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Eclissi 2027, l’Algeria è il luogo da raggiungere per uno spettacolo unico

1 novembre 2026 à 11:00

Il 2 agosto 2027 è una data da segnare sul calendario degli appassionati di astronomia e dei viaggiatori in cerca di esperienze fuori dall’ordinario: infatti, il cielo regalerà un’eclissi solare totale che oscurerà diverse aree del pianeta, offrendo ad alcuni luoghi condizioni di osservazione oltremodo favorevoli. Tra questi spicca l’Algeria, una delle mete più interessanti per assistere a uno degli eventi astronomici più spettacolari dei prossimi anni.

Il Paese nordafricano sarà attraversato dalla fascia di totalità, con alcune località che potranno beneficiare di oltre cinque minuti di oscuramento completo del Sole. Un’occasione rara, che permette di immaginare un viaggio capace di unire la meraviglia a paesaggi desertici, città affacciate sul Mediterraneo e testimonianze archeologiche di straordinario valore.

Timgad, l’eclissi tra le antiche rovine romane

Tra le tappe più suggestive da cui osservare l’eclissi c’è Timgad, nei dintorni di Batna, dove la totalità raggiungerà circa 5 minuti e 22 secondi. Da scoprire uno dei complessi romani più importanti del Nord Africa, dichiarato Patrimonio UNESCO e conosciuto anche come la Pompei del Nord Africa.

Il momento di oscuramento totale è indicato intorno alle 10:01, con la conclusione prevista verso le 10:07, secondo l’ora locale. La visita può inserirsi in un itinerario culturale che comprende anche la Casbah di Algeri, il sito archeologico di Tipasa, il Mausoleo Reale di Mauritania, Costantina e Djémila, altro importante centro romano dell’Algeria orientale.

M’Sila, tra paesaggi interni e clima secco

Veduta notturna di M'Sila, Algeria
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Suggestiva veduta notturna di M’Sila

Un’altra località da prendere in considerazione è M’Sila, dove l’eclissi durerà circa 5 minuti e 22 secondi, un buon compromesso se cercate una lunga fase di totalità e desiderate esplorare l’Algeria interna, caratterizzata da un clima secco e da paesaggi differenti rispetto alla fascia mediterranea.

Rispetto alle grandi città, le infrastrutture turistiche sono tuttavia più ridotte: un aspetto da considerare quando si pianifica il viaggio, soprattutto in vista di un evento che potrebbe richiamare numerosi appassionati. La zona può essere inclusa in un percorso alla scoperta dell’entroterra algerino, tra testimonianze storiche e scenari naturali.

Bou Saâda, l’eclissi alle porte del Sahara

Se sognate un’atmosfera più vicina al deserto, a Bou Saâda l’eclissi totale durerà circa 5 minuti e 17 secondi, regalando un lungo momento di oscuramento in un contesto paesaggistico caratterizzato da oasi, ambienti aridi e atmosfere pre-sahariane.

La posizione nell’entroterra e il clima secco la rendono ideale per l’osservazione astronomica. Il viaggio può diventare anche l’occasione per ammirare alcuni dei luoghi più caratteristici della regione, come i Balconi del Ghoufi, Biskra, le incisioni rupestri di Ben Srour e la Kalâa dei Beni Hammad.

Oran, tra il Mediterraneo e il Forte di Santa Cruz

Sidi El-Houari: un quartiere storico a Oran, in Algeria
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Sidi El-Houari, quartiere storico a Oran

Se preferite una destinazione più semplice da raggiungere e dotata di maggiori servizi, orientatevi su Oran: affacciata sul Mediterraneo, offrirà circa 5 minuti e 9 secondi di totalità ed è una base interessante grazie alla presenza dell’aeroporto, ai collegamenti e alle infrastrutture urbane.

Oltre ai panorami sulla costa, Oran custodisce il Forte di Santa Cruz, uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per assistere all’eclissi potete prendere in considerazione punti panoramici quali il Parc Abdelkader o le alture nei dintorni del centro urbano. La visita può inoltre essere abbinata a un percorso culturale lungo la costa occidentale, con tappe a Tipasa, Mostaganem e Tlemcen.

Mostaganem, un’alternativa sulla costa algerina

Con circa 5 minuti e 7 secondi di totalità, Mostaganem è un’altra possibilità per osservare l’eclissi 2027 senza rinunciare alla vicinanza del mare: regala un’atmosfera diversa rispetto ai grandi centri urbani, con spiagge, scogliere e architetture storiche che ne caratterizzano il paesaggio.

Può essere una scelta se volete organizzare una vacanza che unisca l’evento astronomico con la scoperta della costa mediterranea algerina, alternando l’osservazione del cielo alle passeggiate e alle visite culturali.

Sétif, alla scoperta dell’Algeria orientale

Tra le località da valutare ecco infine Sétif, vivace città dell’Algeria orientale, conosciuta per il museo archeologico, la celebre fontana Aïn El Fouara e gli ampi viali di epoca coloniale; è anche un comodo punto di partenza per raggiungere Djémila, uno dei siti archeologici romani più importanti del Nord Africa e riconosciuto dall’UNESCO.

Qui la fase di totalità avrà una durata di circa 3 minuti e 23 secondi: il massimo dell’eclissi è previsto intorno alle 10:02, quando il Sole si troverà a circa 50 gradi di altezza. Sétif può quindi rappresentare una comoda soluzione se desiderate visitare una città dotata di hotel, ristoranti e servizi, mantenendo la possibilità di assistere comunque all’oscuramento completo del Sole.

Crociere 2027 e 2028, debuttano nuove navi e rotte da sogno

1 novembre 2026 à 10:00

Il mondo delle crociere si prepara a vivere un biennio ricco di novità, con il debutto di nuove navi, itinerari inediti e rotte che promettono di portare alla scoperta di destinazioni spettacolari. Dal Mediterraneo alle isole più remote della Polinesia, passando per l’Artico, l’Antartide, il Giappone e i Caraibi, le compagnie stanno già svelando i programmi per il 2027 e il 2028, puntando su esperienze sempre più diversificate.

Una crociera celebra i 100 anni di Pan Am

Tra gli itinerari più particolari del 2027 c’è il Pan Am 100th Anniversary Legendary Voyage, viaggio di 28 giorni che renderà omaggio alla storica compagnia aerea Pan Am in occasione del suo centenario. La partenza è fissata per il 30 ottobre 2027 da Miami, in Florida, con un percorso che ripercorrerà alcune delle antiche rotte della compagnia tra i Caraibi e l’America centrale.

Il programma prevede interventi di storici del settore, proposte gastronomiche ispirate al marchio e persino la ricostruzione del Clipper Club, le celebri lounge aeroportuali private associate a Pan Am.

Princess Cruises sul Rio delle Amazzoni

Per la prima volta dal 2014, Princess Cruises tornerà a navigare sul Rio delle Amazzoni con una crociera di 64 giorni a bordo di Coral Princess, che circumnavigherà il Sud America e raggiungerà anche l’Antartide, con un passaggio dal Canale di Panama.

In Sud America sarà presente anche Majestic Princess, con 13 partenze e 11 itinerari complessivi. Il Canale di Panama sarà inoltre attraversato da altre quattro navi della flotta: Crown Princess, Island Princess, Ruby Princess e Star Princess, con viaggi della durata compresa tra 16 e 20 giorni.

Disney Believe, nuova nave Disney

Disney Cruise Line ha annunciato Disney Believe, quarta e ultima unità della classe Wish, attesa al debutto il 18 dicembre 2027. Il tema scelto è Promise and Possibility, un omaggio alla fiducia nei propri sogni e alla capacità di credere in se stessi, con richiami a storie amate come Encanto, Frozen, Oceania e La Sirenetta.

Gli itinerari inaugurali prevedono crociere di quattro e cinque notti alle Bahamas e nei Caraibi, con partenza da Port Everglades, a Fort Lauderdale; tra le tappe anche le isole private Disney, Castaway Cay e Lookout Cay.

Nuove rotte di Princess Cruises

Per il 2027 Princess Cruises propone un’ampia programmazione in Alaska, con otto navi, 187 partenze e 17 itinerari differenti. Tra le protagoniste ci sarà Star Princess, che offrirà crociere di sette notti nell’Inside Passage con partenza e ritorno a Seattle.

I viaggi permetteranno di ammirare alcuni degli scenari naturali più spettacolari del Nord America, tra cui il Glacier Bay National Park, l’Hubbard Glacier, il College Fjord e l’Endicott Arm con il Dawes Glacier.

Grande attenzione anche al Giappone: per il 2027 sono previste 78 partenze su 50 itinerari, mentre nel 2028 l’offerta crescerà raggiungendo 85 partenze e 52 itinerari, da sette a 29 giorni.

Ponant amplia gli itinerari

Anche Ponant Explorations, compagnia francese di crociere di lusso commercializzata in Italia da Gioco Viaggi, guarda al biennio 2027-2028 con una programmazione rinnovata: sono quasi 70 i viaggi previsti su 28 itinerari, nove dei quali inediti, tra Asia, Filippine, Polinesia, Giappone, Caraibi e regioni polari.

Per il 2028 sono in programma oltre 150 partenze tra Mediterraneo, Nord Europa e Atlantico, più di 80 delle quali nel Mediterraneo. L’Antartide sarà protagonista della stagione 2028-2029, con oltre 30 partenze a bordo di Le Boréal, Le Lyrial, Le Soléal e Le Commandant Charcot.

Non mancheranno le Bahamas e i Caraibi settentrionali, con quattro partenze tra gennaio e febbraio 2028 a bordo di Le Champlain. L’Artico, invece, vedrà oltre 35 partenze tra maggio e ottobre 2028, con quattro navi impegnate nella regione.

Norwegian Aura nel Mediterraneo

Norwegian Cruise Line si prepara a presentare Norwegian Aura con due crociere inaugurali nel Mediterraneo: la prima partirà il 2 maggio 2027 da Trieste e raggiungerà Atene dopo dieci giorni; la seconda partirà dalla capitale greca il 12 maggio, per arrivare a Trieste dopo nove giorni.

Seguirà un ulteriore itinerario di sette notti, con partenza da Trieste il 21 maggio e arrivo a Barcellona, passando per La Valletta, Salerno e Roma. Da qui la nave attraverserà l’Atlantico con una traversata di 13 giorni verso Miami, prima di dedicarsi alle crociere settimanali nei Caraibi orientali da giugno a ottobre 2027.

Aranoa alla scoperta della Polinesia

Dal 6 marzo 2027 entrerà in servizio Aranoa che raggiungerà le isole Australi, l’arcipelago più meridionale della Polinesia francese, toccando Rimatara, Rurutu, Tubuai, Raivavae e Rapa, territori ancora poco sfiorati dal turismo, ideali per chi sogna di scoprire un volto più appartato del Pacifico.

Le nuove navi del 2027 tra lusso e grandi attrazioni

Carnival Festivale inizierà la sua avventura il 2 maggio 2027 con una traversata atlantica di 15 giorni da Southampton, per poi stabilirsi tutto l’anno a Port Canaveral, in Florida.

A fine maggio sarà invece la volta di Orient Express Olympian, superyacht a vela che inaugurerà la stagione nel Mediterraneo occidentale per spostarsi a luglio nel Nord Europa. A giugno debutterà Emerald Raiya che, dopo le isole greche e la costa turca, navigherà tra Adriatico e Mediterraneo orientale, prima di attraversare il Mar Rosso a dicembre e trascorrere l’inverno alle Seychelles.

Il 7 agosto 2027 partirà da Civitavecchia il viaggio inaugurale di Oceania Sonata, crociera di 14 giorni diretta a Trieste attraverso il Mediterraneo.

Hero of the Seas e MSC World Atlantic, giganti del mare

Tra i debutti più attesi c’è Hero of the Seas di Royal Caribbean, quarta unità della classe Icon: il viaggio inaugurale è previsto per l’11 agosto 2027 con una crociera di tre notti da Miami alle Bahamas, preceduta da due partenze aggiuntive dal 1° agosto. Proporrà poi itinerari settimanali nei Caraibi orientali e occidentali, sempre con una sosta a Perfect Day at CocoCay, l’isola privata della compagnia.

A novembre 2027 sarà invece MSC World Atlantic a entrare in servizio, quarta nave della World Class dopo World Europa, World America e World Asia.

Explora V, il lusso MSC

Il gruppo MSC amplia anche la propria proposta di lusso con Explora V, in arrivo alla fine del 2027: le prime crociere saranno dedicate al Mediterraneo durante la stagione invernale, con itinerari tra Europa meridionale e Nord Africa. All’inizio del 2028 la nave proseguirà poi verso le isole dell’Atlantico.

À partir d’avant-hierFlux principal

Dalla polenta allo zafferano, dalle mele all’olio, le migliori sagre del weekend di Ognissanti in Italia

30 octobre 2026 à 13:10

Il weekend che saluta ottobre a che dà il benvenuto a novembre è ricco di appuntamenti col gusto. Nonostante l’1 novembre non sia un ponte quest’anno, ci sarà comunque di che divertirsi tra specialità gastronomiche tipiche dei territori, eventi negli eventi – come quelli che rientrano in Frantoi Aperti in Umbria o nella Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba in Piemonte – e occasioni di scoprire borghi e luoghi da visitare.

Abbiamo selezionato le sagre più gustose del weekend del 31 ottobre – 1° novembre 2026, ecco i nostri consigli.

Signora Volpe 3, le location incantevoli della serie Tv tra borghi medievali e panorami lacustri

28 octobre 2026 à 18:30

Le ambientazioni hanno sempre avuto un ruolo decisamente simbolico nella serie Sky con Emilia Fox nei panni di una – quasi omonima – ex agente dei servizi segreti britannici trasferitasi in Italia. Sylvia Fox non ha scelto una grande città per la sua nuova vita, infatti, ma un borgo affacciato su un lago dove si vive ancora (quasi) come un tempo, è più facile stringere legami autentici e sentirsi a casa. Le location di Signora Volpe 3 ripropongono questa dimensione di famigliarità e genuinità: scopriamo insieme dove sono stati girati i tre nuovi episodi in arrivo in esclusiva su Sky Investigation e NOW dal 28 ottobre 2026.

Di cosa parla

Nella nuova stagione di Signora Volpe, Sylvia prova a ritrovare un po’ di equilibrio personale dopo il rapimento che l’aveva coinvolta nella precedente. Accanto ha ancora il capitano dei Carabinieri Giovanni Riva (Giovanni Cirfiera) con cui il rapporto diventa sempre più stabile e solido, nonostante le differenze di vedute e di carattere. Il passato da cui la donna, trasferitasi in Italia dopo aver lasciato la carriera da agente segreto britannico, prova a fuggire continua a ripresentarsi nella sua vita nella forma di delitti e misteri che sconvolgono il piccolo borgo umbro dove ha scelto di vivere. In questa stagione sono tre, uno diverso per ogni episodio: il primo è l’omicidio del proprietario di una cantina che aveva da poco confessato proprio a Sylvia Fox di sentirsi in pericolo.

Dov’è stata girata la serie

La terza stagione di Signora Volpe è stata girata tra l’Umbria e il Lazio e ha location che spaziano da piccoli centri affacciati sul lago a gioielli del Rinascimento che raccontano tutta la bellezza e la ricchezza artistico-culturale e del Centro Italia.

Panicale

Il borgo umbro in cui Emilia Fox/ Silvya Fox vive da qualche anno è Panicale: un centro in provincia di Perugia, famoso per la vista stupenda che offre sul Lago Trasimeno e la valle del Nestore (tanto da essere spesso chiamato la Terrazza sul Trasimeno), di cui sullo schermo si intravedono più volte il centro e i punti panoramici appunto.

Qual è il borgo umbro dove vive la protagonista della serie "Signora Volpe 3"
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La splendida vista sul Lago Trasimeno da Panicale

Bracciano

Nel Lazio sono diverse le location di Signora Volpe 3 segnalate. Nei dintorni di Bracciano, il borgo medievale affacciato sull’omonimo lago e famoso soprattutto per il Castello Orsini – Odaleschi, si trova per esempio una tenuta di campagna in cui sono state girate diverse scene.

C'è anche Bracciano tra le location della terza stagione di "Signora Volpe"
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Il panorama mozzafiato del Lago di Bracciano

Anguillara Sabazia

Altre riprese sono state effettuate ad Anguillara Sabazia, come ha confermato anche l’amministrazione comunale. Arroccato su un promontorio che affaccia, ancora, sul Lago di Bracciano questo borgo medievale è scandito, soprattutto in centro, da vere chicche architettoniche come Porta Maggiore, il Torrione Medievale, la Colleggiata di Santa Maria Assunta e il Palazzo Orsini. I set di Signora Volpe 3 hanno interessato, però, soprattutto la passeggiata del lungolago: una zona decisamente panoramica, dove godere di un tramonto unico sul Lago di Bracciano, molto frequentata dalla gente del posto per via della presenza di bar e locali della movida.

C'è anche Anguillara Sabazia tra i luoghi dov'è stata girata "Signora Volpe 3"
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Il pittoresco borgo di Anguillara Sabazia

Albano Laziale

C’è anche Albano Laziale tra i luoghi dov’è stata girata la terza stagione di Signora Volpe. Qui, nel cuore dei Castelli Romani, la produzione italo-britannica della serie Sky ha girato soprattutto in centro, in zone come quella di Piazza Guerrucci e Viale Risorgimento.

Il minuscolo borgo dove la pietra incontra il cinema da Oscar: Papigno, un angolo di Umbria sorprendente

27 octobre 2026 à 17:00

Se si ha l’opportunità di osservarlo dall’alto, la sensazione è quella di essere al cospetto di un luogo che è lì per sorvegliare la valle sottostante. E no, non è un errore, perché è proprio ciò che faceva molti secoli fa. Oggi è Papigno, borgo posto su un piccolo rilievo alle porte di Terni, con le abitazioni raccolte attorno a stradine strette e il verde delle colline che arriva a lambire le ultime case.

Poco più in basso scorre il fiume Nera, mentre a breve distanza la Cascata delle Marmore riversa le proprie acque da una parete alta 165 metri. Parliamo perciò di un paesino posto in un ambiente eccezionale, al punto da nascondere una storia piuttosto insolita, fatta di castelli, terremoti, pittori francesi, grandi industrie e persino premi Oscar.

Cosa vedere a Papigno

Il centro storico è impreziosito da archi, murature antiche, piccole aperture e tracce delle fortificazioni che testimoniano le trasformazioni di un abitato che ha conservato la propria struttura originaria (pur avendo cambiato più volte aspetto).

Le antiche porte e le torri del castello

Qui di particolare interesse è la porta occidentale, raggiungibile attraverso una rampa d’accesso, che presenta un portale in travertino con un arco dalla cornice marcata.

Ci sono pure due torrioni quadrangolari: quello occidentale guarda in direzione dell’antica via Curia e del fosso sottostante, mentre l’altro appare parzialmente nascosto dalla vegetazione.

Le stradine del centro storico e l’antico Municipio

L’impianto urbano presenta una disposizione abbastanza ordinata, con file di abitazioni parallele sviluppate lungo la direttrice principale dell’abitato. Si tratta di una caratteristica legata alla conformazione del rilievo e alle esigenze difensive del castello.

Tra vicoli e piccoli slarghi emergono case dalle facciate sobrie, portali in pietra e costruzioni che conservano elementi medievali accanto a interventi ottocenteschi. Anche l’antico Palazzo del Municipio appartiene a questa seconda fase.

Centro Storico di Papigno, Umbria
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Tra le stradine di Papigno

La chiesa di Santa Maria Annunziata e San Brizio

La chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Annunziata e San Brizio, patrono di Papigno, è stata ricostruita negli ultimi anni del ‘700 ed è la casa della Madonna del Rosario, opera realizzata nel 1608 da Ascensidonio Spacca, pittore umbro conosciuto anche con il soprannome di Fantino.

La chiesa presenta inoltre un legame con le antiche fortificazioni, poiché una delle strutture verticali del sistema difensivo risulta inglobata nel complesso religioso.

Il Ponte del Toro, una sorprendente testimonianza romana

Poco distante dal paese, tra la vegetazione e le pendici boscose prossime al Nera, si nasconde uno dei monumenti archeologici più singolari della zona: il Ponte del Toro, risalente al periodo compreso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C..

A dispetto della denominazione, la struttura aveva una funzione soprattutto idraulica. Era infatti collegata a un sistema di canalizzazione e drenaggio delle acque provenienti dal pianoro delle Marmore.

I luoghi di Corot e il Museo Diffuso dei Plenaristi

Nel 1826 Jean-Baptiste Camille Corot trascorse circa 3 mesi a Papigno, ospite della villa dei conti Graziani. Aveva intrapreso il suo primo viaggio in Italia e trovò in questa valle ternana un soggetto straordinario per i propri studi sulla luce.

Il pittore osservava gli effetti del sole sulle case, la vegetazione delle colline, le variazioni atmosferiche e le prospettive sulla campagna, tanto da dedicare a Papigno 8 dipinti dal vero e 3 disegni (opere attualmente distribuite tra musei e collezioni internazionali).

Oggi questo legame viene raccontato attraverso itinerari del Museo Diffuso dei Plenaristi che mostra pannelli con riproduzioni delle opere.

L’ex stabilimento elettrochimico e gli Studios di Papigno

Ai piedi del borgo si estende un complesso industriale che racconta un capitolo completamente diverso di questo angolo (quasi) segreto d’Umbria. Lo stabilimento elettrochimico nacque nel 1901 per la produzione di carburo di calcio, sostanza utilizzata, tra le altre applicazioni, per ottenere acetilene.

L’industria modificò radicalmente il paesaggio con capannoni, condotte, cave e impianti collegati allo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Papigno divenne persino conosciuto attraverso l’immagine dei suoi tetti impolverati dai residui delle lavorazioni.

Dopo la chiusura delle attività produttive, parte degli spazi conobbe una seconda vita grazie al cinema, e di quelli che lasciano per davvero il segno: nel 1997, Roberto Benigni e Nicoletta Braschi lo scelsero per alcune riprese de La vita è bella. Tra gli allestimenti c’era il campo di concentramento ricostruito per il film, vincitore di 3 premi Oscar. Successivamente vi sorsero gli Umbria Studios, dotati di teatri di posa e spazi per le produzioni cinematografiche. Dopo anni di abbandono, nel 2026 sono stati avviati nuovi passi verso il recupero.

Cosa fare a Papigno

La posizione tra il fiume Nera e il sistema collinare delle Marmore rende Papigno una base interessante per esplorare un territorio ricco di testimonianze storiche e ambienti naturali.

  • Seguire il Percorso Corot Papigno: itinerario che attraversa luoghi legati al soggiorno del pittore francese, con riproduzioni delle opere e informazioni che aiutano a riconoscere le prospettive scelte dall’artista nel 1826.
  • Visitare la Cascata delle Marmore: il parco dispone di sentieri con differenti lunghezze e difficoltà. Prima della visita è utile controllare gli orari di rilascio dell’acqua.
  • Esplorare il paesaggio della Valnerina: piena di versanti boscosi, pareti rocciose e antichi insediamenti.
  • Proseguire verso il Lago di Piediluco: così particolare che anche Corot lo scelse tra i soggetti dei propri dipinti.

Dove si trova e come arrivare

Papigno è una frazione del Comune di Terni, nell’Umbria meridionale, a pochi chilometri dal capoluogo e dalla Cascata delle Marmore. Sorge a circa 220 metri di altitudine, su un rilievo che domina una porzione della Valnerina, la valle attraversata dal fiume Nera tra Umbria e Marche.

La posizione consente di raggiungere facilmente sia il centro di Terni sia le località di Marmore e Piediluco. Per chi viaggia in automobile, il riferimento principale è Terni, dove arrivare attraverso la superstrada E45 e il raccordo Terni-Orte, collegato all’autostrada A1. Dal centro cittadino si prosegue verso la Valnerina, seguendo le indicazioni per Papigno e la Cascata delle Marmore.

Chi preferisce il treno può scendere alla stazione di Terni, servita dai collegamenti ferroviari con Roma, Orte, Spoleto e altre città umbre. Da lì è possibile continuare il proprio viaggio in autobus.

Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale 2026: il viaggio a vapore tra i borghi magici del Friuli

Par : elenausai10
26 octobre 2026 à 10:14

Un grande classico del periodo natalizio? Fare un giro tra le bancarelle dei mercatini, tra profumi di cannella, artigianato particolare e sapori DOC. Ma perché circoscrivere l’esperienza a una sola, seppur suggestiva, camminata tra gli stand quando anche l’arrivo a destinazione può diventare un’esperienza speciale?

È proprio questa l’idea alla base del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale che, l’8 dicembre 2026, attraverserà il Friuli Venezia Giulia da Gemona del Friuli a Sacile. Un viaggio che sa di altri tempi e che porterà i passeggeri alla scoperta di alcuni dei borghi più affascinanti della regione vestiti a festa, con una tappa speciale a Poffabro.

Le tappe del Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale

Il viaggio, tra i treni di Natale più belli da prendere in Italia, comincia di prima mattina a Gemona del Friuli. Qui i passeggeri salgono sulle storiche carrozze Centoporte degli anni ’30, trainate da una locomotiva a vapore, e iniziano il percorso lungo la Ferrovia Pedemontana tra il profilo delle Prealpi e la pianura friulana.

La prima sosta è dedicata a Poffabro che, oltre a essere uno dei Borghi più belli d’Italia, nel periodo di Natale è meglio conosciuto come il “Presepe tra i presepi”. Ogni angolo, finestra o fontana del paese ospita una natività e l’intero abitato si trasforma in un museo a cielo aperto. Le opere sono tutte artigianali e nascono dalla creatività della comunità stessa.

Nel pomeriggio il treno riparte verso Sacile, ultima tappa della giornata. Il “Giardino della Serenissima”, attraversato dal fiume Livenza, accoglie i visitatori con luminarie e decorazioni. Nelle scorse edizioni il centro storico ospitava anche il tradizionale Mercatino dell’Avvento e le Casette del Gusto con stand enogastronomici a tema natalizio: l’occasione perfetta per concedersi una pausa golosa prima del rientro serale a bordo del treno storico.

Prezzi, date, orari e prenotazioni

Il Treno dei Presepi e dei Mercatini di Natale partirà martedì 8 dicembre 2026, giorno dell’Immacolata, da Gemona del Friuli. Il viaggio proseguirà con fermata a Maniago per la visita a Poffabro e arrivo finale a Sacile. La partenza dell’andata è prevista in mattinata, mentre il ritorno da Sacile è indicato per le 18:00. Gli orari dettagliati delle singole fermate non sono ancora stati pubblicati ma, per farvi un’idea della giornata, potete guardare l’edizione 2025: il treno lasciava Gemona alle 8:15 e rientrava in stazione alle 20:53.

Il biglietto di andata e ritorno costa 15 euro per gli adulti e 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi vuole fare solo l’andata o solo il ritorno paga 7,50 euro. I bambini sotto i 4 anni, invece, potranno viaggiare gratis, ma senza diritto a un posto a sedere riservato.

Potrete acquistare i biglietti su tutti i canali di vendita Trenitalia come il sito ufficiale, le biglietterie, i self-service presso le stazioni e le agenzie di viaggio abilitate. Il consiglio è di non aspettare troppo: i treni storici hanno una capienza limitata, che nelle scorse edizioni era di 250 passeggeri al massimo, e le date natalizie sono tra le più richieste!

Dia de los Muertos si festeggia anche in Italia: tutti gli eventi

25 octobre 2026 à 10:00

Il Día de los Muertos porta in Italia i colori, la musica e i rituali di una delle ricorrenze più suggestive della cultura messicana: infatti, in occasione della festa dedicata alla memoria dei defunti, diverse città organizzano appuntamenti che uniscono spettacolo, tradizione e approfondimento culturale.

Per il 2026, Roma, Milano e Brescia propongono iniziative differenti, dalle feste popolari pensate anche per le famiglie alle parate in costume, fino agli eventi museali dedicati alla storia e al significato di questa suggestiva celebrazione.

Roma, mariachi, danze e cucina tradizionale

A Roma il Día de los Muertos si festeggia domenica 25 ottobre al Largo Venue, in via Biordo Michelotti 2: l’appuntamento è in programma dalle 12:00 alle 21:00 e prevede l’ingresso gratuito con offerta libera. Una giornata pensata per immergersi nell’atmosfera messicana con musica dal vivo, danze folkloristiche, attività per bambini e proposte gastronomiche.

Il programma musicale si apre alle 13:00 con i Mariachi México, che si esibiranno fino alle 15:00; nel pomeriggio, dalle 15:00 alle 17:00, spazio alle danze tradizionali degli stati messicani di Veracruz e Jalisco, mentre alle 18:00 è previsto il concerto dei Mariachi Romatitlán.

Alle 14:00 è prevista una baby dance messicana, mentre nel pomeriggio, alle 15:00, alle 16:00 e alle 17:00, sono in programma le piñatas, una presenza tradizionale nelle feste latinoamericane. Non mancano i laboratori dedicati ai più piccoli.

A completare l’esperienza ci saranno un mercatino artigianale, proposte di cucina messicana e un’ofrenda, l’altare dedicato alla memoria dei defunti.

Milano, la parata del Día de Muertos percorre il centro

Milano propone un calendario di appuntamenti che culmina domenica 1° novembre con la Parata del Día de Muertos, prevista alle 18:30. Il corteo partirà da Piazza San Babila e attraverserà alcuni dei luoghi più conosciuti del centro, passando per Corso Vittorio Emanuele II, Piazza del Duomo, Piazza dei Mercanti e arrivando fino a Piazza Castello.

Ma non è tutto. Dal 30 ottobre al 6 novembre, l’Istituto Cervantes, in via A. Mauri 2/A, ospiterà l’Altare dei Morti del Michoacán, dedicato a una delle tradizioni regionali messicane legate alla commemorazione dei defunti. L’altare sarà visitabile dal lunedì al giovedì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 17:00, mentre il venerdì l’apertura è prevista dalle 10:00 alle 13:00.

Sempre all’Istituto Cervantes, sabato 31 ottobre, dalle 10:30 alle 12:00, si svolgerà il laboratorio “Decora la tua maschera di Catrina o Catrín”, un’attività dedicata alle figure simbolo della festa. Nella stessa giornata, presso la Parrocchia Antonio Maria Zaccaria, in via San Giacomo 9, è previsto il concorso “Dale Vida a tu Catrina”.

Il calendario milanese comincia già nel fine settimana precedente. Sabato 24 e domenica 25 ottobre, al Bicocca Village, si terrà “Culture in Festa – Esperando el Día de Muertos”, con laboratori creativi per bambini, parate di Catrine e maschere, musica, cinema e aperitivo a tema. Domenica alle 10:00 è prevista la proiezione del film d’animazione The Book of Life, un’occasione per avvicinare anche i più piccoli all’immaginario della cultura messicana.

Brescia, il Día de los Muertos tra conferenze, visite e laboratori

A Brescia il Día de los Muertos diventa un percorso di approfondimento culturale con la manifestazione “Que Viva el Día de los Muertos! 2026” che si svolge dal 23 ottobre al 1° novembre al Museo del Risorgimento Leonessa d’Italia, all’interno del Castello di Brescia. Al centro dell’iniziativa spicca un’ofrenda, attorno alla quale si sviluppa un programma di conferenze, incontri, visite guidate e appuntamenti dedicati alla storia e ai sapori del Messico.

Venerdì 23 ottobre, alle 18:00, è in calendario la conferenza “Día de Muertos: dall’inframondo alla ritualità contemporanea“, con Massimo De Giuseppe, per esplorare le origini e le trasformazioni di una celebrazione che conserva un forte legame con la memoria e le tradizioni.

Nel fine settimana sono previste visite guidate in italiano, spagnolo e inglese, oltre ad approfondimenti sulle divinità azteche. Il programma comprende anche un laboratorio dedicato al femminile azteco, accompagnato da un aperitivo, e “Truccami!”, un laboratorio di trucco che permette di avvicinarsi agli elementi estetici caratteristici della festa.

L’altare è allestito presso il Museo del Risorgimento, dove è in corso anche una mostra della fotografa messicana Cristina Mittermeier, ad accesso gratuito.

A Catania con il folgorante esordio di una nuova giallista italiana

24 octobre 2026 à 16:00

Una Sicilia che regala scorci magnifici, un Sicilia fatta di storia, natura, sapori. Ma anche in cui si snodano misteri e indagini. È proprio quella tratteggiata magistralmente da Agnese Messina nel suo straordinario esordio L’eremo dei folli, romanzo pubblicato da Garzanti.

Un giallo al femminile, che strizza l’occhio senza invidiare nulla a penne ben note a chi si diletta con il noir come Patricia Cornwell e Kathy Ricks, perché la protagonista è una donna di scienza che, grazie al suo incredibile intuito e alle sue capacità, collabora con investigatori e PM per la risoluzione di casi apparentemente impossibili.

June McFlynn, è un’entomologa forense, è un’americana nata in Sicilia e vissuta anche negli USA, ormai tornata al suo paesino natale, ovvero San Ferdinando, dove ha aperto il Centro interdisciplinare di ricerca in Scienze forensi e da dove collabora con la giustizia. Ma quali sono i luoghi in cui si muove per le indagini? Parte di questo libro, che a quanto pare è il primo di una serie, si svolge a Catania e parte in borghi immaginari che però possono benissimo rappresentare luoghi reali.

A Catania con June McFlynn, la protagonista di L’eremo dei folli

È tra le strade assolate di Catania che si muove spesso June McFlynn, l’entomologa forense protagonista di L’eremo dei folli di Agnese Messina. È lì, infatti, che si dirige a causa del suo ruolo di consulente del tribunale di Catania, dove lavora l’amico di infanzia e sostituto procuratore Emanuel Zagati.

Catania è una città meravigliosa, che viene descritta in alcuni passaggi del romanzo, ma senza quasi mai riferirsi a luoghi particolari. E vale la pena girarla, magari, accompagnati proprio da questo romanzo. A poca distanza da piazza Verga (dove si trova il tribunale e dove spesso si dirige la protagonista), ad esempio, si trova Villa Bellini, un antico giardino in cui passeggiare, rilassarsi e lasciarsi affascinare dalla magnificenza della natura. Sempre dal tribunale, poi, si può raggiungere via Etnea: si tratta di una lunga strada su cui si affacciano edifici e chiese in stile barocco, ma anche bei negozi. Dettaglio non da poco? Da questa via si può ammirare l’Etna: una vista davvero suggestiva.

Da non perdere anche piazza Duomo: anch’essa in stile barocco, è un vero e proprio concentrato di meraviglia, complici la fontana dell’Elefante, la cattedrale di Sant’Agata, palazzi incredibili come Palazzo degli Elefanti e Palazzo del Seminario dei Chierici, senza dimenticare le Terme Achilliane.

Luoghi che nel romanzo l’autrice non ci fa vedere, ma nonostante questo la bellezza della Sicilia emerge ugualmente pagina dopo pagina, negli scorci che ci regala e nelle sensazioni che ci trasmette, grazie a una scrittura vivida e vibrante.

San Ferdinando, il paesino (che non esiste) della protagonista

Il paese della protagonista, ovvero San Ferdinando, non esiste e cercarlo sulle mappe è inutile, ma ciò non toglie che le sue strade in salita, la piazza principale del paese, il bar dove si raduna la gente del posto, i suoi colori e i suoi contrasti sono proprio ciò che possiamo percepire visitando un luogo simile della Sicilia. Il cuore pulsante della storia è proprio questo luogo che non esiste e che senza dubbio appare come il posto perfetto per percepire l’anima più autentica di questi luoghi.

San Ferdinando non è troppo distante da Catania, tanto che sia June che gli altri personaggi del romanzo possono muoversi tra i due luoghi velocemente.

Ma dove andare per percepire il suo spirito? Esistono delle cittadine simili, come Randazzo che si trova a circa 40 minuti d’auto da Catania ed è un vero e proprio gioiello medievale in cui respirare storia e cultura. O Nicolosi, luogo di partenza per andare alla scoperta del versante sud dell’Etna.

I luoghi di L'eremo dei folli di Agnese Messina
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Ambientazioni reali e immaginarie di L’eremo dei folli, il romanzo di Agnese Messina

Una cosa è certa: tra le pagine di L’Eremo dei folli di Agnese Messina si scorge una Sicilia che colpisce, che fa innamorare al primo sguardo, che regala una natura unica, luoghi che sembrano essersi cristallizzati nel tempo e in cui la vita appare in bilico tra il passato e un presente moderno e all’avanguardia. Proprio come June McFlynn. E allora vale la pena esplorare Catania e la sua provincia, i suoi paesi, ammirando la meraviglia che regala ogni angolo, ogni scorcio, i vicoli assolati, la natura e la città.

Tarvisio, il piccolo paradiso dello sci lontano dalla folla conquista il Guardian

Par : elenausai10
24 octobre 2026 à 09:00

Per trascorrere una bella settimana bianca, non sono necessari chilometri e chilometri di piste. La pensano così anche i lettori del Guardian che hanno segnalato le loro piccole località sciistiche preferite in Europa. Tra queste c’è anche Tarvisio, nell’estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, dove Italia, Austria e Slovenia si incontrano.

Perché sono stati conquistati da questo angolo d’Italia? La risposta è da ricercare nella sua tranquillità in quanto la stazione sciistica è frequentata soprattutto dalla gente del posto ed è dotata di tutto il necessario per trascorrere una vacanza invernale perfetta. Le piste divertono, mentre i ristoranti offrono specialità locali a prezzi onesti rispetto alle vicine località austriache.

Dove sciare a Tarvisio

Chi vuole evitare le località sciistiche dove è difficile trovare anche solo un fazzoletto bianco libero, Tarvisio è la scelta perfetta. Il comprensorio offre circa 24 chilometri di piste da discesa, divisi tra due settori collegati: il Monte Lussari e l’area del Priesnig. A questi si aggiungono circa 40 chilometri di piste da fondo, distribuiti nel fondovalle. I numeri, seppur contenuti (13 impianti di risalita), offrono discese che si snodano in gran parte nel bosco, al riparo dal vento, e si adattano a tutti i livelli, dai principianti agli sciatori più esperti.

La pista simbolo del comprensorio è la Di Prampero, che dalla vetta del Lussari scende fino al fondovalle di Camporosso. Sciare qui è un’avventura particolarmente eccitante considerando che stiamo parlando di un tracciato da campioni. Nel 2026, infatti, le gare della Coppa del Mondo femminile di sci alpino si sono corse proprio qui.

Ha anche un’altra particolarità, molto apprezzata da chi non vuole che la giornata finisca al tramonto: in alcune serate della settimana, la Di Prampero si scia anche in notturna, a partire dalla stazione intermedia della telecabina, con il santuario del Lussari illuminato sopra la testa.

Oltre al paesaggio, è il conto finale ad aver conquistato i lettori del Guardian. Nella stagione 2025/2026, la giornaliera a Tarvisio costava 44 euro in alta stagione, la stessa cifra dell’anno prima e la stessa di tutti i comprensori del Friuli Venezia Giulia. A pochi chilometri, a Nassfeld in Carinzia, ne servivano 69,50 euro, mentre il Dolomiti Superski arrivava a 86 euro. In bassa stagione il prezzo scendeva ulteriormente a 31 euro.

La bellezza del Monte Lussari

A rendere speciale lo sci a Tarvisio è il paesaggio. Le piste scendono dal Monte Lussari che, sfiorando i 1.800 metri, domina il punto in cui le Alpi Carniche incontrano le Giulie. Un luogo intriso tanto di bellezza quanto di storia perché da secoli crocevia tra mondo latino, slavo e germanico, specchio di un territorio che ha saputo fare proprie culture e tradizioni di tre Paesi diversi.

In cima alla telecabina, che porta anche i pedoni, c’è il minuscolo borgo raccolto attorno al santuario mariano. La tradizione vuole che sia nato nel Trecento, quando un pastore ritrovò una statuetta della Madonna tra i rami di un pino mugo. D’inverno, tra casette innevate e la vista sulle pareti del Jof di Montasio e del Mangart, è il posto perfetto per chiudere la giornata sugli sci davanti a un piatto caldo.

I migliori eventi e le sagre di novembre in Liguria

22 octobre 2026 à 09:03

Tra borghi raccolti, piazze animate e paesaggi che dall’entroterra scendono verso la costa, l’autunno invita a ritrovarsi. A novembre le sagre di paese e le feste patronali accompagnano la stagione dei prodotti tipici, con occasioni semplici per assaggiare e stare insieme. In Liguria, il calendario intreccia tradizioni locali e sapori del territorio.

In Liguria, gli appuntamenti di novembre offrono spunti per scoprire prodotti e tradizioni locali: dall’OliOliva, la festa dell’olio nuovo a Imperia alla Festa di San Martino a Varese Ligure, fino al Mercato della Terra di Cairo Montenotte.

Gli appuntamenti da segnare a novembre in Liguria

  • OliOliva, la festa dell'olio nuovo a Imperia – Imperia (IM), dal 6 al 8 novembre 2026.
    OliOliva celebra l’olio nuovo e i sapori di stagione della Riviera dei Fiori, accogliendo prodotti e atmosfere dell’entroterra ligure.
  • Mostra dall'A… alla Zucca – Genova (GE), dal 7 al 8 novembre e dal 14 al 15 novembre 2026.
    La mostra “Dalla A alla Zucca” propone gastronomia, folklore, stand, esposizioni di zucche, mostre a tema e animazione ispirati alla zucca.
  • Festa di San Martino – Varese Ligure (SP), il 11 novembre 2026.
    La festa di San Martino comprende la celebrazione delle Messe e una processione in onore del santo. Per le vie del paese si tiene la tradizionale fiera, con caratteristiche bancarelle di funghi secchi.
  • Mercato della Terra di Cairo Montenotte – Cairo Montenotte (SV), il 14 novembre 2026.
    Mercato mensile in Piazza della Vittoria con circa quaranta produttori locali e una vasta offerta di specialità del territorio, dalle verdure fresche all’olio, ai salumi, ai formaggi, fino al pesce di Vado e Albenga.

Tour enogastronomico del Monferrato: 3 giorni alla scoperta di borghi da fiaba, castelli e calici di felicità

Par : losiangelica
19 octobre 2026 à 16:30

Se stai pensando a un tour enogastronomico in Piemonte ci sono delle alternative alle inflazionate Langhe e all’area del Roero: la zona del Monferrato è una chicca che poche persone frequentano ma che merita grazie ai vigneti a perdita d’occhio, ai borghi che sembrano set cinematografici e a castelli da fiaba dove fermarsi a degustare un ottimo calice di vino e altre specialità deliziose del territorio.

Con un itinerario slow di 3 giorni è possibile esplorare il territorio che si estende tra le province di Asti e Alessandria attraverso una strada del vino tutta da scoprire. Perfetta destinazione per un weekend romantico in compagnia della propria persona preferita, regala una bellezza da vivere tutto l’anno, con una particolare magia in autunno e in primavera.

Itinerario consigliato per 3 giorni

Tre giorni e tre mood che fanno da fil rouge: ecco l’itinerario consigliato per un weekend lungo alla scoperta del Monferrato. Basterà prenotare qualche visita alle cantine, degustazioni e ticket d’ingresso ai castelli per scoprire il Casalese, l’area Astigiana fino all’Ovadese.

Ecco un itinerario enogastronomico del Monferrato perfetto per un weekend:

  • Giorno 1. Partite da Casale Monferrato: una passeggiata in centro e un primo assaggio di krumiri sono il modo giusto per entrare nel mood. Proseguite verso Ozzano Monferrato, con il centro storico dominato dal castello, poi raggiungete Cella Monte, borgo in pietra da cantoni. Visitate l’Ecomuseo e, se possibile, un infernot, la piccola cantina scavata nella roccia. Ultimo stop a Rosignano Monferrato, tra scorci panoramici e Castello di Uviglie, dove potrete abbinare storia e degustazione. Concludete la giornata con una cena a base di agnolotti e Grignolino;
  • Giorno 2. Da Rosignano puntate verso Cereseto per ammirare dall’esterno il suo castello scenografico, poi continuate fino a Moncalvo, la città più piccola d’Italia. Tra piazze, torrioni e botteghe, è perfetta per un pranzo dedicato ai sapori locali, soprattutto durante la stagione del tartufo. Nel pomeriggio dirigetevi a Cocconato, la “Riviera del Monferrato”: passeggiate sotto i portici, cercate le antiche botteghe e assaggiate robiola e specialità del territorio. Chiudete la giornata con un tramonto sulle colline: non avrete bisogno di alcun filtro;
  • Giorno 3. Dedicate l’ultima giornata all’Alto Monferrato, considerando un trasferimento più lungo rispetto ai giorni precedenti. Partite da Tagliolo Monferrato, dove il castello custodisce cantine storiche e atmosfere medievali; proseguite per Trisobbio, raccolto intorno al suo maniero e circondato da colline. Ultima tappa: raggiungete Gavi, terra del celebre bianco DOCG. Visitate il borgo, ammirate l’imponente Forte di Gavi e brindate con una degustazione in cantina.
Tramonto sui vigneti del Monferrato
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Cosa fare nel Monferrato in 3 giorni

I borghi del Monferrato da vedere

Quali sono i borghi più belli del Monferrato? Ci sono delle autentiche meraviglie da scoprire grazie alla mappa ricca di piccoli paesi che meritano una visita; abbiamo selezionato i più suggestivi con cui è facile creare un itinerario ad anello di un weekend di 3 giorni.

Cella Monte conquista con le facciate color miele, gli infernot e i vicoli perfetti per perdersi mentre Rosignano è un gioiellino super romantico che si sviluppa su una rupe arenaria. In questo luogo non perdete la torre Civica e le piazzette, oltre ai numerosi affacci sui vigneti. Incredibilmente bello anche Moncalvo, una piccola star medievale con resti delle fortificazioni, la chiesa di san Francesco e una tradizione gastronomica dove il tartufo è il protagonista assoluto. Cocconato, invece, mette insieme portici gotici, palazzi storici e sapori imperdibili come quello della celebre ricotta.

Vista sul borgo piemontese di Cocconato
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Cocconato, il borgo del Monferrato

Chi cerca un lato più intimo e tranquillo potrebbe prendere in esame Ozzano Monferrato con panorami e memoria delle antiche miniere di cemento. Se ci fosse la possibilità di aggiungere ancora un giorno, consigliamo di aggiungere all’itinerario Garbagna, con la piazza alberata e Volpedo dove entrare nel mondo di Giuseppe Pelizza e dell’indimenticabile Quarto Stato.

I castelli da visitare

Altro che sfondi fantasy: nel Monferrato i castelli sono veri e raccontano secoli di confini, famiglie nobili e vita di campagna. Il Castello di Uviglie, a Rosignano, unisce torri, verde e cantine storiche: combo ideale per chi vuole cultura con finale nel calice. Il Castello di Tagliolo conserva un fascino vissuto, tra mura antiche, produzione vinicola e la possibilità di soggiornare in ambienti d’epoca. Il Castello di Trisobbio domina il borgo come in una cartolina, mentre il Castello di Cereseto è uno spettacolo anche soltanto visto da fuori.

Nel nord del territorio merita attenzione il Castello di Camino, affacciato sulle colline e sulla valle del Po. A Gavi, il protagonista cambia genere: il Forte è un’imponente architettura militare, perfetta per chi ama panorami e leggende. Secondo la tradizione ci sarebbe il fantasma di Gavina che vaga con un’aura tutta sua tra le ali del castello.  Volete allungare il viaggio? Segnate il Castello di Sannazzaro e quello di Piovera come possibili tappe aggiuntive. Prima di partire controllate aperture e modalità di accesso: alcuni edifici sono strutture ricettive o visitabili solo in date dedicate.

Vista su Gavi dominata dal suo forte
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Il forte di Gavi e le sue leggende

La strada del vino del Monferrato

Anche il Monferrato ha la sua strada del vino che si sviluppa per 700 chilometri di percorsi panoramici con 4 itinerari tematici: il percorso del grignolino nel Casalese, quello dei Fiumi del Vino, in pianura; il Percorso degli Aromatici, nell’Acquese; e il Percorso del Dolcetto, nell’Ovadese.

  • Strada del Grignolino. Circa 241 km, 8 tappe. Attraversa il Monferrato Casalese e parte dell’Astigiano, tra colline ricoperte di vigneti e piccoli borghi. Tra le località da scoprire ci sono Moncalvo, Olivola, Ottiglio, Ponzano Monferrato e Sala Monferrato. Il protagonista è il Grignolino, un rosso elegante, fresco e speziato, perfetto da assaggiare nelle cantine locali;
  • Strada dei Fiumi e del Vino. Circa 125 km, 4 tappe. Un itinerario che cambia paesaggio a ogni curva, passando dalle colline alla pianura alessandrina. Il percorso parte dalla zona di Cuccaro Monferrato e raggiunge Castelnuovo Bormida, seguendo i territori attraversati dai fiumi Tanaro, Bormida e Belbo. Tra borghi rurali, campi e vigneti, è la scelta perfetta per scoprire il lato più autentico e meno conosciuto del Monferrato;
  • Strada degli Aromatici. Circa 230 km, 8 tappe. Benvenuti nel regno dei vini profumati! Il percorso attraversa l’Alto Monferrato, da Castelnuovo Bormida a Cassine, nel territorio acquese. Tra le località da esplorare spiccano Strevi, famosa per il suo Passito, e Fontanile, con le sue case dipinte. Nel calice? Brachetto d’Acqui, Moscato e vini aromatici da abbinare alle dolcezze locali;
  • Strada del Dolcetto. Circa 108 km, 4 tappe. L’itinerario attraversa le colline dell’Ovadese seguendo quattro tratti: Cassinelle–Carpeneto, Carpeneto–Mornese, Mornese–Cadegualchi e Cadegualchi–Gavi. Tra castelli, boschi e vigneti, il protagonista è il Dolcetto d’Ovada, un rosso dal carattere deciso. E all’arrivo a Gavi? Un brindisi con il celebre bianco DOCG è praticamente d’obbligo.
Vigneti vicino a Gabiano, Monferrato
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I meravigliosi panorami della strada del vino del Monferrato

I sapori da non perdere

Cosa mangiare e bere durante il tour enogastronomico del Monferrato? L’appetito si attiva fin da dopo la colazione. Si comincia dagli agnolotti, piccoli scrigni di pasta ripiena da provare con sugo d’arrosto o burro e salvia. Poi arriva la bagna cauda, salsa di acciughe e aglio in cui intingere le verdure: conviviale, intensa, impossibile da dimenticare.

Il fritto misto alla piemontese sorprende con il suo mix di bocconi salati e dolci, mentre il bollito misto chiama a raccolta salse come il bagnetto verde. In autunno il protagonista assoluto è il tartufo, soprattutto intorno a Moncalvo: basta una grattata per trasformare un piatto semplice in un evento.

Da mettere nel food tour anche la robiola di Cocconato, la Muletta, salume tipico, e la cugnà, preparazione a base di mosto d’uva e frutta. Se cerchi qualcosa di rustico, prova i friciulin, frittelle di verdure o erbe. E il dolce? I krumiri di Casale Monferrato sono un must, magari con uno zabaione morbido; il bunet, budino al cacao e amaretti, chiude il pasto con stile.

Per gli appassionati di vino c’è davvero tanto da scoprire: si parte con la Barbera, che in questa zona ha un carattere vivace e fruttato, mentre il Dolcetto d’Alba diventa un ottimo compagno per i piatti della tradizione; c’è poi il Gavi DOCG che viene prodotto con uve Cortese e regala freschezza e mineralità. Gli amanti delle bollicine apprezzeranno invece il Moscato e il Brachetto d’Acqui.

Giornata delle Ville Venete: un weekend autunnale tra arte, calici di vino ed esperienze uniche

Par : losiangelica
15 octobre 2026 à 14:30

Dimore pazzesche, giardini scenografici, calici di vino e stanze che sembrano uscite da un film in costume… ma con qualche sorpresa decisamente contemporanea. Il 17 e 18 ottobre 2026 torna la Giornata delle Ville Venete, l’appuntamento che per un intero weekend cambia le regole della classica gita culturale. Dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia, le ville diventano protagoniste di un viaggio tra arte, lifestyle e tradizioni. E sì, potrebbe essere il piano perfetto per dare una svolta al solito weekend autunnale.

Giornata delle Ville Venete 2026: il programma

La quinta edizione della Giornata delle Ville Venete arriva sabato 17 e domenica 18 ottobre 2026, con un programma che coinvolge centinaia di dimore storiche tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Il programma segue diversi filoni, pensati per intercettare interessi e modi di viaggiare differenti. Chi ama arte e storia può puntare sulle proposte Heritage, mentre le esperienze Green portano l’attenzione su parchi, giardini e sostenibilità. Per i food lover c’è il mondo Wine & Food, tra vini locali e specialità gastronomiche.

Non mancano le attività Family, i soggiorni Dream per chi vuole concedersi una notte speciale, e gli appuntamenti Wellbeing, con il benessere che incontra la bellezza del paesaggio. Le sezioni Vita di Villa e Paesaggio raccontano invece il rapporto tra le dimore, le persone e il territorio che le circonda. E per chi teme il meteo ballerino di ottobre? Esiste anche una selezione di esperienze adatte alle giornate di pioggia.

Quali Ville Venete visitare

Dalle architetture più iconiche ai luoghi dove il patrimonio storico incontra moda, vino e tradizioni, il calendario offre parecchi spunti. Alcune esperienze meritano un posto speciale nella wishlist del weekend.

Villa Sandi (TV)

Una villa dall’eleganza palladiana, cantine storiche e un finale con degustazione. A Crocetta del Montello, Villa Sandi gioca una delle sue carte migliori: l’incontro tra architettura e cultura del vino. L’esperienza proposta porta alla scoperta dell’antica barricaia settecentesca e delle gallerie sotterranee utilizzate per l’affinamento del Metodo Classico. Poi si torna in superficie, tra gli ambienti della villa e i dettagli di una dimora che racconta una lunga tradizione enologica. Il momento più atteso? Il tasting con due etichette: Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut Millesimato e Opere Trevigiane Metodo Classico Brut, accompagnati dal tipico pan da vin.

  • Prezzi 15 euro a persona;
  • Sabato 17 ottobre dalle 10 alle 11:30.

Villa dei Vescovi (PD)

Sui Colli Euganei, Villa dei Vescovi, bene del FAI a Luvigliano di Torreglia, propone una giornata che passa con naturalezza dalla storia alla tavola. Le visite guidate, previste alle 11, alle 12 e alle 16, permettono di conoscere meglio la figura di Alvise Cornaro, l’umanista legato alla progettazione della dimora. Alle 15 è invece in programma un appuntamento speciale con l’archeologo Marco Cagnoni, per osservare la villa attraverso una prospettiva diversa. C’è spazio anche per una pausa decisamente golosa. Sulle terrazze arriva l’esperienza gastronomica Moecchiamoci, curata da NAUTILUS, con le moeche della tradizione lagunare, altre specialità e i vini dell’Enoteca Colli Euganei.

  • Prezzi 5 euro l’ingresso al parco e 11 euro la combo villa e parco con visita guidata;
  • Domenica 18 ottobre dalle 10 alle 18.
Villa dei Vescovi in provincia di Padova
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Scoprire Villa dei Vescovi sui Colli Euganei

Villa Foscarini Rossi (VE)

Chi pensa che le dimore storiche parlino soltanto di nobili e antichi ricevimenti potrebbe cambiare idea entrando a Villa Foscarini Rossi, a Stra in provincia di Venezia. L’appuntamento Arte e Moda in Villa, guidato da MariaElena Zennaro, attraversa gli ambienti della residenza per arrivare al Museo della Calzatura, dove sono conservati oltre mille modelli Rossimoda. Una collezione che racconta il lavoro artigianale, l’evoluzione dello stile e il rapporto tra creatività e manifattura italiana. È una visita dal mood diverso rispetto ai consueti percorsi storici. E potrebbe conquistare anche chi, davanti alla parola museo, normalmente cambia programma.

  • Prezzi 10 euro a persona con visita guidata, 6 euro per gli over 65, gli studenti fino ai 26 anni e i giovani dai 12 ai 18 anni. Gratis da 0 a 12 anni;
  • Domenica 18 ottobre dalle 14 alle 18.

Palazzo Montanari (VR)

Vigneti, affreschi e una terrazza panoramica. A Palazzo Montanari in provincia di Verona, nel territorio della Valpolicella Classica, la visita si muove tra gli spazi della dimora e il paesaggio che la circonda. Si parte dal brolo, l’antica area verde legata alla proprietà, per poi scoprire gli interni decorati e le tracce della vita rurale che per secoli ha accompagnato queste residenze. Il finale è affidato a un calice di Valpolicella prodotto dalla stessa tenuta, da gustare sulla terrazza.

  • Prezzo 50 euro a persona, 100 euro per famiglia, tariffa agevolata 40 euro per over 65;
  • Su turnazione sabato 17 e domenica 18 ottobre dalle 10:30 alle 15.

Villa La Rotonda (VI)

A pochi passi da Vicenza, Villa La Rotonda torna a svelare gli ambienti meno conosciuti del capolavoro di Andrea Palladio. Sabato 17 e domenica 18 ottobre è in programma I Segreti della Rotonda, una visita guidata che porta oltre i celebri portici e le facciate della villa. Il percorso comprende il Piano Nobile, ma scende anche nel basamento, dove si trova la cucina monumentale. Spazi solitamente meno raccontati, che restituiscono un’immagine diversa della residenza, legata anche alla vita quotidiana di chi la abitava.

  • Prezzo: 25 euro a persona, fino a 6 anni gratis, dai 7 ai 18 anni 15 euro;
  • Attività 17 e 18 ottobre dalle 12 alle 13:30.
Villa La Rotonda di Palladio
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Villa La Rotonda, il capolavoro palladiano da scoprire

Sagre ed eventi di novembre in Umbria, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:11

Profumo di olio nuovo che incontra il pane caldo, castagne che scoppiettano e calici di vino rosso che si tingono dei colori più intensi della stagione: l’autunno porta in tavola i suoi frutti migliori e li trasforma in festa. Tra colline, borghi raccolti e piazze addobbate, le sagre di paese e gli appuntamenti enogastronomici riuniscono chi ama i sapori autentici. In Umbria l’aria si fa più frizzante, le giornate si accorciano ma si allungano gli assaggi, tra mercati di tipicità, feste del gusto e momenti conviviali che invitano a rallentare. È il periodo ideale per scoprire prodotti di stagione e antiche tradizioni, seguendo il ritmo lento dei territori.

Tra gli appuntamenti da segnare in calendario spiccano Frantoi Aperti in Umbria, che anima borghi come Trevi nel segno dell’olio extravergine, e Appuntamento col gusto alla Mangiaunta di Giano, tappa irrinunciabile per chi vuole vivere da vicino frantoi e sapori del territorio. A Città di Castello la Mostra mercato “Il Tartufo Bianco” celebra uno dei prodotti più pregiati della stagione, mentre eventi come la Festa del bosco a Montone o la Festa del vino e delle castagne a Perugia raccontano quanto novembre in Umbria sia un mese generoso di aromi, paesaggi e occasioni per partire.

Cosa fare in Umbria a novembre, tra sagre ed eventi del gusto

  • Frantoi Aperti in Umbria – Trevi (PG), dal 17 ottobre al 15 novembre 2026.
    Frantoi Aperti in Umbria celebra l’arrivo del nuovo olio extravergine trasformando i frantoi in laboratori culturali con eventi dedicati al fumetto, attività per bambini e mostre sul legame tra olio e territorio.
  • Appuntamento col gusto alla Mangiaunta di Giano – Giano dell’Umbria (PG), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    Percorso gastronomico a Giano dell’Umbria nei frantoi locali con degustazioni gratuite di olio e un ricco programma di iniziative, musica e animazione del territorio.
  • Mostra mercato “Il Tartufo Bianco” a Città di Castello – Città di Castello (PG), ogni sabato e domenica dal 31 ottobre al 15 novembre 2026.
    Kermesse gastronomica a Città di Castello dedicata al Tartufo Bianco, con chef di fama, degustazioni, aperitivi letterari e mostra mercato delle eccellenze umbre gestita dalle aziende agroalimentari.
  • Sapere di pane, sapore di olio, bianco & verde tra i castelli – Gualdo Cattaneo (PG), dal 31 ottobre al 1 novembre 2026.
    Appuntamento alla Rocca Sonora di Gualdo Cattaneo con degustazioni di olio nuovo ed eventi tematici legati al pane e all’olio tra i castelli del territorio.
  • Festa del bosco a Montone – Montone (PG), dal 31 ottobre al 3 novembre 2026.
    Festa del bosco a Montone con mostra mercato dei prodotti del bosco e del sottobosco, escursioni, arte, eventi e degustazioni tra vicoli e piazzette del borgo.
  • “Fiera dei Morti” – Perugia (PG), dal 1 al 5 novembre 2026.
    Tradizionale fiera di novembre a Perugia con centinaia di bancarelle, prodotti tipici italiani e la partecipazione di città gemellate e paesi esteri.
  • Festa del vino e delle castagne – Perugia (PG), dal 6 al 15 novembre 2026.
    Sagra paesana tra Perugia e Marsciano con castagne, vino, piatti tipici umbri e stand gastronomici accompagnati da musica, spettacoli e intrattenimenti per tutte le età.
  • Festa dei Frantoi – Campello sul Clitunno (PG), il 8 novembre 2026.
    Manifestazione a Campello sul Clitunno con visite ai frantoi, degustazioni di olio novello e prodotti tipici nei corner dedicati all’interno dei frantoi del territorio.
  • Eurochocolate – Bastia Umbra (PG), dal 13 al 22 novembre 2026.
    Grande festival dedicato al cacao e al cioccolato al centro Umbriafiere di Bastia Umbra, con ampi spazi espositivi e intrattenimenti per una full immersion multisensoriale.
  • Sagrantino Running – The Wine Trail – Montefalco (PG), dal 14 al 15 novembre 2026.
    Corsa competitiva tra paesi, vigneti e cantine del Sagrantino con partenza e arrivo a Montefalco, passaggi a Bevagna e percorsi di diversa lunghezza anche attraverso le barricaie.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • Fiera mercato “Anticamente” – Todi (PG), il 8 novembre 2026.
    Fiera mercato mensile vicino al tempio della Consolazione a Todi, dedicata al collezionismo e agli oggetti autentici d’altri tempi fino ai primi anni Sessanta.
  • Fiera mercato “Anticamente” – Orvieto (TR), il 15 novembre 2026.
    Appuntamento mensile in Piazza della Repubblica a Orvieto dedicato agli appassionati di antiquariato e collezionismo.
  • Mercatino del Pidocchietto – Passignano sul Trasimeno (PG), il 15 novembre 2026.
    Mercatino periodico nel centro storico di Passignano sul Trasimeno con espositori di antiquariato, collezionismo e artigianato.
  • La Terra dei Mercanti – Bastia Umbra (PG), dal 21 al 22 novembre 2026.
    Grande fiera su ampia superficie dedicata a collezionismo, modernariato e vintage, con oggetti tecnici, militari, arredi d’epoca, moda d’antan, vinili, fumetti e strumenti musicali.
  • Fiera mercato “Anticamente” – Perugia (PG), il 28 novembre 2026.
    Mostra mercato mensile nel centro storico di Perugia tra le più importanti del centro Italia, con bancarelle di antiquariato, modernariato, collezionismo e curiosità.

Sagre ed eventi di novembre in Friuli-Venezia Giulia, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:09

Nel calendario di fine autunno si susseguono sagre di paese, feste patronali ed eventi dedicati ai prodotti di stagione, tra profumi di cantine e piatti che scaldano le serate più lunghe. È il momento in cui le comunità si ritrovano tra piazze e cortili, tra mercati e vie illuminate, per celebrare la terra e i suoi frutti. In questo clima raccolto ma vivace, il Friuli-Venezia Giulia diventa lo sfondo ideale per un viaggio fatto di degustazioni, tradizioni e scoperte lente.

In Friuli-Venezia Giulia, novembre 2026 invita a esplorare borghi e città seguendo il filo delle feste enogastronomiche: dalla storica Fiera di San Carlo ad Aiello del Friuli, con la sua atmosfera di comunità, alla gustosa Festa dell’Oca e del Vin Novello a Lavariano, nel comune di Mortegliano, perfetta per chi cerca sapori autunnali autentici. A queste si affiancano appuntamenti come la Festa della Madonna della Salute a Forni di sopra e la tradizionale Fiera di Santa Caterina a Udine, che arricchiscono il calendario con momenti di incontro, bancarelle e specialità tipiche da assaggiare.

Gli eventi di novembre in Friuli-Venezia Giulia tra sagre e mercatini

  • Fiera di San Carlo ad Aiello del Friuli – Aiello del Friuli (UD), dal 5 al 8 novembre 2026.
    Ad Aiello del Friuli la Fiera di San Carlo, di antica tradizione, offre spettacoli, eventi culturali, mercatino dell’usato e dell’hobbistica, Marcia del Tacchino e numerose iniziative.
  • Mercato agroalimentare “Naturalmente Lavariano” – Mortegliano (UD), il 8 novembre 2026.
    In piazza S. Paolino a Lavariano il mercato agroalimentare promuove la vendita diretta di prodotti agricoli locali, valorizzando la filiera corta e gli scambi culturali sul territorio.
  • Festa dell’Oca e del Vin Novello a Lavariano – Mortegliano (UD), dal 14 al 15 novembre 2026.
    In piazza San Paolino a Lavariano la Festa dell’Oca e del Vin Novello propone piatti a base d’oca e specialità tipiche accompagnate dal vino novello, ricreando l’atmosfera dei festeggiamenti di un tempo.
  • Festa della Madonna della Salute – Forni di sopra (UD), il 21 novembre 2026.
    Festa religiosa e popolare con Santa Messa alla chiesa della Madonna della Salute e tradizionale mercato che coinvolge la comunità locale e i paesi vicini.
  • Fiera di Santa Caterina – Udine (UD), il 23 novembre 2026.
    Storica fiera udinese in Piazza Primo Maggio, con numerose bancarelle e attrazioni, dove il pubblico può passeggiare e fare acquisti in un’atmosfera tradizionale.
  • Fiera di Sant’Andrea – Gorizia (GO), dal 28 al 29 novembre 2026.
    Antica fiera autunnale goriziana di origine medievale, con giostre, bancarelle e specialità gastronomiche, che anima la città con espositori da tutta Italia.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • Lo scrigno del Doge in Villa Manin – Codroipo (UD), il 1 novembre 2026.
    A Villa Manin Lo scrigno del Doge propone antiquariato, modernariato e incontri a tema sul collezionismo con interventi di esperti e la presenza fissa di Alessandro Rosa.
  • Mercatino delle Pulci e del Libro Usato – Gemona del Friuli (UD), il 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di Gemona il Mercatino delle Pulci e del Libro Usato invita a curiosare tra le bancarelle e a visitare musei, municipio e giardini del castello.
  • Mercatino antiquario di San Vito al Tagliamento – San Vito al Tagliamento (PN), il 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di San Vito al Tagliamento il mercatino antiquario riunisce espositori con proposte di antiquariato di vario genere.
  • Mercato di Grado – Grado (GO), ogni sabato dal 7 al 28 novembre 2026.
    A Grado si tiene un mercato settimanale con bancarelle di abbigliamento, pelletteria, calzature, fiori, piante, articoli per hobby, giocattoli, bigiotteria e chioschi gastronomici tipici.
  • Corte dei Miracoli – Muggia (TS), il 8 novembre 2026.
    Alla Corte dei Miracoli un ricco mercatino propone oggetti d’epoca e da collezione, dai boccali di birra ai grammofoni, giocattoli in latta e peluche, fino a schede telefoniche e sorpresine.
  • Mercatino dell’usato – Codroipo (UD), il 9 novembre 2026.
    In piazza Giardini a Codroipo il Mercatino dell’usato offre esposizioni di antiquariato, collezionismo, artigianato e opere di artisti locali, con molti pezzi vintage e ricercati.
  • Tesori del tempo – Gemona del Friuli (UD), il 15 novembre 2026.
    A Campagnola di Gemona del Friuli Tesori del tempo è una mostra-mercato dell’usato rivolta a espositori non professionali, artigiani, artisti e hobbisti che presentano pezzi unici.
  • Mercatino di Gradisca – Gradisca d’Isonzo (GO), il 15 novembre 2026.
    Mercatino dell’usato tra i più forniti dell’area Alpe Adria, con oltre 200 espositori italiani e stranieri, allestito nel Parco della Spianata e in viale Regina Elena a Gradisca.
  • Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato – Trieste (TS), il 15 novembre 2026.
    In largo Granatieri e vie vicine si svolge il Mercatino dell’Antiquariato e dell’Usato con mobili, cristalli, porcellane e cimeli legati all’Impero asburgico, più un’edizione straordinaria in ottobre per la Barcolana.
  • Udine Antiqua – Udine (UD), il 15 novembre 2026.
    A Udine Antiqua il mercatino propone oggetti d’artigianato, antiquariato, collezionismo e hobbismo, con pezzi recuperati dalle “soffitte della nonna”.
  • Non solo tarli – Mortegliano (UD), il 21 novembre 2026.
    Mercatino dell’usato e del modernariato in piazza Verdi, che anima il centro cittadino con numerose bancarelle per l’intera giornata.
  • Mercatino dell’antiquariato di Sacile – Sacile (PN), il 22 novembre 2026.
    Mercatino con usato, antiquariato, collezionismo, artigianato, vintage, hobbistica e prodotti enogastronomici, aperto dall’alba al tramonto.
  • Mercatino antiquario di Pordenone – Pordenone (PN), il 29 novembre 2026.
    Storico mercatino antiquario in Corso Vittorio Emanuele a Pordenone, che richiama appassionati ed espositori dall’alba fino a dopo il tramonto.
  • Mercatino antiquario di San Daniele del Friuli – San Daniele del Friuli (UD), il 29 novembre 2026.
    Mercatino di piccolo antiquariato e oggetti da collezione a San Daniele del Friuli, con circa 50 espositori e presenza ampliata nei mesi con quinta domenica.

Sagre ed eventi di novembre in Campania, gli appuntamenti da non perdere

15 octobre 2026 à 09:09

Profumo di castagne arrostite, funghi del sottobosco e calici di rosso che scaldano le serate: l’autunno trasforma i borghi italiani in un mosaico di sapori e colori. Tra sagre di paese, feste patronali e appuntamenti enogastronomici, ogni weekend diventa un invito a scoprire prodotti tipici di stagione e tradizioni radicate. Tavolate conviviali, piazze animate e mercatini artigianali creano quell’atmosfera lenta e autentica che fa venir voglia di partire. In questo scenario, la Campania regala un calendario particolarmente ricco di occasioni per assaggiare il territorio.

Nel cuore della regione, novembre 2026 è il momento ideale per andare a caccia di sapori tra le sagre e gli eventi più attesi: dalla Sagra della Castagna di Montella IGP, dedicata a uno dei prodotti simbolo dell’Irpinia, alla Sagra della Castagna e del Fungo Porcino di Roccamonfina, che chiude in dolcezza il suo lungo calendario autunnale. A fare da contrappunto ci sono appuntamenti che raccontano la varietà del territorio, come la Sagra del Cinghiale a Dugenta con le sue specialità rustiche o la grande Sagra delle Sagre a Sant’Angelo dei Lombardi, ideale per assaggiare tante eccellenze locali in un solo viaggio.

Eventi di novembre in Campania, tra sagre e sapori d’autunno

  • Sagra della Castagna e del Fungo Porcino di Roccamonfina – Roccamonfina (CE), dal 3 ottobre al 1 novembre 2026.
    Storica sagra dedicata a castagne e funghi porcini con capannelle gastronomiche, dolci a base di castagne, caldarroste distribuite la sera e banchi di artigianato locale.
  • Sagra del Cinghiale a Dugenta – Dugenta (BN), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    A Dugenta la sagra propone numerosi piatti a base di cinghiale accompagnati da vini locali, con trattorie all’aperto, atmosfera campestre, balli e canti folkloristici e vendita di prodotti tipici.
  • Festa della patata di montagna – Castelcivita (SA), dal 31 ottobre al 1 novembre 2026.
    Nel centro storico di Castelcivita si celebra la patata di montagna con stand gastronomici aperti anche a pranzo e accompagnamento di musica popolare.
  • Sagra della Castagna di Montella IGP – Montella (AV), dal 1 al 2 novembre e dal 6 al 8 novembre 2026.
    A Montella la sagra celebra la Castagna IGP con mostre, stand gastronomici, musica folkloristica, degustazioni di caldarroste, visite guidate a siti storici e aziende di trasformazione e itinerari culturali e naturalistici.
  • La Sagra della Castagna e dei prodotti del sottobosco – Acerno (SA), dal 7 al 8 novembre 2026.
    Ad Acerno la sagra anima le vie principali con stand di prodotti tipici, giochi, falò, simulazioni di ricerca del tartufo, musica folkloristica, spettacoli, gastronomia locale, caldarroste e vino offerto ai visitatori.
  • Mercato della Terra – Piano di Sorrento (NA), il 8 e 13 novembre 2026.
    A Piano di Sorrento il Mercato della Terra riunisce produttori locali e Presìdi Slow Food con un’ampia varietà di specialità tipiche, affiancate da momenti culturali e laboratori del gusto per adulti e bambini.
  • La Sagra delle Sagre a Sant’Angelo dei Lombardi – Sant’Angelo dei Lombardi (AV), dal 13 al 15 novembre 2026.
    Nel centro storico di Sant’Angelo dei Lombardi la rassegna propone prodotti tipici, enogastronomia, artigianato, folklore, arte e turismo, coinvolgendo vicoli e scorci antichi e richiamando numerosi visitatori.
  • Sagra della Castagna Ufarella a Treglia – Pontelatone (CE), dal 17 al 18 novembre 2026.
    A Treglia la Sagra della Castagna Ufarella offre caldarroste Ufarella, salsicce, p’ttera, dolci di castagne e vino locale, in un clima di tradizione autunnale curato dalla Pro Loco.

I mercatini di antiquariato, artigianato e collezionismo

  • MercAntico a San Lorenzello – San Lorenzello (BN), il 8 e 29 novembre 2026.
    A San Lorenzello il MercAntico riempie le botteghe artigianali con oltre quaranta espositori di mobili e oggetti d’antiquariato, offrendo un percorso tra pezzi storici e curiosità del passato.
  • Fiera del Baratto e dell’Usato – Napoli (NA), dal 28 al 29 novembre 2026.
    La Fiera del Baratto e dell’Usato riunisce centinaia di stand tematici dedicati a antiquariato, modernariato, oggetti vari, abbigliamento ed elettronica, con un’area speciale BidonToys per giocattoli d’epoca e modellismo.

Antonella Russo: Friuli-Venezia Giulia, “Tutto da scoprire”

15 octobre 2026 à 08:27

Con una posizione strategica nel cuore dell’Alpe Adria e una straordinaria varietà paesaggistica racchiusa in soli 200 km— dalle vette delle Dolomiti alle vigne del Collio, fino alle sponde dell’Adriatico —, il Friuli-Venezia Giulia si conferma una delle destinazioni più dinamiche e attrattive del panorama europeo.

La regione sta vivendo una stagione d’oro dal punto di vista culturale e turistico, forte dell’esperienza di Gorizia e Nova Gorica Capitale Europea della Cultura 2025 e con lo sguardo già proiettato verso il 2027, anno in cui sarà Pordenone Capitale Italiana della Cultura.

In occasione del TTG Travel Experience di Rimini 2026, abbiamo intervistato Antonella Russo, Head of Italian & International Travel Trade per la Regione Friuli-Venezia Giulia. Nell’intervista, ci ha raccontato i preparativi per il grande anno di Pordenone, il prestigioso debutto dell’evento internazionale d’aviazione Connect Aviation 2027 a Trieste e le tendenze di un turismo sempre più orientato all’autenticità, alla sostenibilità e alle esperienze “da respirare”.

Ci sono alcune grosse novità l’anno prossimo nel Friuli-Venezia Giulia, ce le vuole raccontare?

Nel Friuli-Venezia Giulia c’è già una grande emozione, una grande aspettativa per Pordenone 2027, anche perché siamo reduci da un’altra Capitale della Cultura. Allora, un po’ abbiamo avuto la fortuna – e credo anche grazie al duro lavoro – di riuscire ad avere due Capitali nel giro di pochi anni: la Capitale Europea della Cultura di Gorizia e Nova Gorica, e la Capitale Italiana della Cultura che sarà proprio Pordenone il prossimo anno. Per cui è un trend culturale molto molto positivo che ci dà anche una grande carica a noi e agli operatori anche qui presenti al TTG di Rimini, che sono numerosissimi per promuovere tutto questo. Pordenone che non è per caso Capitale Italiana della Cultura, perché è una città non sempre conosciutissima, però molto molto vivace proprio dal punto di vista culturale.

Pordenone ha degli archi lunghissimi, ha un corso centrale dove è anche bello fare una passeggiata, fermarsi, bere un caffè, insomma è una città che invita a rilassarsi, ma anche a godere dell’influenza culturale, perché ci sono eventi che sono importantissimi a livello internazionale. Primo fra tutti, che si è appena concluso anche con la presenza del Presidente Mattarella, Pordenonelegge. Credo che non abbia più neanche bisogno di presentazioni. Ma anche Le Giornate del Cinema Muto, ma anche Pordenone Blues o il Dedica Festival. Quindi, una grande vivacità dal punto di vista degli eventi; dal punto di vista anche del rinnovamento urbano che si sta intraprendendo proprio in vista di Pordenone Capitale Italiana della Cultura, ma anche dal punto di vista dei luoghi dedicati alla cultura. Solo per nominarne uno, il Palazzo del Fumetto, che è una realtà veramente importante per un modo di fruire la cultura che è diverso, che non è quello che comunemente si conosce, ma è qualcosa di molto molto particolare e che ha rilevanza a livello europeo.

Così come anche per alcuni progetti legati alla cultura: per esempio uno di questi è “La cultura che cura“, ed è un progetto a nostro avviso interessantissimo che porta la cultura negli ospedali. Per cui anche in collaborazione con il CRO (Centro di Riferimento Oncologico) di Aviano, con con le aziende sanitarie e vari istituti, così che anche chi sta passando dei momenti difficili nella vita abbia la possibilità, tramite la cultura, di non concentrarsi unicamente sulla battaglia che sta affrontando, ma anche di vivere questo momento in maniera un po’ diversa e un po’, per quello che è possibile, migliore, guardando anche al futuro.

Ci sono già dei progetti che potete comunicare per Pordenone 2027? Innanzitutto, quando inizia ufficialmente?

La seconda metà di gennaio. Allora, progetti ce ne sono tantissimi, però ancora non li possiamo comunicare. Ma, a giorni, ci saranno delle comunicazioni molto importanti. Quindi, stay tuned, come si suol dire, perché ci saranno delle cose veramente molto importanti e molto belle che bollono in pentola, tra cui alcune mostre: tra le 50 che prevediamo, alcune mostre veramente importanti, sì.

Pordenone in sé è una città, appunto, come dicevamo, molto bella, che vale la pena di visitare, vale la pena di vivere, ma si lega a un entroterra anche interessante, perché Pordenone è circondata da piccoli borghi, ognuno dei quali ha dal punto di vista turistico qualcosa da da offrire. Penso ad esempio a uno dei più celebri che è Spilimbergo, con la scuola dei mosaicisti e tra poco parliamo già di presepi, ci sarà il presepe dei mosaicisti giganti di Spilimbergo, che è qualcosa anche questo legato alla cultura, ma diverso…

Per la Capitale della Cultura saranno coinvolti anche delle località limitrofe quindi?

Assolutamente sì, c’è la provincia, tutta la zona e le località diffuse. Noi lo sentiamo come un evento regionale, nel senso che la nostra è una regione piccola per cui siamo tutti coinvolti, però chiaramente tutti questi borghi — Valvasone che è il borgo medievale, Spilimbergo che nominavamo prima, Sesto al Reghena, Sacile… ce ne sono veramente tanti e saranno coinvolti in prima fila negli eventi e negli avvenimenti, insomma, di Pordenone Capitale Italiana della Cultura.

Sempre parlando di viaggi, ospitate anche un evento molto importante per il mondo dell’aviazione…

Connect! È una cosa di cui siamo molto orgogliosi perché abbiamo vinto una candidatura. Connect Aviation è uno degli eventi internazionali principali per l’aviazione civile. Noi abbiamo un aeroporto che è il Trieste Airport, che è un aeroporto veramente centrale non soltanto per la nostra regione, ma che collega tutto l’ambito dell’Alpe Adria, quindi centrale a livello europeo, e che ha una peculiarità: ha il treno, cioè la stazione ferroviaria di un treno di linea che si ferma proprio di fronte all’aeroporto. Quindi è collegato benissimo!

È un aeroporto comodo anche perché, essendo un aeroporto non enorme, è molto facile da fruire: uno scende dall’aereo, la valigia è già lì, attraversa il ponte ed è al treno o al parcheggio. Quindi è tutto molto a portata di viaggiatore, senza stress, senza code. Però noi vorremmo anche farlo conoscere un po’ di più tra coloro che muovono e smuovono questo settore. Per cui avremo ospiti a Trieste a febbraio (23-25/02/27), per tre giorni di workshop e una settimana di eventi in tutta la regione, tra gli 800 e i mille delegati che appartengono a tutte le linee aeree europee o che operano in Europa, anche extraeuropee, tutti gli aeroporti d’Europa e tutti coloro che rappresentano dei servizi legati proprio all’aviazione. Quindi Connect sarà per noi un’occasione di presentare Trieste come destinazione e come gate, restando nel gergo aeroportuale, per una una destinazione molto più ampia che è quella del Friuli- Venezia Giulia.

Non è la prima edizione, siamo alla 26ª edizione. Per noi è chiaramente la prima, è una cosa piuttosto straordinaria, e stiamo già lavorando per questo appuntamento.

Da qui magari nasceranno anche dei nuovi business, dei nuovi accordi, proprio per incrementare il traffico aeroportuale.

Questa è l’idea, anche di presentarci come destinazione Trieste, destinazione Friuli-Venezia Giulia, anche loro, in un momento difficile, perché è un momento difficile per l’aviazione, per la strutturazione adesso, nuova strutturazione in Europa dei voli, delle linee, per dire: “Guardate, noi ci siamo, non solo ci siamo, ma valiamo la pena!”.

Quali sono i numeri relativi agli arrivi turistici?

Noi siamo molto molto soddisfatti degli arrivi e delle presenze in Friuli-Venezia Giulia. Siamo, un po’ per collocazione, una regione che vive molto del turismo straniero, perché siamo chiaramente all’angolo d’Europa e molto vicini sia alla zona mitteleuropea sia alla zona dell’Est Europa, per cui abbiamo anche tantissimi visitatori dai Paesi dell’Est Europa. Non abbiamo dei Paesi che spiccano se non quelli proprio più vicini: chiaramente l’Austria è attaccatissima, la Germania, ma siamo un po’ una destinazione trasversale per tutti i Paesi europei. Per cui possiamo dire con orgoglio che stiamo mantenendo e anche aumentando gli afflussi nella nostra regione, anche perché il Friuli-Venezia Giulia rappresenta in questo momento quello che il turista sta cercando. Nel senso che, soprattutto dopo il Covid, c’è stato un cambio di prospettiva: ci si è un attimino allontanati da alcune destinazioni che sono molto più conosciute, che però sono anche più affollate, e si cerca la destinazione da vivere in tranquillità, quindi la destinazione, noi diciamo, “da respirare”, da vivere, da godere a 360 gradi.

Quindi, a partire non solo dalla visita culturale — parlavamo prima di cultura — ma anche la cultura dove l’enogastronomia fa parte di questa esperienza culturale, la passeggiata, il godersi l’aria aperta. Noi abbiamo per nostra fortuna una configurazione paesaggistica straordinaria: nel giro di 200 km si passa dalle Dolomiti alle Alpi, i vini, i vigneti e poi anche la costa adriatica. E tutto questo, unito alla posizione vicina all’Austria e alla Slovenia, fa sì che ci sia un mondo veramente, come il nostro claim, “Tutto da scoprire“.

Si riaccendono i riflettori sul Lago d’Iseo: il Guardian celebra la magia di un paradiso tra borghi pittoreschi

14 octobre 2026 à 12:00

Tra i ritmi frenetici di Milano e le industrie dell’hinterland, c’è un angolo della Lombardia dove il ritmo sembra invece rallentare, tra montagne che si specchiano nell’acqua, piccoli borghi affacciati sul lago e sentieri immersi nei colori dell’autunno. È il Lago d’Iseo, tornato sotto i riflettori della stampa internazionale grazie al Guardian, che gli ha dedicato un lungo reportage di viaggio.

La testata britannica lo racconta attraverso un itinerario fatto soprattutto di bicicletta, trekking e vita all’aria aperta, presentandolo come una destinazione ideale per chi desidera scoprire i laghi italiani da una prospettiva più lenta e rilassata. Al centro del viaggio c’è soprattutto Monte Isola, raggiungibile in pochi minuti di traghetto dalla sponda bresciana e perfetta da esplorare senza automobile. Un nuovo riconoscimento internazionale, quindi, per un territorio che non ha bisogno della mondanità del Lago di Como o delle grandi località del Garda per lasciare il segno.

Il Guardian riscopre il Lago d’Iseo e Monte Isola

Il cuore del racconto è Monte Isola, una montagna che emerge direttamente dalle acque del lago e custodisce una successione di piccoli centri abitati, vicoli, uliveti e antiche tradizioni legate alla pesca.

Qui le automobili sono praticamente assenti e ci si sposta soprattutto a piedi, in bicicletta o utilizzando i piccoli mezzi pubblici locali. È proprio questa dimensione sospesa a conquistare il Guardian, che attraversa località come Sensole, Menzino e Carzano, seguendo strade tranquille affacciate sull’acqua e immergendosi in un paesaggio che in autunno cambia completamente colore.

Peschiera Maraglio
iStock
Peschiera Maraglio, uno dei borghi del Lago d’Iseo

Il portale turistico ufficiale descrive Monte Isola come la più grande isola lacustre abitata d’Europa: ha una superficie di circa 4,5 chilometri quadrati e un perimetro di circa 9 chilometri. Tra i suoi simboli ci sono la Rocca Oldofredi-Martinengo, costruita nel XIV secolo e il Santuario della Madonna della Ceriola, che domina il lago dall’alto. Ed è proprio verso il santuario che conduce una delle escursioni raccontate dal quotidiano britannico: una salita attraverso i boschi di castagni ricompensata, una volta arrivati in cima, da una vista che abbraccia il lago e le montagne circostanti.

Borghi, trekking e sapori al Lago d’Iseo

Il fascino del Lago d’Iseo, però, va oltre Monte Isola. È il paesaggio nel suo complesso a rendere particolare questa zona della Lombardia: verso sud iniziano le colline e i vigneti della Franciacorta, mentre procedendo verso nord il panorama diventa più aspro, con montagne sempre più vicine alle rive.

Anche per questo il territorio si presta particolarmente allo slow travel. Si può percorrere Monte Isola a piedi con un itinerario di circa 9,4 chilometri che parte da Peschiera Maraglio, attraversa uliveti e borghi come Sensole, Menzino e Siviano e regala scorci continui sulle acque del lago e sulle piccole isole circostanti.

Poi ci sono i sapori locali, altro elemento che il Guardian inserisce nel viaggio: il pesce di lago, le sardine essiccate e le ricette tradizionali diventano parte di un’esperienza che invita a fermarsi, anziché limitarsi a spuntare attrazioni da una lista.

Palcoda e Tamar, alla scoperta dei borghi abbandonati friulani della Val Tramontina

11 octobre 2026 à 15:00

Vildisora. Vildisot. Vil di miec. Ovvero Tramonti di Sopra, Tramonti di Sotto e Tramonti di Mezzo, le tre località che, insieme a Meduno, compongono la Val Tramontina, una vallata che è uno scrigno montano nascosto tra le vette della parte occidentale del Friuli. Un angolo d’Italia impreziosito da notevoli bellezze naturalistiche, come le celebri Pozze Smeraldine del fiume Meduna o le cime delle Dolomiti Friulane, ma con tanti percorsi, escursioni ed esperienze che rimangono ancora fuori dai circuiti del grande turismo e che quindi permettono di esplorare i boschi, le valli, i passi e i rilievi con il silenzio, la calma e l’attenzione che rendono più completo e soddisfacente il viaggio.

La Val Tramontina è una terra che, peraltro, si è svuotata con il passare del tempo. Il paese di Tramonti di Sotto contava più di tremila abitanti all’inizio del Novecento, oggi sono poco più di 300. Una montagna che si è progressivamente svuotata man mano che dal nostro mondo sono andati a ridursi le attività di agricoltura e allevamento nelle aree interne e le campagne si sono fatte sempre più disabitate. Un processo storico che, come ogni altro, lascia delle testimonianze palpabili: è quello che è accaduto a Palcoda e Tamar, due manciate di case di pietra sospese nel cuore delle Prealpi Carniche, che la natura ha lentamente reclamato nell’ultimo secolo. Piccoli borghi fantasma di montagna, restituiti oggi parzialmente a nuovo splendore come rifugi, bivacchi e aree per godere al meglio di un contesto montano splendido, collegati tra loro da un bel sentiero ad anello che permette di attraversare una natura incontaminata e bellissima.

Val Tramontina: dov’è e come si arriva

La Val Tramontina si trova nella zona occidentale del Friuli, in provincia di Pordenone, incuneata tra le Prealpi Carniche e interamente compresa nel Parco Naturale delle Dolomiti Friulane. Il suo nome, si suppone, deriva dal latino intra montes, “tra i monti”, appunto. Un toponimo che ben descrive la natura di vallata isolata, chiusa tra rilievi che per secoli l’hanno tenuta ai margini delle grandi vie di comunicazione.

I due comuni principali sono Tramonti di Sopra e Tramonti di Sotto. Nella parte inferiore della valle si trova il specchio del Lago di Tramonti, o Lago di Redona: un bacino artificiale nato nel 1952 dallo sbarramento del torrente Meduna, che allora sommerse anche l’antico borgo di Movada, i cui resti riemergono ancora nei periodi di secca, come l’estate appena passata.

Per raggiungere la valle da Pordenone e dalla pianura friulana si percorre la Strada regionale 552, attraversando Spilimbergo, Sequals e Meduno fino a Tramonti di Sotto. Chi arriva invece dalla Carnia può scegliere la strada più scenografica, quella che valica il Passo Rest, un tornante dopo l’altro tra boschi e pareti rocciose, amato anche dai motociclisti.

È una valle che ha conosciuto, come buona parte dell’arco alpino, un lungo e progressivo abbandono: si contano oltre 150 tra borgate, nuclei e case sparse disseminate nei suoi valloni, molte delle quali oggi ridotte a ruderi o del tutto scomparse sotto la vegetazione. Un tempo la sussistenza si reggeva su pascolo, alpeggio e lavorazioni artigianali; oggi resta un territorio di grande valore naturalistico, frequentato soprattutto da escursionisti, e gastronomicamente noto per la pitina, salume affumicato a base di carne ovina e caprina, che ha ottenuto il marchio IGP proprio in quest’area.

L’escursione verso Palcoda

Il punto di partenza per raggiungere i due borghi abbandonati di Palcoda e Tamar è l’abitato di Tramonti di Sotto. Dal centro del paese si imbocca via Manzoni e, in auto, ci si porta in località Comesta. Qui un divieto di transito segna l’inizio effettivo del cammino a piedi, e si può lasciare la macchina in corrispondenza di uno spiazzo con un murale che ricorda la Resistenza tra queste cime.

Dopo pochi metri il sentiero attraversa il torrente Tarcenò e prende effettivamente il via l’escursione: al bivio si imbocca il segnavia CAI 831A verso Palcoda, mentre l’altro sentiero sarà quello da cui si giungerà al termine dell’anello. La prima parte del sentiero è quella più impegnativa, inerpicandosi tra tratti di boschi di faggio e altri più aperti, dai quali si scorge la valle di Tramonti e si ha una bella panoramica sulle vette delle Dolomiti Friulane. Il paesaggio, mano a mano che si guadagna quota, si apre su scorci che spaziano fino al Col Nudo e al Monte Cavallo, mentre il torrente Tarcenò regala lungo il percorso piccole cascate e marmitte scavate nella roccia calcarea nel corso dei millenni.

Superata una forcella, termina la salita. Il sentiero scende quindi verso la valle del torrente Chiarzò, e il primo abitato ad apparire, percorrendo l’itinerario che corre proprio a fianco del letto del corso d’acqua, è Palcoda.

Oggi dell’antico borgo rimane sostanzialmente soltanto la chiesetta di San Giacomo, restaurata nel 2011: il suo campanile bianco si staglia in mezzo ai boschi, visibile da lunga distanza. Quando si arriva nell’ampia radura, ombreggiata da alberi di noce, si può avvicinarsi al suo campanile e tirare la cordicella per suonare la campana. All’interno della chiesa alcuni pannelli informativi raccontano la storia della ristrutturazione dell’edificio. Fuori, a fianco, un bivacco messo in piedi da alcuni volontari è uno splendido esempio dello spirito di cooperazione e condivisione che si trova in montagna. Il resto dell’antico borgo sono ruderi di case in pietra ingoiate dai rovi, dagli alberi e dalla natura.

Un edificio in rovina a Palcoda
Lorenzo Calamai
La natura ha rapidamente inghiottito i resti di Palcoda

Tuttavia, la storia di Palcoda è lunga: le prime tracce di frequentazione risalgono al Quattrocento, quando la zona era battuta da pastori di passaggio; a partire dal Seicento Palcoda diventa un insediamento stabile, grazie soprattutto alle famiglie Moruzzi e Masutti, che vi si stabiliscono per prime e saranno le costanti protagoniste della vita paesana. Nel periodo di massimo splendore, nel corso del XVII secolo, il paese arrivò a contare circa 150 abitanti, un mulino, una fornace, e un’economia che si reggeva in parte sulla lavorazione dei cappelli, esportati fuori dalla Val Tramontina.

Il declino iniziò nei primi decenni del Novecento, quando lo spopolamento verso la pianura e le città svuotò progressivamente le case. Durante la Seconda guerra mondiale Palcoda tornò per un breve periodo a essere abitata, o meglio, frequentata: divenne infatti un rifugio per i partigiani della Resistenza, e proprio tra le sue case, nel dicembre del 1944, tre giovani partigiani furono catturati e fucilati. Una targa vicino alla chiesa li ricorda.

La grande cascata del Chiarzò e Tamar

Da Palcoda si raggiunge Tamar, per poi far ritorno al punto di partenza tramite il sentiero CAI 832, che ripassa dal Guado Tarcenò chiudendo l’anello.

Nel farlo, però, è doverosa una piccola deviazione verso la cascata Pisulat, un vero e proprio monumento naturale: un salto maestoso del torrente Chiarzò, estremamente scenografico, e d’estate peraltro particolarmente gradevole per la possibilità di tuffarsi e fare il bagno nella grande polla cristallina che si forma ai piedi della cascata.

La Cascata Pisulat, vicino Palcoda e Tamar, in Friuli
Lorenzo Calamai
Lo spettacolare salto della Cascata Pisulat

Per raggiungere questo splendido luogo, si deve deviare verso nord in corrispondenza dell’attraversamento del Chiarzò, sul sentiero che da Palcoda porta verso Tamar. La deviazione è breve, bastano appena una decina di minuti per portarsi al cospetto di questa cascata meravigliosa. Si torna poi sui propri passi per riprendere la marcia verso Tamar.

Borgo gemello di Palcoda per storia e destino, Tamar ha avuto una parabola di abbandono più lenta. Qui l’ultima abitante, una donna ormai anziana, lasciò il paese solo negli anni Cinquanta del Novecento, decretandone la fine come comunità stabile. Oggi Tamar è una struttura recuperata e pienamente fruibile, con un bivacco e un piccolo rifugio ben attrezzato a disposizione dei viandanti. Un luogo ideale per una sosta, in una radura verde con alberi frondosi e prati morbidi.

Da Tamar, quindi, si affronta la discesa finale per tornare al punto di partenza, calando lungo una serie di tornanti in uno splendido bosco tra querce, faggi e betulle.

Nel complesso, l’escursione è lunga circa 10 chilometri, con un dislivello attorno ai 500 metri. È adatta a tutti i livelli di esperienza, ma è comunque impegnativa, richiede condizioni fisiche discrete. Il tempo di percorrenza complessivo si aggira sulle quattro ore.

L’Apocalisse dipinta nel cuore della Carinzia: Fuchskapelle è una sorta di Cappella Sistina psichedelica

11 octobre 2026 à 10:00

Klagenfurt è un’elegante città austriaca della Carinzia che, di primo impatto, sembra custodire soprattutto la solennità della tradizione barocca. Eppure, dietro una porte della chiesa di Sant’Egidio, si apre un universo pittorico che ha ben poco a che fare con l’immagine classica di un edificio religioso.

Il visitatore si ritrova infatti al cospetto di pareti e soffitto che si accendono di turchese, rosso, viola, oro e verde, mentre figure angeliche, creature mostruose e riferimenti alla modernità si intrecciano in una narrazione travolgente. È la Fuchskapelle, conosciuta anche con il nome di Cappella dell’Apocalisse, uno dei tesori artistici più insoliti del Paese.

Non mancano paragoni con la ben più nota Cappella Sistina, ma la differenza più sostanziale è quei le tonalità sono pop e psichedeliche. Il motivo di questo confronto è da ritrovare nella ricchezza delle pitture che rivestono pareti e soffitto. Ma c’è un particolare ancora più interessante: Ernst Fuchs, colui che ha dato vita a questa meraviglia, richiamava la Cappella Sistina quando qualcuno manifestava impazienza per la durata dei lavori.

Breve storia della Fuchskapelle, il capolavoro di Ernst Fuchs

L’anno di riferimento è il 1989, momento in cui Ernst Fuchs iniziò a lavorare alla decorazione della cappella meridionale di Sant’Egidio. Nato a Vienna nel 1930, il pittore era già una figura di riferimento della Scuola Viennese del Realismo Fantastico, movimento artistico caratterizzato da immagini visionarie, dettagli minuziosi e richiami al mito, alla religione e all’inconscio.

La sua produzione aveva conquistato anche l’ammirazione di Salvador Dalí, uno dei maggiori esponenti del Surrealismo. Fuchs condivideva con il celebre artista spagnolo il gusto per le rappresentazioni enigmatiche, sebbene il suo universo figurativo fosse profondamente legato alla simbologia cristiana e alle tecniche dei grandi maestri del passato.

L’impresa intrapresa a Klagenfurt si rivelò particolarmente impegnativa. Durante i lunghi anni di realizzazione, infatti, il pittore trascorse mediamente 2 o 3 mesi all’anno nella città carinziana, dedicandosi a un progetto che richiedeva studio, precisione e continue riflessioni. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che per approfondire il significato delle immagini ebbe addirittura numerosi confronti con teologi e studiosi delle religioni.

Il progetto fu concluso dopo oltre 20 anni e il 30 settembre 2010, con una solenne celebrazione presieduta dal vescovo diocesano Alois Schwarz. Quel giorno vi fu perciò il completamento dell’opera e la benedizione del rinnovato spazio di preghiera. Durante l’omelia, il vescovo interpretò il ciclo pittorico quale testimonianza di speranza, sottolineando che l’Apocalisse biblica parla anche del giudizio divino e del compimento della storia umana.

Cosa vedere nella Fuchskapelle e modalità di visita

La prima impressione che si ha entrando in questo tesoro d‘Austria è quello di abbondanza visiva. Le superfici sembrano perdere i propri confini per essere trasformate in un racconto unitario che coinvolge l’intero ambiente. Lo sguardo passa dalle figure monumentali alle creature fantastiche, fino a soffermarsi su particolari minuscoli.

Gran parte di questo effetto deriva dalla tecnica della pittura a velature, utilizzata dall’artista per sovrapporre strati sottili e trasparenti di colore: è un procedimento che conferisce profondità alle immagini e produce delicate variazioni luminose. Sulla parete orientale compare uno degli episodi principali dell’Apocalisse, tratto dal capitolo 12 del libro di Giovanni. Si tratta di una donna che sta per dare alla luce un bambino, minacciato da un drago con 7 teste. La scena prosegue poi attraverso l’intervento dell’arcangelo Michele.

Emergono pure i quattro cavalieri dell’Apocalisse, il libro chiuso con 7 sigilli, la caduta del drago infernale e la Gerusalemme celeste, immagine della città divina descritta nelle pagine conclusive della Bibbia. Sulle superfici dipinte fanno la loro comparsa persino astronauti, satelliti e aerei militari, elementi che trasformano il racconto biblico in una riflessione sulla civiltà contemporanea.

Tra le raffigurazioni c’è addirittura un qualcosa che conosciamo (quasi) tutti benissimo: l’affondamento del Titanic, inserito in una scena di catastrofe. Il celebre transatlantico, naufragato nel 1912, diventa parte di un universo figurativo popolato da simboli di distruzione e fragilità umana.

Altrettanto provocatoria è la rappresentazione della prostituta di Babilonia, figura apocalittica tradizionalmente associata alla corruzione. Fuchs la collega anche alla cultura consumistica e all’immaginario delle pin-up, proponendo una lettura che coinvolge le contraddizioni della società moderna.

Sulla parete occidentale trova spazio un episodio dell’Antico Testamento, il sacrificio di Isacco. Abramo, chiamato a sacrificare il figlio, viene fermato dall’intervento divino. Secondo la spiegazione fornita dall’artista, la scena allude al passaggio dal sacrificio umano a quello animale, ampliando ulteriormente i temi spirituali affrontati nella cappella.

Cappella dell'Apocalisse, Austria
Visitklagenfurt@Thomas Sattler Photography
Cicli pittorici della Cappella dell’Apocalisse

Il soffitto presenta invece un confronto tra il cielo della tradizione biblica e quello terrestre, trasformato dalle attività dell’uomo. L’insieme crea un intreccio affascinante di epoche e significati, accentuato dalla ricchezza cromatica delle composizioni. La Fuchskapelle è visitabile esclusivamente attraverso una visita guidata, della durata di circa 1 ora. L’accompagnamento permette di riconoscere le scene bibliche, approfondire la tecnica dell’artista e individuare dettagli che richiedono uno sguardo particolarmente attento.

Dove si trova e come arrivare

La cappella si trova nel centro storico di Klagenfurt am Wörthersee, capoluogo della Carinzia, regione dell’Austria meridionale situata a ridosso del confine con Italia e Slovenia. Siamo quindi nei pressi del Wörthersee, uno dei laghi più celebri del Paese, circondato da rilievi alpini e rinomato per le sue acque dalle sfumature turchesi.

L’indirizzo della chiesa di Sant’Egidio è Pfarrhofgasse 4, 9020 Klagenfurt am Wörthersee, a pochi passi dalle principali piazze cittadine. Dall’Italia, Klagenfurt è raggiungibile in automobile attraverso il valico di Tarvisio e l’autostrada austriaca A2. In alternativa, sono disponibili collegamenti ferroviari, con itinerari e coincidenze variabili in base alla città di partenza.

Una volta raggiunto il centro, Sant’Egidio costituisce una tappa ideale da abbinare alla visita delle piazze storiche e degli edifici rinascimentali che caratterizzano il capoluogo. Ma la verità più nuda e cruda è che, fra le architetture cittadine, la piccola cappella dipinta da Ernst Fuchs conserva un’identità del tutto particolare.

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