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Rozzano calcio, i Campioni d’Italia under18 a Palazzo Lombardia

17 juillet 2025 à 17:57

Regione Lombardia, con il sottosegretario alla Presidenza con delega a Sport e Giovani Federica Picchi, ha ricevuto la squadra Under 18 del Rozzano Calcio che nella stagione appena conclusa ha conquistato il titolo di Campioni d’Italia nel torneo riservato alle squadre dilettanti. I ragazzi, premiati con una coppa della Regione, erano accompagnati dai dirigenti e dai tecnici del Club . Con loro, a supporto,  anche il sindaco della città Mattia Ferretti.

Rozzano calcio: Campioni d’Italia under 18

“Vi ringrazio – ha detto il primo cittadino  – a nome di tutta la nostra comunità  e dei rappresentanti della Giunta e del Consiglio Comunale”.

“Un giusto riconoscimento – ha commentato il sottosegretario Picchi – per una squadra che ha tenuto alti i colori della Lombardia raggiungendo un traguardo davvero prestigioso”.

Presente anche Valentina Battistini, presidente del Comitato regionale Lombardia della Lega Nazionale Dilettanti,

“Un applauso al Rozzano calcio – ha detto – per aver centrato un obiettivo voluto e meritato”.

Complimenti anche dall’ex calciatore rozzanese dell’Inter Arturo Di Napoli.

“Auspico a questi giovani – ha sottolineato – di raggiungere obiettivi ancora più importanti”.

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Cosa vedere a Capri in un giorno: tra fascino mondano e la sua anima più autentica

17 juillet 2025 à 10:08

Dici Capri, pensi ‘glamour’. L’isola azzurra dell’arcipelago campano, destinazione ambita dal jet set internazionale, è un concentrato di mondanità e bellezza paesaggistica, un luogo dal fascino esclusivo, dove il bianco delle case a calce e i colori vibranti delle ceramiche si incastonano perfettamente nella cornice del verde lussureggiante dei giardini e del turchese ammaliante del mare.

Tante sono le meraviglie custodite in questa gemma del Golfo di Napoli, dalla Grotta Azzurra ai famosi Faraglioni a picco sul blu, alle dimore del mito. Se Capri è nella vostra lista dei desideri e avete solo un giorno a disposizione per visitarla, ecco quali luoghi e attrazioni non potete assolutamente perdere.

Tappa 1: Marina Grande

Marina Grande è il primo luogo che si incontra non appena si approda a Capri. Qui, infatti, si trova il porto dove attraccano aliscafi e traghetti in arrivo da Napoli, Sorrento, Ischia e altre località della Campania, nonché il porto turistico destinato alle imbarcazioni private e ai tour in barca. Quello che un tempo era un piccolo villaggio di pescatori, conserva una delle chiese più antiche e importanti dell’isola, dedicata al culto del santo patrono di Capri, San Costanzo.

Tra le attrazioni di Marina Grande, spicca la spettacolare Scala Fenicia, il cui inizio si trova nei pressi di Palazzo a Mare, che ha rappresentato per secoli l’unico collegamento tra il porto di Capri e Anacapri, il comune “alto” dell’isola. Non fatevi però ingannare dal nome, dato che in realtà fu realizzata dai Greci tra il VII e VI secolo a.C. Percorrerla è una vera sfida, perché è composta da 921 gradini in pietra (calcolate circa un’ora per salire, di più se ci si ferma spesso), ma la fatica viene ricompensata dal panorama che si svela allo sguardo.

In alternativa, godetevi una passeggiata tra le case pittoresche del borgo e le barche colorate. La zona è bene collegata con le principali località dell’isola, e proprio da qui parte la Funicolare che in meno di 5 minuti vi condurrà alla rinomata Piazzetta di Capri.

Tappa 2: Giro dell’isola in barca

Da Marina Grande, partono ogni giorno tour organizzati che effettuano giri dell’isola della durata di una o due ore, oppure si può optare per il noleggio di una barca con o senza marinaio. Per chi ha solo un giorno, è l’ideale per ammirare le attrazioni naturali lungo la costa. Quasi tutti i viaggi organizzati prevedono una sosta alla iconica Grotta Azzurra, il cui ingresso però non è compreso nel prezzo (il biglietto costa 18 euro a persona).

Per visitare questa suggestiva cavità naturale lunga circa 60 metri e larga circa 25 – con un ingresso alto meno di un metro – bisogna salire a bordo di piccole barche a remi, che possono contenere al massimo 4 persone per volta. Ci si dovrà poi stendere sul fondo, mentre l’imbarcazione scivolerà attraverso il piccolo arco. Una volta dentro, ci si ritrova a galleggiare nel buio, su un’acqua di un turchese acceso, mentre il barcaiolo intona canzoni della tradizione napoletana che creano una suggestiva eco tra le pareti rocciose.

Il giro dell’isola permette anche di ammirare da vicino i mitici Faraglioni, altra attrazione simbolo di Capri, e altri luoghi unici, come il Faro di Punta Carena, la Grotta Bianca e la Grotta Verde, conosciuta anticamente come Grotta dei Turchi.

Splendida veduta da Monte Solaro a Capri
iStock
Monte Solaro, dove ammirare il panorama più bello di Capri

Tappa 3: Monte Solaro ed eremo di Cetrella

Se volete ammirare il panorama più bello di Capri dovete recarvi sul Monte Solaro, a quasi 600 metri sul livello del mare. Da Marina Grande, potrete prendere un autobus che vi porta ad Anacapri, e una volta arrivati a destinazione potrete raggiungere la parte più alta dell’isola a bordo di una seggiovia, con un percorso che, da Piazza Vittoria, vi porterà alla vetta in 13 minuti.

Una volta giunti a destinazione, lo sguardo abbraccerà l’isola di Capri, il Vesuvio e il Golfo di Napoli, la Penisola Sorrentina, le montagne della Calabria in lontananza, gli Appennini e la Costiera Amalfitana con gli isolotti de Li Galli. A poca distanza dalla cima del Monte Solaro, si può ammirare l’affascinante eremo di Santa Maria di Cetrella, costruito intorno al 1400, che ospita una piccola chiesa, un campanile e una sagrestia, con la bassa cupoletta, aggiunta nel Seicento.

Tappa 4: Anacapri

Se volete godervi la bellezza di Capri e scoprirne il lato più selvaggio e meno glamour, non perdetevi una visita ad Anacapri, il secondo comune dell’isola, situato nella sua parte più alta. Regalatevi una passeggiata nel centro storico, tra piazze silenziose e stradine impreziosite dai colori delle bouganville e dei gerani.

Qui, oltre all’escursione in seggiovia per raggiungere Monte Solaro, si può visitare la splendida Villa San Michele, casa-museo dello scrittore svedese Axel Munthe, dove sono custoditi reperti archeologici collezionati dal medico in giro per il mondo, e si può godere di una vista magnifica da un terrazzo affacciato sull’infinito.

La famosa Piazzetta di Capri
iStock @Angelafoto
La Piazzetta di Capri, “salotto del mondo”

Tappa 5: Piazzetta e Belvedere di Tragara

Da Anacapri, prendete un autobus che vi riporti a Capri per raggiungere il centro della vita mondana dell’isola: la rinomata Piazzetta. Il nome ufficiale è Piazza Umberto I, per i capresi “a chiazza”. Anticamente ospitava l’antico mercato locale, oggi è invece definita un “salotto del mondo”, tanto da essere spesso paragonata a piazze come il Rossio di Lisbona o San Marco a Venezia.

La piazza ha assunto il carattere mondano che ha conservato fino a oggi quando il caprese Raffaele Vuotto, fra il 1934 e il 1938, aprì il suo bar, il Gran Caffè Vuotto. In seguito, altri isolani lo seguirono, arricchendo la piazza di locali e trasformandola nel cuore pulsante della vita sociale di Capri.

Se siete amanti dello shopping, dopo la sosta in Piazzetta non perdetevi una passeggiata lungo Via Camerelle, la strada dei brand di lusso, dove ci si imbatte in negozi di alta moda e boutique esclusive. Proseguendo lungo Via Tragara, arriverete infine allo spettacolare belvedere affacciato sui Faraglioni, che faranno da sfondo a foto e selfie indimenticabili.

Tappa 6: Giardini di Augusto

Un giro in Piazzetta e una passeggiata fino ai Giardini di Augusto è il più classico degli itinerari per chi ha solo un giorno per visitare Capri, Un vero giardino botanico, nato nell’antica proprietà che l’industriale tedesco Friedrich Alfred Krupp acquistò nei primi anni del Novecento a ridosso della Certosa di San Giacomo per costruire la sua dimora caprese, che ospita vari esemplari della flora dell’isola, con piante ornamentali e non.

A queste si associa una vista mozzafiato, a 180 gradi dell’isola di Capri, con scorci sul Monte Solaro, sulla baia di Marina Piccola, sui celebri Faraglioni e sulla spettacolare Via Krupp, una serie di tornanti scavati nel costone roccioso conosciuti in tutti il mondo per la loro peculiarità. Nei giardini è presente anche un monumento in onore di Lenin, vissuto a Capri nel 1908 in qualità di ospite dello scrittore russo Maksim Gor’kij, realizzato nel 1968 dallo scultore Giacomo Manzù.

Un ultimo suggerimento: se vi rimane un po’ di tempo, nella vostra visita di un giorno a Capri fate un salto a Marina Piccola, splendida baia con una deliziosa spiaggia che guarda ai Faraglioni. È l’ideale anche nelle giornate invernali, perché protetta alle spalle da una ripida parete di roccia, che la protegge dal vento, inoltre l’esposizione a sud assicura sempre qualche grado in più per godere dei caldi raggi del sole anche nella stagione fredda.

Il segreto di Dracula a Napoli: forse è sepolto qui

30 juin 2025 à 15:36

Nel cuore di Napoli, tra le antiche pietre del complesso monumentale di Santa Maria la Nova, si nasconde forse uno dei segreti più affascinanti d’Europa: la possibile sepoltura del vero Dracula.

Secondo nuove ricerche storiche e la recente decifrazione di un’enigmatica iscrizione, le spoglie del Principe Vlad III di Valacchia, passato alla leggenda come l’impalatore, potrebbero trovarsi proprio nella città partenopea, dando una svolta sorprendente a uno dei misteri più inquietanti della storia medievale.

Vlad l’Impalatore: tra storia e leggenda

Vlad III di Valacchia, nato nel 1431 e morto nel 1477, è ricordato come un sovrano crudele ma anche determinato difensore del proprio regno contro l’avanzata ottomana. Il suo soprannome, “l’impalatore“, deriva dal metodo brutale con cui puniva i suoi nemici.

Ma è stato poi lo scrittore irlandese Bram Stoker, nel 1897, a trasformarlo nel celebre Conte Dracula, simbolo immortale dell’orrore gotico, a cui si ispirò per il suo famoso romanzo.

Nonostante la fama, il luogo esatto della sua sepoltura è sempre rimasto un mistero. Alcune teorie lo volevano morto in battaglia e sepolto in patria, ma da oltre un decennio una teoria alternativa ha preso piede: Dracula potrebbe essere stato sepolto a Napoli.

La tomba nella cappella Turbolo e la misteriosa iscrizione

Nel 2014, alcuni studiosi italiani, con il supporto di esperti dell’Università di Tallinn, hanno ipotizzato che le spoglie di Vlad III si trovino nella cappella Turbolo, all’interno del complesso monumentale angioino-aragonese di Santa Maria la Nova a Napoli. La tomba in questione presenta decorazioni singolari, tra cui un drago e simboli di origine egizia, elementi inusuali per una sepoltura rinascimentale napoletana.

Il vero colpo di scena arriva poi quest’anno nel 2025, quando una misteriosa iscrizione funeraria, forse risalente intorno al Cinquecento, incisa proprio su quella tomba, viene finalmente decifrata. Secondo quanto riportato dal direttore del complesso, professor Giuseppe Reale, si tratterebbe di un elogio funebre dedicato proprio a Vlad l’impalatore. Questa scoperta potrebbe confermare definitivamente la presenza del Principe di Valacchia a Napoli.

Maria Balsa: la figlia che salvò Dracula

Uno degli aspetti più suggestivi della teoria è il ruolo di Maria Balsa, presunta figlia di Vlad III. Secondo la ricostruzione degli studiosi, la giovane sarebbe stata adottata da una nobile famiglia napoletana mentre il conte sarebbe stato fatto prigioniero dai turchi. In seguito Maria Balsa avrebbe riscattato il padre, tenuto prigioniero, e lo avrebbe condotto con sé a Napoli.

Alla morte del padre, Maria lo avrebbe fatto seppellire nella tomba del suo suocero, Matteo Ferrillo, situata proprio nella cappella Turbolo. Un legame familiare che giustificherebbe la presenza di Vlad in un luogo tanto lontano dalla sua patria natia.

Una scoperta che cambia (forse) la storia

Se confermata, la sepoltura di Dracula a Napoli riscriverebbe non solo la storia del personaggio, ma anche il legame tra l’Italia e l’Europa orientale nel tardo Medioevo. Il sito di Santa Maria la Nova, già ricco di storia, diventerebbe un punto di riferimento per appassionati di storia, turisti e studiosi di tutto il mondo.

Il mistero è ancora aperto, ma gli indizi sembrano convergere verso una verità straordinaria: Dracula potrebbe davvero riposare sotto il sole di Napoli, ben lontano dalle nebbie dei Carpazi.

Reggia di Capodimonte: un viaggio tra arte, potere e meraviglia

29 juin 2025 à 09:55

A Napoli ogni cosa aspira alla grandezza, e la Reggia di Capodimonte non fa eccezione: sorge maestosa nel verde del Real Bosco, come se la città stessa avesse voluto erigere un tempio alla bellezza. E lo ha fatto in grande: un palazzo di tre piani, 14 mila metri quadri di superficie, 124 gallerie che custodiscono una delle pinacoteche più importanti d’Europa dove si respira la presenza di geni assoluti quali Tiziano, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio. E poi ancora Botticelli, Masaccio, Mantegna, Correggio, Parmigianino, Artemisia Gentileschi, i Carracci, Goya, Luca Giordano, Ribera. È un museo che parla tutte le lingue dell’arte, dal Rinascimento al Barocco, fino alle meraviglie fiamminghe e iberiche.

Ma non si tratta solo di pittura. Capodimonte è un universo ricco anche di porcellane rare, arazzi regali, sculture, arredi sontuosi e una sorprendente Galleria delle Mirabilia Farnese: un cabinet de curiosités che custodisce l’anima collezionista dei grandi di un tempo.

Cosa non perdere al Museo di Capodimonte

La reggia si sviluppa su tre piani, ma è al primo che si apre il cuore pulsante dell’esposizione: l’Appartamento Reale, l’unica area del museo che conserva ancora gli arredi originali. Ogni salone è intriso dell’atmosfera sontuosa della corte borbonica, tra tappeti, lampadari, boiserie dorate e memorie di epoche lontane.

Il secondo piano, un tempo riservato alla servitù, è oggi teatro di mostre e collezioni permanenti, che permettono di ammirare opere d’arte straordinarie in un contesto raffinato e arioso. L’intera struttura museale è pensata come un percorso fluido, che conduce i visitatori tra sale tematiche e geografiche, e mette in dialogo scuole pittoriche differenti e opere dal valore inestimabile.

Palazzo Borbonico di Capodimonte, Napoli
iStock
La Reggia di Capodimonte a Napoli

La Collezione Farnese

C’è un’origine nobile, e persino papale, all’interno del cuore artistico di Capodimonte. La Collezione Farnese rappresenta il nucleo originario del museo e racconta una storia di potere, prestigio e mecenatismo. Tutto inizia con Alessandro Farnese, il futuro papa Paolo III, il quale decise di raccogliere le opere più straordinarie del suo tempo: dipinti di Tiziano, sculture di Guglielmo della Porta, capolavori di Raffaello. Un gusto che si tramandò nei secoli ai discendenti della famiglia, arricchendosi con opere di Correggio, Parmigianino, Giulio Clovio, Salviati.

Le stanze della galleria orientale, al piano nobile della reggia, sono oggi un tributo visivo a cotanta collezione dinastica. Fu Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese, a trasferirla a Napoli, portando con sé una parte consistente dell’eredità culturale familiare, tra cui reperti in bronzo, ambra, cristallo di rocca.

Nel corso del tempo, la collezione subì numerosi spostamenti: fu frazionata, riallestita, integrata. Solo dopo la Seconda guerra mondiale trovò finalmente dimora stabile nella Reggia di Capodimonte, dove le opere pittoriche vennero suddivise per scuole: italiana, fiamminga, tedesca. Qui si ammirano dipinti di Joos van Cleve, Pieter Bruegel il Vecchio, Joachim Beuckelaer, che raccontano un’Europa del colore e della luce.

In una delle sale più affascinanti della galleria, gli sguardi dei Farnese tornano in vita. Tiziano ritrae Paolo III con uno sguardo penetrante, lo stesso pontefice che appare anche nel celebre ritratto con i nipoti Alessandro e Ottavio. Sono immagini che vanno oltre la pittura: incarnano il senso profondo della dinastia, la sua volontà di eternarsi nell’arte.

E poi c’è la Galleria delle Cose Rare, una vera stanza delle meraviglie, creata per stupire gli ospiti illustri della famiglia. E, ancora oggi, si rimane incantati davanti al Cofanetto Farnese, ricoperto di cristalli finemente incisi da Manno Sbarri, e si scoprono bronzetti rinascimentali, vassoi d’avorio scolpiti da Johann Michael Maucher, medaglie antiche firmate dal Pisanello.
Ci sono anche una ranocchia in pietra dura proveniente dal Messico, una statuetta azteca del dio della guerra Huitzilopochtli, e ceramiche smaltate di Urbino.

L’Appartamento Reale

Entrare nell’Appartamento Reale di Capodimonte è come varcare la soglia di un mondo sospeso tra fasto e intimità, un racconto ininterrotto di stili, potere, passioni e quotidianità nobile, vissuto tra le mura di un’epoca che ha lasciato tracce profonde. Da metà Settecento in poi, la reggia ha ospitato dinastie diverse, e ciascuna ha lasciato il proprio segno. Fu Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone, a conferirle il respiro di una vera residenza imperiale. Fu lei a volerla trasformare secondo i canoni della corte francese, mentre il marito Gioacchino Murat ne completò la visione tracciando una strada diretta che unisse il palazzo al cuore vivo della città.

Tra queste pareti si avverte ancora l’eco di quegli anni, custodita non solo nei dipinti e nei ritratti, ma anche negli arredi, nei marmi, nei dettagli decorativi che restituiscono l’atmosfera della vita di corte. In una delle sale principali, quella che fu la camera da letto di Francesco I e Maria Isabella di Borbone, la scenografia pittorica richiama gli affreschi pompeiani, mentre le stoffe pregiate provengono dalla celebre manifattura di San Leucio, simbolo dell’eleganza borbonica.

Spostandosi nell’ala opposta si incontra il Salone della Culla, dove un pavimento in marmo proveniente da Villa Jovis a Capri accoglie i passi del visitatore. Il nome di questa sala richiama un momento preciso della storia dinastica: la nascita di Vittorio Emanuele III, celebrata con il dono simbolico di una culla da parte del popolo napoletano. Tutto, qui, racconta il dialogo continuo tra regalità e territorio.

C’è poi il Salone delle Feste, pensato per accogliere, per impressionare, per consolidare alleanze: mantiene tuttora inalterato il suo fascino neoclassico, con pavimenti in marmo e cristalli che rifrangono la luce in mille riflessi.

Ma non è tutto. L’Appartamento ospita il Salottino di Porcellana, che raccoglie oltre tremila pezzi preziosi, fragili testimoni del gusto e della ricchezza dell’epoca. E infine il Salone Camuccini, uno spazio dedicato alle opere di Vincenzo Camuccini, che con la sua pittura storica e solenne chiude idealmente il percorso tra arte, quotidianità e prestigio.

La Galleria Napoletana

Al secondo piano del museo si apre una nuova narrazione, ancora più radicata nel territorio: quella della Galleria Napoletana, dove l’arte diventa un filo rosso che attraversa sei secoli di storia, scanditi dai grandi mutamenti politici e culturali che hanno segnato Napoli e il Sud Italia. Dai primi bagliori del Duecento fino agli echi raffinati del Settecento, le opere raccolte testimoniano l’evoluzione del gusto e dell’identità visiva partenopea.

Le sale iniziali ospitano la cosiddetta Galleria delle Arti, dove si incontrano i protagonisti del periodo svevo e angioino, mentre i colori e le forme degli artisti locali dialogano con i nomi “forestieri” che hanno lasciato il segno anche a Napoli: Pinturicchio, Vasari, Sodoma, Tiziano. È un incontro fertile, un continuo scambio tra culture e visioni. In questa sezione si conserva uno dei capolavori assoluti del museo: La Flagellazione di Cristo di Caravaggio, opera potente e drammatica che influenzò profondamente la scuola pittorica napoletana.

Il percorso prosegue nel Seicento, considerato l’età d’oro della pittura napoletana: le tele di Battistello Caracciolo, Carlo Sellitto, Aniello Falcone e Giuseppe Recco restituiscono l’anima vivace, barocca, teatrale della città sotto il dominio spagnolo.

La narrazione si allunga fino al secolo successivo, in un viaggio continuo tra devozione e rappresentazione, tra pubblico e privato. Il tempo sembra fermarsi nella Sala degli Arazzi, dove preziosi tessuti del XVI secolo rievocano la storica battaglia di Pavia. Realizzati a Bruxelles e firmati da William Dermoyen, gli arazzi furono donati dagli Stati Generali all’imperatore Carlo V, e oggi rivivono nel silenzio suggestivo delle sale di Capodimonte.

A concludere la visita è la Collezione d’Avalos, una raccolta privata iniziata nel Seicento dal principe Andrea d’Avalos e donata allo Stato nel 1862. Un lascito d’arte che spazia dalla mitologia alla storia, dalla letteratura alle allegorie: le tele di Pacecco De Rosa, Luca Giordano e Jusepe de Ribera, tra cui l’intenso Apollo e Marsia, offrono uno sguardo potente sull’immaginario barocco napoletano, capace di unire pathos e bellezza in una sintesi irripetibile.

La famosa porcellana di Capodimonte

C’è un’arte sottile e preziosa che punteggia i saloni di Capodimonte come un filo di luce: è l’arte della porcellana, simbolo di raffinatezza, potere e immaginazione. Un tempo riservata alle corti più esclusive d’Europa, oggi vive e risplende nelle gallerie del museo grazie a una collezione tra le più ricche del continente.

Le porcellane esposte provengono per la maggior parte dalle collezioni borboniche, testimoni di una cultura del bello che permeava ogni gesto quotidiano della nobiltà. Tra queste si cela la delicatezza di una statuina dell’Immacolata, una rarità acquistata nel 1972 e tra i pochi esempi superstiti a soggetto religioso realizzati nella celebre Real Fabbrica di Porcellana di Capodimonte, su modello di Giuseppe Gricci: un capolavoro che racchiude in sé tutta la maestria di un’epoca.

Il percorso della galleria è stato pensato con cura filologica sotto la direzione di Annibale Sacco, responsabile della Casa Savoia, che riordinò vasellame da tavola e oggetti d’arredo secondo le diverse manifatture di provenienza. Il risultato è un racconto visivo, un atlante del gusto che si snoda tra eleganza e funzione, tra opulenza e uso quotidiano nei fasti dei Siti Reali.

Tra i protagonisti indiscussi della collezione spicca il Servizio dell’Oca: impossibile non restare colpiti dalla bizzarria raffinata di questo servizio da tavola, così chiamato per la presenza, sui pomelli di alcune zuppiere, di un putto nell’atto di strangolare un’oca. Un’immagine curiosa, ispirata a motivi ellenistici, che nasconde un raffinato gioco simbolico.
Realizzato dalla Real Fabbrica di Napoli tra il 1771 e il 1806 per la corte borbonica, il servizio contava in origine più di quattrocento pezzi, oggi sparsi in varie collezioni pubbliche ma ancora in parte visibili a Capodimonte.

Non si trattava solo di stoviglie. Il Servizio delle vedute napoletane, come era denominato negli antichi inventari, aveva anche una funzione celebrativa: durante i banchetti ufficiali, i piatti diventavano piccole finestre sul regno: v erano raffigurati paesaggi, monumenti e scorci naturali, dall’Abruzzo alla Sicilia, ispirati alle incisioni di artisti come Cardon, Hamilton e Saint-Non, o ai dipinti di Joli e Hackert. L’arte, così, si faceva racconto territoriale.

Accanto a cotante meraviglie si estende la sezione dedicata ai biscuit, figure in porcellana non smaltata che spiccano per la loro morbida luminosità. Il nucleo più cospicuo è composto da opere della Real Fabbrica di Napoli, affiancate da esemplari provenienti da grandi manifatture europee come Berlino, Sèvres e Vienna: queste ultime giunsero a Capodimonte grazie a Maria Carolina d’Asburgo, figlia dell’imperatrice Maria Teresa e regina di Napoli, che portò con sé un gusto raffinato e cosmopolita.

Il salottino di porcellana: un sogno fragile e opulento

Il magnifico salottino in porcellana a Capodimonte
Photo by DeAgostini/Getty Images
Salotto in porcellana della regina Maria Amalia, a Capodimonte

Ma se c’è un ambiente che incanta e stupisce più di ogni altro, questo è senza dubbio il Salottino di Porcellana. Realizzato tra il 1757 e il 1759 per Maria Amalia di Sassonia, moglie di Carlo di Borbone, era parte del suo appartamento privato nella Reggia di Portici. Ed è un esempio unico al mondo: un’intera stanza rivestita di porcellana, concepita non come semplice decoro ma come manifestazione totale del lusso e dell’immaginazione regale.

Il progetto fu affidato a Giovan Battista Natali, pittore e quadraturista piacentino, ma a realizzarlo furono tutte le maestranze specializzate della Real Fabbrica, coordinate da Giuseppe Gricci: ogni elemento, dalla cottura dei pezzi all’esecuzione degli stucchi, fu pensato per stupire, per trasformare lo spazio in una favola barocca sospesa nel tempo.

Le pareti, a pianta quadrangolare, sono rivestite con lastre di porcellana fissate a una struttura lignea. Tra le sei specchiere che interrompono la continuità visiva si aprono scene di vita cinese, rami intrecciati, frutti, fiori, trofei musicali e persino scimmie in pose giocose. È la moda delle cineserie, tanto amata dalle corti europee del Settecento, che qui raggiunge un livello di raffinatezza assoluto.

A dominare il soffitto (realizzato in stucco a imitazione della porcellana) si staglia un lampadario singolare: dodici bracci che sorreggono candele intorno a un giovane cinese dall’aria malinconica, mentre con un ventaglio stuzzica un drago. Un dettaglio lieve e onirico, che rende l’atmosfera del salottino quasi irreale.

Nel 1866, con l’arrivo dei Savoia, il Salottino fu smontato dalla Reggia di Portici e trasferito a Capodimonte. Per anni il soffitto e le pareti rimasero separati, fino a quando nel 1957 (come in una fiaba che trova il suo lieto fine) tutto fu ricongiunto e ricomposto. Oggi, il Salottino di Porcellana non è solo una testimonianza della perizia artigiana di un’epoca irripetibile, ma anche uno degli spazi più emozionanti dell’intero museo: un luogo dove la fragilità della materia incontra l’eternità dell’incanto.

Il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, tra locomotive e panorami

29 juin 2025 à 08:55

Nel silenzio evocativo delle antiche officine borboniche, dove un tempo il ferro batteva il ritmo della modernità nascente, oggi si cammina tra giganti di metallo che raccontano un’Italia in movimento: il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa è luogo della memoria viva, dove la storia delle Ferrovie Italiane si intreccia con il paesaggio spettacolare che si apre tra Napoli e Portici.

Sospeso tra il mare e il Vesuvio, il complesso si affaccia con grazia sul Golfo di Napoli, e vanta una cornice che ha pochi eguali al mondo. Gli edifici che furono cuore pulsante dell’industria borbonica ospitano oggi una collezione che non ha rivali in Europa: locomotive e carrozze storiche perfettamente restaurate, testimoni preziose di un’epoca in cui il treno non era solo un mezzo, ma simbolo di progresso e unità.

Su un’estensione di 36.000 metri quadrati prende vita un percorso che unisce tecnica e suggestione, memoria e meraviglia. A impreziosire l’esperienza, un giardino botanico dove convivono specie rare provenienti da ogni dove, un’oasi verde che contrasta con l’imponenza del ferro. E poi c’è l’anima attuale del museo, quella che accoglie eventi, incontri, appuntamenti culturali in un moderno centro congressi che rende Pietrarsa un polo in continuo fermento, aperto al futuro quanto radicato nel suo passato glorioso.

La visita al luogo della memoria delle Ferrovie Italiane

Le sale del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa accolgono imponenti locomotive a vapore, vagoni eleganti, carrozze reali e treni elettrici che hanno attraversato l’Italia del Novecento, ma anche plastici, modellini, strumenti di lavoro e cimeli d’epoca che rievocano una storia industriale d’eccellenza.

Ogni angolo del museo custodisce un pezzo di quella narrazione corale che ha accompagnato l’unificazione del Paese e l’evoluzione del suo tessuto sociale ed economico. La magia sta nella capacità di far dialogare le testimonianze del passato con uno sguardo rivolto al presente: l’esperienza museale è arricchita da soluzioni multimediali, postazioni interattive e visite guidate immersive che coinvolgono visitatori di ogni età.

Ma ciò che rende unico il museo è anche la sua sede. I capannoni che oggi accolgono i treni d’epoca furono, un tempo, il centro produttivo delle prime officine meccaniche dell’Italia preunitaria.

Una delle storiche locomotive del Museo ferroviario di Pietrarsa
Photo by Marco Cantile/LightRocket via Getty Images
Storica locomotiva del Museo ferroviario di Pietrarsa

Le Officine borboniche

Tutto ebbe inizio in una data che ancora oggi riecheggia con orgoglio nella storia ferroviaria nazionale: il 3 ottobre 1839. In quel giorno memorabile, nel Regno delle Due Sicilie, veniva inaugurata la prima linea ferroviaria d’Italia. Un tratto di poco più di sette chilometri, tra Napoli e Portici, tracciava la rotta verso un’epoca nuova, percorsa in appena undici minuti da due convogli nati dall’estro dell’ingegnere Armand Bayard de la Vingtrie, ispirati ai prototipi del britannico George Stephenson.

Il successo fu immediato. L’anno successivo, Ferdinando II di Borbone firmava un Decreto Reale che avrebbe cambiato per sempre il volto di quell’angolo del Golfo: venne acquisita la prima porzione di terreno su cui sarebbe sorto il complesso industriale di Pietrarsa, una zona che, fino ad allora, ospitava una batteria costiera di epoca napoleonica, posta a difesa della rada di Napoli.

In pochi anni, quel promontorio affacciato sul mare si trasformò in una delle più moderne officine meccaniche d’Europa, con l’ambizioso obiettivo di costruire e riparare locomotive e carrozze ferroviarie, così da rendere il Regno delle Due Sicilie autosufficiente nella produzione ferroviaria.

E fu da qui che partì la storia delle ferrovie italiane.

La Collezione

Oltre cinquantacinque rotabili storici compongono una delle collezioni più affascinanti di sempre, custodita proprio laddove un tempo si svolgeva l’intero ciclo produttivo ferroviario del Regno delle Due Sicilie.

Gli stessi ambienti che un tempo ospitavano le officine per la costruzione, la riparazione e la manutenzione dei treni sono oggi custodi di un patrimonio inestimabile: locomotive a vapore, carrozze regali, macchinari, raffinati modelli in scala e plastici dettagliati.

Camminando tra questi colossi del passato si percepisce la potenza del vapore, il fascino dei materiali nobili, la visione di un futuro che prendeva forma su rotaie d’acciaio: dai primi modelli ottocenteschi fino ai treni degli anni Ottanta del Novecento, la collezione racconta l’evoluzione tecnologica e sociale della mobilità italiana.

La carrozza del Re

Tra le meraviglie che si possono ammirare a Pietrarsa, una in particolare cattura lo sguardo fin dal primo istante: la carrozza reale progettata per ospitare i viaggi di corte negli anni Venti del secolo scorso. Voluta dalla monarchia sabauda e costruita dalla Fiat nel 1929, la lussuosa vettura rappresentava il massimo della tecnologia e del comfort dell’epoca. Tre erano le carrozze che componevano il convoglio: una destinata alla regina, una al re (oggi purtroppo perduta) e una riservata alla sala da pranzo.

Fu l’architetto Giulio Casanova a curare gli interni, trasformando gli spazi in ambienti raffinati e sontuosi: la vettura giunta fino a noi, esposta con orgoglio nel museo, conserva intatta quella raffinatezza, pur avendo subito modifiche significative dopo la fine della monarchia.

Nel 1948, infatti, nacque il treno presidenziale, risultato di una trasformazione che eliminò ogni riferimento alla Casa Reale e al regime fascista: l’appartamento della regina divenne la vettura salone Sz 1, affiancata da altre tre carrozze nuove, e in seguito dalla splendida vettura sala da pranzo Sz 10.

Il plastico “Trecento Treni”

Non c’è solo grandezza e potenza nelle sale di Pietrarsa, ma anche la capacità di meravigliare con la minuzia del dettaglio. Nella suggestiva sala detta “la Cattedrale” per via dei maestosi archi a sesto acuto, trova posto un’opera d’arte tecnica che conquista grandi e piccoli: il plastico ferroviario “Trecento Treni” che si estende su circa 40 metri quadrati e riproduce, con fedeltà sorprendente, le stazioni di Firenze Santa Maria Novella e Bologna Centrale.

Dai loro binari, una fitta rete si snoda verso zone collinari e paesaggi miniaturizzati, in un universo parallelo in cui tutto è in movimento. Dapprima collocato nella stazione di Roma Termini, è stato trasferito e restaurato con grande cura: oggi funziona alla perfezione e offre uno spettacolo dinamico e ipnotico che incanta.

Viaggio Virtuale della mitica Bayard

Accanto al passato tangibile dei convogli in mostra, Pietrarsa propone anche un’esperienza immersiva capace di proiettare nel cuore pulsante del primo viaggio ferroviario italiano: il Viaggio Virtuale della mitica Bayard è un’attrazione multimediale che, grazie alla realtà aumentata, restituisce vita e voce alla locomotiva simbolo della Napoli-Portici del 1839.

Si tratta di un vero e proprio salto indietro nel tempo, in cui lo spettatore assiste alla nascita della prima locomotiva a vapore italiana, ne comprende il funzionamento e rivive la storica tratta percorsa in appena undici minuti. L’esperienza è coinvolgente e istruttiva al tempo stesso, perfetta per chi vuole scoprire l’audacia e la meraviglia di quella prima avventura su rotaie.

Il Centro Congressi

Presso il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa batte anche un’anima moderna, poliedrica, in continuo fermento, ed è quella del suo centro congressi, tra i più grandi e prestigiosi dell’intero Mezzogiorno: sette sale attrezzate, un’ampia area convegni e spazi esterni che si aprono sul Golfo di Napoli sono in grado di accogliere fino a 2.500 persone.

Si può partecipare a mostre temporanee e spettacoli teatrali, assistere a concerti, sfilate di moda o respirare l’atmosfera magica dei mercatini di Natale, che trovano qui una scenografia d’eccezione tra i padiglioni d’epoca e le carrozze illuminate.

La vocazione culturale del museo si esprime anche nella scelta di aprirsi a un pubblico diversificato, con la proposta di occasioni di incontro e intrattenimento in grado di attrarre non solo appassionati di ferrovie, ma anche famiglie, scolaresche, aziende, visitatori alla ricerca di un’esperienza unica.

Gli spazi esterni, con la terrazza panoramica che si affaccia sul mare, l’anfiteatro avvolto dalla vegetazione e il giardino botanico con piante esotiche, trasformano ogni evento in un’esperienza immersiva. Ma anche gli ambienti interni, grazie alla felice unione tra l’architettura industriale dell’opificio borbonico e i più avanzati servizi tecnologici, si rivelano location suggestive per convegni istituzionali, incontri aziendali e conferenze di alto profilo.

Informazioni utili

Storica locomotiva del Museo ferroviario di Pietrarsa
Photo by Marco Cantile/LightRocket via Getty Images
Storica locomotiva del Museo ferroviario

Il museo è aperto durante la settimana e nei weekend, con orari che variano a seconda dei giorni. Il mercoledì è riservato alle visite su prenotazione, mentre il giovedì si prolunga fino a sera, con la possibilità di scoprire la collezione anche al tramonto, quando il mare si tinge d’oro. Venerdì, sabato e domenica, invece, le porte restano aperte per buona parte della giornata, per una visita rilassata e approfondita.

I biglietti si possono acquistare direttamente in loco, scegliendo tra l’ingresso libero e quello con visita guidata. Per chi desidera esplorare il museo in autonomia, il costo varia da nove euro per l’intero a sei per la tariffa ridotta destinata a ragazzi sotto i 18 anni e visitatori over 65. Sono disponibili anche tariffe agevolate per nuclei familiari, che rendono ancora più accessibile l’esperienza, con pacchetti pensati per due adulti accompagnati da uno o due ragazzi tra i sei e i diciassette anni.

Chi sceglie invece la visita guidata potrà contare su un racconto esperto e coinvolgente che arricchisce ogni tappa del percorso: in questo caso il biglietto ha un costo di undici euro per l’intero e otto per la tariffa ridotta. Per vivere appieno la magia della prima locomotiva italiana, si può aggiungere al proprio itinerario anche il Viaggio Virtuale della Bayard, disponibile con un supplemento di un euro, fino a esaurimento posti.

Il museo apre gratuitamente le porte ai bambini sotto i sei anni e ai visitatori con disabilità, accompagnati laddove previsto.

L’accessibilità è garantita anche nei collegamenti: Pietrarsa è facilmente raggiungibile grazie ai treni metropolitani e regionali della linea Napoli‐Salerno, con fermata alla stazione Pietrarsa‐San Giorgio a Cremano. Ma per chi vuole fare un salto nel tempo ancor prima di arrivare, esiste anche il suggestivo treno storico Pietrarsa Express, che parte dal centro di Napoli e arriva fino all’ingresso del museo.

Posillipo, tornano le spiagge libere su prenotazione: come accedere a Gaiola, Donn’Anna e Monache

20 juin 2025 à 12:31

Con l’arrivo dell’estate, il mare di Napoli torna protagonista e, come ormai da qualche anno, le spiagge libere di Posillipo riaprono ma sempre nel segno dell’organizzazione e della tutela ambientale. 

L’accesso, infatti, è regolamentato da un sistema di prenotazione obbligatoria che coinvolge alcune delle cale più suggestive del capoluogo campano: il Parco Sommerso della Gaiola, la spiaggia delle Monache e la spiaggia Donn’Anna, con i suoi due storici ingressi.

Ecco quindi una guida completa e aggiornata per accedere alle principali spiagge libere di Posillipo, con tutte le informazioni su orari, capienze e modalità di prenotazione.

Perché a Posillipo anche le spiagge libere si prenotano

Posillipo, incastonato tra mare e colline a ovest di Napoli, è una delle zone più affascinanti della città: un susseguirsi di panorami mozzafiato, ville storiche e calette protette, dove il mare si fa più limpido e la vegetazione rigogliosa disegna scorci da cartolina. Ma tanta bellezza va tutelata, e per questo anche nel 2025 è necessario prenotare in anticipo per poterne godere, nel rispetto delle regole e della natura.

Il sistema di prenotazione adottato per le spiagge di Posillipo mira dunque a preservare un equilibrio delicato: da un lato il desiderio, legittimo, dei cittadini di accedere a tratti meravigliosi di costa pubblica, dall’altro la necessità di proteggere luoghi fragili e preziosi da sovraffollamento e degrado.

Spiaggia delle Monache, accesso dal Bagno Sirena

Affacciata su uno dei tratti più suggestivi della costa posillipina, la spiaggia delle Monache è tra le più ambite dell’estate partenopea. Quest’anno, la sua capienza massima è stata ampliata a 480 posti, offrendo così maggiori possibilità di accesso rispetto al passato.

È possibile effettuare 3 prenotazioni a settimana per giornate intere oppure fino a 7 prenotazioni per mezze giornate. Ogni prenotazione consente l’ingresso a un massimo di sei persone.

Le fasce orarie sono suddivise in:

  • Mattina: prenotabile fino alle ore 13:00 del giorno stesso;
  • Pomeriggio: prenotabile dopo le 13:00, con accesso consentito solo a partire dalle ore 13:00.

È possibile cancellare la propria prenotazione entro le 12:00 per il turno mattutino ed entro le 16:00 per quello pomeridiano. L’ingresso avviene esclusivamente dal Bagno Sirena.

Spiaggia Donn’Anna, accesso tra Bagno Elena e Bagno Ideal

Un vero e proprio angolo di storia balneare di Napoli, la spiaggia Donn’Anna conserva tutto il fascino delle estati d’altri tempi. Qui la capienza è più contenuta: massimo 70 persone al giorno, con ingresso possibile sia dal Bagno Elena che dal Bagno Ideal.

Il sistema di prenotazione è identico a quello della spiaggia delle Monache:

  • Fino a tre prenotazioni a settimana per l’intera giornata;
  • Fino a sette prenotazioni settimanali per mezze giornate;
  • Massimo sei persone per prenotazione.

Anche in questo caso, la mezza giornata mattutina si può prenotare entro le ore 13:00, mentre quella pomeridiana si attiva dopo tale orario, con accesso a partire dalle 13:00. Le cancellazioni seguono le stesse tempistiche della spiaggia delle Monache.

Parco Sommerso della Gaiola, natura protetta e regole

Più complessa, ma anche più affascinante, è la procedura d’ingresso al Parco Sommerso della Gaiola, area marina protetta che custodisce fondali archeologici e biodiversità uniche al mondo. 

Qui il numero massimo di accessi è fissato a 200 persone per turno, suddiviso in due fasce:

  • Mattino: 9:00 – 13:00
  • Pomeriggio: 14:00 – 18:00

La prenotazione può essere effettuata solo da maggiorenni, e ogni richiesta consente l’accesso a un massimo di cinque persone, di cui almeno una adulta. È necessario inserire i dati anagrafici completi di tutti i partecipanti. Una volta prenotato, si riceve un biglietto digitale da scaricare e mostrare all’ingresso.

Ogni persona può prenotare massimo tre volte a settimana (da lunedì a domenica). Attenzione: chi non si presenta all’ingresso perde il diritto di accesso per 15 giorni. È, inoltre, obbligatorio lasciare immediatamente l’area alla fine di ciascun turno (ore 13:00 o ore 18:00).

Riapre il segreto meglio custodito di Napoli, un giardino botanico principesco

Par : elenausai10
5 juin 2025 à 11:18

Il Museo e Real Bosco di Capodimonte è sicuramente uno dei segreti meglio custoditi di Napoli, un’oasi di tranquillità dove lasciarsi alle spalle il caos cittadino e immergersi nella quiete della natura. Qui, dopo un anno di lavori, riapre finalmente una delle sue aree più preziose: il Giardino dei Principi. Con i suoi 134 ettari di parco storico, viene considerato un vero e proprio ‘monumento vivente’ che, dopo diversi interventi di restauro, potrà essere visitato e goduto in tutta la sua bellezza.

Come ha dichiarato il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, durante l’inaugurazione: “Oggi è una giornata speciale per Napoli. Un giorno di festa perché viene restituito alla cittadinanza questo meraviglioso paesaggio, questi giardini principeschi, questo bosco così ricco di biodiversità fin dal suo concepimento”.

I lavori di restauro al Giardino dei Principi

Progettato nel 1840 da Friedrich Dehnhardt, capo giardiniere del Real Orto Botanico di Napoli, secondo il gusto anglo-cinese, il Giardino dei Principi rappresenta una vera e propria opera d’arte paesaggistica. Fin dalla sua ideazione, divenne subito un luogo di sperimentazione tanto da custodire il 70% delle specie esotiche presenti nel Real Bosco.

Nel corso del 2024 sono stati portati avanti diversi lavori di restauro volti al recupero di componenti architettonici e naturalistici, così da permettere ai visitatori di godere dei suoi due ettari di boschetti, belvederi e viali sinuosi, declinati verso la visione maestosa del Vesuvio. Saranno messi a dimora anche 100.47 alberi, 7616 arbusti, 43.243 erbacee.

L’obiettivo era anche quello di restituire ai cittadini un luogo dove godere gratuitamente della natura ripristinando anche i tracciati ottocenteschi, negli anni cancellati dalla vegetazione. Durante la loro visita, inoltre, potranno scoprire un allestimento museale dove osservare rari esemplari secolari, come il maestoso Canforo, un Taxodium mucronatum e un Eucalyptus camaldulensis. Nei boschetti circostanti si trovano anche magnolie, tassi, cipressi, pini, uno splendido Cedro del Libano e una Melaleuca.

Come visitare il Giardino dei Principi a Capodimonte

Il Museo e Real Bosco di Capodimonte è un giardino storico, ma anche un grande parco pubblico, considerato il polmone verde di Napoli. L’accesso al parco è gratuito e, grazie ai suoi ampi spazi, potete dedicargli anche un’intera giornata!

Oltre all’area restaurata dedicata al Giardino dei Principi, ci sono anche tanti altri percorsi perfetti per fare una passeggiata come quello che vi porterà alla scoperta della Manifattura di Porcellana, il percorso tra i viali del giardino tardo-barocco fino alla Fontana di Mezzo o il più panoramico, quello che vi condurrà sul Belvedere per ammirare il Golfo di Napoli, dal Vesuvio a Punta della Campanella, da Capri alla Collina del Vomero.

Potete raggiungere il Museo e Real Bosco sia a piedi che con gli autobus. A piedi ci sono diversi percorsi di 30 minuti, come l’itinerario “I Due Musei”, che unisce Capodimonte e il Mann, e l’itinerario “O’ Presepio”, che invece parte da Porta San Gennaro e percorre i Vergini e la Sanità.

Con l’autobus, invece, vi basterà prendere il 3M (fermate Porta Piccola e Porta Miano, via Miano), il 168 -178 e C67 (fermata Porta Piccola, via Miano), il C63 (fermata Porta Grande, via Capodimonte) e il 204 (fermata Viale Colli Aminei).

“Grand Tour” della Campania: un itinerario in nove tappe

31 mai 2025 à 20:00

In un passato molto remoto, il Grand Tour era un lungo viaggio nell’Europa continentale intrapreso dai ricchi dell’aristocrazia europea a partire dal XVIII secolo, destinato a perfezionare le loro conoscenze dei luoghi visitati. Di solito aveva come destinazione chiave l’Italia e i suoi bellissimi monumenti.

Tra le tappe preferite di questi viaggi dalla durata indefinita, c’era anche Napoli e alcune delle mete più affascinanti della Campania, luoghi che, con la riscoperta del loro passato, delle testimonianze, archeologiche, architettoniche ed artistiche, e con i paesaggi naturali hanno influenzato la pittura, l’architettura, la moda, i saperi e l’immaginario delle classi colte del Vecchio Continente.

Per ripercorrere le orme di quei viaggiatori, ecco un Grand Tour della Campania in nove tappe, che tocca i luoghi più significativi di una regione che ancora oggi è musa ispiratrice per chi la scopre per la prima volta o continua a riscoprirla sempre con occhi nuovi, innamorandosene più che mai.

Napoli e le sue meraviglie

La prima tappa prevede, naturalmente, un tour nel capoluogo campano, alla scoperta dei suoi innumerevoli tesori. Una passeggiata emozionante, che si snoda tra le antiche strade greche, le piazze, i quartieri, i mercati, fino agli scavi sotterranei. Il centro storico di Napoli è il più vasto d’Italia e tra i più vasti d’Europa, rappresenta il primo nucleo storico della città e racchiude ben 27 secoli di storia. Nel 1995, una sua porzione (pari a 981 ettari) è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, per il suo valore universale senza eguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa.

Tra i simboli indiscussi di Napoli: il Castel Nuovo, meglio noto come Maschio Angioino; Piazza del Plebiscito, che con una superficie di oltre 25 mila metri quadrati è una delle più grandi della città e del Belpaese; Castel dell’Ovo – il castello più antico del capoluogo partenopeo – situato sull’isolotto di Megaride; il complesso monumentale di Santa Chiara (o Monastero di Santa Chiara); il Museo Cappella Sansevero, al cui interno è ospitato il celebre Cristo Velato; la Galleria Umberto I, progettata su tre piani in stile liberty in ferro e vetro, con pavimenti marmorei policromi, che funge sia da attrazione storica che da vivace centro commerciale.

Da non perdere anche un tour nella Napoli Sotterranea, non solo un viaggio a 40 metri di profondità tra cunicoli e cisterne, ma una vera e propria immersione completa nel percorso storico, che ha affrontato la città di Napoli ed i suoi abitanti, lungo ben 2400 anni. Durante l’escursione, sarà infatti possibile ammirare diversi reperti che spaziano dai resti dell’antico acquedotto greco-romano ai rifugi antiaerei della Seconda Guerra Mondiale.

Panorama di Napoli con Piazza del Plebiscito
Fonte: iStock
Napoli e i suoi incredibili monumenti

Pompei ed Ercolano

È con la scoperta degli scavi di Pompei e di Ercolano che, nel ‘700, il Grand Tour diventerà “il viaggio” per eccellenza degli aristocratici desiderosi di arricchire le proprie conoscenze sulle tracce delle antiche culture. Il Parco Archeologico di Pompei è una delle le mete italiane più amate dai turisti di tutto il mondo. Un insieme unico di edifici civili e privati, monumenti, sculture, pitture e mosaici di tale rilevanza per la storia dell’archeologia e per l’antichità da essere riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. La cenere e i lapilli che seppellirono la città in seguito all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., ne hanno consentito un’eccezionale conservazione, permettendo di avere un’immagine vivida dell’organizzazione delle città romane, come della vita quotidiana dei suoi abitanti.

Anche il sito di Ercolano è particolarmente importante per capire il mondo antico. Ciò che lo rende speciale è la possibilità che offre di guardare nel dettaglio le attività di questa città in un preciso momento storico, ricostruendone la vita quotidiana. Dell’abitato salta agli occhi la regolarità dell’impianto urbano con i decumani che corrono parallelamente al litorale, e i cardini, perpendicolari ad essi, che definiscono lotti abitativi rettangolari. Il decumano massimo funge oggi da demarcazione tra la zona scavata e quella ancora sepolta sotto corso Resina, mentre al centro dell’area archeologica corre il decumano inferiore. L’estensione della città è stata ipoteticamente calcolata in circa venti ettari, dei quali oltre quattro visibili.

Parco Nazionale del Vesuvio

Di grandissimo interesse geologico e storico, il Parco Nazionale del Vesuvio nasce ufficialmente il 5 giugno 1995 al fine di conservare le specie animali e vegetali, salvaguardare i valori del territorio, promuovere attività di educazione ambientale e di ricerca scientifica, e allo stesso tempo difendere il vulcano più famoso del mondo.

Il Parco è composto da 11 spettacolari sentieri – per una lunghezza complessiva di 54 Km di camminamento – che dalle pendici portano i visitatori fino al Cratere del Vulcano. Sono state realizzate diverse tipologie di sentieri: sei sentieri natura circolari (n. 1,2,3,4,5 e 8), un sentiero educativo (n.9), un sentiero panoramico (n.6) e un sentiero agricolo (n.7). Parliamo di un territorio ricco di bellezze storico-naturalistiche, che vanta una produzione agricola unica per varietà e originalità di sapori.

Splendida veduta del Parco Archeologico di Pompei
Fonte: iStock
Il Parco Archeologico di Pompei e le sue meraviglie

Cilento, Vallo di Diano e Paestum

Un Grand Tour moderno tra le meraviglie della Campania non può non includere il meraviglioso Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano ed Alburni, il secondo parco protetto più grande d’Italia. Si estende dalla costa tirrenica, con le due aree marine protette di “Santa Maria di Castellabate” e della “Costa degli Infreschi e della Masseta“, fino ai piedi dell’Appennino campano e lucano, e comprende le cime dei monti Alburni, Gelbison, i contrafforti costieri del monte Bulgheria e del monte Stella, la vetta più alta della Campania del monte Cervati.

La straordinaria ricchezza naturalistica del territorio eterogeneo va di pari passo con il carattere misterioso e mitico di una terra ricca di storia e cultura. Questa meraviglia unica è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO nel 1998, con i siti archeologici della città di Paestum e Velia e la Certosa di San Lorenzo a Padula, oltre a numerose città e borghi antichi, con monumenti che testimoniano la presenza di diverse civiltà nel corso dei secoli come il Battistero paleocristiano di San Giovanni in Fonte.

Sorrento e la Penisola Sorrentina

Senza il Grand Tour europro, chissà se Sorrento sarebbe così popolare come lo è oggi. Scrittori illustri come Byron, Keats, Scott, Goethe, Wagner, Dickens, Ibsen e Nietzsche si sono innamorati di questa perla a strapiombo sul mare, nota per i suoi panorami mozzafiato e non solo. La città è il cuore della Penisola Sorrentina, tanto da darle il nome, ed è considerata la porta d’accesso alla spettacolare Costiera Amalfitana.

Terra natale di Torquato Tasso, Sorrento è stata musa ispiratrice di tanti artisti e pensatori. Proprio ulla terrazza del rinomato Hotel Excelsior Vittoria, l’indimenticabile Lucio Dalla compose il suo capolavoro “Caruso”, ispirandosi ai racconti dei proprietari dell’albergo sull’omonimo tenore, che vi dimorò per qualche tempo. Nell’incantevole centro storico, ci si può perdere tra caratteristiche stradine, chiese antiche e palazzi nobiliari di grande valore, godendo di scorci davvero indimenticabili.

Da non perdere un tour completo della Penisola Sorrentina, che si estende da Castellammare di Stabia fino al promontorio di Punta Campanella, la sua propaggine estrema, affacciandosi sul Golfo di Napoli. Un viaggio tra spiagge, natura, siti archeologici e località molto caratteristiche.

La costiera sorrentina
Fonte: iStock
L’affascinante costiera sorrentina

La Costiera Amalfitana

Sospesa tra il Mar Tirreno e i Monti Lattari, la Costiera Amalfitana è una immensa terrazza sul mare, tra le tappe imperdibili della Campania. Tra i principali centri turistici: Ravello, che da sempre attira gli amanti dell’arte e della letteratura; Amalfi, antica Repubblica Marinara, un luogo da visitare non solo per la bellezza dei suoi scorci, ma anche per la sua ricchezza storica e architettonica, a partire dal maestoso Duomo di Sant’Andrea, in stile arabo-siciliano; Positano, incastonata nella roccia, famosa per la sua ‘moda mare’, le torri saracene, le spiaggette cristalline, stradine e scalinatelle su cui si affacciano negozi e boutique.

Una volta in Costiera Amalfitana, non potete perdervi lo spettacolare Sentiero degli Dei, un percorso di trekking composto da decine di viuzze di montagna che offre la possibilità di scoprirla da un’altra, emozionante prospettiva. Il tragitto ideale parte dai 650 metri sul livello del mare di Agerola, per poi ridiscendere verso Positano e i suoi famosi 1.700 gradini, attraversando il territorio di Nocelle e incontrando, di tanto in tanto, resti e rovine di vecchi templi. Dal sentiero si può ammirare la baia, l’isola Li Galli e i piccoli villaggi di pescatori.

Capri, Ischia e Procida

Le tre gemme del Golfo di Napoli non possono mancare in un Grand Tour da viaggiatori moderni. Rinomata per il lusso e il suo fascino esclusivo fin dall’antichità, Capri, “l’isola azzurra”, è uno di quei luoghi che evocano ancora la Dolce Vita. Paradiso per gli amanti delle vacanze ricercate ma anche della natura, vanta attrazioni oramai rinomate in tutto il mondo, come la Grotta Azzurra, gli scenografici Faraglioni, la spettacolare via Krupp scavata nella roccia, l’emblematica Piazza Umberto I, meglio nota come ‘piazzetta’ – dove è possibile visitare il campanile  e la chiesa monumentale di Santo Stefano – e Villa Jovis, dove l’Imperatore Tiberio si ritirò a vita privata.

Anche Ischia è famosa fin dall’antichità, in particolar modo per le preziose sorgenti d’acqua termale, i panorami da sogno, le spiagge e le baie suggestive, così come un patrimonio storico, naturalistico e architettonico senza eguali. Da tempo immemore conosciuta come “l’isola verde”, per la vegetazione rigogliosa ma anche per la presenza del tufo di origine vulcanica, è la destinazione ideale per chi cerca la combinazione perfetta tra natura e benessere, relax e divertimento.

Eletta Capitale della Cultura 2022, Procida è un piccolo gioiello da esplorare. Fin dall’approdo, lo sguardo viene rapito da un caleidoscopio di case colorate, sovrapposte e modellate in una eccentrica e irripetibile combinazione di scale e archi. Un anfiteatro aperto sul mare, che ingloba antichi e magnifici palazzi storici, chiese splendide e monumenti imperdibili. Non ha eguali al mondo anche il paesaggio procidano, dal fascino selvaggio: ci si imbatte in spiagge di origine vulcanica, dalla sabbia fine e scura, insenature suggestive lambite da un mare cristallino, sentieri dai panorami mozzafiato, vigneti e limoneti che rievocano il legame indissolubile con le tradizioni enogastronomiche e l’essenza mediterranea di questo scrigno di emozioni del Golfo di Napoli.

La spettacolare via Krupp a Capri
Fonte: iStock
La scenografica via Krupp a Capri, tra le attrazioni dell’isola

La Reggia di Caserta

Di tutte le Regge europee ispirate al modello di Versailles, la Reggia di Caserta è l’unica che possa rivaleggiare con l’originale per dimensioni ed eleganza. Iniziata dall’architetto Luigi Vanvitelli per il Re Carlo di Borbone nel 1752, questo immenso edificio conta oltre 1200 stanze e un magnifico giardino.

Durante la visita si potranno ammirare gli Appartamenti, dove ha sede il Museo della Reggia di Caserta, risultato di una serie di allestimenti cominciati nel 1919 (anno in cui l’edificio divenne patrimonio dello Stato d’Italia). E ancora, lo Scalone Reale, che i sovrani percorrevano per raggiungere i propri appartamenti, il Teatro e la Collezione Terrae Motus, costituita dopo il devastante sisma del 1980. Imperdibile anche il bellissimo Parco Reale, che combina la tradizione del giardino rinascimentale italiano con le soluzioni introdotte a Versailles.

La meravigliosa facciata della Reggia di Caserta
Fonte: iStock @GISTEL Cezary Wojtkowski
La splendida Reggia di Caserta, tra le residenze reali più grandi al mondo

Capua, antica capitale della Campania

Concludiamo il Grand Tour dell’era moderna a Capua – oggi indicata con Capua antica o Capua arcaica – edificata nel IX secolo c. C sul luogo dell’attuale comune campano di Santa Maria Capua Vetere, a pochi km da Caserta. Antica capitale della Campania, sorgeva sulla via Appia ed è stata considerata una delle più grandi città dell’Italia antica. Cicerone la definì “altera Roma” (“seconda Roma”), e come Roma aveva un proprio Senato da cui l’acronimo S.P.Q.C. (Senatus Populusque Capuanum) ancora impresso sulla facciata del palazzo municipale, antica sede della Corte di Giustizia

Da non perdere il Circuito Archeologico Nazionale dell’Antica Capua, che comprende il Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Capua, il Mitreo e l’Anfiteatro, dove aveva sede la scuola di Lentulo e da dove partì la rivolta servile di Spartaco.

Riscoperto un tesoro: riapre al pubblico la Casa dell’Erma di bronzo

1 juin 2025 à 09:55

Dopo un lungo e attento intervento di restauro, il 2 giugno 2025 segnerà un nuovo capitolo nella storia di Ercolano: la Casa dell’Erma di bronzo, una delle domus più affascinanti dell’antica città vesuviana, torna finalmente accessibile al pubblico.

Non si tratta semplicemente della riapertura di un sito archeologico, ma del ritorno alla vita di uno spazio che porta con sé secoli di memoria e un recente passato di ferite e rinascita.

Dal vandalismo alla rinascita: il recupero di un patrimonio ferito

L’annuncio della riapertura arriva esattamente un anno dopo l’episodio che aveva suscitato indignazione e preoccupazione: un atto vandalico da parte di un turista, sorpreso mentre tracciava una scritta su un muro antico. L’azione tempestiva del personale del Parco aveva impedito danni irreversibili, ma ciò che è seguito ha richiesto competenza, tempo e un impegno congiunto di numerosi professionisti.

L’intervento di recupero, suddiviso in due fasi, ha avuto come primo obiettivo quello di eliminare ogni traccia del gesto vandalico. La rimozione dell’inchiostro indelebile dai dipinti murali è stata resa possibile grazie a uno studio preliminare meticoloso, volto a individuare tecniche sicure che permettessero di salvaguardare l’integrità dell’opera originale.

Una seconda fase, più ampia, è stata poi avviata nell’ambito del programma di manutenzione straordinaria che coinvolge l’intero sito di Ercolano, per garantire una conservazione efficace e duratura delle domus.

Equilibrio tra tutela e valorizzazione

I lavori si sono concentrati in particolare sulle superfici parietali dell’atrio della casa, le cui decorazioni pittoriche, realizzate secondo il raffinato gusto del cosiddetto III stile pompeiano, rischiavano di essere irrimediabilmente compromesse. Gli interventi hanno incluso il consolidamento della pellicola pittorica e degli strati preparatori, nonché il trattamento di vecchi intonaci moderni segnati da incisioni e graffiti, molti dei quali risalenti agli anni Novanta e Duemila.

Un ulteriore tassello importante è stato il riposizionamento di un frammento originale di intonaco crollato nel 2019, che era stato conservato con cura nei depositi del Parco.

Una casa di epoca sannitica che racconta storie antiche

La Casa dell’Erma di bronzo, conosciuta anche come III, 16, è una piccola ma elegante dimora costruita in epoca sannitica e portata alla luce tra il 1927 e il 1929 sotto la direzione di Amedeo Maiuri. Il nome deriva da una statua ritratto maschile, probabilmente il padrone di casa, collocata su un erma marmorea il cui originale è oggi custodito nei depositi del Parco.

L’abitazione si apre sulla strada principale tramite un corridoio stretto (fauces), ai cui lati si trovano una stanza di servizio, forse abitata dal portiere, e una camera da letto decorata con paesaggi dipinti. L’atrio centrale è impreziosito da decorazioni in III stile e da una vasca in tufo destinata a raccogliere l’acqua piovana. A fianco del tablino, l’antico studio o sala per ricevere gli ospiti, è stata collocata una copia della celebre testa in bronzo, simbolo e identità della domus.

Proseguendo verso il retro, si scopre un cortile trasformato in ambiente coperto e una sala da pranzo sobria ma armoniosa. Un corridoio laterale collega gli spazi e conduce a un’altra stanza di servizio, dove un tempo si trovava una scala per il piano superiore. Curiosa è anche la presenza di finestre che danno luce non solo alla casa, ma anche a quella vicina, detta “a Graticcio”, a suggerire un’antica connessione tra le due proprietà.

Il valore della continuità: conservazione e responsabilità condivisa

Dietro il progetto di recupero si cela un lavoro multidisciplinare coordinato dal Parco Archeologico di Ercolano, in collaborazione con il Packard Humanities Institute e restauratori esterni. Un approccio scientifico e integrato ha permesso non solo di restituire decoro e leggibilità agli spazi interni, ma anche di ripensare il senso della conservazione come pratica viva e partecipata. I fondi necessari sono stati reperiti con la bigliettazione, affiancati da risorse statali, grazie alla legge di stabilità del 2015.

Il direttore delegato del Parco, Francesco Sirano, ha sottolineato l’importanza simbolica di questa riapertura: un’occasione per i visitatori e un atto di responsabilità verso il passato e le generazioni future. La Casa dell’Erma di bronzo, ha dichiarato, smette di essere un luogo ferito e torna a parlare di cura, di identità e di riscatto.

Spiagge dei nudisti a Napoli e dintorni, dove andare

27 mai 2025 à 10:00

Le spiagge per nudisti diventano sempre più popolari. Fare il bagno ‘senza veli’ è per molti una vera e propria liberazione, anche in senso più ampio, uno spogliarsi metaforico, non solo dei vestiti ma delle convenzioni sociali, dello stress della vita quotidiana, della tecnologia che non ci abbandona neanche nei momenti di relax. Chi le frequenta non lo fa per esibizionismo, ma per ritrovare la libertà nella sua pienezza, e al contempo una connessione profonda con l’ambiente.

La costa campana offre diversi angoli dove vivere serenamente l’esperienza del nudismo o naturismo. Il più delle volte sono luoghi nascosti e non facilmente raggiungibili. Da Sorrento alla Costiera Amalfitana, da Capri a Ischia, scopriamo dove trovare spiagge per nudisti a pochi passi da Napoli.

Bagni della Regina Giovanna a Sorrento

I Bagni della Regina Giovanna sono tra le gemme più seducenti della costiera sorrentina, affacciata sul Golfo di Napoli. Qui la bellezza della natura incontaminata si unisce al fascino delle testimonianze archeologiche della Penisola Sorrentina. Il nome si deve alla figura della Regina Giovanna D’Angiò, sovrana di Napoli, e ai racconti legati al suo carattere libertino. Si narra, infatti, che amasse intrattenersi in villeggiatura in questo luogo con i suoi giovani amanti, molti dei quali, secondo le leggende locali, destinati a una morte cruenta.

Il mito della sovrana s’intreccia con la testimonianza archeologica dei ruderi dell’antica domus, risalente al I sec. a.C., appartenente a Pollio Felice, un nobile romano. Edificata a picco sul mare, la villa sorgeva esattamente sul promontorio del Capo di Sorrento.

Un arco naturale consente l’accesso alla suggestiva caletta circondata da pareti di pietra, separando una piccola laguna dal mare. Nell’area dimorano tante diverse specie marine, facilmente visibili grazie ai fondali bassi. Il tratto utilizzato dai nudisti è quello successivo al lido ‘La Solara’, sulla cui scogliera è consentito fare naturismo in assoluta tranquillità.

Spiaggia del Troncone, nel Cilento

Immersa nel Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, Cala Finocchiaro, ribattezzata spiaggia del Troncone – probabilmente per via di un grosso fusto d’albero che per molti anni vi è stato arenato – è ufficialmente destinata al naturismo dal 2011, e rappresenta l’unica spiaggia naturista autorizzata del sud Italia, se si esclude quella siciliana di Gela. Si trova tra due delle località balneari più visitate del Cilento, ovvero Palinuro e Marina di Camerota, in provincia di Salerno.

Non tutta la spiaggia è riservata ai nudisti, bensì solo le ultime tre calette, delimitate da una grossa parete rocciosa che ne limita la visibilità dalla strada. La prima, venendo dal parcheggio, è molto piccola, tanto da consentire la presenza di circa 7/8 persone; la seconda è grande più del doppio e possono trovarvi posto circa una ventina di persone; la terza è la più ampia, e può ospitare circa 150 persone. Un mix di ciottoli, sassolini e sabbia grossa costituisce l’arenile lungo nel complesso circa 400 metri, bagnato da un mare sempre cristallino.

Spiaggia di Tordigliano, vicino a Positano

Gli amanti del naturismo in vacanza in Costiera Amalfitana non possono perdersi la spiaggia di Tordigliano, una delle più estese dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella. Un paradiso nascosto che, pur essendo parte del comune di Vico Equense, è molto più vicino a Positano. Trovarla non è semplice, perché non è segnalata con un cartello, né visibile dalla strada, così come non è facile accedervi, motivo per cui non si rischia di trovarla affollata.

La spiaggia è accessibile via mare oppure attraverso un sentiero sterrato e accidentato, che inizia dall’interruzione del guard-rail della strada statale Amalfitana n°163. Il percorso, immerso nella macchia mediterranea, dura all’incirca un’ora, ma è importante sapere che presenta alcuni tratti esposti, per cui è consigliato procedere con passo sicuro e scarpe adeguate. Una volta giunti sulla spiaggia, costituita in prevalenza da ciottoli lambiti da acque limpidissime, si può ammirare uno splendido panorama sugli isolotti de Li Galli.

Spiaggia di via Krupp a Capri

Scavata nella roccia nel 1902, per volontà del magnate dell’acciaio Friedrich Alfred Krupp, la spettacolare Via Krupp a picco sul mare è una delle attrazioni più amate dell’isola di Capri e tra le strade più belle al mondo. Finalmente riaperta al pubblico passaggio nel 2023, dopo i lavori di messa in sicurezza, a causa del pericolo frane e smottamenti, questa meraviglia è tornata a riaccogliere cittadini e visitatori regalando scenari davvero mozzafiato.

Il suggestivo sentiero naturale scolpito nella roccia si snoda tra pini e macchia mediterranea, regalando viste incredibili sul mare cristallino dell’isola azzurra partenopea. Questa vera e propria opera d’arte conduce a una spiaggia molto riservata, poco distante da Marina piccola. Ricoperta da un tappeto di ciottoli e immersa in uno scenario unico, è da sempre molto ambita dai nudisti.

Scogli di Zaro, sull’isola d’Ischia

Tra le mete campane ideali per chi vuole godersi il mare senza nulla addosso, c’è anche l’isola d’Ischia. Parliamo della scogliera di Zaro, a Punta Caruso, nel comune di Forio. Un luogo che non è per tutti, perché raggiungerlo non è affatto semplice. Qui, gli agenti atmosferici hanno levigato nel tempo la grande piattaforma di lava che si stende dolcemente verso il mare, creando delle conche che le onde trasformano in piccole piscine, rese piacevolmente calde dai raggi del sole.

In questo posto ‘segreto’ non è difficile trovare un posticino dove stendere l’asciugamano sulla roccia bollente. Proprio per la sua non facile accessibilità, questo luogo è fin dagli anni ’70 del secolo scorso molto ambito dai naturisti. Occorre però avere una certa dimestichezza a camminare sulle rocce, per potersi godere appieno il mare dalle molteplici sfumature della suggestiva costa nord-occidentale dell’isola, circondati dalla bellezza della natura selvaggia. Il pendio sopra gli scogli di Zaro è, inoltre, uno dei posti migliori dove ammirare e fotografare il celebre tramonto foriano.

Beautiful torna in Italia: le nuove puntate girate tra Napoli e Capri

Par : marcobaldini
26 mai 2025 à 10:08

Dal 28 al 31 maggio 2025, la celebre soap americana torna nel Belpaese con i suoi protagonisti storici. Un evento speciale per i fan italiani a Napoli. Per i fan di lunga data, per i curiosi e per chi sogna un selfie con Brooke o Ridge sullo sfondo del Golfo di Napoli, l’appuntamento è a fine maggio. Beautiful non è solo una soap: è un appuntamento quotidiano con la passione, il dramma e – ora più che mai – con l’Italia.

Beautiful sceglie ancora l’Italia: questa volta tocca a Napoli e Capri

La soap opera più amata e longeva della televisione, Beautiful, si prepara a far sognare ancora una volta i telespettatori italiani. A fine maggio la produzione sbarcherà in Italia per girare nuove puntate ambientate tra le suggestive cornici di Napoli e Capri, due delle perle del Mediterraneo. La scelta non è casuale: l’Italia è da sempre una delle mete preferite dal team creativo della soap, grazie all’affetto costante e duraturo del pubblico nostrano.

Dopo aver incantato gli spettatori con le ambientazioni sul Lago di Como, a Venezia, Portofino, in Puglia e più recentemente a Roma, Beautiful si prepara a regalare nuovi scenari mozzafiato e trame appassionanti che verranno trasmesse in Italia nel 2026 (e negli Stati Uniti già da luglio 2025). Le prime riprese si svolgeranno nel centro storico di Napoli, tra vicoli pieni di vita, il Maschio Angioino e il lungomare, prima di raggiungere l’isola di Capri, un luogo da sogno. Qui, tra la Piazzetta, Marina Grande e la magica Grotta Azzurra, verranno scritte nuove pagine di passione e conflitti familiari che animano da sempre questa soap opera intramontabile.

Beautiful
Fonte: Ansa
Beautiful in Italia

Tornano i grandi protagonisti, con una sorpresa per i fan

L’occasione è resa ancora più speciale dal ritorno in Italia di quattro volti amatissimi dal pubblico: Katherine Kelly Lang (Brooke Logan), Thorsten Kaye (Ridge Forrester), John McCook (Eric Forrester), Jack Wagner, che interpreta l’indimenticabile Nick Marone, di nuovo sotto i riflettori dopo una lunga assenza. A dirigere le riprese sarà ancora una volta Bradley Bell, produttore esecutivo e capo sceneggiatore della serie, che promette episodi ricchi di emozioni, conflitti e – come sempre – tanto glamour.

E per rendere il tutto ancora più memorabile, il 31 maggio, dalle 14 alle 17, è previsto un evento gratuito e aperto al pubblico a Napoli presso il Castel Nuovo (Maschio Angioino): un’opportunità unica per i fan italiani di incontrare dal vivo i loro beniamini.

Golfo di Napoli
Fonte: iStock
Panoramica di Napoli

Castel Nuovo, un luogo e un simbolo

Conosciuto anche come Maschio Angioino, il Castel Nuovo è uno dei simboli più iconici di Napoli. Situato in Piazza Municipio, a pochi passi dal porto e dal centro storico, questo imponente castello medievale rappresenta non solo un importante sito storico, ma anche un luogo perfetto per eventi culturali e artistici. Costruito nel 1279 per volere di Carlo I d’Angiò, il castello ha attraversato secoli di storia, tra dominazioni aragonesi, spagnole e borboniche, mantenendo intatta la sua imponenza architettonica. Il suo maestoso Arco di Trionfo in marmo, inserito tra due torri, è uno degli esempi più celebri di arte rinascimentale napoletana.

Il Castel Nuovo è oggi sede del Museo Civico di Napoli, che ospita sculture, affreschi e opere d’arte di varie epoche, oltre a sale storiche visitabili come la Sala dei Baroni. La scelta di ambientare qui una parte delle nuove puntate di Beautiful, nonché l’evento speciale con il pubblico previsto per sabato 31 maggio 2025, non è casuale: unire il fascino intramontabile della soap americana con la suggestione storica del Maschio Angioino rende l’iniziativa ancora più affascinante, creando un ponte tra fiction e realtà in uno degli scenari più scenografici del Mediterraneo.

Un successo globale che continua a emozionare

Con oltre 35 anni di messa in onda, Beautiful continua a essere la soap opera più vista al mondo, trasmessa in oltre 100 paesi. Nel corso degli anni, ha fatto tappa in location esotiche come Abu Dhabi, Dubai, Australia, Danimarca, Messico, Principato di Monaco, e tanti altri, ma è proprio l’Italia a occupare un posto speciale nel cuore della produzione. La combinazione tra bellezze paesaggistiche, calore del pubblico e fascino culturale rende il nostro Paese la cornice ideale per nuove storie da raccontare. E questa nuova “avventura italiana” promette di unire il fascino del Sud con l’intramontabile universo Forrester.

Più blu di così non si può, alla scoperta delle spiagge più belle di Ischia

24 mai 2025 à 11:22

La magnifica Ischia, nel Golfo di Napoli, è spesso considerata “solo” terme e hotel da pensione completa. Ma la verità è che è un grandissimo errore, perché l’isola ha un affascinante volto fatto di scogli che lasciano i segni, sabbia rovente e acqua che rinfresca le gambe (anche a luglio).

Da queste parti, spiagge e calette non sono esclusivamente scenografie da cartolina, ma angoli vivi, crudi e autentici. Per questo motivo, noi di SiViaggia abbiamo selezionato per voi le migliori spiagge dell’Isola di Ischia.

Spiaggia dei Maronti, Barano d’Ischia

Sulla costa sud-orientale dell’isola, nel comune di Barano d’Ischia, sorge la Spiaggia dei Maronti, la più lunga di questo angolo della Campania: quasi 3 km di sabbia di origine vulcanica, mare aperto che cambia colore con il sole e la possibilità di usufruire di lidi super attrezzati o tratti liberi e selvaggi.

A luglio e agosto rischia di diventare troppo affollata e di celare la sua anima “ischitana”, ma quel che è certo è che rimane ideale per camminare per un po’ senza sentirsi dentro una scatola di sardine. In questa zona il mare è quasi sempre pulito e trasparente, anche quando c’è gente. Vi basti pensare che, persino in alta stagione, solo inoltrandosi un po’ è possibile trovare pace e relax.

Alle spalle prendono vita le famose fumarole, con sabbia che scotta nel vero senso della parola: scavando con le mani si può addirittura trovare il calore geotermico. Qualcuno ci cucina le uova (sì, sul serio), altri ci fanno impacchi naturali. Qualsiasi sia la vostra scelta, quel che conta è stare molto attenti a non scottarsi.

Se non si ha a disposizione un automobile, vi si può arrivare in taxi boat da Sant’Angelo (o in autobus), mentre si ammira una bella vista sulla costa.

Spiaggia dei Maronti, Ischia
Fonte: iStock
La bellissima Spiaggia dei Maronti

Baia di Sorgeto, Forio

La Baia di Sorgeto, nel comune di Forio, è tutto tranne che una spiaggia classica: non c’è sabbia. È un tratto di costa puntellato di scogli scuri, mare trasparente e acqua termale calda che sgorga direttamente dal fondale. Il concetto di “bagno rilassante”, quindi, acquisisce un livello completamente diverso.

Parliamo perciò di una piscina naturale a cielo aperto, dove l’acqua salata si mescola a quella termale, creando zone calde, tiepide e fredde. Non vi sorprenderà sapere che qui, se non si soffre il freddo, si può fare il bagno pure d’inverno. E poi c’è la sua atmosfera, scandita da una doppia anima perché, a seconda dell’orario, può sembrare un angolo segreto o una festa da hippie con accenti tedeschi e bottiglie di vino portate da casa.

Al tramonto diventa uno spettacolo vero, con il sole basso sull’orizzonte, acqua che fuma e il silenzio rotto solo da qualche chiacchiera. Oltre al telo, è necessario indossare un paio di scarpette da scoglio e magari avere in borsa qualcosa da bere e mangiare. Attenzione però, perché in alta stagione può rivelarsi davvero affollata.

Baia di San Pancrazio, Barano

Ischia non è un’isola solo da mordi e fuggi e San Pancrazio, probabilmente, è una delle dimostrazioni più concrete di quanto appena detto. Non ci sono stabilimenti, musica e nemmeno ombrelloni in fila, ma solo una piccola caletta fatta di rocce e acqua limpida, quei luoghi che quando ci si arriva ci si sente fortunati, perché sembra di averli trovati per caso.

Uno dei modi per raggiungerla è un sentiero di trekking abbastanza impegnativo, ma la fatica è ripagata da un mare cristallino, un fondale che sembra disegnato apposta per lo snorkeling e da una pace che a Ischia oggi è merce quasi rara. In alternativa, vi si può arrivare via mare.

Spiaggia di San Montano, Lacco Ameno

Se si desidera un luogo turistico e perfettamente organizzato, la Spiaggia di San Montano a Lacco Ameno è forse la scelta migliore che si possa fare sull’isola. Si presenta come una piccola baia sabbiosa, con acqua calma e bassa — ideale anche per i bambini – con un fondale dolce e perfetto per nuotare senza dover andare troppo lontano.

A lasciare senza fiato è soprattutto il contesto: è incastonata tra il Monte Vico e il Monte Zaro, con una vegetazione che regala ombra naturale al mattino e un’atmosfera rilassata, nonostante la presenza di stabilimenti. Come è possibile intuire, in alta stagione è decisamente affollata. Il consiglio che vi diamo è quello di arrivare al mattino presto, perché la spiaggia si riempie in fretta, e i posti migliori sono quelli sotto gli alberi.

Se si desidera risparmiare, ci sono tratti di spiaggia libera, ma spesso sono piccoli e pieni di persone. Una chicca da non perdere: alle spalle della spiaggia si diramano alcuni sentieri che conducono al cospetto di panorami bellissimi e zone più selvagge, lontano dal via vai dei turisti.

Cava Grado, Sant’Angelo

Nascosta proprio sotto il pittoresco borgo di Sant’Angelo, Cava di Grado si compone di ciottoli e sabbia fine e può essere considerata come l’emblema della bellezza “vera” dell’isola. Con acqua cristallina che cambia colore dal turchese al blu profondo in pochi metri, l’atmosfera è intima, senza l’assalto degli ombrelloni uno attaccato all’altro.

Un luogo ottimale per nuotare, fare snorkeling e rilassarsi senza stress in un mare caldo e calmo, perché protetto dalla baia. La spiaggia di Cava Grado si raggiunge facilmente a piedi dal centro del borgo in pochi minuti, senza bisogno di percorsi difficili. Nonostante ciò, grazie alla sua dimensione contenuta, non si riempie mai troppo (ad eccezione dei weekend estivi).

La vista sul porticciolo di Sant’Angelo e sulle barchette colorate catapulta il visitatore in un quadro vivente, soprattutto al mattino o nel tardo pomeriggio, quando è davvero difficile trovare la ressa.

Baia della Scarrupata, Barano d’Ischia

Il nome, Scarrupata, fa capire all’istante che questa spiaggia non è per tutti. La baia si fa spazio nel comune di Barano d’Ischia, sulla costa sud-est dell’isola, tra Punta San Pancrazio e Capo Grosso ed è una delle spiagge più selvagge e meno frequentate di Ischia. Un pezzetto di costa autentica, rocciosa e poco battuta, dove non si trova nulla di artificiale come bar, stabilimenti e così via.

L’acqua è trasparente come pochi posti del territorio, il silenzio è totale e l’atmosfera è quella di un angolo nascosto che solo chi ci mette impegno riesce a scoprire. Vi si può arrivare via mare, con una barca o kayak, partendo dai porti vicini o a piedi, ma con molta forza di volontà: il sentiero è impegnativo, scosceso e non adatto a chi ha poca esperienza o non troppa voglia di faticare. È consigliato non andare da soli se non si conosce la strada o il mare.

Spiaggia di Citara, Forio

Servizi, divertimento e bellezza: la Spiaggia di Citara, a Forio, possiede tutto questo e molto di più. Parliamo infatti di uno dei lidi più famosi e frequentati di Ischia. Facilmente raggiungibile, è ampia, con sabbia mista a ciottoli e un mare generalmente limpido. È perfetta se si ha voglia di stare comodi e con tutto a portata di mano.

Ma non è finita qui, perché è anche un punto ottimale per gli amanti del tramonto, che da qui possono ammirare il calar del sole con vista aperta verso il mare e la sagoma di Punta Imperatore sullo sfondo. A poca distanza, inoltre, ci sono i Giardini Poseidon, uno dei parchi termali più famosi e completi dell’isola.

Il consiglio per vivere al meglio questo affascinante lido è quello di evitare le ore centrali della giornata in alta stagione. Meglio andare al mattino presto o al tardo pomeriggio.

La Napoli di Pino Daniele torna sullo schermo con le riprese di Je so’ pazzo. Tutte le location

Par : marcobaldini
23 mai 2025 à 17:32

Napoli torna a raccontarsi attraverso la musica e la vita di uno dei suoi figli più amati: Pino Daniele. Con l’inizio delle riprese di Je so’ pazzo, film dedicato all’indimenticabile cantautore partenopeo, la città si è trasformata in un set cinematografico a cielo aperto, restituendo al pubblico le atmosfere, i vicoli, e le sonorità che hanno ispirato il genio musicale di Pino. Il film, diretto da Nicola Prosatore intende offrire uno sguardo autentico sulla vita dell’artista, mescolando biografia, musica e poesia urbana. Un omaggio che non si limita al personaggio pubblico, ma scava nell’anima dell’uomo dietro la chitarra, nel ragazzo che da Piazza Santa Maria La Nova sognava di cambiare il mondo con le sue note.

Il film ripercorre la vita e la carriera dell’artista, dagli esordi nei quartieri popolari di Napoli fino al successo internazionale, mettendo in luce sia il suo genio musicale che le sue fragilità personali. Nel ruolo di Pino Daniele troviamo Massimiliano Caiazzo, noto per la serie TV Mare Fuori. Il cast include anche Mariasole Pollio (Dorina), Giovanni Ludeno (Gennaro Daniele), Giuseppe Brunetti (Rosario Jermano), Leonardo Bianconi (Willy David), Giampiero De Concilio (Claudio Poggi), Antonia Truppo (Zia Bianca), Monica Nappo (Zia Lia) e Demi Licata (Rita). Ovviamente la città campana è lo sfondo di questo lungometraggio molto atteso dai fan del cantautore partenopeo, ma vediamo nel dettagli quali sono le location delle riprese.

Pino Daniele film
Fonte: Ufficio stampa Rai Cinema
Una scena del film su Pino Daniele

Dove è stato girato

Le riprese di Je so’ pazzo si sono ufficialmente concluse il 17 maggio 2025 a Napoli, dopo sette settimane di lavorazione. Le riprese si sono svolte in diverse location emblematiche di Napoli, tra cui Piazza del Plebiscito, dove è stato ricreato il celebre concerto del 1981 che vide la partecipazione di circa 200.000 persone. Poi via Andrea D’Isernia, Riviera di Chiaia, via Caracciolo e Salita Tasso sono tra le altre location selezionate dalla produzione.

Le riprese toccano i luoghi simbolo della vita di Pino Daniele, che diventano protagonisti silenziosi del racconto. I Quartieri Spagnoli, cuore pulsante della città, teatro di mille contraddizioni, sono il posto da cui il giovane Pino assorbe il ritmo e il respiro della strada, elemento centrale nella sua musica.

Piazza del Plebiscito
Fonte: iStock
Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito è una delle piazze più iconiche di Napoli, che ha ospitato memorabili concerti del cantautore. Le riprese qui saranno anche un omaggio ai live storici che hanno unito intere generazioni.

Spaccanapoli, la lunga arteria che taglia il centro storico, simbolo della stratificazione culturale della città. Le telecamere la percorrono per evocare la Napoli dei sogni e dei contrasti che tanto ha influenzato Pino. Porto di Napoli e Molo Beverello sono luoghi simbolo del legame con il mare, elemento ricorrente nei testi di Daniele, metafora di libertà e malinconia.

Quartieri Spagnoli Napoli
Fonte: iStock
Quartieri Spagnoli Napoli

A Via Medina e nella zona di Piazza Municipio sorgevano i primi locali nei quali si esibiva Daniele, portando al pubblico le sue sperimentazioni tra blues, jazz e napoletanità. Infine Rione Sanità e Rione Traiano, quartieri popolari in cui si respira ancora oggi la Napoli autentica e dolorosa, hanno fatto da sfondo a molte delle sue canzoni più intense.

Un film tra musica e memoria

Je so’ pazzo non sarà solo un film su Pino Daniele, ma una lettera d’amore a Napoli. Le strade, i suoni, i colori e gli odori della città faranno da cornice a un racconto intimo e potente, reso ancora più vibrante dalle musiche originali e dagli arrangiamenti che riproporranno i brani iconici del cantautore. L’uscita del film è prevista per l’inizio del 2026, ma già cresce l’attesa tra fan e cittadini, desiderosi di rivedere sul grande schermo una Napoli che non è solo sfondo, ma vera protagonista. Con Je so’ pazzo, la memoria di Pino Daniele si riaffaccia nei vicoli della sua città, dove ogni angolo riecheggia ancora le sue parole: “Napule è mille culure…”.

Amerigo Vespucci a Civitavecchia: sold out le visite a bordo dal 28 maggio al 2 giugno

23 mai 2025 à 10:21

Dopo le affollatissime tappe di Trieste e Venezia e le ultime a Napoli e Cagliari, con l’attesa sosta a Gaeta di questo weekend, la nave scuola Amerigo Vespucci, la “più bella del mondo” secondo la Marina Militare Italiana, si prepara a far tappa anche nel porto di Civitavecchia, dove resterà ormeggiata dal 28 maggio al 2 giugno.

Anche in questa occasione, le visite gratuite a bordo hanno registrato un tutto esaurito in poche ore dalla pubblicazione online delle disponibilità sul sito ufficiale del Tour Mediterraneo 2025.

In ogni porto toccato dalla nave, inoltre, viene allestito il Villaggio IN Italia, uno spazio espositivo e interattivo che accompagna l’esperienza di visita con laboratori, mostre, eventi per bambini e famiglie, incentrati su sostenibilità, tecnologia e tradizione navale.

L’Amerigo Vespucci a Civitavecchia

Dopo un tour mondiale durato 20 mesi, in cui ha solcato oltre 46mila miglia, toccato 35 porti in 5 continenti, e dopo essere stata nominata Chiesa Giubilare per il Giubileo 2025, l’Amerigo Vespucci è tornata in Italia e nel suo tour Mediterraneo sta attraversando l’Italia. Anche Civitavecchia si prepara ad accoglierla a braccia aperte, anche se, purtroppo, solo chi è riuscito a prenotare in tempo potrà salire a bordo.

Proveniente dalla tappa di Cagliari, l’Amerigo Vespucci approderà a Civitavecchia il 28 maggio e potrà essere visitata, su prenotazione gratuita, fino al 2 giugno 2024. La nave sarà ormeggiata nel porto laziale per sei giorni, in occasione della Festa della Repubblica, offrendo un’opportunità unica di salire a bordo di un vero e proprio simbolo del mare italiano.

Le prenotazioni per visitare la nave a Civitavecchia sono state aperte lo scorso 17 maggio e sono andate rapidamente esaurite, come già accaduto nelle tappe precedenti del tour. I posti disponibili erano limitati e la richiesta altissima, complice anche il fascino della nave e la ricorrenza del 2 giugno.

Cosa aspettarsi durante le visite a bordo

Durante la visita, non guidata, ma supportata dalla presenza dell’equipaggio, sarà possibile:

  • esplorare l’interno dell’Amerigo Vespucci, dai ponti in legno pregiato alle cabine degli ufficiali, fino alla scoperta degli strumenti di navigazione;
  • conoscere la storia della nave e le sue missioni, grazie al racconto diretto dei marinai della Marina Militare;
  • ammirare l’incredibile artigianalità della nave, costruita nel 1931 e considerata un capolavoro del patrimonio navale italiano.

A tutti i visitatori, inoltre, si raccomanda di indossare scarpe chiuse e comode e si ricorda che non sono ammessi animali, ad eccezione dei cani di piccola taglia trasportati in braccio. L’accesso con passeggini o carrozzine non è consentito per motivi di sicurezza.

Come prenotare e visitare gratis l’Amerigo Vespucci?

Le visite all’Amerigo Vespucci sono completamente gratuite, ma consentite solo tramite prenotazione online, disponibile esclusivamente attraverso il sito ufficiale del Tour Mediterraneo 2025 o i profili social della Marina Militare Italiana.

Ogni tappa prevede un numero limitato di ingressi e la possibilità di prenotare per un massimo di quattro persone per ciascun nucleo familiare. Per chi non è riuscito ad accedere ai biglietti gratuiti per Civitavecchia, si consiglia di monitorare costantemente i canali ufficiali in vista delle prossime soste italiane della nave.

Le prossime tappe, infatti, saranno le ultime due: Livorno (4-8 giugno) e Genova (10 giugno).

“Il Vespucci incontra la cultura” visite speciali ai musei nelle tappe della nave

Altra novità riguardante il Tour Mediterraneo dell’Amerigo Vespucci è che durante le prossime tappe, grazie al progetto “Il Vespucci incontra la cultura”, i visitatori potranno accedere a musei e luoghi culturali delle città ospitanti con biglietti a prezzo ridotto, nei giorni di permanenza della nave scuola Amerigo Vespucci.

L’iniziativa nasce da un accordo tra il Ministero della Cultura, la Marina Militare e altri ministeri, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio storico e culturale italiano. La prenotazione sarà obbligatoria sul sito ufficiale e lo sconto verrà applicato in biglietteria mostrando la ricevuta. Le prossime città coinvolte includono Civitavecchia e Genova, con una selezione di musei e siti archeologici aperti in convenzione, come il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia.

Cinque grandi città italiane unite per un nuovo e visionario modello di turismo sostenibile

Par : losiangelica
15 mai 2025 à 11:29

Cos’hanno in comune Firenze, Milano, Napoli, Roma e Venezia? Sono le cinque città turistiche italiane che partecipano a Grandi Destinazioni Italiane per un Turismo Sostenibile. Daniela Santanchè, nelle vesti di Ministro del Turismo, ha spiegato l’obiettivo del progetto partendo dal coinvolgimento delle città che più hanno a che fare con l’overtourism.

Il progetto Grandi Destinazioni Italiane per il turismo sostenibile

Firenze, Milano, Napoli, Roma e Venezia si uniscono contro l’overtourism e un turismo più sostenibile nel progetto GDITS presentato dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè. L’iniziativa, con un finanziamento di 6 milioni di euro suddiviso equamente, ha messo il capoluogo toscano come cabina di regia. Le risorse sono destinate allo sviluppo di azioni concrete per alleggerire la pressione nei centri storici e favorire itinerari alternativi.

Le tre direttrici strategiche che guidano l’iniziativa sono:

  • Governance, per una gestione coordinata e condivisa;
  • Digitalizzazione, per innovare i servizi e la fruizione dei luoghi;
  • Competitività, per migliorare l’attrattiva nel rispetto della sostenibilità.

Vediamo città per città quali sono le iniziative.

Milano, Let Mi… Promote and Experience Milan

Con il progetto “Let Mi… Promote and Experience Milan”, il capoluogo lombardo desidera puntare l’attenzione verso la valorizzazione del suo caratteristico dinamismo culturale: arte, design e spettacolo diventano protagonisti di un’offerta turistica più variegata e consapevole. Per riuscirci Milano mette in campo strumenti digitali e innovazioni tech così da promuovere un’esperienza meno invasiva e più rispettosa.

Milano e turismo sostenibile progetto GDITS
Fonte: iStock
Milano tra le cinque città coinvolge nel progetto per il turismo sostenibile

Venezia, EnjoyRespectVenezia

Venezia, da tempo simbolo globale del sovraffollamento turistico, lancia la campagna “#EnjoyRespectVenezia”. Il messaggio è chiaro: educare i visitatori a comportamenti rispettosi e indirizzare i flussi lontano dalle aree più fragili. La comunicazione mirata diventa così uno strumento fondamentale per salvaguardare il delicato equilibrio della città lagunare.

Firenze, Enjoy, Respect & Feel Florence

Oltre al ruolo di coordinatrice, Firenze si inserisce nel progetto con “Enjoy, Respect & Feel Florence”. L’obiettivo del capoluogo della Toscana è gestire al meglio la pressione turistica coinvolgendo la cittadinanza e promuovendo itinerari legati al cinema e allo sport. L’idea è quella di dar vita a buone pratiche per un turismo più equilibrato ed inclusivo spostando l’atetnzione dai luoghi più battuti dall’overtourism e offrendo valide alternative.

Roma: Unexpected Itineraries of Rome

Roma sorprende con “Unexpected Itineraries of Rome”, il programma che desidera dare vita a nuove opportunità turistiche nella capitale spostandosi dai circuiti più tradizionali. Basta posti manistream e via libera a contenuti digitali per un’esperienza più contemporanea. La città eterna mostra così un volto meno noto e attira turisti che desiderano vivere tutte le meraviglie che ha da offrire, valutando anche quartieri meno battuti e luoghi meno congestionati.

Napoli: innovazione al servizio della sostenibilità

Napoli presenta “Napoli TouristTech”, un’iniziativa che combina la tecnologia con la valorizzazione del territorio. Sono previsti info-point sostenibili, la promozione del trekking urbano e una forte spinta sulla comunicazione digitale per incentivare un turismo più consapevole e rispettoso della cultura locale.

Il Ministro Daniela Santanchè è fortemente convinto del progetto che si basa sulla sostenibilità come leva di sviluppo. L’obiettivo a lungo termine è quello di poter trasformare il modello in qualcosa di replicabile e applicabile in altre città del Paese.

Napoli saluta l’Amerigo Vespucci: storia, emozione e cultura in banchina

9 mai 2025 à 19:14

Dal 13 al 16 maggio 2025, la città di Napoli accoglierà uno degli eventi più affascinanti e attesi dell’anno: l’arrivo della nave Amerigo Vespucci, considerata la nave più bella del mondo. Il vascello, simbolo della Marina Militare Italiana, torna nel Capoluogo partenopeo dopo tre anni e sarà ormeggiato presso la Stazione Marittima – Molo Beverello al Porto della città partenopea e potrà essere visitata gratuitamente da cittadini e turisti.

Nel golfo di Castellammare, nel corso della navigazione verso Napoli, la nave ha incontrato Nave Atlante, la seconda Logistic Support Ship (LSS) della classe Vulcano, dotata delle più innovative ed avanzate tecnologie militari.

In concomitanza con la tappa napoletana, sarà allestito anche il Villaggio IN Italia, uno spazio espositivo dedicato all’eccellenza del Made in Italy, alla sostenibilità e all’innovazione.

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Fonte: Ufficio stampa
L’incontro tra la Nave Atlante e la Amerigo Vespucci nel Golfo di Napoli

L’Amerigo Vespucci a Napoli: storia, fascino e tradizione

L’Amerigo Vespucci è un veliero varato nel 1931 e ancora oggi è in servizio come nave scuola della Marina Militare. Caratterizzata dai suoi tre alberi imponenti e dalle vele in tela olona, rappresenta un simbolo di bellezza e maestria nautica.

Durante la sua sosta a Napoli, il veliero sarà protagonista di una serie di eventi, cerimonie e visite gratuite aperte al pubblico. Un’occasione imperdibile per ammirare da vicino i dettagli storici della nave, scoprire la vita a bordo e incontrare i membri dell’equipaggio pronti a rispondere a tutte le domande.

Nella navigazione verso la tappa successiva, quella di Cagliari, la Vespucci renderà omaggio al Golfo di Napoli con un passaggio ravvicinato a Sorrento (16 maggio pomeriggio), e starà alla fonda nelle acque antistanti Castellammare di Stabia (il 16 sera e il 17 maggio) per poi fare un passaggio ravvicinato nelle acque antistanti Amalfi (tardo pomeriggio del 17 maggio).

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Fonte: Ufficio stampa
La Vespucci e la Atlante al largo di Castellammare

Come visitare la nave Amerigo Vespucci a Napoli

L’accesso alla nave sarà gratuito, ma con ingressi su prenotazione per motivi di sicurezza e organizzazione.

Ecco alcune informazioni utili per pianificare la visita:

  • L’Amerigo Vespucci sarà visitabile dal 13 al 16 maggio 2025, con i seguenti orari di apertura:
    • 13 maggio: 21:00 – 22:00
    • 14 maggio: 11:00 – 14:30 e 17:00 – 18:30
    • 15 maggio: 15:00 – 18:00
    • 16 maggio: 11:30 – 14:00
  • La nave sarà ormeggiata presso la Stazione Marittima – Molo Beverello al Porto di Napoli, in una zona facilmente raggiungibile a piedi dal centro città.
  • Per accedere è necessaria la prenotazione online attraverso il sito ufficiale del Tour Vespucci.

Consigli utili per visitare la nave Amerigo Vespucci

Per vivere al meglio la visita a bordo dell’Amerigo Vespucci, ecco alcuni consigli pratici:

  • Arrivare con qualche minuto di anticipo rispetto allo slot prenotato.
  • Indossare scarpe comode: il percorso di visita prevede scale e passerelle tipiche di una nave storica.
  • Portare un documento d’identità: in alcune occasioni, per motivi di sicurezza, potrebbe essere richiesto all’ingresso.
  • Rispettare le regole a bordo: seguire sempre le indicazioni del personale e non toccare strumenti o oggetti esposti.

Il Villaggio IN Italia: un viaggio tra eccellenze e innovazione

Parallelamente alla visita della nave, sarà possibile esplorare il Villaggio itinerante IN Italia, promosso dalla Marina Militare e da partner istituzionali e privati.

Il Villaggio offrirà:

  • Stand espositivi dedicati a innovazione tecnologica, cultura e artigianato italiano.
  • Aree dedicate alla sostenibilità e alla protezione ambientale.
  • Attività educative e interattive per bambini e famiglie.
  • Spettacoli, incontri e momenti di approfondimento sulla tradizione navale italiana.

Situato nei pressi del porto, il Villaggio rappresenta un’opportunità immersiva per vivere l’evento in modo completo, unendo storia, tecnologia e intrattenimento. Da ricordare, è che l’accesso al Villaggio IN Italia è riservato esclusivamente ai visitatori in possesso di un biglietto valido per la visita a bordo di Nave Amerigo Vespucci.

Orari di apertura del Villaggio IN Italia:

  • 13 maggio: 10:30 – 22:30
  • 14 maggio: 10:30 – 21:30
  • 15 maggio: 09:30 – 20:30
  • 16 maggio: 09:30 – 16:30

Eventi paralleli: tra fiction, cultura e musica militare

Durante la permanenza della nave a Napoli, sarà possibile partecipare a diverse iniziative collaterali che arricchiranno l’esperienza. Tra queste, l’esclusiva visita al set della celebre serie Mare Fuori, allestita presso la Base Navale della Marina Militare in via Acton, che offrirà un affascinante dietro le quinte dell’Istituto Penale per Minorenni, cuore narrativo della fiction.

In parallelo, l’iniziativa “Il Vespucci incontra la cultura”, promossa dal Ministero della Cultura, garantirà l’accesso a tariffa ridotta nei principali musei cittadini per tutti coloro in possesso del QR Code rilasciato al momento della registrazione. A completare l’atmosfera, esibizioni della Banda della Marina Militare e delle fanfare dei Carabinieri e dei Bersaglieri faranno da cornice sonora a questo viaggio tra storia, tradizione e innovazione.

La maestosa Amerigo Vespucci fa tappa a Crotone (le prenotazioni sono gratis)

Par : elenausai10
22 avril 2025 à 13:11

L’Amerigo Vespucci, la “nave più bella del mondo”, fa tappa a Crotone, dove arriverà il 23 e il 24 aprile 2025. C’è grande attesa per il veliero a motore e nave scuola più antica della Marina Militare Italiana attualmente in tour nelle diverse città nostrane: è già approdata a Trieste, Venezia, Ancona, Ortona, Brindisi e Taranto. Dopo Crotone, salperà per i porti di Porto Empedocle, Reggio Calabria, Palermo, Napoli, Cagliari, Gaeta, Civitavecchia e Livorno, terminando il suo viaggio a Genova.

È una nave maestosa che, in occasione del tour, può essere visitata gratuitamente dai fortunati che riescono a prenotarsi in tempo. I biglietti per a tappa di Crotone, infatti, stanno andando a ruba.

L’Amerigo Vespucci a Crotone

La Nave Scuola Amerigo Vespucci è il più antico veliero in servizio della Marina Militare Italiana, inaugurata il 22 febbraio 1931. Dopo la tappa di Taranto, arriverà nel porto di Crotone il 23 e il 24 aprile 2025 e, chi è riuscito a prenotarsi, potrà salire a bordo gratuitamente, scattare delle foto e visitarla in autonomia. Le visite al pubblico sono previste in data 23 aprile, dalle 15:00 alle 20:00, per le quali è consigliato indossare scarpe comode, mentre non sono ammesse scarpe aperte o con il tacco.

Non sono consentiti passeggini o carrozzine, anche gli animali non sono permessi, mentre i cani di piccola taglia possono essere portati solo in braccio. Crotone non è l’unica tappa calabrese, in quanto la nave approderà il 5, 6 e 7 maggio anche a Reggio Calabria, mentre a Scilla sosterà al largo e potrà essere ammirata solamente in mare.

Cosa aspettarsi durante le visite dell’Amerigo Vespucci

Non è la prima volta che l’Amerigo Vespucci arriva a Crotone: in passato, approdò in questo porto nel 1996. Durante le visite del Tour Mediterraneo, avrete l’opportunità unica di scoprire da vicino il veliero che si occupa dell’addestramento e della formazione degli allievi dell’Accademia Navale e altre scuole della Marina, oltre che della salvaguardia e tutela del patrimonio naturale e dell’ambiente marino. Non a caso collabora con l’UNICEF e con il WWF.

Una volta saliti a bordo, esplorerete l’interno della nave, scoprendo le cabine degli ufficiali, i ponti e gli strumenti di navigazione storici. Potrete approfondire la storia e le missioni dell’Amerigo Vespucci e ammirare l’artigianato navale che rende questo veliero un simbolo di eccellenza italiana nel mondo. La visita della Vespucci non è guidata, ma i membri dell’equipaggio saranno felici di rispondere a tutte le domande lungo il percorso.

Come prenotare e visitare gratis l’Amerigo Vespucci

Come scritto anche in precedenza, le visite a bordo dell’Amerigo Vespucci sono gratuite, ma è necessario prenotare con anticipo e velocemente perché vanno subito sold out. L’unico sito dal quale prenotare il proprio posto, per un massimo di quattro persone, è quello ufficiale della nave. Se siete interessati alle prossime tappe, consigliamo di seguire i canali social per conoscere l’apertura delle prenotazioni e le altre novità, ma intanto ecco dove saranno:

  • La Valletta (Malta): 25 – 29 aprile;
  • Porto Empedocle: 30 aprile;
  • Reggio Calabria: 5 – 7 maggio;
  • Palermo: 8 – 11 maggio;
  • Napoli: 13 – 16 maggio;
  • Cagliari: 19 – 22 maggio;
  • Gaeta: 24 – 27 maggio;
  • Civitavecchia: 28 maggio – 3 giugno;
  • Livorno: 4 – 8 giugno;
  • Genova: 10 giugno.

Oltre a poter accedere alla nave, il biglietto vi permetterà di entrare nel Villaggio IN Italia allestito in ogni tappa, che completa l’offerta culturale con esposizioni tematiche e laboratori interattivi.

Terme a Castellammare di Stabia, un tesoro inestimabile appartenente al passato

Par : elenausai10
18 avril 2025 à 12:43

Perché non unire la bellezza del Golfo di Napoli con un’esperienza di benessere in una delle sue località storiche più belle? È sicuramente quello che hanno pensato i tanti visitatori che son passati da Castellammare di Stabia fino al 2015, anno in cui chiusero definitivamente le Antiche e Nuove Terme.

Costruite nel lontano 1836, le terme di Castellammare di Stabia sono state un fondamentale punto di riferimento culturale per l’intera regione e una meta molto ambita grazie alla loro varietà di acque minerali capaci di trattare un’ampia gamma di patologie e disturbi.

La storia delle terme a Castellammare di Stabia

Considerate tra le terme più belle della Campania fino alla loro chiusura, quelle di Castellammare di Stabia furono scoperte grazie alle analisi scientifiche volute dal re Ferdinando I di Borbone nel 1787. Fino a quel momento, infatti, le acque termali venivano utilizzate liberamente dalla popolazione che le trasportava in recipienti detti mummare, capaci di mantenerne inalterata la temperatura per diverse ore.

I risultati delle analisi eseguite da due dei più famosi medici dell’epoca, Domenico Cotugno e Giuseppe Vairo, furono estremamente positivi: i due scienziati attestarono la superiorità dell’acetosella di Stabia alle famose acque di spa in Belgio. Negli anni successivi furono svolte altre ricerche nel resto delle fonti stabiesi e, nel 1905, furono costruiti i primi stabilimenti che prenderanno il nome di Antiche Terme Stabiane.

Le Antiche e Nuove Terme a Castellammare di Stabia

Le terme di Castellammare di Stabia vantavano ben 28 distinte fonti minerali, divise in Antiche Terme e Nuove Terme, fregiandosi di una varietà idrica senza paragoni. Questa comprendeva numerose tipologie di acque solforose, bicarbonato-calciche e medio minerali, in grado di garantire allo stabilimento una pluralità di risorse utili da reinvestire nei diversi trattamenti clinici ed estetici offerti.

Le acque si distinguevano per proprietà chimico-fisiche e organolettiche uniche e dovevano essere scelte con cura in base alla problematica da affrontare. La loro assunzione costante nel tempo, come cura idropinica, apporterebbe numerosi e significativi benefici terapeutici, trovando applicazione in diverse patologie. Ecco perché, prima della loro chiusura definitiva e in orari e giorni ben precisi, alla popolazione locale era permesso entrare nello stabilimento e rifornirsi delle acque termali.

Lo stabilimento più moderno, quello che al tempo veniva considerato tra i più belli da visitare in Italia, fu costruito e aperto sulla collina del Solaro nel 1964 dove, dieci anni dopo, venne inaugurato anche l’Hotel delle Terme. Chiamata Nuove Terme di Stabia, la struttura si sviluppava su tre piani e comprendeva un centro benessere con vasche idromassaggio e saune termali, un reparto otorino con inalatori aerosol di acqua solfurea, un centro termale e cure idropiniche, aree ginecologiche, pneumologiche e per fanghi e massaggi e un centro di fisiokinesiterapia.

Seppur si sia parlato molto di progetti volti a valorizzarne il patrimonio termale o a ristrutturare l’edificio per poter essere utilizzato come possibile ospedale, attualmente le terme sono ancora in stato di abbandono e non si hanno notizie certe sul loro futuro.

Napoli blinda il centro storico come Venezia: si valuta un ticket d’ingresso

Par : losiangelica
9 avril 2025 à 09:59

Se pensiamo a Napoli inevitabilmente l’immagine che ci si scaglia davanti agli occhi  è una sinfonia di colori, profumi e suoni che incanta, tanto da attirare milioni di turisti ogni anno. La città ha vicoli che raccontano storia, arte e folklore con un centro storico dichiarato patrimonio dell’Umanità UNESCO. Eppure, l’altra faccia della medaglia del boom di turismo è tangibile. Napoli, come Venezia e Firenze, si trova a fare i conti con l’overtourism, un fenomeno che rischia di compromettere l’equilibrio delicato tra il fascino della città e la qualità di vita degli abitanti.

Ipotesi di un ticket d’ingresso a Napoli

Dopo aver già proposto il ticket d’ingresso per San Gregorio Armeno per combattere l’overtourism, Napoli torna a parlare del numero eccessivo di turisti che visita il centro storico e dell’impatto inevitabile che ha, e lo fa con una nuova ipotesi: l’accesso a pagamento, un po’ come è accaduto a Venezia, per chi visita la città in giornata.

Secondo alcune dichiarazioni, l’Amministrazione Comunale sta valutando di introdurre un ticket d’ingresso per turisti giornalieri, almeno per quelle aree più delicate e congestionate interne al centro storico. L’obiettivo? Duplice: da una parte regolamentare il flusso dei visitatori, dall’altra raccogliere fondi da reinvestire nella manutenzione urbana e nei servizi.

Le misure non sono una novità, altre località le hanno istituite e i risultati sono stati incoraggianti nel controllare il turismo di massa. Nonostante ciò a Napoli l’opinione si divide: alcuni operatori del settore temono che possa scoraggiare i visitatori, mentre per altri è ritenuta una misura indispensabile.

Il tema è diventato oggetto di acceso dibattito. Basti pensare che la notizia ha fatto il giro del mondo e il New York Times ha pubblicato un articolo piuttosto critico, spiegando che la città risulterà molto scoraggiante, specialmente per i più giovani.  Il sindaco Gaetano Manfredi, consapevole delle preoccupazioni, ha sottolineato come il turismo rappresenti una straordinaria opportunità economica, ma ha anche ammesso l’urgenza di una gestione più responsabile.

La proposta di introdurre un ticket d’ingresso a Napoli resta dunque sul tavolo, mentre cittadini, operatori turistici e amministratori discutono su come trasformare una sfida in una nuova occasione di crescita sostenibile.

La sfida dell’overtourism

Gli ultimi tempi hanno mostrato molte città italiane protagoniste del fenomeno del turismo “mordi e fuggi”, con visite rapide e poco rispettose che hanno sovraccaricato i servizi persino arrivando a causare un’alterazione del mercato immobiliare, e mettendo in difficoltà i residenti. In prima linea, Venezia che, come pioniera, ha introdotto un ticket d’ingresso per i visitatori giornalieri. Lo stesso avverrà sulle Dolomiti dove si limiterà l’accesso alle celebri Tre Cime di Lavaredo. E Napoli? Nel 2025 ha registrato numeri da record: 14,5 milioni di presenze turistiche con un +15% rispetto all’anno precedente.

Proprio questi dati hanno fatto pensare a misure simili a quelle di un ticket d’ingresso. Il boom? Sicuramente i numerosi collegamenti con treni alta velocità e voli low cost, ma a contribuire sono poi set di serie Tv cult come L’Amica Geniale e Mare Fuori che hanno trasformato la percezione della città. Se da un lato hanno portato nuova linfa economica, dall’altro hanno acuito problemi come l’inflazione immobiliare e il proliferare degli affitti brevi, rendendo sempre più difficile per i residenti trovare una casa.

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