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La storia dei Maya cambia: scoperto il complesso rituale di una civiltà senza re

10 novembre 2025 à 07:30

Un monumento rituale gigantesco, rimasto nascosto per oltre 3.000 anni nella giungla del Tabasco, in Messico, sta riscrivendo la storia delle antiche civiltà Maya. Più grande di siti celebri come Tikal in Guatemala, è emerso portando con sé un messaggio sorprendente: a crearlo non furono re né imperi, ma una comunità unita da una visione comune del cosmo.

È la scoperta di Aguada Fénix, il sito che sta cambiando ciò che credevamo di sapere sui Maya e sulle origini del potere.

Il vasto complesso ritrovato di Aguada Fénix

Gli archeologi dell’Università dell’Arizona, guidati dal Professor Takeshi Inomata e dalla Distinguished Professor Daniela Triadan, della Fred A. Reicker University, hanno scoperto un imponente complesso cerimoniale che si estende  per oltre un chilometro e mezzo nello Stato di Tabasco, nel sito di Aguada Fénix, nel Messico sud-orientale.

Le loro scoperte, pubblicate su Science Advances, rivelano il più antico e grande cosmogramma conosciuto, costruito dalle prime comunità legate ai Maya intorno al 1050-700 a.C.

La fossa cruciforme scoperta ad Aguada Fénix
Atasta Flores
La fossa cruciforme scoperta nel sito di Aguada Fénix

Grazie alla tecnologia Lidar (Light Detection and Ranging), che permette di “vedere” attraverso la vegetazione, gli studiosi hanno potuto mappare il terreno dall’alto e scoprire un vasto altopiano rettangolare lungo 1,6 km e alto fino a 15 metri. La sua linea centrale si allinea perfettamente con il sorgere del sole il 17 ottobre e il 24 febbraio, date che rappresentano metà del ciclo del calendario rituale mesoamericano.

Durante gli scavi, è stata individuata una fossa a forma di croce contenente manufatti cerimoniali e ornamenti in giada a forma di animali sacri e figure umane. Nel cuore dello scavo, piccoli depositi di pigmenti minerari colorati – blu, verde, giallo e rosso – disposti in base ai quattro punti cardinali: la prima prova diretta del simbolismo cromatico direzionale in Mesoamerica. “Simboleggiano il concetto di uno spazio ordinato dell’universo – hanno spiegato gli studiosi -, un’idea che sarebbe sopravvissuta per oltre duemila anni nelle culture Maya e Azteche”.

Ma la scoperta non si ferma qui. Il sito rivela anche una rete di strade rialzate, corridoi e canali che testimoniavano un’organizzazione sociale già complessa e condivisa.

Pigmenti minerari colorati nei 4 punti cardinali
Takeshi Inomata/University of Arizona
Pigmenti minerari colorati nei 4 punti cardinali

Una scoperta che riscrive la storia dei Maya

Sono diversi gli aspetti che rendono quello avvenuto ad Aguada Fénix un ritrovamento eccezionale. Il complesso precede di quasi un millennio siti come Teotihuacan e Tikal (in Guatemala), ribaltando l’idea che la civiltà mesoamericana sia nata da un lento processo di centralizzazione del potere. “Quello che stiamo scoprendo è che ci fu un ‘big bang‘ di costruzioni all’inizio del 1000 a.C., di cui nessuno era a conoscenza”, ha affermato l’archeologo Inomata.

Ancora più straordinario è il fatto che non esistesse un re a guidare quei lavori. A differenza di altri centri monumentali, Aguada Fénix fu costruita grazie alla collaborazione volontaria di comunità unite da credenze cosmologiche comuni e guidare piuttosto da leader intellettuali. “Questi leader non avevano il potere di costringere gli altri”, ha spiegato Inomata. Le persone partecipavano perché credevano profondamente nell’idea di rappresentare l’universo attraverso l’architettura.

La scoperta dimostra come già 3.000 anni fa fosse possibile realizzare grandi opere senza gerarchie rigide, ma con cooperazione e una visione condivisa. “La gente ha l’idea che servono persone potenti per realizzare qualcosa di straordinario. Ma una volta che si analizzano i dati reali del passato, si scopre che non era così. Non abbiamo bisogno di una disuguaglianza sociale così grande per raggiungere obiettivi importanti”, ha concluso lo studioso.

La storia che conosciamo sui Maya continua a cambiare e, forse, guardando al passato, possiamo davvero imparare qualcosa anche per il nostro futuro.

Ornamenti e utensili in giada nello scavo
Takeshi Inomata/University of Arizona
Ornamenti e utensili in giada nello scavo

Guachimontones, alla scoperta delle misteriose piramidi circolari del Messico

15 octobre 2025 à 18:33

Nel cuore dello stato di Jalisco, non lontano da Guadalajara, si trova uno dei siti archeologici più misteriosi del Messico: Guachimontones, un luogo che sembra sfidare tutte le leggi dell’architettura precolombiana. La sua unicità? Le piramidi non sono come quelle di Teotihuacán o Chichén Itzá, ma perfettamente circolari.

Un complesso unico al mondo, che racconta la storia di una civiltà misteriosa, quella dei Teuchitlán, che tra il 300 a.C. e il 900 d.C. sviluppò una delle culture più affascinanti e meno conosciute di sempre. Tra cerchi concentrici, altari e piattaforme ricoperte dal verde, il sito dei Guachimontones, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è un viaggio nel tempo che merita di essere vissuto.

Un sito archeologico unico al mondo

Per secoli, le piramidi circolari uniche al mondo del sito dei Guachimontones sono rimaste sepolte dalla vegetazione, protette dal silenzio e dal tempo. Sono state riportate alla luce solo di recente, negli Anni ’90 (ed erano state scoperte ufficialmente negli Anni ’70), ma resta da scoprire molto altro, vista la grande estensione dell’area archeologica: su 90 ettari ne è stato esplorato solo l’1,3%.

La grande differenza rispetto ai classici templi a gradoni che tutti noi conosciamo? Le piramidi sono concentriche e circondate da piattaforme, templi e campi cerimoniali disposti in perfette geometrie.

Piramidi circolari tra mistero e cerimonie

Al centro del sito spicca quello che è stato chiamato El Gran Guachi, la più grande piramide con un diametro di 27 metri e 52 gradini concentrici. Salire quassù è un’esperienza meravigliosa.

Tutt’attorno si dispongono 12 piattaforme che simboleggiavano il legame fra uomo, cielo e terra. Infatti, sebbene la cultura Teuchitlán rimanga avvolta nel mistero, poiché non lasciò testi scritti, queste costruzioni sanno testimoniare un alto livello di conoscenza astronomica e urbanistica: gli archeologi ipotizzano che le piramidi servissero per riti religiosi e cerimonie comunitarie, ma anche come luoghi di osservazione del cielo e delle stagioni.

Qui si svolgevano cerimonie in onore del dio del vento Ehécatl e si pensa che tali riti prevedessero anche la cerimonia dei Voladores (tradotto in “volanti”): un sacerdote saliva su un palo, posto sulla cima delle piramidi, per rendere omaggio alla divinità. Quello di Guachimontones è uno dei siti più antichi in cui si è rilevata questa tradizione, che si credeva fosse più profondamente radicata tra gli Aztechi e i Totonac del Messico centrale e orientale.

Piramidi circolari di Guachimontones in Messico
iStock
Le piramidi circolari del sito di Guachimontones a Teuchitlán, Messico

A completare il misterioso sito di Guachimontones finora conosciuto sono anche un anfiteatro e alcune terrazze ed edifici più piccoli.

Oggi, passeggiando tra le sue rovine, si percepisce un’atmosfera sospesa: il vento che soffia sulle piramidi di pietra perfettamente concentriche sembra raccontare storie di antichi sacerdoti, danze rituali e offerte agli dei venerati dalle antiche civiltà. È un luogo che affascina archeologi e viaggiatori, che hanno la possibilità di visitarlo (grazie al Centro Interpretativo di Guachimontones) per immergersi in un paesaggio sospeso nel tempo dove si respira l’equilibrio perfetto tra armonia e mistero.

Dove si trova il sito archeologico

Le piramidi circolari del sito di Guachimontones si trovano nel comune di Teuchitlán, nello stato di Jalisco, vicino al lago di Teuchitlán. Si può raggiungere l’area in circa un’ora d’auto da Guadalajara (65 km), la seconda città più grande del Messico. Ci sono anche diversi tour organizzati che partono ogni giorno dal centro della città.

Svelato il mistero sul crollo della civiltà Maya: il segreto si nasconde in una stalagmite

Par : elenausai10
27 août 2025 à 07:30

La civiltà Maya era vastissima: si estendeva dal Messico meridionale all’America Centrale. Un territorio punteggiato da città fiorenti che ospitavano migliaia di persone e da templi straordinari, frutto delle più avanzate conoscenze astronomiche. Eppure, nel giro di due secoli, quei centri si svuotarono, i templi furono abbandonati e i grandi progetti architettonici rimasero incompiuti. Cosa accadde?

Per lungo tempo la risposta è rimasta avvolta nel mistero. Gli studiosi hanno avanzato teorie suggestive, sostenendo che non ci fosse una sola causa, ma un intreccio di fattori: crisi climatica, sovrappopolazione, conflitti politici. Eppure, una parte del segreto si celava in un luogo del tutto inaspettato: all’interno di una stalagmite.

Il segreto sul crollo dei Maya è dentro una stalagmite

Il declino della civiltà Maya tra il IX e il X secolo d.C. coincide con otto lunghi periodi di siccità, uno dei quali durò addirittura tredici anni consecutivi. A rivelarlo non sono cronache antiche, ma la composizione chimica di una stalagmite rinvenuta in una grotta dello Yucatán, in Messico.

Grotta con stalagmiti nello Yucatan
iStock
Esempio di grotta con stalagmiti nello Yucatan

Analizzata da un team internazionale guidato dall’Università di Cambridge e i cui risultati sono stati pubblicati su Science Advances, questa roccia silenziosa ha conservato nel tempo preziose tracce climatiche. Lo studio degli isotopi di ossigeno intrappolati al suo interno ha permesso di ricostruire con sorprendente precisione le variazioni delle piogge stagionali tra l’871 e il 1021 d.C., proprio negli anni in cui le città Maya si svuotavano e i templi venivano abbandonati.

“Conoscere la media annuale delle precipitazioni non è così significativo quanto conoscere le caratteristiche di ogni singola stagione delle piogge”, ha spiegato il primo autore dello studio, Daniel H. James. “Essere in grado di isolare la stagione delle piogge ci permette di tracciare con precisione la durata della siccità nella stagione delle piogge, che è ciò che determina il successo o il fallimento delle colture”.

Il ruolo delle siccità nel crollo della civiltà Maya

Le analisi condotte sulla stalagmite dello Yucatán hanno rivelato che tra l’871 e il 1021 d.C. si verificarono ben otto periodi di siccità durante la stagione delle piogge, ciascuno della durata minima di tre anni. Tra questi, uno si protrasse per tredici anni consecutivi, un intervallo di tempo sufficiente a mettere in ginocchio qualsiasi società agricola.

Nonostante le avanzate tecniche di gestione dell’acqua sviluppate dai Maya, come serbatoi, canali e cisterne, la mancanza prolungata di piogge ebbe effetti devastanti: raccolti compromessi, crisi alimentari e tensioni sociali che finirono per minare la stabilità politica delle città-stato.

Questi dati scientifici si intrecciano perfettamente con le evidenze storiche e archeologiche già note. Nei principali siti del nord, compresa la celebre Chichén Itzá, gli archeologi hanno documentato ripetute interruzioni nell’attività politica e nella costruzione di monumenti proprio negli stessi decenni in cui si registrarono le siccità. È quindi plausibile che i periodi di stress climatico abbiano innescato una spirale di crisi interne, contribuendo al progressivo abbandono delle città.

Seppur il crollo della civiltà Maya dipese da una complessa combinazione di fattori, le stalagmiti dello Yucatán hanno dimostrato come la natura abbia avuto un ruolo decisivo nella fine di una delle più affascinanti culture del mondo antico.

Tra le braccia del mistero: l’affascinante Isola delle Bambole in Messico

21 juillet 2025 à 17:08

Anche se sembra il set di un macabro film horror, Isla de las Muñecas non è solo una curiosità turistica: è uno dei simboli più potenti della cultura popolare messicana, dove la morte, il mistero e il folclore convivono in un delicato equilibrio. Che ci si creda o no, visitare quest’isola significa entrare in un mondo dove il confine tra reale e soprannaturale si fa sottile.

Un luogo che inquieta, ma che lascia anche un segno indelebile in chi lo visita. Nel cuore dei canali di Xochimilco, una zona lagunare a sud di Città del Messico, si può visitare l’Isola delle Bambole, una piccola porzione di terra galleggiante, nascosta tra i famosi canali patrimonio UNESCO. Qui centinaia di bambole rotte, sporche, appese agli alberi e alle capanne, osservano i visitatori con occhi di vetro, teste storte e arti mancanti.

Le origini dell’isola messicana inquietante e surreale

Isla de las Muñecas è un luogo surreale che attira ogni anno migliaia di viaggiatori in cerca di storie insolite, misteriose e, per molti, profondamente inquietanti. La sua storia è strettamente legata alla figura di Don Julián Santana Barrera, l’eremita che per decenni ha vissuto lì da solo, tra le bambole. Secondo la leggenda, negli anni ’50 Don Julián si ritirò sull’isola per vivere in solitudine. Un giorno, trovò il corpo di una bambina annegata nei canali vicino alla sua chinampa (isolotto artificiale). Poco dopo, una bambola galleggiava, l’uomo la raccolse e la appese a un albero, come gesto simbolico per placare lo spirito della piccola.

Da quel momento, cominciò ad appendere bambole ovunque, recuperandole dai rifiuti, scambiandole nei mercati, o trovandole alla deriva nell’acqua. Credeva che lo spirito della bambina possedesse l’isola e che le bambole potessero proteggerlo. Così, per oltre 50 anni, ne raccolse centinaia. Ironia del destino, Don Julián morì nel 2001 proprio dove diceva di aver trovato il corpo della bambina. Da allora l’isola è rimasta congelata nel tempo, come un santuario pagano dedicato a un’anima perduta.

Isla de las Muñecas isola bambole
iStock
Isla de las Muñecas in Messico

Un’esperienza da brivido

Visitare Isla de las Muñecas non è un’esperienza per tutti. Le bambole sono vecchie, mutilate, con occhi vuoti e capelli arruffati. Molte sono appese con fili, chiodi o corde, dando un’immagine visiva decisamente inquietante. Eppure, è proprio questa atmosfera surreale che affascina: tra superstizione e folklore, l’isola è diventata un’attrazione unica nel suo genere, una meta fuori dal comune per chi ama il turismo oscuro, i misteri e le storie vere che superano la fantasia. Alcuni visitatori giurano di aver visto le bambole muoversi o sussurrare. Altri lasciano offerte, fotografie, o nuove bambole per mantenere viva la leggenda.

Curiosità o leggende

Anche Tim Burton, maestro del gotico cinematografico, non ha resistito al fascino oscuro dell’Isla de las Muñecas. Durante un viaggio in Messico nel 2012 per promuovere il suo film d’animazione Frankenweenie, il regista ha deciso di dedicare qualche ora alla visita di questo luogo tanto macabro quanto leggendario. Eppure, secondo alcune fonti vicine, l’esperienza non è stata così inquietante come si aspettava: pare infatti che Burton abbia trovato l’isola decisamente meno spaventosa di quanto le storie — e le bambole — lasciassero immaginare. Secondo diversi racconti popolari, alcune bambole aprirebbero e chiuderebbero gli occhi da sole, o si muoverebbero leggermente, anche quando non c’è vento.

Altri parlano di sussurri tra gli alberi o di presenze invisibili che si fanno sentire nelle ore più silenziose. Esistono altre chinampas nei dintorni di Xochimilco con bambole appese, ma nessuna ha la densità, l’atmosfera o la storia dell’Isla de las Muñecas originale. Alcune sono imitazioni create per il turismo, ma l’isola di Don Julián è l’unica autentica, riconosciuta come tale anche dalla gente del posto. L’isola ha fatto da sfondo a diversi documentari e programmi paranormali, tra cui Ghost AdventuresDestination Truth. Le telecamere hanno spesso registrato suoni insoliti e fenomeni inspiegabili durante le riprese notturne.

Xochimilco Messico
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Il lago Xochimilco a sud di Città del Messico

Come arrivare e quando è meglio andarci

Per raggiungere Isla de las Muñecas, bisogna partire dai molini (imbarcaderi) di Xochimilco, facilmente raggiungibili dal centro di Città del Messico in taxi o metropolitana. Una volta lì, si sale a bordo di una trajinera, le coloratissime barche tradizionali che solcano i canali. Il tour per raggiungere l’isola dura circa 1-2 ore a tratta, a seconda del punto di partenza e dell’itinerario scelto. Il tour può essere combinato con la visita ad altre chinampas e con musica mariachi a bordo. L’ingresso all’isola non è sempre garantito: alcune zone sono visibili solo dalla barca. Si consiglia di portare contanti per eventuali acquisti o donazioni. Il periodo migliore per visitare Xochimilco e l’Isla de las Muñecas è tra ottobre e maggio, evitando la stagione delle piogge.

Se cercate un’esperienza ancora più intensa, andateci a fine ottobre, in occasione del Día de los Muertos: le leggende prendono vita, e l’atmosfera si fa ancora più carica di simbolismo e mistero. Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle feste più importanti e suggestive del Messico. Celebrata il 1 e 2 novembre, questa ricorrenza non è una celebrazione funebre triste o cupa, ma un momento di gioiosa commemorazione dei defunti. Secondo la tradizione messicana, in questi giorni gli spiriti dei cari tornano a far visita ai vivi, e le famiglie preparano altari, offerte e festeggiamenti per accoglierli.

Alla scoperta delle tradizioni e feste del Messico

8 juillet 2025 à 19:49

Terra ricca di tradizioni, di culture che si sono mescolate dando vita a un luogo unico e di appuntamenti imperdibili, il Messico è il posto da scoprire e in cui viaggiare per andare alla ricerca di tutto ciò che ha da offrire.

Un luogo in cui si fondono popoli e storie diverse, dando vita a qualcosa di straordinario: il mix culturale che si può incontrare in Messico è una ricchezza che va assaporata, che ci fa passare da eventi religiosi ad altri di tipo pagano, dai colori che investono con la loro vivacità a rituali intriganti, dando vita a un miscuglio unico e affascinante.

Le feste del Messico hanno saputo conquistare i tanti viaggiatori che lo visitano ogni anno, diventando celebri anche fuori dai confini del Paese del Centro America, raggiungendo tutto il globo e diventando un’ulteriore ottima ragione per fare le valigie e partire.

Le celebrazioni locali che dobbiamo conoscere per partire anche noi alla volta di questa incredibile Nazione che tanto ha da farci conoscere.

Dios de los muertos: la celebrazione più famosa

In genere gli eventi più importanti si tengono tra il 28 ottobre e il 2 novembre, ma la celebrazione vera e propria arriva a durare anche un mese: stiamo parlando del Dia de Los Muertos, festa religiosa messicana celebre in tutto il mondo. Protagonisti sono i colori accesi e vivaci, i teschi, gli abiti eleganti e le facce dipinte come la Calvera Catrina, overo la Signora del Giorno dei Morti. Le strade delle città, le case, i cimiteri e le piazze si trasformano per celebrare le persone che non ci sono più. E pare che questo appuntamento abbia origini antiche: con gli Aztechi nella Mesoamerica. È bene sapere che ci sono differenze di festeggiamenti da un luogo all’altro e che tra le mete da raggiungere in Messico vi sono: Janitzio, isola di dimensioni modeste nel lago Pátzcuaro dove ammirare le celebrazioni di un gruppo indigeno, oppure Città del Messico dove si tengono tanti appuntamenti diversi.

Tra le altre feste del Messico che vale la pena citare tra le più tradizionali, ci sono il Carnevale e la Pasqua con tutto il loro bagaglio di momenti tradizionali e celebrativi.

Dia de los muertos, celebre festa in Messico
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Dia de los muertos, famosa festa in Messico

Día de la Candelaria, la fine del periodo natalizia

Il Día de la Candelaria si celebra il 2 febbraio ed è quel momento che segna la fine delle celebrazioni per il Natale in Messico. Si tratta di un appuntamento che mescola la cultura cattolica a quella preispanica, ovvero la purificazione della Vergine Maria da una parte e il momento che dava il via alla stagione della semina, dall’altra. In questo giorno per tradizione si preparano tamales e atole, ovvero un piatto a base di impasto di mais ripieno e una bevanda calda.

Giorno dell’indipendenza del Messico

Il 16 settembre si festeggia il Giorno dell’indipedenza del Messico, una festa che serve a ricordare anche il Grito de Dolores, avvenuto nel 1810 e che ha dato il via alla lotta per l’indipendenza del Paese dalla Spagna. Ovunque si celebra questo momento e non ci si limita a un solo momento: dal 15 ci si inizia a preparare, se si gira per i centri urbani infatti si incontrano bancarelle, poi si attende il discorso del Presidente nelle piazze e risuona il “Grito”. Mentre il 16 settembre si può assistere alle parate, ma anche a tanti altri eventi che sono un intrigante mix di storia, simboli e divertimento.

Festa dell'indipendenza  in Messico
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Festa dell’indipendenza in Messico: si tiene il 16 settembre

La Guelaguetza, un festival imperdibile

La Guelaguetza è un festival imperdibile che si tiene a Oaxaca e nelle località vicine – omonimo stato del Messico meridionale – ogni anno. Un’occasione unica per assaporare e cogliere un po’ delle tradizioni più interessanti delle popolazioni indigene del posto con balli in costumi tradizionali, cibo, arte e altri prodotti. Si tiene a metà luglio, in particolare durante i due lunedì che seguono il 16 del mese.  Un appuntamento colorato, che riesce a trasmettere l’anima di questa zona del Messico e che restituisce un affresco delle sue tradizioni. Anche in questo caso, a quanto pare, ciò che viviamo oggi è un mix tra le tradizioni più remote, quelle legate al primo raccolto, e quelle cristiane con le celebrazioni in onore della Virgen del Carmen (16 luglio).

Feste del Messico: la Guelaguetza
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Le feste da conoscere in Messico: la Guelaguetza

Celebrazioni religiose e natalizie in Messico: due date importanti

Tra le celebrazioni legate alla religione e al Natale che non possono essere dimenticate vi è il Giorno della Vergine di Guadalupe, che cade il 12 dicembre e che trasforma la basilica di Città del Messico in un centro di devozione ancora più importante: questo santuario, infatti, è stato costruito vicino al punto in cui si pensa che la Vergine Maria sia apparsa a un contadino nel lontano 1531. Ci sono pellegrinaggi e messe. Tra il 16 e il 24 dicembre, invece è tempo di Las Posadas in cui delle persone si travestono e rievocano ogni sera un tratto del cammino di Giuseppe e Maria prima della nascita di Gesù.

Festival Internacional de la Obsidiana

Si tiene ogni anno a marzo a Teotihuacan, antica città precolombiana oggi importante sito archeologico, il Festival Internacional de la Obsidiana: un’occasione preziosa non solo per conoscere meglio la cultura e la storia di questo luogo, ma anche prendere parte a spettacoli, laboratori e degustazioni. Non è troppo distante da Città del Messico per cui è una tappa di viaggio perfetta in questa zona del Paese.

Questi sono sono solo alcuni dei tanti appuntamenti incredibili, che ci permettono di entrare maggiormente in contatto con la cultura e le tradizioni locali, andando a scoprire la storia, il passato e la vivacità di un Paese magnifico: il Messico ci aspetta e ogni momento è buono per raggiungerlo.

La foresta magica in Messico dove ogni anno il cielo si dipinge di nero e arancione

Par : elenausai10
16 juin 2025 à 18:26

È uno degli spettacoli naturali più straordinari del pianeta quello che avviene ogni anno tra le foreste di abeti del Messico centrale. Qui, tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, milioni di farfalle monarca (Danaus plexippus) si radunano coprendo gli alberi e dipingendo il cielo di nero e arancione.

Siamo nella Riserva della Biosfera delle Farfalle Monarca, un’area di 56 milioni di ettari ricoperta di pini, querce e conifere, creata nel 1980 per proteggere l’habitat invernale di questa straordinaria creatura che, nella cultura mesoamericana, personificava le anime dei cari defunti.

Dove si trova la foresta delle farfalle monarca

La Riserva della Biosfera delle Farfalle Monarca, Patrimonio UNESCO, si trova in Messico, tra gli stati del Michoacan e dell’Estado de Mexico. Ogni anno, qui arrivano milioni di farfalle monarca dopo aver lasciato il freddo nord degli Stati Uniti e del Canada per raggiungere le montagne dal clima più mite della foresta del Michoacàn, affrontando un tragitto di oltre 4000 chilometri, il più lungo mai osservato tra gli insetti.

Si tratta di una migrazione della durata di otto mesi che attraversa il continente, durante la quale cinque generazioni consecutive nascono e muoiono. I diversi santuari situati nel Michoacán e nello Stato del Messico sono aperti ai visitatori che potranno immergersi nel mondo delle monarche, conoscere questo fenomeno di migrazione di massa e sostenere gli sforzi per proteggerle.

Il fenomeno migratorio delle farfalle monarca

La migrazione delle farfalle monarca è un fenomeno che affascina tanto i professionisti del settore quanto appassionati e semplici curiosi. Questo è considerato uno dei viaggi più epici e pericolosi del pianeta: sebbene le monarca vivano in tutto il mondo, dal Sud America ai Caraibi, fino all’Europa, le monarca nordamericane sono le uniche che portano avanti questa incredibile migrazione stagionale.

Ogni autunno, le monarca negli Stati Uniti settentrionali e nel Canada meridionale volano verso sud, lungo un percorso di oltre 4.000 chilometri noto solo alle generazioni precedenti. Quelle che sopravvivono si radunano nel Messico centrale, dove trascorrono l’inverno negli stessi boschi di abeti che hanno ospitato i loro nonni e bisnonni l’anno precedente.

Perché e quando si verifica il fenomeno

Il motivo principale per cui avviene questo fenomeno è sfuggire ai rigori dell’inverno settentrionale. Questo perché le farfalle monarca non sono in grado di sopravvivere ai climi freddi e alle gelate che investono il Canada e il Nord degli Stati Uniti. Pertanto, intraprendono un viaggio incredibile verso sud, dove le temperature sono più miti e le condizioni ambientali permettono loro di svernare.

Il mese ideale per assistere all’arrivo delle farfalle monarca è febbraio, in particolare nell’area di Michoacán dove il 70% del territorio della riserva risulta la destinazione più importante in Messico per assistere alla migrazione delle monarca. Qui sono presenti tre santuari aperti al pubblicoEl Rosario, il più grande e popolare, noto per le sue strutture come il corridoio degli artigiani, Sierra Chincua, con la sua foresta lussureggiante e sentieri più brevi, adatti alle famiglie, e Senguio, con i suoi paesaggi meno conosciuti e incontaminati, ideali per chi viaggia da solo.

Cosa vedere nei dintorni di Città del Messico, gita a Teotihuacan e Puebla

Par : ritarossella
30 mai 2025 à 15:47

La regione che si estende intorno alla “valle del Messico”, cioè la valle di Anáhuac, che abbraccia la metropoli di Città del Messico, il cuore del Paese per oltre due millenni, è ricca di un numero ineguagliabile di splendidi monumenti precolombiani e coloniali, eretti in scenari naturali mozzafiato. Queste terre erano densamente popolate anche prima dell’arrivo degli spagnoli nel 1519.

Qui fiorirono grandi civiltà alle quali si deve la costruzione di vaste città e imponenti siti religiosi quali quelli di Cuicuilco, Teotihuacan e Tula. A partire dal Cinquecento, al passaggio degli eserciti spagnoli comandati dal conquistador Hernán Cortés sorsero sulle ceneri degli antichi villaggi precolombiani alcuni notevoli centri coloniali, come Cuernavaca e Puebla, il capoluogo di provincia a est di Città del Messico che colpisce per la sua esuberante architettura religiosa. Nel frattempo, la scoperta di metalli preziosi provocò la nascita di città minerarie, tra cui la bella cittadina di Taxco.

Come raggiungere la valle di Anáhuac

Per raggiungere queste località in auto, prendete una delle moderne autostrade che conducono fuori da Città del Messico, verso tutte le direzioni. Due autostrade, periferico e circuito interior, circondano in parte la capitale, mentre il viaducto la taglia da ovest a est.

Una rete di strade unisce le città più lontane; una metropolitana e frequenti autobus collegano la capitale alle aeree limitrofe; mentre, l’automobile, i bus a lunga percorrenza in partenza dai terminal de autobus cittadini o il taxi sono necessari per raggiungere i siti più remoti.

Sito archeologico di Cuicuilco, uno dei più antichi

Nella periferia meridionale di Città del Messico, a circa 20 chilometri dal centro, si trova il sito archeologico di Cuicuilco, uno dei più antichi nella valle del Messico, risalente al 600 a.C. L’elemento più importante del complesso è la piramide di Cuicuilco, una struttura circolare al centro di una collina utilizzata per riti religiosi e cerimoniali in epoca precolombiana.

La zona è molto frequentata da turisti e residenti; dalla vetta della collina si può ammirare un panorama spettacolare su Città del Messico.

Teotihuacan, “il luogo dove gli uomini diventano dei”

Situata a circa 50 chilometri a nord est di Città del Messico, Teotihuacan – letteralmente “il luogo dove gli uomini diventano dei” – è una delle straordinarie città dell’antico mondo. Dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, oggi il sito archeologico è una delle mete principali dei turisti che visitano Città del Messico.

Per riuscire ad apprezzare la grandiosità di questo imponente sito è necessario prepararsi ad una lunga camminata e a una faticosa scalata delle ripide piramidi, il tutto ad un’altitudine di 2300 metri, spesso sotto un sole cocente; quindi è meglio attrezzarsi con scarpe comode, cappello, occhiali da sole e tanta acqua.

Fondato prima dell’età cristiana, questo colossale centro urbano ospitava circa 200 mila persone e si estendeva per oltre 20 chilometri. Il centro religioso con il favoloso tempio di Quetzalcoatl, le maestose piramidi dedicate alle divinità del sole e della luna, il palazzo del giaguaro, oltre a ceramiche e pitture rurali, offrono una chiara testimonianza dello splendore della città; e molto ancora resta da scoprire. Se desiderate visitare Teotihuacan con una guida turistica preparata potete rivolgervi alle agenzie di Città del Messico oppure chiedere agli operatori in loco.

Tula, il più importante sito tolteco del Messico,

Circa 70 chilometri a nord di Città del Messico si trova Tula, il più importante sito tolteco del Messico, attivo tra il 900 e il 1200 d.C. Al suo apogeo, la città si estendeva per 16 chilometri e contava una popolazione di 40 mila individui. Secondo la leggenda a fondare la città fu il re tolteco Topiltzin, gran sacerdote di Quetzalcoatl (il dio serpente piumato) che fuggì da Tula per stabilirsi nella penisola dello Yucatan dove introdusse molti elementi artistici della sua cultura di origine.

Il luogo è conosciuto soprattutto per le sue gigantesche statue di pietra, gli Atlanti: quattro guerrieri in assetto di guerra alti più di 4 metri che circondano la piramide della stella del mattino e il Palacio Quemada (palazzo bruciato).

Cuernavaca, meta ideale

Il clima più caldo del sud attira i turisti nella frenetica Cuernavaca, meta ideale per i viaggiatori in gita a Città del Messico. Cuernavaca sorge a circa 80 chilometri dalla capitale. Già in epoca ispanica era la località di villeggiatura preferita dei governanti; lo stesso Cortés non resistette al suo fascino e vi fece costruire il suo palazzo.

Cuernavaca, Messico
Fonte: iStock
Per le vie di Cuernavaca

Conosciuta anche per i murales relizzati da Diego Rivera del 1930, che narrano la storia del Messico dalla conquista alla rivoluzione, è sede del Museo Regional de Cuauhnáhuac che ospita una fine raccolta di oggetti storici e archeologici.

Nell’antico chiostro della cattedrale de la Asuncion di Cuernavaca, simile ad una fortezza, costruita intorno al 1520, si trova il Museo Robert Brady, che ospita la ricca collezione dell’artista americano e opere di Frida Kahlo e Rufino Tamayo. Vale la pena anche fare due passi nei Jardìn Borda, ideati su modello di Versailles da José de la Borda, ricchissimo magnate dell’argento che era solito passare qui il periodo di villeggiatura.

Taxco, una delle città coloniali meglio conservate

In un austero scenario montano, situata a 1800 metri al di sopra del livello del mare, Taxco è una delle città coloniali meglio conservate del Paese, a metà strada tra Città del Messico e Acapulco. Questo borgo, scoperto dagli spagnoli nel 1522, deve la sua fortuna all’estrazione dell’argento e presenta ancora edifici secondo lo stile coloniale.

Fate un giro nei numerosi negozi che vendono monili d’argento, il souvenir tipico della città. Degna di nota è la chiesa de Santa Prisca, una magnifica costruzione con facciata in stile churrigueresca che domina su Plaza Borda. Dal teleferico si gode di una bella vista sulla città.

Puebla, patrimonio dell’umanità Unesco

A sud-est di Città del Messico si trova la splendida città di Puebla, capoluogo dello stato omonimo, quarta città del Paese, che è una delle più antiche città coloniali del continente americano. Il suo centro storico (Zócalo) è stato dichiarato patrimonio dell’umanità Unesco. Fondata nel 1531, fu il primo insediamento messicano a essere riorganizzato dai coloni spagnoli. Famosa per le belle ceramiche di Talavera, che con le loro geometrie e i loro colori rivestono pareti e cupole in ogni angolo, è anche nota per aver essere la città natale del mole poblano il piatto nazionale messicano.

La Puebla di oggi è un centro universitario che ha mantenuto viva la ricca eredità architettonica colonialista. Passeggiando per le strade del centro si possono ammirare chiese, palazzi e altri antichi edifici, che negli ultimi anni sono stati riconvertiti in musei ospitando collezioni di arte coloniale e artigianato oltre che preziose raccolte di reperti archeologici provenienti da tutto il Messico.

A Città del Messico aprirà un nuovo museo dedicato a Frida Kahlo

26 mai 2025 à 14:09

Città del Messico si prepara ad accogliere un nuovo importante spazio culturale dedicato a una delle figure più emblematiche dell’arte messicana e mondiale: Frida Kahlo. Nel prossimo autunno 2025 aprirà infatti il Museo Casa Kahlo, una nuova istituzione che si aggiunge alla già celebre Casa Azul, la storica dimora dell’artista nel quartiere di Coyoacán. Questo nuovo museo promette di offrire una prospettiva innovativa sulla vita, la carriera e l’eredità di Frida, mettendo in luce aspetti meno conosciuti della sua esistenza e del suo mondo personale. Un’occasione imperdibile per appassionati d’arte, turisti, viaggiatori e studiosi che desiderano approfondire la storia di una donna che ha saputo trasformare il dolore e la sofferenza in arte e simboli universali.

La storia di Casa Azul: origine e legami familiari

Il Museo Casa Kahlo prende il nome dal soprannome “Casa Roja” grazie al colore distintivo dell’edificio, situato proprio accanto alla famosa Casa Azul. Questa sede ha una storia affascinante: fu costruita nel 1904 da Guillermo Kahlo, il padre di Frida Kahlo, un immigrato ungherese-tedesco che si affermò come fotografo di grande talento, specializzato nel documentare l’architettura coloniale di Città del Messico. L’edificio servì inizialmente come abitazione per la famiglia. Frida aiutò anche il padre in camera oscura, sviluppando negativi, ritoccando le foto e, probabilmente, iniziò proprio in quei tempi la sua formazione artistica.

Da adulta, Frida Kahlo avrebbe poi abitato nella stessa casa con il marito, Diego Rivera, trasformando quel luogo in un punto di ritrovo per grandi personalità dell’epoca: Lev Trotsky, Henry Moore, André Breton. Nel 1958, quattro anni dopo la morte di Frida Kahlo, questa casa fu trasformata nell’amato Museo Frida Kahlo – la Casa Azul – uno dei musei più visitati a Città del Messico.

L’edificio “Casa Roja” ospiterà ora il nuovo museo. Questo apparteneva originariamente ai genitori di Frida Kahlo e in seguito, Frida lo acquistò da loro per farne la casa della sorella Christina – che le fu accanto in tantissimi momenti importanti della sua vita – e della sua famiglia. La Casa Roja, quindi, è profondamente legata alle radici familiari dell’artista e al suo ambiente quotidiano e rappresenta un tassello fondamentale per comprendere le influenze che hanno contribuito alla formazione di Frida come artista e come persona.

Un museo dedicato al mondo personale di Frida Kahlo

apre un nuovo museo dedicato a Frida Kahlo
Fonte: Getty Images
Museo Frida Kahlo – Casa Azul

A differenza della Casa Azul, che è ormai una meta turistica consolidata focalizzata principalmente sull’arte e sulla storia pubblica di Frida Kahlo, il Museo Casa Kahlo  – che verrà inaugurato il 27 settembre 2025 – si propone di andare oltre, esplorando il mondo più intimo e privato dell’artista. Qui saranno esposti oggetti personali mai mostrati prima al pubblico, come lettere, fotografie dell’infanzia, abiti, gioielli e persino il primissimo dipinto a olio di Frida, un’opera di grande valore emotivo che l’artista mostrò al marito Diego Rivera per valutare le sue capacità pittoriche. Questo nuovo museo si propone di raccontare non solo il genio artistico di Kahlo, ma anche le persone e le esperienze che hanno plasmato la sua identità, restituendo così una visione più completa e umana della sua storia. Sarà quindi sicuramente una nuova meta da aggiungere in un itinerario di viaggio in Messico.

L’eredità di Frida Kahlo raccontata dalla famiglia

Un aspetto innovativo e particolarmente significativo del Museo Casa Kahlo è la partecipazione attiva dei discendenti diretti di Frida Kahlo, che hanno voluto mettere la loro voce e le loro testimonianze al centro del racconto museale. Questo progetto rappresenta un sogno coltivato a lungo dalla famiglia, con l’obiettivo di conservare e valorizzare l’eredità non solo artistica ma anche umana di Frida. Durante l’evento in cui è stata annunciata questa nuova apertura erano presenti Mara Romeo Kahlo (nipote di Christina e pronipote di Frida), sua figlia Mara Deanda Kahlo (pronipote di Frida Kahlo) e Frida Hentschel Romeo (pronipote di Kahlo).
Attraverso questo museo, la famiglia Kahlo intende approfondire la comprensione della prima evoluzione artistica di Kahlo, con particolare attenzione alle relazioni che furono per lei formative, raccontare nuove storie, condividere segreti e ricordi privati, e permettere ai visitatori di comprendere meglio la complessità di un personaggio così affascinante e complesso, che ha saputo influenzare profondamente la cultura messicana e internazionale.

Un murale unico e mostre temporanee di artisti contemporanei

Tra le novità più importanti del Museo Casa Kahlo vi è l’esposizione di un murale recentemente scoperto, considerato l’unico murale esistente realizzato da Frida Kahlo. Questa scoperta offre un contributo fondamentale per la comprensione della sua evoluzione artistica e del suo rapporto con l’arte pubblica. Inoltre, il museo si impegnerà a promuovere l’arte contemporanea, ospitando regolarmente mostre temporanee dedicate ad artisti locali e internazionali. Questa apertura verso la contemporaneità rende il museo non solo un luogo di memoria, ma anche uno spazio dinamico e vivo, capace di dialogare con le nuove generazioni di artisti e appassionati d’arte.

Un legame speciale con i Rockefeller e la scena artistica internazionale

Il museo trova anche una forte connessione con la storia dell’arte internazionale grazie alla sede scelta per annunciare pubblicamente la sua nuova apertura. Questa è stata fatta infatti nella residenza di Park Avenue di Christine e Stephen Schwarzman, casa che un tempo apparteneva a John D. Rockefeller Jr. e alla sua famiglia. Questa famiglia di mecenati fu tra i primi e più importanti sostenitori di Frida Kahlo e Diego Rivera negli Stati Uniti. I Rockefeller ospitarono più volte gli artisti e promossero attivamente la loro arte, contribuendo a diffondere la cultura messicana nel mondo. Questo legame rafforza ulteriormente il significato simbolico del Museo Casa Kahlo, che non solo racconta la storia di un’artista messicana, ma si inserisce in un contesto globale, sottolineando l’importanza della sua eredità culturale.

I luoghi di Rambo: Last Blood, il confronto finale con Sylvester Stallone

Par : marcobaldini
24 mai 2025 à 12:09

Quinto e ultimo capitolo dell’iconica saga cinematografica iniziata nel 1982, Rambo Last Blood, racconta di un ritorno inaspettato dopo il ritiro del protagonista, interpretato sempre da Sylvester Stallone. Rambo vive infatti una vita tranquilla e isolata ormai, in Arizona, nel ranch ereditato dal padre. Tuttavia, quando scopre che una ragazza a lui molto vicina è scomparsa dopo aver attraversato il confine con il Messico per partecipare a una festa, decide di mettersi sulle sue tracce per salvarla.

Così facendo però, alza la posta in gioco dell’intera saga, affrontando un rischio esponenzialmente più gravoso: finisce per affrontare un intero cartello messicano.

Appartenente a quel filone muscolare che ha visto il suo splendore negli anni 80-90, Rambo Last Blood ha sempre goduto anche di un fascino naturalistico con la sua moltitudine di location, splendide seppur sanguinose. Le scene d’azione dal sapore nostalgico con Stallone nei panni di Rambo, unite a una trama intensa e coinvolgente, tengono lo spettatore incollato allo schermo fino all’ultima scena.

Ma l’elemento chiave che contribuisce al fascino di questo film è appunto l’ambientazione, curata con estrema diligenza. La produzione ha lavorato con grande impegno per selezionare i luoghi più suggestivi e coerenti con l’atmosfera della storia. Pertanto se desiderate scoprire dove sono state girate le varie sequenze di questo avvincente film d’azione, ecco di seguito tutti i dettagli sulle location.

Stallone Rambo
Fonte: Ansa
Stallone nei panni di Rambo

Dove è stato girato

Rambo Last Blood è stato girato in gran parte tra le Isole Canarie e la Bulgaria, con scene ambientate nelle città di Santa Cruz de Tenerife, Sofia e Varna. Anche se la narrazione si svolge prevalentemente in Messico, la produzione ha saputo sfruttare sapientemente paesaggi alternativi per ricreare l’atmosfera e l’estetica del Paese nordamericano in modo credibile ed efficace. Le riprese principali del film, con l’iconico Sylvester Stallone ancora una volta protagonista, si sono svolte tra ottobre e dicembre 2018, mentre alcune scene aggiuntive sono state girate nel maggio del 2019. Ora non resta che scoprire nel dettaglio tutte le location che hanno fatto da sfondo a questo capitolo conclusivo, ricco di tensione, adrenalina e colpi di scena.

Santa Cruz de Tenerife, Isole Canarie

La produzione ha scelto come base operativa diverse location nelle Isole Canarie, un arcipelago spagnolo noto per la sua varietà paesaggistica. Le riprese si sono concentrate sull’isola più grande, Tenerife, e in particolare nella sua capitale, Santa Cruz de Tenerife, dove sono state girate alcune delle sequenze ambientate in Messico. Una delle scene più intense (quella in cui Rambo viene aggredito da un gruppo di criminali) è stata filmata in Carretera Cueva Roja. Gran parte del film è stato dunque girato in questo territorio poiché, grazie alla sua somiglianza con i luoghi in cui il film è ambientato, poteva rappresentare sia l’Arizona che il Messico.

Isleta del Moro
Fonte: iStock
Isleta del Moro

Isleta del Moro (Almería), un villaggio di pescatori, è stata poi usata per simulare alcune delle scene in cui Rambo cerca la ragazza rapita, oppure Zahara de la Sierra e Ronda (provincia di Cadice) per le strade e gli ambienti urbani del Messico, infatti, le ambientazioni coloniali e la tipica architettura andalusa si adattano perfettamente alle città di confine messicane. Il Desierto de Tabernas (Almería) invece, che è stato spesso usato anche per i film western, in Rambo Last Blood serve per rappresentare l’Arizona e alcune aree desertiche del Messico. In un’intervista rilasciata a The Hollywood Reporter nel settembre 2019, il regista Adrian Grünberg ha spiegato il motivo della scelta di girare in Spagna anziché in Messico. “È stata una decisione puramente economica” ha dichiarato. “Sia io che Sly avremmo preferito girare in Messico, ma il budget disponibile non lo permetteva. Purtroppo, l’industria cinematografica è fortemente condizionata dai costi, e girare in Spagna era semplicemente più conveniente”.

Alla domanda se la Spagna avesse comunque offerto vantaggi creativi, Grünberg ha risposto positivamente: “Sì, assolutamente. So che ad un certo punto si era anche pensato ad Albuquerque. In ogni caso, Tenerife ci ha regalato un’ambientazione unica e inaspettata. Non ero sicuro che avremmo trovato ciò che cercavamo, ma il risultato mi ha davvero sorpreso”. Il regista ha inoltre sottolineato come, nonostante le riprese non si siano svolte in Messico, siano riusciti a integrare elementi della cultura messicana nel film, compresi riferimenti alla Santa Muerte, arricchendo così l’atmosfera e la profondità culturale della narrazione.

Sofia, Bulgaria

Per alcune delle riprese principali, la produzione si è spostata a Sofia, capitale della Bulgaria. Qui, il cast e la troupe hanno lavorato principalmente all’interno dei Nu Boyana Film Studios, situati in via Kumata 84, nella zona del Cinema Center Boyana. Questo complesso cinematografico vanta 10 teatri di posa e numerosi set permanenti che riproducono ambientazioni come una strada mediorientale, New York e Londra. È una struttura ben nota nel panorama internazionale, utilizzata per le riprese di numerosi film e serie TV tra cui Come ti ammazzo il bodyguard e Leatherface.

Oltre agli studi, una parte significativa di Rambo Last Blood è stata girata anche a Pancharevo, una località turistica e quartiere residenziale situato nella periferia di Sofia. Insieme agli ambienti ricreati nei Nu Boyana Studios, Pancharevo ha fornito lo sfondo ideale per rappresentare alcune ambientazioni del Messico, contribuendo a ricreare l’atmosfera desiderata dal regista senza dover lasciare la Bulgaria. Complessivamente comunque, la Bulgaria ha dato ospitalità alla troupe del film soprattutto per le scene di interni, come ad esempio quelle nella fattoria di Rambo.

Varna Bulgaria
Fonte: iStock
Varna Bulgaria

Varna, Bulgaria

Stando a varie indiscrezioni, per le riprese di Rambo Last Blood, il cast e la troupe si sarebbero spinti anche a est di Sofia, raggiungendo la città portuale di Varna, sul Mar Nero. In particolare, alcune scene chiave del film sarebbero state girate nei pressi del suggestivo Pobiti Kamani, conosciuto anche come il Deserto di Pietra, una delle meraviglie naturali della Bulgaria. Si ipotizza inoltre che Varna sia stata utilizzata per simulare visivamente il Golfo di California, offrendo un’alternativa paesaggistica credibile alle ambientazioni del Messico richieste dalla sceneggiatura. Grazie alla varietà di scenari naturali, la zona ha permesso di ricreare con efficacia luoghi ben lontani dalla sua reale geografia.

Arizona, Stati Uniti

Infine atterriamo in America, scelta solo per location minori. Poche scene, infatti, sono state effettivamente girate negli Stati Uniti, principalmente in Arizona, per catturare elementi autentici del paesaggio e brevi transizioni. Bowie in Arizona è indicata come location ufficiale per alcune riprese della fattoria di Rambo, ma la maggior parte dei frame dedicati ad essa è stata, come dicevamo poca fa, ricostruita altrove.

I luoghi di Emilia Perez: il Messico ricostruito nei teatri di Parigi

19 mai 2025 à 08:00

Emilia Pérez è un’opera che sfida le convenzioni del cinema contemporaneo, fondendo il dramma criminale con il musical e affrontando temi profondi come l’identità di genere, il riscatto personale e la violenza del narcotraffico. Diretto dal regista francese Jacques Audiard, questo libero adattamento del romanzo del 2018 Écoute di Boris Razon presentato in anteprima al Festival di Cannes 2024, fonde generi diversi per raccontare una storia straziante su desideri insoddisfatti e rimpianti.

Durante il periodo degli Oscar 2025 una bufera ha travolto la produzione con una serie di polemiche intorno al film per collegamenti a temi sensibili e vecchi tweet dell’attrice protagonista Karla Sofía Gascón considerati offensivi. Una curiosità sulle location è che, pur essendo ambientato in molte parti del mondo, in realtà il film è stato girato solo in un paese.

Di cosa parla Emilia Pérez

La storia segue Rita Moro Castro, interpretata da Zoe Saldaña, un avvocato difensore di Città del Messico che cerca di fare la differenza. La donna si imbatte in un’insolita ma redditizia opportunità offerta dal boss del cartello Manitas Del Monte, mentre quest’ultimo cerca di realizzare il sogno di una vita: la transizione al sesso femminile. Dopo la transizione, Emilia tenta di costruirsi una nuova vita lontana dal crimine e in anonimato, ma il suo passato non tarda a riemergere. La narrazione si sviluppa tra momenti di introspezione e spettacolari numeri musicali che scandiscono le tappe di una metamorfosi fisica e spirituale, affrontando in parallelo le contraddizioni della società messicana contemporanea.

Emilia Pérez
Fonte: Ufficio stampa
Zoe Saldana in Emilia Pérez

Dove è stato girato

Nonostante la storia sia ambientata in Messico, Emilia Pérez è stato interamente girato in studio a Saint-Denis, nella periferia di Parigi. Qui, tra ex capannoni industriali riconvertiti e complessi all’avanguardia, si trovano degli studi cinematografici tra i più dinamici di Francia, un vero laboratorio di immaginazione dove il reale lascia spazio al possibile. Audiard ha scelto di ricreare l’intero mondo narrativo in set controllati e stilizzati, ispirandosi alla tradizione teatrale e operistica, piuttosto che alla verosimiglianza cinematografica. Questa decisione ha generato non poche polemiche. La critica messicana ha accusato il film di appropriazione culturale e di offrire una rappresentazione superficiale e stereotipata della realtà del paese. Tuttavia il regista ha difeso la sua scelta artistica, sostenendo che il film non mira al realismo geografico, bensì a una narrazione mitica e universale.

Rita, il personaggio di Zoe Saldana, vola a Bangkok, in Thailandia, per incontrare un chirurgo e apprendere informazioni sui vari interventi chirurgici necessari per il cambio di sesso. Poi vola a Tel Aviv, in Israele, per incontrare il Dott. Wasserman, che finirà per eseguire le procedure. Dopo aver aiutato Manitas a realizzare il desiderio di una vita, Rita lascia Città del Messico e vive una vita agiata da socialista a Londra, in Inghilterra.

Città del Messico
Fonte: iStock
La Cattedrale Metropolitana di Città del Messico

È qui che incontra Emila Pérez di persona per la prima volta, anni dopo la sua transizione. Emilia chiede a Rita di aiutarla a tornare a Città del Messico per poter vivere con i suoi due figli e Jessi, la sua ex moglie, fingendosi la cugina di Manitas, da tempo perduta. Rita aveva contribuito a organizzare il loro trasferimento a Losanna, in Svizzera, una pacifica comunità lacustre. Si reca lì per riportarli a Città del Messico e stare con Emilia. Tuttavia la produzione non ha girato il mondo, ma è stata fissa nella romantica e creativa capitale francese.

Curioso infatti che Diego Fernando Diosa sia stato accreditato come “Location Scout: Messico” per il film. Questo suggerisce che alcune scene potrebbero essere state girate in esterni in Messico, ma la notizia non è stata confermata fino a oggi. Le scene coreografate sulla strada all’inizio del film avrebbero potuto essere girate in Messico, o almeno alcune delle inquadrature paesaggistiche.

Cinco de mayo: un viaggio nel cuore della cultura messicana tra storia, sapori e orgoglio

5 mai 2025 à 12:22

Il Cinco de mayo – 5 maggio – è molto più di una semplice data sul calendario: è un simbolo dell’anti-imperialismo, dell’orgoglio, della resistenza e dell’identità del popolo messicano.

Spesso viene frainteso come la festa dell’indipendenza del Messico, ma questo giorno celebra invece una storica vittoria che ha lasciato una forte impronta nella cultura del Paese.

La storia del cinco de mayo

Il cinco de mayo commemora la battaglia di Puebla del 5 maggio 1862, quando l’esercito messicano, guidato dal generale Ignacio Zaragoza, sconfisse le truppe francesi di Napoleone III, che erano molto più numerose e meglio equipaggiate. La battaglia iniziò al mattino di quel giorno e andò avanti fino a notte fonda.

Sebbene non abbia rappresentato una vittoria decisiva nella guerra, questa data rappresentò un importante segno di resistenza e determinazione per il popolo messicano. La battaglia dimostrò al mondo che la sovranità nazionale e l’identità culturale erano valori irrinunciabili per il Messico.

I festeggiamenti del Cinco de Mayo

In Messico, il cinco de mayo viene celebrato soprattutto a Puebla e porta il nome di “La batalla del cinco de mayo“.

città di puebla
Fonte: iStock
Via delle rane, famosa a Puebla

Sfilate di carri, rievocazioni militari e eventi culturali vengono organizzati in questa importante data di maggio. Durante i festeggiamenti, da tradizione, viene anche rimesso in scena l’epico scontro proprio nel luogo in cui avvenne.

Questa è l’occasione perfetta per i messicani di indossare i tipici sombreros e i baffi finti, vestirsi con costumi tipici come ponchos e sarape per percorrere le strade della città, suonare le maracas e sfoggiare le piñatas de burro con l’obiettivo di divertirsi e godere di una giornata carica di vibrazioni che mette in mostra lo spirito messicano.

celebrazione del cinco de mayo in messico
Fonte: iStock
Un gruppo di mariachi tradizionali

I festeggiamenti non si limitano alla data del 5 maggio ma si protraggono per più di un mese, dal 2 aprile al 10 del mese successivo. Nelle settimane precedenti e successive infatti i messicani fanno festa con musica con mariachis, mangiano tacos, organizzano esibizioni di danza, spettacoli teatrali, parate complete dei simboli della cultura messicana. Si tratta di una vera e propria festa che esalta e valorizza il patrimonio culturale del Messico.

Negli Stati Uniti, invece, la festa ha assunto una dimensione ancora più ampia, diventando una celebrazione della cultura messicano-americana. Questa festività è nata infatti da un’iniziativa della comunità messicano-statunitense situata in California. Da lì si è poi estesa in tutto il Paese, nello specifico nelle città di Los Angeles, Chicago e Huston dove la presenza del popolo latino è maggiore.

Concerti, balli folkloristici, esposizioni d’arte e festival di strada riempiono le città, portando allegria e colore nelle comunità. È un’occasione molto importante per far conoscere la ricchezza delle tradizioni messicane anche a chi non ha origini latine e per tramandare storia e valori alle generazioni future.

La cucina messicana protagonista della festa

Uno degli aspetti più amati del cinco de mayo è la cucina tradizionale messicana fatta di sapori autentici, colori, piatti tipici.

piatti tipici del messico
Fonte: iStock
Tamales con foglia di mais e salse guacamole

In questa giornata si preparano piatti iconici e rappresentativi come:

  • tacos,
  • nachos,
  • tamales,
  • salsa guacamole,
  • jalapenos,
  • enchiladas,
  • mole poblano – piatto simbolo della regione di Puebla,
  • chalupas – tortillas condite con carne, formaggio e cipolla – sempre tipiche di Puebla,
  • chiles en Nogada – tipici peperoni verdi ripieni di carne e frutta secca.

Le bevande non possono mancare: la margarita e la cerveza – birra – sono protagoniste indiscusse dei festeggiamenti.

Il cibo offre così un viaggio culinario in Messico per le centinaia di viaggiatori che arrivano da ogni parte di mondo e diventa quindi un mezzo per trasmettere storie, valori e sapori autentici.

Orgoglio messicano e identità culturale

Il cinco de mayo contiene un significato fortemente anti-imperialista ed è un’occasione per celebrare l’orgoglio messicano e rafforzare l’identità culturale delle nuove generazioni.

È un momento di riflessione sul valore della libertà, della resilienza e della diversità culturale.

Attraverso la musica mariachi, le danze folkloristiche e l’arte tradizionale, si rinnova ogni anno il legame con le proprie radici.

tradizioni messicane
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Felice cinco de mayo: sombrero, maracas e una coperta messicana

La festa diventa così un collegamento potente tra passato e presente, tra il Messico e il mondo e ha un’identità biculturale che rappresenta i membri della collettività messico-statunitense. Questo è stato anche un modo per permettere al popolo statunitense di avvicinarsi meglio alla cultura messicana con l’obiettivo di ottenere rivendicazioni politiche e risorse per la comunità.

Il cinco de mayo nel mondo

Sebbene abbia origini profondamente radicate nella storia del Messico, il cinco de mayo ha varcato i confini nazionali, diventando una ricorrenza celebrata in molti Paesi, in particolare negli Stati Uniti, dove è riconosciuta come una delle principali festività latine.
Negli Stati Uniti solitamente vengono coinvolti anche gli studenti delle scuole superiori facendo loro organizzare eventi che diffondano e valorizzino la cultura messicana trasmettendo l’importanza storica di quanto accaduto il 5 maggio.

Anche in Canada, Australia e in alcune città europee, si organizzano eventi per promuovere la cultura messicana.

Questa diffusione di memoria testimonia la forza dell’identità culturale messicana e il suo ruolo nel dialogo interculturale globale.

Il cinco de mayo è molto più di una festa: è un inno alla cultura, alla storia e allo spirito del Messico. Celebrare questa ricorrenza significa valorizzare le tradizioni, riconoscere il passato e abbracciare la diversità culturale che arricchisce il mondo.

In un’epoca in cui è sempre più importante costruire ponti tra i popoli, il 5 maggio diventa un simbolo universale di unità, orgoglio e memoria.

Rambo 2 e il Vietnam ricreato in Messico: tutti i luoghi delle riprese

2 mai 2025 à 10:36

Il secondo capitolo della saga di Rambo, intitolato Rambo 2 – La vendetta del 1985, è uno dei film d’azione più iconici degli anni ’80, ispirato alla controversa questione dei prigionieri di guerra e dispersi in azione durante la guerra del Vietnam. Sebbene ambientato nella giungla vietnamita, la pellicola è stata interamente girata in Messico, tra le montagne e le foreste dello stato di Guerrero. Sylvester Stallone, protagonista del film, ha dichiarato in diverse interviste che la scelta del Messico è stata dettata da esigenze pratiche e dal desiderio di mantenere il budget contenuto.

Nonostante le difficoltà logistiche, l’attore ha elogiato la bellezza dei paesaggi messicani e la professionalità della troupe locale. Il regista George P. Cosmatos ha sottolineato l’importanza di utilizzare location naturali per conferire realismo al film. Ha inoltre evidenziato come le caratteristiche geografiche del Messico abbiano offerto scenari ideali per le sequenze d’azione, contribuendo a rendere Rambo 2 un film visivamente spettacolare.

Rambo 2, la trama del film

John Rambo esce di prigione per un accordo con il governo degli Stati Uniti e ha una missione, deve penetrare in un campo base nemico nascosto nelle profondità della giungla del Vietnam per liberare i prigionieri di guerra americani. Mentre torna nelle insidiose giungle che infestano il suo passato, deve fare affidamento sulle sue ineguagliabili capacità di sopravvivenza e sulla sua esperienza di combattimento. Il film mette in mostra la resilienza e la determinazione di questo veterano di guerra, evidenziando le sue abilità e capacità uniche acquisite durante la guerra del Vietnam.

Rambo 2 film
Fonte: Getty
Una scena di Rambo 2

Dove è stato girato

Nonostante il film sia ambientato nel Vietnam postbellico, le riprese di Rambo 2 non sono state realizzate in Asia. Le difficoltà politiche, logistiche e di sicurezza degli anni ’80 rendevano proibitivo girare in territori del Sud-Est asiatico. Per questo, la produzione – capitanata dal regista George P. Cosmatos e con la partecipazione attiva di Sylvester Stallone anche nella scrittura – decise di simulare la giungla vietnamita in alcune delle aree più selvagge e visivamente compatibili del Messico sud-occidentale, in particolare nello stato di Guerrero.

La scelta del Messico come location principale ha comportato diverse sfide per la produzione. Il clima tropicale e le condizioni ambientali hanno reso le riprese impegnative, ma hanno anche contribuito a conferire autenticità al film.Inoltre, la presenza di elementi naturali unici ha arricchito visivamente le scene d’azione. Un episodio tragico durante le riprese è stato l’incidente che ha coinvolto l’effettista Cliff Wenger Jr., il quale è rimasto ucciso in un’esplosione accidentale sul set. Questo evento ha segnato profondamente la produzione e ha portato la troupe a dedicare il film alla sua memoria.

Acapulco

Ben nota come meta turistica sul Pacifico, Acapulco è stata una delle principali basi logistiche per la produzione. Qui sono state girate diverse scene in ambienti controllati, come interni e segmenti ambientati in “zone urbane” fittizie. La vicinanza al mare e la presenza di servizi e infrastrutture hanno reso Acapulco un punto d’appoggio strategico, specialmente per le riprese in studio e per gli effetti speciali. Nota per le sue splendide spiagge e l’atmosfera vibrante, Acapulco è una location di spicco del film e l’iconica statua di Rambo è stata collocata in un parcheggio della città. Anche le giungle fuori Acapulco e la base aerea messicana hanno avuto un ruolo significativo nel catturare l’intensità della missione di Rambo.

Tecoanapa

Questo piccolo comune, situato nell’entroterra montuoso del Guerrero, è stato scelto per le sue foreste fitte e selvagge, perfette per ricreare l’atmosfera claustrofobica e umida della giungla vietnamita. Gli alberi alti, la vegetazione lussureggiante e i sentieri impervi si prestavano idealmente alle scene di inseguimenti, scontri a fuoco e mimetizzazione del personaggio di Rambo.

Laguna de Coyuca
Fonte: iStock
Laguna de Coyuca in Messico

Laguna de Coyuca

Utilizzata per le scene in cui Rambo si muove sull’acqua – comprese le sequenze con la zattera e i momenti di fuga – la laguna si trova a nord-ovest di Acapulco. L’area è famosa per le sue acque calme e la vegetazione costiera, che hanno contribuito a dare credibilità all’ambientazione asiatica. Le riprese sono avvenute durante le ore più tranquille del giorno per garantire la stabilità dell’acqua e la luce ideale per il tono visivo del film.

Cascata El Salto

Situata nella regione montuosa vicino ad Acapulco, questa cascata spettacolare è stata scelta per una delle scene più visivamente potenti: il salto di Rambo nell’acqua dopo un’esplosione o un combattimento. La potenza naturale del luogo, unita a un sapiente uso della fotografia, ha permesso di catturare la drammaticità della fuga e l’asprezza del paesaggio.

Cascata El Salto
Fonte: iStock
Cascata El Salto in Messico

Thai-Lao: Il ponte dell’amicizia

Rambo si ritrova coinvolto in un emozionante scontro con le forze nemiche mentre tenta di attraversare il ponte. La scena mostra un’azione intensa, con Rambo che usa le sue abilità e la sua intraprendenza per sconfiggere i suoi avversari e progredire nella sua missione. Il Primo Ponte dell’Amicizia tra Thailandia e Laos, noto come Ponte Nong Khai-Vientiane, è una struttura iconica che attraversa il fiume Mekong. Collega la provincia di Nong Khai in Thailandia con la prefettura di Vientiane in Laos.

Con una lunghezza di 1,17 chilometri, il ponte svolge un ruolo significativo nel promuovere lo sviluppo economico e nel rafforzare le relazioni tra i due paesi. Fornisce collegamenti di trasporto essenziali per veicoli e pedoni, facilitando i viaggi e gli scambi commerciali tra Thailandia e Laos.

La terra italiana più amata dai registi torna sul grande schermo con Queer di Guadagnino. Le location

Par : marcobaldini
27 avril 2025 à 17:01

Il film Queer di Luca Guadagnino, attualmente al cinema, ha suscitato grande interesse non solo per la sua trama intensa e la performance di Daniel Craig, ma anche per le sue straordinarie ambientazioni. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la storia, ambientata nella Città del Messico degli anni ’50, non è stata girata in Messico, ma in Italia, sfruttando la maestria dei set costruiti a Cinecittà e in diverse location siciliane.​

Tratto dal romanzo omonimo di William S. Burroughs, Queer ruota attorno alla vita di un giovane uomo in un contesto storico e culturale segnato da tensioni politiche e sociali. Nel film il protagonista si trova immerso in un mondo di ribellione, sessualità e autodeterminazione, esplorando temi legati alla liberazione e alla ricerca dell’identità.

Dove è stato girato

Gran parte delle scene di Queer sono state realizzate negli studi di Cinecittà a Roma. Qui è stato ricostruito un intero quartiere di Città del Messico, permettendo al regista di creare un ambiente autentico e suggestivo senza dover lasciare l’Italia. Questa scelta ha permesso di controllare minuziosamente ogni dettaglio scenografico, garantendo un’ambientazione fedele agli anni ’50 messicani.​ “Le location non sono solo uno sfondo, ma diventano parte integrante della storia. Ogni luogo che scegliamo ha un peso emotivo, una carica simbolica che aiuta a definire i personaggi e la loro evoluzione. In Queer, ogni ambiente è pensato per amplificare la tensione tra libertà e repressione” ha dichiarato il regista.

Queer film
Fonte: Ufficio stampa
Una scena del film Queer

La Sicilia trasformata in America Latina

Oltre a Cinecittà, la Sicilia ha svolto un ruolo fondamentale nel film, fungendo da sfondo per diverse ambientazioni latinoamericane. “La Sicilia è un posto straordinario. La sua bellezza selvaggia e le sue architetture barocche offrono una dimensione unica al film. È il luogo perfetto per esplorare temi come la solitudine, l’identità e la resistenza. Ogni città, ogni strada racconta una storia che si intreccia con quella dei protagonisti” ha sottolineato Guadagnino.

A Palermo, l’Orto Botanico e il quartiere della Kalsa sono stati utilizzati per ricreare scene ambientate in Messico. In particolare, piazza Magione è stata trasformata in un mercato messicano degli anni ’40, con carretti in legno e bancarelle di frutta e verdura, mentre l’Orto Botanico è diventato una foresta messicana. Inoltre, le località di Buonfornello, frazione di Termini Imerese, e Selinunte, alla foce del fiume Belice, sono state utilizzate per rappresentare Panama, con scene che includono palafitte, barche e relitti. ​

La scelta di ambientare Queer in Italia, pur raccontando una storia ambientata in Messico, ha permesso a Guadagnino di esercitare una notevole libertà creativa. La combinazione di set ricostruiti con grande attenzione ai dettagli e l’uso di location siciliane ha conferito al film un’atmosfera unica, che mescola realismo e suggestione. Questa fusione di elementi ha contribuito a creare un’opera cinematografica di grande impatto visivo e narrativo.​

Queer è quindi un esempio di come il cinema possa trasformare luoghi e ambientazioni, utilizzando la creatività e la maestria tecnica per raccontare storie in modo autentico e coinvolgente. La scelta di girare in Italia, sfruttando le risorse offerte da Cinecittà e dalle location siciliane, ha permesso a Guadagnino di realizzare un film che, pur ambientato in un altro continente, mantiene una forte identità italiana.​

Palermo
Fonte: iStock
Palermo

La località di Scopello, con la sua costa spettacolare e le sue tipiche case di pietra, è stata utilizzata per alcune scene più intime e panoramiche. La bellezza naturale e selvaggia di questa zona della Sicilia ha permesso al film di esplorare un lato più romantico e malinconico della storia. E il piccolo borgo di Punta Secca, nella provincia di Ragusa, ha ospitato alcune riprese più intime. Questa località si distingue per le sue spiagge sabbiose e le casette colorate, che sono state usate per simboleggiare l’atmosfera calda e accogliente di certi momenti nel film. Inoltre il pittoresco quartiere di Ragusa Ibla ha fornito una cornice storica e architettonica affascinante, con le sue strade tortuose e i suoi edifici barocchi, che sono stati sfruttati per creare scene suggestive e di grande impatto visivo.

Infine anche Catania ha visto alcune riprese, specialmente nelle zone più periferiche della città, che hanno offerto una varietà di spazi per le riprese esterne, caratterizzate da una fusione di architettura barocca e contemporanea. Queste location siciliane sono state fondamentali nel trasportare il pubblico in un mondo che mescola il Messico e altre località latinoamericane degli anni ’40 e ’50, pur restando in Italia. Guadagnino ha sfruttato la bellezza naturale e la storia della Sicilia per arricchire il film e offrirgli un’atmosfera unica, che arricchisce ulteriormente la sua narrazione. “Volevamo mescolare l’Italia e l’America Latina in un gioco di specchi. La Sicilia, con la sua energia e la sua storia, è diventata la cornice ideale per creare il Messico degli anni ’50. Volevo che il pubblico percepisse questa tensione tra il luogo reale e quello immaginato.” ha aggiunto.

Chichén Itzá, il sito archeologico Maya è tra le sette meraviglie del mondo

Par : losiangelica
26 avril 2025 à 13:30

Le meraviglie del mondo? Sono sette. Tra queste c’è Chichén Itzá, il sito archeologico che viene persino inserito da molte coppie tra gli itinerari dei viaggi di nozze in Messico. Alle sue spalle ha una storia affascinante, a tratti cupa, ma davvero unica nel suo genere.

La storia di Chichén Itzá

Il Messico è ricco di luoghi suggestivi ma Chichén Itzá li batte tutti. La città Maya sorge nello Yucatán ed è ad oggi uno dei siti archeologici più visitati al mondo. Rientra tra le sette meraviglie ed è anche un patrimonio UNESCO dal 1988. Tutti questi titoli sottolineano quanto sia speciale. Dopo essere stata scoperta dai conquistadores, è finita nel dimenticatoio della giungla finché Lloyd Stephens e Frederick Catherwood non l’hanno riportata alla luce.

Cosa vedere a Chichén Itzá

Tante le cose da vedere a Chichén Itzá ma la prima che spicca tra tutte è la piramide di Kukulkán soprannominata anche el castillo. Spicca con i suoi 24 metri d’altezza e una scalinata su ciascuno dei quattro lati. Non solo un prezioso edificio scolpito in pietra ma un calendario scolpito. 91 i gradini per lato che con quello in cima arrivano a 365, ovvero il numero di giorni dell’anno solare. Ma la vera chicca si manifesta durante gli equinozi: al tramonto le ombre creano l’illusione di un serpente piumato che si snoda lungo i gradini; si tratta di Kukulkán, la divinità Maya della fertilità e della rinascita, che torna sulla Terra due volte l’anno.

Chichén Itzá piramide di Kukulkán
Fonte: iStock
La piramide di Kukulkán è tra le cose più belle da scoprire nel sito archeologico di Chichén Itzá

Altrettanto da non perdere il Cenote Sagrado: per i Maya rappresentava un portale verso l’aldilà. È proprio qui che venivano compiuti i rituali per comunicare con le divinità; nel fondale sono stati trovati resti di bambini e oggetti preziosi offerti agli dei, segnale che i sacrifici (anche umani) facevano parte della tradizione. Non meno importante il campo del gioco della palla di Chichén Itzá; si tratta di uno dei più grandi di tutta la Mesoamerica ed è proprio qui che è nato il calcio, seppur con una motivazione ben diversa da quello del gioco di squadra di oggi.

Che i Maya fossero appassionati di stelle è più che evidente: oltre al calendario è possibile scoprire da vicino El Caracol, l’osservatorio astronomico con una particolare forma circolare e finestre strategicamente orientate per studiare i movimenti celesti. Tra i luoghi cult di Chichén Itzá si aggiunge il tempio dei guerrieri in cui due colonne scolpite a forma di serpente fiancheggiano l’ingresso, simboli di forza e sacralità. A renderlo ancora più suggestivo ci pensa la sala delle mille colonne dove numerosi pilastri rivelano quello che un tempo poteva essere un centro cerimoniale o un mercato coperto.

Dove si trova e come arrivare a Chichén Itzá

Chichén Itzá è un’antica città Maya nello Yucatan. Il sito archeologico del Messico si trova a circa 30 minuti di strada da Valladolid. Come puoi raggiungerla? Con la tua auto a noleggio, oppure aggregandoti ai tour organizzati dalla città di Valladolid o ancora sfruttando i collegamenti dati dai mezzi pubblici.

Il quartiere di Xochimilco a Città del Messico, una vera e propria meraviglia galleggiante

Par : mgwesteast
21 mars 2025 à 12:30

Nella sconfinata e caotica metropoli di Città del Messico, esiste un luogo che sembra sfidare il tempo, conservando intatta la magia di un passato lontano. Xochimilco, uno dei 16 quartieri della capitale messicana, è un vero e proprio gioiello storico e culturale, noto in tutto il mondo per i suoi canali, le chinampas (isole artificiali) e le tradizionali trajineras, le coloratissime barche che solcano le sue acque. Oasi di tranquillità e bellezza, dove la storia preispanica si fonde con le tradizioni indigene e la vivacità contemporanea, nel 1987 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO con l’obiettivo di preservare questo tesoro unico per le generazioni future.

La storia dalle origini preispaniche ai giorni nostri

Xochimilco affonda le sue radici in un’epoca remota, quando l’area era parte di un vasto sistema lacustre che copriva gran parte della Valle del Messico. Fondata come città indipendente sulle rive del lago omonimo, Xochimilco era un importante centro agricolo e commerciale già nel periodo precoloniale. Con l’arrivo degli spagnoli e la successiva conquista, l’intera area subì trasformazioni significative, ma riuscì a mantenere la sua identità unica, separata dal centro storico di Città del Messico.

Oggi, il quartiere di Xochimilco comprende 18 barrios (quartieri) e 14 pueblos (villaggi), coprendo un’area di 125 km². Nonostante faccia parte della capitale, Xochimilco conserva un’atmosfera distinta, più simile a quella di una città satellite che a un semplice quartiere urbano. E proprio questo distacco storico e culturale è uno degli elementi che rendono Xochimilco un luogo così affascinante.

L’eredità preispanica di canali e trajineras

Il simbolo indiscusso di Xochimilco sono i suoi canali, retaggio dell’antico sistema lacustre che un tempo dominava la Valle del Messico. Oggi, la rete di canali si estende per circa 170 km e rappresenta una delle attrazioni turistiche più iconiche del Messico. Le trajineras, barche tradizionali decorate con vivaci colori e fiori, navigano lungo questi corsi d’acqua, offrendo ai visitatori un’esperienza unica.
I canali di Xochimilco non sono solo una meta turistica, ma anche un luogo di ritrovo per gli abitanti della capitale, specialmente durante i fine settimana. Le famiglie si riuniscono sulle trajineras per festeggiare compleanni, anniversari o semplicemente per godersi una giornata di relax. Durante il tragitto, è comune incontrare piccole imbarcazioni che vendono cibo, bevande e souvenir, aggiungendo un tocco di vivacità all’atmosfera già festosa.

Le chinampas, i lussureggianti giardini galleggianti

Uno degli aspetti più affascinanti di Xochimilco è senza dubbio il sistema delle chinampas, isole artificiali create dagli antichi abitanti della regione oltre mille anni fa. Queste “isole galleggianti”, costruite utilizzando rami di ginepro, fango e terra, erano in passato terreni agricoli altamente produttivi e con il tempo si sono consolidate, diventando parte integrante del paesaggio lacustre.
Testimonianza dell’ingegnosità delle civiltà preispaniche, molte chinampas sono state urbanizzate o convertite in campi da calcio e aree residenziali, eppure sono circa 5.000 quelle ancora utilizzate per l’agricoltura tradizionale. Circondate da canali, rappresentano un ecosistema unico, abitato da specie endemiche come l’axolotl, un anfibio considerato sacro dagli Aztechi.

Trajineras tra i canali di Xochimilco
Fonte: iStock
Trajineras tra i canali della laguna di Xochimilco a Città del Messico

La misteriosa Isola delle Bambole

Tra le tante attrazioni di Xochimilco, la più intrigante è senza dubbio l’Isola delle Bambole (Isla de las Muñecas). Situata a circa un’ora di navigazione dai principali imbarcaderi, questa chinampa è diventata famosa per la sua inquietante collezione di bambole appese agli alberi. La storia dell’isola è legata a un certo Julián Santana Barrera, che visse qui in solitudine per decenni.
Si narra che l’uomo trovò il corpo di una bambina annegata nel canale e, poco dopo, una bambola che credeva appartenesse alla piccola. In segno di rispetto, appese la bambola a un albero e da quel momento, iniziò a sentire voci e lamenti, che attribuì allo spirito della bambina. Per placare la sua angoscia, Santana iniziò a raccogliere e appendere bambole in tutto l’isolotto, creando un luogo tanto affascinante quanto spettrale.

Il ricco patrimonio religioso e culturale

Xochimilco non è solo un paradiso naturale, ma anche un crogiolo di storia, fede e cultura. Tra le sue strade, canali e piazze si nascondono tesori architettonici, musei e luoghi di culto che raccontano secoli di tradizioni e influenze. Ogni angolo di questo quartiere ha una storia da raccontare, e ogni chiesa, monastero o museo è una tappa obbligata per chi vuole comprendere appieno l’anima di Xochimilco.

Il monastero di San Bernardino da Siena

Uno dei luoghi più emblematici di Xochimilco è il monastero di San Bernardino da Siena, fondato nel XVI secolo dai frati francescani. Situato nel cuore del centro storico, è uno dei complessi religiosi più antichi della regione e rappresenta un perfetto esempio di architettura coloniale. La chiesa, costruita tra il 1535 e il 1590 sotto la direzione di Francisco de Soto, è un capolavoro di arte sacra. Il suo altare principale, ricoperto di foglie d’oro, è un trionfo di decorazioni che uniscono influenze indigene, italiane, fiamminghe e spagnole. Le sculture e i dipinti che adornano l’interno raccontano storie bibliche e rappresentano figure sacre, tra cui la Vergine dell’Assunzione e la Vergine di Xochimilco.

La chiesa di San Pedro Tlalnahuac

Un altro gioiello religioso di Xochimilco è la chiesa di San Pedro Tlalnahuac, una delle prime “poza” (cappelle) costruite nella regione. Un luogo di silenzio e riflessione, lontano dal caos della città, che invita i visitatori a immergersi nella spiritualità e nella storia. Risalente al 1533, è un esempio di architettura semplice ma suggestiva, con una facciata in muratura che nasconde un interno ricco di opere d’arte. Di fronte alla chiesa si apre un piccolo cortile lastricato, dominato da una croce scolpita in legno e arenaria. Scavi effettuati nei dintorni della chiesa hanno riportato alla luce numerosi reperti preispanici, testimonianza della lunga storia di questo luogo.

Il Museo Dolores Olmedo, tributo all’arte e alla cultura locale

Tra le attrazioni culturali di Xochimilco, il Museo Dolores Olmedo occupa un posto speciale. Situato nell’ex hacienda La Noria, fu donato alla città dalla filantropa Dolores Olmedo, desiderosa di condividere la sua vasta collezione d’arte con il pubblico. Il museo ospita oltre 600 pezzi preispanici, tra cui ceramiche, sculture e oggetti rituali, oltre alla più grande collezione al mondo di opere di Diego Rivera (140 pezzi) e una selezione di dipinti di Frida Kahlo. I giardini del museo, popolati da pavoni e xoloitzcuintle (una razza di cane autoctona), aggiungono un tocco di magia alla visita. Durante il mese di novembre, il museo allestisce un imponente altare per il Giorno dei Morti, una tradizione messicana che celebra il ricordo dei defunti, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella cultura messicana.

Il Museo Archeologico di Xochimilco

Per chi vuole approfondire la storia antica di Xochimilco, il Museo Archeologico è una tappa obbligata. Inaugurato nel 1965 per ospitare una collezione di reperti preispanici rinvenuti durante scavi e costruzioni, è ospitato in una casa del tardo XIX secolo e oggi conta oltre 2.400 pezzi, tra cui ceramiche, utensili, punte di freccia e sculture. Ogni oggetto racconta una storia, offrendo uno sguardo sulla vita quotidiana, le credenze e le pratiche artistiche delle civiltà preispaniche che abitarono la regione.

La chiesa di Xaltocán, santuario di fede e leggenda

Tra le comunità che compongono Xochimilco, Xaltocán si distingue per la sua ricca storia e la sua chiesa, dedicata alla Virgen de los Dolores (Vergine dei Dolori). Costruita nel 1751 come cappella di un’hacienda, la chiesa divenne un santuario nel 1951 e una parrocchia nel 1964. La leggenda narra che un’immagine della Vergine Maria apparve miracolosamente nel recinto di un tacchino, appartenente a una donna anziana del villaggio. Da allora, la chiesa è diventata un importante centro di pellegrinaggio, specialmente durante le celebrazioni in onore della Vergine. La chiesa di Xaltocán non è solo un luogo di culto, ma anche un simbolo della devozione e della spiritualità che permeano la vita della comunità.

Cosa fare a Oaxaca, in viaggio tra Zapotechi e spiagge da sogno

Par : ritarossella
23 février 2025 à 12:20

Chiunque stia organizzando un viaggio in Messico e desideri visitare un luogo autentico, c’è uno stato che deve assolutamente visitare: Oaxaca. Solo in questa zona sono presenti talmente tante cose da fare e da vedere che sono necessarie almeno un paio di settimane per vivere le sue atmosfere con i giusti tempi e scoprirne ogni dettaglio. Qui, storia e modernità si incontrano e si completano per offrire al visitatore un’esperienza unica.

Potete trascorrere la mattina a visitare siti archeologici zapotechi o splendidi musei e, il pomeriggio, lasciarvi trasportare dalla vivacità dell’omonima città Oaxaca de Juárez, tra café particolari, negozi di design e boutique. Potete apprendere l’arte del Mezcal, il famoso distillato di agave, o raggiungere la costa, dove ci sono spiagge adatte a tutti, da chi cerca la classica vacanza di relax a chi, invece, preferisce piccoli villaggi costieri dove fare surf. E, soprattutto, provare la cucina regionale, tra le più famose al mondo.

Dove si trova Oaxaca

Pronunciato “uahaka”, è uno degli stati del Messico meridionale, appena a ovest dell’istmo del Tehuantepec, la regione messicana dove si registra la minore distanza tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico. Uno splendido ambiente naturale, maestose rovine della civiltà zapoteca e una serie di spiagge da sogno rendono Oaxaca la meta ideale per chi vuole avere un’esperienza di viaggio diversa rispetto a Città del Messico e alla famosa penisola dello Yucatan.

In passato, la regione era abitata dalla grande civiltà zapoteca, costruttrice di città e grandi piramidi nelle foreste, che venne poi conquistata dagli Aztechi attorno all’anno 1200 dell’era cristiana, diventando parte dell’impero fino all’arrivo degli spagnoli nel XVI secolo. La dominazione spagnola, durata oltre 300 anni, mutò profondamente l’intera area e diede alle città il tipico aspetto “coloniale” per il quale sono ancora oggi molto famose.

Tuttavia, ciò che rende Oaxaca unica e ciò che costituisce la sua identità, sono le comunità indigene, la sua gente, le tradizioni e i rituali ancestrali che rimangono ancora il cuore di tutto.

Cosa vedere a Oaxaca: le spiagge da non perdere

La costa di Oaxaca è di una bellezza selvaggia, seppur non manchino le località più gettonate, punto d’attracco di numerose crociere. Le spiagge si susseguono lungo una costa spettacolare di 523 chilometri: lontane dai sentieri battuti per molti viaggiatori, per lungo tempo sono state un rifugio per surfisti e hippy e oggi, anche se questi scenari hanno subito un evidente cambiamento, è comunque facile ritrovare un’atmosfera rilassata difficile da riprodurre in altre zone costiere del Messico.

Playa Zicatela, Puerto Escondido

Impossibile parlare della costa del Pacifico e non citare Puerto Escondido. Questa è considerata la mecca dei surfisti, soprattutto Playa Zicatela: quest’ampia e ondulata distesa di sabbia dorata ospita la leggendaria Mexican Pipeline, una delle migliori onde del mondo.

Da aprile a ottobre arrivano le onde più grandi e impegnative e viene organizzata tutta una serie di competizioni internazionali di surf. Tuttavia, chi non fa surf o chi è agli inizi, deve fare attenzione alla risacca che qui è particolarmente pericolosa. Nei weekend, i bar sulla spiaggia si animano con feste e musica suonata da diversi DJ messicani e internazionali.

Spiaggia Puerto Escondido
Fonte: iStock
Playa Zicatela a Puerto Escondido

Bahía Maguey, Huatulco

Chi ricerca un’atmosfera più vacanziera o chi viaggia in famiglia, troverà la spiaggia ideale in Bahía Maguey, nel tratto di costa di Huatulco. Si tratta di una bellissima baia circondata di promontori boscosi, caratterizzata da una sabbia dorata lambita da acque calme e cristalline. È una meta popolare tra le famiglie locali e le sue acque sono lo scenario ideale dove dedicarsi a tante attività diverse, dal nuoto allo snorkeling, fino ai divertenti giri sulle banana boat (gonfiabile a forma di banana) e ai tour di avvistamento di delfini e balene. Qui sono presenti diversi comfort, dagli stand che servono piatti a base di pesce fresco ai bagni pubblici e alle docce.

Playa Rinconcito, Mazunte

Chi viaggia zaino in spalla e ha voglia di immergersi nelle atmosfere calme e rilassate del pittoresco villaggio di Mazunte, qui troverà la deliziosa spiaggia di Playa Rinconcito. Tra un ritiro yoga e un brunch nei locali vegani, potrete rilassarvi sulla sua sabbia dorata o raggiungere a piedi la vicina Punta Cometa, un promontorio spettacolare molto amato soprattutto al tramonto.

Inoltre, da qui partono quotidianamente le escursioni per l’avvistamento di delfini o balene ed è presente un centro di ricerca sulle tartarughe, da visitare se siete interessati a conoscere le pratiche di conservazione di questi animali che nidificano proprio nelle spiagge di questa zona.

Cosa vedere a Oaxaca: cultura, musei e siti archeologici

Per organizzare il vostro itinerario su cosa vedere a Oaxaca, consigliamo di suddividere il vostro tempo tra la città di Oaxaca e gite di un giorno nei dintorni.

La città di Oaxaca

Oaxaca de Juárez ha un fascino tutto suo, tra le strade ricche di architetture coloniali e un’affascinante cultura indigena zapoteca. Questa è la città più grande della regione con 300.000 abitanti. Fate una passeggiata a piedi tra i suoi quartieri, come quello artistico di Jalatlaco, ricco di case colorate, murales, café e gallerie d’arte. Entrate al Templo de Santo Domingo de Guzmán, una chiesa che funge da centro cittadino e attorno alla quale ruotano moltitudini di venditori ambulanti ed eventi.

Dietro la chiesa si trova il Jardín Etnobotánico de Oaxaca, un giardino botanico che richiede un biglietto d’ingresso di 100 pesos (circa 5 euro). Fate tappa anche nei vivaci mercati, come il 20 de Noviembre e il Benito Juárez, e assaggiate le specialità tipiche come le chapulines (cavallette), i quesillo (formaggio a pasta filata) e la salchicha ejuteca (salsiccia grigliata).

Oaxaca citta
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Casa con decorazioni tipiche a Oaxaca

I musei di Oaxaca

Una località da non perdere nella città di Oaxaca è l’Andador Macedonio Alcalá, la principale strada pedonale e cuore turistico, dove si trova il Museo di Arte Contemporanea. Al suo interno sono conservate alcune delle opere maggiori del celebre pittore messicano Rufino Tamay.

Molto interessante per gli amanti della storia è il Museo de las Culturas de Oaxaca, che permette di conoscere la storia più antica della città grazie all’esposizione dedicata ai resti archeologici ritrovati nei siti zapotechi e mixtechi. Il Museo de los Pintores Oaxaqueños, invece, permette di conoscere e apprezzare l’arte dei principali artisti della regione che lavorarono in tutto il Messico tra XIX e XX secolo.

Visitare i musei è sempre un’ottima idea per conoscere la storia e l’arte locale tradizionale e moderna, ammirando al contempo la maestosa architettura coloniale secolare del centro di Oaxaca.

Il sito archeologico di Monte Albán

A poca distanza dalla città di Oaxaca si trova il sito archeologico più importante del Paese, Monte Albán, la città zapoteca più antica di tutta la regione mesoamericana. Situata su un altopiano a quasi 2.000 metri di altitudine, la città antica è una delle meraviglie del Messico Meridionale, con buona parte delle strutture ancora perfettamente conservate, come le massicce piramidi, che sebbene più basse rispetto a quelle di Teotihuacan, sono un vero spettacolo per i visitatori.

Nel momento di massimo splendore Dani Baá, come veniva chiamata in lingua zapoteca, contava oltre 35.000 abitanti e per quasi 1000 anni fu uno dei centri politici e religiosi più importanti del Messico, prima dell’arrivo degli Aztechi provenienti dal nord del Paese. Il museo del sito offre una ricchissima collezione di reperti ritrovati durante gli scavi che permettono di scoprire piccoli dettagli della vita quotidiana dei misteriosi abitanti della città, come gioielli, giocattoli e splendide statuine intagliate.

Il parco archeologico offre anche la possibilità di attraversare la vicina foresta grazie a una rete di sentieri per escursioni e di dedicarsi al birdwatching poiché nelle aree limitrofe vive il meraviglioso quetzal splendente, l’uccello che ha generato la mitologia di Quetzalcóatl.

Monte Alban Oaxaca
Fonte: iStock
Il sito archeologico di Monte Albán

L’albero del Tule, uno dei più grandi al mondo

Tra le cose da vedere c’è anche l’albero di Tule, raggiungibile anche con una bicicletta dal centro della città di Oaxaca. Questa meraviglia naturale ha resistito alla prova del tempo per quasi 2.000 anni e cattura l’attenzione con la sua presenza colossale e la sua storia leggendaria. La fama dell’albero del Tule non deriva solo dalla sua età notevole, ma anche dal suo tronco, che vanta una delle circonferenze più grandi del mondo.

Cosa fare a Oaxaca

Dalla città di Oaxaca potete organizzare diverse gite fuori porta verso destinazioni uniche nei dintorni o prenotare esperienze particolari per approfondire la cultura e la gastronomia del territorio.

Escursione a Hierve El Agua

Uno dei tour più amati, oltre che tra le cose da fare in Messico, è quello che permette di raggiungere le sorgenti naturali di Hierve El Agua. Immersa in uno scenario composto da basse montagne ricoperte di arbusti, Hierve El Agua è un insieme di sorgenti minerali gorgoglianti che sfociano in piscine a sfioro naturali proprio sul bordo di una scogliera con spettacolari panorami sulla sierra. L’acqua che gocciola sul bordo della scogliera per millenni, infatti, ha creato un’incredibile cascata pietrificata di candido calcare. La cascata si trova sulla via Panamericana in direzione Santa María del Tule, appena fuori da Oaxaca, e rappresenta una delle principali attrazioni del Paese essendo l’unico luogo al mondo, oltre a Pamukkale in Turchia, dove avviene questo straordinario fenomeno naturale.

Hierve El Agua
Fonte: iStock
Le sorgenti naturali di Hierve El Agua

Provare le specialità gastronomiche di Oaxaca

Il Messico è famoso per la sua cucina profondamente regionale e lo stato di Oaxaca ospita quella che è ampiamente considerata come una delle migliori. Secondo gli chef locali, che qui sono particolarmente rinomati grazie all’ampia presenza di ristoranti stellati, ciò che rende il cibo di Oaxaca diverso rispetto ad altre regioni culinarie è l’enorme varietà di microclimi.

I cibi di strada da provare sono in assoluto le tlayudas (tortillas sottili e croccanti ricoperte di fagioli, carne, salsa e formaggio) e le memelas (focacce di mais grigliate). Dove provarli se non nei mercati cittadini? Tra gli stand di bancarelle allestiti nei mercati 20 de Noviembre e Benito Juarez troverete, oltre a un caleidoscopio di frutta tropicale, barili di cavallette fritte chiamate chapulines, tacos e tamales Oaxaqueños (tamales di mais avvolti in foglie di mais, conditi con salsa mole dolce e salata, fatta con cioccolato amaro). Il tutto viene arricchito da una tazza della rinomata cioccolata calda e dal caffè.

Oltre ai mercati, troverete tanti ristoranti, stellati e non, dove provare le migliori specialità di Oaxaca proposte anche in ricette nuove e originali.

Visitare una distilleria artigianale di Mezcal

Sono le terre di Oaxaca quelle in cui crescono le imponenti piante di agave, dalle quali nasce il distillato più amato: il Mezcal. Questo prodotto ha origini antiche perché la pratica della distillazione era diffusa in Messico già prima della conquista spagnola del 1521. Questo è stato attestato grazie al ritrovamento di reperti archeologici che testimoniano che la coltivazione dell’agave risale a circa 10.000 anni fa.

Ma cosa è il Mezcal? È l’acquavite messicana ottenuta dalla fermentazione e dalla distillazione del succo delle agavi coltivate all’interno degli stati autorizzati dalla legge. Rappresenta un distillato di successo che può essere acquistato in tutto il mondo, ma la cui identità artigianale può essere scoperta solo in queste zone, dove vengono utilizzati metodi di produzione particolari e ancestrali. Da Oaxaca potrete raggiungere le diverse valli dove lavorano i produttori di Mezcal e dov’è possibile fare un tour delle loro distillerie.

Visitarle rappresenta un’esperienza unica perché ogni distilleria ha la propria ricetta e i propri rituali, spesso tramandati di generazione in generazione.

Fare un corso di cucina

Se amate provare le specialità tipiche di un territorio, ma volete scoprire anche come vengono preparate, l’ideale è partecipare a un divertente tour di cucina. Questo è il modo ideale per immergersi nella ricca tradizione culinaria della regione, scoprendo i sapori autentici e le tecniche tradizionali. I tour proposti offrono diverse esperienze, dalle visite ai mercati locali, dove assaggerete i prodotti locali accompagnati da una guida esperta, alle lezioni di cucina in cui imparerete a preparare piatti tradizionali come il mole, una salsa complessa e saporita a base di cioccolato.

Solitamente, l’esperienza del mercato e della lezione di cucina sono unite per permettere ai partecipanti di conoscere in prima persona gli ingredienti che utilizzeranno per le loro preparazioni.

I luoghi di Dreams, il film con Jessica Chastain alla Berlinale 2025

Par : marcobaldini
15 février 2025 à 09:00

Dopo il quartiere benestante in Messico di New Order, la landa desolata di Acapulco per Sundown e, di recente, i paesaggi di New York e un po’ di Venezia in Memory, Michel Franco si è spostato a San Francisco per il nuovo film, Dreams, presentato alla Berlinale 2025.

I produttori Eréndira Núñez Larios e Yves Cape tornano a collaborare con il regista messicano e nel cast brillano Jessica Chastain e Rupert Friend. Il film, girato a San Francisco e Città del Messico con un budget di circa 3 milioni di dollari, è incentrato su una ricca donna con un debole per la vita mondana che ha una storia d’amore con un ballerino messicano, interpretato dal giovane Isaac Hernández.

Di cosa parla Dreams, il film di Michel Franco

Fernando, un giovane ballerino di danza classica del Messico, sogna di essere riconosciuto a livello internazionale e di vivere negli Stati Uniti. Convinto che riceverà il sostegno della sua amante, Jennifer, una mondana e filantropa, Fernando si lascia tutto alle spalle, sfuggendo per un pelo alla morte. Il suo arrivo sconvolge il mondo della donna che farà di tutto per proteggere sia il loro futuro, sia la vita attentamente curata che ha costruito.

San Francisco
Fonte: iStock
San Francisco

I luoghi del film da riscoprire

Si è sottolineato che, a un livello più ampio, il film tocchi anche il rapporto tra Stati Uniti e Messico, ma Franco è riluttante a dirlo. “Non lo spiegherei in questo modo, perché penso che spetti al pubblico capirlo. Tutto quello che posso dirti è che, come faccio spesso, ho cercato di non renderlo troppo semplice“. Tuttavia conferma che questo rapporto tra i due paesi è un aspetto del film. “Ho girato il film a San Francisco e Città del Messico, in entrambi i posti, quindi, sì, coinvolge i due paesi e il modo in cui ci relazioniamo tra di noi“.

Dreams è iniziato quando ne ho parlato con Jessica durante una pausa pranzo sul set di Memory. Le ho detto che non le stavo proponendo qualcosa, ma le stavo solo dicendo che avevo pensato molto a queste cose per anni nella mia mente. E lei ha detto: ‘Facciamolo’. Quindi, è giusto dire che Dreams è nato da quella buona collaborazione e da quel momento che stavamo avendo” ha raccontato Franco a Deadline.

Franco ha girato il film in ordine cronologico, lasciando il tempo per rigirare le scene se necessario. “A volte è veloce e giriamo solo ciò che è sul copione. E se funziona, continuiamo ad andare avanti perché hai un numero limitato di giorni e settimane per girare. Ma spesso girando ciò che è sul copione, noi – per caso o per il modo in cui un attore interpreta ciò che è scritto – troviamo qualcosa di nuovo e io non faccio prove prima, quindi tutto prende forma il giorno stesso. Quindi, lasciamo che cresca e si trasformi e spesso rigiriamo. Molto di ciò che vedete sullo schermo sono scene girate più volte“.

Città del Messico
Fonte: iStock
Città del Messico

Città del Messico

Città del Messico è una delle destinazioni più affascinanti dell’America Latina. Con un patrimonio architettonico che spazia dai templi aztechi a palazzi coloniali, questa capitale è un vero e proprio scrigno di tesori. Una visita a Città del Messico non sarebbe completa senza una tappa al centro storico, dove si trovano la Cattedrale Metropolitana e il Palazzo Nazionale. Questi luoghi non solo offrono uno spettacolo visivo incredibile, ma raccontano anche la storia affascinante del Messico.

Un’altra meta da non perdere è il Museo Frida Kahlo, nel quartiere di Coyoacán, dove è possibile immergersi nella vita e nei lavori di una delle artiste più iconiche del paese. Città del Messico è anche un paradiso per gli amanti della cucina. Non si può perdere l’occasione di assaporare i piatti tradizionali come i tacos al pastor o il mole. Oltre alla gastronomia, la città offre una vivace scena culturale, con festival, concerti e mostre d’arte che si tengono durante tutto l’anno.

San Francisco

San Francisco è una delle città più iconiche degli Stati Uniti, famosa per la sua cultura vibrante, i panorami mozzafiato e i monumenti storici. Situata sulla costa della California, è una meta imperdibile per chiunque desideri esplorare la ricca varietà di esperienze che offre. D’obbligo una visita al Golden Gate Bridge, simbolo della città che è apparso in tantissimi film e serie tv. Si può passeggiare a piedi o in bicicletta lungo i suoi oltre 2,7 km di lunghezza, catturando opportunità fotografiche indimenticabili. Altre attrazioni da visitare includono l’Isola di Alcatraz, famosa per il suo carcere, e il pittoresco quartiere di Fisherman’s Wharf, dove puoi assaporare deliziosi frutti di mare.

San Francisco offre diverse modalità di trasporto per esplorare la città. I tram storici, con il loro fascino unico, collegano molte delle principali attrazioni. Inoltre puoi utilizzare il sistema BART per spostarti facilmente tra il centro e le aree circostanti. Non dimenticare di fare un giro nei famosi Cable Cars, un’esperienza nostalgica che ti porterà attraverso le strade collinari della città.

Scopri Città del Messico in 3 giorni: la guida completa

28 janvier 2025 à 18:00

Città del Messico, è un vivace centro culturale e storico, ricco di tradizioni, arte e sapori indimenticabili, una metropoli immensa e vibrante, con una popolazione di 22 milioni di abitanti. Un numero che, per chi proviene da città più piccole, può risultare impressionante!

Districarsi tra l’infinita offerta di attrazioni, musei e gallerie d’arte, ristoranti, caffèe e bar può risultare difficile. Non basterebbe un mese per scoprirla completamente, ma con un breve soggiorno di tre giorni è comunque possibile vivere un’esperienza straordinaria. Il nostro itinerario ti guiderà attraverso i luoghi storici più importanti, rovine antiche e quartieri vivaci pieni di colore e vita.

Questo è solo un piano indicativo di cosa si può fare ogni giorno, facilmente adattabile in base alla posizione del tuo alloggio, che sia nel centro storico o altrove. Ricorda che Città del Messico è enorme, può fare molto caldo e l’inquinamento è elevato, quindi è consigliabile prevedere dei momenti di pausa per riposarsi!

Questa guida di tre giorni è stata pensata per ottimizzare il tuo tempo, permettendoti di esplorare i punti salienti della città e vivere un’esperienza autentica e memorabile.

Primo giorno: esplora il centro storico

Inizia la tua prima giornata a Città del Messico con una colazione in uno dei tanti caffè locali nei quartieri di Condesa o Roma. Qui troverai una varietà di pasticcerie con fragranti croissant e caffè messicano dal gusto intenso. Non dimenticare di provare i tamales o i churros, tipici della colazione locale.

Il primo posto che ogni visitatore dovrebbe visitare è il centro storico. Inizia dalla piazza principale di Città del Messico, conosciuta come Zócalo, dove sarai accolto da una gigantesca bandiera messicana che sventola con orgoglio. Qui troverai il Palazzo Nazionale, residenza ufficiale del presidente del Messico, e la Cattedrale Metropolitana, la più antica e grande delle Americhe. Questa cattedrale, costruita nell’arco di tre secoli, è un affascinante mix di stili architettonici ed è assolutamente da visitare.

Dopo aver esplorato la cattedrale, dirigiti verso le rovine del Templo Mayor, il principale tempio della capitale azteca di Tenochtitlán. Il museo annesso al sito archeologico ha un costo d’ingresso di 85 MXN e ti permetterà di approfondire la storia precolombiana e scoprire reperti straordinari come maschere e utensili rituali. In alternativa, puoi anche semplicemente ammirare le rovine dall’esterno senza entrare nel museo.

Templo Mayor citta del messico
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Osserva le rovine del Templo Mayor nel tuo primo giorno a Città del Messico

Successivamente, passeggia lungo la pedonale Calle Madero e fai una sosta alla famosa Casa de Toño, dove potrai gustare piatti tradizionali messicani come il pozole e i chilaquiles. Se hai voglia di concederti qualcosa in più e un pranzo con una magnifica vista sullo Zócalo, prendi un ascensore fino al ristorante sul tetto del Gran Hotel Ciudad de México: scatterai foto memorabili mentre assapori piatti messicani come il mole poblano o enchiladas verdi.

Dopo pranzo, visita il maestoso Palacio de Bellas Artes, uno splendido edificio in marmo. Si tratta di un gioiello architettonico in stile art nouveau e art deco che ospita anche straordinari murales di artisti come Diego Rivera e Siqueiros. Passeggia lungo Calle Madero, una vivace strada pedonale ricca di negozi, caffè e artisti di strada, e fermati a osservare le esibizioni locali.

Se il tempo lo permette, fai una sosta al Museo Franz Mayer, che ospita una vasta collezione di arti decorative provenienti da tutto il mondo, o al Museo Kaluz, meno turistico: è una galleria con una collezione privata di opere messicane dal XVIII al XXI secolo.

Dopo una giornata così intensa concediti un po’ di relax. Inizia con un gelato da Joe Gelato, famoso per servire uno dei migliori gelati fuori dall’Italia. Prosegui passeggiando tra le splendide strade alberate di Roma Norte, un quartiere trendy e cosmopolita. Qui, fermati alla celebre Churrería El Moro per assaporare dei croccanti churros con cioccolata calda.

Palacio de bellas artes citta del messico
Fonte: iStock
Il bel Palazzo delle Belle Arti

Man mano che si avvicina la sera, concediti un cocktail in uno dei bar più rinomati al mondo, la Licorería Limantour (si consig di prenotare in anticipo). Dopo un paio di drink, sarà il momento di cena in uno dei ristoranti di Roma Norte: alcune ottime opzioni sono Taquería Orinoco, El Parnita, Maíz de Cacao o Santo Habanero, famoso per i suoi piatti dai sapori intensi e cocktail creativi.

Dopo cena, se avrai ancora voglia di scoprire qualcosa di Città del Messico, potrai immergerti nell’energia di uno spettacolo di Lucha Libre, una sorta di Wrestling, all’Arena Mexico: un mix di atletismo, teatralità e tradizione messicana. Scoprirai i segreti di questo sport e potresti persino portare a casa la maschera di un luchador.

maschera lucha libre
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Portati a casa una maschera da lottatore

Secondo giorno: dalla storia antica alla creatività contemporanea

Dopo aver preso confidenza con Città del Messico, questo secondo giorno ti riempirà di ricordi indelebili: lo dedicherai alla scoperta di uno dei siti archeologici più importanti del Messico: Teotihuacán. Situato nei dintorni della capitale messicana, questo vasto complesso archeologico risale al 400 a.C. ed è famoso per le sue spettacolari piramidi: la Piramide del Sole (la più grande del sito) e la Piramide della Luna.

Oltre a queste meraviglie, potrai ammirare anche affreschi ben conservati, l’iconica Avenida de los Muertos e scopri i templi e i palazzi che un tempo costituivano il cuore pulsante di questa città precolombiana come il Tempio del Serpente Piumato (l’unico attualmente accessibile ai visitatori).

Teotihuacan citta del messico
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Visita l’incredibile sito di Teotihuacan

L’origine di Teotihuacán è ancora un mistero, quindi è utile informarsi prima della visita per apprezzare al meglio ciò che si sta vedendo. Ti consigliamo di partecipare ad una visita guidata perchè una persona esperta possa arricchire ulteriormente la tua esperienza con racconti sulla cultura e la storia di questa antica civiltà. In alternativa potrai usare l’app SmartGuide, che fornisce informazioni basate sul GPS mentre cammini tra le rovine.

Questa escursione dura circa 6 ore, quindi è consigliabile arrivare per l’apertura alle 9:00 per evitare la folla e il caldo. Poiché il sito ha pochissima ombra, porta con te un cappello, crema solare, acqua e scarpe comode.

Esplora Teotihuacán

Teotihuacán rappresenta un affascinante viaggio alla scoperta di uno dei siti archeologici più celebri e visitati del Messico, riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 1987. Con una superficie di 83 chilometri quadrati, Teotihuacán, il cui nome significa “il luogo dove furono creati gli Dei”, si trova a circa 50 km a nord-est di Città del Messico.

Questa antica città precolombiana del Mesoamerica fu un centro urbano di straordinaria importanza e influenza, nonché una delle più grandi metropoli del mondo antico. Nel periodo di massimo splendore, intorno alla prima metà del I millennio d.C., la sua popolazione superava i 100.000 abitanti. Si ritiene che la città sia stata fondata intorno al 100 a.C. e abitata fino al VII-VIII secolo d.C.

Situata in una valle ricca di risorse naturali, la storia di Teotihuacán resta avvolta nel mistero, soprattutto riguardo alla sua fondazione. Gli archeologi, per anni, hanno attribuito la costruzione della città ai Toltechi, una delle più antiche civiltà messicane, mentre altri studiosi ritengono che i Totonachi ne siano stati i fondatori. Questo dibattito è ancora aperto, ma ciò che rimane indiscusso è il prestigio della città, che tra il 150 e il 450 d.C. raggiunse il suo apogeo.

Durante questo periodo, Teotihuacán fu il fulcro politico, economico, commerciale e religioso di una delle civiltà mesoamericane più potenti, capace di dominare culturalmente l’America Centrale e di esercitare un’influenza paragonabile a quella dell’antica Roma.

tempio serpente piumato
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Osserva da vicino i resti dell’antichissimo Tempio del Serpente Piumato

Grazie ai resti archeologici, è possibile ricostruire l’organizzazione e il layout geometrico della città, esempio eccellente di pianificazione urbana centroamericana. Gli edifici furono progettati secondo una rappresentazione simbolica dell’universo, enfatizzando il legame tra architettura e cosmologia.

Uno degli elementi più distintivi della città è il suo asse principale, noto come Viale dei Morti. Gli Aztechi lo chiamarono così perché credevano che le strutture ai lati fossero tombe, sebbene in realtà si trattasse di altari cerimoniali sormontati da templi.

Tra gli edifici più imponenti spiccano la maestosa Piramide del Sole, la Piramide della Luna e altre strutture costruite seguendo lo stile talud-tablero, che ha dato origine alle piramidi a gradini, fondamentali nell’architettura Azteca e Maya.

Dopo aver visitato il sito, gusta un pranzo unico al ristorante La Gruta, situato all’interno di una grotta vicino alle piramidi. Qui potrai assaporare piatti tradizionali messicani in un ambiente suggestivo. Prova il mixiote o le tortillas fatte a mano. In alternativa, per risparmiare tempo e denaro potrai portarti un pranzo al sacco.

Un pomeriggio con Frida Kahlo

Dopo la pausa per il pranzo, torna a Città del Messico e dirigiti verso Coyoacán, un quartiere storico caratterizzato da strade acciottolate e case colorate. Visita la Casa Azul, il museo dedicato a Frida Kahlo, che offre un’intima visione della vita e dell’arte della celebre pittrice messicana. Le sue stanze sono piene di opere, oggetti personali e lettere che raccontano la sua storia.

Casa Azul
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La Casa Azul è la dimora museo di Frida Khalo

La Casa Azul è l’abitazione dove Frida Kahlo nacque, crebbe e visse fino all’ultimo istante. Icona del XX secolo, Frida è stata una delle donne più affascinanti, influenti e complesse della storia. Per sua volontà, oggi la Casa Azul è un museo aperto a tutti, per condividere con il mondo il suo straordinario lascito. Entrare nella Casa Azul è come fare un pellegrinaggio, scoprendo dettagli intimi e poco conosciuti della vita dell’artista più amata del Messico.

Costruita da Guillermo Kahlo nel 1904, la Casa Azul è stata il cuore della vita di Frida. Qui ha vissuto per tutta la sua vita, prima con i suoi genitori e successivamente con Diego Rivera, che contribuì alla trasformazione della Casa Azul in un museo, donandolo al governo messicano dopo la scomparsa di Frida nel luglio del 1954, affinché fosse aperto al pubblico di tutto il mondo.

Ogni angolo della casa racconta la sua storia: la sala da pranzo, la cucina, lo studio, e la sua camera da letto sono rimasti intatti, offrendo una straordinaria testimonianza delle sue abitudini, dei suoi dolori e dei suoi sogni.

Casa Azul scritta
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Visita la Casa Azul per conoscere la vita e le opere di Frida Khalo

Tra le opere esposte si trovano capolavori intrisi di emozione, come Frida y la cesárea, che riflette il tema della maternità e il dolore legato ai suoi aborti e Viva la vida, il suo ultimo quadro, dipinto otto giorni prima della sua morte, un inno alla vita e alla sua inesauribile voglia di vivere nonostante la malattia.

Cosa vedrai nella Casa Azul:

  • La sala da pranzo e la cucina: qui emergono la passione di Frida e Diego per l’artigianato messicano. La cucina colorata è un omaggio alle tradizioni culinarie del paese, simbolo dell’ospitalità della coppia.
  • Lo studio di Frida: un luogo carico di emozione, dove si trovano la sua sedia a rotelle davanti al cavalletto, i pennelli e una foto di Diego.
  • La camera da letto: il letto con lo specchio sul soffitto, installato dalla madre di Frida dopo il grave incidente del 1925, è una testimonianza della forza dell’artista, che non smise mai di dipingere.
  • Il giardino della Casa Azul: Frida e Diego ampliarono la proprietà aggiungendo un giardino incantevole. Le pareti azzurre, l’arte popolare e i dettagli che celebrano il loro amore rendono questo spazio magico.

Consigli per la visita di Casa Azul:

  • Prenotare in anticipo: la Casa Azul è uno dei musei più visitati di Città del Messico. È consigliabile acquistare i biglietti con 2-3 settimane di anticipo sul sito ufficiale del museo, soprattutto durante le festività. Si trova a Calle Londres 247, Colonia del Carmen, Coyoacán.
  • Orari:
    • Martedì: 10-18
    • Mercoledì: 11-18
    • Da giovedì a domenica: 10-18
    • Chiuso il lunedì.
  • Biglietti (Acquistabili online o presso il Restaurante Centenario 107 di Coyoacán):
    • Giorni feriali: 250 pesos (circa 11 euro)
    • Weekend: 270 pesos (circa 12 euro)
  • Museo Diego Rivera – Anahuacalli incluso:
    Il biglietto per Casa Azul comprende anche l’ingresso al Museo Diego Rivera – Anahuacalli, che però si trova a circa 45 minuti di autobus.
  • Esperienze speciali:
    • È possibile prenotare visite guidate (in inglese o spagnolo) scrivendo a relacionespublicas@museofridakahlo.org.mx con almeno una settimana di preavviso.
    • Ogni ultimo mercoledì del mese, si può partecipare a una visita notturna in occasione della Notte dei Musei. Anche in questo caso, è necessario prenotare con anticipo.
Casa Azul Frida Khalo
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Prenota in anticipo la tua visita a Casa Azul

Dopo la visita di Casa Azul, passeggia nel centro di Coyoacán, fermandoti al mercato locale per gustare churros, tamales o un rinfrescante agua fresca. Esplora la Chiesa di San Giovanni Battista, un gioiello architettonico con interni affascinanti. Termina la giornata con una cena al Maximo Bistrot, rinomato per i suoi piatti farm-to-table, o al raffinato Rosetta, che combina cucina italiana e messicana in un’ambientazione elegante. Entrambi offrono esperienze culinarie uniche.

Terzo giorno: musei, natura e relax

Dopo due giorni intensi di storia e cultura, nel tuo terzo giorno a Città del Messico potrai scegliere di immergerti nella vivace scena culinaria della città.

Dedica le prime ore della mattina al Bosque de Chapultepec, uno dei parchi urbani più grandi al mondo. Passeggia tra i sentieri alberati e visita il Castello di Chapultepec, un ex palazzo imperiale trasformato in museo. Ammira la vista panoramica sulla città e scopri manufatti storici e opere d’arte.

Sai che Città del Messico ha una sua Venezia? Si tratta dei Giardini Galleggianti di Xochimilco, conosciuti come la “Venezia messicana” per via dei canali che li attraversano.

Giardini Galleggianti di Xochimilco
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Esplora i canali della Venezia di Città del Messico

I Giardini Galleggianti di Xochimilco

Si tratta di una delle principali attrazioni turistiche della città. Situata a sud della capitale, questa località, il cui nome in lingua nahuatl significa “nel campo dei fiori”, risale all’epoca precolombiana ed è parte delle 16 demarcaciones (distretti) della città. Il termine fa riferimento alle chinampas, un ingegnoso sistema agricolo di “orti galleggianti” ideato dagli Aztechi, che utilizzavano zattere naturali per fertilizzare e coltivare la terra.

Nel 1987, le chinampas sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, rappresentando un prezioso esempio di idrocultura e una testimonianza dell’antica agricoltura mesoamericana.

I giardini galleggianti di Xochimilco rappresentano una tappa imperdibile per chi visita Città del Messico. Con il loro tripudio di colori, musica, cibo e leggende, offrono un’esperienza autentica che celebra la ricchezza culturale e la storia millenaria del Messico. Una destinazione unica, immersa nella natura e nel mistero, capace di affascinare ogni viaggiatore.

barca canale Xochimilco
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Sali su una delle celebri barche per navigare i canali di Xochimilco

Oltre alle chinampas, Xochimilco è celebre per le sue iconiche trajineras, coloratissime barche di legno decorate con nomi femminili tradizionali come María e Guadalupe. Questi vivaci mezzi di trasporto attraversano i canali offrendo ai visitatori un’esperienza unica: ammirare il paesaggio, osservare uccelli migratori come l’endemico ajolote, gustare piatti tipici, ballare e lasciarsi incantare dalle note dei mariachi.

Durante il tour è immancabile una tappa alla suggestiva Isla de las Muñecas (Isola delle Bambole), un luogo immerso in una laguna remota e circondato da una fitta foresta. Qui, dagli alberi pendono inquietanti bambole mutilate e consumate dal tempo, legate a una celebre leggenda.

La leggenda dell’Isola delle Bambole

La storia narra di Don Julián Santana Barrera, un uomo che negli anni ’50 lasciò la sua famiglia per trasferirsi sull’isola e diventarne custode. Poco dopo il suo arrivo, fu testimone della tragica morte di una bambina annegata nella laguna, con in mano una bambola. Qualche giorno dopo, Don Julián trovò una bambola che galleggiava nello stesso punto dove la bambina era morta. Convinto che il suo spirito infestasse l’isola, iniziò ad appendere bambole agli alberi per placarla.

Col tempo, raccolse tutte le bambole che la corrente portava alla laguna, trasformando l’isola in un macabro santuario. Nel 2001, lo stesso Don Julián fu trovato morto nello stesso luogo in cui la bambina aveva perso la vita. Si racconta che, di notte, le bambole si animino, muovendo gli occhi o girando la testa, alimentando il fascino oscuro di questo luogo.

isola delle bambole
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Il macabro santuario dell’Isola delle Bambole

I mercati di Xochimilco

Xochimilco non è solo canali e leggende. Vale la pena visitare i suoi mercati, come il Mercado de Flores y Plantas de Madreselva, il Mercado de Plantas de Cuemanco, famoso per i gelati artigianali, o il Mercado de Xochimilco Centro, dove si trovano pannocchie di mais fatte in casa, prodotti artigianali, abbigliamento e scarpe. Tra le specialità gastronomiche da provare, spicca il pulque, una bevanda alcolica azteca ricavata dalla fermentazione della linfa dell’agave, che racchiude in sé tradizioni mitologiche e culturali messicane.

Come alternativa ai Giardini di Xochimilco ti consigliamo una tappa al Museo di Arte Moderna, che ospita opere di artisti come Frida Kahlo e Rufino Tamayo. Terminata la tua visita, avrai probabilmente fame. A pranzo, dirigiti verso il Mercado Roma, un paradiso per gli amanti del cibo. Qui troverai una vasta gamma di stand gastronomici che offrono piatti tradizionali e moderni. Gusta tacos, tamales e dolci messicani, o rilassati sulla terrazza con un cocktail.

Roma Norte
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Vista dall’alto del quartiere di Roma Norte

In questo caso pootrai scegliere di fermarti a Contramar, un ristorante di Roma Norte celebre per i suoi piatti di pesce. Alcune specialità imperdibili sono le tostadas di tonno e il pesce bianco con salse di peperoncino rosso e prezzemolo. È un po’ costoso, ma vale assolutamente la pena!

Dopo pranzo, potrai continuare il tuo viaggio con una visita al Museo Nazionale di Antropologia, uno dei più importanti al mondo. Esplora le affascinanti esposizioni dedicate alle civiltà precolombiane, tra cui i Maya, gli Aztechi e gli Olmechi. Imperdibile è la Pietra del Sole, un’icona della cultura azteca. Dedica del tempo anche alla sezione dedicata ai Mexica e agli strumenti di vita quotidiana, che offrono una visione profonda della vita antica.

Dopo il museo, fai una passeggiata tra le strade affascinanti di La Condesa e rilassati al Parque México. Qui troverai un angolo speciale chiamato Audiorama, un’area con musica rilassante, sedie comode e la regola del silenzio, per garantire a tutti di vivere un’atmosfera tranquilla!

Per concludere il viaggio con una vista mozzafiato, torna nel centro storico e sali sulla Torre dell’America Latina. Dalla terrazza panoramica potrai goderti uno spettacolare tramonto sulla città mentre sorseggi un cocktail.

torre america latina
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Sali sulla Torre dell’America Latina per un’ultima vista dall’alto sulla città

Per la tua ultima sera, scegli un’esperienza culinaria indimenticabile al Pujol, considerato uno dei migliori ristoranti del mondo, con un menù degustazione che celebra la ricchezza della cucina messicana. Prenota in anticipo per assicurarti un tavolo. Se preferisci un’opzione più informale, prova Azul Condesa, che offre piatti tradizionali in un ambiente accogliente.

Consigli pratici per la tua visita:

  • Dove alloggiare: scegli quartieri come Roma, Condesa o Polanco per un soggiorno confortevole e ben collegato.
  • Trasporti: usa Uber o la metropolitana per spostarti rapidamente e in sicurezza.
  • Idratazione: Città del Messico si trova a un’altitudine elevata, quindi bevi molta acqua per evitare disagi.

Se il tuo soggiorno dovesse durare più di 3 giorni, potresti ampliare l’itinerario visitando la Basilica di Nostra Signora di Guadalupe o fai una gita di un giorno a Taxco, la famosa “Città dell’Argento” del Messico.

Come dimostra questo itinerario, Città del Messico è una destinazione straordinaria, ricca di esperienze culturali, storiche e gastronomiche, un luogo che unisce passato e presente con un’energia unica. Lasciati conquistare dalla sua cultura vibrante, dalla sua cucina straordinaria e dalla sua storia affascinante.

In Messico hanno aperto un nuovo sito archeologico Maya

Par : elenausai10
16 janvier 2025 à 07:30

Prima dell’arrivo dei colonizzatori spagnoli nel XVI secolo, gli antichi Maya rappresentavano una delle civiltà più sofisticate dell’emisfero occidentale. Basti pensare al loro calendario, alla profonda conoscenza che possedevano nel campo dell’astrologia e alle loro città, complete di piramidi, templi, piazze e anche campi da calcio con regole davvero particolari.

I Maya vissero soprattutto nel Centro America, tra Guatemala, Belize, Honduras, El Salvador, Nicaragua e Messico. In particolare, il territorio messicano brulica di siti archeologici, alcuni riconosciuti tra i più importanti al mondo, come Chichen Itza. A questi, da oggi, se ne aggiunge uno nuovo, finalmente accessibile al pubblico dopo numerosi anni dalla sua scoperta: l’antica città Maya di Ichkabal.

Il sito archeologico di Ichkabal

Dopo ben due anni, l’antica città Maya di Ichkabal ha aperto le sue porte diventando il sito archeologico numero 194 tra quelli di origine preispanica abilitati alla visita in Messico. La maggior parte si trova negli stati messicani meridionali dello Yucatán, Quintana Roo e Chiapas, una zona particolarmente importante dal punto di vista storico perché molti di questi insediamenti raggiungevano i 50.000 abitanti. I viaggiatori che li visitano hanno l’opportunità unica di approfondire la vita sociale, culturale e religiosa degli antichi Maya.

 

La città di Ichkabal si trova proprio in quest’area, a sud di Quintana Roo. Qual è la sua storia? Tra il 200 a.C. e il 200 d.C., la città svolse un ruolo fondamentale nello sviluppo dello stile architettonico noto come Petén. Fu contemporanea di grandi metropoli come Calakmul e Tikal, situate negli attuali territori di Campeche e Guatemala, con le quali condivise l’apice del periodo classico Maya (200-600 d.C.).

Ichkabal si distingue per la presenza di strutture particolarmente alte, molte delle quali superano i 40 metri di altezza, comunemente raggruppate in complessi triadici.

Sito archeologico Ichkabal Messico
Fonte: Gobierno de Mexico
Il nuovo sito archeologico di Ichkabal

Come visitarlo e i siti archeologici nei dintorni

L’ingresso alla nuova zona archeologica è gratuito ed è aperto dal lunedì alla domenica dalle 8:00 alle 17:00, con ultimo ingresso alle 16:30.

Ichkabal si trova nella parte meridionale di Quintana Roo, a 40 chilometri dal capoluogo municipale di Bacalar e dalla Laguna dei Sette Colori, e a 75 chilometri da Chetumal. La strada d’accesso, lunga 23 chilometri, è stata recentemente costruita ed è raggiungibile dalle stazioni del Treno Maya di Bacalar e Chetumal.

Sempre nello stato del Quintana Roo troverete un altro sito archeologico molto importante: Cobá. Sede della piramide più alta di quest’area del Messico, fu un tempo una delle città Maya più importanti dell’intera penisola. Situata a circa 48 chilometri a ovest delle rovine di Tulum, la città fu fondata intorno al 600 d.C. e raggiunse un’estensione di circa 50.000 abitanti.

Sebbene gran parte di Cobá sia ancora da scavare, i viaggiatori possono salire il Nohoch Mul, una piramide di 42 metri che offre panorami mozzafiato sulla giungla dello Yucatán. Cobá è inoltre famosa per la sua sofisticata rete di sacbe, o ‘strade bianche’, sentieri di calcare che collegavano la città agli insediamenti vicini.

Da Quintana Roo potete optare per prendere un autobus o il treno e salire verso Chichen Itza, una delle nuove 7 Meraviglie del Mondo.

Nuovo sito archeologico Maya
Fonte: Gobierno de Mexico
L’antica città Maya di Ichkabal

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