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Niente auto, solo pietre e pendenze: la meraviglia nascosta tra i boschi del Molise si chiama Miranda

22 juillet 2026 à 13:00

Tra le ondulazioni del colle del Castello e la valle scavata dalle acque del fiume Biferno, prende vita un insediamento di origine altomedievale che risponde al nome di Miranda. Ci troviamo in Molise e questo borgo arroccato a circa 800 metri di altitudine nella provincia di Isernia rappresenta una gemma architettonica per via della sua pendenza vertiginosa (e non solo). L’aria quassù profuma di legna bruciata, calce viva e terra umida scossa dalle correnti d’aria dell’Appennino centrale.

Ma non è tutto, perché Miranda custodisce pure un patrimonio che racconta oltre 900 anni di storia. Le sue origini risalgono all’XI secolo, durante la presenza normanna nell’Italia meridionale, anche se il territorio era già frequentato in epoca longobarda. Il nome stesso racchiude il carattere del paese: secondo la tradizione deriva dal latino mirandus, termine che indica qualcosa di meraviglioso, degno di essere ammirato.

Tra vicoli in pietra, antichi edifici religiosi, tracce del castello medievale e una natura che accompagna lo sguardo ben oltre i confini del centro storico, Miranda conserva un’atmosfera autentica, scandita ancora dalle feste popolari, dalla cucina di montagna e da un forte legame con la propria memoria.

Cosa vedere a Miranda

È consigliata la calma per visitare Miranda, lasciando che siano i dettagli a raccontarne la storia. Il motivo è da ritrovare nel fatto che l’architettura civile e religiosa di questo borgo del Molise racchiude particolari figurativi singolari, frutto dell’incrocio tra maestranze abruzzesi e influenze napoletane.

Il centro storico tra vicoli e antichi muraglioni

Il cuore del villaggio conserva ancora l’impianto urbanistico medievale sviluppatosi attorno alla fortificazione originaria. Stradine strette, scalinate e abitazioni costruite in successione seguono la conformazione della collina. Allo stesso tempo, però, le mura di contenimento simboleggiano le varie fasi di espansione del borgo.

Ogni livello è testimone di un’epoca differente, mentre le abitazioni sembrano adattarsi perfettamente alla morfologia del rilievo. Tra un vicolo e l’altro si aprono piccoli slarghi dai quali la vista spazia sulla Valle di Isernia e sulle montagne circostanti.

I resti del castello normanno

Sulla parte più alta del colle sorgeva il castello che diede origine al primo nucleo abitato. L’impianto risale all’XI secolo e rappresenta una delle testimonianze della presenza normanna nel territorio molisano. Nel corso della sua storia passò nelle mani di diverse famiglie nobili, tra cui i Di Somma, casato napoletano il cui stemma con due torri su fondo marino è ancora oggi il simbolo ufficiale del Comune.

Gran parte della struttura andò perduta durante il XX secolo, soprattutto all’inizio del ‘900 a causa di un incendio che lo compromise gravemente. Qualche decennio più tardi, molte pietre vennero riutilizzate per costruire nuove abitazioni. Oggi restano pochi elementi architettonici, ma sufficienti a evocare il ruolo strategico della fortificazione.

La chiesa di Santa Maria Assunta

Fra gli edifici più rappresentativi c’è la chiesa di Santa Maria Assunta, principale luogo di culto del paese. La costruzione iniziò nel 1493 sui resti di una struttura precedente e richiese diversi secoli prima di raggiungere l’aspetto attuale. La facciata racconta questa lunga evoluzione attraverso le iscrizioni che ricordano gli importanti restauri effettuati nel 1798 e nel 1919 grazie alle offerte della popolazione.

Chiesa di Santa Maria Assunta a Miranda
iStock
La bellissima Chiesa di Santa Maria Assunta

A caratterizzare l’esterno contribuisce anche il campanile con la particolare copertura a cipolla, facilmente riconoscibile persino da lontano. L’interno, articolato in tre navate, custodisce un patrimonio artistico di notevole interesse. Ne è un esempio l’altare dedicato a Sant’Antonio, realizzato nel ‘700 con preziosi marmi siciliani. Sopra, invece, trova spazio una Madonna sostenuta dagli angeli attribuita alla scuola napoletana del XVIII secolo.

Vale la pena menzionare anche l’antica vasca battesimale, recuperata murata all’interno della chiesa e decorata con un volto umano scolpito.

La cappella di Santa Lucia e il panorama sulla valle

Pochi chilometri separano il centro abitato dalla cappella di Santa Lucia, costruita su una collina che raggiunge circa 860 metri di quota in un paesaggio fatto di boschi, prati e, soprattutto, silenzio. Accanto, tra le altre cose, si apre una grotta legata a una leggenda popolare.

Il racconto parla di Santa Lucia, rifugiatasi fra queste rocce durante la fuga dai persecutori. Un’altra versione narra invece di un pastore e della figlia che avrebbero lasciato in quel luogo un’immagine della santa, ritrovata tempo dopo grazie al suono misterioso delle campane.

Cosa fare a Miranda

Il borgo di Miranda invita ad assaporare la quotidianità attraverso esperienze semplici, in grado di lasciare ricordi autentici grazie al contatto diretto con il territorio e con una comunità che custodisce ancora usanze antiche.

  • Perdersi tra i vicoli del centro storico e lasciarsi guidare dall’istinto: una scalinata, un arco in pietra o una terrazza panoramica regalano prospettive sempre diverse sulla valle e sulle montagne della regione;
  • Partecipare alla Tartufata: appuntamento che anima il paese durante l’ultimo fine settimana di luglio. Il tartufo, protagonista assoluto della manifestazione, arricchisce antipasti, primi e secondi preparati secondo la tradizione locale;
  • Assaporare la cucina del territorio: fatta di ricette legate alla montagna e ai prodotti dell’allevamento. Formaggi, latticini, carne di capretto e di agnello raccontano la cultura pastorale regionale, mentre la pasta fresca fatta a mano viene spesso accompagnata da funghi e tartufi raccolti nei boschi circostanti;
  • Scoprire le tradizioni popolari che ancora caratterizzano la vita del luogo: come il dialetto locale, chiamato Mbrianna, i racconti tramandati oralmente, i proverbi e le feste religiose che mantengono vivo un patrimonio culturale che continua a rappresentare un forte elemento identitario;
  • Prendere parte alla festa dedicata a Santa Lucia: accade l’ultima domenica di agosto e, oltre a partecipare alla celebrazione religiosa, si trascorre l’intera giornata all’aria aperta.

Dove si trova e come arrivare

Miranda si trova in provincia di Isernia, nel Molise occidentale, a circa 6 km dal capoluogo. Il paese occupa la sommità di una collina che supera gli 860 metri di altitudine, una posizione che regala ampie vedute sulla valle e sulle cime dell’Appennino. Chi arriva in auto può raggiungere il borgo da Isernia in pochi minuti seguendo la viabilità provinciale. Per chi proviene da Roma (oppure da Napoli) il percorso più pratico passa attraverso la rete autostradale fino ai collegamenti diretti verso Isernia, proseguendo poi lungo la strada provinciale.

La stazione ferroviaria più vicina è quella di Isernia, collegata con Roma e altre città dell’Italia centrale e meridionale.

Tarvisio, il borgo di confine dove l’Italia incontra altri due mondi

21 juillet 2026 à 09:23

Tarvisio si trova in un punto della cartina dove i confini di tre Paesi (Italia, Slovenia e Austria) quasi sbiadiscono. Un territorio di passaggio che però, in anni di storia e transizioni, è stato capace di fare proprie culture, tradizioni e usanze che oggi rendono questo borgo veramente unico nel suo genere.

La storia di Tarvisio, crocevia tra tre culture

La posizione di Tarvisio, incastonata tra le Alpi Giulie al confine con Austria e Slovenia, non è un dettaglio geografico qualsiasi: è la chiave per capire il borgo.

Il primo insediamento della zona nasce a Camporosso, probabilmente come avamposto doganale romano, perché qui passava una delle strade che collegavano il Mediterraneo al Nord Europa.

vista panoramica Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
Vista panoramica di Tarvisio

Essere un luogo di passaggio ha significato per secoli anche essere un luogo di scambio: non a caso i costumi tradizionali che si vedono ancora oggi durante le feste sono cuciti con stoffe che un tempo arrivavano da lontano, portate proprio dai commerci che attraversavano la valle.

Una storia molto più recente racconta invece il volto attuale di questa perla del Friuli. Dopo la Prima Guerra Mondiale, con il passaggio all’Italia, buona parte della popolazione di lingua tedesca e slovena lasciò la valle e arrivarono nuove famiglie.

Il cambiamento si sente ancora nei numeri – Tarvisio è passata dagli 8.000 abitanti di un tempo ai circa 3.700-3.900 di oggi – ma non ha cancellato le radici linguistiche: a scuola si studiano italiano, tedesco e sloveno, e c’è persino un laboratorio dedicato al friulano per non perdere la ricchezza linguistica del territorio.

Feste ed eventi per celebrare le tradizioni tarvisiane

La bellezza di questo territorio è che si apre ai visitatori attraverso esperienze autentiche, spesso a costo zero.

Durante il periodo estivo, in particolare da giugno a settembre, Tarvisio e i dintorni si animano con il programma “L’estate prende quota“: un’iniziativa che conta oltre 50 appuntamenti diffusi sul territorio, che hanno l’obiettivo di valorizzare a 360 gradi l’offerta e la ricchezza culturale, naturalistica ed enogastronomica della zona.

piazza Tarvisio
@SiViaggia - Valentina Scillieri
La piazza centrale di Tarvisio

Fra gli appuntamenti più rilevanti c’è sicuramente il Festival Radici, una rassegna culturale completamente gratuita che da luglio a inizio settembre accompagna residenti e turisti alla scoperta dei segreti locali. Durante il festival si può partecipare a visite guidate nei palazzi storici, ascoltare pillole d’arte da esperti, assistere a concerti, prendere parte a laboratori e workshop territoriali o lasciarsi conquistare dall’assaggio di prodotti tipici.

Grande spazio anche alla musica, con il No Borders Music Festival, giunto quest’anno alla sua 31° edizione, al Lago Superiore di Fusine dove il palcoscenico naturale si colora con la presenza di artisti dal calibro di Ludovico Einaudi e Coez. Attorno a Ferragosto il testimone passa all’Alpenfest: gruppi in costume sfilano per le vie del paese accompagnati dalla banda della Val Canale, mentre in piazza Unità si raduna la festa vera e propria, tra baite decorate, birra e piatti tradizionali.

Ciclovia Alpe Adria Tarvisio
Fabrice Gallina
La Ciclovia Alpe Adria a Tarvisio

Nel periodo invernale immancabile è invece la festa dei Krampus, un rito che nemmeno le guerre mondiali sono riuscite a fermare. All’imbrunire di ogni 5 dicembre scendono dai monti ed escono dai boschi delle creature diaboliche, spiriti silvestri, chiamati Krampus.

Accompagnano San Nicolò, il santo buono, il cui compito è tenerli a bada. San Niccolò chiama i bambini ad uno ad uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono. Oggi l’evento richiama oltre 4.000 persone da tutto il mondo, e sebbene i Krampus non siano più violenti come un tempo, continuano a girare di casa in casa regalando un’emozione unica.

Le perle uniche di Tarvisio che non tutti conoscono

Dentro le mura della Chiesa della Beata Vergine di Loreto, edificio barocco del 1688 situato lungo una via di pellegrinaggio, si nasconde una delle sorprese meno raccontate del borgo: una splendida Madonna di Loreto nera. Entrando nella chiesa si respira un’atmosfera d’altri tempi, anche grazie alle opere d’arte recuperate, come i quadri esterni posizionati sopra la balaustra dopo lo smantellamento dell’altare della chiesa principale, e a uno storico organo del 1700 ancora perfettamente funzionante. Restaurato negli anni ’90, questo luogo di culto viene aperto al pubblico solo in occasione di eventi o celebrazioni su richiesta.

Un’altra sorpresa del territorio tarvisiano riguarda invece la natura. Un esempio su tutti è rappresentato dalla Foresta di Tarvisio, un vero e proprio monumento naturale la cui storia è a dir poco incredibile. Tutto iniziò nell’anno 1007 grazie a Bamberga, che possedeva l’intero feudo e decise di fondare questa immensa foresta privata. Nei secoli, il bosco passò sotto Maria Teresa d’Austria e infine a un fondo del Vaticano.

Questa particolarissima catena di passaggi storici ha protetto la zona, regalandoci oggi un ecosistema intatto, perfetto per chi ama il cicloturismo molto importante in queste valli. Alcuni di questi giganti verdi sono diventati dei veri e propri alberi monumentali: tigli e larici della zona hanno superato i 300-500 anni di vita, come il tiglio del Palazzo Veneziano di Malborghetto o quello di Rutte, legato alle battaglie napoleoniche.

E come non chiudere in bellezza la rassegna delle peculiarità di Tarvisio e dintorni se non parlando di cucina?

Tra i piatti più particolari troviamo lo Schartl, un pandolce lievitato pasquale e i Klotzen nudel, una sorta di “raviolo cinese” che racchiude un ripieno dolce e avvolgente a base di pera Klotzen, una varietà storica di pera oggi Presidio Slow Food coltivata a Camporosso.

Tarvisio, questo piccolo angolo della Val Canale, è un territorio che ha avuto una capacità unica: quella di prendere il concetto di “confine”, che spesso divide le persone, e trasformarlo in un punto d’incontro straordinario, dove le diversità si sommano invece di escludersi.

Montefioralle, il piccolo borgo della Toscana che è uno scrigno medievale di pietra e vigne

18 juillet 2026 à 14:00

Arrampicandosi sulle colline della Toscana centrale, a breve distanza da Greve in Chianti, si palesa una visione d’altri tempi: Montefioralle, piccolo borgo della provincia di Firenze che sorge fiero su un colle argilloso, circondato da filari geometrici di vitigni e argentei ulivi. A guardarlo da fuori sembra un piccolo nucleo di case in pietra. Entrando, però, ci si rende conto che la forma racconta la sua storia prima ancora dei cartelli.

Montefioralle, infatti, è un antico castello fortificato del Chianti fiorentino, inserito nella rete dei Borghi più belli d’’talia. Il paese conta circa 100 abitanti e conserva una dimensione raccolta. La sua origine risale al 931 circa, quando il monaco tedesco Tanchelmo fondò sulla collina un monastero fortificato ispirato all’architettura militare germanica. E oggi il borgo si sviluppa proprio attorno al cassero feudale con una pianta ellittica: una strada centrale segue la forma dell’antico abitato e i vicoli si aprono verso il cuore fortificato. Poi c’è il Chianti, quello delle vigne disposte sui terrazzamenti e dei grandi rossi.

Cosa vedere a Montefioralle

La parte più bella del paese si lascia scoprire seguendo la forma dell’antico castello e, soprattutto, con la dovuta calma. Da queste parti, infatti, non serve una lista infinita di monumenti, perché sono sono la struttura medievale, i dettagli sulle facciate e le storie nascoste dietro le porte a fare la differenza.

Le mura e il disegno ellittico del borgo

Appena si entre nel centro storico bisogna assolutamente osservare la disposizione delle case. Montefioralle è costruito attorno all’antico cassero feudale e la sua pianta ellittica rende leggibile la funzione difensiva dell’abitato.

Le mura in pietra sono tra gli elementi più riconoscibili del paese. La cinta fu rafforzata nel 1325 da Castruccio Castracani, che conquistò l’abbazia fortificata e aggiunse un secondo ordine di mura, aumentando anche il numero delle torri. Oggi alcuni tratti e i resti delle torri raccontano tale fase militare.

La casa legata alla famiglia Vespucci

Su uno dei portoni del borgo compare lo stemma dei Vespucci. La celebre famiglia fiorentina possedeva una casa proprio a Montefioralle e questa presenza ha alimentato una storia affascinante legata ad Amerigo Vespucci, navigatore, cartografo ed esploratore del Nuovo Mondo.

Seppur la tradizione ha indicato una casa del paese quale possibile luogo di nascita di Amerigo, infatti, manca una documentazione che possa confermare il legame diretto tra quell’edificio e il navigatore alla fine del 1400. La vicenda resta una delle curiosità più intriganti di Montefioralle, soprattutto davanti a quello stemma che sembra invitare a fare domande.

La chiesa di Santo Stefano

Nel cuore del borgo si trova la chiesa di Santo Stefano, una piccola presenza religiosa che merita attenzione. L’interno custodisce opere d’arte di grande pregio e aggiunge una dimensione raccolta alla visita.

Dopo la pietra delle mura e la struttura del castello, entrando qui l’atmosfera si fa più intima e il paese mostra un volto diverso, legato alla devozione e alla storia della comunità locale.

I vicoli e le case in pietra

Il vero piacere di Montefioralle sta anche nei suoi dettagli minimi. Le stradine lastricate salgono e si piegano tra facciate in pietra, portoni antichi e scorci che si aprono all’improvviso sulla campagna.

Vicoli di Montefioralle, Toscana
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Passeggiando tra i vicoli di Montefioralle

Una casa accostata a un muro, una terrazza affacciata sui vigneti e il verde intenso dei boschetti oltre la cerchia fortificata lasciano emozioni indelebili. Il paesino, del resto, ha una scala umana e proprio questa proporzione rende facile sentirsi dentro la sua storia anziché davanti a un semplice monumento.

Cosa fare a Montefioralle

Questo grazioso villaggio della Toscana mette a disposizione esperienze legate al gusto e alla tradizione, con il vino (ovviamente) al centro. Le colline attorno aiutano a capire il territorio, mentre le feste locali mostrano il lato più genuino della comunità.

  • Assaggiare il Chianti Classico tra le vigne: le cantine locali organizzano visite e degustazioni, spesso con vini prodotti nei vigneti ai piedi del borgo. È il modo più diretto per collegare il paesaggio al bicchiere, osservando terrazzamenti, esposizione e caratteristiche del suolo.
  • Partecipare alla Festa delle Frittelle: generalmente il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, la piazzetta davanti all’accesso al centro storico si riempie del profumo delle tradizionali frittelle di riso. Un grande padellone e una ricetta popolare trasformano la festa in un appuntamento semplice e molto locale.
  • Scoprire I Vini del Castello: a maggio una manifestazione nata nel 2003 porta nel borgo produttori del Chianti Classico, artigiani e proposte gastronomiche. Una quindicina di aziende vitivinicole presenta le proprie etichette lungo il circuito interno delle mura.
  • Scegliere gli appuntamenti del Chianti: giugno è il mese de I Profumi di Lamole, mentre settembre richiama l’Expo del Chianti Classico a Greve in Chianti. Per chi ama il vino, il calendario del territorio regala occasioni per conoscere produttori e tradizioni oltre la singola visita al borgo.
  • Raggiungere Montefioralle a piedi da Greve in Chianti: dal centro di Greve parte un percorso in salita tra uliveti. L’erta richiede un po’ di fiato, però ripaga con un arrivo particolarmente scenografico. La collina si apre gradualmente e il borgo appare in alto, raccolto nella sua forma fortificata.

Dove si trova e come arrivare

Montefioralle si trova nel comune di Greve in Chianti, nel cuore del Chianti fiorentino, poco sopra il centro abitato di Greve. La posizione collinare lo rende immediatamente riconoscibile e, come è possibile intuire, è un susseguirsi di scorci sulle vigne, sugli uliveti e sui boschi della campagna circostante.

In auto si raggiunge facilmente seguendo la viabilità locale da Greve in Chianti. Chi preferisce un approccio più lento può partire dal centro di Greve e affrontare la salita attraverso gli uliveti. La strada è in pendenza e il dislivello si sente, ma l’arrivo fa dimenticare lo sforzo con un ingresso scenografico nel borgo medievale.

Montefioralle va visitato con una certa disponibilità alla sorpresa: prima arriva la pietra, poi la geometria delle mura e infine il paesaggio. Nel mezzo compaiono uno stemma Vespucci, una chiesa, un vino rosso e il profumo delle frittelle di riso. E, in fondo, è proprio questa somma di particolari a renderlo più che speciale.

Borghi d’arte, quali visitare quest’estate in Italia tra installazioni e opere

17 juillet 2026 à 17:00

L’estate italiana si veste di contemporaneo: nei borghi storici, tra piazze medievali, boschi, castelli e paesaggi rurali, l’arte esce dai musei e incontra il territorio. Installazioni monumentali, mostre diffuse e percorsi di arte pubblica trasformano alcuni dei luoghi più suggestivi del Paese in veri e propri musei a cielo aperto.

Valle d’Aosta, arte e scienza (AO)

Sotto il cielo di stelle. Costellazione di arte, scienze e culture” porta in Valle d’Aosta un grande progetto diffuso tra Châtillon, Aosta e Courmayeur. Dal 18 luglio al 18 ottobre 2026 musei, castelli e spazi storici ospitano opere dedicate al rapporto tra arte, tecnologia, intelligenza artificiale e futuro.

Al Castello Gamba di Châtillon il percorso affronta luce, spazio e traiettorie cosmiche con opere di artisti come Mimmo Paladino, Grazia Toderi e Gilberto Zorio. Ad Aosta il MegaMuseo mette in relazione archeologia e universo, mentre Courmayeur esplora il rapporto tra cielo, tecnologia e ambiente attraverso installazioni di Michelangelo Pistoletto e Franco Perrotti.

Alta Langa, gallerie d’arte diffuse (CN)

Fino al 20 settembre 2026 l’Alta Langa ospita Buona Fortuna Ribelli, mostra d’arte contemporanea diffusa curata dalla Galleria Lunetta11. Il progetto di quest’anno, “Back to mine”, coinvolge cinque borghi del Piemonte – Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo – trasformando chiese, cappelle, giardini e spazi storici in luoghi di incontro tra opere, paesaggio e comunità.

A Dogliani la Cappella del Ritiro della Sacra Famiglia ospita fino al 26 luglio il ciclo “Ombre atomiche” di Sergio Ragalzi, mentre a Serralunga d’Alba il Boscareto Resort accoglie, fino al 17 luglio, una collettiva con opere di grandi protagonisti dell’arte italiana come Carla Accardi, Alberto Burri e Alighiero Boetti.

A Mombarcaro, Borgata Lunetta propone, fino al 20 settembre, un percorso tra le opere di Ragalzi, le fotografie di Sara Scanderebech, le sculture ambientali di Stefano Caimi e il progetto immersivo thebackstudio. A Paroldo, fino al 26 luglio, il dialogo tra storia e contemporaneità nasce nella Cappella di San Sebastiano con l’opera “L’Abri” di Matisse Mesnil, mentre San Benedetto Belbo, sempre fino al 26 luglio, ospita un’installazione video immersiva di Nicole Oike.

I borghi di arte contemporanea in Italia
Luca Peruzzi
Installazione per “Back to Mine”

Teolo, un museo naturale (PD)

Tra Teolo Alto, il Museo di Arte Contemporanea Dino Formaggio e il Passo delle Fiorine nasce Teolo Arte Natura, percorso permanente di arte ambientale nei Colli Euganei. Il progetto propone sette opere site specific e un intervento realizzato dagli studenti della scuola primaria Villa nel Bosco di San Biagio.

Installazioni, sculture e opere sonore trasformano il cammino in un’esperienza immersiva dove la natura non è solo sfondo, ma elemento centrale dell’opera. Tra gli interventi presenti figurano lavori di Inoghi Studio, Rob Van den Berg, Mauro Diciocia, Ground Action, Arianna Pace, Aurora Destro, Ida Harm e Ambra Grassi, in un dialogo continuo tra paesaggio, memoria e biodiversità.

Pietrasanta, tra marmo e opere monumentali (LU)

Pietrasanta si conferma una delle capitali italiane della scultura contemporanea con “Le dimensioni dell’equilibrio”, mostra diffusa a opera di Gustavo Vélez fino al 20 settembre 2026. L’esposizione attraversa piazze e luoghi simbolo della città, da Piazza del Duomo al Complesso di Sant’Agostino fino al Pontile di Marina, creando un percorso tra arte e spazio urbano.

Lo scultore colombiano, che ha scelto Pietrasanta come patria artistica, lavora con marmo di Carrara, bronzo e acciaio trasformando materiali pesanti in forme apparentemente leggere, sospese tra equilibrio e movimento.

Arte contemporanea in Italia nel 2026
Jhonatan Garcia
Le dimensioni dell’equilibrio di Gustavo Velez

Montespertoli, la Toscana e la street art (FI)

Fino a novembre 2026 Montespertoli ospita la prima edizione di FORME, festival di arte pubblica dedicato alla trasformazione contemporanea del borgo attraverso interventi murali diffusi. Il progetto nasce dalla collaborazione tra Comune, associazione A Testa Alta A.P.S. e Street Levels Gallery.

Sette artisti internazionali realizzeranno opere ispirate alla storia e al paesaggio locale. Thiago Mazza racconterà il rapporto tra natura, vite e olivo; Luca Zamoc la memoria rurale; Ufo Cinque le radici medievali; Manolo Mesa la tradizione ceramica; Skan la figura di Cino Cinelli; Nelio il paesaggio toscano e Nespoon il valore comunitario del ricamo.

Todi, dialogo con l’arte contemporanea (PG)

Tra le colline della Media Valle del Tevere, Todi rappresenta una delle destinazioni più affascinanti dell’Umbria, capace di unire tantissimi anni di storia a una forte vocazione contemporanea. Il borgo conserva il fascino dell’antica città umbra ed etrusca, del municipio romano e del prestigioso Comune medievale, con un patrimonio architettonico che trova il suo cuore nella splendida Piazza del Popolo.

Qui si affacciano il Palazzo del Popolo, il Palazzo del Capitano, il Palazzo dei Priori e la Concattedrale della Santissima Annunziata. Tra i simboli della città spiccano anche la Chiesa di San Fortunato, legata alla figura di Jacopone da Todi, e il Tempio di Santa Maria della Consolazione, capolavoro rinascimentale dominato dalla grande cupola visibile dalla valle.

A rendere Todi una meta ideale per gli amanti dell’arte è però anche il rapporto costruito negli anni con la contemporaneità. Dagli anni Settanta del Novecento il borgo ha attratto artisti e creativi internazionali, diventando sede di importanti progetti come il Parco Beverly Pepper, primo parco monotematico di scultura contemporanea dell’Umbria, e la Casa Dipinta dell’artista Brian O’Doherty.

Opere d'arte contemporanea da vedere nel 2026 in Italia
Ufficio Stampa
La Casa Dipinta di Todi

Pereto, la collezione d’arte permanente (AQ)

La decima edizione di straperetana segna una nuova fase per Pereto, borgo medievale abruzzese che dal 2026 avvia un progetto di arte pubblica permanente. Dopo nove edizioni come mostra diffusa temporanea, la manifestazione punta alla creazione di una collezione contemporanea a cielo aperto.

Le prime opere sono firmate da Elisa Montessori e Flavio Favelli. Favelli realizza “Regimentale”, intervento pittorico su un muro di 36 metri ispirato alle storiche etichette dei liquori abruzzesi, mentre Montessori porta nel borgo “La mano sinistra”, opera dedicata alla memoria e al rapporto tra esperienza e conoscenza.

A Palazzo Maccafani una doppia personale approfondisce il lavoro dei due artisti, confermando la vocazione di Pereto come luogo dove arte contemporanea, architettura e paesaggio costruiscono nuove forme di valorizzazione culturale.

Arte contemporanea in Italia
Margherita Villani
Installazione di Elisa Montessori a Pereto

Carrara, il museo a cielo aperto (MS)

Infine, il progetto C.O.M. (City Open Museum), nato dall’Accademia di Belle Arti di Carrara, propone una nuova idea di museo diffuso, dove città, piazze e paesaggi diventano spazi aperti alla sperimentazione artistica. L’iniziativa interpreta il patrimonio italiano come un grande ambiente condiviso in cui installazioni, ricerca, tecnologia e partecipazione si incontrano.

C.O.M. punta a creare una comunità contemporanea delle arti, collegando territori e istituzioni attraverso progetti che coinvolgono artisti, studiosi e pubblico. Un percorso che guarda anche al digitale e alle nuove forme ibride tra esperienza fisica e virtuale.

Anfiteatri scavati nel tufo, miti etruschi e la strada dei pellegrini: è Sutri, l’antichissima città della Tuscia

16 juillet 2026 à 17:00

Smarrito tra le pieghe della provincia viterbese, sorge un borgo che sembra scaturire direttamente dalle viscere della terra. Parliamo di Sutri, che si adagia su un maestoso sperone di tufo da dove domina dall’alto la Via Cassia, l’antico asse viario che da millenni collega Roma al nord della penisola. Ci troviamo, quindi, tra le falde dei Monti Cimini e quelle dei Monti Sabatini, in una posizione che ne ha fatto la fortuna: prima territorio falisco, poi area contesa tra Etruschi e Romani, la città fu conquistata da Roma nel 383 a.C. e divenne una vera testa di ponte verso l’Etruria interna e l’Agro Falisco.

Se le tracce più antiche di Sutri risalgono all’Età del Bronzo, intorno al X secolo a.C., le origini si perdono anche nel mito: una leggenda lega il paese a Saturno, il dio romano della fertilità, raffigurato nello stemma cittadino a cavallo con un fascio di spighe. Un’altra storia porta fin qui Orlando, il paladino della Chanson de Roland e dell’Orlando Furioso, che secondo il racconto sarebbe nato in una tomba etrusca mentre sua madre Berta era in viaggio verso Roma.

Il soprannome più celebre è però “l’Antichissima Città“, appellativo attribuito da papa Innocenzo III sul finire del XII secolo. E basta osservare la parete dell’anfiteatro, o scendere nella cripta del Duomo, per capire quanto sia difficile trovare un nome più azzeccato. Dal 2019, inoltre, Sutri fa parte dei Borghi più belli d’Italia e ha ricevuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.

Cosa vedere a Sutri

La visita di questo borgo della Tuscia parte dalla roccia, ma presto si trasforma in un viaggio attraverso civiltà diverse. La particolarità di Sutri sta proprio nella stratificazione: un luogo pagano diventa cristiano, una strada romana continua a guidare pellegrini, mentre una torre medievale resta a guardia di una storia quasi scomparsa.

L’Anfiteatro romano scavato nel tufo

Il simbolo di Sutri si mostra quasi all’improvviso ed è un anfiteatro ricavato interamente in un banco di tufo, senza sostegni in muratura. La forma segue il profilo naturale della roccia e misura circa 49,60 per 40,80 metri. La sua costruzione viene collocata tra gli ultimi decenni del I secolo a.C. e i primi anni del I secolo d.C. La semplicità dell’impianto rende ancora più impressionante il risultato: arena, podio, corridoi e gradinate sono stati ottenuti lavorando direttamente la pietra.

La cavea era divisa in 3 ordini di gradinate. Le praecinctiones, cioè i corridoi di passaggio, separavano i diversi settori del pubblico. Nella parte più bassa si trovava anche un palco d’onore. La struttura poteva accogliere migliaia di spettatori, una cifra enorme se si pensa alle dimensioni attuali del borgo. In estate, tra le altre cose, l’anfiteatro ospita spettacoli e concerti.

La necropoli rupestre lungo la Via Cassia

A pochi passi dall’anfiteatro, la parete di tufo cambia aspetto perché per circa 180 metri è un susseguirsi di decine di tombe scavate direttamente nel costone roccioso. Si riconoscono camere singole, ambienti doppi, nicchie rettangolari e tombe con ingressi ad arco. La necropoli fu utilizzata tra il I secolo a.C. e il III-IV secolo d.C., anche se il passaggio dei secoli ha modificato parecchio l’aspetto originario degli ambienti.

Il dettaglio più suggestivo è la vicinanza con la Via Cassia, antica arteria romana e poi tratto della Via Francigena: qui il viaggio passa davvero accanto ai morti.

Il Mitreo diventato Chiesa della Madonna del Parto

Entrare nella Chiesa della Madonna del Parto significa attraversare una soglia scavata nella roccia che ha avuto almeno 2 vite religiose. Prima fu un Mitreo, cioè un ambiente dedicato a Mitra, divinità di origine indoiranica il cui culto si diffuse nell’Impero romano a partire dal I secolo d.C.

In seguito fu trasformato in luogo cristiano e il suo piccolo vestibolo accoglie affreschi medievali dedicati alla Madonna, a San Cristoforo e alla leggenda di San Michele del Gargano.

Villa Savorelli e il Bosco Sacro

Uscendo dal Mitreo, il paesaggio si apre verso Villa Savorelli, raffinata residenza del XVIII secolo appartenuta a diverse famiglie patrizie. Il giardino all’italiana è disegnato da siepi di alloro e geometrie ordinate. Più avanti, il Bosco Sacro porta con sé un nome quasi fiabesco. Lecci secolari crescono su quote differenti e il termine fa riferimento a un’antica visione pagana della natura, popolata da ninfe, fauni e folletti. La parte più bella arriva affacciandosi dall’alto: l’anfiteatro appare in una prospettiva diversa, incastonato nel paesaggio.

Il Duomo e la Cripta di Santa Maria Assunta

La Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo si presenta con una facciata dai caratteri barocchi, mentre il campanile romanico resta una delle tracce più evidenti della struttura antica. All’interno, il pavimento cosmatesco cattura subito lo sguardo, anche perché i Cosmati furono famiglie di marmorari romani specializzate in decorazioni geometriche realizzate con tessere di marmo colorato. Ma è la cripta il vero colpo di scena: più navate sono scandite da colonne e volte a crociera in tufo.

Cripta di Santa Maria Assunta, Sutri
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La straordinaria Cripta di Santa Maria Assunta

Palazzo Doebbing e il Museo del Patrimonium

Palazzo Doebbing occupa l’antica sede vescovile e prende il nome da Joseph Bernard Doebbing, vescovo di Sutri dal 1900 al 1916. Recuperato e trasformato in museo nel 2018, si riconosce per la mole merlata che domina lo skyline del borgo. I 4 piani ospitano arte antica, arte sacra e mostre temporanee. Il Museo del Patrimonium, invece, raccoglie tele provenienti dalla Chiesa di San Francesco, affreschi medievali recuperati dalla Chiesa di Santa Fortunata e reperti lapidei.

Cosa fare a Sutri

La città offre parecchio anche quando si chiude la guida. La sua parte più autentica vive tra vicoli, botteghe e tradizioni che arrivano dalla comunità contadina.

  • Seguire il filo della Via Francigena: Sutri è una tappa del percorso medievale che collegava Canterbury a Roma.
  • Raggiungere l’antico lavatoio: la struttura si trova lungo Via Giovanni Andrea dell’Anguillara e in estate diventa anche sede di eventi musicali.
  • Assaggiare il fagiolo della Regina: la specialità locale è legata a una leggenda secondo cui avrebbe alleviato i dolori della gotta di Carlo Magno. Durante la Sagra del Fagiolo viene servito in ciotole di terracotta. Da provare anche i fagioli della Regina, i ditalini alla militare e i tozzetti alla nocciola.
  • Scegliere una festa popolare: il Presepe Vivente trasforma la necropoli in un percorso illuminato da fiaccole romane. La festa di Sant’Antonio Abate porta in strada cavallerie e confraternite, mentre il Carnevale termina con la cremazione di Re Carnevale in Piazza del Comune. A settembre la festa patronale di Santa Dolcissima si conclude con uno spettacolo nell’anfiteatro illuminato dalle fiaccole.

Dove si trova e come arrivare

Sutri si trova in provincia di Viterbo, a circa 45 km da Roma e a più o meno 30 da Viterbo.  In automobile da Roma si segue il Grande Raccordo Anulare e poi la Cassia Veientana in direzione Viterbo. Da Viterbo si può scegliere la Via Cassia oppure la Cassia Cimina. Chi arriva dall’autostrada A1 trova le uscite di Magliano Sabina da nord e Ponzano Romano-Soratte da sud. I collegamenti in autobus fanno capo alle linee COTRAL sulla tratta Roma-Viterbo. Per il treno la stazione di riferimento è Capranica-Sutri, a circa 5 km dal paese.

Tra necropoli rupestri e panorami sconfinati c’è Calascibetta, il borgo medievale della Sicilia

13 juillet 2026 à 15:00

La Sicilia delle coste abbaglianti e del mare turchese svanisce non appena la strada comincia a inerpicarsi verso le alture centrali dell’isola. Qui il paesaggio muta radicalmente, svelando una terra aspra, spazzata dal vento e dominata da rilievi argillosi che sembrano onde di terra pietrificata. Proprio su una di queste vette, a un’altitudine di circa 700 metri sul livello del mare, appare un grumo di case calcaree aggrappate a una cresta rocciosa. Questo luogo risponde al nome di Calascibetta.

Inserito tra i Borghi più belli d’Italia, conserva un’identità costruita da popoli diversi, ciascuno in grado di lasciare un segno ancora leggibile tra pietra, vicoli e monumenti. La sua, infatti, è una storia davvero arcaica in quanto il territorio custodiva villaggi rupestri, necropoli protostoriche e insediamenti bizantini.

Cosa vedere a Calascibetta

Più che una semplice visita, questo paese invita a leggere la propria storia tappa dopo tappa. Chiese, quartieri antichi, grotte e siti archeologici formano un mosaico che attraversa millenni senza perdere continuità. Basta alzare lo sguardo verso una torre oppure abbassarlo sui dettagli della roccia per ritrovare tracce di civiltà lontanissime.

Piazza Umberto I

Cuore della vita cittadina, Piazza Umberto I sorprende prima ancora delle architetture che la circondano. Le dimensioni risultano tra le più ampie della regione e regalano un senso di apertura inatteso per un borgo medievale. Al centro emerge una fontana marmorea arricchita da statue in bronzo, tra le quali compare anche la figura allegorica della città, simbolo del forte legame tra la comunità e il proprio territorio.

Attorno alla piazza si concentrano palazzi storici, locali e prospettive che introducono verso la parte più antica dell’abitato.

La Chiesa di Maria Santissima del Monte Carmelo

Rappresenta uno dei principali punti di riferimento religiosi del paese. La facciata dialoga con lo spazio aperto antistante, mentre gli interni custodiscono opere legate alla devozione popolare che ancora oggi anima le celebrazioni dedicate alla Madonna del Carmelo.

Il borgo medievale

Dalla piazza parte la salita che conduce verso il nucleo originario dell’abitato. Stradine lastricate, passaggi stretti, abitazioni in pietra e piccoli slarghi narrano l’impianto urbanistico nato durante la dominazione normanna attorno all’anno 1000. L’antica “Muntata“, così viene chiamata questa parte del paese, conserva ancora l’atmosfera raccolta tipica dei centri fortificati medievali.

La Chiesa di San Giovanni Battista

Lungo la salita compare un edificio dal significato particolare. Anticamente chiesa cattolica dedicata a San Domenico, dal 2010 accoglie la comunità ortodossa della provincia ennese, diventando la prima chiesa ortodossa dell’intero territorio provinciale.

Piazzale Angelo

Un affaccio naturale da cui lo sguardo abbraccia vallate, colline coltivate e i rilievi dei Monti Erei, restituendo l’immagine di una Sicilia lontana dagli stereotipi balneari. Nelle giornate limpide il panorama acquista profondità straordinaria grazie alla luce che modella campi e rilievi con sfumature sempre diverse.

La Regia Cappella Palatina

La Regia Cappella Palatina rappresenta uno dei monumenti più prestigiosi del borgo. Pietro II d’Aragona la fece costruire nel 1340 sopra le strutture dell’antico Castello Marco, precedente fortificazione araba. Ancora oggi parte dei ruderi risulta visibile attraverso il pavimento della chiesa, particolare che rende immediatamente percepibile la sovrapposizione tra epoche differenti.

La Torre di San Pietro

Accanto alla chiesa svetta la Torre di San Pietro, unico elemento superstite del castello fatto edificare da Ruggero d’Altavilla durante la lunga campagna militare contro Enna. L’edificio rappresenta la costruzione più antica del comune e oggi svolge anche la funzione di torre campanaria.

Via Giudea

Tra il XIV e il XV secolo il borgo accolse una delle 57 comunità ebraiche documentate in Sicilia. Artigiani, mercanti e prestatori contribuirono allo sviluppo economico della città fino all’espulsione decretata durante la dominazione spagnola. L’antica Giudecca rivive ancora nel nome di Via Giudea, memoria tangibile di una presenza che arricchì profondamente la vita cittadina.

Via Carcere

Scavate direttamente nella roccia calcarea, le cavità di Via Carcere sono testimoni di una storia molto più antica rispetto al nome attuale. In epoca medievale vennero utilizzate come luogo di detenzione, mentre le origini riconducono ai primi insediamenti rupestri sorti sul colle. Durante il periodo natalizio questo suggestivo tratto del borgo accoglie il celebre presepe vivente.

Grotte di Via Carcere, Sicilia
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Le straordinarie Grotte di Via Carcere

La Necropoli di Realmese

Pochi chilometri separano il centro abitato da uno dei complessi archeologici più importanti della Sicilia: la Necropoli di Realmese, la quale raccoglie 288 tombe a grotticella scavate nella parete calcarea, testimonianza delle comunità che abitarono quest’area tra il IX e il VI secolo a.C.

Il Villaggio Bizantino di Vallone Canalotto

Un’altra pagina ancora più sorprendente attende tra le campagne di Calascibetta. Nel Vallone Canalotto affiorano i resti di un antico insediamento bizantino ricavato direttamente nella roccia. Abitazioni, ambienti destinati alle attività produttive, tombe rupestri e strutture semi-ipogee raccontano la quotidianità di una comunità che sfruttava le caratteristiche naturali del luogo per vivere e lavorare.

Il Convento dei Cappuccini

Fondato nel 1589, il convento rappresenta una delle testimonianze più significative dell’epoca spagnola. Accanto alla chiesa di San Francesco d’Assisi custodisce la tela più importante del pittore fiorentino Filippo Paladini, artista tra i maggiori protagonisti della pittura tardo manierista attiva in Sicilia.

Cosa fare a Calascibetta

Calascibetta conquista anche attraverso esperienze che mettono in relazione storia, tradizioni e natura.

  • Percorrere un tratto del Cammino dell’Antica Trasversale Sicula: uno dei grandi itinerari storici dell’isola, lungo sentieri che collegano antichi centri abitati e paesaggi rurali dell’entroterra.
  • Assistere al Palio dei Berberi: organizzato durante la festa di Maria Santissima del Buonriposo nel primo fine settimana di settembre.
  • Partecipare alla Sagra della Salsiccia: occasione per assaporare una delle specialità simbolo del territorio, accompagnata da musica, spettacoli popolari e momenti di convivialità.
  • Scoprire il presepe vivente: uno degli appuntamenti più suggestivi dell’anno.
  • Assaggiare gli sgrinfiati: uno dei dolci più caratteristici della tradizione locale. Mandorle tostate, scorza d’arancia, zucchero e un leggero profumo di liquore.
  • Portare in tavola il Piacentinu Ennese DOP: è uno dei formaggi più particolari della regione, con lo zafferano che regala il caratteristico colore giallo, mentre i grani di pepe nero arricchiscono il gusto con una nota aromatica intensa.
  • Visitare il Geopark Center “Leonardo Macaluso”: nella frazione di Cacchiamo, consente di approfondire la storia geologica dell’area.

Dove si trova e come arrivare

Il borgo di Calascibetta sorge nella parte centrale della Sicilia, in provincia di Enna, a circa 4 km dal capoluogo. La posizione geografica, quasi al centro dell’isola, favorisce gli spostamenti verso tutte le principali città siciliane. Chi viaggia in auto può raggiungere il paese attraverso l’autostrada A19 Palermo-Catania, uscendo a Enna e proseguendo lungo la viabilità provinciale.

La stazione ferroviaria di Enna rappresenta il riferimento più vicino per gli spostamenti in treno. Da lì il collegamento prosegue tramite autobus di linea oppure in taxi, con tempi di percorrenza molto contenuti.

Questi sono i borghi più particolari della Spagna: luoghi bizzarri che sembrano uscire da una favola

12 juillet 2026 à 17:00

La Spagna non è solo isole selvagge, mondanità e città d’arte, bensì custodisce una straordinaria varietà di paesaggi e tradizioni, tanto che alcuni dei suoi piccoli centri sorprendono per caratteristiche così insolite da sembrare frutto dell’immaginazione.

Tra villaggi sospesi sulla roccia, paesi dipinti di blu e borghi avvolti da antiche leggende, questi luoghi dimostrano come storia e natura possano dare vita a scenari davvero unici. Un viaggio tra le località più curiose del Paese rivela una Spagna inaspettata, capace di stupire a ogni passo.

Puentedey, il borgo su un ponte di pietra

Nel nord della provincia di Burgos, Puentedey sorge sopra un maestoso arco di roccia naturale scavato dal fiume Nela nel corso dei millenni. Il suo nome, derivato da “Puente de Dios”, evoca lo stupore che questa formazione geologica suscita ancora oggi. Addentrarsi tra le vie medievali del piccolo paese, sapendo che sotto le case scorre il fiume, regala la sensazione di trovarsi in un luogo sospeso tra realtà e leggenda.

Puentedey, dettaglio
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L’arco di pietra a Puentedey

Puentedey sembra letteralmente sfidare le leggi della natura. Per la particolarità della sua urbanistica, passeggiare tra le strette vie del centro storico significa camminare sopra un autentico monumento geologico, mentre il palazzo dei Brizuela e la chiesa di San Pelayo raccontano il passato signorile del paese. Il silenzio delle campagne castigliane e il panorama sulle vallate circostanti completano un’atmosfera che sembra davvero sospesa nel tempo.

Llívia, la Spagna nel cuore della Francia

Nel cuore dei Pirenei, Llívia rappresenta una delle enclave più singolari d’Europa: pur essendo spagnola, è interamente circondata dal territorio francese. La sua particolarità è il frutto di un dettaglio giuridico risalente al Trattato dei Pirenei del 1659. Oggi il borgo conserva un fascino autentico e ospita una delle farmacie storiche più antiche del continente, testimone odierna di come la geografia e la storia possano intrecciarsi in modo sorprendente.

Llívia, Spagna
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Sguardo sul borgo di Llívia

Passeggiando per il borgo si possono ci si può perdere tra le sue strade acciottolate e le piazze raccolte, ma non solo. La posizione privilegiata ai piedi dei Pirenei la rende inoltre una base ideale per escursioni e attività all’aria aperta, aggiungendo al fascino storico quello paesaggistico.

Orbaneja del Castillo e la sua cascata

Tra le gole del fiume Ebro, Orbaneja del Castillo sembra uscito da un racconto fantastico: una cascata naturale scende infatti tra le case, formando pozze turchesi e terrazze calcaree. Qui l’acqua è la vera protagonista e la cascata crea un continuo dialogo tra natura e architettura, mentre le pozze color smeraldo riflettono le facciate in pietra delle abitazioni.

Orbaneja del Castillo
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Orbaneja del Castillo e la sua cascata

Nei dintorni, sentieri e belvedere permettono di ammirare il Canyon dell’Ebro, regalando scorci spettacolari. È un luogo in cui ogni stagione offre un volto diverso, ma sempre straordinariamente suggestivo.

Júzcar, il villaggio blu dell’Andalusia

Un tempo tipico “pueblo blanco”, Júzcar cambiò volto nel 2011, quando tutte le sue case furono dipinte di blu per una campagna cinematografica dedicata ai Puffi, incredibile ma vero. Gli abitanti decisero di conservare il nuovo colore, trasformando il borgo in un’attrazione unica, dove le facciate azzurre fanno da contrasto acceso con il verde dei boschi circostanti.

Júzcar, Spagna
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Le case azzurre di Júzcar

Il blu intenso delle case di Júzcar trasforma una semplice passeggiata in un’esperienza quasi onirica. Oltre al colpo d’occhio, il borgo offre un’atmosfera vivace e un ricco patrimonio naturalistico: boschi di castagni, sentieri panoramici e attività per famiglie rendono la visita piacevole in ogni periodo dell’anno. La scelta di mantenere il colore delle facciate ha dato dunque al paese una nuova identità, dimostrando come tradizione e innovazione possano convivere armoniosamente.

Trasmoz, il paese delle streghe

Ai piedi del Moncayo, Trasmoz è avvolto da un’aura di mistero. Leggende di streghe, alchimisti e antiche maledizioni ne hanno alimentato la fama, al punto da renderlo noto come l’unico borgo spagnolo ufficialmente scomunicato. Il castello medievale e il Museo della Stregoneria mantengono vivo il fascino di un luogo in cui il confine tra storia e folklore è sottilissimo.

Trasmoz, Spagna
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Halloween a Trasmoz

Le leggende di Trasmoz avvolgono infatti il visitatore fin dal primo sguardo al castello che domina il colle. Le storie di streghe e alchimisti sono oggi parte integrante dell’identità locale e si ritrovano nelle feste, nei musei e nei racconti degli abitanti. Al di là del folklore, il borgo offre scorci medievali di grande fascino e splendide vedute sul massiccio del Moncayo.

Setenil de las Bodegas, l’abbraccio della roccia

Ci troviamo in Andalusia, dove Setenil de las Bodegas sorprende per le sue abitazioni costruite sotto enormi speroni di roccia. Qui la montagna diventa parte integrante delle case, offrendo riparo dal caldo estivo e creando uno scenario spettacolare che non ha eguali in Europa.

Setenil de las Bodegas, Andalusia
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Le case e le botteghe inglobate nella roccia a Setenil de las Bodegas

A Setenil la montagna entra dunque letteralmente nelle case: le enormi pareti rocciose che sovrastano le strade creano un paesaggio urbano unico, dove bar e abitazioni convivono con la pietra viva. Sedersi a un tavolino all’ombra della roccia o percorrere le celebri Cuevas del Sol e Cuevas de la Sombra significa sperimentare un modo di abitare il territorio tanto ingegnoso quanto sorprendente.

Mogarraz e i volti dei suoi abitanti

A qualcuno potrebbe risultare addirittura “inquietante” eppure, a Mogarraz, nella Sierra de Francia, centinaia di ritratti fotografici adornano le facciate delle case. Questo museo a cielo aperto, nato da un progetto artistico, restituisce voce e memoria agli abitanti del passato, creando un dialogo commovente tra chi vive il paese e chi lo visita.

Nel borgo andaluso di Mogarraz l’arte diventa dunque memoria collettiva. I ritratti esposti sulle facciate trasformano il paese in questa sorta di galleria en plein air, che invita il visitatore a immaginare le vite di chi ha abitato queste case. Tra architettura tradizionale, artigianato e paesaggi montani, il borgo offre pertanto un’esperienza profondamente umana, capace di lasciare un ricordo duraturo, per nulla banale.

Tra i segreti spagnoli e le baie smeraldo di Porto Ercole, borgo da sogno dell’Argentario

11 juillet 2026 à 16:00

Sulla costa meridionale della Toscana si staglia un monte singolare, un tempo isola e oggi legato alla terraferma da due sottili strisce di sabbia chiamate tomboli. Il suo nome è Argentario e lungo la sua sponda orientale sorge Porto Ercole, una gemma marinara riparata dalle correnti che conserva un’anima ruvida, fiera e profondamente legata alla propria storia militare.

Ci troviamo in provincia di Grosseto, su una baia naturale rivolta verso la laguna di Orbetello e la lunga striscia sabbiosa della Feniglia, e si viene accolti da pescherecci dai colori vivaci che condividono gli ormeggi con yacht provenienti da varie parti del Mediterraneo. L’antico nome romano, Portus Herculis, richiama un passato legato ai traffici marittimi. Nei secoli successivi la posizione strategica rese questo approdo uno dei punti più contesi della costa tirrenica.

Pirati, flotte militari e potenze europee lasciarono tracce ancora perfettamente leggibili tra mura, torri e fortificazioni. Il periodo più significativo coincise con lo Stato dei Presìdi, territorio controllato dalla Corona di Spagna dal XVI secolo, fase storica che trasformò Porto Ercole in una cittadella militare destinata alla difesa delle rotte verso Napoli. E oggi il fascino nasce proprio da questa convivenza tra monumenti imponenti e scorci intimi.

Cosa vedere a Porto Ercole

La struttura urbana di questo colorato borgo della Toscana si divide nettamente tra la parte moderna che costeggia il porto turistico, animata da bar e yacht di lusso, e il nucleo antico arrampicato sulla roccia. Quest’area storica, chiamata comunemente “il Paese Vecchio”, mostra un carattere tipicamente medievale arricchito da massicci interventi rinascimentali.

La Rocca Spagnola

La storia dell’Argentario è decisamente raccontata con forza dalla Rocca Spagnola. L’imponente complesso domina l’abitato dalla sommità del colle e rappresenta il cuore del sistema difensivo realizzato durante la dominazione iberica. La struttura attuale ingloba fortificazioni precedenti, risalenti all’epoca degli Aldobrandeschi e degli Orsini, poi ampliate nel ‘500.

Bastioni, cortine murarie e passaggi militari testimoniano un’architettura progettata per resistere agli assedi. Sulla facciata principale c’è ancora lo stemma della monarchia spagnola, simbolo di un’epoca che segnò profondamente il destino del borgo.

Forte Stella

Tra le opere militari dell’Argentario, Forte Stella rappresenta probabilmente quella più riconoscibile. La pianta stellata a sei punte riflette gli studi rinascimentali dedicati alle nuove tecniche difensive sviluppate dopo la diffusione delle artiglierie.

La costruzione risale alla seconda metà del XVI secolo e vide anche il sostegno di Cosimo I de’ Medici. Mura possenti, bastioni geometrici e terrazze panoramiche formano un insieme architettonico di straordinario impatto.

Forte Filippo

Sul versante settentrionale del promontorio si erge Forte Filippo, altra straordinaria testimonianza dello Stato dei Presìdi. L’impianto conserva ancora gran parte delle strutture originarie, caratterizzate da bastioni angolari, possenti cortine murarie e ambienti destinati alla guarnigione.

Il centro storico

Basta oltrepassare Porta Pisana, chiamata anche Porta Senese, per ritrovarsi in un intreccio di vicoli lastricati, archi in pietra e piccole piazze che mantengono l’atmosfera del borgo medievale. Balconi ricchi di fiori, facciate dai toni caldi e scorci aperti sul porto accompagnano il percorso fino ai punti panoramici più spettacolari.

Palazzo dei Governanti e Bastione di Santa Barbara

Il Palazzo dei Governanti è un’elegante costruzione cinquecentesca voluta inizialmente dal banchiere senese Agostino Chigi e successivamente destinata a residenza dei governatori spagnoli. La facciata rinascimentale dialoga con la vicina piazza Santa Barbara, uno degli angoli più suggestivi del centro storico. Dal bastione lo sguardo corre lungo il porto, la laguna e la spiaggia della Feniglia.

Chiesa di Sant’Erasmo

Dedicata al patrono dei marinai, rappresenta da secoli un punto di riferimento per chi vive di mare. L’edificio attuale deriva da ricostruzioni successive ai danni subiti durante il secondo conflitto mondiale, pur conservando testimonianze molto più antiche. L’interno colpisce per la sobrietà, valorizzata dalle travi lignee a vista e dalle lapidi dedicate ai governatori spagnoli e agli ufficiali caduti al servizio dello Stato dei Presìdi.

Le tracce di Caravaggio

Porto Ercole vanta un legame estremamente intenso con uno dei più grandi artisti della storia dell’arte: Michelangelo Merisi, detto Caravaggio. L’artista raggiunse il borgo nel luglio del 1610 durante il suo ultimo viaggio e le circostanze della morte alimentano ancora studi e ipotesi. Una targa commemorativa accoglie chi varca l’ingresso del paese, mentre una stele nella Feniglia ricorda gli ultimi momenti del pittore.

Le spiagge e la Feniglia

Il mare rappresenta una delle grandi ricchezze di Porto Ercole. Lungo la costa si alternano baie raccolte, fondali trasparenti e tratti sabbiosi dal fascino mediterraneo. Spiaggia delle Viste conquista grazie alla vicinanza al paese e alle acque limpide; Cala Galera offre un fondale basso particolarmente apprezzato dalle famiglie; Acqua Dolce unisce sabbia chiara e piccoli ciottoli, mentre Spiaggia Lunga ripaga il percorso con uno scenario dal carattere selvaggio.

Poco oltre il centro abitato si distende la Feniglia, sottile cordone sabbioso che collega il promontorio dell’Argentario alla terraferma. Alle spalle della spiaggia cresce una vasta pineta protetta, abitata anche da daini.

Cosa fare a Porto Ercole

Basta trascorrervi qualche ora tra porto, vicoli e sentieri costieri per comprendere il carattere autentico del borgo, fatto di piccoli gesti quotidiani, panorami sorprendenti e tradizioni ancora profondamente radicate.

  • Passeggiare lungo il porto turistico: regalando tempo allo spettacolo delle barche da pesca accanto a eleganti imbarcazioni provenienti da tutto il Mediterraneo.
  • Raggiungere i punti panoramici delle fortificazioni: per osservare il profilo del Monte Argentario, la laguna di Orbetello e il blu intenso del Tirreno da prospettive davvero spettacolari.
  • Salire lungo la Strada Panoramica: attraversando uno degli itinerari più affascinanti della costa toscana.
  • Partecipare alla Notte dei Pirati: manifestazione che tra la fine di aprile e l’inizio di maggio trasforma il borgo in un vivace scenario ispirato alle antiche incursioni corsare.
  • Raggiungere la Riserva Naturale della Duna Feniglia: per una passeggiata tra pineta, macchia mediterranea e spiaggia.
  • Noleggiare un gommone: alla scoperta delle calette meno accessibili dalla terraferma, tra acqua cristallina e scogli modellati dal mare.

Dove si trova e come arrivare

Porto Ercole occupa il versante orientale del Monte Argentario, promontorio collegato alla costa toscana attraverso i tomboli della Giannella e della Feniglia insieme alla diga artificiale che attraversa la laguna di Orbetello. L’appartenenza amministrativa fa capo al comune di Monte Argentario, nel territorio provinciale di Grosseto.

Chi arriva in automobile percorre la SS1 Aurelia fino a Orbetello, attraversa la diga che separa la laguna di Levante da quella di Ponente e prosegue seguendo le indicazioni dedicate al borgo. L’ultimo tratto regala scorci spettacolari sul promontorio e anticipa l’inconfondibile profilo delle fortezze.

Porto Ercole, Argentario
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Porto Ercole visto dal mare

La stazione ferroviaria di riferimento si trova a Orbetello-Monte Argentario, collegata con varie città italiane lungo la linea tirrenica. Dalla stazione partono autobus diretti verso Porto Ercole durante l’intero arco dell’anno, con corse più frequenti nella stagione estiva.

Alla scoperta di Sperlinga, il borgo scolpito nella roccia che custodisce un castello millenario

8 juillet 2026 à 13:30

Nel cuore dell’entroterra siciliano, lontano dalle località costiere più frequentate, sorge Sperlinga, un piccolo borgo della provincia di Enna che custodisce uno dei paesaggi rupestri più affascinanti dell’isola. Arroccata su una rupe di arenaria e dominata da un castello interamente scavato nella roccia, Sperlinga rappresenta una delle testimonianze più autentiche dell’entroterra della Sicilia.

Non a caso viene spesso definita la “piccola Matera della Sicilia“, grazie alla presenza delle caratteristiche abitazioni rupestri che si sviluppano ai piedi della fortezza.
La storia di Sperlinga affonda le radici nell’antichità. Le prime cavità furono realizzate dai Siculi in epoca pre-greca e, nel corso dei secoli, vennero riutilizzate da Bizantini, Arabi e Normanni, assumendo funzioni difensive e religiose.

Cosa fare e vedere a Sperlinga

Molti dei luoghi simbolo del borgo possono essere scoperti attraverso itinerari dedicati alla storia e alle tradizioni locali, come quelli promossi dall’Associazione culturale Il Manto di Kore, da anni impegnata nella valorizzazione turistica e culturale di Sperlinga e del territorio circostante.

L’attrazione principale di Sperlinga, uno dei Borghi più Belli d’Italia, è senza dubbio il Castello medievale, uno dei pochi esempi in Europa di fortezza scavata quasi interamente nell’arenaria. Durante la visita è possibile godere di un panorama mozzafiato dalla torre del castello.

All’ingresso della fortezza si trova la celebre iscrizione latina “Quod Siculis placuit sola Sperlinga negavit“, che ricorda un episodio del Vespro Siciliano. Mentre gran parte dell’isola si ribellò agli Angioini, Sperlinga fu l’unico borgo a offrire loro protezione, un evento rimasto profondamente legato alla memoria storica del paese.

Ai piedi della fortezza si sviluppa il borgo rupestre, formato da almeno 50 ambienti scavati nella roccia dall’uomo come a formare un museo etnografico a cielo aperto. Non è un caso che il nome del borgo significhi proprio “spelonca, grotta”.
Tra i luoghi d’interesse rientra il Museo della Civiltà Contadina, allestito all’interno di una grotta, che conserva oggetti, strumenti agricoli e testimonianze delle tradizioni locali.

La Chiesa di San Giovanni Battista del borgo conserva opere di arte sacra mentre nella settecentesca Chiesa della Madonna della Mercede è custodito un crocifisso ligneo.

Sperlinga è inoltre conosciuta per il suo dialetto inserito nel Registro Eredità Immateriali della Sicilia.

Chi visita il borgo può anche scoprire anche alcune produzioni artigianali tradizionali, come le frazzate, colorati tappeti tessuti su antichi telai in legno.

Sul fronte gastronomico, tra le specialità tipiche spicca il tortone sperlinghese, un dolce della tradizione contadina preparato con pasta di pane fritta e ricoperta di zucchero e cannella, insieme ai mastazzoli, dolci realizzati con il succo di fichi d’India.

Cosa vedere a Sperlinga
Damiano Bassanini
Borgo rupestre a Sperlinga

Dove si trova e come raggiungerla

Sperlinga si trova nel cuore della provincia di Enna, a circa 50 chilometri dalla città, 110 chilometri da Catania e poco meno di 140 chilometri da Palermo. La sua posizione, nella Sicilia centrale, la rende una meta ideale per chi desidera esplorare i borghi dell’entroterra e conoscere un volto meno turistico dell’isola.

In auto da Catania o Palermo è facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A19 con uscita Mulinello (da Catania) e Tremonzelli (da Palermo). I collegamenti con i mezzi pubblici prevedono autobus di linea da Enna e Palermo.

Cosa fare a Sperlinga
Damiano Bassanini
Il borgo di Sperlinga in lontananza

Montespertoli è il borgo toscano da esplorare tra castelli, musei e arte contemporanea

7 juillet 2026 à 16:30

Nel cuore della Toscana, tra le sinuose colline della Valdelsa e a pochi chilometri da Firenze, Montespertoli è un borgo che conserva un forte legame con il paesaggio rurale e la tradizione vitivinicola. Circondato da vigneti, oliveti e strade panoramiche, rappresenta una meta ideale per chi vuole scoprire una località autentica, tra testimonianze storiche, cultura e sapori locali. Conosciuto anche come una delle capitali del vino Chianti in Toscana, Montespertoli offre un grazioso centro storico e un territorio tutto da vivere.

Cosa vedere e fare a Montespertoli

Il territorio di Montespertoli ebbe un ruolo importante già in epoca etrusca grazie alla sua posizione lungo la Via Volterrana. Fin dall’Alto Medioevo poi gli insediamenti delle famiglie della nobiltà fiorentina si moltiplicarono lungo questa strada. Ancora oggi il borgo conserva tracce della sua storia attraverso castelli, edifici religiosi, ville, piazze e scorci che raccontano il passato agricolo e rurale di questa zona della Toscana.

Una passeggiata nel centro storico permette di raggiungere Piazza Machiavelli, cuore della vita cittadina, dove si trova anche uno storico anemoscopio che misura il vento, simbolo del paese. Meritano una visita la chiesa di Sant’Andrea, principale edificio religioso del borgo, e il Museo d’Arte Sacra, che custodisce dipinti, sculture e arredi provenienti dalle chiese del territorio.

Nei dintorni si possono visitare numerose pievi romaniche – Pieve di San Piero in Mercato – ville storiche e castelli immersi nelle colline – Castello di Montegufoni, Castello di Sonnino, Castello di Poppiano – oltre a percorrere itinerari tra vigneti e oliveti.

Montespertoli è infatti uno dei principali centri di produzione del Chianti e rappresenta una tappa apprezzata dagli appassionati di enoturismo, grazie alle numerose cantine che propongono degustazioni. Nel centro del borgo si trova anche il Museo della Vite e del Vino e ogni anno, proprio a Montespertoli, si svolge la Mostra Mercato del Vino Chianti.

Il territorio è inoltre ideale per escursioni a piedi o in bicicletta lungo strade panoramiche che attraversano la campagna toscana, regalando viste sui filari di vite, cipressi e antichi poderi.

Cosa fare a Montespertoli in Toscana
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Vista panoramica di Montespertoli

FORME, il festival di arte pubblica

Fino a novembre 2026 Montespertoli ospita la prima edizione di FORME, il festival di arte pubblica nato per valorizzare il centro storico attraverso interventi site-specif di street art realizzati da sette artisti internazionali. L’iniziativa, promossa dal Comune di Montespertoli insieme all’associazione A Testa Alta A.P.S., con la curatela di Street Levels Gallery e alcuni main sponsor, punta a trasformare il borgo in una galleria d’arte contemporanea a cielo aperto.

Il progetto coinvolge artisti provenienti da diversi Paesi, chiamati a realizzare opere in loco ispirate alla storia, alle tradizioni e al paesaggio locale. Tra loro figurano Thiago Mazza, che dedica il suo intervento alla vite e all’olivo, simboli del territorio, Luca Zamoc, Ufo Cinque, Manolo Mesa, Skan, Nelio e Nespoon, ciascuno con una diversa interpretazione dell’identità culturale di Montespertoli.

FORME nasce da un percorso condiviso con cittadini, associazioni e proprietari degli edifici coinvolti e si propone di diventare un appuntamento annuale, capace di unire memoria storica, arte contemporanea e riqualificazione urbana, offrendo ai visitatori un nuovo itinerario culturale tra le vie del borgo.

Dove si trova Montespertoli e come raggiungerlo

Montespertoli si trova nel Chianti fiorentino a circa 30 chilometri da Firenze, nel cuore della Toscana, non lontano da Empoli e San Casciano in Val di Pesa.

In auto è facilmente raggiungibile percorrendo l’autostrada A1 fino al casello di Firenze Scandicci e poi la superstrada Firenze-Pisa-Livorno (FI-PI-LI) con direzione Empoli e uscita Ginestra Fiorentina. Un’altra opzione è quella di percorrere la strada panoramica Via Volterrana dal Galluzzo attraverso le colline del Chianti.

Chi preferisce i mezzi pubblici può arrivare in treno fino alla stazione di Empoli o a quella di Firenze e proseguire con un autobus che collega giornalmente il borgo ai principali centri della zona.

Il borgo della Cunziria torna a vivere: nel cuore della Sicilia resa immortale da Verga

Par : elenausai10
6 juillet 2026 à 14:00

Nel cuore della Sicilia interna, dove il paesaggio collinare si tinge dei colori caldi della terra e della pietra, un luogo simbolo di storia operaia e letteratura riapre finalmente le sue porte. Il suggestivo borgo della Cunziria, situato nei pressi di Vizzini, è stato restituito alla collettività.

Questo insediamento rurale, rimasto per lungo tempo in uno stato di isolamento, rappresenta una testimonianza eccezionale di archeologia industriale. La sua rinascita restituisce una perla preziosa ai viaggiatori desiderosi di scoprire una Sicilia lontana dai circuiti di massa, capace di fondere memoria collettiva, innovazione e sviluppo territoriale.

La storia del borgo della Cunziria

La Cunziria sorge in una vallata avvolta da una fitta vegetazione di fichi d’india, un contesto naturalistico splendido. Le origini del nucleo abitativo risalgono al Settecento, quando si sviluppò un complesso di circa quaranta dimore interamente dedito alla concia delle pelli.

Gli edifici ristrutturati del Borgo della Cunziria
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Gli edifici ristrutturati del Borgo della Cunziria

La scelta del sito fu strategica: la presenza del torrente Masera garantiva l’acqua necessaria alla lavorazione, gli ampi spazi collinari permettevano di asciugare i manufatti e l’abbondanza di Sommacco siciliano forniva il tannino, sostanza vegetale indispensabile per il trattamento conciario.

Gli artigiani animarono la vallata fino agli anni Venti del Novecento, epoca in cui l’attività fu progressivamente abbandonata, lasciando il borgo al silenzio. Tuttavia, il fascino crudo e veritiero di questo microcosmo era già impresso nella storia della letteratura. Fu proprio tra queste case in pietra e i viottoli sterrati che Giovanni Verga si ispirò per ambientare la celebre sfida rusticana tra Turiddu e Alfio nella sua novella Cavalleria Rusticana.

R.I.V.I.VI. il borgo della Cunziria

Oggi, chi esplora il sito restaurato può ammirare uno scenario unico, arricchito dal recupero di dodici complessi edilizi e quarantotto ambienti originari. Tra questi spiccano sale espositive, spazi ipogei scavati nella roccia e la struttura di un antico mulino. L’itinerario è concepito come un ecomuseo multimediale, denominato “R.I.V.I.VI. il Borgo della Cunziria” (Rigenerazione, Innovazione e Valorizzazione dell’Identità di Vizzini), che impiega tecnologie immersive e percorsi didattici per narrare i segreti dell’antica manifattura e le suggestioni letterarie di Verga.

Borgo della Cunziria
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Borgo della Cunziria, legato a Giovanni Verga

Il rilancio del sito è già pienamente operativo: dal 6 al 10 luglio, infatti, le nuove aree ospitano una Summer School organizzata in sinergia con l’Università di Catania, intitolata “Borghi in transizione”, che accoglie venti giovani ricercatori e laureati italiani per sviluppare nuovi modelli di gestione culturale e resilienza del territorio.

Dove si trova e come arrivare

Il Borgo della Cunziria si trova nel territorio comunale di Vizzini, in provincia di Catania, in una posizione collinare tra il comprensorio Calatino e i Monti Iblei.

Per chi viaggia in auto partendo da Catania, il percorso più rapido prevede di imboccare la Strada Statale 194 (SS194) in direzione Ragusa, seguendo le indicazioni per Vizzini. Chi proviene da Siracusa o da Ragusa può utilizzare la SS514 per poi deviare verso il centro abitato.

Una volta giunti nei pressi di Vizzini, un’apposita segnaletica locale conduce direttamente alla vallata della Cunziria. La visita si effettua interamente a piedi lungo i sentieri recuperati, motivo per cui si consiglia l’uso di calzature comode adatte a percorsi rurali.

Castiglione in Teverina è il borgo del bere bene: qui c’è il museo del vino più grande d’Europa

4 juillet 2026 à 15:30

Il profilo della Tuscia viterbese si delinea attraverso una successione di creste argillose, vallate improvvise e speroni tufacei. Castiglione in Teverina sorge su uno di questi rilievi, dominando la valle del fiume Tevere. Ma chi arriva scorge anche filari di vite che seguono l’andamento delle colline, perché il paese racchiude tradizioni tramandate per secoli, cantine storiche e una cultura che accompagna la vita quotidiana.

La roccia vulcanica della zona, infatti, dona al terreno minerali preziosi che sono in grado di conferire ai vini locali note aromatiche uniche.  Il centro storico, ovvero la “Città del Vino“, si svela lentamente, mostrando un impianto urbanistico medievale perfettamente conservato, fatto di vicoli stretti, piazzette silenziose e palazzi nobiliari in pietra scura.

Le antiche abitazioni costruite una accanto all’altra seguono il profilo della rupe, mentre piazzette raccolte aprono panorami inattesi persino sui campanili che emergono tra i tetti in pietra.

Il borgo dei 5 sensi affacciato sul Lago Lemano: Yvoire, piccola (ma preziosa) perla francese

3 juillet 2026 à 17:00

Sulla penisola del Bas-Chablais, a ridosso del Lago Lemano (spesso chiamato Lago di Ginevra), ovvero uno dei più grandi bacini d’acqua dolce dell’Europa occidentale, c’è un piccolo borgo in cui si avverte istantaneamente un prezioso equilibrio tra pietra, acqua e vegetazione. Il suo nome è Yvoire e prende vita tra Ginevra ed Évian-les-Bains, lungo la riva francese del lago, in un punto strategico che per secoli ha controllato la navigazione e gli antichi collegamenti commerciali diretti verso la valle del Rodano e l’Italia.

Proprio questa funzione militare convinse il conte Amedeo V di Savoia a fortificare l’abitato a partire dal 1306, trasformandolo in una cittadella protetta da mura, torri e porte monumentali. Le case in pietra sembrano nate insieme alle fortificazioni, mentre vicoli lastricati, balconi ricchi di fioriture e piccole piazze raccontano una storia rimasta sorprendentemente fedele alle proprie origini.

Il suo soprannome è “Perla del Lago” e si capisce subito il motivo solamente osservandolo: un castello domina ancora il promontorio, le facciate sembrano riflettersi direttamente nell’acqua e il verde delle piante ammorbidisce il carattere severo delle architetture medievali. Dopo un lungo periodo trascorso come semplice villaggio di pescatori e agricoltori, gli anni ’50 del ‘900 hanno segnato una nuova rinascita grazie alla valorizzazione del patrimonio storico e floreale. Premi internazionali dedicati alla fioritura hanno consolidato la sua fama, fino all’ingresso tra i Borghi più belli di Francia, riconoscimento riservato ai centri storici di maggiore valore culturale e paesaggistico.

Cosa vedere a Yvoire

Le testimonianze del glorioso passato difensivo di questo villaggio di Francia si palesano lungo le strade acciottolate, svelando dettagli che meritano un’osservazione attenta. Ogni edificio racconta frammenti di vita quotidiana legata alla pesca, al commercio lacustre, alle guarnigioni militari.

Il Castello di Yvoire

Il simbolo del borgo domina ancora la punta della penisola. Costruito all’inizio del XIV secolo per volontà di Amedeo V di Savoia, aveva il compito di sorvegliare il traffico sul Lago di Ginevra e controllare una delle vie commerciali più importanti dell’epoca.

L’imponente mastio quadrangolare rimane il tratto più riconoscibile dell’edificio. Oggi il castello appartiene a privati e gli interni restano chiusi al pubblico, mentre la sua sagoma continua a rappresentare l’immagine più simbolica di Yvoire.

Castello di Yvoire, Francia
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Tutta la bellezza del Castello di Yvoire

Le mura e le porte fortificate

Gran parte della cinta muraria medievale è arrivata quasi totalmente intatta fino ai giorni nostri. Due porte fortificate, quella di Nernier e quella di Rovorée, segnano ancora gli antichi accessi al villaggio.

Attraversarle permette di ripercorrere il tragitto seguito per secoli da mercanti, viaggiatori e soldati. Bastioni, torri di guardia e fossati ricordano il passato militare del borgo molto prima della sua vocazione turistica.

Il Jardin des Cinq Sens

Tra i luoghi più affascinanti c’è il Jardin des Cinq Sens (Giardino dei Cinque Sensi), realizzato nell’antico orto del castello e insignito del riconoscimento francese di Jardin Remarquable. Il progetto prende ispirazione dagli orti medievali, nei quali piante aromatiche, medicinali e ornamentali convivevano all’interno di spazi protetti.

Un labirinto formato da siepi accompagna il percorso attraverso oltre 1.300 varietà vegetali. Rose profumate, salvia all’ananas, piccoli frutti, fontane e alberi da frutto stimolano vista, tatto, olfatto, gusto e udito in modo naturale. Anche i giardinieri partecipano all’esperienza, condividendo curiosità botaniche e antiche tradizioni legate alle coltivazioni.

La chiesa di Saint-Pancrace

La chiesa di Saint-Pancrace, riconosciuta Monumento Storico, presenta un caratteristico campanile a bulbo rivestito in acciaio inox, elemento insolito che riflette la luce del lago durante gran parte della giornata.

L’interno conserva un’atmosfera raccolta, impreziosita da opere sacre e da un ambiente semplice che contrasta con la vivacità delle vie circostanti.

Il porto e il Lago di Ginevra

Gran parte del fascino di Yvoire nasce dal continuo dialogo con il lago. Porto turistico, porto dei pescatori e moli regalano prospettive differenti sul borgo.

Nelle giornate limpide lo sguardo raggiunge le Alpi, il massiccio del Giura e la costa svizzera, con Nyon perfettamente visibile sulla riva opposta. L’acqua cambia colore durante le ore della giornata, passando dal blu intenso ai riflessi argentati che hanno reso celebre questo tratto del Léman.

Le vie fiorite

Balconi colmi di gerani, glicini, rose rampicanti e cassette traboccanti di colori accompagnano gran parte della visita. La tradizione floreale rappresenta, infatti, un autentico motivo d’orgoglio per gli abitanti, tanto che il paesino è una delle località più scenografiche della regione.

Cosa fare a Yvoire

Yvoire è uno degli ormai quasi rari villaggi francesi che si apprezza anche attraverso piccoli gesti, attività che permettono di cogliere il suo carattere autentico. Occorre rallentare il ritmo per accorgersi che il vero spettacolo muta continuamente insieme alla luce, al lago e ai profumi.

  • Salire su un battello della navigazione del Lago di Ginevra: per osservare il profilo del borgo dall’acqua, prospettiva che valorizza castello, mura e campanile.
  • Assaporare i filetti di persico oppure l’omble chevalier: due specialità legate alla lunga tradizione della pesca sul lago.
  • Visitare botteghe artigiane, gallerie d’arte e negozi: dedicati alla lavorazione del vetro, della ceramica e dei prodotti locali.
  • Raggiungere il Domaine de Rovorée-La Châtaignière: attraverso la via verde che collega il centro storico a questo grande parco affacciato sul lago.
  • Concedersi una pausa in uno dei locali lungo il porto: lasciando che il panorama sulle montagne accompagni un pranzo oppure un aperitivo.
  • Arrivare nelle prime ore della mattina oppure nel tardo pomeriggio: per godere di un’atmosfera più tranquilla e una luce particolarmente suggestiva.

Dove si trova e come arrivare

Yvoire appartiene al dipartimento dell’Alta Savoia, nella regione Alvernia-Rodano-Alpi. Il borgo occupa una posizione privilegiata sulla sponda francese del Lago Lemano, tra Ginevra ed Évian-les-Bains. Thonon-les-Bains dista circa 15 km, mentre Ginevra ed Évian si trovano entrambe a circa 25 km.

L’automobile rappresenta la soluzione più pratica grazie ai collegamenti con le autostrade A40 e A41. Il centro storico resta riservato ai pedoni, mentre i parcheggi si trovano all’esterno della cinta medievale. Una valida alternativa arriva dal lago: collegamenti regolari uniscono Yvoire alla città svizzera di Nyon durante tutto l’anno, mentre nella bella stagione aumentano le corse turistiche lungo il Lago di Ginevra, molte delle quali effettuate dagli eleganti battelli Belle Époque.

Chi preferisce la bicicletta può seguire la ViaRhôna, itinerario ciclabile che attraversa paesaggi spettacolari tra rive lacustri, piccoli centri storici e panorami alpini. Per chi viaggia in treno, le stazioni di riferimento sono Thonon-les-Bains e Ginevra, entrambe collegate al borgo tramite autobus, automobile oppure navigazione lacustre.

Cesi è il borgo umbro che custodisce il segreto della montagna che respira

2 juillet 2026 à 16:00

Tra leggende e natura, nel cuore dell’Umbria c’è un borgo dove il vento sembra nascere dalla terra. Succede a Cesi, piccolo gioiello medievale arroccato sulle pendici dei Monti Martani, dove da secoli un curioso fenomeno naturale alimenta racconti e leggende: dalle cavità della montagna fuoriescono correnti d’aria, calde in inverno e fresche d’estate, tanto da far guadagnare al luogo il soprannome di “montagna che respira”.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questo mistero, tra le motivazioni per recarsi in visita da queste parti. Tra siti archeologici, antiche fortificazioni, eremi francescani, sentieri panoramici e una cucina che racconta il territorio, Cesi è una delle destinazioni più sorprendenti dell’Umbria, perfetta per chi cerca un viaggio tra natura, storia e autenticità.

La storia di Cesi e la leggenda

La posizione geografica di Cesi, dominante sulla conca ternana e ricca di grotte naturali, ne ha fatto fin dall’antichità uno dei principali insediamenti degli antichi Umbri. Resti di mura ciclopiche, necropoli e aree sacre testimoniano ancora oggi l’importanza di questo territorio, che prima della conquista romana rappresentava uno dei centri più influenti dell’Umbria meridionale.

Borgo di Cesi
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Vista del borgo di Cesi

La leggenda più famosa del borgo è legata al Monte Eolo: gli abitanti raccontavano che nelle viscere della montagna vivesse Eolo, il dio dei venti, capace di soffiare aria attraverso la roccia. Ancora oggi il fenomeno è ben visibile: improvvise correnti emergono dal sottosuolo grazie a un fitto sistema di grotte e cunicoli carsici che attraversano il monte. La più celebre è la Grotta Eolia, accessibile dai sotterranei di Palazzo Stocchi, ma tutto il massiccio custodisce cavità di grande interesse speleologico.

Sulla cima del vicino Monte Torre Maggiore gli archeologi hanno riportato alla luce un importante santuario umbro-romano frequentato già dal VI secolo a.C., mentre poco più in basso si trovano i resti del sito fortificato di Sant’Erasmo, considerato tra i meglio conservati dell’Umbria preromana. Qui imponenti mura in opera poligonale, alte oltre dieci metri in alcuni punti, continuano a interrogare gli studiosi sul loro utilizzo: fortezza militare o grande santuario? Una domanda che rende il luogo ancora più affascinante.

Cesi, Monte Torre Maggiore
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Vista su Monte Torre Maggiore

Nel Medioevo, Cesi divenne il cuore delle antiche Terre Arnolfe, territorio strategico conteso tra Papato e Impero. Fu sede del governatore pontificio e raggiunse il massimo splendore tra Cinquecento e Seicento, quando sorsero eleganti palazzi nobiliari, fortificazioni e la Rocca che ancora oggi caratterizzano il borgo.

Cosa vedere e fare a Cesi

Passeggiare nel centro storico del borgo di Cesi significa fare un salto indietro nel tempo, attraversando davvero secoli di storia. Tra vicoli in pietra, piazzette panoramiche e palazzi rinascimentali si incontrano edifici religiosi di grande interesse come la Chiesa di San Michele Arcangelo, costruita nell’XI secolo, la Chiesa di Sant’Erasmo, affacciata sulla valle e la Chiesa di Santa Maria Assunta, che custodisce il prezioso dossale del Maestro di Cesi.

Cesi, san Michele Arcangelo
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La chiesa di San Michele Arcangelo a Cesi

Gli appassionati di archeologia possono spingersi fino ai Templi di Torre Maggiore e al sito di Sant’Erasmo, mentre a pochi minuti dal borgo si trova l’antica città romana di Carsulae, una delle aree archeologiche meglio conservate dell’Italia centrale.

Carsulae
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L’antica città romana di Carsulae

Qui sono ancora visibili il foro, il teatro, l’anfiteatro, gli archi monumentali e lunghi tratti dell’antica Via Flaminia, offrendo un vero viaggio nella Roma di oltre duemila anni fa.

Sant'Erasmo, Cesi
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Il sito di Sant’Erasmo

Cesi è anche una meta ideale per gli amanti dell’outdoor. Dai sentieri che attraversano i boschi dei Monti Martani partono percorsi per trekking, mountain bike ed e-bike, mentre gli appassionati di arrampicata, speleologia e parapendio trovano numerose opportunità per vivere la montagna in modo attivo. La posizione strategica permette inoltre di raggiungere facilmente la Cascata delle Marmore, la Valnerina e il Lago di Piediluco.

Lago di Piediluco, Cesi
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Vista sul Lago di Piediluco

Ci troviamo in Umbria però, quindi l’esperienza passa inevitabilmente anche dalla tavola. Le colline che circondano il borgo sono ricoperte da oliveti della varietà Moraiolo, dai quali nasce un pregiato olio extravergine d’oliva. Qui cresce anche uno degli ulivi più antichi e imponenti al mondo, con una chioma che raggiunge circa 17 metri di circonferenza. Tra le eccellenze gastronomiche spiccano inoltre pecorini, ricotte, tartufo e piatti della tradizione come ciriole, strappatelle, bruschette all’olio, frittate al tartufo, pizza sotto il fuoco, coratella, scottadito d’agnello e le immancabili pappardelle al cinghiale.

Dove si trova Cesi e come raggiungerlo

Cesi si trova a circa 10 chilometri da Terni, alle pendici dei Monti Martani, in una posizione ideale per esplorare l’Umbria meridionale. Il borgo è facilmente raggiungibile in auto dall’autostrada A1 uscendo a Orte e proseguendo verso Terni, oppure tramite la E45. Chi viaggia in treno può arrivare alla stazione di Terni e proseguire in pochi minuti in auto o con i collegamenti locali.

Negli ultimi anni il borgo è diventato protagonista del progetto “Cesi Porta dell’Umbria”, uno dei 21 progetti pilota nazionali finanziati dal Ministero della Cultura attraverso il PNRR. L’iniziativa punta a valorizzare il patrimonio storico, archeologico e naturalistico del territorio con nuovi servizi turistici, ospitalità diffusa, recupero degli edifici storici e un’offerta sempre più orientata al turismo lento e outdoor.

Agnone, il borgo del Molise dove suonano campane millenarie

27 juin 2026 à 13:00

Ad Agnone il viaggio inizia prima ancora di arrivare davanti a un monumento e lo fa nel suono delle campane, nel profumo dei formaggi, nelle vetrine delle botteghe storiche e con la sensazione di trovarsi in un borgo che ha saputo trasformare i propri mestieri in identità.

Il borgo molisano è conosciuto soprattutto per la Pontificia Fonderia di Campane Marinelli, tra le più antiche al mondo, ma custodisce anche un patrimonio religioso sorprendente, una forte cultura del rame, una preziosa raccolta di libri antichi e una tradizione casearia così radicata da averle fatto ottenere il titolo di Città del Formaggio 2025 conferito dall’Onaf.

Cosa vedere e fare ad Agnone

Il modo migliore per iniziare la visita è partire dal corso principale, punteggiato da pasticcerie, caseifici, negozi di artigianato e botteghe in cui fermarsi a scoprire alcune delle specialità più amate del territorio, dai celebri confetti ricci custoditi dai maestri confettieri locali fino ai dolci della tradizione.

Addentrandosi nel centro storico di origine medievale si capisce perché Agnone sia noto anche come la “città delle chiese”: vi si contano, infatti, numerosi edifici sacri, costruiti tra il XII e il XIX secolo, che vantano altari barocchi, statue lignee quattrocentesche e cinquecentesche, portali scolpiti e opere d’arte da osservare con attenzione. Tra le tappe più significative meritano una menzione la Chiesa Madre di San Marco Evangelista, la Chiesa di Sant’Emidio e la Chiesa di San Francesco, che raccontano la profonda dimensione religiosa e artistica del borgo.

Vicolo del centro storico di Agnone, Molise
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Vicolo del centro storico di Agnone

Una delle zone più sorprendenti è poi il quartiere La Ripa, ancora oggi soprannominato “borgo veneziano”, poiché il legame storico con la Serenissima affiora tra palazzi eleganti, bifore, stemmi nobiliari, leoni scolpiti e sculture in pietra del XII secolo. La tradizione racconta che un simile rapporto nacque quando la famiglia Borrello, dopo aver servito alla corte del Doge, portò ad Agnone soldati e artigiani veneti, lasciando nel tessuto urbano un’impronta tuttora riconoscibile.

La passeggiata può proseguire fino al belvedere cittadino, da cui lo sguardo si apre sulla valle sottostante, con le forme dell’Alto Molise che fanno da cornice a tetti, campanili e strade antiche.

L’esperienza più indimenticabile resta però la visita alla già citata Pontificia Fonderia di Campane Marinelli: il percorso nel Museo Storico della Campana permette di ripercorrere l’evoluzione dell’arte campanaria grazie a reperti, fotografie e documenti, fino ad arrivare agli ambienti della fonderia, dove si scoprono le fasi di lavorazione e fusione delle campane. Il momento più emozionante è il piccolo concerto dal vivo che aiuta a comprendere perché la campana venga spesso definita la “voce di Dio”.

Agnone conserva anche un altro tesoro di grande fascino: Palazzo San Francesco, ex convento del 1330 che ospita la Biblioteca Comunale e Labanca e la Mostra del Libro Antico: sono custoditi circa duemila libri del Cinquecento, una delle collezioni più importanti d’Italia, insieme a incunaboli, pergamene e volumi storici. Notevoli anche i quattro soffitti lignei settecenteschi, decorati con un raro ciclo pittorico legato alla cultura alchemica ed ermetica francescana.

Ma non è tutto: il Museo Storico del Rame racconta l’epoca in cui Agnone divenne uno dei principali centri italiani per la lavorazione di questo metallo. Dal XV secolo, infatti, il borgo conobbe una stagione di grande sviluppo grazie ai ramai, con numerose botteghe e fonderie attive che contribuirono a renderlo un punto di riferimento per l’artigianato specializzato.

A completare il viaggio c’è la tavola: il legame con la tradizione casearia nasce lungo il Tratturo Celano-Foggia, una delle storiche vie della transumanza percorse per secoli da pastori e greggi tra i pascoli dell’Alto Molise. Dalla cultura pastorale derivano prodotti come il Caciocavallo, la Stracciata, la Manteca e le Scamorze, espressione di un sapere antico che definisce l’identità gastronomica del territorio.

Tra le esperienze più golose ci sono la scamorza arrostita e filante, il Caciocavallo “impiccato” su una fonte di calore e poi spalmato sul pane fresco, ma anche piatti della memoria contadina come le Pallotte cacio e ova e le Sagne a pezzi. Per chiudere in dolcezza, non mancano le ostie ripiene, i mostaccioli e le loffe ricoperte di cioccolato.

Dove si trova Agnone e come arrivare

Agnone si trova in provincia di Isernia, nel territorio dell’Alto Molise.

Per arrivare in auto, sia da nord sia da sud, si può percorrere l’autostrada Adriatica A14 in direzione Pescara e uscire a Montenero di Bisaccia, Vasto Sud o San Salvo. Da qui ci si immette sulla SS 650, la Fondo Valle Trigno, in direzione Isernia, per poi svoltare verso Agnone lungo la SS 86.

Se viaggiate in treno potete raggiungere la stazione ferroviaria di Isernia, distante circa 42 chilometri e collegata direttamente con Roma e Napoli. Da Isernia è poi possibile proseguire verso Agnone in autobus con le autolinee locali.

Tra le pietre parlanti della Valnerina c’è il borgo dei Ciarlatani: Cerreto di Spoleto

25 juin 2026 à 14:00

Ci troviamo in un angolo d’Umbria fuori dalle rotte più battute, dove le pietre “parlano” perché, a saperle osservare, rivelano i segreti, le fatiche e l’ingegno degli uomini che le hanno modellate. E proprio qui, in un tratto della Valnerina, a 557 metri di quota prende vita Cerreto di Spoleto, borgo che occupa una posizione che per secoli ha rappresentato una risorsa preziosa.

Dall’alto del colle di San Sebastiano lo sguardo segue il disegno delle vallate, intercetta boschi fitti, versanti coltivati e piccoli nuclei abitati che narra una lunga vicenda umana. Il nome stesso del paese deriva dai cerri, alberi appartenenti alla famiglia delle querce che ricoprono gran parte delle alture circostanti e caratterizzano il paesaggio locale.

La storia affonda le radici nell’Alto Medioevo, ma il tratto più originale dell’identità di questo paese della provincia di Perugia è dato da una vicenda decisamente insolita: Cerreto viene ricordato in tutta Italia come il “Paese dei Ciarlatani“, perché qui nacque una tradizione che avrebbe influenzato persino la lingua italiana.

Dopo una sconfitta militare subita nel Medioevo, infatti, molti abitanti furono costretti a cercare nuove forme di sostentamento. Iniziò così l’attività itinerante di questuanti, guaritori, venditori di rimedi e intrattenitori ambulanti. Con il passare del tempo questi personaggi acquisirono fama nelle piazze europee grazie a spettacoli ricchi di abilità oratorie, artifici scenici e presunti preparati miracolosi. Dall’unione tra “cerretano” e “ciarla” nacque il termine “ciarlatano”, entrato stabilmente nel vocabolario italiano.

Cosa vedere a Cerreto di Spoleto

Più che un semplice centro storico, Cerreto appare come un mosaico di testimonianze che attraversano secoli differenti. Architetture religiose, strutture difensive e piccoli nuclei abitati disseminati nel territorio comunale permettono di leggere la storia locale da prospettive sempre nuove.

Chiesa di Santa Maria Annunziata

Cuore religioso del paese, la Chiesa di Santa Maria Annunziata presenta una struttura a navata unica impreziosita da elementi rinascimentali. Il portale in pietra reca la data del 1592 e introduce a un ambiente raccolto che custodisce un fonte battesimale ottagonale del XVI secolo. Particolarmente significativa la “Madonna del Rosario”, dipinta nel 1583 da Felice Damiani, artista tra i protagonisti della pittura umbra tardorinascimentale.

Chiesa di Santa Maria Delibera

La Chiesa di Santa Maria Delibera è sorprendentemente addossata a un torrione cilindrico delle mura medievali ed è uno degli esempi più affascinanti di riutilizzo architettonico del borgo. L’antica struttura difensiva venne infatti trasformata nell’abside dell’edificio sacro.

All’interno compaiono affreschi attribuiti alla scuola umbro-marchigiana tra XV e XVI secolo. Il nome deriva dalla Madonna Liberatrice, divenuta nel linguaggio popolare “Madonna de Libera”, quindi Delibera.

Ex monastero di San Giacomo

Fondato nel XIII secolo e ampliato durante il ‘400, l’ex monastero di San Giacomo costituisce uno dei complessi monumentali più importanti della Valnerina. Cortile, pozzo, cantine, dormitorio e oratorio restituiscono ancora oggi l’organizzazione della vita monastica. Le pareti proteggono dipinti e affreschi realizzati tra XIV e XVI secolo e attualmente ospita l’Archivio Storico Comunale e il Cedrav, centro dedicato alla documentazione antropologica del territorio.

Ex chiesa di San Nicola e Museo del Ciarlatano

Restano soltanto le mura perimetrali dell’antica chiesa duecentesca, eppure proprio questa condizione le conferisce un fascino particolare. Navata e transetto formano una scenografica arena all’aperto utilizzata per spettacoli e manifestazioni culturali. Negli spazi sottostanti trova sede il Museo del Ciarlatano, dedicato alla curiosa tradizione che ha reso celebre il paese.

Borgo di Ponte

Borgo di Ponte è un antico centro longobardo e sede dell’omonimo gastaldato. Controllò per secoli una vasta porzione dell’Appennino umbro, anche se oggi restano soltano la porta d’accesso al castello, tracce della rocca e la pieve di Santa Maria Assunta.

Borgo Cerreto

Sorto presso la confluenza tra il Vigi e il Nera, Borgo Cerreto conserva frammenti dell’antico sistema difensivo e una porta medievale ancora integra. La chiesa romanica di San Paterniano incorpora una torre d’avvistamento trasformata in campanile. Interessante anche la chiesa gotica di San Lorenzo, legata alla presenza francescana lungo le principali direttrici della valle.

Borgo Cerreto, Umbria
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Un angolo di Borgo Cerreto

Santuario della Madonna della Stella

Tra boschi e silenzi appenninici si trova l’antico eremo di Santa Croce, poi divenuto Santuario della Madonna della Stella. Le sue origini risalgono al 1308 grazie agli agostiniani.

Terme di Triponzo

Le sorgenti sulfuree risultavano conosciute già in epoca romana. L’acqua sgorga durante tutto l’anno a una temperatura di circa 30 gradi e rende Triponzo l’unico centro termale dell’Umbria alimentato da sorgenti sulfuree naturali.

Cosa fare a Cerreto di Spoleto

Questo grazioso borgo d’Umbria invita a rallentare il ritmo. L’esperienza qui assume un carattere profondamente legato al paesaggio, alle tradizioni popolari e alle peculiarità culturali della Valnerina.

  • Percorrere i sentieri tra i boschi di cerro: seguendo itinerari che attraversano vallate, crinali panoramici e piccoli nuclei rurali.
  • Esplorare la Valnerina in bicicletta: approfittando di strade secondarie che regalano scorci continui sul Nera e sulle montagne circostanti.
  • Partecipare al Festival del Ciarlatano: manifestazione che rievoca personaggi, racconti e spettacoli legati alla tradizione più celebre del borgo.
  • Scoprire la gastronomia locale: caratterizzata dalla presenza del tartufo nero, protagonista di molte preparazioni della cucina umbra.
  • Osservare il punto d’incontro tra il Vigi e il Nera: uno degli scorci paesaggistici più suggestivi dell’intero comune.

Dove si trova e come arrivare

Cerreto di Spoleto si trova nella parte sud-orientale dell’Umbria, in provincia di Perugia, nel cuore della Valnerina. La distanza da Spoleto è di circa 30 chilometri, mentre Norcia si raggiunge in poco più di 20 chilometri. In auto il collegamento principale segue la Strada Statale Valnerina, arteria che attraversa l’intera valle accompagnando il corso del fiume Nera. Da Spoleto il percorso risale la vallata regalando vedute spettacolari tra pareti rocciose, corsi d’acqua e boschi appenninici.

Chi arriva in treno può utilizzare la stazione ferroviaria di Spoleto e proseguire successivamente su strada mediante autobus o mezzo privato. L’arrivo a Cerreto regala una scena che resta impressa: il profilo del castello emerge sopra il verde dei versanti, le pietre delle antiche costruzioni catturano la luce e l’intera Valnerina si apre davanti agli occhi con una forza discreta ma indimenticabile.

Il borgo dal campanile azzurro: Dürnstein e i suoi antichi segreti nel cuore della Wachau

22 juin 2026 à 17:00

Meno di 1.000 abitanti vivono tra le sue pittoresche strade, eppure Dürnstein è una delle località più celebri dell’intera Austria. Il borgo è quindi piccolo nelle dimensioni ma enorme nel fascino, anche perché è adagiato lungo una curva del Danubio che rappresenta il tratto più scenografico della Valle della Wachau.

Arrivando a passo lento già si avverte una forte emozione: da una parte scorrono le acque del grande fiume che collega numerosi Paesi dell’Europa centrale, dall’altra si innalzano colline ricoperte da filari ordinati, albicoccheti e formazioni rocciose. Al centro di questo scenario c’è un nucleo urbano compatto, protetto per secoli da mura e torri, dominato dalla sagoma di una fortezza in rovina e da un campanile barocco color azzurro che è diventato il volto stesso della Wachau.

Nel 1994 Dürnstein ricevette il Diploma Europeo per il valore del suo patrimonio culturale e dal 2000 fa parte del paesaggio culturale della Wachau inserito nella lista UNESCO. Passeggiando tra vicoli lastricati e facciate dai colori delicati si percepisce immediatamente il legame con il vino grazie a taverne tradizionali, cantine e giardini ombreggiati. Inoltre, il nome di Dürnstein richiama persino una figura leggendaria: Riccardo Cuor di Leone, il sovrano inglese la cui prigionia trasformò questo angolo della Bassa Austria in una pagina celebre della storia medievale.

Cosa vedere a Dürnstein

Uno degli aspetti più affascinanti di questo angolo d’Austria è che conquista attraverso dettagli che spesso sfuggono a una visita frettolosa. Una scala rinascimentale nascosta dietro un portale, una torre medievale trasformata in abitazione privata, oppure antiche pietre consumate dal tempo. In sostanza, l’intero centro storico funziona quasi come un museo a cielo aperto.

La collegiata dalla celebre torre azzurra

Nessuna immagine rappresenta Dürnstein meglio della sua torre campanaria blu e bianca. Questo elemento architettonico è diventato il simbolo della Wachau e compare regolarmente nelle fotografie dedicate alla regione. La collegiata appartiene all’antico complesso monastico agostiniano fondato nel XV secolo e profondamente rinnovato durante l’età barocca.

Il campanile attuale riflette la volontà del prevosto Hieronymus Übelbacher, che desiderava materiali pregiati e una decorazione in grado di trasmettere un preciso messaggio teologico. La scelta cromatica possiede infatti un significato simbolico: il marrone degli edifici conventuali richiama la dimensione terrena dell’esistenza umana, mentre l’azzurro della torre celebra il trionfo di Cristo sulla morte. All’interno trovano spazio funzioni religiose, esposizioni e percorsi dedicati alla storia del monastero.

Le rovine del castello di Dürnstein

Sopra i tetti della cittadina si stagliano le rovine della fortezza che rese famoso questo luogo in tutta Europa. Il castello venne costruito tra il 1140 e il 1145 dalla potente famiglia dei Kuenringer, signori che controllavano i traffici sul Danubio.

La sua notorietà, però, è legata alla vicenda di Riccardo I d’Inghilterra, passato alla storia con il soprannome di Riccardo Cuor di Leone. Tra il dicembre 1192 e il febbraio 1193 il sovrano fu tenuto prigioniero dai suoi avversari politici dopo il ritorno dalla Terza Crociata. Gli storici discutono ancora sul luogo esatto della detenzione, attribuita talvolta alla fortezza principale, altre volte a edifici collegati presenti nella valle.

Castello di Dürnstein, Austria
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Le rovine del Castello di Dürnstein

Nel 1645, durante la Guerra dei Trent’Anni, le truppe svedesi guidate dal generale Torstenson fecero saltare la fortezza. Da allora il castello rimase un rudere. Oggi una salita di circa 20 minuti conduce fino alle mura superstiti, dove arrivano panorami magnifici sul Danubio, sui vigneti e sugli insediamenti storici della Wachau.

La Kremser Tor

L’antica porta orientale segna uno degli ingressi più suggestivi al centro storico. Costruita nel XV secolo, presenta una torre quadrata articolata su 4 livelli, la Kremser Tor. In passato costituiva parte integrante del sistema difensivo urbano, mentre adesso svolge una funzione residenziale.

Il municipio rinascimentale

Tra gli edifici più fotogenici della cittadina figura il municipio, che trovò sede qui nel 1547 all’interno di una casa tardogotica. Nel 1563 arrivò una trasformazione in stile rinascimentale che definì gran parte dell’aspetto attuale.

Particolarmente apprezzato risulta il cortile interno, con la sua scenografica scala in pietra che conduce agli ambienti amministrativi . Piante rampicanti e dettagli architettonici contribuiscono al fascino dello spazio.

La chiesa di Kunigunde

La chiesa venne dedicata a santa Cunegonda, moglie dell’imperatore Enrico II. Le sue origini risalgono attorno al 1200, fatto che la rende la più antica della località. Nel 1783 gran parte della struttura fu demolita. Torre e sagrestia sopravvissero, mentre il resto lasciò spazio al cimitero attuale.

Il castello nuovo

Vicino al Danubio prende vita un edificio che racconta una fase diversa della storia locale. Costruito nel 1622 da Christoph Wilhelm von Zelking al posto di 10 abitazioni appartenenti a viticoltori, presenta una struttura compatta organizzata attorno a un cortile centrale.

Due torri affiancano la facciata rivolta verso il fiume e durante il XX secolo venne trasformato in albergo, tanto che continua ancora oggi ad accogliere ospiti.

Cosa fare a Dürnstein

Dürnstein è una di quelle località che premia chi dedica tempo all’osservazione. Oltre ai monumenti, gran parte dell’esperienza nasce dall’incontro tra paesaggio, gastronomia e tradizioni agricole radicate da secoli.

  • Assaggiare i vini della Wachau: attraverso degustazioni dedicate soprattutto a Grüner Veltliner e Riesling, varietà che hanno reso celebre la valle.
  • Percorrere il sentiero tematico dedicato a Riccardo Cuor di Leone: tra punti panoramici, rocce modellate dagli agenti atmosferici e scorci sulla valle danubiana.
  • Raggiungere le rovine al mattino: per godere della luce migliore sui vigneti e sulle anse del fiume.
  • Visitare le botteghe locali: specializzate in liquori, grappe e prodotti derivati dall’albicocca della Wachau.
  • Attraversare il Danubio con il traghetto verso Rossatz: per osservare il profilo della cittadina da una prospettiva particolarmente scenografica.
  • Esplorare i villaggi vinicoli: Oberloiben e Unterloiben, inglobati amministrativamente in Dürnstein dal 1971.
  • Programmare il viaggio tra fine marzo e aprile: periodo durante il quale circa 100.000 alberi di albicocco colorano la valle con sfumature bianche e rosate.
  • Percorrere un tratto della pista ciclabile del Danubio: considerata tra gli itinerari cicloturistici più apprezzati d’Europa.

Dove si trova e come arrivare

Il villaggio di Dürnstein si trova nella regione della Bassa Austria, lungo il Danubio, all’interno della Valle della Wachau. Il centro abitato occupa una posizione strategica tra Krems an der Donau e Melk, nel tratto più famoso del paesaggio UNESCO. L’accesso più pratico avviene in automobile attraverso le strade regionali che seguono il corso del fiume. Il nucleo storico è quasi interamente pedonalizzato e il traffico privato risulta fortemente limitato.

Tra le località affacciate sul Danubio, poche possiedono una personalità così riconoscibile. Dürnstein, infatti, viene spesso chiamata la “Perla della Wachau“, definizione che appare pienamente meritata.

Il borgo delle scogliere su un mare turchese e falesie che sfidano il Mediterraneo: benvenuti a Bonifacio

20 juin 2026 à 16:30

Lo si scorge già da lontano, all’estremità meridionale della Corsica, quando una lunga muraglia di calcare bianco emerge sopra il blu intenso del mare. Da quella distanza sembra quasi finto, ma avvicinandosi ci si accorge che le pareti verticali sostengono davvero un borgo intero. Quello è Bonifacio, in una posizione geografica straordinaria: sta sopra un promontorio alto circa 70 metri che domina le Bocche di Bonifacio, il tratto di mare che separa la Corsica dalla Sardegna.

Nel punto più stretto le due isole distano appena 11 chilometri, una vicinanza che per secoli ha trasformato questo angolo di Mediterraneo in un passaggio strategico per commerci, flotte militari e naviganti. Spesso soprannominata la “Gibilterra corsa” per la sua imponenza e il ruolo difensivo svolto nel corso del tempo, Bonifacio custodisce una storia molto più antica della sua celebre cittadella medievale.

Le testimonianze archeologiche raccontano una presenza umana risalente a migliaia di anni fa, mentre il nucleo urbano attuale venne fondato nel IX secolo dal marchese Bonifacio di Toscana, dal quale la città prende il nome. Passeggiare tra i suoi vicoli, quindi, equivale ad attraversare quasi mille anni di storia, mentre affacciarsi dalle terrazze panoramiche vuol dire osservare uno dei paesaggi costieri più spettacolari d’Europa.

Cosa vedere a Bonifacio

Gran parte del fascino di questo pittoresco angolo di Corsica nasce dall’insieme di scorci, leggende e dettagli che narrano il carattere tenace di una comunità abituata a vivere tra assedi, venti impetuosi e un territorio tanto magnifico quanto severo.

La Cittadella e la Porta di Genova

Cuore storico della città, la Cittadella occupa la parte più elevata del promontorio calcareo. Fino alla metà del XIX secolo l’accesso principale avveniva attraverso la Porta di Genova, protetta da un ponte levatoio e concepita per controllare chiunque tentasse di entrare.

All’interno, strade strette e case addossate l’una all’altra formano un intricato tessuto urbano di origine medievale. Archi in pietra, passaggi coperti e facciate consumate dalla salsedine ricordano l’antica funzione difensiva dell’insediamento.

Bastion de l’Étendard

Il Bastion de l’Étendard è il simbolo assoluto di Bonifacio e domina il porto dall’alto delle fortificazioni. Edificato dai Genovesi nel XIII secolo, venne gravemente danneggiato durante gli scontri del XVI secolo e successivamente ricostruito.

Le sale interne, in parte scavate nella roccia, raccontano oltre 1000 anni di vicende militari. Dalle terrazze superiori si apre uno dei panorami più impressionanti dell’intera isola, con vista sul fiordo, sulle Bocche di Bonifacio e sulle scogliere circostanti. Accanto al bastione si trova il Jardin des Paysages, una terrazza naturale sporta sul mare che permette di cogliere l’eccezionale posizione geografica della città.

La Scala del Re d’Aragona

Sono ben 189 gradini irregolari che scendono lungo la falesia fino quasi al livello del mare. Secondo la tradizione vennero realizzati in una sola notte dai soldati di Alfonso V d’Aragona durante l’assedio del 1420. La ricostruzione storica appare meno romantica e attribuisce l’opera ai frati francescani, interessati a raggiungere una sorgente d’acqua dolce.

Qualunque sia la verità, l’effetto visivo resta straordinario: dall’alto la scala sembra una ferita aperta nella roccia bianca.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore

Tra gli edifici religiosi della città, la Chiesa di Santa Maria Maggiore è la più antica. Le sue origini risalgono al XII secolo e testimoniano l’influenza pisana precedente al dominio genovese.

Particolarmente caratteristica risulta la loggia esterna, utilizzata in passato per assemblee pubbliche e incontri tra i notabili locali.

Il Cammino di Ronda

Lungo le antiche fortificazioni corre un percorso che permette di osservare da vicino bastioni, mura e sistemi difensivi sviluppati tra XIII e XIV secolo.

Da qui si comprende perfettamente l’importanza strategica di Bonifacio: le vedute sul porto naturale, sulle falesie e sul mare aperto restituiscono la percezione della forza militare che rese questa città una delle piazzeforti più ambite del Mediterraneo occidentale.

I Mulini a vento

Sull’altopiano calcareo emergono ancora le sagome degli ultimi mulini superstiti. Oggi appaiono in rovina, ma ricordano un’epoca durante la quale la produzione cerealicola risultava fondamentale per la sopravvivenza della comunità.

Il Cimitero Marino

Candide cappelle funerarie affacciate sul mare formano uno dei luoghi più suggestivi della Corsica. Tra piccole costruzioni bianche e scorci aperti sulle Bocche di Bonifacio si respira una quiete particolare.

Il porto e la Marina

Nella parte bassa si sviluppa il porto naturale, un lungo fiordo che penetra profondamente nella costa. Facciate color pastello, barche a vela, yacht e ristoranti animano la banchina. Alzando gli occhi verso la città alta si coglie una prospettiva sorprendente, con le case medievali che sembrano sorgere direttamente dalla parete calcarea.

Cosa fare a Bonifacio

Fuori dalle mura storiche, il borgo rivela una dimensione ancora più spettacolare. Mare, sentieri e isole trasformano il territorio circostante in un enorme scenario naturale.

  • Partecipare a un’escursione in barca per osservare le falesie dal mare: prospettiva che consente di apprezzare pienamente la verticalità della città.
  • Raggiungere la Grotta di Sdragonato: celebre per l’apertura nella volta rocciosa che ricorda la forma della Corsica.
  • Visitare l’arcipelago delle Lavezzi: all’interno della riserva naturale delle Bocche di Bonifacio, santuario marino caratterizzato da acque trasparenti e grandi massi granitici modellati dagli elementi.
  • Seguire il sentiero verso Capo Pertusato: tra macchia mediterranea, scogliere e panorami che si estendono fino alla Sardegna.
  • Scoprire il Faro della Madonetta: punto di riferimento storico per la navigazione nello stretto.
  • Fare snorkeling o immersioni alla Tonnara: area particolarmente apprezzata per la limpidezza dei fondali.
  • Rilassarsi sulla Spiaggia di Rondinara: celebre per la forma a conchiglia e per le tonalità turchesi dell’acqua.
  • Raggiungere lo Sperone: tratto costiero considerato tra i più spettacolari della Corsica grazie alla sabbia chiarissima e alle vedute sulle isole vicine.
  • Osservare il tramonto dalle falesie: quando la pietra calcarea assume sfumature dorate e il profilo della città si staglia contro il cielo.
Spiaggia di Rondinara, Corsica
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La straordinaria Spiaggia di Rondinara

Dove si trova e come arrivare

Bonifacio sorge nell’estremità meridionale della Corsica ed è il centro abitato più a sud della Francia. Dall’Italia il collegamento più rapido parte da Santa Teresa Gallura, nel nord della Sardegna, con una traversata marittima di circa 50 minuti.

Chi arriva dalla penisola può sbarcare a Bastia tramite i collegamenti marittimi provenienti da Genova, Livorno e altri porti del Tirreno. Da Bastia occorrono circa 180 chilometri per raggiungere Bonifacio attraversando gran parte dell’isola.

Strade panoramiche attraversano paesaggi molto diversi tra loro, dalle coste orientali alle aree interne ricoperte di macchia mediterranea. Proprio questo viaggio contribuisce a rendere speciale l’arrivo. Poi, all’improvviso, compare la città delle scogliere: bianca, poderosa e luminosa.

Casarza Ligure, la Liguria degli uliveti, dei borghi e i sentieri del Tigullio

18 juin 2026 à 16:30

La Liguria del Tigullio è un angolo di questa regione che scorre diversamente dagli altri, lontano dal mare e dalle città più blasonate, specialmente durante l’estate. La Liguria è nell’immaginario di tutti il “mare del nord Italia” per eccellenza, eppure basta lasciare la costa per pochi minuti e il paesaggio cambia ritmo. Casarza Ligure si inserisce proprio in questo passaggio, fatto di uliveti terrazzati, frazioni raccolte, sentieri che collegano borghi sospesi e piccole architetture rurali che raccontano un rapporto antico con la terra.

Cosa fare e vedere a Casarza Ligure

Casarza Ligure è un comune diffuso della Liguria, dove il centro abitato è solo una delle possibili soglie d’ingresso. Il suo vero carattere emerge piuttosto salendo verso le frazioni, dove il paesaggio si apre su una distesa sconfinata di uliveti e la luce cambia l’atmosfera. Bargone, infatti, è uno dei punti più significativi di questa geografia. Frazione collinare affacciata sulla valle, conserva un impianto rurale ancora leggibile e una dimensione paesaggistica che dialoga costantemente con il verde circostante.

Qui si trova Villa Fracchia, con il suo giardino storico e il mausoleo dedicato allo scrittore Umberto Fracchia, che aggiunge una stratificazione culturale inattesa a un contesto profondamente naturale. La sensazione è quella di un luogo in cui la letteratura ha trovato un suo spazio fisico, quasi discreto, dentro il paesaggio.

Veduta di Bargone
Andrea Lombardo
Sguardo sulla frazione di Bargone

Da Bargone partono sentieri che attraversano la collina e collegano altre piccole frazioni, dove il tempo sembra organizzarsi ancora secondo logiche agricole. La rete di percorsi pedonali è uno degli elementi più interessanti dell’area dove non ci si imbatte in itinerari spettacolari nel senso classico, ma in strade che si inerpicano tra luoghi abitati, campi, ulivi e scorci sulla vallata. Scendendo verso il fondovalle, invece, Casarza Ligure mostra un volto più quotidiano, con piazze, servizi e una vita locale che resta attiva durante tutto l’anno.

Eventi tra Casarza Ligure e Bargone

Dal 22 al 28 giugno Bargone e Casarza Ligure diventano il centro di un progetto che interpreta in modo contemporaneo l’entroterra ligure. Una settimana di esperienze all’aria aperta trasforma questi luoghi in una destinazione temporanea dedicata al tempo lento, alla cultura e al paesaggio.

Yoga, Villa Franca, Bargone
Ufficio Stampa
Le sessioni di yoga

La proposta si sviluppa tra uliveti, giardini storici e spazi culturali diffusi. Le giornate si articolano attraverso attività che mettono in relazione corpo, territorio e narrazione: yoga nel giardino di Villa Fracchia, degustazioni di olio extravergine sotto gli ulivi, brunch all’aperto e laboratori di scrittura. Il formato è quello di una micro-stagione culturale aperta, dove molte delle attività sono gratuite o accessibili con un contributo simbolico e prenotazione online.

Casarza Ligure, uliveti
Ufficio Stampa
Incontri sotto gli uliveti

L’elemento letterario rappresenta uno dei fili conduttori più forti dell’iniziativa. Il programma si inserisce infatti all’interno del Premio Fracchia, che ogni anno porta sull’entroterra del Tigullio autori, incontri e momenti di confronto legati alla narrativa contemporanea. In questo contesto, il paesaggio non è semplice sfondo, ma parte attiva del racconto.

Tra gli appuntamenti più significativi rientra anche la tappa inaugurale del tour nazionale del Premio Strega Saggistica, prevista durante la settimana, che rafforza la dimensione culturale dell’evento e la sua connessione con il panorama editoriale italiano. Il programma include inoltre incontri con autori contemporanei e momenti pubblici che trasformano il borgo in un luogo di passaggio e di permanenza allo stesso tempo.

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