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Ottobre in Trentino-Alto Adige: le migliori sagre, feste ed eventi

15 septembre 2026 à 09:03

Profumo di mele, castagne e grappoli maturi invade piazze e borghi, mentre le foglie si tingono di rosso e oro e le tavole si riempiono di sapori robusti. È il tempo delle sagre di paese, dei mercati contadini e delle feste dedicate ai prodotti tipici di stagione, tra colori caldi, calici alzati e specialità che raccontano il territorio. I piccoli centri si trasformano in salotti all’aperto, dove assaggiare, acquistare e scoprire storie legate alla terra. In questo scenario, il Trentino-Alto Adige diventa un mosaico di appuntamenti da vivere lentamente, tra vallate, alpeggi e città storiche.

Nel 2026 il calendario enogastronomico di ottobre in Trentino-Alto Adige è particolarmente ricco e variegato, tra grandi classici e appuntamenti di nicchia. Dalle atmosfere raffinate del Dolomiti Gourmetfestival di Dobbiaco alla tradizione alpina della desmontegada de le vache di Predazzo, passando per i sapori autentici della Sagra della ciuiga di San Lorenzo Dorsino, ogni evento offre un modo diverso di assaporare l’autunno tra monti, vigneti e borghi storici.

Gli eventi di ottobre in Trentino-Alto Adige tra sapori e tradizioni

  • Dolomiti Gourmetfestival – Dobbiaco (BZ), dal 1 al 3 ottobre 2026.
    Nella regione 3 Cime Dolomiti il Dolomiti Gourmet Festival riunisce chef italiani e internazionali per proporre una cucina sostenibile ispirata alla natura e al legame con il territorio.
  • Oktoberfest Trento – Trento (TN), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    Manifestazione a Trento ispirata all’Oktoberfest, con sapori bavaresi, musica e tradizioni alpine in un’atmosfera festosa.
  • Transumanza delle bestiame a Castelrotto – Castelrotto (BZ), il 3 ottobre 2026.
    A Castelrotto le strade si animano con la transumanza del bestiame e i festeggiamenti che accompagnano il rientro degli animali.
  • La desmontegada de le vache di Predazzo – Predazzo (TN), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    A Predazzo si festeggia la fine dell’alpeggio con sfilate di carri, musica, laboratori e proposte gastronomiche della tradizione.
  • Festival della Polenta a Storo – Storo (TN), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    Evento dedicato alla celebre farina gialla di Storo e alla polenta, piatto simbolo della cucina di montagna locale.
  • Festa della zucca a Pergine Valsugana – Pergine Valsugana (TN), dal 9 al 11 ottobre 2026.
    A Pergine Valsugana, nel parco Ai Tre Castagni, le zucche vengono esposte in una mostra autunnale dedicata a questo ortaggio.
  • Sapori d’Autunno 2026 a Brentonico – Brentonico (TN), dal 10 al 11 ottobre 2026.
    A Brentonico mercato dei sapori, tour enogastronomici, laboratori, attività per bambini, spettacoli e concerti celebrano l’autunno e la tradizione di montagna.
  • Ritorno del bestiame dall'Alpeggio – Terento (BZ), il 10 ottobre 2026.
    A Terento il ritorno del bestiame dall’alpeggio è una colorata festa della transumanza con animali adornati, bande musicali, balli e sfilate.
  • Festa della Mela con grande sfilata – Naz-Sciaves (BZ), il 11 ottobre 2026.
    A Naz-Sciaves la Festa della Mela propone degustazioni di mele appena raccolte, mercato contadino, giochi per bambini, musica, balli e una grande sfilata con incoronazione della reginetta della mela.
  • Festa della Castagna – Keschtnriggl – Tesimo (BZ), dal 15 ottobre al 8 novembre 2026.
    Le Giornate della castagna Keschtnriggl a Tesimo-Prissiano, Foiana e Lana valorizzano cultura e usanze locali, con particolare attenzione alle castagne e al loro ruolo per la popolazione.
  • La Festa dell'uva. Kermesse di musica e folklore – Merano (BZ), dal 16 al 18 ottobre 2026.
    A Merano la Festa dell’uva propone tradizione, musica tipica, specialità gastronomiche altoatesine e buon vino nel centro cittadino, in una manifestazione storica molto sentita.
  • Pomaria 2026 – Arte, cultura, gastronomia, musica e tradizione – Cles (TN), dal 17 al 18 ottobre 2026.
    In Val di Non “Pomaria” è una grande festa delle mele con raccolta in campo, laboratori di cucina per lo strudel, giochi, degustazioni e iniziative per adulti e bambini.
  • Il Vicolo del vino di Termeno – Termeno sulla Strada del Vino (BZ), il 17 ottobre 2026.
    Il Vicolo del vino di Termeno è una festa lungo la Strada del Vino con degustazioni di bottiglie selezionate, specialità culinarie e musica vivace.
  • Settimane della Castagna a Velturno – Velturno (BZ), dal 17 ottobre al 8 novembre 2026.
    A Velturno le Settimane della Castagna offrono visite guidate, escursioni e degustazioni dedicate alla castagna e alla cucina rurale, nel periodo del Törggelen.
  • Mercato di Stegona – Brunico (BZ), dal 26 al 28 ottobre 2026.
    Il Mercato di Stegona, frazione di Brunico, è la più grande fiera del Tirolo, trasformando il paese in un grande luna park dove passeggiare, contrattare e fare acquisti.
  • Sagra della ciuiga – San Lorenzo Dorsino (TN), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    A San Lorenzo in Banale la Sagra della ciuìga celebra il tipico salame con le rape con degustazioni, menu a tema, spettacoli di strada, musica antica e l’apertura di corti e cantine del borgo Berghi.

I migliori treni del foliage per quest’autunno: i viaggi più spettacolari

Par : losiangelica
14 septembre 2026 à 12:00

L’autunno visto dal finestrino? Un trend in crescita che incanta tutti e proprio per questo oggi vogliamo svelarvi quali sono i migliori treni del foliage dell’autunno 2026, alcuni partono dall’Italia altri viaggiano in Europa e ce ne sono anche di molto lontani. Nell’autunno 2026 si può scegliere tra carrozze storiche, locomotive a vapore, ferrovie di montagna, piccoli trenini a scartamento ridotto e grandi convogli panoramici. Alcuni attraversano l’Italia più appartata, altri salgono sulle Alpi svizzere o si infilano tra le foreste del Giappone.

I migliori eventi e le sagre di settembre in Valle d’Aosta

14 septembre 2026 à 09:05

Nel calendario di fine estate, quando l’aria si fa più fresca e i colori iniziano a virare all’autunno, i paesi si animano di sagre, feste patronali ed eventi dedicati ai sapori del territorio. È il momento delle tavolate all’aperto, dei prodotti tipici di stagione e delle tradizioni che tornano a riunire residenti e viaggiatori. In questo periodo, tra montagne e borghi, l’Italia celebra la propria identità rurale con appuntamenti autentici e atmosfere raccolte. Anche in Valle d’Aosta l’inizio dell’autunno diventa un invito a rallentare e a riscoprire usi e sapori locali.

Nel settembre 2026 gli eventi enogastronomici diventano il filo conduttore di un viaggio tra vallate e campanili, dalla fiera Lo Matsòn, la Fiera enogastronomica dei prodotti valdostani di Courmayeur alle celebrazioni della Devétéya é Féra de Cogne 2026, passando per la tradizionale Fea de Vapeleuna di Valpelline. Un itinerario tra feste di paese, patroni e prodotti tipici che invita a esplorare la regione seguendo il profumo dei formaggi, dei piatti di montagna e delle antiche consuetudini alpine.

Settembre in Valle d’Aosta, gli eventi da vivere tra borghi e vallate

  • Lo Matsòn, la Fiera enogastronomica dei prodotti valdostani – Courmayeur (AO), dal 5 al 6 settembre 2026.
    Fiera enogastronomica a Courmayeur dedicata ai prodotti valdostani, con formaggi, vini, salumi, confetture, laboratori per bambini, spettacoli e degustazioni lungo le vie del paese.
  • Sain Grat 2026 – Valgrisenche (AO), il 6 settembre 2026.
    Festa patronale di San Grato a Valgrisenche, con celebrazioni che si svolgono in piazza della chiesa in onore del protettore della Valle d’Aosta.
  • Festa patronale di Fénis – Fénis (AO), dal 18 al 22 settembre 2026.
    Festa patronale di Fénis dedicata a San Maurizio, con cucina tradizionale, balli, danze e giochi in un clima di allegria.
  • Fea de Vapeleuna – Valpelline (AO), il 20 settembre 2026.
    Antica fiera di Valpelline oggi trasformata in mostra-mercato dei prodotti tipici valdostani, con stand di degustazione e vendita, intrattenimenti, premiazioni e accompagnamento musicale.
  • Devétéya é Féra de Cogne 2026 – Cogne (AO), dal 26 al 27 settembre 2026.
    A Cogne la Devétéya segna il rientro delle mandrie dagli alpeggi con sfilata per il paese, rievocazione dell’antica fiera del bestiame e mercato di prodotti enogastronomici e artigianali.
  • La desarpa di Valtournenche – Valtournenche (AO), il 26 settembre 2026.
    La Desarpa di Valtournenche celebra il ritorno delle mandrie dagli alpeggi con una sfilata di mucche addobbate, partecipazione delle realtà locali, punti di ristoro, musica, folklore, pranzo comunitario e danze.

Il paradiso alpino dove un fiume d’acqua trasparente incontra l’architettura in pietra: Lavertezzo

12 septembre 2026 à 18:00

A un certo punto della strada la Valle Verzasca sembra stringersi, le montagne si avvicinano e il verde prende il sopravvento. Poi appare Lavertezzo, piccolo nucleo del Canton Ticino raccolto intorno a un fiume e con le case addossate ai pendii, insieme a quella distesa d’acqua dal colore quasi irreale.

La Verzasca, infatti, scorre tra grandi massi levigati, anse profonde e pozze dalle tonalità che passano dal verde intenso al turchese. La roccia affiora praticamente ovunque, modellata nel tempo dalla forza dell’acqua, e diventa parte integrante dell’esperienza. Poi c’è il Ponte dei Salti, il grande protagonista del borgo, tanto famoso da essere diventato il simbolo dell’intera Valle Verzasca e persino il soggetto di un francobollo della Posta svizzera.

Un villaggio minuscolo, una valle alpina, un fiume impetuoso e un ponte antico formano una scena che sembra costruita apposta per una cartolina. In realtà, basta restare qualche minuto sulla riva per capire che la parte più interessante arriva proprio dopo la prima fotografia.

Cosa vedere a Lavertezzo

Senza dubbio, il ponte di questo borgo della Svizzera cattura subito lo sguardo, ma intorno ci sono altri dettagli più discreti che meritano la stessa attenzione. Allontanarsi di pochi passi dal punto più affollato, infatti, equivale a trovare l’anima rurale del paese, la pietra delle montagne e una presenza religiosa legata alla storia della comunità.

Ponte dei Salti

Due grandi archi in pietra attraversano la Verzasca con una forma elegante e sorprendentemente leggera. Il Ponte dei Salti risale al XVII secolo e sorge sul sito di un precedente attraversamento medievale. Il soprannome “ponte romano” è molto diffuso, ma risulta improprio.

Nonostante possieda una storia un po’ turbolenta, oggi appare perfettamente inserito nel paesaggio e sotto le arcate l’acqua scorre tra pareti rocciose e grandi piscine naturali, tanto che in estate le rive diventano una meta molto frequentata per il bagno e il relax.

Ponte dei Salti, Lavartezzo
iStock
Il Ponte dei Salti di Lavartezzo

Chiesa Beata Vergine degli Angeli

Poco lontano dal fiume, la chiesa dedicata alla Beata Vergine degli Angeli porta l’attenzione dal paesaggio alla storia locale. L’edificio risale al XVIII secolo e presenta caratteristiche barocche, con una presenza architettonica molto più raccolta rispetto alla spettacolarità del ponte.

La sua posizione contribuisce a raccontare un altro volto di Lavertezzo: prima delle fotografie, dei bagni estivi e dei visitatori arrivati per il Ponte dei Salti, questo era soprattutto un villaggio alpino legato alla vita della valle.

La cappella vicino al ponte

A poca distanza dal celebre attraversamento si trova una piccola cappella del XVIII secolo. La costruzione ha dimensioni molto più modeste rispetto al ponte, ma aggiunge un dettaglio interessante alla scena, quasi una presenza silenziosa accanto alla grande architettura in pietra.

Le rocce e le pozze della Verzasca

La vera attrazione naturale di Lavertezzo si sviluppa lungo il corso d’acqua. Le rocce assumono forme morbide e tondeggianti grazie all’azione prolungata della corrente, creando superfici sulle quali ci si può fermare a prendere il sole.

Tra le pozze più conosciute della zona figurano quelle della Misura, delle Posse e dei Salti, frequentate anche dagli appassionati di immersioni. La bellezza del fiume richiede però prudenza: la corrente, le profondità variabili e la conformazione delle rocce possono creare condizioni rischiose, motivo per cui la segnaletica locale va rispettata con attenzione.

Cosa fare a Lavertezzo

La giornata può prendere una direzione molto diversa a seconda della stagione. Lavertezzo, infatti, funziona per una pausa tranquilla sulle rocce, per un’escursione nella valle oppure per trascorrere ore più avventurose lungo il fiume.

  • Fare il bagno nelle pozze naturali: ma con la consapevolezza che l’acqua della Verzasca resta fredda e che la corrente richiede particolare cautela.
  • Fotografare il Ponte dei Salti: cercando prospettive diverse tra le arcate, la roccia e l’acqua turchese.
  • Raggiungere le aree del fiume più tranquille: sempre scegliendo con attenzione gli spazi consentiti e seguendo le indicazioni presenti sul posto.
  • Partire per un’escursione verso Sonogno: lungo uno dei percorsi più suggestivi della valle. La tappa Sonogno-Lavertezzo misura circa 13,6 km, con un tempo indicativo di 3 ore e 50 minuti.
  • Scoprire la valle attraverso il Sentiero Verzasca: un itinerario che si snoda tra boschi, torbiere, piccoli abitati e installazioni artistiche all’aperto prima di raggiungere Lavertezzo.
  • Fermarsi in un grotto: tipica struttura della tradizione ticinese, per una pausa gastronomica dopo l’escursione.
  • Esplorare le valli laterali: seguendo i percorsi che partono dall’area di Lavertezzo verso Pincascia, Carecchio, Agro e Orgnana.

Dove si trova e come arrivare

Lavertezzo si trova nella parte bassa della Valle Verzasca, nel Canton Ticino, a nord di Locarno. Il paese sorge lungo la strada che risale la valle seguendo il corso della Verzasca. La posizione lo rende facilmente inseribile in un itinerario più ampio attraverso la valle, soprattutto per chi arriva dall’area di Locarno e del Lago Maggiore.

In automobile si risale la Valle Verzasca seguendo la strada cantonale fino a Lavertezzo. Nei pressi del paese sono disponibili diverse aree di parcheggio, tra cui quelle di Piantagione, Aquino, La Monda, Ponte e Paese. Alcune zone sono a pagamento, mentre altri parcheggi hanno una permanenza massima di 3 ore.

Anche l’autobus rappresenta una soluzione pratica per chi preferisce lasciare l’auto: la a presenza delle fermate lungo la valle permette di combinare trasporto pubblico ed escursione, soluzione particolarmente utile per il percorso tra Sonogno e Lavertezzo.

Raggiungere Lavertezzo significa soprattutto entrare in contatto con una parte del Ticino molto diversa dalla dimensione urbana di Lugano o Locarno. La strada si inoltra tra montagne sempre più vicine, il rumore della città scompare e la Verzasca diventa il filo conduttore del paesaggio. Poi arriva il ponte, con le sue arcate in pietra che incorniciano l’acqua verde e tutto diventa incredibilmente più magico.

Mercatini di Natale a Bressanone, torna la magia nel cuore della città

Par : losiangelica
12 septembre 2026 à 10:00

Non è troppo presto per iniziare a pensare all’atmosfera delle casette di legno illuminate, del profumo di spezie e delle tazze fumanti con vin brulé e cioccolata calda tra le montagne dell’Alto Adige: le date dei mercatini di Natale di Bressanone sono state ufficialmente comunicate e insieme a essse un calendario speciale con eventi e iniziative per festeggiare i 35 anni dell’appuntamento. Per oltre un mese il centro storico si trasformerà in un piccolo mondo natalizio fatto di artigianato, sapori altoatesini, musica e appuntamenti per tutta la famiglia. Ma quest’anno ci sarà qualcosa in più: spettacoli di luce, installazioni artistiche e un programma che unirà tradizione e creatività contemporanea.

Date mercatini di Natale a Bressanone per il 2026

Per il 35° anniversario il mercatino di Natale di Bressanone verrà aperto il 26 novembre con appuntamenti nel centro storico: alle 16:30 è prevista la Sfilata degli Angeli, mentre alle 17:00 l’inaugurazione ufficiale.  Dal giorno successivo si continuerà tutti i giorni fino al 6 gennaio (ad esclusione del 25 dicembre).

Tra gli elementi caratteristici dell’edizione 2026 ci sarà anche la Torre Bianca. Ogni giorno, in coincidenza con l’apertura del mercatino, il carillon proporrà una versione speciale dell’“Inno alla gioia”. Spazio anche al Calendario dell’Avvento: dall’1 al 24 dicembre verrà scoperta ogni giorno una nuova finestra. Qual è il tema per il 2026? La speranza che farà da filo conduttore per tutti gli eventi più attesi per il mercatino simbolo dell’Alto Adige.

Gli eventi più attesi

Il calendario natalizio non si fermerà alle bancarelle. Tra gli appuntamenti più curiosi torna la tradizionale sfilata dei Krampus del 5 dicembre, seguita il 6 dicembre dall’arrivo di San Nicola. Il gran finale arriverà invece il 6 gennaio, quando la Befana raggiungerà Piazza Duomo insieme ai Re Magi e a decine di figuranti in costume.

Uno degli eventi da non perdere sarà però OOPS 2 – A Light & Music Show for UNICEF, in programma alla Hofburg dal 26 novembre 2026 al 9 gennaio 2027.

Le facciate dello storico Palazzo Vescovile diventeranno una gigantesca scenografia grazie alle proiezioni degli artisti francesi Spectaculaires, accompagnate dalle musiche di Giorgio Moroder. Escludendo solamente il 24 e il 25 dicembre ogni sera lo show farà battere il cuore dei visitatori con 2 rappresentazioni imperdibili e ogni settimana il sabato e nelle serate del 6 e del 7 dicembre l’appuntamento aggiunge uno spettacolo.

Oltre ad essere scenografico, OOPS 2 avrà anche un risvolto solidale: per ogni biglietto venduto, un euro sarà destinato a UNICEF per un progetto legato all’accesso all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari in Zambia. Chi cerca qualcosa di più scenografico deve appuntare in agenda il periodo dal 4 dicembre al 31 gennaio 2027 dove andrà in scena Via Illuminativa – Station Hope: l’itinerario prezioso conduce tra installazioni d’arte contemporanea che coinvolgono chiese e spazi pubblici del centro che portano i turisti a esplorare la cittadina andando oltre le vie del mercatino.

Luci proiettate al mercatino di Natale di Bressanone
Ufficio Stampa
Lo spettacolo al mercatino di Natale di Bressanone

Dove si svolgono e dove parcheggiare

I mercatini di Natale di Bressanone si svolgono in piazza Duomo, quindi in pieno centro e sono estremamente comodi per chi arriva in treno: dalla stazione bastano pochi minuti a piedi. Chi arriva in auto, invece, dovrebbe uscire a Chiusa/Val gardena oppure a Bressanone/Varna per procedere verso aree di sosta come l’Autosilo Stufles di via Cesare Battisti, o il parcheggio Aquarena in via Brennero o ancora in via Dante l’autosilo di Via Dante e il parkgarage Bressanone.

Per chi cercasse un’area di sosta gratuita c’è invece quello di Bressanone sud lungo la statale, dista circa 20 minuti dalla piazza del mercatino.

Sospesi sull’abisso turchese: un’avventura primordiale nella Gola Sigmund Thun in Austria

10 septembre 2026 à 17:00

Il primo ricordo che ci si porta a casa dalla Gola Sigmund Thun è spesso un suono. Sì, perché prima ancora di distinguere bene le pareti di roccia, arriva il fragore della Kapruner Ache, il torrente che l’attraversa con una forza impressionante. L’acqua scende dalle montagne e dai ghiacciai dell’alta valle di Kaprun, si infila tra le rocce e precipita in una successione di rapide, cascate, vortici e pozze.

Sigmund Thun Klamm è il nome tedesco di questa stretta forra alpina, una delle attrazioni naturali più particolari dei questa zona del Salisburghese. Un tratto lascia filtrare la luce tra gli alberi, quello successivo si stringe tra alte pareti rocciose. La Kapruner Ache appare a tratti come un nastro bianco e schiumoso, poi torna a raccogliersi in piccole conche verde-bluastre. In primavera il torrente aumenta la propria portata grazie alla fusione della neve sulle montagne e la sua azione sulla pietra diventa ancora più evidente.

La particolarità della Sigmund Thun sta proprio nella sua natura dinamica: l’acqua ha levigato superfici, approfondito cavità e modellato nuovi piccoli bacini. Parliamo perciò di un ambiente ancora sottoposto alla forza degli elementi.

Origine e formazione della Sigmund Thun Klamm

Migliaia di anni fa grandi masse glaciali ricoprivano la valle di Kaprun, in Austria. Il successivo ritiro dei ghiacci ha lasciato spazio all’azione dei corsi d’acqua, tra cui la Kapruner Ache, che ha continuato a incidere la roccia lungo il proprio percorso. Il risultato è una stretta incisione naturale lunga 320 metri, con pareti modellate dall’erosione e un dislivello che rende particolarmente spettacolare il passaggio dell’acqua.

La gola, però, custodisce anche una storia umana molto più antica del turismo alpino: il vicino Bürgkogel, altura situata nella parte terminale della valle di Kaprun, fu frequentato già circa 4.000 anni fa, durante l’età del Bronzo. La presenza di giacimenti di rame nella regione attirò le prime comunità, interessate alle risorse minerarie della zona.

Secoli più tardi il rilievo assunse anche una funzione difensiva. Sul Bürgkogel sono state infatti individuate strutture fortificate di epoca celtica e, successivamente, resti di fortificazioni tardoantiche. Nel Medioevo venne costruita una fortezza, considerata un precedente dell’attuale Castello di Kaprun.

Per centinaia d’anni il patrimonio forestale rappresentò una risorsa fondamentale e la Gola Sigmund Thun fu utilizzata per la fluitazione del legname. Alcuni segni incisi nella roccia e figure accompagnate da numerazioni annuali sono collegati proprio al lavoro degli uomini impegnati nel trasporto del legname.

Il turismo arrivò molto più tardi grazie a Nikolaus Gaßner, che ricevette l’incarico di realizzare una strada tra Zell am See e Mooserboden. La valle cominciò così a diventare una destinazione per viaggiatori attratti dall’ambiente alpino. Nel 1893 Gaßner fece costruire una passerella lignea all’interno della gola, rendendola accessibile ai visitatori. Il nome Sigmund Thun, invece, deriva da Sigmund Conte von Thun, governatore del Salisburghese dell’epoca, rimasto profondamente colpito dalla potenza del torrente durante una visita.

La gola fu dichiarata monumento naturale nel 1934. Quattro anni più tardi la passerella venne abbandonata a causa dei lavori legati allo sfruttamento idroelettrico della valle. La storia della Sigmund Thun Klamm sembrava destinata a interrompersi, ma la sua vocazione turistica sarebbe tornata qualche decennio dopo.

Nel 1991 l’associazione VSF-Kaprun decise di ricostruire il percorso lungo il tracciato storico. I lavori iniziarono nella primavera del 1992 e già nell’agosto dello stesso anno tornò ad accogliere i visitatori.

La visita alla gola tra passerelle, cascate e il Klammsee

La visita segue una passerella di legno appositamente costruita tra le pareti della forra. Scale e ponti permettono di avanzare sopra la Kapruner Ache, con punti panoramici molto ravvicinati al torrente. La lunghezza complessiva del tratto all’interno della gola è di circa 320 metri e il passaggio richiede indicativamente 20-30 minuti (soste non comprese).

Il terreno presenta gradini e passaggi in legno, quindi servono scarpe adatte. Il momento migliore della visita dipende molto dall’atmosfera che cercate: al mattino può offrire maggiore tranquillità e il contrasto tra la luce esterna e le zone più ombrose risulta particolarmente suggestivo. In estate vengono organizzate anche visite serali con illuminazione scenografica.

Sigmund Thun Klamm, Austria
iStock
La Sigmund Thun Klamm illuminata

La gola resta invece chiusa durante l’inverno per motivi di sicurezza. Al termine della forra, la strettoia lascia spazio al Klammsee, un bacino dalle acque limpide situato nella parte superiore del canyon.

Una breve passeggiata permette di compiere il giro del Klammsee attraverso un itinerario con pannelli dedicati alla flora e alla fauna della zona. Per una pausa ci sono aree per sedersi e spazi dedicati alle famiglie.

Chi vuole proseguire oltre la gola può prendere in considerazione il Bürgkogelsteig, itinerario escursionistico che collega l’area della Sigmund Thun Klamm al Bürgkogel e al paesaggio della valle. Si tratta di un tragitto più impegnativo rispetto alla semplice visita della forra e necessita di scarpe da trekking e una certa esperienza in montagna.

Per aggiungere una componente storica alla giornata, merita attenzione anche il Kaprun Museum, allestito all’interno di una fattoria di circa 400 anni. La struttura permette di conoscere meglio la storia del paese e della valle, completando il racconto iniziato nella gola e sul Bürgkogel.

Dove si trova e come arrivare

La Sigmund Thun Klamm si trova a Kaprun, nel Land di Salisburgo, nell’Austria occidentale. La località appartiene alla regione del Pinzgau e sorge nei pressi dell’area montana degli Alti Tauri. In automobile, da Zell am See si segue la strada B168 in direzione Kaprun. Una volta raggiunto il paese, bisogna proseguire lungo la Kesselfallstraße.

Chi viaggia con i mezzi pubblici può utilizzare la linea regionale 660, che connette Zell am See e Kaprun. La fermata indicata per raggiungere la gola è Tauernplatz. Da lì occorrono circa 10-15 minuti a piedi per arrivare all’ingresso. Una visita alla Sigmund Thun Klamm richiede poco tempo, ma lascia una sensazione molto più lunga della durata effettiva del percorso: la gola concentra in appena 320 metri acqua, roccia, memoria storica e paesaggio alpino.

Millie Bobbie Brown, la star di Stranger Things, in vacanza sulle Dolomiti con la figlia

Par : losiangelica
9 septembre 2026 à 13:00

Cambiata tantissimo dal suo esordio in Stranger Things, da adolescente a mamma e donna: Millie Bobby Brown è una delle attrici più chiacchierate dello star system e ha scelto l’Italia per una vacanza in famiglia. Un viaggio a ritmo lento a contatto con la natura nelle Dolomiti insieme al marito Jake Bongiovi e alla loro bambina; gli scatti hanno fatto il giro del mondo. A rendere particolarmente speciale il racconto social è stata proprio la presenza della figlia, che l’attrice continua però a proteggere con grande attenzione.

Il carosello condiviso su Instagram fa sognare: rari momenti di quotidianità da mamma in un breve video dove cammina tra i prati con la bimba in braccio mentre il Jake procede al suo fianco. Il volto della minore resta nascosto, una tutela che non viene mai meno.

Millie Bobby Brown in vacanza sulle Dolomiti

Per la loro fuga italiana, Millie Bobby Brown e Jake Bongiovi hanno puntato su uno degli scenari naturali più spettacolari del Paese. Le Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO, sono diventate lo sfondo di giornate trascorse tra prati verdi, animali, montagne e momenti di relax lontani dalla frenesia delle grandi città. Il contenuto condiviso dall’attrice restituisce proprio l’atmosfera di una vacanza semplice e immersa nella natura. Il luogo è stato scelto anche dal Presidente Mattarella per le sue vacanze estive.

La famiglia passeggia accompagnata da alcuni alpaca, mentre nelle altre immagini compaiono anatre tra le margherite, prodotti freschi e scorci alpini. Millie si mostra anche in bikini e con una maglietta dedicata all’Italia, mentre Jake compare in altri momenti della giornata tra paesaggi montani e animali al pascolo. Bongiovi ha pubblicato a sua volta alcuni ricordi della vacanza, tra cui un selfie della coppia a tavola e immagini di una piscina affacciata sulle vette. Un quadro che racconta bene perché le Dolomiti siano diventate una delle mete più amate da chi cerca un soggiorno capace di unire comfort, natura e privacy.

La scelta della montagna appare particolarmente adatta anche alla nuova dimensione familiare della coppia. Lontano da paparazzi e red carpet, il territorio dolomitico permette di alternare passeggiate, esperienze nella natura e pause di benessere, mantenendo un ritmo più lento.

Le vacanze italiane di Millie Bobby Brown

Non solo Dolomiti: la coppia ha scelto l’Italia per la sua vacanza toccando altre mete. Una tra tutte? Il lago di Como, apprezzato anche da Katie Holmes che ci ha trascorso una fuga romantica con il suo nuovo amore. Tra le località frequentate figurano Bellagio, Tremezzina e Cernobbio, tre delle destinazioni più conosciute del Lario. Anche in quel caso la vacanza era stata raccontata attraverso alcune immagini social, con Millie Bobby Brown a bordo di una barca e Jake Bongiovi al timone.

Il rapporto della coppia con l’Italia ha anche un significato sentimentale. Millie Bobby Brown e Jake Bongiovi si sono sposati nel maggio 2024 e hanno scelto proprio la Toscana per celebrare una parte importante del loro matrimonio. Tra colline, borghi e atmosfere romantiche, la regione si è così aggiunta alla personale mappa italiana dei due attori.

Tra le rocce e le acquee di Mostnica, la gola della Slovenia che incanta (e intriga) i viaggiatori

8 septembre 2026 à 18:00

Tra le affascinanti vette delle Alpi Giulie slovene, per la precisione poco sopra il Lago di Bohinj, l’acqua ha scritto una storia lunga migliaia di anni sulla pietra. Il risultato è la Gola di Mostnica, una stretta incisione calcarea lunga circa 2 km, inserita nel territorio del Parco nazionale del Triglav. Qui il fiume Mostnica scorre tra pareti chiare, rapide, piccole cascate e cavità perfettamente arrotondate, alcune profonde diversi metri. Nei passaggi più angusti la roccia lascia appena lo spazio per il sentiero e per il corso d’acqua.

La prima sorpresa arriva già a Stara Fužina, villaggio alpino tradizionale considerato uno degli insediamenti meglio conservati della Valle di Bohinj. Le case in pietra e legno, i fienili a doppia struttura (chiamati toplarji) e le tracce dell’antica cultura siderurgica raccontano una comunità abituata da secoli a vivere tra boschi, pascoli e montagne. Da questo scenario quotidiano parte un itinerario che cambia volto in pochi minuti.

Prima il paesaggio si stringe, poi il rumore dell’acqua diventa protagonista mentre la luce filtra tra gli alberi. E il Mostnica, dal canto suo, si mostra a tratti verde smeraldo, a tratti quasi turchese. Poi la gola si apre e lascia spazio alla Valle di Voje, un ampio anfiteatro glaciale circondato dalle montagne. In fondo attende una cascata alta circa 21 metri.

Origine, formazione e leggende della Gola di Mostnica

La forma attuale della valle nasce dall’incontro di fenomeni geologici molto diversi. La parte centrale del territorio fu interessata da movimenti tettonici, mentre successivamente il ghiacciaio di Bohinj contribuì ad approfondire il fondovalle. Durante le fasi di fusione glaciale, tra circa 15.000 e 10.000 anni fa, la quantità d’acqua aumentò enormemente. Il Mostnica acquistò così una forza erosiva sufficiente a incidere ulteriormente il substrato calcareo.

Il fiume ha avuto un alleato altrettanto importante, costituito dai frammenti di roccia trasportati dalla corrente. Sabbia, ghiaia e piccoli ciottoli vengono trascinati dall’acqua e, nei punti caratterizzati da vortici, ruotano sul fondo. Il movimento ripetuto ha scavato le caratteristiche korita, grandi conche circolari che ricordano vasche naturali.

Nel tratto più profondo, presso il Ponte del Diavolo, le pareti raggiungono circa 20 metri. In alcuni punti la gola si restringe fino ad approssimativamente 1 metro, creando uno dei passaggi più suggestivi dell’intero itinerario. Tra le forme più curiose compare lo Slonček, il “Piccolo Elefante”, una cavità naturale nella roccia che ricorda la testa e la proboscide di un elefante.

Anche il Ponte del Diavolo, o Hudičev most, appartiene alla storia locale. La struttura in pietra, caratterizzata da un’unica arcata, attraversa la gola sopra il punto più profondo. La sua funzione, però, era tutt’altro che ornamentale: il ponte permetteva di abbreviare il trasporto del minerale di ferro e del carbone di legna provenienti dalle zone montane verso gli impianti siderurgici della valle.

Il nome ha invece alimentato una leggenda molto più fantasiosa. Secondo il racconto popolare, gli abitanti tentavano inutilmente di costruire una struttura sul torrente, ma durante la notte il lavoro veniva distrutto. Qualcuno propose allora di affidare l’impresa al Diavolo, il quale accettò in cambio dell’anima della prima persona, o creatura, che avrebbe attraversato il ponte.

Un contadino escogitò un inganno: portò con sé il proprio cane e un grosso osso, poi gettò quest’ultimo oltre il ponte. L’animale corse a recuperarlo e il Diavolo si ritrovò con l’anima del cane invece di quella del padrone. Furioso, sempre stando alla tradizione, agitò la coda con tale violenza da abbattere parte della recinzione.

La visita alla gola e la valle di Voje

L’itinerario classico parte da Stara Fužina e raggiunge il Ponte del Diavolo. Da questo punto il sentiero entra nel bosco e segue il Mostnica verso monte. Il percorso nella gola richiede circa 1 ora all’andata, con tempi variabili in base alle soste, mentre per tornare al paese serve più o meno 1 ora e mezza.

Il sentiero alterna tratti boscosi, passaggi rocciosi, piccoli ponti e sezioni vicine al corso d’acqua. La presenza di ponticelli è significativa anche dal punto di vista storico, visto che proprio questi attraversamenti avrebbero dato origine al nome Mostnica, collegato al termine sloveno most, “ponte”.

La parte più spettacolare arriva nei pressi delle strettoie. Acqua limpida, pareti calcaree modellate dai vortici e pozze profonde formano un paesaggio emozionante, ma senza scenografie costruite dall’uomo. Lo Slonček è il dettaglio più curioso, mentre il Ponte del Diavolo offre la vista più vertiginosa sulla gola.

Superata l’incisione rocciosa, la Planina Voje si apre davanti al visitatore con prati alpini e pascoli a poco più di 700 metri di quota. La valle presenta il classico profilo a U prodotto dall’azione glaciale. Il terreno conserva inoltre importanti depositi di morena, materiale roccioso lasciato dal ghiacciaio durante il suo ritiro.

Presso la Koča na Vojah, rifugio alpino con terrazza estiva, si può fare una pausa prima di proseguire verso la cascata. Il percorso completo fino alla parte terminale della valle richiede maggiore resistenza, pur mantenendo una difficoltà tecnica generalmente moderata.

La meta finale è la Cascata di Mostnica, alta circa 21 metri e conosciuta anche con i nomi di Cascata di Voje o Cascata Šum. In primavera e dopo le precipitazioni la portata aumenta e il salto assume un aspetto particolarmente potente. L’itinerario completo può richiedere circa 3-4 ore, comprese le pause. Per la sola gola basta una mezza giornata molto più breve.

Cascata di Mostnica, Slovenia
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La bella Cascata di Mostnica

Il sentiero risulta adatto anche a famiglie con bambini abituati alle escursioni. Intorno ai 5 anni molti riescono a percorrere autonomamente il tratto della gola, mentre il raggiungimento della cascata richiede maggiore energia.

Dove si trova e come arrivare

La Gola di Mostnica si trova presso Stara Fužina, nella Valle di Bohinj, all’interno del Parco nazionale del Triglav, nel nord-ovest della Slovenia. Il Lago di Bohinj rappresenta il riferimento geografico più immediato. Da Ribčev Laz, il principale centro sulle rive del lago, Stara Fužina dista circa 5 minuti in automobile oppure quasi 45 minuti a piedi.

In auto conviene raggiungere Stara Fužina e utilizzare gli spazi di parcheggio indicati. Durante l’alta stagione i posti disponibili possono esaurirsi rapidamente, quindi una partenza mattutina rende la visita molto più semplice. Chi preferisce i mezzi pubblici può raggiungere la zona con gli autobus diretti verso Bohinj e Stara Fužina, verificando in anticipo gli orari di ritorno, soprattutto per il percorso completo nella Valle di Voje.

Dal paese i cartelli con l’indicazione Korita Mostnice conducono verso il Ponte del Diavolo. Un’altra possibilità parte dalla chiesa di San Paolo, mentre dal centro del villaggio si può passare nei pressi della tenuta Zois. Esiste inoltre una strada che raggiunge la Valle di Voje senza attraversare la gola e senza pagamento del biglietto, soluzione utile soltanto per chi vuole raggiungere la parte alta evitando il tratto più caratteristico.

Weekend in famiglia a Vermiglio e nella splendida Val di Sole

8 septembre 2026 à 17:53

Quando la luce prepara all’ingresso al Passo del Tonale, percorsa la salita che da Ponte di Legno si poggia e curva sul verde alpino, l’ampiezza dell’apertura verso il valico coglie comunque impreparati. La vista va riabituata alla luminosità piena, imponente ma la percezione dominante di stupore è dettata dall’azzurro marcato del cielo disegnato dalle vette dell’Adamello e l’imponente Ghiacciaio Presena sopra il Sacrario Militare che rammenta il tributo di vite umane tra queste montagne, racchiuse tra la Val Camonica e la Val di Sole.

Il territorio che oggi chiamiamo Italia, non lo era fino ad allora quando si consumò la tragedia sussurrata tra le testimonianze tangibili che Vermiglio, paese meraviglioso ricostruito da un popolo ostinato ha preservando mantenendole lì dove ogni cosa ha avuto inizio. Proprio qui, sulla linea che separa la Lombardia dal Trentino-Alto Adige, si colloca l’opera monumentale che affaccia sulla statale. Ad appena due ore e 30 da Milano, un’ora e poco più da Brescia e Bergamo chiuso dal Parco dell’Adamello e dal Parco Nazionale dello Stelvio, questo paese del Trentino è un’opportunità per rigenerarsi e ricongiunsi alla natura autentica di un paesaggio che ha saputo mantenere l’identità, con la sua storia e il legame con il territorio. Da scoprire anche con la famiglia e i propri bambini in un fine settimana, come abbiamo provato per voi.

Collocato in un punto strategico e raggiungibile in auto, ma con il treno e i bus all’occorrenza predisposti dai collegamenti locali compresa la funivia che porta dal Passo a Ponte di Legno, è la meta perfetta per ritrovare un fine settimana di totale aderenza a un luogo che conserva e prosegue nell’opera di tutela di un territorio magnifico con l’enormità della sua offerta.

Non pensate solo all’inverno e alle attività sportive. In estate piena, la Val Di Sole circondata dalle montagne Ortles-Cevedale, Adamello-Presanella e Dolomiti di Brenta, patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO, consente di pianificare escursioni semplici, a portata di bambino, fino a esperienze più impegnative di trekking tra rifugi o sulle alte cime, in base alle esigenze. Tra parchi, laghi, malghe e rifugi percorrendo itinerari semplici adatti ai più piccoli e impegnativi per esperti (c’è una gamma di percorsi dei valsolani molto ricca) si recupera l’attaccamento a una vita in quota legata al lavoro, alla costruzione, al “fare”.

Primo giorno

Arrivati a Vermiglio, per quanti soggiorneranno al Passo del Tonale, il primo giorno sarà di adattamento ma non meno intenso per un primo approccio al trekking. L’ideale è partire da una passeggiata agile come quella che conduce al Villaggio delle Marmotte. Grazie anche alla possibilità, qualora lo si ritenga opportuno, di usufruire di un aiuto per il primo tratto del Villaggio delle Marmotte grazie ai quad.

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@SiViaggia - Elisabetta D'Onofrio
Il Villaggio delle marmotte di fronte al Presena

Per quanti, al contrario, volessero vivere l’esperienza totalmente a piedi, il percorso escursionistico che vi suggeriamo è semplice, adatto ai bambini, anche piccoli, e che vanno in montagna per la prima volta. Il tratto iniziale prevede un dislivello contenuto e conduce, seguendo le indicazioni precise lungo la via sterrata che sale dal parcheggio in zona seggiovia, dal Passo, fino al lago di Valbiolo a circa 2050 metri, da cui si apprezza il Ghiacciaio Presena per via della vista spettacolare sulla Presanella.

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Getty Images
Vista sulla Presanella dal passo del Tonale

L’estate 2026 ha visto la posa di passerelle che rendono ancora più suggestivo il punto, arricchito dalla possibilità per i bimbi di entrare in contatto con animali come mucche che pascolano accanto nell’area recintata o marmotte e piccoli animali. Una vasca di stelle alpine regala la suggestione e il fascino del luogo. L’escursione, per gli appassionati può proseguire fino alla Malga Valbiolo, a 2.244 metri di altitudine per rifocillarsi e godersi il panorama.

Lungo la via, percorribile anche con passeggini da trekking, sono numerosi i punti parco gioco per i più piccoli fino al rifugio. Di rientro, si può scegliere se percorrere a ritroso la strada oppure scendere con la locale seggiovia, novità per quanti sono qui per la prima volta. Una tappa, in questo primo giorno, al Sacrario Militare è d’obbligo per arricchire degli innumerevoli spunti storici questa breve vacanza. Stimoli che rimarranno e che si porteranno i bambini più grandi tra le aule scolastiche, una volta rientrati.

Secondo giorno

Il secondo giorno, quando la fatica potrebbe essere avvertita, attraverso le navette e i mezzi locali a disposizione dei turisti (senza ricorrere alla propria auto) si può raggiungere il centro di Vermiglio, per quanti non si trovano nelle strutture del paese della Val di Sole ma nei Comuni limitrofi altrettanto autentici (Pejo, ad esempio o anche Ossana più giù, a valle). Dalla piazza principale del Comune trentino, ricostruito dai suoi abitanti dopo la disfatta e di fatto la distruzione completa dell’abitato, si può incominciare un nuovo percorso più rilassante sia a piedi oppure arrivare ai sottostanti laghi con l’auto (sono presenti numerosi parcheggi).

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Il delizioso villaggio di Pejo

Proprio per mantenere viva quella memoria, a Vermiglio è stato curato il Museo della Guerra che accoglie iniziative culturali e divulgative per accrescere e fissare i punti della prevenzione e della tutela della pace e del territorio, così profondamente segnato dalle sofferenze patite durante il conflitto e il tributo di vite umane. Oltre a questo baluardo, su richiesta il Museo organizza visi­te guidate a Forte Strino e agli altri forti della zona come Forte Zaccarana, Forte Mero, Forte Pozzi Alti o Pre­sanella. Esperienze centrali soprattutto durante il periodo estivo.

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Il Forte Strino in Val di Sole

Per ore più distensive, da conciliare o alternative a questo passaggio ci sono i Laghetti di San Leonardo da cui partono dei sentieri deliziosi che consentono, agli appassionati di trekking e mountain bike, di addentrarsi e godersi le magnifica cascata di Palù nel mezzo del bosco che circonda questo luogo incantato, con i suoi piccoli specchi lacustri e ammirare il torrente Vermigliana. Dai laghetti ci si dirige verso i masi di Stavel, caratteristici masi alpini che, durante i mesi estivi, venivano utilizzati dai contadini come fienili e baite. Qui si può consumare un piacevole picnic anche per i più piccolini o da organizzare in passeggino.

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@SiViaggia - Elisabetta D'Onofrio
I Laghetti artificiali di San Leonardo in Val di Sole

Altra passeggiata o escursione semplice, anche abbinata all’uscita ai Laghetti e alla cascata Palù, può essere la scoperta di un percorso ancora poco noto. Saliti al Passo, la camminata parte alle spalle del grande parcheggio e della locale chiesa alle spalle della statale che porta al centro di Vermiglio e della Val di Sole. Si tratta di un percorso poco faticoso che consente di scoprire le spiagge del Tonale o anche note come Tonale Bach. Presa la strada sterrata che si snoda in salita su una forestale sterrata, adatta pertanto anche alle bici e ai passeggini che regala un panorama con una fantastica veduta sul verde celato dalle montagne e che si intravede dopo circa 20 minuti di cammino o in biciletta a distanza di appena una decina di minuti. Tavoli da picnic e poi prati adatti ad accogliere gruppi o famiglie aiutano a celebrare questo passaggio inatteso per poi salire ancora e superato un ponticello da percorrere anche con il passeggino arrivare al Tonale Beach dove si può anche vivere l’emozione di un bagno nelle acque di montagna con le spiaggette bianche formate dall’attività di erosione continua dei torrenti locali. Per chi ha ancora voglia e desiderio di esplorare si può giungere, da qui, alla località alveo del Presena.

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Il meraviglioso paesaggio del Passo del Tonale

Terzo giorno

L’ultimo giorno riservato a questo fine settimana (lungo) tra Vermiglio e questo frammento della Val di Sole va dedicato – senza alcun dubbio – alla visita del Ghiacciaio Presena, preservato da un progetto che contempla l’inclusione di teli speciali adagiati su uno dei tesori della valle minacciato, nonostante l’attenzione e la cautela delle istituzioni universitarie e di un progetto speciale dal caldo torrido di questa estate 2026 quando fino a circa 30 anni fa si sciava tra queste montagne.

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@SiViaggia - Elisabetta D'Onofrio
Il torrente Vermigliana in prossimità dei Laghetti di San Leonardo

Per salire, è prevista una cabinovia che porta dai 1.884 metri circa del Passo Paradiso fino alla vetta. La salita, a pagamento sopra gli otto anni, porta a quota 2.753 m, dove si trova la stazione intermedia poco lontana dalla Capanna Presena (dove poter soggiornare e dormire in camere a vetro) e successivamente alla stazione a monte di Passo Presena (3.000 m) in vetta all’omonimo ghiacciaio da cui partono percorsi per esperti e che impegnano non poco.

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123RF
Il Ghiacciaio del Presena coperto dai teli

Una immersione nella storia e che viene celebrata dal ricordo di quella linea di confine che un tempo si associava alla Grande Guerra. Un’esperienza che aiuterà i bambini a raccogliere i ricordi e a prepararsi al rientro con la fotografia di questa visione incredibile dalla cima della vetta con i suoi piccoli laghi e l’omaggio ai giovani caduti. E a dare l’appuntamento, dopo questo fine settimana estivo, all’inverno quando verranno allestite le piste innevate e incominceranno ad attivarsi scuole di sci e sarà tempo di ciaspolate per questa parte di confine del Trentino.

GATE, il magazine sfogliabile numero 66 del mese di settembre 2026

8 septembre 2026 à 16:20

Sul nuovo numero di settembre 2026 del magazine sfogliabile GATE, vi portiamo su un vero paradiso terrestre: l’isola di Kanifushi, alle Maldive. Prima ancora che nascesse un resort, quest’isola, nell’atollo di Lhaviyani, a 45 minuti di idrovolante dalla Capitale Malé, era stata scelta come luogo ideale dalle tartarughe marine che, ancora oggi, ogni anno, percorrono migliaia di chilometri per venire a deporvi le uova. Ci siamo stati e vel la raccontiamo.

Vi portiamo anche a bordo dei treni storici che partono da Piemonte e Lombardia, lungo una ciclabile che attraversa un paesaggio da cartolina, quello delle Dolomiti, e in un castello italiano che ha gli affreschi meglio conservati di tutta Europa: Castel Roncolo.

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Valle dei Sette Laghi, il grande anfiteatro d’acqua e roccia nel cuore delle Alpi Giulie

6 septembre 2026 à 14:30

Il calcare bianco brilla sotto la luce del mattino, spezzato soltanto dalle chiazze d’erba dorata e dal blu profondo degli specchi d’acqua. La Valle dei Sette Laghi, chiamata in lingua locale Dolina Triglavskih Jezer oppure Valle dei Laghi del Triglav, incide il cuore carsico delle Alpi Giulie, in Slovenia.

Si sviluppa tra il lago di Bohinj, sul versante orientale, e la zona di Trenta, verso la valle dell’Isonzo, sotto le grandi montagne del massiccio del Triglav. Il nome, però, può trarre in inganno: i laghi permanenti sono 7, ma sono accompagnati da alcuni piccoli bacini che possono comparire o scomparire secondo le condizioni dell’acqua.

In basso ci sono boschi di abete rosso e larice, poi la roccia prende spazio fino a trasformare la valle in una successione di conche, lastre calcaree, ghiaioni e pareti. In mezzo a tutto questo, l’acqua assume tonalità diverse. Nero, verde, bruno, azzurro e acquamarina sono diventati parte della geografia stessa della valle.

Origine, formazione e leggende della Valle dei Sette Laghi

La forma attuale della valle nasce da una lunga storia geologica. Antichi ghiacciai hanno scavato le conche nelle rocce delle Alpi Giulie, lasciando depressioni successivamente occupate dall’acqua. Oggi abbiamo una sequenza di bacini distribuiti lungo un ambiente carsico d’alta montagna, con altitudini che salgono da circa 1.300 metri fino a oltre 2.000 metri.

L’acqua penetra facilmente nelle fratture del terreno e alimenta una rete sotterranea che rende particolarmente delicato l’equilibrio idrico della zona. Il paesaggio in superficie racconta quindi soltanto una parte della storia: sotto i piedi continua un sistema di circolazione tipico degli ambienti carsici.

Il lago più basso della sequenza è il Črno jezero, il Lago Nero, a circa 1.319 metri. Il colore scuro dipende dalla posizione del bacino e dall’ambiente boscoso che lo circonda. Più in alto compare il Dvojno jezero, il Lago Doppio, formato da due bacini vicini. Poi arriva il grande protagonista della valle, il Jezero v Ledvicah, conosciuto anche come Veliko jezero o Lago Grande. Ledvica significa rene in sloveno e il nome richiama la sua caratteristica forma allungata.

Jezero v Ledvicah, Slovenia
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Il meraviglioso Jezero v Ledvicah

Salendo ancora si incontrano lo Zeleno jezero, il Lago Verde, chiamato così per le intense tonalità verdastre dell’acqua, e il Rjavo jezero, il Lago Bruno. A quote maggiori si trovano il Jezero pod Vršacem, noto anche come Lago sotto Vršac, e altri piccoli bacini che completano il sistema.

Una particolarità riguarda proprio il Jezero pod Vršacem. Le sue acque appartengono al bacino idrografico dell’Isonzo, mentre altri laghi della valle alimentano sistemi legati al versante della Sava. Nel Parco nazionale del Triglav passa infatti una importante linea spartiacque europea.

La storia naturale si intreccia con quella fantastica: le Alpi Giulie sono il regno di Zlatorog, il Camoscio dalle Corna d’Oro della tradizione slovena. Secondo la leggenda, l’animale possedeva corna d’oro in grado di indicare la strada verso un immenso tesoro nascosto tra le montagne. Un giovane cacciatore della valle di Trenta, accecato dalla passione e dalla brama di ricchezza, gli sparò. Dal sangue di Zlatorog nacquero i fiori del Triglav, capaci di restituire forza all’animale.

La vicenda, però, termina in modo drammatico: Zlatorog si vendica del cacciatore e distrugge il proprio regno montano. Il tesoro resta nascosto tra le cime. Ancora oggi la leggenda appartiene profondamente all’identità delle Alpi Giulie e aggiunge alla Valle dei Sette Laghi una dimensione quasi fiabesca.

La visita tra laghi, rifugi e paesaggi d’alta quota

La Valle dei Sette Laghi richiede una vera escursione alpina. Il percorso classico parte dalla zona del lago di Bohinj e affronta la parete di Komarča, un tratto ripido che porta rapidamente verso quote superiori. Superata Komarča, il terreno diventa più aperto e la roccia assume forme irregolari. Piccole cavità, lastre calcaree e depressioni raccontano la presenza antica dei ghiacci.

Il primo grande appuntamento è il Črno jezero, con il contrasto tra l’acqua scura, il verde degli abeti e le pareti calcaree che rende questo lago particolarmente suggestivo. Il Dvojno jezero offre un’atmosfera diversa. La presenza del rifugio rende la zona un punto naturale di pausa per chi affronta un itinerario di più giorni.

Il Veliko jezero, o Ledvica, merita una sosta più lunga. La forma a rene è evidente soprattutto dall’alto e le sue acque possono riflettere le montagne circostanti nelle ore più calme. Salendo verso le quote maggiori, la vegetazione lascia spazio al paesaggio carsico. Il terreno diventa quasi lunare e il colore della pietra domina la scena. Zeleno jezero aggiunge una pennellata verde intenso, mentre i bacini superiori regalano un ambiente più austero.

Per una visita completa serve preparazione fisica: i percorsi presentano dislivelli importanti, tratti rocciosi e tempi di percorrenza da giornata intera. La stagione escursionistica più favorevole va indicativamente da luglio a settembre, mentre primavera e autunno richiedono maggiore attenzione alle condizioni del terreno e della neve.

I rifugi costituiscono una parte importante dell’esperienza. La Koča pri Triglavskih jezerih si trova accanto al Dvojno jezero, mentre la Zasavska koča na Prehodavcih sorge più in alto, presso la zona dei Prehodavci. La balneazione nei laghi alpini è vietata e il campeggio libero è escluso. Il Parco nazionale protegge inoltre sorgenti, laghi, corsi l’acqua e habitat particolarmente fragili.

L’attenzione verso l’ambiente si percepisce anche nel silenzio: basta fermarsi qualche minuto presso un lago per distinguere il vento tra gli alberi, il rumore dell’acqua e i richiami degli animali.

Dove si trova e come arrivare

L’incantevole Valle dei Sette Laghi si trova nella parte centrale del Parco nazionale del Triglav, tra il lago di Bohinj e la Val Trenta. Per chi visita la Slovenia, il riferimento più pratico sul versante orientale è Bohinj, raggiungibile da Bled e collegato alla rete di trasporto pubblico.

L’accesso classico parte dalla zona di Ukanc e sale verso Komarča. È un itinerario impegnativo, adatto a escursionisti allenati, con una salita ripida nella prima parte e un successivo sviluppo attraverso la valle. Un’alternativa parte da Planina Blato o dalla zona di Vogar, tramite un percorso che attraversa antichi pascoli alpini e offre un approccio più graduale alla zona dei laghi.

Un terzo accesso arriva dalla Val Trenta, attraverso i Prehodavci. Si tratta di un itinerario più alpino, adatto soprattutto a escursionisti esperti e a chi desidera inserire la Valle dei Sette Laghi in una traversata più lunga. Per chi arriva dall’Italia, il versante occidentale delle Alpi Giulie mette a disposizione un collegamento naturale con la Slovenia attraverso il territorio dell’Isonzo.

Nasce RivierAlp, il suggestivo cammino tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime

6 septembre 2026 à 12:30

Ha aperto ufficialmente il 1° settembre 2026 RivierAlp, un nuovo cammino transfrontaliero che mette in collegamento Mentone, Sanremo e Imperia con diverse località della provincia di Cuneo. Il percorso nasce utilizzando itinerari già presenti sul territorio, si sviluppa lungo alcune delle storiche vie di collegamento tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime e riporta al centro  un sistema di tracciati legato anche alle tradizionali vie del sale.

La rete accompagna i camminatori dalle montagne verso la costa, passando per località come Terme di Valdieri, Trinità di Entracque, Limone Piemonte, Certosa di Pesio, Roccaforte di Mondovì e Ormea. Lungo il cammino, l’itinerario permette di muoversi tra boschi e crinali e di raggiungere borghi, fortificazioni e rifugi godendosi anche escursioni su creste panoramiche.

Una rete di percorsi con un’identità comune

Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la necessità di rendere riconoscibile l’intero itinerario, nonostante RivierAlp utilizzi percorsi già presenti sul territorio. Per questo il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo ha installato appositi talloncini segnavia lungo i sentieri intervenendo sulla segnaletica esistente.

A rafforzare l’identità comune sarà anche la cartografia dedicata: è stata infatti completata la stampa della cartina ufficiale del cammino RivierAlp, alla quale si affiancherà nel corso del mese la cartoguida, pensata per fornire informazioni sulle tappe, sui territori attraversati, sui punti di interesse e sui servizi disponibili.

Il passaporto del cammino accompagna il viaggio

Tra gli elementi che caratterizzano l’esperienza di RivierAlp c’è anche il passaporto del cammino, una sorta di diario personale del viaggio, che può essere ritirato gratuitamente presso gli uffici turistici individuati come punti di partenza e porte di accesso all’itinerario.

Sul versante italiano, i passaporti sono disponibili presso gli uffici dell’ATL del Cuneese di Cuneo, Limone Piemonte, Chiusa di Pesio e Ormea, oltre che presso il centro visita Terme Valdieri e l’ufficio turistico di Entracque. Sul versante francese, invece, il passaporto può essere ritirato a Tenda presso il bureau d’information touristique.

Al momento del ritiro viene apposto sul passaporto il timbro identificativo della porta di accesso scelta e, tappa dopo tappa, diventa così una testimonianza concreta del cammino compiuto, dalle montagne fino al Mediterraneo.

Il sistema dei passaporti e dei timbri consentirà inoltre di monitorare i flussi dei camminatori e di comprendere quali siano le diverse porte di ingresso più utilizzate. I dati raccolti potranno fornire informazioni utili per le future attività di sviluppo e promozione di RivierAlp.

Scorcio di Ormea, Piemonte
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Rilassante scorcio di Ormea

L’arrivo al Mediterraneo e il cesto del viaggiatore

Il viaggio lungo RivierAlp prevede anche un riconoscimento per chi completa il percorso raggiungendo le località di arrivo indicate a Sanremo, Imperia e Mentone. Ai camminatori che porteranno a termine il viaggio potrà essere consegnato il cesto del viaggiatore, pensato come premio finale e come simbolo dell’esperienza. Il riconoscimento vuole celebrare il raggiungimento del Mediterraneo dopo il percorso attraverso le Alpi Marittime e, allo stesso tempo, raccontare grazie alle eccellenze locali l’identità e la ricchezza dei territori.

Le informazioni sulle tappe, sulle porte di accesso, sul passaporto del cammino e sui servizi disponibili possono essere richieste a Conitours, il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo.

I canyon meno conosciuti dei Balcani per un suggestivo trekking di fine estate

4 septembre 2026 à 16:30

A essere pignoli, quando si parla di Balcani ci si dovrebbe riferire a quella catena montuosa che divide Bulgaria e Serbia. Da tempo, però, la parola riguarda estensivamente la penisola che dalla Croazia scende giù fino alla Grecia e che ha per margine orientale la Bulgaria e la Turchia europea. È, quindi, una grande area che supera i 500mila chilometri quadrati, abitata da circa 55 milioni di abitanti e caratterizzata da un territorio ricco di storia, ma anche natura selvaggia, poco antropizzata, particolarmente legata al connubio tra rilievi montani e corsi d’acqua.

Dalla Bosnia all’Albania, passando per Montenegro, Croazia e Serbia, si sprecano i luoghi d’acqua dolce che punteggiano la regione, in particolare grandi gole e canyon rocciosi e spettacolari, scavati nel corso dei millenni da fiumi e torrenti. Molti di questi luoghi restano ancora sconosciuti al turismo di massa, e diventano una destinazione ideale per trekking ed escursioni di fine estate lontano dalla folla.

Canyon di Sutjeska, Bosnia

Il Parco Nazionale di Sutjeska è il più antico della Bosnia ed Erzegovina. Istituito a metà degli Anni Sessanta, conserva oggi la foresta di Perućica, una delle ultime foreste vergini d’Europa, con una miriade di alberi secolari, vecchi anche più di 300 anni. Ospita anche il monte Maglic, la vetta più alta del paese con i suoi 2386 metri. Nel parco, il fiume omonimo ha scavato nei secoli una gola vertiginosa: pareti rocciose si innalzano addirittura oltre mille metri sopra il corso d’acqua.

Luce di fine estate nel Parco nazionale Sutjeska in Bosnia
iStock
Panorama del Parco della Sutjeska, solcato dal fiume omonimo

Il parco si raggiunge in circa due ore d’auto da Sarajevo e offre diverse possibilità di trekking, ma il percorso da non perdere per gli amanti delle gole e dell’acqua dolce è la camminata verso il punto panoramico di Ugljesin, da cui lo sguardo abbraccia l’intero canyon del fiume Sutjeska, incorniciato dalle montagne dello Zelengora, la spettacolare, selvaggia e poco frequentata catena montuosa al confine con il Montenegro.

Per chi cerca qualcosa di più adrenalinico, il vicino torrente Hrčavka si presta al canyoning tra pozze turchesi e piccole cascate. Il parco custodisce anche un pezzo di storia recente: qui si combatté nel 1943 una delle battaglie più cruente della Seconda guerra mondiale in territorio jugoslavo, ricordata da un monumento imponente a Tjentište, da dove parte anche un bel percorso escursionistico.

Gola dell’Osum, Albania

Dicono che sia il Grand Canyon d’Albania: la Gola dell’Osum si sviluppa per oltre 26 chilometri nei pressi della cittadina di Çorovodë, nel sud del paese. Qui pareti calcaree, che in alcuni tratti sfiorano gli 80 metri di altezza, racchiudono un fiume dalle acque limpidissime, punteggiato di grotte, marmitte e passaggi sotterranei.

È uno dei canyon più accessibili e insieme più spettacolari dei Balcani: se infatti durante la primavera spettacolari cascate d’acqua scendono dalla sommità delle pareti rocciose, in estate la minore portata rende la Gola un vero e proprio canyon da esplorare. Dai belvedere lungo il bordo si può ammirare l’intero sviluppo della gola, mentre chi preferisce un contatto più diretto può scendere fino al fiume per camminare lungo le rive o risalire una parte del suo letto, oppure anche affrontare un’escursione in gommone su rapide tanto belle quanto clementi, alla portata di chiunque, anche senza particolari esperienze di rafting.

Panorama della Gola dell'Osum in Albania
Veduta della Gola dell’Osum in Albania

La piccola cittadina di Çorovodë, con la sua atmosfera di paese di provincia, rappresenta la base ideale da cui muovere verso la Gola dell’Osum e nelle vicinanze, come la vicina Berat, città patrimonio UNESCO nota per le sue case ottomane affacciate sul fiume.

Canyon di Mrtvica, Montenegro

Circa 40 chilometri a nord di Podgorica e a 30 da Kolasin sorge uno degli angoli più selvaggi e spettacolari, eppure meno frequentati, del Montenegro: è il canyon di Mrtvica.

Il fiume che gli dà il nome, affluente della Morača, scorre per circa otto chilometri tra rapide, sorgenti e piccole cascate, in un ambiente di vegetazione fitta e acque cristalline.

Il trekking che attraversa il canyon è un percorso lungo di circa sette chilometri, da percorrere senza fretta per godere della bellezza del fiume, con le sue acque smeraldine e turbinanti, e del contesto naturale circostante. Si oltrepassa il Danilov Most, il ponte di Re Danilo, costruito nell’Ottocento in onore della madre del sovrano montenegrino, e si raggiunge poi la Kapija Želja, la Porta dei Desideri, un arco roccioso naturale legato a leggende popolari.

Ponte sul Canyon di Mrtvica, in Montenegro
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Il Ponte di Re Danilo nel Canyon di Mrtvica

Oltre la Porta, una serie di cascate spettacolari conclude in bellezza la parte più semplicemente visitabile del canyon, che poi si restringe sempre di più, fino a diventare inaccessibile.

Canyon di Holta, Albania

Meno noto rispetto all’Osum, il canyon di Holta si trova nell’Albania centrale, tra le colline di Gramsh, cittadina che secondo la tradizione sarebbe origine della famiglia di Antonio Gramsci.

Il fiume Holta ha scavato in questo tratto una gola stretta e profonda, lunga circa tre chilometri, dove le pareti si innalzano fino a un centinaio di metri sopra l’acqua. È un luogo ammaliante, affascinante ma al tempo stesso che conferisce un certo timore reverenziale, come quello che si deve avere a volte nei confronti dei luoghi naturali.

Ciò che rende speciale questo canyon è la combinazione tra acque fredde di origine alpina e alcune sorgenti termali che sgorgano lungo il percorso. Percorsi di trekking solcano la cima delle pareti rocciose che fanno da contorno alla gola, ma c’è anche la possibilità di praticare canyoning con una visita guidata che permette di esplorare il canyon camminando nel letto del fiume, tra pozze turchesi, formazioni rocciose e sorgenti termali.

Canyon del Krupa, Croazia

Il Canyon del Krupa è una spettacolare gola carsica che si trova nel nord della Dalmazia, in Croazia. È stata scavata nel corso dei millenni dal fiume Krupa, per l’appunto: un corso d’acqua verde smeraldo, principale affluente del fiume Zrmanja.

Lungo appena una ventina di chilometri, ha comunque generato nel tempo diciannove cascate, alcune delle quali ricordano, in scala ridotta, l’atmosfera del ben più celebre parco dei Laghi di Plitvice.

Cascate del fiume Krupa, in Croazia
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Il fiume Krupa e le sue cascate

Attorno alla gola si trovano una serie di percorsi escursionistici che permettono sia di ottenere una splendida vista panoramica su questo canyon particolarmente suggestivo, con lo sguardo che permette di abbracciare il corso del fiume e ammirare dall’alto le belle cascate, sia di raggiungere la riva, dove si può incontrare una piccola e divertente via ferrata, con chiodi utili a superare una strettoia del letto del fiume, ma anche lo scenografico ponte medievale di Kudin e le cosiddette Deveterci, una sequenza di piccole cascate paragonata a una collana di perle d’acqua.

Il fiume Krupa confluisce come detto nella Zrmanja, altro corso d’acqua di grande fascino, dando vita a una confluenza spettacolare tra due canyon.

Canyon della Temštica, Serbia

La Stara Planina, ovvero la montagna vecchia, è la più lunga catena montuosa della Serbia, situata nella regione sudorientale del paese, vicino alla Bulgaria. Qui scorre il fiume Temštica, capace di farsi strada nella roccia rossastra di questo territorio e scavare un canyon, diventato noto come Little Colorado.

Il fiume nasce dalla confluenza di tre diverse sorgenti che scendono dalle vette della Stara Planina, nei pressi del villaggio di Topli Do, un piccolo, silenzioso paese della Serbia rurale.

Canyon della Temstica, Serbia
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Il canyon della Temstica

Questa zona custodisce inoltre alcune delle cascate più alte della Serbia, come la Pilj, che precipita per oltre 65 metri in una cornice ancora sorprendentemente selvaggia, a quattro chilometri da Topli Do.

È un angolo di Balcani ancora estraneo ai grandi flussi turistici, ideale per chi cerca un trekking di fine estate in totale tranquillità, magari abbinandolo alla visita della vicina Pirot, città nota per la produzione artigianale dei kilim, i tappeti tessuti a mano protetti dall’UNESCO.

San Lorenzo di Sebato, il delizioso borgo altoatesino, porta d’ingresso alla Val Badia

4 septembre 2026 à 15:27

Tra i monti dell’Alto Adige c’è un piccolo borgo che in questi giorni è finito sotto i riflettori sui social media e sugli schermi per un motivo decisamente insolito. Il borgo è quello di San Lorenzo di Sebato, paese della Val Pusteria da cui proviene Michael Ranalter, il professionista che lascia il ruolo di responsabile marketing e sponsoring dell’HC Pustertal per entrare nel team di Jannik Sinner.

La notizia è stata diffusa dalla Federazione Italiana Tennis e Padel e ha rapidamente attirato l’attenzione sull’Alto Adige, visto che in Italia sono in molti i fan dello sport. Ma al di là del tennis, San Lorenzo di Sebato merita di essere scoperto per la sua storia e per la posizione particolare in cui si trova. Il borgo ha infatti origine romana ed è circondato da montagne e antichi castelli, lì proprio nel punto in cui la Val Pusteria incontra la Val Badia, tanto da essere considerato vera porta d’accesso verso quest’ultima.

Cosa vedere a San Lorenzo di Sebato

San Lorenzo di Sebato è uno dei centri storici della zona e conserva tracce di una storia molto più antica di quanto possa suggerire l’aspetto tranquillo del paese. Il nome stesso racconta il suo passato: Sebato deriva infatti da Sebatum, l’antica stazione romana che sorgeva proprio in questa zona, quando l’area rappresentava un importante crocevia sulle vie di comunicazione alpine. Oggi questa storia può essere approfondita al Museo Mansio Sebatum, inaugurato nel 2011 e dedicato ai ritrovamenti archeologici locali, alla popolazione dei Saevates e alla mansio romana. Nel centro del paese spicca invece la chiesa di San Lorenzo Martire, riconoscibile per i suoi due campanili differenti.

Il vero elemento distintivo del borgo, però, sono i suoi due castelli. Il primo è Castel Badia, conosciuto anche con il nome tedesco di Sonnenburg, che sorge su un’altura poco distante dal centro. Le sue origini risalgono al X secolo e intorno al 1020 il complesso venne trasformato in un monastero benedettino per donne della nobiltà. Oggi Castel Badia conserva mura medievali, tracce della chiesa e della cripta e antichi affreschi. Tra le curiosità del territorio c’è anche la presenza di resti archeologici romani: nei pressi di Castel Badia è stata infatti ritrovata una pietra miliare, oggi sostituita sul posto da una riproduzione.

L’altro maniero è il Castel San Michele, conosciuto anche come Michelsburg. La sua storia è legata per secoli al potere territoriale e alla giurisdizione locale: il castello passò attraverso diverse proprietà e famiglie nobiliari e, dopo un lungo periodo di degrado, venne sottoposto a importanti interventi di restauro tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento.

Dove si trova il borgo e come raggiungerlo

San Lorenzo di Sebato si trova in provincia di Bolzano, nella parte orientale dell’Alto Adige, a pochi chilometri da Brunico. La sua particolarità geografica è proprio quella di trovarsi all’incrocio tra Val Pusteria e Val Badia: dal paese si imbocca infatti la strada che conduce verso la valle dolomitica.

Per chi arriva in auto, il percorso più semplice passa dall’autostrada A22 del Brennero, con uscita a Bressanone/Val Pusteria. Da qui si prosegue sulla SS49 in direzione di Brunico fino a raggiungere San Lorenzo di Sebato. All’altezza del paese si trova anche l’imbocco della SS244 della Val Badia, che permette di entrare nella valle e raggiungere le località dell’Alta Badia.

Il borgo è facilmente raggiungibile anche in treno. La stazione ferroviaria di San Lorenzo di Sebato si trova sulla linea Fortezza-San Candido ed è servita da collegamenti regionali; gli orari attualmente pubblicati da RFI mostrano collegamenti verso Fortezza e San Candido. Per chi arriva da più lontano, la stazione di Fortezza rappresenta uno dei principali snodi ferroviari della zona: da qui è possibile proseguire con i collegamenti regionali verso San Lorenzo e Brunico.

Castelli da fiaba, fortezze spettacolari e foreste incantate: i 5 luoghi incredibili più amati questo mese

31 août 2026 à 17:30

Ci sono luoghi che sembrano appartenere a un altro mondo, altri che nascondono storie sorprendenti e altri ancora che riescono a trasformare un semplice viaggio in un’esperienza fuori dall’ordinario. Ad agosto, i lettori di SiViaggia hanno premiato proprio questo tipo di destinazioni: posti incredibili, castelli da fiaba, fortezze imponenti e paesaggi capaci davvero di sorprenderci anche grazie alla storia che li ha portati fino a noi.

Dall’Italia al Portogallo, passando per l’Austria e l’Alto Adige, ecco i cinque luoghi più incredibili che hanno conquistato i lettori nel mese di agosto.

Il Castello Bonoris, la fortezza fiabesca nata da un sogno

Torri merlate, ponte levatoio, mura in pietra e un fossato: a prima vista il Castello Bonoris di Montichiari, in provincia di Brescia, sembra un autentico maniero medievale. In realtà la sua storia è molto più recente e, proprio per questo, ancora più curiosa: alla fine dell’Ottocento Gaetano Bonoris acquistò i resti dell’antica rocca sulla collina di San Pancrazio e decise di trasformarli nella dimora che aveva sempre sognato. Nacque così un castello neogotico ispirato al Medioevo, completato da un parco all’inglese e da un giardino panoramico.

Al suo interno non mancano sale decorate, affreschi, arredi d’epoca e una cappella, ma c’è anche un dettaglio da romanzo: c’è anche una cassaforte segreta, rimasta nascosta fino alla morte di Bonoris.

Qui il nostro articolo: La fortezza nata da un sogno romantico sembra uscita da una fiaba: è il Castello Bonoris

Vista panoramica sul Castello Bonoris
Montichiari Musei
Vista panoramica sul Castello Bonoris e sul giardino

Castel Trostburg, il castello che custodisce 86 fortezze in miniatura

Sopra Ponte Gardena, nella Valle Isarco, Castel Trostburg domina il paesaggio da uno sperone roccioso. La fortezza medievale è legata per secoli alla famiglia Wolkenstein e conserva ancora oggi stube gotiche, affreschi, stemmi nobiliari e ambienti rinascimentali.

Ma la vera sorpresa si trova al suo interno: il Museo dei Castelli dell’Alto Adige custodisce ben 86 plastici in scala che riproducono altrettanti castelli della regione. È come attraversare un maniero e ritrovarsi, contemporaneamente, davanti a un’intera mappa tridimensionale delle fortificazioni altoatesine.

Tra gli ambienti più suggestivi c’è la stube gotica, con oltre 600 anni di storia, mentre dall’esterno il castello offre una vista spettacolare sulla valle.

Qui il nostro articolo: Nel Nord Italia c’è la roccaforte dei sogni di Oswald von Wolkenstein: il magnifico Castel Trostburg

Castel Trostburg
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Il suggestivo Castel Trostburg

Il Forte da Graça, l’enorme castello a forma di stella

Sul Monte da Graça, appena fuori Elvas, nel cuore dell’Alentejo portoghese, sorge una delle fortificazioni più spettacolari d’Europa: il Forte di Nossa Senhora da Graça, costruito nel Settecento per proteggere la città dalla minaccia spagnola e ancora oggi appare come una gigantesca macchina militare incastonata nel paesaggio.

Bastioni, fossati, terrapieni, rivellini, casematte e strutture sotterranee formano un sistema difensivo straordinario. La sua storia attraversa guerre, assedi e bombardamenti, ma anche un lungo periodo in cui il complesso fu utilizzato come carcere. Oggi il forte fa parte del sistema delle fortificazioni di Elvas, riconosciuto dall’UNESCO.

Qui il nostro articolo: Il Forte da Graça, la gigantesca fortezza che sembra nascere dalla collina

Il Forte di Nossa Senhora da Graça, Portogallo
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Il Forte di Nossa Senhora da Graça

La foresta di Buçaco, dove il verde diventa una terapia

Restiamo in Portogallo per raggiungere una foresta che sembra uscita da una fiaba e che ha conquistato un riconoscimento molto particolare: la Foresta Nazionale di Buçaco, certificata per la prima volta come healing forest. È così diventata la quarta foresta al mondo a ottenere questa qualifica.

Il bosco si estende per 105 ettari, protetti da circa 5 chilometri di mura, e custodisce oltre 250 specie di alberi e arbusti, molte delle quali arrivate in Portogallo durante l’Età delle Scoperte. Qui si può praticare il forest bathing, camminando lentamente tra gli alberi e immergendosi nei suoni e nei profumi della natura.

Ma il vero colpo di scena arriva nel cuore della foresta. La vegetazione custodisce un palazzo reale: è il Palácio do Bussaco, sontuosa residenza reale costruita in stile neo-manuelino e oggi trasformata in hotel di lusso.

Qui il nostro articolo: La foresta incantata che cura: è la quarta al mondo e nasconde un palazzo reale

La foresta di Buçaco, in Portogallo
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La foresta di Buçaco, dove il verde è una cura

Il Castello di Kreuzenstein, la fortezza che sembra uscita da una fiaba

A pochi chilometri da Vienna, il Castello di Kreuzenstein domina una collina della Bassa Austria con tutto ciò che ci si aspetterebbe da una fortezza medievale: torri, mura, fossato, ponte e un profilo quasi teatrale. Ma anche in questo caso la realtà è diversa da quella che sembra: il castello attuale fu costruito tra il 1874 e il 1906 dal conte Johann Nepomuk Wilczek, aristocratico e grande collezionista appassionato di Medioevo. Per realizzarlo fece arrivare da diverse parti d’Europa frammenti architettonici, porte, elementi scolpiti e manufatti medievali autentici.

Il risultato è una sorta di castello ideale, costruito nell’Ottocento con materiali antichi. All’interno si possono ammirare un’armeria ricca di spade e armature, una cappella gotica, la sala dei cavalieri, antichi arredi e anche un curioso reperto indicato come “corno di unicorno“.

Qui il nostro articolo: La fortezza da fiaba sulle colline piena di segreti imperiali: Castello di Kreuzenstein

Castello di Kreuzenstein in Austria
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L’imponente Castello di Kreuzenstein, in Austria

5 isole della Toscana conquistano il Guardian: una è un rifugio segreto senza auto

31 août 2026 à 07:30

La Toscana conquista ancora una volta l’attenzione della stampa internazionale, ma questa volta non sono Firenze, Siena o la Val d’Orcia a finire sotto i riflettori. A incantare il Guardian sono invece i luoghi meno affollati, sorprendenti rifugi paradisiaci lontani dalle mete più blasonate: sono le splendide isole dell’arcipelago toscano.

La testata britannica ha invitato i suoi lettori a lasciare per qualche giorno le città d’arte per raggiungere 5 isole, ognuna con un carattere diverso: dalla vivace Elba alla piccolissima Giannutri, descritta come una vera “disintossicazione radicale dalla vita moderna”.

Forte dello Chaberton a rischio crollo, la meraviglia tra Francia e Italia chiude e vieta le visite

30 août 2026 à 10:00

Il Forte dello Chaberton, conosciuto anche come “Forte delle Nuvole”, è una delle testimonianze militari più spettacolari delle Alpi. Costruito a 3.131 metri di quota, domina il paesaggio tra Italia e Francia dalla vetta del Monte Chaberton, ma oggi deve fare i conti con il deterioramento delle sue strutture.

Il Comune francese di Montgenèvre ha infatti disposto il divieto di accesso e visita all’interno della fortificazione, a causa del rischio di crolli. La misura, adottata con un’ordinanza del 19 agosto 2026, resterà in vigore fino alla messa in sicurezza del complesso. Per gli escursionisti, però, c’è una precisazione importante: la salita alla vetta resta consentita, mentre è vietato entrare nel forte.

Perché è stato vietato l’accesso

Il provvedimento riguarda le parti più fragili del Forte dello Chaberton, comprese torrette, gallerie, casematte e locali sotterranei. Dopo oltre un secolo trascorso a più di tremila metri, neve, gelo, infiltrazioni d’acqua e continui cicli di gelo e disgelo hanno compromesso progressivamente la stabilità delle strutture. A queste condizioni si aggiungono i danni provocati dai bombardamenti del 1940 e il lungo periodo di abbandono successivo.

L’ordinanza vieta anche di arrampicarsi sui muri e di svolgere attività esplorative non autorizzate. Non è inoltre consentito prelevare o spostare pietre, elementi metallici e reperti legati alla storia militare del sito. I controlli potranno essere effettuati dalla Gendarmerie francese.

La fortificazione è tutelata dal 2021 come Monument Historique francese e la protezione riguarda l’intero complesso, non soltanto le otto celebri torri che caratterizzano la sommità. Nel corso degli anni erano già state ipotizzate opere per limitare il deterioramento, tra cui interventi per impedire a neve e acqua di penetrare attraverso porte, finestre e aperture delle torrette.

Monte Chaberton, le escursioni restano consentite

La chiusura del forte non significa che il Monte Chaberton sia diventato inaccessibile. Le escursioni lungo i sentieri che conducono alla vetta restano consentite e anche le gite già programmate possono svolgersi regolarmente, nel rispetto delle indicazioni presenti sul territorio. Una volta raggiunta la cima, però, non è possibile entrare nella struttura militare.

Il valore del luogo resta comunque straordinario. La costruzione della fortificazione iniziò alla fine dell’Ottocento e comportò un’autentica impresa ingegneristica: la cima della montagna venne abbassata di circa sei metri per creare lo spazio necessario alla struttura. Otto torri in calcestruzzo ospitavano originariamente cannoni su installazioni girevoli, mentre all’interno erano presenti comando, infermeria, cucine, depositi, depositi e altri ambienti.

Una teleferica, completata nel 1910, collegava inoltre il forte al fondovalle e permetteva di trasportare uomini, materiali e viveri. Per la sua posizione, lo Chaberton era considerato una fortificazione quasi imprendibile, ma il 21 giugno 1940 l’artiglieria francese riuscì a neutralizzare sei delle otto torri con obici Schneider da 280 millimetri.

Dopo la guerra, con il Trattato di Parigi del 1947, la cima passò alla Francia. Oggi il forte rimane un monumento storico di enorme fascino, osservabile dall’esterno durante la salita, ma temporaneamente off limits al suo interno per ragioni di sicurezza.

Viaggio nella cattedrale degli abeti: la Certosa di Serra San Bruno, un vero gioiello calabrese

28 août 2026 à 18:00

L’incontro con la Certosa di Serra San Bruno ha qualcosa di particolare, perché prima ancora delle architetture, arriva il paesaggio: il verde fitto dei boschi delle Serre avvolge le costruzioni, l’aria di montagna accompagna il percorso e il bianco delle tonache certosine, almeno nell’immaginario legato a questo luogo, richiama subito la presenza di una comunità religiosa raccolta in una dimensione appartata.

Siamo in provincia di Vibo Valentia, nel cuore della Calabria centro-meridionale, a un’altitudine di circa 800 metri. La cittadina di Serra San Bruno ha legato il proprio nome al monaco tedesco Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine certosino, arrivato in Calabria alla fine dell’XI secolo.

Il paesaggio che trovò doveva apparirgli assai diverso dalla Calabria associata oggi al mare e alle coste luminose. Qui dominano altopiani, vallate verdi, sorgenti, torrenti e grandi distese forestali. Una Calabria montana e raccolta, attraversata dall’acqua e modellata da rilievi dolci. E oggi la Certosa dei Santi Stefano e Bruno (nome ufficiale del complesso) rappresenta uno dei rarissimi insediamenti certosini ancora attivi in Italia.

Breve storia e leggende

La storia della Certosa affonda le proprie radici nel 1091, quando Bruno ricevette da Ruggero d’Altavilla un terreno nei boschi delle Serre, nella località allora chiamata Torre. Il sovrano normanno aveva conquistato ampi territori della Calabria e con quella donazione favorì il progetto spirituale del monaco.

Certosa di Serra San Bruno, Calabria
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Veduta della Certosa di Serra San Bruno

Bruno individuò una sorgente e una piccola grotta in una radura. La grotta divenne il suo luogo di preghiera e ritiro. Per i padri eremiti nacque l’Eremo di Santa Maria del Bosco, mentre a circa 2 chilometri più a valle venne fondato il Monastero di Santo Stefano, destinato soprattutto ai fratelli conversi, impegnati nei servizi necessari alla comunità.

Il 15 agosto 1094 la chiesa dell’eremo fu consacrata alla presenza di Ruggero I. Bruno morì il 6 ottobre 1101 e venne sepolto presso Santa Maria. Dopo la sua morte la comunità attraversò varie vicissitudini. Nel 1193 una parte dei religiosi passò ai cistercensi di Fossanova e il complesso rimase affidato a quell’ordine fino al 1411.

Una svolta arrivò nei primi anni del XVI secolo: intorno al 1505 furono ritrovate sotto la Chiesa di Santa Maria le spoglie di San Bruno e del suo successore Lanuino, la cui memoria funeraria si era perduta nei secoli. Le reliquie vennero portate in processione e l’episodio favorì il ritorno dei certosini. Nel 1513 Leone X riaffidò loro il monastero e nel 1514 approvò ufficialmente il culto di San Bruno.

Di questa fase resta anche un prezioso reliquiario a busto in argento, realizzato a Napoli intorno al 1516. Al suo interno sono custodite le reliquie di Bruno e Lanuino. Il terremoto del 1783, però, rappresentò una delle pagine più drammatiche: la scossa devastò la Calabria e colpì duramente la Certosa. Gli edifici subirono danni gravissimi, i monaci lasciarono Serra e il patrimonio librario e artistico venne disperso in parte attraverso sequestri e sottrazioni. Nel 1808 il complesso fu soppresso.

La rinascita arrivò soltanto nella seconda metà dell’800, quando la Grande Chartreuse francese acquistò i ruderi. La ricostruzione partì nel 1894 sotto la direzione dell’architetto Jean François Pichat, affiancato da maestranze calabresi. La nuova Certosa venne completata nel 1900 e la chiesa fu consacrata il 13 novembre dello stesso anno.

Restano tuttavia importanti testimonianze della fase più antica, tra cui parti della cinta muraria cinquecentesca, alcuni torrioni cilindrici, la porzione inferiore della facciata dorica dell’antica chiesa, il chiostro seicentesco e il vecchio cimitero certosino.

Attorno alla Certosa sono nate anche storie curiose. Una delle più celebri riguarda Ettore Majorana, il fisico italiano scomparso nel 1938. Leonardo Sciascia avanzò l’ipotesi che lo scienziato potesse essersi ritirato proprio nella Certosa, scelta quale rifugio dalla vita pubblica. Un’altra tradizione popolare attribuisce alla presenza femminile un legame con i terremoti: l’ingresso di una donna nella parte monastica avrebbe provocato il tremore della terra.

Visita alla Certosa e cosa vedere

Il cuore del monastero resta riservato ai religiosi. Per il pubblico il punto di riferimento principale è il Museo della Certosa, istituito nel 1994 all’interno delle mura del complesso. Il percorso museale attraversa 22 sale dedicate alla storia di San Bruno, all’Ordine certosino e al patrimonio artistico della Certosa. Frammenti marmorei, dipinti, arredi, paramenti sacri, codici, fotografie, filmati e supporti audio raccontano la quotidianità dei monaci e la struttura della loro vita.

Una parte particolarmente interessante riguarda la ricostruzione degli ambienti monastici. Le celle, il chiostro, la cappella e gli spazi destinati alla preghiera e al lavoro permettono di intuire la radicalità della scelta certosina. La cella del monaco rappresenta infatti un piccolo universo personale, destinato alla preghiera, al riposo e al lavoro manuale, secondo una disciplina che alterna solitudine e momenti comunitari. Il percorso termina presso una piccola cappella ricavata all’interno di una torre cinquecentesca.

Merita attenzione anche la Chiesa dei Santi Stefano e Bruno, ricostruita tra XIX e XX secolo, che presenta forme neogotiche, una facciata a capanna, un grande rosone e 2 torri laterali. Tra le opere più preziose si fanno notare le statue marmoree di San Bruno e del beato Lanuino, realizzate da Giovanni Scrivo, e il reliquiario argenteo cinquecentesco.

Fuori dal percorso museale meritano attenzione i resti dell’antica Certosa: la vecchia cinta muraria aveva una pianta quadrilatera con torri angolari e svolgeva anche una funzione difensiva, legata al timore delle incursioni saracene. Del grande chiostro seicentesco resta una parte significativa, insieme alla fontana centrale.

Dove si trova e come arrivare

La Certosa si trova a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, all’interno del territorio delle Serre calabresi. Il complesso sorge ai margini del centro abitato, circondato da una vasta area boschiva. In automobile la soluzione più pratica parte dall’autostrada A2 del Mediterraneo. Da nord si può raggiungere attraverso gli svincoli di Pizzo o Sant’Onofrio, mentre da sud risultano utili le uscite verso Vibo Valentia. Da lì la strada sale verso Serra San Bruno attraverso un paesaggio progressivamente più montano.

Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo e proseguire successivamente verso Serra San Bruno con un mezzo su strada.

Il Castello di Termes è la fortezza catara che domina le gole delle Corbières in Francia

24 août 2026 à 15:15

Alcuni castelli oggi sono noti e visitati durante tutto l’anno per via dei sontuosi arredi e delle sale ancora intatti, mentre altri si fanno conoscere soprattutto per la natura straordinaria e il paesaggio che li circonda. Questo è anche il caso del Castello di Termes, arroccato a 460 metri di altitudine nel sud della Francia, dove le rovine di un’antica fortezza emergono dalla roccia proprio sopra le gole del Termenet. È qui, tra le montagne delle Hautes-Corbières, che il Medioevo ha lasciato la sua firma: il castello fu infatti teatro di uno degli assedi più celebri della Crociata contro gli Albigesi ed è anche considerato uno dei “cinque figli di Carcassone”, ovvero il gruppo di roccaforti strategiche che all’epoca difendevano il regno.

Oggi invece Termes è molto diverso dalla fortezza che dominava queste montagne nel XIII secolo: le sue rovine sono state oggetto di scavi e restauri e permettono di ricostruire, passo dopo passo, la storia di un luogo passato da roccaforte signorile a fortezza reale francese. Dal 2026, inoltre, il sito fa parte delle Forteresses royales capétiennes du Languedoc, inserite nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO insieme ad altri sette siti fortificati della regione.

Castello di Termes: la storia e cosa vedere

Le origini del Castello di Termes risalgono almeno al X secolo. Costruito su uno sperone roccioso, il sito controllava una posizione strategica nelle Corbières e divenne il centro della signoria di Termes. La pagina più famosa della sua storia arrivò nel 1210, durante la Crociata contro i catari. Il castello, allora nelle mani di Raimond de Termes, fu assediato dall’esercito di Simon de Montfort. La resistenza durò quasi quattro mesi, facendo sì che Termes passasse ai posteri come uno degli episodi più intensi e noti della campagna militare contro le roccaforti legate ai signori locali e al catarismo.

Dopo la conquista, il castello entrò progressivamente sotto il dominio della Corona francese. Nel XIII secolo venne rifortificato e trasformato in una fortezza reale, inserita nel sistema difensivo che proteggeva il nuovo territorio francese dalle incursioni provenienti dal regno d’Aragona. La sua funzione militare, però, ebbe una fine definitiva nel XVII secolo. Nel 1653-1654, per ordine della Corona, la fortezza venne demolita per impedirne un eventuale riutilizzo da parte dei ribelli dopo la Fronda. Da allora il castello è rimasto in rovina, ma proprio questa condizione permette oggi di leggere più facilmente la stratificazione della sua storia.

Durante la visita odierna, ciò che si esplora sono i resti del castrum e della fortezza reale, tra mura, strutture difensive, torre maestra e spazi dell’antico complesso signorile. La visita comincia già nel piccolo villaggio di Termes, dove si trovano il centro di interpretazione, il filmato introduttivo e l’esposizione dedicata all’assedio del 1210.

Dal villaggio occorre poi proseguire a piedi per circa 15 minuti lungo il percorso che conduce alla fortezza. La visita dura generalmente circa un’ora o un’ora e mezza, considerando anche gli spazi di interpretazione e il percorso verso il castello.

Dove si trova il Castello di Termes e come arrivare

Il Castello di Termes è situato nel comune di Termes, nel dipartimento dell’Aude, nella regione dell’Occitania in Francia. Il villaggio dista circa 50 chilometri da Carcassonne e si trova tra le Corbières, in una zona caratterizzata da montagne, gole e piccoli borghi.

La posizione è interessante anche per costruire un itinerario più ampio alla scoperta dei castelli catari e delle fortificazioni medievali dell’Aude. Per raggiungere Termes, l’opzione più pratica è l’auto, soprattutto se si arriva da Carcassonne, Narbonne o Perpignan. Il villaggio è piccolo e dispone di un parcheggio gratuito e obbligatorio per i visitatori. Dal parcheggio si raggiunge il centro di accoglienza seguendo le indicazioni lungo il corso d’acqua.

Per chi programma la visita nel 2026, il castello è aperto tutti i giorni in luglio e agosto, dalle 10.00 alle 19:30, mentre a settembre e ottobre l’apertura è prevista dalle 10.00 alle 18.00. A novembre l’accesso è previsto nei weekend e nei giorni festivi fino all’11 novembre, con ulteriori aperture secondo calendario.

Il biglietto 2026 costa 6 euro per gli adulti, 5 euro per i ragazzi dai 16 ai 25 anni e 3 euro per i bambini dai 6 ai 15 anni; i bambini sotto i 6 anni entrano gratuitamente. È disponibile anche un biglietto da 3 euro per visitare esclusivamente il film e l’esposizione del centro di interpretazione.

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