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Riemerge a Gerusalemme il legno carbonizzato del Primo Tempio: una scoperta rarissima

Par : elenausai10
28 juillet 2026 à 11:30

C’è un paradosso nel cuore di questa nuova scoperta archeologica che arriva dal parcheggio Givati, nella Città di Davide: le stesse fiamme che nel 586 a.C. rasero al suolo il Primo Tempio e gran parte di Gerusalemme sono anche ciò che, 2.600 anni dopo, permette agli archeologi di raccontare quella distruzione con una precisione mai raggiunta prima.

Durante gli scavi condotti dall’Israel Antiquities Authority insieme all’Università di Tel Aviv, all’interno del Parco Nazionale delle Mura di Gerusalemme, sono infatti riemerse travi in legno carbonizzate, appartenute al soffitto di un edificio crollato durante la conquista babilonese.

In tutto questo non è la scoperta in sé a colpire, quanto la sua conservazione: l’intonaco delle pareti, sciolto dal calore dell’incendio, ha avvolto il legno ormai carbonizzato come una sorta di sigillo naturale, proteggendolo dall’aria, dall’umidità e dal tempo fino ai giorni nostri.

Una scoperta importante anche per la scienza

Il dato più sorprendente riguarda anche la scienza, non solo l’archeologia. Come spiega Johanna Regev, dell’Israel Antiquities Authority, responsabile dello studio del reperto, è estremamente raro imbattersi in elementi lignei che conservino un numero così alto di anelli di accrescimento.

Le travi ritrovate nella Città di Davide, a Gerusalemme, sono spesse e ricche di anelli, un dettaglio che agli occhi di un non addetto ai lavori potrebbe sembrare marginale, ma che per i ricercatori è invece decisivo: più anelli sono presenti, più stretta può farsi la finestra cronologica della datazione.

Frammento di trave in legno carbonizzata, ricoperta da intonaco biancastro, rinvenuta negli scavi della Città di Davide a Gerusalemme
Reut Vilf, Città di Davide
Le travi carbonizzate emerse dagli scavi del parcheggio Givati, sigillate per 2.600 anni dall’intonaco

Fino a oggi molti reperti dello stesso periodo potevano essere collocati solo all’interno di archi temporali ampi, dell’ordine di alcune centinaia di anni. Grazie a queste travi, quel margine potrebbe restringersi a circa un decennio, un salto di precisione che cambia il modo in cui si può ricostruire, quasi anno per anno, la sequenza degli eventi che portarono alla caduta della città.

Efrat Bocher, direttrice dello scavo, ricostruisce anche la dinamica fisica del ritrovamento: le travi facevano probabilmente parte della copertura di un cortile interno di un edificio del periodo del Primo Tempio e caddero sul pavimento nel momento del crollo. È proprio lì, sepolte sotto i detriti e avvolte dall’intonaco fuso, che sono rimaste indisturbate per millenni.

Le rovine come “paesaggio della memoria”

C’è però un secondo livello di lettura, forse ancora più affascinante di quello scientifico, ed è quello che riguarda le persone tornate a vivere a Gerusalemme dopo la distruzione. Secondo i responsabili dello scavo, non si limitarono a ricostruire cancellando ogni traccia di ciò che era accaduto: scelsero invece, consapevolmente, di lasciare parte delle rovine esattamente dove si trovavano, edificando il nuovo strato urbano sopra di esse.

Resti della distruzione causata da un incendio a Gerusalemme
Reut Vilf, Città di Davide
Resti della distruzione rinvenuti durante gli scavi

Yiftah Shalev, che dirige gli scavi per conto dell’Israel Antiquities Authority insieme al professor Yuval Gadot dell’Università di Tel Aviv, la definisce una forma di “paesaggio della memoria”, un concetto che ricorre in molte culture del mondo e che risponde a un’esigenza profondamente umana: non lasciar svanire la traccia di ciò che è stato. In questo caso, aggiunge Shalev, quella scelta è particolarmente esplicita perché le macerie non furono rimosse, ma trasformate in fondamenta simboliche della città che si stava rialzando.

Un tunnel misterioso emerge a Gerusalemme, gli studiosi al lavoro per decifrare l’enigma

Par : losiangelica
20 mai 2026 à 11:30

50 metri scavati nella roccia viva, con un’altezza che in certi punti supera i 5 metri: questo il percorso per il ritrovamento di un tunnel misterioso scoperto nei pressi del kibbutz Ramat Rachel, alla periferia meridionale di Gerusalemme. Un ritrovamento raro che invece di rispondere alle domande degli studiosi ne apre di nuove. Ma ecco perché è così importante questa novità.

Il tunnel misterioso scoperto a Gerusalemme

Gli archeologi dell’Israel Antiquities Authority stavano conducendo scavi preliminari su un terreno roccioso ed esposto, in vista della costruzione di un nuovo quartiere residenziale promosso dalla Israel Lands Authority, quando hanno individuato quella che sembrava una semplice cavità carsica naturale. Lo scavo è proseguito e la cavità non è finita.

La dott.ssa Sivan Mizrahi e Zinovi Matskevich, direttori dello scavo, hanno raccontato che mentre procedevano l’apertura ha rilevato in realtà un tunnel. Alcune parti sono crollate e per questo non sono ancora emersi tutti i suoi segreti.

L’accesso originario avveniva attraverso una scala intagliata nella roccia, che scendeva fino a un’apertura e da lì immetteva nel corridoio sotterraneo. All’interno, strati e strati di terra accumulata nel corso di secoli. Il tunnel è stato trovato sostanzialmente intatto nella sua struttura, il che rende ancora più strano il silenzio assoluto che lascia dietro di sé: nessun oggetto, nessun frammento ceramico, niente che possa aiutare a datarlo o a capire a cosa servisse.

Chi lo ha realizzato ha creato una costruzione di 3 metri di larghezza e fino a 5 metri d’altezza con un lavoro di escavazione di grande precisione.

Nuovo Tunnel scoperto a Gerusalemme
Autorità per i Beni BASA
Il tunnel misterioso scoperto a Gerusalemme

Perché il ritrovamento conta

Il punto di forza non è solo il tunnel in sé ma il contesto in cui si inserisce.

A poche centinaia di metri in linea d’aria si trovano due siti di primaria importanza: i resti di un edificio pubblico dell’Età del Ferro nel quartiere Arnona, epoca che corrisponde al periodo del Primo Tempio, e Tel Ramat Rachel, uno dei siti più studiati dell’archeologia d’Israele, con tracce di insediamento che vanno dall’Età del Ferro fino al periodo islamico. La vicinanza è suggestiva, ma per ora non dimostra nulla.

Le ipotesi si sono accumulate e sono state scartate una dopo l’altra.

Un’infrastruttura idrica? Le pareti non sono intonacate, e in quell’area non ci sono falde acquifere note. Un’installazione agricola o industriale sotterranea? La scala dell’opera non quadra con questa lettura, e non esistono confronti simili nelle vicinanze.

La teoria attualmente più accreditata dagli stessi ricercatori è che il tunnel puntasse verso uno strato di gesso, utile per estrarre materiale da costruzione o per produrre calce. A sostegno di questa ipotesi ci sarebbe un pozzo ricavato nel soffitto, che potrebbe aver funzionato da sistema di ventilazione, e alcuni detriti di scavo trovati sul pavimento. Ma è ancora al vaglio degli studiosi.

Il dott. Amit Re’em, archeologo distrettuale di Gerusalemme per l’Israel Antiquities Authority, ha inquadrato la scoperta con parole che rendono bene la natura di questa città. Ha dichiarato che solitamente sono già presenti spiegazioni chiare per le scoperte fatte ma capita di restare meravigliati, come in questo caso.

Dopotutto Gerusalemme è una città che non smette di sorprendere, basti pensare ai ritrovamenti più recenti come la scoperta pazzesca sotto al Muro Occidentale di 2.000 anni fa o un messaggio unico di 2.700 anni fa. Proprio per questo sotto ogni cantiere o costruzione potrebbe rivelare qualcosa che ancora non conosciamo.

In Israele rinasce un antico cammino percorso per secoli dai pellegrini

16 mai 2026 à 10:00

Per secoli il pellegrinaggio verso Gerusalemme ha rappresentato uno dei grandi viaggi spirituali del Mediterraneo e del Medio Oriente: uomini e donne provenienti da culture e religioni diverse attraversavano città, villaggi e paesaggi della Terra Santa con l’obiettivo di raggiungere la Città Santa, seguendo itinerari che col tempo sono diventati parte della memoria storica e religiosa della regione. Oggi, dopo un lungo periodo in cui quei percorsi erano in gran parte scomparsi dalla memoria vivente, un nuovo progetto sta cercando di riportarli alla luce: si chiama W2J, acronimo di “The Way to Jerusalem”.

L’iniziativa punta a far rinascere l’antico cammino verso Gerusalemme recuperando non solo il tracciato fisico del pellegrinaggio, ma anche il suo significato culturale, spirituale e umano. Il percorso tocca gli stessi paesaggi e le stesse strade che hanno visto transitare pellegrini diretti verso Gerusalemme, tra luoghi storici, archeologici e sacri per le tre grandi religioni monoteiste: ebraismo, cristianesimo e islam.

L’idea alla base del progetto è quella di offrire un’esperienza di viaggio che unisca il cammino fisico a una dimensione interiore fatta di incontro e dialogo: W2J si presenta, infatti, come un ponte tra culture, fedi e persone, un percorso verso quella che gli organizzatori definiscono la “Gerusalemme Celeste” tramite il viaggio concreto verso la “Gerusalemme Terrena”.

Il progetto W2J e la rinascita del pellegrinaggio

The Way to Jerusalem” è un’iniziativa di carattere nazionale guidata dalla “The Way to Jerusalem Pilgrimage Association”, fondata da Golan Rice e Yael Tarasiuk per permettere a persone provenienti da Israele e dal resto del mondo di tornare a camminare verso Gerusalemme sulle orme dei pellegrini che hanno raggiunto la città nel corso di migliaia di anni.

Secondo l’impostazione dell’associazione, il valore del viaggio risiede anche nell’esperienza vissuta lungo il tragitto: l’incontro con le comunità locali, l’ascolto delle storie del territorio, l’ospitalità ricevuta e la possibilità di creare un dialogo multiculturale tra persone con percorsi di vita differenti.

Il cammino attraversa, infatti, aree profondamente legate alla storia religiosa e culturale della regione e il progetto recupera una delle dimensioni più antiche del pellegrinaggio, quella dell’incontro umano.

Da Jaffa a Gerusalemme: 111 chilometri in sei giorni

Gli otto pellegrini che hanno completato il percorso W2J, Israele
Crediti IMOT
Gli otto pellegrini che hanno completato il percorso W2J

La scorsa settimana, un gruppo internazionale di otto pellegrini ha completato il percorso W2J percorrendo 111 chilometri dal porto di Jaffa fino alla Porta di Jaffa della Città Vecchia di Gerusalemme.

Il viaggio si è svolto nell’arco di sei giorni e ha coinvolto partecipanti provenienti da Taiwan, Stati Uniti, Spagna e Israele, appartenenti a differenti tradizioni religiose, tra cui cristiani evangelici, cattolici ed ebrei, che hanno condiviso l’intero cammino come un unico gruppo.

Gli organizzatori li hanno definiti come il primo “Gruppo Pionieristico proveniente da tutto il mondo”, a sottolineare il carattere simbolico del viaggio.

L’incontro con le comunità locali lungo il cammino

Uno degli aspetti centrali dell’esperienza W2J riguarda il rapporto con le comunità attraversate durante il percorso: durante il viaggio, i pellegrini hanno soggiornato in diverse località, entrando in contatto con abitanti del posto e ascoltando le loro storie.

Secondo il racconto dell’associazione, il cammino ha favorito uno scambio continuo tra i partecipanti e le persone incontrate lungo la strada: i pellegrini hanno condiviso le proprie esperienze personali e spirituali, mentre le comunità locali hanno raccontato il legame del territorio con la storia e con il pellegrinaggio.

Nonostante le differenze religiose, culturali e linguistiche, ogni partecipante ha trovato nel viaggio un’esperienza personale significativa. Per alcuni il pellegrinaggio ha rappresentato un momento di riflessione spirituale, per altri un’occasione di incontro tra culture, per altri ancora un modo per riscoprire il significato del viaggio lento e della condivisione.

I timbri del pellegrino e il certificato “Jerushalma”

Come avviene in molte tradizioni di pellegrinaggio, anche per il percorso W2J i pellegrini ricevono un Tesserino del Pellegrino sul quale raccolgono timbri nelle varie stazioni lungo il tragitto.

Una volta arrivati alla Porta di Jaffa, nella Città Vecchia di Gerusalemme, i partecipanti che presentano il tesserino completato con tutti i timbri ricevono il timbro finale e il Certificato ufficiale di Pellegrinaggio “Jerushalma”, rilasciato da W2J insieme al Ministero del Turismo israeliano.

Lo Shrine of the Book di Gerusalemme è stato premiato come miglior museo dell’anno

2 mars 2026 à 07:30

È un vero e proprio Santuario del Libro quello che è stato premiato come migliore museo dell’anno: si tratta dello Shrine of the Book, un’ala dell’Israel Museum di Gerusalemme. Il premio ACTA 2026 – Archeological & Cultural Tourism Award è stato consegnato in occasione della borsa del turismo culturale e archeologico TourismA che si è svolta nel weekend di fine febbraio a Firenze.

Istituito dal Gist (Gruppo Italiano Stampa Turistica) con il patrocinio di Toscana Promozione Turistica, e giunto alla quarta edizione, è un premio che mira a porre l’attenzione sul patrimonio culturale e archeologico italiano e mondiale, enfatizzando il lavoro quotidiano di diverse categorie di professionisti dedicati alla sua valorizzazione.

Cos’è lo Shrine of the Book

Lo Shrine of the Book (Santuario del Libro), situato all’interno dell’Israel Museum di Gerusalemme, nel quartiere Givat Ram, è un capolavoro dell’architettura simbolica del Novecento. Progettato da Bartos e Kiesler, l’edificio sembra uscire da un romanzo, con la sua iconica cupola bianca contrapposta al muro di basalto nero: una scelta non casuale, che riflette la lotta tra “Luce e Tenebre” descritta nei Rotoli del Mar Morto, i più antichi testi biblici al mondo (oltre 2.000 anni) custoditi all’interno del Santuario dal 1965, oltre al Codice di Aleppo.

Entrare in questo tempio moderno dei segreti millenari è come varcare una soglia temporale: tra vetrine illuminate e pannelli interattivi, si segue il filo invisibile di storie sacre, tradizioni dimenticate e culture che hanno plasmato religioni, lingue e civiltà.

I Rotoli del Mar Morto nel Santuario del Libro
iStock
I Rotoli del Mar Morto nel Santuario del Libro a Gerusalemme

Perché è stato premiato

Il premio Gist ACTA 2026 come miglior museo dell’anno arriva in concomitanza con il 60° anniversario dell’Israel Museum di Gerusalemme.

Per l’occasione è stata allestita la mostra “Una Voce dal Deserto”, inaugurata lo scorso 24 febbraio, che espone integralmente dopo decenni il Grande Rotolo di Isaia (II sec. a.C.), il manoscritto biblico più antico e completo finora ritrovato (composto da oltre sette metri di testo in 54 colonne che racchiudono tutti i 66 capitoli del Libro di Isaia).

È un evento di portata storica e scientifica senza precedenti, come sottolinea il Gist, e un progetto che vanta la direzione scientifica del Prof. Marcello Fidanzio (dell’Università della Svizzera Italiana): è la prima volta che uno studioso italiano guida una mostra di tale importanza presso il Museo d’Israele.

Un traguardo che vuole premiare i tre anni di intenso coordinamento internazionale trascorsi per organizzare tale mostra, che rivela la “biografia” del reperto attraverso tecnologie d’eccellenza: analisi multispettrali, studio degli inchiostri e paleografia avanzata, rendendo visibili i segreti della manifattura antica e facendo dialogare perfettamente il rigore filologico, la storia delle religioni e l’innovazione tecnologica.

Gli altri premi consegnati quest’anno

I premi Gist ACTA 2026 hanno riconosciuto altre eccellenze nel mondo dell’archeologia e del turismo culturale italiano e internazionale: il titolo di Miglior Sito UNESCO è andato ai Palazzi dei Rolli e alle Strade Nuove di Genova, veri gioielli da esplorare nel centro storico della città, mentre il titolo di Miglior area archeologica è andato all’Area Archeologica di Ostia Antica.

Gerusalemme, scoperta unica sotto al Muro Occidentale svela un segreto di quasi 2.000 anni

31 décembre 2025 à 11:09

Gerusalemme continua a sorprendere il mondo con nuove rivelazioni che arricchiscono il suo straordinario patrimonio storico e spirituale. Sotto la celebre piazza del Muro Occidentale, uno dei luoghi più visitati e simbolici della città, una recente scoperta archeologica ha riportato alla luce un segreto rimasto nascosto per quasi duemila anni.

Durante una campagna di scavi, gli archeologi hanno individuato un antico mikveh, un bagno di purificazione rituale, risalente agli ultimi giorni del periodo del Secondo Tempio. Il ritrovamento offre uno sguardo diretto sulla vita quotidiana, religiosa e sociale di Gerusalemme (durante l’anno 70 d.C.).

La scoperta

Il bagno di purificazione rituale scoperto (dall’Autorità Israeliana per le Antichità e dalla Fondazione per il Patrimonio del Muro Occidentale) è stato scavato direttamente nella roccia e presenta una struttura sorprendentemente ben conservata.

Di forma rettangolare (lungo 3,05 metri, largo 1,35 metri e alto 1,85 metri), con pareti intonacate e una serie di quattro gradini che permettevano l’immersione, il mikveh testimonia l’attenzione minuziosa che gli abitanti della città dedicavano alle pratiche di purificazione.

Il reperto era sigillato sotto uno strato, composto da cenere e detriti, che racconta in modo silenzioso gli eventi tragici legati alla distruzione di Gerusalemme e del Secondo Tempio.

All’interno dello stesso strato sono stati rinvenuti numerosi oggetti d’uso quotidiano, come vasi in ceramica e recipienti in pietra, tipici della popolazione ebraica che viveva la città all’epoca.

Questi reperti aiutano gli studiosi a ricostruire le abitudini domestiche e religiose della popolazione, offrendo una fotografia autentica per riportare alla luce il glorioso e importante passato di Gerusalemme.

La posizione del mikveh, nascosta e protetta, suggerisce che fosse parte integrante di un complesso più ampio legato alla vita religiosa che ruotava attorno al Tempio.

Scoperto un mikveh a Gerusalemme
Emil Aladjem, Ari Levy, IAA
I quattro gradini conducevano all’antico bagno rituale

Gerusalemme città-tempio

Gli scavi si collocano in un’area di straordinaria importanza storica, non lontano da quelli che in antichità erano i principali accessi (il Grande Ponte a nord e l’Arco di Robinson a sud) al complesso templare.

Qui, nel cuore pulsante della Gerusalemme di duemila anni fa, si concentravano attività legate alla purezza rituale, fondamentali per chiunque volesse accedere agli spazi sacri. Il ritrovamento del mikveh si inserisce in un contesto più ampio che comprende altri bagni rituali e numerosi oggetti in pietra (come il mikva’ot, vaso in pietra), scelti appositamente perché non soggetti all’impurità.

Questi elementi rafforzano l’idea di Gerusalemme come “città-tempio”, un luogo in cui la dimensione spirituale permeava ogni aspetto della vita quotidiana.

Le norme religiose non erano confinate ai momenti di culto, ma influenzavano le abitudini domestiche, l’organizzazione urbana e persino i materiali utilizzati nella vita di tutti i giorni.

L’importanza della scoperta

La scoperta, avvenuta in prossimità di una ricorrenza commemorativa poco prima del digiuno del Decimo di Tevet, assume anche un forte valore simbolico: le ceneri della distruzione, conservate nel tempo, convivono oggi con il ritrovamento di un passato che continua a parlare alle generazioni presenti.

Questo nuovo tassello archeologico non solo arricchisce la conoscenza storica di Gerusalemme, ma rafforza anche il legame profondo tra memoria, identità e patrimonio culturale, rendendo la città una meta ancora più affascinante per viaggiatori, studiosi e appassionati di storia antica.

Nuova scoperta fatta a Gerusalemme
Emil Aladjem, IAA
Frammenti rinvenuti nel bagno rituale

Un messaggio di 2.700 anni fa riaffiora a Gerusalemme: prima iscrizione assira mai trovata

24 octobre 2025 à 07:30

Un minuscolo tesoro svela un’enorme scoperta: un frammento di ceramica di 2.770 anni fa con un’iscrizione cuneiforme in lingua accadica, la più antica lingua semitica mai attestata, è stato riportato alla luce durante uno scavo archeologico a Gerusalemme.

Non si tratta di un reperto qualsiasi: sulla sua piccola superficie si troverebbe un messaggio importante ed estremamente raro, testimone di una comunicazione ufficiale tra la corte reale assira e il Regno di Giuda. Una scoperta straordinaria che apre una nuova finestra sul passato, riscrivendo la storia.

Cosa è stato scoperto a Gerusalemme

Il ritrovamento, annunciato dall’Autorità Israeliana per le Antichità (IAA) e dalla Fondazione Città di Davide, è avvenuto durante gli scavi congiunti nei pressi del Muro Occidentale del Monte del Tempio nel Parco Archeologico Davidson di Gerusalemme, diretti dalla Dott.ssa Ayala Silberstein dell’IAA.

Nel terreno, setacciando un canale di drenaggio, Moria Cohen (archeologa del team) ha notato all’improvviso un coccio che misura appena 2,5 centimetri, con uno strano motivo: “All’inizio ho pensato che fosse una decorazione, ma quando ho capito che era una scrittura cuneiforme, ho urlato. È incredibilmente commovente pensare che, dopo 2.700 anni, sono stata la prima persona a toccare questo frammento”.

L'iscrizione assira sul reperto rinvenuto a Gerusalemme iscrizione assira
Eliyahu Yannai, Fondazione Città di Davide
Il sigillo raro con l’iscrizione assira

Si tratta di un frammento risalente all’VIII-VII secolo a.C. che faceva parte di una bolla reale, un sigillo in argilla che veniva utilizzato per autenticare la corrispondenza reale. Gli assiriologi, il Dott. Philip Vukosavović e la Dott.ssa Anat Cohen-Weinberger dell’IAA, insieme al Dott. Peter Zilberg dell’Università di Bar-Ilan, hanno aiutato a decifrare la scrittura incisa: c’è un riferimento a un “ufficiale di carro”, una figura assira di alto rango responsabile delle comunicazioni ufficiali, e viene menzionato il primo giorno del “mese di Av” come termine ultimo per un pagamento o una questione amministrativa.

Perché è una scoperta unica

Quella rinvenuta sul minuscolo pezzo di ceramica è la prima iscrizione assira mai trovata a Gerusalemme. La stessa direttrice degli scavi, la Dott.ssa Ayala Silberstein dell’IAA, ha sottolineato come tale scoperta sia rivoluzionaria: “Questa è la prima iscrizione assira del periodo del Primo Tempio di Gerusalemme. Fornisce una prova diretta della comunicazione ufficiale tra l’Impero Assiro e il Regno di Giuda”.

La scoperta approfondisce finalmente la comprensione dell’influenza assira a Gerusalemme e del ruolo della città nella politica internazionale del suo tempo. “Questo piccolo frammento potrebbe testimoniare un ritardo nel trasferimento di tasse o tributi“, hanno affermato i ricercatori. “È possibile che la lettera sia stata inviata durante il regno di Sennacherib, re d’Assiria, in linea con il racconto biblico della rivolta di Ezechia in II Re 18:7”.

Peter Zilberg dell'Università di Bar-Ilan con il sigillo
Yoli Schwartz, Israel Antiquities Authority
Peter Zilberg dell’Università di Bar-Ilan con il sigillo

Inoltre, un’ulteriore analisi petrografica e chimica ha rivelato che il frammento non venne prodotto localmente. Secondo la Dott.ssa Anat Cohen-Weinberger, la sua composizione argillosa differisce completamente dai materiali utilizzati a Gerusalemme e nel Levante meridionale. Si tratterebbe piuttosto di una composizione minerale che corrisponde ai depositi del bacino del Tigri, dove si trovavano le grandi città assire, come Ninive, Assur e Nimrud. Un dato rilevante, che conferma che la bolla fu realizzata in Assiria e inviata a Gerusalemme: una prova concreta dello scambio amministrativo tra i due regni.

Secondo gli storici, questa scoperta è rivoluzionaria, poiché conferma che Gerusalemme non era una città isolata in cima a una collina, ma un membro attivo della rete geopolitica dell’antico Vicino Oriente: “L’importanza di questo minuscolo manufatto è enorme”, ha concluso il team di ricerca. “È la prima prova concreta di una comunicazione scritta tra l’Assiria e Gerusalemme: un messaggio dal cuore dell’impero al regno ai suoi confini”.

Un minuscolo frammento ci sta ricordando come un singolo pezzo di argilla che torna dal passato sia capace di riscrivere interi capitoli della storia.

Ritrovata a Gerusalemme una rarissima moneta d’oro della regina d’Egitto

Par : elenausai10
28 août 2025 à 11:02

Durante gli scavi nella Città di David è riemersa una rarissima moneta ellenistica, testimonianza preziosa di un passato che continua a sorprendere. Si tratta di una moneta d’oro di Berenice II d’Egitto, vissuta oltre 2.200 anni fa, coniata in oro purissimo e destinata, probabilmente, come dono speciale per i soldati. Un reperto eccezionale: finora erano noti soltanto una ventina di esemplari simili e questa è la prima volta che uno di essi viene rinvenuto in uno scavo controllato.

La scoperta getta nuova luce sul volto della Gerusalemme ellenistica, una città che fino a poco tempo fa gli studiosi consideravano marginale ed economicamente debole dopo la distruzione del Primo Tempio. La moneta, insieme ad altri reperti, racconta invece di una città ben più viva, connessa e sorprendentemente centrale.

Chi visiterà Gerusalemme a settembre potrà ammirare questo piccolo tesoro durante la conferenza annuale di ricerca della Città di David: un’occasione unica per vedere da vicino un frammento scintillante della storia antica.

La scoperta della moneta rara a Gerusalemme

Durante la setacciatura del terreno adiacente all’area di scavo, nel cuore della Città di David, la storia è riaffiorata in modo sorprendente. Una minuscola, ma preziosissima moneta d’oro, raffigurante la regina ellenistica Berenice II d’Egitto, è emersa durante gli scavi dell’Autorità israeliana per le Antichità. Si tratta di un quarto di dracma in oro purissimo, coniato oltre duemila anni fa durante il regno del marito Tolomeo III, e mai prima rinvenuto fuori dall’Egitto, cuore pulsante del dominio tolemaico.

Una scoperta che non solo arricchisce la collezione numismatica mondiale, ma racconta di una Gerusalemme antica molto più connessa e vitale di quanto si immaginasse.

Come ha raccontato Rivka Langler: “Stavo setacciando la terra quando all’improvviso ho visto qualcosa di brillante. L’ho raccolto e mi sono accorta che era una moneta d’oro. All’inizio non potevo crederci, ma dopo pochi secondi correvo eccitata attraverso lo scavo. Scavo nella Città di David da due anni e questa è la prima volta che trovo dell’oro! Ho sempre visto altri archeologi fare ritrovamenti speciali, aspettavo il mio momento, ed è finalmente arrivato!”

Moneta rara a Gerusalemme
Emil Aladjem, Autorità israeliana per le Antichità
Il rovescio della moneta con la cornucopia, simbolo di prosperità e fertilità

Perché si tratta di una scoperta eccezionale

Si tratta di una scoperta incredibile non solo perché sono note soltanto venti monete di questo tipo, ma anche perché questa è la prima rinvenuta in un contesto archeologico appropriato. “Per quanto sappiamo, la moneta è l’unica del suo genere mai scoperta fuori dall’Egitto, che era il centro del dominio tolemaico”, hanno dichiarato il dott. Robert Kool, capo del Dipartimento di Numismatica dell’Autorità israeliana per le Antichità, e il dott. Haim Gitler, curatore capo di Archeologia e Numismatica al Museo d’Israele, che hanno studiato la moneta.

Inoltre, l’iscrizione greca “BASILISSES” – “della Regina”, è rara sulle monete di quel periodo. Qui Berenice appare non come consorte del re, ma come sovrana autonoma. Le donne comparvero occasionalmente sulle monete tolemaiche per quasi 300 anni (305–30 a.C.) e la più celebre fu Cleopatra. Questo, quindi, è uno dei primi casi in cui una regina tolemaica compare su una moneta con tale titolo in vita.

Nel cuore del deserto: il monastero incantato di San Giorgio di Choziba

19 mai 2025 à 16:55

Nascosto tra le pareti rocciose del canyon del Wadi Qelt, nel cuore del deserto di Giuda, in Cisgiordania, a circa 9 km da Gerico e a circa 20 km da Gerusalemme, il Monastero di Choziba – detto anche Monastero di San Giorgio – rappresenta un luogo di profonda spiritualità e bellezza architettonica. Questo monastero greco-ortodosso – situato in un’area desertica in territorio israeliano – è uno dei più antichi e suggestivi luoghi di culto della Terra Santa che attira tantissimi pellegrini che cercano, durante il loro viaggio, il senso della vita e puntano a ritrovare sé stessi. Ma anche molti visitatori amanti del trekking e della natura di tutto il mondo giungono da queste parti per meravigliarsi e entrare in contemplazione con un luogo come questo. Come un miraggio nella polvere le cupole azzurre di questo monastero appaiono infatti dal nulla dopo distese di sassi color ocra e roccia rossa del deserto. Una meraviglia per il cuore e l’anima.

Storia millenaria tra fede e resilienza

Il Monastero di San Giorgio di Choziba fu originariamente costruito intorno a una grotta nel 420 d.C. da cinque eremiti. Questi scelsero questo luogo in quanto situato vicino alla grotta dove il profeta Elia si fermò in fuga dal Sinai venendo nutrito per mesi dai corvi.
Tantissimi monaci vennero attratti da questo luogo così spirituale e questo complesso monastico venne dedicato a San Giorgio il Chozibita.

Nel VI secolo d.C. i persiani giunsero poi nella valle e massacrarono i monaci che abitavano lì. Da quel preciso momento il monastero rimase in stato di completo abbandono per ben 500 anni. Successivamente i crociati, nel 1179 d.C., si insediarono in questo spazio e tentarono di restaurarlo fino alla loro cacciata. Nel 1878 venne costruito l’attuale edificio a cura dalla Chiesa Greco-Ortodossa. Oggi il monastero di San Giorgio di Choziba è abitato da pochi monaci che continuano a vivere secondo l’antica tradizione e aprono le porte a pellegrini e turisti.

Architettura e luoghi sacri

Il Monastero di San Giorgio di Choziba è una straordinaria costruzione in pietra bianca sospesa e immersa nell’arida roccia desertica. Si tratta di un’architettura meravigliosa e desolata qui dove vivono solo i monaci accompagnati dal silenzio e dalla fede. Il Monastero di Choziba, che ospita anche un ossario con i resti dei 14 monaci martirizzati dai persiani, è composto da tre livelli che includono:

  • la chiesa principale dedicata alla Vergine Maria, presenta una cupola e mosaici bizantini, tra cui l’aquila bicefala simbolo dell’Impero Bizantino,
  • la cappella di San Giovanni e San Giorgio che contiene un pavimento a mosaico risalente al VI secolo e le reliquie di San Giovanni di Choziba,
  • la grotta del Profeta Elia dove, secondo la tradizione, il profeta trovò rifugio e fu nutrito dai corvi per tre anni e sei mesi. La grotta è decorata con affreschi antichi assolutamente da vedere.
cosa vedere nel monastero di san giorgio nel deserto di giuda
Fonte: iStock
Monastero di San Giorgio di Choziba

Come raggiungere il Monastero di San Giorgio di Choziba

Il monastero si trova a circa 9 km da Gerico e 20 km da Gerusalemme. Un tempo questo luogo era accessibile solo a piedi attraverso una strada dissestata. Bisognava calarsi nel profondo canyon roccioso camminando lungo un sentiero soleggiato facendosi aiutare solo eventualmente dai muli. Oggi però le cose sono cambiate e il monastero è accessibile anche attraverso una nuova strada.

  • In auto: nel 2010 è stata costruita una strada. Dalla Highway 1, che collega Gerusalemme a Gerico – nell’itinerario che scende verso il Mar Morto – bisogna seguire le indicazioni per Mitzpeh Yeriho e prendere quindi la strada che conduce al Canyon di Nahal Prat. Da qui, dopo aver parcheggiato, bisogna percorrere un pezzetto a piedi,
  • in autobus  – n. 486, 487 –  percorrendo sempre l’autostrada 1 da Gerusalemme e uscendo a Mizpe Yericho,
  • a piedi percorrendo sentieri panoramici da Gerico o Mizpe Yericho attraverso il Wadi Qelt, con un livello di difficoltà medio-difficile.

Orari di visita e consigli utili

La visita al Monastero di San Giorgio di Choziba è da inserire in programma durante un viaggio on the road in questa zona. Questo monastero è anche citato nelle scritture come luogo di ritiro spirituale di Gioacchino – padre di Maria di Narareth – che proprio qui ricevette la visita di un angelo che gli preannunziava la gravidanza di sua moglie Anna. Ecco alcune informazioni e consigli utili per visitare questo luogo:

  • orari di apertura: tutti i giorni dalle 8 alle 11 e dalle 15 alle 17. Il sabato l’orario di visita è invece dalle 9 alle 12,
  • ingresso libero,
  • abbigliamento: essendo un monastero è richiesto un abbigliamento rispettoso e consono per il luogo,
  • attrezzatura: si consiglia di indossare scarpe da trekking e portare acqua e protezione solare, data la posizione desertica del sito.

Eventi e celebrazioni

Il 20 gennaio di ogni anno si celebra la festa di San Giorgio, patrono del monastero. In questa data molti pellegrini e religiosi ortodossi giungono qui da ogni parte di mondo per festeggiare insieme con cerimonie religiose e momenti conviviali aperti a tutti.
Inoltre, in ogni periodo dell’anno, sono invece tante le donne che lo raggiungono per chiedere la grazia della maternità vista la citazione del luogo nei vangeli.

In alternativa inserire questa tappa del Monastero di Choziba in un itinerario di viaggio in Israele, sarà sicuramente non deludente. Un luogo spirituale, bello e indimenticabile come altrettanto lo è il deserto di Giuda soprattutto se visitato alle prime luci dell’alba.

Santo Sepolcro a Gerusalemme: ecco le nuove scoperte

16 novembre 2024 à 07:30

Il 7 novembre 2024, l’Università di Roma La Sapienza ha fornito un aggiornamento sulle indagini archeologiche in corso presso il complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme, uno dei luoghi più significativi del cristianesimo.

I risultati preliminari degli scavi, presentati dalla professoressa Francesca Romana Stasolla, offrono nuovi dettagli sulla storia e l’evoluzione del sito, che ha visto una serie di trasformazioni significative nel corso dei secoli.

Vediamo nel dettaglio di che si tratta e quali sono le nuove scoperte del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Un sito dalle radici antiche

Le indagini hanno rivelato che l’intera area del Santo Sepolcro, nel cuore di Gerusalemme, si sviluppa su un piano roccioso che, nel tempo, ha subito numerose modifiche a causa delle attività estrattive. Queste operazioni, risalenti a periodi molto lontani, sono state effettuate in modo diverso nelle varie aree, con tagli più evidenti nella navata nord e in quelle meridionali, utilizzando metodi che variano da un’estrazione industriale a una più rudimentale. Alcuni degli scavi hanno inoltre svelato tracce di coltivazioni di ulivo e vite, suggerendo che l’area fosse riutilizzata anche a scopi agricoli già durante l’età del Ferro, quando le cave dismesse venivano spesso trasformate in terreni coltivati.

Una parte fondamentale degli scavi ha riguardato il periodo della rifondazione di Gerusalemme sotto l’imperatore Adriano nel II secolo d.C. L’area, che prima si trovava al di fuori delle mura cittadine, venne inclusa nel perimetro urbano, richiedendo un intervento di livellamento per adattarla alla viabilità cittadina. Questo processo ha reso necessaria la modifica dei dislivelli naturali, con riempimenti e adattamenti strutturali, tra cui l’innalzamento di circa 5 metri rispetto al costone roccioso dove si trovava la tomba.

La trasformazione costantiniana e il primo santuario

Nel IV secolo, sotto l’imperatore Costantino, il sito subì una trasformazione radicale. L’intera collina venne spianata e fu risparmiata una camera funeraria che divenne il cuore del nuovo santuario. La tomba venne così preservata e trasformata in un luogo di venerazione. Al di sopra di essa, fu costruito un piccolo tempio circolare, circondato da colonne e dotato di un’anticamera con gradini. Questo primo santuario, probabilmente all’aperto, serviva come punto di raccolta per i pellegrini in attesa che fossero completati i lavori della Rotonda, la struttura che avrebbe caratterizzato il sito.

La Rotonda, il cui completamento risale alla fine del IV secolo, divenne il fulcro del complesso santuariale, e venne collegata alla basilica cristiana attraverso un triportico. Questo nuovo complesso offriva un percorso di visita che permetteva ai pellegrini di circolare attorno ai luoghi sacri, seguendo le tradizioni già presenti nei santuari precristiani. La basilica e la Rotonda furono progettate per accogliere i fedeli in cerimonie liturgiche differenziate, mentre i portici fornivano riparo durante le visite.

Oltre agli aspetti architettonici, gli scavi hanno anche portato alla luce alcuni resti che confermano l’esistenza di una rete di passaggi e ambienti adiacenti, che aiutano a ricostruire l’intera disposizione del sito. L’indagine continua anche sulla documentazione dei materiali e delle strutture, il cui studio contribuirà a una comprensione più profonda della storia della città di Gerusalemme.

Nonostante il grande progresso fatto negli ultimi due anni, gli scavi al Santo Sepolcro a Israele sono ancora lontani dal concludersi. Le ricerche continuano, in particolare nella navata nord della basilica, e mirano a ottenere ulteriori conferme su alcune delle scoperte fatte finora. È probabile che nei prossimi anni emergeranno ulteriori dettagli che arricchiranno la comprensione di questo luogo iconico, che continua a essere un punto di riferimento fondamentale per la fede cristiana e un laboratorio privilegiato per gli studiosi di archeologia religiosa.

La scoperta che potrebbe riscrivere la storia di Gerusalemme

3 novembre 2024 à 07:55

La scoperta della cosiddetta “Tomba T1” nella Città di Davide potrebbe riscrivere la storia dell’antica Gerusalemme e rivelare finalmente il luogo di sepoltura del Re.

L’affascinante ipotesi è stata avanzata sulla base di recenti studi che riconducono il sito alla necropoli reale della dinastia davidica, come narrato nei testi biblici.

L’antica e suggestiva Città di Davide

La Città di Davide, estesa su un’area di circa 12 acri, è il sito originario dell’antica Gerusalemme e ospita alcuni tra i più preziosi reperti archeologici del Regno di Giuda.

Secondo il Libro dei Re, Re Davide e i suoi successori furono sepolti proprio in questo luogo, accanto alla Fonte di Gihon, l’unica sorgente di acqua dolce della città.

I testi suggeriscono che la necropoli reale si trovasse nel punto meridionale della città, sopra il celebre “Tunnel di Ezechia”, un’infrastruttura idrica scavata per convogliare l’acqua alla Piscina di Siloe.

L’antico insediamento, risalente a oltre tremila anni fa, è stato il centro politico e spirituale del regno fondato da Re Davide. Scavi condotti nel corso dei decenni hanno rivelato una serie di strutture, gallerie e reperti che gettano nuova luce sull’organizzazione urbana e sulla vita quotidiana di un’epoca in cui Gerusalemme iniziava ad affermarsi come simbolo di unità e cultura per il popolo ebraico.

Uno degli elementi più affascinanti della Città di Davide è il Sistema Idrico di Siloam, un complesso ingegnoso di gallerie e canali costruito per convogliare l’acqua della già citata sorgente di Gihon: tale sistema, grazie all’imponente galleria sotterranea, era essenziale per garantire la sopravvivenza degli abitanti in tempi di guerra, permettendo loro di avere accesso a risorse idriche sicure anche durante gli assedi.

Il mistero della Tomba T1: è questo il luogo di sepoltura del Re?

La teoria che T1 possa essere la Tomba di Davide risale al 1887, quando l’esploratore francese Charles Clermont-Ganneau ipotizzò che una misteriosa curva nel tunnel fosse stata scavata per evitare le tombe reali. Tale ipotesi ha portato nel XX secolo a ulteriori scavi sponsorizzati dal Barone Edmond de Rothschild e guidati dall’archeologo Raymond Weill, che identificò diversi siti di sepoltura, inclusa T1.

La Tomba T1, situata nella roccia e lunga circa 16 metri, è caratterizzata da due livelli sovrapposti e una depressione rettangolare sul fondo, probabilmente destinata ad accogliere un corpo o un sarcofago. Nonostante la struttura sia stata alterata nel tempo, tracce di malta del periodo del Secondo Tempio suggeriscono che T1 sia stata usata in epoche successive, confermando che potrebbe aver avuto diverse destinazioni d’uso.

Alcuni studiosi contestano l’identificazione di T1 e T2 come tombe reali, ritenendole cisterne o basamenti di edifici della stessa epoca. Tuttavia, recenti studi mostrano analogie tra T1 e le tombe reali della tarda Età del Bronzo, come quelle di Ebla e Ugarit, semplici nella struttura ma ritenute nobili per il loro contenuto e posizione.

Se confermata, la teoria aprirebbe nuove prospettive sulla storia biblica e sulla gestione delle sepolture dei re d’Israele. La scelta di seppellire Re Davide all’interno delle mura di Gerusalemme potrebbe, infatti, aver rappresentato un simbolo di protezione contro le profanazioni e un forte segno di potere.

Israele, scoperta una delle fortificazioni che proteggevano Gerusalemme

29 août 2024 à 17:04

La città più antica del mondo non smette mai di riservare sorprese. Migliaia di anni, di storia, di popoli hanno lasciato quantità infinite di testimonianze che spuntano come funghi non appena si fa un buco nel terreno. L’ultima scoperta, risalente a più di tremila anni fa, fatta proprio per caso durante i lavori per un parcheggio, ha del sensazionale e riscrive una parte di storia di questa terra crocevia di culture.

Nel Parco nazionale delle mura di Gerusalemme, gli archeologi dell’Autorità israeliana per le antichità e dell’Università di Tel Aviv hanno appena scoperto un enorme fossato, profondo almeno nove metri e largo almeno 30 metri. La scoperta è stata presentata in occasione della conferenza “Jerusalem Studies Experience” che si è svolta a Gerusalemme.

La nuova scoperta in Israele

Un tempo Gerualemme era divisa in due da un fossato. Nessuno, però, era mai riuscito a trovarlo. Nel corso degli ultimi 150 anni sono stati fatti molti tentativi di scavi per riuscire a trovare questo fossato, e ora finalmente è stato rivelato per la prima volta. Il fossato serviva probabilmente a separare la città alta, dove si trovavano il tempio e il palazzo, dalla città bassa e a proteggerla. Creato mediante estese attività estrattive, il fossato formava un enorme canale che separava la città di Davide dal Monte del Tempio e dall’area dell’Ofel. Le scogliere perpendicolari su entrambi i lati del fossato lo rendevano impraticabile.

gerusalemmeLa fortificazione settentrionale di Gerusalemme-fossato-scoperta
Fonte: @Eric Marmur, Città di David
La fortificazione settentrionale di Gerusalemme

Inizialmente, lo scopo dell’incisione rupestre che era stata rinvenuta non era chiaro, ma ulteriori scavi e il collegamento con alcune scoperte avvenute in passato hanno aiutato a rivelare che si trattava di una linea di fortificazione a Nord della città bassa.

Secondo i direttori dello scavo, il professor Yuval Gadot del Dipartimento di archeologia e culture del vicino Oriente antico dell’Università di Tel Aviv e il Dottor Yiftah Shalev dell’Autorità israeliana per le antichità “Non si sa quando il fossato fu originariamente tagliato, ma le prove suggeriscono che fu utilizzato durante i secoli in cui Gerusalemme era la Capitale del Regno di Giuda, quasi 3.000 anni fa, a cominciare dal re Josiah. In quegli anni, il fossato separava la parte residenziale meridionale della città dall’acropoli dominante nella parte superiore città dove si trovavano il palazzo e il tempio”.ocper

Questa scoperta ribalta completamente la teoria secondo cui il fossato si sarebbe trovato in un altro punto della città. Gadot ha infatti dichiarato: “Abbiamo riesaminato i rapporti degli scavi precedenti scritti dall’archeologa britannica Kathleen Kenyon, che ha scavato nella città di David negli Anni ’60, in una zona situata leggermente ad Est dell’odierna Givati. Ci è apparso chiaro che la Kenyon aveva notato che la roccia naturale degrada verso Nord, in un luogo dove avrebbe dovuto naturalmente sollevarsi. Pensava che fosse una valle naturale, ma ora si scopre che aveva scoperto la continuazione del fossato, scavato a Ovest. Il collegamento dei due tratti scoperti crea un fossato profondo e ampio che si estende per almeno 70 metri, da Ovest a Est”. E aggiunge che “si tratta di una scoperta eccezionale che apre una rinnovata discussione sui termini della letteratura biblica che si riferiscono alla topografia di Gerusalemme, come l’Ofel e il Millo”.

Il dottor Shalev sottolinea che “la data in cui fu tagliato il fossato è sconosciuta. Tali importanti piani di costruzione e di estrazione a Gerusalemme sono solitamente datati all’età del bronzo medio – circa 3.800 anni fa (all’inizio del II millennio a.C.). Se il fossato fu tagliato durante questo periodo, allora aveva lo scopo di proteggere la città da Nord, l’unico punto debole del pendio della Città di Davide. In ogni caso, siamo sicuri che fosse utilizzato all’epoca del Primo Tempio e del Regno di Giuda (IX secolo a.C.), creando così un chiaro cuscinetto tra la città residenziale a Sud e la città alta a Nord”.

L’antica Gerusalemme era costruita in cima a un crinale stretto e ripido, espandendosi su colline e valli che la dividevano in parti distinte, rendendo difficile lo spostamento da un’unità all’altra. Pertanto, non sorprende che molte delle imprese edili di Gerusalemme fossero legate alla necessità di rimodellare la topografia.

Secondo Eli Escusido, direttore dell’Autorità israeliana per le antichità “Gli scavi nella Città di Davide non smettono mai di stupire; ancora una volta vengono rivelate scoperte che gettano una luce nuova e vivida sulla letteratura biblica. Quando ti trovi in fondo a questo gigantesco scavo, circondato da enormi mura sbozzate, è impossibile non essere pieni di meraviglia e di apprezzamento per quegli antichi popoli che, circa 3.800 anni fa, spostarono letteralmente montagne e colline”.

Israele, una nuova scoperta fa luce su un pezzo di storia

9 août 2024 à 12:38

Un recente scavo archeologico effettuato nei pressi di Gerusalemme ha portato alla luce una scoperta sensazionale. Lo scavo, infatti, offre uno sguardo sul passato della Città Santa quando era al suo apice, poco prima dell’assedio da parte dei Romani del 70 d.C.. Si tratta di una enorme cava dove sono stati scoperti due vasi di pietra immuni, secondo la legge ebraica, alle profanazioni rituali, reperti che segnalano la presenza di una popolazione ebraica. I vasi saranno esposti al pubblico presso il Jay and Jeanie Schottenstein National Campus for the Archaeology of Israel di Gerusalemme, che è stato aperto alle visite proprio quest’estate.

Perché la scoperta è molto importante

La cava rinvenuta è una delle più grandi mai scoperte in Israele. Risalente alla fine del periodo del Secondo Tempio, è stata portata alla luce da uno scavo dell’Autorità israeliana per le antichità, nell’area industriale di Har Hotzvim, a Gerusalemme. Finanziata da una società di sviluppo immobiliare in quanto la vaca si trova sui suoi terreni, l’area scavata si estende per circa 3.500 metri quadrati ed è solo una sezione di un’enorme cava.

Cos’è stato portato alla luce

Durante lo scavo, gli archeologi hanno portato alla luce decine di pietre da costruzione di varie dimensioni, oltre a trincee di estrazione e taglio i cui contorni indicano le dimensioni dei blocchi estratti. “La maggior parte delle pietre da costruzione estratte qui erano enormi lastre di roccia, la cui lunghezza raggiungeva circa 2,5 metri, la larghezza 1,2 metri e lo spessore 40 centimetri”, affermano Michael Chernin e Lara Shilov, direttori degli scavi per conto dell’Autorità israeliana per le antichità. “Ogni blocco estratto pesava due tonnellate e mezzo. Le dimensioni impressionanti delle pietre prodotte da questa cava testimoniano probabilmente il loro utilizzo in uno dei numerosi progetti reali di costruzione di Gerusalemme alla fine del Secondo Tempio, a partire dal regno di Erode il Grande (37 e il 4 a.C.).

Le fonti storiche indicano che i progetti di costruzione di Erode a Gerusalemme includevano, innanzitutto, l’espansione dell’area del Monte del Tempio e del Tempio stesso. Inoltre, durante il suo regno, furono costruiti in tutta la città una serie di imponenti edifici pubblici – palazzi e fortificazioni – che richiedevano un’enorme quantità di pietre da costruzione di alta qualità. I progetti di costruzione monumentale continuarono anche sotto i suoi successori: il più importante di questi progetti fu la costruzione del Terzo Muro della città da parte del nipote di Erode, il re Agrippa I, che regnò tra il 37 e il 44 d.C.

“È ragionevole supporre, con la dovuta cautela, che almeno alcune delle pietre da costruzione qui estratte fossero destinate a essere utilizzate come lastre per le strade di Gerusalemme in quel periodo”, affermano Chernin e Shilov. “In un altro scavo in corso da qualche anno nella Città di Davide, gli archeologi hanno scoperto una strada pavimentata (la “strada a gradini” – la “strada dei pellegrini”), anch’essa datata al tardo periodo del Secondo Tempio, sotto il dominio dei successivi procuratori romani. Si scopre, infatti, che le pietre della pavimentazione di questa strada hanno esattamente le stesse dimensioni, lo stesso spessore, nonché l’identica firma geologica delle lastre di pietra che sono state estratte dalla cava ora esposta a Har Hotzvim.

In un angolo della cava, gli archeologi sono stati sorpresi anche dalla scoperta di un vaso di pietra: il recipiente intatto, nascosto in quell’angolo da duemila anni, è stato scoperto quasi per caso dall’archeologo Alex Pechuro. “Si tratta di un vaso di purificazione in pietra che serviva alla comunità ebraica durante il periodo del Secondo Tempio”, spiega Lara Shilov. “È possibile che sia stato prodotto sul posto, nella cava stessa o che sia stato portato appositamente sul sito a beneficio dei lavoratori”.

I vasi di pietra scoperti saranno presentati al Campus Archeologico Nazionale Jay e Jeannie Schottenstein di Gerusalemme, che ha aperto quest’estate per la prima volta al pubblico.

Gerusalemme non smette mai di stupire: cos’hanno scoperto

16 janvier 2024 à 16:05

Quanti misteri può nascondere ancora Gerusalemme? Una delle città più antiche del mondo, culla della civiltà e centro di tutte le religioni del mondo ha ancora molto da raccontare.

Gerusalemme è una delle città più antiche del mondo. Sebbene la sua fondazione risalga al 1004 a.C., i resti rinvenuti negli scavi archeologici hanno rivelato che la sua origine, in realtà, è molto più antica.

Sotto gli strati di strade e di antichi palazzi ancora oggi si celano segreti che solo ulteriori scavi archeologici e nuove scoperte possono rivelare. È quanto sta accadendo proprio al di sotto di uno dei luoghi più significativi della città: il Santo Sepolcro.

La scoperta sotto il Santo Sepolcro

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma Sapienza ha appena presentato ai responsabili delle Comunità a Gerusalemme un aggiornamento sui lavori di scavi archeologici che sono in atto nell’intero complesso.

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Fonte: @Università di Roma Sapienza
Una porzione di strada romana rinvenuta a Gerusalemme sotto il Santo Sepolcro

In tutta l’area dove si trova il Santo Sepolcro, si è scavato cercando di raggiungere i livelli di cava e, dove non è stato possibile, si è ricorso a carotaggi per comprendere l’effettiva profondità dei depositi e per ricostruire l’andamento dello sfruttamento della cava.

La Professoressa Francesca Romana Stasolla dell’università romana ha spiegato che sono emerse alcune strutture di età romana nell’area del deambulatorio, dove, al di sotto delle murature della basilica cristiana, sono stati rinvenuti dei tratti di strade.

In particolare, è stato riportato alla luce un tratto di strada gradata con andamento Est-Ovest, dotata di marciapiede, non utilizzato al momento della costruzione della chiesa paleocristiana. Si tratta di elementi importanti che, sebbene ancora da coordinare con la topografia dell’area, consentono di cominciare a delineare i primi elementi di un insediamento di età romana.

Di maggiore rilevanza risultano essere gli elementi relativi alla prima età cristiana, concentrati per lo più nell’area della Rotonda. L’area dove sorgeva la tomba venerata, infatti, fu oggetto di un’opera imponente di sbancamento che arriva a ridosso dell’ingresso attuale dell’Edicola del Santo Sepolcro.

Al di sotto dell’attuale Edicola ottocentesca è stata rinvenuta una base circolare di marmo, realizzata con pezzi romani di riuso, che definisce un’area di circa 6 metri di diametro, attribuibile alla prima monumentalizzazione della tomba. Questa base appartiene a un sacello a base circolare con in avancorpo dotato di tre gradini e che era recitato. Immediatamente a Est di tale recinzione, al centro rispetto all’ingresso del sepolcro, doveva trovarsi una piccola mensa a cippo. Il monumento doveva essere circondato da una serie di 12 sostegni, forse delle colonne, che definiva un deambulatorio di circa 3 metri.

Di fronte al monumento, correva tutto un colonnato del quale è stato rinvenuto lo stilobate ovvero il piano su cui poggia solitamente un colonnato. La presenza di un canale di raccolta delle acque lungo tutta la base di marmo suggerisce che questa prima monumentalizzazione fosse a cielo aperto. Alla fine del IV secolo questa sistemazione ha subìto un cambiamento, con il completamento della costruzione della Rotonda e altre modifiche sono state fatte nel corso dei secoli successivi.

Il luogo più visitato di Gerusalemme

La Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme è uno dei luoghi più visitati del mondo dai pellegrini cristiani, sono milioni le persone che vi si recano ogni anno.

È situata all’interno delle mura della Città Vecchia, al termine della via Dolorosa, e comprende sia quella che è ritenuta la collina del Golgota, luogo della crocifissione, della sepoltura e della resurrezione di Cristo sia il sepolcro scavato nella roccia, dove il Nuovo Testamento riferisce che Gesù fu sepolto. Un luogo di incredibile grandezza, architettonica ed emotiva.

Si trova all’interno della Città Vecchia, un luogo unico al mondo. Grande solamente un chilometro quadrato, è un concentrato di attrazioni e di siti turistici. Qui ci sono tesori archeologici risalenti a migliaia di anni fa, ma anche luoghi d’arte contemporanea e mercati brulicanti di persone dove assaggiare i piatti tipici israeliani.

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