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I 7 (+1) Mercatini di Natale di Innsbruck 2026, i più romantici delle Alpi

8 octobre 2026 à 16:41

Il 13 novembre 2026 apriranno i mercatini di Natale di Innsbruck, la deliziosa città austriaca appena oltre confine che, a Natale, si trasforma in un luogo magico. Tante sono le novità di questa nuova edizione e diversi sono i mercatini in città, uno diverso dall’altro, che dureranno fino al 6 gennaio 2027.

Sicuramente i più originali sono quello di Telfs, un mercatino natalizio unico al mondo a tema Vittoriano, e il Mercatino di Natale sul trampolino del salto con gli sci che ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali.

A Innsbruck i mercatini di Natale sono ben sette sono e tutti diversi tra loro. Il più caratteristico è quello allestito sotto il celebre Tettuccio d’oro, il simbolo di Innsbruck: un erker in stile tardogotico che sorge sulla facciata del Neuer Hof, l’antico palazzo dei conti del Tirolo, il cui tetto è ricoperto da 2.657 scandole di rame dorato. Poi c’è il mercatino centrale nella Maria-Theresien-Straße, quello di Telfs a tema Vittoriano e quello in quota, affacciato sul trampolino del salto con gli sci che ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali.

1. Il mercatino di Natale sotto il Tettuccio d’oro

È il mercatino più antico e suggestivo di Innsbruck, circondato dai caratteristici palazzi medievali. Giò che ci siete, passeggiate sulla Märchengasse, il Vicolo delle Fiabe, lungo Kiebachgasse e Köhleplatz, dove alle finestre compaiono le statue dei personaggi delle fiabe.

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123RF
Il mercatino di Natale sotto il celebre Tettuccio d’oro

2. Il mercatino di Natale di Maria-Theresien-Straße

Questo è il mercatino che si sviluppa nella centralissima Maria-Theresien-Straße, via principale dello shopping in città. Qui l’atmosfera è più moderna. Questo mercatino è famoso per le installazioni luminose in cristallo Swarovski la cui sede principale si trova proprio alle porte di Innsbruck, a Wattens, nel Tirolo austriaco, e dove si può visitare i Mondi di Cristallo Swarovski, un luogo esperienziale dove arte e tecnologia si fondono in modo spettacolare.

3. Il mercatino di Natale della piazza del Mercato

La Marktplatz o piazza del Mercato affacciata sulle sponde del fiume Inn ospita un altro mercatino natalizio perfetto per le famiglie in quanto qui vengono allestite giostre per bambini, un teatrino dei burattini e un imponente albero di Natale di cristallo Swarovski ovviamente.

Innsbruck durante i mercatini di Natale
iStock
Innsbruck vista dal lungofiume

4. Il mercatino di Natale di Wilten

Nella Wilten Platzl, poco distante dal centro storico, questo mercatino vende soprattutto oggetti artigianali locali e artistici e specialità gastronomiche biologiche.

5. Il mercatino di Natale di St. Nikolaus

Questo mercatino si tiene in Hans-Brenner-Platz, sulla sponda opposta del fiume Inn, dove c’è un quartiere tranquillo, molto autentico e lontano dalla ressa turistica. Gli stand espongono prodotti artigianali del Tirolo.

Visitare i mercatini di Natale di Innsbruck nel 2024
iStock
La magia dei mercatini di Natale a Innsbruck

6. Il mercatino di Natale di Hungerburg

Questo mercatino si tiene sulla terrazza panoramica di Hungerburg a 860 metri di altitudine, raggiungibile tramite la meravigliosa funicolare Hungerburgbahn, disegnata dalla celebre architetta Zaha Hadid e che collega il centro città con il quartiere di Hungerburg in appena otto minuti. Da quassù si gode di una vista spettacolare dall’alto su tutta la città illuminata. Il mercatino comprende solo pochi stand intimi.

7. Il mercatino di Natale di Bergisel

Ai piedi del celebre trampolino per il salto con gli sci viene allestito uno dei mercatini di Natale più originali della Alpi. L’atmosfera è molto suggestiva ed è concentrata sulle tradizioni tirolesi d’epoca e sull’artigianato locale.

8. Il mercatino di Natale di Telfs

A circa 25 km da Innsbruck, nella cittadina di Telfs, si svolge un mercatino dell’Avvento unico al mondo. Noto per le sue rievocazioni storiche e agli spettacoli dedicati alla figura di Ebenezer Scrooge e all’atmosfera Vittoriana, è celebre per la combinazione tra la gastronomia locale tirolese, l’artigianato in legno e gli spettacoli di strada a tema ottocentesco.

Tutti i mercatini, urbani ed extraurbani, sono raggiungibili utilizzando esclusivamente i mezzi pubblici, specie se si utilizza la Innsbruck Card che consente oltre che di accedere ai musei cittadini, anche di prendere i mezzi pubblici gratuitamente, incluso il bus turistico panoramico (The Sightseer) e i due impianti di risalita in funivia (viene omaggiata a tutti gli ospiti che soggiornano almeno due notti in un hotel di Innsbruck).

Viaggiare in treno

Proprio il 13 novembre, partirà un’iniziativa organizzata dalle ferrovie tedesche e austriache per portare gli italiani a Innsbruck comodamente in treno. I nuovi Railjet DB-ÖBB partiranno cinque volte al giorno (ogni due ore) dalla stazione ferroviaria di Verona diretti in Austria. A questi si aggiungono i treni che partono da Venezia verso Monaco di Baviera e da Bologna.

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©Innsbruck Tourismus/DB Bahn Italia
Il treno che porta a Innsbruck è un’esperienza di viaggio

À partir d’avant-hierFlux principal

Dove il tempo profuma di cannella e miele: Radovljica, la dolce città medievale della Slovenia

5 octobre 2026 à 17:30

Non sono molti i chilometri che la separano da Bled, meta super frequentata dai turisti, ma nonostante questo Radovljica possiede l’abilità di avere scelto la discrezione come suo tratto distintivo. Sorge su un terrazzamento naturale sopra la valle della Sava, con il profilo delle Alpi Giulie a fare da sfondo alle case del centro antico.

Dimore borghesi del XVI e XVII secolo, edifici più recenti, palazzi barocchi e decorazioni pittoriche raccontano epoche differenti senza cancellarsi a vicenda. Radovljica appare così quasi come una piccola capsula del tempo, racchiusa tra le tracce della fortificazione medievale e il paesaggio alpino.

A questa identità storica si aggiunge una vocazione gastronomica particolare:  è conosciuta oggi con il soprannome di Dolce Radol’ca, legato alla tradizione dell’apicoltura e del miele, affiancata negli ultimi anni dalla cultura del cioccolato.

Cosa vedere a Radovljica

Dietro le facciate eleganti di questa cittadina della Slovenia si incontrano musei, botteghe, testimonianze artistiche e angoli legati a personaggi che hanno lasciato un’impronta profonda nella cultura del Paese.

Linhartov trg, la piazza della città vecchia

Il primo incontro con Radovljica passa dalla grande piazza rettangolare intitolata ad Anton Tomaž Linhart. Le facciate che la circondano appartengono soprattutto all’architettura borghese tra XVI e XIX secolo e conservano affreschi, decorazioni e strutture originarie.

Linhart fu drammaturgo e storico del XVIII secolo, considerato il primo autore di commedie in lingua slovena e la sua casa natale sorge proprio lungo la piazza. Una fontana dedicata a Josipina Hočevar aggiunge un altro elemento alla scenografia urbana, mentre le antiche abitazioni degli artigiani regalano a questo spazio il carattere commerciale delle epoche passate.

Šivčeva hiša

Tra le abitazioni storiche si fa notare la Šivčeva hiša, una casa tardo-gotica del XVI secolo considerata uno degli esempi più interessanti dell’architettura antica di Radovljica. Facciata e interni conservano elementi della struttura originaria e oggi l’edificio ospita una galleria.

Palazzo di Radovljica e Museo dell’apicoltura

La Radovljiška graščina domina Linhartov trg con la sua architettura barocca. Gli ambienti del primo piano sono stati rinnovati nel 2021 e ospitano il Museo dell’apicoltura e il Museo cittadino.

Il primo racconta una delle tradizioni più radicate della Slovenia attraverso la storia dell’allevamento delle api, la produzione del miele e la particolare arte decorativa delle panjske končnice, le tavolette dipinte applicate alle arnie tradizionali slovene.  Il palazzo conserva inoltre una Sala Barocca utilizzata per concerti, ricevimenti e altri eventi.

Casa Lectar e il museo vivente del pan di zenzero

Poco distante dal palazzo si incontra la Casa Lectar, legata alla tradizione dei lectarji, i caratteristici cuori di pan di zenzero. Nel laboratorio è ancora attiva la produzione artigianale, grazie a cui poter vedere da vicino una consuetudine dolciaria antica.

Chiesa di San Pietro

In fondo alla piazza emerge la chiesa parrocchiale di San Pietro, uno dei principali monumenti gotici della città. La costruzione presenta tre navate e, accanto al presbiterio, sfoggia un portico del XVI secolo.

Chiesa parrocchiale di San Pietro, Radovljica
iStock
La Chiesa parrocchiale di San Pietro a Radovljica

Particolarmente curiosa è la cosiddetta taverna gotica, un ambiente che in passato serviva alla vendita del vino da parte dei sacerdoti. Oggi la tradizione del luogo sopravvive in una forma artistica originale, con opere realizzate da Branko Čušin utilizzando proprio il vino rosso come materiale pittorico.

Le mura medievali e il fossato

Dietro la chiesa affiorano le tracce della fortificazione che un tempo proteggeva Radovljica. Il sistema difensivo comprende il fossato medievale meglio conservato tra quelli cittadini sloveni.

Dalle facciate della piazza, quindi, si passa a un ambiente più raccolto e legato alla funzione militare dell’antica città. Un tunnel ristrutturato permette inoltre di conoscere parte delle strutture sotterranee associate alle fortificazioni.

Le architetture di Ivan Vurnik

Radovljica mantiene anche una forte impronta dell’architettura slovena del XX secolo. Ivan Vurnik, nato proprio in città, è una delle figure più importanti del panorama architettonico nazionale.

La sua presenza si ritrova in diversi punti, tra abitazioni, ville e interventi urbani. Villa Savnik e il Grajski dvor appartengono a questo patrimonio, mentre la casa natale dell’architetto sorge nei pressi del fossato.

Ma non è finita, perché lungo Gorenjska cesta si incontrano ville legate all’ambiente della Secessione e dell’Art Nouveau, tra cui Šmajdova e Šarčeva, progettate da Danilo Fürst, allievo di Jože Plečnik.

Cosa fare a Radovljica

L’identità della città emerge soprattutto attraverso le tradizioni ancora riconoscibili nella gastronomia, nell’artigianato e nel paesaggio circostante.

  • Seguire la storia delle api: entrando nel Museo dell’apicoltura per poi raggiungere il laboratorio Lectar.
  • Esplorare i dintorni in bicicletta: offre un modo piacevole per raggiungere i paesaggi rurali, le valli e i punti panoramici della regione.
  • Raggiungere Kropa: un antico centro legato alla lavorazione del ferro. La tradizione della forgiatura sopravvive nel patrimonio urbano, nel museo e nelle decorazioni realizzate dai fabbri locali.
  • Salire verso i panorami della Gorenjska: da lì si può osservare il paesaggio alpino da prospettive diverse, tra boschi, corsi d’acqua e rilievi. Il monte Begunjščica domina il territorio presso Begunje, mentre il Jamnik regala uno dei panorami più caratteristici della zona.
  • Visitare Brezje: è un importante capitolo della cultura religiosa slovena. La Basilica di Maria Ausiliatrice è il santuario nazionale del Paese e accanto alla chiesa si trova anche un museo dedicato ai presepi.
  • Scoprire Begunje: per seguire una doppia traccia, quella medievale del castello di Kamen e quella musicale legata a Slavko Avsenik, figura centrale della musica popolare slovena.

Dove si trova e come arrivare

Radovljica si trova nella Gorenjska, nel nord-ovest della Slovenia, tra le Alpi Giulie e le Caravanche e a breve distanza dalla valle della Sava. La posizione la rende particolarmente interessante per chi desidera associare una visita culturale a escursioni nell’ambiente alpino. Da Trieste il percorso autostradale passa dal valico di Fernetti, prosegue verso Lubiana e poi in direzione di Kranj e Villach, fino all’uscita di Radovljica.

Da Gorizia si segue l’autostrada H4 verso Nanos, quindi la A1 in direzione di Lubiana e successivamente la direttrice verso Kranj e Villach. Da Udine si può raggiungere Tarvisio, proseguire verso Kranjska Gora e rientrare sulla rete autostradale slovena nei pressi di Jesenice, prima dell’uscita di Radovljica. Per la percorrenza delle autostrade slovene indicate serve la vignetta autostradale, il contrassegno digitale previsto per i veicoli soggetti al pagamento del pedaggio.

Fiumi smeraldo e fienili antichi: benvenuti nel borgo nascosto sotto il Triglav, Stara Fužina

21 septembre 2026 à 14:30

Lasciandosi alle spalle il traffico delle località più frequentate della Valle di Bohinj, al cospetto degli occhi del visitatore si apre un paesaggio racchiuso dalle montagne, con prati verdi, boschi e grandi pareti calcaree. E a occupare il fondovalle c’è Stara Fužina, borgo accanto al fiume Mostnica e a poca distanza dal Lago di Bohinj, uno dei grandi specchi d’acqua delle Alpi Giulie slovene.

Mucche sui prati, fienili, trattori e antiche abitazioni agricole restituiscono l’immagine di una comunità che continua a vivere del territorio. E sì, il turismo è arrivato da tempo, ma il paese conserva una dimensione quotidiana tutta sua. Vi basti sapere che le case tradizionali hanno fondamenta in pietra e strutture in legno, balconi decorati e grandi tetti adatti al clima alpino.

Le facciate, dal canto loro, raccontano una società contadina abituata a sfruttare con attenzione gli spazi disponibili. Fienili e abitazioni formano un insieme architettonico più interessante proprio perché nato dalle esigenze della vita rurale.

Cosa vedere a Stara Fužina

La prima impressione può essere quella di un piccolo villaggio alpino attraversato da strade tranquille. Osservando meglio, però, compaiono tracce di attività antiche, edifici legati alla comunità e particolari che raccontano un passato molto più articolato.

Il Museo della Latteria Alpina

La storia di questo borgo della Slovenia passa anche dal formaggio. L’Alpine Dairy Museum occupa l’antica latteria del paese, costruita nel 1883 e utilizzata per la produzione casearia fino al 1967. All’interno si trovano le antiche attrezzature utilizzate per produrre il formaggio, comprese grandi caldaie in rame e utensili legati alla lavorazione del latte.

Fotografie in bianco e nero mostrano gli abitanti delle malghe e gli insediamenti rurali della zona, mentre la ricostruzione di una tipica baita pastorale permette di capire le condizioni di vita nelle alte quote. Durante la stagione estiva gli allevatori portavano il bestiame verso gli alpeggi, seguendo una tradizione che ha contribuito a modellare il paesaggio di Bohinj.

Le antiche case agricole

Stara Fužina merita una visita anche senza entrare in un museo. Basta osservare le abitazioni lungo le strade del paese per riconoscere la struttura tradizionale degli insediamenti alpini. Pietra alla base, legno nelle parti superiori, balconi e ampi tetti compongono un’architettura nata dal clima e dal lavoro nei campi.

Le abitazioni, infatti, erano spesso associate agli spazi necessari per conservare fieno, attrezzi e prodotti dell’allevamento.

La chiesa di San Paolo

Tra gli edifici storici si fa notare la chiesa di San Paolo, indicata localmente quale cerkev sv. Pavla. Il piccolo edificio religioso appartiene al patrimonio del villaggio e si inserisce nell’insieme delle sue architetture tradizionali.

Il Ponte del Diavolo e la gola della Mostnica

Uno dei luoghi più spettacolari nei dintorni è il Ponte del Diavolo, conosciuto in sloveno come Hudičev most. Sotto l’antico attraversamento scorre Mostnica, il torrente che ha scavato una profonda gola nella roccia calcarea.

Il ponte permette di osservare da vicino la forza dell’acqua e le forme modellate nel corso del tempo. Il tutto tra pareti rocciose, pozze e incavi modellati dalla corrente.

Zois Manor

La storia industriale della valle trova un altro riferimento nella Zois Manor, legata alla famiglia Zois e all’attività siderurgica sviluppata nell’area di Bohinj.

La posizione accanto alla Mostnica è significativa: l’acqua rappresentava una risorsa essenziale per mulini, segherie e strutture collegate alla lavorazione del ferro.

La Valle di Voje

Oltre la gola della Mostnica si apre la Valle di Voje, una conca glaciale situata a poco più di 700 metri di quota. La sua forma a U rivela l’origine glaciale del paesaggio, con il fondovalle modellato dai ghiacci e delimitato dalle montagne.

La parte meridionale è chiusa da una morena frontale, mentre l’abbondanza d’acqua alimenta corsi e cascate. Verso la parte terminale della valle si raggiunge la Cascata di Voje, una delle mete naturalistiche legate a Stara Fužina.

Cosa fare a Stara Fužina

Il bello di Stara Fužina emerge soprattutto all’aperto: il paese funziona da punto di partenza per itinerari molto diversi, dal semplice percorso verso il lago alle escursioni nella gola della Mostnica e verso gli alpeggi.

  • Raggiungere il Lago di Bohinj: per passare rapidamente dalle strade del villaggio alla riva del più grande lago naturale della Slovenia, con le montagne riflesse sulla superficie dell’acqua.
  • Salire verso Vogar: regala una prospettiva dall’alto sul lago di Bohinj e sulla conca alpina.
  • Raggiungere Studor: permette di conoscere un altro antico villaggio della valle e di osservare il paesaggio agricolo da una prospettiva diversa.
  • Seguire i percorsi dedicati alla tradizione casearia: significa entrare in contatto con gli alpeggi e con il mondo degli allevatori, legato alla produzione del Mohant.
  • Visitare il Centro del Parco nazionale del Triglav: aiuta a comprendere l’ambiente naturale delle Alpi Giulie, con esposizioni, informazioni sul territorio e iniziative organizzate durante l’anno.
  • Assaggiare la cucina locale: completa la visita con piatti della tradizione di Bohinj, spesso legati agli ingredienti prodotti nelle fattorie della valle.
Lago di Bohinj, Slovenia
iStock
Il Lago di Bohinj nei pressi di Stara Fužina

Dove si trova e come arrivare

Stara Fužina si trova nella parte orientale del Lago di Bohinj, nel nord-ovest della Slovenia, all’interno del territorio del Comune di Bohinj e nell’area delle Alpi Giulie. Il paese sorge lungo la strada principale che collega Srednja vas con il lago. La posizione consente di arrivare facilmente a Ribčev Laz, l’insediamento situato sulla sponda orientale del lago, e le altre località della valle.

Da Bohinjska Bistrica, principale centro della valle e sede di numerosi servizi, Stara Fužina si raggiunge seguendo la strada verso il lago. Bohinjska Bistrica dista circa 8 km e rappresenta anche il riferimento per una spesa più ampia e per diversi servizi. Chi arriva in auto trova quindi un accesso semplice al villaggio, mentre chi viaggia senza macchina può utilizzare i collegamenti locali della Valle di Bohinj.

La vera attrattiva di questo borgo sloveno non dipende da un singolo monumento spettacolare, ma dalla somma di elementi che appartengono alla stessa storia: le case raccontano l’agricoltura, la vecchia latteria parla di formaggio, la Mostnica ricorda l’antica industria del ferro, i pascoli conservano la tradizione degli alpeggi e le montagne racchiudono tutto in una grande conca glaciale.

In questa città la pietra prende vita e le case raccontano antiche leggende dipinte a mano: Oberammergau

20 septembre 2026 à 13:00

A circa 840 metri di altitudine, tra i boschi e le montagne delle Alpi dell’Ammergau, Oberammergau si presenta con il tipico profilo ordinato dei villaggi bavaresi. Tuttavia, riserva una particolarità in grado di cambiare il volto della visita: le facciate delle abitazioni raccontano storie attraverso figure dipinte, cornici illusionistiche e scene religiose, mentre dalle botteghe affiorano crocifissi, presepi e sculture realizzati secondo un’antica tradizione artigianale.

Il paese si trova nell’Alta Baviera lungo la Deutsche Alpenstraße, la Strada tedesca delle Alpi, un itinerario panoramico che attraversa il territorio alpino meridionale fino al confine con l’Austria, anche se la sua notorietà internazionale nasce da una promessa. Nel 1633, durante la guerra dei Trent’anni, gli abitanti fecero voto di rappresentare la Passione di Cristo qualora fossero stati risparmiati dalla peste. La prima rappresentazione si tenne nel 1634 e da allora la tradizione è diventata parte dell’identità collettiva.

Accanto alla grande manifestazione religiosa, Oberammergau conserva un volto più quotidiano, fatto di case affrescate, laboratori del legno, piccole piazze e sentieri che si inoltrano verso il paesaggio alpino.

In viaggio tra villaggi sommersi e tracce di vita antichissima: i Siti palafitticoli preistorici delle Alpi

18 septembre 2026 à 17:00

Prima ancora dei villaggi in pietra, delle strade lastricate e delle città fortificate, l’acqua rappresentava una risorsa attorno alla quale costruire la vita. Per questo importante motivo, lungo le rive dei laghi alpini, nelle zone umide e presso i corsi d’acqua, le comunità preistoriche trovavano un ambiente favorevole all’agricoltura, all’allevamento, alla pesca e agli scambi. Con lo scopo di adattarsi a un paesaggio soggetto a variazioni del livello dell’acqua, dunque, realizzarono abitazioni sostenute da pali, talvolta direttamente sopra il bacino, altre proprio sulle sue sponde stesse.

Oggi di quei villaggi restano soprattutto tracce nascoste sotto l’acqua o protette da strati di sedimenti. Eppure il loro valore è straordinario: i terreni saturi di liquido hanno infatti preservato materiali organici che, in condizioni ordinarie, sarebbero scomparsi da millenni. Legno, tessuti, resti vegetali e frammenti di utensili permettono di ricostruire aspetti concreti della vita quotidiana del passato, e con una precisione rara per la preistoria.

Il riconoscimento UNESCO del 2011 riunisce 111 siti archeologici distribuiti tra Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia, con cronologie comprese tra il 5000 e il 500 a.C.. Si tratta di una testimonianza condivisa di oltre 4 millenni di storia, in grado di raccontare l’evoluzione delle prime società agricole dell’Europa alpina. In Italia i siti sono 19, concentrati soprattutto attorno al Lago di Garda e al Lago di Varese, ma presenti anche in Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige.

Isolino Virginia, il più antico villaggio palafitticolo dell’arco alpino

Una piccola isola affiora dalle acque del Lago di Varese, circondata da un paesaggio lombardo fatto di rive tranquille, vegetazione e montagne sullo sfondo. È l’Isolino Virginia, nel territorio comunale di Biandronno, uno dei luoghi più importanti per comprendere gli insediamenti preistorici della zona.

Le sue origini risalgono al Neolitico, epoca in cui alcune comunità umane iniziarono a praticare l’agricoltura e l’allevamento in modo più stabile, trasformando progressivamente il rapporto con il territorio. Proprio sull’isolotto, infatti, sono state identificate le palafitte più antiche dell’area alpina, una peculiarità che rende il posto particolarmente significativo nel quadro UNESCO.

Le abitazioni erano costruite con pali di legno e travi, sostenute da una piattaforma orizzontale. La struttura poteva sorgere sull’acqua oppure in prossimità della riva, secondo le esigenze del villaggio e le caratteristiche dell’ambiente. Legno, canne e paglia costituivano materiali facilmente reperibili, ma richiedevano conoscenze tecniche importanti per realizzare pareti, coperture e superfici calpestabili.

Le variazioni del livello del lago imposero alle comunità di adattare le abitazioni, spostando o ricostruendo le dimore in aree differenti dell’isola. Il Museo archeologico dell’Isolino Virginia permette di approfondire questa storia attraverso reperti e ricostruzioni di abitazioni neolitiche.

Ledro, il viaggio nel tempo sul bacino trentino

L’aria fresca di montagna accoglie il viaggiatore sulla sponda orientale del Lago di Ledro, un catino cristallino posto a 655 metri di altitudine. Nel 1929 il suo livello o subì un forte abbassamento per i lavori della centrale idroelettrica di Riva del Garda, portando alla luce un campo di oltre 10.000 pali conficcati nel limo.

Lago di Ledro, Italia
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Le palafitte sul Lago di Ledro

L’area archeologica si mostra oggi affascinante, dominata dal museo locale e dalle fedeli ricostruzioni in scala reale delle abitazioni preistoriche. Tetti in canna palustre sovrastano pareti in graticcio intonacate di argilla, disposte lungo passerelle sospese sull’acqua.

Il percorso tra le capanne riprodotte permette di toccare con mano strumenti in selce, macine in pietra, resti di tessuti e persino pagnotte bruciate rimaste intatte per oltre trenta secoli. La vista del sole che cala dietro le vette circostanti, riflettendosi sulle strutture lignee, regala un’atmosfera sospesa, quasi magica.

Palù di Livenza, il paesaggio che si è trasformato insieme all’uomo

Tra i comuni di Caneva e Polcenigo, in provincia di Pordenone, il Palù di Livenza custodisce una storia particolare, legata tanto alle comunità preistoriche quanto alla continua trasformazione dell’ambiente. L’area è uno dei siti palafitticoli più antichi del nostro Paese, tanto da conservare testimonianze che risalgono principalmente al periodo compreso tra circa 4400/4300 e 3650/3600 a.C.

Nel corso dei millenni, il bacino attraversò diverse fasi, passando da lago a palude, poi a torbiera semi-asciutta e infine a un ambiente boschivo ricco di querce. Questa successione rende il luogo particolarmente interessante, perché mostra un paesaggio in continua evoluzione.

I pali infissi nel terreno e le travi orizzontali rinvenute durante le ricerche archeologiche testimoniano l’impiego di strutture lignee per realizzare abitazioni e piattaforme. La scelta dei materiali rispondeva alla disponibilità delle risorse locali, mentre la costruzione doveva tenere conto della consistenza del suolo e della presenza dell’acqua.

Palù di Livenza è importante anche per la sua lunga sequenza cronologica: i reperti permettono di seguire l’evoluzione degli insediamenti dall’antica età della pietra fino al Neolitico, osservando il rapporto tra cambiamenti ambientali, tecniche costruttive e organizzazione della vita quotidiana.

Unteruhldingen, la gemma tedesca del Lago di Costanza

Sulla sponda settentrionale del grande bacino di Costanza sorge il complesso di Unteruhldingen, la “Svevia lacustre”, uno dei musei all’aperto più antichi e vasti d’Europa dedicati alla preistoria. Ben 23 capanne ricostruite con rigore scientifico svettano su palafitte immerse nelle acque cristalline, collegate alla terraferma da pontili in legno ben strutturati.

Il colpo d’occhio risulta spettacolare: i tetti spioventi in paglia si stagliano contro l’orizzonte limpido, riflettendo le proprie forme sulla superficie dello specchio d’acqua. All’interno degli edifici, allestimenti curati nei minimi dettagli mostrano scenari di vita quotidiana, con focolari, telai per la tessitura, utensili in bronzo e stive piene di provviste.

Laténium, il gigante archeologico di Neuchâtel

Sulle rive dello svizzero Neuchâtel prende vita il Laténium, il più grande museo archeologico del paese elvetico, adagiato direttamente sulle sponde del lago. Il parco esterno ospita un percorso naturalistico e archeologico straordinario dove le antiche strutture lignee dialogano costantemente con l’acqua.

La regione ha dato il nome alla famosa cultura di La Tène, e la qualità dei reperti conservati nelle teche del museo lascia senza fiato: piroghe perfettamente intatte, gioielli in ambra, spade decorate, ruote in legno e persino semi di piante commestibili narrano le abitudini di comunità agricole altamente evolute.

Guardando verso le Alpi dalla riva neuchâteloise, il legame profondo tra l’uomo, la pietra, il legno e l’acqua appare in tutta la sua forza millenaria.

Sospesi sull’abisso turchese: un’avventura primordiale nella Gola Sigmund Thun in Austria

10 septembre 2026 à 17:00

Il primo ricordo che ci si porta a casa dalla Gola Sigmund Thun è spesso un suono. Sì, perché prima ancora di distinguere bene le pareti di roccia, arriva il fragore della Kapruner Ache, il torrente che l’attraversa con una forza impressionante. L’acqua scende dalle montagne e dai ghiacciai dell’alta valle di Kaprun, si infila tra le rocce e precipita in una successione di rapide, cascate, vortici e pozze.

Sigmund Thun Klamm è il nome tedesco di questa stretta forra alpina, una delle attrazioni naturali più particolari dei questa zona del Salisburghese. Un tratto lascia filtrare la luce tra gli alberi, quello successivo si stringe tra alte pareti rocciose. La Kapruner Ache appare a tratti come un nastro bianco e schiumoso, poi torna a raccogliersi in piccole conche verde-bluastre. In primavera il torrente aumenta la propria portata grazie alla fusione della neve sulle montagne e la sua azione sulla pietra diventa ancora più evidente.

La particolarità della Sigmund Thun sta proprio nella sua natura dinamica: l’acqua ha levigato superfici, approfondito cavità e modellato nuovi piccoli bacini. Parliamo perciò di un ambiente ancora sottoposto alla forza degli elementi.

Origine e formazione della Sigmund Thun Klamm

Migliaia di anni fa grandi masse glaciali ricoprivano la valle di Kaprun, in Austria. Il successivo ritiro dei ghiacci ha lasciato spazio all’azione dei corsi d’acqua, tra cui la Kapruner Ache, che ha continuato a incidere la roccia lungo il proprio percorso. Il risultato è una stretta incisione naturale lunga 320 metri, con pareti modellate dall’erosione e un dislivello che rende particolarmente spettacolare il passaggio dell’acqua.

La gola, però, custodisce anche una storia umana molto più antica del turismo alpino: il vicino Bürgkogel, altura situata nella parte terminale della valle di Kaprun, fu frequentato già circa 4.000 anni fa, durante l’età del Bronzo. La presenza di giacimenti di rame nella regione attirò le prime comunità, interessate alle risorse minerarie della zona.

Secoli più tardi il rilievo assunse anche una funzione difensiva. Sul Bürgkogel sono state infatti individuate strutture fortificate di epoca celtica e, successivamente, resti di fortificazioni tardoantiche. Nel Medioevo venne costruita una fortezza, considerata un precedente dell’attuale Castello di Kaprun.

Per centinaia d’anni il patrimonio forestale rappresentò una risorsa fondamentale e la Gola Sigmund Thun fu utilizzata per la fluitazione del legname. Alcuni segni incisi nella roccia e figure accompagnate da numerazioni annuali sono collegati proprio al lavoro degli uomini impegnati nel trasporto del legname.

Il turismo arrivò molto più tardi grazie a Nikolaus Gaßner, che ricevette l’incarico di realizzare una strada tra Zell am See e Mooserboden. La valle cominciò così a diventare una destinazione per viaggiatori attratti dall’ambiente alpino. Nel 1893 Gaßner fece costruire una passerella lignea all’interno della gola, rendendola accessibile ai visitatori. Il nome Sigmund Thun, invece, deriva da Sigmund Conte von Thun, governatore del Salisburghese dell’epoca, rimasto profondamente colpito dalla potenza del torrente durante una visita.

La gola fu dichiarata monumento naturale nel 1934. Quattro anni più tardi la passerella venne abbandonata a causa dei lavori legati allo sfruttamento idroelettrico della valle. La storia della Sigmund Thun Klamm sembrava destinata a interrompersi, ma la sua vocazione turistica sarebbe tornata qualche decennio dopo.

Nel 1991 l’associazione VSF-Kaprun decise di ricostruire il percorso lungo il tracciato storico. I lavori iniziarono nella primavera del 1992 e già nell’agosto dello stesso anno tornò ad accogliere i visitatori.

La visita alla gola tra passerelle, cascate e il Klammsee

La visita segue una passerella di legno appositamente costruita tra le pareti della forra. Scale e ponti permettono di avanzare sopra la Kapruner Ache, con punti panoramici molto ravvicinati al torrente. La lunghezza complessiva del tratto all’interno della gola è di circa 320 metri e il passaggio richiede indicativamente 20-30 minuti (soste non comprese).

Il terreno presenta gradini e passaggi in legno, quindi servono scarpe adatte. Il momento migliore della visita dipende molto dall’atmosfera che cercate: al mattino può offrire maggiore tranquillità e il contrasto tra la luce esterna e le zone più ombrose risulta particolarmente suggestivo. In estate vengono organizzate anche visite serali con illuminazione scenografica.

Sigmund Thun Klamm, Austria
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La Sigmund Thun Klamm illuminata

La gola resta invece chiusa durante l’inverno per motivi di sicurezza. Al termine della forra, la strettoia lascia spazio al Klammsee, un bacino dalle acque limpide situato nella parte superiore del canyon.

Una breve passeggiata permette di compiere il giro del Klammsee attraverso un itinerario con pannelli dedicati alla flora e alla fauna della zona. Per una pausa ci sono aree per sedersi e spazi dedicati alle famiglie.

Chi vuole proseguire oltre la gola può prendere in considerazione il Bürgkogelsteig, itinerario escursionistico che collega l’area della Sigmund Thun Klamm al Bürgkogel e al paesaggio della valle. Si tratta di un tragitto più impegnativo rispetto alla semplice visita della forra e necessita di scarpe da trekking e una certa esperienza in montagna.

Per aggiungere una componente storica alla giornata, merita attenzione anche il Kaprun Museum, allestito all’interno di una fattoria di circa 400 anni. La struttura permette di conoscere meglio la storia del paese e della valle, completando il racconto iniziato nella gola e sul Bürgkogel.

Dove si trova e come arrivare

La Sigmund Thun Klamm si trova a Kaprun, nel Land di Salisburgo, nell’Austria occidentale. La località appartiene alla regione del Pinzgau e sorge nei pressi dell’area montana degli Alti Tauri. In automobile, da Zell am See si segue la strada B168 in direzione Kaprun. Una volta raggiunto il paese, bisogna proseguire lungo la Kesselfallstraße.

Chi viaggia con i mezzi pubblici può utilizzare la linea regionale 660, che connette Zell am See e Kaprun. La fermata indicata per raggiungere la gola è Tauernplatz. Da lì occorrono circa 10-15 minuti a piedi per arrivare all’ingresso. Una visita alla Sigmund Thun Klamm richiede poco tempo, ma lascia una sensazione molto più lunga della durata effettiva del percorso: la gola concentra in appena 320 metri acqua, roccia, memoria storica e paesaggio alpino.

Tra le rocce e le acquee di Mostnica, la gola della Slovenia che incanta (e intriga) i viaggiatori

8 septembre 2026 à 18:00

Tra le affascinanti vette delle Alpi Giulie slovene, per la precisione poco sopra il Lago di Bohinj, l’acqua ha scritto una storia lunga migliaia di anni sulla pietra. Il risultato è la Gola di Mostnica, una stretta incisione calcarea lunga circa 2 km, inserita nel territorio del Parco nazionale del Triglav. Qui il fiume Mostnica scorre tra pareti chiare, rapide, piccole cascate e cavità perfettamente arrotondate, alcune profonde diversi metri. Nei passaggi più angusti la roccia lascia appena lo spazio per il sentiero e per il corso d’acqua.

La prima sorpresa arriva già a Stara Fužina, villaggio alpino tradizionale considerato uno degli insediamenti meglio conservati della Valle di Bohinj. Le case in pietra e legno, i fienili a doppia struttura (chiamati toplarji) e le tracce dell’antica cultura siderurgica raccontano una comunità abituata da secoli a vivere tra boschi, pascoli e montagne. Da questo scenario quotidiano parte un itinerario che cambia volto in pochi minuti.

Prima il paesaggio si stringe, poi il rumore dell’acqua diventa protagonista mentre la luce filtra tra gli alberi. E il Mostnica, dal canto suo, si mostra a tratti verde smeraldo, a tratti quasi turchese. Poi la gola si apre e lascia spazio alla Valle di Voje, un ampio anfiteatro glaciale circondato dalle montagne. In fondo attende una cascata alta circa 21 metri.

Origine, formazione e leggende della Gola di Mostnica

La forma attuale della valle nasce dall’incontro di fenomeni geologici molto diversi. La parte centrale del territorio fu interessata da movimenti tettonici, mentre successivamente il ghiacciaio di Bohinj contribuì ad approfondire il fondovalle. Durante le fasi di fusione glaciale, tra circa 15.000 e 10.000 anni fa, la quantità d’acqua aumentò enormemente. Il Mostnica acquistò così una forza erosiva sufficiente a incidere ulteriormente il substrato calcareo.

Il fiume ha avuto un alleato altrettanto importante, costituito dai frammenti di roccia trasportati dalla corrente. Sabbia, ghiaia e piccoli ciottoli vengono trascinati dall’acqua e, nei punti caratterizzati da vortici, ruotano sul fondo. Il movimento ripetuto ha scavato le caratteristiche korita, grandi conche circolari che ricordano vasche naturali.

Nel tratto più profondo, presso il Ponte del Diavolo, le pareti raggiungono circa 20 metri. In alcuni punti la gola si restringe fino ad approssimativamente 1 metro, creando uno dei passaggi più suggestivi dell’intero itinerario. Tra le forme più curiose compare lo Slonček, il “Piccolo Elefante”, una cavità naturale nella roccia che ricorda la testa e la proboscide di un elefante.

Anche il Ponte del Diavolo, o Hudičev most, appartiene alla storia locale. La struttura in pietra, caratterizzata da un’unica arcata, attraversa la gola sopra il punto più profondo. La sua funzione, però, era tutt’altro che ornamentale: il ponte permetteva di abbreviare il trasporto del minerale di ferro e del carbone di legna provenienti dalle zone montane verso gli impianti siderurgici della valle.

Il nome ha invece alimentato una leggenda molto più fantasiosa. Secondo il racconto popolare, gli abitanti tentavano inutilmente di costruire una struttura sul torrente, ma durante la notte il lavoro veniva distrutto. Qualcuno propose allora di affidare l’impresa al Diavolo, il quale accettò in cambio dell’anima della prima persona, o creatura, che avrebbe attraversato il ponte.

Un contadino escogitò un inganno: portò con sé il proprio cane e un grosso osso, poi gettò quest’ultimo oltre il ponte. L’animale corse a recuperarlo e il Diavolo si ritrovò con l’anima del cane invece di quella del padrone. Furioso, sempre stando alla tradizione, agitò la coda con tale violenza da abbattere parte della recinzione.

La visita alla gola e la valle di Voje

L’itinerario classico parte da Stara Fužina e raggiunge il Ponte del Diavolo. Da questo punto il sentiero entra nel bosco e segue il Mostnica verso monte. Il percorso nella gola richiede circa 1 ora all’andata, con tempi variabili in base alle soste, mentre per tornare al paese serve più o meno 1 ora e mezza.

Il sentiero alterna tratti boscosi, passaggi rocciosi, piccoli ponti e sezioni vicine al corso d’acqua. La presenza di ponticelli è significativa anche dal punto di vista storico, visto che proprio questi attraversamenti avrebbero dato origine al nome Mostnica, collegato al termine sloveno most, “ponte”.

La parte più spettacolare arriva nei pressi delle strettoie. Acqua limpida, pareti calcaree modellate dai vortici e pozze profonde formano un paesaggio emozionante, ma senza scenografie costruite dall’uomo. Lo Slonček è il dettaglio più curioso, mentre il Ponte del Diavolo offre la vista più vertiginosa sulla gola.

Superata l’incisione rocciosa, la Planina Voje si apre davanti al visitatore con prati alpini e pascoli a poco più di 700 metri di quota. La valle presenta il classico profilo a U prodotto dall’azione glaciale. Il terreno conserva inoltre importanti depositi di morena, materiale roccioso lasciato dal ghiacciaio durante il suo ritiro.

Presso la Koča na Vojah, rifugio alpino con terrazza estiva, si può fare una pausa prima di proseguire verso la cascata. Il percorso completo fino alla parte terminale della valle richiede maggiore resistenza, pur mantenendo una difficoltà tecnica generalmente moderata.

La meta finale è la Cascata di Mostnica, alta circa 21 metri e conosciuta anche con i nomi di Cascata di Voje o Cascata Šum. In primavera e dopo le precipitazioni la portata aumenta e il salto assume un aspetto particolarmente potente. L’itinerario completo può richiedere circa 3-4 ore, comprese le pause. Per la sola gola basta una mezza giornata molto più breve.

Cascata di Mostnica, Slovenia
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La bella Cascata di Mostnica

Il sentiero risulta adatto anche a famiglie con bambini abituati alle escursioni. Intorno ai 5 anni molti riescono a percorrere autonomamente il tratto della gola, mentre il raggiungimento della cascata richiede maggiore energia.

Dove si trova e come arrivare

La Gola di Mostnica si trova presso Stara Fužina, nella Valle di Bohinj, all’interno del Parco nazionale del Triglav, nel nord-ovest della Slovenia. Il Lago di Bohinj rappresenta il riferimento geografico più immediato. Da Ribčev Laz, il principale centro sulle rive del lago, Stara Fužina dista circa 5 minuti in automobile oppure quasi 45 minuti a piedi.

In auto conviene raggiungere Stara Fužina e utilizzare gli spazi di parcheggio indicati. Durante l’alta stagione i posti disponibili possono esaurirsi rapidamente, quindi una partenza mattutina rende la visita molto più semplice. Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere la zona con gli autobus diretti verso Bohinj e Stara Fužina, verificando in anticipo gli orari di ritorno, soprattutto per il percorso completo nella Valle di Voje.

Dal paese i cartelli con l’indicazione Korita Mostnice conducono verso il Ponte del Diavolo. Un’altra possibilità parte dalla chiesa di San Paolo, mentre dal centro del villaggio si può passare nei pressi della tenuta Zois. Esiste inoltre una strada che raggiunge la Valle di Voje senza attraversare la gola e senza pagamento del biglietto, soluzione utile soltanto per chi vuole raggiungere la parte alta evitando il tratto più caratteristico.

Valle dei Sette Laghi, il grande anfiteatro d’acqua e roccia nel cuore delle Alpi Giulie

6 septembre 2026 à 14:30

Il calcare bianco brilla sotto la luce del mattino, spezzato soltanto dalle chiazze d’erba dorata e dal blu profondo degli specchi d’acqua. La Valle dei Sette Laghi, chiamata in lingua locale Dolina Triglavskih Jezer oppure Valle dei Laghi del Triglav, incide il cuore carsico delle Alpi Giulie, in Slovenia.

Si sviluppa tra il lago di Bohinj, sul versante orientale, e la zona di Trenta, verso la valle dell’Isonzo, sotto le grandi montagne del massiccio del Triglav. Il nome, però, può trarre in inganno: i laghi permanenti sono 7, ma sono accompagnati da alcuni piccoli bacini che possono comparire o scomparire secondo le condizioni dell’acqua.

In basso ci sono boschi di abete rosso e larice, poi la roccia prende spazio fino a trasformare la valle in una successione di conche, lastre calcaree, ghiaioni e pareti. In mezzo a tutto questo, l’acqua assume tonalità diverse. Nero, verde, bruno, azzurro e acquamarina sono diventati parte della geografia stessa della valle.

Origine, formazione e leggende della Valle dei Sette Laghi

La forma attuale della valle nasce da una lunga storia geologica. Antichi ghiacciai hanno scavato le conche nelle rocce delle Alpi Giulie, lasciando depressioni successivamente occupate dall’acqua. Oggi abbiamo una sequenza di bacini distribuiti lungo un ambiente carsico d’alta montagna, con altitudini che salgono da circa 1.300 metri fino a oltre 2.000 metri.

L’acqua penetra facilmente nelle fratture del terreno e alimenta una rete sotterranea che rende particolarmente delicato l’equilibrio idrico della zona. Il paesaggio in superficie racconta quindi soltanto una parte della storia: sotto i piedi continua un sistema di circolazione tipico degli ambienti carsici.

Il lago più basso della sequenza è il Črno jezero, il Lago Nero, a circa 1.319 metri. Il colore scuro dipende dalla posizione del bacino e dall’ambiente boscoso che lo circonda. Più in alto compare il Dvojno jezero, il Lago Doppio, formato da due bacini vicini. Poi arriva il grande protagonista della valle, il Jezero v Ledvicah, conosciuto anche come Veliko jezero o Lago Grande. Ledvica significa rene in sloveno e il nome richiama la sua caratteristica forma allungata.

Jezero v Ledvicah, Slovenia
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Il meraviglioso Jezero v Ledvicah

Salendo ancora si incontrano lo Zeleno jezero, il Lago Verde, chiamato così per le intense tonalità verdastre dell’acqua, e il Rjavo jezero, il Lago Bruno. A quote maggiori si trovano il Jezero pod Vršacem, noto anche come Lago sotto Vršac, e altri piccoli bacini che completano il sistema.

Una particolarità riguarda proprio il Jezero pod Vršacem. Le sue acque appartengono al bacino idrografico dell’Isonzo, mentre altri laghi della valle alimentano sistemi legati al versante della Sava. Nel Parco nazionale del Triglav passa infatti una importante linea spartiacque europea.

La storia naturale si intreccia con quella fantastica: le Alpi Giulie sono il regno di Zlatorog, il Camoscio dalle Corna d’Oro della tradizione slovena. Secondo la leggenda, l’animale possedeva corna d’oro in grado di indicare la strada verso un immenso tesoro nascosto tra le montagne. Un giovane cacciatore della valle di Trenta, accecato dalla passione e dalla brama di ricchezza, gli sparò. Dal sangue di Zlatorog nacquero i fiori del Triglav, capaci di restituire forza all’animale.

La vicenda, però, termina in modo drammatico: Zlatorog si vendica del cacciatore e distrugge il proprio regno montano. Il tesoro resta nascosto tra le cime. Ancora oggi la leggenda appartiene profondamente all’identità delle Alpi Giulie e aggiunge alla Valle dei Sette Laghi una dimensione quasi fiabesca.

La visita tra laghi, rifugi e paesaggi d’alta quota

La Valle dei Sette Laghi richiede una vera escursione alpina. Il percorso classico parte dalla zona del lago di Bohinj e affronta la parete di Komarča, un tratto ripido che porta rapidamente verso quote superiori. Superata Komarča, il terreno diventa più aperto e la roccia assume forme irregolari. Piccole cavità, lastre calcaree e depressioni raccontano la presenza antica dei ghiacci.

Il primo grande appuntamento è il Črno jezero, con il contrasto tra l’acqua scura, il verde degli abeti e le pareti calcaree che rende questo lago particolarmente suggestivo. Il Dvojno jezero offre un’atmosfera diversa. La presenza del rifugio rende la zona un punto naturale di pausa per chi affronta un itinerario di più giorni.

Il Veliko jezero, o Ledvica, merita una sosta più lunga. La forma a rene è evidente soprattutto dall’alto e le sue acque possono riflettere le montagne circostanti nelle ore più calme. Salendo verso le quote maggiori, la vegetazione lascia spazio al paesaggio carsico. Il terreno diventa quasi lunare e il colore della pietra domina la scena. Zeleno jezero aggiunge una pennellata verde intenso, mentre i bacini superiori regalano un ambiente più austero.

Per una visita completa serve preparazione fisica: i percorsi presentano dislivelli importanti, tratti rocciosi e tempi di percorrenza da giornata intera. La stagione escursionistica più favorevole va indicativamente da luglio a settembre, mentre primavera e autunno richiedono maggiore attenzione alle condizioni del terreno e della neve.

I rifugi costituiscono una parte importante dell’esperienza. La Koča pri Triglavskih jezerih si trova accanto al Dvojno jezero, mentre la Zasavska koča na Prehodavcih sorge più in alto, presso la zona dei Prehodavci. La balneazione nei laghi alpini è vietata e il campeggio libero è escluso. Il Parco nazionale protegge inoltre sorgenti, laghi, corsi l’acqua e habitat particolarmente fragili.

L’attenzione verso l’ambiente si percepisce anche nel silenzio: basta fermarsi qualche minuto presso un lago per distinguere il vento tra gli alberi, il rumore dell’acqua e i richiami degli animali.

Dove si trova e come arrivare

L’incantevole Valle dei Sette Laghi si trova nella parte centrale del Parco nazionale del Triglav, tra il lago di Bohinj e la Val Trenta. Per chi visita la Slovenia, il riferimento più pratico sul versante orientale è Bohinj, raggiungibile da Bled e collegato alla rete di trasporto pubblico.

L’accesso classico parte dalla zona di Ukanc e sale verso Komarča. È un itinerario impegnativo, adatto a escursionisti allenati, con una salita ripida nella prima parte e un successivo sviluppo attraverso la valle. Un’alternativa parte da Planina Blato o dalla zona di Vogar, tramite un percorso che attraversa antichi pascoli alpini e offre un approccio più graduale alla zona dei laghi.

Un terzo accesso arriva dalla Val Trenta, attraverso i Prehodavci. Si tratta di un itinerario più alpino, adatto soprattutto a escursionisti esperti e a chi desidera inserire la Valle dei Sette Laghi in una traversata più lunga. Per chi arriva dall’Italia, il versante occidentale delle Alpi Giulie mette a disposizione un collegamento naturale con la Slovenia attraverso il territorio dell’Isonzo.

Forte dello Chaberton a rischio crollo, la meraviglia tra Francia e Italia chiude e vieta le visite

30 août 2026 à 10:00

Il Forte dello Chaberton, conosciuto anche come “Forte delle Nuvole”, è una delle testimonianze militari più spettacolari delle Alpi. Costruito a 3.131 metri di quota, domina il paesaggio tra Italia e Francia dalla vetta del Monte Chaberton, ma oggi deve fare i conti con il deterioramento delle sue strutture.

Il Comune francese di Montgenèvre ha infatti disposto il divieto di accesso e visita all’interno della fortificazione, a causa del rischio di crolli. La misura, adottata con un’ordinanza del 19 agosto 2026, resterà in vigore fino alla messa in sicurezza del complesso. Per gli escursionisti, però, c’è una precisazione importante: la salita alla vetta resta consentita, mentre è vietato entrare nel forte.

Perché è stato vietato l’accesso

Il provvedimento riguarda le parti più fragili del Forte dello Chaberton, comprese torrette, gallerie, casematte e locali sotterranei. Dopo oltre un secolo trascorso a più di tremila metri, neve, gelo, infiltrazioni d’acqua e continui cicli di gelo e disgelo hanno compromesso progressivamente la stabilità delle strutture. A queste condizioni si aggiungono i danni provocati dai bombardamenti del 1940 e il lungo periodo di abbandono successivo.

L’ordinanza vieta anche di arrampicarsi sui muri e di svolgere attività esplorative non autorizzate. Non è inoltre consentito prelevare o spostare pietre, elementi metallici e reperti legati alla storia militare del sito. I controlli potranno essere effettuati dalla Gendarmerie francese.

La fortificazione è tutelata dal 2021 come Monument Historique francese e la protezione riguarda l’intero complesso, non soltanto le otto celebri torri che caratterizzano la sommità. Nel corso degli anni erano già state ipotizzate opere per limitare il deterioramento, tra cui interventi per impedire a neve e acqua di penetrare attraverso porte, finestre e aperture delle torrette.

Monte Chaberton, le escursioni restano consentite

La chiusura del forte non significa che il Monte Chaberton sia diventato inaccessibile. Le escursioni lungo i sentieri che conducono alla vetta restano consentite e anche le gite già programmate possono svolgersi regolarmente, nel rispetto delle indicazioni presenti sul territorio. Una volta raggiunta la cima, però, non è possibile entrare nella struttura militare.

Il valore del luogo resta comunque straordinario. La costruzione della fortificazione iniziò alla fine dell’Ottocento e comportò un’autentica impresa ingegneristica: la cima della montagna venne abbassata di circa sei metri per creare lo spazio necessario alla struttura. Otto torri in calcestruzzo ospitavano originariamente cannoni su installazioni girevoli, mentre all’interno erano presenti comando, infermeria, cucine, depositi, depositi e altri ambienti.

Una teleferica, completata nel 1910, collegava inoltre il forte al fondovalle e permetteva di trasportare uomini, materiali e viveri. Per la sua posizione, lo Chaberton era considerato una fortificazione quasi imprendibile, ma il 21 giugno 1940 l’artiglieria francese riuscì a neutralizzare sei delle otto torri con obici Schneider da 280 millimetri.

Dopo la guerra, con il Trattato di Parigi del 1947, la cima passò alla Francia. Oggi il forte rimane un monumento storico di enorme fascino, osservabile dall’esterno durante la salita, ma temporaneamente off limits al suo interno per ragioni di sicurezza.

Il lago-specchio delle Alpi, lì dove la roccia bacia il cielo: alla scoperta del fiabesco Bachalpsee

12 août 2026 à 16:00

A ben 2.265 metri sopra Grindelwald, che resta alle spalle con le sue case, gli alberghi e il profilo monumentale dell’Eiger, l’aria diventa sempre più fresca, mentre i prati prendono il posto delle strade. In questo contesto idilliaco, l’Oberland Bernese mostra una delle sue immagini più riconoscibili: il Bachalpsee, piccolo lago alpino la cui fama nasce soprattutto da un fenomeno semplice e spettacolare.

Nelle giornate limpide e prive di vento, infatti, la superficie dell’acqua diventa quasi uno specchio e restituisce il profilo delle montagne circostanti. Il Wetterhorn, lo Schreckhorn e il Finsteraarhorn compaiono così due volte, una nella roccia e nel ghiaccio delle Alpi Bernesi, l’altra nel blu del bacino.

Bachalpsee è conosciuto anche con il nome di Bachsee e porta un altro soprannome particolarmente evocativo, “Gioiello delle Alpi“, definizione che risulta perfettamente comprensibile una volta raggiunta la riva.

Origine e formazione del Bachalpsee

La forma attuale del Bachalpsee racconta una storia legata alla geologia delle Alpi. Il lago appartiene a un ambiente modellato dall’azione dei ghiacci e dai processi che hanno plasmato le vallate dell‘Oberland Bernese. L’acqua occupa una depressione naturale d’alta quota e il bacino presenta un piccolo argine naturale che lo divide in due parti, con uno dei due specchi d’acqua situato circa 6 metri più in basso rispetto all’altro.

Questa separazione rende Bachalpsee particolare anche dal punto di vista paesaggistico. A prima vista la superficie sembra appartenere a un unico lago, poi l’occhio riconosce la sottile divisione naturale che distingue i due bacini. Attorno si sviluppa una zona umida di grande interesse naturalistico.

Le torbiere alpine costituiscono un ambiente delicato, legato alla presenza costante dell’acqua e alle temperature tipiche delle quote elevate. L’area rientra tra le zone umide protette di rilevanza nazionale della Svizzera, anche grazie ai piccoli ruscelli che attraversano i prati e alimentano un mosaico di habitat nel quale trovano spazio diverse specie vegetali alpine.

La flora, dal canto suo, si fa particolarmente interessante durante la stagione calda: la neve lascia gradualmente spazio ai prati fioriti e il percorso verso il lago assume un aspetto molto diverso rispetto ai mesi invernali. Un sentiero naturalistico permette inoltre di conoscere meglio la vegetazione locale, con informazioni dedicate alle piante che hanno sviluppato strategie adatte alle condizioni dell’alta montagna.

La visita al Bachalpsee tra lago, prati alpini e grandi panorami

L’itinerario più conosciuto parte da First, stazione a monte della cabinovia Grindelwald-First. La salita in cabinovia da Grindelwald richiede circa 25 minuti e porta a 2.165 metri. Già dalla stazione si apre una vista notevole sull’Eiger e sulle montagne circostanti. Il tratto verso Bachalpsee misura poco meno di 6 km tra andata e ritorno, con circa 200 metri di dislivello complessivo.

Il tempo medio per l’escursione completa si aggira sulle 2 ore, considerando il percorso classico. La difficoltà resta contenuta e rende il lago accessibile anche a famiglie con bambini. Il primo tratto presenta la parte più impegnativa della salita: dal First si segue la strada alpina fino al Gummi-Hütte, situato a 2.262 metri. Superato questo passaggio, il terreno diventa più dolce e il sentiero attraversa prati d’alta quota punteggiati di fiori fino a che, dopo meno di un’ora, compare il Bachalpsee.

La riva offre numerose panchine, perfette per una pausa davanti alle montagne. Vale la pena fermarsi a lungo, soprattutto nelle prime ore del mattino oppure verso il tramonto. L’assenza di vento trasforma infatti la superficie dell’acqua in un enorme specchio naturale. Lo Schreckhorn appare allora riflesso con una nitidezza sorprendente, mentre le altre vette completano la composizione.

Riflesso nel Bachalpsee, Svizzera
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Lo straordiniario riflesso nel Bachalpsee

Una giornata limpida consente di distinguere bene anche i ghiacciai e le pareti rocciose dell’Oberland Bernese e il risultato si modifica continuamente in base alla luce: al mattino le montagne hanno un aspetto più netto, mentre verso sera le ombre accentuano creste e valloni.

Il lago offre anche la possibilità di pescare e di trascorrere qualche ora sulle sue rive. L’acqua resta fredda per gran parte dell’anno, quindi l’idea di un bagno appartiene più all’ambito dell’avventura personale che a quello della classica attività balneare. Chi desidera prolungare l’escursione può scegliere il percorso verso Waldspitz e Bort. Poco prima del lago parte il Blumenweg, letteralmente il sentiero dei fiori, che conduce verso Bachläger. Il tracciato passa in una zona ricca di piccoli ruscelli e mantiene il carattere dell’antica via utilizzata dai mulattieri.

Da Bachläger si raggiunge Waldspitz in circa 20 minuti. Successivamente il percorso entra nel bosco e scende con maggiore decisione verso Bort. L’intero itinerario da First attraverso Bachalpsee, Waldspitz e Bort misura circa 5 km e richiede quasi 2 ore, con una discesa di più o meno 750 metri. Da Bort si può poi rientrare verso Grindelwald con gli impianti oppure proseguire con attività dedicate alla discesa in mountain bike.

Prima o dopo l’escursione, First offre ulteriori attrazioni. Il First Cliff Walk permette di affacciarsi sul paesaggio alpino da una passerella panoramica, mentre il First Flyer aggiunge una componente decisamente più adrenalinica alla giornata.

Dove si trova e come arrivare

Bachalpsee si trova nell’Oberland Bernese, sopra Grindelwald, località alpina del Canton Berna celebre soprattutto per la posizione ai piedi dell’Eiger. Il punto di partenza abituale per l’escursione è First, raggiungibile dal centro di Grindelwald con la cabinovia Grindelwald-First.

La soluzione più semplice consiste nel raggiungere Grindelwald in treno oppure in automobile, quindi utilizzare la cabinovia fino alla stazione di First. Da 2.165 metri parte il sentiero per Bachalpsee, con un itinerario ben segnalato e adatto anche a chi desidera una prima esperienza d’alta montagna senza affrontare un trekking impegnativo.

La stagione più indicata va dall’inizio dell’estate all’autunno, in base alle condizioni della neve e alla praticabilità del percorso. A quota 2.265 metri il clima può cambiare rapidamente, quindi scarpe adatte alla montagna, una giacca impermeabile e qualche strato aggiuntivo risultano utili anche nelle giornate serene.

Il vero spettacolo arriva con il vento fermo: il Bachalpsee smette allora di essere soltanto un lago alpino e diventa una sorta di fotografia vivente delle Alpi Bernesi. L’acqua riproduce le cime, i prati arrivano fino alla riva, i ruscelli attraversano le torbiere e, alle spalle, il paesaggio sale verso alcune delle montagne più imponenti della Svizzera.

Le grotte più belle d’Italia dove rifugiarsi dal caldo d’agosto

7 août 2026 à 16:00

L’estate italiana si dimostra impegnativa, tra caldo, afa e il ripetersi delle ondate di calore che portano i termometri a non abbassarsi neanche di notte. Ci sono molteplici modi per tentare di sfuggire alla canicola, ma uno dei più interessanti, sottovalutati e affascinanti è rappresentato dalla scoperta del mondo sotterraneo: sotto i nostri piedi, nascosto nella roccia di Appennini e Alpi, esiste infatti un universo alternativo fresco e silenzioso, dove la temperatura non cambia mai, che sia gennaio o il ferragosto più torrido. Una specie di Sottosopra che ricorda Stranger Things, ma senza mostri infernali, strane nubi e inquietanti lampi rossastri.

Anzi, nelle grotte turistiche italiane, cavità ipogee scavate in milioni di anni da acqua e tempo, ci si avventura in un mondo sì bizzarro, ma anche tremendamente attraente. Tra passerelle, illuminazione e guide esperte ci si avventura tra stalattiti, stalagmiti e saloni sotterranei che sembrano edifici progettati da architetti folli. Un’escursione in grotta, insomma, unisce un certo grado di sollievo climatico alla meraviglia geologica e naturale, oltre che, in alcuni casi, storica: molte di queste cavità custodiscono resti preistorici, laghi sotterranei e concrezioni che si sono formate goccia dopo goccia nel corso di ere geologiche.

Grotte di Frasassi

Senza dubbio, le Grotte di Frasassi sono il più famoso complesso presente in Italia. Il motivo è presto detto: sono considerate il più grande complesso ipogeo d’Europa, con oltre venti chilometri di cavità scoperte solo nel 1971. Si trovano nel comune di Genga, nelle Marche, tra i rilievi appenninici e la valle del fiume Sentino.

Ogni anno sono visitate da un gran numero di persone. Il percorso turistico classico, compiuto dalla maggior parte dei visitatori, è lungo circa un chilometro e mezzo e si percorre in poco più di un’ora, seguendo le spiegazioni e il racconto di una guida dedicata. Qui la temperatura è costante: 14 gradi, con un’umidità che sfiora il 100%.

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Lo spettacolo del sottosuolo alle Grotte di Frasassi

La visita si apre con la Sala Abisso Ancona, un ambiente talmente vasto da poter contenere, secondo le stime, il Duomo di Milano: 180 metri di lunghezza, 120 di larghezza e 200 di altezza, dominati dalle imponenti stalagmiti dette i Giganti. Si tratta di uno degli ambienti chiave del percorso, una vera e propria cattedrale sotterranea. Altri luoghi della visita sono la Sala 200, il Grand Canyon (una fossa solcata dalle acque del fiume Sentino), le sottili Canne d’Organo e la Sala delle Candeline, fino alla suggestiva Sala dell’Infinito, detta anche Sala dei Pagliai perché caratterizzata da grandi stalagmiti coniche, che ricordano quasi dei covoni di fieno.

Se si prenota in anticipo, si possono scegliere anche i percorsi più lunghi, chiamati Azzurro e Rosso, lunghi rispettivamente due e tre ore: una visita più impegnativa alle Grotte di Frasassi, ma che porta a una maggiore consapevolezza e a una scoperta più completa di questo sensazionale complesso.

Grotte di Castellana

Castellana, 40 chilometri da Bari, entroterra pugliese: quell’apertura nel terreno che era sempre stata utilizzata come una sorta di discarica naturale sarebbe diventata qualcosa di più a partire dal lontano 23 gennaio 1938. Lo speleologo Franco Anelli si calò nell’inghiottitoio, andando alla scoperta di quello che sarebbe poi divenuto noto come uno dei sistemi carsici più spettacolari d’Europa.

Oggi le Grotte di Castellana sono celebri e frequentate, una delle più gettonate attrazioni alternative al mare della Puglia. La loro grande bellezza ne è ovviamente la ragione, ma il fatto che la temperatura interna sia stabilmente tra i 14 e i 18 gradi, contro una superficie che in estate fa misurare costantemente temperature diurne superiori ai 30 gradi, sicuramente è un ulteriore incentivo.

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Una delle sale delle Grotte di Castellana

La visita del complesso parte sempre dalla Grave, la prima e più ampia caverna, alta una sessantina di metri e unico punto del percorso in cui filtra la luce naturale attraverso un’apertura sulla volta. Era questa la grotta in cui si calò Anelli alla fine degli Anni Trenta. Da qui, i visitatori possono scegliere tra un itinerario breve, lungo un chilometro e della durata di circa 50 minuti, oppure il percorso completo, che si estende per tre chilometri e impegna circa due ore, attraversando caverne dai nomi evocativi come la Civetta, il Precipizio e il Corridoio del Deserto. Il gran finale è la Grotta Bianca, l’ultima e più celebre cavità del sistema, ricoperta da concrezioni di alabastro talmente candide da essere definite tra le più splendenti al mondo.

Grotta Gigante

Nomen omen, dicevano gli antichi. E infatti non c’è nome più didascalico di Grotta Gigante per descrivere la grotta turistica con la sala naturale più grande al mondo. Una cavità enorme, posta al confine tra Italia e Slovenia, nel Carso triestino. Si trova, per l’esattezza, a Sgonico, poco a nord del capoluogo giuliano.

La caverna principale misura infatti 98,5 metri di altezza, 167,6 di lunghezza e 76,3 di larghezza, per un volume di circa 365mila metri cubi: abbastanza, secondo i calcoli, da contenere l’intera Basilica di San Pietro. Già dai primi del Novecento, la Grotta Gigante è stata oggetto di frequentazione turistica, mentre l’esplorazione risale addirittura al 1840.

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Le stalagmiti della Grotta Gigante raggiungono dimensioni enormi

Il percorso turistico odierno si snoda per 850 metri e si scende fino a circa 100 metri di profondità nel sottosuolo, lungo una impegnativa scalinata composta di 500 gradini protetti da ringhiere e superfici antiscivolo, per poi risalire attraverso il sentiero panoramico “Carlo Finocchiaro” fino a un belvedere sospeso a 95 metri di altezza sulla caverna principale. La temperatura interna resta fissa a 11 gradi tutto l’anno.

Eccezionali le formazioni stalagmitiche, che hanno raggiunto grandissime altezze, come nei casi della Colonna Ruggero e della Palma. D’altra parte, le origini del complesso ipogeo si fanno risalire a circa dieci milioni di anni fa. La grotta, oltre che essere meta turistica, è anche un laboratorio scientifico attivo: ospita infatti i pendoli geodetici più lunghi al mondo, utilizzati per monitorare i movimenti della crosta terrestre.

Grotte di Toirano

Quando si diceva, in apertura, che all’interno delle grotte si possono trovare tracce della storia e non solo della bellezza della natura, le Grotte di Toirano erano il riferimento principale dell’allusione. In questo complesso, tra il 1950 e gli anni successivi, sono stati ritrovati numerosi resti dell’orso delle caverne (Ursus spelaeus), che per millenni vi trovava rifugio durante il letargo, testimoniato da ossa, impronte di zampe e graffi sulle pareti. Ma non solo: nella grotta nota come Corridoio delle Impronte sono rimaste impresse nell’argilla le tracce lasciate dall’uomo preistorico circa 12mila anni fa: orme di piedi, mani e ginocchia che permettono di immaginare il passaggio dei nostri antenati in questi stessi cunicoli.

La Grotta delle Basura e il Corridoio delle Impronte sono le due sale più interessanti del percorso, ma l’itinerario turistico permette anche di esplorare il Cimitero degli Orsi, un vasto deposito di ossa risalenti fino a 27mila anni fa, e l’Antro di Cibele, unico al mondo per le sue concrezioni. L’intero percorso visitabile è lungo circa 1300 metri, si affronta in poco più di un’ora con una visita guidata. All’interno delle grotte la temperatura è costantemente a 16 gradi.

Le Grotte di Toirano si trovano nei pressi dell’omonima cittadina, nell’entroterra ligure, in Liguria, sui colli alle spalle di Loano e Borghetto Santo Spirito, in provincia di Savona.

Grotta del Vento

La Grotta del Vento si trova nei pressi di Fornovolasco, piccolo borgo montano della Garfagnana, nel nord della Toscana, all’ombra delle cime delle Alpi Apuane. Si chiama così per via delle forti correnti d’aria che la attraversano, generate dalla differenza di temperatura tra l’interno e l’esterno: un fenomeno che si può letteralmente sentire non appena varcata la porta d’ingresso, con raffiche che secondo le rilevazioni possono superare i 40 km/h.

All’interno la temperatura è piuttosto fredda, sotto gli 11 gradi (per la precisione, resta stabile sui 10,7 gradi tutto l’anno), ma al tempo stesso con un tasso di umidità che sfiora il 99%.

Comodità fondamentale della Grotta del Vento è la possibilità di scegliere tra tre itinerari guidati di lunghezza e durata crescente, da uno a tre ore, che permettono di calibrare la visita in base al tempo e alla curiosità di ciascuno. Il primo, più breve, attraversa corridoi stretti e laghetti cristallizzati ricchi di stalattiti e stalagmiti ancora in fase di crescita; il secondo scende nel Baratro dei Giganti fino a raggiungere un piccolo fiume sotterraneo e la suggestiva Sala delle Voci, dove l’acustica particolare crea effetti sorprendenti; il terzo, il più completo, si spinge fino ai tratti più profondi del sistema carsico, esplorato a partire dalla fine dell’Ottocento e ancora oggetto di studio da parte degli speleologi. Si visita, infatti, un profondo pozzo di 90 metri, perfettamente verticale, che viene quindi risalito fino a raggiungere un vasto salone caratterizzato da bellissime concrezioni e, immediatamente dopo, un breve canyon sotterraneo.

Il paradiso dell’outdoor si trova in Friuli-Venezia Giulia

22 juillet 2026 à 10:00

C’è un angolo di Friuli-Venezia Giulia dove la natura sembra essersi divertita a creare piccoli miracoli geologici e paesaggi da favola.

Qui, all’ombra delle imponenti vette delle Alpi Giulie occidentali, si sviluppa un paradiso dell’outdoor che custodisce foreste di risonanza usate dai liutai di tutto il mondo, miniere che nascondono segreti curativi ed eccellenze gastronomiche, e corsi d’acqua spettacolari che viaggiano incredibilmente fino al Mar Nero.

Quello di Tarvisio e dei suoi dintorni è un territorio sorprendente e accessibile a tutti, dove i sentieri per il trekking più selvaggio si alternano a percorsi pensati per il puro relax delle famiglie, capace di trasformare ogni passeggiata in un’avventura indimenticabile tra terra, acqua e cielo.

Il Parco Geominerario di Raibl, viaggio nel cuore della Terra

Il cuore del Parco Geominerario di Raibl è la sua miniera, le cui pareti sono custodi di oltre 700 anni di attività a partire dall’epoca romana. Per secoli qui gli abitanti della zona (e non solo) hanno lavorato per estrarre zinco e piombo.

La struttura sotterranea della miniera ha dell’incredibile: ben 120 chilometri di gallerie disposte su 19 livelli, che scendevano fino a 520 metri di profondità. Camminando all’interno si nota subito una curiosa pendenza del 2 per mille, studiata appositamente in passato per non far fare troppa fatica ai muli che trasportavano il materiale estratto e per permettere all’acqua di drenare correttamente senza allagare i cunicoli.

Altra particolarità: per visitare la miniera dovrai coprirti molto bene! All’interno infatti c’è un’umidità del 98% e una temperatura costante di 6 gradi.

Entrando nel suggestivo Camerone Santa Barbara – che una volta era ben cinque volte più grande ed è il punto esatto in cui venne trovata la vena mineraria principale – si respira ancora la profonda devozione dei lavoratori alla Santa che li proteggeva. L’altare sotterraneo è dedicato proprio a Santa Barbara e ogni 4 dicembre vi si celebra una messa in due lingue.

Ma non finisce qui. Un altro luogo caratteristico della miniera è il Pozzo Layer, un ascensore utilizzato per trasportare il materiale estratto e i minatori. E come non citare poi il Tunnel o Galleria di Bretto che, con i suoi 5 chilometri, è stato il primo confine di Stato più profondo d’Europa.

Formaggi in miniera
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’affinatura dei formaggi nella miniera

Nella miniera Raibl ci sono anche altre due sorprese. La prima è che in uno degli ambienti sotterranei si tengono due volte all’anno dei trattamenti di speleoterapia per ragazzi con problemi respiratori. La seconda è invece di natura enogastronomica: da qualche anno le gallerie ospitano zone di affinatura dei formaggi, che, grazie ai lieviti della miniera, rimangono morbidissimi all’interno. Una vera chicca unica in Europa!

Dal punto di vista umano, senso di comunità si percepisce ovunque: basti pensare che negli anni ’50 ci lavoravano ben 1200 persone e il paesino di Cave del Predil era un vero e proprio villaggio vibrante di 2500 abitanti, mentre oggi ne rimangono circa 200, dopo che nel 1991 la miniera è stata definitivamente chiusa. All’interno della miniera rimane, per fissare la memoria e l’attaccamento della popolazione a questo luogo, una scritta: “Gluck auf“, ovvero “Felice ritorno”, il tradizionale saluto dei minatori che esprimeva la speranza di tornare alla propria vita in superficie.

Sul set cinematografico dei Laghi di Fusine

Se c’è un luogo che sembra uscito direttamente da una fiaba o da una cartolina, quello è senza dubbio la conca dei Laghi di Fusine. Non a caso questo posto pazzesco è stato più volte scelto come set cinematografico e pubblicitario d’eccezione.

Questi due laghi di origine glaciale sono protetti dalle maestose Alpi Giulie occidentali, dominate dal profilo del monte Mangart con i suoi 2677 metri di altezza, un colossale blocco di calcare e dolomia.

Laghi di Fusine
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista dai Laghi di Fusine

Camminando lungo le sponde, potrai ammirare i famosi massi erratici, giganteschi blocchi di roccia staccati in epoca remota dal ghiacciaio e trasportati fino a qui: i più famosi sono il masso Marinelli (alto circa 20 metri) e il masso Giulio Andrea Pirona.

I laghi sono due, situati a pochissima distanza l’uno dall’altro ma con sfumature uniche: il Lago Inferiore si trova a 924 metri di altitudine, mentre il Lago Superiore si trova a 929 metri. I due sono collegati da un sistema sotterraneo di acque, per cui è il Lago Superiore ad alimentare quello Inferiore. Una particolarità: il Lago Superiore è molto “umorale”, nel senso che essendo alimentato principalmente dall’acqua piovana, il suo livello cambia continuamente.

Per gli amanti della natura selvaggia, i boschi circostanti di abeti rossi e faggi sono un vero paradiso di biodiversità. Qui crescono i pregiati abeti rossi di risonanza, ricercati dai liutai di tutto il mondo perché il loro legno finissimo è perfetto per costruire strumenti musicali a corda di altissimo livello. Aguzzando la vista e l’udito tra i rami, potresti avvistare poi animali come il picchio verde e il picchio nero, cervi, caprioli, camosci, stambecchi e marmotte, ma anche lupi, orsi e linci.

Il Monte Lussari e il santuario tra le nuvole

Il Monte Lussari è un luogo magico intriso di spiritualità e fascino ad alta quota. Salendo quassù a piedi o con gli impianti, si raggiunge il celebre e pittoresco borgo dove nel 1313 nasce ufficialmente il santuario, una meta di pellegrinaggio antichissima e suggestiva che da secoli unisce popoli e lingue diverse.

Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Il borgo di Monte Lussari

Una delle particolarità architettoniche più curiose della chiesa riguarda la forma del suo soffitto: fu infatti realizzato con le sembianze di una carena di nave rovesciata per il patriarca d’Aquileia, un dettaglio costruttivo davvero singolare che ti consiglio assolutamente di osservare alzando gli occhi al cielo una volta varcato il portale d’ingresso.

Tutto attorno il paesaggio si apre in una spettacolare vista sulle Alpi Giulie e lo sguardo si perde nella maestosità delle pareti di roccia del Jof di Montasio, del Jof Fuart e del Mangart. Questo luogo è l’ideale sia per gli amanti del trekking e della natura, con anche sentieri impegnativi come il Cammino Celeste, che per chi pratica sport invernali, con la suggestiva pista Di Prampero adatta agli sciatori più esperti.

Alpi Giulie Monte Lussari
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Le Alpi Giulie viste dal Monte Lussari

Il Monte Lussari è anche l’ambientazione della suggestiva e tradizionale fiaccolata del 1° gennaio: sciatori professionisti, vestiti con abiti invernali tipici, scendono lungo i pendii della montagna con le fiaccole in mano fino a Camporosso, dove tutta la comunità si ritrova per festeggiare con musica, vin brulè e fuochi d’artificio.

Le acque cristalline dell’Orrido dello Slizza

Se cerchi un’avventura a piedi che lasci a bocca aperta tutta la famiglia senza richiedere sforzi eccessivi o sentieri da alpinisti, l’Orrido dello Slizza è esattamente la scelta perfetta.

Si tratta di una forra molto stretta e profonda, scavata nel corso dei millenni dalla forza incessante dell’acqua dello Slizza, un torrente che nasce dall’unione di due corsi d’acqua della zona: il Rio Freddo e il Rio del Lago.

La camminata si sviluppa lungo un sentiero semplice e perfettamente attrezzato con scale e staccionate, ideale per una splendida gita con i bambini.

Orrido dello Slizza
@SiViaggia - Valentina Scillieri
L’Orrido dello Slizza

Oltre ad essere una meta rinomata e apprezzata per gli appassionati di pesca sportiva, questo torrente nasconde un fatto geografico davvero incredibile: a differenza della stragrande maggioranza dei fiumi italiani, l’acqua dello Slizza scorre verso Nord e va a finire dritta nel Mar Nero! Un piccolo miracolo della geografia che rende questo canyon un luogo ancora più affascinante da scoprire a passo lento.

Dalla Ciclovia Alpe Adria ai sentieri incontaminati

Le opportunità per vivere questo splendido territorio a stretto contatto con la natura non finiscono certo qui, perché la fitta rete di percorsi all’aria aperta offre infinite varianti per tutte le gambe e per tutte le età.

Per chi ama le due ruote, un’esperienza assolutamente imperdibile e rigenerante è quella di percorrere un tratto della celebre Ciclovia Alpe Adria, una delle piste ciclabili più spettacolari e premiate d’Europa che attraversa paesaggi mozzafiato ed è perfetta per le famiglie, grazie a pendenze dolci e tracciati sicuri ricavati spesso sul sedime di vecchie linee ferroviarie dismesse.

Se invece alle due ruote preferisci il trekking classico o le passeggiate rilassanti immerse nel verde, da non perdere è il “The Forest Sound Track” (il Sentiero degli Alberi di Risonanza in Val Saisera), un percorso facile di 5,5 km che conduce al cospetto dei maestosi abeti rossi usati dai liutai.

Un’idea perfetta da vivere con i bambini è la visita alle malghe del Passo Pramollo, una passeggiata molto agevole su strada forestale che conduce fino a Malga For, punto di sosta ideale tra i pascoli di montagna. Per chi ama camminare al fresco accompagnato dal mormorio dell’acqua c’è l’Anello del Rio Serai, un percorso rilassante e alla portata di tutti che attraversa il bosco superando il torrente su una suggestiva passerella pedonale.

Tarvisio e i suoi dintorni sono una destinazione immersa nella natura capace di mettere d’accordo proprio tutti. Che tu abbia voglia di infilare gli scarponi per un trekking tra i boschi, di scendere sottoterra al fresco di una miniera centenaria o semplicemente di goderti la vista sui laghi con tutta la famiglia, qui le cose da fare e da vedere non mancano mai.

Tarvisio, il borgo di confine dove l’Italia incontra altri due mondi

21 juillet 2026 à 09:23

Tarvisio si trova in un punto della cartina dove i confini di tre Paesi (Italia, Slovenia e Austria) quasi sbiadiscono. Un territorio di passaggio che però, in anni di storia e transizioni, è stato capace di fare proprie culture, tradizioni e usanze che oggi rendono questo borgo veramente unico nel suo genere.

La storia di Tarvisio, crocevia tra tre culture

La posizione di Tarvisio, incastonata tra le Alpi Giulie al confine con Austria e Slovenia, non è un dettaglio geografico qualsiasi: è la chiave per capire il borgo.

Il primo insediamento della zona nasce a Camporosso, probabilmente come avamposto doganale romano, perché qui passava una delle strade che collegavano il Mediterraneo al Nord Europa.

vista panoramica Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista panoramica di Tarvisio

Essere un luogo di passaggio ha significato per secoli anche essere un luogo di scambio: non a caso i costumi tradizionali che si vedono ancora oggi durante le feste sono cuciti con stoffe che un tempo arrivavano da lontano, portate proprio dai commerci che attraversavano la valle.

Una storia molto più recente racconta invece il volto attuale di questa perla del Friuli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio all’Italia, buona parte della popolazione di lingua tedesca e slovena lasciò la valle e arrivarono nuove famiglie.

Il cambiamento si sente ancora nei numeri – Tarvisio è passata dagli 8.000 abitanti di un tempo ai circa 3.700-3.900 di oggi – ma non ha cancellato le radici linguistiche: a scuola si studiano italiano, tedesco e sloveno, e c’è persino un laboratorio dedicato al friulano per non perdere la ricchezza linguistica del territorio.

Feste ed eventi per celebrare le tradizioni tarvisiane

La bellezza di questo territorio è che si apre ai visitatori attraverso esperienze autentiche, spesso a costo zero.

Durante il periodo estivo, in particolare da giugno a settembre, Tarvisio e i dintorni si animano con il programma “L’estate prende quota“: un’iniziativa che conta oltre 50 appuntamenti diffusi sul territorio, che hanno l’obiettivo di valorizzare a 360 gradi l’offerta e la ricchezza culturale, naturalistica ed enogastronomica della zona.

piazza Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
La piazza centrale di Tarvisio

Fra gli appuntamenti più rilevanti c’è sicuramente il Festival Radici, una rassegna culturale completamente gratuita che da luglio a inizio settembre accompagna residenti e turisti alla scoperta dei segreti locali. Durante il festival si può partecipare a visite guidate nei palazzi storici, ascoltare pillole d’arte da esperti, assistere a concerti, prendere parte a laboratori e workshop territoriali o lasciarsi conquistare dall’assaggio di prodotti tipici.

Grande spazio anche alla musica, con il No Borders Music Festival, giunto quest’anno alla sua 31° edizione, al Lago Superiore di Fusine dove il palcoscenico naturale si colora con la presenza di artisti dal calibro di Ludovico Einaudi e Coez. Attorno a Ferragosto il testimone passa all’Alpenfest: gruppi in costume sfilano per le vie del paese accompagnati dalla banda della Val Canale, mentre in piazza Unità si raduna la festa vera e propria, tra baite decorate, birra e piatti tradizionali.

Ciclovia Alpe Adria Tarvisio
Fabrice Gallina
La Ciclovia Alpe Adria a Tarvisio

Nel periodo invernale immancabile è invece la festa dei Krampus, un rito che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fermare. All’imbrunire di ogni 5 dicembre scendono dai monti ed escono dai boschi delle creature diaboliche, spiriti silvestri, chiamati Krampus.

Accompagnano San Nicolò, il santo buono, il cui compito è tenerli a bada. San Niccolò chiama i bambini ad uno ad uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono. Oggi l’evento richiama oltre 4.000 persone da tutto il mondo, e sebbene i Krampus non siano più violenti come un tempo, continuano a girare di casa in casa regalando un’emozione unica.

Le perle uniche di Tarvisio che non tutti conoscono

Dentro le mura della Chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio barocco del 1688 situato lungo una via di pellegrinaggio, si nasconde una delle sorprese meno raccontate del borgo: una splendida Madonna di Loreto nera. Entrando nella chiesa si respira un’atmosfera d’altri tempi, anche grazie alle opere d’arte recuperate, come i quadri esterni posizionati sopra la balaustra dopo lo smantellamento dell’altare della chiesa principale, e a uno storico organo del 1700 ancora perfettamente funzionante. Restaurato negli anni ’90, questo luogo di culto viene aperto al pubblico solo in occasione di eventi o celebrazioni su richiesta.

Un’altra sorpresa del territorio tarvisiano riguarda invece la natura. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Foresta di Tarvisio, un vero e proprio monumento naturale la cui storia è a dir poco incredibile. Tutto iniziò nell’anno 1007 grazie a Bamberga, che possedeva l’intero feudo e decise di fondare questa immensa foresta privata. Nei secoli, il bosco passò sotto Maria Teresa d’Austria e infine a un fondo del Vaticano.

Questa particolarissima catena di passaggi storici ha protetto la zona, regalandoci oggi un ecosistema intatto, perfetto per chi ama il cicloturismo molto importante in queste valli. Alcuni di questi giganti verdi sono diventati dei veri e propri alberi monumentali: tigli e larici della zona hanno superato i 300-500 anni di vita, come il tiglio del Palazzo Veneziano di Malborghetto o quello di Rutte, legato alle battaglie napoleoniche.

E come non chiudere in bellezza la rassegna delle peculiarità di Tarvisio e dintorni se non parlando di cucina?

Tra i piatti più particolari troviamo lo Schartl, un pandolce lievitato pasquale e i Klotzen nudel, una sorta di “raviolo cinese” che racchiude un ripieno dolce e avvolgente a base di pera Klotzen, una varietà storica di pera oggi Presidio Slow Food coltivata a Camporosso.

Tarvisio, questo piccolo angolo della Val Canale, è un territorio che ha avuto una capacità unica: quella di prendere il concetto di “confine”, che spesso divide le persone, e trasformarlo in un punto d’incontro straordinario, dove le diversità si sommano invece di escludersi.

Dove andare in montagna ad agosto: le destinazioni più belle per una vacanza al fresco

11 juillet 2026 à 17:00

Quando arriva agosto, il desiderio di trovare un angolo di fresco diventa quasi una missione, se non una vera e propria ossessione. Le città si svuotano, soprattutto quelle del nord Italia come Milano, le temperature aumentano e sempre più viaggiatori scelgono di cambiare prospettiva: non più soltanto spiagge e ombrelloni, oggi anche i sentieri immersi nei boschi, i laghi alpini dalle acque cristalline e i panorami capaci di regalare una pausa dalla frenesia quotidiana sono sotto l’occhio di tutti.

La montagna d’estate è un universo completamente diverso rispetto alla stagione invernale. Le piste da sci lasciano spazio a prati fioriti, malghe aperte, trekking panoramici e piccoli borghi dove il tempo sembra scorrere più lentamente. Agosto è il momento perfetto per vivere le Alpi e gli Appennini in tutta la loro bellezza, tra attività all’aria aperta, benessere e sapori locali. Dalle vette della Valtellina alle Dolomiti del Trentino-Alto Adige, passando per la Valle d’Aosta, l’Abruzzo e le montagne austriache facilmente raggiungibili dall’Italia, ecco alcune delle destinazioni più suggestive per una vacanza in montagna ad agosto.

Bormio, Livigno e Valdidentro, il fascino dell’alta Valtellina

Nel cuore delle Alpi lombarde, l’alta Valtellina rappresenta una delle mete più complete per chi cerca una vacanza in montagna ad agosto. Qui il paesaggio cambia continuamente: dai boschi di conifere alle vallate alpine, fino alle cime del Parco Nazionale dello Stelvio, uno dei territori protetti più importanti d’Europa.

Valtellina in estate
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Vista di un borgo nelle montagne in Valtellina

Bormio è una destinazione che unisce storia, sport e relax. Il centro storico conserva un’anima autentica fatta di vicoli, palazzi antichi e tradizioni alpine, mentre i sentieri nei dintorni permettono di esplorare scenari spettacolari. Una delle esperienze più apprezzate è quella legata al benessere: le terme, immerse in un contesto naturale unico, sono perfette per concedersi qualche ora di tranquillità dopo una giornata di escursioni.

Il turismo termale in Italia: i dati
QC Bagni Vecchi
I Bagni Vecchi di Bormio, terme celebri della Lombardia

A pochi chilometri, Livigno offre un’atmosfera completamente diversa: più dinamica, internazionale e ricca di attività. Il suo altopiano a oltre 1.800 metri garantisce temperature piacevoli anche nei mesi più caldi, rendendola ideale per trekking, mountain bike, passeggiate panoramiche e attività per tutta la famiglia.

Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago
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Livigno “piccolo Tibet d’Europa” e il suo splendido lago

Per chi desidera una dimensione più contenuta e rilassata, la Valdidentro è una piccola perla ancora poco affollata. Tra malghe, sentieri nel verde e panorami sulle montagne lombarde, è la scelta perfetta per chi vuole vivere la montagna più autentica.

Val di Fassa, il cuore delle Dolomiti

La Val di Fassa è una delle destinazioni simbolo dell’estate sulle Dolomiti. Le sue montagne, riconosciute come Patrimonio dell’Umanità Unesco, regalano scenari spettacolari dove pareti rocciose, prati alpini e boschi creano un paesaggio quasi fiabesco. Ad agosto la valle offre infinite possibilità: dalle passeggiate semplici adatte alle famiglie fino ai trekking più impegnativi verso rifugi e punti panoramici. I sentieri permettono di ammirare gruppi montuosi iconici come il Catinaccio e il Sassolungo, magari con una pausa in una malga per assaggiare specialità locali.

Val Di Fassa in estate
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Veduta della Val Di Fassa

Tra le località più interessanti c’è Pozza di Fassa, ideale per chi vuole combinare natura e benessere. Dopo una giornata trascorsa sui sentieri, le terme rappresentano un momento di puro relax, con trattamenti e piscine panoramiche circondate dalle montagne. La Val di Fassa è anche una destinazione perfetta per le famiglie: numerosi percorsi sono facilmente accessibili e molte attività permettono anche ai più piccoli di avvicinarsi alla montagna in modo divertente.

Andalo e Altopiano della Paganella, montagna per famiglie

Tra le destinazioni più amate del Trentino troviamo Andalo, località immersa nello scenario dell’Altopiano della Paganella. Qui la montagna viene vissuta in modo attivo ma senza rinunciare al comfort, rendendola una scelta particolarmente indicata per chi viaggia con bambini. Uno dei grandi protagonisti della zona è il Parco del Respiro, un’area naturale dove immergersi nei boschi e vivere un’esperienza di benessere legata al contatto con la natura. L’aria pulita, il silenzio degli alberi e i percorsi immersivi rendono questa zona una vera pausa rigenerante.

Per le famiglie è imperdibile anche il Maso Effo, spazio dedicato alla scoperta della vita rurale e delle tradizioni alpine. Tra animali, attività educative e sapori locali, permette ai più piccoli di conoscere un lato autentico della montagna. A completare l’esperienza c’è il vicino Lago di Molveno, considerato uno dei laghi alpini più belli d’Italia. Le sue acque limpide, incorniciate dalle Dolomiti di Brenta, sono perfette per passeggiate, sport acquatici e giornate di relax.

Panorama del Lago di Molveno
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Vista stupenda del Lago di Molveno

Val di Sole, sport, natura e paesaggi alpini

La Val di Sole è una delle mete più amate dagli appassionati di attività outdoor. Il nome stesso racconta una caratteristica fondamentale di questa valle: molte giornate luminose, paesaggi aperti e una straordinaria varietà di ambienti naturali. Ad agosto è possibile dedicarsi a trekking, rafting, arrampicata, ciclismo e passeggiate panoramiche. I sentieri conducono verso panorami spettacolari sul gruppo dell’Adamello-Presanella e sulle aree protette circostanti. La valle conserva anche un’anima più tranquilla fatta di piccoli borghi, malghe e prodotti tipici.

Splendido panorama del borgo di Vermiglio
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Vermiglio, Val di Sole

Cogne e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Per chi desidera una montagna lontana dal turismo più affollato, Cogne è una scelta straordinaria. Situata nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, questa località valdostana offre uno degli ambienti naturali più suggestivi delle Alpi italiane.
Qui la protagonista assoluta è la natura: prati verdi, cascate, boschi e animali selvatici accompagnano ogni escursione. Tra i percorsi più belli c’è quello verso il Rifugio Vittorio Sella, un itinerario immerso in panorami alpini spettacolari.

cascate più belle italia estate a piedi
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Le spettacolari Cascate di Lillaz, in Valle d’Aosta

Da non perdere anche le Cascate di Lillaz, facilmente raggiungibili e particolarmente scenografiche durante la stagione estiva, quando la portata dell’acqua rende il paesaggio ancora più suggestivo.

Alta Badia e Val Gardena, regine delle Dolomiti

Quando si parla di montagna italiana, Alta Badia e Val Gardena rappresentano due nomi imprescindibili. Queste vallate sono il punto di riferimento per chi cerca paesaggi straordinari, servizi eccellenti e una grande varietà di attività. Gli amanti del trekking possono scegliere tra sentieri panoramici, vie ferrate e percorsi ai piedi di alcune delle montagne più famose delle Dolomiti.

Odle, Val Gardena
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Panorama su Odle, Val Gardena

Gli impianti di risalita permettono inoltre di raggiungere facilmente quote elevate e godersi panorami incredibili anche senza affrontare lunghe salite. Un elemento fondamentale dell’esperienza è la cucina dei rifugi alpini: piatti della tradizione altoatesina, formaggi locali e dolci tipici diventano parte integrante del viaggio.

Gran Sasso e Campo Imperatore, il “Piccolo Tibet”

Non tutta la grande montagna si trova sulle Alpi. In Abruzzo, il Gran Sasso offre uno scenario completamente diverso e sorprendente. Campo Imperatore, conosciuto come il “Piccolo Tibet” italiano, è un vastissimo altopiano caratterizzato da paesaggi aperti, atmosfere quasi lunari e un forte senso di libertà. È una destinazione perfetta per chi cerca una montagna meno commerciale e più selvaggia. Oltre alle escursioni e ai panorami sul massiccio del Gran Sasso, questa zona custodisce una storia importante, legata ai borghi medievali e alle tradizioni abruzzesi.

Campo Imperatore
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L’altopiano Campo Imperatore nel cuore del massiccio del Gran Sasso

Austria, Salisburgo e Ötztal Bahnhof

Per chi vuole attraversare il confine senza allontanarsi troppo dall’Italia, l’Austria offre alcune delle migliori alternative per una vacanza fresca ad agosto. La zona di Salisburgo è facilmente raggiungibile anche in treno e combina cultura, natura e paesaggi alpini. Tra laghi, villaggi ordinati e montagne verdi, rappresenta una destinazione ideale per chi ama un turismo lento e organizzato.

Nei pressi di Ötztal Bahnhof, nella valle dell’Ötztal, si trova invece Area47, uno dei parchi outdoor più grandi d’Europa. Tra rafting, percorsi avventura e attività acquatiche, è una meta perfetta per chi cerca una dose di adrenalina immersa nelle montagne tirolesi.

I canyon e le gole più incantevoli d’Italia da visitare in estate: la guida completa

2 juillet 2026 à 19:00

Dicono che i fiumi italiani, geologicamente parlando, siano tra i più giovani d’Europa. Il Tevere, per dirne uno dei più conosciuti ed importanti, ha un’età stimata in appena un paio di milioni di anni. In ognuno di questi 730 milioni di giorni le sue acque hanno attraversato l’Italia scolpendone il volto ora dopo ora, minuto dopo minuto, fino a darle l’aspetto che ci piace imparare a conoscere oggi, esplorandone ogni nicchia.

Tra le Alpi e gli Appennini, lungo i corsi di fiumi e torrenti che si sono fatti strada nella roccia calcarea, l’Italia custodisce un patrimonio di canyon, forre, gole e altre particolarità del territorio figlie dello scorrere senza tempo dell’acqua. Questi angoli di natura così spettacolari e ruvidi, chiusi da pareti che si stringono fino a sfiorarsi, lasciando passare solo un filo di cielo sopra le teste, e che nascondono corsi d’acqua trasparente incastonati nella roccia, sono una meta fantastica per le avventure di un’estate.

Gole del Raganello, Calabria

Nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, sorge un piccolo borgo affascinante. È Civita, insediamento di origine albanese (arbëreshë), i cui lembi del territorio sono toccati dal torrente Raganello.  Il corso d’acqua, nel corso del tempo, ha inciso un solco lungo diversi chilometri tra le ruvide pareti calcaree, creando uno scenario di rara potenza.

Le Gole del Raganello, divise in due tratti, possono essere esplorate con una escursione di canyoning guidata, lunga e impegnativa ma anche spettacolare e adrenalinica. Attraversa l’intero canyon partendo dal cosiddetto Ponte del Diavolo nei pressi di Civita, fino a raggiungere il Ponte di Barile, più a monte.

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Getty Images
Esplorando le Gole del Raganello

Le Gole sono comunque un ambiente splendido e scenografico anche per chi si limita a un rinfrescante bagno tra i bassi meandri del torrente nei pressi del borgo, ma anche per chi esplora i sentieri escursionistici sulla sommità delle pareti del canyon, per ammirare la bellezza selvaggia delle Gole, tra pozze smeraldine e pareti a strapiombo che hanno reso questo luogo uno dei simboli del Parco del Pollino.

Stretti di Giaredo, Toscana

Nell’entroterra della Lunigiana, lingua stretta tra Toscana, Emilia e Liguria, il torrente Gordana ha scavato nel corso dei millenni una delle forre più scenografiche dell’Appennino settentrionale: gli Stretti di Giaredo.

Si tratta di un canyon naturale dalle pareti altissime e ravvicinate, dove la luce filtra appena e l’acqua scorre limpida tra massi levigati e piccole cascate. Gli Stretti si visitano in proprio o tramite visite guidate in piccoli gruppi: per addentrarsi nel canyon occorrono scarpe, un caschetto per evitare rischi di sassi in caduta e, volendo, una muta come quelle che si utilizzano per il surf e altri sport acquatici, visto che l’acqua del torrente è fredda e all’interno del canyon non arriva la luce diretta del sole.

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Lorenzo Calamai
L’ingresso degli Stretti di Giaredo

Lo spettacolo all’interno della gola è splendido: si procede nell’alveo del torrente, tra zone dove l’acqua arriva alla caviglia e altre dove è necessario nuotare per brevi tratti. La roccia delle pareti è ora nera come il petrolio, ora rossa come se provenisse dal cuore stesso della terra. In alto, il blu del cielo e il verde di qualche albero in cima alle ciclopiche pareti rocciose domina la scena.

L’ingresso degli Stretti è poco lontano da Pontremoli, bella cittadina della Lunigiana, lungo la strada che porta verso la valle di Zeri.

Gola di Frasassi, Marche

Nelle Marche, tra le colline dell’entroterra anconetano, il fiume Sentino ha scavato la Gola di Frasassi, una spettacolare incisione nella roccia che da secoli rappresenta una delle attrazioni naturalistiche più note della regione. La gola, stretta e profonda, è celebre soprattutto per ospitare il complesso delle Grotte di Frasassi, uno dei sistemi carsici più grandi d’Europa, ricco di stalattiti, stalagmiti e ambienti sotterranei spettacolari, che attirano tanti turisti ogni anno.

Anche la superficie, tuttavia, merita attenzione: il lavoro millenario del Sentino ha portato a un ambiente naturale unico, con pareti altissime, scenografiche, con tanta vegetazione, una ricca fauna (in particolare avicola) e tante piccole spiaggette lungo il corso del torrente, dove fermarsi a fare il bagno. C’è spazio anche per l’esplorazione culturale: l’eremo di Santa Maria Infra Saxa, incastonato nella roccia, e il piccolo Tempio del Valadier, costruito proprio all’imboccatura di una grotta per volontà di Papa Pio VII sono due attrazioni facilmente raggiungibili attraverso sentieri affascinanti.

Gole dell’Alcantara, Sicilia

Le Gole dell’Alcantara sono apparse al cinema, sono un’attrazione molto fotografata e decisamente molto visitata. La ragione è presto detta: sono un luogo davvero straordinario.

Si trovano in Sicilia, alle pendici dell’Etna, dove il fiume Alcantara ha creato un canyon profondo e vertiginoso. Le pareti, alte fino a cinquanta metri, sono costituite da basalto colonnare, una formazione geologica che nasce dal rapido raffreddamento della lava a contatto con l’acqua. Ciò ha dato origine a delle figure geometriche sulle pareti, strutture prismatiche che ricordano le canne di un organo, dall’aspetto quasi scultoreo. Un vero e proprio spettacolo di pietra.

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Risalendo le Gole dell’Alcantara: le rocce basaltiche assumono forme imprevedibili

Il sito principale è attrezzato per l’accesso turistico, con un ascensore che conduce al livello del fiume e percorsi pedonali che permettono di ammirare le formazioni rocciose senza necessariamente entrare in acqua. I più avventurosi, però, possono addentrarsi direttamente nel canyon, risalendo il corso del fiume sfidando la non banale corrente e, soprattutto, l’acqua gelida che scende dalle pendici del vulcano, anche in piena estate. Le Gole dell’Alcantara fanno parte di un Parco Fluviale che si estende per diversi chilometri lungo il corso del fiume, offrendo numerosi punti di accesso e percorsi di diversa difficoltà.

Orrido di Bellano, Lombardia

L’Orrido di Bellano è una destinazione ideale per coloro che cercano una escursione breve, senza difficoltà, eppure immersa in una natura dal volto diverso: un’occasione ideale per far conoscere le meraviglie geologiche di un canyon anche ai più giovani.

L’Orrido sorge sulle sponde del Lago di Como. Qui il torrente Pioverna, dopo un percorso impetuoso tra le montagne della Valsassina, si getta nel lago attraversando una forra stretta e profonda, scavata nella roccia nel corso di millenni.

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All’interno dell’Orrido di Bellano scorre un torrente cristallino

Per permettere la visita di questo angolo di ardita architettura naturale è stato approntato un bel percorso attrezzato, in parte costituito da passerelle sospese sull’acqua e ponti panoramici. Permette di osservare da vicino la potenza del torrente, le cascate e le marmitte dei giganti scavate nella roccia, in un contesto di grande fascino. Da non perdere la visita alla Ca’ del Diavol, una misteriosa torretta a strapiombo sul torrente Pioverna, situata all’imbocco dell’Orrido: un edificio ottocentesco caratterizzato da diavoli dipinti sulla facciata dell’ultimo piano, oggi trasformata in un percorso museale dedicato al luogo in cui si trova.

Gole del Sagittario, Abruzzo

Il fiume Sagittario, che nasce dal Lago di Scanno, tra i Monti Marsicani, e scorre fino a gettarsi nel fiume Aterno, ha inciso una delle gole più spettacolari dell’Appennino centrale, a cui peraltro dona anche il nome.

Le Gole del Sagittario, infatti, si estendono per circa sei chilometri nel territorio comunale di Anversa degli Abruzzi, Cocullo e Villalago, in un susseguirsi scenografico di pareti a strapiombo, boschi rigogliosi e scorci che si aprono improvvisamente sul fiume.

Oltre a una spettacolare strada che costeggia le Gole, regalando bellissimi scorci panoramici quando la si percorre, l’area è attraversata anche da numerosi sentieri che consentono di addentrarsi nel canyon fino ad arrivare in riva al Sagittario, al riparo di un bosco fitto, fra Anversa degli Abruzzi e la frazione di Castrovalva, peraltro antico borgo medievale che merita una visita. Un luogo ideale da visitare nei giorni più caldi dell’estate, al riparo dalla calura e dal sole, al fianco di un corso d’acqua fresco e pieno di vita.

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Castrovalva domina le Gole del Sagittario

Brent de l’Art, Veneto

A Belluno, nei pressi della località montana di Sant’Antonio Tortal, non lontano dal Passo San Boldo, il torrente Ardo sembra un innocente corso d’acqua montano dal breve corso. Invece, attraverso i millenni, ha saputo scavare la roccia dolomitica per creare una serie di forre strette e profonde, note come Brent de l’Art.

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Lo spettacolo geologico dei Brent de l’Art

L’itinerario che porta ad ammirare da vicino i Brent è caratterizzato da un comodo sentiero che, malgrado un po’ di pendenza, per scendere e risalire nel vallone, è alla portata di tutti. Una serie di percorsi si snodano lungo i diversi rami del canyon, costeggiando il corso d’acqua e permettendo di osservare da vicino le pareti levigate dall’erosione, le piccole cascate e le pozze color smeraldo che si formano lungo il tragitto.

Nei mesi estivi, la frescura garantita dall’ombra delle pareti e dalla vicinanza dell’acqua rende la visita particolarmente piacevole anche nelle giornate più calde, e non manca la possibilità di calarsi fin sul letto del torrente, in alcuni tratti, per poter mettere i piedi a bagno.

Wild swimming in Italia, i fiumi e le piscine naturali più belle dove nuotare d’estate

8 juin 2026 à 17:00

Una volta fare il bagno al fiume era l’attività popolare preferita delle estati dei giovani che non si potevano permettere la villeggiatura al mare. Poi è diventata solo una cosa estemporanea, rara, residuale. Ma negli ultimi anni la riscoperta del turismo fluviale avanza a tutta forza: il wild swimming si sta prendendo un posto importante nelle estati di tantissime persone, sempre di più.

Vivere in Italia aiuta. Con oltre 1.200 fiumi e torrenti che corrono lungo lo Stivale, tante aree collinari e montane con una antropizzazione limitata e un patrimonio di bellezza naturale tra i più stupefacenti del globo, il Belpaese è una destinazione fantastica per tutte quelle persone che amano un tuffo in acque cristalline, circondate dalla natura, senza folla e in sintonia con l’ambiente circostante. Dai purissimi torrenti alpini alle piscine naturali nascoste tra i boschi dell’Appennino, fino alle sottovalutate meraviglie d’acqua dolce della Sicilia, l’Italia è uno scrigno del tesoro per tutti gli amanti dell’acqua dolce.

Sulla roccia viva del Castello di Bled, affacciato sul lago più celebre della Slovenia

30 mai 2026 à 15:00

Ormai quasi tutti hanno ben presenti le sfumature turchesi del lago, il profilo delle Alpi Giulie all’orizzonte e una minuscola isola al centro dell’acqua con un campanile appuntito. Sì, avete capito, parliamo del celebre e (bellissimo) Lago di Bled. Ma quel che in molti ignorano è che sempre lì, ma un po’ più in alto, c’è una muraglia aggrappata alla roccia bianca che osserva la vallata da oltre 1000 anni. Quello è il Castello di Bled, fiabesca fortezza che si staglia su una rupe calcarea a circa 130 metri sopra il livello del lago.

Da lassù lo sguardo abbraccia boschi fitti, piccoli villaggi alpini, montagne seghettate e quella striscia d’acqua diventata simbolo nazionale. Oltre a essere il castello più antico della Slovenia, oggi la struttura è una specie di mosaico architettonico che unisce romanico, gotico e barocco senza perdere carattere.

Il poeta sloveno France Prešeren descrisse questa zona come “Immagine del Paradiso“, frase diventata parte integrante della narrazione locale. E, se dobbiamo essere onesti, basta arrivare sulla terrazza superiore del maniero verso sera per capire il motivo.

Breve storia del Castello di Bled

Tutto iniziò nel 1004: l’imperatore Enrico II donò il territorio di Bled al vescovo Albuino di Bressanone per ringraziarlo del sostegno politico ricevuto nel nord Italia. Sulla rupe sopra il lago sorgeva già una torre romanica difensiva, ma attorno al 1011 prese forma il primo nucleo fortificato vero e proprio.

I vescovi di Bressanone, proprietari del feudo per circa 800 anni, frequentarono raramente questa zona alpina. Amministrazione e difesa finirono così nelle mani dei ministeriali, cavalieri incaricati della gestione del territorio. Durante il Medioevo il complesso crebbe gradualmente, al punto che arrivarono mura più robuste, torri supplementari, fossato con ponte levatoio e due cortili distinti.

Nel 1511, poi, avvenne un terremoto che segnò uno dei momenti più drammatici: parecchi ambienti crollarono, mentre altri diventarono instabili. Successivamente ci fu una lenta ricostruzione che si prolungò per decenni. Poi arrivò il XVI secolo, periodo in cui la fortezza assuse pure un ruolo culturale importante per il protestantesimo sloveno. Herbard Auersperg ospitò qui Primož Trubar, autore dei primi libri stampati in lingua slovena e in quel periodo nacque il legame tra Bled e la storia della stampa, ancora oggi celebrata all’interno del castello.

Fulmini, incendi e un secondo terremoto nel 1690 colpirono nuovamente l’edificio. La cappella e gli ambienti interni vennero restaurati con elementi barocchi visibili ancora adesso negli affreschi e nelle decorazioni religiose. Poi l’epoca napoleonica, che inevitabilmente cambiò parecchi equilibri politici: tra 1809 e 1813 Bled entrò nelle Province Illiriche controllate dalla Francia. Dopo vari passaggi di proprietà tra industriali, commercianti e banchieri, il castello attraversò una fase di degrado pesante nel secondo dopoguerra.

La rinascita avvenne nel 1952 grazie all’architetto Anton Bitenc, allievo di Jože Plečnik che, tramite un restauro durato quasi 10 anni, restituì dignità alla fortezza adattandola anche alle esigenze turistiche contemporanee. Dal 1999 il Castello di Bled possiede ufficialmente lo status di monumento culturale nazionale sloveno.

Cosa vedere al Castello di Bled

L’ingresso principale conduce subito verso il cortile inferiore, l’area più viva del complesso. La sensazione che si avverte, però, è molto diversa rispetto ai castelli centroeuropei arredati con sale sfarzose e collezioni aristocratiche. Bled mantiene un’anima più severa e fedele alla funzione originaria.

Parte degli edificio superiore è occupata dal museo storico, il quale racconta l’evoluzione della regione dalla preistoria fino all’età moderna tramite reperti archeologici, monete romane, armi medievali e documenti che spiegano quanto questo territorio abbia rappresentato un crocevia strategico tra mondo germanico, slavo e latino. Tra gli spazi più curiosi c’è senza dubbio la tipografia del castello. Qui una replica funzionante della pressa di Gutenberg permette ai visitatori di stampare un certificato commemorativo tramite caratteri mobili tradizionali.

Pochi gradini più sopra appare la cappella gotica dedicata ai santi Albuino e Ingenuino. L’interno è raccolto, il soffitto barocco e tutto è decorato da affreschi vivaci realizzati dopo il terremoto del 1690. Sulle pareti compaiono anche Enrico II e sua moglie Cunegonda, figure centrali nella nascita del feudo di Bled.

Particolarmente suggestiva è la cantina scavata direttamente nella roccia dedicata ai vini sloveni della Valle del Vipava. Per i visitatori sono disponibili degustazioni che includono varietà locali come Malvasia, Merlot e Teran. Si ha anche l’opportunità di rimepire personalmente la bottiglia dal barile sigillandola poi con ceralacca rossa secondo tradizione medievale.

Nel cortile superiore cresce persino una vite discendente della più antica vite del mondo conservata a Maribor da oltre 450 anni. L’altitudine di 599 metri, infatti, rende questa presenza quasi simbolica, specie in un contesto alpino. Il punto più emozionate è comunque il cammino lungo le mura panoramiche: feritoie medievali incorniciano le Karawanks e il massiccio della Mežakla, mentre sotto, il lago assume tonalità differenti a seconda della luce.

L’estate porta nel castello rievocazioni medievali, concerti, mercatini storici e spettacoli in costume. L’atmosfera serale, dal canto suo, amplifica parecchio il fascino.

Dove si trova e come arrivare

Il fiabesco Castello di Bled sorge nella Slovenia nordoccidentale, circa 55 chilometri da Lubiana e poco distante dal confine austriaco. L’intera area appartiene alla regione alpina della Gorenjska, celebre per laghi glaciali, foreste e percorsi montani. Da Lubiana il tragitto richiede circa 45 minuti in auto tramite autostrada A2 fino all’uscita Lesce-Bled. L’ultimo tratto sale verso il lago attraverso strade ordinate circondate da abeti e pensioni storiche.

Treni regionali collegano Lubiana alla stazione di Lesce-Bled, da dove poi sono disponibili autobus locali (oppure taxi) che conducono fino al centro cittadino. Parecchi viaggiatori scelgono invece il percorso a piedi attorno al lago prima della salita finale verso il castello. Il sentiero pedonale parte dalla riva orientale e raggiunge la fortezza in circa 15 minuti. La salita è breve ma intensa, e compensata continuamente dagli scorci panoramici che si aprono tra gli alberi.

Lago e Castello di Bled, Slovenia
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Tutta la magia del lago e del Castello di Bled

La mattina presto regala luce migliore e atmosfera più quieta. Il tardo pomeriggio, invece, offre colori spettacolari sulle Alpi Giulie e sull’isola al centro del lago. Durante l’inverno neve e nebbia trasformano il castello in una visione nordica quasi irreale, parecchio distante dall’immagine estiva da cartolina.

Bandiere Verdi e Nere di Legambiente: le montagne più (e meno) sostenibili del 2026

28 mai 2026 à 11:30

Le Alpi italiane continuano a essere un laboratorio di sostenibilità, innovazione e nuove forme di turismo responsabile. A raccontarlo è il nuovo report di Legambiente dedicato alle Bandiere Verdi e Nere 2026, il riconoscimento che ogni anno premia le esperienze virtuose della montagna e segnala, al contrario, i progetti considerati dannosi per l’ambiente alpino.

L’iniziativa, presentata durante il X Summit nazionale delle Bandiere Verdi, mette al centro comunità locali, economia territoriale, tutela degli ecosistemi e qualità della vita in quota. Quest’anno sono 19 le Bandiere Verdi assegnate lungo l’arco alpino.

Bandiere Verdi 2026

Le realtà premiate da Legambiente rappresentano modelli concreti di sviluppo sostenibile in montagna. I riconoscimenti sono stati assegnati a comuni, cooperative, associazioni, università e gruppi di cittadini impegnati nella cura del territorio e nella costruzione di economie locali resilienti.

La regione in vetta alla classifica con 5 Bandiere Verdi è il Friuli-Venezia Giulia, seguita da Trentino-Alto Adige con 4, Piemonte e Lombardia con 3, Valle D’Aosta e Veneto con 2.

Tra le esperienze più interessanti spicca il collettivo Robida, in Friuli-Venezia Giulia, che ha trasformato il borgo di Topolò-Grimacco (UD) in un centro permanente dedicato alla rigenerazione culturale e sociale della montagna. In Piemonte è stata premiata l’attività del Comitato Dora Baltea Viva, impegnato nella tutela del fiume attraverso percorsi partecipativi e iniziative di sensibilizzazione ambientale.

Importante anche il riconoscimento assegnato alla cooperativa sociale “I Love Val Brembana”, in provincia di Bergamo, capace di unire inclusione lavorativa e sviluppo locale grazie all’inserimento professionale di persone fragili in attività legate al territorio montano.

In Veneto, invece, è stato valorizzato il progetto del Sentiero delle Dolomiti in Miniatura e del Centro Orti Rupestri di San Tomaso Agordino (BL), esempio di turismo lento e valorizzazione paesaggistica. A Chiuro (SO) è stato premiato invece il progetto che punta a proteggere la stagione degli amori dei cervi.

Grande attenzione anche alla salvaguardia delle tradizioni alpine. In Trentino il progetto “Bollait” ha rilanciato la lavorazione etica della lana del Lagorai creando una filiera sostenibile che coinvolge allevatori, artigiane e comunità locali. In Valle d’Aosta, la cooperativa femminile artigianale Les Tisserands continua invece a preservare da oltre mezzo secolo la tessitura tradizionale del Drap utilizzando la lana della pecora Rosset, razza autoctona valdostana.

Tra le premiate ci sono anche l’Università di Torino e quella di Trento.

Le categorie scelte nel 2026 da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi sono state:

  • comunità e rigenerazione dei territori
  • conoscenza e ricerca
  • cura dell’acqua e degli ecosistemi
  • economie e filiere locali
  • turismo e abitare
Le Bandiere Verdi 2026 di Legambiente
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Veduta aerea di Cornello dei Tasso, Val Brembana

Bandiere Nere 2026

Accanto alle eccellenze non mancano però situazioni considerate critiche da Legambiente. Nel 2026 sono sette le Bandiere Nere assegnate per denunciare interventi giudicati incompatibili con la tutela dell’ambiente alpino e con un modello di sviluppo sostenibile della montagna.

Il Trentino-Alto Adige è la regione con il maggior numero di segnalazioni negative, tre in totale, seguito dal Friuli-Venezia Giulia con due, mentre Piemonte e Veneto ricevono una Bandiera Nera ciascuno.

Tra i casi più discussi figura quello legato al comune di Cortina (BL), dove Legambiente critica la realizzazione della nuova pista da bob e della cabinovia Apollonio-Socrepes collegate alle Olimpiadi invernali 2026. Secondo l’associazione ambientalista, sarebbero state ignorate alternative più sostenibili e sottovalutati i rischi legati al dissesto idrogeologico.

Liechtensteinklamm, la gola che ruggisce tra le montagne del Salisburghese e trasforma la roccia in vertigine

24 mai 2026 à 14:00

Arrivare davanti alla Liechtensteinklamm scatena una sorta di cortocircuito: fino a pochi minuti prima scorrono prati ordinati, chalet di legno e curve silenziose della Valle di Grossarl. Poi il paesaggio si stringe, l’aria si raffredda e il rumore dell’acqua cresce fino a occupare tutto. Il motivo è da ritrovare nel fatto che si è al cospetto di una gola spettacolare situata a St. Johann im Pongau, circa 65 chilometri a sud di Salisburgo.

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