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Le vere location del Texas della serie Tv Landman

2 décembre 2025 à 11:37

Pozzi di petrolio, sabbia del deserto, pick-up, cappelli da cowboy e boots. Sono questi gli ingredienti che fanno della serie Tv Paramount+ Landman, giunta alla seconda stagione, un successo assicurato. Merito anche del cast stellare che vede tra i protagonisti Billy Bob Thornton, Jon Hamm, Demi Moore e Andy Garcia, ma anche la bellissima Ali Larter e il mitico Sam Elliott, noto volto del genere western.

Ambientata in un Texas in grande espansione, Landman è la versione moderna della corsa al petrolio tra operai e miliardari che alimentano un boom petrolifero così grande da ridefinire il clima, l’economia e la geopolitica, con un mix di American Life e traffici narcos al confine con il Messico.

Sotto la crescente pressione della M-Tex Oil, la compagnia petrolifera di Monty Miller (Jon Hamm) e della moglie Cami (Demi Moore) dove lavora Tommy Norris (Billy Bob Thornton) divenendone presidente e del cartello della droga a capo del quale c’è Danny “Gallino” Morrell (Andy Garcia), sopravvivere nel Texas occidentale non è semplice.

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@Paramount
Tommy Norris (Billy Bob Thornton) e la moglie Angela (Ali Larter) in una scena di Landman

Se vi affascinano i tramonti rosso sabbia e le ambientazioni western, questa serie è accattivante tanto quanto Yellowstone, ambientata tra le montagne e le valli del Montana, ma anche un po’ nel Texas e non molto lontano dalle location di Landman.

Quali sono le location di Landman

Nell’immensità dell’indistinguibile deserto texano, tra pozzi di petrolio e strade sterrate, sono riconoscili alcuni luoghi in particolare della cittadina di Fort Worth, a mezz’ora da Dallas, vera icona della Western way of life. Al contrario di quanto accade a Dallas, infatti, una metropoli che quasi nulla ha a che fare con l’atmosfera da cowboy, Fort Worth è l’emblema del Texas proprio come ce lo immaginiamo.

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@Paramount
Anndy Garcia, capo del cartello cubano, in una scena di Landman 2

Ecco allora che per le strade Tommy incrocia i buoi dalle corna lunga – big horn – che sfilano per la cattle drive che si tiene tutti i giorni due volte al giorno (mattina e pomeriggio), la transumanza delle mandrie che vengono condotte dai cowboy attraverso le strade del centralissimo quartiere degli Stockyards. Questo evento, completamente gratuito, che si tiene da ben 25 anni, rende omaggio al patrimonio western di Fort Worth, celebrandone la storia come stazione di scambio per i cowboy e porta d’accesso al mitico Old Wild West.

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@Visit Fort Worth
Lo spettacolo del cattle drive nel quartiere degli Stockyards a Fort Worth

Ben riconoscibile è anche Billy Bob’s Texas, il più grande honky tonk del mondo dove si balla la famosa line dance. È qui che la bomba sexy Angela (Ali Larter), moglie di Tommy, balla con il suocero T. L. Norris (Sam Elliott).

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@Paramount
Dentro il Billy Bob’s Texas a Fort Worth, il più grande honky tonk al mondo

Arredamento da elegante chalet di montagna con elementi di design sono quelli dove s’incontrano Tommy e Cami in uno dei salotti del Bowie House Hotel, uno degli alberghi più belli di Fort Worth, tra divani di velluto, boiserie, quadri di cavalli stilizzati e camini scoppiettanti.
È il Texas Christian University campus sempre di Fort Worth la prestigiosa università dove Angela accompagna la figlia Ainsley per il colloquio di ammissione e dove viene presa solo per essere stata raccomandata come cheerleader.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Uno dei salotti del Bowie House Hotel a Fort Worth

Per alcune scene è stato usato il vero headquarter dell’American Association of Professional Landmen, e sono riconoscibili altre location come il Will Rogers Memorial Center’s, dove si svolgono i rodeo, con la sua Pioneer Tower e la Dickies Arena, dove solitamente si tengono concerti ed eventi sportivi.

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@Paramount
Demi Moore in una scena di Landman 2

Horseshoe Bend, dove il Colorado dipinge un sogno in smeraldo e arenaria

16 novembre 2025 à 17:30

L’altopiano dell’Arizona custodisce scenari che sembrano usciti da un’epoca remota, di quelli che è difficile persino immaginare. A pochi chilometri da Page, il deserto si distende in una sequenza di ondulazioni sabbiose, arbusti radi e lastre di arenaria che riflettono la luce. L’aria vibra mentre l’orizzonte resta fermo, immobile, esteso fino alle terre della Navajo Nation. Poi, senza preavviso, il terreno si apre su un abisso rotondo, una sorta di arco roccioso modellato con una precisione che lascia interdetti.

Il Colorado appare in fondo al canyon, verde brillante, incastonato tra pareti verticali che toccano trecento metri d’altezza. Si è arrivati di fronte a un vero e proprio capolavoro della natura, di quelli che non si vedono tutti i giorni: l’Horseshoe Bend.

A prima vista sembra un dipinto. L’acqua curva in un’ansa perfetta, una grande U che racchiude un blocco di arenaria scolpito dal tempo. Le pareti rosea-ramate disegnano linee e venature intricate, mettendo in evidenza la storia geologica della regione. Ogni gradazione cromatica racconta processi profondi, antichi, stratificati attraverso ere quasi inconcepibili. L’impatto emotivo è immediato: il vuoto centrale crea un richiamo irresistibile e la vastità della scena travolge qualsiasi riferimento quotidiano.

Origine e dinamiche geologiche dell’Horseshoe Bend

Per spiegare l’evoluzione dell’Horseshoe Bend (ovvero un meandro dalla forma di un ferro di cavallo) bisogna tornare a sei milioni di anni fa. All’epoca la regione era caratterizzata da basse quote e il Colorado scorreva in modo placido su una pianura alluvionale quasi piatta. Il corso disegnava curve morbide che seguivano le microvariazioni del terreno.

Poi tutto cambiò perché l’altopiano iniziò ad alzarsi. Non a caso, le cause di questo sollevamento vengono studiate ancora oggi. Questa risalita della superficie terrestre intrappolò il fiume. La corrente iniziò a incidere verso il basso con un’energia straordinaria, scavando un canyon sempre più profondo. Sedimento dopo sedimento, si aprì un solco enorme che portò alla rimozione di un intero miglio di rocce sovrastanti. In questo modo emerse l’arenaria Navajo, roccia dominante dell’attuale paesaggio.

Page, Horseshoe Bend
Getty Images
I colori dell’Horseshoe Bend

La curva del Colorado ha assunto una geometria netta grazie a questo lavoro incessante. La U si è modellata lentamente, con il fiume che ha seguito il suo antico tracciato ma scavando sempre più in profondità. L’evoluzione, nel corso del tempo, non si è di certo fermata. Gli esperti, infatti, prevedono che in futuro l’acqua taglierà la base dell’ansa e originerà un arco naturale, per poi abbandonare il meandro lasciando un bacino isolato (un processo già osservabile nel tratto dello Utah chiamato Rincon).

Il punto panoramico oggi raggiunge 1300 metri di altitudine, mentre il Colorado scivola a quota mille.

Escursioni e cosa vedere

L’accesso avviene attraverso un sentiero che parte dal parcheggio collocato lungo la US-89. All’inizio la pista presenta un tratto in salita moderata con sabbia e pochi arbusti resistenti alla siccità. La prima parte conduce a una struttura ombreggiata che funge da punto informativo. Qui, alcuni pannelli illustrano in sintesi la storia geologica della regione.

Proseguendo, il terreno scende gradualmente verso il canyon. La sabbia diventa più fine, quasi polvere, e ogni passo solleva piccole nuvole dorate. Il silenzio è rotto soltanto dal vento che corre lungo la superficie dell’altopiano. Procedendo verso il bordo, la linea dell’orizzonte si spacca e appare il vuoto assoluto.

La scena che emerge è sconvolgente. La curva del fiume si impone con una pulizia grafica che sfiora l’incredibile. L’acqua sembra incastonata nella roccia, e la tonalità verde crea un contrasto netto con il rosso delle pareti. Il blocco centrale di arenaria, modellato dal tempo, assume la forma di una piattaforma arcuata sospesa sopra il corso d’acqua.

Una parte del bordo dispone di una barriera metallica installata per contenere gli eccessi dei visitatori. Il resto del crinale resta privo di protezioni e richiede attenzione estrema. L’assenza di ombre e la luce intensa rendono tutto più netto, accentuando le sensazioni fisiche: l’altezza appare sconfinata, il vento fa vibrare l’aria e la gravità sembra tirare verso il basso con una forza più percettibile del solito.

Le prospettive cambiano spostandosi lateralmente. Da alcuni punti si osservano meglio le venature della roccia. Da altri si percepisce la profondità dell’acqua che scorre placida sotto il massiccio centrale. In fondo al canyon compaiono spesso piccole zattere che sembrano punti mobili in un enorme scenario immutabile. Sono imbarcazioni che partono dalla Glen Canyon Dam, pochi chilometri più a nord. Chi scende al livello del fiume vive una lettura del paesaggio completamente diversa, perché le pareti si alzano come mura gigantesche e il Colorado appare più silenzioso, pronto a raccontare il proprio passato sedimentato tra curve e solchi.

Per chi desidera un punto di vista ancor più emozionante, da Page partono voli panoramici con elicotteri o aerei leggeri. L’altura consente di cogliere l’intera struttura dell’ansa in un unico sguardo e di apprezzare la geometria esatta delle linee incise nella roccia.

Come arrivare e info utili

Horseshoe Bend si trova all’interno della Glen Canyon National Recreation Area, a breve distanza da Page. Il terreno a sud appartiene alla Navajo Nation.

  • Dalla Monument Valley: si percorre la AZ-98 verso ovest fino a Page. Una volta raggiunta la US-89, si svolta a sinistra e si procede per circa due chilometri e mezzo.
  • Dal Grand Canyon: l’itinerario procede verso nord lungo la US-89 fino alle indicazioni per l’Overlook Trail.
  • Da Las Vegas o Kanab: dopo la Glen Canyon Dam si continua verso sud per otto chilometri fino al bivio per il parcheggio.

Tariffe

L’area panoramica resta a ingresso libero. Il parcheggio prevede un contributo:

  • 10 dollari per auto e camper;
  • 5 dollari per moto.

Questo servizio non rientra nel pass dei parchi nazionali poiché l’area ricade sotto gestione locale e su terreno parzialmente tribale.

Il momento migliore della giornata

Il periodo più luminoso va dalla tarda mattina al primo pomeriggio. In queste ore la luce raggiunge sia il canyon sia il fiume con intensità uniforme, valorizzando ogni dettaglio. Chi preferisce temperature più sopportabili punta all’alba. Le prime ore del giorno regalano tonalità morbide e un’atmosfera più tranquilla. La roccia assume sfumature dorate che esaltano i contrasti con l’acqua, e il silenzio amplifica la grandezza dello scenario. Il tramonto crea un quadro diverso: la luce cala dietro l’ansa e le pareti entrano gradualmente in ombra. Il cielo passa da arancio a viola e gli ultimi minuti prima del buio donano colori intensi.

San Siro e stadi delle Olimpiadi, come sono fatti quelli che vincono i premi di design più prestigiosi

11 novembre 2025 à 07:30

In Italia abbiamo stadi leggendari come San Siro a Milano (venduto recentemente a Inter e Milan), Juventus Stadium a Torino e Olimpico a Roma, veri templi del calcio e dello sport. Ma quando si parla di architettura d’avanguardia e design premiato a livello mondiale, il podio si sposta fuori dai confini del Belpaese. Nessuno di questi simboli italiani è infatti riuscito a conquistare un posto tra i vincitori del Prix Versailles 2025, il riconoscimento internazionale che celebra le strutture sportive più belle e innovative del pianeta.

Dalla Germania al Giappone, passando per gli Stati Uniti e la Cina, gli stadi premiati mostrano come lo sport possa fondersi con arte, tecnologia e sostenibilità, trasformando un’arena in un’esperienza urbana e sociale che mantiene un equilibrio perfetto tra benessere, condivisione ed eccellenza. Ecco i sei stadi più belli del mondo: capolavori di architettura contemporanea capaci di ospitare una grande varietà di eventi e che scrivono il futuro dei luoghi sportivi (anche quelli delle prossime Olimpiadi).

SAP Garden Munich, Germania

Un enorme edificio di 62.500 metri quadrati perfettamente integrato con il paesaggio grazie al suo tetto ricoperto di giardini è la struttura ambiziosa del SAP Garden di Monaco di Baviera, in Germania. Progettato dallo studio 3XN, è la casa dell’EHC Red Bull München (hockey su ghiaccio) e del Bayern Monaco (basket). L’arena principale ospita fino a 10.700 spettatori per l’hockey e 11.500 per il basket, grazie a tribune mobili regolabili che garantiscono una visuale perfetta da ogni angolazione.

Lo spettacolo sportivo si unisce a quello delle luci e dei media digitali che trasformano l’atmosfera e non mancano aree VIP, un ristorante, negozi, uffici, sale conferenze e una terrazza panoramica aperta al pubblico, visitabile anche in assenza di eventi sportivi. Un modello di architettura sostenibile, in cui estetica ed efficienza si fondono.

Le Colisée, Francia

A 13 minuti a piedi dall’iconica cattedrale di Chartres, nel cuore della città francese, sorge il nuovo spazio polifunzionale dedicato allo sport e alla cultura premiato ai Prix Versailles per la sua integrazione con il paesaggio e il recupero attento di un’ex area ferroviaria abbandonata. Progettato dallo studio Groupe-6 architectes, questo “colosseo” richiama il suo omonimo di Roma e la sala principale di forma ellittica ricorda i teatri dell’antichità.

Collegata direttamente alla stazione ferroviaria tramite una passerella pedonale, l’arena seminterrata segue la pendenza naturale del terreno, mentre il giardino pensile e la promenade sul tetto, arricchita da piante e spazi verdi, formano un nuovo spazio pubblico che accoglie residenti e visitatori.

Kagawa Prefectural Arena, Giappone

Affacciata sul Mare Interno di Seto, nei pressi della stazione ferroviaria e del terminal dei traghetti di Takamatsu, la Kagawa Prefectural Arena (nota anche come Anabuki Arena Kagawa), in Giappone, comprende tre palazzetti distinti, ognuno con proporzioni specifiche per discipline che spaziano dal basket alle arti marziali.

Progettata dallo studio SANAA, questa struttura moderna unisce sotto un unico tetto ondulato gli spazi della piazza, del parco e del porto, riconnettendo la città al mare. Le palestre sono senza muri e le tribune fungono da confine, mentre ampie vetrate panoramiche permettono alla luce naturale di inondare l’edificio da ogni lato.

Caesars Superdome, USA

Non è nata negli ultimi anni, ma questa struttura, rinnovata dopo i gravi danni subiti dall’uragano Katrina nel 2005, è tornata a risplendere e si guadagna un posto tra gli stadi più belli del mondo. Il Caesars Superdome di New Orleans, la “cattedrale” dei Saints, sorge a breve distanza dal fiume Mississippi ed è uno dei primi stadi coperti del football americano. Non ha perso il suo record: detiene ancora il primato di più grande struttura a cupola fissa del mondo.

Inserito nel Registro Nazionale dei Luoghi Storici nel 2016, è stato ristrutturato dallo studio Trahan Architects, con l’obiettivo di prolungare la vita del complesso, ormai cinquantennale. Le novità inserite? Tre nuovi ingressi con atrio luminoso e accogliente; spazio interno ampliato; rivestimento di alluminio anodizzato con un nuovo design che richiama la forma scultorea dorata iconica dell’esterno del Superdome.

Uno stadio dall’aspetto più moderno e accessibile, dove innovazione e conservazione del patrimonio storico mantengono un perfetto equilibrio.

Caesars Superdome
iStock
Il Caesars Superdome di New Orleans

Xi’an International Football Centre, Cina

Lo stadio e i campi di allenamento del Centro Internazionale di Calcio di Xi’an, situato a Fengdong, porta la firma di Zaha Hadid Architects (che hanno progettato anche una delle stazioni più belle del mondo). Dentro alla struttura a forma di sella, un’arena ultramoderna accoglie fino a 60.000 spettatori.

Non solo sport: questo centro rappresenta anche un nuovo spazio pubblico, con terrazze ombreggiate con vista sulla città e sui monti Qin, aree per il tempo libero e attività di ristorazione aperte ogni giorno sia per i residenti che per i visitatori.

Particolare attenzione è stata posta alla mitigazione dei venti freddi che provengono da nord, dalle linee sinuose dello stadio al materiale traslucido che protegge gli spettatori dalle intemperie e dalla luce diretta del sole, lasciando comunque filtrare la massima quantità di luce naturale.

Intuit Dome, USA

La nuova casa dei Los Angeles Clippers, a Inglewood, in California, sembra una palla da basket che entra nel canestro. Si chiama Intuit Dome e ha un’architettura spettacolare progettata da AECOM.

Costruita in vista delle Olimpiadi e Paralimpiadi estive del 2028, questa imponente struttura dedicata al basket promette un’esperienza immersiva a tutti visitatori, sia grazie al design degli interni sia grazie a murales e sculture di artisti locali di Los Angeles, oltre a diverse opzioni di intrattenimento tecnologico.

Ritrovati i gioielli perduti di Sissi (ma manca la sua corona)

7 novembre 2025 à 12:30

Un mistero lungo un secolo torna finalmente alla luce: i leggendari gioielli di Sissi, la popolare e amata imperatrice, sono stati ritrovati in Canada dopo oltre cento anni. Custoditi in un caveau segreto, accanto al celebre diamante giallo Florentiner, erano scomparsi dal 1921 e si temeva fossero stati rubati.

Il ritrovamento riaccende il fascino intramontabile della principessa Elisabetta di Baviera, simbolo di grazia, fascino, libertà e malinconia romantica. Ma tra i preziosi manca un pezzo fondamentale: la corona di diamanti di Sissi, il gioiello più iconico dell’imperatrice.

Ritrovamento del tesoro degli Asburgo

A rivelare la straordinaria scoperta è stato Carlo d’Asburgo, nipote dell’ultimo imperatore d’Austria Carlo I. Il tesoro, composto da gioielli appartenuti alla famiglia Asburgo e da oggetti personali di Sissi, è stato ritrovato in una cassetta di sicurezza in Canada, dove era stato custodito per oltre un secolo.

Tra i pezzi ritrovati spicca il diamante giallo Florentiner – famoso anche con il nome di “Il Fiorentino” – una gemma da oltre 137 carati considerata tra le più belle mai giunte in Europa dall’Asia.

Il viaggio di questi gioielli racconta una pagina di storia affascinante. Nel novembre 1918, quando l’imperatore Carlo I capì che l’Impero austro-ungarico era giunto al capolinea, fece trasferire il tesoro di famiglia dalla Hofburg di Vienna alla Svizzera. Da lì, però, le tracce si persero nel 1921, quando il sovrano tentò invano di riconquistare almeno il trono d’Ungheria.

Si ipotizzò persino che avesse impegnato i gioielli per finanziare la sua impresa. Negli anni Trenta, la ferma opposizione degli Asburgo al nazismo li costrinse a un nuovo esilio: prima in Francia, poi in Spagna e infine in Canada, dove il tesoro trovò rifugio.

Per volere dell’ex imperatrice Zita di Borbone-Parma, nata in Italia e moglie di Carlo, il segreto dei gioielli doveva assolutamente restare tale per almeno cento anni dopo la morte del marito. Quindi solo nel 2022 – quando Karl Habsburg ne venne infatti a conoscenza.

Sissi continua a incantare il mondo

Il ritrovamento riporta i riflettori su Sissi, la principessa ribelle che continua a far sognare turisti e appassionati di storia. I suoi gioielli perduti incarnano lo splendore della corte viennese e il gusto raffinato di un’imperatrice che amava l’eleganza, ma rifiutava le convenzioni del suo tempo.

La notizia ha riacceso l’interesse per la figura di Sissi e per i luoghi a lei legati: Vienna, con la splendida Hofburg e il palazzo di Schönbrunn, è tornata a essere una meta di pellegrinaggio romantico per tutti quelli che desiderano rivivere il mito della “principessa triste”.

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Getty Images
Il celebre ritratto di Elisabetta di Baviera detta Sissi realizzato da Franz Xaver Winterhalter ospitato all’Hofburg di Vienna

Manca però la corona di Sissi, il gioiello più prezioso e misterioso della collezione. Ciononostante, il resto del tesoro, autenticato – da Christoph Koechert, la cui famiglia ha servito gli Asburgo come gioiellieri di corte – e documentato – alcune foto sono finite sul New York Times – potrebbe presto essere esposto in una mostra inizialmente in Canada – per ringraziare il Paese – prima di un possibile ritorno in Europa.

Un evento che non solo celebra un ritrovamento storico, ma anche la leggenda immortale di Sissi, l’imperatrice anticonformista Elisabetta d’Austria, la donna la cui vita fu segnata da una profonda tristezza e inquietudine.

Ritrovato il tesoro degli Asburgo ma manca la corona di Sissi
iStock
Palazzo Schonbrunn, Vienna

Mackinac Island, l’isola proibita alle auto dove si viaggia in carrozza come nell’Ottocento

25 octobre 2025 à 17:00

Esiste un’isola in cui le auto sono bandite e lungo le strade passeggiano 600 cavalli che trainano carrozze e le persone si spostano in sella a tantissime biciclette. Un luogo che trasporta i visitatori in un mondo quasi ottocentesco, che sembra fermo all’attimo precedente all’invenzione delle prime automobili.

In effetti è proprio così: nella splendida Mackinac Island, nel cuore dello stato del Michigan (Stati Uniti) i mezzi a motore sono banditi dal 1900. Un “paradosso” se si pensa che lo Stato custodisce la “capitale mondiale dell’automobile”, ovvero Detroit.

L’incredibile isola di Mackinac con 600 cavalli e nessun veicolo

Passeggiare per le vie di Mackinac Island è come fare un vero tuffo nel passato, quando la vita scorreva più lenta, riscoprendo il piacere del contatto con le persone, con la natura e gli animali.

C’è un cavallo per ogni persona, in quest’isola di 3,8 km² dal fascino antico che sorge a cavallo tra due laghi: il Lago Huron e il Lago Michigan. Una posizione strategica per le comunità indigene che la abitavano, ottima per la caccia e la pesca. Furono proprio loro a dare il nome originario di questo pezzo di terra tanto prezioso: le sue scogliere calcaree e le foreste verdeggianti sembravano una enorme tartaruga che emergeva dall’acqua, e così la chiamarono Michilimackinac, ovvero “luogo della grande tartaruga” in lingua Anishinaabemowin. Negli anni venne abbreviato fino alla sua forma attuale.

Il cavallo qui è il re: soprattutto durante la bella stagione, questi animali vengono utilizzati per qualsiasi tipo di attività, dalla raccolta dei rifiuti alle consegne postali. Uno stile di vita d’altri tempi che piace agli abitanti, che si spostano abitualmente a piedi, in bicicletta o in uno speciale taxi trainato da cavalli.

Il motivo per cui le auto sono bandite? In realtà, alcune auto vennero introdotte nell’isola, ma secondo la tradizione locale, quando una di queste (nel 1898) spaventò i cavalli vicini a causa di un ritorno di fiamma, le autorità del villaggio proibirono i motori a combustione interna. Presero talmente sul serio la salvaguardia degli animali che tale misura venne estesa al resto dell’isola due anni dopo. Da allora, la gente del posto ha dimenticato completamente le auto a favore di biciclette e cavalli.

Biciclette a Mackinac Island
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Tantissime biciclette a Mackinac Island

Le meraviglie di Mackinac Island

Le sorprese che riserva quest’angolo di mondo ottocentesco, circondato da acque turchesi, non finiscono qui: l’80% della superficie è ​​costituita dallo spettacolare Mackinac Island State Park, dove ci si può immergere nella foresta secolare e ammirare imponenti rocce calcaree come l’Arch Rock, uno dei luoghi più iconici e mozzafiato dell’isola di Mackinac. Questo imponente arco naturale di calcare largo 15 metri si erge per circa 45 metri sopra il Lago Huron, offrendo viste mozzafiato sulla costa e sulla foresta circostante.

Da non perdere anche il Fort Mackinac, castello fondato dai britannici durante la Rivoluzione americana, e lo storico Grand Hotel risalente alla Gilded Age dell’America industriale, che vanta il portico più lungo del mondo (e si è candidato come location della quarta stagione di The White Lotus).

Vista panoramica su Mackinac Island, in Michigan
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Vista panoramica su Mackinac Island

Anche l’autostrada di 8,5 miglia trasformata in pista ciclabile è un’ottima escursione da fare in questa terra sospesa nel tempo: si trova a nord del villaggio e permette di raggiungere tranquille spiagge di ciottoli e rigogliosi boschi. Per i turisti, a disposizione, ci sono ben 1.500 biciclette a noleggio.

Altre chicche? Una partita a golf in uno dei due campi dell’isola, una visita al Mackinac Island Native American Museum, nella Biddle House, con ricche testimonianze delle comunità indigene, e infine una pausa golosa assaporando i tradizionali fudge al cioccolato. Se si viaggia qui a giugno, inoltre, l’isola si riempie di colori e profumi per 10 giorni grazie al Festival dei Lillà.

Dove si trova e come arrivare

Mackinac Island sorge sulla confluenza dei fiumi Huron e Michigan (nello stato del Michigan), a circa 500 km a nord di Detroit. Si raggiunge facilmente, in circa 20 minuti, a bordo di un traghetto che parte da Mackinaw City o da St. Ignace, sulla Penisola Superiore del Michigan.

Springsteen – Liberami dal Nulla: tutte le location del film sul Boss con Jeremy Allen White

22 octobre 2025 à 17:00

Springsteen – Liberami dal Nulla è il nuovo film di Scott Cooper dedicato alla genesi di Nebraska, l’iconico album del 1982 di Bruce Springsteen. Protagonista assoluto è Jeremy Allen White, star della serie The Bear, che veste i panni della giovane icona musicale.

Adattamento del libro di Warren Zanes Deliver Me From Nowhere: The Making of Bruce Springsteen’s Nebraska, questo film che si discosta dal tradizionale biopic, ritrova nel cast anche Jeremy Strong, noto per Succession, nei panni di Jon Landau, il manager storico di Springsteen. E Stephen Graham dà il volto al padre di Bruce, Douglas “Dutch” Springsteen.

Springsteen – Liberami dal Nulla non è solo un viaggio dietro le quinte di un album rivoluzionario, ma anche un ritratto intimo e potente di un artista in una fase cruciale della sua carriera e, forse, anche della sua vita.

Springsteen film
Ufficio stampa 20th Century Fox
Jeremy Allen White in Springsteen

Di cosa parla

Autunno del 1981. Bruce Springsteen ha 31 anni ed è all’apice della sua carriera. Ha appena terminato il trionfale tour mondiale di The River, un doppio album che ha riempito arene e classifiche, e l’etichetta discografica, ovviamente, scalpita: vogliono nuovi successi, nuovi inni da mandare in radio.

Ma Springsteen, invece di tornare in studio, fa qualcosa di inatteso: sparisce. Semplicemente, si ritira. Lascia la frenesia del successo alle spalle e si rifugia a Colts Neck, una piccola cittadina tranquilla a pochi chilometri da Freehold, il luogo dove è cresciuto. Cerca sollievo, silenzio, e forse anche sé stesso. Si circonda degli amici di un tempo, prova a respirare aria familiare, ma dentro di lui qualcosa si è incrinato.

È in questo spazio di silenzio e disconnessione che nasce Nebraska, uno degli album più radicali e sorprendenti del rock americano. Nessun arrangiamento, nessuna band. Solo una chitarra, un microfono e una voce — spesso sul punto di rompersi. Le canzoni che Springsteen registra nel soggiorno della sua casa sembrano arrivare da un altro mondo: quello della disperazione silenziosa, della violenza senza gloria, dell’America invisibile.

Dove è stato girato

Le riprese di Springsteen: Liberami dal Nulla hanno avuto inizio il 28 ottobre 2024, principalmente nel New Jersey e dintorni, come Montclair e il Jersey Shore, e location aggiuntive a New York City, Memphis e Los Angeles.

Le riprese si sono svolte il più possibile in location reali, con scene girate sul vero pontile e nella convention hall di Asbury Park. Nel locale per concerti The Stone Pony, nel centro di Freehold, nel New Jersey e nello studio di registrazione della Power Station a BerkleeNYC, dove Springsteen e la E Street Band incisero Born in the U.S.A. nel 1982.

Asbury Park
iStock
Asbury Park

Sebbene l’edificio della giostra ad Asbury Park sia ancora in piedi, il carosello originale non esiste più. La scenografa Stefania Cella e il suo team hanno acquistato una giostra vintage da un antiquario in Pennsylvania e l’hanno restaurata nel modo più fedele possibile all’originale basandosi su immagini d’archivio.

La casa di Colts Neck nel New Jersey, dove Springsteen scrisse Nebraska, esiste ancora, ma per il film non aveva più gli interni risalenti alla metà del secolo scorso di cui Cella aveva bisogno perché è stata ristrutturata dai proprietari. La produzione quindi ha visitato diverse case a Hoboken e Jersey City e ne ha trovata una che apparteneva a una coppia di anziani, la cui struttura non era stata modificata affatto rispetto agli anni Cinquanta.

Aveva grandi finestre che si affacciavano su un lago: “Ciò che era più importante per me era il panorama esterno” ha detto Cella. “Volevo che la natura e la malinconia del paesaggio esterno sembrassero quasi parte degli interni”. E poi ha scelto di arredare gli interni con tonalità arancioni e verdi per evocare le ultime foglie dell’autunno.

Gran parte del set tuttavia è stato ricostruito ad Asbury Park, trasformata per l’occasione in una perfetta rappresentazione degli anni Ottanta. La produzione ha ridato vita ai luoghi più iconici della cittadina, dal ristorante Frank’s Deli and Restaurant su Main Street al mitico Stone Pony, passando per il Convention Hall, la Carousel House e naturalmente la spiaggia. Asbury Park è stata riportata indietro nel tempo con grande cura: lungo le strade sono comparse auto d’epoca, la storica giostra della Carousel House ricostruita fedelmente, così come le attrazioni che un tempo animavano il celebre lungomare.

Stone pony
iStock
Il locale The Stone Pony ad Asbury Park

Durante le riprese ambientate al Stone Pony, Jeremy Allen White ha interpretato più volte Springsteen mentre canta Lucille di Little Richard. Per ricreare l’atmosfera autentica del locale, anche l’insegna esterna è stata adattata per riflettere esattamente com’era nei primi anni ’80, riportando in cima alla scaletta la band Cats on a Smooth Surface, che all’epoca includeva nomi come Bobby Bandiera, futuro chitarrista di Bon Jovi, Ray Andersen, che avrebbe poi suonato con Meat Loaf, e Glen Burtnik, in seguito membro degli Styx.

Alcune scene poi sono state girate anche a Bayonne, nel locale John’s Midtown Tavern, dove un vicino parcheggio è stato trasformato in una concessionaria di auto usate d’inizio anni Ottanta. A Montclair, invece, è stata scelta la biblioteca cittadina per alcune riprese.

Turismo di volontariato: il trend di viaggio di cui abbiamo bisogno

12 octobre 2025 à 13:30

Negli ultimi anni, l’idea di viaggiare non si limita più al semplice desiderio di evasione o di relax: infatti, sempre più persone scelgono di partire per lasciare un segno e contribuire al benessere delle comunità locali e alla tutela dell’ambiente. È il fenomeno del turismo di volontariato, noto anche come voluntourism, una forma di viaggio che unisce l’esperienza turistica al volontariato, e che sta conquistando una fetta sempre più ampia del mercato mondiale.

Da una vacanza in cui si ricostruisce un castello medievale in Europa, a un soggiorno in Ecuador per piantare alberi nelle foreste tropicali, fino alla collaborazione con biologi marini in Sri Lanka per monitorare la fauna selvatica: viaggiare diventa un atto di partecipazione, un modo per conoscere il mondo in modo autentico e restituire qualcosa ai luoghi visitati.

Un modo differente di viaggiare

Il turismo di volontariato è, nella sua essenza, un incontro tra culture e valori. Non si tratta soltanto di aiutare: è un’esperienza di scambio reciproco. Chi parte mette a disposizione tempo, competenze e curiosità mentre chi accoglie offre cultura, contatto umano e una nuova prospettiva sulla realtà.

I programmi possono durare pochi giorni o estendersi per mesi, adattandosi alle esigenze di studenti, professionisti e pensionati. Esistono progetti organizzati da enti pubblici, come il Corpo Europeo di Solidarietà, che ogni anno coinvolge migliaia di giovani in tirocini e attività di cooperazione, ma anche iniziative promosse da organizzazioni internazionali come i Volontari del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che riuniscono partecipanti da tutto il mondo per preservare siti storici di inestimabile valore.

Allo stesso tempo, si moltiplicano le opportunità offerte da tour operator privati e ONG che permettono di unire l’esperienza del viaggio con quella del servizio. Si può scegliere di insegnare inglese in Asia, contribuire a un progetto di tutela ambientale in Africa o collaborare con una comunità agricola in America Latina. L’obiettivo è sempre lo stesso: generare un impatto positivo, anche se piccolo, nelle realtà locali.

Una tendenza in crescita costante

Il fenomeno del volontariato turistico non è nuovo, ma la sua evoluzione recente lo ha trasformato in una tendenza consolidata del turismo responsabile. Secondo le stime di Grand View Research, il settore valeva circa 725 milioni di euro nel 2023 e si prevede che continuerà a crescere a un ritmo superiore al 6% annuo fino al 2030. Solo in Europa, l’aumento stimato è del 4,6% all’anno.

La crescita è trainata soprattutto dal desiderio, sempre più diffuso, di dare un senso alle proprie esperienze. Dopo anni di turismo di massa e vacanze standardizzate, molti viaggiatori cercano oggi autenticità, contatto umano e sostenibilità. Invece di chiudersi nei resort, preferiscono attività che permettono di conoscere le realtà locali da vicino e di contribuire in modo concreto al loro sviluppo.

Giovani e senior: un nuovo equilibrio

A guidare la domanda restano i giovani. Gli studenti che si concedono un anno sabbatico o una pausa dagli studi continuano a rappresentare una parte importante dei circa 1,6 milioni di volontari che ogni anno partono per progetti all’estero. Per molti di loro, il turismo di volontariato è l’occasione per viaggiare con un obiettivo, acquisire competenze, migliorare la conoscenza delle lingue e vivere un’esperienza che arricchisce il curriculum e la persona.

Ma la vera sorpresa arriva da una fascia di età diversa. Sempre più viaggiatori over 50 hanno scoperto il valore del turismo responsabile: con più tempo libero e maggiore disponibilità economica, molti scelgono di impiegare le proprie vacanze per contribuire a cause sociali o ambientali. Secondo le previsioni, tale segmento crescerà di quasi l’8% all’anno fino al 2030.

Le agenzie di viaggio hanno colto il cambiamento e propongono pacchetti pensati appositamente per i volontari senior. Si va dal sostegno all’infanzia in Nepal alla protezione dei puma in Argentina, fino alla cura degli elefanti in Botswana.

SiViaggia regala il magazine sfogliabile GATE numero 55

1 octobre 2025 à 11:38

Ogni mese vi regaliamo il magazine di lifestyle GATE da scaricare e sfogliare. La rivista in versione digitale, scritta in italiano e in inglese, contiene articoli di viaggi, ma anche di moda, costume e attualità. A pagina 30 del numero 55 vi portiamo alla scoperta di Dallas, nel Texas, dove però non ci sono cowboy e neppure rodeo.

Questa metropoli, bellissima e decisamente inaspettata, raggiungile con voli diretti dall’Italia, rappresenta il centro commerciale e culturale dello Stato americano dove i ricchi mecenati hanno contribuito a trasformare la città con musei e installazioni artistiche – gigantesche, come tutto negli States, – open air. Vi portiamo in giro per i locali più trendy e i locali più cool, ma anche nei luoghi iconici, in quelli che hanno cambiato la storia mondiale (vedi JFK) e persino allo stadio che ospiterà alcuni incontri della Fifa World Cup 2026.

E poi anche alcuni spunti e idee in giro per l’Italia: sulla strada più bella d’Italia, a bordo del Treno del foliage e a Ferrara, per il 30° anniversario della città patrimonio Unesco.

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Italiani “pazzi” per gli Stati Uniti: cresce il numero di viaggiatori che sognano gli USA

Par : losiangelica
30 septembre 2025 à 10:29

Quanti di voi non hanno mai fantasticato su un viaggio coast to coast, con una Mustang rossa che sfreccia lungo la Route 66, la musica a tutto volume e un cielo sconfinato sopra la testa? Gli Stati Uniti continuano a esercitare un fascino irresistibile su di voi, viaggiatori italiani instancabili e curiosi. Anche in tempi turbolenti, quando le tensioni politiche e le notizie internazionali sembrano remare contro, l’America resta una calamita potente. E sapete una cosa? In questo 2025, il sogno a stelle e strisce cresce.

Mentre altri mercati hanno rallentato, scoraggiati da dichiarazioni infuocate e politiche discutibili, voi avete deciso di andare controcorrente. Avete riempito voli, prenotato tour, scovato mete alternative e trasformato il vostro desiderio di libertà in biglietti aerei e itinerari da film. Gli italiani, insomma, non si lasciano fermare da nulla: né dazi, né dichiarazioni di ex presidenti, né code ai controlli doganali.

Boom di italiani in viaggio negli USA nel 2025

I numeri parlano chiaro: il mercato italiano è tra i più vivaci in Europa. È cresciuto il numero di prenotazioni di italiani verso gli Stati Uniti con preferenze per le grandi città come New York e Los Angeles, ma c’è anche chi punta verso i parchi naturali e gli on the road come quello lungo la Route 66.

Un contributo importante è arrivato dalle compagnie aeree, che hanno fiutato l’entusiasmo e risposto alla grande con un aumento di rotte e tratte. Più voli diretti, più posti disponibili e, finalmente, una maggiore accessibilità anche dai principali aeroporti italiani.

Come riesce l’America a far battere il cuore così forte? Probabilmente è un mix di contrasti, il sogno americano e l’atmosfera da film che l’hanno fatta arrivare in cima alla wishlist di ogni viaggiatore.

Il Paese cambia, spaziando dal silenzio suggestivo del Grand Canyon al caos elettrizzante di Manhattan, arrivando poi alle spiagge californiane baciate dal sole. Possiamo dire che gli USA non sono quelli del film, ma sicuramente hanno tanto da raccontare. A spiegare questi dati è Mia Hezi, presidente dell’associazione Visit USA Italy, che lavora per poter rispondere concretamente alla domanda crescente dei viaggiatori supportandoli in modo concreto la promozione territoriale.

Gli italiani amano gli Stati Uniti e New York
iStock
New York tra le mete preferite dagli italiani che visitano gli Stati Uniti

Viaggiare negli Stati Uniti: le novità

Il 2025 è stato l’anno dei grandi cambiamenti per chi ha gli USA nel cuore e nel passaporto. Partiamo dal punto dolente: l’Esta, ovvero l’autorizzazione elettronica necessaria per entrare nel Paese, ha subito un rincaro. Dal 30 settembre 2025, il costo è passato da 21 a 40 dollari. Un aumento, certo, ma nulla che possa fermare chi sogna di passeggiare per Times Square o sorseggiare un caffè a Venice Beach.

La buona notizia, però, arriva dal fronte tecnologico. Finalmente potete dire addio a file interminabili e attese infinite grazie al Mobile Passport Control, una nuova app gratuita della U.S. Customs and Border Protection. In pratica, una scorciatoia digitale per velocizzare i controlli all’ingresso negli Stati Uniti. Basta scaricarla, compilare le informazioni richieste e il gioco è fatto: il vostro passaggio alla frontiera sarà più rapido, smart e senza stress.

Perché organizzare un viaggio a Montréal nel 2026

27 septembre 2025 à 09:55

Il 2026 segna una svolta importante per i turisti italiani, in particolare per chi parte dal Sud: Air Canada ha, infatti, annunciato l’avvio di un collegamento diretto tra Catania e Montréal, che permette di raggiungere il cuore del Québec senza scali intermedi. Si tratta di un “passo storico”: la compagnia diventa la prima a collegare la Sicilia con il Canada con voli di linea regolari.

L’operazione ha un valore che va oltre la comodità logistica. Significa offrire nuove prospettive a un territorio che da sempre guarda oltre i confini, e creare opportunità anche per chi viaggia per lavoro: Montréal, oltre a essere una città affascinante da visitare, è un hub strategico per gli spostamenti in Nord America.

Il nuovo volo Catania–Montréal

A partire dal 5 giugno 2026 e fino al 23 ottobre, i passeggeri in partenza dall’aeroporto di Catania potranno salire a bordo di uno dei tre voli settimanali operati da Air Canada. La programmazione è pensata per garantire flessibilità: si volerà ogni mercoledì, venerdì e domenica, con arrivo diretto nella metropoli canadese.

La scelta stagionale non è casuale ma coincide con il periodo in cui Montréal mostra il suo volto più vivace, tra festival, eventi culturali e la natura che si tinge di mille colori. Una volta giunti a destinazione, i viaggiatori non si troveranno soltanto davanti a una città cosmopolita, ma anche a una rete di coincidenze che consente di raggiungere con facilità gli Stati Uniti, i Caraibi e l’America Latina.

In altre parole, il nuovo collegamento diventa un vero e proprio “trampolino” per esplorare gran parte del continente americano.

Montréal, un mosaico di culture e atmosfere

Organizzare un viaggio a Montréal vuol dire prepararsi a vivere un’esperienza in cui tradizioni europee e spirito nordamericano convivono con naturalezza. È una città bilingue e vibrante, dove l’architettura moderna convive con i quartieri storici e ogni scorcio racconta una storia differente. Passeggiando lungo le vie si percepisce la ricchezza culturale, che si riflette tanto nei musei quanto nella scena gastronomica.

Dalla maestosa Basilica di Notre-Dame, dagli interni scenografici, al fascino intramontabile della Vieux-Montréal, con le piazzette acciottolate e i caffè dall’atmosfera europea, tutte le mete regalano un motivo in più per innamorarsi di una metropoli che vanta storia, modernità, innovazione, vita notturna e festival che ne animano le strade durante l’anno.

Cosa vedere a Montréal

Scorcio della via centrale di Montreal, Canada
iStock
Scorcio del centro di Montreal

Chi arriva a Montréal per la prima volta non può che lasciarsi conquistare dal Mont Royal, la collina verde che regala una vista spettacolare sullo skyline ed è la tappa ideale per comprendere appieno le dimensioni della metropoli e respirarne l’anima più vera.

Il cuore pulsante resta però il centro storico, con le stradine che sembrano trasportare indietro nel tempo, e in cui l’atmosfera francofona è palpabile, tra gallerie d’arte, negozi di artigianato e ristoranti che celebrano l’incontro tra le cucine più varie.

Montréal è anche capitale del design e dell’arte contemporanea, e musei come il Musée des Beaux-Arts o il MAC (Musée d’art contemporain) propongono spunti imperdibili per chi ama la creatività in tutte le sue forme.

Non mancano poi gli spazi verdi, che la rendono una meta perfetta anche per chi cerca relax all’aria aperta, dai grandi parchi urbani ai quartieri più residenziali.

Pallay Punchu, la montagna arcobaleno del Perù che sembra tessuta dalla Terra stessa

26 septembre 2025 à 17:00

Tra le meraviglie che le Ande custodiscono, ce n’è una che negli ultimi anni ha conquistato viaggiatori e fotografi di tutto il mondo: Pallay Punchu, la montagna arcobaleno che sembra tessuta dalla Terra stessa.

Situata a oltre 4.700 metri di altitudine nella regione di Cusco, questa vetta unica si distingue per i suoi strati di colori intensi e per le forme geometriche naturali che ricordano un poncho andino, il tipico abito tradizionale delle comunità locali da cui prende il nome.

Scoperta dal turismo internazionale solo di recente, Pallay Punchu è diventata simbolo di rinascita e speranza, offrendo un paesaggio che fonde natura, spiritualità e cultura. Oggi è considerata una delle destinazioni più sorprendenti del Perù, accanto alla più nota Vinicunca, la “prima” montagna arcobaleno.

Un paesaggio sacro che racconta le Ande

Per chi vive a queste altitudini, Pallay Punchu non è soltanto un luogo da ammirare, ma un vero e proprio paesaggio sacro. Ogni vetta viene interpretata come una trama intessuta, una preghiera rivolta agli apus, gli spiriti protettori delle vette andine.

Un posto incredibile nelle Ande: Pallay Punchu
ufficio stampa
Una delle montagne arcobaleno del Perù: Pallay Punchu 

L’esperienza della visita non si riduce quindi alla semplice contemplazione visiva. Camminando lungo i sentieri che portano alle cime, si respira un’atmosfera sospesa, fatta di silenzio e di armonia con l’ambiente circostante. È lo stesso silenzio che per secoli ha alimentato la cosmovisione andina, in cui natura e spiritualità sono strettamente intrecciate.

Molti viaggiatori raccontano di provare una profonda emozione quando raggiungono i punti panoramici più alti, come se l’immensità di Pallay Punchu ampliasse non solo lo sguardo, ma anche il cuore. Questa sensazione di connessione con la montagna rappresenta ciò che rende l’esperienza davvero unica: non si tratta di visitare un luogo, ma di vivere un incontro con la cultura e l’anima delle Ande.

La popolarità internazionale di Pallay Punchu è esplosa nel 2020, durante un periodo segnato da incertezze globali. Le sue immagini, diffuse rapidamente online, hanno affascinato milioni di persone, consacrando questa montagna come una delle scoperte naturali più sorprendenti degli ultimi anni.

Da allora, è entrata di diritto nell’itinerario di chi desidera conoscere un Perù autentico e spirituale.

Il cammino verso Pallay Punchu e la Laguna Langui Layo

Raggiungere Pallay Punchu richiede impegno fisico, ma il percorso stesso è parte integrante dell’esperienza. I sentieri si snodano tra paesaggi andini di rara bellezza, dove il tempo sembra scorrere più lentamente e ogni passo invita a rispettare il ritmo della montagna. È un invito a lasciarsi avvolgere dall’aria pura delle Ande e ad aprirsi a un contatto più profondo con la natura.

Non lontano dalla montagna si trova la Laguna Langui Layo, situata a quasi 4.000 metri di altitudine. Questo immenso specchio d’acqua completa l’itinerario, offrendo contrasti spettacolari. La combinazione tra le vette multicolori e le acque cristalline crea un connubio potente, simbolo della dualità andina tra terra e acqua, forza e delicatezza.

Pallay Punchu e la Laguna Langui Layo
ufficio stampa
La Laguna Langui Layo vista da Pallay Punchu

Visitare Pallay Punchu significa quindi immergersi in un viaggio esperienziale che va oltre la fotografia. È un percorso che unisce scoperta naturale, eredità culturale e introspezione, lasciando un’impronta duratura nella memoria e nello spirito di chi lo affronta.

Crociere tra i ghiacci, dall’Alaska all’Artico, le partenze 2025-2026

26 septembre 2025 à 13:30

Scoprire l’Artico e l’Alaska via mare è un’esperienza unica: ghiacciai maestosi, fauna selvatica straordinaria e paesaggi incontaminati si uniscono a comfort e lusso a bordo delle crociere più esclusive. Dall’inverno 2025 e fino all’estate 2026, le compagnie propongono itinerari da sogno, adatti a chi cerca avventura, relax ed esperienze enogastronomiche indimenticabili. Ecco una selezione delle crociere tra i ghiacci da non perdere.

COMO Journey: Into the Arctic

COMO Hotels and Resorts torna nel 2026 con la spedizione esclusiva COMO Journey: Into the Arctic, in collaborazione con Natural World Safaris. Due viaggi straordinari, a maggio e settembre 2026, permettono di esplorare l’arcipelago delle Svalbard a bordo della M/S Polarfront, elegante ex nave meteorologica norvegese trasformata in yacht da spedizione con sole otto suite.

Ogni spedizione unisce l’esperienza di lusso di COMO alla bellezza dell’Artico e alla fauna locale. Gli ospiti possono ammirare orsi polari, trichechi, volpi artiche e renne delle Svalbard, accompagnati da esperti naturalisti. La luce del sole di mezzanotte di maggio e i colori autunnali di settembre rendono ciascun viaggio unico.

Royal Caribbean in Alaska

Per l’estate 2026, Royal Caribbean propone avventure in Alaska anche con la nave Voyager of the Seas – che si unirà alle altre: Anthem, Serenade e Ovation of the Seas. I percorsi variano da 7 a 13 notti, con partenze da Seattle, Vancouver e Seward.

Tra ghiacciai spettacolari, fiordi e cittadine pittoresche, i passeggeri possono ammirare orsi grizzly, megattere e aquile calve. Le navi offrono attività per tutti, dai simulatori di paracadutismo e scivoli d’acqua ai ristoranti gourmet e spettacoli a bordo. Le escursioni includono trekking nella tundra, visite a villaggi e tour guidati dei fiordi, garantendo un’esperienza completa tra natura e intrattenimento.

Crociera rompighiaccio nella Lapponia svedese

Per chi cerca un’avventura estrema, l’Icebreaker Arctic Explorer in Lapponia svedese propone un’esperienza unica – di circa 3 ore – su un rompighiaccio artico. I passeggeri possono camminare sul mare ghiacciato e galleggiare tra le banchise – indossando una grossa tuta stagna nella quale non si sente il freddo e l’acqua non penetra.

Ci sono due navi rompighiaccio che effettuano tour da dicembre 2025 a marzo 2026: Arctic Explorer a Piteå, 45 minuti a sud di Luleå, e Polar Explorer a Kalix, 1 ora a nord di Luleå.

Crociere 2025-2026 dall'Alaska all'Artico
ufficio stampa
Esperienza in crociera rompighiaccio

MSC Poesia debutta in Alaska

MSC Crociere porta l’innovazione e il lusso del MSC Yacht Club a bordo di MSC Poesia, con ristoranti tematici, spa e tanto altro.

Il nuovo itinerario di 7 notti da Seattle all’Alaska, tra maggio e settembre 2026, include scali a Ketchikan – capitale della pesca, Icy Strait Point, Tracy Arm – fiordo, Juneau e Victoria in Columbia Britannica.

Ogni scalo offre escursioni enogastronomiche, avventure nella natura e incontri con la fauna selvatica.

Partenze 2025-2026 per crociere tra i ghiacciai
ufficio stampa
Navigando in Alaska con MSC

La Norwegian Cruise Line verso l’Alaska

Norwegian Cruise Line propone tantissime crociere in Alaska tra i 7 e i 16 giorni con partenze da Seattle e Tokyo, combinando panorami spettacolari, escursioni guidate e comfort a bordo. Le navi offrono intrattenimento per tutte le età, ristoranti di cucina internazionale, spa e attività ricreative, permettendo ai viaggiatori di scoprire l’Ultima Frontiera in modo flessibile e personalizzato.

Ponant: esplorazioni in Antartide

Ponant offre crociere esclusive in Antartide, permettendo ai passeggeri di esplorare le zone più remote del continente bianco. Le rotte includono la Penisola Antartica, il Mare di Ross e la Baia di Marguerite, offrendo opportunità uniche di avvistare pinguini imperatori, balene e foche.

Le crociere sono condotte a bordo di navi di lusso come Le Commandant Charcot e L’Austral, con itinerari che vanno da 12 a 18 notti. Le partenze sono previste tra novembre 2025 e marzo 2026.

Dove andare a ottobre: destinazioni autunnali tra natura, città e mare

Par : elenausai10
24 septembre 2025 à 17:30

Ottobre è un mese che regala opportunità di viaggio uniche: da una parte i paesaggi autunnali, con le città americane e le foreste del New England che si tingono di rosso e oro, dall’altra la possibilità di scoprire luoghi meno affollati e più convenienti grazie alla cosiddetta bassa stagione intermedia. È quel momento dell’anno in cui il flusso turistico estivo si è ormai placato, ma le grandi ondate di vacanzieri invernali devono ancora iniziare.

Inoltre, per chi desidera cambiare prospettiva, basta guardare all’emisfero australe, dove ottobre coincide con la primavera: un invito a godersi il risveglio della natura in destinazioni come il Sudafrica o l’Argentina. Insomma, tra colori, clima favorevole e prezzi più accessibili, questo mese si rivela un’occasione ideale per partire e queste sono le migliori destinazioni dove andare a ottobre.

Dal Nuovo Messico all’Inferno del Camp Fire: tutte le location di The Lost Bus

Par : marcobaldini
19 septembre 2025 à 18:30

The Lost Bus, diretto da Paul Greengrass e co-scritto con Brad Ingelsby, è un film drammatico di sopravvivenza ispirato alla vera storia del devastante incendio “Camp Fire” del 2018 in California, uno degli incendi boschivi più letali nella storia dello Stato.

Dal 3 ottobre sarà in streaming su AppleTv+ e non solo racconta una storia vera e toccante, ma valorizza territori poco conosciuti, coinvolgendo attivamente le comunità locali e promuovendo la crescita dell’industria cinematografica nel sud-ovest degli Stati Uniti.

Di cosa parla il film

Ispirato a una storia vera, The Lost Bus racconta un’avvincente corsa contro il tempo ambientata durante uno degli incendi più devastanti nella storia americana.

Al centro della vicenda, un autista di scuolabus tormentato dal passato, interpretato da Matthew McConaughey, e un’insegnante determinata e compassionevole uniscono le forze per salvare 22 bambini intrappolati nel cuore di un incendio fuori controllo.

Tra strade bloccate, fiamme implacabili e decisioni disperate, il film è un’intensa testimonianza di coraggio, resilienza e umanità di fronte al disastro.

The Lost Bus
Ufficio stampa AppleTv+
The Lost Bus

Dove è stato girato

Per ricreare l’atmosfera delle montagne, della foresta in fiamme e dei percorsi di fuga dei protagonisti, la produzione ha scelto varie località nel New Mexico, tra aprile e agosto del 2024. Questi luoghi hanno saputo trasmettere l’intensità e la drammaticità degli eventi realmente accaduti nella cittadina di Paradise, California.

Ruidoso, New Mexico

Ruidoso è una città montana boscosa nel sud del New Mexico, con fitte foreste, strade tortuose e paesaggi ideali per ricreare il tragitto di un autobus immerso in un incendio boschivo. Molte scene del film sono state girate qui, sfruttando l’ambiente naturale per enfatizzare il senso di pericolo e isolamento.

Ruidoso, New Mexico
iStock
Ruidoso, New Mexico

Santa Fe, New Mexico

La capitale dello stato ha offerto la sua struttura urbana e gli studi cinematografici di Garson Studios (parte della Santa Fe University of Art and Design) per le riprese indoor e per le scene che richiedevano set controllati. Gli studi, ben attrezzati e professionali, hanno permesso una grande flessibilità produttiva.

Española, New Mexico

Situata a nord di Santa Fe, Española è stata scelta per scene all’aperto grazie al suo paesaggio collinare e aperto. La città ha anche una forte identità culturale, che ha arricchito l’ambientazione di alcune sequenze del film.

Truchas, New Mexico

Villaggio montano dal carattere rustico, Truchas ha contribuito con il suo fascino rurale: edifici tradizionali e natura incontaminata hanno fornito lo sfondo per le sequenze che mostrano l’impatto dell’incendio e la devastazione progressiva del territorio.

Santa Fe, New Mexico
iStock
Santa Fe, New Mexico

Glorieta, New Mexico

Nello specifico, le Glorieta Camps (o Glorieta Conference Center) sono state utilizzate per ricreare scenari di incendio, evacuazioni e momenti di grande tensione. Le zone boschive e gli ampi spazi aperti hanno reso possibile la realizzazione di scene complesse in totale sicurezza.

Il New Mexico: un set naturale e strategico

La scelta del New Mexico non è stata casuale. Le sue caratteristiche naturali, unite al supporto logistico offerto dalle autorità locali, hanno reso queste location perfette per un film di grande intensità emotiva e tecnica.

In particolare, Ruidoso ha svolto un ruolo centrale nella produzione, non solo per le riprese, ma anche per l’organizzazione di eventi locali legati al cinema, casting per comparse e iniziative con le scuole del territorio. È stato inoltre creato un hub online dedicato alle comunicazioni legate al film, a disposizione di cittadini, turisti e appassionati.

Location del film The Life of Chuck: viaggio suggestivo nelle mete dell’Alabama che raccontano Stephen King

Par : marcobaldini
18 septembre 2025 à 18:30

Nonostante l’ambientazione di The Life of Chuck sembri uscita direttamente da uno dei tanti immaginari paesini del New England creati da Stephen King, il film di Mike Flanagan è stato in realtà girato interamente in Alabama, sfruttando la sua varietà paesaggistica e l’atmosfera sospesa di molte cittadine del sud degli Stati Uniti.

Le riprese si sono svolte principalmente nella zona di Mobile e nella Baldwin County, sulla costa orientale della Mobile Bay. Il film, tratto dall’omonimo racconto incluso nella raccolta Se scorre il sangue, è diviso in tre atti narrati in ordine cronologicamente inverso, e ogni parte sfrutta location diverse per accompagnare il tono emotivo della narrazione.

Di cosa parla il film

Il film racconta la vita di Charles “Chuck” Krantz (Tom Hiddleston), un uomo all’apparenza comune, ma profondamente significativo per chi lo ha conosciuto. Nel primo atto – cronologicamente l’ultimo – il mondo è sull’orlo del collasso.

Internet si spegne, la realtà si sgretola, e mentre Chuck muore lentamente in ospedale per un tumore al cervello, un insegnante e la sua ex moglie si riavvicinano in un’atmosfera surreale e apocalittica.

Il secondo atto ci mostra Chuck pochi mesi prima, in un momento di inaspettata leggerezza: durante una pausa a una conferenza, si lascia andare a un ballo improvvisato per strada, guidato dalla musica di una busker.

Infine, l’ultimo atto ci riporta alla sua infanzia difficile, segnata dalla perdita dei genitori e dall’amore dei nonni. È qui che nasce la sua sensibilità, mentre riflette su cosa significhi davvero contenere “moltitudini”, come scriveva Walt Whitman.

The life of Chuck
Ufficio stampa Eagle Pictures
Le location del film The life of Chuck

Dove è stato girato

Il Sud degli Stati Uniti è il palcoscenico di un racconto intimo e universale, dove ogni strada, edificio e scorcio contribuisce a raccontare la vita straordinaria (e insieme ordinaria) di Chuck.

Fairhope, tra tramonti e riflessioni intime

Nel terzo atto, seguiamo Marty Anderson (interpretato da Chiwetel Ejiofor) e la sua ex compagna Felicia (Karen Gillan), che si ritrovano mentre il mondo intorno a loro sembra collassare. La casa di Marty si trova in 8 Quail Loop, a Fairhope, graziosa cittadina affacciata sulla Mobile Bay.

Qui si svolgono alcune delle scene più intime e malinconiche del film, mentre la quotidianità dei personaggi viene sconvolta da eventi misteriosi. In una sequenza simbolica, Marty resta bloccato nel traffico sulla Dauphin Street, nel centro storico di Mobile.

È in questa via che compaiono per la prima volta i criptici cartelloni pubblicitari con la scritta “Thanks, Chuck”, collocati sopra la sede della Midwest Trust Bank, ovvero l’edificio al numero 709 di Dauphin Street, all’angolo con South Washington Avenue.

Tra vicoli urbani e tramonti sul lungofiume

La camminata di Marty lungo Dauphin Street, vicino a South Cedar Street, è accompagnata da una conversazione con Sam Yarborough (Carl Lumbly), un direttore di pompe funebri che sogna di fare il meteorologo.

In questa scena si intravede in lontananza la cupola dorata della Cathedral-Basilica of the Immaculate Conception, un dettaglio che rafforza il tono contemplativo del momento. Curiosamente, all’angolo della strada compare anche un vero ristorante chiamato Chuck’s Seafood, una coincidenza che si allinea ironicamente con il titolo del film.

Marty accompagna poi Sam fino all’ingresso di “Harvest Acres”, una location rurale che corrisponde a D’Olive Boulevard, nel quartiere di Lake Forest, tra Spanish Fort e Daphne, regalando agli spettatori una delle scene più poetiche del film, ambientata durante un tramonto tra i pini del Sud.

Il cuore pulsante di OWA

Nel secondo atto, ambientato nel pieno della vita cittadina, ci troviamo nel vivace centro pedonale di Downtown OWA, a Foley, una località turistica pensata come una “Main Street” del Sud. Qui ha luogo una performance musicale improvvisata, con Taylor (The Pocket Queen) alla batteria, e l’incontro tra Chuck (Tom Hiddleston), un banchiere rigido, e Janice, una donna ferita da una recente rottura sentimentale.

Le scene musicali si svolgono davanti a quello che un tempo era il Lucy’s Retired Surfers Bar and Grill, oggi trasformato nel Towne Tap, situato al numero 103 di South OWA Boulevard. Le vie di OWA, con le fontane, le insegne luminose e l’atmosfera da luna park elegante, diventano il teatro perfetto per un momento di leggerezza e connessione umana.

Chuck, Janice e Taylor dividono i soldi guadagnati seduti sotto un ombrellone accanto alla fontana centrale del complesso. Il saluto tra Chuck e Janice avviene davanti al locale chiamato Cozumel Bar & Grill, utilizzato nel film con il nome fittizio di “Eldorado”.

Bay Minette
iStock
Bay Minette, Alabama

Il ritorno all’infanzia: luoghi della memoria

Nel primo atto, si torna indietro nel tempo per scoprire l’infanzia di Chuck, interpretato in giovane età da Benjamin Pajak. Cresciuto come orfano dai nonni amorevoli (Mark Hamill e Mia Sara), Chuck frequenta la Bay Minette Elementary School, situata all’incrocio tra East 9th Street e North White Avenue, a Bay Minette, cittadina a nord-est di Mobile.

È in questa scuola che scopre la poesia grazie alla stravagante Miss Richards (Kate Siegel) e che entra nel club di danza “Twirlers and Spinners”, eventi che segnano la sua formazione personale e artistica.

I momenti più solenni e toccanti del film si svolgono nell’Old Daphne Methodist Cemetery, in Old County Road, a Daphne, dove si tengono alcuni funerali cruciali per la trama (senza spoiler).

Una casa misteriosa

Un elemento architettonico distintivo nel film è la casa con la cupola, legata profondamente al personaggio di Chuck. Tuttavia, nonostante la ricerca, non è stato possibile individuare una casa reale che corrisponda esattamente a quella vista sullo schermo.

È probabile che sia stata costruita appositamente per il film, un’abitazione simbolica progettata per incarnare visivamente il cuore della storia.

Le location più spettacolari dei film con Robert Redford

16 septembre 2025 à 16:56

Se n’è andato il 16 settembre 2025, all’età di 89 anni, Robert Redford, uno degli attori più belli e bravi in assoluto. Nella vita ha girato più di 70 film, per alcuni dei quali è stato anche produttore esecutivo. Dalle commedie ai thriller, dai film romantici ai Western, il genere spazia in tutti campi.

Noi ce lo ricorderemo, oltre che per alcuni suoi ruoli indimenticabili, anche per le ambientazioni di alcuni suoi celebri film. Da notare che quasi tutte le location più spettacolari dei suoi film si trovano negli Stati Uniti d’America, sua patria. Tranne una.

Sulle tracce di Frankenstein: un viaggio tra le location del film di Guillermo del Toro

30 août 2025 à 10:00

Il nuovo adattamento di Frankenstein firmato da Guillermo del Toro si distingue non solo per la sua regia visionaria e per il cast d’eccezione, ma anche per le suggestive location che hanno dato vita al mondo gotico e drammatico della storia. Il regista ha scelto di girare tra Canada, Scozia e Inghilterra, facendo dialogare architetture storiche, paesaggi mozzafiato e atmosfere cupe che hanno reso il film ancora più intenso e coinvolgente.

Il capolavoro di Mary Shelley è pieno di domande che mi bruciano dentro l’anima: domande esistenziali, tenere, selvagge, senza scampo, come solo una mente giovane può porsi e a cui solo gli adulti e le istituzioni credono di poter rispondere. Per me, però, solo i mostri detengono la risposta a tutti i misteri“, ha dichiarato il regista messicano che ha presentato in anteprima al Festival del Cinema di Venezia 82 questa opera molto attesa sul grande schermo.

Di cosa parla

Del Toro rilegge il celebre romanzo di Mary Shelley accentuandone le tinte oscure e riflettendo sulle ossessioni umane, la sete di conoscenza e i limiti della scienza. La vicenda segue il tormentato dottor Victor Frankenstein, interpretato da Oscar Isaac, e la sua Creatura, ambientata in scenari che alternano città storiche e lande desolate, sottolineando il contrasto tra civiltà e natura selvaggia.

Dove è stato girato

Per catturare appieno l’anima gotica del racconto, le riprese di Frankenstein si sono svolte in numerose location che hanno contribuito a creare l’atmosfera unica del film.

Edimburgo

La capitale scozzese ha offerto un palcoscenico ideale grazie alle sue vie antiche e alla suggestiva Royal Mile. Qui sono stati girati momenti fondamentali, sfruttando edifici storici come il Canongate Tolbooth e la Parliament Square. Vicoli come Bakehouse Close, con i suoi ciottoli e passaggi stretti, insieme a luoghi appartati come Lady Stair’s Close e Wardrop’s Court, hanno donato al film un tono misterioso e senza tempo.

Arbroath e Hospitalfield House

Nella cittadina di Arbroath, nella regione di Angus, è stata scelta la storica Hospitalfield House, residenza ottocentesca dall’aura imponente e inquietante. I suoi interni decorati e la sua architettura austera hanno fornito lo sfondo perfetto per le sequenze più cupe e drammatiche.

Glasgow

A Glasgow spicca la maestosa Cattedrale, uno dei monumenti medievali più iconici della Scozia. Le riprese all’interno e all’esterno hanno sfruttato le alte navate, le vetrate colorate e lo stile gotico, regalando al film un’impronta solenne e potente.

Glencoe
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Glencoe

Glencoe e Fortress Mountain

Le ambientazioni naturali più selvagge sono state ricreate a Glencoe, nelle Highlands scozzesi, e presso Fortress Mountain in Alberta, Canada. Montagne innevate, vallate remote e paesaggi aspri hanno reso realistiche le sequenze ambientate in luoghi artici o in territori inospitali.

Aberdeen e Dunecht House

Ad Aberdeen le telecamere si sono spostate nella monumentale Dunecht House, residenza elegante dai vasti interni e giardini scenografici. La sua imponenza e l’architettura classica hanno contribuito a rafforzare il tono drammatico e raffinato della pellicola.

Aberdeen
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Aberdeen

Londra

Nella capitale britannica, Del Toro ha utilizzato miniature e modelli in scala per ricreare edifici monumentali e paesaggi complessi. Questa scelta ha permesso di ottenere un forte impatto visivo in scene che sarebbe stato impossibile o troppo costoso girare dal vivo.

Burghley House, Stamford

La sontuosa Burghley House, nel Lincolnshire, è stata un’altra location chiave. Con i suoi interni sfarzosi, i dettagli architettonici e il fascino rinascimentale, ha contribuito ad arricchire il lato elegante e storico della narrazione.

North Bay, Ontario

Per le sequenze ambientate nell’Artico, la produzione si è spostata a North Bay, in Canada. Qui il clima rigido e i paesaggi innevati hanno offerto lo scenario ideale per ricreare l’ambiente glaciale e desolato in cui si muovono i protagonisti.

Toronto

Molte riprese sono state realizzate anche a Toronto, soprattutto nei Cinespace Studios, dove sono stati costruiti set sia interni che esterni. Altri luoghi utilizzati includono North York, Markham e la Facoltà di Medicina dell’Università di Toronto, che hanno fornito ambientazioni urbane e accademiche di grande impatto.

Lake Powell, il labirinto d’acqua scolpito nel deserto

Par : elenausai10
26 août 2025 à 16:17

Lake Powell è uno di quei luoghi che incarnano alla perfezione l’immaginario del viaggio da sogno negli Stati Uniti. Incorniciato da canyon di arenaria rossa e cieli infiniti, questo bacino artificiale nato dall’incontro tra ingegneria e natura è il secondo più grande del Paese: si estende per quasi 300 chilometri tra Utah e Arizona, regalando panorami mozzafiato e infinite possibilità di avventura.

Che arriviate da Kanab, dopo esservi immersi nelle meraviglie di Bryce Canyon o Zion, o che facciate tappa a Page, cuore pulsante della zona, Lake Powell saprà conquistarvi con la sua atmosfera sospesa tra deserto e acqua, diventando il punto di partenza ideale per esplorazioni indimenticabili.

Perché il Lake Powell è un posto incredibile

Per capire perché il Lake Powell rappresenta uno dei posti più incredibili degli Stati Uniti d’America, dovete immaginare un lago che si estende per oltre 300 chilometri e che nasconde quasi duemila miglia di costa, più del doppio di quella californiana. Il Lake Powell è un bacino capace di contenere fino a 27 milioni di acri-piede d’acqua, profondo 170 metri alla diga, tanto da poter coprire l’intero stato dell’Ohio con un metro d’acqua!

Ci sono voluti ben 17 anni, dal 1963 al 1980, perché il fiume Colorado lo riempisse completamente, dando vita a un paesaggio unico, fatto di canyon scolpiti nell’arenaria rossa, calette nascoste e 96 grandi gole laterali da esplorare. È un vero paradiso per chi ama la natura e l’avventura: dalle escursioni in kayak lungo le sue insenature ai tour in houseboat, dalla pesca al paddleboarding, senza dimenticare la fotografia, che qui trova scenari da cartolina a ogni curva.

Un labirinto d’acqua nel deserto

Oltre a essere un enorme bacino artificiale, importante per le comunità locali, il Lake Powell è anche un paesaggio quasi surreale. Qui, l’acqua si insinua tra le pareti di arenaria rossa creando un intricato labirinto di canyon sommersi, grotte naturali e calette nascoste. La geologia del Glen Canyon, scolpita nei secoli dal vento e dal fiume Colorado, regala scenari che sembrano appartenere a un altro pianeta.

Navigare tra queste gole strette e sinuose significa entrare in un mosaico di contrasti, dove il blu intenso del lago incontra il rosso infuocato della roccia, con riflessi che cambiano a ogni ora del giorno.

Dove si trova e come arrivare al Lake Powell

Situato nel cuore della Glen Canyon National Recreation Area, il Lake Powell si estende tra l’Arizona settentrionale e lo Utah meridionale. Chi desidera arrivarci, deve tenere come punto di riferimento la cittadina di Page, in Arizona, facilmente raggiungibile in auto.

Da Las Vegas ci vogliono circa 4 ore e mezza di viaggio, mentre da Phoenix o da Salt Lake City il tragitto dura intorno alle 5-6 ore. Molti viaggiatori arrivano qui dopo aver visitato i parchi nazionali vicini, come Zion e Bryce Canyon nello Utah o il Grand Canyon in Arizona. Proprio per questa posizione strategica, Lake Powell diventa una tappa ideale da inserire in un road trip nel Southwest americano.

Cascata di Gocta, il gigante nascosto tra le montagne del Perù

24 août 2025 à 15:25

Quando si parla di Perù, la mente corre subito al Machu Picchu, a Cusco, alle linee di Nazca e ai grandi simboli della civiltà andina. Eppure, lontano dai percorsi più conosciuti, esiste un luogo capace di togliere il fiato anche al viaggiatore più esperto: si tratta della Cascata di Gocta che, con gli oltre 770 metri di altezza, si erge silenziosa e maestosa nella regione Amazonas, non distante da Chachapoyas.

Ciò che sorprende innanzitutto è che, fino a vent’anni fa, il mondo sapeva ben poco dell’esistenza della Gocta. Le comunità locali la conoscevano da sempre, ma restava custodita dal silenzio delle montagne e dal timore delle leggende. È stato solo nel 2002 che l’esploratore tedesco Stefan Ziemendorff ha condotto studi e misurazioni, portandola finalmente alla ribalta internazionale: da quel momento, cotanto spettacolo naturalistico è entrato nell’immaginario come una delle cascate più imponenti e spettacolari del Sud America.

Ma prima di diventare una meta turistica, la cascata viveva soprattutto nelle storie raccontate di villaggio in villaggio. Si parlava di una sirena bionda che abitava le acque, capace di incantare chiunque si avvicinasse troppo, e di un enorme serpente guardiano pronto a punire gli intrusi.

Erano miti nati per spiegare i boati fragorosi che riecheggiavano durante la stagione delle piogge, o forse per proteggere un luogo considerato sacro. Ancora oggi, i racconti continuano ad avvolgere la Gocta in un alone di magia, che si aggiunge alla sua potenza.

Il regno della selva alta

La Cascata di Gocta spicca in un ambiente unico: la cosiddetta “selva alta”, una zona di transizione tra la cordigliera andina e l’Amazzonia, dove le montagne si vestono di una vegetazione fittissima, mentre l’umidità e i venti creano un clima in continuo mutamento.

Ogni stagione regala un volto diverso a tanta meraviglia: durante i mesi secchi, tra giugno e settembre, i sentieri sono agevolmente percorribili, il cielo è spesso terso e la cascata leggermente più contenuta. Al contrario, nella stagione delle piogge, da ottobre a maggio, l’acqua scroscia con una forza immensa, alimentata dalle precipitazioni, mentre la foresta esplode di vita: è in quel momento che la cascata sembra voler travolgere tutto e si trasforma in un muro d’acqua che appare infinito.

Panorama della Cascata di Gocta in Perù
iStock
Tutto il fascino della Cascata di Gocta

Un cammino che è parte dell’esperienza

Raggiungere la Gocta non significa soltanto arrivare alla base della cascata: il viaggio stesso diventa parte integrante dell’avventura.

La partenza più comune è dal villaggio di Cocachimba, dove i viaggiatori si fermano spesso per una colazione semplice prima di iniziare il trekking. Da lì, il sentiero si snoda tra ruscelli, foreste e scorci panoramici che donano impareggiabili vedute sulla valle sottostante.

Camminando, si percepisce poco a poco il rombo in lontananza: è il richiamo della cascata che si fa sempre più forte. Dopo circa due ore di cammino, tra salite e tratti più comodi, la Gocta appare improvvisa e travolgente: due salti principali, collegati tra loro, formano un flusso imponente che si infrange nel cuore verde del canyon.

Consigli per vivere appieno la magia

Il percorso non richiede doti da alpinista, ma un minimo di preparazione è utile per godersi l’esperienza.

Scarpe da trekking, acqua e un k-way per ripararsi dai cambi di tempo sono indispensabili. Chi preferisce una camminata più leggera può affidarsi ai cavalli messi a disposizione dagli abitanti del villaggio, un modo tradizionale e suggestivo per vivere l’escursione.

Arrivati alla base della cascata, lo spettacolo è tale da ripagare ogni sforzo: il fragore dell’acqua, la freschezza degli spruzzi e la sensazione di trovarsi dinanzi a una delle meraviglie nascoste del pianeta creano un ricordo che rimane impresso per sempre.

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