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Capodanno: gli eventi gratuiti da non perdere a Roma

26 décembre 2025 à 08:00

Roma si prepara a salutare un 2025 storico, caratterizzato dal Giubileo che ha rappresentato per la città una sfida, ma anche un motivo di arricchimento: nuovi turisti, pellegrini, importanti iniziative di restauro e nuova mobilità. È stato un 2025 importante che si concluderà nel migliore dei modi: feste, concerti e attività prima della chiusura ufficiale della Porta Santa di San Pietro, prevista per il 6 gennaio, che porrà fine alle celebrazioni del Giubileo. Prima ancora chiuderanno le altre Porte Sante della Capitale: la Basilica di Santa Maria Maggiore il 25 dicembre, la Basilica di San Giovanni in Laterano il 27 e San Paolo fuori le Mura il 28.

Sarà dunque un finale d’anno ricco di eventi per Roma tra cerimonie ufficiali e saluti al 2025. Non mancheranno – oltre alle attività giubilari – iniziative pensate per chi resterà in città durante le feste. Passeggiate, visite guidate e ovviamente il canonico e immancabile concerto di fine anno. Quali, tuttavia, sono gli eventi gratuiti di cui poter usufruire nella Capitale il 31 dicembre e l’1 gennaio? Ve ne proponiamo cinque.

Il concerto di Capodanno al Circo Massimo

L’evento più atteso del 31 dicembre è – non serve neanche sottolinearlo – il grande concerto di Capodanno 2026 al Circo Massimo. Totalmente gratuito e promosso da Roma Capitale, l’inizio del live è previsto per le 21 e – sul palco – troveremo Alessandra Amoroso, Fabri Fibra e Tananai. «Quella del Circo Massimo sarà una bellissima serata con tre straordinari artisti, un grande concerto gratuito, un momento di festa, di gioia per celebrare l’arrivo del nuovo anno. – ha commentato il sindaco di Roma Roberto Gualtieri – È una tradizione amatissima dalle romane e dai romani e da tutti quelli che amano Roma e quindi siamo sicuri che sarà un grande successo e per questo invito tutti a partecipare».

L’evento è condotto dalle voci di RDS, Francesca Romana D’Andrea e Filippo Ferraro ed è un’occasione unica per celebrare l’inizio del 2026 in compagnia, in uno dei luoghi più belli e affascinanti al mondo.

Roma Capodarte 2026

Torna anche quest’anno – per la quinta edizione – Roma Capodarte 2026. Quest’anno l’iniziativa celebra l’80º anniversario dell’Assemblea Costituente (1946-2026) e riempirà l’intera Capitale di attività culturali completamente gratuite (tra cui la distribuzione gratuita di 10.000 copie della Costituzione Italiana). C’è solo l’imbarazzo della scelta, quindi proviamo a fare un po’ di ordine.

Piazza Navona tra passeggiate e spettacoli

Piazza Navona, durante tutte le feste, si arricchisce di mercatini e giostre. L’1 gennaio c’è tuttavia un motivo in più per passeggiare negli spazi della storica piazza romana: su un palco allestito per l’occasione si alterneranno Beatrice Rigillo, Emanuela Cappello, Raffaello Corti aka Faccestamagia e Lorenzo Maragoni per celebrare la comicità in tutte le sue forme. Dalle 18 alle 22 largo alla Milonga del Nuovo Anno, un evento che vedrà Daiana Guspero e Miguel Ángel Zotto, icone mondiali del tango argentino, impegnati in performance mozzafiato. A seguire, protagonista sarà la TDJ Lavinia Livi.

Piazza Navona, 1 gennaio
123RF
Piazza Navona durante le feste natalizie

Cinema gratuito

Tra le attività gratuite proposte c’è anche il cinema: nel cuore di Trastevere, a Spazio S.c.e.n.a., in programma Il terrorista (alle ore 16) e a seguire C’è ancora domani di Paola Cortellesi (alle 18). A Villa Borghese, Casa del Cinema ospiterà la proiezione di due capolavori di Vittorio De Sica: alle ore 11 Sciuscià e alle ore 20 Ladri di Biciclette. Alle ore 17 c’è anche la proiezione del documentario Figlio di Giano di Luigi Grispello.

Al Nuovo Cinema Aquila, dalle 18.30 alle 19.30, è in programma Articolo 1 della Costituzione italiana stabilisce che L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro…, incontro-confronto con il pubblico, proiezione di alcuni estratti di documentari per ricordare l’importanza del lavoro per il progresso della democrazia – La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti e Portuali di Perla Sardella – e del film No other Choice – non c’è altra scelta del regista sudcoreano Park Chan-wook, che affronta il tema della globalizzazione.

Attività per bambine e bambini

Non mancano attività gratuite per famiglie: l’1 gennaio vi basta andare a Pelanda al Mattatoio dalle ore 15, dove si terrà l’evento La Repubblica del gioco, un percorso partecipativo diffuso rivolto a tutte le famiglie e dedicato all’80° anniversario dell’Assemblea Costituente. Fino alle ore 19 ci saranno giochi cooperativi, costruzioni collettive e pratiche circensi aperte.

Dalle 16.30 alle 18, presso il Forum di Palazzo Esposizioni Roma, a bambine e bambini dai 5 anni in su è dedicato il laboratorio d’arte Dritti ai Diritti ispirato agli albi illustrati dello Scaffale d’arte. Nel Municipio V, al Teatro Biblioteca Quarticciolo, alle ore 16 è in programma Liberi di esprimersi, laboratorio di scrittura creativa.

In alcune sedi dell’Istituzione Biblioteche di Roma, dalle 16 alle 20, da non perdere infine A tutta lettura. Biblioteche per Costituzione: le bibliotecarie e i bibliotecari cureranno speciali vetrine tematiche e letture dedicate ai principi fondamentali della nostra Carta.

Itinerari e reading

Tra le altre attività proposte, segnaliamo le letture della Costituzione – a cura di Elisa Di Eusanio e Francesca Centorame – in Piazza Cina dalle 15.30 alle 18 con un intervento di Azzykky (Gian Marco D’Eusebi). Sul palco del Teatro del Lido, alle ore 18 è invece in programma Madri Costituenti: donne, libere, sovrane, reading con dibattito a cura della compagnia Trame Teatro e Musica ispirato al discorso di Piero Calamandrei del 1955.

Quattro gli itinerari culturali proposti dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ognuno legato idealmente a un articolo della Carta costituzionale: alle 11.30 Villa Borghese: da giardino del principe a Parco dei Romani e alle 15 Duemila anni di storia attorno a Porta Maggiore (entrambi dedicati all’art. 9). Alle 12 Roma: i luoghi dell’incontro e dell’accoglienza, alle 14 I bombardamenti di San Lorenzo del 19 luglio 1943 e alle 15 e alle 16 visita al Bunker di Villa Torlonia.

Musei gratuiti l’1 gennaio

L’1 gennaio, in occasione della quinta edizione di Roma Capodarte, i Musei e le aree archeologiche saranno inoltre aperti a ingresso gratuito. Qualche info: i Musei Capitolini, i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali, il Museo dell’Ara Pacis, il Museo di Roma-Palazzo Braschi, Centrale Montemartini, i Musei di Villa Torlonia (tranne Serra Moresca), il Museo di Roma in Trastevere, il Museo Civico di Zoologia e la Galleria d’Arte Moderna saranno aperti dalle 11 alle 20.

Il Museo Napoleonico, il Museo della Repubblica Romana e della Memoria garibaldina, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica, il Museo delle Mura, il Museo di Casal de’ Pazzi, Serra Moresca, il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Villa di Massenzio, Area archeologica del Circo Massimo, Area Sacra di Largo Argentina, Parco archeologico del Celio, Museo della Forma Urbis saranno aperti dalle 11 alle 17. Technotown è aperta dalle 14 alle 19 e l’Area Archeologica dei Fori Imperiali è aperta dalle 8.30 alle 16.30.

Se non siete troppo provati dai festeggiamenti della sera precedente, è un’occasione per visitare gratuitamente alcuni dei Musei più belli della Capitale.

Il Concerto di Capodanno alla Nuvola di Fuksas

Se non avete avuto modo di assistere al Concerto del Circo Massimo – o volete semplicemente bissare a suon di musica – l’1 gennaio la Capitale offre un altro live gratuito e la location è di quelle da sogno. Presso la Nuvola di Fuksas, in occasione dei 90 anni celebrati da EUR, EUR Spa – alle 18.30 – propone la seconda edizione del Concerto di Capodanno di Roma. L’evento è assolutamente gratuito (con prenotazione obbligatoria su TicketOne) e vi permetterà ad assistere al live dell’orchestra diretta dal Maestro Gerardo Di Lella, accompagnato sul palco da 72 musicisti e 10 cantanti.

Nuvola di Fuksas-Concerto di Capodanno
Italcommunications
Nuvola di Fuksas

Il repertorio celebra la grande tradizione italiana della musica per il cinema con opere, tra gli altri, di Nino Rota, Ennio Morricone e Nicola Piovani. Durante il concerto, il Maestro Di Lella eseguirà per la prima volta EUR90, un suo brano inedito scritto proprio in occasione delle celebrazioni del novantesimo anniversario di Eur SpA.

Cinque cose che puoi fare a Roma solo a Natale

17 décembre 2025 à 07:55

Il Natale è magico in ogni parte della nostra penisola, ma a Roma – in questi mesi arricchita dalle ultime sfumature e iniziative dell’anno giubilare – le festività si preparano a modificare l’assetto della città e a renderla ancora più unica. Mercatini e luminarie hanno già cambiato la forma e l’immagine di interi quartieri, ma Roma sa essere anche sorprendente.

Alcune esperienze – storiche e speciali, come solo la Capitale sa essere – possono essere vissute solo durante i mesi natalizi: è il caso di Piazza Navona, che sotto le feste si trasforma completamente diventando un rito per i cittadini, o dell’appena arrivata ruota panoramica dell’EUR, la più alta tra le ruote panoramiche mobili. E poi ancora presepi e concerti: tra le tante possibilità, ve ne consigliamo cinque. E sono tutte da non perdere.

La ruota panoramica dell’EUR

È una delle principali attrazioni del Natale romano del 2025 e i cittadini ne stanno già parlando da un po’. All’EUR – su Viale America – ha inaugurato il 6 dicembre il Villaggio di Natale (organizzato da Eur District) e, tra le novità, c’è anche la ruota panoramica mobile più alta d’Italia. La struttura arriva ad una quota di 50 metri e ospita 198 persone alla volta in 36 cabine vetrate da sei posti (abilitate ad accogliere anche persone con difficoltà motorie).

Chi l’ha già provata ne ha parlato benissimo: in 8 minuti – questa la durata del giro – è possibile ammirare dall’alto l’intero quartiere razionalista, con i suoi edifici squadrati e le sue torri. È un’occasione più unica che rara per scoprire l’EUR e la sua storia da un punto di vista inedito e, ancora di più, se la provate sia di giorno (quando avrete una visione chiara di ciò che vi circonda) che di notte, con le luci natalizie a fare da cornice. Avete tempo per provarla fino al 6 gennaio, giorno in cui il Villaggio natalizio dell’EUR chiuderà i battenti: non perdete questa straordinaria opportunità!

La giostra antica di Piazza Navona

Come ogni anno, durante le feste natalizie, si ripete anche la tradizione dei mercatini storici di Piazza Navona. Attorno alla fontana dei Quattro Fiumi, fino al 6 gennaio, troverete bancarelle, artigianato, ma anche appuntamenti serali, presepi realizzati a mano, giocattoli di legno. C’è un’attrazione che più di altre, tuttavia, incanta da anni gli avventori: un’antica giostra a cavalli, costruita in Germania dalla ditta Horst und Webber nel 1897. È una delle giostre in legno ancora funzionanti più antica al mondo. Come tutte le attrazioni di Piazza Navona – laboratori e bancarelle comprese – anche qui avete tempo fino al 6 gennaio per ammirare questo storico luogo romano come non l’avete mai visto: un’occasione che si ripete solo una volta l’anno, per pochi giorni, ma che porta con sé tutto il fascino dell’incontro tra la storia della città e il Natale.

L’edizione 2025/2026 introduce anche un calendario di eventi serali che illuminano la piazza con musica, performance e momenti di condivisione. Tra i più attesi, la Milonga della Pace, il 20 dicembre: un grande abbraccio collettivo che trasformerà piazza Navona in una milonga all’aperto per celebrare l’incontro, la solidarietà e la bellezza dello stare insieme. La piazza è aperta tutti i giorni dalle 9 del mattino all’1 di notte nei giorni feriali e fino alle 2 nei giorni pre-festivi e festivi, offrendo uno spazio vivo e accogliente dalla mattina fino a notte inoltrata.

Natale, Piazza Navona
Roma Capitale
Piazza Navona a Natale

Le passeggiate gratuite Anvedi!

Dal 13 al 30 dicembre 2025, il Touring Club Italiano organizza eccezionalmente Anvedi! – Passeggiate tra le bellezze dei municipi nell’anno giubilare (iniziativa promossa dall’Ufficio Giubileo delle Persone e Partecipazione di Roma Capitale, nell’ambito del programma Roma Unisce 2025). Si tratta di passeggiate gratuite – 15 per l’esattezza – che attraversano tutti i Municipi della Capitale tra vicoli nascosti e storie dimenticate. È un’iniziativa che punta a far scoprire la città in una prospettiva differente e la scelta del mese di dicembre – natalizio di conseguenza – punta sicuramente a un maggior afflusso, ma anche a guardare la città con una particolare magia.

Dalla borgata di Pietralata, segnata dalla speculazione edilizia ma ancora viva nei Ragazzi di vita di Pasolini, alle fornaci dismesse di Valle Aurelia, dove fino al 1981 si producevano i mattoni per costruire Roma Capitale. E ancora, gli orti urbani di Monte Ciocci, affacciati sul nuovo tratto romano della via Francigena con vista su San Pietro. Non mancano percorsi legati al Giubileo, ma che propongono una prospettiva diversa rispetto al pellegrinaggio canonico verso le Porte Sante. Le passeggiate durano circa 90 minuti e richiedono la prenotazione obbligatoria su EventBrite.

Roma, la tua guida culturale: speciale Natale

Restiamo in tema di passeggiate (ma non solo) con un’altra iniziativa da non perdere: Roma, la tua guida culturale (organizzato dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura) durante le feste si amplia con l’obiettivo preciso di far conoscere e apprezzare Roma ancora di più, e ad ancora più persone. Gli appuntamenti si svolgono tutti nel mese di dicembre – gli ultimi sono previsti il 30 – e comprendono laboratori di acquerello, disegno e mosaico, oltre ad attività scientifiche e ludiche. E ancora visite animate e storytelling oltre a visite guidate alle mostre temporanee in corso.

Natale a Roma: Piazza di Spagna
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Roma durante le feste natalizie

Non mancano gli appuntamenti in italiano e in inglese dedicati alla scoperta della città, delle ville e dei parchi storici. Anche in questo caso le attività sono gratuite: per itinerari, laboratori e visite guidate è richiesta la prenotazione al numero 060608. Tra le attività da non perdere – sono tantissime, per cui vi consigliamo caldamente di dare un’occhiata al calendario e prenotare, nel caso foste interessati – ve ne segnaliamo due: il 21 dicembre, alla Villa di Massenzio, si terrà la rievocazione dei Saturnalia, antica festività romana, in occasione del solstizio d’inverno e il 29 dicembre, presso Porta San Paolo, inizia l’itinerario Segni della Memoria e della Storia:Roma 1943–1944. È un percorso nei luoghi della Resistenza e della Liberazione di Roma.

Roma, la Città Eterna
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Vista panoramica sui tetti di Roma

Le piste di pattinaggio sul ghiaccio

Inutile sottolineare che, tra le esperienze irripetibili da fare a Roma sotto le feste, non possono mancare le piste di pattinaggio sul ghiaccio. Da sempre assolata e dal clima mite, la Capitale infatti deve organizzarsi per far vivere ai suoi cittadini l’ebbrezza di scivolare sul ghiaccio con i pattini. C’è, tuttavia, l’imbarazzo della scelta: Ice Park è presente in Piazza Smart, Piazza Cavour e Piazza Re di Roma (a pagamento). Le date variano: in Piazza Smart la pista è allestita fino all’1 febbraio 2026, mentre in Piazza Cavour e in Piazza Re di Roma avrete tempo per provare a pattinare fino al 6 gennaio.

E ancora: fino all’11 gennaio troverete la pista anche nel contesto di Christmas World a Villa Borghese, insieme a tantissime altre novità natalizie. La celebre villa romana con il suo grande parco vanterà infatti un mondo natalizio di circa 40mila metri quadri con una ricca programmazione artistica, 300 artisti internazionali, food experience a tema e nuove attrazioni. Oltre alla pista di pattinaggio su ghiaccio troverete infatti anche lo Snow Twister, una discesa mozzafiato sul nuovo grande scivolo su ghiaccio ispirato ai classici scivoli acquatici, e North Pole Raceway, una pista pensata per i più piccoli, con baby car personalizzate e un percorso tutto da esplorare. Tante altre piste di pattinaggio sul ghiaccio arredano poi centri commerciali – dai più grandi come il Parco Leonardo da Vinci al Polar Park al Maximo al Centro Commerciale Maximo fino al 12 gennaio 2026: vi basta fare una ricerca veloce per scovare tutte le piste disponibili e i relativi prezzi.

7-8 dicembre 2025: i musei da visitare gratuitamente a Roma

4 décembre 2025 à 09:16

Torna puntuale l’iniziativa del ministero della Cultura che rende gratuiti i musei la prima domenica di ogni mese: a Roma, che si appresta a salutare questo lungo anno giubilare, è un’occasione imperdibile per visitare Musei e mostre senza mettere mano al portafoglio. Tra l’altro, l’appuntamento cade questo mese il 7 dicembre, il giorno prima della Festa dell’Immacolata Concezione: un’opportunità per godersi Roma con calma, vivendosi questi ultimi giorni del Giubileo e godendo dei primi accenni natalizi. La Capitale si prepara infatti a celebrare il Natale con luminarie e feste: la si può scoprire passeggiando, approfittando delle soste concesse da Musei e collezioni. Ecco dunque i Musei che vi consigliamo di visitare nel primo weekend di dicembre.

Le visite guidate a Palazzo Senatorio sul Campidoglio

La prima buona nuova che attende chi si trova a Roma nel weekend del 7-8 dicembre è la possibilità di visitare Palazzo Senatorio: per chi non fosse informato, si tratta della sede del Comune di Roma dal 1143, fu costruito tra il XII e XIII secolo sulle rovine del tempio di Veiove e del Tabularium, per essere ristrutturato nel XVI secolo sotto la supervisione di Michelangelo Buonarroti.

È il più antico municipio al mondo ancora in uso. Le visite, con tanto di guida, vi porteranno alla scoperta di questo luogo millenario, partendo dall’ingresso di Sisto IV (vicino alla colonna con la scultura della Lupa in via di S. Pietro in Carcere) per proseguire verso i resti archeologici del Tempio di Veiove. Terminerà con l’uscita verso le scale del Vignola. Tutto gratuitamente, con prenotazione obbligatoria (basta chiamare il numero 060608): le visite hanno diversi orari di partenza e durano 75 minuti.

Piazza del Campidoglio
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Roma, vista di Piazza del Campidoglio

I Musei Capitolini

Domenica 7 dicembre, tra i musei da poter visitare gratuitamente, segnaliamo i Musei Capitolini in Piazza del Campidoglio 1. Al piano terra di Palazzo dei Conservatori è attualmente in corso la mostra Antiche civiltà del Turkmenistan: potrete ammirare una ricca collezione di opere, alcune mai uscite dal Turkmenistan, provenienti dalla Margiana protostorica (III – II millennio a.C.) e dal sito della città di Nisa.

A Palazzo Clementino troverete invece la mostra I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli ai Musei Capitolini: è un interessante percorso che indaga l’uso dei marmi colorati, dalle origini fino al XX secolo, attraverso una raffinata selezione di pezzi provenienti dalla Fondazione Santarelli.

Spostiamoci ora a Centrale Montemartini, in via Ostiense 106, facente sempre capo ai Musei Capitolini. Qui sarà possibile visitare gratuitamente la monografica Maria Barosso, artista e archeologa nella Roma in trasformazione. Maria Barosso ebbe un ruolo fondamentale nella documentazione delle trasformazioni urbane e degli scavi archeologici della città, grazie alle sue riproduzioni a colori particolarmente dettagliate e visivamente accurate.

Le aree archeologiche

Se siete più interessati alla storia di Roma che alle mostre temporanee in corso in città, sappiate che domenica 7 dicembre troverete aperti a ingresso libero il Museo della Forma Urbis nel Parco Archeologico del Celio, l’Area Sacra di Largo Argentina, l’area archeologica del Circo Massimo e i Fori Imperiali. Anche in questo caso, si tratta di un’ottima occasione per esplorare la storia dell’Urbe gratuitamente. Controllate sui siti ufficiali gli orari di apertura dei Musei e delle aree archeologiche.

L'Area Sacra di Largo Argentina a Roma
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L’Area Sacra di Largo Argentina

Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali

Ai Mercati di Traiano, in via IV Novembre 94, potete visitare la mostra 1350. Il Giubileo senza papa: è un’esposizione allestita proprio per celebrare il Giubileo del 2025, quindi imperdibile per chi si trova in città proprio per l’Anno Santo. La mostra intreccia fede, storia e cultura attraverso sessanta opere tra statue, dipinti, epigrafi, monete, sigilli, manoscritti, bassorilievi, oggetti devozionali e rare testimonianze di valore storico e documentario.

Musei di Villa Torlonia

Spostiamoci ora ai Musei di Villa Torlonia, dove le mostre da poter visitare gratuitamente sono diverse. Al Casino dei Principi troverete la mostra Antonio Scordia. La realtà che diventa visione: una antologica con circa 80 opere che ripercorre l’intera vicenda artistica del pittore, dagli esordi negli anni Quaranta con la vicinanza alla Scuola Romana fino all’espressionismo astratto degli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

Nella Dipendenza della Casina delle Civette è invece allestita la mostra PYSANKA. La bellezza fragile dell’Arte Ucraina: qui si esplora la tradizione ucraina dell’uovo decorato, simbolo di rinascita e fertilità. Sempre alla Casina delle Civette prosegue Niki Berlinguer. La signora degli arazzi, una panoramica della produzione della celebre tessitrice italiana.

Museo di Villa Torlonia
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Villa Torlonia

Il Museo della Scuola Romana e il Museo di Roma in Trastevere

Il Museo della Scuola Romana e il Museo di Roma in Trastevere sono altri due musei che il 7 dicembre saranno eccezionalmente aperti e visitabili gratuitamente. Nel Museo della Scuola Romana troverete oltre 150 opere che raccontano la vita artistica romana nel periodo interbellico. Il Museo è stato recentemente ri-allestito al secondo piano del Casino Nobile, quindi è un’occasione ghiotta per fare un giro nelle nuove stanze.

Al Museo di Roma in Trastevere (in piazza S. Egidio 1/b) sono invece in corso tre esposizioni: Legami intangibili. Ventotto paesaggi festivi in mostra (reportage realizzati su territorio nazionale da fotografe e fotografi che sperimentano nuovi linguaggi attraverso il viaggio), Cine de Papel. Poster cubani di cinema italiano dalla collezione Bardellotto (140 opere attraverso cui i creativi dell’Istituto Cubano dell’Arte e dell’Industria Cinematografica hanno reinterpretato i film in programmazione nei cinema cubani) e Piero Angelo Orecchioni – Con gli occhi e con le orecchie (disegni, dipinti, installazioni, fotografie, oggetti, ricami e documenti personali).

Museo di Roma

Al Museo di Roma (in Piazza San Pantaleo 10 e in Piazza Navona 2) potrete invece visitare gratuitamente Bienalsur, Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea del Sud. Tra Palazzo Braschi, le ambasciate del Brasile e di Spagna, troverete opere e installazioni che rappresentano un punto di incontro tra diverse culture. L’esposizione non solo vi darà modo di ammirare l’architettura e la bellezza di Palazzo Braschi, ma vi porterà a contatto anche con la cultura latina presente a Roma, con un tour nelle due ambasciate, ricche di arte e installazioni.

Museo Civico di Zoologia

Il Museo Civico di Zoologia si trova in via Ulisse Aldrovandi 18, dove è in corso la mostra collettiva di arte contemporanea Still Life: una riflessione critica sulle modalità di rappresentazione e sulla fragilità dell’esistente. Le opere affrontano temi urgenti quali ecologia, identità culturale ed etica della cura, configurandosi come un racconto collettivo capace di attraversare discipline, sensibilità e linguaggi diversi.

Musei sempre gratuiti (anche l’8 dicembre)

Se non fate in tempo ad approfittare della gratuità del 7 dicembre, sappiate che Roma è piena di Musei sempre ad ingresso libero. Per tutto il weekend potete quindi visitare gratuitamente il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, il Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, il Museo Napoleonico, il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina, il Museo di Casal de’ Pazzi, il Museo delle Mura e la Villa di Massenzio.

Villa di Massenzio
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La Villa di Massenzio a Roma

Segnaliamo al Museo Carlo Bilotti le mostre Silvia Scaringella. Deus sive natura e Piero Mascetti. Echi barocchi e visioni urbane. Al Museo Pietro Canonica (viale Pietro Canonica) è invece in corso l’esposizione I Giganti gentili – Architettura e antropologia delle torri colombaie della provincia di Esfahan.

Insomma, non basterebbe un giorno per visitare tutti i Musei che Roma offre gratuitamente ai suoi avventori ogni prima domenica del mese: le mostre, del resto, nell’anno giubilare sono tantissime e spesso dialogano proprio con l’eccezionalità del 2025 per la Capitale, offrendo spunti e storie ai pellegrini. Avete solo l’imbarazzo della scelta.

Sulle orme di Pier Paolo Pasolini a Roma

5 novembre 2025 à 09:00

Nella notte del 2 novembre 1975 Pier Paolo Pasolini venne assassinato sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia: un evento che segnerà indelebilmente uno spaccato di storia italiana e una vicenda giudiziaria che ancora oggi solleva dubbi e domande. Da quella tragica notte sono trascorsi 50 anni e Roma ha deciso di omaggiare – nell’anno del Giubileo – il regista e scrittore con la rassegna PPP VISIONARIO, promossa da Roma Capitale e con appuntamenti fino a dicembre.

Due mesi ricchi di programmazione – tra spettacolo, cultura e sport – con tanti ospiti per onorare la memoria, l’eredità e la visione profetica di uno dei massimi intellettuali del Novecento. Una manifestazione diffusa che – da Tor Bella Monaca a Garbatella – ci riporta anche nei luoghi romani di Pasolini: angoli vissuti, ma anche ispiratori della visione artistica dello scrittore – tra cinema e letteratura – che val la pena esplorare e visitare, se volete ulteriormente avvicinarvi alla poetica di Pasolini.

Quello che vi proponiamo è dunque un itinerario tra i luoghi del regista della Capitale: troverete qui i simboli che caratterizzano la vita e l’opera di Pier Paolo Pasolini a Roma, ma anche targhe e luoghi di ispirazione per quella che fu la sua ricerca artistica.

Pier Paolo Pasolini a Roma. Mauro Maugliani. Cosa sono le Nuvole (omaggio a Pasolini)
Mauro Maugliani
Mauro Maugliani. Cosa sono le Nuvole (omaggio a Pasolini)

Ostia, il Parco Pier Paolo Pasolini

Il nostro itinerario parte da Ostia, tristemente noto come luogo della morte di Pier Paolo Pasolini. Il corpo del regista fu infatti trovato la mattina del 2 novembre sulla spiaggia dell’Idroscalo ed è proprio in quell’area che tuttora viene intensamente e maggiormente ricordato.

Oggi quegli spazi – per lungo tempo abbandonati – sono diventati il Centro Habitat Mediterraneo Lipu Ostia e – al suo interno – dal 2005, il Comune di Roma ha dato vita ad un giardino letterario dedicato proprio allo scrittore. Il Parco Pier Paolo Pasolini – in cui potrete passeggiare tranquillamente – vanta una stele a memoria proprio della scomparsa del regista, ma ci sono anche citazioni e percorsi bibliografici.

La scultura di Mario Rosati

La scultura – che giace proprio laddove venne ritrovato il corpo – porta la firma di Mario Rosati e riproduce, in forma stilizzata, una colonna spezzata (che rappresenta la morte violenta), due gabbiani in volo e la luna: tutti chiari riferimenti alla notte del 2 novembre 1975 in cui Pasolini morì. Nel 2005, l’area è stata ripulita e munita di una zona verde recintata. Per l’occasione, è arrivata anche una nuova versione della stele di Rosati.

Sono stati aggiunti inoltre due percorsi: se decidete di intraprenderli, incontrerete citazioni dai libri dello scrittore, titoli delle sue opere più importanti e qualche nozione. Se c’è un luogo che oggi, a Roma, parla di Pasolini e omaggia il regista è proprio questo lembo di litorale romano, che continua a mantenerne viva la memoria.

Ostia, piazza Anco Marzio

Prima di allontanarvi da Ostia, fate un salto in piazza Anco Marzio (dal Parco sono circa 40 minuti a piedi, oppure potete prendere uno dei bus che attraversano il Lido di Ostia per massimizzare i tempi e gli spostamenti). Qui troverete, proprio al centro di una aiuola, l’opera Interferenza n. 7 dello scultore Pietro Consagra. Inaugurata nel 1993, la scultura è stata realizzata in occasione del diciottesimo anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini ed è in travertino rosato e sbozzato proveniente da Pietrasanta.

Il luogo nello specifico non ha molto a che vedere con Pasolini (siamo pur sempre a Ostia, ad ogni modo), ma è stato selezionato perché permette all’osservatore vari orientamenti prospettici e giochi di luce.

Rebibbia, l’incontro tra Roma e Pasolini

Spostiamoci ora a Rebibbia, quartiere romano che ha abbracciato la vita di Pasolini più che la sua morte. Dal 1951 al 1953 lo scrittore visse infatti in un appartamento al primo piano di una palazzina in via Giovanni Tagliere. Viveva con la madre Susanna Colussi e insegnava presso una scuola media di Ciampino (proprio per questo riuscì ad affittare la casa ed evitare alla madre di lavorare).

Risalgono a questo periodo le prime opere romane: dalle poesie che verranno raccolte in Roma 1950 – Diario al racconto Il Ferrobedò (poi contenuto in Ragazzi di Vita), fino al poemetto L’Appennino. Per la precisione, la targa si trova in piazza Lino Ferriani ed è stata lì posta nel 1998, con un’iscrizione che contiene i versi dell’autore tratti dal poema Il pianto della scavatrice (Ah, giorni di Rebibbia / che io credevo persi in una luce / di necessità, e che ora so così liberi), apparso nel 1957 su Il Contemporaneo. Sono versi che mostrano attraverso le parole la rinascita romana di Pasolini, fuggito dal Friuli e con poche possibilità economiche dopo l’accusa per atti osceni.

Monteverde: la prima targa e le prime ispirazioni

Spostiamoci ora a Monteverde, dove troverete una targa sull’edificio della sede del Gruppo Polizia locale Municipio Roma XII (già XVI). Il progetto è di Enzo De Camillis, mentre l’opera è stata scolpita da Alessandro Ferretti e Adriano De Angelis. La targa – in travertino – fa sfoggio del profilo di Pier Paolo Pasolini con varie iscrizioni in bronzo: inaugurata il 15 ottobre 2005, il suo obiettivo è proprio quello di ricordare la quotidianità di Pasolini a Monteverde.

Dopo aver vissuto a Rebibbia, il poeta si trasferì infatti in via Fonteiana dal 1954 al 1959, per poi spostarsi – come vedremo dopo – in via Carini: Monteverde, per questi e altri motivi, è una zona romana molto cara al regista e scrittore. Basti sottolineare che la targa in questione si trova praticamente all’angolo con via Donna Olimpia, una via fondamentale per quelle che sono state le ispirazioni e le scene di Ragazzi di vita, pubblicato dall’editore Garzanti nel 1955.

Ancora Monteverde: via Giacinto Carini

Restiamo in zona Monteverde, che – come abbiamo sottolineato – è un luogo della Capitale molto caro al regista. Da Via Fonteiana a Via Giacinto Carini, nostra prossima tappa, sono del resto poco più di dieci minuti a piedi. Pasolini visse in Via Giacinto Carini 45 tra il 1959 e il 1963. Sono anni in cui il poeta lavorò come sceneggiatore e – forte di maggiori introiti – poté trasferirsi in una zona più centrale del quartiere (da via Fonteiana), la stessa in cui viveva tra l’altro Bernardo Bertolucci.

Nello stesso palazzo, abitava infatti il poeta Attilio Bertolucci – padre di Bernardo – con cui Pasolini aveva un forte rapporto intellettuale. Quel periodo intenso è oggi ricordato da una targa che si trova proprio in via Giacinto Carini 45, lì posizionata nel 1999. La trovate sopra il portone di una palazzina e recitano versi tratti dal poemetto Récit. La lapide porta la firma del famoso scenografo Dante Ferretti.

La vita di Pier Paolo Pasolini all’EUR

Spostiamoci ora all’EUR – per la precisione in via Eufrate n. 9 – dove si trova l’ultima abitazione di Pier Paolo Pasolini. In realtà, il palazzo in cui visse il poeta lo trovate proprio di fronte alla targa presso cui vi stiamo portando: qui Pasolini abitò dal 1963 al 1975, anno della sua morte.

L’EUR è un quartiere che il poeta sentirà molto e da cui trarrà molte ispirazioni: un esempio di questo legame lo troviamo nella poesia La ricerca di una casa, contenuta nella raccolta Poesie in forma di rosa. Arrivati in via Eufrate, per trovare la targa dovrete cercare tra i sanpietrini. Di forma rettangolare, riporta la scritta Qui abitò con la amata madre / Pier Paolo Pasolini / Roma, 15 settembre 2022 / Municipio Roma IX. Come indica la targa stessa, questa è stata posizionata qui nel 2022 in occasione del Centenario della nascita di Pasolini (1922-2022) e nell’ambito della rassegna 9 da leggere, Prima Edizione del Festival della Lettura e della Letteratura del Municipio Roma IX.

Gorizia-Nova Gorica, un itinerario per scoprire il confine

30 octobre 2025 à 08:49

Nel 2025 Gorizia e Nova Gorica hanno dato vita alla prima Capitale europea della cultura transfrontaliera: uno status che va oltre il mero titolo per diventare esempio di una lettura unica e propositiva del confine. Le due città sono di fatto attaccate l’una all’altra e unite – addirittura – nella da poco rinnovata Piazza Transalpina: metà italiana e metà slovena.

Del resto, la storia di questo territorio segue più giochi di potere che effettivo sentir popolare. Nova Gorica nacque nel 1947, nel tentativo di creare – come dice lo stesso nome – una nuova Gorizia dopo l’annessione dell’area alla Jugoslavia. Per decenni le due città sono rimaste separate da linee bianche e reticolati, fino all’entrata della Slovenia in Europa che ha portato alla rimozione delle barriere doganali.

Barriere fisiche che poco hanno a che vedere con la vera anima dei luoghi che le hanno viste nascere: seppure diverse architettonicamente e storicamente, Gorizia e Nova Gorica condividono un profondissimo legame, tra famiglie miste e lingue che si mescolano. Non è un caso che a guidare il dialogo tra le due realtà ci sia il GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale), ampiamente attivo anche nella gestione di questo 2025 importantissimo per il territorio.

Quello che vi proponiamo è un itinerario pedonale, da percorrere in un giorno, che vi permetta di esplorare liberamente entrambe le città: passeggiando tra Italia e Slovenia, scoprirete luoghi insoliti che raccontano di confine, storia e identità.

Smart Space

Il nostro itinerario parte da questo luogo che fa capo alla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. Si tratta di uno spazio espositivo altamente immersivo che – nella sua mostra permanente – spiega proprio l’origine e i movimenti del confine tra i due territori. «La mostra – spiega lo storico Enrico Loru – è divisa in quattro fasi. Si inizia con il Medioevo, poi c’è l’Età Moderna. E ancora l’800, che è un periodo felice per Gorizia, e infine il 900 fino ai giorni nostri».

Troverete qui schermi a scorrimento e potrete persino intervistare gli eroi del territorio che risponderanno a tutte le vostre domande. Nello Smart Space potrete divertirvi con realtà virtuale e un’area museale in vecchio stile, con dipinti e ritratti dei principali personaggi goriziani. Le visite guidate sono gratuite.

Il Valico del Rafut

Dallo Smart Space, percorrete ora via Carlo Favetti e girate poi a destra in via del Rafut fino a raggiungere un passaggio a livello con la bandiera italiana. State già attraversando il confine in appena 10 minuti. È il nome stesso della via a raccontare una storia: Rafut è infatti una variazione della parola tedesca raffholz (rami caduti), perché la tradizione voleva che si cercasse la legna da ardere in città sul vicino colle del Rafut.

Il Valico del Rafut tra Italia e Slovenia
GC
Il Valico del Rafut tra Gorizia e Nova Gorica

Nel 1947 – proprio dove ora sorge la sbarra – venne istituito il nuovo confine tra l’Italia e l’allora Jugoslavia. C’è una celebre fotografia che immortala proprio questo luogo separando l’abitazione (in Italia) dalla stalla (in Jugoslavia). Poco prima di varcare il confine, sulla destra, trovate una casupola che contiene la mostra multimediale Lasciapassare/Prepustnica – Storia e memorie di una città di confine (fino al 31 dicembre 2025). Il Valico del Rafut vi porta quindi oggi alla scoperta della storia di Gorizia, Nova Gorica e del confine che le attraversa con citazioni, foto e QR code da esplorare liberamente nello spazio esterno.

Lasciapassare/Prepustnica, la mostra a Gorizia
GC
L’esposizione Lasciapassare/Prepustnica

Collezione museale Pristava

Attraversate il confine e vi troverete dinanzi a uno dei musei più particolari di questa zona: siamo negli ex uffici del valico di seconda categoria di Pristava (Prestava). In queste stanze ora sorge un piccolissimo museo che racconta, in breve, la storia del contrabbando che avveniva proprio intorno alla frontiera. In mostra c’è di tutto: dai walkman alle riviste osé, ma c’è anche la riproduzione di una sala degli interrogatori e persino una escape room per rendere la storia didatticamente più divertente.

Collezione museale Pristava, il museo del contrabbando
GC
Collezione museale Pristava a Nova Gorica

Galleria Ciclopedonale Castagnevizza

Fate ora appena qualche passo indietro fino ai binari e imboccate la Galleria ciclopedonale Castagnevizza: si tratta di una ex galleria ferroviaria convertita – come dice il nome stesso – in tratto ciclopedonale. Se la percorrete per circa 1 km (15 minuti di cammino) vi porterà direttamente a Piazza Transalpina, la nostra prossima tappa. Godetevi la galleria ciclopedonale, una esperienza transfontaliera completa: state infatti passeggiando sul confine, come dimostra la presenza dei cosiddetti cippi di confine (o pietre di delimitazione). In genere, questi massi mostrano due numeri che indicano il segmento di confine e la posizione del punto sulle mappe della commissione italo-jugoslava che tracciò la linea dopo il Trattato di Pace del 1947.

Altra curiosità: nella galleria troverete una targa in sloveno a tutt’oggi di origine sconosciuta. La frase che vi è iscritta recita: Tukai Sva Se Ljubila Ti In Jaz Popolnoma Gola, vale a dire Qui ci siamo amati, tu e io, completamente nudi.

Targa nella Galleria Ciclopedonale Castagnevizza
GC
La targa anonima nella Galleria Ciclopedonale Castagnevizza

Piazza Transalpina

Siete ora nella piazza più celebre di quest’area, completamente restaurata proprio in occasione di GO!2025 con il sostegno del GECT. È una piazza unica al mondo: per metà è in Italia e per metà – la parte dove svetta la stazione ferroviaria di Nova Gorica – in Slovenia. I confini però qui non si vedono: non ci sono segnali né barriere, ma solo spazi comuni in cui sloveni e italiani si incontrano per un caffè al bar o per organizzare eventi speciali.

Qui – fino al 2007 – sorgeva il cosiddetto Muro di Gorizia, una recinzione su calcestruzzo costruita nel 1947. Dopo il restauro, del celebre Muro sono rimasti piccoli segni (che sembrano dei cumuli) a ricordare il tempo che fu, mentre una targa al centro della piazza segna il confine circondata dal Mosaico della Nuova Europa di Franco Vecchiet. Prima di continuare il nostro percorso, entriamo nella stazione di Nova Gorica: anche qui, neanche a dirlo, si respira aria di confine.

Piazza Transalpina, Confine tra Italia e Slovenia
GC
Il confine tra Nova Gorica e Gorizia a Piazza Transalpina

Stazione di Nova Gorica

Siamo dentro a una stazione ricca di storia: negli anni questo stop ferroviario è infatti appartenuto all’Impero austro-ungarico (dal 1906 al 1919), all’Italia (dal 1919 al 1943 e poi dal 1945 al 1947), alla Germania (tra il 1943 e il 1945), alla Jugoslavia (dal 1947 al 1991) e infine alla Slovenia. Ha cambiato nome, volto e appartenenza arricchendosi di tutto ciò che il confine poteva regalare e oggi la stazione stessa è un museo. Non solo perché al suo interno c’è la Collezione museale Kolodvor appartenente al Museo sul Confine, ma perché proprio qui troverete mappe, teche e oggetti che raccontano la storia di una stazione perennemente mutevole. Persino la biglietteria sembra uscita da un passato rimasto fermo ai tempi che furono, mentre il bar che si affaccia su Piazza Transalpina (sloveno, per la precisione) è frequentato in equal modo dai cittadini di entrambe le città.

Se dovessimo indicare un luogo simbolo di un confine senza confine, è proprio la stazione di Nova Gorica con la Piazza Transalpina su cui si affaccia: uno spazio che, tra storia e futuro, sembra dirci che ogni barriera forzata è in fondo inutile.

Uscite ora dalla stazione e tornate su Piazza Transalpina, dirigetevi verso l’EPIC Centre (anche questa area è stata recentemente completamente rinnovata) fino al sottopassaggio che vi porta a Nova Gorica: noterete che è ricco di manifesti e poster, che appartengono alla mostra Never Mind the Borders istituita sempre in occasione di GO!2025.

Qualche suggerimento extra

Il nostro tour pedonale alla scoperta del confine tra Gorizia e Nova Gorica si conclude qui, ma se avete ancora tempo potete allungarvi con una passeggiata fino al centro di Nova Gorica. Sono due in realtà i luoghi che vi consigliamo di visitare con più calma, uno in Slovenia e uno in Italia. A Nova Gorica, a circa 20 minuti a piedi da Piazza Transalpina, sorge il Monastero di Castagnevizza, un convento francescano fondato nel 1623 dal conte Mattia della Torre sulla collina del Rafut. Ad oggi potete girare nei suoi giardini ed entrare nella cappella monastica (si dice che contenga gli affreschi più belli della Slovenia). La sua biblioteca è invece dedicata al linguista sloveno Stanislav Škrabec che visse nel monastero più di 40 anni e, al suo interno, c’è anche la prima grammatica slovena di Adam Bohorič con dedica dell’autore.

In Italia (ma parliamo di circa un’ora di passeggiata da Piazza Transalpina) vale invece la visita il Sacrario Militare di Oslavia, realizzato nel 1938 su progetto dell’architetto romano Ghino Venturi. Qui ci sono le spoglie dei soldati caduti nelle diverse battaglie della Grande Guerra.

L'Ossario di Oslavia
GC
Ossario di Oslavia a Gorizia

Cinque Case Museo di Roma da non perdere

17 octobre 2025 à 08:42

Roma è da sempre crocevia, punto di partenza e meta: lo sanno bene i pellegrini del Giubileo che, in questo 2025, si precipitano nella Capitale diretti a San Pietro e alle Basiliche papali, ma è così – in realtà – da secoli. Lo dimostrano i suoi musei, i monumenti, i parchi: segni di passaggi accavallatisi negli anni e rimasti a testimonianza di ciò e di chi Roma ha ospitato.

Sono molte, ad esempio, le Case Museo che troverete in città: abitazioni, stanze e studi d’artista che in passato hanno accolto membra stanche e laboriose e che oggi – non senza fatica – Roma conserva quasi intatte per mostrarvi la vita e l’estro di un tempo. Ve ne consigliamo cinque da non perdere, ma l’elenco è molto più lungo. Dalla casa in Piazza di Spagna in cui soggiornò il poeta britannico John Keats (e dedicato anche a Percy Bysshe Shelley) a quelle di due italianissimi come Alberto Moravia e Luigi Pirandello. Ma c’è anche l’arte con Casa Balla o il cinema con la casa di Alberto Sordi.

Tutte le arti – in un modo o nell’altro – hanno transitato in città, lasciando un segno o l’alcova di chi l’arte era piuttosto impegnato a produrla, ispirato dalle strade e dalla storia della Capitale.

La Casa Museo di Keats e Shelley (Keats-Shelley Memorial House)

Partiamo dalla Casa Museo in cui sicuramente vi imbatterete visitando Roma: ai piedi della scalinata di Piazza di Spagna sorge infatti un edificio che, già all’esterno, racconta del suo passato poetico. Vi basterà infatti sollevare lo sguardo da Piazza di Spagna per scorgere insegne e manifesti che vi indicano già, con facilità, dove dovete recarvi. Al secondo piano di questo palazzo settecentesco, nel novembre del 1820, arrivò infatti John Keats: le condizioni di salute del poeta erano preoccupanti e i medici gli suggerirono di trasferirsi in un posto più mite, proprio come la nostra capitale.

Con lui il pittore Joseph Severne – che lo dipinse anche in queste stanze – e piano piano pochi amici romani. Il tempo di Keats a Roma fu brevissimo: nel febbraio del 1821, il poeta morì infatti di tubercolosi, proprio nella casa ora diventata museo. La sua tomba si trova al Cimitero Acattolico di Roma accanto proprio a quella dell’amico pittore, che pure a Roma visse fino ai suoi ultimi giorni.

La Casa Museo fu inaugurata nel 1909, dopo molti sforzi dell’Associazione inglese Keats-Shelley Memorial (nata nel 1903), il cui scopo era proprio quello di salvare dalla demolizione il palazzo in cui morì Keats. Oggi – come nelle intenzioni originali – conserva la camera da letto del poeta, ma anche opere di Shelley e Lord Byron. In breve, la Casa Museo celebra la seconda generazione romantica inglese con prime edizioni, dipinti, curiosità.

La Casa Museo Alberto Moravia

La Casa Museo di Moravia sposta l’attenzione sui nostri pregevoli scrittori: Moravia era romano di nascita e – fino al 1990, anno in cui morì – visse in un appartamento che si affaccia sul Tevere in una zona della città relativamente tranquilla. Siamo nel quartiere Della Vittoria e Moravia aveva scelto l’ultimo piano di un edificio risalente agli anni ‘30: un luogo sereno, in cui le collezioni e l’arredamento selezionato dallo scrittore sono rimasti intatti.

Dalle opere d’arte ai volumi sugli scaffali, tutto è rimasto immobile nel tempo. E del resto quella di Moravia era una casa da incorniciare: tanti amici artisti gli hanno donato negli anni opere e dipinti, ma non mancano maschere e oggetti raccolti dallo scrittore nel corso dei suoi tanti viaggi in Oriente e in Africa. La Casa Museo – che si trova in Lungotevere della Vittoria, 1 – è visitabile solo il secondo sabato del mese (e solo con prenotazione obbligatoria), per cui programmate bene la vostra visita.

La Casa di Luigi Pirandello

A due passi da Villa Torlonia e da Via Nomentana – in Via Antonio Bosio 13B – trovate l’abitazione di un altro celeberrimo scrittore italiano: sorge qui, infatti, l’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo, noto più comunemente come Casa Museo di Pirandello. Il Museo – o meglio l’Istituto – si trova in un villino costruito negli anni dieci e circondato dal verde: è un appartamento in cui lo scrittore visse dal 1933 al 1946. Nato ad Agrigento, Pirandello – dopo una serie di spostamenti, tra Berlino e Parigi – si trasferì infatti nella Capitale: abitò nel quartiere Nomentano, prima in Via Alessandro Torlonia, e poi in via Antonio Bosio.

È un luogo che – anche solo col suo immaginario – torna negli scritti dell’autore che, del resto, lo aveva arredato con un soggiorno-studio e una biblioteca contenente circa 2000 volumi. Nell’appartamento c’è poi la camera da letto (dove Pirandello morì nel 1936) e una terrazza da cui si vede Villa Torlonia: oltre a libri e manoscritti, sulle pareti troviamo anche dipinti (alcuni firmati dal figlio dello scrittore, Fausto). L’Istituto fu fondato nel 1962 su iniziativa di Umberto Bosco e potete visitarlo scrivendo proprio al Museo: nel caso non abbiate la possibilità di essere presenti a Roma, sul sito ufficiale è disponibile anche una visita virtuale dello studio di Pirandello.

Casa Balla

È fresca la notizia dell’acquisizione da parte del MiC (Ministero della Cultura) di Casa Balla: aperta occasionalmente e temporaneamente in passato, ora l’abitazione del Maestro Futurista si prepara dunque ad entrare nel sistema museale italiano e ad aprire i suoi battenti. Un’occasione unica per visitare – quando sarà – l’abitazione studio dell’artista torinese, che si trova in Via Oslavia 39B a Roma: qui Balla visse dal 1929 al 1959, anno della sua morte. Parliamo di una vera e propria casa d’artista: il pittore arrivò qui nel giugno del 1929 con la moglie Elisa Marcucci e le due figlie Luce ed Elica (anch’esse pittrici).

Inizialmente visto come un luogo impiegatizio (così lo definisce Elica in alcuni scritti), la famiglia provvederà poi negli anni a farlo proprio, trasformandolo in un vero e proprio dipinto vivo. Dalle pareti colorate alle porte dipinte, in questo spazio tutto grida colore e movimento: gli arredi, gli oggetti curiosi, le sculture hanno trasformato questo appartamento in un’opera d’arte a sé stante. Secondo alcuni, sembra incarnare in toto il manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’universo, firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel 1915. In attesa che apra i suoi battenti in via definitiva e diventi un Museo, controllate che non ci siano eventi speciali che vi permettano di dare un’occhiata.

Casa Museo Alberto Sordi

Poteva forse mancare nell’elenco delle Case Museo romane la villa di colui che ancora rappresenta il romano doc? Aperto in occasione degli eventi della Fondazione Alberto Sordi, l’edificio in cui visse l’attore fu progettato da Clemente Busiri Vici alla fine degli anni Venti e fu acquistato da Alberto Sordi nel 1958. Una curiosità: sembra che Sordi si litigasse la villa con l’amico Vittorio De Sica, che ebbe la peggio. Fu proprio l’interprete de Il Vigile ad abitarvi infatti fino alla morte (avvenuta nel 2003) arredandola con cimeli, dipinti, fotografie ma anche con stanze inedite, come la palestra con il toro meccanico (teatro di innumerevoli serate con amici e colleghi) o la barberia.

La villa si trova in Via Druso a Roma e custodisce anche l’archivio personale di Alberto Sordi, oggi in parte sottoposto a restauro. Un’ultima curiosità: nel giardino della maestosa Villa Sordi, la Fondazione Museo Alberto Sordi custodisce anche la Fiat Tipo e la Fiat 124 appartenute all’attore, ammirabili da chiunque abbia l’opportunità di visitare la villa stessa. Una villa-simbolo, potremmo dire, non solo della carriera dell’attore ma di uno specifico e fruttuoso periodo artistico romano.

Ottobrate Romane: storia e luoghi dove riviverle oggi

6 octobre 2025 à 08:40

Chi non ha mai sentito nominare le Ottobrate Romane? Ormai di uso comune, il termine si riferisce a una tradizione andata avanti fino ai primi decenni del XX secolo: l’ottobrata era di base una gita domenicale che – nel mese di ottobre – i romani erano soliti concedersi godendo ancora per poco del bel tempo e delle giornate di sole (mai troppo afose). Gli elementi che caratterizzavano una riuscitissima ottobrata erano del resto due: la gita fuori porta e l’arrivo della stagione del vino.

Non è un caso che – secondo alcuni studiosi – le Ottobrate Romane fossero in realtà un’evoluzione dei pagani Baccanali, festività legate proprio alla celebrazione del dio del vino. E, del resto, proprio in questo periodo cade la fine della vendemmia: una festa per i romani imprescindibile.

Come si festeggiavano le Ottobrate Romane

Vino e attività all’aria aperta non potevano dunque mancare per i romani che – nelle domeniche di ottobre (e a volte anche il giovedì) – si riunivano la mattina presto nei vari rioni cittadini per partire con le carrettelle. Trainati da cavalli e addobbati a festa, su questi carri (celebri per la forma a guscio d’uovo, come appaiono riprodotti su stampe e incisioni dell’epoca) la tradizione chiedeva sette o nove ragazze. Tutte opportunamente agghindate, in pendant con i sonagli e i campanacci che invece abbellivano la carrettella. La donna seduta vicino al carrettiere poteva fregiarsi del titolo di bellona, lasciando alle compagne quello di minenti. Gli uomini seguivano invece il carro a piedi, suonando e ballando.

L’allegra comitiva – così composta – si dirigeva tra suoni e risate verso la meta, che di solito era appunto un luogo all’aria aperta in città o appena fuori Roma. La giornata però era appena iniziata, perché la vera Ottobrata – oltre al tragitto in sé – prevedeva poi cibo, giochi, musica e divertimento per tutta la domenica. Lo racconta Casanova in uno dei suoi scritti, lamentando in realtà proprio la brevità del viaggio in carrettella, probabilmente l’aspetto più folkloristico della tradizione.

Per i romani, insomma, l’Ottobrata era attesissima, tanto che si narra che alcuni si indebitavano per parteciparvi. E il termine è ormai talmente di uso comune anche oggi, che spesso con ottobrata ci si riferisce semplicemente a una giornata di ottobre bella e mite: perfetta – si direbbe – per una scampagnata.

L’Ottobrata Romana si festeggia ancora oggi?

Oggi cosa è rimasto delle Ottobrate, a parte il termine? Ovviamente è scomparsa la tradizione delle carrettelle e la gita fuori porta è meno strutturata: va da sé che se è bel tempo ognuno si organizza la scampagnata che desidera, mentre altri eventi hanno semplicemente preso in prestito il nome Ottobrata in omaggio alle antiche tradizioni della città. Saltando la processione e gli abiti a festa, è tuttavia ancora possibile vivere l’Ottobrata Romana come si faceva un tempo, recandosi nei luoghi preferiti dai romani per questa celebrazione. Eccovi i principali.

Monte Testaccio

Monte Testaccio era una delle mete più popolari per le ottobrate romane, come dimostra la presenza delle celebri catacombe del vino, grotte ricavate nel Seicento dalle sue pendici per conservare al meglio il protagonista della festa: il vino stesso, appunto. Se voleste replicare la classica ottobrata – come (quasi) ogni luogo romano – vale una visita quantomeno per la sua storia. Il monte è infatti noto anche come monte de’ cocci, per il semplice fatto che è composto da oltre 53 milioni di anfore in terracotta che – in più di due secoli di storia – sono giunte dal porto fluviale del Tevere e venivano qui ordinatamente disposte. Monte Testaccio deriva infatti dal latino mons testaceus: letteralmente, monte fatto di cocci.

Un monte artificiale dunque, alto 36 metri e unico nel suo genere, anche da un punto di vista archeologico. Di fatto, quello che oggi è un monte fino al III secolo era un’antica discarica: le anfore arrivavano al porto, venivano svuotate del loro (prezioso) contenuto e – non potendo più essere utilizzate – venivano rotte e i loro pezzi accatastati in questa zona. Nel tempo si creò dunque un monticello che – grazie alle proprietà isolanti dell’argilla – permetteva di creare grotte e anfratti a basse temperature, ideali da usare come cantine o stalle. Quasi un destino scritto, quello delle Ottobrate su queste pendici.

Oggi Monte Testaccio è un’area archeologica, quindi potete visitarlo previa prenotazione o raggiungerlo e ammirarne le pendici dalle strade che lo circondano.

Monte Testaccio, il Monte dei Cocci di Roma
Wikicommons
Roma, Monte Testaccio

Le campagne romane

Oltre a Monte Testaccio – facilmente raggiungibile – per le Ottobrate i romani si recavano nelle campagne che circondavano Ponte Milvio o nelle vigne che ricoprivano l’area tra Monteverde e Porta San Pancrazio. Un’altra meta erano le aree verdi intorno Porta San Giovanni e Porta Pia.

Gran parte di queste zone oggi, complice l’urbanizzazione, semplicemente non esiste più. Le pinete che sorgevano nei pressi di Porta San Giovanni, ad esempio, sono state sostituite dai quartieri del Pigneto e di Tor Pignattara. Il consiglio è quindi quello di recarvi – per festeggiare una vera Ottobrata – nei polmoni verdi della Capitale che non sono pochi: dal Parco della Caffarella a quello dell’Appia Antica, fino a Villa Ada. O ancora potete spostarvi verso i Castelli Romani dove il vino è assoluto padrone del mese di ottobre, come dimostra la celebre Saga dell’Uva di Marino.

Parco della Caffarella
123rf | Ph. dgav
Il Parco della Caffarella – Fonte: 123rf | Ph. dgav

Villa Borghese

C’è un luogo la cui storia si lega indissolubilmente a quella delle Ottobrate Romane e che ancora oggi accoglie i suoi visitatori ogni giorno dell’anno, per scampagnate o semplici passaggi: stiamo parlando, ovviamente, di Villa Borghese. Non tutti, all’epoca della festa romana, potevano permettersi di andare fuori città con tanto di carrettella e così molti cittadini cercavano soluzioni più agili ed economiche. Dalla fine del ‘700, Marc’Antonio Borghese iniziò dunque ad aprire le porte della villa di famiglia (“per cortese consenso padronale”, specificava) tutte le domeniche di ottobre. Una tradizione seguita anche dai suoi eredi: Villa Borghese, col tempo, si trasformò in una vera e propria fiera. Ogni domenica di ottobre venivano organizzati giochi, lotterie, pranzi e cene. E ancora spettacoli, danze e concerti a cui iniziarono a partecipare anche i nobili.

Tra i luoghi di Villa Borghese più importanti per le Ottobrate Romane spiccano Piazza di Siena per i concerti e il laghetto con le barchette: si narra che, su di esse – colorate e addobbate – girassero cantanti e musica, con l’orchestra fissa nel Tempio di Esculapio. Addirittura, nel 1847, l’allora Principe di Villa Borghese ideò un concorso agrario per eleggere gli animali più belli e più capaci o i prodotti agricoli più ricercati.

In men che non si dica, Villa Borghese divenne dunque un luogo simbolo per le Ottobrate. Oggi è ancora lì a disposizione per scampagnate o passeggiate, con il suo verde e la sua storia.

villa Borghese a Roma
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Passeggiare per il parco di villa Borghese a Roma

La fine delle Ottobrate Romane

Durante le Ottobrate Romane l’intera città era in festa: le campagne di Roma erano completamente occupate e le Ville aprivano i battenti per offrire spazio a chi non riusciva a recarsi fuori porta. Una tradizione che andò scemando progressivamente nell’Ottocento. La guerra con i francesi fu la prima vera battuta d’arresto: dal 1853 l’Ottobrata a Villa Borghese divenne infatti a pagamento, perdendo definitivamente il suo carattere spontaneo e cittadino.

La Villa chiuse i battenti nel 1874 e, nel 1902, Vittorio Emanuele III la comprò per regalarla ai romani. Contemporaneamente, l’urbanizzazione della città portò alla scomparsa delle campagne e delle vigne, i luoghi amati dai romani per le Ottobrate, soprattutto dopo che Roma divenne Capitale nel 1871. Oggi delle celebri feste romane di ottobre restano immagini e scritti, ma anche una sorta di fascinazione culturale per il modo in cui in passato si celebrava il mese autunnale per eccellenza: in altri luoghi, l’Ottobrata è ancora possibile mentre – per rivivere esattamente i tragitti e le aree delle feste romane – potete visitare ciò che resta, immaginando canti, cibo e saltarelli.

Cinque statue da non perdere a Roma con storie sorprendenti

25 septembre 2025 à 09:00

Roma è piena di ricchezze storiche e architettoniche e, probabilmente, non basterebbe una vita intera per ammirarle tutte. Dalle chiese medievali ai resti romani, passando per i capolavori del Risorgimento e tutto ciò che custodisce il Vaticano, la Capitale richiede un’accurata opera di selezione su cosa visitare e cosa perdersi: il rischio, altrimenti, è di non vedere nulla (o molto poco).

Oltre i monumenti più celebri e le tappe imperdibili, Roma offre tuttavia anche tantissime statue da ammirare gratuitamente. Ci salutano agli angoli delle strade, ci guardano dall’alto dai loro piedistalli e spesso le sorpassiamo senza farci troppo caso. Invece, non solo sono opere che possiamo guardare senza troppe file e dispendi di energia, ma nascondono storie che raccontano, nel loro piccolo, anche la storia di Roma.

Vi proponiamo cinque statue da non perdere nella Capitale: sono belle o semplicemente curiose, ma tutte – a loro modo – celano una storia incredibile che rischia di andare perduta.

Pasquino e la storia delle statue parlanti di Roma

A due passi da Piazza Navona, c’è una piccola piazza che prende il nome dalla statua che la abita: è Piazza Pasquino, dove sorge appunto Pasquino, la più celebre statua parlante di Roma. Per chi non lo sapesse, le statue parlanti nella Capitale sono sei e – dal XVI secolo – i cittadini erano soliti affiggervi critiche e componimenti satirici contro i governanti: messaggi definiti pasquinate, proprio come la nostra statua. Nel caso di Pasquino, i componimenti (si tratta infatti di critiche poetiche più che di brevi messaggi) venivano messi o ai suoi piedi o, più frequentemente, sul collo: oggi con Pasquino quella tradizione esiste ancora, ma si è ben pensato di porre accanto alla statua una bacheca apposita.

Pasquino rappresenta dunque una vera e propria tradizione romana che va avanti da secoli: una blanda e poetica opposizione al potere, dal XVI secolo in poi. Eppure, la statua in sé è ancora più antica: è infatti il frammento di un’opera in stile ellenistico, risalente probabilmente al III secolo a.C. e ritrovata nel 1501 durante il restauro dell’allora Palazzo Orsini (oggi Palazzo Braschi) nella piazza che lo espone tuttora. L’idea di salvarla fu del cardinale Oliviero Carafa che ordinò la ristrutturazione del Palazzo: per questo la trovate all’angolo della Piazza con lo stemma dei Carafa.

L’usanza delle pasquinate si sviluppò indipendentemente da questi fatti, ma è bene sottolineare che il povero Pasquino fu inviso da parecchi potenti: il papa Adriano VI ordinò addirittura di gettare la statua nel Tevere, mentre Benedetto XIII emanò un editto che condannava a morte, confisca e infamia qualsiasi autore di pasquinate.

Il Pulcin della Minerva: la beffa di Bernini

In Piazza della Minerva, proprio di fronte alla Basilica di Santa Maria sopra Minerva, troverete uno dei nove obelischi di Roma: è ovviamente quello della Minerva, retto dalla statua di un elefante. L’opera merita una visita per diversi motivi: innanzi tutto fu disegnata da Gian Lorenzo Bernini e realizzata da Ercole Ferrata nel 1667. I romani la ribattezzarono il Pulcin della Minerva perché l’obelisco è retto da un elefante, a dire il vero di dimensioni ridotte: pulcino in romanesco all’epoca significava porcino. Un piccolo e delizioso maiale quindi, più che un elefante.

L’obelisco – lo diciamo per completezza – è invece di origine egiziana (viene da Eliopoli) e risale al IV secolo a.C. La storia curiosa – legata all’elefante in particolare – vide un’accesa querelle tra Bernini e i domenicani del convento in cui l’obelisco era stato, tra l’altro, trovato. Secondo i domenicani il progetto del Bernini era completamente fallimentare e a Roma iniziò a circolare la convinzione che l’elefante volgesse le proprie terga verso i frati. Una posa non subito evidente, ma che manifesterebbe l’insofferenza dello scultore nei confronti dei critici domenicani. Altra curiosità: Salvador Dalí si ispirò alla statua per una serie di dipinti, tra cui Tentazione di Sant’Antonio, Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio e Gli elefanti.

Roma, l'obelisco e l'elefante di Bernini
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Roma, il Pulcin della Minerva

Il Monumento a Giordano Bruno, simbolo di libertà

È una delle statue più celebri di Roma: del resto, campeggia in una delle zone più note della città, Campo de’ Fiori, ammirata dai passanti che forse poco sanno della storia di quest’opera in realtà travagliatissima. Partiamo da alcuni dati storici: la statua fu realizzata da Ettore Ferrari e inaugurata nel 1889 nel punto in cui il filosofo fu condannato e ucciso sul rogo nel 1600. Come si può facilmente immaginare, la figura di Giordano Bruno non è particolarmente cara alla Chiesa e, per omaggiare il filosofo prima e dopo l’Unità d’Italia, sorsero comitati, manifestazioni studentesche e proteste: tutte in nome di una statua a lui dedicata.

Un percorso lungo e complicato, fatto di dinieghi e rifiuti, fino alla fondazione di un nuovo Comitato nel 1885: vi aderirono personaggi come Victor Hugo, Henrik Ibsen, Giosuè Carducci e Cesare Lombroso. Per farla breve, potremmo dire che la statua di Giordano Bruno divenne quasi una pedina nella lotta tra le due fazioni: da un lato i filo-clericali e dall’altro i liberali, in un’Italia neo-unita che stava lentamente trasformandosi e guardando al futuro.

Dopo l’inaugurazione dell’opera, non a caso, papa Leone XIII rimase per un giorno a digiuno inginocchiato davanti alla statua di San Pietro: una protesta contro la sconfitta, sulla questione, dei filo-clericali. All’epoca dei Patti Lateranensi (siamo nel 1929) i cattolici proposero nuovamente la rimozione della statua di Giordano Bruno e Mussolini rifiutò: la questione era troppo spinosa, ma il dittatore accettò comunque di vietare manifestazioni in onore del filosofo. Poco importa: anche oggi, la statua di Ferrari volge il suo sguardo severo verso il Vaticano mantenendo la propria aura di sfida. È ormai per i romani (e non solo) simbolo di libertà e libera espressione.

Roma, la statua di Giordano Bruno
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La statua di Giordano Bruno a Campo de’ Fiori, Roma

La Statua Equestre di Marco Aurelio, vittima di uno scambio d’identità

È un’opera famosissima, enorme, impressionante. Marco Aurelio a cavallo, risalente al II secolo d.C., occupa piazza del Campidoglio dal 1538 (dal 1997 c’è una copia, l’originale è conservata a Palazzo dei Conservatori). La sua storia è strettamente legata alla sua incredibile sopravvivenza: le statue bronzee dell’antichità, dal crollo dell’Impero romano d’Occidente in poi, furono infatti fuse per ricavarne del metallo. Quante sono sopravvissute a quest’opera di riciclo? Appena venti, di cui circa cinque in bronzo. Le statue equestri giunte fino a noi sono ancora meno: solo tre. E, a tutto ciò, si aggiunge un altro incredibile primato del monumento a Marco Aurelio: è l’unica statua ad essere rimasta sempre esposta e ad essere giunta a noi integra.

Se vi state chiedendo come mai, la storia ha dell’incredibile: per secoli la statua è stata infatti scambiata per una raffigurazione di Costantino, tanto che veniva chiamata Caballus Constantini. Parliamo dell’imperatore che proclamò la libertà cristiana e, per questo motivo, nel Medioevo non solo non fu fusa, ma fu esposta nei pressi della sede papale Palazzo Laterano.

Solo nel 1447 un bibliotecario scoprì la verità, studiando vecchi volumi: ormai, tuttavia, i tempi erano diversi e la statua non rischiava sabotaggi. Al contrario, venne protetta ma – non avendo Marco Aurelio legami col cristianesimo – spostata dove si trova ora. C’è anche una leggenda legata alla statua: si narra che, quando la doratura ricoprirà completamente la scultura, il ciuffo del cavallo annuncerà il Giudizio Universale.

Roma, la statua di Marco Aurelio
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Marco Aurelio, la statua equestre a Roma

La sfortuna de L’Angelo di Castello

Se aguzzate la vista, sopra Castel Sant’Angelo c’è la statua di un angelo: attualmente c’è l’opera di Peter Anton von Verschaffelt, realizzata nel 1753 e restaurata tra il 1983 e il 1986. Prima di essa, le versioni sono state innumerevoli. La prima statua realizzata era in legno e, per ovvi motivi, si consumò da sé finendo per essere smontata e sostituita. Toccò dunque a un angelo di marmo, distrutto nel 1379 da un assedio: Urbano V lasciò infatti a presidio del Castello una guarnigione francese contro cui l’intera popolazione si scagliò.

Distrutto l’angelo di marmo, bisogna attendere il 1453 per un nuovo angelo, sempre in marmo ma con le ali di bronzo: durò appena 44 anni, perché nel 1497 fu distrutto da un fulmine che colpì una polveriera nell’edificio. Si optò dunque per una statua in bronzo dorata, che nel 1527 venne fusa per costruire dei cannoni. Nel XVI secolo arrivò poi l’opera di Raffaello da Montelupo (ancora visibile nel Cortile dell’Angelo) prima della versione esistente. Un destino crudele considerando l’origine di questa statua simbolica: si narra infatti che Papa Gregorio I, durante la peste del 590 d.C., vide apparire sopra la fortezza l’Arcangelo Michele che gli indicò – in questo modo – la fine della pestilenza.

Veduta di Castel e ponte Sant'Angelo all'alba, Roma
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Il maestoso Castel Sant’Angelo all’alba

Roma, cosa vedere vicino alla Stazione Termini in un’ora

18 septembre 2025 à 08:00

La Stazione Termini di Roma è ormai un luogo simbolo della Capitale: crocevia di incontri e di strade che – come si suol dire – portano tutte alla città, è spesso sia punto di partenza che meta di arrivo. È, difatti, la stazione ferroviaria più grande e importante d’Italia (vanta ben 32 binari) ed è la quinta in Europa, con un volume di traffico pari a circa 150 milioni di passeggeri all’anno. Se vi trovate a Roma quasi sicuramente vi capiterà di sostare per un po’ di tempo nelle sue aree: che siate diretti agli aeroporti della Capitale o nel suo centro storico, tutto passa dall’interno e dall’esterno – la maestosa e da poco rinnovata Piazza dei Cinquecento – della storica Stazione Termini.

E se è facile perdersi tra binari e negozi, è pur vero che talvolta la Stazione rappresenta più croce che delizia: le attese possono essere lunghe e stressanti così come la mancanza di intrattenimento. Lo sanno bene i pellegrini che – per il Giubileo 2025 – hanno riempito Roma e i suoi luoghi di passaggio. Abbiamo dunque pensato di consigliarvi delle alternative, nel caso in cui vi troviate a dover passare qualche ora nella Stazione. Cosa vedere in poco tempo a pochi passi da Termini? Eccovi cinque proposte.

Stazione Roma Termini
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La Stazione di Roma Termini

Le Terme di Diocleziano

A pochi passi dalla Stazione Termini si trova uno dei complessi museali più affascinanti e incredibili relativi all’Antica Roma: le Terme di Diocleziano. Quando parliamo di pochi passi, intendiamo realmente che – in appena 4 minuti dalla stazione – potete ammirare questo Museo, ed è il primo consiglio che vi diamo sulle attività da fare intorno ai binari della ferrovia. Tenete presente che le Terme sono visitabili dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 19 con ultimo ingresso nella biglietteria alle 18.

Questo complesso termale fu costruito a partire dal 298 dall’Imperatore Massimiliano e inaugurato ufficialmente nel 306. Altro dato interessante è che, nel 1889, il Regno d’Italia scelse le Terme come prima sede del Museo Nazionale Romano che comprende altre tre sedi espositive (Palazzo Massimo, Palazzo Altemps e Crypta Balbi).

Tornando alle Thermae Diocletianae, esse si estendono per 13 ettari tanto che – ai tempi dell’antica Roma – erano in grado di contenere circa 3000 persone contemporaneamente. Il frigidarium è ancora riconoscibile nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, mentre l’Aula Ottagona ospita oggi il Museo dell’Arte Salvata. Un Museo che val bene una visita (compresa nel biglietto d’ingresso): istituito nel 2022, questo spazio accoglie infatti ed espone opere d’arte sopravvissute a calamità naturali o a guerre e furti. Le mostre sono temporanee e a rotazione.

La Basilica di Santa Maria Maggiore

Appena 5 minuti di passeggiata separano la Stazione Termini da una delle quattro Basiliche Papali e dalla sua Porta Santa: la Basilica di Santa Maria Maggiore si trova infatti a una manciata di metri dal polo ferroviario (circa 350).

È la sola basilica di Roma ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana e – non a caso – è considerata la Betlemme dell’Occidente. Costruita tra il 352 e il 366 sotto il pontificato di Liberio, fu poi ristrutturata da Papa Sisto tra il 432 e il 440. Una vera e propria testimonianza storica oltre che religiosa: al suo interno, tra le altre meraviglie, potrete ammirare la Salus Populi Romani, la più importante icona mariana (che viene attribuita a San Luca, evangelista e patrono dei pittori). È ormai noto che fosse la Basilica favorita di Papa Francesco, che si recava spesso a pregare nella Chiesa e che ha scelto di essere sepolto proprio tra le sue mura, contravvenendo – come sua abitudine – alle convenzioni ecclesiastiche.

C’è anche una leggenda legata a questa Basilica, dedicata da Papa Sisto III alla Madonna. Si narra infatti che la Vergine Maria apparve in sogno a Papa Liberio dicendogli che gli avrebbe indicato il luogo esatto in cui erigere una basilica. Il 5 agosto seguente – sorprendentemente – sull’Esquilino cadde un’incredibile nevicata: per Liberio segno incontrovertibile che la Madonna gli segnalasse in questo modo il posto dove costruire. Per questo motivo ogni anno, il 5 agosto, nella Basilica viene rievocato il miracolo della nevicata. Più materialmente e poeticamente, cadono petali bianchi sulle teste dei credenti.

Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma
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Interno della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma

Una passeggiata fino alla Fontana delle Naiadi

Se non avete voglia di chiudervi in qualche Museo o struttura, ma il tempo lo permette e volete godervi piuttosto l’aria della Capitale, da Termini potete dirigervi verso Piazza della Repubblica. In appena pochi metri di strada potrete così ammirare una serie di monumenti, fontane, resti del passato. Su Piazza dei Cinquecento, fermatevi innanzi tutto a guardare il monumento a Giovanni Paolo II, scultura realizzata da Oliviero Rainaldi e inaugurata nel 2011.

Poco dopo – sempre dirigendovi verso Piazza della Repubblica – passerete invece accanto al Monumento ai Caduti di Dogali, dedicato ai caduti della battaglia di Dogali, in viale Luigi Einaudi. Risale al 1887 ed è opera dell’architetto Francesco Azzurri. Superato il Monumento siete ormai a Piazza della Repubblica, al centro della quale campeggia la Fontana delle Naiadi, costruita tra il 1870 e il 1914 da Mario Rutelli e Alessandro Guerrieri.

Potete anche cogliere l’occasione per visitare la sopra citata Basilica di Santa Maria degli Angeli. Tante meraviglie vi aspettano dentro la Basilica, ma vi basti sapere che nel 1562 fu Michelangelo Buonarroti a sistemare il frigidarium delle Terme di Diocleziano, per volere di papa Pio IV. Risalgono invece al XVIII secolo i lavori di Luigi Vanvitelli, che di fatto ridecorò gli interni cancellando il lavoro di Michelangelo.

La Fontana delle Naiadi a Roma
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Restaurata la Fontana delle Naiadi a Roma: tornata all’antico splendore dopo quasi un anno di lavoro

Il Mercato Centrale

Un’altra alternativa, se avete del tempo da impiegare dentro la Stazione, è quella di godersi semplicemente Termini. Da poco restaurata sia internamente che esternamente, la struttura ospita infatti un vero centro commerciale su diversi piani. E – in una delle sue aree – si aprono le porte del Mercato Centrale Roma.

Il Mercato occupa gli spazi dell’ex dopolavoro ferroviario ed è stato inaugurato nel 2016: stand gastronomici, tavoli, caffetterie qui si rincorrono uno dopo l’altro permettendovi di passeggiare assaggiando sushi, pasta e soprattutto tantissimi prodotti locali. Dai trapizzini ai primi piatti tipici della tradizione romana (carbonara, cacio e pepe e così via), qui troverete tutto ciò che rende la cucina italiana ciò che è oggi: cultura, convivialità e comunità. Se non avete la pretesa di ammirare le bellezze storiche di Roma, un giro per la stazione Termini – tra cibo e shopping – non vi annoierà. Al contrario, troverete gusto e specialità.

L’Acquario romano e la Porta Magica

Sempre all’aria aperta e con una breve passeggiata potete invece raggiungere l’area appena fuori Termini che corrisponde a Piazza Vittorio Emanuele: anche qui vi aspettano monumenti e curiosità storiche, a pochi metri dalla stazione. In appena due minuti, uscendo da Via Giolitti, raggiungerete infatti innanzi tutto l’Acquario Romano. Si trova in Piazza Manfredo Fanti 47 e l’ingresso è gratuito, quindi val bene una visita. Oggi sede della Casa dell’Architettura, fu edificato alla fine dell’Ottocento come stabilimento di piscicoltura. Le sue trasformazioni nel tempo lo hanno visto poi diventare teatro, cinema, circo, sede del Teatro dell’Opera di Roma. Nel suo giardino – come se non bastasse – restano visibili resti romani che uniscono il passato al presente.

Ora, in appena 5 minuti di cammino, potete arrivare fino alla celebre Porta Magica. Nota anche come Porta Alchemica, Porta Ermetica o Porta dei Cieli, questa struttura (o meglio ciò che ne rimane) è considerata un luogo esoterico, uno dei pochi rimasti in piedi nel mondo. La porta fu costruita tra il 1655 e il 1681 da Massimiliano Savelli Palombara – marchese di Pietraforte – a Villa Palombara, allora sua residenza. Si pensa che il Marchese fece in realtà edificare cinque porte, di cui quella Magica è l’unica sopravvisuta. Tra incisioni e caratteri incomprensibili, potete perdervi ammirando questa testimonianza di un passato ricco di intrighi e di alchimia.

porta alchemica piazza vittorio

Roma, dai musei agli itinerari: cosa fare a Ferragosto

11 août 2025 à 08:00

Ferragosto si avvicina e, come ogni anno, Roma non si ferma neanche nel giorno di festa estivo per eccellenza. Quest’anno – complice il Giubileo – la città appare più affollata che mai e non mancano eventi e attività da svolgere nella Capitale per chi ha deciso per le ferie di esplorarla, nonostante il caldo e la calca. Dai Musei aperti alle attività speciali organizzate per il 15 agosto, passando per le gite fuori porta o nei parchi della città, eccovi qualche consiglio su come trascorrere a Roma la giornata più attesa dell’anno.

Ferragosto, una festa nata nell’Antica Roma

Tra l’altro, per quanto oggi consideriamo Ferragosto una festività cattolica – è l’Assunzione di Maria – la tradizione di questa giornata di festa fa risalire le sue radici proprio all’antica Roma. Lo stesso nome deriva probabilmente dal latino Feriae Augusti – le ferie in onore dell’Imperatore Augusto – che cadevano all’epoca il 1° agosto: è il giorno in cui Ottaviano occupò Alessandria d’Egitto nel 30 a.C. Bastò questo ai romani per dichiararlo giorno di festa. Nel tempo questa festività si sovrappose tra le pieghe dei Nemoralia, i giorni dedicati al culto di Diana (dal 13 al 15 agosto) e, in epoca cristiana, tra quelle dell’assunzione della Madonna.

Roma è da sempre un crocevia di popoli e tradizioni e, dunque, con il passare del tempo una serie di feste sono state semplicemente raggruppate tra loro: agosto, del resto, è il periodo della fine del raccolto, da sempre festeggiato da intere comunità. Oggi i romani prediligono ben altre attività e celebrano Ferragosto con nuove abitudini: la festa resta comunque importantissima per la Capitale, che si appresta a ricevere i suoi avventori con attività ed eventi.

Roma, i Musei e i siti archeologici aperti a Ferragosto

Chi visita Roma ha come prima priorità quella di ammirare tutta la cultura, i monumenti e l’arte che la città ha da offrire. Cosa sarà dunque possibile visitare il 15 agosto? La prima buona notizia è che tutti i Musei civici e le Aree archeologiche di Roma Capitale saranno aperti al pubblico con tariffe e orari ordinari. Non mancano aperture straordinarie: saranno aperti il Bunker e i rifugi antiaerei di Villa Torlonia, accessibili con speciali turni di visita per singoli e per gruppi. Dal 15 al 17 agosto, inoltre sono previste attività gratuite per tutta la famiglia, in italiano e in inglese, nell’ambito del programma Patrimonio in Comune – Speciale Giubileo 2025.

I Musei aperti

Più nello specifico, ai Musei Capitolini troverete i capolavori della Pinacoteca di Ancona (con opere di Tiziano, Lotto, Crivelli e Guercino), la mostra Una Regina polacca in Campidoglio (dedicata a Maria Casimira Sobieska), I Colori dell’Antico. Marmi Santarelli a Palazzo Clementino e il monumentale Colosso di Costantino a Villa Caffarelli.

Al Museo dell’Ara Pacis è invece visitabile la mostra Franco Fontana. Retrospective, mentre al Museo di Roma a Palazzo Braschi saranno aperte al pubblico George Hoyningen-Huene. Art.Fashion.Cinema e Amano Corpus Animae, personale di Yoshitaka Amano.

Aperte a Ferragosto anche la Galleria d’Arte Moderna, il Museo di Roma in Trastevere, la Casina delle Civette, il Casino dei Principi (Villa Torlonia), il Casino Nobile (torna visibile Tappezzamento a pezzi di Renato Mambor) e il Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese con la mostra Tra mito e sacro sulle collezioni capitoline di arte contemporanea.

Per chi preferisce l’archeologia, restano accessibili il Parco del Celio con il Museo della Forma Urbis (10.00–19.00), l’Area Sacra di Largo Argentina (9.30–19.00), i Fori Imperiali (9.00–19.15) e il Circo Massimo (9.30–19.00), con le visite in realtà aumentata e virtuale di Circo Maximo Experience dalle 17.00 alle 20.00 (ultimo ingresso 18.50).

Le attività gratuite

Le attività gratuite per Ferragosto e il weekend comprendono il 15 agosto alle ore 17.00 (in italiano) e 18.00 (in inglese), la passeggiata a Villa Borghese: da giardino dei Principi a parco dei romani (max 25 partecipanti). E ancora: il 17 agosto il laboratorio sensoriale per famiglie al Museo Carlo Bilotti, il 16 agosto visite guidate gratuite ai Musei Capitolini e il 17 agosto altre visite (sempre gratuite) al Museo di Roma a Palazzo Braschi.

Altri eventi

Per chi cerca attività non necessariamente legate ad arte e archeologia, prosegue per tutto il mese l’Aniene Festival, ricco di attività nel quartiere Montesacro. Il 15 agosto potrete prenotare un tavolo e godervi i concerti in programmazione sulle rive del fiume Aniene: un vero salotto nel cuore di Roma.

Resta aperto anche il parco divertimenti Cinecittà World: a Ferragosto, in particolare, grande festa nel parco acquatico Aqua World tra animazione, lezioni di fitness, musica e schiuma party. Alle 21:30, la serata si conclude con Roma On Fire, lo show dal vivo di Roma World.

Parchi e scampagnate fuori porta

Se preferite invece godervi il Ferragosto come un vero local, la tradizione per il 15 agosto pretende la celebre scampagnata. In questo senso, Roma non manca di aree verdi in cui recarsi per un picnic e per una giornata all’aperto (qui trovate i nostri consigli sulle aree verdi meno note): da Villa Ada al Parco della Caffarella tutto è già predisposto per un Ferragosto all’insegna del relax, delle passeggiate e di pranzi sui prati.

Allo stesso modo potete progettare una gita fuori porta, come fanno del resto tantissimi romani. Dalle spiagge appena fuori Roma (a Ferragosto, però, avvertiamo che saranno affollatissime) ai borghi da scoprire intorno alla Capitale c’è solo l’imbarazzo della scelta: se vi muovete con i mezzi (treni e autobus) controllate tuttavia gli orari, perché essendo Ferragosto un giorno festivo ci saranno sicuramente dei cambiamenti.

Qualche suggerimento: tra i borghi più suggestivi a pochi chilometri da Roma consigliamo Calcata, Nemi, Castel Gandolfo o Cerveteri. Tutti facilmente raggiungibili in auto, ma anche con treni o navette dedicate. A Nettuno, in particolare, dal 14 al 17 agosto si terrà il TTS Food: un evento dedicato allo street food con musica, attività e – ovviamente – cibo.

Per i bambini, oltre a Cinecittà World, ci sono poi anche le attività di MagicLand, il più grande parco divertimenti del centro-sud Italia: il 15 agosto spazio al Fluo & Schiuma Party, il super party di Ferragosto.

Itinerari romani (a piedi e gratuiti)

Infine, se il caldo ovviamente lo permette, Ferragosto è l’occasione perfetta per scoprire la città, possibilmente a piedi. Tantissimi gli itinerari a disposizione, a partire da quelli suggeriti proprio per l’anno giubilare: l’itinerario che collega le Basiliche Papali, il celebre Pellegrinaggio delle Sette Chiese legato a San Filippo Neri, l’itinerario Europa a Roma (che vi porta alla scoperta delle Chiese legate ad altre nazioni) e il cammino Donne Patrone d’Europa e Dottori della Chiesa. Si tratta di cammini che vi mostrano un efficace spaccato del Giubileo e – soprattutto – di come il cattolicesimo abbia spesso forgiato anche l’architettura della città, oltre che la sua storia. Più semplici, interattivi e inclusivi sono invece i tre nuovi percorsi promossi dal Comune di Roma per raggiungere San Pietro in una manciata di minuti (li trovate qui).

Infine – slegati dal Giubileo del 2025, ma sempre meravigliosamente affascinanti – sono gli itinerari a piedi negli storici quartieri romani (ad esempio, quello di Rione Borgo che vi porta al cospetto di Castel Sant’Angelo): Roma è tutta da scoprire e da ammirare con lentezza e il giorno di Ferragosto potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per esplorarla al meglio. Alcune associazioni organizzano itinerari gratuiti o a pagamento (avete l’imbarazzo della scelta e vi basterà effettuare una semplice ricerca), ma potete anche decidere di fare da soli, seguendo l’istinto o lasciandovi guidare dalle bellezze romane. Tra arte e storia, anche quando la città sembra dormire, è in realtà più viva e a disposizione che mai.

Mare vicino Roma: 5 mete belle e facili da raggiungere

4 août 2025 à 08:00

Roma in estate può essere torrida e assolata – soprattutto nei mesi estivi del 2025 – caratterizzata dall’afflusso dei pellegrini per il Giubileo 2025. La fortuna dei cittadini della Capitale è tuttavia il fatto che il mare è a due passi dai monumenti storici e dall’assordante traffico e può rappresentare la meta perfetta per fuggire dal caldo e dalla folla.

Basta un giorno, o addirittura mezza giornata, per cambiare completamente panorama: vi proponiamo quindi cinque spiagge facilmente raggiungibili da Roma per vedere un po’ di mare e dimenticare il caos della città. Le abbiamo selezionate in base alla loro vicinanza dalla Capitale, al titolo di Bandiera Blu (nella regione Lazio ce ne sono diverse, come ogni anno) e anche in base a ciò che possono offrire a livello turistico e di ospitalità.

Santa Severa (Roma)

È una delle località più note e più apprezzate dai romani, se non altro perché offre una vista unica. Ci troviamo a nord di Roma, sulla costa etrusca: Santa Severa è infatti una frazione di Santa Marinella (l’unica, a dire il vero) e prende il nome dalla Santa che fu qui martirizzata nel II secolo. Potete arrivarci in auto (in poco meno di un’ora) o con il treno che segue la via Aurelia e che offre panorami veramente spettacolari, scendendo alla fermata Santa Severa.

La spiaggia di Santa Severa non è ufficialmente Bandiera Blu, ma è spesso elogiata per la qualità dell’acqua. La sua più grande caratteristica, tuttavia, è il fatto che si affaccia su uno scenografico Castello (il Castello di Santa Severa, appunto). Un edificio che affonda le sue radici ai tempi dei romani (le mura del castrum sono in parte visibili) e che, nei secoli, è stato teatro di vari insediamenti: da Pyrgi, città portuale romana, al castello vero e proprio sorto nel XIV secolo.

Vi consigliamo di andarci soprattutto per la vista e per la location, unica nel suo genere. I prezzi dei lettini variano a seconda dello stabilimento, ma potrete trovarne di abbordabili e – soprattutto – c’è la spiaggia libera.

Il Castello di Santa Severa in riva al mare
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Santa Severa e il suo Castello

Anzio (Roma)

Ci spostiamo a sud, ad Anzio, le cui spiagge (Riviera di Ponente e Riviera di Levante) sono state elette nel 2025 Bandiera Blu. Se volete dunque godervi sabbia chiara e pulita, è la meta per voi: da Roma avete poco più di un’ora in auto o il treno diretto da Termini.

Riviera di Ponente e Riviera di Levante sono ovviamente le spiagge più rinomate, ma ad Anzio la disponibilità non manca, così come la variabilità dei prezzi in base alle vostre esigenze. È anche una località particolarmente adatta a famiglie con bambini e ci sono spiagge libere con possibilità di parcheggio nei pressi degli stabilimenti e lungo le traverse del litorale.

Non guasta il fatto che Anzio sia ricca di storia e di monumenti da ammirare, nel caso in cui desideriate una pausa dal sole e dalla sabbia. La costa è ricca di ville romane, tra cui la Villa di Nerone che si trova proprio in riva al mare (il paese è patria dell’imperatore): la spiaggia è nota come Le Grotte di Nerone. Ci sono poi architetture religiose e il Museo dello sbarco di Anzio, perché è questo il luogo in cui misero piede a terra le truppe alleate.

Anzio

Sperlonga (Latina)

Sperlonga è un’altra località laziale eletta Bandiera Blu nel 2025. In questo caso, la fama precede però il risultato: Sperlonga è infatti una meta molto ambita per le sue spiagge, senza contare che il comune fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia. Si affaccia sul golfo di Gaeta, regalando panorami spettacolari, e la spiaggia alterna sabbia bianca a speroni di roccia, con calette perfette per giri in barca e tuffi in solitaria.

A Sperlonga, in breve, non vi mancherà nulla: potete visitare il borgo arroccato sul mare o bagnarvi nelle sue acque cristalline, tenendo presente che il titolo di Bandiera Blu resiste da anni e che, rispetto alle due proposte precedenti, i prezzi per ombrelloni e lettini potrebbero essere più elevati. Ci sono spiagge libere che potrebbero tuttavia essere affollate, così come i parcheggi (a pagamento) nel paese da cui poi si scende a piedi o con navette. Riflettete bene anche sul viaggio: in auto da Roma a Sperlonga sono circa due ore di percorso, mentre – se preferite il treno – potete arrivare alla stazione di Fondi-Sperlonga e poi prendere il bus (il tragitto in treno dura poco più di un’ora).

Sperlonga, vista del paese
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Sperlonga

San Felice Circeo (Latina)

La Bandiera Blu del 2025 sventola anche su San Felice Circeo, in provincia di Latina. Qui troverete spiagge attrezzate, ma anche calette raggiungibili solo via mare, celebri e perfette per lo snorkeling. Consigliamo di andarci perché il mare è molto pulito e il fondale è roccioso: all’apparenza, in breve, San Felice Circeo mantiene un’anima più selvaggia, perfetta per gli amanti degli sport acquatici.

Anche in questo caso, se poi preferite fare un giro nel borgo, il paese non vi deluderà: in estate è molto vivo – ricco di locali e di botteghe – e le torri (per citarne una, Torre Paola) svettano sul panorama tra costa e mare creando un paesaggio unico. Qui trovate anche la celebre statua sottomarina Cristo del Circeo, visibile ovviamente solo inabissandosi nei fondali. Per arrivare potete usare l’auto (poco meno di due ore di percorso).

San Felice Circeo
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La costa di San Felice Circeo

Latina

Nel 2025 sono 12 anni di Bandiera Blu anche per Latina, che rientra dunque di diritto in questo nostro elenco. Tra le spiagge insignite dal celebre titolo della FEE (Foundation for Environmental Education), quella di Latina è sicuramente la più facilmente raggiungibile dalla Capitale: poco più di un’ora di auto o, in alternativa, 40 minuti di treno fino a Latina Scalo (a cui dovete aggiungere il tratto con il bus fino al litorale).

A Latina troverete spiagge libere attrezzate e stabilimenti: l’offerta è varia e sicuramente c’è la soluzione che fa più al caso vostro. E parliamo pur sempre di una cittadina (la seconda città laziale per numero di abitanti, preceduta soltanto da Roma): non mancano bar, negozi, spazi per passeggiate e per rilassarsi al sole anche non sostando in spiaggia. Dalla Capitale è, senza dubbio, la soluzione più pratica, veloce e comoda per ammirare e godersi un po’ di mare.

Aggiungiamo che anche a Latina non mancano monumenti e strutture da visitare. Il Museo Duilio Cambellotti, ad esempio, inaugurato nel 2005, contiene la più importante documentazione sull’artista. La Cattedrale di San Marco, invece, risale al 1932. Inutile sottolineare che d’estate uno dei luoghi più frequentati è proprio il litorale: sarà veramente difficile annoiarsi.

Bonus: Trevignano Romano

Lo diciamo subito: non siamo al mare, ma ci troviamo sulle rive del lago di Bracciano. Tuttavia, è bene sottolineare che anche Trevignano Romano – e, nello specifico, Via della Rena – è nel 2025 Bandiera Blu. Se amate il lago, quindi, questa è la soluzione che fa per voi. Trevignano Romano sorge infatti sulle alture dei Sabatini, su un’insenatura del lago di Bracciano, ed è un’alternativa attraente e scenografica per chi non cerca solo ed esclusivamente mare.

Il centro è un piccolo gioiello da esplorare e, se amate le passeggiate, c’è il lungolago, perfetto per una pausa camminando lungo la riva. Da Roma, in auto, è circa un’ora di percorso e, nel Comune, troverete parcheggi a pagamento. Se non siete dunque indirizzati necessariamente verso il mare, è una meta che vi consigliamo caldamente e che dimostra quanto Roma e i suoi dintorni siano pieni di meraviglie: naturali e architettoniche, tra storia e panorami, per godersi il mare (o il lago) in tutte le sue sfumature.

Giubileo: tre nuovi percorsi inclusivi verso San Pietro

7 juillet 2025 à 08:52

Il Comune di Roma continua a lavorare per rendere il Giubileo 2025 un’esperienza inclusiva e pratica per tutti i pellegrini giunti a Roma nell’Anno Santo. Nel bel mezzo dell’anno giubilare, sono stati dunque inaugurati tre nuovi percorsi verso la Porta Santa di San Pietro: i punti di partenza sono differenti – piazza del Risorgimento, piazza Pia e Piazza Sant’Uffizio – ma tutti hanno in comune una segnaletica inclusiva che permette a chiunque (indipendentemente da caratteristiche fisiche, sensoriali, cognitive, anagrafiche e linguistiche) di orientarsi e raggiungere la meta.

I tre percorsi vantano infatti mappe accessibili, consultabili realmente da tutti e dotate di diversi QrCode (le mappe si trovano, ad ogni modo, anche online sui siti ufficiali, così che possiate anche organizzarvi in precedenza).

Nuovi percorsi per il Giubileo 2025: le mappe accessibili

Le mappe sono dotate di testo, audio e video (multilingue) che vi condurranno dal vostro punto di partenza al Colonnato di San Pietro. Tra le informazioni presenti poi troverete anche: aree di sosta, servizi igienici, fontanelle, assistenza speciale e presenza di semafori. Tutto ciò di cui potreste avere bisogno lungo il percorso. Le lingue disponibili sono italiano, inglese, lingua dei segni italiana e internazionale e la nota stampa aggiunge che tutto è «Easy-to-Read italiano e inglese (linguaggio semplificato regolamentato dall’Unione Europea) e CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa in pittogrammi)». L’obiettivo dei tre nuovi percorsi non è dunque tanto quello di offrire una nuova esperienza ai pellegrini, ma piuttosto rendere l’esperienza stessa fruibile e accessibile a tutti, nel nome dell’inclusività.

Basti pensare che l’uso di font specifici (Test Me) è stato pensato per permettere la lettura delle mappe anche agli ipovedenti o alle persone con dislessia. Le scritte sono infatti anche in braille e le mappe – almeno quelle cartacee – sono visuo-tattili con disegni in rilievo.

Su ogni mappa (sono tre per i tre differenti percorsi) troverete poi due QrCode: scansionandoli, accederete a un sito web con i video di benvenuto (in italiano con sottotitoli in italiano e lingua italiana dei segni sincronizzati e in inglese con sottotitolo) e ad un video esplicativo del percorso (sempre nelle due versioni in lingua italiana e inglese con sottotitoli e lingua dei segni sincronizzati).

Seguite le impronte

In termini, dunque, di organizzazione e segnaletica, tutto è stato fatto di modo che fosse più inclusivo possibile. La vera domanda è se, nel caos di una città come Roma, non sia poi complicato orientarsi nella realtà. Il Comune ha ovviamente pensato anche a questo: indipendentemente dal fatto che partiate da piazza del Risorgimento, piazza Pia e Piazza Sant’Uffizio, i tre percorsi sono infatti chiaramente segnalati lungo la strada. Sulla pavimentazione troverete infatti disegni di impronte calpestabili, che si trovano a 5 metri l’una dall’altra. Vi basterà seguirle per ritrovarvi in men che non si dica davanti alla Basilica di San Pietro: è impossibile non vederle perché sono coloratissime e le riconoscerete facilmente perché sfoggiano i colori del logo del Giubileo della Speranza (a rappresentare le caratteristiche della diversità umana).

«Un progetto di inclusività piccolo e grande al tempo stesso – ha commentato il Sindaco Roberto Gualtieri – perché rende la segnaletica accessibile a tutti e costituisce anche un modello di forme di comunicazione istituzionale turistica rivolta ai cittadini. Non scarica l’onere di chi deve rendere questa comunicazione comprensibile sui destinatari dell’informazione, perché sono le autorità pubbliche che devono fare in modo che tutti possano fruire dei contenuti informativi. È altresì un progetto molto significativo, in sintonia con i valori universali e con lo spirito del Giubileo della speranza e che si rivolge a ciascuna persona come detentrice di diritti che devono essere fruibili».

I tre percorsi: brevi e suggestivi

Diamo ora uno sguardo più ravvicinato ai tre differenti percorsi. Da piazza Pia alla Basilica di San Pietro il percorso è molto breve: a piedi, vi ci vogliono circa 10 minuti. La mappa vi fa percorrere via della Conciliazione: un percorso su sanpietrini con due rampe finali. Da Piazza del Sant’Uffizio siete ancora più vicini: in pratica – dal vostro punto di partenza – già vedete il punto di arrivo. Anche in questo caso alternerete sanpietrini, rampe e percorsi sconnessi (oltre agli immancabili metal detector). Infine, da Piazza del Risorgimento alla Porta Santa sono circa 7 minuti a piedi: il percorso segue per lo più fedelmente via di Porta Angelica, tra sanpietrini e rampe.

Nessuno dei tre percorsi è complicato o difficoltoso: i punti di partenza sono tutti già intorno alla Basilica di San Pietro, a pochissima distanza dalla Porta Santa. L’obiettivo delle tre mappe e dei tre itinerari è più che altro quello di fornire un’alternativa inclusiva ai pellegrini che non riescono ad affrontare i percorsi più lunghi e complicati.

Roma e l’acqua: un itinerario tra le fontane della città

16 juin 2025 à 08:00

L’estate a Roma si preannuncia – come sempre – arida e afosa: per i pellegrini accorsi in città per il Giubileo 2025 vagare per la Capitale potrebbe dunque rivelarsi una vera sfida, soprattutto se una passeggiata diventa una battaglia contro il caldo e il sole cocente. La buona nuova è che, da sempre, il rapporto di Roma con l’acqua è profondo e strutturale: gli antichi romani avevano una vera e propria passione per le acque pubbliche, come dimostrano gli acquedotti, le terme e – soprattutto – le fontane.

In città se ne contano più di 2000 tra le vie e le piazze, da quelle costruite durante l’Impero (che completavano gli acquedotti o trasformavano sorgenti spontanee in fonti per i cittadini) ai capolavori del Rinascimento, frutto di un restauro urbanistico. Alcune di queste opere ancora oggi sono a disposizione dei viandanti assetati, mentre altre – assolutamente protette – possono essere solo ammirate.

Quello che vi proponiamo dunque è un itinerario alla scoperta della Roma dell’acqua, tra arte, storia e una meritata frescura. Un percorso da fare a piedi in una giornata, ammirando vere e proprie d’arte e rifocillandosi.

Fontana di Trevi – Piazza di Trevi

Famosissima e affollatissima, ma imperdibile: possiamo iniziare da qui il nostro itinerario proprio per partire dalla fontana più celebre della Capitale. Enorme e imponente, la Fontana di Trevi si appoggia su Palazzo Poli e fu costruita da Nicola Salvi. Iniziata nel 1732, fu completata e inaugurata nel 1762: a terminarla furono tuttavia Pietro Bracci e suo figlio Virginio. Ovviamente quasi tutti ricordano invece il nome di Gian Lorenzo Bernini: lo scultore, in realtà, intorno al 1640 – su richiesta di Papa Urbano VIII – cambiò la conformazione della piazza progettando una mostra d’acqua con due vasche semicircolari.

Il progetto rimase tuttavia incompiuto, ma gettò una base, che portò alla fontana che conosciamo oggi. Un’opera entrata ormai nell’immaginario comune, legato ai classici del cinema (come La Dolce Vita) e a rituali ormai imprescindibili se si passa da Roma (parliamo, ovviamente, del lancio della monetina). Regole: è vietato entrare nella Fontana di Trevi, bagnarsi, sedersi sul bordo e – assolutamente – bere. A destra della Fontana di Trevi c’è tuttavia la Fontanella degli Innamorati, dove potrete dissetarvi e riempire le borracce. Anche qui c’è una leggenda: le coppie che bevono acqua da questa fontana saranno innamorate e fedeli per tutta la vita.

Fontana di Trevi, Roma
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La Fontana di Trevi, uno dei capolavori romani

Fontana della Barcaccia – Piazza di Spagna

Imboccate via della Stamperia, poi Via del Nazareno fino a raggiungere Piazza di Spagna (sono nove minuti di cammino). Ora vi trovate di fronte alla Fontana della Barcaccia, questa sì realizzata da Pietro e Gian Lorenzo Bernini. Fu papa Urbano VIII a incaricare Pietro Bernini del lavoro e l’opera fu completata – con l’aiuto del figlio Gian Lorenzo – nel 1629. La forma di barca semi-sommersa fu una trovata geniale dei due, che ovviarono così alla bassa pressione dell’acquedotto dell’Acqua Vergine (Aqua Virgo).

Si narra che, all’epoca, i due scultori vennero ispirati anche dalla presenza nella piazza di una barca in secca, portata lì dalla piena del Tevere del 1598. Altra curiosità: è la prima fontana concepita come un’opera scultorea più che come semplice insieme di geometrie funzionali al suo scopo. È un vero e proprio simbolo della Roma barocca. Regole: è vietato sedersi sulla fontana, già più volte danneggiata dai turisti, ma la sua acqua è potabile e al servizio di chiunque.

La Fontana della Barcaccia in Piazza di Spagna, Roma
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La Fontana della Barcaccia a Roma

Fontana del Tritone – Piazza Barberini

Salite la scalinata e percorrete Via Sistina fino a Piazza Barberini (sono 11 minuti di cammino). Siete arrivati alla Fontana del Tritone. Anche quest’opera si deve a Gian Lorenzo Bernini che la realizzò tra il 1642 e il 1643, anche stavolta su commissione di Papa Urbano VIII.

Il pontefice voleva infatti sistemare Palazzo Barberini e la piazza su cui esso si affacciava. Interamente scolpita in travertino, la fontana ha assistito all’urbanizzazione di quell’area di Roma, diventando nei secoli un luogo di ritrovo di artisti e cittadini romani. Regole: non ci si può avvicinare alla fontana, né si può bere da essa.

Fontana del Tritone, Roma
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La Fontana del Tritone in Piazza Barberini, Roma

Fontana delle Tartarughe – Piazza Mattei

Ora vi attendono circa 25 minuti di cammino, che potrete percorrere scegliendo un vostro personale itinerario: potete nuovamente passare davanti alla Fontana di Trevi o scegliere ad esempio di percorrere Via del Tritone. L’importante è arrivare alla vostra prossima tappa: la Fontana delle Tartarughe nel rione Sant’Angelo. All’epoca le fontane nascevano a Roma soprattutto come meta finale e necessaria degli acquedotti: in questo caso, parliamo dell’Aqua Virgo, acquedotto restaurato nel 1570. Muzio Mattei fece notevoli pressioni per far sì che la fontana venisse costruita di fronte al suo palazzo e, in cambio, promise di pavimentare la piazza e tener pulita l’opera. Il progetto di Giacomo Della Porta è del 1581, mentre lo scultore che ha firmato il lavoro è Taddeo Landini (che lo terminò nel 1588).

La scultura mostra quattro efebi in bronzo e delfini, mentre il nome della fontana deriva dalle tartarughe che gli efebi sembrano spingere ad abbeverarsi nella vasca. Queste ultime furono aggiunte nel 1658 e sono attribuite a Gian Lorenzo Bernini o ad Andrea Sacchi. Quelle che vedete sono tuttavia delle copie, perché le originali – dopo vari tentativi di furti – sono conservate presso i Musei Capitolini. Regole: vietato bagnarsi e vietato bere.

La Fontana delle Tartarughe a Roma
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Fontana delle Tartarughe in Piazza Mattei, Roma

Fontana del Moro, Fontana dei Quattro Fiumi e Fontana del Nettuno – Piazza Navona

Ora imboccate Via dei Falegnami, poi via dei Chiavari e via della Cuccagna. Vi stiamo portando in Piazza Navona (appena 13 minuti di camminata). Qui le fontane sono ben tre e ci sembra un ottimo modo per terminare il nostro itinerario. Del resto, Piazza Navona – con la sua storia e le sue meraviglie – è perfetta per sostare e difendersi dal sole cocente della capitale.

La Fontana del Moro

Partiamo dalla Fontana del Moro, realizzata sulla base di un progetto di Gian Lorenzo Bernini e come arricchimento di un lavoro di Giacomo della Porta del 1575-76. Finanziata da Olimpia Maidalchini, la fontana si deve a Giovanni Antonio Mari. Va tuttavia sottolineato che la storia delle tre fontane di Piazza Navona è strettamente legata da racconti e opere di restauro dell’area.

Ad esempio, nel 1651 Papa Innocenzo X chiese a Gian Lorenzo Bernini di realizzare al centro della piazza la Fontana dei Quattro Fiumi e colse l’occasione per ampliare anche la Fontana del Moro. Bernini ornò la fontana con un personaggio marino-umano con i tratti – si pensò – di un uomo di colore. Per questo l’opera venne soprannominata prima dell’Etiope e poi del Moro. Si narra che Bernini si ispirò alla statua di Pasquino per fare un dispetto al Papa, che temeva quella particolare statua parlante (in quanto all’epoca era ricca di biglietti e critiche al clero, lasciati da mani sconosciute).

Fontana del Moro in Piazza Navona, Roma
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Fontana del Moro a Roma

La Fontana del Nettuno

Dall’altra parte della piazza svetta la Fontana del Nettuno: la vasca è di Giacomo della Porta (1575-76), mentre le sculture risalgono al 1878 e sono opera degli scultori Antonio Della Bitta e Gregorio Zappalà. Qui non c’è la mano del Bernini, probabilmente sia per questioni economiche sia perché la Fontana del Nettuno si trovava di fronte a Palazzo Pamphilj di proprietà di Innocenzo X. Gian Lorenzo Bernini, tuttavia, qualche tempo dopo il lavoro sulla prima fontana rimosse i gradini e la cancellata e creò una vasca più ampia. Le Nereidi sono opera di Zappalà, mentre Nettuno è di Della Bitta, ma siamo già nel 1873: fu il Comune di Roma ad indire un concorso pubblico per allineare la Fontana del Nettuno allo stile delle altre due fontane di Piazza Navona.

Fontana del Nettuno a Roma
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La Fontana del Nettuno in Piazza Navona a Roma

La Fontana dei Quattro Fiumi

Il breve tour di Piazza Navona si conclude con la Fontana dei Quattro Fiumi, progettata da Gian Lorenzo Bernini e realizzata da un gruppo di scultori, tra cui Giovan Maria Franchi, Giacomo Antonio Fancelli, Claude Poussin, Antonio Raggi e Francesco Baratta. Siamo tra il 1648 e il 1651. È così chiamata perché ritrae i quattro fiumi della terra (uno per ogni continente allora conosciuto): il Danubio, il Gange, il Nilo e il Rio de la Plata.

Anche questa fu commissionata da Papa Innocenzo X, che recuperò anche l’obelisco (detto Agonale) che si trovava sull’Appia Antica nel circo di Massenzio. Una curiosità: per far fronte alle spese della fontana, il papa impose una tassa sul pane. Decisione che fece notoriamente arrabbiare i romani (e non poco!). Regole: le fontane di Piazza Navona sono off limits e non si può bere.

Fontana dei Quattro Fiumi, Roma
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Fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona, Roma

Roma, un itinerario alla scoperta di San Lorenzo

27 mai 2025 à 08:42

C’è un quartiere di Roma entrato ormai nell’immaginario sia dei cittadini che dei turisti: a ridosso della stazione Termini, si trova infatti San Lorenzo, per molti indissolubilmente legato ormai al viavai di studenti universitari. Locali, bar e ristorantini popolano infatti le vie della zona, sempre molto viva. Il suo nome deriva però da un luogo storico, la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Sarà forse proprio per il fatto che storia e movida si intrecciano in questo quartiere che è aumentato il suo fascino, unito alla vicinanza con la zona universitaria vera e propria. Un’area giovane, quindi, in cui non mancano attrazioni storiche da visitare. Vi proponiamo un itinerario tra le sue meraviglie, da svolgere in qualche ora rigorosamente a piedi. Prima, però, un po’ di storia.

La storia del quartiere San Lorenzo a Roma

La storia del quartiere San Lorenzo è relativamente recente: circondato dalle Mure Aureliane, fino alla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 è stata un’area prevalentemente agricola che è stato poi necessario urbanizzare: Roma, del resto, era diventata Capitale d’Italia. Un paesaggio brullo all’epoca, interrotto alla vista solo dalla Basilica di San Lorenzo e dal cimitero del Verano. Poco dopo – tra il 1860 e il 1890 – iniziano ad apparire lo scalo merci San Lorenzo, i relativi alloggi (un tempo case popolari, oggi affascinanti case a ringhiera) e persino la prima Casa dei Bambini al mondo di Maria Montessori.

La vita essenzialmente popolare e giovane del quartiere lo resero, in men che non si dica, un’area abitata da una forte componente social-comunista e – nei primi anni ‘20 – rinomatamente antifascista. Sono note, in questi anni, le rappresaglie continue tra i due schieramenti politici italiani. La Città Universitaria sorge invece negli anni ‘30 e, in seguito, è celebre il bombardamento del 1943 da parte degli statunitensi: il 19 luglio di quell’anno morirono 3.000 persone e ne furono ferite 11.000, ancora oggi ricordate da continui eventi commemorativi. Negli anni ‘70, il quartiere non perse la propria natura – grazie anche alla vicinanza degli studenti – e fu il centro romano delle contestazioni. Ancora oggi è, a tutti gli effetti, il quartiere degli studenti: se possibile, il più giovane di Roma.

Porta Tiburtina

Il nostro itinerario parte da qui: dalla Porta che segna – nelle Mura Aureliane – il punto in cui la via Tiburtina usciva dalla città. Edificata in realtà già nel 5 a.C. da Augusto, la Porta fu poi restaurata – tra gli altri – da Tito e Caracalla e infine inglobata nelle Mura Aureliane tra il 270 e il 275.

Un altro intervento di restauro si deve anche all’imperatore Onorio (qui siamo nel 401-402) ed è per questo che Porta Tiburtina è nota per il suo doppio stile architettonico: romano repubblicano all’interno e tardoantico all’esterno. Sembra simbolico iniziare da qui il nostro percorso, considerando che la Porta è nota anche come Porta San Lorenzo, grazie al cristianesimo che la collegò (almeno nel nome) alla vicina Basilica più che alla storia dell’Impero Romano.

Basilica di San Lorenzo fuori le Mura

La seconda anima storica di questo quartiere, quella cristiana, la scopriamo proprio dirigendoci verso la Basilica che gli dà il nome: fino alla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura sono 15 minuti a piedi lungo Via Tiburtina, per circa 1 km. Qui si conclude il celebre Giro delle Sette Chiese di San Filippo Neri ed è bene sottolineare che – dato che siamo nell’anno del Giubileo – è una Chiesa che merita sicuramente una visita, per storia e fascinazioni.

È così chiamata perché ospita la tomba di San Lorenzo, ma anche quella di Alcide De Gasperi e di cinque papi: san Zosimo, san Sisto III, sant’Ilario, Damaso II e beato Pio IX. Tantissime le opere e le meraviglie da ammirare in questa Chiesa: il piazzale fu voluto da Papa Pio IX e lì troverete una statua in bronzo di San Lorenzo, opera di Stefano Galletti del 1865. L’interno è invece a tre navate con l’organo a canne, realizzato (forse) nel 1958 dai fratelli Ruffatti. La Basilica è stata di fatto vittima dei bombardamenti del 1943 e, in alcuni casi, sono visibili i lavori di restauro e le stratificazioni storiche.

Cimitero del Verano

Siete già praticamente al Cimitero del Verano, altra tappa imperdibile del quartiere. Il Verano è adiacente alla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, quindi vi basteranno appena tre minuti di camminata. Come scritto sopra, il Cimitero è nato prima del quartiere San Lorenzo: risale infatti all’editto di Saint Cloud del 1804 di Napoleone Bonaparte e fu progettato da Giuseppe Valadier.

Costruito a partire dal 1811 fu terminato in varie fasi per diventare attivo intorno al 1830-1840. Si tratta di un’area di 83 ettari suddivisa in 21 zone. Tantissimi i monumenti e le opere funebri presenti in questo luogo. Qui troverete anche il Sacrario militare del Verano (un cimitero militare che ospita le salme di 4978 soldati), il Mausoleo dei mutilati e invalidi di guerra e il cosiddetto Tempio (o Tempietto) egizio, che ospita cerimonie funebri laiche. Tra i personaggi celebri qui sepolti spiccano Vittorio Gassmann, Eduardo De Filippo e Raimondo Vianello.

Sepolcro di Largo Talamo

Torniamo indietro lungo Via dei Volsci, per poi virare a sinistra in Via dei Reti e imboccare, a destra, Via dello Scalo di San Lorenzo. All’inizio di Via dei Campani vi troverete ad ammirare il Sepolcro di largo Talamo a largo Eduardo Talamo. È un’ulteriore testimonianza dell’Antica Roma del quartiere, perché risale al I secolo d.C. (apparteneva probabilmente alla gens Pomponia). Venuto alla luce nel 1935 durante gli scavi in Viale dello Scalo di San Lorenzo, è stato spostato nella posizione in cui si trova ora per far sì che i passanti lo ammirassero.

Il Parco Caduti del 19 Luglio 1943 e Villa Mercede

Ultima tappa del nostro itinerario, arriviamo a Villa Mercede perdendoci prima però tra le stradine che compongono la cosiddetta Street Art Walk. Tra via dei Campani, via degli Equi, via dei Lucani potete anche passeggiare, fermarvi in qualche locale per riposarvi e – contemporaneamente – ammirare la street art che popola e dà vita al quartiere. Qui giace infatti proprio l’anima più giovane di San Lorenzo, la più viva umanamente e artisticamente.

Appena sbucate in Via Tiburtina, troverete ben due parchi. Il primo è il Parco Caduti del 19 Luglio 1943 che, come dice ampiamente il nome, ricorda la data e i caduti durante i bombardamenti da parte degli angloamericani. Nel parco troverete un Monumento ai Caduti dell’architetto Luca Zevi inaugurato nel 2003: composto da cinquanta lastre metalliche, porta i nomi delle vittime accertate di quel tragico giorno.

Poco più avanti, potete invece sostare nel parco pubblico di Villa Mercede, tra via Marruccini e via Tiburtina. Non un parco vastissimo, ma perfetto per una sosta. Appartenente nel 1913 alla famiglia De Reinach, contiene al suo interno la cosiddetta Villetta (edificio realizzato per Teresa Lemoine). Non si sa molto dei De Reinach, tranne che acquistarono il terreno nel 1907 e che la signora Lemoine fosse molto religiosa: nel 1931, non a caso, cedette questo spazio al vicino Istituto delle Suore Ausiliatrici con tutta la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice (oggi chiesa di San Tommaso Moro) progettata dall’architetto Giuseppe Gualandi e all’epoca ancora in fase di costruzione.

Fino al 1970 il Parco e i suoi edifici restarono nelle mani delle suore Ausiliatrici che divisero l’intera area in due parti e vendettero la zona sulla via Tiburtina al Banco di Santo Spirito. Fu aperta al pubblico nel 1979. Ospita attualmente la Biblioteca Tullio De Mauro.

Roma, un itinerario urbano per scoprire l’EUR

24 avril 2025 à 09:00

Tra le zone di Roma un po’ più distanti dal clamore del Giubileo c’è sicuramente l’EUR, la cui storia è strettamente legata agli anni ‘30 del nostro paese e al fascismo, sebbene il XXXII quartiere della città si sia poi sviluppato – in epoca contemporanea – su binari ben diversi. La zona risale infatti agli anni in cui Giuseppe Bottai – allora governatore della Capitale – propose a Mussolini la candidatura della città per l’Esposizione Universale del 1942. Lo stesso acronimo E.U.R. – di fatto – sta per Esposizione Universale di Roma (ora il quartiere mantiene l’acronimo ma è denominato Europa), che non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Per questo motivo, sebbene l’EUR si ispiri alla classica urbanistica romana – di cui il Colosseo Quadrato è il massimo rappresentante – i lavori si interruppero nel 1942 e, negli anni successivi, il quartiere vivrà di vita propria, formandosi intorno ai pochi edifici già avviati. Dato ancor più importante, in parte l’EUR sarà simbolo della ricostruzione del dopoguerra, sfuggendo ideologicamente alla sua missione originale. Quello che vi proponiamo è dunque un itinerario urbano alla scoperta di quest’area di Roma relativamente recente, ma sempre ricca di storia.

Palazzo della Civiltà Italiana

Partiamo dal simbolo dell’EUR: il Palazzo della Civiltà Italiana, ormai noto in realtà come Colosseo Quadrato. Impossibile non notarlo nella sua statuarietà e, infatti, è una delle strutture progettate nel 1937 e addirittura inaugurate – anche se incompleta – nel 1940. È ricoperto in travertino e fu ideato da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano. Sulle quattro facciate potete leggere la frase Un popolo di poeti di artisti di eroi, di Santi di pensatori di scienziati, di navigatori di trasmigratori: era parte di un discorso di Mussolini tenutosi il 2 ottobre 1935. Il piano terreno accoglie invece 28 statue, ognuna delle quali rappresenta una virtù del popolo italiano.

Se le premesse di costruzione indicano chiaramente un approccio al regime dell’epoca, già dal 1943 il palazzo ospitò in realtà le truppe tedesche e poi quelle alleate. Dopo la guerra, la sua funzione fu invece quella di alloggio per gli sfollati. La sua ricostruzione riparte di fatto solo nel 1951 e, nel 1953, ospitò l’Esposizione Internazionale dell’Agricoltura. Attualmente (e fino al 2028) il Palazzo è concesso in affitto al gruppo Fendi.

Il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, EUR
Fonte: 123RF
Palazzo della Civiltà Italiana a Roma

Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi

Camminate ora per circa dieci minuti lungo Viale della Civiltà del Lavoro fino a Piazza John Kennedy: qui sorge il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi, anche questo progettato già nel 1938 da Adalberto Libera e concluso nel 1954. Il progetto di Libera è già di per sé estremamente interessante, più libero dai vincoli architettonici dell’epoca fascista. Di fatto, il palazzo – per quanto ricoperto in travertino e dunque decisamente appariscente – rivela la sua origine cronologica solo con il colonnato frontale.

Tra gli eventi ospitati nell’edificio durante il periodo post-bellico vanno sicuramente citate le gare di scherma per i Giochi Olimpici di Roma del 1960. Nel 1962, ospitò invece il Congresso del Partito Comunista, mentre nel ‘64, ‘69 e ‘73 accolse i congressi della Democrazia Cristiana. Dal 2002 al 2016 qui si sono tenute invece le annuali edizioni di Più libri più liberi.

Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi a Roma, EUR
Fonte: 123RF
Roma EUR, il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi

Obelisco di Marconi

Ora affacciatevi a Piazza Marconi – senza camminare troppo – per guardare l’Obelisco che dà il nome alla Piazza. È l’Obelisco di Marconi – noto ai romani semplicemente come Obelisco dell’EUR – che nulla o poco ha a che vedere con gli obelischi storici e millenari della Capitale. Data la modernità del quartiere, del resto, non potrebbe essere altrimenti: è opera dello scultore Arturo Dazzi, è intitolato al fisico italiano Guglielmo Marconi e fu commissionato nel 1939. Anche questa scultura rientra dunque nel piano di costruzione del progetto dell’Esposizione Universale di Roma del 1942, ma – come tutti gli edifici – fu poi terminato in seconda battuta e, più precisamente, nel 1959 (anno della sua inaugurazione).

L’obelisco è rivestito con 92 lastre di marmo di Carrara e ricoperto da altorilievi: si staglia al centro della Piazza con la sua forma a tronco di piramide, al centro di un’aiuola.

Obelisco di Marconi in Piazza Marconi, Roma EUR
Fonte: 123RF
L’Obelisco di Marconi nel quartiere EUR

Museo delle Civiltà

Ora che siete già in Piazza Marconi, vi basterà volgere lo sguardo verso il Museo delle Civiltà che si affaccia sulla medesima Piazza e, se volete, approfittarne per fare un giro tra i suoi tesori. Nato nel 2016, contiene le collezioni di quattro musei nazionali (il Museo nazionale preistorico etnografico, il Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, il Museo nazionale dell’Alto Medioevo e il Museo nazionale d’arte orientale). Ha poi aggiunto anche le collezioni del Museo africano e del Museo geologico nazionale. Gli edifici risalgono invece sempre al progetto dell’EUR del 1942: tra questi spicca il Palazzo delle tradizioni popolari, progettato dagli architetti Massimo Castellazzi, Pietro Morresi e Annibale Vitellozzi e realizzato tra il 1938 e il 1942. Accanto ad esso, sorge il Palazzo delle Scienze, che – per EUR42 – doveva ospitare la Mostra della scienza universale.

Museo della civiltà romana e la Nuvola di Fuksas

Percorrete Viale Asia e poi Viale Rembrandt fino al Museo della civiltà romana in Piazza Giovanni Agnelli. In seguito al successo della mostra augustea della romanità del 1937, organizzata dall’archeologo e deputato Giulio Quirino Giglioli, nel 1939 si pensò di realizzare un edificio nel neonato quartiere EUR per ospitare in modo permanente gli oggetti esposti. Il progetto porta la firma degli architetti Pietro Aschieri, Gino Peressutti, Domenico Bernardini e dall’ingegnere Cesare Pascoletti, ma la commissione in sé era della FIAT. La storia di questi edifici ormai la sapete: i lavori si interruppero e ripresero nel ‘52 con l’inaugurazione ufficiale nel 1955. Il Museo è temporaneamente chiuso, quindi ammiratelo dall’esterno e proseguite fino alla Nuvola di Fuksas.

Vi trovate ora di fronte a un edificio recente, noto comunemente con il nome La Nuvola: il Nuovo Centro Congressi – come dice anche il nome – è stato progettato dallo studio Fuksas nel 2008 ed è un capolavoro di architettura contemporanea, tanto da guadagnarsi – nel 2021 – il premio Best Building Site del Royal Institute of British Architects. La struttura – così chiamata perché al suo interno è ben visibile una nuvola bianca – è stata inaugurata ufficialmente nel 2016 e, da allora, i suoi utilizzi sono stati molteplici. Durante la pandemia, è stato ad esempio utilizzato come luogo per la somministrazione dei vaccini, ma ha ospitato anche il vertice del G20 nel 2021 oltre ad accogliere gli avventori dell’ormai consolidata fiera di arte contemporanea Roma Arte in Nuvola.

La Nuvola di Fuksas all'EUR
Fonte: 123RF
La Nuvola di Fuksas nel quartiere EUR di Roma

Giardino delle Cascate

Da qui percorrete Via Cristoforo Colombo per circa 10 minuti fino ad arrivare al Giardino delle Cascate. Vi troverete l’ormai celeberrima Passeggiata del Giappone, dove in primavera è possibile praticare l’hanami, ossia l’ammirazione della fioritura dei ciliegi proprio come in terra nipponica. Anche se non in primavera, è chiaro che il giardino dà il suo meglio nei mesi più caldi dell’anno, ma anche d’inverno è uno dei Parchi più apprezzati della Capitale. Progettato dall’architetto Raffaele De Vico e realizzato nel 1961, questo polmone verde regala all’EUR circa 42mila mq di natura tra cascate (come da nome, del resto), fontane e piante.

Giardino delle Cascate a Roma EUR
Fonte: 123RF
Giardino delle Cascate nel quartiere EUR a Roma

Basilica dei Santi Pietro e Paolo

L’ultima tappa di questo nostro breve itinerario urbano vi porta fino alla Basilica: sono circa 20 minuti di camminata attraversando il Parco dell’EUR, estremamente piacevole. La Basilica dei Santi Pietro e Paolo sorge nel punto più alto del quartiere ed è un progetto iniziato nel 1939: qui tuttavia la guerra arrivò nella sua piena e distruttiva forza.

Nel 1943 – mentre l’edificio era ancora in costruzione – si registrarono scontri tra soldati italiani e paracadutisti tedeschi. Per forza di cose, dunque, i lavori ripresero nel 1953, ma il conflitto non fece sconti, tra furti di materiale e distruzione. La Basilica fu dunque aperta al culto solo nel 1955, nel 1966 fu dedicata dal cardinale titolare Franjo Šeper e nel 1967 fu elevata alla dignità di basilica minore.

Basilica dei Santi Pietro e Paolo
Fonte: 123RF
La Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’EUR

Roma, un itinerario urbano per scoprire Caravaggio

10 avril 2025 à 08:00

In occasione del Giubileo, Roma ospita – a Palazzo Barberini – la mostra Caravaggio 2025, un’occasione imperdibile per ammirare i dipinti dell’artista, alcuni dei quali mai esposti prima d’ora. Tra questi, il Ritratto di Maffeo Barberini, recentemente svelato al pubblico, e l’Ecce Homo, riscoperto a Madrid nel 2021 e di ritorno in Italia dopo quattro secoli. La Capitale, tuttavia, è ricca delle opere di Michelangelo Merisi, che visse a Roma tra il 1593 e il 1606, l’anno in cui si macchiò di un omicidio che lo costrinse a fuggire dalla città.

Roma offre quindi angoli – alcuni molto noti, altri meno – che anche gratuitamente vi permettono di ammirare l’arte del Caravaggio, ancora potente e sempre immortale. Abbiamo quindi preparato un itinerario urbano, che vi permetterà di esplorare la nostra capitale e, nello stesso tempo, scoprire i luoghi del celebre pittore.

Chiesa di San Luigi dei Francesi

Iniziamo cronologicamente dal primo grande incarico che Caravaggio ottenne nella Capitale. Siamo nel 1599 e Caravaggio era sotto l’ala protettiva del cardinale Francesco Maria del Monte. Grazie al Cardinale, gli furono commissionate (da Virgilio Crescenzi, erede di Matteo Contarelli) due tele per la Cappella Contarelli nella Chiesa di San Luigi dei Francesi. Il tema era San Matteo e, all’inizio, Michelangelo Merisi optò per la Vocazione e il Martirio di San Matteo.

Sono le prime opere monumentali di Caravaggio e ottennero così tanto successo che Francesco Contarelli, nipote o figlio illegittimo del cardinale Matteo Contarelli, commissionò al pittore un terzo dipinto. Nella Cappella Contarelli, dunque, ancora oggi troviamo il ciclo pittorico di San Matteo: sopra l’altare vi è San Matteo e l’angelo, sul lato destro il Martirio di San Matteo e su quello sinistro la Vocazione di san Matteo. I dipinti furono realizzati entro il 1600 (tranne l’ultimo, concluso nel 1602).

Quadri di Caravaggio nella Cappella Contarelli
Fonte: 123RF
I quadri di Caravaggio nella Cappella Contarelli

Chiesa di Sant’Agostino

Dalla Chiesa di San Luigi dei Francesi, in appena tre minuti a piedi, arrivate alla Chiesa di Sant’Agostino: vi basterà percorrere qualche metro in Via della Scrofa e virare a sinistra in via di Sant’Agostino. Qui si trova la Madonna dei Pellegrini (o di Loreto) del Caravaggio – realizzato probabilmente tra il 1604 e il 1606 – sito nella Cappella Cappelletti.

Il dipinto fu commissionato all’artista dalla famiglia Cappelletti – bolognese d’origine – che acquistò la Cappella nel 1603. La famiglia era particolarmente devota alla Madonna lauretana e quindi l’indicazione era già chiara dall’inizio. Un fatto curioso vuole che, a posare per Caravaggio, fosse la celebre Lena, poi identificata in Maddalena Antognetti, cortigiana nota nella Roma del tempo. Si pensa che tra Caravaggio e la donna ci fosse una relazione sentimentale, quantomeno per il fatto che – per lei – il pittore aggredì il notaio Mariano Pasqualone nel 1605.

Madonna di Loreto di Caravaggio
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La Madonna di Loreto di Caravaggio

Santa Maria del Popolo

A questo punto percorrete Via Ripetta per circa 15 minuti per giungere alla tappa forse più celebre e, probabilmente, più affollata. Ormai tutti sanno, infatti, che la Basilica Santa Maria del Popolo a Roma ospita due tele di Caravaggio – la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo – ammirabili dunque gratuitamente. I due dipinti si trovano nella Cappella Cerasi, acquistata nel 1600 dal monsignor Tiberio Cerasi, tesoriere della Camera apostolica. Cerasi l’aveva scelta come luogo per la propria sepoltura e, per questo motivo, volle il meglio dell’epoca per decorarla: l’architetto Carlo Maderno per l’ampliamento della struttura e i pittori Annibale Caracci e Caravaggio, in quel periodo famosissimi a Roma.

Sui due dipinti di Caravaggio, in realtà, va fatta una precisazione: la richiesta di Cerasi era quella di realizzarli su tavola, mentre i due quadri presenti nella Cappella sono su tela. Ciò fa presupporre che le due opere di Caravaggio siano dunque successive alla committenza di Cerasi: sappiamo infatti che Tiberio Cerasi morì prima che il pittore riuscisse a consegnargli le proprie opere e che Caravaggio fu pagato dopo Caracci. Probabile dunque che l’artista abbia messo più volte mano ai propri dipinti. Ad ogni modo, la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo furono collocati nella Cappella Cerasi nel 1605. E lì potete ancora osservarli, in tutta la loro magnificenza.

Le opere di Caravaggio nella Basilica di Santa Maria del Popolo
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Le opere di Caravaggio nella Cappella Cerasi

Casino Ludovisi

Vi aspetta adesso una lunga passeggiata, ma è bene precisare che siamo nel centro di Roma. Dalla Chiesa di Santa Maria del Popolo a Casino Ludovisi sono infatti 40 minuti di cammino lungo Viale Gabriele d’Annunzio fino a Piazza di Spagna, per poi prendere Via Francesco Crispi e Via di Porta Pinciana, fino a Villa Aurora. In realtà qui si ergeva Villa Ludovisi, voluta dal cardinale Ludovico Ludovisi, che la acquistò nel 1622 (all’epoca era nota come Villa Orsini) e la ampliò, oltre a stabilirvi la propria (e copiosissima) collezione.

La storia della Villa non è poi a lieto fine. Dopo la morte del cardinale, l’edificio passò ai suoi eredi – i Boncompagni Ludovisi – che la lottizzarono nel 1883 fino a portarla alla demolizione. In quegli anni, la costruzione del quartiere intorno a via Veneto condusse infatti alla distruzione di edifici storici in quell’area, non senza proteste (tra cui quella sentitissima di Gabriele D’Annunzio). Oggi dunque dell’antica Villa Ludovisi non resta che il Casino dell’Aurora, così chiamato perché al suo interno c’è un omonimo affresco del Guercino. Questo specifico edificio fu costruito per il cardinale Francesco Maria del Monte e poi rimaneggiato da Ludovico Ludovisi tra il 1621 e il 1632.

La visita però è da fare: anche perché Casino Ludovisi sarà aperto eccezionalmente in occasione della mostra Caravaggio 2025, con visite guidate a pagamento dal 29 marzo al 6 luglio. Perché prenotarla? Qui si trova l’unico dipinto su muro di Caravaggio, realizzato tra il 1597 e il 1600 per il Cardinal del Monte: il titolo è Giove, Nettuno e Plutone. Dato che Francesco del Monte in questo luogo si dilettava nell’alchimia, l’artista scelse un’allegoria della triade alchemica di Paracelso: Giove, personificazione dello zolfo e dell’aria, Nettuno del mercurio e dell’acqua, e Plutone del sale e della terra.

Galleria Doria Pamphilj

L’ultima tappa del nostro itinerario urbano è ora a circa 20 minuti di passeggiata. Da Villa Aurora riprendete Via Francesco Crispi. Svoltate in via in Arcione, proseguite in via Del lavatore e poi svoltate ancora in Via di San Vincenzo. Da qui prendete Via dell’Umiltà e infine Via del Corso: siete davanti alla Galleria Doria Pamphilj. Anche qui la visita è a pagamento, ma vale assolutamente la pena: si ammirerà infatti la grande collezione privata del Palazzo Doria Pamphilj, sorta nel 1651 per volere di Giambattista Pamphilj, il Pontefice Innocenzo X, che cedette la responsabilità del luogo al nipote Camillo.

Camillo Francesco Maria Pamphilj già possedeva quattro opere di Caravaggio, la maggior parte delle quali acquistate dalla madre Olimpia Maidalchini. Tra queste, vi era La buona ventura che – nel 1665 – fu regalata a Luigi XIV e che oggi è esposta al Louvre. Nella Galleria restano comunque esposti – ad opera di Michelangelo Merisi – i dipinti Riposo durante la Fuga in Egitto, Maddalena Penitente e San Giovanni Battista. Riposo durante la fuga in Egitto fu realizzato nel 1597 ed è un cosiddetto quadro da stanza, realizzato per essere esposto in una dimora privata.

La Maddalena Penitente – eseguito nel 1594-1595 – è di dubbia committenza, ma sicuramente entrerà a far parte della collezione grazie al matrimonio tra Camillo Pamphilj e Olimpia Aldrobrandini. Sappiamo per certo, infatti, che il quadro finì a un certo punto a far parte della dote della donna. Infine, il San Giovanni Battista risale al 1602 ed è probabilmente una copia. L’originale si trova infatti presso i Musei Capitolini, mentre alla galleria Doria Pamphilj vi è una delle sette versioni che Caravaggio creò sul tema di San Giovannino, ossia Giovanni Battista da giovane.

Galleria Doria Pamphilj Roma
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La Galleria Doria Pamphilj a Roma

Roma esoterica: i luoghi della Capitale avvolti dal mistero

17 mars 2025 à 09:00

Nell’anno del Giubileo, il flusso turistico a Roma ruota soprattutto intorno ai luoghi di culto, frequentati dai pellegrini finalmente giunti nella Capitale per attraversare le Porte Sante. Roma tuttavia, con i suoi millenni di storia, non disdegna angoli e luoghi che si allontanano dalla religione per avvicinarsi più al mistero.

Le vie della Capitale, del resto, nel corso dei secoli sono state calpestate non solo da Papi e religiosi, ma anche da studiosi, alchimisti, chimici che – in qualche modo – hanno lasciato la loro impronta invisibile nella città. Non solo: Roma – con i suoi musei e monumenti – non omaggia solo la storia e l’arte. Alcuni posti ricordano piuttosto le brutture dei tempi che furono (è il caso del Museo Laboratorio della Mente, ad esempio) oppure sono testimonianza di efferati omicidi e, per quanto bellissimi, i romani amano tramandare le leggende che contengono piuttosto che la loro bellezza.

Posti esoterici, come la Porta Magica, dalle origini incerte o semplicemente avvinti dall’enigma di qualche leggenda: Roma non è solo luci, ma ha anche tante ombre. Scopriamo alcuni di questi luoghi oscuri e misteriosi.

La Porta Magica

Ha tantissimi nomi – Porta Magica, Porta Alchemica, Porta Ermetica e Porta dei Cieli – ma ciò che conta è che la riconoscerete subito in mezzo ai giardini di Piazza Vittorio Emanuele II. È tutto ciò che resta di Villa Palombara (non la sua posizione originaria, in realtà, che era circa cinquanta metri verso l’incrocio di via Carlo Alberto con via di San Vito), proprietà di Massimiliano Savelli Palombara, Marchese di Pietraforte. Il Marchese – probabilmente anche grazie alla frequentazione con Cristina di Svezia – era un grande appassionato di alchimia e costruì la porta (una di cinque a dire il vero) tra il 1655 e il 1681.

Le iscrizioni su di essa – epigrafi, simboli esoterici e legati all’alchimia – risalgono invece con più probabilità agli anni tra il 1678 e 1680 e furono opera del Marchese e di Giuseppe Francesco Borri, suo ospite e noto alchimista (accusato persino di eresia e veneficio nel 1659 dalla Santa Inquisizione). Inutile sottolineare che la Porta Magica porta con sé una leggenda: Borri (nei racconti spesso diventa un anonimo pellegrino), ospite della villa, attraversò la porta svanendo per sempre e lasciando dietro di sé pagliuzze d’oro e una carta piena di simboli magici. Si narra che, in effetti, cercasse nel giardino della residenza proprio un’erba magica, capace di trasformarsi in oro. La trasmutazione fu, dunque, riuscita mentre la carta magica avrebbe rivelato – sempre stando alla leggenda – il segreto della pietra filosofale.

Il Marchese provò per anni a decifrare il messaggio ma – non riuscendoci – lo rese pubblico incidendolo sulle cinque porte della Villa. Nella speranza che qualcuno, prima o poi, fosse riuscito nell’impresa.

Roma, la Porta Magica a Piazza Vittorio Emanuele II
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La Porta Magica a Roma

Il Museo delle Anime del Purgatorio

All’interno della Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio sorge un piccolo museo, unico nel suo genere. Nella sagrestia, il Museo delle Anime del Purgatorio raccoglie infatti documenti e testimonianze che proverebbero l’esistenza del Purgatorio. Don Victor Jouët, missionario marsigliese fondatore della stessa Chiesa, ne era certo soprattutto dopo un incendio che – nel 1897 – devastò la cappella dedicata alla Vergine del Rosario. Tra le ceneri, Don Victor Jouët vide un’anima in pena che – dal Purgatorio – tentava di mettersi in contatto con i vivi.

Decise quindi di viaggiare per tutta l’Europa alla ricerca di testimonianze che avvalorassero ciò che aveva sperimentato in prima persona ed è questa la collezione che troverete nel Museo romano. Il reperto più antico è del 1637, ma esposti ci sono tanti oggetti – del periodo compreso tra XVIII e XIX secolo – con impronte di fuoco: panni, lenzuola, camicie da notte che portano il segno dell’aldilà e della volontà dei defunti (imprigionati nel Purgatorio) di mettersi in contatto con i vivi.

Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio a Roma, con il Museo delle Anime del Purgatorio
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La Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio a Roma

Museo Laboratorio della Mente

In Piazza Santa Maria della Pietà, nel 2000 ha aperto i battenti il Museo Laboratorio della Mente, realizzato da Studio Azzurro in collaborazione con la ASL Roma 1. È un museo – cosiddetto – di narrazione: documenta e racconta, in breve, la storia dell’istituzione manicomiale con l’obiettivo di scatenare una riflessione. Di fatto, ci troviamo nel VI padiglione dell’ex manicomio Santa Maria della Pietà di Roma: il percorso – interattivo e multimediale – vi condurrà proprio alla scoperta della vita all’interno del manicomio tra realtà e virtuale.

Attualmente, il Museo è chiuso per lavori di ristrutturazione e per l’ampliamento del percorso espositivo. La buona notizia, però, è che sul sito è possibile anche partecipare a un tour virtuale: è realizzato talmente bene che vi sembrerà di camminare all’interno del manicomio, con tanto di momenti di tensione e suspence.

Il Cimitero Acattolico

Visitato in realtà per la sua atmosfera tranquilla e per le celebri tombe che protegge, il Cimitero Acattolico resta comunque un luogo di non-vita. Come dice lo stesso nome, è il luogo destinato alla sepoltura dei non cattolici. Ed è così dal 1671, anno in cui il Sant’Uffizio acconsentì ai Signori non cattolici di essere sepolti in quell’area all’epoca completamente sgombra. Fino ad allora, le famiglie dei non cattolici erano infatti costrette a seppellire i propri cari segretamente e in fretta, per non essere scoperti dalle guardie. Negli anni, dunque, l’area divenne un vero e proprio cimitero destinato – potremmo dire – prevalentemente agli stranieri: qui giace la tomba di John Keats, ma anche quella di Percy Bysshe Shelley. C’è anche la tomba di Rosa Bathurst, ragazza inglese morta nel 1824, a 15 anni, cadendo nel Tevere.

E gli italiani? Nulla vieta agli italiani non cattolici di essere sepolti qui, ma – dato lo spazio esiguo – la sepoltura viene concessa solo ad italiani illustri, considerati stranieri nel proprio paese e non aderenti al cattolicesimo. Troverete qui quindi le tombe di Antonio Gramsci (ateo dichiarato e sposato, tra l’altro, con una donna russa), Andrea Camilleri (le spoglie dello scrittore sono state portate lì il 18 luglio 2019) e – ultimo in ordine cronologico – Giorgio Napolitano, l’11º presidente della Repubblica Italiana, sepolto nel Cimitero Acattolico il 26 settembre 2023.

Cimitero Acattolico
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Il Cimitero Acattolico di Roma

Vicolo Scellerato

Il suo nome – più o meno – ufficiale è Via di San Francesco di Paola (di fatto si trova in Piazza di San Francesco di Paola), ma i romani chiamano questa scalinata Vicolo Scellerato o anche la salita dei Borgia. Siamo nel rione Monti: da via Cavour, trovate facilmente questa stradina che vi porterà direttamente in Piazza di San Pietro in Vincoli, passando sotto un arco di Palazzo Borgia. Il luogo è uno dei più suggestivi di Roma e, di fatto, è da cartolina con l’edera che scende dal Palazzo e una scomposta scalinata che apre a meraviglie inattese. Perché allora è scellerato e perché i romani lo collegano a misfatti e omicidi? Sembra che qui si concluse la vita di Servio Tullio, sesto re di Roma, nel peggiore dei modi. Come racconta Tito Livio nel suo Ab Urbe Condita, Servio Tullio fu ucciso da Lucio Tarquinio, figlio di Tarquinio Prisco (il quinto re di Roma).

La mente dietro l’omicidio fu tuttavia Tullia Minore, figlia proprio di Servio Tullio. La donna – sposata in seconde nozze con Lucio Tarquinio (entrambi hanno ucciso i rispettivi consorti per coronare il loro sogno d’amore) – era ormai desiderosa del potere. Lucio Tarquinio – che una volta al trono sarà chiamato Tarquinio il Superbo – gettò Servio Tullio dalle scale della Curia. Ferito ma non morto, il Re fu finito dalla figlia che gli passò sopra con un carro trainato da cavalli. Il luogo dell’omicidio? La scalinata di cui vi stiamo parlando, soprannominata da allora Vicus Sceleratus.

Vicolo Scellerato o la Salita dei Borgia
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Vicolo Scellerato a Roma

Un itinerario per scoprire le Mura Aureliane

19 février 2025 à 08:55

Tra gli itinerari romani, un percorso a piedi – ovviamente gratuito – per scoprire lati inediti della città è quello che segue (e insegue) le Mura Aureliane. La cinta muraria fu costruita tra il 270 e il 275 d.C. dall’imperatore Aureliano: il suo scopo era – neanche a dirlo – quello di difendere l’allora capitale dell’Impero dai barbari.

Per secoli Roma aveva infatti vissuto un periodo di relativa tranquillità, messo in discussione dalle tribù barbare che attraversavano la frontiera germanica. All’epoca, l’urbe si teneva strette le sue Mura serviane – le prime mura di Roma, fatte costruire da Tarquinio Prisco nel VI secolo a.C. – ma la città si era ormai espansa al di là di esse, destando preoccupazione in Aureliano. Paradossalmente – ma questo l’Imperatore non poteva saperlo – erano gli stessi popoli barbari a non toccare Roma, terrorizzati con molta probabilità dalla fama feroce che la precedeva.

Quando tuttavia – nel 270 – Aureliano fermò a Piacenza l’ennesima invasione di Alemanni e Goti, si decise di accelerare il processo di costruzione della nuova cinta. La funzionalità delle Mura era esclusivamente militare e anche per questo si preferì costruirle in fretta, dando la priorità alla loro resistenza: è probabilmente uno dei motivi per cui sono ancora in piedi nonostante secoli di assalti e di restauri. Ad ogni modo, nessuno osò minarle fino al 408.

Mura Aureliane
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Mura Aureliane

Le Mura Aureliane: curiosità

Oggi le Mura Aureliane sono ancora ben visibili – anche se in alcuni tratti sono estremamente rovinate – e si estendono per circa 19 km: sono tra le cinte murarie più lunghe e meglio conservate al mondo. Anche per questo visitarle lentamente – godendo dei panorami della città e magari in occasione del Giubileo – è la soluzione migliore per ammirarle nella loro totalità e scoprire anche qualcosa in più sulla storia di Roma.

Costruite in mattoni, le Mura Aureliane presentano – ogni 30 metri – una torre quadrata. Alte 6 metri e spesse 3,5, furono più volte restaurate e rinforzate. Gli imperatori Onorio e Arcadio – nel 401 e 402 – ne coprirono ad esempio i corridoi ed estesero la loro altezza. Recentissimo, invece, il lavoro di illuminazione svolto nel 2020 dal Comune di Roma e Acea che ha introdotto – nella cinta – 78 proiettori a incasso.

Nelle Mura Aureliane si contavano un totale di 18 porte (alcune delle quali oggi demolite), che presentavano due ingressi ad arco o archi semplici, in base anche all’importanza del varco. Un’altra curiosità riguarda infine gli inglobamenti di strutture preesistenti all’interno delle Mura: è il caso dell’accampamento dei Pretoriani, dell’anfiteatro Castrense, della Piramide Cestia e del cosiddetto Muro Torto.

Mura Aureliane: da Porta del Popolo a Porta Pinciana

Il nostro itinerario prende il via da Porta del Popolo, originariamente nota come Porta Flaminia (da qui esce tuttora, appunto, la via consolare Flaminia). Ci troviamo al confine tra Piazzale Flaminio e Piazza del Popolo, in una delle aree più trafficate e visitate di Roma. La Porta che vi trovate davanti è frutto di una ricostruzione risalente al ‘500 più che all’opera di Aureliano: per questo, in questo imponente capolavoro, ricorrono le firme di personaggi come Michelangelo e Bernini. Per correttezza, però, va sottolineato che la facciata esterna è opera di Nanni di Baccio Bigio (che si ispirò all’Arco di Tito), sui disegni dello stesso Michelangelo che gli passò l’incarico.

La facciata interna è invece opera di Gian Lorenzo Bernini: gli fu commissionata da papa Alessandro VII nel 1655, in occasione dell’arrivo a Roma di Cristina di Svezia. Le quattro colonne provengono dalla Basilica di San Pietro in Vaticano: tra loro spiccano le statue di Pietro e Paolo, opera di Francesco Mochi e rifiutate dalla Basilica di San Paolo fuori le mura.

Nei pressi della porta venne rinvenuta anche una delle pietre daziarie del 175: servivano ad individuare una sorta di confine amministrativo – dove si trovavano gli uffici di dogana – e probabilmente gli uomini di Aureliano le presero a riferimento proprio per costruirvi sopra le mura. Da qui imboccate via del Muro Torto fino a Porta Pinciana: potrete così ammirare il vecchio muro di età repubblicana inglobato nel III secolo nelle Mura Aureliane. Sono circa venti minuti di camminata, durante i quali potrete vedere anche il Pincio, la sua terrazza e i suoi busti.

Porta del Popolo
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Porta del Popolo

Da Porta Pinciana a Piazza Fiume

Eccoci a Porta Pinciana. Ai tempi della costruzione delle Mura Aureliane, l’Imperatore optò per una posterula: fu Onorio, nel 403, a restaurarla, inserendo anche le due torri laterali. Ha un unico arco in laterizio e un’arcata in travertino, ancora esistente e visibile. Sul lato esterno della porta potete invece vedere le incisioni di una croce greca e di una croce latina: non è certo, ma si pensa siano legate a Belisario che qui – nel 537 – combatté e vinse contro Vitige. Inoltre, nella torre davanti a Via Po trovate una palla di cannone conficcata nel muro: sono i segni della battaglia del 1870 che segnò la fine del potere temporale a Roma. La Pinciana è una delle poche porte romane che si presenta nel suo aspetto originario, nonostante i restauri.

Da qui avete due opzioni: potete prenotare il percorso del camminamento nel tratto delle Mura Aureliane di via Campania, da Porta Pinciana a via Marche (è stato aperto al pubblico nel 2021) o percorrere Corso d’Italia fino a Piazza Fiume (13 minuti a piedi, meno di un chilometro).

Da Piazza Fiume a Porta Nomentana

Piazza Fiume è, di fatto, la piazza esterna all’antica Porta Salaria, demolita nel 1921 per questioni di viabilità. Aureliano la costruì all’interno delle Mura Aureliane per permettere il passaggio della via Salaria nova nella cinta muraria e far sì che si connettesse alla via Salaria vetus.

Ovviamente oggi non resta nulla di questa storica porta, che si rese protagonista nel 410 – suo malgrado – del Sacco di Roma ad opera di Alarico I: il re dei Visigoti trovò infatti la porta socchiusa, tanto che si sospetta la connivenza dell’Imperatore Onorio in tutta la vicenda.

A Piazza Fiume sono comunque visibili le Mura che – all’epoca di Aureliano – inglobarono il sepolcreto salario, venuto alla luce con la demolizione della Porta. Tra i resti ancora in essere, il cippo funebre di Quinto Sulpicio Massimo e una latrina, perfettamente incastonata nelle mura: è l’unica latrina sospesa preservata delle 260 presenti nella cinta muraria. Anche qui, infine, fu ritrovata una pietra daziaria risalente al 175. Da qui a Porta Nomentana avete appena 5 minuti di cammino attraversando piazzale di Porta Pia e Porta Pia (non aureliana, ma opera di Michelangelo nel 1565).

Da Porta Nomentana a Porta Tiburtina

Con una passeggiata di circa venti minuti, arriviamo da Porta Nomentana a Porta Tiburtina saltando un paio di porte ormai murate. Tra queste, spicca proprio Porta Nomentana, di cui non resta che un accenno. La trovate su viale del Policlinico, come recinzione dell’Ambasciata britannica: con la costruzione di Porta Pia, questa Porta divenne infatti sempre più ininfluente e Papa Pio IV decise di murarla nel 1564 (una targa ancora visibile ci ricorda questo evento). Sono ancora in piedi gli stipiti e l’arco in laterizio, oltre alla torre semicircolare di destra.

Procedendo lungo Viale del Policlinico – tra il Policlinico Umberto I e Porta Pia – potete ammirare anche i resti della Porta Pretoriana, di cui sappiamo poco o nulla: probabilmente fu la prima porta delle Mura Aureliane a essere murata. Fu chiusa da Costantino quando sciolse i pretoriani, che Aureliano aveva incluso – con il loro accampamento – nella cinta. Un altro stop è nei pressi di Via Mozambano, dove si trovano i resti di Porta Clausa o Porta Chiusa, anche questa molto presto murata e dimenticata. Come la precedente, fu frutto dell’inglobamento delle Mura dei Castra Preatoria. A noi interessa quindi arrivare a Porta Tiburtina, percorrendo Viale Pretoriano.

Da Porta Tiburtina a Porta Asinaria

Nota anche come Porta San Lorenzo, Porta Tiburtina incornicia l’uscita dalla città dell’omonima via. A causa – o per merito – dei numerosi restauri, l’aspetto architettonico della struttura è mutevole. L’arco fu invece eretto da Augusto ed è interamente in travertino. Porta Tiburtina risale di fatto a prima dell’opera di Aurelio, che inglobò una precedente cinta nelle sue imponenti mura. Anche per questo, procedendo a piedi e seguendo proprio la cinta muraria, potrete ancora ammirare accenni di vecchie abitazioni probabilmente espropriate e parte ormai dell’apparato difensivo.

In circa 15 minuti, raggiungete ora Porta Maggiore (o Porta Praenestina). Costruita nel 52 dall’Imperatore Claudio per far sì che l’acquedotto omonimo scavalcasse le vie Prenestina e Labicana, fu poi inglobata nel progetto murario di Aureliano. Onorio la fortificò nel 402 e la divise in due porte distinte: la Praenestina a destra e la Labicana a sinistra (chiusa subito dopo).

Nel 1838, anche papa Gregorio XVI mise mano alla porta, demolendo la struttura onoriana e ristabilendo l’assetto aureliano. Fu in quest’occasione che venne alla luce il sepolcro del fornaio M. Virgilio Eurisace e di sua moglie Atistia (di cui è visibile la targa).
Da qui potete seguire le Mura che inglobano l’antico Acquedotto Claudio, fino all’Anfiteatro Castrense, anch’esso inserito nelle mura. Superate Porta San Giovanni (del XVI secolo) fino alla Porta Asinaria. Inizia una nuova tappa.

Porta Asinaria
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Porta Asinaria

Da Porta Asinaria a Porta Latina

Unica porta antica di Roma a vantare torri cilindriche e torri quadrangolari, Porta Asinaria è celebre soprattutto perché i Goti di Totila la attraversarono – trovandola aperta – e saccheggiarono la città nel 546. Fu chiusa definitivamente nel 1574 – anche per l’apertura della vicina Porta San Giovanni – e riaperta nel 1956 solo per uso pedonale. Anche qui fu rinvenuta una pietra daziaria del 175. A questo punto proseguite costeggiando la Basilica di San Giovanni in Laterano, fino a Porta Metronia. La Porta – di cui è ancora visibile l’arco in laterizio – fu chiusa nel 1122 da Papa Callisto II, che la usò per il passaggio dell’Acqua Mariana. Da qui procedete fino a Porta Latina.

Da Porta Latina a Porta Ostiense

Ammirate Porta Latina: è tra le più imponenti e meglio conservate tra le porte originali dell’intera cerchia muraria. Curioso, considerando che fu l’unica porta ad essere ristretta da Onorio (da 4,20 m di larghezza agli attuali 3,73). Tra le cose da ammirare segnaliamo il monogramma di Costantino al centro dell’arco. Proseguite per circa 7 minuti lungo Via delle Mura Latine fino a Porta Appia (oggi Porta San Sebastiano). Anche Porta Appia è ottimamente conservata e deve il suo nome – neanche a dirlo – all’attraversamento della Via Appia.

Qui ci sono iscrizioni che potete fermarvi a leggere e studiare, ma – soprattutto – sorge il Museo delle Mura, dove potrete approfondire proprio la storia delle cinte murarie di Roma. Altri sei minuti, percorrendo Viale di Porta Ardeatina, e vi trovate al cospetto di Porta Ardeatina, chiusa in realtà già nell’VIII secolo. Ne rimangono i resti, ma anche un tratto di strada lastricata segnato dai carri e le tracce di una tomba inglobata dalla fretta di Aureliano.

Da qui proseguite lungo Viale di Porta Ardeatina seguendo le mura, finché non intravedete una piramide in lontananza. È la Piramide di Caio Cestio, inglobata nelle Mura accanto alla Porta Ostiensis.

Da Porta Ostiense a Porta Flaminia

Porta Ostiensis – così chiamata perché da qui ancora parte la via Ostiense – è forse il punto più bizzarro delle Mura Aureliane. Da un lato la Piramide e dall’altro il varco voluto da Aurelio e restaurato da Onorio (che aggiunse merli e finestre). Oggi Porta Ostiense – nota storicamente per la battaglia che decretò l’occupazione di Roma da parte dei tedeschi nel 1943 – ospita il Museo della Via Ostiense. Tra reperti e iscrizioni, qui si racconta la storia dell’antica via Ostiense, che da Roma arriva a Ostia.

Proseguite su viale del Campo Boario fino al Mattatoio, attraversando Ponte Testaccio. Qui le mura sono in parte scomparse, così come Porta Portuensis, che si trovava all’inizio di via Portuense prima di essere demolita e sostituita da Porta Portese, più a nord. I resti delle Mura ormai scarseggiano, ma anche le nostre Porte da ammirare sono quasi finite: restano Porta Aurelia – oggi Porta San Pancrazio – ricostruita nel nel 1854 (e dal 2011 sede del Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina) e Porta Settimiana, che si apre su via della Lungara.

Infine, Porta Cornelia – la più settentrionale delle quattro porte sulla riva destra del Tevere – probabilmente nei pressi del Ponte Elio e oggi scomparsa.

Roma anima letteraria: 5 esperienze legate alla letteratura (gratuite) da fare in città

7 février 2025 à 14:32

Roma è indubbiamente nota per le sue rovine romane: il Colosseo, i Fori Imperiali, la Domus Aurea sono alcune delle sue principali attrazioni. E non potrebbe essere altrimenti considerando la storia millenaria della città e quanto il passato si rispecchi nel paesaggio e nell’urbanistica stessa della Capitale. Proprio perché parliamo di millenni e millenni di vicende, tuttavia, va da sé che Roma sia molto più degli Imperatori romani. L’anno 2025 è l’anno del Giubileo, ad esempio, e viene celebrata la Cristianità della città, le sue Basiliche, i suoi Santi. La Capitale è poi anche scrigno di vicende letterarie: scrittori, poeti, drammaturghi hanno sostato in queste vie e in questi luoghi, lasciandosi ispirare dalla bellezza eterna dell’Urbe. Si trovano qui lo studio di Luigi Pirandello e la casa di Alberto Moravia, ma anche la casa di Johann Wolfgang von Goethe e la Casa Museo di Mario Praz. Per non parlare dei romanzi ambientati nella nostra Capitale, che hanno fatto da sfondo a storie d’amore o guerre sanguinose: Roma vive di letteratura e parole, oltre che di marmi e architettura. Qui proviamo a suggerirvi un itinerario letterario e gratuito, alla scoperta dei luoghi ispirati ad autori e letterati più suggestivi della città.

I busti del Pincio

La nostra passeggiata comincia da uno dei luoghi più suggestivi di Roma: il Pincio. Il colle di Roma (anche se non uno dei sette più celebri colleghi) vanta, sulla sua sommità, il più antico giardino pubblico della città, progettato da Giuseppe Valadier tra il 1810 e il 1818. Il panorama dalla sua terrazza è mozzafiato e vale una sosta, ma ancor di più vale la pena passeggiare tra i viali del giardino pubblico: lì vi imbatterete nei famosi busti del Pincio, tra cui appaiono i volti di scrittori e poeti che hanno fatto la storia dell’Italia.

Il progetto dei busti risale infatti all’epoca della Repubblica Romana. Siamo nel 1849: il Triumvirato stanziò 10.000 lire per la realizzazione di busti sul Pincio che riproducessero personaggi famosi della storia italiana. Erano una moda dell’epoca, sviluppatasi soprattutto nel nostro paese, proprio per valorizzare e trasmettere ai cittadini il senso dell’Unità d’Italia. In totale, oggi, i busti sono 229 ma all’epoca – nel 1849 – ne furono creati 52, non senza qualche polemica. Furono infatti collocati sulla collina solo nel 1851 per volere di Pio IX: fino ad allora erano stati realizzati, ma presto immagazzinati. Inoltre, tra i personaggi scelti per i busti c’era anche chi proprio al Pontefice non piaceva: tra questi Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli e Vittorio Alfieri (sostituiti dunque da altri esimi colleghi). Nel 1883, per questo e altri motivi, si decise di raffigurare solo personaggi morti da almeno 25 anni.

Tra i busti degni di nota, segnaliamo quello di Grazia Deledda (unica donna ad apparire insieme a Vittoria Colonna e Santa Caterina da Siena) e quello di Vittorio Alfieri, che vide la luce (finalmente) nel 1947. E ancora il busto di Ugo Foscolo (del 1972, realizzato da Ettore Ferrari), quello di Torquato Tasso (1849-52, di Filippo Gnaccarini) e quello di Alessandro Manzoni (1873).

I busti del Pincio
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Busto di Dante al Pincio

Love (Dante Desire Path) a Villa Borghese

Spostiamoci ora con una brevissima passeggiata fino alla Loggia dei Vini a Villa Borghese per un’esperienza praticamente inedita. Love (Dante Desire Path) di Ross Birrell & David Harding è un’opera d’arte contemporanea site-specific inaugurata appena una settimana fa. La Loggia dei Vini – edificata tra il 1609 e il 1618 per volontà del cardinale Scipione Borghese – è stata infatti riaperta al pubblico il 19 ottobre 2024 e si fregia di LAVINIA, progetto d’arte contemporanea – realizzato da Ghella e a cura di Salvatore Lacagnina – con lo scopo di dialogare con il percorso di restauro della Loggia.

Love (Dante Desire Path) appartiene a questo enorme progetto che omaggia la pittrice seicentesca Lavinia Fontana. Di cosa si tratta e cosa c’entra la letteratura? In breve, Birrell & Harding hanno pavimentato il sentiero spontaneo (creato semplicemente dal passaggio delle persone) che dal cancello di Via dell’Uccelliera porta alla Loggia dei Vini. Se lo percorrete noterete che nei mattoni del percorso potete leggere un brano della Vita nuova di Dante Alighieri, in italiano e in inglese, dove si descrive e commenta l’amore del poeta per Beatrice. Il percorso è lungo appena 100 metri ed è a ingresso libero. 

Dante Desire Path a Villa Borghese
Fonte: Daniele Molajoli
(Love) Dante Desire Path a Villa Borghese

Gli Horti Sallustiani

Con un’altra breve passeggiata raggiungete ora Piazza Sallustio, dove potete scorgere i resti degli Horti Sallustiani. Lo precisiamo subito: ciò che resta della dimora dello storico Sallustio è visitabile solo in occasione di eventi (la struttura è privata), ma dalla strada ammirerete i resti dei famosi Giardini di Sallustio. Un po’ di storia e di contesto: i giardini (in realtà gli horti erano più abitazioni dotate di giardini) appartenevano nel I secolo a.C. al senatore e scrittore Gaio Sallustio Crippa. Erano talmente belli che già all’epoca godevano di una straordinaria fama tra i romani: venivano citati nei libri e persino gli Imperatori (Cesare su tutti) la ammiravano al punto da sostare e risiedere in questi luoghi. 

La storia di Sallustio e della sua bellissima casa sono però legati a vicende losche: Sallustio la acquistò infatti con fondi illecitamente ottenuti durante la sua propretura in Africa Nova. Per questo motivo fu processato e – grazie all’intervento del suo amico Cesare – riuscì a cavarsela solo con una multa molto salata. Dopo questo ennesimo scandalo, tuttavia, fu lo stesso Cesare a obbligarlo alla fine della vita politica e gli Horti divennero il luogo del suo volontario esilio letterario. Sallustio, ricordiamo, è autore del De Catilinae coniuratione e del Bellum Iugurthinum, composte e pubblicate negli anni tra il 43 e il 40 a.C., e delle Historiae, di cui restano numerosi frammenti, iniziate intorno al 39 a.C. e rimaste incompiute.

Horti Sallustiani
Fonte: Grazia Cicciotti
Horti Sallustiani

Antico Caffè Greco

Passeggiando per una ventina di minuti arrivate ora a Piazza di Spagna. La Piazza è un famoso crocevia di turisti e bellezze e la sua storia si lega strettamente anche alla letteratura. Noi siamo qui però per visitare l’Antico Caffè Greco, in via dei Condotti 86. Questo locale si trova qui dal 1760, quando fu fondato da Nicola Della Maddalena: la sua fama e la sua storia si legano tuttavia al fatto che il caffè è sempre stato – e forse sempre sarà – un luogo di ritrovo di intellettuali.

Altra curiosità: nelle sue sale sono esposte circa 300 opere, che lo rendono la più grande galleria d’arte privata aperta al pubblico esistente al mondo. Tuttavia, non è l’arte visiva ad interessarci, ma il fatto che qui sostavano personaggi come Schopenhauer, Hans Christian Andersen, Charles Baudelaire, Vincenzo Cardarelli, Mark Twain, Giuseppe Ungaretti. Ne abbiamo citati solo alcuni, perché gli scrittori passati da qui sono innumerevoli: proprio per questo, nessun amante della letteratura può prescindere da una visita all’Antico Caffè, sfondo di quadri e romanzi e soprattutto luogo di ispirazioni e scambi letterari.

Antico Caffè Greco
Fonte: Grazia Cicciotti
Antico Caffè Greco

Piazza Trilussa

Il nostro itinerario si conclude qui. Da Via dei Condotti vi attende un’altra passeggiata di circa 30 minuti fino a Piazza Trilussa: il nome dovrebbe dirvi già qualcosa. Siamo nel cuore di Trastevere davanti a Ponte Sisto ed è inutile sottolineare che la Piazza sia interamente dedicata al poeta satirico romanesco Carlo Alberto Salustri, meglio noto come Trilussa. Nato nel 1871 a Roma, Trilussa era poeta, scrittore e giornalista noto per le sue composizioni in dialetto romanesco. Nulla è più romano e, nello stesso tempo, letterario di questo luogo: nella piazzetta troverete la fontana dell’Acqua Paola (degli architetti Vasanzio e Giovanni Fontana) costruita quando la piazza si chiamava ancora Ponte Sisto (cambiò nome nel 1952, due anni dopo la morte del poeta).

A noi, in questo frangente, interessa però il monumento dedicato allo scrittore: realizzato da Lorenzo Ferri nel 1954, è composto da un mezzo busto in bronzo che rappresenta Trilussa intento a recitare le sue poesie. Accanto al busto, anche una targa con i versi di All’ombra, firmata ovviamente dallo scrittore.

Mentre me leggo er solito giornale
spaparacchiato all’ombra d’un pajaro
vedo un porco e je dico: – Addio, majale! –
vedo un ciuccio e je dico: – Addio, somaro! –

Forse ‘ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de poté dì le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.

Piazza Trilussa
Fonte: Grazia Cicciotti
Piazza Trilussa

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