Nel Belpaese ci sono luoghi che sembrano usciti da un romanzo storico, ancora quasi segreti, sospesi tra colline, filari e leggende medievali e il Castello di Bianello è uno di questi. Affacciato sulle verdi alture di Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, il maniero legato alla figura di Matilde di Canossa è tornato sotto i riflettori internazionali dopo il soggiorno privato di Kate Middleton (che ha scelto proprio l’Italia per il suo primo viaggio estero dopo l’annuncio della malattia che l’ha colpita).
Secondo le indiscrezioni trapelate nei giorni della visita reale, infatti, la Principessa del Galles avrebbe soggiornato al Relais Roncolo 1888, all’interno della tenuta Venturini Baldini, immersa in oltre 130 ettari di natura e vigneti sulle colline reggiane. Per l’occasione il Castello di Bianello si è illuminato di “Rosso Matilde” con un effetto cinematografico, omaggio alla sovrana medievale che proprio qui trovò uno dei suoi luoghi simbolo.
Cosa vedere al Castello di Bianello
Il Castello di Bianello è il più celebre dei quattro colli che danno il nome a Quattro Castella e rappresenta uno dei simboli più importanti della storia medievale emiliana. Qui soggiornò più volte Matilde di Canossa, figura potentissima del Medioevo europeo, protagonista della lotta tra Papato e Impero.
Visitare oggi il castello è come addentrarsi in un paesaggio quasi senza tempo, fatto di torri panoramiche, sentieri collinari e scorci che si aprono sulla pianura emiliana. Intorno, il territorio si mostra in un mix che sa di storia, enogastronomia e natura: vigneti, acetaie storiche, relais di charme e ristoranti gourmet raccontano un’Emilia più raffinata e lenta, ancora poco conosciuta dal turismo internazionale di massa.
Il percorso completo durante una visita è di circa 50 minuti e attraversa cucine storiche, antiche prigioni, saloni affrescati, cappelle e appartamenti nobiliari arredati. Tra gli ambienti più suggestivi spicca la stanza con il celebre dipinto ottocentesco di Matilde di Canossa che regge il fiore del melograno, simbolo di unità e protezione. Inoltre, uno degli elementi più particolari del castello è la torre medievale, raggiungibile attraverso una stretta scala a chiocciola nascosta nello spessore delle mura. Qui oggi si trova una storica acetaia con botti in rovere, castagno, ciliegio e acacia dedicate all’aceto balsamico tradizionale.
Dal 2024 il maniero si è arricchito anche di due nuovi spazi restaurati grazie ai fondi PNRR: il Giardino Segreto e il Giardino dei Profumi. Quest’ultimo, ispirato alla figura di Ildegarda di Bingen, è un percorso sensoriale tra erbe aromatiche e officinali medievali che trasforma la visita in un’esperienza immersiva tra storia e botanica. All’esterno, infine, il castello domina il Parco dei Quattro Colli, oasi naturalistica gestita dalla Lipu. Nelle giornate più limpide, dal belvedere si possono persino scorgere le Alpi.
Come raggiungere e visitare il Castello di Bianello
Il Castello di Bianello sarà aperto al pubblico dal 1° marzo al 1° novembre 2026, il periodo ideale per esplorare le colline reggiane tra vigneti, sentieri panoramici e giardini storici in fiore. Le visite si svolgono la domenica e nei giorni festivi dalle 14.00 alle 19.00, mentre durante la settimana sono disponibili aperture straordinarie su prenotazione per gruppi e scolaresche. Il biglietto intero costa 7 euro, con riduzioni dedicate a residenti, giovani e studenti fino a 26 anni. È inoltre possibile visitare separatamente il suggestivo Giardino Segreto con un ingresso dedicato. Il castello offre visite guidate anche in inglese, francese e tedesco ed è pet friendly: i visitatori possono accedere con cani di piccola e media taglia.
Una gita qui permette di costruire un itinerario diverso dal solito: tra castelli medievali, degustazioni di Lambrusco e aceto balsamico, sentieri panoramici e dimore storiche immerse nella campagna emiliana. In auto è il modo più comodo per arrivare: da Reggio Emilia basta seguire la SP23 in direzione Quattro Castella. Una volta arrivati in paese, il castello è raggiungibile attraverso una strada collinare e un breve tratto a piedi tra sentieri e saliscendi panoramici. Da Bologna il viaggio dura circa un’ora, mentre da Milano servono poco meno di due ore.
Per chi viaggia in treno, infine, la stazione di riferimento è Stazione di Reggio Emilia AV Mediopadana oppure la stazione centrale di Reggio Emilia. Da lì è consigliabile proseguire in taxi o auto a noleggio, dato che la zona collinare non è servita in modo capillare dai mezzi pubblici.
C’era bisogno di una principessa per far accendere un riflettore su Reggio Emilia. La visita ufficiale di Catherine, Principessa del Galles, nella città emiliana il 13 maggio è la prima uscita istituzionale all’estero da quando ha reso pubblica la diagnosi della sua malattia. Una scelta che non è casuale, e che per la città italiana vale più di qualsiasi campagna turistica. La prima tappa? La Sala del Tricolore, una meraviglia da scoprire.
Non è Parigi e nemmeno New York: per il suo primo viaggio ufficiale all’estero dopo il periodo lontano dagli impegni pubblici a causa del cancro, Kate Middleton ha scelto l’Italia. Le date sono fissate al 13 e 14 maggio 2026, ma a stupire più di ogni altra cosa è la meta del Belpaese scelta dalla Principessa del Galles: non una grande capitale o una destinazione glamour, ma Reggio Emilia.
Ecco perché ha scelto proprio questa città dell’Emilia Romagna e quali saranno le tappe del suo tour italiano, oltre all’hotel esclusivo in cui probabilmente soggiornerà.
Perché Kate Middleton ha scelto Reggio Emilia
Dopo mesi segnati dalla malattia e da una forte riduzione delle apparizioni pubbliche, Kate Middleton sembra voler ripartire da un viaggio dal forte valore umano e culturale, lontano dalle grandi cerimonie reali. Alla base della scelta di recarsi a Reggio Emilia per il suo primo viaggio all’estero c’è infatti un motivo serio legato ai bambini: la città è conosciuta in tutto il mondo per il celebre “Reggio Emilia Approach”, il metodo educativo fondato da Loris Malaguzzi che mette al centro relazioni, creatività, ambiente e comunità nello sviluppo dei bambini.
Da anni, infatti, Kate segue da vicino i temi legati alla salute mentale infantile e ai primi anni di vita attraverso il lavoro della Royal Foundation. La visita italiana servirà proprio ad approfondire i modelli educativi internazionali e le nuove pratiche dedicate all’infanzia.
Il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari, ha definito la visita “un riconoscimento per il sistema educativo e per la città”, ricordando come il modello reggiano sia oggi studiato e apprezzato a livello internazionale.
Le tappe del viaggio a Reggio Emilia
Il viaggio della Principessa del Galles sarà costruito attorno ai luoghi simbolo del celebre modello educativo reggiano, per capire da vicino come la città sia riuscita a trasformare l’educazione infantile in un progetto culturale riconosciuto in tutto il mondo.
Secondo quanto riporta la Gazzetta di Reggio, la prima tappa dovrebbe essere la Sala del Tricolore, all’interno del Municipio cittadino. Qui è previsto un incontro istituzionale con le autorità locali, in uno dei luoghi più rappresentativi della città.
Successivamente, Kate visiterà il Centro Internazionale Loris Malaguzzi, spazio dedicato alla ricerca educativa e punto di riferimento internazionale del “Reggio Emilia Approach”. Nel programma compare anche il Centro Remida, luogo molto particolare nato attorno al concetto di riciclo creativo. Materiali industriali di scarto vengono trasformati in strumenti educativi, giochi e percorsi artistici per i più piccoli. Un progetto che unisce sostenibilità e immaginazione.
La Principessa dovrebbe poi entrare direttamente in due scuole dell’infanzia comunali, osservando da vicino le attività quotidiane, gli spazi educativi e il lavoro di insegnanti ed educatori.
L’hotel esclusivo in cui soggiornerà Kate Middleton
Secondo quanto riportato dalla stampa locale, la Principessa del Galles dovrebbe soggiornare presso il Relais Roncolo 1888, all’interno della tenuta Venturini Baldini, ai piedi dell’Appennino emiliano.
Si tratta di un boutique hotel immerso tra vigneti e ulivi, ospitato nella villa storica Villa Manodori del XVII secolo. Fa parte degli Small Luxury Hotels of the World (SLH), una selezione di oltre 500 boutique hotel, resort e dimore indipendenti di lusso in circa 90 Paesi del mondo, che si distinguono per le loro architetture uniche, il design altamente curato, l’atmosfera intima e l’alto standard di servizio.
Il relais dispone di sei camere e suite con affreschi originali, splendidi giardini formali e una vista mozzafiato sulla campagna tra Parma e Reggio Emilia. L’hotel fa parte di un’azienda agricola biologica che produce aceto balsamico, olio extravergine e vini d’eccellenza. Nell’Acetaia di Canossa, in particolare, gli ospiti possono scoprire i segreti della produzione tradizionale dell’aceto balsamico.
Dormire qui non è per tutte le tasche: mediamente soggiornare una notte all’interno della camera Superior (con letto super king size) costa circa 600 euro.
Il Sentiero Spallanzani è un itinerario escursionistico di lunga percorrenza che si snoda nel cuore dell’Appennino Reggiano, collegando il centro storico di Reggio Emilia al crinale tosco-emiliano, fino al paese di San Pellegrino in Alpe. Con i suoi circa 125 km distribuiti in 8 tappe, il sentiero attraversa un mosaico di paesaggi che vanno dalla pianura alle montagne, passando per colline, valli fluviali, formazioni rocciose e ambienti rurali autentici.
È il cammino ideale per chi desidera immergersi nella natura, osservare da vicino i fenomeni geologici, conoscere la biodiversità dell’Appennino e riscoprire, passo dopo passo, il legame profondo tra scienza, storia e territorio. Ogni tratto del percorso racconta qualcosa: sulla terra, sulle genti che l’hanno abitata e su un passato che continua a vivere nei paesaggi, nei sapori e nella cultura.
Una storia di scienza e cammini
Il Sentiero Spallanzani è dedicato a Lazzaro Spallanzani, biologo, naturalista e viaggiatore del Settecento, originario di Scandiano. Convinto che per comprendere la natura fosse necessario “uscire dal laboratorio”, Spallanzani esplorò l’ambiente circostante con approccio empirico, lasciando in eredità un metodo di osservazione che ha ispirato generazioni di studiosi.
Il sentiero nasce ufficialmente nel 1988, da un’idea del camminatore e scrittore Luca Gianotti, e viene inizialmente segnato con il simbolo di una farfalla, disegnato dall’artista Nino Squarza. Il CAI di Reggio Emilia e Scandiano ne assume poi la gestione, aggiungendo la classica segnaletica bianco-rossa. A partire dal 2017, grazie all’intervento della Compagnia dei Cammini, viene rilanciato e riorganizzato, con l’inserimento nel 2019 di una nuova tappa che collega i Musei Civici di Reggio Emilia a Scandiano.
Fin dall’inizio, il Sentiero Spallanzani si propone come cammino accessibile a piedi, in bici o a cavallo, attraversando territori studiati da Spallanzani stesso.
Il Sentiero Spallanzani è suddiviso in 8 tappe per un totale di circa 125 km e 5.000 metri di dislivello positivo, attraversando aree urbane, colline, crinali e ambienti montani fino ai 1.820 metri di quota.
Tappa 1: da Reggio Emilia a Scandiano
(20,5 km, dislivello nullo, 6h)
La prima tappa prende idealmente il via dal Palazzo dei Musei di Reggio Emilia, che custodisce la collezione Spallanzani. Il percorso si snoda inizialmente tra parchi urbani come il Parco del Rodano, Campo di Marte e il parco del Quinzio, offrendo un contatto immediato con la natura cittadina. Si costeggiano aree di riequilibrio ecologico e, tramite una variante, si può raggiungere anche il suggestivo Parco del Mauriziano, legato alla figura di Ludovico Ariosto.
Si prosegue poi lungo il Canale di Secchia, un’importante infrastruttura idraulica di origine romana, attraversando paesaggi agricoli e zone umide. Il tratto finale segue il percorso ciclopedonale del Tresinaro, fino a Ventoso di Scandiano, punto d’arrivo della tappa. Anche se recente (aggiunta nel 2019), questa tappa non è ancora interamente segnalata in via definitiva, ma rappresenta un prologo ricco di spunti paesaggistici e culturali.
Tappa 2: da Scandiano a Regnano
(18 km, 700 D+ / 430 D–, 6h)
Dal borgo di Ventoso, la tappa risale la valle del Rio Guiglia, un ambiente ricco di biodiversità e affioramenti di argilla scagliosa, dove in primavera sbocciano orchidee spontanee. Dopo un tratto tra boschi e aree rurali, si giunge a Colombaro, da cui si scende verso il torrente Tresinaro passando nei pressi della chiesa di Rondinara.
Qui il paesaggio si apre a dolci colline e campi coltivati. La salita successiva porta al maestoso Castello di Viano, parte del sistema difensivo matildico, con splendide viste sull’Appennino. L’arrivo è a Regnano, celebre per le sue Salse di fango freddo, un raro fenomeno geologico che Spallanzani studiò con attenzione. Questa tappa è tra le più rappresentative del connubio tra natura, storia e scienza.
Tappa 3: da Regnano a Giandeto
(13 km, 630 D+ / 430 D–, 5h)
La terza tappa inizia con una salita verso Monte Alfonso, immersa in un paesaggio rurale che si apre su scorci panoramici. Dopo una discesa tecnica, si risale la valle del Rio Cesolla, area naturalistica di grande valore, attraversando un piccolo guado nei pressi di una suggestiva cascatella incisa nell’arenaria. Il cammino si inoltra in un bosco misto, ricco di essenze arboree e fauna locale, passando per le località di S. Giovanni di Querciola e Prediera, dove la vegetazione si fa più fitta.
Si prosegue quindi verso Sorriva e il Lago del Mulino del Tasso, specchio d’acqua immerso nel silenzio, fino al Monte delle Ripe, sito dell’antico Castello di Giandeto. Il tratto finale conduce al gruppo di case fortificate di Case Mattioli, dove termina la tappa. È una giornata intensa, tra natura rigogliosa e testimonianze del passato feudale dell’Appennino.
Tappa 4: da Giandeto a Carpineti
(14 km, 750 D+ / 790 D–, 5h)
Dal borgo di Giandeto, la tappa prosegue verso Stropeda per poi scendere a Croveglia, conosciuta per le sue case a torre del XV secolo, che raccontano un passato di difesa e presidio del territorio. Si continua la discesa fino al torrente Tresinaro, costeggiando il piccolo borgo di Cerpiano, anch’esso caratterizzato da case-torri ben conservate. L’ambiente si fa sempre più montano mentre si risale verso Mandra, dove si trovano i resti di un antico castello medievale.
Dopo aver superato Romagnano, si raggiunge Pianzano e la Pieve di San Vitale, un tempo maestosa chiesa romanica ora trasformata in ostello. Il tratto finale corre sulla dorsale tra il Monte Valestra e il Monte Fosola, un crinale affascinante per le sue peculiarità geologiche e botaniche, e termina con la discesa verso l’imponente Castello di Carpineti, una delle fortificazioni matildiche più importanti dell’Emilia.
Tappa 5: da Carpineti a Ginepreto
(21,5 km, 960 D+ / 760 D–, 7h)
Questa è una delle tappe più lunghe del cammino. Si parte dal Castello di Carpineti, imboccando un’antica via di crinale che attraversa boschi di castagni, faggi e roverelle. L’itinerario gira attorno al Monte Banzola, proseguendo per le località di Campogallinaro e Saccaggio, quest’ultima nota per le sue case torre di pietra. Dopo la discesa verso il Rio Spirola, si risale la valle passando da La Noce e Campolungo, antichi nuclei agricoli.
A questo punto il cammino si avvicina all’icona dell’Appennino reggiano: la Pietra di Bismantova. Chi ha tempo ed energia può salire sulla sua sommità per godere di un panorama a 360 gradi o semplicemente ammirare la maestosità della sua parete verticale. Dopo la discesa si passa dall’Eremo di Bismantova, un luogo di meditazione, e si conclude la giornata a Ginepreto, presso un’accogliente azienda agrituristica.
La tappa comincia con una discesa verso il fiume Secchia, attraversando aree con affioramenti di gessi triassici, molto interessanti dal punto di vista geologico. Si arriva al Mulino di Vologno, testimonianza della cultura contadina e delle attività rurali, e si prosegue lungo la strada di fondovalle fino al Ponte del Pianello. Dopo l’attraversamento, il cammino sale dolcemente su un pianoro ricoperto di castagni, in direzione di Monte Carù, un’area poco frequentata ma di straordinaria bellezza.
Si passa accanto all’Oratorio di San Venerio e si toccano i borghi di Ca’ Budriotto e Castellaro, quest’ultimo arroccato su una collina vulcanica di colore rosso intenso. Il paesaggio assume tratti quasi lunari, con la cresta del Monte delle Formiche e la discesa verso Montecagno e Casalino, un tipico borgo montano. L’arrivo è a Ligonchio, dove si trovano un mulino e un bacino idroelettrico, simboli dell’integrazione tra natura e attività umana.
Tappa 7: da Ligonchio al Rifugio Battisti
(14 km, 800 D+ / 50 D–, 5h)
Da Ligonchio, il sentiero segue il tracciato CAI 635 e si addentra nella valle del torrente Ozola, attraversando un territorio ombreggiato da faggete e castagneti secolari. Questo tratto è utilizzato anche dall’ENEL come sentiero di servizio per gli impianti idroelettrici della zona. Si raggiunge prima la Presa Bassa, poi si affronta una salita continua fino alla Presa Alta. Qui si incrociano i sentieri CAI 639 e 633, che portano sul pianoro del Lago del Capriolo, specchio d’acqua glaciale incastonato tra boschi d’alto fusto.
L’ambiente è quello del Bosco di Soraggio, un’area di grande valore naturalistico. Si prosegue verso il Passo di Romecchio, valico di crinale con viste spettacolari sul Monte Cusna e sulle Alpi Apuane. Poco dopo si raggiunge il Rifugio Bargetana, da cui, tramite una strada forestale o un sentiero diretto, si arriva al Rifugio Battisti, immerso in un paesaggio d’alta quota di grande suggestione.
Tappa 8: dal Rifugio Battisti a San Pellegrino in Alpe
(16 km, 400 D+ / 630 D–, 5h)
L’ultima tappa del cammino inizia nei pressi del Passo di Lama Lite, non lontano dal Rifugio Battisti. Da qui si scende in un vallone ai piedi del Monte Cipolla, proseguendo a mezza costa lungo il fianco settentrionale del Monte Prado, il più alto dell’Appennino tosco-emiliano. Il paesaggio è dominato da brughiere di mirtilli e panorami aperti sulla Valle del Serchio. In stagione, è possibile raccogliere qualche frutto spontaneo, con rispetto per l’ambiente.
Il sentiero attraversa il Rio Torto, poi risale gradualmente alla Bocca di Massa, un valico erboso con viste sulle Apuane. Da qui si segue il sentiero 00 di crinale, fino al Passo delle Forbici, per poi affrontare la salita verso la Cima La Nuda. La discesa finale si svolge attraverso una faggeta silenziosa che conduce al Passo delle Radici, dove convergono anche altri cammini storici come la Via Bibulca. L’ultimo tratto attraversa i prati di Villa Bianca e del Pradaccio, con arrivo nel borgo di San Pellegrino in Alpe, storico luogo di ospitalità e spiritualità in quota.
Il Sentiero Spallanzani a cavallo
Il Sentiero Spallanzani è percorribile anche a cavallo, offrendo ai cavalieri la possibilità di attraversare l’Appennino Reggiano lungo un itinerario vario e spettacolare, tra crinali panoramici, boschi secolari e borghi storici. Non tutte le tappe sono perfettamente adatte a un’escursione equestre, ma buona parte del tracciato segue antiche vie di crinale, carrarecce e mulattiere, già battute in passato da animali da soma e viandanti.
I tratti più indicati per la percorrenza a cavallo sono quelli collinari e montani, in particolare dalla tappa 2 alla tappa 6, dove i sentieri attraversano zone rurali, foreste e dorsali poco trafficate. Alcuni tratti più stretti, come quelli in discesa con forte pendenza o nei boschi più fitti (ad esempio, tratti della tappa 3 o della 7), potrebbero richiedere una valutazione preventiva o una deviazione più agevole.
È consigliabile organizzare il percorso con accompagnatori esperti del territorio o appoggiandosi a centri equestri locali che forniscono supporto, accoglienza per cavalli e indicazioni sulle varianti più sicure. Alcune strutture ricettive lungo il cammino – agriturismi e rifugi in particolare – sono attrezzate per ospitare anche cavalli, ma è fondamentale prenotare in anticipo e verificare la disponibilità.
Il Sentiero Spallanzani è percorribile anche in mountain bike o gravel, ma non è un itinerario cicloturistico tradizionale: si tratta di un percorso impegnativo, adatto a ciclisti esperti e ben allenati, dotati di attrezzatura idonea e di una buona capacità di gestione del mezzo su fondi naturali. Il tracciato alterna infatti asfalto, carrarecce, sterrati, sentieri e passaggi tecnici, con tratti ripidi, fondo smosso e ostacoli naturali.
Le prime tappe, da Reggio Emilia a Regnano, sono generalmente più accessibili anche con gravel, grazie a un fondo più scorrevole e a un’altimetria contenuta. Dalla terza tappa in poi, il percorso si fa via via più impegnativo: salite costanti, discese sconnesse e passaggi in boschi montani richiedono buone doti tecniche. Le tappe da Carpineti a Ligonchio presentano i dislivelli più marcati, mentre l’ultima parte verso San Pellegrino in Alpe include tratti di crinale ad alta quota, spesso da affrontare con prudenza o a spinta.
Cosa sapere prima di partire
Le stagioni migliori per percorrerlo sono la primavera (aprile-giugno) e l’inizio dell’autunno (settembre-ottobre): i paesaggi sono più vividi, le giornate luminose e le fonti d’acqua più affidabili. In estate, le temperature nelle valli possono diventare elevate, mentre in inverno la neve può rendere impraticabili alcuni tratti montani.
Il tracciato è segnato con i simboli bianco-rossi del CAI, affiancati dalla sigla “S. SP” e dall’iconico simbolo della farfalla, disegnato da Nino Squarza. Tuttavia, la segnaletica è più presente nel senso di marcia da nord a sud (Reggio Emilia > San Pellegrino) e può risultare scarsa o assente nel senso contrario. Alcuni tratti attraversano boschi fitti, aree agricole o zone marginali dove è facile perdere l’orientamento. Per questo si consiglia vivamente di scaricare le tracce GPS ufficiali (disponibili gratuitamente online) e di portare con sé anche una mappa cartacea come riserva.
Uno degli aspetti più delicati del cammino è la disponibilità d’acqua, soprattutto nelle stagioni calde. Le fontane e le sorgenti presenti lungo il percorso non sono sempre attive o affidabili: molte si seccano in estate. È quindi essenziale portare con sé una scorta d’acqua giornaliera sufficiente, soprattutto nei tratti più isolati.
È la città del Tricolore, ma anche un luogo in cui passato e presente si intrecciano restituendo tantissimi gioielli da conoscere. Siamo a Reggio Emilia, centro urbano dell’Emilia-Romagna in cui sapori e tradizioni si mescolano a luoghi da conoscere – come piazze, strade, edifici meravigliosi – e a una cultura viva che accoglie alla prima visita.
Qui si può ammirare una chiesa che custodisce quattro diversi edifici religiosi, scoprire dove è nata la bandiera italiana, ma anche lasciarsi ammaliare dalle forme futuristiche e straordinarie di una stazione ferroviaria nata dall’immaginazione e dalla tecnica di uno dei più grandi architetti moderni. Una città vibrante e viva, che ti abbraccia con le sue tante meraviglie e ti fa sentire a casa.
Reggio Emilia stupisce a ogni passo, mentre la si gira a piedi, mentre si visitano alcune delle sue ricchezze, ma anche mentre si assaggiano alcuni dei prodotti tipici che regala questo territorio: sapori autentici e genuini che spaziano dai formaggi ai primi, dalle torte salate al vino.
Cosa vedere e fare a Reggio Emilia durante una fuga di tre giorni, tappe ed esperienze che ci faranno innamorare di questa bellissima città.
Giorno 1 – Reggio Emilia, la Città del tricolore: alla scoperta della sua storia
È qui che arte, storia e sapori si mescolano per dar vita a un luogo che accoglie e affascina sin dal primo sguardo. Siamo a Reggio Emilia, città tra le più importanti dell’Emilia-Romagna, ricca di tradizioni e di meraviglie da conoscere. Alcune si palesano subito, altre vanno scoperte, ma una cosa è certa: quando si lascerà la città il bagaglio di bellezza che ci porteremo via sarà ricco, variegato e prezioso. Il primo giorno di una gita di tre in questa città deve essere dedicato alle sue bellezze più celebri, quelle che caratterizzano il centro storico.
Piazza Grande
I suoi nomi sono tanti: ufficialmente è piazza Camilo Prampolini, ma la si conosce anche come piazza del Duomo, oppure come piazza Grande mentre prima era piazza Vittorio Emanuele II. Cuore pulsante della città, è il punto di partenza ideale per andare alla scoperta di Reggio Emilia. È molto ampia e qui si affacciano alcuni degli edifici che vale assolutamente la pena visitare come il Duomo e il Palazzo del Municipio, con la celebre Sala del Tricolore, ma anche Palazzo del Monte, le Notarie che ospitavano il collegio dei notai, il Palazzo del Podestà e la Torre del Bordello. Vi è anche la statua del Crostolo. E da qui può iniziare l’esplorazione di questa bella e affascinante città italiana. E, dopo averla esplorata e ammirata, si può entrare in alcuni edifici.
Fonte: iStockCosa vedere a Reggio Emilia in 3 giorni: piazza Prampolini
Duomo: la cattedrale di Santa Maria Assunta
Ha una storia antica il Duomo di Reggio Emilia, che può essere fatta risalire a molto prima dell’anno Mille. Un edificio che ha subito diversi interventi nel corso del tempo, di cui si possono riconoscere le varie stratificazioni storiche. E al suo interno, che merita di essere scoperto, racchiude alcune gemme preziose come la cripta che mostra questo passato davvero antico; infatti, lì è stato ritrovato parte di un mosaico romano del V secolo. Da non perdere anche la pala d’altare della Cappella Fiordibelli: ritrae la Madonna Assunta e i santi Pietro apostolo e Girolamo, è stata realizzata da Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino.
Sala del Tricolore
Si trova dentro il comune di Reggio Emilia ed è un posto davvero speciale: è la Sala del Tricolore nome che le è stato dato perché è in questo luogo che il 7 gennaio del 1797 è nata la bandiera nazionale italiana. Ed è proprio qui – e nel Museo del Tricolore che si trova nella medesima location e fa parte dei Musei Civici della città – che devono recarsi tutti gli appassionati di storia, non solo per approfondire quella legata alla bandiera italiana, ma anche per ammirare cimeli del periodo del Risorgimento. Meritano entrambi una visita il primo giorno in cui si arriva a Reggio Emilia, per iniziare a carpire un po’ della storia antica di questa città.
Piazza San Prospero
Anche piazza San Prospero ha un altro nome: infatti viene definita piazza Piccola proprio in contrapposizione con la vicina piazza Grande. Le due, poi, sono collegate da una strada porticata. Quindi dopo aver esplorato la prima si può iniziare con la seconda. Senza fretta ma godendosi pienamente la bellezza del luogo.
Qui spicca la chiesa dedicata al medesimo santo, con il suo campanile ottagonale: a quanto pare è stata consacrata prima dell’anno Mille, ma poi interamente ricostruita nel XVI secolo. All’interno dell’edificio religioso vi è il ciclo di affreschi di Camillo Procaccini sul Giudizio Universale. La facciata, invece, è del XVIII secolo. Nella piazza vale la pena ammirare le sei statue che raffigurano dei leoni: sono state realizzate in marmo rosso di Verona e sono davvero suggestive. Anche questo è uno dei cuori pulsanti di Reggio Emilia, basti pensare che è la location del mercato cittadino. Da segnalare anche i tre porticati che corrono lungo il perimetro della piazza.
Fonte: iStockPiazza San Prospero a Reggio Emilia: la testa di un leone
Palazzo dei Musei
Inserito in un luogo dalla storia antica, il Palazzo dei Musei è il posto giusto in cui andare per immergersi nell’arte. È la sede dei Musei Civici di Reggio e al suo interno ci sono raccolte e collezioni. E poi è imperdibile l’esterno, dove spicca sulla facciata un bellissimo pavone composto da tante foto accostate le une alle altre: l’opera si chiama Curiosa Meravigliosa ed è stata realizzata da Joan Fontcuberta.
E da qui si può fare un tour andando alla scoperta dei murales presenti in città. È come fare un viaggio in un museo a cielo aperto per ammirare le opere di street art presenti sul territorio. Interessante sapere, ad esempio, che a Reggio Emilia ci si può imbattere nella scritta “Il Popolo Giusto vuole la neve”, che si dice essere il primo murales italiano e la cui genesi è stato datata intorno agli anni Quaranta.
Teatro Valli
Reggio Emilia non è solo la città del Tricolore, ma anche quella dei teatri dal momento che ne ha ben tre che di affacciano sulla stessa piazza: vi sono il Teatro Municipale intitolato a Romolo Valli che ospita opera, concerti e musical, il Teatro Ariosto per la prosa e il Teatro Cavallerizza con spettacoli di musicale, musica, danza e prosa. Scopriamo il primo, quello con la capienza maggiore di spettatori e anche il più antico, dal momento che è stato inaugurato nel 1857. Ha la platea con pianta a ferro di cavallo, quattro ordini di palchi e un loggione. È un teatro all’italiana, molto bello e riccamente decorato. L’sperienza più indimenticabile è quella di assistere a uno spettacolo proprio qui, magari la prima sera a Reggio Emilia.
Giorno 2: alla scoperta dei tesori più belli di Reggio Emilia
Reggio Emilia non si ferma unicamente alle location ammirate il primo giorno, ma è anche cultura e storia che spazia in periodi del passato diversi. Ci sono dei tesori che vale la pena ammirare in questa città in cui ci sono teatri, musei e chiostri e chiese. Reggio Emilia è tutta da scoprire, passeggiando per le sue strade, entrando negli edifici, scoprendone la storia antica e viva. La seconda giornata è dedicata a questo.
Basilica della Beata Vergine della Ghiara
Il secondo giorno può iniziare con l’esplorazione di alcune delle chiese presenti in città, veri e propri scrigni di meraviglia. Come la Basilica della Beata Vergine della Ghiara. L’edificazione di questo luogo di culto è avvenuta dopo due eventi miracolosi del 1596: si dice che un giovane sordomuto, pregando un’immagine della Madonna in una piccola cappella, abbia improvvisamente iniziato a sentire e a parlare e successivamente una donna sia guarita dopo una lunga malattia. Così sul posto è stato innalzato il santuario, i lavori sono iniziati ne 1597. All’interno della Basilica della Beata Vergine della Ghiara vi sono opere mirabili: affreschi favolosi a cui hanno collaborato tanti artisti della prima metà del Seicento.
Chiostri di San Pietro
Torniamo indietro al Rinascimento e visitiamo nella seconda giornata i Chiostri di San Pietro, antico monastero che ha svolto più funzioni e che è stato oggetto di restauro. È un complesso monumentale le cui origini possono essere fatte risalire al XVI secolo ed è composto da due i chiostri intorno ai quali si sviluppa la struttura. Sino al 1783 è stato un monastero benedettino, poi magazzino militare e successivamente Tribunale di Giustizia, in anni ancora più recenti è stato una sede dell’Educandato delle Fanciulle e poi di una caserma militare. Ora, dopo il restauro, è diventato un luogo di cultura in questa bella città dell’Emilia-Romagna.
Chiesa Santi Girolamo e Vitale
Un altro edificio di culto che vale la pena esplorare è la chiesa barocca dedicata ai Santi Girolamo e Vitale, un luogo di grande fascino, la sua originalità sta nel fatto che al suo interno si trovano ben quattro edifici sacri che sono collegati tra loro con scale e corridoi. Nello specifico è interessante sapere che vi è un Atrio da cui partono tre scale, quella Santa è centrale ed è composta da 28 gradini. Vi è l’Oratorio di San Vitale, la Rotonda a pianta circolare e la Cripta con due cappelle e una ricostruzione del Santo Sepolcro.
Parco del Crostolo
La seconda giornata non può che concludersi immersi nel verde, magari con il relax che regala il Parco del Crostolo: siamo nella periferia sud di Reggio Emilia, quindi bisogna raggiungere questa location abbastanza presto, e qui troviamo un ampio spazio verde a cui si arriva con un percorso ciclo – pedonale che tra le sue origini nel passato. È un luogo di pace, in cui andare per immergersi nella meraviglia della natura, fare attività sportiva, oppure incontrare caprette tibetane.
Fonte: iStockTeatro Valli a Reggio Emilia, una delle tappe di tre giorni in città
Giorno 3: la Reggio Emilia che non ti aspetti
Ci sono delle esperienze da fare quando si visita Reggio Emilia, andando alla scoperta di una città che non ti aspetti e di alcune sue peculiarità molto speciali. Questa giornata è dedicata ai giri più lunghi, quelli per vedere alcune location un po’ fuori dal centro.
Museo di Psichiatria
Tra i musei da visitare ve ne sono anche altri, oltre a quelli già citati, perché Reggio Emilia è una città ricca di cultura e questo si riflette sul numero delle strutture presenti. Tra le tappe più interessanti, ad esempio, si può citare una visita al Museo di storia della psichiatria: si trova in quello che un tempo è stato il padiglione Lombroso (dove è stato anche il pittore Antonio Ligabue). Al suo interno si possono vedere gli strumenti che venivano usati, in un ambiente che è rimasto fedele all’originale.
La stazione di Calatrava
Ci sentiamo proiettati nel futuro quando incontriamo la stazione AV Mediopadana di Reggio Emilia: si tratta di un’opera di incomparabile bellezza che porta la firma di una delle archistar più celebri e amate al mondo, ovvero Santiago Calatrava. Si trova a circa 4 chilometri a nord dal centro della città e a meno di un chilometro dal casello autostradale. A vederla leva il fiato: realizzata in acciaio dipinto di bianco e vetro, si sviluppa su una lunghezza di circa 483 metri.
Vale la pena scoprire anche le altre bellezze architettoniche moderne: Calatrava non è solo la stazione, ma in città si trovano altre sue meraviglie. Nello specifico si tratta di tre ponti e della copertura del nuovo casello autostradale. Sicuramente tappe imperdibili per gli appassionati di architettura.
Fonte: iStockLa stazione AV Mediopadana a Reggio Emilia
Visitare un caseificio
Mentre si saluta Reggio Emilia si può prevedere la visita a un caseificio. Infatti, questa città è celebre per il formaggio Parmigiano Reggiano; quindi, per i più golosi, la tappa obbligata è proprio alla scoperta di uno dei luoghi dove viene prodotto, per degustarlo e vedere come viene preparato. Attenzione a non andare via prima di aver assaggiato anche altre tipicità cittadine: erbazzone, gnocco fritto, tortelli ma anche cappelletti, bollito misto e molto altro. Se c’è una regione in cui fare scorta di delizie per le proprie papille gustative quella è l’Emilia-Romagna con, ovviamente, Reggio Emilia.
Tre giorni in cui si possono visitare tanti luoghi, alla scoperta di una città ricca, capace di stupire ad ogni angolo con la sua storia e la sua cultura. Una città viva, che accoglie con quel mix inebriante di sapori e di tradizioni che si ha voglia di portare a casa.
Fonte: iStockParmigiano Reggiano: visitare un caseificio a Reggio Emilia
Reggio Emilia non è soltanto la città natale del Parmigiano Reggiano e di Ludovico Ariosto, ma anche il luogo di nascita, nel 1797, della bandiera italiana. Passeggiare tra le sue strade significa immergersi in un viaggio tra storia e arte, al cospetto di palazzi rinascimentali, portici suggestivi e piazze scenografiche. Il modo migliore per scoprirla? A piedi, per respirarne l’anima genuina e lasciarsi sorprendere a ogni scorcio.
Città dalla vivace scena culturale e gastronomica, dove tradizione e innovazione si intrecciano, vi donerà musei che narrano la storia d’Italia, eleganti teatri che ospitano spettacoli di respiro internazionale e ristoranti in cui gustare le eccellenze della cucina emiliana, tra cui i tortelli verdi e il celebre erbazzone.
Piazza e Basilica di San Prospero
Da dove iniziare a conoscere Reggio Emilia? Sicuramente da piazza San Prospero, con la sua elegante cornice di portici, vegliata dall’omonima Basilica, un gioiello barocco risalente al 997 e ricostruito nel corso dei secoli. La sua facciata è impreziosita da sei imponenti leoni in marmo rosso di Verona, che vegliano da secoli sugli ingressi della chiesa.
L’interno, a tre navate, è un autentico scrigno di tesori artistici: la volta absidale è decorata dagli affreschi di Camillo Procaccini, mentre le pareti ospitano dipinti e decorazioni in stile barocco che raccontano scene sacre con una straordinaria potenza visiva.
Il Giudizio Universale dipinto sulla volta lascia senza fiato, con i colori intensi e la drammaticità delle figure rappresentate. Da ammirare anche l’altare maggiore, realizzato con marmi policromi e arricchito da sculture di pregevole fattura.
Sala del Tricolore
Oggi sala consiliare del Comune di Reggio Emilia, è molto più di un semplice ambiente istituzionale. Le sue origini risalgono al 1768, quando il duca Francesco III d’Este decise di realizzare un archivio statale. Poco dopo, si scelse di cambiarne la destinazione d’uso e, proprio qui, nacque la bandiera italiana.
La Sala del Tricolore è un ambiente solenne, caratterizzato da una pianta ellittica e da eleganti decorazioni neoclassiche. I soffitti affrescati e i dettagli architettonici trasudano il passato glorioso della città, mentre l’atmosfera che si respira è quella di un luogo simbolico, legato in maniera indissolubile alla storia d’Italia.
Museo del Tricolore
Dopo aver visitato la Sala del Tricolore, la tappa successiva non può che essere il Palazzo del Comune, dove ha sede il Museo del Tricolore. Qui, la storia della bandiera italiana prende vita grazie a documenti, cimeli e opere d’arte che ne raccontano l’evoluzione, dalla sua nascita nel 1797 fino a diventare il simbolo della nazione unita.
Di sicuro impatto la mostra Novanta artisti per una bandiera, che esplora il legame tra arte e identità nazionale, con opere contemporanee che reinterpretano il tricolore in chiave creativa. Il percorso museale si snoda tra antichi proclami, stampe d’epoca, uniformi militari e testimonianze che raccontano il ruolo fondamentale di Reggio Emilia nella storia del Paese.
Piazza Prampolini e il Duomo
Durante una visita, non può certo mancare una sosta in piazza Prampolini, su cui si staglia l’imponente Duomo, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, edificato nell’875 secondo i canoni dell’architettura romanica e, nel corso dei secoli, oggetto di numerose trasformazioni che gli hanno conferito l’aspetto attuale.
La facciata conserva elementi medievali mescolati a interventi successivi, con le statue realizzate da Prospero Sogari, detto Clemente, a decorarne il prospetto. L’interno è un insieme armonioso di stili artistici, con la magnifica cripta e l’altare maggiore che custodisce le reliquie dei Santi Martiri Cristiano e Daria. Da non perdere il ciclo di affreschi e le cappelle laterali, che conservano opere d’arte di grande pregio.
Basilica della Ghiara
Passeggiando lungo corso Garibaldi, ci si imbatte in un’altra meraviglia di Reggio Emilia: la Basilica della Ghiara. Si tratta di uno splendido tempio rinascimentale e barocco che deve la sua origine a un evento miracoloso: nel 1596, un giovane sordomuto riacquistò l’udito e la parola davanti a un’immagine della Madonna, spingendo la comunità a edificare la chiesa in suo onore.
L’interno della Basilica è un’esplosione di arte e spiritualità, con opere di artisti come Ludovico Carracci, Alessandro Tiarini e Carlo Bononi. Il capolavoro più celebre è la “Crocifissione” del Guercino, un dipinto di straordinaria intensità emotiva che domina l’abside. Le volte, riccamente decorate, trasformano ogni visita in un’esperienza mistica e suggestiva.
Teatro Municipale Romolo Valli
Il maestoso teatro, nell’abbraccio dei giardini pubblici, è un indiscusso punto di riferimento culturale per la città emiliana.
Sorge nell’area dell’antica cittadella e vanta un’elegante facciata neoclassica e un interno sontuoso. Ospita spettacoli teatrali, concerti e balletti di livello internazionale.
A impreziosire ancora di più lo scenario, ecco una suggestiva fontana che, durante gli eventi più importanti, regala spettacolari giochi d’acqua.
Fonte: Ph @Flavio Vallenari - iStockIl Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia
Palazzo Becchi-Magnani
Edificato nel XVI secolo dai conti Becchi, il Palazzo è un’elegante testimonianza della storia nobiliare della città.
Oggi è sede della Fondazione Palazzo Magnani, che organizza prestigiose mostre ed eventi culturali. La facciata in stile neoclassico è impreziosita dall’erma marmorea del Giano bifronte, simbolo della casata.
Chiostri di San Pietro
Costruiti all’inizio del XVI secolo per ospitare un convento, i Chiostri di San Pietro sono un vero e proprio capolavoro architettonico.
Il complesso comprende due chiostri di stili differenti: il primo, più piccolo, in stile tardo quattrocentesco, e il secondo, più ampio, in stile manierista.
Dopo alterne vicende che lo hanno visto trasformarsi in caserma e tribunale, oggi è oggetto di restauri che stanno riportando alla luce antichi affreschi e dettagli artistici di inestimabile valore.
Il Mauriziano
Nella cornice del Parco del Rodano, la villa quattrocentesca del Mauriziano è una delle residenze più affascinanti di Reggio Emilia. Fu dimora estiva di Ludovico Ariosto e si accede al complesso attraversando un elegante arco in cotto del XVI secolo, attribuito a Orazio Malaguzzi. Un viale alberato di oltre 250 metri, fiancheggiato da pioppi, accompagna i visitatori fino alla villa.
L’ala est è la parte più antica e sorprendente, con strutture risalenti al XV secolo e tre camerini affrescati, noti come il “Camerino dei Poeti”, il “Camerino degli Orazi e Curiazi” e il “Camerino dell’Ariosto”. Qui, le pareti presentano storie di caccia, paesaggi bucolici, episodi storici e ritratti di letterati mentre il parco tutt’intorno, con il viale di pioppi, è ideale per una passeggiata rilassante.
I ponti di Calatrava
Infine, lungo l’autostrada A1 svetta un’imponente opera di architettura contemporanea: i ponti di Calatrava.
Fonte: SinecuraI ponti di Calatrava a Reggio Emilia
Parte di un ambizioso progetto di riqualificazione urbana, si compongono di tre strutture: un ponte ad arco, visibile a chilometri di distanza, e due ponti strallati che incorniciano gli svincoli della rotatoria.
Fonte: SinecuraI ponti di Calatrava a Reggio Emilia
Il ponte centrale, con un’apertura di oltre 220 metri e un’altezza di 50 metri, è il più imponente, mentre i due ponti laterali, lunghi 179 metri e larghi 15, creano una struttura armonica che rende l’opera un simbolo dell’ingegneria moderna e dell’estetica urbanistica cittadina.