Profumo di castagne arrostite, calici di vino nuovo e olio appena franto portano in tavola i colori più intensi dell’autunno. È il tempo delle sagre di paese, delle feste patronali e degli eventi enogastronomici che celebrano i prodotti di stagione, tra sapori genuini e atmosfere raccolte. In questo scenario l’Umbria diventa un mosaico di piccoli borghi in festa, dove ogni fine settimana è un invito a scoprire tradizioni, piazze e panorami immersi nel foliage.
Nel cuore verde d’Italia, il calendario di ottobre 2026 si accende tra rievocazioni storiche, celebrazioni religiose e weekend gourmet. Ad Assisi la Festa di San Francesco d’Assisi Patrono d’Italia richiama pellegrini e visitatori da tutto il Paese, mentre a Trevi Frantoi Aperti in Umbria racconta il mondo dell’olio extravergine tra visite e degustazioni. Per chi ama i sapori dolci, Altrocioccolato a Città di Castello trasforma le vie del centro in un percorso dedicato al cioccolato e alle sue infinite declinazioni.
Ottobre 2026 in Umbria, tutti gli eventi da gustare
Giostra dell'arme – San Gemini (TR), dal 26 settembre al 11 ottobre 2026. A San Gemini la Giostra dell’Arme vede sfidarsi i due rioni con prove a cavallo, corteo storico, investitura dei cavalieri e spettacoli rievocativi di ambientazione medievale.
Corciano castello di vino – Corciano (PG), dal 2 al 4 ottobre 2026. Corciano castello di vino propone un percorso sensoriale itinerante dedicato alle tradizioni vinicole del territorio umbro, per valorizzare la città e il suo patrimonio enologico.
Festa della vendemmia a Penna in Teverina – Penna in Teverina (TR), dal 2 al 4 ottobre 2026. A Penna in Teverina la Festa della vendemmia celebra uva, vino e mosto con stand gastronomico, piatti casalinghi e dolci locali a base di mosto come maritozzi, pane tipico e tisichelle.
Festival dell'Oriente a Perugia – Bastia Umbra (PG), dal 3 al 4 ottobre 2026. Al complesso Umbria Fiere di Bastia Umbra il Festival dell’Oriente presenta culture e tradizioni asiatiche con mostre, bazar, gastronomia, cerimonie, spettacoli, concerti, danze, arti marziali e incontri tematici.
Festa di San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia – Assisi (PG), il 4 ottobre 2026. Ad Assisi la Festa di San Francesco Patrono d’Italia prevede celebrazioni liturgiche nelle principali basiliche e festeggiamenti civili con spettacoli, danze e canti popolari in città.
A Piegaro torna la Sagra della Castagna – Piegaro (PG), dal 9 al 18 ottobre 2026. A Piegaro la Sagra della Castagna propone stand gastronomici dove la castagna è protagonista in numerose ricette, dai primi piatti ai dolci, compresa la tradizionale versione arrosto.
La disfida di San Fortunato a Todi – Todi (PG), dal 9 al 11 ottobre 2026. A Todi la Disfida di San Fortunato celebra il patrono con eventi a tema medievale, tra cui il Palio dell'Aquila, una mostra mercato dei prodotti tipici e un corteo storico lungo le vie della città.
Frantoi Aperti in Umbria – Trevi (PG), dal 17 ottobre al 15 novembre 2026. Frantoi Aperti in Umbria celebra l’arrivo del nuovo olio extravergine trasformando i frantoi in laboratori culturali con eventi dedicati al fumetto, attività per bambini e mostre sul legame tra olio e territorio.
Altrocioccolato – Città di Castello (PG), dal 23 al 25 ottobre 2026. Altrocioccolato è una manifestazione dedicata al consumo responsabile e ai prodotti biologici, con stand di vendita, laboratori didattici, degustazioni, mostre, mensa equo-solidale e un ricco programma di spettacoli e incontri.
Profumo di funghi, castagne e tartufi che arrivano in tavola con i primi cieli tersi e l’aria più frizzante: è la stagione in cui i borghi si risvegliano fra mercatini, piatti fumanti e calici colmi. Le sagre di paese tornano protagoniste, insieme alle feste patronali e ai prodotti tipici di stagione, trasformando ogni fine settimana in un’occasione per scoprire sapori e tradizioni. Nelle piazze risuonano voci, brindisi e accenti diversi, mentre si passeggia tra banchi colmi di specialità locali. Anche in Campania l’autunno diventa il momento ideale per rallentare, assaggiare e lasciarsi guidare dai profumi.
Tra gli appuntamenti più attesi di ottobre 2026 in Campania spiccano la Sagra dei funghi di Cusano Mutri, la Mostra Mercato Nazionale del Tartufo e dei Prodotti Tipici Locali di Colliano e la Sagra del Cinghiale a Dugenta, che raccontano la regione attraverso boschi, ricette tradizionali e piatti di carne cucinati con cura. Accanto a loro, eventi come Autumn Fest a Mugnano del Cardinale e il Mercato della Terra a Piano di Sorrento offrono un viaggio tra produzioni locali, colori autunnali e sapori genuini tutti da scoprire.
Eventi di ottobre in Campania, le sagre enogastronomiche da scoprire
Sagra dei funghi – Cusano Mutri (BN), dal 25 settembre al 18 ottobre 2026. Tradizionale sagra nel borgo di Cusano Mutri dedicata ai funghi, alla cucina tipica e alle specialità enogastronomiche del territorio.
Sagra del Cinghiale a Dugenta – Dugenta (BN), dal 2 al 4 ottobre 2026. Sagra con piatti a base di cinghiale accompagnati da vini locali, serviti in trattorie all’aperto, con balli e canti folkloristici e possibilità di acquistare prodotti tipici.
Mostra Mercato Nazionale del Tartufo e dei Prodotti Tipici Locali – Colliano (SA), dal 8 al 11 ottobre 2026. Mostra mercato agroalimentare incentrata sul Tartufo Nero di Colliano, affiancato da formaggi, ricotte, patate di montagna, oli, miele e altri prodotti tipici locali.
Autumn Fest – Mugnano del Cardinale (AV), dal 10 al 11 ottobre 2026. Autumn Fest propone piatti della tradizione locale, vino del territorio, musica e intrattenimento, con stand gastronomici aperti anche a pranzo la domenica.
Mercato della Terra – Piano di Sorrento (NA), il 11 ottobre 2026. Mercato mensile ospitato nel mercato ortofrutticolo liberty di Piano di Sorrento, con produttori Slow Food e un’ampia varietà di specialità locali, momenti culturali e Laboratori del Gusto per adulti e bambini.
La spiaggia più fotografata della Croazia? Sicuramente la famosa Zlatni Rat, alla posizione 37 nella classifica 2026 Europe –World’s 50 Best Beaches.
Si trova sull’isola di Brač, davanti alla cittadina di Bol, e si allunga in mare per circa quattrocento metri con la sua caratteristica forma a punta. Nonostante il flusso costante di visitatori, resta un luogo che lascia senza parole: i ciottoli bianchi e levigati, l’acqua che passa dal turchese al blu intenso, la pineta che offre riparo dal sole e le scogliere che si ergono alle spalle compongono uno scenario tra i più belli di tutta la Dalmazia.
E non è mai davvero la stessa spiaggia due volte: onde, vento e correnti ne rimodellano continuamente i contorni, tanto che il mare può essere piatto da un lato e mosso, ideale per il surf, a pochi passi di distanza.
Perché Zlatni Rat è una spiaggia speciale
A prima vista Zlatni Rat, tra le spiagge più belle d’Europa, appare semplicemente come una lunga lingua di ciottoli protesa verso il mare. Ma è solo guardandola dall’alto che si capisce perché sia così diversa dalla maggior parte delle spiagge adriatiche. La sua punta cambia forma di continuo, spinta da vento, onde e correnti: a volte si piega da un lato, a volte dall’altro, e nei periodi di maltempo più intenso il profilo può trasformarsi visibilmente nel giro di pochi giorni. Non è un caso, quindi, se non esistono due fotografie di Zlatni Rat perfettamente identiche tra loro.
La spiaggia si estende per quasi 500 metri e, dal 2006 a oggi, i rilevamenti mostrano che si è allungata naturalmente di circa 80 metri, senza alcun intervento umano: Zlatni Rat cresce e cambia letteralmente sotto gli occhi di chi la visita. Anche la sensazione sotto i piedi è particolare. Non è una spiaggia di sabbia, ma nemmeno una classica spiaggia rocciosa dalmata: i suoi ciottoli piccoli e levigati la rendono molto più comoda, per camminare e sdraiarsi, rispetto a gran parte delle spiagge di ciottoli dell’Adriatico.
Cosa fare a Zlatni Rat
Zlatni Rat è perfetta per una giornata di relax. Complice l’enorme afflusso di visitatori, qui si trova praticamente tutto ciò che può servire durante una giornata al mare: docce e servizi igienici, lettini e ombrelloni, beach bar e chioschi, ristoranti, negozi e punti noleggio per l’attrezzatura da spiaggia.
Per chi non riesce a stare tutto il giorno sotto l’ombrellone, lo sport da praticare è il windsurf. Bol è considerata una delle destinazioni più attrattive di tutta la Croazia e gran parte dell’azione si concentra proprio intorno a Zlatni Rat. Il merito è del maestrale, un vento forte e costante che soffia da aprile a ottobre e che, secondo diverse guide locali, raggiunge di solito il picco nel primo pomeriggio per poi calare verso sera.
Chi cerca invece un ritmo più lento può puntare verso l’alto: un’escursione fino al Vidova Gora, la vetta più alta di tutte le isole croate, regala viste panoramiche che spaziano su Brač, Hvar e oltre, ripagando ampiamente la fatica della salita.
Dove si trova e come arrivare
Zlatni Rat si trova sulla costa meridionale di Brač, la più grande isola della Dalmazia centrale, davanti alla cittadina di Bol. Per raggiungerla, il punto di partenza più comodo è Spalato: da qui partono ogni giorno traghetti per auto verso Supetar, il principale porto dell’isola, con una traversata di circa 50 minuti, e catamarani più rapidi che collegano direttamente Split a Bol. Da Supetar, chi non viaggia con un proprio mezzo, può proseguire in autobus o taxi fino a Bol, che dista una trentina di chilometri.
Una volta arrivati in città, la spiaggia si raggiunge a piedi percorrendo Put Zlatnog rata, una passeggiata ombreggiata lunga circa 1,5 km che collega Zlatni Rat al centro storico di Bol, alla stazione degli autobus e al molo dei traghetti.
Se Firenze è la cartolina che tutti conoscono, Orvieto è quella la sorpresa che si scopre andando un po’ più a fondo: arroccata su una scenografica rupe di tufo e capace di nascondere sotto le sue strade un mondo completamente diverso, la città umbra ha conquistato anche l’attenzione dell’Independent, che l’ha inserita tra le destinazioni da scegliere per andare oltre le mete più affollate.
Il quotidiano britannico la consiglia infatti come alternativa a Firenze, ma non una qualsiasi: è una città che, tra un Duomo spettacolare, capolavori rinascimentali e un incredibile labirinto sotterraneo, ha una personalità tutta sua. E proprio il giornalista che l’ha visitata arriva a una conclusione significativa: qui c’è “troppo sapore” per essere semplicemente considerata l’alternativa di qualche altra città più blasonata.
Domenica 13 settembre l’appuntamento con Castelli Aperti, una giornata dedicata alla scoperta del patrimonio storico, artistico e architettonico delle province di Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Torino e propone un totale di 56 aperture tra castelli, ville, palazzi, musei, torri e borghi.
Il programma permette così di costruire itinerari molto diversi tra loro, dalle dimore storiche delle Langhe e del Canavese fino ai centri fortificati del Monferrato, passando per musei e antiche residenze nobiliari.
Tra castelli e borghi nella provincia di Alessandria
La provincia di Alessandria propone un ricco programma in cui le architetture storiche si alternano a musei e borghi del Monferrato. Ad Acqui Terme, per esempio, il Castello dei Paleologi ospita il Civico Museo Archeologico e consente di affiancare alla visita la scoperta delle testimonianze archeologiche del territorio. L’apertura è prevista dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 4 euro.
Da non perdere poi la Tenuta Castello di Razzano, ad Alfiano Natta, dove visitare il Museo Artevino e le cantine dedicate all’invecchiamento, e il Castello di Piovera, aperto nel pomeriggio con visite guidate su prenotazione dalle 14.30 alle 18.30, e ingresso a 13 euro. Se preferite un’esperienza legata ai borghi, Ozzano Monferrato propone invece un percorso libero negli spazi esterni del centro storico, accompagnato da un’audioguida accessibile tramite QR Code.
Le aperture tra Asti e il paesaggio del Monferrato
Anche l’Astigiano porta nel circuito torri, castelli e testimonianze della storia locale: tra gli altri, a Castagnole delle Lanze, la Torre del Conte Ballada di Saint Robert dona l’occasione di ammirare il suggestivo panorama dall’alto, con apertura dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17. La salita costa 3 euro, mentre è prevista anche una formula da 8 euro che comprende un calice di vino.
A Castelnuovo Calcea, invece, l’area dell’antico castello è accessibile gratuitamente per tutta la giornata, dalle 10 alle 19. Tra le numerose proposte spicca poi il Castello di Rorà a Costigliole d’Asti, che domina il centro storico e sarà aperto sia al mattino sia nel pomeriggio, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 19, con ingresso a 5 euro.
Biella, dalle dimore storiche al Ricetto di Candelo
Nel Biellese l’appuntamento permette di alternare palazzi storici e borghi fortificati: a Biella, Palazzo Gromo Losa sarà aperto dalle 10 alle 19 e ospiterà la rassegna “Fatti ad Arte” insieme alla mostra “Tutto rose e fiori” di Elham M. Aghili, visitabile fino al 18 ottobre 2026. L’ingresso ha un costo di 7 euro.
Un’altra dimora storica visitabile è Palazzo La Marmora, aperto dalle 15 alle 19 con possibilità di visita libera o accompagnata; nel programma compare inoltre il Ricetto di Candelo, celebre borgo fortificato medievale in cui passeggiare liberamente oppure con visite guidate disponibili su richiesta.
È davvero ricca la proposta della provincia di Cuneo, dove il percorso di Castelli Aperti incontra alcuni dei paesaggi storici più riconoscibili delle Langhe. Ad esempio, a Barolo, il Castello Falletti ospita il WiMu – Wine Museum, dedicato alla cultura e alla storia del vino: sarà aperto dalle 10.30 alle 19, con ingresso intero di 9 euro.
Altre meraviglie sono il Castello della Manta, che vanta i pregevoli affreschi della Sala Baronale, aperto dalle 10 alle 18, e il Castello di Serralunga d’Alba, che propone svariati turni di visita guidata nell’arco della giornata. Il primo ha un ingresso di 11 euro, mentre per Serralunga il costo è di 6 euro.
A completare il panorama le proposte di Saluzzo, dove il pubblico può visitare la Castiglia, antica fortezza dei marchesi, oltre a Casa Cavassa, alla Torre Civica e alla Pinacoteca Olivero.
Dal Novarese al Canavese
Il circuito raggiunge poi la provincia di Novara, con aperture che includono dimore storiche e luoghi dedicati all’arte: a Oleggio Castello, il Castello Dal Pozzo sarà visitabile al mattino con visita guidata e prenotazione obbligatoria, al costo di 15 euro. A Vacciago di Ameno, la Fondazione Antonio e Carmela Calderara propone invece visite libere gratuite dalle 15 alle 18.
Nel Torinese, infine, l’itinerario guarda soprattutto al Canavese e alle dimore storiche: ad Agliè, Villa Il Meleto, legata alla figura di Guido Gozzano e al paesaggio canavesano, sarà aperta dalle 9 alle 12.30 e dalle 14 alle 19, con ingresso a 8 euro mentre a Caravino il Castello e Parco di Masino consentirà di visitare la residenza storica insieme al grande parco, dalle 10 alle 18, con ingresso di 15 euro e accesso gratuito per gli iscritti FAI.
A Piossasco, Casa Lajolo abbina invece l’apertura alla Festa degli Orti, in programma proprio domenica 13 settembre. Il calendario torinese comprende inoltre il Castello delle Quattro Torri di Arignano e il Castello di Pralormo visitabile con guida dalle 10 alle 18.
Ha aperto ufficialmente il 1° settembre 2026 RivierAlp, un nuovo cammino transfrontaliero che mette in collegamento Mentone, Sanremo e Imperia con diverse località della provincia di Cuneo. Il percorso nasce utilizzando itinerari già presenti sul territorio, si sviluppa lungo alcune delle storiche vie di collegamento tra il Mediterraneo e le Alpi Marittime e riporta al centro un sistema di tracciati legato anche alle tradizionali vie del sale.
La rete accompagna i camminatori dalle montagne verso la costa, passando per località come Terme di Valdieri, Trinità di Entracque, Limone Piemonte, Certosa di Pesio, Roccaforte di Mondovì e Ormea. Lungo il cammino, l’itinerario permette di muoversi tra boschi e crinali e di raggiungere borghi, fortificazioni e rifugi godendosi anche escursioni su creste panoramiche.
Una rete di percorsi con un’identità comune
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la necessità di rendere riconoscibile l’intero itinerario, nonostante RivierAlp utilizzi percorsi già presenti sul territorio. Per questo il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo ha installato appositi talloncini segnavia lungo i sentieri intervenendo sulla segnaletica esistente.
A rafforzare l’identità comune sarà anche la cartografia dedicata: è stata infatti completata la stampa della cartina ufficiale del cammino RivierAlp, alla quale si affiancherà nel corso del mese la cartoguida, pensata per fornire informazioni sulle tappe, sui territori attraversati, sui punti di interesse e sui servizi disponibili.
Il passaporto del cammino accompagna il viaggio
Tra gli elementi che caratterizzano l’esperienza di RivierAlp c’è anche il passaporto del cammino, una sorta di diario personale del viaggio, che può essere ritirato gratuitamente presso gli uffici turistici individuati come punti di partenza e porte di accesso all’itinerario.
Sul versante italiano, i passaporti sono disponibili presso gli uffici dell’ATL del Cuneese di Cuneo, Limone Piemonte, Chiusa di Pesio e Ormea, oltre che presso il centro visita Terme Valdieri e l’ufficio turistico di Entracque. Sul versante francese, invece, il passaporto può essere ritirato a Tenda presso il bureau d’information touristique.
Al momento del ritiro viene apposto sul passaporto il timbro identificativo della porta di accesso scelta e, tappa dopo tappa, diventa così una testimonianza concreta del cammino compiuto, dalle montagne fino al Mediterraneo.
Il sistema dei passaporti e dei timbri consentirà inoltre di monitorare i flussi dei camminatori e di comprendere quali siano le diverse porte di ingresso più utilizzate. I dati raccolti potranno fornire informazioni utili per le future attività di sviluppo e promozione di RivierAlp.
iStockRilassante scorcio di Ormea
L’arrivo al Mediterraneo e il cesto del viaggiatore
Il viaggio lungo RivierAlp prevede anche un riconoscimento per chi completa il percorso raggiungendo le località di arrivo indicate a Sanremo, Imperia e Mentone. Ai camminatori che porteranno a termine il viaggio potrà essere consegnato il cesto del viaggiatore, pensato come premio finale e come simbolo dell’esperienza. Il riconoscimento vuole celebrare il raggiungimento del Mediterraneo dopo il percorso attraverso le Alpi Marittime e, allo stesso tempo, raccontare grazie alle eccellenze locali l’identità e la ricchezza dei territori.
Le informazioni sulle tappe, sulle porte di accesso, sul passaporto del cammino e sui servizi disponibili possono essere richieste a Conitours, il consorzio degli operatori turistici della provincia di Cuneo.
Colline morbide ricoperte di vigneti e uliveti, torri medievali che emergono tra i tetti e due fiumi che si incontrano poco lontano dal centro abitato: Torgiano, nel cuore dell’Umbria, è uno di quei borghi in cui il paesaggio racconta all’istante ciò che troverete una volta arrivati.
Sorge infatti alla confluenza del Tevere con il Chiascio, in una terra da secoli legata alla coltivazione della vite e dell’olivo. Non sorprende quindi che Torgiano sia diventato un centro vinicolo conosciuto ben oltre i confini regionali: nel 1968 fu il primo territorio dell’Umbria a ottenere la DOC, mentre nel 1990 arrivò anche la DOCG per il Torgiano Rosso Riserva.
Dietro le mura e lungo le strade del centro troverete chiese, musei, arte contemporanea e tracce dell’antico borgo fortificato, mentre appena fuori tornano protagonisti vigneti, ulivi e quella campagna umbra che invita a rallentare.
Torgiano tra torri medievali, vino e olio
Entrando nel centro storico, una delle testimonianze più evidenti del passato fortificato è la Torre Baglioni, ciò che rimane dell’antica cinta muraria del borgo. La sua presenza ricorda il castello costruito nel XIII secolo, quando Torgiano entrò nei domini di Perugia e ne condivise per lungo tempo le vicende politiche.
Passeggiando incontrerete anche due opere dell’artista Nino Caruso, la Fonte di Giano e la Fonte dei Cocciari, inserite nel tessuto urbano e capaci di creare un curioso dialogo tra la memoria medievale del paese e l’arte contemporanea.
Il patrimonio religioso è altrettanto ricco: tra gli edifici da vedere spicca la Chiesa di San Bartolomeo, costruita nel XVIII secolo sopra un’antica pieve medievale, insieme alla Chiesa di Santa Maria del Castello, alla Chiesa della Madonna dell’Ulivello e all’Oratorio della Misericordia. All’interno della Madonna dell’Ulivello potrete ammirare tele del XVI e XVII secolo, mentre l’Oratorio di Sant’Antonio conserva affreschi cinquecenteschi.
A raccontare però l’anima più caratteristica di Torgiano sono soprattutto due musei, entrambi legati alla Fondazione Lungarotti.
Il primo è il Museo del Vino – MUVIT, nato nel 1974 per iniziativa di Giorgio e Maria Grazia Lungarotti e ospitato nel seicentesco Palazzo Graziani-Baglioni. Considerato tra i musei enologici più importanti d’Italia, permette di avvicinarsi alla storia del vino andando ben oltre la degustazione: il racconto tocca cultura, lavoro, arte e tradizioni che nei secoli hanno accompagnato la vite e il suo prodotto più celebre.
A poca distanza ecco il Museo dell’Olivo e dell’Olio – MOO, sistemato all’interno di un piccolo nucleo di abitazioni medievali racchiuse dalle antiche mura. Documenti, incisioni, recipienti per la conservazione e oggetti storici raccontano un’altra coltura inseparabile dal paesaggio umbro: quella dell’olivo.
Ed è proprio uscendo dal centro che comprenderete quanto queste due produzioni siano ancora parte integrante del territorio. Vigneti e uliveti accompagnano le strade rurali e invitano a scoprire i dintorni anche in bicicletta o in e-bike, seguendo il filo della Strada del Vino e dell’Arte. Poco lontano, Brufa è una delle tappe più interessanti, diventata nel tempo una sorta di museo a cielo aperto grazie alle sculture lasciate dagli artisti che hanno partecipato alle iniziative del territorio.
Se arrivate in autunno, il paesaggio assume poi un fascino particolare: i filari cambiano colore, nelle campagne comincia la raccolta delle olive e nei frantoi arriva il momento dell’olio nuovo. È una stagione perfetta per fermarsi nelle aziende agricole e scoprire i sapori umbri quando vigneti e uliveti tornano al centro della vita quotidiana.
iStockSuggestivo panorama del borgo medievale di Torgiano
Dove si trova Torgiano e come arrivare
Torgiano si trova in provincia di Perugia, nella Valle del Tevere, in una posizione comoda per inserirlo in un viaggio alla scoperta dell’Umbria centrale.
Se arrivate da Firenze, percorrete l’A1 fino all’uscita Valdichiana e proseguite sulla SS75 bis del Trasimeno in direzione Perugia; quindi continuate verso Terni-Orte fino all’uscita per Torgiano.
Da Cesena potete invece seguire la E45 attraversando Sansepolcro, Città di Castello e Umbertide fino alla zona di Collestrada, per poi proseguire in direzione Terni-Orte e uscire a Torgiano.
Chi arriva da Roma può percorrere l’A1 fino a Orte, imboccare quindi la E45 verso Perugia e, dopo aver superato Todi e Deruta, seguire l’uscita per il borgo.
Anche con i mezzi pubblici è possibile raggiungerlo passando da Perugia. La linea extraurbana E006 serve attualmente Torgiano all’interno del collegamento Perugia-Bettona-Assisi; prima della partenza conviene comunque controllare gli orari aggiornati, perché le corse variano in base ai giorni e ai periodi dell’anno.
Sabato 3 e domenica 4 ottobre torna Castelli Aperti FVG, l’appuntamento promosso dal Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia dedicato alla scoperta di manieri, dimore storiche e parchi della regione di solito non accessibili al pubblico.
L’edizione d’autunno 2026 coinvolge bellissime strutture distribuite tra le diverse province e propone un itinerario che va dalla montagna alla collina, dalla pianura fino alla costa.
La novità del 2026 è il Castello di Valvasone
Tra le principali novità spicca il Castello di Valvasone, che apre per la prima volta le proprie porte al pubblico nell’ambito di Castelli Aperti: costruito nel XIII secolo, costituì il nucleo originario del borgo di Valvasone e appartenne all’antica casata dei Valvasone, passando poi ai Cuccagna di Spilimbergo a partire dal 1293.
Nel corso dei secoli ha accolto anche importanti personalità storiche, tra cui papa Gregorio XII, che vi soggiornò nel 1409, papa Pio VI nel 1782 e Napoleone Bonaparte nel 1797.
Grazie ai recenti restauri dell’ala centrale, durante le giornate di Castelli Aperti sarà possibile vedere alcuni degli ambienti più significativi della struttura, a partire dal Teatrino Settecentesco, decorato con affreschi ispirati all’opera del conte Erasmo di Valvasone. In una delle sale sono inoltre tornati alla luce affreschi trecenteschi, mentre ai piani superiori incanta l’Oratorio dell’Immacolata, caratterizzato dagli stucchi seicenteschi realizzati da Bernardino Barelio.
Dodici dimore aperte in provincia di Udine
È la provincia di Udine a concentrare il maggior numero di strutture coinvolte nell’edizione autunnale, con dodici manieri e dimore storiche. Fanno parte del circuito il Castello di Strassoldo di Sotto e il Castello di Strassoldo di Sopra, la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony ad Aquileia, il Castello di Flambruzzo e la Casaforte di Bergum a Remanzacco.
Il percorso prosegue con il Castello di Ahrensperg a Pulfero, il Castello di Villalta a Fagagna, Palazzo Romano a Manzano, Palazzo Steffaneo Roncato a Crauglio di San Vito al Torre, il Castello di Susans a Majano, il Castello di Colloredo di Monte Albano e la Casaforte La Brunelde a Fagagna.
Gli altri splendidi castelli aperti
Sono invece quattro le strutture della provincia di Pordenone che partecipano a Castelli Aperti FVG 2026: il Castello di Cordovado, Palazzo Panigai Ovio a Pravisdomini e il Castello di Spilimbergo, ai quali si aggiunge il Castello di Valvasone, protagonista della nuova apertura di questa edizione.
A rappresentare la provincia di Gorizia sarà la Rocca di Monfalcone, mentre in provincia di Trieste il pubblico potrà visitare il Castello di Muggia, affacciato sul mare.
Ufficio Stampa – ReportageIl magnifico Castello di Muggia
Prenotazioni, biglietti e informazioni per le visite
Per partecipare alle visite è importante verificare le modalità previste da ciascuna struttura: la prenotazione è obbligatoria per la Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, per il Castello di Spilimbergo e per il Castello di Colloredo di Monte Albano, è invece consigliata per la Rocca di Monfalcone, Palazzo Romano e il Castello di Valvasone. Per gli altri castelli non è richiesta.
Il costo dell’ingresso varia dai 7 ai 10 euro in base al castello e alle attività proposte. Per i bambini dai 7 ai 12 anni è previsto un biglietto di 3,50 euro, mentre l’ingresso è gratuito per i bambini fino a 6 anni.
Per quanto riguarda l’accessibilità, sono indicati come accessibili ai visitatori con disabilità il Castello di Cordovado, Palazzo Romano, Palazzo Steffaneo Roncato, il Castello di Susans e il Castello di Valvasone. Gli animali sono invece ammessi alla Rocca di Monfalcone, al Castello di Strassoldo di Sotto, alla Tenuta di Monastero – Villa Ritter de Záhony, al Castello di Flambruzzo, alla Casaforte di Bergum, a Palazzo Panigai Ovio, a Palazzo Romano, al Castello di Strassoldo di Sopra, a Palazzo Steffaneo Roncato e al Castello di Susans.
Il programma completo, con gli orari, le modalità di visita e le eventuali indicazioni sulla prenotazione, è disponibile sul sito del Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia.
Di recente si è notato che il turismo estivo tende, troppo spesso, a concentrarsi in poche località famose, trascurandone altre di altrettanta bellezza. La Croazia ormai da qualche anno è diventata una meta estiva per eccellenza, anche se non al pari delle isole spagnole o greche, eppure qui esiste una piccola caletta che nel 2026 è entrata ufficialmente tra le spiagge più belle d’Europa.
Si tratta di Podrače Beach, a Brela, proprio sulla costa dalmata: nella classifica Europe’s 50 Best Beaches 2026 di The World’s 50 Best Beaches si è aggiudicata il 14° posto, davanti a numerose località balneari molto più celebri. La graduatoria è stata realizzata attraverso i voti di oltre 1.000 professionisti del settore travel, tra giudici, Beach Ambassador e membri del team della classifica.
Cosa fare e vedere a Podrače Beach
Podrače è una piccola baia di ciottoli, racchiusa tra rocce e vegetazione mediterranea, con acqua turchese e trasparente. La posizione, a poca distanza dalla celebre Punta Rata, contribuisce a darle quell’aspetto appartato che l’ha resa una delle spiagge più fotografate della Croazia. Il principale motivo per raggiungere Podrače è dunque il mare. La spiaggia dispone inoltre di alcuni servizi, tra cui lettini, ombrelloni, docce, servizi igienici e un bar (ideale, dunque, anche per chi viaggia in famiglia).
Uno degli elementi più caratteristici è senza dubbio la grande formazione rocciosa che protegge la baia. Non si tratta soltanto di uno scenario suggestivo: secondo la storia locale, in passato la sommità della roccia veniva utilizzata per la produzione artigianale del sale. L’acqua marina veniva raccolta in piccole vasche e lasciata evaporare, permettendo di recuperare il sale destinato all’uso domestico.
Oltre allo snorkeling e al relax in spiaggia, è bene ricordare che il tratto di costa intorno a Brela permette di alternare qualche ora sulla piccola Podrače a una passeggiata sul lungomare e alla scoperta delle altre calette della zona. Tutto il tratto di spiaggia lungo costa di Brela è inoltre caratterizzato da questa particolare combinazione di ciottoli bianchi, mare cristallino e pinete mediterranee, modellata nel corso del tempo dall’azione del Biokovo (la grande catena montuosa della Dalmazia), delle piogge e del mare.
Dove si trova e come raggiungere Podrače Beach
Podrače Beach si trova a Brela, nella regione della Dalmazia, lungo la Riviera di Makarska. Per chi arriva in auto, Brela è collegata alla rete stradale della costa dalmata. Da Spalato il percorso è di circa 50 chilometri e richiede indicativamente un’ora di viaggio, a seconda del traffico. Una volta raggiunta Brela, è necessario lasciare l’auto nelle aree di parcheggio disponibili e proseguire a piedi verso la costa: Podrače è infatti una spiaggia da raggiungere attraverso i percorsi pedonali della zona.
È possibile arrivare anche con i mezzi pubblici. Da Spalato partono collegamenti diretti in autobus verso Brela e il viaggio dura circa un’ora. Dalla fermata sulla strada principale si prosegue poi ugualmete verso il centro e la zona costiera a piedi.
Quando si arriva a Kaysersberg si nota una strada che entra nel paese e, oltre le facciate delle prime abitazioni, compaiono travi di legno, balconi fioriti, tetti spioventi e insegne in ferro battuto. Sullo sfondo, sopra i tetti, si riconoscono le rovine di un castello imperiale, mentre ai piedi della collina scorre la Weiss, piccolo fiume che attraversa il borgo e accompagna il centro storico con il suo rumore d’acqua.
Kaysersberg si trova nell’Alsazia orientale, lungo la celebre Route des Vins d’Alsace, a circa 10 chilometri da Colmar e il suo nome significa “Montagna dell’Imperatore“, proprio per richiamare il castello da cui è dominato. Le case a graticcio, denominate colombages in francese, mostrano sulle facciate la struttura lignea che un tempo sosteneva gli edifici. Travi disposte secondo motivi geometrici, intonaci colorati, bovindi e balconi fioriti rendono quasi impossibile percorrere la strada principale senza alzare lo sguardo.
Il paesino ha ricevuto anche il titolo di “Village préféré des Français“, il villaggio preferito dai francesi, nel 2017, durante il programma televisivo presentato da Stéphane Bern. Un riconoscimento che ha portato ancora maggiore attenzione su una località già celebre per il patrimonio medievale e per la produzione vinicola.
L’incontro con la Certosa di Serra San Bruno ha qualcosa di particolare, perché prima ancora delle architetture, arriva il paesaggio: il verde fitto dei boschi delle Serre avvolge le costruzioni, l’aria di montagna accompagna il percorso e il bianco delle tonache certosine, almeno nell’immaginario legato a questo luogo, richiama subito la presenza di una comunità religiosa raccolta in una dimensione appartata.
Siamo in provincia di Vibo Valentia, nel cuore della Calabria centro-meridionale, a un’altitudine di circa 800 metri. La cittadina di Serra San Bruno ha legato il proprio nome al monaco tedesco Bruno di Colonia, fondatore dell’Ordine certosino, arrivato in Calabria alla fine dell’XI secolo.
Il paesaggio che trovò doveva apparirgli assai diverso dalla Calabria associata oggi al mare e alle coste luminose. Qui dominano altopiani, vallate verdi, sorgenti, torrenti e grandi distese forestali. Una Calabria montana e raccolta, attraversata dall’acqua e modellata da rilievi dolci. E oggi la Certosa dei Santi Stefano e Bruno (nome ufficiale del complesso) rappresenta uno dei rarissimi insediamenti certosini ancora attivi in Italia.
Breve storia e leggende
La storia della Certosa affonda le proprie radici nel 1091, quando Bruno ricevette da Ruggero d’Altavilla un terreno nei boschi delle Serre, nella località allora chiamata Torre. Il sovrano normanno aveva conquistato ampi territori della Calabria e con quella donazione favorì il progetto spirituale del monaco.
iStockVeduta della Certosa di Serra San Bruno
Bruno individuò una sorgente e una piccola grotta in una radura. La grotta divenne il suo luogo di preghiera e ritiro. Per i padri eremiti nacque l’Eremo di Santa Maria del Bosco, mentre a circa 2 chilometri più a valle venne fondato il Monastero di Santo Stefano, destinato soprattutto ai fratelli conversi, impegnati nei servizi necessari alla comunità.
Il 15 agosto 1094 la chiesa dell’eremo fu consacrata alla presenza di Ruggero I. Bruno morì il 6 ottobre 1101 e venne sepolto presso Santa Maria. Dopo la sua morte la comunità attraversò varie vicissitudini. Nel 1193 una parte dei religiosi passò ai cistercensi di Fossanova e il complesso rimase affidato a quell’ordine fino al 1411.
Una svolta arrivò nei primi anni del XVI secolo: intorno al 1505 furono ritrovate sotto la Chiesa di Santa Maria le spoglie di San Bruno e del suo successore Lanuino, la cui memoria funeraria si era perduta nei secoli. Le reliquie vennero portate in processione e l’episodio favorì il ritorno dei certosini. Nel 1513 Leone X riaffidò loro il monastero e nel 1514 approvò ufficialmente il culto di San Bruno.
Di questa fase resta anche un prezioso reliquiario a busto in argento, realizzato a Napoli intorno al 1516. Al suo interno sono custodite le reliquie di Bruno e Lanuino. Il terremoto del 1783, però, rappresentò una delle pagine più drammatiche: la scossa devastò la Calabria e colpì duramente la Certosa. Gli edifici subirono danni gravissimi, i monaci lasciarono Serra e il patrimonio librario e artistico venne disperso in parte attraverso sequestri e sottrazioni. Nel 1808 il complesso fu soppresso.
La rinascita arrivò soltanto nella seconda metà dell’800, quando la Grande Chartreuse francese acquistò i ruderi. La ricostruzione partì nel 1894 sotto la direzione dell’architetto Jean François Pichat, affiancato da maestranze calabresi. La nuova Certosa venne completata nel 1900 e la chiesa fu consacrata il 13 novembre dello stesso anno.
Restano tuttavia importanti testimonianze della fase più antica, tra cui parti della cinta muraria cinquecentesca, alcuni torrioni cilindrici, la porzione inferiore della facciata dorica dell’antica chiesa, il chiostro seicentesco e il vecchio cimitero certosino.
Attorno alla Certosa sono nate anche storie curiose. Una delle più celebri riguarda Ettore Majorana, il fisico italiano scomparso nel 1938. Leonardo Sciascia avanzò l’ipotesi che lo scienziato potesse essersi ritirato proprio nella Certosa, scelta quale rifugio dalla vita pubblica. Un’altra tradizione popolare attribuisce alla presenza femminile un legame con i terremoti: l’ingresso di una donna nella parte monastica avrebbe provocato il tremore della terra.
Visita alla Certosa e cosa vedere
Il cuore del monastero resta riservato ai religiosi. Per il pubblico il punto di riferimento principale è il Museo della Certosa, istituito nel 1994 all’interno delle mura del complesso. Il percorso museale attraversa 22 sale dedicate alla storia di San Bruno, all’Ordine certosino e al patrimonio artistico della Certosa. Frammenti marmorei, dipinti, arredi, paramenti sacri, codici, fotografie, filmati e supporti audio raccontano la quotidianità dei monaci e la struttura della loro vita.
Una parte particolarmente interessante riguarda la ricostruzione degli ambienti monastici. Le celle, il chiostro, la cappella e gli spazi destinati alla preghiera e al lavoro permettono di intuire la radicalità della scelta certosina. La cella del monaco rappresenta infatti un piccolo universo personale, destinato alla preghiera, al riposo e al lavoro manuale, secondo una disciplina che alterna solitudine e momenti comunitari. Il percorso termina presso una piccola cappella ricavata all’interno di una torre cinquecentesca.
Merita attenzione anche la Chiesa dei Santi Stefano e Bruno, ricostruita tra XIX e XX secolo, che presenta forme neogotiche, una facciata a capanna, un grande rosone e 2 torri laterali. Tra le opere più preziose si fanno notare le statue marmoree di San Bruno e del beato Lanuino, realizzate da Giovanni Scrivo, e il reliquiario argenteo cinquecentesco.
Fuori dal percorso museale meritano attenzione i resti dell’antica Certosa: la vecchia cinta muraria aveva una pianta quadrilatera con torri angolari e svolgeva anche una funzione difensiva, legata al timore delle incursioni saracene. Del grande chiostro seicentesco resta una parte significativa, insieme alla fontana centrale.
Dove si trova e come arrivare
La Certosa si trova a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia, all’interno del territorio delle Serre calabresi. Il complesso sorge ai margini del centro abitato, circondato da una vasta area boschiva. In automobile la soluzione più pratica parte dall’autostrada A2 del Mediterraneo. Da nord si può raggiungere attraverso gli svincoli di Pizzo o Sant’Onofrio, mentre da sud risultano utili le uscite verso Vibo Valentia. Da lì la strada sale verso Serra San Bruno attraverso un paesaggio progressivamente più montano.
Chi arriva in treno può fare riferimento alla stazione di Vibo Valentia-Pizzo e proseguire successivamente verso Serra San Bruno con un mezzo su strada.
La Calabria è pronta a viaggiare sui binari del gusto con il Treno del Tartufo: venerdì 28 agosto parte ufficialmente dalle stazioni della linea Tirrenica per arrivare a Pizzo nel pomeriggio, ma l’iniziativa verrà ripetuta anche il 5 settembre. La giornata golosa è pronta a far scoprire uno dei centri più amati della Costa degli Dei sfruttando il trend dello slow travel. A organizzare l’iniziativa è l’Associazione Ferrovie in Calabria APS nell’ambito del progetto Rail Tour che propone una formula vincente: si parte dal binario, si visita il territorio e ci si gode una degustazione. Questa volta il protagonista è proprio il Tartufo di Pizzo.
Il percorso ferroviario seguirà la Tirrenica Meridionale, attraversando anche la panoramica “Via Tropea”, con il mare spesso a pochi metri dai binari. Si parte da Reggio Calabria Centrale, ma sono previste fermate a Villa San Giovanni, Scilla e Bagnara.
L’itinerario del treno del tartufo
L’itinerario del treno del Tartufo parte da Reggio Calabria Centrale alle ore 14:00 del 28 agosto e sarà ripetuta il 5 settembre. L’arrivo è previsto per le 17:00 alla stazione di Pizzo dove inizialmente si avrà un piccolo spazio libero prima che il gruppo venga riunito da una guida turistica abilitata.
La formula scelta dagli organizzatori è quella di una visita pomeridiana e serale conosciuta con il nome di “Pizzo by night”, con diversi momenti distribuiti tra la zona costiera e il cuore del borgo. La prima tappa è quella del castello Murat, uno dei luoghi della storia: la fortezza domina il centro ed è conosciuta per gli ultimi giorni di prigionia di Gioacchino Murat dove poi è stato fucilato nel 1815.
Si prosegue il tour con la chiesetta di Piedigrotta, un luogo suggestivo sulla costa vibonese. Con la sua struttura scavata direttamente nella roccia a ridosso del mare incanta con il tufo a vista e il panorama unico. Per gli spostamenti è previsto un comodo trenino turistico gommato, quindi nessuno si affaticherà.
Ci sarà poi spazio per muoversi liberamente. Il programma lascia infatti del tempo a disposizione nel centro storico, tra piazze, vicoli, affacci sulla costa e locali. L’esperienza finale è quella della degustazione del Tartufo di Pizzo, il gelato nato proprio nella cittadina e che farà da filo conduttore per l’esperienza. Un’attività golosissima che conquista turisti e cittadini calabresi che possono così scoprire il territorio in un modo nuovo e originale.
Il Treno del Tartufo partirà venerdì 28 agosto. Le stazioni indicate dagli organizzatori comprendono Reggio Calabria Centrale, Villa San Giovanni, Scilla, Bagnara. L’iniziativa verrà ripetuta solo il 5 settembre; trattandosi di un evento con un numero limitato di posti si consiglia di prenotare in anticipo per essere certi di trovare il biglietto ancora disponibile.
Le tariffe indicate sono di:
36 euro per gli adulti dai 13 anni in su;
Per i ragazzi dai 4 ai 12 anni il costo è di 23 euro;
Per i bambini da 0 a 3 anni la quota prevista è di 8 euro.
Essendoci pochi posti disponibili il suggerimento è quello di prenotare dal sito ufficiale railtour.it con dovuto anticipo per essere certi di trovare spazio.
iStockTour di Pizzo by Night con il treno del tartufo
L’Italia è da sempre una delle destinazioni più amate dai viaggiatori internazionali, ma quando il desiderio di visitarla si trasforma in quello di abitarla, anche solo per alcuni mesi all’anno, la mappa delle preferenze cambia. Infatti, non sono solo gli italiani a cercare la fuga all’estero: sempre più americani, ad esempio, decidono di acquistare casa in Italia e abitarla a tempo pieno o solamente durante la bella stagione.
Secondo i dati di Gate-away.com relativi al primo semestre 2026, gli acquirenti stranieri stanno infatti guardando sempre più a borghi, campagne, laghi e località costiere lontane dai circuiti più affollati. Dalla Lunigiana al Monferrato, dal Lago Trasimeno alla Tuscia, ecco i territori italiani che stanno conquistando l’interesse internazionale.
Dove vogliono comprare casa gli stranieri in Italia
Se la Toscana resta la regione italiana più richiesta dagli acquirenti internazionali, con il 14,33% delle preferenze, seguita da Sicilia, Lombardia, Puglia e Liguria, osservando le singole località si resta invece sorpresi. Accanto a destinazioni celebri come Ostuni, Noto, Roma, Tropea e Sanremo, compaiono infatti piccoli comuni e territori meno conosciuti dal turismo internazionale.
123RFOstuni, la Città Bianca
Tra le aree che attirano maggiormente l’interesse figurano Lunigiana, Lago Trasimeno, Monferrato, Garfagnana, Maremma, Sabina, Langhe e Tuscia. A renderle interessanti è il possibile vantaggio economico rispetto alle località più famose, ma anche la ricerca di tranquillità, natura, spazio e autenticità, senza rinunciare alla possibilità di raggiungere facilmente le principali attrazioni.
iStockIl centro storico di Pontremoli, in Lunigiana
Un altro dato racconta bene questo cambiamento: il 7,4% delle richieste immobiliari viene effettuato da utenti stranieri mentre si trovano già in Italia. Il viaggio può quindi diventare il punto di partenza per conoscere territori inizialmente esclusi dall’itinerario e, successivamente, immaginare di acquistare una casa.
Anche la distanza dal mare sembra confermare la ricerca di un equilibrio diverso: il 54,84% delle richieste riguarda immobili situati entro 10 chilometri dalla costa, mentre soltanto il 19,06% cerca una casa a meno di un chilometro dal mare. Quasi il 70% della domanda, inoltre, si concentra su immobili dal valore inferiore ai 250 mila euro, mentre il valore medio dell’abitazione ricercata è di 396.807 euro.
La classifica dei 20 comuni italiani più cercati
La classifica mostra un’Italia molto diversa da quella delle tradizionali destinazioni del turismo internazionale. Ostuni si trova al primo posto, ma subito dopo compaiono località meno scontate come Tortora, Caltagirone, Castiglione del Lago e San Siro.
Ecco i 20 comuni italiani più richiesti dagli acquirenti esteri nel primo semestre 2026:
1. Ostuni (BR);
2. Tortora (CS);
3. Caltagirone (CT);
4. Noto (SR);
5. Castiglione del Lago (PG);
6. San Siro (CO):
7. Urbe (SV);
8. Roma (RM);
9. Fivizzano (MS);
10. Carovigno (BR);
11. Parghelia (VV);
12. Tropea (VV);
13. Scalea (CS);
14. Lucca (LU);
15. Sanremo (IM);
16. Bagni di Lucca (LU);
17. Ceglie Messapica (BR);
18. Nizza Monferrato (AT);
19. Terricciola (PI):
20. Siracusa (SR).
L’aroma di uva matura e funghi nei boschi introduce giorni più freschi e tavole che si colorano di sapori intensi, tra vendemmia, olio nuovo alle porte e piatti che annunciano l’autunno. È il momento delle sagre di paese, delle feste patronali, delle piazze che tornano a riempirsi di profumi e brindisi condivisi. In Umbria l’atmosfera si fa raccolta ma vivace, tra colline che si tingono di sfumature calde e piccoli borghi che riscoprono le proprie tradizioni. Chi viaggia in questo periodo trova un ritmo lento e autentico, fatto di assaggi, racconti e incontri nei centri storici.
Nelle prime e ultime settimane di settembre il calendario umbro è un susseguirsi di appuntamenti: dalle serate dedicate a La festa della cipolla a Cannara alle rievocazioni storiche de La Giostra della Quintana a Foligno, fino all’atmosfera suggestiva di Velimna, gli Etruschi del fiume a Perugia. Tra città d’arte e borghi collinari come Gubbio, Gualdo Tadino, Montecastrilli, Panicale o Umbertide, le sagre e gli eventi enogastronomici di settembre diventano l’occasione ideale per scoprire l’Umbria assaggiando il territorio, un evento alla volta.
Gli eventi di settembre in Umbria tra sagre, gusto e tradizioni
Sant'Egidio in festa – Montecastrilli (TR), dal 24 agosto al 2 settembre 2026. Sant'Egidio in festa propone un ricco menù con specialità come lo stinco in taverna e la cresciola al bar, accompagnato da musica, momenti di svago e fuochi d’artificio.
La Giostra della Quintana – Foligno (PG), dal 27 agosto al 13 settembre 2026. Rievocazione equestre ispirata a una competizione del XVII secolo, con due edizioni annuali della Giostra della Quintana tra sfide in notturna e gare diurne a Foligno.
Palio di Valfabbrica – Valfabbrica (PG), dal 27 agosto al 6 settembre 2026. Palio legato alla festa del crocifisso con cortei storici, rievocazioni medievali nei tre rioni di Valfabbrica, cerimoniali in costume, giochi, spettacoli e taverna con piatti tipici.
Feste nella Fratta di fine Ottocento – Umbertide (PG), dal 31 agosto al 3 settembre 2026. Evento che ricostruisce con cura documentaria la vita a Umbertide a fine Ottocento, evidenziando i cambiamenti sociali, culturali e politici successivi al passaggio dal Governo Pontificio al Regno d’Italia.
La festa della cipolla a Cannara – Cannara (PG), dal 1 al 13 settembre 2026. La festa della cipolla di Cannara omaggia questo prodotto con degustazioni, spettacoli, concerti, feste popolari, mostra mercato e stand gastronomici dedicati alla cucina locale.
Velimna, gli Etruschi del fiume – Perugia (PG), dal 2 al 6 settembre 2026. Velimna propone un ricco programma dedicato alla cultura e tradizione etrusca, con incontri, visite a musei e siti archeologici, conferenze e altre iniziative a tema.
Palio della Brocca – Deruta (PG), dal 3 al 6 settembre 2026. Il Palio della Brocca rievoca la storia e l’identità di Deruta con la Corsa delle Brocche, costumi d’epoca, dame, cavalieri e popolani, esaltando il valore artistico della ceramica.
Settembre a Panicale ed è festa dell'uva e del vino – Panicale (PG), dal 4 al 6 settembre 2026. Settembre a Panicale festeggia l’uva e il vino con degustazioni dei Doc Colli del Trasimeno, sfilate di carri allegorici, serate danzanti, percorsi enogastronomici, mercatino e iniziative nel centro storico.
Arriva UWine a Perugia – Perugia (PG), dal 11 al 13 settembre 2026. UWine a Perugia anima il centro storico con la partecipazione di numerose cantine umbre e food truck, offrendo un’ampia proposta enogastronomica tra Piazza Italia, Giardini Carducci e Piazza della Repubblica.
Festival del Medioevo a Gubbio – Gubbio (PG), dal 23 al 27 settembre 2026. Il Festival del Medioevo a Gubbio propone lezioni di storia, incontri con autori, concerti, teatro, fiera del libro, rievocazioni di antichi mestieri, giochi, letture e laboratori dedicati all’epoca medievale.
Festival Nazionale dei primi piatti "I primi d'Italia" – Foligno (PG), dal 24 al 27 settembre 2026. Il Festival Nazionale dei primi piatti “I primi d’Italia” trasforma Foligno in vetrina della pasta, gnocchi, polenta, riso, zuppe e prodotti gluten free provenienti da diverse realtà italiane.
I Giochi de le Porte – Gualdo Tadino (PG), dal 25 al 27 settembre 2026. I Giochi de le Porte rinnovano il Palio di Gualdo Tadino con gare tra le quattro porte cittadine e la tradizionale combustione della Bastola, simbolo dell’antico nemico del castello.
Festival dell'Oriente a Perugia – Bastia Umbra (PG), dal 26 al 27 settembre 2026. Il Festival dell’Oriente a Perugia consente di esplorare culture e tradizioni orientali con mostre, bazar, gastronomia, cerimonie, spettacoli folkloristici, concerti, danze, arti marziali, incontri e seminari tematici.
Brescia torna sotto i riflettori della stampa internazionale. Questa volta a innamorarsi della città è The Guardian, che in un lungo reportage di viaggio racconta una destinazione ancora lontana dai grandi flussi turistici, ma capace di concentrare storia, arte, cucina, vino e atmosfere autenticamente italiane. Il quotidiano britannico la presenta come una sorta di tesoro rimasto troppo a lungo fuori dai radar, spesso attraversato velocemente dai viaggiatori diretti verso Milano, Verona, il lago di Garda o le Dolomiti. Un errore, secondo il racconto del Guardian, perché proprio qui si troverebbe, tutto insieme, “ciò che si può desiderare dall’Italia”.
Il Guardian elogia una Brescia autentica
Il fascino raccontato dal Guardian parte soprattutto dall’identità della città. Brescia viene descritta attraverso i suoi quartieri, le persone che li abitano e quella particolare combinazione tra passato e presente che emerge passeggiando per il centro.
Tra le prime sorprese c’è il Carmine, quartiere un tempo considerato difficile e oggi diventato uno dei luoghi più vivaci della città, tra locali, ristoranti, graffiti e strade dall’anima bohémien. È proprio questo contrasto a colpire: Brescia non sembra costruita per il turista, ma conserva il carattere di una città vissuta ogni giorno dai suoi abitanti.
E non è la prima volta che Brescia conquista la stampa straniera. Anche il Times aveva già dedicato parole di elogio alla città, contribuendo a rafforzare l’immagine di una destinazione italiana ancora sorprendente e relativamente poco battuta dal turismo internazionale.
Cosa vedere e visitare a Brescia secondo il Guardian
Tra le tappe che emergono con maggiore forza c’è Piazza della Loggia, con la celebre Torre dell’Orologio e i suoi automi che scandiscono le ore dal XVI secolo. Una delle immagini più riconoscibili del centro storico e uno dei luoghi simbolo della città. Spazio poi al Teatro Grande, considerato uno dei gioielli culturali bresciani. Il Guardian ne ricorda la lunga storia e il prestigio, soffermandosi anche sul legame con Giacomo Puccini e con la fortuna ritrovata della Madama Butterfly nei primi anni del Novecento.
Tra le sorprese più suggestive figura la Chiesa di San Cristo, soprannominata la “Cappella Sistina di Brescia” per la straordinaria ricchezza degli affreschi che ricoprono i suoi interni. Impossibile, naturalmente, ignorare la Brescia romana. Il reportage conduce nell’area archeologica di Brixia, tra le più importanti testimonianze romane dell’Italia settentrionale, e al vicino Museo di Santa Giulia, dove monumenti, reperti e stratificazioni architettoniche raccontano oltre duemila anni di storia.
Ma la scoperta della città passa anche dalla tavola. Il Guardian cita specialità locali come casoncelli, malfatti e Bagòss, insieme all’immancabile pirlo, l’aperitivo simbolo di Brescia. E poco distante dal capoluogo arriva un’altra eccellenza: la Franciacorta, con i suoi vigneti e le sue bollicine.
Il viaggio consigliato non si ferma infatti ai confini cittadini. Dal centro di Brescia il racconto si sposta verso il lago d’Iseo, Sulzano e soprattutto Monte Isola, dove tradizioni artigiane, reti da pesca, prodotti locali e cantieri di barche in legno completano l’immagine di un territorio ricco e sorprendentemente vario.
Il gioiello bizantino della Calabria riapre le porte; dopo un lavoro lungo iniziato nel 2024 la Cattolica di Stilo riapre le porte ai visitatori. Siamo alle pendici del monte Consolino e questo edificio medievale tra i più riconoscibili della regione è stato ufficialmente riaperto dopo interventi di conservazione e manutenzione, oltre a quelli di valorizzazione. L’impegno ha riguardato sicurezza e accessibilità e nonostante ad oggi siano ancora incorso alcuni lavori è possibile entrare e godersi questa meraviglia. Ora che finalmente torna visitabile è il momento di cogliere l’occasione e inserirla nel proprio itinerario.
La riapertura della Cattolica di Stilo
La lungachiusura è stata più che necessaria per riaprire la Cattolica di Stilo in Calabria e intervenire in modo preciso su murature e superfici andando a restaurare alcuni elementi architettonici della chiesa. Il progetto si è occupato di conservazione di tutti i materiali storici e della prevenzione del degrado evitando di modificare l’identità del luogo. Tra le migliorie sono stati introdotti nuovi punti informativi e strumenti pensati per rendere più semplice la lettura dell’edificio; maggiore attenzione è stata rivolta a chi ha difficoltà sensoriale, fisica o cognitiva potenziando l’accessibilità. Migliorie importanti anche per sistemi di sicurezza e video-sorveglianza.
Cosa vedere nella Cattolica di Stilo
La Cattolica è stata costruita tra la fine del X e l’inizio dell’XI secolo. Il nome viene ricondotto al termine greco Katholikon, utilizzato per indicare la chiesa principale di un complesso monastico o un centro di culto legato a comunità di eremiti. All’esterno colpiscono soprattutto le cinque piccole cupole che emergono sopra una struttura compatta, quasi cubica. I mattoni disegnano motivi semplici e regolari, mentre la posizione sopraelevata apre lo sguardo verso Stilo e la vallata.
123RFLa Cattolica di Stilo, il gioiello bizantino calabrese
Dentro, la pianta a croce greca è scandita da quattro colonne di recupero, probabilmente provenienti da edifici più antichi. Su una di queste compare una croce con iscrizione latina; su un’altra si leggono incisioni in lingua araba. Segni che continuano a suscitare interrogativi sulla storia dell’edificio e sulle persone che lo attraversarono nei secoli. Il richiamo più importante è dato dagli affreschi con pitture che testimoniano fasi differenti e trasformazioni simbolo del Medioevo. Una delle immagini più note è quella della Dormitio Virginis, seguita dall’ascensione con Cristo benedicente e dalla raffigurazione dei santi vescovi. Ovviamente, una volta qui, vale la pena anche organizzare una passeggiata nel caratteristico borgo.
Come visitare la Cattolica di Stilo
Per poter visitare la Cattolica di Stilo bisogna fare tesoro di queste informazioni:
Apertura. Il sito è aperto dal martedì al sabato dalle 8.30 alle 19.30 e la domenica dalle 9.30 alle 19.30. Il lunedì è giorno di chiusura;
Prezzi. Il biglietto intero costa 4 euro, mentre il ridotto è di 2 euro.
Come raggiungere la Cattolica di Stilo
Per chi arriva da fuori regione per visitare la Cattolica di Stilo, gli aeroporti di riferimento sono quelli di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone. La stazione ferroviaria più vicina è invece Monasterace-Stilo, distante circa 14 chilometri. L’auto resta il mezzo più pratico per raggiungere Stilo e muoversi nella Vallata dello Stilaro. Una volta arrivati nel borgo, la Cattolica si trova in posizione rialzata, ai piedi del Monte Consolino.
Tante ville e dimore storiche che punteggiano il territorio, immerse tra vigneti, boschi e viuzze acciottolate; un antico ponte levatoio che racconta il passato medievale, ma anche chiese e cascine dove ancora sembra di sentire il ritmo lento della vita di campagna di un tempo. E poi le cantine, i filari ordinati sulle colline e le bollicine che hanno reso celebre questa terra nel mondo, spesso paragonate al più blasonato Champagne d’Oltralpe.
Erbusco è tutto questo, ma anche molto di più: è un luogo da attraversare senza fretta, lasciandosi sorprendere da scorci che compaiono dietro una curva, da una dimora che affiora tra le vigne, da una storia custodita nelle pietre delle antiche mura che insegnano cosa significa resilienza. Nel cuore della Franciacorta, la “Città del Vino” in provincia di Brescia offre un modo diverso di vivere il viaggio: più lento, autentico e profondamente legato al territorio, tra luoghi speciali da scoprire ed eventi che ne esaltano il valore culturale e turistico.
Cosa vedere a Erbusco
Le ville storiche
Tra le immagini più caratteristiche di Erbusco ci sono le sue ville storiche, eleganti dimore che raccontano il passato nobile del paese e che oggi punteggiano il territorio tra vigneti e vegetazione. Sono perlopiù proprietà private e normalmente non visitabili, ma in occasione di eventi particolari aprono eccezionalmente le loro porte al pubblico, come durante le Giornate FAI o in occasione dell’ormai consolidato evento “Erbusco in Tavola”. È proprio in queste occasioni che è possibile scoprire alcuni degli ambienti più belli e meno conosciuti del paese.
Tra le dimore più importanti c’è Palazzo Lechi, già Martinengo, una grande residenza costruita tra Cinquecento e Seicento, caratterizzata da una pianta a U, lunghi porticati e una loggia con colonne doriche. La si può ammirare in tutta la sua imponenza passeggiando in via San Bonifacio.
A pochi passi, continuando il percorso a piedi, spiccano anche Palazzo Marchetti di Montestrutto (dimora cinquecentesca con torre medievale, un meraviglioso giardino e soffitti affrescati), Villa Longhi (antico ospedale del ‘200, oggi splendida dimora con un grande parco) e Palazzo Cavalleri, oggi sede del Comune di Erbusco, un elegante palazzo in stile Liberty del ‘900.
Pro Loco ErbuscoVilla Marchetti con i suoi eleganti giardini a Erbusco
Per scoprirle tutte potrete seguire il Percorso Blu, un tracciato storico-culturale segnalato con contenuti multimediali che accompagnano i viaggiatori alla scoperta delle bellezze storico-architettoniche del paese (si trovano tutte le info sul sito di VisitErbusco).
Il patrimonio religioso di Erbusco permette di ripercorrere una storia ancora più antica: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, costruita nel XVII secolo, domina il centro del paese con la sua imponente architettura barocca, mentre è più raccolta la Chiesa di San Nicola, edificio seicentesco riconoscibile per la facciata e l’altare barocco. Nella frazione di Villa Pedergnano si trova invece la Chiesa di San Giorgio, dove è stato scoperto un prezioso affresco quattrocentesco.
Pro Loco ErbuscoChiesa Santa Maria Assunta nel centro storico di Erbusco
Il Borgo Pieve, cuore dell’antico castello
Per incontrare il volto medievale di Erbusco bisogna raggiungere la zona dell’antico castello, che sorgeva sulla parte più alta del paese all’interno di un sistema fortificato. Dell’antica struttura rimangono alcune testimonianze, tra cui il ponte levatoio, uno degli elementi più suggestivi del borgo, che si trova dietro alla chiesa principale: è un passaggio suggestivo che conduce verso Borgo Pieve, con l’antico oratorio, oggi sede della biblioteca comunale, e la splendida Pieve romanica Santa Maria Maggiore.
Proprio nell’area attorno alla Pieve, durante alcuni lavori del 2011, sono emerse importanti testimonianze archeologiche che hanno permesso di ricostruire le diverse fasi di vita di questo luogo. Gli scavi hanno rivelato tracce di un insediamento abitativo precedente alla costruzione della chiesa, resti riconducibili a un possibile luogo di culto preromanico e numerose sepolture, a conferma dell’antica vocazione funeraria dell’area.
È un angolo da osservare con attenzione, perché basta poco per immaginare l’aspetto che doveva avere Erbusco quando il paese era ancora protetto dalle sue fortificazioni e la Pieve rappresentava uno dei suoi luoghi più importanti.
Erbusco tra vigneti e cantine
Non si può dire di aver visto Erbusco se non si è stati in visita in almeno una delle sue splendide cantine, disseminate in tutto il territorio comunale e oltre. Se la storia ha lasciato le sue tracce nelle pietre, infatti, è il vino ad aver contribuito a costruire l’identità contemporanea di Erbusco.
Il paese è sede del Consorzio Tutela Franciacorta e della Strada del Franciacorta, che tutelano e promuovono uno dei più celebri spumanti italiani prodotto con il metodo classico e spesso considerato il “cugino” dello Champagne. Qui è possibile visitare diverse cantine, conoscere le tecniche di produzione e concludere il percorso con una piacevole degustazione. Ma non solo, molte cantine sono diventate veri e propri luoghi d’arte e cultura, con opere firmate da grandi artisti, come Arnaldo Pomodoro con il suo Cancello Solare, Igor Mitoraj e Mimmo Paladino a Ca’ del Bosco, o come il Parco delle Sculture di Franciacorta a Bellavista.
Tra le tante altre realtà presenti sul territorio ci sono nomi storici della Franciacorta come Cavalleri, Uberti, I Barisèi, Derbusco Cives ed Enrico Gatti. Le visite alle cantine sono generalmente su prenotazione, ma in diverse occasioni durante l’anno aprono le loro porte al pubblico, come nell’evento Cantine Aperte a settembre.
Cosa fare a Erbusco
Passeggiare tra i vigneti facendo tappa nelle cantine: è questa l’attività più suggestiva da fare a Erbusco. Diverse strade portano fuori dal centro storico e si districano tra colline verdeggianti e paesaggi mozzafiato. Ecco alcuni dei luoghi più panoramici che potete raggiungere (questo è un vero consiglio da insider!): la salita di via Vittorio Emanuele verso L’Albereta Relais & Châteaux (dove tantissimi VIP soggiornano), via San Bernardino (dalle aree esterne al cimitero fino a raggiungere Ca’ del Bosco) e via Campanili, dalla Pieve di Erbusco fino a un saliscendi collinare pieno di vigneti, che conduce a un punto panoramico molto suggestivo;
Tour a cavallo, in bici o in quad: per chi vuole vivere il paesaggio in modo ancora più immersivo, si può anche esplorare la Franciacorta a cavallo o in quad, seguendo strade di campagna e percorsi tra vigneti e colline. È un modo diverso dal solito per scoprire il territorio, soprattutto al tramonto, quando la luce rende ancora più suggestivi i paesaggi di Erbusco;
Visitare i borghi nei dintorni: Erbusco è anche un ottimo punto di partenza per esplorare i borghi e i piccoli centri della Franciacorta, tra antichi castelli, pievi, ville storiche e scorci sulle colline. In pochi chilometri si possono raggiungere località come Iseo, Sarnico, Adro, Capriolo, Provaglio d’Iseo e Monticelli Brusati, perfette per una passeggiata e per scoprire più approfonditamente il territorio.
Raggiungere il lago d’Iseo e Monte Isola: da Erbusco si può facilmente raggiungere il Lago d’Iseo, perfetto per una passeggiata sul lungolago, un pranzo con vista o una gita in barca. Da qui è possibile proseguire verso Monte Isola, l’isola lacustre più grande d’Europa, dove non circolano auto e ci si muove solo a piedi o in bicicletta tra piccoli borghi, antiche chiese e panorami magnifici sul lago;
Visitare Brescia: la tappa in città è immancabile. Brescia, distante circa 25 minuti in auto, merita assolutamente una tappa per scoprire il suo straordinario patrimonio storico e artistico, dal complesso monastico di San Salvatore-Santa Giulia, Patrimonio UNESCO, al Capitolium e alla suggestiva Piazza Paolo VI, cuore della città medievale.
Gli eventi imperdibili a Erbusco
Un ottimo momento in cui raggiungere Erbusco è durante uno dei tanti eventi che animano il centro storico e l’intero territorio franciacortino, appuntamenti che attirano sempre più turisti italiani e stranieri. Dalle manifestazioni enogastronomiche alle rassegne culturali, fino a iniziative che permettono di scoprire luoghi normalmente non accessibili al pubblico, ecco cosa non perdere:
Erbusco in Tavola 2026: giunta alla sua 18esima edizione, questa cena itinerante è l’appuntamento più suggestivo, organizzato dalla Pro Loco. In programma il 4 settembre 2026, trasforma Erbusco in un percorso enogastronomico tra sapori locali, Franciacorta e alcune delle sue dimore storiche. È anche una delle rare occasioni per entrare in ville normalmente chiuse al pubblico;
Pro Loco ErbuscoL’evento “Erbusco in Tavola” a Villa Lechi
Cantine Aperte: manifestazione che coinvolge ogni anno numerose realtà vitivinicole della Franciacorta e rappresenta un’occasione per conoscere da vicino il mondo delle bollicine, visitare le cantine, incontrare i produttori e degustare i vini del territorio. Segnatevi le date: l’appuntamento è dal 18 al 20 settembre 2026;
Un km di tela: tra gli appuntamenti più originali c’è Un Km di tela, progetto di land art nato nel 2016 dall’idea dell’artista Tina Moretti. Un’intera tela, lunga un chilometro, viene stesa tra i vigneti e trasformata in una grande opera collettiva a cielo aperto, alla quale possono partecipare artisti, appassionati e visitatori (anche famiglie con bambini!). Allora tutti pronti con i pennelli in mano: l’appuntamento è domenica 20 settembre 2026;
Concerto all’alba: un’esperienza suggestiva che unisce musica e paesaggio tra le note che accompagnano il sorgere del sole immersi tra colline e vigneti, regalando uno dei momenti più particolari da vivere a Erbusco. Si tiene ogni anno nel mese di giugno;
Tradizionale Carnevale di Erbusco: carri allegorici e tante maschere per uno degli appuntamenti più divertenti dell’anno;
Erbusco Teatro: una programmazione di spettacoli e appuntamenti teatrali che rendono il paese un punto di riferimento culturale, oltre la stagione turistica. Gli spettacoli partono ogni anno da settembre;
Palio di San Gottardo: ogni anno si celebra la festa tradizionale medievale, con sfilate, giochi tra contrade e tanto buon cibo del territorio.
Erbusco si trova in provincia di Brescia, nella parte meridionale del Lago d’Iseo e nel cuore della Franciacorta. In auto, si raggiunge dalla A4 Milano-Venezia, uscendo a Rovato e proseguendo poi verso Erbusco. Da Milano il viaggio richiede poco più di un’ora. È possibile raggiungere la zona anche con i mezzi pubblici, utilizzando i collegamenti autobus che uniscono Erbusco con Brescia, Rovato e gli altri centri della Franciacorta.
Una volta arrivati, il consiglio è quello di lasciare l’auto e rallentare. Perché il modo migliore per conoscere Erbusco non è correre da un’attrazione all’altra, ma seguire una strada tra i vigneti, fermarsi davanti a una villa, entrare in una chiesa, ascoltare la storia di una cantina e magari concludere la giornata davanti a un tramonto infuocato, un calice di Franciacorta e un piatto di prelibatezze locali.
Un altro gioiello italiano conquista la stampa britannica, questa volta è una perla meno nota all’estero ma amatissima dai connazionali: Perugia, la città del cioccolato, ha fatto il giro del mondo. A celebrarla è The Times che descrive il capoluogo umbro come una città rilassata e creativa relativamente lontana dai grandi flussi turistici che invece interessano le città toscane. Su una collina e circondata da un paesaggio verdeggiante e rigoglioso viene consigliata per poter scoprire storia e cultura gastronomica… e secondo la rivista bastano 48 ore per scoprirla.
L’elogio del Times a Perugia
Nel racconto pubblicato dal quotidiano britannico, Perugia si fa notare per la capacità di sorprendere, nonostante venga spesso ignorata dai turisti stranieri che puntano aToscana e Lazio. Il Times vuole sottolineare l’identità creativa, storica e artistica del territorio con eventi di risalto internazionale come Umbria Jazz. Oltre alla musica, la città colpisce per le tracce della civiltà etrusca che precedono l’epoca romana e convivono attualmente con architetture medievali e musei dedicati oltre all’immancabile street art contemporanea. Con un centro storico compatto e facile da girare a piedi è perfetta per un weekend: l’itinerario creato dalla rivista british propone un giro di 48 ore per attraversare salite, scalinate e passaggi stretti che conducono verso punti panoramici e piazze monumentali. Il giornale suggerisce in particolare l’autunno come uno dei periodi migliori per visitare Perugia, quando il “cuore verde d’Italia” cambia colore, le temperature diventano più piacevoli e il paesaggio assume tonalità dorate e rossastre.
E che dire della gastronomia? Il legame con il cioccolato è ormai consolidato, proprio qui c’è il museo del cioccolato più grande al mondo ma l’attenzione va rivolta anche verso i tartufi e verso la cucina rustica dove gli ingredienti locali svelano ricette semplici ma intense.
iStockIl centro storico di Perugia fa il giro del mondo
Cosa vedere assolutamente a Perugia
Il quotidiano britannico ha creato un itinerario di 48 ore per poter visitare Perugia toccando arte, storia e ovviamente il buon cibo. Si parte dal centro con piazza IV Novembre dove sorgono la cattedrale di San Lorenzo e la Fontana Maggiore. Basterà poi proseguire verso corso Vannucci, i Giardini Carducci e osservare i quartieri storici. Una delle esperienze imperdibili è però la discesa nel pozzo etrusco del III secolo a.C. che a quasi 10 metri di profondità dà modo di entrare nella complessa struttura sotterranea che mostra l’abilità ingegneristica degli Etruschi.
Per gli appassionati d’arte imperdibile la galleria nazionale dell’Umbria all’interno del palazzo dei Priori; nelle sale sono custodite opere medievali e rinascimentali del territorio. Spostandosi verso via della Viola e via Cartolari, lo scenario cambia: murales, atelier, cinema indipendenti e piccoli spazi culturali raccontano il volto più contemporaneo e bohemien della città. Il legame con la musica è altrettanto importante e nonostante sia limitato il periodo legato agli eventi, Umbria Jazz continua a risuonare nell’aria durante tutto l’anno con concerti e iniziative.
Ovviamente l’aspetto gastronomico è importantissimo: tra i piatti da provare pasta fresca con tartufo locale, tagliatelle condite con i profumi del bosco e ovviamente i vini come il Sagrantino e i rossi provenienti da uve Sangiovese. E per concludere in dolcezza, il cioccolato resta inevitabile: dai celebri cioccolatini alla nocciola alle creazioni artigianali, Perugia conferma una tradizione che ormai fa parte della sua identità internazionale.
Non è mai troppo tardi, soprattutto se il messaggio che viene recapitato scalda il cuore. A volte ci sono parole che arrivano apparentemente in ritardo, ma forse nel momento giusto. Probabilmente è questo che ha pensato Bob Sheppard, un uomo della California che aprendo la sua cassetta della posta a Long Beach è rimasto stupito trovando una cartolina spedita dai suoi genitori 26 anni prima, quando entrambi erano ancora vivi.
Ingiallita dal tempo e segnata da un viaggio impegnativo, arrivava direttamente dalla Danimarca: i coniugi erano stati a Copenhagen per una vacanza nel luglio del 2000. Il messaggio di poche righe riporta a una tradizione ormai obsoleta e scalda il cuore del figlio che ha modo di leggere, ancora una volta, le parole di mamma e papà. Le sue prime impressioni sono state quelle di avere tra le mani un vero tesoro, così ha raccontato ad ABC7. A rendere preziosa la cartolina non sono il francobollo, la data o il viaggio misterioso… sono proprio le persone che l’avevano scritta.