Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
À partir d’avant-hierSiViaggia

La Tomba di Mereruka a Saqqara: guida completa alla visita (e perché non perderla)

30 novembre 2025 à 17:30

Visitare la Mastaba di Mereruka, nella necropoli di Saqqara, significa – a saperla leggere- entrare in un vero e proprio “libro di pietra” sull’Antico Egitto, che racconta nei dettagli la vita quotidiana, la società e le credenze religiose del Vecchio Regno. È una delle tombe meglio conservate e più ricche di tutto il sito, amatissima dagli archeologi e ancora non troppo conosciuta.

Saqqara: la necropoli del Vecchio Regno

La Mastaba di Mereruka si trova a Saqqara, la necropoli principale delle dinastie V e VI (2340-2360 a.C.), una delle aree archeologiche più estese e importanti d’Egitto. Il sito è tuttora in piena attività: negli ultimi anni sono stati rinvenuti nuovi sarcofagi di sacerdoti, gallerie funerarie e oggetti rituali, e diversi team di archeologi e egittologi continuano a lavorare quotidianamente.

Saqqara è famosa principalmente per la Piramide a Gradoni di Djoser e per la Piramide di Teti, la prima a presentare i Testi delle Piramidi: iscrizioni interne, disegni e geroglifici. Fino ad allora, infatti, le pareti delle tombe e piramidi erano nude; ma da quel momento, decorazioni e testi divennero ricorrenti nei luoghi di devozione dell’Antico Egitto, in onore della vita del defunto e come guida per il suo viaggio verso l’Aldilà.

tombe egitto
AS
Mereruka fu uno dei più potenti funzionari del faraone Teti, visir, capo della giustizia e sacerdote

Nonostante molti visitatori si fermino a Saqqara solo per la Piramide a Gradoni, secondo le guide locali qui “si potrebbe restare una settimana”, tanto è vasto e affascinante ciò che la necropoli custodisce.

Chi era Mereruka

Mereruka fu uno dei più potenti funzionari del faraone Teti, visir, capo della giustizia e sacerdote. Nelle raffigurazioni interne lo si riconosce per gli abiti in pelle di pantera, simbolo dei sacerdoti di alto rango.

La sua tomba è una delle mastabe più importanti di tutto l’Antico Egitto, proprio per la ricchezza delle sue decorazioni che raccontano perfettamente la vita quotidiana nei minimi dettagli. Purtroppo non tutto è visibile: la parte superiore fu saccheggiata nei secoli per riutilizzare il materiale nella costruzione di altri edifici; mentre la parte inferiore è giunta quasi intatta fino a noi perché rimasta coperta (e protetta) sotto la sabbia del deserto.

La mastaba è stata riaperta al pubblico due anni fa, dopo un periodo di chiusura per preservarne la conservazione, e per “farla riposare”, come dicono con grande rispetto le guide locali.

saqqara
AS
La parte superiore della tomba fu saccheggiata nei secoli

Cosa vedere nella Mastaba di Mereruka

La tomba è in pietra calcarea ma molto compatta, con incisioni all’esterno e all’interno, ed è molto importante proprio per le raffigurazioni precise e raffinate sulla vita di tutti giorni, con dettagli sbalorditivi sul Nilo, e disegni incredibilmente realistici su animali, piante, strumenti e attrezzi. Ci sarebbe da scriverne un libro, ma proviamo a vedere i momenti più particolari.

La prima sala: il mondo del Nilo

La sala d’ingresso è dedicata al Nilo, raffigurato nella figura del dio Hapi, divinità ermafrodita e simbolo di fertilità. Sulle pareti si riconoscono barche in papiro, pesci come carpe, anguille e lucci; uccelli come ibis e upupa; ippopotami e coccodrilli, con una particolarissima scena di vita vera in cui un ippopotamo attacca un coccodrillo. Sono presenti anche scene di caccia con il boomerang, utilizzato per colpire gli uccelli in volo.

tomba saqqara
AS
La scena dettagliatissima di un ippopotamo che mangia un coccodrillo

Già da questa sala, gli artisti dimostrano una conoscenza naturalistica sorprendente, della fauna e dell’ambiente, ed è facile perdersi in queste rappresentazioni quasi fotografiche.

La seconda sala: la lavorazione dell’oro

Sulla parete a destra è illustrato, passo dopo passo, l’intero processo di lavorazione dell’oro. La parte più curiosa è nella striscia più bassa, di creazione dei gioielli: tutti gli artigiani protagonisti della scena sono nani. Non è una casualità. Le guide spiegano i motivi della scelta: i nani erano pochi (e quindi facilmente rintracciabili in caso di furto), dotati di grande manualità e con un vantaggio fisiologico, perché dopo i 35 anni sviluppavano miopia, ma continuavano a vedere perfettamente da vicino, rendendoli ideali per lavorazioni di precisione.

tomba saqqara
AS
L’intero processo di lavorazione dell’oro, con persone nane che producono i gioielli

La terza sala: il tribunale

Qui sono raffigurate scene di pesca e, sulla sinistra, una scena sorprendente, davvero dettagliatissima: un tribunale. Leggendo da sinistra verso destra si trovano il giudice con gli scribi intenti a riscrivere la condanna, i condannati, la polizia con bastoni, e infine un uomo che protesta perché non vuole pagare le tasse.

Il pozzo del sarcofago e la finta porta

Prima di arrivare all’ultima sala, dietro una grata (moderna) è visibile il pozzo attraverso cui veniva calato il sarcofago. Anche qui, senza il suggerimento di una guida esperta è difficile comprendere il procedimento: il pozzo veniva riempito di sabbia, su cui si appoggiava il sarcofago; poi lentamente lo si faceva scendere togliendo la sabbia un po’ alla volta da sotto.

Proprio di fronte alla grata, una grande falsa porta – comune a tante tombe- serviva per il passaggio del Ka (anima) e del Ba (ego invisibile) verso l’aldilà.

tomba saqqara
AS
Il pozzo attraverso cui veniva calato il sarcofago e la porta finta

La sala della statua di Mereruka

Finalmente si giunge alla sala più grande, con le pareti decorate in ocra, un pigmento naturale molto resistente. La grande statua centrale di Mereruka è orientata verso il nord magnetico, direzione simbolica della stella di Osiride, verso il mondo dei morti.

La grande statua di Mereruka
AS
La grande statua centrale di Mereruka è orientata verso il nord magnetico

Sulla parete sinistra, sono riprodotte alcune scene di navigazione sul Nilo con marinai a lavoro e altri a riposo sui tipici letti con poggiatesta. Le barche con vele spiegate sono un dettaglio importante: la navigazione del Nilo prevedeva le vele aperte in direzione da Nord a Sud (mentre viceversa si sfruttava la corrente verso il delta); per questo è possibile stabilire che le navi rappresentate fossero dirette verso Abydos, città sacra dedicata a Osiride, a Sud.

tombe saqqara
AS
Scene di navigazione sul Nilo

Informazioni pratiche

Il biglietto completo per Saqqara costa 1000 EGP (circa 30 euro) e include l’accesso a diverse tombe. In alternativa si possono acquistare solo gli ingressi alle principali attrazioni, anche nella biglietteria in loco.

Saqqara si trova a 30 km da Il Cairo ed è perfetta per una gita in giornata. Si può raggiungere in taxi, con un driver privato (concordando sempre andata e ritorno) o con tour organizzati con partenza direttamente dall’hotel. L’aeroporto di riferimento è quello de Il Cairo, servito dall’Italia con voli diretti, gestiti da low cost e dalla compagnia di bandiera Egyptair da Milano e Roma.

Visitando il sito senza una guida in lingua italiana si rischia di perdere tantissime storie, simboli e dettagli, di cui il sito è ricchissimo. Per pianificare una visita già dall’Italia, il network Gattinoni Travel può essere un riferimento per organizzare trasferimenti, guida e visite.

Per la visita è bene portare acqua, cappello e protezione solare; indossare scarpe comode e uno scialle leggero per coprire le spalle. Evitando le ore più calde, bisognerebbe dedicare al sito almeno 3 ore.

Micerino, nuove cavità scoperte nella piramide più misteriosa di Giza

23 novembre 2025 à 07:30

Visitare Giza è una di quelle esperienze che restano cucite addosso, come il vento caldo del deserto che accarezza i capelli mentre ci si avvicina alle tre piramidi più celebri del pianeta. Ogni volta che ci si trova davanti è come sostare in un luogo sospeso nel tempo, dove ogni granello di sabbia racconta la storia di un popolo che ha costruito monumenti capaci di sfidare i millenni molto meglio di qualsiasi tecnologia moderna. 

Stavolta proprio qui, nella piramide “minore” del trio, quella di Micerino, arriva una scoperta che profuma di avventura da videogame, di porte nascoste e di misteri ancora vivi dopo oltre quattro millenni: due cavità nascoste sotto la sua facciata orientale, un indizio che suggerisce l’esistenza di un possibile ingresso segreto rimasto invisibile per millenni. Un colpo di scena che accende l’immaginazione di chi ama il viaggio come possibilità di entrare appieno dentro le storie, senza starsene a guardarle da lontano.

Le nuove cavità scoperte nella Piramide di Micerino

Le ultime scansioni condotte nell’ambito del progetto internazionale ScanPyramids hanno rivelato la presenza di due cavità interne sotto la facciata orientale della piramide di Micerino. È un dettaglio meno tecnico di quanto sembri, perché proprio su quel lato gli studiosi sospettano da tempo la presenza di un ingresso alternativo, quasi una porta dimenticata dal tempo. 

Le cavità scoperte, descritte come “anomalie strutturali” dai ricercatori dell’Università del Cairo, dell’Università Tecnica di Monaco e dell’Istituto per l’Innovazione e la Conservazione del Patrimonio in Francia, si trovano immediatamente dietro un gruppo di blocchi di granito insolitamente levigati ed è qui che la storia si fa interessante: quella particolare finitura è presente quasi esclusivamente nell’area dell’ingresso ufficiale sul lato nord.

Le tecniche utilizzate per la scoperta sembrano uscite da un romanzo di fantascienza: georadar, ultrasuoni e tomografia di resistività elettrica, tutte modalità di indagine non invasive che permettono di vedere oltre la superficie senza muovere nemmeno un granello di sabbia. Come se si potesse fare un’ecografia al cuore di un monumento. Le nuove scansioni hanno evidenziato la presenza di due cavità piene d’aria poste rispettivamente a circa 1,4 e 1,13 metri dietro la facciata. La loro configurazione è abbastanza piccola da non far pensare a camere interne, ma abbastanza regolare da suggerire una funzione precisa, magari proprio quella di schermare o proteggere un varco oggi coperto. 

L’ipotesi non è nuova: già nel 2019 il ricercatore Stijn van den Hoven aveva suggerito la possibilità di un secondo ingresso proprio su quel lato. Ora però c’è un indizio concreto che riporta Micerino sotto i riflettori.

Perché questa scoperta può cambiare il modo di visitare Giza

Per chi ama viaggiare, questa notizia non è solo un aggiornamento accademico. Immaginare un futuro in cui queste scoperte porteranno a nuovi percorsi di visita è inevitabile. Non succederà subito, ma ogni nuovo dettaglio rende l’idea più concreta. Per ora sappiamo solo che il lato orientale non è così “muto” come credevamo e questo, per chi sogna viaggi che non sono solo cartoline ma immersioni totali nel passato e nell’antico Egitto, è una promessa di quelle che fanno venire voglia di tornare nel Paese anche domani. Giza continua a cambiare forma dentro la nostra immaginazione, e proprio per questo resta una delle mete più magnetiche del pianeta: più la studi, più ti accorgi che non hai ancora visto abbastanza.

Ritrovato il secondo più grande frantoio romano: la scoperta epica in Tunisia

21 novembre 2025 à 07:30

Una nuova e straordinaria scoperta archeologica in Tunisia sta aprendo una finestra inedita sull’economia dell’Africa romana. Una missione internazionale guidata da studiosi dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dell’Université La Manouba e dell’Università Complutense di Madrid ha riportato alla luce quello che oggi possiamo definire il secondo frantoio più grande dell’intero Impero Romano.

Una scoperta che riscrive la storia e promette di svelare altre nuove sorprese con l’avanzamento delle ricerche.

Fontainhas, il villaggio sospeso tra cielo e mare che incanta l’anima

19 novembre 2025 à 17:30

Immerso tra le scogliere vertiginose a picco sull’oceano dell’isola di Santo Antão, Fontainhas è un autentico gioiello nascosto di Capo Verde. Questo piccolo villaggio sembra aggrappato alla roccia, sospeso tra cielo e mare, e regala viste spettacolari che tolgono il fiato.

Le sue casette dai colori vivaci, le sue stradine strette e la vegetazione lussureggiante attorno creano un’atmosfera quasi fiabesca. Per i viaggiatori in cerca di autenticità, quiete e panorami selvaggi, Fontainhas rappresenta una tappa da inserire nell’itinerario durante un viaggio a Capo Verde.

L’incredibile villaggio di Fontainhas

Fontainhas è un luogo di rara bellezza: dominato dalle scogliere nord-occidentali di Santo Antão, il villaggio si affaccia su un oceano sconfinato modellato da correnti e vento, con una vastità scenica che cattura l’anima del viaggiatore.

Situato a soli 2 km da Ponta do Sol, ma inaccessibile tramite grandi strade, Fontainhas trasmette un senso di isolamento e al tempo stesso di vicinanza al cuore naturale di Capo Verde.

Le case sono arroccate su un promontorio roccioso, con i tetti a falda, spesso coperti da tegole rosse, tipici dell’architettura locale, e i sentieri lastricati che le collegano offrono scorci mozzafiato e angoli perfetti per la fotografia.

Secondo alcune guide turistiche, Fontainhas è considerato uno dei villaggi più panoramici al mondo.

La sua atmosfera è immersa nella tranquillità e nella semplicità: gli abitanti vivono con ritmi antichi, la vita quotidiana scorre tra la pesca, l’agricoltura e il senso di comunità. Il paesaggio circostante può essere arido e roccioso ma anche fertile e verdeggiante, frutto delle vallate agrarie dell’isola, che conferiscono al villaggio un contrasto affascinante con le scogliere aspre e il blu dell’oceano.

Le escursioni per raggiungere Fontainhas sono tra le esperienze più emozionanti di Santo Antão. I trekking partono da punti panoramici dell’isola, attraversano paesaggi vulcanici, terreni coltivati e dirupi rocciosi. Da Cruzinha a Ponta do Sol, passando proprio per Fontainhas, si percorre un sentiero di media difficoltà ma ricco di scorci magici.

L'incredibile villaggio di Fontainhas a Capo Verde
iStock
Vista aerea di Fontainhas

Dove si trova e come arrivarci

Fontainhas si trova nel versante nord dell’isola di Santo Antão. L’isola di Santo Antão non ha un aeroporto attivo: l’antico aeroporto Agostinho Neto è chiuso dal 1999.

Per raggiungere Santo Antão il modo più comune è via traghetto: si parte dall’isola vicina di São Vicente, da Mindelo, e in meno di un’ora si arriva al porto di Porto Novo – il principale di Santo Antão. Da lì si può prendere un taxi o un “aluguer” (trasporto collettivo locale) fino a punti di partenza per i trekking che portano direttamente a Fontainhas.

Per arrivare a Capo Verde dall’Italia, ci sono diverse opzioni di volo. Esistono ad esempio nuovi voli diretti, operati easyJet che ha lanciato la tratta da Milano Malpensa all’isola di Sal, due volte a settimana, mercoledì e sabato.

Una volta atterrati a Sal o in un’altra isola internazionale di Capo Verde, sarà necessario organizzare il trasferimento alle isole interne (tra cui Santo Antão) via traghetto. Dopo il traghetto per Santo Antão e il trasferimento via terra, il trekking verso Fontainhas diventa una splendida avventura, perfetta per chi cerca paesaggi incredibili e fuori dai circuiti turistici più affollati.

Mauritius, tra acque cristalline e coste segrete: le spiagge da non perdere

14 novembre 2025 à 17:30

Mauritius è sicuramente un’isola da sogno, ma soprattutto è un mondo a parte. Da quest’anno, raggiungerla è ancor più semplice grazie al nuovo volo diretto ITA Airways da Roma Fiumicino. Una novità che apre le porte a chi cerca un inverno al caldo, tra mare turchese, spiagge bianchissime e un paesaggio che mescola natura incontaminata e cultura locale.

Questo, infatti, è il posto più indicato per chi sogna luce, quiete e panorami che restano impressi a lungo. Ogni spiaggia racconta una storia diversa. Alcune si aprono con larghe distese di sabbia, altre svelano insenature raccolte e calme.

Le acque cambiano colore ad ogni passo: azzurro intenso, turchese trasparente e blu profondo si alternano come un dipinto in continua evoluzione. La flora accompagna la costa, con palme, casuarine e vegetazione spontanea che creano ombra e profumo.

Belle Mare

La prima spiaggia di cui vi vogliamo parlare si trova sulla costa orientale di Mauritius e si chiama Belle Mare. Un nome che, come si suol dire, svela già tutto: si stende per circa 10 chilometri di sabbia fine e bianca. Le acque sono calme e accolgono piccole barche da pesca e colori intensi, dal verde chiaro dei fondali bassi al blu profondo della barriera corallina.

Camminando sulla sabbia si avverte una sensazione di morbidezza che si mescola al calore del sole. I coralli vicini mostrano pesci dalle tinte vivaci, invisibili finché non ci si avvicina lentamente. Belle Mare invita a scegliere il proprio angolo di paradiso, a fermarsi a osservare il mare o a sedersi sotto le casuarine (alberi sempreverdi molto diffusi in zona) per sentire il vento tra le foglie.

Palmar Beach

Poco più a sud, Palmar Beach si distingue per il ritmo tranquillo. La spiaggia è raccolta, il top per chi vuole spazio e pace. Il mare si muove con lentezza, riflettendo ogni raggio di sole. Le ombre delle palme e la sabbia finissima invitano a sostare senza fretta. I fondali ospitano una varietà di pesci che emergono all’improvviso tra le rocce e le alghe. Un luogo eccezionale, dove il tempo segue il movimento naturale dell’acqua, con giornate che scorrono tra immersioni leggere e il suono delle onde che si infrangono dolcemente sulla riva.

Mont Choisy

Mont Choisy cattura lo sguardo con la sua mezzaluna di sabbia bianca abbracciata dalla vegetazione. La costa mette a disposizione acque poco profonde e limpide, ideali per osservare ogni dettaglio dei fondali. Il tramonto dipinge la scena con sfumature di arancio e rosa, mentre gli alberi disegnano ombre sinuose sulla sabbia. Passeggiare qui significa percepire qualsiasi rumore dell’acqua salata, il fruscio delle foglie e l’eco delle barche dei pescatori.

Trou aux Biches

A nord, Trou aux Biches si presenta come una lunga striscia di sabbia bianca contornata da palme alte. Le acque turchesi accolgono tartarughe e pesci variopinti, e le barche per snorkeling partono regolarmente lungo la costa. Il mare si accende di colori durante il calar del sole, trasformando ogni onda in un riflesso di viola, arancio e oro. La spiaggia resta vivace ma ordinata: il movimento dei turisti si integra con la vita locale, creando una sensazione di armonia tra natura e cultura isolana.

Grand Baie

C’è poi la bellissima Grand Baie che combina sabbia soffice, acqua limpida e vivacità. La baia protegge le acque, rendendole ideali per piccole imbarcazioni e attività acquatiche. I locali, ristoranti e negozi danno vita a un’atmosfera vivace, mentre il mare esorta chi desidera osservare la fauna marina a fermarsi, oppure a sperimentare sport acquatici. La sera, luci e musica trasformano il lungomare in un punto di incontro tra turisti e abitanti, con tramonti che accendono il cielo di rosso e oro.

Grand Baie, Mauritius
iStock
Veduta di Grand Baie

Flic en Flac

La spiaggia di Flic en Flac si estende per otto chilometri. Il fondale è protetto da una barriera corallina e le piante verdissime realizzano ombra naturale lungo la costa. La sabbia, dal canto suo, pare chiedere gentilmente di sostare e osservare le onde che scorrono con un ritmo delicato. Il lungomare mostra chioschi di street food, bar e ristoranti, mentre il tramonto dona uno spettacolo di colori intensi. Piccole escursioni portano a vedere delfini o fondali ricchi di vita marina, un’esperienza concreta e affascinante.

Le Morne

Poi ancora spiaggia di Le Morne (probabilmente una delle più famose) che si apre sotto il massiccio di roccia basaltica Le Morne Brabant, che domina il paesaggio. La sabbia bianca e il mare cristallino sono custodi di ampi spazi, mentre le correnti creano condizioni ottimali per kitesurf e parasailing. Escursioni lungo i sentieri del Morne mostrano piante endemiche e panorami spettacolari sull’oceano. Le barche che partono dalla costa conducono, invece, a osservare delfini e la fauna locale.

Blue Bay

Blue Bay protegge un parco marino con fondali pieni di coralli e pesci tropicali. Le acque calme fanno scorgere i colori intensi direttamente dalla riva o attraverso barche con fondo trasparente. Il paesaggio circostante mantiene una quiete preziosa, con poca affluenza turistica rispetto ad altre zone, e offre un’esperienza immersiva tra natura e acqua che pare vetro.

Gris Gris

Qui si cambia quasi completamente volto, perché Gris Gris mostra un lato selvaggio dell’isola. Da queste parti le onde si infrangono sulle scogliere scure, generando scenari spettacolari e intensi. Il suono dell’oceano domina, mentre la vista abbraccia tutta la costa. La forza dell’acqua e il paesaggio roccioso mettono in scena uno spettacolo da osservare con calma e attenzione, ideale per chi cerca immagini potenti e ricordi memorabili.

Pointe aux Piments

Infine Pointe aux Piments, spiaggia che mescola sabbia bianca e barche tradizionali dei pescatori locali. L’orizzonte si apre tra acqua e cielo, mentre la vita quotidiana dei residenti aggiunge autenticità alla scena. La vegetazione circostante crea punti d’ombra che sono fantastici per sostare e osservare la costa, ma la vera forza è il contatto con la vita isolana in cui comprendere dettagli concreti, dalla pesca alle piccole imbarcazioni ormeggiate lungo la riva.

Come arrivare dall’Italia: nuovo volo ITA e non solo

Il nuovo volo diretto ITA Airways da Roma Fiumicino rende Mauritius accessibile senza scali. L’Airbus A330neo parte venerdì e domenica alle 22:00 e arriva alle 11:20 del giorno successivo. Il ritorno parte sabato e lunedì alle 22:10, con arrivo a Roma alle 06:40. Milano collega l’isola attraverso hub internazionali e in più sono disponibili alcuni pacchetti che combinano voli e crociere.

Una volta sull’isola, il noleggio auto facilita l’esplorazione: la costa orientale e le spiagge del sud risultano immediatamente accessibili, così come gli angoli nascosti a nord o a ovest. L’itinerario resta flessibile, con possibilità di muoversi in autonomia e fermarsi dove il mare e la luce catturano lo sguardo.

Scoperto un tunnel segreto nella piramide di Cheope

13 novembre 2025 à 10:15

L’Egitto, terra di misteri millenari e di straordinarie meraviglie archeologiche, torna al centro dell’attenzione mondiale. Una nuova e stupefacente scoperta all’interno della Grande Piramide di Giza potrebbe presto cambiare ciò che sappiamo dell’antica civiltà dei faraoni.

Secondo l’egittologo Zahi Hawass, l’annuncio ufficiale previsto per il 2026 svelerà al mondo un segreto capace di “riscrivere la storia”.

Viaggio a Mauritius: tre motivi per andare quest’anno

7 novembre 2025 à 11:00

Scegliere dove andare in vacanza non è mai semplice, ma per chi cerca una destinazione che unisca mare, natura, autenticità e una crescente attenzione alla sostenibilità, Mauritius è una scelta perfetta per quest’anno.

L’isola, nell’arcipelago delle Mascarene nell’Oceano Indiano, è già famosa per le sue spiagge da sogno e il clima tropicale, ma ora sta vivendo una fase di profondo rinnovamento nel turismo. Nuove iniziative green, progetti di tutela marina e un collegamento aereo diretto dall’Italia: ecco gli ottimi motivi per partire alla scoperta di questa meta straordinaria.

Turismo sostenibile e iniziative green

Mauritius sta puntando sempre più su un turismo rispettoso dell’ambiente. Nel 2025 l’isola ha rafforzato il proprio impegno green promuovendo un modello di vacanza più sostenibile con tanti progetti dedicati a:

  • riduzione dei rifiuti,
  • alloggi certificati ecologici,
  • preservazione dei siti naturali,
  • tutela della biodiversità,
  • sensibilizzazione delle comunità locali e dei visitatori.

Molte spiagge e riserve naturali sono oggi gestite con precisi criteri ecologici e le autorità locali incoraggiano attività a basso impatto, come l’escursionismo nei parchi e nelle riserve naturali o la visita dei giardini botanici che regalano un’esperienza immersiva nella natura incontaminata. Anche la popolazione è coinvolta in iniziative di riforestazione e protezione del territorio.

Scegliere Mauritius oggi significa quindi contribuire a uno sviluppo turistico consapevole, dove la bellezza dei luoghi va allo stesso ritmo della tutela della natura. Un viaggio qui è un’occasione per vivere un’esperienza autentica e responsabile, che unisce il piacere della scoperta di un Paese straordinario con il rispetto dell’ambiente.

Tre motivi per raggiungere Mauritius quest'anno
iStock
Sette terre colorate a Chamarel, Mauritius

Progetto di conservazione marina

Oltre alla terraferma, Mauritius si distingue per il suo straordinario ecosistema marino. Tra il 2024 e il 2025 i ricercatori mauriziani, insieme a partner internazionali, hanno avviato un grandissimo progetto di conservazione delle barriere coralline e della fauna marina dell’Oceano Indiano occidentale.

Questa iniziativa punta a sfruttare la riproduzione sessuata dei coralli per radunare tantissime larve da usare poi per ripopolare in modo preciso i siti più degradati anche in seguito dell’ondata di calore marino da record registrata mesi fa nel Paese. Sforzi, ricerche e studi che hanno portato a un graduale miglioramento della salute dei fondali, con un ritorno della biodiversità e un’esperienza subacquea ancora più affascinante per chi ama fare snorkeling o immersioni.

Dai giardini di corallo ai delfini che nuotano al largo delle coste occidentali, il mare di Mauritius è un patrimonio che oggi si può ammirare con maggiore consapevolezza.

Partecipare ad attività guidate e rispettose dell’ambiente consente di scoprire un mondo sommerso di rara bellezza, contribuendo allo stesso tempo alla sua salvaguardia.

3 motivi per andare a Mauritius
iStock
Snorkeling subacqueo, spiaggia di palme di Le Morne

Nuovo volo diretto dall’Italia

Un altro motivo per visitare Mauritius quest’anno è la maggiore comodità nel raggiungerla. ITA Airways ha infatti annunciato l’apertura del volo diretto da Roma Fiumicino verso Mauritius, operativo dal 7 novembre 2025 con due frequenze settimanali.

La rotta, servita con moderni Airbus A330neo, permetterà di volare senza scali, riducendo tempi e stress del viaggio. Questo rende l’isola ancora più accessibile, perfetta sia per chi sogna una fuga invernale al caldo, sia per chi desidera una vacanza lunga e rigenerante. Con questa novità, il sogno di scoprire Mauritius diventa più vicino e semplice da realizzare.

Viaggio in Egitto alla scoperta delle mastabe, le tombe che hanno dato origine alle piramidi

4 novembre 2025 à 16:00

Tutti conoscono le piramidi per la loro misteriosa storia e monumentalità, ma in Egitto esiste qualcosa di ancora più antico e particolare: le mastabe. Queste tombe, riservate inizialmente a faraoni minori (anche se raramente) e alti funzionari tra la III e la VI dinastia (circa 2700-2300 a.C.), hanno forma rettangolare, tetti piatti e pareti inclinate. Costruite con mattoni di fango o blocchi di pietra calcarea, rappresentano il primo tentativo concreto di garantire una sepoltura duratura ai defunti e ai loro tesori.

Nel deserto si presentano come blocchi geometrici isolati sulla sabbia, con aperture basse e strette che conducono alle camere funerarie interne. Le pareti conservano ancora i segni degli attrezzi dei costruttori, testimonianza della fatica e della precisione necessarie per edifici pensati per durare millenni. Osservandole, si percepisce chiaramente come dalle prime strutture semplici sia nata l’idea che, secoli dopo, avrebbe portato alle piramidi.

Qual è la differenza tra una mastaba e una piramide?

Nel vasto deserto d’Egitto, due tipi di tombe raccontano due epoche e due ambizioni diverse. Le mastabe, edifici bassi e compatti, nacquero all’inizio dell’Antico Regno e il loro scopo era quello di proteggere il corpo del defunto e gli oggetti per l’aldilà, mentre le incisioni sulle pareti indicavano il nome, il ruolo e la posizione sociale del sepolto. La loro presenza nel paesaggio era discreta, segnalando concretamente il posto della memoria senza dominare l’orizzonte.

Le piramidi, comparse qualche secolo dopo (ad eccezione della piramide a gradoni di Djoser), trasformarono quell’idea in una costruzione monumentale. Altezza, precisione geometrica e complessità interna le rendevano visibili a chilometri di distanza. Oltre a custodire il defunto, simboleggiavano il potere assoluto del faraone. Dove la mastaba era sobria e funzionale, la piramide divenne spettacolare e simbolica, con corridoi, camere multiple e materiali pensati per durare millenni.

In sintesi, la mastaba è la forma concreta e pratica della sepoltura, mentre la piramide ne rappresenta l’evoluzione monumentale e visibile, concepita per imprimere l’immortalità del potere reale.

A cosa serviva la falsa porta nelle mastaba?

All’interno delle mastabe si trovava una struttura molto particolare: la falsa porta. Nonostante il nome, non era una porta ma un elemento scolpito nella pietra o nei mattoni della tomba e inserito nella parete che generalmente dava verso l’esterno della camera funeraria. La sua funzione, infatti, era rituale in quanto attraverso di essa lo spirito del defunto, il ka, poteva uscire per ricevere le offerte portate dai vivi e poi ritornare all’interno della tomba.

La superficie era spesso decorata con incisioni che riportavano nomi, titoli e scene della vita del defunto, così che lo spirito fosse sempre riconosciuto e nutrito. Osservarla oggi significa percepire la precisione del lavoro artigianale, ma anche la concretezza di un’idea millenaria: trasformare la pietra in un canale tra mondo dei vivi e mondo dei morti.

Dove vedere le mastabe più belle d’Egitto

Le mastabe più belle d’Egitto si trovano principalmente nella zona di Saqqara, un cimitero che è stato testimone dei primi esperimenti degli Egizi nell’arte della sepoltura monumentale. Queste tombe riflettono la gerarchia sociale, le credenze religiose e le tecniche costruttive dell’epoca, ma rigorosamente raccontando ognuna una storia diversa, dai funzionari di corte ai nobili che supervisionavano il lavoro agricolo e religioso.

Mastaba di Ti

Edificata durante la V dinastia, la Mastaba di Ti presenta rilievi che mostrano attività quotidiane come la pesca nel Nilo, la lavorazione del pane e la raccolta dei campi. Le incisioni conservano dettagli dei vestiti, degli strumenti e degli animali, offrendo informazioni precise sulle pratiche economiche e sociali di quel tempo. La falsa porta è decorata con il nome e i titoli di Ti, consentendo al suo ka di ricevere le offerte. L’uso di blocchi di pietra calcarea dura garantì una stabilità che ha permesso di conservare le iscrizioni fino ai giorni nostri.

Mastaba di Mereruka

La Mastaba di Mereruka è stata costruita alla fine della VI dinastia e apparteneva a uno dei più potenti visir del faraone Teti. Le camere interne e i corridoi si articolano in modo complesso, con sale decorate con scene di rituali religiosi, banchetti e processioni di servitori. L’attenzione al dettaglio nella rappresentazione di strumenti, mobili e animali fornisce un quadro chiaro della vita aristocratica e del funzionamento della corte. I mattoni di fango originari sono ancora visibili in alcune sezioni, con segni degli strumenti dei costruttori.

Mastaba di Kagemni

Kagemni, visir della VI dinastia, scelse una costruzione più sobria rispetto a Mereruka, ma la qualità delle incisioni rimane elevata. Scene scolpite illustrano il bestiame, le offerte e i rituali religiosi, insieme a iscrizioni dei titoli ufficiali. La struttura è più compatta e lineare, ma la scelta dei rilievi e delle decorazioni rivela l’importanza del defunto e l’attenzione alle pratiche funerarie che garantivano la sopravvivenza del suo spirito.

Mastaba di Ptahhotep

Costruita durante la V dinastia, la Mastaba di Ptahhotep apparteneva a un visir di grande prestigio e influenza. La struttura rettangolare, con tetto piatto e pareti leggermente inclinate, ospita camere interne riccamente decorate con rilievi che raffigurano scene della vita quotidiana. Non manca la falsa porta, scolpita con grande cura, che riporta il nome e i titoli di Ptahhotep.

Mastaba della regina Meresankh III

La Mastaba di Meresankh III, moglie del faraone Khafre (Chefren), si trova a Giza, vicino alle famose piramidi. Essa si distingue per le sue dimensioni imponenti e per la raffinatezza dei rilievi interni, che celebrano la vita e il rango della regina. Le pareti delle camere funerarie sono decorate con scene di cerimonie religiose, offerte rituali e rappresentazioni di servitori e animali.

Mastaba della regina Meresankh III, Egitto
Getty Images
La meravigliosa Mastaba della regina Meresankh III

Perché visitarle

Osservare le mastabe di Saqqara consente di poter toccare davvero con mano la storia. Ogni blocco di pietra, ogni incisione e ogni spazio interno racconta la vita dei defunti, dei costruttori e dei sacerdoti che li custodivano. Anche senza l’imponenza delle piramidi, queste tombe mantengono un fascino concreto e tangibile: mostrano l’ingegno degli Egizi e la loro ossessione per l’immortalità.

Guardandole nel deserto, tra sabbia e vento, si comprende la continuità tra le prime sepolture monumentali e i simboli eterni del potere che seguirono. Le mastabe, sobrie e precise, restano una testimonianza diretta di un mondo antico che ha lasciato tracce visibili ancora oggi.

Rabat, la Capitale sottovalutata del Marocco tra arte, oceano e vita vera

3 novembre 2025 à 16:30

Rabat finisce spesso in fondo alla lista dei desideri, messa in ombra dalle ben più famose Marrakech, Fès e Casablanca. Chi la guarda da lontano la immagina grigia, politica e noiosa. Invece la realtà è abbastanza diversa (e per fortuna!). La città è equilibrata, seria senza essere rigida e accogliente senza trasformarsi in un luna park per turisti. Ha il passo calmo delle Capitali che non devono dimostrare nulla, l’aria fresca dell’Atlantico che addolcisce il clima e un ritmo quotidiano che sembra più europeo che nordafricano.

Questa sobrietà la fa passare inosservata, ma è proprio lì che sta il valore: Rabat incanta senza effetti speciali e resta impressa proprio per la sua normalità ben fatta. Chi arriva con poche aspettative se ne va convinto di aver scoperto una località vera, spesso ignorata da chi segue solo le mete famose.

Cosa vedere a Rabat

La forza della Capitale del Marocco è la somma: storia stratificata, architettura coloniale in ottimo stato, musei curati, quartieri pianificati con criterio e oceano a un passo. Qualsiasi zona mostra un volto diverso e insieme costruiscono una città più complessa di quanto suggerisca la sua fama tiepida.

Kasbah degli Oudaïa

Edificata nell’XII secolo per proteggere l’estuario del Bou Regreg, la Kasbah degli Oudaïa è un labirinto di vicoli bianchi e blu che scendono verso l’oceano. Le sue porte in stile almohade, con archi a ferro di cavallo e decorazioni scolpite nella pietra, mostrano la precisione architettonica del periodo. Dal belvedere si vede l’Atlantico e la città nuova sullo sfondo. All’interno, il Jardin des Oudaïa aggiunge un tocco geometrico, poetico e silenzioso.

Torre di Hassan e Mausoleo di Mohammed V

Nata come parte di una moschea gigantesca del XII secolo, la Torre di Hassan doveva essere uno dei minareti più alti del mondo islamico. È rimasta incompiuta, ma la sua imponenza è senza dubbio intatta. Accanto, il Mausoleo di Mohammed V, inaugurato nel 1971, unisce marmo bianco, mosaici zelij e legno di cedro scolpito. Le guardie reali sorvegliano l’ingresso in uniforme cerimoniale, ma senza teatralità.

Necropoli di Chellah

Un luogo che sembra sospeso è Chellah, prima colonia romana e poi necropoli merinide nel XIV secolo. Le rovine sono invase da cicogne e da erba alta, e questo equilibrio tra storia e natura è ciò che lo rende speciale. Le colonne romane, le mura merinidi e le vasche delle antiche terme convivono nello stesso spazio, quasi come a sembrare una rovina viva.

Medina di Rabat

La Medina di Rabat risale al XII secolo ed è più raccolta rispetto a quelle di Fès o Marrakech. Le strade sono più larghe, segno del riordino francese durante il Protettorato, e la pulizia è sorprendente. Porte in legno di cedro, finestre in ferro battuto e colori tenui fanno comprendere che è una medina che non cerca l’effetto scenico, e proprio per questo convince.

Ville Nouvelle

Costruita dai francesi nei primi decenni del Novecento, Ville Nouvelle è la parte pianificata della città. Boulevard ampi, facciate art déco, caffè storici, ministeri e giardini con palme alte e ficus secolari rendono ogni passo un momento impossibile da dimenticare.

Jardin d’Essais Botaniques

Un parco disegnato nel periodo del Protettorato francese, concepito come laboratorio botanico e giardino ornamentale, è il Jardin d’Essais Botaniques. Qui tutto è caratterizzato da ampie prospettive, palme, piante tropicali e una calma che sembra fuori dal tempo.

Cattedrale di San Pietro

La Cattedrale di San Pietro è stata edificata nel 1930 in pieno stile art déco, con facciata bianca e torri gemelle che si vedono da lontano. L’interno è essenziale, luminoso, più razionale che religioso.

Cosa fare a Rabat

Dalle premesse fatte, appare piuttosto evidente che Rabat non cerca applausi. Le attività migliori, infatti, nascono dall’osservare, respirare l’aria dell’Atlantico, camminare tra vicoli, piazze e quartieri e comprendere il ritmo della città. Tra le esperienze da non perdere ci sono:

  • Scoprire mercati e suq della medina: tra spezie, tessuti, ceramiche e cuoio, osservare i dettagli, le incisioni sui legni e sui metalli dà più informazioni sulla città di quanto farebbe una qualsiasi guida cartacea.
  • Provare la cucina locale: ristoranti familiari e taverne senza fronzoli servono piatti tradizionali, dai tajine di agnello o pesce al couscous e alla harira.
  • Visitare i musei: ce ne sono sia di grandi e moderni che di più piccoli e specifici.
  • Osservare il tramonto sull’Atlantico: le spiagge di Oudayas e il lungomare offrono uno spettacolo semplice ma potente. Le onde, il vento e le barche dei pescatori creano un’atmosfera reale, senza artifici.
  • Escursione a Salé: in pochi minuti di traghetto si attraversa il Bou Regreg e si arriva presso una medina più vissuta, meno turistica, e in cui i vicoli narrano storie di corsari e commercianti. La differenza tra le due città è evidente, perché Salé mostra la vita popolare in modo diretto, Rabat un’incredibile calma ordinata (soprattutto se paragonata ad altre città marocchine).
  • Vita notturna: la sera Ville Nouvelle e Avenue Mohammed V si animano di famiglie e giovani. Piccoli ristoranti, pasticcerie storiche, caffè e locali consento di osservare la Capitale in movimento, ma rigorosamente senza fretta (come fanno i suoi abitanti).

Come arrivare

Dall’Italia arrivare a Rabat è semplice, anche se non ci sono voli da ovunque. Le compagnie low cost e quelle tradizionali collegano Milano, Roma e qualche altra città dello Stivale con l’aeroporto Rabat-Salé, alcune volte con uno scalo a Casablanca o a Marrakech. Dall’aeroporto al centro città bastano venti-trenta minuti in taxi o navetta: le strade sono larghe e ordinate, il traffico tendenzialmente gestibile, e il primo contatto con il vento dell’Atlantico rende subito chiaro che si è arrivati in una Capitale diversa dal solito Marocco turistico.

Capitale del Marocco, Rabat
iStock
La bellissima Capitale del Marocco

Chi si trova già in questo sorprendente Paese può scegliere tra treno, auto o bus. La stazione di Rabat Ville è collegata a Casablanca, Fès, Marrakech e Tangeri con treni moderni e puntuali. I convogli regionali lungo la costa permettono di muoversi tra Rabat e Salé in pochi minuti. In auto, le autostrade principali sono ben tenute e segnate; parcheggiare in centro non è quasi mai un grande problema, e le vie ampie rendono gli spostamenti piuttosto semplici.

In generale, raggiungere Rabat significa entrare in una città senza troppo stress: poco caos da grande Capitale e nemmeno accoglienza con eccessivo traffico caotico. Si arriva, si respira l’aria salata dell’oceano e si capisce subito che qui la città vive a un ritmo suo, preciso e misurato.

Italiani pazzi per l’Egitto. Ma ci sono ancora nuovi itinerari da scoprire

14 octobre 2025 à 23:18

Gli italiani impazziscono per l’Egitto: le spiagge del Mar Rosso sono piene in qualunque stagione dell’anno, le crociere sono tornate di gran moda e, a parte qualche momento di bassa stagione, registrano il tutto esaurito, e Il Cairo con il nuovo Grand Egyptian Museum (GEM) aperto da un anno sta attirando sempre più visitatori. “Da inizio 2025, abbiamo assistito a un aumento di arrivi del 22%.

Il mercato italiano, poi, è in forte crescita perché è salito del 50% e sono convinto che in futuro saremo in grado di soddisfare ancora i visitatori italiani”, ha annunciato Mr. Ahmed Youssef, CEO di Egyptian Tourism Authority che abbiamo incontrato a Rimini durante la fiera TTG Travel Experience.

Nuove esperienze

Ma l’Egitto è grande e ha davvero molto di più da offrire. “Negli ultimi anni, l’Egitto si è concentrato nel valorizzare le antichità, con il nuovo Grand Egyptian Museum, il Museo Nazionale della Civiltà Egizia aperto qualche anno fa al Cairo, quello che ospita le mummie, per intenderci, e il Museo Egizio.

Ora che stiamo per inaugurare l’ultima galleria del GEM, con l’apertura ufficiale, vogliamo dedicarci allo sviluppo di alte forme di turismo”, ha spiegato Youssef, che ha svolto un ruolo determinante nella definizione delle strategie turistiche dell’Egitto, ricoprendo posizioni di vertice all’interno del Ministero del Turismo e delle Antichità, fino alla sua nomina a Chief Executive Officer a marzo 2025.

GEM-statua-Ramsete
@SiViaggia - Ilaria Santi
La colossale statua di Ramsete II nella Grand Hall del GEM

“Prima di tutto quello legato al wellness, poi all’ecoturismo e allo sport. Vogliamo sviluppare la zona del deserto, ripercorrere itinerari religiosi – ricordiamoci della Fuga in Egitto descritta nel Vangelo – e gastronomici e poi ci interessa il turismo MICE (Meetings, Incentives, Conferences and Exhibitions). Abbiamo molto più da offrire, quindi, e non soltanto antichità”.

Itinerari fuori rotta

E, in effetti, l’Egitto classico è molto gettonato, tanto che alcuni siti archeologici rasentano l’overtourism. Ci ha spiegato che. oltre alle mete già ben note, ci sono itinerari molto meno frequentati e che rivelano un Egitto un po’ diverso.

CROCIERA-NILO-ASSUAN
Getty Images
A Sud di Assuan

“Tra le nuove esperienze che si possono fare in Egitto”, spiega Youssef “c’è sicuramente la scoperta approfondita del Cairo, perché non bastano due o tre giorni per visitare la Capitale. Per scoprire tutti i musei, che molta gente ancora non conosce, ci vorrebbero almeno sette giorni. Ci sono crociere sul Nilo che partono direttamente dal Cairo: si resta due o tre notti in città e poi ci si imbarca fino ad Assuan, il viaggio dura circa 10-11 giorni. Oppure si può andare verso Alessandria d’Egitto, El Alamein e Marsa Matruh, sul Mediterraneo, e poi all’Oasi di Siwa, combinando cultura, vacanza mare ed esperienze nel deserto”.

Obiettivo: sostenibilità

“L’obiettivo dell’Egitto, quindi, è di fare scoprire un lato insolito del Paese. Ma un altro nostro obiettivo è quello legato alla sostenibilità”, racconta ancora il CEO. “Oggi, il 50% degli hotel di Sharm el-Sheikh adottano già pratiche green: hanno installato pannelli solari e riciclano la spazzatura. In città ci sono solo autobus sono elettrici. Stiamo diventando sempre più paperless, già alcuni musei hanno adottato i ticket d’ingresso digitali e sono molti altri i progetti ai quali stiamo lavorando.

sharm-el-sheik-resort
Getty Images
La spiaggia di un resort a Sharm el-Sheikh

Ma per noi sostenibilità significa anche inclusione della popolazione locale. Incoraggiamo quindi i tour operator a coinvolgere la comunità locale. Per esempio, se si va ad Assuan ora la gente apre la propria abitazione ai turisti, si possono visitare le case e prendere il tè assaggiando cibo tipico con i proprietari della casa. È quello che chiamiamo turismo rurale. E questa esperienza si può fare anche se si viaggia soli”.

Ahmed-Youssef_CEO-Egyptian-Tourism-Authority
Ufficio stampa
Mr Ahmed Youssef, CEO di Egyptian Tourism Authority

Riaperta la tomba di Amenhotep III dopo 20 anni: la Valle dei Re in Egitto sorprende ancora

6 octobre 2025 à 07:30

L’antica città di Luxor, nella Valle dei Re, torna a meravigliare il mondo: è stata riaperta al pubblico la tomba reale di Amenhotep III (o Amenofi III) uno dei sovrani più potenti della XVIII dinastia.

Ci sono voluti 20 anni di lavori di restauro suddivisi in tre fasi, con il sostegno del governo giapponese e dell’UNESCO, per riportare al vecchio splendore una delle tombe più grandi dell’Egitto meridionale.

La riapertura dopo 20 anni di restauro

Dopo quasi 226 anni dalla sua scoperta, la tomba di Amenhotep III è stata aperta al pubblico. Il ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha inaugurato il sito ristrutturato, risalente a più di 3.000 anni fa.

Per salvare questo tesoro è servito l’intervento di oltre 260 specialisti, tra restauratori, ricercatori e tecnici altamente qualificati egiziani, italiani e giapponesi, specialisti nella conservazione della pietra, nella preservazione delle pitture murali, nell’ingegneria architettonica e civile, nel monitoraggio delle rocce, nella scansione 3D e nell’egittologia.

Interni della tomba di Amenhotep III
ANSA
Interno della tomba di Amenhotep III

I lavori si sono svolti in tre fasi, come ha spiegato Nuria Sanz, direttrice dell’ufficio regionale dell’UNESCO al Cairo: la prima si è svolta tra il 2001 e il 2004, seguita dalla seconda dal 2010 al 2012, mentre la terza e ultima fase è stata avviata nel 2023.

In particolare, durante la prima e la seconda fase, si è lavorato sulla manutenzione e sul restauro degli straordinari dipinti murali che ornano le pareti, le colonne e i soffitti delle camere della tomba. Restaurato e ricomposto con oltre 200 pezzi anche il coperchio del sarcofago in granito rosso del re. Il lavoro è stato di “altissimo livello di standard internazionali per la conservazione integrata”, ha affermato Nuria Sanz.

Mohamed Ismail Khaled, a capo del Consiglio Supremo delle Antichità, ha affermato che i due decenni dedicati al restauro hanno comportato “un lavoro incredibilmente delicato, perché la tomba era in grave stato di deterioramento“. Il suo contenuto venne inoltre saccheggiato, compreso il sarcofago.

Il progetto di conservazione della tomba ha incluso un meticoloso restauro architettonico, l’installazione di sistemi di controllo ambientale e la raccolta e il restauro di numerosi reperti rinvenuti all’interno della camera funeraria.

Tomba di Amenhotep III
ANSA
Accesso alla tomba di Amenhotep III

Cosa vedere nella tomba di Amenhotep III

Scoperta nel 1799 dagli ingegneri francesi Prosper Jollois e Edouard de Villiers du Terrage durante la campagna francese in Egitto, la tomba del re Amenhotep III, sovrano tra il 1390 a.C. e il 1350 a.C., si trova su una collina della Valle dei Re, di fronte alla città di Luxor. Un’area famosa per le numerose tombe scavate nella roccia costruite per i faraoni dell’antico Egitto, tra le quali troviamo quelle di Ramses II e Ramses III e quella di Tutankhamon.

Per accedere alla tomba di Amenhotep III si attraversa un passaggio in discesa lungo 36 metri e profondo 14 metri, fino a raggiungere una camera funeraria principale per il re e altre due camere per le regine Tiye e Sitamun.

Dettagli murali nella tomba di Amenhotep III, nella Valle dei Re
ANSA
Dettagli murali nella tomba di Amenhotep III

Al centro della tomba i visitatori possono ammirare l’imponente coperchio del sarcofago di granito rosso, inciso con geroglifici. Sulle pareti, appaiono tanti dipinti murali dal pavimento al soffitto, che la missione UNESCO del Giappone ha definito “tra le più raffinate tra quelle sopravvissute nelle tombe reali della XVIII dinastia”.

Le pareti raffigurano scene religiose e simboliche del viaggio del re nell’aldilà e delle interazioni con gli dei e con lo spirito di suo padre, oltre a iscrizioni tratte dal Libro dei Morti, mentre il soffitto è decorato con stelle gialle su uno sfondo blu intenso.

Il coperchio del sarcofago di Amenhotep III
ANSA
Il coperchio del sarcofago di Amenhotep III

Dove si trova la mummia di Amenhotep III

Secondo gli studiosi, Amenofi III (Amenhotep III) salì al trono da adolescente e governò per circa quattro decenni. Fu un periodo di prosperità, stabilità e splendore artistico. Morì nel 1349 a.C., all’età di 50 anni, e fu sepolto nella famosa necropoli tebana.

La mummia e il sarcofago di Amenhotep III non si trovano più nella tomba riaperta al pubblico, bensì nel Museo Nazionale delle Civiltà Egizie del Cairo. Il Museo Egizio di Tahrir e il nuovo Grand Egyptian Museum (che apre ufficialmente il 4 novembre 2025) ospitano statue colossali del faraone seduto accanto alla moglie.

Altri reperti che erano contenuti nella tomba vennero trasferiti negli anni degli scavi e ora sono esposti al Museo del Louvre di Parigi, al Metropolitan Museum di New York e al Castello di Highclere nel Regno Unito.

Dove andare a ottobre: destinazioni autunnali tra natura, città e mare

Par : elenausai10
24 septembre 2025 à 17:30

Ottobre è un mese che regala opportunità di viaggio uniche: da una parte i paesaggi autunnali, con le città americane e le foreste del New England che si tingono di rosso e oro, dall’altra la possibilità di scoprire luoghi meno affollati e più convenienti grazie alla cosiddetta bassa stagione intermedia. È quel momento dell’anno in cui il flusso turistico estivo si è ormai placato, ma le grandi ondate di vacanzieri invernali devono ancora iniziare.

Inoltre, per chi desidera cambiare prospettiva, basta guardare all’emisfero australe, dove ottobre coincide con la primavera: un invito a godersi il risveglio della natura in destinazioni come il Sudafrica o l’Argentina. Insomma, tra colori, clima favorevole e prezzi più accessibili, questo mese si rivela un’occasione ideale per partire e queste sono le migliori destinazioni dove andare a ottobre.

Claudia Cardinale e i luoghi della sua vita: un viaggio tra il Mediterraneo e Hollywood

Par : elenausai10
24 septembre 2025 à 10:42

Salutiamo Claudia Cardinale, morta il 23 settembre 2025 a Nemours, in Francia, all’età di 87 anni. Non una semplice attrice, ma un simbolo del cinema nazionale e internazionale, una donna cosmopolita che ha saputo intrecciare la sua vita con le città e i Paesi che hanno segnato la sua carriera e identità. Dalla Tunisia alla Francia, passando per Roma e Hollywood, il suo percorso artistico e personale è un viaggio attraverso culture, lingue e atmosfere diverse che l’hanno portata a recitare in oltre 150 film.

In pochi anni, con i suoi tratti mediterranei e una personalità fiera, divenne la musa di alcuni tra i più grandi registi della storia, da Luchino Visconti a Federico Fellini, fino a Sergio Leone e Mario Monicelli. Qui ripercorriamo insieme i luoghi che hanno fatto da scenario alla vita straordinaria di una delle ultime grandi dive del cinema.

La Goulette, Tunisi: il suo luogo di nascita

Claudia Josephine Rose Cardinale nasce a Tunisi nel 1938 da genitori siciliani, nel quartiere marinaro de La Goulette, crocevia cosmopolita dove convivevano italiani, francesi, maltesi, arabi ed ebrei. Cresciuta in questo contesto ricco di lingue, tradizioni e religioni diverse, assorbe sin da bambina le influenze del Mediterraneo, parlando inizialmente il francese e l’arabo prima di avvicinarsi all’italiano.

La sua infanzia, libera e solare, resta indissolubilmente legata a quelle strade brulicanti di vita, ai profumi di spezie e alla luce accecante del mare. Anche dopo aver lasciato la Tunisia per l’Italia, dove la sua carriera di attrice si è rapidamente affermata, Cardinale non ha mai rinnegato quel legame originario: nelle sue parole, questo Paese rimane la cornice più autentica dei suoi ricordi, la matrice affettiva che ha plasmato la sua identità aperta, libera e plurale. Ed è qui, nel quartiere dov’è nata, che è stata omaggiata nel 2022 con l’intitolazione di una strada.

La Goulette
iStock
Il quartiere tunisino de La Goulette

Roma, dove inizia la carriera di attrice

Arriva a Roma alla fine degli anni ’50, cuore pulsante del cinema europeo. Ben presto, la sua bellezza naturale conquistò Cinecittà, al tempo considerata il centro della “Hollywood sul Tevere”, e registi quali Visconti e Fellini. È proprio nella Capitale che avviene il cambiamento: da ragazza timida diventa una diva internazionale, recitando in pellicole divenute ormai indimenticabili come Il Gattopardo e .

Tuttavia, come avviene spesso, la fama porta con sé anche i lati negativi. Su Claudia Cardinale cominciò a incombere il peso soffocante della celebrità, con i paparazzi che la seguivano ovunque, rendendole difficile compiere anche i gesti quotidiani più semplici. Fu così che decise di trasferirsi a Parigi.

La casa a Roma di Claudia Cardinale
Getty Images
La casa a Roma di Claudia Cardinale

Hollywood e gli Stati Uniti: il mito internazionale

Negli anni ’60, Claudia Cardinale vola oltre oceano e approda a Hollywood, dove prende parte a grandi produzioni americane. La sua bellezza magnetica e la sua presenza scenica la rendono una delle interpreti europee più richieste dagli studios. Film come C’era una volta il West di Sergio Leone consolidano la sua immagine di diva senza tempo, capace di incarnare personaggi complessi e affascinanti. Gli Stati Uniti rappresentano, così, l’apice della sua carriera internazionale.

La Francia: Parigi e Nemours, una nuova casa

Dagli anni ’80, Claudia Cardinale sceglie la Francia come residenza, stabilendosi prima a Parigi, città che la accoglie come una vera star del cinema d’autore e delle coproduzioni europee. Nella capitale francese, come raccontato da lei stessa, viveva in una casa affacciata alla Senna.

Successivamente si trasferisce a Nemours, nel cuore dell’Île-de-France, dove ha vissuto lontana dai riflettori mantenendo però un legame indissolubile con l’arte e il cinema. In questo luogo che l’ha accolta negli ultimi anni della sua vita, Claudia Cardinale viveva nel magnifico Picardeau, un ex edificio industriale che un tempo era utilizzato come conceria, fino al XVIII secolo.

Si trova lungo le rive del fiume Loing, nel centro di Nemours: un luogo affascinante che compare anche nel romanzo di Honoré de Balzac Ursule Mirouët. Prima di diventare l’ultima dimora dell’attrice, il Picardeau fu trasformato in casa di riposo per i sacerdoti dell’Institution Sainte-Marie e poi in dimora della famiglia Barry, una delle più importanti della città.

È qui che Claudia Cardinale ha creato la Fondazione Claudia Cardinale, che ha come obiettivo quello di sostenere artisti emergenti e non attraverso mostre e residenze, con un’attenzione particolare all’ecologia e alle artiste donne.

Nemours
iStock
Le case caratteristiche di Nemours

Alla ricerca di Cleopatra: scoperto un porto sommerso a Taposiris Magna

Par : elenausai10
19 septembre 2025 à 12:30

Sulle coste del Mediterraneo, a ovest di Alessandria, il vento porta ancora l’eco di un mistero antico. Qui, tra rovine sommerse e templi dimenticati, da oltre vent’anni una donna insegue un sogno che sfida il tempo: ritrovare la tomba di Cleopatra, ultima regina d’Egitto e icona senza tempo. Kathleen Martínez, avvocata penalista della Repubblica Dominicana diventata archeologa per passione, ha scelto di leggere la storia come fosse un’indagine: indizi, omissioni, piste abbandonate.

Scoperta eccezionale in Egitto: torna alla luce la stele con il Decreto di Canopo

12 septembre 2025 à 07:30

Una rarissima stele è stata riportata alla luce in Egitto: si tratta della versione geroglifica del Decreto di Canopo di re Tolomeo III.

Una scoperta straordinaria e tra le più significative del secolo perché è la prima del suo genere da oltre 150 anni. Ma non solo. Le sue caratteristiche sono uniche e aprono nuove opportunità per comprendere la vita dell’Antico Egitto.

La scoperta della stele di re Tolomeo III

A Tell el-Pharaeen, nel Governatorato di Sharqia, la missione egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità ha scoperto una stele in arenaria che rappresenta una versione nuova e completa del Decreto di Canopo, emesso originariamente dal faraone Tolomeo III nel 238 a.C. da un sinodo di sacerdoti riuniti nella città di Canopo, a est di Alessandria.

Non solo è la prima scoperta di questo genere da oltre 150 anni, ma è anche diversa da tutte le altre versioni già note. Infatti, questa stele ha una caratteristica unica: è interamente incisa in geroglifici, a differenza delle versioni trilingue già conosciute che combinavano testi geroglifici, demotici e greci.

In particolare, la stele presenta una sommità arrotondata e misura 127,5 cm di altezza, 83 cm di larghezza e circa 48 cm di spessore. La parte superiore è decorata da un disco solare alato affiancato da due cobra reali che indossano le Corone Bianca e Rossa dell’Alto e Basso Egitto. Inciso tra di essi spicca il geroglifico “Di-Ankh” (che significa “donare la vita”). Nel pannello centrale, inoltre, si notano scolpite nella pietra 30 righe di testo geroglifico, coerente e ininterrotto. Una vera rarità nei decreti antichi.

Il ministro egiziano del Turismo e delle Antichità, Sherif Fathy, ha elogiato la scoperta definendola un nuovo capitolo nella storia dell’Antico Egitto: “I continui successi delle missioni archeologiche egiziane aggiungono nuovi strati alla nostra conoscenza della civiltà egizia. Questa scoperta mette in risalto i tesori nascosti del Governatorato di Sharqia, che continuano a stupire il mondo”.

Perché è una scoperta importante

Il Decreto di Canopo, il secondo più antico dei decreti tolemaici dopo la Stele di Rosetta, contiene le iscrizioni che celebrano il re Tolomeo e la regina Berenice come “gli dèi benefici”, descrivendo i loro contributi allo Stato e alla religione egizia. Tra questi troviamo il mantenimento della pace e della stabilità del regno e l’introduzione del sistema dell’anno bisestile (Tolomeo fu il primo a farlo), che aggiungeva un giorno ogni quattro anni dedicato al loro culto.

Il decreto originale prevedeva che le stele fossero incise in geroglifici, demotico e greco, e poi distribuite nei principali templi dell’Egitto. Questa versione giunta ai giorni nostri, scritta esclusivamente in geroglifici, suggerisce agli egittologi che ci fossero delle varianti regionali nell’applicazione del decreto.

Inoltre, sottolinea come il sito di Tell el-Pharaeen, conosciuto in antichità come Imet, era un importante centro urbano e religioso già dal Medio Regno.

Ma oltre alla ricostruzione storica sulla trasmissione dei decreti reali, sullo sviluppo dei sistemi calendariali egizi e sull’intreccio tra tradizioni greche ed egizie sotto il dominio tolemaico, questa stele unica nel suo genere, grazie al suo testo monolingue, consente agli studiosi di perfezionare la conoscenza della grammatica, del vocabolario e della sintassi della lingua tardo egiziana.

I 15 luoghi imperdibili durante un viaggio nell’Antico Egitto

9 septembre 2025 à 17:41

L’Antico Egitto affascina chiunque abbia un minimo di passione per la storia, per la cultura, per la matematica, per la scienza, ma anche per il mistero e le leggende. Insomma, tutti. Ecco perché un viaggio nella terra degli Antichi Egizi è una delle più belle esperienze che si possano fare nella vita.

Quello in Egitto è un viaggio perfetto per ogni età, dai bambini che studiano la storia dei Faraoni a scuola agli adulti che l’hanno scordata e desiderano rinfrescare la memoria e sicuramente imparare qualcosa di nuovo. Perché qui, a ogni passo, si incamerano informazioni, esperienze e tante ma davvero tante emozioni.

Il modo migliore per visitare i luoghi più noti dell’Egitto classico è prendendo parte alla crociera sul Nilo, l’unico modo per riuscire a raggiungere certi siti archeologici, templi e isole. Alcuni sono raggiungibili anche volando direttamente in alcune città, come Il Cairo o Luxor o Abu Simbel. Per chi fa questo viaggio per la prima volta, però, ecco i 15 luoghi che, a mio parere, bisogna assolutamente includere nella to do list.

giza
@SiViaggia - Ilaria Santi
La Piana di Giza con le piramidi e la Sfinge

1. Piana di Giza: le piramidi

Le piramidi di Giza, appena fuori Il Cairo, sono sicuramente uno dei luoghi imperdibili di un viaggio alla scoperta dell’Antico Egitto. Le tre principali piramidi, quella di Cheope, la più grande, l’unica delle Sette Meraviglie del mondo antico ancora esistente e l’unica in cui è possibile entrare, di Chefren, la media, e di Micerino, la più piccola spuntano dalle sabbie del deserto e catalizzano lo sguardo a 360 gradi quando si visita il sito nel bel mezzo del deserto. Le piramidi, appartenute rispettivamente a padre, figlio e nipote, tutti faraoni, in realtà sono più di tre perché a fianco di ciascuna ce ne sono altre due appartenenti alle regine e alle principesse. Inoltre, ogni grande piramide aveva una piramide satellite più piccola, usata per il culto solare o di altri simboli. In più, l’altopiano è pieno di mastabe ovvero tombe rettangolari appartenenti agli alti funzionari, ai sacerdoti e ai familiari dei faraoni. In totale, infatti, nell’area di Giza si contano più di cento strutture funerarie tra piramidi principali, piramidi minori e mastabe pertanto non è corretto dire che nella Piana di Giza ci siano solo le tre piramidi e la Sfinge.

2. Piana di Giza: la sfinge

La Piana di Giza è famosa anche la Grande Sfinge, uno dei simboli dell’Egitto classico che, secondo alcuni esperti egittologi (non tutti concordano), fu fatta costruire dal Faraone Chefren. La Sfinge è lunga circa 73 metri e alta 20. Raffigura un leone sdraiato con volto umano, simbolo di forza e saggezza. Si tratta della più grande statua monolitica dell’antichità. Sono tante le teorie su questo monumento. La posizione in cui si trova dovrebbe servire a vegliare sulle piramidi, in particolare su quella di Chefren e lo stesso volto rappresentato potrebbe essere quello del Faraone. Per il naso rotto fu incolpato nientemeno che Napoleone, ma pare non c’entrasse nulla. Si dice anche che fosse legata al culto del Sole, in quanto è rivolta verso Est, dove sorge il Sole. Insomma, il mistero che la avvolge da secoli è uno dei principali motivi per cui milioni di turisti la visitano ogni anno.

sfinge
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il fascino della Sfinge nella Piana di Giza

3. GEM o Grand Egyptian Museum

La nuova attrazione è il nuovo museo egizio, Grand Egyptian Museum meglio conosciuto come GEM, aperto a ottobre 2024 davanti alla Piana di Giza, la cui inaugurazione ufficiale – secondo le ultime fonti – dovrebbe avvenire il prossimo 4 novembre, data in cui ricorre i 103° anniversario della scoperta della Tomba di Tutankhamon avvenuta nel 1922 da parte dell’archeologo inglese Howard Carter. Come ho già avuto modo di scrivere, lo definisco uno dei musei più belli del mondo, non soltanto per ciò che espone (100mila pezzi di una rara bellezza e importanza storica), ma anche per la sua spettacolare architettura, per la location in cui si trova, per le costanti simbologie che rimandano all’Antico Egitto e perché è stato pensato davvero per tutti, bambini e persone con difficoltà motorie inclusi. Il GEM è il più grande museo al mondo dedicato a una sola civiltà, quella egizia. Ospita manufatti che raccontano la ricchissima storia d’Egitto, dal periodo preistorico fino all’epoca romana. Dal Museo Egizio del Cairo sono stati trasferiti al GEM i principali oggetti e le più importanti mummie (molti ricorderanno la famosa parata di mummie avvenuta in periodo di pandemia trasmessa da tutti i Tg del mondo), tranne il tesoro di Tutankhamon, che sarà spostato solo in occasione del grand opening e che, per il momento, resta nel vecchio museo che non chiuderà, ma continuerà a ospitare oggetti dell’Antico Egitto, molti dei quali rimasti finora a impolverarsi nei magazzini per mancanza di spazio espositivo.

4. Tempio di Karnak

Questo immenso complesso di edifici religiosi, una delle tappe fondamentali del viaggio in Egitto, si trova a Luxor, l’antica Tebe, proprio sulla riva orientale del Nilo. Solitamente è da Luxor che prendono il via le crociere sul Nilo ed è raggiungibile in 45 minuti d’aereo volando dal Cairo. Non è un semplice tempio, ma un sito che è cresciuto nel corso di 1500 anni. Le prime costruzioni, infatti, risalgono al 2000 a.C.. Ogni Faraone aggiungeva un pezzo. C’è la sala con 134 colonne colossali fatta erigere dai Faraoni Seti I e Ramses II; obelischi come quello della regina Hatshepsut e il celebre Viale delle Sfingi lungo due chilometri e mezzo che porta direttamente al Tempio di Luxor.

tempio-karnak-egitto
@SiViaggia - Ilaria Santi
Turisti nel Tempio di Karnak

5. Tempio di Luxor

Questo tempio altrettanto famoso e tappa obbligata del viaggio nell’Egitto classico è uno dei più affascinanti che si visitano. A differenza di Karnak, che era un enorme luogo religioso, il Tempio di Luxor era più cerimoniale. Anch’esso subì ampliamenti e modifiche nel corso dei secoli da parte dei Faraoni, ma non solo. Costruito da Amenhotep III, nella XVIII dinastia ovvero circa la metà del 1300 a.C., fu ampliato da Tutankhamon e da Horemheb. Ramses II aggiunse il grande ingresso con gli obelischi e i colossi. Quando giunsero i Romani divenne un santuario per l’imperatore Augusto e poi anche più tardi una moschea che è tuttora funzionante e che si trova proprio all’interno del tempio. Del Tempio di Luxor si resta affascinanti grazie all’ingresso monumentale con i colossi e gli obelischi (oggi ne rimane uno, l’altro è in Place de la Concorde a Parigi), all’imponente viale di colonne alte quasi 20 metri che si attraversa e al cortile, ma anche alla vista che si ha dal tempio sulle sponde del Nilo che, se lo si vista all’ora del tramonto – cosa che consiglio vivamente – lascia davvero a bocca aperta. Per non parlare, poi, di quando cala la sera e le statue colossali sono illuminate dal basso rendendole ancora più imponenti.

tempio-luxor-sera
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Tempio di Luxor è tra quelli che si possono visitare anche di sera

6. Colossi di Memnon

Altra tappa obbligata, vicino a Luxor, è quella ai due colossi e solitamente ci si ferma dai cinque ai dieci minuti, il tempo di uno scatto e via. Eppure, questo sito è importantissimo. Queste due statue colossali di pietra quarzitica sono alte circa 18 metri ciascuna e rappresentano Amenhotep III. Sono ciò che resta del tempio funerario di questo Faraone, molto probabilmente il più grande tempio funerario mai costruito in Egitto e oggi in gran parte distrutto. E non è l0uncio curiosità legata ai colossi di Memnon perché ce n’è una relativa al nome. In epoca greco-romana, dopo un terremoto avvenuto nel 27 a.C., una delle statue cominciò a emettere un suono al sorgere del Sole, probabilmente dovuto al riscaldamento della pietra fessurata. I Greci associarono questo fenomeno a Memnone, eroe troiano figlio dell’Aurora (dea dell’alba), credendo che la statua emettesse un saluto alla madre. Da qui il nome “Colossi di Memnon”. Dunque, per gli Antichi Egizi, le statue rappresentavano il Faraone come guardiano eterno del proprio tempio funerario, mentre per Greci e Romani divennero una sorta di meraviglia misteriosa: imperatori e viaggiatori famosi si sono recati apposta dai colossi solo per sentire la “voce”.

colossi-memnon
@SiViaggia - Ilaria Santi
I Colossi di Memnon in Egitto

7. Tempio di Hatshepsut

A Deir el-Bahari, sulla riva occidentale del Nilo, davanti a Luxor, si trova uno dei templi più famosi dell’Antico Egitto: il Tempio della regina Hatshepsut. Costruito ai piedi di una falesia calcarea che crea uno sfondo spettacolare, questo luogo è unico nel suo genere in quanto è in parte ricavato all’interno della montagna e si nota il tocco femminile con le tre terrazze, un tempo giardini pensili, collegate dalle rampe processionali che portano a un santuario. I bellissimi rilievi che ancora si possono ammirare raccontano la vita delle regina, dalla nascita, generata da Amon, dio della fertilità, alla spedizione al Paese di Punt, forse nel Corno d’Africa, un viaggio commerciale che fece la regina verso questa misteriosa terra da cui tornò con incenso, mirra e piante esotiche.

Tempio di Hatshepsut
123RF
Veduta del Tempio di Hatshepsut a Luxor

8. Valle dei Re

Con il Tempio di Hatshepsut ci troviamo già nei pressi della mitica Valle dei Re, il luogo desertico dove sono state scavate le tombe dei Faraoni, tra cui ovviamente quella di Tutankhamon. Il biglietto d’ingresso comprende la visita di tre tombe che vengono aperte a rotazione, pertanto quelle che si visitano non sono quasi mai le stesse. Con un biglietto a parte si può visitare anche la tomba del Faraone più famoso, Tutankhamon appunto. Ed è assolutamente un must perché quando vi ricapita? Nella Valle dei Re si contano attualmente 65 tombe e camere, ma gli scavi sono sempre in corso quindi seguiteci perché non ce ne facciamo sfuggire nessuna. Tecnicamente sono indicate con la sigla KV (King’s Valley) e vanno dalla KV1 (quella di Ramses VII) alla KV65 (ancora da assegnare). La Tomba di Tutankhamon è la KV62. Più o meno grandi, per visitarle bisogna sempre scendere un tunnel spesso splendidamente decorato con scene di vita dei Faraoni e della vita nell’Antico Egitto per giungere alle stanze che contenevano giare con olii profumati, cibi e amuleti, il sarcofago contenente la mummia del Faraone e i tesori. Tra le più visitate ci sono le tombe di Seti I, Ramses III, Seti II, Thutmose III e naturalmente “IL” Faraone.

tomba-tutankamon-valle-dei-re-egitto
@SiViaggia - Ilaria Santi
L’interno della tomba di Tutankamon nella Valle dei Re

9. Valle delle Regine

Non lontana dalla Valle dei Re, sula sponda sinistra del Nilo, c’è anche la Valle delle Regine, una necropoli che ospita l’ultima dimora di alcune delle donne più importanti e che hanno lasciato un segno nella storia. Qui le tombe sono circa 80 e vengono catalogate con la sigla QV (Queen’s Valley). Solo alcune sono visitabili, però. La più famosa è la QV66, la Tomba di Nefertari, moglie prediletta di Ramses II a cui è stato dedicato anche un intero tempio ad Abu Simbel. Questa tomba è meravigliosa, ricca di decorazioni che rappresentano scene del Libro dei Morti, con un bellissimo cielo stellato dorato ed è considerata la “Cappella Sistina dell’antico Egitto” nonché la più bella di tutte le tombe, persino di quelle dei Faraoni. Purtroppo, quando è stata scoperta era già stata saccheggiata dai tombaroli. Per via della preziosità del luogo, solo pochi visitatori sono ammessi e la visita dura solo pochi minuti. Ma ne vale assolutamente la pena.

tomba-nefertari
Getty Images
La Tomba di Nefertari nella Valle delle Regine

10. Tempio di Edfu

Navigando sul Nilo tra Luxor e Assuan ci si ferma sempre a Edfu dove  si trova uno dei templi meglio conservati dell’Antico Egitto nonché il secondo più grande dopo il tempio di Karnak. Poiché rimase sepolto sotto la sabbia per secoli fino al 1800 quando fu scoperto dal francese Auguste Mariette, fondatore del Museo Egizio del Cairo, è anche uno dei meglio conservati. Il Tempio di Edfu è piuttosto “recente” in quanto fu edificato nel 57 a.C., tanto che lo stile architettonico stile tempio è quello dell’epoca greco-romana. Era il centro del culto di Horus, il dio falco protettore del Faraone, tanto che ogni anno veniva organizzata una festa durante la quale la statua di Hathor veniva portata in processione a Edfu per unirsi a quella di Horus, simbolo dell’unione divina e della fertilità. All’ingresso ci sono due statue colossali di Horus-falco di granito nero, mentre i rilievi interni sono ancora ben leggibili, con testi rituali e astronomici: si tratta di una vera enciclopedia religiosa del tardo Egitto.

edfu
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Tempio di Edfu

11. Tempio di Kom Ombo

Come il Tempio di Edfu, anche quello di Kom Ombo è una delle tappe obbligate della crociera sul Nilo. Più che il tempio si trova proprio sulle rive del fiume più lungo del mondo. Troviamo davanti a un tempio unico nel suo genere in quanto si tratta di un tempio doppio dedicato a due divinità: Sobek, il dio coccodrillo, legato al Nilo (da qualche anno all’esterno è stato anche aperto un museo dedicato al coccodrillo dato che, prima della costruzione della Diga di Assuan il Nilo ne era pieno) e Horus il Giovane, figlio di Iside e Osiride, simbolo della regalità e della vittoria sul male. Ogni lato del tempio ha un santuario, delle sale e delle cappelle proprie, in perfetta simmetria. Fu costruito intorno al 180–145 a.C., ma fu ampliato dai successivi sovrani e persino dagli Imperatori romani come Augusto e Tiberio. Il momento migliore per visitarlo è all’ora del tramonto se non addirittura di sera, visto che chiude tardi, in quanto di notte, quando è illuminato, offre una delle atmosfere più suggestive lungo il Nilo.

kom-ombo
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Tempio di Kom Ombo

12. Abu Simbel

L’escursione ad Abu Simbel spesso è extra rispetto alle tappe della crociera sul Nilo perché, per raggiungere il sito nel deserto, in pullman o aereo, bisogna considerare una giornata intera. Tuttavia, questo sito merita buona parte del viaggio in Egitto, quindi, fate un sacrificio e visitatelo perché altrimenti ve ne pentirete sicuramente. Come ho già avuto modo di scrivere, è uno dei siti archeologici più belli, interessanti e maestosi dell’Antico Egitto, capolavoro assoluto dell’architettura faraonica. La sua storia, anche recente, è a dir poco affascinante. Il complesso monumentale di Abu Simbel che si staglia nel bel mezzo del deserto sulle rive del Lago Nasser rappresenta l’apoteosi del regno di Ramses II, con la realizzazione di due templi in onore di AmonRa, Ptah, Harmakhis e di se stesso, oltre al tempio minore realizzato in onore della regina Nefertari, sua sposa prediletta. Su questo luogo ci sarebbe da raccontarne per ore (se volete approfondire leggete qui), dirò solo che è parzialmente scavato nella montagna, che entrambi i templi sono monumentali e che sono stati smontati pezzo per pezzo per poi essere ricomposti qualche metro più in altro affinché non venissero sommersi dall’acqua della Diga di Assuan costruita negli Anni ‘60. Inoltre, bisogna sapere che fu un italiano, Giovanni Belzoni, a entrare per primo nel tempio principale.

13. Tempio di Philae

Se pensate che con Abu Simbel si sia raggiunto il top, non avete ancora visto (quasi) nulla, perché un’altra chicca è il Tempio di Philae che si trova su un’isola raggiungibile solo con delle piccole imbarcazioni a Sud di Assuan. Il suo nome deriva dal fatto che una volta sorgeva sull’isola di Philae, ma, con la costruzione della Diga di Assuan, anche questo tempio rischiava di essere sommerso pertanto fu smontato pezzo per pezzo proprio come Abu Simbel e ricostruito su un’altra isola vicina, grazie a una spettacolare operazione dell’Unesco. Questo tempio è dedicato principalmente alla dea Iside, a cui è dedicato un tempio nel cuore del complesso, culto che rimase fino a circa il VI secolo d.C., quando l’imperatore Giustiniano ne ordinò la chiusura. Fu un santuario molto venerato nonché un luogo di pellegrinaggio anche in età imperiale romana. Dopo la chiusura, fu in parte trasformato in una chiesa cristiana. Come ultimo sito archeologico è una vera chicca e, per la sua posizione e per le colonne che si riflettono sull’acqua, è considerato il più romantico di tutti i templi dell’Antico Egitto.

tempio-di-philae
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Tempio di Philae che sorge su un’isola

14. Chiusa di Esna

Ci sono altri due luoghi in Egitto che meritano attenzione quando si effettua la crociera sul Nilo e non sono dei templi dell’Antico Egitto bensì delle opere architettoniche moderne degne di nota: la prima è la Chiusa di Esna che si deve per forza attraversare lungo il Nilo a Sud di Luxor. La chiusa serve a regolare il livello dell’acqua quando devono passare le navi da crociera e le imbarcazioni. Il suo funzionamento è davvero interessante ed è uno spettacolo assistervi. Nel periodo di alta stagione per attraversare la Chiusa di Esna bisogna attendere anche delle ore in coda perché si apre e si chiude per il passaggio di ogni singola nave. La prima opera fu inaugurata all’inizio del ‘900 per regolare il flusso dell’acqua e controllare le irrigazioni, ma dopo la costruzione della Diga di Assuan non servi più e ne venne costruita un’altra che serve principalmente per il passaggio delle navi da crociera.

15. Grande Diga di Assuan

L’altra grandiosa opera ingegneristica dell’Egitto è la Grande Diga di Assuan di cui gli egiziani vanno molto fieri e che si va sempre a visitare quando si prende parte alla crociera sul Nilo. La diga fu costruita negli Anni ‘70 con lo scopo di contenere gli allagamenti annuali del Nilo. Voluta dall’allora presidente dell’Egitto Nasser, forma anche un lago che prende il suo nome, il Lago Nasser, su cui s’affaccia il complesso di Abu Simbel. Misura 3,6 km di larghezza e 111 metri di altezza.

Come visitare la Tomba di Tutankhamon nella Valle dei Re

31 août 2025 à 14:44

La Tomba di Tutankhamon si trova nella Valle dei Re in Egitto, dove sono conservate le tombe di altri grandi faraoni. Tra tutte quelle che si possono visitare è sicuramente la più magnetica. Quando si visita la Valle dei Re non è detto che si possa entrare sempre nelle stesse tombe perché vengono aperte a rotazione. Qui si trovano la tomba di Ramses IV, la tomba di Ramses IX, la tomba di Merneptah, la tomba di Ramses VI, la tomba di Ramses III, la tomba di Tausert-Sethnakht, la tomba di Sethi I, la tomba di Thutmosi III, la tomba di Amenhotep II, la tomba di Thutmosi IV, la tomba di Horemheb e infine la tomba di Tutankhamon.

Sono tutte meravigliose, con splendidi affreschi colorati alle pareti, geroglifici da interpretare e storie da raccontare. Ma nessuna sprigiona il fascino della leggendaria Tomba di Tutankhamon.

Perché visitare la Tomba di Tutankhamon

Il mistero che da sempre avvolge Tutankhamon è ciò che attira maggiormente rispetto a tutti gli altri faraoni dell’Antico Egitto. Il suo breve regno (morì a soli 18 anni) e il tesoro custodito nella sua tomba, cercato per secoli dai tombaroli nella Valle dei Re e trovato finalmente dall’archeologo inglese Howard Carter nel 1922, poco più di un secolo fa, una leggenda anch’egli nel mondo dell’archeologia, lo resero immortale. Il faraone Tutankhamon, giusto per collocarlo storicamente, visse durante la XVIII dinastia del Nuovo Regno Egizio, uno dei periodi più splendidi dell’Antico Egitto. Tutankhamon visse tra il 1341 e il 1323 a.C.. La data di nascita è stata calcolata intorno al 1341 a.C. anche se alcune fonti lo collocano tra il 1342 e il 1340 a.C..

ingresso-tomba-tutankhamon
@SiViaggia - Ilaria Santi
L’ingresso della Tomba di Tutankhamon

Cosa si trova oggi nella Tomba di Tutankhamon

La Tomba di Tutankhamon si trova tra quelle degli altri faraoni nella Valle del Re e, se non si legge l’iscrizione all’esterno del cancello d’ingresso, non la si distingue dalle altre. L’ingresso è una porta simile a tutte le altre. Si scende una ripida scala e si percorre un breve corridoio spoglio – altre tombe sono riccamente decorate, invece – che conduce a un’anticamera dove, un tempo, erano ammassati il trono, alcuni mobili e i cocchi. Poi si entra nella vera e propria camera funeraria che contiene ancora oggi il sarcofago in quarzite il quale conteneva a sua volta altri quattro sarcofagi di legno dorati (oggi conservati nel Museo Egizio del Cairo e presto nel nuovo Grand Egyptian Museum (GEM) nella Piana di Giza.

L’ultimo sarcofago era quello che conteneva la mummia di Tutankhamon che è ancora oggi conservata nella tomba e che, i meno scaramantici, possono ammirare (altrimenti bisogna chiudere gli occhi perché lo spazio è piccolo ed è impossibile non vederla). la mummia non è un bel vedere, diciamolo. Scura, rinsecchita e piccola. Le pareti della sala dove si trova il sarecofago e la mummia sono adornate da bellissimi dipinti colorati.

tutankhamon-mummia
@SiViaggia - Ilaria Santi
La mummia del faraone Tutankhamon conservata nella sua tomba nella valle dei Re

Annessa alla camera funeraria si trova quella che era la camera del tesoro, ambita da tutti gli archeologi e non solo. È qui dentro che Carter trovò gli oggetti preziosi appartenuti a Tutankhamon e che resero così celebre questo faraone.

I tesori della Tomba di Tutankhamon

La camera del tesoro di Tutankhamon fu definita la scoperta del secolo. Era così ricca di oggetti preziosi quando Carter la trovò che impiegarono dieci anni per fotografarli, restaurarli e a catalogarli. Tra gli oggetti c’erano provviste di cibo in più di cento ceste di foglie di palma intrecciata, contenitori di terracotta, di pietra, di quarzo dipinto, due contenitori d’argento e uno d’oro, utensili e bellissime lampade in alabastro ridipinto, scatole e cofani intarsiati, imbarcazioni, armi e carri da guerra, bastoni e mazze d’ebano, avorio e oro, amuleti (soprattutto scarabei, che nell’Antico Egitto racchiudevano profondi significati religiosi e magici) e preziosissimi gioielli in oro elettro – una lega d’oro, argento e bronzo -, ferro, con ametiste, alabastro, cornalina, lapislazzuli, quarzo, steatite, turchese. Nella tomba c’erano anche 413 statuette che rappresentavano degli ushabti, coloro che avevano il compito di servire il faraone dopo la morte.

Perché la Tomba di Tutankhamon è così speciale

Rispetto alle tombe di altri faraoni, infatti, quella di Tutankhamon era apparentemente insignificante e Carter, e altri prima di lui, avevano setacciato il deserto palmo a palmo senza mai trovarla. Invece, era nascosta sotto le rovine di un antico villaggio, probabilmente servito agli operai che lavoravano alle tombe dei Ramses V e Ramses VI. All’apparenza era ancora sigillata, tuttavia un’indagine più accurata dimostrò che i sigilli erano successivi e che quindi molto probabilmente l’ingresso o la tomba stessa erano stati già violati in precedenza. La tomba in sé non ha nulla di rilevante, anzi, dà quasi l’impressione di essere stata costruita in fretta per la morte prematura del faraone.

tomba-tutankhamon-camera-funeraria
@SiViaggia - Ilaria Santi
La camera funeraria completamente affrescata nella Tomba di Tutankhamon

La leggenda della maledizione della Tomba di Tutankhamon

Poco dopo l’apertura della tomba avvenuta nel novembre del 1922 da Carter e dal suo finanziatore, Lord George Herbert Carnarvon, alcuni giornali iniziarono a parlare di un’iscrizione maledetta, che avrebbe avvertito chiunque avesse disturbato il sonno del faraone. In realtà, nella tomba non è stata trovata alcuna iscrizione. La leggenda fu alimentata dai media dell’epoca per creare mistero e sensazionalismo. Lord Carnarvon morì pochi mesi dopo, nell’aprile 1923, a causa di una infezione di una puntura di zanzara infettata da un taglio da rasoio. La stampa collegò subito la sua morte alla “maledizione”. Altri decessi di persone collegate alla spedizione alimentarono la voce. Tuttavia, molti dei presenti all’apertura della tomba (compreso Howard Carter) vissero ancora per decenni. Carter morì nel 1939, ben 17 anni dopo. Ma ancora oggi gli scaramantici preferiscono starne alla larga.

Quanto costa e come arrivare alla Tomba di Tutankhamon

Per visitare la tomba di Tutankhamon è necessario prima di tutto acquistare il biglietto d’ingresso per la valle dei re che costa 13 euro a cui aggiungere il biglietto solo per la tomba che costa 12 euro. La Valle dei Re, dove si trova anche la tomba, è vicina a Luxor che dista solo 14 km. Solitamente vengono organizzati tour con bus, ma è possibile raggiungerla in autonomia con un taxi.

howard-carter-scoperta-tomba-tutankhamon-1922
Getty Images
L’archeologo inglese Howard Carter con un assistente davanti al sarcofago di Tutankhamon nel 1922

Egitto, come visitare Abu Simbel, consigli e trucchi per godersi al meglio il sito

30 août 2025 à 12:00

Abu Simbel è uno dei siti archeologici più belli, interessanti e maestosi dell’Antico Egitto, capolavoro assoluto dell’architettura faraonica. La sua storia, anche recente, è a dir poco affascinante. Una visita a questo luogo merita assolutamente, tanto che viene proposto come escursione, anche extra e da fare in giornata, durante le crociere sul Nilo e a chi trascorre una vacanza sulle spiagge del Mar Rosso. Se siete in procinto di partire per uno di questi viaggi, mettete Abu Simbel tra le vostre priorità. La prima volta che ho fatto la crociera non l’avevo incluso per via dei costi aggiuntivi e neppure tutte le volte che sono stata sulle spiagge egiziane. Ma me ne sono sempre pentita. Alla fine, ci sono andata. Ed ecco perché non dovete fare il mio stesso sbaglio.

L’escursione ad Abu Simbel

Come ho detto, Abu Simbel viene abbinato alle crociere sul Nilo o ai soggiorni mare in Egitto, in entrambi i casi il viaggio è molto lungo. Solitamente è un’escursione fuori programma, anche se qualche tour operator la inserisce già in partenza e quindi è compresa nel pacchetto. Come tappa della crociera, solitamente si parte da Assuan dove la nave fa sosta lungo il Nilo. Da qui, i passeggeri sbarcano e il tempo di percorrenza in pullman è di circa tre ore e mezza. Mentre per chi si muove in aereo, ad Abu Simbel c’è un piccolo aeroporto dove volano compagnie di linea; il volo dura 45 minuti. Dalle spiagge del Mar Rosso invece la distanza è di circa 650-750 km a seconda di dove si parte ed è una vera mazzata. Ma già che ci siete fatelo ugualmente.

Il consiglio migliore è prevedere un pernottamento invece di fare la visita in giornata: si ammortizza il viaggio rendendolo meno stancante e si gode appieno dell’esperienza. Quello che probabilmente è il sito più bello lasciato da questa civiltà evoluta e misteriosa merita tempo – anche perché in realtà sono due templi distinti.

Pernottando si possono visitare con calma i templi di Ramses II e della regina Nefertari, per poi tornare la sera allo spettacolo di suoni e luci che rende questi maestosi monumenti scavati nella roccia ancora più suggestivi. Sì, perché restand a dormire non soltanto si potranno visitare i tempi di Ramses II e della regina sua sposa Nefertari in tutta calma, ma si potrà anche tornare la sera per lo spettacolo di suoni e luci che rende questi maestosi templi scavati nella roccia incredibilmente maestosi.

abu-simbel-egitto
@SiViaggia - Ilaria Santi
L’immagine che si ha davanti quando si arrriva ad Abu Simbel-egitto

Cosa vedere ad Abu Simbel

Il complesso monumentale di Abu Simbel che si staglia nel bel mezzo del deserto (ricordate di portare con voi acqua, cappello, crema solare e vi consiglio anche un ventaglio e una bomboletta spray di acqua vaporizzata) rappresenta l’apoteosi del regno di Ramses II, con la realizzazione di due templi in onore di AmonRa, Ptah, Harmakhis e di se stesso, oltre al tempio minore realizzato in onore di Nefertari, sua sposa.

Abu Simbel si trova sulle sponde del Lago Nasser, l’immenso bacino artificiale formatosi dopo la costruzione della Diga di Assuan. Se vi capita di essere lì al tramonto, potrete godere dello spettacolo dei templi che si specchiano nelle acque del lago.

La visita di Abu Simbel richiede dalle due alle tre ore, ma se decidete di restare fino al tramonto o per lo spettacolo serale di suoni e luci, ci passerete l’intera giornata. In caso di escursione giornaliera, la partenza per Assuan è prevista nel primo pomeriggio.

abu-simbel-tempio-ramses-II
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Tempio di Ramses II con le colossali statue

Il Tempio di Ramses II

Il tempio fu scavato in una montagna della sponda occidentale del Nilo tra il 1290 e il 1224 a.C.. Rimase sommerso dalla sabbia per secoli, fino alla sua scoperta, del tutto accidentale, avvenuta nel 1813. La facciata è monumentale. Una breve rampa di scale porta dal cortile anteriore alla terrazza di fronte alla facciata scavata nella roccia, dove quattro colossali statue di Ramses II – alte 20 metri e seduto sul trono – fanno la guardia all’ingresso rivolte verso il fiume. Sopra la porta si trova la figura del Dio sole dalla testa di falco. La grande sala è sostenuta da otto colonne affiancate da altre statue del faraone, la cui immagine appare anche nei rilievi alle pareti. Il soffitto è ornato di avvoltoi, simbolo di Osiride.

abu-simbel-tempio-ramses-II-interno
@SiViaggia - Ilaria Santi
L’interno del Tempio grande di Ramses II ad Abu Simbel

La camera più interna del tempio è il Sacro santuario che contiene le rappresentazioni delle quattro divinità sedute nei loro troni scavati nella parete. All’interno sono rappresentate scene di guerra, in particolare la battaglia di Qadesh, combattuta da Ramses II (1279-1213 a.C.) contro il re ittita Muwatalli nella valle dell’Oronte. Il tempio è stato costruito in modo che ogni 22 febbraio e 22 ottobre, anniversario dell’incoronazione e della nascita di Ramses, all’alba il sole attraversi tutte le stanze e giunga a illuminare Hamon e il Faraone, lasciando però Ptah (dio dell’oscurità) nell’ombra.

Il Tempio di Nefertari

Il tempio dedicato alla dea Hathor e alla regina Nefertari, moglie prediletta di Ramses II, è anch’esso scavato nella roccia. Davanti alla soglia si stagliano sei statue: quattro di Ramses e due di Nefertari, tutte della stessa altezza – cosa rarissima, dato che solitamente le regine venivano rappresentate più piccole – a simboleggiare l’amore straordinario del faraone per la sua sposa. Le affiancano statue più piccole che rappresentano principi e principesse. Le colonne della sala interna hanno capitelli raffiguranti Hathor e i rilievi alle pareti rappresentano il faraone vittorioso e la sua sposa al cospetto degli dèi, ma ci sono anche scene religiose e familiari. Il tempio conserva anche la statua di una mucca, simbolo della dea Hathor, che fuoriesce per metà dalla parete. Il biglietto d’ingresso per visitare Abu Simbel costa 14,50 euro.

abu-simbel-tempio-nefertari
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Tempio di Nefertari ad Abu Simbel

Lo spettacolo serale Suoni & Luci

Tutte le sere, al calar del sole, viene organizzato il suggestivo spettacolo di Suoni e Luci che racconta la storia dei templi, proiettando effetti luminosi sulle due colossali facciate. Lo show di Sound & Light inizia alle 20 e alle 21 (ce ne sono due), dura circa 40 minuti e costa 17 euro. L’audio è disponibile in tutte le lingue e viene scelto di volta in volta in base alla lingua parlata dalla maggioranza degli spettatori di quello spettacolo. Quindi, se ci sono tanti italiani, viene rappresentato nella nostra lingua ed decisamente meglio.

abu-simbel-spettacolo-suoni-e-luci
@SiViaggia - Ilaria Santi
Lo spettacolo di Suoni & Luci sulla facciata dei tempio di Ramses II ad Abu Simbel

L’incredibile storia di Abu Simbel

Non è solo l’imponente complesso di Abu Simbel ad affascinare i visitatori, ma anche la sua incredibile storia. Come ho accennato, i templi furono costruiti nel XIII secolo a.C., durante il regno di Ramses II, per celebrare la potenza del sovrano e il suo culto divino, onorare gli dèi e – aspetto cruciale – intimidire i vicini nubiani, mostrando la forza militare e religiosa dell’Egitto. Abu Simbel sorse infatti proprio al confine con la Nubia, sulle rive del Nilo. Oggi non è più così: il complesso si affaccia sul Lago Nasser. Ed è qui che la storia più recente lascia di stucco. Ve la riassumo.

Dopo il declino dell’Antico Egitto, avvenuto fondamentalmente con l’arrivo dei romani, i templi furono in gran parte dimenticati e, nei secoli, coperti dalla sabbia del deserto. Fu solo nel 1813 che l’esploratore svizzero Johann Ludwig Burckhardt segnalò il sito e, pochi anni dopo, l’italiano Giovanni Belzoni riuscì a entrare nel tempio principale. Circa 150 anni dopo la scoperta, il governo egiziano decise di costruire una grande diga per risolvere il problema della siccità e regolare le piene del Nilo che, anziché salvare le coltivazioni, spesso le distruggevano. La Diga di Assuan fu realizzata negli anni Sessanta come opera grandiosa. Peccato che a farne le spese fu proprio il sito di Abu Simbel perché, con la formazione del Lago Nasser (dal nome del leader egiziano Gamal Abdel Nasser che volle l’opera), i templi rischiavano di essere sommersi.

lago-nasser-egitto
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Lago Nasser su cui s’affaccia il complesso di Abu Simbel

Fu grazie all’intervento dell’Unesco che i due templi furono salvati, con un’opera altrettanto colossale, grazie alla quale oggi Abu Simbel è il sito che tutto il mondo può vedere. In pratica, tra il 1964 e il 1968 si avviò una delle più grandi imprese ingegneristiche della storia: entrambi i templi furono completamente smontati, numerati e ricostruiti in posizione più elevata. Furono tagliati in migliaia di blocchi di pietra del peso fino a 30 tonnellate ciascuno. Tutto questo immane lavoro servì “solo” a spostare il Tempio di Ramses II e quello di Nefertari 65 metri più in alto e 200 metri più indietro. Un’opera straordinaria che li ha salvati e portati fino a noi.

Naturalmente, oggi, Abu Simbel è un patrimonio dell’Unesco e, oltre a essere un luogo di culto dell’Antico Egitto, è anche un simbolo della genialità del popolo egizio che già allora aveva grandi nozioni di astronomia. Ma rappresenta anche la perfetta fusione tra archeologia e ingegneria moderna. Insomma, il sito di Abu Simbel è una delle attrazioni più visitate di tutto l’Egitto, insieme alle Piramidi e alla Valle dei Re.

Come arrivare ad Abu Simbel

Abu Simbel si trova nel profondo Sud dell’Egitto ed è raggiungibile con il pullman o in aereo. In entrambi i casi, di solito si parte la mattina presto, con il bus perché il viaggio per raggiugere il sito è lungo, con l’aereo perché si vola andata e ritorno quasi sempre in giornata. Con il bus si deve attraversare il deserto, oltrepassando il tropico del Cancro. Da Assuan dista 280 km. In aereo il volo dura circa 45 minuti e l’aeroporto si trova nei pressi dei templi. La compagnia di bandiera EgyptAir e AirCairo di solito operano un paio di voli al giorno tra Assuan e Abu Simbel. Se si arriva dal Cairo o da Luxor è necessario fare uno scalo perché non ci sono voli diretti.

Per dovere di cronaca, ad Abu Simbel si può arrivare anche in nave e, secondo chi l’ha fatto, l’esperienza è spettacolare. Infatti, ci sono crociere che proseguono da Assuan ad Abu Simbel lungo il Lago Nasser che durano 3-4 giorni. Durante il viaggio si visitano anche altri templi nubiani (Kalabsha, Amada, Wadi es-Sebua). Il viaggio è consigliato a chi può permetterselo, sia dal punto di vista del tempo sia del costo, ma è ancora più spettacolare.

Una volta giunti nei pressi del sito, un sentiero ad anello in mezzo alla sabbia del deserto conduce ai templi e permette di fare tutto il giro a 360 gradi. C’è anche la possibilità di spostarsi a bordo dei golf cart (a pagamento, ma costano poco).

abu-simbel-notte
@SiViaggia - Ilaria Santi
Il tempio di Nefertari illuminato di notte è pura magia

Il ritorno del Lézard Rouge: il treno storico da Métlaoui a Tozeur riapre dopo anni

Par : losiangelica
29 août 2025 à 07:30

C’era una volta un treno che sembrava uscito da un romanzo d’avventura. Non percorreva le rotaie europee di Parigi o Londra ma aveva vagoni rossi riconoscibili che attraversavano la Tunisia. Oggi il mitico Lézard Rouge torna a vivere e insieme a lui riprende la linea ferroviaria Métlaoui–Tozeur, una tratta che sembrava destinata a rimanere solo nei ricordi dei più nostalgici.

Dopo anni di silenzio, la Tunisia rimette sui binari il treno storico che collega Métlaoui a Tozeur attraverso le gole del Selia e le oasi infinite del Djerid.

Il ritorno del treno storico Lézard Rouge

Il Lézard Rouge è un pezzo di storia che sembra respirare ancora l’aria luxury della Belle Époque. Nato nel 1910 nei laboratori belgi di Louvain e rifinito con maestria francese, fu il “giocattolo” ferroviario più esclusivo del bey di Tunisi e della sua corte. I suoi interni erano un tripudio di legni intarsiati, velluti granata, luci calde e rifiniture in ottone che avrebbero fatto invidia all’Orient Express.

Un tempo l’esperienza era riservata a pochi privilegiati: stranieri appartenenti a una strettissima élite e sovrani che percorrevano un viaggio attraverso sabbia e canyon vivendo una vera e propria favola.

Poi, come spesso accade, la modernità, i voli e le automobili hanno portato ad un allontanamento del progetto mettendo il Lézard Rouge in un angolo seppur la sua fama è rimasta immutata. Nel 1974, però, nonostante sembrasse destinato all’oblio, il mezzo è stato riutilizzato e nonostante pause e stop è arrivato fino ad oggi permettendo di salire a bordo e viaggiarci.

Nel mese di maggio, in occasione delle Giornate del Turismo e dell’Artigianato di Gafsa, si è celebrata ufficialmente la nuova partenza del Lézard Rouge.

Quanto dura il viaggio e quali sono le città collegate

La linea Métlaoui–Tozeur, lunga 43 chilometri, è un filo narrativo che lega comunità, paesaggi e memoria. Nata per trasportare fosfati, oggi porta viaggiatori assetati di emozioni. E non c’è da stupirsi: il percorso è un susseguirsi di gallerie scavate nella roccia, ponti sospesi, gole ocra che sembrano set cinematografici naturali.

Il viaggio dura un’ora e tre quarti, ma il tempo lì dentro si dilata. Si ha la sensazione di essere entrati in una cartolina che prende vita: da un lato il deserto che si apre in orizzonti infiniti, dall’altro le gole che stringono il convoglio come in un abbraccio minerale.

Non poteva mancare il cinema a farsi conquistare da tanta bellezza. Le gole del Selja e i dintorni di Tozeur sono finite nei fotogrammi di film celebri: da Indiana Jones e l’ultima crociata fino a Il paziente inglese, senza dimenticare le oasi di Chebika e Tamerza che sembrano inventate da un regista visionario. E ora che i binari sono stati riaperti, si scommette su un nuovo afflusso di viaggiatori, registi e curiosi pronti a inseguire la magia.

Mentre il turismo veloce e low cost sembra vincere, il treno storico che collega Métlaoui a Tozeur torna attivo simbolo di un turismo lento e d’altri tempi dove nessuna tecnologia come il wi-fi è stata implementata a bordo. Il ritorno è un segnale importante che la Tunisia sta scegliendo di muoversi verso la sostenibilità e la tutela di tesori storici preziosi come questo.

❌
❌