C’è un rifugio di pietra scolpito nel silenzio della roccia dalmata: lo straordinario Eremo di Blaca
Sul versante meridionale di Brač, grande isola dalmata affacciata sull’Adriatico davanti alla costa di Spalato, una gola rocciosa scende dalle pendici di Vidova gora verso il mare. Il calcare chiaro affiora tra pini, lecci, olivi e macchia mediterranea, mentre le pareti della valle sembrano restringersi attorno a un gruppo di edifici dello stesso colore della montagna. Proprio lì compare l’Eremo di Blaca, e sembra quasi nato dalla roccia.
Il suo nome croato, Pustinja Blaca, richiama soprattutto un posto appartato destinato alla vita eremitica. L’immagine rende bene il carattere di questo complesso fondato nel XVI secolo, lontano dai centri abitati e raggiungibile ancora oggi soltanto affrontando un tratto a piedi. Dietro quella facciata di pietra, però, si nasconde molto più di un monastero: Blaca fu azienda agricola, scuola, biblioteca, centro economico, tipografia e persino osservatorio astronomico.
Proprio questa combinazione lo rende uno dei luoghi più singolari di Brač. La sua storia parte da una grotta scelta quale rifugio e termina, oltre 400 anni più tardi, davanti a un telescopio puntato verso il cielo.
Breve storia tra monaci, incendi e stelle
Le origini risalgono al 1551, periodo in cui l’espansione ottomana nei Balcani spingeva religiosi e popolazioni della costa dalmata a cercare riparo sulle isole dell’Adriatico. Due sacerdoti glagoliti provenienti dalla vicina regione di Poljica raggiunsero Brač e trovarono protezione nella grotta di Ljubitovica, incassata sul fianco della valle.
I glagoliti appartenevano a una particolare tradizione religiosa croata legata all’uso liturgico della lingua slava e dell’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura del mondo slavo. Da quel primo rifugio prese forma una comunità destinata a durare per secoli.
L’originaria cavità naturale divenne il nucleo dell’insediamento, mentre attorno sorsero progressivamente edifici residenziali, ambienti destinati al lavoro, cantine, depositi e spazi religiosi. Tra XVIII e XIX secolo Blaca raggiunse una notevole prosperità: i religiosi ampliarono le proprietà, dissodarono terreni, piantarono vigneti e oliveti e organizzarono una produzione agricola sorprendente considerando l’asprezza del territorio.
Alla fine del XIX secolo arrivò una nuova fase di trasformazione. Il complesso venne ingrandito con edifici in pietra a più piani, cantine e ambienti destinati alla comunità. Una poderosa cinta muraria contribuì a conferirgli l’aspetto di una piccola cittadella raccolta ai piedi della falesia.
L’ultimo capitolo appartiene a don Niko Miličević, sacerdote residente e figura forse più sorprendente della storia di Blaca. Astronomo appassionato, trasformò parte dell’eremo in osservatorio e acquistò strumenti scientifici di livello considerevole per l’epoca. I suoi studi vennero pubblicati anche su riviste europee e il grande telescopio conservato nel complesso racconta ancora quella inattesa stagione dedicata all’osservazione del cielo.
La visita tra stanze, libri e strumenti astronomici
Chi vi arriva scova tetti, muri e facciate che sembrano seguire l’andamento irregolare del terreno invece di contrastarlo. Blaca crebbe infatti per aggiunte successive, adattando gli edifici alla gola e collegando ambienti religiosi, abitazioni, depositi e locali produttivi. L’effetto cambia entrando negli interni: dopo l’austerità della valle compaiono mobili eleganti, quadri, libri, pendole, utensili e oggetti personali.
Le stanze conservano gran parte dell’arredo presente alla morte dell’ultimo sacerdote e trasmettono la sensazione di una casa lasciata improvvisamente. Uno dei nuclei più preziosi è la biblioteca, formata da circa 11.000 volumi. Qui una parte consistente risale a prima del 1800 ed è piena di libri religiosi, opere scientifiche e testi di varia natura.
Sorprende anche la raccolta di orologi, legata all’attenzione per la misurazione precisa del tempo. Accanto figurano strumenti scientifici e astronomici, fino al celebre telescopio utilizzato da Niko Miličević. Il passaggio dalle antiche celle alla strumentazione per lo studio degli astri sintetizza forse meglio di qualunque racconto l’identità dell’eremo.
Tra gli oggetti custoditi ci sono inoltre armi storiche, dipinti, arredi d’epoca e un pianoforte dal peso di circa 400 chilogrammi. Pensare al trasporto di un simile strumento attraverso un territorio privo di una normale strada moderna aiuta a comprendere la capacità organizzativa raggiunta dalla comunità.
La visita permette anche di leggere la struttura economica dell’eremo: cantine, spazi agricoli e costruzioni di servizio mostrano che i sacerdoti vivevano del lavoro dei terreni circostanti. Vigneti e oliveti occupavano le terrazze della valle, mentre i prodotti raggiungevano altri porti per via delle imbarcazioni legate alle proprietà monastiche.
Blaca compare dal 2007 nella Tentative List croata per una futura candidatura al Patrimonio Mondiale UNESCO. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’eccezionale fusione tra paesaggio carsico, architettura, agricoltura, spiritualità e attività scientifica.
Una visita richiede scarpe adatte a un fondo irregolare e una buona scorta d’acqua, soprattutto durante i mesi caldi. L’accesso finale avviene a piedi e il percorso rappresenta parte integrante dell’esperienza. Conviene controllare in anticipo giorni e orari di apertura del museo, poiché possono variare nel corso della stagione.
Chi sceglie l’itinerario dal mare può abbinare l’escursione a una sosta nella baia di Blaca. Dopo il tratto tra pietra e vegetazione mediterranea, l’acqua trasparente della costa meridionale di Brač offre un incantevole cambio di scenario.
Dove si trova e come arrivare
L’Eremo di Blaca occupa una valle carsica sul versante meridionale di Brač, sotto Vidova gora, la cima più alta delle isole dell’Adriatico con i suoi 780 metri. L’area si trova nel settore interno compreso grossomodo tra Bol e Milna, lontana dalle località balneari più frequentate e dalle principali strade dell’isola.
Due sono gli accessi tradizionalmente utilizzati: dal lato interno si raggiunge la zona di Dragovoda passando attraverso il territorio di Nerežišća. Il veicolo va lasciato prima del tratto conclusivo e da Vrh Blaca si prosegue lungo il sentiero che scende nella gola. Il percorso richiede indicativamente 40 minuti, con variazioni legate al punto preciso di partenza e al ritmo personale.
La seconda possibilità è l’arrivo via mare nella baia di Blaca. Dalla costa parte un sentiero in salita di circa 2 chilometri che conduce al monastero attraversando il paesaggio pietroso della valle. In questo caso è prudente prevedere circa 1 ora.

Proprio l’assenza di un accesso automobilistico diretto ha contribuito a preservarne l’atmosfera: per secoli persone, merci, strumenti, libri e materiali da costruzione hanno dovuto affrontare lo stesso isolamento geografico. E, ancora oggi, l’eremo compare soltanto dopo aver percorso un tratto tra rocce e vegetazione, quasi nascosto fino agli ultimi minuti.