Davanti alla città di Hvar, affacciata sulla costa occidentale dell’omonima isola croata, c’è una specie di collana verde e azzurra che sembra disegnata per essere esplorata dal mare. Sono le Isole Pakleni, conosciute anche con il nome croato Paklinski otoci, un piccolo arcipelago della Dalmazia centrale formato da 16 isolotti e scogli che si allungano per una decina di chilometri.
Si tratta di un universo di rocce bianche, acque trasparenti, profumo di macchia mediterranea e baie protette dai pini. Il loro nome potrebbe trarre in inganno. La parola “Pakleni” viene spesso associata all’inferno per una somiglianza con il termine croato pakao, ma la storia racconta qualcosa di molto diverso: l’origine deriva da paklina, una resina scura ricavata dai pini che per secoli venne utilizzata dai marinai di Hvar per impermeabilizzare gli scafi delle imbarcazioni in legno.
Un materiale prezioso per i calafati locali, gli artigiani specializzati nella costruzione e nella manutenzione delle navi. Più che isole dell’inferno, quindi, sono le “isole della resina”, un nome legato al mare, al lavoro e alla lunga tradizione nautica della regione. Protette dal 1968 e inserite nella rete ecologica Natura 2000, le Pakleni custodiscono habitat preziosi, fondali ricchi di vita e paesaggi rimasti fedeli alla loro anima mediterranea.
Sveti Klement, il cuore verde delle Isole Pakleni
L’isola più grande dell’arcipelago porta il nome di Sveti Klement, ovvero San Clemente, e rappresenta il punto di riferimento per chi arriva da Hvar. Qui si concentra gran parte della vita delle Pakleni, grazie alla presenza di 3 piccoli insediamenti, sentieri immersi nella vegetazione, ristoranti sul mare e alcune delle baie più celebri della Croazia.
Il suo angolo più famoso è Palmižana, una baia riparata sul lato settentrionale dell’isola, conosciuta per la sua marina ACI, una delle più apprezzate dell’Adriatico, e per il suggestivo giardino botanico Meneghello che ospita piante esotiche, agavi, palme, lavanda e rosmarino. La vicina baia di Vinogradišće, invece, è il luogo più fotografato dell’arcipelago in quanto il mare assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese intenso.
iStockLa meravigliosa Baia di Vinogradišće
Poco più lontano si trovano angoli meno affollati come Taršće, considerata da molti una delle baie più belle delle Pakleni, grazie ai fondali limpidi abitati da pesci, ricci di mare, granchi e piccoli polpi. Un altro luogo speciale è Soline, una baia legata al passato romano dell’isola: qui sono stati ritrovati resti di una villa dell’epoca e tracce di antiche attività termali.
Tra Palmižana e Soline si apre anche Perna, una piccola rarità nell’Adriatico croato per via delle sue spiagge sabbiose che sono poco frequenti lungo questa costa.
Marinkovac, l’isola dai due volti tra baie tranquille e feste leggendarie
A breve distanza da Sveti Klement si trova Marinkovac, la seconda isola più grande dell’arcipelago. Il suo carattere è completamente diverso rispetto alla vicina San Clemente, poiché qui convivono due anime opposte, una più rilassata e naturale, l’altra legata alla mondanità estiva. Sul lato più tranquillo si trovano le baie di Mlini e Ždrilca, amate da famiglie e diportisti grazie alle acque calme e ai punti perfetti per una sosta in barca.
Mlini viene spesso indicata tra le baie più belle delle Pakleni. Al centro del piccolo golfo appare un isolotto che, in base al livello della marea, sembra trasformarsi in una penisola o in una piccola isola. La parte più famosa di Marinkovac è invece Stipanska, sede del celebre Carpe Diem Beach. Nato negli anni Duemila, questo beach club è diventato uno dei simboli della vita notturna di Hvar.
Durante il giorno propone una versione elegante del relax mediterraneo, con piscina, lettini, cocktail e musica. Dopo il tramonto l’atmosfera cambia e il luogo si trasforma in uno dei punti di riferimento per chi cerca feste e DJ internazionali. Poco distante si trova Ždrilca, un canale naturale frequentato da numerose imbarcazioni nei mesi estivi in cui sorgono ristoranti tradizionali affacciati sull’acqua, tra cui locali che conservano lo spirito delle antiche konoba dalmate, le tipiche trattorie nate dalla cultura contadina e marinara della regione.
Jerolim, l’isola selvaggia con la spiaggia naturista più antica dell’Adriatico
La piccola Jerolim è la più vicina a Hvar e sembra quasi un prolungamento naturale della città. La sua fama è legata soprattutto a Kordovon, una delle prime spiagge naturiste dell’Adriatico. La tradizione FKK, abbreviazione tedesca di Freikörperkultur, ovvero cultura del corpo libero, arrivò qui negli anni Cinquanta grazie ai primi visitatori tedeschi che scelsero questa costa per vivere il rapporto con il mare in modo più libero.
Ancora oggi Jerolim conserva quell’atmosfera semplice e autentica, lontana dal turismo più rumoroso. Le coste rocciose dell’isola offrono numerosi punti per fare il bagno in acque profonde e limpide. Tra pini e rocce chiare si trovano piccoli angoli appartati, frequentati soprattutto da chi cerca una giornata tranquilla tra natura e mare.
Pokonji Dol e Galešnik, i sentinelle storici del canale navale
I due isolotti più piccoli dell’arcipelago si trovano proprio all’ingresso del porto di Hvar, svolgendo una funzione strategica di protezione navale fin dal Medioevo. Pokonji Dol si distingue chiaramente all’orizzonte grazie al suo faro monumentale costruito nel 1872 dalla Marina Austro-Ungarica. La struttura quadrata in pietra bianca risalta al centro dello scoglio circolare, sormontata da una lanterna metallica alta circa 15 metri che continua a segnalare la rotta sicura ai pescherecci e ai traghetti. La costa rocciosa dell’isolotto è battuta dalle correnti della manica e accoglie colonie di gabbiani reali che nidificano tra gli anfratti calcarei.
Galešnik, posizionata a soli 200 metri dal porto cittadino, custodisce una storia affascinante legata alle difese militari. Sulla sua superficie ridotta sorge un forte militare in pietra edificato dalle truppe francesi all’inizio del XIX secolo, durante il breve periodo di dominazione napoleonica. Le mura spesse e le feritoie pensate per i cannoni sono state recentemente restaurate, trasformando la vecchia polveriera in un piccolo museo con taverna tipica. Da questo punto della costa la vista sulla piazza principale di Hvar e sulla fortezza Fortica risulta semplicemente impareggiable.
Navigare tra questi piccoli scogli rivela la vera anima delle isole Pakleni, un mosaico d’architettura marittima, fondali incontaminati e storia dalmata in grado di incantare chiunque decida di esplorarne i segreti.
Nel cuore di Helsinki, in Finlandia, ha aperto una destinazione senza precedenti: un’intera isola riconvertita a santuario del benessere. In una nazione che conta già circa tre milioni di strutture dedicate a questo antico rito per una popolazione di appena 5,6 milioni di abitanti, l’aggiunta di un nuovo spazio potrebbe sembrare superflua. Eppure, questo ambizioso progetto nasce proprio per dimostrare il contrario.
Secondo gli esperti dell’ente di promozione MyHelsinki, il tradizionale rituale del vapore esprime il suo massimo potenziale solo quando viene alternato a un tuffo rigenerante nelle acque di un lago o del mare. Circondata dall’abbraccio marino su ben tre lati e forte di un arcipelago che vanta oltre trecento piccoli lembi di terra, la città rappresenta lo scenario ideale per accogliere un’oasi interamente consacrata alla sauna.
Un breve tragitto a bordo di un taxi d’acqua in partenza dalla storica Piazza del Mercato è sufficiente per lasciarsi alle spalle la frenesia urbana e immergersi in una dimensione di pace assoluta.
@Woodward CreativeIn Finlandia apre Sauna Island
Saunasaari, l’isola della sauna a Helsinki
Battezzato Saunasaari (che in lingua locale significa letteralmente “Isola della Sauna”), questo rifugio sorge in una posizione geografica straordinaria. Dalle sue sponde è infatti possibile ammirare un panorama ininterrotto sull’intero profilo orientale di Helsinki: lo sguardo spazia dalla punta meridionale del parco di Kaivopuisto, supera la Piazza del Mercato e giunge fino ai moderni Crown Bridges, i nuovi ponti che collegano il centro cittadino con l’arcipelago orientale.
Dietro l’ideazione e lo sviluppo di Saunasaari ci sono Riku Stenros e Nina Stenros, professionisti già noti per aver lavorato alla valorizzazione della città vecchia di Porvoo, celebre per il suo fascino storico. La coppia non ha voluto reinventare la sauna, ma piuttosto facilitare l’accesso a un rito che gli abitanti del luogo custodiscono da secoli, considerandolo un’esperienza profonda e non un semplice prodotto commerciale.
Il cuore architettonico dell’isola si sviluppa come un piccolo villaggio di cottage in legno: la struttura include cabine spogliatoio separate per uomini e donne, sale da pranzo per eventi e una cucina estiva all’aperto chiamata “Rök”, specializzata nella cottura dei cibi alla brace sul fuoco vivo.
Accanto alle cabine, direttamente affacciate sul litorale, si trovano due caratteristiche vasche idromassaggio all’aperto riscaldate a legna, chiamate palju. Sull’isola, potrete muovervi liberamente lungo percorsi dedicati che uniscono il calore avvolgente degli interni alle acque fresche e rigeneranti del Mar Baltico, completando il ciclo termico termale.
L’inaugurazione di Saunasaari rappresenta l’apice di un modello di sviluppo urbano orientato al mare, che storicamente vede nelle isole minori un’estensione naturale della vita cittadina. Mentre a livello globale l’uso del calore terapeutico viene spesso ridotto a una mera ottimizzazione delle performance fisiche o al fitness estremo, a queste latitudini la sauna è uno spazio per tutto: relax, socializzazione e, per le generazioni passate, persino il luogo in cui dare alla luce i figli.
Come spiegato da Nina Stenros, l’obiettivo è coniugare i benefici scientifici di questa cultura con il desiderio dei viaggiatori di vivere un’esperienza reale, comprendendo come i locali riposano, mangiano e staccano la spina.
Per l’estate 2026, l’isola è accessibile nei giorni di venerdì e sabato fino all’8 agosto, con pacchetti “sauna and dine” da 128 euro che includono i trasporti, l’accesso alle saune, alle vasche e la cena alla brace.
Varietà e bellezza allo stato puro! No, non è uno slogan turistico ma ciò che offre il Sud-Est asiatico, un pezzo di mondo adagiato tra l’Oceano Indiano, il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Pacifico. All’interno di questo mosaico geografico, infatti, convivono antichi regni, metropoli ultramoderne, foreste tropicali, delta attraversati da grandi fiumi, arcipelaghi formati da migliaia di isole e comunità che custodiscono usanze tramandate attraverso secoli.
È il cosiddetto “Viaggio della vita“, un’esperienza monumentale che nel giro di poche ore di volo consente di passare da immense metropoli percorse da milioni di persone a villaggi attraversati dal ritmo lento del Mekong (e molto altro ancora).
Affrontare un itinerario che solca Thailandia, Vietnam, Cambogia, Laos, Indonesia, Malesia, Singapore, Filippine e Brunei equivale a entrare in contatto con mondi profondamente differenti: cambiano alfabeti, credenze religiose, sapori, paesaggi e persino il ritmo della vita quotidiana. Ciò che accomuna questi Paesi, però, è la straordinaria capacità di conservare una forte identità pur all’interno di una regione sempre più connessa.
Thailandia, il regno dei templi dorati
Punto di partenza ideale, la Thailandia accoglie il viaggiatore con un equilibrio eccezionale tra tradizione e modernità. Bangkok, Capitale fondata nel 1782 sulle rive del fiume Chao Phraya, possiede un’energia difficile da descrivere: torri di vetro dominano l’orizzonte, mentre complessi religiosi ricoperti d’oro continuano a rappresentare il cuore spirituale del Paese.
iStockLo skyline e i contrasti di Bangkok
Il Grande Palazzo Reale e il Wat Phra Kaew custodiscono il Buddha di Smeraldo, una delle immagini sacre più venerate della nazione. Il Wat Arun, affacciato sul fiume, mostra una delle architetture più eleganti dell’Asia grazie alla sua torre rivestita da migliaia di frammenti di porcellana.
Più a nord emergono paesaggi completamente diversi: Chiang Mai, antica capitale del Regno di Lanna, è la culla di mura storiche, centinaia di templi e un’atmosfera molto più raccolta rispetto alla frenesia della Capitale. Gran parte del fascino thailandese, però, si trova anche lungo le coste meridionali. Qui il territorio si restringe nella Penisola Malese e si affaccia su due mari differenti: a ovest il Mare delle Andamane regala scenari spettacolari caratterizzati da faraglioni calcarei, baie nascoste e acque color smeraldo. Località come Phuket, Krabi e le Isole Phi Phi hanno contribuito a rendere celebre la Thailandia nel mondo.
Sul versante orientale, affacciato sul Golfo di Thailandia, emergono destinazioni dal carattere differente. Koh Samui, Koh Phangan e Koh Tao combinano lunghe spiagge sabbiose, vegetazione tropicale e alcuni dei migliori siti per immersioni dell’intera regione. Barriere coralline, pesci tropicali e acque generalmente calme favoriscono attività legate al mare durante gran parte dell’anno.
iStockKoh Samui, splendida isola della Thailandia
Cambogia, l’eredità monumentale dell’Impero Khmer
Tra il IX e il XV secolo l’Impero Khmer dominò gran parte dell’Indocina attraverso una sofisticata rete amministrativa e idraulica. Cuore di quel potere era Angkor, una delle più grandi città preindustriali mai costruite. Angkor Wat, infatti, costituisce ancora oggi il monumento religioso più esteso del pianeta. Fossati monumentali, torri scolpite e bassorilievi lunghi centinaia di metri raccontano episodi mitologici e vicende storiche.
Ta Prohm appare quasi inghiottito dalla vegetazione tropicale, in quanto radici gigantesche si intrecciano con colonne e corridoi in pietra creando uno scenario unico al mondo. Bayon, con le sue celebri torri scolpite da enormi volti sorridenti, rappresenta uno dei simboli assoluti della Cambogia contemporanea. Oltre al patrimonio archeologico, il Paese conserva una forte identità culturale costruita attraverso secoli di resilienza e trasformazioni. Non mancano di certo il mare e isole in cui pare di stare in paradiso.
Tra tutte le nazioni della regione, il Laos mantiene forse il carattere più discreto. Privo di sbocchi marittimi, si sviluppa attorno al Mekong, grande arteria fluviale lunga oltre 4.300 chilometri che attraversa buona parte del Sud-Est asiatico. Luang Prabang rappresenta il gioiello nazionale, con templi buddhisti decorati da mosaici dorati che coabitano con edifici coloniali francesi e giardini tropicali.
L’alba assume qui un significato particolare: lunghe file di monaci percorrono le strade cittadine durante la tradizionale raccolta delle offerte, rito che continua a scandire la vita locale. Poco distante dal centro urbano, le cascate di Kuang Si scendono attraverso terrazze calcaree creando piscine naturali dai colori sorprendenti. L’atmosfera è (quasi) sempre rilassata, i ritmi sono pacati e i paesaggi fluviali conferiscono al Paese una personalità inconfondibile.
Vietnam, il Paese che cambia volto a ogni latitudine
Con oltre 1.600 chilometri di sviluppo costiero, il Vietnam offre una varietà geografica straordinaria. Hanoi è la città che conserva l’anima storica della nazione, grazie a quartieri antichi, laghi urbani e architetture coloniali che raccontano oltre mille anni di storia.
Più a nord si apre la Baia di Ha Long, inserita tra i patrimoni UNESCO per via del suo paesaggio formato da migliaia di isole calcaree che emergono dalle acque del Golfo del Tonchino. Poi c’è Hoi An, la quale custodisce una delle aree storiche meglio conservate dell’Asia, fatta di antiche abitazioni mercantili, ponti coperti e lanterne colorate che ricordano il periodo in cui il porto rappresentava uno dei principali centri commerciali della regione.
iStockVeduta della Baia di Ha Long
Nel sud del Paese compare invece Ho Chi Minh City, ancora chiamata Saigon da molti abitanti. La città si distingue per i suoi grattacieli moderni e le architetture coloniali che testimoniano il ruolo centrale svolto nella storia contemporanea vietnamita. Anche il mare rappresenta una componente fondamentale dell’identità locale, al punto che lungo la costa centrale si susseguono spiagge che si estendono per chilometri tra sabbia chiara e acque turchesi.
Da Nang, Nha Trang e Quy Nhơn figurano tra le destinazioni balneari più apprezzate grazie al clima favorevole e ai fondali ricchi di vita marina.
La Malesia ha una capacità particolarmente interessante: riesce a riflettere tutta la complessità culturale del Sud-Est asiatico. Qua vivono infatti comunità malesi, cinesi e indiane da generazioni, contribuendo alla costruzione di una società multiculturale estremamente dinamica, dove la magica Kuala Lumpur ne rappresenta l’emblema. Le Petronas Towers, alte 452 metri, hanno dominato per anni la classifica dei grattacieli più alti del mondo.
Quartieri storici, moschee monumentali, templi induisti e mercati tradizionali mostrano una varietà sorprendente. A nord della Capitale sorgono le Batu Caves, con una gigantesca statua dorata del dio Murugan che introduce dentro un complesso religioso scavato all’interno di grotte calcaree.
iStockLa Statua del Dio della Guerra, alta 43 metri (Batu Caves)
Oltre le grandi città si apre una natura sorprendente. Taman Negara protegge una delle foreste pluviali più antiche del pianeta che, secondo molti studiosi, ha origini che risalgono a oltre 130 milioni di anni fa. Il volto più spettacolare della Malesia si fa notare però lungo le coste e tra le isole.
Langkawi, nell’estremo nord-occidentale, affascina grazie a spiagge chiare, foreste tropicali e formazioni geologiche antichissime modellate nel corso di centinaia di milioni di anni. Sul versante orientale della penisola, isole come Perhentian, Redang e Tioman custodiscono acque trasparenti, barriere coralline e una ricca fauna marina che richiama appassionati di snorkeling e immersioni da tutto il mondo.
Nel Borneo malese il paesaggio assume una dimensione ancora più selvaggia. Foreste equatoriali, montagne e fiumi accarezzano territori che ospitano oranghi, elefanti pigmei e numerose specie endemiche.
Singapore, la città-Stato del futuro
Singapore occupa una posizione unica nel panorama mondiale. Piccola per dimensioni, enorme per importanza economica, questa città-Stato sorge all’estremità meridionale della penisola malese lungo una delle rotte marittime più trafficate del pianeta. Skyline futuristica, efficienza urbana e attenzione alla sostenibilità hanno contribuito alla sua fama internazionale.
Marina Bay Sands domina il panorama con la sua struttura inconfondibile, mentre Gardens by the Bay ospita enormi strutture botaniche progettate per integrare tecnologia e natura. Poi ci sono i quartieri storici che narrano le origini multiculturali della città. Chinatown, Little India e Kampong Glam mantengono tradizioni che affondano le radici nelle comunità arrivate qui nel corso dei secoli.
iStockIl fascino dei Gardens by the Bay
Pur essendo una destinazione prevalentemente urbana, Singapore offre anche un contatto diretto con il mare. Sentosa, piccola isola collegata alla terraferma da ponti e infrastrutture moderne, riunisce spiagge, passeggiate costiere e aree ricreative affacciate sullo stretto. Da qui lo sguardo si perde tra navi mercantili, simbolo della vocazione marittima che ha plasmato la storia della città.
Tra architetture avveniristiche, quartieri storici e progetti urbani pionieristici, rappresenta una delle realtà più sorprendenti del Sud-Est asiatico e una tappa in grado di mostrare quale direzione potrebbe prendere la città del futuro.
Indonesia, il gigante degli arcipelaghi
Con oltre 17.000 isole, l’Indonesia è il più grande Stato insulare del mondo. Bali costituisce la porta d’ingresso più celebre, ricca di templi induisti, risaie terrazzate e villaggi artistici che hanno reso quest’isola una delle mete più conosciute del pianeta. Java custodisce invece alcuni dei monumenti più importanti dell’Asia. Ne è un esempio Borobudur, costruito tra VIII e IX secolo, che figura tra i maggiori complessi buddhisti mai realizzati.
iStockVeduta aerea del Tempio di Borobudur
Il Monte Bromo, dal canto suo, regala uno degli scenari vulcanici più spettacolari dell’arcipelago: all’alba la luce rivela una vasta caldera che sembra appartenere a un altro pianeta. Più a est, il Parco Nazionale di Komodo protegge il celebre drago di Komodo, il più grande rettile terrestre vivente, e un mare che lascia a bocca aperta persino i più scettici.
Filippine, l’arcipelago delle acque turchesi
Le Filippine comprendono oltre 7.600 isole distribuite tra il Mar Cinese Meridionale e il Pacifico occidentale. Influenze malesi, spagnole e statunitensi hanno contribuito a modellare una cultura estremamente originale. Palawan viene spesso indicata tra le isole più belle del mondo, e il merito è delle sue scogliere calcaree, delle lagune nascoste e delle acque cristalline che danno vita a scenari straordinari.
iStockVista aerea di splendide lagune e scogliere calcaree di Palawan
El Nido e Coron attirano viaggiatori provenienti da tutti i continenti grazie alla bellezza del paesaggio marino. Più a nord, le terrazze di riso della Cordigliera filippina raccontano una storia completamente diversa: realizzate oltre 2.000 anni fa dalle popolazioni Ifugao, rappresentano una delle più straordinarie opere agricole mai costruite dall’uomo.
Brunei, il piccolo sultanato del Borneo
Infine il Brunei che occupa una porzione della costa settentrionale dell’isola del Borneo. Nonostante le dimensioni contenute, il Paese possiede una storia significativa legata ai commerci marittimi che attraversavano il Mar Cinese Meridionale. Bandar Seri Begawan sorprende grazie all’eleganza della Moschea del Sultano Omar Ali Saifuddien, considerata una delle più belle dell’Asia.
iStockLa bellissima Moschea del Sultano Omar Ali Saifuddien
Kampong Ayer, spesso definita la “Venezia d’Oriente”, comprende centinaia di abitazioni costruite su palafitte direttamente sull’acqua. La comunità affonda le proprie radici in una tradizione secolare ancora viva. Foreste tropicali protette occupano vaste aree del territorio nazionale e custodiscono una biodiversità eccezionale.
Come spostarsi nel Sud-Est asiatico
La buona notizia è che una rete di collegamenti aerei estremamente sviluppata rende possibile attraversare l’intera regione con relativa facilità. Bangkok, Singapore e Kuala Lumpur rappresentano i principali hub internazionali.
Ci sono anche diversi treni moderni che collegano molte aree della Thailandia, della Malesia e del Vietnam, mentre traghetti e battelli risultano fondamentali negli arcipelaghi indonesiani e filippini. Poi c’è il Mekong che continua a svolgere un ruolo importante nei trasporti locali del Laos.
L’area è estremamente estesa, quindi un periodo migliore preciso è difficile individuarlo. A livello generale, però, tra novembre e marzo si incontrano condizioni favorevoli in buona parte dell’itinerario. Ad ogni modo, quel che è sicuro è che le temperature elevate accompagnano l’intero anno nella maggior parte delle destinazioni, mentre il regime delle precipitazioni varia sensibilmente da un Paese all’altro.
Data la vastità geografica della regione, un’area può attraversare la stagione secca mentre un’altra riceve piogge abbondanti. Una corretta pianificazione consente comunque di costruire un percorso equilibrato in qualunque periodo.
Vale la pena farci un viaggio?
Più che un semplice viaggio, questo itinerario rappresenta un attraversamento di civiltà, paesaggi e tradizioni che hanno contribuito a plasmare una delle regioni più affascinanti del pianeta. Templi khmer avvolti dalla vegetazione, grattacieli che sfidano il cielo tropicale, vulcani attivi, città coloniali, foreste equatoriali, lagune turchesi e antichi sultanati compongono una sequenza di esperienze difficilmente replicabile altrove.
Dal silenzio dei monasteri laotiani alle luci di Singapore, dalle torri di Angkor ai vulcani dell’Indonesia, dalle baie vietnamite alle spiagge filippine, il Sud-Est asiatico mette a disposizione una varietà che sembra infinita. Alla fine del percorso resta una certezza: nessuna fotografia riesce davvero a raccontare ciò che si prova davanti all’alba su Angkor, al profilo dei grattacieli di Singapore riflessi sull’acqua o alle migliaia di isole che punteggiano gli orizzonti dell’Indonesia e delle Filippine. Per comprendere questa parte del mondo serve attraversarla, perché è davvero il Viaggio della vita.
L’arcipelago delle Mamanuca, nelle Fiji, è una delle destinazioni più iconiche del Pacifico meridionale, un luogo che incarna perfettamente l’immaginario tropicale fatto di acque azzurre, spiagge bianchissime, vegetazione lussureggiante e palme ondeggianti.
Situate a ovest dell’isola principale delle Fiji, Viti Levu, queste isole di origine vulcanica rappresentano una meta amatissima da viaggiatori di tutto il mondo, sia per la bellezza naturale sia per l’ampia offerta di attività ed esperienze. L’arcipelago conta circa 20 isole, alcune delle quali emergono solo con la bassa marea, creando scenari dinamici e suggestivi nel cuore dell’Oceano Pacifico
In molti stentano a crederci, ma c’è un magnifico arcipelago che galleggia nelle acque azzurrissime che si trovano tra la Corsica e la Sardegna. Per la precisione, a sud della prima isola (a cui appartengono), davanti alla città di Bonifacio, in un tratto di mare che i naviganti temevano già secoli fa: in questa zona le correnti si incrociano, il vento accelera e gli scogli affiorano senza preavviso. Parliamo dell’Arcipelago delle Lavezzi, che proprio per questa natura instabile ha mantenuto un carattere integro.
A differenza della “sorella maggiore”, però, queste terre emerse non possiedono porti turistici e nemmeno costruzioni evidenti. Solo granito, acqua e luce. E no, non è affatto poco. Blocchi rocciosi dalle forme improbabili emergono ovunque, lisciati da millenni di salsedine e raffiche di vento. Alcuni ricordano animali preistorici, altri sembrano sculture modellate da una civiltà scomparsa. Per questo qualcuno le chiama “le Seychelles del Mediterraneo”, anche se il paragone regge solo fino a un certo punto: qui tutto appare più ruvido, più autentico e meno addomesticato.
L’arcipelago conta decine di isolotti, sparsi in un’area protetta dal 1982 all’interno della Riserva Naturale delle Bocche di Bonifacio. Si tratta di un ecosistema delicato, con fauna marina ricchissima e specie di uccelli monitorate con attenzione scientifica. Ciò si traduce anche in assenza di bar. Tutto va portato con sé, compreso quello che si riporta indietro. Ma l’altro lato della medaglia è che il tempo rallenta e che i rumori spariscono per lasciare spazio solo al rapporto diretto con il paesaggio.
Sono necessarie ore di navigazione che potrebbero mettere alla prova pazienza e stomaco, con onde lunghe, vento teso e quella strana sensazione (alle volte piacevole, altre no) di essere lontani da tutto. Poi accade qualcosa. Il mare si distende, il colore vira dal blu profondo a una gamma di turchesi che sembra irreale, fino a quando compare l’arcipelago delle Mitsio.
Siamo nel nord-ovest del Madagascar, nel Canale del Mozambico, circa 45 miglia a nord-est di Nosy Be. Le isole si presentano come una costellazione, una quindicina di terre emerse che affiorano appena, al punto che gran parte di esse resta priva di insediamenti stabili. Arrivati a questo punto è facile domandarsi: ma cosa ci facciamo qui?
Del resto il colpo d’occhio iniziale confonde: pareti rocciose scendono a picco in acqua, spiagge chiarissime si insinuano tra promontori scuri e la vegetazione appare fitta, con liane che si intrecciano, orchidee che spuntano tra le fronde e baobab dalle forme quasi irreali. La verità è che nonostante le premesse iniziali questo viaggio vale davvero la pena. Chi arriva fin qui, infatti, lo fa per scelta precisa, accettando spostamenti complessi e una logistica essenziale. In cambio si ottiene una dimensione rara, fatta di silenzio, spazio e una natura che detta ancora le regole.
Se siete curiosi di sapere il vero significato di arcipelago dovete pensare alle San Blas: sono centinaia di frammenti di terra sparsi nel Mar dei Caraibi, lungo la costa nord-orientale di Panama. Attenzione però, perché se cercate comfort standardizzato non siete nel posto è giusto. Questo, infatti, è un territorio che appartiene prima di tutto al popolo Guna, una comunità indigena che ha conquistato autonomia politica nel 1925, difendendo lingua, tradizioni e gestione del territorio con una determinazione rara nel continente latinoamericano.
Non a caso il nome ufficiale della regione, Guna Yala, significa per l’appunto terra dei Guna. E questo è un dettaglio che pesa ben di più di quanto sembri: si tratta di un sistema culturale preciso, regolato da leggi proprie e da un rapporto diretto con il mare. Oltre 300 isole punteggiano l’orizzonte, ma solo meno di 50 ospitano villaggi stabili. Le altre rimangono lembi di sabbia circondati da acqua trasparente, spesso grandi quanto un campo da calcio (a volte persino più piccoli).
Ci sono le palme da cocco poi, davvero tantissime, piegate dagli alisei verso ovest e il mare che resta basso per decine di metri dalla riva. I fondali sono chiarissimi, al punto da trasformare l’acqua in una tavolozza che oscilla tra il turchese e il verde lattiginoso. Da queste premesse è evidente che qui i resort di lusso quasi non ci sono, e per la felicità di chi ama l’autenticità non si registrano nemmeno infrastrutture invasive.
Si dorme in capanne di legno con tetti di palma intrecciata, oppure in bungalow su palafitte costruiti direttamente sull’acqua. L’energia elettrica è limitata, l’aria condizionata pure (se non del tutto assente) e la connessione instabile. E no, non sono mancanze, sono più che altro parte integrante dell’esperienza.
iStockGli incredibili colori delle Isole San Blas
Cayos Holandeses, l’arcipelago dentro l’arcipelago
Tra le isole più belle non possiamo non citare i Cayos Holandeses, che nei fatti rappresentano una sorta di versione estrema delle San Blas. Sono una manciata di isole lontane dalla costa, remote anche rispetto al resto dell’arcipelago. Raggiungerle implica una traversata più lunga, spesso affidata a barche a vela o motoscafi potenti.
Qui la sensazione dominante riguarda l’assenza: non ci sono vere strutture turistiche e la presenza umana è ridotta al minimo, limitata a minuscoli insediamenti. Però c’è tanta sabbia chiarissima, vegetazione essenziale e acqua che sfiora livelli di trasparenza irreali. Il fondale ospita barriere coralline ben conservate, con pesci tropicali che si muovono tra le formazioni come in un acquario naturale.
Situata in posizione centrale, Guanidup si rivela un buon punto di partenza per esplorare diverse isole di questo arcipelago di Panama. L’ambiente naturale mantiene caratteristiche tipiche delle San Blas con sabbia bianca e acqua trasparente, ma qui emerge anche una connessione più evidente con la cultura Guna.
Escursioni verso isole abitate permettono di osservare la vita quotidiana, con case costruite con materiali locali, tetti in palma, attività legate alla pesca e alla lavorazione artigianale. Le donne indossano molas, tessuti ricamati a mano con motivi geometrici complessi. Ogni pezzo racconta una storia, spesso legata alla natura o alla simbologia tradizionale. Il mare intorno ospita razze, stelle marine e piccoli squali di barriera.
Isla Maquina, cuore resistente della tradizione Guna
Isla Maquina è senza dubbio una delle realtà più autentiche dell’arcipelago, in quanto l’influenza esterna appare minima. Le abitazioni seguono ancora modelli tradizionali, quindi ordinate e costruite con materiali naturali. C’è un però che occorre sapere: da questi parti non si viene per le spiagge (anche se non mancano).
Chi sceglie di visitarla lo fa per osservare una comunità che ha deciso di rimanere fedele a se stessa. Passeggiare tra le case equivale perciò a entrare in un contesto vivo, non costruito per i visitatori. Isla Maquina è quindi un’occasione rara per comprendere davvero cosa significhi autonomia culturale.
Poi ancora Coco Blanco, talmente tanto piccolina che si percorre in pochi minuti. Si tratta infatti di un anello di sabbia circondato da acqua chiarissima, qualche capanna e poche, se non pochissime, persone. In sostanza è l’essenza dell’isola tropicale ridotta al minimo indispensabile.
Le giornate scorrono tra bagni e pause sotto le palme, anche perché il mare offre buone condizioni per lo snorkeling, con fondali accessibili e ricchi di vita.
Per ultima (ma ce ne sono anche altre che valgono davvero la pena) Isla Perro, che si distingue tra le prime scelte per la vicinanza a un relitto di nave affondato in acque basse che attira banchi di pesci tropicali colorati e coralli vivaci. Sabbia candida circonda l’intero perimetro con una manciata di palme da cocco che proiettano ombre leggere sulle capanne, tutte semplici ed erette con materiali naturali.
Le strutture ospitanti seguono lo stile Guna, vale a dire con pavimenti sabbiosi e pareti in canna che lasciano entrare la brezza marina costante. L’isoletta offre anche fondali trasparenti ideali per osservare creature marine senza sforzo. Le comunità locali preparano piatti a base di pesce appena catturato e riso al cocco serviti in porzioni generose.
Come si può evincere da quanto detto sopra, per raggiungere le San Blas ci vuole un certo tipo di organizzazione. Il punto di partenza più comune è Panama City, capitale del Paese. Da qui si parte all’alba con veicoli fuoristrada diretti verso la costa caraibica. Il viaggio dura più o meno 4 ore, attraversando zone di foresta e tratti stradali irregolari.
La destinazione è Cartí, piccolo porto situato all’interno della regione autonoma. Da questo punto si prosegue via mare su imbarcazioni in legno con motore fuoribordo che collegano la costa alle isole in circa 30 minuti (anche se la durata varia in base alla destinazione).
Esiste anche l’opzione aerea: piccoli voli interni raggiungono alcune isole dotate di pista, tra cui El Porvenir. Una soluzione certamente più rapida, ma meno diffusa.
Una volta arrivati, gli spostamenti avvengono esclusivamente via mare tramite barche locali, canoe tradizionali e catamarani per itinerari più lunghi. E no, non ci sono strade e nemmeno collegamenti terrestri tra le isole.
Le San Blas richiedono adattamento, ma in cambio regalano una delle esperienze più autentiche dei Caraibi: un equilibrio fragile tra natura e cultura che resiste ancora oggi.
A 200 miglia nautiche a est di Batam (Indonesia), nel cuore del Mar Cinese Meridionale, si disperde una costellazione tropicale che la maggior parte dei viaggiatori ancora ignora. Le Isole Anambas, chiamate in lingua locale Kepulauan Anambas, formano un arcipelago remoto composto da più o meno 250 isole disseminate in acque limpide.
Circa 25 di queste possiedono insediamenti umani, mentre il resto rimane territorio selvaggio. Molti osservatori le paragonano a una fusione tra due scenari simbolici dell’Asia: da una parte le lagune limpide e sabbiose che ricordano le Maldive; dall’altra le pareti rocciose e le colline boscose simili alle sculture naturali della baia di Ha Long in Vietnam.
Parliamo perciò di un paesaggio estremamente sorprendente, in cui picchi coperti di giungla emergono da fondali chiarissimi, per poi creare baie che cambiano colore con la luce. Il tempo, tra le altre cose, sembra una questione che non le riguarda: i pescatori bugis costruiscono ancora barche secondo tradizioni secolari e interi villaggi poggiano su pali di legno piantati nell’acqua.
Basato su un romanzo originale di William Golding, Il signore delle mosche è stato adattato per la prima volta come serie Tv ed è disponibile dal 22 febbraio 2026 su Sky Atlantic e in streaming su NOW. Si tratta di uno dei libri più studiati e discussi del Novecento, che racconta la storia di un gruppo di giovanissimi studenti bloccati su un’isola tropicale a seguito di un grave incidente aereo.
La moderna rivisitazione per la Tv del celebre romanzo del 1954, suddivisa in 4 puntate, è stata realizzata dal creatore di Adolescence, Jack Thorne, con il contributo del leggendario compositore Hans Zimmer. Oltre alla storia, a conquistare i telespettatori sono i luoghi spettacolari in cui è stata ambientata: un arcipelago lontano, in particolare, conquista per la sua bellezza selvaggia e le spiagge paradisiache sulle quali si specchia una natura tropicale rigogliosa.
Partiamo per un viaggio alla scoperta di tutte le location reali della serie TvIl signore delle mosche.
Di cosa parla
Un gruppo di studenti bloccati su un’isola tropicale: sono gli unici sopravvissuti a un incidente aereo mortale. Nel tentativo di sopravvivere, si formano delle fazioni all’interno del gruppo e una lotta per la leadership divide i ragazzi. Ma la tragedia non è lontana.
Il capobranco Ralph (Winston Sawyers) e l’intelligente vice Piggy (David McKenna) cercano di mantenere l’ordine nel gruppo e di trovare un modo per lasciare l’isola in cui sono capitati, mentre il chierichetto Jack (Lox Pratt) guida una banda rivale che abbraccia la propria natura selvaggia. Riusciranno a salvarsi?
Ufficio StampaI protagonisti de “Il signore delle mosche”
Dove è stata girata la serie Tv
Dalle spiagge tropicali (reali) a diverse location del Regno Unito, ecco dove sono state girate le scene de Il signore delle mosche.
Malesia
L’ambientazione principale della serie Tv Il signore delle mosche è l’isola tropicale sulla quale i ragazzi rimangono bloccati, formata da spiagge paradisiache, fitte foreste pluviali e vette impressionanti. Per girare scene in un ambiente di questo tipo, è stato scelto l’arcipelago di Langkawi, in Malesia (che è stato anche location delle riprese dello show Money Road).
“Abbiamo camminato per giorni nella giungla per trovare queste location – ha raccontato il produttore esecutivo Joel Wilson -. Abbiamo trascorso circa sei mesi visitando diversi posti nel mondo che avevano spiagge tropicali”. Le riprese su queste isole sono durate 3 mesi e non sono sempre state semplici: hanno dovuto affrontare il clima tropicale con tornado e livelli di marea in continuo cambiamento, oltre che gli abitanti naturali della zona, come serpenti, ragni e scorpioni.
iStockLe spiagge paradisiache dell’arcipelago di Langkawi, in Malesia
Diverse location scelte non erano mai state usate prima per riprese cinematografiche. Un esempio? La spiaggia chiamata Dead Tree Beach (nell’episodio 2), che vediamo quando Jack si arrampica sulle rocce. Le sedi dei due gruppi rivali si muovono inoltre in due distese di sabbia appartenenti alle spiagge di Cawi e di Palm Point.
Regno Unito
Ci spostiamo in Regno Unito per scoprire le altre location de Il signore delle mosche. Innanzitutto, l’incidente aereo è stato filmato all’aeroporto di Duxford, in Inghilterra, mentre le scene in flashback nelle quali i ragazzi lasciano l’Inghilterra salutando le loro famiglie sono state girate al Duxfield Airfield, parte dell’Imperial War Museum.
Nel terzo episodio, in un flashback, viene mostrato il periodo di Simon come chierichetto: queste scene, con il coro, sono state girate nella Cattedrale di St Albans, nell’omonima città di St Albans, nella contea dell’Hertfordshire. Sull’uniforme scolastica di Simon spunta lo stemma della Bishop Wordsworth’s School, che è la scuola in cui William Golding insegnò inglese, filosofia, greco e teatro tra il 1940 e il 1961.
Un altro flashback (nel 4° episodio) vede come protagonista Ralph, nel quale ricorda una battuta di caccia con il padre, quando i due erano sulle tracce di un cervo nella campagna inglese: queste scene sono state girate al Windsor Great Park, che è stato utilizzato anche come location per le riprese di Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere e di Avengers: Doomsday. Si tratta di un parco reale di oltre 2.000 ettari situato a sud del Castello di Windsor, al confine tra le contee del Berkshire e del Surrey, in Inghilterra.
Non una sola isola paradisiaca ma ben tre, e tutte collegate da una lingua sabbiosa a forma di Y. È un sogno? No, è la pura meraviglia di Koh Nang Yuan, microscopico arcipelago thailandese che, grazie alla presenza di questo tombolo, rappresenta un miracolo geomorfologico. Vi basti pensare che questa sua struttura contribuisce a creare baie naturalmente riparate, con bacini d’acqua turchese spesso calmi e trasparenti
Ma ovviamente non è tutto, perché anche se stiamo parlando di una superficie ridotta, qui c’è una concentra varietà geografica sorprendente, fatta di colline granitiche rivestite di vegetazione tropicale, scogliere modellate dal monsone di nord-est e barriere coralline che si estendono a pochi metri dalla riva.
Un luogo puro, eccezionale e soprattutto da proteggere in ogni angolo, tanto che l’accesso prevede una tassa di manutenzione che contribuisce alla pulizia e alla tutela ambientale: questo fazzoletto di mondo vive sotto una gestione privata che ne preserva l’ecosistema con regole ferree. Qui non entra plastica monouso e l’uso delle pinne nelle aree di snorkeling dalla riva è fortemente scoraggiato.
Quando si parla di Maldive, l’immaginazione collettiva tende a ridurre questo Paese a una sequenza di isole alberghiere adagiate su lagune turchesi. La realtà geografica, però, è molto più complessa e si snoda su due livelli di lettura che ogni viaggiatore dovrebbe conoscere.
L’arcipelago, infatti, poggia su un’antica base vulcanica sommersa, sopra la quale le colonie di corallo hanno costruito, millimetro dopo millimetro, gli anelli calcarei che oggi chiamiamo atolli.
Ciò non toglie che, a questa mappa naturale, se ne sovrappone oggi una funzionale: quella degli atolli amministrativi che sono stati creati in tempi recenti per governare il territorio secondo logiche politiche che talvolta spezzano l’unità geografica originaria.
Come scegliere l’atollo giusto
All’interno di queste cornici, la distinzione si fa ancora più netta quando osserviamo la terra che calpestiamo. Esistono infatti le isole naturali che sono l’anima autentica del Paese. Nate dall’accumulo spontaneo di sabbia corallina, ospitano una vegetazione fitta e selvaggia e sono protette da una barriera corallina (house reef) immediatamente accessibile dalla riva.
Le isole artificiali, dal canto loro, sono progetti ambiziosi di ingegneria creati o modificati dall’uomo per far fronte alle necessità abitative o per mettere al mondo resort dal design simmetrico.
Scegliere come propria meta di viaggio un atollo naturale fa sì che si possa entrare in contatto con l’architettura originaria delle Maldive, osservando come la natura ha modellato il territorio prima dell’intervento massiccio della mano moderna dell’uomo.
Atollo di Baa
L’atollo di Baa è magnifico: è stato persino eletto Riserva della Biosfera Unesco. Esso, infatti, è uno degli esempi più rappresentativi della struttura naturale maldiviana in cui l’integrità geologica degli antichi rilievi vulcanici si fonde con un ecosistema corallino vibrante e di eccezionale integrità.
Al suo interno, Dharavandhoo si rivela come l’isola-avamposto ottimale per il viaggiatore consapevole: è una terra naturale abitata e dotata di infrastrutture leggere e in cui la vegetazione fitta e l’house reef a pochi metri dalla riva testimoniano una genesi spontanea, lontana dalle logiche delle isole artificiali modellate dall’uomo.
A pochi minuti di barca sorge Hanifaru Bay, un santuario marino che si rivela uno dei siti di alimentazione di mante più rilevanti al mondo. Vi basti pensare che la conformazione naturale a imbuto della baia mette in scena, tra maggio e novembre, un raduno massiccio di mante e squali balena intenti a nutrirsi di plancton in acque bassissime.
Valutare quest’area come propria destinazione aiuta ad andare oltre il classico concetto di vacanza ‘sole e spiaggia’ per immergersi in un’unità biologica dinamica e protetta, tra le più importanti del nostro pianeta.
Fihalhohi (Atollo di Malé Sud)
Non è di certo da meno Fihalhohi, affascinante isola situata nell’estremo sud dell’atollo di Malé Sud. Il viaggiatore che opta per questo paradiso deve immaginarsi un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato alla genesi dell’arcipelago: è la quintessenza dell’isola naturale maldiviana che ha saputo ben resistere alle trasformazioni artificiali.
A differenza delle strutture moderne plasmate dall’uomo, qui la natura domina con una prepotenza affascinante, manifestandosi con una vegetazione interna così fitta e intricata che i suoi sentieri sono tunnel di ombra perenne (sì, sono freschi rifugi dal sole equatoriale). Ma a essere del tutto onesti, è sotto il pelo dell’acqua che Fihalhohi mostra la sua autentica perfezione geologica: un house reef vibrante che la cinge come un anello quasi ininterrotto.
In sostanza, qui si può fare uno snorkeling d’eccellenza a pochi passi dalla propria veranda. Soggiornare a Fihalhohi consente perciò di riscoprire il lusso della semplicità e dell’architettura spontanea, dove la sabbia finissima è il risultato di millenni di erosione corallina e il paesaggio non è un progetto a tavolino.
Chi cerca un vero e proprio spettacolo della natura deve raggiungere Kuramathi nell’Atollo di Rasdhoo. Da queste parti, infatti, la geografia è in grado di mutare in pura poesia visiva. Il protagonista indiscusso di quest’isola è il suo iconico sandbank: una lingua di sabbia bianca e finissima (interamente naturale) che si allunga verso l’orizzonte per centinaia di metri.
Sì, è di quelle meraviglie che scompare e riemerge con il ritmo delle maree e con le stagioni, ma soprattutto è una di quelle strisce sabbiose in cui poter camminare e sentirsi sospesi tra diverse sfumature di turchese. Il tutto in una porzione marginale dell’isola, in un punto dove l’oceano pare ancora padrone assoluto del paesaggio.
Nonostante sia una delle isole più grandi delle Maldive, Kuramathi conserva un’anima selvatica grazie a un interno dominato da un’imponente vegetazione tropicale e un reef ricchissimo di vita marina, il top per chi vuole alternare il relax su spiagge chilometriche all’esplorazione dei fondali.
Questa combinazione di dimensioni generose e architettura naturale la rende la meta più indicata per chi desidera perdersi nella vastità di un panorama che solo la millenaria sedimentazione corallina, e non l’ingegneria umana, avrebbe potuto creare.
iStockVeduta di Kuramathi
Veligandu (Atollo di North Ari)
Infine Veligandu che si presenta incastonata come una gemma preziosa nell’Atollo di North Ari. Questo interessante lembo di terra è la prova vivente di quanto la natura locale sia dinamica e inarrestabile. A differenza delle isole artificiali “immobili” e cementificate, questa piccola oasi è un organismo vivo che respira con i monsoni: la sua celebre lingua di sabbia, infatti, non è una struttura fissa, ma un’opera d’arte che si sposta e cambia forma a seconda della direzione dei venti e delle correnti stagionali.
Ciò vuol dire che visitandola in periodi diversi si potrebbe scoprire una spiaggia che prima non c’era, o magari un profilo costiero completamente ridisegnato dalla forza dell’oceano. Tale caratteristica, volente o nolente, la rende una delle mete più autentiche per chi desidera il fascino delle Maldive originarie.
Ma non è di certo tutto, perché oltre alla sua morfologia mutevole, l’isola vanta una vegetazione rigogliosa che protegge la privacy dei viaggiatori e un house reef straordinario, in cui la vita marina prospera indisturbata da secoli. Optare per un viaggio a Veligandu, quindi, fa sì che si possa rinunciare alla perfezione statica dei resort moderni per abbracciare la bellezza imprevedibile di un’isola che, da generazioni, continua a farsi disegnare prevalentemente da dinamiche naturali.
L’Isola de La Maddalena è la più grande dell’omonimo arcipelago situato nella parte nord-orientale della Sardegna. Ricca di calette, spiagge e insenature sulla costa, al suo interno si può ammirare un dolce paesaggio collinare.
La Maddalena è uno dei luoghi più affascinanti della Sardegna e un punto di partenza strategico per visitare le altre isole dell’arcipelago e le splendide spiagge della zona, specialmente per chi sceglie di ammirare questo paradiso terrestre con un’indimenticabile escursione in barca.
La storia de La Maddalena
La Maddalena venne fondata nel 1770 e per lungo tempo fu una base della Marina militare, come testimonia la presenza del Museo Navale Nino Lamboglia. La sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo l’ha portata a una serie di vicissitudini, compreso il tentativo di invasione da parte di Napoleone Bonaparte, quando ancora era un semplice ufficiale. Ma l’isola attrasse anche le attenzioni dell’ammiraglio Nelson, ricordato dall’omonima Baia.
Il personaggio più noto della storia della Maddalena e del suo arcipelago è Garibaldi. È proprio sull’isola di Caprera, infatti, che il generale decise di vivere il suo esilio e successivamente scelse questo luogo come sua dimora.
Isola de La Maddalena: cosa vedere
L’Isola de La Maddalena è percorsa interamente da una strada panoramica lunga 45 chilometri, che consente di visitare le splendide spiagge e insenature dell’isola. Ecco alcuni luoghi da non perdere e le migliori spiagge dell’isola.
Il borgo della Maddalena
L’Isola della Maddalena appartiene a un arcipelago, di cui l’isola principale ospita l’unico centro abitato. I vicoli stretti e caratteristici del paese vi guideranno alla scoperta di un luogo che ha conservato lo spirito e la tradizione di un tempo. Consigliamo di visitare la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena, dove è conservato un crocefisso donato dall’ammiraglio Nelson, per poi spostarsi verso il porticciolo di Cala Gavetta, affascinante scorcio marinaro.
La Maddalena: le spiagge più belle
Una delle spiagge migliori dell’isola è quella di Monte d’Arena, di sabbia chiara e affacciata su un mare cristallino. Nei pressi della frazione di Case Ornano si trova la spiaggia di Bassa Trinità, raggiungibile dopo una passeggiata per circa 500 metri: una fatica premiata dalla sabbia caraibica e dal mare turchese. Un’altra spiaggia da non perdere è quella di Testa di Polpo: caratterizzata dalle formazioni rocciose di granito rosa tipiche del nord della Sardegna è bagnata da un mare trasparente e limpido. L’ultima spiaggia che consigliamo è forse quella più famosa dell’isola: Cala Spalmatore è un litorale di sabbia bianca particolarmente adatto alle famiglie e ai bambini.
Vi consigliamo di esplorare le meraviglie dell’Arcipelago della Maddalena prenotando un’escursione in barca da Palau o La Maddalena, in compagnia di una guida locale. Avrete la possibilità di nuotare, fare snorkeling e prendere il sole in un vero e proprio paradiso terrestre.
iStockLa spiaggia di Strangolato
Arrivare a La Maddalena in traghetto
Per raggiungere l’isola de La Maddalena in traghetto, è necessario arrivare al porto di Palau, situato a pochi passi dal centro. Le principali compagnie sono Delcomar e Maddalena Lines, che effettuano collegamenti frequenti tutto l’anno, con partenze ogni 20–30 minuti in alta stagione. La traversata dura in media 15–20 minuti e in estate può contare fino a 22 corse al giorno, con il primo traghetto intorno alle 8:15 e l’ultimo verso le 19:45-20:00.
Il costo di un biglietto solo andata per un passeggero adulto parte da circa 3–5 euro, mentre per i veicoli si parte da 10 euro per le auto e 5 euro per le moto, con supplementi per mezzi più grandi. Alcune tariffe comprendono già il contributo di sbarco comunale, che varia da 0,50 euro nei mesi invernali a 2,50 euro in quelli estivi. I bambini fino a 3 anni viaggiano gratis, mentre per quelli fino a 11 anni è prevista una riduzione.
I biglietti possono essere acquistati in biglietteria al porto o online, sia sui siti delle compagnie che su piattaforme di prenotazione, che spesso offrono pacchetti andata/ritorno o sconti per gruppi e residenti.
Come arrivare a Palau
Palau è facilmente raggiungibile da diverse località della Sardegna settentrionale, con collegamenti stradali panoramici che attraversano paesaggi costieri e collinari. Le distanze variano in base al vostro punto di partenza:
da Santa Teresa di Gallura dista circa 24 chilometri;
da Olbia sono 40 chilometri e poco meno di 50 minuti di viaggio;
da San Teodoro si percorrono circa 65 chilometri in un’ora e un quarto;
da Alghero, sulla costa opposta, il tragitto è più lungo perché sono circa 250 chilometri e poco meno di 4 ore;
da Porto Cervo bastano circa 28 chilometri (circa 35 minuti) per raggiungere Palau.
iStockIl porto de La Maddalena
Come muoversi sull’isola de La Maddalena
Per esplorare le bellezze de La Maddalena, il mezzo più comodo è sicuramente l’auto. In questo modo, avrete la possibilità di muovervi in autonomia e di raggiungere facilmente l’isola di Caprera, collegata da un ponte. In alternativa, potete partecipare a un tour organizzato o noleggiare uno scooter.
Durante l’estate, inoltre, un servizio di autobus collega le principali spiagge e località, ideale per chi preferisce lasciare l’auto in albergo e godersi il viaggio senza pensieri.
Tra le acque turchesi del Mar Egeo, a nord di Evoia, si nasconde un piccolo tesoro poco conosciuto: l’arcipelago delle Lichadonisia, composto da esattamente 7 isole. Questi lembi di terra, avvolti da miti e leggende, offrono un mix raro di natura selvaggia, baie cristalline e un’atmosfera che sembra sospesa nel tempo. Perfetto per chi cerca una fuga autentica lontano dal turismo di massa, Lichadonisia è un angolo di paradiso che vale la pena conoscere.
Una piccola curiosità: le Lichadonisia sono spesso chiamate “LeBahamas della Grecia” per la loro natura incontaminata, l’acqua cristallina e i colori incredibilmente intensi del mare, che sfumano dal turchese al blu profondo. La somiglianza però non è solo estetica: la sensazione di isolamento, il silenzio interrotto solo dal suono del mare e la purezza dell’ambiente naturale richiamano molto quell’immagine esotica e rilassante tipica di quelle isole da noi molto lontane.
C’è un luogo in Albania, non molto distante dal confine con la Grecia, che è un vero e proprio paradiso in terra: spiagge da sogno, natura straordinaria e storia, sono solo alcune delle meraviglie che regala una vacanza a Ksamil, con anche il suo piccolo arcipelago di isole a poca distanza dalla costa.
Un luogo meraviglioso, amatissimo per la sua sabbia bianca e per un’acqua talmente trasparente da regalare tante sfumature di blu diverse. Tutto quello che c’è da sapere di questo luogo magico, poco distante da Saranda, altra tappa incredibile della Riviera Albanese.
Ksamil e il suo piccolo arcipelago, viaggio alla scoperta di un gioiello albanese
Immerso nel parco nazionale di Butrinto, a soli 17 chilometri da Saranda e vicinissimo al confine con la Grecia, Ksamil è uno di quei luoghi dell’Albania che vale la pena raggiungere perché sembra di tenerci sospesi tra sogno e realtà.
La sua spiaggia bianca, il suo mare cristallino e poco profondo, l’arcipelago che si può osservare dalla costa, formato da piccoli isolotti che sono un’esplosione di natura: tutto concorre a rendere questo borgo albanese un posto in cui trascorrere giornate indimenticabili.
E se le giornate nelle sue spiagge sono all’insegna della meraviglia e del relax, soprattutto se non si raggiunge questo luogo in alta stagione, non manca la possibilità di fare tante altre cose. Tra cui organizzare delle gite alle sue isole.
Sono quattro e sono la destinazione perfetta per chi ama la natura più selvaggia, esplorare i fondali e ammirare luoghi unici: si possono raggiungere in barca e, per chi se la sente, le due più vicine alla costa anche a nuoto. In alternativa si può utilizzare un pedalò e fare una piccola escursione. Sono in genere meno affollate della costa e regalano la sensazione di essere in un paradiso terrestre.
A Ksamil non mancano i servizi, quindi qui si troverà tutto ciò che si desidera. Si tratta di una località nata in tempi recenti, ma poco distante da lei ci sono luoghi in cui storia e natura la fanno da padroni.
Cosa fare nei dintorni di Ksamil
Come detto, Ksamil è vicina a Saranda altra incredibile meta della costa dell’Albania, con spiagge bellissime e che sono la meta perfetta per tutti: varie per aspetto e genere, si trovano sia calette che grandi spazi attrezzati.
E poi qui vi è il parco nazionale di Butrinto, un’area naturale protetta ch comprende al suo interno il sito archeologico che è stato il primo luogo di tutta l’Albania a essere inserito nella lista dei patrimoni Unesco. Il posto adatto, quindi, per fare un’immersione nella cultura e nella storia più antica di questa terra: un viaggio indietro nel tempo cha spazia dalla preistoria, attraversando tante epoche di cui si possono ammirare ancora oggi i segni. La città antica si trova su un isolotto posto nel lago omonimo, che è collegato con il mare dal canale di Vivari, ed è immersa dentro un Parco Nazionale che regala una natura sorprendete. Per raggiungere l’area archeologica da Ksamil si impiega pochissimo tempo e vale la pena rinunciare a una giornata di mare per farlo.
Tra le altre tappe non troppo distanti vi è un’altra perla della zona. Si chiama Occhio azzurro, ovvero Syri i Kaltër: abbastanza vicina a Saranda, questa sorgente naturale si chiama così proprio per il colore straordinario della sua acqua (dolce). Immersa in un ambiente naturale rigoglioso, è una destinazione che merita di essere inserita in una delle tappe di viaggio di questa zona.
Una cosa è certa Ksamil e tutta l’area limitrofa è una delle tappe di un viaggio in Albania che resterà nel cuore.
iStockAlbania: la costa di Ksamil e il piccolo arcipelago
Tradizioni popolari, orali e scritte, narrano che Santa Maria Maddalena, dopo la morte di Cristo, sia passata, e rimasta per un certo periodo, sull’isola de La Maddalena. È così che, teoricamente, nasce il suo nome e quello che verrà utilizzato successivamente per l’intero arcipelago.
Storia o leggenda, la realtà è che quello de La Maddalena, un arcipelago composto da 7 isole principali e da altre più piccole, emerge dalle acque cristalline del Mar Mediterraneo conquistando chiunque vi poggi piede fin dal XVIII secolo. In particolare la sua isola principale e più grande, La Maddalena, grazie alla sua posizione strategica, ha visto passare personaggi storici quali Napoleone e Garibaldi, che fece della vicina isola di Caprera la sua casa.
Non solo storia, La Maddalena è un ecosistema umano e naturale di rara bellezza, con le sue insenature nascoste, le spiagge spettacolari e un orgoglio condiviso dai maddalenini per la propria identità isolana.
Dove si trova l’isola de La Maddalena
L’isola de La Maddalena fa parte dell’arcipelago omonimo situato nella zona nord-est della Sardegna, al largo delle coste granitiche della Gallura. È la più grande delle sette isole principali, situata nella parte sud-orientale dell’arcipelago e rappresenta la base di partenza per scoprire le altre isole vicine.
L’unico modo per raggiungere l’isola è via mare, prendendo il traghetto in partenza dal porto di Palau che impiega, all’incirca, 15-20 minuti di navigazione.
Cosa vedere e cosa fare sull’isola de La Maddalena in estate
Il fascino dell’isola La Maddalena colpisce già da quando si passeggia nel centro, concentrato nella zona sud. Appena sbarcati dal traghetto, ci si perde tra i luoghi simbolo della cittadina, indissolubilmente legati alla storia dell’isola. Piazza Garibaldi, fulcro del paese e intitolata a “l’Eroe dei Due Mondi”, che trascorse gli ultimi 26 anni della sua vita a Caprera, dove oggi si trova un museo e casa-memoriale visitabile. Qui, si viene trasportati dalla contagiosa atmosfera vacanziera, tra turisti, locali e piccoli negozi.
Sempre nel centro troviamo la Chiesa di Santa Maria Maddalena, particolarmente vivace in occasione della festa patronale, organizzata il 22 luglio, via XX Settembre e piazza Umberto I. Prima di raggiungere le spiagge, date un’occhiata a Cala Gavetta, oggi porto principale dell’isola.
Da qui, salite sulla vostra auto e percorrete la strada panoramica lunga 20 chilometri lungo tutto il perimetro dell’isola, così da raggiungere facilmente diverse baie splendide come Giardinelli, Monti della Rena, Lo Strangolato e Cala Spalmatore.
Dall’isola La Maddalena, potete partire alla scoperta delle isole vicine: da Caprera, raggiungibile attraversando il ponte artificiale e dove si trova la splendida Cala Coticcio, visitabile solo con una guida autorizzata, a Spargi, Budelli, Santa Maria, Santo Stefano e Razzoli, raggiungibili solo via mare.
Durante il vostro viaggio potete prenotare escursioni in gommone e a piedi, oltre che prenotare il giro turistico in traghetto.
iStockIl porto dell’isola La Maddalena
Le spiagge dell’isola La Maddalena
Sono diverse le meraviglie costiere sull’isola La Maddalena, partendo dalla più famosa: Cala Spalmatore, con le sue acque calme e il paesaggio modellato dal granito rosa, perfetta per un bagno rilassante o un tramonto da cartolina. Chiamata così perché un tempo luogo d’approdo dei pescatori per spalmare di pece le imbarcazioni, la cala risulta protetta dal maestrale e offre un fondale composto da granelli sabbiosi che degrada dolcemente, rivelandosi luogo di balneazione ideale sia per le famiglie che per gli appassionati di snorkeling.
Se volete godere di una vista privilegiata sul paesaggio, raggiungete l’altura dalla quale ammirare, da una parte l’intera superficie della Maddalena e, dalla parte opposta, Caprera, raggiungibile da un istmo artificiale a pochi passi da Spalmatore.
Poco distante da Cala Spalmatore si trova Cala Francese, una spiaggia che incanta con la sua sabbia bianca e l’acqua azzurra trasparente. Qui si trova una cava di granito di colore rosa-bianco che, in passato, veniva estratto ed esportato in molte parti del mondo. A colpire di Cala Francese sono le sue piccole spiaggette rocciose raggiungibili prendendo la strada che conduce alla fortificazione, impreziosite da ciottoli levigati, protette dai venti e contraddistinte da un fondale prevalentemente sabbioso.
Sul versante nord dell’isola si trova, invece, la spiaggia di Bassa Trinita, una distesa luminosa che regala scorci marini limpidi e spettacolari, degni delle più celebri spiagge dell’arcipelago. Il nome deriva da un’antica chiesetta, detta ‘Della Trinità’, costruita dopo l’occupazione dell’isola nel 1767, situata al centro di un piccolo insediamento un tempo abitato da gente corsa. Qui, oltre a godervi la spiaggia, potete intraprendere il sentiero naturalistico di trekking che vi permetterà di visitare tutta l’area circostante.
Infine, per chi cerca un angolo più intimo, c’è Cala Carlotto, una baia raccolta e silenziosa amata dai locali, dominata dalla suggestiva Cappella della Madonnetta, luogo di pace e devozione che guarda il mare.
Quando si parla di Sardegna, si pensa subito alla varietà e alla bellezza della sua costa, ma spingendosi oltre l’isola principale si scopre un arcipelago diffuso, composto da numerose isole, isolotti e scogli affioranti. Piccoli mondi che raccontano una Sardegna diversa, più selvatica, silenziosa e, in molti casi, ancora autentica. Non a caso, in molte di queste non si può nemmeno soggiornare. Noi di SiViaggia abbiamo selezionato per voi le migliori da visitare in estate.
Caprera, isola selvaggia
Iniziamo questo viaggio estivo in quella che è una delle regioni più belle del mondo da Caprera, una delle isole più selvagge e meno turistiche dell’arcipelago della Maddalena. Meta top per chi cerca natura autentica, è puntellata di piccoli borghi sparsi e tante aree protette, con sentieri per trekking che regalano panorami spettacolari su mare e granito rosa.
Un luogo dove la natura è quasi intatta, con spiagge isolate e angoli paradisiaci (vi basti pensare all’eccezionale Cala Coticcio, definita la “Tahiti d’Italia”). Ma la verità è che questo territorio ha anche un forte legame con il passato, perché la sua storia è connessa a Giuseppe Garibaldi, la cui casa-museo si può visitare. È importante però sapere che le strutture per soggiornare sono abbastanza limitate: l‘isola è prevalentemente una riserva naturale protetta, senza grandi strutture alberghiere tradizionali. La buona notizia è che è collegata all’isola di La Maddalena tramite il Passo della Moneta, un ponte di circa 600 metri, che consente di accedere facilmente ai vari alloggi situati sull’isola principale.
Caprera, inoltre, rientra nelle norme stringenti del Parco Nazionale, con accessi regolati, divieto di campeggio libero e attenzione agli orari per non disturbare la fauna. I modi migliori per scoprirla sono noleggiando una bici o dedicarsi al trekking. Del resto, Caprera è la regina della quiete, interrotta solo dal rumore del vento e dal richiamo dei gabbiani.
iStockLa straordinaria Cala Coticcio
San Pietro, dal carattere forte
Molto bella è anche l’Isola di San Pietro, dal carattere forte e un po’ fuori dal tempo, al punto da risultare molto diversa dalle altre isole della Sardegna. Il suo centro principale, Carloforte, è un piccolo borgo di pescatori con un’anima ligure piuttosto evidente. In zona non ci sono locali da spiaggia trendy o turismo di massa, ma una comunità autentica che vive di pesca, tonnare e tradizioni radicate.
La sua è quindi un’atmosfera genuina, fatta di spiagge selvagge poco affollate, e un mare cristallino che attira sub e appassionati di natura. Contemporaneamente, i collegamenti sono più limitati rispetto ad altre isole, in quanto San Pietro è meno attrezzata per il turismo di massa.
Anche da queste parti, sono in vigore regole rigide per preservare l’ambiente, inclusi limiti agli sbarchi e divieti di campeggio libero, quindi è fondamentale informarsi prima e rispettare le norme locali. San Pietro è un posto da visitare con calma, concedendosi il tempo per scoprire i suoi angoli nascosti, assaggiare il tonno locale e camminare lungo i sentieri costieri.
iStockVeduta di Carloforte
Molara, piccola e selvatica
Un’altra isola della regione da prendere in considerazione è Molara, piccola, selvaggia e posta a nord-est della Sardegna. È il posto migliore se si desidera un angolo di natura incontaminato lontano dal turismo di massa. Da queste parti, infatti, non c’è praticamente nulla, se non la natura allo stato puro e alcune spiagge deserte che sembrano uscite da un sogno.
L’isola è disabitata e non ci sono né bar né alloggi, quindi occorre organizzarsi per una gita di un giorno in barca da Santa Teresa o Palau. Tale meraviglia rientra nelle zone protette del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, quindi è vietato campeggiare e ci sono norme molto specifiche su dove attraccare o sostare con le barche per non disturbare l’ecosistema fragile. Il consiglio è di scoprirla con escursioni guidate, rispettando i limiti imposti e portando con sé tutto il necessario.
Tra Punta l’Aia e Cala Spagnola, inoltre, si trova un’area marina conosciuta come le Piscine di Molara. Il nome non è casuale: si tratta di un angolo di paradiso formato da splendide piscine naturali, circondate da affascinanti scogli e caratterizzate da sabbia finissima e bianchissima, con acque incredibilmente turchesi.
L’Isola di Mal di Ventre è una piccola gemma selvaggia che si fa spazio al largo della costa sud-occidentale della Sardegna, un luogo da raggiungere se si desidera un’esperienza fuori dal turismo tradizionale. È disabitata e protetta, con paesaggi aspri, scogliere spettacolari e spiagge incontaminate dove il mare è limpido (ma spesso mosso).
Parliamo quindi di un lembo di terra della regione dove regna una natura integra, priva di strutture turistiche, tanto da essere la meta ideale per escursionisti e amanti del mare selvaggio. Ci si arriva con imbarcazioni private o tour organizzati, anche perché rientra nelle aree rigorosamente tutelate, con divieti severi su campeggio e ancoraggio selvaggio. L’accesso è regolamentato dal Parco del Sulcis, che punta a preservare il territorio.
C’è poi la meravigliosa Spargi, una delle isole più belle e selvagge dell’arcipelago della Maddalena. Famosa soprattutto per le sue spiagge di sabbia bianca finissima e accarezzate da acque limpide (come Cala Corsara), è un paradiso di natura incontaminata e tranquillità, lontano dalle folle. Va però specificato che anche qui, in piena estate, il turismo aumenta e alcune calette si riempiono.
L’isola riesce quindi a combinare paesaggi mozzafiato con una sensazione di isolamento, grazie alle poche infrastrutture e l’assenza di centri abitati. Anche in questo caso, ci sono regole imposte del Parco Nazionale, con limiti severi su dove ancorare e sbarcare; è obbligatorio prenotare le boe e rispettare i percorsi segnalati.
Il consiglio migliore che vi possiamo dare è quello di partire presto, portarvi dietro tutto il necessario ed evitare i weekend di agosto se si ha bisogno di silenzio. Spargi è pura bellezza ma va rispettata: qui non si viene per comodità, ma per un’esperienza vera e senza filtri.
Isola d’Ogliastra, come un monumento in mezzo al mare
Viene chiamata Isola d’Ogliastra, ma in realtà è in piccolo arcipelago di tre scogli di granito porfirico che prende vita davanti alla costa centro-orientale della Sardegna. La maggiore può rivelarsi una scoperta preziosa per chi vuole allontanarsi dalle rotte turistiche più battute, poiché da queste parti difficilmente ci sono numerosi visitatori, e di certo sono assenti i servizi.
C’è solo la natura al suo stato più genuino, con coste frastagliate, scogliere e qualche piccola cala per fare il bagno. Per arrivarci occorre essere autosufficienti, quindi con una barca privata o un’escursione organizzata. L’arcipelago è anche sotto la tutela di normative ambientali rigide che ne limitano l’accesso e vietano ancoraggi e sbarco in zone particolarmente delicate.
Questo significa che la visita va pianificata con attenzione e rispetto. Se l’obiettivo della propria giornata è il relax lontano da tutto, l’Isola d’Ogliastra è un tutto ciò che si può desiderare.
iStockVeduta dell’Isola d’Ogliastra
Santa Maria, dove la natura si fa sentire
C’è poi Santa Maria, l’isola più settentrionale dell’arcipelago della Maddalena, un angolo di Sardegna dove la natura si fa sentire senza filtri. Con una superficie di circa 2 km² e un perimetro costiero di 10 km, è un rifugio di tranquillità puntellato di spiagge indimenticabili, come Cala di Santa Maria e Cala di Giorgio Marino che mettono a disposizione acque cristalline e paesaggi immacolati. Vi si può arrivare con circa 20 minuti di navigazione dai porti di La Maddalena o Palau, ed è un punto di partenza ideale per escursioni in barca nell’arcipelago.
Occorre però essere consapevoli che vi sono limitatissime strutture ricettive disponibili. Anche per questo, Santa Maria un luogo poco adatto a chi cerca comfort o servizi. Non ci sono nemmeno ristoranti e negozi, quindi è fondamentale essere autosufficienti e organizzarsi in anticipo. Inoltre, l’accesso all’isola è regolamentato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, e sono necessarie autorizzazioni per attività come il diporto, la pesca e le immersioni.
Per godere al massimo dell’esperienza, è consigliabile organizzarsi in anticipo e visitarla con una guida, in modo da scoprire a fondo tutta la sua ricca biodiversità.
Il nome sembrerebbe non promettere bene, ma in realtà l‘Isola di Budelli è un vero e proprio gioiello sardo. Situata all’estremo nord della regione, è soprattutto celebre per la sua straordinaria Spiaggia Rosa, la cui sabbia dalle sfumature rosate è composta da frammenti di conchiglie e coralli.
Il paesaggio è dal fascino irresistibile, con acque cristalline e una natura al suo stato più puro. La posizione strategica fa sì che sia una meta ideale per escursioni in barca, permettendo di ammirare la bellezza del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. È però fondamentale sapere che l’accesso all’isola è severamente limitato, in quanto è vietato l’accesso, il transito, la sosta e la balneazione. Anche la navigazione è consentita solo a distanza, senza attracco o sosta nelle vicinanze (ma comunque vale la pena).
Come è possibile intuire, non è consentito soggiornare a Budelli. Per questo motivo, l’unica soluzione è organizzarsi con escursioni guidate in barca da La Maddalena o Palau, rispettando le normative del parco.
All’estremo sud-ovest della Sardegna c’è l’Isola di Sant’Antioco, la quarta più grande d’Italia. Parliamo di un angolo della regione che offre un mix affascinante di storia, cultura e natura. Collegata alla Sardegna da un ponte e un istmo artificiale, è facilmente accessibile e rappresenta una meta ottimale per vivere un’esperienza autentica lontano dalle rotte turistiche più battute.
L’isola vanta una storia millenaria, essendo stata prima una colonia fenicia e poi romana. Il centro storico è un susseguirsi di testimonianze archeologiche, tra cui le catacombe di Sant’Antioco, una delle prime chiese cristiane del Mediterraneo. Non mancano le spiagge in cui rilassarsi, alcune delle quali sono tra le più belle della Sardegna (come Maladroxia, Cala Sapone e Coaquaddus).
Ci sono poi lagune e stagni che sono habitat di numerose specie di uccelli, tra cui fenicotteri rosa e cormorani, fenomenali se visitate al tramonto. Una piccola curiosità: Sant’Antioco è uno dei pochi luoghi al mondo dove viene effettuata la filatura e tessitura del bisso, una fibra pregiata ricavata dal mollusco “Pinna nobilis”.
L’ultima isola della Sardegna che vi consigliamo per l’estate è Asinara, all’estremo nord-ovest della regione. Con i suoi 52 km² di superficie, è un Parco Nazionale dal 1997 e un’Area Marina Protetta dal 2002, il che la rende una delle aree più tutelate e selvagge della regione. Vi basti pensare che vi sono ospitati 80 specie animali, tra cui l’iconico asinello bianco, il muflone, la lepre e il cavallo selvaggio. Le sue coste frastagliate e le acque cristalline regalano scenari emozionanti e opportunità per lo snorkeling.
Ma come accennato precedentemente, l’isola vanta anche una storia affascinante: dall’epoca neolitica alle strutture penitenziarie del XX secolo, è una sorta di museo a cielo aperto. Tra i luoghi di interesse ci sono le Domus de Janas, il Castellaccio, il monastero camaldolese di Sant’Andrea e l’ex carcere di Fornelli.
Va specificato che l’ingresso in questo territorio è regolato e che non è consentito l’uso di veicoli privati. È necessario prenotare escursioni guidate con operatori autorizzati. Sull’isola ci sono pochi punti di ristoro e strutture ricettive. In sintesi, l’Isola dell’Asinara è una destinazione ideale per chi desidera un’esperienza di viaggio immersa nella natura e nella storia.
Nel cuore del Mediterraneo sorge un meraviglioso arcipelago che, senza ombra di dubbio, vale la pena conoscere. Parliamo delle affascinanti isole maltesi, composte dalle sue tre gemme principali – Malta, Gozo e Comino – più una serie di isolotti minori che custodiscono angoli di pura magia. Situate a metà strada tra la Sicilia e la costa nordafricana, sono angoli di paradiso che mettono a disposizione un mix unico di mare turchese, scogliere a picco e calette nascoste. Scopriamo insieme quali sono le isole migliori di Malta in cui andare in estate.
Malta, un’isola da sogno
Il viaggio alla scoperta di questo magnifico arcipelago non può che cominciare dall’isola di Malta, luogo dove la storia millenaria si intreccia con la vita quotidiana in un modo tutto suo, autentico e senza filtri. La Valletta, la Capitale, è spesso la prima tappa di chi arriva e non è un caso: questa città fortificata, patrimonio Unesco, è un concentrato di architettura barocca, musei e stradine che raccontano secoli di dominazioni e culture diverse.
La verità, tuttavia, è che Malta non è solo La Valletta. Anzi, se si vuole scoprire la sua anima più pura è più che necessario uscire dai circuiti turistici classici e addentrarsi nei quartieri meno battuti. Un consiglio che vi diamo di cuore, anche perché in alcuni periodo dell’anno sono davvero tantissimi i viaggiatori che giungono su questa terra. Ne sono degli esempi mercati di Marsaxlokk o Birgu, dove si può assaporare la vita maltese più vera. Si distinguono per una moltitudine di bancarelle di pesce fresco, frutta e verdura, prodotti locali che raccontano la terra e il mare.
Qui, tra chiacchiere e sorrisi, si percepisce ancora l’essenza dell’isola. Se si desidera un momento di relax dopo la frenesia, conviene dirigersi verso il lungomare di St. Julian’s o Sliema, dove poter passeggiare lungo la costa al tramonto, con il vento che porta il profumo salmastro e magari un gelato in mano: è un’esperienza semplice ma indimenticabile.
Bisogna inoltre tenere a mente che Malta è anche un’isola di tradizioni vive. Molto spesso, si anima di feste religiose, sagre di paese e musica popolare. E la notte, soprattutto nei weekend, non mancano locali e bar dove la gente del posto si ritrova a chiacchierare, ridere e ballare senza troppi fronzoli. Da queste parti, infatti, la vita notturna (in alcuni angoli) ha quel sapore genuino che difficilmente si trova nelle mete particolarmente turistiche.
Fonte: iStockLa Valletta, Capitale di Malta
Chi ama rilassarsi in spiaggia non deve perdersi:
Golden Bay: la più famosa e frequentata dell’isola, con la sua sabbia dorata e le acque limpide. È perfetta se si vuole un posto dove rilassarsi, fare il bagno e avere anche qualche servizio come bar e noleggio lettini. L’atmosfera qui cambia al tramonto, quando il cielo si tinge di arancione e la spiaggia si svuota un po’, regalando attimi di vera magia;
Għajn Tuffieħa: è un mix di sabbia e scogli, con una vista che spazia sul mare aperto, ideale per chi brama un contatto più selvaggio con la natura. La discesa verso la baia richiede un po’ di fatica, ma la ricompensa è assicurata;
St. Peter’s Pool: una piscina naturale scavata nella roccia vicino a Marsaxlokk, il top per chi ama tuffarsi e fare snorkeling;
Armier Bay: posto più riservato, frequentato soprattutto dai locali, con acque calme e poco affollate.
Gozo, dove il tempo sembra scorrere più lento
Gozo è la sorella più tranquilla e autentica di Malta, un’isola dove il tempo sembra scorrere più lento e la natura prende il sopravvento su cemento e traffico. In queste zone la vita passa tra piccoli villaggi di pietra, campi coltivati e coste frastagliate che lasciano senza fiato. È il posto da visitare se ci si vuole dedicare a un viaggio lento, dove ancora resistono tradizioni antiche, come la festa patronale del villaggio di Xagħra o le processioni che animano le sere d’estate.
Per esplorare l’isola, è consigliato noleggiare una bici o uno scooter: le distanze sono contenute, e ogni angolo nasconde panorami mozzafiato. La costa occidentale, con le sue scogliere a picco e le baie nascoste, è consigliata a chi ama camminare o fare snorkeling. Da non perdere è la famosissima Azure Window — o meglio, quello che ne resta — perché, anche se la spettacolare formazione rocciosa è crollata, la zona resta un paradiso naturale da vivere.
Poi ancora i templi di Ġgantija, tra le costruzioni megalitiche più antiche al mondo, addirittura più vecchie delle piramidi d’Egitto. Qui si può camminare tra rovine che fanno percepire una sensazione di mistero e connessione con un passato remoto, qualcosa che poche isole possono vantare.
A colpirvi sarà sicuramente anche la campagna di Gozo che, a differenza di quella di Malta, presenta una natura più verde e rigogliosa, con vigneti, uliveti e campi coltivati che cambiano colore secondo la stagione. Per ultima cosa non perdete la grotta di Calypso a Xlendi dove, secondo la leggenda, Ulisse sarebbe rimasto prigioniero dell’incantatrice Calypso per sette anni.
L’isola di Gozo è anche la culla del Blue Hole, una delle mete subacquee più iconiche del Mediterraneo, situata a Dwejra, sulla costa occidentale dell’isola. È una formazione naturale, modellata nei secoli da vento e onde, che offre un’esperienza unica per subacquei e appassionati di snorkeling. Profondo circa 16 metri, si apre su un arco sottomarino che conduce al mare aperto. Sebbene il sito sia noto principalmente per le immersioni, è anche un luogo ideale per nuotare e fare snorkeling, grazie alle acque cristalline e alla ricca biodiversità marina.
C’è poi Comino, l’isola più piccola e selvaggia dell’arcipelago maltese. Si distingue per essere un vero gioiello per chi cerca un’esperienza fuori dal comune. Con appena 3,5 km² di superficie e pochissimi abitanti stabili, è un’oasi di tranquillità dove la natura domina incontrastata. La sua attrazione principale è senza dubbio la famosa Laguna Blu, un’acqua turchese e cristallina che attira ogni anno migliaia di visitatori. La verità, tuttavia, è che l’isola offre molto di più di un semplice mare da cartolina.
Vi basti pensare che da queste parti non ci sono strade asfaltate o traffico. Ci si muove a piedi tra angoli nascosti, grotte marine e scogliere da cui tuffarsi. Il consiglio principale che vi diamo è arrivare presto la mattina, soprattutto in alta stagione, in modo da godersi la Laguna Blu quando è ancora poco affollata.
Tra l’altro quest’anno c’è anche un piccola (ma importantissima) novità: per l’estate 2025, la Laguna Blu di Comino sarà a numero chiuso. Una strategia messa in atto per limitare l’overtourism e proteggere l’ecosistema. Il governo maltese ha, infatti, deciso di istituire un limite massimo di visitatori giornalieri di 5.000 persone, in modo da preservare la bellezza naturale della zona.
Comino è anche un paradiso per gli amanti dello snorkeling e del diving: i fondali sono ricchi di vita marina e grotte sottomarine spettacolari, perfette per chi vuole immergersi in un mondo sommerso incontaminato.
Un’altra curiosità interessante è che sull’isola si trovano i resti di una vecchia torre di guardia costruita dai Cavalieri di Malta nel XVII secolo, usata per sorvegliare il mare e avvistare eventuali nemici.
Come accennato, a Malta ci sono principalmente tre isole abitate, la stessa Malta, Gozo e Comino, ma anche alcune piccole isolette disabitate (o quasi). In totale sono circa una decina, e in alcuni casi possono essere visitate solo in determinate zone e sempre con attenzione alle regole di protezione ambientale.
Cominotto
Accanto alla “sorella maggiore” Comino, prende vita Cominotto (o Cominetto), un isolotto minuscolo ma sorprendentemente affascinante. Con sabbia bianca fina e acque turchesi trasparenti, è il rifugio migliore per chi vuole fuggire dalle folle e vivere un’esperienza più intima e selvaggia. Non c’è molto da fare qui se non rilassarsi, nuotare e godersi il silenzio rotto solo dal rumore del mare.
Il modo migliore per raggiungere Cominotto è in barca da Comino, e molti abitanti del luogo consigliano di andarci nelle prime ore del mattino, quando l’acqua è più calma e l’ambiente ancora deserto. Non ci sono strutture o servizi, quindi è importante portare con sé tutto il necessario.
Vale assolutamente la pena non solo per l’atmosfera rilassata che quasi catapulta in un altro mondo, ma anche perché ospita una delle spiagge di sabbia più belle e rare dell’arcipelago maltese, dove scorgere un vero contrasto con le rocce e le scogliere predominanti nelle altre zone. Il mare, invece, è così limpido che sembra di nuotare in una piscina naturale.
St. Paul’s Islands
Con il nome St. Paul’s Islands si fa riferimento a due isolette che si fanno spazio al largo della costa nord-est di Malta. Da queste parti natura, storia e un pizzico di leggenda si uniscono tra loro. Anche se piccole e quasi disabitate, sono famose perché si pensa che qui San Paolo sia naufragato nel 60 d.C., evento che ha segnato l’arrivo del cristianesimo a Malta.
Visitare le St. Paul’s Islands non è semplicissimo: non ci sono servizi né infrastrutture turistiche, e l’accesso avviene solo tramite escursioni in barca organizzate da Malta o da locali appassionati. Questo fa sì che l’esperienza sia riservata a chi vuole davvero allontanarsi dal turismo di massa e godersi un angolo di Mediterraneo intatto.
Le isole offrono scorci panoramici di grande bellezza, con rocce modellate dal vento e dal mare, piccole baie nascoste e acque limpide perfette per nuotare o fare snorkeling. Anche in questo caso è opportuno portare con sé tutto il necessario e rispettare scrupolosamente l’ambiente, perché queste isole sono un habitat protetto, casa di uccelli marini e di flora rara.
Fonte: iStockVeduta dall’alto di St. Paul’s Islands
Manoel Island
Collegato alla vivace città di Gżira (sull’isola di Malta) da un ponte pedonale, Manoel Island offre un mix interessante di storia, natura e relax, perfetto per una pausa lontano dal trambusto urbano senza allontanarsi troppo.
Un tempo base militare, ancora oggi è la sede del maestoso Forte Manoel del XVIII secolo, che domina il paesaggio e racconta storie di difesa e strategia nel Mediterraneo. Passeggiare tra le sue mura significa fare un salto indietro nel tempo, con viste spettacolari sul porto di Marsamxett e la capitale La Valletta.
L’isola è anche un luogo amato dai maltesi per passeggiate tranquille lungo il mare, fare jogging o semplicemente per godersi un picnic nei piccoli spazi verdi. Le acque intorno sono perfette per nuotare o fare kayak, soprattutto nelle calde giornate estive.
Il suggerimento migliore che vi possiamo dare è quello di visitarla durante la settimana, quando è più tranquilla, e approfittare dei sentieri che si snodano tra la natura e i resti storici. Non ci sono spiagge di sabbia o grandi servizi turistici, ma l’atmosfera è certamente rilassata, mentre la bellezza discreta: due caratteristiche che la rendono un piccolo rifugio ideale per chi vuole vivere Malta con calma e autenticità.
Fungus Rock, piccola e imponente formazione rocciosa
In molti potrebbero domandarsi: “ma perché visitare una formazione rocciosa?”. La risposta è molto semplice: non bisogna farsi ingannare dalle sue dimensioni, perché Fungus Rock, al largo della costa di Gozo, è un vero e proprio gigante di pietra che si erge maestoso nel mare turchese, e che nasconde una storia affascinante e un alone di mistero che la rendono unica nell’arcipelago.
Il nome deriva da una pianta rara, un fungo endemico che cresceva esclusivamente su questa roccia e che, secondo i Cavalieri di Malta, possedeva proprietà medicinali straordinarie. Per proteggerlo, l’accesso alla roccia è stato severamente vietato per secoli, alimentando così leggende e racconti affascinanti. Oggi è un simbolo di protezione ambientale e di storia, un pezzo di natura quasi intoccabile.
Non è possibile sbarcare sulla roccia, ma da vicino, magari durante un’escursione in barca o snorkeling lungo la costa di Gozo, si può osservare la sua forma unica e le acque cristalline che la circondano. I fondali intorno sono ricchi di vita marina, ideali per gli appassionati di immersioni e snorkeling in cerca di paesaggi sottomarini spettacolari.
Se si è in zona, vale la pena fare una passeggiata nei dintorni di Dwejra Bay, dove Fungus Rock domina il panorama insieme ad altre meraviglie naturali come la Inland Sea (una laguna salata collegata al mare aperto tramite un tunnel naturale di circa 80 metri). È un posto meraviglioso, soprattutto per chi cerca scenari suggestivi lontani dalla folla e vuole immergersi in un’atmosfera quasi fiabesca.
A vedere le foto lascia senza fiato: l’arcipelago di Langkawi in Malesia è un vero e proprio paradiso tropicale che rivela la sua anima più selvaggia. Sabbie dorate, acque turchesi, giungle e miti: tutto questo fa parte delle isole da sogno dell’arcipelago malese che dal 29 maggio è protagonista del nuovo show Money Road condotto da Fabio Caressa. Lo strategy game coinvolge ben 12 giocatori che, proprio nella giungla di questo luogo, sono impegnati a superare sfide e tentazioni.
Cosa vedere a Langkawi
L’arcipelago di Langakawi ha un pregio: una grande varietà di ambienti e attività. Riesce infatti a conquistare tutti, da chi cerca il relax a chi vuole una vacanza all’insegna della natura e chi ha bisogno di un mix, tra attività outdoor, mare e scoperte culturali. Ecco cosa vedere a Langakawi assolutamente.
Le spiagge
Molti scelgono la destinazione proprio per le splendide spiagge di Langakawi, dopotutto è una delle zone balneari più amate della Malesia. Tra le più famose c’è Pantai Cenang, estesa e animata da un lungomare ricco di locali, ristoranti e negozi. È la spiaggia più famosa, frequentata e ricca di servizi. È persino attrezzata con ombrelloni e lettini, dunque a tutto comfort.
Più riservata e selvaggia è invece Pasir Tengkorak Beach, una baia più piccola e immersa nella natura che regala un angolo di pace e un paesaggio pittoresco. Altrettanto suggestiva Tanjung Rhu Beach che molti considerano la più bella della zona; spaziosa e incorniciata da foreste e isolotti, è il top per una passeggiata e per godersi la sabbia bianchissima. Durante la bassa marea è persino possibile attraversare a piedi il percorso raggiungendo altre isolette vicine.
Meno turistica, invece, Wild Beach. Come dice il nome stesso è selvaggia, lontana dalla folla e davvero autentica. Chi viaggia con i bambini o in famiglia dovrebbe invece puntare sulle spiagge di Teluk Datai e sull’isoletta di Pulau Beras Basah, dove sabbia soffice e un mare poco profondo garantiscono comfort e sicurezza.
Fonte: iStockPalau è una delle spiagge più belle di Langkawi a Kedah
Porto di Kuah
Il centro urbano principale della zona è Kuah e proprio qui c’è un importante porto non distante dal Lagenda Langkawi Dalam Taman, un parco sul lungomare dove si possono scoprire le leggende locali attraverso colorate statue immerse nel verde. Da qui si arriva comodamente a piedi fino alla moschea Al-Hana, un luogo di culto con archi moreschi e un’incantevole cupola dorata.
La giungla
Il programma TV Money Road ha scelto proprio la giungla di Langkawi come location del proprio show. La giungla malesiana è un vero e proprio paradiso tropicale dove è racchiusa una ricca biodiversità. La foresta pluviale antichissima ha un habitat che alterna sentieri umidi e ombreggiati ad altri più esposti: qui la natura è la protagonista, creando una sinfonia che accompagna i visitatori grazie al canto degli uccelli esotici e il ronzio degli insetti.
Fonte: Ufficio stampaIl Kilim Geoforest Park a Langkawi
Proprio sul territorio è custodito persino il parco geoforestale di Kilim dove mangrovie e grotte calcaree creano un ecosistema unico. Una chicca in più? Proprio qui è possibile percorrere un sentiero di i 1,2 km attraverso un sentiero preistorico nella foresta pluviale: un progetto che rende l’esperienza nella giungla di Langkawi qualcosa di fiabesco ed indimenticabile.
Eagle Square
Imperdibile la visita a Eagle Square, una piazza davvero grande con al centro una statua gigante che raffigura un’aquila in volo. Il simbolo non è casuale, è strettamente legato all’isola tanto da dare il nome al territorio stesso.
Fonte: Ufficio stampaEagle Feeding Point sulliisola di Langkawi
Cosa fare a Langkawi
L’arcipelago di Langakawi è un autentico paradiso della Malesia che offre numerose attività da fare, specialmente per gli amanti degli sport outdoor e del contatto con la natura. Le bellezze naturali sorprendono, tanto quanto il paesaggio mozzafiato che offre da ogni sua angolazione. Ma cosa fare? Ecco alcune opzioni da inserire nell’itinerario.
Raggiungi la cascata di Telaga Tujuh
Scarpe comode e adatte al trekking e via verso la cascata di Telaga Tujuh, conosciuta anche con il nome di Seven Wells Waterfall. È immersa proprio nella giungla tropicale ed è possibile ammirarla sia dal basso, dove l’acqua scende tra rocce ricoperte di muschio, oppure dall’alto, ma sarà necessario affrontare circa 700 scalini per arrivare in cima. La salita è faticosa, ma ne vale la pena. Durante il percorso, tra l’altro, sarà possibile fare la conoscenza di scimmie, uccelli e altri piccoli animali.
Osserva il panorama da Gunung Raya
Se sei un amante della natura, ma non uno sportivo esperto, quello che possiamo suggerirti è di dirigerti verso Gunung Raya, la montagna più alta di Langkawi. Svetta con i suoi 1.000 metri d’altezza e per raggiungerlo ha una strada asfaltata seppur tortuosa. La vera meraviglia? Una volta arrivato qui sarai circondato dalla nebbia tropicale e dalla frescura della foresta. Il punto panoramico in cima è effetto wow: da qui potrai ammirare l’isola nella sua interezza e scorgere tutto l’arcipelago.
Percorri il Langkawi Sky Bridge
Sei in cerca di adrenalina ed emozioni forti? Allora non perdere il Langkawi Sky Bridge. Da percorrere solo se non soffri di vertigini: il ponte pedonale si raggiunge con una cabinovia spettacolare e poi un piccolo tratto di funicolare. Già questa è un’esperienza e una vera e propria attrazione, ma il ponte ha una vista unica. Chi soffre di vertigini potrebbe trovare qualche difficoltà a percorrerlo, ma nelle giornate più limpide da qui si scorgono moltissime isole del sud della Thailandia. Camminare sospesi nel vuoto, con la giungla sotto i piedi e il cielo tutto intorno, è qualcosa che difficilmente si dimentica.
Cosa fare a Langkawi: percorrere lo Sky Bridge
Visita il Kilim Geoforest Park
Assolutamente da non perdere in Malesia è il Kilim Geoforest Park, una riserva protetta che si estende tra grotte calcaree, fiumi di mangrovie e una fauna davvero unica. Da qui partono escursioni in barca che conducono alla scoperta del territorio, osservando nel loro habitat naturale aquile, pipistrelli e rettili senza perdere le radici di mangrovie e le scogliere da sogno.
Dove si trova e come arrivare all’arcipelago di Langkawi in Malesia
L’arcipelago di Langkawi si trova nella zona nord-ovest della Malesia, allontanandosi dalla costa di Kedah e non lontano dai confini con la Thailandia. Si compone di ben 99 isole principali, 104 con la bassa marea. Bagnato dal mare delle Andamane, è una delle destinazioni tropicali più amate nella zona del sud-est asiatico.
L’isola è ben collegata grazie a diversi porti di attracco, tutto dipende dalla destinazione finale. Si può ad esempio arrivare a Langkawi partendo da Koh Lipe e quindi attraccando al Telaga Harbour Marina oppure puntare al Kuah Jetty.
Fonte: Ufficio stampaTra le mangrovie di Langkawi
In caso però tu stia arrivando da Kuala Lumpur o da un’altra destinazione più lontana, puoi prendere un volo, che però vi ricordiamo essere l’opzione meno sostenibile. Sull’isola, infatti, si trova l’Aeroporto di Pulau-Langkawi che offre diverse rotte. Chi invece preferisce l’aereo deve sapere che l’opzione migliore è trovare un collegamento dall’aeroporto di Kuala Lumpur oppure da Singapore.
L’arcipelago è poi ben collegato attraverso trasporti pubblici e privati che danno modo di scoprire la zona in tutta la sua bellezza. L’opzione migliore, però, è noleggiare un motorino una volta arrivati qui: è questo il mezzo che garantisce migliore libertà e flessibilità.
Incantevole luogo a metà strada tra Africa e Asia, le Isole Chagos rappresentano una meraviglia della natura sulla bocca di tutti: dopo una diatriba internazionale durata decenni, Londra le restituisce a Mauritius.
L’arcipelago di Chagos è composto da 65 isole coralline immerse nell’Oceano Indiano e si trova a 500 chilometri a sud delle Maldive. L’intera area territoriale è di soli 56,1 chilometri, con l’isola più grande, Diego Garcia, che ha una superficie di 32,5 chilometri quadrati.
Le isole furono scoperte all’inizio del XVI secolo dai portoghesi. La prima colonia fu fondata proprio su Diego Garcia nel 1793, sotto la dominazione francese. Nel 1814, con la fine delle guerre napoleoniche, le Chagos, insieme a Mauritius e alle Seychelles, furono cedute alla Gran Bretagna con il Trattato di Parigi.
Un paradiso incontaminato
Nel 1960, è stato raggiunto un accordo per costruire una base militare americana sull’isola di Diego Garcia, una scelta che ha allontanato tutta la popolazione presente nell’isola. Nel 2010, il governo britannico ha dichiarato la zona area marina protetta e, paradossalmente, l’assenza di civiltà, a prescindere dalla scelta forzata, ha permesso, negli anni, una forte crescita della fauna locale.
Pesci, squali e uccelli popolano una scogliera che è considerata la più incontaminata del mondo, dove ormai vivono specie di uccelli marini in via d’estinzione.
Visitando l’entroterra si possono trovare le rovine fatiscenti di una chiesa, di una prigione, di un ospedale e di un cimitero, dove il passare del tempo ha cancellato quasi tutte le iscrizioni.
L’isola è formata da innumerevoli spiagge ed è caratterizzata da un mare cristallino. All’interno ci sono zone verdi, una vera e propria giungla dove un tempo la popolazione coltivava il cocco. L’arcipelago di Chagos è un importante rifugio per gli uccelli marini nel mezzo dell’Oceano Indiano. Un paradiso che, dopo essere stato per anni di proprietà britannica, torna nelle mani di Mauritius.
Dopo anni di diatribe, arriva l’accordo
Le Chagos sono state scorporate nel 1965 per poi attivare una concessione cinquantennale sulle isole e prorogata fino al 2036 agli Stati Uniti. Attraverso questa pratica, lo stato americano ha potuto costruire la sua base militare permanente sull’atollo più grande: quello di Diego Garcia.
Oggi, dopo una diatriba durata decenni, Londra restituisce le Chagos a Mauritius, ma con un accordo: il controllo della base militare di Diego Garcia, condivisa da tempo con il grande alleato USA, resta sotto il controllo inglese/americano. Come ha dichiarato il premier britannico Keir Starmer, questo è l’unico modo per mantenere l’accesso di Londra e Washington alle piste sull’atollo da cui partono bombardieri e altri velivoli. Con questo accordo arrivano anche delle entrate economiche, in quanto il Regno Unito pagherà alla sua ex colonia 101 milioni di sterline all’anno.
La restituzione delle isole, controllate da Londra per oltre 50 anni, era da tempo caldeggiata a livello internazionale dalle risoluzioni dell’ONU. Negli ultimi mesi, l’accordo è stato più volte messo in discussione a causa dei cambi di amministrazione sia negli Stati Uniti che a Mauritius.
Londra, inoltre, era stata precedentemente criticata per aver espulso gli abitanti delle Chagos quando ne mantenne il possesso dopo l’indipendenza di Mauritius nel 1968.
A farne le spese sono sempre stati gli abitanti delle Chagos. Oggi molti di loro vivono sparsi fra Mauritius, le Seychelles e il Regno Unito, ma non hanno mai smesso di reclamare il diritto a tornare nella terra dei loro avi: un sogno che sembra non potersi ancora avverare.