Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
Aujourd’hui — 18 septembre 2026Flux principal

Napoli – New York, tutte le location suggestive del film con Pierfrancesco Favino

17 septembre 2026 à 18:00

Le location di Napoli – New York aggiungono realismo a una storia che è già di per sé pensata per essere uno spaccato disincantato dell’Italia degli Anni Quaranta: il film di Gabriele Salvatores con Pierfrancesco Favino, in onda in esclusiva su Rai 1 giovedì 17 settembre 2026 alle 21.30, è stato girato infatti tra Napoli e Trieste, in luoghi così simbolici per gli italiani che nel secondo dopoguerra decidevano di partire per l’America e inseguire i propri sogni di fortuna.

Di cosa parla

È il 1949. Carmine e Celestina riescono, grazie a una serie di eventi fortunati, a imbarcarsi clandestinamente su un transatlantico diretto da Napoli negli Stati Uniti. La loro speranza è di fuggire alla miseria in cui la guerra ha lasciato la città, ma anche di ritrovare la sorella di Celestina già partita per l’America per tenere fede a una promessa fatta a un ragazzo americano.

Durante il viaggio i due vivranno momenti felici e altri di difficoltà e, soprattutto, faranno incontri destinati a cambiare le loro vite. Il film, uscito nelle sale nel 2024, è tratto da un soggetto di Federico Fellini e Tullio Pinelli.

Una scena di "Trieste -New York"
01 Distribution
Una scena di “Napoli-New York”

Dov’è stato girato il film

In accordo con la storia di Carmine e Celestina, così simile a quella di molti italiani dell’epoca, il film è ambientato tra Napoli e New York: la distruzione lasciata dalla guerra nel Sud Italia si contrappone, sullo schermo, a un sogno americano fatto di palazzi alti e moderni, negozi aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte e tanto benessere.

Napoli

Le scene napoletane che popolano soprattutto la prima parte del film sono state girate a nel centro storico di Napoli: tra vicoli, quartieri, cortili dove il tempo sembra essersi fermato e la città continua a mostrarsi autentica, anche nelle sue ferite.

Napoli: dov'è stato girato il film del 2024 di Gabriele Salvatores con Pierfrancesco Favino
iStock
Il verace centro storico di Napoli

Nel quartiere del porto sono state girate scene come quelle in cui i due ragazzini provano a vendere insieme ai compagni sigarette di contrabbando, chiedono una pizza a credito e soldi ai turisti per aver improvvisato un balletto.

Altre scene sono state girate nella Sanità: rione tra i più veraci della città, spesso scelto negli ultimi anni per rappresentare sullo schermo una Napoli d’altri tempi ma mai veramente passata. Qui si trova, per esempio, Palazzo Sanfelice: un palazzo settecentesco con portali gemelli in piperno e marmo, molto simile nell’architettura al vicino e più famoso Palazzo dello Spagnolo, un tempo abitazione di famiglia dell’architetto Ferdinando Sanfelice e dove sono stati girati, oltre che alcune scene del film di Salvatores, classici antichi e moderni del cinema napoletano.

Le location del film "Napoli - New York" nel centro storico di Napoli
iStock
L’iconico cortile di Palazzo Sanfelice

In molte inquadrature sono riconoscibili i Quartieri Spagnoli con il loro dedalo di vicoli stretti e popolati di turisti, abitanti del posto, trattorie alla buona, bassi e botteghe artigiane.

Lungo l’altrettanto iconica via dei Tribunali, alcune scene sono state girate a Piazza Cardinale Sisto Riario Sforza: uno slargo che un tempo conduceva a un’entrata laterale del Duomo, oggi riconoscibile per l’alto obelisco in devozione di San Gennaro.

Il molo da cui parte il transatlantico con a bordo Carmine e Celestina è, infine, il Molo San Vincenzo: uno dei moli storici del porto di Napoli, passato nei secoli attraverso diversi progetti di riadattamento e riqualificazione.

Napoli: dov'è stato girato il film "Napoli - New York"
iStock
Il panoramico Molo San Vincenzo

Trieste

Le vere sorprese tra le location di Napoli – New York vengono, però, da Trieste: scenografici e maestranze del film hanno trasformato ad arte, infatti, il capoluogo friulano nella New York degli Anni Quaranta per quasi tutte le scene, e sono numerose nella seconda parte, ambientate negli Stati Uniti. C’entra senza dubbio, come molti commentatori in Rete hanno fatto notare, la vocazione mitteleuropea di Trieste che la rende da sempre una delle più internazionali tra le città italiane.

Tra i luoghi dov’è stato girato il film di Salvatores con Pierfrancesco Favino a Trieste c’è il Porto Vecchio: sono facilmente riconoscibili sullo schermo il varco principale, la stazione marittima, le banchine dei moli.

"Napoli - New York": le location a Trieste del film di Gabriele Salvatores con Pierfrancesco Favino
iStock
La zona portuale di Trieste

Altra location triestina immediatamente riconoscibile è il Savoia Excelsior Palace: le imponenti facciate dell’hotel, affacciate sul mare, evocano i grandi edifici d’oltreoceano.

In centro a Trieste la produzione del film ha trasformato diverse attività storiche come la Drogheria Toso, la Pasticceria La Bomboniera e l’Antico Caffè San Marco – quest’ultimo riconoscibile dall’arredamento in stile liberty che ancora lo rende uno dei caffè più amati dai triestini – in negozi americani: i dintorni di Piazza San Giovanni, da sempre cuore commerciale della città, hanno ospitato soprattutto questo genere di riprese.

In alcune inquadrature compaiono edifici simbolo del passato, soprattutto economico e industriale, della città come Palazzo Berlam (più famoso tra i locali come “il palazzo rosso”), l’ex stabilimento Stock (dell’omonima casa di liquori), Palazzo Vivante e Palazzo Carciotti (entrambi appartenuti un tempo a famiglie ben in vista dell’aristocrazia locale).

Trieste: le location del film "Napoli - New York"
iStock
L’aristocratico Palazzo Carciotti

La Chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, una delle più riconoscibili del centro storico di Trieste grazie alla facciata con colonnato ionico, è stata trasformata dalla produzione nel tribunale americano dove si celebra il processo a uno dei protagonisti del film.

https://www.facebook.com/photo/?fbid=951651381154628&set=a.112804411706000

La più cinematografica delle location triestine di Napoli – New York è senza dubbio il Salone degli Incanti: ex pescheria centrale di Trieste, costruita a inizio Novecento con un stile eclettico e una forma che ricorda quella di una basilica romana, oggi è usata principalmente come spazio espositivo ma negli anni è stata set di produzioni cinematografiche importanti come quella de Il Padrino – Parte II.

I luoghi a Trieste dov'è stato girato il film "Napoli - New York"
iStock
È piuttosto cinematografico il Salone degli Incanti di Trieste

Cinecittà

Non mancano nel film di Gabriele Salvatores con Pierfrancesco Savino riproposto da Rai 1 scene e sequenze in realizzate studio: agli studios di Cinecittà a Roma, per l’esattezza.

C'è Pierfrancesco Favino nel film di Gabriele Salvatores "Napoli - New York"
(c) Eagle Pictures
Un’altra scena di “Napoli – New York”

Rijeka

C’è, infine, Rijeka in Croazia tra i luoghi dov’è stato girato il film Napoli – New York. Nell’ex città di Fiume, dove si sente ancora forte l’influenza della cultura italiana, sono state girate le scene della festa a Little Italy a cui Celestina e Carmine partecipano quasi subito dopo essere sbarcati in America.

C'è anche Rijeka (l'ex Fiume) tra le location di "Napoli - New York"
iStock
Una splendida veduta aerea di Rijeka

Nella città portuale croata, soprattutto, è rimasta attraccata per tutta la durata delle riprese la nave Galeb che nel film è quella su cui si imbarcano i due protagonisti in cerca di fortuna e affetti oltreoceano. Si tratta di un’imbarcazione storica, ai tempi molto amata come rifugio marittimo dal generale Tito e più tardi restaurata e diventata parte della flotta croata.

Hier — 17 septembre 2026Flux principal

La magia solitaria di Castel Wartenstein, un soffio di pietra tra le forteste alpine dell’Austria

17 septembre 2026 à 16:00

A circa 750 metri di altitudine tra i rilievi del Semmeringgebiet, nella Bassa Austria, si innalza una lunga formazione rocciosa che accoglie Castel Wartenstein. Parliamo di un’elegante fortezza che domina dall’alto il territorio dello Schwarzatal, al punto che più che un castello costruito per celebrare la ricchezza di una corte, pare una presenza nata da esigenze concrete di controllo e difesa.

Le sue origini risalgono al Medioevo, quando una piccola fortificazione proteggeva un’area di confine e sorvegliava i percorsi attraverso il paesaggio montano. Nel corso dei secoli, tuttavia, la struttura cambiò volto più volte. Oggi il complesso conserva una caratteristica che lo rende particolarmente interessante: accanto alle parti trasformate in epoche successive, sopravvivono elementi della fortezza originaria, tra cui il mastio romanico e il palazzo medievale.

Breve storia di Castel Wartenstein

I signori di Wartenstein erano ministeriali dei margravi di Stiria, cioè uomini legati al potere territoriale attraverso incarichi di servizio e amministrazione. Intorno al 1180 fecero costruire sul Raacher Berg una piccola rocca con una torre e un modesto edificio residenziale. La sua funzione primaria era la sicurezza del confine con l’Austria.

Quella prima costruzione aveva dimensioni contenute, ma occupava una posizione precisa nella geografia politica del tempo. La sua importanza strategica diminuì rapidamente dopo il 1192, anno della morte del duca Otakar IV, quando la Stiria passò sotto il dominio austriaco. Il confine che aveva giustificato la nascita della rocca perse così parte del suo significato.

Nel XIII secolo Wartenstein fu ampliato. Heinrich von Stubenberg estese il complesso verso nord e verso est, costruendo sulla punta dello sperone roccioso un possente mastio e una seconda torre quadrata accanto all’ngresso attuale. Durante il XIV e il XV secolo il castello appartenne al potere sovrano territoriale e fu spesso dato in pegno. La gestione veniva affidata a funzionari, chiamati Pfleger, incaricati di amministrare la signoria.

Negli anni ’70 del ‘400 l’imperatore Federico III assegnò Wartenstein all’Ordine di San Giorgio, da lui fondato. Il re d’Ungheria Mattia Corvino riuscì però a prenderne possesso senza combattimenti. Dopo la sua morte, nel 1490, gli Ungheresi furono allontanati e la fortezza tornò all’ordine.

Nel 1547 arrivò Christoph Urschenpeck, seguito dai suoi discendenti, che investirono somme considerevoli nel complesso. Il loro impegno permise infine di acquistare Wartenstein dal Collegio dei Gesuiti di Graz, successore giuridico dell’Ordine di San Giorgio. Fu allora che la fortezza iniziò a trasformarsi in una residenza più confortevole e, dal 1633, i proprietari furono i signori Petrowitsch, seguiti dal 1720 dai conti napoletani Stella e, in seguito, dalla famiglia Caracciolo.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, il castello ospitò uffici statali e strutture della Wehrmacht, mentre nel 1945 subì gravi danni a causa dei combattimenti. Nel 1957 fu acquistato da una fondazione legata all’industriale svedese Axel Wenner-Gren, fondatore di Electrolux, e dopo un importante intervento di ristrutturazione divenne sede di un seminario di ricerca antropologica. In seguito tornò in mani private e viene utilizzato saltuariamente come residenza.

Visita e cosa vedere a Castel Wartenstein

La visita richiede una precisazione importante: l’accesso agli interni e la possibilità di visitare il complesso sono fortemente limitati, poiché il castello si trova in proprietà privata. Prima di organizzare un’escursione è quindi indispensabile verificare l’eventuale accessibilità. A livello architettonico, il complesso si sviluppa intorno a un cortile interno allungato, raggiungibile storicamente attraverso il portone principale o una piccola porta pedonale inserita nella torre d’ingresso.

Sul lato occidentale, sopra uno sperone roccioso alto circa 8 metri rispetto al cortile, si trovano le rovine dell’antica Hochburg, la parte più elevata e originaria dell’insediamento. Restano riconoscibili il mastio quadrangolare romanico e il palas, l’edificio destinato alla residenza del signore e alle funzioni amministrative. Il mastio, oltre a rappresentare il nucleo difensivo della rocca, permetteva di controllare il territorio dall’alto e costituiva un punto di rifugio in caso di pericolo.

Un altro elemento di grande interesse è la Cappella dei Re Magi, di origine gotica e restaurata nel 1871. Il piccolo ambiente conserva ancora caratteristiche romaniche, testimonianza delle fasi più antiche del complesso. Sulla parete esterna è visibile anche un capitello romanico, dettaglio minuto ma prezioso per comprendere la storia costruttiva del maniero. Una scala conduce al vicino corpo delle cucine, parte dell’organizzazione domestica della residenza.

Il lungo lato orientale del cortile è occupato dal corpo residenziale rimaneggiato dopo il 1957. La sua conformazione è curiosa, perché l’edificio risulta così stretto da consentire, all’interno, lo sviluppo di un solo ambiente per piano o per sezione. La struttura è delimitata da due grandi torri quadrangolari, secondo un modello riconducibile alle fortezze dei ministeriali dell’epoca degli Hohenstaufen.

La torre settentrionale presenta muri spessi quasi 3 metri, mentre quella meridionale ha dimensioni leggermente inferiori. Entrambe furono modificate nell’800, quando l’architetto Ignaz Banko intervenne sull’assetto del complesso. I piani superiori vennero dotati di strutture aggettanti, cioè parti che sporgono rispetto alla linea delle murature sottostanti. La torre meridionale, abbassata nel XVII secolo fino all’altezza del tetto, fu rialzata durante questi lavori.

Nel cortile è ancora visibile l’antica cisterna, protetta da una copertura in ferro battuto risalente al XVII secolo. Prima dell’arrivo di sistemi moderni di approvvigionamento, una riserva d’acqua rappresentava una necessità essenziale per gli abitanti e per la resistenza della fortezza durante un assedio.

Dove si trova e come arrivare

Castel Wartenstein si trova in Bassa Austria, nel territorio del Semmeringgebiet, una regione montuosa situata a sud di Vienna e caratterizzata da rilievi boscosi, vallate e percorsi storicamente importanti tra l’Austria orientale e la Stiria. La fortezza sorge nei pressi di Raach am Hochgebirge, a circa 4 chilometri a sud di Gloggnitz, nel distretto di Neunkirchen.

Il riferimento geografico più utile per raggiungere la zona è proprio Gloggnitz, cittadina situata nella valle dello Schwarzatal e collegata alla rete ferroviaria austriaca. Da Vienna è possibile dirigersi verso sud in treno, raggiungendo Gloggnitz, per poi proseguire verso Raach am Hochgebirge con un mezzo locale o un taxi. In automobile, l’area è raggiungibile attraverso la rete stradale del Semmering, con un percorso che attraversa il paesaggio collinare e montano della Bassa Austria.

Castello di Wartenstein, Austria
iStock@rusm
Veduta del Castello di Wartenstein

Il sito è soprattutto una testimonianza storica da osservare nel suo contesto territoriale, più che una destinazione organizzata per il turismo di massa. Prima di partire, è opportuno accertarsi della possibilità di avvicinarsi alla proprietà e delle condizioni di accesso, evitando di confondere la presenza delle rovine con la disponibilità automatica alla visita.

Il volto più selvaggio della Sardegna è la Costa Verde, tra miniere, villaggi fantasma e natura indomita

17 septembre 2026 à 15:00

Sulla costa occidentale della Sardegna, tra Capo Frasca e Capo Pecora, un territorio lungo circa 47 chilometri conosciuto con il nome di Costa Verde rimane ancora abbastanza fuori dai radar turistici. Il riferimento geografico riguarda soprattutto il litorale compreso tra Arbus e il settore di Piscinas, anche se il paesaggio e la storia mineraria proseguono verso sud.

Il verde del nome appartiene alla vegetazione che ricopre le colline e le pendici delle scogliere. Ginepri, lentischi, mirti, corbezzoli e ginestre si alternano a distese sabbiose, rocce dai colori mutevoli e vallate attraversate da strade solitarie. In alcuni tratti il paesaggio assume un aspetto quasi desertico, con dune che avanzano dall’entroterra verso il mare e il maestrale impegnato a ridisegnarne continuamente i profili.

A rendere la Costa Verde particolare è soprattutto il contrasto tra la natura e le tracce lasciate dall’uomo: per oltre un secolo, queste montagne hanno alimentato un’intensa attività estrattiva. Piombo e zinco partivano dalle miniere di Montevecchio e Ingurtosu, mentre villaggi, gallerie, magazzini e impianti crescevano attorno al lavoro dei minatori.

Guspini, il punto di partenza verso l’antico distretto minerario

Guspini si trova nell’entroterra, ai margini del territorio che conduce verso le miniere di Montevecchio. Il paese rappresenta una base utile per iniziare la scoperta della Costa Verde, soprattutto per chi desidera comprendere il legame tra l’economia locale e le risorse del sottosuolo.

Il centro storico merita una sosta prima di dirigersi verso le colline: le vie, le piazze e gli edifici religiosi restituiscono l’immagine di un abitato legato alla tradizione agricola e pastorale del Medio Campidano. La presenza di attività locali permette di concedersi una pausa tranquilla, prima di lasciare il paese alle spalle e inoltrarsi in un paesaggio progressivamente più boscoso.

Montevecchio, la grande città del piombo e dello zinco

Il complesso minerario di Montevecchio è una delle testimonianze più importanti dell’archeologia industriale sarda. L’attività estrattiva ebbe un ruolo decisivo dalla metà dell’800 fino al 1991, trasformando una zona montuosa in un articolato centro produttivo, con uffici, abitazioni, impianti e servizi destinati alla comunità dei lavoratori.

La visita permette di comprendere la complessità di quel sistema. La Palazzina della Direzione, edificio rappresentativo del potere amministrativo della miniera, racconta il ruolo dei dirigenti e l’organizzazione del lavoro. Attorno sorgono altre strutture legate alla vita del villaggio e alla lavorazione del minerale, mentre i pozzi e gli impianti ricordano la dimensione concreta dell’attività lavorativa.

Ingurtosu, il borgo minerario dal fascino spettrale

Più vicino al settore di Piscinas, Ingurtosu appare tra le colline con l’aspetto di un insediamento rimasto ai margini del tempo. Il borgo nacque e si sviluppò attorno alle miniere, attive per decenni fino alla chiusura definitiva del complesso nel 1968. La sua storia è strettamente legata a quella di Montevecchio, anche se l’atmosfera dei due luoghi presenta sfumature diverse.

Il simbolo architettonico di Ingurtosu è il Palazzo della Direzione, conosciuto anche come Castello di Ingurtosu. L’edificio fu costruito alla fine dell’800 per ospitare gli uffici e gli ambienti destinati ai dirigenti minerari. La struttura, con il suo aspetto austero e la posizione dominante, richiama l’organizzazione gerarchica del villaggio, nel quale la vita ruotava attorno all’attività estrattiva.

Attorno al palazzo si incontrano edifici di servizio, abitazioni, magazzini e strutture ormai segnate dal tempo. Alcuni spazi conservano ancora elementi leggibili della loro funzione originaria, altri muri deteriorati, aperture vuote e superfici consumate dalle intemperie.

Piscinas, il deserto sardo modellato dal maestrale

Le dune di Piscinas rappresentano l’immagine più celebre della Costa Verde e una delle sue peculiarità geografiche più straordinarie. Il sistema dunale raggiunge altezze che arrivano a circa 60 metri e si sviluppa per ampi tratti nell’entroterra, dando vita a un ambiente che ricorda i paesaggi desertici.

La sabbia, trasportata e ridistribuita dal vento, forma rilievi continuamente mutevoli. Il maestrale agisce da artista instancabile, modifica i crinali, accumula nuovi strati e spinge i granelli verso la vegetazione. Ginepri e arbusti mediterranei emergono dalla distesa dorata, con radici e rami adattati a condizioni difficili.

Portu Maga e Gutturu e Flumini, il paesaggio costiero più appartato

Tra le località della Costa Verde, Portu Maga conserva un carattere raccolto, con le colline che si avvicinano al mare e una vegetazione mediterranea in grado di attenuare la presenza degli insediamenti. Il piccolo abitato è noto anche dagli appassionati di surf, grazie alle condizioni del vento che interessano questo tratto della costa occidentale.

La strada raggiunge poi Gutturu e Flumini, località il cui nome richiama la presenza dell’acqua e dei corsi naturali. Qui il paesaggio è dominato dalla macchia, dalle dune e dalle colline, con una sensazione di isolamento che appartiene a molti tratti della Costa Verde.

Funtanazza, tra la colonia marina e le colline

Funtanazza custodisce una testimonianza particolare della storia sociale del territorio: tra la vegetazione costiera sorgono i resti dell’antica colonia marina costruita negli anni ’50 per ospitare i figli dei minatori. L’edificio, ormai parte integrante del paesaggio, racconta un’epoca nella quale le compagnie minerarie organizzavano anche momenti di assistenza e soggiorno per le famiglie dei lavoratori.

La struttura abbandonata, osservata dalla costa, crea un contrasto intenso con l’ambiente circostante. Le forme dell’architettura moderna si confrontano con le scogliere, i pini e la macchia mediterranea, mentre il tempo ha lasciato sulle pareti i segni dell’esposizione agli agenti atmosferici.

Scivu, la sabbia che “parla”

Poi c’è Scivu, conosciuta soprattutto per il fenomeno della sabbia parlante, un effetto sonoro prodotto da alcuni granelli particolarmente fini e asciutti che riescono a generare un suono simile a un’eco sotto il peso dei passi. Il fenomeno varia in base alle condizioni ambientali, ma contribuisce alla singolarità di questo tratto costiero.

Scivu, Sardegna
iStock
La spiaggia di Scivu

Alle spalle del litorale si estende un ambiente dunale ricco di vegetazione, collegato naturalmente al sistema di Piscinas.

Capo Pecora, il confine meridionale della Costa Verde

Capo Pecora segna il limite meridionale della Costa Verde ed è un promontorio caratterizzato da rocce di granito rosa, modellate nel tempo dall’azione del vento e del mare. Il colore della pietra cambia con la luce, passando da tonalità calde a sfumature più fredde nelle ore vicine al tramonto.

Il promontorio presenta scogliere, piccole insenature e tratti di costa rocciosa. Le forme levigate dei massi e la vegetazione bassa restituiscono un ambiente severo, particolarmente adatto a chi cerca paesaggi lontani dalle aree più costruite.

Tornano le Ville Aperte in Brianza, questo autunno oltre 240 luoghi da scoprire

17 septembre 2026 à 14:00

Non avete idee per i weekend di autunno? Ci pensa la proposta di Ville Aperte in Brianza a risolvere i vostri fine settimana! Nel cuore del territorio brianzolo, infatti, ancora oggi ci sono ville storiche, monasteri, giardini, paesaggi, antichi edifici e luoghi che normalmente non aprono le loro porte al pubblico. Per qualche fine settimana, però, diventano tappe di un viaggio nella storia della Lombardia.

Dal 19 settembre al 4 ottobre 2026 torna Ville Aperte in Brianza – Edizione Autunno, la manifestazione che invita a riscoprire il patrimonio storico, artistico e culturale del territorio attraverso visite guidate, itinerari ed esperienze speciali. L’edizione di quest’anno porta con sé un numero particolarmente ricco di appuntamenti: sono oltre 240 le ville e i beni culturali coinvolti, distribuiti in 92 Comuni nelle province di Monza e Brianza, Milano, Varese, Lecco e Como. Il filo conduttore è “Storie che restano”, un invito a guardare questi luoghi non soltanto come monumenti, ma come contenitori di vicende, personaggi e trasformazioni che continuano a raccontare il territorio.

La villa simbolo è Villa Tittoni a Desio

Il cuore simbolico dell’edizione 2026 sarà Villa Cusani Traversi Antona Tittoni a Desio, una delle più importanti ville di delizia della Brianza. La sua storia attraversa diversi secoli: sorta sull’area di un antico convento francescano, fu trasformata a partire dal Seicento dalla famiglia Cusani in una residenza di campagna destinata alla villeggiatura e alla vita sociale. Nel Settecento arrivò anche l’intervento di Giuseppe Piermarini, l’architetto che progettò la Villa Reale di Monza e il Teatro alla Scala di Milano. Nell’Ottocento la villa venne ulteriormente trasformata da Pelagio Palagi, con nuovi apparati decorativi e un parco romantico all’inglese.

Il programma autunnale permette inoltre di esplorare il territorio attraverso percorsi nel verde, passeggiate lungo i corsi d’acqua, visite tematiche, itinerari dedicati alla storia locale e anche cacce al tesoro urbane. Una parte importante del programma è dedicata inoltre a bambini e famiglie, con esperienze pensate per avvicinare anche i più piccoli al patrimonio culturale e paesaggistico della Brianza.

Cosa vedere tra Monza, Brianza e Lombardia

Il calendario coinvolge anche la città di Monza, con diversi luoghi e itinerari che permettono di rileggere la città attraverso la sua storia. Tra gli appuntamenti figurano quelli dedicati alla Reggia di Monza, a Villa Mirabello, al complesso di San Gerardino e all’Autodromo Nazionale Monza.

Tra le novità dell’edizione autunnale ci sono inoltre nuovi itinerari dedicati alla città e al suo patrimonio, con percorsi che intrecciano architettura, archeologia industriale, monasteri e personaggi storici. Un appuntamento particolare sarà quello del 27 settembre, quando un percorso da Vimercate a Monza accompagnerà i partecipanti sulle tracce di San Francesco, passando dal Santuario della Madonna del Rosario, dal Convento Francescano di Oreno e dal Convento Francescano e Santuario della Madonna delle Grazie.

L’edizione autunnale si inserisce dunque in un calendario che va oltre la classica visita alla villa, per conoscere angoli meno conosciuti della Lombardia, dalle dimore storiche ai paesaggi, passando per arte, memoria, natura e tradizioni locali. Il programma completo, con tutti i luoghi, le date delle visite, gli orari e le modalità di prenotazione, è disponibile sul sito ufficiale di Ville Aperte.

Perché prenotare un viaggio da sogno alle Isole Faroe proprio adesso

Par : elenausai10
17 septembre 2026 à 13:00

Se le Isole Faroe sono sempre state nella vostra lista dei desideri, ma vi hanno sempre frenato le rotte complicate per arrivarci, questo è il momento giusto per cambiare idea. Dal 17 settembre 2026 si aprono le prenotazioni per una novità che renderà l’arcipelago molto più accessibile ai viaggiatori italiani: il primo collegamento aereo diretto tra Italia e Faroe.

Una sepoltura insolita riemerge dopo 3.000 anni: la scoperta porta fino a Ramses II

Par : elenausai10
17 septembre 2026 à 11:12

In Egitto, nella regione del Beheira, gli scavi a Tell el-Abqain stanno restituendo un pezzo di storia rimasto sepolto per tre millenni. Il sito, un tempo avamposto militare ai margini occidentali del Delta del Nilo, faceva parte del sistema difensivo che l’Egitto del Nuovo Regno aveva costruito contro le incursioni delle tribù libiche.

Tra le nuove scoperte, a colpire l’attenzione degli archeologi è stata soprattutto una sepoltura fuori dal comune: quella di un cavallo, ritrovato intatto e con ogni probabilità sacrificato secondo un rituale preciso, insieme a testimonianze che collegano il sito al faraone Ramses II.

À partir d’avant-hierFlux principal

La Bambola, le location del nuovo dramma in costume hanno un’eleganza antica e ineguagliabile

16 septembre 2026 à 17:00

C’è un nuovo dramma storico pronto a trasportare gli spettatori in una Varsavia di fine Ottocento animata da amori tormentati, gelosie di classe, ricevimenti sfarzosi, conflitti sanguinolenti. Per ricreare al meglio l’atmosfera del tempo la serie, adattata da un grande classico della letteratura polacca, “Lalka” di Bolesław Prus, è stata girata tra eleganti palazzi aristocratici e ampie arterie urbane che durante la rivoluzione industriale segnarono l’ascesa di una nuova borghesia dedita al commercio e all’impresa.

Scopriamo insieme le location di La Bambola, disponibile su Netflix (col titolo internazionale di The Doll) dal 16 settembre 2026.

Di cosa parla

Stanisław Wokulski (Tomasz Schuchardt) è un uomo di umili origini ma estremamente ambizioso che si è costruito da solo la propria posizione sociale, passando attraverso povertà, guerra, lavoro. Quando si innamora di Izabela Łęcka (Sandra Drzymalska), giovane appartenente a una famiglia nobiliare, è costretto a fare i conti con l’evidenza che la classe aristocratica, in cui pure è apparentemente ben inserito, fatica in realtà a considerarlo uno di loro. I genitori di lei, il padre soprattutto, ostacolano profondamente infatti la relazione nonostante, dal canto suo, anche Izabela provi a liberarsi da vincoli e cliché di classe e a trovare il proprio da sola il proprio posto in società.

Arriva su Netflix il dramma in costume "La Bambola"
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “La bambola”

Dov’è stata girata la serie

Per rimanere fedele all’ambientazione, la nuova serie in costume di Netflix è stata interamente girata in Polonia. Nel corso dell’estate 2025, quella in cui sono state effettuate le riprese, i set si sono alternati tra città come Varsavia, Lublino, Łódź e Wrocław.

Varsavia

A Varsavia la maggior parte delle location di La Bambola si trovano in Krakowskie Przedmieście: una delle principali arterie cittadine che collega la città vecchia e il castello. Distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, fu ricostruita a metà del Novecento restando il più possibile fedeli alla sua struttura originaria: sulla strada, così, ancora oggi si affacciano chiese e palazzi storici, importanti edifici pubblici e governativi ma anche locali alla moda e boutique lussuose che, a proposito di passato, testimoniano il forte sviluppo borghese vissuto a fine Ottocento dalla capitale polacca.

C'è Varsavia tra le principali location della serie Netflix "La bambola"
iStock
L’elegante Krakowskie Przedmieście

Alcune scene sono state girate in prossimità del monumento a Nicolò Copernico: una statua bronzea che rende omaggio all’astronomo prussiano e al suo apporto alla fisica moderna.

Varsavia: dov'è girata la nuova serie in costume di Netflix "La bambola"
iStock
Lo storico monumento a Copernico

Lublino

A Lublino tra i luoghi dov’è stata girata la serie La Bambola spicca la Old Town: il nucleo originale della città, oggi tutelato come patrimonio artistico-culturale nazionale. Inconfondibile è il Kraków Gate: un’imponente porta d’ingresso in stile gotico – poi rimaneggiata nell’Ottocento con elementi barocchi – che è quello che resta della cinta muraria del XIV secolo che proteggeva la città.

C'è anche Lublino tra le location di "La bambola"
iStock
Lublino: la meravigliosa città antica

Łódź

A Łódź il nuovo dramma in costume di Netflix è stato girato soprattutto al Karol Poznański Palace: un elegante palazzo neorinascimentale, un tempo residenza aristocratica e oggi sede del rettorato dell’Accademia della musica.

Wrocław

A Wrocław, storica capitale della regione meridionale della Silesia, le principali location della serie La Bambola sono Szajnocha Street e Nieborów Palace. La prima è un’elegante via centrale, fiancheggiata da palazzi storici e che richiamano un’atmosfera ottocentesca.

"La bambola" è il nuovo dramma storico di Netflix adattato dal romanzo di Bolesław Prus
Ufficio stampa Netflix
Un’altra scena di “La bambola”

Nieborów Palace è invece una residenza settecentesca, progettata da uno dei più importanti architetti barocchi del Nord Europa: Tylman van Gameren, oggi utilizzata soprattutto come spazio espositivo all’interno di un complesso che, oltre al palazzo, due parchi (di cui uno in stile inglese), un’aranciera, una rimessa per le carrozze, una dependance e un edificio per la manifattura.

Nieborów Palace è una delle location di "La bambola" a Wrocław
iStock
Il romantico complesso di Nieborów Palace

Atokos, l’isola greca senza abitanti diventata celebre per i maiali selvatici in spiaggia

16 septembre 2026 à 15:00

Nel Mar Ionio esiste una piccola isola privata che negli ultimi tempi è diventata una delle mete più insolite della Grecia. Si chiama Atokos e si trova nei pressi di Itaca, tra le isole dello Ionio. È un territorio disabitato dall’uomo, caratterizzato da una costa prevalentemente rocciosa, piccole baie e acque trasparenti. A renderla famosa, però, non sono soltanto il paesaggio e la sua posizione appartata, ma alcuni abitanti molto particolari: gruppi di maiali selvatici che si muovono liberamente lungo le coste e arrivano fino al mare.

Foto e video degli animali sono diventati virali sui social network, portando Atokos all’attenzione di viaggiatori provenienti da diversi Paesi. L’isola, un tempo conosciuta soprattutto da chi navigava nello Ionio, è oggi inserita negli itinerari di numerose escursioni in barca.

La Toscana apre le porte dei suoi luoghi più segreti: torna la Terra dei 100 Castelli

16 septembre 2026 à 14:00

Ci sono luoghi della Toscana che raccontano storie antiche e che, per gran parte dell’anno, rimangono lontani dai percorsi turistici più conosciuti. Sono castelli, fortezze, torri, pievi e dimore storiche disseminati nel territorio di Massa-Carrara, protagonisti dal 17 al 20 settembre 2026 di una nuova edizione de “La Terra dei 100 Castelli“. Quattro giorni di aperture straordinarie, visite guidate ed esperienze per andare alla scoperta di un patrimonio che conta quasi cento castelli e che comprende anche strutture normalmente non accessibili al pubblico o visitabili solo in rare occasioni.

L’iniziativa è promossa dall’Istituto Valorizzazione Castelli con il contributo della Camera di Commercio della Toscana Nord Ovest e coinvolge sempre più Comuni, proprietari privati, Pro Loco, associazioni, operatori turistici e realtà culturali. Il supporto di Sigeric, cooperativa specializzata nella valorizzazione turistica della Lunigiana e della provincia, contribuisce inoltre alla costruzione di itinerari, visite ed esperienze capaci di mettere in relazione il patrimonio storico con il paesaggio locale.

Dai castelli Malaspina alle fortezze: i luoghi da scoprire

Il programma permette di scegliere tra numerose aperture distribuite nei diversi comuni della provincia. Tra gli appuntamenti spicca il Castello del Piagnaro di Pontremoli, visitabile dal 17 al 20 settembre dalle 10 alle 18:30, con ultimo ingresso alle 17:30. Il 20 settembre, alle 21:30, sarà inoltre teatro di un concerto di MutaMenti Liliana Sommariva.

Sempre dal 17 al 20 settembre aprirà le porte il Castello Malaspina di Fosdinovo, con visite in diversi orari della giornata (ore 11,12,15,16,17 e domenica anche alle ore 18) e prenotazione consigliata mentre a Massa sarà possibile entrare nella Villa della Rinchiostra, dove sono previste visite guidate ogni ora (giovedì dalle 9 alle 13; venerdì, sabato e domenica dalle 15 alle 19) e l’accesso alla mostra temporanea “Astratto organico” posta al primo piano della Villa.

Il 17 settembre sarà aperto il Castello di Comano con visita guidata alle 18, apericena alle 19 e musica alle 21:30.

Il 18 settembre sono in programma visite alla Pieve di Codiponte (alle ore 16), al Castello di Pontebosio (alle 17:30), con aperitivo incluso, e al Castello di Avenza sulla Via Francigena (alle 15:15).

Il 19 settembre il programma prevede visite guidate al Castello di Bagnone (alle ore 11), al Castiglione del Terziere (alle 9:30 e alle 11), al Castello di Moneta (alle 15), al Castello di Pallerone (alle ore 15), al Castello Malaspina della Verrucola (alle 11) e alla Pieve di Montedivalli (alle ore 17).

Il Castello di Lusuolo, la Fortezza della Brunella e la Torre di Mulazzo saranno aperti sia il 19 che il 20 settembre con diversi orari.

Il 20 settembre sarà invece possibile visitare il Castello Aghinolfi di Montignoso, aperto dalle 10 alle 18 senza prenotazione, oltre al Castello Malaspina di Monti e al Castello di Bastia.

Per molte visite la prenotazione sarà obbligatoria quindi si consiglia di consultare il sito ufficiale dell’Istituto Valorizzazione Castelli per avere informazioni precise a riguardo.

Torna la Terra dei 100 Castelli in Toscana
Ufficio Stampa
Castello di Comano

Non solo castelli: bici, borghi segreti e musica

La Terra dei 100 Castelli amplia il racconto del territorio anche attraverso proposte dedicate al turismo attivo. Tra queste ci sono Filattiera Segreta, visita guidata in programma il 18 settembre, e due itinerari “Pedala e gusta”: il primo nelle Terre dello Spino Secco, tra Mulazzo e Tresana, e il secondo lungo la Ciclovia dei Castelli, tra Filattiera, Bagnone e Villafranca in Lunigiana. Entrambi prevedono percorsi in bicicletta abbinati alla scoperta del territorio e delle sue tradizioni.

Per informazioni e prenotazioni scrivere a info@sigeric.it.

A completare il programma ci sono anche gli appuntamenti musicali, con concerti ospitati in alcuni dei luoghi storici coinvolti nell’iniziativa.

Oltre all’evento di MutaMenti del 20 settembre al Castello del Piagnaro di Pontremoli, si potrà ascoltare musica anche al Castello di Comano il 17 settembre con MutaMenti Nascente Trio e al Castello Malaspina di Monti il 18 settembre con MutaMenti Max De Aloe.

Il programma completo di orari si trova sul sito ufficiale dell’evento.

In Toscana arriva un evento magico: la Terra dei 100 Castelli
Ufficio Stampa
Castello di Pontebosio

Le sagre dell’uva e del vino da non perdere in Italia quest’anno

16 septembre 2026 à 13:00

Con l’arrivo dell’autunno, l’Italia torna a celebrare uno dei suoi prodotti più identitari: il vino. È il momento della vendemmia, dei magnifici borghi che si animano, delle cantine che aprono le porte ai visitatori e delle sagre che portano in piazza uva, calici, ricette locali e antiche tradizioni. Sono tantissimi gli appuntamenti del 2026 che permettono di abbinare una gita fuori porta alla scoperta dei territori del vino.

Abbiamo selezionato dieci feste e manifestazioni da segnare in agenda, tra grandi eventi enoturistici e sagre storiche. Un’occasione per conoscere denominazioni e vitigni, assaggiare ottime specialità regionali e vivere l’atmosfera della vendemmia nel periodo più suggestivo dell’anno.

Cantine Aperte in Vendemmia

Fino al 25 ottobre 2026 le cantine del Movimento Turismo del Vino apriranno le porte durante le settimane più vive dell’anno. L’iniziativa Cantine Aperte in Vendemmia permette di seguire il percorso dell’uva dalla vigna alla cantina, tra raccolta, pigiatura, fermentazione e primi assaggi.

Il programma cambia da territorio a territorio e comprende vendemmie didattiche, degustazioni, picnic tra i filari, passeggiate, musica, pranzi e cene in vigna. Non mancano proposte pensate per le famiglie, con attività per bambini e occasioni per vivere la campagna. Un modo originale per scoprire il vino italiano direttamente nei luoghi in cui nasce.

65ª Festa del Vino del Monferrato (AL)

Casale Monferrato ospiterà la 65ª Festa del Vino del Monferrato il 18, 19 e 20 e il 25, 26 e 27 settembre 2026. In piazza Castello e al Mercato Pavia saranno protagonisti 30 produttori di vino monferrino e 31 Pro Loco, con migliaia di posti a sedere e un ricco percorso gastronomico.

Accanto ai calici troveranno spazio alcuni dei piatti più rappresentativi della cucina monferrina, dagli agnolotti alla panissa, dai friciulin ai fritti misti, fino alla bagna cauda. La festa permette così di scoprire il territorio attraverso il suo abbinamento più autentico: vino e cucina locale.

I partecipanti all’evento avranno anche l’opportunità di decretare “il Vino della Festa 2026“.

140ª Festa dell’Uva di Merano (BZ)

Dal 16 al 18 ottobre 2026 Merano celebrerà 140 anni di Festa dell’Uva. La manifestazione, nata nel 1886, è una delle tradizioni più radicate della città altoatesina e nel 2026 tornerà con un programma che intreccia memoria e contemporaneità.

La festa proporrà musica e folklore, specialità autunnali e iniziative che raccontano la cultura locale, in un’atmosfera capace di unire tradizione e apertura verso il futuro. Il momento più caratteristico sarà quello della domenica con la sfilata con carri allegorici, bande e gruppi in costume tradizionale che trasmormerà Merano in un grande palcoscenico dedicato alla vendemmia.

Le sagre dell'uva 2026 in Italia
iStock
Il borgo di Merano

Festival Franciacorta in Cantina (BS)

Dal 18 al 20 settembre 2026 la Franciacorta celebrerà il suo vino più famoso con un intero weekend dedicato a cantine, degustazioni e territorio. Le aziende partecipanti proporranno visite e assaggi, ma anche esperienze gastronomiche, culturali e all’aria aperta.

Il Festival è pensato per andare oltre il calice e raccontare il paesaggio tra vigneti, castelli, monasteri e dimore storiche. Nel programma 2026 saranno presenti anche appuntamenti “Focus Franciacorta”, con masterclass, degustazioni verticali, visite ai vigneti e incontri con produttori ed enologi.

98ª Festa dell’Uva di Soave (VR)

Dal 18 al 20 settembre 2026 il borgo scaligero di Soave ospiterà la 98ª Festa dell’Uva. L’appuntamento celebra il legame tra il paese e la sua tradizione vitivinicola, portando nel centro storico eventi e iniziative dedicate all’uva e al vino.

La festa è anche un’opportunità per visitare uno dei borghi medievali più suggestivi del Veneto e abbinarvi una passeggiata tra le mura, il castello e le colline vitate che circondano Soave. Un appuntamento ideale per chi cerca una gita d’autunno tra paesaggio, storia e sapori.

59ª Sagra dell’Uva e del Lambrusco Grasparossa di Castelvetro (MO)

Il 19 e 20 e il 25, 26 e 27 settembre 2026 Castelvetro di Modena festeggerà la 59ª edizione della Sagra dell’Uva e del Lambrusco Grasparossa. Il borgo collinare modenese si animerà con degustazioni, musica, street food e appuntamenti dedicati alla tradizione vitivinicola locale.

Durante la manifestazione sarà previsto il percorso Degustazione Lambrusco Grasparossa con 14 aziende vitivinicole del territorio che propongono imperdibili assaggi. È una buona occasione per conoscere il Lambrusco Grasparossa direttamente nel territorio di produzione e passeggiare tra il centro storico, le botteghe e gli spazi della festa.

74ª Sagra Provinciale dell’Uva di Riolo Terme (RA)

Dal 25 al 27 settembre 2026 Riolo Terme, in Emilia-Romagna, festeggerà la 74ª Sagra Provinciale dell’Uva. Tre giorni dedicati a sapori, musica e tradizioni, con un programma che mette al centro l’uva e il vino ma anche la convivialità romagnola.

Tra gli appuntamenti gastronomici spicca la grande polentata del venerdì al Parco Pertini, mentre il programma proporrà gara di pigiatura, giochi, spettacoli e serate musicali. La sagra è l’occasione per vivere una festa popolare legata alla vendemmia e scoprire un angolo dell’entroterra romagnolo.

Da non perdere la Camminata della Sagra dell’Uva di domenica 27 settembre, un percorso guidato tra calanchi e gessi.

70ª Festa dell’Uva di Arcevia (AN)

Dal 24 al 27 settembre 2026 il centro storico di Arcevia, nelle Marche, ospiterà la 70ª Festa dell’Uva, una delle ricorrenze più sentite dell’autunno marchigiano. Per quattro giorni il borgo celebrerà la vendemmia con vino, cucina locale, musica e iniziative per tutte le età. Tra i momenti più attesi dell’evento c’è “Vergara in Gara” una competizione dedicata alle sfogline e agli sfoglini per eleggere la migliore tagliatella.

Le vie e le piazze si trasformeranno in un percorso del gusto grazie alle Locande del Buon Ristoro, dove assaggiare ricette della tradizione accompagnate dai vini delle colline della Val Mivola. È un appuntamento ideale per unire una festa popolare alla scoperta dell’entroterra marchigiano.

43ª Festa dell’Uva e del Vino di Chiusi (SI)

Dal 25 al 27 settembre 2026 Chiusi, in Toscana, celebrerà la 43ª Festa dell’Uva e del Vino. Nel centro storico apriranno cantine, enoteche e taverne, creando un percorso tra degustazioni, cucina tradizionale, musica e spettacoli. Il programma comprenderà anche street band, folklore, cene nelle taverne e degustazioni in Piazza Duomo.

Nei giorni che precedono la festa, dal 18 al 24 settembre, è previsto inoltre un calendario di appuntamenti “Aspettando la festa…”, con musica, apertura dell’enoteca, street food e degustazioni.

102ª Sagra dell’Uva di Marino (RM)

Tra gli appuntamenti più celebri del Lazio c’è la storica Sagra dell’Uva di Marino, in programma il 26 e 27 settembre e poi il 3, 4 e 5 ottobre 2026. La festa è profondamente legata alla tradizione vitivinicola dei Castelli Romani e richiama ogni anno visitatori per celebrare il raccolto e il vino locale.

Il cuore della manifestazione è il rapporto tra città e tradizione agricola, con eventi, degustazioni e momenti spettacolari. È una delle feste più caratteristiche dell’autunno romano e un’occasione per scoprire Marino e i suoi dintorni in un periodo particolarmente vivace.

330mila tartarughe invadono una spettacolare spiaggia in Messico

Par : elenausai10
16 septembre 2026 à 11:22

Immaginate una spiaggia che, nel giro di due giorni, si riempie di oltre 330mila tartarughe marine intente a scavare buche nella sabbia per deporre le uova. Non è una scena da documentario naturalistico, ma quello che è appena successo sulle coste di Oaxaca, nel Messico meridionale, dove è avvenuta una delle arribadas (arrivi) più imponenti della stagione.

L’arrivo delle tartarughe marine a La Escobilla

Il termine spagnolo arribada, che significa letteralmente “arrivo”, indica uno dei fenomeni più spettacolari del mondo animale: la nidificazione sincronizzata e di massa delle tartarughe olivacee (Lepidochelys olivacea). A differenza di altre specie di tartarughe marine, che nidificano in modo sparso e individuale, le olivacee scelgono di emergere dal mare tutte insieme, in un arco di tempo brevissimo, trasformando il litorale in un formicaio di gusci e pinne.

È esattamente ciò che è avvenuto sulla spiaggia di La Escobilla, nello stato di Oaxaca: in meno di 48 ore sono arrivate oltre 330mila esemplari, la sesta arribada dall’inizio della stagione a marzo. Un numero impressionante, che però va letto con una punta di preoccupazione. Come ha dichiarato un esperto, il cambiamento climatico rappresenta ormai una minaccia concreta per la sopravvivenza della specie, capace di alterare le temperature della sabbia (da cui dipende il sesso dei piccoli) e le correnti oceaniche che guidano le tartarughe verso le coste.

Oltre al loro fascino, le tartarughe olivacee svolgono un ruolo ecologico tutt’altro che marginale. Secondo la Profepa (l’agenzia federale messicana per la protezione dell’ambiente) contribuiscono a trasportare nutrienti dal mare verso gli ecosistemi di spiaggia e duna e aiutano a mantenere in equilibrio le popolazioni di meduse e spugne di cui si nutrono. In altre parole, la loro presenza (o assenza) si riflette sulla salute dell’intero ecosistema costiero.

Dove vedere le arribadas sulla costa di Oaxaca

La Escobilla non è l’unico luogo in cui assistere a questo spettacolo naturale. Lungo la costa del Pacifico dello stato di Oaxaca si trova anche Morro Ayuta, nella regione dell’Istmo di Tehuantepec, considerata il secondo santuario più importante della zona per l’arrivo massiccio delle tartarughe olivacee. Anche qui le autorità ambientali messicane mantengono un presidio fisso durante la stagione, per proteggere le nidiate dal bracconaggio e monitorare l’andamento delle deposizioni.

Le arribadas si susseguono più volte l’anno, con picchi che possono contare da poche migliaia fino a centinaia di migliaia di esemplari in pochi giorni. Chi desidera osservare il fenomeno da vicino può farlo attraverso i programmi di ecoturismo attivi in entrambe le zone, spesso gestiti insieme a comunità locali e associazioni per la conservazione. Oltre all’arrivo delle tartarughe adulte, è possibile assistere anche al momento, altrettanto emozionante, del rilascio dei piccoli verso il mare.

Tartarughe marine su una spiaggia in Messico
Ufficio Stampa - Gobierno de Mexico
Le tartarughe arrivate sulla spiaggia La Escobilla in Messico

La località più conosciuta per vivere questa esperienza è Mazunte, poco distante da La Escobilla, dove il Centro Mexicano de la Tortuga organizza da anni percorsi guidati di educazione ambientale e rilasci aperti al pubblico. Anche la vicina spiaggia di Ventanilla, gestita da una cooperativa locale, propone momenti simili, così come altre zone della costa di Oaxaca dove diversi campi di protezione tengono sotto controllo i nidi fino alla schiusa.

Non stupisce che, negli ultimi anni, sia nata anche un’offerta ricettiva pensata apposta per questo tipo di turismo. Lungo le coste messicane più legate alla nidificazione delle tartarughe sono comparsi hotel di fascia alta con un occhio di riguardo per la conservazione marina, dotati di zone di nidificazione protette, veri e propri centri di incubazione interni e politiche di illuminazione notturna ridotta per non disorientare gli animali durante le fasi più delicate.

Mercatini di Natale a portata di volo: le mete da raggiungere con la nuova promozione Ryanair

Par : elenausai10
16 septembre 2026 à 10:21

Il conto alla rovescia per il Natale può partire anche a settembre, soprattutto quando si tratta di pianificare un viaggio in un periodo di alta stagione festiva come quello natalizio.

Oggi è il momento perfetto per farlo perché Ryanair ha lanciato una nuova promozione valida fino al 16 settembre 2026 per volare dal 17 settembre al 31 dicembre 2026, una finestra abbastanza ampia da coprire sia le prime luci natalizie nelle capitali europee che i giorni veri e propri per chi vuole trascorrere le feste in viaggio.

Noi vi consigliamo queste tre destinazioni!

Sagre ed eventi di ottobre in Sicilia, gli appuntamenti da non perdere

16 septembre 2026 à 09:01

Il profumo dolce dei fichi d’India maturi e delle nocciole tostate annuncia il passaggio all’autunno, quando i borghi si accendono di luci calde e di voci in festa. Tra sagre di paese, piazze animate e banchi colmi di prodotti tipici di stagione, i fine settimana diventano un invito a rallentare e assaporare il territorio con calma. In Sicilia l’atmosfera si fa ancora più intensa: sapori decisi, colori dorati e antiche tradizioni popolari trasformano ogni festa in un viaggio tra gusto e memoria.

Nel calendario di ottobre 2026 in Sicilia spiccano appuntamenti perfetti per scoprire l’isola da tavola, dalla Sagra della Pesca a Leonforte alla grande kermesse dell’Ottobrata Zafferanese: la festa dei prodotti tipici dell’Etna. Tra calici e degustazioni non mancano anche gli eventi dedicati al vino, come “Wine Sicily” 2026 celebra le eccellenze del vino a Palermo, per un mese che profuma di vendemmia e di viaggi nei sapori locali.

Gli eventi di ottobre in Sicilia tra sapori, borghi e feste

  • Oktoberfest Stefanese – Santo Stefano di Camastra (ME), dal 1 al 4 ottobre 2026.
    Evento dedicato alla birra a Santo Stefano di Camastra, con numerosi stand di birre bavaresi e artigianali affiancati da street food siciliano e internazionale.
  • Inycon Menfi – Menfi (AG), dal 2 al 4 ottobre 2026.
    Manifestazione enogastronomica a Menfi che celebra la cultura vitivinicola e le eccellenze del territorio, tra vino, olio e cibo di qualità.
  • Sagra della Pesca a Leonforte – Leonforte (EN), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    Sagra dedicata alla pesca di Leonforte, con un programma che celebra questa eccellenza gastronomica del territorio.
  • Sagra delle pesche e dei prodotti tipici a Leonforte – Leonforte (EN), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    Sagra dedicata alla promozione della pesca tardiva leonfortese, coltivata dentro sacchetti per proteggerla da insetti e maltempo.
  • Festa della Noce di Motta Camastra – Motta Camastra (ME), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    Festa dedicata alla noce di Motta Camastra come simbolo di produzione di qualità, con eventi collaterali, degustazioni di prodotti tipici e sfilata della noce sui carretti siciliani.
  • Festa della Nocciola a Novara di Sicilia – Novara di Sicilia (ME), dal 3 al 4 ottobre 2026.
    Festa della nocciola nell’antico borgo di Badiavecchia a Novara di Sicilia, nata per valorizzare la storia del territorio e l’attività tipica del popolo locale.
  • Ottobrata Zafferanese – Zafferana Etnea (CT), il 4 ottobre 2026.
    Grande manifestazione fieristica e culturale a Zafferana Etnea che valorizza i prodotti tipici dell’Etna, con mostra-mercato di uva, vino, miele, frutta di stagione, funghi, olio, olive e conserve.
  • Sagra della Mostarda e del Fico d’India – Militello in Val di Catania (CT), dal 9 al 11 ottobre 2026.
    Sagra dedicata alla mostarda e al fico d’India a Militello, con stand di produttori che offrono frutti freschi e mostarda fumante in un suggestivo contesto autunnale.
  • “Wine Sicily” 2026 – Palermo (PA), dal 9 al 11 ottobre 2026.
    Evento a Palermo interamente dedicato al vino siciliano, con degustazioni, incontri, laboratori e un focus sul vino in Sicilia tra cantine affermate e nuove promesse.
  • Ficodindia Fest – Santa Margherita di Belice (AG), dal 10 al 11 ottobre 2026.
    Festa del ficodindia a Santa Margherita di Belìce con tradizioni, arte, musica e gastronomia, pensata per un weekend piacevole per visitatori e famiglie.
  • Sagra del fico d’India – Roccapalumba (PA), dal 16 al 18 ottobre 2026.
    Sagra a Roccapalumba dedicata al fico d’India, con stand al parco urbano che propongono e fanno degustare prodotti agroalimentari locali come insaccati, miele, caciotte, dolci, pane di grano duro e erbe aromatiche.

L’incredibile città racchiusa in una fortezza a forma di stella: Alba Iulia, perla della Transilvania

15 septembre 2026 à 17:00

Nel centro della Transilvania, sulle rive del fiume Mureș, Alba Iulia sembra quasi raccolta attorno alla sua grande cittadella. A prima vista, per molti, si è arrivati di fronte a una località di provincia tranquilla, ma basta raggiungere la parte alta per capire che il suo peso nella storia della Romania è tutt’altro che ordinario.

Antica Apulum romana, sede dei principi di Transilvania, capitale per un breve periodo dei principati riuniti da Mihai Viteazul e teatro della proclamazione dell’unione della Transilvania con la Romania nel 1918, ha accumulato nei secoli una quantità sorprendente di memorie.

Il suo centro storico è dominato dalla Cetatea Bastionară Alba Carolina, una gigantesca fortificazione costruita dagli Asburgo. Sotto le architetture asburgiche, invece, affiorano le tracce di Apulum, uno dei principali centri militari ed economici della Dacia romana. Accanto alle strutture militari non mancano cattedrali medievali, palazzi principeschi, statue dedicate ai protagonisti della storia romena e una biblioteca nata nel XVIII secolo.

Cosa vedere ad Alba Iulia

Le grandi piazze raccontano la storia ufficiale, mentre portali scolpiti, tombe, iscrizioni e frammenti romani restituiscono una dimensione molto più intima di questa città della Romania.

La fortezza Alba Carolina

Alba Carolina è il simbolo assoluto di Alba Iulia e uno dei complessi fortificati più spettacolari dell’Europa sud-orientale. La costruzione iniziò nel 1714 dopo il passaggio della Transilvania sotto il dominio asburgico, con l’obiettivo di creare una potente struttura difensiva contro l’Impero ottomano.

La fortificazione occupa oltre 100 ettari e segue una pianta a stella. Sette grandi bastioni scandiscono il perimetro, mentre fossati e ulteriori linee difensive aumentavano la protezione della struttura. L’intero sistema militare è accompagnato da una ricchissima decorazione barocca, particolarità che distingue Alba Carolina da molte altre fortezze del territorio.

Se la geometria della cittadella appare rigorosa, le sei porte monumentali introducono invece una dimensione spettacolare: statue, colonne, stemmi e bassorilievi trasformano gli ingressi in vere opere d’arte.

La Cattedrale di San Michele

Accanto alla fortezza sorge la Cattedrale romano-cattolica di San Michele, considerata il monumento medievale più prezioso della regione. L’insieme attuale conserva tracce di epoche differenti, con una stratificazione particolarmente evidente nelle forme architettoniche e nelle decorazioni.

All’interno si trovano le tombe di importanti protagonisti della storia transilvana, come quello di Iancu de Hunedoara, principe e comandante militare ricordato soprattutto per la vittoria nella battaglia di Belgrado contro le forze di Maometto II.

La Cattedrale ortodossa della Riunificazione

Poco distante, la Cattedrale ortodossa della Riunificazione crea un contrasto interessante con la più antica San Michele. L’architettura riprende forme della tradizione romena antica, tanto da avere un campanile supera i 50 metri e ai suoi piedi le statue dedicate ai sovrani.

Il Museo Nazionale dell’Unione e la Sala dell’Unione

Per capire il significato storico di Alba Iulia bisogna entrare nel Museo Nazionale dell’Unione. Il complesso comprende edifici storici e collezioni dedicate all’archeologia, alla storia, all’etnografia e alle tradizioni della Transilvania.

Museo Nazionale dell'Unione, Romania
iStock
Ingresso al Museo Nazionale dell’Unione

La Sala dell’Unione occupa un posto speciale nella memoria nazionale: il 1° dicembre 1918 fu proclamata proprio ad Alba Iulia l’unione della Transilvania con la Romania, evento destinato a diventare uno dei fondamenti della Grande Romania. La data è oggi Festa Nazionale. Le collezioni archeologiche riportano invece molto più indietro nel tempo, fino alla presenza romana.

Il Palazzo del Principe

La storia politica della città passa anche attraverso il Palazzo del Principe, situato nei pressi della Cattedrale di San Michele. Nato come residenza episcopale, fu successivamente trasformato in residenza principesca.

La Biblioteca Batthyaneum

La Biblioteca Batthyaneum risale al 1794 e custodisce un patrimonio librario di straordinario valore. La collezione comprende libri antichi, manoscritti e incunaboli, insieme a documenti preziosi per la storia culturale della Romania e dell’Europa centrale.

Tra i tesori associati alla biblioteca c’è il Codex Aureus, manoscritto del IX secolo legato alla tradizione carolingia e contenente parti dei Vangeli.

Le vestigia di Apulum

Prima delle mura stellate venne Apulum. La presenza romana rappresenta uno degli strati più antichi della città e comprende le vestigia della legione XIII Gemina, oltre ai resti delle colonie romane sviluppatesi nell’area. Passeggiando nella cittadella, quindi, può capitare di incontrare una storia molto più antica delle architetture visibili in superficie.

Cosa fare ad Alba Iulia

La cittadella invita a una visita lenta, soprattutto per cogliere i particolari che sfuggono durante un semplice passaggio tra le attrazioni principali.

  • Attraversare le porte della fortezza: per seguire il percorso monumentale tra archi, sculture e decorazioni barocche, fino alla grande Piața Cetății.
  • Assistere al cambio della guardia: significa vedere la fortezza prendere vita attraverso una rievocazione delle tradizioni militari dell’epoca asburgica.
  • Fermarsi nella piazza della cittadella: dove osservare nello stesso spazio la Cattedrale ortodossa, San Michele, il Museo dell’Unione e la statua equestre di Mihai Viteazul.
  • Cercare le tracce di Mihai Viteazul: per ricordare il principe che nel 1600 riunì sotto il proprio controllo Valacchia, Transilvania e Moldavia, trasformando Alba Iulia nella capitale dei principati riuniti.
  • Raggiungere la Lupa Capitolina: aggiunge un curioso legame con l’Italia. La statua della lupa che allatta Romolo e Remo fu donata nel 1933 dalla città di Alessandria.

Dove si trova e come arrivare

Alba Iulia si trova nella Romania centrale, in Transilvania, sulle rive del Mureș, a circa 380 km da Bucarest. La posizione la colloca tra importanti città della regione, con Cluj-Napoca a nord e Sibiu a sud. In auto, la città è facilmente inseribile in un itinerario attraverso la Transilvania, soprattutto per chi desidera alternare centri storici, castelli e paesaggi montani.

Il viaggio da Bucarest richiede diverse ore, mentre Sibiu e Cluj-Napoca rappresentano collegamenti più brevi e pratici per costruire un itinerario regionale. Alba Iulia lascia soprattutto la sensazione di essere una città racchiusa dentro una città più grande, con Apulum romana sotto la fortezza asburgica e la memoria della Romania moderna incastonata tra cattedrali, palazzi e bastioni.

La finestra di pietra che nasconde una storia antichissima legata a Robin Hood: Okiennik Wielki, in Polonia

15 septembre 2026 à 16:00

Poco fuori da Zawiercie, nella campagna della Slesia polacca, il paesaggio si caratterizza per la presenza di campi aperti, strade secondarie e una vegetazione che sembra avere preso possesso di tutto. Poi, a un certo punto, tutta questa meraviglia lascia spazio a una parete calcarea alta oltre 30 metri, quasi sproporzionata rispetto all’ambiente circostante. E lì, osservando con attenzione, si nota un grande foro nella parte superiore, oggi conosciuto con il nome di Okiennik Wielki.

Okiennik deriva da okno, “finestra”, mentre Wielki vuol dire “grande”. Nota an che come Okiennik Duży e Okiennik Skarżycki, vanta un’apertura naturale che misura circa 7 metri di profondità e 5 metri di diametro, dimensioni sufficienti a trasformarla in una sorta di balcone scavato nella montagna.

Da lontano, il masso ricorda una rovina fortificata. Da vicino, invece, si distinguono pareti irregolari, fenditure, blocchi accatastati alla base e il profilo della finestra, attraverso la quale il cielo appare incorniciato dalla pietra.

Origine, formazione e leggende di Okiennik Wielki

Il territorio in cui prende vita Okiennik Wielki è caratterizzato soprattutto da rocce calcaree formatesi milioni di anni fa in antichi ambienti marini. Nel corso del tempo, l’azione dell’acqua, del gelo, delle variazioni di temperatura e dell’erosione ha modellato le masse rocciose, consumando le parti più vulnerabili e lasciando in rilievo pareti, torri, guglie e blocchi isolati.

Queste formazioni vengono chiamate in polacco ostańce, termine traducibile con “rocce residuali” o “monoliti isolati”. Sono ciò che rimane di antichi rilievi calcarei dopo un lungo processo di demolizione naturale. Okiennik Wielki appartiene proprio a questa famiglia, ma possiede una particolarità che lo distingue immediatamente dagli altri affioramenti: nella sua parete si è aperta una cavità di dimensioni eccezionali, tanto regolare da sembrare una finestra ricavata intenzionalmente.

Il grande arco roccioso, però, è soltanto la parte più spettacolare di un insieme più ampio. Attorno alla parete principale si trovano altre rocce, passaggi e cumuli di pietra che conferiscono al posto un aspetto quasi castellano. Da questa somiglianza sono nate numerose ipotesi sul passato di Okiennik.

Secondo le tradizioni locali e alcune ricostruzioni storiche, tra il XII e il XIII secolo ai piedi delle rocce sarebbe sorto un insediamento fortificato in legno. La parete con la finestra avrebbe potuto svolgere la funzione di donjon, cioè la torre centrale e più protetta di una fortificazione medievale. Nella roccia sono stati individuati fori e tracce che potrebbero essere collegati al fissaggio di strutture lignee.

Grande Finestra, Polonia
iStock
La Grande Finestra della Polonia

Le storie tramandate nel tempo hanno poi aggiunto un tono più leggendario: le rocce sarebbero state utilizzate come rifugio dai briganti, figure molto presenti nell’immaginario popolare della regione. Tra i nomi associati a Okiennik compare quello di Malarski, descritto nei racconti come un uomo affascinante, amato dalle donne e generoso con i poveri. La sua fama ricorda quella del “Robin Hood” della tradizione polacca. Secondo la leggenda, avrebbe sottratto ricchezze ai più facoltosi per aiutare chi aveva bisogno, fino a essere ucciso da un gendarme travestito da mendicante.

Al di là delle storie, il dato più sorprendente arriva dalla preistoria: nella Jaskinia w Okienniku Wielkim, una cavità situata sotto la formazione, sono stati rinvenuti strumenti in selce risalenti a circa 60.000 anni fa.

La visita a Okiennik Wielki, cosa vedere e cosa fare

La visita è gratuita e, per chi desidera soltanto ammirare la formazione, può essere piuttosto breve. Dal punto in cui generalmente si lascia l’auto, il percorso verso le rocce richiede circa 5-10 minuti a piedi, per una distanza indicativa di 200 metri. Il tragitto attraversa un breve tratto boscoso e prosegue su terreno irregolare, con un lieve dislivello.

La parete calcarea si alza davanti agli occhi e la finestra appare in alto, abbastanza grande da rendere immediatamente comprensibile il nome del luogo. Conviene osservarla prima dal basso, perché la prospettiva permette di cogliere meglio le proporzioni della formazione e il rapporto tra l’apertura e la parete.

Il punto più interessante è naturalmente il grande foro. L’ingresso, tramite un breve passaggio attrezzato con una corda o attraverso un accesso adatto soprattutto a chi possiede esperienza nella progressione su roccia, può variare in base alle condizioni del terreno e alla manutenzione degli appigli. Per questo, raggiungere il punto panoramico ai piedi della formazione è una cosa, entrare nella finestra è un’altra.

Le rocce sono infatti frequentate dagli arrampicatori e chi non ha esperienza dovrebbe evitare di affrontare passaggi verticali improvvisati. La finestra è spettacolare anche osservata dal basso, e il panorama circostante ripaga già la breve salita. Quel che è certo, infatti, è che per gli appassionati di arrampicata Okiennik Wielki rappresenta una delle aree più note della Jura: la parete principale, chiamata Ściana Czołowa, raggiunge circa 35 metri e ospita numerosi itinerari di diversa difficoltà.

Per chi preferisce un’esperienza meno verticale, il modo migliore per vivere Okiennik è dedicarsi all’osservazione. La luce cambia rapidamente sulla superficie chiara del calcare, le ombre accentuano i bordi dell’apertura e la vista sui campi circostanti restituisce la sensazione di trovarsi davanti a una torre naturale.

Dove si trova e come arrivare

Okiennik Wielki si trova nella Polonia meridionale, per la precisione nel villaggio di Piaseczno, appartenente al comune di Kroczyce, nel voivodato della Slesia. La formazione sorge nella Jura Krakowsko-Częstochowska, una regione caratterizzata da alture calcaree, boschi, vallate e resti di antiche fortificazioni.

Il riferimento urbano più vicino è Zawiercie, distante circa 10 km. Da Katowice il tragitto in auto è di quasi 60 km, mentre da Cracovia sono approssimativamente 90 km. Per raggiungere la zona conviene dirigersi verso Kroczyce e poi seguire le indicazioni per Piaseczno. L’ultimo tratto conduce lungo una strada asfaltata piuttosto stretta.

Per chi viaggia in bicicletta, il riferimento più interessante è il tratto ciclabile del Sentiero dei Nidi d’Aquila, che collega la zona di Kromołów alle rovine del castello Bąkowiec di Morsko. Il percorso passa nei pressi di Okiennik Wielki e costituisce una delle sezioni più piacevoli della rete cicloturistica della Jura, grazie alla presenza di una strada separata dal traffico automobilistico.

Vola in autunno verso tre città europee da 15 euro con la promozione Vueling

15 septembre 2026 à 15:00

L’autunno può essere il momento ideale per concedersi una pausa dalla routine e scoprire una nuova città, soprattutto quando si trovano tariffe convenienti. Vueling propone una nuova promozione che permette di prenotare alcuni voli con sconti fino al 20%, per viaggiare tra il 1° ottobre 2026 e il 31 gennaio 2027. L’offerta è disponibile per acquisti effettuati dal 15 al 20 settembre, sul sito della compagnia o tramite l’app mobile, ed è valida su una selezione di voli diretti operati da Vueling, fino a esaurimento dei posti disponibili. Il prezzo finale può variare in base ai servizi accessori scelti.

Tra le combinazioni disponibili ci sono alcune proposte particolarmente interessanti per organizzare un city break nei prossimi mesi. Dalle atmosfere autunnali di Bruxelles alla vivacità di Bilbao, fino a una Barcellona da vivere lontano dalla piena stagione turistica, ecco tre idee che abbiamo selezionato per voi da prendere al volo.

Da Firenze a Bruxelles

Novembre può essere davvero una buona occasione per scoprire Bruxelles con un’atmosfera decisamente autunnale. In questo periodo la capitale belga si presta a passeggiate suggestive dalla Grand-Place fino ai suoi diversi quartieri, entrando in piccoli locali e birrerie artigianali per una pausa al riparo dal clima più fresco. La città è particolarmente interessante anche per la sua scena gastronomica, tra street food, cioccolato e specialità locali come le waffle belghe o le patatine fritte.

Vale la pena dedicare un po’ di tempo al quartiere del Sablon, con le sue boutique e le gallerie d’arte moderna e contemporanea, oppure esplorare le zone più creative della città come Ixelles e Saint-Gilles. Novembre è inoltre un buon periodo per alternare passeggiate e musei, approfittando delle numerose proposte culturali di Bruxelles. Sicuramente da non perdere l’iconico Atomium e il Museo Magritte.

Il volo da Firenze a Bruxelles del 22 novembre parte da 28 euro a persona.

Nuova promozione Vueling per partire in autunno
iStock
Bruxelles, Belgio

Da Venezia a Bilbao

Ottobre è invece perfetto per visitare Bilbao, quando l’autunno permette ancora di vivere la città camminando senza il caldo dei mesi estivi. Oltre ai grandi musei, come il Guggenheim, si può dedicare una parte della giornata alla scoperta del Casco Viejo, il centro storico attraversato da strade strette e piazze dove fermarsi per assaggiare i tantissimi tipi di pintxos.

Una passeggiata lungo la Ría de Bilbao durante una giornata di sole offre un punto di vista diverso sulla città, tra architettura contemporanea e quartieri, come Bilbi o Abando, che negli ultimi decenni hanno cambiato volto. In autunno può essere piacevole anche raggiungere i dintorni della città per ammirare il paesaggio dei Paesi Baschi. Una tappa consigliata è Hayedo de Otzarreta nel Parco Naturale del Gorbeia con i suoi spettacolari faggi secolari.

Andare da Venezia a Bilbao il 29 ottobre costa da 22 euro a persona.

Da Milano Malpensa a Barcellona

Dicembre è ideale per scoprire una Barcellona diversa da quella dei mesi più affollati. Le temperature generalmente più miti rispetto a molte altre città europee permettono di passeggiare a lungo, alternando i quartieri del centro, come El Born o El Raval, alle zone meno turistiche come Sant Andreu.

Dicembre porta inoltre in città un’atmosfera particolare, tra mercatini, decorazioni e tradizioni natalizie. È il momento giusto per curiosare tra le bancarelle e fermarsi in una caffetteria per una pausa. Per chi ama l’arte, poi, i musei rappresentano una valida alternativa nelle giornate più fresche. Da non perdere il Museo Picasso e la Fondazione Joan Miró.

Si può volare da Milano Malpensa a Barcellona il 1° dicembre da 15 euro a persona.

Avviso all’utenza – Assemblee sindacali

15 septembre 2026 à 14:02

Avviso all’utenza – Assemblee sindacali del 16 e 23 settembre

Si informa che, in occasione di due assemblee sindacali, convocate: per il giorno 16 settembre p.v., dalle ore 14.30 alle 16.30 e per il giorno 23 settembre p.v., dalle ore 9.00 alle 10.30, gli sportelli aperti al pubblico potranno risultare temporaneamente chiusi.
Si invita pertanto l’utenza a tenere conto della possibile riduzione dei servizi al pubblico nelle fasce orarie interessate.
Ci scusiamo per gli eventuali disagi e ringraziamo per la collaborazione.

The post Avviso all’utenza – Assemblee sindacali first appeared on Comune di Biella.

Widow’s Bay, le location reali della serie vincitrice di 14 Emmy Awards

15 septembre 2026 à 14:00

Con 14 premi assegnati su 19 candidature Widow’s Bay è stata la vera protagonista della cerimonia degli Emmy Awards 2026. L’horror comedy di Apple TV, da poco rinnovata per la seconda stagione, è stata premiata come miglior serie comica, per l’interpretazione da protagonista di Matthew Rhys e quelle da non protagonisti di Kate O’Flynn e Stephen Root, oltre che per la regia di Hiro Murai e la sceneggiatura di Katie Dippold e in numerose categorie tecniche.

Ambientata in un’isola del New England infestata da presenze misteriose, Widow’s Bay ha location tutte da esplorare, ma che in parte suoneranno familiari agli amanti delle storie di paura.

Di cosa parla

Tom Lofits (Matthew Rhys) è il sindaco di una remota isola del New England: nonostante le oltre quaranta miglia che la separano dalla costa, una copertura wi-fi praticamente inesistente e altri innumerevoli disagi che gli abitanti conoscono bene, il suo intento è quello di trasformarla in una meta turistica esclusiva. Il piano non tiene conto, soprattutto, di una serie di leggende popolari che vogliono l’isola infestata da presenze misteriose ed eventi paranormali. L’arrivo di un cronista del New York Times, incaricato dal sindaco di realizzare un reportage promozionale, dà il via a una paurosa escalation di questi fenomeni che i cittadini reputavano del tutto prevedibile.

"Widow's Bay" è stata premiata come miglior serie comica agli Emmy Awards 2026
Ufficio stampa Apple TV
Una scena di “Widow’s Bay”

Dov’è stata girata la serie

Parlando delle location di Widow’s Bay, la prima cosa che può venire da chiedersi è se l’“isola della vedova” esiste realmente. La showrunner della serie, Katie Dippold, ha raccontato a People di aver effettivamente girato alcune scene su un’isola del New England, la cui identità è stata però volutamente mantenuta segreta. L’unica informazione disponibile è che si tratta di un’isola raggiungibile dopo una discreta traversata su traghetto che non è dato sapere, comunque, se in partenza dal Maine o dal Massachusetts.

Widow's Bay, la misteriosa isola dell'omonima serie Apple TV, esiste davvero?
Ufficio stampa Apple TV
Widow’s Bay è anche nella realtà un’isola del New England

In Massachussetts – come confermano anche diverse fonti in Rete – sono state girate numerose scene delle serie Apple TV stra-premiata agli Emmy:  a Gloucester, Rockport, Worcester e altre cittadine.

Gloucester

Il porto di Widow’Bay, per esempio, è Lane’s Cove: il pittoresco porticciolo protetto da una scogliera di granito di Gloucester. Nella cittadina, famosa per la pesca e come meta di mare, la produzione ha girato anche nei pressi dell’Eastern Point Lighthouse – il faro – e della Half Moon Beach, un tratto di costa sabbioso famoso proprio per la sua conformazione a mezza luna.

Le location della serie "Widow's Bay" nel Massachusetts
iStock
La splendida costa di Gloucester

Cape Ann

In diverse inquadrature della serie sono riconoscibili i panorami di Cape Ann: il suggestivo promontorio roccioso affacciato sull’Atlantico che nel tempo ha ispirato molte storie di paura americane, famoso anche come punto di avvistamento delle balene.

Massachusetts: le location della serie "Widow's Bay"
Getty Images
Il suggestivo promontorio di Cape Ann

Rockport

Tra le location di Widow’s Bay molte si trovano a Rockport. In questa cittadina del Massachussetts dove il tempo sembra essersi fermato e si ha ancora la possibilità di esplorare la tradizione marinara americana, la serie è stata girata soprattutto a Bearskin Neck: un tempo un borgo di pescatori, oggi diventato un quartiere ricco di gallerie d’arte, negozi esclusivi e localini alla moda.

Rockport: dov'è stata girata la serie premiata agli Emmy "Widow's Bay"
iStock
Il vivace quartiere di Bearskin Neck

Altre location

Numerosi edifici pubblici e privati disseminati in diversi centri del Massachusetts come Harvard, Ayer, Maynard, Groton, Shirley, sono stati riadattati per esigenze narrative.

Il municipio di Widow’s Bay, dove sono state girate numerose scene con il neo premio Emmy Matthew Rhys è la Town Hall di Berlin: una costruzione di fine Ottocento in uno stile che imita quello greco, oggi usata principalmente per eventi cittadini.

La chiesa dell’isola è invece la Martha-Mary Chapel di Sudbury: una cappella fatta edificare negli Anni Quaranta dall’industriale Henry Ford in ricordo della madre e della suocera, interamente realizzata con legni di alberi distrutti dall’uragano che colpì il New Englad nel 1938.

C'è anche la Martha-Mary Chapel tra le location della serie Apple TV "Widow's Bay"
iStock
La cinematografica Martha-Mary Chapel

I diner e le iconiche tavole calde all’americana hanno un posto d’onore tra le location di Widow’s Bay: ancora parlando con People, la sceneggiatrice ha raccontato di come questi luoghi siano capaci di evocare in lei un’atmosfera degna di Stephen King. Alcune delle scene chiave della serie Apple TV, ambientate all’interno della Barnabus Tavern, sono state girate così al Vincent’s Bar di Worcester: un locale alla buona dove vivere l’esperienza così tipica negli Stati Uniti di mangiare qualcosa mentre gente del posto in camicia di flanella chiacchiera del più e del meno o di com’è andata la giornata.

Capodichino cambia volto: così sarà il nuovo aeroporto di Napoli entro il 2035

Par : losiangelica
15 septembre 2026 à 13:15

L’aeroporto di Capodichino cambia volto; lo scalo di Napoli ha un Masterplan approvato entro il 2035 per cambiare profondamente. Enac ha detto sì nell’estate del 2026 prevedendo un investimento di oltre 250 milioni di euro per interventi che ridisegneranno significativamente il servizio nei prossimi anni. I principali cambiamenti? Un nuovo terminal dedicato ai voli extra-Schengen e intercontinentali, nuove piazzole per gli aerei e un albergo vicino all’area imbarchi per facilitare i pendolari. La novità più attesa riguarda però la metropolitana che arriverà a collegare proprio l’aeroporto con il centro città.

La data sembra lontana ma è relativamente vicina se si pensa al grande cambiamento che si prospetta; secondo le stile il lavoro permetterà di ospitare fino a 17,3 milioni di passeggero all’anno: una crescita importante che dovrà lavorare di pari passo con l’aumento dei voli. La strategia punta anche su aerei più capienti, un maggiore riempimento dei posti disponibili e una distribuzione delle partenze più equilibrata nell’arco della giornata. L’obiettivo è aumentare la capacità dello scalo senza appesantire ulteriormente un aeroporto che resta inserito nel tessuto urbano di Napoli.

Come cambia l’aeroporto Capodichino

La novità che probabilmente noterete di più riguarda i collegamenti internazionali. Capodichino vuole ritagliarsi uno spazio più importante sulle rotte a lungo raggio, con un’area dedicata ai passeggeri diretti fuori dallo spazio Schengen. Il nuovo terminal dovrebbe estendersi per circa 15 mila metri quadrati e diventare operativo dal 2032. Sono previsti cinque nuovi gate, spazi più ampi per i controlli dei passaporti, sia per chi parte sia per chi arriva, e nuove aree commerciali.

L’investimento previsto per questa parte del progetto è di circa 37 milioni di euro. L’idea è semplice: permettere a Napoli di gestire con maggiore facilità voli intercontinentali e aprire la strada a nuove destinazioni, comprese quelle verso Oriente. Prima del 2032, però, inizieranno a cambiare altre parti dell’aeroporto. Nei prossimi anni sono previsti interventi sulla pista, sui piazzali e sulle infrastrutture già esistenti. Una parte dei lavori riguarderà inoltre l’aviazione privata, settore che a Napoli potrebbe acquistare sempre più peso anche in vista dei grandi eventi internazionali ospitati dalla città.

E poi c’è una novità che interesserà soprattutto chi prende voli al mattino presto o arriva a Napoli a tarda sera: l’airport hotel. Dovrebbe nascere nell’edificio oggi utilizzato dagli uffici Gesac, praticamente accanto allo scalo. Parliamo di circa 150 metri dal terminal e appena 50 dalla futura stazione della metropolitana. L’investimento previsto è di 14 milioni di euro e, secondo il cronoprogramma, l’hotel dovrebbe essere pronto entro il 2030.

Novità: la metro arriva in aeroporto

La trasformazione più interessante, però, potrebbe iniziare ancora prima di varcare le porte del terminal. Uno dei nodi storici di Capodichino è infatti l’accessibilità. L’aeroporto è vicinissimo al centro di Napoli, un vantaggio enorme rispetto a tanti altri scali europei, ma quella stessa vicinanza significa convivere ogni giorno con il traffico cittadino. La metro sarà uno dei tasselli più importanti. La nuova stazione prevista a Capodichino dovrebbe aprire nel 2027 e cambierà parecchio l’esperienza di chi arriva a Napoli senza auto. L’obiettivo sarà quindi poter scendere dall’aero e iniziare il viaggio direttamente dalla rete metropolitana

❌
❌