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Taputapuatea è un magico santuario che racconta l’origine del Pacifico polinesiano

3 mai 2026 à 16:00

Se pensiamo alla Polinesia Francese, la prima immagine che ci viene in mente è senza dubbio quella paradisiaca delle sue isole più celebri. Ma Raiatea è diversa, perché piena di pendii verdi, baie silenziose, strade lente e un senso di antichità che entra subito addosso. Proprio sulla costa sud-orientale di quest’isola, infatti, sorge Taputapuatea, un complesso sacro all’aperto considerato da molti polinesiani la culla simbolica della loro civiltà.

Il nome indica un luogo di offerte giunte da lontano, definizione che rivela il ruolo avuto per secoli. Capi, sacerdoti, navigatori e guerrieri raggiungevano questo promontorio da arcipelaghi lontanissimi attraverso rotte oceaniche tracciate con stelle, correnti, vento, e volo degli uccelli. Arrivare fin qui, del resto, significava partecipare a una rete politica, religiosa e culturale vastissima.

Chi visita oggi Taputapuatea avverte subito che il paesaggio circostante fa parte del santuario, al punto che nulla pare collocato a caso. Davanti si apre la laguna, oltre la barriera passa l’oceano immenso. Alle spalle, invece, salgono rilievi coperti di vegetazione e basta fermarsi pochi minuti per comprendere perché questo sito venga associato al mana, l’energia spirituale celebrata in tutto il mondo polinesiano.

Il 9 luglio 2017 Taputapuatea è entrato nella lista UNESCO, 43° (all’epoca) bene francese tra patrimoni culturali e naturali riconosciuti. Una consacrazione internazionale che ha dato voce a un posto già centrale nella memoria oceanica.

Breve storia di Taputapuatea

Le prime fasi del complesso risalgono a molti secoli fa e la sua crescita proseguì tra XIV e XVIII secolo. In origine il culto era legato a Ta’aroa, divinità creatrice. Col tempo il santuario venne associato a ‘Oro, dio della guerra e della fertilità, figura potentissima nella tradizione locale.

Taputapuatea fu strettamente legato al potere della dinastia dei Tamatoa, lignaggio di capi di Raiatea che consolidò prestigio e alleanze su una vasta area del Pacifico. In quest’epoca il Marae fu molto più di un tempio: qui si sancivano patti, si investivano leader, si celebravano funerali, si definivano gerarchie e si rinnovavano rapporti tra isole lontane.

Nel 1763 guerrieri provenienti da Bora Bora saccheggiarono il sito, episodio rimasto nella memoria regionale. Nei decenni successivi l’arrivo dei missionari cristiani cambiò profondamente la società locale e molte pratiche rituali cessarono. Fu così che, inevitabilmente, il complesso venne progressivamente abbandonato.

La tutela moderna iniziò nel 1952 con la protezione legale della Polinesia Francese. Tra 1994 e 1995 si svolsero restauri archeologici importanti e oggi Taputapuatea vive una nuova stagione fatta di studi, cerimonie identitarie e trasmissione culturale.

Cosa vedere a Taputapuatea

Tenete a mente questo prezioso consiglio: prima di osservare i singoli spazi, alzato lo sguardo per leggere l’insieme. Taputapuatea copre circa 2.000 ettari tra terra e mare e comprende vallate interne, laguna e barriera corallina. Qui il monumento principale conta molto, però il vero capolavoro resta il dialogo tra architettura sacra e natura.

Marae Taputapuatea

Il Marae Taputapuatea è il cuore del complesso, un grande cortile lastricato di forma quadrangolare con piattaforma cerimoniale rettangolare detta ahu rivolta verso il mare. Blocchi di basalto e corallo compongono linee essenziali, severe ma potentissime, mentre al centro si percepisce l’idea polinesiana del contatto tra mondo dei vivi, chiamato Te Ao, e sfera degli antenati, Te Po.

La pietra eretta del recinto sacro

Uno degli elementi più suggestivi del sito è la grande pietra verticale collocata in un’area rituale minore. Rappresentava autorità, consacrazione e memoria. Vista dal vivo colpisce per semplicità assoluta: una sola massa in grado di dominare il paesaggio.

Taputapuatea, Raiatea, Polinesia Fancese
iStock
Taputapuatea a Raiatea, posto incredibile

Te Ava Mo’a

Davanti al santuario si apre il passaggio sacro nella barriera corallina. Da Te Ava Mo’a entravano le grandi canoe oceaniche dopo l’attesa al largo. Immaginare file di imbarcazioni tradizionali che chiedono accesso al cuore spirituale della Polinesia cambia completamente la percezione di questo incredibile posto.

Atāra Motu

Impossibile non notare Atāra Motu, piccolo isolotto nella barriera, usato un tempo come punto di attesa per gli arrivi ufficiali. Oggi aggiunge profondità scenografica alla vista sulla laguna e ospita uccelli marini. Da lontano pare un dettaglio, ma in realtà era parte del protocollo sacro.

Valle di ‘Ōpo’a e Hotopu’u

Alle spalle del complesso si aprono valli coperte di foresta con terrazze agricole, resti abitativi e altri marae più antichi. Qui si comprende la struttura della società ma’ohi, con coltivatori nelle zone interne e classi dirigenti più vicine alla costa cerimoniale.

Monte Tea’etapu

Il Monte Tea’etapu è la montagna sacra che domina il settore sud-orientale di Raiatea. La sua presenza scenica accompagna l’intera visita e quando nuvole veloci sfiorano la sua cima, il profilo sembra custodire ancora il santuario.

Il fiore Tiare Apetahi

Simbolo botanico di Raiatea, il fiore Tiare Apetahi cresce soltanto sul monte Temehani. Chi prolunga il soggiorno può cercare questo rarissimo emblema isolano, pieno di petali delicati e con una storia fragile che lo ha reso quasi leggendario.

Dove si trova e come arrivare

Taputapuatea si trova nel comune di Opoa, costa sud-est di Raiatea, una delle Isole della Società nella Polinesia Francese. Raiatea giace accanto a Tahaa e relativamente vicina a Bora Bora e Huahine, al centro di un arcipelago tra i più celebri del Pacifico. Il modo più semplice per arrivare prevede volo interno da Tahiti fino all’aeroporto di Raiatea.

Dallo scalo al sito, poi, servono auto a noleggio, taxi o escursioni organizzate. La strada costiera attraversa villaggi tranquilli, giardini tropicali e scorci sulla laguna. Molti viaggiatori raggiungono Raiatea anche in barca a vela, dato che l’isola è una base nautica rinomata.

È molto importante tenere a mente, inoltre, che Taputapuatea richiede rispetto al massimo: si resta sui percorsi segnati, si evita di salire sulle strutture e si parla a bassa voce. Nessuno impone teatralità spirituali, però il posto suggerisce naturalmente misura.

Quando il sole cala e le pietre si scuriscono, Raiatea mostra il suo soprannome più sincero: quello di Isola Sacra. In quell’ora Taputapuatea smette di sembrare un sito archeologico e torna ciò che fu per secoli, ovvero un centro vivo del Pacifico.

Tahaa, l’Isola della Vaniglia (e a forma di fiore) nel cuore della Polinesia Francese

19 mars 2026 à 17:00

Le magnifiche Isole della Società sono un arcipelago della Polinesia Francese. Già queste poche parole permettono di proiettarsi in un paradiso in Terra fatto di colori talmente tanto brillanti da apparire irreali. E nei fatti è così ma, allo stesso tempo, Tahaa (o Taha’a) è un’isola che ha davvero mille marce in più: è una delle terre emerse più discrete di questa collettività d’oltremare, e persino un’isola vulcanica che, dall’alto, ricorda un fiore tropicale.

Con una superficie di circa 88 chilometri quadrati, condivide la stessa immensa laguna con la vicina Raiatea e possiede un soprannome piuttosto curioso: è chiamata “Isola della Vaniglia“. Il motivo è da ritrovare nel fatto che le vallate interne producono gran parte della vaniglia tahitiana, considerata una delle più aromatiche al mondo. Non sorprende sapere, dunque, che il profumo dolce di questa spezia si percepisce spesso lungo le strade costiere, mescolato all’odore delle foglie di banano.

La vita qui segue un ritmo lento e concreto. Piccoli villaggi in legno si affacciano sull’acqua cristallina, mentre pescatori rientrano con piroghe cariche di tonni e le famiglie curano campi di taro. Chi arriva scopre un angolo di Polinesia rimasto fedele a un equilibrio antico, quello straordinario tra terra e oceano.

Raiatea, l’Isola Sacra del Pacifico che custodisce l’origine della Polinesia

8 mars 2026 à 13:30

È impossibile resistere all’energia magnetica, quasi elettrica, che emanano le pareti di questa magica terra. Raiatea, parte delle Isole della Società, nella Polinesia Francese occidentale, è infatti conosciuta anche con un soprannome che pesa più di qualsiasi slogan turistico: Isola Sacra (o Isola Originale).

Il motivo affonda le radici in una supremazia spirituale e politica che per secoli ha dominato gran parte dell’Oceano Pacifico. Raiatea, anticamente chiamata Havai’i, viene considerata la terra emersa per mano degli dei, il punto esatto in cui iniziò la creazione del mondo secondo la cosmogonia polinesiana.

Non a caso, fu anche la prima isola dell’area a essere abitata, tanto da divenire il fulcro politico e religioso di un vasto mondo oceanico, il cosiddetto Triangolo Polinesiano, una regione che copre milioni di chilometri quadrati di Pacifico.

Cosa vedere a Raiatea

L’isola di Raiatea, rispetto all’ideale paradisiaco che circonda l’immaginario sulla Polinesia Francese, va prima di tutto capita. Il visitatore deve giungervi consapevole che qui serve tempo, ascolto e curiosità. Ma del resto, le sue attrazioni principali raccontano potere spirituale, geologia, botanica e navigazione ancestrale, al punto che chi vi approda entra in un capitolo fondativo della civiltà Maohi.

Il Marae Taputapuātea

Sulla costa sud-orientale, su una penisola affacciata sulla laguna, si estende il complesso cerimoniale più importante di tutta questa regione geografica del Pacifico. Parliamo del Marae Taputapuātea, iscritto persino nella lista UNESCO, che rappresenta un paesaggio culturale unico (e non è un’esagerazione).

Marae Taputapuātea, Polinesia Francese
Getty Images
Il Marae Taputapuātea visto dall’alto

Un marae è uno spazio sacro delimitato da piattaforme di pietra basaltica. Qui si celebravano riti religiosi, investiture politiche e cerimonie funebri. A Taputapuātea, però, il potere aveva una dimensione oceanica: capi e sacerdoti provenienti da arcipelaghi lontani giungevano per consacrare alleanze e legittimare discendenze.

La piattaforma principale, rivolta verso il mare, indica il legame tra il mondo terreno e quello degli antenati. Le canoe a bilanciere partivano da questa costa per attraversare l’oceano e, ancora oggi, navigatori tradizionali considerano il sito un punto di riferimento simbolico.

Il fiume Faaroa

In un territorio insulare dominato dall’oceano, un fiume navigabile rappresenta un’eccezione. Eppure Raiatea vanta anche un corso d’acqua dolce di questo tipo. Si chiama Faaroa, scorre nella parte orientale dell’isola e può essere risalito in kayak, canoa a bilanciere o piccola imbarcazione.

Le sue rive sono una galleria botanica naturale, con bambù, mape, alberi del pane e liane che scendono verso l’acqua. E, mentre le montagne si riflettono nella superficie scura, una guida locale racconta leggende legate agli spiriti delle valli e spiega l’uso tradizionale delle piante medicinali. Poco distante, un giardino raccoglie specie tropicali e alberi da frutto, testimonianza della fertilità vulcanica del suolo.

Il Monte Temehani e la Tiare Apetahi

Il Temehani raggiunge oltre 700 metri di quota e domina Raiatea con il suo altopiano roccioso. Nella cosmologia polinesiana veniva paragonato a un Olimpo locale, dimora di divinità e posto carico di significato.

Il sentiero attraversa foreste di conifere introdotte e vegetazione autoctona. L’ultimo tratto conduce su un pianoro battuto dal vento in cui cresce la Tiare Apetahi, fiore endemico che vive soltanto su questa montagna.

Ha cinque petali candidi e un profumo delicato, ed è pure protetto dalla legge ambientale anche perché simbolo di fragilità e orgoglio identitario. La sua presenza racconta l’isolamento biologico di questo angolo di mondo e la necessità di tutela del suo prezioso territorio.

Da lassù lo sguardo abbraccia Taha’a, Huahine, Bora Bora e Maupiti, mentre l’oceano si apre in tutte le direzioni.

Le Tre Cascate di Hamoa

Un sentiero tra campi coltivati e boschi porta a tre fragorosi salti d’acqua che scendono lungo i pendii interni. Felci giganti e castagni tahitiani incorniciano il percorso, per poi specchiarsi sulle vasche naturali ai piedi delle cascate che invitano a una sosta rinfrescante. Questo itinerario racconta il volto più verde di Raiatea, lontano dalla costa.

Uturoa e la vita quotidiana

Infine Uturoa, il centro principale dell’isola e anche porto con mercato, negozi di artigianato, panetterie con croissant e pane al cocco. La domenica mattina il mercato espone pesce di laguna, frutti tropicali e firi firi fritti. Dal molo si osservano yacht e traghetti diretti verso Taha’a (l’isola gemella di Raiatea). Le facciate delle case ospitano invece murales realizzati durante festival di street art, segno di una comunità dinamica.

Le spiagge più belle di Raiatea

Raiatea ha poche spiagge sulla massa principale, ma concentra vere e proprie meraviglie sui motu, piccoli isolotti sabbiosi che punteggiano la laguna condivisa con Taha’a. In zona l’acqua (manco a dirlo) assume sfumature che vanno dal turchese lattiginoso al blu profondo, mentre la barriera corallina protegge questi lembi di sabbia, habitat di palme e uccelli marini.

  • Motu Ofetaro: si trova di fronte a Uturoa ed è facile da raggiungere in barca. Qui la sabbia è chiara e i fondali bassi sono ideali per nuotare e osservare pesci tropicali.
  • Motu Iriru: nella baia di Faaroa, sfoggia un’atmosfera tranquilla. Un fatto curioso è la presenza di un vecchio catamarano arenato che aggiunge un tocco insolito al panorama.
  • Motu lungo la costa di Taha’a: escursioni giornaliere includono soste su isolotti con picnic tradizionali. Si pranza con poisson cru marinato nel lime e latte di cocco, sotto tettoie di foglie intrecciate.

La magnifica laguna turchese che circonda l’isola è anche territorio di squali pinna nera, razze e tartarughe marine.

Come arrivare

L’interessante Raiatea si raggiunge in aereo da Papeete, capitale di Tahiti, con un volo di circa 45 minuti. Collegamenti frequenti la uniscono anche a Bora Bora e Huahine. L’aeroporto si trova sulla costa nord. Da lì si prosegue in auto o transfer verso l’alloggio.

Il clima è tropicale marittimo. La stagione più asciutta va da maggio a ottobre, con temperature gradevoli e alisei costanti. Il periodo più umido si estende da novembre ad aprile, con rovesci intensi e vegetazione particolarmente rigogliosa. Chi ama trekking e visite culturali privilegia i mesi meno piovosi. Chi cerca una natura esplosiva, invece, accetta qualche scroscio in cambio di cascate più spettacolari.

Bora Bora, la perla del Pacifico meridionale: un paradiso vulcanico tra lagune e storia polinesiana

28 février 2026 à 13:00

Sì, vi stiamo per raccontare un luogo unico al mondo e in cui nulla è casuale, parole comprese. Vi basti pensare che il nome, Bora Bora, deriva dal tahitiano Pora Pora, ovvero primogenito: stando alle leggende tramandate oralmente, il dio supremo Ta’aroa, dopo aver creato il mondo, “pescò” l’isola dalle profondità oceaniche subito dopo la nascita di Raiatea (considerata sacra e madre di tutte le terre circostanti). Bora Bora, dunque, sarebbe la prima figlia emersa dalle tenebre marine per volere divino.

Parte delle Isole della Società, nel Pacifico meridionale, dall’alto appare come un cerchio irregolare di corallo che abbraccia un nucleo montuoso scuro e frastagliato. Ma del resto proprio qui, tra 7 e 12 milioni di anni fa, ribolliva un vulcano. Oggi resta il suo scheletro di basalto, spezzato in vette aguzze che si alzano al centro di una laguna. Attorno, una barriera corallina quasi continua disegna un anello naturale.

L’atmosfera, invece, si satura del profumo dei fiori di Tiaré, una fragranza che si mescola al sale marino definendo l’identità sensoriale di un posto che i navigatori del passato, come quelli di oggi, chiamavano la Perla del Pacifico.

Cosa vedere e fare a Bora Bora

Occorre subito smontare un falso mito: la fama di Bora Bora come meta perfetta per i viaggi di nozze è reale, ma anche altamente riduttiva. Quest’isola del Pacifico possiede una trama culturale e paesaggistica da cercare con curiosità e rispetto, e che permette anche di comprendere la fatica dei popoli antichi nel colonizzare le sue vette impervie.

Vaitape

Vaitape corrisponde al centro abitato principale di questo magnifico angolo del nostro pianeta, e si sviluppa lungo la strada costiera, tra il porto e piccole botteghe. Qui si viene soprattutto per comprare frutta, assaggiare il poisson cru marinato nel latte di cocco e lime e osservare la vita quotidiana lontana dai resort.

Tra le vie secondarie compaiono però anche chiese protestanti in legno chiaro, eredità dei missionari del XIX secolo. L’atmosfera è informale e concreta, quelle sensazioni che fanno davvero bene all’anima (soprattutto quando si è in vacanza).

Monte Otemanu

Con i suoi 727 metri, domina il centro dell’isola. Monte Otemanu è il residuo più spettacolare dell’antico vulcano, ed è pieno di sentieri che risalgono i suoi fianchi attraversando vegetazione fitta, ibisco, felci, e alberi tropicali.

L’ascesa completa richiede preparazione e guida esperta, ma già dalla quota intermedia si apre una vista ampia sulla laguna e sui motu che punteggiano la barriera.

Monte Pahia

Meno celebre del vicino Otemanu, il Pahia raggiunge 661 metri (che comunque non sono poi così pochi). Il tragitto sembra quasi volerci far sfidare la gravità, in quanto presenta tratti ripidi e qualche passaggio tecnico.

Dalla cima si abbraccia l’intero anello corallino, al punto che in giornate terse si distinguono Raiatea e Taha’a all’orizzonte.

Marae Fare-Opu

Le strutture architettoniche tradizionali, chiamate Marae, costituiscono l’anima spirituale di Bora Bora. Sono delle piattaforme cerimoniali costruite con pietre laviche nere, dove un tempo i capi tribù invocavano la protezione degli antenati.

Quello di Fare-Opu è discreto e quasi nascosto. Eppure racconta una spiritualità radicata e precedente a croci e campanili.

Pointe Fiti’u’u

Una pista sterrata sale verso due grandi cannoni americani della Seconda Guerra Mondiale. Accanto, un bunker in cemento armato. Il contrasto tra artiglieria e laguna è potente, anche perché qui la storia globale ha lasciato segni tangibili.

Le bocche da fuoco, arrugginite, guardano ancora verso l’oceano.

Laguna di Bora Bora

No, non state sognando: siete “semplicemente” arrivata alla Laguna di Bora Bora, con squali pinna nera e razze che si muovono in acque basse con una naturalezza disarmante.

Heiva i Bora Bora

Se avete l’opportunità di viaggiare da queste parti nel mese di luglio non dovete perdervi Heiva i Bora Bora, periodo in cui la piazza Tuvavau a Vaitape si copre di sabbia. Inizia infatti una celebrazione che dura settimane, con danza, canto, percussioni, costumi elaborati con fibre vegetali e piume.

I gruppi rappresentano i diversi distretti dell’isola e con coreografie raccontano miti, genealogie e imprese di navigatori.

Le spiagge più belle di Bora Bora

La composizione dei sedimenti e la protezione offerta dai motu (i piccoli isolotti perimetrali) creano microclimi marini differenti e spiagge che non sono tutte uguali tra loro. È importante tenere a mente, però, che c’è una distinzione tra spiagge pubbliche sull’isola principale e tratti sabbiosi riservati ai resort sui motu. L’accesso cambia e l’atmosfera pure, ma quello che resta è la bellezza.

  • Spiaggia di Matira: è l’unica vera spiaggia aperta a tutti ed estesa dell’isola principale. Sabbia chiara, fondale che degrada lentamente e vegetazione fitta alle spalle. Qui termina la gara di piroghe Hawaiki Nui Va’a, evento che richiama equipaggi da altre isole. Al tramonto la luce colpisce frontalmente la riva occidentale, creando riflessi caldi sull’acqua bassa.
  • Motu privati lungo la barriera: gli isolotti sabbiosi che formano l’anello esterno ospitano molti resort. Le spiagge risultano curate, con accesso diretto alla laguna. La vista verso il Monte Otemanu è frontale e decisamente scenografica.
  • Pointe Tereia e Farepiti: tratti meno frequentati, il top per chi desidera tranquillità lontano dai flussi principali. La sabbia si alterna a zone erbose, con scorci verso motu minori e canoe ancorate.
Bora Bora, spiagge più belle
iStock
Spiagge e mare di Bora Bora

Come arrivare

L’accesso avviene quasi sempre in aereo. Il volo internazionale atterra a Papeete, sull’isola di Tahiti, da dove poi parte un collegamento domestico di circa 50 minuti per l’aeroporto costruito sul Motu Mute. Il trasferimento finale si svolge in barca, spesso organizzato dalle strutture ricettive.

In alternativa, traghetti come l’Apetahi Express collegano Bora Bora ad altre isole dell’arcipelago, tra cui Raiatea e Taha’a. Una soluzione certamente più lenta, ma che si rivela utile per chi esplora la Polinesia per tappe successive.

Il clima presenta due stagioni principali. Da maggio a ottobre prevale un periodo più secco, con temperature intorno ai 26-28 gradi e mare generalmente calmo. È alta stagione, con tariffe elevate e disponibilità ridotta. Tra dicembre e marzo aumentano piogge e umidità e quindi la vegetazione appare più intensa. Contemporaneamente, però, i prezzi scendono. Aprile, maggio e novembre rappresentano mesi di transizione interessanti, con eventi culturali e condizioni ancora favorevoli.

Moorea, il respiro smeraldo e il silenzio blu del Pacifico: un posto da favola

18 janvier 2026 à 11:30

L’impatto con Moorea è da subito carico di emozioni: emerge un profilo montuoso che domina l’oceano, insieme a un intreccio di picchi frastagliati, creste dentellate e vallate profonde che rivelano un’origine vulcanica antichissima. Parte della Polinesia Francese, è un’isola piuttosto diversa dalla vicina Tahiti, una meraviglia della natura circondata da una barriera corallina che protegge una laguna dalle sfumature turchesi.

La sua forma viene spesso interpretata come un doppio arco naturale generato dalle due grandi baie settentrionali, una configurazione che la rende immediatamente riconoscibile dall’alto. La storia locale, invece, narra che sia nata dal dorso di una grande lucertola gialla, figura mitologica che le conferisce il nome originale .

Qui la natura domina sovrana, con pareti verticali ricoperte di vegetazione lussureggiante che precipitano direttamente verso lo specchio lacustre interno. Per quanto riguarda la sua storia, essa risale a tempi ormai lontanissimi: stando alla tradizione, qui trovarono rifugio lignaggi reali tahitiani, guerrieri e sacerdoti depositari di saperi rituali complessi.

Cosa fare e vedere a Moorea (oltre la linea di costa)

Certo, la Polinesia Francese fa venire in mente quasi all’istante immagini di spiagge da sogno e mari infinitamente cristallini. E ci sono, Moreea ne è circondata, ma la verità è che quest’isola vanta anche un territorio dall’anima rurale e spirituale, con un patrimonio culturale e naturale che va ben oltre l’immaginario balneare.

Belvedere delle due baie

Situato lungo la strada interna che attraversa i campi di ananas, questo punto panoramico regala una visione ampia sulle baie di Cook e Opunohu, separate dal massiccio del Rotui. Un belvedere che vi consigliamo di non sottovalutare, anche perché consente di comprendere la maestosità delle creste affilate che cingono l’isola. La vegetazione circostante è composta da felci giganti e alberi di mape (i castagni polinesiani), le cui radici nodose si intrecciano sul terreno creando sculture naturali spettacolari.

Baia di Cook e villaggio di Paopao

La Baia di Cook si chiama così per via dell’esploratore britannico che qui gettò l’ancora nel XVIII secolo. Paopao è invece un centro vivo, sede di piccole gallerie artistiche, un acquario dedicato alle specie locali e una chiesa storica che conserva un affresco religioso realizzato nel secondo dopoguerra.

Moorea, Polinesia Francese
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La splendida Moorea

Valle di Opunohu e marae ancestrali

La Valle di Opunohu ospita alcuni tra i siti cerimoniali più rilevanti dell’isola: scendendo verso la foresta interna, si incontrano diverse strutture in pietra lavica note col nome di marae. Sono dei veri e propri templi a cielo aperto che, in passato, rappresentavano il fulcro della vita sociale e religiosa prima dell’evangelizzazione avvenuta nel XIX secolo.

Monte Mou’a Puta, la montagna forata

Elemento emblematico dell’isola, il Monte Mou’a Puta presenta un’apertura naturale nella roccia che alimenta miti legati al semidio Pai. La formazione appare inaspettatamente tra vapori serali e luce obliqua, evocando immagini potenti care alla mitologia polinesiana. La salita richiede esperienza e rispetto per un ambiente severo.

Rotui e distilleria Manutea

Tra le due baie principali sorge uno dei poli produttivi più interessanti di Moorea. La fabbrica Rotui, infatti, produce succhi di frutta apprezzati in tutto l’arcipelago, affiancati da una distilleria che realizza rum agricoli pluripremiati e un raro vino d’ananas.

Papetoai e tempio ottagonale

Papetoai è un villaggio che conserva uno dei primi edifici protestanti dell’area, costruito su un antico marae reale. La struttura ottagonale rappresenta un unicum architettonico e testimonia la fusione tra spiritualità europea e territorio polinesiano.

Fare Natura, eco-museo contemporaneo

Situato nella baia di Opunohu, questo spazio museale inaugurato nel XXI secolo presenta ricerche scientifiche e tradizioni culturali legate alla biodiversità terrestre e marina. Il percorso esplicativo aiuta a comprendere il fragile equilibrio tra sviluppo e conservazione.

Le spiagge più belle di Moorea

La costa si snoda tra insenature profonde e distese di sabbia finissima che rappresentano il confine perfetto tra la terra ferma e l’universo dei profondi fondali. Tra le spiagge da non perdere ci sono:

  • Spiaggia di Temae: collocata vicino all’aeroporto, è famosa per la sua ampiezza e per il fondale che digrada dolcemente. La sabbia è composta da minuscoli frammenti di corallo bianco e conchiglie polverizzate, regalando una luminosità accecante. Da qui si osserva chiaramente il profilo di Tahiti all’orizzonte, mentre le correnti portano spesso a riva pesci tropicali dai colori sgargianti.
  • Baia di Cook (Paopao): più che una spiaggia tradizionale, questo fiordo naturale è un capolavoro paesaggistico. Le navi da crociera e le barche a vela ormeggiano in queste acque protette circondate da cime aguzze che sembrano toccare le nuvole.
  • Spiaggia di Mareto (Ta’ahiamanu): litorale pubblico molto amato dalle famiglie locali caratterizzato da un prato verde costellato di palme da cocco che arrivano fino alla battigia. È il luogo più indicato per osservare la vita quotidiana degli abitanti che si riuniscono per suonare l’ukulele al tramonto. Le acque antistanti sono popolate da razze e piccoli squali pinna nera (tranquilli, sono innocui!)
  • Motu Tiahura e Motu Iriiru: due isolotti che “galleggiano” nella zona nord-occidentale raggiungibili soltanto tramite piccole imbarcazioni o kayak. Offrono un’esperienza di isolamento totale, con spiagge deserte in cui l’unico suono è lo scorrere del vento tra le fronde.
Moorea, le spiagge più belle
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Colori e spiagge di Moorea

Come arrivare

Siete pronti ad arrivare in paradiso? Bene, ma prima dovete sapere che per organizzare lo spostamento è necessaria un po’ di pianificazione. Partendo dalla capitale della Polinesia Francese (Papeete), il metodo più rapido consiste nel prendere un volo interno operato dalla compagnia di bandiera locale, una traversata aerea di circa 10 minuti (sì, è cortissimo) grazie alla quale ammirare una prospettiva mozzafiato dall’alto sulle barriere coralline. Molti viaggiatori preferiscono tuttavia il traghetto veloce, un mezzo capace di coprire la distanza tra Papeete e il porto di Vaiare in circa mezz’ora.

Una volta sbarcati sul molo, sono disponibili diverse opzioni per muoversi. Il noleggio di un’auto o di uno scooter rappresenta la scelta migliore per esplorare l’isola in totale autonomia, percorrendo l’unica strada costiera che compie l’intero giro del perimetro in circa 60 chilometri. Esiste anche un servizio di bus pubblico, soprannominato Le Truck, sebbene i suoi orari siano spesso legati all’arrivo e alla partenza delle navi. Alcuni visitatori scelgono la bicicletta per i tratti più brevi, godendo del profumo dei fiori che aleggia lungo i sentieri ombreggiati.

Tahiti, da un piccolo arcipelago una grande lezione sul turismo

16 octobre 2025 à 09:40

Cresce il turismo generale a Tahiti e cresce anche il numero di italiani che visitano l’arcipelago della Polinesia francese. Dall’anno scorso, il mercato italiano ha avuto un incremento dell’8%. “Solo nel mese di luglio sono stati 1.013 visitatori dall’Italia, che per noi, anche se sembrano numeri piccoli, sono importanti”, spiega Tehani Mairai, International Promotion Manager di Tahiti Tourisme che abbiamo avuto il piacere di incontrare in occasione del TTG Travel Experience 2025 di Rimini. “Siamo una piccola destinazione, inoltre vogliamo rimanere nell’ambito del turismo sostenibile; pertanto, siamo molto orgogliosi dei numeri che stiamo ottenendo, perché l’inclusione con la nostra popolazione è estremamente importante e vogliamo assicurarci di non superare questa barriera”.

Sostenibilità prima i tutto: il piano d’attacco

Un paradiso in Terra però oggigiorno non è facile da tutelare. Per mantenere questo arcipelago così paradisiaco bisogna lavorarci e avere una strategia. Tanto più che sono stati annunciati nuovi voli in arrivo già da quest’inverno e saranno ancor più numerosi a partire dal 2026. “Dal 2022, ci siamo dati un obiettivo al quale stiamo ancora lavorando”, racconta Mairai. “Abbiamo fatto una riflessione sull’attuazione di una vera strategia di sostenibilità e ci siamo chiesto “Come possiamo farlo? Come possiamo diventare una destinazione turistica sostenibile ufficiale? Quindi, per aiutarci, siamo diventati membri del GSTC, il Global Sustainable Tourism Council. E, grazie a loro, ci hanno dato le indicazioni per farlo. Ed ecco cosa abbiamo fatto: prima di tutto abbiamo chiesto un parere alla popolazione per sapere se fossero favorevoli al turismo. Il 97% era a favore di un turismo di tipo sostenibile il che significa che va bene avere dei turisti ma devo comunque sentirmi sempre a casa mia.

Poi abbiamo cercato di capire cosa ci servisse: gestione dei rifiuti, riciclo di materiali ma anche mantenere sempre vive le nostre tradizioni che per noi sono fondamentali. Ecco perché abbiamo lavorato con partner locali e, chi lavora nel settore turistico, viene formato continuamente in modo che tutti siano coinvolti. Ora abbiamo formato un comitato di 27 cittadini presi da diversi ambiti che hanno il compito di selezionare alcuni progetti su centinaia di proposte che hanno bisogno di essere sviluppate. Di circa 250 proposte abbiamo messe in atto 110 azioni che realizzeremo e che hanno anche lo scopo di coinvolgere gli ospiti che vengono nel nostro Paese.

tahiti
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Il mare cristallino di Tahiti

Tahiti Tourisme ha lanciato, a maggio di quest’anno, una piattaforma online per le donazioni. Ne siamo molto orgogliosi perché molti dei nostri visitatori che sono venuti a Tahiti e che se ne sono innamorasti vorrebbero fare qualcosa. Da noi, vieni come ospite e te ne vai come membro della famiglia. Quindi, abbiamo creato questa piattaforma di donazioni, nella quale sono rappresentate le associazioni locali per la sostenibilità. Si chiama Hina e ogni anno sostiene quattro diversi progetti, ma non si tratta semplicemente di donare del denaro significa prendersi a cuore alcuni aspetti che riguardano la nostra comunità, la cultura, l’ambiente e l’istruzione. Ogni donazione effettuata va direttamente all’associazione, quindi è totalmente trasparente, totalmente equo.

Il prossimo step è previsto per il 2028, quando dovremo ripetere l’audit del 2022. Chiederemo alla popolazione come è andata finora, qual è stato l’impatto sull’ambiente, se abbiamo raggiunto l’obiettivo e a che punto siam. Quindi per noi è un vero impegno, perché tutti possono vedere cosa è stato fatto”.

Tahiti, ma non solo

“Vogliamo far sapere a chi ci visita che la Polinesia francese non è solo Tahiti e le isole più famose (Moorea e Tetiaroa). Ci sono altre cinque isole (Raiatea, Huahine, Bora Bora, Taha’a e Maupiti), con altrettante esperienze di vita, ognuna con la sua particolarità, con il suo paesaggio unico. È molto facile spostarsi tra l’una e l’altra con i voli interni, ma anche l’industria delle crociere è ben radicata. Abbiamo quattro compagnie che operano tutto l’anno, pertanto, ci sono vari modi per scoprire le nostre isole. Ciascuna ha anche le sue tradizioni.

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La Polinesia francese e le sue tradizioni

Per esempio, ogni anno abbiamo l’Heiva Festival che comprende danze tradizionali polinesiane, competizioni sportive, musica e canti e artigianato, il nostro principale evento culturale, che di solito si tiene tra giugno e luglio. Si svolge a Tahiti, ma ce né uno anche a Bora Bora e persino alle Isole Marchesi con un festival marchesiano che è fantastico e viene organizzato ogni quattro anni. Quest’anno cade proprio a dicembre. La particolarità delle isole Marchesi è che ogni isola porta una delegazione; quindi, è come una grande reunion e ogni è un’isola diversa a ospitare il festival.

Tra le isole più belle del mondo ci sono anche alcune perle italiane: la nuova classifica

10 octobre 2025 à 09:45

Ogni anno i Readers’ Choice Awards di Condé Nast Traveller eleggono le destinazioni più amate al mondo, votate da centinaia di migliaia di lettori. Tra le varie categorie, quella dedicata alle isole più belle del mondo è senza dubbio una delle più attese. Anche l’Italia si è guadagnata un posto d’onore grazie alle sue perle mediterranee.

Le isole premiate dai Readers’ Choice Awards 2025 ci ricordano che la bellezza può assumere forme molto diverse: dalla roccia vulcanica siciliana al bianco corallo del Pacifico, dal fascino discreto di Capri al profumo di vaniglia delle spiagge polinesiane.

Il giro del mondo in tre giorni al TTG di Rimini 2025

3 octobre 2025 à 15:57

Per tre giorni, dall’8 al 10 ottobre, TTG Travel Experience 2025, la fiera dedicata al turismo più grande d’Italia, giunta alla sua 62^ edizione, porta i visitatori in giro per il mondo, almeno virtualmente, in attesa di partire davvero per quelle destinazioni che più saranno in grado di invogliare chi visiterà i loro stand.

Dalle regioni d’Italia fino alla Polinesia Francese e oltre, sono tantissimi gli espositori tra enti del turismo, compagnie aeree, compagnie crocieristiche, tour operator e catene alberghiere pronti a raccontare tutto ciò che offrono le loro destinazioni. E la grande novità di questa edizione è l’area dedicata alle Hotel Chains, un percorso espositivo dedicato alle principali catene alberghiere italiane e internazionali, per scoprire nuovi concept di ospitalità e i progetti di sviluppo del settore. Per la prima volta, partecipa anche il gruppo del lusso LVG Hotel Collection.

La fiera si estende su 14 padiglioni, quindi gambe in spalla e iniziate a segnarvi alcuni stand da visitare e gli appuntamenti più divertenti aperti al pubblico.

Stand dell’Italia

Allo stand del Friuli-Venezia Giulia (al Padiglione C5, stand 127-214) protagonista è ancora Gorizia–Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025, ma ci sono già le prime anticipazioni relative a Pordenone Capitale Italiana della Cultura 2027.

Il tema quest’anno della regione Piemonte (Padiglione C5 – Stand 227-314) è “AWAKE”, un invito a osservare il presente con occhi nuovi, a risvegliare la consapevolezza e ad affrontare i cambiamenti con lucidità e visione. Proprio a Rimini sarà sottoscritto un accordo di collaborazione tra Piemonte e Liguria per sviluppare una strategia congiunta di valorizzazione turistica.

La Basilicata invece presenta gli itinerari coast to coast sui luoghi dei film e Fantastico Medioevo, per andare alla scoperta dei suoi favolosi castelli (Pad. C7/136-204).

Allo stand dell’Emilia-Romagna (Pad. A5/C5 – stand 001-035) ci sono 80 operatori turistici per raccontare la loro offerta mare o legata al cicloturismo, al turismo lento e sostenibile, il progetto europeo Footprints per reclutare i nuovi “Esploratori” di Ravenna fino a Routes 2026, il più importante marketplace delle rotte aeree europee e intercontinentali che si terrà sempre a Rimini (18-20 maggio 2026).

Il tema dell’Umbria sarà “I sapori e le tradizioni culinarie del Cuore Verde d’Italia” con una serie di appuntamenti, presso lo stand della Regione nei Padiglioni A7-C7, stand 308-507.

Stand dei Paesi esteri

Allo stand dell’Egitto (Padiglione C1, stand 335-406) si va alla scoperta di nuovi itinerari archeologici e non solo per un’immersione nel nuovo Grand Egyptian Museum del Cairo che sta per aprire la sua ultima e attesissima galleria, quella dedicata al faraone Tutankhamon.

I Paesi Nordici sono tutti assieme nel Padiglione C1 Stand 138-203, dove si possono trovare tante ispirazioni e magari decidere di imbarcarsi su una crociera nei fiordi norvegesi o tra le Isole Svalbard. Se preferite le mete calde, ci sono anche le isole della Polinesia nello stand di Tahiti Tourisme (Padiglione C3 – stand 428-514).

Delta Air Lines festeggia i cent’anni presso il Padiglione C3 stand 537 ed è una delle grandi protagoniste dell’edizione 2025 del TTG.

Da non perdere

Imperdibile è la mostra sulla storia dell’hotellerie di Hospitality Time Machine (Pad. A3 – Stand 513), un viaggio nel passato: dietro le teche ci sono oggetti che hanno segnato la quotidianità di albergatori e receptionist, dalle calcolatrici usate per conti infiniti ai listini prezzo cartacei compilati a mano fino ai caotici planning per le prenotazioni.

Polinesia, le 5 isole assolutamente da non perdere (e cosa fare in ognuna)

23 septembre 2024 à 12:03

La Polinesia è un arcipelago composto da oltre cento isole sparse nell’immensità dell’Oceano Pacifico. Tra spiagge incontaminate, acque cristalline e una cultura ricca e affascinante, ogni isola regala un’esperienza unica. Nella comprensibile difficoltà a scegliere dove andare, proviamo a esplorarne cinque, tutte spettacolari.

Bora Bora: un Paradiso per gli amanti del mare

Bora Bora è senza dubbio una delle isole più iconiche al mondo. Con la sua laguna turchese incorniciata dal maestoso Monte Otemanu, attira ogni anno viaggiatori in cerca di relax e bellezza. È un’isola famosa per i resort di lusso, molti dei quali offrono bungalow sull’acqua, esperienze esclusive in mezzo alla natura e servizi da sogno, perfetti per una vacanza romantica.

Oltre alle classiche giornate di relax sulla splendida Matira Beach, Bora Bora è un vero paradiso per gli amanti degli sport acquatici. Le acque poco profonde della laguna sono ideali per lo snorkeling: i giardini di corallo brulicano di vita marina, con pesci tropicali, razze e squali. Le escursioni in barca sono particolarmente popolari, con tour che permettono di nuotare tra le mante o addirittura fare un’immersione con gli squali. Per chi desidera un’esperienza più avventurosa, un tour in elicottero sopra la laguna offre una prospettiva unica e mozzafiato sull’isola. Inoltre, è possibile esplorare i resti storici della Seconda Guerra Mondiale, come i cannoni americani, che raccontano un lato meno noto della storia dell’isola. Il Monte Otemanu, con le sue escursioni tra sentieri nascosti, sono l’ideale per riportare a casa il ricordo di panorami impareggiabili sul paesaggio circostante.

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Moorea, l’isola delle meraviglie naturali23

Moorea: amore & avventura

A soli 30 minuti di traghetto da Tahiti, Moorea è l’isola delle meraviglie naturali. Le sue montagne scoscese, coperte da una vegetazione lussureggiante, si tuffano nelle acque cristalline delle baie, creando un paesaggio drammatico e affascinante. È una destinazione amata per la sua atmosfera rilassata, perfetta per coppie, famiglie e avventurieri.

Moorea è un vero paradiso per gli escursionisti. Il Sentiero dei 3 Cocchi, uno dei percorsi più noti, conduce a una vista spettacolare sulle baie di Cook e Opunohu, le due insenature più famose dell’isola. È possibile visitare le piantagioni di ananas, un’importante risorsa economica per l’isola, e fermarsi presso i piccoli villaggi lungo la costa per gustare piatti locali o acquistare artigianato tipico. Le acque di Moorea sono perfette per fare kayak e paddleboard, o semplicemente per nuotare con i delfini e osservare le balene durante la stagione delle migrazioni. Per avvicinarsi alla cultura dell’isola, visitate il Tiki Village, dove è possibile assistere a danze tradizionali e spettacoli di fuoco, e imparare come si produce la tahitiana perla nera.

Tahiti: il cuore della Polinesia

Tahiti, l’isola più grande e popolosa della Polinesia, è il cuore culturale ed economico dell’arcipelago. È famosa per i suoi mercati colorati, la vitale e vibrante capitale Papeete, e le sue spiagge di sabbia nera vulcanica. Nonostante il suo lato più urbano, Tahiti offre anche paesaggi naturali straordinari, tra cascate spettacolari e montagne imponenti.

Papeete è il punto di partenza per esplorare l’isola. Il Mercato Centrale è il luogo perfetto per immergersi nella sua vita, dove acquistare prodotti freschi, come frutta tropicale e pesce, insieme a oggetti di artigianato locale. La visita al Museo di Tahiti e delle Isole permette di conoscere la storia e la cultura locale, con mostre che raccontano le tradizioni polinesiane. Per chi ama la natura, Tahiti propone spettacolari escursioni, come quella verso le cascate di Faarumai, dove le acque si gettano da alte pareti rocciose circondate da una fitta vegetazione. Gli appassionati di trekking possono sfidarsi nella scalata del Monte Aorai, da cui si gode una vista impareggiabile sull’isola e sull’oceano. Le spiagge vulcaniche di Tahiti, come quelle di Papara, sono perfette per il surf; mentre le tranquille lagune sono ideali per lo snorkeling: insomma qui c’è davvero di tutto e per tutti i gusti.

Rangiroa: un atollo spettacolare

Rangiroa è un gigantesco atollo nella regione delle Tuamotu, famoso per le sue immersioni mozzafiato. Questo anello di sabbia e corallo circonda una laguna dalle dimensioni impressionanti, creando un ambiente perfetto per chi cerca tranquillità e immersioni in un ecosistema marino straordinario.

Le immersioni sono certamente l’attività principale a Rangiroa. I subacquei esperti vengono qui per esplorare il Tiputa Pass e l’Avatoru Pass, due dei luoghi più famosi al mondo per l’avvistamento di squali, delfini e altre grandi creature marine. I fondali marini, caratterizzati da una biodiversità incredibile, rendono ogni immersione un’esperienza unica. Per chi preferisce restare in superficie, lo snorkeling offre comunque la possibilità di osservare pesci tropicali e coralli multicolori. Un’escursione imperdibile è quella alla Laguna Blu, un microcosmo di acque turchesi all’interno della laguna principale, dove la sabbia bianca e le palme completano il quadro paradisiaco.  Ma oltre alla vita da spiaggia, visitare i villaggi locali è un’ottima occasione per entrare in contatto con la cultura e le abitudini tradizionali polinesiane e osservare la produzione di perle nere, uno dei tesori più preziosi di queste acque.

Gli abitanti di Rangiroa
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Le immersioni mozzafiato a Rangiroa

Huahine: l’isola autentica e selvaggia

Huahine, spesso soprannominata “l’isola segreta”, è una delle isole meno sviluppate dal punto di vista turistico, il che la rende un vero gioiello nascosto della Polinesia. Qui si può godere di un’atmosfera tranquilla e autentica, lontano dal turismo di massa, immersi in una natura rigogliosa e affascinante.

Huahine è l’isola ideale per esplorare antiche tradizioni e siti archeologici. I marae, antichi templi polinesiani, sono tra i meglio conservati dell’intero arcipelago, offrendo uno sguardo sul passato religioso e culturale della Polinesia. Le spiagge di Huahine, come quelle di Fare, sono perfette per rilassarsi e fare snorkeling, mentre le lagune tranquille permettono di esplorare l’isola in kayak. Una delle attrazioni più particolari di Huahine è il lago Fauna Nui, famoso per le trappole per pesci costruite in pietra, un sistema di pesca tradizionale usato da secoli. Gli amanti della natura possono anche avventurarsi nelle piantagioni di vaniglia, dove si può scoprire il processo di coltivazione di questa preziosa spezia. Per concludere la giornata non c’è nulla di meglio di una visita a uno dei mercati locali, dove acquistare frutta fresca e souvenir artigianali.

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