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I migliori eventi e le sagre di luglio nel Lazio

22 juillet 2026 à 14:38

Il richiamo delle piazze illuminate, dei tavoli condivisi e dei brindisi all’aria aperta segna ogni anno il ritorno ai riti collettivi dell’estate: sagre di paese, feste patronali, mercati contadini e grandi tavolate sotto il cielo. È il momento in cui i prodotti di stagione diventano protagonisti e l’odore della cucina locale si mescola alla musica e alle chiacchiere fino a tardi. Tra colline, borghi affacciati sui laghi e paesi dell’entroterra, anche il Lazio si accende di appuntamenti dove gusto e convivialità camminano insieme.

Nel calendario di luglio 2026 non mancano gli spunti per organizzare un weekend goloso o una serata speciale: dall’eleganza di Bererosa: a Roma i vini rosati di tutta Italia alle atmosfere storiche di Ludika 1243: una festa medievale nel cuore di Viterbo, fino ai sapori decisi della Sagra del Cinghiale e i Sentieri dell’Allume ad Allumiere. Tra mercati contadini, sagre dedicate ai piatti tipici e feste patronali che animano laghi, colline e piccoli centri, ogni zona del Lazio offre un’occasione diversa per scoprire il territorio attraverso la sua cucina.

Gli eventi di luglio in Lazio tra sagre, feste e sapori

  • Mercato del Contadino dei Castelli Romani a Rocca di Papa – Rocca di Papa (RM), il 2 luglio 2026.
    Mercato contadino a Rocca di Papa dedicato alla vendita diretta di prodotti agricoli stagionali e a km 0, provenienti dalle aziende del territorio.
  • Bererosa: a Roma i vini rosati di tutta Italia – Roma (RM), il 2 luglio 2026.
    Grande degustazione all’aperto di vini rosati italiani a Roma, con numerose etichette, abbinamenti gastronomici e spazi adatti anche alle famiglie.
  • Ludika 1243: una festa medievale nel cuore di Viterbo – Viterbo (VT), dal 2 al 5 luglio 2026.
    Festival storico-medievale a Viterbo che ricrea l’atmosfera del XIII secolo, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nel passato.
  • Sagra del Cinghiale e i Sentieri dell’Allume: un viaggio tra i sapori e la storia – Allumiere (RM), dal 3 al 5 luglio 2026.
    Iniziativa che unisce la sagra del cinghiale a percorsi di scoperta dei sentieri e della città, con piatti tipici come acquacotta, fagioli con le cotiche e carne alla brace.
  • I Mercatini del '600: Il Borgo di Bassano Romano nel 1615 – Bassano Romano (VT), dal 3 al 5 luglio 2026.
    Rievocazione storica seicentesca nel borgo di Bassano Romano con scenografie, figuranti in costume, degustazioni di prodotti tipici e rappresentazioni di scene d’epoca.
  • Sagra dei Maccaroni Canepinesi – Canepina (VT), dal 3 al 5 luglio 2026.
    Sagra a Canepina dove gustare maccaroni e altri piatti tipici locali in Piazzale I Maggio, con servizio sia a pranzo che a cena.
  • Mercato del Contadino dei Castelli Romani a Frascati – Frascati (RM), il 3 luglio 2026.
    Mercato contadino di filiera corta a Frascati, dove acquistare prodotti agroalimentari direttamente dai produttori nei luoghi sottratti all’agricoltura.
  • Pastorizia in Festival: i frutti del pascolo – Picinisco (FR), dal 3 al 5 luglio 2026.
    Festival etno-musicale a Picinisco dedicato alla pastorizia, con degustazioni di formaggi, in particolare il Pecorino di Picinisco, vini locali e visite alle botteghe artigiane.
  • Tre Mercati Contadini ad Albano Laziale – Albano Laziale (RM), dal 4 al 5 luglio 2026.
    Albano Laziale ospita più mercati contadini, tra cui quelli del sabato in via Riccardo Lombardi e della domenica in Piazza Pia, dedicati alla vendita diretta di prodotti agricoli.
  • Mercato della Terra di Frascati – Frascati (RM), il 4 luglio 2026.
    Mercato della Terra a Frascati promosso con Slow Food, dove ogni sabato produttori e artigiani locali offrono vino, olio, formaggi, legumi, ortaggi, miele e altri prodotti secondo i principi del cibo buono, pulito e giusto.
  • Biomercato in Certosa – Roma (RM), il 4 luglio 2026.
    Mercato mensile di piccoli produttori biologici al Parco della Certosa con banchi di alimenti naturali, laboratori per bambini e pranzo sociale a cura del Comitato Certosa.
  • Mercato della Terra di Anguillara Sabazia – Anguillara Sabazia (RM), il 5 luglio 2026.
    Mercato sulle sponde del lago di Bracciano con ortaggi biologici, formaggi, pani a lievitazione naturale, salumi tradizionali e molti altri prodotti artigianali che seguono la stagionalità.
  • Mercato della Terra di Santa Maria delle Mole – Marino (RM), il 5 luglio 2026.
    Mercato in piazza Sciotti a Marino con prodotti biologici, presìdi Slow Food e specialità locali che valorizzano antichi mestieri, tecniche tradizionali e cultura del territorio.
  • Mercato della Terra di Monte Compatri – Monte Compatri (RM), il 5 luglio 2026.
    Mercato della rete Slow Food Frascati e Terre Tuscolane lungo la passeggiata cittadina, con Presìdi Slow Food, miele, frutta e verdura locale, formaggi e porchetta tipica laziale.
  • Mercato Contadino dei Castelli Romani a Roma Capannelle – Roma (RM), il 5 luglio 2026.
    Mercato contadino nato dall’alleanza tra produttori e consumatori per promuovere cibo di qualità, biodiversità e autonomia dalle logiche dell’agroindustria e della grande distribuzione.
  • Sagra dei S'cios – Guidonia Montecelio (RM), dal 9 al 19 luglio 2026.
    Manifestazione a Quero-Vas dedicata alle lumache cotte, con stand gastronomico ricco di piatti a base di lumache, carne e pesce tipici del Triveneto.
  • Sagra degli antichi sapori e dell'acquacotta – Allumiere (RM), dal 10 al 12 luglio 2026.
    Sagra che valorizza le tradizioni di Allumiere e la cucina tipica locale, con acquacotta, mentucciata, lumache, beghe, gnocchi fatti a mano, carni, cacciagione e pizza brodosa.
  • Sagra der Cignale – Canale Monterano (RM), dal 10 al 12 luglio 2026.
    Evento enogastronomico dedicato ai piatti a base di carne di cinghiale, con bar, pub-birreria, stand, mercato, numerosi eventi collaterali e alternative per chi non ama il cinghiale.
  • Sagra del Fallacciano di Bellegra – Bellegra (RM), il 11 luglio 2026.
    Sagra itinerante nel borgo di Bellegra dedicata al fico Fallacciano, con passeggiata gastronomica tra vicoli, punti di ristoro, prodotti tipici e spettacoli musicali nelle piazze.
  • Sagra della pecora a Fabrica di Roma – Fabrica di Roma (VT), dal 17 al 19 luglio 2026.
    Sagra di Fabrica di Roma dedicata alla carne di pecora, proposta in numerose ricette tradizionali, con balli popolari e dimostrazioni di preparazione di formaggi e ricotta di pecora.
  • Torna a Roma la "Festa de' Noantri" – Roma (RM), dal 17 al 25 luglio 2026.
    Festa popolare romana tra sacro e profano, profondamente legata a Trastevere, che esprime l’identità dei suoi abitanti rispetto al resto della città.
  • 65a Sagra della Pera Spadona – Castel Madama (RM), dal 18 al 19 luglio 2026.
    Sagra che valorizza la pera Spadona di Castel Madama con degustazioni, scoperta delle tecniche agricole tradizionali, mostre d’arte, della civiltà contadina e folklore locale.
  • Sagra de Ju Salavaticu – Roviano (RM), il 18 luglio 2026.
    A Roviana festa dedicata ai salavatichi, focaccette fritte aromatizzate alla mentuccia, accompagnata da musica dal vivo e celebrazione della civiltà contadina.
  • Mercato della Terra di Ciampino – Ciampino (RM), il 19 luglio 2026.
    Mercato della Terra al parco Aldo Moro di Ciampino con una ventina di produttori locali e un’ampia offerta di alimenti e specialità, tra cui presìdi Slow Food, dolci kosher e cosmetici naturali.
  • Festa della Madonna della Civita – Itri (LT), dal 19 al 21 luglio 2026.
    Festa patronale di Itri in onore della Madonna della Civita, con partecipazione dei paesi vicini e degli emigrati, culminante nella sacra processione per le vie del paese.
  • Sagra dei Colli – Le tradizioni della cucina Ciociara – Ceccano (FR), dal 22 al 26 luglio 2026.
    Sagra enogastronomica dedicata alle tradizioni della cucina ciociara, organizzata dall’Associazione Socio-Culturale Orizzonti nei pressi della Chiesa di San Luigi a Ceccano.
  • Bolsena celebra e festeggia Santa Cristina – Bolsena (VT), il 23 luglio 2026.
    Bolsena celebra la solennità di Santa Cristina con l’antica azione scenica dei “Misteri”, che rievoca le vicende della martire attraverso suggestive rappresentazioni popolari la sera del 23 e la mattina del 24 luglio.
  • Festa della Birra & Sagra delle Fettuccine – Allumiere (RM), dal 24 al 26 luglio 2026.
    Festival della Birra al Parco del Risanamento con street food di prodotti tipici locali, birra tedesca alla spina, musica live e spettacoli di artisti di strada in un’atmosfera di festa.
  • Sagra della pizza fritta di Canneto Sabino – Fara in Sabina (RI), dal 24 al 26 luglio 2026.
    Sagra dedicata alla tipica pizza fritta cannetana con stand gastronomici, musica dal vivo e spettacoli musicali che animano le serate di Canneto Sabino.
  • Festa della Birra nel borgo medioevale di Roiate – Roiate (RM), dal 31 luglio al 1 agosto 2026.
    Nel borgo medievale di Roiate torna la Festa della Birra, con tanta birra, giochi e musica in un contesto panoramico suggestivo.

La Tuscia svela un tesoro millenario: scoperta una tomba etrusca intatta a Barbarano Romano

Par : losiangelica
17 juin 2026 à 11:00

Le scoperte archeologiche non smettono di stupire e nel territorio della Tuscia è appena stato rivelato un vero e proprio tesoro. La necropoli di San Giuliano ha fatto emergere un unico nel suo genere, una tomba rimasta inviolata per oltre 26 secoli e che all’interno custodisce un autentico tesoro.

Nel mese di giugno del 2026 gli archeologi della Baylor University hanno rimosso la lastra di pietra rimasta immobile rivelando una camera funeraria etrusca perfettamente intatta. Al suo interno cosa hanno trovato? I resti dei due individui e tutto il loro corredo funebre. Secondo le prime indagini, si tratta di una tomba datata VII secolo A.C. custodita nell’area di Caiolo in provincia di Viterbo. La zona è già stata studiata dagli esperti perché proprio qui qualche anno fa erano stati rinvenuti resti di una necropoli. Ma cosa rende la scoperta così speciale?

La tomba scoperta nella Tuscia

A rendere particolarmente speciale la tomba ritrovata è lo stato di conservazione; la grande lastra di pietra che sigillava l’ingresso non era mai stata spostata e questo ha permesso agli archeologi di studiare un ambiente pressoché identico al momento della sepoltura.

Quando il sepolcro è stato aperto lo stupore non è mancato: l’immagine rara dei resti di due individui e un corredo funerario rimasto intatto nella posizione originaria hanno emozionato gli studiosi che stanno ancora analizzando tutti i materiali recuperati.

Tra i reperti emersi durante lo scavo figura una punta di lancia in metallo, che potrebbe suggerire la presenza di un uomo tra i due defunti. Accanto ai resti ossei sono stati rinvenuti diversi recipienti utilizzati durante i rituali funerari. Ci sono olle, calici in bucchero e almeno un aryballos, piccolo contenitore destinato a profumi e unguenti.

Molti degli oggetti si trovavano ancora esattamente dove erano stati deposti oltre 2.600 anni fa. Una circostanza sempre più rara nei siti dell’Etruria meridionale, spesso segnati in passato dall’attività dei tombaroli e dagli scavi clandestini che hanno compromesso numerosi contesti archeologici.

La nuova scoperta arriva a poca distanza da un’altra tomba integra individuata nella stessa area nel 2025. Due sepolture inviolate trovate nello stesso settore della necropoli nel giro di un anno rappresentano un evento decisamente insolito e destinato ad attirare l’attenzione della comunità scientifica.

L’importanza del ritrovamento

Per gli archeologi il valore del ritrovamento va ben oltre il singolo reperto. Quando una tomba etrusca viene saccheggiata, infatti, non spariscono soltanto gli oggetti più preziosi. Si perde anche una parte fondamentale delle informazioni che permettono di interpretare il contesto funerario.

La disposizione degli elementi, in questo caso, è rimasta immutata e quindi gli studiosi hanno avuto il privilegio di poter osservare la loro collocazione all’interno della camera e altri dettagli sulla sepoltura.

Gli studi continueranno nei prossimi mesi con un obiettivo chiaro: quello di ricostruire l’identità delle persone sepolte e capire meglio la relazione tra le diverse tombe dell’area del Caiolo in provincia di Viterbo. Il focus sarà poi rivolto al corredo funerario comprendendo meglio anche i motivi della disposizione. Questo fa sì che la necropoli di San Giuliano sia confermata tra le più rilevanti della Tuscia.

Parco dei Mostri di Bomarzo, viaggio nel Sacro Bosco che sfida la logica con architetture impossibili

2 juin 2026 à 14:30

Non sono molti i luoghi che riescono a generare stupore fin dal primo passo quanto il Parco dei Mostri di Bomarzo. Ci troviamo nel Lazio settentrionale, in provincia di Viterbo, e proprio qui, ai piedi del borgo di Bomarzo, la terra si spacca rivelando un universo parallelo fatto di roccia vulcanica e muschio. Il Sacro Bosco (nome ufficiale), rappresenta quasi un unicum mondiale, una deviazione bizzarra rispetto ai canoni ordinati dei giardini rinascimentali italiani.

Da una parte c’è il bosco, con alberi secolari, sentieri ombreggiati e grandi massi di peperino affioranti dal terreno. Dall’altra compaiono figure gigantesche, bocche spalancate, animali fantastici e costruzioni che sembrano nate da un sogno inquieto. La Tuscia viterbese, del resto, è un territorio di origine vulcanica che alterna vallate, boschi e borghi medievali, tanto che da molti studiosi questo angolo è considerato il più antico parco di sculture del mondo moderno.

Fin dall’ingresso ci si rende conto che i riferimenti classici del Rinascimento lasciano spazio a qualcosa di diverso, ovvero a un linguaggio libero, imprevedibile e quasi provocatorio. Più che un giardino, il Sacro Bosco assomiglia a una pagina di pietra disseminata di enigmi.

Breve storia del Sacro Bosco di Bomarzo

La nascita del Parco dei Mostri risale alla metà del ‘500 con ideatore e committente Pier Francesco Orsini, detto Vicino, signore di Bomarzo, nato nel 1523 e protagonista di una delle vicende più affascinanti del Rinascimento italiano. I lavori iniziarono nel 1552 all’interno della tenuta di famiglia.

Vicino Orsini apparteneva a una delle casate più influenti dell’Italia centrale e coltivava interessi letterari, artistici e filosofici. Per dare forma alla sua visione si affidò a personalità di primo piano della cultura rinascimentale. Tra i nomi più spesso associati al progetto figura Pirro Ligorio, architetto, antiquario e studioso che avrebbe completato la Basilica di San Pietro dopo la morte di Michelangelo.

Secondo una tradizione consolidata, il parco venne concepito anche come risposta al dolore provocato dalla scomparsa della moglie Giulia Farnese. Un’iscrizione celebre riassume il senso dell’opera attraverso poche parole destinate a diventare leggendarie: “Sol per sfogare il core”.

Orsini scelse di trasformare il terreno boschivo in un sorprendente teatro simbolico. I massi di peperino già presenti sul posto, infatti, vennero scolpiti direttamente nella roccia. Nacquero in questo modo draghi, orchi, elefanti da guerra, divinità, creature fantastiche e figure tratte dalla tradizione classica.

Alla morte del principe, avvenuta nel 1585, il complesso entrò in una lunga fase di declino. Vegetazione spontanea, incuria e passaggio del tempo finirono per nascondere gran parte delle opere. Secoli dopo, intellettuali e viaggiatori tornarono a interessarsi di questo angolo enigmatico, al punto che durante il ‘900 arrivò la rinascita definitiva grazie agli interventi di recupero promossi dalla famiglia Bettini, proprietaria del parco dal 1960.

Oggi il Sacro Bosco rappresenta uno dei massimi esempi del Manierismo italiano: è un’opera unica, lontanissima dai canoni tradizionali dei giardini rinascimentali.

Cosa vedere al Parco dei Mostri

Visitando il Parco dei Mostri si ha la vibrante sensazione di entrare con il proprio corpo in un racconto disseminato tra alberi, rocce e sentieri. La durata media della scoperta si aggira attorno alle 2 ore, un tempo sufficiente per lasciarsi sorprendere da decine di opere monumentali.

Tra le presenze più celebri c’è senza dubbio l’Orco, autentico simbolo del parco. Si tratta di una gigantesca testa scolpita nella pietra che mostra una bocca spalancata che funge da ambiente visitabile. Sulla sommità compare una frase destinata a restare impressa nella memoria: “Ogni pensiero vola”. Davanti a quella roccia di peperino scolpito risulta facile comprendere il motivo della fama mondiale del Sacro Bosco.

Poco distante c’è il Drago, raffigurato nel pieno di uno scontro con altre creature. Muscoli, artigli e tensione narrativa trasformano il blocco roccioso in una scena dinamica. Altrettanto spettacolare risulta l’Elefante, una delle immagini più sorprendenti dell’intero percorso. La figura sostiene un guerriero e richiama suggestioni esotiche insolite per il contesto italiano del XVI secolo.

Grande curiosità suscita la Casa Pendente: vista dall’esterno sembra una normale abitazione rinascimentale, eppure l’inclinazione dell’edificio altera immediatamente la percezione dello spazio. Una volta entrati, equilibrio e orientamento vengono messi alla prova da un effetto ottico sorprendente.

Casa Pendente, Bomarzo
iStock
La Casa Pendente nel Parco dei Mostri

Tra le tappe principali meritano attenzione anche la Sfinge, il Pegaso, Cerbero, Nettuno, Proserpina, la Ninfa, il Teatro e il Ninfeo. A differenza dei giardini rinascimentali tradizionali, nessuna regola prospettica collega queste opere in una sequenza rigorosa. L’impressione generale ricorda quella di una caccia al tesoro culturale disseminata nel bosco.

Il Tempio rappresenta un caso particolare, perché costituisce l’elemento più vicino all’architettura classica dell’intero complesso viste le sue linee armoniose e l’impostazione regolare, caratteristiche che contrastano con il carattere visionario delle altre installazioni. Iscrizioni incise nella pietra accompagnano il percorso: alcune richiamano Ariosto e Petrarca, altre sembrano costruite appositamente per alimentare dubbi e interpretazioni.

Dove si trova e come arrivare

Il Parco dei Mostri si trova a Bomarzo, in provincia di Viterbo, all’interno della Tuscia laziale. L’area occupa una posizione strategica tra Lazio e Umbria, immersa in un paesaggio caratterizzato da colline, boschi e antichi insediamenti. L’indirizzo preciso per raggiungerlo è Località Giardino, 01020 Bomarzo.

Per chi viaggia in automobile, il collegamento più rapido passa attraverso l’Autostrada A1. Provenendo da sud risulta comoda l’uscita di Attigliano, distante appena 4 chilometri. Da nord si può utilizzare l’uscita di Orte seguendo poi le indicazioni per Bomarzo. Chi arriva da Viterbo può percorrere la superstrada Viterbo-Orte e utilizzare l’uscita dedicata. Roma dista circa 105 chilometri, Viterbo 21, Orvieto 41 e Terni 50: una collocazione che lo rende il top anche per una gita giornaliera.

In treno il riferimento principale è invece la stazione di Orte Scalo, da dove si raggiunge Bomarzo tramite collegamenti locali oppure servizio taxi. Appena oltre l’ingresso, tra alberi, ombre e figure scolpite, l’emozione che si avverte è quella di aver oltrepassato una soglia invisibile.

Il Sacro Bosco continua a custodire il suo mistero da quasi 500 anni e forse nessuno riuscirà mai a interpretarlo completamente. Oppure, il suo segreto consiste proprio in questo: lasciare spazio alla meraviglia.

Un gigante pentagonale tra i castagni: la straordinaria bellezza del Palazzo Farnese di Caprarola

8 mars 2026 à 14:30

Nocciole tostate e terra umida sono i profumi tipici di Caprarola, affascinante borgo della provincia di Viterbo, che appare raccolto tra i boschi dei Monti Cimini. In mezzo a tutta questa natura, però, c’è un imponente presenza che cambia il profilo dell’intero paese. È il Palazzo Farnese, mastodontico edificio con una mole pentagonale che si impone sulla sommità di una collina.

Se dall’esterno si presenta con linee nette, bastioni inclinati e una piazza trapezoidale, l’interno lascia chiunque senza parole per i suoi colori e l’incredibile raffinatezza. Ma del resto, il Rinascimento qui ha preso una fortezza incompiuta e l’ha trasformata in manifesto politico. Vi basti pensare che l’edificio vanta più di 6.000 metri quadrati di superfici affrescate. Una macchina simbolica pensata per stupire ambasciatori, cardinali e sovrani in visita (e sì, ci si è anche riusciti).

Per visitarlo però ci vuole molta curiosità e attenzione, perché occorre avere occhi pronti a decifrare messaggi politici nascosti dietro ogni figura mitologica: nulla, da queste parti, è casuale.

A Viterbo torna la Calza della Befana più lunga del mondo: l’evento imperdibile

4 janvier 2026 à 07:30

Torna come ogni anno, nel cuore di Viterbo, l’attesissima “Calza della Befana più lunga del mondo“: 52 metri di calza formato extra, trasportata da oltre 100 befane e 15 Fiat 500 storiche. Un appuntamento che per il 24° anno anima il centro storico di questa splendida città laziale.

Ma non è l’unica iniziativa: torna anche l’evento “Befana 115“, con la suggestiva discesa in piazza della simpatica vecchietta tra i tantissimi bambini e curiosi. Due eventi che attirano sempre più persone e che sono uniti da un filo rosso: la solidarietà.

Il percorso della calza il 5 gennaio

La Calza della Befana più lunga del mondo è una delle tradizioni più amate del periodo dell’Epifania nella Tuscia. L’evento è promosso dal centro sociale Pilastro con il patrocinio e il sostegno del Comune di Viterbo e il contributo di realtà come ADMO, AVIS, 500 Tuscia Club, ACLI, ANTEAS, Confartigianato Imprese Viterbo e altre associazioni locali. A rendere speciale questa ricorrenza sono le sue radici molto profonde nella comunità viterbese, che la chiama anche “Calza della Solidarietà” poiché coinvolge numerose realtà del volontariato cittadino.

Appuntamento il 5 gennaio 2026 con il corteo più suggestivo che attraverserà il cuore di Viterbo, regalando emozioni e divertimento a tutti coloro che vorranno vivere l’esperienza. La partenza della lunghissima calza è prevista per le 15:45 da Porta Romana e attraverserà alcune delle vie più caratteristiche della città come via Garibaldi, piazza Fontana Grande, via Cavour, piazza Plebiscito, via Roma, piazza del Sacrario e via Ascenzi.

L’arrivo è in piazza San Lorenzo, dove avverrà la distribuzione della calza ai bambini a cura della Pro Loco di Viterbo, della Confraternita della SS Trinità e delle volontarie del Centro Sociale Pilastro, accompagnata dai canti natalizi del coro “La Filastrocca”.

Ad accompagnare l’evento la Banda Città di Viterbo, le Majorettes di Grotte Santo Stefano e il Gruppo dei Musici e Sbandieratori dell’Associazione Culturale Pilastro.

La discesa della Befana il 6 gennaio

Un altro momento magico è quello previsto il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania: con l’evento “Befana 115”, avverrà la discesa della Befana alle 18:00 a piazza della Rocca. Dopo essere partita dal tetto dello storico palazzo Grandori, farà prima una tappa sulla cima della torre della Rocca Albornoz, per poi atterrare al centro della piazza dove ad attenderla ci saranno centinaia di bambini.

Non mancano tante iniziative per i più piccoli, fin dalla mattina del 6 gennaio in piazza, e durante il giorno sono previsti momenti di intrattenimento dedicati alle famiglie, spettacoli e animazioni, oltre a invitanti stand gastronomici dove verranno preparati squisiti piatti tipici del periodo.

Informazioni utili

Per partecipare agli appuntamenti del 5 e 6 gennaio 2026 a Viterbo, che sono aperti a tutti, non è necessaria la prenotazione: vi basterà presentarvi nei luoghi e negli orari indicati nei programmi ufficiali, che potrete consultare sul sito ufficiale del Christmas Village di Viterbo (Viterbochristmas.it), oppure contattando il numero 0761.324148 dal lunedì al venerdì dalle 15:30 alle 18:30.

In caso di maltempo, l’evento sarà rinviato a sabato 10 gennaio 2026. E per chi volesse vivere da protagonista questa esperienza, è ancora possibile iscriversi per unirsi al gruppo delle Befane e dare il proprio personale contributo a quest’iniziativa unica nel suo genere!

Ritrovata in Italia un’antica tomba etrusca perfettamente conservata: la scoperta

Par : elenausai10
30 juin 2025 à 10:07

Gli etruschi rappresentavano un popolo unico nella penisola italica, diversi da tutti gli altri per lingua, costumi e cultura. In Italia, di insediamenti etruschi ne abbiamo diversi, in particolare in Umbria, Toscana e Lazio. Ed è proprio in quest’ultima regione che sono stati fatti ritrovamenti eccezionali durante gli scavi condotti nella necropoli di Caiolo, situata nell’area archeologica di San Giuliano a Barbarano Romano, in provincia di Viterbo.

Qui, davanti allo stupore del team di archeologi e ricercatori, è emersa una tomba ancora intatta, databile alla fase finale dell’epoca orientalizzante, alla fine del VII secolo a.C.

La scoperta della tomba etrusca completamente intatta

Tra le antiche culture che hanno abitato nel Mediterraneo, quella etrusca è sicuramente una delle più affascinanti ed enigmatiche. Nel nostro Paese vantiamo tanti luoghi dov’è possibile scoprirla e, uno di questi, è la Necropoli di Caiolo, tra i cimiteri etruschi più significativi dell’Italia centrale. Qui, tra le sue tombe, tra le quali spicca la più grande “Tomba della Regina” risalente al V secolo a.C., ne è emersa una completamente intatta che rappresenta una scoperta eccezionale.

Durante la campagna di scavo condotta dalla Baylor University, in collaborazione con un consorzio italiano composto da diversi ministeri della cultura, insieme ad autorità locali e funzionari del parco, è stata portata alla luce una camera funeraria intatta, contenente vasi ceramici finemente decorati nello stile etrusco-geometrico. La tomba contiene anche un letto funerario, una bacinella e diversi oggetti funerari in bronzo.

Secondo gli archeologi, la tomba risale alla fine del VII secolo a.C. e sta offrendo nuove informazioni sulle usanze funerarie e sulla struttura sociale degli Etruschi. Come ha dichiarato Barbara Barbaro, funzionaria archeologa della Soprintendenza: “È molto raro trovare una tomba intatta. Da qui la natura eccezionale di questa scoperta. Un contesto intatto non è solo fondamentale per la conservazione, ma anche perché ci offre una visione completa della vita attraverso il rituale della morte”.

L’importanza della Necropoli di Caiolo

Quella di Caiolo è una necropoli importantissima per conoscere la cultura etrusca in Italia, un sito archeologico che riserva sempre incredibili sorprese. Nel 2024, infatti, si sono concluse le operazioni di scavo e restauro presso la “Tomba della Salamandra”, la quale ha restituito un monile di pregio: uno scarabeo in corniola rossa, inciso con la figura di un guerriero a cavallo armato di lancia, databile al IV secolo a.C.

La Necropoli di Caiolo prende il nome dal colle su cui si estende e rappresenta una delle testimonianze più ricche e articolate della civiltà etrusca. Qui, oltre alla già citata Tomba della Regina, ci sono altre strutture interessanti come la Tomba del Cervo, la Tomba dei Letti, con quattro letti funebri destinati a due adulti e due bambini, e la Tomba della Cuccumella.

Si tratta di un patrimonio archeologico di pregio, dove gli scavi e le indagini vengono condotte dalla Baylor University of Texas su concessione del Ministero della Cultura sotto la direzione di Davide Zori e in stretta collaborazione con la Soprintendenza.

Un tuffo nella storia e nel benessere tra le terme di Viterbo, amate dai Papi e dagli Etruschi

Par : claudiag2019
9 mai 2025 à 14:00

Viterbo possiede al tempo stesso le dimensioni di una media cittadina e l’atmosfera intima e affascinante di un borgo sospeso nel tempo. Oltre al suo centro storico medievale e alle mura merlate che la circondano, oltre agli splendidi edifici in peperino, pietra tipica delle costruzioni viterbesi, ciò che caratterizza Viterbo e ne enfatizza l’aura magica è l’acqua.

La zona è infatti ricchissima di fonti termali, dalle quali sgorgano acque tra le più apprezzate d’Italia per le loro qualità curative. La leggenda narra che le acque termali presenti intorno a Viterbo, fra le più famose terme del Lazio, sarebbero state create da Ercole in persona, scaturite direttamente da un cratere che l’eroe delle dodici fatiche avrebbe creato allo scopo di dimostrare la sua forza, conficcando un gigantesco palo nella profondità della terra.

Tornando alle fonti storiche, queste attestano la rinomanza e l’apprezzamento delle terme di Viterbo fin dall’antichità. Già gli Etruschi ne conoscevano i benefici, anche se bisognerà aspettare i Romani per la loro valorizzazione. Furono loro, infatti, a edificare sontuose strutture attorno alle sorgenti: ancora oggi, percorrendo l’antica via Cassia, si possono scorgere i resti di queste terme, specialmente in prossimità delle fonti più celebri.

Inoltre, le acque viterbesi hanno segnato la storia della città godendo del favore di numerosi Pontefici, sia durante il periodo in cui Viterbo fu sede papale (1257-1281) sia in epoca rinascimentale.

Le Terme dei Papi, Viterbo

Tra gli stabilimenti termali più famosi del Lazio ci sono le Terme dei Papi. Un nome che non stupisce in una città come Viterbo chiamata in passato “Città dei Papi” in quanto sede del papato dal 1257 al 1281. Queste terme furono un luogo privilegiato per i Pontefici come Papa Bonifacio IX che, nel 1404, accolse l’invito dei priori viterbesi per curare i problemi alle ossa con le acque e i fanghi.

In tempi moderni, le terme furono ristrutturate nel 1989, affermandosi ben presto come un punto di riferimento nel campo termale e sanitario, ottenendo anche la classificazione di Prima Categoria Super per l’efficacia dei mezzi termali. La struttura comprende una piscina monumentale, una Grotta Naturale unica in Italia perché capace di raggiungere un’altissima temperatura interna (45-48°C), la piscina sensoriale e la vasca idromassaggio San Valentino.

Presso la struttura è possibile richiedere anche diversi trattamenti estetici e di benessere.

Informazioni utili sulle Terme dei Papi

Le Terme dei Papi sono aperte 365 giorni l’anno, festivi compresi, con orario continuato dalle 9:00 alle 19:00. Il sabato è possibile fare un bagno sotto le stelle a partire dalle 21:00 fino all’1:00 di notte.

L’ingresso alla piscina monumentale termale nei giorni feriali può essere di 3 ore per 12 euro, o giornaliero per 18 euro. I bambini dai 2-12 anni non compiuti pagano invece 8 euro.

Non lontane dal centro storico, possono essere raggiunte facilmente con l’auto, prendendo la Strada Statale 675 Umbro-Laziale e proseguendo fino all’uscita Viterbo Terme; con il treno, scendendo alla stazione Viterbo Porta Romana; con gli autobus 2, A, AG, 2F.

Terme di Vulci, Canino

Chi ha bisogno di staccare la spina e immergersi nel relax sa che, sia a Viterbo che nei dintorni, troverà sempre la struttura termale più adatta ai suoi bisogni. Tra le terme più belle da visitare in Italia ci sono le Terme di Vulci a Canino, dove troverete quattro piscine naturali differenti per colore, temperatura e proprietà in quanto ciascuna agisce su diversi aspetti del corpo e della mente.

Il tutto circondati da tranquilli paesaggi di campagna e uliveti, a solo un’ora di distanza da Roma. Qui godrete dei benefici offerti dall’acqua naturale ipertermale (fino a 42°C), naturalmente gassata, ricca di sali minerali. Presso la struttura è presente anche una SPA dove richiedere trattamenti estetici e di benessere consultabili sul sito ufficiale.

Informazioni utili sulle Terme di Vulci

Le Terme di Vulci sono aperte dal 10 aprile al 9 novembre 2025, dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 19:00. Potete acquistare l’ingresso giornaliero al costo 18 euro nei giorni feriali e 28 euro in quelli festivi, oppure l’ingresso pomeridiano (dalle 15:00) al costo di 16 euro nei giorni feriali e 22 euro in quelli festivi.

Potete portare teli e accappatoi da casa solo se sono bianchi, oppure noleggiarli presso la struttura. Le ciabattine sono obbligatorie (di qualsiasi colore), mentre sono inclusi nel biglietto ombrellone, lettini o sedia regista (fino a disponibilità), spogliatoio, docce, bagni e parcheggio.

Le terme sono raggiungibili in auto dal Porto di Civitavecchia uscendo al Raccordo Civitavecchia-Viterbo/E840 e proseguendo sulla SS1 Via Aurelia/E80 in direzione di SP105 a Montalto di Castro fino a svoltare sulla Strada Provinciale 105.

Tuscia Terme, Viterbo

Aperto tutto l’anno, il parco termale Tuscia Terme è immerso in un contesto naturalistico di rara bellezza e dispone di 5 vasche termali, alimentate direttamente da una sorgente naturale, le cui acque solfuree sono tra le più ricche e benefiche d’Europa. Ogni piscina è alimentata direttamente da una sorgente naturale di acqua calda ricca di minerali solfurei. Con una temperatura costante di 58 gradi, le acque delle piscine alleviano lo stress e rinvigoriscono il corpo.

Informazioni utili su Tuscia Terme

Il biglietto d’ingresso per un’intera giornata, valido dalle 9:00 alle 19:00, costa 14 euro nei giorni feriali e 20 euro nei weekend, festivi e prefestivi. I lettini e gli ombrelloni sono gratuiti fino a esaurimento posti.

Vi consigliamo di monitorare il sito ufficiale di Tuscia Terme per restare aggiornati su eventi esclusivi come quello chiamato Bagno sotto le stelle, che vi permetterà di accedere alla struttura dalle 19:30 alle 23.30. Potete raggiungere la struttura con la vostra auto, in sede è presente un parcheggio riservato ai clienti.

Terme Oasi, Viterbo

Un’altra struttura termale di Viterbo è rappresentata dalle Terme Oasi, dove le vasche sono alimentate naturalmente dalle sorgenti a una temperatura di 65°C. Questo è il luogo perfetto dove godere dei benefici della balneoterapia perché, immergendovi in queste acque, inalerete i vapori mentre il corpo assume da 1 a 1,5 litri di sali minerali.

Un altro punto di forza delle vasche termali di Terme Oasi è racchiuso nelle alghe, le quali possiedono le stesse caratteristiche dei fanghi, ma offrono effetti terapeutici molto più rilevanti ed evidenti.

Informazioni utili sulle Terme Oasi

Le Terme Oasi si trovano a Viterbo e sono aperte dal lunedì al sabato dalle 9:30 alle 19:00, mentre la domenica dalle 9:30 alle 20:00. Il sabato è possibile accedere alle terme anche la sera, dalle 20:00 alle 24:00.

L’ingresso, che include le vasche termali, la zona relax riscaldata con lettini per riposo e la balneoterapia costa 25 euro il giornaliero feriale e 30 euro quello festivo. L’ingresso per l’apertura serale il sabato costa invece 25 euro, un’esperienza che può essere associata a una cena al costo di 50 euro.

Se arrivate con la vostra auto, troverete un parcheggio sulla Strada Martana 1/a (adiacente al distributore Q8).

Golf ‘Italian pro tour’, presentata in Regione Lombardia la 20ª edizione

8 avril 2025 à 16:04

Presentata in Regione Lombardia la nuova stagione dell’’Italian Pro Tour‘, il circuito di gare professionistiche organizzato dalla Federazione Italiana Golf. È un’edizione speciale perché celebra i vent’anni del Tour e prevede cinque tappe sul territorio nazionale. Il primo è in Lombardia ad Appiano Gentile (Como) e avrà ospite gli studenti del Liceo sportivo Sant’Elia di Cantù (Como) che per un giorno potranno conoscere tutti gli aspetti sportivi e professionali del golf.

Italian pro tour di golf, le date

Questi gli appuntamenti: La Pinetina Golf Club (Como), Memorial Giorgio Bordoni (7-9 maggio); Golf Nazionale (Viterbo), Italian Challenge Open (18-21 settembre); Golf del Ducato di Parma, Parma Alps Open,  (9-11 ottobre); San Domenico Golf (Brindisi), Sergio Melpignano senior italian open (23-25 ottobre); Golf Nazionale (Viterbo), Campionato nazionale open (19-22 novembre).

Al tavolo della conferenza stampa il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega a Sport e Giovani, Federica Picchi, il presidente della Federazione Italiana Golf Cristiano Cerchiai, il professionista del golf italiano Jacopo Vecchi Fossa e il managing director di Infront Italy Alessandro Giacomini. L’appuntamento sportivo ha infatti il supporto dell’Official advisor Infront Italy, l’agenzia del marketing sportivo che fornisce consulenze in diversi eventi sportivi italiani.

Il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia Federica Picchi e il presidente della Federazione italiana Golf Cristiano Cerchiai in occasione dell' 'Italian pro tour'Evento di grande prestigio internazionale

“L’Italian Pro Tour – ha commentato Federica Picchi – rappresenta un appuntamento di grande prestigio per il golf italiano e internazionale. Siamo orgogliosi di ospitare questa importante manifestazione qui in Lombardia. Il nostro impegno è quello di sostenere eventi che, come questo, non solo esaltano il valore sportivo, ma valorizzano anche il nostro territorio. Generano, infatti,  significativi ritorni anche per il turismo e l’economia locale. Vogliamo che il golf sia sempre più accessibile alle nuove generazioni, perché è uno sport che fa toccare con mano la bellezza dell’attività fisica all’aria aperta. Contemporaneamente forma alla disciplina, al rispetto delle regole e alla perseveranza.  incentivano anche la socialità e la scoperta del nostro territorio.”

Obiettivo: promozione del golf e dei suoi valori

“Celebrare i vent’anni dell’Italian Pro Tour – ha sottolineato il Cristiano Cerchiai – è motivo di grande soddisfazione. Questo circuito rappresenta un’opportunità concreta per i nostri talenti di mettersi in mostra e crescere professionalmente. È anche uno strumento fondamentale per la promozione del golf e dei valori che rappresenta.”

Circuito che unisce tradizione, sport e spettacolo

“Siamo orgogliosi di affiancare la Fig – ha aggiunto Alessandro Giacomini – nella promozione di un circuito che unisce tradizione, sport e spettacolo. L’Italian Pro Tour è un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, sponsor e territori, capace di generare valore per tutto il movimento golfistico italiano.”

Occasione per crescere e confrontarsi

“L’Italian Pro Tour – ha precisato Jacopo Vecchi Fossa – è fondamentale per noi giocatori. È un’occasione per crescere, confrontarsi ad alto livello e vivere esperienze che ci preparano al meglio per il circuito internazionale. Sapere di poter contare su un’organizzazione solida in casa è un grande stimolo.”

Il Calendario 2025 si aprirà a maggio con il Memorial Giorgio Bordoni presented by Aon e si concluderà a novembre con l’85° Campionato nazionale open – Trofeo Franco Chimenti.

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Il Palazzo dei Papi a Viterbo: storia, meraviglie e come visitarlo

23 février 2025 à 12:00

Il Palazzo dei Papi di Viterbo non è soltanto un monumento di straordinaria bellezza architettonica, ma un vero e proprio simbolo della storia pontificia e della città stessa.

Edificato nel XIII secolo per volontà di Papa Alessandro IV, rappresenta il fulcro di un periodo in cui Viterbo divenne la sede della curia pontificia: il trasferimento da Roma avvenne in un’epoca segnata dalle tensioni tra il papato e le potenti famiglie nobiliari romane, che stavano cercando di sottrarre autorità alla Chiesa. Così, Viterbo fu il rifugio dei papi e accolse per anni la corte pontificia ospitando alcuni degli eventi più significativi della storia ecclesiastica medievale.

Ancora oggi, il Palazzo incanta con la sua austerità medievale e la ricchezza dei suoi spazi, e racconta secoli di vicende storiche tra le sale monumentali.

La Storia del Palazzo dei Papi

La costruzione del Palazzo dei Papi si svolse tra il 1255 e il 1266, e trasformò la città di Viterbo in un’importante sede del potere ecclesiastico. Uno degli elementi architettonici di spicco del complesso è la Loggia delle Benedizioni, completata nel 1267, che divenne il luogo da cui il pontefice si affacciava per rivolgersi ai fedeli, proprio come avviene oggi dalla Basilica di San Pietro a Roma.

Ma il Palazzo è noto anche per aver ospitato il conclave più lungo della storia, durato ben 1006 giorni tra il 1268 e il 1271. Proprio all’interno della Sala del Conclave si discusse per quasi tre anni la nomina di un nuovo pontefice, finché la cittadinanza, esasperata dall’attesa, non decise di rinchiudere i cardinali e persino di scoperchiare il tetto per accelerare la loro decisione. Tale evento segnò la nascita ufficiale del termine “conclave” per indicare le riunioni a porte chiuse per l’elezione del papa.

Nel corso dei secoli, il Palazzo ha subito modifiche e restauri, perdendo parte del suo aspetto originario. Tuttavia, nei primi anni del XX secolo, sono stati avviati importanti lavori di recupero che hanno restituito alla struttura l’austera imponenza medievale con cui era stata concepita.

Cosa vedere

Scorcio del Palazzo dei Papi a Viterbo
Fonte: Ph @Photo Beto - iStock
La porta principale e la Loggia del Palazzo dei Papi nel centro di Viterbo

La visita al Palazzo dei Papi inizia dalla spettacolare facciata che guarda su Piazza San Lorenzo, caratterizzata da una merlatura guelfa e da eleganti finestre monofore e bifore. Ma, come accennato, è la Loggia delle Benedizioni a catturare lo sguardo con i suoi archi gotici che si stagliano contro il cielo. Qui spiccano anche un antico pozzo e una fontana risalente al XV secolo, elementi che conferiscono ulteriore fascino.

Varcata la soglia, la già citata Sala del Conclave si impone come uno degli ambienti più suggestivi, grazie all’ampiezza e alle dodici bifore che la pervadono di luce naturale.

Un altro ambiente imperdibile è la Sala Gualtiero, interamente affrescata e oggi custode di un documento eccezionale: la pergamena originale del primo conclave, preziosa testimonianza che conserva tuttora i sigilli in ceralacca dei cardinali elettori e narra così il dramma vissuto durante quei lunghi anni di discussioni e clausura forzata.

Salendo nella parte superiore, si accede alla torre, dove sono custoditi numerosi documenti storici. Si tratta di uno spazio che delinea un autentico tuffo nel passato, con testimonianze scritte che raccontano l’importanza politica e religiosa del Palazzo nel corso dei secoli.

Il Polo Monumentale Colle del Duomo

Il Palazzo dei Papi fa parte del Polo Monumentale Colle del Duomo, un complesso che comprende anche la Cattedrale di San Lorenzo e il Museo del Colle del Duomo. La cattedrale, realizzata nel XII secolo in stile romanico, è stata oggetto di modifiche che, nel tempo, le hanno conferito un’impronta rinascimentale. Al suo interno si sviluppano tre navate e la vicinanza con il Palazzo Papale ne accresce il valore storico, poiché rappresentava il cuore della vita religiosa della città nel periodo in cui Viterbo ospitava la corte pontificia.

Il Museo del Colle del Duomo, fondato in occasione del Giubileo del 2000, espone reperti archeologici, opere d’arte sacra e manufatti liturgici. Tra i pezzi più preziosi figurano calici, reliquiari e paramenti sacri risalenti al XV secolo, uno spaccato unico sulla vita ecclesiastica medievale e rinascimentale.

Come arrivare a Viterbo e info per la visita

Viterbo è facilmente raggiungibile da Roma, e il Palazzo dei Papi è una meta perfetta per una gita di un giorno. Se viaggiate in auto, potete scegliere tra l’autostrada A1 o la strada provinciale SP1, con un tragitto di circa un’ora e mezza. Per chi preferisce il treno, la linea regionale Roma-Civitacastellana-Viterbo offre un collegamento diretto, con un tempo di percorrenza simile.

Una volta giunti a Viterbo, il Palazzo dei Papi si trova nel cuore del centro storico, in Piazza San Lorenzo. Il biglietto d’ingresso consente di visitare, in un’ora, l’intero Polo Monumentale Colle del Duomo, un’esperienza completa per chi desidera immergersi nella storia e nell’arte della splendida città medievale.

Il Carnevale di Ronciglione è tra i più antichi e folli d’Italia: gli eventi imperdibili

29 janvier 2025 à 19:30

Torna l’appuntamento carnevalesco più atteso della provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia, con sfilate di carri allegorici, tradizioni folcloristiche, musica, maschere e delizie locali in un misto di colori, profumi, risate e magia: il Carnevale di Ronciglione, tra i più antichi e affascinanti d’Italia, è pronto ad accogliere tutti per far vivere momenti di spensierata allegria, con eventi che fondono storia e divertimento in un’esperienza unica.

Il borgo di Ronciglione, adagiato sulle alture meridionali dei Monti Cimini, a circa 50 km da Roma, si trasforma per l’occasione in un teatro a cielo aperto, in cui va in scena un susseguirsi di spettacoli, sfilate e balli adatti a tutti, dai bambini fino agli anziani. Non a caso è noto come il “paese del Carnevale” e per il 2025 il suo programma è davvero ricco di eventi imperdibili.

Storia del Carnevale di Ronciglione

Il carnevale di Ronciglione ha radici lontane che risalgono addirittura agli anni a cavallo tra il Cinquecento e il Seicento, quando si svolgeva la tradizione del Carnevale romano rinascimentale e barocco con le “Pubbliche Allegrezze“, nel periodo farnesiano (1537-1649). Si trattava delle cosiddette corse dei Barberi, gare di cavalli senza fantino. In particolare, sembra che nel 1538 papa Paolo III Farnese decise di festeggiare l’investitura del figlio Pier Luigi Farnese a duca di Castro e Ronciglione, concedendo ai ronciglionesi tre giorni di feste e bagordi. Da lì sarebbe stata ripresa la tradizione delle corse dei Barberi e del Carnevale romano.

Il primo documento conosciuto che si riferisce al Carnevale di Ronciglione è del 12 gennaio 1748, nel quale il Vescovo di Sutri e Nepi Giacinto Silvestri disciplinava il Carnevale di quell’anno, in particolare sull’uso delle maschere. Negli anni a seguire, si aggiunsero le varie tradizioni che caratterizzano tutt’oggi il Carnevale di Ronciglione, come il Campanone del municipio che annuncia la festa, il Saltarello (danza popolare), i carri allegorici, le maschere (tra le quali quelle dei Nasi Rossi, che hanno formato un’associazione) e il rituale della morte di Re Carnevale.

Date del Carnevale di Ronciglione 2025

L’edizione 2025 del Carnevale di Ronciglione prevede le iconiche sfilate e un calendario ricco di eventi, spettacoli e tradizioni imperdibili. Le date? Dal 16 febbraio al 4 marzo 2025 tutti sono invitati a partecipare alle tante manifestazioni tradizionali che da 130 anni caratterizzano il Carnevale di Ronciglione, uno dei più antichi del Centro Italia e dello Stivale.

Eventi e spettacoli nel Carnevale di Ronciglione 2025
Fonte: Domenico Mancini
Carnevale di Ronciglione

Eventi 2025 del Carnevale di Ronciglione

A Carnevale Ronciglione si riempie di magia e di un clima di festa che pervade ogni angolo del cuore cittadino, con spettacoli ed eventi imperdibili e per tutti i gusti. Di seguito, quelli che consigliamo di non perdere nei 15 giorni di festeggiamenti che animano questo paese, inserito nel 2023 nella prestigiosa lista dei Borghi più belli d’Italia.

Il Corso di Gala, la parata di carri allegorici

Non sarebbe un vero Carnevale della tradizione senza la sfilata dei colorati e stravaganti carri allegorici. A Ronciglione si chiama Corso di Gala e prevede un tripudio di colori, musica e atmosfere festaiole. Fino al tramonto, le vie rinascimentali e barocche della cittadina vedono elaborati carri allegorici, gruppi in maschera, bande folcloristiche e performance artistiche che intrattengono le migliaia di persone presenti.

I carri del Corso di Gala replicano la sfilata la domenica, in particolare il 16 e 23 febbraio e il 2 marzo 2025. L’ingresso per assistere all’evento è a pagamento (10 euro – troverete tutti i dettagli più in basso nell’articolo).

Corso di Gala, la parata di carri allegorici tra gli eventi del Carnevale di Ronciglione
Fonte: Domenico Mancini
Corso di Gala nel Carnevale di Ronciglione

La parata storica degli Ussari e il Giovedì Grasso

Da non perdere il 16 febbraio (con repliche il 27 febbraio e 4 marzo) la Parata storica degli Ussari. Dalle 15:30, un gruppo di persone vestite con costumi da cavaliere del XIX secolo, mette in scena un’emozionante cavalcata per le vie del paese, rievocando il periodo del dominio francese. La tradizione vuole che tutto sia nato da una leggenda: si racconta che un capitano degli ussari francesi, che si trovava a Ronciglione per difendere lo Stato Pontificio, si fosse innamorato di una bella dama. Così, per pavoneggiarsi davanti ai suoi occhi, decise di sfilare più volte di fronte ai suoi cavalieri. Da qui deriverebbe la tradizione della Parata storica degli Ussari.

Al termine della sfilata, spazio alle danze con il tradizionale Saltarello di Carnevale in Piazza Vittorio Emanuele II° (Piazza della Nave).

Il 27 febbraio è invece il Giovedì Grasso e anche questa giornata riserva uno spettacolo particolare: alle 14.30 il Campanone di Carnevale suona per annunciare il ritorno di Re Carnevale. Successivamente, inizia la follia di Carnevale e le autorità cittadine e del Carnevale consegnano le chiavi della Città di Ronciglione a Re Carnevale, scortati da un gruppo di Ussari.

Parata degli Ussari tra gli eventi del Carnevale di Ronciglione
Fonte: Stefano Rossi
Parata degli Ussari nel Carnevale di Ronciglione

Il Carnevale Jotto, o Sabato Ghiotto

Da non perdere anche il cosiddetto “Sabato Ghiotto” (o “Carnevale Jotto”), l’1 marzo. Tra gli eventi più importanti in questa giornata c’è il Carnival Soap Box Race, una parata di vetture senza motore guidate da persone rigorosamente in maschera, che dalle 15:00 competono per il miglior tempo e per l’originalità sfrecciando per le vie di Ronciglione. Al termine di questa divertente gara, dalle 17:00 inizia il Carnevale Jotto: la giornata dedicata alla gastronomia, durante la quale polentari e fagiolari faranno degustare carne di maiale condita e cotta al forno (porchetta) e tante altre specialità accompagnate dal buon vino, trasformando la piazza in una grande sala da pranzo

Il Lunedì dei Nasi Rossi

Il 3 Marzo è invece il Lunedì dei Nasi Rossi, che porta in scena uno degli eventi più particolari e divertenti del Carnevale: la “Carica dei Nasi Rossi” o “pitalata”. Vestiti con camicioni bianchi, berretti da notte e con i nasi rossi, portano con sé i “pitali”, ovvero vasi da notte in terracotta, che contengono squisiti rigatoni al ragù. Si riversano quindi nella piazza centrale brandendo i loro forchettoni e iniziano così la carica, rincorrendo gli spettatori per offrire loro queste delizie fumanti.

Un’evento divertente e goliardico che è legato ad una leggenda curiosa: la Società dei Nasi Rossi sarebbe nata a seguito di una grossa sbronza di alcuni ronciglionesi, che si sarebbero ritrovati al mattino con il naso rosso e stupendosi di aver utilizzato un vaso da notte (“pitale”) per condire la pasta della cena.

Carica dei Nasi Rossi tra gli eventi del Carnevale di Ronciglione
Fonte: Emanuele Natali
Carica dei Nasi Rossi nel Carnevale di Ronciglione

Il Gran Carnevale dei Bambini

Come ogni Carnevale che si rispetti, anche i bambini sono i protagonisti di questa festa colorata all’insegna dell’allegria. Per loro, oltre ai carri e agli altri numerosi eventi segnalati, sono previsti altri appuntamenti speciali. Il 27 febbraio e il 4 marzo, alle ore 16:00, si tiene il Gran Carnevale dei Bambini con le mascherate spontanee, mentre sempre il 27 febbraio è organizzata una grande merenda per tutti i piccoli festeggianti. Inoltre, tutti i bambini potranno incantarsi ammirando anche il Carnival street artist show, il festival degli artisti di strada.

Martedì Grasso con la “morte di Re Carnevale”

Il 4 marzo è il Martedì Grasso. Tra gli eventi da non perdere c’è la rappresentazione della Morte di Re Carnevale e l’apertura del suo testamento, dalle 18:30. Si avvia quindi un corteo funebre con la tradizionale Fiaccolata della “Compagnia della Penitenza” e della “Compagnia della Buona Morte”. In seguito, alle 19:30, è prevista la partenza di Re Carnevale, rappresentato da un grosso pupazzo in cartapesta, che viene innalzato al cielo a bordo di un colorato Globo Aerostatico. Una sfrenata veglia d’addio, con musica, balli in maschera e buon vino conclude i 15 giorni di festeggiamenti del Carnevale di Ronciglione 2025.

Biglietti del Carnevale di Ronciglione

Tra tutti gli eventi in programma nel Carnevale di Ronciglione, il Corso di Gala, ovvero la sfilata dei carri allegorici, è a pagamento. Nelle domeniche 16 e 23 febbraio e 2 marzo 2025, quindi l’ingresso costa 10 euro a persona, ma esistono delle eccezioni. Non pagano il biglietto i minori di 18 anni accompagnati da un maggiorenne (con l’acquisto di almeno un ticket adulto – Pacchetto Famiglia) e le persone con disabilità. Viene specificato, inoltre, che per i bambini fino ai 14 anni l’ingresso è sempre gratuito, sia se accompagnati che non, mentre i ragazzi tra i 15 e i 18 anni non accompagnati devono pagare il biglietto.

Dove comprare il biglietto di entrata al Carnevale di Ronciglione? Il ticket d’ingresso, che include anche un biglietto omaggio della Lotteria del Carnevale, è acquistabile nelle biglietterie situate presso tutte le principali entrate del paese, ovvero:

  • Viale Garibaldi
  • Via S. Giovanni
  • Piazzale Mancini
  • Via Magenta
  • Via Farnesiana
  • Via dell’Ospedale Consorziale

Come raggiungere il Carnevale di Ronciglione

Per raggiungere il Carnevale di Ronciglione si può scegliere di utilizzare i mezzi pubblici oppure l’automobile. Nel primo caso, si può prendere un autobus Cotral dalla stazione di Roma Saxa Rubra, che arriva in paese, oppure un treno fino a Capranica o Viterbo e da lì proseguire in autobus fino a Ronciglione.

In auto, partendo da Roma si prende il GRA e si prende l’uscita 5 in direzione Viterbo, per poi proseguire sulla Cassia. Dopo Monterosi si prende l’incrocio a destra in direzione Nepi e al primo incrocio si svolta a sinistra per la Cassia Cimina in direzione Ronciglione-lago di Vico.

Se si viaggia sull’autostrada A1, invece, si prende l’uscita Magliano Sabina in direzione Civita Castellana e Borghetto. Si prosegue poi per Fabrica di Roma e da lì si gira a sinistra per percorrere la Provinciale Massarella. Arrivati al bivio con la Cassia Cimina, si gira a destra in direzione Ronciglione.

Una volta giunti nel borgo si può lasciare l’auto in una delle aree parcheggio disponibili gratuite, che si trovano in diversi punti: viale 5 Giugno, via dell’Artigianato, Ecocentro, via Caduti di Nassirya, Largo Don Carlo Gnocchi, zona Campo Sportivo, Chianello, via Aldo Moro e piazzale Mancini. Inoltre, dalle seguenti zone parte la navetta gratuita che conduce al centro storico:

  • Zona Artigianale (via dell’artigianato ed Ecocentro), con punto di raccolta al bancomat Banca Lazio Nord (viale 5 giungo);
  • Via Caduti di Nassirya, Largo Don Carlo Gnocchi (zona San Paolo), con punto di raccolta al Parco Giochi adiacente alla caserma dei Carabinieri.

Ogni dettaglio sul Carnevale di Ronciglione è consultabile sul sito web ufficiale dell’evento carnevaledironciglione.org. Pronti alla follia di Carnevale più particolare del Belpaese?

tra gli eventi del Carnevale di Ronciglione
Fonte: Domenico Mancini
Carri allegorici durante il Corso di Gala, Carnevale di Ronciglione

A Viterbo per la Calza della Befana più lunga del mondo

Par : mgwesteast
4 janvier 2025 à 07:30

Com’è ormai tradizione da 23 edizioni, la città di Viterbo torna ad accogliere la Calza della Befana più lunga del mondo. Domenica 5 gennaio, il centro storico viterbese sarà teatro di un evento unico e spettacolare che unisce tradizione, folklore e solidarietà, regalando emozioni a profusione a grandi e piccini.

Protagonista indiscussa della giornata sarà una calza di ben 52 metri, trasportata con entusiasmo da oltre 100 Befane e 15 storiche FIAT 500 del “500 Tuscia Club Viterbo”. E per chi volesse vivere da protagonista questa esperienza, è ancora possibile iscriversi per unirsi al gruppo delle Befane e dare il proprio personale contributo all’iniziativa.

Il percorso tra le vie del centro

Il corteo partirà alle ore 15 di domenica 5 gennaio da piazza del Comune, dove Befane e auto d’epoca si riuniranno per dare inizio alla manifestazione. Da lì, il percorso si snoderà attraverso il centro storico, toccando alcuni dei luoghi più iconici della città della Tuscia: porta Romana, via Garibaldi, piazza Fontana Grande, via Cavour, piazza del Comune, via Ascenzi, il Sacrario, via Cairoli, piazza San Faustino e viale Bruno Buozzi. La sfilata si concluderà alla Chiesa del Sacro Cuore del Pilastro, dove la calza sfilerà davanti al suggestivo presepe vivente di San Faustino.

Quest’anno, a causa dei cantieri presenti in piazza del Comune, il percorso subirà una piccola variazione rispetto agli anni precedenti. Come spiegato da Luciano Barozzi, ideatore della Calza della Befana più lunga del mondo e membro del comitato organizzatore del Centro Sociale Pilastro, la calza verrà portata a mano dalla fine di via Cavour fino a piazza San Faustino. Inoltre, per agevolare il trasporto, non sarà effettuato il consueto giro intorno alla fontana del Sacrario. Alla Chiesa del Sacro Cuore, l’arrivo della calza segnerà un momento speciale per i bambini, che riceveranno dolci tipici e potranno immergersi nella magia dell’Epifania.

Ad accompagnare il corteo, ci saranno le esibizioni musicali della Banda Città di Viterbo, le spettacolari coreografie delle Majorettes di Grotte Santo Stefano e il coinvolgente spettacolo del Gruppo di Musici e Sbandieratori dell’Associazione Culturale Pilastro. Per la prima volta, inoltre, sarà eseguito l’inno ufficiale della Calza della Befana, composto dal maestro Pierluigi De Santis.

Calza della Befana più lunga del mondo, Viterbo
Fonte: credits: Luciano Barozzi
Il corteo della Calza della Befana più lunga del mondo (edizione 2024), Viterbo

Un evento di solidarietà

Come sottolineato dalla sindaca Chiara Frontini: “Questa è una tradizione che vive grazie all’energia e alla passione della comunità. Dopo 23 anni, è importante coinvolgere nuove generazioni per garantire continuità a questa bellissima iniziativa”. L’invito a partecipare è rivolto a tutti, con particolare attenzione a chi vuole vestire i panni della Befana.

La manifestazione è resa possibile grazie alla collaborazione di numerose associazioni del quartiere Pilastro, tra cui il Centro Sociale Pilastro, la Parrocchia, Avis e Admo, e oltre che una festa, rappresenta anche un’occasione per sostenere iniziative di solidarietà locali. L’edizione di quest’anno è dedicata alla memoria di Rosanna De Marchi, scrittrice e poetessa recentemente scomparsa, che ha sempre mostrato grande passione per questa tradizione.

L’organizzazione della manifestazione è frutto di mesi di lavoro e dedizione. Come ha raccontato l’assessora alla cultura Katia Scardozzi: “Questa è una festa pensata per famiglie e bambini, ma dietro ogni dettaglio c’è un impegno enorme. Anche la calza, dopo la pioggia dello scorso anno, ha richiesto numerosi ritocchi per essere pronta a sfilare”.

Corteo Calza della Befana Viterbo
Fonte: credits: Luciano Barozzi
Calza della Befana più lunga del mondo, Viterbo

La discesa della Befana 115 a Piazza della Rocca

Il giorno successivo, lunedì 6 gennaio, la festa continua con la spettacolare Befana 115. A partire dalle ore 15,30 piazza della Rocca si animerà con un susseguirsi di iniziative che culmineranno alle 18 con il momento più atteso: la discesa della Befana dall’alto, per la gioia di tutti i bambini presenti. Un evento che si rinnova da oltre vent’anni grazie al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco, al Comune di Viterbo e all’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco.

Il pomeriggio prenderà il via con l’intrattenimento musicale della cartoon cover band “Cavalli a Dondolo”, seguita da danze caraibiche e dalle performance degli allievi della Artist Academy, diretti dall’attrice e cantante Laura Leo. Non mancheranno momenti di poesia, animazione con le Befane che distribuiranno caramelle e zucchero filato, e l’allegria contagiosa dei clown di corsia Goji VIP. La tradizionale discesa della Befana sarà affidata agli specialisti S.A.F. (Speleo Alpinistico Fluviale) dei Vigili del Fuoco, che utilizzeranno le stesse tecniche impiegate nei soccorsi in aree impervie.

Novità di questa edizione è il concorso fotografico che invita i partecipanti a immortalare la discesa della Befana 115 e inviare le foto per concorrere alla selezione dell’immagine ufficiale dell’edizione 2026. Più di mille calzette verranno distribuite gratuitamente ai bambini nel corso dell’evento, rendendo questa giornata ancora più speciale e memorabile per tutti.

Terme dei Papi, le più antiche della città di Viterbo

1 décembre 2024 à 10:00

Viterbo è una bellissima città del Lazio che sorge ai piedi dei Monti Cimini e che, oltre a vantare un prezioso centro storico e una natura sorprendente, è anche ricca di sorgenti termali dalle origini antichissime: erano persino conosciute dagli Etruschi, un popolo che già in epoche lontanissime aveva scoperto il benessere che possono infondere le acque termali della zona. Furono i Romani poi ad ampliarle, per poi essere arricchite dai Papi fino ad arrivare come dei veri gioielli ai giorni nostri.

Non vi sorprenderà sapere, quindi, che uno degli impianti termali più apprezzati del capoluogo del Centro Italia si chiama proprio Terme dei Papi (tra le migliori di tutta la Regione Lazio), nome ispirato dal Pontefice Niccolò V che qui trovò un grande beneficio nelle cure dei suoi mali, grazie alle proprietà di queste calde acque naturali. Oggi le Terme dei Papi sono le più antiche di tutta la città e offrono al pubblico diversi servizi, tra cui un’imperdibile piscina monumentale.

Come arrivare alle terme alle Terme dei Papi

Le Terme dei Papi di Viterbo non si trovano affatto lontano dal centro storico cittadino. Per la precisione, sorgono tra L.go Socrate Sensi, 1/Strada Bagni, 12 e sono facilmente raggiungibili con mezzi propri o pubblici.

In auto

Per chi arriva da Nord occorre prendere la Strada statale 675 Umbro-Laziale e proseguire fino all’uscita Viterbo Terme, mentre da Sud bisogna guidare sulla Cassia Bis fino a Vetralla, per poi svoltare sulla Superstrada Orte-Viterbo e infine uscire a Viterbo Terme.

In treno

Da Roma Ostiense parte a tutte le ore (tranne il fine settimana) un treno che conduce fino a Viterbo Porta Romana. Da qui è necessario prendere un autobus cittadino, come il 2F, oppure i bus extracittadini della Cotral o il taxi.

In autobus

Ci sono vari autobus in città per raggiungere le Terme dei Papi: 2, A, AG, 2F e, come già accennato, alcuni linee bus della Cotral. Inoltre, in determinati periodi dell’anno a disposizione dei visitatori c’è anche un apposito servizio navetta (attualmente sospeso).

Giorni di apertura e orari dell’impianto termale

Se siete in cerca di benessere e relax non dovete assolutamente preoccuparvi: le Terme dei Papi sono aperte 365 giorni all’anno, festivi compresi, con orario continuato dalle 9.00 alle 19.00. Anzi, l’affascinante piscina termale monumentale esterna è aperta anche nei giorni festivi, sempre dalle 9.00 alle 19.00.

È chiusa solo il martedì per manutenzione ordinaria, mentre il resto dei servizi rimangono attivi. In più, il sabato è possibile fare un vero e proprio bagno sotto le stelle a partire dalle ore 21.00 e fino all’1.00 di notte. Tuttavia è bene sapere che se festivo, il giorno di chiusura della piscina viene anticipato o posticipato.

Prezzi delle Terme dei Papi

I visitatori possono scegliere tra diverse opzioni, ingressi e pacchetti a prezzi di tutti i tipi. L’ingresso alla piscina monumentale termale nei giorni feriali può essere di 3 ore, 12 euro, o giornaliero per 18 euro. I bambini dai 2-12 anni non compiuti pagano invece 8 euro. Se si desidera anche un lettino si può affittare per 5 euro, e a disposizione c’è anche la possibilità di fare un abbonamento di 10 ingressi giornalieri feriali a 120 euro.

Nei giorni festivi i prezzi aumentano un pochino (attenzione, i giorni che vanno dal 25 dicembre al 6 gennaio sono tutti considerati festivi): l’ingresso di 3 ore è a 18 euro, mentre quello a giornaliero a 25. Bambini e lettino rimangono inalterati. L’ingresso notturno, invece, costa 20 euro.

Le Terme dei Papi offrono anche dei pacchetti d’ingresso, che prevedono la possibilità di provare diversi servizi come, per esempio, la Grotta Naturale o degli speciali massaggi, o per poter soggiornare presso l’hotel a quattro stella della struttura. Maggiori informazioni si possono trovare sul sito delle terme stesse.

Trattamenti e servizi

Alle Terme dei Papi c’è davvero l’imbarazzo della scelta: oltre all’acqua della piscina monumentale classificata come acqua sulfurea-solfato-bicarbonato-alcalino-terrosa che sgorga a 58° e con caratteristiche fisico-chimiche uniche e uno specifico contenuto di oligo-elementi, la struttura mette a disposizione anche trattamenti estetici, di benessere, hotel, bar e ristorante.

Molto interessante è la sopracitata Grotta Naturale, che si presenta umida, ad altissima temperatura interna (45-48°C), e ideale nella cura delle malattie reumatiche e delle infiammazioni delle prime vie aeree. Questa caverna, infatti, è unica in Italia poiché le altre presenti nel nostro territorio non raggiungono tali temperature.

Non è di certo da meno la Piscina Sensoriale, in cui possono accedere massimo 5 persone e dove, per 20 minuti, è possibile dedicarsi a cromoterapia, idromassaggi e musica da ascoltare con le orecchie a pelo d’acqua, mentre si è sdraiati su comodi lettini in pietra sommersi sott’acqua.

Poi ancora la Vasca San Valentino, perfetta per gli innamorati che desiderano fare un idromassaggio in un ambiente romantico impreziosito da una serie di candele profumate. Da non perdere sono anche le docce emozionali e il percorso vascolare.

Infine, l’impianto termale propone a tutti i visitatori che ne hanno bisogno una vasta scelta di trattamenti specialistici, anche in convenzione, come otorino, dermatologia, ginecologia e molto altro ancora.

Informazioni utili

Le Terme dei Papi sono dotate di un ampissimo parcheggio e offrono anche spogliatoi, docce e asciugacapelli compresi nel prezzo. È però necessario portare con sé costume, ciabatte e accappatoio. In alternativa, si possono acquistare nel negozio che si trova all’interno dello stesso impianto.

Per maggiori informazioni chiamare il numero +39 0761 3501 o mandare una mail a info@termedeipapi.it.

Civita di Bagnoregio, la Pietranera di “Il nome della rosa”

29 novembre 2024 à 23:15

Un piccolo e antico villaggio arroccato su una collina, nel cuore della Valle dei Calanchi, ed un unico ponte che lo collega con il resto della civiltà. Ci troviamo nel meraviglioso borgo di Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, nel cuore della Tuscia laziale. Un luogo sospeso nel tempo e nello spazio, che la fiction “Il nome della rosa” ha voluto celebrare scegliendolo come protagonista tra le suggestive location in cui è stata girata.

Sono solo 11 gli abitanti che vivono in questo luogo a metà tra mito e storia, tra magico e mistico, chiamato il “paese che muore”. È tra i borghi più belli d’Italia e merita di essere esplorato in ogni suo angolo, perché offre la sensazione di tornare ad epoche lontane e regala panorami unici che tolgono il fiato.

Civita di Bagnoregio diventa Pietranera ne “Il nome della rosa”

Ha un aspetto unico permeato da un’atmosfera quasi magica, Civita di Bagnoregio. La location perfetta per girare le scene suggestive della fiction “Il nome della rosa”, tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco.

Nelle immagini della serie tv (nella prima puntata) vediamo questo bellissimo borgo leggermente trasformato per esigenze televisive e letterarie: il suo nome diventa Pietranera e “sparisce” il suo inconfondibile ponte, l’unico passaggio pedonale in cemento dal quale poter accedere al centro abitato.

Nella fiction questo luogo è abitato dai seguaci di Fra Dolcino, considerato eretico. Verrà poi distrutto dalle truppe pontificie, l’inquisizione, per infliggere una punizione al frate.

Vista su Civita di Bagnoregio
Fonte: iStock
Vista su Civita di Bagnoregio

Cosa vedere a Civita di Bagnoregio

Sono tantissime le persone che ogni anno raggiungono questo borgo che sembra sospeso nel vuoto nel cuore della Valle dei Calanchi. Civita di Bagnoregio sorge tra le due valli chiamate Fossato del Rio Torbido e Fossato del Rio Chiaro, che un tempo ne erano le vie d’accesso, poiché portavano dalla valle del Tevere fino al Lago di Bolsena.

È il “paese che muore“, soprannome dato a causa dalla sua situazione decisamente precaria: il borgo è arroccato su una platea tufacea, i cui  banchi d’argilla che la sorreggono sono soggetti a continua erosione. Il suo delicato equilibrio costringe questa località ad un destino inesorabile, una situazione che la rende unica nel suo genere.

Civita di Bagnoregio e il ponte che conduce verso il borgo
Fonte: iStock
Civita di Bagnoregio e il ponte che conduce verso il borgo

Attraversato l’unico ponte che collega il borgo con il resto della civiltà, si apre davanti agli occhi lo spettacolo del paesaggio circostante, fatto di valli e calanchi scavati da millenni di erosione dell’acqua. Si arriva quindi alla Porta Santa Maria, l’unico accesso al borgo. Da lì una varietà di viuzze si snoda tra gli edifici storici risalenti al medioevo e si riuniscono in piazza San Donato, il cuore del borgo su cui si affaccia la chiesa di San Donato, che custodisce un prezioso crocefisso ligneo risalente alla fine del XVI secolo.

Chiesa di San Donato a Civita di Bagnoregio
Fonte: iStock
Chiesa di San Donato a Civita di Bagnoregio

Tra le meraviglie da ammirare, camminando a passo lento tra le strette stradine del borgo, ci sono i palazzi nobiliari dei Colesanti, dei Bocca e degli Alemanni, costruiti dalle importanti famiglie del viterbese nel corso del Rinascimento. In particolare, all’interno di Palazzo degli Alemanni si può visitare il Museo Geologico e delle Frane, un’esposizione che tocca una vasta gamma di discipline, dalla geologia alla sismologia fino all’archeologia, illustrando il rapporto tra Civita e il suo territorio, con una grande attenzione al tema del dissesto idrogeologico.

Da non perdere a Civita di Bagnoregio è anche il piccolo Museo Antica Civitas e la grotta di San Bonaventura, un’antica tomba a camera scavata a strapiombo sul muro di tufo, e che porta con sé una storia curiosa. Il suo nome deriva da Frate Bonaventura da Bagnoregio, vissuto tra il 1217 e il 1274 e che fu il biografo di San Francesco di Assisi. Si racconta che durante un suo soggiorno in questo borgo, San Francesco curò, salvando da morte certa, un ragazzo che si chiamava Giovanni di Fidanza. La madre del giovane promise al Santo che una volta cresciuto, il figlio sarebbe diventato un servitore di Dio, e così fu: Giovanni divenne Frate Bonaventura da Bagnoregio.

Tra gli altri punti di interesse, troviamo il Palazzo Vescovile, un mulino del XVI secolo, i resti della casa natale di san Bonaventura.

Info utili per accedere a Civita di Bagnoregio

Come detto, Civita di Bagnoregio è raggiungibile soltanto attraversando il lungo e suggestivo ponte pedonale in cemento (costruito nel 1965), che dalla collina più vicina accompagna i visitatori fino alla porta d’accesso al centro storico. Per accedervi, è necessario acquistare un biglietto giornaliero (online o fisicamente all’infopoint presente prima del ponte) che ha un costo di 5 euro. Un contributo che permette all’amministrazione comunale di compiere i lavori di restauro e di stabilizzazione, mantenendo il patrimonio di immenso valore rappresentato d questo borgo annoverato tra i più belli d’Italia.

Il suggestivo ponte pedonale che conduce a Civita di Bagnoregio
Fonte: 123RF
Il suggestivo ponte pedonale che conduce a Civita di Bagnoregio

Le altre location della serie tv “Il nome della rosa”

Non è solo Civita di Bagnoregio ad apparire tra le meravigliose location della fiction “Il nome della rosa”, creata e diretta da Giacomo Battiato per Rai Fiction e Tele München, nel 2019. Sono diverse le regioni italiane che hanno prestato alla produzione di questa miniserie i loro paesaggi e i monumenti più belli, e in particolare Abruzzo, Lazio e Umbria.

Ecco le location scelte in Abruzzo:

  • Castello di Roccascalegna: si erge su uno sperone di roccia che domina l’omonimo borgo e dal quale si ammira il vallone del Rio Secco e la vallata del Sangro. Nella serie tv rappresenta il quartier generale del Distaccamento del comando imperiale in Toscana;
  • Eremo di Santo Spirito: luogo incastonato nella roccia a Roccamorice (PE), nel cuore della Maiella;
  • Gole di San Martino: un vero e proprio canyon stretto e lungo 14 chilometri e con pareti a picco, immerso nel Parco della Maiella.
Castello di Roccascalegna Abruzzo
Fonte: iStock
Castello di Roccascalegna Abruzzo

In Umbria, le location scelte per “Il nome della rosa” sono:

  • Perugia: piazza IV Novembre diventa la location di diverse scene ambientate ai tempi dell’Inquisizione tra roghi di eretici, scene con gruppi di popolani, nobili, soldati e cortei di monaci;
  • Abbazia di Montelabate: di questo borgo in provincia di Pescara diamo in particolare la scalinata dell’Abbazia di Santa Maria Valdiponte;
  • Bevagna: un borgo pittoresco in cui si ammirano, attraverso le riprese, il mercato coperto e piazza Silvestri con la Chiesa di San Silvestro.
Bevagna
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Bevagna

In Lazio, invece, oltre a Civita di Bagnoregio le scene della serie tv hanno visto:

  • Parco Archeologico di Vulci: a Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, sorge questa antica valle etrusca che custodisce i resti dell’antica città Vulci, le necropoli e i canyon scavati nelle rocce;
  • Monte Porzio Catone: ha prestato i suoi paesaggi per diverse riprese esterne, insieme a Manziana, la valle della Molara, San Silvestro, e il Vivaro;
  • Faggeta a Soriano nel Cimino: un’oasi naturale dal fascino veramente unico e magico, nominata Patrimonio naturale dell’umanità dall’UNESCO;
  • Castello di Rocchettine: vediamo il castello medievale con le sue due torri gemelle, in provincia di Rieti, più precisamente a Torri in Sabina.
Parco Archeologico di Vulci
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Parco Archeologico di Vulci

Viterbo, guida e itinerari alla scoperta della città della Tuscia

8 octobre 2024 à 17:47

La città di Viterbo sorge nel Nord del Lazio e, più precisamente, in una zona che viene chiamata Tuscia Viterbese. È una città antica, molto probabilmente di origini etrusche, che affascina tutti i suoi visitatori per la presenza di preziosi vicoli, monumenti di varie epoche, casette in pietra e per i dintorni ricchi di natura e luoghi di interesse da non perdere. Scopriamo insieme cosa visitare in questo gioiello del Lazio.

Viterbo, informazioni utili

Posta a circa 320 metri sul livello del mare, Viterbo è una città di arte e di cultura ma anche di natura: prende vita a ridosso dei Monti Cimini e tra il Lago di Bolsena e quello di Vico (a poca distanza c’è pure il mare). Il suo centro storico è un piccolo capolavoro, talmente tanto ben conservato che pare catapultare direttamente nel Medioevo.

La sua è una storia antichissima e che fonda le radici ai tempi degli Etruschi, che qui hanno lasciato numerose tracce, alcune visibili nel Museo cittadino e altre in giro per la città e nelle zone circostanti. Nel corso dei secoli è stata anche una realtà ricca e potente, tanto che tra il 1200 e il 1300 controllava quasi 50 castelli e divenne persino la sede preferita di molti papi. Non vi sorprenderà sapere, quindi, che uno dei suoi appellativi è “Città dei Papi”.

A tal proposito una piccola curiosità: è proprio a Viterbo che nacque la parola “conclave” e per un fatto molto particolare. Tale termine, infatti, deriva dal latino cum clave, cioè “(chiuso) con la chiave” o “sottochiave”, e fu utilizzato a causa delle divergenze dell’epoca tra i cardinali che dovevano eleggere il successore di papa Clemente IV: il popolo viterbese, non sopportando più la situazione, decise di rinchiudere tutti all’interno del palazzo (clausi cum clave) finché non si fosse trovato un accordo, arrivando a scoperchiare il tetto e a razionare i rifornimenti di cibo per i religiosi.

Ma non è di certo finita qui, perché Viterbo è anche città termale e detentrice di una delle delle feste tradizionali più belle del nostro Paese e più emozionanti del mondo intero: la Macchina di Santa Rosa.

Viterbo, Lazio
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Veduta di Viterbo

Cosa vedere nel centro storico di Viterbo

Una visita a Viterbo non può che partire dal suo affascinante centro storico, pieno di torri, fontane e palazzi che allietano, passo dopo passo, i visitatori. E poi ci sono le architetture tipiche del Medioevo, gli scorci mozzafiato e tanti piccoli punti di interesse racchiusi in una cinta muraria perfettamente conservata e che si estende per circa 4 chilometri.

Chiesa di San Sisto

Entrando dall’imponente Porta Romana, la prima cosa da visitare a Viterbo è la Chiesa di San Sisto. È una delle più antiche della città e offre un interno che riempie di stupore tanto che Andrè Maurel, autore francese, nel suo “Petites villes d’Italie” del 1911 ne parlò come di “una chiesa che possiede solo la propria meraviglia”. Straordinario, per esempio, è l’altare che sorge sulla cima di una lunga scalinata.

Piazza Fontana Grande

Piazza Fontana Grande ha questo nome perché proprio qui si fa spazio un’importante fontana antica. È una delle tante che impreziosiscono la città, ma senza ombra di dubbio è una meraviglia. Realizzata da Pietro e Bertoldo di Giovanni, si distingue per essere rialzata da una gradinata rispetto al piano stradale e per una prima vasca a croce greca sui cui innalza una colonna che sorregge due tazze sovrapposte e un elegante pinnacolo.

Piazza del Plebiscito

I viterbesi la chiamano Piazza del Comune, ma qualunque sia l’appellativo scelto non rimarrete di certo delusi. Come dice il nome, qui è oggi concentrato il centro politico e amministrativo della città che ha sede in edifici storici che lasciano senza fiato. Uno di questi è il Palazzo del Podestà con la sua lunghissima torre, mentre l’altro è il Palazzo dei Priori, che una volta varcata la sua soglia regala scorci emozionanti, una fontana del 1600 con una palma sorretta da due leoni, una cappella con grandi affreschi e sale piene di opere preziose.

Piazza del Gesù

Piazza del Gesù è piccolina, ma permette di ammirare un angolo cittadino davvero incredibile. Proprio qui, infatti, svettano nei cieli la Chiesa di San Silvestro (detta del Gesù), dotata di un campanile a vela, la Fontana di Piazza del Gesù e una delle numerosissime torri di Viterbo, la Torre del Borgognone risalente al XIII secolo.

Piazza del Gesù, Viterbo
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Uno scorcio di Piazza del Gesù

Piazza della Morte

Il nome, Piazza della Morte, potrebbe risultare un po’ oscuro ma nei fatti si tratta di un angolo pieno di luce e di piccole meraviglie da visitare. Il nome deriva dal fatto che, verso il  XVI secolo, all’interno della chiesa di San Tommaso – oggi non più esistente – venne ospitata la Confraternita dell’Orazione e della Morte. Tra le cose da non perdere vi consigliamo la bella fontana tipica viterbese al centro della piazza e Viterbo Sotterranea, un reticolo di gallerie che si estendono sotto il centro storico.

Polo Monumentale Colle Del Duomo

Il Polo Monumentale Colle Del Duomo, ovvero Piazza San Lorenzo con le sue meraviglie, è probabilmente uno degli angoli più straordinari di tutta la città. È proprio da queste parti, infatti, che prendono vita il Palazzo dei Papi, più importante monumento storico e vero simbolo cittadino, e la straordinaria Cattedrale di San Lorenzo, ovvero il Duomo di Viterbo, con un’imponente struttura romanica risalente al XII secolo e le spoglie mortali di Papa Alessandro IV.

Il quartiere di San Pellegrino

Visitare il quartiere di San Pellegrino di Viterbo vuol dire camminare in un vero capolavoro antico: è uno dei quartieri medievali meglio conservati d’Italia. Qui è praticamente impossibile non rimanere incantati da torri, vicoli, archi, piazzette, strade tortuose e caratteristici profferli, quindi delle peculiari scale esterne che creano un’incredibile armonia. Vi basti sapere che viene considerato unicum nel panorama mondiale dell’arte.

Quartiere di San Pellegrino; Viterbo
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La piazza principale del quartiere di San Pellegrino

Valle Faul

Valle Faul è un grande giardino, un notevole parcheggio gratuito e un luogo da dove ammirare Viterbo da un punto di vista più che privilegiato: da una parte si può scorgere il complesso papale, la loggia dei Papi e il dismesso Ospedale Grande degli Infermi, dall’altra l’imponente Chiesa della Trinità dei Pellegrini – che vi consigliamo assolutamente di visitare. Ma non è tutto, perché qui si trova anche un’opera ciclopica dello scultore americano Seward Johnson che prende il nome di “Awakening”, ovvero “Risveglio.

Piazza Giuseppe Verdi

I viterbesi hanno un nome affettuoso anche per Piazza Giuseppe Verdi, vale a dire Piazza del Teatro. Il motivo è molto semplice: proprio qui si fa spazio il Teatro del’Unione, nel quale si svolgono stagioni di musica lirica e concerti, pieno di pilastri ed archi a tutto sesto e con un interno assolutamente affascinante.

Chiesa di Santa Rosa

Santa Rosa (insieme a San Lorenzo) è patrona della città e a lei è dedicata la festa del 3 settembre e anche una bellissima chiesa. L’edifico religioso, l’annesso monastero e la vicina casa dove è nata la Santa sono un grande centro di spiritualità per tutta la città. Al suoi interno, inoltre, è conservata l’urna con il corpo delle giovane ragazza.

Piazza della Rocca

Piazza della Rocca è così chiamata per via della presenza della Rrocca Albornoz, monumento concepito come fortezza. Bellissimi sono il Palazzo Grandori, progettato dall’architetto Luigi Grandori; la Fontana della Rocca, monumentale e formata da due coppe sovrapposte; Porta Fiorentina, una delle 13 porte della cinta muraria della città.

I musei di Viterbo

Viterbo si rivela una meta ideale anche per gli amanti della cultura, che qui possono scoprire storia e tradizioni in diversi musei:

  • Museo Civico di Viterbo: si trova nel convento della Chiesa di Santa Maria della Verità ed è ricco di sarcofagi del III sec a.C., di reperti archeologici di varie epoche e di opere di artisti illustri;
  • Museo Colle del Duomo: vanta tre differenti sezioni che ospitano manufatti, opere ed oggetti sacri;
  • Museo del Sodalizio dei Facchini di Santa Rosa: si sviluppa su due piani e vi sono esposti alcuni modellini delle Macchine di Santa Rosa (dal 1690 fino ai giorni nostri) e anche proiezioni dei filmati dei trasporti delle macchine avvenuti nel corso degli anni;
  • Museo della Casa di Santa Rosa: con paramenti ed arredi sacri, ex-voto dipinti su tela, su tavoletta o in forma di bozzetti, raffiguranti la vita di Santa Rosa;
  • Museo della Ceramica della Tuscia: contiene circa 200 reperti medievali e rinascimentali di particolare interesse. Unico in Italia è il corredo di una spezieria viterbese databile alla fine del Quattrocento;
  • Museo Nazionale Etrusco Rocca Albornoz: per un vero e proprio viaggio in epoca etrusca, poiché particolare attenzione è rivolta alla ricostruzione della vita quotidiana di questo antico popolo;
  • Museo Storico dei Cavalieri Templari: ricco di teche espositive con molti elementi originali, plastici rifiniti nei minimi dettagli, riproduzioni fedeli di cimeli del tempo e molto altro ancora;
  • Sala Museale dell’Aviazione dell’Esercito: con alcuni velivoli storici ed un percorso guidato attraverso 5 sale principali e tre spot tematici.
Piazza San Lorenzo, Viterbo
Fonte: iStock
La bellissima Piazza San Lorenzo

I siti archeologici di Viterbo

Viterbo, frazioni e località offrono davvero numerosi spunti interessanti anche per coloro che vogliono “camminare” nella storia. A pochissima distanza dalla città, per esempio, sorge la magnifica Ferento che ancora oggi conserva interessanti vestigia di epoca etrusca, romana e medievale, e un teatro romano in buono stato di conservazione nel quale si svolgono pure oggi spettacoli teatrali e musicali estivi.

Molto interessanti sono anche la Necropoli di Castel d’Asso, la prima a essere scoperta e probabilmente la più vasta della zona e la Necropoli di Norchia, sito archeologico preistorico, etrusco, romano e medievale.

Viterbo, città termale

Viterbo non è grande, eppure non ha nulla da invidiare a tantissime altre realtà del mondo ben più estese di lei: è persino una città termale. Sono numerose le sorgenti termali naturali che sgorgano nella zona, conosciute fin dall’antichità e molto apprezzate anche dai Papi.

Le proprietà delle acque termali sono notevoli, come per esempio effetti benefici per la pelle e per la circolazione. Diversi sono invece gli stabilimenti termali: Terme dei Papi, Terme Salus, Tuscia Terme, Therma Oasi e poi ci sono le terme libere del Bagnaccio (attualmente chiuse) e del Bullicame.

Gli eventi da non perdere a Viterbo

Come vi abbiamo accennato, Viterbo è una città antichissima a ricca di tradizioni. Durante l’anno sono tantissimi gli appuntamenti che animano la città e che richiamano turisti che provengono da ogni parte del mondo. Noi di SiViaggia ne abbiamo selezionati tre che sono davvero imperdibili.

Macchina di Santa Rosa

Non si può dire Viterbo senza esclamare con fierezza “Macchina di Santa Rosa” (e viceversa) perché sono un tutt’uno. Si tratta di una magica festa tradizionale che va in scena in più giornate ma che vede il picco massimo il 3 settembre, ovvero la sera del trasporto della Macchina di Santa Rosa.

Si tratta di una sorta di campanile illuminato da fiaccole e luci elettriche che viene portato a spalla da 100 uomini – chiamati Facchini di Santa Rosa – tra le viuzze in saliscendi e strette della città. Alta circa trenta metri, pesa più o meno cinquantuno quintali e rievoca simbolicamente la traslazione della salma di Santa Rosa, avvenuta nel 1258. Una festa davvero emozionante, tanto che nel 2013  è stata inclusa nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità nell’ambito della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

San Pellegrino in Fiore

Un altro appuntamento molto sentito dai viterbesi e dai turisti è San Pellegrino in Fiore, un evento che si svolge tra fine aprile e inizio maggio e che fa sì che le vie e le piazze del centro vengano ornate da fiori profumati e da piante bellissime: il visitatore può scoprire la città compiendo un itinerario attraverso la storia, l’arte e l’architettura locale, ammirando fiori alle finestre, sui balconi, sotto i portici, nelle vie e nelle piazzette, nei vicoli e intorno alle numerose fontane “a fuso” sparse per il centro.

La Calza della Befana più lunga del mondo

Con si suoi 52 metri la Calza della Befana di Viterbo è la più lunga del mondo. Viene trasportata da 100 befane nel centro storico insieme all’ausilio di alcune Fiat 500, rendendo i giorni dell’Epifania davvero unici e speciali.

La meta italiana che è ora una delle grandi città termali d’Europa

1 février 2024 à 13:29

La chiamano la Città dei Papi, perché fu per lungo tempo sede pontificia, e vanta un quartiere medievale tra i più belli al mondo: stiamo parlando di Viterbo, una meta assolutamente da scoprire, oggi per un motivo in più. A partire dal 1° gennaio 2024, infatti, è ufficialmente una delle grandi città termali d’Europa. Si tratta di un riconoscimento importante, che elegge questa destinazione come una delle migliori in Italia per una vacanza all’insegna del wellness.

Viterbo tra le grandi città termali d’Europa

La città di Viterbo è da sempre rinomata per le sue sorgenti termali, da cui sgorgano acque caldissime e ricche di sali minerali, perfette per rilassarsi e per le loro proprietà curative. Tempo fa, aveva presentato la propria candidatura per entrare a far parte dell’associazione European Historical Thermal Town (ETTHA), che raccoglie le grandi città termali europee, e ora ce l’ha fatta. L’inizio del 2024 ha segnato il suo ingresso presso questa storica associazione, unendosi ad una ristretta cerchia di città italiane che ne sono già membri – come ad esempio Acqui, Castrocaro, Montecatini, Montegrotto, Salsomaggiore e Telese.

L’ETTHA custodisce un immenso patrimonio termale, ben distribuito in tutta Europa: spiccano, dunque, città importanti come Budapest, Baden Baden, Bath, Vichy e Spa. A tutte queste, si aggiunge ora la nostra splendida Viterbo, che ottiene così un riconoscimento di portata storica. Ciò consolida non solo il suo impegno nel settore, ma permetterà al turismo di fare un passo avanti nell’ambito wellness, spingendo a sua volta le altre attrazioni presenti in città – come ad esempio il meraviglioso quartiere medievale di San Pellegrino, rinomato a livello internazionale.

Le terme più belle di Viterbo

Molte sono le sorgenti termali che sgorgano a Viterbo e nei suoi dintorni, quindi non è difficile trovare bellissimi stabilimenti forniti di ogni confort e piscine ad accesso libero per chi vuole concedersi qualche ora di relax low cost. Tra i centri termali più interessanti c’è sicuramente lo storico stabilimento delle Terme dei Papi, che in passato ha ospitato personaggi illustri (e che è stato persino citato da Dante Alighieri, nonché disegnato da Michelangelo). Particolarmente suggestive sono la sua piscina monumentale esterna e una grotta naturale che funge da bagno turco, con temperature che raggiungono i 48°C.

Ci sono poi diverse terme gratuite ad accesso libero, piscine d’acqua caldissima all’aperto, spesso frequentabili tutto l’anno. È il caso, ad esempio, delle Piscine Carletti: si trovano a poca distanza dal centro della città, e le sue sorgenti vedono sgorgare acqua a 58°C. Ci sono diverse pozze in cui potersi immergere, tutte di temperatura diversa. Ovviamente, essendo gratuite non hanno servizi da offrire, ad eccezione di un comodo parcheggio (anch’esso gratis). Sebbene non siano illuminate, infine, è possibile accedervi anche di notte.

Molto famosa è anche la sorgente termale del Bullicame, situata appena fuori Viterbo. Le sue acque sulfuree sgorgano a 58°C e possiedono diverse proprietà terapeutiche. Le sorgenti formano diverse piscine naturali, e anche in questo caso ne troviamo una pregevole citazione nella Divina Commedia di Dante. Infine, meritano una visita le due piscine all’aperto di San Sisto, gestite da un’associazione (l’ingresso richiede dunque il pagamento di un abbonamento annuale davvero economico): le vasche permettono di fare anche un bel bagno notturno, per vivere un’esperienza suggestiva.

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