lago specchio del Cervino che regala l’alba più teatrale delle Alpi

19 avril 2026 à 13:30

Piccolino, ma con la forza scenica dei luoghi enormi, il Riffelsee è un lago svizzero situato nel Canton Vallese, sopra Zermatt, nell’area del Gornergrat, una dorsale alpina celebre per la vista su enormi ghiacciai. Il nome sembrerebbe derivare da Riffel, termine legato alla morfologia aspra della zona, fatta di creste, pietra e pendii segnati dal gelo.

Ciò che lascia senza parole e che lo rende famoso a livello internazionale, è che qui avviene un vero e proprio prodigio: quando l’aria resta quieta e la superficie si tende in una lastra perfetta, il Cervino si rovescia nell’acqua con una precisione quasi irreale. Nasce così il celebre Cervino capovolto, immagine cercata da fotografi, escursionisti, viaggiatori romantici e appassionati di vette.

Attorno si apre il teatro delle grandi quote svizzere. Da un lato il Matterhorn, nome tedesco del Cervino, piramide isolata che domina l’orizzonte. Più in là la catena del Monte Rosa, gruppo immenso che custodisce la Punta Dufour, vetta massima della Svizzera. Sotto, valloni scavati dal ghiaccio, morene e prati brevi che l’estate colora per poche settimane.

Caratteristiche e formazione del Riffelsee

L’affascinante Riffelsee occupa una conca d’alta quota (2.757 metri di altitudine) modellata dai ghiacciai che per millenni hanno inciso l’intera regione. Gran parte del paesaggio del Gornergrat nasce infatti dall’azione del gelo e del disgelo, dallo scorrere delle masse glaciali e dal trasporto di detriti enormi poi lasciati ai margini delle antiche lingue di ghiaccio. Il lago appare dunque figlio diretto dell’ultima grande stagione glaciale (e no, non è affatto poco).

Riffelsee, lago della Svizzera
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L’incredibile prodigio del Riffelsee

Le misure sono contenute, ovvero circa 100 metri di lunghezza e una cinquantina di larghezza secondo le indicazioni più diffuse. Ma, forse, è proprio questa scala raccolta a aumentarne il fascino: nulla distrae lo sguardo. Acqua, pietra, cielo e una montagna leggendaria compongono la scena con equilibrio perfetto.

L’altitudine impone condizioni severe. L’inverno ricopre l’area di neve e ghiaccio, spesso cancellando il bacino alla vista. L’estate, invece, arriva tardi e dura poco. I mesi di massimo splendore, infatti, sono quelli che vanno da giugno a ottobre, mentre il resto dell’anno è la montagna a dettare le regole (dure).

Nei prati vicini compaiono specie alpine pregiate. Chi osserva con attenzione può incontrare eriofori dal ciuffo candido, sassifraghe, genziane e piccole fioriture adattate al vento, suolo magro e agli sbalzi termici. Un patrimonio botanico che rende la zona preziosa anche per naturalisti e appassionati di flora.

Per quanto riguarda l’architettura umana, è quasi assente. L’unica vera protagonista di questo tipo è la ferrovia del Gornergrat, inaugurata nel XIX secolo e considerata una delle grandi opere turistiche delle Alpi. Binari, stazioni e pendenze affrontate con sistema a cremagliera raccontano una stagione pionieristica in cui la montagna iniziò ad aprirsi ai viaggiatori moderni.

Cosa vedere e cosa fare al Riffelsee

Il primo (e impossibile da evitare) rito riguarda il riflesso del Cervino. Conviene puntare alle prime ore del giorno oppure alla luce bassa del tardo pomeriggio. In quei momenti il vento spesso rallenta e l’acqua si trasforma in vetro. Quando accade, la montagna appare doppia, una in cielo e una nel lago, regalando un’emozione di profodonda intensità.

La fotografia qui trova terreno ideale: grandangolo per includere lago e catena del Monte Rosa, teleobiettivo per isolare la cima e scatti ravvicinati per cogliere fili d’erba mossi dalla brezza. Ma la verità è che persino uno smartphone restituisce immagini sorprendenti se la luce collabora.

Chi ama i sentieri può proseguire verso Riffelberg oppure salire dal Gornergrat lungo percorsi segnati. Il tracciato numero 21, noto come Riffelseeweg, attraversa un ambiente spettacolare pieno di rocce rossastre, prati alpini e scorci continui sulla piramide del Cervino. Alcuni tratti presentano fondo sassoso, dunque scarponcini solidi risultano scelta saggia.

Vicino al lago si stacca anche l’accesso al Riffelhorn, cima di 2.928 metri apprezzata dagli arrampicatori. La parete sud ospita vie storiche e itinerari scuola frequentati da cordate che cercano roccia e panorama. Vedere questi movimenti verticali aggiunge energia a un quadro già intenso.

Molti visitatori scelgono semplicemente una sosta in riva. Pane, formaggio vallese, acqua fresca e giacca addosso persino in agosto. A questa quota il sole scalda e l’aria punge nello stesso istante. Durante l’estate alcune partenze speciali permettono di assistere all’alba sul Gornergrat con colazione in quota. Dopo il primo chiarore, raggiungere Riffelsee significa trovare il Cervino tinto d’arancio che si specchia in acqua blu scura.

Dove si trova e come arrivare

Il Riffelsee sorge sopra Zermatt, celebre località del Canton Vallese nel sud della Svizzera, vicina al confine italiano. Zermatt ha una particolarità rara nelle Alpi moderne: il centro limita il traffico privato e mantiene un’atmosfera pulita, fatta di navette elettriche, chalet in legno, strade raccolte e aria sorprendentemente limpida.

Chi viaggia in auto lascia il mezzo a Täsch, paese posto più a valle con grandi parcheggi dedicati. Da lì parte una navetta ferroviaria rapida verso Zermatt. Una volta arrivati in stazione, basta attraversare la piazza per trovare la partenza della Gornergrat Bahn, treno rosso a cremagliera simbolo della regione.

La salita vale già il viaggio, grazie ai vagoni che risalgono boschi di larici, radure e terrazze panoramiche, per poi entrare in scenari minerali sempre più alti. Molti scelgono Rotenboden, fermata strategica per Riffelsee, da dove inizia un sentiero in lieve discesa che conduce alla riva in pochi minuti.

Altri preferiscono salire fino al Gornergrat, quota superiore ai 3.000 metri, visitare il grande belvedere su ghiacciai e vette, poi scendere a piedi verso il lago. Si tratta di una soluzione magnifica per chi desidera una giornata più ricca e ama i percorsi in discesa.

Il periodo ideale va da luglio a settembre, con finestre ottime anche a giugno e ottobre secondo neve residua e meteo. Conviene controllare visibilità e vento prima della partenza, perché cielo terso e aria calma fanno la differenza tra una bella gita e uno di quei momenti che restano impressi per anni.

Riffelsee, in fondo, possiede il talento raro dei posti autentici: piccolo, severo, facilissimo da raggiungere eppure capace di far sentire minuscoli davanti alla montagna più iconica d’Europa. Un lago breve nelle misure, ma immenso nella memoria.

Classifica degli aeroporti per le vacanze in montagna invernali, 2 italiani nella top 10 degli scali migliori

Par : losiangelica
24 février 2026 à 12:30

Non sempre il primo ostacolo di una vacanza in montagna è il meteo. Per chi sceglie la montagna anche fuori dal classico schema della settimana bianca, magari alternando sci, ciaspolate e trekking invernale, l’affidabilità dello scalo di arrivo diventa un fattore decisivo. È proprio su questo aspetto che si concentra l’ultima analisi pubblicata da AirAdvisor, che ha valutato quali aeroporti europei garantiscono maggiori probabilità di arrivare a destinazione senza imprevisti durante la stagione invernale 2025-2026.

Lo studio prende in esame 23 aeroporti comunemente utilizzati come porte d’accesso alle principali regioni montane europee individuando quelli più solidi dal punto di vista operativo nei mesi tra novembre e gennaio, periodo in cui traffico turistico e condizioni meteo mettono sotto pressione il sistema aeroportuale.

Come è stata stilata la classifica

AirAdvisor ha elaborato la graduatoria utilizzando i dati proprietari AIRDATA, basati sulle interazioni e sulle performance reali dei voli durante la stagione invernale. L’obiettivo non era premiare la quantità di collegamenti o la dimensione degli aeroporti, ma capire quali riescono a mantenere stabilità operativa quando la pressione cresce.

Quattro gli indicatori presi in considerazione, con pesi differenti. Il più importante riguarda la percentuale di voli con ritardi superiori ai 60 minuti, parametro che incide per il 40% sul punteggio finale e che rappresenta uno dei principali rischi per chi deve proseguire verso località montane spesso raggiungibili solo con transfer dedicati.

Seguono la durata media dei ritardi, il tasso di cancellazione e il volume complessivo dei voli invernali. Quest’ultimo elemento serve a contestualizzare i risultati: gestire bene poche rotte è diverso dal farlo con flussi elevati di passeggeri nel pieno dell’alta stagione.

Ne emerge un quadro piuttosto chiaro. Gli aeroporti meglio posizionati sono quelli capaci di limitare gli effetti domino tipici dell’inverno: piccoli ritardi che diventano lunghe attese, cancellazioni che saturano rapidamente i voli alternativi, difficoltà di recupero quando le condizioni meteo peggiorano.

I 2 italiani in classifica

Nella classifica trovano spazio anche 2 aeroporti italiani, con risultati nel complesso solidi, ma senza veri exploit. Torino si distingue più degli altri, piazzandosi nelle prime posizioni grazie a una performance regolare su tutti gli indicatori: niente picchi eccezionali, ma nemmeno criticità evidenti nei mesi più complessi dell’inverno.

Verona entra tra i migliori scali europei a pari merito con Basilea, confermando il suo ruolo strategico per l’accesso rapido alle Dolomiti e alle località alpine del Nord-Est.

Aeroporto di Torino
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Aeroporto di Torino nella top 10 dei migliori per una vacanza in montagna

La Top 10 degli aeroporti per le vacanze in montagna

In cima alla classifica si trova l’Aeroporto di Salisburgo, con un punteggio di 9,25. Una posizione quasi naturale: lo scalo austriaco è uno dei principali gateway verso le Alpi e conferma una gestione particolarmente efficace dei picchi stagionali.

Subito dietro Bratislava e Monaco di Baviera, entrambi a quota 9,00. Monaco, in particolare, dimostra come anche un grande hub possa mantenere standard elevati nonostante volumi di traffico molto consistenti durante l’inverno.

Ai piedi del podio compare Torino (8,95), che beneficia di prestazioni equilibrate su tutti gli indicatori, senza criticità evidenti. Seguono Vienna (8,90) e una coppia a pari merito: EuroAirport Basilea e Verona (8,50), entrambi punti strategici per l’accesso rapido alle Alpi centrali.

Zurigo (8,40) conferma la propria solidità operativa, mentre più a nord spiccano Oslo (8,30) e Stoccolma Arlanda (7,90), aeroporti abituati a operare in condizioni climatiche impegnative e quindi meno vulnerabili agli effetti della stagione fredda.

Chiude la top ten Lione (7,65), snodo importante per raggiungere le Alpi francesi, con performance complessivamente stabili anche nei mesi più trafficati.

La top 10:

  1. Aeroporto di Salisburgo
  2. Aeroporto di Bratislava
  3. Aeroporto di Monaco di Baviera
  4. Aeroporto di Torino
  5. Aeroporto Internazionale di Vienna
  6. EuroAirport Basilea e Aeroporto di Verona (parimerito)
  7. Aeroporto di Zurigo
  8. Aeroporto di Oslo
  9. Aeroporto di Stoccolma Arlanda
  10. Aeroporto di Lione

Innsbruck, il paradiso alpino e olimpico a pochi passi dall’Italia

Par : elenausai10
16 février 2026 à 16:00

Dalla frenesia urbana al silenzio delle vette in meno di venti minuti, senza mai toccare il volante di un’auto. A Innsbruck, il confine tra metropoli e natura assume le forme di un’ascesa verticale. Mentre la funicolare scivola verso le creste della Nordkette, la prospettiva si ribalta: il rigore asburgico della valle si arrende alla verticalità delle Alpi, offrendo uno sguardo che spazia dai vicoli medievali ai ghiacciai perenni.

A Innsbruck la montagna non è un passatempo, ma un vero e proprio ritmo biologico. Ascoltando i racconti di chi vive o studia in città, è chiara la loro routine: chiusi i libri o spento il computer, sostituiscono l’aperitivo con il brivido di una discesa, incarnando un lifestyle dove il design d’avanguardia, come il profilo sinuoso del trampolino del Bergisel di Zaha Hadid, dialoga con un’eredità olimpica mai sopita.

E, grazie alla sua vicinanza, anche noi viaggiatori italiani possiamo godere di questo paradiso alpino dove non mancano esperienze culturali suggestive, tra castelli con wunderkammer preziose e importanti mausolei imperiali.

L’eredità olimpica di Innsbruck

Ospitare i Giochi Olimpici Invernali per ben due volte, nel 1964 e nel 1976, non ha solo lasciato infrastrutture, ma ha impresso un DNA sportivo indelebile nel profilo della regione. Basti pensare alla sua rinomata facoltà di Scienze dello Sport, l’università locale che trasforma le montagne in un laboratorio a cielo aperto, dove la ricerca scientifica incontra l’eccellenza atletica. È questo connubio tra teoria e azione che alimenta il fermento della zona, rendendo il confine tra l’aula universitaria e la pista da sci incredibilmente sottile.

E mentre gli sciatori ripercorrono le discese storiche del Patscherkofel, poco lontano, a Igls, il sibilo del ghiaccio racconta una storia di velocità pura: quella dell’Olympia-Bobbahn. Non una pista olimpica da bob abbandonata, ma un’esperienza aperta ai viaggiatori più adrenalinici. La pista è un “serpente” di ghiaccio che si snoda per quasi un miglio attraverso 14 curve da brivido. Anche i meno esperti possono sfidare la gravità a bordo di un bob guidato da professionisti, raggiungendo velocità che superano i 100 km/h (60 mph)!

Ma l’eredità più famosa è senza dubbio quella che svetta a sud del centro: il Bergisel. Il trampolino per il salto con gli sci non è solo un impianto sportivo, ma un’opera architettonica progettata da Zaha Hadid, con le sue linee fluide che fondono una torre di controllo e un caffè panoramico. Salire sulla sua cima significa abbracciare con lo sguardo l’intero arco alpino, comprendendo in un solo istante perché Innsbruck sia diventata la culla degli sport invernali.

Bergisel Ski Jump a Innsbruck
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Il Bergisel Ski Jump progettato da Zaha Hadid

Sciare a Innsbruck: l’emozione del freeride e le piste panoramiche

Se l’eredità olimpica ne definisce il prestigio, è l’accessibilità verticale a rendere questa destinazione un unicum in tutta l’Austria. Il simbolo più rappresentativo di questa qualità è la Nordkette: in pochi minuti, salendo sulle funivie le cui stazioni futuristiche sono state progettate da Zaha Hadid per riprodurre l’effetto del ghiaccio, ci si ritrova sospesi sopra i tetti del centro storico, pronti ad affrontare quella che è considerata una delle discese più ripide d’Europa.

Stazione di Zaha Hadid a Innsbruck
@SiViaggia-Elena Usai
La stazione della funivia progettata da Zaha Hadid

Dalla stazione dell’Hafelekar, a 2.256 metri, la vista è semplicemente mozzafiato: lo sguardo spazia dai vicoli medievali sottostanti alle vette frastagliate del Karwendel. Per i freerider più esperti, scendere lungo i suoi canaloni con una pendenza del 70% significa vivere un’esperienza quasi surreale: chi è di Innsbruck sa che, almeno una volta nella vita, deve farlo.

Ma il regno della neve fresca si estende anche all’Axamer Lizum, il “tetto bianco” della regione. Incastonato in un anfiteatro naturale dominato dalle torri calcaree delle Kalkkögel, questo comprensorio è un paradiso per chi cerca la libertà assoluta.

Se sciare sui pendii della Nordkette o tra i canaloni dell’Axamer Lizum può trasmettere la stessa scarica di energia di una Red Bull ghiacciata (d’altronde, siamo nella patria del celebre energy drink!) la regione offre anche un’anima decisamente più dolce, simile al piacere di sorseggiare una cioccolata calda davanti al camino. L’offerta sciistica si spinge infatti oltre l’estremo, abbracciando altitudini record e spazi pensati per il puro piacere della discesa in totale relax. A circa 2.000 metri di quota svetta Kühtai, la località sciistica di Coppa del Mondo dello slittino più alta dell’Austria. Grazie alla sua posizione privilegiata, qui la neve è una certezza assoluta da dicembre fino a metà aprile.

Per chi invece cerca un ritmo più rilassato, il Patscherkofel si conferma la “montagna di casa” per eccellenza. Questa storica area ricreativa è il rifugio perfetto per gli sciatori occasionali e per chi ama vivere la montagna con lentezza. Tra boschi innevati e pendii dolci, il monte non attira solo chi scende in pista, ma è un vero paradiso per gli scialpinisti e gli appassionati di escursioni invernali, che qui trovano sentieri battuti immersi in un silenzio rigenerante, a pochi minuti dai caffè del centro.

Patscherkofel a Innsbruck
@SiViaggia-Elena Usai
Il paesaggio dalla montagna Patscherkofel

Infine, il viaggio sulla neve trova il suo apice nel ghiacciaio dello Stubai. Essendo il comprensorio su ghiacciaio più grande dell’Austria, lo Stubai garantisce un’esperienza quasi mistica: qui le piste si spingono fino ai 3.200 metri di altitudine, toccando il cielo in un paesaggio dominato dai ghiacci perenni. Nonostante il ghiacciaio si trovi in un’area diversa, lo Ski Plus City Pass proposto dalla regione consente di sciare anche lì.

L’anima colta e imperiale della città

Tolti gli scarponi e lasciata l’attrezzatura da sci, si può andare alla scoperta dell’anima culturale della città. Passeggiando tra i vicoli medievali dell’Altstadt si viene immediatamente colpiti da un labirinto di facciate color pastello, portici in pietra e insegne in ferro battuto. Il punto di riferimento, inevitabile, è il Tettuccio d’Oro (Goldenes Dachl): con le sue 2.657 tegole di rame dorato, non è solo un balcone reale eretto dall’imperatore Massimiliano I, ma il simbolo abbagliante di un’epoca in cui la città era il centro del potere europeo.

La vera maestosità, però, si rivela entrando nella Hofkirche, la Chiesa di Corte. Qui, ventotto imponenti statue di bronzo, chiamate “uomini neri”, vegliano sul cenotafio dell’imperatore, creando un’atmosfera solenne. È un contrasto affascinante con la vicina Hofburg, il Palazzo Imperiale, le cui sale rococò raccontano lo splendore di Maria Teresa d’Austria.

La storia si fa ancora più preziosa nel Castello di Ambras. Situata su un’altura che domina la valle, questa fortezza rinascimentale detiene un primato straordinario: è ufficialmente considerata il primo museo al mondo. Fu qui che l’Arciduca Ferdinando II, nel XVI secolo, ideò una struttura destinata specificamente a ospitare le sue collezioni, dando vita a una celebre “Camera delle Meraviglie”.

Castello di Ambras
@SiViaggia-Elena Usai
La sala spagnola, la più bella dentro il Castello di Ambras

In definitiva, perché vi consigliamo una vacanza invernale a Innsbruck? Quello che abbiamo capito visitandola è che la vera magia di questa destinazione non risiede solo nella verticalità delle sue montagne o nel fasto dei suoi palazzi, ma nella naturalezza con cui questi due mondi si fondono sotto l’ombra protettiva delle Alpi.

Come arrivare a Innsbruck

Il metodo ideale per raggiungere Innsbruck è senza dubbio il treno, un’opzione che permette di ammirare il mutare del paesaggio mentre si risale la dorsale delle Alpi. Da Milano, i collegamenti via Verona e Bolzano offrono un passaggio fluido attraverso il Brennero. Anche da Bologna ci sono diversi collegamenti che permettono di arrivare in città con i treni DB-ÖBB Railjet.

Una volta arrivati, la città vi accoglie con una filosofia di ospitalità improntata alla libertà di movimento. Chi decide di soggiornare per almeno due notti riceve la Welcome Card, una chiave d’accesso privilegiata al territorio. Questo pass permette di utilizzare gratuitamente i trasporti pubblici e di visitare le principali attrazioni a prezzi scontati. A partire dalle tre notti, si aggiunge anche l’utilizzo gratuito o ridotto degli impianti di risalita.

5 laghi della Valtellina da scoprire camminando

15 février 2026 à 18:00

La Valtellina è una delle mete più affascinanti della Lombardia per chi cerca natura e panorami lontani dal turismo di massa, contraddistinti da pascoli punteggiati di fiori, lariceti profumati, creste affilate e sentieri che si arrampicano verso conche silenziose.

Tra questi paesaggi emergono anche alcuni dei laghi alpini più spettacolari della regione, alcuni nati dal lento avanzare dei ghiacciai, altri come bacini artificiali che hanno trasformato il territorio e avvallamenti solitari.

Ecco, allora, cinque splendidi laghi da scoprire camminando, uno dopo l’altro, passo dopo passo.

Laghi di Cancano

A oltre 1900 metri, nel Parco Nazionale dello Stelvio, i Laghi di Cancano (San Giacomo e Cancano) si distendono come due grandi nastri d’acqua turchese incastonati tra montagne austere. Nati negli anni Quaranta per alimentare le centrali idroelettriche dell’Alta Valtellina, sono bacini artificiali che hanno trasformato il territorio senza snaturarlo.

L’altopiano che li abbraccia è ampio e aperto, il profilo delle cime si riflette nelle acque e l’atmosfera è quasi nordica. Si può percorrere il Giro dei Laghi di Cancano, un itinerario semplice e adatto a tutti che parte dalle Torri di Fraele e costeggia il Lago di Cancano, per poi completare la circonvallazione del Lago di San Giacomo.

Non ci sono difficoltà tecniche significative, solo la possibilità di camminare immersi in un paesaggio vasto e arioso, dove il cielo sembra più vicino.

Laghi di Porcile

Incastonati nella conca glaciale della Val Tartano, i Laghi di Porcile si susseguono come tre perle lungo un sentiero che parte da Arale, frazione di Tartano. Il sentiero 112 è ben segnalato e accompagna con pendenza moderata fino ai primi specchi d’acqua. In circa due ore si raggiunge il Lago Piccolo, a 2005 metri, mentre il Grande e il Lago di Sopra spiccano poco più in alto.

Si sono formati durante l’epoca glaciale, quando l’arretramento dei ghiacciai lasciò morene e conche, e il nome “Porcile” deriverebbe da un’antica radice legata al concetto di purezza o limpidezza.

In estate, l’area si accende di fioriture alpine e non è raro avvistare stambecchi che si muovono tra le rocce. Poco sopra i laghi si scorgono ancora le tracce della Linea Cadorna, antica postazione difensiva della Prima Guerra Mondiale.

Lago Palù

Veduta del Lago Palù, Valtellina, Lombardia
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Splendida veduta del Lago Palù

Nel cuore della Valmalenco, sopra la località di Chiesa, il Lago Palù appare come una visione sospesa tra bosco e blu: a 1922 metri di altitudine, tra abetaie e lariceti, è uno dei laghi naturali più scenografici della Valtellina.

Di origine glaciale, modellato durante l’ultima glaciazione e forse chiuso da una paleofrana, il Palù conserva un dettaglio affascinante: non ha emissari visibili. Le sue acque filtrano lentamente nel sottosuolo, quasi scomparissero tra le rocce.

Un tempo era un ricco punto di pesca, popolato da trote, tinche e persino da un’enorme anguilla che ancora oggi fa parte dei racconti locali. Oggi si raggiunge con una passeggiata facile e panoramica che parte da San Giuseppe seguendo il sentiero CAI 330, oppure con la funivia da Chiesa in Valmalenco per chi desidera accorciare il dislivello.

Il Rifugio Palù, affacciato sulle acque, è perfetto per fermarsi a pranzo o trascorrere una notte in quota. In estate, quando il livello dell’acqua scende, compare una piccola spiaggia erbosa dove concedersi un picnic con lo sguardo che si perde tra le creste tutt’intorno.

Lago del Gallo

Sul confine tra Italia e Svizzera, poco oltre Livigno, il Lago del Gallo si apre come un bacino ampio e silenzioso, creato tra il 1965 e il 1968 con la costruzione della diga del Punt dal Gall. Un ponte ad arco collega le due nazioni e conduce al tunnel elvetico del Munt la Schera, unica via tra Livigno e la Svizzera.

Durante l’estate il lago si anima di attività all’aria aperta: SUP, canoa, pesca, oppure semplici passeggiate lungo il lungolago. Si può arrivare in auto fino a Pont de Rasin o percorrere la pista ciclopedonale che parte dal centro di Livigno e si snoda per circa diciassette chilometri tra prati e aree attrezzate.

Nei periodi di magra, al centro del lago emerge una piattaforma galleggiante in legno, utilizzata per yoga e sport acquatici.

Lago di Bernasca

Lago di Bernasca, Valtellina, Lombardia
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Veduta mozzafiato del Lago di Bernasca

Tra le pieghe più appartate della Val Tartano, a circa 2100 metri, si apre la conca che ospita il Lago di Bernasca, uno specchio d’acqua di origine glaciale incastonato in un avvallamento ampio e verde, dominato dalle creste del Pizzo di Pradella e del Monte Ponteranica.

Le acque sono limpide, quasi trasparenti, e il paesaggio regala un senso di isolamento raro. A luglio le praterie alpine si adornano di fiori e il contrasto tra verde e azzurro diventa intenso.

Per raggiungerlo si arriva in auto a Campo Tartano, piccolo borgo alpino raggiungibile da Morbegno lungo la SS38 e poi la SP11 della Val Tartano. Da lì si può proseguire fino alla località Ronco e lasciare l’auto, continuando a piedi lungo una strada agro-silvo-pastorale. In meno di un’ora si arriva all’altopiano erboso che custodisce il lago, con una camminata semplice ma appagante.

I Luoghi del Cuore FAI tornano a splendere: i 20 progetti scelti per il 2026

Par : elenausai10
26 janvier 2026 à 14:00

Esiste un’Italia che non appare nelle mete più gettonate del turismo di massa e che spesso sopravvive solo grazie alla memoria di chi la abita. È l’Italia delle aree interne, delle periferie urbane e dei borghi d’alta quota. Il 21 gennaio 2026, il FAI ha tracciato una nuova rotta per questo patrimonio considerato “fragile”, annunciando i 20 progetti di restauro e valorizzazione vincitori del bando legato al XII censimento.

Con uno stanziamento record di 700.000 euro, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, l’operazione non ha solo come obiettivo la tutela di questi luoghi, ma un progetto di valorizzazione che guarda al futuro. Dalle vette della Valsesia alle coste del Salento, il messaggio è chiaro: la bellezza non ha gerarchie e ogni luogo che custodisce l’identità collettiva merita la possibilità di farsi conoscere.

Oltre i soliti itinerari: alla scoperta di un’Italia inedita

La selezione del 2026 ci spinge verso territori che sfidano le rotte convenzionali, situati in quel limbo geografico dove la densità abitativa cala, ma quella delle storie aumenta vertiginosamente. Si parte dal Piemonte, con il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato, trionfatore dell’edizione, per poi scendere lungo la penisola fino alla Fontana Antica di Gallipoli, che torna a raccontare il legame millenario tra il Salento e l’acqua, e alla Chiesa di San Giorgio a Tellaro, dove il borgo ligure si aggrappa alla scogliera sfidando la salsedine.

Tra i 20 progetti selezionati compaiono luoghi davvero preziosi, come quelli nascosti nell’Appennino e nelle Alpi. In Alta Valsesia, a Rimella, il Museo Filippa custodisce una collezione di oggetti che un tempo fungevano da finestre sul mondo per i valligiani isolati. Nelle Marche, il Castello di Nidastore ad Arcevia si prepara a diventare nuovamente il cuore pulsante di una comunità. In Sicilia, l’Eremo della Quisquina, immerso in una foresta di querce secolari sui Monti Sicani, promette un’esperienza di silenzio assoluto. Persino a Milano, il recupero della Minitalia nel Parco Trotter dimostra come la memoria possa farsi gioco didattico, riavvicinando i cittadini a una visione d’insieme del Belpaese.

Un impatto culturale, sociale ed economico importante

Entrare a far parte dei progetti selezionati dal FAI non significa solo ottenere la possibilità di restaurare e riqualificare un luogo. Il potere di queste iniziative, infatti, risiede nella capacità di agire come infrastruttura intangibile, capace di generare orgoglio e nuove economie. Quando un luogo torna a splendere, non attira solo restauratori, ma attiva una rete di competenze che coinvolge università, comuni e giovani artigiani. È il caso dell’Asilo Sant’Elia a Como, capolavoro razionalista di Giuseppe Terragni: restaurarlo significa restituire alla periferia urbana la dignità di un centro culturale d’eccellenza.

Non a caso, il segreto di questo successo è la partecipazione “dal basso”. Per la prima volta, il FAI ha accompagnato i proponenti con percorsi formativi, trasformando i cittadini in progettisti consapevoli della propria identità. Sostenere un Luogo del Cuore in un periodo dove il tema dell’overtourism è all’ordine del giorno significa, in definitiva, scommettere sul turismo rigenerativo: quello che non consuma il paesaggio, ma lo abita, restituendo valore a storie che meritano di essere ascoltate ancora per generazioni.

Questi i 20 progetti selezionati:

  • Santuario N.S. delle Grazie, Nizza Monferrato
  • Fontana Antica, Gallipoli
  • Chiesa di San Giorgio, Tellaro
  • Museo Filippa, Rimella
  • Asilo Sant’Elia, Como
  • Minitalia-Parco Trotter, Milano
  • Edicola dei Morti del Lazzaretto, Milano
  • Villa Rossi, Santorso
  • Santuario della Beata Vergine del Fiume, Colorno
  • Eremo della Quisquina, Santo Stefano Quisquina
  • Borgo di Nidastore, Arcevia
  • Borgo Cunziria, Vizzini
  • Cimitero Vecchio, Santo Stefano di Camastra
  • Eremo di San Giorgio, Capraia Isola
  • Faro di Capo Sandalo, Carloforte
  • Complesso di San Francesco, Cantalice
  • Abbazia di San Giovanni in Venere, Fossacesia
  • Real Polveriera, Scafati
  • Villa de’ Mari, Acquaviva delle Fonti
  • Borgo di Civitacampomarano

Ramsau bei Berchtesgaden, il cuore alpino della Baviera tra rocce primordiali e bellezze senza tempo

7 janvier 2026 à 15:30

Ramsau bei Berchtesgaden rappresenta una delle realtà alpine più singolari dell’Europa centrale. Il villaggio, situato all’estremo sud-orientale della Baviera, sorge a breve distanza dal confine austriaco e dalla città di Salisburgo, ma soprattutto vanta un territorio vasto e verticalmente articolato che supera di molto le dimensioni demografiche del centro abitato. Poco meno di 2.000 residenti, infatti, vivono in un’area che si estende dalle vallate verdi fino alle creste più elevate delle Alpi di Berchtesgaden, raggiungendo quota 2.713 metri sulla Mittelspitze del Watzmann, una delle montagne più emblematiche dell’immaginario alpino tedesco.

Il borgo si sviluppa a circa 670 metri sul livello del mare all’interno di una conca modellata da ghiacciai antichi, corsi d’acqua montani e frane preistoriche. Gran parte del territorio comunale rientra nel Parco Nazionale di Berchtesgaden, unica area protetta alpina della Germania istituita nel 1978 per tutelare ecosistemi di alta montagna rimasti in larga parte intatti. Ramsau possiede inoltre lo status di stazione climatica curativa, riconoscimento legato alla qualità dell’aria, alla presenza di boschi estesi e alla particolare combinazione di altitudini, esposizioni e correnti.

Ma non è di certo tutto, perché la storia del luogo risulta profondamente intrecciata con la montagna: nel 2015 ha ottenuto il titolo di primo “villaggio dell’alpinismo” della Baviera, riconoscimento che premia una visione di turismo dolce basata su sostenibilità, agricoltura tradizionale e salvaguardia delle tradizioni alpine.

Cosa vedere a Ramsau

Il centro di Ramsau presenta un impianto raccolto, privo di grandi assi urbani e dominato da edifici rurali, masi storici e strutture religiose di forte valore simbolico. Ne è un esempio la Chiesa parrocchiale di San Sebastiano (1512) che costituisce uno dei soggetti più rappresentati della pittura romantica europea. Artisti del XIX secolo, infatti, rimasero colpiti dalla sua poetica posizione accanto al torrente Ramsauer Ache e incorniciata da prati ondulati e dalla massa rocciosa del Watzmann. L’architettura tardo gotica dell’edificio, con campanile slanciato e interni sobri, dialoga con il cimitero adiacente, celebre per lapidi dipinte, croci lignee e decorazioni floreali che restituiscono una visione serena del rapporto tra comunità e memoria.

Poco sopra l’abitato si trova il Santuario di Maria Himmelfahrt, noto anche come Maria Kunterweg, costruito nel XVIII secolo in stile rococò bavarese. La facciata chiara, gli interni riccamente decorati e la posizione tra i boschi ne fanno uno degli esempi più raffinati di architettura sacra regionale.

Tra gli elementi naturali spicca l’Hintersee, lago alpino dalle acque limpide che si è formato a seguito di una frana preistorica. Le sue rive ospitarono pittori paesaggisti dell’Ottocento attratti dai riflessi delle pareti rocciose e dalle variazioni cromatiche stagionali. Nelle vicinanze, invece, si estende lo Zauberwald, una foresta geologica nata dal crollo di enormi masse calcaree circa 3.500 anni fa e riconosciuto tra i 100 geotopi più significativi della Baviera.

Merita attenzione anche la storica condotta salina, realizzata nel XIX secolo per trasportare salamoia dalle miniere di Berchtesgaden verso le saline di Bad Reichenhall. Il tracciato attraversa pendii panoramici con viste aperte sulle catene del Hochkalter e del Watzmann.

Cosa fare in inverno

Durante la stagione fredda Ramsau assume un carattere raccolto e silenzioso, valorizzato da un’offerta di attività legate alla neve e al paesaggio. A disposizione dei visitatori ci sono piste di sci di fondo che si sviluppano lungo il fondovalle e sui pendii dolci, ma anche il comprensorio familiare di Hochschwarzeck che propone discese adatte a sciatori di livello intermedio, oltre a percorsi per slittino e aree dedicate ai più giovani.

Ramsau, Germania
iStock
Ramsau in inverno

Le superfici ghiacciate dell’Hintersee permettono pratiche tradizionali quali il pattinaggio e il curling, disciplina profondamente radicata nella cultura alpina bavarese. Poi ancora escursioni con racchette da neve che attraversano boschi innevati per andare verso malghe isolate e punti panoramici, mentre le pareti calcaree delle Alpi di Berchtesgaden attirano specialisti dell’arrampicata su ghiaccio e delle vie ferrate invernali.

La stagione del gelo risulta ideale persino per attività di benessere, anche perché il Bergkurgarten ospita un impianto di graduazione salina che diffonde aerosol naturali utili per le vie respiratorie.

Cosa fare in estate

Con l’arrivo dell’estate Ramsau muta quasi completamente rivelando una profonda vocazione escursionistica. In zona, infatti, si sviluppa una rete di sentieri che supera i 250 chilometri, attraversando vallate glaciali, pascoli d’alta quota e ambienti rocciosi. Il Wimbachtal rappresenta uno degli esempi più straordinari di valle detritica alpina, modellata dal continuo movimento di materiali calcarei trasportati dalle precipitazioni. Qui la vegetazione appare selettiva e rara, adattata a un suolo instabile.

Le malghe attive durante il periodo di alpeggio mettono a disposizione prodotti caseari, piatti tradizionali e testimonianze di un’agricoltura di montagna ancora viva. Le salite verso il massiccio del Watzmann e del Hochkalter richiedono preparazione tecnica e conoscenza dell’ambiente, mentre percorsi meno impegnativi conducono al Taubensee, piccolo lago carsico alimentato da sorgenti subacquee e noto per le ninfee e per l’elevata biodiversità.

Nei mesi estivi, tra le altre cose, la seggiovia dell’Hirscheck consente l’accesso a punti panoramici adatti anche a famiglie, con viste estese sulle creste circostanti. A completare questa ricca offerta ci sono poi ciclismo alpino ed escursioni naturalistiche.

Come arrivare a Ramsau bei Berchtesgaden

Il pittoresco borgo di Ramsau bei Berchtesgaden si raggiunge facilmente attraverso una rete viaria ben integrata con il sistema bavarese e austriaco. Monaco di Baviera dista circa 150 chilometri, mentre Salisburgo si trova a una trentina di chilometri verso nord. Il collegamento ferroviario più vicino conduce a Berchtesgaden, da cui partono autobus locali diretti al centro del comune e alle principali località del parco nazionale.

Per chi viaggia in automobile, le strade panoramiche seguono vallate e pendii con tratti spettacolari, mantenendo standard di sicurezza elevati anche durante la stagione invernale. La posizione di Ramsau, ai margini di una delle aree naturali più tutelate della Germania, rende l’arrivo parte integrante dell’esperienza, introducendo gradualmente a un paesaggio modellato da milioni di anni di storia geologica e da secoli di presenza umana consapevole.

Viaggio in treno (quasi gratis) tra le Alpi: arriva la promozione che fa sognare

Par : losiangelica
30 décembre 2025 à 13:00

Viaggiare in inverno sui treni della Vigezzina-Centovalli è un’emozione per il paesaggio innevato circostante e l’opportunità di scoprire due territori suggestivi.

Dal 7 gennaio al 28 febbraio torna l’iniziativa “Inverno per 2”, una promozione pensata per chi desidera condividere l’esperienza con una persona speciale, pagando un solo biglietto per viaggiare in due.

La promozione Inverno per 2

Lontana dai grandi snodi e dai ritmi frenetici, la Vigezzina-Centovalli è un viaggio che vale due volte. 52 chilometri di meraviglia tra cielo e montagna, sospesi su ponti spettacolari, gallerie scavate nella roccia e borghi che d’inverno sembrano usciti da una fiaba. Con la promozione “Inverno per 2”, questa esperienza diventa ancora più irresistibile: l’idea perfetta per una fuga romantica o una pausa invernale da vivere al volo, lasciandosi trasportare dalla magia del viaggio lento.

A ogni stagione il treno che collega Domodossola e Locarno stupisce con paesaggi inediti, ma è proprio d’inverno che regala magia. Con boschi spogli, montagne innevate e cielo azzurro, sanno incantare i viaggiatori. Ed ecco che la lentezza diventa un lusso: curva dopo curva ci si gode il paesaggio senza fretta lasciando che ogni dettaglio possa sorprendere.

E viaggiare in coppia con la promozione è ancora più incredibile. Si sta seduti vicini, si chiacchiera e si osserva il paesaggio godendosi il ritmo lento insieme. E non è certo un caso se l’iniziativa comprende anche le date di febbraio. Potrebbe rivelarsi infatti di un’ottima idea regalo per San Valentino.

Il viaggio non si esaurisce a bordo del treno. I due capolinea meritano una visita attenta, anche nelle giornate più brevi dell’inverno. Domodossola accoglie i viaggiatori con un centro storico sempre più orientato alla mobilità pedonale. Dalla stazione si raggiunge facilmente Piazza Mercato, cuore della vita cittadina, per poi proseguire lungo Via Rosmini, oggi rinnovata e ideale per una passeggiata tranquilla.

Locarno, dall’altra parte del confine, affascina per il suo duplice carattere. Da un lato c’è l’eleganza del lungolago sul Lago Maggiore, romantico anche in inverno; dall’altro, il centro storico con i suoi vicoli, la scenografica Piazza Grande e il Castello Visconteo. Una meta particolarmente suggestiva è il Santuario della Madonna del Sasso, aperto nei fine settimana e situato in posizione panoramica.

Se in autunno la ferrovia Vigezzina è stata elogiata dal New York Times per il foliage, in inverno ha ancora tanto da regalare.

treni della Vigezzina in inverno
Ufficio Stampa
L’itinerario dei treni della Vigezzina in inverno

Come prenotare

Prenotare con la promozione “Inverno per 2” è facile, veloce e totalmente online. Dal 7 gennaio al 28 febbraio basta acquistare due biglietti A/R sulla tratta Domodossola–Locarno (o viceversa) tramite il sistema ufficiale della Ferrovia Vigezzina-Centovalli. La magia avviene da sola: la tariffa speciale si attiva automaticamente e si viaggia in due pagando un solo biglietto. Per tutti i dettagli, dalle condizioni di viaggio alle info operative, il sito ufficiale della ferrovia è il punto di partenza.

La promozione “Inverno per 2” vi accompagna lungo tutta la linea, con partenza libera da Domodossola o da Locarno. Un’unica tariffa, semplice e super vantaggiosa: 39 euro a coppia in seconda classe o 49 euro in prima classe. Scegliete il comfort che preferite e lasciatevi trasportare: il viaggio è doppio, il prezzo no!

Haut-Koenigsbourg, la fortezza che domina l’Alsazia tra imperi, vigneti e montagne d’Europa

26 décembre 2025 à 15:30

Sopra la distesa ordinata dei vigneti alsaziani, là dove la pianura perde continuità e il rilievo si irrigidisce, Haut-Koenigsbourg impone una presenza verticale e dominante su uno sperone roccioso a oltre 750 metri di quota. Una scelta precisa, quella di costruirla proprio lì, che risponde a esigenze militari, economiche e simboliche. Da qui, infatti, si controllavano vie commerciali cruciali tra Reno e Vosgi, passaggi di uomini, merci e potere.

Haut-Koenigsbourg agisce come una piattaforma geografica più che come un semplice edificio, in quanto la pianura del Reno si apre come una mappa tridimensionale incorniciata dai monti e dalla Foresta Nera, con un orizzonte che in certe giornate raggiunge persino le Alpi. E a tal proposito, non è azzardato affermare che pochi altri castelli europei possiedono una simile continuità visiva tra architettura e territorio.

Qui nulla appare come rovina romantica o semplice scenario pittoresco, perché l’edificio propone una visione compatta e intenzionale, capace di trasmettere una precisa idea di potere, ordine e controllo. Chi arriva fin quassù sceglie quindi un confronto diretto con un’architettura che domina lo spazio e guida lo sguardo.

Dalle origini medievali al progetto imperiale

La prima menzione scritta del sito risale alla metà del XII secolo, quando il castello apparve con il nome di Castrum Estuphin, legato alla dinastia degli Hohenstaufen. In seguito assunse la denominazione di Koenigsbourg, castello reale, a testimonianza del valore politico del luogo. La posizione consentiva il controllo delle vie commerciali che collegavano il bacino renano alle miniere d’argento, alle saline e alle aree cerealicole dell’entroterra.

Tra il XV e il XVI secolo la fortezza conobbe una fase di massimo splendore grazie alla famiglia dei Tierstein, che introdusse sistemi difensivi aggiornati in risposta allo sviluppo dell’artiglieria. Bastioni spessi, feritoie adattate alle armi da fuoco e piattaforme per cannoni trasformarono Haut-Koenigsbourg in una macchina bellica avanzata.

Il conflitto della Guerra dei Trent’Anni segnò una frattura decisiva. Nel 1633 il castello subì assedio, saccheggi e incendi, seguiti da un lungo periodo di abbandono durato circa 2 secoli. Le rovine vennero classificate come monumento storico nel XIX secolo, prima di essere donate dalla città di Sélestat a Guglielmo II nel 1899. L’imperatore affidò a Bodo Ebhardt il compito di restituire vita al maniero, trasformandolo in un emblema della continuità germanica in Alsazia. Dal 1919 il complesso appartiene allo Stato francese e oggi rappresenta un patrimonio culturale di rilievo europeo.

Cosa vedere al Castello di Haut-Koenigsbourg

La scoperta del castello avviene attraverso una sequenza di spazi pensati per raccontare funzioni diverse, dalla difesa alla vita quotidiana, dalla rappresentanza politica alla dimensione simbolica.

Le fortificazioni esterne e il grande bastione

L’accesso introduce subito al carattere militare della struttura. Mura possenti proteggono il perimetro, mentre il grande bastione occidentale rivela l’area più esposta agli attacchi storici. Da questa piattaforma si apre una visione quasi circolare sul paesaggio alsaziano, utile in passato per l’avvistamento e oggi per comprendere la relazione tra architettura e territorio.

Il cortile interno e le strutture di servizio

Superato il ponte levatoio, il cortile principale raccoglie edifici funzionali alla vita autonoma della guarnigione. Qui trovano posto il mulino, la fucina, la fontana e la locanda. Questi elementi illustrano l’organizzazione economica di una fortezza che ha dimostrato di essere in grado di sostenersi durante lunghi periodi di isolamento.

Gli appartamenti signorili del corpo meridionale

Il lato sud ospita gli ambienti più confortevoli, beneficiando di maggiore esposizione solare. Sale arredate, rivestimenti in legno e stufe in ceramica restituiscono l’atmosfera di una residenza aristocratica del tardo Medioevo. L’anticamera dell’imperatrice e la stanza dei Lorena sfoggiano arredi ispirati a modelli rinascimentali.

La sala delle armi e la sala dei trofei

Questi spazi sono la culla di una collezione di circa 100 spade e numerose armature risalenti tra XV e XVII secolo. Uno spazio che non deve essere assolutamente sottovalutato, perché tali oggetti testimoniano l’evoluzione delle tecniche di combattimento e l’importanza simbolica delle armi nella rappresentazione del potere.

Il mastio e le torri panoramiche

La salita al mastio conduce al punto più elevato del complesso. Da qui si coglie la vastità del panorama che abbraccia pianura, catene montuose e confini naturali. Un piccolo sforzo che vi consigliamo di fare: la funzione di osservazione strategica appare immediata e concreta.

La sala del Kaiser

La sala del Kaiser è una vera e propria eccezione rispetto ai criteri filologici della ricostruzione. Ideata come stanza di prestigio per Guglielmo II, presenta un Medioevo reinterpretato secondo l’estetica del primo Novecento. Le mura sono impreziosite dagli affreschi di Léo Schnug che raffigurano tornei, scene di guerra e simboli imperiali. A dominare la volta, invece, c’è un’impressionante aquila germanica.

Il giardino medievale

All’esterno della cinta meridionale si estende un giardino didattico ispirato alle coltivazioni medievali. Ospita più o meno 200 specie tra piante medicinali, alimentari e ornamentali, organizzate secondo criteri d’uso. Il percorso mette a disposizione una chiave di lettura sulla vita quotidiana e sulle conoscenze botaniche del XV secolo.

Raggiungere il castello e informazioni utili

Haut-Koenigsbourg si trova in Francia, a circa 26 chilometri da Colmar, 55 da Strasburgo e 12 da Sélestat. Per la precisione prende vita a Orschwiller, un comune di approssimativamente 600 abitanti che ha sempre vissuto all’ombra della sua maestosa rocca. L’accesso stradale è possibile tramite l’autostrada A35 con uscita a Kintzheim o Saint Hippolyte, seguita dalla strada dipartimentale D1059.

Haut-Koenigsbourg, Castello in Alsazia
Getty Images
Il Castello di Haut-Koenigsbourg in inverno

Un servizio di navetta collega la stazione ferroviaria di Sélestat al castello durante i periodi di apertura. Esistono anche percorsi ciclabili dedicati che attraversano la Strada del Vino e le foreste dei Vosgi, oltre a itinerari escursionistici segnalati per chi preferisce raggiungere il sito a piedi.

L’ingresso risulta gratuito la prima domenica del mese tra novembre e marzo, durante le Giornate Europee del Patrimonio e la Notte dei Musei. Sono disponibili tariffe ridotte secondo condizioni specifiche e i pagamenti vengono accettati in contanti e con carte bancarie principali.

In sostanza, Haut-Koenigsbourg rappresenta oggi una delle testimonianze più complete di fortezza di montagna europea, capace di raccontare nove secoli di storia attraverso pietra, paesaggio e visione politica.

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