Nel Mar Ionio esiste una piccola isola privata che negli ultimi tempi è diventata una delle mete più insolite della Grecia. Si chiama Atokos e si trova nei pressi di Itaca, tra le isole dello Ionio. È un territorio disabitato dall’uomo, caratterizzato da una costa prevalentemente rocciosa, piccole baie e acque trasparenti. A renderla famosa, però, non sono soltanto il paesaggio e la sua posizione appartata, ma alcuni abitanti molto particolari: gruppi di maiali selvatici che si muovono liberamente lungo le coste e arrivano fino al mare.
Foto e video degli animali sono diventati virali sui social network, portando Atokos all’attenzione di viaggiatori provenienti da diversi Paesi. L’isola, un tempo conosciuta soprattutto da chi navigava nello Ionio, è oggi inserita negli itinerari di numerose escursioni in barca.
La spiaggia dove i maiali selvatici entrano in acqua
La principale attrazione di Atokos è la spiaggia dove vengono avvistati i maiali selvatici. Gli animali si spostano lungo la riva in cerca di cibo, riposano sulla spiaggia e, quando le temperature aumentano, entrano anche in acqua per rinfrescarsi. La loro presenza ha dato origine al soprannome informale di “Piggy Island”, ormai utilizzato anche per promuovere le escursioni verso l’isola.
iStockMaialini selvatici che nuotano
I maiali sembrano essersi abituati alla presenza delle persone e possono avvicinarsi alle barche e ai visitatori. Secondo le testimonianze raccolte alcuni operatori utilizzano anche della frutta per attirare gli animali vicino alle imbarcazioni. Proprio questa particolare interazione tra fauna e turisti è diventata il soggetto di numerosi video condivisi online.
Atokos conserva comunque caratteristiche naturali che vanno oltre la presenza dei maiali. L’isola della Grecia ha una superficie di circa 4,5 chilometri quadrati, una conformazione prevalentemente montuosa e aspra e raggiunge i 334 metri di altezza. La costa è frastagliata e presenta diverse piccole baie, grotte marine e spiagge di ciottoli bianchi. Tra i punti utilizzati dalle imbarcazioni ci sono One House Bay e Cliff Bay, due insenature con acque particolarmente limpide.
L’isola fa inoltre parte della rete Natura 2000, a tutela di un ambiente marino e terrestre caratterizzato dalla presenza di flora e fauna. Nonostante sia privata e priva di popolazione residente, Atokos non è quindi soltanto una curiosità legata ai suoi maialini neri, ma anche un’area naturale di interesse europeo.
Atokos appartiene amministrativamente al comune di Itaca e si trova nel Mar Ionio, a circa 9 chilometri a nord-est di Itaca e a sud-ovest di Kastos. È una piccola isola privata appartenente alla famiglia di armatori greci Tsakos e non dispone di un centro abitato né delle normali infrastrutture turistiche. Sono presenti alcune costruzioni, tra cui una piccola abitazione privata, un pozzo e una cappella dedicata a San Giovanni, ma non ci sono strutture ricettive o servizi destinati al turismo.
Non esistono collegamenti regolari in traghetto per Atokos. L’isola è raggiungibile soltanto via mare, con imbarcazioni private, yacht, gommoni oppure partecipando a escursioni turistiche organizzate. Le partenze possono essere effettuate da Itaca, ma anche da Lefkada e Cefalonia.
La crescente notorietà sui social ha quindi trasformato una piccola isola privata e quasi sconosciuta in una tappa sempre più richiesta soprattutto durante la stagione estiva.
Se la vostra idea di avventura estrema si è fermata a un trekking impegnativo, preparatevi a ridimensionare le vostre ambizioni.
Torna l’avventura Fjällräven Polar, il viaggio che da trent’anni porta persone comuni nell’Artico scandinavo: -30°C, 300 km di tundra artica, una slitta trainata da cani e zero esperienza richiesta. Nel 2027 festeggia il suo trentesimo compleanno riaprendo le candidature per la nuova edizione.
Dal 29 settembre al 3 novembre 2026 potrete mettervi in gioco per occupare uno dei 20 posti disponibili, gli stessi che nel 2019 e nel 2025 hanno visto protagonisti anche due viaggiatori italiani.
Fjällräven Polar: l’avventura nell’Artico aperta a tutti
Dal 31 marzo al 5 aprile 2027, venti persone selezionate guideranno ciascuna la propria slitta trainata da cani attraverso circa 300 km nell’Artico scandinavo. Niente comfort, niente scorciatoie, solo neve, freddo estremo e la sensazione di essere lontanissimi da tutto. La cosa più incredibile? Chiunque può provare a partecipare a questa avventura perché non serve nessuna esperienza artica pregressa. Il progetto nasce infatti apposta per persone “normali”, non per esploratori di professione.
Il punto di partenza è Jukkasjärvi, nella Lapponia svedese, a una manciata di chilometri da Kiruna. Prima di partire, formazione obbligatoria, durante la quale i partecipanti imparano le competenze base per muoversi in sicurezza nell’Artico e conoscono la propria squadra di sei cani, di cui saranno responsabili per tutta la spedizione. Poi si parte davvero: tundra, laghi ghiacciati e foreste di montagna, passando per Sevujärvi, Kattuvuoma, Råstojaure e Pältsa (una delle più vaste aree di permafrost d’Europa, giusto per dare l’idea), fino all’arrivo a Signaldalen, sul confine con i fiordi norvegesi.
FjällrävenOgni partecipante è responsabile della propria squadra di sei cani per tutta la durata della spedizione
Come nasce questo progetto? Tutto è iniziato nei primi anni Novanta, quando il fondatore di Fjällräven, Åke Nordin, incrociò la strada di un leggendario musher svedese reduce dall’Iditarod, la mitica gara di sleddog lunga 1.700 km in Alaska. Da lì l’intuizione: perché non offrire anche a persone comuni la possibilità di provare qualcosa del genere, con il supporto di guide esperte?
Nel 1997 partì la prima edizione, all’inizio come vera gara. Poi, capito che lo spirito competitivo stonava un po’ con l’idea di scoperta e condivisione, Fjällräven ha cambiato rotta. Dal 2012, infatti, è diventata un’esperienza aperta a chiunque abbia voglia di mettersi alla prova.
FjällrävenLe notti si trascorrono in tenda sotto il magico cielo artico
Come candidarsi
La selezione funziona in tre step. Il 29 settembre 2026, Fjällräven svelerà sui suoi canali i dettagli della challenge da completare per candidarsi (per ora resta top secret, ma è il primo passo per giocarsi un posto). La portate a termine e pubblicate il contenuto online entro le 23:59 del 3 novembre 2026. Solo successivamente potrete compilare il modulo ufficiale con i dati e il link al contenuto, sempre entro la stessa mezzanotte.
Una giuria interna sceglierà i venti fortunati, con annuncio ufficiale il 9 dicembre 2026. Zero curriculum da esploratore richiesto: quello che conta è la voglia di buttarsi.
Segnatevi queste date:
candidature aperte: 29 settembre 2026;
candidature chiuse: 3 novembre 2026;
annuncio dei nomi dei 20 selezionati: 9 dicembre 2026;
Immaginate una spiaggia che, nel giro di due giorni, si riempie di oltre 330mila tartarughe marine intente a scavare buche nella sabbia per deporre le uova. Non è una scena da documentario naturalistico, ma quello che è appena successo sulle coste di Oaxaca, nel Messico meridionale, dove è avvenuta una delle arribadas (arrivi) più imponenti della stagione.
L’arrivo delle tartarughe marine a La Escobilla
Il termine spagnolo arribada, che significa letteralmente “arrivo”, indica uno dei fenomeni più spettacolari del mondo animale: la nidificazione sincronizzata e di massa delle tartarughe olivacee (Lepidochelys olivacea). A differenza di altre specie di tartarughe marine, che nidificano in modo sparso e individuale, le olivacee scelgono di emergere dal mare tutte insieme, in un arco di tempo brevissimo, trasformando il litorale in un formicaio di gusci e pinne.
È esattamente ciò che è avvenuto sulla spiaggia di La Escobilla, nello stato di Oaxaca: in meno di 48 ore sono arrivate oltre 330mila esemplari, la sesta arribada dall’inizio della stagione a marzo. Un numero impressionante, che però va letto con una punta di preoccupazione. Come ha dichiarato un esperto, il cambiamento climatico rappresenta ormai una minaccia concreta per la sopravvivenza della specie, capace di alterare le temperature della sabbia (da cui dipende il sesso dei piccoli) e le correnti oceaniche che guidano le tartarughe verso le coste.
Oltre al loro fascino, le tartarughe olivacee svolgono un ruolo ecologico tutt’altro che marginale. Secondo la Profepa (l’agenzia federale messicana per la protezione dell’ambiente) contribuiscono a trasportare nutrienti dal mare verso gli ecosistemi di spiaggia e duna e aiutano a mantenere in equilibrio le popolazioni di meduse e spugne di cui si nutrono. In altre parole, la loro presenza (o assenza) si riflette sulla salute dell’intero ecosistema costiero.
Dove vedere le arribadas sulla costa di Oaxaca
La Escobilla non è l’unico luogo in cui assistere a questo spettacolo naturale. Lungo la costa del Pacifico dello stato di Oaxaca si trova anche Morro Ayuta, nella regione dell’Istmo di Tehuantepec, considerata il secondo santuario più importante della zona per l’arrivo massiccio delle tartarughe olivacee. Anche qui le autorità ambientali messicane mantengono un presidio fisso durante la stagione, per proteggere le nidiate dal bracconaggio e monitorare l’andamento delle deposizioni.
Le arribadas si susseguono più volte l’anno, con picchi che possono contare da poche migliaia fino a centinaia di migliaia di esemplari in pochi giorni. Chi desidera osservare il fenomeno da vicino può farlo attraverso i programmi di ecoturismo attivi in entrambe le zone, spesso gestiti insieme a comunità locali e associazioni per la conservazione. Oltre all’arrivo delle tartarughe adulte, è possibile assistere anche al momento, altrettanto emozionante, del rilascio dei piccoli verso il mare.
Ufficio Stampa - Gobierno de MexicoLe tartarughe arrivate sulla spiaggia La Escobilla in Messico
La località più conosciuta per vivere questa esperienza è Mazunte, poco distante da La Escobilla, dove il Centro Mexicano de la Tortuga organizza da anni percorsi guidati di educazione ambientale e rilasci aperti al pubblico. Anche la vicina spiaggia di Ventanilla, gestita da una cooperativa locale, propone momenti simili, così come altre zone della costa di Oaxaca dove diversi campi di protezione tengono sotto controllo i nidi fino alla schiusa.
Non stupisce che, negli ultimi anni, sia nata anche un’offerta ricettiva pensata apposta per questo tipo di turismo. Lungo le coste messicane più legate alla nidificazione delle tartarughe sono comparsi hotel di fascia alta con un occhio di riguardo per la conservazione marina, dotati di zone di nidificazione protette, veri e propri centri di incubazione interni e politiche di illuminazione notturna ridotta per non disorientare gli animali durante le fasi più delicate.
Ci sono strade e tragitti che, percorsi in bicicletta, si trasformano in un viaggio emozionante dentro il paesaggio: ogni curva apre una nuova prospettiva, ogni salita svela un panorama e anche i luoghi più conosciuti sembrano assumere un volto diverso. Non è un caso che il cicloturismo stia vivendo una fase di forte crescita: basti pensare che, secondo i dati riportati da Euronews, le ricerche su Google per “cycling holiday” sono aumentate del 292%.
Se abitate a Torino o dintorni, c’è una nuova ragione per guardare con attenzione alle partenze dall’aeroporto del capoluogo piemontese. Wizz Air inaugura oggi la sua nuova base operativa al Torino Airport, la settima della compagnia in Italia, con il primo Airbus A321neo già operativo e un secondo aeromobile in arrivo dal 25 ottobre 2026. Una novità che porta con sé nuove rotte, più frequenze e soprattutto nuove possibilità per organizzare un viaggio direttamente dal Piemonte, dove spesso i viaggiatori erano costretti a virare sulla vicina Lombardia.
Per celebrare l’apertura, Wizz Air ha lanciato una promozione valida il 14 e 15 settembre 2026: il 15% di sconto è applicato su voli selezionati da e per Torino, per viaggi effettuati tra il 21 settembre e il 10 dicembre 2026. Il network torinese raggiunge così 23 rotte verso 10 Paesi, con un’offerta che comprende grandi capitali, città spagnole, destinazioni italiane e mete per una vacanza al sole. Tra le nuove rotte ce ne sono alcune piuttosto interessanti per un weekend d’autunno e tre, in particolare, meritano di finire subito nella lista dei prossimi viaggi.
Le nuove rotte Wizz Air a Torino
L’apertura della base rappresenta un investimento importante per Wizz Air sul territorio piemontese. Il primo aereo basato a Torino è operativo dal 14 settembre, mentre il secondo entrerà in servizio il 25 ottobre. La compagnia prevede complessivamente circa 1,3 milioni di posti in vendita da Torino nel corso del 2026 e stima la creazione di 80 nuovi posti di lavoro diretti e circa 700 indiretti. La novità principale per chi viaggia, come già detto, è però l’ampliamento del network. Le nuove rotte comprendono Barcellona, Bilbao, Lamezia Terme, Madrid, Malaga, Napoli, Roma Fiumicino, Sharm el-Sheikh, Suceava e Valencia. A queste si aggiungeranno inoltre, dal gennaio 2027, le rotte invernali verso Breslavia, Danzica, Katowice e Praga.
La promozione inaugurale arriva quindi nel momento giusto per programmare un viaggio nei prossimi mesi. Il 15% di sconto sui voli selezionati è disponibile soltanto il 14 e 15 settembre e riguarda partenze comprese tra il 21 settembre e il 10 dicembre 2026. Le condizioni e la disponibilità possono variare in base al volo scelto.
Bilbao, Malaga e Sharm el-Sheikh: 3 nuove mete da Torino
Bilbao è la scelta giusta per chi cerca una città europea meno scontata. La nuova rotta Wizz Air permette di raggiungere i Paesi Baschi e scoprire il Guggenheim, il Casco Viejo e la celebre tradizione dei pintxos, in un periodo dell’anno ideale per visitare la città senza l’affollamento dell’alta stagione.
Malaga porta invece sulla Costa del Sol, dove anche nei mesi autunnali si può contare su temperature piacevoli e un’atmosfera ancora mediterranea. Il centro storico, l’Alcazaba, il Museo Picasso e il lungomare rendono la città adatta sia a un weekend culturale sia a una pausa al caldo. La nuova rotta da Torino sarà operativa dal 26 ottobre.
Sharm el-Sheikh cambia completamente scenario: la nuova rotta, attiva dal 27 ottobre, porta direttamente sul Mar Rosso, tra spiagge, resort e fondali particolarmente apprezzati dagli amanti dello snorkeling e delle immersioni. Una delle opzioni più interessanti per chi vuole trasformare un viaggio autunnale in una fuga verso temperature estive.
L’autunno visto dal finestrino? Un trend in crescita che incanta tutti e proprio per questo oggi vogliamo svelarvi quali sono i migliori treni del foliage dell’autunno 2026, alcuni partono dall’Italia altri viaggiano in Europa e ce ne sono anche di molto lontani. Nell’autunno 2026 si può scegliere tra carrozze storiche, locomotive a vapore, ferrovie di montagna, piccoli trenini a scartamento ridotto e grandi convogli panoramici. Alcuni attraversano l’Italia più appartata, altri salgono sulle Alpi svizzere o si infilano tra le foreste del Giappone.
Il Giappone non regala emozioni soltanto in primavera, quando la fioritura dei ciliegi trasforma parchi e giardini in scenari da fiaba. Anche l’autunno dona il suo grande spettacolo di rosso, arancio, oro e atmosfere sospese: è il Momijigari, l’antica tradizione giapponese dedicata alla contemplazione del foliage.
Il periodo di solito associato al foliage va da ottobre a novembre, anche se le tempistiche cambiano in base alla latitudine e all’altitudine: proprio seguendo tale progressione dei colori è possibile costruire un suggestivo viaggio lungo il Paese del Sol Levante e incontrare l’autunno in luoghi diversi, anche più volte durante lo stesso itinerario.
Cos’è il Momijigari e perché è una tradizione così importante
La parola Momijigari si traduce come “caccia alle foglie rosse” e identifica la pratica di andare alla ricerca dei paesaggi autunnali, soprattutto quelli caratterizzati dalle foglie degli aceri: il termine richiama infatti il momiji, l’acero dalle intense tonalità autunnali, ma l’esperienza comprende anche il foliage degli alberi di ginkgo, che danno vita a scenari altrettanto favolosi con le loro sfumature dorate.
Le sue origini risalgono al periodo Heian, tra il 794 e il 1195. In quell’epoca il Momijigari era soprattutto una pratica dell’aristocrazia: nobili e poeti si ritrovavano nei giardini e nei rifugi di montagna per ammirare il mutare della natura. La contemplazione delle foglie diventava così un’occasione per dedicarsi alla poesia e alla riflessione sulla transitorietà dell’esistenza, un tema legato all’estetica giapponese.
Con il passare dei secoli il Momijigari si è trasformato in una tradizione popolare ma ha mantenuto il suo significato più profondo. Come l’hanami accompagna la primavera con la contemplazione dei ciliegi in fiore, il foliage scandisce l’autunno ricordando quanto la bellezza possa essere intensa proprio perché destinata a cambiare.
Quando vedere il foliage in Giappone
In generale, il periodo migliore si colloca tra fine ottobre e inizio dicembre, ma già alla fine di settembre l’autunno può fare la sua comparsa nelle aree settentrionali e montane.
In Hokkaido, per esempio, i colori arrivano prima, già dalla fine di settembre nei parchi e nelle zone montane. A Sapporo il momento più suggestivo si concentra invece tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre.
Scendendo verso il centro del Paese, località come Nikko e le Alpi giapponesi possono raggiungere il loro momento migliore già da metà ottobre. A Tokyo, invece, il foliage urbano tende a raggiungere il culmine tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, e regala il particolare contrasto tra i colori autunnali, i parchi storici e il paesaggio della metropoli.
Novembre è anche un mese ideale per ammirare i colori di Hakone e della regione dei Cinque Laghi, con il Monte Fuji a fare da sfondo. Nel Kansai, tra Kyoto, Osaka e Nara, lo spettacolo arriva di solito dalla metà di novembre, mentre più a sud, verso Hiroshima e Kyushu, le foglie possono tingersi più tardi, arrivando anche all’inizio di dicembre: a Fukuoka, in particolare, il foliage può proseguire fino a dicembre inoltrato.
iStockTutta la magia del foliage autunnale a Tokyo
Dal nord a Kyoto, il foliage segue il viaggio
La magia del foliage rende l’autunno una stagione davvero interessante per organizzare un itinerario in Giappone: programmando gli spostamenti in base alle varie tempistiche potrete infatti seguire idealmente il movimento dei colori e incontrare il foliage in più tappe.
Tra le mete più celebri spicca senza dubbio Kyoto, dove il rosso degli aceri si inserisce in un paesaggio impreziosito da templi e giardini: qui l’esperienza può prevedere l’accesso a luoghi che richiedono un biglietto d’ingresso, mentre nei parchi pubblici la visita è di solito gratuita.
Il Momijigari resta infatti un’esperienza accessibile, ma richiede una buona pianificazione. Conoscere la progressione stagionale è fondamentale per aumentare le possibilità di incontrare le foglie nel loro momento migliore e trasformare un viaggio autunnale in un percorso al cospetto di alcuni dei paesaggi giapponesi più suggestivi.
Il paesaggio della Costa Azzurra è fatto di luce mediterranea e orizzonti aperti, ma c’è un punto in cui quasi sembra di intraprendere un viaggio completamente diverso. Da queste parti, infatti, la strada D28 prende quota verso l’interno e, poco alla volta, il panorama si stringe, la vegetazione lascia spazio alla roccia, mentre il cielo si incastra tra pareti sempre più alte. Sono le Gole del Cians, uno degli scenari più particolari dell’entroterra di Nizza, nel territorio delle Alpi Marittime.
Il loro elemento distintivo salta subito agli occhi: la roccia assume tonalità rosso intenso, bruno e ramato, creando un contrasto quasi finto con il verde della montagna e con il cielo limpido. A scavare questo spettacolare corridoio naturale è stato il Cians, piccolo torrente alpino che percorre circa 25 km prima di gettarsi nel fiume Var.
Il primo ricordo che ci si porta a casa dalla Gola Sigmund Thun è spesso un suono. Sì, perché prima ancora di distinguere bene le pareti di roccia, arriva il fragore della Kapruner Ache, il torrente che l’attraversa con una forza impressionante. L’acqua scende dalle montagne e dai ghiacciai dell’alta valle di Kaprun, si infila tra le rocce e precipita in una successione di rapide, cascate, vortici e pozze.
Sigmund Thun Klamm è il nome tedesco di questa stretta forra alpina, una delle attrazioni naturali più particolari dei questa zona del Salisburghese. Un tratto lascia filtrare la luce tra gli alberi, quello successivo si stringe tra alte pareti rocciose. La Kapruner Ache appare a tratti come un nastro bianco e schiumoso, poi torna a raccogliersi in piccole conche verde-bluastre. In primavera il torrente aumenta la propria portata grazie alla fusione della neve sulle montagne e la sua azione sulla pietra diventa ancora più evidente.
La particolarità della Sigmund Thun sta proprio nella sua natura dinamica: l’acqua ha levigato superfici, approfondito cavità e modellato nuovi piccoli bacini. Parliamo perciò di un ambiente ancora sottoposto alla forza degli elementi.
Origine e formazione della Sigmund Thun Klamm
Migliaia di anni fa grandi masse glaciali ricoprivano la valle di Kaprun, in Austria. Il successivo ritiro dei ghiacci ha lasciato spazio all’azione dei corsi d’acqua, tra cui la Kapruner Ache, che ha continuato a incidere la roccia lungo il proprio percorso. Il risultato è una stretta incisione naturale lunga 320 metri, con pareti modellate dall’erosione e un dislivello che rende particolarmente spettacolare il passaggio dell’acqua.
La gola, però, custodisce anche una storia umana molto più antica del turismo alpino: il vicino Bürgkogel, altura situata nella parte terminale della valle di Kaprun, fu frequentato già circa 4.000 anni fa, durante l’età del Bronzo. La presenza di giacimenti di rame nella regione attirò le prime comunità, interessate alle risorse minerarie della zona.
Secoli più tardi il rilievo assunse anche una funzione difensiva. Sul Bürgkogel sono state infatti individuate strutture fortificate di epoca celtica e, successivamente, resti di fortificazioni tardoantiche. Nel Medioevo venne costruita una fortezza, considerata un precedente dell’attuale Castello di Kaprun.
Per centinaia d’anni il patrimonio forestale rappresentò una risorsa fondamentale e la Gola Sigmund Thun fu utilizzata per la fluitazione del legname. Alcuni segni incisi nella roccia e figure accompagnate da numerazioni annuali sono collegati proprio al lavoro degli uomini impegnati nel trasporto del legname.
Il turismo arrivò molto più tardi grazie a Nikolaus Gaßner, che ricevette l’incarico di realizzare una strada tra Zell am See e Mooserboden. La valle cominciò così a diventare una destinazione per viaggiatori attratti dall’ambiente alpino. Nel 1893 Gaßner fece costruire una passerella lignea all’interno della gola, rendendola accessibile ai visitatori. Il nome Sigmund Thun, invece, deriva da Sigmund Conte von Thun, governatore del Salisburghese dell’epoca, rimasto profondamente colpito dalla potenza del torrente durante una visita.
La gola fu dichiarata monumento naturale nel 1934. Quattro anni più tardi la passerella venne abbandonata a causa dei lavori legati allo sfruttamento idroelettrico della valle. La storia della Sigmund Thun Klamm sembrava destinata a interrompersi, ma la sua vocazione turistica sarebbe tornata qualche decennio dopo.
Nel 1991 l’associazione VSF-Kaprun decise di ricostruire il percorso lungo il tracciato storico. I lavori iniziarono nella primavera del 1992 e già nell’agosto dello stesso anno tornò ad accogliere i visitatori.
La visita alla gola tra passerelle, cascate e il Klammsee
La visita segue una passerella di legno appositamente costruita tra le pareti della forra. Scale e ponti permettono di avanzare sopra la Kapruner Ache, con punti panoramici molto ravvicinati al torrente. La lunghezza complessiva del tratto all’interno della gola è di circa 320 metri e il passaggio richiede indicativamente 20-30 minuti (soste non comprese).
Il terreno presenta gradini e passaggi in legno, quindi servono scarpe adatte. Il momento migliore della visita dipende molto dall’atmosfera che cercate: al mattino può offrire maggiore tranquillità e il contrasto tra la luce esterna e le zone più ombrose risulta particolarmente suggestivo. In estate vengono organizzate anche visite serali con illuminazione scenografica.
iStockLa Sigmund Thun Klamm illuminata
La gola resta invece chiusa durante l’inverno per motivi di sicurezza. Al termine della forra, la strettoia lascia spazio al Klammsee, un bacino dalle acque limpide situato nella parte superiore del canyon.
Una breve passeggiata permette di compiere il giro del Klammsee attraverso un itinerario con pannelli dedicati alla flora e alla fauna della zona. Per una pausa ci sono aree per sedersi e spazi dedicati alle famiglie.
Chi vuole proseguire oltre la gola può prendere in considerazione il Bürgkogelsteig, itinerario escursionistico che collega l’area della Sigmund Thun Klamm al Bürgkogel e al paesaggio della valle. Si tratta di un tragitto più impegnativo rispetto alla semplice visita della forra e necessita di scarpe da trekking e una certa esperienza in montagna.
Per aggiungere una componente storica alla giornata, merita attenzione anche il Kaprun Museum, allestito all’interno di una fattoria di circa 400 anni. La struttura permette di conoscere meglio la storia del paese e della valle, completando il racconto iniziato nella gola e sul Bürgkogel.
Dove si trova e come arrivare
La Sigmund Thun Klamm si trova a Kaprun, nel Land di Salisburgo, nell’Austria occidentale. La località appartiene alla regione del Pinzgau e sorge nei pressi dell’area montana degli Alti Tauri. In automobile, da Zell am See si segue la strada B168 in direzione Kaprun. Una volta raggiunto il paese, bisogna proseguire lungo la Kesselfallstraße.
Chi viaggia con i mezzi pubblici può utilizzare la linea regionale 660, che connette Zell am See e Kaprun. La fermata indicata per raggiungere la gola è Tauernplatz. Da lì occorrono circa 10-15 minuti a piedi per arrivare all’ingresso. Una visita alla Sigmund Thun Klamm richiede poco tempo, ma lascia una sensazione molto più lunga della durata effettiva del percorso: la gola concentra in appena 320 metri acqua, roccia, memoria storica e paesaggio alpino.
Tra le affascinanti vette delle Alpi Giulie slovene, per la precisione poco sopra il Lago di Bohinj, l’acqua ha scritto una storia lunga migliaia di anni sulla pietra. Il risultato è la Gola di Mostnica, una stretta incisione calcarea lunga circa 2 km, inserita nel territorio del Parco nazionale del Triglav. Qui il fiume Mostnica scorre tra pareti chiare, rapide, piccole cascate e cavità perfettamente arrotondate, alcune profonde diversi metri. Nei passaggi più angusti la roccia lascia appena lo spazio per il sentiero e per il corso d’acqua.
La prima sorpresa arriva già a Stara Fužina, villaggio alpino tradizionale considerato uno degli insediamenti meglio conservati della Valle di Bohinj. Le case in pietra e legno, i fienili a doppia struttura (chiamati toplarji) e le tracce dell’antica cultura siderurgica raccontano una comunità abituata da secoli a vivere tra boschi, pascoli e montagne. Da questo scenario quotidiano parte un itinerario che cambia volto in pochi minuti.
Prima il paesaggio si stringe, poi il rumore dell’acqua diventa protagonista mentre la luce filtra tra gli alberi. E il Mostnica, dal canto suo, si mostra a tratti verde smeraldo, a tratti quasi turchese. Poi la gola si apre e lascia spazio alla Valle di Voje, un ampio anfiteatro glaciale circondato dalle montagne. In fondo attende una cascata alta circa 21 metri.
Origine, formazione e leggende della Gola di Mostnica
La forma attuale della valle nasce dall’incontro di fenomeni geologici molto diversi. La parte centrale del territorio fu interessata da movimenti tettonici, mentre successivamente il ghiacciaio di Bohinj contribuì ad approfondire il fondovalle. Durante le fasi di fusione glaciale, tra circa 15.000 e 10.000 anni fa, la quantità d’acqua aumentò enormemente. Il Mostnica acquistò così una forza erosiva sufficiente a incidere ulteriormente il substrato calcareo.
Il fiume ha avuto un alleato altrettanto importante, costituito dai frammenti di roccia trasportati dalla corrente. Sabbia, ghiaia e piccoli ciottoli vengono trascinati dall’acqua e, nei punti caratterizzati da vortici, ruotano sul fondo. Il movimento ripetuto ha scavato le caratteristiche korita, grandi conche circolari che ricordano vasche naturali.
Nel tratto più profondo, presso il Ponte del Diavolo, le pareti raggiungono circa 20 metri. In alcuni punti la gola si restringe fino ad approssimativamente 1 metro, creando uno dei passaggi più suggestivi dell’intero itinerario. Tra le forme più curiose compare lo Slonček, il “Piccolo Elefante”, una cavità naturale nella roccia che ricorda la testa e la proboscide di un elefante.
Anche il Ponte del Diavolo, o Hudičev most, appartiene alla storia locale. La struttura in pietra, caratterizzata da un’unica arcata, attraversa la gola sopra il punto più profondo. La sua funzione, però, era tutt’altro che ornamentale: il ponte permetteva di abbreviare il trasporto del minerale di ferro e del carbone di legna provenienti dalle zone montane verso gli impianti siderurgici della valle.
Il nome ha invece alimentato una leggenda molto più fantasiosa. Secondo il racconto popolare, gli abitanti tentavano inutilmente di costruire una struttura sul torrente, ma durante la notte il lavoro veniva distrutto. Qualcuno propose allora di affidare l’impresa al Diavolo, il quale accettò in cambio dell’anima della prima persona, o creatura, che avrebbe attraversato il ponte.
Un contadino escogitò un inganno: portò con sé il proprio cane e un grosso osso, poi gettò quest’ultimo oltre il ponte. L’animale corse a recuperarlo e il Diavolo si ritrovò con l’anima del cane invece di quella del padrone. Furioso, sempre stando alla tradizione, agitò la coda con tale violenza da abbattere parte della recinzione.
La visita alla gola e la valle di Voje
L’itinerario classico parte da Stara Fužina e raggiunge il Ponte del Diavolo. Da questo punto il sentiero entra nel bosco e segue il Mostnica verso monte. Il percorso nella gola richiede circa 1 ora all’andata, con tempi variabili in base alle soste, mentre per tornare al paese serve più o meno 1 ora e mezza.
Il sentiero alterna tratti boscosi, passaggi rocciosi, piccoli ponti e sezioni vicine al corso d’acqua. La presenza di ponticelli è significativa anche dal punto di vista storico, visto che proprio questi attraversamenti avrebbero dato origine al nome Mostnica, collegato al termine sloveno most, “ponte”.
La parte più spettacolare arriva nei pressi delle strettoie. Acqua limpida, pareti calcaree modellate dai vortici e pozze profonde formano un paesaggio emozionante, ma senza scenografie costruite dall’uomo. Lo Slonček è il dettaglio più curioso, mentre il Ponte del Diavolo offre la vista più vertiginosa sulla gola.
Superata l’incisione rocciosa, la Planina Voje si apre davanti al visitatore con prati alpini e pascoli a poco più di 700 metri di quota. La valle presenta il classico profilo a U prodotto dall’azione glaciale. Il terreno conserva inoltre importanti depositi di morena, materiale roccioso lasciato dal ghiacciaio durante il suo ritiro.
Presso la Koča na Vojah, rifugio alpino con terrazza estiva, si può fare una pausa prima di proseguire verso la cascata. Il percorso completo fino alla parte terminale della valle richiede maggiore resistenza, pur mantenendo una difficoltà tecnica generalmente moderata.
La meta finale è la Cascata di Mostnica, alta circa 21 metri e conosciuta anche con i nomi di Cascata di Voje o Cascata Šum. In primavera e dopo le precipitazioni la portata aumenta e il salto assume un aspetto particolarmente potente. L’itinerario completo può richiedere circa 3-4 ore, comprese le pause. Per la sola gola basta una mezza giornata molto più breve.
iStockLa bella Cascata di Mostnica
Il sentiero risulta adatto anche a famiglie con bambini abituati alle escursioni. Intorno ai 5 anni molti riescono a percorrere autonomamente il tratto della gola, mentre il raggiungimento della cascata richiede maggiore energia.
Dove si trova e come arrivare
La Gola di Mostnica si trova presso Stara Fužina, nella Valle di Bohinj, all’interno del Parco nazionale del Triglav, nel nord-ovest della Slovenia. Il Lago di Bohinj rappresenta il riferimento geografico più immediato. Da Ribčev Laz, il principale centro sulle rive del lago, Stara Fužina dista circa 5 minuti in automobile oppure quasi 45 minuti a piedi.
In auto conviene raggiungere Stara Fužina e utilizzare gli spazi di parcheggio indicati. Durante l’alta stagione i posti disponibili possono esaurirsi rapidamente, quindi una partenza mattutina rende la visita molto più semplice. Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere la zona con gli autobus diretti verso Bohinj e Stara Fužina, verificando in anticipo gli orari di ritorno, soprattutto per il percorso completo nella Valle di Voje.
Dal paese i cartelli con l’indicazione Korita Mostnice conducono verso il Ponte del Diavolo. Un’altra possibilità parte dalla chiesa di San Paolo, mentre dal centro del villaggio si può passare nei pressi della tenuta Zois. Esiste inoltre una strada che raggiunge la Valle di Voje senza attraversare la gola e senza pagamento del biglietto, soluzione utile soltanto per chi vuole raggiungere la parte alta evitando il tratto più caratteristico.
Chi ama viaggi, avventura e adrenalina spesso va alla ricerca delle esperienze più spettacolari del mondo. Ci sono i celebri ponti sospesi del Tibet, le passerelle vertiginose dell’Himalaya e i grandi camminamenti sospesi costruiti tra montagne e gole. Eppure, per vivere un’esperienza decisamente più vicina all’Italia, non è necessario spingersi fino all’Asia.
Nel cuore delle Alpi svizzere, infatti, c’è un ponte che sembra uscito da un film d’avventura: è lungo quasi 500 metri, largo appena 65 centimetri e attraversa una gola a 85 metri di altezza. Si trova sopra Randa, nel Vallese, e offre un percorso sospeso nel vuoto con le montagne svizzere tutto intorno.
Il ponte tibetano sospeso a 85 metri di altezza
Il posto incredibile che vi presentiamo oggi si chiama Charles Kuonen Suspension Bridge ed è una delle attrazioni più spettacolari delle Alpi. La struttura misura precisamente 494 metri di lunghezza e raggiunge nel punto più alto gli 85 metri sopra la gola del Grabengufer. La larghezza della passerella è di soli 65 centimetri: abbastanza per attraversarla, ma decisamente poco quando sotto i piedi si apre il panorama della valle.
iStockIl ponte Charles Kuonen visto da vicino
La struttura è realizzata con cavi d’acciaio e una griglia metallica trasparente, una caratteristica che rende l’esperienza ancora più adrenalinica: durante la camminata è infatti possibile vedere direttamente verso il basso. Nonostante l’aspetto sottile e quasi sospeso nel nulla, il ponte è progettato per essere stabile e i suoi cavi portanti hanno un diametro di 53 millimetri e un peso complessivo di circa 8 tonnellate.
Attraversarlo richiede circa dieci minuti, ma il tempo può sembrare molto più lungo a chi soffre di vertigini. Dalla passerella si aprono viste sul Weisshorn e sulle montagne della Mattertal, trasformando quella che potrebbe sembrare soltanto una prova di coraggio in un vero itinerario panoramico. Il ponte è stato inaugurato nel 2017 per sostituire il precedente Europabrücke, danneggiato da una frana. È parte dell’Europaweg, il celebre sentiero d’alta quota che collega Grächen e Zermatt attraverso le montagne del Vallese.
Dove si trova e come raggiungerlo
La Charles Kuonen Suspension Bridge si trova a Randa, nel Canton Vallese, in Svizzera, non lontano da Zermatt. Il ponte non è raggiungibile direttamente in automobile: per arrivarci bisogna affrontare un’escursione in montagna.
Il punto di partenza più semplice è la stazione ferroviaria di Randa. Da qui il percorso segue le indicazioni per l’Europahütte e per il ponte sospeso, attraversando boschi di larici e salendo verso la passerella. Dal paese servono indicativamente 2-2 ore e mezza di cammino secondo le informazioni turistiche ufficiali. Per chi preferisce un itinerario ad anello esiste un percorso di circa 8,6 chilometri, con quasi 1.000 metri di dislivello e una durata indicativa di quattro ore.
L’accesso al ponte è gratuito e, secondo le informazioni turistiche aggiornate, la struttura è normalmente accessibile da maggio a ottobre. Nel 2026 il Comune di Randa segnala inoltre che il ponte è aperto, mentre alcuni tratti dell’Europaweg risultano interessati da chiusure e deviazioni: prima di partire è quindi importante verificare le condizioni aggiornate del sentiero.
Ottobre porta con sé zucche, foglie che scricchiolano sotto i piedi e la voglia irrefrenabile di un weekend da brivido. E se il brivido, oltre che nell’aria, lo trovi anche nel prezzo del biglietto aereo, ancora meglio. Wizz Air ha lanciato una promo flash valida solo oggi, 8 settembre, con sconti fino al 15% su una selezione di voli per viaggiare tra il 1° ottobre e il 10 dicembre 2026.
Il tempismo è perfetto per un Halloween diverso dal solito: niente feste in maschera, ma vicoli acciottolati, guglie gotiche e leggende che si respirano a ogni angolo. Ecco tre mete d’Europa dove il gotico è di casa.
Da Bologna a Bucarest
Si parte da qui, dal Paese che più di ogni altro incarna il mito gotico d’Europa: la Romania. Da Bologna potete volare a Bucarest con biglietti a partire da 34 euro e visitare il centro storico, tra palazzi Belle Époque e scorci dell’era comunista. Il vero motivo, però, per cui la città apre questa lista è la sua porta d’accesso ai Carpazi.
In un’ora e mezza di auto, o partecipando a un tour organizzato dalla capitale, si arriva al Castello di Bran, la fortezza che la leggenda ha legato per sempre a Dracula. E quest’anno il castello si è superato: dal 24 al 30 ottobre, oltre alla domenica 1° novembre 2026, ospita l’evento annuale di Halloween ispirato alla leggenda del Conte Dracula, con tour serali tra corridoi in penombra, effetti speciali e persino una festa in maschera nel parco reale per chi vuole spingersi oltre il semplice giro turistico.
Da Roma Fiumicino a Cluj-Napoca
Restiamo in Transilvania, dove è possibile raggiungere la meno scontata Cluj-Napoca con voli da Roma Fiumicino a partire da 45 euro. Qui, in Piața Unirii, si staglia la Chiesa di San Michele: costruita a partire dal 1316, con la sua torre neogotica di 80 metri, è considerata tra le chiese gotiche più imponenti della Romania, seconda per dimensioni solo alla Chiesa Nera di Brașov.
Attorno, il centro storico conserva l’anima medievale della città, tra palazzi barocchi, cortili nascosti e vicoli che invitano a perdersi senza fretta. È qui che il gotico smette di essere solo scenografia da leggenda e diventa storia vera, scolpita nella pietra da sette secoli. Cluj-Napoca è anche un ottimo punto di partenza per chi vuole spingersi oltre, verso i castelli e i borghi fortificati della Transilvania più profonda.
Da Milano Malpensa a Londra
Se esiste una capitale europea del gotico, questa è Londra, raggiungibile da Milano Malpensa con voli a partire da 46 euro. Le guglie di Westminster Abbey bastano a ricordarlo, ma il cuore davvero oscuro della città si trova a nord, tra i viali di Highgate Cemetery: angeli di pietra inghiottiti dall’edera, cripte vittoriane e la leggenda ottocentesca del “vampiro di Highgate” ne fanno uno dei luoghi più gotici di tutta la città.
Per chi ad Halloween vuole spingersi oltre la semplice passeggiata, è possibile partecipare a diversi tour tematici come i Jack the Ripper Ghost Walks, che ripercorrono di sera i vicoli di Whitechapel sulle tracce del più famigerato assassino della storia londinese, tra teorie mai risolte e atmosfere da fine Ottocento.
Il borgo di Chulilla si presenta agli occhi del viaggiatore con le sue case bianche che salgono lungo il pendio, il castello che domina dall’alto e poco più in basso il fiume Turia che ha scavato una profonda gola tra pareti calcaree che arrivano a superare gli 80 metri. Del resto ci troviamo nella provincia di Valencia, in un ambiente selvaggio frequentato da escursionisti e appassionati di arrampicata.
Il rapporto tra paese e natura rappresenta la vera particolarità del luogo. Il borgo merita una visita non soltanto per il suo centro storico, ma anche per il territorio circostante che aggiunge una dimensione completamente diversa. Bastano pochi passi dal nucleo abitato per trovarsi davanti a pareti verticali, gole profonde e acque dalle tonalità intense.
Cosa vedere a Chulilla
Prima ancora di scegliere un sentiero, vale la pena osservare Chulilla dall’interno. La sua architettura racconta una storia fatta di pendii, fortificazioni e vita quotidiana, mentre i punti panoramici rivelano la forza con cui il Turia ha modellato la montagna.
Il castello di Chulilla
In cima al paese si trovano i resti del castello, una fortificazione legata alla presenza musulmana nella zona. La posizione elevata aveva una funzione strategica evidente e oggi regala una delle viste più ampie sul territorio.
Dalla fortezza lo sguardo segue la curva del fiume e raggiunge il canyon sottostante. Le pareti rocciose appaiono particolarmente imponenti da lassù e aiutano a comprendere la conformazione geografica del villaggio stesso.
Il centro storico
Scendendo dalla zona del castello, Chulilla rivela il suo volto più raccolto: vicoli stretti, case dalle facciate bianche e strade in salita formano un tessuto urbano tipicamente mediterraneo.
La struttura del paese segue la pendenza del terreno e crea scorci improvvisi sul canyon. Una passeggiata tra le strade permette di cogliere particolari che dall’esterno rischiano di sfuggire, dalle facciate semplici alle piccole piazze che interrompono il percorso.
Chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de los Ángeles
Nel centro storico si fa notare la chiesa parrocchiale di Nuestra Señora de los Ángeles, edificio religioso risalente al XVIII secolo.
La sua presenza aggiunge un elemento architettonico di rilievo all’interno del borgo medievale. Dopo il paesaggio dominato dalla fortezza e dalle rocce, la chiesa offre un altro punto di lettura della storia locale, legato alla vita religiosa della comunità.
La Peñeta è uno dei punti panoramici più interessanti del paese. Si tratta di una formazione naturale da cui lo sguardo si apre verso il corso del Turia e le profonde gole che circondano Chulilla.
Il panorama rende immediatamente comprensibile la ragione per cui questa località richiama tanti appassionati di attività all’aria aperta. Le pareti della gola, infatti, sono diventate una palestra naturale per gli arrampicatori.
Cappella di San José o San Josepe
Tra le strade del paese compare anche la cappella di San José, conosciuta pure con il nome di San Josepe. L’edificio risale al XVII secolo e appartiene alla parte più antica del patrimonio religioso locale.
La visita permette di alternare la scoperta degli edifici principali a scorci più discreti del centro, seguendo un percorso che sale e scende tra le case.
La Ermita
La zona conosciuta con il nome di La Ermita regala un altro punto privilegiato per osservare Chulilla dall’esterno. Il paese appare raccolto sul pendio, mentre alle sue spalle si apre il paesaggio roccioso del Turia.
È uno di quei punti utili per fermarsi qualche minuto e osservare la particolare posizione geografica dell’abitato, stretto tra la montagna e la gola.
Charco Azul
Tra le immagini più suggestive di Chulilla c’è quella del Charco Azul, una piscina naturale del Turia racchiusa tra alte pareti rocciose.
L’acqua assume tonalità intense e il contrasto con la pietra rende il luogo particolarmente scenografico. Durante la stagione calda il Charco Azul diventa anche una meta per chi desidera fare il bagno, dopo aver raggiunto la zona attraverso i sentieri del territorio.
iStockL’incredibile Charco Azul
Cosa fare a Chulilla
La dimensione all’aria aperta rappresenta il lato più sorprendente di questa pittoresca località della Spagna. Qui il paesaggio invita a lasciare per qualche ora le strade del centro e seguire il corso del Turia, tra gole profonde e pareti frequentate dagli arrampicatori.
Percorrere la Ruta de los Puentes Colgantes: conosciuta anche con il nome popolare di percorso Pantanero, significa attraversare l’ambiente naturale del canyon del Turia lungo un itinerario di circa 6 km.
Attraversare i ponti tra le gole: regala una prospettiva particolare sulle pareti rocciose e sul corso del fiume, con alcuni passaggi costruiti proprio per superare i tratti più impervi.
Raggiungere il Charco Azul: escursione e pausa nella natura, con la possibilità di fare il bagno durante i mesi più caldi.
Osservare gli arrampicatori sulle pareti del canyon: aggiunge un elemento dinamico al paesaggio. Le pareti alte oltre 80 metri attirano infatti appassionati di questa disciplina.
Chulilla si trova nella provincia di Valencia, all’interno della comarca di Los Serranos, a circa 60 km da Valencia stessa. La località occupa una posizione particolare nell’entroterra valenciano, a ridosso del canyon formato dal Turia.
Per raggiungere l’area dei percorsi naturalistici occorre considerare il punto di partenza scelto. La versione più nota della Ruta de los Puentes Colgantes prende avvio all’esterno della diga di Loriguilla e segue il Cañón del Turia per circa 6 km. Altri itinerari partono invece dal centro di Chulilla, permettendo di collegare la visita al paese con l’esplorazione delle gole.
Chi arriva in auto deve considerare con attenzione il parcheggio nei periodi di maggiore affluenza. Durante l’alta stagione i posti disponibili possono riempirsi rapidamente, soprattutto nelle giornate dedicate alle escursioni.
Chulilla richiede quindi una piccola scelta iniziale: il borgo racconta la storia attraverso il castello, le case bianche e gli edifici religiosi; il territorio circostante offre invece una successione di gole, acqua e roccia. Nel giro di poche ore, quindi, si passa dall’atmosfera raccolta di un paese medievale a un canyon imponente, con il Turia che accompagna il percorso e le pareti della montagna che cambiano continuamente prospettiva.
Avete mai pensato di scendere nel sottosuolo per poi ritrovarvi davanti a una ruota panoramica, un campo da minigolf, piste da bowling e persino un lago navigabile in barca? Sembra fantascienza, eppure succede davvero in Romania, nel cuore della Transilvania, all’interno della miniera di sale di Turda.
Qui le antiche gallerie di estrazione sono state infatti trasformate in uno dei luoghi più insoliti d’Europa: un complesso sotterraneo dove la storia mineraria incontra il turismo, il divertimento e il benessere. La parte più spettacolare si trova nella miniera Rudolf, a circa 120 metri di profondità, dove gli enormi spazi scavati nel sale ospitano oggi un vero e proprio parco ricreativo.
Cos’è la miniera di sale di Turda e cosa vedere
La Salina Turda è un’antica miniera di salgemma situata nella città di Turda, nel distretto di Cluj. Le prime attività di sfruttamento del sale risalgono all’epoca romana, mentre l’estrazione è proseguita nei secoli fino alla chiusura della miniera nel Novecento. Dopo essere stata utilizzata per altri scopi, la struttura è stata trasformata in un’attrazione turistica e oggi rappresenta una delle principali destinazioni della Transilvania.
Il cuore della visita oggi è costituito dalle grandi camere sotterranee, ognuna con caratteristiche differenti. La più spettacolare è la miniera Rudolf, l’ultima area della miniera in cui venne estratto il sale. La cavità è profonda 42 metri, larga 50 e lunga 80 e per raggiungerne il cuore è possibile scendere attraverso 172 gradini oppure utilizzare l’ascensore panoramico.
È proprio qui che la miniera cambia volto: a circa 120 metri sotto terra è stato realizzato un piccolo parco divertimenti con ruota panoramica, minigolf, bowling, biliardo, ping pong e un’area giochi per bambini. La ruota panoramica, alta 20 metri, è uno degli elementi più sorprendenti dell’intero complesso e consente di osservare dall’alto l’enorme cavità sotterranea.
Un’altra tappa imperdibile dell’esperienza è la miniera Terezia, dove si trova un lago sotterraneo sul quale è possibile fare un giro in piccole barche. Il bacino si trova a circa 112 metri di profondità e aggiunge un ulteriore elemento scenografico a un ambiente che sembra quasi appartenere a un altro pianeta.
La visita permette inoltre di osservare antiche strutture legate all’estrazione del sale, tra cui la Camera Crivac, e di attraversare ambienti caratterizzati da enormi pareti di salgemma. Nella miniera Rudolf sono presenti anche stalattiti di sale, formatesi nel corso degli anni e arrivate in alcuni punti a circa tre metri di lunghezza.
Dove si trova la Salina Turda e come raggiungerla
La miniera si trova a Turda, nella regione storica della Transilvania, in Romania, nel distretto di Cluj. L’ingresso principale si trova in Aleea Durgăului 7, mentre un secondo accesso è situato in Strada Salinelor 54B. La posizione rende la Salina Turda una tappa strategica anche per chi visita Cluj-Napoca, dato che la città si trova a circa 30 chilometri dalla miniera.
Arrivando in automobile, è possibile raggiungere direttamente Turda e seguire le indicazioni per la Salina Turda; il complesso dispone anche di un’area parcheggio. Per chi non dispone di un’auto, la visita può essere organizzata partendo da Cluj-Napoca attraverso i collegamenti locali e le escursioni organizzate. Il sito ufficiale indica inoltre la linea 17 del trasporto locale tra le opzioni di accesso.
Ha aperto ufficialmente il 1° settembre 2026 RivierAlp, un nuovo cammino transfrontaliero che mette in collegamento Mentone, Sanremo e Imperia con diverse località della provincia di Cuneo. Il percorso nasce utilizzando itinerari già presenti sul territorio, si sviluppa lungo alcune delle storiche vie di collegamento tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime e riporta al centro un sistema di tracciati legato anche alle tradizionali vie del sale.
La rete accompagna i camminatori dalle montagne verso la costa, passando per località come Terme di Valdieri, Trinità di Entracque, Limone Piemonte, Certosa di Pesio, Roccaforte di Mondovì e Ormea. Lungo il cammino, l’itinerario permette di muoversi tra boschi e crinali e di raggiungere borghi, fortificazioni e rifugi godendosi anche escursioni su creste panoramiche.
Una rete di percorsi con un’identità comune
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la necessità di rendere riconoscibile l’intero itinerario, nonostante RivierAlp utilizzi percorsi già presenti sul territorio. Per questo il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo ha installato appositi talloncini segnavia lungo i sentieri intervenendo sulla segnaletica esistente.
A rafforzare l’identità comune sarà anche la cartografia dedicata: è stata infatti completata la stampa della cartina ufficiale del cammino RivierAlp, alla quale si affiancherà nel corso del mese la cartoguida, pensata per fornire informazioni sulle tappe, sui territori attraversati, sui punti di interesse e sui servizi disponibili.
Il passaporto del cammino accompagna il viaggio
Tra gli elementi che caratterizzano l’esperienza di RivierAlp c’è anche il passaporto del cammino, una sorta di diario personale del viaggio, che può essere ritirato gratuitamente presso gli uffici turistici individuati come punti di partenza e porte di accesso all’itinerario.
Sul versante italiano, i passaporti sono disponibili presso gli uffici dell’ATL del Cuneese di Cuneo, Limone Piemonte, Chiusa di Pesio e Ormea, oltre che presso il centro visita Terme Valdieri e l’ufficio turistico di Entracque. Sul versante francese, invece, il passaporto può essere ritirato a Tenda presso il bureau d’information touristique.
Al momento del ritiro viene apposto sul passaporto il timbro identificativo della porta di accesso scelta e, tappa dopo tappa, diventa così una testimonianza concreta del cammino compiuto, dalle montagne fino al Mediterraneo.
Il sistema dei passaporti e dei timbri consentirà inoltre di monitorare i flussi dei camminatori e di comprendere quali siano le diverse porte di ingresso più utilizzate. I dati raccolti potranno fornire informazioni utili per le future attività di sviluppo e promozione di RivierAlp.
iStockRilassante scorcio di Ormea
L’arrivo al Mediterraneo e il cesto del viaggiatore
Il viaggio lungo RivierAlp prevede anche un riconoscimento per chi completa il percorso raggiungendo le località di arrivo indicate a Sanremo, Imperia e Mentone. Ai camminatori che porteranno a termine il viaggio potrà essere consegnato il cesto del viaggiatore, pensato come premio finale e come simbolo dell’esperienza. Il riconoscimento vuole celebrare il raggiungimento del Mediterraneo dopo il percorso attraverso le Alpi Marittime e, allo stesso tempo, raccontare grazie alle eccellenze locali l’identità e la ricchezza dei territori.
Le informazioni sulle tappe, sulle porte di accesso, sul passaporto del cammino e sui servizi disponibili possono essere richieste a Conitours, il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo.
Parte dalla Basilica di San Giacomo di Caltagirone e arriva al Santuario di San Giacomo a Capizzi il Cammino di San Giacomo in Sicilia, un itinerario di circa 130 chilometri che attraversa dieci comuni e tre province e segue una geografia lontana dai percorsi turistici più conosciuti dell’isola. Il tracciato si sviluppa tra antiche ferrovie, regie trazzere, boschi, campi coltivati, strade secondarie, borghi e luoghi di culto, accompagnando il pellegrino dagli Iblei verso i Nebrodi.
Il progetto ha preso forma nel 2021 da un’idea di Totò Trumino, pellegrino e componente della Confraternita di San Jacopo di Compostella, e in cinque anni ha accolto oltre 5mila viaggiatori.
Il punto di partenza e quello di arrivo non sono casuali: Caltagirone e Capizzi sono, infatti, due comunità siciliane con una forte tradizione legata al culto di San Giacomo e custodiscono importanti testimonianze e reliquie dell’Apostolo.
Un cammino che mette al centro il territorio rurale
La novità del progetto promosso dall’assessorato regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea, guidato da Luca Sammartino, consiste soprattutto nello spostamento del baricentro verso il territorio rurale attraversato dal pellegrino.
Lungo il percorso è previsto il coinvolgimento di allevatori, agricoltori, produttori e artigiani, in un progetto che prova a collegare dimensioni spesso raccontate in maniera separata: il pellegrinaggio e l’agricoltura, la fede e il paesaggio, il lavoro e la storia, il borgo e la campagna.
“Il Cammino di San Giacomo può diventare uno straordinario racconto della Sicilia interna e della sua agricoltura“, ha sottolineato il vicepresidente della Regione Siciliana e assessore regionale Luca Sammartino. L’intenzione è fare sì che chi percorre questi territori possa conoscerli grazie ai paesaggi agricoli e alle produzioni che identificano le diverse comunità, dal grano al pane, dai formaggi alla frutta.
Dieci comuni e un paesaggio che cambia
Dalla partenza a Caltagirone, il percorso raggiunge San Michele di Ganzaria, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Aidone, Valguarnera Caropepe, Assoro, Nissoria, Nicosia e Capizzi.
Il territorio restituisce una fotografia della stessa economia rurale siciliana: si incontrano vallate dedicate ai cereali e al foraggio, uliveti e campi di fichidindia tra Nicosia e Nissoria, il paesaggio cerealicolo dell’Ennese e i frutteti della pesca settembrina nella Piana di Dittaino. Nell’area di Assoro compaiono inoltre i terrazzamenti un tempo destinati alla vite, mentre Nissoria porta con sé la tradizione del pane.
Proseguendo verso Capizzi, il paesaggio racconta invece la presenza di allevamenti e pascoli, fino ad arrivare ai prodotti caseari dell’area dei Nebrodi.
credits photo Carlo Arcidiacono - I PRESS, Sala Stampa e ComunicazioneIl Cammino di San Giacomo per scoprire la Sicilia più autentica
Una nuova segnaletica per rendere riconoscibile il percorso
Tra gli interventi più significativi realizzati dal Dipartimento Sviluppo Rurale rientra la nuova segnaletica dell’intero itinerario. Il sistema è stato concepito secondo il linguaggio visivo associato al grande cammino compostellano, gemellato con la Sicilia, con il blu e il giallo, le frecce e i riferimenti destinati ad accompagnare il pellegrino lungo il tragitto.
Il progetto tecnico prevede una rete capillare composta da 317 frecce di conforto, collocate nei passaggi e negli incroci più delicati, e 403 frecce di tappa, con indicazione chilometrica ogni 500 metri. A queste si aggiungono 115 cartelli stradali negli incroci principali e 26 pietre miliari, oltre ai cartelloni dedicati ai punti di sosta e ai luoghi di interesse.
Ogni cartello informativo sarà inoltre dotato di un QR Code con cui sarà possibile accedere a informazioni sul territorio, sui servizi e sull’ospitalità.
Il progetto presentato a Caltagirone
Il nuovo piano di valorizzazione del Cammino di San Giacomo in Sicilia sarà presentato mercoledì 9 settembre alle ore 11, nel Palazzo comunale di Caltagirone, nel Salone di rappresentanza Mario Scelba.
All’appuntamento, insieme all’assessore Luca Sammartino, interverranno il vescovo di Acireale e presidente della Conferenza Episcopale Siciliana, mons. Antonino Raspanti, e i vescovi delle quattro diocesi interessate dal progetto: mons. Calogero Peri per Caltagirone, mons. Rosario Gisana per Piazza Armerina, mons. Giuseppe Schillaci per Nicosia e mons. Guglielmo Giombanco per Patti. Saranno inoltre presenti i sindaci dei Comuni coinvolti.
A essere pignoli, quando si parla di Balcani ci si dovrebbe riferire a quella catena montuosa che divide Bulgaria e Serbia. Da tempo, però, la parola riguarda estensivamente la penisola che dalla Croazia scende giù fino alla Grecia e che ha per margine orientale la Bulgaria e la Turchia europea. È, quindi, una grande area che supera i 500mila chilometri quadrati, abitata da circa 55 milioni di abitanti e caratterizzata da un territorio ricco di storia, ma anche natura selvaggia, poco antropizzata, particolarmente legata al connubio tra rilievi montani e corsi d’acqua.
Dalla Bosnia all’Albania, passando per Montenegro, Croazia e Serbia, si sprecano i luoghi d’acqua dolce che punteggiano la regione, in particolare grandi gole e canyon rocciosi e spettacolari, scavati nel corso dei millenni da fiumi e torrenti. Molti di questi luoghi restano ancora sconosciuti al turismo di massa, e diventano una destinazione ideale per trekking ed escursioni di fine estate lontano dalla folla.
Canyon di Sutjeska, Bosnia
Il Parco Nazionale di Sutjeska è il più antico della Bosnia ed Erzegovina. Istituito a metà degli Anni Sessanta, conserva oggi la foresta di Perućica, una delle ultime foreste vergini d’Europa, con una miriade di alberi secolari, vecchi anche più di 300 anni. Ospita anche il monte Maglic, la vetta più alta del paese con i suoi 2386 metri. Nel parco, il fiume omonimo ha scavato nei secoli una gola vertiginosa: pareti rocciose si innalzano addirittura oltre mille metri sopra il corso d’acqua.
iStockPanorama del Parco della Sutjeska, solcato dal fiume omonimo
Il parco si raggiunge in circa due ore d’auto da Sarajevo e offre diverse possibilità di trekking, ma il percorso da non perdere per gli amanti delle gole e dell’acqua dolce è la camminata verso il punto panoramico di Ugljesin, da cui lo sguardo abbraccia l’intero canyon del fiume Sutjeska, incorniciato dalle montagne dello Zelengora, la spettacolare, selvaggia e poco frequentata catena montuosa al confine con il Montenegro.
Per chi cerca qualcosa di più adrenalinico, il vicino torrente Hrčavka si presta al canyoning tra pozze turchesi e piccole cascate. Il parco custodisce anche un pezzo di storia recente: qui si combatté nel 1943 una delle battaglie più cruente della Seconda guerra mondiale in territorio jugoslavo, ricordata da un monumento imponente a Tjentište, da dove parte anche un bel percorso escursionistico.
Gola dell’Osum, Albania
Dicono che sia il Grand Canyon d’Albania: la Gola dell’Osum si sviluppa per oltre 26 chilometri nei pressi della cittadina di Çorovodë, nel sud del paese. Qui pareti calcaree, che in alcuni tratti sfiorano gli 80 metri di altezza, racchiudono un fiume dalle acque limpidissime, punteggiato di grotte, marmitte e passaggi sotterranei.
È uno dei canyon più accessibili e insieme più spettacolari dei Balcani: se infatti durante la primavera spettacolari cascate d’acqua scendono dalla sommità delle pareti rocciose, in estate la minore portata rende la Gola un vero e proprio canyon da esplorare. Dai belvedere lungo il bordo si può ammirare l’intero sviluppo della gola, mentre chi preferisce un contatto più diretto può scendere fino al fiume per camminare lungo le rive o risalire una parte del suo letto, oppure anche affrontare un’escursione in gommone su rapide tanto belle quanto clementi, alla portata di chiunque, anche senza particolari esperienze di rafting.
Veduta della Gola dell’Osum in Albania
La piccola cittadina di Çorovodë, con la sua atmosfera di paese di provincia, rappresenta la base ideale da cui muovere verso la Gola dell’Osum e nelle vicinanze, come la vicina Berat, città patrimonio UNESCO nota per le sue case ottomane affacciate sul fiume.
Canyon di Mrtvica, Montenegro
Circa 40 chilometri a nord di Podgorica e a 30 da Kolasin sorge uno degli angoli più selvaggi e spettacolari, eppure meno frequentati, del Montenegro: è il canyon di Mrtvica.
Il fiume che gli dà il nome, affluente della Morača, scorre per circa otto chilometri tra rapide, sorgenti e piccole cascate, in un ambiente di vegetazione fitta e acque cristalline.
Il trekking che attraversa il canyon è un percorso lungo di circa sette chilometri, da percorrere senza fretta per godere della bellezza del fiume, con le sue acque smeraldine e turbinanti, e del contesto naturale circostante. Si oltrepassa il Danilov Most, il ponte di Re Danilo, costruito nell’Ottocento in onore della madre del sovrano montenegrino, e si raggiunge poi la Kapija Želja, la Porta dei Desideri, un arco roccioso naturale legato a leggende popolari.
iStockIl Ponte di Re Danilo nel Canyon di Mrtvica
Oltre la Porta, una serie di cascate spettacolari conclude in bellezza la parte più semplicemente visitabile del canyon, che poi si restringe sempre di più, fino a diventare inaccessibile.
Canyon di Holta, Albania
Meno noto rispetto all’Osum, il canyon di Holta si trova nell’Albania centrale, tra le colline di Gramsh, cittadina che secondo la tradizione sarebbe origine della famiglia di Antonio Gramsci.
Il fiume Holta ha scavato in questo tratto una gola stretta e profonda, lunga circa tre chilometri, dove le pareti si innalzano fino a un centinaio di metri sopra l’acqua. È un luogo ammaliante, affascinante ma al tempo stesso che conferisce un certo timore reverenziale, come quello che si deve avere a volte nei confronti dei luoghi naturali.
Ciò che rende speciale questo canyon è la combinazione tra acque fredde di origine alpina e alcune sorgenti termali che sgorgano lungo il percorso. Percorsi di trekking solcano la cima delle pareti rocciose che fanno da contorno alla gola, ma c’è anche la possibilità di praticare canyoning con una visita guidata che permette di esplorare il canyon camminando nel letto del fiume, tra pozze turchesi, formazioni rocciose e sorgenti termali.
Canyon del Krupa, Croazia
Il Canyon del Krupa è una spettacolare gola carsica che si trova nel nord della Dalmazia, in Croazia. È stata scavata nel corso dei millenni dal fiume Krupa, per l’appunto: un corso d’acqua verde smeraldo, principale affluente del fiume Zrmanja.
Lungo appena una ventina di chilometri, ha comunque generato nel tempo diciannove cascate, alcune delle quali ricordano, in scala ridotta, l’atmosfera del ben più celebre parco dei Laghi di Plitvice.
iStockIl fiume Krupa e le sue cascate
Attorno alla gola si trovano una serie di percorsi escursionistici che permettono sia di ottenere una splendida vista panoramica su questo canyon particolarmente suggestivo, con lo sguardo che permette di abbracciare il corso del fiume e ammirare dall’alto le belle cascate, sia di raggiungere la riva, dove si può incontrare una piccola e divertente via ferrata, con chiodi utili a superare una strettoia del letto del fiume, ma anche lo scenografico ponte medievale di Kudin e le cosiddette Deveterci, una sequenza di piccole cascate paragonata a una collana di perle d’acqua.
Il fiume Krupa confluisce come detto nella Zrmanja, altro corso d’acqua di grande fascino, dando vita a una confluenza spettacolare tra due canyon.
Canyon della Temštica, Serbia
La Stara Planina, ovvero la montagna vecchia, è la più lunga catena montuosa della Serbia, situata nella regione sudorientale del paese, vicino alla Bulgaria. Qui scorre il fiume Temštica, capace di farsi strada nella roccia rossastra di questo territorio e scavare un canyon, diventato noto come Little Colorado.
Il fiume nasce dalla confluenza di tre diverse sorgenti che scendono dalle vette della Stara Planina, nei pressi del villaggio di Topli Do, un piccolo, silenzioso paese della Serbia rurale.
iStockIl canyon della Temstica
Questa zona custodisce inoltre alcune delle cascate più alte della Serbia, come la Pilj, che precipita per oltre 65 metri in una cornice ancora sorprendentemente selvaggia, a quattro chilometri da Topli Do.
È un angolo di Balcani ancora estraneo ai grandi flussi turistici, ideale per chi cerca un trekking di fine estate in totale tranquillità, magari abbinandolo alla visita della vicina Pirot, città nota per la produzione artigianale dei kilim, i tappeti tessuti a mano protetti dall’UNESCO.
A 91 anni, Dale “Greybeard” Sanders è diventato ufficialmente la persona più anziana ad aver completato l’Appalachian Trail, uno dei sentieri escursionistici più lunghi e impegnativi del mondo. Il traguardo, raggiunto il 31 agosto, non è una novità assoluta per lui: aveva già stabilito lo stesso record nel 2017, a 82 anni, salvo poi vederselo superare nel 2021 dall’escursionista MJ “Nimblewill Nomad” Eberhart, che lo conquistò a 83 anni.
Sanders ha deciso di riprendersi il titolo, portando a termine l’impresa nell’arco di diversi mesi. E, a suo dire, non ha alcuna intenzione di fermarsi qui.
La storia di Dale Sanders
Originario del Kentucky e oggi residente in Tennessee, padre di tre figli e nonno, Sanders ha collezionato negli anni una serie di imprese fisiche fuori dal comune. A 80 anni percorse in canoa l’intero corso del fiume Mississippi, dalla sorgente alla foce, in 80 giorni, per sostenere la ricerca sul diabete giovanile.
A 87 anni ottenne invece un Guinness World Record come persona più anziana ad aver completato un’escursione rim-to-rim-to-rim nel Grand Canyon, cioè l’attraversamento del canyon andata e ritorno a piedi.
Il tratto finale dell’Appalachian Trail, quello che porta alla vetta del Katahdin, con oltre 1.500 metri di dislivello, è stato il più duro dell’intera impresa. A pochi passi dalla cima, Sanders è caduto su alcune rocce, riportando un forte dolore alla coscia e al ginocchio destro: è rimasto a terra per una trentina di minuti prima che il dolore si attenuasse abbastanza da permettergli di riprendere la salita fino in vetta.
Ora punta già al prossimo obiettivo: tornare al Grand Canyon per alzare a 91 anni il record che detiene già, anche se prima si concederà una parentesi più leggera, un’immersione tra i pesci dell’acquario di Atlanta.
L’Appalachian Trail è un percorso escursionistico di circa 3.500 km che attraversa i Monti Appalachi, negli Stati Uniti orientali, dalla Georgia fino al Maine, toccando complessivamente 14 Stati. Secondo la definizione dell’Appalachian Trail Conservancy, l’organizzazione che gestisce e tutela il sentiero, un “thru-hike” consiste nel completare tutte le sezioni del percorso entro un anno, anche con eventuali pause: è esattamente il criterio seguito da Sanders, che ha suddiviso l’impresa in due tranche, fermandosi per l’inverno e ripartendo poi per completare il tragitto.
Il dislivello complessivo, le condizioni meteo variabili lungo tutto il percorso e la lunghezza stessa del sentiero rendono l’Appalachian Trail una sfida impegnativa anche per escursionisti molto più giovani ed è per questo che il traguardo di Sanders assume un valore particolare. A 91 anni resta, per ora, l’unica persona nella sua fascia d’età ad aver portato a termine l’intero percorso.
Ogni anno sono migliaia gli escursionisti che tentano il thru-hike, ma solo una minoranza riesce effettivamente a completarlo. Tra abbandoni dovuti alla stanchezza, infortuni e condizioni meteo avverse, il tasso di successo resta piuttosto basso. Per questo motivo, il sentiero è considerato una vera e propria prova di resistenza fisica e mentale, capace di mettere alla prova anche chi si allena da anni in vista dell’impresa.
Lavorare da remoto permette di trasformare una vacanza in un soggiorno più lungo, scegliendo destinazioni dove internet funziona bene, gli affitti sono accessibili e la vita quotidiana non pesa troppo sul budget. Non sempre, però, le mete più famose sono anche le migliori per i nomadi digitali. Un nuovo studio realizzato dalla piattaforma BC Game ha analizzato 20 piccole città europee, individuando le dieci più adatte a chi lavora viaggiando. Tra connessioni veloci, sicurezza, coworking e costi contenuti, ecco le gemme nascoste da prendere in considerazione.
Palencia, la migliore città europea per i nomadi digitali
Al primo posto della classifica c’è Palencia, in Spagna, che conquista un punteggio complessivo di 100 su 100. La città offre un ottimo equilibrio tra qualità della vita e costi, a partire da un indice di sicurezza di 94,12/100. Anche la connessioneinternet rappresenta un punto di forza, con una velocità media di 267 Mbps, ideale per videochiamate, trasferimenti di file e attività professionali online.
A rendere Palencia ancora più interessante sono le spese quotidiane: un appartamento con una camera da letto in centro costa circa 698 dollari al mese, mentre un caffè costa appena 1,75 dollari. Anche mangiare fuori rimane conveniente, con un pasto in un ristorante economico che si aggira intorno ai 12 dollari. Una combinazione che rende questa destinazione spagnola particolarmente interessante per soggiorni di medio periodo.
iStockVista panoramica dal drone sulla città di Palencia
Matera, la sorpresa italiana della classifica
L’unica destinazione italiana presente nella top 10 è Matera, in Basilicata, città celebre per i suoi Sassi e per il patrimonio storico e paesaggistico. Nella classifica dedicata alle migliori piccole città europee per lavorare da remoto raggiunge un indice di sicurezza di 80/100.
La velocità media della banda larga, pari a 87 Mbps, è inferiore rispetto alle altre destinazioni ai vertici della graduatoria, ma Matera può contare su costi del caffè contenuti, circa 2,10 dollari, e su un affitto mensile in centro di circa 737 dollari. Per chi desidera alternare giornate di lavoro alla scoperta di una delle città più suggestive d’Italia, rappresenta una soluzione particolare e fuori dai circuiti più scontati del nomadismo digitale.
iStockI Sassi di Matera
La top 10
Lo studio ha preso in considerazione diversi elementi: velocità media della connessione internet, affitto di un appartamento con una camera da letto in centro, sicurezza, numero di caffè e spazi di coworking, prezzo del caffè e costo di un pasto economico. Il risultato premia soprattutto le destinazioni capaci di offrire un buon equilibrio tra infrastrutture e spese.
Reims, Francia – internet 288 Mbps, affitto 705 dollari;
Digione, Francia – internet 271 Mbps, affitto 646 dollari;
Tartu, Estonia – sicurezza 77/100, internet 136 Mbps, affitto 659 dollari;
Matera, Italia – sicurezza 80/100, internet 87 Mbps, affitto 737 dollari.
Tra le destinazioni spicca Le Havre, che registra la connessione più veloce, pari a 312 Mbps, e uno degli affitti più bassi. Akureyri, invece, porta i nomadi digitali fino ai paesaggi artici dell’Islanda, mentre Soria si distingue per il rapporto tra tranquillità, sicurezza e costi contenuti.