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Foreste incantate, draghi e castelli da sogno: Efteling è il parco delle fiabe dei Paesi Bassi

2 novembre 2026 à 16:30

Un albero racconta storie, poco più avanti si intravede il tetto irregolare di una casetta che sembra uscita da un libro illustrato, mentre tra gli alberi ci sono tantissime torri medievali. E, in mezzo a tutto questo, si avverte il suono costante delle montagne russe che sfrecciano sulle rotaie, con le urla divertite di chi ci sta sopra. Ma c’è una cosa che è davvero incredibile: i cestini dei rifiuti hanno una voce propria e chiedono ai visitatori di dar loro da mangiare (quindi di buttare la spazzatura). Benvenuti a Efteling, il più grande parco divertimenti dei Paesi Bassi, un universo fantastico che da oltre 70 anni trasforma fiabe, racconti popolari e antiche leggende in esperienze da vivere.

Ci troviamo nel Brabante Settentrionale, in quella che è una vera e propria istituzione per gli olandesi. Sentieri alberati, laghetti, giardini fioriti e architetture fantasiose accompagnano il passaggio da un racconto all’altro, attraverso scenografie curate fin nei particolari apparentemente inutili.

A differenza dei parchi costruiti attorno a personaggi cinematografici, questo regno fantastico possiede un’identità profondamente europea: le sue radici affondano nelle fiabe dei fratelli Grimm, nelle storie di Hans Christian Andersen e nel patrimonio narrativo dei Paesi Bassi.

Come funziona la visita a Efteling e cosa vedere

La prima cosa che si comprende di Efteling è che non si è arrivati solo dentro un parco a tema. La visita, difatti, prevede un vero e proprio viaggio attraverso ambienti molto diversi, dai sentieri tranquilli del bosco ai quartieri fantastici popolati da palazzi, templi e macchinari giganteschi.

Il parco rimane aperto tutto l’anno, ma è talmente tanto ricco ed esteso che una giornata intera fa sì che si possa scoprire soltanto una parte delle esperienze disponibili. Per apprezzarlo con maggiore tranquillità, infatti, sono consigliabili due giorni.

Cuore storico del complesso è lo Sprookjesbos, la Foresta delle Fiabe, un pullulare di alberi secolari e piccoli edifici dalle forme bizzarre popolati da Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, Pinocchio e numerosi altri protagonisti. Non potevano di certo mancare il Castello della Bella Addormentata, con dentro la nobile in attesa del suo principe, e la casa di marzapane della strega, pronta ad attirare i fratellini smarriti.

Particolarmente divertente è Langnek, il personaggio dal collo lunghissimo che sovrasta gli alberi. Poco distante, lo Sprookjesboom, il grande Albero delle Fiabe, parla ai visitatori attraverso un volto animato. Il gusto per le ambientazioni elaborate raggiunge livelli sorprendenti in Droomvlucht, il Volo da Sogno, un percorso al coperto tra elfi, troll, unicorni e città fantastiche.

Poi c’è il Symbolica, il Palazzo della Fantasia, con una facciata monumentale che introduce i visitatori verso corridoi segreti e ambienti reali trasformati dalla magia. A guidare l’avventura è Pardoes, il giullare simbolo di Efteling, riconoscibile dal suo abbigliamento colorato e dal cappello a punte.

Chi preferisce emozioni forti trova nel settore delle montagne russe attrazioni altrettanto originali: Baron 1898 ricrea una miniera d’oro di fine ‘800, tra strutture industriali, macchinari e presenze misteriose. Dopo una salita vertiginosa, il percorso precipita per 37,5 metri, raggiungendo una velocità di 90 km/h.

Joris en de Draak propone invece due tracciati di montagne russe in legno che gareggiano l’uno contro l’altro, sullo sfondo della leggenda del drago. Più recente è Hooghmoed, inaugurata nel 2026, con torri a caduta libera pensate anche per i giovani avventurieri.

Atmosfere decisamente inquietanti attendono i visitatori di Danse Macabre, aperta nel 2024. L’attrazione si sviluppa in un’abbazia maledetta, nella foresta di Huyverwoud, attorno alla scomparsa di un’orchestra nel 1876.  Meritano attenzione anche De Vliegende Hollander, un’avventura acquatica ispirata al vascello fantasma, le rapide di Piraña e la Pagode, un tempio in stile thailandese che si solleva regalando una vista panoramica sul parco.

Pagode, Efteline
iStock
L’incredibile e straordinaria Pagode

Per una pausa più tranquilla si può scegliere il treno a vapore Stoomtrein oppure una navigazione sui laghetti con Gondoletta. Da visitare anche l’Efteling Museum, dedicato alla storia delle attrazioni e ai loro creatori.

Al calare della sera, quando si è stanchi ma felici di tutte queste avventure, Aquanura trasforma il lago Meer van Fantasie in un grande spettacolo di fontane, musica e luci, della durata di circa 14 minuti.

Efteling a Natale e durante l’inverno 2026-2027

I mesi più freddi in questo parco dei Paesi Bassi sono quelli dedicati al Winter Efteling, in programma quest’anno dal 16 novembre al 31 gennaio 2027. In questo periodo il complesso si riempie di funghi innevati, alberi illuminati, decorazioni scintillanti e spettacoli stagionali che rendono i sentieri in un paesaggio fiabesco dal fascino natalizio.

Grande protagonista dell’edizione 2026-2027 è la Warme Winter Weide, il prato delle feste, rinnovato con De Gladde Piste, una pista di pattinaggio parzialmente coperta. Tra le novità ci sono anche la giostra Cirque Papillon e Cirque Miragio, spettacolo musicale e acrobatico di 20 minuti ambientato dopo il lieto fine di Biancaneve, con protagonista la Regina cattiva.

L’atmosfera diventa particolarmente incredibile attorno al Wonder Winterboom, albero luminoso alto 9 metri, e nella piazza Anton Pieckplein, animata da melodie invernali. Dal 3 dicembre 2026 è inoltre prevista la riapertura dell’area Raveleijn, rinnovata con una nuova attrazione e uno spettacolo.

Per il periodo natalizio, dal 21 dicembre 2026 al 3 gennaio 2027, sono previsti anche biglietti serali da 33 euro, validi dalle 16 fino alla chiusura (escluso il 31 dicembre). E sì, le montagne russe all’aperto restano utilizzabili, ma esclusivamente in base alle condizioni meteorologiche.

Dove si trova e come arrivare

Efteling sorge a Kaatsheuvel, nella provincia del Brabante Settentrionale, a breve distanza dalla città di Tilburg. L’indirizzo esatto è Europalaan 1, 5171 KW Kaatsheuvel. Da Amsterdam il tragitto in automobile richiede indicativamente 1 ora e 15 minuti, seguendo la A2 verso Utrecht e ‘s-Hertogenbosch, quindi la A59 in direzione Waalwijk e Kaatsheuvel.

Per chi utilizza i mezzi pubblici, la soluzione più pratica dalla Capitale o dall’aeroporto di Schiphol prevede il treno fino a ‘s-Hertogenbosch, chiamata anche Den Bosch, e successivamente un autobus diretto all’ingresso del parco (numeri 300, 301, 136 e 800).

Collegamenti analoghi partono dalla stazione di Tilburg. I biglietti d’ingresso per il 2026 hanno prezzi variabili da 40 a 56 euro in base alla data scelta, mentre i bambini fino a 3 anni entrano gratuitamente.

Villa Piercy, il piccolo “castello” inglese nascosto tra i boschi della Sardegna

Par : elenausai10
2 novembre 2026 à 15:30

Villa Piercy sussurra storie di una Sardegna d’altri tempi: un’isola non ancora attraversata dai turisti, ma già con lo sguardo rivolto a un futuro che prendeva la forma di una ferrovia. Ed è proprio in treno che, nel 1921, l’avrebbe percorsa D.H. Lawrence, raccontandola in tutte le sue sfaccettature e facendola conoscere al mondo.

Ma facciamo un passo indietro, perché se parliamo di ferrovie in Sardegna dobbiamo partire dall’ingegnere che ne progettò la rete principale e da una villa in stile coloniale inglese che oggi sembra uscita da un film in costume britannico.

La storia di Villa Piercy

Tutto comincia nel 1863, quando l’ingegnere gallese Benjamin Piercy arriva in Sardegna per progettare la rete ferroviaria dell’isola, le linee Cagliari-Olbia e Chilivani-Porto Torres, per conto della Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde. In cambio del lavoro riceve vasti terreni nel territorio di Bolotana: sono gli anni in cui le antiche terre di uso comune, gli ademprivi, passano in mano privata.

Tra il 1879 e il 1883, Piercy acquista le tenute di Badde Salighes e Padru Mannu e trasforma un vecchio casino di caccia nella villa di famiglia dove prende vita un piccolo mondo vittoriano prima ed edoardiano dopo fatto di ricevimenti, ospiti illustri, lusso d’oltremanica e partite a tennis sul prato.

Dopo la morte di Benjamin, nel 1888, la villa restò alla famiglia per generazioni. L’ultima dei Piercy, Vera, ne fu padrona fino al 1966. Nella seconda metà del Novecento villa e parco caddero in disuso, finché il restauro del 2010 non ha permesso al pubblico di entrare per scoprirne la bellezza.

La villa e il suo giardino botanico

Villa Piercy ricorda un piccolo castello, con la sua pianta quadrata e le quattro torrette circolari agli angoli. Non è certamente un caso se Benjamin Piercy realizzò così la sua dimora privata, strizzando l’occhio a un gusto molto inglese che amava travestire le case di campagna come piccoli castelli.

Nella realtà, si tratta di una casa di campagna sviluppata su tre livelli, uno dei quali seminterrato. Sopra il portone un leone rampante ricorda il Galles, la terra d’origine del padrone di casa, mentre al piano terra le volte a crociera conservano ancora alcuni dipinti.

Non solo la villa, un altro protagonista dell’esperienza a Villa Piercy è il giardino, meraviglioso tutto l’anno, ma soprattutto quando immerso nei colori dell’autunno. Un viale di calocedri secolari conduce all’ingresso laterale, poco lontano da una spettacolare galleria di bosso; alle spalle della casa, una scalinata di pietra si arrampica nel bosco, tra lecci, agrifogli e tassi così antichi che per abbracciarne il tronco servirebbero quattro persone. Accanto a loro crescono alberi arrivati da molto lontano: il cedro dell’Himalaya, il cipresso di Lawson, il calocedro della California e l’abete di Spagna.

Sono gli alberi di una moda tutta vittoriana. Nell’Inghilterra della regina Vittoria i cacciatori di piante battevano il mondo in cerca di specie mai viste e chi possedeva una tenuta faceva a gara per esibirle. Oggi, quel giardino custodisce circa un terzo delle specie botaniche della Sardegna e passeggiarci è un po’ come sfogliare l’album di viaggio di un gentiluomo vittoriano.

Dove si trova e come visitarla

Villa Piercy si trova a Badde Salighes, nel territorio di Bolotana, in provincia di Nuoro, tra i boschi del Marghine. È aperta il sabato e la domenica dalle 10:00 alle 18:00 e non serve prenotare; il biglietto d’ingresso alla villa costa 10 euro e vengono proposte visite guidate.

Il canyon che nasconde un eremo leggendario e una strada spettacolare: le Gole di Galamus, in Francia

2 novembre 2026 à 14:30

Saremmo dei bugiardi se vi dicessimo il contrario: l’impatto con questo straordinario paesaggio d’Europa sconvolge i sensi con un’immediatezza disarmante. C’è la strada che si restringe, poi la parete rocciosa che sembra avvicinarsi sempre di più e subito dopo un basso parapetto di pietra oltre il quale c’è un precipizio impressionante. È così che si presentano le Gole di Galamus, nel sud della Francia, un territorio (conosciuto con il nome di Fenouillèdes) in cui il fiume Agly ha aperto una frattura gigantesca nel paesaggio, dando origine a uno dei canyon più spettacolari delle Corbières.

La strada stessa, scavata direttamente nella montagna, è talmente stretta da consentire il passaggio di una sola automobile in diversi punti, regalando un ambiente che definirlo emozionante è quasi riduttivo. Curva dopo curva, la carreggiata segue le irregolarità della falesia, attraversa un tunnel e passa sotto enormi sporgenze di roccia.

Poi, quasi all’improvviso, si distingue un piccolo complesso di edifici in pietra, raccolti intorno a una grotta naturale. È l’Eremo di Saint-Antoine de Galamus, antico rifugio religioso che pare appartenere alla montagna stessa, come se fosse nato direttamente per mano della Natura (ma no, non è così).

Origine e formazione delle Gole di Galamus

Siete pronti a fare un salto indietro nel tempo di milioni di anni? Sì, perché questo pazzesco angolo di Francia ha iniziato a originarsi quando il paesaggio dei Pirenei attraversava profonde trasformazioni geologiche, per la precisione circa 10 milioni di anni fa. Fu all’epoca, infatti, che le acque dell’Agly cominciarono a incidere le formazioni calcaree della regione, approfondendo progressivamente il proprio letto.

L’azione dell’acqua ha modellato pareti che, considerando l’intera struttura del rilievo, raggiungono profondità di diverse centinaia di metri. Il settore più spettacolare presenta un passaggio particolarmente angusto, mentre il paesaggio inciso dal fiume si sviluppa per circa 5 km.

Sul fondo il fiume accarezza la Terra tra vasche naturali, cascatelle e rocce levigate, assumendo sfumature che vanno dal verde smeraldo al turchese, mentre tra le falesie trovano rifugio rapaci come il falco pellegrino e il gufo reale. Sulle pendici, invece, crescono lecci, ginepri e il raro ciclamino delle Baleari, che fiorisce in primavera.

Alla storia naturale si intrecciano racconti religiosi tramandati per secoli: le cavità del canyon avrebbero accolto eremiti già dal VII secolo, sebbene le testimonianze documentarie del santuario risalgano al tardo Medioevo. Secondo la tradizione, questi uomini cercavano solitudine e raccoglimento seguendo l’esempio di Sant’Antonio Abate, figura fondamentale del monachesimo cristiano.

L’episodio più celebre risale al 1782, quando Saint-Paul-de-Fenouillet fu colpita da un’epidemia di suette, malattia caratterizzata da febbre e sudorazione intensa. Gli abitanti organizzarono una processione verso il santuario e attribuirono la successiva cessazione dell’epidemia all’intercessione del santo.

In segno di riconoscenza venne ampliata la cappella e fu piantato un platano che cresce ancora tra le rocce dell’eremo, particolare che sorprende considerando che questo è un ambiente apparentemente poco favorevole alla vegetazione.

La visita alle Gole di Galamus

Il percorso più suggestivo per scoprire al meglio le Gole di Galamus segue la stretta strada panoramica che attraversa il canyon. Un consiglio: cercate di proiettarvi davvero nel passato, perché pensare a come questa meraviglia ingegneristica sia stata realizzata alla fine dell’800 fa venire i brividi: alcuni operai affrontarono le pareti a picco, assicurati a delle corde e muniti di barre di ferro con cui scavavano la roccia.

La strada fu completata nel 1892, con la realizzazione del tunnel sul versante di Saint-Paul-de-Fenouillet. Sopra l’imbocco vennero incisi alcuni versi in occitano del poeta locale Léonce Rives, dedicati a quella che era stata effettivamente un’impresa storica.

Oggi la carreggiata segue ancora quel tracciato audace, stretto tra la montagna e il precipizio. Vi suggeriamo di prestare notevole attenzione, però, perché il vento può attraversare il canyon con notevole intensità, soprattutto nelle giornate di tempo instabile. Se volete apprezzare il panorama a 360 gradi, ciò che potete fare è lasciare l’automobile nei parcheggi situati alle estremità del tratto più stretto e proseguire a piedi lungo la strada (prestando attenzione ai veicoli). Dal belvedere, infatti, si distingue l’eremo, raccolto in una cavità della parete calcarea.

L’accesso al Santuario di Saint-Antoine de Galamus avviene attraverso un breve sentiero in discesa dal parcheggio panoramico, percorribile in circa 10 minuti, oppure mediante una scalinata ricavata nella roccia. All’interno si scopre una piccola grotta-cappella, con strutture murarie adattate alle forme naturali della cavità.

Santuario di Saint-Antoine de Galamus, Francia
iStock
Il Santuario di Saint-Antoine de Galamus abbarbicato alla roccia

Campanile, ambienti religiosi e terrazze formano un insieme architettonico essenziale, in cui però la roccia rimane parte integrante degli spazi: l’atmosfera che si respira è intima, e inevitabilmente viene accentuata dalla luce che filtra attraverso le aperture.

Tra i particolari più curiosi compare anche un’incisione con il quadrato del Sator, antico enigma formato dalle parole latine SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, disposte in modo da consentire la lettura nelle diverse direzioni. Il significato reale della formula resta discusso e, come è possibile immaginare, ha alimentato numerose interpretazioni simboliche.

La visita all’eremo è gratuita, anche se apre generalmente dal 15 marzo al 15 novembre, con orario dalle 10 alle 17 in primavera e autunno e dalle 10 alle 19 tra maggio e settembre.

Un’esperienza completamente diversa è il canyoning, praticato lungo il corso dell’Agly durante la stagione favorevole. Il percorso acquatico si snoda tra vasche naturali, piccoli scivoli di pietra e tratti che richiedono di nuotare. Alcuni passaggi prevedono salti facoltativi, mentre l’itinerario viene considerato adatto anche ai principianti accompagnati da guide qualificate.

Per questa attività sono necessarie attrezzature specifiche e il rispetto delle disposizioni locali, pure perché le condizioni dell’acqua possono cambiare rapidamente dopo piogge intense, motivo per cui è opportuno affidarsi agli operatori autorizzati.

Dove si trovano e come arrivare

Le Gole di Galamus si trovano nella Francia meridionale, all’interno del Parco naturale regionale delle Corbières-Fenouillèdes, tra Saint-Paul-de-Fenouillet e Cubières-sur-Cinoble. Il territorio appartiene all’Occitania e si estende a ovest dei celebri castelli di Peyrepertuse e Quéribus, testimonianze medievali legate alla storia del Paese Cataro.

Il principale riferimento per raggiungerle è Saint-Paul-de-Fenouillet, situato lungo la D117, strada che collega Perpignan a Quillan passando per Axat. Dal paese occorre imboccare la D7 in direzione di Cubières-sur-Cinoble e proseguire per circa 5 km fino all’area di accesso al canyon.

Provenendo invece da Carcassonne o Limoux, si può raggiungere Cubières-sur-Cinoble attraverso la rete di strade dipartimentali che attraversa l’Aude, per poi dirigersi verso il versante settentrionale delle gole.

Dopo decenni riaprono due antichi tesori di Ercolano: si potranno finalmente visitare

2 novembre 2026 à 13:34

Ancora oggi, alcuni luoghi sembrano rimasti congelati a secoli scorsi, custodendo storie che aspettano soltanto di essere raccontate. È il caso di Ercolano, dove due straordinarie testimonianze della vita nell’antica Roma si preparano ad accogliere nuovamente i visitatori. Dopo decenni di chiusura, la Casa dell’Atrio a Mosaico e la Casa a Graticcio tornano finalmente accessibili, offrendo l’opportunità di scoprire ambienti domestici, decorazioni e soluzioni architettoniche sopravvissuti all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La riapertura sarà presentata ufficialmente il 5 novembre 2026 dal Parco Archeologico di Ercolano, diretto da Federica Colaiacomo, e rappresenta una nuova tappa del Progetto Domus, dedicato alla conservazione e alla valorizzazione di alcune delle abitazioni più importanti dell’antica città.

Cosa vedere nelle due domus di Ercolano

Le due residenze raccontano aspetti differenti della società romana, dalle dimore più prestigiose alle abitazioni legate alla quotidianità cittadina. La Casa dell’Atrio a Mosaico, estesa per circa 1.200 metri quadrati, è una delle residenze più affascinanti di Ercolano. Situata lungo il Cardo IV, conserva preziose decorazioni pittoriche in quarto stile e pavimenti impreziositi da motivi geometrici e floreali.

Il suo elemento più caratteristico è l’atrio, dove il mosaico pavimentale presenta ancora le deformazioni provocate dalla violenza dell’eruzione vesuviana. Al centro si trova un impluvium rivestito in marmo, utilizzato per raccogliere l’acqua piovana. Particolarmente suggestivo è anche il peristilio, un giardino circondato su tre lati da colonne, con una fontana marmorea e ambienti decorati da affreschi mitologici. Tra questi compaiono episodi come il Supplizio di Dirce e il mito di Diana e Atteone.

Completamente diversa è la Casa a Graticcio, una costruzione di circa 180 metri quadrati che deve il nome alla particolare tecnica edilizia impiegata: un’intelaiatura lignea riempita con materiali da costruzione e successivamente intonacata. La dimora conserva un caratteristico balcone, parzialmente originale, sostenuto da tre colonne in laterizio. La presenza di una bottega al piano inferiore e di ambienti abitativi al livello superiore racconta come, nell’antica Ercolano, vita privata e attività commerciali potessero convivere nello stesso edificio.

Quando riaprono le domus di Ercolano

L’appuntamento che segna il ritorno delle due residenze è fissato per giovedì 5 novembre 2026, quando la riapertura sarà presentata ufficialmente nell’Antiquarium del Parco Archeologico. L’intervento rientra nel Progetto Domus, un programma di restauro conservativo che coinvolge sei importanti abitazioni del sito, sviluppato in collaborazione con il Packard Humanities Institute, attraverso l’Istituto Packard per i Beni Culturali.

Il percorso ha già consentito di restituire al pubblico la Casa del Colonnato Tuscanico e la Casa del Sacello di Legno, riaperte nel marzo 2025, seguite dalla Casa del Mobilio Carbonizzato nel luglio 2026. Con un finanziamento complessivo di 5 milioni di euro, provenienti dai fondi del Contratto Istituzionale di Sviluppo “Vesuvio – Pompei – Napoli”, il progetto punta a rendere nuovamente fruibili spazi di eccezionale valore archeologico.

Per chi desidera visitare Ercolano, dunque, queste riaperture rappresentano un’occasione per scoprire da vicino non soltanto la storia della città distrutta dal Vesuvio, ma anche le abitudini, l’architettura e gli ambienti in cui si svolgeva la vita dei suoi abitanti.

Parma, la capitale del gusto che conquista Forbes

Par : losiangelica
2 novembre 2026 à 12:00

Parma riceve un riconoscimento importante e viene celebrata come una delle destinazioni gastronomiche più interessanti d’Italia; l’elogio arriva dal Forbes che in un suo editoriale dove vengono esplorate le nuove frontiere del turismo attivo si esaltano i momenti a tavola.

Viaggio al sole per battere la malinconia invernale con la promozione Ryanair

Par : losiangelica
2 novembre 2026 à 10:00

Giornate sempre più corte, cielo grigio e voglia di andare in letargo fino a primavera? Ovviamente non è possibile, e mentre c’è chi sogna le atmosfere invernali delle vacanze sulla neve e dei mercatini di Natale c’è chi spera di volare verso mete soleggiate… e con la nuova promozione Ryanair è possibile. Prenotando entro il 5 dicembre 2026 si vola dal 1 novembre al 21 dicembre 2026 con tantissimi voli a partire da 24,99 euro (ma con anche occasioni sotto i 15 euro!). Questo è il momento giusto per programmare un piccolo weekend o un viaggetto per fare il pieno di vitamina D.

Da Milano Malpensa ad Agadir

Il grigiore invernale? Ad Agadir, in Marocco, sembra un lontano ricordo. Con voli da Milano Malpensa a meno di 15 euro, la città affacciata sull’Atlantico è il posto giusto per un cambio di stagione decisamente più luminoso. Tra novembre e dicembre le temperature massime medie oscillano tra i 22 e i 24 gradi: niente caldo tropicale, ma abbastanza tepore per passeggiare sul lungomare, godersi un pranzo vista oceano e sfoggiare gli occhiali da sole anche a dicembre.

Il vero highlight del periodo? Il surf! A pochi chilometri, Taghazout entra nel vivo della stagione delle onde, tra surf camp, localini bohémien e tramonti che sembrano usciti direttamente da Pinterest. Per un pizzico di avventura, spazio a un’escursione nella Paradise Valley, tra palmeti e paesaggi rocciosi, oppure a una passeggiata nel coloratissimo Souk El Had, perfetto per scovare spezie, ceramiche e souvenir.

La spiaggia di Agadir
iStock
L’incantevole spiaggia di Agadir

Da Roma Fiumicino a Pafos

Una fuga mediterranea tra archeologia, panorami da sogno e un inverno decisamente più soft. Con voli da Roma Fiumicino a meno di 17 euro, Pafos è la meta perfetta per chi cerca un mix di cultura e relax senza aspettare l’estate. Novembre e dicembre regalano giornate generalmente miti, ideali per scoprire la città a piedi, senza il caldo intenso e la folla dell’alta stagione.

Tra le esperienze imperdibili c’è il Parco Archeologico di Kato Pafos, patrimonio UNESCO, dove mosaici romani e antiche rovine raccontano storie degne di una serie mitologica. Da non perdere anche le suggestive Tombe dei Re, scavate nella roccia, e una passeggiata fino al porticciolo, tra barche colorate e caffè vista mare.

Vista panoramica sulle spiagge di Pafos
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L’incantevole Pafos, tra spiagge e storia

Da Bergamo a Fes

Chi ha detto che per scacciare la malinconia serva per forza una spiaggia? A Fes bastano colori, profumi e un concentrato di meraviglia a ogni angolo. Con voli da Bergamo a meno di 15 euro, la città marocchina promette un viaggio super immersivo, lontano dalla routine e dalle solite atmosfere pre-natalizie.

Novembre è particolarmente piacevole per esplorare la Medina di Fes el-Bali, con temperature più fresche rispetto all’estate e vicoli meno affollati. La missione? Perdersi tra botteghe artigiane, ceramiche decorate, lanterne e montagne di spezie, fare tappa alla Madrasa Bou Inania e ammirare dall’alto le spettacolari vasche colorate delle concerie Chouara. A dicembre, quando le giornate diventano più fresche e qualche pioggia è possibile, l’esperienza si fa ancora più cozy: tè alla menta in un riad tradizionale, una pausa rigenerante in un hammam e una cena a base di tajine fumante.

La porta della Medina di Fes
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Fes, meta perfetta in inverno

Le città più sicure al mondo dove viaggiare nel 2027: un’italiana entra nella top 10

Par : marcobaldini
2 novembre 2026 à 07:30

Quando partiamo per una nuova destinazione, oltre alle bellezze da scoprire, alle esperienze da vivere e alle attrazioni da non perdere assolutamente, facciamo sempre molta attenzione anche a un altro aspetto che può fare la differenza: la sicurezza. Sapere di poter passeggiare tranquillamente per le strade, utilizzare i mezzi pubblici e visitare i quartieri della città senza particolari preoccupazioni è infatti un elemento importante da considerare per organizzare un viaggio.

Ma quali sono le città più sicure al mondo da visitare nel 2027? A darci una risposta è il nuovo Safest Cities Report di Berkshire Hathaway Travel Protection (BHTP), che individua le 15 destinazioni urbane considerate più sicure dai viaggiatori. La ricerca si basa sulle esperienze dirette di oltre 1.500 viaggiatori statunitensi, incrociate con i dati degli indici di sicurezza urbana di Numbeo e The Economist e con le valutazioni di GeoSure Global, che analizza anche la sicurezza dei singoli quartieri.

C’è anche una buona notizia per il Belpaese: tra le mete incoronate come le più sicure del pianeta si afferma anche una città italiana, che rispetto all’anno scorso guadagna posti in classifica.

Montreal è la città più sicura al mondo

È Montreal, in Canada, a conquistare il primo posto del Safest Cities Report 2027 di BHTP. La città si distingue per un tasso di criminalità particolarmente basso e per le ottime valutazioni ottenute dai suoi quartieri su GeoSure Global, dove i punteggi superiori a 70 sono considerati eccezionali.

Anche la sicurezza personale, quella notturna e l’accessibilità alle strutture sanitarie contribuiscono al risultato. Ma ci sono anche aspetti negativi a cui prestare attenzione, del resto nessun luogo è perfetto. Il rapporto segnala infatti il traffico: Montreal e i suoi sobborghi occupano entrambe le sponde del fiume San Lorenzo e attraversare i ponti per raggiungere i diversi punti della città può diventare un’impresa.

Venezia è (di nuovo) l’unica italiana nella top 15

A rappresentare l’Italia nella classifica 2027 c’è ancora una volta Venezia, unica città italiana presente nella selezione delle più sicure al mondo. Con 75,39 punti, la città lagunare si posiziona all’ottavo posto, guadagnando tre posizioni rispetto all’anno scorso. Secondo le valutazioni di GeoSure, offre buoni livelli di sicurezza per le donne e un facile accesso all’assistenza medica.

L’aspetto negativo? Come in molte destinazioni turistiche molto frequentate, anche qui la piccola criminalità rappresenta un aspetto da non sottovalutare, soprattutto nelle zone più affollate.

Vista panoramica su Venezia
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Venezia, la città italiana più sicura per un viaggio nel 2027

La classifica completa

La graduatoria del 2027 comprende soprattutto città europee, ma non mancano destinazioni asiatiche, americane e australiane. Dopo Montreal, sul podio salgono anche Zurigo, considerata una città tranquilla e dotata di trasporti pubblici efficienti, e Amsterdam, che ottiene giudizi positivi sul fronte della sicurezza. Seguono Tokyo, particolarmente apprezzata per la sicurezza personale, anche nelle ore notturne, e Reykjavik, che si distingue per le sue dimensioni contenute e l’atmosfera tranquilla. Tra le altre mete selezionate figurano Oslo, Singapore, Sydney e Honolulu.

Ecco la classifica completa delle 15 città più sicure al mondo da visitare nel 2027 secondo il nuovo rapporto, con i rispettivi punteggi:

  1. Montreal, Canada: 82,18 punti;
  2. Zurigo, Svizzera: 81,03 punti;
  3. Amsterdam, Paesi Bassi: 80,81 punti;
  4. Tokyo, Giappone: 79,91 punti;
  5. Reykjavik, Islanda: 78,90 punti;
  6. Oslo, Norvegia: 76,45 punti;
  7. Singapore: 76,41 punti;
  8. Venezia, Italia: 75,39 punti;
  9. Sydney, Australia: 75,34 punti;
  10. Honolulu, Stati Uniti: 75,31 punti;
  11. Dublino, Irlanda: 74,58 punti;
  12. Copenaghen, Danimarca: 73,52 punti;
  13. Barcellona, Spagna: 73,44 punti;
  14. San Francisco, Stati Uniti: 73,15 punti;
  15. Parigi, Francia: 72,45 punti.

Hier — 1 novembre 2026Flux principal

La Casa Museo Luciano Pavarotti, dove rivive la voce del grande Maestro

1 novembre 2026 à 16:30

Un pianoforte Steinway, le stanze dai colori vivaci, fotografie, ricordi e oggetti che raccontano una vita trascorsa tra i palcoscenici di tutto il mondo e gli affetti più cari: nella campagna modenese, la Casa Museo Luciano Pavarotti apre le porte della dimora che il celebre tenore volle costruire all’interno di una grande tenuta, per trascorrere il tempo con la famiglia, accogliere gli amici e trasmettere la propria passione ai giovani cantanti.

Qui il Maestro visse gli ultimi anni insieme alla moglie Nicoletta e alla figlia Alice, in un ambiente che rispecchiava appieno la sua personalità e le sue passioni. Aperta al pubblico nel 2015, la residenza conserva ancora gli arredi originali e permette di conoscere da vicino non soltanto l’artista applaudito nei teatri più prestigiosi, ma anche l’uomo legato alla sua terra d’origine, alle piccole gioie quotidiane e alla convivialità.

Cosa vedere nella Casa Museo Pavarotti

La visita inizia dal salone principale, dove Pavarotti trascorreva buona parte delle giornate tra pranzi in compagnia, partite a carte e incontri con gli amici: i colori vivaci, il legno naturale e le travi a vista raccontano la sua personalità allegra e ospitale. A catturare lo sguardo è il pianoforte Steinway, utilizzato anche per ascoltare i giovani talenti cui il Maestro impartiva lezioni gratuite. Accanto, il frac da concerto e il celebre fazzoletto bianco riportano alla memoria le sue esibizioni, mentre lettere, quadri e piccoli oggetti personali restituiscono il lato più familiare della sua vita.

Nella stanza “La gioia di vivere” emerge un’altra passione, quella per la pittura: Pavarotti realizzava dipinti dai colori intensi, firmati con lo pseudonimo “LUPA”; le camicie floreali, i foulard e gli oggetti legati ai momenti di svago completano un ritratto intimo e sorprendente.

Si prosegue nella “Finestra sul mondo“, illuminata da un grande lucernario voluto dal tenore per lasciare entrare la luce del sole: vi sono esposti alcuni degli oltre 500 premi e riconoscimenti ottenuti durante la carriera, tra cui Grammy ed Emmy Awards, insieme a dischi d’oro e di platino.

Il percorso conduce poi alla camera da letto, l’ambiente forse più emozionante: Pavarotti vi trascorse gli ultimi giorni e morì il 6 settembre 2007. Nella cabina armadio si conservano cappelli e foulard diventati parte della sua immagine.

Le tre stanze dedicate all’opera ripercorrono la straordinaria carriera iniziata nel 1961 con il debutto nel ruolo di Rodolfo nella Bohème di Puccini: i costumi di scena ricordano alcuni dei 29 ruoli interpretati dal Maestro, mentre fotografie e testimonianze riportano ai grandi teatri internazionali.

All’ultimo piano, un luminoso open space raccoglie immagini e ritratti di Pavarotti accanto a personalità celebri; una sala riservata a piccoli gruppi permette inoltre di vedere video inediti delle prove e del dietro le quinte.

Nella stanza Decca si possono ascoltare le sue arie più famose in registrazioni rimasterizzate, mentre gli omaggi ricevuti dai fan di ogni parte del mondo testimoniano un affetto senza confini.

La visita ricorda anche i celebri concerti benefici Pavarotti & Friends e termina nel bookshop, ricavato nella casetta dei giochi che il tenore aveva fatto realizzare per Alice: un ultimo dettaglio che racconta, oltre alla grandezza artistica, la tenerezza della vita familiare.

Elegante salone della Casa Museo di Pavarotti a Modena
Ph © Gianluca naphtalina Camporesi - Ufficio Stampa
Elegante salone della Casa Museo di Pavarotti

Natale 2026 alla Casa Museo Pavarotti, visita e sapori emiliani

La tenuta sarà protagonista anche di un appuntamento in vista delle festività: domenica 29 novembre 2026, il Ristorante Europa 92 ospiterà il tradizionale Pranzo degli Auguri di AIS Emilia, aperto sia ai soci sia ai non soci.

La giornata inizierà alle 11.00 con una visita guidata alla Casa Museo, compresa nella quota di partecipazione, per ripercorrere la vita e le passioni del Maestro grazie a fotografie, testimonianze e oggetti personali. Alle 13.00 sarà il momento del pranzo, con vini selezionati dai sommelier e specialità emiliane. Il benvenuto prevede due Franciacorta della cantina Muratori, il Dosaggio Zero Blanc de Blancs Numerozero e il Franciacorta Brut in Magnum, seguiti da un buffet su tavola imperiale con gnocco fritto e prodotti regionali.

Il menù comprende poi tortellini in brodo di cappone, tagliata di manzo al rosmarino con patate al forno e zuppa inglese, con abbinamenti enologici dedicati.

Le prenotazioni sono aperte sul sito di AIS Emilia: entro il 15 novembre la quota è di 77 euro per i soci e 85 per i non soci, poi di 85 e 95 euro.

Dove si trova e come raggiungerla

La Casa Museo si trova in Stradello Nava 6, a Modena, nella campagna a sud della città.

Per chi arriva in auto dal casello autostradale A1 Modena Sud, occorre seguire la Strada Vignolese/SP623, la Strada Gherbella e via Bellaria/SS12 fino a Stradello Nava, per un tragitto indicativo di circa 13 minuti.

Dal casello A1 Modena Nord, invece, si percorrono la Tangenziale Nord e la diramazione per Sassuolo, imboccando l’uscita 20 e proseguendo su via Bellaria fino a destinazione, in circa 12 minuti.

Chi parte dal centro di Modena o dalla stazione ferroviaria può scegliere il taxi: per questo collegamento è prevista una tariffa massima di 20 euro all’andata e 30 euro al ritorno. Davanti al museo è disponibile anche un ampio parcheggio non custodito.

Orari, biglietti e informazioni utili per la visita

La Casa Museo è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00, con ultimo ingresso alle 17.00 e rimane chiusa il 1° gennaio e il 24 e 25 dicembre; per la visita occorrono in media 50-60 minuti.

Il biglietto intero costa 12 euro, quello ridotto 10 euro, mentre i bambini sotto i 12 anni entrano gratis. La tariffa agevolata è prevista, tra gli altri, per over 65, ragazzi tra i 12 e i 18 anni, studenti universitari e categorie convenzionate. Nel prezzo è compresa l’audioguida, disponibile in otto lingue, tra cui italiano, inglese, francese e tedesco. Tutti e quattro i piani del percorso sono raggiungibili in ascensore.

I biglietti si possono acquistare presso la struttura oppure online, tramite il sito ufficiale della Casa Museo Luciano Pavarotti.

Nel regno segreto (e senza uomini) di Lokrum, la maledetta e meravigliosa isola di fronte Dubrovnik

1 novembre 2026 à 15:00

Proprio lì, di fronte alle possenti (e splendide) mura di Dubrovnik, sembra venire a galla dalle acque dell’Adriatico una macchia di vegetazione scura. Quella è Lokrum, una piccola isola piena di pini (tantissimi, ce ne sono davvero tantissimi), antichi monasteri e pavoni che attraversano i sentieri con assoluta disinvoltura.

Chiamata anche Lacroma e conosciuta con il romantico soprannome di Isola dell’Amore, nel corso dei secoli ha accolto monaci benedettini, sovrani, soldati francesi e aristocratici asburgici. Tanto che, tra le sue rovine, circolano ancora racconti di naufragi reali, maledizioni e morti misteriose.

Appena 72 ettari di superficie racchiudono un patrimonio naturale sorprendente, con boschi che rivestono circa il 90% del territorio. Protetta dal 1948 quale riserva speciale di vegetazione forestale, rappresenta una delle aree naturali tutelate più antiche della Croazia, al punto che il suo territorio rientra persino nell’area riconosciuta dall’UNESCO insieme al centro storico di Dubrovnik.

Breve storia dell’isola di Lokrum e le sue misteriose leggende

Le numerose testimonianze archeologiche che punteggiano questa misteriosa isola della Croazia indicano una presenza umana già in epoca preistorica. La sua storia documentata, però, prende forma soprattutto con l’arrivo dei benedettini; per la precisione nel 1023, anno in cui compare la prima menzione scritta del monastero.

Per i monaci, l’isola rappresentava un luogo di preghiera e lavoro. Accanto agli edifici religiosi coltivavano orti, vigneti, uliveti e piante medicinali. Nel 1192, invece, secondo la tradizione successe qualcosa di davvero leggendario: Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, sarebbe stato sorpreso da una violenta tempesta durante il viaggio di ritorno dalla Terza crociata.

Stando al racconto, la sua nave trovò riparo nella baia di Skalica, angolo meraviglioso di questa stessa isola. Il sovrano avrebbe promesso di costruire una chiesa in segno di gratitudine per lo scampato pericolo. I cittadini di Ragusa lo avrebbero poi convinto a destinare il suo contributo alla cattedrale cittadina.

Ben più inquietante, invece, è la maledizione dei benedettini: si racconta che, durante la loro l’ultima notte, i religiosi abbiano percorso i sentieri con il cappuccio calato sul volto e candele accese rivolte verso il basso. Avrebbero poi pronunciato terribili parole contro i futuri proprietari, condannandoli alla sventura. Il destino, con la sua classica ironia, scatenò poi una serie di tragedie che colpì la famiglia imperiale asburgica.

Ne sono degli esempi la fucilazione di Massimiliano d’Asburgo in Messico nel 1867, la morte del principe Rodolfo a Mayerling nel 1889 e l’assassinio dell’imperatrice Elisabetta, celebre con il nome di Sissi, nel 1898.

La visita all’isola di Lokrum e le meraviglie da vedere

Pur essendo piccina, un’esplorazione dell’isola di Lokrum richiede alcune ore (soprattutto in estate, quando si può anche fare il bagno nel suo limpido mare). Dall’approdo principale di Portoč parte una rete di percorsi segnalati che attraversano boschi, radure e antichi spazi coltivati.

Uno dei maggiori punti di interesse è senza dubbio il monastero benedettino, di cui oggi però rimangono solamente le strutture della basilica romanico-gotica e alcuni ambienti conventuali. A questi si affiancano le parti del successivo monastero gotico-rinascimentale, costruito tra il XV e il XVI secolo e gravemente danneggiato dal terremoto del 1667.

Fra colonne, archi, porticati e il chiostro, si nota che sopra una delle porte c’è un’iscrizione latina che ricorda quanto la concordia permetta alle piccole cose di prosperare, mentre la discordia conduce alla rovina anche quelle grandi. L’intervento di Massimiliano aggiunse una dimora dagli elementi neoromanici, neogotici e neorinascimentali.

Al passato imperiale appartiene anche Charlotte’s Well, una vasca ovale in pietra destinata alla raccolta dell’acqua per irrigare le piante esotiche. Il monastero custodisce inoltre un legame con la serie televisiva Game of Thrones: alcune scene furono girate proprio qui. Poco distante si incontra il Giardino Botanico che si estende su 3,3 ettari e comprende un’area espositiva suddivisa in 13 settori, con circa 500 specie vegetali.

Poco oltre sorge la cappella dell’Annunciazione, edificio gotico-rinascimentale dei secoli XV e XVI, al cui interno sono conservati anche gli inginocchiatoi appartenuti a Massimiliano e alla moglie Carlotta. Salendo verso Fort Royal, la fortezza costruita dai francesi sulla sommità del colle Glavica, si ha una prospettiva totalmente diversa ma altamente affascinante di questa isola della Croazia, compreso profilo delle mura di Dubrovnik.

La salita segue anche il suggestivo Path of Paradise, il Sentiero del Paradiso, parte di un sistema di viali progettati durante il periodo asburgico e originariamente delimitati da cipressi mediterranei. E poi arriviamo a luogo più insolito per un’isola di queste dimensioni: il Mrtvo more, letteralmente Mar Morto, piccolo lago naturale di acqua salata collegato all’Adriatico attraverso cavità e passaggi sotterranei. Le sue acque, generalmente più riparate rispetto al mare aperto, sono particolarmente apprezzate per una sosta balneare.

Lungo la costa, invece, prevalgono rocce e piattaforme calcaree. La zona di Stijene è fra i punti frequentati per prendere il sole, mentre nella parte nordoccidentale si trova un’area tradizionalmente riservata al naturismo. Ah, tutto ciò che vi abbiamo raccontato è fattibile in compagnia di un gruppo di pavoni indiani, animali elegantissimi che si incontrano nei prati e nei pressi degli edifici storici (talvolta con il piumaggio completamente aperto).

Dove si trova e come arrivare

Lokrum fluttua a circa 600 metri dalla costa di Dubrovnik, davanti al suo celebre centro storico affacciato sull’Adriatico. L’isola è disabitata e priva di alberghi, con accesso regolamentato per tutelare il delicato patrimonio naturale. Il collegamento più semplice parte dal Porto Vecchio cittadino, situato ai piedi delle mura, e arriva a destinazione in circa 10 minuti di navigazione.

Per il 2026 il costo del biglietto ordinario è di 30 euro e comprende l’ingresso alla riserva e il trasferimento di andata e ritorno con il battello ufficiale. Anche chi raggiunge Lokrum con un’imbarcazione privata o un taxi boat deve acquistare il titolo d’accesso alla riserva, mantenendo la stessa tariffa ordinaria.

Partenze e orari variano secondo il periodo dell’anno e le condizioni meteorologiche. Durante la chiusura invernale l’isola rimane interdetta ai visitatori, mentre nei mesi di apertura è obbligatorio rientrare entro la partenza dell’ultima imbarcazione autorizzata.

Isola di Lokrum, Croazia
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L’Isola di Lokrum vista da Dubrovnik

Sull’isola sono presenti alcuni punti di ristoro, ma conviene portare acqua, scarpe adatte ai percorsi sterrati e il necessario per una giornata all’aperto.

Case tutte gialle e affacciate sul mare: Dragør, il borgo che rappresenta l’anima più autentica della Danimarca

1 novembre 2026 à 13:30

Fa sorridere scriverlo, ma uno dei primi pensieri che viene in mente quando si raggiungere Dragør è se le sue case (forse vittime di un incantesimo) si siano messe d’accordo sul colore: sono quasi tutte gialle, con i tetti di tegole rosse, le finestre incorniciate di bianco e piccoli giardini che durante la bella stagione si riempiono di fiori.

Ci troviamo sulla costa sudorientale dell’isola di Amager, a breve distanza da Copenhagen, ma l’aspetto di questo borgo sembra appartenere a un’altra epoca. Dragør è infatti uno degli insediamenti storici meglio conservati del Paese, un antico centro di pescatori e navigatori che ha mantenuto pressoché intatta la propria struttura urbana del XVIII e XIX secolo.

Un passato rigoglioso, il suo, tanto che nel ‘700 possedeva persino la seconda flotta commerciale del regno per tonnellaggio, che gli ha fatto guadagnare la definizione di skipper town, ovvero città dei capitani di mare.

Cosa vedere a Dragør

Strade e costruzioni di questo villaggio della Danimarca raccontano una comunità organizzata intorno alle attività marittime, con capitani, marinai e famiglie che condividevano spazi e responsabilità.

Il centro storico di Dragør e le caratteristiche case gialle

Cuore della cittadina è Dragør Gamle By, il nucleo antico formato da file ordinate di abitazioni basse, prevalentemente risalenti al ‘700 e all’800. Le strade principali seguono un andamento est-ovest, intersecate da vicoli più stretti orientati da nord a sud. Molte dimore sono costruite una accanto all’altra, con piccoli giardini rivolti verso meridione per ricevere maggiore luce solare.

Facciate intonacate di giallo, fondamenta scure trattate tradizionalmente con catrame, tetti spioventi e finestre minute compongono un insieme architettonico sorprendentemente omogeneo. Fra i vicoli spuntano malvarose, portoncini dipinti e scorci di cortili privati.

Il porto antico e la torre dei piloti

Solo pochi passi separano le abitazioni storiche dal Dragør Gamle Havn, il vecchio porto che per secoli ha rappresentato il centro economico della comunità. Oggi le barche da diporto condividono le banchine con imbarcazioni tradizionali e strutture legate alla pesca, ma senza dubbio l’atmosfera conserva un carattere operativo.

Fra gli elementi più particolari c’è Lodstårnet, la torre dei piloti marittimi, alta quasi 16 metri, che in passato serviva per consentire il controllo del traffico navale dopo che la realizzazione del vicino forte aveva ostacolato la visuale sullo stretto. Da allora è diventata uno dei simboli della cittadina.

Porto di Dragør, Danimarca
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Il pittoresco porto di Dragør

Dragør Museum, la storia dei navigatori

All’interno di una costruzione del 1753, il Dragør Museum racconta l’epoca dei grandi velieri e la vita delle famiglie legate alla navigazione. Le sale custodiscono oggetti storici, dipinti e ricostruzioni delle stanze appartenute ai capitani. Particolarmente interessanti sono gli ambienti domestici, arredati secondo le tradizioni locali.

Un’altra sezione è invece dedicata a Johan Blichmann, maestro costruttore del XVIII secolo che contribuì a definire l’architettura del centro abitato. Il percorso comprende anche installazioni interattive che si occupano del commercio marittimo e della pesca medievale, oltre alle opere di artisti legati al territorio.

Il Museo dei Piloti e il peschereccio Elisabeth K571

I musei non sono finiti qui, perché affacciata sulle banchine c’è l’antica stazione dei piloti che conserva un capitolo fondamentale della storia di Dragør. Fin dal 1684, infatti, i navigatori locali accompagnavano le navi attraverso i fondali insidiosi dell’Øresund. E nel Danmarks Lodsmuseum si possono osservare carte nautiche originali, registri, strumenti e stanze utilizzate dagli uomini incaricati di guidare le imbarcazioni.

Poco distante è ormeggiato l’Elisabeth K571, un peschereccio legato a uno degli episodi più drammatici e coraggiosi della storia danese: nell’ottobre 1943, numerosi cittadini ebrei furono aiutati a raggiungere la Svezia neutrale attraversando lo stretto. Si stima che circa 700 persone partirono da Dragør e che il comandante Einar Larsen ne trasportò una settantina a bordo dell’Elisabeth, prima di essere costretto a fuggire a sua volta nel 1944.

Dragør Fort, la fortezza affacciata sull’Øresund

Procedendo verso sud lungo la costa si incontra Dragør Fort, una fortificazione militare che prende vita su un’isola artificiale collegata alla terraferma. Attualmente ospita attività ricettive e di ristorazione e l’accesso agli spazi è soggetto alle disposizioni della gestione.

Store Magleby, il villaggio dall’eredità olandese

A meno di 3 km dal centro storico si trova Store Magleby, conosciuto anche con il soprannome di villaggio olandese perché, nel 1521, vi soggiornavano gli agricoltori provenienti dai Paesi Bassi chiamati per sviluppare la coltivazione dei terreni di Amager.

Presso l’Amagermuseet si possono visitare antiche fattorie, ambienti rurali e orti coltivati con verdure e fiori secondo le consuetudini del passato.

Cosa fare a Dragør

Sì, a Dragør c’è la storia ma pure una dimensione naturale particolarmente interessante: il passaggio dal centro abitato alla costa avviene in pochi minuti, fra prati salmastri, spiagge e aree frequentate dagli uccelli acquatici.

  • Esplorare Sydstranden: la spiaggia meridionale, in un’area naturale protetta di circa 5 km caratterizzata da prati costieri, piccoli specchi d’acqua e zone umide.
  • Fare il bagno a Mormorstranden: il nome significa letteralmente (attenzione, può far sorridere) spiaggia della nonna ed è un tratto di costa con acque poco profonde.
  • Scoprire le antiche attività dei pescatori: nei pressi del porto meritano una deviazione Skurbyen, con le sue caratteristiche casette di servizio, e Stejlepladsen, lo spazio tradizionalmente utilizzato per stendere e riparare le reti.
  • Fermarsi fra botteghe e locali di Kongevejen: strada che concentra piccoli negozi, caffetterie e attività commerciali.
  • Percorrere un tratto dell’Amarminoen: itinerario escursionistico di 27 km che attraversa alcuni dei paesaggi naturali più interessanti di Amager (è chiaramente possibile sceglierne soltanto una sezione se lo si preferisce).

Dove si trova e come arrivare

Dragør prende vita sull’isola di Amager, affacciata sull’Øresund, a circa 12 km da Copenhagen, una posizione che la rende adatta a una gita giornaliera dalla capitale danese, con la possibilità di dedicare più tempo al centro storico e alle aree naturali circostanti.

Per raggiungerla con i mezzi pubblici si può utilizzare l’autobus 250S oppure la linea 35 dall’aeroporto, anche perché la fermata Dragør Stationsplads dista pochi minuti a piedi dalle vie storiche e dal porto (è però opportuno verificare gli orari prima della partenza).

In automobile il tragitto dal centro della Capitale richiede indicativamente 25-35 minuti, a seconda del traffico. Un’alternativa particolarmente piacevole è la bicicletta, seguendo gli itinerari che attraversano Amager, le aree verdi e i percorsi costieri.

Eclissi 2027, l’Algeria è il luogo da raggiungere per uno spettacolo unico

1 novembre 2026 à 11:00

Il 2 agosto 2027 è una data da segnare sul calendario degli appassionati di astronomia e dei viaggiatori in cerca di esperienze fuori dall’ordinario: infatti, il cielo regalerà un’eclissi solare totale che oscurerà diverse aree del pianeta, offrendo ad alcuni luoghi condizioni di osservazione oltremodo favorevoli. Tra questi spicca l’Algeria, una delle mete più interessanti per assistere a uno degli eventi astronomici più spettacolari dei prossimi anni.

Il Paese nordafricano sarà attraversato dalla fascia di totalità, con alcune località che potranno beneficiare di oltre cinque minuti di oscuramento completo del Sole. Un’occasione rara, che permette di immaginare un viaggio capace di unire la meraviglia a paesaggi desertici, città affacciate sul Mediterraneo e testimonianze archeologiche di straordinario valore.

Timgad, l’eclissi tra le antiche rovine romane

Tra le tappe più suggestive da cui osservare l’eclissi c’è Timgad, nei dintorni di Batna, dove la totalità raggiungerà circa 5 minuti e 22 secondi. Da scoprire uno dei complessi romani più importanti del Nord Africa, dichiarato Patrimonio UNESCO e conosciuto anche come la Pompei del Nord Africa.

Il momento di oscuramento totale è indicato intorno alle 10:01, con la conclusione prevista verso le 10:07, secondo l’ora locale. La visita può inserirsi in un itinerario culturale che comprende anche la Casbah di Algeri, il sito archeologico di Tipasa, il Mausoleo Reale di Mauritania, Costantina e Djémila, altro importante centro romano dell’Algeria orientale.

M’Sila, tra paesaggi interni e clima secco

Veduta notturna di M'Sila, Algeria
iStock
Suggestiva veduta notturna di M’Sila

Un’altra località da prendere in considerazione è M’Sila, dove l’eclissi durerà circa 5 minuti e 22 secondi, un buon compromesso se cercate una lunga fase di totalità e desiderate esplorare l’Algeria interna, caratterizzata da un clima secco e da paesaggi differenti rispetto alla fascia mediterranea.

Rispetto alle grandi città, le infrastrutture turistiche sono tuttavia più ridotte: un aspetto da considerare quando si pianifica il viaggio, soprattutto in vista di un evento che potrebbe richiamare numerosi appassionati. La zona può essere inclusa in un percorso alla scoperta dell’entroterra algerino, tra testimonianze storiche e scenari naturali.

Bou Saâda, l’eclissi alle porte del Sahara

Se sognate un’atmosfera più vicina al deserto, a Bou Saâda l’eclissi totale durerà circa 5 minuti e 17 secondi, regalando un lungo momento di oscuramento in un contesto paesaggistico caratterizzato da oasi, ambienti aridi e atmosfere pre-sahariane.

La posizione nell’entroterra e il clima secco la rendono ideale per l’osservazione astronomica. Il viaggio può diventare anche l’occasione per ammirare alcuni dei luoghi più caratteristici della regione, come i Balconi del Ghoufi, Biskra, le incisioni rupestri di Ben Srour e la Kalâa dei Beni Hammad.

Oran, tra il Mediterraneo e il Forte di Santa Cruz

Sidi El-Houari: un quartiere storico a Oran, in Algeria
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Sidi El-Houari, quartiere storico a Oran

Se preferite una destinazione più semplice da raggiungere e dotata di maggiori servizi, orientatevi su Oran: affacciata sul Mediterraneo, offrirà circa 5 minuti e 9 secondi di totalità ed è una base interessante grazie alla presenza dell’aeroporto, ai collegamenti e alle infrastrutture urbane.

Oltre ai panorami sulla costa, Oran custodisce il Forte di Santa Cruz, uno dei suoi simboli più riconoscibili. Per assistere all’eclissi potete prendere in considerazione punti panoramici quali il Parc Abdelkader o le alture nei dintorni del centro urbano. La visita può inoltre essere abbinata a un percorso culturale lungo la costa occidentale, con tappe a Tipasa, Mostaganem e Tlemcen.

Mostaganem, un’alternativa sulla costa algerina

Con circa 5 minuti e 7 secondi di totalità, Mostaganem è un’altra possibilità per osservare l’eclissi 2027 senza rinunciare alla vicinanza del mare: regala un’atmosfera diversa rispetto ai grandi centri urbani, con spiagge, scogliere e architetture storiche che ne caratterizzano il paesaggio.

Può essere una scelta se volete organizzare una vacanza che unisca l’evento astronomico con la scoperta della costa mediterranea algerina, alternando l’osservazione del cielo alle passeggiate e alle visite culturali.

Sétif, alla scoperta dell’Algeria orientale

Tra le località da valutare ecco infine Sétif, vivace città dell’Algeria orientale, conosciuta per il museo archeologico, la celebre fontana Aïn El Fouara e gli ampi viali di epoca coloniale; è anche un comodo punto di partenza per raggiungere Djémila, uno dei siti archeologici romani più importanti del Nord Africa e riconosciuto dall’UNESCO.

Qui la fase di totalità avrà una durata di circa 3 minuti e 23 secondi: il massimo dell’eclissi è previsto intorno alle 10:02, quando il Sole si troverà a circa 50 gradi di altezza. Sétif può quindi rappresentare una comoda soluzione se desiderate visitare una città dotata di hotel, ristoranti e servizi, mantenendo la possibilità di assistere comunque all’oscuramento completo del Sole.

Crociere 2027 e 2028, debuttano nuove navi e rotte da sogno

1 novembre 2026 à 10:00

Il mondo delle crociere si prepara a vivere un biennio ricco di novità, con il debutto di nuove navi, itinerari inediti e rotte che promettono di portare alla scoperta di destinazioni spettacolari. Dal Mediterraneo alle isole più remote della Polinesia, passando per l’Artico, l’Antartide, il Giappone e i Caraibi, le compagnie stanno già svelando i programmi per il 2027 e il 2028, puntando su esperienze sempre più diversificate.

Una crociera celebra i 100 anni di Pan Am

Tra gli itinerari più particolari del 2027 c’è il Pan Am 100th Anniversary Legendary Voyage, viaggio di 28 giorni che renderà omaggio alla storica compagnia aerea Pan Am in occasione del suo centenario. La partenza è fissata per il 30 ottobre 2027 da Miami, in Florida, con un percorso che ripercorrerà alcune delle antiche rotte della compagnia tra i Caraibi e l’America centrale.

Il programma prevede interventi di storici del settore, proposte gastronomiche ispirate al marchio e persino la ricostruzione del Clipper Club, le celebri lounge aeroportuali private associate a Pan Am.

Princess Cruises sul Rio delle Amazzoni

Per la prima volta dal 2014, Princess Cruises tornerà a navigare sul Rio delle Amazzoni con una crociera di 64 giorni a bordo di Coral Princess, che circumnavigherà il Sud America e raggiungerà anche l’Antartide, con un passaggio dal Canale di Panama.

In Sud America sarà presente anche Majestic Princess, con 13 partenze e 11 itinerari complessivi. Il Canale di Panama sarà inoltre attraversato da altre quattro navi della flotta: Crown Princess, Island Princess, Ruby Princess e Star Princess, con viaggi della durata compresa tra 16 e 20 giorni.

Disney Believe, nuova nave Disney

Disney Cruise Line ha annunciato Disney Believe, quarta e ultima unità della classe Wish, attesa al debutto il 18 dicembre 2027. Il tema scelto è Promise and Possibility, un omaggio alla fiducia nei propri sogni e alla capacità di credere in se stessi, con richiami a storie amate come Encanto, Frozen, Oceania e La Sirenetta.

Gli itinerari inaugurali prevedono crociere di quattro e cinque notti alle Bahamas e nei Caraibi, con partenza da Port Everglades, a Fort Lauderdale; tra le tappe anche le isole private Disney, Castaway Cay e Lookout Cay.

Nuove rotte di Princess Cruises

Per il 2027 Princess Cruises propone un’ampia programmazione in Alaska, con otto navi, 187 partenze e 17 itinerari differenti. Tra le protagoniste ci sarà Star Princess, che offrirà crociere di sette notti nell’Inside Passage con partenza e ritorno a Seattle.

I viaggi permetteranno di ammirare alcuni degli scenari naturali più spettacolari del Nord America, tra cui il Glacier Bay National Park, l’Hubbard Glacier, il College Fjord e l’Endicott Arm con il Dawes Glacier.

Grande attenzione anche al Giappone: per il 2027 sono previste 78 partenze su 50 itinerari, mentre nel 2028 l’offerta crescerà raggiungendo 85 partenze e 52 itinerari, da sette a 29 giorni.

Ponant amplia gli itinerari

Anche Ponant Explorations, compagnia francese di crociere di lusso commercializzata in Italia da Gioco Viaggi, guarda al biennio 2027-2028 con una programmazione rinnovata: sono quasi 70 i viaggi previsti su 28 itinerari, nove dei quali inediti, tra Asia, Filippine, Polinesia, Giappone, Caraibi e regioni polari.

Per il 2028 sono in programma oltre 150 partenze tra Mediterraneo, Nord Europa e Atlantico, più di 80 delle quali nel Mediterraneo. L’Antartide sarà protagonista della stagione 2028-2029, con oltre 30 partenze a bordo di Le Boréal, Le Lyrial, Le Soléal e Le Commandant Charcot.

Non mancheranno le Bahamas e i Caraibi settentrionali, con quattro partenze tra gennaio e febbraio 2028 a bordo di Le Champlain. L’Artico, invece, vedrà oltre 35 partenze tra maggio e ottobre 2028, con quattro navi impegnate nella regione.

Norwegian Aura nel Mediterraneo

Norwegian Cruise Line si prepara a presentare Norwegian Aura con due crociere inaugurali nel Mediterraneo: la prima partirà il 2 maggio 2027 da Trieste e raggiungerà Atene dopo dieci giorni; la seconda partirà dalla capitale greca il 12 maggio, per arrivare a Trieste dopo nove giorni.

Seguirà un ulteriore itinerario di sette notti, con partenza da Trieste il 21 maggio e arrivo a Barcellona, passando per La Valletta, Salerno e Roma. Da qui la nave attraverserà l’Atlantico con una traversata di 13 giorni verso Miami, prima di dedicarsi alle crociere settimanali nei Caraibi orientali da giugno a ottobre 2027.

Aranoa alla scoperta della Polinesia

Dal 6 marzo 2027 entrerà in servizio Aranoa che raggiungerà le isole Australi, l’arcipelago più meridionale della Polinesia francese, toccando Rimatara, Rurutu, Tubuai, Raivavae e Rapa, territori ancora poco sfiorati dal turismo, ideali per chi sogna di scoprire un volto più appartato del Pacifico.

Le nuove navi del 2027 tra lusso e grandi attrazioni

Carnival Festivale inizierà la sua avventura il 2 maggio 2027 con una traversata atlantica di 15 giorni da Southampton, per poi stabilirsi tutto l’anno a Port Canaveral, in Florida.

A fine maggio sarà invece la volta di Orient Express Olympian, superyacht a vela che inaugurerà la stagione nel Mediterraneo occidentale per spostarsi a luglio nel Nord Europa. A giugno debutterà Emerald Raiya che, dopo le isole greche e la costa turca, navigherà tra Adriatico e Mediterraneo orientale, prima di attraversare il Mar Rosso a dicembre e trascorrere l’inverno alle Seychelles.

Il 7 agosto 2027 partirà da Civitavecchia il viaggio inaugurale di Oceania Sonata, crociera di 14 giorni diretta a Trieste attraverso il Mediterraneo.

Hero of the Seas e MSC World Atlantic, giganti del mare

Tra i debutti più attesi c’è Hero of the Seas di Royal Caribbean, quarta unità della classe Icon: il viaggio inaugurale è previsto per l’11 agosto 2027 con una crociera di tre notti da Miami alle Bahamas, preceduta da due partenze aggiuntive dal 1° agosto. Proporrà poi itinerari settimanali nei Caraibi orientali e occidentali, sempre con una sosta a Perfect Day at CocoCay, l’isola privata della compagnia.

A novembre 2027 sarà invece MSC World Atlantic a entrare in servizio, quarta nave della World Class dopo World Europa, World America e World Asia.

Explora V, il lusso MSC

Il gruppo MSC amplia anche la propria proposta di lusso con Explora V, in arrivo alla fine del 2027: le prime crociere saranno dedicate al Mediterraneo durante la stagione invernale, con itinerari tra Europa meridionale e Nord Africa. All’inizio del 2028 la nave proseguirà poi verso le isole dell’Atlantico.

Il transatlantico più grande del Titanic diventerà una barriera corallina: ha fatto la storia dei mari

Par : elenausai10
1 novembre 2026 à 09:00

Dopo essere stata la nave passeggeri più veloce ad attraversare l’Atlantico, ospitando a bordo presidenti e star, e dopo trent’anni ferma in un molo di Filadelfia, la SS United States si prepara ad affrontare il suo ultimo viaggio, stavolta senza nessuno a bordo.

Il leggendario transatlantico americano verrà affondato di proposito nel Golfo del Messico per diventare la barriera corallina artificiale più grande del mondo. L’operazione, annunciata dalla contea di Okaloosa, è prevista per la seconda settimana di novembre, a circa 40 chilometri a sud-ovest di Destin.

La storia della SS United States

L’addio della SS United States ha acceso un forte dibattito e diviso il parere dell’opinione pubblica. Per capire perché la decisione faccia tanto discutere, bisogna tornare al 1952.

Lunga quasi 305 metri, oltre trenta in più del Titanic, la SS United States completò il viaggio inaugurale attraversando l’Atlantico in 3 giorni, 10 ore e 40 minuti: un primato di velocità per una nave passeggeri che nessuno, da allora, è riuscito a battere. Divenne presto il simbolo dell’ingegneria americana del dopoguerra e, in 17 anni di servizio, completò oltre 400 traversate andata e ritorno con a bordo capi di stato, diplomatici e celebrità.

A segnarne il declino, definitivo nel 1969, fu la diffusione dei voli commerciali, che permetteva alle persone di raggiungere più velocemente la propria destinazione.

Dal 1996 restò ormeggiata a Filadelfia, mentre si susseguivano le idee per trasformarla in hotel, museo galleggiante o attrazione turistica. Nessuna è andata in porto, complici i costi di manutenzione altissimi, finché una disputa legale con il gestore del molo ne ha imposto la partenza. Nel 2024 è stata acquistata dalla contea di Okaloosa con l’obiettivo di trasformarla in una barriera corallina artificiale.

Nel febbraio 2025 la SS United States ha così lasciato Filadelfia, trainata da un rimorchiatore, e dopo 12 giorni di navigazione è arrivata a Mobile, in Alabama. Qui è iniziata la preparazione all’affondamento: per non inquinare il fondale, gli operai hanno rimosso vetro, plastica, cavi e tutte le sostanze pericolose presenti a bordo.

Un paradiso per i sub e un museo

Una volta adagiata sul fondale, la nave si troverà a circa 55 metri di profondità, mentre i ponti superiori saranno a circa 18 metri dalla superficie. Proprio questa conformazione, secondo i promotori, renderà il sito adatto a subacquei di diversi livelli. Il relitto si aggiungerà alle oltre 500 barriere artificiali già presenti nella contea, tra cui numerose navi affondate, con un doppio obiettivo: offrire un habitat alla vita marina e attirare appassionati di immersioni e pesca sportiva.

Non tutti, però, sono felici di questa scelta. Un gruppo per la tutela del patrimonio storico si è battuto anche in tribunale per fermare l’affondamento, convinto che si stia sacrificando un pezzo insostituibile della storia marittima americana. Per tenerne viva la memoria, verrà realizzato anche un museo a terra insieme alla SS United States Conservancy: qui troveranno posto i celebri fumaioli, l’albero radar e altri elementi originali, per raccontare a chi verrà dopo la nave che ha fatto la storia dei mari.

Da Marilyn a Cleopatra, le mostre da non perdere a novembre in Italia

1 novembre 2026 à 07:30

Novembre è un mese ricco di bellissime mostre d’arte e di fotografia. Tanto antico Egitto, tanti anniversari, come il 450° anniversario di Tiziano e il centenario della nascita di Marylin Monroe, ma anche mostre immersive che piacciono tanto ai giovani, per avvicinarli all’arte e ai grandi Maestri della pittura.

Abbiamo selezionato le dieci migliori mostre da visitare in Italia, ecco i nostri consigli.

Cleopatra a Milano

Dal 12 novembre apre al CityOval Milano di CityLife la mostra immersiva Cleopatra: The Truth che racconta la vera storia di Cleopatra VII, intrecciando ricerca archeologica, tecnologia e narrazione visiva, per restituire al pubblico un ritratto autentico di una delle figure più affascinanti e influenti della storia, oltre i miti e gli stereotipi che ne hanno plasmato l’immagine nel corso dei secoli. Attraverso un percorso innovativo, la mostra accompagna i visitatori alla scoperta della donna, della sovrana e della stratega politica che si cela dietro la leggenda. Un viaggio che ripercorre la vita, il regno e l’eredità di Cleopatra, traducendo le più recenti scoperte archeologiche in un racconto dal linguaggio coinvolgente e accessibile a un pubblico ampio e trasversale. Il fondamento scientifico della mostra risiede nelle ricerche e nelle scoperte archeologiche condotte a Taposiris Magna dai curatori Dr. Zahi Hawass e dalla Dr. Kathleen Martinez, che SiViaggia ha intervistato.

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Ufficio stampa
La mostra immersiva Cleopatra: The Truth a Milano

Tiziano a Verona

A cent’anni dalla sua inaugurazione, il Museo di Castelvecchio di Verona celebra la propria storia con un’esposizione che mette in dialogo le arti visive e la musica, restituendo al pubblico la ricchezza della cultura rinascimentale. Dal 31 ottobre, ha aperto al pubblico La Venere di Tiziano e il Rinascimento musicale. Musica per gli Occhi dal Museo del Prado alla Città di Verona, in programma fino al 31 gennaio 2027 nella Sala Boggian. Cuore dell’esposizione è la Venere con un cagnolino e un suonatore di organo di Tiziano Vecellio, capolavoro proveniente eccezionalmente dal Museo del Prado di Madrid. Attorno al dipinto prende forma un percorso che attraversa il rapporto tra pittura e musica, il pensiero umanistico e la vita culturale della Verona del Cinquecento, quando la pratica musicale rappresentava un elemento centrale della formazione intellettuale e della socialità.

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@Madrid, Museo Nacional del Prado
Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1488/1490 circa – Venezia, 1576), “Venere con un cagnolino e un suonatore di organo”, 1550 circa

I Maestri di Brera a Milano

Dal 30 ottobre 2026 ha preso il via, nella Sala Stirling di Palazzo Citterio a Milano, la mostra I maestri di Brera. Insegnare l’arte, uno degli appuntamenti più attesi del programma di celebrazioni per il 250° anniversario della fondazione dell’Accademia di Belle Arti di Brera. La rassegna presenta una selezione di 30 opere di artisti che hanno insegnato nelle aule dell’Accademia: da Adolfo Wildt a Carlo Carrà, da Arturo Martini a Ugo La Pietra, senza dimenticare l’allievo più importante che l’accademia abbia formato, Lucio Fontana. L’esposizione è visitabile fino al 10 gennaio 2027.

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@Fondazione Lucio Fontana
Lucio Fontana “Ritratto di Teresita”

Le 7 Meraviglie del mondo a Milano

Allo Spazio Ventura di Milano, fino al 21 aprile 2027, le 7 Meraviglie del mondo antico e le 7 Meraviglie del mondo moderno prendono vita attraverso un’esperienza interattiva che permette ai visitatori di esplorarle, ricostruirle e “attraversarle” virtualmente, intraprendendo un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta dei segreti che le hanno rese leggendarie e immortali nell’immaginario collettivo, un viaggio attraverso oltre 4.500 anni di storia, tra monumenti iconici, misteri e straordinarie imprese ingegneristiche. Durante il percorso, attraverso la realtà virtuale, proiezioni a 360 gradi e schermi interattivi, i visitatori potranno scoprire come sono state costruite queste opere e quale ruolo hanno avuto nelle civiltà che le hanno realizzate. Pensata anche per le nuove generazioni, la mostra propone attività creative per tutte le età.

Marilyn Monroe a Parma

Dal 21 novembre al 2 maggio 2027, Palazzo Pigorini del Comune di Parma ospita la mostra Marilyn Monroe. Fragments dedicata al mito di Marilyn Monroe, una delle figure più iconiche e affascinanti del Novecento a cento anni dalla sua nascita. L’icona capace di resistere al tempo e alle trasformazioni della cultura contemporanea è rappresentata attraverso un percorso fatto di fotografie celebri firmate dai grandi protagonisti della fotografia internazionale, tra cui Elliott Erwitt e Henri Cartier-Bresson, con il sostegno di Magnum Photos che hanno immortalato la diva americana, restituendone la complessità oltre all’immagine pubblica. L’esposizione si arricchisce di materiali video e documenti dedicati alla vita dell’attrice, offrendo al pubblico molteplici prospettive sulla sua personalità e sulla sua storia.

“Già in vita creò il mito di ciò che una ragazza povera, proveniente da un contesto disagiato, poteva raggiungere. Per il mondo intero divenne il simbolo dell’eterna femminilità” (Lee Strasberg)

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© Philippe Halsman/Magnum Photos
Marilyn Monroe posa per una copertina di LIFE Magazine, Hollywood, California, USA, 1952

L’Egitto a Roma

Il Museo dell’Ara Pacis di Roma ospita, dal 5 novembre al 2 maggio 2027, la mostra Il potere del ritratto. Egitto e Roma. I volti del Fayum, un affascinante confronto tra antiche maschere e ritratti provenienti da El Fayum, una località a 130 km a Sud Ovest del Cairo, e altre regioni dell’Egitto. Attraverso oltre 110 opere tra tavole, sudari, maschere funerarie, marmi, calchi in gesso e oreficerie antiche, l’esposizione racconta una delle più affascinanti espressioni artistiche dell’antichità. I ritratti del Fayum sono tra le immagini dipinte più celebri dell’antichità e più rare nei musei italiani: se ne conservano poco meno di mille in tutto il mondo, tavole di legno spesse pochi millimetri, dipinte a tempera o con la tecnica dell’encausto su una preparazione di cera calda, e collocate sul viso del defunto tra le bende della mummia. Opere delicatissime, raramente concesse in prestito: un’occasione unica per vederne riunito un nucleo così consistente, tra cui il celebre Tondo dei Due Fratelli, uno dei massimi capolavori della pittura antica, restaurato in Egitto da restauratori italiani nell’ambito del progetto della mostra.

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@Egyptian Museum in Cairo
Tondo ligneo dei Due Fratelli (“Tondo di Antinoopolis”)

La scapigliatura a Monza (MI)

Dal 6 novembre 2026 al 14 marzo 2027, l’Orangerie della Reggia di Monza ospita una mostra che si concentra sulla vita e sull’opera di Luigi Conconi (1852-1917), uno dei protagonisti della scena creativa di Milano tra Otto e Novecento ed esponente di spicco della Scapigliatura. L’esposizione raccoglie più di 150 opere di Conconi, tra dipinti, disegni e incisioni, che giungono da importanti collezioni pubbliche e private che consentono di far riscoprire e apprezzare al grande pubblico una delle personalità più originali della Scapigliatura e un vivace interprete della scena culturale milanese del suo tempo.

Steve McCurry a Perugia

Dal 30 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia ospita la mostra Steve McCurry Workshop Spirituality con 30 scatti inediti del fotografo americano che torna a raccontare l’Umbria attraverso i suoi paesaggi, i volti e i gesti quotidiani. Accanto a lui, hanno lavorato sette fotografi professionisti e due studenti dell’Accademia di Belle Arti di Perugia. La spiritualità non appartiene soltanto alle chiese, ai monasteri o ai riti della tradizione, ma può manifestarsi nella quiete di un paesaggio, nella dignità di un volto, in un incontro casuale, in quella relazione silenziosa che lega le persone ai luoghi in cui vivono. Il lavoro fotografico coinvolge cinque ambiti territoriali, dalla Valnerina all’Orvietano, dal Nord Est dell’Umbria al Trasimeno, fino alla Media Valle del Tevere, un’Umbria meno frequentata dai grandi itinerari turistici e spesso lontana dalle rappresentazioni più consuete della regione.

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@Steve McCurry
La mostra Steve McCurry Workshop Spirituality a Perugia. Qui, una foto di Città della Pieve

Roberto Capucci a Torino

Dal 6 novembre al 28 febbraio, il Museo di Arti Decorative Accorsi-Ometto di Torino ospita una bellissima monografica dedicata allo stilista Roberto Capucci dal titolo Vestire le muse. Attraverso 50 abiti, donne straordinarie, appartenenti al mondo della cultura, dell’arte, della scienza e dell’aristocrazia sono le interpreti originali di un percorso nella moda inimitabile di Capucci. Tra le protagoniste dell’arte di Capucci, saranno visibili gli abiti indossati da attrici leggendarie per fascino e personalità, da Silvana Pampanini, Lucia Bosè, Catherine Spaak a Valentina Cortese e grandi interpreti liriche, come Raina Kabaivanska e Katia Ricciarelli e, tra le menti più luminose del Novecento, Rita Levi Montalcini.

Da Canova a Kiefer a Vicenza

Inaugura il 13 novembre la prima mostra Italia Germania che fa parte del grande progetto espositivo per la Basilica Palladiana di Vicenza. Nella città veneta nasce Ispirazione Europa Dialoghi d’arte tra il XIX e XX secolo, un ciclo di mostre per raccontare attraverso l’arte la nascita e lo sviluppo dello spirito europeo nell’età moderna e contemporanea. Da Canova a Kiefer – Pittura e scultura tra Ottocento e Novecento mette in mostra, fino al 2 maggio 2027, oltre 150 opere di Canova, De Chirico, Boccioni, Dix, Kandinskij, Fontana, Burri, Vedova, Beuys, Baselitz, Richter, Kiefer. Il racconto proseguirà poi con le mostre Italia Francia nel 2027 e Italia Spagna nel 2028. Le tre rassegne presenteranno, lungo il percorso espositivo dipinti, sculture, fotografie, lavori su carta e documenti, intrecciando la storia dell’arte con quella politica e sociale dell’Europa.

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Monastero di Manasija, Senigallia e Gargonza: i luoghi e i viaggi che hanno fatto sognare questo mese

31 octobre 2026 à 16:30

L’autunno è ormai entrato nel vivo e le vacanze estive sono già un ricordo lontano, ma la voglia di partire non va certo in letargo. Anzi, è proprio questo il momento in cui cresce il desiderio di scoprire nuovi luoghi, lasciarsi sorprendere da destinazioni insolite e iniziare a sognare i prossimi viaggi, magari approfittando della prossima pausa invernale.

Anche a ottobre, i lettori di SiViaggia hanno continuato a esplorare il mondo attraverso storie di borghi fuori dal tempo, monasteri ricchi di tesori, città premiate dalla stampa internazionale e architetture che sembrano uscite dalla fantasia di un bambino. Dalla Serbia ai Paesi Bassi, passando per la Toscana e le Marche, ecco i cinque luoghi e viaggi che hanno fatto sognare di più questo mese.

Il Monastero di Manasija, sembra un castello medievale

A prima vista sembra una fortezza medievale, ma il Monastero di Manasija è molto di più: sorge nella valle del fiume Resava, in Serbia, con le sue altissime mura in pietra, le torri imponenti e un sistema difensivo formato da oltre cento caditoie. È il Monastero di Manasija, uno dei luoghi più affascinanti del Paese, fondato nel Quattrocento per volontà del despota Stefan Lazarević.

Dietro la sua imponente cinta fortificata si nasconde un tesoro di arte e spiritualità: la chiesa principale conserva preziosi affreschi della tradizione bizantina, mentre la celebre Scuola di Resava contribuì per secoli alla trascrizione e alla diffusione dei manoscritti. Non è un caso che l’UNESCO, nel 2010, lo abbia inserito nella lista propositiva dei siti candidati al Patrimonio Mondiale.

Qui il nostro articolo: Il fascino segreto del Monastero di Manasija, custode di affreschi straordinari e secoli di storia serba

Vista sul Monastero di Manasija
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Vista sul Monastero di Manasija

Senigallia è la città da vivere anche in autunno

C’è una città delle Marche che ha attirato l’attenzione del prestigioso quotidiano britannico The Guardian, entrando tra le cinque destinazioni europee consigliate per godersi ancora il sole d’autunno. È Senigallia, celebre per la sua Spiaggia di Velluto, che proprio quando gli ombrelloni scompaiono al termine della stagione più calda, rivela un volto diverso, più tranquillo e tutto da scoprire.

A conquistare la stampa estera non è soltanto il mare, ma anche la sua straordinaria offerta gastronomica, con ristoranti stellati, prodotti tipici e specialità locali come la pizza al formaggio. Ci sono poi i mercati autunnali, la raccolta delle olive e le passeggiate tra il fiume Misa, le colline e i borghi dell’entroterra. Tra i simboli della città c’è anche la Rotonda a Mare, elegante struttura degli anni Trenta sospesa sull’Adriatico: da qui parte uno degli itinerari suggeriti dal Guardian, ovvero una passeggiata che abbandona la costa e risale verso i borghi dell’entroterra.

Qui il nostro articolo: Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Senigallia
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Vista panoramica sul mare di Senigallia

Natale 2026 low cost in 5 mete da sogno tra mercatini e sole d’inverno

Chi ha detto che viaggiare a Natale debba per forza costare una fortuna? Tra le città europee che si illuminano di luci e mercatini e le destinazioni dove trascorrere le feste al caldo, ci sono diverse mete che permettono di concedersi una vacanza senza svuotare i portafogli. Tra quelle che hanno attirato l’attenzione dei lettori di SiViaggia, ci sono Craiova, in Romania, dove il mercatino natalizio si è aggiudicato il primo posto nella classifica europea del 2026. Nel 2026 il tema è il Regno degli Elfi: le decorazioni e le luminarie si estendono su cinque piazze e lungo i viali del centro, e tra le attrazioni c’è anche una ruota panoramica alta 40 metri dalla quale ammirare la città illuminata.

Tra le altre mete consigliate per un Natale low cost troviamo Debrecen, in Ungheria, perfetta per respirare l’atmosfera dell’Avvento lontano dai prezzi di Budapest, le luminarie di Riga, in Lettonia, e due alternative al freddo: Agadir, in Marocco, e l’Algarve, in Portogallo, dove dicembre regala temperature miti e giornate da trascorrere all’aria aperta.

Qui il nostro articolo: Dove andare a Natale 2026 spendendo poco: mete da favola e low cost

Craiova illuminata nelle feste di Natale
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Craiova illuminata durante le feste di Natale

Gargonza, il grazioso borgo-castello toscano

Sulle colline della Val di Chiana, a metà strada tra Arezzo e Siena, c’è un borgo fortificato che sembra essersi fermato al Medioevo. È Gargonza, un piccolo paese in pietra dominato da una torre merlata, dove si snodano vicoli stretti tra antiche mura, passaggi medievali e una piazzetta con un pozzo ottagonale. La sua storia attraversa quasi nove secoli e custodisce anche un legame con Dante Alighieri: secondo la tradizione, il poeta soggiornò qui durante il suo esilio.

Dopo aver rischiato l’abbandono nel Novecento, il borgo è stato recuperato con un attento restauro conservativo e oggi accoglie i viaggiatori nelle sue dimore storiche, che permettono di scoprirne tutto il fascino d’altri tempi.

Qui il nostro articolo: Gargonza, il borgo-castello di pietra che racconta 900 anni di storia toscana

Gargonza
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Vista panoramica sul borgo di Gargonza

Il quartiere-foresta di Rotterdam con le sue case cubiche

A Rotterdam, nei Paesi Bassi, esiste un quartiere che sembra uscito da un mondo immaginario: una successione di grandi cubi gialli inclinati di 45 gradi, appoggiati su pilastri esagonali e collegati tra loro in una composizione geometrica sorprendente.

Case cubiche gialle "Blaakse Bos"
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Case cubiche gialle “Blaakse Bos” di Rotterdam

Sono le Kubuswoningen, progettate dall’architetto Piet Blom e realizzate tra il 1982 e il 1984. Il loro soprannome è Blaakse Bos, ovvero “Foresta di Blaak”, perché ogni abitazione rappresenta simbolicamente un albero, con il pilastro a fare da tronco e il cubo inclinato da chioma. Ma la cosa più incredibile è che non si tratta di semplici installazioni artistiche: sono vere case abitate, con ambienti distribuiti su tre livelli e pareti oblique che rendono ogni spazio fuori dagli schemi. Chi vuole scoprire come si vive in queste insolite abitazioni può anche visitare una casa museo aperta al pubblico.

Qui il nostro articolo: Il quartiere con incredibili case cubiche che sembrano una foresta geometrica: Kubuswoningen, a Rotterdam

Kubuswoningen a Rotterdam
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Le case cubiche gialle di Rotterdam

Il gigante italiano da record che ispirò la Statua della Libertà: il San Carlone, guardiano del Lago Maggiore

31 octobre 2026 à 15:00

C’è una statua italiana che puoi incredibilmente visitare dall’interno e che ha un legame speciale con uno dei monumenti più famosi al mondo: la Statua della Libertà di New York. È il Colosso di San Carlo Borromeo di Arona, chiamato San Carlone, la gigantesca statua dedicata a San Carlo Borromeo alta ben 35,10 metri, che per circa due secoli è stata la più alta del mondo. Ma non tutti sanno che il progettista della Statua della Libertà, Frédéric-Auguste Bartholdi, visitò la statua per studiarne la struttura. Diversi anni più tardi avrebbe progettato la celebre statua che domina il porto di New York e che, con i suoi 93 metri di altezza complessiva, avrebbe sottratto al San Carlone il primato mondiale.

Da secoli domina il Lago Maggiore e al suo interno nasconde una sorpresa: è possibile entrare al suo interno e salire fino alla testa, percorrendo 85 gradini, tra scale a chiocciola e passaggi nascosti, per ritrovarsi davanti a una vista spettacolare sul lago e sulle montagne circostanti.

La storia del San Carlone

Quella del San Carlone non è un’installazione contemporanea, ma un monumento che ha più di tre secoli di storia e che continua a vegliare sul territorio di Arona con il suo braccio alzato in segno di benedizione. Il Sancarlone, come lo chiamano affettuosamente gli abitanti della città piemontese, venne concluso alla fine del Seicento, ma la sua storia inizia dopo la canonizzazione di Carlo Borromeo, avvenuta nel 1610.

Una delle finestre che si aprono sulla statua San Carlone
Ufficio Stampa
Una delle finestre che si aprono sulla statua del San Carlone

Nato ad Arona nel 1538, il futuro santo fu arcivescovo di Milano e una delle figure religiose più influenti del suo tempo. Per celebrarne la memoria, il cardinale Federico Borromeo, suo cugino, sostenne l’ambizioso progetto di un Sacro Monte, un complesso che avrebbe dovuto comprendere una chiesa, quindici cappelle dedicate alla vita del santo e una statua monumentale.

Il progetto non venne mai completato interamente, ma il colosso fu realizzato su disegno di Giovan Battista Crespi e portato a termine nel 1698 dagli scultori Siro Zanella e Bernardo Falconi.

Le scalette che salgono alla testa del San Carlone
Ufficio Stampa
Le scalette che salgono alla testa del San Carlone

Una struttura da record

Il Colosso di San Carlo Borromeo raggiunge i 35,10 metri compreso il piedistallo in marmo: la figura del santo misura circa 23 metri, mentre la base supera gli 11. È costruita con una struttura interna di pietra, mattoni e ferro, rivestita all’esterno da lastre di rame battute a martello. Anche il braccio destro sollevato in segno di benedizione è sostenuto da una complessa struttura metallica, pensata per resistere ai venti che possono colpire la zona.

È proprio la sua particolare tecnica costruttiva ad aver attirato l’attenzione di Frédéric-Auguste Bartholdi, che soggiornò proprio ad Arona per studiare il monumento prima di progettare la Statua della Libertà, destinata a superare il San Carlone e a sottrargli il record di statua più alta del mondo.

Come visitare la statua

Visitare il San Carlone è un’esperienza straordinaria e potete scegliere tra due modalità: fermarvi al terrazzo panoramico ai piedi della statua, da cui si ammirano il Lago Maggiore e la Rocca di Angera (l’opzione più adatta se soffrite di vertigini o claustrofobia), oppure proseguire all’interno del colosso.

Per arrivare fin dentro la testa del gigante bisogna affrontare 85 gradini, tra una scala a chiocciola e una ripida scala verticale, fino a raggiungere i 24 metri di altezza. La ricompensa è una prospettiva molto insolita che lascia a bocca aperta: il panorama sul Lago Maggiore e sulle montagne si apre proprio attraverso gli occhi, le orecchie e le narici del santo, oltre che dalle aperture all’altezza delle spalle. In pratica, si guarda il paesaggio dal punto di vista della statua, come se si fosse esattamente al posto di San Carlo.

La salita, però, non è adatta a tutti: gli spazi sono ristretti e il percorso può risultare impegnativo per chi soffre di vertigini, claustrofobia o problemi cardiaci e respiratori. L’accesso è consentito dai 6 anni, con accompagnamento di un adulto fino ai 12. Non sono ammessi ciabatte, infradito, zaini, borse ingombranti e ombrelli.

Il biglietto intero costa 10 euro e comprende terrazzo e interno della statua (ma se vi fermate al terrazzo il costo è di 7 euro). Il ridotto è di 5 euro per bambini e ragazzi dai 6 ai 16 anni. I biglietti si acquistano esclusivamente in biglietteria, non online.

Dove si trova e come raggiungerlo

Il San Carlone si trova in Piazzale San Carlo, ad Arona, in provincia di Novara, sul colle omonimo a nord del centro abitato, lungo la strada che collega la città a Dagnente. In auto si raggiunge dalla Statale del Sempione, imboccando via Verbano e seguendo le indicazioni per la statua. Per chi arriva da Milano, il riferimento è l’autostrada A8 in direzione dei Laghi, proseguendo poi verso Arona.

La posizione sopraelevata permette di riconoscere il colosso anche dal lago: una volta arrivati, oltre alla visita della statua, si può passeggiare nel parco che la circonda e fermarsi ad ammirare il romantico panorama che si apre sul Lago Maggiore.

Il castello bianco nato dal sogno di un milionario: Fantast, tra cavalli, passaggi segreti e leggende serbe

31 octobre 2026 à 12:30

Dietro la vegetazione di un grande parco in Serbia si nasconde una costruzione (quasi) completamente bianca, piena di di torri slanciate e dal profilo romantico. È il Castello Fantast, una delle residenze storiche più particolari della Voivodina, regione autonoma caratterizzata da un paesaggio pianeggiante e da una lunga tradizione agricola.

Al posto delle montagne, dei boschi fitti e delle alture generalmente associate alle fortezze europee, Fantast è appollaiato nel cuore della pianura. Un dettaglio insolito, ma che lo rende persino più che speciale perché le sue mura chiare emergono fra i campi, mentre una grande torre quadrangolare domina il complesso insieme a quattro torrette angolari.

Dietro questa singolare proprietà si nasconde la vicenda di Bogdan Dunđerski, uno dei più ricchi proprietari terrieri della Voivodina, appartenente a una famiglia che contribuì profondamente alla vita economica e culturale della regione. Fantast rappresentava il suo rifugio personale, progettato secondo gusti e passioni maturati durante numerosi viaggi europei.

Breve storia e leggende del Castello Fantast

Nato nel 1862, Bogdan Dunđerski ereditò vaste proprietà agricole, ampliandole attraverso un’attenta gestione economica. Scelse di realizzare la propria residenza monumentale quando aveva già superato i 50 anni e, secondo un racconto tramandato nella regione, la costruzione sarebbe nata anche per orgoglio.

Circolavano infatti voci su un suo presunto dissesto finanziario al quale avrebbe deciso di rispondere erigendo un edificio sontuoso. Ma non è finita qui, perché pure il nome del castello racconta una storia particolare: Fantast era uno stallone da corsa, protagonista nel 1932 di un’importante affermazione sportiva, quando conquistò 3 vittorie all’ippodromo di Belgrado.

Altre storie riguardano direttamente la costruzione. Si racconta che Dunđerski avesse assunto artigiani provenienti dalla Boemia per mantenere riservati alcuni particolari del progetto. Grandi quantità di quercia della Slavonia sarebbero state trasportate nella proprietà e utilizzate per rivestire passaggi segreti fra il palazzo e le scuderie. L’effettiva presenza di tali collegamenti, però, resta priva di conferme documentali.

Il mistero raggiunge anche la cappella dedicata a San Giorgio, nella quale riposa Bogdan stesso, morto nel 1943. Stando al folclore locale, durante la festa della Trasfigurazione (il 19 agosto) il suo spirito lascerebbe la tomba per attraversare nuovamente i terreni della tenuta. Alcuni racconti aggiungono il nitrito di Fantast, quasi fosse ancora pronto a galoppare accanto al padrone.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il complesso venne nazionalizzato. Gran parte degli arredi e delle decorazioni andò perduta, mentre alcuni ambienti subirono gravi danneggiamenti. Negli Anni ’80, invece, la residenza fu recuperata e trasformata in albergo, tornando per qualche decennio a ospitare visitatori.

Bogdan aveva tuttavia lasciato disposizioni testamentarie differenti: desiderava destinare i propri beni alla Matica srpska, prestigiosa istituzione culturale serba, affinché la proprietà accogliesse un’accademia agricola. Quel progetto è rimasto incompiuto e la questione della restituzione patrimoniale continua a condizionare il futuro di questa straordinaria costruzione.

La visita al Castello Fantast e i suoi particolari più sorprendenti

C’è da fare una premessa importante: questo gioiello della Serbia è sfortunatamente chiuso alle visite ordinarie dal 2021 e la sua apertura resta condizionata dalla complessa vicenda giuridica relativa alla proprietà. Attualmente la procedura di restituzione sembrerebbe ancora essere in stallo, tanto che la stampa locale (proprio recentemente) segnalava il progressivo deterioramento dell’edificio. Di conseguenza, l’accesso alle sale interne e alla torre panoramica risulta precluso al pubblico.

Ingresso Castello Fantast, Serbia
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Il monumentale ingresso del Castello Fantast

La cappella è stata interessata da interventi conservativi conclusi nel 2023, mentre la possibilità di visitare gli spazi esterni e le scuderie deve essere verificata preventivamente. Pure conservando il riconoscimento di monumento culturale di grande importanza per la Serbia, quindi, il castello attende ancora una soluzione che ne permetta il pieno recupero e la riapertura.

Ciò non toglie che la sua immagine più riconoscibile sia la facciata candida, caratterizzata da un corpo centrale compatto e dalle torri che ne movimentano il profilo. L’edificio presenta una pianta sostanzialmente quadrata, un ingresso monumentale e una composizione studiata per stupire.

Le torrette richiamano il linguaggio neogotico, mentre gli accessi e gli ambienti di rappresentanza presentano elementi neoclassici.  Particolarmente suggestiva è la torre maggiore, concepita anche quale punto panoramico, al cui interno ci sono saloni di rappresentanza, spazi arredati con mobili d’epoca e ambienti dedicati alla memoria della famiglia.

Degna di nota è anche la cappella di San Giorgio, una piccola costruzione religiosa in stile neobizantino, il cui valore artistico è legato soprattutto a Uroš Predić, celebre pittore serbo e amico personale del proprietario. L’artista realizzò 12 icone per l’iconostasi, la struttura che nelle chiese ortodosse separa il santuario dallo spazio riservato ai fedeli.

Secondo la tradizione, Predić avrebbe attribuito alla Vergine Maria i lineamenti di Mara, una donna legata sentimentalmente alla vita di Bogdan. Un’altra testimonianza del loro rapporto di amicizia è custodita nei bassorilievi realizzati dallo scultore Đorđe Jovanović, raffiguranti i due uomini sulle pareti della cappella.

Attorno agli edifici si estende, tra le altre cose, un parco concepito attraverso elementi del giardino inglese e di quello francese: viali alberati, spazi aperti e percorsi ornamentali accompagnano la residenza principale, un edificio secondario più piccolo e le strutture equestri. Del complesso fa parte anche una grande piscina storica, oggi inutilizzata.

Le scuderie costituiscono un altro elemento fondamentale dell’identità di Fantast. In passato erano la casa di cavalli da corsa di grande prestigio, con paddock, edifici di servizio e una pista per l’allenamento.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello Fantast sorge nella Voivodina centrale, a circa 14 chilometri da Bečej, lungo la strada diretta verso Bačka Topola.  L’area dista approssimativamente 60 chilometri da Novi Sad, principale centro urbano della Voivodina, e circa 130-140 chilometri da Belgrado, in base all’itinerario scelto.

In automobile, il percorso più semplice da Novi Sad attraversa la pianura fino a Bečej e prosegue in direzione di Bačka Topola. L’accesso alla tenuta si trova lungo questa strada, mentre il palazzo rimane parzialmente nascosto dalla vegetazione del parco.

Partendo da Belgrado, sono possibili itinerari attraverso Novi Sad oppure Zrenjanin. Bečej è raggiungibile anche con autobus regionali da Novi Sad, ma per proseguire verso Fantast occorre necessariamente organizzare un trasferimento privato, oppure verificare le corse disponibili sulla linea per Bačka Topola (ma tenendo a mente che la fermata stradale si trova a una certa distanza dall’edificio).

Prima della partenza, dunque, è indispensabile controllare le condizioni di accesso alla proprietà, vista l’attuale chiusura della residenza e l’assenza di una data ufficiale per la ripresa delle visite.

Dove festeggiare il compleanno se compi gli anni a novembre, le mete ideali

31 octobre 2026 à 11:30

Sempre più spesso, per festeggiare il compleanno, si sceglie di regalarsi un’esperienza anziché un oggetto. Dunque, cosa c’è di meglio di un viaggio per celebrare un nuovo anno della propria vita? Un weekend in una città mai visitata, una fuga romantica o un’avventura alla scoperta di luoghi insoliti possono trasformare questa ricorrenza in un ricordo indimenticabile.

E per chi compie gli anni a novembre, le possibilità non mancano. Lontano dalla folla estiva e dalle festività natalizie, questo periodo dell’anno offre l’occasione perfetta per partire alla scoperta di destinazioni sorprendenti, tra paesaggi autunnali, città d’arte e piccoli tesori ancora poco conosciuti.

Saragozza, Spagna

Dimenticate per un momento Madrid e Barcellona: Saragozza è una delle città spagnole da scoprire proprio adesso. Recentemente nominata Capitale Verde Europea 2028, custodisce un patrimonio storico sorprendente e numerosi spazi verdi. Per festeggiare il compleanno si può iniziare con una passeggiata lungo l’Ebro, visitare la Basilica del Pilar e il Palazzo dell’Aljafería, per poi concludere la giornata con tapas e vino nei locali del quartiere El Tubo.

Despotovac, Serbia

Per chi sogna un compleanno lontano dalle solite rotte turistiche, Despotovac, nella Serbia orientale, rappresenta una scelta decisamente originale. A pochi chilometri dalla cittadina sorge il Monastero di Manasija, un complesso medievale circondato da possenti mura e torri che ricordano un castello.

Custode di preziosi affreschi bizantini, il monastero è immerso nei paesaggi boscosi della valle della Resava. La visita può diventare parte di un itinerario più ampio, tra natura, storia e piccoli centri della Serbia meno conosciuta.

Dresda, Germania

Festeggiare il compleanno in una città dove persino la pioggia diventa musica? A Dresda è possibile, grazie alla Kunsthofpassage, un sorprendente complesso di cortili artistici nel quartiere Neustadt. Qui una facciata azzurra, attraversata da tubi e grondaie, produce particolari suoni quando piove: un’esperienza perfetta per le giornate autunnali.

Tra negozi indipendenti, caffetterie e installazioni colorate, il quartiere offre un’alternativa originale alle tradizionali visite turistiche. Il resto della giornata può essere dedicato al centro storico, tra la Frauenkirche e gli eleganti palazzi affacciati sull’Elba.

Elvas, Portogallo

Se l’idea di compleanno perfetto comprende panorami mozzafiato e luoghi dalla storia affascinante, Elvas, nell’Alentejo portoghese, merita un posto nella lista. La città custodisce un sistema di fortificazioni riconosciuto dall’UNESCO, tra cui spicca il Forte di Nossa Senhora da Graça, una gigantesca struttura militare a forma di stella.

Tra bastioni, passaggi sotterranei e viste sulla campagna, la visita regala un’esperienza insolita. Novembre è inoltre un periodo interessante per esplorare l’entroterra portoghese senza il caldo intenso dell’estate.

Buçaco, Portogallo

Chi desidera regalarsi una pausa rigenerante può scegliere la Foresta Nazionale di Buçaco, nel Portogallo centrale, una destinazione sorprendente tra alberi secolari, sentieri e atmosfere fiabesche. Questo luogo, riconosciuto anche come healing forest, custodisce oltre 250 specie di alberi e arbusti e offre la possibilità di dedicarsi al forest bathing.

Ma la vera sorpresa si trova tra la vegetazione: il Palácio do Bussaco, un edificio neomanuelino oggi trasformato in hotel. Una location particolarmente suggestiva per festeggiare un compleanno speciale.

Lednice, Repubblica Ceca

Per chi ha sempre sognato un compleanno principesco, Lednice, nella Moravia meridionale, è una destinazione da considerare. Il suo spettacolare castello neogotico, appartenuto alla famiglia Liechtenstein, sembra uscito da un libro di fiabe, con torrette, guglie e decorazioni raffinate.

A renderlo ancora più affascinante è il grande parco che lo circonda, dove si incontrano costruzioni insolite, romantici scorci e persino un minareto. A novembre, il paesaggio assume un’atmosfera malinconica e suggestiva, ideale per chi cerca un viaggio romantico. Per le visite agli interni è necessario verificare le aperture stagionali.

Perché organizzare un city break a Ginevra quest’inverno è un’ottima idea

31 octobre 2026 à 10:00

L’inverno è una stagione perfetta per scoprire Ginevra, città cosmopolita che, con l’arrivo del freddo e soprattutto durante il periodo natalizio, si veste di un fascino particolare. Affacciata sulle rive del Lago Lemano e impreziosita da panorami alpini, regala scorci suggestivi, architetture storiche, musei e tradizioni e, tra passeggiate sul lungolago, cioccolate calde nei locali del centro e mercatini di Natale, non mancano le occasioni per concedersi qualche giorno lontano dalla routine.

A rendere il tutto più interessante, il debutto di una nuova rotta diretta da Milano Linate per raggiungere la città svizzera in modo semplice e comodo.

Da Milano a Ginevra con il nuovo volo diretto easyJet

Organizzare un viaggio a Ginevra partendo da Milano è diventato ancora più semplice grazie al nuovo collegamento aereo inaugurato da easyJet tra l’aeroporto di Milano Linate e quello della città svizzera. La compagnia ha infatti avviato una nuova rotta diretta che avvicina due importanti centri dal respiro internazionale, ampliando le possibilità di viaggio tra Italia e Svizzera.

Il collegamento è operativo con fino a sei frequenze settimanali, dal lunedì al venerdì e la domenica.

Ginevra in inverno, cosa non perdere

Una prima tappa può essere il centro storico, con le stradine acciottolate, le caratteristiche piazze e gli edifici che ne raccontano la storia tra cui la Cattedrale di Saint-Pierre, legata alla storia della Riforma protestante: vale la pena salire sulla torre per lasciarsi incantare dal panorama sui tetti della città.

Dopo aver esplorato i vicoli del centro, potete raggiungere il lungolago e ammirare il Jet d’Eau, imponente getto d’acqua che si staglia sul Lago Lemano; poco distante ecco il Jardin Anglais, elegante spazio verde affacciato sull’acqua, conosciuto anche per l’Orologio Floreale, una composizione di fiori e piante che rende omaggio alla tradizione orologiera svizzera. Nel periodo natalizio, ospita il mercatino Noël au Jardin, con casette di legno, proposte gastronomiche e occasioni per dedicarsi allo shopping. Un’altra tappa interessante è il Parc des Bastions, che accoglie il celebre Muro dei Riformatori, monumento dedicato ad alcune delle figure più importanti della Riforma protestante.

Jet d'Eau al tramonto sul Lago Lemano a Ginevra
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Il magnifico Jet d’Eau al tramonto

Le giornate più fredde possono essere l’occasione per scoprire anche l’offerta culturale con una tappa al Museo Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, che racconta la storia e l’impegno umanitario del movimento e affronta temi legati alla solidarietà e all’assistenza alle persone colpite da conflitti e crisi. Se siete appassionati di orologeria potete, invece, visitare il Museo Patek Philippe, dedicato a una delle espressioni più conosciute dell’artigianato svizzero. Merita attenzione anche il Museo d’Arte e di Storia, una delle principali istituzioni culturali ginevrine, con una collezione molto ampia che tocca differenti epoche e forme artistiche. Per aggiungere una tappa meno convenzionale, c’è infine l’ERN, un’esperienza legata al mondo della scienza da prendere in considerazione organizzandosi in anticipo e verificando le modalità di accesso.

Tra la fine di novembre e dicembre, poi, le decorazioni, le luci e i mercatini trasformano creano l’atmosfera ideale per immergersi nello spirito natalizio. Tra le esperienze da non perdere c’è una passeggiata tra le bancarelle, dove curiosare tra oggetti artigianali e specialità stagionali, magari concedendosi una cioccolata calda o un bicchiere di vin brulé. Dicembre è anche il mese della Fête de l’Escalade, ricorrenza molto sentita che rievoca l’attacco sferrato nel 1602 dalle truppe del Duca di Savoia contro la città e la resistenza dei suoi abitanti. Durante le celebrazioni, le strade si animano con costumi d’epoca e iniziative a tema storico.

Se disponete di qualche ora in più potete, infine, organizzare una breve escursione fuori Ginevra: una delle mete più interessanti è il Mont Salève, in territorio francese non lontano dal confine svizzero. La funivia permette di raggiungere la zona panoramica e ammirare dall’alto la città, il Lago Lemano e, nelle giornate limpide, anche le Alpi.

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