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Hier — 27 juillet 2026it

Tra sale a ferro di cavallo e palchi dorati, viaggio tra i 10 teatri condominiali UNESCO che raccontano l’Italia

27 juillet 2026 à 15:00

Sale a ferro di cavallo, palchi decorati, antichi velluti e macchine sceniche che raccontano storie di musica e spettacolo: sono i teatri condominiali all’italiana, dieci piccoli capolavori nascosti tra borghi e città storiche del Centro Italia che nel luglio 2026 hanno conquistato il riconoscimento UNESCO.

Il Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO, riunitosi a Busan in Corea del Sud, ha infatti riconosciuto il valore universale del “Sistema dei teatri condominiali all’italiana del XVIII e XIX secolo nell’Italia centrale”, portando a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella prestigiosa lista.

Un riconoscimento che premia senz’altro la bellezza di queste sale teatrali, con palchi decorati e atmosfere da grande opera, ma anche la loro storia straordinaria: questi teatri sono nati infatti grazie alla partecipazione delle comunità locali, che a cavallo tra Settecento e Ottocento decisero di unirsi per costruire e gestire luoghi dedicati alla cultura e allo spettacolo. Ancora oggi questi teatri rappresentano il cuore pulsante di molti borghi italiani: ospitano spettacoli, concerti, festival e continuano a raccontare una tradizione in cui il teatro era intrattenimento sì, ma anche uno spazio di incontro e identità collettiva.

Vi suggeriamo dunque un itinerario, un percorso perfetto per chi ama il turismo culturale e vuole scoprire un’Italia meno conosciuta, dove piccoli centri intrecciano arte, storia e comunità e qui questi convivono ancora oggi.

Perché i teatri condominiali sono UNESCO

Il termine “condominiali” racconta già la loro caratteristica più originale. A differenza dei grandi teatri costruiti dalle corti aristocratiche, questi edifici nacquero grazie a un modello partecipativo: cittadini, famiglie locali e istituzioni contribuirono economicamente alla loro realizzazione diventandone proprietari. Tra XVIII e XIX secolo, nei piccoli centri dell’Italia centrale, il teatro diventò così un elemento fondamentale della vita sociale. Le sale a ferro di cavallo, con la platea e i palchetti disposti secondo il modello italiano, erano luoghi di spettacolo e punti di riferimento per la comunità.

Il valore riconosciuto dall’Unesco nasce proprio dall’unione di tre elementi: architettura, funzione culturale e partecipazione civica. Un modello innovativo che ha permesso per oltre due secoli di mantenere viva la tradizione dello spettacolo dal vivo anche lontano dalle grandi capitali culturali. Oggi questi teatri conservano ancora la loro funzione originaria e continuano a essere luoghi vivi, capaci di adattarsi ai nuovi linguaggi artistici senza perdere il fascino del passato.

Itinerario nei 10 teatri condominiali Unesco in Italia

Dalle colline del Montefeltro ai borghi marchigiani, fino all’Umbria del Festival dei Due Mondi: ecco le tappe del nuovo itinerario culturale Unesco.

Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria (Emilia-Romagna)

Tra le colline del Montefeltro si nasconde uno dei teatri storici più affascinanti d’Italia. Il Teatro Angelo Mariani colpisce per le sue dimensioni raccolte e per la sua atmosfera elegante: una vera bomboniera interamente realizzata in legno, dove ogni dettaglio richiama il fascino del teatro d’opera ottocentesco. La sala all’italiana, con la caratteristica forma a ferro di cavallo e i palchetti decorati, regala ai visitatori un’esperienza immersiva, riportando chi lo ammira ancora oggi indietro nel tempo.

Teatro Gentile di Fabriano (Marche)

Nel cuore delle Marche, il Teatro Gentile di Fabriano racconta una storia di bellezza e resilienza. Danneggiato dal terremoto del 1997, è stato restituito alla città dopo un importante intervento di recupero, tornando a essere uno dei principali luoghi culturali del territorio. La sua elegante sala, impreziosita da decorazioni e palchi, rappresenta il legame profondo tra il teatro e la comunità che lo ha custodito nel tempo.

Teatro Pergolesi di Jesi (Marche)

Il Teatro Pergolesi di Jesi è uno degli esempi più emblematici del modello condominiale. La sua costruzione fu resa possibile grazie a una società composta da 57 cittadini proprietari, che parteciparono direttamente alla nascita del teatro. Inaugurato nel 1798, ancora oggi è permeato dal fascino delle grandi sale italiane e ospita una ricca programmazione di opere, concerti e spettacoli.

Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno (Marche)

Nel centro storico di Ascoli Piceno si trova uno dei teatri più eleganti delle Marche. Il Ventidio Basso conquista con la sua sala all’italiana, i tre ordini di palchi e le decorazioni ottocentesche che testimoniano il prestigio raggiunto dal teatro italiano. Una visita in questo antico gioiello permette di scoprire il lato più raffinato della città, tra architettura, musica e tradizione.

Teatro Serpente Aureo di Offida (Marche)

Nel borgo di Offida, considerato uno dei più belli delle Marche, il Teatro Serpente Aureo è un piccolo scrigno culturale. Il nome richiama lo stemma cittadino del serpente d’oro, mentre gli interni sorprendono con decorazioni, stucchi e dipinti allegorici. Una tappa perfetta per chi vuole unire cultura teatrale e viaggio nei borghi storici italiani.

Teatro dell’Aquila di Fermo (Marche)

Con i suoi 124 palchi distribuiti su cinque ordini, il Teatro dell’Aquila di Fermo è uno dei più spettacolari teatri storici italiani. La sua particolarità più affascinante è la presenza della macchina scenica ottocentesca ancora funzionante, una testimonianza unica della complessità degli spettacoli di un tempo, nonché un vero monumento alla tradizione teatrale italiana.

Teatro Lauro Rossi di Macerata (Marche)

Il Teatro Lauro Rossi rappresenta perfettamente lo spirito dei teatri condominiali. Nato come “Teatro dei Condomini”, fu costruito grazie alla partecipazione dei cittadini e ancora oggi mantiene il suo ruolo centrale nella vita culturale di Macerata. Le sue eleganti decorazioni e la sua storia lo rendono una delle tappe più importanti dell’itinerario Unesco.

Teatro Feronia di San Severino Marche (Marche)

Il Teatro Feronia custodisce una storia particolare: venne realizzato alla fine del Settecento all’interno degli spazi di una precedente chiesa. Questa trasformazione racconta il cambiamento della società dell’epoca, quando il teatro iniziò a diventare un luogo aperto e condiviso dalla comunità.

Teatro Bramante di Urbania (Marche)

Nel borgo di Urbania, antica città del Ducato di Urbino, il Teatro Bramante sorprende per la sua atmosfera raccolta.
Costruito all’interno di un antico complesso conventuale, porta il nome di Donato Bramante e rappresenta il perfetto incontro tra architettura, storia e cultura.

Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto (Umbria)

Ultima tappa del viaggio è Spoleto, dove il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti rappresenta il legame tra tradizione e innovazione. Il teatro è indissolubilmente legato al celebre Festival dei Due Mondi, una delle manifestazioni culturali più importanti d’Italia fondata proprio da Gian Carlo Menotti.

Viaggio on the road nella Blue Zone della Sardegna

27 juillet 2026 à 13:45

La Sardegna è famosa per il suo mare meraviglioso, le sue spiagge di sabbia color borotalco e le sue coste che nascondono cale segrete, ma non è solo questo. Siamo andati a visitare quella zona dell’entroterra sardo a cavallo tra l’Ogliastra e la Barbagia, anche chiamata Blue Zone, nota in tutto il mondo scientifico perché – come in poche altre zone del pianeta – qui si vive più a lungo e il numero di ultracentenari supera la media mondiale.

Ci siamo andati per cercare di scoprire il segreto della loro longevità, abbiamo conosciuto alcuni degli anziani che vivono nel territorio e ci siamo fatti raccontare il loro segreto di lunga vita.

Abbiamo ripercorso l’itinerario tracciato, per noi, da Progetto Happiness, fondato da Giuseppe Bertuccio D’Angelo, che viaggia per il mondo alla ricerca della felicità e racconta le sue esperienze attraverso i reportage. Siamo tornati vincenti? Scopriamolo.

Il nostro viaggio on the road

Abbiamo percorso la Strada Statale 198 di Seui e Lanusei che s‘inoltra nell’interno e che collega il Sud del Sarcidano alla costa orientale dell’isola, passando per il cuore della Barbagia. È una strada molto amata dai motociclisti, per via delle innumerevoli curve e dei paesaggi selvaggi spettacolari che attraversa. Noi l’abbiamo percorsa a bordo di Ford Explorer, il suv elettrico migliore per questo tipo di avventura (con 340 CV, il modello AWD raggiunge i 100 km/h in 5,3 secondi e può anche trainare fino a 1.200 kg grazie alla propulsione elettrica continua).

Del resto, questo suv è già entrato nella storia grazie a un certo Lexie Alford, il primo ad aver circumnavigato il globo a bordo di un veicolo elettrico attraversando sei continenti, 27 Paesi e percorrendo oltre 30mila km utilizzando esclusivamente energia elettrica). Oltre a essere un’auto a zero emissioni, quindi sostenibile per il luogo incontaminato che abbiamo attraversato, ha anche un’autonomia di più di 600 km con una singola carica, fondamentale perché le colonnine elettriche in questa zona sono poche e (forse) solo nei piccoli centri abitati (in ogni caso, la ricarica rapida impiega meno di mezz’ora, il tempo di fare un giretto in paese e di bere un caffè).

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Ufficio stampa Ford
Lungo i tornanti dell’Ogliastra a bordo delle Ford Explorer

Abbiamo quindi collegato il nostro smartphone in modalità wireless al gigantesco schermo SYNC Move per sincronizzare mappa della strada e contatti – funziona benissimo, benché è bene sapere che, una volta entrati nel cuore del territorio, non c’è molto campo –, allacciati le cinture e ci siamo avventurati lungo i tornanti (che a un certo punto abbiamo smesso di contare).

Gairo Vecchio

Uno dei primi borghi che s’incontrano lungo la SS198 è Gairo Vecchio. Non possiamo parlare di un abitato vero e proprio in quanto si tratta di un paese fantasma, il più famoso della Sardegna, di fatto. Lo si costeggia completamente (sull’altro lato c’è lo strapiombo) e, visto il numero esiguo di auto che transitano da queste parti, il silenzio regna sovrano. Ci troviamo a 520 metri d’altezza sopra il Rio Pardu. Fu progressivamente abbandonato a causa di una forte alluvione avvenuta nel 1951.

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123RF
Tra le case diroccate del borgo fantasma di Gairo Vecchio

Gli abitanti si spostarono più a valle formando altri tre piccoli borghi: Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardedu. Il primo si trova pochi metri sopra al vecchio paese. Il secondo, che dista qualche chilometro, è un grazioso villaggio di soli 300 abitanti ed è famoso per essere una delle stazioni dove si ferma il Treno Verde della Sardegna, che d’estate attraversa alcuni di questi paesi (ed è l’alternativa all’auto, se si vogliono visitare questi luoghi). Qui passa la linea Arbatax – Gairo Taquisara. Il terzo borgo è quello più vicino al mare. Ma è proprio Gairo Vecchio, il paese che non esiste più, ad attirare i turisti che amano i percorsi alternativi rispetto a quelli della Sardegna da cartolina. Per visitarlo, basta percorrere qualche tornante e, sulla destra, si può parcheggiare e addentrarsi a piedi tra i vicoli, le scalinate e gli edifici diroccati dalle caratteristiche pareti rosa e blu (perfetto per coloro che praticano Urbex).

Ussassai

Ripresa l’auto, ci si rimette in marcia e si affrontano altri tornanti per circa 24 km. Qui, la macchia Mediterranea, le piante di mirto e di fichi d’India lasciano spazio ai primi lecci, alle querce e ai cosiddetti Tacchi ovvero degli affioramenti di roccia calcarea che rendono il paesaggio particolarmente selvaggio. Ecco allora che, a un certo punto, si attraversa il paese di Ussassai, il più piccolo della Barbagia di Seùlo, che conta meno di 500 abitanti. Qui siamo già saliti a quota 710 metri, ma l’abitato si sviluppa in altezza e le ultime case arrivano anche mille metri. Anche questa è una tappa del Trenino Verde (al momento la linea Mandas-Arbatax è in fase di manutenzione). Se il paese non è il più caratteristico della Sardegna, questa zona merita comunque un viaggio. Qui intorno, infatti, si possono ammirare diversi nuraghi (Nuraghe S’enna e S’omini e Nuraghe Coccoronis) e corsi d’acqua, tra cui le bellissime piscine naturali dalle acque color smeraldo lungo il Rio San Girolamo e le Cascate Lequarci.

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Le spettacolari Cascate Lequarci in Sardegna

Seui

Una quindicina di chilometri (e un tot di tornanti) dopo, si arriva al prossimo abitato: Seui. Questo borgo montano (810 m. di quota) è famoso per il suo centro storico riqualificato negli ultimi anni, che merita assolutamente una tappa. Nella Palazzina Liberty sono in mostra reperti archeologici trovati in zona e diverse testimonianze storiche. Nella Galleria Civica, all’interno dei locali del Palazzo Comunale, ci sono opere significative, tra cui dipinti dello Spagnoletto, un Caravaggista seguace della maniera del Merisi. Casa Farcì racconta la storia, la cultura e le tradizioni locali. Sa Omu de sa Maja ospita delle collezioni dedicate alle tradizioni magiche e precristiane della Barbagia e, infine, il Carcere Spagnolo risalente al XVII secolo, ma usato fino agli Anni ’70, racconta storie di vita e giustizia che hanno segnato questa comunità per secoli.

Seui è anche il punto di partenza per diverse escursioni, come quella nella Riserva Naturale di Montarbu o quella che porta al Nuraghe Ardasai, costruito su una sporgenza rocciosa a 1.015 metri di altitudine, con i resti di un villaggio fatto di capanne circolari con vista dal Monte Tonneri.

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Nel Nuraghe di Ardasa a Seui

Seùlo

Una ventina di chilometri (e altrettante curve) dopo, si giunge a Seùlo. Nel frattempo, in auto siamo passati nei pressi della Cascata di San Valentino a Sadali e a quella di Su Stampu de su Turrunu, della Grotta Is Janas, della Vecchia miniera di San Sebastiano – Corongiu, delle piscine naturali Su Stampu de su Túrrunu e del laghetto Sa Stiddiosa. Ma, soprattutto, delle Domus de Janas, patrimonio Unesco dal 2025.

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Il paese di Seùlo, nel cuore della Blue Zone della Sardegna

A Seùlo ci troviamo nel cuore della Blue Zone della Sardegna, tanto da essere chiamato il “paese dei centenari” (anche se, in verità, non è l’unico in Sardegna). Siamo nel bel mezzo della Barbagia. Il paese stesso dà il nome a questa zona della Sardegna Centro meridionale, detta appunto Barbagia di Seùlo. In mezzo alle montagne, ai piedi del monte Perdedu (1400 metri), che il fiume Flumendosa separa dal Gennargentu, il massiccio ricoperto da foreste secolari, dove ci sono le cime più elevate dell’isola, sembra di entrare in un paesaggio magico, fatto di boschi e foreste – come quella di Addolì, abitata fin dalla preistoria -, di rupi calcaree, dolmen naturali (come s’Arcu ‘e su cuaddu), sorgenti, laghetti (come su Stampu ‘e Su Turrunu), rapide e cascate (come le Cascate Sa Stiddiosa e la Piscina ‘e Licona). A tutta questa bellezza, si aggiunge il fatto che, che coi primi caldi, sbocciano le rose di bosco, fiori tipici del Gennargentu, colorando di rosso e giallo i pendii scoscesi del Perdèdu (per questo Seùlo è anche chiamato il paese de s’orrosa ‘e padenti).

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La Cascata su Stampu ‘e Su Turrunu vicino a Seùlo

Luogo ameno che ha una storia antichissima, risalente al Neolitico e all’età del Bronzo. Infatti, tutt’intorno a Seùlo ci sono nuraghi (su Nuraxeddu e su Nuraxi ‘e Pauli e, appunto, le celebri Domus de Janas, con la tomba di Giganti) e il villaggio nuragico di Ticci. In questa zona davvero remota, a contatto con una natura meravigliosa, quasi primordiale, lontani dalla civiltà, dallo smog e dal caos, dove si vive di pascoli e di campi coltivati, nonostante un territorio aspro e quasi ostile, e di prodotti di stagione, hanno scoperto l’elisir di lunga vita.

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Il nuraghe di su Nuraxi appena fuori Seùlo

La Blue Zone della Sardegna

Nel Centro-Sud della Sardegna, e in particolare in alcuni paesi – tutti ai piedi del Gennargentu – vivono alcune persone (soprattutto donne) ultracentenarie. Questa zona d’Italia è una delle cinque Blue Zone del mondo (le altre sono: Okinawa, in Giappone, Nicoya, nel Costa Rica, l’isola di Ikaria, in Grecia, e Loma Linda, in California) ed è dove c’è la più grande concentrazione di ultracentenari al mondo (anche se, a dire degli esperti che vivono e che studiano la longevità sarda, in realtà non tutte le Blue Zone del mondo hanno veramente le caratteristiche per questo primato).

A loro volta, i paesi certificati dove vivono gli ultracentenari della Blue Zone sarda sono cinque. Seùlo è uno, ma ci sono anche Baunei (dove si conta il maggior numero di abitanti sopra i cent’anni), Urzulei, dove la più anziana, Battistina Secci, ha compiuto i 102 anni, Villagrande e Talana. Poi ci sono quelli non ancora certificati, come Tonara, da dove viene Antonietta Contiero, classe 1925, che ci ha svelato il suo segreto di lunga vita: “Mangio minestra con patate o polenta, cammino tutti i giorni, lavoro nei campi e dormo”. Sarà davvero solo questa la formula magica per superare i cent’anni? Ne abbiamo parlato con alcuni esperti incontrati durante la presentazione del docufilm realizzato da Progetto Happiness.

Claudia Porcu, ideatrice del progetto Blue Zone qui in Sardegna, e figlia di una ultracentenaria (lei stessa dimostra vent’anni di meno), ci ha spiegato in cosa consistono le Blue Zone e perché si chiamano così. “Il primo studio demografico basato sui registri dei Comuni in Italia risale al 1866. In base alle date di nascita e morte, esiste un algoritmo che dà come risultato l’indice di longevità e che nella nostra zona è superiore a quello di altri Comuni nel mondo. Qui è stato fatto uno studio demografico di tutta la cittadinanza ed è risultato che la popolazione è longeva: gli ultraottantenni, anche se non centenari, sono più numerosi e stanno meglio. Ho proposto questo progetto al dottor Michel Poulain (uno degli scopritori delle Blue Zone negli Anni ’90, ndr), e al professor Gianni Pes (medico le cui ricerche sono state spinte da un interesse personale legato alla longevità eccezionale della propria famiglia, ndr)”.

Il nome Blue Zone ha un motivo molto pratico, ci ha spiegato Porcu: in quegli anni, veniva utilizzata una cartina geografica della Sardegna disegnata a mano. Ogni volta che veniva identificato un Comune dove la percentuale di centenari era superiore alla soglia prefissata, veniva segnato un puntino blu. Dopo cinque mesi di lavoro, sulla parte montuosa della mappa dell’Ogliastra erano comparse vere e proprie ‘nuvole blu’. Ed ecco che, con la pubblicazione del primo articolo scientifico, quelle aree vennero chiamate Zone Blu, proprio in omaggio a quel metodo di lavoro. Lo stesso professor Pes, per la sua ricerca, ha girato la Sardegna in base ai puntini blu. “Il primo Comune certificato è stato Villagrande”, spiega Porcu “per cui ho proposto di fare uno studio anche su altri Comuni.

La dottoressa Marisella Lara, che opera nell’area dell’Ogliastra e che ha in cura diversi anziani e ultracentenari della zona, ha spiegato che molti degli ultranovantenni hanno una straordinaria lucidità mentale, sono attivi, leggono libri, coltivano interessi e mantengono l’indipendenza (spesso preferendo vivere a casa propria piuttosto che essere accuditi o istituzionalizzati). Gli anziani sono integrati nella vita familiare, giocano con i nipoti, mantengono un ruolo d’autorità e decisione, e non vivono l’isolamento o l’emarginazione tipici dei contesti urbani. Lara individua, pertanto, nella resilienza psicologica la chiave fondamentale di queste popolazioni. “La generazione dei centenari attuali è cresciuta con un’alimentazione sobria e senza eccessi”, ha spiegato la dottoressa “ed è nata prima della diffusione del cibo industriale e ultra-processato. Qui, l’alimentazione segue ancora la stagionalità naturale grazie alla presenza quasi universale di orti domestici. Si consumano prodotti locali a chilometro zero: pesce fresco locale, carne da allevamenti locali, latticini e latte caprino (molto digeribile), formaggi, legumi del posto e pane fatto in casa con grani antichi non industriali. Attualmente, è in corso uno studio comparativo sull’epigenetica e sul microbiota sui giovani del luogo rispetto a quelli delle città, per capire quanto lo stile di vita, l’alimentazione locale e l’ambiente influiscano sul patrimonio genetico. Il territorio è meta frequente di ricercatori e studenti universitari (anche internazionali, per esempio dagli Stati Uniti) per studiare la longevità locale”.

Negli anni, poi, anche la tecnologia è venuta incontro a questi studi. Giuseppe Leda, originario di Ales (Oristano) e studioso di genetica e genealogia delle comunità rurali sarde dal 2013 si è trasferito a Seùlo per conto dell’amministrazione comunale, arrivando a ricostruire l’intera trama genealogica e demografica degli ultimi quattro secoli attraverso due database incrociati (basati su registri parrocchiali e comunali). Questo gli ha permesso di risalire e verificare legami di parentela immediati tra gli abitanti della zona. Leda sostiene, infatti, che la prolungata consanguineità e l’isolamento geografico in Sardegna (fenomeno del “collo di bottiglia” genetico) “hanno agito in duplice modo: l’effetto positivo ovvero il “Fattore C”, ha consentito la trasmissione e conservazione dei geni favorevoli alla longevità (che valgono circa il 20% del motivo per cui qui si vive più a lungo), ma c’è anche un effetto negativo che ha incrementato l’incidenza di tratti fisici indesiderati, malformazioni, sordità d’altura e, soprattutto, malattie autoimmuni.

Insomma, il segreto della longevità consiste nell’unione di più fattori, per alcuni dei quali – la genetica – non possiamo intervenire, ma per altri – cibo, stagionalità, vita sana e movimento – sì. A tutto ciò si aggiunge un territorio abitato da millenni nonostante le asperità, che oggi si può visitare facilmente facendo un bellissimo road trip come il nostro.

À partir d’avant-hierit

L’arcipelago incantato che protegge la Croazia è Pakleni, un vero paradiso nascosto

26 juillet 2026 à 13:00

Davanti alla città di Hvar, affacciata sulla costa occidentale dell’omonima isola croata, c’è una specie di collana verde e azzurra che sembra disegnata per essere esplorata dal mare. Sono le Isole Pakleni, conosciute anche con il nome croato Paklinski otoci, un piccolo arcipelago della Dalmazia centrale formato da 16 isolotti e scogli che si allungano per una decina di chilometri.

Si tratta di un universo di rocce bianche, acque trasparenti, profumo di macchia mediterranea e baie protette dai pini. Il loro nome potrebbe trarre in inganno. La parola “Pakleni” viene spesso associata all’inferno per una somiglianza con il termine croato pakao, ma la storia racconta qualcosa di molto diverso: l’origine deriva da paklina, una resina scura ricavata dai pini che per secoli venne utilizzata dai marinai di Hvar per impermeabilizzare gli scafi delle imbarcazioni in legno.

Un materiale prezioso per i calafati locali, gli artigiani specializzati nella costruzione e nella manutenzione delle navi. Più che isole dell’inferno, quindi, sono le “isole della resina”, un nome legato al mare, al lavoro e alla lunga tradizione nautica della regione. Protette dal 1968 e inserite nella rete ecologica Natura 2000, le Pakleni custodiscono habitat preziosi, fondali ricchi di vita e paesaggi rimasti fedeli alla loro anima mediterranea.

Sveti Klement, il cuore verde delle Isole Pakleni

L’isola più grande dell’arcipelago porta il nome di Sveti Klement, ovvero San Clemente, e rappresenta il punto di riferimento per chi arriva da Hvar. Qui si concentra gran parte della vita delle Pakleni, grazie alla presenza di 3 piccoli insediamenti, sentieri immersi nella vegetazione, ristoranti sul mare e alcune delle baie più celebri della Croazia.

Il suo angolo più famoso è Palmižana, una baia riparata sul lato settentrionale dell’isola, conosciuta per la sua marina ACI, una delle più apprezzate dell’Adriatico, e per il suggestivo giardino botanico Meneghello che ospita piante esotiche, agavi, palme, lavanda e rosmarino. La vicina baia di Vinogradišće, invece, è il luogo più fotografato dell’arcipelago in quanto il mare assume sfumature che passano dal verde smeraldo al turchese intenso.

Baia di Vinogradišće, Croazia
iStock
La meravigliosa Baia di Vinogradišće

Poco più lontano si trovano angoli meno affollati come Taršće, considerata da molti una delle baie più belle delle Pakleni, grazie ai fondali limpidi abitati da pesci, ricci di mare, granchi e piccoli polpi. Un altro luogo speciale è Soline, una baia legata al passato romano dell’isola: qui sono stati ritrovati resti di una villa dell’epoca e tracce di antiche attività termali.

Tra Palmižana e Soline si apre anche Perna, una piccola rarità nell’Adriatico croato per via delle sue spiagge sabbiose che sono poco frequenti lungo questa costa.

Marinkovac, l’isola dai due volti tra baie tranquille e feste leggendarie

A breve distanza da Sveti Klement si trova Marinkovac, la seconda isola più grande dell’arcipelago. Il suo carattere è completamente diverso rispetto alla vicina San Clemente, poiché qui convivono due anime opposte, una più rilassata e naturale, l’altra legata alla mondanità estiva. Sul lato più tranquillo si trovano le baie di Mlini e Ždrilca, amate da famiglie e diportisti grazie alle acque calme e ai punti perfetti per una sosta in barca.

Mlini viene spesso indicata tra le baie più belle delle Pakleni. Al centro del piccolo golfo appare un isolotto che, in base al livello della marea, sembra trasformarsi in una penisola o in una piccola isola. La parte più famosa di Marinkovac è invece Stipanska, sede del celebre Carpe Diem Beach. Nato negli anni Duemila, questo beach club è diventato uno dei simboli della vita notturna di Hvar.

Durante il giorno propone una versione elegante del relax mediterraneo, con piscina, lettini, cocktail e musica. Dopo il tramonto l’atmosfera cambia e il luogo si trasforma in uno dei punti di riferimento per chi cerca feste e DJ internazionali. Poco distante si trova Ždrilca, un canale naturale frequentato da numerose imbarcazioni nei mesi estivi in cui sorgono ristoranti tradizionali affacciati sull’acqua, tra cui locali che conservano lo spirito delle antiche konoba dalmate, le tipiche trattorie nate dalla cultura contadina e marinara della regione.

Jerolim, l’isola selvaggia con la spiaggia naturista più antica dell’Adriatico

La piccola Jerolim è la più vicina a Hvar e sembra quasi un prolungamento naturale della città. La sua fama è legata soprattutto a Kordovon, una delle prime spiagge naturiste dell’Adriatico. La tradizione FKK, abbreviazione tedesca di Freikörperkultur, ovvero cultura del corpo libero, arrivò qui negli anni Cinquanta grazie ai primi visitatori tedeschi che scelsero questa costa per vivere il rapporto con il mare in modo più libero.

Ancora oggi Jerolim conserva quell’atmosfera semplice e autentica, lontana dal turismo più rumoroso. Le coste rocciose dell’isola offrono numerosi punti per fare il bagno in acque profonde e limpide. Tra pini e rocce chiare si trovano piccoli angoli appartati, frequentati soprattutto da chi cerca una giornata tranquilla tra natura e mare.

Pokonji Dol e Galešnik, i sentinelle storici del canale navale

I due isolotti più piccoli dell’arcipelago si trovano proprio all’ingresso del porto di Hvar, svolgendo una funzione strategica di protezione navale fin dal Medioevo. Pokonji Dol si distingue chiaramente all’orizzonte grazie al suo faro monumentale costruito nel 1872 dalla Marina Austro-Ungarica. La struttura quadrata in pietra bianca risalta al centro dello scoglio circolare, sormontata da una lanterna metallica alta circa 15 metri che continua a segnalare la rotta sicura ai pescherecci e ai traghetti. La costa rocciosa dell’isolotto è battuta dalle correnti della manica e accoglie colonie di gabbiani reali che nidificano tra gli anfratti calcarei.

Galešnik, posizionata a soli 200 metri dal porto cittadino, custodisce una storia affascinante legata alle difese militari. Sulla sua superficie ridotta sorge un forte militare in pietra edificato dalle truppe francesi all’inizio del XIX secolo, durante il breve periodo di dominazione napoleonica. Le mura spesse e le feritoie pensate per i cannoni sono state recentemente restaurate, trasformando la vecchia polveriera in un piccolo museo con taverna tipica. Da questo punto della costa la vista sulla piazza principale di Hvar e sulla fortezza Fortica risulta semplicemente impareggiable.

Navigare tra questi piccoli scogli rivela la vera anima delle isole Pakleni, un mosaico d’architettura marittima, fondali incontaminati e storia dalmata in grado di incantare chiunque decida di esplorarne i segreti.

Isola di Molara, il gioiello segreto della Sardegna tra piscine turchesi e natura selvaggia

25 juillet 2026 à 13:30

Nel braccio di mare che separa la terraferma gallurese dai complessi calcarei del nord-est della Sardegna, sorge un’isola rotondeggiante la cui silhouette ricorda una macina da grano. Parte del territorio comunale di Olbia, rientra nei confini protetti del parco marino di Tavolara – Punta Coda Cavallo ma, a differenza della vicina sorella maggiore che è un’imponente cattedrale di calcare bianca e ripida, questo scoglio si distingue per la matrice geologica interamente granitica, caratterizzata da rilievi dolci erosi dallo scirocco. Parliamo della strepitosa Isola di Molara.

Il suo nome, probabilmente derivato dalla forma simile a una mola da mulino, racconta già qualcosa del suo profilo: l’assenza di centri abitati, la presenza di pochi edifici storici e la tutela ambientale l’hanno trasformata in un rifugio prezioso per fauna e flora mediterranee. Tra olivastri secolari, lentischi, ginepri e cisti profumati trovano riparo specie rare di uccelli, mentre il mare custodisce una biodiversità tra le più ricche della Sardegna.

L’isola, oltre a spiagge favolose, piscine naturali che incantano e un mare dai colori brillanti, vanta vicende storiche millenarie. Vi basti pensare che durante il III secolo dopo Cristo le autorità romane inviarono qui in esilio Papa Ponziano (almeno secondo la tradizione) insieme al sacerdote Ippolito. L’evento segnò la storia cristiana del Mediterraneo, portando alla successiva edificazione di un monastero e di un piccolo borgo intitolato a San Pietro.

Le spiagge più belle dell’Isola di Molara

La costa di Molara alterna piccole cale, scogli levigati dal vento e tratti sabbiosi raccolti. Il granito crea forme morbide, mentre il fondale chiaro amplifica i riflessi del sole fino a regalare tonalità che passano dall’azzurro al verde smeraldo. Gran parte delle baie resta raggiungibile esclusivamente dal mare e, anche se potrebbe sembrare un limite, è proprio questo dettaglio a rendere quest’isola della Sardegna un vero paradiso.

Le Piscine di Molara

Rappresentano il simbolo dell’isola e uno degli scorci più fotografati della regione. Parliamo delle Piscine di Molara, che si trovano sul versante sud-occidentale e devono la loro fama alla trasparenza straordinaria dell’acqua. Il fondale sabbioso, ricoperto da pochi metri d’acqua, mette in scena un effetto ottico sorprendente che fa sembrare le imbarcazioni sospese sull’azzurro.

Lo snorkeling regala incontri ravvicinati con occhiate, castagnole, saraghi e piccoli branchi di pesci che vivono indisturbati grazie alla protezione dell’area marina. La limpidezza dell’acqua, inoltre, rende visibile anche il più piccolo dettaglio del fondale.

Cala dei Francesi

Tra le insenature più suggestive di Molara, Cala dei Francesi conquista grazie alla combinazione tra rocce granitiche levigate e mare cristallino. La piccola spiaggia di sabbia chiara si inserisce in un ambiente dominato dalla vegetazione mediterranea, dando vita a un contrasto cromatico spettacolare. Il fondale digrada lentamente e permette di osservare con facilità pesci e stelle marine già a pochi metri dalla riva.

Cala della Tartaruga

Il nome richiama la presenza passata delle tartarughe marine che frequentavano queste limpide acque. La baia alterna sabbia e scogli bassi modellati dal mare, favorendo angoli perfetti per chi ama osservare il paesaggio senza fretta. Il colore dell’acqua muta continuamente durante la giornata, passando dal verde al turchese intenso secondo la posizione del sole.

Cala Finanza

Meno conosciuta rispetto alle precedenti, Cala Finanza conserva un’atmosfera particolarmente tranquilla. La vegetazione arriva quasi fino alla riva e il granito scolpisce piccole terrazze naturali affacciate sul mare. L’isolamento contribuisce a rendere questa cala uno degli angoli più affascinanti dell’isola, soprattutto nelle prime ore del mattino.

Cala Spagnola

Per ultima, ma non per importanza e bellezza, la piccola e raccolta Cala Spagnola, la quale rappresenta uno degli approdi più utilizzati durante le escursioni organizzate. Da qui partono alcuni dei percorsi che conducono verso le testimonianze storiche disseminate nell’entroterra e verso le antiche costruzioni agricole sorte durante il XIX secolo.

Cala Spagnola, Isola di Molara
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La favolosa Cala Spagnola

Cosa vedere sull’Isola di Molara

Sì, Molara riesce a conquistare anche lontano dalla costa con le sue colline granitiche, le antiche fortificazioni e i sentieri che attraversano un paesaggio che racconta secoli di storia, dalle vicende romane fino all’epoca giudicale.

  • La chiesa di San Ponziano: custodisce i resti di un edificio medievale legato alla tradizione dell’esilio di Papa Ponziano.
  • Il Castello di Molara: occupa la sommità del Monte Casteddu. La fortificazione, costruita in epoca giudicale, faceva parte del sistema difensivo della Gallura insieme al castello di Pedres e ad altri punti strategici destinati alla sorveglianza della costa.
  • I ruderi del villaggio medievale: raccontano un periodo durante il quale Molara ospitava una piccola comunità stabile. Alcuni documenti attestano anche la presenza di un monastero femminile nel XV secolo.
  • L’antica azienda agricola ottocentesca: testimonia una fase più recente della storia isolana. Tra pascoli e terreni coltivati si allevavano bovini e capre destinati soprattutto alla produzione casearia. Ancora oggi alcuni animali vivono allo stato brado tra le colline.
  • Villa Tamponi: costruita nella parte occidentale dell’isola a circa 158 metri sul livello del mare, domina il panorama sulla Gallura e sulla vicina Tavolara. La famiglia Tamponi mantiene ancora la proprietà dell’isola.
  • La macchia mediterranea: costituisce uno degli elementi più caratteristici del paesaggio. Olivastri secolari, lentischi, mirti, ginepri e cisti convivono con specie botaniche endemiche, tra cui il limonio a foglie acute e l’asteroide di Sardegna.
  • L’avifauna: il gabbiano corso, specie simbolo del Mediterraneo occidentale, trova qui un importante sito di nidificazione insieme al falco pellegrino e al cormorano.
  • Il relitto di Molara: si trova a circa 1 miglio a sud dell’isola a 40 metri di profondità e costituisce una delle mete più apprezzate dagli appassionati di immersioni. Si tratta del mercantile francese Oued Yquem, affondato nel 1941 durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi ricoperto da spugne colorate, cernie, ricciole, dentici e saraghi.

Dove si trova e come arrivare

L’Isola di Molara appartiene al comune di Olbia e si trova davanti alla costa nord-orientale della Sardegna, nel tratto di mare compreso tra Porto San Paolo, Capo Coda Cavallo e San Teodoro. Insieme a Tavolara, Molarotto e a numerosi isolotti minori forma uno degli ecosistemi marini più importanti dell’isola.

L’accesso avviene esclusivamente via mare e durante la stagione estiva partono escursioni giornaliere dai porti di Olbia, Porto San Paolo, Puntaldìa e Capo Coda Cavallo. Molti tour includono anche la navigazione tra Molarotto, Isola Piana, Isola dei Cavalli e Tavolara.

L’isola è privata e gran parte del territorio terrestre resta visitabile soltanto attraverso visite organizzate dall’Associazione Culturale Molara, impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico e ambientale.

Il paradiso di sabbia bianca tra rovine romane, delfini e acque turchesi: Penisola di Tróia, a un’ora da Lisbona

25 juillet 2026 à 10:30

Una sottile lingua di sabbia separa l’Oceano Atlantico dall’estuario del Sado e dà vita a uno scenario che sorprende fin dal primo sguardo. Da una parte si stendono spiagge chiarissime lambite da un’acqua limpida, dall’altra saline, canneti e zone umide frequentate da fenicotteri, aironi e da una delle pochissime comunità residenti di delfini presenti in Europa. Siamo nella Penisola di Tróia, a più o meno un’ora di distanza da Lisbona, un posto magico che si raggiunge in traghetto in pochi minuti, ma con un panorama che fa credere di essere arrivati su un altro continente.

Rumore e traffico lasciano spazio al profumo dei pini marittimi, alle dune modellate dal vento e a una quiete che rende questo tratto di costa diverso da molte località balneari portoghesi. Certo, nel corso degli ultimi decenni la penisola ha accolto hotel di alto livello, una moderna marina turistica, un casinò e un celebre campo da golf progettato dall’architetto americano Robert Trent Jones Sr., considerato tra i migliori d’Europa. Eppure, malgrado questa trasformazione, il territorio ha conservato gran parte del suo carattere originario, tanto da essere uno dei luoghi balneari più piacevoli dell’intero Paese.

Sotto questa natura spettacolare si conserva anche una storia antichissima: tra il I e il V secolo d.C. la penisola ospitava uno dei maggiori centri produttivi dell’Impero Romano dedicati alla lavorazione del pesce e alla preparazione del celebre garum, una salsa molto apprezzata sulle tavole romane. Ancora oggi quei resti raccontano un capitolo fondamentale dell’economia marittima dell’antichità.

Le spiagge più belle della Penisola di Tróia

La costa sabbiosa di questa affascinante penisola raggiunge circa 18 km, mentre il sistema di dune prosegue molto più a sud fino a formare uno dei litorali ininterrotti più lunghi del Portogallo. L’arenile cambia volto lungo il percorso, alternando stabilimenti balneari, passerelle in legno e ampie distese quasi deserte.

Spiagge di Tróia, Portogallo
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Spiagge e mare di Tróia

Praia Tróia-Mar

È la spiaggia più vicina al terminal del catamarano e alla marina e si caratterizza per un’ampia battigia, i fondali bassi e il mare generalmente tranquillo, tutte qualità che la rendono particolarmente apprezzata dalle famiglie con bambini. Durante l’estate sono presenti ombrelloni, lettini, punti ristoro e servizi balneari, mentre sullo sfondo si distinguono le montagne del Parco Naturale della Serra da Arrábida.

Praia do Bico das Lulas

Una passerella in legno attraversa dune ricoperte da vegetazione costiera e conduce verso uno dei tratti più scenografici della penisola: Praia do Bico das Lulas. Con la bassa marea il paesaggio si trasforma, lasciando affiorare ampie distese di sabbia chiarissima. Davanti alla spiaggia compare un banco sabbioso che accentua le sfumature turchesi dell’acqua, regalando panorami insoliti per una costa atlantica.

Praia Tróia-Galé

Lontana dagli alberghi principali, Praia Tróia-Galé trasmette una sensazione di maggiore tranquillità. Ampi spazi consentono di trovare facilmente un angolo riservato anche durante l’alta stagione. Mare trasparente, dune dorate e una fitta pineta creano uno degli scorci più rappresentativi della penisola.

Praia de Soltróia

Praia de Soltróia si trova nella parte meridionale e accoglie soprattutto chi raggiunge Tróia in automobile attraverso la strada che percorre la penisola. Ville, appartamenti per vacanze e servizi turistici caratterizzano questa zona, molto frequentata durante l’estate ma sempre circondata da un ambiente naturale di grande pregio.

Cosa vedere nella Penisola di Tróia

Spiagge e mare rappresentano soltanto una parte dell’esperienza. Antiche testimonianze romane, ambienti naturali protetti e panorami assai mutevoli rendono questa destinazione interessante anche lontano dalla stagione balneare.

  • Rovine romane di Tróia: uno dei siti archeologici più importanti del Portogallo. Conserva vasche per la salagione del pesce, magazzini, abitazioni, impianti termali riscaldati tramite ipocausto e resti di mosaici.
  • Marina di Tróia: yacht, locali affacciati sull’acqua e moderne architetture caratterizzano il porto turistico. L’atmosfera cambia durante il tramonto, quando la luce illumina l’estuario del Sado e le montagne della Serra da Arrábida.
  • Troia Golf: percorso a 18 buche progettato da Robert Trent Jones Sr. che sfrutta dune naturali, vegetazione mediterranea e viste sull’oceano. Numerose riviste specializzate lo inseriscono stabilmente tra i migliori campi da golf europei.
  • Estuario del Sado: una delle aree umide più preziose del Paese che ospita fenicotteri, cicogne, aironi, spatole e numerose specie migratrici. Le escursioni in barca consentono spesso l’avvistamento del celebre branco residente di delfini tursiopi, presenza eccezionale lungo le coste europee.
  • Pinete e sentieri naturalistici: strade secondarie e percorsi ciclabili attraversano una vegetazione dominata da pini domestici, ginepri e macchia mediterranea. L’assenza di traffico intenso rende piacevole l’esplorazione anche in bicicletta.
  • Cais Palafítico da Carrasqueira: a breve distanza dalla penisola si trova uno dei luoghi più fotografati dell’Alentejo. Questo pittoresco porto di pesca, costruito interamente su palafitte e passerelle in legno, rappresenta ancora oggi una preziosa testimonianza delle tradizioni marinare locali.
  • Comporta e il litorale dell’Alentejo: proseguendo verso sud si raggiungono località celebri per spiagge spettacolari, risaie, piccoli villaggi e ristoranti specializzati in pesce appena pescato. Il paesaggio conserva un carattere autentico, molto diverso dalle più affollate destinazioni turistiche europee.

Dove si trova e come arrivare

La Penisola di Tróia si trova lungo la costa occidentale del Portogallo, davanti alla città di Setúbal, circa 50 km a sud di Lisbona. Il collegamento più rapido parte proprio dal porto di Setúbal, da dove catamarani e traghetti attraversano l’estuario del Sado in circa 15-20 minuti. Il catamarano conduce direttamente nell’area della marina e rappresenta la soluzione più pratica per chi viaggia senza automobile, mentre il traghetto permette anche il trasporto dei veicoli.

Setúbal è facilmente raggiungibile da Lisbona tramite i treni Fertagus oppure in automobile attraversando il Ponte 25 de Abril. Chi preferisce guidare fino alla penisola può seguire la strada che compie un ampio giro nell’entroterra dell’Alentejo, evitando così la traversata via mare.

Tra primavera e inizio autunno il clima regala lunghe giornate di sole, ideali per alternare relax sulla spiaggia, escursioni in bicicletta, visite archeologiche e uscite in barca. Anche durante l’inverno le temperature restano generalmente miti, caratteristica che rende Tróia una meta piacevole durante gran parte dell’anno. Il vero privilegio resta però la sensazione di spazio: pochi luoghi, così vicini alla Capitale portoghese, riescono ancora a offrire chilometri di sabbia quasi intatta, il volo dei fenicotteri all’orizzonte e il passaggio dei delfini tra le acque tranquille dell’estuario.

Dove andare in vacanza ad agosto spendendo poco, le mete low cost da prenotare

Par : losiangelica
24 juillet 2026 à 17:00

Chi può viaggia in altri periodi dell’anno, evitando il mese più caldo per i prezzi alle stelle, ma c’è anche chi non ha scelta per chiusure aziendali ed esigenze familiari. Chi vuole godersi le ferie nel mese di agosto senza mettere in crisi le finanze può farlo…serve solo cambiare prospettiva. Accorciare il periodo del viaggio, prenotare in anticipo oppure a ridosso della partenza approfittando di offerte last minute, mostrare flessibilità nelle date e soprattutto provare a dormire fuori dal centro, magari valutando campeggi, appartamenti o hotel in aree limitrofe.

Ma quali sono le migliori mete dove andare in vacanza ad agosto spendendo poco? Ecco le destinazioni low cost che vi consigliamo.

Alghero

Con un po’ di flessibilità sulle date anche la Sardegna ad agosto non è proibitiva. Come risparmiare in una vacanza ad Alghero? Sfruttare comparatori prezzi per trovare il volo più conveniente, spesso a meno di 100 euro andata e ritorno, poi valutare appartamenti fuori dal centro o camping per abbassare i costi del pernotto.

Tra le cose da visitare, il centro storico all’interno delle mura con le sue torri e i bastioni più iconici affacciati sul mare. Per le spiagge, invece, le più belle sono quelle di San Giovanni e Le Bombarde. Come gita non lontana suggeriamo di spingersi fino a Capo Caccia dove si trova anche la grotta di Nettuno.

Marsiglia

Tutti pensano che la Francia sia cara, ed effettivamente la zona della Costa Azzurra non è delle più economiche, ma ci sono delle alternative. Marsiglia, per esempio, ha un fascino tutto suo, una storia importante e la si raggiunge facilmente con voli economici. Dormendo nei borghi nei dintorni è facile abbassare i costi del pernotto; in città ci sono anche numerosi ostelli, alcuni dei quali con bagno privato e camere doppie.

Cosa vedere? Il giro classico comincia dal Porto Vecchio, prosegue nel quartiere Le Panier e arriva al MuCEM e alla cattedrale La Major. Notre-Dame de la Garde richiede una salita, oppure un autobus, ma regala una delle viste migliori sulla città. Per le spiagge c’è l’imbarazzo della scelta spaziando da quelle più grandi del Prado fino alle calette nascoste.

Marsiglia, vista dal Porto
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Scoprire Marsiglia in estate

Ibiza

Ibiza ad agosto può essere low cost? Sì, mostrando flessibilità nelle date. Restando solo per 4 giorni si trovano ottimi voli economici, magari evitando il weekend. Per il pernotto conviene cercare a Sant Antoni, Es Canar o nella parte settentrionale dell’isola, controllando però la distanza dalle fermate degli autobus. Una camera leggermente più economica perde tutto il suo vantaggio quando obbliga a prendere il taxi ogni sera.

La città vecchia, Dalt Vila, si visita a piedi e offre bastioni, vicoli bianchi e scorci sul porto. Per una giornata di mare facile c’è Talamanca, a circa quindici minuti a piedi dal centro. Ses Salines è più scenografica e vivace; Cala Bassa ha acqua trasparente e zone ombreggiate dai pini. A nord, Portinatx mantiene un’atmosfera più familiare. Per poter restare nel budget il trucco è scegliere: stabilire una sola uscita importante con drink e locale e poi moderarsi nelle altre serate.

Skiathos

La Grecia sa essere low cost, o comunque offrire delle alternative più economiche. Con date flessibili, ad esempio a inizio o fine agosto, si trovano voli diretti a prezzi contenuti seppur a orari non proprio comodi. Dormire sull’isola greca non è eccessivamente costoso e si trovano ottimi pacchetti, anche mezza pensione o all inclusive, per chi vuole tenere il budget sotto controllo. Un motivo in più per sceglierla? Si può girare tranquillamente senza auto a noleggio… un bel risparmio!

La base più comoda resta Skiathos Town, ma nei periodi più costosi si può cercare lungo la strada che collega il capoluogo alle spiagge meridionali. Un servizio di autobus attraversa buona parte della costa e permette di evitare il noleggio dell’auto. Koukounaries è la spiaggia più conosciuta, circondata dal verde. Banana Beach è più vivace, Agia Paraskevi più comoda, mentre Lalaria, con ciottoli chiari e pareti rocciose, si raggiunge via mare quando le condizioni lo consentono.

Vista aerea panoramica estiva della città sull'isola di Skiathos
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Un incanto il mare di Skiathos

Dubrovnik

La Croazia è stata una meta low cost per molti anni, poi il boom turistico ha portato i prezzi alle stelle, ma con un po’ di attenzione e scegliendo bene il periodo si possono trovare buone opportunità non troppo costose. Voli a meno di 100 euro andata e ritorno per Dubrovnik, anche nel mese centrale dell’estate, sono assolutamente facili da trovare… anche last minute. Per dormire bisogna essere un po’ più smart e spostarsi dalle mura, meglio cercare nei comuni collegati con autobus urbani come Gruž e Lapad.

Non possiamo negare che siano le mura l’attrazione principale con la possibilità di visitare il vicino porto antico e il monastero francescano. Per chi vuole esplorare le vicinanze senza spendere troppo ci sono le isole Elafiti che si raggiungono facilmente con gite in giornata in barca.

Maratea

Non serve prendere l’aereo, per chi ha un’auto o una moto una buona idea è raggiungere la costa della Basilicata che non è estremamente battuta e per questo ha prezzi decisamente accessibili anche nel mese di agosto. Maratea è un gioiellino e si trovano case vacanza e residence a prezzi gestibili.

Il borgo è dominato dal monte San Biagio e dalla grande statua del Cristo Redentore. In basso si alternano porticcioli, scogliere e spiagge molto diverse tra loro. Cala Jannita colpisce per la sabbia scura; la spiaggia di Fiumicello è più semplice da raggiungere, mentre Acquafredda può diventare una base meno costosa del centro.

Vista dall'alto della costa di Maratea
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Spiagge da sogno a Maratea

Cilento

Ultima opzione pe avvicinarsi alle meravigliose spiagge di Capri che hanno conquistato i vip in estate ma senza spendere cifre folli è quella del Cilento. Con ottimi camping, case vacanza e hotel a prezzi interessanti è una buona opportunità anche per chi viaggia con i bambini. Chi vuole alternare archeologia e mare può fermarsi tra Paestum e Agropoli. Per le spiagge e le escursioni in barca sono più pratiche Ascea, Pisciotta-Palinuro o la stazione di Centola-Palinuro-Marina di Camerota. Tutte queste località si trovano lungo la linea ferroviaria costiera; per l’ultimo basta usare gli autobus.

Viaggio a Fanò – Othoní, il Salento della Grecia

Par : losiangelica
24 juillet 2026 à 14:00

Un angolo di paradiso dove trascorrere le vacanze? Sicuramente Fanò – Othoní, soprannominata “il Salento della Grecia”, conquista al primo sguardo con poche case, vecchie mulattiere e un susseguirsi di baie che sono difficili da individuare dalla terraferma.

Lontana dal turismo di massa che invade le isole greche, conserva l’autenticità e il carattere proprio grazie a questo “isolamento”. Difficile trovare alberghi e locali alla moda perché qui si continua a vivere seguendo il ritmo del mare e gli arrivi al porto.

Cosa vedere a Othoní

Una delle isole greche più misteriose, Fanò fa parte delle Diapontie nell’area nord ovest di Corfù. Nonostante la dimensione compatta di circa 6 chilometri di lunghezza, spicca per cime importanti che raggiungono i 400 metri d’altezza. Da alcuni punti è persino possibile vedere alcune coste italiane in lontananza se il cielo è limpido. Non è un’isola da visitare seguendo un elenco rigido di monumenti; la scoperta passa soprattutto dal mare, dai sentieri e dai piccoli villaggi sparsi che sorgono tra gli uliveti. Le attrazioni principali sono le spiagge, le grotte, il faro ottocentesco e i panorami che si aprono salendo verso l’interno.

La spiaggia di Calipso e il mito di Ulisse

La spiaggia più celebre è Aspri Ammos che tradotta dal greco significa “sabbia bianca”… un nome piuttosto eloquente. Il motivo per visitarla, però, è la presenza della Grotta di Calipso, una cavità suggestiva modellata dalle onde che, secondo le leggende, sarebbe quella descritto da Omero in Odissea. Secondo il mito la ninfa avrebbe trattenuto Ulisse qui per 7 anni prima di lasciargli riprendere il viaggio verso Itaca. Sicuramente è uno dei luoghi dell’Odissea da vedere per chi si è innamorato della versione cinematografica di Nolan.

Vista sulle coste di Fanò - Othoní in Grecia
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Visitare la splendida isola di Fanò – Othoní

Le spiagge più belle di Fanò

Aspri Ammos non è l’unico punto in cui fermarsi per una nuotata. La costa di Othoní alterna spiagge sabbiose, baie di ghiaia e piccoli approdi rocciosi. Sulla costa settentrionale si trova Fiki, una lunga spiaggia di sabbia e ciottoli bagnata da acque particolarmente limpide. Il fondale è adatto allo snorkeling e, secondo le testimonianze locali, conserva resti di antiche anfore e tracce di vecchi naufragi.

Altri gioielli? Imerovigli con sabbia bianca e finissima regala un paesaggio aperto ed essenziale con una vegetazione così rigogliosa da arrivare vicino al mare. Chi invece punta a più servizi, vicino al porto e al centro abitato c’è la baia di Ammos perfetta persino per chi viaggia con famiglie.

Una delle spiagge di Fanò - Othoní
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Fanò – Othoní custodisce splendide spiagge da scoprire

Sentieri, uliveti e villaggi dell’interno

L’interno dell’isola racconta un’altra anima. Lasciata la costa, la strada asfaltata cede il posto a sentieri, sterrati e antiche mulattiere che attraversano boschi di cipressi, uliveti e macchia mediterranea.

Sull’isola sono presenti 13 piccoli villaggi, alcuni composti da poche abitazioni. Tra questi c’è Horiò, raggiungibile da Ammos e noto per la posizione panoramica. Al tramonto la vista si allarga sul mare e sulle altre isole Diapontie. Camminando si incontrano vecchi ruderi, muretti in pietra, cappelle e letti di torrenti asciutti. Alcuni percorsi scendono verso calette deserte, dove i fondali ospitano ricci, stelle marine e numerose specie di pesci.

Il faro e i resti della fortezza veneziana

Sulla costa nord orientale sono custoditi i resti di una fortezza veneziana; continuando a camminare si raggiunge facilmente il faro che resta sempre molto suggestivo nonostante non sia tra i più appariscenti del Mediterraneo.

Dove si trova Fanò e come raggiungerla

Fanò si trova nel tratto di mare compreso tra il Canale d’Otranto e il nord del Mar Ionio. È l’isola più occidentale della Grecia e dista pochissimo dalle coste pugliesi e da Corfù. Il modo migliore per raggiungerla dall’Italia è volare fino a Corfù e poi proseguire via mare; durante la stagione estiva il numero di collegamenti in traghetto e motonave cresce.

Le 5 migliori destinazioni di mare in Italia

24 juillet 2026 à 10:44

Anno dopo anno, l’Italia si conferma una delle destinazioni preferite, sia dai viaggiatori italiani che da quelli internazionali, per trascorrere le vacanze estive. Oltre alle sue città e ai suoi monumenti famosissimi, il Paese si distingue anche per i suoi chilometri di costa e il suo patrimonio naturale: spiagge, calette e borghi.

Con l’arrivo dell’estate, le coste italiane diventano lo scenario perfetto per una vacanza all’insegna del relax, della gastronomia e della cultura. Dalle isole del Mediterraneo alle regioni del Sud, l’Italia offre destinazioni per tutti i gusti: luoghi esclusivi, angoli tranquilli lontani dalla folla e zone dove è ancora possibile respirare l’autentica essenza dello stile di vita italiano.

Uno dei modi migliori per scoprire questi luoghi è farlo in totale libertà, soprattutto nelle zone in cui le spiagge più belle si trovano lontano dalle principali città. Avere un’auto a disposizione durante il viaggio permette di creare il proprio itinerario, spostarsi comodamente e sfruttare al meglio ogni giornata. A questo scopo, piattaforme come DoYouItaly facilitano il confronto tra diverse opzioni di noleggio auto in Italia, aiutando a trovare la soluzione più adatta a ogni viaggio.

Ecco cinque destinazioni balneari imperdibili da scoprire quest’estate.

Sardegna, il gioiello blu del Mediterraneo

Cala Goloritzé
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Cala Goloritzé

Se c’è un luogo in Italia in grado di competere con alcune delle destinazioni tropicali più famose del mondo, questo è sicuramente la Sardegna. L’isola è conosciuta per le sue acque cristalline, le spiagge di sabbia fine e una costa dove la natura è la vera protagonista.

La Costa Smeralda, situata nella parte nord-orientale dell’isola, è una delle zone più conosciute. Le sue calette dalle acque turchesi e i suoi paesaggi mediterranei hanno trasformato quest’area in una delle destinazioni più esclusive del Paese. Ma la vera essenza della Sardegna si scopre anche nei suoi piccoli borghi costieri e sulle sue spiagge meno conosciute.

Tra queste spicca La Pelosa, vicino a Stintino, una delle spiagge più fotografate d’Italia grazie alla sua sabbia bianca e alle sue acque poco profonde. Merita una visita anche Cala Goloritzé, un piccolo gioiello naturale situato sulla costa orientale e protetto da imponenti formazioni rocciose alla quale si accede solamente a piedi o in barca.

L’isola è perfetta da esplorare on the road. Le distanze tra alcune delle spiagge rendono l’auto un’opzione molto pratica per chi vuole scoprire zone diverse senza limitarsi a un’unica località turistica.

Sicilia: spiagge tra storia, vulcani e tradizione

Sicilia
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Sicilia

La Sicilia rappresenta una delle migliori combinazioni di mare e cultura in Italia. L’isola più grande del Mediterraneo offre chilometri di costa, borghi ricchi di storia e una gastronomia che è diventata una delle sue principali attrazioni.

Una delle destinazioni più popolari è San Vito Lo Capo, una località incastonata tra montagne e mare che ospita una delle spiagge più belle del Paese. La sua sabbia chiara e le acque tranquille la rendono il luogo ideale per trascorrere qualche giorno all’insegna del relax.

Un altro dei paesaggi più spettacolari è la Scala dei Turchi, una formazione rocciosa bianca che si erge sul mare e che è diventata uno dei simboli naturali della Sicilia. Il suo profilo contrasta con il blu del Mediterraneo, regalando una delle immagini più iconiche dell’isola.

Oltre alle sue spiagge, la Sicilia invita a scoprire le sue città e i suoi borghi. Da Palermo a Catania, passando per piccoli comuni costieri, l’isola offre un itinerario completo per i viaggiatori alla ricerca di molto più che sole e mare.

Noleggiare un’auto permette di scoprire questa varietà di paesaggi con maggiore flessibilità, soprattutto in una regione dove molte spiagge e punti panoramici si trovano al di fuori degli itinerari più conosciuti.

Costiera Amalfitana, la costa italiana diventata un’icona mondiale

Costiera Amalfitana
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Costiera Amalfitana

Poche zone costiere hanno un’immagine riconoscibile come quella della Costiera Amalfitana. Situata a sud di Napoli, questa regione è diventata una delle destinazioni più fotografate d’Italia grazie ai suoi borghi arroccati sulle scogliere, alle sue strade panoramiche e alle sue viste sul Mediterraneo.

Positano è il paese più famoso della Costiera. Le sue case colorate che scendono lungo la montagna e la sua spiaggia affacciata sul mare formano uno degli scorci più emblematici e fotografati del Paese. Tuttavia, la Costiera Amalfitana è molto più di Positano.

Amalfi, Ravello e Praiano sono altre tappe imperdibili per scoprire questa zona così famosa.

Esplorare questa Regione richiede una certa pianificazione, poiché le sue strade sono strette e ricche di curve, ma viaggiare in auto permette di godersi il percorso con maggiore libertà e di fermarsi nei punti panoramici o nei piccoli borghi che spesso passano inosservati.

Puglia, la destinazione del Sud che conquista i viaggiatori

Puglia
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Puglia

Negli ultimi anni, la Puglia è diventata una delle regioni italiane con la maggiore crescita turistica. Uno dei suoi luoghi più conosciuti è Polignano a Mare, un borgo costruito sulle scogliere dove la spiaggia di Lama Monachile è diventata un vero e proprio simbolo. Circondata dalla roccia e bagnata da acque trasparenti, è una delle spiagge più belle del Paese.

Ma il vero tesoro della Puglia si trova nel Salento, una zona dove si susseguono spiagge di sabbia fine e acque cristalline. Qui è possibile trovare angoli più tranquilli e paesaggi naturali perfetti per staccare dalla routine.

Le dimensioni della regione e la distribuzione delle sue spiagge la rendono una destinazione ideale da esplorare in auto, alternando giornate al mare a visite nei borghi storici e nei ristoranti dove assaggiare alcuni dei piatti più tradizionali del Sud Italia.

Isole Eolie, natura vulcanica di fronte al Mediterraneo

Isole Eolie
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Isole Eolie

L’ultima destinazione di questa lista ci porta alle Isole Eolie, un arcipelago situato al largo della costa settentrionale della Sicilia e famoso per i suoi paesaggi di origine vulcanica.

Ogni isola offre un’esperienza diversa. Lipari, la più grande, è un punto di partenza perfetto per scoprire l’arcipelago. Vulcano sorprende per i suoi paesaggi vulcanici e le sue acque termali, mentre Salina si distingue per la sua natura rigogliosa e la sua atmosfera tranquilla.

Se stai organizzando un viaggio in Sicilia, vale davvero la pena dedicare almeno una giornata alla scoperta delle Isole Eolie. Raggiungerle in barca e trascorrere una giornata tra acque cristalline, paesaggi vulcanici e piccoli borghi è un’esperienza speciale che permette di arricchire il viaggio con una parentesi diversa dal solito. Un’escursione perfetta per staccare la spina e scoprire uno degli angoli più affascinanti del Mediterraneo.

Italia, una destinazione di mare da scoprire senza fretta

Le spiagge italiane dimostrano che il Paese è molto più delle sue grandi città e del suo patrimonio storico. La Sardegna, la Sicilia, la Costiera Amalfitana, la Puglia e le Isole Eolie rappresentano cinque modi diversi di vivere il mare: dall’avventura e dalla natura al lusso e alla tranquillità.

Per vivere questi itinerari con maggiore comodità, viaggiare in auto offre una libertà difficile da ottenere con altri mezzi di trasporto. Confrontare le diverse opzioni prima di partire permette di trovare il veicolo più adatto a ogni tipo di vacanza.

Con servizi come DoYouItaly, i viaggiatori possono organizzare il proprio itinerario in Italia e scoprire alcune delle destinazioni balneari più spettacolari del Paese, con la libertà di decidere quando fermarsi, cosa visitare e quanto tempo dedicare a ogni angolo.

In viaggio tra cascate degli Dei, canyon leggendari e terre che fumano: il Diamond Circle in Islanda

21 juillet 2026 à 18:00

Chi raggiunge l’Islanda per la prima volta finisce quasi sempre lungo il celebre Golden Circle. Non è di certo sbagliato, ma spostandosi più a nord si ha l’occasione di intraprendere un itinerario in grado di regalare scenari ancora più spettacolari e una sensazione di libertà immensa (sì, l’isola è davvero Maestra in tutto ciò). Il Diamond Circle, infatti, racchiude l’essenza del posto in circa 250 km, attraversando una delle aree geologicamente più attive del pianeta, là dove la placca nordamericana e quella euroasiatica continuano ad allontanarsi, modellando il territorio attraverso eruzioni, terremoti e sorgenti geotermiche.

Inaugurato ufficialmente come itinerario turistico nel 2020, è un susseguirsi di strade panoramiche che si snodano fra vallate modellate dai ghiacciai, distese laviche, coste battute dal Mare di Groenlandia e canyon scavati da fiumi impetuosi alimentati dalle grandi calotte glaciali dell’interno. In pochi chilometri si passa dal verde intenso di una foresta di betulle ai colori ocra di una valle geotermica, fino al nero assoluto della lava solidificata.

Anche la storia accompagna il tragitto: antiche saghe nordiche, leggende dedicate agli dèi vichinghi e avvenimenti che hanno cambiato il destino dell’Islanda si intrecciano con una natura che riesce a imporsi su qualsiasi presenza umana. Qui, in sostanza, si segue il ritmo della Terra.

Le tappe più belle del Diamond Circle

L’itinerario può essere percorso in senso orario oppure antiorario, anche se molti viaggiatori scelgono di partire da Akureyri, considerata la capitale dell’Islanda settentrionale. Pur essendo completabile in una giornata, almeno 2 giorni permettono di assaporarne davvero l’atmosfera, dedicando spazio anche alle numerose deviazioni disseminate lungo il percorso.

Goðafoss, la Cascata degli Dei (48 km – 40 min da Akureyri)

Il nome Goðafoss, tradotto, significa “Cascata degli Dei” ed è un salto d’acqua largo circa 30 metri e alto 12 che però appare quasi perfettamente semicircolare, creando un anfiteatro naturale nel quale il fiume glaciale Skjálfandafljót sprigiona tutta la propria energia.

Il panorama cambia completamente a seconda del punto di osservazione: entrambe le sponde regalano prospettive differenti, unite da un ponte pedonale che attraversa il fiume poco più a valle. Da qui compare anche Geitafoss, una cascata più raccolta che completa un quadro già straordinario.

Goðafoss, Islanda
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La maestosa Goðafoss

Húsavík, la capitale islandese dell’avvistamento delle balene (58 km – 50 min)

Affacciata sulla baia di Skjálfandi, Húsavík possiede un carattere profondamente legato al mare. Case dai tetti colorati, pescherecci, caffetterie e piccoli ristoranti che si specchiano sul porto contribuiscono a dar vita a un’atmosfera sorprendentemente vivace per una cittadina di appena poche migliaia di abitanti.

Il suo soprannome, “Capitale islandese del whale watching”, racconta perfettamente la sua vocazione: le acque fredde e ricche di plancton attirano numerose specie di cetacei durante gran parte dell’anno. Megattere, balenottere minori, delfini dal becco bianco e, in alcuni periodi, persino orche popolano questo tratto di mare, rendendo Húsavík uno dei migliori punti d’Europa dedicati all’osservazione dei grandi mammiferi marini.

Ásbyrgi, il canyon che secondo la leggenda porta l’impronta del cavallo di Odino (66 km – 55 min)

Il paesaggio muta ancora una volta e si riempie di pareti verticali alte fino a 100 metri che racchiudono un enorme canyon a ferro di cavallo lungo oltre 3,5 km. Sì, parliamo di una delle formazioni naturali più insolite dell’intera Islanda.

Dal punto di vista scientifico, Ásbyrgi nacque migliaia di anni fa grazie a un’immensa inondazione glaciale provocata dal rapido svuotamento di un lago intrappolato sotto il ghiaccio. L’enorme massa d’acqua scavò il terreno con una forza impressionante, lasciando la caratteristica forma semicircolare visibile ancora oggi.

La mitologia nordica preferisce però una spiegazione molto più poetica: secondo la leggenda, quel gigantesco ferro di cavallo sarebbe l’impronta lasciata da Sleipnir, il cavallo a 8 zampe appartenente a Odino. Sul fondo del canyon, tra le altre cose, cresce una delle foreste di betulle più rigogliose dell’isola, circostanza piuttosto rara in un Paese caratterizzato da vaste distese prive di alberi. Sentieri facili attraversano il bosco fino al piccolo lago Botnstjörn, le cui acque riflettono le alte pareti basaltiche.

Poco distante si apre anche la valle di Vesturdalur, celebre per Hljóðaklettar, le “Scogliere dell’Eco”, con colonne di basalto contorte, archi naturali e grotte nate dal raffreddamento della lava.

Dettifoss, la forza dell’acqua allo stato puro (63 km – 55 min)

Il rombo arriva molto prima della cascata, perché vibra nell’aria, attraversa il terreno e accompagna gli ultimi metri del sentiero fino al punto panoramico. È in quel momento che compare Dettifoss, una distesa d’acqua color grigio latte che precipita improvvisamente nel canyon scavato dal fiume Jökulsá á Fjöllum.

Con una larghezza di circa 100 metri e un salto di 45 metri, viene considerata la cascata più potente d’Europa per volume d’acqua. La corrente, alimentata dal ghiacciaio Vatnajökull, trascina sabbia vulcanica e sedimenti glaciali che conferiscono al fiume il caratteristico colore opaco. Il risultato è uno spettacolo primordiale, dominato da una forza difficile da descrivere.

Dettifoss in Islanda
iStock
Magica cascata islandese di Dettifoss

Dettifoss è entrata anche nella storia del cinema grazie alla sequenza iniziale del film Prometheus di Ridley Scott, scelta per rappresentare un pianeta ancora dominato dalle forze della natura. Pochi minuti più a monte c’è pure un’altra meraviglia che prende il nome di Selfoss, decisamente più bassa ma molto più ampia.

Lago Mývatn e l’universo vulcanico del Diamond Circle (74 km – 1h)

L’ultima grande tappa racchiude un concentrato di fenomeni geologici difficili da trovare altrove. Mývatn, il cui nome significa “Lago dei moscerini”, occupa il 4° posto fra i laghi naturali più estesi dell’Islanda. Insetti minuscoli popolano la zona durante l’estate, senza però rappresentare un pericolo. Molto più interessante risulta la sua eccezionale biodiversità, in quanto considerato uno dei paradisi europei dedicati al birdwatching.

L’intera regione appare quale un laboratorio geologico a cielo aperto. Gli pseudocrateri di Skútustaðagígar costituiscono uno degli esempi più affascinanti. Malgrado l’aspetto, questi rilievi circolari non sono veri crateri vulcanici. Si formarono quando la lava incandescente raggiunse terreni paludosi, provocando gigantesche esplosioni di vapore che modellarono il paesaggio.

Pochi chilometri più avanti, per la precisione ai piedi del monte Námafjall si apre Hverir, una delle aree geotermiche più spettacolari dell’Islanda. Fumarole, pozze di fango ribollente e depositi minerali color ocra, giallo e arancione trasformano il terreno in una tavolozza naturale. Il vapore fuoriesce continuamente dal sottosuolo, ricordando quanto la crosta terrestre, in questa parte dell’isola, sia sottile e instabile.

Proseguendo verso il sistema vulcanico di Krafla, protagonista di una lunga serie di eruzioni fra il 1975 e il 1984, emergono immense distese laviche ancora attraversate da fumarole. Qui si trova anche Víti, un cratere esplosivo di circa 300 metri di diametro nato durante la violenta eruzione del 1724, passata alla storia quale inizio dei cosiddetti Mývatn Fires.

L’itinerario regala ancora un’ultima sorpresa a Dimmuborgir, soprannominata “La Città Oscura” oppure “I Castelli Neri”. Archi, torri e pilastri di lava solidificata ricordano le rovine di una fortezza gigantesca. Secondo il folklore islandese questo labirinto sarebbe la dimora dei tredici Jólasveinar, i curiosi personaggi del Natale locale, metà folletti e metà troll, protagonisti delle tradizioni popolari dell’isola.

Chi desidera una pausa può raggiungere anche la piccola grotta lavica di Grjótagjá, celebre per la sorgente termale color turchese nascosta al suo interno. In passato rappresentava un angolo dedicato ai bagni caldi naturali, ma l’intensa attività vulcanica degli anni ’70 fece aumentare notevolmente la temperatura dell’acqua, rendendola inadatta alla balneazione. Oggi, tuttavia, rimane uno degli angoli più suggestivi dell’intera regione.

Tre giorni a Sarajevo: viaggio (del cuore) nella città che ha saputo rinascere

21 juillet 2026 à 14:00

Ci sono viaggi che si fanno non tanto per divertirsi e svagarsi, ma per arricchirsi culturalmente e umanamente. E un viaggio a Sarajevo è proprio questo (benché il divertimento e lo svago non manchino affatto, anzi).

La Capitale della Bosnia ed Erzegovina è una città incredibilmente interessante, non soltanto per la sua recentissima storia (che si capisce solo andando sul posto e parlando con i local), ma per quella antica, che l’ha portata a essere quella che è (prima l’invasione turca, poi quella austro-ungarica), per le sue tradizioni ben radicate, per la sua posizione geografica, che ancora oggi cela qualche tensione politica e religiosa. Ma è una città tranquillissima, intendiamoci, da visitare per un long weekend, grazie ai voli low cost che la collegano all’Italia (WizzAir da Roma, Ryanair da Milano-Bergamo).

Se avete amato Istanbul, per il suo mix di tradizioni, architetture e stile di vita tra Oriente e Occidente, Sarajevo vi darà le stesse sensazioni. Con qualcosa in più.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il lungofiume Miljacka a Sarajevo

Cosa vedere a Sarajevo in 3 giorni

Inutile girarci intorno: la città è stata distrutta per circa il 90% tra il 1992 e il 1995 e ora è completamente riscostruita; pertanto, ciò che si vede è quasi tutto nuovo, talvolta rifatto in maniera identica, in altri casi invece no e gli effetti della guerra sono – appositamente – ben visibili. In tre giorni potete scoprire i principali highlight di Sarajevo e farvi un’idea della città. Il consiglio, tuttavia, è quello di farsi accompagnare da una guida, fondamentale per spostarsi in alcuni punti significativi e per entrare appieno nel mood (le guide hanno moltissimi aneddoti da raccontare che non trovate in nessuna guida scritta).

Il lungofiume Miljacka

Sarajevo è circondata dalle montagne (che nel 1984 hanno ospitato la XIV edizione dei Giochi Olimpici invernali) e si trova in una conca attraversata dal fiume Miljacka, che divide il centro storico dalla zona più nuova. Tutto il lungofiume, su entrambi i lati, è una bellissima passeggiata da fare a piedi o in bicicletta (bike sharing e monopattini a noleggio non mancano neppure qui). Lungo il fiume si affacciano alcuni dei palazzi più belli e signorili della città: ambasciate, edifici Liberty, musei.

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Il ponte Festina Lente a Sarajevo

Vijećnica

Uno di questo è Vijećnica, simbolo di Sarajevo. È il più grande e rappresentativo edificio del periodo austro-ungarico in tutta la città, anche se non è l’originale. L’architetto dell’epoca volle costruirlo in stile pseudo-moresco ispirandosi all’arte islamica, in particolare all’Alhambra di Granada, in Spagna. Ai tempi della guerra, era la biblioteca cittadina, con 1,5 milioni di volumi e più di 155.000 tra libri rari e manoscritti. Fu però distrutto da un incendio durante l’assedio di Sarajevo del ’92 da parte dei serbi e oggi è stato ricostruito tale e quale. Ospita la sede del Municipio, ma anche il museo della biblioteca e, in alcune sale, sono stati raccolti i libri sopravvissuti al grande rogo (circa il 90% del patrimonio della biblioteca andò perduto) e alcune opere d’arte moderna, in attesa della realizzazione del nuovo Museo di arte contemporanea, Ars Aevi.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Vijećnica, il simbolo di Sarajevo

Ars Aevi

Ars Aevi è il museo di arte contemporanea ospitato provvisoriamente in un’ala del complesso di Skenderija lungo il fiume, costituito durante la guerra come resistenza di cultura. Ospita oltre 120 opere di noti artisti internazionali, tra cui Michelangelo Pistoletto. La sua storia è meravigliosa. All’inizio degli Anni ’90, mentre la città era sotto assedio, l’artista bosniaco Enver Hadžiomerspahić prese un’iniziativa che era parsa folle: realizzare un museo di arte contemporanea a Sarajevo. Dal 1993 in poi, Enver si è dedicato a raccogliere opere d’arte dei più grandi artisti contemporanei. Finalmente, grazie al sostegno dell’Italia, è iniziata la fase esecutiva del nuovo progetto, disegnato nel 1999 dall’architetto Renzo Piano, nominato nel ‘94 ambasciatore Unesco di buona volontà per l’architettura.

Ponti sul fiume Miljacka

Oltre al progetto, Piano – assieme ad altri partner italiani – ha finanziato la costruzione di uno dei 22 ponti sul fiume Miljacka vicino all’area dove è prevista la nascita della struttura museale che speriamo di vedere presto realizzata. Dopo il ponte disegnato da Gustave Eiffel, il Ponte Latino, che fu teatro dell’assassinio dell’erede al trono dell’Impero austro-ungarico Francesco Ferdinando, il ponte Festina Lente (che significa “Affrettati lentamente”), e il ponte di Vrbanja, dove morirono le prime vittime della guerra nel 1992, è il più fotografato di Sarajevo.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il luogo dell’assassinio di Francesco Ferdinando d’Austria

Inat Kuća

Proprio di fronte a Vijećnica, sull’altra sponda del fiume, c’è un piccolo edificio storico, uno dei pochi rimasti a Sarajevo, che ospita la trattoria Inat Kuća che serve cucina tradizionale bosniaca: ebbene, ai tempi dell’arrivo delle truppe austro-ungariche questo edificio si trovava sul lato opposto, ma poiché il proprietario si rifiutò di farlo abbattere per costruire il nuovo Municipio, venne trasferito mattone su mattone dove si trova ora.

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©Visit Sarajevo
Il Ponte Latino a Sarajevo

Il centro storico

Baščaršija è il centro storico di Sarajevo. In questo quartiere di stampo ottomano, tra vicoli, negozi di artigianato, bar dove si fuma la shisha (o narghilè) e si beve l’acqua di rose o il caffé (che non ha ulla a che fare con il nostro né con quello turco), ci troviamo nel cuore pulsante della città, nell’antico bazar, dove l’andirivieni dei cittadini che fanno acquisti e che si recano alla grande moschea si mischia al via vai dei turisti, sempre più numerosi. La strada principale che lo attraversa è via Kazandžiluk, e vi si affacciano i principali esercizi commerciali, tra cui anche negozi di design. E c’è anche la via più stretta della città, Ulica Ćulhan, dove a malapena passa una persona.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Tra i vicoli di Baščaršija, il centro storico di Sarajevo

Sebilj

Simbolo del quartiere che si erge in mezzo al leggero pendio della piazza di Baščaršija è la Sebilj, la tipica fontana ubicata nei pressi di una moschea, che, in questo caso, ha la forma esagonale ed è fatta di legno in quanto fu realizzata dall’amministrazione asburgica.

Moschea Gazi Husrev-beg

La moschea Gazi Husrev-beg che si può visitare (le donne devono ricordarsi di portare sempre dietro una pashmina per coprire il capo e, tutti, di indossare le calze) prende il nome da un importante governatore ottomano nonché il più grande benefattore di Sarajevo, vissuto a cavallo tra i ‘400 e il ‘500, che trasformò la città in un fiorente centro culturale. La moschea è stata la prima al mondo a dotarsi di illuminazione elettrica nel 1898. Questo capolavoro ottomano rappresenta il simbolo della ricca storia di Sarajevo, della sua resilienza e della diversità culturale, nonché un angolo di pace e silenzio nel caso del quartiere storico.

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La Sebilj, la tipica fontana musulmana nella piazza di Baščaršija

Torre dell’Orologio

A lui si deve anche la realizzazione della Torre dell’Orologio che si trova vicino alla moschea. Alta 30 metri, ha l’unico orologio lunare in Europa, secondo il quale la mezzanotte coincide con il tramonto a Sarajevo. Poiché la durata del giorno cambia quasi quotidianamente, l’orologio deve essere regolato manualmente in modo continuo, cosa che il muvekit fa una volta alla settimana salendo i 76 gradini di legno.

Museo di Gazi Husrev-beg

Dietro la moschea, in quella che era l’antica madrasa, la scuola islamica risalente al XVI secolo, si trova anche il Museo di Gazi Husrev-beg, aperto nel 2015 e dedicato alla conservazione e alla valorizzazione dell’eredità di Gazi Husrev-beg. La mostra permanente del museo offre uno spaccato della tradizione islamica dei bosgnacchi, con manufatti legati a diversi aspetti della vita quotidiana. La collezione comprende oltre 1.200 oggetti.

Sarajevo Meeting of Cultures

Da metà della lunga via Ferhadija, una linea chiamata Sarajevo Meeting of Cultures divide la città vecchia da quella moderna e segna la convergenza delle influenze orientali e occidentali di Sarajevo e la transizione tra gli stili architettonici ottomano e austro-ungarico. Oltrepassata questa riga, infatti, lo stile degli edifici cambia completamente ed è molto interessante vedere i due aspetti della città.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Sarajevo Meeting of Cultures

Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù

Ed è proprio oltre la linea, in una grande piazza che svetta la Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù conosciuta anche come Katedrala Srca Isusova che fu completata nel 1889. Al suo esterno si erge una scultura dedicata a Papa Wojtyla, che ricorda la storica visita di Papa Giovanni Paolo II a Sarajevo nell’aprile del 1997 portando un forte messaggio di pace e riconciliazione nella città reduce dalla guerra. Al suo interno ci sono spettacolari vetrate.

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La Cattedrale del Sacro Cuore di Gesù

Galerija 11/07/95

Da non perdere nel quartiere è il piccolo ma super toccante museo Galerija 11/07/95, dedicato al genocidio di Srebrenica iniziato proprio in quella data.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Galerija 11/07/95, il museo dedicato al genocidio di Srebrenica

I luoghi della guerra

Impossibile visitare Sarajevo senza fare il tour dei luoghi legati alla guerra in Bosnia che si è svolta tra il ‘92 e il ’95, ma che ha avuto conseguenze ancora oggi ben visibili praticamente ovunque in città (tra i simboli ci sono le famose Rose di Sarajevo visibili sui marciapiedi di tutta la città). Per fare questo giro è consigliato vivamente di affidarsi a una guida specializzata perché ciò che non si vede con gli occhi lo si ascolta con il cuore… Vi racconterà di cosa è accaduto veramente, del tema di grande attualità dei safari di Sarajevo e vi mostrerà i luoghi più turistici ma anche quelli che pochi conoscono.

Sniper Alley

l primo dei luoghi da visitare è la tristemente celebre Sniper Alley (in lingua bosniaca Snaiper alea) o “viale dei cecchini” il cui nome vero è Ulica Zmaja od Bosne (Strada del dragone di Bosnia). Si tratta di un viale lungo 8 km che attraversa la città collegando la parte industriale con l’aeroporto e che veniva preso di mira dai cecchini serbi che si appostavano sulle alture o all’interno dei grattacieli (sulle cui facciate ancora oggi sono ben visibili i fori di pallottole) che si trovano tutt’attorno a Sarajevo. Ancora oggi sono in corso indagini perché i cecchini non erano solamente militari in guerra, ma anche civili provenienti da altri Paesi che pagavano per uccidere donne, bambini e chiunque transitasse lungo questo viale.

Tunnel della speranza

Proprio per riuscire a bypassare questo viale e poter attraversare la città, in quegli anni a Sarajevo furono realizzati dei tunnel sotterranei. Il più famoso e visitabile è il Tunnel of Hope (Tunnel della speranza o della salvezza) che passava al di sotto dell’area neutrale dell’aeroporto istituita dalle Nazioni Unite 8che comunque non era sicura al 100%). Il sito ospita anche una sala proiezioni che mostra i video di allora, di come venne costruito nel 1993 e di come veniva usato per far passare armi, ma anche viveri, animali e persone naturalmente. Il tunnel originale si estendeva per circa 800 metri di lunghezza ed era alto 1,60 m. e largo circa 80 cm.. Oggi lo hanno un po’ alzato, allargato e illuminato, almeno in un breve tratto, per consentire ai visitatori di percorrerne circa 200 metri e rendersi conto di cosa significasse attraversarlo. Ai tempi, c’erano degli adetti posizionati alle due estremità che davano il via onde evitare che troppe persone si incrociassero in uno spazio sotterraneo così angusto. Si tratta del luogo più visitato a Sarajevo. Il biglietto d’accesso si paga solo in contanti e in moneta locale che è il Marco della Bosnia-Erzegovina.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Dentro il Tunnel della speranza di Sarajevo

Cimitero ebraico

Tra i luoghi preferiti dai cecchini c’era il cimitero ebraico che si trova sulle alture della città, un posto che fa davvero venire i brividi e da dove in effetti si vede tutta la città dall’alto (si raggiunge in auto).

Holiday Inn Hotel

Un altro luogo simbolo della guerra è l’Holiday Inn Hotel che si trova nei pressi del Museo nazionale e della Sniper Alley. Questa struttura moderna dalla facciata gialla inconfondibile fu progettata dal celebre architetto bosniaco Ivan Straus e fu costruita per le Olimpiadi dell’84. Ha ospitato sportivi, personaggi illustri, politici e celebrity, ma è stata uno dei simboli della guerra in quanto era qui che alloggiavano tutti i giornalisti inviati dai media internazionali che hanno raccontato i fatti ed è ancora oggi un hotel dove si può soggiornare. Durante l’assedio, il corrispondente della BBC, Martin Bell, descrisse l’Holiday Inn come “ground zero”: solo nella primavera e nell’estate del 1992,la struttura fu colpita più di cento volte. Dopo la firma degli Accordi di pace di Dayton nel dicembre 1995, che posero fine alla guerra in Bosnia, l’hotel ospitò gran parte di quell’esercito di “internazionali” giunti a Sarajevo all’avvio della ricostruzione post-bellica.

Musei della guerra

Per chi volesse approfondire, ci sono tre musei che meritano di essere visitati: il primo è il Museo dei Crimini contro l’umanità e i Genocidi, il secondo è il War Childhood Museum e il terzo è il Museo Nazionale della Bosnia ed Erzegovina. I primi due sono nel quartiere Baščaršija a quattro minuti a piedi l’uno dall’altro, mentre il terzo si trova nei presi dell’Holiday Hotel. Sono estremamente toccanti e coinvolgenti (specie quello dedicato ai bambini) e riportano alcune scene molto crude che fanno effettivamente realizzare cosa può essere stato l’assedio di Sarajevo. Il Museo Nazionale fu fondato nel 1888 durante l’occupazione austro-ungarica ed è il museo più antico del Paese. I quattro padiglioni interni sono collegati da terrazze e ospita il giardino botanico.

Museo dei veterani

Infine, c’è posto che solo alcune guide conoscono, un museo privato accessibile solo dietro prenotazione ed è il Museo dei veterani. Nato come luogo d’incontro dei veterani della guerra in Bosnia, è diventato un museo di circa 300 metri quadrati che raccoglie all’incirca 300 memorabilia dei combattenti bosniaci e altrettante fotografie ma soprattutto le loro storie. Qui, infatti, si possono incontrare ex militari che raccontano ai visitatori della guerra e della situazione attuale della Bosnia Erzegovina. C’è anche una delle tante uscite del Tunnel della Speranza che si può ripercorrere e questo è un po’ più reale rispetto al museo aperto a tutti i visitatori.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Museo dei veterani di Sarajevo

Luoghi di svago

Girando per Sarajevo, dell’atmosfera della guerra tra la gente ormai non si respira più l’aria, almeno apparentemente. Qui l’ambiente è molto spensierato e lo si nota osservando la vita quotidiana, fatta di gente che prende tranquillamente il tram che percorre la Sniper Alley, che gira a piedi e in bicicletta, che frequenta caffè, ristoranti, trattorie e locali notturni.

Per entrare nel mood di Sarajevo, vi consigliamo di non perdervi alcuni luoghi che ricordano un po’ l’Europa degli Anni ’90. Tra i locali più celebri c’è il Caffe Tito vicino a Museo della storia. Tra pareti rosse e verdi, c’è un’esposizione di ogni sorta di materiale bellico, dai kalachnikov appesi alle pareti agli elmetti sul soffitto e usati come portalampade. Un piccolo museo dove non mancano un busto in bronzo del leader della Jugoslavia, Tito, e le sue foto incorniciate. Nel dehor si può stare seduti su una cassa per munizioni di mortaio, sorseggiando un boccale di birra Nektar.

Altro locale un po’ vintage ma che va molto tra i giovani di Sarajevo è il Kino Bosna, the place to be se vi trovate in città il lunedì sera. Un tempo era un cinema, ma sul palco si sono tenuti concerti e altri eventi. Oggi suonano musica bosniaca dal vivo. Per gli amanti degli spettacoli live, ci sono anche il Balkan Express dove sembra di entrare in un appartamento Anni ’60, con carta da parati alle pareti, boiserie e quadri, il Bosnian Cultural Center dove si tengono concerti e, infine, il Cafe RajvoSA, un locale super rustico molto local.

Se cercate qualche ristorante tipico, ce ne sono diversi in centro e nelle zone turistiche, ma gli abitanti di Sarajevo amano frequentare le trattorie che si nascondono tra le case private sulle colline, magari nei pressi della Fortezza Gialla, con una meravigliosa vista sulla città.

Un viaggio a Sarajevo dovrebbe rientrare nei programmi di gite scolastiche degli studenti italiani (come del resto quelli, per motivi diversi, ma legati alla stessa fase storica, ad Auschwitz e a Norimberga). Dovrebbero andarci le famiglie, la Gen Z, ma anche i Millennial che, pur essendo cresciuti negli stessi anni della guerra in Bosnia ed Erzegovina, non hanno idea di cosa succedesse in quel Paese mentre loro pensavano a vestirsi come i Paninari. Ma c’è un altro motivo più pratico per andare a Sarajevo: è stata eletta la città più low cost d’Europa del 2026.

Tra le pietre di Apollonia e il respiro del Mar Nero c’è una città che sa ancora di sale e notti d’estate: Sozopol

20 juillet 2026 à 18:00

I brillanti colori del Mar Nero appaiono prima ancora della città: la strada da Burgas corre per circa 35 km verso sud e, a un certo punto, l’orizzonte si apre e le costruzioni si fanno più rade. Poi arrivano le case, il porto, le barche e quella penisola antica che sembra sporgersi sull’acqua con una certa ostinazione. È Sozopol, città sulla costa bulgara, che tendenzialmente conta circa 5.000 abitanti ma in estate la sua voce cresce parecchio.

È una delle località balneari più frequentate del Paese, anche se il suo fascino arriva da molto più lontano rispetto agli ombrelloni e ai beach bar. Qui la storia ha iniziato a lasciare tracce circa 7.000 anni fa, quando sulla baia sorse un insediamento neolitico. Nel 610 a.C. i coloni di Mileto, città dell’Asia Minore, fondarono Apollonia, una città-stato dedicata ad Apollo. Questa crebbe grazie alle rotte commerciali del Mar Nero e arrivò a possedere un tempio dedicato ad Apollo Iatros, Apollo il Guaritore.

Gli scrittori antichi raccontano di una statua colossale del dio alta 13 metri. Nel 72 a.C. le legioni romane di Marco Lucullo conquistarono la città, la saccheggiarono e portarono la statua a Roma come bottino di guerra. Poi arrivarono la ricostruzione, il cristianesimo, le fortificazioni bizantine, i Bulgari e secoli di trasformazioni. Apollonia divenne Sozopolis, la “Città della Salvezza“.

Cosa vedere a Sozopol

A colpire, probabilmente più di tutto il resto, è il modo in cui la località si stringe attorno alla penisola, tra pietra, legno e mare. Il centro storico fu dichiarato Riserva Museo con Decreto Ministeriale n° 320 del 7 settembre 1974 e comprende oltre 180 abitazioni storiche.

Il centro storico e le case della Scuola del Mar Nero

Le strade lastricate salgono e scendono tra edifici costruiti soprattutto tra la metà del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Le case hanno fondamenta in pietra, piani superiori rivestiti in legno, balconi ravvicinati e cortili piccoli, spesso nascosti dietro portoni discreti. È la cosiddetta Scuola del Mar Nero di architettura, una tradizione edilizia nata per rispondere al clima e alla vita della costa.

Tra gli edifici più noti figurano la Casa Marieta Stefanova, la Casa Kreanoolu, la Casa Todor Zagorov, la Casa Kurtidi e la Casa Dimitri Laskaridis. La Casa Kurtidi ospita il Museo Etnografico e merita una visita anche per la vista sulla baia.

Il Museo Archeologico

Accanto al porto, il Museo Archeologico custodisce la parte più remota dell’identità locale. Le collezioni coprono un arco temporale che va dal V millennio a.C. fino al XVII secolo d.C. e narrano il passaggio da insediamento preistorico a colonia greca, poi città romana e centro cristiano.

Tra gli oggetti più suggestivi ci sono ancore e strumenti in pietra e piombo, ceramiche greche dipinte, anfore antiche e medievali. La sezione di arte cristiana amplia il racconto fino ai secoli XVII-XIX. Qui si trova anche il piccolo contenitore con iscrizione greca legato al trasferimento delle reliquie di San Giovanni Battista sull’isola di Sveti Ivan.

La chiesa dei Santi Cirillo e Metodio

La chiesa dei Santi Cirillo e Metodio ha un ruolo speciale nella storia recente di Sozopol: nel 2010, durante gli scavi sull’isola di Sveti Ivan, proprio qui furono rinvenute le reliquie attribuite a San Giovanni Battista e oggi attirano pellegrini da diversi Paesi.

L’atmosfera è raccolta, senza scenografie da grande santuario. Una candela accesa, il profumo della cera e il silenzio dell’interno raccontano molto della devozione ortodossa bulgara.

Le mura antiche e la passeggiata sul mare

Le fortificazioni ricordano il ruolo strategico della penisola. Le mura furono rafforzate in epoca bizantina nel V secolo e alcuni tratti sono stati restaurati. La parte sud-orientale offre un colpo d’occhio particolarmente bello, con la pietra da una parte e il Mar Nero dall’altra.

La sera la luce cambia tutto: le vecchie barche, il profilo della costa e le mura assumono tonalità calde, mentre il tratto chiamato informalmente “The Wall” raccoglie ristoranti affacciati sull’acqua.

L’isola di Sveti Ivan

A circa 1 km dalla costa, Sveti Ivan è la più grande isola bulgara del Mar Nero. Ha una superficie di 66 ettari ed è una riserva naturale e archeologica protetta. Il faro guida le navi verso la baia di Burgas, mentre i resti del monastero di San Giovanni risalgono al periodo tra X e XII secolo.

L’isola conserva anche tracce di un antico santuario tracio del VII secolo a.C. Tra Sveti Ivan e la vicina Sveti Petar sono state registrate oltre 70 specie di uccelli, tra cui la più grande colonia bulgara di gabbiani reali europei.

Cosa fare a Sozopol

Dopo tanta storia, Sozopol cambia ritmo con una naturalezza quasi sfacciata. Il mare detta il programma e lascia spazio anche a piccole abitudini locali, quelle esperienze che spesso restano fuori dalle guide.

  • Scegliere una spiaggia secondo l’umore: puntare sulla Central Beach per la comodità, su Harmani per una distesa più ampia oppure su Kavatsi e Smokinya per un’atmosfera più naturale, tra dune e vegetazione;
  • Salire su una barca al porto: un’ora di costa vista dall’acqua, passando davanti a Sveti Ivan e alle spiagge cittadine;
  • Provare il parasailing: offre una prospettiva insolita sulla penisola, con le case antiche ridotte a un mosaico di tetti e il blu del Mar Nero sotto di sé;
  • Fare kitesurf a Gradina: meta molto apprezzata dagli appassionati;
  • Assaggiare una katma: una grande frittella bulgara, dolce oppure salata;
  • Comprare un vasetto di confettura di fichi verdi: è quasi un piccolo rito locale. Il gusto torna spesso nei dessert, anche accanto allo yogurt;
  • Provare il pesce del Mar Nero: Vatos e midjit figurano tra le specialità ricordate dai residenti;
  • Raggiungere Beglik Tash: santuario tracio tra enormi rocce naturali. Il sito conserva elementi rituali, un antico “orologio astronomico” formato da 16 pietre e il cosiddetto Labirinto;
  • Seguire il fiume Ropotamo in battello: tra foreste fitte, tartarughe palustri e una vegetazione abbondante.
Spiagge di Sozopol
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Una delle spiagge di Sozopol

Dove si trova e come arrivare

Sozopol si trova sulla costa meridionale bulgara del Mar Nero, circa 35 km a sud di Burgas, il cui aeroporto rappresenta il punto di arrivo più pratico per chi viaggia in aereo. Da lì si prosegue verso sud lungo la costa, in auto oppure con collegamenti stradali diretti verso la località.

La città si divide in una parte antica e una zona moderna. Hotel, pensioni, strutture familiari, bungalow e campeggi si concentrano soprattutto nei dintorni della parte nuova. Nel centro storico le stradine sono strette e spesso prive di marciapiede, quindi raggiungere l’alloggio con il veicolo può diventare scomodo. Meglio lasciare la macchina ai margini e seguire la penisola a piedi.

Nelle suggestive montagne del Friuli con la nuova storia di Ilaria Tuti

19 juillet 2026 à 14:00

Un libro che ci porta nel passato e ci fa immergere in pagine di storia meno conosciute, ma anche esplorare luoghi in cui la natura regala scenografie che levano il fiato. Ilaria Tuti, apprezzatissima autrice di romanzi bestseller tra cui la serie di gialli con Teresa Battaglia, è tornata in libreria con una storia che ci porta indietro nel tempo, alla Seconda Guerra Mondiale e all’invasione della Carnia da parte dei Cosacchi. Siamo nella parte nord-occidentale del Friuli-Venezia Giulia, ed è lì che possiamo scoprire scenografie meravigliose, tra montagne, boschi fitti e borghi da visitare. E non c’è nulla di meglio che farlo in compagnia del libro giusto.

Alla scoperta della Carnia insieme a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo romanzo di Ilaria Tuti pubblicato da Longanesi.

Tutto sulla Carnia, la zona del Friuli protagonista del libro

Ci sono dei romanzi che hanno il pregio di mostrarci con gli occhi dell’autrice (o dell’autore) luoghi incredibili. Così è la Carnia, zona che si trova nella parte nord-occidentale del Friuli e presenta alte vette (il monte più alto raggiunge quota 2780 metri), valli, boschi e borghi.

Sono diversi i luoghi citati nel romanzo, la cui protagonista è Serafina, una donna coraggiosa che vive in una terra di confine e che porta in sé credenze antiche. È lei la narratrice dell’arrivo dei Cosacchi ed è sempre lei che ci accompagna in una storia che avvince e avvolge.

La Zona Libera della Carnia è il cuore pulsante del nuovo libro di Ilaria Tuti, un’area autonoma e costituita dai Partigiani nell’agosto del 1944 e durata nemmeno una manciata di mesi all’epoca del Secondo conflitto Mondiale.

E quali sono alcune delle tappe da raggiungere accompagnati da Ed è un poco la notte e un poco l’alba? Ad esempio, la Valle di Verzegnis, citata nelle primissime pagine del romanzo. Qui si possono fare delle belle escursioni, magari lungo il lago artificiale oppure alla scoperta delle cave di marmo rosso o, ancora, verso il monte omonimo. Non manca la storia e in tal caso basta visitare la Pieve di San Martino oppure, per gli appassionati di arte, vale la pena raggiungere l’Art Park.

E poi il comune di Cavazzo Carnico con le sue frazioni. La protagonista, ad esempio, vive oltre la frazione di Mena, da sola su un versante soleggiato, ma tutta la zona vale la pena di essere esplorata a partire da Cesclans, con una Pieve che pare essere stata innalzata tra 700 e l’800 d.C.: rimane più in alto rispetto al piccolo paese e domina anche il lago di Cavazzo, il più grande bacino naturale (ha origine glaciale) della regione.

Lago di Cavazzo
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Il meraviglioso Lago di Cavazzo

Tantissime le tappe che si possono raggiungere nella Carnia, tra borghi da scoprire ed escursioni nella natura,  ma – visto che stiamo parlando di Ilaria Tuti – non ci si può esimere dall’uscire dal tracciato e raggiungere anche il paese dell’autrice: Gemona del Friuli con il suo duomo, la torre campanaria e il castello, è un vero gioiello. Tra l’altro viene anche citata nel libro.

Trava e il santuario: un altro luogo centrale del romanzo

C’è un altro luogo centrale nel romanzo ed è il santuario della Madonna di Trava, dove la nonna della protagonista compie un rito basato su una credenza popolare: tentare di ridare l’ultimo respiro ai neonati morti per battezzarli ed evitargli il Limbo.

Si trova nella frazione di Trava, che fa parte del Comune di Lauco, ed è stato innalzato nel 1659: si racconta che la Madonna del Carmelo fosse miracolosa e che concedesse proprio quell’ultimo respiro. Si raggiunge in 15 minuti, percorrendo un sentiero che offre una vista suggestiva ma è importante, viene spiegato sul sito ufficiale del turismo in Friuli-Venezia Giulia, prenotare la visita essendo gestito da volontari.

Tantissimi luoghi che regalano un’atmosfera ancora più vibrante e viva, se visitati osservandoli anche con gli occhi dell’autrice grazie a Ed è un poco la notte e un poco l’alba, l’ultimo imperdibile romanzo di Ilaria Tuti.

Gemona del Friuli, dove è nata Ilaria Tuti
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Gemona del Friuli paese di Ilaria Tuti

Sabbia d’oro e scogliere selvagge: sono queste le spiagge più belle dell’Alentejo, il Portogallo dai tramonti infuocati

19 juillet 2026 à 12:00

A sud di Lisbona, e allungata lungo l’Atlantico per centinaia di chilometri, tra la foce del fiume Sado e Zambujeira do Mar, c’è una costa così suggestiva che è in grado di entrare sotto pelle. Parliamo dell’Alentejo, che si presenta senza grandi alberghi affacciati sulla sabbia e nemmeno file di stabilimenti. Qui la strada attraversa campi, pinete, risaie e villaggi dalle case bianche. Poi, all’improvviso, l’Atlantico appare oltre le dune. A volte è calmo e quasi trasparente, altre volte ruggisce contro le falesie con una forza che fa sembrare minuscola la presenza umana.

La costa, tra le altre cose, cambia continuamente. La penisola di Tróia è una lunga lingua di sabbia nata negli ultimi 5.000 anni tra l’oceano e l’estuario del Sado. Più a sud arrivano le scogliere, le baie e le formazioni rocciose. Tra Sines e Zambujeira do Mar si entra nel territorio della Rota Vicentina, una rete di itinerari che segue la costa e attraversa luoghi legati alla vita dei pescatori. Più a sud ancora, invece, prende forma la Costa Vicentina, protetta dal Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, una delle aree naturali più preziose del Portogallo.

Scegliere la spiaggia più bella diventa quasi ingiusto. Però alcune hanno qualcosa in più.

Praia da Ilha do Pessegueiro, la spiaggia con un’isola davanti agli occhi

Si scende lungo una scalinata e il paesaggio si apre in un colpo solo. Sabbia dorata, pareti rocciose e l’Ilha do Pessegueiro davanti all’orizzonte. L’isola dà il nome alla spiaggia, anche se la distesa sabbiosa si trova sulla terraferma, proprio di fronte al piccolo lembo di roccia nell’Atlantico.

Sull’isola sono state trovate tracce di occupazioni antiche e, in estate, alcune imbarcazioni portano i visitatori a esplorare i fondali circostanti. La costa qui ha un aspetto ruvido e il vento che arriva dalla distesa oceanica porta con sé quell’odore salmastro che fa capire subito di essere lontani dalle spiagge più costruite del Portogallo.

I surfisti trovano diversi settori, dal beach break di fronte all’isola fino a reef più impegnativi. Per un bagno tranquillo, invece, basta aspettare il momento giusto e lasciarsi conquistare dalla luce.

Praia do Malhão, la sabbia bianca che sembra non finire mai

A Malhão l’energia muta completamente: la si raggiunge e la prima cosa che colpisce è la vastità. È un’enorme distesa chiara, interrotta da piccole insenature che sembrano stanze private affacciate sull’oceano. Il paesaggio conserva una dimensione selvaggia, anche grazie alle passerelle in legno che conducono ai punti panoramici senza alterare l’aspetto delle dune.

In lontananza si vedono le onde e, nelle giornate più generose, qualche surfista che prova a domare l’Atlantico. Malhão è anche uno dei luoghi preferiti da chi frequenta la zona di Vila Nova de Milfontes, ma la sua ampiezza aiuta a disperdere le presenze. La sabbia chiara, il vento e il rumore costante dell’acqua costruiscono una specie di bolla: è una di quelle spiagge in cui si arriva per un’ora e poi si resta fino al tramonto, magari con un libro lasciato a metà.

Praia do Malhão, Alentejo
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Tutta la bellezza di Praia do Malhão

Praia das Furnas, il punto in cui il fiume incontra l’oceano

A Vila Nova de Milfontes il fiume Mira raggiunge l’Atlantico. Ed è proprio questo incontro a rendere Furnas decisamente particolare: da una parte c’è il mare aperto, dall’altra l’acqua del fiume e, oltre l’estuario, la silhouette bianca del paese. La spiaggia si può raggiungere anche con il piccolo traghetto che parte dalla marina di Vila Nova de Milfontes.

Il tragitto dura pochi minuti, ma cambia completamente la prospettiva. Dal fiume il villaggio appare come una scenografia di case candide, mentre sulla riva opposta la sabbia si allarga verso le scogliere della costa occidentale.. L’acqua resta bassa per un lungo tratto e la zona si presta a sport acquatici più tranquilli, soprattutto per chi è alle prime armi. Poi arriva il momento del tramonto, e lì le parole servono davvero a poco.

Praia da Amália, la baia che porta il nome di una leggenda

Per arrivare a Praia da Amália occorre un piccolo sforzo, perché l’accesso passa da una strada poco evidente e poi da un sentiero che richiede circa 10 minuti. Prima si attraversa la vegetazione, poi arriva il rumore delle onde e, quando la spiaggia compare, il percorso acquista subito un senso.

Il nome è un omaggio ad Amália Rodrigues, la più celebre interprete del fado portoghese. La cantante trascorreva lunghi periodi in questa zona per allontanarsi dal mondo e la sua presenza ha lasciato un’impronta particolare. La casa legata alla fadista, oggi parte della Herdade Amália, conserva un accesso privato alla spiaggia.

Con la bassa marea la distesa sabbiosa sembra enorme. La falesia, la vegetazione e l’oceano danno vita a una scenografia che qualsiasi regista faticherebbe a ricreare, pure perché priva di qualsiasi artificio.

Praia da Carriagem, la bellezza geologica dell’Alentejo

A Carriagem la vera protagonista è la costa: la si raggiunge attraverso una scalinata in legno e, scendendo, le formazioni geologiche prendono forma una dopo l’altra. La bassa marea fa comparire piccole pozze naturali tra le rocce in cui si possono osservare granchi, anemoni, pesci e, con un po’ di fortuna, persino polpi.

È una spiaggia che richiede attenzione e curiosità. La sabbia c’è, certo, ma il suo fascino nasce dal rapporto diretto con l’oceano e dalla sensazione di trovarsi davanti a un paesaggio ancora in costruzione. Il silenzio, però, è ciò che forse si fa amare più di qualsiasi altra cosa: il telefono perde segnale e la costa torna a essere soltanto costa.

Praia da Murração, la valle verde affacciata sull’Atlantico

La strada sterrata per Murração mette alla prova sia auto che la pazienza. Conviene procedere piano, tra buche e tratti sconnessi, tanto la ricompensa arriva alla fine. La spiaggia è dentro una piccola valle, circondata da falesie ricoperte di vegetazione. Il verde è il dettaglio che la rende speciale. Lungo questo tratto di costa prevalgono spesso rocce, sabbia e vento, mentre qui la natura sembra aver deciso di occupare tutto lo spazio possibile.

Murração ha un’atmosfera quasi segreta. La spiaggia è priva di servizi e la presenza di altre persone può ridursi a pochissime figure sulla sabbia. Ci si siede, si ascolta il mare e la giornata prende una direzione che in vacanza è spesso una fortuna.

Dove andare a Capodanno 2027 per iniziare l’anno in modo speciale

18 juillet 2026 à 17:00

Organizzare il Capodanno durante l’estate è una delle strategie migliori per partire senza spendere una fortuna: le mete più richieste registrano infatti il tutto esaurito con mesi di anticipo e prenotare per tempo permette di trovare tariffe più competitive per voli e alloggi, e di assicurarsi le strutture migliori e una maggiore possibilità di scelta.

Abbiamo selezionato alcune località meno inflazionate, in Italia, in Europa e nel resto del mondo, perfette per salutare il 2026 e dare il benvenuto al 2027. Dalle atmosfere innevate delle Dolomiti ai borghi della Toscana, passando per un’isola croata fuori dai circuiti del turismo di massa fino ad arrivare ai safari africani e ai paesaggi desertici dell’Oman, ecco alcune idee per chi vivere un Capodanno originale.

Sappada, Dolomiti: il fascino delle tradizioni alpine

Se immaginate un Capodanno tra i fiocchi di neve, una delle destinazioni più suggestive delle Dolomiti è Sappada, piccolo centro montano che durante le festività si arricchisce di eventi e tradizioni.

Il momento più atteso della serata del 31 dicembre è la tradizionale fiaccolata dei maestri di sci, che di solito prende il via intorno alle 18. A seguire, lo spettacolo pirotecnico illumina la zona della Pista Nera, uno scenario spettacolare tra le montagne innevate.

Gli appassionati di sport invernali possono dedicarsi allo sci e allo snowboard sulle piste, mentre chi preferisce un ritmo più rilassato può scegliere escursioni con le ciaspole, pattinaggio sul ghiaccio oppure trascorrere qualche ora a Nevelandia, il parco dedicato alle famiglie e ai bambini.

La serata può proseguire con un cenone in baita o in uno dei rifugi in quota, raggiungibili anche con motoslitte o gatti delle nevi, oppure nei ristoranti e negli hotel del centro, dove vengono organizzate cene accompagnate da musica e intrattenimento fino a tarda notte.

Urbino, Marche: arte, storia e atmosfera romantica

Veduta del centro di Urbino, Marche
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Tutto il fascino del centro storico di Urbino

Tra le mete meno considerate per la notte di San Silvestro c’è anche Urbino, città natale di Raffaello che sorprende per il patrimonio storico e culturale e che durante le festività assume un fascino speciale. Il centro storico, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO, invita a passeggiare tra vicoli acciottolati, scorci panoramici e palazzi rinascimentali ancora più suggestivi grazie alle decorazioni natalizie.

Le famiglie possono contare su un ambiente tranquillo e accogliente, con iniziative dedicate ai bambini, tra laboratori creativi e spettacoli organizzati nelle piazze durante il periodo natalizio.

Le coppie trovano invece il contesto ideale per trascorrere una serata romantica, con una passeggiata tra le vie del centro e poi il Cenone di San Silvestro a lume di candela.

Anche i gruppi di amici hanno diverse occasioni per alternare cultura e divertimento. Dopo aver visitato il centro storico durante il giorno, la serata può continuare nei locali oppure partecipando agli eventi musicali e culturali organizzati in piazza.

Maremma Toscana: borghi, natura e sapori del territorio

La Maremma è ideale per accogliere il nuovo anno lontano dal caos delle grandi città, al cospetto di paesaggi dove la natura, la storia e le tradizioni convivono in piena armonia.

Hotel, agriturismi, dimore storiche e strutture ricettive propongono soggiorni dedicati al relax, spesso accompagnati da percorsi benessere e da esperienze gastronomiche che valorizzano i prodotti tipici della cucina maremmana.

La sera del 31 dicembre i borghi organizzano feste in piazza con musica dal vivo e spettacoli pirotecnici; è inoltre possibile passeggiare tra i mercatini di Natale oppure assistere ai concerti di fine anno ospitati nelle località più caratteristiche della zona.

Sentieri escursionistici, percorsi in bicicletta o a cavallo permettono di esplorare le Vie Cave etrusche, le oasi WWF, i parchi naturali, antiche fortezze, eremi e borghi marinari, dove il mare d’inverno regala panorami dal fascino particolare.

Isola di Vis, Croazia: Capodanno lontano dal turismo di massa

Komiza sull'Isola di Vis, Croazia
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L’incantevole villaggio di pescatori di Komiza sull’Isola di Vis

Nel cuore dell’Adriatico, Vis, ancora poco interessata dal turismo di massa, durante il periodo di Capodanno vanta un’atmosfera intima e rilassata, la scelta migliore per iniziare il nuovo anno lontano dalla folla.

Le calette silenziose, i piccoli villaggi di pescatori come Komiža e le grotte che punteggiano la costa creano scenari di rara suggestione in cui lunghe passeggiate affacciate sul mare.

L’esperienza passa anche per la buona tavola: presso le taverne dell’isola è possibile assaporare specialità tradizionali come la Viška pogača, la caratteristica focaccia farcita con acciughe, pomodori e cipolle, oppure il goulash di polpo, piatto tipico della cucina dell’isola.

Aarhus, Danimarca: creatività, cultura e qualità della vita

Giovane, dinamica e ricca di iniziative culturali, Aarhus riesce a trasmettere una sensazione di benessere senza rinunciare alla vivacità urbana. Non a caso è stata nominata “The Happiest City of 2026“, un riconoscimento che ben descrive il clima che si respira tra le sue strade.

Trascorrervi il Capodanno significa vivere una festa più autentica: caffè, quartieri illuminati, musei e spazi culturali diventano il punto di incontro per residenti e turisti.

Tra le esperienze da non perdere una visita a Den Gamle By, il museo a cielo aperto che racconta l’evoluzione storica della città grazie a quartieri e edifici ricostruiti, accanto ai numerosi esempi di architettura e design contemporaneo che caratterizzano Aarhus.

Sofia, Bulgaria: concerti, tradizioni e vita notturna

Sofia è una valida alternativa per godersi il Capodanno in una capitale europea ancora poco battuta dal turismo internazionale: ai piedi del Monte Vitosha, durante le festività si anima con concerti, mercatini natalizi e spettacoli pirotecnici.

Il cuore dei festeggiamenti è Piazza Knyaz Alexander I, dove viene organizzato il grande concerto di fine anno con artisti bulgari e musica dal vivo. Allo scoccare della mezzanotte il cielo si illumina con i fuochi d’artificio mentre tutti brindano con vino e rakia, il tradizionale distillato bulgaro.

Prima della festa vale la pena concedersi una cena in uno dei ristoranti tradizionali del centro per assaggiare specialità come la banitsa, la shopska salata e le carni alla griglia accompagnate da salse speziate. Per un’atmosfera più romantica, potete scegliere un locale con vista sul Monte Vitosha, che durante l’inverno è spesso ammantato di neve.

La serata può poi proseguire nei bar e nei club del quartiere Studentski Grad, mentre per un Capodanno più tranquillo potete trascorrere la notte in montagna, in un rifugio affacciato sulle luci della città.

Nepal: un viaggio tra spiritualità e Himalaya

Trekking sulle montagne dell'Himalaya
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Trekking sulle montagne dell’Himalaya

Sognante un Capodanno davvero differente? Pensate al Nepal per un itinerario capace di unire spiritualità, cultura e grandi paesaggi naturali.

Kathmandu custodisce alcuni dei luoghi simbolo del Paese, come il Boudhanath Stupa, tra i più importanti siti sacri buddhisti, e il Tempio di Pashupati, spesso considerato la piccola Varanasi del Nepal.

L’itinerario può proseguire a Patan, celebre per la lavorazione delle campane tibetane, mentre il Parco Nazionale di Chitwan offre la possibilità di partecipare a un safari alla scoperta della fauna autoctona e di visitare un tradizionale villaggio Tharu.

Pokhara, affacciata sul Lago Phewa e abbracciata dalle vette himalayane, è invece una delle località più suggestive del Paese, mentre il villaggio di Bandipur è ideale per concedersi una pausa rilassante.

Tanzania: safari e spiagge tropicali per iniziare l’anno

Tra le destinazioni di lungo raggio più interessanti per il periodo di Capodanno non manca la Tanzania. In questo periodo dell’anno, molte aree del Paese coincidono con la stagione secca, condizione favorevole per esplorare i grandi parchi nazionali.

Il Serengeti e il cratere di Ngorongoro offrono l’occasione di osservare da vicino leoni, elefanti, giraffe e rinoceronti, nel loro ambiente naturale.

Il viaggio può essere arricchito dalla scoperta della cultura swahili con la visita ai villaggi tradizionali, ai mercati locali e ai piatti tipici, spesso accompagnati da eventi e celebrazioni per l’arrivo del nuovo anno.

Per alternare l’avventura al relax potete infine raggiungere Zanzibar o l’isola di Pemba, dove spiagge di sabbia chiara e mare cristallino disegnano la cornice perfetta per iniziare il nuovo anno sotto il sole.

Oman: dal deserto alle coste dell’Oceano Indiano

L’Oman è una delle destinazioni più indicate per godersi il Capodanno al caldo senza affrontare temperature eccessive. Durante l’inverno, infatti, lungo la costa il clima è piacevole, con valori compresi tra i 20 e i 30 °C.

I festeggiamenti comprendono cene di gala organizzate nei resort internazionali, spettacoli di fuochi d’artificio e suggestive serate nei campi tendati del deserto di Wahiba Sands, dove il nuovo anno viene accolto attorno ai falò sotto un cielo ricco di stelle.

Le temperature rendono infatti semplici gli spostamenti sia lungo la costa sia nelle aree interne, per visitare città storiche, paesaggi naturali e persino il deserto senza il caldo intenso che caratterizza altri periodi dell’anno.

Le migliori gite sul Lago Maggiore per l’estate 2026 senza usare l’auto

18 juillet 2026 à 13:00

Con l’arrivo dell’estate cresce il desiderio di trascorrere una giornata all’aria aperta, lontano dal caldo delle città e senza lo stress legato al traffico: il Lago Maggiore è una delle mete più apprezzate del Nord Italia grazie ai borghi gioiello che si specchiano in acqua e alle innumerevoli attrazioni che si possono visitare in giornata o durante un weekend.

Per l’estate 2026, inoltre, sono sempre di più le opportunità per raggiungere il lago utilizzando i mezzi pubblici, una scelta che permette di viaggiare in modo più sostenibile e di evitare il problema del parcheggio e le code tipiche dei fine settimana estivi.

Ecco alcune delle principali soluzioni disponibili per scoprire le località più affascinanti del lago.

La Linea Lago da Novara

Da venerdì 17 luglio prende il via la Linea Lago, il nuovo collegamento attivato da STN che consente di raggiungere alcune delle destinazioni più conosciute del Lago Maggiore partendo da Novara: il l servizio sarà operativo ogni venerdì, sabato e domenica fino al 13 settembre.

L’itinerario collega Novara con svariate località distribuite lungo la sponda piemontese: tra le fermate principali spicca Stresa, da sempre considerata uno dei centri turistici più eleganti del Lago Maggiore e punto di partenza privilegiato per visitare le celebri Isole Borromee.

Il collegamento prosegue poi verso Cannero Riviera, dove ammirare i Castelli di Cannero, restaurati di recente dopo un lungo periodo di abbandono: emergono dalle acque del lago e sono uno dei simboli più caratteristici dell’Alto Verbano.

Il capolinea della Linea Lago è Cannobio, rinomata per il lungolago e per il tradizionale mercato domenicale, in programma dalle 8 alle 15, uno dei mercati più grandi e caratteristici del Piemonte.

Il bus effettua fermate anche ad Arona, Baveno, Pallanza e Verbania e la linea è integrata con i collegamenti ferroviari delle stazioni di Novara, Oleggio e Arona, mentre in prossimità di alcune fermate, come quella di Trecate, sono presenti aree di parcheggio che facilitano l’interscambio tra auto e trasporto pubblico.

Per  visitare le Isole Borromee, anche le fermate di Baveno e Intra, oltre a quella di Stresa, permettono un comodo accesso agli imbarcaderi. I biglietti sono acquistabili a bordo, tramite l’App STN e sulle principali piattaforme online dedicate ai servizi turistici, con tariffe a partire da 20 euro per il viaggio di andata e ritorno.

Arona sul Lago Maggiore
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Tutto il fascino di Arona sul Lago Maggiore

Lago Maggiore Express, il viaggio che unisce battello e ferrovia

Tra le esperienze più complete per visitare il territorio ecco il Lago Maggiore Express, un itinerario che unisce la navigazione sul lago con il viaggio ferroviario nella la Valle Vigezzo e le Centovalli, con un percorso ad anello che può essere affrontato in entrambe le direzioni e con partenza da una qualsiasi delle località servite.

L’escursione permette di vivere in un’unica giornata due modalità di viaggio differenti, attraversando sia il territorio italiano sia il Canton Ticino, nella parte meridionale della Svizzera. Durante la navigazione sul Lago Maggiore si possono ammirare alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’area, come le Isole Borromee, i Castelli di Cannero Riviera, le Isole di Brissago e la città di Ascona, fino a raggiungere Locarno, all’estremità settentrionale del lago.

Il percorso prosegue poi a bordo del caratteristico treno a scartamento ridotto della Ferrovia Vigezzina-Centovalli, una linea panoramica che tocca uno dei paesaggi più suggestivi dell’arco alpino, tra boschi, vallate, ponti e piccoli centri abitati. Durante l’escursione è possibile scegliere se pranzare a bordo oppure organizzarsi con un pranzo al sacco.

I collegamenti ferroviari di Trenitalia e Trenord assicurano inoltre il collegamento tra Domodossola e il Lago Maggiore in entrambe le direzioni.

Dal centro di Milano al Lago Maggiore in poco più di un’ora

Anche partendo da Milano si può raggiungere il Lago Maggiore in treno, evitando di utilizzare l’automobile.

Arona è una delle mete più facilmente raggiungibili: i treni regionali di Trenord e Trenitalia in partenza da Milano Centrale e diretti a Domodossola impiegano in media tra i 56 e i 60 minuti. La frequenza è elevata, con quasi venti collegamenti distribuiti nell’arco della giornata, circa uno ogni ora.

Anche Stresa è collegata con Milano Centrale con i treni regionali diretti a Domodossola. Il viaggio dura tra i 57 e i 60 minuti ed è una delle soluzioni più comode per visitare le Isole Borromee o trascorrere una giornata sul lungolago senza preoccuparsi del traffico.

Per raggiungere invece la sponda lombarda del Lago Maggiore è possibile scegliere Laveno-Mombello. I collegamenti regolari partono da Milano Centrale e richiedono circa un’ora e quaranta minuti, mentre in alcune date specifiche è disponibile anche il treno storico “Laveno Express“, con partenza da Milano Cadorna e un tempo di percorrenza di circa un’ora e quarantacinque minuti: il prossimo viaggio è previsto per il 20 settembre 2026.

È la città del blu assoluto, tra vicoli ocra e il profumo di elicriso: Ajaccio, perla del Mediterraneo

17 juillet 2026 à 15:00

Il primo contatto con questa sponda corsa avviene attraverso la vista di un anfiteatro naturale di colline verdi, bagnate da acque di un turchese assoluto. La cittadina si adagia pigramente su una sponda protetta dai venti freddi settentrionali, grazie a montagne maestose che alle spalle ne disegnano il confine selvaggio. Poi il porto, che si apre davanti a essa, le palme che seguono il lungomare e il sole che pare avere una confidenza particolare con le facciate color pastello. Qui, ad Ajaccio, la Corsica mostra il suo lato più luminoso, ma la verità è che sotto la superficie da località balneare c’è una città con una storia sorprendentemente densa.

Ajaccio, infatti, è la Capitale dell’isola e anche la città natale di Napoleone Bonaparte, venuto al mondo il 15 agosto 1769 in una casa dalle facciate ocra nel cuore del centro storico. La sua presenza si sente nei nomi delle strade, nelle piazze e nei musei, una memoria profonda che si va a mescolare con un’anima anche genovese, marinara, artistica e profondamente mediterranea. La forma moderna di Ajaccio fu infatti impostata dai Genovesi nel 1492, con la costruzione della cittadella e di un tessuto urbano fatto di vie strette e colorate.

Poi c’è il mare: il Golfo di Ajaccio è uno dei grandi protagonisti del viaggio, insieme alla macchia corsa e alle Isole Sanguinarie, quattro lembi rocciosi che al tramonto assumono sfumature porpora.

Cosa vedere ad Ajaccio

La cosa più interessante è che Ajaccio si lascia leggere per strati. Un angolo racconta la Repubblica di Genova, quello successivo porta dritto alla famiglia Bonaparte, poi una facciata Belle Époque ricorda i primi visitatori stranieri arrivati qui in cerca di sole e villeggiatura. È quel tipo di luogo in cui nessuno, e per davvero, si annoia mai.

Il quartiere genovese

Si parte dal cuore più antico della città, il quartiere genovese. Le facciate colorate, i vicoli stretti e l’aria da borgo marinaro riportano subito alla Corsica di matrice ligure. Le strade scendono verso il porto e tra negozi di artigiani, bar e ristoranti compaiono tessuti, coralli e gioielli locali.

Qui la cittadella domina il paesaggio con la sua presenza massiccia. Per molto tempo è rimasta chiusa al pubblico e ancora oggi conserva quell’aria severa delle fortificazioni costruite per difendere l’isola dagli attacchi.

La casa natale di Napoleone Bonaparte

Rue Saint-Charles custodisce il luogo più celebre di Ajaccio: Napoleone nacque qui e trascorse gran parte dell’infanzia nella casa di famiglia. Oggi l’edificio ospita il museo dedicato ai Bonaparte ed è il più visitato della Corsica, con stanze, oggetti originali e arredi d’epoca che riportano la grande storia a una dimensione domestica.

Il Palais Fesch e la Biblioteca Municipale

Il nome Fesch torna spesso ad Ajaccio. Il cardinale Joseph Fesch, zio materno di Napoleone, volle infatti dar vita a un luogo dedicato alla formazione artistica e intellettuale dei giovani dell’isola. Il risultato è il Palais Fesch, oggi Museo di Belle Arti. La collezione di pittura italiana è una delle più importanti di Francia dopo quella del Louvre. Botticelli e Tiziano sono tra i nomi più prestigiosi, mentre una sezione raccoglie ritratti della famiglia Bonaparte e un’altra dipinti corsi.

Accanto si trova la Biblioteca Municipale Fesch, fondata nel 1801 da Lucien Bonaparte e dichiarata monumento storico dal 2011. La grande scalinata sorvegliata da 2 leoni conduce a sale rivestite di legno, con tavoli antichi e scaffali in noce.

La Cappella Imperiale

La Cappella Imperiale, detta anche Cappella Palatina, fu edificata nel 1859 su richiesta di Napoleone III. Il progetto rispettava la volontà del cardinale Fesch, desideroso di riunire in un unico luogo le tombe della famiglia Bonaparte.

All’interno riposano il cardinale e i genitori di Napoleone, Carlo e Letizia. La cupola e le vetrate meritano uno sguardo attento. La chiesa, classificata monumento storico dal 1924, ha un’atmosfera raccolta, quasi in contrasto con la dimensione monumentale della dinastia.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta

Piccola, color ocra e sorprendentemente originale, la Cattedrale di Santa Maria Assunta fu costruita tra il 1583 e il 1593. Qui Napoleone ricevette il battesimo nel luglio 1771. La chiesa è dedicata alla Madonna della Misericordia, legata alla protezione della città durante la peste.

Il Quartiere degli Stranieri e Place de Gaulle

Il Quartiere degli Stranieri conserva il volto elegante della Ajaccio ottocentesca. Grandval e General Leclerc sono viali maestosi, fiancheggiati da palazzi e antichi hotel di lusso. Il nome nasce dai primi visitatori inglesi, tedeschi e svizzeri arrivati qui alla fine dell’800 per soggiorni di villeggiatura.

Grand Hotel, Château Conti, Cyrnos Palace e Hotel Germania evocano la Belle Époque. Poco più avanti, Place de Gaulle, detta anche Place du Diamant, segna il passaggio tra il centro storico e i quartieri più recenti.

Cosa fare ad Ajaccio

Ad Ajaccio il programma migliore lascia spazio agli imprevisti. Un mercato può allungare la colazione, una barca può trasformare il pomeriggio e il tramonto sulle isole può diventare il ricordo più forte dell’intero soggiorno.

  • Assaggiare la Corsica al mercato di Place Foch: salumi, formaggi, vini, marmellate e prodotti locali riempiono le bancarelle.
  • Prendere il battello verso le Isole Sanguinarie: l’arcipelago comprende 4 isole selvagge e rocciose, con 150 specie di piante e una fauna che include cormorani, falchi pellegrini e gabbiani.
  • Raggiungere la Penisola della Parata: qui una torre genovese offre uno dei panorami più belli sull’arcipelago. Il giro della penisola richiede circa 1 ora.
  • Seguire il Sentiero dei Doganieri: 4 chilometri lungo la costa che regalano scorci sul Golfo di Ajaccio, sulla macchia e sulle scogliere.
  • Affrontare il Sentiero delle Creste: il percorso misura 10 chilometri e presenta tratti ripidi e sassosi.
  • Scegliere una spiaggia per il pomeriggio: Saint-François è la più comoda, proprio vicino al centro. Capo di Feno piace ai surfisti, Terra Sacra regala piccole calette e scogli a filo d’acqua, mentre Ricanto mette a disposizione 3 chilometri di sabbia tra città e aeroporto.
  • Ascoltare una polifonia corsa: nei mercoledì di luglio e agosto le voci tradizionali incontrano strumenti antichi in concerti di 45 minuti.
Mare di Ajaccio, Corsica
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Un tutto nel blu profonde del mare di Ajaccio

Dove si trova e come arrivare

Ajaccio si trova sulla costa occidentale della Corsica, in fondo a un grande golfo circondato da montagne. Il porto rappresenta il principale punto d’ingresso per chi arriva via mare e il Museo Fesch si riconosce già dal ponte del traghetto. Per visitare il centro storico conviene lasciare l’auto e procedere a piedi tra quartiere genovese, Cattedrale, casa Bonaparte e Palais Fesch.

La strada verso le Isole Sanguinarie conduce alla Penisola della Parata, con parcheggi a pagamento e accesso automobilistico vietato nell’area più selvaggia. Il Sentiero delle Creste parte invece dal Bois des Anglais, quasi in città. Per la costa occidentale e le spiagge più remote l’auto offre maggiore libertà.

Ajaccio resta addosso per il contrasto: Napoleone compare sulle targhe e nelle statue, però il vero protagonista è il Golfo, con la luce che cambia faccia alla città.

L’isola che ha cancellato le auto per farsi ascoltare solo dal mare: Spetses, la piccola dolce vita greca

16 juillet 2026 à 15:00

Ci si lascia alle spalle (e per fortuna, verrebbe da dire) il rumore di Atene per salire su un traghetto. Poi, quasi come un miraggio, appare un porto che dona la sensazione di aver cambiato ritmo prima ancora di mettervi piede. Si è arrivati a Spetses (in italiano Velvina), isola dove il mare ha costruito fortune, la guerra ha trasformato armatori in eroi e il gusto contemporaneo ha aggiunto boutique, ristoranti curati e yacht lucidi.

Gli italiani potrebbero chiamarla la Forte dei Marmi delle Isole Saroniche, un paragone un po’ irriverente ma parecchio azzeccato. Spetses è infatti l’isola esclusiva dell’Argosaronico, frequentata da una borghesia greca benestante che qui arriva appena può, soprattutto nei fine settimana estivi.

Eppure, appena ci si allontana dal porto, la faccenda prende una piega diversa: le colline sono coperte di pini, la strada costiera le gira intorno per circa 24 km e il profumo della resina si mescola all’aria salmastra. Non manca la storia che, anzi, parte da molto indietro con insediamenti già in età micenea, attorno al 2000 a.C. Poi arrivano i navigatori, i grandi armatori, le dimore dei capitani e la Rivoluzione greca del 1821. Spetses colpisce perché sì, è elegante, ma anche (e soprattutto) con mani ancora sporche di pece e legno.

Cosa vedere a Spetses

La prima sorpresa di Spetses riguarda il modo in cui la storia si lascia incontrare senza bisogno di cercarla troppo. Una targa, una facciata, un cortile in ciottoli e improvvisamente il passato smette di essere un qualcosa da rintracciare.

Dapia e il lungomare fino al Porto Vecchio

Dapia è il porto principale e il punto giusto per iniziare a prendere le misure all’isola. Il lungomare parte dal Poseidonion Grand Hotel, inaugurato nel 1914 e ancora oggi simbolo dell’eleganza locale. La sua architettura richiama i grandi alberghi aristocratici europei e la posizione, affacciata sul porto, spiega bene il ruolo che ha avuto nell’immaginario di Spetses.

La strada prosegue tra caffè, edifici neoclassici e le antiche kapetanospita, le case dei capitani. Sono dimore imponenti, costruite dalle famiglie arricchite grazie alla navigazione, con facciate curate e interni un tempo pieni di legni pregiati, ricami e mobili importati. Verso il Porto Vecchio il paesaggio cambia. Baltiza è il cuore marinaro dell’isola e i karnagia, i cantieri tradizionali, conservano ancora la costruzione manuale delle barche in legno.

La chiesa di Agios Nikolaos e il campanile della Rivoluzione

Nel 1821 il campanile della chiesa di Agios Nikolaos fu legato alla partecipazione di Spetses alla Rivoluzione contro gli Ottomani. E questo merita uno sguardo attento, così pure il monumento ai caduti. Molto bello è anche il cortile che protegge splendidi votsalota, i mosaici realizzati con ciottoli disposti secondo motivi decorativi.

La casa-museo di Laskarina Bouboulina

Qui la storia ha una protagonista difficile da dimenticare: Laskarina Bouboulina nacque in un’epoca in cui il potere militare e politico apparteneva quasi esclusivamente agli uomini. Lei comandò una flotta, finanziò la causa rivoluzionaria con il proprio patrimonio e partecipò alle operazioni navali contro gli Ottomani.

La sua casa è oggi un museo e la visita guidata dura circa 40 minuti. Gli ambienti hanno mobili, lettere, armi ed effetti personali. Il dettaglio più sorprendente resta il soffitto scolpito del salotto, una decorazione raffinata dentro la casa di una donna che, in mare, guidava una nave da guerra.

Il Museo di Spetses nella dimora di Hatzigiannis Mexis

Il Museo di Spetses occupa la residenza di Hatzigiannis Mexis, armatore e figura della Rivoluzione, poi primo governatore dell’isola nel nuovo Stato greco. La collezione percorre circa 4.000 anni di storia, con ceramiche micenee, monete romane, icone bizantine, costumi e reperti legati alla guerra d’indipendenza.

Il Porto Vecchio, Baltiza e il faro

Poi il Porto Vecchio, ovvero la parte più teatrale dell’isola. Gli yacht occupano l’acqua, i vecchi cantieri conservano la memoria della cantieristica e la penisola conduce verso il faro. Lungo il percorso si incontrano le sculture in bronzo di Natalia Mela, tra animali e creature mitiche. Al tramonto il faro regala uno dei momenti più belli dell’intero soggiorno.

Kasteli e Kounoupitsa

Kasteli sale sopra il porto ed è la culla di una delle chiese più antiche dell’isola, la Dormizione della Vergine Maria, con una posizione che regala una prospettiva ampia sulla città e sul mare. Kounoupitsa, dal canto suo, ha un’atmosfera più residenziale, con edifici neoclassici e giardini curati.

La Grotta di Bekiris e i sentieri dell’isola

La Grotta di Bekiris si trova sulla costa sud-occidentale, presso Agii Anargiri. Durante il periodo ottomano fu utilizzata come rifugio per donne e bambini. Si può raggiungere anche dal mare e all’interno si trova una piccola spiaggia. Per chi vuole conoscere l’entroterra, i Sentieri Culturali Greci riuniscono 19 percorsi per circa 65 km complessivi.

Le spiagge più belle di Spetses

Le spiagge di quest’isola della Grecia hanno acque limpide, ciottoli, sabbia grossolana e pinete spesso vicinissime alla riva. Alcune baie sono attrezzate, altre mantengono un’atmosfera più appartata.

  • Agia Paraskevi: tra le più scenografiche. La piccola chiesa e i pini quasi appoggiati al mare creano un paesaggio da cartolina, con ciottoli e mare trasparente;
  • Agii Anargiri: è la più grande dell’isola e ha lettini, taverna e strutture per gli sport acquatici;
  • Zogeria: qui la pineta arriva quasi fino alla riva e l’acqua ha quella trasparenza che invita a restare in silenzio;
  • Vrellos: alterna sabbia e ciottoli, con pini alle spalle e una dimensione più raccolta rispetto alle spiagge principali;
  • Agia Marina: si trova a breve distanza dal Porto Vecchio ed è attrezzata con lettini, ombrelloni, bar e attività acquatiche;
  • Ligoneri: conosciuta anche come Kaiki, è vicina alla città e ha un’atmosfera più giovane.
Agia Paraskevi, Grecia
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La scenografica Agia Paraskevi

Dove si trova e come arrivare

Spetses si trova nel Golfo Argosaronico, al largo della costa meridionale dell’Argolide e vicino al Peloponneso. È l’isola più meridionale del gruppo Argosaronico e appartiene amministrativamente all’Attica, pur avendo un legame geografico fortissimo con il Peloponneso. Dal Pireo partono traghetti veloci e collegamenti convenzionali. Il viaggio dura circa 1 ora e 45 minuti con i mezzi più rapidi, mentre le corse tradizionali richiedono più tempo.

Per chi arriva dal Peloponneso, la soluzione più pratica è Porto Heli oppure Kosta. Da quest’ultima il passaggio in barca dura quasi 15 minuti. È importante sapere che a Spetses il traffico automobilistico è fortemente limitato. La macchina rimane quindi sulla terraferma, perché qui si vive con scooter, biciclette, taxi e i tradizionali calessi trainati da cavalli.

Il consiglio è semplice: Spetses merita più di una giornata, ma va scelta con un minimo di strategia. Un fine settimana estivo può trasformarla in una piccola passerella affollata. Qualche giorno infrasettimanale restituisce invece l’isola più vera. La sua unicità, infatti, sta nel fatto che ha imparato a essere chic senza cancellare la propria storia.

L’isola che guarda l’Asia ma con un’anima genovese: Chios, vera e propria gemma della Grecia

15 juillet 2026 à 13:00

La costa dell’Anatolia appare vicinissima, quasi una presenza costante oltre l’orizzonte, e racconta subito la posizione singolare di questa grande isola del Nord Est Egeo. Qui la Grecia guarda verso Oriente, ma porta ancora addosso le tracce di un passato profondamente europeo. Chios è stata per secoli un crocevia commerciale: prima bizantina, poi genovese, infine ottomana, tanto da aver raccolto influenze diverse senza perdere il proprio carattere.

Il suo simbolo per eccellenza è il mastice, la preziosa resina ricavata dal lentisco, una pianta coltivata soprattutto nella parte meridionale. Le piccole gocce trasparenti che escono dalla corteccia sono chiamate “Lacrime di Chios” e vengono raccolte secondo metodi antichi, con incisioni delicate sul tronco che i contadini definiscono una sorta di ricamo. Da questa resina nascono poi dolci, liquori, prodotti cosmetici e aromi conosciuti in tutto il mondo.

L’isola si estende per circa 842 km² e cambia volto procedendo dal nord verso il sud. Le montagne del Pelinaio dominano territori selvaggi, punteggiati da villaggi remoti e foreste di pini e castagni. La parte meridionale appare più morbida, con agrumeti, uliveti e i Mastichochoria, gli antichi centri fortificati nati attorno alla coltivazione del mastice.

Cosa vedere sull’Isola di Chios

L’anima di quest’isola della Grecia si scopre lontano dalle immagini più immediate. Il mare accompagna il viaggio, ma sono pietre, racconti e tradizioni agricole a definirne il carattere. In zona un villaggio può narrare secoli di commerci, una cappella può custodire tragedie dimenticate e una semplice pianta può rappresentare l’intera identità di una comunità.

Pyrgi, il paese dalle facciate ricamate

Pyrgi è il simbolo più riconoscibile dei Mastichochoria. Arrivando nel centro storico si incontrano case decorate con gli xystà, motivi geometrici realizzati incidendo lo strato superficiale dell’intonaco e creando disegni bianchi e neri.

Il borgo nacque come una sorta di struttura difensiva, ovvero con le abitazioni  unite tra loro per formare una barriera contro gli attacchi dei pirati, mentre le strade strette rendevano più facile proteggere gli abitanti. Oggi Pyrgi conserva quella struttura medievale, ma la vita quotidiana ha ripreso possesso degli spazi con caffè, botteghe e balconi decorati con pomodori lasciati essiccare al sole.

Pyrgi, Isola di Chios
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Pyrgi, il villaggio ricamato

Mesta, il labirinto dei Genovesi

A rappresentare (forse) l’esempio più completo dell’architettura medievale chiotica è Mesta, paese che appare come una fortezza compatta, costruita con pietra locale e attraversata da vicoli stretti che conducono verso minute piazze. Anche qui le abitazioni esterne formavano una cintura protettiva, mentre il cuore del villaggio ospitava la vita sociale e religiosa.

Olympi e la memoria rurale del mastice

Il villaggio di Olympi possiede un fascino più discreto rispetto ai vicini Pyrgi e Mesta, con l’aspetto di un antico insediamento agricolo legato alla produzione della resina. Nelle vicinanze si trova la Grotta di Sykias, una cavità naturale modellata dal tempo con stalattiti e formazioni rocciose risalenti a milioni di anni fa.

Nea Moni, il tesoro bizantino dell’Egeo

Nel centro di Chios sorge il Monastero di Nea Moni, fondato nell’XI secolo dall’imperatore bizantino Costantino IX Monomaco. Inserito nel patrimonio mondiale UNESCO, custodisce alcuni dei più importanti mosaici bizantini della Grecia.

L’oro delle tessere musive illumina scene religiose realizzate con una raffinatezza straordinaria, ma qui la bellezza artistica convive con una memoria dolorosa: nel 1822 divenne rifugio per migliaia di abitanti durante l’attacco ottomano, al punto che oggi una cappella conserva ossa e teschi delle vittime.

Anavatos, la fortezza abbandonata sulla roccia

Anavatos è un villaggio medievale abbandonato che sorge su una parete rocciosa, come fosse sospeso tra cielo e terra. Oggi le case in pietra, la torre e i resti delle abitazioni sono testimoni di una storia intensa, fatta di resistenza e isolamento.

Chios città e il castello sul porto

Il capoluogo mostra il volto più dinamico dell’isola. Il porto è il punto di incontro tra pescatori, studenti, commercianti e viaggiatori. Dietro il lungomare si sviluppa il quartiere storico con il castello genovese, una struttura che racchiude secoli di dominazioni diverse. Dentro le mura convivono resti bizantini, edifici ottomani e tracce della presenza veneziana e genovese.

Vrontados e la spettacolare guerra dei razzi

A nord della capitale si trova Vrontados, legato alla tradizione secondo cui il poeta Omero avrebbe avuto un rapporto con questa zona. Il paese è famoso soprattutto per il Rouketopolemos, la particolare battaglia pasquale tra le chiese di San Marco e della Vergine Maria.

Durante la celebrazione migliaia di razzi artigianali vengono lanciati tra i due edifici religiosi creando uno spettacolo luminoso unico nel panorama delle feste greche.

Le spiagge più belle di Chios

Il mare di Chios segue la stessa logica dell’isola: sorprende chi arriva aspettandosi il classico scenario delle Cicladi. Da queste parti, infatti, prevalgono baie selvagge, ciottoli levigati dal tempo e fondali dai colori intensi con un’acqua spesso più limpida rispetto ad altre isole elleniche.

  • Mavra Volia: è il luogo balneare più iconico dell’isola, con grandi ciottoli scuri che derivano dall’antica attività vulcanica che vanno a dar vita a un paesaggio quasi lunare.
  • Karfas: una delle poche zone con sabbia fine e fondale basso. La presenza di alberghi, ristoranti e locali la rende adatta a chi cerca praticità senza rinunciare al carattere greco.
  • Agia Fotini: spiaggia di ciottoli che conquista per l’acqua trasparente e l’atmosfera rilassata.
  • Komi: lunga e vivace, alterna sabbia e piccoli ciottoli. Durante l’estate diventa un punto di riferimento per chi vive sull’isola grazie ai ristoranti, ai bar e alle possibilità di praticare sport acquatici.
  • Lithi: atmosfera semplice e un tramonto sul lato occidentale che dona una luce particolarmente suggestiva.
  • Nagos: circondata dalla vegetazione e dalle montagne, rappresenta una Chios più remota. L’acqua è fresca e limpida, mentre il paesaggio trasmette una sensazione di isolamento.
  • Vroulidia: si raggiunge con un percorso più impegnativo, ma il risultato ripaga lo sforzo.

Dove si trova e come arrivare

Chios  si trova davanti alla costa occidentale della Turchia, separata dalla penisola anatolica da uno stretto tratto di mare. Le isole vicine più importanti sono Lesbo, Samos, Psara e Oinousses. La Capitale, chiamata anch’essa Chios, è il principale punto di accesso. Qui arriva la maggior parte dei traghetti e si concentra la vita commerciale.

L’aeroporto internazionale di Chios “Omiros” collega l’isola con Atene tramite voli interni della durata di circa 1 ora. Dall’Italia è quindi necessario prevedere uno scalo nella Capitale greca. Chi preferisce il mare trova il collegamento principale dal porto del Pireo, vicino ad Atene, ma con un viaggio che richiede diverse ore. Chios è collegata anche con altre isole dell’Egeo settentrionale, tra cui Lesbo e Samos.

Le perle custodite dalle onde dell’Adriatico: le magnifiche Isole della Dalmazia

14 juillet 2026 à 17:00

Lungo la costa orientale del Mare Adriatico prende forma uno degli scenari più affascinanti d’Europa, quello dell’Arcipelago Dalmata, che raccoglie decine di isole abitate e centinaia di isolotti. In zona la geografia (insieme alla maestria di Madre Natura) ha modellato un mosaico fatto di promontori calcarei, boschi di pini, scogliere scolpite dal vento e piccoli porti nati secoli fa attorno alle rotte commerciali veneziane.

Fin dall’antichità queste terre rappresentarono un punto strategico nel Mediterraneo orientale. Greci, Romani, Bizantini, Veneziani e Austro-Ungarici lasciarono tracce ancora perfettamente riconoscibili tra mura possenti, cattedrali, monasteri e palazzi costruiti con la celebre pietra bianca locale. Basta osservare il riflesso della luce sulle facciate per capire il valore di questo materiale, utilizzato persino per edifici simbolo lontani migliaia di chilometri dalla Croazia.

Navigare tra le isole significa assistere a continui cambi di panorama: una baia lascia spazio a una scogliera, una pineta precede campi di lavanda, un piccolo villaggio di pescatori introduce piazze eleganti animate dai tavolini all’aperto. Ecco quali sono le Isole della Dalmazia da non perdere.

Hvar, l’isola del sole e della lavanda

Hvar viene spesso definita l‘isola più glamour della Croazia, ma la verità è che il suo fascino va molto oltre gli yacht ormeggiati nel porto principale. Grazie a uno dei più alti numeri di ore di sole dell’Adriatico, il paesaggio alterna filari di vite, uliveti secolari, cespugli di rosmarino e distese profumate di lavanda che, tra giugno e luglio, colorano l’entroterra con sfumature violacee.

Hvar, Croazia
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Veduta dall’alto di Hvar

La città di Hvar conserva un patrimonio architettonico nato durante il dominio della Serenissima. Piazza Santo Stefano, tra le più grandi della Dalmazia, introduce alla cattedrale dedicata al santo patrono, ricostruita tra il XVI e il XVII secolo dopo gli attacchi ottomani. Poco più in alto domina la Fortezza Spagnola, edificata nel XVI secolo sulle fondamenta di una struttura medievale. Dal bastione lo sguardo raggiunge il porto e le isole Pakleni, piccolo arcipelago disseminato di calette.

Sul versante settentrionale compare Stari Grad, fondata nel 384 a.C. dai coloni greci provenienti dall’isola di Paro. Si tratta di uno dei centri urbani più antichi della Croazia. La piana agricola che la circonda mantiene ancora oggi la suddivisione originaria dei terreni tracciata in epoca ellenistica, caratteristica che ha permesso l’inserimento tra i siti Patrimonio UNESCO.

Brač, la patria della pietra bianca

C’è poi Brač, che conquista all’istante grazie a Zlatni Rat: è la spiaggia simbolo della Croazia. Il motivo è da ritrovare nel fatto che la sua forma affusolata cambia direzione seguendo venti e correnti marine, regalando un profilo differente nel corso dell’anno. Ciottoli candidi e acqua trasparente trasformano questo lembo di terra in una delle immagini più celebri dell’Adriatico.

Zlatni Rat, Croazia
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Zlatni Rat, meraviglia della Croazia

L’isola, però, custodisce una tradizione molto più antica del turismo balneare. Dalle cave di Brač proviene una pietra calcarea apprezzata fin dall’epoca romana per resistenza e luminosità. Numerosi edifici storici della Dalmazia vennero realizzati con questo materiale, scelto anche per importanti costruzioni internazionali, tra cui la Casa Bianca di Washington (quantomeno stando a una tradizione ampiamente tramandata).

Bol rappresenta il centro più vivace dell’isola con i suoi vicoli lastricati, le case in pietra e i piccoli moli che conservano una lunga storia marinara. Nell’entroterra prosperano ulivi appartenenti alla rara varietà Buhavica, coltivata fin dal periodo veneziano e utilizzata per un olio dal gusto intenso.

Korčula, la piccola Dubrovnik

Tra gli abitanti di Korčula circola una convinzione tramandata da generazioni; Marco Polo avrebbe visto la luce proprio qui. La certezza storica continua ad alimentare il dibattito, mentre la tradizione resta parte integrante dell’identità locale. La città vecchia riceve spesso il soprannome di “Piccola Dubrovnik“, per via della presenza di possenti mura, torri cilindriche e bastioni che racchiudono un dedalo di strade disposte secondo un originale schema a lisca di pesce.

Una soluzione urbanistica affascinante, che favoriva la circolazione dell’aria e offriva protezione dai venti più forti. Al centro del borgo svetta la Cattedrale di San Marco, magnifico esempio di architettura gotico-rinascimentale completato nel XV secolo. Portali scolpiti, decorazioni in pietra e campanile dominano il profilo cittadino. Attorno al centro storico si sviluppano vigneti che producono il celebre vino bianco Pošip, ottenuto da un vitigno autoctono ormai conosciuto ben oltre i confini croati.

Vis, l’isola rimasta segreta per decenni

Vis, dal canto suo, rappresenta la più lontana tra le grandi isole abitate della Dalmazia. Proprio questa posizione contribuì al suo destino: venne trasformata in base militare e rimase chiusa ai visitatori stranieri fino al 1989. Tale isolamento ha preservato paesaggi e villaggi dall’espansione edilizia osservabile altrove.

Il porto di Komiža mantiene l’atmosfera di un antico centro dedicato alla pesca, pieno di barche colorate che oscillano accanto alle case in pietra, mentre il lungomare invita a rallentare il ritmo della giornata. Tra le immagini più spettacolari c’è senza dubbio Stiniva, baia racchiusa da alte pareti rocciose che lasciano filtrare il mare attraverso una stretta apertura.

Poco distante, sull’isolotto di Biševo, la Grotta Azzurra regala un fenomeno naturale sorprendente: alcune ore del mattino permettono ai raggi solari di attraversare una cavità sommersa, colorando l’acqua di un blu luminosissimo. Fortificazioni, tunnel navali scavati nella roccia e reperti archeologici testimoniano un passato ricco di episodi militari e commerciali.

Mljet, il cuore verde dell’Adriatico

Bellissima è anche Mljet, la quale viene spesso indicata tra le isole più verdi della Croazia. Una vasta copertura forestale, infatti, riveste gran parte del territorio, mentre il settore occidentale appartiene al Parco Nazionale istituito nel 1960. Il tratto più celebre comprende dei laghi salati collegati al mare da uno stretto canale naturale. Sono Veliko Jezero e Malo Jezero, che presentano sfumature che cambiano continuamente tra turchese e smeraldo grazie alla luce e alla profondità dell’acqua.

La verdeggiante isola di Mljet in Croazia
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Veduta panoramica dell’isola di Mljet

Al centro del lago maggiore affiora l’isolotto di Santa Maria, dove un monastero benedettino del XII secolo domina tutto. Chi raggiunge il complesso in battello ritrova cortili in pietra, chiostri essenziali e un’atmosfera che riesce a evocare secoli di spiritualità.

Lastovo, il regno del cielo stellato

Lontana dalle rotte turistiche più frequentate, Lastovo conquista grazie a un carattere schivo. Fa parte di un parco naturale che tutela mare, vegetazione e biodiversità. L’inquinamento luminoso ridottissimo ha regalato all’isola la fama di paradiso per l’osservazione delle stelle. Il villaggio principale si sviluppa sul pendio di una collina, con case in pietra calcarea che mostrano gli originali fumari cilindrici decorati.

Vigneti, uliveti e piccoli orti accompagnano il paesaggio fino alla costa frastagliata. Non mancano fondali ricchi di grotte sommerse che attirano appassionati di immersioni provenienti da tutta Europa.

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