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Tra le montagne c’è un borgo in bilico che nasconde impronte di dinosauri: Alpuente, tra i più belli di Spagna

30 octobre 2026 à 16:30

Il profilo è unico e inconfondibile, una sorta di fortezza aggrappata alla roccia piena di case in pietra raccolte ai piedi di pareti vertiginose. Sembra incredibile crederci, ma è proprio così che si presenta Alpuente, borgo nell’entroterra della provincia di Valencia, che dietro le sue dimensioni raccolte cela una storia sorprendente, fatta di sovrani musulmani, battaglie di confine e persino dinosauri vissuti milioni di anni prima della comparsa dell’uomo.

Vi basti pensare che in seguito alla disgregazione del Califfato di Cordova (XI secolo), quello che oggi è un minuscolo paesino ricoprì la carica di Capitale di una Taifa indipendente, uno dei piccoli regni musulmani sorti nella penisola iberica. Possedeva persino una propria struttura politica e addirittura una monetazione.

Oggi niente di tutto questo esiste più, ma a riportare l’attenzione su questo borgo è arrivato un riconoscimento importantissimo: il 25 aprile 2026 è entrato ufficialmente nell’associazione Los Pueblos Más Bonitos de España (l’equivalente dei nostri Borghi più belli d’Italia), diventando il primo comune della provincia di Valencia a far parte di questa prestigiosa rete.

Cosa vedere ad Alpuente

Strade acciottolate, passaggi stretti e improvvise aperture sul paesaggio caratterizzano il centro storico, dichiarato complesso storico-artistico.

Il Castello di Alpuente

Difficile distogliere lo sguardo dal Castello di Alpuente, anche perché sembra quasi assurdo: è costruito sulla sommità di una grande formazione rocciosa dalle pareti quasi verticali. Da lassù, come si può immaginare, in passato era semplice controllare gli accessi alla valle.

Dell’antica fortezza islamica sopravvivono strutture difensive, resti di ambienti e cisterne destinate alla conservazione dell’acqua. Particolarmente significativa è la torre albarrana di origine califfale, una tipologia di costruzione avanzata rispetto al principale recinto fortificato.

Le mura medievali e la Torre de la Alhama

Sotto la fortezza di questo borgo di Spagna si sviluppa un intrico di vicoli che segue ancora l’antico tracciato musulmano. Dell’originaria cinta muraria rimangono tratti di fortificazione e torri, tra le quali la Torre de la Alhama, conosciuta anche con il nome di Torre de la Aljama.

Un tempo costituiva uno degli accessi al paese e anche un elemento importante del suo sistema di protezione. Tra le sue mura, invece, vengono protetti ambienti storici, feritoie e spazi destinati alla detenzione.

La chiesa di Nuestra Señora de la Piedad

Poco distante dalle fortificazioni, la chiesa arcipretale di Nuestra Señora de la Piedad testimonia il passaggio dalla dominazione musulmana a quella cristiana. L’edificio sorse, difatti, in un’area precedentemente occupata da una moschea.

L’architettura presenta elementi di transizione dal romanico al gotico, riconoscibili nella struttura solida e nelle forme essenziali. Particolarmente interessante è il campanile ottagonale, che emerge con una certa eleganza sopra i tetti del centro abitato.

Gli orti medievali ai piedi delle mura

Un aspetto meno conosciuto di Alpuente riguarda gli antichi orti sviluppati intorno al centro fortificato. Si tratta di un sistema agricolo di origine islamica, organizzato attraverso terrazze coltivate e canali destinati alla distribuzione dell’acqua.

Per i visitatori sono disponibili alcuni percorsi che seguono parte dell’antica rete irrigua, compresa l’Acequia Madre, il canale principale che contribuiva all’approvvigionamento idrico.

L’Acquedotto Los Arcos

A circa 2,5 km dal borgo, lungo la strada verso La Yesa, vale la pena fare un salto verso una delle costruzioni più singolari di tutto il territorio valenciano: l’Acquedotto Los Arcos, un’imponente struttura in pietra lunga 265,5 metri, destinata a trasportare l’acqua delle sorgenti verso l’abitato e i terreni agricoli.

Si presenta con una successione di 13 archi ogivali che segue il dislivello del terreno, mentre attraversa la depressione scavata dal torrente Reguero.

Il Museo Paleontologico di Santa Bárbara

Ad Alpuente il viaggio nel passato raggiunge un’epoca incredibilmente remota, di quelle che si fa difficoltà persino a immaginare (se non fosse per i diversi film famosi che hanno provato a riprodurla). Nel territorio comunale sono stati infatti rinvenuti importanti fossili e impronte di dinosauri risalenti al Giurassico superiore.

Per questo motivo è nato il Museo Paleontologico di Santa Bárbara (MUPAL) che occupa un’antica cappella del XVI secolo. Oggi è la casa di alcuni reperti recuperati durante le campagne di scavo, come parti dello scheletro di un grande sauropode (appartenente al gruppo degli erbivori dal collo lungo), insieme a resti di altri animali preistorici.

Il Museo Etnologico nell’antico forno del paese

Una delle architetture più curiose del centro storico custodisce il Museo Etnologico. La sede è infatti un antico forno pubblico risalente al XIV secolo, rimasto in attività fino ai primi decenni del XX. Al suo interno ci sono utensili agricoli, strumenti artigianali e oggetti legati alla preparazione del pane e alle attività domestiche.

Il Sabinar e i ginepri secolari di Cañada Pastores

Nell’area di Cañada Pastores, appena fuori dall’abitato, crescono splendidi esemplari di ginepro arboreo, chiamato in Spagna sabina albar, alcuni dei quali vantano un’età plurisecolare. Sono alberi che resistono alle condizioni climatiche degli altopiani e presentano tronchi contorti, cortecce segnate dal tempo e chiome irregolari.

Cosa fare ad Alpuente

Il territorio comunale è molto esteso e comprende numerose piccole frazioni, alcune di origine medievale, collegate da strade di montagna e itinerari escursionistici.

  • Seguire la Ruta de la Taifa: itinerario guidato che attraversa il centro storico e permette di accedere ad alcuni edifici abitualmente chiusi.
  • Scoprire le impronte dei dinosauri: ci sono due importanti siti paleontologici visitabili. A Corcolilla sono state individuate più di 100 impronte tridattili, lasciate da dinosauri bipedi, mentre a Cañada París è conservata una pista attribuita a un grande sauropode.
  • Visitare le antiche frazioni di Alpuente: Corcolilla, con una chiesa dedicata a San Bernabé e ai santi Abdón e Senén e un antico forno di tradizione moresca; El Collado, vicino al Castillo del Poyo, una seconda fortificazione di origine islamica.
  • Esplorare i sentieri della Serranía: il GR 37 attraversa il territorio toccando piccole comunità rurali, boschi e paesaggi coltivati.
  • Assaggiare la cucina tradizionale: come gli embutidos, insaccati tradizionali, l’olla de pueblo, una sostanziosa pietanza in umido, e la caldereta, generalmente preparata con carne e ingredienti semplici della cucina rurale.

Dove si trova e come arrivare

Alpuente si trova nella provincia di Valencia, al confine con il territorio della provincia di Teruel, nella comunità autonoma dell’Aragona. Il comune appartiene alla comarca di Los Serranos e dista circa 96 km dalla città. Per raggiungerlo in automobile bisogna seguire la strada CV-35 in direzione Llíria e Ademuz fino a Titaguas. Da questo centro si prende la deviazione sulla CV-345, che conduce al borgo attraverso un tratto particolarmente panoramico.

Forbes celebra le Dolomiti: la meraviglia italiana tra paesaggi innevati e borghi fiabeschi

30 octobre 2026 à 07:30

Dalle piste che attraversano alcuni dei paesaggi montani più spettacolari d’Europa ai rifugi dove fermarsi a tavola di fronte a squisiti piatti fumanti, le Dolomiti continuano a conquistare gli appassionati di viaggi sulla neve (e non solo). Questa volta a celebrarle è Forbes, che dedica alla destinazione italiana parole entusiaste in un articolo firmato dal giornalista Larry Olmsted, esperto di viaggi e sport sulla neve da circa trent’anni.

Nel suo approfondimento dedicato alle mete da scegliere per la stagione invernale, Olmsted non ha dubbi: le Dolomiti sono tra i luoghi migliori al mondo per sciare. Ma non solo: questa magica destinazione, oltre a offrire un vasto comprensorio sciistico, è impreziosita da bellissimi borghi di montagna e da una tradizione gastronomica che trasforma una giornata sulle piste in qualcosa di memorabile.

Le Dolomiti conquistano Forbes: ecco perché

Non è la prima volta che le Dolomiti attirano l’attenzione di Forbes. La testata americana aveva già acceso i riflettori su queste montagne in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, quando lo scenario alpino italiano era sotto gli occhi del mondo. Ora torna a celebrarle in vista della stagione invernale 2026-2027, raccontandole come una destinazione capace di conquistare gli appassionati di montagna grazie a paesaggi spettacolari, località rinomate e un’offerta che va ben oltre le piste da sci.

Uno dei punti di forza delle Dolomiti è la vastità dell’offerta sciistica. Il territorio comprende numerose aree collegate tra loro, con la possibilità di attraversare vallate differenti e scoprire paesaggi sempre nuovi anche durante la stessa giornata.

Forbes cita in particolare Cortina d’Ampezzo, Alta Badia e Val Gardena, tre delle località che rendono le Dolomiti una destinazione di riferimento per gli appassionati di sci. Il loro punto di forza è anche la possibilità di esplorare aree diverse all’interno di un vasto sistema sciistico interconnesso, passando da una valle all’altra e cambiando continuamente panorama senza rinunciare alla varietà delle piste.

A rendere l’esperienza ancora più interessante sono gli impianti moderni, le piste panoramiche e le vedute sulle cime più celebri, tra cui il Sassolungo e il gruppo del Sella. Qui possono trovare pane per i loro denti sia gli sciatori che amano trascorrere intere giornate sulle piste, sia chi preferisce alternare le discese a soste nei rifugi e momenti di relax in quota.

Rifugi, borghi e cucina gourmet: cosa rende speciali le Dolomiti

Ma il riconoscimento di Forbes non si ferma soltanto sulle piste. Tra gli elementi che rendono le Dolomiti così uniche sono anche i numerosi rifugi alpini disseminati tra le vette: molti ospitano ristoranti e, in alcuni casi, offrono anche la possibilità di pernottare.

Qui una giornata sulla neve può trasformarsi in un itinerario tra sapori e tradizioni: ci si può fermare per un pranzo in quota, raggiungere un rifugio dopo una discesa panoramica oppure alternare le ore sugli sci alla scoperta dei borghi che punteggiano le vallate. Le Dolomiti offrono infatti un’ampia scelta di paeselli da scoprire e da strutture ricettive e ristoranti spesso caratterizzati da un’ospitalità a conduzione familiare.

Chi vuole alternare lo sci alla scoperta del territorio può infatti mettere in programma anche una passeggiata tra i borghi delle Dolomiti. Noi vi consigliamo alcuni dei più belli: Ortisei, con le sue vie pedonali e le botteghe artigiane; Corvara e San Cassiano, nel cuore dell’Alta Badia, dove respirare l’atmosfera delle vallate alpine; Santa Maddalena, in Val di Funes, con le sue case raccolte ai piedi delle cime dolomitiche, da cui raggiungere la celebre chiesetta di San Giovanni in Ranui, incorniciata dalle imponenti vette delle Odle; e infine Sottoguda, piccolo borgo dalle architetture tradizionali ai piedi della Marmolada.

Sulle Dolomiti, insomma, la neve è solo l’inizio di un’avventura da vivere almeno una volta nella vita: tra discese spettacolari, rifugi gourmet e borghi da cartolina, Forbes ricorda che qui la vacanza sugli sci può trasformarsi in un’esperienza da assaporare dall’inizio alla fine.

Dove si scia già in Italia: ecco le prime piste aperte per la stagione invernale

Par : losiangelica
29 octobre 2026 à 11:00

Chi ha deciso che per tornare sugli sci bisogna aspettare dicembre? Mentre in città siete ancora indecisi tra giacca leggera e cappotto, in alta quota la stagione della neve è già iniziata. Tra le prime piste aperte in Italia e i ghiacciai del Tirolo, l’autunno si trasforma nell’occasione perfetta per concedervi un weekend bianco fuori stagione. Ecco dove ci si può già divertire sulla neve.

Breuil-Cervinia

A Breuil-Cervinia si torna a sciare. La stagione invernale 2026/2027 ha preso il via il 24 ottobre, con i primi appassionati di nuovo sulle piste ai piedi del Cervino. Un avvio anticipato per chi aspettava il momento di rimettere gli sci ai piedi. Il comprensorio internazionale, che unisce Cervinia, Valtournenche e la svizzera Zermatt, offre complessivamente 322 chilometri di piste. Per ora, però, si scia soltanto su una parte del tracciato. Sono 13 gli impianti di risalita attivi sui 15 previsti in questa fase. Le prossime aperture dipenderanno dal meteo e dalle condizioni della neve.

Piste da sci a Breuil-Cervinia
iStock
Breuil-Cervinia, le piste da sci sono già attive

Ghiacciaio della Val Senales

Dal 19 settembre la stagione sciistica è stata ufficialmente inaugurata sul ghiacciaio della Val Senales con le prime discese che fanno già assaporare l’amore per la neve. Il comprensorio, che offre 42 chilometri di piste, continuerà la sua apertura progressiva, ma propone già numerose attività aperte. A fine ottobre è disponibile una porzione ancora molto ridotta dei tracciati, con nuove aperture programmate nel corso di novembre, neve permettendo.

Non pensate, però, che il divertimento finisca quando togliete gli scarponi. Dal 19 al 21 novembre sono annunciati diversi appuntamenti per celebrare l’inizio della stagione, tra musica, DJ set, un concerto degli ABBA Stars e un après-ski party all’Hotel Grawand, a 3.212 metri. Se preferite qualcosa di più tranquillo, potete alternare le giornate sul ghiacciaio a passeggiate autunnali e pause gastronomiche nei paesi della valle.

Passo dello Stelvio

Qui il calendario funziona al contrario. Al Passo dello Stelvio, in Lombardia, si scia soprattutto durante l’estate e l’autunno, mentre l’arrivo dell’inverno segna la pausa stagionale del comprensorio. L’attività resterà aperta solo fino al 1° novembre 2026… ma abbiamo ancora qualche giorno per poterci sciare.

Il comprensorio dispone di 9 chilometri di piste complessive, anche se soltanto una parte è attualmente utilizzabile. È una meta interessante per chi desidera riprendere confidenza con le curve senza aspettare l’apertura delle grandi stazioni invernali.

Il bonus di fine stagione? Dal 29 ottobre al 1° novembre la località organizza il Pirovano Winter Party, con lezioni di sci, test delle attrezzature Fischer, DJ set, cene tipiche e momenti di relax nell’area benessere. Il gran finale è affidato a una castagnata: un mix decisamente riuscito di sport, montagna e atmosfera autunnale.

Le prossime aperture

Attenzione al calendario, le prossime aperture non sono poi così lontane. Ad aprire le danze sarà Solda all’Ortles che riaprirà le piste il 31 ottobre. Livigno, Courmayeur, La Thuile e Monterosa Ski 3 Valli si attiveranno invece dal 28 novembre. Bisognerà attendere il 4 dicembre per Bormio, Val Gardena, Carezza e il 5 dicembre per Tarvisio e Vialattea.

Chi sogna già di sciare e non vuole attendere l’arrivo dell’inverno può valutare già diverse opzioni in Italia per prenotare un weekend sulla neve e godersi lo sport all’aria aperta.

I rifugi di montagna più belli d’Italia nel 2026, premiati gli indirizzi da sogno

29 octobre 2026 à 07:30

La montagna è sempre una garanzia, ad ogni stagione, ma soprattutto durante i mesi più freddi dell’anno. Tra gli estimatori c’è chi ama la montagna per le piste da sci, chi invece per i panorami innevati e chi, invece, non rinuncerebbe mai a una pausa golosa davanti a un camino acceso. Ma quali sono i migliori rifugi di montagna d’Italia dove vivere queste esperienze? A svelarlo è la prima edizione della Guida ai migliori mountain club d’Italia 2026, che ha premiato le strutture più interessanti tra le Alpi e l’Appennino tosco-emiliano.

A quasi 1000 metri d’altezza, il Castello di Cantacuzino è il balcone più spettacolare (e misterioso) dei Carpazi

27 octobre 2026 à 15:00

Dall’ampia terrazza del Castello di Cantacuzino, le montagne sembrano vicinissime. Chi vi si affaccia vede pareti rocciose, foreste fitte e cime imponenti che disegnano il paesaggio della valle del Prahova, una delle regioni montane più suggestive della Romania. Ma anche il massiccio dei Bucegi, parte dei Carpazi meridionali, con il profilo del monte Caraiman e la celebre croce monumentale che domina la vallata. Una cornice spettacolare per una residenza aristocratica che, a oltre un secolo dalla sua costruzione, conserva un fascino particolare.

Siamo a Bușteni, cittadina situata lungo la strada che collega Bucarest alla Transilvania. E proprio sul pendio del monte Zamora, circondato da un parco di 3,5 ettari, c’è questo possente edificio dalle facciate in pietra, le terrazze ad arcate e i tetti dalle forme elaborate. Magari non ci siete ancora mai stati, ma a molti di voi potrà sembrare di conoscerlo già (e forse anche piuttosto bene!).

Come è possibile? La risposta è davvero molto semplice: a renderlo famoso è stata la serie Netflix Mercoledì, che ha trasformato digitalmente i suoi esterni nella misteriosa Nevermore Academy.

Breve storia e leggende del Castello di Cantacuzino

Dietro la costruzione di questo gioiello si nasconde una delle personalità più influenti della Romania: Gheorghe Grigore Cantacuzino, colui che ricoprì per due volte la carica di sindaco di Bucarest e che guidò il governo romeno nei periodi 1899-1900 e 1904-1907. Il suo era un gigantesco patrimonio, al punto tale che gli valse il soprannome di Nababul, il Nababo.

E fu proprio a Bușteni che il principe volle realizzare una sontuosa residenza estiva. Il progetto venne affidato all’architetto Grigore Cerchez, importante interprete dello stile neoromeno. I lavori presero piede tra il 1901 e il 1911, anno dell’inaugurazione. Per l’epoca, la proprietà vantava soluzioni particolarmente moderne, tra cui elettricità, acqua corrente e impianti fognari.

Attorno alla figura del Nababo nacquero anche racconti piuttosto curiosi. Secondo una leggenda, Cantacuzino avrebbe desiderato ricoprire il tetto e pavimentare il cortile con monete d’oro, un progetto mai documentato che restituisce però la misura della sua fama. Un’altra tradizione riguarda il nome alternativo dell’edificio, Castello Zamora. Si racconta che derivi da una cagnolina utilizzata durante le battute di caccia, richiamata dai proprietari con l’espressione “Za’ Mura!”.

La residenza rimase legata ai soggiorni estivi della famiglia fino al 1930. Nel 1948, con l’avvento del regime comunista, fu nazionalizzata e trasformata in sanatorio. Arredi e oggetti preziosi andarono dispersi, mentre diversi elementi decorativi furono coperti da strati di vernice. Dopo la restituzione agli eredi e il successivo passaggio a una proprietà privata, iniziarono importanti interventi di recupero. Dal 2010 il complesso è aperto al pubblico.

La visita al Castello di Cantacuzino

Il castello occupa una superficie complessiva di circa 3.148 metri quadrati e presenta una pianta quadrangolare aperta sul lato meridionale, articolata in diversi corpi collegati. Già dall’esterno fa il suo incredibile effetto, ma varcato l’ingresso qualcosa succede per davvero, perché la solidità della pietra lascia spazio a superfici riccamente lavorate, giochi di luce e materiali preziosi. È un pullulare di soffitti a cassettoni,  vetrate in vetro di Murano ed elementi in ceramica italiana che testimoniano la cura riservata a ognuno dei suoi spazi.

Particolarmente raffinati sono i camini in pietra di Albești, impreziositi da mosaici policromi e foglia d’oro. Si aggiungono balaustre in rovere, pietra e ferro battuto, colonne con ornamenti di tradizione brâncovenească e finiture in bronzo realizzate a Parigi. Il vero cuore della residenza è però la Sala da Ballo: possiede una straordinaria raccolta araldica con gli stemmi delle famiglie nobili imparentate con i Cantacuzino.

Ancora più particolare è il fregio composto da 12 ritratti a grandezza naturale, dipinti su pelle di Cordova, raffiguranti illustri rappresentanti del ramo valacco della dinastia. Una volta fuori dai saloni si arriva, tramite viali lastricati, nel parco. Si presenta pieno di spazi verdi arricchiti da fontane, sculture e persino una grotta artificiale.

Particolarmente scenografica è la terrazza affacciata sulla valle del Prahova: nelle giornate limpide, le montagne occupano quasi interamente il panorama, mentre i tetti di Bușteni appaiono molto più in basso.

Tra i motivi della recente popolarità del Castello di Cantacuzino c’è il suo ruolo nella prima stagione di Mercoledì, serie Netflix con Jenna Ortega e la regia di Tim Burton per i primi 4 episodi. La produzione ha infatti scelto questo edificio per rappresentare gli esterni della Nevermore Academy, il collegio frequentato dalla protagonista. Attraverso gli effetti digitali, la struttura reale è stata modificata con elementi architettonici più gotici, accentuandone l’aspetto misterioso.

Nevermore Academy, Romania
iStock
L’ingresso della Nevermore Academy

Gli interni del castello si visitano con l’accompagnamento di una guida, mentre il parco dispone di un accesso dedicato. Al piano superiore si trova anche una galleria d’arte, inaugurata nel 2015, che ospita esposizioni temporanee.

Dove si trova e come arrivare

Il bellissimo Castello di Cantacuzino sorge al numero 1 di Strada Zamorei, nel quartiere Zamora di Bușteni, nel distretto romeno di Prahova. La località prende vita lungo l’omonima valle, ai piedi dei Monti Bucegi, a circa 100 chilometri da Bucarest e 40 chilometri da Brașov.

In automobile si percorre la strada nazionale DN1, importante collegamento tra la Capitale e la Transilvania. Da Bucarest il tragitto richiede generalmente 2 ore, sebbene il traffico diretto verso le località montane possa allungare sensibilmente i tempi (soprattutto nei fine settimana).

Una valida alternativa è il treno: Bușteni si trova lungo la linea ferroviaria Bucarest-Brașov ed è servita da collegamenti che attraversano la valle del Prahova. Dalla stazione ferroviaria si raggiunge la proprietà attraversando parte del centro abitato e affrontando la salita verso il quartiere Zamora. Ma se volete evitare il tratto in pendenza, niente paura: è possibile utilizzare un taxi.

La Grecia segreta dei Villaggi Pomacchi, incredibili gioielli abbarbicati sui monti Rodopi

26 octobre 2026 à 17:30

Tra i monti della Tracia, in Grecia, si sviluppa una strada che sale tra boschi, vallate profonde e piccoli campi coltivati. Compaiono poi delle casette tutte (o quasi) raccolte sui pendii, mentre sopra i tetti spuntano i minareti delle moschee. Sono i Villaggi Pomacchi, conosciuti in greco con il nome di Pomakochoria, abitati da una comunità musulmana di tradizione linguistica slava, la cui storia attraversa secoli di dominazione ottomana, trasformazioni politiche e rapporti complessi con i Paesi vicini.

I Pomacchi sono cittadini greci, ma la loro identità culturale racchiude influenze differenti: accanto al greco e al turco, sopravvive il pomacco stesso, una varietà linguistica slava legata ai dialetti dei Rodopi. Anche il senso di appartenenza cambia da persona a persona, tra chi rivendica le proprie radici e chi si riconosce maggiormente nell’identità turca.

Per decenni questi territori rimasero all’interno di una zona di sorveglianza militare, con forti limitazioni agli spostamenti, eliminate soltanto nella metà degli anni ’90. Un isolamento, sia geografico che politico, che inevitabilmente ha lasciato tracce profonde nella vita di tutti i giorni. Oggi visitare questi paesi permette di conoscere una Grecia diversa, piena di ponti in pietra, abiti tradizionali dai colori accesi, antiche abitazioni e ricette tramandate negli anni.

Sminthe, il villaggio della moschea bianca

Iniziamo questo nostro particolare viaggio da Sminthe (chiamato anche Sminthi), villaggetto che conserva l’aspetto di un abitato montano, con edifici distribuiti lungo le strade che seguono il rilievo. Qui a risaltare è senza dubbio la moschea bianca, il cui colore chiaro emerge tra i tetti delle abitazioni e le tonalità verdi della montagna.

Sminthe è anche un buon punto di partenza per conoscere il paesaggio circostante: in questa zona scorre il fiume Kosynthos, diretto verso il lago Vistonida, mentre antichi sentieri connettono i piccoli insediamenti. Uno dei percorsi storici conduce in direzione di Oraio e attraversa il ponte in pietra di Stamatis, testimonianza delle vie utilizzate dagli abitanti prima della costruzione della moderna rete stradale.

Myki, il paese degli abiti tradizionali colorati

Poi c’è Myki, uno dei centri più vivaci della regione che riesce decisamente a stupire grazie ai suoi abitanti: gli abiti femminili tradizionali, caratterizzati da tessuti vivaci, motivi decorativi e copricapi colorati, sono ancora parte dell’abbigliamento di alcune donne del posto (soprattutto in occasione di feste e celebrazioni).

Le sfumature dei foulard risaltano tra le facciate delle case, mentre le strade conservano una dimensione quotidiana legata alle consuetudini della comunità. Come si può intuire, la tradizione tessile occupa un posto importante nel patrimonio locale pure adesso, sebbene le nuove generazioni abbiano adottato anche stili di vita e abitudini differenti.

Echinos, le antiche moschee e la memoria della guerra

Non è di certo meno interessante Echinos e, anzi, è uno dei maggiori insediamenti pomacchi della zona di Xanthi. Rispetto ai centri più piccoli, presenta un tessuto urbano articolato, frutto anche delle trasformazioni economiche e abitative degli ultimi decenni. Tra gli edifici principali si fanno notare le moschee storiche, testimonianze della lunga presenza musulmana in questa parte della Tracia.

La storia del paese comprende anche un episodio della Seconda Guerra Mondiale: nell’aprile del 1941, la zona fu teatro di combattimenti legati alla difesa della Grecia dall’invasione tedesca. Per questo motivo, tra le strade è presente un monumento che ricorda i caduti cristiani e musulmani.

Glafki, tra foulard di seta e tradizioni dei Rodopi

La strada verso Glafki si snoda in un paesaggio montano sempre più pronunciato. Le abitazioni seguono l’andamento del terreno, mentre il panorama si apre sulle gole e sui versanti boscosi dei Rodopi. Da queste parti il patrimonio culturale è legato soprattutto alla lingua, agli abiti e alle celebrazioni comunitarie.

Particolarmente caratteristici sono i foulard di seta dai colori brillanti, parte dell’abbigliamento tradizionale femminile. In occasione delle feste, questi tessuti acquistano una presenza ancora più evidente.

Pachni, il villaggio a 770 metri tra gole e montagne

Pachni incanta a prima vista per via della sua posizione  suggestiva sui versanti dei Rodopi occidentali, a circa 770 metri di altitudine. Le montagne circondano l’abitato e le strade seguono i dislivelli del terreno, tra gruppi di case e aperture panoramiche.

I piccoli caffè del paese costituiscono tradizionali luoghi di incontro, mentre all’esterno dell’abitato il territorio diventa più accidentato. Nei dintorni sono presenti numerose cavità naturali e formazioni rocciose che vale la pena esplorare. Una di queste è Momtski Kamen, il cui nome viene tradotto con l’espressione Roccia delle ragazze.

Medousa, il ponte di pietra a 2 archi sul fiume Kompsatos

Se cercate qualcosa di assolutamente caratteristico dovete raggiungere Medousa, che sfoggia un paesaggio dominato da pendii ripidi, vegetazione e corsi d’acqua che hanno inciso profondamente il territorio. Il suo elemento più riconoscibile è un antico ponte in pietra a due archi, costruito per attraversare il fiume.

Medousa, Grecia
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Veduta di Medousa

Kotani, il minuscolo villaggio con case di oltre 200 anni

Kotani, scritto anche Kottani, è raggiungibile da Medousa dopo aver affrontato circa 7 chilometri di strada montana, con tratti che richiedono prudenza alla guida. Il paese conta meno di 30 abitazioni e mantiene edifici tradizionali risalenti, in alcuni casi, a oltre 200 anni fa.

Le case si sviluppano generalmente su due livelli, con murature in pietra, strutture lignee e coperture a tegole. Ma qui c’è anche una particolarità gastronomica: in una vecchia abitazione tradizionale è stata ricavata una taverna-museo che riunisce cucina locale e oggetti della vita domestica, dove assaggiare il patatnik, una preparazione a base di patate grattugiate, e il parenik, realizzato con farina di mais.

Satres, tra i campi coltivati e la storia del tabacco

Il villaggio di Satres mostra a un altro aspetto fondamentale della cultura dei Villaggi Pomacchi, quello agricolo. Le strade si sviluppano tra appezzamenti coltivati e versanti montani, all’interno di un territorio che per lungo tempo ha vissuto soprattutto dei prodotti della terra.

Una delle coltivazioni storicamente più importanti è quella del tabacco, in particolare della varietà aromatica basma, che ha contribuito alla fortuna commerciale della regione di Xanthi.

Thermes, le sorgenti calde e il misterioso rilievo di Mitra

Infine (ma i Villaggi Pomacchi non si esauriscono a quelli che vi abbiamo raccontato) Thermes, chiamata Ladzha nella tradizione locale, la cui fama è legata alle sorgenti termali, sfruttate da lungo tempo per le pratiche di balneoterapia.

Le acque raggiungono temperature comprese indicativamente tra 40 e 53 °C e alimentano vasche e strutture per i bagni.  Accanto alle testimonianze termali di epoca ottomana, l’area custodisce un monumento archeologico ancora più antico: nei pressi di Kato Thermes, un grande masso conserva un rilievo raffigurante Mitra, divinità di origine iranica venerata anche nel mondo romano.

Vacanze wellness in Alto Adige, un rapporto svela dove trovare hotel con piscine panoramiche e spa private

Par : losiangelica
26 octobre 2026 à 15:30

E se la vacanza wellness non avesse una formula unica? Dalle piscine affacciate sulle montagne alle saune, fino a quelle a due passi da un laghetto naturale dove rilassarsi. In Alto Adige tutto questo è possibile e a raccontarlo sono i dati del Rapporto Wellness Alto Adige 2026 pubblicato da SuedtirolWellness che ha esaminato 722 hotel distribuiti in tutta la provincia studiando a pieno il fenomeno.

Vacanze Wellness in Alto Adige: lo studio

Il wellness è, a tutti gli effetti, una componente importante del mondo hospitality in Alto Adige ma non tutti gli hotel interpretano il concetto (e di conseguenza i servizi) allo stesso modo. Il nuovo rapporto di SuedtirolWellness prova a mettere ordine in questa varietà. La rilevazione, condotta nell’agosto 2026 attraverso informazioni pubblicamente disponibili, ha individuato 722 strutture con caratteristiche riconducibili al wellness, presenti in 101 dei 116 comuni della provincia.

Gli hotel sono stati suddivisi in tre gruppi. In 107 casi il benessere rappresenta un elemento centrale dell’identità della struttura; altri 138 alberghi mostrano una specializzazione nella spa o nei servizi wellness. Il gruppo più numeroso, composto da 477 hotel, comprende invece strutture che associano un’offerta qualificata di piscine a saune o altri ambienti dedicati al calore, insieme a spazi relax o trattamenti specifici. Il dato più interessante per i viaggiatori riguarda proprio le diverse possibilità di soggiorno. Le piscine con vista costituiscono la categoria più numerosa tra le quattro tipologie approfondite. Seguono le soluzioni per il wellness privato, le strutture con acque naturali e quelle che prevedono ambienti distinti per adulti e famiglie.

Dove trovare hotel con piscine panoramiche in Alto Adige

Sono almeno 281 gli hotel altoatesini che, secondo il Rapporto Wellness Alto Adige 2026, dispongono di una piscina con vista panoramica o di una soluzione come una infinity pool, una rooftop pool o una sky pool. È il numero più alto tra le quattro forme di wellness analizzate nel dettaglio dalla ricerca. Un’indicazione interessante per chi cerca un hotel dove la piscina non sia soltanto uno spazio per nuotare, ma anche un punto da cui ammirare il paesaggio. La rilevazione non fornisce, nei dati qui disponibili, una graduatoria delle località con il maggior numero di piscine panoramiche. La presenza di hotel wellness in 101 comuni mostra però quanto sia ampia la distribuzione territoriale delle strutture considerate.

Il paesaggio fa il resto. L’Alto Adige passa dai 207 metri delle zone più basse ai 3.905 metri delle sue vette maggiori. Una differenza di quota che si traduce in panorami molto diversi: fondovalle, pendii boscosi, prati d’alta montagna e pareti rocciose. Anche l’esperienza in piscina cambia con la stagione. In inverno il richiamo è quello dell’acqua calda mentre fuori fa freddo e non mancano i mercatini di Natale. In primavera e in autunno sono i colori del paesaggio a diventare protagonisti. D’estate, invece, una piscina panoramica può essere la pausa ideale dopo qualche ora sui sentieri.

Spiccano le Spa private

Tra le tendenze viaggi 2027 più interessanti c’è anche quella di potersi rilassare in spa private, proposte dove potersi godere un momento di relax in totale privacy. Sul territorio si contano almeno 72 strutture che offrono questo tipo di opzione, alcune con saune o vasche idromassaggio a uso esclusivo. La formula piace soprattutto alle coppie alla ricerca di fughe e weekend romantici, magari in occasioni speciali come quello dell’anniversario.

Dove sciare in Europa senza brutte sorprese: è italiana la località sciistica più affidabile

Par : elenausai10
26 octobre 2026 à 11:19

L’Europa ospita alcune delle migliori località sciistiche del mondo, ma quali sono le più affidabili in termini di innevamento e impianti funzionanti? A svelarlo è la nuova classifica pubblicata dal tour operator britannico Inghams Ski, creata partendo dal Reliable Ski Score, l’indice pensato per misurare se una località garantisce davvero una vacanza sugli sci senza brutte sorprese.

Gli analisti sono partiti da 150 comprensori tra i più frequentati e ne hanno esaminato le prestazioni in sette stagioni invernali, dal 2017/18 al 2025/26, escludendo le due segnate dal Covid (2019/20 e 2020/21). Al primo posto in Europa? C’è una destinazione tutta italiana.

Friedrichshafen, la città degli Zeppelin con le Alpi all’orizzonte

25 octobre 2026 à 14:30

Una lunga passeggiata che costeggia le acque del Lago di Costanza, le vette delle Alpi che si stagliano all’orizzonte, eleganti edifici storici e un’atmosfera rilassata che invita a godersi ogni momento: Friedrichshafen è una delle piacevoli sorprese della Germania meridionale, una città dove tradizione e modernità convivono in un paesaggio che sa conquistare al primo sguardo.

E, dal 2027, raggiungerla dall’Italia diventerà ancora più semplice: Ryanair ha annunciato un nuovo collegamento diretto da Bari, operativo dalla fine di marzo con due voli settimanali, il martedì e il sabato.

Nel Baden-Württemberg, Friedrichshafen è anche un importante centro industriale e tecnologico, eppure, accanto alla sua vocazione innovativa, custodisce testimonianze storiche, architetture barocche, caffè, ristoranti e scorci che meritano di essere immortalati.

Scopriamo allora le attrazioni da non perdere.

Il Museo Zeppelin, un viaggio nella storia dei giganti del cielo

Il simbolo indiscusso di Friedrichshafen è il Museo Zeppelin, una delle sue attrazioni più importanti, dedicata all’affascinante storia dei dirigibili che rivoluzionarono il modo di concepire i viaggi aerei.

Svetta proprio sulle rive del Lago di Costanza, all’interno dell’ex stazione portuale, un notevole edificio modernista inaugurato nel 1933, la cui architettura richiama i principi funzionali del Bauhaus. Il museo ha aperto le porte il 2 luglio 1996 e ospita una straordinaria collezione di testimonianze, modelli, documenti e oggetti legati all’epopea dei dirigibili.

Il pezzo forte è senza dubbio la ricostruzione parziale, lunga 33 metri e in scala reale, del celebre LZ 129 Hindenburg, uno dei più famosi dirigibili della storia, divenuto tristemente noto per il disastro del 1937: è possibile entrare negli ambienti passeggeri ricostruiti secondo i progetti originali, scoprire le cabine, il salone, gli spazi destinati alla lettura e alla scrittura e immaginare come doveva essere attraversare l’Atlantico a bordo di un autentico gigante del cielo.

Il percorso espositivo approfondisce anche i principi tecnici del volo, le innovazioni che resero possibili imprese allora straordinarie e il ruolo che i dirigibili ebbero nello sviluppo industriale di Friedrichshafen. Non manca, inoltre, una collezione artistica che affianca il racconto della tecnologia.

Dirigibile del Museo Zeppelin, Friedrichshafen, Germania
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Museo Zeppelin, una delle attrazioni più importanti di Friedrichshafen

Il Castello di Friedrichshafen, antica residenza reale sulle rive del lago

Un’altra tappa che merita attenzione è lo Schloss Friedrichshafen, il castello che testimonia il prestigioso passato della città e il suo legame con la famiglia reale del Württemberg.

Le sue origini sono legate all’antico complesso monastico di Hofen, fondato in epoca medievale; tra il XVII e l’inizio del XVIII secolo, l’edificio assunse nuove forme architettoniche, ma fu soprattutto nell’Ottocento che conobbe una svolta decisiva: a partire dal 1824, infatti, il re Guglielmo I di Württemberg fece adattare l’ex monastero a residenza estiva della famiglia reale.

Il castello appartiene tuttora alla famiglia del Württemberg e, trattandosi di una proprietà privata, non è visitabile al suo interno. Merita invece di essere ammirata la vicina Schlosskirche, la splendida chiesa barocca riconoscibile dalle due torri alte circa 55 metri.

La passeggiata sul Lago di Costanza, panorami alpini e atmosfere romantiche

Se c’è un luogo che racchiude l’essenza di Friedrichshafen, è senza dubbio la sua Uferpromenade, la passeggiata lungolago considerata tra le più belle e lunghe del Lago di Costanza.

Il percorso accompagna lungo la riva, dalla zona della foce del fiume Rotach fino alla Schlosskirche, e permette di apprezzare uno scenario che, nelle giornate limpide, diventa spettacolare: davanti agli occhi si distende l’azzurro del lago, mentre sullo sfondo appaiono le maestose Alpi austriache e svizzere.

Lungo il viale si susseguono caffè, ristoranti e gelaterie, ideali per una pausa all’aperto durante le giornate più calde, quando il lungolago si anima di residenti e turisti; ma il fascino della passeggiata non svanisce neppure in inverno, quando l’atmosfera diventa più raccolta e le montagne innevate regalano un panorama indimenticabile.

Se desiderate ammirare Friedrichshafen da una prospettiva differente, il Moleturm, la torre panoramica alta circa 22 metri presso il porto, regala una splendida vista sulla città, sul lago e sulla catena alpina.

La Chiesa di San Nicola, testimone della storia di Friedrichshafen

La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen, in Germania
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La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen

In pieno centro, un altro edificio che merita una visita è la Chiesa di San Nicola (St. Nikolaus), importante punto di riferimento religioso e architettonico, la cui storia attraversa i secoli e racconta le trasformazioni di Friedrichshafen.

Le prime testimonianze di una cappella nell’area dell’attuale chiesa risalgono al 1293, mentre nel 1325 compare una menzione documentata della dedicazione a San Nicola. Nel corso del Quattrocento venne ampliata secondo il gusto tardogotico, con la costruzione della torre e del coro; subì poi ulteriori modifiche, assumendo nel Settecento un’impronta barocca e, nel 1883, elementi stilistici neorinascimentali.

La sua vicenda è segnata anche da una delle pagine più drammatiche della storia cittadina: i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che nell’aprile del 1944 devastarono gran parte dell’edificio insieme al centro storico. La ricostruzione ebbe inizio nel dopoguerra e la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1949.

Riparte il Treno dei Mercatini di Natale in Abruzzo, tutte le date

25 octobre 2026 à 07:30

L’atmosfera delle feste incontra il fascino dei viaggi d’altri tempi in Abruzzo, dove torna il Treno dei Mercatini di Natale: il viaggio inizia a Sulmona e conduce verso Roccaraso e Campo di Giove ed è pensato per chi desidera vivere il periodo natalizio lasciandosi accompagnare dal paesaggio e dal fascino delle carrozze d’epoca, per poi scendere e passeggiare tra le bancarelle dei mercatini.

Il protagonista dell’iniziativa è un treno storico che conserva il fascino di un’altra epoca con locomotiva diesel, carrozze degli anni Trenta del tipo Centoporte, carrozze Corbellini degli anni Cinquanta e un bagagliaio.

Mercatini di Natale tra artigianato, sapori e decorazioni

Le soste rappresentano uno dei momenti centrali dell’esperienza. Nelle località ospitanti, i mercatini animano le giornate con casette in legno decorate, luci e intrattenimento. Passeggiando tra gli stand, è possibile scoprire prodotti artigianali e specialità locali, lasciandosi guidare dai profumi della cucina e dalle proposte gastronomiche tipiche del periodo, e vivere i borghi durante uno dei momenti più caratteristici dell’anno. Le decorazioni natalizie e l’animazione ricreano un’atmosfera festosa, mentre il viaggio in treno aggiunge un tocco di originalità.

Un’occasione perfetta per una gita da condividere con bambini, familiari e amici, ma anche un modo per ritagliarsi una giornata lontano dalla routine, dedicata alla scoperta del territorio e delle sue tradizioni.

Particolare del Mercatino natalizio a Campo di Giove, Abruzzo
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Particolare del Mercatino natalizio a Campo di Giove

Tutte le date del Treno dei Mercatini di Natale 2026-2027

Il calendario delle partenze copre il periodo compreso tra il 21 novembre 2026 e il 6 gennaio 2027, con una serie di appuntamenti nei fine settimana e durante le festività. Per diverse giornate sono previste due partenze, con orari differenti e itinerari che alternano Roccaraso e Campo di Giove.

Le prime corse sono in programma sabato 21 e domenica 22 novembre, seguite dagli appuntamenti del 28 e 29 novembre. A dicembre il servizio prosegue il 5 e 6, il 7 e 8 in occasione del ponte dell’Immacolata, il 12 e 13 e il fine settimana del 19 e 20. Le partenze continuano anche durante le festività natalizie, con corse il 26, 27, 28, 29 e 30 dicembre, per poi riprendere il 2, 3, 4, 5 e 6 gennaio.

Per visionare il calendario completo e scegliere la corsa desiderata, date uno sguardo al sito ufficiale di Ferrovia dei Parchi, dove sono disponibili le pagine dedicate alle prenotazioni.

Orari e prenotazioni per il viaggio natalizio

Per gli appuntamenti indicati, il programma prevede due possibilità di partenza da Sulmona: la prima alle 9:30, con itinerario Sulmona-Roccaraso-Campo di Giove e ritorno, e la seconda alle 10:45, con percorso Sulmona-Campo di Giove-Roccaraso e ritorno.

La scelta tra le due corse consente di organizzare la giornata in base all’itinerario previsto. Prima di prenotare è consigliabile verificare i dettagli della singola data, consultando le informazioni pubblicate sul sito ufficiale.

Le prenotazioni sono aperte tramite le pagine dedicate alle singole partenze. È opportuno controllare la disponibilità dei posti e le condizioni del viaggio prima di acquistare il biglietto, soprattutto in vista dei fine settimana e delle giornate festive.

C’è anche una possibilità interessante se amate esplorare il territorio su due ruote: è consentito portare gratuitamente la propria bicicletta, da sistemare nell’apposito bagagliaio attrezzato. Così, una volta scesi dal treno storico, potrete pedalare verso altre destinazioni, ampliando l’esperienza secondo i vostri interessi.

In questo borgo è custodito uno dei castelli più affascinanti d’Europa: Bouillon, perla del Belgio

24 octobre 2026 à 13:00

Nel Belgio meridionale scorre un fiume che sembra essersi preso il compito di proteggere un’intera cittadina. Le sue acque disegnano una curva accentuata attorno a un gruppo di case dai tetti spioventi, mentre una fortezza di pietra domina il paesaggio dall’alto di uno sperone roccioso. Il paesaggio che corona il tutto, poi, è emozionante, grazie alle colline delle Ardenne che si susseguono tra boschi fitti, sentieri e piccoli villaggi. È lo scenario di Bouillon, una delle cittadine medievali più suggestive della Vallonia.

La località deve gran parte della sua bellezza alla Semois, il corso d’acqua che attraversa questa porzione delle Ardenne, pure perché il centro abitato si sviluppa lungo le sue rive, ai piedi di un castello che custodisce quasi 1.000 anni di vicende militari, intrighi politici e conquiste.

Ma non è di certo tutto, poiché nel giro di poche centinaia di metri si passa dalle fortificazioni militari ai vicoli del centro storico, dalle testimonianze delle crociate ai riflessi del fiume, mentre appena oltre le ultime abitazioni iniziano alcuni dei paesaggi naturali più caratteristici del Paese.

Cosa vedere a Bouillon

Pietra, acqua e vegetazione scandiscono l’aspetto di questa cittadina del Belgio, che si mostra agli occhi del visitatore con un nucleo antico raccolto e facilmente esplorabile a piedi. È disponibile, tra le altre cose, un itinerario storico che passa tra oltre 20 edifici e monumenti tutelati, testimonianze delle diverse epoche che hanno contribuito a determinarne l’identità.

Castello di Bouillon

Con le sue mura imponenti, le torri e i passaggi scavati nella roccia, il Castello di Bouillon è una delle più antiche testimonianze dell’architettura feudale del Paese. Sorge su tre rilievi rocciosi che dominano la valle della Semois, in una posizione che in passato era utile per controllare il territorio e le vie di comunicazione.

Visitandolo si ha l’opportunità di attraversare ambienti molto diversi, collegati tra loro da scale ripide, torri e camminamenti di ronda, mentre le gallerie sotterranee conducono verso stanze buie, antichi depositi e spazi destinati alla difesa.

Castello di Bouillon, Belgio
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Tutta la bellezza del Castello di Bouillon

Tra gli elementi più sorprendenti c’è persino un pozzo profondo circa 165 metri, progettato per garantire l’approvvigionamento idrico durante gli assedi.

Museo Ducale

A breve distanza dalla fortezza si trova il Museo Ducale, ospitato in due edifici storici risalenti rispettivamente al XVII e al XVIII secolo. Il primo era utilizzato come alloggio per gli ufficiali del castello, mentre il secondo appartenne a Nicolas-Joseph Spontin, consigliere della Corte Sovrana di Bouillon.

Le collezioni raccontano aspetti differenti della storia locale attraverso armi, dipinti, stampe, oggetti artistici e testimonianze del folklore. Una sezione particolarmente interessante riguarda il XVIII secolo, periodo durante il quale Bouillon divenne un importante centro editoriale.

Archéoscope Godefroid de Bouillon

Lungo Quai des Saulx, all’interno dell’antico convento delle Sépulcrines, si trova un’attrazione dedicata alla figura di Goffredo di Buglione, duca della Bassa Lorena e uno dei principali comandanti della Prima crociata. L’edificio conserva la memoria della comunità religiosa insediatasi a Bouillon nel XVII secolo, mentre gli ambienti interni sono stati adattati a un percorso multimediale conosciuto anche con il nome di Bouillon Medieval Experience.

Proiezioni, effetti sonori e ricostruzioni accompagnano i visitatori attraverso gli avvenimenti della Prima crociata, offrendo un approfondimento sul contesto religioso e politico dell’Europa medievale.

Il centro storico e le antiche fortificazioni

Merita attenzione anche il nucleo urbano sviluppatosi ai piedi del castello. Tra facciate di pietra, piccoli negozi e terrazze che si specchiano sul fiume, qui il paese sfoggia un’atmosfera ben più intima, che si rivela particolarmente suggestiva nelle ore serali. Nel quartiere di Bretagne, ai piedi della fortezza, sopravvivono tracce dell’organizzazione urbana più antica.

Lungo l’itinerario storico è possibile riconoscere anche i resti delle fortificazioni del XVII secolo, tra cui tre bastioni appartenenti al sistema difensivo cittadino. Infine, i ponti sulla Semois regalano alcuni degli scorci più caratteristici del luogo, con il profilo delle mura medievali che emerge sopra i tetti delle abitazioni.

Cosa fare a Bouillon

Le Ardenne belghe che circondano il borgo sono un poetico susseguirsi di alture boscose, vallate profonde e corsi d’acqua che nei secoli hanno modellato il paesaggio. E Bouillon costituisce un punto di partenza privilegiato per esplorare questi ambienti.

  • Raggiungere il panorama del Tombeau du Géant: uno dei belvedere più celebri della Vallonia. Il suo nome, traducibile con Tomba del Gigante, deriva dalla particolare forma di una collina ricoperta di alberi, circondata da una spettacolare ansa della Semois.
  • Esplorare i sentieri della valle della Semois: un itinerario particolarmente interessante è la Promenade de la Sente aux Geais, lunga circa 3,5 km, che attraversa tratti boschivi e segue anche parti di un’antica linea tranviaria.
  • Navigare lungo il fiume in kayak: durante la bella stagione, le escursioni sull’acqua permettono di osservare il paesaggio da una prospettiva particolare.
  • Visitare i villaggi di Rochehaut e Frahan: poco distanti, mantengono un carattere rurale e panorami di grande bellezza.
  • Assaggiare le specialità locali: come le birre artigianali, il formaggio di capra L’Oeillet du Château e il biscotto Le Croisé, creato nel 1996 per commemorare il 900º anniversario della Prima crociata.
  • Partecipare alle feste tradizionali: la Fête Médiévale è uno degli appuntamenti più rappresentativi, con costumi d’epoca, spettacoli e attività dedicate al Medioevo. In autunno, la Festa della Caccia valorizza invece alcune tradizioni profondamente radicate nella cultura delle Ardenne.

Dove si trova e come arrivare

Bouillon si trova nel Belgio sudorientale, nella provincia del Lussemburgo, all’interno della Vallonia, a circa 4 km dal confine francese. L’automobile è senza dubbio il mezzo più pratico per raggiungerlo e visitare i numerosi punti panoramici dei dintorni. Da Bruxelles il tragitto richiede indicativamente 2 ore, a seconda del traffico e dell’itinerario scelto.

Per chi preferisce i trasporti pubblici, il principale riferimento ferroviario è la stazione di Libramont, situata a circa 35 km. Da lì è possibile proseguire verso Bouillon con i collegamenti autobus regionali, verificando gli orari aggiornati prima della partenza.

Tarvisio, il piccolo paradiso dello sci lontano dalla folla conquista il Guardian

Par : elenausai10
24 octobre 2026 à 09:00

Per trascorrere una bella settimana bianca, non sono necessari chilometri e chilometri di piste. La pensano così anche i lettori del Guardian che hanno segnalato le loro piccole località sciistiche preferite in Europa. Tra queste c’è anche Tarvisio, nell’estremo nord-est del Friuli Venezia Giulia, dove Italia, Austria e Slovenia si incontrano.

Perché sono stati conquistati da questo angolo d’Italia? La risposta è da ricercare nella sua tranquillità in quanto la stazione sciistica è frequentata soprattutto dalla gente del posto ed è dotata di tutto il necessario per trascorrere una vacanza invernale perfetta. Le piste divertono, mentre i ristoranti offrono specialità locali a prezzi onesti rispetto alle vicine località austriache.

Dove sciare a Tarvisio

Chi vuole evitare le località sciistiche dove è difficile trovare anche solo un fazzoletto bianco libero, Tarvisio è la scelta perfetta. Il comprensorio offre circa 24 chilometri di piste da discesa, divisi tra due settori collegati: il Monte Lussari e l’area del Priesnig. A questi si aggiungono circa 40 chilometri di piste da fondo, distribuiti nel fondovalle. I numeri, seppur contenuti (13 impianti di risalita), offrono discese che si snodano in gran parte nel bosco, al riparo dal vento, e si adattano a tutti i livelli, dai principianti agli sciatori più esperti.

La pista simbolo del comprensorio è la Di Prampero, che dalla vetta del Lussari scende fino al fondovalle di Camporosso. Sciare qui è un’avventura particolarmente eccitante considerando che stiamo parlando di un tracciato da campioni. Nel 2026, infatti, le gare della Coppa del Mondo femminile di sci alpino si sono corse proprio qui.

Ha anche un’altra particolarità, molto apprezzata da chi non vuole che la giornata finisca al tramonto: in alcune serate della settimana, la Di Prampero si scia anche in notturna, a partire dalla stazione intermedia della telecabina, con il santuario del Lussari illuminato sopra la testa.

Oltre al paesaggio, è il conto finale ad aver conquistato i lettori del Guardian. Nella stagione 2025/2026, la giornaliera a Tarvisio costava 44 euro in alta stagione, la stessa cifra dell’anno prima e la stessa di tutti i comprensori del Friuli Venezia Giulia. A pochi chilometri, a Nassfeld in Carinzia, ne servivano 69,50 euro, mentre il Dolomiti Superski arrivava a 86 euro. In bassa stagione il prezzo scendeva ulteriormente a 31 euro.

La bellezza del Monte Lussari

A rendere speciale lo sci a Tarvisio è il paesaggio. Le piste scendono dal Monte Lussari che, sfiorando i 1.800 metri, domina il punto in cui le Alpi Carniche incontrano le Giulie. Un luogo intriso tanto di bellezza quanto di storia perché da secoli crocevia tra mondo latino, slavo e germanico, specchio di un territorio che ha saputo fare proprie culture e tradizioni di tre Paesi diversi.

In cima alla telecabina, che porta anche i pedoni, c’è il minuscolo borgo raccolto attorno al santuario mariano. La tradizione vuole che sia nato nel Trecento, quando un pastore ritrovò una statuetta della Madonna tra i rami di un pino mugo. D’inverno, tra casette innevate e la vista sulle pareti del Jof di Montasio e del Mangart, è il posto perfetto per chiudere la giornata sugli sci davanti a un piatto caldo.

Negli Stati Uniti è nato un nuovo parco nazionale detto “la meraviglia delle rocce”: Chiricahua National Park in Arizona

Par : losiangelica
23 octobre 2026 à 13:00

La meraviglia degli Stati Uniti va oltre il fascino delle grandi città frenetiche e scintillanti, sono soprattutto i paesaggi naturali ad attirare l’attenzione con percorsi da fare on the road. Una degli ultimi capolavori premiati è il Chiricahua National Park, riconosciuto ufficialmente come parco nazionale da ottobre 2026 ma noto a molte con il soprannome “la meraviglia delle rocce”.

Il nuovo parco nazionale degli USA

L’America ha ufficialmente il suo 64° Parco Nazionale. Il presidente Donald Trump ha firmato il 20 ottobre 2026 il riconoscimento del Chiricahua National Monument come National Park permettendo di evidenziare quello che è il suo patrimonio naturale e culturale. A differenza di altri, non ha un classico paesaggio desertico con cactus e distesa di sabbia ma ha una caratteristica speciale che gli ha permesso di guadagnare il soprannome di Wonderland of Rocks, la meraviglie delle rocce. Dominato da centinaia di pinnacoli vulcanici e colonne di pietra dalle forme bizzarre, vanta una storia di 27 milioni di anni. La sua formazione è dovuta a un’eruzione vulcanica che ha coperto la regione, poi il tempo, l’erosione del vento e la pioggia hanno scolpito la roccia dando vita ai labirinti naturali che oggi possiamo esplorare.

Come visitarlo e cosa vedere

State pianificando un viaggio on the road degli Stati Uniti e la zona del West vi attira particolarmente? Non potete non inserire il Chiricahua nel vostro itinerario; l’auto è il modo migliore per scoprirlo seppur si trovi a soli 58 chilometri da Willicox e a poco più di 2 ore da Tucson. La prima meraviglia da visitare è la Bonita Canyon Scenic Drive, una strada panoramica di circa 13 chilometri dove si susseguono paesaggi spettacolari. Grazie all’altezza, regala una vista unica su guglie rocciose e vallate.

Da non perdere, poi, l’Echo Canyon Loop: lungo circa 5 chilometri è forse la parte più sorprendente del parco. Si snoda tra paesaggi stretti e formazioni rocciose davvero suggestive. Per gli appassionati di trekking, invece, ci sono sentieri da percorre come l’Heart of Rocks Loop: l’escursione di 12 chilometri complessivi lascia a bocca aperta grazie al raggiungimento di rocce surreali come Duck on a Rock e Big Balanced Rock.

Le formazioni rocciose del Chiricahua National Park
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L’incredibile paesaggio del Chiricahua National Park

Altre informazioni e curiosità sul parco

Chiricahua non è soltanto un paradiso geologico degli Stati Uniti. Le sue montagne sono considerate delle sky islands, vere e proprie isole ecologiche che emergono dalle pianure desertiche, creando habitat ricchissimi di biodiversità. Durante le vostre esplorazioni potreste avvistare cervi, numerose specie di uccelli e, con molta fortuna, qualche animale più schivo.

Queste terre custodiscono anche una storia profonda, legata agli Apache Chiricahua, che qui hanno vissuto per generazioni. Tra le figure più conosciute della loro resistenza compare Geronimo, simbolo di un passato segnato da conflitti e dalla difesa delle terre ancestrali.

E quando il sole tramonta? La magia continua. Dal 2021 Chiricahua è riconosciuto come International Dark Sky Park, grazie alla qualità eccezionale dei suoi cieli notturni. Lontano dalle luci delle città, potrete osservare una distesa di stelle e, nelle condizioni giuste, la Via Lattea in tutta la sua bellezza. Insomma, i parchi nazionali americani non smettono di conquistare gli appassionati di paesaggi e viaggi on the road.

Tra il soffio del vento e l’acqua sacra della Gola di Kourtaliotiko: il canyon sonoro che spacca in due Creta

22 octobre 2026 à 16:30

Tra le montagne dell’entroterra cretese c’è una profonda spaccatura nella roccia che interrompe improvvisamente il paesaggio. Da queste parti, infatti, si innalzano pareti calcaree altissime che lasciano appena intravedere il corso di un fiume, mentre il vento attraversa le fenditure producendo strani rumori (c’è chi è pronto a giurare che siano simili a battiti di mani). In fondo al canyon l’acqua sgorga dalla pietra e precipita in piscine naturali dalle sfumature turchesi, rendendo il tutto quasi fiabesco: è la Gola di Kourtaliotiko, uno degli ambienti naturali più spettacolari di Creta.

Situata nella parte meridionale della regione di Rethymno, attraversa un territorio montuoso ancora profondamente legato all’identità dell’isola. Per circa 3 chilometri, enormi bastioni rocciosi accompagnano il fiume Kourtaliotis verso sud, fino alla zona di Preveli e al Mar Libico.

Chiamata anche Gola di Asomatos, regala un’atmosfera ancor più particolare grazie alla presenza di una minuscola chiesa dedicata a San Nicola, protagonista di una leggenda tramandata dagli abitanti della zona.

Origine, formazione e leggende della Gola di Kourtaliotiko

Questo spettacolo della natura greco non è certo nato da un giorno all’altro e, anzi, è il frutto di una lunghissima evoluzione geologica. Il canyon si sviluppa tra i rilievi del Kouroupa e dello Xiron Oros, nel settore meridionale di Creta, attraverso imponenti masse di roccia calcarea plasmate dall’acqua e dai movimenti della crosta terrestre.

Nel corso del tempo, l’azione erosiva del fiume ha approfondito le fratture preesistenti, contribuendo alla creazione di uno stretto passaggio naturale. Le pareti raggiungono altezze considerevoli e presentano superfici irregolari, cavità e strati rocciosi ben distinguibili.

Osservandolo dall’alto, il fondovalle appare quasi schiacciato tra due gigantesche muraglie di pietra, una visione che per alcuni aspetti ha anche del surreale. Le rocce assumono tonalità grigie, ocra e rossastre, mentre la vegetazione si concentra nelle fessure e nei punti raggiunti dall’umidità.

Un elemento essenziale di questo ambiente è rappresentato dalle sorgenti di San Nicola, alimentate dalle acque sotterranee che attraversano le formazioni geologiche della zona. Grazie a questi apporti, il sistema fluviale conserva acqua anche durante i mesi estivi, una caratteristica particolarmente preziosa nel clima mediterraneo dell’isola.

Oltre alla geologia però, c’è anche la parte più curiosa: il nome Kourtaliotiko è strettamente legato a un fenomeno acustico che ha alimentato racconti popolari per generazioni. La parola greca kourtala richiama infatti il rumore delle mani battute tra loro. Stando alla tradizione, quando il vento attraversa le aperture (che in alcuni punti sono davvero strettissime) produce suoni secchi e ripetuti, talvolta simili ad applausi.

Ancora più affascinante è la leggenda delle cinque sorgenti di San Nicola, legate alla piccola (ma particolarmente graziosa) chiesa costruita ai piedi della parete occidentale. Il racconto narra che il santo colpì la roccia con le cinque dita della mano, da cui sgorgò miracolosamente l’acqua, dando origine alle sorgenti che ancora oggi alimentano le cascate.

Visitare la Gola di Kourtaliotiko

La prima emozione che regala questa gola della Grecia si avverte già dalla strada panoramica da cui è attraversata. L’asfalto, infatti, segue le curve della montagna, mentre tutt’intorno si alzano enormi pareti rocciose. Per raggiungere le attrazioni principali occorre però scendere lungo il percorso pedonale attrezzato, caratterizzato da gradini in pietra, tratti rocciosi e superfici che possono diventare scivolose.

Il tragitto centrale consigliato per la visita misura circa 2 chilometri, tra andata e ritorno, e conduce verso la cappella di San Nicola e l’area delle cascate. L’accesso alla parte organizzata della gola è regolamentato, con un sistema di bigliettazione e personale addetto alla sorveglianza.

Scendendo tra le rocce, il fastidioso rumore del traffico (soprattutto in alta stagione) si attenua e lascia spazio allo scroscio dell’acqua, che passo dopo passo si fa sempre più intenso. Poi si intravede subito la cappella di Agios Nikolaos, inserita in un ambiente dominato dalla pietra calcarea, con le sue forme semplici che contrastano con la grandiosità delle pareti circostanti.

Cappella di Agios Nikolaos, Creta
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La cappella di Agios Nikolaos dentro al canyon

Poco distante si trovano le celebri sorgenti e le cascate di Kourtaliotiko, tra le immagini più riconoscibili della Creta meridionale. L’acqua emerge dalle rocce, precipita lungo le pareti e si raccoglie in conche naturali di straordinaria trasparenza. Attenzione però, perché le temperature dell’acqua sono piuttosto fredde anche in estate: si aggirarano intorno ai 14 °C.

Chi ama la fauna scoprirà che queste mura di roccia fungono pur da rifugio per numerosi uccelli rapaci, tra cui il grifone, l’aquila reale, l’aquila del Bonelli e il rarissimo gipeto, riconoscibile per la particolare sagoma e la lunga coda a forma di cuneo. Alzando lo sguardo (soprattutto nelle ore favorevoli alle correnti ascensionali) è possibile osservare grandi uccelli che sorvolano lentamente le montagne.

Anche la vegetazione racconta le particolarità del canyon: sui versanti più asciutti crescono arbusti mediterranei ed erbe aromatiche, mentre lungo il fiume trovano spazio piante legate agli ambienti umidi. L’acqua prosegue poi verso la celebre foresta di palme di Preveli, uno degli ecosistemi più particolari dell’isola.

Se si desidera prolungare l’esperienza ci si può dedicare alla vicina spiaggia di Preveli, celebre per il suo paesaggio tropicale che sorprende nel vero senso della parola: il fiume attraversa una valle ricca di palme e raggiunge il Mar Libico formando una piccola laguna salmastra. Tra le attrazioni dei dintorni vale la pena prende in considerazione anche il Monastero di Preveli, importante complesso religioso legato alla resistenza contro il dominio ottomano e agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

Dove si trova e come arrivare

La Gola di Kourtaliotiko si trova nella parte centro-meridionale di Creta, nel territorio del comune di Agios Vasilios, tra i villaggi di Koxare e Asomatos. Ciò vuol dire che dista circa 25 chilometri dalla città di Rethymno e pochi chilometri dalla località costiera di Plakias. Per raggiungerla in automobile, partendo da Rethymno, bisogna seguire le indicazioni per Spili e Plakias, attraversando il villaggio di Koxare.

Il viaggio richiede generalmente 30-40 minuti e comprende alcuni tratti tortuosi, con splendide vedute sulle montagne e sulla campagna locale. L’accesso organizzato si trova lungo la strada provinciale Rethymno-Koxare-Plakias, in prossimità del 25° chilometro.

Per la visita sono consigliate scarpe con suola antiscivolo, acqua potabile, protezione solare e abbigliamento adatto a un ambiente roccioso.

Dopo essere stato abbandonato, questo borgo è rinato dalle acque di un lago: Lanuza, tra i Pirenei

20 octobre 2026 à 14:00

Tra le possenti cime dei Pirenei spagnoli, è possibile individuare delle case in pietra che sembrano quasi scivolare lungo il pendio fino a raggiungere le acque turchesi di un bacino artificiale. Sono i tetti scuri in ardesia di Lanuza, borgo ricco di vicoli raccolti su cui svetta un pittoresco campanile. Se tutto questo vi sembra quasi banale, siete sulla strada sbagliata: è uno degli scorci più particolari della Valle de Tena (una regione montuosa dell’Aragona) e questo è persino un borgo che ha affrontato una vicenda che ha rischiato di cancellarlo definitivamente dalla carta geografica.

Lanuza è infatti un paese tornato a vivere dopo essere stato completamente abbandonato. Negli anni ’70, la costruzione di una diga sul fiume Gállego costrinse gli abitanti a lasciare le proprie case, destinate a scomparire sotto l’acqua. Il livello del bacino si fermò però più in basso rispetto a quello previsto, risparmiando buona parte dell’abitato.

Fu così che durante gli anni ’90, gli antichi (e determinati) residenti intrapresero una lunga battaglia: riacquistarono le proprietà e ricostruirono ciò che apparentemente era stato perduto per sempre. Una vera e propria impresa collettiva, quindi, grazie alla quale il territorio si è nuovamente impreziosito delle sue abitazioni, delle tradizioni e persino del suono delle campane.

Cosa vedere a Lanuza

A circa 1.284 metri di altitudine, Lanuza sfoggia dimensioni decisamente contenute, ma non per questo meno affascinanti. Il nucleo abitato si sviluppa su un versante rivolto verso il lago, con edifici addossati gli uni agli altri per adattarsi alla pendenza del terreno.

Il centro storico e le case di pietra

Entrando nel centro storico di questo piccolo paese della Spagna si viene immediatamente accolti da facciate in pietra grigia, da coperture inclinate in ardesia e dai passaggi stretti che separano le abitazioni. Alcune costruzioni presentano balconi e infissi in legno, mentre altre conservano gli elementi più essenziali dell’architettura rurale pirenaica.

Particolarmente interessante è il contrasto tra i palazzetti recuperati e le tracce dell’antico insediamento. La ricostruzione avviata dagli abitanti ha cercato di rispettare il carattere originario del paese, riportando alla luce anche elementi degli spazi pubblici, tra cui la fontana e gli antichi terrazzamenti.

Una piccola curiosità: Lanuza è legato alla famiglia che diede i natali a diversi Justicias de Aragón, figure istituzionali incaricate di tutelare l’ordinamento giuridico del regno medievale. Tra i personaggi più illustri compare Juan V de Lanuza, ricordato anche con l’appellativo di El Mozo, ossia il Giovane.

La Chiesa di El Salvador

Nella parte superiore del paese si distingue la Chiesa di El Salvador, uno degli edifici più rappresentativi del borgo. Costruito nel corso dell’800 (sempre con l’uso di alcuni elementi della precendente struttura medievale), vanta sul suo portale il crismon, un simbolo cristologico tipico dell’arte romanica aragonese.

All’interno è custodito un reliquiario d’argento datato 1557, contenente reliquie attribuite a Santa Quiteria, patrona del paese. La chiesa, tra le altre cose, fu il primo grande edificio recuperato dagli ex residenti durante i lavori iniziati nel 1992.

Il lago artificiale di Lanuza

Ai piedi delle abitazioni si estende l’Embalse de Lanuza, un bacino artificiale alimentato dal fiume Gállego e dai corsi d’acqua provenienti dalle montagne circostanti. La realizzazione dell’opera sommerse parte dell’antico nucleo urbano e circa 114 ettari di terreni, prevalentemente utilizzati per il pascolo.

Embalse de Lanuza, Spagna
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Il suggestivo Embalse de Lanuza

Oggi permette di ritrovarsi al cospetto di uno scenario quasi alpino, con le montagne che si riflettono su di esso nelle giornate calme, mentre i colori cambiano con la luce.

Il palcoscenico galleggiante del Festival Pirineos Sur

Lanuza custodisce anche una delle arene musicali più insolite della Spagna: sulle acque del bacino viene installato il palcoscenico del Festival Internacional de las Culturas Pirineos Sur, manifestazione dedicata alla musica e all’incontro tra tradizioni artistiche provenienti da diversi continenti.

La particolarità è proprio la posizione del palco, collocato sull’acqua, mentre il pubblico assiste ai concerti da un auditorium all’aperto con una capacità di circa 5.500 persone.

Cosa fare a Lanuza

La Valle de Tena è una delle aree più interessanti dei Pirenei aragonesi per la varietà dei paesaggi. Nel raggio di pochi chilometri si incontrano boschi di faggi, torrenti, piccoli laghi glaciali chiamati ibones e cime che superano i 3.000 metri.

  • Percorrere i sentieri intorno al lago: il Camino Natural del Embalse de Lanuza segue parte delle antiche vie di collegamento tra il borgo e Sallent de Gállego.
  • Praticare sport acquatici: presso l’Embarcadero Suscalar, lungo la strada tra Lanuza e Sallent, è possibile noleggiare kayak, pedalò e tavole da paddle surf (tempo permettendo).
  • Raggiungere la cima del Pacino: rilievo particolarmente apprezzato per la vista sulla Valle de Tena, sul lago di Lanuza e sulle montagne circostanti.
  • Visitare Sallent de Gállego: paese che conserva un interessante centro storico con edifici tradizionali e la Chiesa dell’Assunzione, di origine tardogotica.
  • Esplorare il bacino di La Sarra: è piccolo, ma circondato da boschi e dominato dalla sagoma della Peña Foratata.
  • Sciare a Formigal-Panticosa: in inverno le vicine stazioni sciistiche rappresentano un richiamo per gli appassionati degli sport sulla neve.
  • Assaggiare la cucina aragonese: tra le specialità locali ci sono le migas aragonesas, preparate con pane sbriciolato e ingredienti saporiti, le chiretas, una ricetta tradizionale a base di interiora d’agnello e riso, e gli empanadicos, dolci ripieni tipici della regione.
  • Scoprire il patrimonio folkloristico locale: durante le feste tradizionali viene riproposto il Palotiau, una danza nella quale i partecipanti battono ritmicamente bastoni di legno.

Dove si trova e come arrivare

Lanuza si trova nella comunità autonoma dell’Aragona, nella Spagna nordorientale, all’interno della provincia di Huesca. Fa parte della comarca dell’Alto Gállego ed è situata nella Valle de Tena, a poca distanza dal confine francese. Per raggiungerla in automobile, il principale riferimento è la strada A-136, che attraversa la valle in direzione di Sallent de Gállego e del valico del Portalet. Da questa arteria si imbocca la deviazione locale per Lanuza.

Chi parte da Huesca può percorrere la A-23 verso Sabiñánigo, proseguire in direzione di Biescas e risalire la valle lungo la A-136. La distanza è di circa 90 chilometri, variabile in base al punto di partenza. Da Saragozza occorre prevedere un tragitto di circa 160 chilometri.

Il periodo più indicato va dalla tarda primavera all’inizio dell’autunno, quando i sentieri sono generalmente più accessibili e il paesaggio si arricchisce dei colori dei prati e dei boschi. Luglio è piuttosto vivace grazie al Festival Pirineos Sur, mentre settembre regala spesso un’atmosfera più tranquilla.

Durante l’inverno, la neve sulle montagne e sui tetti di ardesia trasforma completamente l’aspetto del villaggio, rendendolo una meta interessante anche per chi desidera conoscere il volto più autentico dei Pirenei aragonesi.

World Travel Awards 2026, gli hotel italiani premiati tra i migliori d’Europa

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 11:29

Sono stati annunciati i vincitori europei dei World Travel Awards 2026, giunti alla trentatreesima edizione, e per l’ospitalità italiana il bilancio è decisamente positivo. Del resto, quando si tratta di scegliere dove dormire, in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta: palazzi storici nel cuore delle città d’arte, resort affacciati su coste dal mare cristallino e rifugi immersi nella natura sono solo alcune delle possibilità a disposizione dei viaggiatori.

Nelle categorie dedicate all’Europa, le strutture del nostro Paese portano a casa ben 14 riconoscimenti, distribuiti tra dieci hotel e resort, dal mare della Sardegna e della Sicilia fino all’Alto Adige, passando per Venezia, Firenze e il Lazio. Non solo: l’Italia si aggiudica anche il premio come miglior destinazione culturale d’Europa.

Ecco quali sono gli hotel italiani premiati e in quali categorie.

Resort sul mare

È sulle coste italiane che si concentra la maggior parte dei riconoscimenti. Il protagonista assoluto è il Forte Village Resort, in Sardegna, che porta a casa tre titoli: Europe’s Leading Resort, Europe’s Leading Luxury Beach Resort ed Europe’s Leading Sports Academy.

Ottimo risultato anche per il gruppo Almar, premiato con tre strutture diverse. L’Almar Timi Ama di Villasimius vince come Europe’s Leading Hotel & Spa ed Europe’s Leading Family & Wellness Resort. In Sicilia, l’Almar Giardino di Costanza di Mazara del Vallo è Europe’s Leading Luxury All-Suite Resort. Sull’Adriatico, invece, l’Almar Lido Jesolo si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Beach Hotel.

Ospitalità green

Tra i premi più significativi ci sono quelli dedicati alla sostenibilità, dove l’Italia si fa notare con tre strutture. Due si trovano in Sardegna: l’Arbatax Park Resort, sulla costa orientale dell’isola, è stato nominato Europe’s Leading Eco Resort, mentre il Resort Valle dell’Erica Thalasso & SPA, a Santa Teresa di Gallura, vince come Europe’s Leading Green Resort.

Spostandoci in montagna, il Naturhotel Leitlhof di San Candido, in Alto Adige, conquista il titolo di Europe’s Leading Green Hotel. Se cercate una vacanza attenta all’ambiente, tra mare e vette, queste strutture sono un buon punto di partenza.

Romanticismo, benessere e fascino storico

Venezia si conferma la città degli innamorati anche ai World Travel Awards. The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, è stato eletto Europe’s Most Romantic Hotel, mentre il San Clemente Palace vince come Europe’s Leading Wedding Hotel.

A Firenze, il Collegio alla Querce, parte della Auberge Resorts Collection, si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Boutique Resort. Per chi viaggia alla ricerca di relax, nel Lazio c’è il Palazzo Fiuggi, nominato Europe’s Leading Wellness Hotel.

Sono strutture molto diverse tra loro, accomunate però da un’ospitalità che punta su atmosfera e dettagli.

I migliori hotel d’Italia secondo i World Travel Awards

Accanto ai premi europei, i World Travel Awards assegnano anche i titoli nazionali, che premiano le eccellenze dell’ospitalità di ogni Paese. Ecco gli hotel e i resort italiani che si sono distinti nelle categorie principali:

  • Italy’s Leading Hotel 2026: Palazzo Doglio, Cagliari;
  • Italy’s Leading Resort 2026: Forte Village Resort, Santa Margherita di Pula;
  • Italy’s Leading Luxury Hotel 2026: Bvlgari Hotel Roma;
  • Italy’s Leading Luxury City Resort 2026: Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, Roma;
  • Italy’s Leading Design Hotel 2026: Excelsior Hotel Gallia, Milano;
  • Italy’s Leading Lifestyle Hotel 2026: Hilton Lake Como, Como;
  • Italy’s Leading Heritage Hotel 2026: Hotel Italia Cortona;
  • Italy’s Leading Wine Region Hotel 2026: Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel, Montalcino;
  • Italy’s Leading Beach Resort 2026: Resort & SPA Le Dune, Badesi;
  • Italy’s Leading All-Inclusive Resort 2026: Vivosa Apulia Resort; Ugento.

L’Italia è la miglior destinazione culturale d’Europa

Oltre ai singoli hotel, quest’anno a essere premiato è anche il Paese nel suo insieme. L’Italia conquista infatti il titolo di Europe’s Leading Cultural Destination 2026, assegnato all’ENIT, l’agenzia nazionale del turismo. È un riconoscimento che premia l’Italia come meta culturale per eccellenza nel panorama europeo, che si aggiunge ai numerosi titoli conquistati dalle strutture ricettive del nostro Paese.

Treni di Natale, tutte le partenze dell’inverno 2026: i viaggi più emozionanti tra borghi e mercatini

19 octobre 2026 à 13:45

Il periodo natalizio è già magico di per sé, ma viaggiare avvolti da questa atmosfera lo è ancora di più. Con l’arrivo dell’inverno 2026 tornano i Treni di Natale, itinerari speciali che attraversano alcune delle regioni più suggestive d’Italia tra borghi, presepi e mercatini.

Dai paesaggi innevati delle montagne ai mercatini altoatesini, fino alle esperienze con Babbo Natale a bordo, ecco tutte le partenze già annunciate, con date, destinazioni e informazioni per prenotare.

La magia fiabesca del Natale nella Foresta Nera, tra mercatini ed eventi imperdibili

Par : elenausai10
18 octobre 2026 à 07:30

I Romani chiamarono quelle radure misteriose, composte di latifoglie e abeti, silva nigra: la Foresta Nera. Eppure questo angolo della Germania, soprattutto nel periodo natalizio, è tutt’altro che buia. Quando le luci dell’Avvento si accendono tra gli alberi e le case a graticcio, la Foresta Nera sembra uscita da un libro di fiabe.

Oltre alle piste da sci, ai sentieri innevati e agli oltre 150 mercatini di Natale sparsi nella regione, troverete ad aspettarvi un coro che canta da un albero gigante, passeggiate con gli husky, saune tra i rami e discese in zipline a tutta velocità.

Volete vivere un inverno davvero speciale? Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda!

Haslach, il mercatino che si gusta

Partiamo da uno degli appuntamenti più golosi della stagione, organizzato nella valle della Kinzig, dove Haslach conserva intatto il suo centro storico, con le piazze del mercato, i vicoli degli artigiani e le case a graticcio. Qui, dal 18 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 16:00 alle 22:00 (tranne il 24 e il 31 dicembre), ci sarà un mercatino invernale dove i protagonisti sono i sapori più che le decorazioni. Prima di ripartire, passate dal municipio: vi aspetta un grande presepe con animali veri.

Nel bosco con gli husky a Stühlingen

A due passi dal confine svizzero, a Stühlingen, potete partecipare a trekking e momenti di coccole con gli husky. Durante l’Avvento vengono organizzate diverse escursioni speciali in piccoli gruppi durante le quali si cammina nel bosco fino a una baita accogliente dove vi aspettano vin brulé, punch analcolico per i più piccoli e pan di zenzero davanti al fuoco. Si rientra al tramonto, con le fiaccole accese a illuminare il sentiero.

Waldkirch e l’albero di Natale che canta

Dal 4 al 13 dicembre 2026 Waldkirch, nota come la “città degli organi”, ospita uno degli eventi più curiosi della stagione nella Foresta Nera: un albero di Natale alto circa dieci metri, con i coristi disposti sui suoi livelli. Tra l’Elztalmuseum e la chiesa di St. Margarethen risuonano canti tradizionali, ma anche jazz, pop e gospel. Intorno potete fare acquisti presso gli stand di un piccolo mercatino ricco di prodotti locali.

Coristi con cappelli, sciarpe e guanti rossi e mantelle verdi cantano sui livelli di un grande albero di Natale nella Foresta Nera
Ufficio Stampa-Patrick Seeger
L’albero di Natale cantante di Waldkirch

Freudenstadt, il mercatino nella piazza più grande della Germania

Freudenstadt fu progettata nel 1599 da Heinrich Schickhardt, con una pianta geometrica ispirata al gioco del mulino. La città vanta la piazza del mercato più grande del Paese: 219 x 216 metri incorniciati da portici illuminati. Dal 3 al 20 dicembre 2026, dal giovedì alla domenica dalle 11:00 alle 21:00, una parte della piazza si riempie di bancarelle con artigianato e specialità natalizie.

Adrenalina a Schömberg

Se cercate emozioni forti, a Schömberg salite gli oltre 300 gradini della torre panoramica Himmelsglück, poi scegliete come tornare giù. Con la Blackforest Flyline scivolate tra gli alberi per circa 500 metri, mentre con il Blackforest Flying Fox volate per 600 metri a testa in avanti fino al parco termale. Le due attrazioni aprono nel weekend, meteo permettendo.

Una pausa di benessere tra terme e saune

Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, non c’è niente di meglio che un bagno caldo. A Baden-Baden, città termale Patrimonio UNESCO dal 2021, il Friedrichsbad accoglie gli ospiti dal 1877 in un edificio sontuoso, alimentato dalle sorgenti del Florentinerberg. Nella valle del Tonbach, il Wellnesshotel Tanne propone invece una sauna finlandese in una casa sull’albero, a dieci metri da terra.

Rottweil, Natale nella città più antica del Baden-Württemberg

Infine, potreste raggiungere Rottweil con il suo centro medievale e la chiesa Heilig Kreuz, le case patrizie con bovindi e la Porta Nera. Dal 3 al 13 dicembre 2026 le sue strade si riempiono di casette decorate, artigianato e cori, con laboratori e giostre per i bambini. Approfittatene per camminare sulla Neckarline, la passerella sospesa lunga 606 metri.

Mercatino di Natale di Rottweil, con le casette illuminate e gli alberi decorati lungo la strada principale del centro storico
Ufficio Stampa - Ralf Graner Photodesign
Il mercatino di Natale di Rottweil anima il centro medievale della città

Bansko, la cittadina dei Pirin dove il viaggio comincia quando si tolgono gli sci

Par : elenausai10
17 octobre 2026 à 15:00

Sempre più sciatori lasciano le solite località per destinazioni meno scontate, come Bansko. Questa cittadina ai piedi dei monti Pirin, nel sud-ovest della Bulgaria, sta attirando l’attenzione per le sue piste, ma basta allontanarsi dagli impianti per scoprire che ha molto altro da offrire.

Ci sono escursioni in quota che regalano la stessa scarica di adrenalina di una discesa e serate in città tra taverne tradizionali e locali animati. E, tra un tavolo e l’altro, noterete spesso i laptop accesi dei tanti nomadi digitali che hanno scelto Bansko come casa, per qualche settimana o per qualche anno.

Il centro si attraversa a piedi in una mezz’ora, eppure è solo il punto di partenza: Bansko è un campo base perfetto per raggiungere vette, vigneti e perfino il mare.

Cosa fare a Bansko

Se arrivate per sciare, da dicembre ad aprile avete a disposizione oltre 70 chilometri di piste: è considerata una delle località sciistiche più convenienti d’Europa, regolarmente ai primi posti delle classifiche sui costi delle vacanze sulla neve. Ma Bansko ha un calendario ricco anche nel resto dell’anno. Dall’estate all’autunno il paese ospita feste ed eventi della tradizione bulgara e, viste le dimensioni ridotte, sarà difficile non farvi coinvolgere almeno da uno. Il più noto è il Bansko Jazz Festival, che ad agosto porta concerti all’aperto nelle piazze del centro.

Durante il giorno vi capiterà di passare davanti a spazi di coworking e caffè pieni di persone che lavorano da remoto. È una comunità internazionale che negli ultimi anni ha dato al paese un’atmosfera cosmopolita, insolita per un centro di montagna. La sera fate come i residenti e ritrovatevi in una mehana, le taverne tradizionali in pietra e legno, davanti a un piatto di kavarma e a un bicchiere di vino locale.

Tra un evento e l’altro, vale la pena perdersi nella città vecchia, dove le case in pietra del Risorgimento bulgaro fanno da cornice alla chiesa della Santissima Trinità, una delle tappe da non perdere tra le cose da vedere a Bansko.

Via pedonale del centro storico di Bansko con case tradizionali in pietra e legno
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Il centro storico di Bansko, con i Pirin innevati all’orizzonte

Cosa vedere nei dintorni di Bansko

Una volta entrati nel ritmo di Bansko, viene voglia di guardare oltre. Il bello è che dalla cittadina partono strade e sentieri che in poco tempo vi portano tra le vette del Pirin, nei vigneti al confine con la Grecia e, con qualche ora di viaggio in più, fino al Mar Nero.

Dobrinishte, se amate camminare

In meno di un quarto d’ora di bus da Bansko arrivate a Dobrinishte, a circa 850 metri di quota, circondata dai massicci di Rila, Pirin e Rodopi. È il punto di partenza ideale per un’escursione vera nel Parco Nazionale del Pirin, che inizia subito fuori dal paese.

Qui vi aspetta anche il Vihren, seconda vetta della Bulgaria, che manca il primato del Musala per una decina di metri. La zona è ricca di sorgenti termali, perfette per rilassarvi dopo una giornata sui sentieri.

Melnik e la terra del vino

Scendendo verso il confine greco attraverserete vigneti e cantine fino a Melnik, considerata la città più piccola della Bulgaria, con poche centinaia di abitanti. È famosa per un rosso corposo ottenuto dal vitigno autoctono Shiroka Melnishka Loza, che potete assaggiare direttamente nelle cantine scavate nella roccia. In bus vi servono poco meno di quattro ore, in taxi meno di due.

Salonicco e il Mar Nero

Se avete qualche giorno in più, potete trasformare la gita in una piccola avventura. Con circa quattro ore e mezza di bus, passando per Blagoevgrad e Serres, arrivate a Salonicco, seconda città della Grecia, fondata nel 315 a.C. I suoi monumenti paleocristiani e bizantini sono Patrimonio UNESCO e la tavola fa il resto tra meze, bougatsa e koulouri.

In direzione opposta raggiungete Burgas, sul Mar Nero, con un bus fino a Plovdiv e poi il treno. Oltre alle spiagge, la città è circondata da lagune salmastre dove fenicotteri e pellicani sostano durante le migrazioni, ideali per il birdwatching e per i bagni di fango.

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