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Pompei: Fuori dal Tempo, le location del docudrama ridanno splendore all’antica città romana

23 juillet 2026 à 17:00

Per un docudrama che cerca di ricostruire le ultime ventiquattr’ore prima dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. la scelta delle ambientazioni rischia di apparire scontata. Eppure nella serie in tre episodi in arrivo su Disney+ dal 23 luglio 2026 difficilmente si ha questa impressione: sarà per la presenza di Tom Hiddleston, che i più ricorderanno per aver interpretato il villain della Marvel Loki, o perché la produzione è quella, avvezza a portare sullo schermo immagini potenti, di National Geographic. Scopriamo insieme le location di Pompei: Fuori dal Tempo.

Di cosa parla

C’è qualcuno che è riuscito a sopravvivere alla distruzione di Pompei? È questa domanda che sembra aver ispirato la nuova serie Disney+ con Tom Hiddleston, a metà tra dramma cinematografico e documentario investigativo. Grazie all’aiuto dello storico Steven L. Tuck vengono ricostruite in particolare le vite di tre personaggi che, le fonti storiche suggeriscono, si sono salvati dal fiume di lava, lapilli e ceneri che ricoprì la città quella notte: quella di Avianius, un giovane apprendista fabbro; quella di Iulia Felix, potente donna d’affari che era solita affittare i locali della propria villa, e quella di un membro della Guardia Pretoriana che quel giorno si trovava per caso a Pompei.

Dov’è stata girata la serie

Le location di Pompei: Fuori dal tempo si trovano, va da sé, tutte all’interno del Parco Archeologico di Pompei: sulle stesse strade che quel giorno videro fuggire migliaia di persone disperate, passeggiando tra resti di antiche ville romane e locali un tempo a uso pubblico come terme, mercati, termopoli Tom Hiddleston incontra archeologi ed esperti di storia dell’età romana, si ferma a parlare con loro e a contemplare gli inestimabili tesori che oggi custodisce Pompei.

"Pompei: Fuori dal Tempo", il docudrama con Tom Hiddleston, è stato girato all'interno del Parco Archeologico
iStock
È un vero tesoro quello custodito a Pompei

Il Parco Archeologico di Pompei

Come ribadito anche all’interno della serie, la zona è ancora oggi oggetto di studi e di ricerche che periodicamente portano alla luce nuovi sorprendenti ritrovamenti come, ultimo in ordine di tempo, quello degli scheletri di due uomini in fuga dall’eruzione.

L’area degli scavi è molto vasta, quasi 450 mila metri quadrati che la rendono una delle più grandi di tutto il Sud Italia, e per questo difficile da esplorare in una sola visita a meno di non fermarsi a osservare solo poche, selezionate, attrazioni di Pompei: le più importanti per il passato della città e per la storia del sito archeologico.

Si trovano tutte all'interno degli scavi le location di "Pompei: Fuori dal Tempo"
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Le magnificenti rovine di Pompei

Via dell’Abbondanza: il cuore dell’antica Pompei

In alcune inquadrature del trailer di Pompei: Fuori dal Tempo si vede Tom Hiddleston camminare lungo Via dell’Abbondanza, riconoscibile per i grossi blocchi di basalto. Un tempo era la più importante arteria commerciale della città, tanto che percorrendola è facile notare ancora gli ingressi delle tabernae – caratterizzati da un’apertura più larga verso l’esterno, la presenza di banconi di pietra e qualche volta dei fori per i contenitori in ceramica che nei termopoli servivano per riscaldare le vivande – e quelli delle abitazioni private, insieme a una serie numerosissima di iscrizioni, tra cui anche iscrizioni elettorali che invitavano a votare per questo o quel candidato.

"Pompei: Fuori dal Tempo": dov'è stata girata la serie National Geographic con Tom Hiddleston
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Un’iconica strada dell’antica Pompei

Oggi la Via dell’Abbondanza, chiamata così perché è qui che avvenne uno dei primi ritrovamenti archeologici: una fontana contenente un’allegoria dell’abbondanza, attraversa gli scavi da est a ovest collegando due tappe obbligate di ogni visita come sono il Foro e l’Anfiteatro.

Il primo era la piazza principale della città dove si svolgevano i più importanti eventi civili e religiosi e su cui si affacciavano la maggior parte degli edifici pubblici: oggi è spoglio, ma un tempo doveva avere statue e marmi a impreziosirlo. L’Anfiteatro di Pompei, uno dei più antichi conosciuti, era utilizzato in origine per spettacoli circensi e di gladiatori. Oggi è tra le aree accessibili anche a prescindere dalla visita al Parco Archeologico, in occasione di concerti e grandi eventi musicali: suggestiva è la vista sul Vesuvio che si ha dal suo interno.

Pompei conquista gli USA: è la meta più richiesta nei tour d’Europa dell’estate

Par : losiangelica
13 juillet 2026 à 12:00

No, i turisti americani non puntano solo a Colosseo e Torre Eiffel: i dati pubblicati da Daytrip mostrano come gli interessi siano diversi. La classifica della top 10 delle tappe più richieste dell’estate 2026 stupisce e mette un parco archeologico italiano al primo posto: Pompei sbaraglia la concorrenza superando il Portogallo, la Repubblica Ceca e la Croazia. Il celebre parco archeologico italiano, diventato famoso in tutto il mondo per la tragica eruzione del Vesuvio, è al centro dell’attenzione per questa stagione estiva.

Pompei, la tappa che conquista gli USA

Le rovine dell’antica città sepolta dal Vesuvio si confermano un magnete per i viaggiatori d’oltreoceano. Non stupisce fino a un certo punto: Pompei resta uno dei siti archeologici più celebri al mondo, capace di raccontare in poche ore duemila anni di storia. Ma il dato interessante non è tanto la meta in sé, quanto il modo in cui viene raggiunta.

La città sepolta dopo l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. è uno dei parchi archeologici più visitati d’Italia e sta facendo il giro del mondo attirando persino chi arriva dagli Stati Uniti. Tra le tappe imperdibili? Il Foro, le terme Stabiane e ovviamente il celebre Lupanare diventato famoso per gli affreschi conservati sulle pareti.

Meritano una visita anche la Casa del Fauno, una delle dimore più grandi e ricche del sito, e la Villa dei Misteri, famosa per il ciclo di affreschi dedicato a riti misterici. Passeggiando lungo Via dell’Abbondanza si incontrano botteghe, fontane, taverne e abitazioni che raccontano la quotidianità degli abitanti.

Ci sono turisti che proseguono il tour visitando l’anfiteatro romano, uno dei più antichi al mondo e l’orto dei fuggiaschi dove i calchi delle vittime ricordano la tragedia che ha reso famosa Pompei.

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Pompei e il parco archeologico che conquista gli americani

Le altre mete in classifica

Dietro Pompei si piazza Óbidos, in Portogallo, con le sue mura medievali e le stradine bianche punteggiate di limoncello locale. Al terzo posto Český Krumlov, la cittadina ceca sul fiume Vltava che sembra uscita da una fiaba. Segue Mostar, in Bosnia ed Erzegovina, con il celebre ponte ottomano ricostruito dopo la guerra.

Il Portogallo si conferma protagonista della classifica, con Coimbra al quinto posto e Aveiro, la “piccola Venezia” lusitana, al sesto. Chiudono la top ten il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice e la città murata di Ston, entrambi in Croazia, poi Stonehenge in Inghilterra e infine Bratislava, in Slovacchia.

Ecco la classifica completa delle mete preferite dagli americani per l’estate 2026:

  1. Pompei, Italia;
  2. Óbidos, Portogallo;
  3. Český Krumlov, Repubblica Ceca;
  4. Mostar, Bosnia ed Erzegovina;
  5. Coimbra, Portogallo;
  6. Aveiro, Portogallo;
  7. Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice, Croazia;
  8. Ston, Croazia;
  9. Stonehenge, Inghilterra;
  10. Bratislava, Slovacchia.

Secondo quanto emerge, il tragitto diventa parte dell’esperienza di viaggio e la classifica mostra come alcune delle destinazioni non siano raggiungibili direttamente in aereo da chi arriva dagli Stati Uniti evidenziando come sia diventato un trend affidarsi a transfer, gite di un giorno e attività organizzate. Insomma, l’Italia resta nel cuore dei turisti americani, ma lo fa con una tappa diversa e forse inaspettata.

Nuova scoperta a Pompei: riemergono due uomini in fuga e l’AI svela cosa accadde davvero

Par : losiangelica
28 avril 2026 à 10:01

Il parco archeologico di Pompei continua a essere al centro degli studi con nuovi sorprendenti ritrovamenti. L’ultimo riguarda due uomini che cercavano la fuga dal disastro naturale. Uno con un mortaio di terracotta in testa e una lucerna stretta in mano, l’altro a poca distanza ma deceduto dopo ore dal primo. I resti rinvenuti sono stati portati alla luce durante gli scavi alla necropoli di Porta Stabia, poco fuori dalle mura.

La scoperta dei due uomini in fuga a Pompei

Gli scavi condotti fuori dalle mura, presso la necropoli di Porta Stabia, mentre si indagava sulla tomba a schola di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher hanno fatto riemergere un ritrovamento che ha dell’incredibile.

I 2 individui sono morti in momenti diversi di quella lunghissima giornata del 79 d.C., o forse notte, il confine era già sfumato sotto la cenere. Il più adulto dei due è quello che colpisce di più. Accanto al suo corpo, gli archeologi hanno trovato un mortaio di terracotta con evidenti segni di frattura: lo stava usando per proteggersi la testa dalla pioggia di lapilli. Un gesto disperato, certo, ma anche razionale.

Plinio il Giovane, testimone oculare di quella catastrofe, descrive nelle sue lettere persone in fuga che si proteggevano la testa con cuscini o con qualunque oggetto avessero a portata di mano.

Il ritrovamento dell'uomo con vaso di terracotta a Pompei
Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei
Il ritrovamento dell’uomo che provava a proteggersi con un vaso

Con sé portava anche una lucerna in ceramica perché l’eruzione aveva oscurato il cielo, e orientarsi era diventato impossibile; un piccolo anello in ferro al mignolo sinistro, e dieci monete di bronzo. Forse i risparmi di una vita o tutto quello che aveva con sé quel giorno.

Il più giovane, invece, non morì sotto i lapilli. Fu travolto da una corrente piroclastica: una nube ardente di cenere e gas tossici che avanza a velocità devastante e non lascia scampo, ore dopo. In due momenti diversi i tentativi di fuga hanno avuto lo stesso esito.

Il ritrovamento del secondo uomo in fuga a Pompei
Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei
Il secondo uomo in fuga a Pompei appena ritrovato

Per la prima volta, il Parco Archeologico di Pompei ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, in collaborazione con il Laboratorio Digital Cultural Heritage dell’Università di Padova, per elaborare una ricostruzione digitale della seconda vittima. Software di AI e tecniche di fotoritocco hanno lavorato sui dati emersi dagli scavi per restituire un’immagine scientificamente fondata, ma accessibile anche a chi non ha una formazione specialistica.

L’importanza della scoperta

Ogni stagione di scavi a Pompei porta qualcosa di nuovo, qualcosa che rimette in discussione quello che credevamo di sapere. Ma questo ritrovamento supera tutti i precedenti.

Il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, lo dice senza mezzi termini: la quantità di dati archeologici accumulati a Pompei è ormai tale che senza l’AI non sarebbe possibile tutelarli e valorizzarli in modo adeguato. E aggiunge che gli archeologi debbano occuparsene in prima persona, prima che lo facciano altri privi delle necessarie basi umanistiche e scientifiche.

Il professor Jacopo Bonetto, dell’Università di Padova, inquadra bene il punto: l’AI può contribuire alla produzione di modelli interpretativi e migliorare gli strumenti di comunicazione, ma richiede un uso controllato e metodologicamente fondato. Sempre in integrazione con il lavoro degli specialisti.

Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato come questo approccio possa diventare un modello replicabile su scala nazionale, non solo a Pompei, ma anche nell’archeologia preventiva e urbana. L’idea è quella di uno strumento che supporti la tutela del patrimonio su tutto il territorio, senza mai perdere di vista che al centro resta, sempre, l’essere umano.

Ricostruzione con AI del ritrovamento dei 2 uomini in fuga a Pompei
Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei
Ricostruzione con AI degli uomini in fuga a Pompei

La vigna segreta di Pompei torna alla luce: il nuovo viaggio tra storia e sapori

Par : elenausai10
21 février 2026 à 10:00

“L’oscurità calò, non come quella di una notte senza luna o nuvolosa, ma come se la lampada fosse stata spenta in una stanza buia”. In una fatidica mattina d’estate del 79 d.C., Plinio il Giovane osservava dall’altra parte del Golfo di Napoli il Vesuvio seppellire la vibrante città romana e i suoi abitanti sotto tonnellate di cenere e detriti. Per secoli, quel buio ha custodito un silenzio minerale.

Eppure, oggi, in quegli stessi spazi, sta germogliando una nuova vita cromatica: il verde delle foglie di vite. Non si tratta di una semplice decorazione paesaggistica, ma di un ritorno alle origini che profuma di mosto e di terra vulcanica. La cantina Feudi di San Gregorio e il Parco Archeologico di Pompei, in una visione che unisce il rigore scientifico al fascino del territorio, sta dando vita a una vera e propria azienda vitivinicola interna.

Non è una novità assoluta, perché gli studi botanici sulle abitudini alimentari degli antichi pompeiani vanno avanti dagli anni Novanta, ma la vera rivoluzione sta nella creazione di una filiera completa: dalla terra alla bottiglia, tutto avverrà entro i confini del sito archeologico.

Pompei rivive tra gladiatori e messaggi d’amore millenari: scoperti graffiti inediti

Par : losiangelica
21 janvier 2026 à 10:30

A Pompei c’è un muro che sembrava aver già detto tutto. Era stato scavato alla fine del Settecento, fotografato, guardato, attraversato. Un luogo “di transito”, eppure, proprio lì, tra intonaci consumati e segni quasi invisibili, stanno tornando a galla nuove storie.

Non grandi epigrafi celebrative, non statue o tesori ma piccole esplosioni di vita quotidiana. Un nome scritto in fretta, una battuta, una presa in giro e poi l’amore, che a Pompei compare sempre qualcosa di inaspettato “Erato ama…”, per esempio: poche parole, lasciate su una parete come si lascerebbe oggi un messaggio in chat o un post buttato lì, senza pensarci troppo. Il muro che sembrava già letto ora rivela graffiti inediti grazie alla tecnologia.

I graffiti scoperti a Pompei

La novità arriva da un progetto dal nome evocativo: Bruits de couloir, “Voci di corridoio”. A guidarlo sono studiosi della Sorbona e dell’Università del Québec a Montréal, insieme al Parco archeologico di Pompei. Due campagne di lavoro, una nel 2022 e una nel 2025, e un obiettivo chiaro: tornare su quel corridoio e rileggerlo davvero, come se fosse un archivio ancora aperto.

Il risultato sorprende. Su quella parete sono state censite quasi 300 iscrizioni: molte erano già note, certo, ma altre sono emerse solo adesso. 79, per la precisione. E non perché fossero “nascoste” chissà dove: erano lì, sotto gli occhi di tutti. Solo che l’occhio umano, da solo, non basta più.

Graffiti con messaggi d'amore scoperti a Pompei
Ufficio Stampa
Corridoio dei Teatri, dove sono stati rilevati i graffiti a Pompei

I graffiti raccontano di tutto: non solo dichiarazioni romantiche. Ci sono scene di combattimenti gladiatori, incitazioni, insulti, frasi ironiche, scambi che sembrano quasi dialoghi. Una Pompei rumorosa, viva, affollata. E anche un po’ spietata, come spesso sanno essere gli spazi pubblici: ci si prende in giro, si commenta, si lascia un segno per gli altri.

In mezzo, compaiono pure frasi già conosciute da tempo, che confermano quanto quel corridoio fosse un punto caldo di passaggio e di incontro. Messaggi affettuosi e saluti rapidi, invocazioni a Venere, scherzi pesanti. Tutto inciso sull’intonaco, senza l’idea che qualcuno, secoli dopo, lo avrebbe letto come una finestra sul quotidiano. Tra questi spicca un messaggio d’amore che resiste nel tempo: “Erato amat…”.

Il messaggio d'amore "Erato amat..." sui muri di Pompei
Ufficio Stampa
Il messaggio d’amore “Erato amat…” sui muri di Pompei

Perché questi graffiti sono importanti

La cosa interessante non è solo il numero dei nuovi graffiti. È il fatto che Pompei continui a restituire storie anche quando sembra impossibile. Ne è un esempio questo ambiente riportato alla luce oltre 230 anni fa, nel 1794 dove è bastato cambiare metodo e sfruttare le innovazioni per approfondire e individuare importanti novità.

Il lavoro si è basato su strumenti che ormai stanno diventando centrali nell’archeologia di nuova generazione. Gli studiosi hanno usato una griglia virtuale per mappare le scritte, ricostruendo legami spaziali e temi ricorrenti.

A fare la differenza è stata però l’RTI, Reflectance Transformation Imaging. In pratica, fotografie computazionali scattate con diverse direzioni di illuminazione, per far emergere incisioni che a occhio nudo sembrano sparite. Il muro non cambia, ma cambia il modo di guardarlo.

È anche una corsa contro il tempo. Perché questi intonaci sono fragili, vulnerabili, e ogni anno che passa li consuma un po’ di più. La conservazione, ormai, non è solo una questione di restauri: è anche digitale. Creare copie ad alta definizione, registrare dettagli minimi, conservare le superfici in un archivio che possa resistere all’erosione.

Ritrovati graffiti di gladiatori a Pompei
Ufficio Stampa
Il graffito dei gladiatori scoperto a Pompei

Il Parco archeologico di Pompei lo dice chiaramente: senza tecnologia, questa memoria rischia di sbriciolarsi. Il direttore Gabriel Zuchtriegel insiste su un punto: le scritte a Pompei sono più di 10mila, un patrimonio enorme, difficile da proteggere con i soli strumenti tradizionali.

Da qui anche l’idea di una piattaforma 3D che metta insieme fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici: non solo un archivio, ma un ambiente navigabile, consultabile, annotabile. Un modo per far lavorare meglio gli studiosi e, allo stesso tempo, restituire al pubblico un’esperienza più completa.

Da Parigi alla Costiera Amalfitana a bordo del treno più bello del mondo: il viaggio da sogno del 2026

17 octobre 2025 à 10:39

Un viaggio leggendario che unisce il fascino intramontabile del treno più celebre del mondo e la bellezza mozzafiato del Sud Italia. Nel 2026, il Venice Simplon-Orient-Express, A Belmond Train, introdurrà un nuovo itinerario destinato a diventare una vera icona: da Parigi alla Costiera Amalfitana, con una tappa esclusiva a Pompei.

Un’esperienza di tre notti che combina il lusso senza tempo del viaggio su rotaie con la divina eleganza mediterranea della villeggiatura italiana.

Il Times elogia Napoli e Amalfi come mete ideali per famiglie con adolescenti

Par : elenausai10
7 octobre 2025 à 11:04

Napoli e la Costiera Amalfitana evocano da sempre un immaginario ben preciso: il blu intenso del mare, i vicoli pieni di vita, il suono dei motorini che si mischia al profumo di pizza appena sfornata. Sono luoghi che parlano di storia e gastronomia, un mosaico di bellezza e caos che conquista chiunque vi metta piede.

Eppure, secondo un recente articolo del Times, queste non sono soltanto destinazioni da sogno per gli amanti della cultura o del buon cibo. Napoli e Amalfi si rivelano perfette anche per le famiglie con adolescenti. Il quotidiano britannico racconta di un viaggio in cui due ragazzi, affascinati dai grandi eventi e dai disastri naturali, hanno trovato irresistibile l’avventura tra Pompei e il Vesuvio.

E mentre i genitori potevano godersi una pausa dai soliti impegni, i ragazzi scoprivano il piacere di giornate scandite da gelati, pasticcerie e panorami mozzafiato tra Amalfi e Positano.

Napoli, una meta che incuriosisce gli adolescenti

A Napoli, il Times ha trovato una città capace di catturare anche l’attenzione più sfuggente degli adolescenti. Alloggiati in un elegante palazzo storico, raggiunto da un ascensore d’epoca in legno che ha immediatamente affascinato i ragazzi, la famiglia ha scoperto un volto particolare della città: vivace, contraddittorio, ma sempre pieno di spunti.

Persino i dettagli più quotidiani, come i cavi elettrici sospesi tra i balconi, hanno dato origine a conversazioni curiose su regole e sicurezza, segno di quanto Napoli sappia stimolare la mente e l’immaginazione. Qui, i giovani possono ascoltare le storie sul controllo della criminalità organizzata e sulla vita nei quartieri popolari, scoprendo un aspetto della città tanto complesso quanto reale.

Ma Napoli non è solo introspezione: è anche piacere e golosità. Le colazioni traboccanti di dolci e le pause con cappuccini e sfogliatelle diventano piccoli rituali che conquistato tutti a ogni età. E poi Pompei e il Vesuvio: un tuffo nella storia e nella scienza, tra calchi di corpi e racconti di eruzioni che lasciano i ragazzi a bocca aperta, tra curiosità e riflessione.

Parco Archeologico di Pompei
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Il Parco Archeologico di Pompei e le sue meraviglie

Amalfi, esplorazioni e avventure sul mare

Spostandosi da Napoli alla Costiera Amalfitana, il viaggio raccontato dal Times assume i toni dell’esplorazione e della scoperta. Qui, le famiglie possono partire a piedi per uno dei sentieri più spettacolari del mondo, il celebre Sentiero degli Dei. Tra scogliere vertiginose e panorami che sembrano dipinti, i ragazzi si entusiasmano per la libertà e l’imprevedibilità del cammino.

Amalfi, però, non è solo natura. Le famiglie con adolescenti possono visitare il Museo della Carta, ospitato in un edificio del XIII secolo, dove creare con le proprie mani un foglio di carta seguendo metodi del Settecento, scoprendo un artigianato che unisce storia e creatività. Tra una degustazione di mozzarella fresca e lezioni di pizza e pasta, ogni attività è un’esperienza capace di coinvolgere tutta la famiglia.

Per il Times, Napoli e Amalfi sono il luogo perfetto dove genitori e figli possono condividere meraviglia, sapore e curiosità, un’avventura che unisce generazioni attraverso la scoperta e dove la parola “noia” non trova mai spazio.

Dopo l’eruzione, Pompei fu riabitata: la città divenne una ‘favela’ romana

8 août 2025 à 14:32

Quando si pensa a Pompei, la mente riflette subito strade lastricate, domus eleganti, mosaici raffinati e affreschi dai colori vividi, cristallizzati dal tempo. L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. l’ha resa una città eterna, sospesa in un istante. Ma una recente scoperta archeologica sta cambiando la storia: Pompei non morì del tutto dopo il disastro. Alcuni sopravvissuti tornarono a vivere tra le rovine fumanti, trasformandola in un insediamento di fortuna che, per molti versi, ricorda una “favela” ante litteram.

Oggi il Parco Archeologico di Pompei è Patrimonio UNESCO e attira milioni di visitatori ogni anno, desiderosi di passeggiare tra templi, domus, teatri e strade lastricate rimaste intatte. È un luogo dove storia e archeologia si fondono, testimoniando storie di splendore, tragedia e rinascita.

La scoperta che riscrive la storia

Gli scavi condotti nell’Insula Meridionalis, nella parte sud del Parco Archeologico, hanno riportato alla luce segni inequivocabili di una rioccupazione post-eruzione. Non si tratta di ricostruzioni sontuose, ma di adattamenti funzionali: ambienti ai piani superiori riutilizzati come alloggi di emergenza, pianterreni trasformati in cantine, spazi di lavoro dotati di forni e macine.

Gli archeologi parlano di un insediamento informale, dove si viveva in condizioni precarie, senza le infrastrutture e i servizi tipici di una città romana. Non la Pompei ordinata e prospera dell’epoca imperiale, ma un agglomerato grigio e improvvisato.

Secondo il direttore del sito, Gabriel Zuchtriegel, “la Pompei post-79 riemerge come una sorta di accampamento, una favela tra le rovine ancora riconoscibili della città che fu”. Un’immagine potente, che rompe la narrazione da cartolina e ci restituisce la realtà di un luogo sopravvissuto in modo disordinato e resiliente.

Pompei
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Un vicolo di Pompei

Chi abitava la “nuova” Pompei

Non sappiamo esattamente chi fossero gli abitanti di questa seconda Pompei. È probabile che molti fossero ex residenti che avevano perso tutto, tornati per recuperare ciò che restava o per coltivare la terra circostante. Altri potrebbero essere stati migranti, gente senza radici che vedeva nelle rovine un’opportunità di insediamento a basso costo.

Si ipotizza anche che alcuni vivessero lì per cercare oggetti di valore rimasti sepolti, un’attività che poteva rappresentare l’unica fonte di sostentamento in un contesto così estremo. La vita in questa Pompei ricostruita alla meno peggio doveva essere dura. Le strade erano coperte di detriti, gli edifici parzialmente crollati, l’acqua e le terme non più funzionanti.

Villa dei Misteri Pompei
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Villa dei Misteri a Pompei

Una storia che dura secoli

Al posto delle fontane pubbliche, cisterne improvvisate; invece dei mercati affollati, piccoli spazi domestici dove si panificava o si macinava il grano. Eppure, tra le macerie, questa comunità riuscì a creare un proprio ritmo, una quotidianità fragile ma reale, fatta di lavori manuali, ripari improvvisati e rapporti di vicinato.

Gli studi archeologici suggeriscono che questo insediamento di fortuna non fu un episodio passeggero. La rioccupazione di Pompei potrebbe essere durata fino al V secolo, quando un nuovo evento vulcanico, la cosiddetta eruzione di Pollena, portò all’abbandono definitivo. Ciò significa che Pompei, per quasi quattro secoli, non fu soltanto un sito “congelato” nel tempo, ma anche un luogo vissuto, seppure ai margini della società romana.

Il cuore sportivo dell’antica Pompei: la Palestra Grande

26 juillet 2025 à 13:55

Passeggiando tra le rovine di Pompei, a pochi passi dall’imponente Anfiteatro, si apre uno spazio vasto e maestoso: la Palestra Grande, una delle testimonianze più emblematiche di come l’ideologia romana si insinuasse nella vita quotidiana, persino nei luoghi dedicati all’esercizio fisico. Costruita nel I secolo a.C., nasce dall’esigenza concreta di offrire ai giovani pompeiani un luogo adeguato in cui praticare ginnastica, superando le limitazioni della più piccola e datata Palestra Sannitica, ospitata all’interno delle Terme Stabiane.

Con l’avvento dell’età augustea, tuttavia, la palestra assunse un ruolo ben più ambizioso: non si trattava più solo di allenarsi fisicamente, ma di formare cittadini devoti all’ordine politico imposto da Augusto. I giovani venivano così inquadrati in vere e proprie associazioni, i collegia iuvenum, e, sotto la supervisione dell’autorità imperiale, iniziavano un percorso di educazione fisica e morale. In tale prospettiva, il corpo diventava veicolo di propaganda, e l’allenamento un mezzo per instillare valori come disciplina, forza e fedeltà all’Impero.

Una geometria monumentale per esaltare lo spirito romano

La struttura si impone con una pianta rettangolare di 141 metri per 107, completamente racchiusa da un alto muro merlato che sembra proteggere, oltre al corpo, anche l’identità civica dei suoi frequentatori. Dieci porte consentivano l’accesso a un mondo dove il rigore architettonico si univa all’armonia classica. Le facciate, pur sobrie, erano arricchite da semicolonne, architravi e frontoni con capitelli modellati in forme semplici ma eleganti.

Il vero cuore della palestra era rappresentato dal vasto portico, che correva su tre lati con trentacinque colonne ciascuno, mentre sul lato occidentale se ne contavano quarantotto. Oggi, osservando i fusti delle colonne, si possono ancora distinguere le tracce del piombo fuso utilizzato per stabilizzarle dopo il devastante terremoto del 62 d.C. Un intervento d’urgenza, che però non fece in tempo a restituire piena solidità alla struttura prima della tragica eruzione del 79.

I capitelli, realizzati in tufo, rivelano una raffinatezza tipica dell’epoca: le foglie d’acanto avvolgono la parte inferiore, mentre volute di gusto ionico completano la composizione nella fascia superiore. Il piano del portico, leggermente sopraelevato, conduceva all’arena centrale tramite quattro scale laterali e una scalinata centrale più imponente, che con ogni probabilità fungeva anche da ingresso cerimoniale.

La piscina al centro del sapere fisico e simbolico

Proprio al centro della Palestra spiccava la natatio, una piscina di dimensioni notevoli (35×22 metri) costruita con un fondo inclinato: da una profondità iniziale di un metro si scendeva fino ai 2,60 metri.

Il riempimento avveniva grazie a un sofisticato sistema idraulico, con l’acqua convogliata da un castellum aquae collocato nel vicino vicolo occidentale.

Oltre a essere un luogo per esercitazioni di nuoto, la piscina costituiva anche un elemento scenografico e simbolico: l’acqua, elemento purificatore, era parte integrante della formazione del giovane cittadino romano.

Tra pitture, graffiti e tracce di vita quotidiana

Scorcio delle antiche rovine di Pompei
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Scorcio delle rovine di Pompei

Ma la Palestra Grande era anche spazio di socializzazione, teatro di conversazioni, di emozioni condivise e di gesti impulsivi.

Le pareti del portico e persino alcune colonne conservano tracce della decorazione pittorica in terzo stile, testimonianza dell’estetica raffinata che permeava anche gli ambienti più funzionali. Accanto alle eleganti composizioni, emergono le voci dei giovani pompeiani sotto forma di graffiti: commenti pungenti, confessioni d’amore, insulti coloriti. Da “Alla malora Casellius” fino al provocatorio “Iucundus caca male”, i messaggi graffiati nella pietra ci raccontano un’umanità sorprendentemente simile alla nostra, ricca di passioni, rivalità, vanità.

Quando il Vesuvio esplose nel 79 d.C., la Palestra Grande non fu risparmiata dalla furia della nube piroclastica. All’interno furono rinvenuti i resti di diciassette persone, mentre altre diciotto trovarono rifugio (e la morte) nella latrina. Molti dei corpi erano ancora adornati con monili d’oro, d’argento e bronzo, dettagli che raccontano l’improvvisa interruzione di vite altrimenti immerse nella quotidianità.

Oggi, passeggiando tra i platani che un tempo ombreggiavano l’area (di cui restano solo i calchi delle radici), si respira ancora l’essenza di quella Pompei viva e giovane, dove il motto latino mens sana in corpore sano prendeva forma concreta. La Palestra Grande non fu solo un luogo per scolpire il corpo, ma anche uno spazio in cui si forgiava l’identità di cittadini dell’Impero, ed è proprio in questa duplice dimensione, fisica e simbolica, che risiede la sua straordinaria importanza.

Pompei: scoperto un rilievo funebre, forse di una coppia, nella necropoli Porta Sarno

2 avril 2025 à 10:08

Durante recenti scavi effettuati presso la necropoli di Porta Sarno a Pompei, è emerso un rilievo funebre di dimensioni quasi reali. Questo raffigura un uomo e una donna. La scoperta è stata fatta grazie al progetto di ricerca “Investigating the Archaeology of Death in Pompeii” condotto dall’Universitat de Valencia in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei, che ha la direzione scientifica di Llorenc Alapont. Il ritrovamento offre nuove visioni sulla vita sociale e culturale dell’antica città.​

Dettagli della scoperta di Pompei

La tomba monumentale, formata da un ampio muro con diverse nicchie, è sormontata due figure umane scolpite con notevole realismo. Un uomo e una donna di misure quasi reali, forse una coppia di sposi. La donna è agghindata con gioielli molto curati nei minimi dettagli. Orecchini, anelli, braccialetti e una collana con un ciondolo a forma di mezzaluna, noto come “lunula”, abbelliscono questa figura.

Il particolare fa pensare che la donna potesse essere una sacerdotessa di Cerere, la dea romana dell’agricoltura e della fertilità.
La figura maschile, invece, è raffigurata con una toga, particolare tipico della cittadinanza romana. L’assenza di diciture lascia aperte diverse interpretazioni e rende incerta l’identità esatta di queste due figure e la loro relazione.

L’importanza archeologica del rilievo ritrovato

La scoperta del rilievo funebre fatta a Pompei è senza dubbio molto importante. Grazie a questa si possono fare varie ipotesi e si può approfondire la conoscenza del contesto e della storia di quell’epoca. Infatti il rilievo funebre emerso durante gli scavi di Pompei presso la necropoli Porta Sarno:

  • incrementa la conoscenza delle pratiche funerarie e delle rappresentazioni sociali a Pompei, durante il periodo tardo repubblicano;
  • il livello della cura del dettaglio e la qualità artistica del rilievo indicano l’importanza sociale dei defunti;
  • e suggeriscono l’esistenza di una classe élitaria che commissionava opere d’arte elaborate e molto curate per ricordare i propri cari;
  • la presenza di una possibile sacerdotessa evidenzia inoltre il rilevante ruolo delle donne nelle cerimonie religiose dell’epoca.

La necropoli di Porta Sarno a Pompei

La necropoli di Porta Sarno è una delle principali aree funerarie di Pompei. Questa è situata vicino a una delle porte d’ingresso della città.
Negli anni ’90, durante i lavori per l’ampliamento della linea ferroviaria Circumvesuviana, furono scoperte:

  • oltre 50 sepolture a cremazione, segnate da stele;
  • un monumento funerario ad arco.

Successivamente, sono poi emerse ulteriori tombe monumentali. Tra queste appunto quella contenente il rilievo della coppia, uomo e donna, che evidenziano la ricchezza e la laboriosità delle pratiche funerarie pompeiane.

Procedure future per il ritrovamento di Pompei

Attualmente il rilievo, spostato nella Palestra grande, è sottoposto a un minuzioso processo di restauro per preservarne l’integrità e permetterne lo studio approfondito.

Il ritrovamento sarà esposto al pubblico durante la mostra “Essere donna nell’antica Pompei“, prevista per il 16 aprile 2025. Durante questa esposizione i visitatori avranno l’opportunità di ammirare da vicino gli interventi sull’opera, visto che il restauro continuerà anche durante la mostra, e di approfondire il ruolo delle donne nella società pompeiana.

Questa scoperta, afferma il direttore del Parco Gabriel Zuchtriegel, sottolinea la ricchezza archeologica di Pompei e l’importanza di andare avanti nelle ricerche e nelle attività di valorizzazione dell’area per scoprire ulteriori dettagli sulla vita e sulle tradizioni dell’antica città.
Alcuni anni fa, sempre grazie alla collaborazione con l’Università di Valencia, si era scoperta la Tomba di Marco Venerio Secundio nella stessa area.

Pompei non smette di stupire: trovata una sala con un affresco rarissimo

Par : elenausai10
26 février 2025 à 15:00

Negli scorsi anni, gli scavi eseguiti nell’antica città romana di Pompei hanno portato alla luce nuovi tesori e continuano a sorprenderci anche in questi primi mesi del 2025. Pompei, infatti, ha ancora molti segreti da svelare, soprattutto se consideriamo che la parte della città non ancora stata rinvenuta è compresa tra il 15% e il 25%. Tra le ultime incredibili novità c’è una sala affrescata, una rarissima “megalografia” (dal greco “dipinto grande” – ciclo di pitture a grandi figure) del I secolo a.C. rappresentante il corteo di Dioniso.

La sala riporta questo fregio a dimensioni quasi reali, una “megalografia” appunto, proprio come nella Villa dei Misteri trovata più di 100 anni fa. Si tratta di una scoperta entusiasmante perché, come hanno dichiarato gli archeologi che hanno presieduto ai lavori, il grande affresco getta nuova luce sui misteri di Dioniso nel mondo classico.

La scoperta della sala affrescata trovata a Pompei

Nel corso degli scavi nell’insula 10 della Regio IX, situata nell’area centrale di Pompei, gli archeologi sono rimasti sorpresi dalla scoperta di un fregio a dimensioni quasi reali, trovato in una grande sala per banchetti, che gira intorno a tre lati dell’ambiente, mentre il quarto era aperto sul giardino. Ad attirare i ricercatori sono i soggetti di questo ciclo di pitture: il fregio mostra il corteo di Dioniso, dio del vino.

Insieme a lui ci sono le baccanti, rappresentate sia come danzatrici che come cacciatrici feroci, con un capretto sgozzato sulle spalle o con una spada e le interiora di un animale nelle mani. Non mancano giovani satiri con le orecchie appuntite che suonano il doppio flauto, mentre un altro compie un sacrificio di vino (libagione) in stile acrobatico, versando dietro le proprie spalle un getto di vino da un corno potorio (usato per bere) in una patera (coppa bassa).

Al centro della composizione, invece, c’è una donna con un vecchio sileno che impugna una torcia: si tratta di una inizianda, vale a dire una donna mortale che, tramite un rituale notturno, sta per essere iniziata nei misteri di Dioniso, il dio che muore e rinasce, promettendo altrettanto ai suoi seguaci.

Corteo Dioniso Pompei
Fonte: Ufficio Stampa Parco archeologico di Pompei
Il corteo di Dioniso raffigurato negli affreschi trovati a Pompei

Il ritrovamento getta una nuova luce sui misteri di Dioniso

Dopo aver trovato uno dei più grandi complessi termali di sempre, gli archeologi hanno fatto un’altra incredibile scoperta che offrirà l’opportunità di comprendere meglio i misteri del dio del vino. Nell’antichità, infatti, esistevano una serie di culti, tra cui quello di Dioniso, accessibili solo a chi compiva un rituale di iniziazione, come suggerito nel fregio trovato a Pompei. Questi culti si chiamavano “misterici”, perché solo gli iniziati potevano conoscerne i segreti.

Ribattezzato dai ricercatori “casa del Tiaso”, il fregio è attribuibile al II stile della pittura pompeiana e, al momento dell’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei nel 79 d.C., il fregio dionisiaco era già vecchio di circa un secolo. La scoperta aggiunge un altro tema all’immaginario dei rituali iniziatici di Dioniso, in particolare quello della caccia, che viene evocata non solo dalle baccanti cacciatrici, ma anche da un secondo, più piccolo fregio che corre al di sopra di quello con baccanti e satiri e dove sono raffigurati animali vivi e morti.

Affreschi scoperta Pompei
Fonte: Ufficio Stampa Parco archeologico di Pompei
Dettaglio degli affreschi trovati a Pompei

Come visitare il luogo degli scavi

Se visitate Pompei nel prossimo periodo, sappiate che l’ambiente del Tiaso dionisiaco è visibile per il pubblico, il quale potrà accederci, previa prenotazione telefonica, tutti i giorni dal lunedì al venerdì alle ore 11:00 e in due gruppi da 15 persone, accompagnati dal personale di cantiere. Potete accedere al luogo degli scavi acquistando il regolare biglietto di ingresso al parco archeologico.

A Pompei è stato scoperto uno dei più grandi complessi termali privati di sempre

17 janvier 2025 à 14:23

Pompei, Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO ed uno dei luoghi più visitati d’Italia, non smette mai di stupire: le scoperte sono quasi all’ordine del giorno e sono una più sorprendente dell’altra. Tuttavia, il ritrovamento avvenuto recentemente rappresenta qualcosa di davvero unico nel suo genere, poiché è stato riportato alla luce uno dei più grandi complessi termali privati finora noti nelle domus della zona.

Il tutto, come dichiarato per mezzo di comunicato stampa dal Direttore dei lavori, Anna Onesti, è accaduto: “Grazie ad una modalità di esecuzione innovativa che ha consentito di raggiungere il piano pavimentale evitando lo smontaggio degli elementi architettonici instabili del colonnato”.

La scoperta del complesso termale di Pompei

Dal cantiere di scavo in corso nell’insula 10 della Regio IX di Pompei è emerso uno dei complessi termali privati più grandi e più articolati mai rinvenuti finora nelle domus locali. Come si può infatti leggere sul comunicato stampa del Parco Archeologico, da queste parti esistono (per il momento) pochi altri esempi di queste dimensioni, ovvero le terme dei Praedia di Giulia Felice, quelle della Casa del Labirinto e della Villa di Diomede.

Ma non è tutto, perché a rendere il ritrovamento di complesso termale un evento storicamente rilevante è il fatto che esso è annesso a una sala da banchetto, che lascia intuire quanto la casa romana si prestasse ad essere un vero e proprio palcoscenico per le celebrazioni di ricchi banchetti, ossia delle occasioni grazie a cui il proprietario potesse assicurarsi il consenso elettorale dei propri ospiti, oppure promuovere la candidatura di amici o parenti, o semplicemente affermare il proprio status sociale.

Prefurnium Pompei
Fonte: Parco archeologico di Pompei
Il prefurnium, ovvero il “motore” delle terme

Com’è fatto il complesso termale appena scoperto

Un complesso termale che potremmo definire da record, poiché composto da calidarium, tepidarium, frigidarium e spogliatoio. Si stima, infatti, che potesse accogliere fino a 30 persone.

Particolarmente interessante è la Sala Fredda, composta da un peristilio, ovvero una corte porticata di dimensioni 10 x 10 metri e al cui centro si trova una grande vasca, anche se non sono di certo da meno le pareti decorate in II e III Stile, che dimostrano che queste stesse terme avevano alle spalle una storia importante: chi possedeva tale dimora doveva appartenere all’élite della città. La necessità era quindi quella di allestire a casa propria uno spazio destinato ad ospitare numerose persone, a cui offrire gustoso cibo e l’opportunità di rilassarsi presso le piscine termali.

L’ingresso principale della domus era a sud. Si ritiene che probabilmente qui fosse collocato un atrio, dal quale si giungeva a un grande peristilio (giardino colonnato) non ancora scavato. Su un lato del peristilio si aprivano una serie di vani. Da ovest a est: un grande oecus (ambiente di soggiorno) decorato in II stile, un corridoio, un piccolo ambiente decorato in IV stile e un oecus corinzio, circondato da almeno 12 colonne su tre lati, con una megalografia di II stile che attualmente è ancora in corso di scavo.

Scavi di Pompei
Fonte: Parco archeologico di Pompei
La bellezza del complesso termale privato

Perché questa è una scoperta molto importante

Come vi abbiamo anticipato, la scoperta di questo complesso termale privato è di notevole importanza. Uno dei motivi principali è proprio la scelta di collocarlo vicino alla grande sala per banchetti, in quanto rimanda al Satyricon: nel romanzo Trimalcione celebra la sua famosa cena in una città campana di I secolo d.C., dunque una località culturalmente vicina alla stessa Pompei prima dell’eruzione del 79 d.C. Prima di raggiungere il banchetto i protagonisti e Trimalcione stesso si recano proprio in un balneum (bagno).

Inoltre, come riportato sul comunicato stampa da Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico di Pompei: “Il tutto era funzionale alla messa in scena di uno ‘spettacolo’, al cui centro stava il proprietario stesso. Le pitture di III stile con soggetti della guerra di Troia, gli atleti nel peristilio – tutto doveva conferire agli spazi un’atmosfera di grecità, ovvero di cultura, erudizione oltre che di ozio. Così come il salone nero doveva trasportare gli ospiti in un palazzo greco, così il peristilio con la grande vasca al centro e il complesso termale adiacente aveva la funzione di creare una scenografia da ginnasio greco, che veniva accentuata ulteriormente dalle scene atletiche successivamente apportate. E dunque il pubblico, grato e affamato, avrebbe applaudito con sincera ammirazione allo spettacolo orchestrato dal padrone di casa e dopo una serata nel suo ‘ginnasio’ ne avrebbe parlato ancora a lungo. “

Pompei contro l’overtourism: scatta il limite di ingressi a 20mila al giorno

Par : elenausai10
11 novembre 2024 à 10:51

L’antica città di Pompei è uno dei luoghi più suggestivi e, come direbbero alcuni, più inquietanti d’Italia. D’altronde stiamo parlando dei resti di quello che avvenne nel 79 d.C., quando l’eruzione del Vesuvio, che tuttora incombe minaccioso all’orizzonte, decimò la popolazione seppellendo la città sotto uno strato di detriti vulcanici. Raggiungibile facilmente da Napoli, e considerata la sua storia e drammatica bellezza, non stupisce che chiunque organizzi un viaggio in Campania desideri vedere il sito dal vivo.

E infatti, i dati degli ultimi anni dimostrano proprio questo, obbligando la gestione del parco a prendere dei provvedimenti che si traducono in un limite d’ingresso pari a 20.000 persone al giorno. Il direttore del Parco Archeologico di Pompei ha dichiarato che l’obiettivo è quello di puntare a “un turismo sostenibile, gradevole e non di massa”.

Limite d’ingresso a Pompei dopo un’estate da record

Sulla scia dei tanti provvedimenti presi quest’anno in diverse parti d’Italia per provare a contrastare il fenomeno dell’overtourism, dalla Fontana di Trevi a Roma al traffico alternato sulla Costiera Amalfitana, l’ultima notizia vede come protagonista Pompei. Il parco archeologico ha assistito a un’estate da record con oltre 4 milioni di visitatori in generale e oltre 36.000 visitatori in occasione di una delle prime domeniche del mese a ingresso gratuito.

Il direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, ha dichiarato che i visitatori del sito ora superano in media i 15.000-20.000 ogni giorno, e il nuovo tetto giornaliero impedirà che il numero aumenti ulteriormente. Al riguardo ha inoltre affermato: “Stiamo lavorando su una serie di progetti per alleviare la pressione umana sul sito, che potrebbe comportare rischi sia per i visitatori che per il patrimonio, così unico e fragile”.

Secondo i dati riportati dal Ministero della Cultura, le visite al parco archeologico hanno visto una crescita del 33,6% rispetto all’anno precedente, con una media giornaliera di circa 11.200 persone.

Biglietti nominativi e limite d’accesso giornaliero

Quest’estate Pompei è stata particolarmente affollata, oltre che protagonista di atteggiamenti scorretti da parte dei turisti, come il visitatore britannico sorpreso a incidere le iniziali sue e della sua famiglia su una delle case millenarie della città. Considerate la situazione, la gestione del parco archeologico si è vista costretta a prendere dei provvedimenti: dal 15 novembre i biglietti per il parco saranno nominativi e ogni giorno ne verranno rilasciati al massimo 20.000, con specifici slot temporali durante l’estate.

Tra gli obiettivi dei gestori del parco, oltre preservare il sito, c’è quello di incoraggiare i turisti a visitare altri siti archeologici legati a Pompei, come Stabia, Oplontis e Boscoreale, offrendo un servizio gratuito di navetta nell’ambito del progetto “Grande Pompei”. Al riguardo, il direttore del parco ha dichiarato: “Le misure di gestione dei flussi, di sicurezza e la personalizzazione delle visite fanno parte di questa strategia. Puntiamo a un turismo lento, sostenibile, piacevole e non di massa, e soprattutto diffuso sul territorio intorno al sito Unesco, ricco di gioielli culturali da scoprire.”

Il provvedimento viene applicato anche e soprattutto le prime domeniche di ogni mese, quando l’ingresso al parco è gratuito. In queste giornate, in caso di forte afflusso di visitatori nella mattinata, le casse saranno chiuse per un’ora al raggiungimento di 15.000 visitatori entro le ore 12.00, al fine di impedire una eccessiva presenza simultanea di turisti, che potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza e la salvaguardia del sito e favorire il deflusso in uscita.

Parco Pompei
Fonte: iStock
Parco Archeologico di Pompei dall’alto

Come accedere al parco: ingressi, costi e orari

Il provvedimento che limita l’accesso a Pompei a 20.000 visitatori al giorno non ha influito sui costi e sulle modalità d’ingresso a uno dei parchi archeologici più belli d’Italia.

Per accedere avete a disposizione tre ingressi: Porta Marina è quello principale, situato direttamente di fronte alla stazione ferroviaria di Pompei Scavi, oltre che il più popolare tra i turisti, soprattutto per via di tutte le strutture disponibili come chiosco informativo, negozi di souvenir e noleggio audioguide; il secondo è Piazza Anfiteatro, situato a 15 minuti a piedi da Porta Marina, considerato l’ingresso ideale per visitare il sito perché sarete condotti direttamente all’anfiteatro, al foro e ad altri luoghi importanti di Pompei; infine c’è Piazza Esedra, l’ingresso meno affollato utilizzato soprattutto per le visite di gruppo.

Il Parco Archeologico di Pompei è aperto dal 1 aprile al 31 ottobre, dalle 9:00 alle 19:00 con ultimo ingresso alle 17:30, dal 1 novembre al 31 marzo dalle 9:00 alle 15:30. Il sito resta chiuso il 25 dicembre, il 1 gennaio e il 1 maggio.

Per acquistare i biglietti vi consigliamo di farlo online e con largo anticipo, soprattutto considerando il nuovo provvedimento di cui vi abbiamo parlato in questo articolo. Avete diverse opzioni: il biglietto salta fila con visita guidata al costo di 36,75 euro, il biglietto d’ingresso classico a 23,90 euro, con audioguida a 31,90 euro e combinato con Ercolano a 37,90 euro.

Infine, vi consigliamo di visitare Pompei all’inizio della giornata, poco dopo l’apertura, perché il sito sarà meno affollato, oltre che in un giorno feriale e in bassa stagione.

Napoli, Pompei, Procida e Paestum raccontate dal Guardian

30 octobre 2024 à 11:21

Di recente, un giornalista del Guardian ha intrapreso un viaggio attraverso alcune delle mete più iconiche del Sud Italia, raccontando il suo itinerario in un articolo ricco di osservazioni e dettagli. Quando si sente parlare bene del proprio Paese e del suo patrimonio artistico e culturale, nonché dei suoi paesaggi, non può che fare piacere ed è per questo che oggi vi mostriamo come sono questi iconici luoghi visti dagli occhi di un forestiero.

Il suo racconto inizia con l’arrivo in Mediterraneo, tra pioggia e cieli grigi, durante un viaggio in treno da Parigi. Nonostante il clima iniziale, proseguendo verso sud, il giornalista scorge finalmente la tanto agognata luce del sole, insieme alla vivacità e al calore di luoghi come Napoli, Pompei, Procida e Paestum.

Viaggiare in treno, lo slow tourism come ritorno alle origini

Durante il tragitto, il giornalista nota la differenza tra un viaggio in treno e il frettoloso ritmo del trasporto aereo. Attraversando città come La Spezia e Pisa, afferma che il viaggio in treno incarna la “joy of missing out” (la gioia di lasciarsi andare), perfetta per un turismo lento e contemplativo.

In questo percorso, simile a quello compiuto dal poeta inglese John Keats nel 1820, il viaggiatore trova un’attenzione alla scoperta, senza la frenesia moderna. Dopo aver attraversato il Nord Italia, in particolare la Liguria, la destinazione è il Sud, a partire dalla Campania.

Napoli, più autentica di così non si può

Il giornalista descrive Napoli come un luogo autentico, dove il fervore della vita cittadina si manifesta nelle strade affollate e nei ristoranti all’aperto. La città, racconta, si anima ulteriormente quando il Napoli gioca contro la Juventus e i tifosi seguono con entusiasmo la partita mentre gustano una pizza in un caffè di strada.

Napoli è anche il punto di partenza per visitare le vicine isole, tra cui Procida, che, secondo il giornalista, ha conservato il proprio carattere genuino e non è stata trasformata in un’isola esclusivamente turistica.

Napoli
Fonte: iStock
Sguardo su Napoli vista di sera

Procida, profumo di agrumi e senso di familiarità

Procida, scrive il giornalista, è ben diversa da altre destinazioni insulari, poiché ha mantenuto la sua autenticità e non è diventata un “esperimento di gentrificazione”.

Una delle attività migliori che si può fare soggiornando sull’isola, tra un tuffo e l’altro, dopo un po’ di tintarella, è sicuramente mangiare e lasciarsi coccolare il palato dalla deliziosa cucina locale. Tra i piatti consigliati ci sono gli spaghetti al pesto di limone, tipici del luogo grazie ai celebri limoni dolci dell’isola.

Le case colorate di Marina di Corricella e l’atmosfera di un’isola ancora legata alla sua tradizione marinara colpiscono particolarmente l’autore dell’articolo del Guardian, che ne evidenzia il fascino genuino raccontando il legame di Procida con la storia locale, ancora oggi.

Pompei, città eterna in continua scoperta

La visita a Pompei è uno dei momenti più suggestivi del viaggio. Il giornalista osserva come il sito archeologico, sotto la direzione del tedesco Gabriel Zuchtriegel, stia vivendo una nuova fase di scoperta e reinterpretazione.

Vesuvio, Pompei
Fonte: iStock
Pompei e il Vesuvio sullo sfondo

Accompagnato dall’archeologo Alessandro Russo, il giornalista entra nella Regio IX, una zona in cui si stanno scoprendo affreschi intatti e dettagli inediti della vita quotidiana degli antichi abitanti di Pompei. Racconta di un ritratto di una bambina con uva e melograni, sopravvissuto incredibilmente intatto e visibile oggi grazie alle nuove tecniche di scavo.

Paestum, viaggio nell’antica Grecia

Proseguendo il suo viaggio verso sud, il giornalista del Guardian racconta l’esperienza di Paestum, una città fondata dai Greci e famosa per i suoi imponenti templi e per il museo archeologico.

Qui, il protagonista dell’articolo si sofferma sulla Tomba del Tuffatore, un capolavoro ritrovato nel 1968 che raffigura un giovane che si tuffa da una grande altezza, in quella che potrebbe rappresentare una scena allegorica della morte o della vita.

Tempio Era, Paestum
Fonte: iStock
Il Tempio di Era nel sito archeologico di Paestum

Il giornalista è affascinato da come Paestum mantenga un’atmosfera antica e intatta, lasciandolo profondamente colpito dall’energia e dal mistero di questi luoghi.

Pompei, dal 7 settembre al via le visite serali

5 septembre 2024 à 11:38

Un’esperienza che trasporta gli spettatori indietro di quasi duemila anni, a quella fatidica notte del 79 d. C. precedente all’eruzione che cancellò la città di Pompei e la sua popolazione dalla faccia della Terra. Dal prossimo sabato 7 settembre, e per tutti gli altri sabati del mese di settembre, prendono il via gli appuntamenti serali nel sito archeologico, uno spettacolo incredibilmente suggestivo all’interno degli scavi.

Le passeggiate serali a Pompei

Le passeggiate serali a Pompei prevedono due itinerari, nello splendido scenario degli scavi archeologici dell’antica città alle falde del Vesuvio che nel 1997 è entrata a far parte della lista dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco con accesso ad alcune case del lato orientale della città antica e alla Palestra grande, e dall’altro lato alla Villa dei Misteri, uno degli edifici più visitati degli scavi di Pompei, soprattutto per la serie di affreschi del triclinio, raffiguranti riti misterici, ben conservati, da cui la struttura prende il nome.

Primo itinerario a Pompei

Il primo itinerario parte da piazza Anfiteatro e prevede una passeggiata tra alcune delle più eleganti domus pompeiane: i Praedia di Giulia Felice, una villa urbana con ampio giardino e dallo scenografico porticato con colonne in marmo scanalate, la Casa della Venere in Conchiglia, che prende il nome dal grande affresco che si trova su una parete del giardino, e la casa di Loreio Tiburtino. Il percorso include l’accesso alla mostra “L’altra Pompei. Vite comuni all’ombra del Vesuvio” allestita nella Palestra grande degli scavi.

Da piazza Anfiteatro partirà anche l’attività dedicata ai bambini e alle loro famiglie, organizzata dal Pompeii Children’s Museum inaugurato a giugno, che prevede la visita didattica speciale nelle domus del percorso, preceduta da una performance nella Casa Rosellino, sotto il grande Cavallo rosso di Mimmo Paladino.

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Fonte: ANSA
Il Children’s Museum di Pompei

Il costo è di 5 euro, oltre al biglietto d’ingresso al sito pari a 7 euro, e la durata della visita + performance è di circa un’ora e 40 minuti, con inizio alle ore 20.00. Gli orari delle passeggiate serali per il percorso da Anfiteatro sono i seguenti: 19.30-23.30 con ultimo ingresso alle 21.45.

Secondo itinerario a Pompei

Il secondo itinerario, incluso nel biglietto d’ingresso di 7 euro, prevede l’accesso diretto dalla strada urbana esterna alla Villa dei Misteri illuminata. L’orario di accesso alla villa è dalle 19.30 alle 23.30, con ultimo ingresso alle 22.30. La durata del percorso è di circa 40 minuti. Sarà possibile usufruire del servizio navetta Pompeii Artebus in partenza da piazza Esedra. È consigliata la prenotazione online.

Un modo originale ed emozionante per visitare gli scavi di Pompei, che al tempo dell’antica Roma era una cittadina florida e pulsante. Un luogo che tutt’oggi rappresenta la maggiore espressione urbanistica e architettonica dell’ingegneria dell’epoca, ma anche un ricordo, a causa dell’eruzione, triste e malinconico di un popolo scomparso sotto la lava e la cenere.

Visite notturne ad altri siti

Le visite notturne prevedono anche quelle ad altri luoghi tra cui Villa Arianna e Villa San Marco, il Museo archeologico libero D’Orsi a Stabia, Villa di Poppea a Oplontis, l’Antiquarium e Villa Regina a Boscoreale.

La Villa di Poppea a Oplontis

La Villa di Poppea a Oplontis è la maestosa dimora attribuita alla seconda moglie di Nerone e sarà aperta per le passeggiate serali del 7 settembre in occasione della Notte Bianca, organizzata dal comune di Torre Annunziata, e a seguire il 13 settembre. Il percorso serale consente di ammirare anche la suggestiva esposizione di statue e opere che arricchiscono la visita agli ambienti della villa, nell’ambito di un progetto di Museo diffuso permanente. Per la Notte Bianca sono in programma visite sul tema “Vinalia Rustica” con degustazione di vini locali e lettura di versi di poeti greci e latini a cura dell’Archeoclub di Torre annunziata – “Mario Prosperi”.

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Fonte: 123RF
Un affresco all’interno di Villa Poppea

Villa Arianna e Villa San Marco

La Villa Arianna e Villa San Marco a Castellammare di Stabia, due esempi di grandiose ville aristocratiche romane, un tempo con affaccio panoramico sul mare, saranno visitabili di sera il 13 e il 20 settembre.

Museo archeologico di Stabia

Anche il Museo archeologico di Stabia, presso la Reggia del Quisisana, sarà visitabile la sera del 13 e del 20 settembre, nel suo allestimento di recente rinnovato e arricchito di nuovi reperti provenienti dal territorio e dalle ville di Stabia. Il 13 settembre è prevista anche l’apertura straordinaria dei depositi archeologici. A conclusione del percorso di visita del museo, il visitatore sarà calato fisicamente nei sotterranei del Palazzo Reale, per visitare il nuovo allestimento dei depositi.

Antiquarium e Villa Regina

L’Antiquarium di Boscoreale e la Villa Regina saranno aperti il 7, 14 e 21 settembre. La passeggiata serale consente la vista a Villa Regina, un esempio di fattoria romana dedita alla produzione del vino, e all’Antiquarium che dall’anno scorso espone, oltre e reperti del territorio vesuviano, anche una nuova sala interamente dedicata alle recenti scoperte della villa suburbana in località Civita Giuliana, tra le quali il celebre carro cerimoniale e il calco del cavallo.

Pompei sorprende ancora, la nuova scoperta dell’eruzione

Par : mgwesteast
13 août 2024 à 07:30

Proseguono con successo le ricerche archeologiche nella Regio IX, Insula 10 di Pompei, un’area particolarmente ricca di scoperte che da tempo alimenta l’interesse degli studiosi. Le indagini in corso, parte di un progetto più ampio volto a mettere in sicurezza i fronti di scavo, hanno recentemente portato alla luce un altro importante ritrovamento: un piccolo ambiente che custodisce i resti di due vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La nuova scoperta negli Scavi di Pompei

Questa nuova scoperta, oggetto di un primo inquadramento scientifico pubblicato sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, ci riporta ai tragici istanti della catastrofe. All’interno del vano scoperto, un cubicolo adibito a stanza da letto temporanea, sono stati trovati i corpi di un uomo e di una donna. Quest’ultima, sul letto, portava con sé un piccolo tesoro composto da monete d’oro, d’argento e di bronzo, oltre a preziosi monili, tra cui orecchini in oro e perle, testimonianze della ricchezza e dello status sociale della vittima.

Il cubicolo, situato alle spalle del Sacrario blu, già documentato in precedenti scavi, e con accesso dal grande salone decorato in II stile, sembra fosse utilizzato come rifugio durante i lavori di ristrutturazione della casa. Le due vittime, sperando di sfuggire alla pioggia di lapilli che stava invadendo ogni spazio della domus, si rifugiarono in questa stanza, ignare del tragico destino che le attendeva.

L’ambiente, grazie alla porta chiusa, rimase sgombro dalle pomici, a differenza del salone adiacente, che si riempì rapidamente, bloccando la possibilità di fuga ai due sfortunati. Intrappolati nell’angusto spazio, furono infine travolti dai letali flussi piroclastici.

Le impronte nella cenere, perfettamente conservate, hanno permesso agli archeologi di ricostruire l’arredamento della stanza, rivelando la presenza di un letto, una cassa, un candelabro in bronzo e un tavolo con piano in marmo, ancora ornato con suppellettili in bronzo, vetro e ceramica. Questi reperti offrono uno spaccato straordinario della vita quotidiana a Pompei, permettendo di approfondire le conoscenze sulla società pompeiana e sulle tragiche storie individuali che si intrecciano con il dramma collettivo dell’eruzione.

I progetti del Parco Archeologico di Pompei

Il progetto di scavo in questione si inserisce in un più ampio approccio multidisciplinare adottato negli ultimi anni dal Parco Archeologico di Pompei. Questo metodo mira non solo alla conservazione del sito, ma anche al miglioramento dell’assetto idrogeologico e della sicurezza dei fronti di scavo. Sulla base dei dati raccolti, il Parco sta adattando continuamente le proprie strategie, concentrandosi sul restauro, la salvaguardia e l’accessibilità del patrimonio, e delimitando con precisione le nuove aree di scavo all’interno della città sepolta.

Contemporaneamente, il Ministero della Cultura e il governo hanno destinato importanti investimenti a nuovi scavi nel territorio circostante, tra cui Civita Giuliana, Villa dei Misteri e l’antica Oplonti nel Comune di Torre Annunziata. Questi interventi consentiranno di arricchire ulteriormente la nostra comprensione della vita nell’antica Pompei e nei suoi dintorni.

Secondo Gabriel Zuchtriegel, Direttore del Parco Archeologico di Pompei, l’analisi dei dati antropologici relativi alle vittime rinvenute fornirà informazioni preziose sulla vita quotidiana degli antichi pompeiani e sulle loro microstorie. “Pompei rimane un grande cantiere di ricerca e restauro”, – ha dichiarato Zuchtriegel, – “ma nei prossimi anni ci aspettiamo importanti sviluppi negli scavi archeologici e nella valorizzazione del territorio, anche grazie agli investimenti Cipess recentemente annunciati dal Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano”.

Sta per nascere il Percorso degli Olimpionici, la nuova ciclopedonale che porta a Pompei

9 août 2024 à 14:20

Quello che sta per nascere è un itinerario epico che, una volta terminato, condurrà i visitatori verso una delle mete più visitate d’Italia, attraversando un paesaggio incantevole, a dir poco. Siamo in dirittura d’arrivo nella realizzazione della nuova ciclopedonale che prende il nome di Percorso degli Olimpionici e che va da Vico Equense fino a Pompei, passando per Castellammare di Stabia e altri incantevoli luoghi campani. Un’opera meravigliosa e paesaggisticamente tra le più belle mai realizzate. I lavori dovrebbero terminare entro il 2025. Ma vediamo di cosa si tratta nel dettaglio.

Il Percorso degli Olimpionici

Il nome Percorso degli Olimpionici è nato dal fatto che questo itinerario, non ancora tracciato ufficialmente, viene utilizzato frequentemente da atleti professionisti per allenarsi nelle loro discipline. Una volta ultimato, dunque, potrà essere sfruttato al massimo prima di tutto dai professionisti, ma anche da tanti ciclisti e camminatori amatoriali, in un contesto meraviglioso che tutto il mondo ci invidia.

Il nuovo Percorso degli Olimpionici permetterà di godere delle eccellenze paesaggistiche di questo tratto di costa della Campania, ma anche culturali, visto che l’itinerario si conclude niente meno che a Pompei, il sito archeologico più visitato d’Italia dopo il Colosseo, specialmente d’estate, quando i turisti – soprattutto stranieri – affollano questa zona. E si sa quanto gli stranieri, specie i nordici, amino fare hiking o fare vacanze in bicicletta.

Le tappe del percorso

Una volta realizzata, questa grandiosa opera metterà anche a sistema numerose attività turistiche che si trovano lungo il tracciato, dal Parco archeologico di Pompei al Santuario della Madonna di Pompei alla città di Castellammare di Stabia con il suo centro storico e le terme alla città turistica di Vico Equense attraverso lo straordinario lungomare.

Un itinerario sostenibile

Inoltre, il tracciato sarà utile per favorire e promuovere un elevato grado di mobilità ciclistica e pedonale, alternativa all’uso dei veicoli a motore, sviluppando così un’attenzione sempre crescente a forme di mobilità alternativa, rispettose dell’ambiente e che non producano inquinamento.

Pompei non smette di stupire, scoperta nuova iscrizione su tomba negli scavi

17 juillet 2024 à 12:00

Gli scavi archeologici di Pompei sono famosi in tutto il mondo e sono uno dei luoghi più visitati del Belpaese e della Campania. Ancora oggi, Pompei non smette di sorprendere: una nuova scoperta, avvenuta durante i lavori per la realizzazione di un intercapedine, porta alla luce un glorioso passato militare del militare spagnolo Numerio Agrestino. Ecco di cosa si tratta.

La carriera militare di Numerio Agrestino

Una straordinaria carriera militare e una vita di ritiro a Pompei sono stati portati alla luce da un’iscrizione sulla tomba di Numerio Agrestino, prefetto del genio militare. La scoperta è avvenuta durante i lavori per la costruzione di un’intercapedine per la biblioteca del Parco Archeologico di Pompei. Le informazioni sono state pubblicate sull’E-Journal degli Scavi di Pompei, la rivista online che fornisce aggiornamenti sulle nuove scoperte nel sito archeologico.

Gli studiosi Maria Chiara Scappaticcio, professore ordinario di lingua e letteratura latina presso l’Università Federico II di Napoli, e Alberto Dalla Rosa, professore ordinario di Storia Romana presso l’Université Bordeaux Montaigne, hanno contribuito alla lettura e all’interpretazione dell’iscrizione.

Durante gli scavi per l’intercapedine, sono state trovate le due estremità di una tomba a forma di semicerchio, tipica di Pompei. Queste tombe, chiamate “a schola”, consistono in una panchina emiciclica in tufo, decorata alle estremità con zampe di leone. Di fronte a questa scoperta, i responsabili del Parco hanno deciso di ampliare gli scavi e di musealizzare il monumento funerario nei pressi della nuova biblioteca. La tomba può essere datata all’epoca dell’imperatore Augusto (27 a.C. – 14 d.C.).

Numerio Agrestino, tomba a Pompei
Fonte: ANSA
Gli scavi della tomba di Numerio Agrestino a Pompei

L’iscrizione sullo schienale della panchina rivela l’identità del defunto, offrendo alcune sorprese agli archeologi. Numerio Agrestino, figlio di Numerio, era un Eques (cavaliere) di nome Pulcher, tribuno militare e prefetto del genio militare. Ha ricoperto anche la carica di prefetto degli Autrygoni e di Duumvir, la magistratura più alta a Pompei. La sepoltura è stata concessa su decreto del consiglio cittadino.

È interessante notare che Numerio Agrestino è già noto grazie a un’altra iscrizione funeraria nella necropoli di Porta Nocera, dove sua moglie, Veia Barchilla, aveva commissionato un monumento cilindrico per sé e per il marito.

Il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, ha commentato il ritrovamento, sottolineando l’importanza di Pompei nel fornire nuove informazioni sulla società dell’epoca. Ha anche menzionato l’investimento di risorse per una campagna di scavi nazionale nella Legge di Bilancio, che ha permesso di ampliare gli scavi in diversi parchi archeologici, compreso Pompei. Ha evidenziato il recente recupero dell’area di Civita Giuliana, precedentemente sfruttata illegalmente dai tombaroli, grazie alla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Cosa vedere a Pompei

Pompei è una delle destinazioni archeologiche più incantevoli al mondo, perché offre ai visitatori un’incredibile finestra sul passato dell’antica Roma. La città sepolta e conservata dalle ceneri dell’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. ha tra i principali punti di interesse il famoso sito archeologico di Pompei, dove si possono ammirare le strade antiche, le case, i templi e i resti degli antichi edifici romani. Da non perdere sono anche il Foro, il Teatro Grande, gli affreschi ben conservati nelle Case dei Vettii e degli Amanti, nonché il celebre Lupanare, l’antico bordello di Pompei. Ogni angolo della città offre una visione unica della vita quotidiana nell’antica Roma, trasportando i visitatori indietro nel tempo e regalando un’esperienza culturale straordinaria.

Il 2 giugno puoi salire a bordo dell’Archeotreno, per un viaggio epico in Italia

30 mai 2024 à 13:43

Con l’arrivo della bella stagione, riparte anche l’Archeotreno: si tratta di una splendida avventura da vivere in giornata, per andare alla scoperta di alcuni dei più preziosi siti archeologici del nostro Paese. A bordo di carrozze d’epoca perfettamente restaurate, i passeggeri potranno godersi dal finestrino l’incredibile paesaggio del litorale napoletano e della città di Pompei, per poi raggiungere Paestum e Velia, dove sorgono antiche rovine d’epoca greca.

L’Archeotreno: itinerario e tappe

L’Archeotreno è una delle iniziative di Fondazione FS Italiane, che da tempo si occupa di preservare il patrimonio carrozzabile del nostro Paese e di organizzare itinerari suggestivi a bordo di carrozze d’epoca, per vivere avventure mozzafiato. Stavolta il protagonista è un treno che, pur compiendo solamente una breve tratta, offre ai suoi passeggeri un’esperienza a dir poco unica: il viaggio collega la stazione di Napoli a quella di Paestum, per appena un paio d’ore di tragitto, durante il quale si possono però ammirare panorami da sogno.

È un’avventura pensata per i più curiosi e per le famiglie, visto che il divertimento è assicurato per grandi e piccini. L’Archeotreno va infatti alla scoperta di alcuni dei siti archeologici più belli d’Italia, sfruttando carrozze Centoporte risalenti agli anni ’30, carrozze Corbellini degli anni ’50 e una locomotiva elettrica d’epoca che invece proviene direttamente dagli anni ’60. Non ci resta dunque che scoprire l’itinerario e le sue tappe più belle. Il treno parte alle 8:25 dalla stazione di Napoli, per fare poi una breve sosta a Pietrarsa, dove si trova la sede del Museo Ferroviario Nazionale.

Il viaggio prosegue poi lungo il litorale napoletano, regalando ai passeggeri una vista incredibile sul Vesuvio e, dalla parte opposta, sul Golfo di Napoli e sulle sue acque scintillanti. Costeggiando Pompei, è possibile dare una sbirciata alle antiche rovine della città romana, andata distrutta dall’eruzione vulcanica del 79 d.C. Quindi ecco le coste del Cilento, con le loro splendide spiagge e i borghi affacciati sul mare. L’Archeotreno termina la sua avventura a Paestum, dove è possibile visitare l’area archeologica protetta dall’UNESCO: i suoi templi dorici testimoniano l’origine greca dell’antica polis.

Le date e i biglietti per l’Archeotreno

Al momento è previsto solamente un viaggio ed è dunque un’occasione da non perdere: l’Archeotreno parte il 2 giugno 2024, per un’avventura epica adatta a grandi e piccini. Scopriamo gli orari del percorso completo.

Corsa di andata:

  • Napoli Centrale – 8:25
  • Pietrarsa – 8:40
  • Salerno – 9:39
  • Battipaglia – 9:56
  • Paestum – 10:17

Corsa di ritorno:

  • Paestum – 17:12
  • Battipaglia – 17:38
  • Salerno – 17:57
  • Pietrarsa – 18:50
  • Napoli Centrale – 19:10

Il biglietto per l’Archeotreno, che include il viaggio di andata e quello di ritorno, costa 19.80 euro – con riduzione del 50% per i ragazzi tra i 4 e i 12 anni non compiuti e biglietto gratuito per i bambini sotto i 4 anni (senza garanzia di posto a sedere e con l’accompagnamento di un adulto pagante). Chi invece volesse acquistare il biglietto per una sola tratta – di andata o di ritorno – può farlo a soli 9,90 euro. I biglietti sono disponibili su tutti i canali di vendita Trenitalia: è dunque possibile acquistarli sul sito ufficiale, presso le biglietterie e i self service in stazione o nelle agenzie di viaggio abilitate.

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