Il collegamento ferroviario tra Campania e Puglia compie un passo decisivo verso una mobilità più veloce e integrata grazie al nuovo Frecciarossa diretto Lecce – Bari – Napoli. Il servizio, attivato da Trenitalia (Gruppo FS), rappresenta una delle principali novità dell’estate 2026 sulla linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli – Bari e consente di collegare in modo diretto il Salento con il capoluogo campano senza cambi. Un’infrastruttura strategica che rafforza i collegamenti tra due grandi aree metropolitane del Mezzogiorno e migliora l’accessibilità dei territori attraversati.
Il nuovo Frecciarossa diretto tra Campania e Puglia
Il debutto del Frecciarossa diretto Lecce – Bari – Napoli è stato presentato in anteprima alla stazione di Bari Centrale alla presenza dei sindaci delle principali città coinvolte e dei rappresentanti istituzionali di Campania e Puglia.
Il nuovo collegamento consente di raggiungere Napoli da Bari in circa tre ore e mezza e da Lecce in circa cinque ore, grazie anche all’attivazione della Variante Cancello sulla nuova linea AV/AC.
Il treno effettua fermate intermedie strategiche lungo il percorso, includendo Brindisi, Bari Centrale, Barletta, Foggia, Benevento e Napoli Afragola, ampliando così le possibilità di spostamento tra i principali centri urbani del Sud Italia. L’obiettivo è ridurre i tempi di viaggio e migliorare la regolarità della circolazione, offrendo un servizio più moderno, efficiente e competitivo.
Benefici della nuova linea AV/AC Napoli–Bari
L’attivazione del nuovo servizio si inserisce nel più ampio progetto della linea Alta Velocità/Alta Capacità Napoli – Bari, che ha già raggiunto 55 chilometri di nuova infrastruttura operativa. Con il completamento del lotto Napoli – Cancello, è stato attivato un nuovo tratto di linea a doppio binario di oltre 15 chilometri che migliora la connessione tra le linee regionali e l’alta velocità, in particolare attraverso il nodo di Napoli Afragola.
Tra le novità infrastrutturali rientrano anche la nuova stazione di Acerra e la futura attivazione delle fermate di Casalnuovo e Centro commerciale. La soppressione di 12 passaggi a livello lungo la tratta storica Napoli – Cancello contribuirà inoltre a migliorare la viabilità urbana. L’investimento complessivo per il progetto è di circa 1,1 miliardi di euro.
I benefici sono concreti: maggiore capacità della linea, riduzione dei tempi di percorrenza, miglioramento della puntualità e un incremento dell’accessibilità per le aree interne. Il collegamento rafforza anche l’asse strategico tra Adriatico e Tirreno, creando nuove opportunità per turismo, imprese e università nel Mezzogiorno.
Come prenotare il Frecciarossa Lecce – Bari – Napoli
I biglietti per il nuovo Frecciarossa diretto tra Lecce, Bari e Napoli sono disponibili attraverso i canali ufficiali Trenitalia, inclusi sito web, app mobile, biglietterie in stazione e self-service automatici. È possibile consultare gli orari, le disponibilità e le tariffe in tempo reale, scegliendo tra diverse soluzioni di viaggio in base alle proprie esigenze.
Il servizio si integra nell’offerta Alta Velocità del Gruppo FS, con coincidenze e collegamenti verso le principali destinazioni nazionali. La stazione di Napoli Afragola, progettata come hub strategico, facilita inoltre l’interscambio tra treni AV, servizi regionali e mobilità su gomma, rendendo più semplice l’accesso all’intera rete ferroviaria italiana e rispondendo alla forte domanda di trasporto sostenibile.
Chi sogna un viaggio in Italia ricco di storia, arte e buona cucina spesso pensa subito a Roma. Tuttavia, negli ultimi anni una destinazione meno affollata sta attirando l’attenzione internazionale: Lecce. A sottolinearlo è anche il Mirror, che ha definito questa città del Sud una valida alternativa alla capitale, capace di offrire lo stesso fascino con costi più contenuti e un’atmosfera decisamente più rilassata.
Situata nel cuore del Salento, Lecce conquista per la sua eleganza barocca, le tradizioni autentiche e la possibilità di vivere un’esperienza italiana lontana dal turismo di massa. Qui non ci sono lunghe code davanti ai monumenti né strade invase da folle: tutto scorre con ritmi più lenti, permettendo di assaporare ogni dettaglio.
Tra le migliori città d’Europa per un soggiorno breve nel 2026, secondo il Times ci sono ben due perle italiane. Dalle architetture medievali all’ottimo cibo, fino alla libertà di passare dalla città al mare, ci sono luoghi che più di altri rappresentano il city break ideale per rigenerarsi durante un weekend.
Una delle città elogiate dal quotidiano britannico ospita una delle feste di Carnevale più antiche e celebri del mondo (e quest’anno è legata strettamente alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina), l’altra è un gioiello barocco sospeso tra storia, arte e un’anima vibrante situata nel cuore del Salento.
Venezia e il Carnevale dedicato alle Olimpiadi
Il Carnevale di Venezia a tema olimpico è qualcosa di speciale e irripetibile: come riporta il Sunday Times, la versione domenicale del quotidiano inglese, il Carnevale è sempre un momento magico per visitare Venezia, “quando la città si riempie di balli in maschera, sfilate di carri allegorici e fantastici costumi storici”.
Ve lo possiamo assicurare, camminare tra le calli della laguna, soprattutto al di fuori dalle classiche vie più battute dal turismo di massa, circondati da centinaia di persone che indossano sontuose maschere d’epoca, da quelle più tradizionali a quelle decisamente bizzarre e originali, è già di per sé un’esperienza da vivere almeno una volta nella vita.
Ma quest’anno, dal 31 gennaio al 17 febbraio, ci si può aspettare un’atmosfera ancor più frizzante in occasione della concomitanza con le Olimpiadi di Milano Cortina 2026 (6-22 febbraio): il tema, infatti, è “Olimpo – Le origini del gioco”.
Noi però aggiungiamo un consiglio: perdetevi tra i quartieri meno blasonati di Venezia, tra ponti sospesi, palazzi antichi e piazzette su cui affacciano i “bacari”, dove al calar del sole potrete assaporare i tipici cicchetti (stuzzichini a base di pane con tante farciture diverse) accompagnati dalle “ombre” (i bicchieri di vino della casa) o dal classico spritz Select, proprio come fanno i cittadini veneziani.
iStockPiazza San Marco e il Palazzo Ducale a Venezia
Lecce, un’esperienza tra Barocco e mare
La Puglia ha ormai un posto speciale nel cuore di chi ama viaggiare e non fa di certo eccezione la città di Lecce, elogiata dal Times per la sua bellezza indiscussa, Ma non solo: è baciata dal sole ed è una meta che si divide tra campagna, città e possibilità di raggiungere facilmente il mare. Qui, trascorrere tempo di qualità con gli amici, circondati da uliveti e coccolati dalla cucina regionale, è un vero toccasana.
“L’architettura da sola è sufficiente a giustificare una visita”, scrive il quotidiano inglese. A conquistare sono tanti piccoli e grandi dettagli: le numerose rovine romane, le meraviglie barocche come la Basilica di Santa Croce, le antiche strade acciottolate, i mercati locali e la vivace cultura dei caffè, che convive in perfetto equilibrio con un’atmosfera rilassata.
A ogni passo si svelano scorci inaspettati di rara bellezza, come una porta della città del XVI secolo o il castello: un luogo in cui passeggiare a ritmo lento, assaporando l’atmosfera romantica della “capitale del Barocco” e scoprendo quegli angoli nascosti amati dalla gente del posto… ma che in pochi conoscono.
Nel cuore storico di Lecce una scoperta sorprendente sta riscrivendo la storia archeologica della città e delle trasformazioni avvenute di un periodo ancora poco conosciuto e documentato: quello compreso tra il collasso dell’Impero romano d’Occidente e l’instaurarsi della dominazione normanna, nell’alto medioevo.
Durante una campagna di scavi archeologici, infatti, è riemerso un kastron bizantino, che un tempo era una fortezza e centro politico cittadino.
Cosa è stato scoperto a Lecce
A giugno 2025 sono stati condotti degli scavi nell’area di Lecce compresa tra piazza Sant’Oronzo e via Alvino, a due passi dall’anfiteatro romano e dove già nell’anno precedente erano emersi reperti di epoca romana, tra cui parte della cavea, il muro anulare, i setti radiali e tre pilastri perimetrali.
Con la nuova campagna di archeologia urbana, condotta dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Brindisi Lecce e Taranto, in sinergia con il Comune di Lecce e grazie al finanziamento della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del ministero della Cultura, sono tornati alla luce altri dettagli straordinari: possenti strutture murarie larghe 3,7 metri e alte oltre 2 metri, poste a ridosso dell’anfiteatro e in particolare a nord di esso.
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Brindisi Lecce e TarantoLe mura riemerse del kastron bizantino di Lecce
Nel corso dei mesi estivi del 2025 i ricercatori hanno indagato le strutture murarie emerse con gli scavi archeologici, giungendo a settembre a una conclusione affascinante: le mura rinvenute appartenevano a un’imponente opera di fortificazione realizzata in due momenti distinti e che apparentemente inglobava il preesistente edificio dell’anfiteatro, utilizzato per spettacoli di età romana.
Perché è importante e cosa significa
Grazie alle stratigrafie realizzate dai ricercatori, è stato possibile datare la realizzazione di questo sistema difensivo entro un lasso di tempo compreso tra il V e il VI secolo d.C.
La prima parte sarebbe stata costruita in un frangente storico particolarmente turbolento per Lecce, dal punto di vista politico e militare. Un’epoca in cui l’anfiteatro aveva ormai perso la sua funzione originaria a causa della progressiva diffusione del cristianesimo e come conseguenza del decreto di Onorio del 404 che vietava i ludi gladiatorii nelle arene.
Una massiccia torre a pianta circolare dal diametro di circa 12 metri sarebbe stata aggiunta in un secondo momento alle mura, sempre nel corso dell’alto medioevo.
Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Brindisi Lecce e TarantoLo scavo archeologico di Lecce visto dall’alto
Le evidenze suggeriscono quindi che in questa zona del centro storico fosse stata costruita un’articolata struttura difensiva che in età altomedievale era arrivata a inglobare anche l’anfiteatro, il più imponente edificio della Lecce romana, fino a formare a tutti gli effetti un kastron bizantino, ovvero la fortezza e centro politico di questa elegante e suggestiva città della Puglia.
Una scoperta che non smetterà di stupirci con ulteriori dettagli che arriveranno da ulteriori studi archeologici, e che getta nuova luce sulle trasformazioni che si sono succedute nel cuore pulsante di Lecce, oggi come nel passato più lontano, proprio in quel periodo ancora misterioso e fino ad oggi scarsamente documentato dalle testimonianze materiali.
Il Times premia Lecce e lo fa suggerendola come meta da visitare in un weekend di primavera. In Italia abbiamo un patrimonio artistico e culturale ricchissimo, che offre maggiori opportunità per scoprire il territorio uscendo dai classici itinerari turistici.
Conosciuta con il soprannome di Firenze del Sud viene premiata dal Times proprio per le meraviglie del centro storico e per la sua cultura gastronomica; la rivista propone la località simbolo del Salento come meta per un fine settimana primaverile.
Perché Lecce è da vedere secondo il Times
Lecce, con il centro storico dallo stile spiccatamente barocco, ha conquistato il Times che l’ha inserita tra le perle d’Italia più suggestive da visitare questa primavera. Tra i motivi? Sicuramente il clima che risulta mite e già dalla primavera dà modo di godersi un po’ di aria di mare e le giornate soleggiate tipiche del Salento.
Iniziare la giornata con un bel caffè leccese, a base di caffè freddo e sciroppo di mandorle, fare merenda con un rustico o una puccia e proseguire l’esplorazione del centro storico è una buona idea… le cose da fare sono tante e un weekend potrebbe persino non bastare! I ponti sono tanti, da quello del 25 aprile a quello di Pasqua passando poi per il 1° maggio e il 2 giugno: oltre a ciò, si aggiungono offerte imperdibili con voli low cost che collegano le principali città proprio a Lecce. Il mare è a due passi: si raggiungono in pochissimi minuti località top quali Porto Cesaro, Torre dell’Orso e Punta Prosciutto godendole al momento migliore, lontano dall’overtourism estivo. Tra i motivi che hanno convinto il Times a premiare Lecce ci sono i collegamenti low cost: sono tantissimi i voli economici che danno modo di raggiungere la cittadina italiana a prezzi stracciati.
Secondo il Times è proprio il periodo di aprile e maggio il migliore per scoprirla: la temperatura è piacevole rispetto all’estate piena e in più non c’è pericolo di un numero esagerato di viaggiatori che invece arriva durante l’estate per fare le proprie vacanze al mare in Salento.
Fonte: iStockCosa vedere nel centro storico a Lecce secondo il Times
Cosa fare a Lecce: i consigli del Times
Chi ha la fortuna di poter partire per Lecce in primavera e godersi un bel weekend soleggiato dovrebbe iniziare a esplorarla iniziando dal centro storico: la perla del Salento con strade lastricate e palazzi in pietra leccese si fa notare con edifici barocchi.
Basilica di Santa Croce
Non esiste modo migliore per esplorare Lecce se non partendo dalla Basilica di Santa Croce: l’edificio, capolavoro del XVI secolo, custodisce la reliquia della vera croce e al suo interno è un tripudio di decorazioni scolpite con grandissima maestria. Putti, animali fantastici, motivi floreali e dettagli che sembrano emergere dalla pietra danno vita a una visione che lascia senza fiato. La costruzione risale al 1549, ma è stata conclusa solo nel 1695, quasi un secolo dopo. A firmare l’opera sono stati architetti come Gabriele Riccardi, Francesco Antonio Zimbalo e Cesare Penna che se ne sono occupati nel tempo. Uno dei tratti distintivi è la facciata, un tripudio di decorazioni in pietra leccese. Le colonne tortili e i timpani riccamente scolpiti completano l’opera, donando alla chiesa un aspetto scenografico e teatrale. Se l’esterno dà un impatto wow, non è meno rilevante l’interno, con una navata impreziosita da sontuosi altari laterali e un soffitto a cassettoni. Marcia in più le decorazioni in oro, le statue e le opere pittoriche.
Palazzo Vernazza
Al di fuori dei classici itinerari turistici, ma consigliati dal Times, c’è Palazzo Vernazza. Dal primo sguardo può sembrare solo un’elegante dimora del XV secolo, ma in realtà nasconde pavimenti che lasciano a bocca aperta. Alcuni scavi archeologici hanno fatto emergere fondamenta risalenti all’età del ferro e con l’aiuto della tecnologia e la realtà virtuale si può esplorare arrivando fino ai tempi dei romani.
Salire sul campanile per vedere Lecce dall’alto
Non si può dire di aver visto Lecce senza almeno una sosta al Duomo, un capolavoro barocco che però dà il meglio di sé dalla vista del campanile datato XVII secolo. La buona notizia? Non dovrai affaticarti su scalinate ripide per salire: a pagamento potrai acquistare un biglietto per utilizzare l’ascensore e ammirare la città dall’alto. 72 metri d’altezza che ti offrono una delle viste più suggestive su Lecce. E se hai il pass turistico per esplorare la città, è gratis!
Fonte: iStockSalire sul campanile di Lecce per vedere la città dall’alto
Esplorare il museo Sigismondo Castromediano
Un museo da non perdere? Secondo il Times è quello di Sigismondo Castromediano, che dà modo di fare un viaggio tra reperti storici e dipinti che attraversano secoli. Si passa dai resti risalenti alle civiltà messapica fino alle tele medievali, raggiungendo poi l’arte contemporanea. Una curiosità che molti non sanno? Questo è il museo più antico della Puglia ed è specializzato in archeologia, raccontando storia e reperti rinvenuti proprio nel territorio salentino. Il nome lo si deve al Duca patriota e intellettuale omonimo che lo ha fondato nel 1868, con l’obiettivo di raccogliere i reperti della zona e conservandoli ai postumi.
Visitare i giardini di Villa Reale
Un’altra chicca? Sicuramente Villa Reale: un tocco di eleganza nella tua gita visitando l’edificio anni ’20 progettato dal paesaggista Pietro Porcinai: salta subito all’occhio un perfetto equilibrio tra natura e architettura. Se si prenota con un po’ di anticipo oltre a visitare gratuitamente i giardini si potrà persino avere accesso all’interno a discrezione del proprietario, che darà modo di vedere le opere di design che arredano le stanze.
Assaggiare il pasticciotto
Non si vive di sola arte però: tra un giro e l’altro per la città ci si dovrebbe concedere un peccato di gola come il pasticciotto. Il dolce tipico salentino è un guscio di frolla croccante che rivela all’interno un cuore di crema pasticcera. Nella versione più classica è semplice, ma ne esistono tantissime varianti, tra cui crema e amarena, pistacchio e cioccolato. Un altro dolce tipico? Una torta di mandorle spesso servita con del gustoso gelato al limone. E se tutto ciò non ti bastasse, allora leggi la nostra guida su cosa vedere a Lecce: potrai creare un itinerario perfetto e personalizzato per scoprire la città salentina simbolo del barocco italiano.
Gallipoli, in provincia di Lecce, è una meta che si trova lungo la costa occidentale del Salento, affacciandosi sul bellissimo mar Ionio. Amata dai visitatori di tutte le età, regala un centro storico suggestivo e anche alcune spiagge che sono un sogno a occhi aperti. Una di queste è la Spiaggia della Purità, che nel 2023 è stata incoronata da “The Guardian” come una delle più belle d’Europa.
La Spiaggia della Purità, cosa aspettarsi
La Spiaggia della Purità è da molti ritenuta come una delle insenatura più suggestive della Puglia. Il merito è della sua sabbia dorata che si stende ai piedi di un antico muraglione che venne edificato per proteggere la città dal mare grosso e dalle incursioni dei nemici, dando vita a un qualcosa di straordinario a ridosso del centro storico di Gallipoli.
Il mare è pulitissimo e limpido, spesso anche così tanto calmo da far credere ai bagnanti di nuotare in una piscina antica. Si tratta di una caletta, tra le altre cose, che è bella a tutte le ore del giorno e della notte, grazie alle luci, ai colori e alle atmosfere da sperimentare nei piccoli ristoranti e chioschi che impreziosiscono il lungomare.
Il viaggiatore, quindi, si trova al cospetto di una candida lingua di sabbia, a sua volta lambita dalle acque trasparenti con sfumature di blu dello Ionio.
La spiaggia è libera e accessibile a tutti, ma i mesi estivi migliori per goderne sono giugno e settembre, quindi quando l’afflusso dei turisti è inferiore rispetto al solito. Inoltre, risulta ben collegata con il centro cittadino e si caratterizza per essere uno dei lidi più antichi della zona: in passato era l’unico luogo dove gli abitanti potevano recarsi per trovare un po’ di refrigerio dalle temperature roventi delle estati pugliesi.
Ma perché si chiama così?
Questo piccolo gioiello della Puglia (le dimensioni sono ridotte, per questo si consiglia di raggiungerlo la mattina presto), sorge immediatamente sotto l’abitato e, secondo molti, il suo nome è dovuto alla vicina chiesa barocca, chiamata Santa Maria della Purità.
Si tratta di una delle più antiche di Gallipoli (fondata nel 1600) che colpisce per la sua facciata bianca e sobria. Molto interessante è anche l’interno ricoperto di stucchi e tele Letizia e Riccio risalenti al XVIII secolo. Sull’altare, invece, ecco che il visitatore può ammirare la Madonna della Purità di Giordano.
Ma ad essere del tutto onesti, per altre persone non è questa la vera origine del suo nome. Ci sono ben tre leggende, infatti, che tenterebbero di spiegare perché questo angolo pugliese si chiami così: la prima leggenda narra che proprio sulla candida sabbia di cui è caratterizzata sia stato rinvenuto il seno di Sant’Agata, patrona di Gallipoli; la seconda racconta di un bambino che veniva allattato da una donna che non era la sua mamma, la quale si accorse di questo seno sulla spiaggia; la terza ci parla sempre di un bambino, che però smise di farsi allattare quando venne pronunciato da qualcuno il nome di Sant’Agata.
Non vi sorprenderà sapere, quindi, che la Spiaggia della Purità è spesso chiamata dagli abitati della cittadina con il nome di “Seno della Purità“.
Otranto è il porto più a est d’Italia. Dal capo che porta il suo nome, oltre quello che si chiama appunto canale d’Otranto, si possono quasi toccare le coste albanesi, mentre da punta Palascìa, poco più a sud, si può scorgere la sottile increspatura tra le acque dell’Adriatico e quelle dello Ionio. Da millenni la storia di Otranto è legata all’acqua. Quella del mare, degli antichi navigatori dell’Adriatico, ma anche quella legata al fiume Idro, che sfocia poco distante e dal quale la città ha preso il suo antico nome. Questo antico porto appartenuto prima ai Messapi e poi a coloni greci, con i Romani prende infatti il nome di Hydruntum e viene elevato a municipium, diventando così una delle più importanti città della Puglia.
Fonte: iStockPanorama della città di Otranto
Ecco cosa vedere a Otranto, una delle località turistiche più affascinanti della Puglia, dove la storia e l’arte si fondono con un paesaggio circostante in cui la natura domina, in primis per la bellezza delle spiagge.
Le origini di Otranto
L’artigianato locale, la lavorazione della porpora e dei tessuti in primis, gli intensi traffici mercantili del suo porto, fanno presto la fortuna di Otranto, un vero e proprio ponte tra Oriente e Occidente. Dal IX secolo è presente in città anche una vivace e fiorente comunità ebraica, nota non solo per il commercio e per la ricchezza, ma anche per la presenza di raffinati ed illustri poeti. Otranto raggiunge così il suo massimo splendore, grazie ai bizantini e la vicina Costantinopoli, alla quale rimase legata in seguito alla caduta dell’impero Romano, diventando il porto di riferimento per tutti i commerci con l’Oriente prima e delle crociate in Terra Santa poi.
I Normanni occupano la città nel 1068 e una ventina d’anni dopo fanno erigere la magnifica cattedrale che ancora oggi è il duomo di Otranto. Assediata più volta dai Turchi nel corso dei secoli, verso la fine del Quattrocento la città, caduta sotto il controllo degli Aragonesi e ormai giustificata rivale di Venezia, viene lasciata in balia della flotta militare di Maometto II. Al termine di quella che ancora oggi è ricordata come la battaglia di Otranto, la città viene soggiogata dai Turchi per circa un anno, quando viene nuovamente liberata dagli Aragonesi.
Dopo essere passata sotto il controllo di Venezia, verso la seconda metà del Seicento la città comincia a perdere importanza, perdendo gran parte dei suoi commerci e azzerando letteralmente la vivacità culturale che l’aveva movimentata fino a quel momento. Le continue incursioni e assedi perpetrati dai Turchi ai danni della città costringono gli abitanti a trasferirsi, lasciando i terreni circostanti incolti e alla mercé del degrado, soprattutto nell’area dei vicini laghi Alimini dove nell’Ottocento si rischiava di contrarre la malaria. Bisogna aspettare il 1868 per assistere al primo progetto di bonifica di quest’area e a una graduale ripresa della vita in città, ristabilitasi ormai completamente durante il periodo napoleonico e poi con l’unità d’Italia.
Cosa vedere a Otranto
Il centro storico
Il centro storico di Otranto è ancora ben racchiuso all’interno della possente cinta muraria eretta in seguito alla devastazione turca del 1480. Porta Alfonsina segna lo storico ingresso da chi proveniva dal mare e racchiude un dedalo di stradine tortuose dove si concentrano la maggior parte delle emergenze architettoniche della città, a partire dal castello Aragonese (1485-89) e dalla Cattedrale. La fortezza costruita per volere di Ferdinando di Aragona sulle preesistenti fortificazioni sveve e turche si presenta a pianta pentagonale con tre torrioni cilindrici e cinta da un fossato. Il lato mare è protetto da un bastione a forma di lancia, mentre sul quinto lato si apre il ponte levatoio.
Fonte: iStockVista del Castello di Otranto
La fortezza ha ispirato il celebre romanzo di Horace WalpoleIl Castello di Otranto (1764), il primo romanzo gotico della storia. All’interno del centro storico meritano una menzione anche la singolare chiesetta della Madonna dell’Altomare (XVII secolo), arroccata su uno sperone di tufo in bilico sul mare, la seicentesca chiesa di Santa Maria dei Martiri con il dipinto seicentesco della Strage di Otranto di Lavinio Zoppo, e infine la piccola basilica bizantina di San Pietro, la prima della città, risalente circa all’anno Mille. L’edificio è facilmente riconoscibile per i tre sporgenti volumi circolari delle absidi, mentre l’interno a croce greca conserva alcuni mirabili cicli di affreschi considerati una delle massime espressioni dell’arte bizantina.
Tra le architetture civili di questa splendida città della Puglia si ricordano infine l’antico palazzo dei Mori e palazzo Lopez, eretto nel XVII secolo inglobando le strutture di una casa-torre cinquecentesca e che oggi ospita il museo Diocesano. Da non perdere nelle sale del museo il seicentesco fonte battesimale attribuito alla scuole dello scultore salentino Gabriele Riccardi, che reca scolpite sulle lastre a rilievo storie tratte dall’Antico e Nuovo Testamento, e i frammenti di un pavimento musivo risalente al IV-V secolo d.C., ritrovato sotto il pavimento della cattedrale. Infine non resta che concedersi una piacevole passeggiata sul lungomare degli Eroi fino al bastione dei Pelasgi, senza dubbio il punto più fotogenico di tutta la città.
La cattedrale
La perla di Otranto è senza dubbio la sua magnifica cattedrale, intitolata a Santa Maria Annunziata. Un edificio in pietra paglierina che presenta sulla facciata un bellissimo rosone gotico dai motivi arabeggianti e un seicentesco portale. La vera meraviglia risiede però all’interno, a partire dal monumentale mosaico pavimentale che adorna interamente le tre navate della cattedrale e risalente al 1166. Espressione massima del romanico pugliese, e considerato il più grande d’Europa, questo capolavoro è opera di Pantaleone, un monaco basiliano del monastero di San Nicola di Casole, distrutto dai Turchi nel 1480 e i cui resti sono ancora visibili nei pressi della città di Otranto.
A metà tra storia biblica e leggenda, dalla navata centrale alle due laterali è raffigurato un grande albero della vita con Adamo ed Eva e figure ispirate al ciclo bretone di re Artù. Dal transetto all’altare compaiono invece i segni zodiacali, disposti su un disegno che ricorda i tappeti o i drappeggi orientali. Intorno all’altare maggiore tornano altre scene bibliche e scene di animali. Nell’abside della navata destra sono conservati invece i resti degli 800 abitanti massacrati dai Turchi e decapitati nel 1480 sul vicino colle della Minerva. Dal pavimento si elevano infine quattordici colonne in granito sormontate in cima da capitelli romanici che scandiscono le tre navate sino all’abside, al di sotto della quale resta da scoprire la suggestiva cripta, sorretta da 68 colonne, con stupende pitture bizantine.
Fonte: iStockLa Cattedrale di Santa Maria Annunziata a Otranto
La Madonna dell’Altomare
La chiesa all’interno presenta anch’essa un bellissimo pavimento a mosaico e decorazioni che richiamano la tradizione marinara, dagli arredi all’illuminazione: il cavalluccio marino, il delfino, l’ancora, la conchiglia ecc. La devozione popolare sentita per la Madonna dell’Altomare è molto antica e ogni anno a settembre è ricordata in seguito a un episodio che la tradizione vuole sia avvenuto in seguito alla devastazione turca del 1480, quando la statua della Madonna venne trafugata. Una giovane otrantina, presa in schiava, supplicò più volte il Califfo di riconsegnare l’icona sacra, persino in cambio della sua stessa libertà. Il Califfo accontentò la fanciulla e la statua venne posta su un’imbarcazione, che però fu lasciata alla deriva senza equipaggio. La barca però giunse comunque a destinazione e, avvistata da alcuni pescatori, entrò in porto tra la folla esultante.
Il monastero di San Nicola di Casole
Il monastero di San Nicola di Casole (4 km), fondato nel 1098, costituiva uno dei centri culturali più importanti non solo del Salento ma di tutta la cristianità, conservando numerosi volumi greci e latini oggi custoditi nelle migliori biblioteche di Parigi, Londra, Berlino e Mosca. Giovani da tutta Europa si univano ai monaci basiliani del monastero per studiare o imparare l’arte del mosaico, come Pantaleone, che poi realizzò lo splendido pavimento musivo della Cattedrale. Nel 1480 venne completamente distrutto dai Turchi e di esso oggi non rimangono che le rovine. Poco prima di raggiungere le rovine si può ammirare un laghetto di bauxite, dalla quale si ricava l’alluminio, dall’incredibile colore verde smeraldo e contornata da un terreno di un rosso intenso, testimone dell’attività di estrazione arrestatasi circa trent’anni fa.
L’ipogeo di Torre Pinta e la valle delle Memorie
Nell’entroterra a pochi km da Otranto si estende un’area ricca di testimonianze relative alle antichissime origini di Otranto. La più importante è sicuramente l’ipogeo neolitico di Torre Pinta, trasformato probabilmente in luogo di culto cattolico dai monaci basiliani intorno all’anno Mille. La struttura è caratterizzata da un lungo dromos (corridoio) con volta a botte, disseminato di cellette funerarie e culminante in un vano dalla forma sferica dal quale s’innalza una torre colombaia del XVII secolo. Da rilevare nell’area anche le catacombe paleocristiane di San Giovanni, situate sull’omonima collina e risalenti ai primi secoli dopo Cristo, le cripte rupestri di San Nicola (X-XII secolo), con tracce di affreschi bizantini e iscrizioni in lingua greca, e quella coeva del Padreterno, situata vicino al colle della Minerva, interamente scavata nella roccia, con pilastri monolitici e pareti interamente affrescate.
A metà strada tra Otranto e il colle della Minerva va ricordata anche la chiesa seicentesca di Santa Maria del Passo, con un’immagine cinquecentesca della Vergine. A circa 10 km da Otranto, nei pressi della località balneare di Porto Badisco, sorge infine la chiesa rurale della Madonna della Serra eretta alla fine del Seicento nei pressi di un’antica strada romana, i cui resti sono ancora oggi visibili, che conserva ancora oggi gli affreschi originali dell’epoca.
La grotta dei Cervi a Porto Badisco
La baia di Porto Badisco, celebre per essere considerato il punto di approdo di Enea in fuga da Troia, è nota non solo per le spiagge, tra le più belle del litorale di Otranto, ma anche per le numerose grotte nascoste lungo la costa. Tra le grotte degne di nota merita una segnalazione la grotta dei Cervi, le cui cavità racchiudono un patrimonio archeologico inestimabile. Le sue pareti infatti sono fitte di immagini rupestri di epoca preistorica, realizzate con ocra e guano di pipistrello e raffiguranti scene di caccia, figure geometriche, simboli magici e arcaici rituali, tra i quali si riconosce un curioso stregone danzante, chiamato “il Dio che balla”.
Le spiagge di Otranto
Il territorio di Otranto non vanta solo un patrimonio storico e architettonico unico, ma anche meraviglie naturali uniche e spiagge considerate tra le più belle di tutta la Puglia. Verso nord si apre l’area archeologica di Roca Vecchia (20 km circa) con la grotta della Poesia, la spiaggia di Torre dell’Orso, i faraglioni di Sant’Andrea, la spiaggia della Punticeddha, Conca Spechiulla, la spiaggia di San Giorgio e quella di Frassanito con la torre Fiumicelli. Oltre si sviluppa l’oasi protetta dei laghi Alimini, tornati a nuova vita e oggi ricchissimi di flora e fauna selvatica.
Fonte: iStockLa spiaggia di Torre dell’Orso
Sul mare si trovano in sequenza la spiaggia omonima e la suggestiva baia dei Turchi, la piccola cala di Torre Santo Stefano fino alla cala di Grotta Monaca. Le due spiagge cittadine sono invece cala dei Normanni e la spiaggia degli Idruntini. A sud di Otranto si trovano infine baia dell’Orte e, superata punta Palascìa, il litorale di Porto Badisco, le piscine naturali di Santa Cesarea Terme e infine il litorale di Castro con la celebre Grotta Zinzulusa.
Immaginate di godervi una cena nel cuore di Milano e, in circa nove ore, svegliarvi con il profumo del mare e una colazione a Lecce, perla del Salento, spesso soprannominata la “Firenze del Sud” per lo straordinario patrimonio artistico e architettonico, una città che incanta con le chiese barocche, le piazze suggestive e un’atmosfera ricca di storia e tradizione.
Non è più un sogno ma un’accattivante realtà grazie al nuovo collegamento con il Frecciarossa notturno che ha avvicinato due dei più apprezzati poli culturali e turistici d’Italia, con il Salento che offre coste incantevoli, spiagge di sabbia bianca e mare cristallino, pittoreschi borghi come Otranto e Gallipoli, e una cucina dai sapori autentici e genuini.
Si tratta di un viaggio che non solo accorcia le distanze geografiche, ma dona l’occasione di vivere esperienze indimenticabili, tra l’effervescente vita urbana di Milano e la serenità e bellezza senza tempo del tacco d’Italia.
Da Milano a Lecce in circa nove ore
È partito con il viaggio inaugurale il 21 giugno il nuovo Frecciarossa notturno che unisce Milano con Lecce in circa nove ore.
Il servizio, offerto con gli ETR 500, con il numero 9561 in partenza da Milano Centrale alle ore 22.45 e arrivo a Lecce alle 07.57, resterà attivo quasi ogni weekend fino a settembre nelle seguenti date:
12, 13, 19, 20 Luglio;
02, 03, 09, 10 Agosto;
06, 07 Settembre.
Ma non soltanto: c’è anche il viaggio notturno in direzione opposta, con il treno numero 9562 che parte da Lecce alle ore 21.05 e arriva a Milano Centrale alle 07.35.
Durante il percorso, le fermate intermedie (sia all’andata che al ritorno) sono dodici: Milano Rogoredo, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna Centrale, Foggia, Barletta, Bari Centrale, Monopoli, Fasano, Ostuni e Brindisi.
Una Puglia sempre più connessa per l’estate
Le due nuove proposte della Summer Experience, l’offerta estiva di Trenitalia, rendono la Puglia sempre più connessa con il Nord e con il Sud durante il periodo vacanziero per eccellenza e vanno a sommarsi agli Intercity Milano-Lecce e Bari-Milano (che circolano tutti i giorni) e ai Frecciarossa da e per Milano, Venezia, Padova, Bologna e Torino (che, durante l’estate, fermeranno anche a Monopoli, Fasano e Ostuni).
Nell’ottica di collegare sempre di più e meglio la Puglia con il resto d’Italia, il venerdì e il sabato verrà effettuato il collegamento tra Lecce e Bolzano mentre il sabato e la domenica il treno circolerà nella direzione opposta.
Non mancano poi le tratte interne al Sud, con due Intercity che viaggiano da Reggio Calabria a Lecce e viceversa, e Reggio Calabria-Bari e Bari-Reggio Calabria da luglio: i treni della linea Adriatica si fermeranno anche nella splendida Polignano a Mare.
E le novità dell’estate non si fermano qui. Infatti, la Puglia potenzia i servizi con 240 treni regionali giornalieri, il 10-15% in più rispetto allo scorso anno: confermati, per l’occasione, i link da e per Foggia (San Giovanni Rotondo link e Vieste link) in collaborazione con Cotrap, il Monopoli beach link per raggiungere le principali spiagge da Monopoli fino a Capitolo (con la collaborazione dei bus Miccolis Lentini).
Rinnovati anche i collegamenti treno+bus con la collaborazione delle Ferrovie del Sud Est: partiranno da Lecce nuovi collegamenti via treno per Gallipoli nonché l’Otranto link e il Porto Cesareo link.
Arrivare all‘aeroporto internazionale di Bari (o Aeroporto Karol Wojtyła) da Lecce, nonostante la notevole distanza (170 chilometri), è più facile di quanto si possa pensare. Di solito coloro che abitano nella splendida città del Salento utilizzano l’aeroporto di Brindisi per viaggiare, ma alcuni voli partono esclusivamente dall’aerostazione di Bari. D’altronde si tratta del dodicesimo aeroporto italiano per traffico passeggeri, con circa 4 milioni di persone che vi transitano ogni anno. Al primo posto di questa speciale classifica troviamo ovviamente l’aeroporto Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, seguito da Milano Malpensa e Bergamo Orio al Serio.
Come detto, se dovete arrivare all’aeroporto di Bari (che si trova a dodici chilometri dal centro cittadino, in Viale Enzo Ferrari) da Lecce non preoccupatevi, ci sono numerose alternative fra le quali scegliere. Vediamole una per una.
Affittare un’auto
Se preferite viaggiare per conto vostro senza dover dipendere dagli orari dei mezzi pubblici potete decidere di affittare un’auto. In circa un’ora e trenta minuti riuscirete a coprire la distanza e ad arrivare all’aeroporto di Bari da Lecce. La Statale 16 Adriatica che unisce i due capoluoghi di provincia è a scorrimento veloce e in alcuni tratti ha il limite di velocità imposto a 110 chilometri orari.
Esiste anche la possibilità di noleggiare un’auto con conducente.
Noleggiare una navetta privata
Per chi ama la comodità e muoversi senza dover sottostare agli orari dei mezzi e trasportare valigie e bagagli, esiste anche la possibilità di noleggiare una navetta privata grazie a cui raggiungere l’aeroporto di Bari Palese in poco meno di un’ora.
In questo caso, si usufruisce anche di un efficiente servizio di trasporto bagagli e si può concordare l’orario di partenza e di arrivo dell’autista per il proprio viaggio esclusivo.
Servirsi del treno
Un’alternativa per chi predilige, invece, spostarsi con i mezzi pubblici consiste nel prendere il treno dalla stazione di Lecce e raggiungere la stazione di Bari Centrale in un’ora e 27 minuti. I treni viaggiano circa uno ogni ora.
Una volta arrivati alla stazione di Bari, occorre effettuare il cambio con autobus (servizio urbano linea n.16) oppure con le apposite navette e collegamenti aeroportuali che conducono infine a destinazione, ovvero allo scalo aeroportuale di Bari.
Utilizzare il servizio di Bla Bla Car
Un’altra modalità interessante (che unisce la comodità dell’auto con il risparmio) per arrivare da Lecce all’Aeroporto internazionale di Bari è usufruire del servizio di car pooling offerto da Bla Bla Car consultando la piattaforma (anche da App) e verificando quali passaggi sono disponibili per il giorno prescelto in quella particolare tratta.
Raggiungere Bari da Lecce in auto condivisa consente di risparmiare e trovare la soluzione più comoda tra le tante offerte di passaggio di quella che è la rete di trasporto più grande al mondo.
Scegliere Flixbus
Ancora, seppur i tempi di percorrenza si allunghino, c’è anche la possibilità di viaggiare con Flixbus per andare da Lecce a Bari e poi servirsi dei bus navetta che collegano la città con il suo aeroporto (ad esempio, come accennato in precedenza, dalla Stazione Centrale di Bari parte l’autobus di linea urbano n.16 oltre ad appositi bus navetta per i collegamenti aeroportuali).
Il viaggio con Flixbus ha una durata di 4 ore e 10 minuti e prevede il cambio a Taranto (durata del cambio 1 ora e 25 minuti): si parte da Piazza Carmelo Bene a Lecce per scendere, dopo un’ora e mezza, al Terminal Cimino di Taranto.
Da qui, dopo poco più di un’ora, il capolinea è Via Capruzzi a Bari.
Considerare il collegamento via aeroporto di Brindisi
Come detto, nonostante la distanza, non mancano assolutamente le possibilità per spostarsi dalla “Firenze del Sud” fino all’aeroporto barese e, tra queste, vi è anche il collegamento bus da Lecce all’aeroporto di Brindisi (mezz’ora) e, da qui, fino all’aeroporto di Bari in un’ora e 30 minuti.
Zaino in spalla! L’esperienza di viaggio diventa lenta e si fa camminando, un passo dopo l’altro, nel vero spirito dello slow travel. I camminatori aumentano ogni anno, un segno evidente che l’escursionismo in grado di unire benessere fisico e interiore con la voglia di riscoprire il territorio italiano è un bisogno condiviso.
In questo contesto, i percorsi di pellegrinaggio della Via Francigena del Sud, sempre più apprezzati anche da viaggiatori solitari e dai non religiosi, offrono la possibilità di avventurarsi in zone meno conosciute dell’Italia, ma ricche di bellezze culturali, storiche e naturali. Se la Via Francigena del Medioevo univa Canterbury e Roma, proseguendo fino a Gerusalemme attraversando l’Italia da nord a sud, quella specifica del sud collega Roma alla Puglia con tappa finale nel bellissimo borgo di Santa Maria di Leuca.
Attraversando campi di grano, antiche vie consolari, ulivi, borghi medievali, aree archeologiche, naturalistiche e castelli, i 930 km della Via Francigena del Sud offrono un viaggio imperdibile alla scoperta della cultura e delle tradizioni del sud Italia. 45 tappe da percorrere a piedi, come da tradizione, o in bici, tra Lazio, Campania e Puglia.
Fonte: 123rfLungotevere Vaticano a Roma
La Via Francigena del Sud: la storia e informazioni utili
Il cammino, riconosciuto come «Itinerario culturale del consiglio d’Europa», nasce come estensione della Via Francigena classica. Oltrepassando San Pietro si prosegue verso la Puglia, dove si trovavano i porti d’imbarco per la Terra Santa. La Via Francigena del Sud ripercorre un itinerario cristiano, l’Itinerarium Burdigalense, racchiuso in un racconto del 333 d.C. e scritto da un anonimo pellegrino durante il viaggio da Burdigala, l’attuale Bordeaux, fino a Gerusalemme.
Nel racconto è presente il viaggio di ritorno del devoto che, dopo aver raggiunto la Terra Santa attraverso la Via Balcanica, sbarca a Otranto e risale la Penisola percorrendo l’antica Via Appia Traiana.
Quando percorrerla
Il Sud Italia è caratterizzato generalmente da un clima temperato, anche se in estate le temperature possono alzarsi in modo considerevole. Può essere percorsa tutto l’anno, contribuendo a un turismo fuori stagione che valorizza determinate zone solitamente molto affollate nei mesi estivi. I periodi da evitare saranno quindi quelli più caldi, come luglio e agosto, e quelli più freddi, soprattutto sulle tratte che percorrono l’Appennino e il Gargano, dove le temperature sono più rigide e potrebbero esserci eventuali nevicate alle quote più alte.
Le tappe della Via Francigena del Sud
Credenti o laici, sulla Via Francigena del Sud camminano uomini e donne per le ragioni più disparate o semplicemente perché spinti da una irrefrenabile voglia di scoperta e benessere. Ma quali sono le tappe? Di seguito forniamo una panoramica delle tratte per ogni regione, consigliandovi di approfondire nei siti ufficiali per avere maggiori informazioni su mappe, luoghi dove dormire e fare sosta.
Via Francigena del Sud nel Lazio
Come i pellegrini di mille anni fa, la Via Francigena del Sud comincia da Roma e dalla via Appia Antica. Lasciandosi alle spalle San Pietro e le rovine della civiltà imperiale si intraprende un percorso che, attraversando il Parco Regionale dei Castelli Romani, i laghi di Nemi e Albano, conduce a Velletri, al borgo medievale di Sermoneta e all’abbazia di Fossanova.
Dopo aver ritrovato il passato dell’antica Roma a Terracina si raggiunge il golfo di Gaeta e Formia, dove si comincia a percepire lo spirito della Campania. Arrivati a Minturno infatti, antica città-porto che ancora oggi conserva un’atmosfera suggestiva, il percorso si addentra nel Casertano.
Via Francigena del Sud in Campania
Il tratto campano è lungo circa 250 km e attraversa le provincie di Caserta, Benevento e Avellino. Dalla città romana di Sessa Aurunca si arriva a Teano, culla dell’Unità d’Italia perché teatro dello storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e il re Vittorio Emanuele II. Da qui si percorrono le tappe a Statigliano e Alife fino a Telese Terme, giungendo infine all’arco di Traiano di Benevento. Da qui, la strada prosegue verso l’entroterra raggiungendo Buonalbergo, nel cuore della valle del Miscano, e attraversando il confine con la Puglia.
Via Francigena del Sud in Puglia
L’ultimo tratto, il più lungo, è quello che taglia in due questa splendida regione: tra le tappe più affascinanti spicca Canosa di Puglia, da dove parte un sentiero circondato di ulivi che conduce ad Adria. Nei pressi di Bari, la strada torna ad affacciarsi sul mare e prosegue dritta verso Brindisi e Lecce. Una delle ultime tappe è Otranto, da dove troviamo il percorso che finalmente porta a Santa Maria di Leuca.
Percorsi lungo la Via Francigena del Sud per chi ha pochi giorni
Per alcuni sono spirituali o religiosi, altri sono attirati soprattutto dalla storia, dalla cultura e dai paesaggi naturali, in entrambi i casi non è necessario percorrere le tappe tutte assieme per vivere un’esperienza soddisfacente e rigenerante. Per chi ha pochi giorni e vuole trascorrerli alla scoperta della Via Francigena del Sud, è possibile suddividerla in piccole tappe tematiche perfette per un weekend o dai 5 ai 10 giorni di cammino.
Gli amanti del mare fuori stagione possono intraprendere la tratta da Brindisi a Santa Maria di Leuca per godersi la cultura gastronomica e le architetture barocche del Salento, percorribile in una settimana circa. Se invece è la sete di storia a condurre gli escursionisti sulla Via Francigena del Sud, il percorso da Roma a Velletri regala luoghi suggestivi: dal Parco Regionale dell’Appia Antica a Castel Gandolfo, fino ai laghi Albano e Nemi.
Per chi vuole scoprire una Campania inedita, invece, la tratta da Sessa Aurunca a Troia conquisterà i camminatori con un’esperienza di 10 giorni tra borghi, castelli, vallate e vestigia romane.