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Ciclovia dell’Adige in primavera, da Resia al Lago di Garda tra vigneti e Alpi

2 mai 2026 à 14:00

L’Adige è il secondo fiume più lungo d’Italia, con oltre 400 chilometri di corso. Nasce, per l’appunto, in Alto Adige, nei pressi del Passo di Resia. Poi, scende verso il mare Adriatico attraversando la Val Venosta, Merano e Bolzano, il Trentino, Verona, fino alla foce nei pressi di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo.

Da alcuni anni la prima parte del suo corso è affiancata da una scenografica e curata pista ciclabile lunga quasi 300 chilometri: la Ciclovia dell’Adige, che dal Passo di Resia al Lago di Garda accompagna i visitatori a scoprire un territorio sensazionale. La pista rientra nel grande progetto europeo EuroVelo 7, noto anche come Ciclopista del Sole, e propone un percorso in gran parte asfaltato, ben segnalato e quasi interamente in discesa, che lo rende adatto anche a ciclisti non allenati o a famiglie con bambini grandi. Maggio è il momento ideale per affrontare l’itinerario: le temperature sono miti, le folle estive ancora lontane e il paesaggio è letteralmente in fiore.

La Ciclovia dell’Adige: itinerario e caratteristiche

Il percorso completo della Ciclovia dell’Adige da Resia al Lago di Garda misura 280 chilometri ed è percorribile in cinque o sei giorni a ritmo tranquillo, con tappe tra i 45 e i 60 chilometri al giorno.

In ogni caso, si tratta di un itinerario flessibile e adattabile alle proprie esigenze: chi ama soprattutto la parte sportiva dell’esperienza può puntare a completarla in tre tappe, mentre chi ama i ritmi lenti potrà prendersi ogni sosta possibile.

Inoltre, la presenza capillare della rete ferroviaria lungo tutto il tracciato permette di iniziare o concludere il viaggio in qualsiasi punto. I treni regionali consentono il trasporto delle biciclette, anche se nei mesi di maggiore affluenza è consigliabile verificare la disponibilità in anticipo.

ciclovia adige primavera
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La ciclovia costeggia il fiume e i frutteti altoatesini

Ulteriore punto a favore della flessibilità è la possibilità di trovare lungo tutto il percorso numerosi punti di noleggio bici, comprese le e-bikes, spesso situati vicino alle stazioni ferroviarie.

Infine, caratteristica cruciale della Ciclovia dell’Adige è la presenza dei cosiddetti bicigrill, gli autogrill dei ciclisti. Strutture di ristoro per rifocillarsi, rinfrescarsi e recuperare le energie prima di rimettersi in sella e affrontare il tratto successivo.

Primo parte: Alto Adige

Il punto di partenza della Ciclovia dell’Adige è fissato al Passo di Resia, oltre 1500 metri di quota, al confine italiano con l’Austria e la Svizzera, dove il fiume nasce. Praticamente appena saliti in sella si costeggia una delle attrazioni più note e scenografiche dell’avventura ciclistica: il Lago di Resia, con il campanile del sommerso paese di Curon che emerge solitario dalle acque chiare.

ciclovia adige primavera
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Il campanile di Curon emerge dal Lago di Resia

La storia che si cela sotto quella superficie è tutt’altro che romantica. Tra il 1947 e il 1950, la costruzione di una grande diga idroelettrica da parte della Montecatini unificò i due laghi naturali preesistenti e sommerse completamente il borgo di Curon Vecchia: 163 case, 523 ettari di terreno coltivato, l’intera vita di una comunità. Gli abitanti furono evacuati e i paesi di Curon e Resia ricostruiti più in alto. Dell’antico villaggio rimase visibile soltanto la torre campanaria della chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria, risalente al 1357. È lì ancora oggi, a 1498 metri di quota, che svetta dall’acqua.

Questa prima parte del percorso, nota anche come percorso a sé stante con il nome di Ciclovia della Val Venosta, è in sostanziale discesa. Per arrivare fino a Merano si coprono circa 80 chilometri con un dislivello negativo di quasi mille metri.

La Val Venosta, stretta tra le montagne e che si giova di un clima particolarmente secco, è storicamente una terra di frutteti. In primavera, i meleti in fiore che costeggiano il percorso offrono uno spettacolo bianco e rosa, che ben si accosta alle cime ancora innevate delle Alpi sullo sfondo.

Tra le tappe da non perdere in questo tratto c’è Glorenza (Glurns in tedesco), una delle città murate meglio conservate dell’Alto Adige, con le sue torri medievali e i vicoli caratteristici.

ciclovia adige primaveraIl centro di Glorenza

La parte altoatesina della Ciclovia dell’Adige prosegue poi toccando Merano e Bolzano. La prima delle due città, adagiata nel suo bacino coronato dalle montagne, ha un microclima talmente mite da permettere la fioritura di palme e cipressi. Merano è stata per secoli la meta prediletta dell’aristocrazia asburgica in cerca di cura e riposo. Le terme di Merano portano avanti tale tradizione: per il ciclista che ha le gambe stanche, un pomeriggio tra le acque termali è il modo perfetto per ricaricarsi prima di ripartire verso Bolzano.

Il tratto tra Merano e Bolzano è lungo una trentina di chilometri, quasi pianeggiante, immerso in una distesa continua di meleti e vigneti. Bolzano, con i suoi castelli e i campanili delle sue chiese, è la città bilingue per eccellenza, dove l’anima italiana e quella tirolese convivono.

Seconda parte: Trentino

Superato il confine con il Trentino, il paesaggio cambia ancora. Scenari aperti riempiono lo sguardo, mentre i tanti castelli punteggiano le alture circostanti, dominando il territorio, come fanno, a titolo di esempio, il Castello del Buonconsiglio a Trento o Castel Sabbionara ad Avio. Di fianco alla pista ciclabile il placido corso del fiume si adagia in un letto più ampio, rallentando la sua corsa.

Il tratto trentino del percorso è lungo un centinaio di chilometri, passando più volte da una sponda all’altra dell’Adige.

La città di Trento merita di prendersi una pausa. Il centro storico, con il Duomo e la Fontana del Nettuno, è uno dei meglio conservati del nordest italiano. Il MUSE, il museo delle scienze progettato da Renzo Piano e inaugurato nel 2013, è una tappa imperdibile e particolarmente raccomandato per chi viaggia con bambini.

Da Trento, il percorso scende verso Rovereto, la città che ospita il MART, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, uno dei più visitati d’Italia.

Arrivo: il Lago di Garda e le altre destinazioni

Da Rovereto si possono compiere diverse scelte. Per chi ha l’obiettivo di arrivare sulle sponde del Lago di Garda, si piega verso ovest, imboccando la via ciclabile Adige-Garda che connette la città del MART a Riva del Garda, all’estremo settentrionale del lago.

Gli ultimi chilometri prima di Riva del Garda sono tra i più scenografici. La ciclabile scende dalla diga di Mori e si inerpica lungo il percorso di una ex ferrovia, attraverso la Vallagarina, con le prime vedute sul lago che compaiono improvvisamente tra le fronde degli alberi. Quando finalmente il Lago di Garda si apre davanti agli occhi, è difficile non fermarsi per scattare una foto ricordo.

Tanti cicloturisti, invece, preferiscono dirigersi verso sud e oltrepassare Ala e Avio, entrare in Veneto e proseguire fino a raggiungere Verona, individuata come meta ultima. Vi si arriva dalla frazione di Chievo, attraversando un’ultima volta l’Adige sull’affascinante ponte-diga che lì si trova.

ciclovia adige primavera
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Il ponte diga del Chievo, alle porte di Verona

Un’ultima possibilità, per chi vuole aggiungere ancora un bel numero di chilometri in sella all’itinerario, è quello di proseguire fino alla foce dell’Adige, a Rosolina, in provincia di Rovigo. Si passa così da Cologna Veneta a Legnago, quindi si attraversano Badia Polesine, Rovigo, Cavarzere. Si tratta di una lunga, piacevole conclusione pianeggiante, passando in mezzo a campi coltivati e campagna agricola, uno scenario completamente diverso dai picchi alpini da cui si era partiti, ma altrettanto affascinante.

Cicloturismo, Regione Lombardia premiata per la Ciclovia del Sole

Par : Marco Dozio
30 mai 2025 à 15:23

La Ciclovia del Sole nel tratto lombardo “è una ciclopedonale di splendida fattura, un ottimo esempio di come dovrebbero essere fatte le ciclabili in sede protetta, ma anche un modello vincente di governance che ha saputo coniugare al meglio la tutela dell’ambiente e le pratiche di buona fruizione del territorio: il Parco del Mincio e la provincia di Mantova, tra i più suggestivi della Pianura Padana“. Con questa motivazione Regione Lombardia ha ottenuto il riconoscimento ‘menzione Legambiente‘ nell’ambito dell’Oscar del Cicloturismo, manifestazione che ogni anno premia le regioni che promuovono la vacanza su due ruote con servizi per il turismo lento.

Terzi: modello vincente per il Mantovano

“La menzione di Legambiente – afferma l’assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche, Claudia Maria Terzi – premia il lavoro che abbiamo svolto insieme al territorio e sottolinea in particolare come il tratto lombardo della Ciclovia del Sole rappresenti un modello vincente di governance ambientale e territoriale. Come Regione abbiamo messo in campo risorse decisive investendo su una progettualità di grande pregio, che consente di valorizzare ulteriormente l’area del Mantovano e le sue bellezze paesaggistiche, culturali, storiche ed enogastronomiche”.

I premi nell’ambito dell’Oscar del Cicloturismo, come quello ricevuto dalla Ciclovia del Sole, vengono assegnati alle ciclovie verdi che dimostrano di possedere criteri di eccellenza e il più alto punteggio secondo i vari parametri in esame, inclusi progettazione, costruzione, promozione, attrezzature, segnaletica e servizi ‘green’.

Piano regionale per la mobilità ciclistica

“Questo riconoscimento – prosegue Terzi – ci spinge a proseguire lungo la strada che stiamo percorrendo da anni: implementare le infrastrutture per incentivare la mobilità sostenibile è tra le priorità di Regione Lombardia, anche considerando che il territorio regionale è attraversato da tre ciclovie turistiche nazionali Sole, Garda e Vento. Non a caso, oltre dieci anni fa, ci siamo dotati di un Piano Regionale della Mobilità Ciclistica, specifico strumento di pianificazione per definire una rete ciclabile regionale da interconnettere, con percorsi in sicurezza, a quella locale e nazionale, così da favorire il cicloturismo, la fruizione del territorio e delle sue aree di pregio paesaggistico, ambientale, culturale, i siti Unesco ed Ecomusei, sia per facilitare gli spostamenti quotidiani tra frazioni, località e verso i poli attrattori come i capoluoghi. La volontà di Regione Lombardia è sostenere e perseguire gli obiettivi di intermodalità”.

Ciclovia del Sole, le caratteristiche premiate agli Oscar

La Ciclovia del Sole in Lombardia attraversa la provincia di Mantova dal confine con il Veneto a quello con l’Emilia-Romagna e si snoda principalmente nei territori del Parco del Mincio per circa 100 chilometri. Il percorso nasce dalla riqualificazione e dal raccordo tra loro di tratti di ciclovie già esistenti, dando vita a un itinerario che, in diversi punti, si affaccia sui fiumi Mincio, Po e Secchia e sui Laghi di Mantova. Un contesto naturale molto apprezzato da escursionisti e cicloturisti, che hanno l’opportunità di scoprire anche gli aspetti storici, artistici e culturali dei dieci comuni lombardi attraversati.

La Ciclovia del Sole ‘lombarda’ ha una larghezza media di 3 metri, una pavimentazione estremamente agevole, segnaletica puntuale, fontanelle, aree di sosta, colonnine di ricarica per e-bike e punti di ristoro completano i servizi a disposizione dei ciclisti e di tutti i fruitori del tracciato. Ideale per passeggiate in famiglia, la Ciclovia è utilizzata anche per gli spostamenti quotidiani dei residenti.

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La Cycling Riviera, che costeggia il mare, è la migliore pista ciclabile d’Italia 2025

Par : losiangelica
30 mai 2025 à 08:05

Il mare e le due ruote? Una coppia perfetta. La Liguria con la sua Cycling Riviera conquista il primo posto della classifica della migliore pista ciclabile d’Italia 2025. Durante il Green Road Award, l’oscar del cicloturismo, la regione ha sbaragliato la concorrenza puntando sul turismo sostenibile, green e bike friendly.

Cycling Riviera, la miglior pista ciclabile d’Italia 2025

In Italia il cicloturismo è in crescita e gli oscar Green Road Award vogliono premiare eccellenze come la Cycling Riviera per l’impegno e il servizio offerto. Il primo posto per la classifica 2025 viene quindi conquistato dalla Liguria che ottiene il riconoscimento da Trieste, luogo in cui si è svolta la premiazione. La pista ciclabile tra verde e mare ha lasciato tutti a bocca aperta: si snoda per circa 33 chilometri lungo la costa del Ponente, collegando Ospedaletti a Imperia e riqualificando il tracciato di una vecchia ferrovia dismessa, oggi diventato un paradiso per chi ama pedalare o camminare.

Il percorso non è impegnativo, ma pensato per tutti: famiglie con bambini, sportivi, anziani, cicloturisti esperti o principianti. Pianeggiante, ha una vista da sogno ai lati che permette di scoprire quella che è la classica costa della regione ligure, incantevole da percorrere: alterna strade all’aria aperta con tunnel panoramici, aggiungendo poi punti di ristoro e toilette automatizzate. E se ci si stanca? Niente paura, nessuno è costretto ad affaticarsi: il progetto nasce integrando alcune tratte in treno, dunque basterà salire a bordo dopo aver acquistato il biglietto per raggiungere la destinazione desiderata.

Il percorso della Cycling Riviera in Liguria
Fonte: Ufficio Stampa
La Cycling Riviera è la miglior pista ciclabile italiana nel 2025

L’aspetto green non è dato solo dalla creazione di una pista ciclabile, ma dal desiderio di recuperare un’infrastruttura ormai dismessa dandogli un nuovo volto. Tutto parte nel 2009 con un breve tratto, per poi crescere fino all’ultima inaugurazione ad aprile 2025 in cui è aggiunta la tratta tra San Lorenzo al Mare e Imperia.

Un traguardo che arriva nel decimo anno di questo importante concorso: il Green Road Award spegne nel 2025 le dieci candeline analizzando ben 30 candidature. L’obiettivo del premio è valorizzare le infrastrutture migliori tenendo a mente criteri quali la progettazione, l’accessibilità, la qualità del servizio, la promozione turistica e il rispetto dell’ambiente. E la Cycling Riviera ha superato tutti i test a pieni voti.

Il premio è un riconoscimento importante, specialmente nell’anno in cui il cicloturismo sta registrando un vero e proprio boom, come confermato dal rapporto Isnart-Unioncamere “Viaggiare con la bici 2025”, in cui viene segnalato un +54% di presenze cicloturistiche nella Penisola rispetto al 2023.

Le altre classificate

La Cycling Riviera ha brillato, ma non è stata l’unica protagonista; altrettante le candidate tra le piste ciclabili italiane che hanno partecipato al Green Road Award 2025.

Sul secondo gradino del podio c’è la Basilicata con la ciclovia Meridiana: un itinerario caratterizzato da paesaggi tanto selvaggi quanto silenziosi. Terza classificata? La Puglia con la Ciclonica, un sentiero tra ulivi e masserie. Menzionati poi il Gran Tour del Lazio, il Bar to Bar del Piemonte e la Ciclovia del Sole della Lombardia. L’Umbria, invece, ha ricevuto il premio speciale “Cammini” per la Via di Francesco.

Bike & Travel, l’Alto Adige tra piste ciclabili e paesaggi da sogno

8 avril 2025 à 09:22

Pedalare è molto più di un semplice sport: è un modo di scoprire il mondo, di assaporare ogni chilometro con il vento sulla faccia e la libertà di fermarsi quando un panorama merita uno sguardo in più. E che si tratti di un’escursione giornaliera o di un lungo tour, ogni ciclista sa che la scelta del percorso e della bici giusta può fare la differenza. Dalle trekking bike alle gravel, fino alle sempre più popolari e-bike, le opportunità per vivere un’avventura su due ruote non mancano, soprattutto in destinazioni attrezzate per accogliere i viaggiatori amanti della bicicletta.

Cicloturismo in Alto Adige, gli itinerari più affascinanti

L’Alto Adige è un vero paradiso per i ciclisti, grazie a una rete di piste ciclabili ben segnalate da 560 km e un panorama che alterna vigneti, meleti, castelli medievali e vette alpine. Uno degli itinerari più suggestivi da percorrere è di certo la ciclabile della Val Pusteria da cui si snodano numerose ciclabili per la maggior parte sterrate nelle valli laterali. Il fondo ben curato e le leggere pendenze lo rendono adatto a tutti, dalle famiglie ai ciclisti esperti. La pista ciclabile della Val Passiria, invece parte da Merano e arriva fino a San Leonardo, estendendosi per circa 20 km attraverso gran parte della zona meridionale della valle. In primavera si trasforma in uno spettacolo suggestivo tra i meleti in fiore, mentre in estate regala un piacevole refrigerio grazie alla brezza fresca proveniente dal fiume Passirio, che scorre accanto al sentiero sterrato.

Da provare anche l’Antica Ferrovia della Val di Fiemme, che negli anni è stata trasformata in una splendida pista ciclabile in stile gravel, che segue gran parte del tracciato originale fino al valico di Passo San Lugano. Lungo il percorso si possono attraversare gallerie illuminate, il viadotto di Gleno ed alcune vecchie stazioni.

Per chi cerca un’avventura più sportiva, le Dolomiti regalano emozioni con itinerari di montagna e percorsi MTB che sfidano anche i più esperti. In alternativa, la Val Venosta propone sentieri più di diversi livelli di difficoltà.

Affrontare le gallerie in bici in Alto Adige
Fonte: IDM Südtirol-Alto Adige/Alex Moling
Affrontare le gallerie in bici in Alto Adige

Anche nel 2025, in Alto Adige, sono previste giornate in cui i passi alpini rimangono chiusi al traffico motorizzato e sono dedicati solo alle biciclette. Niente rumore di motori, nessun sorpasso azzardato, solo ampi spazi e strade da godersi in totale libertà. Un’opportunità perfetta per pedalare immersi nella natura. Alcuni esempi? La Sellaronda Bike Day del 7 giugno, la suggestiva Stelvio Night del 27 giugno, esperienza imperdibile nella strada dello Stelvio che si svolge di notte, e la Maratona dles Dolomites del 6 luglio. Si riparte poi con la Stelvio Bike Day del 30 agosto, poi Pennes Bike Day e Sellaronda Bike Day (che replica dopo la chiusura del 7 giugno). Da non perdere anche la Südtirol Dolomites Superbike, giunta alla sua 30esima edizione, e i Rosadira Bike Days, una cinque giorni dedicata al mondo della mountain bike dall’11 al 15 giugno in Val D’Ega in cui la passione per la bici si mescola all’accoglienza e alla convivialità tipici dei territori altoatesini. Non importa se sei in sella o a bordo strada: vieni a fare il tifo per ciclisti amatoriali e professionisti.

Lontano dalla frenesia quotidiana, potrai pedalare tra vigneti e boschi, respirando aria pura e godendoti panorami mozzafiato. I percorsi guidati sono adatti a tutti i livelli, permettendo di esplorare il territorio senza fretta, in totale armonia con l’ambiente. Dopo una giornata in sella, potrai rilassarti sulle rive del lago o assaporare le specialità locali. Un’esperienza rigenerante per il corpo e la mente, ideale per chi cerca sport, natura e relax.

Come scegliere l’alloggio migliore

A rendere il viaggio ancora più comodo è la presenza delle strutture Bett+Bike, certificate ADFC (Allgemeiner Deutscher Fahrrad-Club, il club germanico che rappresenta gli interessi dei ciclisti). Si tratta di alloggi bike-friendly, diffusi in tutto l’Alto Adige, completi di servizi su misura per i ciclisti: deposito sicuro, attrezzature per la manutenzione e colazioni energetiche per affrontare al meglio la giornata in sella. Non solo. Negli alloggi certificati Bett+Bike sono previsti servizi aggiuntivi come tour con guide esperte, massaggi alla schiena alle gambe o a tutto il corpo effettuati da personale specializzato, assistenza in caso di guasto e recupero con pick up service, stazioni di ricarica per e-bike e area per lavaggio bici.

Vacanze in bici in Alto Adige
Fonte: IDM Südtirol-Alto Adige/Alex Moling
Dintorni di Bressanone / Alto Adige

E che si tratti di un tour enogastronomico tra i vigneti, un’avventura su sterrato o una rilassante pedalata tra i paesaggi alpini, l’Alto Adige è una destinazione che fa della bicicletta il mezzo perfetto per scoprirne le bellezze. Un viaggio su due ruote che qui non è solo sport, ma un’esperienza a contatto con la natura, la cultura e la storia di un territorio unico. Muoversi tra queste meraviglie è un viaggio che conquista ogni ciclista, ma trovare la struttura giusta in cui pernottare può fare la differenza. Grazie alle strutture Bett+Bike, chi ama le due ruote può contare su alloggi pensati su misura per le esigenze dei ciclisti e delle cicliste, al massimo della sicurezza, del comfort e dei servizi specializzati.

Questa formula è ideale per i tour itineranti con diverse tappe ma anche per avere una base fissa in vista delle tue esplorazioni giornaliere. Le strutture Bett+Bike sono presenti in tutto l’Alto Adige, dalla Val Venosta alle Dolomiti, passando per la Strada del Vino e le vallate alpine. Gli alloggi certificati offrono depositi sicuri per le biciclette, attrezzi e officina per piccole riparazioni, lavanderia per l’abbigliamento tecnico e sono pensate proprio per affrontare una giornata in sella. Se cerchi un’esperienza ancora più attenta alla sostenibilità, alcune strutture Bett+Bike vantano anche il Marchio Sostenibilità Alto Adige, un’ulteriore garanzia di qualità per chi desidera viaggiare in modo responsabile. Molte di queste strutture, inoltre, mettono a disposizione anche la possibilità di prenotazione online, per organizzare al meglio il tuo viaggio senza stress.

Pedalare lungo i sentieri in Alto Adige
Fonte: IDM Südtirol-Alto Adige/Alex Moling
Ciclabile sterrata in Valle Anterselva / Alto Adige

Viaggiare in bicicletta senza auto

Il viaggio in bicicletta è un’esperienza unica: il ritmo lento permette di godersi ogni dettaglio del paesaggio, ma l’organizzazione degli spostamenti può richiedere un po’ di pianificazione. Per fortuna, raggiungere e muoversi in Alto Adige con la propria bici è più semplice di quanto si pensi. Se scegli il treno, ricorda che i posti per le biciclette sono limitati e vanno prenotati in anticipo, ma se preferisci viaggiare senza pensieri, Insam Express può spedire la tua bici direttamente da casa tua in Alto Adige. Quando poi sarai qui, potrai esplorare la regione alternando pedalate e trasporti pubblici grazie all’Alto Adige Guest Pass incluso nel prezzo della maggior parte delle strutture ricettive, che ti permetterà di usare autobus e treni illimitatamente. Attenzione, però: il Guest Pass non è valido per il trasporto di biciclette.

Se vuoi fare un’escursione in bicicletta senza pensieri, approfitta del comodo servizio di noleggio bici one-way disponibile in tutto l’Alto Adige. Puoi pedalare liberamente attraverso splendidi paesaggi e, quando le gambe saranno stanche, riconsegnare la bici in una delle tante stazioni di noleggio. Per rientrare al punto di partenza, basterà prendere il treno, senza doverti preoccupare della bici. Se invece preferissi utilizzare la tua bici personale durante la vacanza, tieni presente che il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici è a pagamento e con posti limitati.

Amsterdam diventa sempre più sostenibile: tutti i nuovi progetti

Par : losiangelica
25 février 2025 à 07:30

Non possiamo negarlo: Amsterdam è un modello di sostenibilità. Innovazione, mobilità green e rispetto per l’ambiente vanno a braccetto nella Capitale dei Paesi Bassi che conta oltre 400 chilometri di piste ciclabili e trasporti pubblici elettrici. Nel turismo, promuove pratiche eco-friendly, con hotel sostenibili e iniziative per ridurre l’overtourism, riduce la speculazione edilizia e favorisce la socializzazione. Con un forte impegno ambientale viene considerata un “faro” della sostenibilità a cui ispirarsi. Ecco gli ultimi progetti approvati per renderla ancora più green.

La mobilità sostenibile su due ruote

Una delle immagini più diffuse di Amsterdam è quella di tantissime biciclette che popolano la città. Secondo le stime, oltre il 60% degli spostamenti urbani viene effettuato proprio su due ruote con più di 400 chilometri di piste ciclabili ben integrate con una rete di trasporti pubblici. Anche i turisti spesso provano l’esperienza noleggiandole per poter esplorare la capitale dei Paesi Bassi. I risultati in termini di miglioramento del benessere fisico, di uno stile di vita più attivo e di una riduzione dell’inquinamento sono tangibili.

Addio navi da crociera entro il 2035

Nonostante il mercato delle crociere porti un introito importante alla città, Amsterdam ha deciso di fare dietrofront. Entrate per 105 milioni di euro non sono da barattare con la qualità di vita; ecco perché una delle mosse green messe in atto dalla Capitale è quella di bloccare il numero di scali a 100 dal 2026 in poi abbassando progressivamente il numero e allontanandole dal centro entro il 2035. Se i doppi scali già programmati per il 2025 non saranno toccati, le cose cambieranno prossimamente. Dopotutto, dati alla mano, di oltre i 21 milioni di visitatori accolti ogni anno, solo l’1% arriva con nave da crociera.

Turismo green ad Amsterdam
Fonte: iStock
I progetti di Amsterdam per un turismo più sostenibile

Stop a nuovi hotel

L’edilizia sta facendo passi da gigante e anche quella turistica non è da meno; nonostante al momento sia stata bloccata la costruzione di nuovi alberghi (consentendo una nuova apertura solo alla chiusura di una struttura ricettiva precedente) ci si muove verso impiego di materiali edili biobased.

Sharing mobility

Non possiamo negare che l’immagine collettiva, quando pensiamo ai mezzi di trasporto, ad Amsterdam sia la bicicletta; certo è che le lunghe distanze non possono essere coperte sulle due ruote specialmente in giornate di maltempo. Ecco, quindi, che viene proposto il car sharing, ovvero la condivisione di mezzi non limitandosi più solamente al centro storico ma favorendone la diffusione in zone periferiche o fuori dal centro. Il progetto chiamato Sharing mobility in common dà modo a quartieri e zone precise di avere un numero massimo di vetture da condividere rafforzando la socialità e tutelando l’ambiente.

Abbattere la gentrificazione e il modello a ciambella

Lo sviluppo urbano viene ripensato in chiave inclusiva, evitando che il centro diventi una soluzione per pochi privilegiati e spingendo altre categorie verso la periferia. Amsterdam si dimostra avanti e lo fa mettendo in atto quello che è conosciuto come modello a ciambella, una delle soluzioni più interessanti per combattere la gentrificazione. L’obiettivo? Riequilibrare la pressione immobiliare, imponendo che almeno il 30% dei nuovi progetti edilizi sia destinato all’housing sociale. Grazie a ciò si riesce a garantire un accesso più equo alla città proteggendone la diversificazione sociale e culturale. Si trasforma così la Capitale con lo sviluppo di luoghi vivibili e accessibili per tutti, senza esclusioni.

La nuova Piazza dei Cinquecento per il Giubileo

15 janvier 2025 à 14:07

Le celebrazioni del Giubileo 2025 hanno regalato un nuovo volto a Piazza dei Cinquecento, il piazzale antistante la stazione Termini, snodo fondamentale per tutti gli arrivi e le partenze dalla Capitale. L’intervento di riqualificazione – a carico del Gruppo FS Italiane – è stato eseguito da Anas (Gruppo FS) e ha coinvolto 80mila mq totali di superficie completamente riqualificata con materiali pregiati. Qualche dato: Piazza dei Cinquecento ora vanta 30mila mq di marmi e pietre, 20mila mq di sanpietrini, 10mila mq di cemento architettonico, 10mila mq di nuove aree di giardini e aiuole e 6mila mq di stese di asfalto. 

Materiali che in realtà trasformano la Piazza e le aree circostanti – Piazza della Repubblica, l’area delle Mure Serviane e delle Terme di Diocleziano – rendendole in primis più fruibile, oltre che più belle. Nella pratica – rispetto al passato – sono stati rimossi i chioschi ed è stato riorganizzato il verde dell’area (nel corso dell’anno sorgerà anche un arboreto). Ancora più importante è poi il nuovo disegno del terminal bus (un’area di 12mila mq) e quello del molo taxi, oltre a un nuovo sistema di piste ciclabili e ad un’area pedonale di 5mila mq.

Piazza dei Cinquecento
Fonte: Elena Balestri
Piazza dei Cinquecento

Le nuove isole per i bus, nuovi parcheggi e le aree drop off

«La vera sfida è stata la fase della cantierizzazione. – ci dice Paolo Nardocci, Responsabile Area Nuove Opere e Progettazione Struttura Territoriale Lazio presso ANAS – Abbiamo dovuto modificare le aree dei servizi della piazza, il capolinea bus e il molo taxi, per liberare gli spazi e realizzare il nuovo capolinea. È stato complesso perché la Piazza non può permettere un disservizio di trasporto collettivo e abbiamo dovuto progettare ingegneristicamente i servizi in provvisorio».

I miglioramenti fattivi riguardano – spiega sempre Nardocci – «la collocazione delle fermate bus su tre isole ben definite»: «In questo modo l’utente sa in quale isola andare, un po’ come funzionano gli aeroporti. – aggiunge – La collocazione degli autobus è particolare, perché è di taglio e non di traverso rispetto alla stazione. È stato fatto proprio per valorizzare la stazione stessa, garantendo una maggior visuale». Per quanto riguarda i parcheggi, infine, c’è una nuova piastra attiva (con 1500 posti e l’accesso diretto ai binari), mentre Via Marsala e Via Giolitti (le due uscite laterali della stazione) sono ora dotate di un’area drop off, «in linea con le maggiori stazioni europee», chiosa Nardocci.

Piazza dei Cinquecento
Fonte: Elena Balestri
Piazza dei Cinquecento

Nuove prese d’aria e materiali pregiati e innovativi

Aldo Isi, Amministratore Delegato ANAS, sottolinea poi che l’intervento maggiore ha riguardato la pavimentazione e ciò che c’è sotto Piazza dei Cinquecento. «C’è la metropolitana e infatti abbiamo prese d’aria nuove – commenta – e poi il nuovo terminal degli autobus ha questa trama bianca e nera fatta con materiali pregiati ma anche innovativi, tra cui il calcestruzzo architettonico». Del resto, rinnovare Roma è sempre una sfida proprio per quanto si può trovare sotto la superficie: il cantiere di Piazza dei Cinquecento non ha avuto un destino diverso. «Abbiamo rallentato per i ritrovamenti archeologici – dice ai nostri microfoni il sindaco Roberto Gualtieri – è stata ritrovata una dogana ottocentesca. Ma il Giubileo è una pratica ottimale proprio per la collaborazione tra i vari attori in causa, monitorando costantemente e accelerando i tempi».

Nessun ritardo significativo, ad ogni modo. I lavori possono infatti considerarsi ultimati al 91%: manca solo la parte centrale della piazza, e tutto sarà pronto entro l’estate del 2025. Tra gli interventi romani dedicati al Giubileo 2025, quello destinato al Piazzale della Stazione è del resto «il più ampio», come sottolinea Gualtieri, ed era necessario «mantenere la fruibilità senza interrompere il servizio». «Va sottolineato – dice ancora il sindaco – come questo lavoro ha mantenuto un rapporto con i binari, che idealmente proseguono all’esterno della stazione, e con l’architettura originaria dell’edificio del 1950. I materiali sono di pregio: travertino e basalti di Bagnoregio che si alternano con cromie che declinano fino alla strada. È un intervento di grande qualità sia per la fruizione dei servizi sia per l’uso della piazza, circondata dalle Terme di Diocleziano e dalle Mura Serviane».

I nuovi autobus di Roma
Fonte: Elena Balestri
I nuovi autobus di Roma

Termini, la porta di Roma

Ovvio che la Stazione di Termini sia – letteralmente e metaforicamente – una porta di Roma, «non solo logistica, ma anche operativa. – dice Gualtieri – Quando le persone arrivano, devono capire subito di essere a Roma e connettersi agli edifici di importanza storica e artistica che non hanno precedenti». In quest’ottica, Alfredo Mantovano – sottosegretario di Stato – evidenzia alcuni importanti dati storici: in primo luogo, una prima sistemazione di Piazza dei Cinquecento fu progettata in occasione del Giubileo del 1925 e realizzata poi per il Giubileo del 1950. In secondo luogo, la Stazione Termini è spesso il primo punto di arrivo dei Pellegrini: «L’arrivo deve essere un momento di accoglienza – commenta – e la sfida è non realizzare opere così belle solo in occasione del Giubileo. Altrimenti dobbiamo chiedere al Santo Padre di proclamarne uno all’anno».

Friuli, dal Natisone all’Isonzo: lungo il fiume in bicicletta

28 août 2024 à 17:53

Non c’è, in Italia, altra regione così brulicante di torrenti e fiumi balneabili e brillanti come il Friuli. La regione all’estremo nord-est del nostro paese è un vero e proprio regno delle acque, capace di conquistare i più indefessi amanti del turismo fluviale e di stupire al contempo anche i novizi del wild swimming.

Ad aumentare esponenzialmente l’attrattiva delle sponde di alcuni dei fiumi e dei torrenti friulani c’è la possibilità, non così frequente, di poterle esplorare in sella a una bicicletta, sfruttando magari alcuni dei percorsi ciclabili pensati per i visitatori della regione.

Pensate a quando andate in bicicletta nella vostra città: piste ciclabili intermittenti, automobilisti imprudenti, l’inquinamento che neutralizza il piacere del movimento a due ruote. Niente a che vedere con l’esperienza di pedalare tranquilli a stretto contatto con la natura che regala la ciclovia che collega Cividale del Friuli a Tolmin, in Slovenia, e che collega le rive del fiume Natisone a quelle dell’Isonzo.

Due corsi d’acqua straordinari. Il Natisone attraversa una valle stretta, dall’altitudine assai limitata, con usi, costumi e cultura separati da quelli del resto del Friuli. Le sue acque tendono allo smeraldino, sempre limpide e pure, raramente fredde (una rarità per certi corsi montani). L’Isonzo ha metà del suo corso in territorio italiano, ma le sue spiagge più belle, caratterizzate da piscine naturali con acque turchesi e cristalline su un fondale di sassolini bianchissimi, si trovano in Slovenia, nella zona compresa tra Kranjska Gora e Tolmin.

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Il Natisone poco fuori da Cividale

Le due vallate, di qua e di là dal confine di Stato, hanno il vantaggio di mantenersi su un’altitudine media relativamente bassa, mentre i fianchi delle montagne si impennano ai loro lati. Così, anche per il ciclo-amatore alle prime armi non è impresa impossibile percorrere i 45 chilometri che compongono il percorso: il dislivello totale dell’intero percorso è di appena 350 metri, alla portata della maggior parte delle persone, e pertanto adatto a intere famiglie.

Cividale del Friuli, la partenza

La partenza del percorso ciclistico è a Cividale del Friuli, piccolo gioiello delle Valli del Natisone, di cui è anche il centro decisamente più rilevante.

Nata in epoca romana con il nome di Forum Iulii, dalla cui contrazione nasce il toponimo Friuli che andrà ad indicare l’intera regione, Cividale è un borgo storico, con un centro che merita una prolungata visita.

Vi si entra attraversando il Ponte del Diavolo, che permette di attraversare una vertiginosa gola dove scorre il fiume Natisone. Si accede quindi a Piazza del Duomo, con il duomo cinquecentesco che si trova di fronte al bel Palazzo comunale, ornato a sua volta dalla statua di Giulio Cesare, fondatore della città.

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Fonte: Lorenzo Calamai
Cividale del Friuli vista dalle sponde del Natisone

In fondo alla piazza, sul lato opposto, si trova il Museo archeologico nazionale di Cividale del Friuli, ospitato in quello che fu il Palazzo dei Provveditori veneti, elegante edificio di impronta palladiana. Il Museo ospita soprattutto reperti del passato longobardo della città, che fu capoluogo del ducato stabilito in Friuli dopo la caduta dell’impero romano.

Altra mirabile testimonianza del passato di Cividale è il Tempietto longobardo, piccolo gioiello di architettura e scultura facente parte del complesso religioso di Santa Maria in Valle, all’estremità orientale del centro storico.

Il Museo archeologico nazionale e il Tempietto longobardo sono i due luoghi che fanno parte del sito seriale dell’UNESCO I Longobardi in Italia: i luoghi del potere, che raggruppa le tracce del passaggio storicamente, architettonicamente e artisticamente importante della popolazione longobarda nella Penisola, al fianco di luoghi come Benevento, Brescia, Campello sul Clitunno, Spoleto.

Partendo dal centro storico di Cividale prende quindi le mosse la pedalata lungo il corso del Natisone per giungere nella valle dell’Isonzo. Si risale il corso d’acqua sulla sponda in sinistra orografica sfruttando la pista ciclabile in sterrato ben tenuto fino alla vicina frazione di Ponte San Quirino, quindi si passa sull’altro lato e si attraversano tutte quelle piccole frazioni di San Pietro al Natisone che ospitano alcuni dei più bei luoghi dedicati al wild swimming lungo il fiume, soste ideali per una pedalata col giusto ritmo.

Le piscine naturali del Natisone lungo il percorso

Fin dalle prime battute, il percorso ciclistico affronta piste ciclabili dedicate o strade secondarie molto poco trafficate. In più, ci sono diversi spot dov’è possibile abbandonare la bicicletta per qualche decina di minuti, rinfrescandosi nelle più belle spiagge d’acqua dolce del fiume Natisone.

Poco dopo l’attraversamento del Natisone in località Ponte San Quirino, ad esempio, si arriva a Vernasso.

Qui l’area predisposta alla nota, chiassosa sagra locale, si trasforma in un gioiellino di pace e tranquillità durante la settimana. Vi si trova una larga spiaggia per metà costituita da sassi e per metà da un bel prato d’erba. Il fiume si allarga tranquillo in un’ampia piscina naturali dove rinfrescarsi in totale relax.

Non lontano, in località Oculis, è possibile una piccola deviazione: percorrendo una stradina tra i campi sulla destra si arriva a un piccolo ponte pedonale. A fianco del ponte un sentierino porta al letto del torrente e a una bella spiaggia riparata dalle fronde degli alberi. Le acque del Natisone scorrono placide all’ombra delle chiome: un luogo ideale per i giorni più caldi d’estate.

Superata la località di Cras si giunge all’incrocio con il ponte che attraversa il fiume. Mentre il percorso ciclabile continua seguendo le indicazioni per Antro e imbocca la strada sterrata sulla destra a pochi metri dall’incrocio, gli appassionati di wild swimming possono imboccare, anche in bici, il sentiero che scende a pochi metri dal ponte. Conduce a un’ampia radura boschiva a stretto contatto con una spiaggia in uno dei punti più belli del Natisone: una cascatella delimita l’inizio di un tratto molto spettacolare, con grosse conformazioni rocciose decorate da una timida vegetazione che sorgono dal letto del fiume, che sotto di loro raggiunge una elevata profondità.

Trampolini ideali per un acrobatico tuffo nelle temperate acque del Natisone, mentre l’ampia piscina naturale garantisce anche lo spazio per qualche rilassante bracciata.

Un’altra piccola piscina naturale si trova dietro al campo sportivo di Pulfero, che viene fiancheggiato dal percorso ciclistico che, infine, si sposta lungo la Strada statale 54 fino a Stupizza e poi al confine con la Slovenia.

A Stupizza l’ultima possibile deviazione per un bagno nel Natisone: in concomitanza della fermata dell’autobus del paesino, si seguono le indicazioni per il percorso tematico il Villaggio degli Orsi e la strada bianca che porta al ponte sul fiume. Da qui si accede alla lunga spiaggia di sassolini bianchi, con tanto spazio per sistemarsi (e anche per appoggiare le bici, se serve). La piscina naturale migliore si trova risalendo di un centinaio di metri a monte del ponte.

La Valle dell’Isonzo e lo sconfinamento in Slovenia

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L’Isonzo scorre in terra slovena

Oltrepassato il confine nei pressi di Stupizza, si prosegue per qualche chilometro lungo il corso del Natisone sloveno, quindi si piega a oriente in direzione Tolmin, piegando verso la valle dell’Isonzo.

È qui che le cose si fanno un po’ più avventurose: il percorso lascia l’asfalto per uno sterrato comunque non impegnativo, tagliando per le campagne fino a Kobarid, quella che fu Caporetto, nota per la battaglia della Prima guerra mondiale.

Proprio in questo luogo carico di storia e di fascino, nel quale merita fermarsi a riprendere fiato, si incontra l’altro grande fiume di questo splendido viaggio a due ruote: da qui in poi si costeggia l’Isonzo fino a Tolmin, scendendo verso sud con lo sguardo rapito dagli scorci sulle sue acque turchesi e incredibilmente attraenti.

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Una delle meravigliose spiagge sull’Isonzo

Poco a sud di Kobarid, in località Ladra, si trovano un paio di tratti di fiume splendidi, con ampie spiagge di sabbia sulle sponde delle acque turchesi del fiume.

Infine anche a Tolmin, termine ultimo della splendida pedalata, l’Isonzo regala un paio di splendidi spot per il wild swimming proprio a margine della città: dove il torrente Tolminka si getta nell’Isonzo formando un’enorme piscina naturale.

Così, anche una volta scesi dal sellino, ci sarà spazio per un ultimo tuffo prima del ritorno a casa.

Le più belle gite in bicicletta sulle linee ferroviarie dismesse

13 août 2024 à 16:00

Andare in sella alla bicicletta per sentieri immersi nella natura può essere una delle esperienze di viaggio e di vacanza migliori in assoluto: percorrere sentieri panoramici ed escursionistici in bici è un’attività che mette d’accordo sia i più sportivi che gli amanti della natura allo stato puro.

Di piste ciclabili l’Europa è piena, alcune sono particolarmente suggestive e magari anche meno famose rispetto ad altre, ma assolutamente da non perdere. Un recente studio del sito Buycycle – marketplace leader per bici usate di alta fascia – ha analizzato oltre 167 percorsi ciclabili in tutta l’Europa per offrire nuove ispirazioni di viaggio. Sono emerse 10 spettacolari piste ciclabili lungo antiche linee ferroviarie dismesse: vediamo le più belle della top ten. Nei primi posti si sono classificate le piste ciclabili di Germania, Spagna e Francia.

5 ciclabili imperdibili in Liguria: tra mare, romanticismo e natura mozzafiato

30 juin 2024 à 14:49

La Liguria, con la sua costa frastagliata e il suo entroterra ricco di borghi pittoreschi, si presta come meta ideale per gli amanti delle due ruote. Le amministrazioni locali, insieme ad associazioni turistiche e sportive, stanno investendo molto per rendere questa terra “bike friendly”, destagionalizzando il turismo e promuovendo un modo di viaggiare più lento e sostenibile. Tra panorami mozzafiato, mare cristallino e sentieri immersi nella natura, la regione offre una varietà di percorsi ciclabili adatti a tutti i gusti e livelli di preparazione.

Ecco 5 ciclabili imperdibili che vi lasceranno senza fiato (alcune sono anche super romantiche!).

La Ciclovia MareMonti

La Ciclovia MareMonti è un sentiero ciclopedonale che si snoda per 6 km da Levanto a Framura, offrendo panorami mozzafiato sul Mar Ligure. Il suo tracciato pianeggiante e privo di particolari difficoltà lo rende adatto a tutti, dai ciclisti esperti alle famiglie con bambini. Inaugurato nel 2001, il sentiero MareMonti è ricavato da una vecchia linea ferroviaria, e si sviluppa in gran parte a picco sul mare. Lungo il tracciato si susseguono diverse gallerie della vecchia ferrovia, che offrono un piacevole rifugio dal sole e dal caldo, soprattutto durante le giornate estive. Alcune di queste gallerie, come la Galleria Cappuccini, vantano una bellezza architettonica particolare, con volte in mattoni rossi e ampie finestre che si aprono sul mare. Sono numerosi i punti panoramici dislocati lungo la ciclabile: tra i più suggestivi ricordiamo il Belvedere di Levanto, il Ponte di Vernazza e la Punta Mesco. Poi ci sono i borghi da visitare e scoprire uno a uno, nella loro bellissima atmosfera tipica delle Cinque Terre: sono Framura, Levanto e Corniglia, con le case colorate, i vicoli stretti e un affaccio spettacolare sul mare.

Da San Lorenzo al Mare a Ospedaletti

Altra ciclabile piuttosto facile e per tutti è quella che collega San Lorenzo al Mare a Ospedaletti Questo itinerario è nato nel 2008, da un progetto di bonifica e recupero dei binari della vecchia ferrovia che complessivamente dovrebbe dare nuova vita a 60 km in direzione di Ventimiglia. Sono poco più di 20 km in totale quelli sistemati ad oggi, e attraversano 8 comuni (con le relative ex stazioni ferroviarie), da ognuno dei quali si può imboccare la ciclovia. L’itinerario è completamente pianeggiante e adatto anche ai ciclisti meno esperti, famiglie incluse. La doppia corsia è comoda e generosa negli spazi, tenuta in ottime condizioni. Tappe obbligate? Arma di Taggia e Sanremo solo per citarne un paio.

La Ciclovia dell’Ardesia

Tra il blu del Mar Ligure e il verde dell’entroterra genovese, si snoda la Ciclovia dell’Ardesia, un itinerario ciclabile di 40 km e un vero e proprio viaggio nel cuore della Liguria, un’immersione nella sua natura incontaminata, nei suoi borghi pittoreschi e nella sua storia millenaria. Il tracciato, che da Lavagna si inerpica fino a Tribogna, regala panorami mozzafiato sulla vallata del fiume Entella, sui monti dell’entroterra e sul mare cristallino. Pedalando, si attraversano boschi rigogliosi, prati fioriti e campi coltivati, totalmente immersi e circondati dal silenzio della natura. Ma non solo natura, perché la ciclovia tocca anche borghi che sembrano usciti da un’altra epoca, come Cogorno, Carasco e Cicagna, o altri punti di interesse ancora poco conosciuti, come il Castello di Carasco e la Miniera di Gambassi, per rivivere il passato di questa terra. La Ciclovia dell’Ardesia è un itinerario adatto a tutti, dai ciclisti esperti alle famiglie con bambini. Il percorso presenta alcuni tratti sterrati, ma nulla che un po’ di allenamento e spirito di avventura non possano superare.

Tra mare e rocce: da Varazze a Cogoleto

Immaginate un nastro di asfalto che si snoda lungo la costa ligure, cullato dal rumore delle onde e accarezzato dalla brezza marina. Ecco la pista ciclabile di Varazze, un gioiello lungo 4,3 km e un concentrato di bellezza. Questo percorso, ricavato da un’ex ferrovia dismessa da oltre 40 anni, si sviluppa per la maggior parte sulla costa, con panorami mozzafiato. La ciclabile tocca i Piani d’Invrea e i Piani di San Giacomo e attraversa le vecchie gallerie ferroviarie, illuminate e decisamente suggestive. In alcuni tratti, la ciclovia assume le caratteristiche di un sentiero naturalistico, con rocce a picco sul mare dominate dalla macchia mediterranea. Una curiosità? La zona è conosciuta come “i bianchi e i neri”, per le due diverse colorazioni di rocce che si incontrano lungo il percorso. Nel primo tratto, partendo da Varazze, si trovano rocce bianche (dette metagabbri), mentre dopo circa 1300 metri, superata la Baia dei Corvi, ci si imbatte in un tipo di roccia differente, dal colore nero o verdastro e dalla conformazione particolare.

Un giro mozzafiato tra Chiavari e Portofino

Per i ciclisti più allenati, il giro Chiavari-Portofino è un percorso di 44 km (andata e ritorno) di media difficoltà che si svolge per la maggior parte su strade asfaltate condivise con mezzi a motore. La salita iniziale da Chiavari mette subito alla prova, ma la fatica è ampiamente ricompensata dalla vista mozzafiato sul Golfo del Tigullio. Il percorso alterna tratti in salita, falsopiano e discesa, mantenendo sempre un ritmo vivace, per questo è necessario una buona preparazione. Arrivati al tratto sulla costa, si incontrano diverse cittadine che meritano una sosta: Zoagli, con il suo centro storico medievale e le sue spiagge suggestive; Rapallo, famosa per il suo castello e il suo lungomare affollato; Santa Margherita Ligure, perla del Tigullio con le sue ville liberty e i suoi giardini fioriti. Oltre ai borghi, la ciclabile attraversa boschi rigogliosi, oliveti profumati e prati fioriti tipicamente liguri.

Ciclabili d’Italia: sono queste le tre più belle

1 juin 2024 à 10:25

È giunto alla nona edizione l’Oscar Italiano del Cicloturismo che viene assegnato ogni anno alle ciclovie verdi delle Regioni che promuovono la vacanza su due ruote con servizi mirati al turismo lento.

La proclamazione si tiene oggi 1 giugno a Lucca, protagonista con Viareggio dell’evento di premiazione nella Regione Toscana, vincitrice del primo premio dello scorso anno per la Ciclopedonale Puccini (la prima ciclovia musicata che, fra tradizione e innovazione, raccoglie il patrimonio culturale e naturale tra Lucca e la Versilia, raccontando la vita e i luoghi del grande compositore, di cui quest’anno ricorre il centenario della morte).

A vincere, la Regione Friuli Venezia Giulia con la Ciclovia Pedemontana, il secondo premio alla Regione Calabria per la Ciclopedonale della Val di Neto, mentre al terzo posto si posiziona la Provincia Autonoma di Trento con la Green Road dei Fiori.

Menzione speciale della Giuria di Appennino Bike Tour presentato dalla Regione Liguria mentre la Menzione Legambiente premia la Regione Sardegna, alla sua prima vittoria, per Il Cammino Minerario di Santa Barbara.

Infine, la Menzione speciale della Stampa va alla Campania per La Via Silente.

Conosciamo meglio, allora, le tre ciclovie più belle d’Italia.

Prima classificata: la Ciclovia Pedemontana, Regione Friuli Venezia Giulia

La Ciclovia Pedemontana del Friuli Venezia Giulia è un percorso di 180 chilometri tra Sacile e Gorizia (che sarà Capitale europea della Cultura 2025).

Segue la linea immaginaria che delimita l’arco alpino regionale attraverso un territorio di elevato valore paesaggistico, ricco di punti di interesse storico, artistico ed enogastronomico: le spettacolari Dolomiti Friulane, Patrimonio Unesco, la riserva naturale del Cornino, città medievali come Gemona e Pinzano al Tagliamento, l’arte longobarda di Cividale del Friuli, sito Unesco, le pregiate aree vitivinicole della DOC Grave, Colli Orientali del Friuli, Isonzo e Collio e ben sette dei tredici presidi Slow Food della Regione.

Il tracciato è adatto a tutti per il fondo estremamente confortevole, le pendenze medie inferiori al 2%, i servizi e l’assistenza. In particolare, la prima metà del percorso si snoda parallelamente alla ferrovia turistica Sacile-Gemona, consentendo ai cicloturisti di utilizzare treni con materiale storico.

Seconda classificata: la Ciclopedonale della Val di Neto, Regione Calabria

La Ciclopedonale della Val di Neto corre per 42 chilometri lungo l’antica mulattiera sull’argine sinistro dell’omonimo fiume, dall’antico sito termale di Bruciarello fino alla foce sul Mar Jonio, in un’area dell’antica Magna Grecia ricca dei profumi, dei sapori e dei colori della macchia mediterranea. È una green road a uso esclusivo di pedoni e biciclette che attraversa il territorio di sei comuni del Marchesato crotonese: Caccuri, Belvedere di Spinello, Santa Severina, Rocca di Neto, Scandale, Strongoli.

È anche un esempio di turismo responsabile, realizzata con attenzione alla sostenibilità nella pianificazione e scelta dei materiali eco-compatibili, come nel caso della passerella di San Rocco, che integra alla perfezione natura e architettura.

Numerosi i punti di accesso che ne facilitano e diversificano l’utilizzo: è, inoltre, particolarmente ben attrezzata con servizi a uso del cicloturista e del viandante, inclusi aree fitness e capanni per
l’osservazione della natura; numerose anche le attività sportive e di accoglienza.

Terza classificata: Green Road dei Fiori, Provincia Autonoma di Trento

La Green Road dei fiori è un percorso ciclopedonale che unisce in un unico itinerario la Val Rendena e la Valle del Chiese, 57 chilometri da Carisolo fino alle sponde del Lago d’Idro. La Ciclovia della Val Rendena è un nastro disegnato e ben integrato in uno scenario alpino di grande suggestione, nel Parco Naturale Adamello-Brenta, che costeggia il fiume Sarca, mentre la Valle del Chiese è la terra delle sette Pievi e tante sono le testimonianze artistiche lungo il percorso.

Si tratta di una ciclabile ancora più suggestiva durante il periodo della fioritura, con oltre 600 specie di fiori che compongono un’incredibile tavolozza di colori, comprese rare orchidee che crescono sulle rive dei laghi.

Nelle zone boscose faggete, frassino, il sambuco, l’odoroso tiglio di monte che dà un ottimo miele. Non mancano anche alcuni borghi storici e i musei e i siti che riportano i segni lasciati dalla Grande Guerra: camminamenti, trincee e postazioni per i quali la Ciclovia rappresenta un ottimo punto di partenza.

Tra i tanti servizi a disposizione del cicloturista, anche un bus navetta sulla via del ritorno.

Giornata Nazionale della Bicicletta: le 10 migliori piste ciclabili d’Italia

Par : lizsemilia
11 mai 2024 à 10:25

È in costante crescita il cicloturismo, una modalità slow e avvincente per esplorare il mondo che non soltanto promuove uno stile di vita attivo e sostenibile, ma offre anche un’opportunità senza eguali per immergersi appieno nel territorio, vivere esperienze autentiche e ammirare panorami che sanno come lasciare senza fiato.

La Giornata Nazionale della Bicicletta è l’occasione perfetta per andare alla scoperta di alcune tra le migliori piste ciclabili sparse per l’Italia, dalle affascinanti coste alle suggestive campagne, un ricco ventaglio di opzioni imperdibili per gli amanti delle due ruote.

Pista ciclabile del Lago di Garda: le tappe del percorso attorno al Benaco

10 avril 2024 à 17:30

La pista ciclabile del Lago di Garda è un percorso suggestivo tra montagne e lago, lungo paesaggi incantevoli punteggiati da borghi medievali, limonaie e distese di oliveti e vigneti. Un viaggio attraverso le tre province che si dividono il Benaco (l’altro nome del Lago di Garda): Brescia, Trento e Verona.

Sebbene alcuni tratti siano da percorrere sulla Strada Gardesana, l’itinerario che compie il giro del Lago di Garda è composto anche da numerose piste ciclabili e ciclopedonali che permettono di godere in sicurezza del viaggio sulle due ruote.

Il giro del Lago di Garda in bicicletta

In totale sono 140 chilometri di un percorso di medio-alta difficoltà, sia per la lunghezza del tragitto, sia per alcuni tratti che presentano dislivelli. Per via della sua difficoltà e la presenza di tratti su strada trafficata, il percorso è largamente sconsigliato ai bambini, agli anziani e ai pattinatori. È invece più adatto a persone con una buona preparazione tecnica e fisica e una maggiore esperienza su bici da strada. Percorrendo la strada i ciclisti dovranno fare varie soste per dissetarsi e riposare, un’ottima scusa per visitare i vari centri abitati che si affacciano sulle sponde del lago e riposarsi sdraiati su una delle tante spiaggette, in estate.

Il giro in bici lungo la pista ciclabile del lago di Garda inizia nella località di Toscolano Maderno (BS), a metà della costa occidentale del bacino lacustre, e punta verso nord fino a Riva del Garda, per poi ridiscendere lungo la costa orientale fino a Lazise e Peschiera. Attraversa poi la costa sud e raggiunge nuovamente il punto di partenza iniziale. Il giro completo del lago può essere suddiviso a metà: sia che si opti per il giro alto del Lago di Garda o per il giro basso, arrivando a Torri del Benaco (in provincia di Verona), è possibile prendere il traghetto che attraversa il lago fino a Toscolano Maderno.

Andiamo alla scoperta del percorso che parte da Toscolano Maderno e compie il giro del Lago di Garda, attraverso le sue molteplici tappe panoramiche.

Vista splendida su Toscolano Maderno, affacciato sul lago di Garda
Fonte: 123RF
Toscolano Maderno

Da Toscolano Maderno a Limone Sul Garda: storia e paesaggi suggestivi

Il giro del Lago di Garda in sella alla bici ha inizio nel paese di Toscolano Maderno (BS), splendida località affacciata sul lago che porta ancora le testimonianze degli antichi mulini che durante il medioevo servivano per la produzione della carta (a tal proposito merita una visita il Museo delle Cartiere di Toscolano).

Si procede in direzione direzione Nord, verso Gargnano. In questo tratto di strada non c’è ancora la pista ciclabile (che collegherà l’intero lago di Garda), ma per molti tratti è possibile uscire dalla Strada Statale ed entrare nei centri abitati affacciati sullo specchio d’acqua, ricchi di punti storici e tratti caratteristici della costa occidentale. Si entra quindi nel piccolo borgo di Bogliaco e successivamente nella località di Villa, prima di addentrarsi nel meraviglioso centro storico del paese di Gargano, tra vicoletti, palazzi storici e scorci romantici sul lago di Garda sulle bellissime limonaie.

Seguendo Via della Remembranza si passa a fianco di Villa Feltrinelli, storico palazzo di lusso (oggi hotel), che ospitò, tra le varie figure culturali di spicco nel periodo della Prima Guerra Mondiale, anche Gabriele D’Annunzio.

Si prosegue questo viaggio suggestivo tra montagne e lago seguendo Via San Giacomo, una stradina panoramica che si ricongiunge successivamente alla Statale con le sue gallerie. Questo è il tratto in cui porre maggiore attenzione alle vetture, soprattutto in estate quando la strada principale è molto più trafficata. Al termine della galleria che giunge al porticciolo di Tignale, con la sua spiaggetta Pra De La Fam, meta di molti amanti del windsurf e del Kitesurf, e la meravigliosa limonaia affacciata sul lago. Si raggiunge poi un’altra galleria caratterizzata da colore bianco e da una striscia laterale rossa. Qui, attraversando un cancelletto laterale, si prende la vecchia gardesana, che evita la strada principale trafficata, alla quale si riallaccia più avanti.

Il percorso prosegue fino alla lunga galleria dalla quale si esce per Campione del Garda, una delle 18 piccole frazioni che compongono il paese di Tremosine. Qui si può fare una sosta sulla graziosa spiaggetta, prima di prendere un altro tratto della vecchia Gardesana, con brevi gallerie scavate nella roccia, che si collega con il primo tornante della spettacolare strada della Forra, una delle più belle del mondo. Si torna con la bicicletta sulla Gardesana per circa 5 chilometri prima di raggiungere Limone Sul Garda.

Da Limone Sul Garda a Riva del Garda: la ciclopedonale più bella d’Europa

Questo è uno dei tratti più spettacolari del giro del Lago di Garda in bicicletta. Una volta attraversate le viuzze di Limone Sul Garda, con le sue meravigliose limonaie e il lungolago da cartolina, si prende il Sentiero del Sole. Dopo una breve salita si raggiunge la ciclopedonale del Garda, parallela alla Gardesana fino a Capo Reamol. Qui inizia il tratto più suggestivo dell’intero percorso: la passerella di Limone, definita “la pista ciclabile più bella d’Europa“. Un percorso di 2 chilometri sospeso sul lago con viste straordinarie sullo strapiombo e sul paesaggio circostante. Attenzione però, perché la passerella è molto frequentata, soprattutto nei festivi e durante l’estate, ed è importante fare attenzione ai numerosi pedoni lungo il tragitto.

La pista ciclopedonale di Limone Sul Garda, a strapiombo sul lago di Garda
Fonte: iStock
La pista ciclopedonale di Limone Sul Garda

Questo percorso termina nuovamente sulla terraferma, al monumento dedicato alle persone che hanno sacrificato la loro vita per la costruzione della “moderna” Gardesana, che venne inaugurata nel 1931. Da questo punto si lascia la provincia di Brescia per entrare nella provincia di Trento. L’ultimo tragitto è interamente sulla Statale, quindi serve fare molta attenzione ai veicoli. Si attraversano infine alcune gallerie per poi raggiungere Riva del Garda, il punto più a nord di questo incantevole itinerario alla scoperta delle meraviglie del lago di Garda.

Da Riva del Garda a Torbole: la pista ciclabile della Valle dell’Adige

Dopo una sosta nella cittadina di Riva del Garda, dove meritano una visita la Rocca di Riva e la Torre Apponale affacciate al porticciolo, si può ripartire alla volta di Torbole. Si attraversa quindi la cittadina seguendo la pista ciclabile della Valle dell’Adige che si sviluppa lungo le rive del lago, fino a raggiungere il porticcolo di San Nicolò. Qui, evitando di prendere la galleria, si prosegue sulla pista ciclabile che la costeggia e passa per la spiaggia della località Linfano, fino a raggiungere il suggestivo ponte che attraversa la foce del fiume Sarca (qui parte la ciclabile che si addentra nella Valle dei Laghi). Si arriva così a Torbole, il luogo perfetto per gli sport acquatici, per rilassarsi in riva al lago e immergersi nella storia e nelle tradizioni locali.

Da Torbole a Brenzone: la ciclopedonale sulle sponde del lago

Dal centro di Torbole si riprende la lunga pedalata alla scoperta del Lago di Garda iniziando a discendere la sponda est del Benaco, percorrendo la Gardesana Orientale con tratti in galleria. Si arriva prima a Navene, una piccola località ai piedi del Monte Baldo con splendide spiaggette in cui potersi rilassare. Ci troviamo ora nella terza provincia che si divide questo splendido lago, quella di Verona.

Dal borghetto di Navene si prende la ciclopedonale asfaltata che si allunga sulle rive del Benaco e ai lati della Statale, fino a raggiungere il bellissimo Castello Scaligero di Malcesine, la fortezza medievale che domina la cittadina. Usciti dal centro abitato di Malcesine, la pista ciclabile continua a costeggiare la spiaggia verso sud, fino a Brenzone sul Garda passando per la baia di Val di Sogno e Cassone.

Il centro abitato di Malcesine, sulla sponda orientale del lago Garda
Fonte: iStock
Malcesine

Da Brenzone a Punta San Vigilio: panorami da sogno

Sono circa 15 i chilometri che dividono Brenzone da Punta San Vigilio, una località che offre alcuni tra i panorami più belli sul Lago di Garda. Da qui si può ammirare l’acqua cristallina del lago circondato da colline verdi adagiate ai piedi del Monte Baldo. Prima di giungere a Punta San Vigilio si percorre la ciclopedonale che segue le coste del lago e che passa per Torri del Benaco. Qui ci si immerge in un borgo medievale con stradine acciottolate, palazzi storici e il Castello affacciato sul lungolago.

Questo è anche il punto nel quale si può prendere il traghetto che attraversa il lago e giunge a Toscolano Maderno, scelto da coloro che intendono percorrere soltanto il giro alto del Lago di Garda.

Da Punta San Vigilio a Lazise: la pista tra i borghi medievali

Il giro del lago prosegue uscendo dal centro abitato di Punta San Vigilio e costeggiando lo specchio d’acqua lungo la pista ciclabile. In un tragitto lungo circa 14 chilometri, si attraversano due borghi di incredibile bellezza: Garda, con i suoi archi, vicoli stretti, ville monumentali e case antiche, e Bardolino, nel cuore della Riviera degli Olivi e luogo dedito anche alla produzione di un ottimi vini.

Si giunge infine a Lazise, splendida cittadina medievale ricca di fascino. Non distante dal centro storico si trovano anche splendide terme naturali, con numerose proprietà benefiche, in cui godersi una pausa rilassante.

Da Lazise a Desenzano, passando per Sirmione

Dal meraviglioso centro di Lazise si sale nuovamente in sella per viaggiare attraverso la costa meridionale del Lago di Garda che attraversa due località: Peschiera e Sirmione. La prima è la cittadina storica che ospita anche il famoso parco giochi Gardaland, mentre la seconda è una delle zone più incredibili del Benaco.

Arrivati a Sirmione si apre davanti agli occhi la meraviglia. Si tratta di una lingua di terra che entra nel lago di immensa bellezza. Qui si possono ammirare le Grotte di Catullo, i resti di una villa romana del I secolo d.C. situata sulla punta più settentrionale della penisola con splendide viste sul lago, il Castello Scaligero con le sue imponenti mura e il suo pittoresco centro ricco di negozietti e ristoranti, le Terme di Sirmione e varie spiagge paradisiache che sembrano appartenere a isole caraibiche.

In questo tragitto si percorre spesso la Strada Gardesana, non essendo totalmente servito da piste ciclabili, fino a raggiungere la cittadina di Desenzano, nota per il suo caratteristico centro storico con il porticciolo, il lungolago e le spiaggette in cui rilassarsi.

La splendida vista dall'alto su Sirmione, sul lago di Garda
Fonte: iStock
Sirmione

Da Desenzano a Toscolano Maderno

Per l’ultimo tragitto che parte da Desenzano e si ricongiunge con Toscolano Maderno, si attraversano i magnifici paesaggi della Valtenesi, meglio se percorrendo le strade secondarie dove i borghi punteggiano una zona collinare ricca di vigneti e oliveti. Così, si possono ammirare le bellezze naturali e architettoniche di Moniga (con il suo Castello e le splendide spiagge), Manerba (con il suggestivo Parco Archeologico della “Rocca” e la sua splendida spiaggia), Salò (con i suoi numerosi palazzi antichi e il vivo centro storico con il lungolago), Gardone Riviera (che ospita il Vittoriale degli Italiani, la casa di Gabriele D’Annunzio ora trasformata in un bellissimo museo) e, infine Toscolano Maderno, l’originario punto di partenza di questo tour in bicicletta dai variopinti panorami suggestivi.

Ciclovia del Sole, inaugurato il tratto lombardo che si snoda nel Mantovano

Par : Marco Dozio
4 avril 2024 à 16:42

Inaugurato a Mantova il tratto lombardo della Ciclovia nazionale del Sole, infrastruttura per la mobilità dolce che interessa 4 regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana) e si estende da Verona a Firenze.

10 Comuni coinvolti

Il tratto lombardo è lungo circa 90 chilometri e si snoda interamente nel territorio mantovano attraversando 10 Comuni. Monzambano, Ponti sul Mincio, Goito, Marmirolo, Porto Mantovano, Mantova, Borgo Virgilio, Bagnolo San Vito, San Benedetto Po, Moglia.

L’investimento

L’opera è stata finanziata con un investimento complessivo di 6,3 milioni di euro, di cui circa 4 milioni stanziati da Regione Lombardia e 2,3 milioni dallo Stato.

Al taglio del nastro era presente l’assessore regionale alle Infrastrutture e Opere pubbliche, Claudia Maria Terzi.

Assessore Terzi: promessa mantenuta

“Per il Mantovano – ha evidenziato l’assessore Terzi – è un giorno da ricordare. La realizzazione della Ciclovia Sole è una promessa mantenuta a beneficio dei cittadini, un’opportunità di crescita e sviluppo che renderà ancora più attrattivo questo territorio meraviglioso”.

Il ruolo di Regione

“Come Regione Lombardia – ha proseguito Terzi – abbiamo messo in campo risorse rilevanti e lavorato intensamente per trasformare un’idea ambiziosa in una realtà concreta. Il lavoro di squadra è stato fondamentale. Mi riferisco alla collaborazione col Parco del Mincio e con tutte le istituzioni coinvolte, a cominciare dal sostegno del Governo”.

Valorizzazione del territorio

“Mantova e la sua provincia – ha sottolineato Terzi – possono ora fregiarsi di uno straordinario mezzo di promozione e valorizzazione territoriale con ricadute positive per l’economia locale e il turismo”.

Vetrina europea

“Le bellezze paesaggistiche, culturali, storiche ed enogastronomiche del Mantovano – ha detto Terzi – potranno avere anche una vetrina internazionale, considerando che la Ciclovia Sole si inserisce nell’itinerario EuroVelo n.7 che collega Capo Nord a Malta attraverso una delle principali rotte cicloturistiche europee”.

Collegamenti con Ciclovie Vento e Garda

“Il tracciato della Ciclovia Sole – ha concluso Terzi – inoltre si collega ad altre due Ciclovie nazionali che interessano la Lombardia, ovvero la Ciclovia Garda e la Ciclovia Vento. La continuità dei percorsi, in questo senso, è un elemento che fa la differenza e favorisce un nuovo modo di intendere la bicicletta”.

Fiumi Mincio e Secchia

Il tratto lombardo della Ciclovia Sole si snoda per la maggior parte del tracciato su strade arginali dei fiumi Mincio e Secchia e di canali collegati, mentre alcuni tratti ricadono in aree urbane come a San Benedetto Po e a Mantova.

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Via dell’Acqua, la pista ciclabile che collega Roma e Assisi

4 avril 2024 à 12:05

È un percorso meraviglioso, ricco di storia e bellezza, che si inerpica tra la natura e regala una visione diversa di ciò che ci circonda. È la Via dell’Acqua, che collega Assisi a Roma e che si può percorrere in bicicletta, ma anche a piedi e – perché no – a cavallo.

Si snoda per 250 chilometri e porta ad attraversare questo tratto di Italia centrale, potendone apprezzare la natura, la campagna che si ha intorno a sé e i corsi d’acqua. Un percorso fatto di bellezza, che fa da filo rosso tra Umbria e Lazio, tra Valle Spoletana, Valnerina e la Valle del Tevere. Ma anche spirituale, infatti collega due centri della Cristianità: Assisi e Roma.

Tutto quello che c’è da sapere sulla Via dell’Acqua, per provare una vacanza diversa, più lenta che ci permette di apprezzare il territorio e di vivere in prima persona il turismo sostenibile.

La Via dell’Acqua, cosa c’è da sapere

Si estende per 250 chilometri la Via dell’Acqua, di questi 200 si snodano lungo percorsi ciclabili già esistenti e lungo strade di campagna, gli altri 50 – invece – su asfalto. Non importa quanto tempo si impiega a percorrerla, perché l’obiettivo è un altro. Tra le cose più belle, infatti, di un viaggio così ci sono la possibilità di lasciarsi incantare dal paesaggio circostante e quella di conoscere luoghi nuovi lungo il percorso.

Inoltre, lungo la Via dell’Acqua si incontrano anche diverse attività per mangiare e dormire, ma anche servizi, che offrono una scontistica grazie alla convenzione attiva per coloro che viaggiano in bici, a cavallo o a piedi e sono in possesso della credenziale che si può richiedere sul sito ufficiale. Il dislivello complessivo è di 2100 metri ed è una vera e propria immersione nella natura alla scoperta di luoghi suggestivi e del fascino di un tratto di Italia a cavallo tra due regioni: l’Umbria e il Lazio.

Perché si chiama così e la storia della sua nascita

Sul sito ufficiale di questo percorso si racconta che la genesi di tutto è stata l’acqua, che è stata ciò che ha ispirato ma che è anche l’elemento che lo caratterizza. Infatti si snoda proprio nei pressi di alcuni argini.

Il percorso è facile, fattibile per tutti.  Come viene spiegato – sempre sul sito ufficiale – la realizzazione della Via dell’Acqua è stata possibile anche grazie al fatto che in Umbria c’era già una fitta rete di percorsi ciclabili. Numeri alla mano, infatti, dei 160 chilometri di tratta che scorrono in questa regione, ben 120 erano su ciclabili già esistenti.

Il risultato sono seniteri, strade e ciclabili che uniscono due regioni e due città: un modo per conoscere il territorio da un altro punto di vista, una maniera per godere della bellezza intorno a sé senza alcuna fretta, ma lasciando che lo sguardo si meravigli a ogni scorcio.

Come si deve percorrere e le info utili

Come percorrerla? La si può fare da Assisi verso Roma e viceversa. Sul profilo Facebook ufficiale dedicato alla Via dell’Acqua vengono pubblicati e condivisi aggiornamenti utili da conoscere prima di partire. Sempre tramite Facebook si arriva ad altre informazioni che contengono le indicazioni e i suggerimenti sulle soste da fare lungo il tragitto, come quella al sito archeologico Lucus Feroniae, che si sviluppa in un’area archeologica e in un museo a ingresso gratuito, oppure la sosta a Terni per visitare la Basilica di San Valentino.

Pista ciclabile del Tevere: percorso e informazioni

29 mars 2024 à 14:40

Roma, la città eterna costruita su sette colli, come tutte le più grandi metropoli è spesso inondata di caos. Ma lei, la nostra Capitale, ha diverse anime, molte delle quali la rendono unica nel contesto mondiale. No, non stiamo necessariamente parlando dei suoi sontuosi monumenti che sì, sono tra i più eccezionali del pianeta intero, ma della sua anima rurale, silenziosa, fatta di una natura sorprendente e scorci che lasciano senza fiato.

Per percepire più a fondo tutte queste sue speciali sfaccettature, basta salire in sella ad una bici e percorrere la preziosa pista ciclabile che costeggia il Tevere.

La pista ciclabile del Tevere

Il vero nome della pista ciclabile che costeggia il fiume Tevere è Pista ciclabile della Tiberina. Tuttavia, viene spesso chiamata con il nome del fiume perché lo attraversa, su entrambi i lati, in un interessante tratto. Parliamo perciò di un percorso di circa 35 chilometri, che può vantare il titolo di essere la pista ciclabile più lunga di Roma (o almeno lo è per il momento).

Un itinerario bellissimo e che collega la Capitale dal versante Nord a quello Sud, costeggiando gli argini di questo fiume che ha fatto la storia della città. È un percorso adatto a tutti, grazie alla presenza di ampie zone dalle tratte regolari e con un dislivello minimo. Tuttavia, è bene tenere a mente che si può fare solo in alcuni periodi dell’anno: il tragitto lungo la banchina del fiume viene completamente sommerso dall’acqua durante i periodi di piena.

Tevere, pista ciclabile
Fonte: iStock - Ph: Photo Beto
Godersi Roma dalla pista ciclabile del Tevere

Il percorso della pista del Tevere

La pista ciclabile del Tevere parte nella zona di Labaro, area situata nell’estremo nord di Roma, e si conclude nel quartiere di Tor di Valle, a Sud-Ovest di questa splendida Capitale.

Iniziando il viaggio in sella a una bici dal centro abitato di Labaro, si segue l’argine del fiume, fino ad attraversare il depuratore di Roma Nord, il parco di Tor di Quinto e il ponte della via Olimpica.

Pedalando per circa circa 10 chilometri si raggiunge Ponte Milvio, da dove si devono seguire le indicazioni in direzione Piazza del Fante, Ponte Matteotti fino a raggiungere Castel Sant’Angelo e la graziosa Isola Tiberina (d’estate, poi, è più bella che mai grazie a una serie di eventi davvero imperdibili).

Superata l’Isola Tiberina, questa affascinante pista ciclabile continua andando verso il vecchio e sontuoso Gazometro, per poi procedere in direzione della Magliana, fino a concludersi nella località di Tor di Valle.

È bene sapere che tale tragitto può essere effettuato in entrambe le direzioni, e che è chiaramente accessibile da più punti di questa magica città

Castel Sant'Angelo, Roma
Fonte: iStock - Ph: Andrea Izzotti
Castel Sant’Angelo visto dalla riva sinistra del Fiume Tevere

Punti di interesse della ciclabile del Tevere

Tra i vari punti di interesse che si possono scoprire pedalando su questa pista, c’è senza ombra di dubbio il Parco di Tor di Quinto. Si tratta di un’oasi verde nel bel mezzo della città, che si estende per circa 9 ettari e in cui sono impiantati 250 alberi tipici delle zone umide, come pioppi, frassini, carpini e querce comuni.

È presente anche un grazioso laghetto attorno al quale di snodano diversi percorsi, che permettono di raggiunge i canneti che si sviluppano lungo l’ansa del fiume Tevere.

Il ponte della via Olimpica, il cui vero nome è Ponte Tor di Quinto, ha una storia del tutto olimpionica: fu realizzato nel 1960 in occasione delle Olimpiadi di Roma, proprio per facilitare il collegamento tra la via Olimpica e gli impianti sportivi dell’Acqua Acetosa. Dotato di 7 arcate in cemento armato, è lungo 72 metri e largo 27.

Ponte Milvio è ormai uno dei ponti più famosi della città: è qui che vengono appesi i lucchetti dell’amore. Ma nei fatti questo è uno dei ponti più antichi di tutta Roma, che oggi rappresenta anche un luogo di ritrovo di giovani romani e turisti.

Ponte Milvio, Roma
Fonte: iStock
L’antico Ponte Milvio visto dal Tevere

Costruito nel 109 a.C., fu la sede della famosa battaglia tra l’imperatore Costantino e Massenzio ed è sormontato da una famosa torre in stile neoclassico, oggi conosciuta con il nome di Torretta Valadier.

Decisamente affascinante è anche il Ponte Giacomo Matteotti, con le sue tre imponenti arcate in muratura che si estendono per una lunghezza di circa 138 metri. Poi ancora Castel Sant’Angelo, che nel corso dei secoli ha ricoperto diverse funzioni: da sontuoso sepolcro dell’imperatore Adriano e della sua famiglia ad avamposto fortificato, poi ancora da carcere spaventoso a splendida dimora rinascimentale, fino a diventare prigione risorgimentale e infine museo.

L’Isola Tiberina è l’incredibile (e unica) isola urbana del Tevere, che vanta la caratteristica di essere collegata alle sponde del fiume da due ponti. Stando alla leggenda, nacque nel 509 a.C., quando i romani, insegno di odio verso Lucio Tarquinio Superbo, l’ultimo re di Roma, gettarono nel Tevere un enorme deposito di grano che apparteneva al re, il quale andò a formare questa isoletta. Ovviamente non è andata esattamente così, ma questo angolo delle Capitale sembra quasi un borgo a parte nel cuore della Città Eterna.

Infine il vecchio e imponente Gazometro, un vero e proprio gigante di ferro che, per la sua monumentalità, è affettuosamente chiamato il “Colosseo industriale” o “Colosseo moderno”. Oggi è uno degli emblemi più suggestivi dell’archeologia industriale della Capitale, tanto da essere un elemento vero e proprio dello skyline romano.

Insomma, la pista ciclabile che costeggia il Tevere è una angolo di pace nel cuore di Roma, che permette di scoprire la Città Eterna da un punto un punto di vista privilegiato e rispettando anche l’ambiente.

Gazometro, Roma
Vista dell’imponente Gazometro e del fiume Tevere ai suoi piedi

Piste ciclabili, da Regione 18 milioni per 62 interventi in Lombardia

16 janvier 2024 à 17:29

Oltre 18 milioni di euro per 62 interventi destinati a messa in sicurezza, potenziamento e nuove realizzazioni finalizzati a conseguire condizioni di maggiore efficienza e sicurezza della rete ciclabile della Lombardia. È quanto prevede una delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore ai Trasporti, Infrastrutture e Mobilità sostenibile, Franco Lucente, di concerto con gli assessori Claudia Maria Terzi (Infrastrutture e Opere pubbliche) e Barbara Mazzali (Turismo, Marketing territoriale e Moda).

Le opere fanno parte del ‘Piano Lombardia’ che prevede, complessivamente, 150 interventi per oltre 52 milioni di finanziamento regionale.

Con questa delibera la Giunta regionale ha approvato un elenco di piste ciclabili, il cui finanziamento è suddiviso in tre annualità, dal 2024 al 2026.

Assessore Lucente: sulle ciclabili Lombardia proiettata al futuro

“È fondamentale – ha affermato Lucente – rendere le piste ciclabili sempre più efficienti e sicure, soprattutto alla luce dei troppi incidenti registrati nella nostra regione. Questo è un esempio di quanto Regione Lombardia sia incline alla vera idea di mobilità sostenibile e proiettata al futuro. Il nostro obiettivo è coniugare la sicurezza dei percorsi ad una loro fruibilità per tutti, rendendoli attrattivi da un punto di vista turistico”.

Assessori Mazzali e Terzi: settore strategico per l’amministrazione

“Potenziare le infrastrutture ciclabili – ha evidenziato Terzi – è un obiettivo che Regione persegue con determinazione mettendo a disposizione, da anni, importanti risorse per opere che migliorano il territorio e la qualità della vita dei cittadini”.

“Il cicloturismo è un asset strategico tra le proposte di viaggio della nostra regione – ha commentato Mazzali – che, abbracciando perfettamente il nostro territorio, lo rende ancora più attrattivo per turisti italiani e internazionali alla ricerca di proposte ‘outdoor’, all’insegna di un turismo lento e a contatto con la natura”.

Piste ciclabili della Lombardia,  il riparto dei fondi e il numero di interventi finanziati

  • Milano 4.943.000 (14);
  • Bergamo 2.771.401 (10);
  • Brescia 1.663.000 (11);
  • Como 720.000 (3);
  • Cremona 1.184.813 (7);
  • Lecco 3.625.000 (6);
  • Mantova 425.000 (3);
  • Monza Brianza 420.000 (3);
  • Varese 2.395.000 (5).

Qui l’elenco completo degli interventi. 

mac/med

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