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Benvenuti nel Castello di Monticello d’Alba, a casa dei Conti di Roero

26 juin 2026 à 16:36

“Buongiorno Contessa, sono arrivata!”. “Prego, entri pure”. Il Conte Aimone e la Contessa Elisa Roero di Monticello mi aspettano alla fine del viale che sale verso il castello del XIV secolo (ma il sito su cui sorge era abitato da ben prima), la loro casa per buona parte dell’anno. Sembra un piccolo Castello Sforzesco, visibile fin dall’autostrada, arroccato lassù su una delle tante colline del Roero che, insieme a Langhe e Monferrato, sono entrate far parte della lista dei Patrimoni dell’Unesco nel 2014. Un viaggio nel viaggio, insomma. A cui aggiungere una buona dose di emozione personale.

Del resto, l’Italia non smette mai di sorprenderci e, talvolta, capita di imbattersi in luoghi meravigliosi, poco noti, che sono destinati a lasciare un segno. È proprio il caso del Castello di Monticello d’Alba, uno dei meglio conservati della Regione Piemonte (forse proprio perché è abitato, e il Conte e la Contessa se ne prendono cura in prima persona), arroccato su un promontorio che domina il territorio del Roero, quella bella zona collinare della provincia di Cuneo, nel basso Piemonte, che sembra un dipinto, posizionata a sinistra del fiume Tanaro, quel che resta di un antico mare.

E sono sempre Aimone, 24° Conte di Monticello, e la moglie Elisa Ricardi di Netro, i Conti di Roero, a condurre personalmente i visitatori alla scoperta di questo autentico gioiello, con tutti i suoi racconti, gli aneddoti e i misteri che ancora nasconde (la visita è su prenotazione).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’imponete Castello di Monticello d’Alba in Piemonte

Il castello di Monticello d’Alba

Il Castello di Monticello d’Alba si trova a pochi chilometri da Alba, nelle Langhe, ma è ubicato nel territorio del Roero. È uno degli esempi di architettura fortificata medievale più imponenti e meglio conservati del Piemonte. Le sue origini risalgono all’XI secolo, quando fu edificato dai vescovi di Asti. Dal 1376, appartiene alla stessa famiglia (nel 2026 compie 650 anni), i Conti Roero di Monticello, che ancora oggi lo abitano. Nel corso dei secoli, il castello ha subito numerose trasformazioni: nel XVIII secolo fu convertito da fortezza medievale a dimora signorile e, nel 1827, il paesaggista tedesco Xavier Kurten, che aveva lavorato anche per Casa Savoia (Carlo Alberto lo chiamò per trasformare il parco del Castello Reale di Racconigi, mentre Carlo Felice per rimodernare il giardino del Castello Ducale di Agliè), disegnò il parco secondo il gusto romantico del giardino all’inglese.

Da quando c’è il Conte Aimone, ogni volta che viene effettuato un lavoro importante al castello viene lasciata una capsula del tempo, un biglietto infilato in una bottiglia che poi viene sotterrata per i posteri. L’edificio conserva ancora oggi la pianta quadrilatera, la facciata medievale con le merlature e tre torri – una quadrata, una rotonda e una ottagonale – che ne definiscono il profilo architettonico.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il passaggio segreto nel Castello di Monticello

Essendo di fatto una casa privata, all’interno il castello è visitabile solo con una guida e non completamente. Vi si accede attraverso un ripido scalone al posto del quale, in passato, c’era un ponte levatoio. Una volta entrati, si attraversano bellissimi ambienti storici completamente arredati. Sono ben 54 le stanze, più o meno grandi, ma ovviamente non tutte sono aperte al pubblico.

Al pian terreno ci sono la Sala delle Armi, con armi, armature ed elmi di epoca Romana (al posto del castello un tempo c’era un castrum), spagnoli e di altre epoche, tra cui quello appartenuto al Conte Francesco Gennaro Roero, Colonnello della Cavalleria Savoia, un pezzo molto raro perché ne esistono solo 39 al mondo, la Cappella privata dedicata a Santa Barbara (dove è stata battezzata Clotilde, la terza delle contessine di Roero), il Teatrino delle Frutta, un vero teatro (forse il più piccolo del mondo) con tanto di palcoscenico, palchetti e camerino per gli artisti, le cantine, un passaggio segreto lungo 70 metri (non è possibile dire dove sbuca per questioni di sicurezza).

Al primo piano si trovano la Sala dei Quadri, la Sala del Biliardo, la Camera dello sceicco, così chiamata perché avrebbe dovuto ospitare uno sceicco che però non arrivò mai, gli armadi delle porcellane e della cristalleria, la Galleria di Diana Cacciatrice (dove sembra di entrare in un episodio di Downton Abbey), una delle due biblioteche, oltre al cortile interno trecentesco.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La galleria di Diana Cacciatrice nel Castello di Monticello

Il piano superiore ospita gli appartamenti privati dei Conti di Roero, visitabili solo in occasioni eccezionali. È qui che il Conte Aimone ama rifugiarsi nella sua stanza preferita: il fumoir, un salottino ricavato nella torre rotonda, con pareti piene zeppe di libri e una vista pazzesca sulla valle punteggiata da colline, noccioleti e vigneti (da cui arrivano alcune delle eccellenze del territorio, conosciute in tutto il mondo) e circondata dalle Alpi. Il castello è visitabile il sabato, la domenica e nei giorni festivi dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.

Il parco del castello

Il parco all’inglese fu progettato nel 1827 dal paesaggista Xavier Kurten in stile romantico e circonda tutto il castello. È un’oasi verde in cui si passeggia tra cedri del Libano, carpini, ulivi, palme, tigli, tassi e pini. La visita del parco si svolge in completa autonomia (la mia ovviamente era guidata). Grazie ai recenti interventi di riqualificazione sono stati ridefiniti i percorsi di visita e installati QR code di approfondimento nei punti di maggiore interesse. Lo stesso Conte si diletta facendo lavori di idraulica, di pittura e di giardinaggio nel parco, ha persino installato dei pannelli solari (perfettamente celati tra la vegetazione) per il riciclo dell’acqua dei laghetti. Con la bella stagione vengono organizzati concerti serali all’aperto.

Oltre ai laghetti, c’è anche un enorme bacino, “le bassin”, una grande vasca d’acqua che si estende per circa 300 metri quadrati e che contiene 300mila litri di acqua, alimentata direttamente dalle grondaie del castello. Questo specchio d’acqua, oggi pieno di pesci, è il motivo per cui si è sviluppato un bel boschetto ed è un’attrazione irrinunciabile per molti animali come daini, uccelli e cinghiali che vengono ad abbeverarsi di notte.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il cortile interno del Castello di Monticello

Storie e leggende

Come tutti i castelli che si rispettino, si vocifera che anche il Castello di Monticello d’Alba abbia il suo fantasma. Si tratterebbe di quello innocuo di una giovane donna di nome Chiara, innamorata di un soldato francese e morta d’amore. Dicono che ogni tanto suoni una delle campane del castello, ma nessuno in realtà l’ha mai vista. Invece, molto più reale è la storia del soldato Romano che sarebbe sepolto sul territorio di Monticello. Infatti, nei vicini scavi di Cascina Reviglia, qualche anno fa sono venuti alla luce dei reperti archeologici di epoca Romana tra cui alcuni frammenti di stele funerarie. E un antico guerriero con una clava che regge un cartiglio con il motto “a bon rendre” è presente proprio sullo stemma di famiglia. Questa figura insieme alle tre ruote dello scudo rimandano alle gesta di un antenato crociato in Terrasanta. Le tre ruote ricorrono spesso in diversi punti del castello.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La Sala dei ritratti nel Castello di Monticello

Gli animali della Cracking Art nel parco

Nei quattro ettari di parco troviamo un po’ ovunque – ma con un senso logico – le gigantesche sculture colorate a forma di animali del cracking art. La mostra CrackingArt. I Racconti dell’Acqua, curata dall’esperta di arte contemporanea Carla Testore, il cui filo conduttore è l’acqua, comprende ben 68 sculture posizionate ciascuna in un punto della proprietà: i delfini su uno strapiombo che affacciano sulla valle, là dove un tempo c’era il mare, le rane nei laghetti, le chiocciole nell’orto i pinguini, il gatto davanti alla finestra, e poi ancora oche selvatiche sul prato e nel Laghetto delle papere, insieme alle ninfee, tartarughe nella corte interna al castello, suricati nei pressi delle fontane e persino un elefante gigante che si abbevera in una pozza. L’installazione open air è aperta fino al 2 agosto 2026.

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©Crackingart
Il Laghetto delle papere con le installazioni di CrackingArt nel parco del Castello di Monticello

Realizzate in plastica rigenerata, le sculture del collettivo Cracking Art popolano da oltre trent’anni musei, spazi pubblici e contesti urbani e naturali in Italia e all’estero, portando avanti una ricerca fortemente legata ai temi della sostenibilità e della responsabilità ambientale. Questo movimento artistico fonda i suoi principi sul recupero e la trasformazione della plastica, un tema perfettamente in linea con la filosofia dei Conti che, proprio di recente, hanno effettuato importanti interventi idraulici all’interno del parco che è stato oggetto di un importante progetto di recupero finanziato dal PNRR – “Programmi per valorizzare l’identità dei luoghi: parchi e giardini storici”. Questi fondi hanno permesso di ripristinare il disegno originario del giardino, dei 4,5 km di viali interni e dell’orto, di recuperare gli ecosistemi presenti e valorizzare lo storico sistema di raccolta delle acque piovane, con l’obiettivo di ridurre gli sprechi e garantire la sostenibilità della manutenzione del parco.

Arte, natura, educazione e sensibilizzazione ambientale si intrecciano nella mostra, affiancata da un percorso esperienziale perfetto per tutte le età, e per gli amici a quattro zampe (che sono sempre i benvenuti). E, proprio per i bambini, nei weekend sono in programma attività e laboratori didattici tenuti da esperti, dedicati ai temi dell’acqua, dell’ambiente e del riciclo. L’itinerario comprende alcune postazioni informative in corrispondenza delle opere, che vanno ad aggiungersi ai cartelli bianchi e rossi che raccontano il parco.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Un pinguino davanti a un laghetto nel parco, una delle 68 sculture della CrackingArt a Monticello

E questo è solo un assaggio di cosa dovremo aspettarci nel 2027, quando la vicina città di Alba, che dista solamente 8 km, sarà la Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2027.

Gli eventi per il 650 anni del castello

Oltre alla mostra all’aperto CrackingArt. I Racconti dell’Acqua, per l’anniversario del Castello di Monticello d’Alba che dura fino al 2 agosto, nelle sale interne sono esposti in via del tutto eccezionale alcuni preziosi documenti dagli archivi privati dei Conti di Roero: nella sala del biliardo, per esempio, sono in mostra i documenti originali, raramente visibili altrimenti, tra cui lo Statuto del 1390 e le tavole cartografiche autografe del paesaggista Xavier Kurten (1827). Inoltre, sono allestite quattro tavole apparecchiate con vettovaglie storiche originali. L’allestimento Alla tavola dei Roero svela i segreti dell’ospitalità, dei banchetti e della vita quotidiana che, per secoli, hanno animato le sale del castello.

Immerso tra le colline Patrimonio Unesco, il Castello di Monticello d’Alba è uno di quei luoghi che affascinano e che, grazie anche a chi li vive, sono in grado di trasmettere grandi emozioni e di farti immergere in un mondo fatato.

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Ufficio stampa
La Camera dello sceicco nel Castello di Monticello

I borghi di Langhe, Roero e Monferrato, patrimonio Unesco, si riempiono d’arte

6 mai 2026 à 18:30

Da maggio a novembre 2026, oltre 60 Comuni di Langhe, Roero e Monferrato ospitano, per il secondo anno, l’evento di arte diffusa “Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero”, che mette in relazione progetti artistici e territori e che quest’anno assumerà un valore ancora più grande in vista di Alba Capitale dell’arte contemporanea 2027.

Cos’è Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero

Nel territorio esistevano già alcune rassegne artistiche separate, ma dallo scorso anno ha preso il via un unico grande progetto che ha voluto metterle assieme in un solo appuntamento della durata di sei mesi, diffuso su tutta la zona che comprende Langhe, Roero e Monferrato. Il successo della prima edizione è stato tale che già dal 2026 si sono aggiunti nuovi borghi, Comuni e territori che ospitano installazioni, opere, mostre  e progetti di altissimo livello artistico.

Arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme, incluse le residenze d’artista, che valorizzano eventi e manifestazioni culturali nati nei diversi territori confluendo in un unico, enorme e lunghissimo mega evento artistico, appunto. Prima del 2025, infatti, gli eventi erano: Creativamente Roero, nella zona del Roero, Resté, che si svolge tra Alta e Bassa Langa, Germinale Monferrato Art Fest, nel Monferrato, La collina sale sempre che comprende le Langhe del Barbaresco e del Moscato, .

Per l’edizione 2026, tra i nuovi Comuni c’è Canelli, famoso per le sue cattedrali sotterranee ovvero le storiche cantine scavate nel sottosuolo, diventate patrimonio mondiale dell’umanità, che da giugno 2026 ospiterà un’opera di Maria Theresa Alves, realizzata in collaborazione con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e l’Associazione per la tutela dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato.

Quest’anno si aggiungono anche i Comuni di Neviglie e Roddino, coinvolti nel progetto transfrontaliero Prospettive/Perspectives. Inoltre, è stato avviato un dialogo con la Fondazione San Patrignano e l’Associazione Genesi, ampliando il raggio d’azione verso il rapporto tra arte contemporanea e impegno sociale.

Il programma 2026 di Orma

“Orma. Tracce d’artista in Langhe Monferrato Roero” si svolge da maggio a novembre 2026 in oltre 60 Comuni di Langhe, Roero e Monferrato, in Piemonte, con diverse date. Ecco gli eventi e il calendario dgli appuntamenti da non perdere.

Resté, nelle Langhe

In piemontese “resté” significa “restare” e richiama il concetto di “restanza”: un abitare consapevole fondato sulla cura, sulla relazione e sulla trasformazione dei luoghi. In questo senso, l’arte diventa la connessione tra comunità e territorio. Ambientato nelle Langhe, “Resté: percorsi ed esperienze d’arte contemporanea”, giunto alla quarta edizione, si sviluppa tra i Comuni di Diano d’Alba, Montelupo Albese, Rodello e Cerretto Langhe, mettendo in relazione patrimonio e paesaggio culturale attraverso interventi artistici permanenti. Si tratta di un percorso diffuso che integra arte e paesaggio. Cuore del progetto sono le residenze artistiche, realizzate in collaborazione con Farm Cultural Park, GART – Galleria d’Arte di Neive e, per il collettivo PoEM, con il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale.

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Ufficio stampa
Le case d’artista a Diano d’Alba

Prospettive/Perspectives a Roddino e Neviglie

Dal 2023, i borghi di Roddino e Neviglie ospitano l’evento Prospettive/Perspectives, un progetto promosso dall’Ente del Turismo di Langhe Monferrato Roero, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e Villa Arson nell’ambito del Programma Interreg Alcotra Italia-Francia. Curato da Tom Eccles, questo progetto promuove una fruizione consapevole del territorio attraverso l’arte contemporanea, affrontando temi come il cambiamento climatico, la sostenibilità e la tutela del paesaggio in un contesto riconosciuto patrimonio Unesco.

Dal 22 aprile 2026 a Roddino, il murale di Liam Gillick e Hito Steyerl trasforma la facciata dell’ex scuola, divenuta ora la bottega polifunzionale del paese, in un dispositivo visivo basato su dati dal titolo “However many times we ran the model the results were pretty much the same” (“Per quante volte abbiamo eseguito il modello, i risultati sono stati praticamente gli stessi”). A Neviglie, la scultura “The Traveler” di Jean-Marie Appriou, collocata nel belvedere pubblico, evoca il paesaggio come orizzonte simbolico tra memoria e trasformazione.

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@Lavezzo Studio
Le installazioni artistiche en plein air a Neviglie

Creativamente Roero

Due gli appuntamenti, il 16 e il 24 maggio 2026, che danno inizio all’ottava edizione di Creativamente Roero – Residenze d’Artista tra Borghi e Castelli, che quest’anno avrà luogo nei Comuni di Antignano, Castellinaldo d’Alba, Govone e San Martino Alfieri. A cura di Patrizia Rossello, il progetto si configura come una rete di residenze per artisti italiani e internazionali, pensata per integrare offerta culturale e valorizzazione territoriale attraverso pratiche partecipative. Il lavoro si fonda su processi di relazione diretta con i luoghi e le comunità e, grazie alla produzione di opere e installazioni site specific, ricerca artistica e contesto diventano elementi inseparabili.

L’edizione 2026, intitolata “Tema libero”, coinvolge Francesco Meloni, Saverio Todaro, Giuseppe Gavazza e Carlo Gloria in un percorso di studio, analisi e creazione articolato tra incontri, sopralluoghi e momenti di restituzione pubblica.

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@Giorgia Alloisio, Anna Paola, Francavilla, Mattia Gaido, Miriam Mancuso, Matteo Scotti
Installazione nel borgo di Govone

Il progetto si conclude con un evento diffuso nei diversi Comuni, trasformando il territorio in un sistema espositivo permanente aperto e condiviso dove i linguaggi del contemporaneo dialogano armonicamente con le tradizioni locali, mettendo in risalto quegli elementi che rendono ciascun borgo unico e speciale. A oggi, nel susseguirsi delle edizioni, sono 28 gli artisti coinvolti e oltre 30 le installazioni che, diventate patrimonio delle comunità tramite un atto formale, danno vita a un museo diffuso a cielo aperto da visitare sempre tra il Roero e il Monferrato.

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@Daniele Ratti
L’opera di Saverio-Todaro a Castellinaldo d’Alba

La collina sale sempre

Dal 20 giugno al 5 luglio 2026 torna “La collina sale sempre”, un festival diffuso che dal solstizio d’estate vedrà protagonisti i Comuni di Castiglione Tinella, Mango, Neive, Barbaresco, Santo Stefano Belbo e Castagnole delle Lanze. Il progetto mette in relazione arte contemporanea, paesaggio e comunità attraverso opere e installazioni site specific sviluppate in dialogo con le caratteristiche storiche e culturali dei luoghi. Il festival si svolge in un itinerario che attraversa architetture e spazi simbolici come chiese, torri campanarie, cantine, fienili ed edifici storici, attivando nuove modalità di fruizione del territorio e un confronto diretto tra linguaggi contemporanei e patrimonio locale.

Come suggerito dal titolo stesso del festival, ispirato a un passaggio di “La luna e i falò” di Cesare Pavese, l’edizione di quest’anno si sviluppa attorno al tema della trasformazione, intesa come processo capace di conservare la memoria e generare nuove forme e significati. I 13 artisti coinvolti, provenienti da Italia, Lettonia, Olanda, Uruguay, Stati Uniti e Argentina, sono invitati a confrontarsi con il territorio attraverso interventi pensati in relazione alle sue stratificazioni storiche e culturali. Il programma, articolato in mostre, installazioni e momenti d’incontro, è accompagnato da workshop, visite guidate e degustazioni, in collaborazione con le realtà produttive locali.

Nel primo weekend (20–21 giugno) il festival si apre tra Castiglione Tinella, Mango e Neive, con mostre, installazioni site specific e degustazioni, coinvolgendo spazi simbolici del territorio. Dal 26 giugno, la Torre di Barbaresco ospiterà la mostra “Orizzonti futuri” mentre durante le settimane del festival un panel di incontri e talk con gli artisti sarà ospitato a Santo Stefano Belbo nella sede della Fondazione Cesare Pavese.

Dal 27 giugno al 5 luglio, il focus si sposta su Castagnole delle Lanze con Lanze in Arte, una settimana di installazioni diffuse, workshop ed eventi che trasformano il borgo in un laboratorio a cielo aperto, affiancato da un programma internazionale di residenza artistica. Il programma termina il 28 giugno con l’inaugurazione del murale pubblico “Cambiante” di Ernesto Morales, opera permanente che riflette sul tema della trasformazione in dialogo con il paesaggio collinare.

Germinale – Monferrato Art Fest

Dal 10 settembre al 4 ottobre 2026, torna anche Germinale – Monferrato Art Fest, una rassegna diffusa che si sviluppa nel Basso Monferrato e che coinvolge 17 Comuni tra le province di Asti e Alessandria. L’edizione 2026, “Di marne feconde, un mare”, propone una lettura del territorio che indaga il sottosuolo come archivio di memoria e metafora dell’invisibile, mettendo in relazione dimensione geologica, storia e immaginario. Il progetto costruisce così una narrazione stratificata, capace di attraversare tempo e paesaggio.

Il programma riunisce circa 50 artisti tra nomi affermati e nuove generazioni, con mostre, installazioni, progetti site specific e dieci residenze d’artista. Accanto all’esteso circuito di oltre venti sedi espositive, prosegue la costruzione del Museo Diffuso con due nuove opere permanenti a Villadeati e a Rinco (Montiglio Monferrato). Torna anche il Selva Art Prize, un premio dedicato agli artisti under 40, che prevede una mostra finale a Castagnole Monferrato.

Nei quattro weekend dell’evento ci saranno talk, workshop e performance, offrendo un’esperienza immersiva e multidisciplinare. Particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni con il progetto “Micromondi sotto i piedi” attraverso cui alcuni laboratori organizzati nelle scuole primarie del territorio creeranno un’opera collettiva esposta durante il festival.

Garden of Pluriversal Recapturings

In celebrazione del decennale della nomina a Patrimonio dell’Umanità Unesco dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, l’artista brasiliana Maria Thereza Alves è stata selezionata per un grande progetto di arte pubblica finanziato da Regione Piemonte e dal ministero del Turismo intitolato “Il giardino delle riconquiste pluriversali”, un intervento specificatamente pensato per il sito dei La Moncalvina a Canelli, che ha lo scopo di creare un tessuto connettivo tra lo spazio umano e tutto l’ecosistema circostante. L’opera prevede un’ampia sistemazione paesaggistica a carattere ecologico del sito, sviluppata in collaborazione con ecoLogicStudio. Il giorno di inaugurazione è fissato per l’11 luglio 2026.

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Ufficio stampa
A Diano d’Alba l’arte si integra con il territorio e la cultura

Primavera in località meno conosciute: cinque angoli d’Italia da scoprire fuori stagione

8 avril 2026 à 13:30

La campagna verde, i prati fioriti, i bei borghi di provincia baciati dal primo sole. A volte, viaggiando in primavera, il rischio è quello di ridurre tutto a una cartolina o a una foto da postare sui social, e pazienza se poi si finisce per riprodurre sempre gli stessi luoghi, frequentare gli stessi circuiti, finire nel solco tracciato dalla massa. Per fortuna, però, il nostro Paese offre una varietà enorme di possibilità di scoperta: bastano pochi chilometri fuori dalle rotte più frequentate per ritrovarsi in territori che sembrano riservare la loro bellezza migliore a chi ha il fiuto, le indicazioni e l’astuzia di cercarla.

È un assunto che vale per ogni stagione, ma per la primavera a maggior ragione. Se da una parte infatti ci sono gettonatissime aree di alcune regioni che vedono la stagione turistica risvegliarsi tutta insieme, immediatamente al loro fianco se ne trovano altre altrettanto belle, ma assai meno frequentate. I frutteti in fiore sulle colline del Roero in Piemonte sono all’altezza dei filari di noccioli delle Langhe. In Friuli primavera vuol dire orchidee selvatiche nei prati d’alta quota delle Valli del Natisone. In Toscana la Val d’Orcia e la Maremma offrono cartoline bellissime, ma la Lunigiana, a nord della regione, non ha niente da invidiare. In Puglia e in Sicilia, invece, la natura si accende di colori nella Murgia e sulle alture dei monti Iblei.

Toscana: primavera in Lunigiana

La Lunigiana è un gioiello nascosto tra la Toscana settentrionale e la Liguria di Levante, un territorio storico che trae il suo nome dall’antica e potente città romana di Luni, di cui oggi rimangono alcuni resti archeologici.

Oggi, però, quando si parla di Lunigiana ci si riferisce soprattutto ai territori che si estendono attorno al bacino del fiume Magra, principalmente in provincia di Massa, in Toscana. Dotata di minor richiamo rispetto alla più nota Val d’Orcia o ai tanti borghi che punteggiano la parte meridionale della regione, la Lunigiana coniuga lo scenografico impatto dell’arco appenninico e delle vette delle Alpi Apuane, le prime verdi, le altre più aspre, a borghi medievali in pietra grandi, piccoli e piccolissimi, dove davvero, come vuole quello che ormai è diventato un luogo comune, il tempo si è fermato.

primavera Lunigiana
Lorenzo Calamai
Vista delle Alpi Apuane dalla Lunigiana

La primavera è il momento ideale per esplorarla perché i boschi che ne coprono le colline tornano a tingersi di verde. Si passa dal trekking alle visite culturali, dalle passeggiate nei vicoli di minuscole borgate all’esplorazioni delle torri dei castelli che ne caratterizzano il variegato territorio.

Da Pontremoli, centro principale della zona e sua ideale porta d’ingresso, ci si spinge verso Bagnone, considerato uno dei borghi più pittoreschi della Lunigiana, caratterizzato da un porticato quattrocentesco e dal castello che domina l’abitato. Il paese è attraversato dal torrente omonimo, capace di creare scorci suggestivi.

A Montereggio, piccola frazione di Mulazzo, si scopre la storia del cosiddetto paese dei librai, tradizione secolare del borgo, che nei suoi dintorni offre anche la possibilità di facili quanto spettacolari trekking nei boschi di castagni, alla ricerca di antiche rovine di mulini abbandonati.

L’eleganza di Fivizzano, l’imponenza della Fortezza di Verrucola e l’austerità della Pieve romanica di Sorano a Filattiera sono invece tra le attrazioni preferite da chi ama l’architettura.

Friuli: primavera nelle Valli del Natisone

Nelle poco conosciute Valli del Natisone, nel Friuli orientale che confina con la Slovenia, si trova un angolo di natura che in primavera diventa semplicemente straordinario.

Il percorso botanico Prati di Tribil è infatti un anello da percorrere a piedi che si sviluppa nel comune di Stregna, meno di 400 abitanti al confine con la Slovenia. Poco più di otto chilometri, con un dislivello altimetrico di circa 300 metri, che attraversa un ambiente montano dove, a fare da contrafforte ai fitti e imponenti boschi, si aprono ampissimi prati che conservano valori naturalistici di grande interesse e numerose specie protette.

Quel che rende questo luogo speciale è la biodiversità di queste ampie aree prative: in pochi metri quadrati l’area è capace di ospitare 70 specie vegetali, tra cui fiori rari come il Narcissus radiiflorus, specie di narciso inserita nella lista delle specie protette dalla Convenzione di Berna. Le orchidee selvatiche qui crescono in libertà, con oltre quindici diverse specie presenti lungo il sentiero botanico, insieme a fioriture colorate che rendono il colpo d’occhio memorabile.

L’escursione ai Prati di Tribil è la punta di diamante di un territorio poco noto, ma che ha molto da offrire, a partire da Cividale del Friuli, sorta di capoluogo delle Valli e al tempo stesso porta d’accesso alle medesime. Un territorio di confine dalla scarsa densità abitativa, ma con piccole borgate diffuse ovunque. Numerose escursioni portano alla scoperta di vette come quella del Monte Kolovrat, dove rimangono imperiture testimonianze delle battaglie della Prima guerra mondiale, mentre a valle si può pedalare lungo il corso del fiume Natisone.

Da non perdere una visita alla grotta di San Giovanni d’Antro, uno scenografico complesso ipogeo con una chiesa costruita all’interno della roccia.

Piemonte: primavera nel Roero

Il Roero è l’altra faccia delle Langhe: separato da esse dal fiume Tanaro, meno conosciuto ma altrettanto affascinante, accoglie il visitatore con i suoi dolci rilievi, i rigogliosi boschi, ma anche vigneti storici e borghi autentici. Un territorio che pian piano sta riuscendo ad emergere dal cono d’ombra del ben più celebre vicino, con il quale peraltro condivide il riconoscimento UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

La primavera sulle colline del Roero regala un colpo d’occhio difficile da eguagliare: è questa la stagione, infatti, dei frutteti in fiore, che colorano il paesaggio di bianco e rosa. I panorami abbracciano le immancabili vigne, che con i loro filari caratterizzano la vista, i boschi e i piccoli borghi.

La porzione centrale del Roero è caratterizzata dalle Rocche, un fenomeno geologico di erosione che nel Medioevo veniva sfruttato come ostacolo difensivo per proteggere i borghi nati sul crinale dei rilievi. In pratica, un susseguirsi di dirupi e pareti di roccia che spuntano tra la vegetazione, su cui si stagliano torri e castelli incuranti del baratro.

Oggi i borghi di sommità si sono riuniti per dare vite all’Ecomuseo delle Rocche, un museo a cielo aperto caratterizzato da una fitta rete di sentieri tematici per scoprire questo ambiente unico. In primavera peschi, ciliegi e albicocchi sbocciano in sequenza lungo i percorsi della rete escursionistica dell’Ecomuseo.

Ovviamente il turismo enogastronomico rappresenta uno dei principali motivi di attrazione: i vini del Roero accompagnano degnamente ogni pausa tra un’escursione e la visita di un borgo storico.

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Filari di viti nel Roero, in Piemonte

Sicilia: primavera sui monti Iblei

Chi conosce l’angolo sudorientale della Sicilia ne ricorderà il bel mare, le tante spiagge, l’elegante architettura barocca di Noto e Ragusa. Eppure c’è altro da scoprire, come l’altopiano dei monti Iblei, catena montuosa che caratterizza l’area e la cui cima più alta, il Monte Lauro, raggiunge 986 metri di quota.

Alle pendici del Lauro si trova Buccheri, borgo riconosciuto tra i più belli d’Italia. Dall’abitato si gode di una bella vista sull’Etna, ma anche il colpo d’occhio sulla cittadina stessa non delude: il piccolo skyline è dominato dal campanile della chiesa barocca di Sant’Antonio Abate.

Poco fuori ci sono i resti del castello che diede origine all’insediamento, oltre ad aree naturali ideali per escursioni alla scoperta del territorio come le Gole della Stretta, un piccolo canyon scavato dall’acqua, e il Bosco della Contessa, parco escursionistico che a primavera dà il meglio di sé, con fioriture selvatiche e panorami su tutto l’altopiano.

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La cittadina di Buccheri

A Cavagrande del Cassibile, una grande gola scavata dal fiume, ci si immerge in un paradiso selvaggio: ripidi sentieri portano dall’altopiano giù verso il fiume, in una natura selvaggia abbellita dal rosa e dal bianco dei fiori di oleandro, raggiungendo cascatelle nascoste e piscine naturali.

Dello stesso registro la scoperta della maestosa necropoli di Pantalica, patrimonio UNESCO, nella valle dell’Anapo, fiume che da millenni scava il territorio ibleo e che dal periodo preistorico a quello bizantino è stato utilizzato per la sepoltura cerimoniale. Un dedalo di sentieri sospesi tra storia e natura, con grotte scavate nella roccia e panorami mozzafiato sulla gola, permette di esplorare questo territorio unico, che in primavera è caratterizzato da una natura rigogliosa e da un clima mite, ideale per le escursioni.

Puglia: primavera nel Parco Terra delle Gravine

Scolpita nel calcare, scavata dalle acque nel corso dei millenni, pronta a rivelarsi solo a chi si avvicina: è la Puglia diversa, quella delle gravine.

Con il termine gravina si intende un gruppo di crepacci scavati dalle acque ed erosi dal vento nell’area delle Murge, affascinante altipiano che corre al confine tra Basilicata e Puglia. La pietra di una gravina è calcarea, tenera, facilmente modificata nel corso dei secoli tanto dagli agenti atmosferici che dalla mano dell’uomo.

Il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine si estende per più di 28mila ettari nel cuore dell’altopiano delle Murge. La primavera è il momento in cui la macchia mediterranea che tappezza i versanti delle gravine è al suo meglio, tra carrubi e alberi di mirto. Nelle gravine l’acqua piovana accumulata durante la stagione invernale permette una vera e propria esplosione di forme e colori grazie alle fioriture spontanee di orchidee selvatiche, ciclamini e rose selvatiche.

Tra le mete più spettacolari del territorio c’è la Gravina di Laterza, estesa per 12 chilometri e larga fino a 500 metri nel suo punto più ampio, ricoperta da una vegetazione lussureggiante.

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Laterza, in Puglia, sull’orlo della gravina

Non lontano, la Gravina di Petruscio, nel comune di Mottola, si snoda per circa quattro chilometri e ospita un villaggio rupestre composto da circa duecento grotte artificiali scavate nella roccia friabile, che servivano come abitazioni o ricovero di animali e pastori. È un paesaggio che non assomiglia a nient’altro in Italia e che vale la pena di essere scoperto attraverso i tanti sentieri panoramici che si snodano tra boschi verdi, morbide colline e ruscelli.

Tulipani e rose in fiore al Castello Reale di Govone: sboccia la primavera tra i paesaggi UNESCO

17 mars 2026 à 07:30

Con l’arrivo della primavera, l’intero Stivale si rianima con le più belle e profumate fioriture dell’anno. Anche le colline piemontesi tra Langhe e Roero si colorano con migliaia di petali spettacolari. Tra gli appuntamenti più suggestivi del 2026 c’è anche quello al Castello Reale di Govone, dove il 29 marzo torna Tulipani a Corte, la manifestazione giunta alla sua 26ª edizione dedicata alla fioritura dei tulipani selvatici nel parco storico della residenza sabauda.

Ma non sono solo i tulipani i protagonisti del nuovo appuntamento al castello: qui la primavera si presenta come un’autentica tavolozza naturale tra il rosso intenso dei tulipani che si mescola con il blu dei muscari e l’azzurro delle pervinche, mentre nei giardini sbocciano centinaia di rose variopinte. A incorniciare questo meraviglioso quadro primaverile è il paesaggio unico in cui è immerso il castello, che fa parte delle Residenze Reali Sabaude, sito UNESCO tra i vigneti di Langhe-Roero e Monferrato.

La fioritura dei tulipani al Castello di Govone

La protagonista di Tulipani a Corte 2026 è una varietà rara e affascinante: la Tulipa oculus solis praecox, conosciuta anche come tulipano “Occhio di sole”: una specie spontanea, oggi protetta da una legge regionale perché a rischio estinzione, che cresce proprio nel parco del castello e ogni anno regala uno spettacolo naturale davvero unico.

Passeggiando tra i viali del parco si possono ammirare migliaia di tulipani selvatici che colorano l’atmosfera con il loro rosso brillante, creando un contrasto spettacolare con il verde del prato e con le altre fioriture primaverili.

Il programma di Tulipani a Corte 2026

Per il 2026, l’evento Tulipani a Corte si svolge da domenica 29 marzo 2026, dalle 10:00 alle 18:00, e propone un ricco calendario di attività dedicate ai visitatori di ogni età. Potrete così visitare il Castello Reale di Govone, la Cappella Reale e la Chiesa dello Spirito Santo, oppure partecipare alla Tulipasseggiata, camminando lungo il parco alla scoperta della fioritura, o ancora assistere alle letture per bambini organizzate nel prato davanti al castello.

Ci saranno anche la mostra fotografica di Marco Mezzani, allestita nelle sale della residenza, e la rievocazione storica organizzata dal gruppo Le Vie del Tempo. Non può di certo mancare anche la parte gastronomica: le Pro Loco di Govone propone infatti piatti della tradizione accompagnati dai vini delle cantine locali.

Biglietti e prezzi

L’evento è organizzato da Govone Residenza Sabauda ETS, ideato e promosso dal Centro di Promozione Culturale “Govone e il Castello”, in collaborazione con Biblioteca Popolare di Govone, Associazione TempoXTe e Pro Loco di Govone, con il patrocinio del Comune di Govone.

Per partecipare è necessario accedere al sito web ufficiale del castello. I biglietti d’ingresso costano 8 euro l’intero e 6 euro il ridotto (over 65, studenti under 24 e insegnanti). È gratuito per tutti gli under 14.

Panoramica dal Castello di Govone
Valeria Gallo - Archivio Ente Turismo
Panoramica dal Castello di Govone

Il giardino delle rose

Oltre ai tulipani, nello stesso periodo c’è anche un altro grande protagonista a Govone: il giardino delle rose. I Royal Community Tour propongono una camminata guidata alla scoperta di questo fiore romantico e dei luoghi che lo custodiscono: potrete così passeggiare tra vialetti, aiuole e pergolati dove sono conservate ben 236 varietà di rose storiche, tra cui alcune delle più antiche e preziose, come le rose Alba, le Damascene e le Galliche.

La creazione di questo spazio si deve alla passione della regina Maria Cristina di Borbone, moglie del re Carlo Felice di Savoia, che nel primo Ottocento scelse il Castello di Govone come residenza estiva. Il tour prevede diverse tappe e si tiene il 28 marzo, 11 aprile, 25 aprile, 10, 17 e 24 maggio, 6, 13 giugno. Per ulteriori informazioni e per prenotare (al costo di 12 euro) è necessario accedere al sito ufficiale visitlmr.it, cercando il Royal Community Tour a Govone.

Dove si trova e come raggiungerlo

Questa perla delle Residenze Sabaude del Piemonte si trova nel borgo di Govone, in provincia di Cuneo, tra le colline del Roero. Dista circa 20 km da Alba e poco più di 70 km da Torino, e raggiungerlo in auto è semplice: da Torino si percorre l’autostrada A21 Torino-Piacenza con uscita ad Asti Est, proseguendo poi in direzione Alba fino a Govone. Chi arriva da Alba può invece seguire la SP231 in direzione Asti e poi le indicazioni per il paese.

In alternativa, è possibile arrivare in treno fino alle stazioni di Asti o Alba, entrambe collegate con autobus locali diretti verso Govone. Una volta arrivati nel borgo, il Castello Reale di Govone si raggiunge facilmente con una breve passeggiata verso la parte alta del paese.

Strada Romantica delle Langhe e del Roero: l’itinerario perfetto per coccolarsi a San Valentino

27 janvier 2026 à 17:30

C’è un momento dell’anno in cui le colline di Langhe, Monferrato e Roero sembrano farsi ancora più morbide, i borghi più intimi, i panorami più complici. San Valentino è l’occasione perfetta per scoprire – o riscoprire – la Strada Romantica, un itinerario pensato per chi ama viaggiare senza fretta, lasciandosi guidare dall’emozione e dal piacere di condividere il cammino.

Qui il paesaggio parla naturalmente il linguaggio dell’amore: vigneti ordinati come poesie, strade panoramiche che invitano alla contemplazione, piccoli centri storici dove perdersi mano nella mano diventa parte dell’esperienza. Non è solo una meta turistica, ma una vera fuga romantica, ideale per una giornata speciale o un weekend dedicato alla coppia.

La Strada Romantica: viaggio lento tra emozioni e panorami

La Strada Romantica delle Langhe e del Roero è un percorso di 130 chilometri articolato in 11 tappe e arricchito da oltre 300 spunti letterari. Non una strada nel senso tradizionale, ma un invito al viaggio lento, alla scoperta condivisa e allo stupore passo dopo passo.

Lungo l’itinerario si incontrano dei favolosi belvedere sulle dolci vigne, borghi dove fermarsi per un caffè o per fare una passeggiata, angoli silenziosi perfetti per una sosta di due innamorati.

Ogni tappa diventa occasione per rallentare e lasciarsi sorprendere da dettagli che parlano di autenticità e bellezza: una luce particolare al tramonto, una piazza, una strada che sembra disegnata apposta per essere percorsa insieme.

Le tappe della Strada Romantica di Langhe e Roero
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Il vecchio campanile a Magliano Alfieri

Borghi, passeggiate e luoghi simbolo dell’amore

Il romanticismo nelle Langhe e nel Roero prende forma attraverso gesti semplici e luoghi carichi di significato. Passeggiare senza meta precisa, fermarsi davanti a un belvedere, scattare una fotografia che diventa un ricordo condiviso.

Ecco le 11 tappe del progetto della Strada Romantica:

  • Vezza d’Alba – Borgo ricco di tradizioni con scorci sul paesaggio rurale e vicoli dove perdersi a due passi dalle celebri Rocche del Roero.
  • Magliano Alfieri – Dominato dall’imponente castello, offre viste romantiche e tracce della storia feudale tra mura e colline.
  • Neive – Considerato uno dei borghi più belli d’Italia, incanta con i vigneti a perdita d’occhio e piazzette pittoresche.
  • Treiso – Piccolo borgo di collina da cui partire per passeggiate tra sentieri e panorami di vigneti dolci e tranquilli.
  • Trezzo Tinella – Crocevia di colline e paesaggi aperti, perfetto per soste panoramiche e foto romantiche.
  • Benevello – Immerso nel verde, regala strade tranquille e scorci naturali ideali per passeggiate lente.
  • Sinio – Qui la storia delle Langhe si respira tra antiche costruzioni, vigne e sentieri dal ritmo dolce.
  • Cissone – Borgo raccolto e dominato dalla natura, offre un’atmosfera intima e panorami sulle colline circostanti.
  • Murazzano – Famoso per i suoi formaggi tipici, è un luogo dove sapori e paesaggi si intrecciano in armonia.
  • Mombarcaro – Situato sulla vetta delle colline, regala vedute aperte fino alle Alpi nei giorni limpidi.
  • Camerana – Ultima tappa, qui la natura è protagonista con boschi, fiori e scorci silenziosi da vivere insieme.

Ogni borgo lungo la Strada Romantica diventa così un’occasione per scoprire storie, sapori e panorami da condividere, trasformando il viaggio in un susseguirsi di momenti intimi e suggestivi.

La Strada Romantica di Langhe e Roero: il percorso
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Il borgo di Sinio e i vigneti di uve nebbiolo, Piemonte

Il Magico Paese di Natale, il mercatino più romantico d’Europa

8 novembre 2025 à 10:00

Dal 15 novembre al 21 dicembre 2025, torna Il Magico Paese di Natale, l’evento natalizio diffuso che, ogni anno, trasforma un intero territorio, quello di Langhe, Roero e Monferrato, Patrimonio Mondiale dell’Unesco, in uno dei luoghi più magici.

Questo evento natalizio, che non è solo un Mercatino di Natale, ma un vero e proprio villaggio natalizio diffuso, che attira 500mila visitatori, giunto quest’anno alla 19^ edizione, è stato definito il Mercatino di Natale più romantico d’Europa ma si è anche posizionato quinto nella classifica dei Best Christmas Markets 2025. Dai Mercatini di Natale, alla Casa di Babbo Natale, dagli spettacoli alle luminarie che si accendono al tramonto, è il luogo perfetto dove vivere un’esperienza unica e molto vicina a una fiaba di Natale.

Le novità 2025

Per l’edizione 2025, l’evento che si svolge tra i Comuni di Asti, Govone e San Damiano d’Asti si espande fino a Santo Stefano Belbo, che entra a far parte per la prima volta del Magico Paese di Natale. Il tema conduttore che è stato scelto per l’edizione 2025 è “Ritorno alle radici”, un viaggio emozionante per riscoprire le tradizioni autentiche del Natale.

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Ufficio stampa
Il Mercatino di Natale più romantico d’Europa

Cosa trovare ad Asti

Il 15 novembre 2025 è anche il giorno in cui si apre ufficialmente il Mercatino di Natale di Asti, nella splendida cornice di piazza Alfieri che, anche quest’anno, si conferma lo scenario ideale per accogliere 140 casette dedicate all’artigianato, ai prodotti tipici e alla gastronomia. Un appuntamento riconosciuto anche a livello internazionale: il mercatino di Asti è stato, infatti, l’unico evento italiano ad entrare nella top 5 del contest European Best Destinations e, per il secondo anno consecutivo, ha ottenuto il titolo di “mercatino più romantico d’Europa”.

Il Mercatino di Natale di Asti apre:

• venerdì 14 novembre, dalle 15.00 alle 20.00 (apertura straordinaria)
• sabato 15 e domenica 16 novembre, dalle 10.00 alle 20.00
• sabato 22 e domenica 23 novembre, dalle 10.00 alle 20.00
• sabato 29 e domenica 30 novembre, dalle 10.00 alle 20.00
• da giovedì 4 a lunedì 8 dicembre, dalle 10.00 alle 20.00
• da giovedì 11 a domenica 14 dicembre, dalle 10.00 alle 20.00
• da giovedì 18 a domenica 21 dicembre, dalle 10.00 alle 20.00

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Ufficio stampa
Il centro di Asti illuminato per il Magico Paese di Natale

Cosa succede a Govone

Govone è il Comune dove è iniziata l’avventura del Magico Paese di Natale, cuore storico dell’evento, e quest’anno accoglie i visitatori con un programma ricco di novità. A partire dal 15 novembre, i visitatori saranno accolti da una rinnovata versione della Casa di Babbo Natale. Tra musiche natalizie, simpatici elfi e scenografie da fiaba, sarà un crescendo di emozioni fino al momento più atteso: l’incontro con Babbo Natale in persona, con la possibilità per i bambini di consegnargli la propria letterina.
Il piano nobile del Castello Reale, patrimonio Unesco, farà da cornice al percorso “Natale al Castello Reale”, un itinerario suggestivo che attraversa le eleganti sale della residenza sabauda, ognuna trasformata con addobbi e colori che raccontano la magia del Natale. Un’esperienza immersiva pensata per stupire grandi e piccoli, dove la bellezza e la storicità del luogo si unisce all’atmosfera delle feste.
Anche quest’anno torna lo spettacolo-laboratorio “La Scuola degli Elfi” dove bambini e adulti saranno coinvolti da Tata Elfa e dai simpatici elfi in nuove prove e attività.

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Ufficio stampa
Il Castello Reale di Govone, il Magico Paese di Natale

Aperture straordinarie del Castello Reale (in aggiunta al sabato e alla domenica):

• giovedì 20 e venerdì 21 novembre, dalle 10.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30
• giovedì 27 e venerdì 28 novembre, dalle 10.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30
• giovedì 4 e venerdì 5 dicembre, dalle 10.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30
• giovedì 11 e venerdì 12 dicembre, dalle 10.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30
• giovedì 18 e venerdì 19 dicembre, dalle 10.00 alle 11.45 e dalle 15.00 alle 17.30

La grande novità di quest’anno è lo sdoppiamento del mercatino di Natale con il ritorno delle casette anche a Govone, lungo il viale che circonda il Castello Reale: uno scenario unico che si affiancherà all’ormai celebre appuntamento di Asti, dando vita a un doppio polo natalizio. In questo scenario rivive l’autenticità che ha reso celebre la manifestazione. Ad attendere i visitatori ci saranno 50 casette in legno, dedicate all’artigianato, ai prodotti tipici e alle eccellenze gastronomiche. Il mercatino sarà a ingresso gratuito, mentre le attività e gli spettacoli saranno a pagamento (tra i 5 e i 7 euro a seconda dell’attività).

La Casa di Babbo Natale di Govone e gli altri eventi aprono:

• sabato 15 e domenica 16 novembre, dalle 10.00 alle 18.45
• sabato 22 e domenica 23 novembre, dalle 10.00 alle 18.45
• sabato 29 e domenica 30 novembre, dalle 10.00 alle 18.45
• da Sabato 6 a lunedì 8 dicembre, dalle 10.00 alle 18.45
• sabato 13 e domenica 14 dicembre, dalle 10.00 alle 18.45
• sabato 20 e domenica 21 dicembre, dalle 10.00 alle 18.45

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Ufficio stampa
La Casa di Babbo Natale a Govone

Cosa aspettarsi a San Damiano d’Asti

Un evento natalizio diverso quello che attende i visitatori a San Damiano d’Asti con il Presepe Vivente, giunto alla sua diciassettesima edizione, rappresenta il cuore spirituale del Magico Paese di Natale. In un percorso che si snoda tra cortili e cantine del centro storico, il paese mette in scena la Natività e gli antichi mestieri, offrendo ai visitatori un’esperienza di Natale autentica ed emozionante.

Il Presepe Vivente apre:

• domenica 7 dicembre, dalle 14.00 alle 19.00
• lunedì 8 dicembre, dalle 14.00 alle 19.00
• domenica 14 dicembre, dalle 14.00 alle 19.00

Santo Stefano Belbo, la nuova location

Anche Santo Stefano Belbo, paese natale di Cesare Pavese, si unisce al Magico Paese di Natale con “La Fiaba di Natale” nei weekend del 7-8, 13-14 e 20-21 dicembre. Nella piazza del mercato, sotto la grande ala coperta, un maestoso albero di Natale sarà circondato da postazioni dove si svolgeranno animazioni e laboratori a tema natalizio. Mamma Natale e un elfo accompagneranno il pubblico in un percorso dedicato alle tradizioni natalizie, dalla creazione di decorazioni artigianali alla preparazione di specialità tipiche. Un evento dall’atmosfera raccolta e familiare per scoprire anche questo suggestivo borgo langarolo.

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Ufficio stampa
Le luminarie natalizie del Magico Paese di Natale

La Fiaba di Natale apre:

• domenica 7 e lunedì 8 dicembre dalle 10.00 alle 18.00
• sabato 13 e domenica 14 dicembre dalle 10.00 alle 18.00
• sabato 20 e domenica 21 dicembre dalle 10.00 alle 18.00.

Come arrivare al Magico Paese di Natale

Il modo più pratico per raggiungere le quattro località è con l’auto. Tuttavia, è possibile muoversi anche con i mezzi di trasporto pubblico. Asti è raggiungibile con il treno regionale e regionale veloce da Torino rispettivamente con 50 e 30 minuti di viaggio. Una volta arrivati ad Asti, per raggiungere Govone, che dista 15 km, è previsto un servizio bus, il costo del biglietto è di 3,70 euro per la corsa semplice acquistabile a bordo. Nei giorni di apertura del Presepe Vivente è attivo il servizio bus che collega Asti anche con San Damiano, che dista 16 km. Santo Stefano Belbo è il più lontano perché dista 26 km da Asti, 23 da Govone e 31 da San Damiano.

Tra piazze, arte e montagne: alla scoperta di Cuneo

8 avril 2025 à 16:19

Adagiata tra i morbidi profili delle Langhe e del Roero, in un angolo di Piemonte dove i torrenti Gesso e Stura si intrecciano con la vita di tutti i giorni, Cuneo si svela come una gemma raffinata, perfetta per chi desidera immergersi in un’atmosfera autentica.

Fondata nel lontano 1198, è un vero e proprio salotto a cielo aperto, dove l’ospitalità è un valore radicato e il ritmo scorre in maniera differente, tra passeggiate storiche e gustosi intermezzi enogastronomici.

Cosa vedere a Cuneo: le tappe da non perdere

Conosciuta per il suo centro storico che sa affascinare al primo sguardo e per la straordinaria vicinanza alle Alpi, Cuneo regala ai visitatori un caleidoscopio di emozioni.

Ogni angolo racconta una storia, ogni scorcio custodisce un’anima antica pronta a svelarsi a chi sa osservare.

Piazza Galimberti

Cuore pulsante, Piazza Galimberti si apre come un enorme abbraccio proprio nel centro di Cuneo. Intitolata all’eroe della Resistenza Duccio Galimberti, la maestosa piazza, con i suoi 24.000 metri quadrati, si impone come una delle più grandi d’Italia. La sua origine affonda nell’epoca napoleonica, quando le vecchie mura difensive lasciarono il posto a uno spazio nuovo, concepito per diventare il palcoscenico della vita cittadina.

Gli edifici che la incorniciano, dallo stile neoclassico impreziosito da decori di ispirazione greco-romana, le donano un’eleganza senza tempo. Al centro, quasi a vegliare sulle giornate e sulle sere cuneesi, si erge la statua di Giuseppe Barbaroux, avvocato e giurista ricordato con orgoglio.

Il Duomo

In pieno centro si innalza anche il Duomo di Cuneo, sontuoso tributo alla devozione e all’arte. Dedicato a Santa Maria del Bosco, venne edificato nel XIX secolo sui resti di un’antica chiesa quattrocentesca, della quale resta ancora una magnifica fonte battesimale.

All’esterno, la facciata neoclassica introduce a un interno che incanta per la ricchezza dei dettagli: pregiati affreschi, stucchi finemente modellati e altari barocchi raccontano la storia di una fede viva.

La cupola, ristrutturata e affrescata da Toselli nel 1835, domina la navata con grazia, mentre non si può fare a meno di notare la pala d’altare seicentesca raffigurante la Vergine in trono. Il pulpito barocco e la cappella del Santissimo Sacramento completano un insieme che spicca per armonia e spiritualità.

Via Roma

La via principale di Cuneo
Fonte: iStock
Scorcio notturno di Via Roma

Lasciandosi alle spalle Piazza Galimberti, si imbocca Via Roma, l’anima elegante del centro storico di Cuneo. Pedonale, animata da botteghe storiche, boutique di charme e caffè accoglienti, invita a una passeggiata lenta, scandita dalla piacevole presenza dei portici medievali e degli affreschi che decorano le antiche facciate.

Il Giardino di Sculture della Fondazione Peano

Appena varcata la soglia della Fondazione Peano, ci si ritrova in un luogo dove arte e natura dialogano senza sosta. Voluta da Roberto Peano, antiquario e mecenate, la verde oasi nasce nel 1993 con l’intento di promuovere la scultura contemporanea come strumento di rigenerazione urbana.

Il giardino, ricavato dall’antico vivaio botanico di famiglia, regala un’esperienza sensoriale rara: oltre sessanta specie botaniche convivono in armonia con opere d’arte esposte in permanenza, frutto dell’annuale concorso Sculture da Vivere.

La Fondazione, inoltre, sorprende ogni anno con mostre temporanee e laboratori, oltre alla suggestiva rassegna dedicata ai taccuini di viaggio disegnati.

Complesso Monumentale di San Francesco e Museo Civico

Il Complesso Monumentale di San Francesco, costruito nel XIII secolo come convento francescano, nel corso dei secoli ha vissuto trasformazioni radicali, passando da centro di preghiera a caserma napoleonica, per poi rinascere come custode della memoria cittadina.

Il chiostro e il portico, ristrutturati nel XVII secolo, conservano intatto il fascino antico, mentre gli scavi archeologici più recenti hanno riportato alla luce preziosi reperti ora protetti da vetrate.

Nella sezione dedicata al Museo Civico si compie un viaggio di sicuro interesse, dalle tracce preistoriche allo splendore dell’arte sacra dei secoli XVI-XVIII, fino ai rari reperti longobardi, testimoni silenziosi di una storia millenaria.

Palazzo della Torre

Infine, merita una sosta il Palazzo della Torre, risalente ai primi decenni del 1200 e dominato dalla Torre Civica, alta ben 52 metri. Secondo una leggenda locale, la torre sarebbe stata costruita a spese dei monregalesi come pegno di pace dopo il trattato stipulato nel 1317, anche se la storia ufficiale non conferma.

Dalla sommità della cella campanaria,  si apre un magnifico panorama che abbraccia tetti, torri e il profilo delle montagne.

Tutto il fascino dei dintorni

Limone Piemonte in inverno
Fonte: iStock
Scorcio invernale di Limone Piemonte

Pochi minuti d’auto portano al Filatoio Rosso di Caraglio, un gioiello di archeologia industriale voluto alla fine del XVII secolo da Giò Gerolamo Galleani. Antica fabbrica della seta, la più antica d’Europa ancora esistente, testimonia un’epoca di fervente attività manifatturiera. Accanto alla fonte di Celleri, il complesso si sviluppa attorno a tre corti interne perfettamente conservate, oggi animate dal Museo del Setificio Piemontese e da prestigiose mostre temporanee.

Non molto distante, il Castello della Manta è ideale per uno straordinario tuffo nel passato. Maniero medievale immerso nel verde, custodisce al suo interno la Sala Baronale, decorata da affreschi quattrocenteschi che raccontano le gesta di cavalieri e dame con una vivacità sorprendente. Una passeggiata tra le sue stanze e il parco è un viaggio nell’arte gotica internazionale, dove il sogno e la storia diventano tutt’uno.

Ancora, ai piedi delle colline, il Santuario della Madonna degli Angeli invita alla contemplazione. Raggiungibile percorrendo un suggestivo viale settecentesco, l’antico convento francescano del XV secolo conserva affreschi sulla vita di San Francesco, altari preziosi dedicati alle grandi famiglie del luogo e una splendida opera lignea raffigurante la Madonna.

Per chi ama la montagna, Limone Piemonte si svela come una chicca a soli trenta chilometri di distanza. Famosa meta invernale grazie all’eccezionale innevamento, offre chilometri di piste da sci e un’atmosfera vivace, mentre in estate si trasforma diventa una località indimenticabile per escursioni e gite a cavallo. Storica stazione sciistica, cuore della Riserva Bianca, ha accolto gare di Coppa del Mondo e continua ad attrarre appassionati da tutto il Piemonte e non solo.

Infine, Vernante regala un tocco di magia. Piccolo borgo montano, nell’abbraccio della natura incontaminata, è diventato celebre per i murales che raccontano la storia di Pinocchio. Passeggiare per le stradine è come entrare in un libro illustrato a cielo aperto, in cui ogni scorcio strappa un sorriso e ogni muro narra una fiaba.

I mercatini di Govone, il Magico Paese di Natale

Par : mgwesteast
13 novembre 2024 à 15:20

Un angolo delle colline di Langhe, Roero e Monferrato, si trasforma anche quest’anno nel Magico Paese di Natale dove dal 16 novembre al 22 dicembre 2024 si celebra la festa più attesa dell’anno tra mercatini, spettacoli e atmosfere uniche. Si tratta di un evento diffuso che coinvolge alcuni dei borghi più caratteristici della zona, tra cui il suggestivo borgo di Govone, Asti e San Damiano d’Asti, ciascuno con iniziative che fanno riscoprire lo spirito più autentico del Natale. Giunto alla dicottesima edizione, il Magico Paese di Natale conquista sempre più visitatori di anno in anno ed è stato riconosciuto da European Best Destinations come il più romantico tra i più importanti mercatini natalizi d’Europa.

Un Natale fiabesco al Castello Reale di Govone

Nascosto tra le colline del Roero, il borgo di Govone si anima ogni Natale grazie al suo Castello Reale, patrimonio UNESCO. L’antico maniero, che fa parte del prestigioso circuito delle Residenze Sabaude piemontesi, diventa infatti la sede della Casa di Babbo Natale, che accoglie i visitatori con un percorso fiabesco tra musiche, spettacoli e animazioni.

La visita alla Casa di Babbo Natale inizia già dall’esterno del castello, dove un narratore accompagna il pubblico nel mondo magico del Natale. All’interno, gli elfi e Babbo Natale in persona attendono grandi e piccoli, regalando momenti di gioia e sorprese natalizie. Al termine del percorso, i bambini potranno incontrare Babbo Natale e consegnargli la propria letterina, portando a casa un ricordo magico che resterà impresso a lungo nei loro cuori.

  • Date: 16-17, 23-24, 30 Novembre
    1, 7-8, 14-15 Dicembre
  • Orario: 10-18,45

La mostra che celebra lo spirito natalizio

L’evento di Govone non si ferma alla Casa di Babbo Natale: quest’anno, il Castello Reale ospita anche in una mostra dedicata allo spirito natalizio. Al piano nobile, ogni sala è decorata con luci e addobbi che richiamano le atmosfere di festa, creando un ambiente che invita i visitatori a ritrovare la magia dell’infanzia e a condividere momenti speciali con i propri cari. Le sale nobiliari, tra volte e soffitti affrescati, sono una cornice perfetta per celebrare lo spirito del Natale, in un viaggio che porta i visitatori a riscoprire le tradizioni più autentiche.

  • Date: 16-17, 23-24, 30 novembre
    1, 5-6, 7-8, 12-13 14-15 19-20 21-22 dicembre
  • Orario: 10-18,45
La casa di Babbo Natale
Fonte: Ufficio Stampa
La casa di Babbo Natale al Castello di Govone

La Scuola degli Elfi

Non può mancare, naturalmente, lo spazio dedicato ai più piccoli. Anche quest’anno, infatti, gli elfi di Babbo Natale daranno vita a uno spettacolo-laboratorio che coinvolgerà grandi e piccini nella Scuola degli Elfi. Qui, i partecipanti potranno trasformarsi in piccoli aiutanti di Babbo Natale, completando un percorso di prove e attività guidati dagli elfi. Al termine, un attestato firmato da TatElfa verrà consegnato a tutti coloro che avranno superato le prove, portando a casa non solo un ricordo ma anche un’esperienza speciale.

  • Date: 16-17, 23-24, 30 novembre
    1, 7-8, 14-15, 21-22 dicembre
  • Orario: 11-17

Il Mercatino nell’antico borgo

Accanto alla scuola, il Mercatino degli Elfi con una ventina di casette che offrono prodotti creati da artigiani locali che per l’occasione divventano gli “elfi del villaggio”: dalle decorazioni natalizie agli oggetti di artigianato, ogni articolo è pensato per riportare i visitatori a una dimensione intima e accogliente, in armonia con le tradizioni natalizie e le dimensioni del piccolo borgo. Per il grande mercatino del Magico Paese del Natale ci si dovrà invece spostare nella vicina Asti.

  • Date: 16-17, 23-24, 30 novembre
    1, 7-8, 14-15, 21-22 dicembre
  • Orario: 11-17

Le luci incantate del Giardino di Govone

Ogni angolo di Govone è studiato per creare un’atmosfera che sembra uscita da una fiaba natalizia. Il giardino all’italiana del Castello Reale si trasforma nel “Giardino Incantato” dove luci e decorazioni trasformano il paesaggio in una visione magica. Il percorso verso il castello, illuminato da pacchi regalo e renne scintillanti, conduce i visitatori in una passeggiata romantica e immersiva. Punti panoramici e selfie spot offrono ai visitatori l’occasione di catturare ricordi preziosi, con le colline delle Langhe e del Roero come sfondo.

Il Mercatino di Natale di Asti

A breve distanza da Govone, il mercatino natalizio di Asti è uno dei più apprezzati d’Europa. Nella centralissima Piazza Alfieri dalla particolare forma triangolare che richiama una albero di Natale stilizzato, 130 casette di legno accolgono produttori da tutta Italia con le loro mercanzie tra cui scovare regali unici e originali. Prodotti d’artigianato tipico, prelibatezze gastronomiche e lo street food per una pausa golosa rendono l’atmosfera ancora più suggestiva, tra gli addobbi e le animazioni che contribuiscono a creare un’ambientazione unica nel suo genere.
Apertura straordinaria il 15 novembre per l’inaugurazione, ore 15-20

  • Date: 16 novembre – 22 dicembre
    Novembre: apertura tutti i week end
    Dicembre: apertura dal giovedì alla domenica
  • Orario: 10-20

Il presepe vivente a San Damiano d’Asti

A completare il calendario dell’Avvento nella zona, a San Damiano d’Asti si tiene il tradizionale presepe vivente, nelle giornate del 1, 8 e 15 dicembre. Passeggiando tra vicoli acciottolati e antiche cantine, i visitatori possono assistere a scene della Natività ricreate con cura: Re Magi, falegnami e mercanti riportano in vita la magia del Natale attraverso mestieri antichi e personaggi in costume. L’ambientazione storica e la partecipazione di tutto il paese fanno di questo presepe nel cuore del Monferrato un’esperienza autentica e ricca di emozioni, che coinvolge grandi e piccoli nella celebrazione del Natale più tradizionale.

  • Date: 1, 8, 15 Dicembre 2024
  • Orario: 14-19

I paesaggi vitivinicoli del Piemonte, patrimonio Unesco da dieci anni

10 octobre 2024 à 15:12

Il territorio delle Langhe-Roero e Monferrato è uno dei più belli al mondo e uno dei luoghi più visitati in Italia: quest’anno è il decimo anniversario che le colline di vigneti del Piemonte sono Patrimonio dell’Unesco. Infatti, lo scorso 22 giugno 2024 è stato celebrata l’iscrizione de “I Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato” nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

La società formules è stata incaricata di studiare l’impatto a lungo termine di questo evento, a dieci anni di distanza, esaminando come abbia influenzato il territorio a livello di percezioni, decisioni degli stakeholder locali, indicatori economici e benefici in termini di reputazione e attrattività turistica delle località interessate.

I risultati della ricerca sono stati presentati da Guido Guerzoni, fondatore e CEO di formules, insieme a Giovanna Quaglia e Bruno Bertero, rispettivamente Presidente e Direttore dell’Associazione per il Patrimonio dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe Roero e Monferrato, durante il TTG Travel Experience a Rimini il 9 ottobre 2024, alla presenza di Alessandra Priante, Presidente di Enit.

Come è stata condotta l’indagine di formules

Lo studio, condotto su 200 comuni, ha analizzato l’impatto della designazione Unesco sui Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte, valutando tre tipi di effetti: sociale, economico-occupazionale e comunicativo. Oltre ai 101 comuni direttamente interessati (29 nelle aree di eccellenza o Core Zones e 72 nelle Buffer Zones), l’indagine ha coinvolto 99 comuni limitrofi.

Il questionario ha coinvolto 512 persone tra amministratori locali, operatori turistici, imprenditori vinicoli, ristoratori e altre figure professionali, con l’obiettivo di sondare come l’iscrizione a sito Unesco abbia influenzato le loro attività. Due focus group, con una trentina di partecipanti, hanno ulteriormente esplorato le opinioni e percezioni sugli effetti della nomina Unesco. In parallelo, sono stati analizzati 51 serie storiche in ambiti come mercato immobiliare, turismo e occupazione.

Neive, Langhe
Fonte: iStock
Il borgo di Neive nelle Langhe

Tre aspetti che hanno influenzato il territorio

L’indagine di formules ha rivelato che il 96% dei partecipanti è consapevole dell’esistenza del Sito Unesco, ma solo il 49% conosce la sua precisa geografia. Sorprendentemente, il 27% non è consapevole del motivo per cui il sito è stato riconosciuto come Patrimonio dell’Umanità, e la coltivazione dei vitigni autoctoni è stata sottovalutata come valore distintivo.

Il 78% degli intervistati ritiene che l’impatto della designazione Unesco sia percepito più dagli esterni che dai residenti. Tuttavia, solo una minoranza (5,1%) crede che i turisti non riconoscano il valore del sito. La promozione internazionale della cultura enogastronomica piemontese e il miglioramento della reputazione nazionale e internazionale sono riconosciuti come i benefici principali della nomina.

D’altra parte, emergono preoccupazioni legate alla tutela del territorio e ai rischi di overtourism. I focus group hanno infatti evidenziato la necessità di sinergie locali più forti e di linee guida più chiare da parte dell’Associazione, per allineare le politiche locali con il piano di gestione Unesco e affrontare meglio le sfide future.

L’analisi economica ha esaminato sei ambiti: mercato immobiliare, fondiario, turismo, imprese, occupazione e inflazione. I dati dimostrano che la nomina Unesco ha avuto un impatto positivo in circa il 73% delle variabili analizzate. Complessivamente, l’effetto economico stimato è stato un ritorno di circa 121 milioni di euro.

Una delle problematiche principali riscontrate circa il mercato immobiliare è stata l’aumento dei prezzi delle abitazioni per i residenti. Tuttavia, tra il 2014 e il 2020, i prezzi delle case sono aumentati nelle aree Core, come Langhe e Grinzane Cavour, mentre altre zone hanno visto una riduzione.

Calliano, Monferrato
Fonte: iStock
Il villaggio di Calliano, nel Monferrato

Il settore turistico ha registrato una crescita in tutte le sei aree del sito Unesco. L’incremento delle visite internazionali, confermato dal 92% degli intervistati, ha interessato in particolare le zone di Nizza Monferrato e Canelli, mentre Langa ha attratto il maggior numero di visitatori complessivi.

La domanda turistica ha rivelato tendenze opposte tra italiani e stranieri: i turisti italiani preferiscono soggiornare nelle zone Buffer, mentre gli stranieri prediligono le aree Core, maggiormente conosciute a livello internazionale. L’offerta turistica è cresciuta significativamente, in particolare nel settore extra-alberghiero, con un aumento del 93% di camere disponibili in zone come Nizza Monferrato, contrastato da un calo dell’offerta di alloggi tradizionali in altre aree.

La ricerca ha evidenziato anche un notevole aumento della visibilità mediatica dei territori Langhe-Roero e Monferrato sia a livello nazionale che internazionale.

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