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Il treno a vapore che attraversa la selvaggia Valle del Vaser: Mocănița di Vișeu de Sus

7 octobre 2026 à 18:00

Il fischio della locomotiva arriva prima del movimento. Subito dopo il convoglio prende velocità lentamente, lasciandosi alle spalle la stazione CFF di Vișeu de Sus tra sbuffi di vapore, rumore metallico delle ruote e quell’odore ferroso tipico delle vecchie ferrovie. Pochi minuti più tardi il paesaggio urbano si dirada e ai lati dei binari iniziano ad apparire pendii ricoperti di alberi, corsi d’acqua, pareti rocciose e piccole strutture legate alla lunga storia forestale del Maramureș.

La Mocănița della Valle del Vaser è certamente un treno turistico d’epoca, ma anche una ferrovia forestale ancora legata al trasporto del legname. L’esperienza conserva perciò una ruvidità autentica, fatta di materiale rotabile storico, binari stretti, fermate essenziali e ritmi dettati anche dalle esigenze operative della linea.

Il percorso turistico segue per 21,6 km la Valle del Vaser, all’interno del Parco Naturale dei Monti Maramureșului, in Romania. Il fiume Vaser accompagna gran parte del viaggio con acque veloci, anse e piccoli affluenti, mentre i rilievi si stringono progressivamente attorno ai binari. In molti lo chaimanao anche Trenul Amintirilor, il “Treno dei Ricordi“, espressione particolarmente adatta a un mezzo che continua a portare con sé locomotive, officine, stazioni e abitudini nate attorno all’economia del legno.

Breve storia della Mocănița di Vișeu de Sus

La ferrovia forestale di Vișeu de Sus prese forma più o meno nel 1930, periodo nel quale il legname dei Monti Maramureșului rappresentava una risorsa economica fondamentale. Portare i tronchi fuori dalle vallate montane richiedeva infrastrutture adatte a territori stretti, ricchi di corsi d’acqua e difficili da raggiungere tramite normali strade.

La stazione CFF nacque all’interno dell’area della segheria Valea Râului, entrata in funzione nel 1930. Gli edifici ferroviari ospitavano gli uffici del personale impegnato nella gestione della rete forestale e nel controllo del trasporto del legname. Nel 1931 entrò inoltre in servizio un primo tratto destinato a collegare la segheria alla stazione CFR di Vișeu de Sus.

Da quel nucleo si sviluppò un sistema ferroviario profondamente intrecciato alla vita produttiva della valle. Le locomotive trasportavano carri carichi di tronchi dalle zone montane verso Vișeu de Sus, seguendo un corridoio naturale segnato dal corso del Vaser, tanto che ancora oggi binari, punti di servizio, materiale rotabile e vecchie fermate raccontano una ferrovia costruita anzitutto per il lavoro.

Anche il parco locomotive conserva pezzi di epoche e provenienze differenti, come locomotive prodotte a Reșița negli anni 1950, tra cui Bavaria del 1954, Ioana del 1955 ed Elveția del 1954. Compare inoltre Măriuța, costruita dalla tedesca O&K nel 1910. Alcune macchine sono operative, altre fanno parte del patrimonio storico custodito a Vișeu de Sus.

Il viaggio permette così di osservare un piccolo campionario di archeologia industriale ancora inserito nel proprio ambiente originario. L’aspetto più interessante riguarda proprio questa continuità: la CFF mantiene una funzione legata alla foresta e, allo stesso tempo, permette ai passeggeri di leggere direttamente una parte della storia economica di quest’area della Romania.

La visita, il viaggio e le tappe più belle

La partenza avviene dalla Gara CFF Vișeu de Sus, distinta dalla normale stazione ferroviaria CFR della cittadina. Conviene tenere presente questa differenza durante la pianificazione, poiché i due impianti hanno funzioni separate. Il viaggio turistico richiede circa 6 ore tra andata, soste e ritorno con capolinea è Paltin, a 21,6 km dalla stazione iniziale.

Mocănița di Vișeu de Sus, Romania
iStock
Tutti a bordo della Mocănița di Vișeu de Sus

Dopo la partenza il convoglio incontra Fabrica Trei al km 5,2 e Valea Scradei al km 6,8. Quest’ultima presenta l’aspetto di un piccolo insediamento montano attraversato da acque rapide e ospita anche il monastero dedicato alla Nascita della Madre di Dio, legato alle celebrazioni religiose locali.

Al km 12,4 si raggiunge Novăț, punto storicamente connesso alla lavorazione del legname. Il torrente confluisce nel Vaser formando una sorta di piccolo delta fluviale e la presenza del vecchio nodo ferroviario ricorda il ruolo logistico assunto dalla zona nel corso del ‘900. Da questa parte del percorso il paesaggio diventa progressivamente più chiuso e montano.

Segue Glimboaca, al km 16, fermata che rappresenta anche uno dei momenti previsti per chi acquista determinati pacchetti con servizi gastronomici. Presso la stazione è stata infatti predisposta un’area coperta nella quale viene servito un prodotto di pasticceria accompagnato da una bevanda calda. Poco oltre c’è Piatra Șoimului, uno degli elementi naturali più riconoscibili di questo tratto della valle.

Il treno prosegue verso Cozia, al km 18,5, quindi Novicior, al km 20,6. La vicinanza del fiume, il bosco che in alcuni passaggi sembra premere verso le rotaie e il movimento lento del convoglio rendono questa parte particolarmente scenografica. Paltin, al km 21,6, segna il termine della corsa turistica regolare. La sosta dura indicativamente 1 ora e 30 minuti in un’area che dispone di strutture destinate al pranzo, spazi per il riposo e un piccolo museo dedicato alla storia della Valle del Vaser.

Per il 2026 il programma ufficiale indica partenze alle 9.00 oppure alle 10.00, con possibili adattamenti legati alla stagione. Un dettaglio però va tenuto presente: durante periodi di forte utilizzo (oppure in circostanze operative particolari) la locomotiva a vapore può essere sostituita da un mezzo storico diesel.

Dove si trova e come arrivare

Vișeu de Sus si trova nel nord della Romania, nel distretto di Maramureș, all’interno di una regione storica celebre per villaggi in legno, tradizioni rurali, foreste estese e rilievi vicini al confine ucraino. La cittadina rappresenta la porta d’accesso alla Valle del Vaser e il principale punto di riferimento per il viaggio sulla Mocănița.

La stazione di partenza è la Gara CFF Vișeu de Sus, in Strada Cerbului 5. Si tratta della stazione della ferrovia forestale e va distinta dalla stazione CFR utilizzata dalla rete ferroviaria nazionale. Chi viaggia in auto può raggiungere Vișeu de Sus attraverso la rete stradale del Maramureș e usare il parcheggio incluso nei servizi indicati dall’operatore. Conviene presentarsi con anticipo rispetto all’orario riportato sul biglietto, soprattutto nei periodi di maggiore affluenza.

Una volta lasciata la stazione, l’itinerario segue il Vaser e penetra progressivamente nei Monti Maramureșului. In poche decine di chilometri cambia completamente la percezione dello spazio: case, strade e traffico cedono il posto al rumore cadenzato delle ruote, alle curve della valle e alle masse verdi che chiudono l’orizzonte.

Hier — 7 octobre 2026Flux principal

È la Piccola Islanda d’Italia: viaggio alla scoperta della Caldara di Manziana, un posto surreale

7 octobre 2026 à 17:00

Mentre ci si avvicina alla Caldara di Manziana, un Monumento Naturale di circa 90 ettari inserito nel territorio del Parco Naturale Regionale di Bracciano-Martignano, ci si rende conto che il terreno diventa più umido, l’aria acquista un odore minerale profondo e, oltre gli alberi, compare una radura chiara, segnata da acque lattiginose e piccole polle in movimento

Non vi sorprenderà dunque sapere che il nome popolare è “callara“, ovvero un grande recipiente per l’acqua bollente. E, del resto, basta osservare il suolo per intuire l’associazione: bolle, emissioni gassose, fanghi sulfurei e ruscelli mineralizzati trasformano la depressione in un paesaggio inatteso per il Lazio. Al verde dei querceti seguono chiazze biancastre, terreni grigi, pozze opache e ciuffi d’erba tenace.

A rendere il quadro ancora più singolare ci pensa un piccolo bosco di betulle bianche, alberi legati soprattutto ai climi freddi dell’Europa settentrionale e dell’arco alpino. Tanto che, molto spesso, non mancano i paragoni con l’Islanda. Va detto però che a Manziana queste piante appaiono accanto a un ambiente sulfureo mediterraneo.

Tronchi chiari, prati bagnati, vapori bassi e odore di zolfo costruiscono una scena quasi straniante. Proprio questa convivenza di elementi lontanissimi fra loro rende la Caldara uno dei biotopi più particolari dell’Italia centrale.

Origine, formazione e leggende della Caldara di Manziana

Il distretto vulcanico Sabatino, in tempi ormai remotissimi, interessava una vasta porzione del Lazio settentrionale e, nel corso dei secoli, ha lasciato tracce profonde nel territorio: Lago di Bracciano, rilievi vulcanici, depositi di tufo, antichi crateri e aree segnate da emissioni gassose.

In questo contesto, la depressione di Manziana rappresenta una delle testimonianze più evidenti della fase tarda di quel vulcanismo. La forma appare quasi circolare e nel settore centrale emergono polle alimentate da acque mineralizzate e gas provenienti dal sottosuolo. Tra questi figurano anidride carbonica e idrogeno solforato, responsabile dell’inconfondibile odore di uova marce percepibile già a distanza.

Fanghi chiari e sedimenti scarsamente permeabili trattengono l’acqua e favoriscono la presenza di acquitrini. In pochi ettari si passa così dalla prateria umida ai ristagni, dai querceti agli ontani, fino alle felci e alle betulle. Tra le rarità botaniche c’è Agrostis canina subsp. monteluccii, una graminacea italiana legata agli ambienti umidi. Piccoli organismi acquatici attirano anche numerosi uccelli, fra i quali l’airone cenerino.

Le betulle meritano un’attenzione speciale: in manzianese vengono chiamate “albanelle” e la loro presenza a queste latitudini ha alimentato a lungo l’ipotesi di un relitto glaciale, una popolazione rimasta isolata dopo periodi climatici molto più freddi. Oggi l’origine del boschetto viene considerata con maggiore prudenza e lo stesso Ente Parco la definisce dubbia.

Tronchi betulle a Manziana
iStock
I tronchi betulle presso la Caldara di Manziana

Il fascino, però, resta intatto perché i fusti bianchi in mezzo alla vegetazione mediterranea sono una delle immagini più riconoscibili della Caldara. Poi entra in scena la leggenda: la tradizione collega questo territorio alla divinità infernale etrusca Manth, divenuta Mantus in ambiente latino.

Dal suo nome sarebbe nata la denominazione Silva Mantiana, riferita alla vasta foresta che occupava le colline a occidente del Lago di Bracciano e dalla quale deriverebbe anche Manziana. C’è poi un’altra tradizione che racconta persino di soldati romani che avrebbero utilizzato queste sorgenti al rientro dalle campagne militari.

La visita tra polle sulfuree, betulle e sentieri nel bosco

Visitare la Caldara richiede lentezza. Dal parcheggio si entra nell’area protetta e si raggiunge la depressione vulcanica attraverso un percorso semplice. Il passaggio dal bosco alla radura rappresenta già una parte dell’esperienza, con gli alberi che si diradano e il terreno che cambia consistenza, mentre davanti agli occhi compaiono zone impregnate d’acqua, fanghi pallidi e piccole pozze agitate dalle risalite gassose.

Le polle rappresentano il punto più spettacolare, soprattutto nei momenti in cui le bolle rendono evidente l’attività sotterranea. Acque apparentemente tranquille possono incresparsi all’improvviso, senza mai lasciare da parte l’odore sulfureo che, anzi, accompagna buona parte della visita.

Poco oltre si incontrano le betulle con le loro corteccia bianca, rami sottili e chiome leggere che vanno a creare un forte contrasto con il verde più scuro della vegetazione circostante. Nelle giornate grigie questo angolo acquista forse il suo carattere più intenso: la luce morbida accentua i fusti pallidi, il terreno umido diventa quasi nero e la radura sembra appartenere a un paesaggio del Nord Europa.

Primavera e autunno regalano due volti diversi. Tra aprile e maggio le ginestre accendono di giallo alcuni settori e il prato acquista maggiore vigore. Con l‘autunno arrivano tonalità più scure, foglie bagnate e un’atmosfera ruvida che valorizza il carattere vulcanico del sito. Dopo periodi piovosi, in ogni caso, servono scarpe adatte al fango.

Chi vuole prolungare l’escursione può unire la Caldara alla Macchia Grande di Manziana. Il Parco segnala il sentiero CAI 262B, collegamento tra il grande bosco e il Monumento Naturale. Si tratta di un itinerario che permette di attraversare uno dei frammenti forestali legati all’antica copertura vegetale estesa tra i Monti Sabatini e i rilievi della Tolfa.

Vale anche la pena prestare attenzione ai dettagli piccoli, tra cui felci, ontani, insetti acquatici, tracce lasciate dagli uccelli e variazioni cromatiche del terreno: sono tutti elementi che spiegano molto più della sola polla centrale.

Dove si trova e come arrivare

La Caldara ricade nel territorio comunale di Manziana, nella Città metropolitana di Roma Capitale, sul margine sud-occidentale del distretto vulcanico Sabatino. Il Lago di Bracciano prende vita poco più a est, mentre verso occidente iniziano i paesaggi collinari che conducono ai Monti della Tolfa.

In auto il riferimento principale è il centro di Manziana. Da lì si prosegue verso Via Lazio e Via della Caldara, fino alla zona di sosta utilizzata anche per le attività organizzate dall’Ente Parco.

Per una giornata più ampia si può abbinare la visita alla Macchia Grande, al borgo di Manziana oppure alla vicina area di Canale Monterano. Eppure è facile che, alla fine, il ricordo più nitido resti quello della Caldara: acqua che ribolle piano, odore pungente di zolfo, tronchi bianchi e fango chiarissimo raccontano un Lazio molto diverso dall’immagine consueta.

Bocas del Toro, scoprire la bioluminescenza nelle isole tesoro di Panama

7 octobre 2026 à 16:00

Panama, per tutto il mondo, significa Canale: la piccola repubblica centroamericana, quattro milioni di abitanti, custodisce infatti la via più veloce di transito per le navi commerciali tra l’Oceano Atlantico e quello Pacifico, grazie agli 82 chilometri di scavi, chiuse e dighe che costituiscono il passaggio. Tuttavia, c’è molto di più da scoprire e visitare in questo angolo di Caraibi che non limitarsi alla pur interessante scoperta di questa opera dell’ingegno umano.

Una delle destinazioni da non perdere, ad esempio, è l’arcipelago di Bocas del Toro, non lontano dal confine con il Costa Rica: oltre 250 tra isole, isolette, isolotti e cayos di vario genere nel nordovest del paese, oggetto di un variegato ma mai eccessivo flusso turistico interessato soprattutto a godere della straordinaria natura celata tra le spiagge e i boschi di mangrovie. Una delle principali attrattive è costituita dalla bioluminescenza, un’esperienza rara di cui poter godere dopo il tramonto a bordo di una barca: i dinoflagellati, minuscoli organismi monocellulari, emettono un lampo di luce blu quando avvertono un movimento nell’acqua e producono questo spettacolo naturale, da godere nelle notti senza luna.

Panama come destinazione turistica

Per molto tempo Panama è stata considerata soprattutto una terra di passaggio. Stretto lembo di terra che unisce le due Americhe e separa Atlantico e Pacifico, è noto in tutto il mondo per il suo Canale, come detto.

Le cose, tuttavia, sembrano in rapido mutamento e un crescente flusso turistico, interessato non solo al passaggio da un lato all’altro del continente americano, sta incominciando ad arrivare nel paese. L’attrattiva per i turisti esteri è la varietà di esperienze di cui si può godere, pur visitando un paese relativamente piccolo. A Ciudad de Panama, la moderna capitale del paese, si fondono un’anima contemporanea, con i grattacieli affacciati sul Pacifico, e lo storico quartiere di Casco Viejo, riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Nell’entroterra occidentale si trovano le montagne fresche di Boquete e della provincia di Chiriquí. Nella parte nordorientale ci sono le spiagge di Guna Yala, terra abitata dal popolo indigeno Guna. Due coste, due oceani, un entroterra ricco di corsi d’acqua e foreste, e una quantità di isole e isolotti completano il quadro, con l’arcipelago di Bocas del Toro come punta di diamante.

zapatilla isola di bocas del toro
Sergi Reboredo/VW PICS/Universal Images Group via Getty Images
Le spiagge caraibiche delle isole di Bocas del Toro

Dove si trova l’arcipelago di Bocas del Toro e come arrivare

L’arcipelago di Bocas del Toro si trova nel nordovest di Panama, sulla costa caraibica, vicino al confine con il Costa Rica. Le principali isole che lo compongono sono Isla Colón, dove sorge il capoluogo Bocas Town, Carenero, Solarte, Bastimentos, San Cristóbal, Isla Popa e Cayo Agua. Inoltre centinaia di isolotti e altre piccole isole tempestano quest’area di Oceano Atlantico. Fu a queste coste che approdò Cristoforo Colombo nel 1502, durante il quarto e ultimo viaggio verso il Nuovo Mondo, e a Bastimentos diede un nome che in spagnolo significa provviste, perché l’isola servì a rifornire la sua flotta.

Il modo più rapido per arrivare a Bocas del Toro è l’aereo. Isla Colón, la più grande e la più turistica dell’arcipelago, possiede un piccolo aeroporto a circa un’ora di volo da Ciudad de Panama. Isla Colón è collegata anche ad Almirante, piccola città sulla costa di fronte all’arcipelago, attraverso il cosiddetto water taxi, un collegamento marittimo di circa mezz’ora con partenze frequenti durante il giorno.

Una volta raggiunte le isole ci si sposta tra l’una e l’altra esclusivamente in barca.

Sebbene il clima tropicale mantenga caldo per tutto l’anno, i mesi migliori per visitare le isole sono quelli di settembre e ottobre. Si tratta del momento relativamente più asciutto e con un mare tendenzialmente più calmo, anche se è difficile che la pioggia stia a lungo lontana dai cieli panamensi.

Cosa fare e cosa vedere a Bocas del Toro

Il cuore dell’esperienza a Bocas del Toro è l’escursione notturna in barca per essere testimoni dell’incredibile fenomeno della bioluminescenza. Per poter essere abbastanza fortunati da vederla, si devono sfruttare le notti senza luna nel cielo, e pertanto pianificare il proprio viaggio secondo il ciclo lunare.

Attraverso visite guidate, si esce in barca in gruppi ridotti per raggiungere alcune piccole baie riparate, dove ogni movimento dell’acqua funziona come un interruttore per accendere tante piccole luci azzurre e blu, come uno sciame di lucciole che si illuminano all’unisono, o come una polvere di stelle azzurra che si scioglie tra le onde. L’esperienza comprende nuotare con maschera e boccaglio in queste aree, mentre l’acqua si accende ad ogni movimento. Si tratta di un’esperienza davvero magica, dalla spiegazione scientifica meno romantica di quanto non lo sia lo spettacolare effetto esteriore: la luminescenza è prodotta da un particolare tipo di fitoplancton, i dinoflagellati; si tratta di organismi monocellulari che, quando ricevono un impulso meccanico o un movimento dell’acqua, innescano un enzima chiamato luciferasi, il quale agisce sulla luciferina, una piccola molecola capace di trasformare l’energia chimica in luce visibile. Questo bagliore, a livello naturale, si ritiene che serva come meccanismo di difesa per spaventare o confondere i predatori, ma nelle notti scure nel cuore dei Caraibi, tra isole selvagge coperte di mangrovie e il calmo mare interno all’arcipelago, regala momenti di bellezza ultraterrena.

Tra le altre attrattive dell’arcipelago c’è il Parco Nazionale Marino di Bastimentos, istituito nel 1988 e indicato come il primo parco marino del paese. Protegge circa 13mila ettari tra foresta, mangrovie e barriera corallina, con quasi ottanta specie di coralli. Ne fanno parte i Cayos Zapatilla, due isolotti disabitati di sabbia chiara e palme, tra le mete più visitate dell’area e ideali per lo snorkeling.

bocas del toro panama
Lorenzo Calamai
Spiagge bianche e selvagge, mare blu e un orizzonte magico

Sul lato caraibico di Bastimentos, invece, si trovano spiagge stereotipicamente caraibiche come Wizard Beach e Red Frog Beach, con quest’ultima che deve il nome alle minuscole rane velenose rosse che vivono nella foresta vicina. Tra le mangrovie di Salt Creek, all’estrema punta orientale dell’isola, si possono invece avvistare bradipi e scimmie.

I bradipi sono un animale particolarmente numeroso in alcune aree dell’arcipelago. Se ne trovano molti a Bastimentos, ma anche a Isla Popa, anche se le probabilità più alte di avvistare questo timido e appartato animale arroccato sulle cime degli alberi è a Isla de los Perezosos, chiamata proprio Sloth Island, un piccolo isolotto vicino Isla Colón destinazione di diversi tour guidati.

bradipo panama
123RF
Il bradipo tridattilo è il più diffuso a Bocas del Toro

Sulla grande Isla Colón, inoltre, ci sono diverse spiagge degne di nota: Playa Estrella, sulla costa nordoccidentale, è caratterizzata dalle stelle marine che riposano sui fondali bassi e trasparenti; anche Dolphin Bay è un nomen omen, trattandosi di una baia circondata da mangrovie dove vivono numerosi delfini per buona parte dell’anno.

Valgono assolutamente la pena tutte le escursioni giornaliere organizzate dagli operatori locali per raggiungere altre isole dell’arcipelago come Isla Solarte e Coral Cay, due delle destinazioni più gettonate per uno snorkeling memorabile, tra banchi di pesci coloratissimi e coralli dalle forme ardite.

Infine, tra un’escursione e l’altra non è da trascurare la visita della città di Bocas del Toro, comunemente chiamata Bocas Town o semplicemente Bocas, la città di riferimento dell’arcipelago, al margine meridionale di Isla Colón. Qui si incontrano eredità caraibiche e tracce delle comunità indigene delle isole, oltre a essere sostanzialmente l’unico vero abitato delle isole, con strutture ricettive, ristoranti, bar e una vera e propria vita cittadina.

Da Roma ai borghi più belli del Lazio sui treni turistici gratuiti, come partecipare

7 octobre 2026 à 15:08

Lasciare Roma per una giornata e raggiungere gratuitamente alcuni dei borghi e dei luoghi più affascinanti del Lazio. Fino al 10 dicembre 2026 è possibile farlo grazie ai treni turistici gratuiti del progetto Antichi Cammini d’Italia, che collega la Capitale alla Tuscia e a Cassino lungo itinerari legati alla Via Francigena e agli antichi percorsi di pellegrinaggio.

Il programma prevede complessivamente 18 giornate di viaggio, divise tra sette collegamenti sulla direttrice Roma-Viterbo e undici sulla Roma-Cassino. Il biglietto è a costo zero, ma il posto deve essere prenotato in anticipo attraverso i normali canali Trenitalia. L’iniziativa rientra nel programma Caput Mundi ed è finanziata attraverso PNRR e NextGenerationEU, con il coinvolgimento del Ministero del Turismo, di FS Treni Turistici Italiani e Fondazione FS Italiane.

Da Roma alla Tuscia e a Montecassino con i treni turistici gratuiti

La prima direttrice parte da Roma Termini e raggiunge Viterbo attraversando alcuni dei territori più suggestivi della Tuscia. Il treno ferma anche a Monterotondo e Montefiascone, da dove partono collegamenti in autobus dedicati verso alcune località che non dispongono di una stazione ferroviaria.

Montefiascone
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Scorcio di Montefiascone

Tra le mete raggiungibili c’è Civita di Bagnoregio, il celebre borgo arroccato su uno sperone di tufo e circondato dalla Valle dei Calanchi, ma anche Bolsena, affacciata sull’omonimo lago e attraversata dalla Via Francigena. Da Monterotondo è inoltre previsto un collegamento verso Mandela e l’area di Vicovaro, utile per avvicinarsi al Cammino di San Benedetto.

La seconda direttrice parte invece da Roma Tiburtina e porta a Cassino, uno dei principali punti di accesso alla Via Francigena del Sud. Da qui si può proseguire alla scoperta della città e dei percorsi legati a Montecassino, dominati dalla celebre abbazia fondata da San Benedetto nel VI secolo. A differenza della tratta verso Viterbo, però, sulla Roma-Cassino non è prevista una navetta dedicata dalla stazione all’Abbazia di Montecassino: il viaggio gratuito permette di raggiungere Cassino, da cui è poi necessario organizzare autonomamente il trasferimento verso il monastero.

Come prenotare i treni gratis nel Lazio

Il viaggio è gratuito, ma non è possibile salire a bordo senza prenotazione. Ogni passeggero deve essere in possesso di un biglietto con posto riservato emesso al costo di 0 euro. La prenotazione può essere effettuata sul sito o sull’app Trenitalia, nelle biglietterie ferroviarie, tramite i distributori self-service delle stazioni oppure nelle agenzie di viaggio abilitate.

Per la tratta Roma-Viterbo le prossime corse sono previste l’11 e 18 ottobre e l’1, 15 e 22 novembre 2026. Il treno parte da Roma Termini alle 8.15 e arriva a Viterbo Porta Romana alle 10.35; il ritorno è previsto alle 15.09, con arrivo nella Capitale alle 17.30.

Sulla direttrice Roma-Cassino, invece, le date ancora disponibili nel calendario sono il 20 ottobre, il 5, 12, 19, 24 e 26 novembre e l’1, 3, 8 e 10 dicembre 2026. La partenza da Roma Tiburtina è prevista alle 7.43, con arrivo a Cassino alle 9.57, mentre il viaggio di ritorno parte alle 16.32 e termina nella Capitale alle 18.51. Sulla linea verso Viterbo il biglietto comprende anche gli autobus previsti dal programma, mentre tra i servizi inclusi nell’iniziativa ci sono accoglienza e assistenza durante il viaggio, informazioni sui cammini e la Box del Pellegrino. I posti sono limitati alla capienza dei treni, quindi è consigliabile prenotare con anticipo.

Nel weekend si aprono i luoghi segreti d’Italia, ecco cosa vedere alle Giornate FAI d’Autunno 2026

7 octobre 2026 à 13:45

Sabato 10 e domenica 11 ottobre tornano le Giornate FAI d’Autunno 2026, uno degli appuntamenti più attesi per scoprire un’Italia solitamente nascosta al pubblico. La quindicesima edizione coinvolgerà oltre 700 luoghi in 350 città, aprendo le porte di palazzi storici, chiese, giardini, dimore private, aree naturalistiche e siti poco conosciuti o normalmente inaccessibili.

Un grande viaggio diffuso nel patrimonio culturale e paesaggistico italiano, reso possibile dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI, dai volontari e dagli Apprendisti Ciceroni. Tra le regioni protagoniste c’è anche la Puglia, con numerose aperture e itinerari distribuiti sul territorio. Tra questi, abbiamo scelto di raccontarne due particolarmente suggestivi: il debutto di Polignano a Mare con l’apertura eccezionale di Palazzo Miani e il percorso tra acqua e pietra di Castellana Grotte, due esperienze molto diverse che mostrano quanto sia ricco e variegato il programma delle Giornate FAI d’Autunno 2026.

Le Giornate FAI d’Autunno 2026 nelle regioni d’Italia

Le Giornate FAI d’Autunno 2026 coinvolgeranno l’intero Paese, con un calendario che spazia da edifici monumentali e palazzi storici a teatri, chiese, castelli, collezioni d’arte, aree naturalistiche, architetture contemporanee e siti insoliti solitamente poco conosciuti o non accessibili al pubblico.

Tra gli appuntamenti segnalati dal FAI ci sono, per esempio, il Polo delle Arti Caselli-Palizzi a Napoli, dedicato anche alla tradizione della porcellana di Capodimonte, l’Atelier Ricci a Lucca, dove arte e alta sartoria incontrano un palazzo seicentesco, e il MAE Museum di Fiorenzuola d’Arda, dedicato alla storia della fibra acrilica e della fibra di carbonio. A Soveria Mannelli, in Calabria, sarà possibile scoprire il Lanificio Leo e il Museo d’impresa e Parco d’arte Rubbettino, mentre a Collegno, in Piemonte, apre al pubblico la Fabbrica della Felicità-Leone 1857.

A Roma, tra le aperture previste figurano anche la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy a Palazzo Piacentini e, su prenotazione, l’Attrezzeria Rancati, storica realtà specializzata nella creazione di oggetti scenici per cinema, teatro e televisione. L’edizione 2026 dedica infatti particolare attenzione al Made in Italy e all’artigianato di eccellenza, con oltre 75 aperture e visite speciali legate a mestieri, manifatture e tradizioni produttive italiane.

Giornate FAI d’Autunno a Polignano a Mare, apre Palazzo Miani

Per Polignano a Mare quella del 2026 sarà un debutto assoluto. La città partecipa infatti per la prima volta alle Giornate FAI d’Autunno e lo farà aprendo eccezionalmente Palazzo Miani, conosciuto anche come Palazzo Marchesale.

Palazzo Miani
Ufficio Stampa
L’interno di Palazzo Miani

La storica dimora privata si trova nel cuore del borgo antico, subito dopo l’Arco Marchesale, e custodisce circa cinque secoli di storia. Il nucleo più antico risale al XV secolo ed era legato alla residenza cittadina dei feudatari, mentre ampliamenti e trasformazioni successive hanno poi dato all’edificio l’aspetto monumentale che conserva ancora oggi.

Durante il weekend sarà possibile attraversarne il cortile e la loggia, salire lungo lo scalone settecentesco ed entrare nei saloni del piano nobile, tra volte decorate, arredi e testimonianze delle famiglie che hanno vissuto questi ambienti. Le visite si terranno sabato e domenica dalle 9.00 alle 13.30 e dalle 15.00 alle 19.00, con turni ogni 20 minuti e una durata di circa 40 minuti. Non sarà necessaria la prenotazione e l’accesso avverrà con un contributo a sostegno del FAI.

Giornate FAI d’Autunno 2026 a Castellana Grotte, itinerario tra acqua e pietra

Poco distante, Castellana Grotte propone invece un vero itinerario diffuso, costruito intorno a due elementi che hanno modellato per secoli questo territorio, l’acqua e la pietra. Sabato 10 e domenica 11 ottobre il percorso toccherà la Chiesa della Madonna della Grotta, le Gravinelle, la Neviera e la Chiesa di San Nicola di Genna.

La visita sarà un viaggio tra superficie e sottosuolo: alla Madonna della Grotta, cavità naturale documentata come luogo di culto già nel 1091, storia e devozione si intrecciano con le leggende locali. Negli spazi della chiesa sarà inoltre allestita una mostra fotografica dedicata alle alluvioni che colpirono Castellana Grotte nel 1896 e nel 1968.

Alle Gravinelle, due inghiottitoi naturali profondi fino a circa 37 metri, il paesaggio sarà invece raccontato attraverso la geologia e la speleologia, mostrando come le acque piovane vengano assorbite dal terreno carsico e scompaiano nel sottosuolo. Il percorso proseguirà quindi verso la Neviera di Genna, costruita nel Settecento e utilizzata in passato per conservare la neve e produrre ghiaccio, e verso la vicina Chiesa di San Nicola, testimonianza della vita religiosa e comunitaria delle campagne. Accanto alla Neviera si trova inoltre un vigneto ottenuto da piante storiche, dove sono previste degustazioni riservate agli iscritti FAI. I visitatori, inoltre, potranno scegliere una singola tappa oppure compiere l’intero itinerario, raggiungendo autonomamente i diversi siti.

Ferrara riapre un palazzo simbolo della città: Palazzo Barbantini-Koch diventa un polo d’arte

Par : elenausai10
7 octobre 2026 à 12:29

Per oltre un secolo, chi passeggiava lungo corso della Giovecca lo ha visto solo da fuori, o al massimo dallo sportello di una banca. Da giovedì 8 ottobre, invece, Palazzo Barbantini-Koch, storica sede della Cassa di Risparmio di Ferrara, apre le sue porte a tutti con una nuova funzione. Diventa il Polo culturale di Ferrara de La Galleria BPER, uno spazio dedicato all’arte, alla memoria della città e alla ricerca.

Dopo i lavori di recupero partiti nel 2023, l’edificio torna alla città con una collezione permanente che ripercorre cinque secoli di arte ferrarese ed emiliana e una mostra temporanea dedicata ai fiori nella pittura italiana. Il polo ospiterà anche attività didattiche, formazione e spazi per lo studio.

Per chi ama Ferrara, o sta pensando di visitarla questo autunno, c’è un motivo in più per mettersi in viaggio.

Una nuova identità per Palazzo Barbantini-Koch a Ferrara

Il palazzo rappresenta un pezzo della storia cittadina di Ferrara. Fu costruito tra il 1907 e il 1910 su progetto dell’ingegnere Luigi Barbantini, con la supervisione dell’architetto Gaetano Koch, e venne inaugurato nel 1910 alla presenza di Vittorio Emanuele III. Era stato pensato per dare alla Cassa di Risparmio una sede solida e rappresentativa, all’altezza del suo ruolo in città.

A partire da oggi, 8 ottobre 2026, il palazzo cambia funzione senza cancellare il proprio passato. Il Barbantini-Koch entra a far parte dei “Poli Culturali BPER. Un sistema di patrimonio diffuso”, la rete che collega edifici storici del gruppo bancario e che comprende anche Palazzo San Carlo a Modena e Palazzo Farinosi-Branconi a L’Aquila. L’obiettivo è trasformare sedi e collezioni rimaste a lungo riservate in luoghi accessibili al pubblico.

Cosa vedere, biglietti e orari

L’apertura al pubblico è fissata per giovedì 8 ottobre. Al piano nobile si trova il percorso permanente “Uno scrigno di storia. Arte a Ferrara tra passato e presente”, che raccoglie 135 opere tra dipinti, sculture, disegni e stampe, distribuite in diciotto sale.

Si parte dal Rinascimento ferrarese, con nomi come Domenico Panetti, l’Ortolano, il Garofalo e Girolamo da Carpi, per arrivare al Novecento di Gaetano Previati, Filippo de Pisis e Achille Funi. Tra i pezzi più preziosi c’è il “Ritratto del comandante Gabriele Tadino”, attribuito a Tiziano e datato 1538, già appartenuto alla Cassa di Risparmio.

Fino al 31 gennaio 2027, il palazzo ospiterà anche la mostra “Vanitas. Fiori e simboli, da Hayez a Casorati”, curata da Fernando Mazzocca ed Elena Lissoni. Le oltre quaranta opere esposte, firmate tra gli altri da Hayez, Segantini, Previati e Casorati, usano il fiore come filo conduttore per parlare di bellezza, desiderio e del tempo che passa, dal Romanticismo al Simbolismo. Il percorso è arricchito dai versi di Leopardi, Manzoni e Pascoli e da elementi olfattivi legati al mondo floreale.

Il palazzo è aperto il giovedì dalle 14:00 alle 19:00; dal venerdì alla domenica fa orario continuato dalle 10:00 alle 19:00, mentre lunedì, martedì e mercoledì resta chiuso. L’ultimo ingresso è consentito un’ora prima della chiusura, il biglietto intero costa 10 euro e il ridotto 8 euro, entrambi acquistabili online dal sito ufficiale scegliendo data e fascia oraria.

Queste sono le città più sportive del mondo nel 2026: in classifica anche quattro italiane

Par : elenausai10
7 octobre 2026 à 11:39

C’è una nuova numero uno tra le capitali mondiali dello sport. Stiamo parlando di New York che, nel 2026, guida la Classifica delle città sportive stilata dall’agenzia internazionale di comunicazione Burson, strappando lo scettro a Parigi, in testa da tre anni consecutivi.

Giunta alla quindicesima edizione, la graduatoria individua le 100 città del mondo con il legame più forte con lo sport, incrociando percezione e dati. Contano il giudizio di leader sportivi internazionali, media di settore ed esperti, ma anche quanto se ne parla sui social e sulla stampa. Il risultato è una fotografia di come le città costruiscono visibilità e influenza attraverso partite, gare e grandi eventi.

E l’Italia? Sono quattro le città che compaiono nella top 100, con Milano ancora tra le prime dieci.

New York è prima in classifica

Per New York è stato un anno da ricordare: i Knicks hanno conquistato il titolo NBA e il New York New Jersey Stadium ha ospitato la finale dei Mondiali FIFA 2026, portando la città al centro dell’attenzione mondiale. Ma il primato non dipende solo da questi eventi. La forza della Grande Mela sta in un calendario sportivo che non conosce pause, tra grandi franchigie professionistiche, appuntamenti internazionali e un’attenzione mediatica costante. Per chi la visita, assistere a una partita al Madison Square Garden è un’esperienza da mettere in lista tanto quanto una passeggiata a Central Park.

Le italiane in classifica

La migliore delle italiane è Milano, che sale dal 9° al 7° posto e consolida la sua presenza nella top 10. La classifica mette in evidenza la crescita costante della città perché, rispetto al 2024, il capoluogo lombardo ha guadagnato ben 20 posizioni, soprattutto grazie ai Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026.

Il salto più netto, però, lo fa Cortina d’Ampezzo, che arriva al 37° posto con 10 posizioni guadagnate in un anno e 45 rispetto al 2024. Co-ospitare le Olimpiadi ha trasformato la celebre località di villeggiatura alpina in una città sportiva riconosciuta a livello internazionale.

Poi troviamo Roma al 21° posto, forte di un patrimonio sportivo che va dallo Stadio Olimpico al Foro Italico, e Torino, che negli ultimi anni ha legato il suo nome al grande tennis, posizionandosi così al 75° posto.

Classifica delle Città Sportive: la top 10

Guardando il resto della classifica, emergono alcune tendenze interessanti. I grandi eventi, per esempio, non premiano più solo la città principale, ma tutte le sedi coinvolte: oltre a Cortina, lo dimostrano Atlanta, Houston, San Francisco e Vancouver, che dopo aver ospitato le partite dei Mondiali 2026, hanno scalato tra le 9 e le 14 posizioni.

Essere famosi, poi, non basta. Washington, Miami e Città del Messico sono molto conosciute dal grande pubblico, mentre Losanna e Monaco devono il loro buon piazzamento soprattutto alla stima di federazioni ed esperti: la popolarità può essere passeggera, la reputazione invece si costruisce negli anni.

Per crescere, inoltre, non serve per forza un mega-evento (ma aiuta). Zurigo ha guadagnato 21 posizioni a prescindere dal calendario, mentre Ginevra è entrata per la prima volta in classifica grazie agli Europei di calcio femminile del 2025, anche Innsbruck è salita grazie all’arrampicata sportiva e Shanghai deve la sua crescita agli eSport.

Questa la top 10:

  1. New York, Stati Uniti d’America;
  2. Parigi, Francia;
  3. Los Angeles, Stati Uniti d’America;
  4. Londra, Regno Unito;
  5. Madrid, Spagna;
  6. Barcellona, Spagna;
  7. Milano, Italia;
  8. Losanna, Svizzera;
  9. Monaco, Germania;
  10. Manchester, Regno Unito.

Pioggia o non pioggia, si parte: 3 city break europei con la nuova promozione Ryanair

Par : elenausai10
7 octobre 2026 à 10:35

C’è chi aspetta il bel tempo per partire e chi, invece, ha capito che certe città danno il meglio di sé proprio quando il cielo si fa grigio. Quando le giornate si accorciano, molte città europee continuano a brillare e, anzi, diventano perfino più affascinanti. In fondo, l’unico modo per affrontare davvero il maltempo è lasciarsi conquistare, rifugiandosi in un caffè storico con una bevanda calda o perdendosi tra le sale di un grande museo, senza il senso di colpa di non essere all’aria aperta.

L’occasione giusta per partire arriva con la nuova promozione Ryanair, che propone voli a partire da 16,99 euro da prenotare entro l’8 ottobre 2026, per viaggiare dall’8 ottobre al 17 dicembre 2026.

Noi vi consigliamo queste 3 mete da vivere anche con l’ombrello in mano.

La città romana di Aquinum continua a sorprendere: ecco cosa è emerso

7 octobre 2026 à 07:30

L’antica città romana di Aquinum, nel territorio di Castrocielo e Aquino, continua a restituire testimonianze preziose del suo passato. La XVIII Campagna di Scavo dell’Università del Salento ha portato alla luce due reperti archeologici di particolare interesse, presentati per la prima volta al pubblico durante il Weekend dell’Archeologia del 3 ottobre.

Le nuove scoperte permettono di aggiungere importanti tasselli alla conoscenza della vita pubblica, religiosa e monumentale della colonia romana. Da diciotto anni gli scavi, diretti da Giuseppe Ceraudo, professore di Topografia antica dell’Università del Salento, coinvolgono ricercatori e studenti in un progetto che unisce ricerca, formazione, tutela e valorizzazione del patrimonio.

La scoperta

Il primo reperto è un cippo riccamente decorato, riutilizzato nella pavimentazione in prossimità di uno degli incroci principali dell’antica città. Sul monumento compare il nome del dedicante, probabilmente Caius Ammius Cammarus, anche se la lettura completa dell’iscrizione deve ancora essere verificata.

A rendere particolarmente interessante il cippo è l’apparato decorativo, composto da ghirlande, festoni e bucrani che incorniciano tre animali: un bue, un montone e un maiale. La loro presenza nello stesso monumento potrebbe essere collegata alla triade sacrificale del suovetaurilium, uno dei più solenni rituali della religione romana, durante il quale venivano sacrificati proprio un maiale, un ovino e un toro.

L’interpretazione resta prudente, perché il cippo è stato ritrovato fuori dalla sua collocazione originaria. Tuttavia, le immagini potrebbero conservare la memoria di un sacrificio oppure richiamare cerimonie legate alla purificazione, alla consacrazione o alla delimitazione rituale di uno spazio.

Il secondo reperto è un altare votivo in marmo, particolarmente importante perché un nuovo frammento ha permesso di ricomporre parte di un’iscrizione già conosciuta soltanto in maniera incompleta. Ora è possibile riconoscere le divinità alle quali era dedicato: il Genio di Augusto, i Lari di Augusto e il Genio della Colonia.

A commissionare la dedica fu Manius Popidius Anteros, un facoltoso liberto che ricoprì la carica di seviro augustale. L’altare offre così una preziosa testimonianza della dimensione religiosa e civica della colonia, mostrando il legame tra la comunità, il culto imperiale e la vita pubblica.

L’importanza della scoperta

I due reperti contribuiscono a raccontare un’Aquinum nella quale religione, politica e vita cittadina erano strettamente intrecciate. Il cippo apre nuove domande sulle pratiche rituali e sugli spazi pubblici della colonia, mentre l’altare permette di approfondire il rapporto tra il culto della casa imperiale e l’identità della comunità.

La campagna 2026 ha portato alla luce anche altre testimonianze significative. Nel teatro romano sono proseguite le indagini che hanno restituito una lastra marmorea con la formula FVL(GVR) C[ONDITVM], collegata al rituale con cui i Romani seppellivano e consacravano un luogo colpito da un fulmine. Si tratta di una testimonianza rara, che potrebbe indicare un antico evento atmosferico interpretato come manifestazione della volontà divina.

Durante il Weekend dell’Archeologia sono state inoltre presentate cinque teste marmoree restaurate, tra cui il cosiddetto Cesare di Aquinum e un ritratto attribuito a Druso Maggiore.

La campagna segna infine un’importante novità per il progetto: per la prima volta le indagini archeologiche si sono estese anche al territorio comunale di Aquino. La collaborazione tra Castrocielo e Aquino permette così di ricomporre l’unità storica dell’antica colonia romana, superando gli attuali confini amministrativi e ampliando le prospettive della ricerca.

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Tra i tetti in ardesia di Torla, il borgo dei camini delle streghe e dei giganti di roccia spagnoli

6 octobre 2026 à 16:30

A 1.032 metri di altitudine, nella provincia di Huesca, si trova Torla, un borgo stretto tra le cime dell’Alto Aragona e la valle glaciale scavata dal fiume Ara. Si adagia alla grande parete del massiccio del Mondarruego, la montagna dal caratteristico colore rossastro che al tramonto assume tonalità ancora più intense.

Il paese porta oggi il nome di Torla-Ordesa, adottato nel 2014, e rappresenta l’ultima località abitata prima della frontiera, pur senza una strada diretta verso la Francia. Parliamo quindi di un villaggio dalla dimensione raccolta, fatta di vicoli ripidi, pietra scura, ardesia e facciate che raccontano una società montana rimasta a lungo separata dai grandi centri urbani.

Eppure, basta semplicemente alzare gli occhi per scoprire dettagli curiosi sulle case, mentre oltre i tetti il paesaggio cambia completamente e lascia spazio alle grandi pareti del Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido.

Cosa vedere a Torla

Il centro storico di questo borgo di Spagna colpisce più per i particolari delle abitazioni e delle strade che per i grandi monumenti. Tutto, in ogni caso, vale la pena di essere scoperto.

Chiesa di San Salvador

La torre della chiesa di San Salvador compare da quasi qualsiasi punto panoramico del paese e diventa un riferimento visivo insieme alla parete del Mondarruego. L’edificio risale al XVI secolo e presenta caratteristiche del tardo gotico aragonese.

All’interno si trova una preziosa croce in argento dorato del XVI secolo. Ma ciò che colpisce di più è la posizione: prende vita su uno sperone roccioso e accanto conserva i resti di un antico complesso difensivo.

Museo Etnologico e cripta di San Jorge

Gli spazi dell’antica fortificazione ospitano oggi il Museo Etnologico di Torla, con una raccolta legata alla vita quotidiana delle comunità montane. Attrezzi, oggetti domestici, testimonianze dell’allevamento e materiali legati allo sfruttamento del legname raccontano una società costruita intorno alle risorse delle alte valli pirenaiche.

Nelle cantine dell’antica casa parrocchiale si conservano inoltre pitture murali del XVI secolo. Ancora più particolare è la Cripta di San Jorge, dove sono stati recuperati preziosi dipinti medievali dedicati al santo.

Plaza Mayor e le case tradizionali

Il centro storico raggiunge il suo punto più rappresentativo nella Plaza Mayor, piccolo spazio dominato dal municipio e legato alla vita pubblica del paese almeno dal XIII secolo. Le strade che conducono alla piazza mostrano l’architettura tipica dell’Alto Aragona, con abitazioni in pietra e ardesia, finestre geminate, piccole aperture e portali ornati da elementi scolpiti.

Un dettaglio particolarmente curioso riguarda le tizoneras, strutture in pietra inserite nelle facciate per nascondere la posizione del focolare. Sui tetti compaiono invece le caratteristiche chamineras, camini coronati da pietre disposte in forma conica. Secondo la tradizione popolare, questi elementi avevano anche una funzione apotropaica e servivano a tenere lontane le streghe.

Camini di Torla, Spagna
iStock
I camini delle streghe di Torla

Le grandi dimore signorili conservano poi gli infanzones, stemmi in pietra concessi dal re alle famiglie nobili. Tra le abitazioni storiche vale la pena menzionare Casa Viu, una delle più importanti del borgo. Poi c’è anche Casa Rubla, l’unica grande dimora storica aperta al pubblico.

Ponte della Glera

Sul fiume Ara si incontra il Ponte della Glera, struttura di origine medievale oggi profondamente rinnovata. Il corso d’acqua accompagna la storia geografica di Torla e attraversa una valle glaciale nata dall’incontro delle valli di Bujaruelo e Ordesa.

L’Ara conserva inoltre una particolarità rara nel panorama spagnolo: per circa 70 chilometri, fino alla confluenza con il Cinca presso Aínsa, il suo corso è rimasto privo di sbarramenti artificiali.

Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido

Torla è soprattutto la porta d’accesso al Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido, area protetta di circa 15.000 ettari, Riserva della Biosfera dal 1988 e Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1997.

Il paesaggio comprende profonde gole, boschi, cascate e grandi cime pirenaiche, con Monte Perdido che raggiunge 3.355 metri.

Cosa fare a Torla

La montagna detta il ritmo della giornata, ma il paese offre anche esperienze legate alla cultura locale, alla gastronomia e alle tradizioni.

  • Raggiungere Ordesa: conduce nel paesaggio glaciale del parco attraverso itinerari adatti a diversi livelli di preparazione, dalla passeggiata nella Pradera fino agli itinerari d’alta montagna verso Monte Perdido.
  • Scegliere San Nicolás de Bujaruelo: per scoprire una delle alternative più accessibili per una giornata nella natura, con percorsi adatti anche alle famiglie.
  • Seguire il sentiero verso Broto: offre una prospettiva diversa sulla valle dell’Ara e collega Torla a un altro borgo storico dei Pirenei aragonesi.
  • Assaggiare la cucina dell’Alto Aragona: si incontrano i sapori di montagna, con la carne bovina certificata della Valle di Broto fra le specialità più rappresentative.
  • Scoprire il folklore locale: permette di entrare in una tradizione ancora viva, dalle danze palotiau, jota e repatán del 12 ottobre fino al particolare Carnevale di Torla, il Carnabal, con il caratteristico processo al personaggio che rappresenta i difetti della comunità.
  • Seguire le antiche romerías: porta verso gli eremi legati alla devozione popolare, con celebrazioni conservate in diverse date dell’anno, fra San Antón, San Miguel, Santa Elena e Santa Lucía.

Dove si trova e come arrivare

Torla si trova nella provincia di Huesca, nell’Aragona settentrionale, all’interno della valle glaciale dell’Ara e a breve distanza dall’ingresso del Parco Nazionale di Ordesa e Monte Perdido. In automobile l’accesso principale passa dalla N-260, che collega il paese con Broto oppure con Biescas attraverso il passo di Cotefablo, situato a 1.423 metri. La A-135 attraversa Torla e prosegue verso la valle di Ordesa.

Durante il periodo estivo l’accesso alla Pradera de Ordesa con le automobili private viene limitato. Dal grande parcheggio situato presso il paese partono quindi i bus organizzati dal parco, soluzione abituale per raggiungere l’area naturale. Il collegamento ferroviario più vicino si trova a Sabiñánigo, mentre le connessioni in autobus comprendono servizi verso Torla da altri centri dei Pirenei aragonesi.

Prima di affrontare la montagna, vale la pena fermarsi al Centro Visitatori di Torla, con un’esposizione che prepara lo sguardo al paesaggio che attende oltre il paese. A Torla, del resto, la montagna arriva fin dentro le strade.

Abbiamo provato in anteprima l’Halloween di Cinecittà World e brividi e adrenalina sono assicurati

Par : saragambero
6 octobre 2026 à 15:12

Premetto che sono una fan di Cinecittà World, amando il cinema in tutte le sue sfaccettature e al tempo stesso una grande appassionata di Halloween, adorando i film dell’orrore. Aggiungo che dei miei due figli, uno è temerario, l’altro più pauroso. Questa premessa per spiegare perché l’Halloween di Cinecittà World, ovvero il mese a tema horror cominciato il 3 ottobre che proseguirà fino al 31, è adatto a tutte le fasce d’età e tolleranza di paura, con attrazioni più o meno adrenaliniche e più o meno spaventose.

Si passa dallo spettacolo nel gran teatro, a tema Rocky Horror Picture Show (un plauso agli interpreti, tutti bravissimi) alla casa infestata; dalle classiche attrazioni in 3d, che fanno sempre la felicità dei ragazzi, a nuove attrazioni horror, come il Teatro infestato, dove la presenza di veri  attori truccati e mostruosi regala brividi ai più coraggiosi.

Halloween 2026 a Cinecittà World
Ufficio Stampa
Halloween 2026 a Cinecittà World

Cinecittà World: le novità per Halloween 2026

Una delle novità 2026 del parco è infatti proprio The Haunted Theatre, “un vecchio teatro di Broadway dove, dal 1930, si aggirano anime dannate sospese tra la vita e la morte. Un nuovo percorso horror che invita gli ospiti a trovare il coraggio di varcare la soglia e affrontare l’incognito”. Ma il terrore raddoppia anche nelle nuove stanze della Horror House, una immersione cinematografica a tema, tra scenografie, ambientazioni da incubo e incontri ravvicinati con attori in carne e ossa.

Per non parlare dei personaggi che si aggirano mascherati per il parco (e si prestano a foto ricordo). Zombie, streghe e l’amato-temuto Pennywise, omaggio doveroso quest’anno all’attore recentemente scomparso Tim Curry, che diede vita al mostro mutaforma nato dalla penna di Stephen King nella celebre miniserie TV It del 1990. 

Pennywise a Cinecittà World
@SiViaggia - Sara Gambero
Pennywise a Cinecittà World

Le nuove attrazioni dedicate ai più piccoli

Ma nessuna eccessiva paura: anche i meno coraggiosi e più piccoli hanno pane, anzi zucca per i propri denti: La grande novità della stagione è infatti dedicata ai più piccoli con  Spooky Town Playground, il più grande playground al coperto con attori dal vivo, dove il gioco incontra le atmosfere di Halloween in un’esperienza pensata per esorcizzare le piccole paure e trasformarle in divertimento. Mentre nel Villaggio Piccoli Brividi li aspettano labirinti di paglia, zucche, alberi magici, casette di caramelle e mele stregate, insieme al Truccabimbi per trasformarsi nel mostriciattolo preferito, circondati da streghe e fantasmini.

Streghe a Cinecittà World
@SiViaggia - Sara Gambero
Streghe a Cinecittà World

Una giornata insomma adatta a tutta la famiglia, dove ogni età e grado di coraggio trova il proprio divertimento. In attesa del gran finale che arriva il weekend del 31 ottobre, quando la festa continua fino a tarda notte tra live show, cene a tema, musica e dj set.

Il Real Albergo dei Poveri riapre la sua terrazza: Napoli torna in scena tra teatro e musica

Par : losiangelica
6 octobre 2026 à 12:30

Per alcuni giorni la grande terrazza dell’edificio napoletano del Real Albergo dei Poveri riapre al pubblico e diventa palcoscenico, insieme al patio e all’auditorium, di una nuova stagione di teatro, musica e progetti civici. Dal 6 al 16 ottobre gli appuntamenti saranno gratuiti, fino a esaurimento dei posti. Il programma avvia ufficialmente la seconda edizione del progetto Futuro Quotidiano desiderato dalla direttrice artistica Laura Valente e organizzato con l’aiuto del Comune di Napoli. Al centro ci sono temi che appartengono alla storia stessa dell’Albergo dei Poveri ma parlano anche al presente: accoglienza, marginalità, migrazioni, identità, comunità.

La riapertura del Real Albergo dei Poveri

Il cantiere di restauro non è ancora concluso, ma una parte del Real Albergo dei Poveri torna temporaneamente accessibile. E lo fa scegliendo lo spettacolo dal vivo come forma di riappropriazione degli spazi.

La terrazza sarà il cuore dei primi appuntamenti del monumento di Napoli. Un luogo monumentale, normalmente sottratto alla quotidianità cittadina, che per alcune sere cambia funzione e diventa scena. Non un semplice contenitore: diversi lavori sono stati pensati o adattati proprio per gli ambienti dell’edificio. Il nuovo ciclo si inserisce nel percorso di RAP Napoli Millenaria e rilancia l’esperienza di Futuro Quotidiano, che nei mesi successivi proseguirà con laboratori e attività rivolte anche alle giovani generazioni. Da fine ottobre partiranno, tra gli altri, il doposcuola gratuito “Scuola popolare, nessuno escluso” e percorsi dedicati al corpo e all’affettività.

Ci sarà spazio anche per Fotoromanza, laboratorio di Giorgina Pi rivolto a donne tra i 65 e i 90 anni. Le partecipanti lavoreranno sulle proprie storie personali attraverso immagini e narrazione, fino alla realizzazione di un documentario. Un progetto che dialoga direttamente con la memoria dell’Albergo dei Poveri, edificio nato per accogliere proprio le persone più fragili e ai margini della città.

Real Albergo dei Poveri e Giorgina Pi
Ufficio Stampa
Gli appuntamenti imperdibili al Real Albergo dei Poveri

Gli eventi in programma

Il primo appuntamento imperdibile è atteso per il 6 ottobre alle 20: in terrazza andrà in scena Fame di Armando Punzo, uno spettacolo che trae ispirazione dal romanzo di Knut Hamsun e adattato appositamente alla location.

Per Punzo è anche un ritorno a Napoli dopo tredici anni. Nato a Cercola, il regista ha legato gran parte della propria carriera alla Compagnia della Fortezza, fondata nel carcere di Volterra nel 1988. Il suo teatro ha trasformato negli anni l’esperienza della detenzione in un terreno di ricerca artistica, ottenendo numerosi riconoscimenti, tra cui sei Premi Ubu.

Altrettanto importante il 7 ottobre alle ore 20 dove va in scena il progetto di Gianni Valentino e VOLTO SOUND E per loro, con Lello Tramma e Michele Signore. Si parte dai documenti rintracciati nell’archivio sotrico del Banco di Napoli e da quelle carte nascono quattordici poemetti, in italiano e napoletano, trasformati in una suite dove voce, violino, mandoloncello, chitarra ed elettronica attraversano il Mediterraneo e riportano in superficie storie di prigionia, conversioni forzate e vite cancellate.

Nella stessa data del 7 ottobre dalle 21:15 la terrazza ospiterà anche il concerto Eredità di Luciareiello con le voci dei ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Nisda e Federico di Napoli. L’appuntamento nasce dal laboratorio di rap e canzone napoletana portato avanti dall’associazione CCO – Crisi Come Opportunità. Non sarà un episodio isolato: la collaborazione con Futuro Quotidiano continuerà con nuovi percorsi educativi e culturali.

L’ultima data disponibile è quella del 16 ottobre con un appuntamento a partire dalle 19. Tra patio e auditorium va in scena Tiresia: Nata vicino ai fantasmi. Nata tempesta di Giorgina Pi e Bluemotion. Uno speciale debutto per Napoli con una performance-installazione unica che andrà ascoltata in cuffia e tutta costruita attorno alla poesia di Kae Tempest. Saranno 35 minuti immersivi di voci, memoria e presenze invisibili.

Gli appuntamenti disponibili sono gratuiti, ma con un numero limitato di ingressi. Quando i posti si esauriscono non è più possibile accedervi.

Riparte il Treno delle Fragole: da Madrid per un viaggio d’autunno tra giardini e palazzi

Par : losiangelica
6 octobre 2026 à 11:30

Un’ora di viaggio, carrozze d’epoca e un finale che sa di fragole. Il Tren de la Fresa torna sui binari anche nell’autunno 2026, collegando Madrid ad Aranjuez lungo uno degli itinerari ferroviari storici più noti della Spagna. Si parte dal Museo del Ferrocarril, nell’ex stazione di Madrid-Delicias, per un viaggio che richiama la linea aperta nel 1851 tra la capitale e il Real Sitio.

Il treno turistico circola dal 1984 e continua a essere uno degli appuntamenti del fine settimana, soprattutto in primavera e in autunno. Il fascino sta anche nelle carrozze d’epoca, alcune ancora in legno. Non una ricostruzione perfetta del passato, ma abbastanza per cambiare atmosfera appena si sale a bordo. La destinazione rende tutto più speciale: Aranjuez, con il Palazzo Reale, i giardini, il Tago e il paesaggio culturale riconosciuto dall’UNESCO, è abbastanza vicina a Madrid da permettere una gita in giornata, ma lontana quanto basta per cambiare ritmo.

Itinerario del Treno delle Fragole

La partenza è fissata alle 10 dal Museo del Ferrocarril di Madrid. Circa un’ora dopo il treno arriva ad Aranjuez. Da quel momento la giornata cambia in base al biglietto scelto: c’è chi preferisce muoversi in libertà e chi invece segue visite guidate, percorsi nei giardini, navigazione sul Tago o ingresso al Palazzo Reale.

La formula più semplice è “Fresas al Natural”, con viaggio di andata e ritorno e tempo libero ad Aranjuez. “Fresas con Nata” aggiunge il trenino turistico cittadino e le visite ai giardini storici. “Fresas del Tajo” porta invece sul fiume, mentre “Fresas Reales” punta sul Palazzo Reale e sul Museo delle Falúas Reales. Esistono poi formule combinate che mettono insieme trenino, battello, giardini e palazzo.

Non mancano le varianti più particolari. In alcune date il programma comprende percorsi in bicicletta, kayak, visite agli orti storici o appuntamenti legati al Festival di Musica Antica di Aranjuez. C’è anche un itinerario interamente in inglese. Insomma, lo stesso treno porta a giornate piuttosto diverse.

Treno storico delle Fragole autunno 2026
Ufficio Stampa
L’itinerario storico del Tren de la Fresa

L’esperienza da non perdere

Il momento più riconoscibile resta il viaggio stesso, un treno storico che in Spagna risulta imperdibile. Non tanto per la velocità, naturalmente, quanto per l’idea di attraversare il tratto Madrid-Aranjuez su un convoglio storico, lasciando per qualche ora i ritmi dei treni contemporanei. Durante l’esperienza compaiono anche figuranti in costume, legati al racconto della ferrovia e della storia del Real Sitio.

Una volta raggiunto Aranjuez c’è tanto da fare. Il Palazzo Reale è il richiamo più evidente, ma una parte importante della giornata si consuma all’aperto: il Jardín del Príncipe, il Parterre, il Jardín de la Isla, i viali lungo il fiume. In autunno l’atmosfera cambia ancora, soprattutto nelle giornate meno calde e affollate.

La tradizione vuole che il viaggio si chiuda con le fragole di Aranjuez offerte durante il ritorno verso Madrid. È il dettaglio che ha dato il nome al treno e che, più di tanti effetti speciali, continua a essere la sua firma.

Carrozza del Treno delle Fragole
Ufficio Stampa
Un viaggio storico a bordo del Treno delle Fragole

Info utili: date e prezzi

Le date del treno delle Fragole autunno 2026 sono:

  • 10, 11, 12, 17, 18, 24, 25 e 31 ottobre;
  • 1, 7 e 8 novembre.

Si parte alle 10:00 dal museo del Ferrocarril. I controlli inizieranno alle 9:15 e termineranno alle 9:50, si raccomanda massima puntualità. Il ritorno da Aranjuez è previsto alle 18:54 con arrivo a Madrid attorno alle 20:08.

I prezzi cambiano parecchio a seconda dell’itinerario. “Fresas al Natural” costa 32 euro per gli adulti e 24 per i bambini; “Fresas con Nata” 43 e 32 euro. “Fresas del Tajo” e “Fresas Reales” costano 49 euro per gli adulti e 38 per i bambini. Le formule combinate partono da 56 euro e arrivano a 60; l’English Tour costa 53 euro per gli adulti e 42 per i bambini.

La tariffa bambini indicata dall’organizzazione riguarda la fascia tra uno e 1,40 metri di altezza; sotto il metro si viaggia gratis se non si occupa un posto. Si possono acquistare i biglietti online sul sito ufficiale dell’iniziativa, oppure presso la biglietteria del Museo del Ferrocarril, le date però tendono a esaurirsi velocemente quindi muoversi con anticipo è una mossa furba.

Weekend d’autunno in Europa low cost con la nuova promo Ryanair, ecco 3 mete imperdibili

6 octobre 2026 à 07:30

L’autunno può essere il momento giusto per concedersi un ultimo viaggio prima delle vacanze di Natale, soprattutto quando per raggiungere alcune città europee può bastare una cifra davvero contenuta. Ryanair ha lanciato una nuova promozione con voli a partire da 24,99 euro, invitando i viaggiatori a “sfuggire alla noia quotidiana” e programmare una nuova partenza nei prossimi mesi.

Gli appuntamenti da non perdere al TTG 2026 di Rimini

5 octobre 2026 à 21:18

Tre giorni, quelli dal 14 al 16 ottobre 2026, pieni di appuntamenti, convegni, workshop, conferenze, happening, eventi e autorevoli presenze tra gli stand del TTG Travel Experience di Rimini. Tra la miriade di impegni ce ne sono alcuni da segnare in agenda. Ecco i nostri consigli.

Specialità tipiche allo stand dell’Umbria

Nell’arena del padiglione della Regione Umbria (Pad. C3, stand 234-406) troveranno spazio degustazioni, preparazioni e incontri dedicati alle eccellenze regionali: olio, vino, birra artigianale, cioccolato, tartufo e produzioni agricole diventeranno occasioni per raccontare non soltanto ciò che si può assaggiare, ma i territori, le persone e i paesaggi da cui questi prodotti nascono. Tra i protagonisti della proposta gastronomica ci saranno Andrea Impero, chef dell’Elementi Fine Dining del Borgobrufa Spa Resort, e Ada Stifani, alla guida di Ada Gourmet a Perugia.

Degustazioni di vini della Moldova

Il vino costituisce uno dei principali fili conduttori della Moldova. Le Strade del vino attraversano le tre regioni con Indicazione Geografica Protetta – Codru, Valul lui Traian e Ștefan Vodă – e collegano cantine storiche, aziende familiari, ristorazione e ospitalità. La presenza a TTG di operatori attivi a Chișinău, nel Codri e nell’area di Purcari consente di costruire programmi che combinano capitale, territori rurali, enogastronomia, natura e patrimonio culturale. Giovedì 15 ottobre alle ore 15.00 è prevista una degustazione di prodotti tipici e vini Cricova, la cantina sotterranea che si estende per oltre 120 chilometri di gallerie sotterranee (Pad. C7 – Stand N128).

Aperitivi da Gruppo Gattinoni

Mercoledì 14 ottobre, dalle 16.45 alle 18.00, lo stand del Gruppo Gattinoni (Hall A5-C5/415-502) ospiterà un aperitivo aperto ai visitatori di TTG: cocktail e piadina romagnola per un momento informale di incontro e networking, realizzato insieme a Pliant, partner dell’iniziativa. Anche giovedì 15 ottobre, sempre dalle 16.45 alle 18, ci sarà un altro momento di conviviale, dopo la presentazione delle novità di Gattinoni Travel sempre, presso lo stand.

Il ministro Mazzi e il Cammino di Papa Giovanni Paolo II

Il 14 ottobre alle ore 15.40 presso la Global Village Arena, Padiglione C4 sarà annunciato “Da Cracovia a Roma un nuovo modo di camminare attraverso l’Europa“, il nuovo Cammino dedicato a Papa Giovanni Paolo II, alla presenza del ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e organizzato dall’Ente del Turismo della Polonia.

I numeri dei viaggi

Abitare, viaggiare, osservare, ascoltare, incontrare: il valore dell’esperienza reale nel generare persone più consapevoli e territori capaci di ri-esistere e rigenerarsi attraverso la presenza e la partecipazione. Usando dati, evidenze e testimonianze, Isnart, il 14 ottobre, dalle 13:20 alle 14:20, nell’Italy Arena, analizzerà come turismo, eventi e ospitalità possano trasformare la scelta di esserci in un fattore di benessere individuale, coesione sociale e sviluppo dei territori. Il panel affronterà, inoltre, il turismo termale come esperienza rigenerativa in senso pieno.

Rimini all’alba

La mattina di giovedì 15 ottobre comincerà molto prima dell’apertura degli stand fieristici con la TTG Sunrise Walk and Run organizzata da  VisitRimini insieme al partner locale Fluxo. L’accoglienza è prevista dalle ore 6.45, con check-in e warm-up, mentre alle 7.30 partirà un percorso di circa 5 chilometri lungo il mare e attraverso il Parco del Mare. Una modalità diversa per presentare la città agli operatori non attraverso una brochure o una presentazione, ma percorrendola, alle prime ore del giorno, per sperimentare direttamente uno degli spazi che hanno ridisegnato il waterfront riminese e che rappresentano oggi una delle infrastrutture più riconoscibili della città.

GATE 67, il magazine sfogliabile di ottobre 2026

5 octobre 2026 à 18:05

Sul nuovo numero di ottobre 2026 del magazine sfogliabile GATE, vi riportiamo a Dubai, per scoprire un lato inedito, ma molto più autentico, dell’Emirato che non smette mai di attrarre gli italiani.

Se pesante che Dubai sia tutta grattacieli avveniristici, mall lussuosissimi, attrazioni costosissime a ristoranti stellati, vi sbagliate di grosso. A due passi dai luoghi più iconici c’è una zona meno turistica, meno patinata e, soprattutto, meno costosa ma molto più autentica, che solo i local e gli expat conoscono. È il quartiere di Deira, la storica e vivace zona commerciale situata nella parte Est della città. Ci siamo stati e ve la raccontiamo.

Ma vi diamo anche qualche consiglio su gite da fare in giornata in Italia: dal viaggio sul Treno del foliage alla visita dell’Amerigo Vespucci a una tappa sull’isola di Ortigia in Sicilia.

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Dove il tempo profuma di cannella e miele: Radovljica, la dolce città medievale della Slovenia

5 octobre 2026 à 17:30

Non sono molti i chilometri che la separano da Bled, meta super frequentata dai turisti, ma nonostante questo Radovljica possiede l’abilità di avere scelto la discrezione come suo tratto distintivo. Sorge su un terrazzamento naturale sopra la valle della Sava, con il profilo delle Alpi Giulie a fare da sfondo alle case del centro antico.

Dimore borghesi del XVI e XVII secolo, edifici più recenti, palazzi barocchi e decorazioni pittoriche raccontano epoche differenti senza cancellarsi a vicenda. Radovljica appare così quasi come una piccola capsula del tempo, racchiusa tra le tracce della fortificazione medievale e il paesaggio alpino.

A questa identità storica si aggiunge una vocazione gastronomica particolare:  è conosciuta oggi con il soprannome di Dolce Radol’ca, legato alla tradizione dell’apicoltura e del miele, affiancata negli ultimi anni dalla cultura del cioccolato.

Cosa vedere a Radovljica

Dietro le facciate eleganti di questa cittadina della Slovenia si incontrano musei, botteghe, testimonianze artistiche e angoli legati a personaggi che hanno lasciato un’impronta profonda nella cultura del Paese.

Linhartov trg, la piazza della città vecchia

Il primo incontro con Radovljica passa dalla grande piazza rettangolare intitolata ad Anton Tomaž Linhart. Le facciate che la circondano appartengono soprattutto all’architettura borghese tra XVI e XIX secolo e conservano affreschi, decorazioni e strutture originarie.

Linhart fu drammaturgo e storico del XVIII secolo, considerato il primo autore di commedie in lingua slovena e la sua casa natale sorge proprio lungo la piazza. Una fontana dedicata a Josipina Hočevar aggiunge un altro elemento alla scenografia urbana, mentre le antiche abitazioni degli artigiani regalano a questo spazio il carattere commerciale delle epoche passate.

Šivčeva hiša

Tra le abitazioni storiche si fa notare la Šivčeva hiša, una casa tardo-gotica del XVI secolo considerata uno degli esempi più interessanti dell’architettura antica di Radovljica. Facciata e interni conservano elementi della struttura originaria e oggi l’edificio ospita una galleria.

Palazzo di Radovljica e Museo dell’apicoltura

La Radovljiška graščina domina Linhartov trg con la sua architettura barocca. Gli ambienti del primo piano sono stati rinnovati nel 2021 e ospitano il Museo dell’apicoltura e il Museo cittadino.

Il primo racconta una delle tradizioni più radicate della Slovenia attraverso la storia dell’allevamento delle api, la produzione del miele e la particolare arte decorativa delle panjske končnice, le tavolette dipinte applicate alle arnie tradizionali slovene.  Il palazzo conserva inoltre una Sala Barocca utilizzata per concerti, ricevimenti e altri eventi.

Casa Lectar e il museo vivente del pan di zenzero

Poco distante dal palazzo si incontra la Casa Lectar, legata alla tradizione dei lectarji, i caratteristici cuori di pan di zenzero. Nel laboratorio è ancora attiva la produzione artigianale, grazie a cui poter vedere da vicino una consuetudine dolciaria antica.

Chiesa di San Pietro

In fondo alla piazza emerge la chiesa parrocchiale di San Pietro, uno dei principali monumenti gotici della città. La costruzione presenta tre navate e, accanto al presbiterio, sfoggia un portico del XVI secolo.

Chiesa parrocchiale di San Pietro, Radovljica
iStock
La Chiesa parrocchiale di San Pietro a Radovljica

Particolarmente curiosa è la cosiddetta taverna gotica, un ambiente che in passato serviva alla vendita del vino da parte dei sacerdoti. Oggi la tradizione del luogo sopravvive in una forma artistica originale, con opere realizzate da Branko Čušin utilizzando proprio il vino rosso come materiale pittorico.

Le mura medievali e il fossato

Dietro la chiesa affiorano le tracce della fortificazione che un tempo proteggeva Radovljica. Il sistema difensivo comprende il fossato medievale meglio conservato tra quelli cittadini sloveni.

Dalle facciate della piazza, quindi, si passa a un ambiente più raccolto e legato alla funzione militare dell’antica città. Un tunnel ristrutturato permette inoltre di conoscere parte delle strutture sotterranee associate alle fortificazioni.

Le architetture di Ivan Vurnik

Radovljica mantiene anche una forte impronta dell’architettura slovena del XX secolo. Ivan Vurnik, nato proprio in città, è una delle figure più importanti del panorama architettonico nazionale.

La sua presenza si ritrova in diversi punti, tra abitazioni, ville e interventi urbani. Villa Savnik e il Grajski dvor appartengono a questo patrimonio, mentre la casa natale dell’architetto sorge nei pressi del fossato.

Ma non è finita, perché lungo Gorenjska cesta si incontrano ville legate all’ambiente della Secessione e dell’Art Nouveau, tra cui Šmajdova e Šarčeva, progettate da Danilo Fürst, allievo di Jože Plečnik.

Cosa fare a Radovljica

L’identità della città emerge soprattutto attraverso le tradizioni ancora riconoscibili nella gastronomia, nell’artigianato e nel paesaggio circostante.

  • Seguire la storia delle api: entrando nel Museo dell’apicoltura per poi raggiungere il laboratorio Lectar.
  • Esplorare i dintorni in bicicletta: offre un modo piacevole per raggiungere i paesaggi rurali, le valli e i punti panoramici della regione.
  • Raggiungere Kropa: un antico centro legato alla lavorazione del ferro. La tradizione della forgiatura sopravvive nel patrimonio urbano, nel museo e nelle decorazioni realizzate dai fabbri locali.
  • Salire verso i panorami della Gorenjska: da lì si può osservare il paesaggio alpino da prospettive diverse, tra boschi, corsi d’acqua e rilievi. Il monte Begunjščica domina il territorio presso Begunje, mentre il Jamnik regala uno dei panorami più caratteristici della zona.
  • Visitare Brezje: è un importante capitolo della cultura religiosa slovena. La Basilica di Maria Ausiliatrice è il santuario nazionale del Paese e accanto alla chiesa si trova anche un museo dedicato ai presepi.
  • Scoprire Begunje: per seguire una doppia traccia, quella medievale del castello di Kamen e quella musicale legata a Slavko Avsenik, figura centrale della musica popolare slovena.

Dove si trova e come arrivare

Radovljica si trova nella Gorenjska, nel nord-ovest della Slovenia, tra le Alpi Giulie e le Caravanche e a breve distanza dalla valle della Sava. La posizione la rende particolarmente interessante per chi desidera associare una visita culturale a escursioni nell’ambiente alpino. Da Trieste il percorso autostradale passa dal valico di Fernetti, prosegue verso Lubiana e poi in direzione di Kranj e Villach, fino all’uscita di Radovljica.

Da Gorizia si segue l’autostrada H4 verso Nanos, quindi la A1 in direzione di Lubiana e successivamente la direttrice verso Kranj e Villach. Da Udine si può raggiungere Tarvisio, proseguire verso Kranjska Gora e rientrare sulla rete autostradale slovena nei pressi di Jesenice, prima dell’uscita di Radovljica. Per la percorrenza delle autostrade slovene indicate serve la vignetta autostradale, il contrassegno digitale previsto per i veicoli soggetti al pagamento del pedaggio.

C’è un borgo medievale su una scogliera, dove una strada misura appena 40 centimetri: Vrbnik

5 octobre 2026 à 16:30

Sulla costa nordorientale di Krk, una delle maggiori isole dell’Adriatico croato, Vrbnik è un borgo che si riconosce dalla distanza grazie al campanile della chiesa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, mentre le abitazioni sembrano stringersi l’una all’altra sulla sommità di una rupe calcarea alta circa 49 metri.

Oltre alle case che si addossano tra loro, a colpire sono le strade che si piegano improvvisamente, con archi e passaggi che collegano abitazioni costruite su livelli differenti. Il centro storico, quindi, ha una forma quasi conica, nel quale l’architettura sembra seguire il terreno anziché imporsi su di esso.

Poi c’è la žlahtina, il vino che racconta il territorio forse meglio di qualsiasi altra cosa. Il vitigno a bacca bianca è autoctono dell’area di Vrbnik e il suo nome deriva da un antico aggettivo slavo associato all’idea di nobiltà.

Cosa vedere a Vrbnik

La vera sorpresa di Vrbnik (Verbenico in italiano) è che il suo prezioso centro storico va letto a distanza ravvicinata, seguendo le tracce lasciate dalla vita quotidiana.

Klančić, la strada larga appena 40 centimetri

Nel labirinto del nucleo antico si trova Klančić, una delle vie più strette del mondo: nel suo punto minimo misura appena 40 centimetri. Più che una semplice curiosità, questa strettoia restituisce la dimensione fisica dell’antica Vrbnik.

Le pareti degli edifici si avvicinano fino quasi a sfiorarsi e il passaggio tra i blocchi di pietra diventa un piccolo esercizio di orientamento. La tradizione locale ha persino collegato Klančić alle leggende sugli gnomi che, secondo i racconti popolari, abitavano qui e nei dintorni.

Piazza della chiesa e campanile

Il cuore monumentale del paese ruota attorno alla piazza della chiesa, dominata dalla chiesa parrocchiale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria e dal suo campanile. Attorno allo spazio pubblico sorgono anche la loggia e il castello dei Frankopan, formando uno dei punti più rappresentativi dell’antico abitato.

Castello dei Frankopan e Baćin dvor

La presenza dei Frankopan attraversa la storia di questo angolo dell’Isola di Krk. Il castello apparteneva al sistema difensivo e amministrativo legato alla potente famiglia nobiliare, mentre Baćin dvor viene indicata dalla tradizione come antica dimora dei Frankopan.

Le fortificazioni seguivano il margine naturale della rupe e proteggevano un abitato raccolto entro le mura. Di quella struttura restano alcune porzioni e i resti di una torre di guardia.

Biblioteca della famiglia Vitezić

In piazza Vrbnički statut si trova la Biblioteca della famiglia Vitezić, custode di una preziosa raccolta appartenuta al vescovo Ivan Vitezić e al fratello Dinko Vitezić.

Il patrimonio supera i 10.000 titoli e tra i pezzi più preziosi figura un Atlante del Mondo di Johann David Kochler, stampato a Norimberga nel 1718.

Le case medievali e i camini scolpiti

La parte più affascinante del villaggio forse si trova proprio nelle abitazioni: le case, costruite una accanto all’altra, presentano facciate generalmente semplici, scale esterne e balconi, mentre i tetti dalle forme mediterranee seguono la conformazione irregolare del terreno.

Case di Vrbnik, Croazia
iStock
Case storiche in pietra nel centro di Vrbnik

La scarsità di spazio lasciava poca libertà ai costruttori. I camini divennero così uno degli elementi sui quali esprimere maggiore fantasia, con terminali scolpiti e soluzioni decorative differenti.

Piazza del Popolo e le antiche porte

Nella parte meridionale del centro storico si trova la Piazza del Popolo, legata alla vita civile dell’antica comunità. Vi sorgono la loggia popolare e la Podesteria, edificio destinato alle principali funzioni amministrative e alle cerimonie pubbliche.

L’accesso alla città medievale avveniva attraverso due porte, Dvera e Dverca, quest’ultima conosciuta anche come porta piccola. Presso l’ingresso principale prende vita pure la chiesa di San Giovanni Battista, un altro tassello della trama religiosa e urbana di Vrbnik.

Cosa fare a Vrbnik

La visita acquista un sapore particolare quando si alternano patrimonio storico, paesaggio e tradizioni locali.

  • Assaggiare la Vrbnička žlahtina: per conoscere il vitigno simbolo del territorio direttamente legato ai vigneti che circondano il paese.
  • Visitare una cantina: porta dal paesaggio agricolo alla cultura del vino, con produzioni locali legate alla tradizione vitivinicola di Vrbnik.
  • Cercare gli scorci sul mare: regala una prospettiva diversa sulla posizione del borgo, costruito sulla rupe e rivolto verso lo stretto del Velebit.
  • Raggiungere la spiaggia cittadina: in questo modo si può osservare dal basso la parete rocciosa sulla quale si sviluppa il centro storico.
  • Assaggiare la cucina locale: aggiunge alla visita prodotti e ricette legati alla tradizione dell’isola, con ristoranti e locali distribuiti tra borgo e dintorni.
  • Scoprire la tradizione glagolitica: aiuta a comprendere un aspetto meno immediato della storia del posto, legato alla lingua, alla religione e alla produzione culturale.
  • Osservare Vrbnik dal mare: restituisce la forma dell’abitato con particolare chiarezza. Dalla barca, le case sembrano raccolte attorno al campanile sulla sommità della scogliera.

Dove si trova e come arrivare

Vrbnik si trova sulla costa nordorientale dell’isola di Krk, affacciato sullo stretto del Velebit e sulla piccola baia di San Marco. Dista circa 28 km dal ponte che collega Krk alla terraferma. In automobile si attraversa il ponte di Krk e si prosegue verso la città di Krk, mantenendo poi la direzione per Punat e Baška. Dopo Kornic, la strada verso Vrbnik passa una zona fatta di boschi, vigneti e oliveti prima di raggiungere il paese.

L’isola dispone anche dell’aeroporto di Rijeka, situato presso Omišalj, nella parte settentrionale di Krk. Da alcune località della Riviera di Crikvenica è possibile arrivare a Vrbnik via mare con taxi-boat o motoscafo.

Una volta entrati nel paese, la strada lascia progressivamente spazio alla struttura medievale. Il percorso si restringe, la roccia compare sotto gli edifici e il mare si fa spazio tra una casa e l’altra: a quel punto Vrbnik smette di essere soltanto un punto sulla costa di Krk e diventa quello che la sua posizione aveva già lasciato intuire da lontano, un piccolo borgo costruito centimetro dopo centimetro sopra l’Adriatico.

Scavata nella roccia e sospesa sull’abisso, la libreria unica al mondo che sfida le vertigini

5 octobre 2026 à 15:39

Non si tratta di un’immagine generata dall’IA, anche se la sua viralità è dovuta proprio al fatto che in molti lo abbiano pensato. Incastonata nella roccia, circondata dalla vegetazione e sospesa sopra un’enorme voragine profonda centinaia di metri: non è il set di un film fantasy, questa incredibile libreria esiste davvero e si trova in Cina.

È conosciuta come Cliff Bookstore, ma anche come Mianhua Tiankeng Bookstore o Cotton Sinkhole Bookstore, e negli ultimi mesi le sue immagini hanno fatto il giro del web. Il motivo è facile da capire: per raggiungerla bisogna addentrarsi in uno spettacolare paesaggio carsico e percorrere una passerella costruita lungo le pareti di un gigantesco tiankeng, termine cinese utilizzato per indicare enormi doline naturali.

Cliff Bookstore, la libreria su una dolina di 326 metri

La Cliff Bookstore si trova all’interno della Mianhua Tiankeng Scenic Area, nella regione autonoma del Guangxi Zhuang, nel sud della Cina. La protagonista del paesaggio è una gigantesca dolina carsica formatasi nel corso di milioni di anni: misura circa 326 metri di profondità e 305 metri di larghezza, con pareti rocciose quasi verticali e una vegetazione particolarmente rigogliosa.

Cliff Bookstore, Cina
IPA
La straordinaria Cliff Bookstore

È proprio su una di queste pareti che è stata realizzata la libreria, aperta al pubblico nel maggio del 2025. Non un negozio dove acquistare libri, ma uno spazio culturale progettato per fondersi con il paesaggio circostante. Da una parte si trovano infatti le pareti ricoperte di volumi, dall’altra si apre la vista sul gigantesco tiankeng.

La libreria si incontra durante il percorso lungo una passerella panoramica che si sviluppa per oltre 1.600 metri sulle pareti della dolina. È stata concepita anche come punto di sosta per i visitatori: ci si può fermare a leggere o semplicemente osservare il panorama, mentre nelle vicinanze è presente anche uno spazio caffetteria.

Ma uno dei momenti più suggestivi arriva dopo il tramonto. Ogni sera la libreria viene illuminata da luci calde che evidenziano le pareti rocciose e gli scaffali, creando l’impressione di una biblioteca sospesa nel vuoto. L’accensione delle luci è diventata essa stessa una delle attrazioni più fotografate e condivise sui social.

Dove si trova e come raggiungerla

La Cliff Bookstore si trova nel Mianhua Tiankeng Scenic Area, nel villaggio di Mianhua, vicino alla cittadina di Siba, nella contea autonoma Mulao di Luocheng, appartenente alla città-prefettura di Hechi, nella regione del Guangxi Zhuang. Si tratta di una zona rurale e montuosa della Cina meridionale, quindi raggiungerla richiede qualche spostamento in più rispetto alle grandi destinazioni turistiche del Paese.

Per chi arriva dall’Italia, una delle soluzioni più pratiche è volare verso Guangzhou o Shenzhen, importanti hub internazionali della Cina meridionale, e proseguire successivamente verso il Guangxi. Un’altra possibilità è raggiungere Nanning, capoluogo regionale, tramite un volo interno o i collegamenti ferroviari ad alta velocità. Da Nanning bisogna poi proseguire verso Luocheng e l’area di Hechi. Il Mianhua Tiankeng si trova a circa 40 minuti d’auto dal centro di Luocheng; i tempi indicativi salgono a circa un’ora e mezza da Hechi, due ore da Liuzhou e tra due ore e mezza e tre ore da Nanning. Per l’ultimo tratto, proprio per la posizione isolata dell’attrazione, l’automobile resta la soluzione più comoda.

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