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Non è mai la stessa due volte: Zlatni Rat, la spiaggia croata che cambia forma col vento

Par : elenausai10
13 septembre 2026 à 14:30

La spiaggia più fotografata della Croazia? Sicuramente la famosa Zlatni Rat, alla posizione 37 nella classifica 2026 Europe – World’s 50 Best Beaches.

Si trova sull’isola di Brač, davanti alla cittadina di Bol, e si allunga in mare per circa quattrocento metri con la sua caratteristica forma a punta. Nonostante il flusso costante di visitatori, resta un luogo che lascia senza parole: i ciottoli bianchi e levigati, l’acqua che passa dal turchese al blu intenso, la pineta che offre riparo dal sole e le scogliere che si ergono alle spalle compongono uno scenario tra i più belli di tutta la Dalmazia.

E non è mai davvero la stessa spiaggia due volte: onde, vento e correnti ne rimodellano continuamente i contorni, tanto che il mare può essere piatto da un lato e mosso, ideale per il surf, a pochi passi di distanza.

Perché Zlatni Rat è una spiaggia speciale

A prima vista Zlatni Rat, tra le spiagge più belle d’Europa, appare semplicemente come una lunga lingua di ciottoli protesa verso il mare. Ma è solo guardandola dall’alto che si capisce perché sia così diversa dalla maggior parte delle spiagge adriatiche. La sua punta cambia forma di continuo, spinta da vento, onde e correnti: a volte si piega da un lato, a volte dall’altro, e nei periodi di maltempo più intenso il profilo può trasformarsi visibilmente nel giro di pochi giorni. Non è un caso, quindi, se non esistono due fotografie di Zlatni Rat perfettamente identiche tra loro.

La spiaggia si estende per quasi 500 metri e, dal 2006 a oggi, i rilevamenti mostrano che si è allungata naturalmente di circa 80 metri, senza alcun intervento umano: Zlatni Rat cresce e cambia letteralmente sotto gli occhi di chi la visita. Anche la sensazione sotto i piedi è particolare. Non è una spiaggia di sabbia, ma nemmeno una classica spiaggia rocciosa dalmata: i suoi ciottoli piccoli e levigati la rendono molto più comoda, per camminare e sdraiarsi, rispetto a gran parte delle spiagge di ciottoli dell’Adriatico.

Cosa fare a Zlatni Rat

Zlatni Rat è perfetta per una giornata di relax. Complice l’enorme afflusso di visitatori, qui si trova praticamente tutto ciò che può servire durante una giornata al mare: docce e servizi igienici, lettini e ombrelloni, beach bar e chioschi, ristoranti, negozi e punti noleggio per l’attrezzatura da spiaggia.

Per chi non riesce a stare tutto il giorno sotto l’ombrellone, lo sport da praticare è il windsurf. Bol è considerata una delle destinazioni più attrattive di tutta la Croazia e gran parte dell’azione si concentra proprio intorno a Zlatni Rat. Il merito è del maestrale, un vento forte e costante che soffia da aprile a ottobre e che, secondo diverse guide locali, raggiunge di solito il picco nel primo pomeriggio per poi calare verso sera.

Chi cerca invece un ritmo più lento può puntare verso l’alto: un’escursione fino al Vidova Gora, la vetta più alta di tutte le isole croate, regala viste panoramiche che spaziano su Brač, Hvar e oltre, ripagando ampiamente la fatica della salita.

Dove si trova e come arrivare

Zlatni Rat si trova sulla costa meridionale di Brač, la più grande isola della Dalmazia centrale, davanti alla cittadina di Bol. Per raggiungerla, il punto di partenza più comodo è Spalato: da qui partono ogni giorno traghetti per auto verso Supetar, il principale porto dell’isola, con una traversata di circa 50 minuti, e catamarani più rapidi che collegano direttamente Split a Bol. Da Supetar, chi non viaggia con un proprio mezzo, può proseguire in autobus o taxi fino a Bol, che dista una trentina di chilometri.

Una volta arrivati in città, la spiaggia si raggiunge a piedi percorrendo Put Zlatnog rata, una passeggiata ombreggiata lunga circa 1,5 km che collega Zlatni Rat al centro storico di Bol, alla stazione degli autobus e al molo dei traghetti.

Il guardiano del Mediterraneo: Castello di Methoni, la grande fortezza veneziana della Grecia

12 septembre 2026 à 16:00

A sud-ovest del Peloponneso, sulla punta più occidentale della penisola, il Castello di Methoni sembra quasi cucito al paesaggio marino. La sua grande fortezza occupa infatti un intero promontorio roccioso affacciato sul Mar Ionio, con le mura che seguono il profilo della costa e lo sguardo rivolto verso le isole di Sapienza e dell’arcipelago circostante.

Occupa circa 93.000 metri quadrati ed è considerato uno dei più grandi complessi fortificati del Mediterraneo. Più che una semplice roccaforte, fu una vera città fortificata, organizzata per accogliere abitanti, soldati, mercanti e viaggiatori. La sua posizione aveva infatti un valore strategico enorme: controllava una delle rotte marittime utilizzate dalle navi dirette verso il Mediterraneo orientale e per Venezia rappresentava una tappa fondamentale nei collegamenti commerciali.

La particolarità più suggestiva arriva però alla fine della penisola, con il Bourtzi. Un piccolo forte ottagonale sorge su un isolotto collegato alla cittadella da una passerella. Sembra quasi un castello in miniatura, ma la sua funzione era tutt’altro che decorativa.

Breve storia del Castello di Methoni

La storia di Methoni affonda le radici nell’antichità, ma l’aspetto della fortezza attuale è legato soprattutto alla lunga presenza veneziana. Nel 1209 Venezia iniziò la costruzione della cittadella, trasformando il promontorio in un presidio militare e commerciale di primaria importanza.

Per diversi secoli il castello prosperò grazie al porto e alla sua posizione lungo le rotte verso il Levante. Le navi veneziane dirette verso il Mediterraneo orientale avevano nella città una tappa quasi obbligata. Merci, persone e informazioni passavano attraverso le sue porte, mentre le fortificazioni proteggevano un insediamento sempre più importante.

Insieme a Koroni, situata circa 30 km più a est sull’altra costa della penisola, Methoni formava quello che i veneziani chiamavano gli “Occhi di Venezia nel Mediterraneo“. Un soprannome che restituisce bene il ruolo delle due fortezze, entrambe collocate in punti strategici per sorvegliare le rotte marittime e difendere gli interessi della Serenissima.

La fase veneziana terminò nel 1500, dopo l’assedio ottomano. La conquista segnò una svolta drammatica per la città, che passò sotto il controllo dell’Impero ottomano. Fu proprio durante questa fase che il Bourtzi venne completato e assunse anche funzioni legate alla detenzione e alle esecuzioni.

Nel 1686 la fortezza tornò ai veneziani dopo la conquista guidata dal comandante Francesco Morosini. La parentesi durò poco: nel 1715 gli Ottomani ripresero Methoni e la città tornò a conoscere una fase di crescita commerciale e demografica.

La fortezza ebbe un ruolo anche durante la Rivoluzione greca del 1821. I rivoluzionari non riuscirono a conquistarla e nel 1825 Ibrahim Pasha utilizzò il porto quale base per la campagna militare egiziana nel Peloponneso. La situazione cambiò nel 1828, quando le truppe francesi della spedizione guidata dal generale Nicolas-Joseph Maison costrinsero gli Egiziani alla resa.

Fu proprio la presenza francese a lasciare una traccia ancora visibile nell’accesso alla cittadella. Gli ingegneri della spedizione costruirono infatti il ponte in pietra a 14 arcate che attraversa l’antico fossato, sostituendo il precedente passaggio con ponte levatoio.

Dopo il ritiro delle truppe, l’insediamento venne trasferito fuori dalle mura e la grande cittadella perse progressivamente la propria funzione. Le pietre, però, continuarono a conservare tracce di epoche ancora più remote. Un’esplosione avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale portò alla luce strutture appartenenti all’antica Methoni, mentre elementi architettonici greci vennero riutilizzati nelle fondazioni di alcune torri.

La visita alla fortezza e cosa vedere

Per comprendere davvero questa meraviglia della Grecia serve un po’ di tempo. Il complesso è vasto e una visita frettolosa rischia di lasciare fuori proprio i dettagli più interessanti. Circa due ore permettono di attraversare le diverse aree con maggiore attenzione, lasciando spazio anche alle fotografie e alle vedute sul mare.

L’ingresso conserva un arco curvo decorato con capitelli corinzi, mentre ai lati si trovano due grandi bastioni: quello orientale risale alla seconda fase della dominazione veneziana ed è legato al comandante Antonio Loredan. Il bastione occidentale, chiamato anche Bembo, risale invece al XV secolo.

Superata la porta, la scala monumentale lascia spazio a un percorso in pietra che attraversa ciò che rimane della città fortificata. Restano tratti della strada lastricata che conduceva verso il porto, insieme alle rovine di abitazioni, edifici religiosi e strutture militari.

Fortezza di Methoni, Grecia
iStock
Visitando la Fortezza di Methoni

Tra i reperti più curiosi figurano due bagni turchi, testimonianza della lunga fase ottomana. Poco più avanti ci sono parti di colonne doriche, la chiesa della Trasfigurazione del Salvatore e un deposito per la polvere da sparo. Una delle presenze più scenografiche è però la colonna monolitica in granito sormontata dal Leone alato di San Marco, simbolo della Repubblica di Venezia.

Sul lato occidentale la cinta muraria appartiene alla prima fase veneziana ed è rinforzata da cinque torri quadrate. La conformazione naturale del terreno offriva già una protezione significativa, grazie alle rocce che rendevano questo fianco più difficile da attaccare. Il punto più emozionante arriva sul margine meridionale: la Porta del Mare, restaurata, è composta da due torri quadrate unite da una piattaforma fortificata.

Da questo settore parte il passaggio verso l’isolotto del Bourtzi, con una piccola passerella che conduce alla costruzione ottagonale. La torre ha due piani e presenta parapetti merlati su entrambi i livelli.

Per chi ama l’archeologia, alcuni dettagli meritano uno sguardo più attento. Sotto e dentro le strutture medievali affiorano infatti elementi appartenenti a fasi precedenti.

Dove si trova e come arrivare

Methoni si trova nell’estremo sud-ovest del Peloponneso, circa 61 km a sud-ovest di Kalamata. Il villaggio sorge sulla costa e la fortezza occupa la parte più occidentale dell’abitato, direttamente sul promontorio. Per chi arriva da Kalamata, il percorso segue la costa sud-occidentale del Peloponneso fino a raggiungere Methoni. La posizione rende la località particolarmente adatta a un itinerario più ampio nella Messenia, magari abbinando la visita alla vicina Koroni oppure alle spiagge della zona.

Prima o dopo la fortezza, il paesaggio invita a proseguire verso il litorale. Le spiagge di Lambes, Limna, Mavrovouni e Loutsa aggiungono una dimensione balneare alla visita, mentre al largo compaiono le isole di Sapienza, Schiza, Agia Marina e Inouses.

La forza di questo gioiello sta nelle dimensioni, certo, ma anche nel rapporto diretto con il mare. Alle sue spalle resta la storia di Venezia, dell’Impero ottomano e della Grecia ottocentesca. Davanti, invece, si apre il Mediterraneo che per secoli rappresentò la ragione stessa della sua esistenza.

Il tempio sotterraneo tra laghi limpidi, cristalli e antichi riti dell’acqua: Grotte di Su Mannau, capolavoro sardo

10 septembre 2026 à 16:00

Nel paesaggio aspro della Sardegna sud-occidentale, tra l’Iglesiente e la Costa Verde, c’è una montagna che nasconde una storia incredibilmente affascinante. Parliamo di Su Mannau, posto che pare appartenere a un’altra dimensione: il verde della vegetazione, le rocce antichissime e l’aria fresca che arriva dalla cavità preparano il visitatore a un viaggio particolare, destinato a svolgersi sotto la superficie.

Le Grotte di Su Mannau si trovano nel territorio di Fluminimaggiore e si sviluppano per quasi 9 km all’interno di un massiccio calcareo. Un vero e proprio universo sotterraneo, quindi, fatto di sale monumentali, laghetti, cascatelle, stalattiti, stalagmiti, aragoniti e colate di calcite. Concrezioni che, tra le altre cose, continuano a modificarsi grazie alla presenza dell’acqua, rendendo Su Mannau una grotta ancora attiva sotto il profilo naturale.

La particolarità più sorprendente, però, arriva dalla storia umana: prima ancora di diventare una meta per speleologi e visitatori, la cavità era frequentata per motivi rituali. La prima sala costituisce infatti un vero tempio ipogeo, utilizzato fin dall’epoca prenuragica e poi in epoca nuragica, punica e romana. Lucerne votive e navicelle testimoniano l’antico culto dell’acqua, creando un legame insolito tra archeologia e paesaggio sotterraneo.

Origine, formazione e leggende delle Grotte di Su Mannau

Questo misterioso complesso carsico della Sardegna è stato modellato da due corsi d’acqua che scorrono nelle viscere della regione, il Placido e il Rapido, responsabili della formazione dei due grandi rami che attraversano la montagna. Il ramo del Placido si trova a sinistra ed è quello destinato alla visita turistica. Il Rapido occupa invece il ramo più grande, caratterizzato da uno sviluppo prevalentemente semi-orizzontale e da ambienti destinati soprattutto alla speleologia, con attrezzatura specifica.

Sottoterra la roccia mostra una vera successione di epoche. Alcuni ambienti appartengono a livelli più antichi, ormai fossili, mentre altri conservano ancora il passaggio dell’acqua. Uno degli ambienti più rappresentativi è il Salone Rodriguez, legato alle prime esplorazioni speleologiche. Paolo Rodriguez fu tra i primi esploratori della grotta negli anni ’30 e ne tracciò le prime mappe. Il suo nome è rimasto associato anche al grande pozzo che costituisce uno dei punti più spettacolari del percorso.

La natura ha poi aggiunto una tavolozza sorprendente: le concrezioni assumono tonalità differenti per la presenza e l’ossidazione di minerali quali ferro, manganese, rame e zinco. A seconda dell’ambiente si incontrano superfici bianche, sfumature rossastre, cristalli brillanti e colate dalle forme irregolari.

Tra le creature più singolari vive lo Stenasellus nuragicus, un minuscolo isopode endemico dell’ambiente cavernicolo. Il corpo allungato e privo di pigmentazione è un adattamento alla vita nelle tenebre. La sua presenza contribuisce a rendere Su Mannau un ecosistema particolare anche sotto il profilo biologico.

Accanto a lui si trovano il geotritone, anfibio legato agli ambienti umidi sotterranei, e il ferro di cavallo maggiore, un pipistrello cavernicolo riconoscibile dalla caratteristica struttura a ferro di cavallo presente sul capo.

Sul fronte delle leggende, bisogna fare riferimento alla dimensione rituale della grotta, legata alla presenza della Dea Madre e al culto dell’acqua. Resti di lucerne a olio e navicelle votive sono testimoni di pratiche religiose svolte nel cuore della montagna. Più che una leggenda tramandata, emerge perciò una testimonianza archeologica concreta, in grado  di restituire l’atmosfera spirituale attribuita all’acqua dalle comunità antiche.

La visita alle Grotte di Su Mannau

Il percorso turistico misura circa 500 metri e richiede all’incirca 1 ora, fino a 1 ora e 10 minuti, per essere completato ma solo e sempre accompagnati dalle guide. L’accesso parte dalla sala archeologica, uno spazio particolare già prima dell’ingresso nella vera cavità. Un’apertura conduce alla Sala Centrale, ambiente imponente attraversato da una grande passerella. Da questo punto il paesaggio cambia rapidamente, con l’acqua che compare tra le rocce, fino ad arrivare a piccole cascate e laghetti sotterranei.

Percorso Grotte di Su Mannau, Sardegna
iStock
Visitando le Grotte di Su Mannau

Sala archeologica

Il viaggio comincia dal grande ambiente utilizzato come luogo sacro. Il piccolo lago associato alla Dea Madre e i reperti votivi rendono questa sala diversa dalle classiche grotte turistiche. Qui la roccia racconta anche la presenza umana e la funzione religiosa attribuita all’acqua.

Sala Centrale e Lago degli Stenasellus

La passerella permette di superare la Sala Centrale e raggiungere il Lago degli Stenasellus. Proprio in queste acque vive il piccolo crostaceo endemico che porta il nome scientifico di Stenasellus nuragicus.

Lungo il tragitto compaiono concrezioni, cascatelle e superfici modellate dall’acqua. Il rumore delle gocce accompagna la visita e rende percepibile la natura ancora attiva del complesso.

Galleria Puddu

Il percorso prosegue verso la colata della Galleria Puddu, quindi entra in una zona fossile della cavità. Stalattiti e altre concrezioni mostrano una fase più antica del sistema sotterraneo, appartenente a un periodo in cui l’acqua seguiva percorsi differenti.

Pozzo Rodriguez

Il Pozzo Rodriguez rappresenta uno dei punti più scenografici: è una cavità che raggiunge una profondità di circa 23 metri e che al centro presenta una colonna alta quasi 7 metri.

La formazione è nata dall’unione di una stalattite con una stalagmite, trasformate nel tempo in un unico grande pilastro di calcite. Un belvedere situato a circa 20 metri d’altezza permette di osservare il salone dall’alto, mentre una scalinata conduce verso il basso.

Da questa zona partono ulteriori rami, compresi ambienti fossili e percorsi legati al fiume Placido. Le sezioni più profonde appartengono però agli itinerari speleologici e richiedono preparazione e attrezzatura.

Dove si trovano e come arrivare

Le Grotte di Su Mannau si trovano nel territorio comunale di Fluminimaggiore, nella provincia del Sud Sardegna, in quella porzione dell’isola chiamata Iglesiente. Il sito dista circa 20 km dalla costa occidentale, in un territorio segnato dalla presenza delle antiche miniere e dalla vicinanza della Costa Verde.

Per raggiungere l’ingresso in automobile occorre seguire la SS 126 e imboccare la strada diretta verso le grotte. Il parcheggio si trova presso il sito, con la biglietteria nell’area di accesso. Da lì un breve tratto conduce all’ingresso della cavità.

Una possibilità interessante riguarda il territorio esterno: un’antica strada romana collega la zona al Tempio di Antas, importante sito archeologico nelle vicinanze. Il percorso richiede più o meno 1 ora e permette di associare la visita sotterranea a un itinerario nel paesaggio della zona.

Prima della partenza conviene contattare il centro visite per verificare l’apertura. Durante l’inverno, infatti, la grotta può essere chiusa al pubblico per favorire i processi naturali legati al microclima interno.

Cagliari conquista il Guardian, la città sarda tra mare e sapori

9 septembre 2026 à 14:00

C’è un’Italia che non ha bisogno di grandi folle di turisti per conquistare chi la visita. È quella delle città dove il mare si incontra con la cucina locale, i panorami si aprono improvvisamente dietro i tetti delle case e l’atmosfera invita a rallentare. Tra le destinazioni europee più piccole e tranquille suggerite dal The Guardian per un breve soggiorno c’è anche Cagliari, capoluogo della Sardegna, apprezzata per la sua capacità di offrire bellezza, autenticità e sapori locali lontano dalle mete più affollate.

La città sarda viene raccontata come una destinazione ideale per chi cerca il mare senza rinunciare alla scoperta del centro storico e alla buona tavola. Una combinazione che permette di vivere un soggiorno rilassato, tra spiagge cittadine, mercati ricchi di prodotti locali e scorci panoramici sul Mediterraneo.

Dal Poetto al cuore storico di Cagliari

Il primo richiamo è naturalmente il mare. Cagliari può contare sul Poetto, una delle spiagge cittadine più belle d’Europa, una lunga distesa di sabbia che rappresenta uno dei luoghi simbolo del capoluogo sardo. Ma il suggerimento del The Guardian è proprio quello di andare oltre la spiaggia più famosa per scoprire le altre anime della città.

Dal porto, il centro storico si sviluppa in salita attraverso i suoi quartieri più caratteristici. Tra questi spicca il Castello, l’antico quartiere che domina la città e custodisce alcuni dei suoi scorci più suggestivi. A segnare l’ingresso a questa parte storica di Cagliari è il Bastione Saint-Rémy, elegante struttura panoramica dalla quale lo sguardo abbraccia i tetti della città e la costa.

È uno di quei luoghi in cui vale la pena fermarsi semplicemente per osservare il paesaggio, lasciando che siano le sfumature del mare e dell’architettura a raccontare la città. Cagliari, infatti, sembra invitare a una visita senza fretta, alternando passeggiate nel centro storico a momenti di relax sul litorale.

Sempre nel quartiere storico di Castello, all’interno della Cittadella dei Musei, si trova anche il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari che custodisce oltre 4000 oggetti che narrano una lunga storia di quasi 7000 anni (dalla Preistoria all’Alto Medioevo).

Il The Guardian elogia Cagliari
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Cagliari in Sardegna

Mercati, frutti di mare e cucina sarda

A conquistare il The Guardian non sono però soltanto il mare e i panorami. Un ruolo importante è quello della gastronomia, a partire dall’enorme mercato coperto della città, descritto come un vero tripudio di prodotti locali. Sui banchi si incontrano frutti di mare freschissimi, pecorino sardo e dolci tradizionali preparati con la frutta secca, che offrono un assaggio della ricchezza della cucina della Sardegna.

Il pesce, inoltre, rappresenta uno dei punti di forza di Cagliari anche per il buon rapporto tra qualità e prezzo. Tanti i ristoranti locali dove assaggiare piatti di pesce della tipica tradizione sarda. Tra le specialità ci sono l’orata e i calamari alla griglia, capaci di trasformare una semplice cena in uno dei momenti più piacevoli del soggiorno.

Cagliari è una città dove mare, storia, panorami e cucina convivono a ritmo lento.

Cagliari, un mix tra mare e cultura che affascina il The Guardian
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Sabbia bianca della spiaggia di Poetto

Dove andare a ottobre con i migliori voli low cost: 3 mete da sogno con la promozione Ryanair

Par : losiangelica
9 septembre 2026 à 10:00

Siete indecisi su dove andare a ottobre? Il mese che profuma d’autunno e che richiama Halloween anima moltissime città con atmosfere calde e festive accompagnate da eventi a tema; con i voli low cost si possono raggiungere città d’arte o mete affacciate sul mare dove, con un po’ di fortuna, ci si può godere ancora splendide giornate di sole all’aperto. Ryanair con la nuova promozione ci accompagna con tantissimi voli low cost per ottobre a partire da 19,99 euro… ma noi, con un po’ di ricerca, ne abbiamo trovati anche sotto i 15 euro! Per poter usufruire dell’offerta bisogna prenotare entro l’11 settembre scegliendo voli dall’11 settembre al 31 ottobre.

Da Milano Linate a Palma

Non avete ancora voglia di archiviare costumi da bagno e occhiali da sole? Per godervi qualche pomeriggio vista mare facendo il pieno di vitamina D, Palma di Maiorca è l’ideale ed è una delle mete low cost più interessanti dove andare a ottobre. Con Ryanair e la nuova promo si parte da Milano Linate a meno di 15 euro. Le temperature diurne si aggirano tra i 22 e i 24 gradi, un clima ancora piacevole per un giro in barca tra le calette, sedersi in spiaggia o godersi passeggiate sul lungomare. Attenzione soltanto a non immaginare necessariamente un agosto-bis: il mare di Palma può risultare fresco e i più freddolosi potrebbero preferire prendere il sole senza tuffarsi.

Vista panoramica di Palma di Maiorca
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Tra le mete di ottobre c’è Palma di Maiorca

Da Bologna a Praga

Chi cerca invece una città dal clima piacevole e dalle forti atmosfere autunnali dovrebbe approfittare dell’offerta volo da Bologna a Praga: si parte con meno di 17 euro e si raggiunge una capitale ricca di fascino e storia. Tra gli appuntamenti più curiosi c’è la mostra delle zucche dell’Orto Botanico di Praga, in programma nel 2026 dal 9 ottobre al 1° novembre. Il tema di quest’anno porta i visitatori addirittura nel mondo preistorico, con composizioni di zucche, attività interattive e laboratori creativi; il 31 ottobre è inoltre prevista una celebrazione di Halloween con lanterne e installazioni illuminate.

A metà mese, poi, Praga cambia ancora volto grazie al Signal Festival. Dal 15 al 18 ottobre 2026, installazioni luminose, proiezioni, arte digitale e performance trasformano parti della città in un percorso creativo da esplorare dopo il tramonto. Il programma 2026 coinvolge il centro e l’area di Dejvice, con diverse installazioni accessibili gratuitamente e altre inserite nel programma Signal INSIDE.

Di giorno, invece, è il momento di godersi il lato più classico della capitale. Lo Stromovka, il grande parco cittadino, è perfetto per cercare il foliage e camminare sotto alberi tinti di giallo e arancio. Il Castello di Praga può risultare più piacevole da visitare rispetto ai mesi estivi, mentre una crociera sulla Moldava al tramonto permette di guardare ponti e palazzi da una prospettiva diversa.

Vista autunnale su Praga
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L’atmosfera magica di Praga in ottobre

Da Napoli a Tolosa

Per la terza proposta voliamo dalla Campania alla Francia. Da Napoli a Tolosa le tariffe Ryanair scendono sotto la soglia dei 23 euro, rendendo la cosiddetta Ville Rose una candidata perfetta per un weekend europeo economico. Tolosa è una città che in ottobre si lascia scoprire con grande facilità: abbastanza vivace da riempire le giornate, ma raccolta quanto basta per essere esplorata senza trasformare il viaggio in una maratona.

Il consiglio è concedersi un po’ di autentica flânerie: niente programmi troppo rigidi, ma una passeggiata tra strade, caffè e piazze fino a raggiungere il Pont Neuf e le rive della Garonna. In ottobre gli alberi iniziano a cambiare colore e il contrasto tra foliage, acqua e architetture in mattoni rende questo angolo della città particolarmente suggestivo.

Il ponte di Saint Pierre sulla Garonna e la cupola di La Grave a Tolosa
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L’atmosfera autunnale a Tolosa

Vivere l’abbazia di Saint-Honorat nel silenzio (anche quando si mangia) sull’isola-monastero più suggestiva del Mediterraneo

8 septembre 2026 à 14:11

Emilie (nome di fantasia) ogni anno viene sull’isola di Saint-Honorat, non per trascorrere le vacanze, ma per lavorare come volontaria alla reception dell’albergo monastico che ospita turisti in cerca di pace e tranquillità.

La particolarità è che l’Ile di Saint-Honorat, una delle due Iles de Lérins, al largo di Cannes, sulla Costa Azzurra, è una proprietà privata e appartiene alla Congregazione dei Cistercensi dell’Immacolata Concezione, gli unici abitanti dell’isoletta, in pratica, sono monaci.

La più piccola isola dell’arcipelago copre una superficie di soli 40 ettari (è lunga 1,5 km per 400 metri di larghezza, nel punto più ampio). Un piccolissimo paradiso naturalistico, dove il silenzio – a differenze della vicina Ile Sainte-Marguerite – regna sovrano, dove i monaci vivono secondo la regola di San Benedetto scandendo le ore della loro giornata tra preghiera e lavoro (s’incontrano sette volte al giorno più una di notte per pregare tutti assieme, anche con gli ospiti e i visitatori che lo desiderano).

abbazia-st-honorat
@SiViaggia - Ilaria Santi
L’Abbaye Notre Dame de Lérins a St Honorat

Si occupano degli 8,5 ettari di vigne, raccolgono le olive da 120 piante che hanno più di 800 anni – i cui prodotti, vino (35mila bottiglie l’anno tra rosso e bianco oltre alle 300 di un vino speciale chiamato “Le clos de la charité” che viene venduto ogni anno dall’ultimo sabato di settembre all’inizio di ottobre), olio (tra gli 800 e i 900 litri) e alcuni distillati come la Lérina Verte, un liquore alle erbe di colore verde prodotto dai monaci da cent’anni, la cui ricetta segreta è conosciuta solo da due monaci (si sa solo che è fatto con 44 erbe diverse), e il Lérincello, un liquore tipo limoncello ma a base di mandarino e anche un po’ di lavanda, vengono poi venduti nella boutique ufficiale – e per il resto del tempo fanno vita monastica.

Abbiamo preso il traghetto di Planaria – di proprietà dell’abbazia – al quai Laubeuf di Cannes, di fronte al Palais des Festivals e all’ufficio del turismo, e siamo andati sull’isola per capire cos’ha di così speciale questo luogo per cui qualcuno dovrebbe rinunciare alle proprie vacanze e venire a fare workation proprio qui.

Soggiornare nel monastero di St Honorat

“C’è un calendario”, spiega Emilie “che viene condiviso durante l’anno e noi volontari ci mettiamo d’accordo sulla settimana in cui venire in base alle nostre disponibilità. È già qualche anno che lo faccio e ne sono felice”.

In cambio della sua disponibilità, ogni volontario riceve vitto, nella mensa dove si consumano i tre pasti in comune – colazione, pranzo e cena – nel più completo silenzio per rispetto dei 23 monaci che vivono sull’isola tutto l’anno, e alloggio, che Emilie gentilmente mi mostra: la sua è una camera singola (ma ci sono anche camere doppie per le coppie, per un totale di 35 ospiti) con bagno privato, doccia e wc, un armadio a muro chiuso da un tendone, una piccola scrivania con sedia e zanzariere alle finestre (fondamentali perché a St Honorat la vegetazione è molto fitta). Niente fronzoli né amenity, del resto siamo in un monastero, ma non manca nulla. Ci sono anche stanze col bagno in comune nella vecchia ala del monastero, molto suggestiva, ricavate in quelle che un tempo erano le celle dei monaci, dove, a parte la mancanza del bagno, c’è comunque il necessario base. E c’è anche una camera adatta a persone con mobilità ridotta.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il giardino riservato ali ospiti

Sono all’incirca 4000 le persone che vengono a soggiornarvi e a cercare un po’ di serenità ogni anno. Non è un ritiro spirituale. Chi vuole, può partecipare alle messe e pregare – c’è una piccola cappella aperta h24 – ma non è obbligatorio. C’è anche chi viene sull’isola in vacanza per approfittare delle piccole spiagge selvagge (in un angolo nascosto di uno dei due giardini dove crescono degli splendidi ulivi secolari c’à anche un “sechoir” dove fare asciugare il costume e il telo mare oltre ai vestiti che si vogliono lavare).

A disposizione degli ospiti ci sono i due giardini interni immersi nella vegetazione, nascosti dentro i chiostri – chi visita l’isola dalla mattina alla sera non li vede -, una biblioteca perlopiù con libri religiosi, ma non solo, chi vuole può lasciare il libro appena terminato e metterlo a disposizione della comunità, e la stanza delle pulizie. Sì, perché non esiste un servizio in camera come al grand hotel, qui ognuno si occupa della pulizia della propria stanza e deve lasciarla come l’ha trovata.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’Abbazia di Saint-Honorat vista dalla Tour-Monastère

“Chiunque può soggiornare nell’hôtellerie dell’Abbaye Notre Dame de Lérins: cristiani, atei, musulmani, uomini, donne”, spiega il Père Abbé – Jean-Marie Gervais – che da un anno è tornato a St Honorat a dirigere l’abbazia dopo essere stato per 16 anni nell’Abbaye Notre-Dame de Sénanque, in Provenza, entrambe legate all’ordine cistercense. Come recita il sito dell’abbazia: “Nella sua Regula monachorum, San Benedetto da Norcia precisa che negli ospiti si accoglie anche Cristo”. Gli unici che non possono soggiornare sono i bambini sotto una certa età e i cani, per evitare il rumore che qui è bandito.

Come l’isola, anche i 30 alloggi dell’abbazia sono aperti tutto l’anno (tranne dalla prima domenica dopo Ognissanti fino a metà dicembre e la settimana che precede la Domenica delle Palme) e costano sempre lo stesso prezzo, non c’è né alta né bassa stagione insomma. I prezzi variano da un minimo di 47-57 euro a persona a notte a seconda del tipo di stanza, ma è a propria discrezione e ognuno può lasciare quanto può in base alle proprie disponibilità. Si parte da un minimo di tre notti a un massimo di sette. Si consiglia di portare le proprie lenzuola e i propri asciugamani.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La biblioteca per gli ospiti nel monastero di St Honorat

Poiché la consuetudine prevede di condividere la vita della struttura di accoglienza, gli ospiti sono coinvolti in alcune mansioni, vissute con “semplicità e gioia”, recita il sito: lavare le stoviglie, apparecchiare, riordinare la propria camera e, se necessario, le aree comuni, prima della partenza. I pasti si consumano nel refettorio, in silenzio (accompagnati da musica o letture) e tutti assieme. La cucina è semplice e varia, per soddisfare i gusti della maggior parte delle persone.

Bisogna anche sapere che nell’edificio di accoglienza non c’è connessione Internet, ma solo Wi-Fi in un’area limitata e che i cellulari devono essere utilizzati all’esterno degli edifici. Per prenotare, ogni richiesta di ritiro deve essere indirizzata al Père Hôtelier per lettera o e-mail con tre mesi di anticipo rispetto al periodo desiderato.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il chiostro interno che ospita le camere

La storia dell’Abbazia di Notre Dame de Lérins

La comunità dei monaci è presente sull’isola di Saint-Honorat da oltre sedici secoli. Era l’anno 410, infatti, quando vi approdò St Honorat e fondò un monastero ispirato al monachesimo orientale, un movimento spirituale cristiano nato a cavallo tra III e IV secolo come forma di distacco dal mondo attraverso la solitudine, l’ascesi e la preghiera. Secondo la leggenda, una volta arrivato sull’isola deserta e resa inabitabile dalla quantità incredibile di serpi, St Honorat fece un buco nella terra col proprio bastone e trovò l’acqua, cosa che permise di essere abitata.

Sempre con il bastone, il Santo riuscì a scacciare i serpenti che la popolavano dopo essersi messo in salvo su una palma (oggi la palma è simbolo dei martiri, simbolo dell’abbazia e anche della città di Cannes, da cui deriva la celebre Palma d’Oro con cui vengono premiati i migliori film durante il festival del cinema). Dopo aver dissodato il terreno, coltivato quel piccolo deserto, Honorat vi fondò una comunità. La storia del suo insediamento è ben documentata grazie alla “Vita di Onorato”, tramandata da Ilario di Arles.

I monaci vissero isolati ma tranquilli finché tra l’VIII e il X secolo non ci furono le prime invasioni che li spinsero a fuggire. Di fronte alle ripetute minacce provenienti dal mare, i monaci avvertirono progressivamente la necessità di proteggersi erigendo una torre fortificata, la Tour-Monastère, su uno sperone roccioso sul lato meridionale dell’isola. A poco a poco, questa costruzione eccezionale divenne il centro della vita sull’isola, tanto che i monaci vi si trasferirono a vivere trasformandola in un vero e proprio monastero.

Per questo motivo, la prima cosa che fu realizzata fu il chiostro (che si sviluppa su tre piani), e tutto è sviluppato in verticale anziché in orizzontale, compresa la cappella interna (che custodiva le reliquie di St Honorat, giunte all’abbazia nel 1392, in occasione della consacrazione della Chapelle Ste-Croix) e le celle destinate ai monaci. L’abbazia fu distrutta per ben tre volte nella sua storia prima di essere ricostruita definitivamente tra il 1874 e il ’78 in stile neoromanico. Conserva ancora buona parte dell’insieme monastico del XII secolo, tra cui la sala capitolare e il chiostro.

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Ufficio stampa
La Tour-Monastère restaurata a Saint-Honorat

Dopo un periodo di abbandono alla fine del XVIII secolo e durante la prima metà del XIX secolo, nel 1859, il Vescovo di Frejus riuscì a ricomprare l’isola e a far tornare una comunità religiosa. Nel 1869 arrivarono i cistercensi dall’Abbazia di Sénanque, due abbazie che ancora oggi sono collegate.

Le reliquie, invece, furono inizialmente perdute durante la Rivoluzione francese, ma poi messe in salvo nella chiesa di Notre-Dame-d’Espérance nel Suquet di Cannes e, successivamente, distribuite in vari Comuni della diocesi per garantirne la protezione. Al ritorno dei monaci sull’isola nel 1869 (quando la Congregazione cistercense di Sénanque vi rifondò l’abbazia), una parte significativa delle reliquie di Saint-Honorat fu riportata sul luogo dagli stessi monaci. Oggi, le ossa scampate alla Rivoluzione sono nuovamente esposte e venerate non più nella Tour-Monastère, bensì nella chiesa abbaziale di Lérins, la chiesa principale del XIX secolo.

Ma la storia dell’isola è ancora più antica. Alcuni scavi archeologici effettuati negli anni passati hanno portato alla luce reperti molto precedenti all’arrivo del monaco, tra cui un coperchio in avorio molto probabilmente parte di un amuleto divino risalente all’epoca preromana. Lo stesso nome dell’arcipelago di Lérins deriva dal nome antico delle due isole, Lero e Lerina, citate da diversi autori a partire da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C..

Cosa vedere a Saint-Honorat

Sull’isola monastica di Saint-Honorat solitamente si va per visitare il monastero fortificato di Lérins, costruito nel 1073, che comprende diversi chiostri e sette cappelle di epoche diverse che formano un circuito turistico e un pellegrinaggio religioso e l’Abbazia di Lérins. Il complesso, posizionato sul lato opposto rispetto al porticciolo di sbarco dei traghetti, è molto affascinante; l’ingresso avvolto da piante, fiori e palme è un incredibile contrasto rispetto al resto della vegetazione selvaggia dell’isola, eccezion fatta per i vigneti coltivati. Sembra proprio di entrare in Paradiso.

Tutt’intorno all’isola, lungo i pochi sentieri percorribili (il giro dell’isola è lungo 3,4 km), s’incontrano i diversi edifici religiosi, alcuni ricostruiti sui resti originali: appena sbarcati nel porticciolo dell’isola si viene accolti dalla statua della Vierge du Port e dall’Arc du Triomphe del XIX secolo; qui ci sono anche i resti dell’antica Chapelle St Michel, ma lungo i sentieri s’incontrano le alte: la Capelle Saint-Pierre, la Capelle Saint-Caprais (dedicata a colui che accompagnò St Honorat sull’isola), la Capelle Saint-Sauveur e la Capelle de la Trinité (queste ultime due sono le uniche rimaste ancora intatte dal Medioevo, e la prima risulta essere sorta sulle rovine di un edificio del V secolo).

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Ufficio stampa
Il chiostro nella Tour-Monastère sull’isola

Nei pressi dell’abbazia si trovano altre costruzioni: le vestigia spagnole del XVII secolo, la casamatta risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i forni per le palle di cannone voluti da Napoleone Bonaparte nel 1794 (uno all’estremità Est e uno a quella Ovest), la boutique e la statua di Sant’Antonio da Padova. A parte il complesso religioso, altro edificio imponente sull’isola è la Tour-Monastère che è stata appena riaperta dopo sei anni di restauri.

A giugno 2026, l’Abbazia di Lérins, il primo dei Monument historique francesi voluti dallo scrittore e storico Prosper Mérimée, che fu anche ispettore generale dei monumenti storici di Francia, ha infatti inaugurato il restauro della Tour-Monastère, monumento simbolo dell’arcipelago di Lérins, durato sei anni e curato dall’architetto Michel Trubert. Dominando la costa dell’isola di Saint-Honorat, la torre-monastero del 1080 circa rappresenta una delle testimonianze principali della storia plurisecolare dell’abbazia. Luogo di difesa, di vita monastica e di memoria, incarna la storia eccezionale della comunità di monaci. Formata da tre edifici costruiti i tempi diversi, fu il rifugio dei monaci dalla fine del XIV secolo fino al 1788.

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Ufficio stampa
I restauri effettuati nella Torre sull’isola di Saint-Honorat

I lavori hanno riguardato in particolare la messa in sicurezza dell’edificio contro le infiltrazioni d’acqua, grazie alla realizzazione di due nuove coperture — una contemporanea e l’altra tradizionale —, il restauro delle murature e la posa o sostituzione di porte, grate e finestre. Hanno inoltre consentito l’installazione di un impianto di illuminazione volto a valorizzare gli spazi, il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di accoglienza del pubblico, nonché l’allestimento liturgico della Chapelle Sainte-Croix, al primo piano della torre, concepito come progetto specifico. Quest’ultimo è stato affidato a fratel Charles Desjobert, domenicano e architetto specializzato nel patrimonio storico, e comprende la realizzazione di undici vetrate e di un arazzo su disegno dell’artista centenaria Vera Molnár, che venne a mancare non appena conclusa l’opera. Fino alla Rivoluzione francese, era questa la chiesa principale in quanto l’abbazia era stata distrutta.

Durante i lavori sono stati scoperti alcuni ambienti rimasti celati sotto le macerie per secoli, come le cantine per le botti, nella parte più vecchia della torre. L’edificio di pietra calcarea bianca è stato ampliato e fortificato nel corso dei secoli tanto che alla fine del XV secolo era diventato un edificio assai originale e privo di eguali: una torre-monastero che riuniva verticalmente tutte le funzioni della vita monastica, con un chiostro su due livelli, cappelle interne, refettorio e dormitorio per i monaci, la camera dell’abate, i depositi e una cisterna per l’acqua potabile.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La vista mozzafiato da una delle terrazze della Torre

Oggi, dopo il restauro, la Tour-Monastère è diventata un bellissimo museo – per ora gratuito – con ampi ambienti, la cappella ammodernata (il 14 settembre 2026, a distanza di 634 anni, sarà anche consacrata), scalinate, passerelle e meravigliose terrazze a picco sul mare da cui si gode di una splendida vista dell’isola dall’alto e della costa fino a St Tropez.

A completare la torre, è arrivata anche una campana posizionata sulla cima, donata dal Principe Alberto di Monaco, un legame che risale alla fine del Medioevo, grazie a due membri della famiglia Grimaldi che guidarono l’Abbazia di Lérins in qualità di abati commendatari. Con questi nuovi lavori, l’isola monastica di Lérins – Isola di Saint-Honorat, si candida ufficialmente a divenire Patrimonio mondiale dell’UNESCO.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La campana donata dal Principe Alberto II di Monaco per la nuova Torre

Per chi visita l’isola in giornata – ovvero la maggior parte dei 100mila turisti annui – sono a disposizione alcune aree pic-nic e un solo ristorante, che si consiglia di prenotare in alta stagione.

Un ultimo tuffo? Con l’offerta easyJet l’estate continua

Par : losiangelica
7 septembre 2026 à 11:00

In alcune zone d’Italia le temperature sono ancora molto alte, in altre i temporali stanno già facendo assaggiare l’autunno. Per chi non ha abbastanza di sole e mare c’è un’occasione: la nuova promozione easyJet Big Orange propone sconti fino al 20% per chi vuole godersi un ultimo tuffo; le mete a disposizione sono davvero tantissime en on resta che scegliere dove andare. Settembre è un ottimo mese per programmare una partenza: le giornate sono ancora luminose, le temperature piacevoli e molte destinazioni sono ancora attive con una stagione balneare tutta da godere. Attenzione, la promo dura poco e scade il 16 settembre, è il momento di fare shopping e pianificare una fuga con tantissime destinazioni da scoprire grazie ai voli dal 21 settembre 2026 al 18 marzo 2027.

Da Milano Linate a Tenerife

La prima meta da valutare è Tenerife che si può raggiungere partendo da Milano Linate con collegamenti a partire da meno di 30 euro. Se l’obiettivo è godersi ancora un po’ di sole e relax la più grande delle Canarie è sicuramente il top. Non perdetevi playa de Las Vistas, ampia e dorata o el Médano amata da chi pratica sport acquatici. Chi preferisce scenari più selvaggi può cercare piccole baie vulcaniche e piscine naturali dove concedersi quel famoso ultimo tuffo con l’Atlantico davanti agli occhi. Ma non limitatevi al mare… godetevi il parco nazionale del Teide con paesaggi lunari e vulcanici che lasciano tutti a bocca aperta. Per chi non è ancora pronto a dire addio all’estate, tra spiagge e tramonti vi conquisterà.

La spiaggia di Teresitas a Tenerife
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Ultimo bagno estivo a Tenerife

Da Napoli a Spalato

Si vola verso la Croazia partendo da Napoli: con meno di 22 euro si raggiunge Spalato, una meta dell’Adriatico con calette e storia perfetta per un weekend di mare. La città croata riesce a mettere insieme tutto ciò di cui si ha bisogno concentrandole in una zona relativamente piccola e quindi perfetta per una fuga di 2 o 3 giorni. Si può iniziare dalla celebre Bačvice, una delle spiagge più conosciute della città, oppure spostarsi verso il promontorio di Marjan, dove sentieri immersi nel verde conducono a baie più tranquille e scorci perfetti per una giornata di bagni e relax. Ovviamente non perdetevi il centro: palazzo di Diocleziano, i vicoli in pietra e le piazzette per poi raggiungere Riva, il lungomare cittadino perfetto per una passeggiata e un drink.

Spalato Bačvice Porto marittimo Croazia
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Weekend di mare a Spalato

Da Palermo a Nizza

Chi parte da Palermo può volare in Francia nel cuore della Costa Azzurra con voli a meno di 30 euro. Nizza è una location esclusiva a partire da Prmenade des Anglais e dalle spiagge come le baie des Anges spesso frequentate anche da VIP. Seppur non abbiano sabbia ma prevalentemente ciottoli attirano l’attenzione per il colore dell’acqua limpidissima che ha favorito il nome che conosciamo tutti della zona. Dopo il bagno, il programma può continuare tra le stradine colorate della Vieux Nice, i banchi del Cours Saleya e i piccoli bistrot dove fermarsi per una pausa. Imperdibile anche la salita verso la Collina del Castello, uno dei punti panoramici più belli per osservare dall’alto il lungomare e i tetti della città.

Vista del lungomare di Nizza dall'alto
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Viaggio a Nizza a settembre

Con la nuova Big Orange Sale di easyJet gli sconti fino al 20% su tante mete danno modo di programmare una nuova fuga magari godendosi proprio un ultimo tuffo.

Nasce RivierAlp, il suggestivo cammino tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime

6 septembre 2026 à 12:30

Ha aperto ufficialmente il 1° settembre 2026 RivierAlp, un nuovo cammino transfrontaliero che mette in collegamento Mentone, Sanremo e Imperia con diverse località della provincia di Cuneo. Il percorso nasce utilizzando itinerari già presenti sul territorio, si sviluppa lungo alcune delle storiche vie di collegamento tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime e riporta al centro  un sistema di tracciati legato anche alle tradizionali vie del sale.

La rete accompagna i camminatori dalle montagne verso la costa, passando per località come Terme di Valdieri, Trinità di Entracque, Limone Piemonte, Certosa di Pesio, Roccaforte di Mondovì e Ormea. Lungo il cammino, l’itinerario permette di muoversi tra boschi e crinali e di raggiungere borghi, fortificazioni e rifugi godendosi anche escursioni su creste panoramiche.

Una rete di percorsi con un’identità comune

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la necessità di rendere riconoscibile l’intero itinerario, nonostante RivierAlp utilizzi percorsi già presenti sul territorio. Per questo il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo ha installato appositi talloncini segnavia lungo i sentieri intervenendo sulla segnaletica esistente.

A rafforzare l’identità comune sarà anche la cartografia dedicata: è stata infatti completata la stampa della cartina ufficiale del cammino RivierAlp, alla quale si affiancherà nel corso del mese la cartoguida, pensata per fornire informazioni sulle tappe, sui territori attraversati, sui punti di interesse e sui servizi disponibili.

Il passaporto del cammino accompagna il viaggio

Tra gli elementi che caratterizzano l’esperienza di RivierAlp c’è anche il passaporto del cammino, una sorta di diario personale del viaggio, che può essere ritirato gratuitamente presso gli uffici turistici individuati come punti di partenza e porte di accesso all’itinerario.

Sul versante italiano, i passaporti sono disponibili presso gli uffici dell’ATL del Cuneese di Cuneo, Limone Piemonte, Chiusa di Pesio e Ormea, oltre che presso il centro visita Terme Valdieri e l’ufficio turistico di Entracque. Sul versante francese, invece, il passaporto può essere ritirato a Tenda presso il bureau d’information touristique.

Al momento del ritiro viene apposto sul passaporto il timbro identificativo della porta di accesso scelta e, tappa dopo tappa, diventa così una testimonianza concreta del cammino compiuto, dalle montagne fino al Mediterraneo.

Il sistema dei passaporti e dei timbri consentirà inoltre di monitorare i flussi dei camminatori e di comprendere quali siano le diverse porte di ingresso più utilizzate. I dati raccolti potranno fornire informazioni utili per le future attività di sviluppo e promozione di RivierAlp.

Scorcio di Ormea, Piemonte
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Rilassante scorcio di Ormea

L’arrivo al Mediterraneo e il cesto del viaggiatore

Il viaggio lungo RivierAlp prevede anche un riconoscimento per chi completa il percorso raggiungendo le località di arrivo indicate a Sanremo, Imperia e Mentone. Ai camminatori che porteranno a termine il viaggio potrà essere consegnato il cesto del viaggiatore, pensato come premio finale e come simbolo dell’esperienza. Il riconoscimento vuole celebrare il raggiungimento del Mediterraneo dopo il percorso attraverso le Alpi Marittime e, allo stesso tempo, raccontare grazie alle eccellenze locali l’identità e la ricchezza dei territori.

Le informazioni sulle tappe, sulle porte di accesso, sul passaporto del cammino e sui servizi disponibili possono essere richieste a Conitours, il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo.

Podrače Beach, la spiaggia segreta della Croazia tra le più belle d’Europa

4 septembre 2026 à 14:30

Di recente si è notato che il turismo estivo tende, troppo spesso, a concentrarsi in poche località famose, trascurandone altre di altrettanta bellezza. La Croazia ormai da qualche anno è diventata una meta estiva per eccellenza, anche se non al pari delle isole spagnole o greche, eppure qui esiste una piccola caletta che nel 2026 è entrata ufficialmente tra le spiagge più belle d’Europa.

Si tratta di Podrače Beach, a Brela, proprio sulla costa dalmata: nella classifica Europe’s 50 Best Beaches 2026 di The World’s 50 Best Beaches si è aggiudicata il 14° posto, davanti a numerose località balneari molto più celebri. La graduatoria è stata realizzata attraverso i voti di oltre 1.000 professionisti del settore travel, tra giudici, Beach Ambassador e membri del team della classifica.

Cosa fare e vedere a Podrače Beach

Podrače è una piccola baia di ciottoli, racchiusa tra rocce e vegetazione mediterranea, con acqua turchese e trasparente. La posizione, a poca distanza dalla celebre Punta Rata, contribuisce a darle quell’aspetto appartato che l’ha resa una delle spiagge più fotografate della Croazia. Il principale motivo per raggiungere Podrače è dunque il mare. La spiaggia dispone inoltre di alcuni servizi, tra cui lettini, ombrelloni, docce, servizi igienici e un bar (ideale, dunque, anche per chi viaggia in famiglia).

Uno degli elementi più caratteristici è senza dubbio la grande formazione rocciosa che protegge la baia. Non si tratta soltanto di uno scenario suggestivo: secondo la storia locale, in passato la sommità della roccia veniva utilizzata per la produzione artigianale del sale. L’acqua marina veniva raccolta in piccole vasche e lasciata evaporare, permettendo di recuperare il sale destinato all’uso domestico.

Oltre allo snorkeling e al relax in spiaggia, è bene ricordare che il tratto di costa intorno a Brela permette di alternare qualche ora sulla piccola Podrače a una passeggiata sul lungomare e alla scoperta delle altre calette della zona. Tutto il tratto di spiaggia lungo costa di Brela è inoltre caratterizzato da questa particolare combinazione di ciottoli bianchi, mare cristallino e pinete mediterranee, modellata nel corso del tempo dall’azione del Biokovo (la grande catena montuosa della Dalmazia), delle piogge e del mare.

Dove si trova e come raggiungere Podrače Beach

Podrače Beach si trova a Brela, nella regione della Dalmazia, lungo la Riviera di Makarska. Per chi arriva in auto, Brela è collegata alla rete stradale della costa dalmata. Da Spalato il percorso è di circa 50 chilometri e richiede indicativamente un’ora di viaggio, a seconda del traffico. Una volta raggiunta Brela, è necessario lasciare l’auto nelle aree di parcheggio disponibili e proseguire a piedi verso la costa: Podrače è infatti una spiaggia da raggiungere attraverso i percorsi pedonali della zona.

È possibile arrivare anche con i mezzi pubblici. Da Spalato partono collegamenti diretti in autobus verso Brela e il viaggio dura circa un’ora. Dalla fermata sulla strada principale si prosegue poi ugualmete verso il centro e la zona costiera a piedi.

L’abbraccio dei due mari: Knidos è la metropoli di pietra che reinventò la bellezza classica

4 septembre 2026 à 13:30

All’estremo lembo occidentale della penisola di Datça, la terra si assottiglia fino a Capo Tekir e lascia spazio a una distesa azzurra che cambia carattere da un versante all’altro. E a occupare proprio questo confine geografico tra Egeo e Mediterraneo c’è Knidos, in una posizione che nell’antichità le garantì un ruolo privilegiato sulle rotte marittime.

Strabone la descrisse con l’aspetto di una città doppia: il nucleo urbano si distribuiva tra la terraferma e Kap Krio, una vecchia isola collegata in seguito al continente tramite un istmo artificiale. Knidos, tra le altre cose, cresceva su un terreno ripido e irregolare. Gli edifici furono quindi distribuiti su terrazze, con assi stradali impostati secondo una maglia regolare legata alla tradizione urbanistica ippodamea. Quattro grandi vie correvano in direzione est-ovest, intersecate da percorsi più ripidi sul versante opposto. Scale, piazze, portici e santuari costruivano una città scenografica, sempre rivolta verso il mare.

Ma non è tutto, perché il vino prodotto nel suo territorio circolava nel Mediterraneo antico, mentre la vita culturale attirò figure legate alla matematica, all’astronomia, alla medicina e all’architettura. Soprattutto, Knidos divenne celebre per Afrodite: Prassitele realizzò nel IV secolo a.C. una statua della dea destinata al santuario cittadino, opera entrata nella storia dell’arte greca per la nudità integrale della figura femminile.

Cosa vedere a Knidos

La visita di questo gioiello della Turchia acquista senso osservando il rapporto fra architettura e terreno. Templi, teatri e spazi civici furono disposti su quote differenti, quasi a creare una successione di quinte rivolte verso i porti. Molte strutture conservano soprattutto basamenti, muri e frammenti, perciò serve un po’di immaginazione.

I due porti antichi

È il tratto più riconoscibile di Knidos: a nord si apre il bacino militare, più piccolo e protetto, con resti della torre e del frangiflutti. Sul versante meridionale si estendeva invece il porto mercantile, destinato alle navi impegnate nei traffici mediterranei.

La terrazza circolare legata ad Afrodite

Sul settore occidentale sorge la terrazza del tempio circolare, tradizionalmente collegata al celebre culto di Afrodite. La posizione elevata permetteva di dominare entrambi i bacini e contribuiva alla teatralità del santuario.

Proprio a Knidos era venerata la famosa scultura di Prassitele: la dea appariva nuda, scelta rivoluzionaria per l’arte greca del IV secolo a.C. e destinata a influenzare per secoli l’iconografia della dea. Dell’opera resta la memoria affidata alle fonti e alle copie realizzate in epoca successiva.

Il piccolo teatro e la terrazza di Dioniso

A nord del porto maggiore si trova il teatro più piccolo, affacciato direttamente sul paesaggio marino. Le gradinate sfruttano la pendenza naturale e fanno intuire il rapporto stretto fra spettacolo pubblico e scenografia costiera.

Poco distante si sviluppava la terrazza di Dioniso, chiamata così per la presenza di un santuario dedicato al dio.

Il grande teatro e il santuario di Demetra

Sul settore orientale della terraferma si trovano i resti del grande teatro e l’area sacra dedicata a Demetra. Il complesso testimonia la scala raggiunta dal centro durante la fase di maggiore prosperità.

Demetra, divinità legata alla fertilità della terra e ai cicli agricoli, possedeva un culto importante a Knidos. Da qui proviene anche una celebre statua della dea oggi conservata al British Museum, rinvenuta durante le esplorazioni archeologiche del XIX secolo.

La terrazza di Apollo e il bouleuterion

Più in alto si apre la terrazza dedicata ad Apollo, associata alle feste di Apollo Karneios, ricorrenza particolarmente significativa nel mondo dorico. Accessi monumentali e collegamenti fra le terrazze permettono di leggere ancora l’organizzazione cerimoniale dello spazio.

Nello stesso settore sono stati individuati resti del bouleuterion, edificio destinato alle riunioni del consiglio cittadino, insieme a un vasto sistema fognario.

Kap Krio e la vita quotidiana

Sull’antica isola di Kap Krio gli scavi hanno individuato file di botteghe, ambienti di lavoro e abitazioni utilizzate fino circa al V secolo d.C. Fra questi resti emerge una Knidos fatta di commercianti, artigiani, marinai e famiglie, lontana dalla sola monumentalità dei santuari.

La necropoli e il Leone di Knidos

A est dell’insediamento si estendeva una necropoli lunga circa 7 km, con sepolture differenti per forma e periodo. Le sue dimensioni danno subito la misura dell’importanza raggiunta dalla città.

Da una zona collinare a est proveniva anche il celebre Leone di Knidos, grande scultura marmorea trasferita nel XIX secolo a Londra e oggi conservata al British Museum.

Cosa fare a Knidos

Knidos richiede tempo soprattutto per il paesaggio. Il vento cambia intensità tra un versante e l’altro, le barche entrano nel porto meridionale e le terrazze archeologiche regalano prospettive differenti a pochi metri di distanza. Meglio alternare rovine e soste panoramiche, invece di trasformare la visita in una corsa fra resti monumentali.

  • Guardare il tramonto dalle gradinate del teatro: la luce radente accentua i profili delle rovine e trasforma il mare in una fascia luminosa davanti alla cavea.
  • Raggiungere il Faro di Deveboynu: il sentiero sale verso l’estremità della penisola e richiede circa 30-45 minuti per tratta in base al passo.
  • Osservare i porti dall’alto: salendo verso le terrazze occidentali appare chiaramente la separazione fra bacino militare e approdo commerciale, una delle caratteristiche più originali del sito.
  • Cercare le tracce della città quotidiana: botteghe, cisterne, strade, sistemi di drenaggio e basamenti raccontano una parte meno celebrata ma essenziale della vita urbana.
  • Affiancare archeologia e mare: il porto meridionale restituisce subito la natura marittima di Knidos e aiuta a leggere il sito dalla prospettiva delle antiche rotte di navigazione.

Dove si trova e come arrivare

Knidos occupa Capo Tekir, punta occidentale della penisola di Reşadiye, nel distretto di Datça e nella provincia turca di Muğla. Dal centro di Datça la distanza è di circa 35-40 km e la strada asfaltata attraversa uliveti, mandorli, rilievi rocciosi e piccole baie, con numerose curve nell’ultimo tratto.

In auto servono approssimativamente 45-60 minuti, variabili secondo traffico e soste. Durante la stagione estiva possono operare minibus locali fra Datça e l’area archeologica, con frequenze da verificare sul posto poiché gli orari cambiano durante l’anno.

Antica città di Knidos, Turchia
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Veduta dell’antica città di Knidos

Datça si raggiunge via terra passando generalmente da Marmaris. In alcuni periodi sono disponibili anche collegamenti marittimi da Bodrum verso la penisola. Un’alternativa particolarmente suggestiva è l’ingresso in barca, soluzione che restituisce subito il motivo della fortuna antica di Knidos: vista dal mare, rivela la propria idea più geniale, due porti affacciati su due versanti e un intero impianto urbano progettato in rapporto a rotte, venti e orizzonte.

Sagre ed eventi di settembre in Sardegna, gli appuntamenti da non perdere

3 septembre 2026 à 09:02

Quando le prime serate si fanno più fresche, le piazze tornano a riempirsi di luci, profumi e passi lenti verso gli stand delle feste di paese. È il momento delle sagre che salutano l’estate e aprono all’autunno, tra prodotti di stagione, tavolate condivise e antiche devozioni popolari. In tutta Italia si rinnovano riti collettivi fatti di musica, sapori e incontri, dove la tradizione incontra chi viaggia per scoprirla. Anche in Sardegna, piccoli borghi e centri più grandi diventano palcoscenico di celebrazioni enogastronomiche e religiose che scandiscono questo passaggio di stagione.

Nel settembre 2026, la Sardegna propone un calendario ricco tra costa e interno: dalle atmosfere devozionali e conviviali della Festa di San Gemiliano a Villanova Truschedu, alla tradizione marinara della Sagra del pesce di Giorgino a Cagliari, fino ai sapori più genuini di eventi come la Sagra de su Pani e sa Tomata a Maracalagonis e la Sagra della mandorla di Baressa, con la giornata dedicata alla Sagra della Madonna del Rimedio a Orosei a completare un itinerario perfetto per chi vuole esplorare l’isola attraverso le sue feste.

Eventi di settembre in Sardegna, le sagre da segnare in agenda

  • Festa di San Gemiliano – Villanova Truschedu (OR), dal 3 al 8 settembre 2026.
    La Festa di San Gemiliano prevede una processione dal paese alla chiesetta campestre di san Marco, seguita da balli e canti sardi e da un pranzo offerto a tutti i partecipanti.
  • Sagra del pesce di Giorgino – Cagliari (CA), dal 5 al 6 settembre 2026.
    Sagra dedicata al mare, alla tradizione e allo spettacolo, con cucina di piatti tipici marinareschi cagliaritani preparati secondo antiche ricette e serviti nella piazza del Villaggio Pescatori di Giorgino.
  • Sagra de su Pani e sa Tomata a Maracalagonis – Maracalagonis (CA), il 6 settembre 2026.
    Manifestazione a Maracalagonis incentrata su pani e pomodoro, con degustazioni, laboratori e momenti di intrattenimento organizzati dalla Pro Loco locale.
  • Sagra della mandorla – Baressa (OR), dal 11 al 13 settembre 2026.
    Evento storico a Baressa dedicato alla mandorla, che valorizza strade, portali, corti e la Casa Museo del centro storico, offrendo ai visitatori uno scorcio autentico della tradizione contadina.
  • Sagra della Madonna del Rimedio – Orosei (NU), il 13 settembre 2026.
    Festa religiosa presso il santuario della Madonna del Rimedio, con famiglie ospitate nelle cumbessias, momenti di convivialità collettiva e numerose funzioni sacre scandite dal rintocco della campana.

L’emozionante abbraccio di pietra tra Apollo e il tramonto: Portara di Naxos, affacciata sul blu dell’Egeo

1 septembre 2026 à 17:00

Ancor prima di mettere piede a Naxos, può capitare di vederla: la sagoma della Portara compare davanti alle navi dirette verso la Chora, la principale città dell’isola, piantata su un piccolo lembo di terra che si protende nell’Egeo. Sembra quasi un enorme ingresso pronto ad accogliere chi arriva dal mare, solo che dietro quella soglia non c’è più alcun tempio.

Resta una porta monumentale, solitaria e sorprendentemente integra, costruita con enormi blocchi di marmo locale. Attorno si apre il mare, mentre alle spalle si riconosce il profilo della città di Naxos, con le case bianche e le costruzioni del quartiere storico che salgono verso il castello veneziano.

La scena ha qualcosa di insolito: una costruzione pensata per far parte di un grande edificio religioso è diventata, attraverso i secoli, un monumento autonomo. Il tempio è scomparso, la porta è rimasta. Ed è proprio questa incompletezza ad aver trasformato la Portara nel simbolo più riconoscibile di questa splendida isola ellenica.

Sei isole minori italiane per un trekking di fine estate lontano dalla folla

31 août 2026 à 18:30

Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.

L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.

Alicudi

Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.

Alicudi, in cima al Filo dell'Arpa
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Dall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie

Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.

Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.

L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.

Capraia

Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.

Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.

Il profilo dell'isola di Capraia
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Il profilo dell’isola di Capraia

Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.

Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.

Marettimo

Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.

Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.

Veduta sul Castello di Punta Troia a Marettimo
Lorenzo Calamai
Il Castello di Punta Troia

Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.

Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.

Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.

Linosa

È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.

Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.

Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.

Montecristo

Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.

Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.

Palmaria

Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.

Palmaria
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Veduta dell’isola di Palmaria

Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.

Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.

Tutta la verità delle mie bugie, le location della serie Netflix tra spiagge e calette dov’è sempre estate

28 août 2026 à 19:00

Da una serie spagnola che racconta di un gruppo di amici che partono in van per un addio al nubilato “on the road” non ci si può che aspettare ambientazioni mozzafiato e che siano una vera coccola per gli occhi.

Le location di Tutta la verità delle mie bugie non deludono certo queste aspettative: la serie, tratta dal romanzo best seller di Elísabet Benavent, disponibile su Netflix dal 28 agosto 2026, è stata girata infatti in una delle zone della Spagna più spettacolari a livello paesaggistico, che attrae ogni estate milioni di turisti interessati al mare, ma apprezzata anche per la vivace vita culturale e per la movida.

Di cosa parla

Coco (Itziar Manero) ha vent’otto anni, un lavoro che ama in una galleria d’arte e un appartamento in uno dei quartieri più esclusivi di Madrid che condivide con Marín (Daniel Ibáñez). I due sono amici di lunga data, Marín è stato fidanzato con una delle migliori amiche di Coco, Aroa, e per questo Coco nasconde da anni di provare per lui qualcosa di speciale dietro la bugia di essere ancora innamorata del proprio ex. È solo quando insieme al resto del gruppo di amici decidono di partire in caravan per l’addio al nubilato di una di loro, Blanca, che Coco è costretta a rivelare cosa prova davvero per Marín: la convivenza forzata impone a tutti di fare i conti infatti con rivalità, sentimenti, fragilità nascoste, oltre che con malumori e piccoli drammi sentimentali a cui gli appassionati del genere sono ben abituati.

"Tutta la verità delle mie bugie": arriva su Netflix il teen drama tratto dall'omonimo romanzo di Elisabet Benavent
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Tutta la verità delle mie bugie”

Dov’è stata girata la serie

Il teen drama Netflix tratto dal romanzo di Elísabet Benavent è girato, come conferma anche una nota stampa dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes, nella regione di Murcia: a sud-est della Spagna è una zona con oltre 250 chilometri di costa, bagnata da due mari (il Mar Mediterraneo e il cosiddetto “Mar Menor”) e con una temperatura mite che la rende tutto l’anno meta prediletta per gli amanti di tintarelle, nuotate, immersioni, sport acquatici.

Le location di Tutta la verità delle mie bugie riflettono appieno l’atmosfera vacanziera, quasi di eterna estate, che si respira qui.

La Costa Cálida

Tra i luoghi dov’è girata la serie spiccano in particolare alcune spiagge della Costa Cálida, tra le spiagge più belle dell’intera Spagna. Sullo schermo non è difficile riconoscere Playa de Percheles, la spiaggia del Rihuete e quella di Bahía.

È girato sulla Costa Costa Cálida, nella regione di Murcia, il nuovo teen drama "Tutta la verità delle mie bugie"
Ufficio stampa Netflix
Un’altra scena di “Tutta la verità delle mie bugie”

Più isolata e per questo incontaminata e perfetta per ritrovare il contatto con la natura o semplicemente rilassarsi nel più totale silenzio, anche cala de Bolnuevo, una piccola baia di origine vulcanica dove il vento ha scavato per secoli le rocce d’arenaria, ha fatto da set a Tutta la verità delle mie bugie.

Mazarrón

Il comune di Mazarrón è quello che è stato più interessato dalle riprese della serie. Tra i luoghi scelti c’è il complesso di strade urbane ed extra urbane che lo collegano con il vicino centro di Lorca: non c’è da sorprendersi considerato che la serie è di fatto un road trip.

Si trovano nel comune di Mazarrón le principali location di "Tutta la verità delle mie bugie"
123RF
L’assolato comune di Mazarrón

Alcune scene sarebbero state girate all’Hotel Bahía, uno degli hotel del lungomare di Mazarrón. L’ultimo, insieme alla zona del porto dove sono ancora visibili quelle che un tempo erano le torri difensive della città, è il centro della movida di Mazarrón.

Il centro storico non manca, invece, di chicche artistico-culturali come la chiesa di San Andrés con l’iconico soffitto a cassettoni in stile mudéjar, il convento della Purissima e le rovine del Castello dei Vélez.

Qui puoi trovare la Sardegna più autentica: Iglesiente, tra miniere sospese sul mare e antiche tradizioni

28 août 2026 à 17:00

Prima di intraprendere questo viaggio verso la Sardegna più autentica occorre fare una precisazione: Iglesiente e Sulcis sono due territori distinti, anche se spesso vengono riuniti nella più ampia denominazione Sulcis-Iglesiente, riferita al settore sud-occidentale della Sardegna. L’Iglesiente occupa la parte settentrionale di questo territorio storico e ha il suo centro principale a Iglesias. Il Sulcis si sviluppa invece più a sud, con Carbonia e le terre affacciate sul Golfo di Palmas, oltre alle isole di Sant’Antioco e San Pietro.

Le rocce dell’Iglesiente, però, raccontano una storia ancora più antica delle miniere: le formazioni geologiche dell’area risalgono al Paleozoico inferiore e appartengono a una delle porzioni più antiche del territorio italiano. Ferro, piombo, zinco e altri minerali hanno attirato popolazioni, imprese e capitali provenienti da varie parti d’Europa. Il risultato è un paesaggio insolito, nel quale una laveria ottocentesca può comparire accanto alla macchia mediterranea e una galleria mineraria può affacciarsi direttamente sul Mediterraneo.

Poi c’è Iglesias, con le sue strade medievali, le chiese, le architetture di impronta spagnola e le tracce della lunga storia mineraria. Basta allontanarsi dal centro urbano per entrare in un ambiente ancora più ruvido, fatto di montagne, boschi, grotte e una costa tra le più scenografiche della Sardegna.

Iglesias, la città che ha dato il nome all’Iglesiente

Iglesias merita tempo, soprattutto nel centro storico. La città conserva un patrimonio architettonico legato alla dominazione aragonese e spagnola, riconoscibile nelle vie strette e negli edifici del nucleo antico. A segnare il paesaggio urbano sono le numerose chiese, palazzi storici e piazze raccolte, mentre la storia delle miniere riaffiora in molti angoli della città.

Piazza La Marmora rappresenta uno dei punti più piacevoli per iniziare la visita. Da qui si può proseguire verso il cuore medievale, lasciandosi alle spalle l’immagine più industriale dell’Iglesiente.

Monteponi, il villaggio minerario ai piedi della montagna

Pochi chilometri separano Iglesias da Monteponi, uno dei posti più significativi per comprendere la storia estrattiva dell’Iglesiente. Il complesso minerario protegge edifici, strutture e testimonianze legate all’attività delle miniere di piombo e zinco.

La posizione rende il sito particolarmente suggestivo: le costruzioni industriali si inseriscono in un paesaggio collinare segnato dalla vegetazione e dalle ferite lasciate dalle attività estrattive. Tra i luoghi più interessanti dell’area compare la Grotta Santa Barbara, scoperta durante i lavori minerari, che custodisce cristalli e concrezioni di barite, minerale che ha contribuito a rendere celebre questo ambiente sotterraneo.

Masua e il Pan di Zucchero, l’immagine simbolo dell’Iglesiente

Scendendo verso il mare, la scena cambia bruscamente. La strada raggiunge Masua e davanti agli occhi compare il Pan di Zucchero, enorme faraglione calcareo che si innalza dal mare a poca distanza dalla costa. La sua silhouette è diventata una delle immagini più riconoscibili della zona e il nome richiama la forma compatta e imponente dello scoglio.

Il percorso del Cammino Minerario di Santa Barbara
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Pan di Zucchero a Porto Flavia

La spiaggia di Masua offre uno dei punti migliori per osservare il faraglione. Ancora più particolare è la possibilità di raggiungerlo dal mare con un’imbarcazione e, per chi possiede preparazione adeguata, affrontare la via ferrata attrezzata che conduce verso la sommità.

Porto Flavia, la miniera affacciata sul Mediterraneo

Poco distante da Masua si trova uno dei capolavori dell’archeologia industriale sarda: Porto Flavia fu realizzato all’inizio del XX secolo per rendere più efficiente il trasporto dei minerali estratti nell’entroterra.

La sua particolarità sta nella posizione direttamente sul mare. Il sistema comprendeva gallerie scavate nella roccia e un complesso meccanismo destinato a trasferire il materiale dalle miniere alle navi.

Porto Flavia in Sardegna
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Porto Flavia , la magia di questo luogo in Sardegna

Nebida e la Laveria Lamarmora

Lungo la costa, Nebida regala un altro incontro fra archeologia industriale e paesaggio marino. La Laveria Lamarmora conserva le strutture utilizzate per il trattamento dei minerali provenienti dalle miniere.

L’edificio appare oggi come una grande architettura mineraria affacciata sulle acque, con muri e strutture che seguono la conformazione della costa. La posizione rende la visita particolarmente scenografica, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio.

Buggerru e la Galleria Henry

Proseguendo verso nord si raggiunge Buggerru, antico centro minerario affacciato sul mare. La sua storia è legata soprattutto alle miniere e alle comunità operaie che si svilupparono intorno all’attività estrattiva.

La Galleria Henry rappresenta una delle testimonianze più interessanti, con un percorso che consente di conoscere direttamente le tecniche utilizzate dai minatori e la complessa organizzazione del lavoro sotterraneo.

Galleria Henry, Sardegna
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La particolare Galleria Henry

Cala Domestica, un fiordo tra le rocce dell’Iglesiente

A breve distanza da Buggerru, Cala Domestica sembra quasi una parentesi marina incastonata nella costa mineraria. La piccola baia è racchiusa da alte pareti rocciose e presenta una spiaggia di sabbia chiara.

L’aspetto più interessante riguarda proprio il rapporto fra natura e attività estrattiva: anche questo tratto di costa conserva infatti tracce della passata lavorazione dei minerali. Il mare trasparente invita alla balneazione e allo snorkeling, mentre le rocce intorno alla cala regalano scorci particolarmente belli.

Fluminimaggiore e il Tempio di Antas

Lontano dalla costa, l’Iglesiente offre una delle sue testimonianze archeologiche più importanti. Nel territorio di Fluminimaggiore sorge il Tempio di Antas, complesso sacro legato a una frequentazione millenaria.

Il tempio romano fu costruito sopra un precedente luogo di culto punico, a sua volta inserito in un’area frequentata in epoca nuragica. La stratificazione rende Antas particolarmente prezioso per comprendere la continuità culturale della Sardegna antica.

L’edificio romano è dedicato al Sardus Pater, divinità considerata il progenitore mitico dei Sardi. Colonne e basamento emergono nel verde del territorio montano, mentre intorno restano tracce delle cave di calcare utilizzate in epoca romana e del vicino insediamento nuragico.

Grotta di Su Mannau, il viaggio sotto la montagna

A pochi chilometri dal tempio si apre la Grotta di Su Mannau, una grande cavità carsica modellata dall’acqua nel corso di tempi geologici lunghissimi.

L’interno è un insieme di sale ricche di stalattiti, stalagmiti e altre concrezioni, insieme a un corso d’acqua sotterraneo. Alcuni ambienti furono frequentati in epoca nuragica per rituali legati all’acqua, aggiungendo una dimensione archeologica alla meraviglia naturale.

La grotta di Su Mannau
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Grotta di Su Mannau, tesoro sardo

Domusnovas e la Grotta di San Giovanni

Un’altra straordinaria cavità dell’Iglesiente si trova presso Domusnovas. La Grotta di San Giovanni è famosa per la sua particolare conformazione e per aver ospitato una strada carrozzabile al suo interno, oggi chiusa al traffico.

La galleria naturale attraversa la montagna per diverse centinaia di metri e mantiene concrezioni e ambienti modellati dall’azione dell’acqua.

Il Marganai, la montagna verde

Per capire davvero l’anima dell’Iglesiente bisogna lasciare per qualche ora il mare e raggiungere il Marganai. La foresta appartiene a uno degli ambienti naturali più importanti del territorio, con boschi, sorgenti, sentieri e rilievi calcarei.

La presenza del leccio e della macchia mediterranea crea una Sardegna più fresca e ombrosa, lontana dai colori abbaglianti del litorale. Antiche mulattiere e percorsi escursionistici attraversano un paesaggio nel quale la storia mineraria convive con una natura rigogliosa.

Turisti indisciplinati al mare, il nuovo caso italiano fa scattare la denuncia: cosa ha fatto

28 août 2026 à 16:00

Una piacevole vacanza al mare può trasformarsi in un grande problema con la giustizia quando si ignorano le fondamentali regole che tutelano l’ambiente. È quanto accaduto a Calasetta, in Sardegna, dove un turista è stato denunciato dopo aver prelevato e nascosto una nacchera, una specie marina protetta e gravemente minacciata di estinzione. A far scattare l’intervento delle autorità sono state alcune segnalazioni di cittadini presenti sulla spiaggia.

L’episodio si è verificato alla Spiaggia Grande, uno dei litorali più conosciuti del territorio di Calasetta. Gli agenti della Stazione forestale di Sant’Antioco sono prontamente intervenuti per verificare quanto segnalato e hanno accertato il prelievo illecito di un giovane esemplare di Pinna nobilis. La nacchera era stata nascosta tra gli scogli, a brevissima distanza dall’ombrellone del turista.

Trova una toccante lettera d’amore sulla spiaggia: era stata scritta 54 anni fa

Par : losiangelica
28 août 2026 à 11:00

Sembrava un pezzo di carta qualunque, uno di quelli che il vento trascina sulla sabbia e che quasi nessuno si ferma a raccogliere. Invece era una lettera d’amore di 4 pagine datate 16 aprile 1972. A trovarle è stata Delight Rogers durante una passeggiata su una spiaggia di Cuba, lo scorso febbraio mentre stava cercando conchiglie.

Rimini “contro” gli influencer, la località balneare dice stop ai video falsi

Par : losiangelica
28 août 2026 à 10:00

Gli influencer sono di nuovo nell’occhio del ciclone e questa volta non per promozioni occultate o per la richiesta di viaggi e regali in cambio di foto e stories. Rimini e la Riviera si scagliano contro i content creator che divulgano sui social contenuti ritenuti falsi o manipolati, tanto da aver scelto la strada delle azioni legali. Federalberghi Rimini accusa i volti noti di Instagram, Facebook e TikTok di aver diffuso reel e fotomontaggi che offrono una rappresentazione distorta della Riviera Romagnola. L’associazione degli albergatori ha deciso di presentare 2 querele affidandosi ai propri legali, con lo scopo di tutelare la reputazione della località e un comparto turistico che rappresenta uno dei principali motori economici del territorio.

Ancora nel pieno della stagione estiva, quando le piattaforme digitali hanno un peso notevole, la presa di posizione fa discutere: un video che diventa virale può raggiungere migliaia di utenti in poche ore e contribuisce a costruire, nel bene o nel male, l’immagine di una destinazione.

Rimini querela gli influencer

Dopo un tentativo di smentita, Federalberghi sceglie di affidarsi ai legali con due querele. Di fronte a contenuti social considerati falsi e fuorvianti, la risposta non è più limitata a una replica pubblica; in due casi specifici l’associazione si è rivolta alla magistratura. Secondo la ricostruzione fornita, alcuni materiali pubblicati online avrebbero utilizzato foto non autentiche, montaggi strategici con lo scopo di dipingere in modo negativo la meta balneare.

L’obiettivo, sempre secondo l’associazione, sarebbe stato quello di attirare clic e visualizzazioni o, in alcuni casi, di orientare l’interesse dei viaggiatori verso altre destinazioni turistiche. Le eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti ma sicuramente si sta aprendo uno scenario nuovo che potrebbe creare un cambio di direzione da parte degli influencer.

Foto, clip e video possono trasformarsi in materiale virale e se questi sono falsi e danneggiano l’immagine di un luogo, Federalberghi non ci sta e vuole fissare un limite preciso: la libertà di raccontare o la critica non viene messa in discussione, ma bisogna essere sempre sinceri e non divulgare contenuti falsi o manipolati.

Spiaggia di Rimini dall'alto
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Rimini e le sue spiagge Bandiera Blu

La responsabilità social

A prendere voce è Patrizia Rinaldis, presidente dell’associazione, che richiama ancora una volta all’attenzione nell’uso dei social network sia da parte dei creator sia da parte degli utenti. Il messaggio si rivolge specialmente a chi ha un pubblico numeroso e può avere una forte influenza.

Secondo la presidente, chi comunica attraverso le piattaforme dovrebbe tener conto degli effetti dei propri contenuti evitando di danneggiare ingiustamente realtà economiche e territori. Rimini sta attraversando una stagione con una forte presenza di visitatori e anche grazie alla Bandiera Blu sta mostrando un impegno nel proteggere il mare e offrire sempre più servizi.

Il paragone della Riviera Romagnola con altre località italiane con il solo scopo di screditare è dannoso e non andrebbe perpetuato da parte di content creator e tiktoker. La vicenda, però, apre una discussione più ampia nel rapporto tra turismo e influencer marketing. I social sono uno strumento potente per far scoprire spiagge, hotel, ristoranti e località ma serve un confine tra intrattenimento, recensione, satira e informazione.

Queste tre mete italiane avranno un nuovo volo diretto per New York e Washington

Par : losiangelica
27 août 2026 à 15:00

La compagnia aerea United Airlines si prepara a un nuovo salto di qualità sul mercato italiano e dal 2027 si potrà usufruire di una copertura voli sempre più ampia e non solo da Milano; i collegamenti tra gli Stati Uniti e l’Italia migliorano, combinando viaggi business e per puro piacere anche dalle isole.

Oltre all’aumento delle rotte già consolidate vengono introdotti nuovi collegamenti diretti pronti a conquistare i viaggiatori: dalla Sardegna e dalla Sicilia partiranno voli diretti per New York, mentre debutterà un nuovo volo diretto per Washington.

Da Olbia a New York

Dall’estate 2027 si parte dalla Sardegna per gli Stati Uniti. La rotta collegherà Olbia a Newark, inaugurando la partenza il 27 maggio e continuando per 3 volte alla settimana fino al 21 settembre. La scelta di Olbia conferma l’interesse crescente delle compagnie americane verso destinazioni di piacere caratterizzate da una forte identità turistica e da una domanda internazionale di fascia medio-alta. Un segnale chiaro di come la regione italiana sta aumentando la visibilità internazionale acquisendo sempre più popolarità anche negli Stati Uniti.

L’obiettivo della compagnia è di generare un grande network così da alimentare la rotta con passeggeri provenienti da varie città americane, ampliando il bacino e spaziando oltre a New York e il New Jersey. Data la competitività della tratta e la maggiore concorrenza i viaggiatori potrebbero accedere a tariffe più competitive.

Da Catania a New York

Con il nuovo volo Newark Catania anche la Sicilia si collega con un diretto agli Stati Uniti. Dal 28 maggio 2027 con 4 date settimanali e fino al 20 settembre si volerà comodamente su un Boeing 767-300ER. I matrimoni VIP e la risonanza internazionale stanno permettendo alla Sicilia di diventare un punto di riferimento per il turismo internazionale e la compagnia aerea lo ha capito rafforzando la propria presenza proprio nella stagione più calda.

Per United, Newark-Catania rappresenta anche un ulteriore passo verso la costruzione di un network italiano più capillare, nel quale le destinazioni regionali affiancano i tradizionali grandi aeroporti. La posizione è particolarmente comoda per poter scoprire da vicino mete da sogno come Taormina, Siracusa, Noto e ovviamente l’Etna oltre alla zona costiera orientale dell’isola.

Catania vista dal mare
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Dall’estate 2027 ci sono voli diretti tra New York e Catania

Un nuovo collegamento da Malpensa a Washington

Oltre alle 2 isole la compagnia aerea ha annunciato una terza novità: la possibilità di volare con un collegamento diretto dal 28 maggio 2027 tra Washington Dulles e Milano Malpensa. La città meneghina simbolo del business italiano ottiene quindi una nuova possibilità di raggiungere gli States comodamente.

Washington Dulles è uno degli hub più importanti della rete United sulla costa orientale e permette di proseguire verso numerose destinazioni statunitensi. Milano Malpensa, dall’altra parte, rappresenta uno dei maggiori bacini italiani per il traffico intercontinentale e per i viaggi d’affari. Non è il primo approdo nella regione; è già attivo il collegamento da Palermo che sta dando numerose soddisfazioni.

Le tre nuove rotte mostrano una strategia differenziata ma coerente: più capacità verso l’Italia, maggiore attenzione alle destinazioni regionali e un rafforzamento dei collegamenti tra i principali centri economici dei due Paesi.

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