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Un’anima di pietra e fiori: Penglipuran, a Bali, è un villaggio che sembra una poesia vissuta

2 avril 2026 à 13:30

Tra le colline fresche dell’isola di Bali, a circa 600 metri sopra il livello del mare, si nasconde un villaggio che sembra progettato più da una visione spirituale che da una necessità abitativa. Il suo nome è Penglipuran ed è spesso accarezzato da una brezza pimpante proveniente dai rilievi vulcanici vicini, tra cui il massiccio del Monte Batur. Si compone di una sola strada in pietra che conduce lo sguardo e il passo verso il tempio principale. Ai lati, una sequenza impeccabile di ingressi identici svela cortili familiari racchiusi da muri in terra e pietra.

Fondata nel XIV secolo durante il regno di Bangli, Penglipuran conserva ancora un impianto urbanistico originale, rimasto quasi intatto per oltre 7 secoli. Una coerenza che lo ha portato a essere riconosciuto come uno dei migliori villaggi turistici sostenibili al mondo (è infatti considerato uno dei più puliti). Il nome stesso suggerisce due anime: alcuni abitanti parlano di memoria degli antenati, altri evocano una sensazione di pace profonda. Entrambe le interpretazioni trovano conferma non appena si varca l’ingresso.

Ciò che colpisce subito è l’ordine. Case, strade, templi e persino il silenzio sembrano seguire una logica condivisa. Questa struttura riflette il principio balinese del Tri Mandala, una divisione dello spazio che distingue aree sacre, zone abitative e aree dedicate alle attività quotidiane. Pure le regole sociali contribuiscono a questo equilibrio: le norme locali, chiamate awig-awig, stabiliscono comportamenti precisi come il divieto di poligamia, la regolazione dell’uso delle risorse naturali e, contemporaneamente, impongono una coerenza architettonica rigorosa.

Dietro il villaggio, tra le altre cose, si estende una vasta foresta di bambù considerata sacra. Oltre a fornire materiali per costruzioni e oggetti quotidiani, rappresenta una protezione naturale per le risorse idriche. Tagliare una pianta (come è possibile intuire) richiede autorizzazioni specifiche e viene concesso solo per necessità legate a rituali o architettura tradizionale.

Goa Gajah, circondata da acque sacre che custodiscono segreti millenari

Par : elenausai10
13 août 2025 à 15:42

Se c’è un luogo capace di regalare suggestioni uniche, questo è proprio Goa Gajah, un tempio risalente all’IX secolo che conquista chiunque lo visiti. Qui l’atmosfera è pacifica, ma velata di mistero e intrisa di storia. Per accedervi bisogna varcare l’incredibile ingresso di una grotta scavata nella roccia: un volto demoniaco scolpito nella pietra, come a custodire antichi segreti. All’interno regna un silenzio quasi sacro e le statue millenarie vi faranno sentire in contatto con qualcosa di più grande.

I giardini circostanti e le fontane di pietra, perfetti nella loro armonia, completano l’incanto, offrendo lo scenario ideale per immergersi nella calma. Chi si trova in Indonesia, nei dintorni di Ubud, non dovrebbe lasciarsi sfuggire questa esperienza.

La storia e i misteri di Goa Gajah

Sebbene le sue origini restino in parte avvolte nel mistero, si ritiene che il tempio sia stato costruito nel IX secolo, durante la dinastia Warmadewa, un’epoca in cui le influenze indù e buddiste cominciavano a fondersi a Bali. Tra i luoghi sacri più antichi dell’isola, Goa Gajah fu un centro di meditazione per i monaci: al suo interno, buio e silenzioso, si trovano una statua di Ganesha e i simboli del lingam-yoni, testimonianza dell’incontro tra le due tradizioni spirituali.

Il nome del tempio sembra legato all’ingresso della grotta, scolpito con un’enorme e inquietante faccia: per alcuni raffigura un elefante, per altri un demone, e serviva a tenere lontani gli spiriti maligni. Accanto, una vasca con sei figure femminili in pietra che versano acqua era probabilmente utilizzata per la purificazione rituale, pratica tipica delle cerimonie indù.

Rimasto per secoli nascosto dalla vegetazione, il sito fu riscoperto negli anni ’20 da un team di archeologi olandesi. Tra le rovine emersero incisioni, statue di divinità e creature mitiche, prova che Goa Gajah fu un luogo sacro per generazioni e che, per molti, lo è ancora oggi.

Vasche rituali a Goa Gajah
iStock
Le vasche rituali a Goa Gajah

Come scoprire il tempio di Goa Gajah

Arrivati al tempio, entrate nella grotta attraversando l’ingresso scolpito, un volto massiccio e inquietante. All’interno verrete avvolti da un’atmosfera fresca, buia e silenziosa, con una statua di Ganesha e gli antichi simboli del lingam-yoni. Sembra un rifugio sacro, perfetto per immergersi nelle vibrazioni del IX secolo: qui è facile immaginare i monaci che, secoli fa, meditavano al suo interno.

Uscite dalla grotta e raggiungete la vasca per i bagni rituali: vedrete sei statue in pietra raffiguranti delle donne che versano acqua, usate per antichi riti di purificazione. La zona è verde e serena, perfetta per scattare foto o semplicemente rilassarsi vicino alle fontane. Potete passeggiare nei giardini circostanti, dove troverete sculture in pietra ricoperte di muschio, piccoli santuari e sentieri nella giungla.

Dove si trova e come arrivare

La grotta di Goa Gajah, nota anche come Grotta dell’Elefante, si trova nel villaggio di Bedulu, nella reggenza di Gianyar. Dista circa 5 chilometri (10 minuti in auto o scooter) a sud-est dal centro di Ubud ed è facilmente raggiungibile tramite Jalan Raya Ubud o Jalan Raya Goa Gajah. Il tempio sorge in una zona verdeggiante circondata da risaie e giungla, vicino ad attrazioni come l’Ubud Monkey Forest e Yeh Pulu.

Prima di entrare, ricordatevi di indossare un sarong perché il tempio è attivo e utilizzato per le preghiere.

A Bali il governo incentiva il turismo rigenerativo. Di cosa si tratta

Par : losiangelica
1 août 2025 à 10:38

Se ti piace l’idea di vivere una vacanza che lasci un segno positivo anche sul luogo visitato e non solo nei tuoi ricordi, dovresti prendere in considerazione quello che oggi viene chiamato “turismo rigenerativo”. La prima meta a metterlo in pratica è Bali, l’isola dell’Indonesia dove il turismo sta cambiando volto, con l’obiettivo di rigenerare ciò che è stato compromesso.

Cos’è il turismo rigenerativo

Il turismo sostenibile è un trend ed è sicuramente qualcosa di positivo: si viaggia provando a ridurre l’impatto ambientale e culturale. Ma si può fare qualcosa di più grazie al turismo rigenerativo che non si limita a non danneggiare, ma che vuole anche intervenire per migliorare. Non si rinuncia a comfort e relax ma si aiuta la comunità nella riforestazione, nel proteggere l’ambiente e i fondali marini.

A Bali, questo concetto sta prendendo piede con forza. Dal 2024 è stata avviata l’iniziativa “Wonderful Indonesia #KeepTheWonder” con cui l’Indonesia promuove un turismo attivo nella conservazione di cultura e territorio.

Risaie terrazzate di Mu Cang Chai a Bali
iStock
Bali e il turismo rigenerativo

Turismo rigenerativo a Bali

Non possiamo negare il fascino di Bali con le foreste, le spiagge da sogno e i templi ma il turismo di massa sta provocando vere e proprie cicatrici a un territorio prezioso come questo. Overoturism, aumento di rifiuti e risorse naturali messe a dura prova da comportamenti poco etici. Il governo è quindi intervenuto per poter invertire la rotta incentivando attività che aiutano la natura e le comunità local.

Cosa si può fare, dunque? Sicuramente soggiornare in eco-lodge, supportare la riforestazione o la pulizia delle spiagge. Si aggiunge poi l’opportunità di esplorare borghi e villaggi fuori da quelli più inflazionati, acquistare solo artigianato locale come souvenir e ovviamente mantenere sempre un atteggiamento rispettoso.

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Non c’è posto migliore di Bali per sperimentare tutto questo. L’isola è un concentrato di biodiversità e spiritualità; ogni angolo ti regala emozioni e, con il turismo rigenerativo, anche opportunità di fare la differenza.

Dalle camminate nelle risaie per sostenere l’agricoltura tradizionale allo snorkeling rispettoso che salvaguardia i coralli fino all’opportunità di dormire in una capanna di bambù alimentata a energia solare. E, mentre ti lasci incantare da danze tradizionali e cerimonie hindu, capirai che rigenerare significa ritrovare un equilibrio che abbiamo perso, dentro e fuori di noi.

A Bali nasce il “conscious concierge”

Proprio a Bali è nata un’iniziativa che punta sulla scoperta dell’isola con uno scopo ben preciso. Sì, perché, oggi, viaggiare dovrebbe andare ben oltre il semplice turismo, bensì servire a scoprire la vera essenza dei luoghi che si visitano. Take me to the Moon si autodefinisce un “conscious concierge”, un consulente consapevole di esperienze culturali immersive e di attività ecosostenibili, come le visite alle fattorie biologiche o i corsi di cucina balinese.

Piuttosto che in hotel e resort, gli ospiti alloggiano in ville private, immerse nella natura tropicale dell’isola, che condividono gli stessi valori di lusso consapevole e ospitalità sincera. Si tratta del primo concierge consapevole che a Bali cura viaggi su misura che onorano le cosiddette “5C”: Cultura, Cucina, Comunità, Conservazione e Connessione, abbracciando la bellezza, il patrimonio e l’essenza spirituale di Bali e promuovendo, al contempo, la sostenibilità.

Il progetto si espande oltre Bali

Non ci si ferma a Bali, il governo parla di turismo rigenerativo in altri territori della nazione con l’obiettivo di diventare leader di un atteggiamento più responsabile nel settore turistico. Il Paese ha attivato collaborazioni con altre parti del mondo: Germania, Italia, Malesia e Cina stanno acquisendo il messaggio e si sono già dimostrate un mercato turistico sensibile e importante.

L’obiettivo da una parte è combattere l’overtourism proponendo mete alternative a quelle più affollate e, dall’altra, offrire esperienze di viaggio sostenibili e autentiche. Nei prossimi mesi, sono previste iniziative promozionali in Corea, India, Regno Unito e Stati Uniti. E per facilitare tutto questo, l’Indonesia sta anche lavorando all’aumento dei voli diretti dai principali Paesi turistici.

La verità è che oggi non possiamo più permetterci di viaggiare come prima. Il turismo deve diventare curioso, rispettoso e generoso. E Bali ti offre l’opportunità perfetta per essere tutto ciò.

Il lato oscuro di Bali, da meta da sogno a viaggio da incubo

Par : losiangelica
30 juillet 2025 à 15:53

Dal fenomeno mangia, prega, ama al boom di Instagram: Bali, considerata una meta paradisiaca con spiagge idilliache, foreste rigogliose e templi spirituali, oggi mostra un volto diverso da quello raccontato sui social. Se su Instagram continuano a dipingerla magica, perfetta per ritrovare se stessi e godersi i tramonti, sono sempre di più i viaggiatori che tornano a casa delusi e disillusi.

Dietro la copertina patinata si nasconde una realtà diversa: overtourism, inquinamento, caos e un incremento sostanzioso dei prezzi, come racconta in un approfondimento il DailyMail.

Il lato meno zen di Bali: vietato l’ingresso nei templi alle donne con il ciclo

Par : losiangelica
9 avril 2025 à 11:45

“Vado a Bali a ritrovare me stesso/a” è una frase che sentiamo ripetere spesso e, forse, a influenzare il fenomeno ci ha pensato il romanzo da cui è tratto il film Mangia, prega, ama, con protagonista Julia Roberts. Bali, conosciuta come oasi di pace, potrebbe essere ben diversa da come l’immaginiamo e no, non parliamo solo di overtourism. La destinazione ha, infatti, alcuni divieti strani e particolari che è importante conoscere prima di partire.

Bali, la meta zen dell’Indonesia

I social hanno sicuramente favorito la crescita del successo di Bali come meta da sogno, sinonimo di pace e relax. Dalla condivisione massiva su TikTok al film Mangia, prega, ama, sono tante le situazioni che hanno portato ad un boom di viaggiatori e persino, in alcuni mesi dell’anno, al fenomeno dell’overtourism. Eppure, oltre a tutti i lati positivi, a Bali ci sono dei divieti strani, particolari e assurdi che potrebbero rendere la meta tutt’altro che zen.

Divieto d’ingresso nei templi alle donne con il ciclo a Bali

Un tempo Bali era sinonimo di pace interiore e spiritualità zen, ma sembrerebbe quasi aver ormai abbandonato quell’aura idilliaca che l’ha resa così famosa. La località indonesiana, sempre più affollata di turisti in cerca di autenticità, ha introdotto nuove regole per contenere (o forse solo mascherare) il comportamento ritenuto irrispettoso dei visitatori stranieri. Tra le misure più discusse spicca il divieto per le donne di entrare nei templi durante il ciclo mestruale. La motivazione ufficiale? Il sangue mestruale, considerato impuro secondo le tradizioni induiste locali, “contaminerebbe” i luoghi sacri. Il governatore Wayan Koster ha presentato questa norma come un atto dovuto per preservare il turismo “sostenibile” e “rispettoso”. Due parole che, evidentemente, suonano sempre bene nei comunicati stampa, anche se poi la loro applicazione pratica resta più che nebulosa.

In effetti, non è stato chiarito come si intenda far rispettare un simile divieto: autocertificazione? Controlli improbabili? O ci si affiderà forse a una sorta di polizia del ciclo mestruale? L’impressione è che si stia rispolverando un’antica superstizione secondo cui le donne, in quei giorni, sarebbero più fragili, soggette a svenimenti o addirittura capaci di scatenare disastri naturali nei villaggi vicini.

Regole e divieti a Bali da conoscere prima di partire

Bali, già in passato, aveva deciso di alzare ulteriormente il tiro con una serie di nuove regole pensate per “rieducare” i turisti. L’abbigliamento nei luoghi sacri deve essere adeguato, una regola già attiva da anni ma inasprita ulteriormente nel 2023. È infatti necessario indossare abiti tradizionali balinesi, pena il divieto di ingresso nei templi. Vestiti, come il sarong, che possono essere noleggiati o acquistati all’ingresso dei luoghi sacri. Si sono aggiunti poi uno stop totale alla plastica monouso, alle bestemmie e alla sporcizia, atteggiamenti eventualmente puniti con sanzioni importanti.

Chi si occuperà di far rispettare i divieti? Una task force speciale gestirà le regole del bon ton forzato. Un team incaricato controllerà il comportamento dei turisti avendo il beneficio di sanzionare con multe salate. I casi peggiori potranno persino comportare la carcerazione.

Dal 2024 è stata anche introdotta una tassa turistica di circa 9 euro a testa destinata alla protezione dell’ambiente locale, in perfetto stile greenwashing. È chiaro che certe misure nascono dalla necessità di contenere comportamenti da villaggio vacanze che hanno indignato i residenti, come turisti nudi nei templi o rituali improvvisati a caso. E certo, Bali non è sola: mezza Europa e mezzo mondo stanno cercando di mettere un argine all’overtourism che minaccia di stritolare le comunità locali.

Certo è che online la polemica non sta mancando: se tutti mostrano grande interesse nel proteggere cultura e natura promuovendo un turismo più sostenibile e rispettoso, alcuni divieti come quello delle donne con le mestruazioni nei templi hanno del surreale.

Nyepi: il Capodanno Balinese del silenzio e della rinascita, ecco come si celebra

28 mars 2025 à 10:22

Bali si prepara a vivere uno dei suoi giorni più straordinari e mistici: Nyepi, il Capodanno Balinese indonesiano, noto anche come Il Giorno del Silenzio.

Domani, 29 marzo, l’isola degli Dei si fermerà completamente, immergendosi in un’atmosfera di quiete assoluta, dove il silenzio diventa il linguaggio della rinascita. Nessun rumore, nessuna luce, nessun movimento: un’intera isola che si sospende per un rituale di purificazione e riflessione profonda, un evento mistico, molto lontano dalla frenetica realtà dell’Occidente.

Il significato del capodanno di Nyepi: quando Bali si ferma

Dal sorgere del sole di domani, Bali entrerà in una dimensione unica al mondo, rispettando i quattro precetti sacri del Catur Brata Penyepian: niente fuoco o luce (Amati Geni), niente lavoro (Amati Karya), niente viaggi (Amati Lelungan) e niente divertimenti (Amati Lelanguan) – una sorta di Ramadan di 24 ore.

Per un giorno intero, l’isola spegnerà ogni attività umana, lasciando spazio a una connessione profonda con la natura e con il proprio spirito. Persino l’aeroporto internazionale Ngurah Rai chiuderà i battenti e le strade si svuoteranno completamente. Gli unici a poter circolare saranno le pecalang, le guardie tradizionali balinesi, incaricate di far rispettare le regole di questa giornata sacra.

Ma la notte prima di Nyepi, nel cuore dell’Indonesia, è tutt’altro che silenziosa: il 28 marzo, vigilia del Capodanno, Bali si anima con spettacolari processioni di Ogoh-Ogoh, gigantesche sculture demoniache realizzate in cartapesta, che vengono fatte sfilare tra canti e danze per poi essere simbolicamente bruciate, allontanando così gli spiriti maligni.

Ogoh-Ogoh, Bali
Fonte: iStock
Le tradizionali sculture in cartapesta, le Ogoh-Ogoh

Il Nyepi è una tradizione che affonda le sue radici nell’induismo balinese e segna il Capodanno secondo il calendario Saka, introdotto nell’isola intorno al IX secolo d.C.. A differenza del nostro 1° gennaio, che si basa sul calendario gregoriano, il Nyepi cade però in un giorno variabile tra marzo e aprile, determinato dalle fasi lunari.

Dove vivere Nyepi a Bali in modo autentico

Se vi trovate a Bali in questi giorni, potete immergervi nel silenzio nel cuore della giungla di Buahan e nelle zone più verdeggianti dell’isola presso uno dei tanti eco-resort che vi permetteranno di vivere Nyepi in perfetta armonia con la natura. Alcune strutture alberghiere, per la speciale occasione, hanno anche offerto dei pacchetti speciali per il Silent Day che includono colazioni e cene gourmet, sessioni di yoga e meditazione del silenzio, oltre ad alcune esperienze di riconnessione spirituale.

Ma anche chi alloggia nei villaggi più tradizionali dell’isola potrà vivere questa esperienza in modo autentico, magari partecipando il giorno prima alle cerimonie nei templi o semplicemente osservando il tramonto sulla spiaggia, quando l’isola si prepara al grande momento di pausa.

Oltre a essere una tradizione religiosa indù, Nyepi è un messaggio universale: ci insegna l’importanza del silenzio interiore in un mondo frenetico, del rispetto per la natura e della riflessione sul nuovo inizio che ogni anno ci offre. È un invito a spegnere il caos quotidiano e a ritrovare se stessi, almeno per un giorno.

E così, mentre il sole tramonta su Bali e l’isola si immerge nel silenzio più profondo, chiunque sia lì avrà la sensazione di assistere a qualcosa di magico: un intero popolo che, nella quiete assoluta, accoglie un nuovo anno con il cuore aperto e l’anima rinnovata.

È nata una nuova compagnia aerea, ed è premium

Par : elenausai10
12 mars 2025 à 07:30

Sebbene la maggior parte dei turisti internazionali arrivi a Bali, l’Indonesia offre molto più di una sola isola affascinante. Negli ultimi anni il Paese ha vissuto un vero e proprio boom di visite, un dato che non è passato inosservato soprattutto se consideriamo il debutto di una nuova compagnia aerea. Si chiama Indonesia Airlines, un vettore premium che opererà esclusivamente su rotte internazionali con l’ambizione di servire entro i primi cinque anni di attività 48 destinazioni in 30 paesi.

A investire nel progetto è stato Calypte Holding, una società con sede a Singapore specializzata in energie rinnovabili, aviazione e agricoltura. La società ha costituito una filiale chiamata PT Indonesia Airlines Group, che avrà sede all’aeroporto internazionale Soekarno-Hatta di Jakarta.

I dettagli sulla nuova compagnia aerea

Per ora la nuova compagnia aerea dell’Indonesia è nata solo sulla carta, ma l’intenzione della società è quella di acquisire gradualmente una flotta di 20 aeromobili. La flotta proposta dovrebbe comprendere 10 aeromobili a fusoliera stretta Airbus A321neo o A321LR e 10 aeromobili a fusoliera larga A350-900 o Boeing 787-9.

La compagnia aerea nasce in un contesto di continua crescita della capacità internazionale: i dati forniti da OAG Schedules Analyser indicano che il numero di posti in partenza raggiungerà quasi 14,8 milioni durante la stagione estiva del 2025. Questo dato rappresenta un aumento del 10,7% su base annua e un incremento del 6,3% rispetto ai livelli del 2019. La ripresa dei viaggi aerei internazionali dell’Indonesia è stata, infatti, tra le più forti nel Sud-est asiatico, seconda solo al Vietnam, che ora si attesta al 13% al di sopra dei livelli pre-pandemia.

L’obiettivo di Indonesia Airlines è quello di rimodellare il settore dell’aviazione del Paese, fornendo un’alternativa ai viaggiatori in cerca di voli internazionali di alta qualità. Il tutto puntando sui viaggi premium, su aeromobili moderni e un’espansione strategica, tutti fattori fondamentali per colmare il divario tra l’Indonesia e i mercati globali, per competere con le principali compagnie aeree a servizio completo della regione e per sostenere i settori turistici e commerciali in crescita della nazione.

Quali sono le rotte internazionali coperte dalla compagnia

Ancora non si hanno notizie certe sulle rotte internazionali che verranno coperte dalla compagnia aerea. Quello che si sa da una dichiarazione del CEO della società è che l’idea è quella di combinare il lusso del viaggio in un jet privato con il comfort dell’aviazione commerciale, offrendo un’esperienza di viaggio impareggiabile a tutti i passeggeri. Per realizzare questa visione, Indonesia Airlines ha avviato il reclutamento di professionisti dell’aviazione esperti. La compagnia aerea mira a costruire, infatti, un team con la competenza e la dedizione necessarie per fornire un servizio eccezionale e mantenere elevati standard operativi.

A partire dall’estate del 2025, si prevede che 60 compagnie aeree opereranno voli internazionali da e verso l’Indonesia. Le principali sono AirAsia Indonesia, Garuda Indonesia, Singapore Airlines e AirAsia (Malesia). Oltre alla nascita della compagnia Indonesia Airlines, diverse nuove rotte internazionali verranno inaugurate durante la stagione estiva tra le quali Bangkok Don Mueang (DMK) – Bali Denpasar (DPS), Bali Denpasar (DPS) – Guangzhou, Cina e Ho Chi Minh City (SGN) – Bali Denpasar (DPS).

Viaggio a Kuta, la località più famosa di Bali

Par : elenausai10
24 septembre 2024 à 16:12

È da molto tempo che Bali attrae visitatori stranieri: negli anni ’70 meta spirituale e magnete per i surfisti, oggi conquista turisti di ogni tipo assumendo sempre più la forma di una destinazione che o si ama o si odia. Su una cosa, però, tutti sono d’accordo: può essere affollata, costosa rispetto ad alte mete asiatiche, ma la sua bellezza è indiscutibile. Giungle rigogliose, spiagge di sabbia vulcanica, rituali induisti al profumo di incenso e cascate mozzafiato.

L’esperienza che si ha di questa isola indonesiana cambia molto in base alle nostre esigenze e alla zona che scegliamo di visitare. Per chi ama il relax e la natura, Ubud è la scelta ideale, mentre per chi preferisce un’atmosfera più festaiola, la località da segnare sull’itinerario è sicuramente Kuta. Questa è una delle destinazioni più famose e turistiche: scopriamola insieme per capire se fa al caso vostro.

Come raggiungerla e come spostarsi a Kuta

Kuta, in origine piccolo villaggio di pescatori, è situata nella zona sud di Bali ed è nota soprattutto per la sua spiaggia e per il suo mare, perfetto per chi pratica surf. Arrivare a Kuta è molto semplice perché la cittadina dista pochi chilometri dall’aeroporto principale dell’isola, quello Internazionale Ngurah Rai, conosciuto comunemente come Aeroporto di Bali-Denpasar. Vi basterà salire su un bus o un taxi per arrivare comodamente e velocemente al vostro alloggio.

Una volta arrivati a Kuta potete spostarvi tranquillamente a piedi, mentre se desiderate esplorare i dintorni avete a disposizione gli scooter a noleggio, un grande classico per chi viaggia in Indonesia perché rappresenta la soluzione più economica. In alternativa potete scaricare sul telefono l’app Grab e usufruire di un servizio simile a Uber.

Tramonto Kuta
Fonte: iStock
Turisti guardano il tramonto sulla spiaggia di Kuta

Kuta: cosa fare e vedere

Un viaggio a Kuta prevede diverse cose e molte di queste riguardano il mare tra relax, surf e divertimento. Non mancano esperienze legate alla scoperta del cibo locale e dei dintorni: grazie alla sua posizione, da qui potete raggiungere facilmente alcune delle mete più amate dell’isola.

Rilassarsi sulla spiaggia

Seppur non sempre sia semplicissimo fare il bagno a causa delle onde alte, la spiaggia principale di Kuta offre l’atmosfera perfetta in cui dedicarsi a una sola attività: rilassarsi. Come ogni cosa presso la cittadina, anche questa può essere raggiunta comodamente a piedi e troverete un’ampia scelta di servizi turistici per il noleggio di attrezzatura sportiva, lettini e ombrelloni. La combinazione di sole, sabbia, surf e vita notturna è ciò che rende questa spiaggia così popolare.

In generale la spiaggia è libera e nelle immediate vicinanze troverete diversi warung (i chioschi tipici) ricchi di frutta e bevande fresche. La spiaggia di Kuta è anche la location dove vengono rilasciate le tartarughine: vi basterà informarvi e rivolgervi all’associazione locale per partecipare a questa esperienza. Se visitate questa parte dell’isola durante la stagione delle piogge, potreste trovare la spiaggia un po’ sporca a causa dei rifiuti trasportati qui dalle maree e dai venti.

Iscriversi a un corso di surf

Bali è diventata sempre più sinonimo di surf e Kuta è il luogo ideale dove imparare perché le onde, in base alla giornata, sono adatte a tutti i livelli, dai più esperti ai principianti. Le onde qui si infrangono lungo tutto il tratto di spiaggia lunga 2 chilometri offrendo così ai surfisti lo spazio necessario per distanziarsi e trovare un piccolo posto tutto per sé. Troverete diverse scuole o istruttori privati, a disposizione per insegnare sia agli adulti che ai bambini ad approcciarsi alla tavola e ad affrontare le prime onde, che essendo morbide si adattano perfettamente anche ai principianti.

Surfisti a Kuta
Fonte: iStock
Coppia di surfisti sulla spiaggia di Kuta

Esplorare i dintorni di Kuta

Se avete voglia di cambiare aria, potete noleggiare uno scooter o partecipare a un tour per raggiungere la vicina Uluwatu. Immersa in un’atmosfera più rilassata rispetto a Kuta, Uluwatu offre spiagge bellissime e tramonti indimenticabili. Una delle attrazioni principali, però, resta il tempio Luhur Uluwatu, anche noto con il nome di ‘tempio delle scimmie’. Per non avere problemi con questi animali non date loro da mangiare e tenete le distanze, così che non possano aggredirvi per rubarvi qualche oggetto personale! La particolarità di questo tempio è la sua posizione a picco sul mare, la quale offre scorci panoramici splendidi.

Per quanto riguarda le spiagge, invece, le migliori sono Bingin Beach, ideale per chi vuole praticare surf, Padang Padang Beach per chi ricerca la classica spiaggia da sogno con sabbia bianca e acque azzurre, e Melasti Beach, famosa per i suoi colori caraibici.

Se siete interessati ai templi indù, da Kuta potete raggiungere anche il Tempio della Terra nel Mare (Pura Tanah Lot), situato su un isolotto a 100 metri dalla costa. Costruito da un sacerdote nel XVI secolo, il tempio è dedicato agli spiriti guardiani del mare e leggenda vuole che sia sorvegliato da pericolosi serpenti marini. Quando la marea è alta, la roccia su cui è situato viene quasi completamente sommersa, ma per alcune ore al giorno è possibile arrivare al tempio camminando senza quasi bagnarsi. Entrare è vietato, ma al tramonto è possibile ricevere la benedizione dai sacerdoti, così da portarvi a casa un’esperienza unica e spirituale.

Anche a Bali si interviene sull’overtourism: non si costruiranno più hotel

14 septembre 2024 à 10:25

Negli ultimi anni, uno degli aspetti che emergono con forza nel comparto dei viaggi è quello dell’overtourism, il turismo eccessivo che sta mettendo sotto pressione molte destinazioni tra le più popolari al mondo con un afflusso di visitatori che supera la loro capacità di gestione, causando disagi ai residenti (e ai visitatori stessi).

Sul fronte ambientale, l’incremento dei flussi turistici ha portato all’erosione delle coste, al danneggiamento dei siti storici e alla distruzione di habitat naturali. Dal punto di vista sociale, i residenti si trovano a dover convivere con l’aumento del costo della vita, la perdita di identità culturale, sovraffollamento e maggiore inquinamento.

Di fronte a un simile scenario, non sono poche le località che stanno adottando misure per porre un freno al numero dei turisti, come l’introduzione di quote giornaliere o tariffe d’ingresso per i luoghi più iconici, tassa di soggiorno più cara e altro ancora. Bali, rinomata isola indonesiana, ad esempio non costruirà più hotel: vediamo nel dettaglio.

Nuovi hotel a Bali: stop alla costruzione per dieci anni

Come accennato, Bali ha previsto uno stop alle nuove costruzioni di carattere turistico per un periodo che potrebbe durare fino a un decennio.
La moratoria è stata richiesta dall’amministrazione dell’isola al governo centrale dell’Indonesia, con l’obiettivo di frenare lo sviluppo incontrollato (in particolare nelle aree con un’alta densità abitativa e turistica) e preservare la cultura locale e lo straordinario ambiente naturale.

Il governatore ad interim di Bali, Sang Made Mahendra Jaya, ha proposto la moratoria per quattro zone specifiche, ad alta densità abitativa e più inflazionate dalla presenza di hotel, ville e stabilimenti balneari.
Il governo centrale ha accettato la proposta, ma la tempistica per l’implementazione delle restrizioni è ancora in fase di definizione.

Hermin Esti, alto funzionario del ministero degli Affari marittimi e degli Investimenti, ha confermato che la decisione è parte di un più ampio impegno per riformare il settore turistico dell’isola, con l’obiettivo di aumentarne la qualità preservando, al contempo, le tradizioni culturali e offrendo maggiori opportunità lavorative per la popolazione locale.

Dal 2019, sono 35 gli hotel in più

spiaggia di Nusa Dua, Bali
Vista panoramica della spiaggia di Nusa Dua

Bali ha vissuto negli ultimi anni una crescita esponenziale sia in termini di visitatori che di residenti stranieri, il che pone in grande difficoltà le infrastrutture e l’equilibrio ecologico e sociale del territorio. Dopo la riapertura post-pandemia, gli arrivi sono aumentati in modo significativo, con 2,9 milioni di visitatori stranieri registrati solo nella prima metà dell’anno, vale a dire il 65% del totale degli arrivi in Indonesia.

Tale affluenza ha portato a un sovrasviluppo, con un rapido aumento di hotel e strutture turistiche (541 hotel nel 2022, rispetto ai 507 del 2019), oltre a una crescente presenza di stranieri che si stabiliscono in modo permanente a fronte di un numero stimato di 200.000 residenti. Si tratta di un fenomeno che ha generato problemi come criminalità, concorrenza per i posti di lavoro e il peggioramento della qualità della vita.

Inoltre, i comportamenti inappropriati di alcuni turisti, diventati virali sui social media, hanno esacerbato il malcontento e accelerato la necessità di una risposta: di fronte a una situazione  diventata insostenibile, il governo indonesiano sta così pianificando la moratoria sullo sviluppo turistico a Bali, che potrebbe durare fino a 10 anni. Il ministro del Coordinamento degli Affari marittimi e degli Investimenti, Luhut Pandjaitan, ha sottolineato la necessità di questo piano per controllare l’impatto della crescita turistica sull’isola e proteggere la sua cultura e il suo ambiente.

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