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Il borgo delle scogliere su un mare turchese e falesie che sfidano il Mediterraneo: benvenuti a Bonifacio

20 juin 2026 à 16:30

Lo si scorge già da lontano, all’estremità meridionale della Corsica, quando una lunga muraglia di calcare bianco emerge sopra il blu intenso del mare. Da quella distanza sembra quasi finto, ma avvicinandosi ci si accorge che le pareti verticali sostengono davvero un borgo intero. Quello è Bonifacio, in una posizione geografica straordinaria: sta sopra un promontorio alto circa 70 metri che domina le Bocche di Bonifacio, il tratto di mare che separa la Corsica dalla Sardegna.

Nel punto più stretto le due isole distano appena 11 chilometri, una vicinanza che per secoli ha trasformato questo angolo di Mediterraneo in un passaggio strategico per commerci, flotte militari e naviganti. Spesso soprannominata la “Gibilterra corsa” per la sua imponenza e il ruolo difensivo svolto nel corso del tempo, Bonifacio custodisce una storia molto più antica della sua celebre cittadella medievale.

Le testimonianze archeologiche raccontano una presenza umana risalente a migliaia di anni fa, mentre il nucleo urbano attuale venne fondato nel IX secolo dal marchese Bonifacio di Toscana, dal quale la città prende il nome. Passeggiare tra i suoi vicoli, quindi, equivale ad attraversare quasi mille anni di storia, mentre affacciarsi dalle terrazze panoramiche vuol dire osservare uno dei paesaggi costieri più spettacolari d’Europa.

Cosa vedere a Bonifacio

Gran parte del fascino di questo pittoresco angolo di Corsica nasce dall’insieme di scorci, leggende e dettagli che narrano il carattere tenace di una comunità abituata a vivere tra assedi, venti impetuosi e un territorio tanto magnifico quanto severo.

La Cittadella e la Porta di Genova

Cuore storico della città, la Cittadella occupa la parte più elevata del promontorio calcareo. Fino alla metà del XIX secolo l’accesso principale avveniva attraverso la Porta di Genova, protetta da un ponte levatoio e concepita per controllare chiunque tentasse di entrare.

All’interno, strade strette e case addossate l’una all’altra formano un intricato tessuto urbano di origine medievale. Archi in pietra, passaggi coperti e facciate consumate dalla salsedine ricordano l’antica funzione difensiva dell’insediamento.

Bastion de l’Étendard

Il Bastion de l’Étendard è il simbolo assoluto di Bonifacio e domina il porto dall’alto delle fortificazioni. Edificato dai Genovesi nel XIII secolo, venne gravemente danneggiato durante gli scontri del XVI secolo e successivamente ricostruito.

Le sale interne, in parte scavate nella roccia, raccontano oltre 1000 anni di vicende militari. Dalle terrazze superiori si apre uno dei panorami più impressionanti dell’intera isola, con vista sul fiordo, sulle Bocche di Bonifacio e sulle scogliere circostanti. Accanto al bastione si trova il Jardin des Paysages, una terrazza naturale sporta sul mare che permette di cogliere l’eccezionale posizione geografica della città.

La Scala del Re d’Aragona

Sono ben 189 gradini irregolari che scendono lungo la falesia fino quasi al livello del mare. Secondo la tradizione vennero realizzati in una sola notte dai soldati di Alfonso V d’Aragona durante l’assedio del 1420. La ricostruzione storica appare meno romantica e attribuisce l’opera ai frati francescani, interessati a raggiungere una sorgente d’acqua dolce.

Qualunque sia la verità, l’effetto visivo resta straordinario: dall’alto la scala sembra una ferita aperta nella roccia bianca.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore

Tra gli edifici religiosi della città, la Chiesa di Santa Maria Maggiore è la più antica. Le sue origini risalgono al XII secolo e testimoniano l’influenza pisana precedente al dominio genovese.

Particolarmente caratteristica risulta la loggia esterna, utilizzata in passato per assemblee pubbliche e incontri tra i notabili locali.

Il Cammino di Ronda

Lungo le antiche fortificazioni corre un percorso che permette di osservare da vicino bastioni, mura e sistemi difensivi sviluppati tra XIII e XIV secolo.

Da qui si comprende perfettamente l’importanza strategica di Bonifacio: le vedute sul porto naturale, sulle falesie e sul mare aperto restituiscono la percezione della forza militare che rese questa città una delle piazzeforti più ambite del Mediterraneo occidentale.

I Mulini a vento

Sull’altopiano calcareo emergono ancora le sagome degli ultimi mulini superstiti. Oggi appaiono in rovina, ma ricordano un’epoca durante la quale la produzione cerealicola risultava fondamentale per la sopravvivenza della comunità.

Il Cimitero Marino

Candide cappelle funerarie affacciate sul mare formano uno dei luoghi più suggestivi della Corsica. Tra piccole costruzioni bianche e scorci aperti sulle Bocche di Bonifacio si respira una quiete particolare.

Il porto e la Marina

Nella parte bassa si sviluppa il porto naturale, un lungo fiordo che penetra profondamente nella costa. Facciate color pastello, barche a vela, yacht e ristoranti animano la banchina. Alzando gli occhi verso la città alta si coglie una prospettiva sorprendente, con le case medievali che sembrano sorgere direttamente dalla parete calcarea.

Cosa fare a Bonifacio

Fuori dalle mura storiche, il borgo rivela una dimensione ancora più spettacolare. Mare, sentieri e isole trasformano il territorio circostante in un enorme scenario naturale.

  • Partecipare a un’escursione in barca per osservare le falesie dal mare: prospettiva che consente di apprezzare pienamente la verticalità della città.
  • Raggiungere la Grotta di Sdragonato: celebre per l’apertura nella volta rocciosa che ricorda la forma della Corsica.
  • Visitare l’arcipelago delle Lavezzi: all’interno della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio, santuario marino caratterizzato da acque trasparenti e grandi massi granitici modellati dagli elementi.
  • Seguire il sentiero verso Capo Pertusato: tra macchia mediterranea, scogliere e panorami che si estendono fino alla Sardegna.
  • Scoprire il Faro della Madonetta: punto di riferimento storico per la navigazione nello stretto.
  • Fare snorkeling o immersioni alla Tonnara: area particolarmente apprezzata per la limpidezza dei fondali.
  • Rilassarsi sulla Spiaggia di Rondinara: celebre per la forma a conchiglia e per le tonalità turchesi dell’acqua.
  • Raggiungere lo Sperone: tratto costiero considerato tra i più spettacolari della Corsica grazie alla sabbia chiarissima e alle vedute sulle isole vicine.
  • Osservare il tramonto dalle falesie: quando la pietra calcarea assume sfumature dorate e il profilo della città si staglia contro il cielo.
Spiaggia di Rondinara, Corsica
iStock
La straordinaria Spiaggia di Rondinara

Dove si trova e come arrivare

Bonifacio sorge nell’estremità meridionale della Corsica ed è il centro abitato più a sud della Francia. Dall’Italia il collegamento più rapido parte da Santa Teresa Gallura, nel nord della Sardegna, con una traversata marittima di circa 50 minuti.

Chi arriva dalla penisola può sbarcare a Bastia tramite i collegamenti marittimi provenienti da Genova, Livorno e altri porti del Tirreno. Da Bastia occorrono circa 180 chilometri per raggiungere Bonifacio attraversando gran parte dell’isola.

Strade panoramiche attraversano paesaggi molto diversi tra loro, dalle coste orientali alle aree interne ricoperte di macchia mediterranea. Proprio questo viaggio contribuisce a rendere speciale l’arrivo. Poi, all’improvviso, compare la città delle scogliere: bianca, poderosa e luminosa.

C’è un grande occhio blu scolpito dal mare, e si trova tra scogliere affascinanti: il Blue Hole di Gozo

19 juin 2026 à 16:00

Sulla costa occidentale di Gozo, l’isola più tranquilla dell’arcipelago maltese, c’è una porzione di litorale che sembra quasi finta (e no, non stiamo scherzando). Da queste parti, infatti, il mare incontra una piattaforma di calcare modellata da vento e onde e dà vita a uno degli scenari naturali più celebri del Mediterraneo. Parliamo del Blue Hole (spesso chiamato anche Blue Cave) ed è una delle attrazioni simbolo di Dwejra, tanto da figurare stabilmente tra i siti subacquei più apprezzati d’Europa.

Ma perché è così emozionante? La risposta vi lascerà senza fiato: al centro della scogliera si apre una cavità dalle forme quasi perfette, una sorta di pozzo naturale colmo d’acqua marina dalle tonalità intense che oscillano tra turchese, cobalto e blu profondo. Attorno, rocce chiare battute dagli spruzzi e grandi blocchi calcarei creano un paesaggio che sembra appartenere a un altro pianeta.

A pochi passi sorgeva la celebre Azure Window, la Finestra Azzurra, l’arco naturale crollato durante una violenta mareggiata nel marzo del 2017. Quel collasso ha modificato profondamente il paesaggio costiero, aggiungendo enormi formazioni rocciose ai fondali circostanti e contribuendo a rendere ancora più affascinante l’area osservata da subacquei e apneisti.

Origine e formazione del Blue Hole

La storia del Blue Hole inizia molto prima della presenza umana nell’arcipelago maltese. L’intera area di Dwejra è caratterizzata da spesse stratificazioni di calcare corallino, una roccia sedimentaria formatasi milioni di anni fa in antichi ambienti marini. Per secoli vento, salsedine e moto ondoso hanno agito sulla costa occidentale di Gozo con una costanza impressionante. L’erosione ha progressivamente scavato fessure, cavità e depressioni nella roccia fino a creare quella che oggi appare come una grande apertura cilindrica collegata al mare.

La struttura presenta dimensioni relativamente contenute in superficie: circa 10 metri di larghezza e 5 metri di ampiezza nel punto più stretto, mentre la profondità interna raggiunge più o meno 15 metri prima del collegamento diretto con il mare aperto. La parte superiore si trova leggermente al di sopra del livello del mare, caratteristica che accentua la sensazione di trovarsi davanti a una piscina naturale racchiusa dalla pietra.

L’elemento più spettacolare si trova però sotto il livello dell’acqua. Ad approssimativamente 6 metri di profondità, infatti, prende forma un grande arco naturale che collega la cavità all’ambiente marino esterno. Questa apertura si allunga fino a circa 15 metri e costituisce il passaggio che ha reso celebre il sito tra gli appassionati di esplorazione subacquea.

La geologia di Dwejra racconta un territorio in continua trasformazione. Il crollo della Finestra Azzurra ha aggiunto un nuovo capitolo a questa evoluzione naturale, poiché i giganteschi blocchi precipitati sul fondale hanno generato un paesaggio sommerso ancora più articolato, composto da massi monumentali, passaggi tra le rocce e pareti che ospitano numerose specie marine. Un piccolo consiglio: osservando il Blue Hole dalla scogliera si coglie perfettamente la forza degli agenti naturali che hanno modellato Gozo.

Visitare il Blue Hole: cosa vedere tra scogliere, fondali e paesaggi straordinari

Dal parcheggio di Dwejra parte un percorso scavato nella roccia calcarea che conduce verso la costa. Il terreno risulta irregolare e richiede attenzione, ma il panorama ripaga ampiamente lo sforzo. Man mano che ci si avvicina alla scogliera, il contrasto tra la pietra color miele e il blu intenso del mare diventa sempre più marcato. Poi appare la cavità, che dall’alto assomiglia a un grande occhio affacciato sull’orizzonte.

Chi visita il sito da semplice osservatore può trascorrere molto tempo lungo le rocce circostanti. La trasparenza dell’acqua permette infatti di distinguere facilmente le diverse sfumature cromatiche create dalla profondità e dalla particolare conformazione del fondale. Gran parte della notorietà del Blue Hole, però, deriva però dall’ambiente sottomarino. Per questo motivo viene spesso descritto come un vero parco giochi naturale per i subacquei.

Blue Hole, Gozo
iStock
Fare un bagno del Blue Hole

Le profondità massime raggiungono circa 60 metri, mentre numerose specie marine risultano visibili già attorno ai 10 metri. Tra gli abitanti più frequenti figurano murene, aragoste, cernie di grandi dimensioni, stelle marine, ricci e numerosi pesci tipici del Mediterraneo. Tra le pareti trovano spazio spugne, piccoli organismi marini e colorati vermi tubicoli che rivestono parte dell’arco naturale.

Una delle sezioni più note prende il nome di Chimney. Si tratta di una stretta fenditura verticale nella roccia che conduce verso l’area chiamata Coral Gardens. Qui il fondale cambia continuamente aspetto attraverso piccoli canyon, gradoni rocciosi e piattaforme sommerse. Merita attenzione anche la grande grotta situata sul fondo della cavità principale.

La sua apertura si trova esattamente davanti all’arco naturale e offre prospettive particolarmente suggestive verso la luce proveniente dall’esterno. Molti appassionati la considerano uno dei punti più scenografici dell’intero complesso. A poca distanza sorgono altre attrazioni naturali di Dwejra. Ne è un esempio Fungus Rock, masso di pietra che emerge dall’acqua con il suo caratteristico profilo isolato, mentre l’Inland Sea rappresenta una laguna collegata al mare aperto tramite un lungo tunnel naturale scavato nella scogliera.

L’intera zona restituisce una sensazione di grandezza e potenza naturale: onde che si infrangono contro il calcare, vento proveniente dal largo e vastità dell’orizzonte contribuiscono a dar vita a un’atmosfera difficile da dimenticare.

Dove si trova e come arrivare

Il Blue Hole si trova presso Dwejra, nella parte occidentale di Gozo, un piccolo villaggio rurale (tra i meno popolati dell’isola) che conserva ancora un carattere tradizionale legato all’agricoltura e alla vita locale. Gozo dista pochi chilometri da Malta ed è raggiungibile tramite i collegamenti marittimi che attraversano il canale tra le due isole. Una volta arrivati a Gozo, la destinazione si raggiunge facilmente in automobile, taxi o autobus seguendo le indicazioni per Dwejra.

L’area dispone di un parcheggio situato vicino ai principali punti d’interesse della costa. Da qui si prosegue verso il litorale lungo un percorso roccioso che conduce al Blue Hole, all’Inland Sea e alla zona occupata in passato dalla Finestra Azzurra.

Arrivare al Blue Hole significa raggiungere uno degli angoli più spettacolari dell’arcipelago maltese. Tra geologia, storia naturale e panorami marini, questa cavità è testimone del lento lavoro degli elementi, della trasformazione continua della costa e del legame profondo che unisce Gozo al limpido mare che la circonda.

Alla scoperta di Câmara de Lobos, tra nere scogliere e mare infinito

1 mars 2026 à 13:30

Tra le scure scogliere dell’Atlantico e le terrazze coltivate che scendono verso il mare, si staglia un borgo dove la vita segue ancora il ritmo delle barche che rientrano al porto e il bianco delle case contrasta con il nero del basalto: benvenuti a Câmara de Lobos, villaggio di pescatori tra i più affascinanti dell’isola, oggi consacrato anche tra le European Best Destinations 2026.

Immerso in un’insenatura a pochi minuti da Funchal, racconta l’anima più autentica di Madeira e vive di mare, di agricoltura terrazzata e di una quotidianità che conserva i ritmi di un tempo, tra barche dipinte a mano, edifici imbiancati a calce, finestre incorniciate da pietra scura vulcanica e lo sguardo che si apre sull’Atlantico infinito.

Cosa vedere a Câmara de Lobos

Le stradine del centro storico, pur ristrutturate nel corso degli anni, vantano tuttora l’anima architettonica tipica dell’isola portoghese: i ciottoli sotto i piedi, le facciate bianche con infissi scuri, i dettagli in pietra vulcanica e gli ingressi e balconi decorati con piante e fiori.

Il porto, a sua volta, incanta al primo sguardo: incorniciato da scogliere di basalto scolpite dall’oceano, accoglie le tradizionali “Xavelhas”, barche da pesca dai colori vivaci che galleggiano placide sull’acqua cristallina. Un piccolo faro bianco vigila sull’insenatura e, sulle rocce, un grande murale contemporaneo aggiunge una nota inaspettata, mentre i pescatori sono intenti a sistemare reti e corde.

Vista del porto di Camara de Lobos con colorate barche da pesca sul mare, isola di Madeira
iStock
Suggestivo panorama del porto di Camara de Lobos

Accanto al porto spicca una piccola spiaggia di ciottoli, intima e raccolta, ma la vera spiaggia del villaggio è la Praia do Vigário: stretta tra alte scogliere, con sabbia dorata mista a ciottoli e un’acqua limpida che riflette il blu profondo dell’Atlantico, vanta una dimensione tranquilla anche nei mesi più caldi. Sopra il borgo, invece, le terrazze coltivate a banane scendono lungo i pendii.

Nel dedalo dei vicoli storici, quasi nascosta, merita una visita la Capela de Nossa Senhora da Conceição, fondata nel XV secolo e ricostruita nel XVIII: la facciata bianca e il tetto in tegole rosse potrebbero quasi passare inosservati se non si presta attenzione ma all’interno, invece, sorprende la ricchezza di decorazioni con diciassette dipinti biblici ricoprono le pareti e un altare barocco degno di nota.

Poco distante, la Igreja Matriz de São Sebastião rappresenta il cuore spirituale del villaggio: dall’esterno appare semplice, con candide pareti e un campanile decorato da piastrelle blu, ma varcando la soglia si entra in uno spazio barocco a tre navate, impreziosito da azulejos, lampadari dorati, soffitti in legno intagliato e una pala d’altare dorata che riflette la luce in maniera quasi teatrale.

Tra il porto e la spiaggia si estende il Jardim do Ilhéu, un piccolo giardino arroccato su un promontorio roccioso. Una scalinata tortuosa conduce alla sommità, dove la vista si apre in un panorama che toglie il fiato: le scogliere ripide, la spiaggia di ciottoli, la città bianca punteggiata dal tetto arancione della chiesa, l’oceano che si perde all’orizzonte.

Panorama sul porto e il centro di Camara de Lobos, Madeira, Portogallo
iStock
Veduta panoramica sul porto e il centro di Camara de Lobos

Come arrivare a Câmara de Lobos

Câmara de Lobos, tra le European Best Destinations 2026, si trova a pochi chilometri da Funchal ed è facilmente raggiungibile in circa 15-20 minuti d’auto. Il noleggio è consigliato per chi desidera muoversi con libertà lungo la costa e nell’entroterra dell’isola.

In alternativa, i bus locali collegano regolarmente Funchal al villaggio con le linee 3, 12 e 137. Se amate camminare, potete percorrere il tragitto a piedi in circa un’ora e mezza, con un itinerario che regala continui scorci sull’Atlantico.

Cosa vedere a Shannon, le porte dell’Irlanda selvaggia tra castelli e brume

Par : losiangelica
6 janvier 2026 à 15:00

L’Irlanda non è certo solo Dublino… anzi. La vera anima dell’Isola Smeraldo si può cogliere in località come Shannon, che accoglie con le sue leggende antiche, le scogliere battute dal vento e tantissimi borghi medievali dominati dai castelli.

Un motivo in più per visitare questa destinazione? Grazie alle incredibili offerte Ryanair, diventa a portata di mano con tratte che partono da meno di 22 euro da Torino, Roma o Napoli. Ecco cosa vedere a Shannon e come raggiungerla.

Cosa vedere a Shannon

Chiudete gli occhi e provate a immaginare un luogo dove il respiro profondo dell’oceano Atlantico incontra la terra più verde che i vostri occhi abbiano mai visto. Siamo nella contea di Clare, dove la cittadina di Shannon si offre a voi non solo come un approdo, ma come la soglia magica di un mondo sospeso tra storia e leggenda. Sebbene sia nata come una città pianificata e moderna, dimenticate l’idea di un centro storico tradizionale e lasciatevi guidare dall’insolito: la località è il punto di partenza da cui si diramano sentieri che portano direttamente nel mito visitando l’Irlanda on the road.

Appena scesi dal vostro volo, potreste sentire il richiamo del cielo ancora prima di quello della terra. A soli cinque minuti dall’aeroporto, potrete immergervi nella tecnologia e nel coraggio presso lo Shannon Aviation Museum. Qui, non sarete semplici spettatori: potrete infatti prendere i comandi di un velivolo virtuale con la Discovery Experience, sentendo l’adrenalina dei pionieri del volo che hanno reso celebre questa zona.

Barche ormeggiate sul fiume Shannon
iStock
Passeggiare lungo il fiume Shannon

Ma il vero viaggio nel tempo inizia poco distante, a soli dieci minuti di strada, dove le torri merlate del castello di Bunratty svettano orgogliose. È questa la fortezza medievale che trionfa tra le cose da vedere assolutamente in Irlanda: passeggiando tra i suoi arredi del XV secolo e i pregiati arazzi, vi sembrerà di sentire ancora il fruscio delle vesti dei nobili.

Fuori dalle mura, il Bunratty Folk Park vi regalerà un’esperienza quasi onirica: trenta edifici ricostruiti con cura certosina per mostrarvi l’Irlanda di un secolo fa. Potrete camminare tra le case dal tetto di paglia, respirando l’odore del fumo di torba e immaginando la vita dei contadini e degli artigiani di un tempo.

Cercate un’esperienza che sembri uscita da un libro di fiabe? Il castello di Knappogue vi invita ai suoi banchetti medievali. Sarete accolti dal maggiordomo del Conte, sorseggerete idromele e sarete allietati da canti e danze tradizionali in una cornice di autentico splendore del XV secolo. Per chi desidera invece toccare con mano l’Irlanda preistorica, Craggaunowen vi permetterà di esplorare antichi forti e palafitte, riportandovi alle radici cristiane e pagane di questa terra selvaggia.

Infine, non potete dire di aver vissuto la cittadina di Shannon senza una sosta da Durty Nelly’s. In questo pub, accanto al castello di Bunratty, si brinda da quasi quattrocento anni. Sedetevi in un angolo accogliente, ordinate una pinta o un tè caldo e ascoltate il mormorio dei viaggiatori che, come voi, hanno lasciato un pezzetto di cuore tra queste verdi colline.

Cosa vedere vicino a Shannon

Se amate il silenzio delle rovine, lasciate che il vostro spirito vaghi tra i chiostri di Quin Abbey. A venti minuti da Shannon, queste mura francescane raccontano storie di monaci e preghiere secolari, con sculture in pietra che sfidano l’erosione del tempo. Poco distante, la cittadina di Ennis vi accoglierà con la sua energia vivace: perdetevi tra i suoi pub tradizionali e le strade acciottolate, perfette per una sosta rigenerante.

Mettetevi alla guida e lasciate che la strada vi conduca verso la vicina Limerick, dove il King John’s Castle domina il fiume Shannon da oltre ottocento anni, o verso la pittoresca Adare, con le sue case dai tetti di paglia così perfette da sembrare dipinte.

Ma è verso la costa che il vostro cuore batterà più forte. Il Burren vi apparirà come un paesaggio lunare, una distesa di pietra calcarea che nasconde il 70% delle specie floreali d’Irlanda, custode del misterioso dolmen di Poulnabrone. Proseguendo, le Cliffs of Moher vi toglieranno il fiato: più di 200 metri di roccia a strapiombo sulle onde, un confine estremo dove il mondo sembra finire. Se preferite una solitudine più intima, cercate le scogliere di Kilkee o il faro di Loop Head: qui il vento vi racconterà segreti che solo l’Atlantico conosce.

Vista panoramica sulle Cliffs of Moher
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Le suggestive Cliffs of Moher

Dove si trova Shannon e come raggiungerla

Shannon si trova nell’Irlanda occidentale, nella Contea di Clare, vicino alla foce del fiume Shannon e a breve distanza da Limerick ed Ennis. È una città moderna, nata intorno all’Aeroporto internazionale di Shannon, uno dei principali scali del Paese e porta d’accesso alla costa atlantica. Si raggiunge facilmente in aereo dall’Italia (da Torino, Napoli e Roma con voli Ryanair), in autobus dalle principali città irlandesi (via Limerick) o in auto percorrendo le strade nazionali N18 e N19.

Old Harry Rocks, le scogliere leggendarie che sfiorano il cielo

29 août 2025 à 16:19

Le Old Harry Rocks, nel cuore della Jurassic Coast inglese, sono uno di quei luoghi che sembrano scolpiti per incantare. Torri di gesso bianco che si stagliano dritte sul mare, con il blu della Manica a fare da contrasto e un vento che sa di libertà. Non a caso sono state riconosciute come Patrimonio Mondiale dell’Unesco: un concentrato di natura selvaggia, storia geologica e misteri che affondano le radici tra mito e realtà.

Al tramonto, quando la luce si riflette sul gesso, l’intero paesaggio diventa arte: il mare si colora di rosa e oro, mentre le scogliere sembrano brillare di luce propria. Un posto da segnare in agenda, soprattutto se l’idea è quella di scoprire il lato più autentico e sorprendente dell’Inghilterra del sud.

Dove si trovano e come visitare le Old Harry Rocks

Le Old Harry Rocks si trovano a Handfast Point, poco a est della cittadina di Studland, nel Dorset in Inghilterra. Sono a metà strada tra Swanage, Poole e Bournemouth, tutte mete perfette da inserire nello stesso viaggio. La loro origine risale a circa 66 milioni di anni fa, quando processi geologici e marine hanno iniziato a modellare la costa dando vita alle maestose pareti di gesso che oggi conosciamo.

Old Harry Rocks, Jurassic Coast
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Sguardo ravvicinato sulle imponenti Old Harry Rocks

Raggiungerle è un’esperienza che fa parte della magia del luogo. L’opzione migliore è percorrere il South West Coast Path, il sentiero costiero che parte da Studland: mezz’ora di camminata panoramica tra campi, erba alta e brezza marina che prepara allo spettacolo finale. Ogni curva del percorso regala scorci mozzafiato, con il mare che appare e scompare tra i prati.

Per chi viaggia in bus, Studland è collegata a Swanage e Bournemouth: basta scendere al capolinea e proseguire a piedi. In alternativa, si può arrivare in auto e lasciare il mezzo nei parcheggi vicini al villaggio. Un consiglio da insider? Fermarsi in zona almeno un paio di giorni, dormire in qualche B&B locale e sfruttare l’occasione per esplorare anche la Jurassic Coast, che da sola merita un viaggio di una settimana.

Il Dorset tra storia leggende

Oltre al fascino naturale, le Old Harry Rocks portano con sé un bagaglio di storie e leggende che rendono l’esperienza ancora più suggestiva. Gli inglesi chiamano il loro gesso “chalk”: una roccia calcarea tenera, formata da gusci di microrganismi e fossili, che l’erosione ha scolpito in queste colonne imponenti. Ma la scienza qui si intreccia con il mito.

Si racconta, infatti, che le rocce prendano il nome da Old Harry, il diavolo, che amava sdraiarsi proprio su queste scogliere per riposare guardando il mare. Un’altra versione attribuisce l’origine al pirata Harry Paye, che sfruttava queste formazioni come nascondiglio per tendere imboscate alle navi di passaggio. Non solo, perché poi c’è anche la leggenda vichinga: un raid del IX secolo fu interrotto da una tempesta improvvisa che fece naufragare molte imbarcazioni, e il capo dei vichinghi, Earl Harold, venne trasformato in un pilastro di gesso dalle divinità stesse.

Cosa vedere nei dintorni

Passeggiare lungo le Old Harry Rocks significa quindi camminare tra storia e mito, tra geologia e fantasia. E non finisce qui: il Dorset è una contea che riserva sorprese a ogni angolo. La capitale, Dorchester, è un tripudio di verde e giardini, mentre il porto di Poole è perfetto per una sosta sul mare. Poco distante si trova anche l’isola di Brownsea, culla del movimento scout fondato da Baden-Powell.

Ma la vera protagonista resta la Jurassic Coast, un tratto di litorale che custodisce 185 milioni di anni di storia geologica. Qui le rocce raccontano il passaggio dal Triassico al Cretaceo, e non è raro imbattersi in fossili ancora perfettamente conservati. È un po’ come avere davanti un’enciclopedia naturale a cielo aperto, solo che invece di sfogliare pagine si percorrono sentieri tra spiagge selvagge e scogliere che sembrano toccare il cielo.

Su Tingiosu, la scogliera più sorprendente della Sardegna

Par : losiangelica
28 août 2025 à 14:32

Le scogliere di Su Tingiosu caratterizzano la costa della Sardegna centro-occidentale con una lunghezza di due chilometri scolpiti dal vento. Non è la classica spiaggia da cartolina con ombrelloni, ma un paradiso selvaggio con falesie bianchissime che arrivano a venticinque metri e panorami da togliere il fiato. Il suo bello? Mentre cammini o pedali lungo i sentieri che la collegano, ti accorgi di giochi di luce e del profilo roccioso da immortalare da più angolazioni. Su Tingiosu è come una tavolozza di un pittore, fatta di bianco calcareo, verde mediterraneo e blu marino: un’armonia che ti resta negli occhi e un po’ anche sotto pelle.

Caratteristiche di Su Tingiosu

Su Tingiosu è la scogliera suggestiva che spicca con le alte falesie che caratterizzano il litorale.. La vista è unica: si osserva tutta la costa del Sinis nelle giornate limpide e si raggiunge persino il profilo dell’isola di Mal di Ventre.

Gli amanti del mare rimarranno estasiati dalle sfumature di verde, blu e turchese tutte da immortalare. Le grotte e le insenature, raggiungibili in barca o kayak, sono il paradiso degli snorkeler: la popolazione marina di pesci e crostacei è incredibilmente vivace.

Scendendo ai piedi delle falesie si trovano suggestive calette “segrete” accessibili solo via mare: sabbia dorata e ciottoli fanno da fondale ma la vera chicca è la presenza di sorgenti dolci che emergono dalle pareti lasciando incantati i visitatori. Un contrasto tra dolce e salato che attira i più curiosi.

La zona, da visitare mantenendo un comportamento etico e rispettoso, è popolata da cormorani che si tuffano nel mare alla ricerca di prede e regalando acrobazie non è difficile riconoscere il macaone sardo con ali gialle e nere. Non meno ricca la popolazione marina da scoprire con maschera e boccaglio avendo cura di non toccare mai nulla e muoversi sempre con cautela.

Scogliera di Su Tingiosu
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La falesia di Su Tingiosu in Sardegna con la vista suggestiva

Dove si trova Su Tingiosu e come arrivarci

Su Tingiosu è la scogliera posizionata zona centro-orientale della Sardegna estendendosi per circa due chilometri tra Cabras e San Vero Milis. Il ponte naturale congiunge la spiaggia di Meri Ermi, conosciuta per i chicchi di quarzo che sembrano riso colorato, e le falesie di su Cantaru, poco oltre la borgata marina di s’Arena Scoada.

Come arrivarci? Partendo da queste due località si imbocca la strada verso le spiagge del Sinis e in prossimità della costa si trovano numerosi sentieri che conducono verso le falesie. Gli amanti delle camminate avranno di che stupirsi, passeggiando all’interno della macchia mediterranea godendosi scorci su campi coltivati e panorami mozzafiato. Non solo a piedi però, ci si può arrivare anche in bici, oppure per chi vuole divertirsi al 100% si possono noleggiare barche e kayak per visitare le calette segrete di cui abbiamo parlato qualche riga fa. Alla fine della scogliera, come ricompensa, ti aspetta s’Arena Scoada, con le sue sabbie di quarzo bianco, rosa e nero. Su Tingiosu non è la classica spiaggia della Sardegna ma uno dei luoghi più autentici e selvaggi dove si scopre che mare e vento hanno disegnato il paesaggio come se fossero veri e propri artisti.

L’anima segreta del Tirreno: Palmarola, dove la natura è regina

6 août 2025 à 09:55

Bisogna dimenticare i resort, i lidi affollati e i locali con l’happy hour, perché a Palmarola il lusso è ascoltare solo il vento, il mare e le proprie domande. Terza per estensione dell’arcipelago pontino (ma prima per bellezza incontaminata), quest’isola disabitata è un monumento naturale a cielo aperto, modellato da millenni di onde, lava e silenzio.

Raggiungibile solo via mare e priva di infrastrutture turistiche, Palmarola è il rifugio migliore per chi cerca un contatto autentico con la natura. Scogliere bianche che cadono a picco nel blu, grotte marine che sembrano scolpite da un dio paziente, insenature trasparenti dove il tempo si ferma: tutto qui parla un linguaggio ancestrale, primitivo e liberatorio.

Dove si trova e come arrivare a Palmarola

Palmarola è una delle isole più selvagge e affascinanti dell’arcipelago pontino, nel Mar Tirreno, proprio di fronte alla costa laziale. Si trova a circa 10 chilometri a ovest di Ponza ed è la seconda isola più vicina a essa dopo Zannone. Fa parte del comune di Ponza, ma a differenza della sua “sorella maggiore” è completamente priva di persone che ci vivono, e persino senza strade e porti veri e propri.

Arrivarci non è difficile, ma richiede un po’ di spirito d’avventura, in quanto non è servita da traghetti di linea. In sostanza, occorre partire da Ponza con una barca privata, un taxi del mare o partecipando a una delle tante escursioni giornaliere organizzate localmente. Il viaggio dura circa 30-40 minuti e vale ogni singolo minuto. Alcuni preferiscono noleggiare un gommone per esplorare l’isola in autonomia, fermandosi dove il cuore (e l’ancora) glielo suggerisce.

Chi parte dalla terraferma, può prendere un traghetto o un aliscafo per Ponza da uno dei porti principali: Formia, Terracina, Anzio o San Felice Circeo, soprattutto durante la stagione estiva.

Cosa vedere a Palmarola

Non è un caso che Jacques Cousteau l’abbia definita “La più bella isola del Mediterraneo”. Selvaggia, aspra e luminosa, mette a disposizione uno spettacolo naturale che cambia a ogni curva, tra grotte marine scavate nella roccia vulcanica, faraglioni maestosi che sembrano scolpiti a mano e calette nascoste dove il mare è trasparente come il vetro.

Le Cattedrali

Tra le frastagliate geometrie marine della costa settentrionale di Palmarola si staglia un autentico capolavoro naturale: Le Cattedrali. Parliamo di alte colonne di basalto erose dal mare fino a formare volte, archi e pilastri che ricordano l’architettura gotica di un’antica chiesa.

Navigando lungo la costa in gommone o partecipando a un’escursione da Ponza, si è immersi in un paesaggio luminoso e sospeso: la luce filtra attraverso le cavità (spesso grotte accessibili in snorkeling), tinge le acque di turchese e verde smeraldo e illumina le sabbie bianchissime dei fondali.

Queste meraviglie sono il risultato dell’erosione su un substrato di lave risalenti a circa 1,6–2,5 milioni di anni fa, un esempio straordinario di vulcanismo acido sottomarino tipico delle isole nord pontine . Alcune leggende locali, invece, suggeriscono che quei pilastri naturali un tempo ospitassero visi scolpiti dal mare, mentre il silenzio di quelle cavità ricorda i racconti di pirati che si rifugiavano negli anfratti durante le scorrerie.

Le rocce variopinte

Decisamente affascinanti sono anche le rocce variopinte, uno spettacolo naturale che si fa fatica a credere che sia vero. L’isola, formatasi milioni di anni fa con colate laviche acide, riolitiche e presenze di ossidiana, sfoggia una tavolozza di colori (dal nero brillante del vetro vulcanico ai toni ocra, giallastri e verdastri del tufo lavico).

Lungo la costa occidentale, nei pressi delle “Galere”, gli scogli sembrano macchiati di ossidiana e tufo, un contrasto cromatico spettacolare. Passeggiando tra antichi terrazzamenti o navigando in kayak, si scopre come in alcuni punti le rocce raccontino storie di magma solidificato, strati lavici e caratteristiche erosive che, a volte, ricordano affreschi naturali.

Le leggende locali parlano di pirati che nascondevano tesori tra quegli anfratti colorati, mentre alcuni vecchi insediamenti rupestri alludono a civiltà che hanno vissuto in simbiosi con questa natura colorata .

La Grotta del Gatto

Poi ancora la Grotta del Gatto, accessibile solo con una piccola imbarcazione, che custodisce una vera e propria vena di acqua dolce che sgorga dal basso, contribuendo a creare un contrasto magnetico tra acqua salmastra e mare cristallino .

Situata vicino alla zona della Forcina, è un ambiente raccolto, un breve passaggio di pochi metri immerso nella roccia vulcanica di tufo e basalto dove la luce filtra con fatica.

Capo San Silverio

Scendendo lungo la costa orientale di Palmarola si scorge il faraglione di San Silverio, cima rocciosa sormontata da una piccola cappellina votiva accessibile solo via mare e raggiungibile grazie a una ripida scaletta scavata nella roccia vulcanica. Secondo la tradizione, proprio su questo scoglio fu esiliato e morì Papa Silverio nel VI secolo.

Per questo motivo la cappella, edificata all’inizio dell’Ottocento, custodisce una statuetta del santo e una lampada votiva sempre accesa, simboli della devozione popolare che ogni anno, la prima domenica di giugno, richiama pellegrini da Ponza . L’aria che si respira lassù è quasi mistica. Non a caso, moltissimi visitatori lasciano pensieri o emozioni in un quaderno presente accanto all’altare, testimonianza di un legame spirituale profondo, anche per chi non è credente .

Capo San Silverio, Palmarola
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Veduta di Capo San Silverio

Faraglioni di Mezzogiorno

I Faraglioni di Mezzogiorno sono senza dubbio uno degli spettacoli naturali più impressionanti di Palmarola. Parliamo di quattro enormi scogli di pietra che si ergono maestosi sul mare, proprio all’estremità sud dell’isola, creando un paesaggio che toglie il fiato. Il pezzo forte è il “Grottone di Mezzogiorno”, un tunnel naturale scavato nella roccia che si può attraversare in barca.

Il consiglio è di visitarlo a mezzogiorno, quando il sole è alto, la luce filtra dentro la grotta e tinge l’acqua di un verde smeraldo intenso, quasi irreale. Intorno ai Faraglioni, l’acqua è limpida come non mai, perfetta per chi ama lo snorkeling o semplicemente per godersi il mare e osservare i pesci.

I resti delle abitazioni rupestri

Sulle pendici meno battute di Palmarola, nascosti tra macchia mediterranea e rocce selvagge, si trovano i resti di alcune abitazioni rupestri. Sono dei veri e propri antichi rifugi scavati direttamente nella roccia, testimonianza di una vita semplice e dura di chi abitò l’isola secoli fa.

Questi insediamenti rudimentali parlano di un passato dove l’uomo si adattava alla natura con ingegno, usando quello che l’isola offriva senza alterarne l’anima selvaggia. Passeggiando tra queste pietre scolpite dal tempo, si percepisce un legame profondo tra esseri umani e ambiente, quasi come se quei muri narrassero storie di vite sospese tra terra e mare.

I punti panoramici via mare

Sappiate, infine, che navigando intorno a Palmarola si possono ammirare viste mozzafiato da ogni angolazione. Tuttavia, esistono dei punti panoramici che si raggiungono solo via mare. Salire a bordo di una barca o di un kayak e costeggiare l’isola permette quindi di andare a caccia di questi scorci nascosti, da cui le scogliere dalle mille forme si tuffano nel mare cristallino.

Dall’acqua, il profilo di Palmarola si svela in tutta la sua selvaggia bellezza, con insenature segrete, archi naturali e piccole grotte che sembrano uscite da un racconto di pirati e avventure. In sostanza, non bisogna limitarsi a visitare l’isola solo da terra: meglio concedersi il lusso di viverla dal mare.

Le 5 spiagge più belle di Palmarola

A Palmarola non mancano di certo le spiagge e, anzi, sono un vero tesoro nascosto nel cuore del Tirreno. Qui il mare è di un azzurro emozionante, le calette sono protette da alte scogliere e la natura regna sovrana senza il minimo segno di turismo di massa.

Ogni spiaggia ha il suo carattere: ci sono distese di ciottoli bianchi che scintillano al sole e/o insenature più selvagge e nascoste, raggiungibili solo via mare o con una bella camminata:

  1. Cala Brigantina: la più celebre dell’isola, si presenta ciottoli chiari e un mare che sembra un dipinto. È il punto di riferimento per chi arriva in barca, perfetta per una nuotata e un po’ di snorkeling tra i pesci colorati;
  2. Cala del Porto: piccola e raccolta, è incorniciata da scogliere che la proteggono dal vento. In più, è il rifugio migliore per chi desidera pace e vuole godersi il silenzio assoluto, lontano da qualsiasi rumore;
  3. Spiaggia dei Vricci: piccola insenatura con ciottoli chiari e fondale sabbioso, incorniciata da pareti tufacee;
  4. Spiaggia delle Grottelle: caletta nascosta tra rocce bianche (raggiungibile solo via mare), con ciottoli dorati che si tuffano in un’acqua così trasparente che sembra di galleggiare sulla luce;
  5. La Forcina: non proprio una spiaggia, ma uno spettacolo geologico di colate laviche e stratificazioni. L’acqua è calma e fantastica per ancorare o nuotare.

Madeira, guida ai trekking dell’isola portoghese

18 juillet 2025 à 13:29

Con i suoi panorami selvaggi, le vertiginose scogliere sull’oceano Atlantico e la straordinaria foresta Laurissilva patrimonio dell’UNESCO, Madeira è un paradiso per chi ama camminare.

L’isola infatti vanta una vasta rete di sentieri tracciati lungo antiche levada e panoramici percorsi di montagna, che attraversano una biodiversità unica al mondo. Tra montagne, oceano, foreste verdeggianti, cascate spettacolari e punti panoramici, i sentiri di Madeira attraversano alcuni degli scenari naturali più suggestivi d’Europa.

Dai percorsi facili e accessibili alle escursioni tra le cime più alte, ecco la nostra guida pratica ai principali itinerari di questa bella isola del Portogallo.

Trekking sulla Costa Nord: nel cuore verde della Laurissilva

Questa parte dell’isola è quella in cui la vegetazione è più ricca e dove ti troverai a camminare tra verdi foreste di Laurissilva e di felci giganti, con il rumore dell’acqua in sottofondo come costante.

PR 9.1 Levada do Caldeirão Verde (1,9 km, 45 minuti, facile, accessibile)

Un percorso breve ma suggestivo che collega il Parco Forestale di Queimadas a quello di Pico das Pedras. Lungo il cammino si attraversa una fascia di foresta di transizione tra la Laurissilva naturale e quella esotica introdotta dall’uomo.

È un sentiero inclusivo, accessibile anche a persone con disabilità motorie o visive, ideale per scoprire la vegetazione rigogliosa tipica della zona di Santana, con le tipiche casette dai tetti di paglia.

Merita una visita la Casa das Tradições Madeirenses, dove scoprire le tradizioni locali.

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Quando sale la nebbia la foresta di Fanal si trasforma in un luogo mistico

PR 13 Vereda do Fanal (10,8 km, 4 ore, moderato)

Dal plateau di Paúl da Serra a Fanal, un’escursione immersiva nella foresta di Laurissilva, incontaminata e in perfetto stato di conservazione. Si cammina tra boschi secolari di Til e si scoprono antichi sistemi di trasporto di legname, come i cavi sospesi nel sito di “sítio do Fio”. Quando i misteriosi alberi di Til vengono avvolti nella nebbia di Fanal, in genere nel tardo pomeriggio, potrai scattare delle incredibili fotografie.

PR 18 Levada do Rei (10,6 km A/R, 3h30, moderato)

Questo percorso parte da São Jorge e conduce a Ribeiro Bonito, nel cuore della Laurissilva. Lungo il cammino si incontrano paesaggi agricoli, tunnel boscosi, fino al santuario naturale di Ribeiro Bonito. Al termine del percorso si può visitare un antico mulino ad acqua ancora in funzione.

PR 15 Vereda da Ribeira da Janela (2,7 km, 1h30, moderato)

Questo sentiero segue una discesa lungo un’antica mulattiera, usata in passato per trasportare vino e legna. Attraversa terrazze agricole ancora coltivate a vite, patate e cereali e offre scorci pittoreschi sulle case disperse lungo il torrente Ribeira da Janela, il più lungo di Madeira, con l’oceano sullo sfondo.

PR 16 Levada Fajã do Rodrigues (7,8 km A/R, 3h30, moderato)

Da Ginjas a Ribeira do Inferno si cammina tra ponti, tunnel e cascate. Lungo il percorso si attraversano zone di foresta esotica e tratti di Laurissilva, con vedute spettacolari sulla valle di São Vicente. Ideale se ami la fotografia.

PR 21 Caminho do Norte (3,2 km, 1h30, moderato)

Questa antica via di collegamento tra il nord e il sud dell’isola parte da Encumeada e attraversa la foresta di Laurissilva, per poi immergersi in zone di foresta esotica fino a Ribeira Grande. L’area è famosa per la produzione di cesti in vimini e, una volta terminato il sentiero, potrai anche visitare laboratori artigianali e fare qualche acquisto.

PR 9 Levada do Caldeirão Verde (17,4 km A/R, 6h30, moderato)

Questa è una delle escursioni più scenografiche di Madeira. Lungo la levada storica, costruita nel XVIII secolo, si attraversano pareti scoscese, quattro tunnel scavati nella roccia e si cammina immersi in una vegetazione rigogliosa, acqua abbondante e presenza di felci giganti.

Il percorso è lungo ma ne vale la pena, e il premio sarà riposarti un po’ sulla riva del suggestivo lago ai piedi della cascata del Caldeirão Verde, con salti d’acqua di oltre 100 metri.

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Cammina nella foresta tra le felci giganti di Madeira

PR 11 Vereda dos Balcões (3 km A/R, 1h30, facile)

Questa è una breve passeggiata, ideale per famiglie, che parte da Ribeiro Frio e arriva al Balcões Viewpoint. Qui si apre una vista mozzafiato sulle vallate della Laurissilva e, nelle giornate limpide, sulle cime centrali dell’isola. Con un po’ di fortuna potrai osservare la petrella delle Azzorre e altri uccelli endemici tra i boschi di lauro.

I sentieri della Costa Sud: tra levadas panoramiche e storia

La Costa Sud di Madeira ti offrirà grandi panorami sulla bella Funchal e grandi altopiani.

PR 3 Vereda do Burro (7,2 km, 2h40, facile)

Da Pico do Areeiro fino al Parco Ecologico di Funchal, si cammina tra i crinali con vedute sul Curral das Freiras e si passa accanto al Poço da Neve, un antico deposito di neve risalente al 1813. Qui osserverai l’incredibile veduta sulla valle del Curral das Freiras e verso l’altopiano di Paul da Serra, attraversando aree boschive d’altura.

PR 3.1 Caminho Real do Monte (4,2 km, 2 ore, moderato)

Collega il Parco Ecologico di Funchal al quartiere storico di Monte. Si attraversano levadas antiche, vivai forestali, il belvedere di Pico Alto, a 1129 mt., e si raggiungono i celebri giardini e la chiesa di Monte.

Qui scatterai splendide foto dall’alto di Funchal.

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Approfitta del percorso per scattare splendide foto a Funchal dall’alto

Costa Est: paesaggi geologici e viste sull’oceano

I sentieri di quest’area di Madeira sono interessanti perchè completamente diversi dal resto di quelli dell’isola, con paesaggi quasi aridi che non si trovano altrove.

PR 5 Vereda das Funduras (8,7 km, 3 ore, moderato)

Dal Miradouro da Portela si cammina tra i rilievi verdi di Machico e si raggiungono punti panoramici sulla baia di Machico e la Penha d’Águia, simbolo geologico di Madeira.

PR 8 Vereda da Ponta de São Lourenço (6 km A/R, 2h30, moderato)

Sentiero spettacolare sulla penisola orientale di Madeira, con paesaggi semiaridi, fauna marina protetta e vedute su entrambi i versanti dell’isola e su Porto Santo. Possibile avvistare foche monache e rare specie di uccelli marini.

La particolarità di questo percorso è quello di offrire paesaggi lunari e costieri tra scogliere basaltiche, baie azzurre e penisole rocciose, oltre a un incredibile doppio affaccio sull’oceano sia a nord che a sud.

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Questo percorso ti porta all’estremità orientale dell’isola

Costa Ovest: il regno di Rabaçal, cascate e lagune nella Laurissilva

Il versante occidentale di Madeira racchiude uno dei cuori più selvaggi e autentici dell’isola. Qui, la Laurissilva si mostra nella sua forma più rigogliosa, le levada serpeggiano lungo ripidi versanti scolpiti dall’acqua e ogni sentiero conduce a lagune nascoste e cascate scenografiche.

PR 6 Levada das 25 Fontes (8,6 km A/R, 3 ore, moderato)

È senza dubbio il trekking più famoso di Rabaçal, frequentato sia da turisti che da locali per la bellezza dei suoi scenari. Il sentiero si snoda lungo la levada fino alla celebre Lagoa das 25 Fontes, alimentata da ben 25 sorgenti che si riversano in piccole cascate su una laguna incastonata nella foresta.

Durante il percorso si attraversano tunnel boscosi, pareti ricoperte di muschio e si ammirano viste a strapiombo sulla valle di Ribeira da Janela. È un’esperienza sensoriale completa: il suono costante dell’acqua, l’aria umida e profumata della Laurissilva e il verde brillante che avvolge ogni curva.

La passerella di legno che attraversa la foresta subito prima della laguna offre una delle foto più iconiche di Madeira.

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Questo percorso è uno dei più amati di Madeira

PR 6.1 Levada do Risco (3 km A/R, 2 ore, facile)

Una passeggiata perfetta se desideri un assaggio della bellezza di Rabaçal con un’escursione breve. Il sentiero porta al belvedere sulla Cascata do Risco, una spettacolare colonna d’acqua che scende in verticale tra pareti di roccia scura.

Lungo il cammino si osservano la rigogliosa vegetazione e le terrazze naturali dove l’acqua scorre tra felci giganti e tunnel naturali. Il belvedere naturale alla fine del sentiero offre una prospettiva perfetta per ammirare la cascata nella sua interezza.

PR 6.2 Levada do Alecrim (7 km A/R, 2h30, facile)

Itinerario tranquillo e rilassante lungo la levada che porta fino alla sorgente Ribeira do Lajeado. Le vedute si aprono sulla valle di Rabaçal, punteggiata di corsi d’acqua e tappeti di Laurissilva.

Lungo il percorso si scopre la Lagoa Dona Beja, un piccolo bacino naturale dove nasce la cascata Lagoa do Vento. La sua spiaggetta è ideale per una pausa rinfrescante o un rilassante picnic nella natura.

PR 6.3 Vereda da Lagoa do Vento (3,6 km A/R, 1h30, facile)

Un sentiero suggestivo che permette di scoprire la Lagoa do Vento, alimentata dalle acque del Lajeado che si tuffano nel bacino da una scogliera spettacolare. Il paesaggio è variegato: si parte dalla foresta di altura, caratterizzata da piante endemiche come il mirtillo di Madeira e si scende fino alle zone più umide, tra tunnel vegetali e piccole radure fiorite.

La Lagoa do Vento è incastonata ai piedi di una parete rocciosa da cui precipita l’acqua formando una piscina naturale incantevole.

PR 6.4 Levada Velha do Rabaçal (5 km, 2 ore, facile)

Un percorso poco conosciuto ma molto interessante dal punto di vista naturalistico. Si cammina lungo una levada storica costruita per convogliare le abbondanti acque del nord verso il più arido sud.

Durante il tragitto si possono osservare i contrasti tra le zone più umide della Laurissilva e le aperture panoramiche sulle valli scolpite dall’acqua.

Madeira levada
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Le levada sono uno strumento essenziale per convogliare l’acqua dell’isola

PR 6.5 Vereda do Pico Fernandes (3,8 km, 1h30, facile)

Dal plateau del Paul da Serra si scende gradualmente verso la zona delle 25 Fontes, con una progressiva trasformazione del paesaggio: dalle lande d’altura si passa alla foresta Laurissilva, incontrando arbusti e poi gli alberi endemici come il til e l’alloro.

In giornate limpide si gode di una vista circolare spettacolare su tutta la regione di Rabaçal, con possibilità di scorgere il Pico Ruivo. Arrivare all’ora del tramonto ti regalerà un altro po’ di magia.

PR 6.6 Vereda do Túnel do Cavalo (2,3 km, 45 minuti, facile)

Un breve percorso con una componente storica affascinante: attraversa l’antico Túnel do Cavalo, scavato a metà Ottocento per trasportare l’acqua dalle zone più ricche alle regioni agricole di Calheta.

Il tunnel, lungo circa 800 metri, regala un’esperienza suggestiva prima di riemergere nella verdissima zona di Rabaçal e rappresenta un’importante testimonianza della lotta per gestire le risorse idriche tra nord e sud di Madeira.

PR 19 Caminho Real do Paul do Mar (1,8 km, 1h20, moderato)

Un autentico viaggio nel passato tra i terrazzamenti agricoli che scendono ripidamente dalla località di Prazeres fino al villaggio costiero di Paul do Mar. L’antico cammino acciottolato racconta la fatica quotidiana degli abitanti che trasportavano carichi a spalla lungo questa via, prima che esistessero strade carrozzabili.

Lungo il tragitto si gode di panorami sul mare e sulle scogliere di Jardim do Mar, oltre alle tipiche coltivazioni terrazzate di banane, patate e vite.

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Il percorso tra le due cime è davvero molto impegnativo ma uno dei più belli al mondo

Le alte cime: trekking tra le nuvole e panorami infiniti

Tra le creste frastagliate del massiccio centrale si nasconde il volto più epico di Madeira. Qui i sentieri salgono oltre i 1800 metri tra guglie rocciose, profondi dirupi e un mare di nuvole sotto i piedi. Il cammino tra le due cime di Pico do Areeiro e Pico Ruivo è davvero impegnativo e richiede una buona preparazione fisica ma è senz’altro uno dei più stupefacenti al mondo.

PR 1 Vereda do Areeiro (Pico do Areeiro – Pico Ruivo, impegnativo)

È considerato il re dei trekking di Madeira, un’esperienza adrenalinica tra le vette più alte dell’isola. Il sentiero inizia da Pico do Areeiro (1818 m), frequentato per la celebre alba che colora le nuvole sotto i piedi, e conduce fino a Pico Ruivo (1862 m), passando per il vertiginoso Pico das Torres (1851 m).

Si cammina lungo crinali stretti con vista su scogliere verticali, si attraversano tunnel scavati nella roccia e si affrontano salite e discese molto impegnative. La ricompensa è una vista impareggiabile: dalla costa nord a quella sud, dalla Ponta de São Lourenço fino a Porto Santo nelle giornate più limpide.

Il sentiero attraversa zone dove nidifica la rara petrella di Madeira e si respira l’atmosfera surreale delle cime sopra le nuvole. Lo scenario è dominato da rocce vulcaniche fortemente erose con testimonianze chiare dell’origine magmatica dell’isola.

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Il sentiero tra le due cime richiede una buona preparazione fisica ma è senz’altro uno dei più stupefacenti al mondo.

PR 1.2 Vereda do Pico Ruivo (45 minuti da Achada do Teixeira, facile)

Questa è la via più semplice per raggiungere la cima più alta di Madeira, ideale se vuoi goderti il panorama straordinario senza affrontare la lunga e faticosa camminata dal Pico do Areeiro. Da Achada do Teixeira (1540 m), in circa 45 minuti si raggiunge il Pico Ruivo (1862 m), da cui si domina tutta l’isola a 360°.

Si osservano la valle di Curral das Freiras, Câmara de Lobos, le vallate verdi del nord e, nelle giornate serene, anche le Desertas e Porto Santo. Nelle giornate in cui il mare di nuvole ricopre le zone basse, Pico Ruivo appare come un’isola sospesa nel cielo.

Maddeira Pico Ruivo
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Osserva le nuvole più basse di te dal Pico Ruivo

A Madeira ogni sentiero è una scoperta continua: levadas storiche immerse nella foresta, cime sopra le nuvole, cascate segrete e scorci costieri a picco sull’oceano. Oltre a essere una meta ideale per il trekking, l’isola è un luogo di immersione totale nella natura tra specie endemiche, storia rurale e paesaggi geologici di rara bellezza.

Non ti resta che scegliere il percorso più adatto al tuo ritmo e partire alla scoperta di questa isola straordinaria.

Højerup Old Church: la chiesa sulla scogliera che sfida il mare (e la gravità)

11 juillet 2025 à 15:54

C’è una chiesa in Danimarca che sembra voler sfidare la forza di gravità, le mareggiate, il tempo e anche un po’ il destino. Si chiama Højerup Old Church ed è appollaiata letteralmente sul bordo di una scogliera alta 30 metri, a picco sul Mar Baltico.

Siamo a Stevns Klint, sulla costa est della Zelanda, a un’ora da Copenaghen. Una zona conosciuta dagli scienziati di tutto il mondo per la famosa “fish clay layer”, la striscia geologica che segna la fine dei dinosauri. Ma oltre ai fossili e alle scogliere a picco, qui c’è una chiesa romanica del XIII secolo che ha perso il suo coro… Nel mare.

E no, non è un modo di dire. Nel 1928 parte dell’edificio è letteralmente crollato giù nella scogliera, portandosi via l’altare, alcune bare (sì, bare vere) e una fetta di storia. Quello che resta oggi è un luogo sospeso, emozionante, che profuma di leggenda e ha la vista più pazza che potrete mai avere dentro una chiesa.

Dove si trova Højerup Old Church e perché vale il viaggio

La chiesa in Danimarca si trova nella parte meridionale di Stevns Klint, una falesia lunga 15 chilometri, con stratificazioni geologiche uniche al mondo e un paesaggio così drammatico da sembrare uscito da una serie nordica post-apocalittica.

Per arrivarci da Copenaghen, basta un’ora di macchina (ma attenzione: il parcheggio si paga 50 DKK e serve per sostenere la manutenzione dell’area). Oppure potete optare per un treno fino a Store Heddinge e poi un taxi o una bici per l’ultimo tratto.

Højerup Old Church
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Sguardo sull’antica Højerup Old Church

La zona è perfetta per chi ama i trekking vista mare: il sentiero Stevns Klint Trampesti vi porta lungo tutta la scogliera, tra natura, fossili e scorci da fotografare ogni cinque minuti. Anche se la scalinata per scendere in spiaggia è chiusa per sicurezza, si può ancora accedere alla costa dalla cava di Boesdal o dal porto di Bøgeskov.

In ogni caso, la star resta lei: la chiesa antica che guarda il mare con una porta sospesa sull’infinito.

Cosa vedere alla chiesa di Højerupm, altari mancanti e viste mozzafiato

Appena si entra a Højerup, il colpo d’occhio è surreale. Una piccola chiesa in pietra, con tetto spiovente e interni spogli, interrotta bruscamente sul lato dell’altare. Dove una volta c’era il coro oggi c’è una terrazza panoramica, costruita dopo il crollo del 1928, che si affaccia sul blu del mare e sulla drammatica falesia sottostante.

Secondo una leggenda popolare, la chiesa si spostava ogni notte di Natale di un piccolo passo verso l’entroterra, come per sfuggire alla voracità del mare. Ma non è bastato: nel 1910 si è tenuta l’ultima messa e diciotto anni dopo la scogliera ha inghiottito l’altare e parte del cimitero. Già nel Seicento le bare dei defunti sporgevano dalla parete, con un effetto degno di un film gotico.

Oggi, Højerup è una meta turistica molto amata, anche grazie alla sua storia intensa e al panorama unico. In tre giorni dopo il crollo, accorsero oltre 40.000 persone per vedere il “disastro” con i propri occhi. E da allora, questo piccolo gioiello è rimasto lì, a metà tra la storia e la leggenda, sorretto da fondamenta rinforzate e racconti da brividi.

Penisola Sorrentina e Costiera amalfitana: 60 km di meraviglia tra mare, sole e sirene

9 juillet 2025 à 13:06

Film, canzoni, poesie, racconti e storie: tutto intorno a noi parla di loro, di due gioielli italiani che non hanno bisogno di presentazioni perché la loro bellezza precede la fama. Stiamo parlando della Penisola Sorrentina e della Costiera Amalfitana, 60 km di meraviglie che si snodano lungo una costa puntellata da scorci mozzafiato, borghi colorati e sabbie incastonate tra scogliere che svettano verso il cielo. È qui la grande bellezza Made in Italy.

Da aprile a ottobre, quel tratto di costa diventa ogni anno una destinazione da raggiungere. Lo sanno bene i viaggiatori provenienti da ogni dove che giungono proprio qui per ammirare le fioriture in primavera, per tuffarsi tra le acque limpide d’estate, per godere del profumo dei limoni e per avere un accesso privilegiato a uno dei panorami più belli del mondo.

Le cose da fare e da vedere qui, poi, sono tantissime e tutte si svelano chilometro dopo chilometro lungo uno dei percorsi on the road più suggestivi del nostro Stivale. Tappa imprescindibile sono i borghi, quelli arroccati sulla roccia e scoscesi verso il mare, gli stessi che regalano in ogni stagione la caratteristica atmosfera della Dolce Vita di un tempo. Ma quali sono le tappe imprescindibili di un tour che ci porta alla scoperta di questo tratto costa da Sorrento ad Amalfi? Scopriamole insieme.

Penisola Sorrentina e Costiera Amalfitana: come raggiungerle e cosa vedere

Vedi Napoli e poi muori, scriveva Goethe in quella espressione che è diventata simbolo del sentimento che si prova quando si visita il capoluogo campano. Non sono esclusi i suoi dintorni, chiaramente, come dimostrano i tanti viaggiatori che arrivano e tornano in due delle costiere più affascinanti d’Italia: la Penisola Sorrentina e la Costiera Amalfitana.

Amalfi e la costiera
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Da Sorrento ad Amalfi: le tappe imperdibili

Difficile scegliere quale visitare, escludendo l’altra, ma perché farlo? Partendo da Sorrento, infatti, è possibile attraversare tutta la costa, che si snoda per circa 60 km, e che permette di visitare tutte le meraviglie del territorio. Il modo migliore per farlo è in macchina o in moto, un viaggio on the road che consente di attraversare curve sinuose, imponenti rocce bianche che si tuffano nel mare e casette colorate che fanno capolino tra le scogliere.

È possibile anche raggiungere alcune località della Penisola Sorrentina e della Costiera Amalfitana con i mezzi pubblici. La prima è servita molto bene dalla circumvesuviana e dal treno Campania Express, entrambi in partenza da Napoli, che conduce alle tappe più iconiche della penisola. Più difficile è, invece, raggiungere Amalfi e i suoi gioielli con il trasporto pubblico collegata solo da un Bus Sita in partenza da Salerno.

Itinerario tra Amalfi e Sorrento: le tappe imperdibili

Se avete deciso di trascorrere qualche giorno sulla costa campana, preparatevi a fare incetta di bellezza. Si parte da Sorrento, centro nevralgico della penisola nonché cittadina di immensa bellezza caratterizzata da agrumeti profumati e viste mozzafiato sul mare. Da qui, dopo aver esplorato le ridenti viuzze del centro puntellate da negozi e botteghe, potete raggiungere Capri in soli 20 minuti di aliscafo, Ischia in circa un’ora e Pompei, con un treno che impiega circa 30 minuti. Prima di andare via, però, non dimenticate di assaggiare le prelibatezze del posto, come la delizia al limone, e di fare una passeggiata nella Villa Comunale a picco sul mare, che offre una vista magica su Napoli e l’intero Golfo.

Sorrento
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Sorrento e la perla della Penisola Sorrentina

Da Sorrento si prosegue per Massa Lubrense, dove è d’obbligo un pit stop tra le piccole baie bagnate da un mare turchese e cristallino. Merita una visita anche Marina di Puolo, un pittoresco villaggio dei pescatori, situato proprio a metà strada tra Sorrento e Massa Lubrense che nasconde una spiaggia paradisiaca in cui trascorrere almeno una giornata.

Continuiamo poi per arrivare a Sant’Agata sui Due Golfi, altra tappa imprescindibile del nostro itinerario. Il nome di questa località è un preludio alla bellezza che offrono i suoi panorami che abbracciano sia il Golfo di Napoli che quello di Salerno.

Lasciandoci alle spalle la Penisola Sorrentina e i suoi profumi, possiamo raggiungere Positano, la prima perla della Costiera Amalfitana. Una tappa qui è d’obbligo per passeggiare tra le stradine strette e scoscese, per fermarsi tra negozi e caffè glamour, e per fare il bagno tra acque turchesi che sfiorano le spiagge acciottolate. Gli amanti delle camminate non possono assolutamente perdersi il Sentiero degli Dei, un percorso escursionistico lungo circa 9 km che collega Positano alle altre località costiere e che consente di ammirare il territorio da viste privilegiate.

Prima di lasciare Positano tornate sulla spiaggia per individuare con gli occhi, o più da vicino con un giro in barca, l’arcipelago Li Galli, caratterizzato da tre lembi di terra: Gallo Lungo, La Rotonda e Isola Dei Briganti. Leggenda vuole che queste isole, un tempo, furono dimora di Partenope, Leucosia e Ligia, le tre sirene incantatrici narrate da Omero nell’Odissea. Da qui anche il nome di Terra delle Sirene per riferirsi a questo tratto di costa.

Proseguite poi in direzione Amalfi, non prima di aver sostato a Praiano, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 1997, e aver visitato il Fiordo di Furore, uno dei gioielli più affascinanti dell’intera costiera.

Fiordo di Furore, Costiera Amalfitana
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Fiordo di Furore, tappa imprescindibile per chi visita la Costiera Amalfitana

Poi fate tappa ad Amalfi per scoprire tutte le sue meraviglie. Il Duomo, uno dei complessi monumentali più antichi della zona, con la Basilica del SS. Crocifisso costruita prima dell’anno 833 a.C., i laboratori di carta, tra le più pregiate, artigianali che consentono di riscoprire un antico mestiere che viene tramandato da generazioni e il mare. Diverse le spiagge e le calette segrete da esplorare per tuffarsi nelle mille sfumature di blu che caratterizzano questa costa. Da qui, con un giro in barca, potete anche raggiungere la Grotta dello Smeraldo: un’esplosione di colori e meraviglia che vi lascerà senza fiato.

E poi? Risalite in macchina e proseguite perché ancora tre meraviglie da esplorare: Ravello, Minori e Maiori, tre borghi dal fascino indiscusso che vi faranno innamorare. Si comincia da Ravello, da secoli meta prediletta di poeti, scrittori e attori, che offre panorami mozzafiato sull’intero Golfo grazie alla sua posizione privilegiata. Da visitare le storiche Villa Rufolo e Villa Cimbrone, e i loro giardini, dove il tempo sembra essersi fermato.

Minori e Maiori, che si trovano a brevissima distanza l’una dall’altra, sono perfette invece per rilassarsi tra spiagge dorate, viuzze colorate e profumate e viste indimenticabili.

La spiaggia di Myrtos a Cefalonia incanta tra miti e tramonti

Par : losiangelica
7 juillet 2025 à 16:08

Ci sono spiagge che ti colpiscono per la loro bellezza. E poi c’è Myrtos, che ti lascia senza parole: un anfiteatro naturale di roccia, ciottoli bianchi e acqua che sembra rubata al cielo. La spiaggia regina indiscussa di Cefalonia sa lasciare il segno nel cuore dei viaggiatori. Niente caos o movida, il suono delle onde regna sovrano ed è proprio grazie alle scogliere che la isolano e la proteggono che Myrtos è una delle spiagge più belle di tutta la Grecia.

Cosa fare e vedere sulla spiaggia di Myrtos

Myrtos è un’opera d’arte scolpita dalla natura e perfezionata dalle leggende. Lunga circa un chilometro, è custodita in un’insenatura e incorniciata da pareti rocciose che la proteggono dai venti. Sassi bianchi, sabbia e mare dal colore intenso creano quel mix ipnotico e poetico che ha incantato i viaggiatori in vacanza in Grecia.

Ma non è solo la vista a colpire; il fondale si fa profondo rapidamente, rendendola perfetta per i nuotatori esperti e gli amanti dello snorkeling. La trasparenza dell’acqua è incredibile: bastano maschera e boccaglio per scoprire un mondo silenzioso e pieno di vita.

A fare la differenza è la struttura geologica della baia che racconta le origini di Myrtos. La spiaggia è nata grazie alla subsidenza tettonica, che ha modellato la costa dando vita alle insenature che la caratterizzano.

Come arrivare alla Spiaggia Myrtos
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Spiaggia di Myrtos a Cefalonia, una delle più belle dell’isola

Non meno importante l’aspetto mitologico legato al luogo: si dice che qui hanno vissuto i Tritoni, le creature metà uomo e metà pesce che incantavano i marinai proprio come le sirene. Un’altra leggenda racconta di Makris, un pastore che si è innamorato della sirena Kymothoe e che per amore perse la vita nel tentativo di seguirla. Per pura compassione Poseidone lo trasformò in roccia e a lui è dedicata quella visibile a largo della baia.  La baia ha incantato persino Afrodite: la dea dell’amore e della bellezza ha un tempio dedicato proprio qui.

Accanto al mito ci sono però anche informazioni storiche legate al luogo. Durante la Seconda Guerra Mondiale è stata un’importante roccaforte della resistenza dell’isola. Sono sbarcati qui alleati ma sono avvenuti numerosi sabotaggi e passaggi di materiali. Una spiaggia che ha la libertà non solo nel suo aspetto ma anche nell’animo.

Dove si trova la spiaggia di Myrtos e come raggiungerla

A circa 30 chilometri da Argostoli, tra i villaggi di Divarata e Assos si trova la spiaggia di Myrtos. Siamo nella zona nord occidentale dell’isola di Cefalonia.

Come si raggiunge la spiaggia di Myrtos? Percorrendo una strada panoramica, tortuosa e inizialmente asfaltata. La vista effetto wow è garantita e dall’alto è possibile gustarsi la spiaggia che appare proprio come un dipinto tra le sfumature di verde e blu con la celebre forma a mezzaluna.

Attenzione alla discesa finale: seppur fattibile in auto risulta piuttosto ripida e in estate tende ad affollarsi, quindi meglio raggiungere il parcheggio già durante le prime ore della mattina. La spiaggia è libera e gratuita, dunque bisogna portare con sé tutto ciò di cui si ha bisogno; seppur autentica e selvaggia propone servizi come bagni e locali non troppo lontani.

Praia da Ursa, la meraviglia segreta a due passi da Lisbona

22 juin 2025 à 12:55

A pochi chilometri dalla frenesia della capitale portoghese, nascosta tra le scogliere selvagge del Parco Naturale di Sintra-Cascais, si cela Praia da Ursa, una spiaggia che è un’esperienza, una fuga dal mondo moderno, plasmata da natura indomita, silenzi assoluti e paesaggi che tolgono il fiato.

Arrivarci non è semplice, e forse è proprio questo a renderla così speciale: nessuna strada asfaltata conduce direttamente sulla sabbia, nessun bar o stabilimento balneare interrompono il legame primordiale tra terra e mare ma solo una camminata lunga e tortuosa, che parte dal celebre faro di Cabo da Roca (il punto più occidentale dell’Europa continentale), si inoltra tra i sentieri sterrati e scende ripida fino ad aprirsi, infine, su uno degli scenari costieri più spettacolari dell’Atlantico.

La leggenda scolpita nella roccia

Il nome della spiaggia incantata non è frutto del caso. “Ursa”, in portoghese, significa “orsa“, e basta uno sguardo alle imponenti formazioni rocciose che punteggiano l’arenile per intuirne l’origine. Una di queste, vista da nord, assume infatti le sembianze sorprendenti di un’orsa accovacciata che abbraccia con tenerezza il suo cucciolo. È un’immagine che rimane impressa, una sorta di sentinella scolpita dal tempo, che veglia sulla baia come una madre silenziosa.

Ma non soltanto. Il paesaggio è una composizione perfetta di contrasti: sabbia dorata che scivola tra spuntoni di pietra affilati, acqua cristallina che sfuma in mille tonalità di blu e verde, e un silenzio profondo, interrotto solo dal frangersi delle onde contro la scogliera. Qui, la natura è la protagonista.

Un cammino per pochi, una ricompensa per tutti

Praia da Ursa, meraviglia del Portogallo
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Praia da Ursa, la spiaggia segreta del Portogallo

Come accennato, raggiungere Praia da Ursa richiede determinazione. Il sentiero che porta alla spiaggia è tutto fuorché semplice: roccioso, a tratti scivoloso, con dislivelli impegnativi che mettono alla prova anche gli escursionisti più allenati. Ma ogni passo in più è anche un passo verso l’incanto. Durante la discesa (che dura in media 40-50 minuti) il paesaggio svela panorami quasi irreali, con l’oceano che si stende all’infinito e le scogliere che si stagliano come giganti addormentati.

È fondamentale essere preparati: scarpe adatte, acqua a sufficienza, protezione solare e una buona dose di prudenza. In cambio, si ottiene molto più di una semplice giornata al mare: si conquista un luogo che sembra appartenere a un’altra epoca, fuori dal tempo e dallo spazio.

Una volta arrivati, il tempo rallenta. Praia da Ursa è l’antitesi delle spiagge affollate: non vi sono venditori ambulanti, né musica ad alto volume, né ombrelloni ordinati in file. Solo la sabbia sotto i piedi, il sole che scalda la pelle e il vento che porta con sé l’odore salmastro dell’oceano.

È il posto perfetto per chi ama perdersi nella fotografia: ogni scorcio offre un’inquadratura unica, ogni roccia un gioco di luci e ombre da immortalare. Ma è anche il luogo ideale per chi desidera riconnettersi con sé stesso, lontano dai rumori del quotidiano: si può meditare, leggere un libro in pace, lasciarsi cullare dal suono del mare o chiudere gli occhi e ascoltare.

Natura selvaggia e stagioni da scoprire

La zona intorno a Praia da Ursa è ricca di biodiversità. Durante la camminata e nei pressi della spiaggia, è facile imbattersi in piante rare, uccelli marini e altre specie che vivono in equilibrio con l’ambiente. La primavera e l’autunno sono i momenti migliori per visitarla: il clima è mite, la luce è morbida, e il numero di visitatori è così ridotto da regalare un senso di esclusività.

L’estate, sebbene più frequentata, non ha ancora intaccato la tranquillità della zona: non vi sono strutture turistiche e probabilmente non ve ne saranno mai. È questa è la sua forza: resistere all’omologazione e riservare un’esperienza autentica a chi è disposto ad allontanarsi dai sentieri battuti.

Plakaki, la “spiaggia” nascosta di Zante è pura poesia

Par : losiangelica
16 juin 2025 à 15:09

L’isola di Zante è una delle più frequentate della Grecia, ma se ti dicessimo che c’è ancora una spiaggia ancora “segreta” e davvero bella che merita di essere scoperta? Selvaggia e libera, la spiaggia di Plakaki è una delle più suggestive del territorio e per raggiungerla serve un po’ di fatica.

Rocce bianche, scogliere scolpite dal vento e una terrazza naturale sul mare: l’effetto wow è garantito. Non ci sono dubbi, non è una spiaggia come le altre e se cerchi una baia che racconti la Grecia più autentica, beh, questa è quella giusta.

Caratteristiche della spiaggia di Plakaki

Molto lontana dall’idea delle classiche spiagge delle isole greche, Plakaki è un vero gioiello amato dai local e da chi visita Zante per la sua anima selvaggia e autentica. Non c’è una distesa di sabbia e ovviamente non sono presenti lettini e ombrelloni; gli stabilimenti balneari lasciano lo spazio a una lastra di roccia calcarea che si protende verso il mare blu e profondo.

L’acqua vanta una tavolozza di colori unici che spaziano dal blu cobalto al verde smeraldo e il fondale, seppur piuttosto profondo, regala emozioni specialmente a chi pratica snorkeling.

A rendere il paesaggio ancora più magico ci pensano due imponenti faraglioni che emergono con eleganza dall’Egeo, come sentinelle immobili che vegliano su questo luogo fuori dal tempo. E se alzi lo sguardo, noterai un piccolo isolotto ricoperto di verde, quasi una visione tropicale trapiantata nel cuore della Grecia.

La zona è molto particolare, qui è la natura a dominare su tutto. Non ci sono musica, caos e party ma solo la meraviglia data dalle onde e dal vento. Attenzione però, Plakaki non perdona l’improvvisazione: serve avere con sé l’equipaggiamento necessario (acqua, pranzo al sacco e scarpe da trekking), utilizzare un’adeguata crema solare e avere un po’ di spirito di adattamento.

Non è una meta per tutti. Ma proprio per questo, Plakaki è perfetta per chi cerca l’autenticità e vuole vivere un’esperienza fuori dal comune, lontano dai circuiti turistici tradizionali.

Capo Plakaki a Zante
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La spiaggia rocciosa di Plakaki a Zante

Dove si trova la spiaggia di Plakaki e come raggiungerla

La spiaggia di Plakaki è una meraviglia della costa occidentale dell’isola di Zante: il tratto remoto e affascinante si raggiunge partendo dal villaggio di Agalas da raggiungere tramite auto o scooter a noleggio.

Da qui si dovrà proseguire tenendo le indicazioni per Cape Plakaki e dunque continuare a piedi affrontando il sentiero. L’escursione è breve ma impegnativa e dà modo di scoprire quella che è l’anima dell’isola. In circa 10 minuti di camminata si raggiunge la spiaggia ma attenzione, è molto scivolosa e non va affrontata in infradito o ciabatte.

Una volta arrivati alla fine del sentiero, ti troverai sopra una piattaforma di roccia bianca e liscia, perfetta per distendersi e prendere il sole. Il mare è accessibile da un lato più dolce della scogliera, dove è possibile entrare in acqua senza necessariamente tuffarsi. Non si tratta di una spiaggia adatta ai bambini o a chi ha difficoltà motorie.

Se hai modo resta fino al tramonto, il sole che si tuffa nel mare regala un vero e proprio spettacolo da immortalare prima di tornare alla propria auto attraverso il sentiero in salita.

Un’avventura tra le gemme nascoste del Mediterraneo: alla scoperta delle isole di Malta

3 juin 2025 à 15:30

Nel cuore del Mediterraneo sorge un meraviglioso arcipelago che, senza ombra di dubbio, vale la pena conoscere. Parliamo delle affascinanti isole maltesi, composte dalle sue tre gemme principali – Malta, Gozo e Comino – più una serie di isolotti minori che custodiscono angoli di pura magia. Situate a metà strada tra la Sicilia e la costa nordafricana, sono angoli di paradiso che mettono a disposizione un mix unico di mare turchese, scogliere a picco e calette nascoste. Scopriamo insieme quali sono le isole migliori di Malta in cui andare in estate.

Malta, un’isola da sogno

Il viaggio alla scoperta di questo magnifico arcipelago non può che cominciare dall’isola di Malta, luogo dove la storia millenaria si intreccia con la vita quotidiana in un modo tutto suo, autentico e senza filtri. La Valletta, la Capitale, è spesso la prima tappa di chi arriva e non è un caso: questa città fortificata, patrimonio Unesco, è un concentrato di architettura barocca, musei e stradine che raccontano secoli di dominazioni e culture diverse.

La verità, tuttavia, è che Malta non è solo La Valletta. Anzi, se si vuole scoprire la sua anima più pura è più che necessario uscire dai circuiti turistici classici e addentrarsi nei quartieri meno battuti. Un consiglio che vi diamo di cuore, anche perché in alcuni periodo dell’anno sono davvero tantissimi i viaggiatori che giungono su questa terra. Ne sono degli esempi mercati di Marsaxlokk o Birgu, dove si può assaporare la vita maltese più vera. Si distinguono per una moltitudine di bancarelle di pesce fresco, frutta e verdura, prodotti locali che raccontano la terra e il mare.

Qui, tra chiacchiere e sorrisi, si percepisce ancora l’essenza dell’isola. Se si desidera un momento di relax dopo la frenesia, conviene dirigersi verso il lungomare di St. Julian’s o Sliema, dove poter passeggiare lungo la costa al tramonto, con il vento che porta il profumo salmastro e magari un gelato in mano: è un’esperienza semplice ma indimenticabile.

Bisogna inoltre tenere a mente che Malta è anche un’isola di tradizioni vive. Molto spesso, si anima di feste religiose, sagre di paese e musica popolare. E la notte, soprattutto nei weekend, non mancano locali e bar dove la gente del posto si ritrova a chiacchierare, ridere e ballare senza troppi fronzoli. Da queste parti, infatti, la vita notturna (in alcuni angoli) ha quel sapore genuino che difficilmente si trova nelle mete particolarmente turistiche.

La Valletta, Malta
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La Valletta, Capitale di Malta

Chi ama rilassarsi in spiaggia non deve perdersi:

  • Golden Bay: la più famosa e frequentata dell’isola, con la sua sabbia dorata e le acque limpide. È perfetta se si vuole un posto dove rilassarsi, fare il bagno e avere anche qualche servizio come bar e noleggio lettini. L’atmosfera qui cambia al tramonto, quando il cielo si tinge di arancione e la spiaggia si svuota un po’, regalando attimi di vera magia;
  • Għajn Tuffieħa: è un mix di sabbia e scogli, con una vista che spazia sul mare aperto, ideale per chi brama un contatto più selvaggio con la natura. La discesa verso la baia richiede un po’ di fatica, ma la ricompensa è assicurata;
  • St. Peter’s Pool: una piscina naturale scavata nella roccia vicino a Marsaxlokk, il top per chi ama tuffarsi e fare snorkeling;
  • Armier Bay: posto più riservato, frequentato soprattutto dai locali, con acque calme e poco affollate.

Gozo, dove il tempo sembra scorrere più lento

Gozo è la sorella più tranquilla e autentica di Malta, un’isola dove il tempo sembra scorrere più lento e la natura prende il sopravvento su cemento e traffico. In queste zone la vita passa tra piccoli villaggi di pietra, campi coltivati e coste frastagliate che lasciano senza fiato. È il posto da visitare se ci si vuole dedicare a un viaggio lento, dove ancora resistono tradizioni antiche, come la festa patronale del villaggio di Xagħra o le processioni che animano le sere d’estate.

Per esplorare l’isola, è consigliato noleggiare una bici o uno scooter: le distanze sono contenute, e ogni angolo nasconde panorami mozzafiato. La costa occidentale, con le sue scogliere a picco e le baie nascoste, è consigliata a chi ama camminare o fare snorkeling. Da non perdere è la famosissima Azure Window — o meglio, quello che ne resta — perché, anche se la spettacolare formazione rocciosa è crollata, la zona resta un paradiso naturale da vivere.

Poi ancora i templi di Ġgantija, tra le costruzioni megalitiche più antiche al mondo, addirittura più vecchie delle piramidi d’Egitto. Qui si può camminare tra rovine che fanno percepire una sensazione di mistero e connessione con un passato remoto, qualcosa che poche isole possono vantare.

A colpirvi sarà sicuramente anche la campagna di Gozo che, a differenza di quella di Malta, presenta una natura più verde e rigogliosa, con vigneti, uliveti e campi coltivati che cambiano colore secondo la stagione. Per ultima cosa non perdete la grotta di Calypso a Xlendi dove, secondo la leggenda, Ulisse sarebbe rimasto prigioniero dell’incantatrice Calypso per sette anni.

L’isola di Gozo è anche la culla del Blue Hole, una delle mete subacquee più iconiche del Mediterraneo, situata a Dwejra, sulla costa occidentale dell’isola. È una formazione naturale, modellata nei secoli da vento e onde, che offre un’esperienza unica per subacquei e appassionati di snorkeling. Profondo circa 16 metri, si apre su un arco sottomarino che conduce al mare aperto. Sebbene il sito sia noto principalmente per le immersioni, è anche un luogo ideale per nuotare e fare snorkeling, grazie alle acque cristalline e alla ricca biodiversità marina.

Comino, un vero gioiello

C’è poi Comino, l’isola più piccola e selvaggia dell’arcipelago maltese. Si distingue per essere un vero gioiello per chi cerca un’esperienza fuori dal comune. Con appena 3,5 km² di superficie e pochissimi abitanti stabili, è un’oasi di tranquillità dove la natura domina incontrastata. La sua attrazione principale è senza dubbio la famosa Laguna Blu, un’acqua turchese e cristallina che attira ogni anno migliaia di visitatori. La verità, tuttavia, è che l’isola offre molto di più di un semplice mare da cartolina.

Vi basti pensare che da queste parti non ci sono strade asfaltate o traffico. Ci si muove a piedi tra angoli nascosti, grotte marine e scogliere da cui tuffarsi. Il consiglio principale che vi diamo è arrivare presto la mattina, soprattutto in alta stagione, in modo da godersi la Laguna Blu quando è ancora poco affollata.

Tra l’altro quest’anno c’è anche un piccola (ma importantissima) novità: per l’estate 2025, la Laguna Blu di Comino sarà a numero chiuso. Una strategia messa in atto per limitare l’overtourism e proteggere l’ecosistema. Il governo maltese ha, infatti, deciso di istituire un limite massimo di visitatori giornalieri di 5.000 persone, in modo da preservare la bellezza naturale della zona.

Comino è anche un paradiso per gli amanti dello snorkeling e del diving: i fondali sono ricchi di vita marina e grotte sottomarine spettacolari, perfette per chi vuole immergersi in un mondo sommerso incontaminato.

Un’altra curiosità interessante è che sull’isola si trovano i resti di una vecchia torre di guardia costruita dai Cavalieri di Malta nel XVII secolo, usata per sorvegliare il mare e avvistare eventuali nemici.

Le isole minori dell’arcipelago di Malta

Come accennato, a Malta ci sono principalmente tre isole abitate, la stessa Malta, Gozo e Comino, ma anche alcune piccole isolette disabitate (o quasi). In totale sono circa una decina, e in alcuni casi possono essere visitate solo in determinate zone e sempre con attenzione alle regole di protezione ambientale.

Cominotto

Accanto alla “sorella maggiore” Comino, prende vita Cominotto (o Cominetto), un isolotto minuscolo ma sorprendentemente affascinante. Con sabbia bianca fina e acque turchesi trasparenti, è il rifugio migliore per chi vuole fuggire dalle folle e vivere un’esperienza più intima e selvaggia. Non c’è molto da fare qui se non rilassarsi, nuotare e godersi il silenzio rotto solo dal rumore del mare.

Il modo migliore per raggiungere Cominotto è in barca da Comino, e molti abitanti del luogo consigliano di andarci nelle prime ore del mattino, quando l’acqua è più calma e l’ambiente ancora deserto. Non ci sono strutture o servizi, quindi è importante portare con sé tutto il necessario.

Vale assolutamente la pena non solo per l’atmosfera rilassata che quasi catapulta in un altro mondo, ma anche perché ospita una delle spiagge di sabbia più belle e rare dell’arcipelago maltese, dove scorgere un vero contrasto con le rocce e le scogliere predominanti nelle altre zone. Il mare, invece, è così limpido che sembra di nuotare in una piscina naturale.

St. Paul’s Islands

Con il nome St. Paul’s Islands si fa riferimento a due isolette che si fanno spazio al largo della costa nord-est di Malta. Da queste parti natura, storia e un pizzico di leggenda si uniscono tra loro. Anche se piccole e quasi disabitate, sono famose perché si pensa che qui San Paolo sia naufragato nel 60 d.C., evento che ha segnato l’arrivo del cristianesimo a Malta.

Visitare le St. Paul’s Islands non è semplicissimo: non ci sono servizi né infrastrutture turistiche, e l’accesso avviene solo tramite escursioni in barca organizzate da Malta o da locali appassionati. Questo fa sì che l’esperienza sia riservata a chi vuole davvero allontanarsi dal turismo di massa e godersi un angolo di Mediterraneo intatto.

Le isole offrono scorci panoramici di grande bellezza, con rocce modellate dal vento e dal mare, piccole baie nascoste e acque limpide perfette per nuotare o fare snorkeling. Anche in questo caso è opportuno portare con sé tutto il necessario e rispettare scrupolosamente l’ambiente, perché queste isole sono un habitat protetto, casa di uccelli marini e di flora rara.

St. Paul’s Islands, Malta
Fonte: iStock
Veduta dall’alto di St. Paul’s Islands

Manoel Island

Collegato alla vivace città di Gżira (sull’isola di Malta) da un ponte pedonale, Manoel Island offre un mix interessante di storia, natura e relax, perfetto per una pausa lontano dal trambusto urbano senza allontanarsi troppo.

Un tempo base militare, ancora oggi è la sede del maestoso Forte Manoel del XVIII secolo, che domina il paesaggio e racconta storie di difesa e strategia nel Mediterraneo. Passeggiare tra le sue mura significa fare un salto indietro nel tempo, con viste spettacolari sul porto di Marsamxett e la capitale La Valletta.

L’isola è anche un luogo amato dai maltesi per passeggiate tranquille lungo il mare, fare jogging o semplicemente per godersi un picnic nei piccoli spazi verdi. Le acque intorno sono perfette per nuotare o fare kayak, soprattutto nelle calde giornate estive.

Il suggerimento migliore che vi possiamo dare è quello di visitarla durante la settimana, quando è più tranquilla, e approfittare dei sentieri che si snodano tra la natura e i resti storici. Non ci sono spiagge di sabbia o grandi servizi turistici, ma l’atmosfera è certamente rilassata, mentre la bellezza discreta: due caratteristiche che la rendono un piccolo rifugio ideale per chi vuole vivere Malta con calma e autenticità.

Fungus Rock, piccola e imponente formazione rocciosa

In molti potrebbero domandarsi: “ma perché visitare una formazione rocciosa?”. La risposta è molto semplice: non bisogna farsi ingannare dalle sue dimensioni, perché Fungus Rock, al largo della costa di Gozo, è un vero e proprio gigante di pietra che si erge maestoso nel mare turchese, e che nasconde una storia affascinante e un alone di mistero che la rendono unica nell’arcipelago.

Il nome deriva da una pianta rara, un fungo endemico che cresceva esclusivamente su questa roccia e che, secondo i Cavalieri di Malta, possedeva proprietà medicinali straordinarie. Per proteggerlo, l’accesso alla roccia è stato severamente vietato per secoli, alimentando così leggende e racconti affascinanti. Oggi è un simbolo di protezione ambientale e di storia, un pezzo di natura quasi intoccabile.

Non è possibile sbarcare sulla roccia, ma da vicino, magari durante un’escursione in barca o snorkeling lungo la costa di Gozo, si può osservare la sua forma unica e le acque cristalline che la circondano. I fondali intorno sono ricchi di vita marina, ideali per gli appassionati di immersioni e snorkeling in cerca di paesaggi sottomarini spettacolari.

Se si è in zona, vale la pena fare una passeggiata nei dintorni di Dwejra Bay, dove Fungus Rock domina il panorama insieme ad altre meraviglie naturali come la Inland Sea (una laguna salata collegata al mare aperto tramite un tunnel naturale di circa 80 metri). È un posto meraviglioso, soprattutto per chi cerca scenari suggestivi lontani dalla folla e vuole immergersi in un’atmosfera quasi fiabesca.

Anche la Francia ha il suo fiordo, si trova nel cuore della Provenza

Par : elenausai10
2 juin 2025 à 14:00

C’è un luogo in Francia dove il mare si fa strada tra sinuose scogliere e dove, nascoste tra le braccia rocciose che spuntano dalla terra, si nascondono delle meraviglie naturali dalle acque turchesi. È il Parco Nazionale delle Calanques, situato nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, dove i viaggiatori amanti della natura trovano un parco giochi all’aria aperta dove fare trekking o dedicarsi a innumerevoli attività subacquee.

Una delle calanques in particolare conquista per la sua tranquillità, garantita dal fatto che arrivarci non è così semplice per tutti. Stiamo parlando della Calanque d’En Vau, un’insenatura isolata protetta da scogliere alte 700 metri, ricoperte di pini verdi e con una spiaggia da sogno, dove le acque dalle sfumature blu e verdi invitano a esplorare il suo ricco mondo sottomarino.

Perché visitare la Calanque d’En Vau

Il Parco Nazionale delle Calanques è una delle mete più visitate in Provenza e, seppur alcune insenature possano risultare un tantino affollate, altre non lo sono affatto. Una di queste, considerata la difficoltà per arrivarci, è la Calanque d’En Vau. Lunga all’incirca 700 metri, condivide la sua bellezza mozzafiato con la vicina cala chiamata Calanque de Port Pin e offre uno scenario unico, circondata da alte falesie ricoperte di macchia mediterranea. Potete fare una pausa rinfrescante in questa caletta prima di procedere verso la Calanque d’En Vau.

L’insenatura, parte di un’area protetta, è sottoposta a una rigida regolamentazione che modera l’accesso e le attività consentite all’interno delle sue acque. Alle barche superiori ai 20 metri, per esempio, è proibito l’ingresso, mentre quelle di grandezza inferiore possono invece transitare nella calanca, anche se a quelle a motore è proibito avvicinarsi a più di 50 metri dalla riva con i motori accesi.

Grazie a queste regolamentazioni, la Calanque d’En Vau resta un piccolo paradiso da guadagnarsi indossando scarpe comode e godendo appieno della sua calma suggestiva. Ai più audaci, inoltre, le formazioni rocciose offrono numerose vie ferrate che permettono di ammirarla dall’alto. Se invece volete godervi la spiaggia, consigliamo di raggiungerla la mattina perché la luce scompare velocemente a causa dell’altezza delle falesie.

La spiaggia alla Calanque d'En Vau
Fonte: iStock
La spiaggia con le acque verdi-turchesi alla Calanque d’En Vau

Dove si trova la Calanque d’En Vau

La Calanque d’En Vau, situata a sud di Marsiglia, è considerata una delle insenature più spettacolari del tratto di costa che si estende da Cassis fino al capoluogo della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Per raggiungerla è necessario indossare scarpe comode e percorrere un apposito sentiero.

Il sentiero è lungo 3,5 chilometri e costeggia il litorale, snodandosi in un ambiente roccioso avvolto da pini e vegetazione selvatica, che impregna l’aria di un profumo mediterraneo. Il sentiero si percorre in circa 1 ora e 15 minuti.

È possibile percorrere anche un altro sentiero partendo da un’altra delle calanques chiamata Port Miou: in questo caso, arriverete a En Vau in circa 45 minuti seguendo l’apposita segnaletica bianca e rossa.

Se vi trovate a Marsiglia, il modo ideale per raggiungere Cassis, se non avete l’auto, è il treno o gli autobus. Da Cassis potete proseguire tranquillamente a piedi.

Le 10 migliori spiagge di Livorno: incanto della Costa degli Etruschi

24 mai 2025 à 13:55

Lungo la Costa degli Etruschi, tra scogliere selvagge, calette riparate e spiagge attrezzate, il litorale livornese è un susseguirsi di sorprese.

Basta allontanarsi di qualche chilometro dal centro città per scoprire un mosaico di spiagge dalle caratteristiche uniche, alcune perfette per una giornata in famiglia, altre che si rivelano soltanto a chi è disposto a camminare un po’, a scendere sentieri o a cercare il silenzio tra le rocce.

Partiamo allora per un viaggio tra le 10 migliori spiagge di Livorno e dintorni.

1. Spiaggia del Sale

Amata da chi a Livorno ci è nato, ma anche da chi la scopre per la prima volta, la Spiaggia del Sale si rivela una scelta ideale per chi desidera mare limpido e comfort: infatti, nonostante la vicinanza alla città, riesce a offrire un’esperienza rilassata e accessibile, con tratti attrezzati e aree libere dove stendere il proprio telo.

È adatta a famiglie con bambini, gruppi di amici e viaggiatori solitari. I servizi ben distribuiti, le docce, le passerelle, la possibilità di trovare refrigerio e ristoro nei locali a due passi dal mare la rendono un piccolo rifugio senza rinunce.

2. Costiera di Calafuria

Qui il paesaggio cambia volto. Niente sabbia fine sotto i piedi, ma scogliere imponenti che si tuffano a strapiombo nel blu: la Costiera di Calafuria è il regno degli animi più avventurosi, di chi ama sentire la forza del mare che si infrange contro la roccia e scoprire calette nascoste tra la vegetazione. È anche il luogo prediletto da subacquei e fotografi, attratti da fondali vivi e orizzonti che sembrano non finire mai.

La luce, soprattutto al tramonto, ha una qualità particolare, dorata, obliqua, quasi pittorica. E mentre il sole si avvicina all’acqua, si ha la sensazione di trovarsi fuori dal tempo, dove ogni rumore si attenua e resta solo il respiro del mare.

3. Calignaia

La costa rocciosa di Calignaia, Livorno
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La costa rocciosa di Calignaia

Per chi cerca il cuore pulsante del mare livornese, Calignaia è una tappa imprescindibile. La scogliera che la sovrasta, su cui si arrampica con eleganza il ristorante Il Romito, regala un colpo d’occhio da cartolina. La veduta da lassù è già di per sé un invito a scendere e a tuffarsi nell’acqua limpida che lambisce una delle insenature più amate dai livornesi.

La spiaggia è ampia, punteggiata da rocce piatte perfette per stendersi o per gettarsi in mare con un salto. È uno di quei luoghi in cui, anche nei giorni più affollati, si riesce sempre a trovare un angolo tutto per sé.

4. Baia del Quercetano

La Baia del Quercetano non si limita a essere bella: è una di quelle spiagge che emozionano al primo sguardo. La lunga scalinata che conduce verso il mare è già di per sé un rituale: ogni gradino avvicina a un mondo dorato, dove la sabbia fine sembra accendersi sotto i piedi e il blu del mare si fa promessa di giornate indimenticabili.

La baia è punteggiata da stabilimenti balneari curati nei minimi dettagli, con ombrelloni ordinati e servizi che trasformano la giornata in spiaggia in un piccolo lusso. Ma il vero spettacolo arriva al tramonto, quando il cielo si infiamma e la luce trasforma ogni cosa in poesia.

Dall’alto, Castiglioncello veglia sul Quercetano con locali vivaci, ristoranti affacciati sul mare e un’atmosfera vibrante che rende l’estate toscana qualcosa di unico.

5. Cala del Leone

C’è chi la cerca e chi, per caso, la scopre. Ma nessuno dimentica Cala del Leone. Nascosta tra Calignaia e la maestosa Torre del Romito, è una delle gemme più selvagge della costa livornese e, per arrivare, occorre affrontare un sentiero che si snoda tra macchia e roccia. Ma è proprio questa “fatica” a renderla speciale, a trasformarla in un “rito d’iniziazione” per chi cerca il silenzio e la meraviglia.

Una volta lì, si apre davanti agli occhi un’insenatura segreta, protetta da falesie e dominata dal profilo del Castello Sonnino. L’acqua è trasparente, calma e invitante. Non vi sono bar né sdraio: soltanto natura e pura bellezza.

6. Spiaggia del Sonnino

Prima di arrivare a Quercianella, la Spiaggia del Sonnino assomiglia a un “rifugio nascosto” cui sii arriva scendendo una lunga scala che sembra portare in un altro mondo, dove il tempo rallenta e la pietra prende il posto della sabbia. I ciottoli, levigati dalle onde, accolgono chi cerca pace, lontano dai ritmi frenetici dell’estate più affollata.

Sopra la spiaggia, un parco ombreggiato dona frescura anche nelle giornate più calde, e la vista sul mare che si apre tra le chiome degli alberi è una delle più romantiche del litorale. Anche se il terreno non è dei più comodi, la spiaggia resta amatissima da chi sa apprezzarne il carattere schivo e la quiete che la circonda. Perfetta per letture lente, pensieri profondi e per chi ama lasciarsi sorprendere dalla semplicità.

7. Spiaggia di Antignano

Antignano è un nome che ricorre spesso tra i livornesi, ed è facile capire perché. La spiaggia accoglie famiglie, giovani con la maschera in mano, viaggiatori con lo zaino in spalla. È il mare vissuto, condiviso, parte della quotidianità e dei ricordi estivi.

Oltre al piacere del sole e del bagno, qui si apre un mondo sommerso tutto da esplorare. I fondali, ricchi di flora e fauna, invitano a immergersi e a perdersi tra pesci e anfratti rocciosi. C’è chi si limita a nuotare con maschera e boccaglio e chi si affida a veri e propri centri diving per un’esperienza più profonda.

8. Spiaggia di Quercianella

Panorama della Spiaggia di Quercianella
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Magnifica veduta della Spiaggia di Quercianella

A sud di Livorno, si apre uno scorcio che sembra dipinto: è la spiaggia di Quercianella. A renderla ancora più speciale è la sua accessibilità: chi viaggia in treno o preferisce spostarsi in autobus può scendere direttamente qui, dove la stazione si affaccia a pochi passi dal mare. Ma la vera scoperta arriva solo dopo, quando si raggiunge la linea costiera e si resta incantati da quel paesaggio che sa di Mediterraneo autentico, fatto di rocce che affiorano come sculture naturali e acque calme in cui specchiarsi.

Quercianella è il luogo ideale per chi ama il mare senza clamore, per chi cerca la quiete di un bagno al mattino presto o di un tuffo nel tardo pomeriggio: il tempo qui scorre lento, come in una vacanza che si assapora fino in fondo, già a partire da fine maggio, e poi ancora, fino a settembre inoltrato.

9. Spiaggia di Castiglioncello

A Castiglioncello la spiaggia è un paesaggio complesso, ricco, che alterna scogliere, piccoli lidi e un’intera pineta per chi ama perdersi tra i profumi della terra e la brezza del mare. È facile arrivare, anche in treno, e una volta lì ci si accorge subito di trovarsi in un luogo amato e riconosciuto da generazioni di viaggiatori.

Castiglioncello è una meta internazionale, ma non ha mai perso il suo fascino. Si può scegliere di restare sulla spiaggia oppure rifugiarsi sotto gli alberi per una passeggiata lenta, un pranzo all’ombra o un momento di silenzio.

10. Spiagge del Golfo di Baratti

C’è un punto, a sud della costa livornese, in cui la storia si intreccia con la bellezza naturale in modo quasi mistico. È il Golfo di Baratti, una mezzaluna di sabbia scura e soffice, bagnata da un mare che brilla come vetro e sorvegliata da una pineta antica. Passeggiare tra gli alberi, respirare il profumo della resina e poi raggiungere la riva è un’esperienza che rigenera.

Qui è dove si respira ancora l’anima etrusca, la stessa civiltà da cui la costa prende il nome, e che scelse proprio Baratti come uno dei suoi porti principali: ancora oggi, i resti di quel passato sono visibili a pochi passi dalla spiaggia, ampia, ideale per le famiglie, ma capace di regalare anche angoli più intimi per chi desidera pace e silenzio.

Uno dei luoghi più famosi della Normandia è in pericolo: visitarlo non sarà più così semplice

Par : elenausai10
14 mai 2025 à 10:22

In Italia abbiamo la Scala dei Turchi, in Francia hanno le scogliere di Étretat. Un paesaggio talmente bello che in passato ha conquistato lo sguardo di numerosi artisti, uno su tutti Monet, che l’ha impressa in tante delle sue tele. È sicuramente un panorama che non passa inosservato, con il suo arco naturale e il suo faraglione solitario, e che richiama tantissimi visitatori ogni anno.

Con la nostra Scala dei Turchi condivide non solo la bellezza naturale, ma anche la fragilità. Fino a oggi, infatti, era possibile ammirarla da diversi punti panoramici, in particolare percorrendo la passerella che conduce alla Chambre des Demoiselles, una piccola grotta incastonata in uno strapiombo.

Da fine aprile questo non sarà più possibile perché le amministrazioni comunali hanno deciso di preservare il sito limitandone l’accesso: l’obiettivo è quello di prevenire l’acuirsi di fenomeni quali il restringimento della costa e il crollo delle rocce sulla spiaggia.

Il problema dell’overtourism a Étretat, in Normandia

Il villaggio normanno di Étretat è da tempo una delle destinazioni più popolari della Francia, sia per le sue bianche scogliere e la spiaggia rocciosa che per essere stata utilizzata come location nella serie Netflix “Lupin”. Ogni anno, gli oltre 1,5 milioni di turisti mettono a dura prova i residenti che si ritrovano a dover affrontare diverse problematiche, dai marciapiedi sovraffollati alle lunghe code per entrare nei negozi locali.

Il turismo sta avendo un impatto anche sulle meravigliose scogliere: gli attivisti locali, infatti, denunciano il fatto che molti visitatori portano via con sé un numero crescente di ciottoli dalla famosa spiaggia, accelerando il rischio di erosione e aggravando i problemi già causati dal cambiamento climatico. Inoltre, a essere ancora più preoccupanti sono risultate le frequenti frane causate dall’eccessivo passaggio di persone.

Tutte motivazioni che hanno spinto le amministrazioni a prendere dei provvedimenti, approvando nuove regole e divieti per chi decide di visitare le famose falesie.

Nuove regole e divieti per visitare le falesie di Étretat

Per fronteggiare tutte le problematiche di cui vi abbiamo appena parlato, è stata approvata un’ordinanza comunale che dal 28 aprile vieta l’accesso ad alcuni percorsi solitamente frequentati dagli escursionisti, in particolare quelli che interessano le scogliere e le spiagge minacciate dalle frane. Tra questi c’è il famoso tunnel “Trou a l’homme” che attraversa la scogliera, dove molto spesso i turisti sono rimasti intrappolati durante l’alta marea.

Le misure approvate, infatti, sono pensate sia per proteggere la costa che l’incolumità pubblica, minacciando i trasgressori con una sanzione di 135 euro. Una decisione drastica motivata anche dalla frequenza di incidenti mortali causati dalle cadute di numerosi visitatori. Questi, infatti, non si rendono conto del pericolo perché vedono la vegetazione, incolumi del fatto che sotto è cava perché la parete è crollata.

Un ulteriore problema riguarda i costi delle operazioni di soccorso, che variano dai 900-1.000 euro all’ora, mentre quelli in elicottero tra i 2.500-3.000 euro all’ora. Oltre la multa, quindi, ai trasgressori verrà addebito anche il costo degli interventi di salvataggio.

Bretagna e Normandia: tour di 12 giorni alla scoperta del Nord della Francia

14 mars 2025 à 17:39

Chi non ha mai sognato di visitare Mont Saint-Michel o di ammirare le onde che s’infrangono sulle scogliere di granito rosa sulla Manica, allungando lo sguardo fin verso le bianche scogliere di Dover. O ancora, di visitare le centinaia di fari affacciati sul mare? Un tour nelle regioni più amate del Nord della Francia come Bretagna e Normandia, tra i luoghi tanto cari agli Impressionisti, è ciò che ci vuole. Abbiamo calcolato che per visitare i luoghi da noi consigliati ci vogliono circa 12 giorni, ma alcune tappe possono essere abbreviate se non addirittura saltate, nel caso non si avesse abbastanza tempo per il viaggio.

Giro della Normandia da Giverny a Mont Saint-Michel

Primo e secondo giorno: da Giverny a Rouen

L’itinerario consigliato parte da Parigi e si snoda verso Nord-Ovest, in direzione Giverny, in Alta Normandia. Lo spostamento è piuttosto lungo e bisogna considerare almeno un girno di viaggio. Giverny è la città in cui visse Claude Monet e che ha ispirato le sue celebri ninfee riprese in decine di dipinti. Imperdibile è una visita alla casa e ai giardini di Giverny. Il viaggio prosegue per 70 chilometri verso Rouen, una città meravigliosa con le tipiche case a graticcio attraversata dalla Senna, famosa per la cattedrale gotica di Notre-Dame, la più alta di Francia, e la piazza principale dove nel 1431 fu bruciata Giovanna d’Arco.

Terzo giorno: le scogliere della Costa d’Alabastro

La Costa d’Alabastro si trova tra il piccolo borgo normanno di Le Tréport ed Étretat. Le scogliere che cadono a picco sul mare sono di un bianco quasi abbagliante. Con l’auto si può percorrere tutto il tratto e fare sosta nelle località Fécamp e di Étretat e ammirare le incredibili falesie, dipinte anch’esse più volte da Monet.

Quarto giorno: Dieppe, Trouville e Honfleur

Poco più a Nord, affacciata sulla Manica, si trova la cittadina di Dieppe, con un pittoresco porticciolo. A questo punto ci si sposta sulle famose spiagge di Deauville, celebre località balneare e mondana fin dall’800, e di Trouville, i luoghi di villeggiatura preferiti dai parigini. Poco lontano si trova anche la pittoresca Honfleur, affacciata sull’estuario della Senna e sul mare. Il vecchio porto, Vieux Bassin, e la città vecchia, detta Enclos, sono mete imperdibili.

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Fonte: 123RF
Il porto di Honfleur,molto amato dagli Impressionisti

Quinto giorno: la Route du Cidre e Caen

Prima di raggiungere la bella cittadina di Caen spostatevi nell’entroterra – dalle parti di Cambremer e Beuvron-en-Auge – dove, attraverso le campagne coltivate, si snoda la Route de Cidre, un percorso turistico segnalato lungo 40 km che attraversa il paesaggio tipico dell’Auge e che collega, attraverso piccole strade pittoresche, i villaggi di Beuvron-en-Auge (un villaggio classificato), Cambremer, Bonnebosq e Beaufour-Druval. Lungo la strada si possono incontrare una ventina di produttori di sidro dove fare tappa. Dopo questa breve deviazione per assaggiare questa tipica bevanda dal sapore amaro, tornate verso la costa, direzione Caen (da non confondere con Cannes, che è nel Sud della Francia), dominata da una imponente fortezza voluta da Guglielmo il Conquistatore che qui visse prima di partire alla conquista dell’Inghilterra. Per chi ama la storia medievale, qui la si respira dappertutto.

Sesto giorno: Mont Saint-Michel

Mont Saint-Michel è uno dei luoghi più visitati di tutta la Francia. L’abbazia che sorge in cima all’isolotto è un vero spettacolo architettonico, da ammirare sia di giorno sia di sera. Non è solo lo splendido edificio che domina la cittadina a rendere questa località tanto celebre, anche le fortissime maree che ciclicamente inondano la baia o si ritirano modificando continuamente il paesaggio sono una sorta d’attrazione naturalistica.

Mont Saint-Michel
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La spettacolare Abbazia di Mont-Saint-Michel

Giro della Bretagna da Cancale a Belle-île-en-Mer

Settimo giorno: Cancale e le sue ostriche

Con Mont Saint-Michel si conclude il tour della Normandia e ci si sposta verso la Bretagna, più precisamente a Cancale, una cittadina di pescatori e allevatori di ostriche. Anche qui le fortissime le maree segnano i ritmi della vita degli abitanti. Infatti, proprio davanti alla costa, si trovano gli enormi allevamenti di ostriche che vengono regolarmente sommersi dal mare e poi “scoperti” quando la marea si ritira. Com’è facile immaginare, la specialità di Cancale sono proprio le ostriche.

Ottavo giorno: Saint Malo e le spiagge della Bretagna

A questo punto ci si dirige verso una delle mete più ambite di Francia: Saint Malo, in Bretagna, una cittadina costiera fortificata, famosa per le sue spettacolari maree. Dalla riva si gode di una vista impagabile sul Mont Saint- Michel, il secondo luogo più turistico della Francia, dopo Parigi, che si trova nella Bassa Normandia.

Saint-Malo
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Saint Malo, la splendida cittadina fortificata

Anche in Bretagna ci sono belle spiagge su cui trovare un po’ di relax, come quelle di Dinard. Da non confondere con Dinan, cittadina medievale poco distante dove sembra d’essere tornati indietro di mille anni, grazie alle mura medievali e al castello che la domina (qui ci si può imbarcare sul fiume Rance e partire alla scoperta del suo prestigioso estuario). La città si trova sulla strada per Rennes, capitale regionale della Bretagna, frequentatissima dai giovani per via delle università che qui hanno sede. Incamminatevi lungo le tortuose stradine medievali, delimitate da case a graticcio, respirerete l’aria di una volta. Se amate i castelli medievali, poco distante da Dinan c’è il comune di Piévenon, un villaggio arroccato su una scogliera dove sorge Fort la Latte, da tanti considerato il castello più bello della Bretagna.

Nono giorno: i villaggi marini di Perros-Guirec, Trestraou e Trestrignel

Prima di dirigervi verso l’interno, fate tappa in uno dei villaggi marini bretoni più pittoreschi che ci siano: Perros-Guirec, con un bellissimo porto di pesca e uno turistico e le sue spiagge di sabbia fine, Trestraou e Trestrignel. Da qui, lungo la costa, fino a Trébeurden si snodano le rocce di granito rosa, una formazione naturale dovuta all’erosione del mare e del vento che rendono questo un luogo unico al mondo.

Decimo giorno: Parc naturel régional d’Armorique

Dopo aver goduto della splendida costa della Bretagna è arrivato il momento di spostarsi verso l’entroterra e visitare uno dei paesaggi più belli, quello del Parc naturel régional d’Armorique. Qui è bello perdersi per le strade, ma se si vuole visitare qualcosa ci si può avventurare lungo il sentiero dei Monts d’Arée o visitare l’antica abbazia di Landévvenec.

Undicesimo giorno: Carnac e i suoi megaliti

Spingendosi verso Sud-Est, si arriva alla cittadina di Carnac dove si trovano allineamenti megalitici che si estendono per chilometri e chilometri e attirano viaggiatori da tutto il mondo. Da non perdere il dolmen, nella vicina località di Locmariaquer, lungo più di 30 metri.

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I megaliti di Carnac in Francia

Dodicesimo giorno: Belle-île-en-Mer

Con una traversata in traghetto da Quiberon si arriva sull’isola Belle-île-en-Mer dove sarà possibile visitare la Citadelle Vauban e rimanere estasiati davanti alle alte falesie, alle spiagge spettacolari e all’entroterra selvaggio di quest’isola. Qui l’itinerario alla scoperta della Bretagna e della Normandia si conclude. Non resta che pianificare l’itinerario in ogni dettaglio. Bon voyage!

Perché la primavera è la stagione perfetta per innamorarsi definitivamente delle Isole Canarie

Par : elenausai10
14 mars 2025 à 07:30

Paesaggi vulcanici, dal Parco Nazionale del Teide a Tenerife a quello di Timanfaya a Lanzarote; vaste distese di sabbia dorata, come quelle di Corralejo a Fuerteventura; scogliere e coste frastagliate battute dal vento. Le Isole Canarie sono tante cose, ma soprattutto un richiamo a trascorrere le proprie giornate all’aria aperta per scoprirne ogni angolo. Quale periodo migliore se non la primavera per fare quest’avventura?

Seppur siano una destinazione invernale ben nota per le loro temperature miti, nella realtà dei fatti questo splendido arcipelago spagnolo scolpito dalla lava è un piacere da esplorare soprattutto nei mesi compresi fra marzo e maggio, prima che le temperature salgano vertiginosamente e che le sue location più belle diventino troppo affollate.

Se non siete ancora convinti, qui vi raccontiamo nel dettaglio perché la primavera è la stagione perfetta per innamorarsi definitivamente delle Isole Canarie, proponendovi anche un’offerta estremamente vantaggiosa per volare a prezzi scontati.

Le temperature sono perfette per fare trekking

Esplorare le Isole Canarie in primavera è un’esperienza fantastica, soprattutto per chi vuole cogliere appieno lo spirito selvaggio dei suoi paesaggi intraprendendo i vari trekking. Le temperature in questo periodo sono ideali perché restano intorno ai 20 gradi, mentre in estate, per esempio, possono andare anche oltre i 30 gradi, non proprio perfetti per fare escursioni.

Ogni singola isola offre tante opportunità per fare trekking indimenticabili. Tenerife è l’isola più grande e popolosa, con il punto più alto della Spagna, il Monte Teide (3718 metri), il più famoso tra gli escursionisti. Se volete avere la certezza di incontrare pochissime persone, però, vi basterà raggiungere le aree interne, solitamente più calme e tranquille. Anche a La Palma troverete montagne piuttosto alte, con il punto più elevato rappresentato da Roque de los Muchachos, che raggiunge i 2426 metri.

Insomma, non importa in quale isola atterriate, ci saranno sempre sentieri escursionistici suggestivi ad aspettarvi.

Tenerife
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Paesaggio tipico di Tenerife

Le isole sono poco affollate

I mesi primaverili sono quelli meno affollati, offrendo così ai viaggiatori un’atmosfera più rilassata e autentica. La maggior parte dei turisti, infatti, sceglie le Isole Canarie come destinazione per sfuggire ai mesi invernali. Questo si traduce in una riduzione della folla nelle spiagge, nei sentieri escursionistici e nei principali luoghi di interesse. Le temperature primaverili sono piacevoli e moderate, ma possono riservare delle giornate non proprio adatte a nuotare, scoraggiando quindi chi cerca esclusivamente il caldo per vacanze di puro relax. Inoltre, escluso il periodo di Pasqua, la primavera è un periodo più tranquillo per quanto riguarda le festività rispetto ai mesi estivi.

Prezzi bassi sui voli: l’offerta Ryanair

Inoltre, essendo considerata bassa stagione, la primavera consente anche di risparmiare sui voli e sugli alloggi. I voli, in particolare quelli operati da Ryanair, sono particolarmente vantaggiosi in questo periodo grazie a un’offerta appena lanciata. Chi prenota entro il 23 marzo 2025 per volare dal 1 aprile al 31 maggio 2025 potrà usufruire di uno sconto del 15%. I voli scontati partono da Milano Malpensa, con biglietti a partire da 36 euro, e Bologna con offerte a partire da 77 euro.

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