❌

Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
Aujourd’hui — 1 novembre 2026Flux principal

Nel regno segreto (e senza uomini) di Lokrum, la maledetta e meravigliosa isola di fronte Dubrovnik

1 novembre 2026 à 15:00

Proprio lì, di fronte alle possenti (e splendide) mura di Dubrovnik, sembra venire a galla dalle acque dell’Adriatico una macchia di vegetazione scura. Quella è Lokrum, una piccola isola piena di pini (tantissimi, ce ne sono davvero tantissimi), antichi monasteri e pavoni che attraversano i sentieri con assoluta disinvoltura.

Chiamata anche Lacroma e conosciuta con il romantico soprannome di Isola dell’Amore, nel corso dei secoli ha accolto monaci benedettini, sovrani, soldati francesi e aristocratici asburgici. Tanto che, tra le sue rovine, circolano ancora racconti di naufragi reali, maledizioni e morti misteriose.

Appena 72 ettari di superficie racchiudono un patrimonio naturale sorprendente, con boschi che rivestono circa il 90% del territorio. Protetta dal 1948 quale riserva speciale di vegetazione forestale, rappresenta una delle aree naturali tutelate più antiche della Croazia, al punto che il suo territorio rientra persino nell’area riconosciuta dall’UNESCO insieme al centro storico di Dubrovnik.

Breve storia dell’isola di Lokrum e le sue misteriose leggende

Le numerose testimonianze archeologiche che punteggiano questa misteriosa isola della Croazia indicano una presenza umana già in epoca preistorica. La sua storia documentata, però, prende forma soprattutto con l’arrivo dei benedettini; per la precisione nel 1023, anno in cui compare la prima menzione scritta del monastero.

Per i monaci, l’isola rappresentava un luogo di preghiera e lavoro. Accanto agli edifici religiosi coltivavano orti, vigneti, uliveti e piante medicinali. Nel 1192, invece, secondo la tradizione successe qualcosa di davvero leggendario: Riccardo Cuor di Leone, re d’Inghilterra, sarebbe stato sorpreso da una violenta tempesta durante il viaggio di ritorno dalla Terza crociata.

Stando al racconto, la sua nave trovò riparo nella baia di Skalica, angolo meraviglioso di questa stessa isola. Il sovrano avrebbe promesso di costruire una chiesa in segno di gratitudine per lo scampato pericolo. I cittadini di Ragusa lo avrebbero poi convinto a destinare il suo contributo alla cattedrale cittadina.

Ben più inquietante, invece, è la maledizione dei benedettini: si racconta che, durante la loro l’ultima notte, i religiosi abbiano percorso i sentieri con il cappuccio calato sul volto e candele accese rivolte verso il basso. Avrebbero poi pronunciato terribili parole contro i futuri proprietari, condannandoli alla sventura. Il destino, con la sua classica ironia, scatenò poi una serie di tragedie che colpì la famiglia imperiale asburgica.

Ne sono degli esempi la fucilazione di Massimiliano d’Asburgo in Messico nel 1867, la morte del principe Rodolfo a Mayerling nel 1889 e l’assassinio dell’imperatrice Elisabetta, celebre con il nome di Sissi, nel 1898.

La visita all’isola di Lokrum e le meraviglie da vedere

Pur essendo piccina, un’esplorazione dell’isola di Lokrum richiede alcune ore (soprattutto in estate, quando si può anche fare il bagno nel suo limpido mare). Dall’approdo principale di Portoč parte una rete di percorsi segnalati che attraversano boschi, radure e antichi spazi coltivati.

Uno dei maggiori punti di interesse è senza dubbio il monastero benedettino, di cui oggi però rimangono solamente le strutture della basilica romanico-gotica e alcuni ambienti conventuali. A questi si affiancano le parti del successivo monastero gotico-rinascimentale, costruito tra il XV e il XVI secolo e gravemente danneggiato dal terremoto del 1667.

Fra colonne, archi, porticati e il chiostro, si nota che sopra una delle porte c’è un’iscrizione latina che ricorda quanto la concordia permetta alle piccole cose di prosperare, mentre la discordia conduce alla rovina anche quelle grandi. L’intervento di Massimiliano aggiunse una dimora dagli elementi neoromanici, neogotici e neorinascimentali.

Al passato imperiale appartiene anche Charlotte’s Well, una vasca ovale in pietra destinata alla raccolta dell’acqua per irrigare le piante esotiche. Il monastero custodisce inoltre un legame con la serie televisiva Game of Thrones: alcune scene furono girate proprio qui. Poco distante si incontra il Giardino Botanico che si estende su 3,3 ettari e comprende un’area espositiva suddivisa in 13 settori, con circa 500 specie vegetali.

Poco oltre sorge la cappella dell’Annunciazione, edificio gotico-rinascimentale dei secoli XV e XVI, al cui interno sono conservati anche gli inginocchiatoi appartenuti a Massimiliano e alla moglie Carlotta. Salendo verso Fort Royal, la fortezza costruita dai francesi sulla sommità del colle Glavica, si ha una prospettiva totalmente diversa ma altamente affascinante di questa isola della Croazia, compreso profilo delle mura di Dubrovnik.

La salita segue anche il suggestivo Path of Paradise, il Sentiero del Paradiso, parte di un sistema di viali progettati durante il periodo asburgico e originariamente delimitati da cipressi mediterranei. E poi arriviamo a luogo più insolito per un’isola di queste dimensioni: il Mrtvo more, letteralmente Mar Morto, piccolo lago naturale di acqua salata collegato all’Adriatico attraverso cavità e passaggi sotterranei. Le sue acque, generalmente più riparate rispetto al mare aperto, sono particolarmente apprezzate per una sosta balneare.

Lungo la costa, invece, prevalgono rocce e piattaforme calcaree. La zona di Stijene è fra i punti frequentati per prendere il sole, mentre nella parte nordoccidentale si trova un’area tradizionalmente riservata al naturismo. Ah, tutto ciò che vi abbiamo raccontato è fattibile in compagnia di un gruppo di pavoni indiani, animali elegantissimi che si incontrano nei prati e nei pressi degli edifici storici (talvolta con il piumaggio completamente aperto).

Dove si trova e come arrivare

Lokrum fluttua a circa 600 metri dalla costa di Dubrovnik, davanti al suo celebre centro storico affacciato sull’Adriatico. L’isola è disabitata e priva di alberghi, con accesso regolamentato per tutelare il delicato patrimonio naturale. Il collegamento più semplice parte dal Porto Vecchio cittadino, situato ai piedi delle mura, e arriva a destinazione in circa 10 minuti di navigazione.

Per il 2026 il costo del biglietto ordinario è di 30 euro e comprende l’ingresso alla riserva e il trasferimento di andata e ritorno con il battello ufficiale. Anche chi raggiunge Lokrum con un’imbarcazione privata o un taxi boat deve acquistare il titolo d’accesso alla riserva, mantenendo la stessa tariffa ordinaria.

Partenze e orari variano secondo il periodo dell’anno e le condizioni meteorologiche. Durante la chiusura invernale l’isola rimane interdetta ai visitatori, mentre nei mesi di apertura è obbligatorio rientrare entro la partenza dell’ultima imbarcazione autorizzata.

Isola di Lokrum, Croazia
iStock
L’Isola di Lokrum vista da Dubrovnik

Sull’isola sono presenti alcuni punti di ristoro, ma conviene portare acqua, scarpe adatte ai percorsi sterrati e il necessario per una giornata all’aperto.

À partir d’avant-hierFlux principal

La fortezza da fiaba su un’isola a poca distanza dalla città: Castello di Franzensburg, tesoro austriaco

30 octobre 2026 à 15:30

Siamo abituati a pensare alle Capitali europee come un groviglio di traffico, caos e (spesso) stress quotidiano. Ma la verità è che a pochissima distanza da esse (in alcune circostanze) si sviluppano posti che sono incredibilmente il contrario. È ciò che succede a meno di 20 km da Vienna, dove su una piccola isola, collegata alla terraferma da ponti e da un traghetto, si innalza il fiabesco Castello di Franzensburg.

Sì, è davvero un mondo a parte rispetto alla città, un tesoro voluto da un imperatore sul finire del XVIII secolo per dare forma alla propria idea di Medioevo. Siamo a Laxenburg, all’interno di uno dei più importanti parchi paesaggistici austriaci. Intorno alla fortezza, infatti, si estendono circa 250 ettari di prati, boschetti, corsi d’acqua e sentieri, organizzati secondo il gusto dei giardini all’inglese.

Tra ponticelli, piccoli templi e scorci studiati per sorprendere, l’ambiente sembra preparare lentamente all’incontro con l’edificio più singolare dell’intera tenuta. Vi basti pensare che il suo soprannome è “Il piccolo scrigno d’Austria” e che è uno degli esempi più affascinanti del romanticismo architettonico del Paese.

Breve storia del Castello di Franzensburg

Sul finire del ‘700, quando Laxenburg era già da secoli una località particolarmente amata dagli Asburgo, la dinastia decise di trasformare una sua proprietà in un importante luogo di villeggiatura e rappresentanza. In particolare fu una scelta dell’imperatore Francesco II, che desiderava creare un grande giardino all’inglese pieno di prospettive irregolari, vegetazione e architetture decorative.

I lavori iniziarono nel 1798, su progetto dell’architetto Johann Ferdinand Hetzendorf von Hohenberg, ma nel corso del tempo ci furono successivi ampliamenti che conferirono al complesso buona parte dell’aspetto di cui possiamo godere oggi. Quello, però, era un periodo in cui l’Europa subiva i disagi delle guerre napoleoniche, e per questo il castello divenne progressivamente uno strumento per raccontare la continuità del potere asburgico, attraverso ritratti, simboli e riferimenti ai grandi protagonisti della famiglia.

Uno degli aspetti più curiosi è proprio il fatto che, anziché limitarsi a riprodurre decorazioni antiche, i progettisti recuperarono parti originali di monasteri, chiese e residenze aristocratiche, come soffitti, rivestimenti e vetrate provenienti da edifici storici, trasferiti poi a Laxenburg e inseriti nella nuova costruzione.

Questi elementi vengono chiamati spolia, termine utilizzato per indicare frammenti architettonici riutilizzati in contesti differenti. Si tratta di una scelta che rende Franzensburg una sorta di museo costruito con pezzi autentici del passato, pur sollevando oggi interrogativi sulla sottrazione di tali opere ai rispettivi luoghi d’origine.

Anche l’area circostante fu trasformata in un quartiere cavalleresco, il Rittergau, con un terreno destinato idealmente ai tornei, monumenti dedicati ai cavalieri e ponti gotici. Contemporaneamente, sotterranei, stanze cavalleresche e ambienti dall’aspetto enigmatico furono concepiti per suscitare curiosità e meraviglia.

Un dettaglio storico rende la vicenda ancora più interessante: la cappella venne consacrata il 15 ottobre 1801 e pochi giorni dopo iniziarono le prime visite guidate. Il castello, infatti, fu pensato per essere mostrato al pubblico, al posto di diventare una vera abitazione imperiale.

Visita al Castello di Franzensburg e cosa vedere

Dopo aver attraversato il grande parco di Laxenburg, la sagoma di questa incantevole fortezza d’Austria appare tra gli alberi e si riflette nelle acque del lago artificiale. Non vi sorprenderà dunque sapere che uno dei modi più emozionanti per avvicinarsi è utilizzare un piccolo traghetto che conduce verso l’isola (quando attivo).

Da quella specifica prospettiva, infatti, le torri si sovrappongono, le mura sembrano venire a galla direttamente dall’acqua e i profili dei tetti cambiano a seconda del punto di osservazione. Una volta raggiunto il complesso, la visita prosegue attraverso ambienti che raccontano la storia degli Asburgo anche se, ed è giusto saperlo, gli interni sono accessibili esclusivamente mediante tour guidati.

Il primo percorso interessa 18 sale storiche e permette di osservare gli arredi, le opere d’arte e i dettagli architettonici. Impossibile non rimanere ammaliata dalla Sala del Trono, che si mostra a chi vi entra con un elaborato soffitto ligneo, grandi portali e un trono dorato rivestito di velluto rosso. Accanto a questa si trovano la Sala degli Asburgo e quella di Lorena, dedicate alle famiglie dinastiche attraverso statue, dipinti e richiami genealogici.

Merita particolare attenzione anche la Sala da Pranzo, che è un pullulare di vetrate colorate e decorazioni architettoniche. Non sono da meno i soffitti lignei recuperati dall’abbazia di Zwettl e dalla fortezza di Rappottenstein, oltre agli antichi rivestimenti provenienti dalla Capella Speciosa di Klosterneuburg, risalenti a oltre 800 anni fa.

Poi ci sono la Camera della Castellana, la Sala delle Armi, gli ambienti dedicati agli scudieri e persino una prigione, tutti spazi impreziositi da armature, oggetti e decorazioni.

Il secondo itinerario conduce invece sulla Torre Alta, l’Hoher Turm, attraverso una salita di 165 gradini. Il percorso comprende anche il passaggio sopra i tetti della fortezza lungo un camminamento merlato da cui poter ammirare da vicino la complessa articolazione dell’edificio.

Dall’alto, la vista si apre a 360 gradi sul parco e sul territorio circostante. Nelle giornate limpide si distinguono i rilievi dello Schneeberg, il Bosco Viennese e altre montagne della Bassa Austria. Sotto la torre, il lago rivela la forma dell’isola artificiale e l’organizzazione dei giardini.

Castello e parco di Franzensburg, Austria
iStock@azoth22
Castello e parco di Franzensburg, due gioielli

Entrambe le visite durano circa 50 minuti e i titoli d’accesso si possono acquistare online oppure presso il negozio del museo, situato nel cortile della fortezza. Bisogna essere consapevoli, però, che la disponibilità dei posti è limitata, soprattutto per il percorso panoramico (che, tra le altre cose, si svolge solo con condizioni climatiche favorevoli).

Prima o dopo la visita vale la pena dedicare tempo al paesaggio circostante. Il parco custodisce infatti altri elementi del progetto imperiale, tra cui il Ponte dei Leoni, piccoli edifici ornamentali e laghetti che fanno respirare a pieni polmoni l’atmosfera dei grandi giardini aristocratici europei.

Dove si trova e come arrivare

Il Castello di Franzensburg si trova a Laxenburg, nella Bassa Austria, a circa 20 chilometri dal centro di Vienna. In automobile occorrono indicativamente 30 minuti, seguendo l’autostrada A2 e utilizzando l’uscita Wiener Neudorf. Il riferimento principale per il navigatore è Schlossplatz 1, 2361 Laxenburg, indirizzo dell’ingresso principale del parco.

Sono disponibili tre aree di parcheggio gratuite, identificate dalle sigle P1, P2 e P3. La prima si trova presso l’accesso principale, mentre le altre sono situate lungo Münchendorferstraße.

Chi preferisce i mezzi pubblici può partire dalla stazione centrale di Vienna, Wien Hauptbahnhof, e utilizzare l’autobus 200 diretto a Laxenburg Franz-Josephs-Platz. Il tragitto dura quasi 30 minuti, seguiti da pochi minuti a piedi fino all’ingresso del giardino. Ulteriori collegamenti permettono di raggiungere la località da Mödling e Wiener Neudorf.

Apocalypse Z: Il nuovo mondo, le location paradisiache tra spiagge vulcaniche e acque cristalline

28 octobre 2026 à 17:30

Dal 30 ottobre 2026, in tempo per Halloween e per festeggiare con un’apocalisse zombie il periodo più spaventoso dell’anno, è disponibile su Prime Video l’attesissimo sequel di Apocalypse Z. Tratto come il primo dai romanzi di Manel Loureiro, questo secondo capitolo continua nella costruzione di un universo distopico, segnato da una misteriosa pandemia e dal tentativo di sopravviverle che mette tutti contro tutti.

Sullo sfondo, quasi per contrasto, una natura rigogliosa e florida e paesaggi mozzafiato che, inquadratura dopo inquadratura, non smettono di stupire e per molti versi rassicurare lo spettatore: le location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo si trovano per la gran parte infatti in un arcipelago paradisiaco, molto amato dai viaggiatori e non solo.

Di cosa parla

Dopo che, in Apocalypse Z: L’inizio della fine, il misterioso virus TSJ ha scatenato una pandemia e segnato di fatto la fine del mondo per come lo abbiamo sempre conosciuto, le Isole Canarie sono rimaste l’unico posto in Europa apparentemente immune dalla malattia e dall’orrore che ne è seguito: una sorta di rifugio per i pochi superstiti. Nel secondo capitolo del film, diretto da Carles Torrens, una missione speciale parte alla volta della Spagna continentale per fare rifornimenti di munizioni e altri beni di prima necessità.

Il secondo capitolo di "Apocalypse Z" è ora disponibile su Prime Video
Ufficio stampa Amazon
Una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Al gruppo si unisce anche Roberto (Carlos Alcaide): le sue motivazioni sono, però, decisamente più sospette di quelle degli altri e rischiano di mettere a repentaglio il successo dell’intera missione. Mentre affrontano città devastate, orde di infetti, imprevisti e pericoli di ogni genere così i protagonisti di Apocalypse Z: Il nuovo mondo sono costretti a fare i conti con una domanda più esistenziale: quanto sono disposti a rischiare per salvare ciò che resta dell’umanità?

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo": il sequel tanto atteso è disponibile su Prime Video
Ufficio stampa Amazon
Un’altra scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Dov’è stato girato il film

Le location di Apocalypse Z: Il nuovo modo sono anche per ragioni narrative in gran parte diverse da quelle del prequel. Diventato in poco tempo il film originale di Prime Video più visto a livello globale, il primo Apocalypse Z era stato girato a Vigo e in altre zone della Galizia. Tra i luoghi dov’è stato girato il secondo Apocalypse Z ci sono invece soprattutto le Isole Canarie, oltre che la Spagna continentale.

Le Canarie

L’arcipelago delle Canarie, con la sua natura imponente e ancora in gran parte incontaminata, non poteva che essere il candidato naturale a interpretare l’unico luogo rimasto immune dal virus e dai suoi effetti sociali. A convincere Torrens e la sua troupe deve essere stata anche la straordinaria varietà di paesaggi che, in questi anni, ha fatto delle Isole Canarie una delle destinazioni europee preferite dalle produzioni cinematografiche: alle Canarie è possibile trovare, spostandosi solo di pochi chilometri, spiagge bianche e con acqua cristallina e spiagge nere di origine vulcanica, scogliere a picco sul mare e paesaggi più dolci come quelli delle fitte foreste di lauri, villaggi coloniali e moderni scenari industriali.

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo" è stato girato nelle Isole Canarie
iStock
Gli affascinanti paesaggi delle Canarie

Ci sarebbero location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo in varie isole dell’arcipelago: Tenerife, Gran Canaria, La Palma solo per citare le principali.

Spagna continentale

La seconda parte di Apocalypse Z, come anticipato, è stata girata, almeno per le scene che riguardano la missione speciale in cui sono impegnati i protagonisti, anche nella Spagna continentale. Non si conoscono dettagli, però, su quali zone la produzione abbia scelto come location.

Dov'è stato girato "Apocalypse Z: Il nuovo mondo": le location in Spagna
Ufficio stampa Amazon
Ancora una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Re Carlo alla scoperta dei Caraibi: il viaggio reale tra isole da sogno, natura e storia

28 octobre 2026 à 13:34

Un viaggio tra spiagge paradisiache, foreste tropicali e luoghi che custodiscono pagine importanti della storia britannica. Re Carlo III è tornato nei Caraibi per un tour ufficiale che, dal 27 ottobre al 4 novembre 2026, lo porterà alla scoperta di tre Paesi del Commonwealth: Bahamas, Guyana e Antigua e Barbuda. Ma non è tutto così piacevole come sembra, perché dietro al tour si nascondono dei compiti diplomatici molto interessanti.

D’altra parte, però, non si tratta soltanto di una visita istituzionale. Il viaggio rappresenta anche un’occasione per accendere i riflettori su alcune delle destinazioni più affascinanti della regione, tra biodiversità, tradizioni locali e testimonianze del passato coloniale. Un passato che continua a suscitare interrogativi e richieste di riconoscimento delle responsabilità storiche della monarchia britannica.

Il viaggio di Re Carlo ai Caraibi

La prima tappa del tour reale è Nassau, capitale delle Bahamas, arcipelago conosciuto per le sue acque turchesi, le spiagge bianchissime e l’architettura coloniale dalle tonalità pastello. Qui il sovrano partecipa a incontri dedicati alle nuove generazioni, alla tutela ambientale e alla valorizzazione delle comunità locali. Il programma comprende anche una visita a Parliament Square, uno dei luoghi simbolo della capitale, dove gli edifici rosa raccontano ancora oggi l’eredità britannica.

Il programma prevede inoltre una tappa a Clifford Park, dove il sovrano assisterà a esibizioni dei giovani bahamensi, e una visita a un sito del Bahamian National Trust, dedicata ai progetti di recupero degli habitat naturali e protezione della fauna selvatica. A Parliament Square e Bay Street è prevista anche una tradizionale parata Junkanoo, tra musica, danze e spettacolari costumi colorati. Non mancheranno una visita alla base navale di Coral Harbour e un incontro con le comunità locali presso Government House.

Dalle atmosfere caraibiche delle Bahamas, il viaggio proseguirà verso la Guyana, sulla costa settentrionale dell’America del Sud. Una destinazione meno conosciuta dal turismo internazionale, ma caratterizzata da una straordinaria ricchezza naturalistica.

A Georgetown, capitale del Paese, Re Carlo prenderà parte a incontri dedicati alla biodiversità e alla conservazione ambientale. Tra le tappe previste figura anche il celebre Seawall, la storica barriera che protegge la città dall’Oceano Atlantico. La visita assume inoltre un significato diplomatico particolare: nel 2026 ricorrono infatti i 60 anni delle relazioni bilaterali tra Guyana e Regno Unito. Tra gli appuntamenti figura inoltre la Global Biodiversity Alliance Conference, occasione per approfondire le sfide legate alla tutela degli ecosistemi. Il programma comprende anche incontri con le comunità indigene, protagoniste della conservazione del patrimonio naturale e culturale della Guyana.

Antigua e Barbuda, l’ultima tappa del tour reale

Il viaggio si concluderà ad Antigua e Barbuda, tra le destinazioni più suggestive dei Caraibi orientali, celebri per le baie incontaminate, le spiagge e la cultura creola. Qui Re Carlo sarà affiancato dalla regina Camilla in occasione del Commonwealth Heads of Government Meeting, il vertice che riunisce i rappresentanti dei Paesi membri dell’organizzazione.

Il programma comprenderà anche le celebrazioni per l’indipendenza nazionale, con una parata al Sir Vivian Richards Stadium, oltre a incontri dedicati ancora una volta alla sostenibilità e allo sviluppo economico. Ma dietro le immagini da cartolina si nasconde una questione ben più complessa. La visita avviene mentre cresce la richiesta di scuse ufficiali per il coinvolgimento britannico nella tratta transatlantica degli schiavi.

Tra gli appuntamenti in programma figura anche lo Sticky Wicket Economic Forum, dedicato allo sviluppo economico e alle opportunità di crescita della regione. Il sovrano prenderà inoltre parte alle celebrazioni per l’indipendenza di Antigua e Barbuda, con una parata al Sir Vivian Richards Stadium, uno dei luoghi simbolo dell’isola, conosciuto soprattutto per ospitare importanti incontri internazionali di cricket.

La segretaria generale del Commonwealth, Shirley Botchwey, ha pertanto invitato il sovrano a considerare un riconoscimento formale delle responsabilità storiche, mentre resta aperto il dibattito sulle riparazioni economiche. Il tour diventa così un viaggio tra le bellezze dei Caraibi e le contraddizioni della loro storia, dove il fascino delle destinazioni incontra il difficile confronto con il passato coloniale.

Un borgo fuori dal comune: Scheendijk è costruito sui isole sottilissime, canali e casette affacciate sull’acqua

25 octobre 2026 à 11:00

Non è di certo una novità che nei Paesi Bassi l’acqua abbia modellato il territorio per secoli. C’è un piccolo luogo però (ancora poco noto) in cui sembra che questa si sia davvero divertita a disegnare qualcosa di particolarmente unico nel suo genere. Parliamo di Scheendijk, un villaggio pieno di sottilissime strisce di terra che si allungano tra canali paralleli, mentre piccole abitazioni si affacciano direttamente sulle rive e le barche trovano posto davanti alle case. Osservato dall’alto, questo angolo della provincia di Utrecht assomiglia a un mosaico geometrico, fatto di rettangoli verdi, superfici argentate e minuscoli giardini.

Con la dovuta attenzione ci si rende conto che alcune costruzioni sorgono su lembi di terreno così stretti da lasciare pochissimo spazio tra una sponda e l’altra, e che ci sono altre (quasi) completamente circondate da alberi e canneti, con piccoli moli in legno utilizzati per raggiungere l’acqua.

Dietro questo scenario apparentemente spontaneo si nasconde però una storia fatta di lavoro, trasformazioni del paesaggio e inevitabile ingegno umano.

Cosa vedere a Scheendijk

Uno degli aspetti più curiosi di questo villaggio dei Paesi Bassi è che le sue principali attrazioni appartengono al paesaggio stesso: lungo le rive convivono testimonianze dell’antica attività estrattiva, porticcioli turistici e ambienti naturali decisamente particolari.

Le Kievitsbuurten, le incredibili strisce di terra tra i canali

Il luogo più caratteristico della zona è rappresentato dalle Kievitsbuurten, un paesaggio acquatico considerato particolarmente raro nel panorama europeo. Di primo impatto sembrano minuscole isole artificiali disposte in file ordinate, ma in verità sono ciò che resta di un’antica attività di estrazione della torba.

Per secoli, il sottosuolo paludoso della regione venne sfruttato per ricavare questo materiale organico, utilizzato principalmente come combustibile. I lavoratori scavavano nel terreno saturo d’acqua e accumulavano la torba estratta su fasce di suolo lasciate intatte, affinché potesse asciugarsi.

Oggi sono un reticolo di canali che separano appezzamenti lunghi e stretti, alcuni occupati da piccole case per le vacanze, altri ricoperti di vegetazione. Quindi, in tutto ciò, le proprietà private si alternano naturalmente ad aree destinate alla tutela ambientale, poiché l’erosione delle sponde minaccia le strisce più sottili.

I porticcioli lungo la Scheendijk

La strada che dà il nome alla località attraversa un ambiente profondamente legato alla nautica. Lungo il suo percorso si incontrano diversi porticcioli, cantieri, pontili e strutture dedicate al turismo. Tra questi merita una menzione il porto turistico Van Heusden Watersport, al civico 24, con circa 150 posti barca estivi.

Il panorama conserva un’identità marcatamente olandese: scafi ormeggiati lungo passerelle, piccoli edifici destinati alla manutenzione delle imbarcazioni e case per le vacanze.

I Loosdrechtse Plassen, la grande distesa d’acqua

Poco oltre il labirinto di canali si aprono i Loosdrechtse Plassen, un sistema di cinque laghi collegati tra loro. Il panorama alterna zone aperte, isole, canneti e rive alberate, mentre le barche a vela attraversano le distese lacustri e piccole imbarcazioni esplorano i passaggi più raccolti.

Loosdrechtse Plassen, Paesi Bassi
iStock
Casette affacciate su Loosdrechtse Plassen

La zona viene talvolta definita Watertuin van Nederland, ovvero il Giardino d’Acqua dei Paesi Bassi, un soprannome che richiama la particolare combinazione tra ambienti naturali e paesaggio modellato dall’uomo.

Fort Tienhoven, la fortezza nascosta nella vegetazione

Nei dintorni di Scheendijk si trova anche Fort Tienhoven, una fortificazione costruita tra il 1848 e il 1850 lungo la Nieuweweg. La struttura appartiene alla Nieuwe Hollandse Waterlinie, il sistema difensivo olandese crato per proteggere una parte del Paese attraverso l’allagamento controllato di vaste porzioni di territorio.

Attualmente è circondato dalla vegetazione e costituisce anche un rifugio per i pipistrelli. L’accesso al suo interno è generalmente vietato, salvo particolari escursioni organizzate.

Breukelen e le dimore storiche sul fiume Vecht

A circa 3 chilometri da Scheendijk si raggiunge Breukelen, cittadina attraversata dal fiume Vecht. Il centro storico introduce un volto diverso della zona, puntellato di edifici tradizionali, ponti e antiche residenze signorili.

Una delle testimonianze più importanti è Gunterstein, una dimora storica ricostruita nel XVII secolo dopo la distruzione della precedente fortificazione durante l’invasione francese del 1672.

Cosa fare a Scheendijk

Il villaggio di Scheendijk è una destinazione particolarmente adatta a chi desidera dedicare del tempo all’esplorazione di un territorio profonamente connesso con l’acqua.

  • Noleggiare una barca elettrica o una piccola imbarcazione a motore: in modo da poter esplorare i canali e raggiungere i Loosdrechtse Plassen.
  • Esplorare i canali in canoa: le imbarcazioni leggere di questo tipo consentono di avvicinarsi alle rive e ammirare la vegetazione da una prospettiva particolarmente suggestiva (occorre però rispettare le limitazioni previste nelle aree naturali protette).
  • Dedicarsi alla fotografia paesaggistica: le sottili fasce di terreno, le casette riflesse nell’acqua e i pontili danno vita a composizioni insolite.
  • Fare un’escursione in bicicletta: le strade della regione permettono di attraversare piccoli centri abitati, aree agricole e tratti vicini al fiume Vecht.
  • Provare la vela sui Loosdrechtse Plassen: le ampie superfici dei laghi sono frequentate dagli appassionati di navigazione sportiva.
  • Osservare gli uccelli acquatici: i canneti e le sponde più tranquille ospitano diverse specie legate agli ambienti umidi, tra cui uccelli tipici delle zone ricche di giunchi e vegetazione ripariale.

Dove si trova e come arrivare

Scheendijk si trova nei Paesi Bassi centrali, nella provincia di Utrecht, all’interno del comune di Stichtse Vecht, in una posizione favorevole per esplorare la regione compresa tra Amsterdam e Utrecht. Il mezzo più pratico per raggiungerla è l’automobile: dall’autostrada A2, che collega Amsterdam a Utrecht, si può uscire in direzione Breukelen e proseguire verso est fino alla Scheendijk.

Chi preferisce i mezzi pubblici può utilizzare la stazione ferroviaria di Breukelen, servita dai collegamenti regionali. Per raggiungere l’area dei porticcioli occorre poi organizzare il trasferimento finale, eventualmente in bicicletta o taxi (sottolineiamo che è opportuno verificare in anticipo le possibilità di trasporto disponibili).

L’incredibile storia dell’aeroporto che sta sprofondando nel mare

18 octobre 2026 à 16:00

Atterrare in un aeroporto che sta lentamente sprofondando può sembrare l’inizio di un film catastrofico, eppure in Giappone è una realtà con cui gli ingegneri fanno i conti da decenni. Si tratta del Kansai International Airport, lo scalo che serve Osaka e altre importanti città della regione, costruito su un’isola artificiale nella baia di Osaka.

Un aeroporto costruito in mezzo al mare

Inaugurato il 4 settembre 1994, il Kansai International Airport è stato realizzato a circa 5 chilometri dalla costa, su un’isola ottenuta attraverso il riempimento di una porzione di mare. La scelta rispondeva così a due esigenze: soddisfare la crescente domanda di trasporto aereo nella regione e ridurre l’inquinamento acustico nelle aree abitate.

Nel 2007 è entrata in funzione anche la seconda isola artificiale, la quale ospita un’ulteriore pista. Il progetto, ambizioso dal punto di vista ingegneristico, si è però confrontato fin dall’inizio con una difficoltà: il fondale marino è composto da strati di argilla che si comprimono sotto il peso dei milioni di metri di cubi di materiale utilizzati per costruire le isole.

Perché l’aeroporto continua ad abbassarsi

Il fenomeno si chiama subsidenza ed è legato al progressivo consolidamento del terreno. In sostanza, il peso dell’isola comprime gli strati di argilla sottostanti, facendo fuoriuscire lentamente l’acqua contenuta nel suolo; il terreno si compatta e la superficie si abbassa.

Il gestore dell’aeroporto, Kansai Airports, pubblica periodicamente i dati raccolti attraverso una rete di punti di misurazione. Gli ultimi disponibili, aggiornati a dicembre 2025, indicano un abbassamento medio complessivo di 13,72 metri per la prima isola e 17,67 metri per la seconda, considerando anche il periodo di costruzione. Per la prima isola, la subsidenza media registrata nell’ultimo anno è stata di circa 5 centimetri; per la seconda, di 20 centimetri. Non si tratta quindi di un cedimento improvviso, bensì di un processo geologico lento, previsto già in fase di progettazione e ancora in corso.

Le soluzioni per evitare che sprofondi

Per gestire il fenomeno, gli ingegneri hanno adottato diverse contromisure. Ad esempio, durante la costruzione sono state utilizzate tecniche di miglioramento del terreno, come i drenaggi in sabbia, per accelerare il consolidamento degli strati più superficiali.

Anche le infrastrutture vengono adattate nel tempo: le dighe perimetrali sono state rialzate per contrastare il rischio di inondazioni e vengono adeguate in funzione dell’abbassamento del terreno.Per correggere eventuali inclinazioni degli edifici, invece, si ricorre a sistemi di sollevamento con martinetti idraulici, che consentono di riallineare le strutture intervenendo sulle singole colonne.

Un equilibrio da mantenere nel tempo

Il caso del Kansai International Airport dimostra quanto possa essere complesso costruire infrastrutture su terreni artificiali. La subsidenza non è stata eliminata, ma viene misurata e gestita attraverso interventi continui, dalla manutenzione delle strutture alla protezione contro le mareggiate. Nonostante il terreno abbia ceduto di oltre 17 metri in determinate aree, il fenomeno è monitorato costantemente, dunque non significa che l’aeroporto sia destinato a scomparire nel mare.

La sfida oggi non consiste nell’impedire un ulteriore abbassamento, quanto nel garantire che piste, terminal e collegamenti continuino a funzionare in sicurezza mentre il terreno si assesta. Un lavoro ingegneristico, ma destinato a proseguire ancora a lungo.

Bocas del Toro, scoprire la bioluminescenza nelle isole tesoro di Panama

7 octobre 2026 à 16:00

Panama, per tutto il mondo, significa Canale: la piccola repubblica centroamericana, quattro milioni di abitanti, custodisce infatti la via più veloce di transito per le navi commerciali tra l’Oceano Atlantico e quello Pacifico, grazie agli 82 chilometri di scavi, chiuse e dighe che costituiscono il passaggio. Tuttavia, c’è molto di più da scoprire e visitare in questo angolo di Caraibi che non limitarsi alla pur interessante scoperta di questa opera dell’ingegno umano.

Una delle destinazioni da non perdere, ad esempio, è l’arcipelago di Bocas del Toro, non lontano dal confine con il Costa Rica: oltre 250 tra isole, isolette, isolotti e cayos di vario genere nel nordovest del paese, oggetto di un variegato ma mai eccessivo flusso turistico interessato soprattutto a godere della straordinaria natura celata tra le spiagge e i boschi di mangrovie. Una delle principali attrattive è costituita dalla bioluminescenza, un’esperienza rara di cui poter godere dopo il tramonto a bordo di una barca: i dinoflagellati, minuscoli organismi monocellulari, emettono un lampo di luce blu quando avvertono un movimento nell’acqua e producono questo spettacolo naturale, da godere nelle notti senza luna.

Panama come destinazione turistica

Per molto tempo Panama è stata considerata soprattutto una terra di passaggio. Stretto lembo di terra che unisce le due Americhe e separa Atlantico e Pacifico, è noto in tutto il mondo per il suo Canale, come detto.

Le cose, tuttavia, sembrano in rapido mutamento e un crescente flusso turistico, interessato non solo al passaggio da un lato all’altro del continente americano, sta incominciando ad arrivare nel paese. L’attrattiva per i turisti esteri è la varietà di esperienze di cui si può godere, pur visitando un paese relativamente piccolo. A Ciudad de Panama, la moderna capitale del paese, si fondono un’anima contemporanea, con i grattacieli affacciati sul Pacifico, e lo storico quartiere di Casco Viejo, riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Nell’entroterra occidentale si trovano le montagne fresche di Boquete e della provincia di Chiriquí. Nella parte nordorientale ci sono le spiagge di Guna Yala, terra abitata dal popolo indigeno Guna. Due coste, due oceani, un entroterra ricco di corsi d’acqua e foreste, e una quantità di isole e isolotti completano il quadro, con l’arcipelago di Bocas del Toro come punta di diamante.

zapatilla isola di bocas del toro
Sergi Reboredo/VW PICS/Universal Images Group via Getty Images
Le spiagge caraibiche delle isole di Bocas del Toro

Dove si trova l’arcipelago di Bocas del Toro e come arrivare

L’arcipelago di Bocas del Toro si trova nel nordovest di Panama, sulla costa caraibica, vicino al confine con il Costa Rica. Le principali isole che lo compongono sono Isla Colón, dove sorge il capoluogo Bocas Town, Carenero, Solarte, Bastimentos, San Cristóbal, Isla Popa e Cayo Agua. Inoltre centinaia di isolotti e altre piccole isole tempestano quest’area di Oceano Atlantico. Fu a queste coste che approdò Cristoforo Colombo nel 1502, durante il quarto e ultimo viaggio verso il Nuovo Mondo, e a Bastimentos diede un nome che in spagnolo significa provviste, perché l’isola servì a rifornire la sua flotta.

Il modo più rapido per arrivare a Bocas del Toro è l’aereo. Isla Colón, la più grande e la più turistica dell’arcipelago, possiede un piccolo aeroporto a circa un’ora di volo da Ciudad de Panama. Isla Colón è collegata anche ad Almirante, piccola città sulla costa di fronte all’arcipelago, attraverso il cosiddetto water taxi, un collegamento marittimo di circa mezz’ora con partenze frequenti durante il giorno.

Una volta raggiunte le isole ci si sposta tra l’una e l’altra esclusivamente in barca.

Sebbene il clima tropicale mantenga caldo per tutto l’anno, i mesi migliori per visitare le isole sono quelli di settembre e ottobre. Si tratta del momento relativamente più asciutto e con un mare tendenzialmente più calmo, anche se è difficile che la pioggia stia a lungo lontana dai cieli panamensi.

Cosa fare e cosa vedere a Bocas del Toro

Il cuore dell’esperienza a Bocas del Toro è l’escursione notturna in barca per essere testimoni dell’incredibile fenomeno della bioluminescenza. Per poter essere abbastanza fortunati da vederla, si devono sfruttare le notti senza luna nel cielo, e pertanto pianificare il proprio viaggio secondo il ciclo lunare.

Attraverso visite guidate, si esce in barca in gruppi ridotti per raggiungere alcune piccole baie riparate, dove ogni movimento dell’acqua funziona come un interruttore per accendere tante piccole luci azzurre e blu, come uno sciame di lucciole che si illuminano all’unisono, o come una polvere di stelle azzurra che si scioglie tra le onde. L’esperienza comprende nuotare con maschera e boccaglio in queste aree, mentre l’acqua si accende ad ogni movimento. Si tratta di un’esperienza davvero magica, dalla spiegazione scientifica meno romantica di quanto non lo sia lo spettacolare effetto esteriore: la luminescenza è prodotta da un particolare tipo di fitoplancton, i dinoflagellati; si tratta di organismi monocellulari che, quando ricevono un impulso meccanico o un movimento dell’acqua, innescano un enzima chiamato luciferasi, il quale agisce sulla luciferina, una piccola molecola capace di trasformare l’energia chimica in luce visibile. Questo bagliore, a livello naturale, si ritiene che serva come meccanismo di difesa per spaventare o confondere i predatori, ma nelle notti scure nel cuore dei Caraibi, tra isole selvagge coperte di mangrovie e il calmo mare interno all’arcipelago, regala momenti di bellezza ultraterrena.

Tra le altre attrattive dell’arcipelago c’è il Parco Nazionale Marino di Bastimentos, istituito nel 1988 e indicato come il primo parco marino del paese. Protegge circa 13mila ettari tra foresta, mangrovie e barriera corallina, con quasi ottanta specie di coralli. Ne fanno parte i Cayos Zapatilla, due isolotti disabitati di sabbia chiara e palme, tra le mete più visitate dell’area e ideali per lo snorkeling.

bocas del toro panama
Lorenzo Calamai
Spiagge bianche e selvagge, mare blu e un orizzonte magico

Sul lato caraibico di Bastimentos, invece, si trovano spiagge stereotipicamente caraibiche come Wizard Beach e Red Frog Beach, con quest’ultima che deve il nome alle minuscole rane velenose rosse che vivono nella foresta vicina. Tra le mangrovie di Salt Creek, all’estrema punta orientale dell’isola, si possono invece avvistare bradipi e scimmie.

I bradipi sono un animale particolarmente numeroso in alcune aree dell’arcipelago. Se ne trovano molti a Bastimentos, ma anche a Isla Popa, anche se le probabilità più alte di avvistare questo timido e appartato animale arroccato sulle cime degli alberi è a Isla de los Perezosos, chiamata proprio Sloth Island, un piccolo isolotto vicino Isla Colón destinazione di diversi tour guidati.

bradipo panama
123RF
Il bradipo tridattilo è il più diffuso a Bocas del Toro

Sulla grande Isla Colón, inoltre, ci sono diverse spiagge degne di nota: Playa Estrella, sulla costa nordoccidentale, è caratterizzata dalle stelle marine che riposano sui fondali bassi e trasparenti; anche Dolphin Bay è un nomen omen, trattandosi di una baia circondata da mangrovie dove vivono numerosi delfini per buona parte dell’anno.

Valgono assolutamente la pena tutte le escursioni giornaliere organizzate dagli operatori locali per raggiungere altre isole dell’arcipelago come Isla Solarte e Coral Cay, due delle destinazioni più gettonate per uno snorkeling memorabile, tra banchi di pesci coloratissimi e coralli dalle forme ardite.

Infine, tra un’escursione e l’altra non è da trascurare la visita della città di Bocas del Toro, comunemente chiamata Bocas Town o semplicemente Bocas, la città di riferimento dell’arcipelago, al margine meridionale di Isla Colón. Qui si incontrano eredità caraibiche e tracce delle comunità indigene delle isole, oltre a essere sostanzialmente l’unico vero abitato delle isole, con strutture ricettive, ristoranti, bar e una vera e propria vita cittadina.

Perché prenotare un viaggio da sogno alle Isole Faroe proprio adesso

Par : elenausai10
17 septembre 2026 à 13:00

Se le Isole Faroe sono sempre state nella vostra lista dei desideri, ma vi hanno sempre frenato le rotte complicate per arrivarci, questo è il momento giusto per cambiare idea. Dal 17 settembre 2026 si aprono le prenotazioni per una novità che renderà l’arcipelago molto più accessibile ai viaggiatori italiani: il primo collegamento aereo diretto tra Italia e Faroe.

Atokos, l’isola greca senza abitanti diventata celebre per i maiali selvatici in spiaggia

16 septembre 2026 à 15:00

Nel Mar Ionio esiste una piccola isola privata che negli ultimi tempi è diventata una delle mete più insolite della Grecia. Si chiama Atokos e si trova nei pressi di Itaca, tra le isole dello Ionio. È un territorio disabitato dall’uomo, caratterizzato da una costa prevalentemente rocciosa, piccole baie e acque trasparenti. A renderla famosa, però, non sono soltanto il paesaggio e la sua posizione appartata, ma alcuni abitanti molto particolari: gruppi di maiali selvatici che si muovono liberamente lungo le coste e arrivano fino al mare.

Foto e video degli animali sono diventati virali sui social network, portando Atokos all’attenzione di viaggiatori provenienti da diversi Paesi. L’isola, un tempo conosciuta soprattutto da chi navigava nello Ionio, è oggi inserita negli itinerari di numerose escursioni in barca.

Widow’s Bay, le location reali della serie vincitrice di 14 Emmy Awards

15 septembre 2026 à 14:00

Con 14 premi assegnati su 19 candidature Widow’s Bay è stata la vera protagonista della cerimonia degli Emmy Awards 2026. L’horror comedy di Apple TV, da poco rinnovata per la seconda stagione, è stata premiata come miglior serie comica, per l’interpretazione da protagonista di Matthew Rhys e quelle da non protagonisti di Kate O’Flynn e Stephen Root, oltre che per la regia di Hiro Murai e la sceneggiatura di Katie Dippold e in numerose categorie tecniche.

Ambientata in un’isola del New England infestata da presenze misteriose, Widow’s Bay ha location tutte da esplorare, ma che in parte suoneranno familiari agli amanti delle storie di paura.

Di cosa parla

Tom Lofits (Matthew Rhys) è il sindaco di una remota isola del New England: nonostante le oltre quaranta miglia che la separano dalla costa, una copertura wi-fi praticamente inesistente e altri innumerevoli disagi che gli abitanti conoscono bene, il suo intento è quello di trasformarla in una meta turistica esclusiva. Il piano non tiene conto, soprattutto, di una serie di leggende popolari che vogliono l’isola infestata da presenze misteriose ed eventi paranormali. L’arrivo di un cronista del New York Times, incaricato dal sindaco di realizzare un reportage promozionale, dà il via a una paurosa escalation di questi fenomeni che i cittadini reputavano del tutto prevedibile.

"Widow's Bay" è stata premiata come miglior serie comica agli Emmy Awards 2026
Ufficio stampa Apple TV
Una scena di “Widow’s Bay”

Dov’è stata girata la serie

Parlando delle location di Widow’s Bay, la prima cosa che può venire da chiedersi è se l’“isola della vedova” esiste realmente. La showrunner della serie, Katie Dippold, ha raccontato a People di aver effettivamente girato alcune scene su un’isola del New England, la cui identità è stata però volutamente mantenuta segreta. L’unica informazione disponibile è che si tratta di un’isola raggiungibile dopo una discreta traversata su traghetto che non è dato sapere, comunque, se in partenza dal Maine o dal Massachusetts.

Widow's Bay, la misteriosa isola dell'omonima serie Apple TV, esiste davvero?
Ufficio stampa Apple TV
Widow’s Bay è anche nella realtà un’isola del New England

In Massachussetts – come confermano anche diverse fonti in Rete – sono state girate numerose scene delle serie Apple TV stra-premiata agli Emmy:  a Gloucester, Rockport, Worcester e altre cittadine.

Gloucester

Il porto di Widow’Bay, per esempio, è Lane’s Cove: il pittoresco porticciolo protetto da una scogliera di granito di Gloucester. Nella cittadina, famosa per la pesca e come meta di mare, la produzione ha girato anche nei pressi dell’Eastern Point Lighthouse – il faro – e della Half Moon Beach, un tratto di costa sabbioso famoso proprio per la sua conformazione a mezza luna.

Le location della serie "Widow's Bay" nel Massachusetts
iStock
La splendida costa di Gloucester

Cape Ann

In diverse inquadrature della serie sono riconoscibili i panorami di Cape Ann: il suggestivo promontorio roccioso affacciato sull’Atlantico che nel tempo ha ispirato molte storie di paura americane, famoso anche come punto di avvistamento delle balene.

Massachusetts: le location della serie "Widow's Bay"
Getty Images
Il suggestivo promontorio di Cape Ann

Rockport

Tra le location di Widow’s Bay molte si trovano a Rockport. In questa cittadina del Massachussetts dove il tempo sembra essersi fermato e si ha ancora la possibilità di esplorare la tradizione marinara americana, la serie è stata girata soprattutto a Bearskin Neck: un tempo un borgo di pescatori, oggi diventato un quartiere ricco di gallerie d’arte, negozi esclusivi e localini alla moda.

Rockport: dov'è stata girata la serie premiata agli Emmy "Widow's Bay"
iStock
Il vivace quartiere di Bearskin Neck

Altre location

Numerosi edifici pubblici e privati disseminati in diversi centri del Massachusetts come Harvard, Ayer, Maynard, Groton, Shirley, sono stati riadattati per esigenze narrative.

Il municipio di Widow’s Bay, dove sono state girate numerose scene con il neo premio Emmy Matthew Rhys è la Town Hall di Berlin: una costruzione di fine Ottocento in uno stile che imita quello greco, oggi usata principalmente per eventi cittadini.

La chiesa dell’isola è invece la Martha-Mary Chapel di Sudbury: una cappella fatta edificare negli Anni Quaranta dall’industriale Henry Ford in ricordo della madre e della suocera, interamente realizzata con legni di alberi distrutti dall’uragano che colpì il New Englad nel 1938.

C'è anche la Martha-Mary Chapel tra le location della serie Apple TV "Widow's Bay"
iStock
La cinematografica Martha-Mary Chapel

I diner e le iconiche tavole calde all’americana hanno un posto d’onore tra le location di Widow’s Bay: ancora parlando con People, la sceneggiatrice ha raccontato di come questi luoghi siano capaci di evocare in lei un’atmosfera degna di Stephen King. Alcune delle scene chiave della serie Apple TV, ambientate all’interno della Barnabus Tavern, sono state girate così al Vincent’s Bar di Worcester: un locale alla buona dove vivere l’esperienza così tipica negli Stati Uniti di mangiare qualcosa mentre gente del posto in camicia di flanella chiacchiera del più e del meno o di com’è andata la giornata.

Una follia autunnale, parti per queste mete a prezzi stracciati con la nuova promozione Ryanair

Par : losiangelica
15 septembre 2026 à 10:00

L’estate sta finendo, ma la voglia di partire ovviamente no. E se state già cercando una scusa per mettere in calendario un weekend fuori porta, Ryanair prova a darvela con “Follia d’autunno – Prezzi folli di metà settimana”, la nuova promozione con tariffe a partire da 16,99 euro.

Il tempo, però, è pochissimo. Dovete prenotare entro il 15 settembre 2026 per viaggiare dal 17 settembre al 31 dicembre 2026. Le mete a disposizione tantissime e spaziano da spiagge e isole ancora piacevoli da scoprire in autunno, mete perfette per scoprire il foliage e fare un city break e ovviamente località da scoprire nel periodo natalizio. Accanto alle partenze da 16,99 euro spuntano, con un po’ di flessibilità sulle date, anche voli sotto la soglia dei 15 euro.

Da Bergamo a Kalamata

Il calendario dice autunno. Kalamata, almeno per un po’, sembra non essersene accorta. Da Milano Bergamo si vola verso Kalamata con tariffe da 16,99 euro: una cifra davvero conveniente. Ma perché visitare la meta roprio in questo periodo? Le temperature sfiorano i 30 gradi di giorno fino a fine settembre e scendono a circa 20 gradi la sera… nelle ore diurne stare in spiaggia è ancora fattibile e molto piacevole.

La città ha il mare a pochi minuti dal centro e una lunga passeggiata costiera, però vale la pena allontanarsi dalla sdraio. Si può salire al Castello di Kalamata, che domina la parte vecchia, per poi scendere verso la chiesa dei Santi Apostoli, legata alla memoria della Guerra d’indipendenza greca. Poco distante ci sono il Museo Archeologico della Messenia, vicoli, taverne e piazze dove la vita continua senza troppo preoccuparsi della stagione turistica.

C’è anche il curioso Parco Municipale delle Ferrovie, museo all’aperto tra vecchie locomotive e vagoni storici, e c’è soprattutto il lato gastronomico. Kalamata è terra di olive e olio: andando avanti verso l’autunno, mercati e produttori diventano parte del viaggio tanto quanto spiagge e siti archeologici.

Gli ulivi di Kalamata
iStock
Kalamata, la città delle olive da scoprire

Da Pisa a Rabat

Sulla rotta Pisa-Rabat Ryanair propone voli da 14,99 euro, con partenze dirette che trasformano la capitale marocchina in una delle occasioni più interessanti della promozione. Rabat è affacciata sull’Atlantico, più rilassata rispetto ad altre grandi città marocchine e abbastanza raccolta da poter essere scoperta senza trasformare un weekend in una maratona. A ottobre le massime si aggirano intorno ai 27 °C: clima ideale per passare parecchie ore fuori, tra monumenti, giardini e medina.

La prima tappa può essere la Kasbah degli Oudaïa, fortezza arroccata tra il fiume Bouregreg e l’oceano. Vicoli bianchi e blu, mura, scorci sull’acqua. Poco sotto ci sono i Giardini Andalusi; più avanti, cambiando completamente scenario, la Torre di Hassan e il Mausoleo di Mohammed V.

Vista del porto di Rabat, Marocco
iStock
Rabat e il suo porto sono affascinanti

Da Napoli a Budapest

A Budapest l’autunno arriva presto e anche in città si vive il foliage e l’atmosfera con colori caldi che caratterizzano la capitale ungherese. Con voli a meno di 17 euro da Napoli è una chicca da non perdere, anche nei weekend… e in più ci sono in promo tante date perfette per scoprire anche i mercatini di Natale.

Una volta arrivati, la città si presta perfettamente a qualche giorno senza programmi troppo rigidi. Si può iniziare dalla Collina del Castello e dal Bastione dei Pescatori, con il Parlamento dall’altra parte del Danubio, e poi scendere verso il centro. In autunno anche l’Isola Margherita cambia atmosfera: quasi 100 ettari di verde nel mezzo del fiume, attraversabili a piedi o in bicicletta.

Quando le temperature scendono, poi, Budapest gioca la carta che poche città europee possono permettersi: le terme. Le piscine dello Széchenyi sono una delle immagini simbolo della città e con l’aria fresca il vapore che sale dall’acqua rende tutto ancora più scenografico.

Budapest nella stagione autunnale
iStock
Budapest in autunno è magica

Crew Girl, le location del teen drama tra laghi immersi nel verde e manieri d’epoca

10 septembre 2026 à 19:00

Dal 10 settembre 2026 è disponibile su Netflix un teen drama pronto a tenere gli spettatori incollati allo schermo con cotte giovanili, triangoli amorosi, gare sportive piene d’adrenalina e i panorami mozzafiato di vecchi manieri, fiumi e laghi immersi nel verde. Nonostante l’ambientazione sia squisitamente a stelle e strisce, infatti, la serie è stata girata in una delle zone del Canada più interessanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: scopriamo insieme le location di Crew Girl.

Di cosa parla

Tegan (Miku Martineau) ha sedici anni e si è appena trasferita dalla California alla East Coast con la madre a causa di uno scandalo familiare che le ha investite e costrette a cambiare vita. Nella nuova scuola, la prestigiosa East Prep, manca una squadra di canottaggio femminile e l’unico modo che Tegan ha per non abbandonare anche lo sport che tanto ama è iscriversi nella squadra maschile. I compagni, almeno inizialmente, non sembrano accettarla nel ruolo di timoniere.

Con il tempo quelli che sembrano solo screzi e dispetti si rivelano, però, attenzioni di ben altro genere verso Tegan: soprattutto da parte di Josh (Sam Braun), l’arrogante capitano della squadra, e del talentuoso Cam (Kyle Clark).

Arriva su Netflix "Crew Girl": un nuovo teen drama con al centro il canottaggio
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Crew Girl”

Dov’è stata girata la serie

Come in parte accennato, nonostante sia ambientata sulla East Coast, Crew Girl non è stata girata negli Stati Uniti ma in Canada, nella Columbia Britannica.

Victoria

Eagle’s Cove, la città di fantasia dove Tegan si trasferisce con la madre, più nello specifico è Victoria: l’elegante capitale della British Columbia dove storia e modernità si incontrano. I raffinati palazzi in stile vittoriano e i romantici giardini all’inglese sono, infatti, parte dell’identità della città tanto quanto gli edifici e le infrastrutture moderne e all’avanguardia.

"Crew Girl": le location reali della nuova serie Netflix
iStock
L’elegante città di Victoria

Sullo schermo sono facili da riconoscere il Tillucum Bridge, anche chiamato dai locali “The Gorge Bridge”, e il più antico Selkirk Trestle, ponte di legno sempre sul fiume Gorge un tempo utilizzato per il trasporto di materiali.

In città la produzione di Crew Girl ha trasformato in set anche centri sportivi come il Victoria City Rowing Club e il Gorge Narrows Rowing Club.

Le location di "Crew Girl" a Victoria
Ufficio stampa Netflix
Una scena di “Crew Girl” girata in un club sportivo di Victoria

“The Gorge” ed Elk Lake

Quelle legate al canottaggio, di allenamenti e gare, sono del resto scene chiave nella serie. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono solo scene ricreate in studio e con effetti digitali: la produzione ha girato su “The Gorge”, come gli abitanti del posto amano chiamare il fiume che attraversa la città e che insieme alle aree verdi circostanti offre un’oasi di fresco e relax dal tran tran cittadino. Le rapide di Tillicum Narrows sono, anche nelle realtà, tra i punti del fiume più adrenalinici per chi pratica canottaggio e altri sport acquatici.

"Crew Girl": dove sono state girate le scene di canottaggio
Ufficio stampa Netflix
Una scena in acqua di “Crew Girl”

Altre scene in acqua sono state girate presso l’Elk Lake: un’area lacustre, formata dalla confluenza con il lago Beaver, molto frequentata dalle famiglie e non solo per rilassarsi sulla spiaggia, fare picnic o provare appunto uno dei numerosi sport outdoor per cui la zona è attrezzata.

Hatley Castle

Anche la East Prep, la nuova scuola di Tegan, nella realtà non esiste. Le scene all’interno del campus sono state girate nei pressi di Hatley Castle: una costruzione storica risalente ai primi anni del Novecento, oggi parte del complesso della Royal Roads University a Colwood, poco distante da Victoria. Le torrette merlate, la facciata in pietra, gli ampi e curatissimi giardini che lo circondano sono tra le caratteristiche più iconiche di Hatley Castle insieme agli ampi saloni interni, un tempo usati come dormitori per i cadetti dell’esercito locale e spesso sono comparsi sullo schermo nei film di X-Men, per esempio, e nella serie Smallville.

Tra le location della serie "Crew Girl" c'è anche Hatley Castle
iStock
La facciata, molto cinematografica, di Hatley Castle

Un ultimo tuffo? Con l’offerta easyJet l’estate continua

Par : losiangelica
7 septembre 2026 à 11:00

In alcune zone d’Italia le temperature sono ancora molto alte, in altre i temporali stanno già facendo assaggiare l’autunno. Per chi non ha abbastanza di sole e mare c’è un’occasione: la nuova promozione easyJet Big Orange propone sconti fino al 20% per chi vuole godersi un ultimo tuffo; le mete a disposizione sono davvero tantissime en on resta che scegliere dove andare. Settembre è un ottimo mese per programmare una partenza: le giornate sono ancora luminose, le temperature piacevoli e molte destinazioni sono ancora attive con una stagione balneare tutta da godere. Attenzione, la promo dura poco e scade il 16 settembre, è il momento di fare shopping e pianificare una fuga con tantissime destinazioni da scoprire grazie ai voli dal 21 settembre 2026 al 18 marzo 2027.

Da Milano Linate a Tenerife

La prima meta da valutare è Tenerife che si può raggiungere partendo da Milano Linate con collegamenti a partire da meno di 30 euro. Se l’obiettivo è godersi ancora un po’ di sole e relax la più grande delle Canarie è sicuramente il top. Non perdetevi playa de Las Vistas, ampia e dorata o el Médano amata da chi pratica sport acquatici. Chi preferisce scenari più selvaggi può cercare piccole baie vulcaniche e piscine naturali dove concedersi quel famoso ultimo tuffo con l’Atlantico davanti agli occhi. Ma non limitatevi al mare… godetevi il parco nazionale del Teide con paesaggi lunari e vulcanici che lasciano tutti a bocca aperta. Per chi non è ancora pronto a dire addio all’estate, tra spiagge e tramonti vi conquisterà.

La spiaggia di Teresitas a Tenerife
iStock
Ultimo bagno estivo a Tenerife

Da Napoli a Spalato

Si vola verso la Croazia partendo da Napoli: con meno di 22 euro si raggiunge Spalato, una meta dell’Adriatico con calette e storia perfetta per un weekend di mare. La città croata riesce a mettere insieme tutto ciò di cui si ha bisogno concentrandole in una zona relativamente piccola e quindi perfetta per una fuga di 2 o 3 giorni. Si può iniziare dalla celebre Bačvice, una delle spiagge più conosciute della città, oppure spostarsi verso il promontorio di Marjan, dove sentieri immersi nel verde conducono a baie più tranquille e scorci perfetti per una giornata di bagni e relax. Ovviamente non perdetevi il centro: palazzo di Diocleziano, i vicoli in pietra e le piazzette per poi raggiungere Riva, il lungomare cittadino perfetto per una passeggiata e un drink.

Spalato Bačvice Porto marittimo Croazia
iStock
Weekend di mare a Spalato

Da Palermo a Nizza

Chi parte da Palermo può volare in Francia nel cuore della Costa Azzurra con voli a meno di 30 euro. Nizza è una location esclusiva a partire da Prmenade des Anglais e dalle spiagge come le baie des Anges spesso frequentate anche da VIP. Seppur non abbiano sabbia ma prevalentemente ciottoli attirano l’attenzione per il colore dell’acqua limpidissima che ha favorito il nome che conosciamo tutti della zona. Dopo il bagno, il programma può continuare tra le stradine colorate della Vieux Nice, i banchi del Cours Saleya e i piccoli bistrot dove fermarsi per una pausa. Imperdibile anche la salita verso la Collina del Castello, uno dei punti panoramici più belli per osservare dall’alto il lungomare e i tetti della città.

Vista del lungomare di Nizza dall'alto
iStock
Viaggio a Nizza a settembre

Con la nuova Big Orange Sale di easyJet gli sconti fino al 20% su tante mete danno modo di programmare una nuova fuga magari godendosi proprio un ultimo tuffo.

Un’isola misteriosa è comparsa dal nulla, ma è già sparita di nuovo

Par : losiangelica
2 septembre 2026 à 10:10

Un mistero ha fatto chiacchierare tutti in Canada: per qualche settimana, all’interno del lago Williston nella Columbia Britannica è comparsa un’isola coperta di alberi, sufficientemente grande per essere notata, ma con la stessa rapidità è anche scomparsa. La vicenda ha incuriosito viaggiatori, tecnici e residenti che hanno persino ipotizzato inizialmente che si trattasse di una fake news creata con intelligenza artificiale, ma le verifiche tramite satellite hanno confermato l’accaduto.

Ecco cosa sappiamo sull’isola misteriosa comparsa e scomparsa nel lago in Canada.

L’isola misteriosa comparsa nel lago in Canada

Non è questione di magia e neppure di Intelligenza Artificiale: il fenomeno ha già una spiegazione scientifica. L’insolita formazione è stata osservata nel Williston Reservoir, nell’entroterra della British Columbia, circa 100 chilometri a ovest della diga W.A.C. Bennett. Si tratta di un bacino dalle dimensioni impressionanti, circondato da foreste e territori scarsamente popolati, dove controllare ogni angolo della superficie è praticamente impossibile.

A rendere straordinario l’avvistamento erano soprattutto le dimensioni dell’“isola”. Le immagini satellitari del 21 luglio 2026 hanno permesso di stimare una lunghezza di circa 140 metri e una larghezza di circa 70 metri, per una superficie vicina ai 10mila metri quadrati. Quando nuove rilevazioni satellitari sono state effettuate il 5 agosto, però, dell’isola non c’era più traccia.

Come può nascere un’isola che galleggia?

Secondo gli esperti, la formazione potrebbe essere nata lentamente lungo le rive del bacino con una combinazione di tronchi, rami e altri materiali vegetali trasportati: con limo, sedimenti e materia organica si è creata progressivamente una superficie galleggiante. Con i semi trasportati da vento e acqua sono riuscite ad attecchire prima le piante piccole e quindi gli alberi e si sa che le radici contribuiscono a rendere le strutture più compatte e solide. Le voci autorevoli spiegano che la vegetazione già sviluppata è segno di come l’isola avesse iniziato il suo sviluppo ben prima dell’avvistamento.

Il distacco non ha nulla a che vedere con qualcosa di soprannaturale; il bacino non era così pieno da circa 14 anni e l’aumento del livello dell’acqua potrebbe aver favorito la salita della “zattera naturale”.

Dove è finita l’isola misteriosa?

Molte persone si concentrano incuriosite più sulla sparizione che sulla comparsa; dopotutto è facile capire come è nata, ma ora tutti si chiedono dove sia finita. L’assenza delle immagini del satellite non implica che sia sprofondata; una delle possibilità è che il vento l’abbia trascinata verso un’area più riparata del lago facendola avvicinare alla costa. Potrebbe anche essere stata disgregata durante lo spostamento.

Le isole galleggianti naturali non sono un fenomeno esclusivo del Canada: situazioni simili sono state documentate anche in altre parti del mondo. In Italia, per esempio, la vegetazione galleggiante del lago di Posta Fibreno nel Lazio è stata ribattezzata “La Rota”.

Quella comparsa nel cuore della Columbia Britannica, però, ha avuto qualcosa di particolarmente cinematografico: una foresta sconosciuta apparsa nel mezzo di un enorme lago, osservata per pochi giorni e poi inghiottita nuovamente dal paesaggio. Forse l’isola è ancora là fuori, nascosta in qualche insenatura del Williston Reservoir. E potrebbe bastare un nuovo cambio di vento perché torni improvvisamente a navigare.

Sei isole minori italiane per un trekking di fine estate lontano dalla folla

31 août 2026 à 18:30

Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.

L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.

Alicudi

Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.

Alicudi, in cima al Filo dell'Arpa
Getty Images
Dall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie

Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.

Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.

L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.

Capraia

Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.

Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.

Il profilo dell'isola di Capraia
iStock
Il profilo dell’isola di Capraia

Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.

Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.

Marettimo

Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.

Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.

Veduta sul Castello di Punta Troia a Marettimo
Lorenzo Calamai
Il Castello di Punta Troia

Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.

Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.

Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.

Linosa

È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.

Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.

Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.

Montecristo

Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.

Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.

Palmaria

Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.

Palmaria
123RF
Veduta dell’isola di Palmaria

Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.

Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.

29 anni senza Lady Diana: questi i luoghi legati alla vita e al ricordo della principessa più amata

Par : elenausai10
31 août 2026 à 10:47

Nel corso della sua vita, troppo breve, la principessa Diana fu la donna più famosa e più fotografata al mondo. Amata dal popolo, spesso in conflitto con la rigidità della Corona, Lady Diana seppe conquistare i cuori di milioni di persone con la sua umanità, la sua fragilità e quella capacità, rara per una reale, di farsi vicina alla gente comune.

Sono passati 29 anni dalla sua scomparsa, ma il ricordo resta vivo nei luoghi che hanno segnato la sua esistenza e in quelli che oggi la custodiscono: dai palazzi della Londra reale alle isole dove amava rifugiarsi lontano dai riflettori.

Kensington Palace

Fu la sua casa londinese dal matrimonio con Carlo, nel 1981, fino alla morte nel 1997. Qui crebbero William e Harry ed è il luogo in cui Diana visse gran parte della sua vita da principessa, tra momenti pubblici e istanti più intimi. Oggi il palazzo è aperto al pubblico con mostre dedicate alla famiglia reale. Gli appartamenti privati restano fuori dal percorso di visita, ma nel Sunken Garden dei Kensington Gardens si può ammirare la statua ufficiale di Diana, inaugurata nel 2021 per i sessant’anni dalla nascita, circondata da tre bambini a simboleggiare il suo amore per l’infanzia.

Dopo la sua morte, davanti ai cancelli del palazzo furono deposti milioni di fiori arrivati da ogni parte del mondo, in uno dei gesti collettivi di cordoglio più intensi mai visti nel Regno Unito.

Kensington Palace
iStock
Kensington Palace, la residenza londinese di Lady Diana

Buckingham Palace

Cuore della monarchia, Buckingham Palace fu teatro di centinaia di cerimonie ufficiali e ricevimenti di Stato a cui Diana prese parte negli anni da Principessa di Galles, spesso portando un tocco di leggerezza in un contesto molto formale. Fu anche qui che, dopo la sua morte nell’agosto 1997, migliaia di persone si radunarono spontaneamente lasciando fiori, lettere e candele: un tributo popolare che il Regno Unito non aveva mai visto in quella dimensione.

Diana Princess of Wales Memorial Walk

Chi vuole ripercorrere la Londra di Diana con calma può seguire l’itinerario ufficiale a lei dedicato: la Diana Princess of Wales Memorial Walk, un percorso pedonale ad anello di circa 11 chilometri disegnato a forma di otto, che attraversa quattro dei parchi reali della città (Kensington Gardens, Hyde Park, Green Park e St James’s Park).

Lungo il cammino, novanta targhe in bronzo con una rosa araldica incisa al centro guidano i visitatori tra cinque luoghi legati alla vita della principessa: Kensington Palace, Spencer House (la casa londinese della sua famiglia), Buckingham Palace, St James’s Palace e Clarence House.

Il percorso fu inaugurato nel 2000 per volontà del comitato presieduto da Gordon Brown, che lo definì una delle più belle passeggiate urbane del mondo, e tocca anche la Diana Memorial Fountain a Hyde Park, rendendo l’intero anello una sorta di riepilogo simbolico della sua storia londinese.

Targa in bronzo sul Memorial Walk di Lady Diana
iStock
Una delle targhe in bronzo presenti lungo il percorso pedonale

Hyde Park – Diana Memorial Fountain

Inaugurata nel 2004 dalla regina Elisabetta II, la fontana fu pensata con un design semplice e accessibile, capace di riflettere il carattere aperto e vicino alle persone della principessa. L’acqua scorre lungo due percorsi che si incontrano in un unico punto, quasi a rappresentare i momenti felici e quelli più difficili della sua vita.

Ancora oggi molti londinesi scelgono questo angolo di parco per fermarsi un momento, leggere un libro o semplicemente ricordarla, lontano dal caos della città.

Althorp House

Nel Northamptonshire sorge la residenza storica della famiglia Spencer, dove Diana trascorse parte della sua infanzia e dove oggi riposa. All’interno della tenuta si trova il lago con la piccola isola scelta dalla famiglia per garantirle privacy anche dopo la morte, non accessibile al pubblico. Durante i periodi di apertura è però possibile visitare il parco e il museo che ne racconta la vita attraverso fotografie, oggetti personali e documenti storici: una tappa che per molti resta la più toccante di tutte.

Baleari

Le estati della famiglia reale passavano spesso per le Baleari. Carlo e Diana furono più volte ospiti sullo yacht di re Juan Carlos, al largo del Marivent Palace, dove ancora oggi Felipe e Letizia amano trascorrere le vacanze. Le foto scattate tra il 1986 e il 1990 li ritraggono sorridenti insieme a William, Harry e alla famiglia reale spagnola. Ma il primo incontro di Diana con quel mare risale al 1981, in luna di miele a bordo del Britannia.

Isole Vergini Britanniche

Diana amava anche i Caraibi britannici, dove tornava spesso per ritagliarsi un po’ di privacy lontano dai riflettori. Nel 1990 a Necker con la sorella Sarah, i rispettivi figli e la madre, e nel 1992 a Nevis con William e Harry, quando la crisi con Carlo era ormai di dominio pubblico.

Necker Island è un’isola privata di 74 ettari acquistata da Richard Branson nel 1979 e trasformata in un resort esclusivo, con spiagge di sabbia bianca e barriere coralline. Oggi si affitta per interezza, a cifre che partono da diverse decine di migliaia di euro a notte. Nevis, poco più a nord, è invece un’isola vulcanica di appena 93 chilometri quadrati che fa coppia con la vicina Saint Kitts. Niente semafori né catene di negozi, ma piantagioni di canna da zucchero riconvertite in boutique hotel e la salita al Nevis Peak per chi ama il trekking, in un contesto che resta autentico anche nell’alta stagione.

Princess Diana Beach, Barbuda

Ai Caraibi appartiene anche Barbuda, piccola isola dove Diana amava rifugiarsi per sfuggire a paparazzi e alla vita di corte, in cerca di un po’ di normalità. Le è stata dedicata la Princess Diana Beach, una distesa di sabbia rosa colorata da miliardi di minuscole conchiglie, prima conosciuta come Access Beach.

Poco turistica, con strade quasi tutte sterrate, resta oggi una meta cara anche a William e Harry, che vi tornano di tanto in tanto per ritrovare un pezzo di ricordo della madre.

5 isole della Toscana conquistano il Guardian: una è un rifugio segreto senza auto

31 août 2026 à 07:30

La Toscana conquista ancora una volta l’attenzione della stampa internazionale, ma questa volta non sono Firenze, Siena o la Val d’Orcia a finire sotto i riflettori. A incantare il Guardian sono invece i luoghi meno affollati, sorprendenti rifugi paradisiaci lontani dalle mete più blasonate: sono le splendide isole dell’arcipelago toscano.

La testata britannica ha invitato i suoi lettori a lasciare per qualche giorno le città d’arte per raggiungere 5 isole, ognuna con un carattere diverso: dalla vivace Elba alla piccolissima Giannutri, descritta come una vera “disintossicazione radicale dalla vita moderna”.

Scoprire Marettimo a piedi: tre sentieri da non perdere

29 août 2026 à 15:00

Tra le isole Egadi, è la più lontana dalla costa della Sicilia. Si misura in circa 20 miglia nautiche, più o meno 37 chilometri, il braccio di mare che separa Marettimo dalla terraferma. Malgrado un viaggio non così lungo, gli aliscafi e i traghetti che ci arrivano di solito si fermano prima a Levanzo o a Favignana, le altre due isole abitate dell’arcipelago, maggiormente gettonate rispetto a questo spuntone di roccia immerso nelle acque cristalline del Mar Tirreno e slanciato verso la zona più aperta del Mediterraneo.

Marettimo è un sogno per quella nicchia di appassionati della montagna al mare, ma anche per coloro che amano la quiete e un certo distacco dal mondo. Un solo piccolo abitato, un pugno di abitanti, qualche bar e ristorante giusto per soddisfare le esigenze dei turisti, le auto che si contano sulle dita delle mani perché tanto di strade non se ne parla. E poi un mare che alterna tratti cristallini a zone costiere ricche di grotte, e un entroterra montuoso che si arrampica fino a superare i 600 metri sul livello del mare. Una fitta rete di sentieri, quindi, collega il piccolo abitato dove attraccano i traghetti ai punti più affascinanti, panoramici e spettacolari dell’isola: escursioni da non perdere per annegare completamente in tutta la bellezza di Marettimo.

In cima al Monte Falcone

Con i suoi 686 metri, il Monte Falcone è la vetta più alta dell’isola e rappresenta una delle escursioni più impegnative tra quelle disponibili a Marettimo. Come si può immaginare, tuttavia, è anche quella che regala poi la ricompensa più grande, con un panorama spettacolare a 360 gradi sull’intero arcipelago delle Egadi.

Dal paese di Marettimo si imbocca il sentiero che si inerpica in salita verso occidente, lungo un sentiero lastricato, attraversa una pineta ombrosa e infine raggiunge le Case Romane, un piccolo e affascinante complesso di rovine con resti, per l’appunto, di epoca romana, affiancato dai resti di una piccola chiesa bizantina tutta imbiancata, costruita secoli più tardi dai monaci Basiliani. Già da qui si aprono alcuni panorami stupendi sull’isola, con una vista unica del Castello di Punta Troia, a nord, e del paese di Marettimo dall’alto.

Panorama dall'isola di Marettimo, in Sicilia
Lorenzo Calamai
Panorama dai sentieri di Marettimo: a sinistra Punta Troia, a destra il profilo delle altre isole Egadi

Le Case Romane sono un po’ una sorta di crocevia dei sentieri che attraversano l’isola. Quello che porta in cima al Monte Falcone prosegue verso nord-ovest, sotto Punta Campana e il Pizzo del Capraro, altre due vette minori, fino all’ultimo tratto più ripido che conduce in vetta. Si procede in un sentiero più stretto e impervio, in mezzo alla macchia mediterranea, fino al momento in cui il sentiero non raggiunge una piccola sella dove il panorama è doppio: si ammira il profondo blu del mare sia dal lato orientale che occidentale dell’isola. Da qui si può raggiungere alla bell’e meglio la cima vera e propria del Monte e spingere lo sguardo a 360 gradi, in particolare riuscendo a scorgere ben definito il profilo delle altre isole dell’arcipelago, Favignana e Levanzo.

Il chilometraggio totale dell’escursione è di poco superiore ai quattro chilometri, ma il dislivello è pari all’altitudine raggiunta, quindi superiore ai 600 metri, e concentrato in poco spazio. Itinerario pertanto impegnativo, che richiede di calcolare anche il battere del sole cocente lungo tutto il percorso.

Escursione al Castello di Punta Troia

La camminata dal paese al Castello di Punta Troia è il grande classico di Marettimo. Il forte è senza dubbio uno dei simboli chiave dell’isola, arroccato su un promontorio a strapiombo sul mare che, secondo la tradizione, deve il proprio nome alla forma del profilo roccioso, che ricorderebbe il muso di una scrofa.

Il sentiero collega il paese alla destinazione, attraverso una splendida escursione a mezza costa lungo tutta la linea litorale dell’isola. L’itinerario è più duro di quanto non si possa immaginare, con un paio di toste salite a metà percorso, ma ripaga con continue, splendide vedute della parte settentrionale di Marettimo. Si ammirano inoltre strapiombi vertiginosi sul mare, con scorci anche sullo Scoglio del Cammello, un caratteristico faraglione che il sentiero costeggia da vicino.

Il sentiero scende quindi bruscamente verso il piccolo istmo che si stringe prima dell’inizio del promontorio su cui sorge il Castello. Da un lato si affollano le barche di chi sta facendo snorkeling nelle acque cristalline attorno agli scogli, dall’altro c’è una piccola spiaggia sassosa. Di fronte a chi cammina, una serie di tornanti fiancheggiati da muretti a secco conduce fino all’ingresso del Castello, le cui origini risalgono probabilmente al periodo normanno, e che poi nell’Ottocento fu trasformato in un carcere destinato ai prigionieri politici.

Fare il bagno a Marettimo
Lorenzo Calamai
Gli scogli nei pressi del Castello di Punta Troia

All’esterno del castello, i panorami migliori: il mare che si apre a perdita d’occhio, la costa che si incurva verso sud, e in lontananza il resto dell’isola con le sue montagne brulle. Il percorso richiede circa un’ora e mezza.

Verso Punta Libeccio

L’escursione dal paese di Marettimo a Punta Libeccio rappresenta una affascinante traversata dal lato orientale a quello occidentale dell’isola. Il capo è caratterizzato dal rudere di un vecchio faro e lo si raggiunge con una escursione di cinque chilometri e mezzo, che comprende un dislivello totale in salita poco superiore ai 400 metri.

Sentiero a Marettimo
Lorenzo Calamai
I sentieri di Marettimo offrono sempre vedute splendide

Ci si dirige dalla parte meridionale del paese verso il cimitero, quindi si tiene la destra, salendo verso sud-est al bivio con il sentiero che conduce a Punta Bassana, nella zona con più calette dell’isola. Una volta raggiunto il punto più alto e panoramico dell’escursione, in mezzo al macchia mediterranea, si scende verso il faro, con la possibilità di una piccola deviazione per Cala Cretazzo, una deliziosa spiaggia di sassolini con un mare incontaminato e cristallino, decisamente meritevole di una visita.

Si prosegue quindi verso il faro e, dopo una breve sosta per ammirare il panorama verso il mare aperto, lo si oltrepassa per raggiungere la vera e propria Punta Libeccio, promontorio roccioso che si sporge come un dito da una mano chiusa verso il mare.

Questa escursione è l’ideale per ammirare il tramonto del sole nel mare, sul lato occidentale di Marettimo. Armarsi di luci frontali o torce per il ritorno è necessario, per riuscire a farsi strada sul sentiero accidentato, mentre in cielo incominciano a brillare le prime, luminose stelle.

Puoi comprare un’isola tutta tua: in Italia ce ne sono 9 in vendita, ecco dove

29 août 2026 à 07:30

Chi non ha mai sognato di avere un’isola tutta per sé? Un piccolo angolo di mondo circondato da una distesa d’acqua, che sia al mare o al lago, lontano dalla folla, dove decidere come trascorrere le proprie giornate e, perché no, costruire il proprio rifugio da sogno. Certo, i prezzi sono spesso stellari, ma non è detto che questo sogno sia completamente irrealizzabile. In Italia, infatti, ci sono 9 isole private attualmente in vendita, sparse da Nord a Sud. Alcune sono vere e proprie tenute immerse nella laguna, con ville, vigneti e approdi privati; altre sono piccoli isolotti che custodiscono antiche fortificazioni, torri e testimonianze di secoli di storia.

Le cifre richieste? Sono molto diverse e vanno da 1,5 milioni di euro fino a 24 milioni, mentre per alcune proprietà il prezzo viene comunicato soltanto su richiesta. Un mercato decisamente esclusivo, dove ogni isola ha caratteristiche, storia e potenzialità completamente diverse. Ma ci sono persone fortunate che potrebbero davvero trasformare questo sogno in realtà.

❌
❌