Caraibi, spiagge bianchissime, natura tropicale e città ricche di storia, è questa la cornice di un viaggio nella Repubblica Dominicana, da sempre una delle destinazioni più desiderate per una fuga invernale. E udite, udite… Nei prossimi mesi raggiungerla dall’Italia diventerà ancora più semplice grazie a una novità importante sul fronte dei collegamenti aerei.
A partire dalla fine di novembre, infatti, ITA Airways inaugurerà il nuovo volo diretto tra Roma Fiumicino e Santo Domingo, creando un collegamento senza scali perfetto per chi sta già pensando a una vacanza al caldo durante l’inverno europeo. Un motivo in più per riscoprire un Paese che non è fatto soltanto di resort e spiagge da cartolina, ma anche di città coloniali, parchi naturali, cascate e piccoli paradisi affacciati sul Mar dei Caraibi.
Il nuovo volo ITA Airways da Roma a Santo Domingo
La grande novità della stagione invernale 2026-2027 di ITA Airways riguarda proprio la Repubblica Dominicana. Dal 30 novembre 2026 la compagnia lancerà il nuovo collegamento stagionale diretto tra Roma Fiumicino e Santo Domingo, prima destinazione di ITA Airways in America Centrale. ITA Airways Inizialmente il volo sarà operato una volta alla settimana, il lunedì, mentre dal 14 dicembre si aggiungerà invece una seconda frequenza settimanale, la domenica, prevista fino alla fine di marzo 2027. Sulla rotta saranno utilizzati Airbus A330neo configurati nelle classi Business, Premium Economy ed Economy.
iStockVista sull’Isola di Saona
Secondo l’operativo attualmente pubblicato dalla compagnia, il volo Roma-Santo Domingo avrà una durata indicativa di circa 11 ore e 5 minuti, mentre il viaggio di ritorno durerà circa 9 ore e 45 minuti. Il nuovo diretto rende quindi particolarmente interessante programmare adesso un viaggio nella Repubblica Dominicana, soprattutto in vista dell’inverno: si potrà raggiungere la capitale senza scali e, da qui, costruire un itinerario che vada oltre le classiche vacanze all inclusive.
Cosa vedere nella Repubblica Dominicana
Il primo luogo da esplorare è proprio Santo Domingo, una capitale che vale molto più di una semplice tappa di arrivo. Il cuore storico è la Ciudad Colonial, dove edifici storici, piazze e testimonianze del periodo coloniale raccontano una parte fondamentale della storia dell’isola. È il lato più culturale della Repubblica Dominicana e permette di alternare mare e visite già nei primi giorni di viaggio.
iStockLa Ciudad Colonial a Santo Domingo
Per chi sogna soprattutto i Caraibi da cartolina, restano imperdibili le località balneari. Punta Cana è il grande classico, con lunghe spiagge tropicali e una vasta offerta di resort, mentre la zona di Bayahibe e La Romana è una delle basi più interessanti per escursioni e giornate in mare. Tra le mete più amate della zona c’è anche l’isola di Saona, celebre per le sue acque trasparenti e le spiagge circondate dalla vegetazione tropicale.
Chi cerca invece un volto più selvaggio può spingersi verso la penisola di Samaná, tra baie, foreste e paesaggi decisamente più verdi. Qui si trovano anche Las Terrenas, località che combina atmosfera caraibica, spiagge e una vivace scena turistica. Vale la pena considerare anche l’interno del Paese. Zone come Jarabacoa e Constanza mostrano una Repubblica Dominicana molto diversa da quella dell’immaginario più classico: montagne, sentieri, cascate e temperature più fresche trasformano il viaggio in qualcosa di decisamente più vario.
L’estate sta finendo, ma la voglia di partire ovviamente no. E se state già cercando una scusa per mettere in calendario un weekend fuori porta, Ryanair prova a darvela con “Follia d’autunno – Prezzi folli di metà settimana”, la nuova promozione con tariffe a partire da 16,99 euro.
Il tempo, però, è pochissimo. Dovete prenotare entro il 15 settembre 2026 per viaggiare dal 17 settembre al 31 dicembre 2026. Le mete a disposizione tantissime e spaziano da spiagge e isole ancora piacevoli da scoprire in autunno, mete perfette per scoprire il foliage e fare un city break e ovviamente località da scoprire nel periodo natalizio. Accanto alle partenze da 16,99 euro spuntano, con un po’ di flessibilità sulle date, anche voli sotto la soglia dei 15 euro.
Da Bergamo a Kalamata
Il calendario dice autunno. Kalamata, almeno per un po’, sembra non essersene accorta. Da Milano Bergamo si vola verso Kalamata con tariffe da 16,99 euro: una cifra davvero conveniente. Ma perché visitare la meta roprio in questo periodo? Le temperature sfiorano i 30 gradi di giorno fino a fine settembre e scendono a circa 20 gradi la sera… nelle ore diurne stare in spiaggia è ancora fattibile e molto piacevole.
La città ha il mare a pochi minuti dal centro e una lunga passeggiata costiera, però vale la pena allontanarsi dalla sdraio. Si può salire al Castello di Kalamata, che domina la parte vecchia, per poi scendere verso la chiesa dei Santi Apostoli, legata alla memoria della Guerra d’indipendenza greca. Poco distante ci sono il Museo Archeologico della Messenia, vicoli, taverne e piazze dove la vita continua senza troppo preoccuparsi della stagione turistica.
C’è anche il curioso Parco Municipale delle Ferrovie, museo all’aperto tra vecchie locomotive e vagoni storici, e c’è soprattutto il lato gastronomico. Kalamata è terra di olive e olio: andando avanti verso l’autunno, mercati e produttori diventano parte del viaggio tanto quanto spiagge e siti archeologici.
iStockKalamata, la città delle olive da scoprire
Da Pisa a Rabat
Sulla rotta Pisa-Rabat Ryanair propone voli da 14,99 euro, con partenze dirette che trasformano la capitale marocchina in una delle occasioni più interessanti della promozione. Rabat è affacciata sull’Atlantico, più rilassata rispetto ad altre grandi città marocchine e abbastanza raccolta da poter essere scoperta senza trasformare un weekend in una maratona. A ottobre le massime si aggirano intorno ai 27 °C: clima ideale per passare parecchie ore fuori, tra monumenti, giardini e medina.
La prima tappa può essere la Kasbah degli Oudaïa, fortezza arroccata tra il fiume Bouregreg e l’oceano. Vicoli bianchi e blu, mura, scorci sull’acqua. Poco sotto ci sono i Giardini Andalusi; più avanti, cambiando completamente scenario, la Torre di Hassan e il Mausoleo di Mohammed V.
iStockRabat e il suo porto sono affascinanti
Da Napoli a Budapest
A Budapest l’autunno arriva presto e anche in città si vive il foliage e l’atmosfera con colori caldi che caratterizzano la capitale ungherese. Con voli a meno di 17 euro da Napoli è una chicca da non perdere, anche nei weekend… e in più ci sono in promo tante date perfette per scoprire anche i mercatini di Natale.
Una volta arrivati, la città si presta perfettamente a qualche giorno senza programmi troppo rigidi. Si può iniziare dalla Collina del Castello e dal Bastione dei Pescatori, con il Parlamento dall’altra parte del Danubio, e poi scendere verso il centro. In autunno anche l’Isola Margherita cambia atmosfera: quasi 100 ettari di verde nel mezzo del fiume, attraversabili a piedi o in bicicletta.
Quando le temperature scendono, poi, Budapest gioca la carta che poche città europee possono permettersi: le terme. Le piscine dello Széchenyi sono una delle immagini simbolo della città e con l’aria fresca il vapore che sale dall’acqua rende tutto ancora più scenografico.
Tra le immagini più curiose di Madeira, isola portoghese dell’arcipelago omonimo, ce n’è una che riesce a spiazzare anche chi ha già visto cascate spettacolari. Da queste parti, infatti, l’acqua scende da una parete rocciosa, attraversa una vecchia strada costiera e prosegue verso il mare. Per anni, sotto quel getto, le automobili hanno rallentato fino a passare attraverso una sorta di autolavaggio naturale, mentre i visitatori si fermavano con asciugamano e macchina fotografica.
Il nome è Cascata dos Anjos, cioè “Cascata degli Angeli”, e il suo fascino nasce proprio da questo incontro insolito tra paesaggio e infrastruttura. La scena appartiene alla costa meridionale di Madeira, una fascia dell’isola famosa per il clima mite, dove la montagna sembra arrivare quasi direttamente sull’acqua.
Oggi, però, il racconto della Cascata dos Anjos deve partire da una precisazione importante: l’accesso al sito è interdetto dalle autorità per motivi di sicurezza. La vecchia strada, nota come ER101, è soggetta a caduta di massi e frane, mentre la pioggia può rendere il fondo particolarmente scivoloso. Il Turismo ufficiale di Madeira invita a rispettare la segnaletica, le barriere e le recinzioni presenti sul posto. La fama conquistata sui social, dunque, racconta soprattutto un’esperienza del passato, non un’attività da ripetere oggi.
Origine, formazione e leggende della Cascata dos Anjos
Per capire la Cascata dos Anjos bisogna partire dalla natura stessa di Madeira: l’isola è di origine vulcanica e presenta un rilievo molto accidentato, con montagne, vallate profonde e versanti che scendono rapidamente verso l’oceano. L’acqua piovana raccolta nelle zone più elevate alimenta corsi d’acqua e sistemi di irrigazione, contribuendo alla presenza di numerose cascate lungo le pendici.
La Cascata dos Anjos in particolare è legata al deflusso proveniente dall’area collinare soprastante, un sistema di irrigazione costruito sull’isola per trasportare l’acqua verso i terreni agricoli. Le levadas (così si chiamano in lingua locale questi canali) costituiscono una delle opere più caratteristiche del paesaggio locale.
Il getto della Cascata dos Anjos si distingue, però, anche per il suo percorso. Invece di terminare in una conca naturale o in una piscina tra le rocce, l’acqua raggiunge la vecchia strada costiera, scende oltre il margine e continua verso il mare. Da una parte, quindi, c’è la montagna umida e scura, dall’altra la distesa luminosa dell’oceano; nel mezzo, una sottile linea stradale attraversata dall’acqua.
Ma perché si chiama proprio così? Secondo il racconto popolare, gli angeli sarebbero scesi dal cielo per bagnarsi nelle acque fresche della cascata, attratti dalla vista sull’oceano.
Per anni la Cascata dos Anjos è stata una tappa breve e singolare durante un itinerario nella parte occidentale di Madeira. Il suo richiamo non dipendeva da un grande complesso monumentale, da un sentiero impegnativo o da strutture dedicate ai visitatori. Il punto di interesse era la cascata stessa, con la sua posizione sopra una strada affacciata sull’Atlantico.
Le testimonianze di viaggio raccontano una scena semplice: le persone lasciavano l’auto nelle vicinanze, raggiungevano il tratto stradale e si fermavano per qualche minuto davanti all’acqua. In passato, alcuni automobilisti attraversavano il getto per ottenere una sorta di lavaggio naturale della vettura; altri si mettevano sotto la cascata per rinfrescarsi, soprattutto nelle giornate estive più calde.
iStockUn’ automobile sotto la Cascata dos Anjos
Proprio questa combinazione ha trasformato la Cascata dos Anjos in uno dei luoghi più fotografati della costa di Ponta do Sol. La sua fama è cresciuta soprattutto grazie ai social network, che hanno premiato la stranezza dell’immagine più ancora delle dimensioni della caduta. Il getto, infatti, è relativamente sottile e continuo, più simile a un nastro d’acqua che a una grande cascata impetuosa.
Il paesaggio circostante, però, merita certamente attenzione. La costa meridionale di Madeira alterna pareti rocciose, vegetazione rigogliosa, coltivazioni terrazzate e piccoli nuclei abitati. L’oceano resta sempre una presenza scenografica, soprattutto nelle ore del tardo pomeriggio, quando la luce radente accentua il profilo delle scogliere e colora l’acqua di riflessi metallici. La vicina Ponta do Sol è conosciuta proprio per la sua esposizione favorevole al sole e per i tramonti sull’Atlantico.
La visita, come già detto, oggi non è consentita. Il tratto della vecchia ER101 interessato dalla cascata è soggetto a interdizione e il Turismo ufficiale di Madeira sconsiglia l’accesso per il rischio di frane, caduta di massi, fondo scivoloso e incidenti già registrati.
La Cascata dos Anjos si trova presso Anjos, nel territorio di Ponta do Sol, sulla costa sud-occidentale dell’isola di Madeira, in Portogallo. Il punto è associato alla vecchia strada costiera ER101, lungo il collegamento storico tra Ponta do Sol e Madalena do Mar. La cascata precipita proprio sul tracciato stradale, prima di proseguire verso l’oceano.
Ponta do Sol si trova a circa 30-35 minuti d’auto da Funchal, anche se i tempi possono variare in base al traffico, al percorso scelto e alle condizioni della viabilità. Il collegamento moderno lungo la costa consente di raggiungere agevolmente la zona, mentre la vecchia strada degli Anjos appartiene a una rete viaria storica, più stretta e vulnerabile rispetto alle infrastrutture contemporanee.
Per chi desidera conoscere il paesaggio senza avvicinarsi al tratto interdetto, Ponta do Sol rappresenta una base interessante per esplorare la costa meridionale. Il paese conserva un’atmosfera raccolta, con edifici affacciati sul mare, strade in pendenza e scorci sull’oceano. Nei dintorni si trovano anche altre attrazioni naturali, tra cui la Praia dos Anjos, una spiaggia di ciottoli basaltici e sabbia scura situata lungo la costa tra Ponta do Sol e Madalena do Mar.
Il tramonto sull’Atlantico aiuta a capire perché gli antichi chiamassero questo luogo Finis Terrae, la fine della Terra. Oltre Cabo Fisterra si apriva un oceano sconosciuto, immenso, in grado di suscitare paura e meraviglia. Secoli dopo, quello stesso tratto di litorale avrebbe ricevuto un nome altrettanto evocativo, Costa da Morte, legato ai numerosi naufragi provocati da scogli, correnti e tempeste. Fra fari e promontori, santuari affacciati sull’acqua, spiagge interminabili e paesi dalla forte identità marinara, la Galizia mostra uno dei suoi paesaggi più potenti.
Dietro questa denominazione cupa, però, vive anche una regione profondamente legata all’oceano, al lavoro dei pescatori, ai pellegrinaggi, agli antichi mestieri e a una natura ancora capace di imporre il proprio ritmo.
Cabo Fisterra, davanti al mare che per gli antichi segnava la fine della terra
Il promontorio roccioso di Cabo Fisterra si protende nell’oceano circa 3 km oltre l’abitato e per secoli è stato associato al limite occidentale del mondo conosciuto. La tradizione attribuisce ai Romani l’immagine di questo lembo estremo affacciato sul mare, legato anche al culto solare dell’Ara Solis. Guardare il disco del sole sparire oltre l’orizzonte doveva avere qualcosa di inquietante per chi immaginava l’oceano quale frontiera misteriosa verso territori ignoti.
Oggi sul capo svetta un faro, uno dei simboli dell’intera Galizia. Fin qui proseguono numerosi pellegrini dopo aver raggiunto Santiago de Compostela e chi completa questa estensione del Cammino può ricevere la Fisterrana, certificato legato all’arrivo a Fisterra.
Muxía e la Virxe da Barca, pietre sacre davanti all’Atlantico
Granito, vento e schiuma marina accompagnano l’arrivo al santuario della Virxe da Barca, costruito sul margine roccioso di Muxía. Secondo una leggenda, la Vergine apparve all’apostolo Giacomo su una barca di pietra. Alcuni massi presenti accanto al santuario sarebbero ciò che resta dell’imbarcazione miracolosa.
Fra essi ci sono Pedra de Abalar e Pedra dos Cadrís, elementi legati per secoli a credenze popolari, riti e racconti tramandati fra generazioni. La devozione culmina nella romería di Nosa Señora da Barca, una delle celebrazioni religiose più sentite della Galizia e riconosciuta Festa di Interesse Turistico Nazionale.
Accanto al complesso religioso si incontra anche A Ferida, grande scultura collocata in memoria della catastrofe della petroliera Prestige del 2002, disastro che colpì duramente questo tratto di litorale della Spagna.
Cabo Vilán e il Cimitero degli Inglesi, la memoria dei naufragi
A nord di Camariñas, Cabo Vilán appare severo e quasi spoglio. Rocce, oceano e vento costruiscono una scena essenziale, mentre il faro ricorda quanto la navigazione lungo questa parte della regione sia stata pericolosa. L’attuale impianto entrò in funzione nel 1896, pochi anni dopo una serie di tragedie navali che aveva richiamato l’attenzione anche delle autorità britanniche sulla necessità di rafforzare la segnalazione costiera.
Fra Arou, Punta do Boi e Vilán si consumarono alcuni degli episodi più tragici della storia marittima locale. Nel 1890 la HMS Serpent finì contro gli scogli durante una tempesta. Morirono 172 uomini e molti corpi vennero sepolti poco distante, nel luogo oggi noto quale Cimitero degli Inglesi.
Camariñas, il ritmo dei fuselli accanto al porto
Camariñas possiede un’identità legata tanto all’Atlantico quanto ai fili sottilissimi intrecciati dalle sue artigiane. L’encaixe de palillos, il merletto a tombolo locale, è diventato uno degli elementi culturali più riconoscibili della Costa da Morte e ha conquistato fama ben oltre la Galizia.
Le palilleiras muovono rapidamente i fuselli seguendo disegni precisi, producendo un suono secco e regolare che accompagna il lavoro. Il Museo do Encaixe, dal canto suo, racconta tecniche, storia e valore sociale di questa tradizione, mentre durante la Settimana Santa la Mostra do Encaixe richiama artigiani e visitatori.
Vicino al porto di Corme, Punta do Roncudo narra in maniera quasi brutale il rapporto fra gli abitanti della Costa da Morte e l’oceano. Il nome si riferisce al rombo prodotto dalle onde contro le rocce, un suono profondo che accompagna questo promontorio esposto.
Sugli scogli crescono percebes considerati fra i più pregiati della Galizia. Raccoglierli richiede esperienza, rapidità e una conoscenza approfondita dei movimenti del mare. I percebeiros raggiungono le zone battute dalle onde per staccare questi crostacei dalla pietra nei brevi intervalli concessi dall’Atlantico.
iStockLa straordinaria Punta do Roncudo
Carnota, fra l’hórreo monumentale e una spiaggia smisurata
Più a sud il paesaggio si apre attorno a Carnota. Protagonista del paese è il grande hórreo, costruzione tradizionale galiziana destinata alla conservazione dei cereali, sollevata dal terreno tramite sostegni utili a proteggere il raccolto dall’umidità e dagli animali.
Quello di Carnota raggiunge circa 34 metri e figura fra i più grandi della zona. La struttura lunga e stretta, realizzata in pietra e scandita da aperture per la ventilazione, trasforma un edificio rurale in una presenza quasi monumentale. A non molta distanza si stende Praia de Carnota, enorme fascia sabbiosa accompagnata da dune, zone umide e spazi aperti.
Ézaro e Monte O Pindo, acqua e granito sul margine dell’oceano
Presso Ézaro il fiume Xallas conclude il proprio corso con una cascata spettacolare prima di raggiungere l’Atlantico. Alcune passerelle consentono di avvicinarsi al salto, mentre dal belvedere superiore lo sguardo abbraccia foce, villaggio e costa.
iStockLa straordinaria Cascata di Ézaro
Alle spalle si alza Monte O Pindo, massiccio granitico di circa 600 metri soprannominato “Olimpo dei Celti”. Leggende, forme scolpite dall’erosione e vedute oceaniche gli hanno conferito un’aura particolare nell’immaginario galiziano.
Dombate e Borneiro, migliaia di anni prima dei fari
La Costa da Morte custodisce tracce umane molto più antiche dei suoi borghi marinari e il Dolmen de Dombate rappresenta uno dei monumenti megalitici più importanti della Galizia. Una moderna struttura protettiva in legno e vetro consente di osservare la tomba monumentale preservandola dagli agenti atmosferici.
Poco distante, Castro de Borneiro appartiene invece alla cultura dei villaggi fortificati dell’età del Ferro. Resti di abitazioni e strutture difensive aiutano leggere l’organizzazione di una comunità vissuta secoli prima della conquista romana.
Corcubión, il volto più raccolto della Costa da Morte
Dopo tanti promontori aperti all’oceano, Corcubión offre una dimensione più intima. Affacciato sulla ría, il borgo conserva edifici storici e memorie della prosperità legata alla navigazione.
Tra gli elementi principali figurano la chiesa di San Marcos, il Pazo dos Condes de Altamira e il Castelo do Cardeal, testimonianze di un centro che ebbe un ruolo importante nella storia locale.
Di recente si è notato che il turismo estivo tende, troppo spesso, a concentrarsi in poche località famose, trascurandone altre di altrettanta bellezza. La Croazia ormai da qualche anno è diventata una meta estiva per eccellenza, anche se non al pari delle isole spagnole o greche, eppure qui esiste una piccola caletta che nel 2026 è entrata ufficialmente tra le spiagge più belle d’Europa.
Si tratta di Podrače Beach, a Brela, proprio sulla costa dalmata: nella classifica Europe’s 50 Best Beaches 2026 di The World’s 50 Best Beaches si è aggiudicata il 14° posto, davanti a numerose località balneari molto più celebri. La graduatoria è stata realizzata attraverso i voti di oltre 1.000 professionisti del settore travel, tra giudici, Beach Ambassador e membri del team della classifica.
Cosa fare e vedere a Podrače Beach
Podrače è una piccola baia di ciottoli, racchiusa tra rocce e vegetazione mediterranea, con acqua turchese e trasparente. La posizione, a poca distanza dalla celebre Punta Rata, contribuisce a darle quell’aspetto appartato che l’ha resa una delle spiagge più fotografate della Croazia. Il principale motivo per raggiungere Podrače è dunque il mare. La spiaggia dispone inoltre di alcuni servizi, tra cui lettini, ombrelloni, docce, servizi igienici e un bar (ideale, dunque, anche per chi viaggia in famiglia).
Uno degli elementi più caratteristici è senza dubbio la grande formazione rocciosa che protegge la baia. Non si tratta soltanto di uno scenario suggestivo: secondo la storia locale, in passato la sommità della roccia veniva utilizzata per la produzione artigianale del sale. L’acqua marina veniva raccolta in piccole vasche e lasciata evaporare, permettendo di recuperare il sale destinato all’uso domestico.
Oltre allo snorkeling e al relax in spiaggia, è bene ricordare che il tratto di costa intorno a Brela permette di alternare qualche ora sulla piccola Podrače a una passeggiata sul lungomare e alla scoperta delle altre calette della zona. Tutto il tratto di spiaggia lungo costa di Brela è inoltre caratterizzato da questa particolare combinazione di ciottoli bianchi, mare cristallino e pinete mediterranee, modellata nel corso del tempo dall’azione del Biokovo (la grande catena montuosa della Dalmazia), delle piogge e del mare.
Dove si trova e come raggiungere Podrače Beach
Podrače Beach si trova a Brela, nella regione della Dalmazia, lungo la Riviera di Makarska. Per chi arriva in auto, Brela è collegata alla rete stradale della costa dalmata. Da Spalato il percorso è di circa 50 chilometri e richiede indicativamente un’ora di viaggio, a seconda del traffico. Una volta raggiunta Brela, è necessario lasciare l’auto nelle aree di parcheggio disponibili e proseguire a piedi verso la costa: Podrače è infatti una spiaggia da raggiungere attraverso i percorsi pedonali della zona.
È possibile arrivare anche con i mezzi pubblici. Da Spalato partono collegamenti diretti in autobus verso Brela e il viaggio dura circa un’ora. Dalla fermata sulla strada principale si prosegue poi ugualmete verso il centro e la zona costiera a piedi.
Da una serie spagnola che racconta di un gruppo di amici che partono in van per un addio al nubilato “on the road” non ci si può che aspettare ambientazioni mozzafiato e che siano una vera coccola per gli occhi.
Le location di Tutta la verità delle mie bugie non deludono certo queste aspettative: la serie, tratta dal romanzo best seller di Elísabet Benavent, disponibile su Netflix dal 28 agosto2026, è stata girata infatti in una delle zone della Spagna più spettacolari a livello paesaggistico, che attrae ogni estate milioni di turisti interessati al mare, ma apprezzata anche per la vivace vita culturale e per la movida.
Di cosa parla
Coco (Itziar Manero) ha vent’otto anni, un lavoro che ama in una galleria d’arte e un appartamento in uno dei quartieri più esclusivi di Madrid che condivide con Marín (Daniel Ibáñez). I due sono amici di lunga data, Marín è stato fidanzato con una delle migliori amiche di Coco, Aroa, e per questo Coco nasconde da anni di provare per lui qualcosa di speciale dietro la bugia di essere ancora innamorata del proprio ex. È solo quando insieme al resto del gruppo di amici decidono di partire in caravan per l’addio al nubilato di una di loro, Blanca, che Coco è costretta a rivelare cosa prova davvero per Marín: la convivenza forzata impone a tutti di fare i conti infatti con rivalità, sentimenti, fragilità nascoste, oltre che con malumori e piccoli drammi sentimentali a cui gli appassionati del genere sono ben abituati.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Tutta la verità delle mie bugie”
Dov’è stata girata la serie
Il teen drama Netflix tratto dal romanzo di Elísabet Benavent è girato, come conferma anche una nota stampa dell’Instituto de las Industrias Culturales y las Artes, nella regione diMurcia: a sud-est della Spagna è una zona con oltre 250 chilometri di costa, bagnata da due mari (il Mar Mediterraneo e il cosiddetto “Mar Menor”) e con una temperatura mite che la rende tutto l’anno meta prediletta per gli amanti di tintarelle, nuotate, immersioni, sport acquatici.
Le location di Tutta la verità delle mie bugie riflettono appieno l’atmosfera vacanziera, quasi di eterna estate, che si respira qui.
Tra i luoghi dov’è girata la serie spiccano in particolare alcune spiagge della Costa Cálida, tra le spiagge più belle dell’intera Spagna. Sullo schermo non è difficile riconoscere Playa de Percheles, la spiaggia del Rihuete e quella di Bahía.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena di “Tutta la verità delle mie bugie”
Più isolata e per questo incontaminata e perfetta per ritrovare il contatto con la natura o semplicemente rilassarsi nel più totale silenzio, anche cala de Bolnuevo, una piccola baia di origine vulcanica dove il vento ha scavato per secoli le rocce d’arenaria, ha fatto da set a Tutta la verità delle mie bugie.
Il comune di Mazarrón è quello che è stato più interessato dalle riprese della serie. Tra i luoghi scelti c’è il complesso di strade urbane ed extra urbane che lo collegano con il vicino centro di Lorca: non c’è da sorprendersi considerato che la serie è di fatto un road trip.
123RFL’assolato comune di Mazarrón
Alcune scene sarebbero state girate all’Hotel Bahía, uno degli hotel del lungomare di Mazarrón. L’ultimo, insieme alla zona del porto dove sono ancora visibili quelle che un tempo erano le torri difensive della città, è il centro della movida di Mazarrón.
Il centro storico non manca, invece, di chicche artistico-culturali come la chiesa di San Andrés con l’iconico soffitto a cassettoni in stile mudéjar, il convento della Purissima e le rovine del Castello dei Vélez.
Montagne, laghi, città d’arte, borghi medievali, coste e una tradizione gastronomica conosciuta in tutto il mondo: l’Italia continua a conquistare anche i viaggiatori britannici. A raccontare alcune delle destinazioni più amate è il Daily Mail (uno dei più famosi quotidiani popolari britannici), che propone una selezione di luoghi italiani capaci di sorprendere anche chi pensa di conoscere già il Bel Paese.
C’è una spiaggia in Croazia che sembra quasi scomparire sotto le imponenti pareti di roccia della costa dalmata. È Pasjača Beach, una piccola caletta affacciata sull’Adriatico, dove il mare turchese incontra una stretta lingua di sabbia e ciottoli ai piedi delle scogliere. Un luogo spettacolare e non semplicissimo da raggiungere, tanto da essere entrato tra le 50 spiagge più belle d’Europa nel 2026, secondo la classifica Europe’s 50 Best Beaches, votata da oltre mille professionisti del mondo travel.
Pasjača Beach, la caletta segreta tra mare e scogliere
Vista dall’alto, Pasjača Beach sembra quasi una breccia nella costa: una sottile striscia di sabbiae ciottoli racchiusa tra le alte scogliere di Konavle e il blu intenso dell’Adriatico formando un quadro molto intimo e selvaggio. È proprio questo contrasto tra la roccia e il colore dell’acqua a renderla una delle spiagge più scenografiche della Croazia.
In questo angolo incontaminato è proprio la natura a dominare completamente il panorama: niente grandi strutture turistiche, niente stabilimenti che occupano la costa e nessun lungomare affollato e chiassoso. La caletta si trova infatti ai piedi delle scogliere, in una posizione che per secoli è rimasta difficile da raggiungere. Ed è proprio la sua posizione a fare la differenza: per raggiungerla bisogna scendere lungo un percorso ripido, in alcuni tratti scavato direttamente nella roccia. Una volta arrivati sulla spiaggia, però, il panorama ripaga ogni fatica. Non è un caso se nel 2026 è entrata nella classifica delle 50 migliori spiagge d’Europa, insieme ad altre quattro spiagge croate: Podrače, Zlatni Rat, Punta Rata e Sakarun.
iStockIl percorso spettacolare per raggiungere Pasjača Beach
C’è poi una particolarità che rende Pasjača ancora più interessante: la spiaggia è stata modellata anche dall’intervento dell’uomo. Negli Anni ’60, infatti, durante la realizzazione di un tunnel per convogliare l’acqua in eccesso proveniente dalla piana di Konavle, il materiale roccioso raggiunse il mare. Le onde, nel tempo, lo hanno progressivamente frantumato, fino a formare l’attuale arenile.
Il risultato è un luogo dall’aspetto quasi irreale, dove la roccia scende verso il mare e lascia spazio a una piccola mezzaluna di ciottoli e sabbia. Le acque sono particolarmente limpide, ma diventano profonde rapidamente (c’è quindi da prestare molta attenzione). Priva dei principali servizi turistici, è inoltre importante arrivare preparati con acqua, cibo, protezione solare e tutto ciò che può servire per trascorrere qualche ora al mare.
Dove si trova e come raggiungerla
Pasjača si trova nel villaggio di Popovići, nella regione di Konavle, nell’estremo sud della Croazia, a circa 30-40 chilometri da Dubrovnik e a circa 12 chilometri da Cavtat.
Raggiungerla fa parte dell’esperienza: in auto si percorre la strada costiera in direzione sud da Dubrovnik, passando per Cavtat e proseguendo verso la zona di Konavle, fino alla deviazione per Popovići. Nei pressi dell’inizio del sentiero è disponibile un’area di parcheggio; da qui la spiaggia si raggiunge soltanto a piedi.
La discesa segue un sentiero ripido tra la vegetazione e la roccia, con scalini e tratti scavati nella parete, fino a raggiungere la caletta. In circa 20-25 minuti di discesa si raggiunge questo luogo incontaminato. Il sentiero può essere impegnativo e la risalita, soprattutto nelle ore più calde, richiede un po’ di allenamento. È quindi consigliato indossare scarpe con una buona presa e portare con sé acqua, cibo e tutto ciò che serve per la giornata in questo paradiso segreto.
Sessanta abitanti, niente automobili e il suono del mare a interrompere il silenzio: Herm, nelle Isole del Canale, sembra fatta apposta per chi sogna di allontanarsi per qualche giorno da traffico, folla e ritmi frenetici.
Nel 2026 ha conquistato il 14° posto nella classifica delle isole più tranquille del mondo stilata dall’Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato cento destinazioni valutandone densità abitativa, natura, strade, traffico aereo, oscurità notturna e caratteristiche della costa. Herm è piccolissima, appena 1,3 chilometri quadrati, e appena sbarcati, vi ritroverete su un’isola senza auto, abbracciata da spiagge, baie e sentieri costieri, dove potete dimenticarvi per qualche ora degli spostamenti veloci e tornare a camminare.
Le location di Oceania (il cui nome originale è Moana), il live action remake dell’omonimo film d’animazione del 2016 ora nelle sale, hanno un compito fondamentale: dare consistenza al mondo in cui vive l’eroina Disney, un mondo fatto di antiche tradizioni e rituali di passaggio e soprattutto di forte rispetto per una natura inevitabile co-protagonista dell’esistenza di ciascuno.
Per ottenere tale risultato la produzione ha scelto di girare direttamente là dove la cultura polinesiana è nata e continua a prosperare, nonostante la turistificazione all’agguato: sullo schermo si alternano così panorami costieri selvaggi, baie nascoste, spiagge meravigliose dove la sabbia è bianca e l’acqua cristallina e altri preziosi tesori hawaiani.
Di cosa parla
Vaiana Waialiki (Catherine Laga’aia), la figlia del capo tribù dell’isola Motunui, riceve fin da piccola la chiamata del mare e cresce per questo nutrendo grande rispetto e fascinazione nei suoi riguardi. Una volta grande, incoraggiata dalla nonna e nonostante il disaccordo iniziale del padre, la principessa decide di partire alla scoperta di cosa c’è al di là della barriera corallina ispirata anche dal lungo passato da navigatori del proprio popolo. In viaggio Vaiana incontra Maui (Dwayne Johnson), un semidio polinesiano che l’aiuta a comprendere meglio i segreti del mare e a dominarli per ridare prosperità alla propria gente.
Walt Disney PicturesUna scena di “Oceania”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film Disney è stato girato sull’isola di Oahu: la terza più grande dell’arcipelago delle Hawaii. Le location di Oceania si trovano, più nel dettaglio, sulla costa occidentale dell’isola: quella che conserva ancora più intatta la sua bellezza naturale e la forte eredità culturale, al contrario di zone come Waikiki, molto frequentate dai turisti e che per questo hanno visto smorzata negli anni parte della propria identità.
iStockLa meravigliosa isola di Oahu
Pokai Bay, Oahu
Le scene nel villaggio e quelle a bordo delle imbarcazioni sono state girate, in particolare, a Pokai Bay: una splendida insenatura di sabbia dorata circondata da verde dove rilassarsi al sole, nuotare tra i pesci, godersi il contatto con la natura e – con un po’ di fortuna – poter avvistare i delfini.
Nei pressi della baia si trova il sito di Kuilioloa Heiau, molto significativo per la storia raccontata in Oceania: si tratta infatti di un luogo ritenuto sacro nella cultura polinesiana, dove i prescelti come la principessa Vaiana imparavano l’arte di navigare il mare osservando le stelle, le correnti e altri segnali offerti dalla generosità della natura.
iStockLa splendida Pokai Bay
Makua Beach
Altra location di Oceania è Makua Beach: un tratto di costa che con il suo profilo frastagliato, la natura incontaminata e le vedute panoramiche sull’oceano, uniche, trasmette un senso di potenza incontrastata che ben si adatta al mood del nuovo live action Disney e della sua eroina. La forza della natura sembra accompagnare infatti la principessa Vaiana, e con lei tutti gli spettatori, a scoprire i talenti ricevuti in dono e le missioni a cui è destinata.
iStockIl panorama unico di Makua Beach
Altre location
In alcune inquadrature è possibile riconoscere templi (heiau) tradizionali hawaiani e altri siti in cui ancora oggi viene preservata e tramandata l’identità e la cultura delle popolazioni originarie della zona: si tratta di location scelte, ancora una volta, tenendo conto di ciò che racconta Oceania e del suo essere a un tempo una storia d’avventura e di formazione.
Walt Disney PicturesUna scena di “Oceania” in un luogo sacro per la cultura hawaiana
Nel remake Disney non mancano scene girate in studio, ai Trilith Studio di Atlanta, e con l’ausilio di effetti digitali e computer grafica.
Le Bandite di Scarlino sono una ampia riserva naturale che dalle alture dell’entroterra della zona settentrionale della Maremma, in Toscana, scende fino al Tirreno. Il territorio coinvolto, che tocca i comuni di Scarlino, Castiglione della Pescaia, Follonica e Gavorrano, custodisce una delle porzioni di costa più selvagge e integre di tutta la regione, un luogo fantastico per chi ama vivere il mare in modo vero e diretto.
Il nome un po’ curioso della riserva, che potrebbe far pensare a qualcosa di proibito, deriva a dire il vero dai bandi che, nei secoli passati, venivano indetti per la vendita di lotti di bosco. Le tracce della presenza umana in questo angolo di Maremma, in realtà, sono molto più antiche: la zona conserva testimonianze di insediamenti risalenti alla preistoria e all’epoca etrusca, come dimostrano i resti di una necropoli che si trova non lontano dai sentieri oggi percorsi da chi vuole raggiungere le dorate spiagge che adornano la costa. E in effetti proprio l’assenza di strade che conducano direttamente in riva al mare è ciò che ha permesso a questo tratto di litorale di conservare un aspetto autentico e incontaminato.
Le spiagge delle Bandite di Scarlino, infatti, si raggiungono solamente a piedi, in bicicletta o a cavallo, attraversando una fitta rete di sentieri che si snodano tra pinete e profumata macchia mediterranea. Tre sono le calette che meritano una visita, ognuna con un carattere diverso: Cala Violina, Cala Martina e Cala Civette.
Cala Violina
La spiaggia più celebre del trittico delle Bandite di Scarlino è senza dubbio Cala Violina, una piccola baia sabbiosa racchiusa tra due promontori che nel corso degli anni è diventata una delle destinazioni marittime simbolo di questo tratto di costa.
iStockVeduta di Cala Violina
Il suo pittoresco nome nasce da una particolarità: la sua sabbia bianca e finissima è composta da minuscoli granelli di quarzo e, quando il silenzio sulla spiaggia è massimo, il rumore prodotto dai passi camminandoci sopra a piedi nudi produce un fruscio che ricorda vagamente il dolce vibrare delle corde di un violino.
Piccolo paradiso che abbina litorale chiaro e dorato a acque particolarmente limpide, più volte premiata da Legambiente come una delle undici spiagge più belle d’Italia, e perfetta per chi ama lo snorkeling, Cala Violina è oggi tutelata da un sistema ad accesso limitato per contingentare il numero dei visitatori in estate e preservarne l’ecosistema. Dall’inizio di giugno e fino a metà settembre è necessario prenotare il proprio ingresso, versando un piccolo contributo.
iStockPanoramica su Cala Violina, la più celebre delle spiagge delle Bandite di Scarlino
Cala Violina si raggiunge percorrendo un breve sentiero, poco più corto di due chilometri a partire dal parcheggio a pagamento più vicino, a Val Martina. La camminata in questo angolo di Maremma è piacevole: si supera una breve salita per oltrepassare una bassa collina passeggiando all’ombra di una folta pineta, che occlude la vista sul mare anche per tutta la discesa, fino a quando non si sfocia sulla sabbia e la spiaggia non appare come una visione abbagliante, da sogno. Cala Violina è raggiungibile anche in bicicletta, con bici gravel o mountain bikes.
Cala Martina
Poco più a nord di Cala Violina si incontra Cala Martina, una spiaggia di sassi rotondi e levigati dal mare, stretta e lunga, racchiusa tra Punta Francese a settentrione e l’omonima Punta Martina a meridione. Le sue acque sono limpide quanto quelle della spiaggia vicina, ma l’atmosfera che si respira qui è ancor più selvaggia e appartata, complice una minore notorietà e la particolare conformazione della caletta. In più l’acqua cristallina e il fondale sassoso la rendono ideale per utilizzare maschera e boccaglio ed esplorarne i dintorni.
Oltre alla sua bellezza naturale, fu proprio su questa spiaggia che, nel 1849, Giuseppe Garibaldi si imbarcò per fuggire verso Genova, braccato dalle truppe austriache e con il cuore ancora colmo di dolore per la perdita della compagna Anita, morta pochi giorni prima. Dopo aver attraversato l’Appennino e la Toscana, scortato da un gruppo di patrioti che di tappa in tappa lo accompagnarono da Firenze fino a Scarlino, l’eroe dei due mondi trovò proprio nei boschi della Bandita l’ultimo rifugio prima di lasciare la penisola insieme al fedele comandante Leggero. Ancora oggi, poco prima di arrivare alla cala, un piccolo monumento ricorda quell’episodio e i patrioti che aiutarono Garibaldi in quei giorni concitati.
Cala Martina si può raggiungere solo a piedi e in bicicletta. Il modo migliore per farlo è percorrere il sentiero che parte dal porto del Puntone di Scarlino, raggiunge Punta Francese, scende al monumento a Garibaldi e quindi conduce alla bella spiaggia sassosa. L’intero percorso misura circa tre chilometri di continui saliscendi in una zona costiera che alterna tratti immersi nel bosco a magnifici panorami sulla costa e verso occidente, peraltro con la possibilità di scorgere la sagoma dell’isola d’Elba all’orizzonte.
Cala Civette
Più a sud di Cala Violina, invece, sorge Cala Civette. È separata dalla spiaggia vicina dal promontorio di Punta Le Canne e delimitata a sud dalla foce del fiume Alma, poco prima che la costa lasci il posto alla lunga distesa sabbiosa che caratterizza Punta Ala. Su un tornito promontorio sopra la foce del fiume sorge Torre Civette, antico edificio a scopo di avvistamento oggi trasformato in dimora privata, ma che con la sua sagoma bianca domina la spiaggia in maniera scenografica.
Come Cala Martina, anche questa spiaggia è ad accesso libero, raggiungibile a piedi seguendo la rete sentieristica che collega le tre cale delle Costiere di Scarlino, la sotto-area protetta delle Bandite che si cura della conservazione del litorale. Per arrivare a Cala Civette si percorre in auto la strada vicinale di Pian d’Alma, la si lascia in un apposito, piccolo parcheggio a pagamento e si imbocca il sentiero che la raggiunge. Il percorso misura circa due chilometri e mezzo, con una buona dose di salita. La fatica viene ricompensata subito prima del breve, ripido tratto di discesa in spiaggia, quando ci si affaccia dal promontorio settentrionale che chiude la cala e la si può ammirare dall’alto in tutta la sua bellezza.
Lorenzo CalamaiCala Civette, la più meridionale delle spiagge delle Bandite di Scarlino
Cala Civette è probabilmente la meno frequentata delle spiagge delle Bandite di Scarlino: una grande lingua di sabbia dorata alle cui spalle sorge una fitta pineta, chiusa da due promontori rocciosi. Il mare qui è spesso calmo, la risacca coccola con il suo rumore bianco chi vi si avventura, lo sguardo si perde verso l’orizzonte azzurro in cui mare e cielo si fondono in una cosa sola.
Acque turchesi, fondali bassi e una sabbia chiarissima: La Pelosa, nel nord-ovest della Sardegna, entra nella prestigiosa classifica delle 50 spiagge più belle del mondo del 2026. A premiarla è il sito internazionale di viaggi Big 7 Travel, che ha inserito l’iconica spiaggia italiana tra le destinazioni balneari da non perdere.
Non accade spesso che nelle commedie familiari le ambientazioni siano centrali per lo sviluppo della storia. Quando succede, come in Ricchi a tutti i costi, il risultato è un viaggio inatteso e a tratti esilarante tra borghi pittoreschi, spiagge assolate, fari solitari e angoli nascosti a volte proprio dietro casa.
Sebbene il film sia stato ambientato in una splendida isola spagnola, moltissime location delle riprese sono state scelte tra i paesaggi italiani. Ecco le principali location del film di Giovanni Bognetti con Christian De Sica e Angela Finocchiaro in onda in prima serata su Canale 5 il 12 agosto2026.
Di cosa parla
La famiglia Delle Fave, già protagonista di “Natale a tutti i costi di cui il film è una sorta di sequel, ha una nuova missione: impedire che nonna Giuliana sposi Nunzio, un personaggio ambiguo, probabilmente più interessato all’eredità che innamorato, che ha sedotto la donna e fantastica di portarla in Sud America. Il piano di Anna è uccidere il futuro sposo pochi giorni prima del matrimonio: per portarlo a termine ha bisogno dell’aiuto del marito Carlo e dei figli e, soprattutto, di recarsi a Minorca. Una volta qui esplodono tensioni, dissapori e piccoli qui pro quo che inevitabilmente ricordano ai protagonisti l’importanza di essere una famiglia.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Ricchi a tutti i costi”
Dov’è stato girato il film
La commedia – una produzione originale Netflix – è stata girata tra l’Italia e l’isola di Minorca in Spagna: in diverse perle di questi due Paesi si svolgono le nuove vicende di casa Delle Fave.
Il Lazio
Le cupole diRoma viste da uno dei punti più panoramici della città, Piazza dei Cavallieri di Malta, fanno da sfondo alla tavolata familiare durante la quale nonna Giuliana annuncia l’imminente matrimonio con Nunzio.
Ufficio stampa NetflixUn’altra scena di “Ricchi a tutti i costi” con Roma sullo sfondo
A Ciampino la location scelta è il Villaggio di Villa Fiorita, una zona di graziose villette unifamiliari circondate da verde, molto ambita al momento sul mercato residenziale: qui si trova l’abitazione dei Delle Fave.
Tra le scene si riconoscono altre aree comuni che gli abitanti di Fiumicino avranno riconosciuto, tra autonoleggi e facility aeroportuali.
Tra i luoghi nel Lazio dov’è stata girata la commedia è da segnalare soprattutto Monte Gelato (Mazzano Romano): le sue suggestive cascate sono quelle davanti a cui, nel film, Nunzio rischia di essere avvelenato. Questo complesso sul fiume Treja, di cui oltre alle cascate fanno parte anche un antico mulino e i resti di una torre medievale, è per molti romani un’oasi di fresco e di verde a due passi dalla città.
iStockLe meravigliose cascate di Monte Gelato
La Toscana
Altre location di Ricchi a tutti i costi italiane si trovano in Toscana. In un antico monastero trasformato in una lussuosa struttura per l’ospitalità con vista sulla Maremma e sull’Isola del Giglio, Villa Talamo a Fonteblanda (Grosseto), è stata ricreata la villa a Minorca che Nunzio e nonna Giuliana affittano per celebrare il matrimonio.
La costa dell’Argentario, invece, con i suoi paesaggi unici è stata sfruttata per riprese esterne e vedute marine.
iStockIl paesaggio unico dell’Argentario
Minorca
Ciutadella
Ciutadella de Menorca è la principale tra le location minorchine di Ricchi a tutti i costi. Il centro antico dell’antica capitale dell’isola, con i suoi caratteristici vicoli in cui architettura araba e medievale si fondono in un mix unico, è facilmente riconoscibile in molte scene della commedia.
iStockIl pittoresco centro di Ciutadella de Menorca
Nonna Giuliana sceglie, per esempio, l’abito matrimoniale in un atelier che è in realtà la sede dell’Escuela Municipal de Música y Artes escénicas de Ciutadella in Plaça de la Catedral: a pochi passi da qui sorge la magnifica Cattedrale di Santa Maria in stile gotico-catalano con facciata barocca che è tra le principali attrazioni della città.
iStockL’imponente cattedrale di Ciutadella
Poco fuori da Ciutadella si trova un’altra imperdibile location del film: le Pedreres de s’Hostal, cave utilizzate fino agli Anni Novanta e oggi trasformate in un vero e proprio labirinto di pietra dove si svolgono mostre, esibizioni, concerti, spettacoli teatrali.
Le misteriose Pedreres de s’Hostal
Il faro di Cavalleria
Spostandosi più a nord sull’isola alcune scene, come quelle in cui la famiglia si ritrova a discutere dell’effettiva realizzabilità del piano, sono state girate al Far de Cavalleria: un faro in località Es Mercadal che si raggiunge al termine di un sentiero stretto, con molte curve, ma molto panoramico (la Carretera Caminades Far) da cui si gode di un tramonto unico.
iStockIl caratteristico faro di Cavalleria
Son Bou
Il lieto fine della commedia Netflix con Christian De Sica e Angela Finocchiaro è girato sulla Platja di Son Bou: una delle spiagge più belle di Minorca, situata nella zona meridionale dell’isola dove si trova l’omonima località turistica, è apprezzata per l’acqua cristallina e le tante attrezzature a prova di bagnanti, oltre che per essere vicina a un’area protetta di forte interesse naturalistico.
Quando l’estate volge al termine, settembre resta uno dei mesi migliori per godersi il mare senza il caos di luglio e agosto. Le temperature restano piacevoli, l’acqua è ancora calda e le spiagge si svuotano dai turisti dell’alta stagione.
Se avete un amico a quattro zampe che ama la sabbia e il mare quanto voi, non siete gli unici. Sempre più italiani non vogliono più scegliere tra le vacanze al mare e il proprio cane e cercano spiagge attrezzate e laghi dove il bagno si fa in compagnia.
Non è un caso isolato: sui social crescono le pagine dedicate, con foto e video di cani in spiaggia che raccolgono migliaia di visualizzazioni, segno di una community sempre più ampia di proprietari che organizzano le vacanze intorno alle esigenze del proprio animale.
Qui abbiamo selezionato le spiagge per cani in Italia da Nord a Sud, senza dimenticare i laghi.
Spiagge per cani nel Nord Italia
Tra laghi e coste, il Nord Italia offre alcune delle mete più comode per chi parte da Milano, Torino o Venezia con il proprio cane al seguito. Qui le spiagge per cani attrezzate offrono spesso anche docce, aree recintate e servizi pensati apposta per i quattro zampe. Ecco le tappe da non perdere tra Lago di Garda, Liguria e Adriatico settentrionale.
Lago di Garda
Partiamo dal Lago di Garda, una delle mete più gettonate dell’estate, complice anche la vicinanza alle grandi città del Nord. Nel Garda Trentino le zone dedicate non mancano: a Riva del Garda ci sono le aree cani di Monte Brione e del Parco della Pace, a Torbole i quattro zampe possono accedere al lungolago Conca d’Oro, a Peschiera del Garda c’è la Braccobaldo Beach, mentre ad Arco la Bau Beach fluviale sul fiume Sarca è pensata apposta per loro.
La più suggestiva resta forse la spiaggia per cani in località Pur, in Valle di Ledro, tra acque cristalline e montagne.
Regione tra le più dog friendly d’Italia, la Liguria offre la spiaggia libera di Boccadasse a Genova, aperta ai cani di tutte le taglie, e i Bagni Capo Marina, sempre nel capoluogo, con tanto di cuccia accanto all’ombrellone e piscina dedicata.
A Finale Ligure la scelta è ampia, tra spiagge libere attrezzate e bagni come Bagni River Beach, mentre a Santa Margherita Ligure c’è la Bau Bau Beach.
Veneto
Anche sul litorale veneto sono presenti diverse spiagge attrezzate, alcune anche dotate di recinto apposito dove trascorrere la giornata in tranquillità con il proprio cane. A Caorle si trova la spiaggia dog friendly White Oasis, mentre a Jesolo i cani hanno la loro Bau Bau Beach, con area dedicata e accesso diretto al mare.
In Friuli-Venezia Giulia, le spiagge a Lignano Sabbiadoro, da Doggy Beach alla libera Bau Beach, sono perfette per trascorrere una giornata insieme al proprio cane. A Grado citiamo la spiaggia di Snoopy e il Lido di Fido, mentre a Monfalcone la Spiaggia di Pippo.
Emilia-Romagna
Anche sulla Riviera Romagnola i cani sono di casa: a Cervia, lo stabilimento CerviAmare accoglie i quattro zampe direttamente in riva al mare, mentre il vicino Fantini Club riserva un’area dedicata con ombrelloni e accesso libero all’acqua. A Rimini, invece, il Bagno 81 “Rimini Dog No Problem” è considerata la dog beach più grande e attrezzata di tutta la regione, con recinti, piscinette per cani e orari dedicati alla balneazione.
Il Centro Italia unisce isole, coste sabbiose e cittadine ricche di storia, tutte sempre più aperte anche agli amici a quattro zampe.
Toscana e Isola d’Elba
Tra le mete che stanno letteralmente esplodendo nelle ricerche c’è l’Isola d’Elba: l’unica vera spiaggia per cani attrezzata dell’isola si trova alla Spiaggia di Mola, nel golfo di Porto Azzurro, con 500 metri di arenile riservato, ombrelloni e docce per cani, ma anche il tratto libero vicino a Marina di Campo e il segmento dedicato a Marciana Marina meritano una tappa.
Sulla costa toscana, in Versilia, a Forte dei Marmi, il Bagno Flavio riserva docce e servizi dedicati ai cani, mentre a Marina di Torre del Lago un’ampia spiaggia libera permette anche la balneazione degli animali. Lungo la Maremma, a Castiglione della Pescaia, i cani sono liberi di correre e fare il bagno senza guinzaglio, sotto la responsabilità dei proprietari.
Marche
Le Marche sono un’altra regione da tenere d’occhio: la legge regionale consente ai cani l’accesso alle spiagge nelle fasce orarie extra-balneari, ma non mancano le aree attrezzate tutto il giorno. Ad Ancona, per esempio, è nata la Bau Beach di Torrette, oltre mille metri quadrati di spiaggia libera con doccia e zona bagno delimitata. A Civitanova Marche c’è la spiaggia libera Amici di Fido, mentre a Porto Recanati la Pineta Beach, con area recintata e servizio di asciugatura per il cane.
In Molise, invece, gli amici a quattro zampe possono accedere al tratto di spiaggia per cani a Termoli, al lago di Guardialfiera e alla Scooby Doo Beach di Campomarino Lido.
Lazio
Nel Lazio, a Santa Marinella, tra Roma e Civitavecchia, la spiaggia La Perla del Tirreno accoglie i cani con area riservata, mentre a Sabaudia la Sabau Beach, attrezzata per i cani, offre tanto spazio per correre e giocare. Citiamo, tra le altre, anche la spiaggia libera di Ostia Ponente, vicino al porto turistico, e quella di Montalto di Castro, dove la Tequila Dog Beach è considerata una delle più apprezzate.
Abruzzo
Se vi trovate in Abruzzo, qui sono disponibili diverse strutture accoglienti, a partire dalla Bau Beach di Ortona, la prima ad attrezzarsi per accogliere gli amici a quattro zampe. Sul territorio spiccano anche la spiaggia libera di Pescara e la Bau Beach di Giulianova, dove sono presenti anche ciotole e stuoie.
Spiagge per cani nel Sud Italia
Infine anche il Sud Italia, dalle coste pugliesi fino alle acque cristalline di Sicilia e Sardegna, propone diverse spiagge libere aperte ai cani.
Basilicata
Chi trascorrerà le vacanze in Basilicata, troverà spiagge accessibili ai cani al Lido Spiaggia Nera di Maratea e alla spiaggia Terzo Cavone a Scanzano Jonico.
Puglia
Andiamo in Puglia, dove Soleluna Lido Bau Beach a San Cataldo, in provincia di Lecce, offre un’area riservata con docce, ciotole e assistenza veterinaria. In provincia di Brindisi, invece, presso la spiaggia di Torre Canne, troverete Santos Baubeach, tappa storica per chi vuole far socializzare il proprio cane.
La prima spiaggia per cani in Campania è stata quella a Marina di Eboli, dove il Bau Bau Village continua a essere un riferimento per i padroni e i loro amici. In provincia di Caserta, invece, c’è il Lido Bernardino a Castelvolturno, mentre in provincia di Napoli, a Pozzuoli, il Copacabau Lido le Dune.
La spiaggia più grande in Calabria dedicata ai quattro zampe è la Bau Beach di Amantea, con area sgambamento, piscina per cani e percorsi di agility. Sono presenti spiagge per cani anche a Villapiana Lido, a Torre Melissa e a Tropea.
Sicilia
Anche la Sicilia si conferma una destinazione estiva dove trascorrere la vacanza con il proprio cane. A Trapani, la Bau Beach di Castellammare del Golfo è diventata un riferimento per chi viaggia con animali, insieme al Lido Marakaibbo a Marsala, dove ci sono spazi ampi e acque basse per giocare in sicurezza. A Palermo, invece, citiamo lo stabilimento Dog Paradise, con piscina e area agility.
In Sardegna, le spiagge dove i cani sono i benvenuti si trovano in tutte le zone dell’isola. In provincia di Sassari c’è la Farrizza Dog Beach di Porto Torres e le aree attrezzate di Fiume Santo e Porto Ferro. Nel sud, invece, troverete un’area cani sulla spiaggia del Poetto a Cagliari o nella spiaggia Margine Rosso a Quartu Sant’Elena, mentre in provincia di Cabras consigliamo la spiaggia di Maimoni.
Sul numero 65 di GATE, vi portiamo in viaggio a bordo di un treno vintage che è ripartito da poco e che corre lungo la costa del Mississippi, negli Stati Uniti d’America. Le tappe dell’itinerario dove troverete pochi turisti e soprattutto pochi italiani, per immergervi davvero nella Real America.
Tra isole che appaiono e scompaiono, feste di carnevale (tutto l’anno), spiagge candide, tramonti da sogno e piatti di frutti di mare appena pescati, è un’esperienza da fare assolutamente. Trovate l’articolo a pag. 24.
Ma, come sempre, vi diamo anche qualche consiglio per una gita fuori porta o un weekend in Italia: riapre il Forte di Gavi in Piemonte e una nuova galleria a Ercolano, e poi ci sono i borghi d’arte da visitare d’estate.
Vuoi scaricare l'ebook?
Iscriviti e avrai accesso completo a tutti i nostri contenuti.
Tutto esaurito? Sono tantissimi i viaggiatori con la valigia pronta per una vacanza in Italia a Ferragosto: secondo CNA Turismo e Commercio, tra il 1° e il 23 agosto si muoveranno in Italia 17,4 milioni di turisti, di cui 9 milioni provenienti dall’estero, con un picco proprio nella giornata del 15 agosto. Ma quali sono le destinazioni più apprezzate?
Italia e vacanze di Ferragosto: i dati
Ferragosto non riempie solo spiagge, città e località di montagna, ma muove anche miliardi di euro. La spesa turistica è stimata attorno ai 9 miliardi e arriva a oltre 15 considerando l’intero indotto, dagli hotel alla ristorazione, fino a trasporti, negozi e attività culturali. Con 8,4 milioni di italiani e 9 milioni di stranieri in viaggio, il bilancio si annuncia da record. Le partenze sono già cominciate nel weekend del 1 agosto ma è dal 3 del mese che il traffico entra nel vivo con picchi continui per diverse settimane fino alla prima ondata di rientro attesa attorno al 23.
Le mete preferite per Ferragosto in Italia
Le località balneari conservano il primo posto nelle preferenze. Dalla Riviera romagnola alla Costiera Amalfitana, dal Salento alla Costa degli Dei, fino alle isole, il mare resta il grande motore delle vacanze di agosto. La domanda arriva sia dall’Italia sia dall’estero, soprattutto nelle destinazioni già inserite nei principali circuiti internazionali.
Subito dopo vengono città e borghi d’arte. Roma continua ad attirare un pubblico vastissimo, mentre Matera, Siracusa, la Val di Noto, le città venete e molti centri storici minori intercettano chi vuole alternare visite culturali, cucina locale e giornate meno frenetiche. Non sempre si tratta di soggiorni lunghi.
iStockLe Eolie sono un gioiello da scoprire, anche a Ferragosto
Sempre più viaggiatori scelgono tappe di due o tre notti, costruendo itinerari che toccano più destinazioni. Tra queste trova spazio anche la montagna: dal Monte Bianco alle Dolomiti, fino al Gran Sasso e alle Dolomiti Lucane, cresce il numero di famiglie ed escursionisti che cercano una pausa dal caldo. Laghi, terme, campeggi e agriturismi ampliano ulteriormente le possibilità.
Dalle vette alpine alle spiagge del Sud, l’Italia di Ferragosto offre davvero l’imbarazzo della scelta. Al Nord, accanto a grandi classici come Dolomiti e Monte Bianco, resistono il fascino del Lago di Garda, i paesaggi delle Langhe e la Riviera dei Fiori. La Liguria gioca sia sul mare sia sull’entroterra proponendo borghi e coste da sogno, turismo enogastronomico legato alla produzione di olio e non solo.
Nel centro è la Val d’Orcia ad attirare il numero più alto di turisti, anche se la Riviera del Conero e le città d’arte conquistano numeri interessanti. Il richiamo di Roma? Imbattibile, anche se nei giorni più roventi dell’anno la Città Eterna mette a dura prova.
E al sud? La Costiera Amalfitana mantiene un’attenzione internazionale notevole con tanto di VIP che la scelgono per le proprie vacanze. Il Salento unisce mare e nightlife mentre la Calabria con tante nuove Bandiere Blu punta tutto sulla Costa degli Dei e il fascino di Tropea. Le isole? Sicilia e Sardegna non hanno paragoni. Taormina ed Eolie per chi sogna il mare nella prima, Valle dei Templi ed Etna per chi cerca escursioni e storia, a cui si aggiunge la Val di Noto con il suo Barocco. Chiudono le immancabili Costa Smeralda, Maddalena e Golfo di Orosei.
iStockLa Sardegna tra le mete preferite per Ferragosto
Ci troviamo tra le limpide acque del Mar Tirreno, per la precisione davanti al promontorio dell’Argentario, angolo del nostro Paese da cui emerge un vero gioiello dell’Arcipelago Toscano: l’Isola del Giglio. Soltanto 27 km di costa, infatti, racchiudono una sorprendente varietà di paesaggi, fatta di pareti di granito modellate dal vento che si alternano a piccole baie luminose, lembi di sabbia chiara, ciottoli levigati e promontori che cambiano colore seguendo la luce del giorno.
Gran parte dell’isola è composta da granito, una roccia antichissima che ha segnato sia il paesaggio sia la storia locale. Per secoli dalle sue cave sono stati estratti blocchi destinati anche ai grandi cantieri della regione, lasciando tracce ancora visibili su alcuni tratti costieri. Lungo il versante occidentale il litorale appare più selvaggio, mentre quello orientale offre insenature riparate affacciate verso l’Argentario.
Quattro sono gli arenili principali, ciascuno con un carattere ben definito. Attorno a loro si nasconde una costellazione di calette raggiungibili via mare oppure tramite antichi sentieri che attraversano la macchia mediterranea. Profumo di cisto, ginepro e rosmarino accompagna l’arrivo fino all’acqua, mentre il mare passa dal turchese al blu profondo con sfumature che ricordano destinazioni tropicali.
Spiaggia del Campese, la regina del versante occidentale
Campese rappresenta l’arenile più esteso dell’Isola del Giglio e uno dei panorami simbolo dell’Arcipelago Toscano. La baia si apre sulla costa nord-occidentale e guarda verso il sole che scende lentamente sul Tirreno, regalando tramonti spettacolari durante tutta la bella stagione.
Getty ImagesTutto il fascino della Spiaggia del Campese
A rendere inconfondibile questo scenario, però, contribuiscono tre elementi: il primo è il grande Faraglione, enorme blocco di roccia che si innalza dal mare davanti alla spiaggia; il secondo è la Torre Medicea, costruita nel ‘500 per volontà dei Medici quale presidio difensivo contro le incursioni dei pirati barbareschi; il terzo è la particolare sabbia rossastra, composta da granelli piuttosto grossi, legata anche alla presenza di minerali estratti nell’area del vicino Promontorio del Franco.
Un grande scoglio divide naturalmente la spiaggia in due settori, conosciuti dagli abitanti con i nomi della “Torre” e del “Faraglione”. L’ingresso in mare risulta graduale lungo buona parte dell’arenile, caratteristica che rende Campese apprezzata sia dalle famiglie sia dagli appassionati di nuoto.
Spiaggia delle Cannelle, la cartolina dell’Isola del Giglio
Fra tutte le spiagge gigliesi, le Cannelle è probabilmente quella che compare più spesso nelle fotografie dedicate all’isola. Ed il merito è, in larga parte, del colore dell’acqua. L’arenile occupa una piccola baia del versante orientale, rivolta verso il Monte Argentario. La sabbia chiarissima, composta soprattutto da minuscoli frammenti di quarzo e granito, riflette la luce fino a rendere il fondale quasi luminoso.
Il mare assume tonalità che passano dall’azzurro chiarissimo allo smeraldo, mentre pochi metri più al largo si fa notare un intenso blu cobalto. Dimensioni piuttosto ampie, fondale regolare e posizione facilmente raggiungibile da Giglio Porto hanno trasformato questa spiaggia nella più frequentata dopo Campese.
Lungo i lati dell’insenatura affiorano grandi blocchi di granito levigati dal mare. Tra una roccia e l’altra piccoli pesci argentati nuotano anche vicino alla battigia, rendendo questo tratto particolarmente apprezzato da chi ama osservare la vita marina con maschera e boccaglio. Pochi minuti separano le Cannelle dalla vicina Cala dello Smeraldo, una piccola insenatura rocciosa che prende il nome proprio dalla straordinaria trasparenza dell’acqua.
Spiaggia delle Caldane, l’anima più autentica dell’isola
Caldane conserva un’atmosfera diversa rispetto agli arenili principali: è più raccolta, protetta dalla vegetazione mediterranea e lontana dalle strade (quindi il suo fascino è quasi intatto). Il nome deriva probabilmente dalla sensazione di calore che caratterizza questa conca riparata dai venti, in grado di trattenere temperature più elevate rispetto ad altri punti della costa.
Granito, cespugli profumati e sabbia dorata incorniciano una baia dalle dimensioni contenute, nella quale il mare raggiunge livelli di trasparenza sorprendenti. L’accesso contribuisce al fascino: taxi boat provenienti da Giglio Porto rappresentano la soluzione più rapida, mentre un sentiero panoramico collega la spiaggia alle vicine Cannelle attraversando uno degli angoli più suggestivi dell’isola.
Spiaggia dell’Arenella, la baia amata da chi torna al Giglio
Sul lato settentrionale di Giglio Porto, l’Arenella custodisce un equilibrio perfetto fra comfort e tranquillità. Dimensioni inferiori rispetto a Campese e Cannelle fanno sì che ci sia un’atmosfera più raccolta, particolarmente apprezzata da chi conosce bene l’isola. L’arenile presenta una sabbia dorata a grana piuttosto grossa, frutto della lenta erosione del granito locale. Fondali bassi e limpidi permettono di osservare facilmente il mosaico formato da sabbia, rocce e posidonia.
Una delle immagini simbolo della baia è rappresentata dal grande masso che ricorda il profilo di una tartaruga marina, che senza dubbio è diventato uno dei punti più fotografati della zona. Poco distante sorgeva una cava di granito, testimonianza dell’attività estrattiva che per secoli ha sostenuto l’economia gigliese. Sappiate, inoltre, che l’esposizione orientale regala un mare spesso calmo durante le prime ore del giorno.
Le calette più belle e meno conosciute dell’Isola del Giglio
Oltre ai grandi arenili, il vero tesoro del Giglio si scopre lungo i tratti meno frequentati della costa. Lo Scalettino e la Caletta del Saraceno sorgono direttamente a Giglio Porto e si presentano com piccole lingue di sabbia alternate a rocce levigate. La Caletta del Saraceno custodisce inoltre una memoria molto antica: accanto si innalza infatti una torre costiera costruita per difendere il porto dagli assalti provenienti dal mare, mentre l’area mantiene tracce di un antico murenario romano destinato all’allevamento delle murene.
Sul versante di Campese compare invece il Pertuso, chiamato così per le dimensioni ridotte che ricordano un piccolo pertugio aperto fra le rocce. Fondali limpidi e scogli granitici danno vita a uno scenario molto diverso rispetto all’ampio arenile principale. Attorno al Promontorio di Mezzofranco la costa cambia ancora volto e si mostra Cala del Gesso, forse la più celebre fra le baie appartate.
Sassolini chiari, acqua trasparente e fondali ricchi di vita marina attirano chi desidera esplorare il mare con maschera e pinne. Più a sud si susseguono Mezzofranco, Carciofaia e Pozzarelli, piccole insenature raggiungibili quasi esclusivamente via mare. Pozzarelli richiama una curiosità storica poco conosciuta: anticamente, fra le rocce, sgorgava una sorgente d’acqua dolce che rendeva prezioso questo tratto di costa per marinai e pescatori. Oggi rimane soprattutto la bellezza di una spiaggia di ciottoli arrotondati affacciata sul mare aperto.
Qual è la spiaggia migliore del pianeta? Con quasi 630.000 chilometri di coste nel mondo, scegliere quella più bella in assoluto è tutt’altro che semplice, se non impossibile. Per provare a svelare quelle più spettacolari, Beach.com ha realizzato una delle analisi più approfondite mai condotte sul tema, incrociando le valutazioni di esperti di viaggio con dati scientifici e il giudizio di migliaia di visitatori.
La classifica del Global Beach Index 2026 nasce da una prima selezione fatta da esperti, sottoposta a un’attenta analisi basata su cinque anni di dati satellitari MODIS-Aqua della NASA sulla qualità delle acque, su dieci anni di dati del programma europeo dedicato al monitoraggio ambientale e sull’analisi di quasi 100 mila recensioni online. Tra i criteri considerati per stilare la classifica troviamo anche accessibilità, clima, popolarità, servizi e qualità complessiva dell’esperienza. Il risultato è una selezione di 25 spiagge distribuite in 14 Paesi del mondo, dai Caraibi al Mediterraneo, passando per Africa, Asia e Oceania. E tra queste compare anche un angolo d’Italia.