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Aujourd’hui — 19 août 2026it

Viaggio a bordo del Train des Merveilles, da Nizza a Tenda attraverso un territorio ricco di meraviglie

18 août 2026 à 18:31

L’itinerario del Train des Merveilles è considerato uno dei viaggi in treno più spettacolari d’Europa. Collegando Nizza a Tenda, sulle Alpi Marittime, nella regione Provence-Alpes-Côte d’Azur, il percorso attraversa paesaggi meravigliosi che spaziano dalla costa mediterranea al Parco Nazionale del Mercantour.

È proprio questa la caratteristica unica della linea: in un tragitto di appena cento chilometri, il treno sale dal livello del mare fino a un’altitudine di mille metri attraversando paesaggi, borghi e luoghi incantevoli.

Il Train des Merveilles ha fatto il suo grande ritorno il 15 dicembre 2025, dopo una chiusura di 15 mesi dovuta a un importante progetto di ammodernamento. Noi siamo saliti a bordo per un viaggio che si può fare in uno o più giorni, ricco di esperienze, per tutta la famiglia (cane incluso).

Perché si chiama Train des Merveilles

Il treno corre lungo la linea ferroviaria Nizza-Breil-sur-Roya e attraversa un territorio ricco di luoghi inaspettati e davvero belli, a cavallo tra due valli, la Vallée de la Roya e la Vallée de la Bévéra, tra canyon attraversati da corsi d’acqua color smeraldo, picchi montani multiformi dove le rocce cambiano consistenza e colore (dalla pietra calcarea al granito) da una vallata all’altra, boschi e foreste attraversati da sentieri, borghi arroccati (villages perchés), chiesette e cappelle che si ergono sulle cime. Luoghi meravigliosi, insomma.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Train des Merveilles in partenza dalla stazione di Nice-Ville

Ma non è solo questo il motivo. Quando fu realizzata la ferrovia, nel 1883, per essere ultimata nel 1928, era un’opera titanica a dir poco, una sfida tecnica che ha richiesto non meno di cento ponti e viadotti, tra cui le gallerie elicoidali che consentono al treno di guadagnare quota attraverso una serie di curve scavate direttamente nella montagna, e di inerpicarsi lungo stretti tratti di binari. Insomma, questa linea ferroviaria è un’opera monumentale, ammirata tanto per i paesaggi che attraversa quanto per le sue numerose strutture ingegneristiche. Alcune opere furono distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale per impedire il rifornimento delle truppe tedesche di stanza nell’alta Vallée de la Roya. Tra queste, il Viadotto di Scarassoui (Fontan). La struttura originale fu progettata con un monumentale arco centrale in muratura con una luce di 48 metri che scavalcava il fiume Roya. Fu fatto saltare in aria dall’esercito francese nel giugno 1940 e completamente distrutto. Nel corso dell’ampio intervento di ripristino della linea, è stato ricostruito con un moderno arco in calcestruzzo armato. La linea fu completamente riaperta nel 1979.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Viadotto di Scarassoui sulle Alpi Marittime in Franica

Il vero motivo del nome “meraviglie” però è un altro. Dal capolinea del treno di Tenda, al confine con l’Italia, in mezz’ora si raggiunge uno dei luoghi più incredibili che esistano in Europa: la Vallée des Merveilles (da cui di fatto prende il nome il treno). Questa valle, nel Parco nazionale del Mercantour, conserva 40.000 – misteriose – incisioni rupestri. Riportandoci all’età del bronzo ovvero a 5.000 anni fa è un vero museo della preistoria a cielo aperto. La valle si trova sul Monte Bégo che si erge a un’altitudine di 2.872 metri. Poiché le montagne sono spesso associate a un mezzo di ascesa verso Dio o gli dei, è possibile che il Monte Bégo fosse considerato “sacro” all’epoca e che le popolazioni preistoriche abbiano inciso la roccia lungo il monte per consacrare il luogo.

Le tappe del Train des Merveilles

Dalla stazione di Nice-Ville, il treno fa 15 tappe salendo fino al capolinea di Tenda. Le prime sono poco turistiche (Nice Pont Michel, L’Ariane, La Trinité-Victor, Drap-Cantaron, Halte de Fontanil), ma già dalla sesta fermata in avanti tutte meritano una tappa (se fate il viaggio in giornata non ce la fate a farle tutte e dovete sceglierne due o tre al massimo, ma sono in molti che decidono di fermarsi almeno una notte per avere più tempo per visitarle tutte o quasi). Quali sono le tappe più interessanti e cosa vedere.

Peillon Sainte-Thécle

La stazione si trova a 181 metri d’altitudine, ma il villaggio di Peillon si erge più in alto (334 m.) su uno sperone roccioso che domina la Vallée du Paillon che dà il nome al fiume. Questo borgo incastonato sulle Alpi Marittime conta meno di 1500 abitanti e fu fondato nel Medioevo per sfuggire alle invasioni. Si è evoluto sotto la sovranità della Provenza e di Casa Savoia (quando era italiano si chiamava Peglione) prima di passare alla Francia nel 1860. Arroccato come un nido d’aquila, il vecchio borgo è costituito da case in pietra addossate l’una all’altra. Questa struttura, simile a una fortezza, fungeva da difesa naturale, proteggendo gli abitanti dai saccheggi e i conflitti. La pianta interna forma un labirinto di vicoli lastricati, ripide scalinate, passaggi a volta e piccoli ponti sospesi (detti “puntines”). I resti dell’antico castello fortificato sono nascosti sotto la chiesa parrocchiale.

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123RF
Il villaggio medievale di Peillon

Peille

Fino al 1235, Peillon e Peille condividevano la stessa storia pima di separarsi. Oggi, Peille è un villaggio piuttosto turistico e anche più popolato di Peillon (circa 2mila abitanti), a 630 metri di quota, aggrappato alle pendici del Mont Baudon, nei pressi del torrente Faquin che scava una gola ripida ai piedi della parete rocciosa che costituiva una difesa naturale dell’antica cittadella del “Baou de Caster”. Anch’esso di origine medievale, offre uno spettacolare labirinto di ripidi vicoli, passaggi a volta romanici e gotici e antiche facciate in pietra. Il paese invita a scoprire una chiesa classificata come Monumento Storico, un campanile piramidale del XII secolo e una cappella del XVIII secolo riccamente affrescata.

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123RF
Il village perché di Peille

L’Escarène

Anche questa fermata merita una tappa. Si tratta di un borgo medievale che fu menzionato per la prima volta nell’XI secolo. Tappa fondamentale della Via del Sale che collegava la Provenza al Piemonte, il sito apparteneva inizialmente all’Abbazia di Saint-Pons a Nizza, prima di separarsi da Peille nel XVI secolo per insediarsi sul fondovalle. Il borgo conobbe un importante fervore artistico nel XVII secolo, grazie alla ricostruzione della chiesa di Saint-Pierre-ès-Liens e alla costruzione di magnifiche cappelle delle confraternite dei penitenti in stile barocco. Qui si trova uno dei punti più belli del Train des Merveilles: un imponente viadotto costituito da undici arcate e alto 40 metri che attraversa la valle del Paillon sovrastando il paese. Costruito negli Anni Trenta, è percorso quotidianamente dal Train des Merveilles. Gli appassionati di attività all’aria aperta saranno felici di sapere che da L’Escarène partono diversi sentieri segnalati, che si snodano tra boschi di pini, larici e querce, e che le trote abbondano nei due fiumi che attraversano il paese. Inoltre, L’Escarène è un noto punto di transito delle leggendarie prove speciali del Rally di Monte Carlo e del Rally di Monte Carlo Historique.

Touët-de-l’Escarène

La fermata successiva è Touët-de-l’Escarène, un micro-borgo diffuso di 300 abitanti la cui altitudine varia tra i 300 e i mille metri. Con le sue fontane, i passaggi a volta, il lavatoio in pietra, la chiesa del XVI secolo, il frantoio trasformato in spazio culturale e l’antico forno per il pane riconvertito in ristorante è un luogo davvero delizioso e poco turistico. I quartieri di Revel e Albera offrono una magnifica vista panoramica sulla valle, mentre numerosi sentieri offrono l’opportunità di praticare escursionismo e mountain bike. Appena fuori dal villaggio c’è un piccolo paradiso naturale, la Cascade de Redebraus, dove è vietato fare il bagno ma che merita sicuramente una foto.

Sospel

Alla fermata di Sospel il treno praticamente si svuota. Del tragitto del Train des Merveilles questa è la tappa più famosa. Merita? Forse sì, forse no. La cittadina è bellina, con il fiume Bévéra che la taglia in due – rive droite e rive gauche -, le mura del lungofiume fiorito e il Pont-Vieux, uno degli ultimi ponti fortificati d’Europa. Il paese è un po’ fané, con le facciate scrostate e i panni stesi alle finestre, ma il suo fascino decadente è proprio questo. A Sospel però ci sono diverse cose da vedere: i due quartieri storici al di qua e al di là del fiume, alcune capelle, la concattedrale barocca di Saint Michel con l’organo affacciata su una bella piazza con diversi ristoranti e i forti della Linea Maginot che fanno parte di una serie di fortificazioni costruite lungo i confini tra le due grandi guerre. L’imponenteFort Saint-Roch comprende quattro caserme di cemento armato collocate sopra una rete di cunicoli scavati nella roccia e che possono raggiungere una profondità di 30 metri. Ci potevano vivere 200 soldati per tre mesi come in un sommergibile. La visita libera lascia il tempo di scoprire l’edificio. I bambini rimarranno a bocca aperta di fronte alla ricostruzione della vita in questo forte. Non dimenticate di portare un golfino perché dentro le gallerie ci sono 16°C. Il lunedì il forte è chiuso. Il Forte Suchet o Fort du Barbonnet venne edificato in cima al monte e, da lontano, si mimetizza con la natura. Il Fort de l’Agaisen proteggeva gli altri forti e permetteva di coprire il confine. Il Fort du Monte-Grosso è, infine, l’opera più ampia del confine Sud-Est. Situato a mille metri di quota, sovrasta la strada di Sospel, di Tenda, i passi di Brouis e del Pérus.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il centro di Sospel

Breil-sur-Roya

Per raggiungere questo villaggio si attraversano le spettacolari Gorges de la Roya. Breil-sur-Roya si sviluppa come un anfiteatro ai piedi di uno sperone roccioso, con un lago e uliveti terrazzati che si estendono più in basso. Qui tutto evoca la Liguria del XVI secolo: il colore dell’intonaco delle case, i vicoli porticati, le edicole votive, le cappelle e i lavatoi, il forno comune e la chiesa barocca di Santa Maria in Albis, con i suoi organi storici. Da non perdere, la vista del lago dalla Tour de la Cruella e una visita all’Ecomusée du Train des Merveilles dove sono esposte alcune locomotive storiche a vapore o elettriche della compagnia ferroviaria francese SNCF, che racconta la storia del Train des Merveilles e dove si può ammirare un plastico della linea oltre a un simulatore con cui si può provare a guidare il treno. Il museo è aperto da agosto e ottobre.

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Il borgo di Breil-sur-Roya

Saorge

Aggrappato al fianco della roccia, il borgo di Saorge, interamente pedonale – la fermata è Fontan-Saorge -, si scopre percorrendo i vicoli acciottolati e i “cununs” che si snodano fino al monastero. È uno dei borghi più belli di Francia, un luogo senza tempo che invita a passeggiare e a “staccare la spina” davvero, tanto da essere spesso paragonato a un villaggio tibetano. Da visitare c’è il monastero francescano barocco con i suoi giardini, la chiesa di Saint-Sauveur e le cappelle dei penitenti.

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Il villaggio di Saorge in Francia

St Dalmas de Tende

Questo pesino di montagna nacque con il nome di Bergeggi, ma poi prese il nome di San Dalmazzo o St Dalmas de Tende essendo sede di un monastero dipendente dall’abbazia di Pedona (poi Borgo San Dalmazzo), che oggi è un albergo. Si è sviluppato in seguito alle miniere di galena argentifera, chiuse negli Anni ’30. Fino al 1947 era anche un importante posto di frontiera sia sulla SS 20 sia sulla ferrovia Cuneo-Limone-Ventimiglia tra Italia e Francia. Con il passaggio alla Francia, la dogana venne spostata a Tenda. Se non scendete dal treno, almeno soffermatevi ad osservare la sua imponente stazione ferroviaria in stile littorio (Mussolini aveva una casa di campagna appena fuori dal borgo). Molti di coloro che scendono a questa fermata lo fanno perché è il punto più vicino al Parco del Mercantour, meta ideale per escursioni e per ammirare le celebri incisioni rupestri preistoriche della Vallée des Merveilles.

La Brigue

Prima di arrivare al capolinea, la fermata che merita una tappa è quella a La Brigue, un villaggio da scoprire passeggiando tra i vicoli medievali, fino a raggiungere le rovine del Castello dei Lascaris. Questa località nasconde un piccolo tesoro e per questo merita una tappa: la cappella di Notre-Dame des Fontaines, magnificamente dipinta e colorata e per questo spesso definita la “Piccola Cappella Sistina delle Alpi“. Gli affreschi del XV secolo, illuminati solo da una luce naturale perché dentro non c’è elettricità, raccontano una storia, a tratti inquietante e simbolica, in cui ogni dettaglio è stato curato. Ma la cappella sorge in corrispondenza di sette sorgenti intermittenti, una fonte d’acqua e di vita nel cuore delle montagne nonché l’ultima fonte di acqua potabile lungo l’Alta Via del Sale.

Getty Images
Gli affreschi di Notre-Dame des Fontaines a La Brigue

La natura intermittente di queste sorgenti è oggetto di leggende locali. Una di queste narra che un giorno, le sorgenti di La Brigue si prosciugarono, forse in seguito a un terremoto. Non potendo più irrigare i campi, gli abitanti del villaggio promisero di costruire una cappella dedicata alla Vergine Maria se lei avesse fatto tornare l’acqua nelle loro terre. Miracolosamente, le sorgenti ricominciarono a sgorgare… Per visitare la cappella con la sorgente principale bisogna prenotare la visita guidata da maggio a settembre. Per raggiungerla, o si sale a piedi o in bicicletta per 4 km oppure c’è una navetta che parte dalla stazione, anche questa da prenotare per tempo. Per chi volesse fare una sosta a La Brigue e per gli escursionisti, da qui si raggiunge la Via del Sale e partono diversi sentieri che salgono fino a duemila metri.

Tenda

La stazione d’arrivo del Train des Merveilles è quella di Tende o Tenda, borgo medievale disposto a gradoni lungo il fianco della montagna a 800 metri di quota, che offre numerosi punti panoramici affacciati sulla valle. Prima degli accordi di Plombières del 1858 tra Napoleone III e Cavour era Italia, ma fu ceduta alla Francia insieme a tutto il territorio dell’ex Contea di Nizza. È una tappa imperdibile per gli appassionati di arte barocca grazie alla Collegiata di Notre-Dame de l’Assomption, costruita tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, da vedere per i suoi ornamenti barocchi dai colori abbaglianti e il portale in stile rinascimentale scolpito nella pietra verde di Roya, ma è anche una delle porte d’accesso alla Vallée des Merveilles, di cui si può avere una splendida anticipazione nel Musée des Merveilles all’uscita dalla stazione di fianco all’Office de Tourisme.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La cittadina di Tende vista dal treno

Il museo è molto moderno e organizzato molto bene, con parti interattive e maquette che raccontano la storia dei popoli della preistoria (una sezione è dedicata anche a Ötzi, la Mummia del Similaun, con una copia dell’uomo venuto dai ghiacci che si può vedere al Museo archeologico dell’Alto Adige di Bolzano). La chicca ospitata nel museo è la pietra originale detta del Capo della tribù prelevata dalla Vallèe des Merveilles con le incisioni rupestri (nella valle è stata posta una copia).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il Musée des Merveilles a Tenda

Consigli per un viaggio meraviglioso

Il treno parte tutti i giorni dalla stazione centrale di Nizza (Nice-Ville) con orari differenziati a seconda del giorno e della stagione (in alcuni orari, il treno c’è solo dal lunedì al venerdì o solo il sabato, la domenica e nei giorni feriali). Quello turistico ovvero con a bordo una guida che spiega l’itinerario e tutto ciò che riguarda il Train des Merveilles e i luoghi che attraversa è il treno che parte alle 9.32 dal binario F. La guida, a bordo di questo treno dal 1° giugno al 2 ottobre e successivamente nei fine settimana di ottobre, spiega in francese, inglese e, in caso di passeggeri italiani, anche in italiano. Quindi, il treno si può prendere anche senza guida negli orari preferiti (il primo parte alle 5.32 e poi ogni ora), ma per un viaggio completo il consiglio è di salire a bordo di quello con visita guidata e, possibilmente, di trovare posto nello stesso vagone della guida per sentire meglio ed eventualmente per togliervi qualche curiosità in più facendo qualche domanda.

Poiché il viaggio da Nizza a Tenda dura 2 ore (se prendete il treno delle 9.32 si arriva a Tenda alle 11.32) con 15 stop, l’altro consiglio se volete andare in giornata è quello di non fare nessuna sosta intermedia, bensì di percorrere l’intera tratta, scendendo a Tenda per una visita del centro storico, della Cappella dell’Annunciazione e del Musée des Merveilles, tutte attività gratuite e che meritano, e un pranzo in un bar o in una trattoria (tenete presente che il lunedì molti esercizi sono chiusi) per poi riprendere il treno e scegliere una o due altre soste al massimo (consigliata è Sospel, ma anche Breil-sur-Roya, Saorge e La Brigue sono deliziose) altrimenti tornate troppo tardi e la giornata è bella lunga (l’ultimo treno è alle 18.32, nel caso, da Sospel c’è anche l’autobus che va Nizza).

Un altro consiglio riguarda il biglietto del treno: esiste infatti il Pass journalier di SNCF che costa 8 euro e che consente di prendere tutti i treni francesi per 24 ore e che quindi è molto conveniente in quanto potete salire e scendere in qualsiasi fermata del Train des Merveilles, ma è valido anche su altre tratte nel caso arrivaste a Nizza da un’altra città della Costa Azzurra, incluso il Principato di Monaco. Se si viaggia in più di una persona (max 8), si può fare un unico pass, l’importante è che si stia tutti assieme dall’inizio alla fine del viaggio. Se viaggiate con un animale, è necessario fare un biglietto a parte (un cane di taglia media paga 10 euro) ed è obbligatorio tenerlo al guinzaglio (meglio se indossa anche la museruola).

Hier — 18 août 2026it

In Emma e il giaguaro nero sembra di essere in Amazzonia, ma non è così: le location sono incredibili

18 août 2026 à 17:30

Foreste verdeggianti, animali selvatici e una natura incontaminata che domina ogni panorama: sembra davvero di essere nel cuore dell’Amazzonia, tra vegetazione lussureggiante, corsi d’acqua e paesaggi ancora selvaggi. Eppure, le spettacolari immagini di Emma e il giaguaro nero arrivano da un’altra parte del mondo, altrettanto affascinante.

Nel film diretto da Gilles de Maistre e con Lumi Pollack nei panni della giovane Emma, in onda in prima serata su Rai 1 martedì 18 agosto 2026, gran parte delle riprese è stata realizzata in una zona particolare dell’America Latina, che regala alla pellicola alcuni dei suoi scenari più suggestivi. Il set si è spostato anche in un altro Paese, tra le strade e gli edifici di una città affascinante.

Di cosa parla

La storia racconta l’amicizia speciale tra Emma e Hope, un cucciolo di giaguaro nero che la ragazza incontra quando è ancora bambina e vive con la famiglia nella foresta amazzonica. Tra loro nasce subito un legame profondo, ma un tragico evento costringe Emma a lasciare quel mondo e a trasferirsi a New York, lontano dalla foresta e dal suo inseparabile compagno di avventure. Il ricordo di Hope, però, non l’abbandona mai.

Emma e il giaguaro nero: le location
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Emma e il giaguaro nero: le location del film

Anni dopo, ormai adolescente, Emma scopre che il suo vecchio amico è in pericolo e decide di tornare nella foresta per salvarlo senza pensarci due volte. Insieme alla sua insegnante di biologia Anja, intraprende così un viaggio che la riporta nei luoghi della sua infanzia, tra animali selvatici, vegetazione tropicale e le minacce legate al traffico illegale di fauna. Ma quella che sembra una semplice missione di salvataggio diventa anche un’avventura alla scoperta di un legame indissolubile e un racconto sulla tutela dell’ambiente e delle specie selvatiche, con la spettacolare foresta amazzonica a fare da sfondo.

Dove è stato girato il film

Il viaggio sulle tracce di Emma e il giaguaro nero unisce due scenari agli antipodi: la natura selvaggia del Messico e la dimensione urbana di Montréal, trasformata in New York per esigenze cinematografiche. È questo gioco di trasformazioni a rendere le location del film così affascinanti: luoghi reali che, grazie alla macchina da presa, diventano qualcosa di completamente diverso.

In Messico, da Playa del Carmen alle Cascate di Agua Azul

Il cuore “selvaggio” del film batte in Messico e in particolare in uno dei suoi luoghi più iconici: l’area di Playa del Carmen, nel Quintana Roo, che dà vita alla foresta che nel film rappresenta l’Amazzonia. La meta caraibica sognata da molti è immersa infatti in un paesaggio tropicale che ha permesso di ricreare le atmosfere selvagge della storia, con vegetazione fitta, specchi d’acqua e ambienti naturali capaci di assumere sullo schermo un aspetto molto diverso da quello della celebre località turistica.

Playa del Carmen è infatti conosciuta in tutto il mondo per le sue spiagge da cartolina, con sabbia chiara e mare turchese: un paesaggio che nel film assume una dimensione più selvaggia e cinematografica.

Anche le suggestive Cascate di Agua Azul, nello Stato del Chiapas, sono tra i più sorprendenti scenari messicani scelti come location del film, che si possono distinguere in alcune riprese aeree: un susseguirsi di corsi d’acqua e cascate immersi nella fitta vegetazione tropicale.

Le spettacolari Cascate di Agua Azul
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Le spettacolari Cascate di Agua Azul

Montréal, la città canadese che diventa New York

Per la seconda grande area delle riprese si cambia totalmente scenario: Montréal si trasforma nella New York in cui Emma si trasferisce dopo aver lasciato la foresta. Un contrasto netto con le immagini del Messico: da una parte c’è la giungla tropicale, dall’altra una grande città nordamericana fatta di strade, edifici e vita urbana. Due mondi lontanissimi che accompagnano le diverse fasi della crescita di Emma.

Montréal
iStock
Panorama di Montréal e del Vecchio Porto

Tra le location più riconoscibili c’è il Pensionnat du Saint-Nom-de-Marie, oggi scuola secondaria privata nel quartiere di Outremont.

L’edificio, al 628 chemin de la Côte-Sainte-Catherine, è stato scelto per le scene ambientate nella scuola frequentata da Emma durante gli anni trascorsi lontano dalla foresta.

Funivia Oropa, il progetto di recupero avanza verso la gara

Par : lorenzolucon
18 août 2026 à 15:32

Conclusa positivamente la Conferenza dei Servizi

La Conferenza dei servizi relativa al progetto di fattibilità tecnico-economica per la revisione generale e l’ammodernamento della funivia Oropa-Oropa Sport-Lago del Mucrone si è conclusa positivamente.

«È un passaggio importante, perché conferma che il percorso per il rilancio della funivia di Oropa sta procedendo concretamente – dichiara il Sindaco di Biella, Marzio Olivero –. È stato necessario affrontare un iter articolato, con approfondimenti tecnici e il coinvolgimento di numerosi enti, ma oggi possiamo registrare un risultato che ci permette di guardare con fiducia alla fase successiva. Purtroppo rispetto alle previsioni originarie i tempi si sono dilatati, ma ora abbiamo superato un passaggio fondamentale e continuiamo a lavorare per arrivare alla gara e alla realizzazione di un intervento strategico per Oropa e per tutto il territorio.»

Si tratta di un intervento dal valore complessivo di 12,3 milioni di euro. L’investimento è stato inserito nell’accordo di programma tra Regione Piemonte, Comune e Provincia di Biella, successivamente modificato per adeguarlo al nuovo quadro economico. Il progetto comprende, tra gli altri interventi, l’ammodernamento delle vetture, delle funi, degli argani e degli azionamenti elettrici, oltre agli adeguamenti delle stazioni e delle banchine e agli interventi necessari per la prosecuzione della vita tecnica dell’impianto.

Il percorso amministrativo ha richiesto il coinvolgimento di numerosi soggetti e ulteriori approfondimenti, in particolare sul piano geologico e geomeccanico. Gli esiti delle indagini e la relativa documentazione sono stati trasmessi agli enti coinvolti nel luglio scorso, consentendo di arrivare alla conclusione della Conferenza dei servizi.

Le prescrizioni, le osservazioni e le indicazioni emerse nel corso della Conferenza dovranno essere recepite nel successivo livello progettuale, quello esecutivo.

«Il nostro obiettivo è arrivare alla gara con un progetto solido, verificato e pronto per essere realizzato – conclude il Sindaco Olivero –. La funivia rappresenta un’infrastruttura importante per Oropa e per il turismo biellese. Vogliamo garantirle un futuro stabile e duraturo.»

Foto funivieoropa.it

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Il rifugio del leggendario marinaio nel cuore della roccia e del mare: la Grotta di Haxhi Ali in Albania

18 août 2026 à 15:00

È inutile girarci intorno: la costa albanese dà il meglio di sé quando la strada finisce e davanti resta soltanto il mare. Sul versante della penisola di Karaburun, una delle aree costiere più selvagge del Paese, le montagne arrivano fino all’Adriatico con pareti rocciose, piccole insenature e promontori battuti dal vento. Tra queste rocce si apre la Grotta di Haxhi Ali, la più grande grotta costiera dell’Albania, una cavità marina raggiungibile esclusivamente via acqua.

Avvicinandosi in barca, l’ingresso appare poco a poco sulla parete calcarea. Prima si vede una grande apertura scura, poi il colore del mare cambia e il blu intenso dell’esterno lascia spazio alle sfumature turchesi dell’acqua interna. La volta della grotta raggiunge circa 30 metri di altezza e la cavità si inoltra per oltre 60 metri nella montagna. Poi c’è la luce che penetra dall’apertura principale, rimbalza sulla superficie marina e illumina la roccia con riflessi mutevoli.

Il fascino, però, va oltre la geologia: Haxhi Ali porta il nome di un marinaio e comandante albanese del XVII secolo, figura entrata nella tradizione della costa per le sue imprese sul mare. La grotta conserva così una doppia identità, naturale e leggendaria.

Origine, formazione e leggende della Grotta di Haxhi Ali

La penisola di Karaburun appartiene a un ambiente carsico, caratterizzato dalla presenza di rocce calcaree modellate nel corso di tempi geologici molto lunghi. Pioggia e acqua marina hanno agito sulle fratture della pietra, allargandole gradualmente fino a creare cavità, anfratti e grotte lungo la costa.

Haxhi Ali rappresenta uno degli esempi più spettacolari di questo processo. La cavità possiede una grande camera interna dominata da una volta arcuata e pareti irregolari, con concrezioni naturali e stalattiti. Il mare occupa la parte inferiore dello spazio, dando vita a una sorta di bacino naturale racchiuso dalla roccia. La conformazione amplifica inoltre i rumori: una voce, un colpo di remo o lo sciabordio dell’acqua rimbalzano sulla volta e ritornano più volte, trasformando il silenzio in un’eco profonda.

Il nome appartiene a Haxhi Ali Ulqinaku, marinaio e comandante albanese ricordato dalla tradizione locale per la sua attività sul Mare Adriatico. La sua figura è legata alla difesa delle imbarcazioni e delle comunità costiere dalle incursioni dei pirati e delle flotte nemiche. Secondo la leggenda più conosciuta, Haxhi Ali avrebbe utilizzato la grotta insieme al figlio come rifugio durante un inseguimento navale.

La grande cavità, del resto, offriva un riparo naturale alla barca e permetteva di sottrarsi alla vista dal largo. Ed entrando nella grotta, tra l’acqua scura e la roccia, viene spontaneo immaginare una piccola imbarcazione nascosta nella penombra e uomini intenti ad aspettare che il pericolo passasse.

La storia e la leggenda vanno però tenute distinte: il personaggio di Haxhi Ali appartiene alla memoria marittima albanese, mentre il racconto del rifugio nella cavità fa parte soprattutto della tradizione tramandata nel territorio. Proprio questa sovrapposizione ha contribuito alla fama della grotta.

La sua importanza attuale riguarda pure la tutela ambientale. La grotta si trova all’interno del Parco Marino Karaburun-Sazan, area protetta istituita per conservare uno dei tratti più preziosi della costa albanese, con fondali, habitat marini e una fascia costiera ancora fortemente naturale.

La visita alla grotta, tra acqua turchese, roccia e silenzio

La barca lascia il porto di Valona e prende la direzione della penisola. Il paesaggio urbano arretra, poi sparisce. Restano pendii brulli, falesie calcaree e il profilo della costa, spesso privo di costruzioni. Arriva poi l’ingresso della Grotta di Haxhi Ali, ovvero il momento più spettacolare.

Le imbarcazioni possono avvicinarsi all’apertura e, con condizioni marine favorevoli, entrare nella grande camera. Una volta spento il motore, muta completamente la percezione dello spazio. Il rumore del mare prende il posto del rombo del natante e la volta amplifica persino una frase pronunciata a bassa voce.

In una giornata serena la superficie assume tonalità che passano dal blu intenso al verde-azzurro, mentre il calcare crea zone di ombra e improvvisi bagliori. La fotografia viene quasi da sé, soprattutto vicino all’ingresso, con la sagoma scura della grotta incorniciata dal mare aperto.

La parte più suggestiva della visita consiste nell’avanzare con la barca verso l’interno e osservare la struttura della cavità dalla superficie dell’acqua. Con mare calmo, alcuni tour prevedono una sosta per il bagno. L’acqua limpida consente di osservare il fondale roccioso e piccoli organismi marini.

Maschera e boccaglio aiutano a guardare sotto la superficie, soprattutto nelle zone illuminate dalla luce esterna. Il fondale roccioso favorisce infatti una buona visibilità. Vale la pena fermarsi qualche istante senza musica né conversazioni, in quanto la conformazione della cavità restituisce i suoni con una profondità sorprendente.

Serve attenzione sulle rocce bagnate, soprattutto durante l’accesso alla barca o una sosta vicino alla parete. Scarpe da scoglio, costume, asciugamano, acqua, protezione solare e una custodia impermeabile per telefono e macchina fotografica sono sufficienti per affrontare la giornata. La prudenza assume particolare importanza con il mare mosso: le condizioni dell’Adriatico possono cambiare e l’ingresso nella cavità dipende dalla sicurezza della navigazione.

Dove si trova e come arrivare

La Grotta di Haxhi Ali si trova sulla penisola di Karaburun, circa 15 chilometri in linea d’aria da Valona, sul versante rivolto verso il mare aperto. L’area appartiene al Parco Marino Karaburun-Sazan, uno dei principali territori protetti dell’Albania. Alla grotta si arriva soltanto via mare: strade, sentieri e accessi terrestri conducono alla penisola, ma nessun percorso permette di raggiungere l’ingresso della cavità a piedi.

Valona rappresenta il punto di partenza più pratico. La città si trova circa 2 ore e 30 minuti in automobile da Tirana, con tempi variabili in base al traffico e alla stagione. Chi arriva dall’estero può atterrare all’aeroporto internazionale di Tirana e proseguire verso Valona in automobile, taxi, trasferimento privato oppure autobus.

Da Valona partono escursioni organizzate verso Karaburun con diverse formule. Alcune durano mezza giornata, altre occupano gran parte della giornata e aggiungono soste per il bagno, snorkeling e visite ad altre baie della costa.

Scoppia il trend del city-maxxing: i migliori itinerari per vedere 4 città in un viaggio

Par : elenausai10
18 août 2026 à 14:22

In un viaggio, basta una sola città a settimana? Seppur sempre più persone stiano preferendo scoprire una sola meta in modo più approfondito, c’è chi preferisce abbracciare un trend soprannominato city-maxxing. Cosa significa esattamente? Invece di fermarsi in un’unica destinazione, si attraversano più città, spesso in Paesi diversi, sfruttando spostamenti brevi e budget contenuti.

A fotografare il fenomeno è stata una ricerca di FlixBus, che ha analizzato le destinazioni europee servite dalla propria rete individuando itinerari con quattro tappe e spostamenti sempre sotto le cinque ore.

Partendo da questo spunto, abbiamo creato cinque itinerari, tra classici d’Europa e rotte meno battute.

Lubiana → Zagabria → Budapest → Bratislava

Un tuffo nella Mitteleuropa più autentica. Si parte da Lubiana, con il suo castello e i canali scenografici, per poi scendere a Zagabria tra caffè storici e mercati vivaci. Budapest regala terme, vita notturna nei ruin bar e un patrimonio architettonico da fotografare a ogni angolo. Chiude il cerchio Bratislava, piccola ma sorprendente, ideale per un ultimo giorno slow prima del rientro.

Venezia → Lubiana → Zagabria → Budapest

Un itinerario che parte dall’Italia e attraversa il confine quasi senza accorgersene. Da Venezia, con i suoi canali e le calli affollate, si passa alla quiete verde di Lubiana, poi alla vivacità di Zagabria, fino all’energia di Budapest. Un mix perfetto tra arte italiana e atmosfere balcaniche, con spostamenti sempre gestibili in giornata.

Marsiglia → Montpellier → Barcellona → Valencia

Il Mediterraneo come filo conduttore. Marsiglia apre le danze con il suo porto storico e i quartieri multiculturali, Montpellier aggiunge un tocco universitario e giovane. Poi si vola letteralmente in Spagna: Barcellona con Gaudí e la movida, Valencia con la Città delle Arti e delle Scienze e spiagge a due passi dal centro. Un itinerario dove cultura, mare e vita notturna vanno a braccetto.

Berlino → Praga → Breslavia → Cracovia

Un itinerario tra i più rapidi in assoluto, con poco più di dodici ore di spostamenti complessivi. Dopo Berlino e Praga si prosegue in circa tre ore verso Breslavia, terza città della Polonia, distribuita su una rete di isole collegate da oltre cento ponti. La sua piazza del mercato non ha nulla da invidiare a quella praghese, ma con molta meno folla.

Il viaggio si chiude a Cracovia, circa tre ore più a est: l’ex capitale reale della Polonia conserva uno dei centri medievali meglio preservati d’Europa, con l’ampia piazza Rynek Główny circondata da chiese gotiche, case colorate e caffè vivaci.

Venezia → Innsbruck → Monaco di Baviera → Zurigo

Infine, l’ultimo itinerario attraversa le Alpi cambiando paesaggio a ogni tappa. Si parte da Venezia per salire verso Innsbruck, circondata da montagne e con un centro storico compatto perfetto da girare in mezza giornata. Si prosegue verso Monaco di Baviera, tra birrerie storiche, il grande parco dell’Englischer Garten e una vita culturale sempre vivace. Il viaggio si chiude a Zurigo, tra il lago, il centro storico raccolto e un’atmosfera elegante, ma rilassata, ideale per un ultimo giorno di shopping e passeggiate lungo il fiume Limmat.

Weekend invernali nelle grandi città d’Europa, da scoprire con l’offerta Vueling

Par : elenausai10
18 août 2026 à 12:52

Con l’arrivo dell’inverno non è detto che i viaggi debbano fermarsi: anzi, è il momento giusto per organizzare un weekend nelle grandi capitali e città europee, magari lontano dagli itinerari più battuti.

Vueling lancia una nuova promozione valida dal 18 al 23 agosto 2026, con partenze comprese tra il 1° ottobre 2026 e il 31 marzo 2027. Un’occasione per scoprire il volto meno conosciuto di alcune delle città più amate d’Europa, tra quartieri autentici e angoli fuori dai circuiti turistici.

Da Firenze a Londra

Oltre alle icone più fotografate Londra, raggiungibile da Firenze con voli a partire da 23 euro, nasconde angoli che raccontano un’altra storia della capitale. Nel cuore brutalista della Barbican Estate si trova una delle serre più grandi della città, con oltre 1.500 specie botaniche tra cui perdersi lontano dal caos delle tappe più turistiche.

A Holland Park, invece, il Kyoto Garden ricrea l’atmosfera di un giardino giapponese, tra cascate, carpe koi e fioriture stagionali. Per chi cerca spazi più ampi, il Richmond Park si estende su oltre 1.000 ettari di natura protetta, con la Isabella Plantation e le sue azalee giapponesi tra le zone più suggestive. A nord, il villaggio di Highgate regala invece un’atmosfera quasi di campagna, con collegamenti comodi verso il centro e passeggiate fino a Hampstead Heath.

Da Roma Fiumicino a Valencia

Terza città della Spagna, Valencia va scoperta lontano dai percorsi più scontati con voli da Roma Fiumicino a partire da 50 euro. Si parte dalla Estación del Norte, edificio modernista rivestito di mosaici colorati che raccontano la storia cittadina, per poi perdersi tra i vicoli di Russafa, quartiere multiculturale pieno di murales, locali e una scena musicale sempre viva.

Da non perdere Sombreros Albero, la cappelleria più antica del paese (1820), tappa perfetta per chi ama l’artigianato locale, magari accompagnata da un horchata nei caffè del Mercado Colón. Per un tuffo nella natura urbana, i Giardini del Turia offrono un lungo percorso ciclabile verde nel cuore della città, mentre il quartiere di Carme, con il suo centro culturale ospitato in un antico cortile gotico, regala un’atmosfera sospesa nel tempo, arricchita dalla luce che ha reso celebre il pittore valenciano Joaquín Sorolla.

Da Firenze a Madrid

Infine, sempre da Firenze, voli da 50 euro vi porteranno a Madrid. Nonostante le dimensioni, conserva un’anima quasi da quartiere: un buon punto di partenza per scoprirla fuori dai percorsi battuti è il Parque del Oeste, ideale per una passeggiata la domenica tra il Palazzo Reale, Plaza de España e il Tempio di Debod, fino a raggiungere spazi verdi che regalano un’illusione di campagna nel cuore della città.

Oltre ai grandi musei come il Prado o il Thyssen, vale la pena esplorare realtà più raccolte come il Museo Cerralbo, il Museo del Romanticismo o la Caixa Forum, spesso meno affollate, ma di livello altissimo. Chi ama camminare con il naso all’insù troverà nei tetti della capitale spagnola un museo a cielo aperto, tra cupole, sculture e forme sorprendenti, uno spettacolo che si completa con una tappa al Parco del Capricho.

Il Times svela l’alternativa a Milano: è la “Leonessa”, una città tutta da scoprire

18 août 2026 à 12:01

A soli 40 minuti di treno da Milano si trova una città che custodisce un patrimonio storico sorprendente, ma che continua a rimanere lontana dai grandi flussi turistici. È Brescia, “La Leonessa” d’Italia (all’interno del castello della città si può visitare il Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia), protagonista di un recente racconto del The Times che la indica come una splendida alternativa alla seconda città più grande d’Italia. Un luogo dove archeologia, arte, tradizioni e vita quotidiana si incontrano in un centro storico ricco di piazze, chiese e musei.

Brescia, tra archeologia romana, chiese e piazze

Per molto tempo Brescia è stata associata soprattutto alla sua anima industriale. In realtà, come sottolinea Cinzia Pasini, fondatrice dell’agenzia di guide turistiche locali Arte Con Noi, la città conserva un patrimonio storico di grande valore. Il Castello arroccato sul colle Cidneo ne è un esempio.
Nel 2023 Brescia è stata Capitale Italiana della Cultura e oggi rappresenta una meta ideale per un city break alla scoperta di un’Italia meno conosciuta.

Il cuore della città è Piazza della Loggia, dominata dal celebre orologio astronomico del XVI secolo, con le figure meccaniche in rame conosciute come “i pazzi delle ore”. Poco distante si apre Piazza Paolo VI, dove sorgono le due cattedrali cittadine (Duomo Nuovo e Duomo Vecchio). Brescia sorprende anche per il numero delle sue chiese: sono almeno 60 quelle comprese entro le antiche mura.

Tra le numerose chiese del centro storico, San Faustino è un ottimo punto di partenza. Dedicata a uno dei santi patroni della città, conserva gli affreschi dell’altare di Tiepolo e un’elegante facciata in marmo Botticino realizzata dallo scultore Giuseppe Cantone. Merita una visita anche Santa Maria del Carmine, dove si possono ammirare l’Annunciazione di Pieter de Witte e una suggestiva Lamentazione per Cristo morto, composta da figure in terracotta a grandezza naturale. Un dettaglio curioso si trova nel pavimento: un disco di legno segnala la presenza dell’“Antico Fiume” e, sollevando una corda, è possibile ascoltare il rumore delle acque del fiume Bova che scorrono proprio sotto la chiesa.

Tra le tappe più importanti c’è Brixia, il sito archeologico romano meglio conservato del Nord Italia e patrimonio UNESCO, dove si trova il Capitolium e la celebre Vittoria Alata, statua bronzea del I secolo. Scoperta nel 1826 e sottoposta a un importante intervento di restauro terminato nel 2020, è oggi nuovamente esposta nella sua sede originaria. Quest’anno ricorre il 200° anniversario della sua scoperta.

Da non perdere anche il Museo di Santa Giulia, ospitato nell’antico monastero benedettino femminile costruito nel 753 d.C. dal re longobardo Desiderio. I suoi oltre 14.000 metri quadrati raccontano la storia della città attraverso edifici romani, la Basilica di San Salvatore e l’Oratorio di Santa Maria in Solario del XII secolo, dove veniva custodito il tesoro del monastero.

La città di Bescia è stata elogiata dal The Times
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Il Dom all’alba, Brescia

Una città da vivere

Brescia non è soltanto una destinazione culturale. Il quartiere Carmine, un tempo considerato problematico, oggi è in piena rinascita grazie alle botteghe e ai laboratori artigiani e al progetto Make in Brescia, che permette di partecipare a vari laboratori e conoscere da vicino il lavoro di ceramisti e restauratori.

Il sabato mattina il mercato che si sviluppa intorno a Piazza della Loggia restituisce invece un’immagine autentica della città, tra formaggi, salumi, frutta, verdura, pasta e prodotti della tradizione. A tavola si possono assaggiare specialità bresciane legate al territorio, mentre per l’aperitivo c’è il pirlo, preparato con vino bianco e Campari.

Tra monumenti, musei, botteghe e sapori locali, Brescia conserva così un carattere autentico e sorprendentemente discreto: proprio quella combinazione che il The Times considera la sua forza e che la rende una delle alternative più interessanti a Milano.

Brescia valida alternativa a Milano secondo il The Times
iStock
Piazza della Loggia, Brescia

Federparchi - Diporto selvaggio nelle aree marine protette, serve intervento coordinato tra Amp, MASE e Capitaneria di Porto per azioni più incisive

Santini, non lasciare sole le Amp contro i diportisti che non rispettano le regole
(18 Aug 26) Questa estate è stato più volte evidenziato e stigmatizzato dai media, non senza speculazioni, il fenomeno dell’ancoraggio selv[...]

La Grecia apre 126 luoghi storici gratis sotto la luna piena: ecco dove andare

18 août 2026 à 11:00

La Grecia si prepara a vivere una delle notti più suggestive dell’estate. In occasione della luna piena di agosto il Paese spalancherà le porte del proprio patrimonio archeologico con un’iniziativa che permetterà di visitare gratuitamente 126 siti archeologici, monumenti, luoghi storici e musei. L’appuntamento principale è fissato per venerdì 28 agosto 2026 e coinvolgerà località da nord a sud, molte delle quali resteranno aperte anche dopo il tramonto.

L’iniziativa, organizzata ogni anno dal Ministero della Cultura greco, trasforma così alcuni dei luoghi più importanti della storia ellenica in scenari ancora più affascinanti, illuminati dalla luce della luna. Dei 126 luoghi coinvolti, 61 ospiteranno eventi culturali, mentre altri 65 saranno semplicemente accessibili gratuitamente, generalmente dalle 19:30/20 fino alle 23/24.

Da Delfi all’antica Olimpia

Tra i luoghi da segnare in agenda se in quei giorni ci si trova in Grecia, c’è Delfi, l’antico santuario dove arrivavano visitatori da ogni parte del mondo greco per consultare l’Oracolo. Durante la serata sarà possibile accedere all’area fino alla terrazza del Tempio di Apollo, in un’atmosfera particolarmente suggestiva dopo il tramonto.

Un altro appuntamento imperdibile sarà quello con l’antica Olimpia, considerata la culla dei Giochi Olimpici. Il sito archeologico e il museo apriranno al pubblico e sono previste anche visite guidate condotte da archeologi. La città medievale fantasma di Mystras, a Sparta, ospiterà invece un evento musicale.

Ad Atene, invece, il Museo dell’Acropoli offrirà un’occasione speciale legata alla cultura greca antica. Il museo sarà aperto dalle 9 del mattino fino a mezzanotte, con visita gratuita alla mostra temporanea dedicata all’arte greca antica ritrovata in Italia.

In Epiro, il Nekromanteion di Acheronte regalerà invece un’esperienza dal fascino quasi misterioso. Secondo le antiche credenze, questo luogo era considerato un ingresso verso l’oltretomba e proprio la sua atmosfera notturna renderà la visita sotto la luna piena particolarmente suggestiva. Poco distante si trova Dodona, ritenuto il più antico santuario oracolare della Grecia, legato alla quercia sacra di Zeus. Il sito sarà accessibile gratuitamente dalle 20 a mezzanotte.

Aperti 126 luoghi storici gratis in Grecia sotto la luna piena
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Il Tempio di Apollo a Delfi

Da Creta alla Calcidica

Anche le isole greche parteciperanno alla grande festa della luna piena. A Creta, il complesso del palazzo minoico di Malia ospiterà un’esibizione dal vivo del cantante greco Manolis Mitsias accompagnato da un coro. A Gortina, invece, l’attenzione si concentrerà sulle antiche iscrizioni: qui si trova una delle più importanti testimonianze legislative dell’antichità greca, incisa direttamente nella pietra. A seguire la serata sarà allietata dalla musica.

Altri scenari da non perdere sono il Castello di Nafpaktos, fortezza veneziana affacciata sul Golfo di Corinto, dove il riflesso della luna sull’acqua promette un colpo d’occhio particolare, e il Santuario di Ammon Zeus, in Calcidica, dove è prevista una rappresentazione dell’opera Orfeo ed Euridice.

Il programma non si limiterà alla notte del 28 agosto: sono infatti previste iniziative anche il 26, 27, 29 e 30 agosto, tra concerti, spettacoli teatrali, danza, mostre e visite guidate. L’elenco dei 126 siti coinvolti, con orari e programmi aggiornati per questa 27ª edizione è pubblicato sul sito del Ministero della Cultura greco ma può subire variazioni.

La Grecia apre 126 luoghi storici gratis per la luna piena
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Veduta aerea delle rovine del palazzo minoico a Malia

PN Isola di Pantelleria - Corpo Forestale Siciliano: nuovi giovani allievi per un futuro di tutela e protezione

Un'alleanza strategica con il Parco di Pantelleria che permette di preservare uno degli ecosistemi più importanti del Mediterraneo
(Pantelleria, 18 Aug 26) Il Corpo Forestale della Regione Siciliana si arricchisce di 94 nuovi Allievi Agenti. I giovani hanno infatti completato con successo un percorso d[...]
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