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Come cambiano le crociere, tra navi bloccate (che non ripartono) e nuove rotte

10 avril 2026 à 14:30

La guerra in Medioriente sta cambiando profondamente il nostro modo di viaggiare e a essere coinvolte sono anche le crociere. Tra navi bloccate nello Stretto di Hormuz che non potranno ripartire per un po’ e nuove rotte ripensate di conseguenza, chi sarebbe dovuto partire per una crociera o chi aveva intenzione di prenotarla deve conoscere la situazione.

Le navi bloccate nello Stretto di Hormuz

Lo stretto di Hormuz divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran e mette in comunicazione il Golfo dell’Oman con il Golfo Persico. I Paesi coinvolti sono, quindi, oltre all’Iran anche gli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di un passaggio strategico, come abbiamo avuto modo di sentire negli ultimi giorni, per le navi, anche quelle da crociera, per dirigersi verso l’Oceano Indiano. Quando è scoppiata la guerra, in quel tratto di mare erano presenti sei navi da crociera che, tra tutte, trasportavano ben 15mila passeggeri.

Le navi coinvolte sono la nostra MSC Euribia, le Mein Schiff 4 e Mein Schiff 5 della compagnia tedesca TUI, le due ammiraglie della compagnia crocieristica greca Celestyal Cruises Discovery e Journey e la AroyaManara della saudita Aroya Cruises.

La Euribia è una delle ultime navi varate da MSC (2023), fiore all’occhiello della compagnia in quanto è la seconda nave dopo la World Europa – la prima di una nuova classe di super navi da crociera – a essere alimentata a gas naturale liquefatto (GNL). Famosa per la sua fiancata dipinta (l’artista è Alex Flämig che ha creato un’opera intitolata #savethesea che vuole dare un messaggio a tute dell’ecosistema marino). Si tratta di una nave da 184 tonnellate che può ospitare 6327 passeggeri.

Le compagnie sono riuscite a riportare i loro clienti a casa, ma le navi sono ancora lì bloccate e finché la situazione non si risolverà non potranno riprendere la navigazione. Il che significa che le compagnie hanno dovuto cancellare le crociere e chi aveva prenotato un viaggio a bordo di quella nave non potrà partire, se non cambiando nave e ovviamente itinerario.

Le nuove rotte crocieristiche

MSC Crociere è una delle compagnie che organizza tanti itinerari in Medioriente con crociere che toccano i porti di Dubai, Abu Dhabi, Qatar e Bahrain. Anche Costa Crociere offre itinerari negli Emirati e Oman, soprattutto in inverno, giusto per citare quelle più vicine al mercato italiano. Ed è solo un caso che in questa stagione – in Medioriente iniziano ad alzarsi le temperature e non è quasi più il momento di andare in viaggio –  le navi da crociera si stiano spostando e cambiando rotta concentrandosi soprattutto sul Mediterraneo Orientale e Occidentale. La compagnia, a fine marzo, ha annunciato una riorganizzazione del posizionamento per la prossima stagione invernale 2026/2027, rafforzando la sua storica presenza nei Caraibi con l’introduzione della nave MSC World Europa, che in origine avrebbe dovuto operare in Medioriente, tra novembre e aprile 2027, nelle Antille Francesi.

Per MSC, che si sta aprendo sempre più a una clientela internazionale, era già in programma che il Mediterraneo sarebbe stato al centro della sua strategia. Per la compagnia il Mediterraneo, quindi, rappresenta il fulcro della programmazione estiva con ben 13 navi – oltre la metà dell’intera flotta – che solcheranno queste acque, offrendo itinerari che combinano grandi classici e nuove mete emergenti. Tra le novità dell’estate 2026 c’è infatti Marmaris, affacciata sulla costa Sud Occidentale della Turchia, uno degli approdi più suggestivi tra Mar Egeo e Mediterraneo. sarà uno degli itinerari della MSC Divina. E poi per la prima volta l’isola greca di Syros, meno battuta rispetto ad altre Cicladi, raggiunta dalla MSC Lirica. Ma anche Nord Europa, con quattro navi operative tra i Fiordi norvegesi, oltre alle principali Capitali scandinave.

A seguito di un’attenta valutazione e per garantire a ospiti e consulenti di viaggio chiarezza e fiducia nella pianificazione dei loro futuri viaggi, la compagnia Explora Journeys (del gruppo MSC) ha comunicato che gli itinerari originariamente previsti in Medioriente non avranno luogo e che opererà esclusivamente nel Mediterraneo, nel periodo compreso tra novembre 2026 e marzo 2027.

Norwegian Cruise Line non opera nell’area interessata dal conflitto pertanto non vi sono impatti sugli itinerari programmati che sono in primo luogo quelli nei Caraibi e, ora che ci spingiamo verso la stagione estiva, nel Mediterraneo. Da aprile a novembre 2026, ci sono oltre 170 itinerari tra Nord Europa, Mediterraneo, isole greche e Baltico che variano dai 7 ai 14 giorni operati da otto navi NCL che salpano da undici porti di imbarco dedicati.

Costa Crociere si sta già organizzando per il prossimo inverno e introduce delle novità. Innanzitutto, debutterà la nave Costa Smeralda alle Isole Canarie, mentre la Costa Pacifica sarà riposizionata nel Mediterraneo occidentale, dove offrirà sia crociere di una settimana sia itinerari più lunghi tra Europa meridionale e Nord Africa. Toccherà infatti i porti di La Goulette a Tunisi, mentre gli itinerari più lunghi si spingeranno verso Tangeri, in Marocco.

Cosa cambia per chi deve partire

Tutti coloro che avevano già prenotato crociere in Medioriente sono comunque stati contattati dalle compagnie e hanno ricevuto tutte le informazioni necessarie sulle opzioni disponibili, inclusa la possibilità di modificare la propria prenotazione o richiedere un rimborso completo. Le navi da crociera, a dire delle compagnie, torneranno nella regione per la stagione invernale 2027/2028 con scali a Dubai, Abu Dhabi, Sir Bani Yas, Bahrain e Doha.

Come stanno cambiando le intenzioni di viaggio a causa della Guerra in Medioriente

Par : losiangelica
24 mars 2026 à 12:30

Da quando Israele ha avviato le operazioni militari in Iran il 28 febbraio le ricerche di voli verso il Golfo Persico hanno iniziato a calare con una discesa netta e progressiva; nello stesso tempo, però, i flussi si sono spostati altrove non fermandosi ma cambiando direzione.

I numeri vengono da Mabrian by Data Appeal, società specializzata nell’analisi dei dati turistici, che ha monitorato milioni di ricerche di voli internazionali nei quasi venti giorni successivi all’inizio del conflitto. L’obiettivo era capire se e quanto le tensioni geopolitiche stessero già traducendosi in scelte concrete (o perlomeno in intenzioni) da parte dei viaggiatori per i 3 mesi successivi.

La risposta è sì, e la mappa che ne emerge non sorprende del tutto, ma ha qualche dettaglio interessante.

Il Golfo perde quota

Gli Emirati Arabi Uniti perdono 1,6 punti percentuali nella quota di ricerche rispetto allo stesso periodo del 2025. Qatar, Kuwait e Bahrein mostrano contrazioni simili. Bahrein e Oman, geograficamente più esposti, sono anche quelli che faticano di più a stabilizzarsi; l’indice di percezione della sicurezza continua a essere volatile, senza segnali chiari di recupero. Gli Emirati e l’Arabia Saudita tengono meglio, almeno per ora.

L’Arabia Saudita, anzi, è l’unica destinazione del Golfo che registra un leggero segno più: +0,2 punti. Ma gli analisti lo attribuiscono in parte alla fine del Ramadan che storicamente genera un picco di ricerche. Quanto di questo si trasformerà in prenotazioni reali dipenderà, inevitabilmente, da come evolve la situazione sul campo.

Le mete in crescita

Nel frattempo, chi stava valutando un viaggio nella regione e ora ha dubbi sulla sicurezza cerca alternative, e il Mediterraneo ne offre una tutto sommato ovvia. La Spagna è la destinazione che cresce di più tra quelle monitorate: +0,4 punti percentuali nella quota di ricerche internazionali. Seguono Italia e Marocco, con incrementi più contenuti. Francia e Grecia guadagnano qualcosa, ma meno.

Fnideq in Marocco
iStock
Le spiagge del Marocco attirano i turisti

La situazione nel Mediterraneo

Più complicato il discorso per Turchia ed Egitto, 2 Paesi che si trovano in una zona grigia: abbastanza vicini all’area di crisi da risentire dell’instabilità percepita, abbastanza distanti da non essere direttamente coinvolti.

La Turchia è in difficoltà: le intenzioni di viaggio erano già in calo prima del 28 febbraio, e il conflitto ha accelerato quella tendenza: -0,5 punti percentuali nel periodo analizzato. L’indice di percezione della sicurezza continua a risentire dell’effetto di contagio che Mabrian aveva già identificato in una precedente analisi.

L’Egitto invece sorprende. Dopo un piccolo scivolone a febbraio, le ricerche sono rimbalzate con forza, segnando un +0,5. Sharm el-Sheikh e il patrimonio storico continuano evidentemente a fare presa, nonostante la vicinanza geografica con Gaza e il Sinai.

Spiaggia di Sharm el-Sheikh, vista di Naama Bay
iStock
Sharm el-Sheikh e la splendida Naama Bay accolgono i turisti

Quello che emerge è uno scenario in movimento ma non ancora in crisi aperta per il turismo. Le intenzioni cambiano, i flussi si redistribuiscono, ma nessun crollo. Almeno per ora. Il vero test sarà nei prossimi mesi, quando le prenotazioni estive entreranno nel vivo. Nel turismo, come in geopolitica, non possiamo altro che osservare la situazione e seguire le evoluzioni.

I 29 siti UNESCO a rischio: la bellezza dell’Iran e del Medioriente travolta dal conflitto

Par : elenausai10
17 mars 2026 à 14:00

La guerra in Medioriente non causa solo gravi conseguenze nel presente, ma minaccia di cancellare anche millenni di storia. L’escalation militare delle ultime settimane ha portato il conflitto fin dentro il cuore dei siti Patrimonio dell’Umanità UNESCO, trasformando monumenti importanti in fragili bersagli.

Con 29 siti protetti, l’Iran rappresenta il nono Paese al mondo per ricchezza culturale. Un museo a cielo aperto che oggi rischia ferite irreversibili. I recenti raid, che hanno toccato città simbolo e palazzi d’epoca safavide e qajar, hanno spinto l’UNESCO a convocare riunioni d’emergenza con il Consiglio di Cooperazione del Golfo, nel tentativo di preservare ciò che resta della civiltà persiana e dei tesori limitrofi.

I patrimoni a rischio in Iran

Il recente attacco del 10 marzo 2026 a Teheran ha danneggiato il Palazzo del Golestan, capolavoro della dinastia Qajar. L’edificio ha riportato danni a causa delle onde d’urto: vetrate istoriate, specchi e porte intarsiate sono andati in frantumi, violando l’integrità di una reggia che racconta secoli di potere regale.

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Getty Images
L’interno del Palazzo Golestan a Teheran

Anche Esfahan ha visto alcuni dei suoi gioielli più preziosi finire nel mirino come il Palazzo Chehel Sotoun. Conosciuto come il “Palazzo delle 40 colonne”, ha subito danni parziali: la sua piscina riflettente e gli affreschi del XVII secolo sono stati scossi da un’esplosione che ha colpito un edificio governativo adiacente.

Piazza Naqsh-e Jahan, una delle piazze più grandi e spettacolari al mondo, circondata dalla Moschea dello Scià e dalla Moschea dello sceicco Lotfollah, vive ore di estrema tensione. Essendo il centro nevralgico della città, ogni raid nelle vicinanze minaccia la stabilità delle sue strutture safavidi. Per quanto riguarda Masjed-e Jamé (Moschea del Venerdì), l’onda d’urto ha causato il distacco di preziose piastrelle turchesi dal complesso millenario, pilastro dell’architettura selgiuchide, già tristemente colpito durante il conflitto Iran-Iraq degli Anni Ottanta.

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Getty Images
Il sontuoso Palazzo Chehel Sotoun a Esfahan

Infine, anche lo storico balcone di Palazzo Ali Qapu, da cui gli scià assistevano ai giochi di polo, ha subito gravi ripercussioni strutturali a causa dei bombardamenti. Il timore si estende ora verso sud, dove le rovine archeologiche di Persepoli e Pasargadae, vicino a Shiraz, rimangono esposte al rischio di rappresaglie, mettendo in pericolo le testimonianze più vive dell’antica potenza persiana.

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Getty Images
Il bellissimo Palazzo Ali Qapu in Iran

I beni a rischio in Israele e Libano

L’allarme dell’UNESCO non si ferma ai confini iraniani, perché la geografia del conflitto coinvolge anche altri siti archeologici e religiosi. Tra l’11 e il 12 marzo, il cielo sopra Gerusalemme è stato solcato da missili balistici e droni e i detriti delle intercettazioni sono caduti a brevissima distanza dalla Città Vecchia. Luoghi dal valore universale inestimabile come il Muro del Pianto, la Basilica del Santo Sepolcro e la Moschea di Al-Aqsa si sono trovati nel raggio d’azione dei frammenti metallici.

Facciata danneggiata del Palazzo Golestan a Teheran
IPA Agency
La facciata danneggiata del Palazzo Golestan a Teheran

Anche in Libano, il fitto lancio di razzi e la risposta militare israeliana mettono a repentaglio siti Fenici e Romani di incredibile importanza.

Mentre la diplomazia internazionale cerca di instaurare corridoi di protezione per i beni culturali, la realtà dei fatti descrive un patrimonio che non è considerato zona franca. La distruzione di questi monumenti non sarebbe solo una perdita materiale per le nazioni coinvolte, ma un’ulteriore ferita definitiva alla memoria collettiva dell’umanità.

Pattinaggio inline freestyle, torna a Milano la ‘Hero Battle Cup 2025’

2 juillet 2025 à 14:41

Milano torna protagonista sulla scena internazionale degli sport urbani con la ‘Hero Battle Cup 2025‘, uno degli appuntamenti più attesi  del pattinaggio inline freestyle. Dopo il successo dello scorso anno, la città ospiterà, per la seconda volta consecutiva, la tappa italiana della Coppa del Mondo, giunta alla 17ª edizione.

Riconosciuta dalla Federazione Olimpica Internazionale World Skate e sostenuta da Skate ItaliaFederazione italiana sport rotellistici, la manifestazione è classificata come evento 3 stelle, il massimo livello nel ranking mondiale, e richiama i migliori talenti della scena internazionale. Per 20 giorni, Milano si trasformerà quindi in un palcoscenico a cielo aperto dove si incontrano sport, cultura urbana e innovazione.

Hero Battle Cup 2025, a Milano il pattinaggio inline freestyle

Il programma della manifestazione è stato illustrato a Palazzo Lombardia da Federica Picchi, sottosegretario alla Presidenza della Regione con delega a Sport e Giovani.  Presenti, tra gli altri, anche Martina Riva, assessore allo Sport del Comune di Milano e Alessandro Cola, presidente Asd Conero Roller e organizzatore dell’evento.

Sport delle nuove generazioni

“Eventi come la ‘Hero Battle Cup’  – ha spiegato Federica Picchi – rappresentano lo sport delle nuove generazioni: dinamico e profondamente connesso con la valorizzazione del linguaggio urbano e giovanile. Regione Lombardia sostiene le manifestazioni che sanno unire spettacolo e partecipazione, promuovendo socialità, talento e innovazione. Milano, anche attraverso appuntamenti come questo, si conferma capitale sportiva capace di parlare al futuro”.

A fare da sfondo all’edizione 2025 sarà piazza Duca d’Aosta, quella della Stazione Centrale, uno degli spazi urbani più emblematici e sfidanti di Milano.

Non solo sport, spazio di incontro, vita e condivisione

“Milano accoglie per il secondo anno la Hero Battle Cup –  ha sottolineato  Martina Riva  – e lo fa in uno dei luoghi più iconici e complessi della città: piazza Duca d’Aosta. Portare qui atlete e atleti da tutto il mondo non è solo sport è una scelta precisa. Vuol dire trasformare una piazza di passaggio in uno spazio di incontro, vita e condivisione, aprendo nuove prospettive su come possiamo vivere lo spazio pubblico”.

La ‘Hero Battle Cup 2025’ sarà anche un perfetto trampolino di lancio verso Milano Cortina 2026, poiché molte delle discipline a rotelle condividono origini e tecniche con quelle su ghiaccio che vedremo ai prossimi Giochi Olimpici.

Milano capitale dello sport e dell’innovazione

“Quest’anno – ha aggiunto Alessandro Cola – portiamo a Milano il meglio del pattinaggio mondiale e italiano: 5 campioni del mondo, 11 leader del ranking internazionale. Saranno 20 giorni di sport, spettacolo e passione, con eventi trasmessi per la prima volta in diretta sulle principali TV nazionali. Milano conferma il suo ruolo di capitale dello sport e dell’innovazione, pronta ad accogliere migliaia di giovani e appassionati in un grande evento internazionale che unisce energia, cultura e socialità”.

Competizione con oltre 800 atleti di 25 Nazioni

Durante la competizione si sfideranno oltre 800 atleti provenienti da 25 Nazioni tra cui Cina, India, Corea, Spagna, Francia, Polonia, Taiwan, Iran, Cile e Ucraina, in tutte le specialità dell’inline freestyle: dal classic, al battle, allo speed slalom, fino alla slide e al jump, un mix adrenalinico di tecnica, musica e spettacolarità. A rendere l’esperienza ancora più immersiva, un villaggio interamente dedicato agli sport urban, con strutture d’avanguardia, aree interattive, workshop e iniziative legate a sostenibilità, design e innovazione urbana.

Le date

La ‘Hero Battle Cup 2025′ prevede, in piazza Duca d’ Aosta a Milano, dal 3 al 7 luglio le qualificazioni; dal 9 al 12 luglio le  finali internazionali e, dal 13 al 23 luglio i Campionati ‘Skate Italia‘.

 

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Il Dasht-e Lut è un deserto infernale: è il più caldo della Terra

Par : losiangelica
13 juin 2025 à 15:29

Non è un posto molto conosciuto ma vanta un primato: è il deserto più caldo della Terra. Stiamo parlando di Dasht-e Lut, il luogo in cui ogni granello di sabbia potrebbe raccontare storie di fuoco e silenzio. Non si tratta di un’esagerazione, il luogo incredibile in Iran è una sorta di inferno a cielo aperto, una distesa spietata che sa però affascinare e incantare. Non si trovano ombra, acqua o rifugi naturali ma è presente la natura più cruda e primordiale.

Cosa significa il nome Dasht-e Lut

Il nome Dasht-e Lut, in farsi, significa “deserto vuoto”. E non è solo un modo di dire: questa sterminata area dell’Iran sud-orientale è priva di acqua, vegetazione e quasi di vita. Ma è proprio in questo vuoto che si sprigiona la sua forza brutale e magnetica.

Questa meraviglia è un vero e proprio laboratorio naturale che permette di studiare i cambiamenti climatici, un regno di sabbia e pietra che si trasforma e ogni giorno è diverso dall’alto grazie alle correnti di aria che soffiano forti in determinati periodi dell’anno.

Dash-e Lut, il deserto più caldo al mondo

Dasht-e Lut è il deserto più caldo del pianeta e si trova in Iran. Le temperature sono eccessive, basti pensare che durante l’estate si sfiorano i 70 gradi. Non parliamo solo di aria calda, qui è il suolo stesso a “bruciare” sotto il sole impietoso. La NASA ha rilevato più volte picchi termici da capogiro eppure, nonostante di giorno il caldo sia infernale, nella notte le temperature scendono vertiginosamente addirittura sotto lo zero. Il risultato? Un’escursione termica tanto incredibile quanto spettacolare.

Cosa vedere nel Dasht-e Lut in Iran
Fonte: iStock
Visitare il Dasht-e Lut, il deserto più caldo sul pianeta

Non è solo il caldo a rendere speciale questo luogo; da giugno ad ottobre i venti si fanno intensi e attraverso le raffiche si modellano nuovi paesaggi dando vita a lastre e canaloni profondi chiamati “kalouts”. Ovviamente non possono mancare le dune che regalano un mood lunare, quasi alieno. Non a caso è stato inserito tra i Patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO. Visitarlo non è una cosa per tutti, il clima è davvero impegnativo però la sensazione di essere su un alto pianeta incanta molti turisti coraggiosi che ogni anno scelgono di visitarlo.

Dove si trova il deserto Dasht-e Lut e come raggiungerlo

Il deserto Dasht-e Lut si trova nella parte sudorientale dell’Iran e tocca le province di Kerman, Sistan e Baluchestan. Il punto migliore per iniziare la sua esplorazione è da Kerman, una città che sa sorprendere per molti aspetti. Tra bazar antichi, giardini lussureggianti e un’architettura desertica dà modo di partire per questo viaggio straordinario.

Lasciandosi alle spalle Kerman ci si dirige verso il villaggio di Shadad, accesso ufficiale al Lut. Bastano poco più di due ore d’auto per iniziare a vivere la magia con una strada che si assottiglia sempre più fino a perdersi tra le dune di sabbia. Per proseguire servirà tenere la direzione Afghanistan ma suggeriamo di evitare di muoversi in solitaria; meglio farsi accompagnare da una guida esperta su un veicolo 4×4 potente.

Cubo di Zoroastro, affascinante monumento antico pieno di misteri irrisolvibili

Par : losiangelica
3 juin 2025 à 16:39

Ci sono monumenti che, oltre ad essere ricchi di fascino, racchiudono in sé misteri apparentemente irrisolvibili. È il caso del Cubo di Zoroastro, una costruzione che spicca all’interno di un antico sito archeologico. L’enigma in pietra a Naqsh-e Rostam svetta alto e austero come un faro dell’antichità. Decorato con epigrafi trilingue incise da Shapur I e dal sacerdote Kartir, parla di imperi, conquiste e battaglie contro Roma. Soprannominato “tempio del fuoco” e “casa della fondazione” nell’antichità, oggi è uno dei monumenti antichi più affascinanti ed enigmatici che esistano.

Visitare il Cubo di Zoroastro

In Iran il Cubo di Zoroastro è una vera istituzione. Incastonato tra tombe antiche di re e rilievi rupestri epici di Naqsh-e Rostam, la pietra si erge celando un segreto. Conosciuto come Cubo di Zoroastro, il Ka’ba-ye Zartosht (il nome in lingue locale) è legato a un mistero e, nonostante contrariamente molti lo credono un mausoleo del profeta o un luogo di pellegrinaggio, ha in realtà tante curiosità ad esso legate.

La struttura risale all’epoca achemenide, ma nessuno conosce il nome che aveva in origine. Durante il periodo sasanide era chiamata Bon Khānak, ovvero “la fondazione fredda”, come ci rivelano le iscrizioni incise sulle sue pareti dal sacerdote Kartir. Il nome attuale? È molto più recente; gli storici ipotizzano sia nato nel XIV secolo quando gli antichi siti in rovina venivano ribattezzati legandoli a figure religiose famose come, appunto, Zoroastro.

L’origine del nome “Ka’ba” (letteralmente “cubica”) si lega alla forma imponente e regolare dell’edificio, che richiama in tutto e per tutto un cubo. A creare un effetto wow ci pensano le pietre nere a contrasto con il bianco delle pareti, quasi a richiamare la Kaaba della Mecca, portandoli a immaginare un collegamento simbolico con il culto zoroastriano.

Il mistero del cubo di Zoroastro

La struttura è alta 15 metri e realizzata con blocchi di pietra calcarea posati senza malta su una base a gradoni; nonostante le tante ricerche e gli studi, continua a dividere storici e archeologi su quelli che erano gli usi dell’edificio. C’è chi pensa servisse come biblioteca sacra, chi lo ritiene un calendario solare, chi un mausoleo reale e chi un tempio del fuoco.

A incuriosire è il metodo di costruzione: il gigantesco cubo è fatto di mattoni senza malta, un’innovazione originale che lascia a bocca aperta. Ma non è tutto; la sentinella silenziosa si caratterizza con una scalinata di 30 gradini in pietra che conduce verso una camera interna piccola ed essenziale.

Cubo di Zoroastro in Iran
Fonte: Getty Images
Qual è il mistero del cubo di Zoroastro

Dove si trova il Cubo di Zoroastro e come arrivarci

Il Cubo di di Zoroastro è uno dei monumenti da non perdere in Iran. Il suo nome è incredibilmente evocativo, come abbiamo visto, ed è una costruzione effetto wow all’interno delle meraviglie del sito archeologico di Naqsh-e Rostam, nella provincia di Fars. La struttura squadrata, sollenne ed imponente, si vede persino dal villaggio di Zangiabad e non lontano dalle tombe rupestri dei grandi re achemenidi e ai rilievi scolpiti delle epoche elamita e sasanide.

Per raggiungerlo (attenzione, attualmente è sconsigliato viaggiare in Iran) è opportuno partire da Shiraz, cittadina vivace e storica a poco più di un’ora di auto. Ci si dirige verso nord per raggiungere prima il villaggio di Zangiabad e quindi la strada per Naqsh-e Rostam, uno dei siti archeologici più affascinanti del Paese. Il cubo si trova proprio lì. Per chi non vuole guidare un’auto noleggiata è possibile aggregarsi a numerosi tour ed escursioni che vengono programmate per i turisti.

Le cascate color rosso sangue esistono e si trovano sull’Isola di Hormuz

14 mars 2025 à 09:43

L’Isola di Hormuz, adagiata proprio nel cuore del Golfo Persico, in Iran, è un luogo di straordinaria bellezza naturale, caratterizzato da spiagge e formazioni rocciose dai colori surreali, ma non solo: tra i fenomeni più affascinanti che si possono osservare in questa destinazione, infatti, vi sono le cascate rosso sangue, un evento naturale che ha recentemente catturato l’attenzione del web grazie a spettacolari video diventati virali.

Ma cosa causa questo straordinario effetto visivo in questo splendido angolo di natura? Scopriamolo insieme.

Cosa sono le cascate rosso sangue dell’Isola di Hormuz

Le cascate rosso sangue dell’Isola di Hormuz non sono veri e propri corsi d’acqua permanenti, bensì flussi temporanei di acqua piovana (proprio per questo, dunque, non sempre osservabili) che assumono una peculiare colorazione rossastra. Questo fenomeno si verifica quando le precipitazioni scorrono sulla terra che in quel luogo è oltremodo ricca di ossidi di ferro, dilavando il terreno e tingendo l’acqua di un intenso rosso rubino. Il risultato è un effetto visivo sorprendente, che richiama l’immagine di un fiume di sangue che scorre lungo la superficie dell’isola in Iran.

L’isola di Hormuz è infatti definita come un diapiro di sale, una formazione geologica che si distingue per la presenza di antichi depositi di roccia sedimentaria e di un nucleo di salgemma. Oltre agli ossidi di ferro, responsabili come già detto della colorazione rossa del suolo e delle acque, il territorio presenta anche una varietà di minerali che contribuiscono alla sua particolare conformazione.

Dove si trovano le cascate rosso sangue

L’Isola di Hormuz si trova nel sud dell’Iran, all’ingresso dello Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo. Con una superficie di circa 42 km², l’isola appartiene alla provincia di Hormozgan ed è celebre per i suoi paesaggi spettacolari, tra cui le celebri Spiagge Rosse, che condividono la stessa origine geologica delle cascate rosso sangue.

Dall’alto, l’isola appare come una macchia colorata immersa nel blu del Golfo Persico, con sfumature che vanno dal rosso intenso al bianco del sale e al giallo dorato delle sue rocce. Il contrasto tra la terra e il mare crea uno scenario mozzafiato che attira ogni anno viaggiatori e fotografi da tutto il mondo.

Il fenomeno delle cascate rosso sangue

Come già accennato, dunque, il processo alla base delle cascate rosso sangue è del tutto naturale e trova la sua spiegazione nella composizione del suolo di Hormuz. Gli ossidi di ferro presenti nelle rocce e nella sabbia si dissolvono nell’acqua piovana, conferendo alla corrente il tipico colore rosso vivo. Questo fenomeno non è esclusivo dell’Iran: un caso simile si verifica anche in Antartide, dove le celebri Blood Falls presentano un effetto visivo molto simile, generato dall’acqua ricca di ferro che sgorga dai ghiacciai.

Oltre ad avere un impatto visivo straordinario, il terreno ricco di ossidi di ferro dell’Isola di Hormuz ha trovato applicazione in diversi ambiti. L’ocra rossa locale, chiamata golak, viene utilizzata per scopi industriali, cosmetici e persino alimentari. Tuttavia, alcuni studi hanno evidenziato la presenza di metalli pesanti nel suolo, sottolineando la necessità di monitorarne l’uso per garantire la sicurezza alimentare.

Qeshm, la paradisiaca isola del Golfo Persico che il turismo non conosce ancora

9 août 2024 à 11:46

Ha una forma insolita ed è un vero e proprio paradiso che regala paesaggi speciali e tantissime cose da vedere, stiamo parlando dell’isola di Qeshm che si trova nella zona est del Golfo Persico, nello stretto di Hormuz, quello che divide la penisola arabica dall’Iran, Paese di cui fa parte del territorio.

Tracce di questo luogo si trovano fin dal passato più antico quando era un fondamentale punto di collegamento per il commercio e, successivamente, dopo varie dominazioni da parte di Paesi occidentali, la fine della Seconda Guerra Mondiale ha sancito il suo ritorno sotto l’Iran.

Tutto quello che c’è da sapere e da vedere se si programma un viaggio sull’isola di Qeshm.

L’isola di Qeshm, a forma di delfino

A guardare le immagini dall’alto si nota subito la forma di un delfino che si allunga tra due coste: è l’isola di Qeshm, appartenente all’Iran e la più grande del Golfo Persico.

Con l sua natura e i suggestivi canyon, è anche scrigno della cultura del passato: è qui infatti che vi sono ancora i villaggi Bandari, dove si possono vedere le donne che indossano maschere che coprono il  volto. Raggiungere questo luogo significa fare un’immersione nei colori, quelli degli abiti, ma anche quelli che regala la natura. E nei sapori, dal momento che si possono gustare piatti unici.

È un luogo davvero straordinario, con tesori naturali speciali, tanto da essere dichiarata Geoparco globale dell’Unesco nel 2017. Tutto quello che si può ammirare in questo luogo.

Cosa vedere sull’isola di Qeshm nel Golfo Persico

Tra le cose più spettacolari che si possono ammirare sull’isola di Qeshm vi sono senza alcun dubbio le sue favolose formazioni geologiche, rocce che sono state modellate dal tempo e dall’erosione degli agenti atmosferici, che hanno saputo scolpire paesaggi che levano il fiato.

La Stars Valley, ovvero Valle delle Stelle, è un vero e proprio gioiello, con le rocce plasmate in forme spettacolari che ricreano un paesaggio di straordinaria bellezza. Ammirarla dall’altro e dal basso, esplorarla, permette di apprezzarne pienamente il fascino.

Le formazioni di rocce sull'isola di Qeshm nel Golfo Persico
Fonte: iStock
I panorami spettacolari dell’isola di Qeshm nel Golfo Persico

Da non perdere anche la Namakdan Salt Cave: si tratta della grotta di sale più lunga al mondo (tra quelle conosciute) e si snoda su una lunghezza di 6,5 chilometri. Pare che la sua origine possa essere fatta risalire al periodo Precambriano, quindi 540 milioni di anni fa.

Tra le altre meraviglie naturali di quest’isola vi è l’Hara Forest, la foresta di mangrovie dove si possono scorgere tantissimi uccelli migratori, ma anche altri animali. Si può visitare a bordo di un’imbarcazione ed è un’esperienza di rara bellezza.

Visto che le rocce di questa isola del Golfo Persico sono davvero straordinarie, vale la pena visitare anche ol Chahkooh Canyon con le sue forme sorprendenti modellate dal tempo, dall’acqua e dal vento. Sembra di essere stati catapultati in un sogno, ambientato in un pianeta lontano, e invece si è sulla terra e l’esperienza è indimenticabile. E poi vale la pena girare, scoprire la natura del luogo, le sue tradizioni, i sapori e vedere i tanti animali che popolano quest’area.

Le altre tappe sull’isola del Golfo Persico (ma non solo)

Da visitare anche il villaggio di pescatori Laft, dove si può entrare in contatto con la cultura tradizionale del Golfo Persico. Si trova sulla costa settentrionale dell’isola e regala scorci panoramici straordinari.

Da non dimenticare anche l’isola di Hengam che è dotata di stupende barriere coralline, la meta perfetta dunque per chi ama fare snorkeling.

Un luogo in cui la natura straordinaria e gli animali possono stupire: c’è qualche ristorante di pesce sulla spiaggia principale: tutti ottimi motivi per programmare una gita anche qui.

Laft, villaggio sull'isola di Qeshm nel Golfo Persico
Fonte: Getty Images
Il villaggio di pescatori Laft, sull’isola di Qeshm nel Golfo Persico

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