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Santa Lucia alle Malve a Matera, la chiesa rupestre che custodisce il volto più intimo del monachesimo femminile

9 mai 2026 à 15:00

Ormai (quasi) tutto il mondo conosce Matera, con le sue terrazze affacciate sulla Gravina, case di calcarenite illuminate dal sole del Sud e vicoli che si stringono tra facciate color miele. Un fascino a cui è impossibile resistere, ma che magicamente persino si amplifica lasciando il percorso più frequentato: superato il promontorio dell’Idris per infilarsi lungo il Vico Solitario, si ha la possibilità di ritrovarsi davanti a uno dei posti più intensi dell’intero Mezzogiorno, la Chiesa di Santa Lucia alle Malve.

Scavata dentro una parete calcarea del Sasso Caveoso, ha segnato la storia urbana, spirituale e sociale della città per oltre 1000 anni. Il nome “alle Malve” richiama il quartiere che la accoglie, forse legato alla diffusione spontanea della pianta tra le balze tufacee. Ci sono circa 10 gradini a condurre verso il cuore dell’edificio religioso, e mentre si salgono ci si rende conto che i rumori restano fuori, mentre la luce arriva radente, inclinata, in grado di trasformare pilastri, nicchie e superfici in un racconto fatto di ombre morbide.

Breve storia della Chiesa di Santa Lucia alle Malve

Le origini di questo complesso di Matera risalgono all’VIII secolo, epoca durante la quale gruppi monastici legati alla regola di San Benedetto da Norcia trovarono tra le gravine lucane uno scenario ideale per vita claustrale, studio delle Scritture e organizzazione comunitaria.

In principio era dedicata a Sant’Agata ma, tra 1217 e 1267, comparve progressivamente il titolo di Santa Lucia, fino alla denominazione definitiva che attraversa definitivamente i secoli. Tra le figure più importanti legate al cenobio emerge la badessa Eugenia, guida spirituale della comunità fino al 1093, ricordata dalle cronache locali quale esempio di rigore e autorevolezza.

Nel 1208 un episodio segnò profondamente la crescita economica del monastero. La baronessa Mattia Bartinico, appartenente alla nobiltà materana, scelse la clausura, donando beni, proprietà e rendite alla comunità. Quel gesto consolidò il prestigio del cenobio anche nei periodi più turbolenti.

Durante il dominio di Federico II il monastero perse parte dei propri possedimenti. La situazione cambiò però con l’arrivo degli Angioini, che restituirono proprietà e stabilità. Nel 1283, con l’aumento delle monache, la comunità lasciò le Malve per trasferirsi verso Santa Lucia alla Civita. La chiesa, tuttavia, continuò a mantenere una funzione liturgica ancora per lungo tempo.

A partire dal XVIII secolo molte aree del complesso subirono trasformazioni radicali. Celle monastiche, ambienti comuni e porzioni delle navate furono adattate ad abitazioni, depositi e locali di servizio. Una sorte condivisa da numerose chiese rupestri dei Sassi. Soltanto i restauri del 1977 permisero di riportare alla luce dettagli architettonici e pittorici che sembravano oramai perduti.

Cosa vedere nella Chiesa di Santa Lucia alle Malve

L’interno della Chiesa di Santa Lucia alle Malve misura circa 16 metri di lunghezza per 13,5 di larghezza e, fatecelo dire, sono dimensioni davvero importanti per un edificio interamente scavato nella calcarenite. Lo spazio si sviluppa attraverso 3 navate, disposte in maniera irregolare, caratteristica che restituisce alla pianta una personalità fortissima.

Pilastri, archi parabolici, arcate a tutto sesto, setti murari bassi, nicchie continue e aperture laterali ricordano a il lavoro di un litotomo, uno scultore della roccia più che un architetto tradizionale. Alzando lo sguardo compaiono pseudo-cupole lenticolari ricavate attraverso cerchi concentrici incisi nella volta. L’effetto, sotto la luce naturale, produce una profondità inattesa.

Restano visibili colonne mozzate che un tempo delimitavano il presbiterio. Immaginarle complete, illuminate da lucerne a olio, regala un’idea molto chiara della forza scenografica originaria. Poi arrivano gli affreschi che incantano anche i più “duri” di cuore: nelle nicchie centrali compare la straordinaria Madonna del Latte, datata intorno al 1270 e attribuita al cosiddetto Maestro della Bruna. Maria allatta il Bambino con una tenerezza quasi domestica, rara per il Medioevo, epoca spesso dominata da iconografie più solenni.

Accanto emerge San Michele Arcangelo, risalente circa al 1250. Indossa un loros tempestato di pietre, simbolo bizantino riservato agli ambasciatori imperiali. Ai suoi piedi si attorciglia il drago, rappresentazione del male sconfitto. Sull’arco dell’ingresso ci sono invece Santa Scolastica, San Giovanni Battista e ancora San Benedetto, testimoni silenziosi dell’origine monastica del posto.

Chiesa di Santa Lucia alle Malve, Matera
Getty Images
Uno degli affreschi all’interno della Chiesa di Santa Lucia alle Malve

Una grande composizione pittorica di epoca angioina mostra l’Incoronazione della Vergine, affiancata da santi, martiri e figure apostoliche. Più in alto una Deposizione del XIV secolo conserva ancora una drammaticità sorprendente. Vale la pena fermarsi, attendere qualche minuto e lasciare che gli occhi si adattino alla penombra. In questo modo sembra quasi di vedere i pigmenti che iniziano come a emergere dalla roccia.

Sopra il complesso, inoltre, è presente una piccola necropoli scavata nel banco tufaceo che aggiunge un ulteriore livello di lettura al sito. Durante l’anno Santa Lucia alle Malve accoglie anche mostre, incontri culturali e aperture speciali. Il 13 dicembre, giorno dedicato alla santa, qui viene celebrata ancora la messa solenne.

Dove si trova e come arrivare

La rupestre ma colorata Chiesa di Santa Lucia alle Malve si trova nella parte meridionale dei Sassi di Matera, all’interno del quartiere del Sasso Caveoso, affacciato verso la Gravina e verso l’altopiano murgico. Ciò significa che dal centro storico basta raggiungere Piazza San Pietro Caveoso, proseguire verso la rupe dell’Idris (dove si trova una chiesa straordinaria), imboccare Vico Solitario e seguire il tracciato che costeggia la parete calcarea. Dopo pochi minuti compare il fronte dell’antico monastero.

Arrivare a piedi regala la percezione più autentica del contesto urbano. Matera, qui, mostra la propria natura originaria: roccia scavata, architettura sottratta invece che costruita e spiritualità legata al paesaggio. Santa Lucia alle Malve lascia addosso proprio questa sensazione, perché più che una visita, più che una tappa culturale, più che un monumento è una vera e propria presenza.

Nel ventre della rupe: il canto silenzioso della Chiesa Rupestre di Santa Maria de Idris

9 avril 2026 à 17:00

Siamo in molti a essere consapevoli che Matera sorprende già da lontano con i suoi Sassi che sembrano crescere dalla terra stessa. Ciò che però spesso si sottovaluta, è che lo sguardo viene immediatamente catturato da una rupe appuntita che si trova al centro del Sasso Caveoso, un blocco di calcarenite che si alza con decisione. Il motivo è molto semplice: sulla cima, quasi in equilibrio, resiste allo scorrere del tempo Santa Maria de Idris, una presenza che definire scenografica risulta riduttivo. Qui la pietra prende forma religiosa e diventa rifugio, santuario e persino simbolo.

Chi arriva fin quassù si rende conto che la luce cambia di continuo e che il panorama si apre sulla Gravina, una spaccatura profonda che segna il territorio lucano con una forza primordiale. Matera si distende tutt’intorno e, proprio in questo scenario, Santa Maria de Idris diviene punto di osservazione privilegiato e riferimento visivo per chi attraversa i Sassi.

L’edificio presenta una natura doppia che lo rende unico nel panorama europeo (e forse non solo). Una parte emerge costruita, con blocchi di tufo lavorati; un’altra si nasconde modellata nella roccia viva, una fusione tra architettura e ambiente naturale che la trasforma in un sistema rupestre che ingloba anche la Cripta di San Giovanni in Monterrone, collegata attraverso un passaggio interno.

Breve storia di Santa Maria de Idris

Le origini di Santa Maria de Idris sono piuttosto antiche, in quanto si collocano tra ‘300 e ‘400 (anche se l’area risultava frequentata già in epoche precedenti). Il nome stesso rimanda al termine greco Odigitria, titolo attribuito alla Vergine come guida, una definizione che richiama la tradizione bizantina arrivata nel Sud Italia attraverso comunità monastiche orientali.

Chiesa Rupestre di Santa Maria de Idris, Matera
iStock
La bellissima Chiesa Rupestre di Santa Maria de Idris

Accanto alla chiesa principale si sviluppa la Cripta di San Giovanni in Monterrone, che nei fatti è molto più antica. Da questa parti, infatti, gli affreschi coprono un arco temporale ampio che va dal XII al XVII secolo. Si tratta di una continuità che testimonia un utilizzo prolungato del sito e una sovrapposizione di linguaggi artistici. Le immagini più datate mostrano figure rigide, sguardi intensi e colori netti tra rosso e blu.

Col passare dei secoli, alcuni interventi di ristrutturazione hanno modificato l’aspetto originario. In più, un crollo nel ‘400 ha portato alla ricostruzione della facciata in tufo. In epoca successiva sono stati invece aggiunti elementi decorativi e un nuovo altare, datato 1804, legato alla famiglia Spuma. Durante l’800 il culto assunse una connotazione ancora più concreta, con le donne della zona che percorrevano il pavimento in ginocchio lungo una fila di mattoni ceramicati con l’obiettivo di ottenere grazie legate soprattutto all’acqua (molto rara, all’epoca).

Si arriva poi nel ‘900, secolo in cui parte degli affreschi venne staccata per motivi conservativi. Oggi molti di questi dipinti si trovano nel Museo di Palazzo Lanfranchi, mentre all’interno restano tracce significative segnate dal tempo e dall’umidità (ma assolutamente affascinanti).

Cosa vedere e come si svolge la visita

Varcata la soglia di questa bellissima chiesta rupestre della Basilicata si incontra un ambiente principale che accoglie con una luce soffusa. Le pareti raccontano una storia fatta di immagini sacre che emergono dalla pietra. Sull’altare si trova una tempera del ‘600 raffigurante la Madonna con Bambino. Accanto compaiono figure come Sant’Antonio e Sant’Eustachio, patrono di Matera. Quest’ultimo appare anche in una scena particolare, legata alla visione del cervo.

Sulla sinistra si distingue un’Annunciazione, mentre sul lato opposto una Crocifissione richiama una composizione più essenziale. Le decorazioni dell’altare includono motivi floreali e geometrici, realizzati sia a pittura sia a bassorilievo. L’insieme restituisce una sensazione di intimità, lontana dai grandi apparati monumentali.

C’è poi un piccolo passaggio che conduce verso la Cripta di San Giovanni in Monterrone, con un cambio di atmosfera che potremmo definire radicale. Lo spazio è interamente scavato nella roccia e conserva un carattere più antico e spirituale. Le nicchie affrescate mostrano santi, figure evangeliche e un Cristo Pantocratore che benedice con gesto solenne. Alcuni dettagli, come il Vangelo aperto con iscrizioni greche, rivelano chiaramente l’influenza orientale.

Le differenze stilistiche tra le due stanze risultano evidenti per tutti: nella chiesa superiore compaiono elementi più vicini alla tradizione occidentale; nella cripta emergono rigidità formali e una spiritualità più austera. Un contrasto che rappresenta uno degli aspetti più affascinanti del complesso.

La visita si svolge in autonomia, con supporti cartacei talvolta disponibili all’ingresso. Gli orari sono variabili in quanto seguono le stagioni. Nei mesi più caldi l’apertura si estende fino alla sera, mentre in autunno e inverno si riduce. Agosto prevede orario continuato fino a tarda sera, scelta che permette di vivere il posto anche con luci completamente diverse rispetto alle ore di sole.

Salendo verso l’esterno, vale la pena soffermarsi accanto al campanile a vela. Da qui lo sguardo si apre senza ostacoli e la Gravina si mostra in tutta la sua profondità, mentre la città di Matera si distribuisce su più livelli.

Dove si trova e come arrivare

L’affascinante Chiesa di Santa Maria de Idris si trova nel cuore dei Sassi di Matera, per la precisione all’interno del Sasso Caveoso. La rupe del Monterrone svetta proprio al centro di questo quartiere storico, rendendo il luogo di culto visibile anche da diversi punti panoramici della città, tra cui la zona di piazzetta Pascoli.

Per raggiungerla serve affrontare una salita breve ma intensa. Una rampa di scale conduce direttamente all’ingresso, partendo nei pressi della Chiesa di Santa Lucia alle Malve. Il percorso attraversa scorci tipici dei Sassi, tra vicoli, gradoni e aperture improvvise sul paesaggio.

Arrivare a Matera risulta semplice sia in auto, sia tramite collegamenti ferroviari e autobus dalle principali città del Sud Italia. Una volta nel centro storico, l’accesso avviene esclusivamente a piedi. Sono consigliate scarpe comode perché fanno davvero la differenza, vista la presenza costante di pietra e dislivelli.

Chi raggiunge la cima del Monterrone porta con sé qualcosa di più di una semplice visita. Resta una percezione precisa, quella di aver toccato un punto in cui natura, storia e spiritualità si intrecciano in maniera armoniosa. Una presenza che domina il paesaggio e allo stesso tempo si lascia attraversare, in silenzio, da chi decide di salire fin lassù.

La discoteca pop-up più celebre d’Europa sarà in un ex convento tra i Sassi di Matera, Patrimonio UNESCO

Par : elenausai10
10 mars 2026 à 12:29

L’incontro tra l’estetica del passato e le espressioni della modernità non è una dinamica inedita, ma un percorso già tracciato da grandi eventi che hanno fatto scuola (e acceso dibattiti): si pensi alla monumentale sfilata di alta moda di Dolce & Gabbana tra le colonne del Tempio della Concordia ad Agrigento, o all’esibizione (senza pubblico) dei Pink Floyd all’Anfiteatro Romano di Pompei per girare un film-concerto.

Tuttavia, esistono anche dei progetti capaci di spostare il confine della percezione pubblica ancora più in là, oltre i soliti canoni della fruizione museale. È il caso di Detour Discotheque, la discoteca pop-up più celebre d’Europa che, dopo le vette svizzere e i fiordi islandesi, approda nel settembre 2026 alla Fondazione Le Monacelle, Patrimonio UNESCO a Matera. Si tratta di un complesso di eccezionale valore: un ex convento di clausura del XVI secolo, caratterizzato da un labirinto di ambienti scavati nella roccia, chiostri silenziosi e giardini pensili che si affacciano sulla gravina.

La notizia apre anche a una riflessione: è possibile trasformare un luogo nato per la clausura in una pista da ballo senza che il valore storico del sito diventi una semplice scenografia di lusso? Proprio su questo punto, anche voi potete dire la vostra nel sondaggio a fine articolo, rispondendo alla domanda se sia giusto, secondo voi, usare i siti storici come discoteche o no.

La nuova tappa italiana di Detour Discotheque

Il nuovo appuntamento, chiamato “La Dolce Vita Disco: Part II”, si terrà dall’11 al 13 settembre e promette di essere molto più di una semplice festa. Il programma di Detour Discotheque, già atterrato in Italia l’anno scorso in una masseria in Puglia, riflette la volontà di creare un’esperienza immersiva, alternando momenti di clubbing a sessioni di approfondimento: sono previsti talk sulle origini della musica disco, lezioni di cucina locale, esplorazioni guidate della città e momenti di relax.

La colonna sonora sarà curata da nomi di rilievo della scena internazionale e italiana, tra cui spiccano la londinese Sunni D, la DJ e speaker radiofonica Claudia C e l’emergente disco-funk Kashmere. Il sabato sera culminerà in un grande banchetto conviviale, unendo l’estetica delle mirror ball alla tradizione del territorio.

Nuove forme di fruizione per i beni Patrimonio UNESCO

La sfida di portare un evento pop-up in un sito UNESCO risiede nel trovare un equilibrio tra conservazione e fruizione. Va sottolineato che l’ex convento, sotto il nome di Fondazione Le Monacelle, parte integrante dei Sassi di Matera, che nel loro insieme sono stati dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità nel 1993, non è nuova alla contaminazione: il complesso è già un centro pulsante che ospita regolarmente mostre d’arte e rassegne culturali.

Tuttavia, il passaggio dalla funzione espositiva a quella del clubbing internazionale pone un interrogativo sulla natura stessa della valorizzazione. Se il concetto di “patrimonio vivente” suggerisce che i siti storici debbano restare parte attiva della vita contemporanea, resta da capire se esistano confini ideali tra le diverse forme di espressione o se ogni spazio possa diventare una location per l’intrattenimento d’avanguardia. L’evento di settembre sarà un caso studio interessante per osservare come si evolve il rapporto tra i grandi eventi privati e i beni tutelati dall’umanità.

Imma Tataranni – Sostituto procuratore 5, le location della serie Rai sono meraviglie italiane

8 mars 2026 à 17:30

La serie Tv Rai Imma Tataranni – Sostituto procuratore torna con la quinta stagione in prima serata su Rai 1, a partire dall’8 marzo 2026 per 4 appuntamenti. Tratta dai romanzi della scrittrice lucana Mariolina Venezia e prodotta da Rai Fiction, IBC Movie e Rai Com, con il contributo della Regione Basilicata e con il sostegno della Lucana Film Commission, la fiction riporta Vanessa Scalera nei panni del celebre sostituto procuratore della Repubblica di Matera Imma Tataranni: le indagini si mescolano con vicende umane e familiari, tra cambiamenti, sfide e un’inedita solitudine.

L’ultima stagione, diretta da Francesco Amato, vede anche la partecipazione di Lodo Guenzi, che interpreta Edoardo Fossati, giovane genio della new economy e nuovo capo di Pietro De Ruggieri (marito di Imma), interpretato da Massimiliano Gallo. Le vicende della serie accendono i riflettori sulle location mozzafiato in cui sono state girate, in una particolare regione del Sud Italia che svela luoghi altamente suggestivi e autentici.

Di cosa parla

Con una figlia ormai indipendente e un marito dal quale ha deciso di separarsi, Imma (Vanessa Scalera) si ritrova sola, senza più punti di riferimento. Pietro (Massimiliano Gallo) è altrove, preso pienamente da una nuova opportunità professionale. Anche Vitali è tornato a Napoli e il nuovo procuratore capo Altiero Galliano (Rocco Papaleo) non tollera l’indole di Tataranni, che è un “battitore libero”.

Imma si rifugia nel suo lavoro e i casi su cui indaga sono tutti legati a famiglie disgregate, che si sono perse per strada, proprio come è successo con la sua.

Vanessa Scalera in "Imma Tataranni 5"
Ufficio Stampa RAI
Vanessa Scalera in “Imma Tataranni 5”

Dove è stata girata la serie Tv

Le riprese della quinta stagione di Imma Tataranni – Sostituto procuratore vedono Matera protagonista indiscussa delle location scelte grazie al suo ricco patrimonio monumentale e paesaggistico: il suo centro storico, con i suoi rioni Sassi (Barisano e Caveoso), si è confermato un luogo centrale nell’ambientazione delle indagini della Tataranni.

Tra i luoghi che scorrono sullo sfondo delle vicende della serie Tv, tornano due punti simbolici: il settecentesco Palazzo dell’Annunziata in piazza Vittorio Veneto, che funge da sede del palazzo di giustizia dove Imma ha il suo ufficio, e via San Biagio, dove si trovano gli esterni dell’abitazione della famiglia Tataranni.

Palazzo dell’Annunziata di Matera
iStock
Il suggestivo Palazzo dell’Annunziata di Matera

Altre scene sono ambientate in splendide località lucane che rendono speciale la Basilicata, sulle quali la serie Tv accende i riflettori: a Venosa la location scelta è il suo parco archeologico, a Melfi i protagonisti si muovono nel Parco del Vulture, mentre nei laghi di Monticchio, nel Potentino, verrà ritrovato il cadavere di una donna.

Tra i luoghi scelti per fare da sfondo alle indagini di Imma troviamo anche il Parco della Murgia Materana e il Parco Scultura La Palomba, situato all’interno del Parco Archeologico Storico Naturale delle Chiese Rupestri. Quest’ultimo è un vero e proprio museo a cielo aperto lungo la S.S. 7 Appia. Lo ha ideato dallo scultore Antonio Paradiso, che ha trasformato un’ex cava di tufo di sei ettari in un sito di arte contemporanea con sculture monumentali di artisti italiani e internazionali.

Le riprese della quinta stagione si sono svolte anche a Roma: qui sono state effettuate alcune riprese di interni, come quelli dell’azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini.

Pietre che sussurrano segreti tra calanchi e silenzio: viaggio a Grottole, un gioiello lucano

4 mars 2026 à 17:30

Colline argillose modellate dal vento, due fiumi, il Basento e il Bradano, che delimitano l’orizzonte e ampie vallate che nei mesi caldi assumono tonalità dorate. È così che si presenta Grottole, borgo della provincia di Matera con un centro arroccato su un crinale panoramico situato a circa 480 metri sopra il livello del mare.

Il nome ci svela in anticipo la sua stessa essenza: deriva dal latino Cryptulae, ovvero piccole grotte. Il paesino è infatti puntellato di cavità scavate nella roccia tenera e abitate in epoche remote, per poi cambiare funzione nel corso dei secoli (sono state stalle, depositi e persino laboratori artigiani). Ed è proprio da questi antri che prese forma l’insediamento, che oggi vanta un’atmosfera che trasuda un fascino arcaico, abbastanza distante dai flussi turistici frenetici.

Arrivando in paese è facile percepire una doppia anima: da un lato case addossate lungo vicoli lastricati, dall’altro campagne aperte, uliveti e boschi. Grottole, del resto, racconta un Mezzogiorno fatto di partenze e ritorni, di case vuote e progetti di rinascita.

Cosa vedere a Grottole

Siete pronti a entrare in un libro di pietra? Questo borgo della Basilicata è un pullulare di tesori architettonici che si mescolano armoniosamente con la natura circostante. Con un centro storico raccolto su due alture, scorci improvvisi verso le valli ed edifici religiosi che sorprendono per dimensioni e dettagli, tutto merita un’osservazione lenta (e attenta).

Castello di Sichinulfo

Posto sulla collina della Motta, leggermente separata dal resto dell’abitato, il Castello di Sichinulfo è tradizionalmente collegato al principe longobardo Siconolfo di Salerno e all’anno 851. In origine torre difensiva, nel tempo si ampliò fino ad assumere l’aspetto di palazzo fortificato.

Oggi restano la torre centrale a base quadrata e parti delle murature perimetrali. Si distinguono ambienti interni che un tempo comprendevano stanze di rappresentanza, stalle e cantine. Un grande camino decorato a stucco rappresenta l’elemento più raffinato dell’insieme, mentre dalla sommità lo sguardo corre lungo le valli del Basento e del Bradano.

Ma c’è un altro fatto che vale la pena sapere: intorno alle pietre circola la leggenda di Abufina, giovane figlia di un feudatario, innamorata del popolano Selepino. Amore ostacolato, esilio, corsa disperata verso il torrente, morte tra le acque e, nelle sere di primavera, qualcuno giura di scorgere una figura al torrione più alto.

Chiesa dei Santi Luca e Giuliano

Nel cuore del paese si erge quella che tutti chiamano “La Diruta”. Costruita a partire dal 1508 su precedenti cappelle, possiede un impianto a croce latina, tre navate separate da pilastri massicci e un abside semicircolare. Le dimensioni sono sorprendenti per un centro di queste proporzioni, considerando che sono circa 30 metri in lunghezza e 20 in larghezza.

Le mura sono scoperchiate a causa di una serie di terremoti e crolli avvenuti nel corso degli anni, al punto che l’ingresso al loro interno provoca una sensazione intensa. Restano nicchie vuote, tracce di altari laterali, frammenti di affreschi e pavimentazioni in pietra locale con motivi geometrici. Non manca la vegetazione spontanea che cresce tra le pietre, cercando di riprendersi il proprio posto.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

La Chiesa di Santa Maria Maggiore, risalente al XV secolo, svetta sull’altro poggio e sfoggia un interno arricchito da altari lignei, coro e cantoria settecenteschi, organo storico e statue tra cui una Madonna con Bambino di scuola lucana. Molto interessante è anche il chiostro rettangolare del convento, che conserva archi a tutto sesto che narrano la presenza dei frati per tre secoli.

Chiesa di San Rocco

Conosciuta anche come Santa Maria La Grotta, la Chiesa di San Rocco è la culla di un polittico seicentesco di Pietro Antonio Ferro raffigurante le 7 opere di misericordia corporale.

Santuario di Sant’Antonio Abate

A circa 14 chilometri dal centro, tra valle del Bradano e torrente Biloso, sorge il santuario fondato nel 1371 per volontà attribuita a Giovanna I di Napoli. Affidato ai monaci dell’Ordine del Tau, includeva un piccolo ospedale destinato ai malati colpiti dal cosiddetto fuoco di Sant’Antonio.

Oggi presenta una facciata a capanna con finestra circolare, campanile a vela e interno a due navate con ex voto e statua lignea del 1871 donata dai fedeli di Craco.

Altojanni

Sull’altopiano in contrada Castellana Vecchia riposano le rovine di un insediamento medievale sviluppatosi tra X e XIII secolo: Altojanni, con una torre rettangolare di circa 13 metri per 7 e mezzo, ruderi di una chiesa e fosse per conservare derrate alimentari.

Grotte dei Vasai e Museo Storico delle Ceramiche

Scendendo verso la base del colle, si incontrano i laboratori ipogei che diedero fama al borgo nei secoli passati. Questi ambienti, scavati interamente nella roccia, mantengono una temperatura piuttosto costante tutto l’anno. Visitandole, si scorgono ancora i segni dei torni e le zone destinate alla cottura della ceramica.

La tradizione dei fornaciai, tra le altre cose, trova spazio in un museo-laboratorio nato dall’acquisizione di uno degli ultimi forni ancora attivi. Qui si osservano tecniche di lavorazione della terracotta, oggetti modellati al tornio e continuità tra passato e presente.

Cosa fare a Grottole

Pur essendo piccolino, il borgo di Grottole pulsa di attività che legano i visitatori alla comunità locale. È uno di quei paesi che invita a partecipare, non solo a osservare.

  • Seguire il pellegrinaggio al santuario di Sant’Antonio Abate: salita collettiva verso Altojanni, canti popolari, profumo di pane benedetto e senso di appartenenza che coinvolge anche chi arriva da fuori.
  • Percorrere il sentiero ad anello del Bosco Le Coste: 5 chilometri tra querce e macchia mediterranea, area attrezzata con capanni e vista ampia verso il lago di San Giuliano e le colline circostanti.
  • Assaggiare la cucina locale in occasione delle feste: Festa del Crocifisso a inizio maggio, processione dell’Assunta il 15 agosto e fiera di San Luca a ottobre. Nei piatti compaiono r-cchitédd, cavatiédd, pecora in umido, g-mmriedd e lampascioni crsciut con olio e mollica.
  • Scoprire i progetti di rigenerazione promossi da Wonder Grottole: come recupero di abitazioni abbandonate, residenze per artigiani e creativi, iniziative di oleoturismo e viticoltura nelle grotte sotto il paese.
  • Visitare frantoi e cantine locali: per degustazioni in ambienti modellati nella roccia.
Borgo di Grottole, Basilicata
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Il borgo di Grottole al tramonto

Come arrivare

Grottole si trova in provincia di Matera, a circa 25 chilometri dal capoluogo. In auto si raggiunge percorrendo la SS 7 Appia oppure la SP 8 che costeggia l’oasi di San Giuliano. Alcuni collegamenti stradali consentono di arrivare anche da Miglionico e Grassano, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Bari, a poco più di un’ora di viaggio.

Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026: il programma degli eventi

Par : elenausai10
25 février 2026 à 11:00

Designato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, l’alveare di antiche abitazioni rupestri che si estende sotto la città medievale di Matera è oggi ampiamente restaurato e animato da gallerie, ristoranti e hotel di charme. Questa metamorfosi, però, ha creato un luogo non solo bello da vedere e visitare, ma un organismo vivo che si appresta a diventare, per tutto il 2026, il cuore pulsante di nuovi scambi e racconti tra i popoli del mare.

Presentato presso la Sala Spadolini del Ministero della Cultura, il programma di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026 trasforma ufficialmente il Mezzogiorno da periferia a piattaforma strategica. Sotto il titolo evocativo di “Terre Immerse”, la città traccia una rotta ambiziosa: dimostrare che il Mediterraneo non è un confine liquido che separa, ma una trama culturale che unisce i popoli e penetra profondamente nella terraferma.

Matera è Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo

La designazione a Capitale Mediterranea, che nel 2027 andrà tra Saida e Cordoba, rappresenta la chiusura di un cerchio e l’apertura di un nuovo capitolo. Se il 2019 l’aveva consacrata Capitale Europea della Cultura, dimostrando al mondo come un antico centro rupestre potesse farsi motore di innovazione artistica, il 2026 la proietta in una dimensione ancora più vasta.

Come sottolineato dal Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, e dal Sindaco Antonio Nicoletti, la città oggi non guarda più solo al nord come unico orizzonte possibile. Riappropriandosi di quel “Pensiero Meridiano” teorizzato da Franco Cassano, Matera rivendica la propria autonomia e diventa il baricentro di un dialogo necessario tra Europa e Africa, un laboratorio di cooperazione capace di generare alleanze durature attraverso l’arte e la condivisione.

Il programma

Il programma inizierà ufficialmente il 20 marzo 2026, in coincidenza con la Giornata Internazionale della Felicità. La cerimonia inaugurale sarà un “Cantiere Evento”: il Teatro Duni di Ettore Stella riaprirà in una veste nuova, mentre la serata vedrà i Sassi trasformarsi in un palcoscenico di luci e droni, pronti a rivelare le geometrie della Gravina. Il cuore del palinsesto si articola poi in quattro grandi filoni tematici, definiti “Immersioni”, che trasformeranno la città in un ponte teso tra le sponde del bacino.

Si parte indagando le “Stratificazioni”, dove la città si fa archivio verticale: qui spiccano la mostra di Mimmo Jodice sulla memoria del Mediterraneo, l’esposizione sulla storia della fotografia e “Matera Cielo Stellato”. Il percorso prosegue esplorando gli “Isolamenti”, intesi non come limite, ma come risorsa di spiritualità e resilienza delle aree interne, attraverso la Festa internazionale del Vicinato e riflessioni scientifiche sul cambiamento climatico.

Centrale è poi il tema delle “Contaminazioni”, dove il meticciato culturale diventa pratica attiva grazie al progetto “Suoni Mediterranei”, un ponte sonoro con la città marocchina di Tétouan, e ai festival dedicati al design e ai giochi di strada. Infine, le “Transumanze” chiudono il cerchio trasformando il movimento in atto generativo: il summit cinematografico Italian Screens e l’opera site-specific “Porta della Speranza”, realizzata con la Santa Sede, suggellano questo cammino di accoglienza e dialogo interreligioso.

Cammino Materano: sei direttrici per raggiungere l’impareggiabile Matera

Par : cdelgiudice
30 juillet 2025 à 12:35

Nel cuore del Sud Italia, tra uliveti millenari, tratturi dimenticati e borghi intrisi di storia, si snoda un’esperienza di viaggio unica: il Cammino Materano. Non si tratta di un solo percorso, ma di sei vie che, come vene antiche, convergono verso un’unica destinazione sacra e simbolica: Matera, la “Città dei Sassi”.

Questo sistema di cammini attraversa Puglia, Basilicata, e in parte anche Molise e Campania, regalando a chi lo percorre la possibilità di esplorare a piedi un Mezzogiorno spesso sconosciuto, più intimo e autentico rispetto alle rinomate località costiere. Un cammino spirituale e culturale, ma anche un’esperienza concreta di turismo sostenibile, lento e consapevole, che valorizza territori spesso marginali e ne riscopre l’anima, aiutando anche a sostenere l’economia locale.

Matera, Capitale della Cultura e Patrimonio dell’Umanità 

Patrimonio dell’Umanità UNESCO e Capitale Europea della Cultura nel 2019, Matera non è solo un punto d’arrivo geografico, ma anche un luogo simbolico di rinascita, capace di ispirare il camminatore fin dall’inizio. I suoi celebri Sassi, abitati fin dal Paleolitico e modellati dall’uomo nella roccia calcarea, raccontano una storia millenaria fatta di fatica, fede e bellezza. Oggi, Matera è il cuore pulsante di questo progetto di cammini, una meta che fonde sacralità, storia e paesaggio, con un volto nuovo: quello delle nuove generazioni che vogliono rimanere nel loro territorio, aprendo attività di accoglienza turistica e micro-imprese, anziché spostarsi altrove in cerca di lavoro.

Raggiungerla a piedi ha un significato profondo: non si tratta solo di conquistare una meta, ma di prepararsi a comprenderla davvero.

Le sei vie che compongono il Cammino Materano 

Il Cammino Materano è in realtà un sistema di sei vie diverse per lunghezza, difficoltà e paesaggi, ma tutte accomunate da uno spirito comune: la lentezza, il contatto con le comunità locali e la scoperta delle aree interne. Le Vie mettono insieme strade secondarie romane, vie medievali, tratturi e sentieri, attraversando campi, gravine, boschi, colline e altopiani. Non tutte sono ancora completate, la maggior parte sono percorribili per ora solo per alcune sezioni.

Ecco una panoramica delle sei direttrici:

  • Via Peuceta (167 km – 7 tappe, facile) – da Bari a Matera, è il percorso più collaudato, completamente aperto e segnalato, immerso nell’Alta Murgia e punteggiato da borghi storici e paesaggi rurali.
  • Via Ellenica (170 km – 8 tappe, difficoltà media) – collega Alberobello a Matera, attraversando la Terra delle Gravine; esiste anche una variante da Brindisi.
  • Via Lucana (400 km – 23 giorni, difficoltà media) – da Paestum a Matera, in parte già percorribile (da Tricarico in poi), collega le montagne alla Murgia.
  • Via Sveva (200 km – 8 tappe, difficoltà media) – ancora in fase di strutturazione, unisce Trani a Matera seguendo le tracce di Federico II e dei suoi castelli.
  • Via Jonica (300 km – 10 giorni, difficoltà media) – da Leuca a Matera lungo la costa ionica pugliese; segnaletica per ora completata da Manduria a Taranto.
  • Via Dauna (400 km – 22 giorni, difficoltà media) – da Termoli a Matera, attraversa l’antica civiltà pastorale tra Molise e Puglia.

Tra queste, la Via Peuceta è quella attualmente più completa, nonché adatta ai camminatori di ogni livello, grazie alla semplice percorribilità, alla segnaletica ben curata e alla rete di accoglienza già attiva.

Matera

Le tappe principali della sezione primaria, la Via Peuceta 

Ed è proprio su questa via che ci concentreremo per descrivere le 7 tappe principali.

  • Tappa 1 – da Bari a Bitetto (20 km, D+ 150 m) – si parte dalla Basilica di San Nicola, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti del Sud Italia. Il percorso esce lentamente dal tessuto urbano e conduce fino a Bitetto, borgo medievale dalla splendida cattedrale romanica.
  • Tappa 2 – da Bitetto a Cassano delle Murge (22 km, D+ 450 m) – si entra nel paesaggio rurale pugliese, fatto di uliveti e muretti a secco. La tappa attraversa la Foresta di Mercadante, un polmone verde sorprendente. Cassano offre un bel centro storico e accoglienza genuina.
  • Tappa 3 – da Cassano delle Murge a Santeramo in Colle (19 km, D+ 320 m) – un tratto tra campi coltivati e macchia mediterranea, con paesaggi aperti e ampi orizzonti. Santeramo è famosa per la sua tradizione gastronomica.
  • Tappa 4 – da Santeramo in Colle ad Altamura (21 km, D+ 250 m) – tappa pianeggiante ma ricca di fascino, che culmina ad Altamura, celebre per il suo pane DOP, la splendida cattedrale federiciana e il museo dell’Uomo di Altamura.
  • Tappa 5 – da Altamura a Gravina in Puglia (19 km, D+ 200 m) – una delle tappe più emozionanti dal punto di vista paesaggistico. Gravina, con i suoi ponti, canyon e chiese rupestri, è un gioiello da esplorare.
  • Tappa 6 – da Gravina in Puglia al Santuario di Picciano (18 km, D+ 300 m) – tappa spirituale e suggestiva, che culmina al Santuario della Madonna di Picciano, immerso nella quiete della collina materana.
  • Tappa 7 – da Picciano a Matera (17 km, D+ 250 m) – l’ultima tappa regala scorci indimenticabili. Arrivare a Matera a piedi, scorgendo i Sassi stagliarsi sulla linea dell’orizzonte, è un’emozione difficile da descrivere.

La stagione migliore per incamminarsi 

Il Cammino Materano attraversa una delle zone più assolate e calde d’Italia, per cui le stagioni ideali per affrontarlo sono primavera e autunno. In questi mesi, le temperature sono miti, i colori naturali intensi e la luce perfetta per camminare e fotografare.

L’estate, soprattutto nei mesi di luglio e agosto, è sconsigliata: il caldo torrido, l’esposizione al sole e la scarsità di ombra e fonti d’acqua rendono l’esperienza molto faticosa, anche per i più esperti. In inverno è in genere percorribile, ma bisogna fare attenzione a piogge abbondanti o, in alta quota, persino alla neve.

Organizzazione del cammino e dell’equipaggiamento 

Il Cammino Materano è pensato per essere facilmente accessibile, ma richiede comunque una preparazione minima e una predisposizione a camminare a lungo. Anche se non presenta dislivelli estremi, infatti, alcune tappe sono di parecchi chilometri, quindi un buon allenamento è consigliato.

Credenziale del camminatore 

Come per altri cammini, anche qui è possibile richiedere la Credenziale, il “passaporto del pellegrino”. Serve per ottenere i timbri (i cosiddetti sigilla) ad ogni tappa e accedere a tariffe agevolate nelle strutture convenzionate. Si può richiedere tramite il sito ufficiale del Cammino e riceverla via posta con una donazione libera.

Segnaletica e orientamento 

La Via Peuceta è ben segnalata con frecce gialle e simboli specifici del cammino, ma è sempre consigliabile scaricare le tracce GPX per dispositivi GPS o app dedicate. Alcuni tratti sono molto isolati, quindi è bene non affidarsi solo alla segnaletica fisica. Le altre 5 direttrici che compongono il Cammino Materano nel suo insieme sono in fase di completamento.

Bari, basilica di San Nicola

Zaino ed equipaggiamento 

Uno zaino da 30-40 litri, scarponcini da trekking (possibilmente alti alla caviglia), calze tecniche (lana merinos consigliata), magliette traspiranti e una giacca antivento sono il minimo sindacale. Il sacco a pelo non è necessario, ma un sacco lenzuolo può essere utile se si dorme negli ostelli. Essenziale portare acqua e cibo a sufficienza per le tappe più isolate.

Pernottamento e ristori: scopri l’accoglienza materana 

Lungo la Via Peuceta è attiva una rete di ospitalità diffusa, fatta di hotel, B&B, agriturismi, ostelli e persino case private o strutture religiose. I borghi attraversati offrono ospitalità semplice ma genuina, con attenzione alle esigenze dei camminatori. È sempre consigliato prenotare in anticipo, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.

Per i ristori, il cammino è anche un viaggio nei sapori della Puglia e della Basilicata: pane di Altamura, orecchiette, caciocavallo, olio extravergine, vino primitivo… Ingredienti del territorio, ricette antiche e tanto gusto, per piatti ideali a rifocillarsi dopo una lunga giornata di cammino. Ogni tappa diventa così anche una pausa gastronomica davvero notevole nella sua semplicità!

Un cammino per conoscere e per conoscersi 

Il Cammino Materano non è solo un itinerario: è un percorso di consapevolezza, un modo per riconnettersi con il paesaggio e con se stessi, per scoprire storie minori ma importanti e comunità vive, sebbene isolate. È pensato in modo etico, con attenzione alla sostenibilità, alla destagionalizzazione del turismo e al coinvolgimento delle realtà locali. 

Non serve essere pellegrini devoti o trekker professionisti, basta avere voglia di camminare e lasciarsi sorprendere. Perché arrivare a Matera a piedi, dopo giorni di silenzio e natura, non è solo un traguardo: è una rinascita.

Matera torna al cinema da protagonista con Angelina Jolie. Ti lascerà senza fiato

11 avril 2025 à 08:00

Angelina Jolie si è detta onorata di girare in Italia il suo film Senza sangue, adattamento dell’omonimo romanzo di Alessandro Baricco al cinema dal 10 aprile 2025. Per l’attrice e regista è stata un’esperienza unica “portare sul grande schermo una storia speciale, un’opera ricca di poesia ed emozioni che guarda alla guerra e alle domande che ne derivano da un punto di vista unico, chiedendoci cosa cerchiamo dopo aver subito traumi, perdite o ingiustizie“.

Le bellissime location italiane scelte dalla produzione per ambientare questa favola di odio, vendetta e rimorso, all’indomani di un conflitto senza fine, comprendono la Puglia, la Basilicata e il Lazio. Tra i protagonisti, Salma Hayek e Demián Bichir, affiancati da una troupe e da un cast stellare di calibro internazionale.

Di cosa parla Senza sangue

Siamo all’inizio del XX secolo e Manuel Roca, un medico che vive con i suoi due figli in una fattoria isolata, conduce come sempre la sua vita nella campagna bruciata dal sole di una terra di frontiera. Un giorno, all’improvviso, quattro uomini armati prendono la strada sterrata che conduce a casa di Manuel, in cerca di vendetta. Quest’ultimo tenta disperatamente di proteggere i suoi figli, ma nulla può contro la ferocia degli aggressori.

Molti anni dopo, Nina, ormai adulta e unica sopravvissuta, incontra Tito, un venditore ambulante. L’incontro potrebbe sembrare casuale, ma non lo è. Tra i due si accende un confronto carico di tensione e diventa chiaro che la guerra è finita per molti, ma non per tutti. Il passato continua a bruciare nel presente, e la vendetta, come un’ombra lunga e ineluttabile, assume forme inaspettate.

Senza sangue Salma Hayek
Fonte: Ufficio stampa
Salma Hayek in Senza sangue

Dove è stato girato

Alcune scene di Senza sangue sono state realizzate negli studi di Cinecittà, ma la produzione non ha rinunciato all’autenticità di alcuni luoghi reali. “Non è la prima volta che un film viene girato a Martina Franca, ma è la prima volta che la nostra città viene scelta da una produzione cinematografica internazionale molto prestigiosa. Il centro storico andrà sul grande schermo in tutto il mondo con un importante ritorno di immagine ed economico“, si legge sulla pagina Instagram dell’assessore della cittadina pugliese. Tra Martina Franca, in Puglia, e la vicina Matera, in Basilicata, hanno preso vita molte scene del film nel 2022.

A Martina Franca, la scenografia e la logistica hanno impegnato più di 50 persone, che hanno trasformato il comune in una cittadina del Sudamerica per esigenze di copione. Infatti, sono state cambiate le insegne delle attività commerciali nelle piazze Maria Immacolata e Plebiscito e dell’adiacente via Garibaldi, poco distante dalla Cattedrale di San Martino. E, di conseguenza, nei pressi della piazza sono comparsi una tabacos loteria, una papelerìa, un café e una carnicería, e una vecchia fontana. Angelina Jolie ha passato diversi giorni nella Valle d’Itria, una parte della Puglia centrale tra Bari, Brindisi e Taranto che viene chiamata anche la valle dei trulli perché si possono trovare numerose abitazioni in pietra tipiche di quell’area geografica.

Matera
Fonte: iStock
Il centro di Matera

Per quanto riguarda la Basilicata, invece, la location centrale è stata Matera. Piazza San Pietro Caveoso, cuore dei Sassi di Matera, patrimonio dell’Umanità UNESCO, nel film si riconosce insieme ad alcune scene girate nei Rioni Sassi, offrendo così una nuova e affascinante promozione internazionale per la città. “Siamo certi che le immagini di Matera, immortalati sul grande schermo, attireranno visitatori da tutto il mondo, desiderosi di scoprire la magia e la storia che caratterizzano il territorio”, ha dichiarato il Commissario Straordinario, Raffaele Ruberto.

Quando si parla dei Sassi di Matera si intende la parte più antica della città divisa in tre aree: il Sasso Barisano, il Sasso Caveoso e la Civita. Tuttavia sono un capolavoro dell’ingegno e dell’adattamento dell’uomo di fronte alla difficoltà naturali e storiche e tutti i visitatori che la visitano restano a bocca aperta.

Aliano e i suoi Calanchi: un paesaggio fuori dal tempo

23 mars 2025 à 09:55

C’è un angolo della Basilicata dove il paesaggio si trasforma in poesia visiva, dove la terra si lascia scolpire dal tempo e dove il silenzio diventa protagonista: ecco Aliano, piccolo comune della provincia di Matera, arroccato su un’altura friabile che sembra sfidare le leggi della gravità. A pochi chilometri dalla celebre Città dei Sassi, la natura si è fatta scultura e ha dato vita a un mondo sospeso tra sogno e realtà: è la terra dei calanchi.

Ma non soltanto: Aliano ha segnato la memoria di Carlo Levi, l’autore di Cristo si è fermato a Eboli, che qui visse il suo confino negli anni Trenta. È un acrocorpo incantato, come lo definiva lui, un villaggio isolato e allo stesso tempo carico di storie, simboli e paesaggi quasi lunari. Passeggiare tra i vicoli e affacciarsi sui crinali significa entrare in un’altra dimensione, dove la terra si apre in fenditure spettacolari e la luce scolpisce ogni curva del paesaggio.

Cosa sono i calanchi

Non sono semplici colline. I calanchi sono “ferite antiche nella pelle della terra”, incisioni profonde nate dall’erosione millenaria dell’acqua su terreni argillosi, poveri di vegetazione, spogli, eppure affascinanti proprio per tale inconfondibile aspetto. Si formano quando la pioggia batte senza sosta su pendii d’argilla, modellandoli in solchi affilati e paralleli, spesso disposti a ventaglio. Sembrano canyon in miniatura, architetture naturali che si muovono come onde pietrificate nel paesaggio.

Tra le varianti più curiose del fenomeno vi sono anche le cosiddette biancane: rilievi tondeggianti e cupoliformi, che si colorano di bianco per via dei sali (come il solfato di sodio) che risalgono in superficie con le piogge. Alcune forme assumono sembianze quasi lunari, altre evocano paesaggi da fiaba o da cartolina, e ogni area calanchiva è un mondo a sé.

Le caratteristiche dei Calanchi di Aliano

Quello che colpisce dei Calanchi di Aliano non è solo la straordinaria conformazione, ma anche la sensazione di trovarsi, all’improvviso, altrove. Non è raro che chi li osserva per la prima volta li paragoni ai paesaggi remoti del Dakota o della Cappadocia. Eppure siamo nel cuore dell’Italia meridionale, in una Lucania aspra e poetica, dove l’argilla bianca domina la scena e il verde è soltanto un’eco lontana tra i crinali.

Il territorio è selvaggio, scosceso, punteggiato da profonde fenditure, precipizi e valli che si intrecciano in un labirinto naturale. La vegetazione è rada, essenziale, composta da arbusti isolati che spuntano come sentinelle silenziose. Ed è proprio in questo che risiede l’incanto dei calanchi: nel loro essere territorio esposto, fragile e insieme resistente.

Ma nonostante l’aspetto brullo, i Calanchi di Aliano non sono inaccessibili. Percorsi carrabili e sentieri escursionistici li attraversano, e invitano i viaggiatori a scoprirli a piedi, in mountain bike o a cavallo. Camminare tra le pieghe della terra è un’esperienza sensoriale intensa: ogni passo racconta una storia, ogni svolta apre a nuovi orizzonti.

La strada del Parco dei Calanchi di Aliano

Sorprendenti Calanchi di Aliano
Fonte: iStock
Panorama dei Calanchi di Aliano, Matera

Il Parco dei Calanchi di Aliano offre cinque itinerari tematici che oltre a essere passeggiate nella natura, sono veri e propri viaggi nel tempo, nella memoria, nelle leggende e nelle figure che hanno segnato la storia del territorio.

Il primo sentiero è dedicato a Carlo Levi, e non potrebbe essere altrimenti. Qui si cammina sulle orme dello scrittore, nel paesaggio lunare che lo accolse durante il suo confino e che lui seppe raccontare con una sensibilità rara. È un percorso breve e accessibile a tutti, ma denso di suggestioni: gli scorci sembra riflettere le parole della sua opera e i silenzi ne amplificano la potenza.

Il secondo sentiero porta il nome di Don Luigino, ovvero Luigi Magalone, il Podestà di Aliano. È un itinerario più vario, che alterna salite e discese, e conduce fino al fosso Vituri, dove le acque si raccolgono e disegnano nuove geometrie. In questa zona, sabbiosa e umida, crescono rigogliose le tamerici, mentre il paesaggio si fa più intimo, quasi segreto.

Il terzo sentiero racconta la storia di Don Trajella, un prete dalla personalità complessa, simbolo di un clero spesso intrappolato in una quotidianità senza scosse. Si tratta di un percorso del silenzio e della vastità, dove si cammina lungo crinali panoramici, tra uliveti e campi solitari, fino a sentirsi parte integrante di un universo sospeso.

Il quarto sentiero è forse il più magico. Dedicato a Giulia, la “Santarcangiolese”, una sorta di strega contadina ritratta da Levi come una donna potente, conoscitrice di erbe e incantesimi, padrona di formule capaci di guarire o maledire. Camminare qui vuol dire entrare in un mondo di leggende e misteri, dove la natura stessa sembra vibrare di antichi sortilegi.

Infine, il quinto sentiero è il più impegnativo, ma anche quello che scava più a fondo nella storia di Levi e nei luoghi del suo racconto. Si arriva fino alla “casa del malato”, dove lo scrittore si recò per curare un uomo del posto. Il sentiero è dedicato ai due medici locali, Milillo e Gibilisco, simboli (nel pensiero di Levi) della piccola borghesia che ostacolava ogni possibilità di riscatto sociale e culturale.

Altri calanchi in Italia

I Calanchi di Aliano non sono gli unici esempi di questo sorprendente fenomeno geomorfologico. L’Italia, grazie alla sua conformazione geologica, custodisce numerose aree calanchive sparse lungo tutta la dorsale appenninica.

In Basilicata, accanto ad Aliano, un altro luogo di straordinario interesse è la Riserva di Montalbano Jonico, considerata un unicum a livello internazionale per la sua valenza geologica e paleontologica. In Emilia-Romagna, i calanchi scolpiscono il paesaggio del Parco regionale dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa, per vedute a dir poco mozzafiato.

La Toscana, con le sue Crete Senesi e la Val d’Orcia, vanta uno scenario altrettanto incredibile: colline modellate come sculture, con sfumature che variano dal grigio all’ocra. Sull’Adriatico, le colline di Marche e Abruzzo ospitano le forme più classiche dei calanchi, mentre nei pressi di Atri, in Abruzzo, spicca una riserva naturale interamente dedicata a queste formazioni.

Anche la Sicilia, nella zona di Caltagirone (famosa per la ceramica), conserva una porzione di paesaggio scolpito dai calanchi, a testimonianza di come l’eccezionale fenomeno abbia lasciato segni profondi da nord a sud.

Imma Tataranni 4, le location iconiche della fiction Tv RAI

23 février 2025 à 13:00

Vanessa Scalera torna nei panni di Imma Tataranni. La quarta stagione di Imma Tataranni – Sostituto Procuratore, tratta dai romanzi di Mariolina Venezia, promette nuovi colpi di scena e scenari da sogno.

La trama

La storia riprende dopo gli eventi della terza stagione, quando Calogiuri, in coma e pronto per essere trasferito in un centro specializzato a Venezia, sorprende tutti risvegliandosi all’improvviso. Tuttavia, la sua memoria sembra svanita, e il ricordo della relazione con Imma è completamente cancellato.

Nel frattempo, il matrimonio tra Imma e Pietro è sempre più fragile, segnato da tradimenti e incomprensioni. Oltre a Calogiuri, un nuovo personaggio farà vacillare ancora di più le certezze della protagonista. In parallelo, anche Valentina, la figlia di Imma, assume un ruolo più centrale: dopo aver abbandonato gli studi, ritorna a Matera e si trova a confrontarsi con la crisi familiare.

Le location della quarta stagione

La quarta stagione di Imma Tataranni è stata girata in Basilicata, con Matera come fulcro narrativo e scenografico. Le riprese hanno toccato anche la Val d’Agri, toccando alcuni dei borghi più suggestivi della regione, tra cui Marsicovetere, Marsico Nuovo, Viggiano e Abriola.

Matera

Matera, una delle città più antiche del mondo, è il cuore pulsante della fiction. I suoi celebri Sassi, dichiarati Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1993, offrono uno scenario unico e senza tempo. I quartieri del Sasso Caveoso e del Sasso Barisano, con le loro abitazioni scavate nella roccia, creano un’atmosfera suggestiva e affascinante. Le chiese rupestri, come Santa Maria de Idris e San Pietro Barisano, aggiungono un tocco mistico.

Matera, scelta anche da registi internazionali per la sua scenografia naturale, ha visto negli ultimi anni una crescente attenzione turistica, culminata nel titolo di Capitale Europea della Cultura 2019: è un intreccio di storia e modernità, con locali accoglienti, ristoranti tipici e botteghe artigianali che donano uno spaccato genuino della cultura lucana.

Marsicovetere

Scorcio del borgo di Marsicovetere
Fonte: iStock
Veduta panoramica di Marsicovetere

Marsicovetere si erge su una collina che domina la Val d’Agri e vanta una veduta eccezionale sulla vallata sottostante.

Il centro storico è un piccolo gioiello di architettura medievale, con vicoli stretti, case in pietra e antiche chiese che custodiscono secoli di storia. La Chiesa di San Giovanni Battista e il Palazzo Pignatelli sono due delle principali attrazioni del borgo, testimoni di un passato ricco di cultura e tradizioni.

Il borgo è circondato da una natura lussureggiante, con boschi e sentieri che offrono possibilità di escursioni e passeggiate panoramiche. In inverno, la vicina stazione sciistica del Monte Volturino attrae gli amanti degli sport sulla neve e rende Marsicovetere una meta perfetta in ogni stagione.

Marsico Nuovo

Adagiato su tre colline, Marsico Nuovo è un borgo che custodisce un patrimonio storico e artistico di grande valore. Le stradine lastricate conducono a palazzi nobiliari, chiese e antichi conventi, tra cui la Cattedrale di San Giorgio, custode di pregevoli opere d’arte.

Il centro storico è stato valorizzato con il progetto del Borgo Albergo, che permette ai visitatori di soggiornare in abitazioni storiche perfettamente restaurate e di vivere una vacanza a pieno contatto con il territorio

Marsico Nuovo è anche una porta d’accesso al Parco Nazionale dell’Appennino Lucano, una vasta area protetta che pullula di sentieri per il trekking e scorci indimenticabili sulla natura incontaminata.

Viggiano

Panorama di Viggiano
Fonte: iStock
Vista panoramica di Viggiano

Viggiano è quel luogo dove la musica e la spiritualità si intrecciano.

Il paese è celebre per la tradizione nella costruzione delle arpe e per il legame con la Madonna Nera, la cui statua viene portata in processione ogni anno fino al Santuario del Sacro Monte che, immerso nella quiete della montagna, è una delle mete di pellegrinaggio più importanti della Basilicata.

Oltre al valore religioso e culturale, Viggiano è una rinomata località sciistica grazie alla Montagna Grande di Viggiano, con piste per sciatori di ogni livello. In estate, la montagna si trasforma in un paradiso per gli escursionisti, con sentieri che attraversano boschi e panorami spettacolari sulla valle.

Abriola

Abriola è conosciuto come il borgo di San Valentino, il santo degli innamorati, a cui è dedicata la chiesa principale. Il centro storico è un incantevole dedalo di stradine e case in pietra, dove il tempo sembra davvero essersi fermato. Tra le attrazioni più interessanti, spiccano proprio gli affreschi medievali della Chiesa di San Valentino, che raccontano la vita del santo in una narrazione visiva di grande impatto.

Il territorio di Abriola sorge nell’abbraccio di una natura selvaggia e affascinante, dominata dal monte Pierfaone che propone sentieri per escursioni e un’importante stazione sciistica, frequentata dagli appassionati degli sport invernali. D’estate, i boschi e le valli diventano invece la tappa ideale per passeggiate e picnic immersi nel verde.

Matera e il suo Presepe Vivente: magia delle feste, luce e bellezza tra i Sassi

4 décembre 2024 à 16:36

Uno dei luoghi comuni che, più spesso, si sentono quando si parla di Matera, capoluogo della Basilicata, è che quella città sembra proprio un presepe a grandezza naturale. Non passa anno che i riflettori non puntino le proprie luci su Matera e la sua bellezza: molti film hanno scelto proprio i Sassi come scenografia. E come dare loro torto?

Quando si ammira il panorama sui celebri Sassi, per esempio, l’immagine di un presepe è quanto più vicino ci possa essere. Quella città che l’intero mondo invidia all’Italia è un luogo magico tutto l’anno. Lo diventa ancora di più nel periodo festivo, fino ai primi giorni di gennaio, perché – per davvero – si trasforma in quel presepe che molti immaginano guardandola. Il Presepe Vivente di Matera è un evento imperdibile e un’ottima ragione per fare un viaggio di un paio di giorni in Basilicata.

Quando si svolge: giorno e orari

L’edizione di quest’anno del Presepe Vivente di Matera è la quattordicesima e si terrà dal 7 dicembre 2024 al 5 gennaio 2025. L’evento sarà fruibile solo in date precise comprese in questo periodo. Ecco quando potervi assistere:

  • Dicembre: 7,8, 14, 15, 21, 22, 28 e 29
  • Gennaio: 4 e 5 gennaio

Gli orari del Presepe Vivente di Matera 2024 non sono specificati con esattezza, poiché l’evento è strutturato a fasce orarie che possono variare in base alle prenotazioni. Tuttavia, l’accesso è generalmente previsto nel pomeriggio e nella serata, per sfruttare proprio il buio naturale che fa da contrasto naturale alle luci dell’evento.

È consigliabile arrivare con almeno 15 minuti di anticipo rispetto all’orario prenotato per gestire il flusso di visitatori.

Il presepe vivente tra i Sassi di Matera
Fonte: iStock
La scenografia naturale del Presepe Vivente di Matera

Biglietti e prenotazioni

La prima informazione da sapere per organizzare un viaggio per vedere il Presepe Vivente di Matera è che è obbligatorio prenotare. La cosa migliore, dati i giorni limitati di presenza dell’evento in città, è organizzarsi con un buon anticipo e, sicuramente, non improvvisare. Si prenota attraverso il sito ufficiale dell’evento.

I biglietti costano 12€ per gli adulti e 5 € per i bambini tra 6 e 10 anni, mentre i minori di 6 anni entrano gratuitamente. L’ingresso è gratuito per i residenti di Matera e per le persone con disabilità, che potranno visitare il Presepe Vivente con un accompagnatore.

L’accessibilità del Presepe Vivente di Matera

Considerata la struttura fisica dei Sassi di Matera, è stato fatto il possibile per rendere accessibile l’area del Presepe Vivente, in modo che tutti possano godere della bellezza di questo evento, siano esse persone disabili, famiglie che girano con passeggini o viaggiatori autonomi ma con ridotta mobilità.

Una fascia oraria speciale, dalle 14:30 alle 15:30, è dedicata alle persone con disabilità per garantire un’esperienza accessibile e confortevole per tutti. È stato creato, infatti, un vero e proprio percorso inclusivo, adatto a ogni tipo di disabilità, fisica o psichica. La visita inclusiva dura circa un’ora.

Ci sono due informazioni fondamentali per chi intende effettuare il percorso inclusivo: non ci sono bagni adatti ai disabili lungo l’itinerario e non ci sono punti di ristoro. Eventuali altre informazioni a riguardo sono sempre reperibili sul sito ufficiale del Presepe Vivente.

La storia del Presepe Vivente di Matera

La città di Matera ha iniziato a valorizzare il proprio patrimonio culturale negli Anni ’80, quando è cominciata la promozione turistica dei Sassi. Proprio in quel periodo, complice il successo di alcuni eventi estivi, si pensò di iniziare a creare qualcosa che desse concretezza al tanto diffuso luogo comune de “Matera sembra un presepe“. Il primo presepe vivente tra i Sassi di Matera venne realizzato da dei volontari locali che riscontrarono subito un ottimo successo.

Anno dopo anno, l’evento è cresciuto e ha attirato in città sempre più visitatori, facendo emergere l’esigenza di creare qualcosa di studiato, strutturato, che potesse essere quasi al pari di una rappresentazione teatrale vera e propria. Furono, così, introdotte le tematiche diverse, scelte di anno in anno e utilizzate come leitmotiv per costruire tutta l’esperienza portata in scena tra i Sassi.

Informazioni per il Presepe Vivente di Matera
Fonte: iStock
Matera con le luci di Natale

Il tema del 2024

Il Presepe Vivente di Matera si ispira, ogni anno, a un tema diverso. Quello scelto per il 2024 è “Il Presepe d’Italia: Luce sul Futuro”. Come dice il nome stesso della tematica, l’evento di quest’anno utilizza la luce per creare un’esperienza capace di farsi ricordare. Saranno utilizzati giochi di luci, proiezioni 3D e videomapping per arricchire l’esperienza visiva.

Il Natale è un periodo in cui si celebra, in molti modi diversi, il ritorno della luce e il Presepe di Matera fa proprio centro con il tema di quest’anno che vuole proprio portare nel mondo una scintilla di speranza e serenità, elementi chiave per tracciare la strada che ci porta a immaginare un futuro migliore.

Il Presepe Vivente si conferma sempre una delle tradizioni natalizie più  importanti d’Italia. Al di là dell’atmosfera che riesce a creare, esso è molto più di evento natalizio per la città e tutti i suoi abitanti: è un’occasione per celebrare la propria identità culturale e la forte devozione religiosa.

Il percorso di visita

L’esperienza del Presepe Vivente di Matera si snoda in circa un chilometro e mezzo di strada, attraverso alcuni degli angoli più incantevoli e degni di nota della città. Matera si trasforma nella Palestina di 2000 anni fa, facendo rivivere momenti quotidiani come la rappresentazione di vecchi mestieri fino ad arrivare a un istante eccezionale come quello della Natività.

Da tradizione, le rappresentazioni che si incontrano lungo il percorso sono divise in tre grandi aree:

  • La vita contadina, immancabile in ogni presepe (anche in quello delle nostre case)
  • Episodi tratti dal Vangelo, per sottolineare la solennità dell’evento
  • La Natività vera e propria: pur trattandosi di una scena tratta dal Vangelo, data la sua importanza, la Natività costituisce un momento a sé della visita al Presepe Vivente di Matera.

Uno dei luoghi che fa da scenografia al Presepe Vivente di Matera è il Sasso Caveoso, una delle due aree più celebri e più ammirate dei Sassi di Matera che, va ricordato, sono Patrimonio UNESCO dal 1993. Il percorso prevede che si cammini tra Sasso Caveoso e Sasso Barisano, lungo un percorso appositamente segnalato e illuminato.

Per dare vita al Presepio Vivente di Matera si sono resi disponibili ben oltre duecento persone tra figuranti, attori di teatro, tecnici, appassionati e professionisti di rievocazione storica che arrivano in Basilicata da tutta Italia proprio per interpretare in modo unico e speciale il tema scelto e dare vita così a una rappresentazione significativa e pronta a lasciare il segno negli occhi e nell’anima dei visitatori.

Consigli utili per visitare il Presepe Vivente di Matera

Visitare i Sassi di Matera, anche al di fuori del periodo festivo, è sempre un’ottima idea ma richiede un po’ di preparazione di base. In primis, scegli le scarpe giuste: la struttura dei Sassi è particolare e lo sono le strade da fare per esplorare quella bellezza unica al mondo. Scegli delle scarpe robuste e con una buona suola, a maggior ragione vista la stagione invernale, durante la quale potresti trovare il fondo stradale un po’ umido.

Ci sono molti luoghi dove mangiare qualcosa di tipico e delizioso a Matera: informati in anticipo, in modo da trovare posto per aggiungere anche un pizzico di gastronomia lucana alla tua visita al presepe vivente.

Se arrivi con la tua auto, informati bene su dove poter parcheggiare e se la sosta è a pagamento o no. Una dei regali più belli che puoi farti è trascorrere almeno una notte a Matera, magari proprio in uno dei molti luoghi dove dormire tra i Sassi. Così potrai godere della bellezza del Presepe Vivente e sentirti, allo stesso tempo, parte integrante di quella magica atmosfera.

Ricordati, inoltre, che la tua visita al Presepe Vivente coincide anche con molti altri eventi natalizi organizzati in città. Uno fra tutti è il Villaggio di Babbo Natale, con tanto di mercatini festivi pronti ad accoglierti.

Natale a Matera, cosa fare e cosa vedere nella Città Patrimonio Unesco

9 novembre 2024 à 12:37

Matera durante il periodo natalizio si trasforma in una città da fiaba, dove il fascino senza tempo dei Sassi si fonde con la magia delle Feste.

Dichiarata Patrimonio dell’Umanità e celebre per il suo paesaggio unico al mondo, diventa davvero speciale a dicembre, quando le antiche vie si illuminano e l’atmosfera riscalda il cuore di piccoli e grandi tra mercatini artigianali, presepi viventi che raccontano la Natività tra le rocce millenarie, e concerti nelle suggestive chiese rupestri.

Cosa fare a Matera a Natale

A Natale, Matera diventa un vero e proprio presepe a cielo aperto, avvolta nelle calde luminarie e in un’atmosfera che riecheggia antiche tradizioni. La città dei Sassi si riempie di vita, di colori, di musica, e di momenti indimenticabili che la rendono una meta magica per chiunque desideri un’esperienza natalizia autentica e senza tempo.

Ecco, allora, alcune attività imperdibili per vivere Matera con tutta la gioia che le Festività di fine anno portano con sé.

Una visita al Matera Christmas Village

Passeggiare per i mercatini di Natale a Matera è come entrare in un piccolo villaggio incantato. Nella cornice della centralissima Piazza Vittorio Veneto, le bancarelle espongono decorazioni natalizie, piccoli presepi, e pezzi unici dell’artigianato locale. Gli aromi dei dolci natalizi riempiono l’aria e invitano a fare una pausa golosa: impossibile resistere al richiamo dei calzoncelli, ripieni di castagne e cioccolato, o alla fragranza della cicerchiata, dolce tipico fatto di piccole palline di pasta dorata e miele.

Non mancano la Casa di Babbo Natale, Lego Story, coinvolgenti spettacoli di artisti di strada, canti natalizi e il dolce suono della zampogna.

Il Presepe Vivente nei Sassi

Santa Maria de Idris, Matera
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Chiesa rupestre di Santa Maria de Idris

Uno dei momenti più suggestivi del Natale a Matera è senza dubbio il percorso del Presepe Vivente nei Sassi: immagina di camminare tra le antiche grotte dei Sassi, illuminate da lanterne e fiaccole, e di trovarvi all’improvviso immerso in una scena di Gerusalemme: oltre 200 figure in costume ripropongono la Natività e scene di vita quotidiana di duemila anni fa. E, per rendere tutto ancora più affascinante, le voci degli interpreti e i canti natalizi risuonano dal centro storico e attraversano il sasso Barisano e il sasso Caveoso.

L’edizione 2024 andrà in scena nei giorni 7, 8, 14, 15, 21, 22, 28, 29 dicembre 2024 e 4, 5 gennaio 2025.

Il Concerto di Natale

Sulla sommità della Civita, il Duomo, o Cattedrale della Madonna della Bruna e di Sant’Eustachio, il 22 dicembre 2024 ospita l’emozionante concerto natalizio a cura dell’Orchestra Sinfonica di Matera, “Oratorio di Noel” di Camille Saint-Saens.

Un evento di musica classica di sicuro impatto, con ingresso gratuito, dalle ore 20.30 alle 22.00.

Degustazione di specialità locali

A Natale, Matera diventa anche una festa per il palato. Da non perdere la crapiata, una zuppa di legumi e cereali che racconta le origini contadine di questa terra, e le focacce, sempre fresche e profumate. Per i più golosi, i dolci natalizi come i panzerotti dolci, le cartellate e i struffoli portano con sé i sapori del Natale.

I ristoranti storici dei Sassi, con gli ambienti scavati nella roccia, creano un’atmosfera intima e accogliente. È un piacere sedersi a tavola in un luogo così suggestivo e condividere il calore delle feste e un’esperienza che riscalda il cuore e appaga tutti i sensi.

Matera a Natale, i luoghi più simbolici

luci natalizie matera
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Calde luci natalizie a Matera

Matera è una città che vive e respira la propria storia, e a Natale ogni angolo sprigiona sensazioni che rimangono impresse nel cuore. Esplorarne i luoghi simbolo in questo periodo significa scoprire un patrimonio plasmato da scorci millenarie, maestosi monumenti e panorami straordinari.

Passeggiando tra il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, i due antichi quartieri scavati nella pietra, si ha la sensazione di essere catapultati in un’altra epoca, sospesa tra realtà e sogno: i vicoli, le piazzette, e le scale sembra raccontare storie di antiche famiglie, di mestieri ormai scomparsi, di tradizioni che resistono fiere. Osservando le case-grotte e le piccole chiese rupestri, ci si accorge inevitabilmente di quanto profondo e autentico sia lo spirito di Matera.

Nel punto più alto sorge la Cattedrale in stile romanico-pugliese, costruita nel XIII secolo da cui si gode di una vista mozzafiato sui Sassi: l’interno affascina per gli affreschi e il soffitto ligneo decorato; altra chiesa da non perdere è San Pietro Caveoso, su un promontorio spettacolare che domina la Gravina, risalente al XVI secolo.

Non si può non rimanere affascinati dalle chiese rupestri, tra cui spiccano Santa Lucia alle Malve, San Pietro Barisano e Santa Maria de Idris. Scavate nella roccia e impreziosite da affreschi bizantini, rappresentano il cuore della spiritualità antica materana.

E che dire del Belvedere di Murgia Timone, sull’altopiano di fronte ai Sassi, punto panoramico da cui Matera appare in tutta la sua bellezza, specialmente al tramonto?

Un’esperienza autentica e immersiva attende poi chi visita la Casa Grotta di Vico Solitario, abitazione dei Sassi trasformata in museo dove respirare la vita quotidiana fino agli anni ’50. Il MUSMA (Museo della Scultura Contemporanea di Matera) rappresenta un’altra sorprendente tappa. Tra le sale di Palazzo Pomarici, ospita sculture e installazioni di artisti italiani e internazionali.

Sotto Piazza Vittorio Veneto, invece, si cela il Palombaro Lungo, una cisterna gigantesca scavata nella roccia che testimonia l’ingegnosità dei sistemi idrici della Matera antica. In centro città, da non perdere anche Piazza San Francesco e la Chiesa di San Francesco d’Assisi ristrutturata in stile barocco, capolavoro architettonico con splendido altare e pregevoli affreschi.

Il clima di Matera a Natale

Le temperature di Matera in questo periodo si aggirano solitamente tra i 5°C e i 12°C, regalando giornate in cui il cielo può alternare momenti di sole a nubi. La sera, l’aria si fa più fresca, e richiede giacche calde e sciarpe avvolgenti.

L’ideale è vestirsi a strati, in modo da potersi adattare con facilità agli sbalzi di temperatura tra il giorno e la sera. Mentre il pomeriggio potrebbe bastare un cappotto leggero, la sera si apprezza un giaccone più pesante, guanti e cappello, soprattutto quando si cammina lungo i vicoli dei Sassi, dove l’umidità delle antiche pietre rende l’aria ancora più frizzante.

Come muoversi a Matera a Natale

Nel centro storico di Matera è in vigore una Zona a Traffico Limitato (ZTL): per i visitatori, la scelta migliore è quella di lasciare l’auto in uno dei parcheggi ai margini del centro, come il Parcheggio Via Lucana o il Parcheggio Piazza Matteotti, entrambi facilmente raggiungibili a piedi o con i mezzi pubblici.

Per chi preferisce muoversi senza auto, Matera offre un servizio di trasporto pubblico ben collegato alle aree di interesse che sono perfette da percorrere a piedi.

Mercatini di Natale di Matera, Basilicata: date e info

23 octobre 2024 à 13:00

Ci siamo: stiamo per entrare definitivamente nel periodo natalizio, quel momento dell’anno fatto di migliaia di luci, atmosfere calde (anche se il tempo è freddo), e tanti, tantissimi eventi a tema in giro per tutta Italia.

Tra gli appuntamenti da non perdere ci sono i mercatini di Natale di Matera e in questo articolo scopriremo insieme tutte le informazioni che occorre sapere per visitare quelli del Natale 2024.

Dove si svolgono i Mercatini di Natale a Matera

Matera, in Basilicata, è un piccolo-grande capolavoro. Detta anche “Città dei Sassi”, è stato il primo sito dell’Italia meridionale a ricevere il riconoscimento di Patrimonio dell’umanità dall’Unesco, assegnato nel 1993, e in più la città è stata designata Capitale europea della cultura nel 2019.

Una meraviglia italiana ma che ormai è conosciuta in tutto il mondo e i cui unici profili catapultano direttamente in una fiaba antica. Sì, perché in qualsiasi giorno dell’anno Matera riesce a far sognare gli ospiti di ogni età, ma è altrettanto vero che a Natale tutto diventa ancor più speciale, tanto da diventare uno di quei luoghi da visitare per forza.

Mercatini, Villaggio di Babbo Natale, Presepe Vivente e molto altro ancora, rendono questo angolo d’Italia una bomboniera in festa. E quest’anno sarà possibile visitare tutto ciò nella centralissima Piazza Vittorio Veneto, che si trasformerà per l’occasione nel Matera Christmas Village.

Quando si svolgono

I mercatini di Natale di Matera saranno aperti dal 7 dicembre 2024 fino al 7 gennaio 2025, dando così l’opportunità di immergersi nell’atmosfera natalizia per oltre un mese. I giorni e gli orari di apertura precisi varieranno a seconda delle attività, quindi è consigliabile controllare il programma dettagliato dell’evento per evitare di perdersi nessuna delle attrazioni.

Il Presepe Vivente, altro importante appuntamento giunto alla sua 14esima edizione, si terrà nei giorni 7, 8, 14, 15, 21, 22, 28, 29 dicembre 2024 e poi ancora 4 e 5 gennaio 2025.

Matera, Natale
Fonte: iStock
Matera e il centro storico a Natale

Come raggiungerlo

Matera è facilmente raggiungibile in auto, treno e autobus. L’aeroporto più vicino è quello di Bari, situato a circa un’ora di distanza in auto o autobus. Una volta arrivati a Matera, si consiglia di muoversi a piedi per esplorare il centro storico e le varie aree dove si svolgeranno le attività natalizie.

Per chi arriva in auto, ci sono diverse aree di parcheggio nei dintorni della città. Se si opta per i mezzi pubblici, sono disponibili autobus locali e taxi per spostarsi comodamente tra le varie attrazioni.

Altre informazioni utili sul mercatino

Oltre ai mercatini, il Villaggio di Babbo Natale sarà una delle principali attrazioni per le famiglie, con la casa di Babbo Natale, gli elfi, l’ufficio postale e persino la slitta. Durante il periodo natalizio ci saranno anche spettacoli di artisti di strada, fontane danzanti, concerti e canti natalizi, oltre a giochi tradizionali come la tombolata e il gioco dell’oca, perfetti per intrattenere i più piccoli.

Un’altra tradizione imperdibile è il presepe in cartapesta, che riflette l’artigianato locale e può essere visitato nel corso di tutto il periodo natalizio.

Eventi legati al mercatino e/o natalizi in città

Il cuore pulsante del Natale materano è senza dubbio il celebre Presepe Vivente nei Sassi, un evento magico che illumina le antiche grotte al calar della sera. Quest’anno, il presepe vivente porta il titolo “Il presepe d’Italia: Luce sul futuro” e vanta un percorso di 1.5 km tra il centro storico e i Sassi.

I visitatori saranno accolti in Piazza San Pietro Caveoso attraverso l’antica Porta di Gerusalemme e potranno ammirare un suggestivo accampamento romano. Proseguendo dal centro storico, attraversando il Sasso Barisano e il Sasso Caveoso, più di 200 partecipanti, tra attori professionisti, figuranti, rievocatori storici e compagnie teatrali provenienti da tutta Italia, daranno vita a una rappresentazione della Gerusalemme ai tempi di Gesù, fino alla scena della Natività. Lungo il tragitto, piccoli gruppi di musicisti eseguiranno melodie natalizie, rendendo ancora più magica l’atmosfera.

L’edizione del 2024 si distingue per una particolare attenzione all’inclusività, prevedendo percorsi specifici per le persone con disabilità motoria e un progetto mirato all’eliminazione delle barriere architettoniche.

I biglietti per il presepe vivente costano 12 euro (intero), 5 euro (ridotto, dai 6 ai 10 anni) e sono gratuiti per i bambini fino a 5 anni.

Inoltre, Matera ospiterà anche concerti, spettacoli di burattini e la tradizionale Calata dei Babbi Natale, eventi che contribuiranno a rendere la città una delle mete natalizie più affascinanti d’Italia.

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