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Aujourd’hui — 9 mai 2026SiViaggia

Šipan è l’isola d’oro delle Elafiti, tra palazzi rinascimentali, ulivi da record e porti quieti

9 mai 2026 à 10:00

Lasciandosi alle spalle una delle città più celebri dell’Adriatico, Dubrovnik, si ha l’opportunità di ritrovarsi nel giro di meno di 80 minuti di navigazione dentro un frammento di Dalmazia che pare scritto da un cronista del Rinascimento. Parliamo di Šipan (Giuppana in italiano), isola che appartiene all’arcipelago delle Elafiti, situata tra il canale di Koločep, quello di Meleda e la penisola di Pelješac, chiamata nella nostra lingua Sabbioncello.

Šipan, con i suoi 16 chilometri quadrati, è la terra emersa maggiore dell’arcipelago e custodisce due piccoli centri abitati, una valle fertile al centro e un numero impressionante di olivi. Proprio qui, infatti, si trova il primato che le ha regalato un posto nel Guinness dei Primati: c’è la più alta concentrazione di alberi d’olivo rispetto alla superficie disponibile.

Eppure il fascino di Šipan va ben oltre il paesaggio agricolo, al punto che la prima impressione, appena la barca entra in porto, è di pura poesia grazie alla pietra chiara, l’acqua trasparente e il silenzio autentico (no, non c’è alcun grande resort e nemmeno un lungomare artificiale).

Cosa vedere sull’Isola di Šipan

Gran parte del patrimonio storico di quest’isola della Croazia (che è ampio e raffinatissimo) si distribuisce lontano dai porti, tra vallate agricole, piccoli nuclei rurali e crinali panoramici. Ciò significa che qui il viaggio richiede curiosità, tempo e un pizzico di attenzione ai dettagli.

Suđurađ, il porto orientale delle famiglie armatrici

Per molti visitatori rappresenta il primo incontro con l’isola. Suđurađ occupa il versante orientale attorno a una baia raccolta, protetta dai venti occidentali e utilizzata da secoli da pescatori, mercanti e diportisti. Le case in pietra calcarea scendono fino all’acqua, intervallate da scalinate, giardini nascosti e piccole logge.

A dominare il borgo sono soprattutto le torri rinascimentali della famiglia Skočibuha, tra le dinastie marinare più influenti della Dubrovnik del XVI secolo. Il complesso venne costruito sulla zona di un antico cantiere navale, luogo dal quale salparono numerose imbarcazioni della flotta ragusea.

Il palazzo di Vice Stjepović Skočibuha

Tra gli edifici storici più scenografici dell’intera isola, Vice Stjepović Skočibuha rappresenta uno dei migliori esempi di architettura civile rinascimentale nelle Elafiti.

Facciata simmetrica, finestre ad arco, cortile interno, murature fortificate e una posizione dominante sul porto raccontano la ricchezza di una famiglia che costruì la propria fortuna sul commercio marittimo.

Šipanska Luka, il grande porto occidentale

Sul lato opposto dell’isola compare Šipanska Luka, un’insenatura lunga e profonda che ricorda più un piccolo lago mediterraneo che una baia marina. Da secoli questo porto rappresenta un approdo sicuro per imbarcazioni private, yacht e velieri. Il paesaggio, chiuso da colline terrazzate, genera una protezione naturale rara.

Il Palazzo del Rettore del 1450

Sopra Šipanska Luka prende vita uno dei posti storicamente più significativi di questa elegante terra emersa: il Palazzo del Rettore. Edificato nel 1450 in stile tardo gotico, rappresentava il centro amministrativo della Repubblica di Ragusa su Šipan.

La chiesa-fortezza dello Spirito Santo

La chiesa-fortezza dello Spirito Santo è senza dubbio uno dei luoghi più sorprendenti dell’isola. A prima vista sembra una piccola chiesa di campagna, poi emergono feritoie, murature spesse e proporzioni difensive.

Questa struttura religiosa venne concepita anche come rifugio durante le incursioni provenienti dal mare. Una soluzione architettonica tipica dell’Adriatico meridionale, qui conservata in maniera straordinaria.

La valle degli ulivi tra Suđurađ e Šipanska Luka

La strada che collega i due borghi è un pullulare di vigneti, agrumeti, fichi, muretti a secco, terra rossa, cipressi e soprattutto olivi a perdita d’occhio, i quali vanno a comporre il paesaggio più identitario di Šipan. In questa parte, quindi, si comprende davvero il senso del Guinness dei Primati.

Velji Vrh, il punto più alto dell’isola

Con i suoi 243 metri, Velji Vrh domina l’intero arcipelago. Il sentiero sale tra macchia mediterranea, timo selvatico, rosmarino e pini. Dalla cima lo sguardo abbraccia Lopud, Koločep, Mljet e la lunga linea della penisola di Pelješac, al punto che nelle giornate limpide la vista sembra infinita.

Le spiagge più belle di Šipan

Il litorale di Šipan racconta due anime molto diverse: il versante meridionale appare più severo, roccioso e inciso dal mare, mentre quello settentrionale regala approdi più dolci, piccole insenature e acque calme. Tra le spiagge da non perdere ci sono:

  • Spiaggia di Suđurađ: piccola, raccolta e vicina al molo dei traghetti, è composta di ciottoli chiari, fondale trasparente e di uno scorcio perfetto sul borgo storico.
  • Spiaggia di Šipanska Luka: situata lungo il grande porto occidentale, offre un ingresso graduale e un panorama sulle colline coltivate.
  • Cale dell’area di Harpoti: qui siamo al cospetto di tratti rocciosi, acqua profonda, colori intensi e traffico nautico discreto. Ottimale per chi ama scenari più selvaggi.
  • Piccole baie del versante nord: insenature raggiungibili lungo sentieri secondari, spesso frequentate soltanto da residenti e navigatori.
  • Scogliere meridionali: le zone più scenografiche dell’isola, con rocce modellate dal vento e dal sale. Il top per chi desidera paesaggi puri.

Dove si trova e come arrivare

Šipan si raggiunge facilmente dal porto di Gruž, a Dubrovnik. I traghetti pubblici collegano la città alle Elafiti durante tutto l’anno, con traversate comprese tra 45 minuti e 1 ora e 20 minuti, in base al tipo di imbarcazione e alle fermate intermedie. Molti arrivi terminano a Suđurađ, mentre alcune corse proseguono fino a Šipanska Luka.

Tra maggio e giugno l’isola mostra il volto più equilibrato, con il verde che appare intenso, i sentieri che risultano piacevoli e la luce che riesce a valorizzare la pietra chiara. Settembre e ottobre, dal canto loro, regalano temperature morbide, mare ancora caldo e una quiete quasi perfetta.

Giuppana, Croazia
iStock
I graziosi colori di Giuppana

Luglio e agosto portano più movimento nei porti, anche se Šipan conserva una calma sorprendente rispetto alla costa dalmata più celebre. L’inverno, invece, rivela la sua anima più vera: pochi visitatori, ancor meno traghetti, vento leggero tra gli ulivi e la sensazione concreta di trovarsi in un angolo d’Adriatico che ha scelto, da secoli, di restare fedele a sé stesso.

Giornata Europea degli Itinerari Minerari, dove scoprirli in Italia

9 mai 2026 à 09:00

Il 9 maggio, nel giorno in cui si celebra la Festa dell’Europa, prende ufficialmente il via la prima edizione dell’European Mining Routes Day, la Giornata Europea degli Itinerari Minerari, appuntamento che nasce con l’intento di valorizzare la memoria industriale e culturale dei territori minerari europei grazie a escursioni, incontri e attività condivise in diversi Paesi del continente.

L’evento è promosso dai partner della Federazione Europea degli Itinerari Minerari di Santa Barbara (MINES.B), rete internazionale che riunisce realtà impegnate nella tutela e nella promozione dei cammini minerari europei.

Tra i territori coinvolti, la Comarca Andorra Sierra de Arcos in Spagna, l’Idrija Mercury Heritage Management Centre in Slovenia, Les Sentiers de Grande Randonnée in Belgio, il Município de Aljustrel in Portogallo, OZ Barborská cesta – Terra Montanae in Slovacchia, la Mission Bassin Minier du Nord Pas de Calais in Francia e la Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara in Sardegna.

Un patrimonio comune che attraversa l’Europa

La scelta del 9 maggio come data simbolica della manifestazione non è casuale: la Giornata dell’Europa rappresenta infatti il momento in cui si celebra l’idea di un’identità condivisa tra i popoli europei, e proprio su questo concetto si fonda l’European Mining Routes Day. Le miniere, pur nelle loro differenti caratteristiche territoriali, hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo economico, sociale e culturale di numerose regioni europee, contribuendo a modellare il paesaggio e la vita delle comunità.

L’iniziativa punta quindi a mettere in relazione territori geograficamente lontani ma accomunati da una stessa matrice industriale e umana: l’obiettivo dichiarato è quello di creare un momento di partecipazione collettiva capace di rafforzare il legame tra i territori europei tramite la valorizzazione della memoria condivisa.

In contemporanea nei diversi Paesi aderenti alla rete saranno organizzate escursioni, passeggiate e attività, e il filo conduttore sarà il turismo lento e sostenibile, considerato uno strumento fondamentale per promuovere una fruizione consapevole del patrimonio minerario europeo.

Patrimonio minerario di Aljustrel, in Alentejo, Portogallo
Ufficio Stampa - MinesB, la Federazione Europea degli itinerari Minerari di Santa Barbara
Bellissimo percorso nel Passadiços do Chapéu de Ferro, Portogallo

Gli appuntamenti in Sardegna

In Italia le celebrazioni saranno coordinate dalla Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara, realtà impegnata nella valorizzazione del patrimonio minerario della Sardegna sud-occidentale. Il programma della giornata del 9 maggio si concentrerà nel territorio di Carbonia, dove storia mineraria e archeologia convivono in un paesaggio di grande valore culturale.

La giornata inizierà alle 9.00 con un’escursione in partenza dal Parco Archeologico di Monte Sirai, uno dei siti più significativi dell’isola per la presenza di testimonianze fenicie e puniche, e il percorso si concluderà intorno alle 11.30 alla Grande Miniera di Serbariu, luogo simbolo della storia industriale del Sulcis e oggi importante polo culturale dedicato alla memoria mineraria.

Nel pomeriggio gli eventi proseguiranno nella sede Sotacarbo, all’interno della Grande Miniera: il programma prevede la presentazione delle attività della Federazione Europea degli Itinerari Minerari di Santa Barbara – MinesB – seguita dalla proiezione del documentario “Voices from the Mine” e dalla mostra fotografica “Men and Women of Mining”, iniziative dedicate al racconto delle comunità minerarie europee mediante immagini e testimonianze.

Dopo il rientro in navetta a Monte Sirai, sarà inoltre possibile partecipare a una visita del Parco archeologico organizzata dal Sistema Museale di Carbonia.

Il valore culturale e sociale degli itinerari minerari

Secondo il presidente della Federazione MINES.B, Mauro Usai, l’European Mining Routes Day rappresenta un’occasione per rafforzare il senso di appartenenza a una rete europea che considera il patrimonio minerario non soltanto come testimonianza del passato, ma anche come risorsa culturale e sociale per il futuro. Nelle sue dichiarazioni, Usai sottolinea come gli itinerari minerari permettano di attraversare “la storia viva delle comunità”, creando nuove opportunità di dialogo e sviluppo sostenibile per i territori coinvolti.

Sulla stessa linea anche Mª Ángeles Tomás Obón, che evidenzia il valore delle attività e delle camminate lungo percorsi storici un tempo utilizzati per collegare comunità e luoghi plasmati dall’attività estrattiva. Secondo la vicepresidente di MINES.B, la giornata nasce per avvicinare i cittadini al patrimonio minerario europeo, valorizzando memoria, identità culturale e lascito industriale con forme di turismo sostenibile e trasmissione intergenerazionale delle conoscenze.

Anche Tomaž Bizjak ha sottolineato il significato della manifestazione, definendola una dimostrazione concreta della cooperazione costruita dai partner di MINES.B nel collegare le diverse tradizioni minerarie europee. Una collaborazione che, secondo Bizjak, mette in luce come il patrimonio minerario abbia contribuito non solo a definire l’identità delle singole comunità locali, ma anche a modellare il più ampio paesaggio europeo.

Kate Middleton sceglie l’Italia, ma viaggerà in una città insolita (con un hotel esclusivo)

9 mai 2026 à 07:30

Non è Parigi e nemmeno New York: per il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo il periodo lontano dagli impegni pubblici a causa del cancro, Kate Middleton ha scelto l’Italia. Le date sono fissate al 13 e 14 maggio 2026, ma a stupire più di ogni altra cosa è la meta del Belpaese scelta dalla Principessa del Galles: non una grande capitale o una destinazione glamour, ma Reggio Emilia.

Ecco perché ha scelto proprio questa città dell’Emilia Romagna e quali saranno le tappe del suo tour italiano, oltre all’hotel esclusivo in cui probabilmente soggiornerà.

Perché Kate Middleton ha scelto Reggio Emilia

Dopo mesi segnati dalla malattia e da una forte riduzione delle apparizioni pubbliche, Kate Middleton sembra voler ripartire da un viaggio dal forte valore umano e culturale, lontano dalle grandi cerimonie reali. Alla base della scelta di recarsi a Reggio Emilia per il suo primo viaggio all’estero c’è infatti un motivo serio legato ai bambini: la città è conosciuta in tutto il mondo per il celebre “Reggio Emilia Approach”, il metodo educativo fondato da Loris Malaguzzi che mette al centro relazioni, creatività, ambiente e comunità nello sviluppo dei bambini.

Da anni, infatti, Kate segue da vicino i temi legati alla salute mentale infantile e ai primi anni di vita attraverso il lavoro della Royal Foundation. La visita italiana servirà proprio ad approfondire i modelli educativi internazionali e le nuove pratiche dedicate all’infanzia.

Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha definito la visita “un riconoscimento per il sistema educativo e per la città”, ricordando come il modello reggiano sia oggi studiato e apprezzato a livello internazionale.

Le tappe del viaggio a Reggio Emilia

Il viaggio della Principessa del Galles sarà costruito attorno ai luoghi simbolo del celebre modello educativo reggiano, per capire da vicino come la città sia riuscita a trasformare l’educazione infantile in un progetto culturale riconosciuto in tutto il mondo.

Secondo quanto riporta la Gazzetta di Reggio, la prima tappa dovrebbe essere la Sala del Tricolore, all’interno del Municipio cittadino. Qui è previsto un incontro istituzionale con le autorità locali, in uno dei luoghi più rappresentativi della città.

Successivamente, Kate visiterà il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, spazio dedicato alla ricerca educativa e punto di riferimento internazionale del “Reggio Emilia Approach”. Nel programma compare anche il Centro Remida, luogo molto particolare nato attorno al concetto di riciclo creativo. Materiali industriali di scarto vengono trasformati in strumenti educativi, giochi e percorsi artistici per i più piccoli. Un progetto che unisce sostenibilità e immaginazione.

La Principessa dovrebbe poi entrare direttamente in due scuole dell’infanzia comunali, osservando da vicino le attività quotidiane, gli spazi educativi e il lavoro di insegnanti ed educatori.

L’hotel esclusivo in cui soggiornerà Kate Middleton

Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la Principessa del Galles dovrebbe soggiornare presso il Relais Roncolo 1888, all’interno della tenuta Venturini Baldini, ai piedi dell’Appennino emiliano.

Si tratta di un boutique hotel immerso tra vigneti e ulivi, ospitato nella villa storica Villa Manodori del XVII secolo. Fa parte degli Small Luxury Hotels of the World (SLH), una selezione di oltre 500 boutique hotel, resort e dimore indipendenti di lusso in circa 90 Paesi del mondo, che si distinguono per le loro architetture uniche, il design altamente curato, l’atmosfera intima e l’alto standard di servizio.

Il relais dispone di sei camere e suite con affreschi originali, splendidi giardini formali e una vista mozzafiato sulla campagna tra Parma e Reggio Emilia. L’hotel fa parte di un’azienda agricola biologica che produce aceto balsamico, olio extravergine e vini d’eccellenza. Nell’Acetaia di Canossa, in particolare, gli ospiti possono scoprire i segreti della produzione tradizionale dell’aceto balsamico.

Dormire qui non è per tutte le tasche: mediamente soggiornare una notte all’interno della camera Superior (con letto super king size) costa circa 600 euro.

Rosa Elettrica, le location della nuova serie Sky da un capo all’altro dell’Italia

8 mai 2026 à 18:00

Le location di Rosa elettrica sembrano scelte per accompagnare i protagonisti in un viaggio che è, sì, fisico da un capo all’altro dell’Italia ma soprattutto interiore, alla ricerca del sé. La serie in sei episodi liberamente ispirata ai romanzi di Giampaolo Simi e disponibile in esclusiva su Sky e NOW dall’8 maggio 2026 è, infatti, quello che in gergo si definisce un thriller on-the-run.

Di cosa parla

La protagonista, Rosa (Maria Chiara Giannetta), è una giovane poliziotta del Nucleo Operativo Protezioni Testimoni. Nonostante sia al suo primo incarico le viene assegnato il trasferimento di Cocìss (Francesco Di Napoli), baby boss della famiglia Incantalupo accusato di aver ucciso la figlia del boss del clan camorristico rivale e consapevole di avere, per questo, le ore contate.

Durante l’operazione Rosa si convince, basandosi sul proprio istinto, che c’è qualcosa che non torna e di non potersi fidare dei propri superiori e di colleghi che pure credeva amici. Pur di salvare la vita di Cocìss e scoprire la verità decide, così, di scappare con lui da un capo all’altro dell’Italia: mentre forze dell’ordine e camorristi li inseguono, i due impareranno a conoscersi e fidarsi l’uno dell’altro.

Una scena di "Rosa elettrica"
Ufficio stampa Sky
Gli attori Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli in una scena di “Rosa elettrica”

Dov’è stata girata

La fuga di Rosa e Cocìss nella nuova serie thriller Sky tocca tre regioni, Emilia Romagna, Campania e Trentino Alto Adige, ed è qui che si trovano le principali location di Rosa elettrica (per quanto non manchino scene girate in studio nel Lazio).

Nella scelta delle ambientazioni la produzione non ha guardato solo alla bellezza e alla forza visiva dei singoli luoghi, ma anche e soprattutto alla capacità che questi avevano di entrare in risonanza con i tratti principali del carattere dei personaggi. Una delle sfide più grosse per l’Art Department, come si legge nel materiale stampa, è stata trovare location inedite e che fossero ancora «poco frequentate» dalla serialità italiana, specie quella che racconta storie di malavita organizzata.

Napoli

A Napoli, così, i luoghi dov’è stata girata Rosa elettrica non sono – solo – quelli che ci si aspetterebbe da una serie con protagonisti boss e clan di camorra. Sullo schermo compare la collina di Posillipo con le sue  insenature nascoste e i suoi punti panoramici con vista sul Golfo.

C'è anche Posillipo tra le location napoletane di "Rosa elettrica"
iStock
L’incantevole vista sul Golfo di Napoli dalla collina di Posillipo

Spostandosi verso il centro di Napoli la produzione ha scelto Piazza Matteotti come simbolo degli affari politico-economici della città: inconfondibili i suoi edifici razionalisti come il Palazzo delle Poste, Palazzo Matteotti, Palazzo Troise, la Casa del Mutilato.

Poco distante Piazza Monteoliveto è, sia nella realtà e sia nella finzione cinematografica, luogo di movida e di una vivace vita notturna: la piazza, che è circondata da edifici di notevole importanza storico-artistica come la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi e Palazzo Orsini di Gravina, ha come elemento più caratteristico la fontana con statua bronzea di Carlo II di Spagna.

Tra i luoghi dov'è girata la serie "Rosa elettrica" a Napoli c'è Piazza Monteoliveto
iStock
Piazza Monteoliveto, in centro a Napoli, è sia nella finzione narrativa di “Rosa elettrica” e sia nella realtà luogo di movida

Tra le location di Rosa elettrica c’è anche Piazza Mercato: cuore del commercio cittadino al tempo degli Angioini, poi luogo d’origine della rivolta di Masaniello a fine Seicento, oggi è al centro di diversi progetti di riqualificazione urbana.

Poco vista sugli schermi, in alcune scene del nuovo thriller on-the-run di Sky compare anche Piazza Grande ai Ponti Rossi: un complesso residenziale progettato da Aldo Loris Rossi e altri ispirandosi al brutalismo e all’architettura organica di Frank Lloyd Wright che avrebbe dovuto rappresentare una sorta di città nella città con alloggi, uffici, negozi, attività per lo svago.

C'è anche il complesso di Piazza Grande ai Ponti Rossi tra le location di "Rosa elettrica" a Napoli
IPA
Le torri di Piazza Grande: un esempio di brutalismo napoletano

Il ferrarese

La sede dell’ufficio Protezione Testimoni, da dove parte l’azione nella serie, è il Palazzo Municipale di Ferrara. L’edificio quattrocentesco che per molto tempo fu la residenza ducale degli Este, non è l’unica location di Rosa elettrica in Emilia Romagna e nel ferrarese.

Tra le location di "Rosa elettrica" il Palazzo Municipale di Ferrara è trasformato nella sede del Nucleo Operativo Protezioni Testimoni
iStock
Il caratteristico interno del Palazzo Municipale di Ferrara

Seguendo le diramazioni del Po, che hanno un ruolo narrativo non secondario nella fuga dei due protagonisti, le riprese hanno interessato anche i comuni di Copparo e Comacchio. Il primo è oggi uno dei più importanti centri economici del ferrarese, non privo di luoghi d’interesse storico-artistico come la Delizia Estense, un sontuoso complesso con torri e portici oggi sede del Comune, il Teatro De Micheli in stile liberty e, appena fuori dal centro cittadino, Villa La Mensa che fu un tempo un’importante residenza vescovile.

Più famosa, e spesso considerata una “piccola Venezia”, Comacchio è celebre per le sue dodici isole collegate da ponti e passaggi.

Fuori dalla città, le Valli di Comacchio sono una meta perfetta per dedicarsi a trekking, birdwatching e altre attività outdoor.

C'è anche Comacchio tra le location di "Rosa elettrica" in Emilia Romagna
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L’originale panorama lacustre di Comacchio che le è valso il soprannome di “piccola Venezia”

Il Parco del Delta del Po, dove sono state girate alcune scene di “Rosa elettrica”, è una delle oasi naturali più suggestive d’Italia con i suoi oltre 66mila ettari in cui si alternano macchia mediterranea, boschi idrofili, zone salmastri, rovine etrusche e romane e villaggi di pescatori dove ancora si tramanda la tradizione della pesca di vongole e anguille.

La produzione ha girato anche a Ravenna.

Tra i posti dov'è girata la nuova serie Sky di Davide Marengo c'è anche il Parco del Delta del Po
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Quello del Parco del Delta del Po è un panorama suggestivo

Merano e il Trentino Alto Adige

Se la fuga di Rosa è Cocìss si spinge fino al Trentino Alto Adige è per ragioni narrative, certo, ma anche per segnare con uno stacco visivo importante un prima e un dopo nelle esistenze dei due protagonisti della nuova serie Sky diretta da Davide Marengo. A Merano tra le location di Rosa elettrica ci sono il Castello di Rubein e Villa Hartungen.

I panorami di Merano sono inconfondibili tra le location di "Rosa elettrica"
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Le meravigliose valli di Merano con i loro castelli e residenze aristocratiche

Schloss rubein è una dimora nobile fatta costruire nel 1200 dai Signori di Ruvina e poi abitato, nel corso dei secoli, da numerose famiglie aristocratiche della zona che ne hanno impreziosito gli interni con arazzi, soffitti cassettonati, specchiere dorate e altre importanti opere d’arte.

Villa Hartungen è, invece, una villa in stile liberty completamente in legno fatta realizzare, agli inizi del Novecento, da un famoso dottore in una delle valli trentine più remote: la Val d’Ultimo, un tempo raggiungibile solo a cavallo. Immerso nel verde, oggi l’edificio, privato, è utilizzato come «casa della salute naturale». I panorami della Val d’Ultimo fanno spesso capolino nelle scene della serie.

C'è anche la Val d'Ultimo tra le location del nuovo thriller on-the-run di Sky "Rosa elettrica"
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La Val d’Ultimo è ancora una delle più solitarie e incontaminate del Trentino Alto Adige

Altre vedute inconfondibili sono quella della Passeggiata d’Inverno: un percorso che si snoda tra il Ponte della Posta e il Ponte Romano a Merano perfetto per godersi una passeggiata panoramica all’aria aperta anche nei mesi più freddi dell’anno perché soleggiato per gran parte della giornata e riparato dal vento. Percorrendo la Passeggiata ci si imbatte nella Wandelhalle, un edificio in stile liberty concepito in origine per ospitare concerti e spettacoli.

La Passeggiata d'Inverno a Merano è una delle location di "Rosa elettrica"
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La caratteristica Passeggiata d’Inverno a Merano

Hier — 8 mai 2026SiViaggia

Il pazzesco Chand Baori, il pozzo a gradini del Rajasthan che sfida lo sguardo

8 mai 2026 à 17:30

Occorre intraprendere una strada che attraversa il distretto di Dausa, in India, puntellato di campi bruciati dal sole, piccoli villaggi di mattoni chiari, motociclette cariche di merci e mandrie che rallentano il traffico. Un inizio di viaggio che, per alcuni, potrebbe non sembrare invitante, ma che nei fatti conduce al cospetto del Chand Baori, una cavità monumentale che per la sua perfezione geometrica sembra provenire da un altro universo.

Oltrepassando il cancello del sito archeologico, infatti, ci si rende conto di essere giunti alla soglia di un qualcosa fuori scala, fuori tempo e persino fuori categoria: un quadrato modellato nella terra che precipita verso il basso con estrema precisione. File di gradini, triangoli, diagonali e linee che si rincorrono fino a confondere la percezione, una sorta di labirinto in grado di ipnotizzare all’istante.

Del resto stiamo parlando di uno dei più grandi pozzi a gradini dell’India e uno dei più profondi al mondo, anche perché qui, ai margini del deserto del Thar, l’acqua ha sempre avuto un valore enorme. Ma, se dobbiamo essere onesti, ridurre il Chand Baori a un “semplice” sistema di raccolta è quasi offensivo. La costruzione possiede la forza visiva di una cattedrale sotterranea, la precisione matematica di un disegno impossibile e il fascino enigmatico di quei luoghi che sembrano appartenere a civiltà molto più avanzate del proprio tempo.

Breve storia del Chand Baori

È antichissimo: le origini di questa meraviglia dell’India risalgono a un periodo che va dall’VIII al IX secolo d.C., in un momento storico segnato dalla grande influenza delle dinastie rajput nella zona nord del Paese. La tradizione locale attribuisce la costruzione a Raja Chanda, sovrano legato ai Gurjara-Pratihara, una potente casata che tra il VI e il X secolo controllò vaste aree del Rajasthan e territori limitrofi.

La realizzazione richiese competenze ingegneristiche straordinarie per l’epoca, anche perché scavare così in profondità, stabilizzare pareti, distribuire il peso delle strutture superiori e progettare accessi funzionali durante variazioni stagionali del livello dell’acqua è avvenuto ben oltre 1.200 anni fa.

In totale sono 13 i livelli, circa 3.500 gradini e una profondità vicina ai 20 metri (con alcune misurazioni che arrivano oltre i 30 considerando l’intera struttura sotterranea). Numeri che, però, raccontano soltanto una parte della storia. Chand Baori venne dedicato ad Harshat Mata, la dea della gioia e della felicità, il cui tempio sorge ancora a pochi passi dal pozzo.

Durante il periodo moghul, in particolare tra XVII e XVIII secolo, la parte superiore ricevette elementi architettonici islamici, arcate colonnate, balconi pensili, e gallerie decorative. Venne quindi al mondo quel dialogo tra cultura hindu e gusto moghul che rende oggi il complesso ancora più interessante. Il fatto più sorprendente, però, è che gran parte di ciò che appare attualmente davanti ai visitatori coincide ancora con la sua struttura originale.

Come funziona la visita del Chand Baori e cosa vedere

Non è di certo raro provare una certa emozione di fronte al Chand Baori, soprattutto se lo si osserva dal bordo superiore: da qui lo sguardo scende lungo tre lati interamente occupati da doppie file di scale strettissime, incrociate secondo uno schema geometrico quasi perfetto. La pietra utilizzata, scura e porosa, contribuisce a mettere in scena un curioso gioco visivo. Durante le prime ore del mattino (oppure poco prima del tramonto), infatti, il sole crea ombre che trasformano il pozzo in un enorme mosaico tridimensionale.

Sul quarto lato appare invece la parte più monumentale. Parliamo di una zona con tre piani sovrapposti, padiglioni, balconi aggettanti, finestre jharokha finemente scolpite, gallerie sostenute da colonne e nicchie che custodiscono sculture religiose, figure divine e motivi ornamentali. Sì, verrebbe quasi da dire: “Chi più ne ha più ne metta!”.

In alto si intravedono ambienti reali, sale riservate ai sovrani, spazi cerimoniali utilizzati durante celebrazioni pubbliche o incontri ufficiali, anche se è giusto sapere che gran parte di queste aree resta chiusa ai visitatori. Vale la pena fermarsi qualche minuto lungo il parapetto e osservare semplicemente la luce, perché ora dopo ora Chand Baori cambia volto.

Scendendo verso i livelli inferiori, la temperatura cala sensibilmente. Tra superficie e fondo la differenza può raggiungere 5 o 6 gradi. In piena estate, con picchi che nel Rajasthan superano facilmente i 38 gradi, questo microclima rappresentava un rifugio naturale per abitanti, mercanti e pellegrini.

Chand Baori aveva infatti anche una funzione sociale in quanto, oltre a raccogliere acqua, chi veniva qui parlava, pregava, concludeva accordi, organizzava incontri, ascoltava musicisti e celebrava ricorrenze.

Negli ultimi decenni la sua fama ha superato i confini dell’India grazie al cinema. La struttura compare in produzioni internazionali come The Dark Knight Rises, oltre che in diverse pellicole di Bollywood. Vederlo sullo schermo incuriosisce, ma trovarselo davanti muta completamente prospettiva.

A pochi passi dal pozzo merita attenzione anche il tempio di Harshat Mata, con frammenti scultorei che sono testimoni dell’antica spiritualità del posto.

Dove si trova e come arrivare

Lo straordinario Chand Baori si trova ad Abhaneri, piccolo villaggio rurale del distretto di Dausa, nello stato indiano del Rajasthan, lungo l’asse che collega Jaipur e Agra. La distanza da Jaipur si aggira attorno ai 95 chilometri, al punto che in automobile il tragitto richiede circa 2 ore (traffico permettendo).

Molti viaggiatori scelgono un taxi privato, soluzione più semplice e più pratica soprattutto per chi inserisce Abhaneri in un itinerario del celebre Golden Triangle, il triangolo turistico formato da Delhi, Jaipur e Agra. Con i mezzi pubblici serve invece un po’ più di pazienza: da Jaipur partono autobus verso Sikandra oppure Gular, da dove poi proseguono jeep condivise, tuk tuk oppure taxi locali fino al villaggio.

Pozzo Chand Baori, India
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Le geometrie perfette di Chand Baori

Chi arriva fin qui lo fa per scelta. E forse proprio per questo, davanti a quella vertigine di pietra, la sensazione risulta ancora più potente: non sembra di aver raggiunto un monumento, pare di aver scoperto un segreto custodito sottoterra da 12 secoli.

Kid Pass Days 2026, il weekend perfetto per scoprire musei e città con i bambini

8 mai 2026 à 16:30

Il 9 e 10 maggio 2026 tornano i Kid Pass Days, uno degli appuntamenti più attesi dalle famiglie italiane. La manifestazione coinvolge oltre 100 musei, siti culturali e realtà educative da Nord a Sud con circa 150 attività dedicate ai bambini da 0 a 12 anni. Laboratori creativi, visite immersive, trekking nella natura, incontri con animali e giochi interattivi trasformano il patrimonio culturale italiano in una grande esperienza family friendly.

Da Milano a Caserta, passando per Trento, Genova e Venezia, i Kid Pass Days 2026 diventano anche un’ottima occasione per organizzare un weekend culturale con i bambini, tra arte, scienza e divertimento. Qui abbiamo messo una selezione di 6 eventi, per scoprirli tutti e per avere maggiori informazioni sugli orari, consultare il sito ufficiale kidpass.

Escape room regale alla Reggia di Caserta

Tra gli eventi più originali dei Kid Pass Days 2026 spicca la speciale escape room organizzata alla Reggia di Caserta. I bambini potranno esplorare gli ambienti della celebre residenza borbonica attraverso enigmi, indizi e prove ispirate alla storia della corte reale.

L’esperienza unisce gioco e scoperta culturale, rendendo la visita coinvolgente anche per i più piccoli. Un’attività ideale per le famiglie che vogliono visitare uno dei siti monumentali più affascinanti d’Italia in modo diverso e dinamico.

Incontri ravvicinati all’Acquario di Livorno

Per chi ama il mare e gli animali, i Kid Pass Days propongono esperienze immersive all’Acquario di Livorno. I bambini potranno partecipare a incontri speciali dedicati alle specie marine e scoprire curiosità su tartarughe, meduse e squaletti. L’animazione sarà accompagnata da una guida biologa in versione tartaruga, uno degli animali più saggi del mare.

Arte e tecnologia alla Città dei Bambini e dei Ragazzi di Genova

Alla Città dei Bambini e dei Ragazzi la tecnologia diventa protagonista grazie a TRATTO, un’esperienza innovativa che trasforma i movimenti del corpo in arte digitale.
I bambini potranno interagire con installazioni multimediali e contribuire a un progetto di ricerca scientifica legato al riconoscimento delle emozioni. Un’attività perfetta per avvicinare i più giovani al legame tra movimento e sentimenti attraverso il gioco.

Laboratori creativi a Bologna

Il Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni di Bologna propone un laboratorio creativo per entrare della “Scuola di Bristol” e diventare un esperto di street art. L’iniziativa punta a far conoscere storie, tecniche e segreti di artisti come Banksy. Durante il laboratorio ogni partecipante creerà il proprio book personale.

Trekking tra natura e archeologia ad Artimino

Tra le attività outdoor più interessanti dei Kid Pass Days 2026 c’è il trekking alla Necropoli etrusca di Prato Rosello ad Artimino in Toscana. Il percorso permette alle famiglie di esplorare un importante sito archeologico immerso nella natura.

Durante l’esperienza è previsto un laboratorio dedicato alle erbe spontanee in collaborazione con una guida ambientale escursionistica. Un’occasione perfetta per unire movimento all’aria aperta, storia e scoperta del territorio toscano.

Venezia tra storia e archeologia

Kid Pass Days farà tappa anche a Venezia, nella sede del Museo archeologico nazionale di Piazzetta San Marco.
Le famiglie potranno scoprire curiosità e capolavori del museo per votare poi alla fine la propria opera preferita. Un percorso coinvolgente che invita bambini e genitori a scoprire le creazioni del museo più antico di Venezia. Alla fine ci sarà un gadget per ogni bambino.

Non è un paese per single, le location del film raccontano una Toscana romanticissima

8 mai 2026 à 15:30

Le location di Non è un paese per single, il film tratto dall’omonimo best seller di Felicia Kingsley in arrivo sul Prime Video l’8 maggio 2026, portano sullo schermo tutto il romanticismo della campagna toscana dove, come suggerisce lo stesso titolo, è quasi impossibile non innamorarsi.

Di cosa parla

Elisa, la protagonista del film interpretata da Matilde Gioli, è una madre single che gestisce la tenuta Le Giuggiole a Belvedere in Chianti: un borgo immaginario della campagna toscana dove tutti, tranne lei, sembrano impegnati a cercare l’anima gemella. Quando l’anziano proprietario della tenuta muore, la lascia in eredità ai nipoti Carlo (Sebastiano Pigazzi) e Michele (Cristiano Caccamo).

Festa della mamma 2026, sei idee last minute per viaggiare con la donna più importante

8 mai 2026 à 15:00

La Festa della mamma 2026 è l’occasione perfetta per condividere tempo insieme invece del solito dono materiale. E non serve organizzare un viaggio dall’altra parte del mondo: anche una fuga di un giorno, un weekend o un’esperienza immersa nella natura possono trasformarsi in un ricordo speciale. Dalle terme naturali ai city break low cost, passando per giardini in fiore, musei e notti in luoghi insoliti, ecco alcune idee last minute facili da organizzare in tutta Italia.

Aggiungi SiViaggia alle tue fonti preferite su Google

8 mai 2026 à 14:28

Ogni giorno scorriamo tantissimi contenuti online, ma non sempre quelli che troviamo riescono davvero a ispirarci o a portarci verso nuove scoperte. Proprio per questo Google ha introdotto la possibilità di scegliere le proprie fonti preferite, così da rendere l’esperienza sempre più personalizzata e vicina ai propri interessi.

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Il Borghi dei Tesori Fest torna con tre weekend tra borghi, storie e la Sicilia più nascosta

8 mai 2026 à 14:00

C’è una Sicilia che si allontana dal vuciari delle piazze nei mercati di Palermo, dal caos delle spiagge assolate più gettonate, un’isola, insomma, che non si mette in vetrina. Una Sicilia che si lascia piuttosto scoprire piano, curva dopo curva, tra strade che si arrampicano sui monti e vicoli che sembrano sospesi nel tempo. È qui che torna il Borghi dei Tesori Fest, un viaggio diffuso che dal 9 maggio accende per tre weekend consecutivi 25 borghi dell’isola, trasformandoli in un unico grande racconto a cielo aperto.

Non è solo un festival, ma una specie di mappa emotiva della Sicilia: ogni tappa è infatti un incontro, ogni borgo una storia che riemerge, ogni passeggiata un modo diverso di guardare la Sicilia, anche lontani dal lungomare per riscoprire i tesori sottovalutati dell’entroterra.

I borghi protagonisti dalla Sicilia interna alle coste

Il fascino del festival sta anche nella varietà dei luoghi coinvolti. Si passa da borghi arroccati nell’entroterra a piccoli centri costieri, attraversando una Sicilia che cambia volto a ogni curva. Tra i più suggestivi c’è Piana degli Albanesi, custode della cultura arbëreshë, dove lingua, riti e tradizioni raccontano un’identità unica in Italia (da riscoprire in primavera, visto che i siciliani stessi di solito la visitano con la neve per le sue piste da sci). Poi Caltabellotta, borgo sospeso tra montagne e silenzi, dove il paesaggio sembra rallentare il tempo.

Caltabellotta, Sicilia
iStock
Lo splendido borgo di Caltabellotta al tramonto

Nel cuore delle Madonie, Geraci Siculo è uno di quei borghi capaci di offrire panorami che sembrano dipinti e che si aprono all’improvviso tra le nuvole, mentre Custonaci porta il visitatore tra grotte naturali e coste scolpite dal vento di inestimabile bellezza. E ancora Prizzi e Bisacquino, premiati per i loro progetti di valorizzazione culturale e rigenerazione dei centri storici. Ogni borgo diventa così un frammento di un racconto più grande: quello di una Sicilia che resiste, si trasforma e si reinventa attraverso la cultura e la partecipazione delle comunità locali.

Di seguito, il calendario completo dei tre weekend:

  • 9 – 10 maggio: Alessandria della Rocca, Burgio, Caltabellotta, Balestrate, Delia, Piana degli Albanesi;
  • 16 – 17 maggio: Calatafimi, Camporeale, Centuripe, Custonaci, Gangi, Geraci Siculo, Montelepre, Petralia Soprana;
  • 23 – 24 maggio: Bisacquino, Cassaro, Chiusa Sclafani, Frazzanò, Giuliana, Licodia Eubea, Montevago, Partanna, Prizzi, San Mauro Castelverde, Sant’Angelo Muxaro.

Borghi dei Tesori Fest, la Sicilia dei piccoli centri

Giunto alla sua sesta edizione in Sicilia, il Borghi dei Tesori Fest è ormai diventato un appuntamento simbolo per chi ama il turismo lento e narrativo. L’idea è semplice ma estremamente efficace: mettere in rete i piccoli comuni siciliani e farli raccontare da chi li vive ogni giorno. Per tre fine settimana, a partire dal weekend del 9 maggio, i borghi si alternano come in una staffetta culturale. Non c’è un unico evento centrale, ma tanti micro-festival diffusi che costruiscono un itinerario continuo tra esperienze, visite guidate, aperture straordinarie e passeggiate tematiche.

A guidare i visitatori sono soprattutto giovani del territorio, le cosiddette “giovani guide”, che diventano narratori contemporanei di chiese dimenticate, palazzi nobiliari, belvedere naturali e luoghi che spesso restano fuori dai circuiti turistici tradizionali. “Anche quest’anno diamo vita a una maratona che, nel corso di tre weekend, vedrà i Comuni passarsi il testimone”, ha raccontato Laura Anello, presidente della Fondazione Le Vie dei Tesori. Un format che punta a trasformare la scoperta in esperienza condivisa, più che in semplice visita.

Per partecipare è necessario acquistare i coupon sul sito ufficiale Le Vie dei Tesori oppure negli info-point dei singoli borghi. Le formule sono flessibili e pensate per costruire percorsi personalizzati tra più comuni, senza vincoli nominativi.

Dall’aglione agli asparagi, le sagre e gli eventi imperdibili del weekend del 9 e 10 maggio 2026

8 mai 2026 à 13:00

Il weekend del 9 e 10 maggio 2026 è quello della Festa della Mamma e quale migliore modo di festeggiare se non organizzando una gita fuori porta in famiglia? Abbiamo trovato alcuni eventi che sicuramente incontreranno i vostri gusti sparsi per tutto il territorio nazionale.

Sagre, mostre mercato, eventi di quartiere, degustazioni di ottimi vini e chi più ne ha più ne metta, ecco gli appuntamenti da non perdere.

L’isola di Robinson Crusoe nasconde davvero un tesoro? A ottobre riparte la caccia miliardaria

8 mai 2026 à 13:00

C’è un’isola sperduta nell’Oceano Pacifico dove le leggende di pirati, galeoni spagnoli e tesori nascosti non appartengono solo ai romanzi d’avventura. Qui, tra montagne verdi che precipitano nel mare e baie battute dal vento, un imprenditore olandese di 76 anni è convinto che sotto terra sia nascosto uno dei tesori più ricchi della storia moderna. E ora, dopo anni di stop e battaglie legali, potrà finalmente tornare a cercarlo.

Succede sull’isola cilena di Robinson Crusoe, nell’arcipelago di Juan Fernández, luogo che prende il nome dal celebre personaggio letterario ispirato al marinaio scozzese Alexander Selkirk, sopravvissuto qui in isolamento per oltre quattro anni nel XVIII secolo. Un posto remoto e quasi cinematografico che presto potrebbe trasformarsi nel centro di una vera caccia al tesoro miliardaria.

Robinson Crusoe Island, la caccia al tesoro riparte

La Corte Suprema di Santiago del Cile ha autorizzato Bernard Keiser a riprendere gli scavi alla ricerca di un presunto tesoro dal valore stimato tra i 20 e i 40 miliardi di dollari. Secondo la leggenda, il bottino sarebbe nascosto nella zona di Puerto Inglés e comprenderebbe monete d’oro e d’argento, gioielli e pietre preziose provenienti da Veracruz, in Messico.

Non si tratta di una semplice ossessione da collezionista, infatti Keiser cerca questo tesoro da oltre trent’anni e ha già finanziato almeno 17 spedizioni nell’arcipelago, investendo più di cinque milioni di dollari del proprio patrimonio personale. La storia del tesoro sembra uscita direttamente da un film d’avventura: il carico sarebbe stato nascosto nel 1714 dal capitano spagnolo Juan Ubilla de Echeverría a bordo della nave Nuestra Señora del Monte Carmelo e successivamente seppellito di nuovo nel 1760 dal navigatore britannico Cornelius Webb. Per anni, però, le autorità ambientali cilene avevano bloccato ogni nuova spedizione per proteggere l’isola, che oggi fa parte di un parco nazionale. Ora la situazione è cambiata e, una volta ottenuto il permesso definitivo previsto entro giugno, gli scavi potranno ricominciare già da ottobre.

Il mistero del tesoro miliardario nell’isola cilena

A rendere ancora più affascinante questa vicenda è il fatto che non si basa soltanto su racconti tramandati nei secoli. Nel 2025, infatti, Bernard Keiser avrebbe ottenuto nuovi studi geofisici che mostrerebbero una significativa concentrazione metallica proprio nell’area dove vuole scavare. Nonostante il valore potenzialmente enorme del tesoro, le regole saranno rigidissime. Gli scavi dovranno avvenire senza macchinari pesanti, esclusivamente a mano e per un periodo massimo di sei mesi, così da limitare l’impatto ambientale sull’isola.

Cannoni presenti sull'isola di Robinson Crusoe in Cile, con villaggio sullo sfondo
iStock
Isola di Robinson Crusoe, nell’arcipelago Juan Fernandez in Cile

E se il tesoro venisse davvero trovato? In base alla legge cilena, il 75% del bottino andrebbe allo Stato, mentre il restante 25% spetterebbe a Keiser e ai suoi soci. Nel frattempo, l’isola di Robinson Crusoe continua ad attirare viaggiatori da tutto il mondo non solo per il mistero del tesoro, ma anche per i suoi paesaggi selvaggi, le escursioni tra le montagne vulcaniche e quell’atmosfera sospesa tra realtà e leggenda che sembra uscita da un romanzo. Solo che questa volta, forse, il finale potrebbe essere reale per davvero.

Prezzi dei voli e crisi carburante, arriva lo stop Ue ai supplementi dopo l’acquisto

8 mai 2026 à 10:44

La crisi energetica legata al conflitto in Iran e ai timori per una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz continua a far tremare il settore aereo europeo. Tra rincari del carburante, timori per nuove interruzioni delle forniture e prezzi dei voli sempre più instabili, molti viaggiatori hanno iniziato a chiedersi se il costo di un biglietto acquistato mesi prima possa improvvisamente aumentare poco prima della partenza.

La risposta, almeno secondo Bruxelles, è no. La Commissione europea ha infatti chiarito che le compagnie aeree non possono modificare retroattivamente il prezzo dei voli già acquistati a causa dell’aumento del costo del carburante. Un passaggio importante, soprattutto dopo i casi che negli ultimi mesi hanno acceso il dibattito tra passeggeri e compagnie low cost, già verificatisi.

Biglietti aerei già acquistati, no agli aumenti retroattivi

Nelle linee guida che la Commissione europea pubblicherà ufficialmente nelle prossime ore, viene chiarito uno dei punti più delicati per milioni di passeggeri europei: il prezzo finale di un volo acquistato non può essere modificato successivamente per compensare l’aumento dei costi del carburante.

Viaggi, aeroporto
iStock
Viaggiatore in aeroporto per partire con un volo

Il tema è diventato centrale dopo la nuova impennata del petrolio e del jet fuel causata dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Negli ultimi giorni molte compagnie hanno parlato apertamente di margini ridotti e costi operativi in crescita, alimentando il timore di possibili supplementi post-acquisto.

Bruxelles, però, ha scelto una linea netta: il rincaro del carburante non rappresenta una “circostanza straordinaria” sufficiente per giustificare aumenti retroattivi o per evitare gli obblighi verso i passeggeri previsti dalla normativa europea. Proprio nelle scorse settimane aveva fatto discutere anche il caso Volotea, con alcune segnalazioni relative a richieste di pagamento extra successive all’acquisto dei biglietti.

Diverso invece il discorso relativo alle cancellazioni dei voli. Secondo la Commissione, una reale carenza locale di carburante potrebbe essere considerata una circostanza straordinaria e dunque esonerare temporaneamente le compagnie dal pagamento delle compensazioni economiche previste in caso di disservizi. Al momento, tuttavia, l’esecutivo europeo precisa che non esistono prove concrete di una scarsità di carburante negli aeroporti europei.

Pacchetti vacanza, cosa cambia per i viaggiatori

Le nuove indicazioni europee riguardano anche il mondo dei pacchetti vacanza, settore che negli ultimi anni ha spesso applicato adeguamenti tariffari legati ai costi energetici. La normativa Ue già prevede la possibilità per i tour operator di aumentare il prezzo di un pacchetto turistico a causa del carburante, ma solo entro limiti precisi: l’aumento non può superare l’8% del costo totale del viaggio e il cliente deve essere informato almeno 20 giorni prima della partenza.

La Commissione ha inoltre affrontato il tema degli slot aeroportuali, ribadendo che le compagnie non potranno evitare l’obbligo di utilizzo minimo dell’80% degli slot assegnati semplicemente appellandosi all’aumento del costo del carburante. Sul fronte delle forniture, Bruxelles rassicura anche sull’importazione di jet fuel di tipo A dagli Stati Uniti, spiegando che non esistono ostacoli normativi al suo utilizzo in Europa. Una misura che potrebbe aiutare a mantenere stabile il traffico aereo qualora la crisi internazionale dovesse protrarsi nei prossimi mesi.

Queste sono le lounge aeroportuali migliori al mondo: in classifica brilla anche un’italiana

Par : losiangelica
8 mai 2026 à 07:30

Ogni anno i Priority Pass Excellence Awards fotografano lo stato dell’arte dell’ospitalità aeroportuale globale. L’edizione 2026 ha premiato lounge distribuite su quattro continenti, con qualche sorpresa e, per noi italiani, una notizia da non lasciarsi scappare: Catania è entrata nella mappa.

I premi vengono assegnati sulla base delle valutazioni e recensioni dei soci Priority Pass, la rete che conta decine di milioni di viaggiatori frequenti in tutto il mondo. Non giurie di esperti, non commissioni tecniche: sono i passeggeri stessi a decidere.

Il tetto di San Siro apre e si vede lo skyline di Milano a 55 metri d’altezza

Par : losiangelica
7 mai 2026 à 19:00

La migliore vista di Milano? Potrebbe essere proprio questa: l’iconico stadio di San Siro apre il suo tetto e regala una view eccezionale sullo skyline meneghino da ben 55 metri d’altezza.

Il Meazza inaugura uno skywalk sulla copertura dove fino a qualche settimana fa entravano solo i tecnici e potete salirci anche voi attraverso un percorso che parte dal gate 8.

Il percorso sul tetto di San Siro

Il tour parte dal gate 8 e sale in cima alla torre 4 attraverso ascensori e scale. Da lì si cammina sulle travi metalliche rosse, quelle che avete visto mille volte da fuori e che danno a San Siro quella silhouette così riconoscibile, fino alla torre 1. Un camminamento sospeso, con il campo decine di metri più in basso e Milano tutto intorno. Il rientro avviene attraverso il terzo anello. Un’ora circa, in tutto.

Le travi che percorrerete sono quelle installate per i Mondiali del 1990, quando lo stadio fu ampliato e trasformato nell’impianto che conosciamo oggi. Da vicino, quella struttura reticolare in acciaio ha una scala che dall’esterno non si riesce a immaginare.

Ma la cosa che probabilmente vi colpirà di più è la vista verso fuori: nelle giornate limpide lo skyline di Milano si apre in modo inaspettato, e sullo sfondo, se la visibilità regge, si distingue anche l’arco alpino.

Non è un’esperienza per tutti, perché i 55 metri d’altezza si avvertono tutti. Chi soffre di vertigini farà fatica perché il camminamento è sospeso, l’altezza si sente, la sensazione fisica è reale. Non è pericoloso e le misure di sicurezza vengono applicate con attenzione ma comunque non è consigliatissimo a chi ha difficoltà a gestire le viste dall’alto.

La visita ha una durata di circa un’ora attraverso una guida che accompagna lungo il tratto sospeso dalla torre 4 alla torre 1 passando proprio sopra la copertura dell’impianto. E il ritorno? Si passa dal terzo anello dello stadio: l’occasione top per una prospettiva ravvicinata sulle strutture interne e sulle travi rosse che hanno fatto la storia del calcio italiano. I diversi punti panoramici sulla città sono uno dei motivi che spingono le persone a salirci.

Lo stadio di San Siro a Milano
iStock
Il percorso sul tetto di San Siro

Info utili

Il nuovo skywalk è una chicca imperdibile che dà modo di osservare da vicino l’impalcatura in acciaio costruita proprio per i Mondiali del ’90 aggiunta al terzo anello.

Lo skywalk è aperto fino a ottobre, stagionalmente, con gli stessi orari del San Siro Museum & Tour. I tour partono dal gate 8 all’orario stampato sul biglietto: avete una tolleranza massima di 20 minuti, dopodiché il posto viene dato ad altri.

Il costo per il solo skywalk è di 25,50 euro. Se volete abbinarlo alla visita al museo, la formula combinata sale a 35,70 euro. Tutte le informazioni per prenotare le trovate sul sito ufficiale del San Siro Stadium, alla pagina dedicata allo skywalk.

Si sale rigorosamente con scarpe chiuse e suola in gomma; chi arriva in sandali, ciabatte o tacchi non potrà accedere. Borse e zaini? Verranno lasciati all’ingresso e in caso di pioggia forte o vento sostenuto l’attività verrà sospesa con rimborso del biglietto.

M.I.A., le location della serie Tv tra natura incontaminata e frenesia cittadina

7 mai 2026 à 18:00

Le location di M.I.A., nuova serie Tv disponibile su Paramount+ dal 7 maggio 2026, hanno contribuito ad aumentare l’hype da parte del pubblico: Bill Dubuque, che i più ricordano come co-creatore di Ozark, non ha deciso infatti solo di ambientare il proprio crime drama a Miami, ma anche di girarlo interamente nel sud della Florida.

Si tratta di una scelta controtendenza per la serialità televisiva che, fin qui, ha quasi sempre ricostruito in studio panorami e scorci di una delle zone più vibranti degli Stati Uniti.

Di cosa parla

Etta Tiger Jonze (Shannon Gisela) è la giovane protagonista della serie: vive con i genitori nella tranquilla quiete delle Florida Keys, ma sogna la vita di città con i suoi lussi. Quando l’attività di famiglia subisce un brutto colpo, decide di buttarsi a capofitto nella vita cittadina che ha sempre sognato: si ritrova a frequentare luoghi di Miami in cui lusso e ambizione si mescolano con miseria e rischio, mettendo più volte in pericolo la propria stessa vita e facendo per la prima volta davvero i conti con i propri sogni e cosa è disposta a sacrificare pur di raggiungerli.

Nuova serie Tv "M.I.A."
Ufficio stampa Paramount+
La nuova serie Tv “M.I.A.”

Dov’è stata girata

Le location di M.I.A., come accennato, si trovano tutte nel sud della Florida: una scelta, possibile anche grazie a una recente modifica al sistema di tassazione che rende più semplice e meno dispendioso per le produzioni cinematografiche girare nel Paese, che ha il vantaggio di  rendere più immersiva e coinvolgente la narrazione. È infatti come se lo spettatore compiesse insieme a Etta un viaggio dalla quiete, il silenzio e i paesaggi naturali delle Florida Keys alle luci, la folla, i rumori, il ritmo incalzante di una città come Miami che non dorme mai.

Florida Keys

Quello delle Florida Keys è un arcipelago che si estende per oltre 150 chilometri tra l’Oceano Atlantico e il Golfo del Messico. Le varie isole, alcune abitate e frequentate dai turisti grazie ad alberghi di lusso e resort esclusivi e altre ancora vergini, sono collegate dall’Overseas Highway: una strada panoramica che, percorsa per intero, conduce fino al punto più a Sud degli Stati Uniti (il Key West).

Una parte della serie "M.I.A." è ambientata nelle Florida Keys
iStock
Overseas Highway: la splendida strada panoramica che collega le Florida Keys

Note per le spiagge bianche e l’acqua cristallina, le Florida Keys sono perfette per fare snorkeling, godersi nuotate al largo a ridosso della barriera corallina o per una tintarella con vista su panorami mozzafiato.

Se il desiderio più forte è ritrovare il contatto con la natura una visita al National Key Deer Refuge, sull’isola di Big Pine Key, potrebbe essere quello che fa al caso proprio: con un po’ di fortuna si possono avvistare gli ultimi esemplari di cervi dalla coda bianca.

La quiete delle Florida Keys, con le loro spiagge bianche di acqua cristallina, è co-protagonista del nuovo crime drama Paramount+
iStock
Una delle famose spiagge delle Florida Keys dove fare il bagno nell’acqua cristallina

Miami

Passando a Miami, le location di M.I.A. raccontano una città “al neon” che seduce abitanti e visitatori con le sue promesse di successo. È la Miami della Ocean Drive: strada panoramica di South Beach famosa per i suoi hotel ricercati, molti di epoca e in Stile Art Déco, per gli edifici di lusso, tra cui spicca la casa di Gianni Versace, e per bar e locali che ne fanno uno degli indirizzi da segnarsi per la movida movida e la vita notturna.

C'è anche l'Ocean Drive di Miami tra i luoghi in cui è ambientata la serie "M.I.A"
iStock
Ocean Drive è una delle più iconiche strade di Miami, cuore della vita notturna

Quella di Bayside, con le numerose ville affacciate sul mare, e quella del distretto finanziario, nei pressi di Brickell Avenue, sono tra le zone di Miami da visitare per ritrovare le atmosfere del nuovo crime drama Paramount+m e più in generale per fare i conti con i tratti più distintivi della città.

La Bayside di Miami è la città "al neon" che sogna la protagonista della nuova serie di Bill Dubuque
iStock
La Bayside è una delle zone che esprimono meglio l’animo vitale e lussurioso di Miami

Tra i posti da non perdere a Miami, se davvero se ne vuole comprendere l’animo, ci sono però anche Wynwodd, il quartiere dei murales che oggi è quello più vivace, in continua trasformazione e vero cuore della vita culturale della città, e il cosiddetto quartiere cubano (Little Havana) dove folklore e tradizioni sopravvivono nel colorato mercato, meta frequentata ogni giorno da turisti e abitanti del posto.

C'è anche Wynwodd, il quartiere dei murales di Miami, tra le location della serie "M.I.A."
iStock
Wynwodd, il quartiere dei murales, è oggi uno dei più vivaci culturalmente di Miami

À partir d’avant-hierSiViaggia

San Juan de la Peña, il monastero nascosto tra le pieghe dei Pirenei

7 mai 2026 à 17:00

Lasciate dietro di voi le tipiche immagini della Spagna dalle piazze assolate, dei centri storici affollati e delle città monumentali. Perché l’angolo di cui vi stiamo per parlare mostra un volto molto diverso del Paese e che la maggior parte dei turisti (ancora) non conosce. Nel nord, per la precisione ai margini dei Pirenei aragonesi, c’è un pullulare di pinete, gole scavate dal tempo, altopiani erbosi e pareti di calcare chiaro che sembrano custodire segreti antichi. Tanto che, quasi all’improvviso, appare lui: San Juan de la Peña.

Si tratta di un complesso monastico eccezionale, in quanto parte della struttura sparisce letteralmente sotto una gigantesca roccia, una massa minerale tanto ampia da trasformarsi in tetto naturale. Per la tradizione locale questo sito rappresenta la culla del Regno d’Aragona, un appellativo che pesa quanto una dichiarazione identitaria. Tra queste pareti, infatti, prese forma una parte decisiva della storia medievale della regione.

Poi ci sono (chiaramente) le leggende, come quella che collega San Juan de la Peña al Santo Calice, il Graal della tradizione cristiana (che pare sia rimasto protetto qui per oltre 300 anni).

Písac è la cittadella inca che sorveglia la Valle Sacra tra terrazze impossibili

7 mai 2026 à 16:00

Prima ancora delle mura, delle scalinate scolpite nella montagna, delle terrazze che sembrano cucite sui fianchi della cordigliera, si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che aveva già compreso il paesaggio molto prima dell’uomo moderno. Questo è ciò che si avverte arrivando a Písac, un insediamento che trasmette una forza primitiva, quasi fosse un organismo vivente fatto di roccia e argilla che osserva il fluire dei secoli.

Siamo nella Valle Sacra degli Inca, una lunga depressione andina attraversata dal fiume Vilcanota, corso d’acqua venerato dalle popolazioni quechua e fondamentale per lo sviluppo agricolo dell’impero incaico. A circa 33 chilometri da Cusco, su una dorsale montuosa che domina campi, canyon e villaggi, questo è uno dei complessi archeologici più sorprendenti del Perù.

Il nome Písac, secondo una delle interpretazioni più diffuse, deriverebbe da p’isaqa, parola quechua associata alla pernice. Guardata dall’alto, infatti, la cittadella riprodurrebbe proprio la sagoma di questo volatile. E, pur avendo vissuto periodi di saccheggi, distruzioni, tombe aperte e santuari mutilati, oggi sopravvive una città verticale, tanto che arrivare fin quassù significa leggere la montagna in lingua inca.

Cosa vedere a Písac

La struttura urbanistica di questa perla del Perù si divide nettamente tra il villaggio coloniale situato nel fondovalle e il complesso archeologico posto sulla cresta montuosa. Questi due nuclei dialogano attraverso sentieri ripidi che tagliano il fianco della montagna, offrendo panorami che riescono persino a emozionare.

Le terrazze agricole che vestono la montagna

Sono senza dubbio la prima immagine che resta impressa: migliaia di metri di andenes, celebri terrazzamenti incaici, seguono la pendenza con una precisione quasi matematica. In passato queste strutture servivano alla coltivazione di mais, quinoa, amaranto, patate, oca andina e tubero locale (ancora presente nella cucina tradizionale).

Oltre alla funzione agricola, stabilizzavano il terreno e limitavano erosioni lungo i versanti più ripidi. Da lontano sembrano gradinate monumentali costruite per giganti.

Amaru Punku, la Porta del Serpente

Ben 5 porte monumentali segnano l’accesso ai settori superiori del complesso. La più famosa porta il nome di Amaru Punku, tradotto dal quechua come Porta del Serpente. Nella cosmologia andina questo rettile rappresentava il mondo sotterraneo, la conoscenza ancestrale e la trasformazione.

Il Tunnel del Puma

Tra i passaggi più sorprendenti del sito compare un corridoio scavato nella roccia lungo circa 16 metri che prende il nome di Tunnel del Puma. Stretto e irregolare, gli archeologi lo collegano a percorsi cerimoniali e a funzioni simboliche legate ai riti religiosi.

Intihuatana, il luogo che trattiene il sole

Cuore spirituale di Písac, Intihuatana significa letteralmente “luogo in cui si lega il sole” ed è il posto in cui la pietra diventa strumento astronomico: presenta superfici levigate, angoli calcolati e orientamenti probabilmente legati all’osservazione dei cicli solari.

Gli inca utilizzavano questo santuario per osservazioni celesti, organizzazione agricola, lettura delle stagioni e cerimonie dedicate a Inti, il dio Sole.

Il Tempio del Sole

Accanto all’Intihuatana compare quello che viene identificato come il Tempio del Sole, una struttura semicircolare costruita con blocchi perfettamente squadrati. Le giunture risultano talmente precise da lasciare a bocca aperta ancora oggi. Al centro emerge invece un altare ricavato direttamente dalla roccia madre, probabilmente utilizzato per osservazioni rituali o offerte cerimoniali.

Tankanamarka, il grande cimitero preispanico

Sulla parete opposta della montagna, centinaia di aperture punteggiano la roccia come fossero nidi, ma in realtà sono tombe. Tankanamarka rappresenta infatti uno dei più vasti complessi funerari preispanici della regione. Alcune stime parlano di migliaia di sepolture. E, anche se alcune cavità furono saccheggiate in epoca coloniale, resta comunque uno spettacolo difficile da dimenticare.

Il mercato di Písac

Ai piedi della montagna, vale la pena fare un salto al mercato di Písac, il quale trasforma la piazza principale in un mosaico di tessuti, colori, profumi e accenti quechua. Martedì, giovedì e soprattutto domenica, contadini e artigiani raggiungono il centro con lana di alpaca, poncho, chullos, ceramiche, flauti, argento lavorato e frutta appena raccolta.

Mercato di Písac, Perù
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Il coloratissimo mercato di Písac

Cosa fare a Písac

La visita archeologica è certamente una delle attività più emozionanti, ma in questa località della Valle Sacra degli Inca il tempo si misura attraverso la luce sulle pietre, la temperatura dell’aria, il rumore dei mercanti e il profumo del mais tostato. Tra le esperienze da non perdere ci sono:

  • Salire dalle terrazze inferiori fino al nucleo cerimoniale: per leggere il sito secondo la prospettiva originaria, settore dopo settore.
  • Fermarsi nei punti panoramici di Hanan Pisaq: da dove osservare la deviazione incaica del letto del Vilcanota e comprendere il rapporto tra urbanistica e agricoltura.
  • Assaggiare empanadas al formaggio e papa dolce: nel mercato insieme a un bicchiere di chicha de jora, bevanda fermentata a base di mais.
  • Contrattare con gli artigiani locali: tra tessuti in alpaca, strumenti musicali e gioielli in argento lavorato.
  • Raggiungere il sito all’alba: quando una luce laterale accende i muri di granito e la valle resta ancora avvolta da leggere velature.
  • Ascoltare i racconti quechua sul Ñusta Encantada: formazione rocciosa femminile associata a una principessa trasformata in pietra.

Dove si trova e come arrivare

Písac si trova nella Regione di Cusco, nella parte orientale della Valle Sacra, a circa 45 minuti di strada dalla stessa Cusco. Il villaggio moderno sorge a 2.970 metri di altitudine, ma il parco archeologico raggiunge l’impressionante quota di 3.300 metri.

Dal centro di Cusco partono collettivi, minibus e taxi condivisi dalla zona di Puputi. Il tragitto attraversa canyon coltivati, piccoli villaggi quechua, punti panoramici naturali e curve che rivelano gradualmente tutta la valle. Molti viaggiatori scelgono un tour organizzato con tappa combinata verso Ollantaytambo o Machu Picchu.

Chi preferisce autonomia può raggiungere il paese, attraversare la piazza principale e iniziare la salita dal settore basso. È senza dubbio la scelta più faticosa, ma anche la migliore perché Písac, prima ancora di mostrarsi, pretende attenzione.

Ville Aperte in Brianza, 48 splendide residenze da scoprire

Par : losiangelica
7 mai 2026 à 15:00

Dal 9 al 17 maggio torna Ville Aperte in Brianza, la manifestazione che apre i cancelli di dimore storiche, ville nobiliari e luoghi d’arte sparsi tra le province di Monza e Brianza, Milano, Lecco e Como. 48 siti in 35 comuni, 2 fine settimana per la ventiquattresima edizione che si presenta con il claim “storie che restano”.

Ville Aperte in Brianza: le ville aperte

Sono 48 le ville aperte distribuite in 35 comuni: le attività distribuite su 2 weekend sono tantissime per la 24esima edizione che cade nel 2026. Non solo nomi già noti ma anche new entry tra dimore storiche, edifici nobiliari e parchi.

Villa Cusani Traversi Antona Tittoni a Desio è la protagonista di questa edizione: Piermarini, Palagi, tre secoli di storia aristocratica e un parco romantico che vale da solo la visita. A Monza, la Villa Reale ospita la mostra di Pistoletto. A Cesano Maderno, Palazzo Arese Borromeo chiude il 10 maggio con 0–99. Design per gioco.

Fra le novità, villa Burba Medici Cornaggia a Rho entra per la prima volta nel circuito, con la sua storia secentesca e il parco botanico. Debutta anche il Museo Bagatti Valsecchi di Milano. A Inverigo e Vimercate, esperienze dedicate ai più piccoli.

Villa Reale di Monza
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La Villa Reale di Monza nel programma di Ville Aperte in Brianza

Info utili

Il programma ufficiale con date e orari di ogni iniziativa è riportato sul sito ufficiale di Ville Aperte in Brianza. Le prenotazioni sono aperte ufficialmente e sono consigliate, anche se non obbligatorie per ogni attività. Le attività sono concentrate nei 2 weekend dal 9 al 17 maggio. Sul sito ufficiale dell’iniziativa sono riportati tutti i dettagli evento per evento; filtrando il proprio preferito o la città per trovare idee si individueranno tutte le informazioni utili.

Ville Aperte in Brianza, il programma

Il programma prevede 2 weekend fitti di tantissimi appuntamenti che iniziano il 9 maggio con il concerto inaugurale alle 18 presso lo spazio Stendhal di villa Tittoni a Desio con un palco dedicato al flamenco.

Tre associazioni di guide abilitate propongono itinerari per adulti e famiglie. Tra le novità? Il museo Bagatti Valsecchi di Milano che per la prima volta entra nel circuito; proprio qui il 10 maggio, si attende una visita dedicata a Carolina Borromeo.

Presso Monza, invece, nel centenario della morte della regina Margherita, viene proposto l’itinerario “la cappella espiatoria, il liberty e la regina Margherita”. Si parte dalla Cappella e poi si attraversa il quartiere della villa reale.

Per i bambini ci sono due appuntamenti pensati per tenerli lontani dalla noia: ad Inverigo si esplora Villa “La Rotonda” con mappa e schede da compilare, disegnando quello che si osserva.

Più adrenalinico l’appuntamento a Oreno di Vimercate, dove il Casino di Caccia della Villa Borromeo ospita un’escape room ambientata in una sala affrescata di un antico castello medievale, scene di caccia, intrighi, enigmi da risolvere.

Nel weekend finale, il 16 e 17 maggio, a Lurago d’Erba si segnala Fanta-city: Il viaggio dell’eroe, un percorso tra cascine storiche e campi aperti accompagnato da tre cantastorie, ispirato alla struttura narrativa del viaggio epico. Fantasy e Brianza: un abbinamento che funziona meglio di quanto sembri.

Fra le new entry del 2026 c’è villa Burba Medici Cornaggia a Rho, aperta sabato 9 maggio. La dimora è del 1665 e si affaccia su una delle vie di comunicazione storiche del territorio. Il parco adiacente conserva specie botaniche di un certo interesse.

Non manca il filone spirituale: in occasione degli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, l’Associazione Cammino di Sant’Agostino propone un percorso a piedi di circa 15 km che parte dalla Chiesa di Sant’Agostino a Como, attraversa Sant’Abbondio e il Santuario di Sant’Antonio da Padova, e arriva al Santuario della Madonna della Neve a Cucciago.

Sul fronte del gusto, la manifestazione porta avanti “Le Vie del Gusto” con visite guidate e degustazioni in tre realtà del territorio.

Il Birrificio Artigianale DuLac di Galbiate accompagna i visitatori tra i macchinari e chiude con la degustazione di tre birre. A Seregno, invece, il Birrificio Railroad affianca una delle poche distillerie di whisky italiane con degustazione di birre e della quarta edizione speciale in tiratura limitata di 800 bottiglie.

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