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Il Castello di Fontainebleau: la residenza dei re di Francia che racconta otto secoli di storia

20 juillet 2026 à 17:16

Non è la dimora reale più conosciuta della Francia, eppure questo antico e nobile castello merita assolutamente una visita. A meno di un’ora da Parigi esiste un luogo che ha attraversato quasi tutta la storia della monarchia francese. Il Castello di Fontainebleau, dichiarato Patrimonio Unesco, è stato la dimora prediletta di re, regine e imperatori per oltre otto secoli, molto prima che Versailles diventasse il simbolo dello sfarzo della corte francese.

Sale affrescate, gallerie rinascimentali, appartamenti imperiali e immensi giardini raccontano le trasformazioni di un palazzo che, ancora oggi, conserva il fascino delle grandi residenze reali.

La storia del castello e cosa vedere durante la visita

Le origini del Castello di Fontainebleau risalgono al XII secolo, quando Luigi VII fece costruire una fortezza nel cuore della foresta. Fu però Francesco I, nel 1528, a trasformarla in un magnifico palazzo rinascimentale, chiamando niente poco di meno che artisti italiani come Rosso Fiorentino e Primaticcio e dando vita alla celebre Scuola di Fontainebleau, che influenzò profondamente l’arte europea.

Castello di Fontainebleau
Getty Images
Il Castello di Fontainebleau e la famosa scalinata

Nel corso dei secoli il castello è stato abitato da 34 re di Francia e due imperatori, diventando una delle residenze più amate della monarchia. Qui nacquero sovrani come Francesco II, Enrico III e Luigi XIII, mentre Luigi XV celebrò il proprio matrimonio nella Cappella della Trinità. Anche Napoleone Bonaparte lasciò un segno indelebile: restaurò il palazzo trasformandolo in residenza imperiale e proprio qui, nel 1814, salutò la Guardia Imperiale prima dell’esilio all’Isola d’Elba, un momento passato alla storia nel celebre Cour des Adieux, il Cortile dell’Addio.

Oggi è possibile visitare 121 sale delle oltre 1.500 che compongono il complesso. Tra gli ambienti più spettacolari spiccano la Galleria di Francesco I, decorata con affreschi e stucchi rinascimentali, la sontuosa Sala da Ballo, la Cappella della Trinità, gli eleganti appartamenti imperiali e l’unica Sala del Trono di Napoleone ancora conservata in Francia. All’esterno meritano una passeggiata i giardini storici, il lungo canale ornamentale e la celebre Scalinata a Ferro di Cavallo, uno dei simboli del castello e tra i punti più fotografati dell’intero complesso.

Interno, Castello di Fontainebleau
Getty Images
Le gallerie interne del Castello di Fontainebleau

Dove si trova il Castello di Fontainebleau e come raggiungerlo

Il Castello di Fontainebleau si trova nell’omonima cittadina dell’Île-de-France, a circa 55 chilometri a sud-est di Parigi, una destinazione ideale anche per una gita di uno o due giorni. Raggiungerlo è semplice anche senza automobile. Dalla stazione Paris Gare de Lyon partono treni diretti per Fontainebleau-Avon, con un tempo di percorrenza di circa 35-40 minuti. Dalla stazione si può arrivare al castello con l’autobus urbano oppure con una passeggiata di circa 30 minuti attraverso il parco e il centro storico.

Teatro Imperiale, castello di Fontainebleau
Getty Imag
Il teatro imperiale all’interno del castello

Una volta terminata la visita, vale la pena dedicare del tempo anche ai dintorni. Il centro di Fontainebleau ospita boutique, caffè, ristoranti e un vivace mercato, mentre la Foresta di Fontainebleau, estesa per oltre 220 km², offre sentieri per escursioni a piedi e in bicicletta ed è una delle mete più conosciute al mondo per il bouldering, la disciplina dell’arrampicata sui massi. Chi desidera approfondire il patrimonio storico della zona può inoltre visitare il vicino Castello di Vaux-le-Vicomte, considerato la fonte d’ispirazione della Reggia di Versailles.

Il castello è aperto tutto l’anno, a eccezione del martedì e di alcune festività. L’accesso ai parchi e ai giardini è gratuito, mentre il biglietto d’ingresso permette di visitare gli appartamenti reali e il Museo Napoleone I, completando un viaggio attraverso oltre otto secoli di storia francese.

Château du Rivau, il castello dei giardini fiabeschi che ospitò Giovanna d’Arco

8 juillet 2026 à 17:30

Nel cuore della Valle della Loira, il Château du Rivau è un luogo dove storia, natura e immaginazione si incontrano. Questo elegante castello medievale è conosciuto non solo per la sua architettura fortificata, ma soprattutto per i suoi straordinari giardini ispirati al mondo delle fiabe, arricchiti da installazioni artistiche che trasformano la visita in un vero viaggio nel fantastico.

Tra sentieri incantati, rose profumate, sculture e richiami alle grandi storie dell’infanzia, il Rivau offre un’esperienza diversa dai tradizionali castelli della Loira. A rendere ancora più affascinante questo luogo è il legame con una delle figure più celebri della storia francese: Giovanna d’Arco, che qui fece tappa nel 1429 durante il suo leggendario viaggio.

La storia del castello

Le origini del castello di Rivau sono legate alla famiglia de Beauvau, una delle più importanti casate della nobiltà di Francia. Il castello venne costruito nel XV secolo e trasformato in una fortezza grazie a Pierre de Beauvau, primo ciambellano del re Carlo VII, che ottenne nel 1442 l’autorizzazione a fortificare la struttura che ancora oggi conserva elementi tipici dell’architettura medievale, come un doppio ponte levatoio, le torri circolari di guardia e le antiche scuderie reali (Monumento Storico dal 1999).

Proprio le scuderie contribuirono alla fama del Rivau: nel 1429 Giovanna d’Arco sarebbe arrivata al castello per procurarsi cavalli da guerra, prima di proseguire il suo cammino verso Orléans durante la Guerra dei Cent’anni.

Nel corso dei secoli il Rivau ha cambiato volto, passando da roccaforte militare a dimora signorile durante il Rinascimento, fino alla rinascita contemporanea grazie a un importante progetto di restauro e valorizzazione da parte della famiglia Laigneau che ha unito patrimonio storico, arte e tutela della natura.

Cosa vedere allo Château du Rivau

Il vero cuore dell’esperienza al Château du Rivau sono i suoi 15 giardini fiabeschi, un insieme di spazi verdi tematici progettati per stimolare la fantasia dei visitatori. Ogni area racconta una storia diversa attraverso piante, colori, profumi e installazioni artistiche che sembrano uscite dalle pagine di un libro di favole. Passeggiando tra i giardini si incontrano ambientazioni ispirate a principesse, creature fantastiche, leggende e racconti popolari, con opere d’arte contemporanea inserite armoniosamente nel paesaggio.

Tanto per citarne solo alcuni: il giardino di Raperonzolo è un labirinto floreale omaggio alla principessa della fiaba dei fratelli Grimm; il giardino di Polliccino è abbellito con fiori che simboleggiano la speranza; il Labirinto di Alice ha la forma della testa del Gatto che appare e scompare nel famoso romanzo; il Sentiero delle Fate è invece dedicato alla fiaba di Pollicina nata in un vaso di fiori.

I giardini cambiano aspetto seguendo il ritmo delle stagioni e rappresentano uno degli elementi più caratteristici della visita: non sono semplici spazi botanici, ma veri scenari teatrali all’aperto dove natura e creatività dialogano. Il castello ospita inoltre collezioni d’arte e mostre temporanee che aggiungono un tocco originale al percorso.

Sono disponibili anche visite guidate del castello, laboratori e escursioni in bicicletta. Per avere maggiori informazioni e per prenotare, visitare il sito ufficiale del castello.

I giardino dello Château du Rivau
Getty Images
Giardini del castello ispirati alle fiabe

Dove si trova e come andare

Il Château du Rivau si trova a Lémeré, nel dipartimento dell’Indre-et-Loire, nel cuore della regione della Valle della Loira. La posizione lo rende una tappa ideale durante un itinerario tra i grandi castelli della zona, trovandosi vicino a località come Chinon (12 chilometri) e Richelieu.

Per raggiungerlo, l’auto è il mezzo più comodo e veloce ma volendo si può optare anche per i mezzi pubblici.

Partendo da Parigi in treno con il TGV (treno ad alta velocità) si può arrivare alla stazione di Tours in circa 1 ora di viaggio. Da lì poi in circa 50 minuti con un treno regionale si giunge a Chinon dove passano taxi o autobus locali per il Château du Rivau.

Il castello di Rivau in Francia
Getty Images
I giardini del castello di Rivau

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude

26 juin 2026 à 12:30

Tra castelli, giardini e segreti di corte, tornano gli itinerari alla scoperta delle Residenze Sabaude: un nuovo programma di visite guidate che dal 27 giugno 2026 a dicembre 2027 invita a vivere il patrimonio delle Residenze Reali Sabaude UNESCO come esperienza immersiva.

Nell’ambito del progetto Italian Royal Experience prende forma “Storie a Corte”, curato da Somewhere Tours & Events, con 40 itinerari tra palazzi, castelli, ville, parchi e giardini. I percorsi di mezza o intera giornata intrecciano storia, paesaggio, arte, gusto e cinema, offrendo un racconto contemporaneo della “Corona di Delizie” sabauda, pensato per visitatori italiani e internazionali.

Per conoscere prezzi, orari e giorni degli eventi, consultare il sito ufficiale dell’evento.

Itinerario Giardini e Parchi

Il filone Giardini e Parchi delle Residenze Reali Sabaude accompagna i visitatori in un viaggio tra natura, storia e paesaggio, seguendo il ritmo delle stagioni e delle fioriture. Sono previsti 5 itinerari tematici per 10 appuntamenti complessivi, dedicati ai giardini come spazi di rappresentanza e sperimentazione botanica.

I percorsi attraversano luoghi iconici come Reggia di Venaria, parchi di Racconigi e Agliè, paesaggi di Govone e Pollenzo e giardini urbani di Torino tra Palazzo Madama, Villa della Regina, Giardini Reali e Parco del Valentino.

Gli itinerari includono “Fioriture di primavera”, “Le rose: regine di maggio”, “Architetture verdi del Seicento e Settecento”, “Parchi romantici dell’Ottocento” e “Atmosfere autunnali: foliage reale”, per un’esperienza immersiva tra colori e memoria.

Italian Royal Experience alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Castello del Valentino a Torino

Itinerario Potere al Femminile

Il filone Potere al Femminile delle Residenze Reali Sabaude racconta le donne che hanno segnato la storia della dinastia sabauda, tra politica, cultura e arte di corte. Due itinerari guidati, per un totale di 10 date, restituiscono voce a regine, duchesse, principesse e favorite che hanno influenzato la vita del Piemonte e dell’Italia.

Tra le protagoniste emergono Maria Cristina di Borbone-Francia, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, Anna Maria d’Orléans, Rosa Vercellana, Maria Clotilde di Savoia, la Regina Margherita ed Elena del Montenegro.

I percorsi “Donne di Corte e di Potere” e “Regine, Favorite e Principesse” attraversano palazzi, castelli, ville e parchi, offrendo una lettura emozionale e contemporanea della storia sabauda.

Itinerario A Tavola

Il filone A Tavola delle Residenze Reali Sabaude racconta il Piemonte attraverso il gusto, intrecciando storia, paesaggio e cultura gastronomica tra corte e territorio. Gli itinerari partono dai vini e dalle vigne reali, con “Vino e Vigne”, da Villa della Regina ai paesaggi di Langhe, Roero e Monferrato fino a Pollenzo, simbolo di innovazione agricola e visione moderna.

Si prosegue nelle cucine delle Residenze, con “Cucine e Ricette Reali”, dai Musei Reali di Torino al Castello di Racconigi e al Castello di Agliè, dove la tavola racconta vita di corte tra etichetta e grandi eventi. Un capitolo speciale è dedicato al cioccolato, simbolo di Torino e del gusto sabaudo, con “Il Cioccolato dei Savoia” e l’esperienza della Merenda Reale® tra cioccolata calda, bicerin e pasticceria storica.

Storie a Corte: gli itinerari alla scoperta delle Residenze Reali Sabaude
Ufficio Stampa
Il Castello di Racconigi

Itinerario Ciak, si gira!

Il filone Ciak, si gira! delle Residenze Reali Sabaude propone un itinerario dedicato ai luoghi del cinema, del teatro e dello spettacolo, dove storia e immaginario si incontrano. Torino apre il racconto con la sua tradizione scenica e cinematografica, dal Teatro Regio alle origini del cinema italiano, fino ai grandi eventi culturali contemporanei.

Il percorso si estende alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, alla Reggia di Venaria e al Castello di Agliè, luoghi simbolo anche di produzioni cinematografiche e televisive internazionali. L’itinerario offre un viaggio tra set cinematografici, architetture reali e memorie teatrali, raccontando Torino e il Piemonte come un grande palcoscenico della cultura.

Le Residenze Reali Sabaude del Piemonte
Consorzio delle Residenze Reali Sabaude
La Reggia Venaria con il suo Giardino e la Fontana Ercole

Sere FAI d’Estate 2026 nelle dimore e nei giardini più belli d’Italia

20 juin 2026 à 09:00

Con l’arrivo della bella stagione tornano le “Sere FAI d’Estate”, l’iniziativa che fino a metà settembre 2026 trasforma i Beni del Fondo per l’Ambiente Italiano in luoghi da vivere anche dopo il tramonto.

Per tre mesi, da Nord a Sud, ville, castelli, giardini storici, boschi e dimore monumentali prolungheranno gli orari di apertura offrendo l’opportunità di scoprirli immersi nella suggestiva atmosfera delle serate estive.

Sere FAI d’Estate 2026, tre mesi di eventi

L’edizione 2026 propone un ampio calendario di appuntamenti pensati per coinvolgere tutti i sensi e per regalare esperienze che uniscono natura, cultura e momenti di condivisione.

Il programma comprende, infatti, concerti, incontri culturali, spettacoli teatrali e proiezioni cinematografiche all’aperto, ma anche trekking al calare del sole, visite illuminate dalle candele, osservazioni astronomiche e momenti dedicati al benessere. Non mancano le iniziative rivolte alle famiglie e ai più piccoli, con racconti e attività capaci di avvicinare bambini e ragazzi al patrimonio naturalistico e culturale custodito dal FAI.

I luoghi da visitare e gli appuntamenti da non perdere

Sono oltre 350 gli eventi in programma nei 30 Beni FAI coinvolti nell’iniziativa. Qualche esempio?

In Piemonte, il Castello della Manta, in provincia di Cuneo, ospiterà il 1° luglio, il 29 luglio e il 28 agosto la “Camminata con la luna piena” (inserita nelle attività della Riserva della Biosfera del Monviso riconosciuta dall’UNESCO) che permetterà di esplorare l’ambiente tutt’intorno al chiarore della luce lunare. Prima dell’escursione, sarà possibile fermarsi nel giardino del castello per un aperitivo oppure prenotare un cestino da picnic.

Veduta panoramica del Castello della Manta, Cuneo
iStock
Veduta panoramica del Castello della Manta

In Liguria, Casa Carbone a Lavagna aprirà il proprio giardino (contraddistinto da essenze ornamentali ed esotiche, alberi di agrumi e fioriture profumate) per speciali aperitivi serali, mentre a Milano, Villa Necchi Campiglio prolungherà gli orari di visita per consentire di vivere il fascino del suo giardino anche dopo il tramonto. Le magnolie, le aiuole e la piscina faranno da sfondo a serate illuminate dalla luce soffusa delle candele, con aperitivi organizzati dalla caffetteria della villa in un contesto che conserva tutto il fascino dell’architettura degli anni Trenta.

In Veneto, il Negozio Olivetti di Piazza San Marco a Venezia, capolavoro progettato da Carlo Scarpa tra il 1957 e il 1958 per Adriano Olivetti, proporrà una serie di visite guidate serali a porte chiuse nelle giornate del 24 giugno, 8, 16 e 29 luglio e del 5 e 26 agosto. I visitatori avranno l’opportunità di ammirare anche la mostra temporanea “Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti”, realizzata in occasione della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Al termine del percorso sarà possibile raggiungere la Casa di The Human Safety Net, all’interno delle Procuratie restaurate da David Chipperfield, per un aperitivo con vista sulla piazza veneziana e visitare le esposizioni “A World of Potential” e “We Rise by Lifting Others” di Marinella Senatore.

Tra gli appuntamenti più legati alla natura spicca quello previsto in Umbria, nel Bosco di San Francesco ad Assisi, dove l’11 luglio andrà in scena “Creature notturne”. Accompagnati dagli esperti di Hyla Group, i partecipanti saranno guidati in un percorso dedicato alla scoperta degli animali che popolano il bosco nelle ore notturne: tassi, pipistrelli, gufi, barbagianni, falene e lucciole saranno i protagonisti.

Panorama del Bosco di San Francesco, Assisi
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Suggestivo panorama del Bosco di San Francesco

Nelle Marche, l’Orto sul Colle dell’Infinito di Recanati ospiterà tra luglio e agosto una serie di appuntamenti dedicati all’astronomia. Grazie alla collaborazione con l’Associazione Jesina Astrofili, si potranno osservare pianeti e costellazioni con telescopi e strumenti laser.

Scendendo verso Sud, in Calabria i Giganti della Sila accoglieranno il 2 e il 30 agosto le esibizioni del musicista Francesco Denaro, profondo conoscitore della tradizione musicale popolare calabrese e del Meridione: le sonorità della chitarra battente e della lira calabrese e cretese accompagneranno in un viaggio al cospetto del patrimonio musicale orale del territorio.

A Matera, Casa Noha proporrà una serie di appuntamenti tra luglio e settembre dedicati al rapporto tra cinema e paesaggio: lungo itinerari tra il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, sarà possibile ripercorrere le location che hanno fatto da sfondo a numerose produzioni cinematografiche.

In Sicilia, infine, il Giardino della Kolymbethra, nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, aprirà ogni venerdì dal 3 luglio al 28 agosto a serate dedicate all’enogastronomia: gli ospiti saranno accompagnati alla scoperta delle produzioni vinicole della provincia e della regione con degustazioni e incontri che racconteranno la ricchezza delle tradizioni del territorio.

Appuntamento in giardino, 300 gioielli aperti in tutta Italia, da Nord a Sud

6 juin 2026 à 09:00

Sabato 6 e domenica 7 giugno si rinnova “Appuntamento in Giardino”, la manifestazione nazionale dedicata alla valorizzazione di parchi e giardini storici (promossa da APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia in collaborazione con Ales S.p.A.) che, anno dopo anno, si è affermata come una delle principali iniziative di sensibilizzazione dedicate al paesaggio e al patrimonio culturale verde italiano.

L’edizione 2026 si distingue per un coinvolgimento senza precedenti: saranno infatti 300 i giardini aperti in tutte le 20 regioni italiane, con oltre 420 appuntamenti tra visite guidate, incontri, conferenze, laboratori, letture e concerti.

Il tema 2026: “La Vista” come chiave di lettura del paesaggio

Il tema scelto per quest’anno suggerisce la possibilità di osservare i luoghi da molteplici prospettive, andando oltre la semplice percezione estetica: il giardino diventa così uno spazio da interpretare, nel quale il visibile conduce verso dimensioni meno immediate come la memoria storica, le relazioni tra uomo e natura, gli equilibri ecologici, la stratificazione culturale e il valore simbolico del paesaggio.

L’evento si inserisce inoltre nel più ampio contesto europeo di “Rendez-vous aux jardins”, iniziativa che si svolge contemporaneamente in oltre venti Paesi e contribuisce a rafforzare la consapevolezza del ruolo culturale dei giardini nel panorama europeo.

Uno degli aspetti più significativi dell’edizione 2026 riguarda la presenza di oltre 70 giardini che hanno beneficiato di finanziamenti NextGenerationEU nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: la loro partecipazione coincide con la fase conclusiva dell’Intervento 2.3 del PNRR Cultura dedicato ai parchi e ai giardini storici. Per molti, l’apertura al pubblico rappresenterà l’occasione per mostrare nel concreto i risultati degli interventi di recupero e valorizzazione realizzati negli ultimi anni.

Secondo quanto illustrato dal Ministero della Cultura, l’investimento complessivo del PNRR destinato ai parchi e ai giardini storici ammonta a 300 milioni di euro: le risorse sono state distribuite tra il restauro e la valorizzazione di oltre 120 parchi e giardini storici selezionati tramite avvisi pubblici, il recupero di cinque grandi complessi individuati dal Ministero e un ampio programma di censimento del patrimonio esistente e formazione professionale di nuovi giardinieri d’arte.

Dai grandi giardini alle realtà meno note

La forza di “Appuntamento in Giardino” risiede anche nella straordinaria varietà delle location coinvolte: permette, infatti, di ammirare realtà molto diverse tra loro, dai grandi complessi monumentali ai piccoli giardini amatoriali, dagli orti botanici agli spazi contemporanei.

Tra i siti del Ministero della Cultura che partecipano all’iniziativa figurano alcuni dei giardini più rappresentativi del patrimonio nazionale, come il Giardino di Boboli a Firenze, la Villa Medicea di Cerreto Guidi, il Real Bosco di Capodimonte a Napoli, il Castello di Agliè in Piemonte e Villa Pisani a Stra.

Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani, Galzignano Terme, Padova
Ufficio Stampa
Appuntamento in giardino a Villa Barbarigo Pizzoni Ardemani

Le dimore storiche private

Anche nel 2026 un ruolo centrale sarà svolto dalle dimore storiche private: oltre cinquanta proprietà appartenenti all’Associazione Dimore Storiche Italiane parteciperanno aprendo giardini di solito accessibili soltanto in occasioni particolari.

Dal Piemonte alla Sicilia, i visitatori potranno esplorare contesti di grande interesse storico e paesaggistico, tra cui Palazzo La Marmora e Tenuta Berroni in Piemonte, Villa da Schio e il Castello di Roncade in Veneto, Villa Togni Averoldi in Lombardia, La Cervara in Liguria, Villa Le Corti in Toscana, Villa Negri Arnoldi in Umbria, Villa Bell’Aspetto nel Lazio, il Castello di Depressa in Puglia e Villa Tasca a Palermo.

Significativa è inoltre la partecipazione delle ville storiche lucchesi, grazie alla collaborazione con l’Associazione delle Ville e dei Palazzi Lucchesi, che nel 2026 celebra il quarantesimo anniversario dalla fondazione: tra i siti coinvolti figurano Palazzo Pfanner, Villa Mansi, Villa Forci e Tenuta Maria Teresa.

Il contributo del FAI e delle comunità locali

Protagonisti dell’iniziativa sono anche quattordici beni del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, tra cui il Giardino della Kolymbethra ad Agrigento, Villa della Porta Bozzolo in Lombardia e Villa Rezzola in Liguria, il cui giardino è stato di recente interessato da un intervento di restauro sostenuto dal PNRR.

Accanto alle grandi istituzioni emerge anche il ruolo crescente delle amministrazioni comunali e delle comunità locali: sempre più città riconoscono, infatti, nei parchi e nei giardini una risorsa strategica non soltanto dal punto di vista ambientale, ma anche culturale, educativo e sociale. È il caso del Giardino dei Ciucioi di Lavis, in Trentino, oppure della Villa del Prefetto a Potenza, recuperata grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Significativo anche l’esempio del Giardino Cairoli di Roma, gestito grazie all’impegno dei volontari dell’Associazione Huffer, a testimonianza del contributo che i cittadini possono offrire nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio collettivo.

I giardini del Castello di Windsor tornano a splendere e saranno finalmente visitabili

Par : losiangelica
4 juin 2026 à 11:00

Dopo 18 mesi di lavori, il giardino storico sul lato est del Castello di Windsor riapre al pubblico con un nuovo nome e una nuova identità. Si chiama Venus Garden, e non si tratta di un semplice restyling. Re Carlo III ha voluto che il progetto rispecchiasse la sua visione del rapporto tra natura, ordine e bellezza, a partire da un’idea insolita: la forma geometrica che Venere traccia nel cielo osservata dalla Terra nel corso di 8 anni.

Quel disegno cosmico, una sorta di petalo allungato che si ripete, ha ispirato il layout dei nuovi vialetti e delle aiuole perenni.

Biennale di Venezia 2026: le date e la mappa delle location in cui l’arte incanta la Laguna

5 mai 2026 à 15:51

La Biennale d’Arte di Venezia 2026 trasforma la città lagunare in un museo diffuso a cielo aperto. Tra musei, palazzi storici, fondazioni e spazi indipendenti, l’arte contemporanea invade ogni angolo della città in uno degli appuntamenti culturali più rilevanti del panorama internazionale: 99 padiglioni nazionali, 31 eventi collaterali e 7 Paesi al debutto assoluto (Guinea, Guinea Equatoriale, Nauru, Qatar, Sierra Leone, Somalia e Vietnam) sono distribuiti tra i Giardini, l’Arsenale e tantissime altre sedi in città.

Ecco una mappa delle sedi e dei progetti in programma quest’anno e come parteciparvi.

Date e tema

La 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia inizia il 9 maggio 2026 (con una pre apertura per la stampa avvenuta il 6, 7 e 8 maggio) e si chiude domenica 22 novembre.

Il titolo è In Minor Keys, il progetto postumo di Koyo Kouoh (venuta a mancare a maggio 2025), la prima curatrice africana nella storia della Biennale Arte. La Biennale è stata organizzata nel rispetto della sua visione.

Il tema parte da un’idea semplice ma precisa: spostare lo sguardo verso ciò che di solito resta in secondo piano. In Minor Keys richiama le tonalità minori della musica, legate a malinconia, profondità e introspezione, e le traduce in un approccio curatoriale. Qui l’arte invita a uscire dalla logica dello spettacolo per entrare in una dimensione più raccolta, dove contano le sfumature, le narrazioni marginali e le esperienze intime.

In tutto sono 111 gli artisti, provenienti da cinque continenti.

La novità inaspettata

La Biennale di Venezia 2026 dedicata all’arte contemporanea si apre con una novità inattesa: a pochi giorni dall’inaugurazione, la giuria internazionale si è dimessa dopo le tensioni legate alla partecipazione di Russia e Israele. Il risultato è un cambio di rotta netto: i premi li decide il pubblico e nascono i “Leoni dei Visitatori”, uno per il miglior partecipante della mostra In Minor Keys e uno per la migliore partecipazione nazionale.

Si vota dal 9 maggio al 22 novembre, con risultati annunciati a fine mostra. Possono partecipare solo i visitatori con biglietto che abbiano visitato sia Giardini sia Arsenale, esprimendo un solo voto per ciascun premio.

L'Arsenale di Venezia, una delle sedi principali della Biennale d'Arte 2026
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L’Arsenale di Venezia

I Giardini della Biennale di Venezia

I Giardini della Biennale ospitano 29 padiglioni nazionali permanenti, costruiti a partire dal 1907 e firmati in alcuni casi da architetti di fama mondiale come Alvar Aalto (Finlandia), Carlo Scarpa (Venezuela), Gerrit Rietveld (Paesi Bassi) e Josef Hoffmann (Austria). In occasione della 61. Esposizione Internazionale d’Arte In Minor Keys, i padiglioni diventano una mappa corale di temi che attraversano identità, memoria e trasformazione, con installazioni che vanno dalla performance alla scultura, fino a dispositivi immersivi e pratiche sonore.

Si passa dall’Australia di Khaled Sabsabi con il viaggio mistico de “The Conference of the Birds”, e poi dall’Austria di Florentina Holzinger con “Seaworld Venice”, dove miti marini e futuro della laguna si intrecciano in installazioni e azioni site-specific.

Il Belgio di Miet Warlop trasforma il padiglione in una performance corale con gesso, musica e partecipazione del pubblico, mentre il Brasile di Paulino e Varejão affronta la memoria coloniale attraverso tessuti e ceramiche “ferite”. Il Canada di Abbas Akhavan ricostruisce rovine culturali tra guerra e natura, e la Corea del Sud di Goen Choi e Hyeree Ro lavora su migrazione e identità tra materiali industriali e linguaggi ibridi.

Accanto a queste, la Finlandia di Jenna Sutela dà vita a ecosistemi viventi tra biologia e tecnologia, mentre la Francia di Yto Barrada trasforma il padiglione in un giardino politico di piante e contro-narrazioni. Germania, Regno Unito e Grecia chiudono il cerchio con rovine, archivi e realtà distorte: dai sistemi del potere di Naumann e Sung Tieu, alle storie rimosse di Lubaina Himid, fino all’“escape room” filosofica di Angelidakis.

Ecco i Paesi da non perdere ai Giardini della Biennale di Venezia e cosa offrono:

  • Australia: conference of one’s self;
  • Austria: Seaworld Venice;
  • Belgio: It Never Ssst;
  • Brasile: Comigo ninguém pode;
  • Canada: Abbas Akhavan: Entre chien et loup;
  • Repubblica Ceca e Slovacca: The Silence of the Mole;
  • Danimarca: Things to Come;
  • Egitto: Silence Pavilion: Between the Tangible and the Intangible;
  • Finlandia: Aeolian Suite;
  • Francia: Comme Saturne;
  • Germania: Ruin;
  • Regno Unito: Predicting History: Testing Translation;
  • Grecia: Escape Room;
  • Ungheria: Pneuma Cosmic;
  • Giappone: Grass Babies, Moon Babies;
  • Corea del Sud: Liberation Space: Fortress/Nest;
  • Paesi Bassi: The Fortress;
  • Paesi Nordici: How Many Angels Can Dance on the Head of a Pin?;
  • Polonia: Liquid Tongues;
  • Qatar: Untitled (a gathering of remarkable people);
  • Romania: Black Seas – Scores for the Sonic Eye;
  • Russia: The tree is rooted in the sky;
  • Serbia: Through Golgotha to Resurrection;
  • Spagna: Los Restos;
  • Svizzera: The Unfinished Business of Living Together;
  • Uruguay: Antifragile;
  • Stati Uniti: Call Me the Breeze.

L’Arsenale

All’Arsenale, l’Italia è il punto di riferimento naturale del percorso: tra le Corderie e le Artiglierie, lo spazio industriale diventa un atlante di storie provenienti da tutto il mondo. Qui, il padiglione italiano con Chiara Camoni (Con te con tutto) trasforma la ceramica in un gesto collettivo e domestico, costruito con materiali raccolti e lavorazioni condivise in Toscana.

Accanto, l’Arabia Saudita di Dana Awartani ricostruisce con tecniche artigianali le geometrie distrutte della Grande Moschea di Aleppo, mentre l’Israele di Belu-Simion Fainaru traduce il trauma storico in una pioggia di gocce d’acqua nera ispirate a Paul Celan.

Il paesaggio poi si allarga: l’Argentina di Matías Duville invita il pubblico a camminare su un disegno di sale e carbone che si consuma passo dopo passo, il Cile trasforma un fiume in crisi in una narrazione sonora su migrazioni e fake news, e le Filippine raccontano la vita invisibile dei marinai come infrastruttura emotiva del commercio globale.

Ecco i padiglioni da non perdere all’Arsenale:

  • Albania: A Place in the Sun;
  • Argentina: Monitor Yin Yang;
  • Cile: Inter-Reality;
  • Cina: Dream Stream;
  • India: Geographies of Distance: remembering home;
  • Irlanda: Dreamshook;
  • Israele: Rose of Nothingness;
  • Italia: With You with Everything;
  • Lettonia: Untamed Assembly: Backstage of Utopia;
  • Libano: Don’t Get Me Wrong;
  • Lussemburgo: La Merde;
  • Malta: No Need To Sparkle; Experiments in Love and Revolution;
  • Messico: Actos invisibles para sostener el universo;
  • Marocco: Asǝṭṭa;
  • Oman: Zīnah (Adornment);
  • Panama: Tropical Hyperstition;
  • Perù: Sara Flores. From Other Worlds;
  • Filippine: Sea of Love / Dagat ng Pag-ibig;
  • Arabia Saudita: May your tears never dry, you who weep over stones;
  • Singapore: A Pause;
  • Slovenia: Soundtrack for an Invisible House;
  • Timor Est: Across Words;
  • Turchia: A Kiss on the Eyes;
  • Ucraina: Security Guarantees;
  • Emirati Arabi Uniti: Washwasha;
  • Uzbekistan: The Aural Sea.

I padiglioni nel resto della città

La mappa dei padiglioni diffusi nella città si allarga oltre Giardini e Arsenale, trasformando Venezia in un museo a cielo aperto diffuso. Ogni luogo trasformato in spazio espositivo offre l’occasione perfetta per scoprire luoghi insoliti della città lagunare, meno battuti dal turismo di massa, tra calli, chiese antiche e palazzi storici.

Tra i debutti alla Biennale spicca l’Ecuador, dove il collettivo Tawna e Oscar Santillán costruisce un ponte tra cosmologie amazzoniche e tecnologie contemporanee, mentre El Salvador trasforma Palazzo Mora in una mappa emotiva della migrazione, con sculture che incorporano QR code come tracce di voci sfollate.

Anche Barbados firma una delle presenze più interessanti della Biennale 2026. Per la prima volta un’artista dell’isola entra nella mostra internazionale principale: Annalee Davis. La sua ricerca intreccia ecologia, memoria coloniale e pratiche botaniche, partendo dal concetto di plantationocene, che collega la crisi climatica contemporanea alle economie coloniali delle piantagioni. Le opere nascono nella sua fattoria-studio di St. George, antica piantagione del XVII secolo trasformata oggi in luogo di cura, osservazione e resistenza ambientale. A Venezia porta così una riflessione potente sulle ferite lasciate dal colonialismo e sul rapporto tra natura, memoria e possibilità di rigenerazione.

"Martinican Mandala" nella mostra di Annalee-Davis
Marvin Systermans, Spore Initiative
“Martinican Mandala” nella mostra di Annalee-Davis

Proseguendo, il Pakistan ricuce il Punjab attraverso ricami e fotografie, ribaltando il confine tra arte e artigianato, mentre il Kosovo porta una pittura monumentale sull’attesa come condizione politica, e la Lituania trasforma teorie archeologiche in un rituale coreografico tra corpi e paesaggio con il film Animism sings anarchy, girato in 16mm: qui l’artista lituana Emilija Škarnulytė si ispira agli studi dell’archeologa Marija Gimbutas sulle società neolitiche animiste e matrilineari, dando vita a una sorta di preghiera visiva tra trance, memoria e natura. Le scene, girate tra musei e grotte della costa pugliese vicino a Grotta Scaloria, si sviluppano come movimenti rituali sospesi tra archeologia, spiritualità e performance contemporanea.

"Animism sings anarchy" di Eglė Budvytytė
Eglė Budvytytė
Un frame di “Animism sings anarchy” di Eglė Budvytytė

Il padiglione della Bulgaria trasforma invece gli spazi della Sala Tiziano – Centro Culturale Don Orione Artigianelli in un laboratorio immersivo tra arte, videogame e immaginazione politica. Il progetto riunisce le opere di Gery Georgieva, Maria Nalbantova, Rayna Teneva e Veneta Androva, che affrontano temi come disinformazione digitale, ecologia, cura collettiva e memoria post-sovietica. Tra paludi da preservare, miti online, algoritmi e la contraddizione della Valle delle Rose bulgara (dove convivono raccolta floreale e industria bellica) il padiglione immagina un futuro costruito attraverso pratiche di attenzione, gioco e resistenza condivisa.

Accanto a queste presenze, lo Zimbabwe racconta la trasformazione come sopravvivenza, ed Ecuador e Bahamas intrecciano memorie coloniali, collaborazioni postume e pratiche di riuso.

Sono tantissime le iniziative sparse per la città, noi le abbiamo suddivise per sestieri per orientarsi al meglio in questo intricato mondo artistico a cielo aperto.

Castello

  • Armenia: The Studio – Tesa 41, Arsenale Militare / Fondamenta Case Nuove 2738/C;
  • Azerbaijan: The Attention – Campo della Tana, Castello 2124/A – 2125;
  • Barbados: Ancestral Threads: A Garden of Memory, curato da Annalee Davis – Spazio 22, Calle del Dose, Castello – 2277
  • Croazia: Compelled by Fright and Beauty – Palazzo Zorzi;
  • Cuba: Hombres Libres / Free Men – Il Giardino Bianco – Art Space, Castello 1814;
  • Cipro: It Rests to the Bones – Associazione Culturale Spiazzi, Castello 3865;
  • Ecuador: TAWNA & Oscar – Castello 1636/A;
  • Estonia: The House of Leaking Sky – Calle San Domenico 1285;
  • Etiopia: Shapes of Silence – Palazzo Bollani, Castello 3647;
  • Kosovo: Hard Teeth – Chiesa di Santa Maria del Pianto;
  • Santa Sede: The Ear is the Eye of the Soul – Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, Castello 450 (+ Cannaregio);
  • Islanda: Pocket Universe – Docks Cantieri Cucchini, San Pietro di Castello;
  • Kazakhstan: Qoñyr: The Archive of Silence – Museo Storico Navale, Castello 2148;
  • Lituania: animism sings anarchy – Fucina del Futuro, Castello 5063/B;
  • Mongolia: Entanglements: Connectivities Across Borders – Squero Castello, Salizada Streta 368;
  • Montenegro: Out of Blue, I Swept Away – Artenova, Castello 5063;
  • Nauru: AIM Inundated: Imagining Life After Land – Spazio Castello 3683;
  • Nuova Zelanda: Taharaki Skyside – Santa Maria della Pietà, Castello 3702;
  • Macedonia del Nord: Pietà in the Emergency Blankets – Ex Cappella Buon Pastore, Castello 77;
  • San Marino: Sea of Sound – Tana Art Space, Castello 2111;
  • Senegal: WURUS – What the Earth Provides Us With – Palazzo Navagero, Castello 4145;
  • Somalia: Saddexleey – Palazzo Caboto, Castello 1645;
  • Zimbabwe: Second Nature | Manyonga – Santa Maria della Pietà, Castello 3701.

Cannaregio

  • El Salvador: Cartographies of the Displaced – Palazzo Mora, Cannaregio 3659;
  • Guinea Equatoriale: The Forest / The Undergrowth – Palazzo Donà dalle Rose, Cannaregio 5038 / 5101;
  • Grenada: The Poetics of Correspondence – Spazio Berlendis, Cannaregio 6301/A;
  • Guatemala: Las Invisibles – Spazio Berlendis, Cannaregio 6301;
  • Haiti: Yelena’s Garden, 2025–2026 – Palazzo Albrizzi-Capello, Cannaregio 4118;
  • Santa Sede: The Ear is the Eye of the Soul – Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi (+ Castello);
  • Indonesia: Printing the Unprinted – Scuola Internazionale di Grafica, Cannaregio 1798;
  • Kirghizistan: Belek – Ex Chiesa di Santa Caterina, Cannaregio 4941;
  • Moldavia: On the Thousand and Second Night – Spazio Santa Veneranda;
  • Repubblica Democratica del Congo: Simba Moto! Seize the Fire! – Scuola Grande di San Marco;
  • Romania: Black Seas – Scores for the Sonic Eye – Cannaregio 2214 (+ altra sede);
  • Tanzania: Minor Frequencies: The Inner Life of a Nation – Cannaregio 4998-5001/A + 3218/A.
Alexandra Kordas, "The World is falling apart"
Ufficio Stampa
Alexandra Kordas, “The World is falling apart”, nel padiglione di Grenada

Dorsoduro

  • Bahamas: In Another Man’s Yard: John Beadle, Lavar Munroe, and the Spirit of (Posthumous) Collaboration – Dorsoduro 947;
  • Bulgaria: The Federation of Minor Practices, Centro Culturale Don Orione Artigianelli – Fondamenta delle Zattere ai Gesuiti 919;
  • Camerun: NZƎNDA – Palazzo Canal, Dorsoduro 3121;
  • Georgia: Modern Argonauts – Georgian Crossroads – Calle Lunga San Barnaba 2691;
  • Pakistan: Punj•AB – A Sublime Terrain – Ex Farmacia Solveni, Dorsoduro 993-994;
  • Sierra Leone: Mondi Presenti / Worlds of Today – Liceo Guggenheim, Dorsoduro 2613;
  • Siria: The Tower Tomb of Palmira – IUAV – Cotonificio, Dorsoduro 2196.

San Marco

  • Bosnia-Erzegovina: Domus Diasporica – Palazzo Malipiero, San Marco 3198;
  • Vietnam: Viet Nam: Art in the Global Flow – Ca’ Faccanon, San Marco 5016.

San Polo

  • Portogallo: RedSkyFalls – Fondaco Marcello (area Rialto).

Biglietti e info utili

Le esposizioni sono fruibili dal martedì alla domenica, mentre restano chiuse il lunedì (ma fanno eccezione lunedì 11 maggio, 1 giugno, 7 settembre, 16 novembre). Si seguono i seguenti orari:

  • Orario estivo: 11:00 – 19:00 (dal 9 maggio al 27 settembre – ultimo ingresso 18:45);
  • Fino al 26 settembre, solo sede Arsenale: venerdì e sabato apertura prolungata fino alle ore 20:00 (ultimo ingresso ore 19:45);
  • Orario autunnale: 10:00 – 18:00 (dal 29 settembre al 22 novembre – ultimo ingresso 17:45).

I biglietti, acquistabili sul sito ufficiale della Biennale di Venezia, costano: 30 euro intero, 20 euro ridotto (over 65 e residenti comune di Venezia) e 16 euro per studenti e/o under 26. Ci sono ulteriori riduzioni e condizioni speciali per persone con disabilità, gruppi e gite scolastiche.

Le sedi espositive principali si raggiungono da Piazzale Roma o dalla Ferrovia di Venezia con il vaporetto: per l’Arsenale si possono prendere le linee ACTV 1 e 4.1; per i Giardini linee ACTV 1, 2, 4.1, 5.1, (6 solo da Piazzale Roma).

Altre mostre ed eventi da non perdere a Venezia

Durante la Biennale Arte 2026, anche i musei veneziani si trasformano in estensioni diffuse della manifestazione con esposizioni parallele che riflettono sui grandi temi contemporanei. Tra le più interessanti c’è The Visitors di Hernan Bas, ospitata nelle Sale Dom Pérignon di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Per l’occasione l’artista ha realizzato oltre 30 nuovi dipinti all’interno di un’installazione immersiva pensata appositamente per gli spazi del museo.

Due opere di Hernan Bas alla Biennale d'Arte di Venezia 2026
Hernan Bas
Due opere di Hernan Bas: “The Romeo of last resort” e “The self-designated representative of Marie Laveau’s tomb on Mardi Gras”

Ispirandosi proprio a Venezia e al turismo di massa che da anni ne trasforma identità e quotidianità, Bas mette in scena turisti occidentali colti in situazioni sospese tra ironia, disagio e artificio. Dai luoghi iconici come la Gioconda o la Fontana di Trevi fino alle mete del cosiddetto “dark tourism” come Chernobyl o la foresta giapponese di Aokigahara, i protagonisti dei suoi quadri appaiono spesso smarriti, impegnati a fotografare, posare o inscenare esperienze costruite più per essere raccontate che vissute davvero. Il risultato è una riflessione visiva potente sulla globalizzazione, sul consumo dei luoghi e sulla sottile distanza tra chi visita e ciò che attraversa.

Tra gli eventi collaterali più particolari della Biennale 2026 c’è anche Shame Parade, il progetto con cui la Scozia arriva a Venezia attraverso il duo Bugarin + Castle. La mostra, allestita negli spazi di Olivolo nel sestiere di Castello, rilegge in chiave queer e contemporanea gli antichi rituali europei di umiliazione pubblica, mescolando performance, scultura, video e installazioni. Tra castelli scozzesi, karaoke filippini, armature medievali e cultura pop, gli artisti costruiscono un universo carnevalesco e provocatorio in cui vergogna, identità e trasformazione diventano materia artistica.

"Set Upon" di Bugarin + Castle, 2026
Bugarin + Castle
“Set Upon” di Bugarin + Castle, 2026

Un altro evento collaterale tra i più immersivi c’è anche Paper Tears di Claudia Pagès Rabal, ospitato ai Docks Cantieri Cucchini a San Pietro di Castello. L’installazione trasforma antiche filigrane cartarie del XV secolo in immagini luminose, suoni e proiezioni che riflettono sui sistemi di potere, controllo e circolazione delle informazioni tra passato e presente. Partendo dagli archivi storici della Catalogna e dai legami commerciali tra Mediterraneo e Atlantico, l’artista costruisce un percorso visivo quasi ipnotico fatto di acqua, rotte, documenti e memorie sommerse. Il risultato è un viaggio tra storia e contemporaneità che dialoga anche con temi molto attuali, dalle migrazioni alle tensioni geopolitiche.

"Paper Tears" di Claudia Pagès Rabal - Catalonia in Venice 2026
Flavio Coddou
“Paper Tears” di Claudia Pagès Rabal – Catalonia in Venice 2026

Da non perdere è anche la mostra Diario veneziano di Ilya Kabakov e Emilia Kabakov, allestita tra Ca’ Tron e il Padiglione Venezia ai Giardini della Biennale. Non è una semplice esposizione, ma un grande ritratto collettivo della città costruito insieme ai veneziani: oltre 700 abitanti hanno contribuito con pagine di diario, ricordi e oggetti personali trasformati in un mosaico di storie intime e quotidiane. Gondolieri, studenti, artigiani, famiglie storiche e nuovi residenti diventano così protagonisti di un’opera che racconta la Venezia reale, lontana dalle cartoline e dal turismo di massa.

L’Orto Botanico di Roma sulle pendici del Gianicolo: tra palme rare, fontane barocche e viali affascinanti

18 avril 2026 à 14:30

Pietra, cupole e anfiteatri, ma anche traffico e tavolini pieni fino a tarda sera. Roma si presenta un po’ così, ma solo fino a quando capita di oltrepassare la Via della Lungara, lasciando alle spalle il brusio del quartiere. Passo dopo passo, infatti, ci si ritrova davanti a un ingresso che sembra custodire un’altra città. Là dentro c’è l’Orto Botanico di Roma, con i suoi 12 ettari ai piedi del Gianicolo e dentro l’antico parco di Villa Corsini, tra collezioni scientifiche, architetture settecentesche e scenari che mutano con la luce.

Qui la Capitale cambia respiro, al punto che il tempo rallenta per davvero. E il fatto incredibile è che siamo a pochi passi da Trastevere, una delle zone più animate della città. Il merito è di questo paesaggio vastissimo che riunisce specie provenienti da vari continenti, serre ottocentesche, scorci panoramici e memorie nobiliari. Le origini dell’orto universitario romano risalgono al ‘600, quando papa Alessandro VII promosse il trasferimento sul Gianicolo di un precedente giardino botanico legato al Vaticano.

La sede attuale arrivò nel 1883, quando lo Stato acquisì Villa Corsini alla Lungara. La dimora era già celebre per il soggiorno di Cristina di Svezia, sovrana colta e anticonvenzionale che scelse Roma dopo l’abdicazione. Oggi passeggiare tra questi viali equivale perciò ad attraversare secoli di botanica, politica, arte del paesaggio e curiosità intellettuale.

I giardini e le collezioni dell’Orto Botanico di Roma

Uno dei viali principali dell’Orto Botanico di Roma conduce verso la Fontana dei Tritoni, elegante composizione marmorea che dialoga con il verde circostante. Poco più in alto compare la celebre Scalinata delle Undici Fontane, progettata nel ‘700 da Ferdinando Fuga, con le sue vasche digradanti e i getti d’acqua di enorme impatto scenografico (e incastonata tra alberi maturi e pendii).

Orto Botanico, tesoro di Roma
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Passeggiando nell”Orto Botanico di Roma

Alle spalle delle architetture monumentali si aprono alcune tra le raccolte botaniche più importanti d’Italia. Tra tutte la collezione di palme merita una sosta lunga, in quanto riunisce specie rare e talvolta minacciate. Il cortocircuito è subito evidente, perché le chiome creano silhouette tropicali in piena Città Eterna, dettaglio che produce un effetto quasi irreale.

Pochi passi più avanti il bosco di bambù cambia atmosfera. Canne alte, fitte e leggere nel movimento filtrano la luce in strisce sottili. Il rumore del vento qui diventa colonna sonora, anche perché tale raccolta figura tra le più ricche d’Europa. Tra i fusti emergono perfino tracce delle Mura Aureliane, incontro perfetto tra antichità urbana e vegetazione esuberante.

Il Giardino Giapponese rappresenta uno dei luoghi più amati dell’intero complesso. Fu progettato da Nakajima Ken, paesaggista autore anche del giardino dell’Istituto di Cultura Giapponese di Roma. Laghetti su livelli differenti, cascatelle, ponticelli, pietre scelte con cura e un padiglione in legno compongono una scena di equilibrio assoluto. In primavera, durante la fioritura dei ciliegi, il settore raggiunge una bellezza memorabile, tra le più incantevoli di tutto il nostro Paese.

Di fronte alle serre storiche appare il Giardino dei Semplici, dedicato alle piante officinali e medicinali. Il nome richiama gli antichi “semplici”, termine usato per indicare erbe impiegate nella farmacopea tradizionale. Aiuole ordinate raccolgono centinaia di specie accompagnate da indicazioni botaniche e proprietà conosciute nel corso dei secoli.

Le serre meritano attenzione particolare: la Serra Corsini conserva succulente dalle forme scultoree, tra spine geometriche e superfici cerose; la Serra Tropicale introduce invece un microclima caldo e umido che ospita biodiversità equatoriale, foglie gigantesche, radici aeree e specie spettacolari.

Chi ama i grandi alberi troverà veri patriarchi vegetali come platani orientali, sughere, cerri, roverelle, cedri dell’Himalaya e conifere storiche. Molti di questi esemplari hanno visto passare generazioni di studiosi e visitatori, mantenendo una presenza quasi solenne.

Tra maggio e inizio estate il Roseto regala un’altra trasformazione, con varietà antiche e moderne che raccontano l’evoluzione della rosa lungo 2.000 anni di selezione umana. Profumi diversi, petali fittissimi o essenziali, colori che vanno dal crema al rosso intenso rendono il percorso particolarmente evocativo.

Cosa fare durante la visita tra scorci, stagioni e dettagli nascosti

Il consiglio migliore consiste nell’arrivare con tempo abbondante. Questo luogo del Lazio premia infatti chi rallenta. Una visita rapida coglie solo superficie e cartoline, per questo servono almeno un paio d’ore per leggere i passaggi di paesaggio, le variazioni altimetriche e il rapporto continuo tra ordine botanico e spontaneità apparente.

Vale la pena alzare spesso lo sguardo, poiché dal versante del Gianicolo si aprono visuali notevoli sui tetti romani, sulle cupole e sui campanili che emergono tra il fogliame. I cartellini botanici rendono la passeggiata persino un’esplorazione culturale, in quanto consentono di scoprire provenienza, famiglia scientifica e adattamenti delle specie.

Chi visita in aprile trova la stagione simbolo dell’orto grazie all’Hanami romano, celebrazione della fioritura dei ciliegi. In autunno arrivano gli aceri con sfumature ramate e rosse, mentre l’estate inoltrata valorizza fioriture tardive e zone tropicali. L’inverno, con meno pubblico e alberi spogli, mette in evidenza geometrie, prospettive e architetture.

Dove si trova e come arrivare

Il magnifico Orto Botanico di Roma si trova tra Trastevere e il Gianicolo, con accesso principale in Largo Cristina di Svezia, accanto a Via della Lungara. La posizione risulta strategica per chi visita il centro storico di questa mai noiosa città.

Da Piazza Venezia o dal Pantheon si può facilmente raggiungere l’area tramite tram e autobus diretti verso Trastevere, per poi proseguire a piedi per pochi minuti. Dalla stazione di Roma Trastevere i collegamenti pubblici sono frequenti. Per chi preferisce una passeggiata urbana, il tragitto da Campo de’ Fiori attraversa vicoli e piazze molto piacevoli.

Arrivare al mattino offre temperature più miti e maggiore quiete, mentre il tardo pomeriggio regala una luce magnifica sulle chiome e sulle fontane. Qualsiasi momento, quindi, è una gioia per gli occhi, le narici e l’anima.

Dentro una città famosa per monumenti immensi, l’Orto Botanico resta una meraviglia più discreta. Proprio per questo colpisce tanto: Roma qui abbassa la voce e mostra il suo lato più raffinato.

Riaprono i giardini di Castello Quistini, un gioiello che profuma di rose in Franciacorta

17 avril 2026 à 07:30

Anche in Franciacorta, territorio bresciano in cui si producono gli ottimi vini chiamati “bollicine” che competono con lo Champagne d’Oltralpe, la primavera è un tripudio di colori e profumi tra fiori che sbocciano e la natura che torna a vivere rigogliosa dopo l’inverno, tra le distese di vigne e i giardini più incantevoli.

Tra questi spiccano quelli del Castello Quistini di Rovato: oltre mille varietà di rose antiche, moderne e inglesi riempiono il grande giardino della tenuta che negli anni si è affermata come punto di riferimento nazionale per appassionati di botanica, fotografia, paesaggio e architettura del verde.

Le visite al roseto del Castello Quistini

La collezione di rose del Castello Quistini è qualcosa di realmente unico: grazie a un’accurata ricerca e selezione durata diversi anni, il roseto presenta delle chicche botaniche difficilmente reperibili nei circuiti commerciali tradizionali, come le rose inglesi di David Austin, dalla forma romantica e dalla straordinaria capacità di adattamento al clima italiano. Molte rose sono disponibili anche in vendita per collezionisti e appassionati.

Il roseto del Castello Quistini, in Franciacorta
Ufficio Stampa
L’elegante roseto del Castello Quistini, in Franciacorta

Il cuore dell’esperienza è la visita guidata “Tra Rose, Storia e Leggenda”, un percorso storico-botanico della durata di circa un’ora condotto dal proprietario del castello e progettista dei giardini Marco Mazza. Durante la visita non si segue soltanto un itinerario floreale, ma si entra direttamente in un racconto che intreccia la storia architettonica del palazzo, le scelte paesaggistiche, la cultura delle rose e il lavoro di ricerca che ha portato alla creazione di una delle collezioni più ricche del Nord Italia.

Con l’inizio di giugno, poi, il giardino si arricchisce con la fioritura delle ortensie, che donano nuovi tocchi di colore al contesto con varietà selezionate per forma, dimensione e tonalità. Ma il percorso di visita non finisce qui, perché oltre ai fiori sono presenti anche diverse collezioni botaniche uniche, piante rare e un’importante raccolta di antiche varietà da frutto, conservate anche a scopo didattico.

Appuntamenti da non perdere

Oltre alle visite, questo splendido castello in Franciacorta propone anche un ricco calendario di laboratori creativi, corsi dedicati alla coltivazione delle rose, workshop legati ad arte, artigianato, botanica e design e incontri culturali immersi nel verde: appuntamenti interessanti che rafforzano la funzione culturale di questo splendido luogo.

Le luci della sera nel roseto di Castello Quistini
Ufficio Stampa
Le luci serali nel roseto di Castello Quistini

Quando riaprono e biglietti

I cancelli dello storico giardino del Castello Quistini riaprono il 1° maggio 2026 e resteranno fruibili fino a metà giugno, nei fine settimana. Il calendario ufficiale delle date è disponibile sul sito ufficiale del castello dove è necessario prenotare online.

L’ingresso ha un costo di 12 euro.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il Castello Quistini si trova a Rovato, in provincia di Brescia (Lombardia), nel cuore della Franciacorta, una delle aree vitivinicole più rinomate d’Italia.

Raggiungerlo è piuttosto semplice: in auto si arriva comodamente tramite l’autostrada A4 Milano-Venezia, uscendo al casello di Rovato e proseguendo per pochi minuti verso il centro del paese. Per chi viaggia in treno, la stazione di Rovato è ben collegata con Brescia e Milano, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Bergamo Orio al Serio. Dalla stazione si può prendere un autobus di linea che ferma proprio di fronte al castello oppure, in alternativa, si può fare una camminata attraversando il centro del paese per poco più di 2 km.

Il castello Quistini è un ottimo punto di partenza per andare alla scoperta delle cantine e dei paesaggi collinari della Franciacorta, che durante la primavera diventano mete molto frequentate dagli amanti dell’enoturismo.

5 giardini mediterranei poco noti da scoprire in primavera

12 avril 2026 à 13:30

Guardate la cartina geografica: l’Italia si estende come una proboscide, o lo stereotipato stivale, dalla massa continentale europea dentro il grande bacino del mar Mediterraneo. Questa posizione centrale in mezzo a uno specchio d’acqua unico nel suo genere ha regalato al nostro paese un clima particolare e caratteristiche uniche, che si riflettono nella vegetazione delle regioni più esposte all’influsso del mare. Caratteristiche da scoprire laddove la natura viene irregimentata e guidata da canoni scientifici ed estetici insieme: i giardini. Quelli storici, che raccontano secoli di scienza e cultura. Quelli nati da una passione privata diventata patrimonio collettivo. Quelli dove la primavera regala bellezza.

Colori accesi, profumi particolari, piante rare e uniche caratterizzano i giardini mediterranei più belli. Oltre ai più noti, tra quelli che si distinguono nelle regioni meridionali d’Italia, ce ne sono molti che rimangono lontano dai circuiti più battuti, ma che meritano parimenti di essere scoperti.

Giardino di Torre Tabaia, Procida

Procida, piccola isola del Golfo di Napoli: colori pastello di case e barche di pescatori che si accendono baciate dal sole. Il limone è il prodotto tipico numero uno del luogo: qui, per via di caratteristiche climatiche e del terreno, crescono agrumi enormi, dalla buccia molto spessa e dolce, che viene utilizzata in maniera massiccia in cucina.

Avventurandosi dai vicoli di Terra Murata, l’antica fortificazione sul lato sud dell’isola, verso la propaggina orientale di Punta della Lingua si può scoprire il Giardino di Torre Tabaia, un piccolo eden privato aperto alle visite del pubblico. È uno spazio piccolo, mantenuto dal proprietario, un procidano che si dedica anima e corpo alla cura del proprio orto e del giardino.

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Lorenzo Calamai
Limoneto del Giardino di Torre Tabaia

Qui è possibile scoprire da vicino il limoneto, che forma una sorta di pergola ombreggiata dalla quale pendono come lampade i grossi frutti gialli degli alberi. Un profumo intenso di agrumi ondeggia nell’aria, mentre ci si può riparare dall’ostinato sole mediterraneo godendo della compagnia del proprietario del Giardino di Torre Tabaia, sempre disponibile a raccontare la propria storia e quella del suo piccolo paradiso verde.

Orto Botanico di Palermo

Fondato nel 1779 come istituzione della Regia Accademia degli Studi di Palermo, l’Orto Botanico del capoluogo siciliano è oggi un museo a cielo aperto tra i più ricchi in Italia nel suo genere. La sede attuale, nel quartiere Kalsa, fu inaugurata solennemente il 9 dicembre 1795 dopo che il primo orto, troppo angusto, fu abbandonato. Il complesso monumentale fu progettato dall’architetto francese Léon Dufourny e include il gymnasium, un edificio neoclassico di grande eleganza e di stampo classicista.

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Il gymnasium dell’Orto Botanico di Palermo

In oltre duecento anni di attività, l’Orto Botanico di Palermo ha ospitato e diffuso specie di ogni provenienza: all’istituzione palermitana si devono, tra le altre cose, l’introduzione in Europa del mandarino e del nespolo del Giappone, oltre alle prime esperienze europee su piante utili come la soia.

Oggi l’Orto accoglie più di 12mila specie differenti e una delle sue attrazioni più spettacolari è certamente il gigantesco esemplare di Ficus magnolioides importato dalle Isole Norfolk nel 1845. In primavera, quando tutto è in fiore, il giardino esplode di colori. Rispetto a tanti altri giardini, ha un aspetto estremamente improntato ai climi tipici dell’area mediterranea, con le foglie affilate delle palme e le esotiche cicadee. Malgrado la sua importanza scientifica e storica, rimane un luogo relativamente tranquillo, fuori dai circuiti turistici di Palermo.

Parco della Biodiversità Mediterranea, Catanzaro

Più recente ma non meno importante è il Parco della Biodiversità Mediterranea di Catanzaro, inaugurato nel 2004. Sessanta ettari di verde nel pieno del capoluogo calabrese, nati dalla riqualificazione di un’area degradata, un tempo dedicata alla Scuola di Agraria. Quello che era un terreno abbandonato, dunque, è diventato in poco più di vent’anni un affascinante ecosistema capace di unire natura, storia e arte in un parco cittadino aperto a tutti.

Il giardino botanico che sorge all’interno del parco si estende su circa undici ettari, solcati da viali, canali e laghetti artificiali, con oltre 20mila piante tappezzanti, duemila alberi d’alto fusto e cento specie di piante acquatiche.

All’interno del parco si trova anche una delle più importanti collezioni europee di scultura contemporanea all’aperto, con opere di artisti del calibro di Antony Gormley, Mimmo Paladino, Mauro Staccioli e Jan Fabre. Accanto alle sculture si incontrano un labirinto di verzura, il laghetto dei cigni, il centro di recupero degli animali selvatici e la Valle dei Mulini, un bosco di quarantotto ettari di macchia mediterranea percorso da sentieri sterrati, vecchi mulini ad acqua e le rovine di una miniera.

Giardini della Minerva, Salerno

Dicono che i Giardini della Minerva di Salerno siano il primo orto botanico del mondo occidentale. Quel che è certo è che questo luogo ha una storia di lungo corso e che ancora oggi sono capaci di un fascino eccezionale.

Le origini del giardino affondano le radici nel quattordicesimo secolo: il maestro Matteo Silvatico, celebre medico della Scuola Salernitana, prese l’iniziativa di trasformare questo podere di famiglia alle pendici del colle Bonadies in un vero e proprio giardino dei semplici. Qui Silvatico coltivava e classificava le piante officinali utili alla terapia, insegnava agli studenti a riconoscerle e ne codificava le proprietà nel suo Opus Pandectarum Medicinae, una delle opere di medicina e botanica più importanti dell’epoca. A questo luogo, dunque, si fa risalire il modello che avrebbe ispirato gli orti botanici di Padova, Pisa, Firenze, Pavia e Bologna.

giardini minerva salerno primavera mediterranei
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Fontana ai Giardini della Minerva a Salerno

I Giardini della Minerva sono stati restaurati nel 2000 grazie a fondi europei, e poi ampliati nel 2025. Oggi si sviluppano su cinque terrazzamenti collegati da una lunga scalea seicentesca con pilastri e pergola in legno, costruita sulle antiche mura medievali della città. Ospita oltre 300 specie vegetali, tra cui alcune dal sapore tipicamente medievale come la mandragora, la digitale, la belladonna e il tasso. L’orto botanico è arricchito da una tisaneria, dove è possibile fermarsi a sorseggiare una tisana con vista sul porto di Salerno.

Giardino Botanico La Cutura, Giuggianello

Giuggianello è il più piccolo comune della provincia di Lecce. Si trova nell’entroterra salentino, a una quindicina di chilometri da Otranto. Qui, al confine con la vicina Palmariggi, si nasconde un luogo da non perdere per gli amanti dei giardini: La Cutura è un giardino botanico privato di trentacinque ettari che ha preso forma negli ultimi cinquant’anni attorno a un’antica tenuta rurale del Settecento.

Aperto a visite guidate con prenotazione, il giardino botanico de La Cutura ha una grande ricchezza e varietà, e si snoda tra ambienti tematici molto diversi tra loro. La visita parte dal Borgo Antico, nucleo originario della masseria settecentesca con le sue architetture di sapore rurale spagnolo, per poi attraversare il giardino roccioso con oltre ottanta varietà di agavi e cactacee, il laghetto naturale con papiri, ninfee e bambù, il bosco di lecci con querce di oltre 250 anni, il giardino dei semplici con le piante aromatiche e officinali, il roseto con più di cento varietà di rose in fiore.

Il momento clou della visita è però quello che porta alla visita della grande serra tropicale, dove si trovano oltre 2mila varietà di piante grasse e succulente provenienti da Messico, Africa e Sud America. C’è anche un Giardino Segreto, raggiungibile attraverso una scalinata scavata nella roccia, dove trovano rifugio le piante più rare e delicate. La primavera, con la fioritura del roseto e il risveglio della macchia mediterranea, è il momento perfetto per perdersi in questo angolo di Salento nascosto.

I meravigliosi giardini del Generalife a Granada, il rifugio segreto dei sultani

10 avril 2026 à 18:30

Gran parte dei visitatori arriva qui convinta di entrare nel “giardino” dell’Alhambra, ma basta varcare il primo accesso per capire che la realtà è diversa (e forse persino più affascinante). Il Generalife nasce infatti come palazzo autonomo, costruito tra XIII e XIV secolo dalla dinastia nasride quale residenza stagionale. Una dimora concepita per il piacere, lontana dal cerimoniale ufficiale, pensata per respirare, osservare e ascoltare.

Sorge sulle pendici del Cerro del Sol, affacciato sulle valli dei fiumi Genil e Darro, con la Sierra Nevada a fare da quinta scenica. Il complesso ha attraversato secoli di trasformazioni, come interventi cristiani che hanno aggiunto logge, archi e giardini formali. Ciò di cui possiamo godere oggi evita il contrasto e, anzi, costruisce un dialogo tra epoche diverse.

L’arrivo lungo il Paseo de los Cipreses introduce già a questa logica: nonostante sia un viale progettato nel ‘900, è perfettamente coerente con lo spirito originario. Poi compare il primo patio importante, il cuore del palazzo.

I patio del Generalife

Non si può che iniziare l’esplorazione dal Patio de la Acequia, che si apre come un asse perfetto tra acqua e architettura. Un canale centrale attraversa lo spazio con precisione geometrica e appartiene a un sistema idraulico elaborato, l‘Acequia Real, che alimentava orti, frutteti e giardini dell’intero complesso.

Gli zampilli, aggiunti in epoca più recente, trasformano il flusso in movimento continuo, al punto che persino il suono diventa parte dell’esperienza. Ai lati compaiono aiuole ordinate, piante aromatiche e fiori che cambiano con le stagioni. Sul fondo, invece, la Sala Regia osserva con le sue decorazioni sobrie che confermano la funzione privata del posto. Poco oltre si attraversa una galleria rinascimentale, grazie alla quale si entra in uno spazio carico di racconto.

È il Patio del Ciprés de la Sultana, che come è intuibile dal nome conserva ancora il tronco di un antico cipresso. La tradizione lo lega a una storia di passione e vendetta: la moglie dell’ultimo sovrano nasride avrebbe incontrato qui un cavaliere degli Abencerrajes. Il re, scoperto il tradimento, avrebbe convocato i membri della famiglia rivale e ordinato la loro esecuzione proprio in questo stesso cortile.

La fontana al centro porta segni scuri che la leggenda attribuisce a quel massacro. La spiegazione reale parla di ossidazione del ferro, ma il racconto continua a vivere, perché certi posti sembrano costruiti per trattenere storie.

I giardini tra geometria e libertà vegetale

La vera anima del Generalife di Granada si sviluppa all’esterno delle sale, con i giardini che si articolano in più livelli e ciascuno con carattere distinto. I Jardines Bajos accolgono chi arriva dal complesso principale e possiedono 3 grandi terrazze che scandiscono lo spazio. Le due inferiori hanno radici medievali, utilizzate come orti e frutteti già nel XIV secolo. La superiore, ridisegnata nel ‘900, introduce una struttura più scenografica ricca di siepi modellate, archi vegetali e giochi prospettici che accompagnano lo sguardo.

Qui si trova anche il Teatro del Generalife, edificato negli anni ’50 per il Festival Internazionale di Musica e Danza. La struttura si integra con il paesaggio attraverso gradinate, cipressi e aiuole. Durante gli spettacoli estivi, il confine tra natura e scena si dissolve. Salendo verso l’alto sembra di essere arrivati altrove. Ed è proprio qui che compaiono i Jardines Altos, che rappresentano la parte più intima e sorprendente: sentieri stretti, angoli nascosti, magnolie antiche e arbusti aromatici.

Tra questi percorsi si incontra uno degli elementi più ingegnosi dell’intero complesso, che prende il nome di Escalera del Agua. Si tratta di un’elegante struttura che unisce architettura e funzione in modo quasi poetico. Tre rampe di scale, interrotte da piccoli pianerottoli, accompagnano la salita. I corrimano sono canali in cui scorre acqua fresca, tanto che il gesto di appoggiare la mano diventa esperienza sensoriale.

Alla sommità si trova il Mirador Romántico, costruzione ottocentesca in stile neogotico la cui architettura si discosta dal contesto islamico circostante. Ma no, non è un limite perché offre uno dei punti panoramici più suggestivi: questa magnifica città della Spagna si distende sotto lo sguardo, con le montagne a incorniciare l’orizzonte.

Cosa fare nel Generalife

Scegliere di sedersi, o magari di leggere un libro, su una panchina lungo un canale permette di ascoltare il ritmo dell’acqua, elemento centrale nella cultura islamica poiché simbolo di vita e purezza. Volendo si può portare anche qualcosa da mangiare per godersi una pausa in esperienza completa, soprattutto nelle ore centrali della giornata.

È molto interessante pure osservare la vegetazione, tra gelsomini, mirti, agrumi e cipressi. Chi ama la fotografia trova prospettive continue fatte di archi, riflessi e linee simmetriche. Al tramonto, poi, la luce radente esalta le superfici e crea contrasti morbidi. In più, durante l’estate si può persino assistere a uno spettacolo nel teatro, con la musica che si diffonde tra alberi e mura amplificata da un’acustica naturale sorprendente.

Dove si trovano e come arrivare

Il Generalife si trova a Granada, nel sud della Spagna, all’interno dello stesso sistema monumentale dell‘Alhambra. Un tempo separato dal pendio del Rey Chico, oggi risulta perfettamente integrato nel percorso di visita. L’accesso avviene infatti tramite il complesso principale. Dalla città si può salire a piedi lungo percorsi panoramici, oppure utilizzare autobus urbani che raggiungono l’ingresso.

Una volta dentro, il percorso conduce naturalmente verso i giardini passando tra viali alberati e zone intermedie. Il consiglio però è quello di programmare la visita con anticipo, soprattutto nei mesi più affollati perché qui si regista un elevato numero di ingressi giornalieri. La città di Granada resta ben collegata con le principali località andaluse, tra cui Siviglia e Malaga, tramite treni e autobus.

Generalife, Granada
iStock
Un angolo dei Giardini del Generalife

Infine sappiate che da queste parti il tempo assume un ritmo diverso e che non ci devono essere urgenze e nemmeno eccessi. Si raggiunge questo magico luogo per l’acqua, la luce e la pietra. Tutti elementi che insieme raccontano una visione precisa del mondo: quella in cui il potere si ritira, lasciando spazio al piacere semplice di osservare un giardino costruito per durare nei secoli.

Viaggio tra i ricami vegetali della Loira: il Castello di Villandry, vero capolavoro rinascimentale

1 avril 2026 à 17:30

La poetica Valle della Loira, terra di dimore aristocratiche e paesaggi ordinati con cura quasi maniacale, è puntellata di edifici storici così belli ed eleganti che riescono a emozionare anche i più duri di cuore. Ne è un esempio concreto il Castello di Villandry, una residenza che racconta un’idea precisa di bellezza: linee pulite, proporzioni studiate e un dialogo continuo tra pietra e vegetazione.

A differenza di altri manieri della zona, qui l’architettura incanta per la sua sobrietà elegante, pensata per fondersi con i giardini più che per imporsi su di essi. Lo sguardo del viaggiatore che vi arriva resta infatti catturato dalle terrazze verdi che scendono con ordine verso la valle. E il fatto interessante è che tutto risponde a un progetto, a una visione precisa che ha attraversato i secoli e che ancora oggi appare incredibilmente attuale.

Villandry viene spesso associato all’idea di giardini “che parlano”. Il motivo è da ritrovare nel fatto che siepi, fiori e ortaggi compongono un linguaggio visivo fatto di simboli, allegorie e rimandi culturali che richiedono attenzione e tempo per essere colti fino in fondo. E l’impatto iniziale ha qualcosa di affascinante: si resta immobili per qualche secondo, come se la mente avesse bisogno di riorganizzare ciò che vede.

Breve storia del Castello di Villandry

Le radici di questo castello della Loira affondano nel Medioevo, quando al posto dell’attuale residenza sorgeva una fortezza chiamata Colombiers. Proprio tra queste mura, nel 1189, si svolse un episodio decisivo della storia europea, la Paix de Colombiers, durante la quale Enrico II d’Inghilterra riconobbe la sconfitta davanti a Filippo II di Francia.

Nel XVI secolo il destino del luogo cambiò radicalmente: Jean le Breton acquistò la proprietà e decise di trasformarla in una residenza rinascimentale. Fu così che l’antica fortezza venne quasi completamente demolita, lasciando spazio a una struttura elegante e aperta verso il paesaggio circostante. Rimase soltanto una torre medievale, ancora visibile, come memoria del passato.

L’influenza italiana, portata nel Paese durante le guerre d’Italia e sostenuta da Francesco I di Francia, si riflette nelle proporzioni armoniose e nella ricerca della simmetria. Tre ali disposte a U incorniciano il cortile e si affacciano sulla valle, segnando il passaggio da architettura difensiva a dimora di rappresentanza.

Poi, nel XVIII secolo, il castello mutò volto ancora una volta per opera del marchese di Castellane, il quale introdusse elementi più confortevoli e trasformò gli interni secondo il gusto dell’epoca. I giardini originali vennero infatti sostituiti da un parco all’inglese, più libero e meno geometrico.

La svolta arrivò nel 1906, quando Joachim Carvallo comprò la proprietà insieme alla moglie Anne Coleman. Davanti a un castello ormai degradato e circondato da vegetazione incolta, prese una decisione radicale: abbandonò la carriera scientifica per dedicarsi interamente alla sua rinascita.

Con una squadra numerosa di artigiani e operai, restituì alle facciate il loro aspetto rinascimentale. Il vero capolavoro però prese forma nei giardini. Studiando testi antichi e modelli storici, progettò uno dei complessi paesaggistici più raffinati d’Europa.

Cosa vedere al Castello di Villandry

Entrando nelle stanze di questo capolavoro di Francia si ha la sensazione di varcare la soglia del tempo. Si esplorano sale ed elementi che trasudano eleganza borghese e rigore nobiliare, come la scalinata d’onore che conduce a saloni arredati con pezzi d’epoca, quadri preziosi e soffitti lignei lavorati a mano. Tuttavia, la vera attrazione risiede fuori dalle finestre, nel dialogo continuo tra le pietre chiare e la vegetazione rigogliosa.

Castello di Villandry, Valle della Loira
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I giardini regali del Castello di Villandry

Giardino dell’Amore

Appena all’esterno dal castello, il primo impatto visivo è dominato da un disegno preciso fatto di siepi di bosso che tracciano cuori, spirali, e intrecci: ogni forma racconta una sfumatura dei sentimenti.

Quattro sezioni rappresentano altrettanti tipi di amore. Quello tenero si esprime attraverso linee morbide e colori delicati. Quello passionale mostra contrasti più intensi, con rossi profondi che evocano emozioni forti. L’amore incostante prende forma in motivi più leggeri, mentre quello tragico introduce geometrie taglienti che ricordano duelli e rivalità.

Giardino delle Croci

Accanto al tema amoroso compare una sezione più simbolica. Tre croci emergono tra le siepi, come quella di Malta, quella occitana e persino la basca. Questa parte del giardino richiede attenzione perché, se inizialmente può sembrare decorativa, in verità racchiude riferimenti storici e culturali profondi, legati alle identità regionali europee.

Giardino della Musica

Una sorpresa inattesa prende forma poco più avanti: il Giardino della Musica. Così chiamato perché da queste parti le siepi si trasformano in strumenti musicali stilizzati. Alberi di tasso, potati in forme verticali, ricordano candelabri e l’effetto complessivo richiama una sala da concerto all’aperto.

Giardino d’Acqua

C’è anche una grande vasca centrale che riflette il cielo con una precisione quasi ipnotica. Al mattino restituisce tonalità fredde e delicate, mentre nel pomeriggio si accende di riflessi più intensi. Verso sera, l’atmosfera diventa più raccolta, con giochi di luce che trasformano completamente la percezione dello spazio.

Orto ornamentale

Qui si raggiunge uno dei punti più celebri dell’intero complesso. L’Orto ornamentale si presenta con 9 quadrati perfettamente identici che ospitano una combinazione sorprendente di ortaggi e fiori. Cavoli, porri, carote e barbabietole diventano elementi decorativi grazie alla disposizione e al contrasto cromatico.

I giardinieri lavorano con precisione e due piantumazioni annuali garantiscono varietà e continuità visiva. Vi basti pensare che circa 40 specie diverse si alternano nel corso delle stagioni.

Giardino del Sole

Il Giardino del Sole è una zona più libera, progettata nel XX secolo, che introduce un’atmosfera differente. Tre spazi distinti si articolano attorno a una vasca a forma di sole con tonalità gialle e arancioni che danno vita a un effetto luminoso.

Labirinto

Siepi alte formano un percorso che richiama la tradizione rinascimentale. Il significato simbolico si lega al cammino della vita, con un centro che rappresenta un punto di arrivo. Il tracciato appare semplice, ma basta entrarci per perdere rapidamente il senso dell’orientamento.

Giardino dei Semplici

Infine una sezione dedicata alle erbe aromatiche e officinali che riporta a un’atmosfera medievale. Lungo i bordi delle aiuole del Giardino dei Semplici si diffondono profumi intensi, con piante disposte in forme circolari, simbolo di eternità.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Villandry si trova nell’omonimo comune, a circa 15 chilometri da Tours, nel cuore della valle attraversata dalla Loira e dal Cher. Chi arriva in auto da Parigi percorre circa 240 chilometri lungo l’autostrada A10, con uscita verso Joué-lès-Tours e successivo collegamento alla A85 in direzione Saumur. Da Nantes il tragitto segue la A11 e poi la A85.

Il treno rappresenta un’alternativa comoda. Le stazioni più vicine sono Tours e Saint-Pierre-des-Corps, collegate alla rete TGV. Da lì taxi, navette stagionali o percorsi ciclabili lungo l’itinerario della Loira accompagnano fino alla tenuta.

Pasqua e Pasquetta nei Beni del FAI: eventi speciali tra castelli, ville storiche e giardini in fiore

1 avril 2026 à 07:30

Picnic in giardini monumentali, giochi all’aria aperta, caccia alle uova per i più piccoli, passeggiate nella natura e visite speciali per tutta la famiglia in alcuni contesti tra i più suggestivi del Belpaese: è questa la Pasqua ideale da vivere quest’anno nei Beni del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano.

Un’occasione perfetta per trascorrere le giornate di festa all’aria aperta, a contatto con la natura e con l’arte, alla scoperta di luoghi inediti che aprono eccezionalmente le loro porte. Da Nord a Sud, sono tantissime le iniziative proposte per Pasqua e Pasquetta 2026: eccone alcune da non perdere quest’anno.

Riapre dopo sei anni di lavori il Jardin Exotique del Principato di Monaco

31 mars 2026 à 11:51

Chiuso dal 2020 per un importante intervento di ristrutturazione, il Jardin Exotique di Montecarlo, uno degli angoli più pittoreschi e meno noti del Principato di Monaco e considerato uno dei giardini più belli del mondo, alla presenza dei Principi Alberto, Charlene e di Carolina di Monaco, ha riaperto al pubblico ed è ancora più bello di prima.

In questa cornice inaspettata, ai piedi di una grotta millenaria scavata nella roccia, si può godere di splendide viste panoramiche sulla Rocca del Principato di Monaco e sul mar Mediterraneo.

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@Ezio Cairoli
L’inaugurazione del Jardin Exotique alla presenza del Principe Alberto II, la Principessa Charlene e Carolina di Monaco

Perché visitare il Jardin Exotique nel Principato di Monaco

Per chi non avesse mai avuto occasione di visitarlo, il Giardino Esotico si trova sulle alture della città-Stato e fa da cornice a uno dei luoghi più chic che esitano al mondo. Con la sua straordinaria collezione di piante grasse del deserto e cactus provenienti da ogni angolo del mondo, è un microcosmo che merita assolutamente di essere visitato. Si contano un migliaio di specie vegetali provenienti principalmente dall’America Latina e Settentrionale, dall’Africa meridionale e centrale e dalla Penisola Arabica. E ogni stagione riserva diverse fioriture, da quelle invernali alle esplosioni di colore primaverili.

Fu il Principe Alberto I (bisnonno dell’attuale Principe Alberto II), grande esploratore e mecenate delle scienze, a volere la realizzazione di questo piccolo Eden che riunisse specie rare provenienti da regioni aride del mondo. I lavori iniziarono nel 1913 ma il giardino fu inaugurato solo nel 1933 dal Principe Luigi II, nonno di Alberto II.

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@Ezio Cairoli
Il percorso affascinante dentro il Giardino Esotico

Dal 1933, il Giardino Esotico è uno dei gioielli della Riviera. Situato su una ripida parete rocciosa, vanta una notevole collezione di piante grasse provenienti da tutto il mondo: cactus, agavi, aloe e crassule hanno trovato qui il loro habitat ideale, grazie al meraviglioso clima mediterraneo.

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@Ezio Cairoli
Tra i vialetti del Jardin Exotique del Principato di Monaco

Cosa vedere

Il percorso obbligato si snoda tra sentieri immersi nella vegetazione, tra gruppi di piante dalle forme stravaganti e dai colori scintillanti, passerelle e terrazze panoramiche, intervallate da indicazioni relative alle tipologie di piante e da sculture, perché il giardino è anche un piccolo museo a cielo aperto. A ogni svolta, si aprono panorami mozzafiato sul mare, sulla Rocca di Monaco e sul profilo della Costa Azzurra. La ripida topografia del sito, è stata sfruttata per creare un percorso spettacolare, interamente sul fianco di una scogliera.

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@Ezio Cairoli
La magnifica vista sulla Rocca del Principato di Monaco dal Jardin Exotique

La grotta

C’è anche una grotta nascosta nel cuore del giardino, aperta per le visite guidate con specialisti. Sotto il giardino, infatti, un’altra meraviglia attende i visitatori: la Grotte de l’Observatoire. Scoperta nel 1916 durante i lavori per la costruzione delle fondamenta del giardino è aperta al pubblico dal 1950. Deve il suo nome alla vicinanza di un antico osservatorio astronomico. Questa cavità naturale offre un vero e proprio viaggio sotterraneo. Si scende fino a circa cento metri. Vi si accede tramite una scala di oltre 300 gradini, che si snoda attraverso gallerie decorate con concrezioni calcaree: stalattiti, stalagmiti, drappeggi e colonne che si intrecciano, scolpite goccia a goccia nel corso di migliaia di anni dall’acqua carica di anidride carbonica. La Grotte de l’Observatoire è una preziosa testimonianza della storia geologica dell’intera regione. Le visite guidate della grotta partono ogni ora dalle 10.00 e durano 40-45 minuti.

@Ezio Cairoli
La Grotte de l’Observatoire nascosta sotto il Giardino Botanico di Monaco

Il Museo di antropologia preistorica

Una visita al Museo di antropologia preistorica, situato nel giardino, è un ottimo complemento della visita al Jardin Exotique di Monaco. Le sue collezioni comprendono numerosi reperti rinvenuti nella grotta, che testimoniano la presenza dell’uomo preistorico nel sito.

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@Ezio Cairoli
Il belvedere del Jardin Exotique del Principato di Monaco

Come visitare il Jardin Exotique di Montecarlo

Il giardino è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00. Si trova al 62 di boulevard du Jardin Exotique, a Monaco. Per chi arriva dall’Italia lo si raggiunge in autostrada uscita Monaco e percorrendo la Moyenne Corniche, ingresso Est. C’è un ampio parcheggio a 200 metri dall’ingresso. All’interno del parco c’è anche uno spazio bambini, un bar e uno shop.

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@Ezio Cairoli
Vista su Fontvieille dal Jardin Exotique di Monaco

Ad Amsterdam, per pochi giorni aprono i giardini segreti della città

30 mars 2026 à 17:00

A giugno, una serie di giardini lungo i canali di Amsterdam, appartenenti sia a privati sia a istituzioni, aprono le porte al pubblico. Le Giornate dei Giardini Aperti 2026, che si tengono ogni anno, sono l’occasione perfetta per intraprendere un viaggio alla scoperta del verde nascosto della città. Un itinerario decisamente insolito di cui pochi turisti sono a conoscenza.

I giardini segreti di Amsterdam aprono al pubblico

Gli appassionati di giardinaggio, ma non solo, avranno l’opportunità unica di sbirciare dietro i palazzi residenziali, solitamente chiusi al pubblico, e di scoprire le oasi verdi che si nascondono dietro il Canal Belt o Grachtengordel di Amsterdam, un’iconica area a forma di ventaglio, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 2010, costruita nel XVII secolo durante l’Età dell’oro olandese. Caratterizzato da quattro canali principali concentrici, Singel, Herengracht, Keizersgracht, Prinsengracht, la zona del Canal Belt ospita storiche case a schiera, caratteristici ponti e giardini nascosti, appunto. La zona è famosa per i suoi 1550 edifici monumentali, inclusi i tipici palazzi a ghimberga e il famoso Gouden Bocht (Curva d’Oro) sull’Herengracht.

In questi giardini si respira un’atmosfera quasi paradisiaca. Celati dietro recinti privati, presentano, ciascuno di essi, elementi storici unici come alberi secolari, muri e casette da giardino. Attraverso le aperture speciali in occasione delle Giornate dei Giardini Aperti si può scoprire come si svolgeva un tempo la vita dei proprietari di questi giardini, le tracce delle loro passioni e come si sono concretizzate le loro preferenze nella progettazione, nella selezione delle piante e negli elementi decorativi.

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@Koen Smilde Photography
Lungo il canale Keizersgracht di Amsterdam

In questo modo, il giardino lungo il canale diventa non solo un luogo di bellezza e tranquillità, ma anche uno specchio dei desideri e delle storie umane. I giardini privati sono generalmente accessibili solo attraverso la casa. Gli indirizzi di partenza sono i seguenti:

  1. Museo van Loon, Keizersgracht 672
  2. Casa Willet-Holthuysen, Herengracht 605
  3. Museo della fotografia Huis Marseille, Keizersgracht 401
  4. Amnesty International, Keizersgracht 177
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Il giardino del museo van Loon ad Amsterdam

Quando si volgono le Giornate dei Giardini Aperti 2026

Sarà possibile visitare giardini sia classici sia contemporanei in occasione delle Giornate dei Giardini Aperti 2026 per tre giorni, il 19, 20 e 21 giugno 2026, dalle 10:00 alle 17:00. Una parte del ricavato delle viene devoluta al Grachtentuinen Fonds, un fondo che sostiene progetti ad Amsterdam che consentono l’accesso del pubblico al patrimonio verde in tutta la città.

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@Barbara van Amelsfoort
L’Hortus Botanicus di Amsterdam

I biglietti possono essere acquistati in prevendita online sul sito del Museo van Loon fino al 18 giugno al prezzo di 25 euro. Durante le Giornate dei Giardini Aperti, i biglietti saranno disponibili presso uno dei punti di partenza, all’ingresso o tramite il sito web del Museo van Loon a 27,50 euro. I bambini di età inferiore ai 12 anni possono entrare gratuitamente, se accompagnati da un adulto.

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Il giardino della casa-museo Willet Holthuysen ad Amsterdam

Con la I Amsterdam City Card, la visita agli Open Garden Days quest’anno è gratuita, basta presentarlo alla biglietteria del Museum van Loon, una bellissima casa-museo di Amsterdam, ubicata in un’abitazione patrizia del XVII secolo, situata al civico 672 di Keizersgracht, dove si riceverà un pass gratuito. Il pass è valido per tre giorni.

Oltre a passeggiare lungo i canali e i ponti (se ne contano oltre 80 nella zona centrale), il quadrilatero del Canal Belt è perfetto per i tour in barca e, naturalmente, per essere esplorato in bicicletta.

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@Author: Koen Smilde Photography
Il Bakkerswinkel Westerpark di Amsterdam

Dunmore Pineapple, il giardino segreto con una cupola tropicale tra nebbie e pietra della Scozia

22 mars 2026 à 17:00

Esistono storie che parlando di persone e altre, invece, che come protagoniste hanno un frutto. In questa in particolare il personaggio principale è un ananas, ma non uno qualunque, perché questo è scolpito nella pietra. Alto quanto una casa e piantato tra i boschi umidi e silenziosi della campagna scozzese, si chiama Dunmore Pineapple e sorge proprio dove una persona non se lo aspetterebbe mai: dopo una strada sterrata piena di buche, nascosto tra alberi e prati che sembrano custodire un segreto.

Si presenta con una base neoclassica ordinata che regge una cupola che replica con precisione ossessiva il frutto tropicale. Possiede foglie rigide, scaglie incise e persino geometrie perfette. Il problema è che è completamente in pietra. Il visitatore che ci arriva avverte una sensazione di piacevole stranezza. Del resto, è tutto fuori posto rispetto al clima e al paesaggio circostante, caratterizzato da vento e pioggia. Eppure è un ananas gigante a dominare un bel giardino murato di questo grigio Paese del Regno Unito.

Viaggiatori e architetti lo chiamano (e a ragione) “L’edificio più bizzarro della Scozia“, e se state pensando che sia esagerato siete sulla strada errata:. nel 1995 ricevette proprio questo titolo, confermando una percezione immediata per chi lo raggiunge. Strano, sì. Ma anche magnetico.

Breve storia del Dunmore Pineapple

La struttura è totalmente stravagante e, in quanto tale, lo è anche la sua storia. Dietro questa costruzione, infatti, si nasconde un’intricata vicenda che mescola potere, ironia e moda. Nel 1761 John Murray, quarto conte di Dunmore, commissionò una struttura destinata a serre e giardini produttivi. All’epoca l’ananas rappresentava uno degli alimenti più rari in Europa: arrivato dai Caraibi dopo il viaggio di Cristoforo Colombo nel 1493, diventò presto un simbolo di prestigio sociale.

Possedere un ananas significava dichiarare ricchezza. Coltivarlo, in Scozia soprattutto, equivaleva a una sfida tecnica e climatica. Ma qui (e nonostante le premesse che non promettevano niente di buono), ci sì riuscì per via della presenza di serre integrate nella struttura che sfruttavano muri spessi, sistemi di riscaldamento e un orientamento studiato per creare un microclima artificiale. Il giardino murato, esteso per diversi ettari, proteggeva le colture dal vento e tratteneva il calore.

La parte più sorprendente arrivò qualche anno dopo. Murray lasciò la Scozia e assunse il ruolo di governatore coloniale in Virginia. Al ritorno, più o meno nel 1777, decise di trasformare l’edificio con un gesto teatrale, ovvero quello di farvi costruire una cupola a forma di ananas.

Un dettaglio che rivela il carattere del conte: nei porti i marinai usavano esporre un ananas davanti casa per annunciare il ritorno da lunghi viaggi. Murray però scelse una versione decisamente più vistosa, una dichiarazione scolpita nella pietra e visibile da lontano.

L’architettura racconta una fusione di stili. La base presenta elementi palladiani, con archi eleganti e colonne tuscaniche. Salendo con lo sguardo, le linee classiche si dissolvono in forme vegetali. Le foglie diventano sculture tridimensionali, progettate anche per drenare l’acqua e prevenire danni da gelo. C’è del genio, quindi, perché davvero nulla viene lasciato al caso.

Ancora oggi resta incerta l’identità dell’architetto. Alcuni studiosi suggeriscono il nome di William Chambers, noto per progetti fantasiosi e cura maniacale dei dettagli. L’ipotesi è plausibile, ma fino ad ora non è stata mai confermata.

Casa a forma di ananas in Scozia
Getty Images
La stravagante casa a forma di ananas

Cosa vedere (e come soggiornare) al Dunmore Pineapple

C’è da fare una premessa importantissima: il Dunmore Pineapple si può osservare esclusivamente da fuori, a meno che non si decida di soggiornarvi (sì, può essere affittato come casa vacanze). Tuttavia, appena ci si arriva si nota uno spazio che alterna ordine e natura selvaggia. Il grande giardino murato si apre con prati ampi, delimitati da muri alti diversi metri. In passato ospitava serre riscaldate e coltivazioni esotiche. Oggi resta un luogo tranquillo, frequentato da chi cerca silenzio e da qualche famiglia in visita.

L’accesso al parco è gratuito e disponibile tutto l’anno ed è curioso che, avvicinandosi sempre di più al palazzo, i tantissimi dettagli emergono uno dopo l’altro: le finestre ad arco, le colonne dipinte e persino le incisioni sulle pietre. Poi la cupola che troneggia su tutto, con un realismo quasi ossessivo.

Dietro la struttura si estende un’area più raccolta con i cosiddetti bothies, piccole abitazioni in pietra un tempo destinate ai giardinieri. Attualmente rappresentano uno degli aspetti più interessanti per chi desidera un’esperienza fuori dall’ordinario. È proprio in questi spazi, trasformati in alloggi essenziali ma suggestivi, che si può trascorrere una o più notti.

Due camere, una cucina e un salone, ambienti separati ma collegati passando all’esterno. Dovete però essere consapevoli che è una sorta d’esperienza di altri tempi: il segnale telefonico è debole e il silenzio una costante. Il soggiorno include anche l’accesso alla stanza circolare all’interno dell’ananas, raggiungibile tramite una scala dal giardino posteriore, che si presenta con pareti curve e finestre sagomate per seguire la forma della cupola.

All’esterno i visitatori possono invece conoscere meglio il territorio grazie alla presenza di alcuni sentieri brevi che attraversano boschi popolati da fauna locale. Poco distante si trova un vecchio stagno utilizzato un tempo per il curling, in cui oggi vivono piccoli anfibi come particolari tritoni studiati anche dalle scuole della zona.

Un dettaglio curioso riguarda il colore originario: tracce rinvenute durante i restauri suggeriscono che l’ananas fosse dipinto per accentuare l’effetto realistico. Immaginare quella superficie colorata nel grigio scozzese aggiunge un ulteriore livello di stranezza.

Dove si trova e come arrivare

Il peculiare Dunmore Pineapple si trova nel parco di Dunmore, vicino al villaggio di Airth, nella regione dello Stirlingshire. La posizione resta relativamente isolata, a circa 40 chilometri da Edimburgo e a breve distanza da Stirling e Falkirk.

Raggiungerlo richiede un minimo di attenzione, perché le indicazioni digitali spesso conducono verso strade private. L’accesso corretto passa dalla A905, con deviazione su una strada secondaria che porta a un piccolo parcheggio vicino al giardino.

Chi utilizza i mezzi pubblici può affidarsi alla linea autobus locale da Falkirk o Stirling, scendendo nei pressi di Airth. Da lì resta un breve tratto a piedi lungo una strada di campagna.

Il percorso finale contribuisce all’atmosfera: campi aperti, alberi sparsi e qualche edificio agricolo. Poi, senza preavviso, compare la sagoma dell’ananas sopra i muri del giardino. La sensazione resta difficile da archiviare. Architettura eccentrica, storia coloniale e paesaggio scozzese, tutti elementi lontani tra loro ma che qui trovano un equilibrio inatteso.

Cinque giardini di Firenze da visitare in primavera

15 mars 2026 à 12:30

Attraversato il Ponte Vecchio, ammirata la Cupola del Brunelleschi, alzato il capo verso il cielo per seguire i contorni della Torre di Arnolfo di Palazzo Vecchio, percorsa via Tornabuoni e le altre viuzze del centro storico di Firenze, potrebbe essere giunto il momento per il visitatore di concedersi una meritata pausa nel verde.

Il capoluogo toscano è uno scrigno delle meraviglie, ma può risultare in alcuni momenti un po’ soffocante, pieno di pesante marmo e grave pietra che vi alberga da secoli. Non è semplice trovare molti spazi verdi, specie curati e interessanti, ma non mancano le possibilità di trovare al contempo bellezza, comodità e curiosità in alcuni dei giardini visitabili nel cuore della città.

Il Giardino di Boboli

Il Giardino di Boboli è il più celebre e monumentale tra i giardini fiorentini. Si trova alle spalle di Palazzo Pitti, nel cuore del centro storico e nelle immediate vicinanze del Ponte Vecchio. È un immenso parco storico risalente alla metà del Cinquecento, realizzato da Eleonora di Toledo, consorte del futuro granduca Cosimo I de’ Medici.

Boboli è un grande giardino all’italiana, ma oltre al tanto verde riserva anche tantissime attrazioni. Ampi viali, grandi fontane, statue dal gusto classicista, grotte, teatri: un museo all’aperto che vale la visita in ogni caso. Il biglietto d’ingresso è gratuito per i minorenni, con riduzioni per i cittadini dell’Unione Europea tra i 18 e i 25 anni e diverse formule cumulative con altri musei cittadini.

Uno dei luoghi simbolo del giardino è la Grotta del Buontalenti, una grotta artificiale la cui realizzazione fu avviata da Giorgio Vasari, il grande architetto e pittore del Rinascimento, e conclusa da Bernardo Buontalenti. Il tema della grotta fantastica, con dipinti, sculture e giochi d’acqua, è tipico dell’architettura rinascimentale, e questo ne è un esempio di grande pregio.

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La Fontana dell’Oceano, scolpita dal Giambologna, è un altro dei capolavori di Boboli

La primavera è ovviamente il momento ideale per visitare il Giardino di Boboli. Il risveglio della natura è infatti evidente anche nel parco, che si tinge di un verde acceso e dei colori delle fioriture. Dopo averlo esplorato in lungo e in largo, l’ideale è trovare un piccolo spazio per sé tra i tanti a disposizione e godere dell’inevitabile quiete assoluta che si respira, malgrado ci si trovi proprio nel cuore pulsante della città.

Il Giardino delle Rose

Proprio sotto il balcone panoramico per eccellenza della città di Firenze, Piazzale Michelangelo, sorge questo piccolo, delizioso giardino che nei mesi primaverili ospita fiorentini e turisti in egual misura. È il Giardino delle Rose, realizzato nel 1865 dall’architetto Giuseppe Poggi, lo stesso autore del piazzale.

Deve il suo nome, abbastanza ovviamente, alla grande varietà di rose che ospita e che fioriscono tra aprile e giugno. Altre piante ornamentali, inoltre, ne decorano gli angoli assieme a dieci opere dello scultore belga Jean-Michel Folon, presenti in loco dal 2011. C’è anche una piccola sezione dedicata all’arte del giardino giapponese.

giardino delle rose firenze primavera
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L’elegante Giardino delle Rose

La grande bellezza del Giardino delle Rose, però, sta soprattutto nella sua eccezionale posizione panoramica. Sembra di poter balzare con un salto oltre l’Arno e atterrare sulla Cupola del Brunelleschi: la vista è veramente mozzafiato.

L’ingresso al Giardino delle Rose è gratuito.

Il Giardino di Villa Bardini

In primavera il principe dei giardini fiorentini è il Giardino Bardini, attiguo all’omonima villa. Deve la sua celebrità alla fioritura del glicine, che ne decora ampie parti, e alla posizione panoramica su una collina dell’Oltrarno, tra Costa San Giorgio e Borgo San Niccolò, una vera e propria terrazza panoramica sulle meraviglie architettoniche del centro storico della città.

Quando il pergolato di glicine fiorisce, tra fine marzo e inizio maggio, il Giardino Bardini diviene uno dei luoghi più fotografati di Firenze.

Villa Bardini a Firenze
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Tra i fiori lilla del glicine emergono i contorni di Firenze

Il giardino ha origini medievali, quando l’area era occupata da orti e terreni agricoli. Nel tempo si trasformò in un elegante giardino con fontane, statue e terrazze panoramiche. All’inizio del Novecento fu acquistato dall’antiquario Stefano Bardini, che ampliò la proprietà e contribuì a definire l’aspetto attuale del complesso. Sottoposto a un importante intervento di restauro a partire dal 2000, riaprì nel 2007 al pubblico. Oggi l’ingresso al giardino è a pagamento, con l’opportunità di visitare la villa, dove hanno frequentemente spazio mostre fotografiche di respiro internazionale.

Il Giardino dei Semplici

Nel cuore del centro storico, a pochi passi da Piazza San Marco, si trova un giardino atipico, dal nome evocativo: è il Giardino dei Semplici, ovvero l’Orto Botanico di Firenze.

Fondato nel 1545 al fine di coltivare piante medicinali (i “semplici” del nome), si estende su oltre due ettari e ospita specie provenienti da tutto il mondo, dalle piante officinali agli alberi secolari, dalle collezioni di agrumi alle varietà più rare di piante carnivore, fino addirittura alle specie tropicali e subtropicali coltivate nelle serre.

Oggi il Giardino dei Semplici è proprietà dell’Università di Firenze ed è aperto dal martedì alla domenica dalle 10 alle 16. Gli studenti delle università pubbliche toscane entrano gratuitamente. La dimensione scientifica lo rende diverso dagli altri giardini cittadini, più simile a un percorso museale che a un viaggio nel verde, ma che lascia davvero sorpresi e incuriositi. È un luogo valido per tutte le stagioni, ma che in primavera ha sicuramente qualcosa di speciale da dire.

Gli Orti del Parnaso

Piccola delizia spesso riservata solo ai fiorentini, gli Orti del Parnaso sono un piccolo parco panoramico fuori dal centro storico di Firenze, ma a minima distanza.

Si trova in via Trento, vicino a Piazza della Libertà, e rappresenta una porzione del più ampio Giardino dell’Orticoltura, nato quando la Società Toscana di Orticoltura creò qui un grande spazio dedicato alla coltivazione e alla sperimentazione botanica, alla metà dell’Ottocento.

orti parnaso giardini firenze primavera
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Loggia liberty al Giardino dell’Orticoltura. Sopra, gli Orti del Parnaso

Nel 1880 fu realizzato il tepidarium, una grande serra in ferro e vetro progettata dall’architetto Giacomo Roster, ancora oggi uno degli esempi più eleganti di architettura liberty a Firenze e che rappresenta uno dei punti d’interesse dell’Orticoltura.

Nella parte più alta, con tanto di ingresso indipendente, si trovano gli Orti del Parnaso, una zona più raccolta e panoramica, con vista sui tetti del centro città. Una scenografica scalinata decorata da una fontana a forma di drago che sembra arrampicarsi lungo il pendio rappresenta il simbolo di questo quieto angolo della città, lontano dai circuiti turistici, ideale per sdraiarsi su un prato o sedersi su una panchina con la vista su tutta Firenze: la cupola del Duomo, i tetti del centro storico e le colline circostanti.

I Castelli dove vedere le fioriture di tulipani più belle di questa primavera

Par : losiangelica
12 mars 2026 à 13:30

Torri e giardini nobiliari sono la location perfetta per scoprire la primavera in tutto il suo splendore. Non è un caso che molti edifici storici trasformino i propri giardini in parchi con eventi a tema che attirano visitatori da tutto il mondo. In Italia, certo, ma anche in tutta Europa si trovano splendidi castelli dove vedere le fioriture di tulipani più suggestive.

L’incanto dei Grandi Giardini Italiani: 5 nuove meraviglie entrano nella Guida 2026

5 mars 2026 à 07:30

Con l’arrivo della primavera, torna la Guida Grandi Giardini Italiani, impresa culturale nata nel 1997 che da ventotto anni accompagna gli appassionati di botanica, arte e paesaggio nella scoperta dei più bei giardini d’Italia. L’edizione 2026 non solo aggiorna le informazioni su circa 150 giardini distribuiti in dodici regioni, ma accoglie anche cinque nuove location verdi, ampliando un network che valorizza luoghi spesso nascosti in piccoli centri e contesti rurali.

Dalla Franciacorta alla Sicilia, passando per Toscana, Marche e Lago di Garda, ogni nuovo giardino sposa perfettamente la filosofia del network e racconta storie di architettura, natura e arte, trasformando la visita in un’esperienza culturale unica e immersiva.

Cinque nuovi giardini entrano nel network

L’edizione 2026 della Guida Giardini Italiani segna un momento importante: cinque nuovi giardini italiani entrano ufficialmente nel prestigioso network e la guida viene ampliata con una sezione completamente dedicata all’ospitalità. Ecco quali sono:

  • Ca’ del Bosco: a Erbusco, nel cuore della Franciacorta, si trova questa rinomata proprietà vitivinicola dove le vigne dialogano con tante opere d’arte ambientale e architetture contemporanee, offrendo un percorso esperienziale unico tra arte e natura. Alcune delle opere presenti includono il Cancello Solare di Arnaldo Pomodoro, le sculture di Igor Mitoraj, il Ludoscopio di Paolo Scirpa e i Blue Guardians di Cracking Art;
  • La Limonaia del Castèl: a Limone sul Garda, sul Lago di Garda, la tenuta testimonia la tradizione delle limonaie gardesane, con terrazzamenti e complessi storici che uniscono coltivazione e architettura;
  • Castiglion del Bosco: a Montalcino, in Toscana, questa vasta tenuta è immersa nel paradisiaco scenario della Val d’Orcia, dove giardini, vigneti e patrimonio rurale si fondono armoniosamente con il paesaggio naturale;
  • Villa La Quiete: a Treia, nelle Marche, questa dimora storica è immersa in un paesaggio collinare e offre un parco storico con alberature mature e spazi verdi tipici delle residenze di campagna;
  • Parco Trevelyan: a Taormina, in Sicilia, il giardino pubblico ottocentesco – noto anche come Villa Comunale – stupisce per la sua posizione panoramica sul mare, le essenze esotiche e le architetture ornamentali che arricchiscono i percorsi di visita.

Questi nuovi ingressi rafforzano la filosofia del network: rendere accessibile un patrimonio culturale spesso poco conosciuto, valorizzando la connessione tra natura, arte e territorio.

I 5 nuovi giardini della Guida Grandi Giardini Italiani 2026
Massimo Listri
A Ca del Bosco l’opera “Eroi di Luce” di Igor Mitoraj

Arte, ospitalità e innovazione digitale

Oltre all’ampliamento del network, l’edizione 2026 introduce una sezione dedicata all’ospitalità, permettendo ai visitatori di programmare soggiorni all’interno delle proprietà, un’esperienza immersiva che unisce relax e cultura.

La copertina della Guida 2026 celebra l’opera 0121-1110=115075 (2015) dell’artista Jaehyo Lee, installata presso Arte Sella sull’altopiano della Valsugana in Trentino, sottolineando il legame tra giardino, arte contemporanea e paesaggio.

Anche il sito ufficiale, completamente rinnovato, facilita l’organizzazione delle visite: da grandigiardini.it è possibile acquistare biglietti d’ingresso, consultare eventi e seguire le principali fioriture stagionali. La Guida Grandi Giardini Italiani 2026 è disponibile sul sito ufficiale, negli shop dei giardini che aderiscono all’iniziativa o tramite prenotazione telefonica.

Grazie a queste novità, Grandi Giardini Italiani consolida il proprio ruolo di punto di riferimento per chi desidera scoprire il patrimonio verde italiano in maniera autentica e curata, combinando la bellezza naturale dei giardini con esperienze culturali di alto livello.

Con questa edizione, il network si conferma non solo custode della tradizione botanica e paesaggistica, ma anche innovatore nell’ospitalità e nella promozione digitale, rendendo la visita a ogni giardino un viaggio tra storia, arte e natura che emoziona e ispira.

La Guida Grandi Giardini Italiani 2026
Comune di Limone sul Garda
Limonaia del Castel a Limone sul Garda

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