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Vivere l’abbazia di Saint-Honorat nel silenzio (anche quando si mangia) sull’isola-monastero più suggestiva del Mediterraneo

8 septembre 2026 à 14:11

Emilie (nome di fantasia) ogni anno viene sull’isola di Saint-Honorat, non per trascorrere le vacanze, ma per lavorare come volontaria alla reception dell’albergo monastico che ospita turisti in cerca di pace e tranquillità.

La particolarità è che l’Ile di Saint-Honorat, una delle due Iles de Lérins, al largo di Cannes, sulla Costa Azzurra, è una proprietà privata e appartiene alla Congregazione dei Cistercensi dell’Immacolata Concezione, gli unici abitanti dell’isoletta, in pratica, sono monaci.

La più piccola isola dell’arcipelago copre una superficie di soli 40 ettari (è lunga 1,5 km per 400 metri di larghezza, nel punto più ampio). Un piccolissimo paradiso naturalistico, dove il silenzio – a differenze della vicina Ile Sainte-Marguerite – regna sovrano, dove i monaci vivono secondo la regola di San Benedetto scandendo le ore della loro giornata tra preghiera e lavoro (s’incontrano sette volte al giorno più una di notte per pregare tutti assieme, anche con gli ospiti e i visitatori che lo desiderano).

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’Abbaye Notre Dame de Lérins a St Honorat

Si occupano degli 8,5 ettari di vigne, raccolgono le olive da 120 piante che hanno più di 800 anni – i cui prodotti, vino (35mila bottiglie l’anno tra rosso e bianco oltre alle 300 di un vino speciale chiamato “Le clos de la charité” che viene venduto ogni anno dall’ultimo sabato di settembre all’inizio di ottobre), olio (tra gli 800 e i 900 litri) e alcuni distillati come la Lérina Verte, un liquore alle erbe di colore verde prodotto dai monaci da cent’anni, la cui ricetta segreta è conosciuta solo da due monaci (si sa solo che è fatto con 44 erbe diverse), e il Lérincello, un liquore tipo limoncello ma a base di mandarino e anche un po’ di lavanda, vengono poi venduti nella boutique ufficiale – e per il resto del tempo fanno vita monastica.

Abbiamo preso il traghetto di Planaria – di proprietà dell’abbazia – al quai Laubeuf di Cannes, di fronte al Palais des Festivals e all’ufficio del turismo, e siamo andati sull’isola per capire cos’ha di così speciale questo luogo per cui qualcuno dovrebbe rinunciare alle proprie vacanze e venire a fare workation proprio qui.

Soggiornare nel monastero di St Honorat

“C’è un calendario”, spiega Emilie “che viene condiviso durante l’anno e noi volontari ci mettiamo d’accordo sulla settimana in cui venire in base alle nostre disponibilità. È già qualche anno che lo faccio e ne sono felice”.

In cambio della sua disponibilità, ogni volontario riceve vitto, nella mensa dove si consumano i tre pasti in comune – colazione, pranzo e cena – nel più completo silenzio per rispetto dei 23 monaci che vivono sull’isola tutto l’anno, e alloggio, che Emilie gentilmente mi mostra: la sua è una camera singola (ma ci sono anche camere doppie per le coppie, per un totale di 35 ospiti) con bagno privato, doccia e wc, un armadio a muro chiuso da un tendone, una piccola scrivania con sedia e zanzariere alle finestre (fondamentali perché a St Honorat la vegetazione è molto fitta). Niente fronzoli né amenity, del resto siamo in un monastero, ma non manca nulla. Ci sono anche stanze col bagno in comune nella vecchia ala del monastero, molto suggestiva, ricavate in quelle che un tempo erano le celle dei monaci, dove, a parte la mancanza del bagno, c’è comunque il necessario base. E c’è anche una camera adatta a persone con mobilità ridotta.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il giardino riservato ali ospiti

Sono all’incirca 4000 le persone che vengono a soggiornarvi e a cercare un po’ di serenità ogni anno. Non è un ritiro spirituale. Chi vuole, può partecipare alle messe e pregare – c’è una piccola cappella aperta h24 – ma non è obbligatorio. C’è anche chi viene sull’isola in vacanza per approfittare delle piccole spiagge selvagge (in un angolo nascosto di uno dei due giardini dove crescono degli splendidi ulivi secolari c’à anche un “sechoir” dove fare asciugare il costume e il telo mare oltre ai vestiti che si vogliono lavare).

A disposizione degli ospiti ci sono i due giardini interni immersi nella vegetazione, nascosti dentro i chiostri – chi visita l’isola dalla mattina alla sera non li vede -, una biblioteca perlopiù con libri religiosi, ma non solo, chi vuole può lasciare il libro appena terminato e metterlo a disposizione della comunità, e la stanza delle pulizie. Sì, perché non esiste un servizio in camera come al grand hotel, qui ognuno si occupa della pulizia della propria stanza e deve lasciarla come l’ha trovata.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
L’Abbazia di Saint-Honorat vista dalla Tour-Monastère

“Chiunque può soggiornare nell’hôtellerie dell’Abbaye Notre Dame de Lérins: cristiani, atei, musulmani, uomini, donne”, spiega il Père Abbé – Jean-Marie Gervais – che da un anno è tornato a St Honorat a dirigere l’abbazia dopo essere stato per 16 anni nell’Abbaye Notre-Dame de Sénanque, in Provenza, entrambe legate all’ordine cistercense. Come recita il sito dell’abbazia: “Nella sua Regula monachorum, San Benedetto da Norcia precisa che negli ospiti si accoglie anche Cristo”. Gli unici che non possono soggiornare sono i bambini sotto una certa età e i cani, per evitare il rumore che qui è bandito.

Come l’isola, anche i 30 alloggi dell’abbazia sono aperti tutto l’anno (tranne dalla prima domenica dopo Ognissanti fino a metà dicembre e la settimana che precede la Domenica delle Palme) e costano sempre lo stesso prezzo, non c’è né alta né bassa stagione insomma. I prezzi variano da un minimo di 47-57 euro a persona a notte a seconda del tipo di stanza, ma è a propria discrezione e ognuno può lasciare quanto può in base alle proprie disponibilità. Si parte da un minimo di tre notti a un massimo di sette. Si consiglia di portare le proprie lenzuola e i propri asciugamani.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La biblioteca per gli ospiti nel monastero di St Honorat

Poiché la consuetudine prevede di condividere la vita della struttura di accoglienza, gli ospiti sono coinvolti in alcune mansioni, vissute con “semplicità e gioia”, recita il sito: lavare le stoviglie, apparecchiare, riordinare la propria camera e, se necessario, le aree comuni, prima della partenza. I pasti si consumano nel refettorio, in silenzio (accompagnati da musica o letture) e tutti assieme. La cucina è semplice e varia, per soddisfare i gusti della maggior parte delle persone.

Bisogna anche sapere che nell’edificio di accoglienza non c’è connessione Internet, ma solo Wi-Fi in un’area limitata e che i cellulari devono essere utilizzati all’esterno degli edifici. Per prenotare, ogni richiesta di ritiro deve essere indirizzata al Père Hôtelier per lettera o e-mail con tre mesi di anticipo rispetto al periodo desiderato.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
Il chiostro interno che ospita le camere

La storia dell’Abbazia di Notre Dame de Lérins

La comunità dei monaci è presente sull’isola di Saint-Honorat da oltre sedici secoli. Era l’anno 410, infatti, quando vi approdò St Honorat e fondò un monastero ispirato al monachesimo orientale, un movimento spirituale cristiano nato a cavallo tra III e IV secolo come forma di distacco dal mondo attraverso la solitudine, l’ascesi e la preghiera. Secondo la leggenda, una volta arrivato sull’isola deserta e resa inabitabile dalla quantità incredibile di serpi, St Honorat fece un buco nella terra col proprio bastone e trovò l’acqua, cosa che permise di essere abitata.

Sempre con il bastone, il Santo riuscì a scacciare i serpenti che la popolavano dopo essersi messo in salvo su una palma (oggi la palma è simbolo dei martiri, simbolo dell’abbazia e anche della città di Cannes, da cui deriva la celebre Palma d’Oro con cui vengono premiati i migliori film durante il festival del cinema). Dopo aver dissodato il terreno, coltivato quel piccolo deserto, Honorat vi fondò una comunità. La storia del suo insediamento è ben documentata grazie alla “Vita di Onorato”, tramandata da Ilario di Arles.

I monaci vissero isolati ma tranquilli finché tra l’VIII e il X secolo non ci furono le prime invasioni che li spinsero a fuggire. Di fronte alle ripetute minacce provenienti dal mare, i monaci avvertirono progressivamente la necessità di proteggersi erigendo una torre fortificata, la Tour-Monastère, su uno sperone roccioso sul lato meridionale dell’isola. A poco a poco, questa costruzione eccezionale divenne il centro della vita sull’isola, tanto che i monaci vi si trasferirono a vivere trasformandola in un vero e proprio monastero.

Per questo motivo, la prima cosa che fu realizzata fu il chiostro (che si sviluppa su tre piani), e tutto è sviluppato in verticale anziché in orizzontale, compresa la cappella interna (che custodiva le reliquie di St Honorat, giunte all’abbazia nel 1392, in occasione della consacrazione della Chapelle Ste-Croix) e le celle destinate ai monaci. L’abbazia fu distrutta per ben tre volte nella sua storia prima di essere ricostruita definitivamente tra il 1874 e il ’78 in stile neoromanico. Conserva ancora buona parte dell’insieme monastico del XII secolo, tra cui la sala capitolare e il chiostro.

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Ufficio stampa
La Tour-Monastère restaurata a Saint-Honorat

Dopo un periodo di abbandono alla fine del XVIII secolo e durante la prima metà del XIX secolo, nel 1859, il Vescovo di Frejus riuscì a ricomprare l’isola e a far tornare una comunità religiosa. Nel 1869 arrivarono i cistercensi dall’Abbazia di Sénanque, due abbazie che ancora oggi sono collegate.

Le reliquie, invece, furono inizialmente perdute durante la Rivoluzione francese, ma poi messe in salvo nella chiesa di Notre-Dame-d’Espérance nel Suquet di Cannes e, successivamente, distribuite in vari Comuni della diocesi per garantirne la protezione. Al ritorno dei monaci sull’isola nel 1869 (quando la Congregazione cistercense di Sénanque vi rifondò l’abbazia), una parte significativa delle reliquie di Saint-Honorat fu riportata sul luogo dagli stessi monaci. Oggi, le ossa scampate alla Rivoluzione sono nuovamente esposte e venerate non più nella Tour-Monastère, bensì nella chiesa abbaziale di Lérins, la chiesa principale del XIX secolo.

Ma la storia dell’isola è ancora più antica. Alcuni scavi archeologici effettuati negli anni passati hanno portato alla luce reperti molto precedenti all’arrivo del monaco, tra cui un coperchio in avorio molto probabilmente parte di un amuleto divino risalente all’epoca preromana. Lo stesso nome dell’arcipelago di Lérins deriva dal nome antico delle due isole, Lero e Lerina, citate da diversi autori a partire da Plinio il Vecchio nel I secolo d.C..

Cosa vedere a Saint-Honorat

Sull’isola monastica di Saint-Honorat solitamente si va per visitare il monastero fortificato di Lérins, costruito nel 1073, che comprende diversi chiostri e sette cappelle di epoche diverse che formano un circuito turistico e un pellegrinaggio religioso e l’Abbazia di Lérins. Il complesso, posizionato sul lato opposto rispetto al porticciolo di sbarco dei traghetti, è molto affascinante; l’ingresso avvolto da piante, fiori e palme è un incredibile contrasto rispetto al resto della vegetazione selvaggia dell’isola, eccezion fatta per i vigneti coltivati. Sembra proprio di entrare in Paradiso.

Tutt’intorno all’isola, lungo i pochi sentieri percorribili (il giro dell’isola è lungo 3,4 km), s’incontrano i diversi edifici religiosi, alcuni ricostruiti sui resti originali: appena sbarcati nel porticciolo dell’isola si viene accolti dalla statua della Vierge du Port e dall’Arc du Triomphe del XIX secolo; qui ci sono anche i resti dell’antica Chapelle St Michel, ma lungo i sentieri s’incontrano le alte: la Capelle Saint-Pierre, la Capelle Saint-Caprais (dedicata a colui che accompagnò St Honorat sull’isola), la Capelle Saint-Sauveur e la Capelle de la Trinité (queste ultime due sono le uniche rimaste ancora intatte dal Medioevo, e la prima risulta essere sorta sulle rovine di un edificio del V secolo).

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Ufficio stampa
Il chiostro nella Tour-Monastère sull’isola

Nei pressi dell’abbazia si trovano altre costruzioni: le vestigia spagnole del XVII secolo, la casamatta risalente alla Seconda Guerra Mondiale, i forni per le palle di cannone voluti da Napoleone Bonaparte nel 1794 (uno all’estremità Est e uno a quella Ovest), la boutique e la statua di Sant’Antonio da Padova. A parte il complesso religioso, altro edificio imponente sull’isola è la Tour-Monastère che è stata appena riaperta dopo sei anni di restauri.

A giugno 2026, l’Abbazia di Lérins, il primo dei Monument historique francesi voluti dallo scrittore e storico Prosper Mérimée, che fu anche ispettore generale dei monumenti storici di Francia, ha infatti inaugurato il restauro della Tour-Monastère, monumento simbolo dell’arcipelago di Lérins, durato sei anni e curato dall’architetto Michel Trubert. Dominando la costa dell’isola di Saint-Honorat, la torre-monastero del 1080 circa rappresenta una delle testimonianze principali della storia plurisecolare dell’abbazia. Luogo di difesa, di vita monastica e di memoria, incarna la storia eccezionale della comunità di monaci. Formata da tre edifici costruiti i tempi diversi, fu il rifugio dei monaci dalla fine del XIV secolo fino al 1788.

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Ufficio stampa
I restauri effettuati nella Torre sull’isola di Saint-Honorat

I lavori hanno riguardato in particolare la messa in sicurezza dell’edificio contro le infiltrazioni d’acqua, grazie alla realizzazione di due nuove coperture — una contemporanea e l’altra tradizionale —, il restauro delle murature e la posa o sostituzione di porte, grate e finestre. Hanno inoltre consentito l’installazione di un impianto di illuminazione volto a valorizzare gli spazi, il miglioramento delle condizioni di sicurezza e di accoglienza del pubblico, nonché l’allestimento liturgico della Chapelle Sainte-Croix, al primo piano della torre, concepito come progetto specifico. Quest’ultimo è stato affidato a fratel Charles Desjobert, domenicano e architetto specializzato nel patrimonio storico, e comprende la realizzazione di undici vetrate e di un arazzo su disegno dell’artista centenaria Vera Molnár, che venne a mancare non appena conclusa l’opera. Fino alla Rivoluzione francese, era questa la chiesa principale in quanto l’abbazia era stata distrutta.

Durante i lavori sono stati scoperti alcuni ambienti rimasti celati sotto le macerie per secoli, come le cantine per le botti, nella parte più vecchia della torre. L’edificio di pietra calcarea bianca è stato ampliato e fortificato nel corso dei secoli tanto che alla fine del XV secolo era diventato un edificio assai originale e privo di eguali: una torre-monastero che riuniva verticalmente tutte le funzioni della vita monastica, con un chiostro su due livelli, cappelle interne, refettorio e dormitorio per i monaci, la camera dell’abate, i depositi e una cisterna per l’acqua potabile.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La vista mozzafiato da una delle terrazze della Torre

Oggi, dopo il restauro, la Tour-Monastère è diventata un bellissimo museo – per ora gratuito – con ampi ambienti, la cappella ammodernata (il 14 settembre 2026, a distanza di 634 anni, sarà anche consacrata), scalinate, passerelle e meravigliose terrazze a picco sul mare da cui si gode di una splendida vista dell’isola dall’alto e della costa fino a St Tropez.

A completare la torre, è arrivata anche una campana posizionata sulla cima, donata dal Principe Alberto di Monaco, un legame che risale alla fine del Medioevo, grazie a due membri della famiglia Grimaldi che guidarono l’Abbazia di Lérins in qualità di abati commendatari. Con questi nuovi lavori, l’isola monastica di Lérins – Isola di Saint-Honorat, si candida ufficialmente a divenire Patrimonio mondiale dell’UNESCO.

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@SiViaggia - Ilaria Santi
La campana donata dal Principe Alberto II di Monaco per la nuova Torre

Per chi visita l’isola in giornata – ovvero la maggior parte dei 100mila turisti annui – sono a disposizione alcune aree pic-nic e un solo ristorante, che si consiglia di prenotare in alta stagione.

Nasce RivierAlp, il suggestivo cammino tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime

6 septembre 2026 à 12:30

Ha aperto ufficialmente il 1° settembre 2026 RivierAlp, un nuovo cammino transfrontaliero che mette in collegamento Mentone, Sanremo e Imperia con diverse località della provincia di Cuneo. Il percorso nasce utilizzando itinerari già presenti sul territorio, si sviluppa lungo alcune delle storiche vie di collegamento tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime e riporta al centro  un sistema di tracciati legato anche alle tradizionali vie del sale.

La rete accompagna i camminatori dalle montagne verso la costa, passando per località come Terme di Valdieri, Trinità di Entracque, Limone Piemonte, Certosa di Pesio, Roccaforte di Mondovì e Ormea. Lungo il cammino, l’itinerario permette di muoversi tra boschi e crinali e di raggiungere borghi, fortificazioni e rifugi godendosi anche escursioni su creste panoramiche.

Una rete di percorsi con un’identità comune

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la necessità di rendere riconoscibile l’intero itinerario, nonostante RivierAlp utilizzi percorsi già presenti sul territorio. Per questo il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo ha installato appositi talloncini segnavia lungo i sentieri intervenendo sulla segnaletica esistente.

A rafforzare l’identità comune sarà anche la cartografia dedicata: è stata infatti completata la stampa della cartina ufficiale del cammino RivierAlp, alla quale si affiancherà nel corso del mese la cartoguida, pensata per fornire informazioni sulle tappe, sui territori attraversati, sui punti di interesse e sui servizi disponibili.

Il passaporto del cammino accompagna il viaggio

Tra gli elementi che caratterizzano l’esperienza di RivierAlp c’è anche il passaporto del cammino, una sorta di diario personale del viaggio, che può essere ritirato gratuitamente presso gli uffici turistici individuati come punti di partenza e porte di accesso all’itinerario.

Sul versante italiano, i passaporti sono disponibili presso gli uffici dell’ATL del Cuneese di Cuneo, Limone Piemonte, Chiusa di Pesio e Ormea, oltre che presso il centro visita Terme Valdieri e l’ufficio turistico di Entracque. Sul versante francese, invece, il passaporto può essere ritirato a Tenda presso il bureau d’information touristique.

Al momento del ritiro viene apposto sul passaporto il timbro identificativo della porta di accesso scelta e, tappa dopo tappa, diventa così una testimonianza concreta del cammino compiuto, dalle montagne fino al Mediterraneo.

Il sistema dei passaporti e dei timbri consentirà inoltre di monitorare i flussi dei camminatori e di comprendere quali siano le diverse porte di ingresso più utilizzate. I dati raccolti potranno fornire informazioni utili per le future attività di sviluppo e promozione di RivierAlp.

Scorcio di Ormea, Piemonte
iStock
Rilassante scorcio di Ormea

L’arrivo al Mediterraneo e il cesto del viaggiatore

Il viaggio lungo RivierAlp prevede anche un riconoscimento per chi completa il percorso raggiungendo le località di arrivo indicate a Sanremo, Imperia e Mentone. Ai camminatori che porteranno a termine il viaggio potrà essere consegnato il cesto del viaggiatore, pensato come premio finale e come simbolo dell’esperienza. Il riconoscimento vuole celebrare il raggiungimento del Mediterraneo dopo il percorso attraverso le Alpi Marittime e, allo stesso tempo, raccontare grazie alle eccellenze locali l’identità e la ricchezza dei territori.

Le informazioni sulle tappe, sulle porte di accesso, sul passaporto del cammino e sui servizi disponibili possono essere richieste a Conitours, il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo.

L’abbraccio dei due mari: Knidos è la metropoli di pietra che reinventò la bellezza classica

4 septembre 2026 à 13:30

All’estremo lembo occidentale della penisola di Datça, la terra si assottiglia fino a Capo Tekir e lascia spazio a una distesa azzurra che cambia carattere da un versante all’altro. E a occupare proprio questo confine geografico tra Egeo e Mediterraneo c’è Knidos, in una posizione che nell’antichità le garantì un ruolo privilegiato sulle rotte marittime.

Strabone la descrisse con l’aspetto di una città doppia: il nucleo urbano si distribuiva tra la terraferma e Kap Krio, una vecchia isola collegata in seguito al continente tramite un istmo artificiale. Knidos, tra le altre cose, cresceva su un terreno ripido e irregolare. Gli edifici furono quindi distribuiti su terrazze, con assi stradali impostati secondo una maglia regolare legata alla tradizione urbanistica ippodamea. Quattro grandi vie correvano in direzione est-ovest, intersecate da percorsi più ripidi sul versante opposto. Scale, piazze, portici e santuari costruivano una città scenografica, sempre rivolta verso il mare.

Ma non è tutto, perché il vino prodotto nel suo territorio circolava nel Mediterraneo antico, mentre la vita culturale attirò figure legate alla matematica, all’astronomia, alla medicina e all’architettura. Soprattutto, Knidos divenne celebre per Afrodite: Prassitele realizzò nel IV secolo a.C. una statua della dea destinata al santuario cittadino, opera entrata nella storia dell’arte greca per la nudità integrale della figura femminile.

Cosa vedere a Knidos

La visita di questo gioiello della Turchia acquista senso osservando il rapporto fra architettura e terreno. Templi, teatri e spazi civici furono disposti su quote differenti, quasi a creare una successione di quinte rivolte verso i porti. Molte strutture conservano soprattutto basamenti, muri e frammenti, perciò serve un po’di immaginazione.

I due porti antichi

È il tratto più riconoscibile di Knidos: a nord si apre il bacino militare, più piccolo e protetto, con resti della torre e del frangiflutti. Sul versante meridionale si estendeva invece il porto mercantile, destinato alle navi impegnate nei traffici mediterranei.

La terrazza circolare legata ad Afrodite

Sul settore occidentale sorge la terrazza del tempio circolare, tradizionalmente collegata al celebre culto di Afrodite. La posizione elevata permetteva di dominare entrambi i bacini e contribuiva alla teatralità del santuario.

Proprio a Knidos era venerata la famosa scultura di Prassitele: la dea appariva nuda, scelta rivoluzionaria per l’arte greca del IV secolo a.C. e destinata a influenzare per secoli l’iconografia della dea. Dell’opera resta la memoria affidata alle fonti e alle copie realizzate in epoca successiva.

Il piccolo teatro e la terrazza di Dioniso

A nord del porto maggiore si trova il teatro più piccolo, affacciato direttamente sul paesaggio marino. Le gradinate sfruttano la pendenza naturale e fanno intuire il rapporto stretto fra spettacolo pubblico e scenografia costiera.

Poco distante si sviluppava la terrazza di Dioniso, chiamata così per la presenza di un santuario dedicato al dio.

Il grande teatro e il santuario di Demetra

Sul settore orientale della terraferma si trovano i resti del grande teatro e l’area sacra dedicata a Demetra. Il complesso testimonia la scala raggiunta dal centro durante la fase di maggiore prosperità.

Demetra, divinità legata alla fertilità della terra e ai cicli agricoli, possedeva un culto importante a Knidos. Da qui proviene anche una celebre statua della dea oggi conservata al British Museum, rinvenuta durante le esplorazioni archeologiche del XIX secolo.

La terrazza di Apollo e il bouleuterion

Più in alto si apre la terrazza dedicata ad Apollo, associata alle feste di Apollo Karneios, ricorrenza particolarmente significativa nel mondo dorico. Accessi monumentali e collegamenti fra le terrazze permettono di leggere ancora l’organizzazione cerimoniale dello spazio.

Nello stesso settore sono stati individuati resti del bouleuterion, edificio destinato alle riunioni del consiglio cittadino, insieme a un vasto sistema fognario.

Kap Krio e la vita quotidiana

Sull’antica isola di Kap Krio gli scavi hanno individuato file di botteghe, ambienti di lavoro e abitazioni utilizzate fino circa al V secolo d.C. Fra questi resti emerge una Knidos fatta di commercianti, artigiani, marinai e famiglie, lontana dalla sola monumentalità dei santuari.

La necropoli e il Leone di Knidos

A est dell’insediamento si estendeva una necropoli lunga circa 7 km, con sepolture differenti per forma e periodo. Le sue dimensioni danno subito la misura dell’importanza raggiunta dalla città.

Da una zona collinare a est proveniva anche il celebre Leone di Knidos, grande scultura marmorea trasferita nel XIX secolo a Londra e oggi conservata al British Museum.

Cosa fare a Knidos

Knidos richiede tempo soprattutto per il paesaggio. Il vento cambia intensità tra un versante e l’altro, le barche entrano nel porto meridionale e le terrazze archeologiche regalano prospettive differenti a pochi metri di distanza. Meglio alternare rovine e soste panoramiche, invece di trasformare la visita in una corsa fra resti monumentali.

  • Guardare il tramonto dalle gradinate del teatro: la luce radente accentua i profili delle rovine e trasforma il mare in una fascia luminosa davanti alla cavea.
  • Raggiungere il Faro di Deveboynu: il sentiero sale verso l’estremità della penisola e richiede circa 30-45 minuti per tratta in base al passo.
  • Osservare i porti dall’alto: salendo verso le terrazze occidentali appare chiaramente la separazione fra bacino militare e approdo commerciale, una delle caratteristiche più originali del sito.
  • Cercare le tracce della città quotidiana: botteghe, cisterne, strade, sistemi di drenaggio e basamenti raccontano una parte meno celebrata ma essenziale della vita urbana.
  • Affiancare archeologia e mare: il porto meridionale restituisce subito la natura marittima di Knidos e aiuta a leggere il sito dalla prospettiva delle antiche rotte di navigazione.

Dove si trova e come arrivare

Knidos occupa Capo Tekir, punta occidentale della penisola di Reşadiye, nel distretto di Datça e nella provincia turca di Muğla. Dal centro di Datça la distanza è di circa 35-40 km e la strada asfaltata attraversa uliveti, mandorli, rilievi rocciosi e piccole baie, con numerose curve nell’ultimo tratto.

In auto servono approssimativamente 45-60 minuti, variabili secondo traffico e soste. Durante la stagione estiva possono operare minibus locali fra Datça e l’area archeologica, con frequenze da verificare sul posto poiché gli orari cambiano durante l’anno.

Antica città di Knidos, Turchia
iStock
Veduta dell’antica città di Knidos

Datça si raggiunge via terra passando generalmente da Marmaris. In alcuni periodi sono disponibili anche collegamenti marittimi da Bodrum verso la penisola. Un’alternativa particolarmente suggestiva è l’ingresso in barca, soluzione che restituisce subito il motivo della fortuna antica di Knidos: vista dal mare, rivela la propria idea più geniale, due porti affacciati su due versanti e un intero impianto urbano progettato in rapporto a rotte, venti e orizzonte.

Sei isole minori italiane per un trekking di fine estate lontano dalla folla

31 août 2026 à 18:30

Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.

L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.

Alicudi

Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.

Alicudi, in cima al Filo dell'Arpa
Getty Images
Dall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie

Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.

Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.

L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.

Capraia

Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.

Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.

Il profilo dell'isola di Capraia
iStock
Il profilo dell’isola di Capraia

Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.

Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.

Marettimo

Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.

Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.

Veduta sul Castello di Punta Troia a Marettimo
Lorenzo Calamai
Il Castello di Punta Troia

Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.

Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.

Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.

Linosa

È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.

Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.

Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.

Montecristo

Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.

Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.

Palmaria

Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.

Palmaria
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Veduta dell’isola di Palmaria

Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.

Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.

A caccia del sole, anche in inverno: 3 mete scontate per partire durante la stagione fredda con Ryanair

21 août 2026 à 10:14

Non siete riusciti ad andare in vacanza al mare durante l’estate? Via quei musi tristi, perché l’inverno 2026 può essere l’occasione perfetta per concedersi una pausa al caldo e a tal proposito ci pensa Ryanair a lanciare una nuova promozione pensata proprio per chi vuole inseguire il sole anche nei mesi più freddi. La compagnia aerea low cost propone infatti tariffe scontate del 10% per viaggiare tra novembre 2026 e marzo 2027, con diverse destinazioni europee disponibili a prezzi particolarmente convenienti.

La promozione “Insegui il sole d’inverno” permette di prenotare entro il 24 agosto 2026 per volare nel periodo compreso tra l’1 novembre 2026 e il 31 marzo 2027. Tra le proposte spiccano alcune rotte dall’Italia verso destinazioni ideali per una fuga invernale, dalla Spagna alla Grecia fino al Mediterraneo.

C’è una gola segreta che si apre sul mare più blu di Malta: Wied il-Għasri

14 août 2026 à 18:00

Tra le spiagge più fotografate di Malta e Gozo, Wied il-Għasri sembra quasi giocare una partita diversa. Niente grande distesa di sabbia dorata, nessun lungomare e nemmeno una fila di stabilimenti a contendersi la vista. Il suo fascino, infatti, nasce dalla dimensione raccolta e dalla sensazione di aver trovato una fenditura nella costa attraverso cui il Mediterraneo riesce a penetrare nell’entroterra.

Il paesaggio settentrionale di Gozo è agricolo, asciutto e scandito dai tradizionali muri a secco che delimitano i campi. Poi la superficie del terreno si interrompe e il panorama cambia bruscamente, con una valle profonda incisa nel calcare che scende verso il mare, stringendosi progressivamente fino a diventare un corridoio roccioso.

In fondo c’è una minuscola spiaggia di ciottoli, dove il mare assume tonalità turchesi quasi irreali, mentre le pareti calcaree fanno da quinta naturale. Dall’alto la gola sembra strettissima, quasi una crepa nella roccia. Giù in fondo, invece, il piccolo arenile apre la visuale verso il mare e la valle assume una profondità sorprendente.

Origine e formazione di Wied il-Għasri

La storia di Wied il-Għasri è soprattutto geologica. La valle si è formata attraverso l’azione combinata dell’acqua piovana e dell’erosione su un territorio composto da rocce calcaree. Le sue pareti attraversano formazioni appartenenti soprattutto al Lower Coralline Limestone e al Globigerina Limestone, due rocce caratteristiche della geologia maltese.

L’acqua ha scavato progressivamente il terreno, seguendo un percorso sinuoso dall’area di Ta’ Dbieġi Hill verso la costa. Oggi quel che possiamo ammirare è una gola profonda e stretta, incassata tra pareti che in alcuni tratti diventano particolarmente alte. Il paesaggio racconta quindi una lunga trasformazione naturale, con la valle modellata prima dall’acqua e poi dal mare.

Attorno ai muri a secco crescono fichi d’India e capperi, mentre la primavera porta papaveri rossi sui terreni circostanti. In quella stagione la pietra chiara, il verde delle coltivazioni e il rosso dei fiori producono un contrasto quasi teatrale. Anche la presenza umana ha lasciato delle tracce: lungo le pareti si trovano piccole camere modellate nella roccia, mentre presso la costa una cavità presenta un particolare pozzo verticale.

In passato una struttura di corde e secchi permetteva di sollevare l’acqua marina dalla grotta fino alle vicine saline, utilizzandola per alimentare le vasche destinate alla produzione del sale. Il rapporto con le saline rende ancora più interessante il paesaggio settentrionale di Gozo. Poco distante si trovano infatti le saline di Xwejni, formate da vasche geometriche ricavate nella roccia lungo la costa.

Sotto la superficie del mare, la storia geologica continua. La stretta insenatura conduce verso un ambiente ricco di cavità e formazioni sommerse, molto apprezzato dagli appassionati di immersioni. Tra le attrazioni subacquee più note della zona figura Cathedral Cave, una grande cavità con una volta che raggiunge circa 15 metri sopra il livello dell’acqua.

La visita tra scalini, ciottoli e acqua turchese

La visita parte dall’alto della gola. Il tratto più scenografico coincide proprio con la discesa verso la spiaggia. Una scalinata ricavata nella parete calcarea conduce progressivamente verso il fondovalle, con circa 100 gradini nel tratto principale. A metà discesa vale la pena fermarsi e guardare indietro, perché la prospettiva cambia a grande velocità: l’altopiano agricolo scompare, le pareti si avvicinano e il mare prende sempre più spazio.

La scalinata richiede attenzione, soprattutto negli ultimi metri. Alcuni tratti possono risultare deteriorati e le condizioni delle strutture variano nel tempo. Scarpe con una buona aderenza sono una scelta molto più sensata rispetto alle infradito, soprattutto per chi intende raggiungere la spiaggia.

Arrivati in fondo, è disponibile una spiaggia piccola e composta da ciottoli levigati dall’azione del mare. Le pietre rotolano con le onde e producono quel particolare suono secco e continuo che accompagna la permanenza sulla battigia. Il bagno può essere piacevole con mare calmo e acqua limpida.

La conformazione della gola, però, richiede prudenza: le correnti possono diventare forti e le onde entrare nella stretta insenatura con una forza sorprendente. Acqua torbida, vento intenso o frangenti evidenti sono segnali sufficienti per rinunciare alla balneazione. Le calzature da scoglio possono quindi risultare utili per muoversi sui ciottoli. Anche il sole va preso sul serio, in quanto la gola offre pochissima ombra e l’assenza di servizi rende indispensabili acqua, protezione solare e tutto ciò che serve per una permanenza autonoma.

Lo snorkeling rappresenta una delle attività più interessanti. La trasparenza del mare permette di osservare fondali rocciosi, piccoli banchi di pesci, saraghi, labridi, ricci di mare e, con un po’ di fortuna, polpi. La zona è frequentata anche dai subacquei per il sistema di grotte e cavità che prosegue sotto la superficie.

Per una visita dedicata soprattutto al paesaggio, le prime ore della giornata regalano spesso la luce più morbida e una sensazione di maggiore tranquillità. La primavera aggiunge i papaveri al panorama agricolo, mentre l’autunno regala temperature gradevoli e acqua ancora relativamente calda. In inverno la valle cambia volto: le mareggiate possono trasformare l’insenatura in uno spettacolo decisamente più energico, da osservare dalla distanza appropriata. Wied il-Għasri merita anche una visita senza costume, perché la sua particolarità supera infatti la funzione balneare.

Dove si trova e come arrivare

Wied il-Għasri si trova sulla costa settentrionale di Gozo, tra il villaggio di Għasri e quello di Żebbuġ, a circa 2 chilometri a ovest delle saline di Xwejni. La capitale Victoria, chiamata anche Rabat, resta relativamente vicina e rappresenta il principale punto di riferimento per gli spostamenti sull’isola.

In auto si raggiunge la zona attraverso Triq Is-Sagħtrija. La strada secondaria che porta verso la gola diventa più accidentata e presenta un fondo sterrato. Una piccola area consente di lasciare l’auto vicino all’accesso, ma i posti sono molto limitati.  Una soluzione più tranquilla consiste nel lasciare l’auto nei pressi dell’incrocio con la strada principale e proseguire a piedi per pochi minuti. Il tratto finale conduce verso l’imbocco della gola e la scalinata.

Wied il-Għasri, Gozo
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Wied il-Għasri vista dall’alto

Chi viaggia con i mezzi pubblici può raggiungere Żebbuġ con l’autobus della linea 309, partendo da Victoria. La fermata più vicina è Onici. Da lì restano circa 1,3 chilometri, con un percorso di quasi 20 minuti fino a Wied il-Għasri. Taxi e servizi di trasporto privato possono arrivare nei pressi dell’incrocio di Triq Is-Sagħtrija, lasciando poi un breve tratto da percorrere a piedi.

Eclissi 2026 in Spagna, la nuova classifica svela le mete migliori per vederla

Par : elenausai10
11 août 2026 à 14:00

Il 12 agosto 2026, la Luna proietterà la sua ombra su un tragitto che parte dall’Artico russo, attraversa la Groenlandia orientale e l’Islanda, per poi scendere fino alla Spagna e spegnersi infine nel Mediterraneo. Un percorso che tocca relativamente poche aree abitate, ma che per una buona parte del suo tragitto passa proprio da alcune delle mete più amate da chi viaggia in Europa, rendendo l’idea di un’estate all’insegna dell’eclissi ancora più allettante.

Chi dovesse perdere l’appuntamento dovrà pazientare fino al 2 agosto 2027, quando la fascia di totalità toccherà il Nord Africa, la Penisola Arabica e il Sud Europa. Nel frattempo, però, la Spagna resta l’unico luogo in Europa da cui si potrà assistere all’evento in versione integrale. Un’esperienza che, dicono in molti, andrebbe vissuta almeno una volta nella vita. Dove andare?

Per orientare chi sta valutando un viaggio last minute, la piattaforma di prenotazione multimodale Omio ha pubblicato il suo Eclipse Index. Una classifica che, incrociando dati su affidabilità del cielo, facilità di collegamento e valore dell’esperienza sul territorio, propone le mete migliori per vivere questa esperienza.

Saragozza è la meta migliore per l’eclissi 2026

Al primo posto dell’Eclipse Index c’è Saragozza che, con un punteggio di 88 su 100, si conferma la scommessa più sicura per chi non vuole lasciare nulla al caso. Il capoluogo aragonese offre infatti la combinazione più equilibrata tra i quattro fattori considerati dalla classifica: una statistica storica di nuvolosità particolarmente bassa per la stagione, una finestra di totalità di 1 minuto e 24 secondi e collegamenti rapidi da diverse città spagnole, che la rendono facilmente raggiungibile anche organizzando il viaggio all’ultimo momento.

A rendere la tappa ancora più interessante ci pensa la cornice cittadina: la Basilica del Pilar, che si specchia nelle acque dell’Ebro con la sua sequenza di cupole barocche, è un punto di osservazione che unisce spettacolo naturale e patrimonio architettonico. Saragozza è la base ideale anche per chi vuole trasformare l’osservazione del fenomeno (orari alla mano nella guida completa su dove e come osservare l’eclissi del 12 agosto) in un weekend d’esplorazione più ampio.

Le mete migliori dove vedere l’eclissi in Spagna

Non stupisce che l’attesa per l’evento abbia già acceso un vero e proprio record di prenotazioni verso queste mete: scendendo lungo la classifica, il ventaglio di scenari in Spagna si allarga parecchio. A Palma di Maiorca, seconda con 86 punti, il sole tramonterà proprio sopra il Mediterraneo, regalando 1 minuto e 36 secondi di totalità. León, terza con 85 punti, intercetta invece il passaggio dell’eclissi lungo una delle tappe più suggestive del Cammino di Santiago, con la finestra di totalità più lunga del podio, 1 minuto e 44 secondi.

Più giù si trovano Valencia, città ideale per chi cerca un’eclissi in formato city break, Oviedo, che vanta la totalità più lunga dell’intera classifica, ma sconta un rischio nuvole più alto, e poi A Coruña, Santander e Bilbao, tre tappe che uniscono l’osservazione del fenomeno all’atmosfera della costa atlantica settentrionale.

Ecco la classifica completa secondo l’Omio Eclipse Index:

  1. Saragozza – 1 minuto e 24 secondi di totalità;
  2. Palma di Maiorca – 1 minuto e 36 secondi di totalità;
  3. León – 1 minuto e 44 secondi di totalità;
  4. Valencia – 1 minuto e 1 secondo di totalità;
  5. Oviedo – 1 minuto e 49 secondi di totalità;
  6. A Coruña – 1 minuto e 17 secondi di totalità;
  7. Santander – 1 minuto e 3 secondi di totalità;
  8. Bilbao – 31 secondi di totalità.

Favignana, la farfalla sul mare diventata l’Itaca di Nolan

8 août 2026 à 15:00

Favignana, la più grande e celebre isola dell’arcipelago delle Egadi, è una delle mete più affascinanti e desiderate della Sicilia occidentale. A pochi chilometri dalla costa di Trapani, emerge nel Mediterraneo con un profilo inconfondibile e un susseguirsi di calette selvagge, scogliere chiare e acque trasparenti che cambiano tonalità con la luce, passando dall’azzurro al turchese più intenso.

Visitarla significa lasciarsi conquistare innanzitutto dal mare, ma fermarsi soltanto alle sue spiagge sarebbe riduttivo: vanta, infatti, una storia legata alla pesca del tonno, alle cave di calcarenite, alla famiglia Florio e a un paesaggio modellato tanto dalla natura quanto dal lavoro dell’uomo. Non a caso è conosciuta anche come la “farfalla sul mare”: osservata dall’alto, la sua forma sembra proprio quella di due ali dispiegate sulle acque del Mediterraneo.

Mn non soltanto: oggi Favignana possiede anche un nuovo volto cinematografico: Christopher Nolan l’ha scelta tra le location della sua Odissea, trasformandola sul grande schermo nella patria di Ulisse, Itaca.

Favignana oltre il mare, dal Forte di Santa Caterina alle cave

Il profilo di Favignana è dominato dall’alto dal Forte di Santa Caterina, conosciuto anche come Castello di Santa Caterina, che sorge sulla cima dell’omonimo monte a circa 310 metri di altitudine: visibile persino da Trapani e da Erice, è uno dei punti di riferimento dell’isola e racconta secoli di avvistamenti, difesa e controllo del territorio.

La sua storia inizia nel IX secolo, quando i Saraceni costruirono sulla sommità una torre di avvistamento: furono poi i Normanni a trasformarla in un fortino, ampliato nel XV secolo da Andrea Riccio, allora signore di Favignana. In epoca borbonica la struttura venne utilizzata come carcere e poi come presidio militare, fino all’abbandono nel secolo scorso.

Da allora, il tempo sembra essersi fermato tra le mura dell’antico maniero, mentre la sua posizione continua a essere spettacolare: dall’alto lo sguardo abbraccia Favignana, le altre Egadi e la costa della Sicilia occidentale, con il mare che si estende tutt’intorno e rende ancora più evidente la particolare forma dell’isola.

Forte di Santa Caterina a Favignana, Egadi, Sicilia
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Il maestoso Forte di Santa Caterina a Favignana

Un’altra tappa fondamentale è l’Ex Stabilimento Florio: con i suoi 32 mila metri quadrati, per tre quarti coperti, fu tra le più grandi tonnare del Mediterraneo e oggi rappresenta un vero gioiello di archeologia industriale. Nel 1841 la famiglia Florio prese in affitto la tonnara dalla famiglia Pallavicini di Genova, inaugurando un capitolo destinato a lasciare un’impronta profonda nella storia di Favignana. I grandi ambienti che un tempo erano protagonisti dell’attività della tonnara permettono di comprendere quanto la pesca del tonno abbia contribuito a plasmare la comunità locale e quanto il nome dei Florio sia ancora oggi legato all’identità dell’isola.

Ma Favignana porta impressa la propria storia anche nella pietra: per lungo tempo l’uomo ha scavato il territorio per estrarre blocchi di calcarenite, comunemente chiamati tufi, dando forma a cave, gallerie e pareti verticali che hanno cambiato per sempre il volto dell’isola.

Terminata l’attività estrattiva, alcune cave sono state abbandonate e riconquistate dalla vegetazione: da questo incontro insolito tra natura e intervento umano sono nati i giardini ipogei, una delle particolarità più sorprendenti di Favignana.

Il caso più affascinante è quello dei Giardini di Villa Margherita, frutto della visione di Maria Gabriella Campo, figlia di un cavatore: con passione e determinazione, un’antica cava di tufo dismessa è stata bonificata e trasformata in un giardino spettacolare che oggi si sviluppa tra cunicoli, gallerie e grotte risalenti al Settecento e all’Ottocento.

Il percorso occupa un territorio di circa 35 mila metri quadrati e accoglie oltre 300 specie e varietà provenienti da differenti parti del mondo. Muoversi al suo interno significa entrare in un paesaggio inaspettato, dove piante e fiori crescono tra alte pareti di pietra e spazi un tempo scavati dai cavatori. Sulle superfici sono ancora visibili le tracce lasciate dai diversi sistemi di taglio utilizzati nelle varie epoche estrattive.

La stessa relazione tra pietra e mare torna protagonista al Bue Marino, uno dei luoghi più particolari della costa dove si trova un’antica cava di tufo a livello dell’acqua, in cui l’azione dell’uomo si è unita nel tempo con quella degli elementi naturali dando origine a tunnel, piattaforme, anfratti e pareti rocciose. La luce filtra tra le aperture, incontra l’acqua e ne esalta le sfumature azzurre: uno scenario suggestivo e molto diverso dalla classica spiaggia mediterranea.

Le spiagge più belle di Favignana

Favignana è soprattutto un mare che sa sorprendere ogni volta perché lungo i suoi circa 33 chilometri di costa non si presenta mai allo stesso modo: spiagge di sabbia chiara lasciano spazio a calette racchiuse tra le rocce, baie più appartate si alternano alle antiche cave, mentre le sfumature dell’acqua cambiano dal celeste quasi trasparente al blu più intenso.

Tra tutti questi scenari, Cala Rossa è probabilmente quello che più di ogni altro rappresenta Favignana nell’immaginario dei viaggiatori e può essere raggiunta sia via mare sia a piedi. In quest’ultimo caso, il percorso e soprattutto la discesa richiedono un po’ di attenzione e scarpe adeguate, ma una volta arrivati davanti all’acqua la fatica passa in secondo piano. Le pareti rocciose, le tracce delle antiche attività estrattive e il colore intenso del Mediterraneo compongono uno scenario che la rende differente dalla classica spiaggia sabbiosa.

Cala Rossa, una delle migliori spiagge di Favignana, Egadi, Sicilia
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Cala Rossa, una delle migliori spiagge di Favignana

Più semplice da raggiungere è Cala Azzurra, indicata anche per le famiglie con bambini: il fondale basso, la sabbia chiara con sfumature rosate e il mare trasparente creano un ambiente ideale per trascorrere qualche ora in acqua. La facilità di accesso dal centro abitato la rende inoltre una delle tappe più comode durante una giornata alla scoperta dell’isola.

Atmosfera più raccolta a Cala Rotonda, apprezzata sia dalle famiglie sia dalle coppie in cerca di tranquillità. Il momento più suggestivo per raggiungerla è il tramonto, quando la luce diventa più morbida e trasforma i colori della costa. Sotto la superficie si trova anche una grotta conosciuta dagli appassionati di immersioni, il cui ingresso è posto a circa otto metri di profondità.

Se preferite una vera distesa di sabbia, Lido Burrone è una delle spiagge di riferimento: poco distante dal paese di Favignana è caratterizzato da un ampio arenile di sabbia chiara e fondali bassi.

Spostandovi verso la parte occidentale dell’isola incontrerete Cala Grande, raggiungibile solo a piedi seguendo la direzione del faro di Punta Sottile: piccoli tratti di sabbia e vegetazione incorniciano le acque cristalline, in un paesaggio più appartato e meno immediato da raggiungere rispetto ad altre spiagge.

Ancora più selvaggia è Cala Faraglioni: una stradina impervia, percorribile soltanto a piedi, conduce alla spiaggia rocciosa, protetta da un’imponente parete naturale. Nei dintorni si possono incontrare anche suggestive grotte marine che aggiungono ulteriore fascino a cotanto tratto di costa.

Come arrivare a Favignana

Favignana è raggiungibile via mare dalla costa occidentale della Sicilia grazie ai collegamenti in partenza da Marsala e, soprattutto, da Trapani.

Proprio Trapani è uno dei punti di partenza più comodi: scegliendo l’aliscafo, la traversata dura circa 30 minuti; in alternativa potete optare per il traghetto, soluzione utile anche per trasportare un veicolo nei periodi e secondo le modalità in cui l’imbarco è consentito.

Boom di avvistamenti di balene e capodogli nel Santuario Pelagos, gioiello tra Sanremo, Monaco e la Corsica

4 août 2026 à 13:00

L’estate 2026 si presenta ancora più eccezionale per gli amanti del mare e della natura, soprattutto nel cuore del Santuario Pelagos, l’area marina protetta che si estende tra la Liguria, il Principato di Monaco e la Corsica, dove negli ultimi mesi si sta registrando un vero boom di avvistamenti di cetacei.

Balenottere comuni, capodogli e persino i rarissimi zifi stanno regalando incontri spettacolari. Una notizia che conferma ancora una volta quanto questo tratto di Mediterraneo rappresenti uno dei luoghi più preziosi d’Europa per osservare la fauna marina nel suo habitat naturale, senza alcun bisogno di andare troppo lontano da noi.

Gli avvistamenti di cetacei al Santuario Pelagos

L’estate 2026 sta facendo registrare numeri eccezionali nel Santuario Pelagos, il grande parco marino internazionale dedicato alla tutela dei mammiferi marini tra Italia, Francia e Principato di Monaco. Secondo i dati raccolti dall’Istituto Tethys, che da oltre trent’anni monitora scientificamente quest’area attraverso il progetto Cetacean Sanctuary Research, nei soli ultimi due mesi sono stati documentati circa 130 incontri con grandi cetacei a circa 20-30 miglia dalla costa.

Balenottera comune
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La coda di una balenottera

Il progetto di ricerca nel Santuario Pelagos, giunto alla 38esima edizione, ha già permesso agli studiosi di osservare sei delle otto specie di cetacei presenti nell’area. Tra gli incontri più emozionanti della stagione figurano decine di balenottere comuni, uno zifio con il proprio piccolo, grampi e tursiopi accompagnati dai neonati, oltre a diversi avvistamenti del celebre capodoglio “Canon”. Ma a sorprendere ricercatori e appassionati è stata soprattutto la presenza degli zifi di Cuvier, cetacei molto rari da osservare perché trascorrono gran parte della loro vita nelle profondità marine. Gli esperti ritengono che questo aumento possa essere favorito da condizioni meteo-marine particolarmente favorevoli, che hanno creato un ambiente ideale per l’alimentazione e la permanenza dei cetacei nelle acque profonde del Mar Ligure.

Liguria Santuario dei Cetacei
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Alcuni delfini nel Mar Ligure

Il luogo perfetto per il whale watching in Italia

Il tratto di mare compreso tra Sanremo, Monaco e la Corsica ospita ogni anno numerose specie di mammiferi marini grazie alle sue acque profonde e ricche di nutrimento. Non a caso, anzi, proprio per questo motivo migliaia di appassionati scelgono di partecipare a escursioni di whale watching, con la possibilità di osservare balene, capodogli e naturalmente anche delfini direttamente nel loro ambiente naturale.

Dietro lo spettacolo degli avvistamenti c’è però anche un importante messaggio di conservazione. I ricercatori ricordano infatti che il crescente traffico nautico rappresenta una delle principali minacce per questi animali, soprattutto a causa del rischio di collisioni e del disturbo provocato dalle imbarcazioni. Per questo è fondamentale mantenere sempre una distanza di sicurezza (minimo 100 metri), evitare inseguimenti, ridurre la velocità nelle aree frequentate dai cetacei e lasciare che siano gli animali a decidere se avvicinarsi. Se è vero dunque che il boom di avvistamenti registrato quest’estate dimostra quanto il Santuario Pelagos sia un patrimonio naturale straordinario del nostro Paese, capace di offrire emozioni indimenticabili a chi naviga nel Mar Ligure, lo è altrettanto ricordare quanto sia importante continuare a proteggerlo affinché balene, capodogli e zifi possano continuare a popolare queste acque ancora per molti anni.

Tra le 25 spiagge migliori del mondo c’è anche un gioiello italiano: la classifica 2026

29 juillet 2026 à 07:30

Qual è la spiaggia migliore del pianeta? Con quasi 630.000 chilometri di coste nel mondo, scegliere quella più bella in assoluto è tutt’altro che semplice, se non impossibile. Per provare a svelare quelle più spettacolari, Beach.com ha realizzato una delle analisi più approfondite mai condotte sul tema, incrociando le valutazioni di esperti di viaggio con dati scientifici e il giudizio di migliaia di visitatori.

La classifica del Global Beach Index 2026 nasce da una prima selezione fatta da esperti, sottoposta a un’attenta analisi basata su cinque anni di dati satellitari MODIS-Aqua della NASA sulla qualità delle acque, su dieci anni di dati del programma europeo dedicato al monitoraggio ambientale e sull’analisi di quasi 100 mila recensioni online. Tra i criteri considerati per stilare la classifica troviamo anche accessibilità, clima, popolarità, servizi e qualità complessiva dell’esperienza. Il risultato è una selezione di 25 spiagge distribuite in 14 Paesi del mondo, dai Caraibi al Mediterraneo, passando per Africa, Asia e Oceania. E tra queste compare anche un angolo d’Italia.

Jannik Sinner inaugura una delle navi da crociera più esclusive del Mediterraneo

28 juillet 2026 à 14:30

Jannik Sinner è stato il protagonista assoluto del debutto di EXPLORA III, la nuova nave di lusso di Explora Journeys che promette di diventare una delle più esclusive del Mediterraneo. Il numero uno del tennis mondiale e Global Brand Ambassador del marchio è stato infatti il primo ospite a salire a bordo dell’unità, partecipando alla prima tratta del Mediterranean Prelude Journey tra Genova e Marsiglia, dal 24 al 25 luglio.

Un viaggio inaugurale che ha unito sport, benessere, sostenibilità e alta ospitalità, offrendo agli ospiti un’esperienza inedita a bordo della prima nave della compagnia alimentata a GNL, una tecnologia che rappresenta un passo importante verso una navigazione più sostenibile.

10 esperienze da vivere per sentirsi davvero nel viaggio di Ulisse

22 juillet 2026 à 12:27

Il 16 luglio scorso, in Italia è uscito al cinema The Odissey di Christopher Nolan e, a dire il vero, già da mesi non si parla d’altro, tra aspettative e polemiche – quelle, non mancano mai. Con il poema omerico tornato sulla bocca di tutti, non si può far altro che lasciarsi affascinare da questa narrazione epica che da oltre duemila anni continua ad affascinare viaggiatori, scrittori e sognatori.

Il viaggio di Ulisse raccontato nell’Odissea di Omero è infatti un percorso di mari sconfinati, isole misteriose, incontri con creature leggendarie e luoghi sospesi tra storia vera e mito che ancora oggi sembrano custodire il ricordo dell’eroe greco. Seguire le tracce di Ulisse non significa soltanto visitare siti archeologici o musei, ma immergersi in paesaggi dove il confine tra realtà e leggenda diventa sottilissimo: promontori affacciati sul Mediterraneo, grotte nascoste, antiche fortezze sul mare e baie raggiungibili solo a piedi o in barca.

Dalle coste del Lazio alla Grecia, passando per la Sicilia e le isole del Mediterraneo, sono tantissime le esperienze che permettono di vivere un viaggio ispirato all’epopea omerica. Ecco alcuni luoghi da inserire in un itinerario sulle orme di Ulisse o, per lo meno, per sentirsi un po’ viaggiatori e un po’ naufraghi come il protagonista dell’Odissea.

Camminare fino al Picco di Circe

Se volete ripercorrere idealmente lo stesso mare osservato da Ulisse, sappiate che nel Lazio esiste un luogo dove leggenda e paesaggio si incontrano per davvero. Stiamo parlando del Promontorio del Circeo, da sempre associato alla figura della maga Circe, una delle protagoniste più celebri dell’Odissea. Secondo il mito, Ulisse approdò sull’isola di Eea, dove incontrò Circe, capace di trasformare gli uomini in animali grazie ai suoi poteri. La tradizione ha identificato proprio il promontorio laziale con il luogo in cui sarebbe vissuta la maga.

Promontorio del Circeo
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Vista del Promontorio del Circeo

Raggiungere il Picco di Circe, il punto più alto del promontorio, è un’esperienza perfetta per chi vuole sentirsi dentro il viaggio dell’eroe. Il sentiero attraversa la macchia mediterranea e conduce a un panorama spettacolare sul Mar Tirreno, con una vista che nelle giornate limpide arriva fino alle Isole Pontine.

Entrare nella Grotta di Nestore

Sulla costa occidentale del Peloponneso, vicino alla baia di Voidokilia, si trova uno dei luoghi più affascinanti legati ai poemi omerici, la celeberrima Grotta di Nestore. Secondo la tradizione, questa cavità naturale sarebbe stata associata a Nestore, il leggendario re di Pilo e uno degli eroi greci della guerra di Troia. La grotta domina d’altro canto una delle baie più spettacolari della Grecia, con acque turchesi e un paesaggio che sembra rimasto immutato nei secoli.

Quali sono le location di "Odissea", il film, in Grecia?
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La misteriosa Grotta di Nestore

Esplorare le Isole Egadi in barca

Seppur non precisamente “omeriche”, le Isole Egadi, al largo della Sicilia occidentale, sono una destinazione ideale per chi vuole vivere il Mediterraneo con lo stesso spirito di esplorazione di Ulisse. Favignana, Levanzo e Marettimo custodiscono calette nascoste, grotte marine e fondali trasparenti che sembrano appartenere a un racconto epico.

Calette a Favignana, Sicilia
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Il suggestivo panorama delle calette di Favignana

Navigare tra queste isole permette di scoprire angoli raggiungibili solo dal mare, proprio come avrebbe fatto un antico viaggiatore alla ricerca della prossima terra da esplorare. Tra le esperienze più suggestive c’è una gita in barca verso le grotte di Marettimo o un bagno nelle acque della Cala Rossa di Favignana, dove il contrasto tra rocce e mare crea uno scenario da cartolina.

Navigare nello Stretto di Scilla e Cariddi

Il tratto di mare più famoso dell’Odissea è indubbiamente quello tra Calabria e Sicilia dove si trova uno dei luoghi più noti della mitologia greca: lo Stretto di Messina, identificato dalla tradizione con il passaggio tra Scilla e Cariddi. Nell’Odissea Ulisse dovette affrontare questo tratto di mare estremamente pericoloso, stretto tra due mostri mitologici: Scilla, nascosta tra le rocce, e Cariddi, capace di inghiottire le acque creando vortici mortali.

Panoramica di Scilla in Calabria
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Panoramica di Scilla in Calabria

Il borgo di Scilla, con il quartiere dei pescatori di Chianalea affacciato sull’acqua, è una tappa imperdibile per chi vuole aggiungere al viaggio anche un tocco di storia e tradizione.

Dormire in un’antica tonnara come un navigatore

Per immergersi davvero nelle atmosfere del viaggio di Ulisse, una delle esperienze più suggestive è trascorrere una notte in un’antica tonnara trasformata in struttura ricettiva: in Sicilia ne esistono tantissime. Questi luoghi raccontano secoli di rapporto tra uomo e mare: antichi edifici in pietra dove un tempo si lavorava il tonno, oggi diventati dimore affacciate sul Mediterraneo.

La Tonnara di Scopello
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La celebre Tonnara di Scopello

Assistere a uno spettacolo al Festival di Epidauro

Tra le esperienze più emozionanti per chi ama il mondo classico c’è assistere a uno spettacolo nel Teatro di Epidauro, uno dei teatri antichi meglio conservati al mondo. Ogni estate il Festival di Epidauro riporta in scena tragedie e commedie greche in un luogo dalla straordinaria atmosfera.

Epidauro teatro
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L’antico teatro di Epidauro

Sedersi sulle gradinate costruite più di duemila anni fa e ascoltare una rappresentazione sotto il cielo stellato significa vivere un legame diretto con la cultura che ha dato origine ai miti di Ulisse. Il teatro, famoso anche per la sua incredibile acustica, è dunque una delle tappe più suggestive di un viaggio nella Grecia classica.

Visitare il Castello di Methoni

Sulla costa del Peloponneso si trova il Castello di Methoni, una spettacolare fortezza costruita sul mare che sembra appartenere a un racconto di viaggi e conquiste. Affacciato sul Mar Ionio, il castello è uno dei luoghi più scenografici della Grecia meridionale. Le sue mura, le torri e il lungo ponte che conduce all’ingresso raccontano secoli di storia mediterranea. Passeggiare tra le rovine al tramonto permette di immaginare navi in arrivo all’orizzonte e antichi navigatori pronti a partire verso nuove terre.

Esplorare l’Acrocorinto

Sopra la città di Corinto sorge l’Acrocorinto, una delle fortezze più imponenti della Grecia. Questa antica cittadella domina il territorio circostante dall’alto di una collina e offre una vista spettacolare sul Golfo di Corinto e sul Peloponneso.

C'è anche l'area archeologica di Acrocorinto tra i luoghi dov'è stato girato "Odissea" in Grecia
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Lo spettacolo senza tempo di Acrocorinto

Scoprire Aspri Ammos, la spiaggia del mito di Calipso

Tra i luoghi più suggestivi associati al viaggio di Ulisse c’è anche Aspri Ammos, una spiaggia selvaggia legata alla leggenda di Calipso, la ninfa che secondo l’Odissea trattenne l’eroe per anni sulla sua isola. La tradizione colloca l’episodio sull’isola di Ogigia, identificata da alcuni studiosi con diverse località del Mediterraneo.

Alcune spiagge greche, tra cui Aspri Ammos, sono state associate nel tempo al fascino di questo mito grazie alla loro natura incontaminata e all’atmosfera isolata.

Salpare su una barca tradizionale al tramonto

Per concludere un viaggio sulle orme di Ulisse non c’è esperienza più simbolica che salpare su una barca tradizionale al tramonto. Navigare lentamente mentre il Sole scende sul mare permette di riscoprire il Mediterraneo nella sua dimensione più autentica: quella fatta di vento, onde e silenzi, proprio come facevano gli antichi navigatori.

Vacanze estive dell’ultimo minuto, Vueling lancia una promo per volare in tutta Europa

21 juillet 2026 à 16:01

L’estate è fatta anche di decisioni improvvise, un weekend da organizzare, una pausa dal lavoro da trasformare in una piccola fuga o una vacanza ancora tutta da programmare. Per chi non ha ancora scelto la prossima destinazione, Vueling, compagnia del gruppo IAG, propone la nuova campagna “Last Call for Summer”, con tariffe speciali per raggiungere alcune delle mete più amate del Mediterraneo e delle grandi città europee.

L’offerta è pensata per chi vuole approfittare delle ultime occasioni estive e acquistare un volo direttamente dal sito o dall’app Vueling, scegliendo tra diverse destinazioni del network della compagnia. Tra città d’arte, isole mediterranee e mete perfette per una pausa al mare, la promo permette di organizzare una partenza anche senza mesi di anticipo. La promozione si applica a prenotazioni comprese tra il 21 luglio e il 3 agosto 2026, su voli a partire dall’1 agosto al 31 ottobre 2026.

Da Milano Malpensa a Ibiza

Tra le proposte della promo spicca il collegamento da Milano Malpensa a Ibiza con tariffe a partire da 21 euro. Celebre in tutto il mondo per la sua vita notturna, Ibiza custodisce anche un lato più tranquillo e sorprendente, fatto di calette nascoste, borghi bianchi e paesaggi naturali.

La splendida Cala Comte a Ibiza
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Tutto il fascino di Cala Comte

Oltre ai locali più famosi, l’isola invita a scoprire luoghi come Dalt Vila, il centro storico fortificato dichiarato Patrimonio Unesco, oppure spiagge dall’acqua cristallina come Cala Comte e Cala d’Hort. Perfetta per un viaggio estivo all’insegna del mare, Ibiza regala anche tramonti spettacolari, mercatini artigianali e piccoli ristoranti dove assaporare la cucina mediterranea.

Da Firenze a Minorca

Per chi cerca una destinazione un po’ più rilassata, la promo Vueling propone voli da Firenze a Minorca a partire da 28 euro. Meno mondana rispetto alla vicina Ibiza, Minorca è un’isola ideale per chi ama natura e mare. Le sue spiagge dalle acque turchesi, le calette immerse nella vegetazione e i sentieri panoramici la rendono una delle mete più affascinanti delle Baleari.

Cala Pilar, Minorca
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Veduta di Cala Pilar

Tra le esperienze da non perdere ci sono una passeggiata nella storica Ciutadella, l’antica capitale dell’isola, un’escursione lungo il Camí de Cavalls, il percorso costiero che circonda Minorca, e una giornata alla scoperta delle sue celebri baie come Cala Pilar, Cala Macarella e Cala Mitjana.

Da Torino a Barcellona

La promo include anche il collegamento da Torino a Barcellona con tariffe a partire da 29 euro, perfetto per chi desidera una fuga urbana senza rinunciare al mare. La capitale catalana è una destinazione che unisce cultura, gastronomia e paesaggi unici. Dai capolavori di Antoni Gaudícome la Sagrada Família e Park Güell alle passeggiate sulla Rambla, ogni quartiere racconta una storia diversa.

World’s Best Cities Report 2026 di Resonance Consultancy
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Veduta aerea panoramica della Sagrada Familia

Tra le tappe imperdibili ci sono il quartiere gotico con le sue strade medievali, il mercato della Boqueria per assaggiare specialità locali e la spiaggia della Barceloneta per concedersi qualche ora di relax dopo aver esplorato la città.

Favignana è il regno di Ulisse: i luoghi del film Odissea di Christopher Nolan

18 juillet 2026 à 15:00

C’è un modo nuovo di scegliere la prossima meta per le vacanze: lasciarsi guidare dalle immagini viste sullo schermo. Un panorama intravisto in una scena, una spiaggia che sembra appartenere a un altro tempo, una strada percorsa da un personaggio amato, un castello trasformato in simbolo.

Con l’arrivo nelle sale di The Odyssey, il nuovo kolossal di Christopher Nolan ispirato al poema di Omero, l’attenzione torna a posarsi sul Mediterraneo e sui paesaggi che, da secoli, custodiscono l’eco del viaggio di Ulisse. Il film, interpretato da Matt Damon nei panni di Odisseo, ha portato la produzione in svariate località del mondo, dalla Grecia al Marocco, dall’Islanda alla Scozia, fino all’Italia, dove la Sicilia ha avuto un ruolo di primo piano. E tra i luoghi più suggestivi scelti per dare corpo all’immaginario omerico spicca Favignana, la maggiore delle Isole Egadi.

Favignana, l’isola delle Egadi che guarda al mito

A Favignana, le coste di roccia chiara, le cave di tufo, le calette trasparenti e il mare che cambia colore a ogni ora del giorno sembrano appartenere a un racconto antico e non stupisce che sia stata scelta da Christopher Nolan per alcune delle sequenze italiane di The Odyssey, in un progetto che ha puntato su paesaggi reali e attraversabili, più che su mondi costruiti soltanto in via digitale.

La maggiore delle Egadi spicca al largo della costa occidentale della Sicilia, dinanzi a Trapani, ed è da tempo legata all’immaginario dell’Odissea: secondo alcune interpretazioni, infatti, potrebbe corrispondere alla leggendaria isola delle capre citata nel poema omerico, il luogo in cui Ulisse e i suoi uomini avrebbero fatto sosta prima di proseguire il loro viaggio e affrontare nuove prove.

Inoltre, il suo antico nome greco, Aegusa, rimanderebbe proprio alle capre.

Cala Rossa, il mare cristallino delle coste selvagge

Cala Rossa, Favignana, Sicilia
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La meraviglia di Cala Rossa

Tra i luoghi più rappresentativi di Favignana c’è Cala Rossa, uno degli scenari che meglio raccontano la forza visiva dell’isola, dove il mare assume sfumature abbaglianti, dal turchese al blu più intenso, mentre le pareti di tufo e le rocce chiare creano un paesaggio scolpito, luminoso e severo allo stesso tempo.

Cala Rossa ha il fascino di una costa selvaggia, di un approdo naturale, di uno spazio in cui il mare è protagonista. Non ha l’aspetto “addomesticato” delle spiagge più comode e lineari: è fatta di roccia, tagli, riflessi, discese verso l’acqua, prospettive che mutano passo dopo passo.

Proprio una simile natura aspra e cristallina la rende perfetta per evocare le rotte di Ulisse, i suoi sbarchi, l’incontro con un Mediterraneo bellissimo e imprevedibile. Arrivando da queste parti, troverete un paesaggio che sembra già cinema: il mare trasparente sotto le cave, il bianco della pietra, l’atmosfera di un’isola antica dove ogni angolo può diventare racconto.

Cala Azzurra, l’approdo più luminoso dell’isola

Se Cala Rossa conquista con la potenza rocciosa, a Cala Azzurra le acque turchesi e i fondali luminosi creano uno scenario ideale per immaginare i momenti di approdo durante il lungo viaggio di Odisseo. Non ha bisogno di grandi effetti per restare impressa: èsufficiente il contrasto tra l’acqua trasparente, la costa chiara e quella luce mediterranea che avvolge tutto.

Nel racconto turistico legato al film, Cala Azzurra diviene una delle tappe più evocative per seguire l’atmosfera dell’Odissea a Favignana. Non tanto perché il viaggiatore debba cercare una corrispondenza esatta tra ogni inquadratura e ogni metro di costa, quanto perché qui si percepisce bene l’anima dell’isola scelta da Nolan: un luogo luminoso ed essenziale dove il mare sembra indicare una direzione.

Cala del Bue Marino, il volto più avventuroso di Favignana

A Cala del Bue Marino il paesaggio si fa più drammatico, modellato da pareti di tufo, grotte marine, piattaforme rocciose e acque profonde.

Proprio per questo si inserisce alla perfezione nell’immaginario dell’Odissea. Il viaggio di Ulisse non è mai un percorso lineare ma è contraddistinto da approdi incerti, prove, incontri, pericoli e meraviglie. Cala del Bue Marino, con le rocce scavate e l’atmosfera più aspra, restituisce una tale dimensione in modo naturale.

Le altre coste rocciose, tra faraglioni e baie nascoste

Calette a Favignana, Sicilia
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Il suggestivo panorama delle calette di Favignana

Oltre alle cale più note, Favignana è impreziosita da un susseguirsi di tratti rocciosi, piccole baie, insenature meno accessibili e punti di costa che contribuiscono a costruire l’immaginario dell’isola. È proprio questa varietà a renderla così adatta a un film come The Odyssey: in pochi chilometri, il paesaggio cambia volto più volte, passando da acque placide e luminose a scogliere più severe, da punti panoramici aperti a calette raccolte che sembrano nascondere storie.

Le coste rocciose dell’isola permettono di ricreare un Mediterraneo arcaico, fatto di approdi e partenze, di luoghi raggiunti dal mare più che dalla terra, di confini naturali che sembrano separare il mondo conosciuto da quello dell’avventura. In questo senso, Favignana è una vera interprete del mito.

Basta osservare le cave di tufo, i faraglioni, le baie scavate nella pietra e le acque limpide per intuire perché l’isola possa diventare, nell’immaginazione, un territorio percorso da Ulisse e dai suoi uomini.

Il Castello di Santa Caterina, lo sguardo dall’alto

Castello di Santa Caterina a Favignana, Sicilia
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Veduta del possente Castello di Santa Caterina

Uno dei luoghi più scenografici dell’isola è il Castello di Santa Caterina, che domina dall’alto il territorio e il mare tutt’intorno. La sua posizione lo rende un punto di osservazione straordinario, capace di offrire una visione ampia sull’isola, sul porto, sulle Egadi e sull’orizzonte.

Proprio il castello è tra i luoghi associati alle riprese di The Odyssey, e Matt Damon ha raccontato anche la fatica delle salite e delle giornate di lavoro in quota.

Nel viaggio sulle tracce del film, il Castello di Santa Caterina aggiunge una dimensione diversa rispetto alle cale: è il luogo dello sguardo da cui Favignana si contempla dall’alto, come una mappa di pietra e mare.

L’Ex Stabilimento Florio, la memoria e la macchina del cinema

Un altro luogo centrale nel racconto di Favignana è l’Ex Stabilimento Florio, l’antica tonnara che testimonia una parte fondamentale della storia dell’isola. Grande complesso di archeologia industriale, legato alla lavorazione del tonno e alla stagione dei Florio, è una delle tappe simbolo di Favignana, perché racconta il rapporto profondo tra la comunità, il mare e il lavoro.

Durante la produzione di The Odyssey, l’Ex Stabilimento Florio è stato indicato da varie fonti come base logistica del set, uno spazio operativo temporaneo per costumi, attrezzature, uffici e organizzazione delle riprese.

Il suo ruolo è interessante perché unisce due anime dell’isola: quella storica e quella cinematografica. Da un lato, l’ex tonnara conserva la memoria di Favignana, il suo passato produttivo, la sua identità marinara. Dall’altro, con l’arrivo della troupe di Nolan, è diventata parte della grande macchina del cinema internazionale, a dimostrazione di come un luogo possa continuare a cambiare funzione senza perdere la propria forza simbolica.

Spiagge da film, sulle tracce di Odissea di Christopher Nolan tra i meravigliosi set sul mare

17 juillet 2026 à 11:30

L’uscita di Odissea di Christopher Nolan ha riacceso la voglia di scoprire i luoghi che hanno fatto da sfondo al viaggio di Ulisse. Tra le location più spettacolari del film spiccano alcune spiagge e cale dal fascino selvaggio, capaci di evocare il Mediterraneo raccontato da Omero. Ma quella di Nolan è solo l’ultima produzione ad aver trasformato paesaggi naturali in set cinematografici.

In questo caso, però, sono proprio le coste scelte dal regista a raccontare il mito: isole, baie e spiagge dove il mare diventa protagonista del lungo viaggio dell’eroe greco verso Itaca.

Cala Rotonda, Favignana

L’isola di Favignana, nelle Egadi, ha conquistato Nolan al primo sguardo: “Abbiamo cercato location più pratiche e facilmente accessibili, ma non siamo mai riusciti a toglierci Favignana dalla testa“, avrebbe dichiarato il regista premio Oscar.

Tra le spiagge legate a Odissea c’è Cala Rotonda. La produzione ha scelto questo angolo della Sicilia per girare alcune scene ambientate durante il viaggio per mare di Ulisse, sfruttando un paesaggio caratterizzato da acque limpide, scogliere modellate dal vento e una natura ancora selvaggia, ma anche per ricreare antichi porti greci.

A Favignana anche l’isolotto di Preveto è stato usato come set cinematografico.

Le coste delle Isole Eolie

Anche le Isole Eolie sono state scelte come scenario per alcune sequenze di Odissea. L’arcipelago siciliano, con le sue coste vulcaniche, le acque profonde e i paesaggi modellati dal fuoco della terra, è da sempre associato al mito.

Tra i luoghi coinvolti nelle riprese ci sono diverse aree costiere delle isole, tra cui Lipari con l’insenatura di Porto Pignattaro e con i due famosi faraglioni che separano l’isola da quella di Vulcano (Pietra Lunga e Pietra Menalda).

Inoltre nel film appaiono anche scorci di Panarea e in particolare Pietra del Bagno e l’isolotto di Basiluzzo.

Voidokilia Beach, Peloponneso

Nel Peloponneso, una delle spiagge più riconoscibili legate alle riprese di Odissea è Voidokilia Beach, considerata una delle baie più spettacolari della Grecia. La sua caratteristica forma a mezzaluna, la sabbia chiara e le acque turchesi hanno reso questa spiaggia una location ideale per riportare sul grande schermo il mondo dell’antica Grecia.

Da Voidokilia parte un sentiero a piedi per la Grotta di Nestore, una cavità ricoperta di stalagmiti e stalattiti.

Le spiagge nel film Odissea di Nolan
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Vista aerea della spiaggia di Voidokilia

Almyros Beach, Creta

Tra le spiagge scelte da Christopher Nolan per il film Odissea c’è anche Almyros Beach, una delle coste più suggestive dell’isola di Creta. Situata nei pressi di Agios Nikolaos, nella parte nord-orientale dell’isola, questa lunga distesa di sabbia chiara si distingue per il paesaggio naturale che unisce il mare cristallino alla foce del fiume Almyros e alle montagne dell’entroterra.

La spiaggia è stata scelta dalla produzione per la sua capacità di evocare un mondo antico e incontaminato, perfetto per raccontare il viaggio di Ulisse lontano dalla civiltà.

La Duna Bianca di Dakhla, Marocco

Tra le location costiere più sorprendenti di Odissea c’è anche la Duna Bianca di Dakhla, nel Sahara Occidentale. Qui il deserto incontra l’oceano creando uno scenario fuori dal comune, scelto da Nolan per rappresentare l’isola mitologica di Ogigia, dove Ulisse viene trattenuto dalla ninfa Calipso per sette anni.

La distesa di sabbia chiara che emerge dalle acque turchesi dell’Atlantico offre un paesaggio quasi irreale, capace di unire isolamento, bellezza naturale e senso di leggenda. Una spiaggia diversa dalle classiche coste mediterranee, ma perfetta anche per praticare sport acquatici.

Il mare che non ti aspetti: tre mete lontane dalla folla da raggiungere con la promo easyJet

Par : elenausai10
14 juillet 2026 à 14:00

Il mare più bello non è sempre quello di cui parlano tutti. Il Mediterraneo, e non solo, nasconde ancora angoli capaci di sorprendere chi li scopre per la prima volta: coste meno battute, colori che non ti aspetti, atmosfere lontane dal turismo di massa. Non serve andare troppo lontano per trovarli e con la nuova promo easyJet costano anche meno.

Fino al 15% di sconto su rotte selezionate da e per l’Italia, per viaggiare tra il 1 agosto e il 31 ottobre 2026: l’offerta è valida fino al 16 luglio 2026 alle 9:00. Ecco tre mete di mare che vale la pena scoprire prima che diventino la prossima meta di tendenza.

Da Milano Linate alla Corsica

La Corsica è la prova che il Mediterraneo sa ancora sorprendere. L’isola alterna montagne che superano i duemila metri a coste che si estendono per oltre mille chilometri, tra baie di sabbia fine, calette di ciottoli e acque trasparenti perfette per nuotare, remare in kayak o semplicemente lasciarsi cullare dalla barca. Nel golfo di Porto, le scogliere rosse delle Calanche de Piana si specchiano nel mare accanto alla riserva di Scandola, un angolo di natura protetto dall’UNESCO che lascia senza fiato.

A sud, spiagge come Palombaggia e Santa Giulia regalano un mare turchese che ricorda i Caraibi più che l’Europa, mentre a nord, tratti come Saleccia e Ostriconi restano accessibili solo a piedi o in fuoristrada, custodendo un’autenticità sempre più rara.

Da Napoli a Preveza

Preveza, invece, è una meta in Grecia che offre un compromesso raro: mare cristallino e storia autentica, in un contesto ancora lontano dal turismo di massa. La città si affaccia su due bacini d’acqua diversi, il Mar Ionio da un lato e il Golfo di Amvrakikos dall’altro, ed è circondata da una costa frastagliata di 60 chilometri che alterna baie riparate, spiagge dorate e scogliere a picco.

Tra queste spicca Monolithi, che con i suoi 22 chilometri di sabbia fine detiene il record della spiaggia più lunga dei Balcani, mentre le acque turchesi di Alonaki Fanariou ricordano i Caraibi. Il centro storico, di impronta veneziana, si esplora senza fretta tra la Torre dell’Orologio e le chiese ottocentesche, mentre nei dintorni si trovano le rovine romane di Nicopoli e il fiume Acheronte, che nella mitologia greca segna il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Da Napoli a Hurghada

A Hurghada, il deserto egiziano incontra le acque calde e cristalline del Mar Rosso. La città, perfetta per un viaggio di fine estate, si estende per circa 40 chilometri lungo la costa, tra spiagge di sabbia bianca con acque che permettono di ammirare da vicino i coloratissimi fondali, nuotando tra pesci e coralli tropicali.

Al largo, l’arcipelago di Giftun custodisce isole come Mahmya e Abu Minqar, raggiungibili solo in barca e apprezzate per le acque incontaminate. Chi preferisce restare a terra può esplorare invece il deserto in quad, oppure passeggiare la sera lungo la Hurghada Marina.

Ecco le mete da crociera che fanno sognare gli italiani adesso: c’è una sorpresa in classifica

Par : elenausai10
14 juillet 2026 à 07:30

La crociera continua a esercitare un fascino fortissimo sugli italiani, ma il modo in cui la immaginiamo sta cambiando volto. Una recente indagine di AstraRicerche realizzata per MSC Crociere, diffusa in occasione della Giornata Internazionale del Mediterraneo dell’8 luglio, racconta un popolo di sognatori più che di navigatori: quasi 7 italiani su 10 (69,8%) desiderano vivere l’esperienza di una crociera, ma solo il 18,3% l’ha effettivamente già provata.

E se la meta del cuore tra quelli che scelgono questa modalità di viaggiare resta il Mediterraneo, a sorprendere è il resto della classifica: due destinazioni più lontane stanno guadagnando terreno, complici soprattutto i viaggiatori più giovani.

Caraibi e Nord Europa tra le mete più sognate

Il dato più interessante della ricerca è la crescita di due mete che fino a poco tempo fa venivano considerate di nicchia rispetto al bacino del Mediterraneo: i Caraibi, scelti dal 36% degli intervistati, e il Nord Europa che, seppur fermandosi al 32,3%, risulta in continua crescita.

A spingere questi numeri verso l’alto è soprattutto la fascia d’età più giovane. Tra i 18 e i 29 anni, infatti, l’interesse si sposta con decisione verso itinerari a lungo raggio, con i Caraibi in prima fila. Superata la soglia dei 30 anni, invece, la tendenza si inverte e tornano a prevalere le rotte più vicine e conosciute, con il Mediterraneo che tocca il suo picco di popolarità proprio tra i 40 e i 49 anni.

Si delinea, quindi, una vera e propria frattura generazionale nel modo di intendere la crociera: per le nuove generazioni sembra diventare anche un’occasione per esplorare mondi lontani e meno battuti, mantenendo però un elemento di comodità e continuità che la nave, a differenza di altre formule di viaggio, riesce comunque a garantire.

Il Mediterraneo e la voglia di relax ed esperienze

Nonostante l’avanzata di Caraibi e Nord Europa, il Mediterraneo mantiene saldamente il primo posto nel cuore degli italiani, scelto dal 46% degli intervistati come destinazione ideale per una crociera. Familiarità, vicinanza e un patrimonio culturale e paesaggistico difficile da eguagliare continuano a renderlo il punto di riferimento assoluto, soprattutto per chi ha superato i 40 anni.

Ma la ricerca suggerisce anche che la scelta della meta, da sola, non basta più a spiegare l’attrattiva della crociera. Interrogati sulle parole che associano a questo tipo di vacanza, gli intervistati mettono al primo posto il relax (63,3%), seguito da divertimento (42%) e scoperta (34,5%). Sono proprio questi elementi trasversali, più che una specifica rotta geografica, a spingere sempre più persone a considerare la nave come alternativa ad altre formule di viaggio: il 39,5% del campione la giudica infatti più rilassante rispetto a hotel o villaggi, mentre per un italiano su quattro (25,2%) rappresenta un’esperienza di livello superiore.

Il quadro che emerge, insomma, è quello di una vacanza che non si sceglie più soltanto guardando una cartina geografica, ma valutando quanto un’esperienza sappia conciliare comodità, novità e assenza di pensieri. Il Mediterraneo resta la base sicura su cui tanti italiani continuano a fare affidamento, ma i nuovi orizzonti, con i Caraibi in testa, raccontano una voglia di allargare lo sguardo che, generazione dopo generazione, sembra destinata a crescere ancora.

Il film su Ulisse accende il set-jetting: il Mediterraneo da scoprire

12 juillet 2026 à 15:00

Il cinema e le serie TV influenzano sempre più il modo in cui le persone scelgono la propria destinazione di viaggio. Negli ultimi anni il cosiddetto set-jetting, ovvero la tendenza a visitare i luoghi che fanno da sfondo a film e produzioni televisive, si è infatti affermato come uno dei principali trend del turismo.

Gli spettatori, dopo aver visto un film o una serie, desiderano vivere in prima persona quelle atmosfere, ripercorrere gli stessi itinerari e visitare i luoghi che hanno contribuito a rendere memorabili determinate scene. Con l’arrivo nelle sale del nuovo kolossal dedicato a Ulisse, l’attenzione si sta concentrando sulle mete del Mediterraneo che fanno da cornice al mito dell’eroe omerico.

Il viaggio via mare diventa parte dell’esperienza

Se desiderate seguire le tracce del celebre eroe del Mediterraneo, Ferryscanner ha individuato una serie di itinerari che consentono di raggiungere via mare alcune delle località più rappresentative legate al mito o utilizzate come ambientazione del nuovo film.

L’idea proposta dalla piattaforma è quella di trasformare il trasferimento in traghetto in una parte integrante dell’esperienza di viaggio: attraversare il Mediterraneo significa infatti immergersi negli stessi scenari che, da secoli, alimentano racconti, leggende e immaginario collettivo.

La Sicilia sulle tracce di Ulisse

Favignana, Sicilia
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Lo spettacolo dell’isola di Favignana

Tra le tappe che meglio rappresentano il legame tra il mito di Ulisse e il Mediterraneo spicca la Sicilia: a Favignana ad Aci Trezza, passando per le Isole Eolie, l’isola vanta alcuni dei luoghi che, secondo la tradizione e svariate interpretazioni, vengono associati al leggendario viaggio dell’eroe narrato nell’Odissea.

Scogliere modellate dal mare, isole vulcaniche, piccoli borghi marinari e approdi ricchi di fascino modellano un itinerario che unisce paesaggi spettacolari, storia e tradizioni millenarie: è un percorso che permette di vivere le suggestioni del mito, esplorando territori che alimentano racconti e interpretazioni legate alle avventure di Ulisse.

Favignana, nel cuore delle Isole Egadi, è collegata ai porti di Trapani, Marsala, Levanzo e Marettimo, con traversate comprese tra i 10 e i 45 minuti. Per visitare le Isole Eolie, sono disponibili collegamenti da Messina e Milazzo verso Stromboli e Salina, con tempi di percorrenza che variano da 1 ora e 42 minuti fino a circa 2 ore e 30 minuti.

Grecia, tra Itaca, Cefalonia, Zante e il Peloponneso

Se esiste un luogo che richiama all’istante il viaggio di Ulisse, è senza dubbio la Grecia: tra le isole dello Ionio e le coste del Peloponneso si sviluppa un itinerario che combina il fascino della tradizione con alcuni dei paesaggi più suggestivi del Mediterraneo.

Itaca, considerata la patria dell’eroe, è il punto di riferimento simbolico del percorso. Accanto ad essa spiccano Cefalonia, Zante e la regione della Messinia, territori nei quali storia, mare e natura si fondono disegnando un viaggio ricco di richiami all’immaginario omerico.

Per esplorare tali destinazioni, Ferryscanner propone vari collegamenti in partenza dal porto di Kyllini da cui è possibile raggiungere Cefalonia in circa un’ora e trenta minuti oppure Zante in circa un’ora e quindici minuti. Una volta arrivati sulle isole, il viaggio può proseguire verso la Messinia per completare un itinerario che tocca alcune delle località più evocative associate al racconto di Ulisse.

Il Marocco completa l’itinerario mediterraneo

Pur non rientrando tra i luoghi tradizionalmente associati al mito di Ulisse, il Marocco è l’ultima tappa proposta da Ferryscanner per vivere le atmosfere epiche evocate dal nuovo kolossal.

Il Paese offre infatti scenari caratterizzati da un fascino senza tempo, dove città storiche, kasbah e paesaggi desertici creano ambientazioni che richiamano i grandi racconti di viaggio. Tra le mete più significative ecco Aït Benhaddou, l’antico ksar riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, celebre per il suo straordinario valore storico e architettonico.

Più a ovest, Marrakech conquista con i souk, i palazzi storici, i riad e le piazze animate, per conoscere la cultura marocchina grazie a colori, profumi e tradizioni artigianali.

Minareto della Moschea Koutoubia, Marrakech, Marocco
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L’iconico minareto della Moschea Koutoubia a Marrakech

Dove andare ad agosto nel Mediterraneo, le mete da sogno baciate dal sole

Par : losiangelica
6 juillet 2026 à 15:00

Se ancora non avete prenotato le ferie estive è il momento di rimediare: se state cercando dove andare ad agosto nel Mediterraneo per godervi mare, spiagge e sole, ecco alcune meraviglie che abbiamo selezionato apposta per voi e che sono meno battute dai turisti. Preparate valigia e crema solare, ecco le nostre mete preferite.

Karpathos, Grecia

Karpathos è una chicca segreta della Grecia tra Creta e Rodi. Pur trovandosi tra loro due, non gli somiglia e spicca per un carattere suo decisamente più selvaggio. Tra i punti di interesse c’è il villaggio di Olympos che domina la montagna da un crinale e conserva costumi tradizionali e un dialetto studiato da linguisti europei.

Perché andare a Karpathos
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Spiaggia di Kyra Panagia, isola di Karpathos

Le spiagge, però, restano la vera sorpresa. Kyra Panagia ha una chiesetta bianca proprio sulla sabbia, Apella è incastonata tra le rocce e si raggiunge scendendo una scaletta piuttosto ripida, Achata è piccola e anche nel periodo di Ferragosto non è affollatissima. Se amate il vento forte, Karpathos è tra i paradisi europei del windsurf e del kitesurf, soprattutto nella zona di Afiartis dove le raffiche non mancano mai. Sceglietela se cercate una Grecia meno patinata, quella che non finisce sulle cartoline, ma che poi non riuscite più a dimenticare.

Kythira, Grecia

Kythira è un’isola particolare, sospesa tra il Peloponneso e Creta, troppo defilata per essere presa d’assalto e questo, ad agosto, è già una piccola benedizione. Con un mood un po’ più malinconico, porta dritti alla scoperta di villaggi bianchi con torri veneziane e cascate suggestive come quella di Neraida. La spiaggia di Kaladi, con i suoi scogli a picco e l’acqua turchese, è uno di quei posti che sembrano ritoccati con un filtro e invece sono reali, tali e quali. Fatevi anche un giro a Chora, il capoluogo, con il castello che guarda l’Egeo e le stradine bianche che la sera profumano di gelsomino. Cerigo (questo il nome in italiano) va scelta da chi vuole un agosto lento, senza vita notturna sfrenata, con tramonti che da soli valgono il viaggio.

Lastovo, Croazia

Lastovo è tra le isole meno battute della Dalmazia e proprio per questo resta uno dei segreti meglio custoditi del Mediterraneo. Fa parte di un parco naturale che protegge quarantaquattro isolotti minori, un arcipelago in miniatura tutto da esplorare in barca o in kayak, remo dopo remo. Il paese di Lastovo, con le case che si arrampicano sulla collina e i comignoli a forma di corona, è tra i borghi più fotogenici di tutta la Croazia. Le calette come Skrivena Luka meritano una giornata intera senza fretta. Sceglietela se volete unire mare cristallino e silenzio vero, quello che in Croazia ormai si trova solo qui.

Vis, Croazia

Vis è diventata famosa per un motivo preciso: qui hanno girato Mamma Mia! Ci Risiamo, e da allora l’isola si è ritagliata un posto tutto suo tra le mete cult dell’Adriatico. Ma Vis non è solo location cinematografica, è anche la Grotta Blu di Biševo, dove la luce che filtra dall’acqua colora tutto di un azzurro quasi innaturale. La spiaggia di Stiniva, chiusa tra due pareti di roccia e raggiungibile solo via mare o con un sentiero ripido, è considerata tra le più belle d’Europa, e a ragione. Il paese di Komiža, con il porto pieno di barche da pesca, resta genuino nonostante la fama crescente degli ultimi anni. Andateci se cercate un mare da film senza rinunciare all’anima di un’isola vera.

Vis, in Dalmazia
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Il porto di Luka a Vis

Isola del Giglio, Italia

Per chi vuole restare in Italia c’è una chicca: il Giglio, a largo delle coste toscane, è un’ottima alternativa all’Elba. Con spiagge di sabbia chiara e mare trasparente, è una vera cartolina. Vale però la pena esplorare anche Giglio Castello, il borgo medievale in cima al monte, con vicoli stretti e una vista che nelle giornate limpide arriva fino alla costa toscana. Per chi ama camminare ci sono sentieri che costeggiano l’isola intera, tra macchia mediterranea e scorci sul mare che tolgono il fiato. Sceglietelo se volete l’Italia più autentica, quella che ad agosto profuma ancora di pino marittimo e non solo di crema solare.

Isola del Giglio e il suo porto
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Il porticciolo colorato del Giglio

Pantelleria, Italia

Pantelleria è una meraviglia italiana che sta ottenendo sempre più interesse da parte dei viaggiatori. Non ha spiagge di sabbia bianca, ha qualcosa di più raro, rocce vulcaniche nere, il Lago di Venere con le sue acque termali naturali, i dammusi che punteggiano il paesaggio come piccole fortezze bianche. Cala Levante e l’arco dell’elefante, formazione di roccia lavica scolpita dal mare nei millenni, restano tra le immagini simbolo dell’isola. Qui si viene anche per mangiare bene: il cappero di Pantelleria è famoso in tutto il mondo e il passito, dolce e denso, chiude ogni cena in bellezza. Sceglietela se cercate un’isola con carattere forte, selvaggia, mai banale.

Tabarka, Tunisia

Tabarka è una pittoresca città costiera della Tunisia, famosa per il suo mare cristallino e i caratteristici faraglioni. Da visitare il forte genovese di Tabarka, che offre una splendida vista sulla costa. Chiaramente meritano attenzione il porto e le spiagge oltre al legame con la musica; pochi sanno che proprio qui si svolge uno dei festival più importanti di jazz. Da qui si può organizzare una gita in giornata per La Galite, un piccolo arcipelago al largo della costa tunisina, quasi disabitato e protetto come riserva naturale. Ci si arriva solo tramite transfer con charter e imbarcazioni autorizzate e non esistono vere strutture turistiche… proprio questo la rende perfetta per chi cerca privacy e relax.

Bonifacio – Corsica, Francia

A chiudere la selezione ci pensa la Corsica, l’isola francese a due passi dall’Italia e facile da raggiungere grazie ai tantissimi collegamenti in traghetto. Bonifacio, arroccata sulle scogliere bianche a picco sul mare, va vista almeno una volta al tramonto, quando le case sembrano sospese nel vuoto. Se avete tempo, spingetevi anche verso l’interno, tra le calanche di Piana e i villaggi di montagna dove il tempo scorre a un ritmo tutto diverso. Sceglietela se ad agosto volete un po’ di tutto insieme: mare, natura, buona cucina e un’atmosfera metà francese e metà mediterranea.

Barche turistiche a Girolata in Corsica
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La splendida baia di Girolata in Corsica

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