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Calakmul, il regno nascosto del Messico tra giungla infinita e pietra millenaria

29 mars 2026 à 14:30

Bisogna affrontare una strada diritta con l’asfalto che si assottiglia sempre di più e che, di punto in bianco, sembra sparire tra alberi altissimi. A un certo punto perde segnale persino il telefono e uno dei pochissimi suoni che si può udire è quello della selva. Qui inizia Calakmul, antica Capitale Maya e oggi uno dei luoghi più isolati dell’intero Messico.

Il nome tradotto vuol dire “Due montagne adiacenti”, un riferimento diretto alle due piramidi principali che dominano il paesaggio. Da lontano sembrano colline naturali, ma avvicinandosi rivelano geometrie umane, gradoni, terrazze e pietre lavorate più di 1.000 anni fa. Sotto la vegetazione, infatti, si nasconde una città enorme, con oltre 6.000 strutture censite distribuite su decine di chilometri quadrati.

Intorno si estende una delle foreste tropicali più vaste delle Americhe, seconda solo all’Amazzonia. Un ecosistema complesso, modellato da secoli di interazione tra uomo e natura, che ha reso possibile la nascita di una civiltà urbana in un ambiente apparentemente ostile.

Micerino, nuove cavità scoperte nella piramide più misteriosa di Giza

23 novembre 2025 à 07:30

Visitare Giza è una di quelle esperienze che restano cucite addosso, come il vento caldo del deserto che accarezza i capelli mentre ci si avvicina alle tre piramidi più celebri del pianeta. Ogni volta che ci si trova davanti è come sostare in un luogo sospeso nel tempo, dove ogni granello di sabbia racconta la storia di un popolo che ha costruito monumenti capaci di sfidare i millenni molto meglio di qualsiasi tecnologia moderna. 

Stavolta proprio qui, nella piramide “minore” del trio, quella di Micerino, arriva una scoperta che profuma di avventura da videogame, di porte nascoste e di misteri ancora vivi dopo oltre quattro millenni: due cavità nascoste sotto la sua facciata orientale, un indizio che suggerisce l’esistenza di un possibile ingresso segreto rimasto invisibile per millenni. Un colpo di scena che accende l’immaginazione di chi ama il viaggio come possibilità di entrare appieno dentro le storie, senza starsene a guardarle da lontano.

Le nuove cavità scoperte nella Piramide di Micerino

Le ultime scansioni condotte nell’ambito del progetto internazionale ScanPyramids hanno rivelato la presenza di due cavità interne sotto la facciata orientale della piramide di Micerino. È un dettaglio meno tecnico di quanto sembri, perché proprio su quel lato gli studiosi sospettano da tempo la presenza di un ingresso alternativo, quasi una porta dimenticata dal tempo. 

Le cavità scoperte, descritte come “anomalie strutturali” dai ricercatori dell’Università del Cairo, dell’Università Tecnica di Monaco e dell’Istituto per l’Innovazione e la Conservazione del Patrimonio in Francia, si trovano immediatamente dietro un gruppo di blocchi di granito insolitamente levigati ed è qui che la storia si fa interessante: quella particolare finitura è presente quasi esclusivamente nell’area dell’ingresso ufficiale sul lato nord.

Le tecniche utilizzate per la scoperta sembrano uscite da un romanzo di fantascienza: georadar, ultrasuoni e tomografia di resistività elettrica, tutte modalità di indagine non invasive che permettono di vedere oltre la superficie senza muovere nemmeno un granello di sabbia. Come se si potesse fare un’ecografia al cuore di un monumento. Le nuove scansioni hanno evidenziato la presenza di due cavità piene d’aria poste rispettivamente a circa 1,4 e 1,13 metri dietro la facciata. La loro configurazione è abbastanza piccola da non far pensare a camere interne, ma abbastanza regolare da suggerire una funzione precisa, magari proprio quella di schermare o proteggere un varco oggi coperto. 

L’ipotesi non è nuova: già nel 2019 il ricercatore Stijn van den Hoven aveva suggerito la possibilità di un secondo ingresso proprio su quel lato. Ora però c’è un indizio concreto che riporta Micerino sotto i riflettori.

Perché questa scoperta può cambiare il modo di visitare Giza

Per chi ama viaggiare, questa notizia non è solo un aggiornamento accademico. Immaginare un futuro in cui queste scoperte porteranno a nuovi percorsi di visita è inevitabile. Non succederà subito, ma ogni nuovo dettaglio rende l’idea più concreta. Per ora sappiamo solo che il lato orientale non è così “muto” come credevamo e questo, per chi sogna viaggi che non sono solo cartoline ma immersioni totali nel passato e nell’antico Egitto, è una promessa di quelle che fanno venire voglia di tornare nel Paese anche domani. Giza continua a cambiare forma dentro la nostra immaginazione, e proprio per questo resta una delle mete più magnetiche del pianeta: più la studi, più ti accorgi che non hai ancora visto abbastanza.

Si alza il sipario sul Tesoro di Tutankhamon al GEM de Il Cairo

14 novembre 2025 à 16:30

Dopo oltre dieci anni di rinvii, attese e annunci, il Grand Egyptian Museum – anche conosciuto come GEM – ha aperto le porte della sua galleria più attesa: quella dedicata all’immenso tesoro di Tutankhamon. Il nuovo museo, inaugurato al completo i primi di novembre, e progettato per essere il più grande al mondo dedicato a una singola civiltà, già viene chiamato dalle guide più appassionate semplicemente “il Museo di Tutankhamon”, perché è questo il motivo principale per cui venire e lasciarsi innamorare.

L’affluenza è stata da subito superiore a ogni previsione: visitatori egiziani e turisti da tutto il mondo hanno preso d’assalto le prenotazioni, tanto che è stato necessario sospendere temporaneamente la vendita dei biglietti. Già, pazientiamo un attimo, ma studiamo e pianifichiamo, perché questo museo che si affaccia direttamente sull’altopiano di Giza, con vista sulle Piramidi, è assolutamente da vedere. Noi ci siamo stati ed ecco le nostre impressioni.

Viaggio in Egitto alla scoperta delle mastabe, le tombe che hanno dato origine alle piramidi

4 novembre 2025 à 16:00

Tutti conoscono le piramidi per la loro misteriosa storia e monumentalità, ma in Egitto esiste qualcosa di ancora più antico e particolare: le mastabe. Queste tombe, riservate inizialmente a faraoni minori (anche se raramente) e alti funzionari tra la III e la VI dinastia (circa 2700-2300 a.C.), hanno forma rettangolare, tetti piatti e pareti inclinate. Costruite con mattoni di fango o blocchi di pietra calcarea, rappresentano il primo tentativo concreto di garantire una sepoltura duratura ai defunti e ai loro tesori.

Nel deserto si presentano come blocchi geometrici isolati sulla sabbia, con aperture basse e strette che conducono alle camere funerarie interne. Le pareti conservano ancora i segni degli attrezzi dei costruttori, testimonianza della fatica e della precisione necessarie per edifici pensati per durare millenni. Osservandole, si percepisce chiaramente come dalle prime strutture semplici sia nata l’idea che, secoli dopo, avrebbe portato alle piramidi.

Qual è la differenza tra una mastaba e una piramide?

Nel vasto deserto d’Egitto, due tipi di tombe raccontano due epoche e due ambizioni diverse. Le mastabe, edifici bassi e compatti, nacquero all’inizio dell’Antico Regno e il loro scopo era quello di proteggere il corpo del defunto e gli oggetti per l’aldilà, mentre le incisioni sulle pareti indicavano il nome, il ruolo e la posizione sociale del sepolto. La loro presenza nel paesaggio era discreta, segnalando concretamente il posto della memoria senza dominare l’orizzonte.

Le piramidi, comparse qualche secolo dopo (ad eccezione della piramide a gradoni di Djoser), trasformarono quell’idea in una costruzione monumentale. Altezza, precisione geometrica e complessità interna le rendevano visibili a chilometri di distanza. Oltre a custodire il defunto, simboleggiavano il potere assoluto del faraone. Dove la mastaba era sobria e funzionale, la piramide divenne spettacolare e simbolica, con corridoi, camere multiple e materiali pensati per durare millenni.

In sintesi, la mastaba è la forma concreta e pratica della sepoltura, mentre la piramide ne rappresenta l’evoluzione monumentale e visibile, concepita per imprimere l’immortalità del potere reale.

A cosa serviva la falsa porta nelle mastaba?

All’interno delle mastabe si trovava una struttura molto particolare: la falsa porta. Nonostante il nome, non era una porta ma un elemento scolpito nella pietra o nei mattoni della tomba e inserito nella parete che generalmente dava verso l’esterno della camera funeraria. La sua funzione, infatti, era rituale in quanto attraverso di essa lo spirito del defunto, il ka, poteva uscire per ricevere le offerte portate dai vivi e poi ritornare all’interno della tomba.

La superficie era spesso decorata con incisioni che riportavano nomi, titoli e scene della vita del defunto, così che lo spirito fosse sempre riconosciuto e nutrito. Osservarla oggi significa percepire la precisione del lavoro artigianale, ma anche la concretezza di un’idea millenaria: trasformare la pietra in un canale tra mondo dei vivi e mondo dei morti.

Dove vedere le mastabe più belle d’Egitto

Le mastabe più belle d’Egitto si trovano principalmente nella zona di Saqqara, un cimitero che è stato testimone dei primi esperimenti degli Egizi nell’arte della sepoltura monumentale. Queste tombe riflettono la gerarchia sociale, le credenze religiose e le tecniche costruttive dell’epoca, ma rigorosamente raccontando ognuna una storia diversa, dai funzionari di corte ai nobili che supervisionavano il lavoro agricolo e religioso.

Mastaba di Ti

Edificata durante la V dinastia, la Mastaba di Ti presenta rilievi che mostrano attività quotidiane come la pesca nel Nilo, la lavorazione del pane e la raccolta dei campi. Le incisioni conservano dettagli dei vestiti, degli strumenti e degli animali, offrendo informazioni precise sulle pratiche economiche e sociali di quel tempo. La falsa porta è decorata con il nome e i titoli di Ti, consentendo al suo ka di ricevere le offerte. L’uso di blocchi di pietra calcarea dura garantì una stabilità che ha permesso di conservare le iscrizioni fino ai giorni nostri.

Mastaba di Mereruka

La Mastaba di Mereruka è stata costruita alla fine della VI dinastia e apparteneva a uno dei più potenti visir del faraone Teti. Le camere interne e i corridoi si articolano in modo complesso, con sale decorate con scene di rituali religiosi, banchetti e processioni di servitori. L’attenzione al dettaglio nella rappresentazione di strumenti, mobili e animali fornisce un quadro chiaro della vita aristocratica e del funzionamento della corte. I mattoni di fango originari sono ancora visibili in alcune sezioni, con segni degli strumenti dei costruttori.

Mastaba di Kagemni

Kagemni, visir della VI dinastia, scelse una costruzione più sobria rispetto a Mereruka, ma la qualità delle incisioni rimane elevata. Scene scolpite illustrano il bestiame, le offerte e i rituali religiosi, insieme a iscrizioni dei titoli ufficiali. La struttura è più compatta e lineare, ma la scelta dei rilievi e delle decorazioni rivela l’importanza del defunto e l’attenzione alle pratiche funerarie che garantivano la sopravvivenza del suo spirito.

Mastaba di Ptahhotep

Costruita durante la V dinastia, la Mastaba di Ptahhotep apparteneva a un visir di grande prestigio e influenza. La struttura rettangolare, con tetto piatto e pareti leggermente inclinate, ospita camere interne riccamente decorate con rilievi che raffigurano scene della vita quotidiana. Non manca la falsa porta, scolpita con grande cura, che riporta il nome e i titoli di Ptahhotep.

Mastaba della regina Meresankh III

La Mastaba di Meresankh III, moglie del faraone Khafre (Chefren), si trova a Giza, vicino alle famose piramidi. Essa si distingue per le sue dimensioni imponenti e per la raffinatezza dei rilievi interni, che celebrano la vita e il rango della regina. Le pareti delle camere funerarie sono decorate con scene di cerimonie religiose, offerte rituali e rappresentazioni di servitori e animali.

Mastaba della regina Meresankh III, Egitto
Getty Images
La meravigliosa Mastaba della regina Meresankh III

Perché visitarle

Osservare le mastabe di Saqqara consente di poter toccare davvero con mano la storia. Ogni blocco di pietra, ogni incisione e ogni spazio interno racconta la vita dei defunti, dei costruttori e dei sacerdoti che li custodivano. Anche senza l’imponenza delle piramidi, queste tombe mantengono un fascino concreto e tangibile: mostrano l’ingegno degli Egizi e la loro ossessione per l’immortalità.

Guardandole nel deserto, tra sabbia e vento, si comprende la continuità tra le prime sepolture monumentali e i simboli eterni del potere che seguirono. Le mastabe, sobrie e precise, restano una testimonianza diretta di un mondo antico che ha lasciato tracce visibili ancora oggi.

Guachimontones, alla scoperta delle misteriose piramidi circolari del Messico

15 octobre 2025 à 18:33

Nel cuore dello stato di Jalisco, non lontano da Guadalajara, si trova uno dei siti archeologici più misteriosi del Messico: Guachimontones, un luogo che sembra sfidare tutte le leggi dell’architettura precolombiana. La sua unicità? Le piramidi non sono come quelle di Teotihuacán o Chichén Itzá, ma perfettamente circolari.

Un complesso unico al mondo, che racconta la storia di una civiltà misteriosa, quella dei Teuchitlán, che tra il 300 a.C. e il 900 d.C. sviluppò una delle culture più affascinanti e meno conosciute di sempre. Tra cerchi concentrici, altari e piattaforme ricoperte dal verde, il sito dei Guachimontones, Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, è un viaggio nel tempo che merita di essere vissuto.

Un sito archeologico unico al mondo

Per secoli, le piramidi circolari uniche al mondo del sito dei Guachimontones sono rimaste sepolte dalla vegetazione, protette dal silenzio e dal tempo. Sono state riportate alla luce solo di recente, negli Anni ’90 (ed erano state scoperte ufficialmente negli Anni ’70), ma resta da scoprire molto altro, vista la grande estensione dell’area archeologica: su 90 ettari ne è stato esplorato solo l’1,3%.

La grande differenza rispetto ai classici templi a gradoni che tutti noi conosciamo? Le piramidi sono concentriche e circondate da piattaforme, templi e campi cerimoniali disposti in perfette geometrie.

Piramidi circolari tra mistero e cerimonie

Al centro del sito spicca quello che è stato chiamato El Gran Guachi, la più grande piramide con un diametro di 27 metri e 52 gradini concentrici. Salire quassù è un’esperienza meravigliosa.

Tutt’attorno si dispongono 12 piattaforme che simboleggiavano il legame fra uomo, cielo e terra. Infatti, sebbene la cultura Teuchitlán rimanga avvolta nel mistero, poiché non lasciò testi scritti, queste costruzioni sanno testimoniare un alto livello di conoscenza astronomica e urbanistica: gli archeologi ipotizzano che le piramidi servissero per riti religiosi e cerimonie comunitarie, ma anche come luoghi di osservazione del cielo e delle stagioni.

Qui si svolgevano cerimonie in onore del dio del vento Ehécatl e si pensa che tali riti prevedessero anche la cerimonia dei Voladores (tradotto in “volanti”): un sacerdote saliva su un palo, posto sulla cima delle piramidi, per rendere omaggio alla divinità. Quello di Guachimontones è uno dei siti più antichi in cui si è rilevata questa tradizione, che si credeva fosse più profondamente radicata tra gli Aztechi e i Totonac del Messico centrale e orientale.

Piramidi circolari di Guachimontones in Messico
iStock
Le piramidi circolari del sito di Guachimontones a Teuchitlán, Messico

A completare il misterioso sito di Guachimontones finora conosciuto sono anche un anfiteatro e alcune terrazze ed edifici più piccoli.

Oggi, passeggiando tra le sue rovine, si percepisce un’atmosfera sospesa: il vento che soffia sulle piramidi di pietra perfettamente concentriche sembra raccontare storie di antichi sacerdoti, danze rituali e offerte agli dei venerati dalle antiche civiltà. È un luogo che affascina archeologi e viaggiatori, che hanno la possibilità di visitarlo (grazie al Centro Interpretativo di Guachimontones) per immergersi in un paesaggio sospeso nel tempo dove si respira l’equilibrio perfetto tra armonia e mistero.

Dove si trova il sito archeologico

Le piramidi circolari del sito di Guachimontones si trovano nel comune di Teuchitlán, nello stato di Jalisco, vicino al lago di Teuchitlán. Si può raggiungere l’area in circa un’ora d’auto da Guadalajara (65 km), la seconda città più grande del Messico. Ci sono anche diversi tour organizzati che partono ogni giorno dal centro della città.

Scoperte piramidi in Polonia: un viaggio magico tra i segreti di 5.500 anni fa

15 juillet 2025 à 07:30

Nel cuore della Polonia, una scoperta archeologica di grande rilievo ha recentemente catturato l’attenzione di studiosi e appassionati di storia antica. Sono state rinvenute due imponenti strutture megalitiche, comunemente denominate “piramidi polacche”, risalenti a oltre 5.500 anni fa.

Questi monumenti funerari neolitici sono stati scoperti nel Parco Paesaggistico General Dezydery Chlapowski, situato nel villaggio di Wyskoc, nella regione di Wielkopolska. Questo straordinario ritrovamento fornisce nuove e preziose informazioni sulla complessità sociale, religiosa e architettonica dell’Europa del IV millennio a.C., arricchendo il bagaglio di conoscenze sulle antiche civiltà del continente.

La scoperta è di particolare interesse anche perché queste strutture sono contemporanee a siti famosi come Stonehenge e addirittura precedono le piramidi egizie, sfidando alcune delle idee tradizionali sulle origini delle grandi costruzioni preistoriche.

Meroe, la città delle piramidi dimenticate nel cuore del deserto sudanese

9 juillet 2025 à 16:38

Nel cuore del deserto nubiano, a circa 150/200 km a nord di Khartoum, si trova uno dei tesori archeologici più affascinanti e meno conosciuti del continente africano: la necropoli reale di Meroe.

Un tempo capitale del potente Regno di Kush, questa antica città custodisce decine di piramidi che punteggiano il paesaggio desertico, testimoni silenziosi di una civiltà raffinata e misteriosa.

Meroe, immersa in un’atmosfera quasi surreale che si accende di magia al tramonto, e i siti archeologici che la circondano, sono testimonianza di una civiltà avanzata, raffinata e ancora oggi in parte avvolta dal mistero.

Il fascino delle sue piramidi, il mix di influenze culturali e l’atmosfera incontaminata che si respira tra le dune sudanesi, rendono questo luogo un’esperienza unica per chi desidera scoprire un lato meno noto ma altrettanto affascinante dell’Africa antica. Un viaggio a Meroe non è solo un tuffo nella storia, ma anche un ritorno al senso più autentico dell’esplorazione.

Musawwarat es-Sufra: spiritualità, mistero e arte rupestre

Prima di raggiungere Meroe, vale la pena fermarsi a Musawwarat es-Sufra, un enigmatico complesso archeologico incastonato tra le colline rocciose. Il sito, ancora oggi avvolto nel mistero, sembra essere stato un importante centro spirituale durante il periodo meroitico.

Probabilmente commissionato da un re della regione, Musawwarat venne utilizzato anche per l’allevamento degli elefanti, come testimoniato dai numerosi graffiti e bassorilievi presenti in loco.

Tra le sue rovine si distinguono i resti di un tempio dedicato ad Amon, divinità egizia, riconoscibile nelle sculture granitiche a forma di ariete che marcano il viale di accesso, e un tempio dedicato al dio Leone, divinità autoctona, detta Apademak. decorato con motivi zoomorfi e antropomorfi.

Le mura del sito sono inoltre coperte da incisioni, iscrizioni e disegni di ogni tipo, da scene erotiche a rappresentazioni profane, e rendono il complesso una sorta di gigantesco archivio a cielo aperto della vita quotidiana e spirituale dell’epoca.

Naqa: un sorprendente intreccio di culture

Non lontano da Musawwarat si trova Naqa, un altro straordinario esempio della ricchezza culturale del Regno di Kush. Qui, in un contesto paesaggistico particolarmente suggestivo, si erge un tempio ben conservato dedicato ad Amon – I secolo.

Tuttavia, ciò che rende Naqa davvero speciale è la mescolanza di stili architettonici e influenze culturali: accanto al tempio egizio si trova infatti un santuario dedicato ad Apademak e un chiosco con colonne che richiamano l’arte greco-romana.

La statua del dio Apademak, rappresentato con tre teste e quattro braccia, sembra quasi evocare una divinità indiana, suggerendo un sorprendente dialogo tra civiltà lontane.

Naqa è il simbolo perfetto della capacità del regno meroitico di assimilare e reinterpretare elementi culturali diversi, creando un’identità artistica e religiosa profondamente originale.

Meroe: il fascino senza tempo delle piramidi nubiane

Il culmine del viaggio nel Sudan archeologico è Meroe, antica capitale del regno e sede delle celebri piramidi del Sudan. Un tempo se ne contavano circa 200, oggi ne restano decine, più piccole e appuntite rispetto a quelle egiziane, ma non meno imponenti. Queste piramidi erano le tombe dei re e delle regine madri di Meroe, le celebri “Candace“, e risalgono fino al III o IV secolo a.C..

Ciò che rende Meroe unica è l’atmosfera che vi si respira: nessun biglietto d’ingresso, nessun venditore ambulante, solo il silenzio del deserto e la maestosità delle strutture, molte delle quali restaurate con antiche tecniche tradizionali.

Meroe, antica città del Sudan, e le sue piramidi
iStock
Piramidi di Meroe

Le piramidi, con anticamere simili a cappelle orientate a est, sono il simbolo di un rituale funebre sofisticato. Al tramonto, il complesso si tinge di colori caldi e intensi, regalando uno spettacolo indimenticabile.

È proprio in questo sito che venne scoperto il tesoro della regina Amanishakheto, il più prezioso lascito della civiltà meroitica, sebbene il ritrovamento abbia comportato la profanazione della sua tomba.

Piramidi di Giza: il mistero eterno scolpito nella pietra

17 mai 2025 à 13:55

Le Piramidi di Giza sono enigmi scolpiti nella pietra, capolavori dell’ingegno umano e simboli dell’eternità. Risalenti a oltre 4.500 anni fa, nacquero come tombe monumentali per i faraoni dell’Antico Regno e, a distanza di millenni, non hanno mai smesso di incantare: hanno resistito al tempo, alle sabbie, alle invasioni e hanno continuato a interrogare, a stupire, a ispirare.

Tra tutte le meraviglie costruite dall’uomo, sono sopravvissute fino a noi tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico. E ancora oggi, guardandole da lontano, si ha la sensazione che possano svelare, da un momento all’altro, qualche verità dimenticata.

Dove si trovano le Piramidi di Giza

Contrariamente a quanto si possa credere, le Piramidi non sorgono al Cairo ma si trovano nella città di Giza, capoluogo dell’omonimo governatorato egiziano, a circa venti chilometri dal centro della capitale. Percorrendo Al Haram Street, l’orizzonte muta all’improvviso: il caos lascia spazio al deserto, e dal nulla si ergono, maestose e silenziose, le sentinelle dell’antichità.

La distanza dal centro del Cairo è breve, ma il viaggio ha qualcosa di epico, quasi fosse un pellegrinaggio. Basta mezz’ora (o poco più, a seconda del traffico) per passare dalla modernità rumorosa delle metropoli al silenzio millenario del deserto.

Cosa vedere: tra piramidi, templi e la Sfinge

La misteriosa Sfinge di Giza
Fonte: iStock
L’enigmatica Sfinge di Giza

Al centro del complesso di Giza spiccano le tre grandi piramidi: Cheope, Chefren e Micerino.

La Piramide di Cheope, conosciuta anche come la Grande Piramide, è la più alta e la più antica. Un tempo superava i 147 metri d’altezza, anche se oggi, a causa dell’erosione, ne misura circa 137. Ogni lato della base si estende per quasi 230 metri e l’intero monumento fu costruito con oltre due milioni di blocchi di pietra. Davanti a tanta perfezione, ancora oggi si resta senza parole e viene spontaneo domandarsi: “Com’è stato possibile? Chi erano davvero gli artefici di una simile opera?

Accanto, la Piramide di Chefren sembra leggermente più alta, ma è solo un’illusione ottica dovuta alla diversa posizione del terreno. È l’unica a conservare ancora sulla cima una parte del rivestimento originario in calcare bianco di Tura, che un tempo ricopriva tutte le piramidi, facendole brillare al sole come immense lanterne di pietra.

La Piramide di Micerino, la più piccola delle tre, non ha nulla da invidiare alle sorelle maggiori in quanto a fascino. Alta 66 metri, presenta una base quadrata di circa cento metri per lato. È come una gemma discreta incastonata tra giganti, ma la sua raffinatezza architettonica e le proporzioni armoniose la rendono una presenza inconfondibile.

Tutt’attorno, la necropoli si estende si fanno ammirare le piramidi delle regine, destinate alle mogli e figlie dei faraoni, molto più piccole ma altrettanto significative. Racchiudono dipinti, iscrizioni, simboli religiosi che parlano della vita ultraterrena, del passaggio dall’esistenza terrena a quella divina. Si susseguono, poi, tombe di dignitari, sacerdoti e nobili, ciascuna con la propria storia incisa nella pietra.

E poi ecco la Sfinge. Impossibile non sentirne l’aura enigmatica ancora prima di avvistarla. Nei pressi della piramide di Chefren, tale scultura colossale scolpita in un unico blocco di pietra rappresenta un leone con volto umano. È l’essenza stessa del mistero egizio. Qual era il suo vero scopo? Era davvero un guardiano della necropoli o un’immagine del faraone divinizzato? Nessuno ha ancora saputo rispondere con certezza. Forse, è proprio questo che la rende immortale.

Curiosità e misteri: tra mito, ingegno e uomini

Le Piramidi di Giza sono uno dei simboli più esplorati e studiati della Storia, ma proprio per questo, anche uno dei più carichi di leggende. Nonostante la loro fama, molti dettagli sulla loro costruzione rimangono oscuri, e alimentano un fitto sottobosco di teorie, spesso bizzarre, a volte affascinanti.

Ciò che pare certo, però, è che non furono costruite da schiavi, come per lungo tempo si è creduto. Le recenti scoperte archeologiche hanno ribaltato la narrazione. Gli operai che lavorarono alle piramidi erano artigiani altamente qualificati, organizzati in squadre e ben nutriti. Nei pressi della necropoli sono stati trovati resti di interi villaggi a loro destinati: abitazioni, panetterie, birrifici e perfino rudimentali ambulatori medici. Un vero e proprio sistema produttivo, moderno nella sua organizzazione, che parla di una civiltà davvero avanzata.

Un’altra curiosità riguarda Talete di Mileto, filosofo e scienziato greco, che secondo la tradizione fu il primo a misurare l’altezza della Grande Piramide. Non usò strumenti sofisticati, ma osservò le ombre proiettate dal sole, servendosi di una corda per calcolare proporzioni e lunghezze. Un gesto semplice, eppure rivoluzionario, che univa osservazione della natura e logica matematica in un tempo in cui la scienza era un sogno nascente.

Anche l’Italia ha le sue piramidi: si trovano in Trentino

12 mars 2025 à 17:40

Sono pinnacoli che si innalzano verso il cielo, alti fino a 20 metri, impressionanti e bellissimi, sembrano il frutto del lavoro di un artista molto creativo, ma – come spesso accade nel mondo – a dare vita a queste piramidi di terra è stata la natura, che ne ha cesellato la forma nel corso dei secoli.

Sono davvero rare e sono uno spettacolo in cui ci si può imbattere anche in Italia, in Trentino dove le Piramidi di Segonzano sono una delle attrazioni che si possono ammirare nell’omonimo comune che si trova nella Valle di Cembra.

Tutto quello che c’è da sapere su questa meraviglia a cui ha dato vita la natura, con migliaia di anni di lavoro e che oggi rappresentano un sito dall’importante valore didattico, storico e culturale.

Piramidi di Segonzano, le sculture che si possono ammirare in Trentino

C’è un posto nel nord dell’Italia dove la natura ha creato uno dei suoi innumerevoli capolavori. Siamo in Trentino e, più precisamente, a Segonzano in provincia di Trento.

Un luogo non solo di grande bellezza, ma anche dalla storia antica: si presume, infatti, che questa zona fosse abitata già dal Neolitico. Non mancano resti di diverse epoche, location sorprendenti e queste bellissime “sculture” che sono state plasmate dalla natura, ovvero le Piramidi di Segonzano. Pare che la loro formazione possa essere fatta risalire a circa 50mila anni fa e che si siano create a causa dell’erosione dei ghiacciai dell’Alviso. L’acqua, poi, ha fatto la sua parte erodendo il deposito morenico e plasmando queste piramidi di terra che tanto affascinano. Sopra la loro punta in genere vi è un sasso di porfido e hanno un colore che tende all’oro.

Per la loro peculiare forma sono state paragonate a giganti con cappelli, tanto che vengono chiamate anche omeni da tera, dal momento che sembrano ricordare una forma umana. Un’altra particolarità deriva da fatto che non sono tutte simili: ci sono quelle a punta, ma anche quelle a cresta.

Il risultato è uno spettacolo che lascia senza fiato, che si può visitare grazie a dei sentieri di diversa lunghezza: il più breve copre una distanza di 1,7 chilometri, diversamente si può optare per un altro percorso che si snoda per 3,9 chilometri, altri invece sono più lunghi

Per visitare l’area si deve pagare un biglietto in genere nel periodo che va dal mese di aprile a quello di settembre, mentre negli altri mesi la visita è libera e gratuita. Le tariffe sono di 3 euro per il biglietto intero, cifra che scende in caso di ridotto, di giovani e di scolaresche.

Piramidi di terra in Trentino
Fonte: iStock
Alla scoperta delle Piramidi di terra in Trentino

La leggenda delle Piramidi di Segonzano: un luogo intriso di magia

Come ogni posto che trasuda bellezza – e ce ne sono davvero tanti sia in Europa che nel mondo – anche le Piramidi di Segonzano hanno la loro leggenda, affascinante e capace di lasciare un insegnamento.

Si dice che nel passato, infatti, in una foresta della Val di Cembra ci fossero dei folletti e che questi non fossero rispettosi nei confronti della natura, infatti il loro obiettivo sarebbe stato solamente quello di divertirsi. Per questa ragione sarebbero stati pietrificati e trasformati in queste suggestive colonne di terra che sembrano uomini.

Una leggenda affascinante, per un luogo dalla bellezza che lascia senza fiato: uno di quei posti nel mondo che vale la pena scoprire per vedere quanto straordinaria possa essere la creatività della natura.

Zamalek, cosa fare nel quartiere cosmopolita del Cairo

Par : losiangelica
26 octobre 2024 à 15:00

Conosci il quartiere cosmopolita de Il Cairo, Zamalek? La Capitale dell’Egitto è magnifica sotto molti punti di vista: una città caotica, dove passato e presente si incontrano per raccontare la storia, con uno sguardo rivolto al futuro. Qua il Nilo scorre placido, ed è persino possibile fermarsi a osservare l’unica Meraviglia del Mondo Antico in condizioni perfette ovvero la Necropoli di Giza). Tra una visita alle piramidi e un tuffo nella cultura egiziana, non puoi perderti Zamalek, il quartiere cosmopolita: ecco cosa fare.

Zamalek a Il Cairo, le attività da fare

Zamalek è una zona indubbiamente privilegiata de Il Cairo, con numerose attrazioni nei dintorni, ideale per fare una passeggiata, o semplicemente per vedere le aree verdi, prenotare persino dei percorsi benessere. Un susseguirsi di case, di boutique, di parchi, di giardini e anche musei.

Giardino della grotta sommersa

Un parco tranquillo con grotte sotterranee che è stato fondato nel 1867: un punto di ritrovo per le coppie, usato persino come set cinematografico, il cui design è ispirato ai giardini italiani. Questa oasi verde è un punto di ritrovo per allontanarsi dalla città frenetica. Durante il weekend, è piuttosto trafficato.

Cairo Tower

Salire sulla Torre del Cairo è una di quelle esperienze imperdibili che non possiamo non suggerirti di fare. Una icona moderna della Capitale dell’Egitto, che si trova esattamente nel quartiere di Zamalek: è alta 187 metri e per 10 anni è stata la torre più alta in Africa. La piattaforma di osservazione circolare a 360 gradi permette di godere di una vista privilegiata della città.

Teatro dell’Opera del Cairo

Immancabile una visita al Teatro dell’Opera del Cairo, struttura polifunzionale che fa parte del Cairo’s National Cultural Centre. Si trova esattamente nella parte meridionale dell’Isola di Gezira nel fiume Nilo, nel quartiere di Zamalek. La Sala Piccola, in particolar modo, è un’alternativa ai balletti e all’opera: i biglietti non sono molto costosi e l’ambiente è intimo e suggestivo.

Aperitivo con vista panoramica sul Nilo

Chi di noi, leggendo la storia dell’Antico Egitto, non ha mai sognato di visitare questo luogo meraviglioso? Possiamo addirittura sorseggiare un cocktail e ascoltare musica in un punto privilegiato, ovvero con vista sul Nilo.

Palazzo Aisha Fahmy

Il Palazzo Aisha Fahmy de Il Cairo è nel quartiere di Zamalek ed è stato riaperto di recente dopo anni di ristrutturazione (dal 2005 al 2015). Comprende ben 30 stanze, due sale, ed è impossibile non lasciarsi conquistare dalle decorazioni e dagli affreschi, così come dalle iscrizioni giapponesi.

Shopping di antiquariato

Zamalek è un quartiere cosmopolita, vivo, in cui è davvero difficile non soffermarsi nelle boutique e nei negozi di antiquariato. Il consiglio che ti diamo è di perderti tra le vie di Zamalek, di prenderti i tuoi tempi, di fermarti nei vari negozietti di antiquariato, dove puoi persino trovare souvenir da riuscire a mettere in valigia, come vecchie stampe, ninnoli, giornali d’epoca. Tra tutti, da segnare Noubi e Nostalgia Art Gallery. E alla fine, dopo un po’ di shopping… ti suggeriamo di fermarti in uno dei vecchi cafè del luogo, tra divani con cuscini ricamati e specialità egiziane.

Scoperto il più grande osservatorio astronomico dell’antico Egitto

27 août 2024 à 12:19

Se è vero che il popolo Egizio veniva da un altro pianeta, la nuova scoperta non fa altro che confutare sempre più questa teoria. La loro conoscenza sovrannaturale, il loro forte legame con astrologia e l’universo, dimostrata nella realizzazione delle piramidi ma anche di tutto ciò che hanno costruito nei secoli del loro antico regno, oggi ha una prova in più.

È di pochi giorni fa il ritrovamento di un sito incredibile che altro non è se non un osservatorio astronomico. A dire del ministero del Turismo e delle antichità egiziano sarebbe addirittura il più grande mai rinvenuto in Egitto. Secondo gli archeologi serva per misurare i movimenti del Sole e delle stelle. Il direttore generale del consiglio superiore delle antichità dell’Egitto, Mohammad Ismail, ha sottolineato che ciò che è stato scoperto “conferma l’ingegno e le capacità degli antichi Egizi nel campo dell’astronomia fin dai tempi più remoti”.

Il più grande osservatorio astronomico dell’antico Egitto

Risalente al VI secolo a.C., il grande osservatorio astronomico si troverebbe all’interno del perimetro del Tempio dei Faraoni a Kafr el-Sheikh, nel Nord del Paese, dove erano in corso alcuni scavi. Comprenderebbe una decina di ambienti, con cinque grandi stanze, quattro più piccole e un corridoio con pareti dipinte di giallo e i resti di una decorazione blu, dove sono stati rinvenuti anche degli oggetti impiegati per la misurazione, come un particolare tipo di meridiana che serviva per misurare lo spostamento del Sole, e una torre di osservazione. L’area comprendeva una superficie di ben 850 metri quadrati.

L’ingresso dell’osservatorio, di cui resta ancora parecchio fatto di mattoni e fango, si trova in direzione Est, dove sorge il Sole, e si apre su un edificio a forma di “L” dove si osservano ancora alcuni pilastri di sostegno. Di fonte si trova una enorme parete di mattoni pendente verso l’interno. Secondo gli archeologi qui venivano osservate e trascritte tutte le informazioni relative ai movimenti del Sole, inclusa l’inclinazione ora dopo ora e la sua ombra.

“Gli Egizi erano tra i più esperti astronomi dell’antichità”, hanno osservato gli esperti in seguito alla nuova scoperta. “È proprio nell’antico Egitto che è nato il calendario di 365 giorni che usiamo ancora oggi. Questo popolo riuscì a mappare la volta cleste, aveva le proprie costellazioni e l’oroscopo”. La scoperta dell’osservatorio rappresenta un contributo significativo alla comprensione odierna dell’astronomia e della scienza degli antichi Egizi. Secondo il ministereo del Turismo e delle anticihtà si tratta di “uno dei più precisi strumenti di misurazione del tempo dei tempi antichi”.

Siwa, una delle oasi più straordinarie d’Egitto

13 août 2024 à 13:30

L’Egitto è una delle destinazioni più popolari del Nord dell’Africa: ha tante attrazioni e paesaggi variegati, che spaziano dalle spiagge dorate lambite dal mare azzurrissimo alle dune di sabbia del deserto dove scoprire le antiche e mistiche Piramidi. Alcuni degli angoli più sorprendenti del paesaggio di questa nazione, però, sono le oasi.

L’Oasi di Siwa, è una vera gemma nascosta nel cuore del deserto occidentale dell’Egitto, un luogo incantevole che ammalia i viaggiatori con la sua bellezza naturale e la sua ricca storia. Situata a circa 50 chilometri dal confine con la Libia, Siwa è un’oasi remota e un po’ difficile da raggiungere, ma che vale la pena di vedere per l’esperienza unica e autentica che offre ai viaggiatori.

Dove si trova l’Oasi di Siwa e come raggiungerla

L’Oasi di Siwa si trova nel Governatorato di Matrouh, nel nord-ovest dell’Egitto, a circa 560 chilometri dal Cairo. Circondata da palmeti lussureggianti e sorgenti d’acqua termale, Siwa è famosa per la sua atmosfera paradisiaca e la sua autenticità.

Il periodo migliore per visitare l’Oasi di Siwa è durante l’autunno e la primavera, quando le temperature sono più miti, poiché durante l’estate il caldo nel deserto egiziano può risultare davvero eccessivo.

Lago salato, Oasi di Siwa
Fonte: iStock
Il lago salato nell’Oasi di Siwa

Ma come raggiungere questa splendida oasi? Il modo ideale per arrivare a Siwa, è prendere un autobus da Il Cairo o Alessandria, oppure optare per un viaggio in auto, in pieno stile on the road. Siwa è anche accessibile tramite voli da Il Cairo all’aeroporto di Marsa Matrouh, da cui è poi possibile prendere un taxi o un autobus diretto all’oasi.

Cosa fare a Siwa e nei dintorni

Posta tra la depressione di Qattara e il Grande Mare di Sabbia, l’oasi di Siwa dista circa 600 km dalla capitale egizia, motivo per cui dirigersi lì in auto richiederà almeno 8-9 ore di guida. Eppure, come già accennato, Siwa è una delle oasi più particolari in Egitto: qui è possibile immergersi nell’atmosfera più autentica del luogo, andando alla scoperta di villaggi beduini e non solo.

La prima tappa è sicuramente quella alla Fortezza di Shali, centro nevralgico dell’antica storia di Siwa: oggi ancora domina il paesaggio, con le sue costruzioni in argilla e sale.

Ma non solo. In questa zona, infatti, è possibile anche fare un’escursione a due grandi laghi salati, il Siwan e il lago El-Zeitoun. Questa zona, inoltre, è particolarmente nota per la presenza del Tempio di Alessandro Magno, anche conosciuto con il nome di Tempio dell’Oracolo.

Fortezza di Shali
Fonte: iStock
La maestosa Fortezza di Shali

L’area che comprende l’oasi è vasta, ha una lunghezza di 80 km e una larghezza di circa 20 km e conta pressappoco 7.000 abitanti: tra questi, vi sono tribù originarie della Libia e della Tunisia, che parlano una lingua locale nota come Amazighi. La vita nell’oasi scorre lenta: la popolazione principalmente si occupa di attività agricole, come la coltura dei datteri e delle olive.

Gli amanti del relax saranno felici di sapere che nell’oasi di Siwa è possibile anche scoprire sorgenti di acqua calda rigenerative: ad esempio, la sorgente di Cleopatra, Bir Wahed e quelle che hanno origine dal monte Dakrour.

Tra le attività più belle da fare nei dintorni dell’oasi c’è quella di andare alla scoperta di Fitnas Island: ammirare il tramonto e i fenicotteri rosa sorseggiando un tè Siwan tradizionale, aromatizzato da foglie di limone, è un’esperienza da non perdere.

Per i più adrenalinici, invece, da non mancare è l’esperienza al Siwa Oasis Desert Safari: salite a bordo di una jeep 4×4 e avventuratevi nel Grande Mare di Sabbia per un po’ di sandboarding sulle dune.

Egitto, una nuova scoperta fa luce sulla costruzione delle piramidi

6 août 2024 à 07:30

L’Egitto è una terra affascinante e gran parte del suo charme lo deve alle magnifiche, possenti e misteriosi piramidi. Infatti, le piramidi sono da sempre un mistero per via della loro forma geometrica perfetta, della loro immensità e delle curiosità circa la loro costruzione. Tantissimi sono gli studi e le ricerche al riguardo: come è possibile che in un’epoca in cui la manovalanza non disponeva degli aiuti degli strumenti più tecnologici e avanzati, si siano potute costruire delle strutture così possenti e perfette?

Ecco perché ancora oggi si producono ricerche, documentari e saggi sulle piramidi egizie. Non a caso, infatti, gli studi sulla origine e sul modo in cui le piramidi siano state costruite continuano ancora ed è così che possiamo parlare di una nuova scoperta al riguardo: l’ultimo studio pubblicato il 5 agosto 2024 sulla rivista Plos One di Xavier Landreau ha rivelato ulteriori dettagli sul modo in cui sia stato possibile far fluire l’acqua nei pozzi posti dentro la Piramide di Djoser, acqua che è servita al trasporto dei blocchi di costruzione della stessa piramide.

La Piramide di Djoser e la scoperta francese

Xavier Landreau, ricercatore dell’Istituto CEA Paleotechnic in Francia e il suo team hanno raccontato al mondo sulla rivista Plos One la loro nuova scoperta: uno studio ben accurato, infatti, sembrerebbe fare chiarezza, finalmente, sul modo in cui l’acqua sia stata fatta fluire all’interno dei due imponenti pozzi posti nella Piramide di Djoser.

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Fonte: @Plos One
Il rendering del sistema idraulico: la diga di Gisr el Mudir e la trincea per il trattamento delle acque rispetto alla Piramide di Djoser

Secondo questo studio, infatti, questi due pozzi di acqua servivano a far sì che questa potesse far alzare e poi abbassare un galleggiante utile al trasporto dei blocchi per la costruzione della piramide.

Alla base della loro teoria, dunque, ci sarebbe l’utilizzo di un sistema idraulico realizzato sapientemente all’interno della piramide stessa. I ricercatori hanno individuato ben due pozzi verticali all’interno della struttura piramidale, che potrebbero essere stati sfruttati per far fluire l’acqua: a supporto di questa ipotesi, comunque plausibile, il team di studiosi ha anche esaminato una struttura proprio adiacente alla Piramide di Djoser, la recinzione di Gisr el-Mudir. Il cosiddetto “Grande Recinto” è una costruzione, in passato misteriosa e poco compresa dalla scienza, che forse è servita nei lavori di costruzione della Piramide di Djoser come una sorta di diga. In questo modo, la diga avrebbe contenuto l’acqua e i sedimenti provenienti dalle fonti idriche più vicine per far poi confluire l’acqua, una volta purificata dai vari detriti, all’interno dei pozzi nella piramide.

Inoltre, i ricercatori hanno anche portato alla luce molteplici scomparti scavati all’interno del terreno esterno alla piramide, che forse all’epoca potrebbero essere stati costruiti come impianto di trattamento dell’acqua. Qui, i sedimenti si sarebbero depositati man mano che l’acqua fluiva lungo i diversi comparti, prima di essere convogliata priva di impurità all’interno dei pozzi della struttura.

Piramide di Djoser, Saqqara
Fonte: iStock
Vista sulla Piramide di Djoser a Saqqara

Questa scoperta fa nuova luce sui metodi ingegneristici di cui si sono serviti gli antichi egizi per costruire una delle più stupefacenti meraviglie del mondo, nonché dimostra che gli egizi erano già in grado di utilizzare nell’antichità alcune tecnologie idrauliche che anche oggi sembrano più che avanzate.

Qual è la Piramide di Djoser

La Piramide di Djoser è ritenuta la più antica e la più maestosa dell’area della necropoli di Saqqara: questa imponente piramide rappresenta infatti un’importante pietra miliare nell’evoluzione dell’architettura funeraria egizia. Costruita durante la III dinastia per il faraone Djoser, la monumentale struttura è stata progettata dall’architetto Imhotep, che l’ha resa famosa per la sua innovazione e la grandiosità.

La piramide si distingue per essere la prima in pietra a gradoni della storia egizia e la sua struttura ha infatti posto le basi per le future piramidi che hanno poi caratterizzato il paesaggio delle necropoli egizie. La sua forma a gradoni, simboleggiante la scala che il faraone doveva salire per raggiungere il cielo e unirsi agli dei, riflette le credenze spirituali dell’antico Egitto. Imhotep, inoltre, introdusse anche gallerie sotterranee e corridoi nel complesso funerario, aprendo la strada a nuove tecniche architettoniche che si sarebbero evolute nelle piramidi successive.

Piramidi in tutto il mondo: colossali enigmi che sfidano il tempo

15 juillet 2024 à 19:54

Le piramidi, con la loro maestosità silenziosa e la geometria perfetta, sono da sempre fonte di fascino e mistero per l’umanità. Monumenti imponenti che sembrano sfidare il tempo e le capacità ingegneristiche dell’uomo, sparse per il pianeta in culture diverse e lontane tra loro.

La forma piramidale, scelta per queste grandiose costruzioni, non è casuale. Secondo le teorie più accreditate, essa racchiude un profondo significato simbolico e religioso. Per gli antichi egizi, la piramide rappresentava la scala che conduceva l’anima del faraone verso l’aldilà, simboleggiando il sacro monte primordiale da cui era nata la vita. La sua forma slanciata verso l’alto, che culminava in un apice che toccava il cielo, era vista come un ponte tra il mondo terreno e quello divino.

Le principali piramidi d’Egitto: capolavori millenari

Tra le numerose piramidi sparse per l’Egitto, alcune si distinguono per la loro grandiosità, il loro valore storico e il fascino che continuano ad esercitare. Le piramidi di Giza, insieme alla Sfinge, sono considerate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e rappresentano una delle attrazioni turistiche più visitate al mondo. Ogni anno milioni di persone si recano in Egitto per ammirare questi colossali monumenti e per cercare di svelare i misteri che ancora le avvolgono. Ecco le tre piramidi principali della piana di Giza:

La Piramide di Cheope (Khufu)

Conosciuta anche come la Grande Piramide di Giza, è la più grande piramide del mondo. Costruita per il faraone Cheope, si stima che abbia richiesto il lavoro di oltre 100.000 persone per ben 20 anni. Alta ben 139 metri e con una base di 230 metri di lato, la Piramide di Cheope è un capolavoro di ingegneria e architettura. All’interno si trovano diverse camere, tra cui la camera del faraone, ancora avvolta nel mistero.

La Piramide di Chefren (Khafre)

Situata accanto alla Piramide di Cheope, la Piramide di Chefren è leggermente più piccola, ma non meno impressionante. Celebre per la Sfinge, una statua monumentale che la guarda a sud, questa piramide presenta una pendenza più accentuata rispetto alla Piramide di Cheope e all’interno ospita diverse camere e corridoi, tra cui la camera del faraone, decorata con granito rosa.

La Piramide di Micerino (Menkaure)

La più piccola delle tre piramidi principali di Giza, la Piramide di Micerino conserva comunque un fascino particolare. Costruita per il faraone Micerino, figlio di Chefren, questa piramide presenta una forma più slanciata e proporzionata rispetto alle altre due. All’interno si trovano diverse camere, tra cui la camera del faraone, in granito nero.

Non solo Egitto

L’Egitto è senza dubbio la patria delle piramidi più famose e conosciute, ma non è l’unico luogo al mondo dove possiamo trovare queste affascinanti costruzioni. Piramidi si ergono in diverse zone del pianeta, testimonianza di culture antiche e diverse, ognuna con le proprie credenze e tradizioni.

Messico, per riti sacri

La Mesoamerica vanta un ricco patrimonio di piramidi, tra cui spiccano quelle di Teotihuacán, Chichén Itzá e Uxmal. Queste piramidi, immerse nella giungla lussureggiante, erano spesso dedicate a divinità e utilizzate come templi per riti sacri. Un esempio emblematico è la Piramide del Sole a Teotihuacán, alta ben 65 metri e con una base di 200 metri di lato, che si stima abbia richiesto il lavoro di migliaia di persone per la sua costruzione.

piramidi messimo
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Piramide del Sole a Teotihuacán in Messico

India: sculture e decorazioni

Anche in India troviamo diverse piramidi, principalmente a sud del paese, nello stato del Tamil Nadu. La più famosa è senza dubbio la Piramide di Brihadisvara a Thanjavur, un imponente tempio indù costruito nel XI secolo. Alta ben 66 metri, questa piramidale è un capolavoro di architettura dravidica, ricca di sculture e decorazioni intricate.

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Piramide di Brihadisvara a Thanjavur

In Iran il mausoleo

La piramide di Gonbad-e Kavus, situata nella provincia del Golestan, è un altro esempio affascinante di architettura piramidale. Costruita nel X secolo, questa struttura in mattoni presenta una forma a torre con base ottagonale e una cuspide conica. La sua funzione originaria non è del tutto chiara, ma si ipotizza che potesse essere un mausoleo o un osservatorio astronomico.

Perù e il suo centro religioso

Le piramidi peruviane sono generalmente più piccole e meno conosciute di quelle egizie, ma non per questo meno interessanti. Un esempio significativo è la Piramide di Huaca de la Luna nella città di Trujillo. Costruita in mattoni di fango intorno al 450 d.C., questa piramidale era un importante centro religioso e politico per la cultura Moche.

Le piramidi nubiane in Sudan

Le piramidi nubiane in Sudan, situate a Meroe e a Nagaa, rappresentano un complesso funerario di circa 220 piramidi, costruite tra l’VIII secolo a.C. e il IV secolo d.C. Sono testimonianza del regno di Kush, antica rivale dell’Egitto.

Indonesia, il tempio buddista

Borobudur in Indonesia, pur non essendo una piramide in senso stretto, presenta una struttura a gradoni piramidale che culmina in una cupola centrale. Questo tempio buddista del IX secolo è un sito patrimonio dell’UNESCO e rappresenta un capolavoro dell’architettura indonesiana.

tempio indonesia
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Il tempio di Borobudur in Indonesia

La Piramide di Roma

Anche l’Europa vanta una piramide, seppur di epoca più recente e con un significato differente. La Piramide Cestia, situata a Roma, è un monumento funerario risalente al I secolo a.C. Fatta costruire da Caio Cestio Gallo, un politico romano, la piramide presenta una forma a tronco di cono e una struttura in calcestruzzo rivestita di marmo.

Al Louvre la piramide moderna

Nel cuore di Parigi, a contrasto con l’architettura classica del Museo del Louvre, si erge la Piramide del Louvre, un’opera moderna che ha suscitato scalpore e acceso dibattiti fin dalla sua inaugurazione nel 1989. Progettata dall’architetto cinese-americano Ieoh Ming Pei, questa struttura in vetro e metallo rappresenta un ingresso iconico al museo e un simbolo della modernità che si intreccia con la storia.

La Piramide, alta 21 metri e composta da 673 lastre di vetro, ha una funzione ben precisa: illuminare il sottostante atrio sotterraneo, dove si trovano le biglietterie, l’ingresso principale e vari servizi per i visitatori. Nonostante le iniziali critiche, la Piramide del Louvre è diventata un punto di riferimento della città, un’immagine riconoscibile in tutto il mondo e un elemento imprescindibile del panorama parigino. Oltre alla sua funzione pratica, la Piramide del Louvre ha assunto anche un valore simbolico. Essa rappresenta l’apertura del museo verso il mondo contemporaneo, la sua volontà di dialogare con il pubblico e di offrire un’esperienza culturale accessibile a tutti. Un ponte tra la grandiosità del passato e le sfide del presente, un monito a guardare al futuro con ottimismo e creatività.

La suggestiva piramide del museo del Louvre illuminata al tramonto
Fonte: iStock
La piramide del Louvre

Oltre la forma: misteri e ipotesi

Le piramidi, oltre alla loro forma simbolica, continuano ad affascinare per i misteri che le circondano. Le tecniche costruttive utilizzate, la perfetta disposizione astronomica di alcune di esse e la presenza di oggetti e manufatti al loro interno, ancora poco chiariti, alimentano teorie e ipotesi che accendono l’immaginazione.

Gli studiosi continuano a indagare questi enigmi millenari, avvalendosi di tecnologie sempre più avanzate. Ogni nuova scoperta apre nuovi interrogativi e alimenta il fascino che queste colossali costruzioni esercitano su di noi. Le piramidi, con la loro silenziosa imponenza, rimangono custodi di segreti che forse un giorno riusciremo a svelare, ma che per ora continuano a far sognare e a interrogare l’umanità.

In Egitto c’è un tempio, spesso sottovalutato, da vedere

22 janvier 2024 à 16:08

La piana di Giza, in Egitto, è il luogo più visitato del Paese. Qui ci sono le tre piramidi più famose del mondo: Cheope, Chefren e Micerino. Ma c’è anche la famosa Sfinge, il leone dalla testa umana. I turisti sono attratti da questi antichissimi monumenti e arrivano da ogni parte del Pianeta pur di visitarli.

C’è un altro edificio che viene spesso tralasciato e che, al contrario, merita assolutamente di essere visitato. Si tratta del Tempio della Valle di Chefren che si trova a qualche centinaio di metri di distanza dalla piramide.

Il Tempio della Valle di Chefren

Questo faraone, figlio di Cheope e padre di Micerino, appartenuto alla IV dinastia egizia e vissuto, quindi, 2500 anni prima di Cristo, volle superare la grandezza del padre e non si accontentò di farsi erigere una piramide (oggi riconoscibile per la punta più chiara), volle anche la costruzione della Sfinge a sua immagine e somiglianza a guardia della sua piramide e un tempio funerario a valle.

Il Tempio della Valle era rimasto sepolto sotto la sabbia del deserto per centinaia di anni e fu riportato alla luce grazie a una spedizione archeologica organizzata da studiosi egiziani, francesi e tedeschi. I lavori si protrassero a lungo agli inizi del Novecento.

Si è scoperto che c’erano due ingressi sul lato orientale, uno a destra in direzione Nord e l’altro a sinistra in direzione Sud. Quando il faraone fu mummificato e preparato per la sepoltura, tutte le cerimonie rituali si svolsero due volte, la prima a simboleggiare il suo dominio sul Basso Egitto e la seconda a ricordo del suo dominio sull’Alto Egitto.

A cosa serviva il tempio

Il tempio era stato costruito, infatti, proprio per la cerimonia di imbalsamazione. Nel laboratorio sacro che era stato ricavato all’interno del tempio veniva praticata la cerimonia di apertura della bocca al termine del lungo processo di imbalsamazione del faraone.

Durante questo rituale, i sacerdoti aprivano gli occhi e la bocca del re utilizzando strumenti d’oro, per permettere al ka (lo spirito) del faraone di uscire dalla salma e per garantirgli vita eterna.

Originariamente, era collegato al tempio funerario di Chefren tramite una rampa lunga 494 metri e misurava 45 metri per lato e 13 d’altezza interamente realizzato con blocchi di granito rosso di Assuan, privi di decorazioni a eccezione di alcune iscrizioni in caratteri geroglifici incise intorno ai varchi di accesso.

All’interno, c’era una grande sala a forma di “T” rovesciata, con 16 pilastri di granito rosso alti circa 4 metri che sorreggono le imponenti architravi. Dovevano creare uno spettacolare contrasto cromatico con le pareti di calcare rivestite con lastre di granito nero, oggi parzialmente scomparse, e con la pavimentazione fatta di alabastro. Nella sala, si trovavano in origine 23 statue del sovrano seduto, tutte in diorite verde del deserto nubiano, alabastro e grovacca.

Dal centro del tempio, dove avvenivano i rituali funebri, si accedeva ad altre camere, corridoi angusti, vestiboli, atrii e a ulteriori ambienti per contenere le barche solari che, per gli Egizi, erano imbarcazioni concepite per trasportare i faraoni defunti nell’Aldilà.

La scoperta che ha riscritto la storia

Si tratta dell’unico tempio a valle che si sia conservato e che è pervenuto fino ai giorni nostri in buono stato di conservazione, nonostante, come la maggior parte dei siti archeologici, fosse stato violato fin dall’antichità. I primi blocchi di pietra furono asportati già nell’antico Egitto e così fu nei secoli successivi, tanto che non soltanto il tempio ma la stessa piramide di Chefren non era neppure più riconoscibile.

Era l’inizio del 1800, quando l’esploratore padovano Giovanni Battista Belzoni notò un enorme ammasso di pietre. Dopo averle rimosse, trovò prima un cunicolo inaccessibile, scavato molto probabilmente dai tombaroli, e poi tre grandi blocchi che costituivano l’ingresso principale della piramide. All’interno, a futura memoria, Belzoni lasciò scritto a caratteri cubitali: “Scoperta da G. Belzoni. 2 marzo 1818”. Fu però l’egittologo britannico John Shae Perring a entrare nella piramide di Cheope nel 1837 e, quasi un secolo dopo, il team internazionale riuscì ad accedere anche al tempio.

Non solo piramidi: cosa vedere nella Capitale d’Egitto, Il Cairo

5 janvier 2024 à 13:31

Tutti conoscono Il Cairo, la grande Capitale d’Egitto, per le sue immense e misteriose Piramidi governate da una sinuosa Sfinge. Ma la verità è che in città ci sono molte altre cose da vedere. In questo articolo ve le racconteremo tutte.

Il Cairo, informazioni utili

Al Cairo si viene accolti dai clacson, dal rumore assordante delle milioni di persone che la abitano e dal caos, quello vero, quasi insopportabile. Ci si arriva soprattutto per andare a vedere le Piramidi di Giza, ma in realtà questa megalopoli è anche un enorme concentrato di storia e cultura.

Suddivisa in parte Orientale, quella antica, e zona Occidentale con strutture moderne, a Ovest ospita il deserto e la famosissima Necropoli di Giza, unica Meraviglia del mondo Antico ancora in piedi, tanto da essere stata dichiarata Patrimonio Unesco nel 1979. Ma cosa c’è da visitare oltre a quanto appena detto?

Cosa vedere presso Il Cairo città

Il Cairo è una città che permette di immergersi completamente nella storia dell’Egitto. Uno dei luoghi in cui si può comprendere a fondo le sue origini è la Cittadella di Saladino, antica residenza dei Governatori. Si tratta di una vera e propria fortificazione eretta intorno al 1176-1183 e sede del potere per 700 anni.

È stata costruita sulla cima di una collina che si trasforma anche in una sorta di terrazza panoramica su tutta la città. Parliamo perciò di una spettacolare costruzione militare impreziosita da grandi mura e torri difensive, una specie di città nella città che, in tempi molto lontani, era abitata da diecimila persone. Al suo interno, inoltre, si possono ammirare alcuni siti interessanti come il Palazzo Gawhara, il museo militare e il museo delle carrozze, oltre a diverse (e bellissime) moschee come la Moschea del Sultano Hassan, la Moschea di Al Rifa’i e la Moschea di Ibn Tulun.

Cittadella di Saladino, Il Cairo
Fonte: iStock
Veduta della Cittadella di Saladino

La più incredibile, però, è la Moschea di Muhammad Ali, conosciuta anche con il nome di moschea di Alabastro perché i suoi interni ed esterni sono ricoperti di questo materiale. Entrarvi vuol dire ritrovarsi al cospetto di stupendi mosaici e tappeti splendidamente decorati. Affascinante è anche il suo cortile in cui osservare un orologio che Luigi Filippo I donò all’Egitto, in cambio dell’obelisco che oggi svetta fiero nei cieli di Parigi.

Passeggiando per la città è pressoché impossibile non notare la Torre del Cairo, costruita fra il 1961 e il 1965. Sorge sull’isola di Gezira che galleggia nel bel mezzo del fiume Nilo. Un angolo della Capitale da non sottovalutare perché questa imponente costruzione è ritenuta il secondo monumento più importante d’Egitto, dopo le Piramidi di Giza.

I visitatori possono salirla tutta grazie all’uso di un ascensore che conduce in un ristorante che, a sua volta, si affaccia su una terrazza rotante che regala il migliore panorama della città.

C’è poi la Moschea di Al-Azhar che è una delle più antiche e prestigiose istituzioni educative islamiche del mondo. Uno straordinario esempio di architettura islamica e che dopo il tramonto, per via dell’ausilio della luce artificiale, si rivela una delle migliori attività notturne di tutta la città.

Molto bella (e imponente) è anche la Moschea del Sultano Hassan che è la più grande dell’Islam. Possiede un cortile pavimentato interamente da mosaici e presenta degli interni molto sfarzosi.

Nel quartiere di Maadi, a sud del Cairo, vale la pena fare un salto presso la Chiesa di Hanging o della Santa Maria Vergine del Cairo. La sua particolarità è che sorge sulla cima della Fortezza romana di Babilonia, e per questo viene anche chiamata la “chiesa sospesa”.

Piazza Tahrir è invece la più importante della Capitale e oggi regala uno degli scorci più belli della città. Molto interessante è anche il Palazzo Abdeen, l’ufficio principale del Presidente d’Egitto. Costruito in stile neoclassico, ospita il Museo d’Argento, delle Armi, dei Regali Presidenziali, dei Documenti storici.

Poi ancora la Sinagoga Ben Ezra dove furono rinvenuti tantissimi manoscritti ebraici risalenti all’XI e al XII secolo, che rappresentano il più importante archivio storico riguardante le transazioni della comunità ebraica. Oggi non è più un luogo di culto, ma ciò non toglie che sia una delle più importanti testimonianze della storia degli ebrei in Egitto.

Da non perdere è una passeggiata nel quartiere di Zamalek, sull’Isola del Nilo. Qui sembrerà di essere in un’altro posto perché il caos cittadino sarà solo un brutto ricordo. Ampi viali, parchi lussureggianti, edifici eleganti e ambasciate, fanno spazio a gallerie d’arte, caffè chic e ristoranti alla moda.

Chi vuole fare shopping, invece, deve dirigersi presso il bazar di Khan El Khalili, il più popolare del Paese. Da queste parti ci sono più di 900 bancarelle che vendono di tutto. Per ultimo, ma non per importanza, la Porta di Bab Zuwayla che è un capolavoro dell’architettura mamelucca.

Moschea del Sultano Hassan, Il Cairo
Fonte: iStock
La bellissima Moschea del Sultano Hassan

I musei cittadini

Un’altra cosa da non perdere al Cairo sono i suoi musei cittadini. Primo tra tutti il famosissimo Museo Egizio che è in assoluto il più completo di tutto il Paese: ci sono tantissimi reperti storici dell’antica civiltà, oltre 150.000 oggetti tra tavolette con incisioni, statuette, maschere, bassorilievi, suppellettili e molto altro ancora.

Ma l’attrazione più importante è senza ombra di dubbio la sala di Tutankhamon in cui ammirare il tesoro ritrovato all’interno della sua tomba.

Assai interessante è anche il Museo nazionale della Civiltà egiziana che mostra una collezione di 50.000 manufatti che raccontano le varie fasi dello sviluppo della civiltà egizia. In più, è qui che prende vita la Sala delle Mummie che contiene ben 22 mummie di 18 faraoni e quattro regine (dalla diciassettesima alla ventesima dinastia). Le più importanti sono la mummia del re Seqnen Ra, del re Tuthmosis III, della regina Hatshepsut, del re Ramses II e del re Ramses III.

Poi ancora il Museo del Sultano Qalawun Sultan che è stato istituito all’interno di una struttura che da sola vale il viaggio. Qui si può ammirare una grande varietà di manufatti che vanno dalla prima epoca islamica al periodo mamelucco, insieme alla moschea e il mausoleo del sultano.

Oltre alle Piramidi e alla Sfinge, la città del Cairo ha davvero molto da offrire ai suoi visitatori.

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