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Tornano i treni storici in Campania: viaggi affascinanti tra regge, borghi e paesaggi suggestivi

22 août 2026 à 09:00

Dal 6 settembre al 27 dicembre 2026 la Campania torna a viaggiare sui binari del passato con una nuova stagione di treni storici. Sono oltre 30 le corse previste nei fine settimana, pensate per trasformare il viaggio in un’esperienza capace di unire turismo lento, cultura, storia e mobilità sostenibile. L’iniziativa è promossa dalla Regione Campania attraverso ACaMIR (Agenzia Campana per la Mobilità, le Infrastrutture e le Reti), in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e gli enti locali.

Il programma attraversa alcuni dei luoghi più interessanti della regione, dalle grandi città d’arte ai siti archeologici, fino ai piccoli borghi dell’entroterra. Per le informazioni definitive su date, orari, tariffe e modalità di prenotazione delle singole corse, arriveranno presto i dettagli ufficiali.

Pietrarsa Express, un viaggio nella storia delle ferrovie

Ad aprire la stagione sarà il Pietrarsa Express, con la prima corsa in programma domenica 6 settembre. Il convoglio storico partirà da Napoli Centrale per raggiungere il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, una delle destinazioni più significative per conoscere la storia delle ferrovie italiane.

Il fascino dell’itinerario sta anche nella possibilità di raggiungere il museo a bordo di un treno d’epoca, rendendo il percorso parte integrante della visita. Un modo suggestivo per riscoprire un luogo legato all’evoluzione del trasporto ferroviario italiano.

Ripartono i treni storici in Campania
Ferrovie dello Stato
A bordo del Pietrarsa Express

Reggia Express, da Napoli alla Reggia di Caserta

La seconda proposta è il Reggia Express, che collegherà Napoli Centrale alla stazione di Caserta a bordo di un convoglio storico. La prima partenza è prevista per domenica 13 settembre.

La particolarità dell’itinerario è la posizione della stazione ferroviaria casertana, situata a breve distanza dal Complesso Vanvitelliano della Reggia di Caserta. Una volta scesi dal treno, sarà quindi possibile raggiungere facilmente uno dei più importanti monumenti della Campania, senza lunghi trasferimenti.

Archeotreno, sulle tracce di Pompei e Paestum

Il patrimonio archeologico sarà protagonista dell’Archeotreno, con partenze da Napoli verso due destinazioni di grande rilevanza: Pompei e Paestum. La prima corsa è fissata per domenica 18 ottobre.

L’idea è quella di facilitare l’accesso a importanti aree archeologiche attraverso un collegamento ferroviario dal forte valore turistico e culturale. Il viaggio diventa così parte dell’esperienza, accompagnando i visitatori verso luoghi che raccontano alcune delle pagine più importanti della storia antica della Campania.

Tornano i treni storici in Campania da settembre
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L’Archeotreno della Campania

Ferrovia dell’Irpinia, tra borghi e paesaggi dell’entroterra

Dal 13 settembre il programma si estenderà anche all’Irpinia, con partenze da Avellino lungo la storica Ferrovia dell’Irpinia. Le automotrici d’epoca raggiungeranno borghi come Montella, Lioni, Montemarano, Paternopoli, Taurasi, Cassano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi.

Per rendere più semplice la visita, il viaggio sarà accompagnato da un servizio integrato di bus navetta dalle stazioni verso i centri abitati. Un sistema pensato per valorizzare anche le aree interne e favorire la scoperta di borghi, paesaggi e patrimoni locali.

I biglietti saranno disponibili attraverso i canali Trenitalia (sito, app, biglietteria, distributori automatici) e presso le agenzie di viaggio, ma per conoscere calendario completo e le informazioni delle singole iniziative bisognerà consultare i canali della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane.

La Grecia apre 126 luoghi storici gratis sotto la luna piena: ecco dove andare

18 août 2026 à 11:00

La Grecia si prepara a vivere una delle notti più suggestive dell’estate. In occasione della luna piena di agosto il Paese spalancherà le porte del proprio patrimonio archeologico con un’iniziativa che permetterà di visitare gratuitamente 126 siti archeologici, monumenti, luoghi storici e musei. L’appuntamento principale è fissato per venerdì 28 agosto 2026 e coinvolgerà località da nord a sud, molte delle quali resteranno aperte anche dopo il tramonto.

L’iniziativa, organizzata ogni anno dal Ministero della Cultura greco, trasforma così alcuni dei luoghi più importanti della storia ellenica in scenari ancora più affascinanti, illuminati dalla luce della luna. Dei 126 luoghi coinvolti, 61 ospiteranno eventi culturali, mentre altri 65 saranno semplicemente accessibili gratuitamente, generalmente dalle 19:30/20 fino alle 23/24.

Da Delfi all’antica Olimpia

Tra i luoghi da segnare in agenda se in quei giorni ci si trova in Grecia, c’è Delfi, l’antico santuario dove arrivavano visitatori da ogni parte del mondo greco per consultare l’Oracolo. Durante la serata sarà possibile accedere all’area fino alla terrazza del Tempio di Apollo, in un’atmosfera particolarmente suggestiva dopo il tramonto.

Un altro appuntamento imperdibile sarà quello con l’antica Olimpia, considerata la culla dei Giochi Olimpici. Il sito archeologico e il museo apriranno al pubblico e sono previste anche visite guidate condotte da archeologi. La città medievale fantasma di Mystras, a Sparta, ospiterà invece un evento musicale.

Ad Atene, invece, il Museo dell’Acropoli offrirà un’occasione speciale legata alla cultura greca antica. Il museo sarà aperto dalle 9 del mattino fino a mezzanotte, con visita gratuita alla mostra temporanea dedicata all’arte greca antica ritrovata in Italia.

In Epiro, il Nekromanteion di Acheronte regalerà invece un’esperienza dal fascino quasi misterioso. Secondo le antiche credenze, questo luogo era considerato un ingresso verso l’oltretomba e proprio la sua atmosfera notturna renderà la visita sotto la luna piena particolarmente suggestiva. Poco distante si trova Dodona, ritenuto il più antico santuario oracolare della Grecia, legato alla quercia sacra di Zeus. Il sito sarà accessibile gratuitamente dalle 20 a mezzanotte.

Aperti 126 luoghi storici gratis in Grecia sotto la luna piena
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Il Tempio di Apollo a Delfi

Da Creta alla Calcidica

Anche le isole greche parteciperanno alla grande festa della luna piena. A Creta, il complesso del palazzo minoico di Malia ospiterà un’esibizione dal vivo del cantante greco Manolis Mitsias accompagnato da un coro. A Gortina, invece, l’attenzione si concentrerà sulle antiche iscrizioni: qui si trova una delle più importanti testimonianze legislative dell’antichità greca, incisa direttamente nella pietra. A seguire la serata sarà allietata dalla musica.

Altri scenari da non perdere sono il Castello di Nafpaktos, fortezza veneziana affacciata sul Golfo di Corinto, dove il riflesso della luna sull’acqua promette un colpo d’occhio particolare, e il Santuario di Ammon Zeus, in Calcidica, dove è prevista una rappresentazione dell’opera Orfeo ed Euridice.

Il programma non si limiterà alla notte del 28 agosto: sono infatti previste iniziative anche il 26, 27, 29 e 30 agosto, tra concerti, spettacoli teatrali, danza, mostre e visite guidate. L’elenco dei 126 siti coinvolti, con orari e programmi aggiornati per questa 27ª edizione è pubblicato sul sito del Ministero della Cultura greco ma può subire variazioni.

La Grecia apre 126 luoghi storici gratis per la luna piena
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Veduta aerea delle rovine del palazzo minoico a Malia

C’è un tesoro nascosto nel Castello di Breno in Valle Camonica: la leggenda che fa sognare

14 août 2026 à 15:00

Nel cuore della Valle Camonica, arroccato su una collina che domina il fondovalle, il Castello di Breno custodisce secoli di storia, ma anche racconti, misteri e leggende. Quello che oggi appare come un suggestivo maniero altomedievale è in realtà un complesso molto più articolato, nato dalla sovrapposizione di edifici, torri e fortificazioni costruiti in epoche diverse.

La storia del castello

Le origini del sito sono molto più antiche del castello stesso: gli scavi archeologici hanno restituito tracce di frequentazione umana risalenti alla preistoria, con testimonianze che arrivano fino al VIII sec a.C.

L’attuale complesso fortificato si sviluppò soprattutto tra il XII e il XIII secolo, nel periodo di Federico I Barbarossa, quando sul colle sorsero palazzi e torri. In seguito, durante il dominio della Repubblica di Venezia, il Castello di Breno venne trasformato e potenziato come roccaforte militare. Tra le sue mura passarono personaggi e condottieri legati alle guerre tra guelfi e ghibellini, tra cui il Conte di Carmagnola e Bartolomeo Colleoni.

Nel 1592 la Serenissima – la Repubblica di Venezia – vendette il complesso al Comune di Breno e, con il passare del tempo, la fortificazione perse la propria funzione strategica giungendo a un progressivo abbandono e a un parziale riutilizzo come cava di pietre.

Cosa vedere e fare

La visita permette di leggere la storia direttamente nelle pietre. Si incontrano le mura merlate, l’antica casa-torre signorile e la torre grande, alta circa 20 metri e accessibile ai visitatori in occasione delle aperture previste. Particolarmente interessanti sono i resti della Chiesa di San Michele, di origine longobarda, considerata il più antico monumento portato alla luce a Breno.

Ma sono soprattutto le curiosità a rendere speciale il castello. Una leggenda della Valle Camonica racconta che il cavaliere Leutelmonte, dopo aver combattuto e vinto un duello per conto del signore di Breno, ricevette in premio una chioccia d’oro massiccio con dodici pulcini. Secondo alcune versioni, il tesoro per non essere rubato sarebbe stato nascosto nelle segrete di una torre medievale di Cividate Camuno; secondo altre, invece, sarebbe ancora sepolto in un tunnel segreto scavato nella roccia proprio nel Castello di Breno.

Si racconta inoltre dell’esistenza di antichi passaggi segreti: uno avrebbe collegato la rocca al fiume Oglio, un altro al convento dei Cappuccini. Non mancano poi le storie di assedi e personaggi leggendari, come la regina longobarda Rosmunda, protagonista di uno dei racconti tramandati intorno alla fortezza.

Il Castello di Breno dispone di un bar-ristorante all’interno delle mura ed è oggi anche sede di eventi musicali e manifestazioni di vario genere.

Visitare il Castello di Breno
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Vista sul castello

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello di Breno si trova in Vicolo Orti, a Breno, in provincia di Brescia, nel cuore della Valle Camonica in Lombardia. Dal centro del paese si raggiunge con una breve passeggiata in salita.

In automobile si arriva percorrendo la SS42 in direzione Edolo, con uscita a Breno. Per chi viaggia in treno, la località è servita dalla linea Brescia-Iseo-Edolo di Trenord, con fermata a Breno.

Il parco del castello è ad accesso libero tutti i giorni dalle 9 alle 24 mentre la fortezza è aperta tutti i giorni d’estate e solo sabato/domenica nei mesi di aprile, maggio, settembre, ottobre.

Per informazioni su orari, visite guidate e aperture straordinarie,  è consigliabile consultare il sito ufficiale della Pro Loco di Breno.

Nelle terre di Montepulciano riaffiora un tesoro nascosto per millenni

14 août 2026 à 14:00

Tra le colline della Valdichiana Senese, nelle terre di Montepulciano, il passato torna lentamente alla luce. Ad Acquaviva sono infatti ripresi gli scavi archeologici nel sito di Fontegrande, dove è conservato un importante complesso termale di epoca romana. L’area, estesa per circa 600 metri quadrati, custodisce strutture risalenti alla prima età imperiale, rimaste in uso fino alla loro dismissione intorno al V secolo d.C. La nuova campagna di indagini, avviata all’inizio di luglio 2026, sta già regalando scoperte capaci di raccontare un capitolo ancora poco conosciuto della storia del territorio.

Dove andare a settembre al caldo, 9 mete perfette per prolungare l’estate

12 août 2026 à 14:00

Settembre porta con sé la sensazione di trovarsi tra due stagioni: le giornate iniziano ad accorciarsi, le città tornano ai ritmi quotidiani e l’estate sembra pronta a lasciare spazio all’autunno. Eppure, basta scegliere la meta giusta per ritrovare sole pieno, temperature piacevoli e un mare fantastico per le vacanze.

Anzi, per molte località settembre è uno dei periodi migliori dell’anno: la folla di agosto si dirada, le spiagge tornano più tranquille e visitare borghi, siti archeologici e paesaggi naturali diventa molto più piacevole.

Una selezione di mete da considerare per inseguire l’estate.

Dove andare a settembre al caldo in Italia

Per trovare temperature ancora estive senza allontanarsi troppo, lo sguardo va soprattutto verso il Sud e le isole: Sicilia, Calabria e Sardegna vantano giornate ideali per il mare, con il vantaggio che, una volta terminato agosto, anche le località più amate ritrovano ritmi più tranquilli.

Marzamemi, la Sicilia dei pescatori affacciata sul mare

All’estremo sud-orientale della Sicilia, Marzamemi è un antico borgo di pescatori affacciato sulla costa tra Siracusa e Ragusa, nel territorio di Noto. Le basse case, la piazza raccolta e l’antica tonnara raccontano ancora oggi il profondo rapporto con il mare.

A settembre le acque rimangono molto calde, spesso intorno ai 25-26 °C, e le giornate luminose invitano a continuare a vivere all’aperto quando in altre zone d’Italia l’estate comincia già ad allontanarsi.

Il borgo è perfetto per alternare mare, passeggiate e sapori locali senza scegliere le mete siciliane più scontate. Nei dintorni, inoltre, il paesaggio della Sicilia sud-orientale si presta a escursioni in bicicletta e passeggiate costiere, mentre la vicina Riserva Naturale di Vendicari aggiunge un’altra preziosa occasione per immergersi nella natura.

Isola di Capo Rizzuto, la Calabria ionica più selvaggia

Veduta aerea del castello aragonese di Le Castella, Calabria
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Veduta aerea del castello aragonese di Le Castella

Sulla costa ionica calabrese, tra Crotone e Soverato, Isola di Capo Rizzuto è una valida alternativa alle località più frequentate del versante tirrenico.

A settembre le massime possono ancora aggirarsi sui 27-28 °C e il mare conserva temperature piacevoli, ideali per continuare la stagione balneare.

A conquistare è soprattutto la costa, ricca di acque limpide, calette, scogliere e fondali da esplorare. Gran parte del territorio marino è tutelato dall’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto, scenario ideale per snorkeling, escursioni in barca e giornate trascorse tra spiagge meno affollate.

Da non perdere anche Le Castella, con la fortezza che sembra emergere dal mare e regala uno dei panorami più riconoscibili di questo magico tratto della Calabria.

Costa Rei, la Sardegna che continua l’estate

Nel sud-est della Sardegna, nel territorio di Muravera, Costa Rei è una lunga distesa di sabbia chiara accarezzata da un mare dalle sfumature turchesi nell’abbraccio della macchia mediterranea.

Settembre coincide con uno dei periodi in cui il mare raggiunge le temperature più piacevoli dell’anno, mentre molti servizi rimangono ancora aperti e i prezzi possono essere più contenuti rispetto ad agosto.

Il modo migliore per scoprirla è allontanarsi dalla spiaggia principale e raggiungere le calette e i tratti di costa nei dintorni, soprattutto durante i giorni feriali. A nord e a sud del centro di Costa Rei si incontrano angoli più raccolti dove ritrovare la Sardegna più silenziosa, caratterizzata da sabbia, profumo di macchia e lunghe giornate ancora pienamente estive.

Dove trovare ancora l’estate in Europa a settembre

Anche oltre i confini italiani il Mediterraneo continua a regalare temperature perfette per una vacanza al sole. Settembre è il momento ideale per evitare le località più inflazionate e scoprire coste in cui il mare si accompagna a sentieri, piccoli centri e testimonianze archeologiche.

Ierapetra, la Creta meno conosciuta sul Mar Libico

Veduta aerea della fortezza veneziana di Kales all'ingresso del porto, Ierapetra, Creta
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Veduta aerea della fortezza veneziana di Kales all’ingresso del porto

Sulla costa sud-orientale di Creta, Ierapetra si specchia nel Mar Libico ed è una base interessante per scoprire una parte dell’isola molto diversa dalle frequentate Heraklion e Chania.

La stagione estiva qui si prolunga fino all’autunno e a settembre il clima rimane caldo, con un mare tra i più piacevoli del Mediterraneo; anche il vento tende a essere meno protagonista rispetto alle Cicladi.

Nei dintorni si incontrano spiagge e calette tranquille, piccoli insediamenti e paesaggi ancora segnati dall’agricoltura: è una Creta dal carattere più rurale, ideale alternare bagni e passeggiate.

Kaş, il Mediterraneo turchese della Costa Licia

Case colorate, calette incastonate tra le rocce e testimonianze antiche fanno di Kaş, sulla Costa Licia, una delle località più interessanti della Turchia mediterranea: a settembre le temperature diurne si aggirano intorno ai 29°C, mentre il mare rimane caldo, sui 26°C. Le giornate sono quindi perfette per nuotare, fare immersioni oppure salire a bordo di una barca e raggiungere baie accessibili soltanto dal mare.

Rispetto a Bodrum o Marmaris, Kaş conserva un’atmosfera più intima. Nei dintorni si possono inoltre scoprire luoghi straordinari come Simena e Kekova, dove le rovine dell’antico insediamento proseguono sotto la superficie dell’acqua, oppure percorrere alcuni tratti della Via Licia.

Sagres, l’Algarve selvaggio tra oceano e scogliere

All’estremità sud-occidentale dell’Algarve, Sagres offre un volto del Portogallo ben diverso dai grandi resort di Albufeira e Vilamoura.

A settembre le temperature si mantengono generalmente tra i 24 e i 27 °C, con giornate luminose e condizioni ideali soprattutto per alternare mare e attività all’aria aperta.

Il paesaggio è dominato dalle alte falesie, dalle spiagge battute dall’Atlantico e dai promontori che si spingono nell’oceano; è una destinazione amatissima dai surfisti, ma anche dagli escursionisti: nei dintorni passa la Rota Vicentina, rete di sentieri che percorre alcuni dei tratti più spettacolari della costa portoghese.

Dove andare al caldo a settembre nel resto del mondo

Per un viaggio più lungo, a settembre il caldo può avere il colore bianco del sale del Mar Morto, quello rosso delle dune africane oppure le sfumature tropicali dei fondali balinesi.

Sweimeh, sulle rive del Mar Morto in Giordania

Sulla sponda giordana del Mar Morto, a Sweimeh a settembre le giornate rimangono calde, con massime che possono raggiungere e superare i 30 °C, ma le temperature iniziano piano piano ad allontanarsi dai picchi più intensi dell’estate.

L’altissima salinità delle acque permette di galleggiare quasi senza sforzo in uno dei paesaggi più particolari del pianeta. Da qui si può, inoltre, costruire un itinerario più ampio per scoprire la Giordania, abbinando il Mar Morto a Petra e al deserto del Wadi Rum.

Sossusvlei, tra le dune rosse della Namibia

Duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib
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Spettacolare duna di sabbia a Sossusvlei, deserto del Namib

Settembre è un ottimo momento per raggiungere Sossusvlei, nel cuore del deserto del Namib.

Siamo nella piena stagione secca, con giornate soleggiate e temperature che possono oscillare tra i 20 e i 28 °C, mentre le notti e le prime ore del mattino restano più fresche.

Lo spettacolo è affidato alle gigantesche dune rosse, alle distese di sale e argilla e a un paesaggio quasi surreale. L’alba è uno dei momenti più emozionanti, quando la luce accende i profili delle dune e crea incredibili contrasti tra ombra e colore.

Amed, la Bali più tranquilla tra snorkeling e villaggi

Sulla costa nord-orientale di Bali, Amed è un’alternativa più tranquilla alle affollate Kuta e Seminyak: settembre rientra ancora nella stagione secca e le temperature rimangono tropicali, di solito comprese tra 22 e 30 °C. Il mare è spesso calmo e offre ottime condizioni per immersioni e snorkeling.

Il fascino di Amed si scopre soprattutto sott’acqua: nei dintorni di Jemeluk Bay e Lipah Beach spiccano barriere coralline, fondali ricchi di vita e relitti diventati habitat per numerose specie marine.

Fuori dall’acqua, invece, il paesaggio conserva villaggi di pescatori e ritmi più lenti, con il profilo del Monte Agung sullo sfondo.

Nel Nord Italia c’è la roccaforte dei sogni di Oswald von Wolkenstein: il magnifico Castel Trostburg

11 août 2026 à 16:00

Stagliato sullo sperone roccioso che domina Ponte Gardena, nella bassa Valle Isarco, Castel Trostburg ha offerto per secoli un controllo privilegiato sull’asse di transito attraverso la valle, lungo una delle vie alpine che collegavano il mondo germanico all’Italia. Trostburg è conosciuto anche con il nome italiano di Castel Forte, e appartiene alla categoria delle residenze fortificate, edifici nati con una precisa funzione difensiva e trasformati nel tempo in dimore sempre più raffinate.

Le sue murature, infatti, raccontano il Medioevo con archi romanici, fortificazioni e passaggi stretti. Gli ambienti signorili aggiungono invece legno lavorato, stucchi, affreschi e decorazioni rinascimentali. La valle si apre sotto le mura, mentre il rilievo roccioso dona protezione naturale. Salendo da Ponte Gardena, il castello appare progressivamente più vicino e la sensazione è quella di entrare in un posto separato dal paese sottostante, pur trovandosi a pochi minuti dal fondovalle.

Trostburg possiede poi una particolarità difficilmente replicabile: il castello stesso è diventato il contenitore di una sorta di atlante tridimensionale dell’architettura fortificata altoatesina. Al suo interno il Museo dei Castelli dell’Alto Adige conserva infatti 86 plastici in scala che riproducono altrettanti manieri della regione.

Breve storia di Castel Trostburg

La prima attestazione documentaria risale al 1173, quando il complesso apparteneva a Cunrad de Trosperch, discendente della nobiltà di Castelrotto. A quel tempo la funzione principale era legata al controllo del territorio e delle vie di transito. Il castello avrebbe assunto progressivamente una fisionomia più articolata, fino alla costruzione del mastio intorno al 1230, nucleo fortificato ancora riconoscibile nel complesso attuale.

Intorno al 1290 la proprietà passò dai signori di Velturno ai Conti del Tirolo. Successivamente entrò nell’orbita dei signori di Villandro e dei Wolkenstein, e quello fu l’inizio di una lunghissima stagione aristocratica: per circa 600 anni Trostburg rimase legato alla famiglia Wolkenstein, una delle casate più importanti del Tirolo.

Fra i suoi abitanti più celebri c’è Oswald von Wolkenstein, poeta, compositore, trovatore e viaggiatore del tardo Medioevo, nato nel 1377 e morto nel 1445. Dietro le mura, quindi, non viveva soltanto una famiglia nobile impegnata nell’amministrazione dei propri territori, ma anche un personaggio dalla vita avventurosa, autore di una produzione poetica e musicale legata alla cultura cortese dell’epoca.

La grande trasformazione architettonica arrivò tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVII. Il complesso venne ampliato con nuovi spazi residenziali e rappresentativi, mentre nel ‘600 Engelhard Dietrich von Wolkenstein promosse una ristrutturazione in stile rinascimentale. Ancora nel XVIII secolo furono realizzati interventi destinati alla vita domestica.

Oggi il mastio e le strutture difensive ricordano la fase medievale, il palazzo romanico testimonia l’antichità del complesso, le sale tardogotiche restituiscono il gusto residenziale fra XV e XVI secolo e la grande sala rinascimentale racconta invece l’ambizione dei Wolkenstein in età moderna.

Il destino del castello rischiò però di essere molto meno nobile, poiché dopo secoli di splendore arrivò una fase di degrado. Nel 1967 venne costituita una società con l’obiettivo di acquistare Trostburg e sottrarlo alla rovina. L’Istituto dei Castelli dell’Alto Adige portò avanti importanti interventi di consolidamento e restauro fino al 1977, recuperando anche dipinti murali con momenti di caccia e una scena di cucina risalenti all’incirca al 1514. Dal 1977 il castello è aperto al pubblico.

La visita al Castel Trostburg

La visita interna avviene esclusivamente con guida e permette di leggere il maniero attraverso epoche molto diverse. Il percorso dura circa 40-50 minuti, mentre per la mostra permanente del museo occorrono più o meno 15 minuti. Gli spazi esterni sono accessibili liberamente.

Dentro Castel Trostburg, Alto-Adige
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Tra le mura di Castel Trostburg

Una delle sale più affascinanti è la stube gotica, conservata da oltre 600 anni. Il termine stube indica il tradizionale ambiente abitativo altoatesino rivestito in legno, pensato per offrire calore e comfort durante i lunghi mesi freddi. A Trostburg questa stanza conserva ricchi intagli e una caratteristica volta trilobata, riconducibile all’epoca di Friedrich von Wolkenstein, padre di Oswald.

Cosa vedere durante la visita:

  • Il mastio medievale: costruito intorno al 1230, costituisce uno dei nuclei più antichi della struttura. La sua presenza chiarisce subito la funzione originaria di Trostburg, legata alla difesa e al controllo del territorio.
  • Gli archi romanici: porte e finestre conservano forme appartenenti alla fase più antica del complesso. Sono dettagli preziosi perché permettono di distinguere la costruzione medievale dalle aggiunte successive.
  • La stube gotica: legno scolpito, volta trilobata e atmosfera raccolta rendono questo ambiente uno dei punti più interessanti del percorso.
  • La cappella di Sant’Antonio Abate: gli affreschi e le decorazioni trasformano uno spazio destinato alla devozione privata in uno degli ambienti più suggestivi del maniero.
  • La loggia con gli stemmi affrescati: qui le insegne nobiliari ricordano il peso politico e sociale della famiglia Wolkenstein.
  • La Nuova Sala dei Cavalieri: terminata intorno al 1618, rappresenta il volto più sontuoso del castello.
  • Il ricetto e le strutture difensive: l’area esterna comprende il fossato, la Porta San Michele, una torre, la caserma, la cappella, una stalla con volta e un antico torchio per il vino. Più in alto compare la cosiddetta Torre Romana, conosciuta anche come Torre del Gesso.
  • Il Museo dei Castelli dell’Alto Adige: la mostra permanente Castelli – Edifici della storia occupa 3 ambienti e presenta 86 modelli in scala. Le riproduzioni permettono di confrontare fortificazioni, residenze e strutture difensive distribuite nel territorio altoatesino. Una sezione racconta anche Ludwig Mitterdorfer, autore dei plastici, e Josef Weingartner, studioso della storia castellana.

La sensazione più bella arriva forse alla fine, quando ci si rende conto che Trostburg è molto più di un castello da fotografare: è una specie di libro costruito nella pietra, nel legno e negli affreschi.

Dove si trova e come arrivare

Castel Trostburg si trova sopra Ponte Gardena, località della Valle Isarco situata all’ingresso della Val Gardena. La posizione è particolarmente interessante anche dal punto di vista geografico. Il paese dista circa 23 km da Bolzano e quasi 6 km da Chiusa, lungo l’asse della strada del Brennero.

Il castello si raggiunge da Ponte Gardena a piedi. Il percorso più breve parte da Piazza Oswald von Wolkenstein e segue Via Trostburg. Dopo un primo tratto asfaltato, il tracciato diventa un‘antica strada medievale lastricata, riconoscibile anche grazie agli antichi solchi lasciati dai carri.

Chi preferisce una pendenza più dolce può scegliere Via Burgfrieden, con partenza nei pressi del cimitero di Ponte Gardena. Il tragitto è più lungo e richiede circa 30 minuti, ma risulta più agevole. In automobile si può raggiungere un parcheggio situato a breve distanza dal castello e proseguire per quasi 5 minuti a piedi. Ponte Gardena dispone inoltre di stazione ferroviaria, fermate degli autobus e parcheggi nei pressi della chiesa parrocchiale.

Musei, siti archeologici e castelli aperti a Ferragosto 2026: dove andare il 15 agosto

11 août 2026 à 11:00

Ferragosto non significa necessariamente mare, per chi resta in città o è in viaggio e vuole alternare una giornata culturale alla spiaggia, il 15 agosto 2026 offre moltissime possibilità. Il Ministero della Cultura ha previsto l’apertura di musei, parchi archeologici e luoghi della cultura statali, compresi castelli, abbazie, ville e giardini.

Le visite si svolgeranno negli orari e con le modalità stabilite dalle singole strutture. Da sottolineare che quella del 15 agosto non è un’apertura gratuita. Per visionare tutti i siti aperti e le informazioni relative ad orari e eventuali prenotazioni, consultare il sito ufficiale del Ministero della Cultura.

Nord Italia

Nel Nord Italia le occasioni spaziano dall’archeologia alle residenze storiche. In Piemonte si possono scegliere il Castello di Racconigi, aperto dalle 9 alle 19, oppure il Castello di Moncalieri, mentre nell’area di Gavi è possibile visitare il Forte di Gavi e l’area archeologica di Libarna.

A Ferragosto anche Torino apre le porte alla cultura: sabato 15 agosto la Fondazione Torino Musei accoglie visitatori e turisti alla GAM, al MAO e a Palazzo Madama, tutti aperti con orario continuato dalle 10 alle 18 e con biglietto ridotto per le collezioni e le mostre. Alla GAM si possono visitare, tra le altre, “Un altro Novecento” e le esposizioni dedicate a Vincenzo Agnetti e Lisetta Carmi; al MAO è protagonista “Paesaggi da sogno”, con le celebri stampe di Hiroshige dedicate alle 53 stazioni della Tōkaidō; a Palazzo Madama si possono invece scoprire le mostre “MonumenTO”, “Giardini” e “Bianco al femminile”. La giornata sarà arricchita anche da visite guidate speciali, dedicate alle collezioni e alle mostre dei tre musei, con prenotazione consigliata.

In Emilia-Romagna, Palazzo Milzetti – Museo Nazionale dell’età neoclassica in Romagna – a Faenza accoglie i visitatori dalle 9 alle 18.30 e propone anche una visita guidata (alle ore 16:30) dedicata al significato storico di Ferragosto. A Modena e provincia sono aperte la Galleria Estense e il Palazzo Ducale di Sassuolo.

Ma il Ferragosto in Emilia-Romagna regala tanti altri appuntamenti. A Piacenza la giornata si tinge di magia al calar del sole con “Le Cupole al Tramonto – Mirabili Prospettive”: si possono visitare la Cattedrale e Santa Maria di Campagna, ammirando alla luce del tardo pomeriggio gli affreschi di Guercino e Pordenone. A Rivalta, sempre nel Piacentino, Ferragosto si festeggia tra storia e sapori al Castello di Rivalta, dove il borgo medievale accoglie i visitatori per una giornata speciale. Dalle 10:30 sono previste visite guidate su prenotazione alle eleganti sale storiche, accompagnate dai Conti Zanardi Landi, mentre al Bistrot del Borgo si può scegliere tra la tradizionale grigliata di Ferragosto e il menù estivo. La giornata prosegue tra aperitivi e una cena sotto le stelle.

Torna la kermesse "Oh Che Bel Castello!" in Emilia-Romagna
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Castello di Rivalta, Rivalta Trebbia (PC)

A Modena, la Fondazione AGO apre a Ferragosto dalle 15 alle 19, offrendo l’occasione di visitare due mostre: “Visioni necessarie”, dedicata alla fotografia italiana contemporanea al femminile, e “Figurati Modena”, progetto nato per celebrare i vent’anni del Museo della Figurina. A Reggio Emilia, nel weekend di Ferragosto, si può visitare la mostra “Francesco Guccini. Canterò soltanto il tempo”, dedicata al grande cantautore e allestita allo Spazio Gerra dalle 16 alle 20. Il percorso racconta la sua poetica attraverso nove canzoni, materiali d’archivio inediti, fotografie personali e opere di illustratori, creando un viaggio tra musica, memoria e parole.

Bologna, infine, offre diverse occasioni per trascorrere Ferragosto tra arte e fotografia: a Palazzo Pepoli è aperta “Frida Kahlo. Lo sguardo come identità”, dalle 10 alle 19; alla Fondazione MAST si può invece visitare “Bernd & Hilla Becher. History of a Method”, ampia retrospettiva dedicata ai due grandi fotografi tedeschi; al MAMbo protagonista è “Luigi Ghirri e Gianni Celati. Verso la foce”, che racconta il sodalizio tra il fotografo e lo scrittore. Apertura straordinaria anche a Palazzo Fava, dove è possibile visitare “Banksy Archive 01 – The School of Bristol (1983–2005)”, prorogata fino al 18 ottobre.

In Liguria, invece, Palazzo Reale e Palazzo Spinola a Genova aprono eccezionalmente nel pomeriggio (13:30-19), mentre il Forte Santa Tecla di Sanremo può essere visitato in fascia serale (17:30-23:30).

Anche il Veneto offre diverse alternative: il Museo nazionale di archeologia del Mare di Caorle sarà aperto dalle 9 alle 13, mentre il Museo nazionale Atestino di Este e il Museo archeologico nazionale Concordiese di Portogruaro saranno regolarmente aperti al pubblico con le solite modalità di ingresso.

Musei e castelli aperti a Ferragosto al Nord
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Veduta aerea di Racconigi

Centro Italia

Al Centro, Roma si conferma una delle destinazioni più ricche per trascorrere Ferragosto tra arte e storia. Il 15 agosto sono visitabili, tra gli altri, Castel Sant’Angelo, aperto dalle 9 alle 19.30, Palazzo Barberini, dalle 10 alle 19, il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell’Appia Antica. Anche il Pantheon rientra nel programma delle aperture.

In Toscana, il Museo Archeologico Nazionale di Siena sarà aperto dalle 10 alle 19, offrendo l’occasione di scoprire le collezioni che raccontano la storia antica del territorio, mentre a Siena si può aggiungere una visita a Villa Brandi a Vignano, organizzata su turni (14-15:30-17). Nelle Marche, tra le proposte figurano il Museo Archeologico Nazionale di Ancona, l’Antiquarium statale di Numana e la Rocca Roveresca di Senigallia: un’occasione per unire patrimonio archeologico, arte e architettura fortificata.

Sud Italia

Scendendo verso Sud, la scelta comprende grandi complessi monumentali e importanti aree archeologiche. A Napoli sono aperti il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la Certosa e Museo di San Martino e Villa Floridiana.

Poco più a sud, al Parco Archeologico di Ercolano, il Ferragosto si trascorre tra le vestigia dell’antica città romana: il Parco Archeologico sarà infatti regolarmente aperto anche il 15 agosto, dalle 8:30 alle 19:30 (ultimo ingresso alle 18). Un’occasione per visitare uno dei siti archeologici più affascinanti d’Italia, Patrimonio UNESCO, proprio in un’estate che sta facendo registrare numeri in crescita: a luglio sono stati 44.985 i visitatori, il 6,8% in più rispetto allo stesso mese del 2025.

In Campania meritano attenzione anche la Certosa di San Lorenzo a Padula, il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano, dove si racconta la storia degli Etruschi di frontiera e il Museo alla Reggia di Caserta.

In Puglia, invece, si può scegliere tra il Castello Svevo di Bari, il Castello Svevo di Trani e il Castello di Copertino, oppure visitare l’Anfiteatro romano di Lecce. Anche il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, con la mostra dedicata ad atleti e competizioni nel Mediterraneo, è tra le aperture del 15 agosto.

Musei e siti archeologici aperti a Ferragosto al Sud
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Bari, Castello Svevo

Almissa, la magnifica città tra pirati, gole selvagge e il mare turchese della Dalmazia

10 août 2026 à 18:30

Lungo la frastagliata riviera dalmata, circa 25 chilometri a sud di Spalato, sorge una cittadina straordinaria. Si chiama Almissa (Omiš in lingua croata) e possiede una geografia che lascia sbigottiti a prima vista: gigantesche pareti verticali di roccia calcarea grigia, appartenenti al massiccio di Mosor, cadono a picco proprio dietro le ultime case del centro antico.

In questa spaccatura titanica si apre la foce della Cetina, fiumara impetuosa dalle tonalità verde smeraldo. Tale conformazione naturale rese il territorio un porto difeso in maniera imbattibile già millenni fa. I primi ad abitarlo furono gli Illiri, seguiti dai Romani che chiamarono la località Oneum. Fu tuttavia durante la metà del Medioevo, esattamente tra il 1100 e il 1400, che il paese conquistò una fama formidabile nell’intero bacino mediterraneo.

Oggi l’antica Almissa ha un volto decisamente più tranquillo, anche se la sua conformazione mantiene qualcosa di selvaggio. Il centro storico è raccolto tra il fiume e le pareti montuose, mentre appena fuori dall’abitato iniziano spiagge, baie, villaggi costieri e sentieri verso l’entroterra.

Cosa vedere ad Almissa

Il grandioso patrimonio di Almissa va letto seguendo la linea che unisce il mare alla montagna. Le pietre del centro raccontano la vita cittadina, mentre le fortezze parlano di guerre e controllo delle rotte. La Cetina, invece, ricorda quanto la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella nascita della città.

Fortezza di Mirabella

La Fortezza di Mirabella, chiamata anche Peovica, è il simbolo più immediato dell’Almissa medievale. La costruzione sorge su una parete rocciosa a circa 200 metri di altitudine e aveva una funzione essenziale per la città dei pirati. Da questa posizione si poteva controllare il canale di Brač e avvistare con largo anticipo le navi in avvicinamento.

La struttura venne utilizzata anche dai veneziani dopo la conquista e divenne parte del sistema difensivo cittadino. La salita parte dal centro e conduce verso la rocca attraverso un percorso breve ma piuttosto ripido. Arrivati in cima, si distinguono i tetti, il corso della Cetina e la foce, mentre davanti si apre il tratto di Adriatico verso Brač.

Fortezza Fortica

Più in alto, sulla montagna Omiška Dinara, la Fortica appartiene a un’altra scala. La posizione dominante permetteva di controllare una porzione vastissima della costa e dell’entroterra. La rocca poteva servire anche da rifugio durante un assedio, offrendo una posizione difficilissima da raggiungere per un esercito proveniente dal basso.

La salita richiede circa 50 minuti dal centro, con alcuni tratti ripidi. Il premio arriva sulla sommità, con una visuale che comprende Omiš, il canyon della Cetina e le isole di Brač, Hvar e Šolta.

Chiesa di San Michele

Nel cuore storico della città si trova la chiesa parrocchiale di San Michele, costruita nel XVII secolo. Il campanile appartiene invece al secolo successivo. L’edificio riunisce elementi del primo barocco, dettagli rinascimentali e tracce gotiche, una combinazione che riflette la lunga stratificazione culturale della Dalmazia.

Chiesa di San Pietro e le altre architetture religiose

Sulla riva destra della Cetina c’è la chiesa di San Pietro, legata a un impianto preromanico risalente al X secolo. Le trasformazioni successive hanno modificato l’edificio, lasciando però leggibile la struttura originaria. Merita attenzione anche la chiesa di San Rocco, caratterizzata da un’unica navata e da un presbiterio coperto da volta a botte.

Chiesa di Almissa, Croazia
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Una delle chiese di Almissa

Un altro tassello della storia religiosa di questa città della Croazia è il convento francescano, custode di opere artistiche e di una biblioteca con documenti antichi legati anche al periodo ottomano.

La Casa dell’uomo felice

Fra le architetture civili del centro storico si distingue una costruzione rinascimentale conosenciuta con il curioso nome di Casa dell’uomo felice. Si tratta di un posto che deve la propria fama a un’iscrizione latina collocata all’ingresso, legata alla gratitudine per la possibilità di vivere sulla Terra.

Gole della Cetina

La vera sorpresa geografica si trova alle spalle della città: la Cetina ha scavato nei secoli una profonda gola fra le rocce carsiche della Dalmazia, creando un ambiente completamente diverso rispetto alla costa. Il fiume offre scenari adatti a rafting, kayak e canyoning. Per chi preferisce un ritmo più lento, sono disponibili escursioni in battello lungo il corso d’acqua.

Cosa fare ad Almissa

Il carattere della città invita a uscire dal semplice programma balneare. Il mare offre una parte dell’esperienza, ma la Cetina e le montagne permettono di conoscere il territorio attraverso attività molto diverse.

  • Fare rafting sulla Cetina: le rapide attraversano il canyon fra pareti calcaree, boschi e piccoli tratti di acqua più placida.
  • Provare zipline e arrampicata: pareti calcaree, dislivelli e canyon donano condizioni adatte a diverse attività.
  • Esplorare la costa in barca: le escursioni partono verso Brač, Hvar e altre isole della Dalmazia centrale. In base all’itinerario si possono raggiungere baie appartate e tratti di costa difficili da osservare dalla strada.
  • Raggiungere la Grotta Azzurra di Biševo: serve una giornata più lunga, ma permette di arrivare fino alla piccola isola di Biševo, al largo di Vis. La grotta deve il proprio nome alla luce azzurra che penetra all’interno.
  • Assistere alla tradizione delle klape: Omiš è considerata una delle capitali della musica vocale dalmata. Le klape sono gruppi che cantano a più voci senza accompagnamento strumentale. Il Festival delle klape dalmate porta questa tradizione nel cuore della città durante la stagione estiva.
  • Vivere la Notte dei pirati: la rievocazione storica mette in scena combattimenti navali, costumi e imbarcazioni.
  • Scegliere una spiaggia lungo la Riviera: Duće è celebre per le distese sabbiose, Stanići propone baie fra i pini, mentre Nemira conserva un’atmosfera più raccolta. Più a sud si incontrano Marušići, Mimice e Pisak, località dal carattere marinaro e dalle spiagge di ciottoli.

Dove si trova e come arrivare

Almissa si trova sulla costa della Dalmazia centrale, circa 25 km a sud-est di Spalato e lungo la strada costiera in direzione di Makarska. La città occupa una posizione strategica per visitare sia il litorale sia l’entroterra della Cetina.

In auto, Spalato rappresenta il principale punto di riferimento: da lì si segue la strada costiera verso sud fino a Omiš. Arrivando dall’Italia via terra, il percorso attraversa la Croazia settentrionale e centrale prima di raggiungere la Dalmazia.

In aereo, l’aeroporto di Spalato è la soluzione più pratica. Dallo scalo si prosegue verso la meta in automobile, taxi, trasferimento privato oppure autobus, in base alla stagione e agli orari disponibili. In bus Almissa è collegata a Spalato e agli altri centri della costa dalmata.

La siccità fa emergere dal Danubio resti della Seconda guerra mondiale e persino un ponte romano

10 août 2026 à 16:30

Il clima torrido che sta colpendo mezzo mondo e che stiamo sperimentando da mesi in Europa sta avendo conseguenze devastanti non soltanto sulla nostra salute (fisica e mentale), ma sull’ambiente in cui viviamo.

Da tanta preoccupazione, però, emerge anche qualche bella notizia, specie per noi che, come Howard Carter, scopritore della tomba di Tutankhamon, siamo appassionati di ritrovamenti storici e archeologici.

Quello che sta accadendo sul mitico Danubio, il secondo fiume più lungo d’Europa (2.858 km), che attraversa ben dieci Paesi e dove amiamo consigliare ai nostri utenti ad andare in crociera (è uno dei più bei viaggi che si possano fare), ha dell’incredibile.

Le scoperte sul letto del Danubio

I ritrovamenti in Serbia

Tra i dieci Paesi attraversati dal lungo fiume blu c’è la Serbia, ed è proprio qui, nei pressi della cittadina di Prahovo, che, a causa della siccità, sono emersi i primi ritrovamenti. La secca ha infatti riportato alla luce i resti del passato nazista in Europa, con decine di navi della Seconda guerra mondiale riemerse dal letto del fiume durante l’intensa siccità. Si tratterebbe della flotta del Mar Nero appartenuta ad Adolf Hitler in persona, affondata deliberatamente dallo stesso esercito tedesco verso la fine della guerra per rallentare l’avanzata sovietica.

La notizia l’ha data per primo il britannico Guardian sottolineando che, nel mezzo del fiume, al confine tra Serbia e Romania, “uno scafo spezzato è visibile su un banco di sabbia normalmente sommerso”. Altre imbarcazioni sono invece parzialmente sommerse, alcune delle quali si ritiene siano ancora pericolosamente cariche di armi.

Secondo gli storici, nel settembre del 1944, furono fatte colare a picco fino a 200 navi da guerra tedesche. Tuttavia, la Germania nazista non si arrese fino all’anno successivo, nel maggio del 1945. Sarebbero circa 20 imbarcazioni di diverse dimensioni adagiate sul letto del fiume, che ora sono visibili a occhio nudo dai passanti dalle rive del Danubio.

Le navi erano già emerse nei periodi di siccità precedenti, ma poi sono sempre scomparse con l’innalzamento del livello delle acque. In passato, il governo serbo ha anche tentato di rimuovere i relitti, ma la maggior parte rimane lì dove si trova a causa degli esplosivi che potrebbero trasportare.

I resti bellici in Croazia

Anche in Croazia, altro paese attraversato dal lungo fiume, con il Danubio in secca, sono emersi resti bellici. A Batina, un villaggio nella regione della Baranja, al confine con la Serbia e l’Ungheria, il livello storicamente basso delle acque ha portato alla luce i rottami di vecchie automobili, navi e armi. Qui infatti si combatté la Battaglia di Batina del 1944 e fu uno scontro strategico di grande portata sul fronte della Seconda guerra mondiale tra l’Armata Rossa, i partigiani jugoslavi e le forze tedesche.

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IPA
Il Ddanubio in Croazia fa emergere resti bellici

Cosa è emerso nel centro di Budapest

Ma il livello del Danubio è così basso rispetto al solito in talmente tanti altri punti che alcuni resti della II guerra mondiale sono emersi anche a Budapest, in Ungheria. Proprio in città, infatti, sono affiorati dei resti bellici, anche umani: oltre a una moto, modello DKW NZ 350-1 che, all’epoca era considerata particolarmente robusta e affidabile, sono stati riesumati persino due soldati, come riferisce il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge. Accanto ai resti dei soldati, che il fango è riuscito a conservare, sono state trovate anche numerose mine anticarro tedesche Tellermine 35 che venivano impiegate contro i carri armati.

Poiché il fango del porto sul fondo del Danubio, all’altezza di Batthyány tér, una famosa piazza di Budapest situata sulla sponda di Buda, è mescolato a gasolio, si sono create le condizioni ideali per conservare i relitti e i resti umani. Questo derivato del petrolio avrebbe fatto sì che il fango conservasse molto bene anche le piastrine di riconoscimento, tanto che le lettere e i numeri sono ancora leggibili, ha spiegato lo specialista delle riesumazioni, citato dal Volksbund.

A causa dei livelli estremamente bassi del Danubio quest’anno, gli esperti che stanno recuperando i resti e i relitti si aspettano che affiorino altri resti di navi e, magari, anche altre vittime di guerra.

Il mitico Ponte di Costantino in Bulgaria

Ma non è finita, perché oltre a resti bellici piuttosto recenti (solo 80 anni), è stato appena fatto un ritrovamento che ha dell’incredibile e che risale addirittura all’epoca romana. Sempre dalle acque del Danubio in secca, sono emersi i resti dell’antico Ponte di Costantino e questa volta in Bulgaria.

Si trattava di una delle più imponenti strutture dell’Impero romano, risalente al 328 d.C. e che sarebbero quindi state individuate per la prima volta nella storia. Il ponte si trova nei pressi del villaggio di Gigen, nel Nord del Paese, che sorge lungo il fiume. Sul lato opposto si trova la città di origini romane Corabia. L’imperatore Costantino il Grande costruì sul Danubio quello che allora era il ponte più lungo d’Europa (2.437 m). Questo ponte fu distrutto durante le invasioni degli Avari, un esercito formato da diversi gruppi di nomadi eurasiatici di origini sconosciute (tra le rovine di Corabia si trovano anche un antico complesso termale romano e un’antica basilica).

I livelli eccezionalmente bassi del Danubio anche in Bulgaria hanno riportato alla luce, quindi, parte delle fondamenta dell’antico Ponte di Costantino, una delle più straordinarie opere di ingegneria dell’Impero romano. Commissionato dall’Imperatore Costantino I, il ponte collegava l’antica città di Ulpia Oescus, nell’attuale Bulgaria, con Sucidava, nell’odierna Romania. Con una lunghezza superiore ai 2 km, è considerato uno dei ponti più lunghi dell’antichità, sebbene sia durato poco.

Macchiagodena, il borgo dei libri che guarda il Matese

8 août 2026 à 13:00

Adagiato in posizione panoramica nel cuore del Molise, Macchiagodena è un piccolo borgo conosciuto con l’appellativo di “Terrazza sul Matese“: basta, infatti, volgere lo sguardo oltre le case e i tetti del centro storico perché il paesaggio si apra verso il massiccio del Matese, maestosa presenza che domina l’orizzonte e accompagna la scoperta del paese.

La vista sulle montagne è soltanto uno dei motivi per raggiungerlo: Macchiagodena custodisce un possente castello arroccato sulla roccia, testimonianze archeologiche, edifici religiosi, antiche case in pietra e tradizioni artigiane che raccontano il forte legame della comunità con la propria storia.

A completare il quadro è poi la natura che abbraccia l’abitato, da vivere a passo lento lungo sentieri immersi nel verde.

Dal castello ai sentieri, cosa vedere a Macchiagodena

A vegliare Macchiagodena dall’alto è innanzitutto il suo Castello, nato come fortezza di avvistamento per il controllo dei confini e costruito in una posizione che ne rivela ancora oggi l’originaria funzione difensiva: si innalza infatti su uno sperone di roccia calcarea, con tre lati inaccessibili posti a strapiombo sulla parete rocciosa. All’interno del recinto dell’antico castello si conservano ancora statue e altri materiali scultorei in pietra tra cui spicca il grande leone collocato sul lato orientale, databile al XIII secolo.

Tra gli edifici più importanti merita poi attenzione la Chiesa di San Nicola, una delle principali testimonianze storiche e religiose del borgo: le origini non sono definite con certezza ma la sua presenza è sicuramente antecedente al XVII secolo.

Nel centro storico incontriamo anche il Villaggio San Nicola, formato da una decina di case in pietra: una parte delle abitazioni venne ristrutturata nel 1992 per volontà di Don Francesco Romano, parroco del paese, che le aveva ricevute in dono.

Macchiagodena ha però scelto di raccontarsi anche grazie ai libri: la Terrazza della Lettura è un suggestivo salotto letterario a cielo aperto pensato per fermarsi a leggere e alzare lo sguardo verso il panorama del massiccio del Matese. Il legame tra il borgo e la letteratura prosegue lungo vie e piazze, dove fanno bella mostra di sé panchine letterarie, casette dedicate al bookcrossing e aforismi di scrittori famosi incisi o dipinti sui muri. Teniamo anche presente che il borgo molisano è la sede del network italiano dei “Borghi della Lettura” e ospita spesso eventi e presentazioni letterarie.

Panchina letteraria di Dante Alighieri sulla Terrazza della Lettura a Macchiagodena, Molise
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Panchina letteraria di Dante Alighieri sulla Terrazza della Lettura

Ma siamo appena all’inizio. In località Fosso Pampalone è visitabile lo scavo archeologico di Macchiagodena, dove sono emerse le tracce di un insediamento di culto risalente al periodo sannitico.

Ancora, il borgo mantiene vivo il legame con la cultura popolare e con i saperi tramandati nel corso delle generazioni: tra le attività artigianali ancora presenti occupa un posto importante la lavorazione della creta e della ceramica, patrimonio che ha scelto di preservare con l’apertura di un laboratorio-scuola di ceramica.

Se desiderate invece allontanarvi dalle vie del centro e immergervi nel paesaggio potete seguire il sentiero LIPU, interessante per gli appassionati di natura e di birdwatching: il percorso si sviluppa lungo la gola attraversata dal torrente Rio Secco e conduce alla scoperta di angoli suggestivi, accompagnati da scorci panoramici sulle montagne dell’Alto Molise.

Dove si trova Macchiagodena e come arrivare

Il centro storico di Macchiagodena, Molise
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Scorcio del centro storico di Macchiagodena

Macchiagodena si trova in provincia di Isernia, a mezza costa sulle montagne del Molise centrale, in un territorio che condivide con i comuni di Frosolone e Carpinone. La posizione nel cuore della regione permette di raggiungerlo in auto sia dal versante adriatico sia dalle principali direttrici provenienti da Roma e Napoli.

Arrivando dall’autostrada A14, occorre uscire a Termoli e imboccare la SS Bifernina seguendo le indicazioni per Campobasso. Da qui si prosegue verso Isernia fino a raggiungere il bivio Cantalupo-Macchiagodena.

Se percorrete l’A1 Roma-Milano-Napoli, provenendo da Roma l’uscita di riferimento è San Vittore, mentre arrivando da Napoli utilizzate il casello di Caianello. Proseguite quindi in direzione Venafro-Isernia e imboccate la SS 17 verso Campobasso, fino al bivio Cantalupo-Macchiagodena.

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Isernia, distante circa 22 chilometri. Il paese è inoltre servito dagli autobus delle Autolinee Trasporti Molise (ATM).

Borgate nel Borgo, la festa che anima Macchiagodena

Il legame di Macchiagodena con la propria storia torna protagonista ogni estate con Borgate nel Borgo, manifestazione che si svolge durante il primo fine settimana di agosto e coinvolge le contrade del paese.

Per tre giorni il centro storico cambia volto tra festeggiamenti, sfide e appuntamenti che portano fino all’elezione della contrada reggente. L’evento rievoca l’assedio dei baroni del 1460 e trasforma un episodio del passato in un’occasione per riunire la comunità e far conoscere tradizioni e identità locali.

Organizzata dalla Pro Loco di Macchiagodena, si sviluppa tra i vicoli del borgo con un percorso che unisce cultura ed enogastronomia: le contrade curano gli stand della cena itinerante mentre musica dal vivo e animazione accompagnano le serate.

Treni storici tra Piemonte e Lombardia, nuovi itinerari d’autore

8 août 2026 à 11:00

La proposta dei treni storici della Fondazione FS si amplia con due nuovi itinerari speciali che, nell’autunno 2026, accompagneranno alla scoperta di alcuni dei territori più rappresentativi del Piemonte e della Lombardia: i nuovi collegamenti, in programma tra ottobre e novembre, uniscono infatti il fascino del viaggio su convogli d’epoca alla valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche locali.

Si tratta del collegamento Milano-Alba e del Torino-Canelli, entrambi pensati per offrire una giornata alla scoperta delle Langhe, del Monferrato e delle loro produzioni tipiche. A bordo dei convogli storici sono previste degustazioni e momenti di approfondimento dedicati ai prodotti del territorio, con l’obiettivo di far vivere il viaggio come parte integrante dell’esperienza turistica.

Il treno storico Milano-Alba tra Langhe, tartufi e vino

Il primo appuntamento è con il treno storico Milano-Alba, che sarà effettuato nelle domeniche dell’11, 18 e 25 ottobre 2026. Il convoglio partirà dalla stazione di Milano Centrale alle 9:05 per raggiungere Alba alle 12:35, seguendo un itinerario che attraversa Pavia, Alessandria e Asti. Il viaggio di ritorno è previsto con partenza da Alba alle 18:20 e arrivo a Milano Centrale alle 22:00.

L’iniziativa è programmata in uno dei periodi più significativi dell’anno per il territorio delle Langhe, quando l’autunno esalta i colori del paesaggio e coincide con la stagione dei tartufi e delle produzioni vinicole che hanno reso la zona famosa a livello internazionale.

L’esperienza a bordo si svolgerà sulle inconfondibili carrozze Gran Confort degli anni Settanta, mezzi storici caratterizzati da ampi finestrini e da un elevato livello di comfort. La scelta delle carrozze punta a valorizzare il viaggio lento e a offrire ai passeggeri la possibilità di osservare il paesaggio durante il tragitto e di immergersi piano piano nell’atmosfera delle Langhe.

Durante il percorso sono previste degustazioni di prodotti stagionali e momenti dedicati al racconto del Nebbiolo, uno dei vitigni simbolo del territorio, con un percorso introduttivo alle eccellenze che attendono una volta giunti ad Alba.

iconiche carrozze Gran Confort
FONDAZIONE FS
Le iconiche carrozze Gran Confort

Torino-Canelli sulla Ferrovia delle Langhe, Roero e Monferrato

Nel mese di novembre sarà invece protagonista il treno storico Torino-Canelli, in programma nelle domeniche dell’1, 8, 15 e 22 novembre 2026. Il convoglio collegherà Torino Porta Nuova con Canelli effettuando fermate anche a Torino Lingotto, Bra e Alba, lungo un itinerario disegnato da colline, vigneti e borghi.

Verrano impiegate le storiche carrozze Centoporte degli anni Venti, simbolo della tradizione ferroviaria italiana. Anche in questo caso il programma di bordo prevede degustazioni e masterclass dedicate ai vini del territorio, ai prodotti tipici e alla cultura spumantistica dell’Alta Langa e del Monferrato

Inoltre, domenica 1° novembre il convoglio sarà trainato da una locomotiva a vapore e, per questa corsa inaugurale, sono stati predisposti orari dedicati: la partenza da Torino Porta Nuova è fissata alle 8:55, con arrivo a Canelli alle 11:29. Il ritorno partirà alle 18:12 per raggiungere Torino Porta Nuova alle 21:15.

Nelle successive domeniche dell’8, 15 e 22 novembre il programma seguirà invece un orario differente. La partenza da Torino Porta Nuova resterà confermata alle 8:55, mentre l’arrivo a Canelli è previsto alle 10:43. Il viaggio di ritorno partirà alle 18:15 con arrivo nel capoluogo piemontese alle 20:20.

Interno del treno storico su cui viaggiare in autunno
FONDAZIONE FS
Suggestivo interno del treno storico su cui viaggiare in autunno

Sotto una delle ville più belle di Roma riaffiora un tesoro dell’Impero romano

7 août 2026 à 10:00

Nel cuore di Roma, sotto uno dei parchi storici più affascinanti della città, è riemerso un nuovo tassello della storia dell’Impero romano. Durante i lavori di consolidamento del muraglione storico di Villa Celimontana, gli archeologi hanno infatti riportato alla luce un edificio di età imperiale rimasto nascosto per secoli.

La scoperta, avvenuta nell’ambito degli interventi finanziati dal PNRR e condotti dalla Soprintendenza Speciale di Roma del Ministero della Cultura, ha restituito ambienti decorati con mosaici, affreschi e preziosi rivestimenti, offrendo agli studiosi nuovi elementi per comprendere uno dei settori più importanti del Celio antico.

Il ritrovamento non rappresenta soltanto una straordinaria testimonianza artistica, ma potrebbe anche modificare le conoscenze sull’organizzazione urbanistica e militare della Roma imperiale.

La scoperta sotto Villa Celimontana

Gli scavi archeologici hanno portato alla luce un edificio costruito nel II secolo d.C. e successivamente riorganizzato nel III secolo. Sono stati individuati cinque ambienti completamente scavati e altri tre conservati solo in parte, tutti caratterizzati da un ricco apparato decorativo che testimonia l’importanza del complesso.

Tra i reperti più spettacolari spicca un grande mosaico con un emblema marino. Al centro della composizione compare un cratere attorno al quale sono raffigurati un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio, un soggetto di grande pregio artistico che riflette il gusto decorativo dell’epoca imperiale. Accanto al mosaico sono emersi anche frammenti di un precedente pavimento musivo risalente all’età antonina, ampie porzioni di soffitti affrescati e numerosi elementi in opus sectile – raffinata tecnica decorativa.

La scoperta è avvenuta quasi inaspettatamente. Il cantiere era stato aperto per consolidare il muraglione storico di Villa Celimontana, ma le indagini archeologiche preventive hanno permesso di individuare l’edificio nascosto nel sottosuolo. Un esempio di come gli interventi di tutela possano trasformarsi in preziose occasioni di ricerca scientifica.

Secondo il Ministero della Cultura, il ritrovamento dimostra come gli investimenti del PNRR possano contribuire contemporaneamente alla conservazione del patrimonio e all’ampliamento delle conoscenze archeologiche, facendo emergere testimonianze rimaste sepolte per quasi duemila anni.

Sotto Villa Celimontana di Roma è stato scoperto un edificio
Fabio Caricchia
Archeologici a lavoro nei pressi di Villa Celimontana

L’importanza della scoperta

Oltre al valore artistico dei mosaici e degli affreschi, il ritrovamento assume un’importanza scientifica particolare perché potrebbe riscrivere parte della storia del Celio, uno dei sette colli di Roma.

Gli archeologi stanno infatti cercando di comprendere quale fosse la reale funzione dell’edificio. Una prima ipotesi suggerisce che si trattasse di una residenza aristocratica, come sembrerebbero indicare la qualità delle decorazioni e la ricchezza dei materiali utilizzati. Tuttavia, la posizione dell’edificio e alcuni elementi emersi durante lo scavo aprono una seconda possibilità altrettanto significativa.

Secondo gli studiosi, il complesso potrebbe infatti appartenere alla caserma della V Coorte dei Vigiles. Se questa interpretazione venisse confermata dalle future analisi, sarebbe possibile ridefinire l’estensione di uno dei principali complessi militari della città antica, aggiungendo un tassello fondamentale alla ricostruzione topografica dell’area.

Le ricerche, però, sono ancora nelle fasi iniziali. Saranno lo studio delle strutture murarie, dei materiali rinvenuti e del contesto archeologico a chiarire la destinazione d’uso dell’edificio. Intanto, il ritrovamento conferma ancora una volta come il sottosuolo di Roma continui a custodire un patrimonio straordinario, capace di offrire nuove informazioni sulla vita quotidiana, sull’architettura e sull’organizzazione della capitale dell’Impero romano, trasformando ogni intervento di recupero in un’opportunità per riscoprire pagine ancora sconosciute della sua storia.

Nel cuore di Roma è stata fatta una nuova scoperta
Fabio Caricchia
Ritrovamenti sotto Villa Celimontana

Il Castello Sarriod de La Tour è il gioiello medievale che nasconde una delle sale più incredibili d’Italia

2 août 2026 à 15:30

Ci sono castelli che conquistano con le loro torri e le mura possenti, altri con panorami spettacolari…e poi c’è un maniero medievale che sorprende per qualcosa di molto più insolito: un soffitto popolato da tantissimi volti scolpiti, tra nobili, creature fantastiche, draghi, sirene e figure grottesche che da quasi sei secoli osservano chi entra nella sala principale. È il castello Sarriod de La Tour, a Saint-Pierre, uno dei gioielli meno conosciuti della Valle d’Aosta. Dietro il suo aspetto irregolare e labirintico, frutto di secoli di ampliamenti, si cela un viaggio nell’immaginario medievale fatto di arte, simboli e misteri, oltre a preziosi affreschi duecenteschi e ambienti rimasti quasi intatti nel tempo.

Immerso tra meleti e orti, ma con una zona aggrappata a uno sperone roccioso a strapiombo sulla Dora Baltea, è una tappa imperdibile per chi ama scoprire luoghi autentici e poco conosciuti, ma davvero sorprendenti.

La storia del castello

Le origini del castello risalgono tra l’XI e il XII secolo, quando il complesso era costituito da un possente donjon, la torre principale a pianta quadrata, circondato da una cinta muraria secondo il tipico impianto dei castelli valdostani, e una cappella. Nei secoli successivi la famiglia Sarriod, documentata già dal XII secolo e proprietaria del maniero per quasi novecento anni, trasformò progressivamente la fortezza in una raffinata dimora signorile.

Fu soprattutto nel Quattrocento che il castello assunse l’aspetto che conserva ancora oggi. Jean Sarriod fece ampliare il nucleo originario con nuovi corpi di fabbrica, una suggestiva scala a chiocciola e le eleganti finestre crociate in pietra, mentre il figlio Antoine rinnovò la cappella e fece decorare l’ingresso con preziosi affreschi. Nei secoli successivi furono aggiunte torri difensive, nuove ali residenziali e altri ambienti che conferirono al complesso il suo caratteristico aspetto labirintico.

Dopo essere rimasto della famiglia Sarriod de La Tour fino al 1923, il castello è passato prima ai Bensa di Genova e poi, dal 1970, alla Regione Valle d’Aosta, che lo ha restaurato e valorizzato fino alla riapertura al pubblico nel 2018, con l’inserimento di ritratti, mobili e nuove acquisizioni.

La Sala delle Teste, capolavoro che rende unico il castello

Il vero motivo per visitare il castello Sarriod de La Tour si trova al primo piano dell’ala settentrionale, nel soffitto del castello: qui infatti si apre la celebre Sala delle Teste, considerata uno dei più originali capolavori dell’intaglio ligneo profano del Quattrocento.

A renderla unica è il soffitto in legno sorretto da 171 mensole scolpite, tutte diverse tra loro. Alzando lo sguardo si incontrano dame e cavalieri, animali domestici e selvatici, draghi, sirene, volti grotteschi, creature demoniache e addirittura un unicorno, in una sorprendente mescolanza di sacro e profano.

Realizzato intorno al 1431-1432, probabilmente durante i grandi lavori di rinnovamento del castello e in occasione del matrimonio tra Beatrice d’Agliè e Giovanni Sarriod de La Tour, questo straordinario soffitto racconta l’immaginario medievale meglio di qualsiasi libro di storia. Ogni figura aveva un significato simbolico, morale o semplicemente goliardico, trasformando il salone di rappresentanza in uno spazio capace di stupire gli ospiti e raccontare la cultura dell’epoca attraverso il legno scolpito.

Cosa vedere durante la visita al castello

Oltre alla meravigliosa Sala delle Teste, il maniero custodisce altri dettagli che valgono assolutamente la visita. Nella cappella medievale, per esempio, sono conservati frammenti di un raro ciclo di affreschi del Duecento raffiguranti scene della vita di Cristo, tra cui l’Adorazione dei Magi, l’ingresso a Gerusalemme e la Crocifissione. Le pitture rimasero nascoste per secoli sotto una volta barocca e furono riscoperte soltanto durante i restauri del Novecento.

Merita attenzione anche la scenografica scala a chiocciola quattrocentesca, nota come viret, insieme agli arredi storici, ai dipinti appartenuti alla famiglia Sarriod de La Tour e a un imponente forziere ottocentesco rivestito in ferro, utilizzato per custodire documenti e oggetti di valore.

Passeggiando tra cortili, torri, sale e camminamenti si percepisce chiaramente come il castello sia cresciuto nel corso dei secoli senza perdere il fascino autentico di una dimora medievale ancora ricca di testimonianze originali.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il castello Sarriod de La Tour si trova nel comune di Saint-Pierre, in Valle D’Aosta, lungo la piana attraversata dalla Dora Baltea e a breve distanza dal più celebre castello di Saint-Pierre.

In auto, da Aosta e dall’uscita Aosta Ovest dell’autostrada A5 è necessario imboccare la SS26 in direzione Courmayeur. Arrivati ai piedi della chiesa di Saint-Pierre, proprio sotto il celebre castello, bisogna svoltare a destra e seguire le indicazioni per il parcheggio del castello Sarriod de La Tour.

Chi arriva da Courmayeur, invece, deve percorrere la SS26 fino a Saint-Pierre e, dopo aver superato il castello di Saint-Pierre, ben visibile sulla destra, svoltare verso il centro abitato seguendo le indicazioni per il parcheggio. Da lì, un comodo percorso pianeggiante conduce alla biglietteria e all’ingresso del maniero in circa cinque minuti a piedi.

Per chi preferisce i mezzi pubblici, da Aosta è possibile utilizzare il bus 581 Aosta-Courmayeur scendendo alla fermata “Saint-Pierre – Bivio Collina”, da cui il castello si raggiunge con una passeggiata di circa 10 minuti. In alternativa, dal lunedì al sabato (esclusi i festivi) è disponibile il bus 29 Saint-Pierre-Villefranche, con fermata “Saint-Pierre – Château”, anch’essa a circa 10 minuti a piedi dal maniero.

Domenica al Museo, le visite gratuite da non perdere il 2 agosto

2 août 2026 à 07:30

Domenica 2 agosto è in programma il settimo appuntamento dell’anno con Domenica al Museo, l’iniziativa promossa dal Ministero della Cultura che permette di accedere gratis, ogni prima domenica del mese, a svariati musei, parchi archeologici, castelli, complessi monumentali, ville e giardini statali aderenti.

L’evento coinvolge centinaia di siti distribuiti su tutto il territorio nazionale e offre l’opportunità di trascorrere una giornata dedicata alla conoscenza del patrimonio artistico e archeologico del Belpaese, dalle grandi città ai centri meno conosciuti.

Agosto tra musei e luoghi della cultura, questi sono gli appuntamenti da non perdere

4 août 2026 à 13:00

Agosto è il mese ideale per riscoprire il patrimonio culturale italiano grazie a mostre, aperture straordinarie, visite guidate ed eventi pensati per coinvolgere un pubblico sempre più ampio: dai grandi complessi monumentali alle dimore storiche, passando per musei d’arte contemporanea e siti archeologici di fama internazionale, il calendario estivo propone occasioni per vivere la cultura anche nelle ore serali.

Concerti, spettacoli dal vivo, installazioni, percorsi speciali e iniziative dedicate alle famiglie arricchiscono l’offerta e trasformano la visita in un’esperienza immersiva. Da Torino e Milano alle Marche, fino a Pompei, ecco alcuni degli appuntamenti più interessanti in programma durante il mese di agosto.

Teodora Axente tra il Palio di Siena Ambrogio Lorenzetti

A Siena, dall’8 agosto al 27 settembre, entrate nel Museo Civico di Palazzo Pubblico e lasciatevi conquistare da “Allegoria. Dedica ad Ambrogio Lorenzetti”. Teodora Axente vi presenta ventidue dipinti inediti, raccolti in due grandi polittici che rileggono in chiave contemporanea giustizia, potere e responsabilità civile. E c’è di più: l’artista romena firma anche il Drappellone del Palio dell’Assunta del 16 agosto.

Pompei incontra la cultura pop di Philip Colbert

Per tutto agosto, e fino al 30 novembre, preparatevi a vedere Pompei e i suoi dintorni invasi da oltre trenta sculture monumentali di Philip Colbert. Tra Pompei, Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico, gli iconici astici dell’artista britannico vi accompagneranno in un viaggio sorprendente tra archeologia, mitologia e cultura pop.

Pop Mythology, l'evento di Pompei
Valentina Sensi
Pop Mythology, l’evento imperdibile a Pompei

Gustavo Vélez trasforma Pietrasanta

Fino al 20 settembre, passeggiate per Pietrasanta e scoprite come Gustavo Vélez ha trasformato la città in una grande galleria a cielo aperto. Per celebrare i suoi trent’anni di carriera, lo scultore colombiano porta marmo, bronzo e acciaio tra piazze, spazi monumentali e lungomare. Da Piazza Duomo a Sant’Agostino, fino a Marina di Pietrasanta, seguirete un itinerario fatto di geometrie, movimento, luce e sculture che sembrano sfidare la gravità.

Jacopo Di Cera racconta Gibellina dall’alto

Al Museo delle Trame Mediterranee, fino al 6 settembre, “Between” vi invita a osservare il Grande Cretto di Burri da una prospettiva inedita. Distribuita su sei schermi, la videoinstallazione di Jacopo Di Cera cattura dall’alto gesti quotidiani e scene di comunità. Tra ombre, corpi e paesaggi sonori, vedrete il monumento alla memoria tornare a essere uno spazio vivo, attraversato e abitato.

Le notti culturali delle VILLÆ di Tivoli

Fino al 26 settembre, Villa Adriana, Villa d’Este e il Santuario di Ercole Vincitore diventano un unico, spettacolare palcoscenico diffuso. Con VILLÆSTATE 2026 potrete scegliere tra teatro, musica, installazioni contemporanee, aperture serali e osservazioni astronomiche. Ad agosto vi aspettano gli omaggi a Carlo Collodi e Pinocchio, la rassegna teatrale “Heroides” e una serata con lo sguardo rivolto al cielo, dalla Torre di Roccabruna.

Un secolo di turismo sul Lago di Garda

Il MAG Museo Alto Garda di Riva del Garda presenta per tutto agosto e fino al 18 ottobre “Visitate il Garda”. Manifesti, cartoline, fotografie, brochure e guide illustrate ricostruiscono cento anni di promozione turistica, dalla Belle Époque alla mobilità contemporanea, raccontando insieme l’evoluzione del paesaggio, dei costumi e dell’idea stessa di vacanza.

Le sere d’estate alla Reggia di Venaria

L’estate torna protagonista alla Reggia di Venaria con il ritorno delle Sere d’Estate, in programma dal 31 luglio al 5 settembre: ogni venerdì e sabato il complesso monumentale prolunga l’orario di apertura fino alle 23, con la possibilità di visitare gli ambienti della residenza sabauda e le mostre in un’atmosfera differente rispetto alle ore diurne.

Il programma affianca alle visite un ricco calendario di spettacoli dal vivo, concerti, dj set e performance artistiche. La principale novità dell’edizione 2026 è la possibilità di organizzare un picnic nei Giardini con apposite lunch box, un’iniziativa che permette di vivere il parco anche nei momenti di relax.

Con il calare della sera, i Giardini si trasformano grazie all’illuminazione di circa 5.000 candele e luci d’arredo che creano un percorso suggestivo tra il Potager Royal, la Fontana d’Ercole e la Cascina Medici: sono questi gli scenari che ospitano concerti, spettacoli di danza e performance musicali realizzati in collaborazione con Fondazione Piemonte dal Vivo.

Musei Reali di Torino, agosto tra visite speciali e aperture serali

Per tutto il mese di agosto i Musei Reali di Torino ampliano la propria offerta con un programma che alterna visite guidate, aperture straordinarie, concerti e mostre, inserendosi nelle iniziative dedicate al decimo anniversario dell’istituzione.

Tra le principali novità, I Racconti del patrimonio, un ciclo di visite accompagnate dal personale del museo e comprese nel biglietto d’ingresso. Gli appuntamenti del lunedì e del venerdì consentono di accedere ad ambienti di solito non visitabili, tra cui la sezione Archeologia a Torino del Museo di Antichità, l’appartamento della regina Margherita e, in alcune date, anche l’appartamento della regina Elena e le Cucine Reali.

In prossimità del Ferragosto è inoltre prevista un’apertura eccezionale mercoledì 12 agosto, quando il complesso rimarrà accessibile nonostante la consueta chiusura infrasettimanale.

Prosegue anche Estate Reale 2026. Una sera al museo, la rassegna di aperture serali che permette di visitare Palazzo Reale, la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità accompagnando il percorso con concerti e spettacoli. Tra gli appuntamenti più attesi spicca la Notte di San Lorenzo dell’8 agosto, organizzata insieme alla Fondazione Club Silencio, che propone osservazioni del cielo, musica dal vivo, performance nei Giardini Reali e concerti a lume di candela all’interno del Teatro Romano.

Accanto agli eventi, trovano spazio anche gli appuntamenti musicali organizzati con il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino nell’ambito della rassegna Torino crocevia di sonorità. Tra la fine di luglio e il 28 agosto il programma tocca repertori differenti, dalla musica classica al jazz fino alle sonorizzazioni elettroniche dedicate al cinema muto.

Restano inoltre visitabili tre mostre dossier: La luce del vero prima di Caravaggio: Lotto e Savoldo, ospitata alla Galleria Sabauda fino al 15 settembre, e Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile insieme a Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia, entrambe aperte fino al 6 gennaio 2027.

Villa Arconati apre le porte anche ad agosto

Dettaglio di Villa Arconati, Lombardia
Credits: Corinne Férault
Prezioso dettaglio di Villa Arconati

Anche chi trascorrerà l’estate in città potrà trovare un’occasione per concedersi una giornata all’insegna dell’arte e della natura grazie alle iniziative organizzate dalla Fondazione Augusto Rancilio a Villa Arconati, alle porte di Milano.

Per tutto il mese di agosto sono in programma le Mattine d’Estate a Villa Arconati, visite guidate organizzate ogni mercoledì e venerdì che permettono di esplorare il giardino monumentale tra alberi secolari, fontane, giochi d’acqua, prospettive scenografiche e statue che raccontano la storia della dimora. Il percorso comprende anche l’accesso ad alcune delle sale più rappresentative della Villa, aperte in via eccezionale per offrire uno sguardo ancora più completo sul patrimonio storico e artistico del complesso.

Grande attenzione è riservata anche alle famiglie: ogni martedì mattina torna infatti C’era una volta a Villa Arconati, una visita-gioco dedicata ai bambini dai 4 ai 10 anni che ruota attorno alla mascotte Argo, il pavone pasticcione: con indizi e piccole sfide, grandi e piccoli vengono accompagnati alla scoperta degli angoli più suggestivi del parco in un percorso che unisce gioco, osservazione e curiosità.

La Villa sarà inoltre aperta tutte le domeniche, e in via eccezionale anche a Ferragosto.

La Grande Brera tra pittura, fotografia e arte contemporanea

Alla Pinacoteca di Brera prosegue fino al 13 settembre la mostra Giovanni Agostino da Lodi. Un pittore itinerante tra Leonardo e Giorgione, la prima grande monografica dedicata all’artista. Il percorso riunisce 46 opere provenienti da importanti istituzioni internazionali, tra cui il Louvre, il Museo del Prado e la National Gallery, e offre una rilettura della figura di un pittore che operò tra Milano e Venezia entrando in contatto con protagonisti come Leonardo, Giorgione e Dürer.

Sempre fino al 13 settembre Palazzo Citterio ospita Paladino, progetto dedicato ai Dormienti di Mimmo Paladino. L’installazione, pensata appositamente per la Sala Stirling, mette in dialogo le figure distese dell’artista con l’architettura dello spazio espositivo. L’esperienza è arricchita dalla traccia sonora composta da Brian Eno per la prima presentazione dell’opera, avvenuta a Londra nel 1999.

Nello stesso periodo rimane visitabile anche Giovanni Gastel. Rewind, un percorso che ripercorre la carriera del fotografo tramite immagini di moda, campagne pubblicitarie, ritratti, still life e con 250 fotografia, oltre 140 delle quali inedite. La mostra dedica inoltre spazio ai suoi scritti e alle poesie.

Al Museo MA*GA un’estate tra arte, tecnologia e memoria

La programmazione estiva del Museo MA*GA di Gallarate propone un articolato percorso che attraversa linguaggi artistici differenti e mette in dialogo il Novecento con la ricerca contemporanea.

Le mostre approfondiscono il lavoro di Paolo Scheggi e Vincenzo Agnetti, accostando la ricerca ambientale del primo all’utilizzo concettuale della fotografia sviluppato dal secondo. Lo sguardo si estende poi alle sperimentazioni digitali di Giovanni Ferrario, che utilizza l’Intelligenza Artificiale come strumento creativo, e ai progetti dei cinque artisti selezionati per il XXVIII Premio Gallarate, incentrati su pratiche partecipative e performative.

Completa il programma l’omaggio al rapporto tra l’illustratrice Brunetta e la Maison Missoni, dedicato al dialogo tra moda e sperimentazione visiva nella seconda metà del Novecento.

A Civitanova Marche la prima mostra italiana dedicata a Fares Cachoux

Dal 13 agosto al 3 novembre lo Spazio Multimediale San Francesco di Civitanova Marche ospita FARES CACHOUX…OLTRE, prima mostra italiana dedicata all’artista franco-siriano.

Curata da Cristina Falco ed Enrico Lattanzi e organizzata dal Museo MAGMA insieme a Cartacanta APS, l’esposizione ripercorre le principali tappe della carriera dell’artista tramite le sue serie più significative. L’arte grafica di Fares Cachoux affronta temi legati alla politica, alla società e all’ambiente, utilizzando il linguaggio visivo come strumento di riflessione sulle questioni più attuali.

Il percorso espositivo offre così l’occasione per conoscere un autore che pone al centro del proprio lavoro il dialogo tra ricerca artistica e realtà contemporanea.

A Pompei arriva Philip Colbert con Pop Mythology

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Ph Valentina Sensi
Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology

L’arte contemporanea incontra uno dei siti archeologici più celebri al mondo con Philip Colbert in Pompeii: Pop Mythology, il grande progetto espositivo inaugurato il 27 luglio al Parco Archeologico di Pompei.

L’installazione rappresenta il più ampio intervento artistico realizzato finora dall’artista britannico, noto per il suo alter ego The Lobster: oltre trenta sculture monumentali vengono collocate all’interno di Pompei e negli altri siti gestiti dal Parco Archeologico, tra cui Longola, Boscoreale, Oplontis, Villa San Marco, Villa Arianna e il Real Polverificio Borbonico.

L’iniziativa, organizzata dalla casa editrice Il Cigno Arte insieme al Parco Archeologico di Pompei, apre un nuovo capitolo della ricerca di Colbert dedicata al rapporto tra mitologia, storia e cultura contemporanea. Una delle opere sarà inoltre installata nel sito protostorico di Longola come segno di attenzione verso il territorio dopo il grave incendio doloso che ha interessato l’area nelle scorse settimane.

L’esposizione conferma la vocazione internazionale dell’artista, autore di numerosi interventi site-specific realizzati in città come Londra, Venezia, Roma, Napoli, Shanghai, Hong Kong e Seoul, e propone un dialogo tra il patrimonio archeologico e i linguaggi della cultura pop contemporanea.

Nascosta per secoli, riemerge una spettacolare Tomba dei Giganti in Sardegna

31 juillet 2026 à 09:57

La Sardegna continua a regalare scoperte archeologiche di straordinario valore, confermandosi una delle terre più ricche di testimonianze della civiltà nuragica. Questa volta il ritrovamento arriva da Bortigali, nel cuore dell’isola, dove una spettacolare Tomba dei Giganti è riemersa dopo essere rimasta nascosta per secoli sotto una fitta vegetazione.

Il monumento funerario, conservato in condizioni eccezionali, rappresenta una scoperta di grande importanza per gli studiosi e contribuisce ad arricchire il patrimonio storico e culturale della Sardegna, offrendo nuove informazioni sulle antiche comunità che abitavano il territorio.

La scoperta della Tomba dei Giganti

La Tomba dei Giganti è stata individuata nell’area archeologica di Carrarzu Iddia, sul versante meridionale di Crastu Littu, a circa 740 metri di altitudine. Il sito occupa una posizione panoramica e strategica, dalla quale si dominano la piana di Macomer, gli altopiani di Abbasanta e Paulilatino, fino ai rilievi del Nuorese e al golfo di Oristano.

Per lungo tempo il monumento è rimasto completamente nascosto dalla vegetazione. In seguito alle attività di ricognizione, le Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Sardegna, già impegnate nelle operazioni di scavo e restauro del nuraghe presente nell’area, hanno avviato un intervento di pulizia e rimozione dei materiali in accordo con i proprietari del terreno. Grazie a queste operazioni, la Tomba dei Giganti è tornata nuovamente visibile, rivelando uno stato di conservazione particolarmente raro.

La struttura è realizzata con grandi blocchi di trachite e conserva sia la camera funeraria sia la monumentale esedra semicircolare che introduce all’ingresso. Tra gli elementi più interessanti emersi durante le prime analisi figura una particolare suddivisione dello spazio interno su due livelli, situata in prossimità dell’accesso alla camera. Si tratta di una caratteristica documentata solo in pochi casi e che sarà oggetto di ulteriori approfondimenti da parte degli archeologi.

Nonostante il monumento abbia subito in passato scavi clandestini, al suo interno sono stati recuperati materiali ceramici che testimoniano una frequentazione risalente alle fasi più antiche della civiltà nuragica.

L’importanza della scoperta

Il ritrovamento assume un valore ancora maggiore perché si inserisce in un contesto archeologico di eccezionale interesse. L’area di Carrarzu Iddia conserva infatti numerose testimonianze della presenza umana dalla preistoria fino all’età romana, con una particolare concentrazione di monumenti risalenti al periodo nuragico.

Il complesso comprende due protonuraghi, un pozzo sacro, un antico abitato e una vasta area funeraria frequentata già in epoca prenuragica, come dimostra la presenza di un dolmen. Questo insieme di strutture restituisce l’immagine di un paesaggio perfettamente organizzato, nel quale insediamenti, luoghi di culto e aree destinate alle sepolture erano strettamente collegati tra loro.

Le Tombe dei Giganti comparvero in Sardegna intorno al 1800 a.C. come evoluzione dei più antichi dolmen e rappresentano una delle più importanti espressioni dell’architettura funeraria nuragica. Destinate alle sepolture collettive, si distinguono per l’ampia camera funeraria e per la caratteristica esedra semicircolare, spazio nel quale si svolgevano riti e cerimonie dedicate al culto degli antenati.

La nuova scoperta di Bortigali offre quindi un’opportunità preziosa per approfondire la conoscenza di queste monumentali costruzioni e della società nuragica, contribuendo a valorizzare uno dei patrimoni archeologici più affascinanti della Sardegna e dell’intero Mediterraneo.

Il 26 luglio torna Castelli Aperti, viaggio tra arte e dimore d’epoca

26 juillet 2026 à 09:00

Il Piemonte si prepara a vivere una nuova giornata dedicata alla scoperta del suo straordinario patrimonio storico e architettonico: domenica 26 luglio torna infatti Castelli Aperti, l’appuntamento consolidato che permette di visitare castelli, ville, palazzi storici, musei e antichi borghi non sempre accessibili al pubblico.

Anche per questa occasione saranno decine le dimore coinvolte, distribuite in varie province piemontesi, con un programma che comprende visite guidate, aperture straordinarie, musei, torri panoramiche e antichi borghi, molti dei quali vantano collezioni, giardini storici e percorsi di particolare interesse.

Dalle colline del Monferrato ai castelli dell’Alessandrino

La provincia di Alessandria propone un itinerario che tocca alcune delle aree più suggestive del Monferrato: ad Acqui Terme sarà possibile visitare il Castello dei Paleologi, sede del Civico Museo Archeologico, mentre Villa Ottolenghi Wedekind aprirà le porte con visite guidate su prenotazione.

Tra le aperture previste anche la Tenuta Castello di Razzano ad Alfiano Natta, dove sarà possibile conoscere il Museo Artevino e le storiche cantine di invecchiamento, la Gipsoteca Giulio Monteverde di Bistagno e il Museo d’Arte Sacra di Cassine.

Non mancano alcuni dei castelli più rappresentativi del territorio, come il Castello di Sannazzaro a Giarole, il Castello di Rocca Grimalda, che abbina la visita a una degustazione di vini, e il Castello di Trisobbio, dove sarà possibile salire sulla torre panoramica. Completano il programma le visite ai borghi di Ozzano Monferrato e Rosignano Monferrato, oltre alle aperture di Palazzo Terzano a Valenza e della Fondazione Elisabeth de Rothschild ospitata a Palazzo Lignana di Rivalta Bormida.

Astigiano tra torri medievali e mostre

Anche la provincia di Asti partecipa alla giornata con un programma he valorizza il patrimonio storico locale: a Castagnole delle Lanze sarà visitabile la Torre del Conte Ballada di Saint Robert, mentre a Castelnuovo Calcea sarà aperta gratuitamente l’area del castello.

A Costigliole d’Asti sarà possibile entrare nel Castello di Rorà, che fino al 30 agosto ospita anche una mostra dedicata alle artiste Gabriella Piccatto e Barbara Corbucci. Le torri di San Giorgio Scarampi e di Viarigi completano un percorso che permette di osservare il territorio da punti panoramici particolarmente suggestivi.

Dal Biellese alle Langhe, palazzi storici e castelli simbolo

Nel Biellese l’appuntamento coinvolge alcuni dei luoghi simbolo della provincia: a Biella saranno visitabili Palazzo Gromo Losa e Palazzo La Marmora, mentre il celebre Ricetto di Candelo offrirà la possibilità di passeggiare all’interno del suo straordinario borgo medievale o partecipare a visite guidate.

Tra le altre aperture ecco Villa Flecchia a Magnano, che accoglie la Collezione Enrico, e Palazzo dei Principi a Masserano, visitabile con guida.

La provincia di Cuneo protagonista

La provincia di Cuneo presenta uno dei programmi più ampi della giornata, con possibilità di visita che spaziano dai musei civici di Alba, Bra, Dronero e Savigliano fino ad alcuni dei castelli più conosciuti del Piemonte.

Tra questi spicca il Castello Falletti di Barolo con il WIMU Wine Museum, una delle principali attrazioni dedicate alla cultura del vino. Apriranno inoltre il Castello Reale di Govone, il Castello della Manta, il Castello dei Principi d’Acaja di Fossano, il Castello di Roddi e il Castello di Serralunga d’Alba, che proporrà molti turni di visita guidata nel corso della giornata.

Anche i borghi storici avranno un ruolo di spicco, con le aperture del Borgo Antico e Castello di Pamparato e del borgo medievale di Priero, mentre Saluzzo offrirà un vero e proprio itinerario culturale tra Casa Cavassa, La Castiglia, la Torre Civica, Villa Belvedere Radicati e la Casa Natale di Silvio Pellico.

A completare il programma, il Museo del Generale Bonaparte nel Castello di Mombasiglio, il Museo della Casa di Mondovì, il Castello degli Alfieri di Magliano Alfieri e numerosi altri siti distribuiti sul territorio.

Novarese e Torinese, dimore nobiliari e grandi castelli

Nel Novarese sarà possibile partecipare alle visite guidate del Castello dal Pozzo di Oleggio Castello, mentre la Fondazione Antonio e Carmela Calderara di Vacciago di Ameno proporrà aperture gratuite. Sarà inoltre visitabile, su prenotazione, il Castello di Vinzaglio.

Anche la provincia di Torino offre un calendario particolarmente ricco: tra le aperture non mancano Villa Il Meleto ad Agliè, storica dimora di Guido Gozzano, il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Castelguelfo a Pessione, che si potranno ammirare anche con un biglietto combinato.

Saranno inoltre accessibili il Castello e Parco di Masino, il Castello di Foglizzo, Casa Lajolo a Piossasco, il Castello di Pralormo e il Castello di Miradolo a San Secondo di Pinerolo, residenze storiche immerse in parchi e giardini di indiscusso valore paesaggistico.

C’è un motivo in più per visitare Lima, capitale del gusto del 2026

25 juillet 2026 à 09:00

Affacciata sull’Oceano Pacifico e porta d’ingresso del Perù, Lima conquista grazie a un ricco patrimonio storico, quartieri contemporanei, musei di rilievo e una scena gastronomica considerata tra le più interessanti al mondo. Nel 2026, inoltre, ospiterà alcuni degli appuntamenti più importanti dedicati alla cucina internazionale, confermandosi come punto di riferimento per scoprire la cultura peruviana anche tramite i suoi sapori.

A rendere la capitale ancora più accessibile è il rafforzamento dei collegamenti aerei dall’Italia, che consentono di raggiungerla passando per il Canada.

Nuovi voli dall’Italia per raggiungere Lima

Air Transat, rappresentata in Italia da Rephouse Gsa, rilancia il collegamento verso Lima, offrendo la possibilità di arrivare con voli in connessione via Toronto o Montréal fino a ottobre 2026.

Da Roma sono disponibili tre frequenze settimanali, il mercoledì, il sabato e la domenica, mentre da Venezia è previsto un collegamento ogni sabato. Si tratta di un’opportunità in più per i viaggiatori italiani che desiderano visitare una delle città più dinamiche dell’America Latina, sia come destinazione principale sia come punto di partenza per esplorare altre aree del Perù, da Cusco alla Valle Sacra, fino al Lago Titicaca o alla costa del Pacifico.

La compagnia comunica, inoltre, che le agenzie di viaggio possono richiedere quotazioni dedicate ai gruppi diretti a Lima, con tariffe speciali.

Cosa vedere a Lima nel 2026

Cattedrale di Lima, Perù
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Veduta della Cattedrale di Lima

Il centro storico di Lima, dichiarato Patrimonio Mondiale UNESCO, vanta alcuni degli edifici più rappresentativi dell’epoca coloniale, a partire dalla Plaza Mayor, su cui si stagliano la Cattedrale di Lima e il Palazzo del Governo, fulgidi esempi dell’architettura rinascimentale e barocca che caratterizza la zona.

Per approfondire la storia più antica del Paese, tappa imprescindibile è il Museo Larco, ospitato in un elegante edificio abbracciato da giardini, che conserva una delle più importanti collezioni di arte precolombiana del Perù. Lungo le sale, infatti, riecheggiano secoli di storia tra reperti archeologici, manufatti in ceramica, tessuti e oggetti provenienti dalle principali civiltà che hanno abitato il territorio prima dell’arrivo degli spagnoli.

Anche il Museo de Arte de Lima (MALI) merita una visita: le collezioni spaziano dall’arte preispanica alle opere contemporanee e propongono una panoramica completa sul patrimonio culturale peruviano. Da non perdere, a sua volta, il Museo Nacional de Arqueología, Antropología e Historia del Perú, che approfondisce gli aspetti storici, antropologici e archeologici tramite un ricco percorso espositivo.

Tra le zone più frequentate va menzionato Miraflores, quartiere moderno che osserva l’Oceano Pacifico: il celebre Malecón, incantevole percorso panoramico che costeggia le scogliere, dona alcuni dei punti di osservazione più suggestivi sul mare ed è ideale per una passeggiata tra aree verdi, parchi e spazi dedicati al tempo libero. La zona ospita inoltre negozi, locali e ristoranti, per uno dei volti più contemporanei della capitale.

Differente ma altrettanto evocativa è l’atmosfera di Barranco, considerato il quartiere più creativo e bohémien: accoglie murales e opere di street art, accanto a caffetterie, gallerie d’arte, ristoranti e locali che animano la vita serale.

Gli eventi da non perdere

A novembre, Lima ospiterà The World’s 50 Best Restaurants 2026 e sarà la prima volta che il prestigioso evento dedicato alla ristorazione mondiale si svolgerà in Sud America.

La scelta della capitale peruviana conferma il crescente riconoscimento internazionale della sua tradizione culinaria, frutto dell’incontro tra influenze indigene, europee, africane e asiatiche che hanno dato vita a una delle cucine più apprezzate al mondo: l’appuntamento richiamerà chef, professionisti del settore, giornalisti e appassionati di gastronomia provenienti da tutto il nondo.

Pochi giorni prima, dal 30 ottobre al 1° novembre 2026, la città farà da cornice anche a Perú, Mucho Gusto, il grande festival dedicato alle tradizioni culinarie del Paese che offre l’opportunità di conoscere sapori, ricette e prodotti provenienti dalle varie regioni del Perù.

Pompei: Fuori dal Tempo, le location del docudrama ridanno splendore all’antica città romana

23 juillet 2026 à 17:00

Per un docudrama che cerca di ricostruire le ultime ventiquattr’ore prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la scelta delle ambientazioni rischia di apparire scontata. Eppure nella serie in tre episodi in arrivo su Disney+ dal 23 luglio 2026 difficilmente si ha questa impressione: sarà per la presenza di Tom Hiddleston, che i più ricorderanno per aver interpretato il villain della Marvel Loki, o perché la produzione è quella, avvezza a portare sullo schermo immagini potenti, di National Geographic. Scopriamo insieme le location di Pompei: Fuori dal Tempo.

Di cosa parla

C’è qualcuno che è riuscito a sopravvivere alla distruzione di Pompei? È questa domanda che sembra aver ispirato la nuova serie Disney+ con Tom Hiddleston, a metà tra dramma cinematografico e documentario investigativo. Grazie all’aiuto dello storico Steven L. Tuck vengono ricostruite in particolare le vite di tre personaggi che, le fonti storiche suggeriscono, si sono salvati dal fiume di lava, lapilli e ceneri che ricoprì la città quella notte: quella di Avianius, un giovane apprendista fabbro; quella di Iulia Felix, potente donna d’affari che era solita affittare i locali della propria villa, e quella di un membro della Guardia Pretoriana che quel giorno si trovava per caso a Pompei.

Dov’è stata girata la serie

Le location di Pompei: Fuori dal tempo si trovano, va da sé, tutte all’interno del Parco Archeologico di Pompei: sulle stesse strade che quel giorno videro fuggire migliaia di persone disperate, passeggiando tra resti di antiche ville romane e locali un tempo a uso pubblico come terme, mercati, termopoli Tom Hiddleston incontra archeologi ed esperti di storia dell’età romana, si ferma a parlare con loro e a contemplare gli inestimabili tesori che oggi custodisce Pompei.

"Pompei: Fuori dal Tempo", il docudrama con Tom Hiddleston, è stato girato all'interno del Parco Archeologico
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È un vero tesoro quello custodito a Pompei

Il Parco Archeologico di Pompei

Come ribadito anche all’interno della serie, la zona è ancora oggi oggetto di studi e di ricerche che periodicamente portano alla luce nuovi sorprendenti ritrovamenti come, ultimo in ordine di tempo, quello degli scheletri di due uomini in fuga dall’eruzione.

L’area degli scavi è molto vasta, quasi 450 mila metri quadrati che la rendono una delle più grandi di tutto il Sud Italia, e per questo difficile da esplorare in una sola visita a meno di non fermarsi a osservare solo poche, selezionate, attrazioni di Pompei: le più importanti per il passato della città e per la storia del sito archeologico.

Si trovano tutte all'interno degli scavi le location di "Pompei: Fuori dal Tempo"
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Le magnificenti rovine di Pompei

Via dell’Abbondanza: il cuore dell’antica Pompei

In alcune inquadrature del trailer di Pompei: Fuori dal Tempo si vede Tom Hiddleston camminare lungo Via dell’Abbondanza, riconoscibile per i grossi blocchi di basalto. Un tempo era la più importante arteria commerciale della città, tanto che percorrendola è facile notare ancora gli ingressi delle tabernae – caratterizzati da un’apertura più larga verso l’esterno, la presenza di banconi di pietra e qualche volta dei fori per i contenitori in ceramica che nei termopoli servivano per riscaldare le vivande – e quelli delle abitazioni private, insieme a una serie numerosissima di iscrizioni, tra cui anche iscrizioni elettorali che invitavano a votare per questo o quel candidato.

"Pompei: Fuori dal Tempo": dov'è stata girata la serie National Geographic con Tom Hiddleston
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Un’iconica strada dell’antica Pompei

Oggi la Via dell’Abbondanza, chiamata così perché è qui che avvenne uno dei primi ritrovamenti archeologici: una fontana contenente un’allegoria dell’abbondanza, attraversa gli scavi da est a ovest collegando due tappe obbligate di ogni visita come sono il Foro e l’Anfiteatro.

Il primo era la piazza principale della città dove si svolgevano i più importanti eventi civili e religiosi e su cui si affacciavano la maggior parte degli edifici pubblici: oggi è spoglio, ma un tempo doveva avere statue e marmi a impreziosirlo. L’Anfiteatro di Pompei, uno dei più antichi conosciuti, era utilizzato in origine per spettacoli circensi e di gladiatori. Oggi è tra le aree accessibili anche a prescindere dalla visita al Parco Archeologico, in occasione di concerti e grandi eventi musicali: suggestiva è la vista sul Vesuvio che si ha dal suo interno.

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