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Terme libere all’aperto: dove fare il bagno in autunno in Italia

1 novembre 2026 à 12:00

C’è chi il bagno, proprio, non riesce a smettere di farlo. E quando l’estate finisce e le spiagge si svuotano, la scelta resta quella di puntare su uno dei tesori nascosti del territorio italiano, sempre ricco di sorprese e bellezze: le terme libere all’aperto, ovvero sorgenti d’acqua calda che sgorgano dal profondo della terra e che, oltre a essere un piacere, sono anche un toccasana che la natura ci regala.

Autunno e inverno sono le stagioni migliori per scoprirle: a pochi verrebbe in mente di immergersi in una polla dalla temperatura superiore ai 35 gradi durante i giorni dove infierisce la canicola estiva; a nessuno dispiace, invece, l’idea di infilarsi in una vasca bollente mentre fuori le guance pizzicano per la frizzante temperatura atmosferica. Il loro essere libere e pertanto gratuite è un ulteriore elemento apprezzabile: una risorsa naturale democratica, aperta a tutti e tutte, per godere delle meraviglie del territorio anche durante i mesi autunnali.

Pozza di Leonardo, Bormio

Si comincia dalle Alpi, a oltre mille metri di quota, per vivere il brivido di starsene a mollo mentre fuori il freddo arrossa le guance.

Poco fuori Bormio, nel bosco nei pressi dei Bagni Vecchi, una breve camminata di circa mezzo chilometro conduce a una piccola insenatura lungo il corso del torrente Braulio, dove arriva l’acqua termale: è la Pozza di Leonardo.

Si parla proprio di quel Leonardo lì: si dice infatti che Leonardo da Vinci abbia vergato di proprio pugno, nel suo Codice Atlantico, alcuni riferimenti a questo piccolo e incantevole luogo naturale, anche se a dire il vero il legame dimostrabile con questa pozza è più tradizionale che documentato.

L’acqua è a circa 36 gradi e le pozze, a ben guardare, sono due: una più ampia e una più piccola immediatamente sotto. È l’ideale per ristorare corpo e anima dopo una giornata in montagna, magari quando fuori c’è già qualche spruzzata di neve.

Cascate del Mulino, Saturnia

Uno dei grandi classici della Toscana, che è una delle regioni d’Italia più ricche di terme libere all’aperto: si tratta delle fotografatissime Cascate del Mulino a Saturnia, un piccolo paesello nel comune di Manciano, in Maremma.

Il torrente termale detto Gorello scorre qui sinuoso, lungo una serie di vasche a gradoni, formando una gran quantità di polle opache di acqua termale. Le chiamano, appunto, le Cascate del Mulino, per via dell’antico mulino che vi sorge immediatamente nei pressi.

L’acqua sulfurea sgorga a una temperatura costante di 37,5°C, piacevole in ogni stagione, e l’accesso è aperto a tutte e a tutti.

La leggenda vuole che le sorgenti siano nate da un fulmine scagliato da Giove, furibondo con il padre Saturno. Sono probabilmente le terme libere più famose d’Italia, e quindi molto affollate in estate, ma spesso anche nei weekend autunnali.

Terme di Bagni San Filippo

Bagni San Filippo è una piccola, amena frazione del comune di Castiglione d’Orcia, immersa nella splendida e panoramica Val d’Orcia. Il paese si trova al limitare di fitti boschi, alle pendici del Monte Amiata, il rilievo più importante del sud della Toscana.

bagni san filippo terme libere all'aperto
123RF
Le vasche termali a Bagni San Filippo

Qui un sentiero che prende le mosse subito fuori dal paese si inoltra tra le fronde del bosco, scende lungo le rive di un torrente dalle acque color smeraldo, che risponde al nome di Fosso Bianco, fino a incontrare la Balena Bianca: una grande concrezione calcarea, dalle forme imponenti e per questo paragonata a un cetaceo, formata dal continuo depositarsi dei sedimenti minerali delle acque termali attorno a una cascata del corso d’acqua.

È in questa zona che scorrono le acque più calde, che arrivano fino a circa 48°C e si mescolano con quelle del torrente nelle pozze più in basso, dove ciascuno può trovare la temperatura preferita. Piccole cascate si alternano alle polle che si susseguono, in un ambiente piuttosto selvaggio, un’isola bianca tra i larici che la circondano.

Bagni di Petriolo

Ancora Toscana: al confine tra le province di Siena e Grosseto, nella Valle dell’Ombrone, il torrente Farma accoglie le acque di una sorgente termale nei pressi della località Petriolo. Alle terme si arriva facilmente, con un breve sentiero a ridosso della strada asfaltata, ma poi dalle polle si è isolati in un mondo di tepore e vapore.

Terme libere toscana inverno
iStock
Le terme libere di Petriolo

L’acqua termale, ricca di idrogeno solforato, sgorga a 43°C e scende verso il fiume formando vasche di calcare, separate dalla corrente fredda da un muretto di ciottoli.

Il gioco è semplice: si passa dalle pozze più calde a quelle più tiepide fino alle fredde acque del Farma, in un percorso che ricorda il calidarium, il tepidarium e il frigidarium delle terme romane.

Piscine Carletti, Viterbo

A circa due chilometri e mezzo dal centro di Viterbo, nella zona termale alle porte della città, le Piscine Carletti fanno parte del vasto bacino idrotermale della Tuscia, lo stesso che alimenta altre sorgenti celebri come il Bullicame, citato da Dante Alighieri nell’Inferno della sua Commedia, e il Bagnaccio.

Le vasche sono ricche di sali minerali e oligoelementi, ed è un piacere passare dall’una all’altra, godendosi i diversi gradi di calore. La notevole temperatura massima raggiunta da una delle sorgenti è di 58°C.

Piscine Carletti
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Una delle vasche delle Piscine Carletti

Le Piscine Carletti si trovano in un’area pianeggiante, dove lo sguardo può spaziare verso l’orizzonte. Il tramonto autunnale, verso la metà del pomeriggio di una giornata serena, è un momento ideale per godersi un bello spettacolo immersi al calduccio delle salutari acque termali.

Polle di Caronte, Lamezia Terme

Contrada Caronte, una località del territorio di Lamezia Terme, alle pendici del massiccio del Reventino, nel cuore della Calabria: qui alcune polle di acqua sulfurea si offrono all’utilizzo pubblico da oltre duemila anni.

L’acqua sgorga a 39°C da sorgenti già note a Bruzi, Greci e Romani, le popolazioni che si sono succedute nell’antichità in questo territorio. Lo stabilimento termale principale presente in loco è a pagamento, ma a circa 300 metri si trova una piccola pozza all’aperto, circondata dal verde. Sfrutta le stesse acque ed è accessibile gratuitamente: sono le terme libere di Caronte. Accanto scorre un ruscello con una piccola cascata fredda, perfetta per alternare caldo e freddo.

Fumarole di Sant’Angelo, Ischia

Ultima selezione di questo breve elenco dedicata a un luogo particolare e unico, leggermente diverso dagli altri. Anche se non si parla propriamente di terme all’aperto, merita di essere aggregato alla lista per la sua eccezionalità.

Sull’isola vulcanica di Ischia, tra il borgo di Sant’Angelo e la spiaggia dei Maronti, si apre infatti la Spiaggia delle Fumarole. Non ci sono vere e proprie vasche, bensì un tratto di arenile da cui escono vapori e gas che scaldano la sabbia e rendono più calda l’acqua del mare. Un vero e proprio tesoro di cui godere d’autunno, quando il bagno in mare diventa solitamente meno invitante. Già gli antichi romani, inoltre, pare si ricoprissero di sabbia calda a scopo terapeutico.

La spiaggia si raggiunge in una decina di minuti a piedi dal borgo, lungo la stradina pedonale che porta ai Maronti.

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Perché organizzare un city break a Ginevra quest’inverno è un’ottima idea

31 octobre 2026 à 10:00

L’inverno è una stagione perfetta per scoprire Ginevra, città cosmopolita che, con l’arrivo del freddo e soprattutto durante il periodo natalizio, si veste di un fascino particolare. Affacciata sulle rive del Lago Lemano e impreziosita da panorami alpini, regala scorci suggestivi, architetture storiche, musei e tradizioni e, tra passeggiate sul lungolago, cioccolate calde nei locali del centro e mercatini di Natale, non mancano le occasioni per concedersi qualche giorno lontano dalla routine.

A rendere il tutto più interessante, il debutto di una nuova rotta diretta da Milano Linate per raggiungere la città svizzera in modo semplice e comodo.

Da Milano a Ginevra con il nuovo volo diretto easyJet

Organizzare un viaggio a Ginevra partendo da Milano è diventato ancora più semplice grazie al nuovo collegamento aereo inaugurato da easyJet tra l’aeroporto di Milano Linate e quello della città svizzera. La compagnia ha infatti avviato una nuova rotta diretta che avvicina due importanti centri dal respiro internazionale, ampliando le possibilità di viaggio tra Italia e Svizzera.

Il collegamento è operativo con fino a sei frequenze settimanali, dal lunedì al venerdì e la domenica.

Ginevra in inverno, cosa non perdere

Una prima tappa può essere il centro storico, con le stradine acciottolate, le caratteristiche piazze e gli edifici che ne raccontano la storia tra cui la Cattedrale di Saint-Pierre, legata alla storia della Riforma protestante: vale la pena salire sulla torre per lasciarsi incantare dal panorama sui tetti della città.

Dopo aver esplorato i vicoli del centro, potete raggiungere il lungolago e ammirare il Jet d’Eau, imponente getto d’acqua che si staglia sul Lago Lemano; poco distante ecco il Jardin Anglais, elegante spazio verde affacciato sull’acqua, conosciuto anche per l’Orologio Floreale, una composizione di fiori e piante che rende omaggio alla tradizione orologiera svizzera. Nel periodo natalizio, ospita il mercatino Noël au Jardin, con casette di legno, proposte gastronomiche e occasioni per dedicarsi allo shopping. Un’altra tappa interessante è il Parc des Bastions, che accoglie il celebre Muro dei Riformatori, monumento dedicato ad alcune delle figure più importanti della Riforma protestante.

Jet d'Eau al tramonto sul Lago Lemano a Ginevra
iStock
Il magnifico Jet d’Eau al tramonto

Le giornate più fredde possono essere l’occasione per scoprire anche l’offerta culturale con una tappa al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che racconta la storia e l’impegno umanitario del movimento e affronta temi legati alla solidarietà e all’assistenza alle persone colpite da conflitti e crisi. Se siete appassionati di orologeria potete, invece, visitare il Museo Patek Philippe, dedicato a una delle espressioni più conosciute dell’artigianato svizzero. Merita attenzione anche il Museo d’Arte e di Storia, una delle principali istituzioni culturali ginevrine, con una collezione molto ampia che tocca differenti epoche e forme artistiche. Per aggiungere una tappa meno convenzionale, c’è infine l’ERN, un’esperienza legata al mondo della scienza da prendere in considerazione organizzandosi in anticipo e verificando le modalità di accesso.

Tra la fine di novembre e dicembre, poi, le decorazioni, le luci e i mercatini trasformano creano l’atmosfera ideale per immergersi nello spirito natalizio. Tra le esperienze da non perdere c’è una passeggiata tra le bancarelle, dove curiosare tra oggetti artigianali e specialità stagionali, magari concedendosi una cioccolata calda o un bicchiere di vin brulé. Dicembre è anche il mese della Fête de l’Escalade, ricorrenza molto sentita che rievoca l’attacco sferrato nel 1602 dalle truppe del Duca di Savoia contro la città e la resistenza dei suoi abitanti. Durante le celebrazioni, le strade si animano con costumi d’epoca e iniziative a tema storico.

Se disponete di qualche ora in più potete, infine, organizzare una breve escursione fuori Ginevra: una delle mete più interessanti è il Mont Salève, in territorio francese non lontano dal confine svizzero. La funivia permette di raggiungere la zona panoramica e ammirare dall’alto la città, il Lago Lemano e, nelle giornate limpide, anche le Alpi.

Natale e Capodanno in crociera: tra mercatini innevati e mete esotiche, ecco le migliori

Par : losiangelica
29 octobre 2026 à 12:00

L’atmosfera delle feste è qualcosa del tutto personale, c’è chi sogna un bianco Natale con neve tutto attorno, mercatini e cioccolata calda e chi invece non desidera altro che approfittare dei giorni senza lavoro per rinnovare la tintarella… qualsiasi siano i propri gusti c’è una crociera di Natale o Capodanno perfetta per sé. Ecco le rotte da mettere subito in wishlist.

Crociere fluviali: Natale tra borghi e mercatini

Una crociera sul fiume? Sicuramente una buona idea per vivere a pieno la magia del Natale. Le rotte sono tantissime e noi abbiamo selezionato le migliori per vivere l’atmosfera di una crociera fluviale nel periodo natalizio.

Sul fiume Elba

Si parte con Viking River Cruises il primo giorno di dicembre e per 10 giorni si naviga sull’Elba, da Berlino ci si sposta con un itinerario verso Wittenberg dove sarà possibile visitare il mercatino e poi si raggiunge Meissen, patria della porcellana. Imperdibile Dresda con le sue architetture barocche e ovviamente la tappa finale… Praga.

Crociera sul Meno

Un’opportunità imperdibile? Quella della crociera fluviale proposta da Uniworld che collega Norimberga a Francoforte e fa scoprire i mercatini natalizi più belli della Germania.

Lungo il Danubio

Con AmaWaterways si passa dai mercatini tedeschi di Norimberga, Ratisbona e Passau a Vienna e Budapest. Scenic offre un’alternativa che comprende anche Bratislava, Dürnstein e Melk. La parte migliore è il cambio di scenario: un giorno vicoli acciottolati, quello dopo i palazzi delle capitali imperiali.

Sul Reno

Un’altra crociera fluviale imperdibile? Quella di Viking River Cruises sul Reno che per le feste natalizie tocca le tappe di Amsterdam, Colonia e Strasburgo facendo vivere la magia tra i centri storici vestiti di luci.

Sempre sul Reno la proposta di Avalon Waterways che partendo da Amsterdam ci porta a scoprire varie tappe tra cui Colonia, Strasburgo per raggiungere la Foresta Nera e concludersi dunque a Basilea.

Crociere in mare per le feste natalizie 2026-2027

No, Natale e Capodanno non devono per forza essere trascorsi al freddo ci sono tante crociere in mare che ci portano verso mete dove rinnovare la tintarella e brindare al nuovo anno baciati dal sole.

Crociera Corsica Ferries in navigazione
Ufficio Stampa
Crociere Corsica Ferries Capodanno 2027

Capodanno a Copacabana

Il 31 dicembre 2026 Rio de Janeiro si accende per il Réveillon. Costa Serena, in viaggio tra Brasile e Argentina, si ferma nella baia di Copacabana per ammirare i fuochi dall’acqua. A mezzanotte il programma di Costa Crociere non finisce: a bordo si balla al White Party, rigorosamente vestiti di bianco.

Natale sotto il sole dell’Atlantico

Dal 21 al 28 dicembre 2026, Costa Crociere è in partenza da Tenerife e fa rotta verso Lanzarote, Fuerteventura, Gran Canaria e Madeira. Tra paesaggi vulcanici, spiagge e Funchal addobbata a festa, Costa Smeralda propone un’alternativa al solito Natale invernale. Maglione pesante? Probabilmente non servirà.

Natale ai Caraibi

Sette notti dal 21 dicembre, con imbarco a La Romana. MSC Opera esplora Samaná, Virgin Gorda, Basseterre, Philipsburg e Catalina Sugar Beach. Qui il programma delle feste si mescola a baie turchesi, palme e sabbia chiara.

Città mediterranee in festa

Si salpa da Civitavecchia con MSC il 24 o il 31 dicembre 2026 per sette notti. Valencia, Barcellona, Marsiglia, Genova e Livorno compongono una rotta perfetta per alternare passeggiate nei centri storici, architetture sorprendenti e soste gastronomiche.

Capodanno alle Antille

Partenza il 26 dicembre da Fort-de-France, poi Pointe-à-Pitre, Bridgetown, Kingstown, Saint George e Castries. In sette notti MSC World Europa attraversa isole dai caratteri diversi, tra mercati colorati e spiagge da screensaver. Un modo niente male per cominciare il 2027.

Capodanno a Nizza

Un’altra opportunità? Corsica Sardinia Ferries ci porta a Nizza partendo da Savona. Si parte la sera del 30 dicembre e il 31 si esplora Nizza con il suo centro storico mentre per la notte di San Silvestro si rientra sulla nave con un cenone di tutto rispetto firmato dallo chef stellato Filippo Chiappini Dattilo. Si rientra il 1° gennaio.

Capodanno in Corsica

Chi ha poco tempo a disposizione potrebbe partire il 31 dicembre da Livorno per arrivare a Bastia nel pomeriggio così da godersi una passeggiata prima della festa a bordo prevista per poter festeggiare in grande l’arrivo del nuovo anno. Si rientra il 1° gennaio.

I rifugi di montagna più belli d’Italia nel 2026, premiati gli indirizzi da sogno

29 octobre 2026 à 07:30

La montagna è sempre una garanzia, ad ogni stagione, ma soprattutto durante i mesi più freddi dell’anno. Tra gli estimatori c’è chi ama la montagna per le piste da sci, chi invece per i panorami innevati e chi, invece, non rinuncerebbe mai a una pausa golosa davanti a un camino acceso. Ma quali sono i migliori rifugi di montagna d’Italia dove vivere queste esperienze? A svelarlo è la prima edizione della Guida ai migliori mountain club d’Italia 2026, che ha premiato le strutture più interessanti tra le Alpi e l’Appennino tosco-emiliano.

Il Pego do Inferno è la cascata nascosta dell’Algarve che custodisce una leggenda inquietante

27 octobre 2026 à 16:00

La parola Algarve va spesso a braccetto con spiagge dorate e infinite, ma la verità è che esiste anche un volto di questa regione del Portogallo che spesso sfugge alle tipiche immagini da cartolina. Allontanandosi un pochino dalla costa, infatti, si incontra un paesaggio completamente diverso, fatto di piccoli corsi d’acqua, vallate scavate nella roccia e una vegetazione che cresce rigogliosa attorno alle sorgenti. Ed è tra le campagne della cittadina Tavira che si nasconde una delle meraviglie naturali più particolari della regione: Pego do Inferno, una pozza verde oliva alimentata da una piccola cascata.

Alberi, arbusti e canneti avvolgono le sponde, mentre la luce del sole attraversa il fogliame e disegna riflessi mutevoli sulla superficie. Persino il colore sembra cambiare durante la giornata, passando dal verde intenso a tonalità più chiare, influenzate dalla profondità e dalla vegetazione circostante.

La Cascata do Pego do Inferno, conosciuta anche attraverso la traduzione italiana di Cascata del Pozzo dell’Inferno, raggiunge appena 3 metri d’altezza. Una misura modesta, direte voi, ma vi possiamo assicurare che è sufficiente a dar vita a uno scenario dalla personalità sorprendente.

Origine, formazione e leggende del Pego do Inferno

Il Pego do Inferno appartiene a un sistema naturale formato da tre salti d’acqua lungo la ribeira da Asseca, un torrente che attraversa questa porzione dell‘Algarve. Gli altri due sono la Cascata do Pomarinho, conosciuta anche con il suggestivo nome di Pego do Amor, e la Cascata da Torre.

Si tratta di un insieme geologico particolarmente interessante, sviluppato lungo un tratto fluviale di circa 1,5 chilometri. Ciò che accomuna queste formazioni è la presenza del tufo calcareo, una roccia sedimentaria prodotta dall’accumulo di carbonato di calcio trasportato dall’acqua.

Quando l’acqua ricca di minerali libera parte dell’anidride carbonica disciolta, il carbonato di calcio può depositarsi sulle superfici, incorporando frammenti vegetali e contribuendo alla crescita di barriere naturali. Con il passare del tempo, tali accumuli modificano il profilo del torrente, creando dislivelli e piccoli bacini.

Quando ci si ritrova lì davanti, risulta davvero affascinante pensare che il piccolo salto visibile oggi rappresenti il risultato di trasformazioni durate millenni. Accanto alla spiegazione scientifica (come è possibile intuire anche dal nome) sopravvive una leggenda decisamente più oscura.

Stando al racconto popolare, molti anni fa un carro trainato da animali precipitò nella pozza, trascinando con sé gli occupanti. Le persone accorse sul posto tentarono di recuperare i corpi e il veicolo, ma le ricerche risultarono vane. La storia prosegue con l’arrivo di alcuni sommozzatori, incapaci, secondo la tradizione, persino di individuare il fondo.

Da quell’episodio sarebbe nata la convinzione che il bacino fosse collegato direttamente all’Inferno. Un abisso apparentemente senza fine, pronto a inghiottire qualunque cosa precipitasse nelle sue acque. Altre versioni della leggenda parlano addirittura di passaggi sotterranei collegati ai fiumi Guadiana e Gilão.

La visita al Pego do Inferno

La pozza del Pego do Inferno si presenta con un profilo arrotondato, delimitato da rocce irregolari e vegetazione. Le tonalità olivastre derivano dall’interazione tra profondità, caratteristiche del terreno, organismi acquatici e riflessi delle piante circostanti. Durante le giornate luminose il contrasto tra le pareti più chiare e l’acqua scura diventa particolarmente evidente e assolutamente piacevole da osservare.

Consigliamo di dedicare attenzione anche le superfici del tufo calcareo: le loro forme irregolari conservano tracce dei processi di deposizione minerale che hanno costruito il salto, come piccole cavità, incrostazioni e sporgenze. Nel corso dell’anno, chiaramente, l’aspetto della cascata muta sensibilmente.

Tra la fine dell’inverno e la primavera, soprattutto dopo periodi piovosi, il torrente presenta generalmente una portata maggiore. È proprio quella che sta per arrivare, quindi, la stagione più indicata per apprezzare la caduta d’acqua e osservare la vegetazione in una delle sue fasi più rigogliose.

Cascata del Pozzo dell'Inferno, Algarve
iStock
La Cascata del Pozzo dell’Inferno in piena

Durante l‘estate, invece, il paesaggio può assumere caratteristiche differenti: le precipitazioni diminuiscono e il flusso talvolta si riduce a un sottile rivolo. Negli anni particolarmente siccitosi il salto può persino rimanere asciutto, lasciando emergere soprattutto la struttura rocciosa.

Un aspetto fondamentale riguarda però la possibilità di accedere al sito. Fino al 2012 il Pego do Inferno disponeva di infrastrutture destinate ai visitatori, tra cui passerelle, una scalinata di legno, un ponte e attrezzature per la fruizione dell’area balneare. Un incendio divampato nel luglio di quell’anno distrusse buona parte delle strutture e danneggiò la vegetazione circostante. Per questo motivo, il Comune di Tavira dispose la chiusura dello spazio e il percorso attrezzato rimase inutilizzabile.

Negli anni successivi la natura ha progressivamente riconquistato l’area, mentre la realizzazione di nuovi accessi ha incontrato diversi ostacoli. Tra questi, per esempio, la presenza di terreni privati, le condizioni del corso d’acqua e le difficoltà legate alla siccità.

Il Pego do Inferno risulta ancora privo di un accesso pubblico ufficialmente riaperto. Il Comune ha inserito tra i propri obiettivi il recupero del sito e la sua valorizzazione paesaggistica. Inoltre, le analisi delle acque citate dall’amministrazione indicano condizioni inadatte alla balneazione.

Sebbene alcune persone continuino a raggiungere spontaneamente la conca, la frequentazione informale va distinta dalla disponibilità di un percorso autorizzato e sicuro. In attesa di una riapertura, è necessario rispettare eventuali divieti, proprietà private e limitazioni di accesso.

Dove si trova e come arrivare

La Cascata do Pego do Inferno si trova nella freguesia di Santo Estêvão, nel territorio comunale di Tavira, a circa 10 chilometri a nord-ovest del centro cittadino. Siamo nel Sotavento Algarvio, la parte orientale dell’Algarve, in una fascia rurale intermedia tra la costa atlantica e i rilievi dell’entroterra.

Tavira rappresenta senza dubbio il principale punto di riferimento per raggiungere la zona. Dal centro si procede in direzione nord-occidentale, verso l’area di Santo Estêvão e della ribeira da Asseca. La cascata è segnalata sulle principali applicazioni cartografiche, ma la presenza di un’indicazione digitale va distinta dall’effettiva accessibilità del sito.

Prima di organizzare uno spostamento specifico in questo angolo di Portogallo è quindi opportuno consultare gli aggiornamenti del Comune di Tavira, verificare l’eventuale riapertura di un itinerario autorizzato e considerare le condizioni meteorologiche. Le piogge intense possono rendere instabili i terreni vicini al torrente, mentre i periodi di siccità incidono direttamente sulla presenza della cascata.

Vacanze wellness in Alto Adige, un rapporto svela dove trovare hotel con piscine panoramiche e spa private

Par : losiangelica
26 octobre 2026 à 15:30

E se la vacanza wellness non avesse una formula unica? Dalle piscine affacciate sulle montagne alle saune, fino a quelle a due passi da un laghetto naturale dove rilassarsi. In Alto Adige tutto questo è possibile e a raccontarlo sono i dati del Rapporto Wellness Alto Adige 2026 pubblicato da SuedtirolWellness che ha esaminato 722 hotel distribuiti in tutta la provincia studiando a pieno il fenomeno.

Vacanze Wellness in Alto Adige: lo studio

Il wellness è, a tutti gli effetti, una componente importante del mondo hospitality in Alto Adige ma non tutti gli hotel interpretano il concetto (e di conseguenza i servizi) allo stesso modo. Il nuovo rapporto di SuedtirolWellness prova a mettere ordine in questa varietà. La rilevazione, condotta nell’agosto 2026 attraverso informazioni pubblicamente disponibili, ha individuato 722 strutture con caratteristiche riconducibili al wellness, presenti in 101 dei 116 comuni della provincia.

Gli hotel sono stati suddivisi in tre gruppi. In 107 casi il benessere rappresenta un elemento centrale dell’identità della struttura; altri 138 alberghi mostrano una specializzazione nella spa o nei servizi wellness. Il gruppo più numeroso, composto da 477 hotel, comprende invece strutture che associano un’offerta qualificata di piscine a saune o altri ambienti dedicati al calore, insieme a spazi relax o trattamenti specifici. Il dato più interessante per i viaggiatori riguarda proprio le diverse possibilità di soggiorno. Le piscine con vista costituiscono la categoria più numerosa tra le quattro tipologie approfondite. Seguono le soluzioni per il wellness privato, le strutture con acque naturali e quelle che prevedono ambienti distinti per adulti e famiglie.

Dove trovare hotel con piscine panoramiche in Alto Adige

Sono almeno 281 gli hotel altoatesini che, secondo il Rapporto Wellness Alto Adige 2026, dispongono di una piscina con vista panoramica o di una soluzione come una infinity pool, una rooftop pool o una sky pool. È il numero più alto tra le quattro forme di wellness analizzate nel dettaglio dalla ricerca. Un’indicazione interessante per chi cerca un hotel dove la piscina non sia soltanto uno spazio per nuotare, ma anche un punto da cui ammirare il paesaggio. La rilevazione non fornisce, nei dati qui disponibili, una graduatoria delle località con il maggior numero di piscine panoramiche. La presenza di hotel wellness in 101 comuni mostra però quanto sia ampia la distribuzione territoriale delle strutture considerate.

Il paesaggio fa il resto. L’Alto Adige passa dai 207 metri delle zone più basse ai 3.905 metri delle sue vette maggiori. Una differenza di quota che si traduce in panorami molto diversi: fondovalle, pendii boscosi, prati d’alta montagna e pareti rocciose. Anche l’esperienza in piscina cambia con la stagione. In inverno il richiamo è quello dell’acqua calda mentre fuori fa freddo e non mancano i mercatini di Natale. In primavera e in autunno sono i colori del paesaggio a diventare protagonisti. D’estate, invece, una piscina panoramica può essere la pausa ideale dopo qualche ora sui sentieri.

Spiccano le Spa private

Tra le tendenze viaggi 2027 più interessanti c’è anche quella di potersi rilassare in spa private, proposte dove potersi godere un momento di relax in totale privacy. Sul territorio si contano almeno 72 strutture che offrono questo tipo di opzione, alcune con saune o vasche idromassaggio a uso esclusivo. La formula piace soprattutto alle coppie alla ricerca di fughe e weekend romantici, magari in occasioni speciali come quello dell’anniversario.

Friedrichshafen, la città degli Zeppelin con le Alpi all’orizzonte

25 octobre 2026 à 14:30

Una lunga passeggiata che costeggia le acque del Lago di Costanza, le vette delle Alpi che si stagliano all’orizzonte, eleganti edifici storici e un’atmosfera rilassata che invita a godersi ogni momento: Friedrichshafen è una delle piacevoli sorprese della Germania meridionale, una città dove tradizione e modernità convivono in un paesaggio che sa conquistare al primo sguardo.

E, dal 2027, raggiungerla dall’Italia diventerà ancora più semplice: Ryanair ha annunciato un nuovo collegamento diretto da Bari, operativo dalla fine di marzo con due voli settimanali, il martedì e il sabato.

Nel Baden-Württemberg, Friedrichshafen è anche un importante centro industriale e tecnologico, eppure, accanto alla sua vocazione innovativa, custodisce testimonianze storiche, architetture barocche, caffè, ristoranti e scorci che meritano di essere immortalati.

Scopriamo allora le attrazioni da non perdere.

Il Museo Zeppelin, un viaggio nella storia dei giganti del cielo

Il simbolo indiscusso di Friedrichshafen è il Museo Zeppelin, una delle sue attrazioni più importanti, dedicata all’affascinante storia dei dirigibili che rivoluzionarono il modo di concepire i viaggi aerei.

Svetta proprio sulle rive del Lago di Costanza, all’interno dell’ex stazione portuale, un notevole edificio modernista inaugurato nel 1933, la cui architettura richiama i principi funzionali del Bauhaus. Il museo ha aperto le porte il 2 luglio 1996 e ospita una straordinaria collezione di testimonianze, modelli, documenti e oggetti legati all’epopea dei dirigibili.

Il pezzo forte è senza dubbio la ricostruzione parziale, lunga 33 metri e in scala reale, del celebre LZ 129 Hindenburg, uno dei più famosi dirigibili della storia, divenuto tristemente noto per il disastro del 1937: è possibile entrare negli ambienti passeggeri ricostruiti secondo i progetti originali, scoprire le cabine, il salone, gli spazi destinati alla lettura e alla scrittura e immaginare come doveva essere attraversare l’Atlantico a bordo di un autentico gigante del cielo.

Il percorso espositivo approfondisce anche i principi tecnici del volo, le innovazioni che resero possibili imprese allora straordinarie e il ruolo che i dirigibili ebbero nello sviluppo industriale di Friedrichshafen. Non manca, inoltre, una collezione artistica che affianca il racconto della tecnologia.

Dirigibile del Museo Zeppelin, Friedrichshafen, Germania
iStock
Museo Zeppelin, una delle attrazioni più importanti di Friedrichshafen

Il Castello di Friedrichshafen, antica residenza reale sulle rive del lago

Un’altra tappa che merita attenzione è lo Schloss Friedrichshafen, il castello che testimonia il prestigioso passato della città e il suo legame con la famiglia reale del Württemberg.

Le sue origini sono legate all’antico complesso monastico di Hofen, fondato in epoca medievale; tra il XVII e l’inizio del XVIII secolo, l’edificio assunse nuove forme architettoniche, ma fu soprattutto nell’Ottocento che conobbe una svolta decisiva: a partire dal 1824, infatti, il re Guglielmo I di Württemberg fece adattare l’ex monastero a residenza estiva della famiglia reale.

Il castello appartiene tuttora alla famiglia del Württemberg e, trattandosi di una proprietà privata, non è visitabile al suo interno. Merita invece di essere ammirata la vicina Schlosskirche, la splendida chiesa barocca riconoscibile dalle due torri alte circa 55 metri.

La passeggiata sul Lago di Costanza, panorami alpini e atmosfere romantiche

Se c’è un luogo che racchiude l’essenza di Friedrichshafen, è senza dubbio la sua Uferpromenade, la passeggiata lungolago considerata tra le più belle e lunghe del Lago di Costanza.

Il percorso accompagna lungo la riva, dalla zona della foce del fiume Rotach fino alla Schlosskirche, e permette di apprezzare uno scenario che, nelle giornate limpide, diventa spettacolare: davanti agli occhi si distende l’azzurro del lago, mentre sullo sfondo appaiono le maestose Alpi austriache e svizzere.

Lungo il viale si susseguono caffè, ristoranti e gelaterie, ideali per una pausa all’aperto durante le giornate più calde, quando il lungolago si anima di residenti e turisti; ma il fascino della passeggiata non svanisce neppure in inverno, quando l’atmosfera diventa più raccolta e le montagne innevate regalano un panorama indimenticabile.

Se desiderate ammirare Friedrichshafen da una prospettiva differente, il Moleturm, la torre panoramica alta circa 22 metri presso il porto, regala una splendida vista sulla città, sul lago e sulla catena alpina.

La Chiesa di San Nicola, testimone della storia di Friedrichshafen

La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen, in Germania
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La Chiesa di San Nicola e la fontana Buchhornbrunnen ad Adenauerplatz, la piazza principale di Friedrichshafen

In pieno centro, un altro edificio che merita una visita è la Chiesa di San Nicola (St. Nikolaus), importante punto di riferimento religioso e architettonico, la cui storia attraversa i secoli e racconta le trasformazioni di Friedrichshafen.

Le prime testimonianze di una cappella nell’area dell’attuale chiesa risalgono al 1293, mentre nel 1325 compare una menzione documentata della dedicazione a San Nicola. Nel corso del Quattrocento venne ampliata secondo il gusto tardogotico, con la costruzione della torre e del coro; subì poi ulteriori modifiche, assumendo nel Settecento un’impronta barocca e, nel 1883, elementi stilistici neorinascimentali.

La sua vicenda è segnata anche da una delle pagine più drammatiche della storia cittadina: i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, che nell’aprile del 1944 devastarono gran parte dell’edificio insieme al centro storico. La ricostruzione ebbe inizio nel dopoguerra e la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1949.

Un borgo fuori dal comune: Scheendijk è costruito sui isole sottilissime, canali e casette affacciate sull’acqua

25 octobre 2026 à 11:00

Non è di certo una novità che nei Paesi Bassi l’acqua abbia modellato il territorio per secoli. C’è un piccolo luogo però (ancora poco noto) in cui sembra che questa si sia davvero divertita a disegnare qualcosa di particolarmente unico nel suo genere. Parliamo di Scheendijk, un villaggio pieno di sottilissime strisce di terra che si allungano tra canali paralleli, mentre piccole abitazioni si affacciano direttamente sulle rive e le barche trovano posto davanti alle case. Osservato dall’alto, questo angolo della provincia di Utrecht assomiglia a un mosaico geometrico, fatto di rettangoli verdi, superfici argentate e minuscoli giardini.

Con la dovuta attenzione ci si rende conto che alcune costruzioni sorgono su lembi di terreno così stretti da lasciare pochissimo spazio tra una sponda e l’altra, e che ci sono altre (quasi) completamente circondate da alberi e canneti, con piccoli moli in legno utilizzati per raggiungere l’acqua.

Dietro questo scenario apparentemente spontaneo si nasconde però una storia fatta di lavoro, trasformazioni del paesaggio e inevitabile ingegno umano.

Cosa vedere a Scheendijk

Uno degli aspetti più curiosi di questo villaggio dei Paesi Bassi è che le sue principali attrazioni appartengono al paesaggio stesso: lungo le rive convivono testimonianze dell’antica attività estrattiva, porticcioli turistici e ambienti naturali decisamente particolari.

Le Kievitsbuurten, le incredibili strisce di terra tra i canali

Il luogo più caratteristico della zona è rappresentato dalle Kievitsbuurten, un paesaggio acquatico considerato particolarmente raro nel panorama europeo. Di primo impatto sembrano minuscole isole artificiali disposte in file ordinate, ma in verità sono ciò che resta di un’antica attività di estrazione della torba.

Per secoli, il sottosuolo paludoso della regione venne sfruttato per ricavare questo materiale organico, utilizzato principalmente come combustibile. I lavoratori scavavano nel terreno saturo d’acqua e accumulavano la torba estratta su fasce di suolo lasciate intatte, affinché potesse asciugarsi.

Oggi sono un reticolo di canali che separano appezzamenti lunghi e stretti, alcuni occupati da piccole case per le vacanze, altri ricoperti di vegetazione. Quindi, in tutto ciò, le proprietà private si alternano naturalmente ad aree destinate alla tutela ambientale, poiché l’erosione delle sponde minaccia le strisce più sottili.

I porticcioli lungo la Scheendijk

La strada che dà il nome alla località attraversa un ambiente profondamente legato alla nautica. Lungo il suo percorso si incontrano diversi porticcioli, cantieri, pontili e strutture dedicate al turismo. Tra questi merita una menzione il porto turistico Van Heusden Watersport, al civico 24, con circa 150 posti barca estivi.

Il panorama conserva un’identità marcatamente olandese: scafi ormeggiati lungo passerelle, piccoli edifici destinati alla manutenzione delle imbarcazioni e case per le vacanze.

I Loosdrechtse Plassen, la grande distesa d’acqua

Poco oltre il labirinto di canali si aprono i Loosdrechtse Plassen, un sistema di cinque laghi collegati tra loro. Il panorama alterna zone aperte, isole, canneti e rive alberate, mentre le barche a vela attraversano le distese lacustri e piccole imbarcazioni esplorano i passaggi più raccolti.

Loosdrechtse Plassen, Paesi Bassi
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Casette affacciate su Loosdrechtse Plassen

La zona viene talvolta definita Watertuin van Nederland, ovvero il Giardino d’Acqua dei Paesi Bassi, un soprannome che richiama la particolare combinazione tra ambienti naturali e paesaggio modellato dall’uomo.

Fort Tienhoven, la fortezza nascosta nella vegetazione

Nei dintorni di Scheendijk si trova anche Fort Tienhoven, una fortificazione costruita tra il 1848 e il 1850 lungo la Nieuweweg. La struttura appartiene alla Nieuwe Hollandse Waterlinie, il sistema difensivo olandese crato per proteggere una parte del Paese attraverso l’allagamento controllato di vaste porzioni di territorio.

Attualmente è circondato dalla vegetazione e costituisce anche un rifugio per i pipistrelli. L’accesso al suo interno è generalmente vietato, salvo particolari escursioni organizzate.

Breukelen e le dimore storiche sul fiume Vecht

A circa 3 chilometri da Scheendijk si raggiunge Breukelen, cittadina attraversata dal fiume Vecht. Il centro storico introduce un volto diverso della zona, puntellato di edifici tradizionali, ponti e antiche residenze signorili.

Una delle testimonianze più importanti è Gunterstein, una dimora storica ricostruita nel XVII secolo dopo la distruzione della precedente fortificazione durante l’invasione francese del 1672.

Cosa fare a Scheendijk

Il villaggio di Scheendijk è una destinazione particolarmente adatta a chi desidera dedicare del tempo all’esplorazione di un territorio profonamente connesso con l’acqua.

  • Noleggiare una barca elettrica o una piccola imbarcazione a motore: in modo da poter esplorare i canali e raggiungere i Loosdrechtse Plassen.
  • Esplorare i canali in canoa: le imbarcazioni leggere di questo tipo consentono di avvicinarsi alle rive e ammirare la vegetazione da una prospettiva particolarmente suggestiva (occorre però rispettare le limitazioni previste nelle aree naturali protette).
  • Dedicarsi alla fotografia paesaggistica: le sottili fasce di terreno, le casette riflesse nell’acqua e i pontili danno vita a composizioni insolite.
  • Fare un’escursione in bicicletta: le strade della regione permettono di attraversare piccoli centri abitati, aree agricole e tratti vicini al fiume Vecht.
  • Provare la vela sui Loosdrechtse Plassen: le ampie superfici dei laghi sono frequentate dagli appassionati di navigazione sportiva.
  • Osservare gli uccelli acquatici: i canneti e le sponde più tranquille ospitano diverse specie legate agli ambienti umidi, tra cui uccelli tipici delle zone ricche di giunchi e vegetazione ripariale.

Dove si trova e come arrivare

Scheendijk si trova nei Paesi Bassi centrali, nella provincia di Utrecht, all’interno del comune di Stichtse Vecht, in una posizione favorevole per esplorare la regione compresa tra Amsterdam e Utrecht. Il mezzo più pratico per raggiungerla è l’automobile: dall’autostrada A2, che collega Amsterdam a Utrecht, si può uscire in direzione Breukelen e proseguire verso est fino alla Scheendijk.

Chi preferisce i mezzi pubblici può utilizzare la stazione ferroviaria di Breukelen, servita dai collegamenti regionali. Per raggiungere l’area dei porticcioli occorre poi organizzare il trasferimento finale, eventualmente in bicicletta o taxi (sottolineiamo che è opportuno verificare in anticipo le possibilità di trasporto disponibili).

Lavorare da remoto e sentirsi in viaggio ogni giorno: la classifica delle città dove farlo senza spendere una fortuna

Par : elenausai10
24 octobre 2026 à 07:30

Chi lavora da remoto può farlo da casa o, se può, ne approfitta per aprire il portatile su un tavolino all’aperto in una città che non è la sua, ma che giorno dopo giorno impara a conoscere. Il vero punto di forza del lavorare in questo modo diventa quindi il lusso di non restringere la vacanza a un tempo limitato, ma costruire una quotidianità che ha il sapore del viaggio.

Si viaggia e lavora da remoto per scoprire, mettersi in gioco, entrare in contatto con le persone del posto e vivere la destinazione in modo immersivo e non solo come ospiti di passaggio. E trasformare questo desiderio in realtà può costare molto meno di quanto immaginiate.

Lo racconta il Working Abroad Index 2026 della neobanca bunq, che ha messo a confronto 75 città del mondo dal punto di vista di chi lavora in smart working. Sono stati considerati l’affitto, la spesa, le bollette e i trasporti, ma anche le voci a cui un nomade digitale non può rinunciare, come il wifi e la telefonia mobile. Il risultato è una mappa di luoghi in cui lavorare viaggiando diventa un progetto concreto.

Le città più economiche in Europa per lavorare da remoto

Per vivere un’esperienza da nomade digitale non serve per forza prendere un volo intercontinentale. Se volete lavorare da remoto in Europa, la bussola punta verso est dove la meta più accessibile secondo la classifica è Bucarest. Qui, vi bastano 927 euro al mese per vivere nella capitale della Romania che offre un buon equilibrio tra costi contenuti, buone occasioni di svago, ampia disponibilità di alloggi, internet veloce e un’ottima accoglienza verso gli stranieri. Un nomade digitale non potrebbe chiedere di meglio!

Anche Sofia si conferma molto competitiva insieme a Budapest che, nonostante i rincari, resta alla portata dei lavoratori da remoto con una spesa mensile di circa 1.182 euro. Si lavora di giorno e, una volta spento il computer, ci si rifugia tra i vapori e il relax delle terme. Niente male, vero?

Se il freddo non fa per voi, la meta da raggiungere è Atene, dove la spesa mensile si aggira intorno ai 1.153 euro al mese. A completare il quadro ci sono Riga, dove l’esperienza costa circa 1.092 euro, e Marsiglia, che con circa 1.424 euro vi regala il mare a due passi dalla scrivania.

Chiang Mai e le mete più economiche nel mondo

Chi cerca un’esperienza diversa, lontano dall’Europa, deve rivolgere lo sguardo al Sud-est asiatico. La meta più economica da raggiungere è Chiang Mai, nel nord della Thailandia, dove tra templi dorati, montagne e mercati notturni dove provare le migliori specialità di street food, la vita per una lavoratore da remoto costa 541 euro al mese.

Non sono da meno Bangkok, Kuala Lumpur e Ho Chi Minh City, che offrono uno stile di vita dignitoso con un budget tra circa 659 e 792 euro. Dall’altra parte del mondo, a rompere il dominio asiatico, c’è Oaxaca, in Messico: colori, sapori e tradizioni per circa 867 euro al mese.

Dove lavorare da remoto in Italia

E per chi, invece, vuole lavorare da remoto in Italia? Tra le città analizzate, la più conveniente è risultata Roma con circa 1.527 euro al mese, esclusi gli abbonamenti ai coworking.

Firenze si colloca a metà strada, con circa 1.708 euro. Milano è la più cara del gruppo con circa 1.970 euro, ma i prezzi restano comunque più bassi rispetto ai grandi hub europei.

Tra il soffio del vento e l’acqua sacra della Gola di Kourtaliotiko: il canyon sonoro che spacca in due Creta

22 octobre 2026 à 16:30

Tra le montagne dell’entroterra cretese c’è una profonda spaccatura nella roccia che interrompe improvvisamente il paesaggio. Da queste parti, infatti, si innalzano pareti calcaree altissime che lasciano appena intravedere il corso di un fiume, mentre il vento attraversa le fenditure producendo strani rumori (c’è chi è pronto a giurare che siano simili a battiti di mani). In fondo al canyon l’acqua sgorga dalla pietra e precipita in piscine naturali dalle sfumature turchesi, rendendo il tutto quasi fiabesco: è la Gola di Kourtaliotiko, uno degli ambienti naturali più spettacolari di Creta.

Situata nella parte meridionale della regione di Rethymno, attraversa un territorio montuoso ancora profondamente legato all’identità dell’isola. Per circa 3 chilometri, enormi bastioni rocciosi accompagnano il fiume Kourtaliotis verso sud, fino alla zona di Preveli e al Mar Libico.

Chiamata anche Gola di Asomatos, regala un’atmosfera ancor più particolare grazie alla presenza di una minuscola chiesa dedicata a San Nicola, protagonista di una leggenda tramandata dagli abitanti della zona.

Origine, formazione e leggende della Gola di Kourtaliotiko

Questo spettacolo della natura greco non è certo nato da un giorno all’altro e, anzi, è il frutto di una lunghissima evoluzione geologica. Il canyon si sviluppa tra i rilievi del Kouroupa e dello Xiron Oros, nel settore meridionale di Creta, attraverso imponenti masse di roccia calcarea plasmate dall’acqua e dai movimenti della crosta terrestre.

Nel corso del tempo, l’azione erosiva del fiume ha approfondito le fratture preesistenti, contribuendo alla creazione di uno stretto passaggio naturale. Le pareti raggiungono altezze considerevoli e presentano superfici irregolari, cavità e strati rocciosi ben distinguibili.

Osservandolo dall’alto, il fondovalle appare quasi schiacciato tra due gigantesche muraglie di pietra, una visione che per alcuni aspetti ha anche del surreale. Le rocce assumono tonalità grigie, ocra e rossastre, mentre la vegetazione si concentra nelle fessure e nei punti raggiunti dall’umidità.

Un elemento essenziale di questo ambiente è rappresentato dalle sorgenti di San Nicola, alimentate dalle acque sotterranee che attraversano le formazioni geologiche della zona. Grazie a questi apporti, il sistema fluviale conserva acqua anche durante i mesi estivi, una caratteristica particolarmente preziosa nel clima mediterraneo dell’isola.

Oltre alla geologia però, c’è anche la parte più curiosa: il nome Kourtaliotiko è strettamente legato a un fenomeno acustico che ha alimentato racconti popolari per generazioni. La parola greca kourtala richiama infatti il rumore delle mani battute tra loro. Stando alla tradizione, quando il vento attraversa le aperture (che in alcuni punti sono davvero strettissime) produce suoni secchi e ripetuti, talvolta simili ad applausi.

Ancora più affascinante è la leggenda delle cinque sorgenti di San Nicola, legate alla piccola (ma particolarmente graziosa) chiesa costruita ai piedi della parete occidentale. Il racconto narra che il santo colpì la roccia con le cinque dita della mano, da cui sgorgò miracolosamente l’acqua, dando origine alle sorgenti che ancora oggi alimentano le cascate.

Visitare la Gola di Kourtaliotiko

La prima emozione che regala questa gola della Grecia si avverte già dalla strada panoramica da cui è attraversata. L’asfalto, infatti, segue le curve della montagna, mentre tutt’intorno si alzano enormi pareti rocciose. Per raggiungere le attrazioni principali occorre però scendere lungo il percorso pedonale attrezzato, caratterizzato da gradini in pietra, tratti rocciosi e superfici che possono diventare scivolose.

Il tragitto centrale consigliato per la visita misura circa 2 chilometri, tra andata e ritorno, e conduce verso la cappella di San Nicola e l’area delle cascate. L’accesso alla parte organizzata della gola è regolamentato, con un sistema di bigliettazione e personale addetto alla sorveglianza.

Scendendo tra le rocce, il fastidioso rumore del traffico (soprattutto in alta stagione) si attenua e lascia spazio allo scroscio dell’acqua, che passo dopo passo si fa sempre più intenso. Poi si intravede subito la cappella di Agios Nikolaos, inserita in un ambiente dominato dalla pietra calcarea, con le sue forme semplici che contrastano con la grandiosità delle pareti circostanti.

Cappella di Agios Nikolaos, Creta
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La cappella di Agios Nikolaos dentro al canyon

Poco distante si trovano le celebri sorgenti e le cascate di Kourtaliotiko, tra le immagini più riconoscibili della Creta meridionale. L’acqua emerge dalle rocce, precipita lungo le pareti e si raccoglie in conche naturali di straordinaria trasparenza. Attenzione però, perché le temperature dell’acqua sono piuttosto fredde anche in estate: si aggirarano intorno ai 14 °C.

Chi ama la fauna scoprirà che queste mura di roccia fungono pur da rifugio per numerosi uccelli rapaci, tra cui il grifone, l’aquila reale, l’aquila del Bonelli e il rarissimo gipeto, riconoscibile per la particolare sagoma e la lunga coda a forma di cuneo. Alzando lo sguardo (soprattutto nelle ore favorevoli alle correnti ascensionali) è possibile osservare grandi uccelli che sorvolano lentamente le montagne.

Anche la vegetazione racconta le particolarità del canyon: sui versanti più asciutti crescono arbusti mediterranei ed erbe aromatiche, mentre lungo il fiume trovano spazio piante legate agli ambienti umidi. L’acqua prosegue poi verso la celebre foresta di palme di Preveli, uno degli ecosistemi più particolari dell’isola.

Se si desidera prolungare l’esperienza ci si può dedicare alla vicina spiaggia di Preveli, celebre per il suo paesaggio tropicale che sorprende nel vero senso della parola: il fiume attraversa una valle ricca di palme e raggiunge il Mar Libico formando una piccola laguna salmastra. Tra le attrazioni dei dintorni vale la pena prende in considerazione anche il Monastero di Preveli, importante complesso religioso legato alla resistenza contro il dominio ottomano e agli avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

Dove si trova e come arrivare

La Gola di Kourtaliotiko si trova nella parte centro-meridionale di Creta, nel territorio del comune di Agios Vasilios, tra i villaggi di Koxare e Asomatos. Ciò vuol dire che dista circa 25 chilometri dalla città di Rethymno e pochi chilometri dalla località costiera di Plakias. Per raggiungerla in automobile, partendo da Rethymno, bisogna seguire le indicazioni per Spili e Plakias, attraversando il villaggio di Koxare.

Il viaggio richiede generalmente 30-40 minuti e comprende alcuni tratti tortuosi, con splendide vedute sulle montagne e sulla campagna locale. L’accesso organizzato si trova lungo la strada provinciale Rethymno-Koxare-Plakias, in prossimità del 25° chilometro.

Per la visita sono consigliate scarpe con suola antiscivolo, acqua potabile, protezione solare e abbigliamento adatto a un ambiente roccioso.

Il misterioso lago salato custodito dagli spiriti: Saltwater Lake, incredibile gioiello di Gili Meno

22 octobre 2026 à 15:30

La sua (preziosa) acqua ha un colore scuro, ma nonostante questo riflette le sagome degli alberi che crescono lungo le sue sponde. Poi ci sono le radici che affiorano dal terreno fangoso, gli uccelli che si muovono tra i rami e un po’ più lontano il mare, che pur essendo abbastanza vicino pare quasi irraggiungibile (nella realtà bastano pochi minuti per mettere i propri piedi su una spiaggia di sabbia bianca).

Tutto ciò accade a Gili Meno, una minuscola isola al largo della costa nord-occidentale di Lombok, in Indonesia, celebre per le acque turchesi, le tartarughe marine e la tranquillità che la distingue dalle isole vicine. Un vero e proprio paradiso tropicale, ma che custodisce un ambiente naturale piuttosto insolito per un territorio di dimensioni tanto ridotte: il Gili Meno Saltwater Lake.

Conosciuto anche con il nome indonesiano di Danau Air Asin, è un lago salato circondato da mangrovie che occupa una superficie di circa 7-8 ettari, e che allo stesso tempo rappresenta una delle particolarità geografiche più interessanti dell’isola e anche una testimonianza del rapporto tra gli abitanti e le risorse naturali. Per generazioni, infatti, queste acque sono state utilizzate per produrre sale.

Origine, formazione e leggende del Gili Meno Saltwater Lake

Le Isole Gili sono tre e sorgono in un’area precedentemente interessata da attività vulcanica sottomarina, che nel corso del tempo ha dato vita a strutture coralline. L’accumulo di materiali provenienti dalle barriere coralline stesse insieme ai depositi vulcanici ha contribuito alla formazione delle terre emerse attuali.

Ed è all’interno di Gili Meno che si trova una depressione naturale occupata da acque saline, separata dal mare da una fascia di terreno. Il lago presenta fondali poco profondi e fangosi, circondati da vegetazione adattata a condizioni ambientali particolarmente difficili.

La sua salinità è uno degli aspetti più sorprendenti: recenti studi hanno dimostrato una concentrazione di sale pari a circa 54 grammi per litro, quindi superiore ai valori generalmente rilevati nelle acque marine indonesiane. Ciò vuol dire che qui soltanto determinate specie vegetali riescono a svilupparsi.

Prima che il turismo diventasse una delle principali attività economiche dell’isola, il lago rappresentava una risorsa preziosa per la popolazione. Durante la stagione secca, gli abitanti raccoglievano l’acqua salata e la utilizzavano per ottenere cristalli di sale attraverso l’evaporazione. Una lavorazione che richiedeva molta fatica e una conoscenza approfondita dei ritmi climatici.

Ma il lago, tuttavia, aveva anche un‘importanza spirituale. Secondo la tradizione locale, prima dell’inizio della raccolta del sale veniva celebrato il Sampang Sandro, un rituale destinato a chiedere il permesso agli spiriti ritenuti custodi della palude. La cerimonia prevedeva offerte rituali e la preparazione delle vasche destinate alla produzione.

Altri racconti attribuivano al lago profondità misteriose e correnti pericolose. L’abbandono progressivo della produzione artigianale, favorito dalle nuove opportunità economiche legate ai visitatori, ha ridotto la diffusione di queste pratiche. Ne rimane una memoria culturale, però, che aggiunge un significato particolare alla visita.

Visitare il Gili Meno Saltwater Lake

Il lago si trova nella parte nord-occidentale di Gili Meno ed è raggiungibile attraverso i sentieri che attraversano l’entroterra. Lungo le sue sponde sono state realizzate passerelle e strutture in legno per approfittare al meglio dell’esplorazione, ma è bene sapere che alcuni tratti mostrano segni di deterioramento: è opportuno controllarne le condizioni prima di utilizzarli.

Tra gli elementi caratteristici ci sono anche piccoli ripari e costruzioni rialzate su pali, testimonianze di un tentativo di rendere accessibile l’area rispettando il paesaggio naturale. Uno degli aspetti più interessanti di chi raggiunge questo angolo di mondo riguarda la vegetazione. Le mangrovie sono piante specializzate nella sopravvivenza in ambienti salmastri e salini, dotate di sistemi radicali particolari che permettono loro di affrontare terreni poveri di ossigeno.

E da queste parti alcune sviluppano radici che emergono verticalmente dal fango per favorire gli scambi gassosi, mentre altre possiedono strutture di sostegno che ricordano piccoli archi o intrecci legnosi. La visita diventa particolarmente interessante pure per chi ama il birdwatching.

Il lago costituisce infatti un’importante area di sosta e alimentazione per diverse specie di uccelli,  tra cui aironi, martin pescatori e uccelli limicoli. Questi ultimi frequentano le zone fangose alla ricerca di piccoli organismi acquatici, approfittando della scarsa profondità dell’acqua.

Le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio sono generalmente consigliati per osservare gli uccelli e affrontare temperature più miti. Quando il vento diminuisce, la superficie dell’acqua riflette gli alberi e il cielo, creando un paesaggio particolarmente suggestivo. Nelle ore centrali della giornata, invece, il caldo può risultare intenso.

Per una visita è consigliabile prevedere circa 30 minuti, con la possibilità di trattenersi più a lungo per osservare la fauna. Conviene indossare scarpe adatte ai sentieri sterrati, portare acqua potabile e utilizzare un repellente contro le zanzare, presenti soprattutto nelle aree umide.

Dove si trova e come arrivare

La bellissima isola di Gili Meno appartiene amministrativamente al territorio di Lombok Settentrionale, nella provincia di Nusa Tenggara Occidentale, e fa parte del piccolo arcipelago delle Gili, nel tratto di mare che separa Lombok da Bali. Per raggiungerla si può partire dal porto di Bangsal, sulla costa nord-occidentale di Lombok, ma sono disponibili anche collegamenti marittimi dalle altre isole dell’arcipelago e servizi veloci da Bali.

Chi atterra all’aeroporto internazionale di Lombok deve prima raggiungere la costa settentrionale dell’isola principale e successivamente proseguire via mare. Una volta sbarcati a Gili Meno, gli spostamenti avvengono principalmente a piedi o in bicicletta, dato che la circolazione dei mezzi motorizzati è fortemente limitata. Sono presenti anche i tradizionali carri trainati da cavalli, chiamati cidomo.

Dal settore occidentale dell’isola bastano circa 10 minuti a piedi per raggiungere l’area del lago, seguendo i collegamenti verso l’interno. Il periodo compreso indicativamente tra maggio e ottobre coincide con la stagione generalmente più asciutta di questa parte del Paese, quindi favorevole alle escursioni. La stagione delle piogge rende invece il paesaggio più umido e può peggiorare le condizioni dei sentieri (ma non renderli necessariamente impossibili).

Gili Meno Saltwater Lake, Indonesia
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Il Gili Meno Saltwater Lake visto dall’alto

Vale la pena inserire la visita in una giornata dedicata alla parte meno conosciuta di Gili Meno. A pochi passi dalle spiagge tropicali, il lago racconta infatti un’altra storia dell’isola, fatta di sale, mangrovie, antichi mestieri e credenze tramandate attraverso le generazioni.

Sagre ed eventi di ottobre in Liguria, gli appuntamenti da non perdere

22 octobre 2026 à 09:03

Tra piazze di paese, borghi e paesaggi che guardano al mare o alla montagna, l’autunno invita a ritrovarsi. In Liguria, sagre e feste patronali accompagnano la stagione con occasioni per stare insieme. Nei calendari di ottobre trovano spazio prodotti tipici e sapori legati al periodo. Un invito a scoprire i paesi con il passo lento delle feste.

Il calendario ligure propone appuntamenti diversi, dalla Castagnata di Pentema, in programma il 4 ottobre, a Bonjour Provence et la France a Genova, dal 15 al 19 ottobre. Il 24 ottobre, a Rapallo, arriva anche Chocomoments, la festa del cioccolato artigianale: tre occasioni per vivere le feste d’autunno in Liguria.

Dove vivere ottobre in Liguria, tra feste e sapori

  • Castagnata di Pentema – Torriglia (GE), il 4 ottobre 2026.
    La tradizionale Castagnata di Pentema propone caldarroste e castagnaccio cotto nel forno a legna, accompagnati da balli e musiche con piffero e fisarmonica.
  • Festa patronale della Madonna del Rosario – Zoagli (GE), il 4 ottobre 2026.
    A Zoagli si celebra la Madonna del Rosario con funzioni religiose e una tradizionale processione che attraversa le vie del paese.
  • Mercato della Terra di Cairo Montenotte – Cairo Montenotte (SV), il 10 ottobre 2026.
    Mercato mensile in Piazza della Vittoria con circa 40 produttori di Val Bormida, Riviera di Ponente e Basso Piemonte, dove trovare verdura, olio ligure, salumi, formaggi, pesce e altri prodotti del territorio.
  • Bonjour Provence et la France – Genova (GE), dal 15 al 19 ottobre 2026.
    In piazza Matteotti torna “Bonjour Provence et la France”, manifestazione dedicata alle eccellenze artigianali, gastronomiche e turistiche francesi, con particolare attenzione alla Provenza.
  • Festa di San Felice, tradizione tra passato e presente – Santo Stefano di Magra (SP), dal 17 al 18 ottobre 2026.
    La Festa di San Felice, di origine settecentesca, celebra il trasferimento delle reliquie del santo con una mostra mercato agroalimentare che promuove le tradizioni enogastronomiche e l’ospitalità del territorio spezzino.
  • Festa della Castagna 2026 a Bargagli – Bargagli (GE), il 18 ottobre 2026.
    A Bargagli la Festa della Castagna propone specialità autunnali, musica e una caccia al tesoro, seguite da rostie, cioccolata calda e vin brulé. Il menù comprende trofie di castagne al pesto, polenta, wurstel, patate fritte e dolce.
  • Chocomoments, la festa del cioccolato artigianale – Rapallo (GE), il 24 ottobre 2026.
    La Festa del Cioccolato Artigianale propone praline, tavolette, creme, liquori e abbinamenti di frutta e cioccolato, con una mostra-mercato delle creazioni dei maestri cioccolatieri.
  • Castagnata e Sagra della Mostardella a Vobbia – Vobbia (GE), il 24 ottobre 2026.
    Nella zona sportiva di Vobbia torna la Castagnata e Sagra della Mostardella, appuntamento autunnale della Valle Scrivia caratterizzato da diverse iniziative e da una partecipazione numerosa.
  • Festa della castagna a Velva – Castiglione Chiavarese (GE), il 25 ottobre 2026.
    A Velva la festa propone specialità gastronomiche a base di castagne e frittelle. Sono previste anche l’apertura del museo e visite ed escursioni all’ecomuseo, a cura dell’Associazione Veleura.

Le città da scoprire sotto le magiche luci di Natale con la promo Vueling

21 octobre 2026 à 11:28

Organizzare un viaggio a dicembre per immergersi nell’atmosfera del Natale è l’occasione perfetta per concedersi una pausa prima della fine dell’anno. Per chi sogna una fuga senza spendere troppo, Vueling propone una promozione sui voli diretti che permette di raggiungere diverse destinazioni a tariffe interessanti, con partenze da Firenze.

L’offerta è disponibile per gli acquisti effettuati fino al 25 ottobre 2026 e riguarda i voli in programma dal 1° novembre 2026 al 31 gennaio 2027. Le tariffe promozionali sono riservate a rotte selezionate, i costi indicati si riferiscono al singolo passeggero e non comprendono eventuali servizi aggiuntivi.

Ecco una selezione di mete da prendere in considerazione per un city break natalizio.

L’autunno più magico ed emozionante d’Europa è qui: lo spettacolo irresistibile dei Laghi di Plitvice

19 octobre 2026 à 17:30

L’acqua ha un colore quasi finto, a tratti verde smeraldo, altrove azzurro intenso, mentre le foglie dei faggi e degli aceri tingono le rive di giallo, rame e rosso. C’è poi quell’aria fresca e pungente del mattino che viene accompagnata dal suono di alcune cascate, anche se a volte appena percettibile tra gli alberi, mentre altre così potente da coprire qualsiasi altro rumore. Se accade tutto questo vuol dire che si è arrivati ai Laghi di Plitvice, che durante l’autunno sono uno degli spettacoli naturali più affascinanti della Croazia (ma forse anche dell’Europa intera).

Situato nell’entroterra, lontano dalle località balneari dell’Adriatico, il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice custodisce un sistema di 16 laghi principali disposti a gradoni, collegati attraverso cascate, ruscelli e barriere naturali di roccia. Chi ci arriva quasi pensa di essere entrato in una dimensione fiabesca, ma nei fatti è il risultato di processi geologici tuttora attivi, che modificano lentamente il corso dell’acqua (sì, di Madre Natura).

Fondato nel 1949, è il parco nazionale più antico e più esteso del Paese. Nel 1979 è entrato nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO grazie alle caratteristiche straordinarie del suo sistema lacustre. Le sue bellezze cambiano durante l’anno, ma tra settembre e novembre acquistano un’intensità particolare, che ora scopriremo insieme.

Origine, formazione e leggende dei Laghi di Plitvice

Il territorio dei laghi appartiene alla regione carsica delle Alpi Dinariche, caratterizzata da calcari e dolomie, materiali che reagiscono in maniera differente al passaggio dei corsi d’acqua. Alla base del sistema lacustre si trovano i fiumi Bijela rijeka, il Fiume Bianco, e Crna rijeka, il Fiume Nero, che confluiscono dando origine al corso della Matica, diretto verso il lago Prošćansko. Le acque contengono carbonato di calcio disciolto, una sostanza fondamentale per la formazione delle cosiddette barriere di tufo calcareo, conosciuto anche con il termine travertino.

Muschi, alghe e microrganismi favoriscono il deposito dei minerali, contribuendo alla crescita di piccoli sbarramenti naturali. Con il passare dei millenni, queste strutture hanno trattenuto l’acqua, dando vita a bacini a quote differenti e spettacolari salti tra un livello e l’altro. La particolarità dei Laghi di Plitvice risiede proprio in questo equilibrio delicatissimo, perché il paesaggio è tuttora soggetto a trasformazioni.

Accanto alle spiegazioni scientifiche sopravvive però una leggenda legata alla Regina Nera, figura misteriosa della tradizione locale. Si racconta che, durante una terribile siccità, gli abitanti della regione implorarono il suo aiuto. La regina, commossa, fece tornare la pioggia e dalle sue lacrime nacquero il Fiume Bianco e il Fiume Nero. Stando alla tradizione, anche il nome del lago Prošćansko sarebbe legato alle preghiere rivolte alla sovrana.

Visitare i Laghi di Plitvice in autunno

Durante l’autunno, il terreno di questo incantevole angolo di Croazia si ricopre di foglie, mentre tutt’intorno l’aria profuma di legno umido. Camminando sulle pittoresche passerelle ci si rende conto che tra i rami (e improvvisamente) compaiono distese d’acqua dalle sfumature sorprendenti. A rendere la visita più speciale che mai, infatti, è il continuo alternarsi di ambienti diversi, dai laghi dalle rive alberate ai canyon calcarei attraversati da fragorose cascate.

Il parco si sviluppa su circa 296 chilometri quadrati, ma la zona dei laghi occupa meno dell’1% della superficie complessiva. I bacini principali sono suddivisi in 2 gruppi, con caratteristiche geologiche e paesaggistiche differenti. I Laghi Superiori, chiamati Gornja jezera, comprendono 12 bacini adagiati su rocce dolomitiche, circondati da foreste fitte e rive dalle forme irregolari.

Prošćansko è situato nella parte più alta del sistema ed è quello che introduce verso un paesaggio ampio e tranquillo. Più avanti, il susseguirsi di piccoli specchi d’acqua conduce verso Galovac, una delle zone particolarmente scenografiche per la presenza di cascate e vegetazione rigogliosa. Tra le attrazioni catturano l’attenzione Veliki Prštavac e Mali Prštavac, cascate che precipitano lungo pareti ricoperte di muschio.

Poi c’è il lago Kozjak, ovvero il più esteso del parco: può essere attraversato a bordo di battelli elettrici, un’esperienza grazie a cui ammirare le rive boscose da una prospettiva assolutamente diversa. L’atmosfera cambia sensibilmente nei Laghi Inferiori, Donja jezera, formati da quattro bacini incastonati in un canyon di roccia calcarea.

Milanovac, Gavanovac, Kaluđerovac e Novakovića Brod si susseguono lungo un percorso scandito da ponticelli, gradini e punti panoramici. Osservando i laghi dall’alto, si distinguono le sfumature che cambiano secondo la profondità, la luce e le caratteristiche del fondale. Il momento più spettacolare arriva però davanti alla Veliki Slap, la Grande Cascata, con un salto di circa 78 metri.

Alla sua base gli spruzzi creano una nebbiolina sottile e la vegetazione autunnale incornicia l’imponente parete rocciosa. Poco distante, le cascate Sastavci segnano la parte conclusiva del sistema lacustre, in prossimità della nascita del fiume Korana.

Per esplorare Plitvice sono disponibili itinerari segnalati con lettere, differenti per lunghezza, durata e zone attraversate. I due ingressi principali consentono di iniziare da settori diversi, mentre battelli elettrici e veicoli panoramici facilitano gli spostamenti all’interno dell’area visitabile.

Il percorso A è lungo circa 3,5 chilometri e richiede indicativamente 2-3 ore. Conduce verso i Laghi Inferiori e la Grande Cascata. Il percorso C, di quasi 8 chilometri, attraversa invece entrambe le sezioni e richiede 4-5 ore. Chi desidera dedicare più tempo all’esplorazione può scegliere itinerari più lunghi, fino a 6-8 ore. Oltre ai laghi, vale la pena prestare attenzione alle foreste, habitat di numerose specie animali, tra cui cervi, lupi e orsi bruni.

Dove si trovano e come arrivare

Il Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice si trova nella Croazia centrale, nella regione montuosa della Lika, a una quota compresa approssimativamente tra 370 e 1.280 metri sul livello del mare. La posizione, nell’entroterra compreso tra Zagabria e Zara, consente di raggiungerlo sia dalla capitale croata sia dalla costa dalmata. Da Zagabria la distanza stradale è di circa 140 chilometri, mentre da Zara è di quasi 130 chilometri.

In automobile si utilizzano principalmente la strada statale D429, che conduce ai 2 ingressi principali, oppure la D52 per chi arriva dalla zona di Otočac. Tutti e due gli accessi dispongono di parcheggi a pagamento. Sono disponibili, inoltre, collegamenti in autobus da Zagabria, Karlovac, Zara e altre città croate, con frequenze variabili secondo la stagione.

Laghi di Plitvice, Croazia
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Laghi di Plitvice durante l’autunno

Per godere appieno dei magnifici colori autunnali conviene arrivare al mattino, quando la luce è ancora morbida e la nebbia può trattenersi sopra le acque. Il parco rimane comunque aperto durante tutto l’anno, sebbene orari e accessibilità dei sentieri dipendano dalle condizioni stagionali.

Tour enogastronomico del Monferrato: 3 giorni alla scoperta di borghi da fiaba, castelli e calici di felicità

Par : losiangelica
19 octobre 2026 à 16:30

Se stai pensando a un tour enogastronomico in Piemonte ci sono delle alternative alle inflazionate Langhe e all’area del Roero: la zona del Monferrato è una chicca che poche persone frequentano ma che merita grazie ai vigneti a perdita d’occhio, ai borghi che sembrano set cinematografici e a castelli da fiaba dove fermarsi a degustare un ottimo calice di vino e altre specialità deliziose del territorio.

Con un itinerario slow di 3 giorni è possibile esplorare il territorio che si estende tra le province di Asti e Alessandria attraverso una strada del vino tutta da scoprire. Perfetta destinazione per un weekend romantico in compagnia della propria persona preferita, regala una bellezza da vivere tutto l’anno, con una particolare magia in autunno e in primavera.

Itinerario consigliato per 3 giorni

Tre giorni e tre mood che fanno da fil rouge: ecco l’itinerario consigliato per un weekend lungo alla scoperta del Monferrato. Basterà prenotare qualche visita alle cantine, degustazioni e ticket d’ingresso ai castelli per scoprire il Casalese, l’area Astigiana fino all’Ovadese.

Ecco un itinerario enogastronomico del Monferrato perfetto per un weekend:

  • Giorno 1. Partite da Casale Monferrato: una passeggiata in centro e un primo assaggio di krumiri sono il modo giusto per entrare nel mood. Proseguite verso Ozzano Monferrato, con il centro storico dominato dal castello, poi raggiungete Cella Monte, borgo in pietra da cantoni. Visitate l’Ecomuseo e, se possibile, un infernot, la piccola cantina scavata nella roccia. Ultimo stop a Rosignano Monferrato, tra scorci panoramici e Castello di Uviglie, dove potrete abbinare storia e degustazione. Concludete la giornata con una cena a base di agnolotti e Grignolino;
  • Giorno 2. Da Rosignano puntate verso Cereseto per ammirare dall’esterno il suo castello scenografico, poi continuate fino a Moncalvo, la città più piccola d’Italia. Tra piazze, torrioni e botteghe, è perfetta per un pranzo dedicato ai sapori locali, soprattutto durante la stagione del tartufo. Nel pomeriggio dirigetevi a Cocconato, la “Riviera del Monferrato”: passeggiate sotto i portici, cercate le antiche botteghe e assaggiate robiola e specialità del territorio. Chiudete la giornata con un tramonto sulle colline: non avrete bisogno di alcun filtro;
  • Giorno 3. Dedicate l’ultima giornata all’Alto Monferrato, considerando un trasferimento più lungo rispetto ai giorni precedenti. Partite da Tagliolo Monferrato, dove il castello custodisce cantine storiche e atmosfere medievali; proseguite per Trisobbio, raccolto intorno al suo maniero e circondato da colline. Ultima tappa: raggiungete Gavi, terra del celebre bianco DOCG. Visitate il borgo, ammirate l’imponente Forte di Gavi e brindate con una degustazione in cantina.
Tramonto sui vigneti del Monferrato
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Cosa fare nel Monferrato in 3 giorni

I borghi del Monferrato da vedere

Quali sono i borghi più belli del Monferrato? Ci sono delle autentiche meraviglie da scoprire grazie alla mappa ricca di piccoli paesi che meritano una visita; abbiamo selezionato i più suggestivi con cui è facile creare un itinerario ad anello di un weekend di 3 giorni.

Cella Monte conquista con le facciate color miele, gli infernot e i vicoli perfetti per perdersi mentre Rosignano è un gioiellino super romantico che si sviluppa su una rupe arenaria. In questo luogo non perdete la torre Civica e le piazzette, oltre ai numerosi affacci sui vigneti. Incredibilmente bello anche Moncalvo, una piccola star medievale con resti delle fortificazioni, la chiesa di san Francesco e una tradizione gastronomica dove il tartufo è il protagonista assoluto. Cocconato, invece, mette insieme portici gotici, palazzi storici e sapori imperdibili come quello della celebre ricotta.

Vista sul borgo piemontese di Cocconato
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Cocconato, il borgo del Monferrato

Chi cerca un lato più intimo e tranquillo potrebbe prendere in esame Ozzano Monferrato con panorami e memoria delle antiche miniere di cemento. Se ci fosse la possibilità di aggiungere ancora un giorno, consigliamo di aggiungere all’itinerario Garbagna, con la piazza alberata e Volpedo dove entrare nel mondo di Giuseppe Pelizza e dell’indimenticabile Quarto Stato.

I castelli da visitare

Altro che sfondi fantasy: nel Monferrato i castelli sono veri e raccontano secoli di confini, famiglie nobili e vita di campagna. Il Castello di Uviglie, a Rosignano, unisce torri, verde e cantine storiche: combo ideale per chi vuole cultura con finale nel calice. Il Castello di Tagliolo conserva un fascino vissuto, tra mura antiche, produzione vinicola e la possibilità di soggiornare in ambienti d’epoca. Il Castello di Trisobbio domina il borgo come in una cartolina, mentre il Castello di Cereseto è uno spettacolo anche soltanto visto da fuori.

Nel nord del territorio merita attenzione il Castello di Camino, affacciato sulle colline e sulla valle del Po. A Gavi, il protagonista cambia genere: il Forte è un’imponente architettura militare, perfetta per chi ama panorami e leggende. Secondo la tradizione ci sarebbe il fantasma di Gavina che vaga con un’aura tutta sua tra le ali del castello.  Volete allungare il viaggio? Segnate il Castello di Sannazzaro e quello di Piovera come possibili tappe aggiuntive. Prima di partire controllate aperture e modalità di accesso: alcuni edifici sono strutture ricettive o visitabili solo in date dedicate.

Vista su Gavi dominata dal suo forte
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Il forte di Gavi e le sue leggende

La strada del vino del Monferrato

Anche il Monferrato ha la sua strada del vino che si sviluppa per 700 chilometri di percorsi panoramici con 4 itinerari tematici: il percorso del grignolino nel Casalese, quello dei Fiumi del Vino, in pianura; il Percorso degli Aromatici, nell’Acquese; e il Percorso del Dolcetto, nell’Ovadese.

  • Strada del Grignolino. Circa 241 km, 8 tappe. Attraversa il Monferrato Casalese e parte dell’Astigiano, tra colline ricoperte di vigneti e piccoli borghi. Tra le località da scoprire ci sono Moncalvo, Olivola, Ottiglio, Ponzano Monferrato e Sala Monferrato. Il protagonista è il Grignolino, un rosso elegante, fresco e speziato, perfetto da assaggiare nelle cantine locali;
  • Strada dei Fiumi e del Vino. Circa 125 km, 4 tappe. Un itinerario che cambia paesaggio a ogni curva, passando dalle colline alla pianura alessandrina. Il percorso parte dalla zona di Cuccaro Monferrato e raggiunge Castelnuovo Bormida, seguendo i territori attraversati dai fiumi Tanaro, Bormida e Belbo. Tra borghi rurali, campi e vigneti, è la scelta perfetta per scoprire il lato più autentico e meno conosciuto del Monferrato;
  • Strada degli Aromatici. Circa 230 km, 8 tappe. Benvenuti nel regno dei vini profumati! Il percorso attraversa l’Alto Monferrato, da Castelnuovo Bormida a Cassine, nel territorio acquese. Tra le località da esplorare spiccano Strevi, famosa per il suo Passito, e Fontanile, con le sue case dipinte. Nel calice? Brachetto d’Acqui, Moscato e vini aromatici da abbinare alle dolcezze locali;
  • Strada del Dolcetto. Circa 108 km, 4 tappe. L’itinerario attraversa le colline dell’Ovadese seguendo quattro tratti: Cassinelle–Carpeneto, Carpeneto–Mornese, Mornese–Cadegualchi e Cadegualchi–Gavi. Tra castelli, boschi e vigneti, il protagonista è il Dolcetto d’Ovada, un rosso dal carattere deciso. E all’arrivo a Gavi? Un brindisi con il celebre bianco DOCG è praticamente d’obbligo.
Vigneti vicino a Gabiano, Monferrato
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I meravigliosi panorami della strada del vino del Monferrato

I sapori da non perdere

Cosa mangiare e bere durante il tour enogastronomico del Monferrato? L’appetito si attiva fin da dopo la colazione. Si comincia dagli agnolotti, piccoli scrigni di pasta ripiena da provare con sugo d’arrosto o burro e salvia. Poi arriva la bagna cauda, salsa di acciughe e aglio in cui intingere le verdure: conviviale, intensa, impossibile da dimenticare.

Il fritto misto alla piemontese sorprende con il suo mix di bocconi salati e dolci, mentre il bollito misto chiama a raccolta salse come il bagnetto verde. In autunno il protagonista assoluto è il tartufo, soprattutto intorno a Moncalvo: basta una grattata per trasformare un piatto semplice in un evento.

Da mettere nel food tour anche la robiola di Cocconato, la Muletta, salume tipico, e la cugnà, preparazione a base di mosto d’uva e frutta. Se cerchi qualcosa di rustico, prova i friciulin, frittelle di verdure o erbe. E il dolce? I krumiri di Casale Monferrato sono un must, magari con uno zabaione morbido; il bunet, budino al cacao e amaretti, chiude il pasto con stile.

Per gli appassionati di vino c’è davvero tanto da scoprire: si parte con la Barbera, che in questa zona ha un carattere vivace e fruttato, mentre il Dolcetto d’Alba diventa un ottimo compagno per i piatti della tradizione; c’è poi il Gavi DOCG che viene prodotto con uve Cortese e regala freschezza e mineralità. Gli amanti delle bollicine apprezzeranno invece il Moscato e il Brachetto d’Acqui.

L’autunno dei Borghi più belli d’Italia, tra sagre e sapori antichi

18 octobre 2026 à 10:00

Durante l’autunno l’Italia riscopre il piacere delle tradizioni: castagne, funghi, tartufi, formaggi, pane appena sfornato e olio nuovo diventano i protagonisti di feste e sagre che animano i piccoli centri da Nord a Sud e che permettono di passeggiare tra vicoli e piazze, incontrare produttori e artigiani, riscoprire antichi mestieri e partecipare a esperienze legate alla natura.

Il calendario 2026 propone svariate occasioni per concedersi un weekend fuori porta o una gita alla scoperta dei Borghi Più belli d’Italia.

La Fiera d’Ottobre di Gualtieri

Fino al 18 ottobre 2026, il centro storico di Gualtieri, in provincia di Reggio Emilia, ospita la tradizionale Fiera d’Ottobre, tre giornate dedicate a mercatini, spettacoli, musica e specialità locali. Il programma comprende la Borsa Scambio del Giocattolo, l’Handmade & Fashion Market, Gualtieri Food e le esibizioni degli artisti di strada.

La tradizione gastronomica trova spazio nell’osteria “Alla tavola dei Bentivoglio”, nei laboratori di pasta fresca con le Rasdore e nel concorso “Al mé pién”, dedicato al miglior pieno della tradizione locale. Tra gli appuntamenti non mancano il Palio del Nocino delle Terre Basse e il concerto “Musica intorno al Fiume”.

Sabato e domenica sarà possibile visitare Palazzo Bentivoglio, la collettiva “I Naifs del Po” e la mostra dedicata a Otello Sarzi e ai suoi viaggi per la pace in Africa e Asia negli Anni Settanta.

I funghi a Cusano Mutri

Fino al 18 ottobre 2026, Cusano Mutri, in provincia di Benevento, celebra la 46ª Sagra dei Funghi con il tema “Funghi. Un universo in connessione” per guardare oltre il valore gastronomico e conoscere il ruolo dei miceli e delle relazioni sotterranee che contribuiscono all’equilibrio degli ecosistemi forestali.

Accanto al percorso tra sapori e prodotti tipici, sono in programma mostre, installazioni, incontri ed esperienze dedicate alla natura, alla scienza e alla cultura.

L’olio nuovo a Boville Ernica

Il 18, 23, 24, 25 e 31 ottobre, Boville Ernica, in provincia di Frosinone, ospita la XVIII edizione di “Pane, Olio e Fantasia” con protagonisti l’olio d’oliva, il pane, il vino e le altre eccellenze della Ciociaria.

Cooking show, masterclass e seminari consentono di approfondire caratteristiche e tecniche di produzione dell’olio, mentre il Mercato Slow Food offre l’opportunità di incontrare i produttori. Previste anche visite guidate al centro storico e al Museo dell’Olio e dell’Olivo, passeggiate tra gli oliveti ed escursioni ai frantoi.

Laboratori artistici, archeologici e didattici affiancano le attività dedicate all’artigianato e agli antichi mestieri. Il 31 ottobre si conclude il Boville Ernica Oil Contest, mentre aperture straordinarie del Monastero Benedettino e appuntamenti musicali arricchiscono la manifestazione.

La Festa del Raccolto a Vipiteno

Scorcio del centro di Vipiteno, Alto Adige
Ufficio Stampa
Suggestivo scorcio di Vipiteno

Il 30 e 31 ottobre, Vipiteno, in provincia di Bolzano, accoglie l’autunno con la Festa del Raccolto, che anima Piazza Città e segna la fine stagionale del mercato contadino. Venerdì 30 ottobre, dalle 9 alle 13, i produttori dell’Alta Val d’Isarco propongono miele, tisane, erbe aromatiche, pane casereccio, verdure e vini biologici.

Sabato 31, dalle 10, la piazza si riempie di formaggi, marmellate, succhi artigianali, prodotti agricoli e manufatti locali: tra le specialità da assaggiare ci sono i Tirtlan ripieni di spinaci o verza, le ciambelle di Vipiteno, i Krapfen, il succo di mela fresco e le castagne arrosto, chiamate “Keschtn”.

Il pane nero di Bienno

Domenica 18 ottobre, Bienno, in Valle Camonica, ospita “Lo Pan Ner – I Pani delle Alpi”, festa transfrontaliera dedicata al pane nero e alle tradizioni agricole delle comunità alpine. Durante il fine settimana si potranno osservare l’accensione degli antichi forni e le diverse fasi della preparazione del pane, dalla lavorazione dell’impasto alla cottura a legna.

Protagonista è la segale, cereale fondamentale per le popolazioni di montagna grazie alla sua capacità di crescere anche in condizioni difficili e ad alta quota. Degustazioni, laboratori per bambini e visite guidate completano il programma.

Da scoprire anche il legame del borgo con l’acqua e gli antichi mestieri, raccontato dal Mulino Museo, ospitato in un edificio quattrocentesco ancora funzionante.

A Bagolino il Bagòss è il re della tavola

Il 24 e 25 ottobre, Bagolino, in provincia di Brescia, dedica un fine settimana al Bagòss, formaggio simbolo del paese montano della Val Sabbia.

Il formaggio, prodotto con latte vaccino e riconoscibile per il colore giallo conferito dallo zafferano, viene raccontato grazie a dimostrazioni della lavorazione del latte e iniziative dedicate al percorso “dal latte alla tavola”. Non mancano le degustazioni e i piatti tipici che lo valorizzano.

Castagne e transumanza a Garessio

In ottobre, Garessio, in provincia di Cuneo, celebra la Castagna Garessina con “Autunno a Garessio 2026 – Fiera regionale della Castagna Garessina”: castagnate, mercatini, musica e passeggiate accompagnano la scoperta di un prodotto De.Co. che per secoli ha contribuito al sostentamento delle famiglie.

Il 18 ottobre è in programma anche la festa della Transumanza: spazio alle dimostrazioni di mungitura con i pastori, ai mercatini e a un trekking gratuito tra i colori del Monte Pietra Ardena. Si svolgerà inoltre il Campionato Regionale Trial 2026.

La Tartufesta a Montaione

Il tartufo bianco di Montaione, Toscana
Ufficio Stampa
Il tartufo bianco di Montaione

Il 24 e 25 ottobre, Montaione, in provincia di Firenze, ospita la 33ª edizione di Tartufesta, mostra mercato dedicata al tartufo bianco delle Colline Sanminiatesi e alle produzioni tipiche del territorio.

Stand gastronomici, degustazioni, cooking show e mercatini artigianali illustrano le specialità del territorio, dal Chianti ai formaggi, dai salumi all’olio extravergine d’oliva, fino al miele, allo zafferano e alle confetture. Tra le iniziative spiccano la Via dei Sapori, il percorso TartuRé e il mercatino di Arti e Mestieri.

A San Lorenzo in Banale la Ciuìga festeggia 25 anni

Dal 30 ottobre al 1° novembre, San Lorenzo in Banale, in provincia di Trento, celebra i 25 anni della Sagra della Ciuìga, dedicata al caratteristico insaccato preparato con carne suina e rape bianche, oggi riconosciuto come Presidio Slow Food.

Per tre giorni, cantine, cortili e vicoli ospitano mercatini, artigianato, degustazioni di vini e locande gastronomiche, mentre i ristoranti propongono menù dedicati. Il programma comprende musica popolare, cori di montagna, fisarmonicisti, zampognari, visite guidate ed escursioni nei boschi colorati dal foliage. Anche i più piccoli trovano spazio con “La Ciuìga dei Balocchi”, tra laboratori creativi, burattini, letture animate e giochi tradizionali.

Scorcio di San Lorenzo in Banale, Trento
Ufficio Stampa
Bellissimo scorcio di San Lorenzo in Banale

La magia fiabesca del Natale nella Foresta Nera, tra mercatini ed eventi imperdibili

Par : elenausai10
18 octobre 2026 à 07:30

I Romani chiamarono quelle radure misteriose, composte di latifoglie e abeti, silva nigra: la Foresta Nera. Eppure questo angolo della Germania, soprattutto nel periodo natalizio, è tutt’altro che buia. Quando le luci dell’Avvento si accendono tra gli alberi e le case a graticcio, la Foresta Nera sembra uscita da un libro di fiabe.

Oltre alle piste da sci, ai sentieri innevati e agli oltre 150 mercatini di Natale sparsi nella regione, troverete ad aspettarvi un coro che canta da un albero gigante, passeggiate con gli husky, saune tra i rami e discese in zipline a tutta velocità.

Volete vivere un inverno davvero speciale? Ecco gli appuntamenti da segnare in agenda!

Haslach, il mercatino che si gusta

Partiamo da uno degli appuntamenti più golosi della stagione, organizzato nella valle della Kinzig, dove Haslach conserva intatto il suo centro storico, con le piazze del mercato, i vicoli degli artigiani e le case a graticcio. Qui, dal 18 dicembre 2026 al 6 gennaio 2027, tutti i giorni dalle 16:00 alle 22:00 (tranne il 24 e il 31 dicembre), ci sarà un mercatino invernale dove i protagonisti sono i sapori più che le decorazioni. Prima di ripartire, passate dal municipio: vi aspetta un grande presepe con animali veri.

Nel bosco con gli husky a Stühlingen

A due passi dal confine svizzero, a Stühlingen, potete partecipare a trekking e momenti di coccole con gli husky. Durante l’Avvento vengono organizzate diverse escursioni speciali in piccoli gruppi durante le quali si cammina nel bosco fino a una baita accogliente dove vi aspettano vin brulé, punch analcolico per i più piccoli e pan di zenzero davanti al fuoco. Si rientra al tramonto, con le fiaccole accese a illuminare il sentiero.

Waldkirch e l’albero di Natale che canta

Dal 4 al 13 dicembre 2026 Waldkirch, nota come la “città degli organi”, ospita uno degli eventi più curiosi della stagione nella Foresta Nera: un albero di Natale alto circa dieci metri, con i coristi disposti sui suoi livelli. Tra l’Elztalmuseum e la chiesa di St. Margarethen risuonano canti tradizionali, ma anche jazz, pop e gospel. Intorno potete fare acquisti presso gli stand di un piccolo mercatino ricco di prodotti locali.

Coristi con cappelli, sciarpe e guanti rossi e mantelle verdi cantano sui livelli di un grande albero di Natale nella Foresta Nera
Ufficio Stampa-Patrick Seeger
L’albero di Natale cantante di Waldkirch

Freudenstadt, il mercatino nella piazza più grande della Germania

Freudenstadt fu progettata nel 1599 da Heinrich Schickhardt, con una pianta geometrica ispirata al gioco del mulino. La città vanta la piazza del mercato più grande del Paese: 219 x 216 metri incorniciati da portici illuminati. Dal 3 al 20 dicembre 2026, dal giovedì alla domenica dalle 11:00 alle 21:00, una parte della piazza si riempie di bancarelle con artigianato e specialità natalizie.

Adrenalina a Schömberg

Se cercate emozioni forti, a Schömberg salite gli oltre 300 gradini della torre panoramica Himmelsglück, poi scegliete come tornare giù. Con la Blackforest Flyline scivolate tra gli alberi per circa 500 metri, mentre con il Blackforest Flying Fox volate per 600 metri a testa in avanti fino al parco termale. Le due attrazioni aprono nel weekend, meteo permettendo.

Una pausa di benessere tra terme e saune

Dopo una giornata trascorsa all’aria aperta, non c’è niente di meglio che un bagno caldo. A Baden-Baden, città termale Patrimonio UNESCO dal 2021, il Friedrichsbad accoglie gli ospiti dal 1877 in un edificio sontuoso, alimentato dalle sorgenti del Florentinerberg. Nella valle del Tonbach, il Wellnesshotel Tanne propone invece una sauna finlandese in una casa sull’albero, a dieci metri da terra.

Rottweil, Natale nella città più antica del Baden-Württemberg

Infine, potreste raggiungere Rottweil con il suo centro medievale e la chiesa Heilig Kreuz, le case patrizie con bovindi e la Porta Nera. Dal 3 al 13 dicembre 2026 le sue strade si riempiono di casette decorate, artigianato e cori, con laboratori e giostre per i bambini. Approfittatene per camminare sulla Neckarline, la passerella sospesa lunga 606 metri.

Mercatino di Natale di Rottweil, con le casette illuminate e gli alberi decorati lungo la strada principale del centro storico
Ufficio Stampa - Ralf Graner Photodesign
Il mercatino di Natale di Rottweil anima il centro medievale della città

Valentina Fioravanti, Human Company: “Chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia e ritrovare il proprio ritmo”

17 octobre 2026 à 16:17

L’open air in Italia ha superato la fase di semplice fenomeno di tendenza per consolidarsi come un vero e proprio stile di vacanza, vissuto con crescente consapevolezza. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio del Turismo Outdoor rilasciati da Human Company in collaborazione con Thrends, che registrano circa 68 milioni di presenze nel nostro Paese e un tasso di fedeltà altissimo tra i viaggiatori italiani.

In un mercato in cui la vacanza non è più un programma rigido da scandire, ma un tempo lento da abitare, la ricerca si sposta verso il valore dell’esperienza, la connessione autentica con le comunità locali e la qualità delle strutture. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Fioravanti, Chief Marketing Officer di Human Company. Nell’intervista ci ha raccontato la visione del gruppo sull’evoluzione dei target e delle dinamiche di viaggio, la filosofia dell’accoglienza integrata con l’habitat naturale e l’atteso debutto, a maggio 2026, del nuovo villaggio open air di Eraclea Mare, il più grande mai realizzato in Italia.

Human Company è sinonimo di vacanze open air: sono ancora un trend?

Diciamo le vacanze open air non sono più un trend, ma ormai la vacanza open air è una vacanza consapevole, che è sinonimo di libertà, di attenzione al territorio, di scoperta e di un valore anche del tempo e della della connessione. Ce lo dicono i numeri, non lo diciamo noi, quindi l’Osservatorio del Turismo Outdoor che abbiamo proprio rilasciato quest’anno insieme a Thrends conferma come le presenze del turismo outdoor in Italia sono ad oggi circa 68 milioni e si consolidano negli anni. Quindi, rispetto al 2025, abbiamo una piccola crescita dello 0,4%, però è proprio il segnale che è un trend consolidato. È trainato da un turismo internazionale, quindi il turismo domestico c’è, inizia a essere più consapevole anche del prodotto e infatti abbiamo visto che, sempre dall’Osservatorio, gli italiani, coloro che hanno scelto l’anno scorso una vacanza open air, il 90% la riconferma anche per questo anno. Se nel 2023 era il 15% chi sceglieva l’open air, a oggi siamo al 26% del campione della popolazione italiana, quindi è proprio un fenomeno che si sceglie e non più un trend.

Quali sono le novità del Gruppo Human Company?

Sicuramente direi che la grande novità sarà l’apertura del villaggio più grande di open air che sia mai stato realizzato, a Eraclea Mare, sulla costa adriatica, tra Caorle e Jesolo, in un contesto tra l’altro naturalistico straordinario, vicino alla Laguna del Mort, un grandissimo specchio d’acqua, dalla natura incontaminata che dialogherà con il villaggio. Sono 250 ettari, quindi cento ettari destinati al villaggio e cento ettari di Parco Rurale di Valle Ossi, con numeri importanti. Quindi sono oltre 3.000 piazzole, destinate tra piazzole libere e la parte di case mobili; sono 12.000 presenze giornaliere e un ecosistema che ruoterà intorno al soggiorno fatto di tantissimi servizi: da un parco acquatico di nove ettari con 15.000 metri quadri di lagune, oltre 14 discipline sportive, un’offerta F&B (Food & Beverage, ndr) che parla veramente di territorio, con oltre 35 gestori che cureranno tutta l’offerta della ristorazione.

Sarà un villaggio molto grande, ma dove il tema dell’apertura, dell’aria, dello spazio diventa vitale, importante, un elemento fortemente identitario, a partire dall’alloggio. Quindi non pensiamo più all’alloggio inteso solo come la casa mobile, ma la casa mobile è inserita all’interno di uno spazio più ampio, quindi viene inglobata da una piazzola che arriverà fino a 200 metri quadri alzando un po’ quello che è lo standard.

Tante saranno le attività per tutte le età, dal parco avventura alla zip line al paintball allo sport, appunto, 10 km di ciclopedonali. Insomma, sarà veramente un unicum e un progetto sicuramente molto coraggioso e ambizioso come non se ne vedevano negli ultimi anni. Noi siamo pronti, il cantiere è in corso, l’apertura è prevista a maggio.

C’è tanta curiosità, tanta aspettativa, stiamo già avendo prenotazioni nonostante sia un villaggio che non c’è, però abbiamo aperto le vendite a marzo e in soli sei mesi siamo già a oltre 7.500 prenotazioni.

In quale modo secondo la vostra vision una struttura aperta è in connessione con il territorio?

Essere in connessione col territorio vuol dire agire sotto tanti punti di vista. Prima di tutto vuol dire che è una struttura che si colloca in un territorio ma dialogando con esso, quindi noi disegniamo il villaggio partendo proprio dal territorio in cui siamo presenti, non si disegnano i servizi solo dal punto di vista del cliente, ma proprio dal punto di vista della della natura, e poi delle comunità locali.

E per farlo ci vuole sicuramente una parte di ascolto. Ascolto che per noi è quello della natura, quindi, quando progettiamo, partiamo proprio dall’habitat naturalistico che ci accoglie. E poi l’ascolto delle comunità locali. Quindi è importante per noi che le strutture siano aperte in entrata e in uscita al territorio. E come lo facciamo? Lo facciamo portando il territorio all’interno. Nel nostro caso, ad esempio, l’offerta Food and Beverage è fatta insieme agli operatori del territorio che andiamo a selezionare e diamo loro visibilità, con uno spazio anche per raccontarsi: chi meglio di loro può farlo, dai ristoranti ai mercatini locali.

Cerchiamo, anche nella parte di animazione che abbiamo evoluto in un concetto di edutainment, di integrarla con laboratori realizzati proprio dagli artigiani del luogo: gratuitamente, i nostri ospiti possono partecipare a laboratori che parlano di quelle comunità. Organizziamo eventi che noi chiamiamo Special Days dove, di nuovo, ad esempio, la festa del vino che organizziamo all’interno dei villaggi, è una festa che porta i produttori di quel territorio, quindi cerchiamo di unire anche il divertimento a un racconto, a uno storytelling che porta oggettivamente ad amare.

In più, lavoriamo con le amministrazioni locali per essere anche noi promotori degli eventi del territorio e portare anche delle anticipazioni dei territori all’interno delle nostre strutture. Abbiamo anche dei progetti con le scuole, dove facciamo tutta una serie di laboratori per i bambini, insegniamo un primo approccio all’ospitalità, li portiamo a lavorare nelle reception per un giorno facendo accoglienza alle proprie famiglie, quindi cerchiamo di contribuire alla comunità.

E poi, ovviamente, vogliamo che i nostri ospiti escano dalla struttura, non ci piace il concetto dell’all-inclusive perché l’all-inclusive è restrittivo, è limitante, quindi incentiviamo e selezioniamo tantissime esperienze del territorio facendo in modo che possano vivere i luoghi in modo autentico.

Vi che siete molto attenti ai trend e ai target di riferimento, quali sono, secondo la vostra percezione, i target emergenti dei prossimi anni?

Allora, io non parlerei di target, possiamo dire target intesi come una profilazione che è abbastanza consolidata. Sicuramente ci sono le famiglie che si approcciano, principalmente all’open air. Se prendiamo i nostri numeri, circa l’80% sono famiglie. Però ciò che accumuna e che sta evolvendo è proprio il modo di vivere la vacanza, perché siamo passati da momenti in cui c’era la necessità di schedulare, quindi di arrivare e di avere già tutto estremamente organizzato. Quello che vediamo oggi è che lasciare uno spazio alla libertà di poter scegliere anche sul momento è ciò che effettivamente porta valore, e l’open air un po’ ti aiuta in questo, non organizzandoti in realtà tutta la vacanza, ma mettendoti a disposizione tutti gli strumenti e una selezione di attività da scegliere al momento.

Quindi chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia, ritrovare il proprio ritmo e quindi quello che vediamo è una vacanza che è sì personalizzata, ma in modo molto lento, vivendo il tempo, assecondando il tempo. Poi sicuramente ci sono delle abitudini che stanno cambiando, sicuramente l’idea che “non voglio più portarmi a casa un ricordo e basta, ma quello che voglio è veramente una una relazione, un’esperienza che mi lasci un qualcosa”, ed è per questo che noi cerchiamo di creare sempre più servizi che mettano in connessione oltre agli ospiti col territorio, ma anche tra ospiti, quindi cercare comunque di creare relazioni che poi rimangano. Il vero valore che stiamo cercando oggi è un po’ anche questo.

E poi ci sono evoluzioni ovviamente sulle dinamiche di acquisto, quindi l’AI è un abilitatore che sicuramente serve e che facilita. Quello che vediamo è che nella comparazione non cerchiamo più solo la migliore offerta (il prezzo, sicuramente è un tema, poi oggigiorno lo è sempre di più) però il rapporto qualità-prezzo, valore-prezzo diventa ancora più importante, quindi dobbiamo lavorare su su entrambi.

Un labirinto di pietra a forma di formaggio: le Grotte di Soprasasso sono un tesoro dell’Appennino bolognese

17 octobre 2026 à 14:00

Sembra quasi che qualcuno si sia divertito a scavare centinaia di piccoli crateri nella pietra, scegliendo con estrema cura la profondità e la forma di ciascuno. Alcuni di questi “buchi”, infatti, sono perfettamente circolari, mentre altri si allungano, si incontrano e si sovrappongono, fino a trasformare intere pareti rocciose in una sorta di alveare gigantesco (o pure un colossale formaggio). Sì, stiamo parlando di uno spettacolo talmente bizzarro da apparire come il frutto di una follia umana, quando invece è il risultato di una storia geologica lunga milioni di anni.

Le Grotte di Soprasasso, nell’Appennino bolognese, sono una delle curiosità naturali più sorprendenti dell’Emilia-Romagna. Si trovano nel territorio di Vergato, tra boschi, antichi nuclei rurali e rilievi, a circa 50 chilometri da Bologna. In totale sono tre cavità naturali modellate nell’arenaria, con superfici talmente tanto elaborate da ricordare un paesaggio lunare, una spugna pietrificata oppure il fondale di un mare scomparso (insomma, chi più ne ha più ne metta).

Origine e formazione delle Grotte di Soprasasso

Queste meraviglie dell’Emilia-Romagna affondano le proprie radici in un passato remotissimo: circa 27 milioni di anni fa, durante l’Oligocene. In quel periodo i sedimenti trasportati dalle correnti si accumulavano in profondità, formando progressivamente degli strati destinati a diventare le arenarie visibili oggi.

Le rocce appartengono al Membro di Anconella della Formazione di Antognola, una successione geologica costituita, in questo settore, da potenti banchi di arenaria ricchi di granuli di quarzo e feldspato. Con i movimenti della crosta terrestre e la formazione della catena appenninica, quegli antichi depositi marini furono sollevati, deformati ed esposti agli agenti atmosferici.

A rendere il tutto ancor più emozionante è soprattutto il fenomeno dei tafoni, termine geologico utilizzato per indicare particolari cavità prodotte dall’alterazione e dalla disgregazione delle superfici rocciose. L’acqua, l’umidità e gli agenti atmosferici agiscono sulla struttura granulare dell’arenaria, favorendo il distacco progressivo di piccoli frammenti.

Alcune superfici sembrano ricoperte da bolle, altre mostrano nicchie concentriche, bordi arrotondati e sottili separazioni rocciose. La luce radente accentua le ombre all’interno dei fori, facendo apparire il rilievo ancora più articolato. I tafoni sono spesso associati a paesaggi costieri, desertici e ambienti aridi. Ritrovarli tra le montagne bolognesi rende Soprasasso particolarmente interessante.

La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto quest’area quale geosito di rilevanza locale, e il territorio rientra anche nel sito della rete Natura 2000 denominato Soprasasso, Montecavalloro, esteso per circa 279 ettari (rilevante anche dal punto di vista della biodiversità vegetale e faunistica).

Grotte di Soprasasso, vicino Bologna
iStock
Dettagli delle Grotte di Soprasasso

Visitare le Grotte di Soprasasso

Chiaramente per raggiungerle occorre indossare scarpe comode e intraprendere un’escursione, tramite cui ammirare un progressivo cambiamento del paesaggio. L’itinerario attraversa un ambiente appenninico ancora legato alla sua storia rurale, con vecchi edifici in pietra, tracce di coltivazioni e sentieri utilizzati per collegare gli insediamenti sparsi sui versanti.

Le protagoniste della visita sono tre formazioni, ciascuna contraddistinta da una propria fisionomia. La prima si chiama proprio Grotta di Soprasasso, ed è un’ampia rientranza che forma una specie di riparo naturale. Colpisce per le dimensioni della parete e per una curiosa conformazione della pietra alla sua base: l’erosione ha infatti modellato una sorta di seduta, spesso paragonata a un trono.

Alzando lo sguardo si distinguono strati sovrapposti, sporgenze e piccoli incavi, mentre la diversa inclinazione della luce valorizza le sfumature dell’arenaria, dal beige al giallo ocra. Poi c’è la Grotta dei Piatti che è forse la più curiosa. Vi basti pensare che il suo nome deriva dalle cavità circolari che caratterizzano le pareti, con incavi dal fondo relativamente piatto e profili arrotondati, simili proprio a piatti di pietra.

Dalla conformazione grossomodo triangolare e uno sviluppo interno limitato, permette di osservare da vicino l’eccezionale concentrazione di tafoni. La roccia appare infatti punteggiata da decine di piccole ombre. La terza meraviglia è la Grotta Buia, che già con il suo nome ci introduce un’atmosfera differente: rispetto alle altre cavità presenta uno sviluppo maggiormente simile a un cunicolo, con uno spazio interno più profondo e meno illuminato.

L’ingresso conduce verso una zona in cui la luce naturale diminuisce e le pareti assumono tonalità più scure. Il contrasto con l’apertura esterna crea un effetto particolarmente scenografico, soprattutto nelle giornate luminose. Per apprezzarne i dettagli può essere utile portare una torcia, tenendo presente che il breve accesso presenta un tratto ripido, con terreno sabbioso e potenzialmente scivoloso.

Le grotte rappresentano certamente il momento centrale dell’escursione, ma anche il paesaggio circostante non è da meno. Dalle balze arenacee lo sguardo segue il corso della valle del Reno, riconosce i rilievi dell’Appennino bolognese e, nelle giornate limpide, raggiunge il massiccio del Corno alle Scale, una delle principali montagne della zona.

Lungo alcuni itinerari si incontra anche la vecchia chiesa di San Giorgio di Montecavalloro, testimonianza religiosa legata agli insediamenti storici di questo territorio.

Dove si trovano e come arrivare

Le Grotte di Soprasasso si trovano nel comune di Vergato, in provincia di Bologna, sulle alture che dominano l’abitato di Riola e la valle del Reno. Da Bologna si raggiunge Riola percorrendo la strada statale 64 Porrettana, mentre chi preferisce il treno può utilizzare la linea ferroviaria Bologna-Porretta Terme, scendendo alla stazione di Riola.

Per l’escursione è possibile partire dalla località di Montecavalloro, seguendo il percorso panoramico segnalato che attraversa l’area delle grotte. L’ufficio turistico dell’Appennino bolognese indica un anello percorribile in circa 2 ore, alle quali aggiungere le soste. Gli itinerari più articolati presentano invece distanze differenti, generalmente comprese tra 6 e 8 chilometri.

La difficoltà è escursionistica, quindi con tratti ripidi, gradini ricavati nella roccia e passaggi esposti che richiedono passo sicuro. Scarpe da trekking con buona aderenza, acqua e una torcia sono una parte dell’equipaggiamento caldamente consigliato. Prima della partenza è opportuno verificare lo stato dei sentieri e scegliere la traccia adatta alla propria preparazione.

Per chi desidera prolungare la giornata, nei dintorni si trovano anche le Grotte di Labante, celebri per le particolari formazioni calcaree associate all’acqua, e la Rocchetta Mattei, singolare costruzione ottocentesca caratterizzata da elementi architettonici medievaleggianti e moreschi.

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