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C’è un motivo in più per visitare Lima, capitale del gusto del 2026

25 juillet 2026 à 09:00

Affacciata sull’Oceano Pacifico e porta d’ingresso del Perù, Lima conquista grazie a un ricco patrimonio storico, quartieri contemporanei, musei di rilievo e una scena gastronomica considerata tra le più interessanti al mondo. Nel 2026, inoltre, ospiterà alcuni degli appuntamenti più importanti dedicati alla cucina internazionale, confermandosi come punto di riferimento per scoprire la cultura peruviana anche tramite i suoi sapori.

A rendere la capitale ancora più accessibile è il rafforzamento dei collegamenti aerei dall’Italia, che consentono di raggiungerla passando per il Canada.

Nuovi voli dall’Italia per raggiungere Lima

Air Transat, rappresentata in Italia da Rephouse Gsa, rilancia il collegamento verso Lima, offrendo la possibilità di arrivare con voli in connessione via Toronto o Montréal fino a ottobre 2026.

Da Roma sono disponibili tre frequenze settimanali, il mercoledì, il sabato e la domenica, mentre da Venezia è previsto un collegamento ogni sabato. Si tratta di un’opportunità in più per i viaggiatori italiani che desiderano visitare una delle città più dinamiche dell’America Latina, sia come destinazione principale sia come punto di partenza per esplorare altre aree del Perù, da Cusco alla Valle Sacra, fino al Lago Titicaca o alla costa del Pacifico.

La compagnia comunica, inoltre, che le agenzie di viaggio possono richiedere quotazioni dedicate ai gruppi diretti a Lima, con tariffe speciali.

Cosa vedere a Lima nel 2026

Cattedrale di Lima, Perù
iStock
Veduta della Cattedrale di Lima

Il centro storico di Lima, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO, vanta alcuni degli edifici più rappresentativi dell’epoca coloniale, a partire dalla Plaza Mayor, su cui si stagliano la Cattedrale di Lima e il Palazzo del Governo, fulgidi esempi dell’architettura rinascimentale e barocca che caratterizza la zona.

Per approfondire la storia più antica del Paese, tappa imprescindibile è il Museo Larco, ospitato in un elegante edificio abbracciato da giardini, che conserva una delle più importanti collezioni di arte precolombiana del Perù. Lungo le sale, infatti, riecheggiano secoli di storia tra reperti archeologici, manufatti in ceramica, tessuti e oggetti provenienti dalle principali civiltà che hanno abitato il territorio prima dell’arrivo degli spagnoli.

Anche il Museo de Arte de Lima (MALI) merita una visita: le collezioni spaziano dall’arte preispanica alle opere contemporanee e propongono una panoramica completa sul patrimonio culturale peruviano. Da non perdere, a sua volta, il Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, che approfondisce gli aspetti storici, antropologici e archeologici tramite un ricco percorso espositivo.

Tra le zone più frequentate va menzionato Miraflores, quartiere moderno che osserva l’Oceano Pacifico: il celebre Malecón, incantevole percorso panoramico che costeggia le scogliere, dona alcuni dei punti di osservazione più suggestivi sul mare ed è ideale per una passeggiata tra aree verdi, parchi e spazi dedicati al tempo libero. La zona ospita inoltre negozi, locali e ristoranti, per uno dei volti più contemporanei della capitale.

Differente ma altrettanto evocativa è l’atmosfera di Barranco, considerato il quartiere più creativo e bohémien: accoglie murales e opere di street art, accanto a caffetterie, gallerie d’arte, ristoranti e locali che animano la vita serale.

Gli eventi da non perdere

A novembre, Lima ospiterà The World’s 50 Best Restaurants 2026 e sarà la prima volta che il prestigioso evento dedicato alla ristorazione mondiale si svolgerà in Sud America.

La scelta della capitale peruviana conferma il crescente riconoscimento internazionale della sua tradizione culinaria, frutto dell’incontro tra influenze indigene, europee, africane e asiatiche che hanno dato vita a una delle cucine più apprezzate al mondo: l’appuntamento richiamerà chef, professionisti del settore, giornalisti e appassionati di gastronomia provenienti da tutto il nondo.

Pochi giorni prima, dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, la città farà da cornice anche a Perú, Mucho Gusto, il grande festival dedicato alle tradizioni culinarie del Paese che offre l’opportunità di conoscere sapori, ricette e prodotti provenienti dalle varie regioni del Perù.

Perù, scoperto un antico osservatorio astronomico della civiltà Caral: nuove rivelazioni sulle origini delle Americhe

5 juin 2026 à 07:30

Il Perù è uno dei Paesi più affascinanti del Sud America, con un patrimonio culturale che non smette di sorprendere archeologi e viaggiatori persino ai nostri giorni, grazie a nuove testimonianze del suo straordinario passato. Nella regione di Lima, infatti, all’interno del sito archeologico di Áspero, gli studiosi hanno individuato una complessa struttura architettonica legata all’osservazione astronomica che potrebbe riscrivere parte delle conoscenze sulla civiltà Caral, considerata una delle più antiche delle Americhe.

L’annuncio è arrivato dal Ministero della Cultura peruviano attraverso la Zona Archeologica Caral, che da oltre vent’anni conduce ricerche nel sito. La scoperta rafforza l’idea che gli abitanti di Áspero oltre ad essere abili pescatori e commercianti, fossero anche già all’epoca degli abili conoscitori dei fenomeni celesti e del loro impatto sull’ambiente circostante.

La scoperta di Áspero

Le indagini archeologiche ad Áspero, coordinate dalla dottoressa Ruth Shady Solís, hanno portato alla luce una struttura situata in una posizione strategica dell’antico insediamento, con una visuale privilegiata sia sull’Oceano Pacifico sia sulla parte bassa della valle di Supe. Secondo gli studiosi, questo spazio sarebbe stato utilizzato da specialisti incaricati di osservare e registrare i movimenti del Sole, della Luna e delle stelle. Le informazioni raccolte risultavano fondamentali per prevedere le variazioni delle maree, i cambiamenti climatici e la disponibilità delle risorse marine, elementi essenziali per la sopravvivenza e lo sviluppo della comunità.

Áspero, Perù
@GOB.PE
Dettaglio degli scavi ad Áspero, Perù

Gli scavi nel sito in Perù hanno persino evidenziato quattro diverse fasi costruttive. In origine l’area avrebbe ospitato un edificio pubblico cerimoniale mentre successivamente vennero aggiunte piattaforme circolari e pietre rituali collocate al centro delle strutture. Una delle fasi più significative comprende una doppia piattaforma sopraelevata associata a un focolare cerimoniale, caratteristiche che suggeriscono un legame sempre più stretto tra pratiche rituali e osservazione degli astri. Per gli archeologi, la configurazione architettonica potrebbe aver funzionato come uno strumento per monitorare cicli solari e lunari, conoscenze indispensabili per organizzare attività economiche, sociali e religiose, incredibili al tempo.

L’importanza della scoperta

Situato a circa 700 metri dall’Oceano Pacifico e sviluppato su quasi 19 ettari, Áspero rappresentava uno dei principali porti della civiltà Caral tra il 3000 e il 1800 a.C. Il sito conserva ancora oggi oltre venti complessi architettonici che testimoniano l’esistenza di una società organizzata e interconnessa con le popolazioni della costa, delle Ande e della foresta amazzonica. Negli ultimi anni il sito peruviano ha restituito ritrovamenti di grande rilievo, come la celebre “Dama dei Quattro Tupus”, un importante personaggio femminile dell’élite locale, oltre ad altre sepolture che hanno contribuito a ricostruire la struttura sociale della civiltà.

Áspero, Perù, Caral
@GOB.PE
Vista sull’osservatorio astronomico di Áspero

La nuova scoperta aggiunge un ulteriore elemento di interesse, soprattutto per chi ha in programma un viaggio nel Paese. Áspero emerge infatti sia come centro economico e marittimo, che come luogo di produzione del sapere, dove l’osservazione sistematica del cielo consentiva in epoca impensabile di interpretare e prevedere i cambiamenti dell’ambiente naturale. Per chi programma un viaggio in Perù, il sito offre dunque oggi una prospettiva diversa rispetto ai più celebri itinerari che includono Machu Picchu o Cusco.

Un nuovo aeroporto rivoluzionerà l’accesso a Machu Picchu, ma non mancano le polemiche

11 février 2026 à 10:53

Un nuovo aeroporto internazionale promette di cambiare per sempre l’accesso a Machu Picchu, il sito archeologico più conosciuto del Perù e tra i più visitati al mondo. Ma mentre il governo parla di svolta infrastrutturale e rilancio economico, archeologi, ambientalisti e comunità locali lanciano già l’allarme: il prezzo del progresso potrebbe essere troppo alto per l’ambiente e non solo.

Nel 2024, Machu Picchu ha superato 1,5 milioni di visitatori, un numero già imponente, destinato a crescere ulteriormente con l’apertura del nuovo Chinchero International Airport, prevista per la fine del 2027.

Un’infrastruttura da 683 milioni di dollari che, secondo il ministero dei Trasporti peruviano, potrà gestire fino a 8 milioni di passeggeri l’anno, più del doppio rispetto all’attuale aeroporto di Cusco.

Chinchero International Airport: cosa cambia

Raggiungere oggi Machu Picchu non è un’impresa semplice, malgrado la sua fama. La maggior parte dei viaggiatori vola prima a Lima, poi prende una coincidenza per Cusco e da lì si prosegue in treno o autobus fino ad Aguas Calientes, per poi affrontare un ultimo tratto in bus di circa 25 minuti oppure a piedi lungo il sentiero che sale verso la cittadella inca del XV secolo.

In alternativa, c’è anche il celebre trekking di quattro giorni attraverso le Ande. Un viaggio lungo, che per alcuni fa parte dell’esperienza: Machu Picchu fu costruita proprio per restare nascosta, protetta tra le montagne e la foresta nebulosa amazzonica. Per molti altri, però, questa complessità rappresenta un ostacolo concreto.

Lama a Machu Picchu
iStock
Due lama a Machu Picchu

Il nuovo aeroporto di Chinchero, situato nella Valle Sacra e a circa 30 chilometri dal sito, ridurrà drasticamente i tempi di trasferimento con voli internazionali e domestici che potranno atterrare molto più vicino alla destinazione finale, rendendo l’accesso più diretto e competitivo anche rispetto ad altre mete sudamericane.

Secondo le stime ufficiali, l’impatto sul turismo potrebbe essere significativo, con un aumento fino al 200% dei visitatori nella regione. Un’accelerazione che promette benefici economici diffusi: durante la fase di costruzione sono già stati creati oltre 5.000 posti di lavoro e ulteriori opportunità sono attese nei settori dell’ospitalità, dei trasporti e del commercio locale.

L’obiettivo dichiarato è distribuire i flussi anche oltre Machu Picchu, valorizzando comunità rurali, spesso escluse dai principali circuiti turistici.

Tra boom turistico e rischi ambientali, le polemiche

Ma allora, cosa c’è che non va in questo nuovo annuncio per Machu Picchu? Accanto alle prospettive di crescita, le critiche non si sono mai sopite. Ambientalisti e archeologi temono che l’aumento dei flussi possa mettere sotto pressione un ecosistema fragile. La Valle Sacra ospita bacini idrici delicati, terreni agricoli storici e habitat naturali che sostengono le comunità andine da secoli e l’espansione delle infrastrutture e l’incremento del traffico aereo potrebbero alterare equilibri ambientali già vulnerabili.

Anche il patrimonio culturale è sotto osservazione: Machu Picchu è sito UNESCO e l’ente ha più volte richiamato l’attenzione sulla necessità di una gestione rigorosa dei visitatori. Attualmente, l’accesso è regolato da limiti giornalieri, variabili tra 4.500 e 5.600 persone a seconda della stagione. Un aumento incontrollato potrebbe invece facilmente e rapidamente mettere a rischio non solo la conservazione materiale della cittadella, ma anche il suo status di Patrimonio dell’Umanità.

La sfida, ora, è trovare un punto di equilibrio tra sviluppo e tutela. Il governo peruviano ha annunciato l’intenzione di adottare sistemi di gestione sostenibile dei flussi e misure per ridurre l’impatto ambientale dell’aeroporto. La posta in gioco è alta: rendere Machu Picchu più accessibile senza trasformarlo in una destinazione sovraesposta e fragile.

Pallay Punchu, la montagna arcobaleno del Perù che sembra tessuta dalla Terra stessa

26 septembre 2025 à 17:00

Tra le meraviglie che le Ande custodiscono, ce n’è una che negli ultimi anni ha conquistato viaggiatori e fotografi di tutto il mondo: Pallay Punchu, la montagna arcobaleno che sembra tessuta dalla Terra stessa.

Situata a oltre 4.700 metri di altitudine nella regione di Cusco, questa vetta unica si distingue per i suoi strati di colori intensi e per le forme geometriche naturali che ricordano un poncho andino, il tipico abito tradizionale delle comunità locali da cui prende il nome.

Scoperta dal turismo internazionale solo di recente, Pallay Punchu è diventata simbolo di rinascita e speranza, offrendo un paesaggio che fonde natura, spiritualità e cultura. Oggi è considerata una delle destinazioni più sorprendenti del Perù, accanto alla più nota Vinicunca, la “prima” montagna arcobaleno.

Un paesaggio sacro che racconta le Ande

Per chi vive a queste altitudini, Pallay Punchu non è soltanto un luogo da ammirare, ma un vero e proprio paesaggio sacro. Ogni vetta viene interpretata come una trama intessuta, una preghiera rivolta agli apus, gli spiriti protettori delle vette andine.

Un posto incredibile nelle Ande: Pallay Punchu
ufficio stampa
Una delle montagne arcobaleno del Perù: Pallay Punchu 

L’esperienza della visita non si riduce quindi alla semplice contemplazione visiva. Camminando lungo i sentieri che portano alle cime, si respira un’atmosfera sospesa, fatta di silenzio e di armonia con l’ambiente circostante. È lo stesso silenzio che per secoli ha alimentato la cosmovisione andina, in cui natura e spiritualità sono strettamente intrecciate.

Molti viaggiatori raccontano di provare una profonda emozione quando raggiungono i punti panoramici più alti, come se l’immensità di Pallay Punchu ampliasse non solo lo sguardo, ma anche il cuore. Questa sensazione di connessione con la montagna rappresenta ciò che rende l’esperienza davvero unica: non si tratta di visitare un luogo, ma di vivere un incontro con la cultura e l’anima delle Ande.

La popolarità internazionale di Pallay Punchu è esplosa nel 2020, durante un periodo segnato da incertezze globali. Le sue immagini, diffuse rapidamente online, hanno affascinato milioni di persone, consacrando questa montagna come una delle scoperte naturali più sorprendenti degli ultimi anni.

Da allora, è entrata di diritto nell’itinerario di chi desidera conoscere un Perù autentico e spirituale.

Il cammino verso Pallay Punchu e la Laguna Langui Layo

Raggiungere Pallay Punchu richiede impegno fisico, ma il percorso stesso è parte integrante dell’esperienza. I sentieri si snodano tra paesaggi andini di rara bellezza, dove il tempo sembra scorrere più lentamente e ogni passo invita a rispettare il ritmo della montagna. È un invito a lasciarsi avvolgere dall’aria pura delle Ande e ad aprirsi a un contatto più profondo con la natura.

Non lontano dalla montagna si trova la Laguna Langui Layo, situata a quasi 4.000 metri di altitudine. Questo immenso specchio d’acqua completa l’itinerario, offrendo contrasti spettacolari. La combinazione tra le vette multicolori e le acque cristalline crea un connubio potente, simbolo della dualità andina tra terra e acqua, forza e delicatezza.

Pallay Punchu e la Laguna Langui Layo
ufficio stampa
La Laguna Langui Layo vista da Pallay Punchu

Visitare Pallay Punchu significa quindi immergersi in un viaggio esperienziale che va oltre la fotografia. È un percorso che unisce scoperta naturale, eredità culturale e introspezione, lasciando un’impronta duratura nella memoria e nello spirito di chi lo affronta.

Cascata di Gocta, il gigante nascosto tra le montagne del Perù

24 août 2025 à 15:25

Quando si parla di Perù, la mente corre subito al Machu Picchu, a Cusco, alle linee di Nazca e ai grandi simboli della civiltà andina. Eppure, lontano dai percorsi più conosciuti, esiste un luogo capace di togliere il fiato anche al viaggiatore più esperto: si tratta della Cascata di Gocta che, con gli oltre 770 metri di altezza, si erge silenziosa e maestosa nella regione Amazonas, non distante da Chachapoyas.

Ciò che sorprende innanzitutto è che, fino a vent’anni fa, il mondo sapeva ben poco dell’esistenza della Gocta. Le comunità locali la conoscevano da sempre, ma restava custodita dal silenzio delle montagne e dal timore delle leggende. È stato solo nel 2002 che l’esploratore tedesco Stefan Ziemendorff ha condotto studi e misurazioni, portandola finalmente alla ribalta internazionale: da quel momento, cotanto spettacolo naturalistico è entrato nell’immaginario come una delle cascate più imponenti e spettacolari del Sud America.

Ma prima di diventare una meta turistica, la cascata viveva soprattutto nelle storie raccontate di villaggio in villaggio. Si parlava di una sirena bionda che abitava le acque, capace di incantare chiunque si avvicinasse troppo, e di un enorme serpente guardiano pronto a punire gli intrusi.

Erano miti nati per spiegare i boati fragorosi che riecheggiavano durante la stagione delle piogge, o forse per proteggere un luogo considerato sacro. Ancora oggi, i racconti continuano ad avvolgere la Gocta in un alone di magia, che si aggiunge alla sua potenza.

Il regno della selva alta

La Cascata di Gocta spicca in un ambiente unico: la cosiddetta “selva alta”, una zona di transizione tra la cordigliera andina e l’Amazzonia, dove le montagne si vestono di una vegetazione fittissima, mentre l’umidità e i venti creano un clima in continuo mutamento.

Ogni stagione regala un volto diverso a tanta meraviglia: durante i mesi secchi, tra giugno e settembre, i sentieri sono agevolmente percorribili, il cielo è spesso terso e la cascata leggermente più contenuta. Al contrario, nella stagione delle piogge, da ottobre a maggio, l’acqua scroscia con una forza immensa, alimentata dalle precipitazioni, mentre la foresta esplode di vita: è in quel momento che la cascata sembra voler travolgere tutto e si trasforma in un muro d’acqua che appare infinito.

Panorama della Cascata di Gocta in Perù
iStock
Tutto il fascino della Cascata di Gocta

Un cammino che è parte dell’esperienza

Raggiungere la Gocta non significa soltanto arrivare alla base della cascata: il viaggio stesso diventa parte integrante dell’avventura.

La partenza più comune è dal villaggio di Cocachimba, dove i viaggiatori si fermano spesso per una colazione semplice prima di iniziare il trekking. Da lì, il sentiero si snoda tra ruscelli, foreste e scorci panoramici che donano impareggiabili vedute sulla valle sottostante.

Camminando, si percepisce poco a poco il rombo in lontananza: è il richiamo della cascata che si fa sempre più forte. Dopo circa due ore di cammino, tra salite e tratti più comodi, la Gocta appare improvvisa e travolgente: due salti principali, collegati tra loro, formano un flusso imponente che si infrange nel cuore verde del canyon.

Consigli per vivere appieno la magia

Il percorso non richiede doti da alpinista, ma un minimo di preparazione è utile per godersi l’esperienza.

Scarpe da trekking, acqua e un k-way per ripararsi dai cambi di tempo sono indispensabili. Chi preferisce una camminata più leggera può affidarsi ai cavalli messi a disposizione dagli abitanti del villaggio, un modo tradizionale e suggestivo per vivere l’escursione.

Arrivati alla base della cascata, lo spettacolo è tale da ripagare ogni sforzo: il fragore dell’acqua, la freschezza degli spruzzi e la sensazione di trovarsi dinanzi a una delle meraviglie nascoste del pianeta creano un ricordo che rimane impresso per sempre.

Caral, la madre dimenticata delle città del Nuovo Mondo

8 août 2025 à 15:40

Molto prima che l’impero Inca dominasse le Ande, il Perù fu la culla di un’altra civiltà straordinaria, oggi considerata la più antica di tutta l’America: Caral. La sua storia affonda le radici a oltre 5.000 anni fa (alcuni studi parlano di origini ancora più remote), sulle coste aride ma fertili della valle del fiume Supe. Per secoli dimenticata, è riemersa alla luce solo nel 1997 grazie alla scoperta dell’archeologa Ruth Shady Solís, che ha rivoluzionato il modo di interpretare le origini della civiltà nel Nuovo Mondo.

L’insediamento di Caral, esteso per 66 ettari, era una città complessa e organizzata, sorprendentemente sviluppata per la sua epoca. I suoi abitanti vivevano di agricoltura e pesca, coltivando cotone, fagioli, patate dolci, zucche e peperoncini, prodotti che ancora oggi fanno parte della cucina peruviana. Eppure, nonostante il loro avanzato sviluppo architettonico e sociale, non produssero mai ceramica, un dettaglio che ancora oggi incuriosisce gli studiosi.

Caral rovine
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Caral rovine

Una società pacifica e gerarchica

A differenza di molte civiltà coeve, Caral non sembra aver avuto un esercito o fortificazioni: la sua economia si basava su scambi pacifici e contatti commerciali con popolazioni lontane, testimoniati dal ritrovamento di conchiglie spondylus provenienti dall’Ecuador e di manufatti amazzonici e andini.

La società era organizzata in modo gerarchico e guidata da un sistema teocratico-amministrativo. Due grandi gruppi, chiamati Saya, vivevano su opposte sponde del fiume e ciascuno era retto da un’autorità locale, gli Huari, che rispondevano a un sovrano supremo di Caral, l’Huno. Questa struttura si rifletteva anche nell’urbanistica: templi e abitazioni erano disposti in maniera ordinata e duale, con edifici più raffinati per le classi alte e strutture più semplici per il popolo.

Architettura antisismica ante litteram

Uno degli aspetti più sorprendenti di Caral è la sua ingegneria antisismica. I costruttori utilizzavano gli Shicra, sacchi di rete intrecciata riempiti di pietre, come base delle mura per costruire i templi. Questa tecnica, oltre a dare solidità alle strutture, permetteva di assorbire le vibrazioni dei terremoti, un’innovazione incredibile per l’epoca.

Il complesso archeologico ospita imponenti piramidi a gradoni, piazze circolari affondate e spazi cerimoniali con focolari centrali, dove si svolgevano riti religiosi legati al culto del fuoco.

piramide Caral
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La strada per la piramide di Caral

Musica e ruolo delle donne

Gli scavi hanno portato alla luce oltre 30 flauti ricavati da ossa di condor e pellicano, trombe, sonagli e altri strumenti decorati con figure di animali e divinità. La musica aveva un ruolo fondamentale sia nella vita quotidiana che nei rituali. Molti di questi flauti presentano figure antropomorfe e zoomorfe in rilievo, tra cui una scimmia ragno, il che suggerisce che la civiltà Caral avesse contatti con altre civiltà e che praticasse il baratto.

Infatti oltre questi sono stati rinvenuti anche spondylus provenienti dall’Ecuador e altri prodotti provenienti dall’Amazzonia e dalle Ande peruviane. A Caral, le donne avevano un ruolo importante nella vita politica e spirituale. Tra i ritrovamenti piccole statuette di argilla raffigurano sacerdotesse e governanti, suggerendo un equilibrio di genere nella leadership.

Come visitare la Città Sacra di Caral

Oggi Caral si trova nella provincia di Barranca, circa quattro ore a nord di Lima. È visitabile tutti i giorni dalle 9:00 alle 16:00 e può essere raggiunta percorrendo la Panamericana Norte, con due percorsi consigliati a seconda della stagione (per via delle piene del fiume).

Visitare Caral non significa solo ammirare rovine millenarie: è fare un salto indietro fino alle radici stesse della civiltà in America, in un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove il vento che soffia tra le piramidi porta ancora l’eco di un popolo antico e pacifico, maestro di ingegneria, musica e convivenza sociale.

Oltre Machu Picchu, una vacanza al mare in Perù alla scoperta delle spiagge più belle

4 août 2025 à 12:41

Che ne pensi dell’idea di una vacanza al mare in Perù? Sembra sia la meta più gettonata del momento e anche senza alcun allenamento, i turisti sono attirati da Machu Picchu e ci vogliono andare a qualunque costo. Il celebre sito archeologico Inca, che nell’immaginario collettivo è visto come i resti di un’antica e fascinosa città perduta, è un Patrimonio dell’Unesco e una delle Sette meraviglie del mondo moderno, oltre a essere il terzo sito più visitato del mondo dopo Pompei e Ostia Antica.

Ma in Perù non c’è solo quello: pochi associano questa meta ad una vacanza sulle coste eppure parliamo di una superficie che si estende oltre 3.000 chilometri lungo la Panamerica. Dalla soffice sabbia bianca alle spiagge incontaminate, affacciate su un placido mare caldo o bagnate dalle imponenti onde dell’Oceano Pacifico: ecco le spiagge del Perù più belle per una vacanza al mare originale. 

Le spiagge peruviane consentono sia vacanze all’insegna del sole e del realx sia vacanza attive per gli appassionati di surf o il kite. I litorali del Sud, circondati da panorami desertici, hanno acque più fredde poiché sono esposti alla corrente di Humboldt, mentre le coste del Nord sono più tropicali e sono bagnate da acque calde che beneficiano della corrente del Niño.

Pocitas

A Las Pocitas succede qualcosa di speciale: quando la marea si ritira, tra le rocce spuntano piccole piscine naturali che sembrano fatte apposta per un bagno privato. È una spiaggia raccolta, elegante nella sua semplicità, perfetta per chi ama i luoghi un po’ fuori dai radar.

Colán

Se ami le vibes rilassate da villaggio di pescatori, Colán è la tua spiaggia. Casette colorate, sabbia fine e tramonti che incendiano il cielo. Qui la parola d’ordine è lentezza: mangi bene, dormi meglio, e il mare fa il resto.

Spiagge di Punta Rocas

La storica città di Huanchaco, 600 km a Nord di Lima, è considerata la culla del surf e nel 2013 è stata nominata World Surfing Reserve. Mentre sulla spiaggia gigantesca di Punta Rocas, nel 1965, si tennero i primi Campionati Mondiali di Surf e proprio qui, ogni anno a febbraio, si svolgono delle competizioni internazionali. Il mare qui è potente e regolare, perfetto per i surfisti esperti in cerca di adrenalina.

Playa La Mina

Piccola ma potentissima, Playa La Mina è incastonata nel cuore della Riserva di Paracas. L’acqua è trasparente, la natura è selvaggia, e se sei fortunato potresti incontrare anche qualche pinguino. Un luogo da esplorare con rispetto e meraviglia.

Playa La Mina per una vacanza al mare in Perù
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Vacanze al mare in Perù: visitare Playa La Mina

Wakama

Wakama non è solo una spiaggia: è un’idea. Casette in legno, progetti eco e un’atmosfera da piccola comunità sostenibile rendono questa tappa speciale. Qui si surfa, si sogna e si vive slow. Ideale per chi ha il cuore green e l’anima da viaggiatore curioso.

Herradura

Sulle spiagge della regione di Lima, in particolare a Herradura, le onde possono raggiungere anche 4 metri di altezza. Per gli appassionati di sport acquatici alle prime “onde”, invece, è possibile cimentarsi sulla spiaggia di Cerro Azul, a Sud della Capitale. Mentre sulla rinomata spiaggia di Punta Hermosa a Lima, si formano onde che raggiungono anche gli 8 metri di altezza.

Spiagge di Paracas

La baia di Paracas spicca tra le spiagge della regione di Ica: con il suo ecosistema ricco, conquista gli amanti dello snorkeling, della pesca sportiva e della barca a vela. Con sabbia così bianca da risultare abbagliante, formacciose rocciose e la vicina riserva naturale sa incantare.

Visitare le spiagge di Spiagge di Paracas
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Spiagge di Paracas, tra le più belle e tranquille del Perù

Playa Chicama

Risalendo lungo la Panamericana, a Nord di Trujillo, ci si imbatte in Playa Chicama conosciuta a livello internazionale grazie all’onda di sinistra più lunga e sinuosa al mondo ed è destinazione popolare sia tra i surfisti professionisti sia tra gli amatori. Anche chi non pratica sport acquatici resterà affascinato dalle onde che formano un tessuto d’acqua.

Spiaggia di Bayóvar

A breve distanza di trovano poi le spiagge di Bayóvar, caratterizzate da un mare limpido, da dune da cui affiorano rocce di granito bianco e dove è facile incontrare tartarughe e delfini.

Playa Roja

Sabbia rossa, rocce dorate e onde turchesi: Playa Roja è un’esplosione di colori che ti lascia senza fiato. Ogni passo è uno scatto perfetto, ogni angolo è una sorpresa. Un luogo da vedere almeno una volta nella vita, soprattutto se ami i paesaggi che sembrano usciti da un film.

Puerto Inka

Non è solo una spiaggia: è una pagina di storia viva. Puerto Inka è circondata da rovine antiche che raccontano l’epoca dell’Impero Inca. Qui, tra acque limpide e sentieri antichi, puoi sentire il respiro del passato mentre il Pacifico ti accarezza i piedi.

Spiaggia di Máncora

Nella regione di Piura si trova poi Mancora, un vivace paradiso tropicale dove i villeggianti possono dilettarsi tra surf, kitesurf, longboard, bodyboard o, più semplicemente, godersi la spiaggia sotto un ombrellone di paglia ammirando le acque blu cobalto dell’oceano.

Cabo Blanco

Nella zona nord est verso Tumbes nei mesi tra luglio e ottobre non si può perdere Cabo Blanco dove avviene la migrazione e l’accoppiamento delle megattere. A rendere celebre il luogo ci ha pensato Hemingway che lo ha scelto come luogo d’ispirazione per Il Vecchio e il Mare.

Punta Sal e Punta Camarón

Nella zona di Tumbes si trova anche Punta Sal, uno dei luoghi più affascinanti del Perù, caratterizzato da colline di carrubo, spiagge incontaminate e acque limpide. Sempre in questa regione è possibile visitare Punta Camarón, con la sua lunga spiaggia costeggiata da palme da cocco.

Zorittos

Nascosta all’estremo nord del Perù, Zorritos è la classica spiaggia da cartolina… ma senza turisti in massa. Qui l’acqua è calda tutto l’anno, la sabbia è chiara e il paesaggio sembra disegnato con filtri Instagram naturali. Se cerchi pace, amache e mare cristallino, hai trovato il tuo rifugio tropicale.

Punta Nunura

Selvaggia al punto giusto, Punta Nunura è un mix perfetto di avventura e contemplazione. Acqua tiepida, spiagge vaste, e una costa dove puoi incrociare delfini e tartarughe con una semplice nuotata. Difficile chiedere di più.

Playa Pimentel

Qui non trovi solo sabbia e mare, ma anche cultura viva. Playa Pimentel è famosa per i “caballitos de totora”, le curiose canoe usate dai pescatori locali. Il lungo pontile in legno ha più di un secolo di storie da raccontare, mentre il mare chiama a lunghe passeggiate tra le onde.

Playa Tuquillo

Tranquilla, pulita e decisamente adorata dalle tartarughe marine. Playa Tuquillo è la spiaggia giusta per chi ama prendere il sole lontano dal caos, con l’acqua che accarezza la riva e qualche creatura marina che sbuca a salutare.

Scoperta da record: trovato in Perù il vulcano più piccolo del mondo, ma non erutta lava

Par : elenausai10
23 juillet 2025 à 15:20

In Perù è stata fatta una scoperta curiosa, accendendo i riflettori internazionali su un nuovo possibile record. Vicino a Cusco, una delle città più visitate del Paese, è stato trovato il vulcano più piccolo del mondo: misura solo 60 centimetri in altezza. Una nuova possibile attrazione turistica, soprattutto considerando che non rappresenta un pericolo né per le persone né per la fauna locale.

Siamo nel distretto di San Pablo, a circa due ore di auto da Cusco, nel cuore delle Ande peruviane. È proprio qui che è stata scoperta questa miniatura geologica che la stampa locale ha subito ribattezzato affettuosamente “volcancito”, diminutivo spagnolo che significa, appunto, “mini-vulcano”.

La scoperta del vulcano più piccolo del mondo in Perù

In realtà, c’è chi ha già trovato un nome più originale e suggestivo da conferire al vulcano più piccolo del mondo: “El Ojo de Águila”, ossia “L’occhio dell’aquila”. A ribattezzarlo con questo nome, secondo quanto riportato da Andina, l’agenzia di stampa statale del Perù, è stato un abitante del posto chiamato Arturo Mamani. Questo perché, se osservato dall’alto, il cono del “volcancito” ricorda proprio l’occhio penetrante di un’aquila calva. Un riferimento non casuale, soprattutto se consideriamo che aquile e condor sono ritenuti uccelli sacri per molte popolazioni indigene delle Ande.

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IPA
Il vulcano più piccolo del mondo scoperto in Perù

Ma com’è avvenuta la scoperta? A primo impatto, non tutti erano certi di trovarsi davanti a un vero vulcano: seppur il piccolo cono emettesse bolle di gas, alcuni abitanti sospettavano potesse trattarsi piuttosto di un geyser. Inoltre, l’eruzione è diversa perché non c’è lava, bensì quello che i locali descrivono come fango o argilla.

A trovare la risposta ci hanno pensato gli scienziati dell’Istituto Geofisico del Perù (IGP), giunti sul luogo qualche giorno dopo che la notizia aveva cominciato a fare il giro del mondo. Quali sono state le loro conclusioni?

Un vulcano diverso dal solito

Con gli scienziati arriva anche un colpo di scena: quello che molti hanno soprannominato “il vulcano più piccolo del mondo” non è, tecnicamente, un vulcano. Si tratterebbe, invece, di un fenomeno naturale noto come “vulcano di fango”: si tratta di formazioni generate dai gas sotterranei, come metano, anidride carbonica e altri, quando risalgono verso la superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi mescolati ad acqua.

Il risultato è proprio un piccolo cono di fango o argilla, dotato di un’apertura centrale, che richiama la forma classica di un vulcano. Hernando Tavera, direttore dell’Istituto Geofísico del Perú (IGP), ha spiegato che: “Questo tipo di fenomeno si verifica quando i gas risalgono e trascinano con sé sedimenti argillosi mescolati all’acqua sotterranea. Ne nasce un rilievo con un’apertura centrale… che viene chiamato ‘vulcano’ per via della sua forma conica.”

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IPA
Il vulcano più piccolo al mondo trovato a Cusco, in Perù, è alto solo 60 cm

I vulcani di fango non sono una rarità del solo Perù, si trovano anche in altre parti del mondo: dagli Stati Uniti, dove sono presenti nel Parco Nazionale di Yellowstone e nel Copper River Basin in Alaska, alla Romania.

Non solo Machu Picchu: in Perù apre Peñico, la città perduta di 3.800 anni fa

19 juillet 2025 à 07:30

C’è una nuova meta per chi ama viaggiare nel tempo senza abbandonare il presente. Non si trova nella giungla amazzonica né tra i ghiacciai delle Ande, ma a poche ore da Lima, in un paesaggio che sembra scolpito dagli dei. Il Perù, patria di misteri millenari e civiltà dimenticate, apre ufficialmente le porte di Peñico, un sito archeologico di oltre 3.800 anni che promette di affiancare e forse stupire più di Machu Picchu.

Peñico non è solo un luogo, è un racconto in pietra di una società che seppe unire costa, sierra e selva amazzonica in una rete di scambi, cerimonie e vita quotidiana. Situato a 600 metri sul livello del mare, incastonato tra montagne e terrazzamenti lungo il fiume Supe, questo antico centro urbano fu punto nevralgico di commercio e spiritualità.

Oggi, grazie a otto anni di pazienti ricerche, Peñico si mostra in tutta la sua maestosità e lo fa con stile: servizi turistici, percorsi immersivi e persino un festival andino dedicato. Curiosi? Allacciate gli stivali da Indiana Jones, si parte.

Peñico, la nuova città sacra del Perù 

Sorella meno famosa della celebre Caral, Peñico è stata definita la “Città dell’integrazione sociale” in Perù per una ragione precisa: qui si incontravano popoli della costa, delle Ande e persino della foresta amazzonica. La sua posizione strategica, su una terrazza geologica protetta, ma accessibile, favoriva gli scambi e la circolazione di beni rari, come la ematite rossa, pigmento sacro nella cosmologia andina.

Peñico, Perù
Getty Images
Veduta dall’alto del sito archeologico di Peñico in Perù

Il sito ospita 18 edifici, ma il cuore pulsante di Peñico è il Salón Ceremonial de los Pututus, un tempio decorato con bassorilievi che raffigurano i pututus, strumenti musicali andini ricavati da conchiglie marine, usati per cerimonie e annunci rituali. Qui si svolgevano i grandi eventi spirituali, le assemblee delle élite e i riti collettivi. Sono stati ritrovati anche collane conchigliate, sculture in argilla, strumenti di pietra e oggetti rituali che raccontano una cultura raffinata e simbolica, nonché una società altamente organizzata e connessa.

Peñico non è solo storia antica: è un invito alla riflessione sulla sostenibilità e il dialogo tra culture, come ha sottolineato la direttrice del progetto, Ruth Shady. Visitandolo, si entra in una narrazione viva, che unisce il passato all’oggi.

Come visitare Peñico: orari e info pratiche

Se state già pianificando il vostro prossimo viaggio in Perù, segnate questo nome in agenda. Peñico è raggiungibile da Lima in circa 4 ore e mezza, lungo la stessa rotta della Ciudad Sagrada de Caral (desvio al valle de Supe, km 184 della Panamericana Norte). Da lì, altri 34 km di strada portano dritti nel cuore del sito.

Il sito è aperto tutti i giorni, festivi inclusi, dalle 9:00 alle 16:00. Dispone di servizi turistici essenziali: parcheggio, reception e soprattutto un moderno Centro di Interpretazione, con pannelli interattivi, plastici, ricostruzioni e tour guidati. È una visita perfetta anche per chi viaggia con bambini o vuole approcciarsi all’archeologia in modo semplice e coinvolgente.

Kuélap, la Machu Picchu dimenticata con mura alte 20 metri

Par : elenausai10
15 juillet 2025 à 18:41

Avete mai sentito parlare di Kuélap? Probabilmente no perché, come la maggior parte delle persone che visitano il Perù, l’attenzione è tutta concentrata su quel luogo incredibile che è Machu Picchu. Ma, non sapete cosa vi perdete a non inserire Kuélap nel vostro itinerario di viaggio: vi ritroverete letteralmente con la testa tra le nuvole. D’altronde, a costruirlo fu il popolo indigeno di Chachapoyas, che significa “Guerrieri delle Nuvole”.

Quella che avrete davanti è una fortezza murata immersa nella giungla di Kuélap, negli altopiani settentrionali del Perù, porta d’accesso alla regione dell’Amazonas. Un sito pre-inca esteso su oltre 6 ettari, il che lo rende una delle più grandi rovine in pietra delle Americhe. Comprende oltre 400 edifici circolari, molti dei quali ben conservati, affacciati sulla lussureggiante Valle di Utcubamba.

La storia di Kuélap

Ci vollero almeno 400 anni per portare a termine questo progetto grandioso chiamato Kuélap. Quello che il popolo Chachapoyas ottenne fu un complesso in pietra lungo quasi un miglio, diviso in tre sezioni e circondato da mura, alcune alte oltre 20 metri, e con tre stretti punti d’ingresso che avrebbero costretto gli intrusi a rallentare ed entrare in fila indiana.

Sono solo alcuni dei dettagli che testimoniano l’ingegnosità e il fiorire della cultura Chachapoyas: nel corso degli anni, Kuélap evolve diventando fortezza, rifugio, punto di difesa strategico e città d’alta quota. Un popolo che visse in pace per qualche centinaio di anni, fino a quando non arrivarono gli Inca: prove archeologiche dimostrano che i nuovi arrivati cacciarono i Chachapoyas dalla loro fortezza altissima verso la fine del XV secolo e costruirono alcune delle loro strutture sul posto.

Un secolo dopo, anche loro subirono la stessa sorte venendo sconfitti dagli spagnoli quando colonizzarono violentemente l’impero precolombiano.

Kuélap restò abbandonata per molti anni, fino a quando un giudice locale in visita sul campo si imbatté nel complesso di pietra negli anni ’40 dell’Ottocento. Solo nel 1979 il Ministero della Cultura peruviano prese nota e attuò piani per proteggere e conservare un pezzo della sua storia.

Kuélap
iStock
Rovine delle case a Kuélap

Perché visitare un posto incredibile come Kuélap

Visitare Kuélap significa immergersi in un luogo sospeso nel tempo, avvolto da mistero e bellezza, circondato dalle maestose Ande settentrionali del Perù. Questa imponente cittadella, spesso definita la “Machu Picchu del nord”, offre un’esperienza unica lontano dai percorsi più battuti e turistici.

Pensate che solo un terzo del sito è stato effettivamente scavato, ma non preoccupatevi: ciò che è visibile è davvero sorprendente. Quello che vedrete durante la vostra visita sono basse mura circolari, ossia ciò che rimane delle abitazioni che, un tempo, erano coperte da alti tetti di paglia. Ed è proprio il loro essere rotonde a renderle uniche perché la maggior parte delle antiche culture andine usava linee rette nei loro progetti e non circolari.

Nel sito sono presenti anche un tempio, dove gli archeologi hanno trovato una camera sotterranea che ospita i resti di sacrifici animali, e una torre, probabilmente utilizzata come postazione di avvistamento.

Come arrivare a Kuélap

Raggiungere Kuélap è di per sé un’avventura! Rispetto a Machu Picchu, il sito risulta molto più isolato e lontano dai principali centri urbani.

Il modo ideale per arrivarci è volare da Lima a Jaén e, da qui, salire su un bus o un’auto a noleggio verso la città di Chachapoyas, distante 4 ore. Una volta arrivati, potete prendere un taxi o un bus locale verso Nuevo Tingo, distante 1 ora di viaggio, dove acquistare i biglietti della funivia che, con un giro panoramico di 20 minuti, vi porterà su fino a Kuélap. Una volta sbarcati, camminate per 30 minuti così da arrivare all’ingresso del sito.

In totale ci vogliono circa 8 ore per arrivare a Kuélap, tenendo in considerazione eventuali ritardi anche legati alla disponibilità di autobus o taxi e delle condizioni stradali. Se volete suddividere il viaggio, potete sfruttare le diverse locande e gli ostelli presenti a Chachapoyas, così da riposarvi prima di proseguire verso Nuevo Tingo.

I più avventurosi e appassionati di escursionismo, possono evitare la funivia e, da Tingo Viejo, intraprendere un’escursione lunga 9 chilometri attraverso la foresta pluviale lungo il Camino Herradura. Ci vogliono circa 3-4 ore per salire sulla montagna rocciosa e, sebbene i sentieri siano ben segnalati, consigliamo di affidarvi alle guide locali per vivere quest’esperienza in totale sicurezza.

Per quanto riguarda i biglietti, quelli di andata e ritorno per la funivia devono essere pagati in contanti con la moneta locale e costano intorno ai 6 euro a persona; l’ingresso alla fortezza, invece, costa intorno ai 4 euro.

In Perù riemerge un’antica città: con lei nuove rivelazioni sulla civiltà Caral delle Americhe

Par : elenausai10
7 juillet 2025 à 10:58

Un team di archeologi, durante una campagna di scavo portata avanti nella provincia settentrionale di Barranca, in Perù, ha scoperto un’antica città. Chiamata Peñico e risalente a 3.500 anni fa, si ritiene fosse un importante snodo commerciale che collegava le prime comunità della costa pacifica con quelle delle Ande e della foresta amazzonica.

Situata 200 chilometri a nord di Lima, a un’altitudine di circa 600 metri sul livello del mare, i ricercatori presumono che sia stata fondata tra il 1800 e il 1500 a.C., nello stesso periodo in cui fiorivano le prime civiltà in Medio Oriente e in Asia.

Una scoperta sorprendente che getta nuova luce sul destino della più antica civiltà delle Americhe: quella di Caral.

La scoperta dell’antica città in Perù

Dopo ben otto anni di ricerche, gli archeologi operativi nella Zona Archeologica di Caral, in Perù, hanno identificato fino a 18 strutture connesse all’antica città di Peñico, tra cui templi cerimoniali, complessi residenziali e murali decorati.

A spiccare sono soprattutto le pareti di una piazza centrale, arricchite da rilievi scultorei e raffigurazioni del pututu, una tromba ricavata da una conchiglia marina utilizzata nei rituali religiosi, il cui suono si propaga su lunghe distanze. Si ritiene che questi strumenti fossero simboli di potere e autorità nella società di Peñico.

In altri edifici, invece, sono stati rinvenuti resti umani, sculture in argilla raffiguranti figure umane e animali, oggetti cerimoniali e collane realizzate con perline e conchiglie marine. L’insieme dei reperti rinvenuti nel sito mostra influenze provenienti dalla costa, dalle montagne e dalla foresta amazzonica, portando gli archeologi a concludere che la città fosse un importante crocevia commerciale della regione.

Yoshio Cano, portavoce della Zona Archeologica di Caral, ha dichiarato ai media locali: “Sono state trovate prove di un intenso scambio commerciale non solo nella Valle di Supe, ma anche con la Valle di Huaura, grazie alla posizione strategica di Peñico nella Valle di Supe. Inoltre, sono emerse evidenze di integrazione anche con le aree montane e amazzoniche, su lunghe distanze”.

Perché si tratta di una scoperta importante

La scoperta dell’antica città di Peñico è molto importante perché consente di approfondire la storia e il destino di un’altra importante città a lei vicina: Caral.

Sorta circa 5.000 anni fa, Caral è considerata una civiltà contemporanea a quelle dell’Egitto, dell’India, della Sumeria e della Cina. Tuttavia, a differenza di queste, si sviluppò in completa isolamento, secondo i ricercatori. Le due piazze circolari incassate di Caral erano probabilmente utilizzate come spazi cerimoniali per riunioni e rituali.

Ruth Shady, l’archeologa che ha guidato sia le ricerche su Peñico che gli scavi di Caral negli anni ’90, ha dichiarato che la città appena portata alla luce è particolarmente importante per comprendere cosa accadde alla civiltà di Caral dopo i cambiamenti ambientali che la colpirono, spiegando che entrambe “si trovavano in una posizione strategica per il commercio e lo scambio con le società della costa, delle Ande e della foresta amazzonica”.

Marco Machacuay, archeologo e ricercatore presso il Ministero della Cultura del Perù, ha aggiunto che l’importanza di Peñico risiede nel fatto che rappresenta la continuazione della società di Caral, la quale entrò in declino intorno al 1800 a.C., probabilmente a causa di siccità e inondazioni.

I 50 migliori ristoranti al mondo nel 2025: trionfa il Perù, Italia ancora fuori dalla top ten

20 juin 2025 à 11:28

La nuova edizione della classifica The World’s 50 Best Restaurants 2025 incorona il Perù come regno dell’alta cucina globale: è infatti il Maido di Lima, dello chef Mitsuharu ‘Micha’ Tsumura, a conquistare il titolo di miglior ristorante al mondo. 

Un risultato che segna una svolta significativa nel panorama gastronomico internazionale, confermando una crescente attenzione verso le cucine sudamericane, capaci di coniugare sperimentazione, identità e sostenibilità.

La classifica, stilata ogni anno da un panel di oltre 1000 esperti tra chef, giornalisti e professionisti del settore, racconta molto più di una semplice lista: è uno specchio dei gusti contemporanei e delle nuove capitali del fine dining. 

E mentre il podio cambia, l’Italia resta sì protagonista, con sei ristoranti nella Top 50, ma senza piazzare alcun locale tra i primi dieci.

Qual è il miglior ristorante al mondo 2025

Dopo anni ai vertici della classifica, Maido si prende finalmente il primo posto. Il ristorante di Lima, fondato dallo chef Micha Tsumura, è diventato simbolo dell’incontro tra la cucina peruviana e quella giapponese. 

Un’unione che dà vita a una proposta gastronomica unica, fatta di nigiri con ingredienti amazzonici, brodi intensi e tecniche orientali applicate ai prodotti andini.

La vittoria di Maido non è un exploit improvviso, ma il coronamento di un percorso coerente e innovativo. Lo chef Tsumura, figura chiave della scena gastronomica peruviana, è riuscito a trasformare un’identità ibrida in una voce forte e riconoscibile a livello globale.

Quali sono gli altri ristoranti premiati

Alle spalle di Maido si piazza Asador Extebarri ad Atxondo, nei Paesi Baschi, storico tempio della brace e delle cotture essenziali. 

Al terzo posto Quintonil di Città del Messico, che continua la sua scalata grazie alla cucina identitaria dello chef Jorge Vallejo. 

Quarta posizione per DiverXO di Madrid, sempre più riconosciuto per il suo approccio visionario e teatrale, mentre al quinto posto troviamo Alchemist di Copenaghen, esperienza multisensoriale che mescola arte, scienza e gastronomia. 

La sesta posizione è occupata da Gaggan a Bangkok, seguito da Sèzanne a Tokyo al settimo posto e da Table by Bruno Verjus a Parigi all’ottavo. 

Chiudono la Top Ten Kjolle di Lima al nono e Don Julio di Buenos Aires al decimo posto.

Per quanto riguarda l’Italia, la migliore performance è quella di Lido 84, al sedicesimo posto, seguito da Reale (18°), Atelier Moessmer Norbert Niederkofler (20°), Le Calandre (31°), Piazza Duomo (32°) e Uliassi (42°).

Un piazzamento complessivamente positivo, che migliora il risultato del 2024, ma ancora una volta senza l’acuto necessario per entrare tra le prime dieci posizioni mondiali.

La classifica completa dei World’s 50 Best Restaurants 2025 – Top 50

  1. Maido – Lima
  2. Asador Extebarri – Atxondo
  3. Quintonil – Città del Messico
  4. DiverXO – Madrid
  5. Alchemist – Copenaghen
  6. Gaggan – Bangkok
  7. Sèzanne – Tokyo
  8. Table by Bruno Verjus – Parigi
  9. Kjolle – Lima
  10. Don Julio – Buenos Aires
  11. Wing – Hong Kong
  12. Atomix – New York
  13. Potong – Bangkok
  14. Plènitude – Parigi
  15. Ikoyi – Londra
  16. Lido 84 – Gardone Riviera
  17. Sorn – Bangkok
  18. Reale – Castel di Sangro
  19. The Chairman – Hong Kong
  20. Atelier Moessmer Norbert Niederkofler – Brunico
  21. Narisawa – Tokyo
  22. Sühring – Bangkok
  23. Boragò – Santiago del Cile
  24. Elkano – Getaria
  25. Odette – Singapore
  26. Mèrito – Lima
  27. Trèsind Studio – Dubai
  28. Lasai – Rio de Janeiro
  29. Mingles – Seul
  30. Le Du – Bangkok
  31. Le Calandre – Rubano
  32. Piazza Duomo – Alba
  33. Steirereck – Vienna
  34. Enigma – Barcellona
  35. Nusara – Bangkok
  36. Florilège – Tokyo
  37. Orfali Bros – Dubai
  38. Frantzén – Stoccolma
  39. Mayta – Lima
  40. Septime – Parigi
  41. Kadeau – Copenaghen
  42. Uliassi – Senigallia
  43. La Cime – Osaka
  44. Arpège – Parigi
  45. Rosetta – Città del Messico
  46. Vyn – Skillinge
  47. Celele – Cartagena
  48. Kol – Londra
  49. Restaurant Jan – Monaco
  50. SingleThread – Healdsburg

Gran Pajatén riemerge dalla giungla: oltre 100 strutture archeologiche svelano i misteri dei Chachapoya

5 juin 2025 à 07:30

Nel cuore del Parco Nazionale Río Abiseo, avvolto dalle nebbie perenni delle Ande nord-orientali, un segreto millenario è tornato alla luce. A Gran Pajatén, antico e misterioso sito della civiltà Chachapoya, sono state recentemente individuate più di 100 nuove strutture archeologiche. Questa scoperta epocale, la più significativa nella regione dagli anni ’80, sta rivoluzionando la comprensione di una delle culture precolombiane più affascinanti del Perù.

Immerso in una foresta tropicale dove l’accesso è ancora oggi rigidamente limitato per proteggere un ecosistema fragile e unico al mondo, Gran Pajatén è rimasto per secoli nascosto sotto una vegetazione fittissima, come sospeso nel tempo. Questo luogo leggendario, spesso definito “la città nella nebbia“, offre ora nuove risposte – e ancora più domande – sull’organizzazione sociale, l’architettura e la visione del mondo dei Chachapoya, il misterioso popolo che sfidò l’Impero Inca.

La scoperta: un tesoro invisibile nella foresta

Tra il 2022 e il 2024, un team del World Monuments Fund (WMF) ha condotto un’approfondita campagna di esplorazione e conservazione a Gran Pajatén, servendosi delle più moderne tecnologie di rilevamento. Grazie a strumenti avanzati come il LiDAR (laser scanner aereo e terrestre), fotogrammetria e analisi morfologiche del terreno, i ricercatori hanno mappato oltre 100 nuove strutture precedentemente nascoste dalla fitta vegetazione.

nuove strutture scoperte a Gran Pajatén
Fonte: ufficio stampa
Lavori di conservazione del basamento nord dell’Edificio 1 a Pajatén, Perù

Si tratta di un salto straordinario rispetto alle sole 26 strutture documentate negli anni ’80. Il sito, oggi Patrimonio dell’Umanità Unesco per la sua importanza culturale e ambientale, si rivela non più come un complesso isolato, ma come parte di una rete articolata e gerarchica di insediamenti preispanici. Gran Pajatén, scoperto originariamente negli anni ’60, è sempre stato un simbolo enigmatico della civiltà Chachapoya del Perù, con i suoi edifici circolari in pietra decorati da fregi geometrici e figure umane in rilievo. Ma questa nuova indagine ha ampliato drasticamente la sua portata, rivelando connessioni con altri siti della regione come La Playa, Papayas e Los Pinchudos, attraverso un’antica rete viaria in parte ancora visibile.

Perché questa scoperta è importante

Questa rivelazione ha implicazioni storiche, culturali e tecnologiche di grande rilievo. Innanzitutto, ridefinisce il ruolo di Gran Pajatén all’interno del mondo Chachapoya: non più un singolo centro cerimoniale, ma parte di un sistema più complesso, connesso e gerarchizzato. Le nuove strutture indicano una presenza umana che potrebbe risalire anche a prima del XIV secolo, suggerendo un utilizzo del territorio molto più esteso e articolato.

In secondo luogo, la scoperta è un esempio virtuoso di archeologia sostenibile. L’impiego di tecnologie non invasive ha permesso di esplorare e documentare il sito senza danneggiare l’ecosistema delicatissimo del parco. Gran parte del sito resta infatti inaccessibile ai turisti proprio per preservarne la biodiversità unica.
Infine, il progetto ha incluso anche importanti interventi di conservazione fisica, come il rinforzo delle strutture e il restauro parziale di alcuni muri perimetrali, utilizzando tecniche compatibili con i materiali originari.

Questo lavoro servirà da modello per futuri progetti di tutela in aree simili. Per i viaggiatori interessati al tema, è consigliato visitare una mostra gratuita al Museo de Arte de Lima (MALI) aperta fino al 18 giugno dove sono presentate le nuove scoperte attraverso ricostruzioni digitali immersive e materiali inediti sul popolo della “foresta nebulare“.

A Sacsayhuamán le pietre sono scolpite con una precisione perfetta: non passa neppure una lama

Par : losiangelica
20 mai 2025 à 16:59

Ogni pietra è un enigma per Sacsayhuamán: il luogo simbolo del Perù associato alla comunità inca deve il suo successo turistico ad un mistero: i blocchi sono incastrati tra loro alla perfezione, senza usare malta e sembrano sfidare le regole moderne. Alcuni sottolineano che questi massi sono così appiccicati tra loro che neppure una lama di coltello riuscirebbe a passare. Insomma, un luogo carico di maestria ingegneristica che testimonia quanto fossero all’avanguardia all’epoca.

Scoprire la fortezza di Sacsayhuamán

Tra le mete più affascinanti del Perù c’è proprio Sacsayhuamán, un sito archeologico non lontano da Cuzco e che viene spesso utilizzato come tappa di partenza per poi scoprire la valle sacra e Machu Picchu. Il nome del sito archeologico significa testualmente “luogo dove si sazia il falco” o “falco sazio”, ed è tra le costruzioni più imponenti realizzate dal popolo inca.

Si trova su una posizione rialzata e collinare a Carmenca e sembra sia stato costruito sotto il regno di Pachacútec nel XV secolo, pur avendo avuto bisogno di 70 anni per essere ultimato.

Il complesso si compone di tre cinte murarie enormi disposte a zig-zag costruite con blocchi di pietra che si incastrano alla perfezione, senza l’uso di malta. La loro dimensione è assurda: alcuni raggiungono i quattro metri d’altezza e pesano fino a duecento tonnellate.

Non è solo la dimensione a dare prestigio, il luogo aveva diverse funzioni: veniva impiegato per cerimonie, come centro religioso o deposito di viveri e armi fino a rivestire il ruolo di fortezza difensiva. Ha tre torri principali di cui oggi rimangono solo le fondamenta a base circolare. I loro nomi? Muyuqmarka, Paucamarca e Sallaqmarca. Muyuqmarka. Sotto il dominio spagnolo molte pietre furono rimosse e riutilizzate per poter edificare Cuzco. Nonostante ciò, oggi molti visitatori arrivano sul luogo per scrutarne la grandezza e raffinatezza.

Cosa vedere a Sacsayhuamán
Fonte: iStock
Sacsayhuamán, la fortezza inca che divide gli storici

Molti studiosi sono combattuti sulla reale appartenenza della struttura. Da una parte c’è chi dice essere assolutamente inca e chi racconta fosse parte di una grande cittadella megalitica precedente per le tecniche di costruzione impiegate. Le somiglianze con siti come quello di Tiahuanaco in Bolivia avvalorerebbero proprio questa tesi. Archeologi e storici sono ancora alla ricerca della verità, quello che è certo però è che camminando tra le mura di Sacsayhuamán ci si trova faccia a faccia con il passato.

Dove si trova e come arrivare a Sacsayhuamán

Sacsayhuamán, il parco archeologico di origine Inca o di una civiltà andina precedente, si trova a Cusco. Bastano circa 2 chilometri dal centro storico per arrivare alla collina Carmanenca dove si sviluppa la costruzione antichissima.

Per raggiungerlo, dal centro di Cusco, si può percorrere la strada a piedi in circa 30-40 minuti di cammino attraverso un sentiero ripido ma panoramico oppure utilizzare un taxi, un’auto a noleggio o aggregarsi a tour organizzati così da arrivarci in soli 10 minuti circa.

Il luogo ricco di storia merita di essere visitato, ogni anno un numero altissimo di turisti che raggiunge il Perù lo inserisce nel proprio itinerario e resta a bocca aperta davanti a tanta meraviglia.

Chiclayo, la città peruviana di Papa Leone XIV è più turistica che mai

Par : losiangelica
19 mai 2025 à 12:34

Turismo religioso, ma non solo. Mentre Roma vive un vero e proprio boom per via del Giubileo, grazie all’insediamento del nuovo Papa ci sono altre mete che brillano di luce riflessa. Una di queste è Chiclayo, una località del Perù che deve il suo emergente successo soprattutto a Papa Leone XIV. Il nuovo pontefice ha consolidato questa destinazione del nord del Perù dopo averci trascorso parte della sua carriera come vescovo.

Cosa vedere a Chiclayo in Perù

È passata alla ribalta come la “città dell’amicizia” e Chiclayo mette il calore umano proprio al primo posto: lo spirito accogliente e devoto ha trainato la destinazione del Perù anche grazie alla storia di Papa Leone XIV, successore di Papa Francesco. Proprio in questa zona peruviana ha svolto le sue attività di vescovo presso la diocesi di Chiclayo, fino al 2014.

Architettura tra sacra e urbana

Tra i simboli più rappresentativi della città c’è la cattedrale Santa Maria che si affaccia con eleganza sulla plaza de Armas: la costruzione con colonne doriche e i capitelli corinzi richiamano l’architettura neoclassica europea. Da non perdere poi il Paseo de las Musas, con le sue statue ispirate all’antichità greca, aggiunge un tocco artistico e suggestivo alla città, sottolineando il legame tra arte, fede e bellezza.

La spiritualità non si limita al centro storico. Raggiungendo il Cerro Chalpón molti visitatori scoprono il santuario della Santísima Cruz de Motupe che è spesso inserito tra le processioni religiose dello stato. Ogni anno qui vengono accolti pellegrini che salgono le pendici del monte per rendere omaggio alla croce ritrovata nel XIX secolo.

I monumenti archeologici

Oltre alle questioni puramente religiose, Chiclayo vanta alcuni patrimoni archeologici di rilievo per l’America Latina. A Huaca Rajada, nel deserto di Batán Grande, è stato scoperto il celebre Signore di Sipán, reggente della civiltà Moche. Le Piramidi di Túcume raccontano la storia della cultura Sicán, mentre nel Bosque de Pomac si celano necropoli e resti cerimoniali, oggi protetti e valorizzati anche grazie al Museo Sicán. Chiclayo fa parte della leggendaria Ruta Moche, itinerario archeologico che collega le principali vestigia del Perù preincaico.

Fonte: PROMPERU
Tra i monumenti archeologici da visitare c’è il complesso archeologico di Huaca Chotuna-Chornancap.

Cosa fare a Chiclayo

Imperdibile poi l’offerta gastronomica: Chiclayo è da considerare un vero e proprio viaggio sensoriale partendo dal mercado modelo dove si possono acquistare artigianato, spezie ed erbe medicinali assaggiando prelibatezze come l’arroz con pato o seco de cabrito.

Forse non tutti lo sanno ma il mare non è affatto distante. Bastano circa 11 chilometri dal entro per visitare le spiagge dorate di Pimentel dove tanti praticano surf. A caratterizzare la zona ci pensa un celebre molo in legno che è anche il più esteso del Perù. Da qui ci si gode tramonti mozzafiato, specialmente sulla caleta di Santa Rosa dove si possono osservare i caballitos de totora, antiche imbarcazioni usate dai pescatori locali.

Dove si trova e come arrivare a Chiclayo

Chiclayo è una località del nord del Perù ed è il capoluogo della regione di Lambayeque. Si trova a circa 770 chilometri da Lima e si raggiunge sia via aereo sia via terra. L’aeroporto Capitán FAP José A. Quiñones collega Chiclayo con Lima ma esistono numerosi collegamenti bus a lunga percorrenza per chi ha più tempo e vuole scoprire altre tappe come Trujillo e Piura.

Scoperta ad Áspero l’incredibile sepoltura di una donna di 4.500 anni fa con capelli e unghie intatti

Par : losiangelica
15 mai 2025 à 07:30

Sulle sponde della costa centrale del Perù, la città archeologica di Áspero ha appena svelato uno dei suoi più affascinanti segreti. La squadra di archeologi guidata dalla dottoressa Ruth Shady ha lavorato nella zona archeologica di Caral permettendo il ritrovamento di una donna, di età tra i 20 e i 35 anni, all’interno della Huaca de los Ídolos, una costruzione cerimoniale monumentale.

A rendere straordinario il ritrovamento non è tanto la scoperta in sé quanto la conservazione del corpo: pelle, capelli e unghie sono giunti intatti a differenza di altri corpi riconoscibili solo per il cumulo di ossa.

Il mistero della civiltà perduta e i segreti di Chan Chan, il passato antico del Perù

15 avril 2025 à 17:01

Nel cuore della costa settentrionale del Perù, tra il deserto e l’oceano, sorge Chan Chan, l’antica capitale dell’impero Chimú – nel periodo di massimo splendore si stima avesse circa 60.000 abitanti ed era uno scrigno d’oro, d’argento e di ceramiche. Questa città di fango, fondata intorno al 1300 d.C. ed estesa su una superficie di 20 kmq, è la più grande dell’America precolombiana e testimonia la grandezza di una civiltà sofisticata e misteriosa, che fiorì per secoli prima di essere conquistata dagli Inca e poi saccheggiata dagli spagnoli.

La storia e il passato di Chan Chan

Attraverso le sue mura, i suoi palazzi e i suoi simboli, Chan Chan racconta una storia di potere, arte e ingegno che ancora oggi affascina tantissimi viaggiatori e archeologi. Dal ricco impero chimú all’arrivo degli spagnoli, nel giro di pochi decenni Chan Chan perse la sua ricchezza. Inoltre a causa delle piene dei fiumi e delle forti piogge – dovute al massacrante fenomeno del Niño – le mura della splendida Chan Chan sono state erose.

La civiltà Chimú: una società stratificata

I Chimú si insediarono lungo la costa settentrionale del Perù intorno al IX secolo d.C., dando vita a un regno che si estese per oltre 1.000 km. La loro società era molto stratificata, con una classe dirigente che risiedeva nelle imponenti cittadelle di Chan Chan – dette anche recinti reali.
In ognuno di questi si trovava un monumento funerario dove il sovrano veniva sepolto con una gran quantità di offerte. Queste comprendevano anche i corpi di decine di giovani donne sacrificate – ritrovati resti – e camere piene di gioielli, ceramiche e tessuti.
I Chimú eccellevano nell’artigianato, producendo ceramiche, tessuti e oggetti in metallo di qualità pazzesca, e svilupparono avanzati sistemi di irrigazione per coltivare le aride terre costiere.

Chan Chan: la città di fango più grande del mondo

Chan Chan aveva un nucleo urbano di 6 kmq. La città era composta da dieci cittadelle – ciudadelas -, ciascuna con palazzi, templi, magazzini e piattaforme funerarie. Le mura erano decorate da bassorilievi che raffiguravano motivi marini. Questo sta a sottolineare l’importante valore dell’oceano, come fonte di sostentamento, nella cultura Chimú: pesci, onde e mammiferi marini sono rappresentati infatti in tutta la città.

particolare del sito di chan chan
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Muri di adobe nella città di Chimu di Chan Chan

Una società stratificata e devota

La popolazione di Chan Chan era suddivisa in classi molto ben distinte. I nobili risiedevano nelle cittadelle – Gran Chimú – , mentre gli artigiani e i contadini vivevano in abitazioni più semplici, spesso usate anche come laboratori. La religione aveva un ruolo centrale: i Chimú veneravano divinità legate all’acqua e al mare e costruivano templi e stagni cerimoniali per onorarle. La luna e il mare avevano un importante ruolo religioso per i chimú.

La caduta di Chan Chan e l’eredità Chimú

Nel XV secolo, l’impero Chimú fu conquistato dagli Inca guidati da Tupac Inca Yupanqui. Chan Chan perse il suo ruolo centrale e fu gradualmente abbandonata. Con l’arrivo degli spagnoli, la città fu poi saccheggiata e molte delle sue ricchezze andarono perdute.
Tuttavia, l’eredità Chimú sopravvive grazie alle testimonianze archeologiche e storiche e nell’influenza culturale che ha lasciato nella regione.

Chan Chan oggi: tra conservazione e turismo

Nel 1986, il sito archeologico peruviano di Chan Chan è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Ma Chan Chan è anche inserita nella lista dei siti in pericolo a causa dell’erosione e delle minacce ambientali. Gli sforzi di conservazione si concentrano sulla protezione delle strutture in adobe e sulla gestione sostenibile del sito. I visitatori possono esplorare il Palazzo Tschudi, l’unica cittadella aperta al pubblico, e ammirarne i dettagli architettonici che narrano la storia di questa straordinaria civiltà.

sito patrimonio unesco in perù
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Pareti adobe nel sito archeologico Chan Chan

Chan Chan rappresenta un capitolo affascinante della storia precolombiana, un luogo dove il grande passato prende vita tra le mura di fango e le decorazioni scolpite. Esplorare questa antica città significa addentrarsi in un mondo di misteri, arte e intelletto che continua a ispirare e a meravigliare tantissime persone ogni anno.

Il complesso di Tschudi

Il complesso di Tschudi, che deve il suo nome un naturalista svizzero, è il solo settore di Chan Chan parzialmente restaurato nel tempo – il muro esterno ne è un esempio. In futuro è possibile che anche altre zone vengano sistemate e aperte ai visitatori ma al momento, in quanto non sorvegliate e messe in sicurezza, risultano pericolose.

  • Detto anche Palacio Nik-An, il complesso di Tschudi si apre intorno all’immenso Cortile Cerimoniale. I suoi muri interni, spessi 4 m, sono decorati con motivi geometrici restaurati. I disegni, visibili a livello del terreno vicino alla porta di accesso, raffigurano tre o quattro lontre. Questi sono gli unici originali e hanno un aspetto non molto raffinato.
  • Una scala, posta alla fine del cortile, permette di salire al piano superiore. Al momento questo passaggio non è accessibile per sedie a rotelle.
  • Alla fine del muro esterno il percorso prosegue attraverso le labirintiche Sale delle Udienze, la cui importanza è resa nota dalla quantità e qualità delle decorazioni. Queste infatti hanno gli ornamenti più singolari di Tschudi.
  • Andando avanti si incontra il Secondo Cortile Cerimoniale. Dal suo retro si può ammirare quella che oggi si definisce grande depressione rettangolare ma che in realtà era un pozzo che riforniva di acqua la cittadella reale.
  • Sulla sinistra è localizzata un’area con varie decine di cellette in rovina: questo è detto Settore Militare. Accanto c’è il Mausoleo, dove le spoglie del sovrano venivano seppellite con sacrifici umani e oggetti cerimoniali.
  • Infine si può ammirare la Sala delle Assemblee. A pianta rettangolare con 24 sedili inseriti in altrettante nicchie disposte lungo le pareti, ha eccellenti caratteristiche acustiche: chi parla stando seduto in una qualsiasi delle nicchie può essere udito in tutta la sala.

Informazioni per la visita

All’entrata del complesso di Tschudi, vicino alla biglietteria, i viaggiatori possono trovare:

cartello ingresso sito chan chan
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Benvenuti: cartello di Chan Chan sito storico, Trujillo
  • il piccolo Museo de Sitio Chan Chan (accesso libero con il biglietto per Chan Chan), con informazioni in inglese e in spagnolo – consigliato prendere una guida. Questo museo ospita mostre che illustrano Chan Chan e la cultura chimú. Al suo interno si trovano tante fotografie aeree e cartine che mostrano l’incredibile estensione di Chan Chan e qui ogni 30 minuti c’è uno spettacolo di luci e suoni in spagnolo,
  • negozianti di souvenir e snack,
  • servizi igienici,
  • alcune guide – anche se il complesso è ben segnalato quindi l’ingresso è anche possibile senza guida.

Il biglietto d’ingresso per Chan Chan è valido anche per i siti chimú di Huaca Esmeralda e Huaca Arco Iris.

Consigliato indossare scarpe comode, cappello, portare acqua e mettere una protezione solare.

I bus locali per Chan Chan partono da Trujillo, nella regione di La Libertad, lungo la costa nord del Perù, con intervalli di pochi minuti e fermano all’angolo tra España ed Ejército e a quello tra España e Industrial – bisogna comunicare all’autista che si vuole scendere al sito.
In alternativa ci si può muovere in taxi sempre da Trujillo che costa circa S10 – contrattare prima di partire – o si può affittare una macchina e guidare per circa 10 minuti lungo l’autostrada che porta a Huanchaco.

L’escursione dura circa mezza giornata e può essere abbinata a una passeggiata sul caratteristico lungomare di Huanchaco.

Esplorando il Perù sulle tracce di Mario Vargas Llosa: i luoghi che hanno ispirato il Nobel

14 avril 2025 à 16:26

Se i premi dovessero essere l’unico strumento per riconoscere il talento di un artista allora il numero e il calibro di quelli che Mario Vargas Llosa ha vinto nel corso della sua lunga carriera di scrittore potrebbero già da soli definire l’enorme portata intellettuale e culturale dei suoi scritti.

Ma l’arte è fatta anche di emozioni, di sentimenti, di un riconoscimento più comune e trasversale: quello di chi ne fruisce in prima persona perdendosi tra le pagine dei romanzi. Ecco allora che i lettori dei suoi capolavori potrebbero affermare, senza bisogno di alcun riconoscimento, che è stato uno dei più grandi scrittori della nostra epoca.

E per chi lascia che siano le pagine a scandire il ritmo delle proprie giornate, l’idea di partire alla volta delle location che ha raccontato e di alcune di quelle che ha vissuto è davvero speciale.

Nasce così un itinerario alla scoperta del Perù, la sua terra, che tante volte è stata protagonista delle sue opere, ma anche dei luoghi del Paese sudamericano in cui lui ha vissuto. Un viaggio cadenzato dalle sue parole e dalle tappe della sua vita, che spesso si sono intrecciate nelle sue opere, dando vita a romanzi che raccoglievano anche un po’ di esperienze personali, alla scoperta di una terra affascinante e magnifica.

Zaino in spalla, o valigia tra le mani, e libri di Mario Vargas Llosa come bussola per farci da guida: i luoghi del Perù da visitare leggendo le storie dello scrittore Premio Nobel scomparso a Lima il 13 aprile del 2025.

Mario Vargas Llosa, sulle tracce dello scrittore in Perù

Non ha vissuto solo in Perù, Mario Vargas Llosa, ma senza dubbio questa è stata la sua terra, quella in cui è nato, ha abitato a lungo e quelle che ha raccontato in tantissime delle sue opere. Ed è affascinante pensare di partire alla volta di questo Paese del Sud America ripercorrendo alcune tappe della sua vita, seguendo le tracce che lui ha lasciato.

La città in cui è nato: Arequipa

E per farlo non possiamo che partire da Arequipa, grandissima città, seconda solo a Lima come numero di abitanti. Un luogo da scoprire per tante ragioni, tra queste il fatto che è stata soprannominata La Ciudad Blanca per merito del colore della pietra con cui sono stati realizzati alcuni degli edifici presenti nel centro storico, centro che – va sottolieato – è stato iscritto nell’elenco dei siti patrimonio dell’Umanità Unesco.

Un luogo dalla storia antica, il cui cuore pulsante è Plaza de Armas, dove sorge anche la bella cattedrale cittadina che va inserita tra le meraviglie da vedere: è stata eretta nel 1540, ma poi ricostruita a metà del 1800. Tra le tappe la sua casa natale che è possibile visitare, infatti è diventata un museo che grazie anche all’ausilio della tecnologia permette di conoscere la sua vita, compresa la scuola militare e l’università.

Mario Vargas Llosa la città di nascita: Arequipa
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Arequipa, la città di nascita di Mario Vargas Llosa

Lima: gli studi, l’addio al Perù e il ritorno

Tra le altre tappe peruviane della vita dello scrittore non si può non citare Piura, dove ha abitato alcuni anni e dove ha frequentato il Colegio Salesiano Don Bosco e che è stata, come le altre location della sua vita, musa ispiratrice per ambientarvi storie.

E poi Lima, dove ha vissuto a lungo, metropoli da cui se ne è andato e dove è anche morto. Una città in cui seguire le sue tracce significa visitare Magdalena del Mar, un sobborgo della Capitale, oppure andare alla ricerca di quella casa nel quartiere Barranco dove era tornato a vivere da un paio di anni dopo una vita lontana dal Perù e da Lima. Qui, in un appartamento con vista sull’oceano, ha trascorso l’ultimo periodo della sua esistenza. Si tratta di una zona molto vivace, che avvolge in un’atmosfera bohémienne, ma anche ricca di location culturali e vivacità.

Tra le tappe che ricordano Mario Vargas Llosa studente, invece, si possono ricordare il Colegio Militar Leoncio Prado o l’Universidad Nacional Mayor de San Marcos, dove ha studiato. Location che lui ha vissuto e che meritano uno sguardo mentre si va alla scoperta delle tante meraviglie che regala la capitale del Perù come il quartiere Miraflores o il Museo Larco, senza dimenticare il centro storico Patrimonio Unesco.

Il Perù in alcuni dei capolavori di Mario Vargas Llosa

Mario Vargas Llosa ci ha lasciato in eredità dei veri e propri capolavori, per ricollegarci a quanto scritto in precedenza la sua caratura letteraria si può dimostrare anche attraverso i tanti premi che ne hanno scandito la vita artistica e professionale, che non devono essere letti come la definizione del suo talento, ma come un riconoscimento della sua grandezza.

Tra i tanti val la pena citare il Premio Nobel per la Letteratura, ottenuto nel 2010 che lo ha reso il primo scrittore di origine peruviana a ottenere questo riconoscimento così prestigioso. Lui che la sua terra l’ha raccontata, non senza mostrarne luci e ombre, che l’ha descritta in tanti modi, in cui si è speso politicamente e dalla quale è stato anche per tanto tempo lontano. Per poi tornare, in quella Lima che l’ha visto studente, a vivere gli ultimi anni della sua ricca e incredibile esistenza. A un passo dal mare, in un quartire vivace e vivo, vicino all’Oceano.

E i suoi capolavori possono essere i perfetti compagni di viaggio per organizzare un tour alla scoperta del Perù, una guida di viaggio speciale e unica, che ci permette di vedere il riflesso del mondo intorno a noi nelle parole di uno degli autori più grandi dei nostri tempi.

Alcuni dei libri di Mario Vargas Llosa da leggere e da utilizzare come guida speciale durante un viaggio in Perù.

La città e i cani

Il viaggio nella letteratura e nel Perù di Mario Vargas Llosa non può che partire da La città e i cani, suo primo romanzo datato 1963. Qui troviamo come cuore pulsante della storia un’accademia militare e va ricordato che lui stesso l’aveva frequentata a Lima. Si tratta di un romanzo che ci porta a scoprire un’esperienza dura, difficile e che tratteggia un’atmosfera tetra. Vale la pena visitare la zona dove si trova il collegio solo per poter assaporare la sensazione di trovarsi tra le pagine di questo romanzo.

La casa verde

Con La casa verde, lo scrittore Premio Nobel ci accompagna in un’altra tappa della sua esistenza e – più precisamente – a Piura dove lui stesso ha vissuto qualche anno durante l’infanzia. Tra le pagine del romanzo ci mostra questo luogo, circondato dal deserto e vicino all’Oceano, prima piccolo centro e poi città. E nella Casa Verde nella Mangacheria, zona di periferia, si intreccia la vita di diversi personaggi. Il romanzo ci mostra anche la selva, lungo il corso del fiume Maranon. Tutte tappe di un viaggio alla scoperta di un Paese magnifico.

La zia Julia e lo scribacchino

Torniamo a Lima con un romanzo più leggero, ricco di ironia, che si discosta dai lavori precedenti: si tratta di La zia Julia e lo scribacchino in cui possiamo trovare alcune tracce di Lima e alcune location della città. La storia racconta dell’amore tra Mario, un giovane studente, e la zia acquisita Julia e la loro love story viene cadenzata alternandosi ai capitoli dedicati ai romanzi radiofonici.

Tra le location cittadine da visitare con il romanzo tra le mani vi è il già precedentemente citato quartiere Miraflores, che si affaccia sul mare grazie alle sue caratteristiche scogliere che si gettano a picco, e ovviamente non possono mancare anche Plaza de Armas, con i suoi palazzi importanti, e da lì si può percorrere Jiron del la Union, via ricca di locali che porta a Plaza San Martin.

Lima: in Perù sulle tracce di Mario Vargas Llosa
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In Perù a Lima sulle tracce di Mario Vargas Llosa

Il caporale Lituma sulle Ande

Ci spostiamo sulle Ande e più precisamente a Naccos, un cantiere minerario. Qui il caporale della Guardia Civil Lituma si trova a dover indagare sulla scomparsa avvolta dal mistero di tre manovali. Quello raccontato nel romanzo Il caporale Lituma sulle Ande è un viaggio che ci porta tra villaggi sperduti e inesplorati e antiche credenze. Il libro perfetto da tenere come compagno di viaggio per scoprire questa zona del Perù.

Questi sono solo alcuni dei capolavori che segnano la produzione letteraria di Mario Vargas Llosa, opere che ci portano alla scoperta del suo Paese, ma non solo perché l’autore nel tempo ha vissuto in diversi luoghi come Madrid e Parigi. Tra i tanti libri si possono ancora citare Conversazione nella Cattedrale, anch’esso ambientato a Lima in particolare all’interno di un locale che si trovava lungo Av. Alfónso Ugarte, oppure Il pesce nell’acqua che ripercorre una parte della sua vita: una vera e propria autobiografia per conoscere meglio l’uomo e l’artista.

Libri che diventano compagni di viaggio, che possono essere la traccia da seguire per un viaggio che ci accompagna nella sua opera, ma anche alla scoperta di una terra incredibilmente affascinante come il Perù: dalle sue città come Lima, fino alle aree più rurali come le foreste e le Ande, raccontando storie e mostrandoci attraverso i suoi occhi una terra lontana.

Plaza de Armas a Lima
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Plaza de Armas a Lima, nel cuore della città

Canyon del Colca, il gigante delle Ande dove la Terra sussurra leggende

Par : elenausai10
26 mars 2025 à 16:43

Se state organizzando un viaggio in Perù e volete inserire nel vostro itinerario qualche tappa meno conosciuta, vi consigliamo di scegliere il Canyon del Colca. Questo è uno dei canyon più profondi del mondo, in alcune zone persino più profondo del Grand Canyon, dove avrete l’opportunità di ammirare paesaggi spettacolari durante trekking che sono considerati a tutti gli effetti una delle esperienze incredibili da fare almeno una volta nella vita. Anche perché qui, oltre alle viste mozzafiato, è possibile avvistare il maestoso condor andino, uno degli uccelli più grandi al mondo.

Oltre a offrire esperienze naturali, il Canyon del Colca rappresenta anche un’opportunità per i viaggiatori che vogliono immergersi nella cultura del posto grazie alla presenza di villaggi tradizionali che ospitano diverse comunità indigene. Storia, natura, cultura, resti archeologici e tradizioni: ecco cosa vi aspetta se pianificherete un viaggio in questo gigante delle Ande.

Dove si trova il Canyon del Colca

Il Canyon del Colca si trova in Perù, a 160 chilometri dalla città di Arequipa, raggiungibile con un autobus in circa 3 ore e 45 minuti. Seppur possa essere visitato in ogni periodo dell’anno, il periodo migliore per organizzare il vostro viaggio va da maggio a ottobre/novembre. Con i suoi 3270 metri è considerato il secondo canyon più profondo al mondo ed è abitato da oltre 2000 anni dai discendenti degli Aymara, oggi conosciuti come Collaguas.

A questo luogo è legata anche una leggenda: gli Inca credevano che il fiume Majes potesse fluire nella Via Lattea. A causa di questa credenza locale, gli Inca ponevano doni e sacrifici per gli dei nel fiume e li lasciavano scorrere a valle.

Canyon del Colca: altitudine

Visitare il Canyon del Colca significa vivere un’esperienza unica nel suo genere, ma bisogna fare attenzione a una cosa: gli effetti dell’altitudine. Chivay, per esempio, si trova a 3632 metri e il mal di montagna rappresenta un rischio non poco comune tra i viaggiatori. I sintomi lievi che potreste avere includono stanchezza e affanno, mentre quelli più gravi sono mal di testa, vertigini, difficoltà a dormire, problemi respiratori, perdita di appetito, nausea e vomito.

Per questo motivo, consigliamo di prendervi il tempo necessario per organizzare il vostro viaggio attraverso un periodo di acclimamento: per dare al vostro corpo il tempo di abituarsi, soggiornate un paio di notti ad Arequipa, situata a un’altitudine di 2325 metri, prima di cominciare la vostra avventura al Canyon del Colca. Ricordatevi che, se non vi sentite bene, il miglior rimedio è tornare in un punto dove l’altitudine è minore.

Villaggio Canyon del Colca
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Il villaggio peruviano di Yanque

Cosa vedere e cosa fare nel Canyon del Colca

Dai villaggi dove l’atmosfera è ancora autentica agli avvistamenti dei condor, fino ai trekking dentro ai meandri più profondi del canyon. Solo leggendo cosa fare e cosa vedere nel Canyon del Colca vi renderete conto del perché è considerato uno dei luoghi più incredibili del mondo.

I villaggi tradizionali

Tra le colline terrazzate e i paesaggi agricoli vi imbatterete nei villaggi tipici, alcuni un po’ più turistici perché facilmente accessibili, e altri più autentici. Uno di questi è Chivay, punto di appoggio strategico per scoprire gli altri paesini della valle. Lasciatevi avvolgere dalle sue atmosfere: sedetevi in un punto e guardatevi attorno, davanti a voi troverete la vivacità del mercato e della piazza principale unita alle donne con indosso i vestiti tradizionali.

Partendo da Chivay potrete raggiungere il villaggio di Yanque dove, ogni mattina alle 7, un gruppo di danzatrici intrattiene i turisti interpretando una danza tradizionale. Qui, da vedere, c’è la Iglesia de la Inmaculada Concepción e un piccolo museo archeologico. Se invece cercate un’esperienza autentica, spingetevi oltre verso il villaggio di Cabanaconde, dove il Canyon del Colca comincia a essere molto più profondo.

Il punto panoramico dove avvistare i condor

C’è chi organizza un viaggio al Canyon del Colca solo per un motivo: avvistare il maestoso condor. Si tratta di un’esperienza emozionante perché qui, essendo presente una famiglia di condor andini che nidifica sull’affioramento roccioso, i visitatori, se sono fortunati, potranno vederli volteggiare a poca distanza dalle loro teste! Il tutto in uno scenario mozzafiato, con il belvedere che si affaccia su un precipizio alto 1200 metri e con vista sul Nevado Mismi che si erge sul lato opposto.

Il momento ideale per avvistarli è la mattina, tra le 8 e le 9, oltre che durante la stagione secca, in quanto i condor non volano con la pioggia.

Condor canyon colca Perù
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Il belvedere dove avvistare i condor

Trekking circondati da paesaggi pazzeschi

Al Canyon del Colca è possibile fare diversi trekking, alcuni facili e altri molto più difficili che richiedono una preparazione adeguata. Molti di questi, inoltre, vengono suddivisi in più giorni, come ‘El Clásico’, un percorso ad anello che richiede da due a tre giorni e comprende i tratti più belli della metà inferiore del canyon del Colca, tra Cruz del Cóndor e Cabanaconde.

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