Il 9 e 10 maggio 2026 tornano i Kid Pass Days, uno degli appuntamenti più attesi dalle famiglie italiane. La manifestazione coinvolge oltre 100 musei, siti culturali e realtà educative da Nord a Sud con circa 150 attività dedicate ai bambini da 0 a 12 anni. Laboratori creativi, visite immersive, trekking nella natura, incontri con animali e giochi interattivi trasformano il patrimonio culturale italiano in una grande esperienza family friendly.
Da Milano a Caserta, passando per Trento, Genova e Venezia, i Kid Pass Days 2026 diventano anche un’ottima occasione per organizzare un weekend culturale con i bambini, tra arte, scienza e divertimento. Qui abbiamo messo una selezione di 6 eventi, per scoprirli tutti e per avere maggiori informazioni sugli orari, consultare il sito ufficiale kidpass.
Escape room regale alla Reggia di Caserta
Tra gli eventi più originali dei Kid Pass Days 2026 spicca la speciale escape room organizzata alla Reggia di Caserta. I bambini potranno esplorare gli ambienti della celebre residenza borbonica attraverso enigmi, indizi e prove ispirate alla storia della corte reale.
L’esperienza unisce gioco e scoperta culturale, rendendo la visita coinvolgente anche per i più piccoli. Un’attività ideale per le famiglie che vogliono visitare uno dei siti monumentali più affascinanti d’Italia in modo diverso e dinamico.
Per chi ama il mare e gli animali, i Kid Pass Days propongono esperienze immersive all’Acquario di Livorno. I bambini potranno partecipare a incontri speciali dedicati alle specie marine e scoprire curiosità su tartarughe, meduse e squaletti. L’animazione sarà accompagnata da una guida biologa in versione tartaruga, uno degli animali più saggi del mare.
Arte e tecnologia alla Città dei Bambini e dei Ragazzi di Genova
Alla Città dei Bambini e dei Ragazzi la tecnologia diventa protagonista grazie a TRATTO, un’esperienza innovativa che trasforma i movimenti del corpo in arte digitale.
I bambini potranno interagire con installazioni multimediali e contribuire a un progetto di ricerca scientifica legato al riconoscimento delle emozioni. Un’attività perfetta per avvicinare i più giovani al legame tra movimento e sentimenti attraverso il gioco.
Laboratori creativi a Bologna
Il Palazzo Fava – Palazzo delle Esposizioni di Bologna propone un laboratorio creativo per entrare della “Scuola di Bristol” e diventare un esperto di street art. L’iniziativa punta a far conoscere storie, tecniche e segreti di artisti come Banksy. Durante il laboratorio ogni partecipante creerà il proprio book personale.
Tra le attività outdoor più interessanti dei Kid Pass Days 2026 c’è il trekking alla Necropoli etrusca di Prato Rosello ad Artimino in Toscana. Il percorso permette alle famiglie di esplorare un importante sito archeologico immerso nella natura.
Durante l’esperienza è previsto un laboratorio dedicato alle erbe spontanee in collaborazione con una guida ambientale escursionistica. Un’occasione perfetta per unire movimento all’aria aperta, storia e scoperta del territorio toscano.
Venezia tra storia e archeologia
Kid Pass Days farà tappa anche a Venezia, nella sede del Museo archeologico nazionale di Piazzetta San Marco.
Le famiglie potranno scoprire curiosità e capolavori del museo per votare poi alla fine la propria opera preferita. Un percorso coinvolgente che invita bambini e genitori a scoprire le creazioni del museo più antico di Venezia. Alla fine ci sarà un gadget per ogni bambino.
Nel giorno dell’Epifania la Reggia di Caserta ha scelto di offrire al suo Parco reale un segnale concreto di rinascita: la riapertura della Peschiera grande, uno dei luoghi più amati e suggestivi del Bosco vecchio. Un evento che va ben oltre il semplice recupero di uno spazio, perché restituisce un tassello fondamentale del grande disegno paesaggistico vanvitelliano e riafferma il valore della cura nella gestione del patrimonio culturale.
La Peschiera grande torna accessibile dopo anni complessi, segnati da difficoltà amministrative e da un lungo contenzioso che ne hanno rallentato il recupero. Il suo ritorno assume quindi il significato di una conquista collettiva, maturata grazie a un percorso non lineare ma mai interrotto, nel quale l’Istituto ha mantenuto ferma la volontà di riconsegnarla al Parco e alla comunità.
iStockFiabesco scorcio del Parco della Reggia di Caserta
Un percorso complesso
La storia recente della Peschiera grande è legata a un articolato e lungo contenzioso con l’impresa risultata inizialmente prima classificata nella procedura di gara. Una vicenda che ha inciso in modo significativo sui tempi e sulle modalità di realizzazione dell’intervento, mettendo alla prova la capacità dell’Istituto di governare una situazione difficile senza rinunciare all’obiettivo finale.
In un simile contesto, il contributo dell’Avvocatura dello Stato si è rivelato fondamentale. Con continuità e competenza, ha accompagnato l’Istituto nell’affrontare le criticità giuridiche e amministrative, consentendo di gestire il contenzioso e, allo stesso tempo, di non interrompere i lavori.
Accanto a tale supporto, sono stati decisivi l’impegno e la professionalità della ditta subentrata, seconda classificata nella procedura di gara, insieme al lavoro costante della Direzione dei lavori e alla determinazione dell’Istituto.
Il progetto di restauro della Peschiera grande è stato realizzato grazie al finanziamento dei Fondi Speciali di Sviluppo e Coesione a cui si è affiancata la costante disponibilità e collaborazione dei servizi centrali del Ministero della Cultura, in particolare del Servizio V del Segretariato Generale, che ha seguito con attenzione l’avanzamento dell’intervento.
Realizzata a partire dal 1762 dall’architetto Francesco Collecini su disegno di Luigi Vanvitelli, la Peschiera grande rappresenta uno degli elementi più raffinati del sistema paesaggistico della Reggia di Caserta. Non si tratta soltanto di uno specchio d’acqua, ma di un vero e proprio percorso architettonico e paesaggistico, pensato per accompagnare in un’esperienza ricca di geometrie, soste, prospettive e dialogo tra natura e architettura.
Lo studio approfondito del progetto vanvitelliano ha consentito di ridisegnare l’intero tracciato secondo l’idea originaria, così come tradotta in opera da Collecini. Il restauro ha eliminato deformazioni e superfetazioni stratificatesi nel tempo, e ha restituito alla Peschiera la sua geometria autentica e la qualità dell’esperienza immaginata nel Settecento, in cui ogni elemento concorreva a un equilibrio preciso e armonico.
Un restauro che integra acqua, architettura e verde
Prima dell’intervento, l’area versava in uno stato di forte degrado, che interessava tanto la componente architettonica e strutturale quanto quella vegetale. Il restauro ha quindi richiesto un’azione complessiva, capace di tenere insieme acqua, architettura e verde come parti inscindibili di un unico disegno.
Il recupero dei parapetti e del bauletto in cemento, la sostituzione della pavimentazione in grès con un adeguato cotto e la sistemazione dei percorsi di fruizione e di accesso allo specchio d’acqua hanno restituito leggibilità e continuità al tracciato. Allo stesso tempo, la bonifica del sottobosco e il ripristino del manto erboso, completato dall’impianto di irrigazione realizzato secondo il progetto PNRR, hanno ricostruito l’equilibrio vegetale dell’area.
Gli interventi sull’isolotto centrale e l’inserimento di quattro siepi angolari compartecipano a questa visione unitaria, che ha guidato ogni fase del restauro con attenzione e rispetto per l’identità storica del luogo, evitando soluzioni invasive e privilegiando la coerenza con il progetto originario.
L’inaugurazione ufficiale della Peschiera grande è prevista per il 21 marzo 2026. Una data scelta non a caso, nel segno della primavera e di un nuovo inizio, per un gioiello che torna finalmente a splendere come parte viva del Parco reale.
Siamo nel pieno dell’autunno e della stagione delle zucche, quella che va da settembre a novembre e che vede spuntare nei campi quelle grosse palle arancioni che fanno tanta allegria. Ed è in un luogo inaspettato che si staglia davanti agli occhi del visitatore il campo di zucche più grande d’Italia e tra i più grandi in Europa e che si trova proprio in Italia.
Il Giardino delle zucche
Alle porte di Caserta, a Pignataro Maggiore, c’è “Il Giardino delle Zucche – Pumpkin Patch”, che apre quest’anno per la nona edizione. Chiunque può andarci, scegliere la zucca preferita, raccoglierla e portarsela a casa. Sul modello dei campi di tulipani “you pick” che a primavera spopolano ormai anche in Italia, il campo di zucche è la versione autunnale, un po’ più impegnativa perché la zucca, a differenza del tulipano, ha un certo ‘peso’, ma che dà esattamente la stessa sensazione.
Il Pumpkin Patch non consente solamente di raccogliere le zucche, ma è un vero e proprio parco a tema per tutta la famiglia. Si organizzano lezioni per imparare a intagliare la zucca – che, in vista di Halloween, è un’attività molto utile -, o a dipingerla.
All’interno del giardino non ci sono solo zucche. Tra le novità: il doppio labirinto di mais, uno didattico, pensato per orientarsi e divertirsi e il labirinto infestato, che a fine ottobre si trasforma in un vero “incubo rurale” con nuove scenografie da brivido. Giunto alla sua quarta edizione, il labirinto di mais infestato si rinnova dividendosi in due percorsi alternativi: soft, per chi ama un po’ di brivido ma non troppa paura, ed Extreme, per i più coraggiosi, che vogliono affrontare il vero lato oscuro del giardino. C’è anche una nuova area giochi.
Il giardino è anche il luogo dove fare degustazioni autunnali: il Pumpkin Cafè è il luogo ideale per assaporare delizie a base di zucca. Qui, i visitatori possono gustare torte, biscotti, bevande e molti altri prodotti realizzati con questo versatile ortaggio. È anche un’ottima occasione per scoprire nuove ricette. E poi c’è il Pumpkin Shop, dove acquistare gli ingredienti per cucinare queste specialità anche a casa propria e gadget vari a tema zucca.
Dagli Stati Uniti all’Italia
L’idea di aprire il grande campo di zucche è venuta cinque anni fa a un’italoamericana, Emily, che, visto il crescente successo della festa di Halloween anche nel nostro Paese e l’altrettanta passione per le zucche intagliate, ha deciso di importare la tradizione statunitense anche da noi. Il successo è stato immediato.
Innanzitutto, il Pumpkin Patch, vicino ma non troppo alla città, è uno spazio dove stare a contatto con la natura e dove rilassarsi. Inoltre, offre un’occasione di svago per tutta la famiglia e terrà impegnati i bambini per diverse ore.
Ma è un luogo perfetto anche per gruppi di amici e le coppie. Alcuni scorci, curatissimi e molto fotogenici, come i gazebi pieni di zucche o la piramide di zucche o la vera stalla degli animali di legno rosso in stile country, sono perfetti per gli influencer, sempre alla ricerca dello scatto più suggestivo da postare.
Come visitare il Pumpkin Patch
“Il Giardino delle Zucche – Pumpkin Patch” è aperto dal 20 settembre 2025 fino al 2 novembre. Il biglietto d’ingresso è di 19,99 euro a persona e consente l’accesso al Giardino delle zucche, all’Autumn Maze e al laboratorio creativo. I bambini con altezza inferiore a 1 metro non pagano il biglietto. Il biglietto consente l’accesso all’area di raccolta delle zucche:
– raccolta di una zucca a scelta tra quelle disponibili nel campo;
– un laboratorio creativo (scelto al momento dell’acquisto della zucca);
– kit e assistenza per svolgere il laboratorio;
– busta per il trasporto della zucca;
– accesso alle installazioni tematiche per foto ricordo;
– Autumn Maze;
– parcheggio gratuito fino a esaurimento posti.
I biglietti vanno acquistati online e sono validi solo per data e orario specifici. Con il pass Campania Artecard si può usufruire di uno sconto del 10% sulle zucche in vendita nello shop ufficiale del parco.
Situata nel cuore della Campania, a pochi chilometri da Napoli, Caserta è una destinazione che sorprende per la ricchezza del suo patrimonio storico, artistico e paesaggistico. Conosciuta principalmente per la sua favolosa Reggia, la città e i suoi dintorni offrono molto di più, tra borghi medievali, oasi naturali, opere d’ingegneria d’epoca borbonica, e persino un’antica colonia utopica. Visitare Caserta è un invito a compiere un viaggio nel tempo, lasciandosi affascinare da fasti barocchi, visioni illuministe e atmosfere medievali, il tutto immerso in uno scenario naturale di grande suggestione.
Cosa vedere a Caserta
La favolosa Reggia di Caserta
Cuore monumentale della città e tappa imperdibile per chi visita la Campania, la Reggia di Caserta è uno dei più grandiosi esempi di architettura barocca in Europa. Patrimonio dell’Umanità UNESCO dal 1997, fu voluta da Carlo di Borbone nel 1752 per dare vita a una nuova capitale del Regno di Napoli. L’ambizioso progetto fu affidato all’architetto Luigi Vanvitelli, che concepì un complesso ispirato al palazzo di Versailles, ma con un’impronta tutta italiana. Tuttavia, l’influenza della reggia francese è evidente nella struttura, nelle scenografie prospettiche e nell’uso dell’acqua come elemento decorativo, fornita da un acquedotto costruito appositamente per creare giochi d’acqua spettacolari.
Con i suoi oltre 1.200 ambienti, 1.742 finestre, 34 scaloni monumentali e un volume che supera i 2 milioni di metri cubi, la Reggia è uno dei palazzi reali più grandi del mondo. Oltre agli Appartamenti Reali, meravigliosamente affrescati e arredati, il complesso ospita anche un teatro di corte, una grande biblioteca, una cappella palatina e persino un’antica fabbrica della seta.
Molto più che una semplice residenza, è una vera “città nella città”, pensata per concentrare in un unico spazio le funzioni della corte, del governo e dei servizi. Un capolavoro del Settecento europeo, oggi visitabile in tutto il suo splendore.
Il meraviglioso Parco della Reggia
Alle spalle del palazzo si apre il Parco Reale, un giardino monumentale che si estende per oltre 120 ettari, anche questo frutto dell’ingegno dall’architetto Luigi Vanvitelli. Dalla facciata posteriore della Reggia, il parco si sviluppa seguendo un lungo asse prospettico, impreziosito da fontane scenografiche, cascate, vasche e scorci paesaggistici perfettamente studiati. Grazie all’effetto “a cannocchiale”, l’occhio del visitatore è guidato lungo un percorso che sembra non avere fine, con l’acqua come protagonista assoluta, il cui flusso è alimentato dall’Acquedotto Carolino, un’opera ingegneristica all’avanguardia per l’epoca.
In vari punti sono disseminate alcune delle fontane monumentali più spettacolari dell’arte barocca, come la Fontana di Diana e Atteone, la Fontana di Venere e Adone e quella dei Delfini, le cui statue ispirate alla mitologia classica furono realizzate nelle migliori botteghe artistiche napoletane.
Una vera perla all’interno del parco è il Giardino Inglese, commissionato dalla regina Maria Carolina nel 1785. Progettato da Carlo Vanvitelli con il botanico John Andrew Graefer, è uno dei primi giardini paesaggistici all’inglese realizzati in Europa continentale. Un tripudio di laghetti, rovine, serre e piante esotiche che creano un’atmosfera romantica e contemplativa.
Fonte: istockFontana di Diana e Atteone nel parco della Reggia di Caserta
L’Acquedotto Carolino, capolavoro di ingegneria idraulica
Tra le meraviglie meno conosciute ma di straordinaria importanza storica nei dintorni di Caserta, l’Acquedotto Carolino è un’imponente opera idraulica settecentesca, realizzata per rifornire d’ acqua la Reggia di Caserta e il complesso di San Leucio. Ideato da Luigi Vanvitelli e costruito tra il 1753 e il 1762, è lungo 38 chilometri e sfrutta la forza di gravità partendo dalle sorgenti del Fizzo, ai piedi del Monte Taburno. Gran parte del tracciato è sotterraneo, con ben 67 torrini d’ispezione e tre ponti principali. Il più spettacolare è il Ponte della Valle di Maddaloni, conosciuto anche come “I Ponti della Valle”: una maestosa struttura a tre ordini di archi in tufo, ispirata agli antichi acquedotti romani, lunga oltre 500 metri e alta 56 metri, che collega il monte Longano al monte Garzano. Ben visibile dalla strada provinciale, è una delle testimonianze più straordinarie della capacità ingegneristica del XVIII secolo, e non a caso è anch’essa parte del sito UNESCO della Reggia di Caserta.
L’utopia borbonica del Belvedere di San Leucio
A breve distanza dalla Reggia sorge il Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, un progetto illuminista unico nel suo genere. In origine residenza di caccia dei Borbone, nel 1778 fu trasformato da re Ferdinando IV in un un innovativo centro di produzione serica, creando la Real Colonia di San Leucio: una comunità basata su uguaglianza, istruzione gratuita e lavoro specializzato nella produzione della seta. Un modello sociale all’avanguardia per l’epoca, dove le abitazioni erano dotate di servizi igienici e acqua corrente, uomini e donne avevano gli stessi diritti, e non esisteva proprietà privata. Oltre a esplorare il borgo, memoria dell’utopico spirito originario, oggi è possibile visitare il palazzo, il Museo della Seta e ammirare i telai originali utilizzati per produrre i tessuti diventati celebri in tutta Europa per qualità ed eleganza.
Il borgo medievale di Casertavecchia
A una decina di chilometri da Caserta, arroccato sui monti Tifatini, sorge Casertavecchia, il borgo medievale originario, che sembra sospeso nel tempo. Le sue origini risalgono almeno all’anno 861, ma conobbe il suo massimo splendore sotto i Normanni, che vi avviarono la costruzione della splendida Cattedrale di San Michele Arcangelo.
Oggi il borgo conserva intatte le sue stradine in pietra, l’antico castello, torri, archi e suggestivi panorami sulla pianura campana. Tra le strutture più imponenti spicca il grandioso mastio circolare, alto circa 30 metri e tra i più grandi in Europa. Casertavecchia è oggi una delle mete più popolari della Campania, anche grazie all’atmosfera intima e autentica che si respira passeggiando tra le sue viuzze.
La Cattedrale di San Michele Arcangelo
Gioiello architettonico di Casertavecchia, la Cattedrale di San Michele Arcangelo è una delle chiese più affascinanti della Regione, un’opera del XII secolo che fonde influenze siculo-arabe, romaniche pugliesi e benedettine. Il maestoso campanile, aggiunto nel 1234, domina il borgo con la sua elegante struttura ottagonale d’ispirazione gotica.
L’esterno si distingue per le decorazioni geometriche e simboliche, mentre l’interno presenta tre navate scandite da 18 colonne romane. Di particolare interesse è il pergamo seicentesco, impreziosito da mosaici e rilievi medievali. L’insieme trasmette una potente spiritualità che affascina ancora oggi ogni visitatore con la sua storia millenaria.
Cosa fare a Caserta
Un’escursione nel Bosco di San Silvestro
Tra le colline Montemaiulo e Montebriano che circondano la Reggia di Caserta, si estende il Bosco di San Silvestro, un’Oasi WWF di 76 ettari un tempo appartenente alle “Reali Delizie” dei Borbone. Dominata da una lecceta mediterranea, l’area naturale protetta è oggi un Sito di Interesse Comunitario e ospita numerose specie di fauna e flora autoctone.
Al centro dell’oasi si trova il Real Casino di San Silvestro, costruito alla fine del Settecento come centro operativo della “Fattoria del Re”, destinato alla lavorazione dei prodotti agricoli per la corte e come residenza reale durante le battute di caccia e le giornate di svago. Oggi è sede del Centro Visite dell’Oasi, punto di partenza di escursioni, laboratori e percorsi didattici. Il recente recupero del frutteto borbonico, con coltivazioni di agrumi, albicocchi e fichi, che un tempo rifornivano la tavola del Re, testimonia l’incontro tra natura, storia e agricoltura sostenibile.
Come arrivare a Caserta
In aereo
L’aeroporto più vicino è quello di Napoli Capodichino (35 km), che ha voli diretti dalle principali città italiane. Dallo scalo, proseguire per Caserta con i bus ATC.
In treno
Con i treni ad alta velocità fino alle stazioni di Napoli Centrale e Napoli Afragola, da cui si prosegue con le linee regionali per la stazione di Caserta, situata proprio di fronte alla Reggia.
In bus
Navetta Napoli-Reggia di Caserta della linea ATCBus con frequenti corse giornaliere in partenza dal porto con fermate in diversi punti della città.
In auto
Caserta dista circa 40 minuti in auto dal centro di Napoli, 2 ore da Roma e 3 da Bari.
Autostrada del Sole (A1) Roma-Napoli: per chi proviene da nord, uscita al casello di Caserta Nord; per chi proviene da sud, uscita al casello di Caserta Sud.
Autostrada A3 (Salerno-Reggio Calabria): prosecuzione per l’Autostrada A30 (Caserta-Salerno) e per l’A1 con uscita al casello Caserta Sud.
Una cornice storica e paesaggistica unica, di una bellezza architettonica che incanta qualunque visitatore, incontra la sfrontatezza e il fascino deciso dell’arte contemporanea: il prossimo 20 marzo 2025, la Reggia di Caserta ospiterà “Crash”, un’installazione collettiva di arte contemporanea a cura di ICONIC Art System.
L’evento, curato da Giuseppe Loffredo, vedrà protagonista una monumentale Venere alta 4 metri, simbolo di emancipazione e parità di genere. La Sala Romanelli della Reggia farà da cornice a questa straordinaria opera, visitabile con il biglietto d’ingresso al palazzo.
Cos’è Crash e cosa significa l’opera della Venere
La Venere di Crash che presto sarà esposta alla Reggia di Caserta, uno dei luoghi più visitati in Italia, non è solo un’opera d’arte, ma un manifesto sociale che intreccia materiali innovativi e simbologie potenti. La resina bianca laccata dell’artista contemporaneo Angelo Accardi dona alla scultura un effetto praticamente marmoreo, mentre il plexiglass dipinto di Luca Bellandi, riflesso da uno specchio, crea un’illusione ottica che amplifica il concetto di trasformazione. Il contributo di Daniele Fortuna con il legno stratificato, invece, aggiunge tridimensionalità e profondità all’installazione.
L’opera poggia su un tappeto scenografico lungo 10 metri, realizzato da Saints Studio, maison di moda che unisce elementi diversi tra loro come arte e tessuto. Questo elemento invece sottolinea il dialogo tra storia, artigianato e contemporaneità. L’insieme delle componenti visive e materiche trasmette un forte messaggio di emancipazione, parità di genere e inclusione, invitando il pubblico a una riflessione profonda su questi temi.
Realizzata dagli artisti Angelo Accardi, Luca Bellandi e Daniele Fortuna, la scultura della Venere di Crash esposta presto alla Reggia di Caserta, per una iniziativa privata nata a seguito di una richiesta degli spazi in concessione d’uso, si distingue per la sua capigliatura afro, omaggio alle donne che hanno segnato la storia della lotta per l’uguaglianza. Il velo bianco che avvolge la bocca, terminante su una mela, richiama il concetto di peccato originale e lo stigma storico imposto alle donne.
“Crash” segna la prima restituzione pubblica di ICONIC Art System, una piattaforma fondata da Giuseppe Loffredo per promuovere un dialogo artistico inclusivo. L’obiettivo è valorizzare i grandi artisti e supportare (soprattutto) quelli emergenti, rendendo l’arte un mezzo di riflessione e impegno civile attraverso eventi e installazioni site-specific.
Loffredo ha inoltre avviato un innovativo progetto di safe houses, residenze artistiche destinate a giovani talenti che affrontano discriminazioni di genere o esclusione sociale. Questi spazi non saranno solo luoghi di creazione, ma anche centri di supporto e crescita, dove l’arte diventa strumento di libertà e inclusione.
“L’arte è un linguaggio universale e un potente strumento di emancipazione,” afferma Loffredo, “vogliamo offrire ai giovani artisti non solo un supporto economico, ma un contesto sicuro e stimolante per sviluppare il loro talento.”
Info e date per visitare Crash alla Reggia di Caserta
Tutti coloro che a partire dal prossimo 20 marzo 2025 vorranno inaugurare l’inizio della primavera all’insegna della cultura visitando l’installazione di Crash, potranno farlo alla Reggia di Caserta pagando il ticket di ingresso al palazzo, che parte dai 12 euro, tutti i giorni dalle ore 8.30 alle 19.30 (info più dettagliate sul sito ufficiale della Reggia di Caserta).
Inoltre, i visitatori potranno ammirare accanto alla Venere, una serie di opere firmate da Rocco Ritchie, Alessandro Flaminio, Mimmo Di Dio, Gaetano Di Dio, Marco Grasso, Fabio Abbreccia, Daniele Accossato e Pedro Perdomo che arricchiranno ulteriormente l’esposizione, sottolineando – ancora una volta e ancora di più – il legame tra arte, inclusione e libertà espressiva.