Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
À partir d’avant-hierFlux principal

Agosto nelle Marche: le migliori sagre, feste ed eventi

22 juillet 2026 à 14:41

Il ritmo lento delle sere all’aperto, le luci delle piazze che si accendono e il profumo delle specialità locali che invade i vicoli: l’estate italiana è fatta di tavolate conviviali, musica dal vivo e sagre di paese. Tra feste patronali, prodotti di stagione e tradizioni popolari, ogni borgo si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dove incontrarsi, assaggiare e brindare insieme. È il momento ideale per scoprire l’anima più genuina dei territori, tra chiacchiere, risate e piatti che raccontano la storia di chi li prepara, anche nelle Marche.

In questo spirito, le Marche a agosto 2026 propongono un calendario ricchissimo tra borghi fortificati, colline e mare. Gli amanti della storia e delle rievocazioni potranno emozionarsi con la Cavalcata dell’Assunta a Fermo o con le atmosfere medievali di Giovedì al Castello a Gradara, mentre i buongustai troveranno la loro meta perfetta tra il profumo irresistibile di Ascoliva Festival ad Ascoli Piceno e i sapori intensi della Fiera Regionale del tartufo Nero Estivo ad Acqualagna.

Gli eventi di agosto 2026 in Marche da vivere giorno e notte

  • Giovedì al Castello: tornano le serate medievali a Gradara – Gradara (PU), dal 11 giugno al 10 settembre 2026.
    I Giovedì al Castello di Gradara propongono serate a tema medievale con gruppi storici, animazioni diverse ogni settimana e mercatini di artigianato nel borgo.
  • Cavalcata dell'Assunta a Fermo – Fermo (FM), dal 26 luglio al 12 agosto 2026.
    Grande rievocazione medievale a Fermo con scene di vita d’epoca, hostarie, investiture, sbandieratori e, nel giorno clou, corteo storico, corsa della cavalcata entro le mura, fuochi d’artificio e tombola.
  • Fiera Regionale del tartufo Nero Estivo – Acqualagna (PU), dal 1 al 2 agosto 2026.
    Fiera regionale con stand del tartufo nero estivo, specialità gastronomiche locali, artigianato in pietra e legno, enoteca con degustazioni guidate e attività per bambini.
  • Palio delle Contrade a Fano – Fano (PU), il 1 agosto 2026.
    Rievocazione storica a Fano del matrimonio di Pandolfo III Malatesta con giochi tra contrade, tiro alla fune, gara a cavallo del tiro all’anello e sfide di tiro con l’arco.
  • Sponsalia: un tuffo nella storia ad Acquaviva Picena – Acquaviva Picena (AP), dal 6 al 9 agosto 2026.
    Grande rievocazione medievale ad Acquaviva Picena con mercato didattico, corteo storico, spettacoli e banchetto in fortezza, per immergersi negli usi e costumi dell’epoca.
  • Torneo Cavalleresco Castel Clementino – Servigliano (FM), dal 7 al 16 agosto 2026.
    Torneo cavalleresco in costume a Servigliano con corteo di centinaia di figuranti, esibizioni di sbandieratori e giostra dell’anello tra i rioni cittadini.
  • Ascoliva Festival, il trionfo dell'oliva ripiena all'ascolana – Ascoli Piceno (AP), dal 8 al 19 agosto 2026.
    Festival dedicato all’oliva ripiena ascolana del Piceno Dop, con produttori artigianali, degustazioni, eventi culturali, spettacoli e laboratori gastronomici.
  • Maialata in piazza a Montefiore dell'Aso – Montefiore dell'Aso (AP), dal 15 al 19 agosto 2026.
    Maialata in piazza con polenta bianca e rossa, piatti tipici della macellazione del maiale, mercatini, mostre e passeggiate nel centro storico e nel paesaggio circostante.
  • Templaria 2026 – Pax et Bellum – Castignano (AP), dal 17 al 21 agosto 2026.
    Templaria Festival trasforma Castignano in una grande rievocazione del Basso Medioevo e dei Templari, con un ricco programma a tema che richiama appassionati di storia, famiglie e turisti.
  • Festa del Verdicchio – Staffolo (AN), dal 20 al 23 agosto 2026.
    A Staffolo torna la Festa del Verdicchio, dedicata al vino simbolo della produzione enologica locale, con stand gastronomici e musica.

Castelluccio di Norcia si trasforma in un dipinto: la fioritura 2026

10 mai 2026 à 07:30

Ogni anno, tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, Castelluccio di Norcia si trasforma in uno dei paesaggi più spettacolari d’Italia: l’altopiano ai piedi del borgo si accende infatti di colori intensi e mutevoli, e dà vita alla celebre fioritura che richiama visitatori, fotografi ed escursionisti da tutta Europa.

La “fiorita”, come viene chiamata dagli abitanti locali, interessa l’ampia distesa carsica che abbraccia Castelluccio, piccolo paese in provincia di Perugia immerso nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini: tra panorami montani sconfinati e silenzi che amplificano la bellezza del paesaggio, il borgo continua ancora oggi a portare i segni del terremoto del 2016 e del 2017, ma conserva intatto il fascino autentico di uno dei luoghi più suggestivi dell’Appennino centrale.

Ascoli Piceno è la Città Italiana dei Giovani 2026

26 avril 2026 à 09:30

Ascoli Piceno è stata proclamata “Città Italiana dei Giovani 2026”, aggiudicandosi uno dei riconoscimenti più significativi dedicati alle politiche giovanili e allo sviluppo territoriale in chiave innovativa. L’annuncio ufficiale è arrivato a Roma, nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, al termine di una cerimonia che ha messo in luce il valore di progettualità capaci di ripensare il rapporto tra istituzioni e nuove generazioni. La città marchigiana ha prevalso al termine di una selezione che ha premiato non soltanto la qualità tecnica del dossier presentato, ma soprattutto la capacità di immaginare un modello concreto di futuro.

Giunto alla sua sesta edizione, il Premio “Città Italiana dei Giovani” si è consolidato come uno strumento strategico per valorizzare i territori che investono in partecipazione, inclusione e opportunità per i giovani: promosso dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e sviluppato con la collaborazione tra il Consiglio Nazionale dei Giovani, il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale, l’Agenzia Italiana per la Gioventù e la Consulta ANCI Giovani, intende stimolare processi di trasformazione reale.

Ascoli 2026 e la sfida di una governance costruita con i giovani

A convincere la giuria è stato il progetto “Ascoli 2026: Next Gen Lab dalla ricerca all’azione”, una proposta che mette al centro un’idea evoluta di governance partecipativa, fondata sull’analisi dei bisogni e sul coinvolgimento diretto delle nuove generazioni nei processi decisionali: il cuore della candidatura è rappresentato da un approccio data-driven che punta a fare di Ascoli Piceno un polo attrattivo per studenti, giovani professionisti e nuove competenze.

Elemento cardine del progetto è l’Osservatorio della Gioventù, pensato come organismo permanente capace di integrare studenti, associazioni e amministrazione in un dialogo strutturato, un presidio stabile per orientare le politiche pubbliche sulla base di dati, ricerca e ascolto.

Accanto alla dimensione istituzionale, il progetto si sviluppa tramite strumenti operativi pensati per incidere sui principali nodi critici che toccano il mondo giovanile: l’Hub “Stazione Futuro” si propone come spazio di formazione e innovazione dedicato alle competenze green e digitali, trasformando un luogo simbolico come la stazione in un presidio di rigenerazione urbana e sociale.

A completare il quadro c’è “Il Pullman del Futuro”, unità mobile ideata per contrastare l’isolamento delle aree periferiche e delle frazioni, portando laboratori, attività formative e strumenti di narrazione come i podcast direttamente nei territori meno centrali.

Tra gli obiettivi dichiarati figurano la riduzione del mismatch tra formazione e mercato del lavoro e il reinserimento di una quota significativa di giovani NEET, in una prospettiva che combina inclusione, occupabilità e innovazione.

Per il sindaco Marco Fioravanti il titolo rappresenta molto più di un successo amministrativo. Nelle parole pronunciate durante la proclamazione, emerge la volontà di trasformare il riconoscimento in un’agenda di lavoro e in una piattaforma di rilancio per la città.

Veduta di Piazza del Popolo, Ascoli Piceno, Marche
iStock
Veduta di Piazza del Popolo, centro storico di Ascoli Piceno

Le politiche giovanili come motore di sviluppo

Durante la cerimonia a Roma, gli interventi dei rappresentanti delle istituzioni coinvolte hanno insistito su un concetto ricorrente: investire sui giovani è una scelta di sviluppo.

Il Ministro Andrea Abodi ha sottolineato come il premio rappresenti uno strumento per consolidare la sinergia tra istituzioni e nuove generazioni, riconoscendo nei giovani protagonisti del presente prima ancora che del futuro. Nella stessa direzione sono andate le riflessioni di Federica Celestini Campanari, che ha evidenziato come l’esperienza ascolana dimostri il potenziale dei Comuni come laboratori di innovazione sociale e territoriale: un modello, secondo la presidente dell’Agenzia Italiana per la Gioventù, replicabile e capace di contribuire a una visione di sviluppo inclusiva e sostenibile.

Anche Edoardo Italia, presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, ha posto l’accento sul significato sistemico del premio, definendolo un appuntamento chiave per valorizzare territori che fanno del protagonismo giovanile una leva di trasformazione sociale.

Roma e Cosenza, finaliste con modelli alternativi

La vittoria di Ascoli Piceno si inserisce in una competizione che ha visto emergere proposte di altissimo livello.

Roma ha partecipato con “Generazione Roma”, un programma orientato a rafforzare il ruolo dei giovani nelle decisioni pubbliche, puntando su competenze, recupero degli spazi urbani e cittadinanza attiva mentre Cosenza ha presentato “Confluenze 2023-2029”, un impianto progettuale che prende spunto dall’identità idrografica della città per sviluppare una governance generativa articolata in macro-aree che spaziano dall’educazione all’innovazione scientifica, dalla dimensione civica a quella europea e internazionale.

Il Lago di Pilato in inverno e la leggenda del “lago con gli occhiali” tra i Monti Sibillini

17 janvier 2026 à 14:30

Inverno: stagione di leggende, di miti. Il freddo, la neve, i boschi frondosi che non fanno passare la tenue luce del sole, la nebbia che al mattino occlude la vista: tutti ingredienti che nel corso dei secoli hanno portato al consolidarsi di un corpus di storie popolari per nutrire l’immaginazione, in particolar in quei luoghi in cui la natura ha una forma particolare, come tra le montagne aguzze dei Monti Sibillini. Quando l’inverno li investe, il già particolare paesaggio si trasforma: le vette e i crinali si caricano di neve e ghiaccio, i boschi si tingono di bruno e si spogliano delle loro chiome. In questo scenario, nel cuore dell’Appennino centrale, è custodito il Lago di Pilato.

Situato nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Lago di Pilato si trova a 1.941 metri di altitudine, sotto la maestosa ombra del Monte Vettore, la cui cima raggiunge i 2.476 metri, la più alta della catena. È l’unico lago naturale di origine glaciale nelle Marche e uno dei pochi bacini di alta quota dell’intero Appennino centrale. In inverno, la visione del lago, quando è raggiungibile, è ben diversa da quella estiva: spesso è immerso nella neve e le sue acque possono essere completamente coperte di ghiaccio. La neve in questo caso non è solo un elemento scenografico, ma è parte integrante del ciclo vitale del lago, che si forma e resiste durante l’anno proprio grazie allo scioglimento delle nevi accumulate nei mesi freddi.

Lago di Pilato: un luogo unico e fragile

Il Lago di Pilato è una vera e propria gemma incastonata tra le maggiori vette dei Monti Sibillini: il Monte Vettore, la Cima del Redentore, la Cima del Lago e il Pizzo del Diavolo, tutti ben oltre quota 2.000 metri, gli fanno da corona. Ma oltre a essere un luogo speciale dal punto di vista paesaggistico è anche un piccolo santuario di biodiversità: le sue acque ospitano, infatti, il Chirocefalo del Marchesoni (Chirocephalus marchesonii), un minuscolo crostaceo endemico che vive solo qui in tutto il mondo, in questo piccolo specchio d’acqua gelida dall’estensione intermittente.

La presenza del rarissimo invertebrato ha reso il Lago di Pilato oggetto di una normativa speciale, che vieta di avvicinarsi alle sponde o fare il bagno. Durante la bella stagione, infatti, il Chirocefalo deposita le uova in prossimità dei margini del bacino: le uova, capaci di resistere anche fuori dall’acqua, necessitano quindi di particolare protezione.

Lago di Pilato Monti Sibillini inverno neve
iStock
Veduta sul Lago di Pilato in primavera

Dal punto di vista geologico, il lago è il residuo di un circo glaciale formato da detriti morenici antichi: la sua presenza è una testimonianza dell’ultima era glaciale sull’Appennino. Il lago ha peraltro una forma singolare, con due conche interconnesse nei periodi di maggiore abbondanza d’acqua, e pertanto viene anche chiamato il lago con gli occhiali. Nei periodi di siccità, invece, l’acqua si ritrae e i due specchi diventano più piccoli e separati.

Visitare il lago in inverno non è facile, poiché il percorso è piuttosto accidentato anche nella bella stagione. L’arrivo di freddo, ghiaccio e neve rende l’itinerario appannaggio solo dei più esperti e debitamente attrezzati: da Foce di Montemonaco si attraversano boschi innevati e pendii candidi con l’aiuto di ciaspole, bastoncini e ramponi, fino ad arrivare alla conca morenica dove si trova il lago.

Le leggende del Lago di Pilato

Le incombenti vette, la posizione remota, l’aspetto mutevole del Lago di Pilato sono tutti ingredienti che hanno contribuito alla leggenda che circonda il misterioso specchio d’acqua. Vuole infatti la tradizione popolare che il nome attribuitogli derivi dalla figura di Ponzio Pilato, il governatore romano responsabile della condanna a morte di Gesù Cristo.

La leggenda narra che Pilato chiese di essere sepolto in un luogo remoto e solitario. Il suo corpo, trascinato su un carro trainato da due bufali impazziti, avrebbe percorso migliaia di chilometri fino alle pendici dei Monti Sibillini, gettandosi nelle acque profonde del lago.

Il mito è riportato in un vecchio tomo, Le Paradis de la reine Sibylle, scritto nel 1420 da Antoine de la Sale, uomo d’arme e letterato francese che in quell’anno visitò l’Italia centro-meridionale al seguito del re Luigi III d’Angiò. Tra le sue peregrinazioni marchigiane, de la Sale racconta di aver visitato il Lago di Pilato e riporta le varie leggende che gli abitanti di Montemonaco, l’abitato più vicino, erano soliti raccontare circa le vette e le particolari meraviglie naturali del loro territorio. Si raccontava che al lago venissero consacrati libri di magia nera e che vi si evocassero spiriti maligni, e pertanto de la Sale dovette addirittura richiedere a Norcia un salvacondotto che gli permettesse di effettuare la visita al Lago.

Anche se oggi il lago è visitato da escursionisti e amanti della natura, l’aura di mistero non è del tutto svanita: camminando sulla neve verso la conca glaciale, è facile lasciarsi affascinare dall’eco di storie antiche e leggende senza tempo.

Cosa fare sui Monti Sibillini in inverno

L’inverno sui Monti Sibillini, in ogni caso, offre tante opportunità oltre al Lago di Pilato per incontrare meravigliosi panorami innevati e impegnarsi in attività all’aria aperta alla portata di tutti.

Una delle esperienze più amate è l’escursionismo con le ciaspole, un’attività sempre più diffusa e perfetta per esplorare altopiani, boschi e vallate senza affrontare difficoltà tecniche eccessive, ma godendosi la neve e quello che il suo manto candido dona al paesaggio.

Lago di Pilato Monti Sibillini inverno neve
Getty Images
In inverno le cime dei Sibillini hanno un’aura misteriosa

Itinerari come quelli nei dintorni di Castelluccio di Norcia, delle Piane di Santa Scolastica o lungo i versanti meno esposti del Monte Vettore permettono di immergersi in panorami innevati spettacolari, spesso accompagnati solo dal rumore dei propri passi sulla neve. Per godersi l’esperienza fino in fondo, le uscite guidate sono una valida opzione per chi desidera muoversi in sicurezza e conoscere meglio il territorio, in particolare per chi arriva da fuori regione.

Anche gli appassionati di sci possono trovare sui Monti Sibillini pane per i loro denti, quando l’innevamento lo consente. Le principali stazioni sciistiche si trovano a Bolognola, nelle vicinanze di Sarnano, e a Frontignano di Ussita, e offrono sia piste da discesa che alcuni tracciati per lo sci di fondo.

L’inverno, inoltre, è anche un ottimo momento per scoprire paesaggi naturali e cittadini: la succitata Sarnano, Montemonaco, Visso o Ussita sono tutte ottime opzioni per scoprire borghi e abitati di grande fascino, immersi nelle strette vallate tra i rilievi dei Sibillini. In una stagione dove il turismo è poco, si può davvero respirare l’atmosfera vera di questa zona d’Italia troppo spesso sottovalutata, cogliendone ogni aspetto culturale e di vita.

Lago di Pilato Monti Sibillini inverno neve
iStock
Castelluccio di Norcia sotto la neve

Gole dell’Infernaccio: il cuore selvaggio dei Sibillini tra canyon, eremi e natura pura

2 juillet 2025 à 10:55

Tra le aspre cime dei Monti Sibillini prendono vita le Gole dell’Infernaccio, un nome che può incutere soggezione ma che, nei fatti, è solo un assaggio dell’atmosfera cruda e autentica che accoglie chi decide di inoltrarsi in questo canyon naturale scavato dal torrente Tenna. Una meraviglia delle natura dove non c’è asfalto, ma nemmeno bar o stazioni di ristoro: solo pareti di roccia strettissime, faggi secolari, l’eco dell’acqua che scorre e il cielo che a tratti scompare tra le fenditure. Parliamo quindi di un posto che sorprende per verticalità e silenzio, a pochi chilometri da zone colpite dal sisma nel 2016 ma ancora piene di vita e bellezza.

Dove si trovano le Gole dell’Infernaccio

Le sorprendenti Gole dell’Infernaccio si trovano nelle Marche, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, in provincia di Fermo. Più precisamente, si sviluppano tra i comuni di Montefortino e Montemonaco, lungo il corso del torrente Tenna, che ha scavato nel tempo uno stretto canyon tra le pendici del Monte Priora (nota anche come Pizzo della Regina) e del Monte Sibilla.

Ci troviamo quindi in una zona montana piuttosto isolata, raggiungibile solo tramite strade interne con tornanti e tratti a fondo stretto. Non a caso, non vi è presenza di alcun servizio turistico diretto: si parcheggia e si cammina.

Cosa fare in estate alle Gole dell’Infernaccio

L’estate è la stagione perfetta per addentrarsi nelle Gole dell’Infernaccio, ma ciò che bisogna assolutamente sapere è che qui non si viene di certo a fare un’escursione con passerelle comode: si cammina sul serio, in salita, spesso nel fango o tra sassi bagnati, dentro uno dei canyon più stretti e suggestivi dei Monti Sibillini.

Il sentiero che parte da Rubbiano, frazione di Montefortino, segue il corso del torrente Tenna, in un ambiente fresco anche nei mesi più caldi, protetto dall’ombra delle alte pareti rocciose e dai faggi. È uno dei pochi posti in quota dove poter “passeggiare” in pieno agosto senza squagliarsi.

Il percorso più battuto è quello che porta fino all’Eremo di San Leonardo, ristrutturato pietra dopo pietra da Padre Pietro Lavini, l’eremita dei Sibillini, per circa un’ora, un’ora e mezza solo andata. Il momento migliore per andarci è la mattina presto, quando non c’è nessuno, quando il sole filtra tra gli alberi e l’unico rumore che si può udire è quello dell’acqua. Se si desidera salire ancora, è possibile proseguire verso il Passo Cattivo o l’Alta Via dei Sibillini, ma servono gambe, fiato e traccia GPS.

Le Gole dell’Infernaccio, oltre che per la bellezza, sono il top durante la bella stagione per via dell’ombra e del fresco quasi costante, donato dal paesaggio selvaggio e autentico. L’accesso è gratuito, non servono biglietti e difficilmente si trova folla stile Dolomiti. Allo stesso tempo non ci sono servizi, e in caso di pioggia il sentiero può diventare scivoloso e pericoloso.

Per questo motivo, è consigliato portare scarpe impermeabili, anche perché il percorso attraversa rivoli d’acqua anche in estate. È suggerito pure evitare i weekend di ferragosto.

Eremo di San Leonardo, Marche
Getty Images
L’Eremo di San Leonardo

Cosa fare in inverno alle Gole dell’Infernaccio

L’atmosfera è certamente differente, ma le Gole dell’Infernaccio sono esplorabili anche durante la stagione fredda. Anzi, in inverno cambiano volto e diventano un posto per pochi: silenzioso, crudo e a tratti ostile. È il periodo dell’anno in cui la natura si chiude, i colori si spengono, e il canyon si trasforma in un corridoio gelido tra pareti verticali, spesso ghiacciate. Ma proprio per questo l’escursione assume un fascino raro, che chi conosce bene i Sibillini non si lascia sfuggire.

Il sentiero da Rubbiano è percorribile anche nei mesi freddi, se non c’è neve o ghiaccio importante (e spesso ce n’è). In caso contrario, si entra solo con ciaspole o ramponcini, a seconda delle condizioni. Non è una passeggiata, perché occorre muoversi tra fango, ruscelli ingrossati, e tratti ghiacciati, i quali possono complicare anche il tratto fino all’Eremo di San Leonardo, che d’inverno assume un’aura quasi mistica, incastonato nella neve e immerso in un silenzio totale. Vale ogni passo, ma vi si arriva solo se si è ben equipaggiati e abituati alla montagna.

Chi è della zona sa che dopo una nevicata importante, l’accesso può essere chiuso o impraticabile per giorni. Non ci sono sgomberi né manutenzione invernale: il parco lascia che la natura faccia il suo corso.

È perciò fondamentale andare solo con meteo stabile e presto, in modo da riuscire a tornare con luce piena. Se dovesse nevicare è meglio tornare indieto: le gole sono strette, esposte e senza visibilità.

Regole da sapere prima di entrare nelle Gole dell’Infernaccio

Come si è potuto intuire dalle righe precedenti, le Gole dell’Infernaccio non sono un parco giochi, e nemmeno una riserva attrezzata: è natura vera, per questo vanno rispettate alcune regole. Innanzitutto non si paga alcun biglietto, ma ciò non significa che si possa fare quello che si desidera. È infatti vietato accendere fuochi, campeggiare, abbandonare rifiuti o uscire dai sentieri tracciati. Non ci sono barriere, ma si è dentro un parco nazionale, quindi vale la normativa del Parco dei Sibillini che tutela flora, fauna e paesaggio.

Anche i cani sono ammessi, ma vanno tenuti al guinzaglio, soprattutto nei mesi primaverili e estivi, quando la fauna è più attiva. L’accesso è sconsigliato in caso di maltempo, per esempio dopo piogge abbondanti, perché il torrente può diventare insidioso e i tratti scivolosi rischiano di mettere in difficoltà anche chi è esperto. Infine, il segnale del cellulare è spesso assente o debolissimo.

Come arrivare

Il posto è ruvido e selvaggio, e in quanto tale per arrivarci serve un po’ di organizzazione. Il punto di partenza più comune è il piccolo borgo di Montefortino, in provincia di Fermo, da cui si prende la strada provinciale 84 che, dopo qualche chilometro, conduce al parcheggio di San Leonardo, l’ingresso principale per le gole. La strada è stretta e tortuosa, tipica delle zone montane, quindi occorre guidare con calma e attenzione.

Se si viene da fuori regione, il modo più comodo è giungere in auto tramite l’autostrada A14 e poi proseguire sulle statali che attraversano il Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Chi preferisce i mezzi pubblici deve sapere che la zona è poco servita: il bus più vicino si ferma a Montefortino, ma da lì è necessario affidarsi a taxi o ai propri piedi per raggiungere il sentiero. In ogni caso, meglio partire presto: il parcheggio può riempirsi nei weekend estivi e non ci sono molte alternative.

In inverno, attenzione alle condizioni meteo: neve e ghiaccio possono rendere la strada impervia e, in alcuni tratti, potrebbero servire pneumatici da neve o catene.

Monti Sibillini e Dolomiti tra le mete consigliate da The Guardian per l’estate

17 juin 2025 à 13:23

L’estate è alle porte e, secondo The Guardian, chi è alla ricerca di paesaggi mozzafiato, aria fresca e un’alternativa alla solita vacanza al mare dovrebbe puntare verso l’entroterra e le montagne europee. Tra le 15 destinazioni selezionate dal noto quotidiano britannico per vivere un’estate autentica e rigenerante, spiccano due meraviglie italiane: i Monti Sibillini e le Dolomiti. Due gioielli che uniscono natura selvaggia, tradizione gastronomica e panorami spettacolari.

Monti Sibillini: escursioni, borghi e sapori nel cuore dell’Italia

Nel cuore dell’Italia centrale, tra Umbria e Marche, si estende il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, una meta che d’estate conquista l’anima di chi cerca pace, natura e buon cibo. Secondo The Guardian, questa è una delle migliori alternative alla costa, anche perché gli italiani stessi tendono a lasciarla libera per correre al mare.

Passeggiando tra borghi sospesi come Castelluccio di Norcia, arroccato su un altopiano fiorito, si possono ammirare distese di papaveri e fiordalisi, fare trekking o pedalare in scenari appenninici incontaminati. L’esperienza si completa a tavola, tra salumi d’eccellenza che si possono trovare, ad esempio, nelle macellerie di Norcia, tartufi neri e piatti della tradizione come il cinghiale con lenticchie locali.

Nei Monti Sibillini ci sono aziende agricole biologiche dove si può alloggiare nel verde, assaggiare piatti della tradizione e conoscere da vicino i prodotti tipici come i tartufi – possibilità di partecipare a tour per andare in cerca di tartufi con un tartufaio – e le erbe selvatiche.

Dolomiti: panorami da favola lungo l’Alta Via 1

le mete montane consigliate da The Guardian
iStock
Escursione in mountain bike sulle Dolomiti

Nell’estate alpina, pochi spettacoli possono gareggiare con quello offerto dalle Dolomiti al tramonto: le rocce si tingono di rosa e oro, regalando scorci da cartolina. È in questo scenario che si snoda l’Alta Via 1, uno dei trekking più spettacolari d’Italia, lungo circa 120 chilometri da Dobbiaco a Belluno.

The Guardian la definisce una delle escursioni più memorabili d’Europa, tra pendii rocciosi, rifugi rustici e piatti tipici come polenta, cervo e canederli – gnocchi di pane con speck e formaggio. Rifugi come Lagazuoi e Cinque Torri offrono non solo ristoro, ma anche la possibilità di ammirare il cielo stellato lontano e al riparo da ogni inquinamento luminoso.

Chi vuole affrontare il percorso in modo organizzato può unirsi a tour guidati, ma l’Alta Via 1 è perfettamente accessibile anche in autonomia, prenotando per tempo i rifugi e acquistando la guida.

Altre mete montane europee consigliate da The Guardian

Oltre ai Monti Sibillini e alle Dolomiti, l’articolo del Guardian propone numerose altre destinazioni montane e lacustri per un’estate alternativa e rigenerante. Dalle Alpi francesi alla Scozia, passando per i laghi sloveni e le alture norvegesi, la varietà di paesaggi è sorprendente. Ogni meta offre esperienze uniche tra sport, natura selvaggia e relax lontano dalla folla.

mete europee consigliate per l'estate 2025
iStock
Una vacanza sul Lago di Costanza

Ecco le altre destinazioni menzionate:

  • Cairngorms, Scozia – escursioni tra Munro e foreste di pini caledoniani
  • Kufstein, Austria – nuotate in laghi alpini e sentieri panoramici
  • Parco Nazionale Svizzero – trekking tra laghi glaciali e fauna alpina
  • Lago di Costanza – cicloturismo tra Germania, Austria e Svizzera
  • Jostedalsbreen, Norvegia – ghiacciai, fiordi e kayak
  • Parco del Triglav, Slovenia – sport d’acqua e natura incontaminata
  • Füssen, Germania – castelli da fiaba e passeggiate alpine
  • Morzine, Francia – mountain bike e laghi cristallini
  • Picos de Europa, Spagna – escursioni in un paesaggio selvaggio
  • Laghi di Plitvice, Croazia – cascate, foreste e laghi color smeraldo
  • Eiger, Mönch e Jungfrau, Svizzera – vista sull’Eiger e attività alpine
  • St. Anton am Arlberg, Austria – yoga, trekking e benessere in quota
  • Cefn Coed, Galles – nuoto selvaggio, fauna selvatica e campeggio

Il lago di Pilato dagli occhi blu, il bacino con gli “occhiali” sta rinascendo e incanta tutti

Par : losiangelica
5 juin 2025 à 16:10

L’unico lago delle Marche è una perla nascosta: si tratta del lago di Pilato ed è racchiuso tra le vette dei monti Sibillini. Tra realtà e leggenda, lo specchio d’acqua glaciale è una meraviglia paesaggistica che sta però fortemente risentendo dei cambiamenti climatici. Un tempo i due bacini che ricordano due occhi azzurri si univano, dando vita ad una forma che veniva soprannominata “a occhiale” dai visitatori. Per raggiungerlo serve un trekking impegnativo ideale solo per persone allenate ma c’è da dire che i panorami mozzafiato e i silenzi ripagano di ogni passo faticoso.

Il lago di Pilato, l’unico naturale delle Marche

È uno dei pochi laghi montani e glaciali dell’Appennino e guadagna l’esclusiva di lago naturale per le Marche: quello di Pilato è un gioiello naturalistico da preservare che si trova tra le vette dei monti Sibillini. Oltre ad essere raggiungibile con trekking e sentieri, è caratterizzato da una leggenda che forse influenza proprio il suo nome: secondo alcuni racconti, sarebbe finito qui il corpo di Ponzio Pilato condannato e trasportato da bufali fin sulle montagne, per poi essere inghiottito nelle sue acque.

L’alone di mistero è nato nel Medioevo attirando poi tantissimi curiosi nel tempo. I soprannomi si sono sprecati: gola dell’infernaccio, pizzo del diavolo sono alcuni dei più noti ma a rendere tanto unico e speciale questo posto è un abitante insolito e prezioso.

Abita qui il Chirocefalo del Marchesoni, un crostaceo preistorico rosso che ha scelto questo come unico habitat al mondo: per proteggere il fragile esemplare è vietato avvicinarsi alle rive e chi percorre sentieri ed escursioni deve farlo con massimo rispetto. Il lago cambia forma durante i mesi, a volte si divide in due occhi azzurri, in altri periodi quando la siccità dà tregua i due bacini si uniscono facendolo riconoscere da tutti con lo pseudonimo simpatico di lago con gli occhiali.

Il lago di Pilato nelle Marche
Fonte: iStock
Il lago di Pilato con gli occhi blu sta rinascendo

Il lago di Pilato sta rinascendo

A quasi duemila metri d’altitudine l’unico lago della regione Marche torna a farsi notare, seppur in forma ridotta. Dopo un silenzioso inverno, il bacino simbolo dei monti Sibillini sta riaffiorando in primavera nonostante le nevicate siano state scarse e l’oggettiva emergenza meteo causi siccità nell’Appennino centrale. A raccontare la storia riportata da ANSA è Sara Marcelli, escursionista socia del CAI di Ascoli Piceno che ha raggiunto il luogo durante un trekking per scoprire che aspetto ha ora il luogo.

Nonostante la primavera ormai inoltrata, il bacino non ha ancora ritrovato il suo aspetto tipico: i due bacini non si sono uniti nella forma a occhiale e mostrano una sofferenza, cioè un apporto d’acqua non ancora sufficiente. A quasi duemila metri d’altitudine, incastonato tra le pareti del Monte Vettore, il lago simbolo dei Monti Sibillini sta lentamente riaffiorando, nonostante le scarse nevicate e la siccità che affligge l’Appennino centrale.

Dove si trova e come arrivare al lago di Pilato

Tra le località da sogno delle Marche il lago di Pilato sa distinguersi. Si trova a oltre 1900 metri d’altezza sul monte Vettore all’interno del parco nazionale dei Monti Sibillini all’interno della competenza comunale di Montemonaco. Il gioiello tra i pochi laghi glaciali alpini nell’Appennino è anche l’unico lago naturale della regione e per questo attira l’attenzione di molti turisti.

Non esistono veri e propri sentieri ufficiali per raggiungere il lago di Pilato, il parco vuole tutelare l’area così delicata ma non esistono divieti ufficiali. Dunque, ci si può arrivare seguendo i percorsi più storici che partono da foce di Montemonaco o da Forca Viola prediligendo il periodo dalla tarda primavera all’estate evitando il periodo prima di maggio poiché la presenza di neve e ghiaccio lo rende pericoloso. È importante ricordare sempre di mantenere una condotta sicura e rispettosa dell’ambiente.

Alla scoperta di Ascoli Piceno, la Città delle Cento Torri

5 avril 2025 à 13:00

Ascoli Piceno è uno di quei luoghi capaci di rubare il cuore al primo sguardo. La chiamano la Città delle Cento Torri e basta passeggiare tra le sue strade per comprenderne il motivo: ogni angolo richiama la storia, ogni scorcio racconta di un passato glorioso, avvolto da un’atmosfera senza tempo.

Con il suo centro storico, tra i più grandi delle Marche, e la sua architettura di travertino bianco e pietra calcarea, si presenta come un vero gioiello di luce e bellezza dove il Medioevo incontra il Rinascimento in un’armonia perfetta che conquista i sensi. Partiamo subito per un viaggio tra le meraviglie di una città così straordinaria.

Dove si trova

Siamo nel cuore più verde e autentico delle Marche: infatti, Ascoli Piceno sorge lungo la Valle del Tronto, accarezzata dallo scorrere placido del fiume e abbracciata dalla montagna dell’Ascensione, dal colle San Marco e dalla montagna dei Fiori.

Non lontano, si estendono due splendide aree naturali protette: il Parco Nazionale del Gran Sasso e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, custodi di panorami favolosi e sentieri da esplorare. E appena trenta chilometri più in là, ecco il richiamo dell’Adriatico. Una posizione perfetta, tra terra, acqua e cielo.

Cosa vedere ad Ascoli Piceno

Addentrarsi nel centro storico di Ascoli Piceno è come immergersi in un racconto che conduce verso meraviglie che sembrano nate per incantare.

Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno
Fonte: iStock
Veduta aerea di Piazza del Popolo

Piazza del Popolo e i suoi gioielli

Tutto comincia da qui, dal cuore pulsante della città: Piazza del Popolo, il celebre “Salotto d’Italia”. Lastricata di travertino dal 1507, grazie all’intuito del Governatore Raniero de Ranieri, è un vero trionfo di eleganza con i colonnati a volta, i mattoni rossi e il loggiato che la incornicia come una gemma preziosa.

Tra i protagonisti della piazza, si staglia il Palazzo dei Capitani del Popolo, costruito tra il Duecento e il Trecento, oggi sede del Comune. Un edificio che ha conosciuto re, papi e podestà e che ancora oggi conserva intatti il cortile rinascimentale, la Sala della Ragione, la Sala degli Stemmi e preziosi reperti archeologici.

A pochi passi, la Chiesa di San Francesco si impone con la splendida facciata gotica, frutto di tre secoli di lavoro per celebrare il passaggio di San Francesco in città nel 1215. All’interno, l’atmosfera è sobria ma solenne: una pianta a croce latina, tre navate divise da colonne ottagonali, archi e volte che testimoniano il passaggio dal romanico al gotico.

Infine, non si può resistere al fascino retrò del Caffè Meletti, tempio dello stile liberty. La facciata rosa pallido si affaccia sulla piazza, mentre all’interno si respira un’aria di inizio Novecento, tra tavolini in marmo, velluti verdi e lampadari in vetro di Murano. Una tappa obbligata, per gustare un caffè in una cornice indimenticabile.

Piazza Arringo e il Duomo

Bastano pochi passi per raggiungere un’altra meraviglia: Piazza Arringo, la più antica di Ascoli: le due fontane di travertino scintillano alla luce del sole e fanno da cornice al maestoso Duomo di Sant’Emidio.

Appena entrati, si resta senza fiato. Le volte dipinte, le cappelle laterali scrigno di arte sacra e il magnifico polittico di Carlo Crivelli parlano all’anima. La visita continua nella cripta, dove mosaici antichi e atmosfere di raccoglimento svelano una devozione millenaria.

Sulla piazza si affacciano anche il Palazzo Vescovile, sede del Museo Diocesano, e il Palazzo Comunale, custode della splendida Pinacoteca Civica. Proprio di fronte, nel Palazzo Panichi, il Museo Archeologico Statale invita a un viaggio nel passato più remoto di Ascoli. Da non perdere anche il suggestivo Battistero di San Giovanni, esempio straordinario di romanico puro.

Teatro Romano

Appena fuori dal centro storico, ai piedi del Colle dell’Annunziata, si cela un altro frammento di storia: il Teatro Romano. Sorto sulle rovine di un antico teatro italico, conserva ancora le sedute numerate di travertino, l’orchestra e l’esedra.

Passeggiare tra le sue rovine è come fare un salto indietro nei secoli e immaginare spettacoli e applausi di un tempo lontano.

Teatro Ventidio Basso

Poco distante da Piazza del Popolo, il Teatro Ventidio Basso si mostra in tutta la sua eleganza neoclassica, con la facciata rivestita in travertino. Dentro, la sala da 842 posti e il foyer adornato da stucchi originali incantano chiunque ne varchi la soglia.

Accanto, la Chiesa di San Pietro Martire è un tesoro gotico che sorprende per l’eleganza severa dell’esterno e la sontuosità degli interni. Altari monumentali, tabernacoli intagliati, statue in marmo e reliquie preziose come la Spina Sacra di Cristo narrano storie di fede e splendore.

Rua delle Stelle

Quando la luce del tramonto avvolge la città, non c’è nulla di più romantico di una passeggiata lungo la Rua delle Stelle. Si tratta di antico sentiero del centro storico, che costeggia il fiume Tronto e tocca il quartiere medievale di Porta Romana, tra pietre consumate e atmosfere sospese nel tempo.

Forte Malatesta

Infine, il Forte Malatesta, storica prigione medievale oggi trasformata in spazio culturale. Raggiungibile anche in bicicletta, ospita il Museo permanente dell’Alto Medioevo e mostre temporanee allestite nelle antiche celle.

Cosa fare per un’esperienza da ricordare

Veduta sul Ponte sul Tronto ad Ascoli Piceno
Fonte: iStock
Ponte sul Tronto

Per chi vuole vivere Ascoli Piceno in tutte le sue sfumature, le possibilità sono infinite. Oltre ai musei già citati, vale la pena visitare il Museo della Cartiera Papale, un complesso architettonico in travertino che illustra la storia della produzione della carta, e la Galleria d’Arte Contemporanea O. Licini, all’interno del Polo culturale Sant’Agostino. Nata per volontà di Osvaldo Licini nel 1964, conserva circa ottanta delle sue opere, affiancate da capolavori di artisti come Fontana e Morandi.

Se vi trovate ad Ascoli tra luglio e agosto, preparatevi a immergervi nella magia della Quintana, la rievocazione storica che ne anima le vie da secoli. Il Palio degli Sbandieratori in Piazza Arringo, le gare degli Arcieri, il solenne Saluto alla Madonna della Pace, il maestoso Corteo Storico: vi ritroverete parte della tradizione, tra dame, cavalieri e colori sgargianti che riportano in vita il Quattrocento.

E se amate scoprire una città anche grazie ai suoi sapori, Ascoli regala autentiche gioie. Impossibile non cedere alla tentazione delle olive all’ascolana, regine incontrastate della tavola. Croccanti, succose, ripiene di carni pregiate e aromatizzate con vino, parmigiano ed erbe, sono un concentrato di tradizione e passione. Accanto a loro, il fritto misto che include costolette d’agnello, carciofi e perfino crema pasticcera fritta, delizia e appaga.

Le paste fresche come le chitarre e i maccheroni si sposano a meraviglia con sughi robusti, mentre tra i secondi spiccano le tagliate di razza marchigiana. E per concludere in dolcezza, le castagnole all’anice, il Frustingo ricco di noci e fichi secchi e la sontuosa Pizza dolce chiudono il cerchio di un’esperienza gastronomica sopraffina.

Ascoli Piceno e le piscine naturali del torrente Castellano

25 septembre 2024 à 12:12

Il Parco nazionale del Gran Sasso e dei monti della Laga a sud, il Parco nazionale dei Monti Sibillini a nord-ovest: vette brulle, spoglie e monumentali che vegliano dalle loro sommità sulla conca dove si adagia Ascoli Piceno, cittadina del meridione delle Marche di grande fascino e bellezza, eppure spesso dimenticata.

Una città d’impronta medievale, di meraviglie rinascimentali e circondata da una natura esaltante. Non sono solo, infatti, i vicoli, le piazze, i palazzi gentilizi del centro storico a colpire il visitatore, ma anche le colline coperte di ulivi, le montagne imponenti e, non ultimi, i fiumi.

Ascoli sorge alla confluenza del fiume Tronto e del torrente Castellano, due corsi d’acqua impetuosi che scendono dalle sommità circostanti. In particolare il secondo si regala, nei pressi di Ascoli, una dimensione avventurosa e balneare grazie alle numerose piscine naturali che si formano lungo il suo letto in tutta la sua valle e danno alla città una spiaggia d’acqua dolce che in estate diventa un vero e proprio luogo di festa, tra un tuffo e un picnic, fra lunghi pomeriggi passati a bagno nelle acque turchesi e domeniche in famiglia.

Ascoli Piceno e il suo centro storico

La chiamano la città delle cento torri, anche se di quelle cento torri rimangono oggi pochi, seppur illustri esempi.

Ascoli Piceno, capoluogo di provincia nella parte meridionale della Marche, ha uno dei centri storici tra i più sottovalutati e sorprendenti. Un vero e proprio gioiello intagliato nel travertino, la pietra con la quale sono stati costruiti i monumenti architettonici del centro storico, donando grande luminosità e candore a piazze, ponti e chiese.

Torri, si diceva: sembra che alla metà del Duecento la skyline di Ascoli, che siede alla confluenza dei corsi d’acqua Tronto e Castellano in una conca circondata da montagne, fosse addobbata di duecento torri, simbolo del potere delle famiglie nobili che le abitavano. Per asserire il proprio dominio, l’imperatore Federico II di Svevia ne fece abbattere, dice la tradizione, ben novantuno nel 1242.

Ascoli Piceno Castellano
Fonte: Lorenzo Calamai
Il centro storico di Ascoli Piceno

Oggi ne sopravvivono una cinquantina: ne sono esempi la torre degli Ercolani, con il suo palazzetto romanico; la torre di San Venanzio, convertita in campanile dell’omonima chiesa; le scarne Torri gemelle davanti alla bella chiesa di Sant’Agostino.

Lo spettacolare centro storico ruota attorno alla splendida Piazza del Popolo, nelle cui vicinanze si aprono una serie di altre piazze grandi e piccole. Piazza del Popolo ha le caratteristiche classiche del Rinascimento, con lo splendido Palazzo dei Capitani del Popolo, figlio del periodo di massimo splendore di Ascoli, dell’inizio del Cinquecento. Al suo fianco sorge lo storico Caffè Meletti, elegante bar in stile liberty che da oltre 150 produce l’anisetta, tipico liquore locale simile alla sambuca.

Non è affatto lontana piazza Arringo, la più grande della città, probabilmente vecchio foro di epoca romana e oggi luogo più animato del centro storico. Vi sorgono la Chiesa di Sant’Emidio, duomo cittadino, il Battistero di San Giovanni, il Palazzo dell’ Arengo sede della Pinacoteca Civica, il Palazzo Episcopale e il Museo Diocesano, oltre che numerosi bar e ristoranti.

Ascoli Piceno Castellano
Fonte: Lorenzo Calamai
Dettaglio della facciata del Palazzo dei Capitani del Popolo

Il Duomo è la costruzione più meritevole: nato su un luogo già consacrato a divinità pagane, ha una facciata di travertino con colonne corinzie che richiama un’estetica classica, mentre l’interno è romanico-gotico con splendidi soffitti e diverse opere d’arte di rilevanti artisti di epoca rinascimentale.

Non solo torri, piazze e chiese decorano il centro storico: teatri, fortezze, fontane, antiche porte cittadine, logge e, soprattutto, ponti. La natura incassata del Tronto e del Castellano lascia spesso le acque fuori dallo sguardo di chi guarda Ascoli dai panorami delle colline e dei monti attorno alla città, ma il centro storico è sostanzialmente una penisola tra i due fiumi, che si trovano a confluire l’uno nell’altro all’estremità orientale del conglomerato urbano.

Le piscine naturali urbane di Ascoli: le Cartiere dei Papi

Uno dei luoghi dove effettivamente Ascoli diventa una città fluviale è proprio nei pressi di un ponte, il Ponte di Porta Cartara.

Poco fuori dal centro storico si trova infatti l’antico complesso preindustriale della Cartiera papale, una serie di edifici che nel corso del tempo, grazie alla forza del torrente Castellano che vi scorre a fianco, hanno svolto una serie di funzioni diverse: la cartiera, certo, ma anche mulini ad acqua, oncia delle stoffe e ferriera. Oggi, peraltro, vi trovano sede il Museo della carta, il Museo di Storia naturale e il Museo dell’acqua, una esposizione permanente dedicata a mari, fiumi, laghi, paludi e ghiacciai.

Dalle immediate vicinanze delle Cartiere dei Papi prende le mosse un percorso sentieristico che risale il corso del torrente Castellano, passando da una stupenda piscina naturale all’altra, con continue cascate e polle dove tuffarsi e fare il bagno. Ci sono in tutto una mezza dozzina di larghe piscine, tutte molto simili tra loro per conformazione e profondità, un vero e proprio paradiso per le famiglie ascolane, per i visitatori e per gli amanti dell’outdoor e del wild swimming.

Ascoli Piceno Castellano
Fonte: Lorenzo Calamai
Le cascate delle Cartiere dei Papi ad Ascoli

In tutte le spiagge d’acqua dolce delle Cartiere dei Papi la battigia è formata da terra battuta mista a sabbia e si possono facilmente trovare posti all’ombra, per ripararsi dal solleone. Tutte le piscine naturali sono precedute da una cascata più o meno alta. Il colore dell’acqua, turchese, è influenzato dalle sorgenti sulfuree presenti a monte: l’acqua non è cristallina, ma rimane purissima. In tutte le piscine si può fare un tuffo, come fanno i tanti ragazzi del luogo che frequentano questa zona del Castellano.

Divertitevi a esplorare tutto questo tratto del torrente, un vero e proprio litorale fluviale urbano che regala ad Ascoli e agli ascolani una dimensione estiva tutta propria, malgrado la vicinanza del mare Adriatico a una trentina di chilometri.

Ascoli Piceno Castellano
Fonte: Lorenzo Calamai
Cartiere dei Papi: la spiaggia urbana di Ascoli Piceno

Il torrente Castellano e la Paradise beach

Il Castellano è davvero un corso d’acqua che regala angoli meravigliosi a tutti gli amanti dell’acqua dolce.

Poco fuori Ascoli, infatti, sorge quella che i locali chiamano la Paradise beach, uno splendido tratto del torrente sotto un antico ponte in disuso, tra massi dove prendere il sole, cascatelle, piscinette e una gigantesca polla azzurra dove tuffarsi da altezze impossibili.

La Paradise beach si trova lungo la strada che risale il corso del Castellano e si dirige verso Castel Trosino, un caratteristico borgo medioevale che merita una visita. Da una strada sterrata laterale si accede a un sentiero che in pochi minuti porta sopra il ponte Tasso, la rovina di un antico ma solido ponte dal quale si scende alle piscine naturali.

Ascoli Piceno Castellano
Fonte: Lorenzo Calamai
Nuotare nelle acque del Castellano alla Paradise beach

Da uno dei versanti del ponte si scende in maniera un po’ rocambolesca fino al letto del torrente. A monte del punto di discesa si trovano una serie di cascatelle e piccole polle, le rocce che emergono dalle acque imbiancate dai residui sulfurei delle acque del Castellano. Le sorgenti termali poco più a monte danno all’acqua il suo tipico colore turchese, che risplende in contrapposizione al bianco sporco dei massi. Questo rende anche le acque del torrente fresche, ma non fredde.

In questa zona c’è un po’ più di spazio per trovare una collocazione all’asciutto, stendere il proprio asciugamano e prendere il sole. Non mancano le piscine naturali un po’ più ampie dove godersi qualche bracciata o dove semplicemente godersi un po’ di tempo a mollo.

Ascoli Piceno Castellano
Fonte: Lorenzo Calamai
La cascata con la grande piscina turchese ai suoi piedi

A valle, invece, una briglia proprio sotto il ponte genera una cascata con un fronte molto ampio, che a sua volta ha comportato la creazione di una piscina enorme ai suoi piedi, molto profonda. Un richiamo a cui è impossibile resistere nelle calde giornate estive: un tuffo è d’obbligo.

San Benedetto del Tronto, la capitale della Riviera delle Palme

30 juillet 2024 à 09:00

Non solo lunghe distese di sabbia, relax estivo e movida notturna, la Riviera delle Palme è la destinazione perfetta anche per gli amanti del turismo culturale. A unire le due anime, quella balneare e quella storica-artistica, è la sua ‘capitale’: San Benedetto del Tronto soddisfa sia chi ha voglia di mare che di cultura con le sue atmosfere da località estiva unite alle diverse attrazioni architettoniche e artistiche offerte. Situata in provincia di Ascoli Piceno, è famosa per il lungomare ricco di sculture, giardini e opere d’arte e per le numerose attività da svolgere all’aria aperta.

Circondata da colline, San Benedetto del Tronto è il punto di partenza ideale anche per visitare i borghi medievali nelle vicinanze: situati in una posizione sopraelevata privilegiata, offrono panorami mozzafiato e la possibilità di dedicarsi a escursioni perfette per gli appassionati di arte e storia.

Cosa vedere a San Benedetto del Tronto: il lungomare e le spiagge

Com’è il mare a San Benedetto del Tronto? Vi basti sapere che le sue acque, insieme alla qualità dei servizi offerti, sono state premiate con la Bandiera Blu ininterrottamente dal 1999, uno dei riconoscimenti più ambiti che attesta l’impegno di questa cittadina nel tutelare le proprie bellezze. Il suo lungomare vanta una spiaggia di sabbia bianca lunga circa nove chilometri, adatta anche ai bambini grazie al suo fondale basso e limpido, alla presenza di bagnini e ai tanti spazi dove giocare e divertirsi in totale sicurezza.

Il lungomare è il luogo più caratteristico dove passeggiare o pedalare con la bicicletta e godere delle numerose opere d’arte sparse per la città. Il lungomare di San Benedetto del Tronto, infatti, è il fiore all’occhiello della cittadina marchigiana. Costruito nel 1931 dall’ingegnere Luigi Onorati, non solo rappresenta una via di comunicazione essenziale, ma anche il cuore del turismo e del divertimento serale.

È lungo circa 5 chilometri ed è considerato uno dei lungomari più belli d’Italia. Costeggiato da piste ciclabili, campi da tennis, piste di pattinaggio e pinete, è caratterizzato da una grande varietà di palme (circa 8 mila di diverse specie) e da dieci giardini tematici. Quelli più famosi sono il giardino arido, il giardino umido, il giardino delle palme e il giardino delle rose. Una menzione speciale è d’obbligo anche per il giardino degli agrumi, del mediterraneo, di campagna e ”multisensoriale”.

Lungomare San Benedetto del Tronto
Fonte: iStock
Il lungomare cittadino ornato di palme

Cosa fare a San Benedetto del Tronto: il borgo antico e il centro storico

San Benedetto del Tronto è suddivisa in due: il Paese Alto e la parte più moderna della città. L’antico borgo fortificato, cuore del paese, si trova nel Paese Alto che, come lascia intendere il nome stesso, occupa una posizione strategica nella parte più alta della città. Di particolare interesse è la Torre dei Gualtieri, di forma esagonale e risalente al 1300, ricca di beccatelli e merli, per secoli considerata il simbolo cittadino. Dopo una giornata di mare e relax, è qui che i turisti passeggiano la sera, su un’isola pedonale costruita intorno a viale Moretti.

Nel centro cittadino è l’arte a dominare grazie alla presenza di numerose sculture e opere realizzate da artisti contemporanei famosi, come le fontane di Paolo Consorti e Ugo Nespolo. Un vero e proprio museo a cielo aperto gratuito pensato per scuotere lo spirito d’osservazione dei passanti e per offrir loro un momento di bellezza e riflessione.

L’arte e il mare: una simbiosi perfetta

San Benedetto del Tronto e il mare sono legati da un rapporto indissolubile che, nel rispetto del vero spirito della città, viene raccontato attraverso l’arte. Passeggiando nella zona adiacente al porto, per esempio, si incontra un’opera meravigliosa realizzata in acciaio colorato e alta oltre sette metri, recante la scritta: “Lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare”. La scultura è stata realizzata da Ugo Nespolo ed è la parafrasi di una famosa poesia di Dino Campana, molto attuale soprattutto di questi tempi. A pochi metri si erge un’altra statua, “Il monumento al pescatore“, dell’artista grottammarese Cleto Capponi.

Lungo la passeggiata del molo Sud, in un’area chiamata MAM (Museo d’Arte sul Mare) e ribattezzata “The Jonathan’s Way”, potrete ammirare il monumento dedicato al gabbiano Jonathan Livingston realizzato da Mario Lupo nel 1986, protagonista dell’indimenticabile libro di Richard Bach. Ogni estate, questa zona della città accoglie le opere ricavate dai massi del porto e realizzate da artisti locali e internazionali che partecipano alla rassegna Scultura VivaI turisti e i cittadini possono assistere al lavoro degli scultori: la passeggiata si trasforma così in una visita a una galleria d’arte a cielo aperto. Sulla banchina portuale “Malfizia”, davanti al mercato ittico, sorge infine il complesso di sculture intitolato “Il mare, il ritorno”, realizzato dall’artista Paolo Annibali.

Scultura gabbiano San Benedetto del Tronto
Fonte: 123RF
Il monumento al gabbiano Jonathan

I piatti tipici di San Benedetto del Tronto

Impossibile lasciare San Benedetto del Tronto senza prima aver provato i suoi piatti tipici. La cucina è soprattutto a base di pesce nel rispetto della tradizione marinara che contraddistingue la città. Il piatto imperdibile è sicuramente il Brodetto alla Sambenedettese dove gli ingredienti principali, oltre ai diversi tipi di pesce, sono anche l’aceto, i pomodori e i peperoni verdi. Altre ricette tipiche della costa marchigiana sono i bomboletti a base di lumachine di mare e la classica frittura di paranza, mentre un piatto rappresentativo dell’intera regione sono le olive all’ascolana, l’antipasto perfetto per ogni pausa dedicata alla scoperta dei sapori tipici del territorio.

San Benedetto del Tronto: i posti da vedere nelle vicinanze

I comuni confinanti con San Benedetto del Tronto sono Monteprandone, Acquaviva Picena e Grottammare. Partendo proprio dalla capitale della Riviera delle Palme, è possibile raggiungere in auto o in bus alcuni dei borghi più belli d’Italia, perfetti per escursioni suggestive dedicate alla storia e all’arte.

Monteprandone

Monteprandone è un centro di origine medievale situato nell’entroterra marchigiano, rinomato per la produzione agricola di olio e vino e per i diversi luoghi storico-religiosi visitabili, come la Chiesa di San Nicola di Bari, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e il Museo dei Codici, in cui sono custoditi i manoscritti di parte della Libreria di San Giacomo, una raccolta del 1400 del santo che aveva l’obiettivo di favorire l’istruzione di studiosi e dei confratelli.

Acquaviva Picena

Acquaviva Picena è una terrazza panoramica dalla quale si possono ammirare le colline marchigiane, il monte Vettore, la Majella e il Gran Sasso, ed è conosciuta per la produzione dei cesti di paglia, che avviene secondo un metodo tramandato di generazione in generazione. Proprio nel Museo della Pajarola si possono ammirare cesti, utensili e bamboline realizzate con un intreccio di paglia, vimini e materiali naturali. Evento imperdibile di Acquaviva Picena è Sponsalia, ovvero la rievocazione storica del matrimonio tra Rainaldo di Brunforte e Forasteria d’Acquaviva, organizzata tra i mesi di luglio e agosto e che prevede la disputa del Palio del Duca.

Grottammare

Grottammare è tra le destinazioni più visitate nei dintorni di San Benedetto del Tronto e tra quelle più scelte dalle famiglie, nonché uno dei Borghi d’Italia: qui la vegetazione è rigogliosa e il paesaggio offre sfumature diverse passando dalle dolci colline dell’entroterra alle spiagge che, più di una volta, hanno ricevuto il titolo di Bandiera Blu. Tante le cose da vedere, in particolare le chiese del centro, mentre per quanto riguarda gli eventi organizzati durante l’anno, da non perdere è il festival che chiama a raccolta grandi pianisti nazionali e internazionali, in ricordo del soggiorno a Grottammare di Franz Liszt.

Lago di Fiastra, una gemma nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini

18 juin 2024 à 18:03

Nel 1950, l’allora Ente Nazionale per l’Energia Elettrica decide di costruire una diga per sfruttare l’energia del fiume Fiastrone, nelle Marche, e trasformarla in elettricità. In cinque anni viene realizzato lo sbarramento nei pressi del paese di Fiastra, in provincia di Macerata. Nasce così il Lago di Fiastra, un invaso artificiale, il più grande della regione, che campeggia in una conca circondata da morbide colline, con lo sfondo degli aspri rilievi dei Monti Sibillini.

Quasi settanta anni dopo il Lago di Fiastra è ancora un luogo importante per la produzione di energia idroelettrica, ma si è trasformato anche in una destinazione sensazionale per tutti gli innamorati delle attività outdoor, grazie a un contesto naturale spettacolare che permette di avere a disposizione un ventaglio davvero molto ampio di opportunità per esplorarne tutti gli angoli, sempre impegnandosi in qualcosa di diverso.

Affascinanti escursioni, percorsi ciclabili, angoli panoramici, rarità della natura, spiagge di sabbia e roccia dove prendere il sole e poi tuffarsi nelle fresche acque del lago per rinfrescarsi. E poi nuoto, canoa, windsurf e una grande varietà di attività acquatiche.

Lago di Fiastra
Fonte: Lorenzo Calamai
Il Lago di Fiastra offre opportunità per tutti i gusti

Il contesto del Lago di Fiastra

Il Lago di Fiastra è una conca incastonata nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Fra le cime appeniniche più alte, i monti della catena montuosa circondano con le loro cime verdi lo scenario nel quale è stato realizzato l’invaso.

Il fiume Fiastrone, pressoché unico immissario del lago, nasce nelle vicinanze della cittadina montana di Bolognola, a pochi chilometri di distanza. Qui, originando a circa 1700 metri di altitudine, scende rapido fino a Fiastra, aprendosi nel bacino artificiale mille metri più in basso.

Il lago ha una forma allungata e stretta, chiuso fra i rilievi che lo circondano, in un ambiente naturale estremamente verde dove la presenza umana c’è, ma è minoritaria. Il vertice meridionale bagna l’abitato di San Lorenzo al Lago, un piccolo paese dove si trovano diverse strutture ricettive per il pernottamento, ma anche per sfruttare al meglio il lago, come una spiaggia attrezzata e un’area cani. Su tutto il versante orientale corre la Strada provinciale 91, mentre il versante occidentale è caratterizzato da alcune morbide colline boscose sulla sommità delle quali si trovano alcune piccolissime cittadine.

Lago di Fiastra
Fonte: Lorenzo Calamai
Una delle spiagge del Lago di Fiastra

All’estremità settentrionale del lago si trova la diga che sbarra il Fiastrone, zona dove si trova l’imbocco del sentiero che conduce alle Lame Rosse, un’area caratterizzata da bizzarre e spettacolari conformazioni rocciose rossastre che ricorda i canyon del continente americano e compone una delle principali attrative del Lago di Fiastra.

Cosa fare al Lago di Fiastra

Il Lago di Fiastra è un vero e proprio scrigno dei tesori per gli amanti delle attività acquatiche e delle attività all’aria aperta.

Un sentiero percorre tutto il versante orientale del lago, percorribile a piedi e in mountain bike, offrendo tante occasioni per fotografare tutti i diversi angoli del bacino. Per arrivare da un vertice all’altro occorrono circa due ore, e durante la camminata si incontrano diverse aree attrezzate per il picnic, anche corredate di griglie.

Lago Fiastra Marche
Fonte: Lorenzo Calamai
I due campeggi sulle sponde del lago offrono numerose attività acquatiche

Il lago ha zone designate e ben segnalate per la balneazione: nella zona di San Lorenzo al Lago è presente un chiosco che noleggia ombrelloni e lettini per chi desidera la maggiore comodità possibile, mentre per chi è più avventuroso la sponda orientale del lago offre tantissime occasioni per un tuffo, sia con alcune spiaggette che con alcuni comodi massi biancastri dai quali tuffarsi direttamente nei flutti.

Peraltro, malgrado la notevole profondità media dell’invaso e la purezza delle acque, che non attraversano pressoché alcun centro abitato prima di arrivare nel lago, la temperatura dell’acqua è confortevole anche per chi mal sopporta il freddo.

I due campeggi presenti e le altre strutture ricettive offrono inoltre una gran varietà di opportunità acquatiche, come il noleggio di canoe, kayak, standing up paddles e giri del lago in barca a vela.

Lago di Fiastra Marche
Fonte: Lorenzo Calamai
Non mancano le opportunità per un po’ di relax estemporaneo sulle sponde del lago

Il sentiero delle Lame Rosse è uno dei più gettonati: partendo dalla diga sul lago si affronta una impervia salita nel bosco per raggiungere una zona brulla e spoglia di vegetazione, dove gli agenti atmosferici hanno scavato la morbida scaglia rossa che costituisce il terreno di una parte della collina, dando alla roccia forme bizzarre. Pinnacoli e torrioni rocciosi si alternando in una sorta di canyon unico nel suo genere.

Numerosi cammini a tappe passano dal Lago di Fiastra, con l’abitato di Fiastra che è destinazione della seconda tappa del Grande Anello dei Sibillini, un percorso escursionistico di 124 chilometri che attraversa i luoghi più caratteristici del Parco Nazionale. A San Lorenzo al Lago si ferma la undicesima tappa del lunghissimo Cammino dei Cappuccini, che attraversa gran parte delle Marche, andando da Fossombrone a Ascoli Piceno. Anche il Cammino Francescano della Marca, che va da Assisi ad Ascoli Piceno, passa dal Lago di Fiastra, così come il Cammino delle Terre Mutate, un percorso escursionistico sviluppato dall’associazione Movimento Tellurico per promuovere la (ri)scoperta dei territori coinvolti nella sequenza sismica del 2016-2017 che ha sconvolto le comunità di questa porzione d’Italia.

Lago di Fiastra
Fonte: Lorenzo Calamai
Scorcio sulla vista opposta del Lago dal sentiero lungo il versante orientale

Le strade che contornano il lago sono destinazione prediletta anche di tanti cicloturisti che affrontano le salite nelle circostanze, ad esempio risalendo il corso del Fiastrone in direzione di Bolognola o affrontando i tornanti che salgono fino alla frazione di Biselli, dove si trova uno spettacolare punto panoramico che permette di osservare il lago dall’alto.

Nei dintorni

Il Lago di Fiastra si trova in una zona rurale, dove occasionali gruppi di case spezzano un territorio molto verde, con grandi prati dedicati all’agricoltura e montagne che si stagliano all’orizzonte, imponenti.

Non lontano, però, si trovano due dei borghi più belli delle Marche. A circa 30 minuti di auto in direzione nord-ovest si trova Camerino, sede di una delle più antiche università italiane, attiva già nel medioevo.

Ferita in maniera devastante dal terremoto del 2016, Camerino sta lentamente tornando ad aprirsi, con un numero sempre più alto di monumenti e luoghi d’interesse visitabili grazie ai lenti ma progressivi interventi nel centro storico. L’highlight è oggi la Basilica di San Venanzio, un grande edificio religioso zeppo di opere d’arte fra cui spicca una tavola di Giovambattista Tiepolo, trasportata qui da un’altra chiesa chiusa perché inagibile. Visitare la cittadina è anche un modo per sostenere una faticosa opera di ricostruzione che rischia di andare davvero per le lunghe e spopolare definitivamente il paese.

Sarnano Marche
Fonte: Lorenzo Calamai
Vista sul borgo di Sarnano

In direzione opposta, cioè verso est, si trova Sarnano, borgo che sorge in una sorta di culla in mezzo alle vette dei Sibillini, con le sue torri medievali che svettano in cima al colle a oltre 500 metri di altitudine dov’è seduta.

Sarnano è assolutamente medioevale, lo si vede già arrivando da lontano, con i suoi mattoni rossi in pietra cotta e le torri che dominano il centro storico. In città labirintici vicoli lastricati si affastellano salendo e scendendo dalla Piazza Alta, sulla quale affacciano il Palazzo dei Priori, il Palazzo del Popolo, il Palazzo del Podestà e la Chiesa di Santa Maria di Piazza.

Cascate Sarnano
Fonte: Lorenzo Calamai
Sulla Via delle Cascate Perdute a Sarnano

Gli amanti dell’acqua dolce possono inoltre trovare a Sarnano un percorso complementare alla visita del Lago di Fiastra: la Via delle Cascate Perdute è infatti un percorso trekking che riunisce la visita a cinque maestose cascate che parte dal centro storico e si dipana nelle campagne circostanti per un itinerario lungo 12 chilometri e della durata totale di circa quattro ore a piedi, un po’ meno se lo si affronta in mountain bike.

❌
❌