Dal 9 al 17 maggio torna Ville Aperte in Brianza, la manifestazione che apre i cancelli di dimore storiche, ville nobiliari e luoghi d’arte sparsi tra le province di Monza e Brianza, Milano, Lecco e Como. 48 siti in 35 comuni, 2 fine settimana per la ventiquattresima edizione che si presenta con il claim “storie che restano”.
Ville Aperte in Brianza: le ville aperte
Sono 48 le ville aperte distribuite in 35 comuni: le attività distribuite su 2 weekend sono tantissime per la 24esima edizione che cade nel 2026. Non solo nomi già noti ma anche new entry tra dimore storiche, edifici nobiliari e parchi.
Villa Cusani Traversi Antona Tittoni a Desio è la protagonista di questa edizione: Piermarini, Palagi, tre secoli di storia aristocratica e un parco romantico che vale da solo la visita. A Monza, la Villa Reale ospita la mostra di Pistoletto. A Cesano Maderno, Palazzo Arese Borromeo chiude il 10 maggio con 0–99. Design per gioco.
Fra le novità, villa Burba Medici Cornaggia a Rho entra per la prima volta nel circuito, con la sua storia secentesca e il parco botanico. Debutta anche il Museo Bagatti Valsecchi di Milano. A Inverigo e Vimercate, esperienze dedicate ai più piccoli.
iStockLa Villa Reale di Monza nel programma di Ville Aperte in Brianza
Info utili
Il programma ufficiale con date e orari di ogni iniziativa è riportato sul sito ufficiale di Ville Aperte in Brianza. Le prenotazioni sono aperte ufficialmente e sono consigliate, anche se non obbligatorie per ogni attività. Le attività sono concentrate nei 2 weekend dal 9 al 17 maggio. Sul sito ufficiale dell’iniziativa sono riportati tutti i dettagli evento per evento; filtrando il proprio preferito o la città per trovare idee si individueranno tutte le informazioni utili.
Ville Aperte in Brianza, il programma
Il programma prevede 2 weekend fitti di tantissimi appuntamenti che iniziano il 9 maggio con il concerto inaugurale alle 18 presso lo spazioStendhal di villa Tittoni a Desio con un palco dedicato al flamenco.
Tre associazioni di guide abilitate propongono itinerari per adulti e famiglie. Tra le novità? Il museo Bagatti Valsecchi di Milano che per la prima volta entra nel circuito; proprio qui il 10 maggio, si attende una visita dedicata a Carolina Borromeo.
Presso Monza, invece, nel centenario della morte della regina Margherita, viene proposto l’itinerario “la cappella espiatoria, il liberty e la regina Margherita”. Si parte dalla Cappella e poi si attraversa il quartiere della villa reale.
Per i bambini ci sono due appuntamenti pensati per tenerli lontani dalla noia: ad Inverigo si esplora Villa “La Rotonda” con mappa e schede da compilare, disegnando quello che si osserva.
Più adrenalinico l’appuntamento a Oreno di Vimercate, dove il Casino di Caccia della Villa Borromeo ospita un’escape room ambientata in una sala affrescata di un antico castello medievale, scene di caccia, intrighi, enigmi da risolvere.
Nel weekend finale, il 16 e 17 maggio, a Lurago d’Erba si segnala Fanta-city: Il viaggio dell’eroe, un percorso tra cascine storiche e campi aperti accompagnato da tre cantastorie, ispirato alla struttura narrativa del viaggio epico. Fantasy e Brianza: un abbinamento che funziona meglio di quanto sembri.
Fra le new entry del 2026 c’è villa Burba Medici Cornaggia a Rho, aperta sabato 9 maggio. La dimora è del 1665 e si affaccia su una delle vie di comunicazione storiche del territorio. Il parco adiacente conserva specie botaniche di un certo interesse.
Non manca il filone spirituale: in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, l’Associazione Cammino di Sant’Agostino propone un percorso a piedi di circa 15 km che parte dalla Chiesa di Sant’Agostino a Como, attraversa Sant’Abbondio e il Santuario di Sant’Antonio da Padova, e arriva al Santuario della Madonna della Neve a Cucciago.
Sul fronte del gusto, la manifestazione porta avanti “Le Vie del Gusto” con visite guidate e degustazioni in tre realtà del territorio.
Il Birrificio Artigianale DuLac di Galbiate accompagna i visitatori tra i macchinari e chiude con la degustazione di tre birre. A Seregno, invece, il Birrificio Railroad affianca una delle poche distillerie di whisky italiane con degustazione di birre e della quarta edizione speciale in tiratura limitata di 800 bottiglie.
Giovedì 2 aprile ha segnato una data simbolica per Lecco: dopo quasi due anni di lavori, Villa Manzoni è tornata a vivere con una cerimonia istituzionale ospitata nelle scuderie appena restaurate. Dal giorno successivo, venerdì 3 aprile, i cancelli della storica dimora si sono riaperti ufficialmente al pubblico e hanno restituito alla città uno dei suoi luoghi più identitari, indissolubilmente legato alla figura di Alessandro Manzoni.
L’intervento di recupero, avviato nel luglio 2024, ha comportato un investimento complessivo di 4 milioni e 350 mila euro: di questi, 1.679.581 euro provengono dal Comune, mentre 2.670.419 euro sono stati finanziati tramite il Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Un restauro che restituisce identità e nuovi spazi
I lavori hanno interessato in modo capillare l’intero complesso: dalle facciate al cortile porticato, fino allo scalone nobiliare, oggi restituito al suo splendore grazie al recupero degli affreschi. Le antiche scuderie sono state trasformate in ambienti moderni e versatili, pensati per ospitare eventi, incontri e cerimonie, così da ampliare le possibilità di fruizione della villa.
Significativo anche l’intervento sugli impianti e sull’accessibilità: l’abbattimento delle barriere architettoniche segna, infatti, un passaggio culturale oltre che strutturale e Villa Manzoni diventa uno spazio aperto a tutti, dove la memoria letteraria e storica può essere condivisa senza limitazioni.
Il Museo Manzoniano si amplia e cambia volto
Con la riapertura si rinnova anche l’offerta culturale: il Museo Manzoniano, già punto di riferimento per chi desidera approfondire la vita e le opere dell’autore dei Promessi Sposi, si estende ora fino al primo piano della corte nobile, finora non aperto al pubblico.
Accanto agli arredi originali, ai dipinti e ai documenti storici, il percorso integra installazioni multimediali e ambientazioni sonore che accompagnano in un viaggio immersivo nell’Ottocento: la casa-museo abbandona così l’immagine statica delle tradizionali esposizioni per diventare uno spazio narrativo dinamico, capace di “parlare” al pubblico contemporaneo.
La gestione delle prenotazioni e della biglietteria è affidata a VivaTicket, nuovo partner di Palazzo Bovara, con la possibilità di acquistare i biglietti online sul sito del Sistema Museale Urbano Lecchese. Il programma completo della riapertura era stato presentato nel mese di marzo al Palazzo delle Paure, anticipando un calendario ricco di iniziative.
Un mese di eventi
Photo by: Carlo Borlenghi/REDA/Universal Images Group via Getty ImagesIl magnifico parco di Villa Manzoni
La riapertura di Villa Manzoni non si esaurisce in un singolo evento, ma si sviluppa in un vero e proprio “Mese Manzoniano”, in programma dal 3 aprile al 2 maggio: le sale della villa si animeranno con letture teatrali affidate agli attori di Teatro Invito, che daranno voce ai brani più celebri dei Promessi Sposi in una serie di appuntamenti distribuiti lungo tutto il mese.
Previste anche esperienze sensoriali e musicali: dalla visita in penombra del 12 aprile, concepita come un percorso immersivo, fino all’evento del 19 aprile, in cui strumenti come cembali, violini e sassofoni dialogheranno con i testi manzoniani.
Non mancheranno iniziative dedicate ai più giovani, con laboratori creativi e attività ludiche pensate per avvicinare bambini e ragazzi alla figura dello scrittore in modo coinvolgente e contemporaneo.
Ingresso gratuito e un invito alla città
Per sottolineare il profondo legame tra la villa e il suo territorio, il Comune di Lecco ha previsto un mese di ingresso gratuito per i residenti e per le istituzioni con sede legale in città, un gesto che invita a riappropriarsi di uno spazio che rappresenta una parte fondamentale della memoria cittadina.
Domenica 12 aprile parte il Lario Express, uno dei treni storici più attesi della stagione lombarda. A trainare le carrozze sarà una locomotiva a vapore agganciata a un convoglio che è già di per sé un viaggio nel tempo: le “Centoporte” degli anni Trenta, le Corbellini degli anni Cinquanta, e un bagagliaio in fondo che serve anche per le biciclette.
Il percorso collega Milano Centrale a Lecco. Prima scende verso Como, poi risale attraverso la Brianza più tranquilla, quella che non finisce sulle guide turistiche: Cantù, Brenna-Alzate, Anzano del Parco, Merone, piccoli paesi dove il treno si ferma qualche minuto e riparte.
A conquistare è il fatto di poter viaggiare a bordo di un treno storico, oltre alla possibilità di cogliere l’occasione per visitare una zona della Lombardia che non tutti conoscono davvero.
Quando parte e il percorso
Il treno lascia Milano Centrale alle 7:50 del 12 aprile. Prima fermata Monza, poi si continua verso Lissone-Muggiò, Desio, Seregno. A Como San Giovanni si arriva intorno alle 9:19 e si riparte alle 9:44; abbastanza tempo per sgranchirsi le gambe o decidere di restare lì e organizzarsi la giornata in autonomia. Dal capoluogo lariano, chi vuole può prendere i battelli della Navigazione Laghi e girare il lago a modo suo (gli orari sono su navigazionelaghi.it).
Chi rimane a bordo prosegue verso nord-est, attraverso la Brianza interna. Il treno tocca Cantù, poi Brenna-Alzate, Anzano del Parco, Merone, Casletto-Rogeno, Molteno. Si arriva a Lecco alle 11:42.
Il ritorno parte da Lecco alle 16:30 e segue il percorso inverso, rientrando a Milano Centrale alle 21:10. Le fermate sono le stesse, gli orari leggermente diversi; a Como ci si ferma più a lungo e si riparte alle 19:43.
iStockRaggiungere Lecco con il Lario Express
Come prenotare e quanto costa
Per prenotare i biglietti del Lario Express bisogna visitare il sito ufficiale fondazionefs.it dove sono in vendita i ticket a 12 euro per gli adulti; bambini e ragazzi fino ai 14 anni non compiuti partono gratis, ma è necessario comunque effettuare la prenotazione del posto a sedere.
Bisogna sapere, però, che le biciclette possono salire a bordo gratis: un benefit importante per chi magari vuole partire a esplorare i borghi sulle due ruote approfittando del clima primaverile. Il servizio, solitamente accessibile sui mezzi più moderni, è un plus per chi sale su un treno storico. Dopotutto sono molti quelli che pensano di fare un giro lungo il lago o in Brianza
Il Lario Express è organizzato nell’ambito delle iniziative di Fondazione FS Italiane, che da anni recupera e rimette in circolazione materiale rotabile storico su linee regionali. Non è un museo su rotaie: è un treno che funziona, che si ferma nelle stazioni, che porta gente. Solo che le carrozze hanno novant’anni e cigolano nel modo giusto.
La magia dei treni storici continua a incantare e lo fa proponendo diversi viaggi come questo appena segnalato; la stagione in Lombardia è ripartita il 29 marzo e prevede ben 20 itinerari per tutta la stagione primaverile, estiva e invernale. Tra le mete toccate ci saranno il Lago d’Iseo, Como e Laveno con carrozze uniche.
Dove si vive meglio in Italia? Secondo il report annuale del Sole 24 Ore, Lecco, Gorizia e Bolzano sono risultate le tre province in testa alle classifiche. L’indagine, nata nel 2021 e arrivata alla sua quinta edizione, ha impiegato parametri statistici rigorosi, forniti da fonti certificate come Istat, Infocamere, Iqvia e Siae. In questo modo, riesce a offrire una fotografia precisa della qualità della vita in Italia in base a tre fasce d’età specifiche: anziani, giovani e bambini.
Presentate in anteprima al Festival dell’Economia di Trento, le classifiche misurano, ormai da cinque anni, “le risposte dei territori alle esigenze specifiche dei tre target generazionali più fragili e insieme strategici, i servizi a loro rivolti e le loro condizioni di vita e di salute”.
La top 5 delle migliori province italiane per i bambini
In un momento storico in cui l’Italia sta vivendo un forte calo demografico, la generazione dei bambini è considerata la più preziosa. Secondo i dati raccolti dal Sole 24 Ore, se nel 1982 i bambini tra 0 e 14 anni residenti in Italia erano oltre 12 milioni, oggi sono poco più della metà. In questo contesto, investire sul benessere dei più piccoli deve diventare una priorità e, nella classifica appena pubblicata, a dimostrare l’impegno maggiore sono state le città di Lecco, Siena e Aosta.
Si tratta di tre province medio-piccole che spiccano in diversi indicatori, compresi quelli relativi allo sport, alle competenze scolastiche e alla bassa quota di delitti contro i minori. Altri indicatori importanti tenuti in considerazione per la qualità di vita dei bambini sono stati la presenza di mense o palestre nelle scuole, aree verdi attrezzate e spesa sociale per famiglie e minori.
In generale, nella top 5 compaiono:
Lecco
Aosta
Siena
Trento
Firenze
Al contrario, le 5 peggiori sono risultate:
Palermo
Napoli
Crotone
Trapani
Caltanissetta
La top 5 delle migliori province italiane per gli anziani
Per quanto riguarda la fascia d’età relativa agli anziani, a dominare la classifica è il Triveneto occupando tutto il podio, con anche altre quattro province fra le prime 12. Al primo posto troviamo Bolzano grazie alla presenza di biblioteche, per lo scarso consumo di farmaci contro le malattie croniche e per la spesa sociale pro anziani. Inoltre, ha dimostrato un grande impegno anche per la densità di posti letto nelle Rsa.
Bolzano è seguita da Treviso, che spicca per l’alta percentuale di utenti dei servizi sociali comunali, e da Trento. Nella classifica compaiono anche Como, dove si è registrato un alto numero di orti urbani, Lodi, Parma e Aosta.
Nella top 5 dedicata agli anziani troviamo:
Bolzano
Treviso
Trento
Como
Cremona
Le 5 province peggiori, invece, sono:
Messina
Vibo Valentia
Reggio Calabria
Agrigento
Trapani
La top 5 delle migliori province italiane per i giovani
Infine, l’ultima indagine fatta dal Sole 24 Ore riguarda i giovani, dove Gorizia si trova, per il secondo anno consecutivo, in testa, seguita da Bolzano, Cuneo e Trieste. Un risultato che fotografa le opportunità offerte dai territori ai residenti tra i 18 e 35 anni.
Con la sua nomina a Capitale Europea della Cultura Transfrontaliera 2025, Gorizia si conferma una città dinamica, particolarmente adatta ai giovani. Le sue eccellenti performance si manifestano in diversi ambiti, dalla vita sociale e culturale, grazie alla presenza di un elevato numero di locali ed eventi in rapporto ai giovani residenti, alle possibilità di lavoro.
Situato in provincia di Lecco, ai piedi del Resegone, il Comune di Morterone ha tutte le carte in regola per diventare una meta naturalistica e orientata al turismo lento che, in questo periodo, è sempre più amato dai viaggiatori consapevoli. Tuttavia, questa non è la caratteristica che lo rende famoso: con i suoi 31 abitanti, è il Comune più piccolo d’Italia.
Secondo i dati Istat, al 1° gennaio 2025 il paesino di Morterone conta 19 maschi e 12 femmine, una situazione che si è creata nel tempo come risultato di uno spopolamento cominciato negli Anni ’50 e proseguito nei decenni successivi. Negli anni ’30, infatti, il Comune contava 400 abitanti, dimezzati da un anno all’altro fino al raggiungimento del numero attuale negli Anni ’80.
Con il diminuire degli abitanti è cambiata anche l’economia locale che, in passato orientata sopratutto all’allevamento e all’agricoltura, oggi dedica molto spazio al turismo con un target rivolto in particolare agli amanti della natura. Se anche voi fate parte di questa categoria, ecco quali sono le cose da fare per scoprire al meglio Morterone e le sue bellezze.
Museo di Arte Contemporanea all’Aperto
Morterone asseconda chiunque voglia trascorrere le proprie giornate all’aria aperta. Un messaggio chiaro che viene espresso fin dal suo museo, dove le opere non sono chiuse tra le pareti di una sala, ma allestite negli spazi all’aperto. Il progetto del Museo d’Arte Contemporanea nasce dalla concezione poetico-filosofica della Natura Naturans del poeta Carlo Invernizzi, che pone al centro delle proprie riflessioni l’uomo nella sua relazione con quanto lo circonda.
In questo grande museo a cielo aperto potrete ammirare più di trenta opere immerse nella natura e disseminate tra le case del paese e sulle pareti degli edifici. Queste sono state realizzate sia da artisti locali che internazionali e possono essere visitate gratuitamente.
Come anticipato, il Comune di Morterone è un riferimento in Lombardia per gli amanti della natura grazie alla sua posizione, così immerso tra boschi e vallate. Una delle escursioni più semplici, fattibile anche con i bambini, è quella ad anello che conduce, in circa due ore, all’Agriturismo Costa del Palio. Qui godrete di una vista mozzafiato a 360 gradi sulla Valsassina e sulla Val Taleggio.
Un altro itinerario molto semplice è il Sentiero dei Grandi Alberi, un percorso ad anello lungo 3 ore all’interno della Foresta Regionale del Monte Resegone. Se invece cercate un’escursione più impegnativa, potete intraprendere il percorso che vi porterà alla croce di vetta del Resegone, a un’altezza di 1875 metri. La salita richiede circa 1 ora e mezza e, una volta giunti in cima, godrete di un panorama spettacolare sul Lago di Como, sulla Brianza e sulle Prealpi. Qui è presente anche un rifugio dove mangiare o soggiornare per la notte.
Infine, vi consigliamo il percorso verso le sorgenti dell’Enna, un angolo selvaggio e poco conosciuto della Val Taleggio. Una volta arrivati, vi godrete un’oasi naturale dove cascatelle e torrenti creano l’atmosfera ideale dove rilassarvi e ritrovare il contatto con la natura, il modo perfetto per scoprire un paesino unico come Morterone.
Il Sentiero del Viandante è uno dei cammini più affascinanti e panoramici del Nord Italia. Si snoda per circa 70 chilometri lungo la sponda orientale del Lago di Como, da Lecco a Colico, seguendo antichi tracciati che un tempo collegavano borghi, santuari e valichi alpini. A ogni passo, il sentiero regala vedute spettacolari sulle acque del Lario, scorci su terrazzamenti coltivati, boschi di castagni, uliveti storici e villaggi arroccati in cui il tempo sembra essersi fermato. È un itinerario perfetto per chi cerca un’esperienza escursionistica autentica, tra natura, cultura e tradizioni locali.
Nonostante l’altitudine contenuta, il percorso è tutt’altro che monotono: i dislivelli giornalieri, i tratti montani e le salite tra mulattiere e selciati richiedono un minimo di allenamento e buone scarpe da trekking. Il sentiero è ben segnalato, con possibilità di suddividerlo in 5 o 6 tappe principali, oppure di percorrerlo in modalità “giornaliera”, sfruttando la linea ferroviaria Lecco–Colico che corre parallela al tracciato e consente facili rientri.
Storia e origine del cammino
Il Sentiero del Viandante affonda le sue origini nel passato più profondo della regione. Era la via naturale di collegamento tra la Valtellina, la Svizzera e Milano, molto prima della costruzione della moderna Strada Statale 36. Utilizzato per secoli da pellegrini, viandanti, mercanti e soldati, fu noto con vari nomi: Strada Regia, Via Ducale, Via Napoleona, a seconda delle epoche e delle autorità che ne curarono la manutenzione.
Con l’avvento delle vie moderne, il tracciato andò lentamente in disuso, fino a essere quasi dimenticato. Solo negli anni ’90, grazie all’impegno di associazioni locali, comuni e appassionati di escursionismo, fu recuperato e rilanciato come sentiero escursionistico a lunga percorrenza. Oggi rappresenta un ponte ideale tra natura e memoria, dove si cammina respirando storie secolari e osservando la bellezza di un paesaggio che non ha bisogno di essere spiegato: basta seguirlo, passo dopo passo.
Le tappe del Sentiero del Viandante
Il Sentiero del Viandante si presta ad essere percorso in 5 o 6 tappe principali, ma anche suddiviso in giornate più brevi o modulato secondo il tempo e il passo del camminatore. Di seguito, una descrizione completa delle tappe classiche da sud a nord, con dettagli sui dislivelli, i borghi attraversati e i punti di interesse più significativi.
Tappa 1: da Lecco ad Abbadia Lariana
(6,5 km, 250 m D+, 230 m D-, 2h)
Il cammino comincia a Lecco, nei pressi del Ponte Azzone Visconti, e dopo pochi chilometri si lascia l’ambiente urbano per addentrarsi in una vegetazione lussureggiante fatta di boschi misti e castagneti, seguendo antiche mulattiere che portano verso Malnago e poi giù verso Abbadia Lariana. La tappa è breve e ideale per chi desidera un primo approccio al sentiero. Ad Abbadia si consiglia una visita al Museo Setificio Monti, testimonianza della storica lavorazione della seta in zona, e una pausa al lungolago per ammirare il contrasto tra acqua e pareti rocciose delle Grigne.
Questa tappa è breve ma panoramica: il sentiero sale subito verso Borzone e attraversa antiche mulattiere lastricate, immerse nei boschi con scorci improvvisi sul lago. A tratti si cammina su balconate naturali, con vista su Mandello del Lario e il gruppo del Grignone. Si attraversano piccoli nuclei rurali e si scende dolcemente verso Lierna, borgo elegante e ben tenuto. Qui merita una sosta la frazione Castello, affacciata sul lago con una piccola spiaggia e case in pietra a picco sull’acqua: uno degli scorci più iconici del percorso.
Tappa 3: da Lierna a Varenna
(8 km, 420 m D+, 440 m D-, 3h30m)
Una tappa molto suggestiva, che alterna boschi di castagni, uliveti e aperture panoramiche verso la sponda occidentale del Lario. Dopo una salita graduale, si raggiungono punti da cui la vista si apre su Bellagio, Menaggio e Tremezzina. Il sentiero scende quindi verso Varenna, considerato uno dei borghi più belli del Lago di Como. Il centro storico è ricco di fascino, con stradine strette, case colorate, la Chiesa di San Giorgio e la celebre Villa Monastero, con giardini botanici terrazzati sul lago. Una tappa breve ma densa, ideale anche come escursione giornaliera.
Tappa 4: da Varenna a Dervio
(12 km, 700 m D+, 680 m D-, 5h)
Una delle tappe più impegnative ma anche più appaganti dell’intero percorso. Si inizia con una salita decisa verso Perledo e poi Vezio, piccolo borgo noto per il suo castello medievale e il panorama incredibile sul centro lago. Si prosegue in ambiente collinare e boscoso, passando accanto al Santuario della Madonna di Lezzeno e scendendo verso Bellano, famosa per l’impressionante Orrido, una gola scavata nella roccia dal torrente Pioverna. Il tratto finale sale e scende fino a Dervio, dove ci si può rilassare lungo il lago o visitare la Torre di Orezia.
Tappa lunga e con un profilo altimetrico movimentato: dopo Dervio, si sale verso Dorio e si entra in un ambiente più montano, con tratti ombrosi tra faggi e castagni e sentieri ben tracciati ma più tecnici. Si attraversano nuclei come Mondonico e Cainallo, per poi arrivare a Corenno Plinio, straordinario borgo medievale costruito su un promontorio roccioso con chiese romaniche e scalinate in pietra. L’ultima parte del percorso scende verso Piantedo, porta d’ingresso alla Valchiavenna. Questa tappa è adatta a camminatori ben allenati e può essere spezzata a Colico, se necessario.
Tappa 6 (facoltativa): da Piantedo a Colico
(6 km, 150 m D+, 200 m D-, 2h)
Per chi ha tempo e desidera concludere il cammino in bellezza, questo tratto finale conduce a Colico, tra campi coltivati, uliveti e scorci aperti verso la sponda nord del lago. È una tappa facile e rilassante. A Colico meritano una visita il Forte Montecchio Nord, risalente alla Prima Guerra Mondiale, e il lungolago, ideale per una sosta o per celebrare la fine del percorso.
La segnaletica sul percorso
Una delle qualità migliori del Sentiero del Viandante è la chiarezza della segnaletica, che rende possibile percorrerlo anche senza guida. Lungo tutto il tracciato, il camminatore trova indicazioni ben visibili e frequenti, anche nei tratti più isolati.
I principali riferimenti sono:
Cartelli arancioni con l’indicazione “Sentiero del Viandante” e frecce direzionali, posizionati agli incroci più importanti e agli ingressi dei borghi;
Segnavia CAI in bianco e rosso, tipici dei sentieri montani italiani, spesso accompagnati da bollini blu dipinti su pietre e alberi;
Pannelli informativi posizionati in alcuni punti panoramici o nodi storici, con mappa, altimetria e spiegazioni storico-naturalistiche.
È comunque utile, soprattutto in caso di pioggia o nebbia, avere con sé una mappa cartacea o utilizzare app escursionistiche aggiornate con tracce GPX ufficiali scaricate in anticipo.
Dove dormire e dove mangiare
Una delle caratteristiche che rende il Sentiero del Viandante accessibile e piacevole anche per chi è alle prime esperienze di cammino è la buona disponibilità di alloggi e ristorazione lungo tutto il percorso. I paesi attraversati – da Abbadia Lariana a Colico – sono ben serviti dal punto di vista turistico e offrono numerose opzioni per pernottare e rifocillarsi, senza la necessità di affrontare lunghe tappe in autosufficienza.
Per dormire, si può scegliere tra B&B, piccoli hotel, agriturismi e case vacanza. Alcuni si trovano direttamente sul tracciato, altri a pochi minuti a piedi. Le località con maggiore disponibilità ricettiva sono Lecco, Mandello del Lario, Varenna, Bellano, Dervio e Colico. A Lierna e Dorio l’offerta è più ridotta ma presente. Chi cerca un’esperienza più immersiva può optare per agriturismi con vista lago o alberghi storici nei centri medievali, come nel caso di Varenna o Corenno Plinio.
Dal punto di vista gastronomico, il cammino è una festa per i sensi: si attraversano terre di confine tra montagna e lago, dove si incontrano piatti tipici valtellinesi, pasta fresca lombarda, formaggi locali (come il taleggio e il bitto), salumi artigianali, polente rustiche, missoltini (pesce agone essiccato del lago) e, nei ristoranti più curati, piatti a base di pesce di lago fresco. I paesi offrono anche pizzerie, osterie e bar in cui fare una sosta per un pranzo veloce o una cena rilassata. Nelle tappe centrali – come tra Varenna e Bellano, o tra Dervio e Corenno Plinio – è consigliabile organizzarsi in anticipo se si vuole mangiare nei ristoranti più panoramici o suggestivi, soprattutto nei fine settimana o durante l’alta stagione.
Perché scegliere il Sentiero del Viandante
Il Sentiero del Viandante non è solo un itinerario escursionistico tra i più panoramici d’Italia: è un modo diverso di avvicinarsi al Lago di Como, di percorrerlo con lentezza, di scoprire la sua anima più autentica, fatta di silenzi, di scorci inattesi e di incontri semplici ma profondi. Camminando lungo i suoi antichi tracciati, si ha l’impressione di seguire un filo che unisce il presente al passato, i passi dei pellegrini a quelli dei commercianti, la pietra dei borghi alla luce del lago che cambia colore a ogni ora del giorno.
Ogni tappa è un piccolo viaggio nel viaggio: si sale e si scende, si entra nei boschi per poi riemergere tra uliveti assolati, si attraversano ponti, mulattiere, viuzze, fino a raggiungere paesi dove fermarsi non è solo una pausa, ma una parte essenziale dell’esperienza. Non serve cercare la perfezione nel paesaggio – che comunque si offre generoso – perché ciò che colpisce davvero, sul Sentiero del Viandante, è la naturale armonia tra la bellezza del luogo e il ritmo del cammino.
È un sentiero accessibile ma mai banale, adatto a chi ama la natura ma anche la storia, il camminare ma anche il sostare. Che si percorra in quattro giorni o in singole tappe, il Viandante non delude: regala silenzi che parlano, fatiche leggere e un tempo rallentato che ha il sapore delle cose vere. Ed è proprio in questo equilibrio tra terra, acqua e memoria che si trova il senso più profondo del camminare.
A poca distanza da Milano, tra la provincia di Lecco e quella di Bergamo, si trova un luogo adatto per essere vissuto in ogni stagione: stiamo parlando dei Piani di Bobbio, un comprensorio sciistico molto amato dove godere al meglio la natura, la buona cucina e, naturalmente, gli sport all’aria aperta.
I suoi paesaggi sono frequentati d’inverno, grazie alla presenza di piste ideali per ogni livello di preparazione, dalle più semplici per bambini e principianti alle piste nere dell’Oscellera e di Valtorta, ma anche d’estate per chi ricerca una fuga rigenerante dalla città. In più possono essere raggiunti facilmente anche con la cabinovia dal bellissimo villaggio di Barzio, per vivere un’emozionante avventura ancor prima di arrivare ai Piani di Bobbio, la vostra meta finale.
In questo articolo vi consigliamo tutte le attività da fare in ogni stagione e non solo per godervi questo angolo incantato della Lombardia.
Cosa fare ai Piani di Bobbio in inverno
I Piani di Bobbio offrono ben 36 chilometri di piste da sci per ogni livello di esperienza, accessibili grazie ai 12 impianti di risalita tra funivie, seggiovie e skilift. Questo è il luogo ideale per insegnare ai più piccoli a sciare, grazie anche alla presenza di apposite piste baby e azzurre, oltre che di scuole con istruttori esperti e certificati. Non mancano, però, anche le piste nere per soddisfare le esigenze degli sciatori più esperti, come la pista Orscellera, con una vista che spazia fino a Milano, oppure la discesa del Tre Signori al cospetto dell’omonimo pizzo.
Chi ama lo sci di fondo, invece, deve assolutamente recarsi alla pista Rododendro, che ha ospitato anche i campionati italiani Master e quelli assoluti. I Piani di Bobbio sono in grado di accontentare anche chi pratica lo sci alpinismo, offrendo diversi percorsi di durata e difficoltà variabile. Si parte da quelli più semplici che durano un paio d’ore, fino ad arrivare al percorso di Aralata, che richiede ben 10 ore di salita, per cui spesso è frazionato in due giorni. E per chi vuole sperimentare emozioni nuove sulle piste, Piani di Bobbio offre la possibilità di provare il Telemark, ovvero lo sci a tallone libero, mentre i freestyler possono usufruire dei 1500 metri di area dove esibirsi nelle loro performance.
Per chi non è amante dello sci, ma non vuole rinunciare a un po’ di movimento sulla neve, la ciaspolata è l’attività migliore da praticare. Ai Piani di Bobbio si pensa anche ai meno esperti che qui possono noleggiare tutta l’attrezzatura necessaria e scegliere il percorso che conduce all’ex Albergo Pequeno, un hotel degli anni ’60 ormai dismesso. Si tratta di un itinerario prevalentemente pianeggiante, con soli 130 metri di dislivello, l’ideale per far provare ai bambini o a chi è alle prime armi questa bellissima attività. I più esperti, invece, possono optare per il percorso dei rifugi di Artavaggio con una pendenza di oltre 300 metri.
Cosa fare ai Piani di Bobbio in estate
I Piani di Bobbio sono perfetti anche durante la stagione estiva grazie ai tanti sentieri escursionistici presenti. Adatto a tutti è il percorso ad anello attraverso l’anfiteatro del Gruppo dei Campelli e del Corno Grande nel Vallone dei Megoffi, mentre più impegnativa è l’escursione panoramica attorno al Gruppo dei Campelli. Qui godrete di una vista unica delle Prealpi lecchesi con le Grigne e le Orobie bergamasche.
I Piani di Bobbio sono famosi anche per i tanti rifugi, raggiungibili con escursioni adatte a tutti, anche a chi viaggia con bambini. Chi è alla ricerca di un piatto tipico deve assolutamente fare tappa al Rifugio Lecco, dove potrà degustare la migliore polenta. Per chi invece cerca qualcosa di più raffinato, vi consigliamo di fermarvi al Rifugio di Ratti-Cassin. Potrete approfittare anche del centro benessere per farvi coccolare dopo tutte le attività svolte. Molto accoglienti sono anche il Rifugio Stella e quello Campelli Barzio, che offrono un bellissimo esempio dell’ospitalità tipica dei Piani di Bobbio.
Durante l’estate potete fare tappa anche al suggestivo villaggio di Barzio, una meta molto amata dai turisti che scelgono la Valsassina. Questo luogo è ideale per rilassarsi tra strade caratteristiche e per poter osservare dall’alto tutta la valle.
Fonte: iStockPiani di Bobbio durante l’estate
Dove si trovano i Piani di Bobbio
I Piani di Bobbio si trovano in Valsassina, in provincia di Lecco, a 1662 metri di altezza e a 75 chilometri di distanza da Milano. È proprio grazie alla vicinanza con il capoluogo lombardo che rappresentano una meta particolarmente amata in ogni stagione. Una volta arrivati, lasciate l’auto nell’ampio parcheggio a pagamento (5 euro per il giornaliero) situato presso la funivia o nei parcheggi appositi presenti nella cittadina di Barzio. Da qui salite sulla funivia o percorrete un’escursione di un paio d’ore a piedi per raggiunger i Piani di Bobbio.
Cosa fare ai Piani di Bobbio fuori stagione
Fuori stagione potete scoprire i Piani di Bobbio intraprendendo delle escursioni semplici, adatte anche ai bambini, e approfittarne per fermarvi in un rifugio e provare le migliori specialità tipiche del territorio. Tra queste vi consigliamo la polenta taragna, una particolare polenta di grano saraceno alla quale viene unito il taleggio, formaggio tipico della zona, e gli scapinasc, ravioli di carne rossa e carne bianca. Se amate i dolci, invece, provate i sassetti della Valsassina, ossia biscotti croccanti con mandorle prodotti in tutta la valle.
Tutti, prima o poi, abbiamo aperto il libro dei Promessi Sposi di Manzoni, vuoi per un tema scolastico o per interesse personale. Può piacere o meno, ma questo romanzo è un classico della letteratura italiana e al suo interno, seguendo le vicissitudini dei personaggi, si snoda un vero e proprio itinerario ripercorso da tanti lombardi e non solo. Sulle tracce di Renzo e Lucia andremo a scoprire i luoghi che hanno fatto non solo da sfondo alla storia, ma che sono divenuti anch’essi protagonisti attivi.
Gli avvenimenti si svolgono tra Lecco e Milano e qui vi consiglieremo i luoghi da visitare per rivivere le atmosfere del romanzo e scoprire la Lombardia in un modo diverso dal solito.
I luoghi dei Promessi Sposi a Lecco
Il nostro itinerario sulle tracce dei Promessi Sposi non poteva che cominciare da “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno“. È così che inizia il romanzo dei Promessi Sposi, in uno scenario tanto caro allo scrittore e che può essere localizzato facilmente come Villa Manzoni, situata nella frazione Caleotto di Lecco. La prima tappa comincia qui, negli ambienti dove Manzoni trascorse le sue estati e dove, dalle sue stanze, poteva ammirare il paesaggio “tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte“.
Oggi chiusa per ristrutturazione e con apertura prevista per il 2026, Villa Manzoni è una casa-museo dove è stata allestita un’interessante mostra che permette di approfondire la formazione e il pensiero dello scrittore. Da qui ci spostiamo verso le strade del rione di Pescarenico “un gruppetto di case, abitate da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare”. Passeggiate tra le stradine strette del rione e fate pausa in una delle osterie, dove ancora sopravvive l’anima marinara del quartiere.
Qui è possibile riconoscere il convento di Fra Cristoforo, un altro luogo manzoniano citato a chiare lettere così: “Il sole non era ancor tutto apparso sull’orizzonte, quando il padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico, per salire alla casetta dov’era aspettato.” Questa sarà una tappa veloce perché dell’antica struttura conventuale restano tracce solo nel cortile e nel portico dove si affacciavano le celle dei frati.
Fonte: iStockIl rione di Pescarenico citato nei Promessi Sposi
Tappe nei rioni di Olate e Acquate
Tappa successiva del viaggio attraverso i luoghi dei Promessi Sposi non può che portarci a pochi chilometri da Lecco, nei due rioni identificati come possibili abitazioni di Lucia: Olate e Acquate. A Olate si trova la presunta casa della protagonista, oltre che la chiesa dei Santi Vitale e Valeria, identificata tradizionalmente come la parrocchia di Don Abbondio, luogo in cui furono celebrate le nozze tra Renzo e Lucia, il cui unico ricordo originale è il campanile. La restante parte della chiesa è stata più volte ricostruita nel corso degli anni.
A Olate si trova anche il palazzotto di don Rodrigo, signorotto che esercita il potere sul paese di Renzo e Lucia, e che viene identificato con la villa che sorge in cima allo Zucco dal quale si gode di una vista panoramica su Lecco. Ad Acquate, invece, è situato il Tabernacolo dei Bravi dove Don Abbondio incontra i Bravi di Don Rodrigo: qui troverete una targa con la citazione dal romanzo in riferimento a questo luogo.
Cosa vedere a Monza sui Promessi Sposi
L’itinerario dei Promessi Sposi ci porta ora a Monza, “un borgo nobile e antico, al quale di città non mancava che il nome”, dove le strade di Renzo e Lucia si separano. Qui si trova la chiesa di Santa Maria delle Grazie, identificata come il convento dei Cappuccini dove i promessi sposi sostano in alcuni capitoli del romanzo, nella fuga da Lecco, e dove oggi troverete solo una targa. Renzo si dirige poi verso Milano, mentre Lucia e Agnese proseguono verso un altro convento.
Questo è noto a tutti per la triste vicenda legata a Marianna De Leyva, Gertrude, Monaca di Monza, il cui luogo associato alla storia è l’antico monastero di Santa Margherita, risalente al XIII secolo, oggi in larga parte demolito.
Quali sono i luoghi manzoniani a Milano
Seguiamo ora le tracce di Renzo e andiamo a Milano, dove luoghi reali si mischiano con quelli del romanzo. Da una parte troviamo Palazzo Marino, a due passi dal Duomo, dove nacque Marianna de Leyva y Marino, divenuta suor Virginia Maria e passata alla storia come la Monaca di Monza. A Milano, inoltre, all’interno del Cimitero Monumentale, è sepolto lo stesso Alessandro Manzoni, mentre una statua dedicata allo scrittore è situata in piazza San Fedele.
Tornando ai luoghi del romanzo, in Corso Vittorio Emanuele si troverebbe il Forno delle Grucce, la rivendita di pane dove Renzo assiste all’assalto della folla inferocita per il rincaro del prezzo in una città stremata dalla carestia e dalla peste. In piazza Eleonora Duse, invece, sorgeva il convento dei Cappuccini che il protagonista voleva raggiungere su consiglio di Don Abbondio. Nell’area oggi delimitata da via San Gregorio, via Lazzaretto, viale Vittorio Veneto e corso Buenos Aires, infine, si trovava il Lazzaretto, dove gli appestati erano ospitati in 280 camere.