Nel Mar Ionio esiste una piccola isola privata che negli ultimi tempi è diventata una delle mete più insolite della Grecia. Si chiama Atokos e si trova nei pressi di Itaca, tra le isole dello Ionio. È un territorio disabitato dall’uomo, caratterizzato da una costa prevalentemente rocciosa, piccole baie e acque trasparenti. A renderla famosa, però, non sono soltanto il paesaggio e la sua posizione appartata, ma alcuni abitanti molto particolari: gruppi di maiali selvatici che si muovono liberamente lungo le coste e arrivano fino al mare.
Foto e video degli animali sono diventati virali sui social network, portando Atokos all’attenzione di viaggiatori provenienti da diversi Paesi. L’isola, un tempo conosciuta soprattutto da chi navigava nello Ionio, è oggi inserita negli itinerari di numerose escursioni in barca.
Con 14 premi assegnati su 19 candidature Widow’s Bay è stata la vera protagonista della cerimonia degli Emmy Awards 2026. L’horror comedy di Apple TV, da poco rinnovata per la seconda stagione, è stata premiata come miglior serie comica, per l’interpretazione da protagonista di Matthew Rhys e quelle da non protagonisti di Kate O’Flynn e Stephen Root, oltre che per la regia di Hiro Murai e la sceneggiatura di Katie Dippold e in numerose categorie tecniche.
Ambientata in un’isola del New England infestata da presenze misteriose, Widow’s Bay ha location tutte da esplorare, ma che in parte suoneranno familiari agli amanti delle storie di paura.
Di cosa parla
Tom Lofits (Matthew Rhys) è il sindaco di una remota isola del New England: nonostante le oltre quaranta miglia che la separano dalla costa, una copertura wi-fi praticamente inesistente e altri innumerevoli disagi che gli abitanti conoscono bene, il suo intento è quello di trasformarla in una metaturistica esclusiva. Il piano non tiene conto, soprattutto, di una serie di leggende popolari che vogliono l’isola infestata da presenze misteriose ed eventi paranormali. L’arrivo di un cronista del New York Times, incaricato dal sindaco di realizzare un reportage promozionale, dà il via a una paurosa escalation di questi fenomeni che i cittadini reputavano del tutto prevedibile.
Ufficio stampa Apple TVUna scena di “Widow’s Bay”
Dov’è stata girata la serie
Parlando delle location di Widow’s Bay, la prima cosa che può venire da chiedersi è se l’“isola della vedova” esiste realmente. La showrunner della serie, Katie Dippold, ha raccontato a People di aver effettivamente girato alcune scene su un’isola del New England, la cui identità è stata però volutamente mantenuta segreta. L’unica informazione disponibile è che si tratta di un’isola raggiungibile dopo una discreta traversata su traghetto che non è dato sapere, comunque, se in partenza dal Maine o dal Massachusetts.
Ufficio stampa Apple TVWidow’s Bay è anche nella realtà un’isola del New England
In Massachussetts – come confermano anche diverse fonti in Rete – sono state girate numerose scene delle serie Apple TV stra-premiata agli Emmy: a Gloucester, Rockport, Worcester e altre cittadine.
Gloucester
Il porto di Widow’Bay, per esempio, è Lane’s Cove: il pittoresco porticciolo protetto da una scogliera di granito di Gloucester. Nella cittadina, famosa per la pesca e come meta di mare, la produzione ha girato anche nei pressi dell’Eastern Point Lighthouse – il faro – e della Half Moon Beach, un tratto di costa sabbioso famoso proprio per la sua conformazione a mezza luna.
iStockLa splendida costa di Gloucester
Cape Ann
In diverse inquadrature della serie sono riconoscibili i panorami di Cape Ann: il suggestivo promontorio roccioso affacciato sull’Atlantico che nel tempo ha ispirato molte storie di paura americane, famoso anche come punto di avvistamento delle balene.
Getty ImagesIl suggestivo promontorio di Cape Ann
Rockport
Tra le location di Widow’s Bay molte si trovano a Rockport. In questa cittadina del Massachussetts dove il tempo sembra essersi fermato e si ha ancora la possibilità di esplorare la tradizione marinara americana, la serie è stata girata soprattutto a Bearskin Neck: un tempo un borgo di pescatori, oggi diventato un quartiere ricco di gallerie d’arte, negozi esclusivi e localini alla moda.
iStockIl vivace quartiere di Bearskin Neck
Altre location
Numerosi edifici pubblici e privati disseminati in diversi centri del Massachusetts come Harvard, Ayer, Maynard, Groton, Shirley, sono stati riadattati per esigenze narrative.
Il municipio di Widow’s Bay, dove sono state girate numerose scene con il neo premio Emmy Matthew Rhys è la Town Hall di Berlin: una costruzione di fine Ottocento in uno stile che imita quello greco, oggi usata principalmente per eventi cittadini.
La chiesa dell’isola è invece la Martha-Mary Chapel di Sudbury: una cappella fatta edificare negli Anni Quaranta dall’industriale Henry Ford in ricordo della madre e della suocera, interamente realizzata con legni di alberi distrutti dall’uragano che colpì il New Englad nel 1938.
iStockLa cinematografica Martha-Mary Chapel
I diner e le iconiche tavole calde all’americana hanno un posto d’onore tra le location di Widow’s Bay: ancora parlando con People, la sceneggiatrice ha raccontato di come questi luoghi siano capaci di evocare in lei un’atmosfera degna di Stephen King. Alcune delle scene chiave della serie Apple TV, ambientate all’interno della Barnabus Tavern, sono state girate così al Vincent’s Bar di Worcester: un locale alla buona dove vivere l’esperienza così tipica negli Stati Uniti di mangiare qualcosa mentre gente del posto in camicia di flanella chiacchiera del più e del meno o di com’è andata la giornata.
L’estate sta finendo, ma la voglia di partire ovviamente no. E se state già cercando una scusa per mettere in calendario un weekend fuori porta, Ryanair prova a darvela con “Follia d’autunno – Prezzi folli di metà settimana”, la nuova promozione con tariffe a partire da 16,99 euro.
Il tempo, però, è pochissimo. Dovete prenotare entro il 15 settembre 2026 per viaggiare dal 17 settembre al 31 dicembre 2026. Le mete a disposizione tantissime e spaziano da spiagge e isole ancora piacevoli da scoprire in autunno, mete perfette per scoprire il foliage e fare un city break e ovviamente località da scoprire nel periodo natalizio. Accanto alle partenze da 16,99 euro spuntano, con un po’ di flessibilità sulle date, anche voli sotto la soglia dei 15 euro.
Da Bergamo a Kalamata
Il calendario dice autunno. Kalamata, almeno per un po’, sembra non essersene accorta. Da Milano Bergamo si vola verso Kalamata con tariffe da 16,99 euro: una cifra davvero conveniente. Ma perché visitare la meta roprio in questo periodo? Le temperature sfiorano i 30 gradi di giorno fino a fine settembre e scendono a circa 20 gradi la sera… nelle ore diurne stare in spiaggia è ancora fattibile e molto piacevole.
La città ha il mare a pochi minuti dal centro e una lunga passeggiata costiera, però vale la pena allontanarsi dalla sdraio. Si può salire al Castello di Kalamata, che domina la parte vecchia, per poi scendere verso la chiesa dei Santi Apostoli, legata alla memoria della Guerra d’indipendenza greca. Poco distante ci sono il Museo Archeologico della Messenia, vicoli, taverne e piazze dove la vita continua senza troppo preoccuparsi della stagione turistica.
C’è anche il curioso Parco Municipale delle Ferrovie, museo all’aperto tra vecchie locomotive e vagoni storici, e c’è soprattutto il lato gastronomico. Kalamata è terra di olive e olio: andando avanti verso l’autunno, mercati e produttori diventano parte del viaggio tanto quanto spiagge e siti archeologici.
iStockKalamata, la città delle olive da scoprire
Da Pisa a Rabat
Sulla rotta Pisa-Rabat Ryanair propone voli da 14,99 euro, con partenze dirette che trasformano la capitale marocchina in una delle occasioni più interessanti della promozione. Rabat è affacciata sull’Atlantico, più rilassata rispetto ad altre grandi città marocchine e abbastanza raccolta da poter essere scoperta senza trasformare un weekend in una maratona. A ottobre le massime si aggirano intorno ai 27 °C: clima ideale per passare parecchie ore fuori, tra monumenti, giardini e medina.
La prima tappa può essere la Kasbah degli Oudaïa, fortezza arroccata tra il fiume Bouregreg e l’oceano. Vicoli bianchi e blu, mura, scorci sull’acqua. Poco sotto ci sono i Giardini Andalusi; più avanti, cambiando completamente scenario, la Torre di Hassan e il Mausoleo di Mohammed V.
iStockRabat e il suo porto sono affascinanti
Da Napoli a Budapest
A Budapest l’autunno arriva presto e anche in città si vive il foliage e l’atmosfera con colori caldi che caratterizzano la capitale ungherese. Con voli a meno di 17 euro da Napoli è una chicca da non perdere, anche nei weekend… e in più ci sono in promo tante date perfette per scoprire anche i mercatini di Natale.
Una volta arrivati, la città si presta perfettamente a qualche giorno senza programmi troppo rigidi. Si può iniziare dalla Collina del Castello e dal Bastione dei Pescatori, con il Parlamento dall’altra parte del Danubio, e poi scendere verso il centro. In autunno anche l’Isola Margherita cambia atmosfera: quasi 100 ettari di verde nel mezzo del fiume, attraversabili a piedi o in bicicletta.
Quando le temperature scendono, poi, Budapest gioca la carta che poche città europee possono permettersi: le terme. Le piscine dello Széchenyi sono una delle immagini simbolo della città e con l’aria fresca il vapore che sale dall’acqua rende tutto ancora più scenografico.
Dal 10 settembre 2026 è disponibile su Netflix un teen drama pronto a tenere gli spettatori incollati allo schermo con cotte giovanili, triangoli amorosi, gare sportive piene d’adrenalina e i panorami mozzafiato di vecchi manieri, fiumi e laghi immersi nel verde. Nonostante l’ambientazione sia squisitamente a stelle e strisce, infatti, la serie è stata girata in una delle zone del Canada più interessanti dal punto di vista naturalistico e paesaggistico: scopriamo insieme le location di Crew Girl.
Di cosa parla
Tegan (Miku Martineau) ha sedici anni e si è appena trasferita dalla California alla East Coast con la madre a causa di uno scandalo familiare che le ha investite e costrette a cambiare vita. Nella nuova scuola, la prestigiosa East Prep, manca una squadra di canottaggio femminile e l’unico modo che Tegan ha per non abbandonare anche lo sport che tanto ama è iscriversi nella squadra maschile. I compagni, almeno inizialmente, non sembrano accettarla nel ruolo di timoniere.
Con il tempo quelli che sembrano solo screzi e dispetti si rivelano, però, attenzioni di ben altro genere verso Tegan: soprattutto da parte di Josh (Sam Braun), l’arrogante capitano della squadra, e del talentuoso Cam (Kyle Clark).
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Crew Girl”
Dov’è stata girata la serie
Come in parte accennato, nonostante sia ambientata sulla East Coast, Crew Girl non è stata girata negli Stati Uniti ma in Canada, nella Columbia Britannica.
Victoria
Eagle’s Cove, la città di fantasia dove Tegan si trasferisce con la madre, più nello specifico è Victoria: l’elegante capitale della British Columbia dove storia e modernità si incontrano. I raffinati palazzi in stile vittoriano e i romantici giardini all’inglese sono, infatti, parte dell’identità della città tanto quanto gli edifici e le infrastrutture moderne e all’avanguardia.
iStockL’elegante città di Victoria
Sullo schermo sono facili da riconoscere il Tillucum Bridge, anche chiamato dai locali “The Gorge Bridge”, e il più antico Selkirk Trestle, ponte di legno sempre sul fiume Gorge un tempo utilizzato per il trasporto di materiali.
In città la produzione di Crew Girl ha trasformato in set anche centri sportivi come il Victoria City Rowing Club e il Gorge Narrows Rowing Club.
Ufficio stampa NetflixUna scena di “Crew Girl” girata in un club sportivo di Victoria
“The Gorge” ed Elk Lake
Quelle legate al canottaggio, di allenamenti e gare, sono del resto scene chiave nella serie. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono solo scene ricreate in studio e con effetti digitali: la produzione ha girato su “The Gorge”, come gli abitanti del posto amano chiamare il fiume che attraversa la città e che insieme alle aree verdi circostanti offre un’oasi di fresco e relax dal tran tran cittadino. Le rapide di Tillicum Narrows sono, anche nelle realtà, tra i punti del fiume più adrenalinici per chi pratica canottaggio e altri sport acquatici.
Ufficio stampa NetflixUna scena in acqua di “Crew Girl”
Altre scene in acqua sono state girate presso l’Elk Lake: un’area lacustre, formata dalla confluenza con il lago Beaver, molto frequentata dalle famiglie e non solo per rilassarsi sulla spiaggia, fare picnic o provare appunto uno dei numerosi sport outdoor per cui la zona è attrezzata.
Hatley Castle
Anche la East Prep, la nuova scuola di Tegan, nella realtà non esiste. Le scene all’interno del campus sono state girate nei pressi di Hatley Castle: una costruzione storica risalente ai primi anni del Novecento, oggi parte del complesso della Royal Roads University a Colwood, poco distante da Victoria. Le torrette merlate, la facciata in pietra, gli ampi e curatissimi giardini che lo circondano sono tra le caratteristiche più iconiche di Hatley Castle insieme agli ampi saloni interni, un tempo usati come dormitori per i cadetti dell’esercito locale e spesso sono comparsi sullo schermo nei film di X-Men, per esempio, e nella serie Smallville.
iStockLa facciata, molto cinematografica, di Hatley Castle
In alcune zone d’Italia le temperature sono ancora molto alte, in altre i temporali stanno già facendo assaggiare l’autunno. Per chi non ha abbastanza di sole e mare c’è un’occasione: la nuova promozione easyJet Big Orange propone sconti fino al 20% per chi vuole godersi un ultimo tuffo; le mete a disposizione sono davvero tantissime en on resta che scegliere dove andare. Settembre è un ottimo mese per programmare una partenza: le giornate sono ancora luminose, le temperature piacevoli e molte destinazioni sono ancora attive con una stagione balneare tutta da godere. Attenzione, la promo dura poco e scade il 16 settembre, è il momento di fare shopping e pianificare una fuga con tantissime destinazioni da scoprire grazie ai voli dal 21 settembre 2026 al 18 marzo 2027.
Da Milano Linate a Tenerife
La prima meta da valutare è Tenerife che si può raggiungere partendo da Milano Linate con collegamenti a partire da meno di 30 euro. Se l’obiettivo è godersi ancora un po’ di sole e relax la più grande delle Canarie è sicuramente il top. Non perdetevi playa de Las Vistas, ampia e dorata o el Médano amata da chi pratica sport acquatici. Chi preferisce scenari più selvaggi può cercare piccole baie vulcaniche e piscine naturali dove concedersi quel famoso ultimo tuffo con l’Atlantico davanti agli occhi. Ma non limitatevi al mare… godetevi il parco nazionale del Teide con paesaggi lunari e vulcanici che lasciano tutti a bocca aperta. Per chi non è ancora pronto a dire addio all’estate, tra spiagge e tramonti vi conquisterà.
iStockUltimo bagno estivo a Tenerife
Da Napoli a Spalato
Si vola verso la Croazia partendo da Napoli: con meno di 22 euro si raggiunge Spalato, una meta dell’Adriatico con calette e storia perfetta per un weekend di mare. La città croata riesce a mettere insieme tutto ciò di cui si ha bisogno concentrandole in una zona relativamente piccola e quindi perfetta per una fuga di 2 o 3 giorni. Si può iniziare dalla celebre Bačvice, una delle spiagge più conosciute della città, oppure spostarsi verso il promontorio di Marjan, dove sentieri immersi nel verde conducono a baie più tranquille e scorci perfetti per una giornata di bagni e relax. Ovviamente non perdetevi il centro: palazzo di Diocleziano, i vicoli in pietra e le piazzette per poi raggiungere Riva, il lungomare cittadino perfetto per una passeggiata e un drink.
iStockWeekend di mare a Spalato
Da Palermo a Nizza
Chi parte da Palermo può volare in Francia nel cuore della Costa Azzurra con voli a meno di 30 euro. Nizza è una location esclusiva a partire da Prmenade des Anglais e dalle spiagge come le baie des Anges spesso frequentate anche da VIP. Seppur non abbiano sabbia ma prevalentemente ciottoli attirano l’attenzione per il colore dell’acqua limpidissima che ha favorito il nome che conosciamo tutti della zona. Dopo il bagno, il programma può continuare tra le stradine colorate della Vieux Nice, i banchi del Cours Saleya e i piccoli bistrot dove fermarsi per una pausa. Imperdibile anche la salita verso la Collina del Castello, uno dei punti panoramici più belli per osservare dall’alto il lungomare e i tetti della città.
iStockViaggio a Nizza a settembre
Con la nuova Big Orange Sale di easyJet gli sconti fino al 20% su tante mete danno modo di programmare una nuova fuga magari godendosi proprio un ultimo tuffo.
Un mistero ha fatto chiacchierare tutti in Canada: per qualche settimana, all’interno del lago Williston nella Columbia Britannica è comparsa un’isola coperta di alberi, sufficientemente grande per essere notata, ma con la stessa rapidità è anche scomparsa. La vicenda ha incuriosito viaggiatori, tecnici e residenti che hanno persino ipotizzato inizialmente che si trattasse di una fake news creata con intelligenza artificiale, ma le verifiche tramite satellite hanno confermato l’accaduto.
Ecco cosa sappiamo sull’isola misteriosa comparsa e scomparsa nel lago in Canada.
L’isola misteriosa comparsa nel lago in Canada
Non è questione di magia e neppure di Intelligenza Artificiale: il fenomeno ha già una spiegazione scientifica. L’insolita formazione è stata osservata nel Williston Reservoir, nell’entroterra della British Columbia, circa 100 chilometri a ovest della diga W.A.C. Bennett. Si tratta di un bacino dalle dimensioni impressionanti, circondato da foreste e territori scarsamente popolati, dove controllare ogni angolo della superficie è praticamente impossibile.
A rendere straordinario l’avvistamento erano soprattutto le dimensioni dell’“isola”. Le immagini satellitari del 21 luglio 2026 hanno permesso di stimare una lunghezza di circa 140 metri e una larghezza di circa 70 metri, per una superficie vicina ai 10mila metri quadrati. Quando nuove rilevazioni satellitari sono state effettuate il 5 agosto, però, dell’isola non c’era più traccia.
Come può nascere un’isola che galleggia?
Secondo gli esperti, la formazione potrebbe essere nata lentamente lungo le rive del bacino con una combinazione di tronchi, rami e altri materiali vegetali trasportati: con limo, sedimenti e materia organica si è creata progressivamente una superficie galleggiante. Con i semi trasportati da vento e acqua sono riuscite ad attecchire prima le piante piccole e quindi gli alberi e si sa che le radici contribuiscono a rendere le strutture più compatte e solide. Le voci autorevoli spiegano che la vegetazione già sviluppata è segno di come l’isola avesse iniziato il suo sviluppo ben prima dell’avvistamento.
Il distacco non ha nulla a che vedere con qualcosa di soprannaturale; il bacino non era così pieno da circa 14 anni e l’aumento del livello dell’acqua potrebbe aver favorito la salita della “zattera naturale”.
Dove è finita l’isola misteriosa?
Molte persone si concentrano incuriosite più sulla sparizione che sulla comparsa; dopotutto è facile capire come è nata, ma ora tutti si chiedono dove sia finita. L’assenza delle immagini del satellite non implica che sia sprofondata; una delle possibilità è che il vento l’abbia trascinata verso un’area più riparata del lago facendola avvicinare alla costa. Potrebbe anche essere stata disgregata durante lo spostamento.
Le isole galleggianti naturali non sono un fenomeno esclusivo del Canada: situazioni simili sono state documentate anche in altre parti del mondo. In Italia, per esempio, la vegetazione galleggiante del lago di Posta Fibreno nel Lazio è stata ribattezzata “La Rota”.
Quella comparsa nel cuore della Columbia Britannica, però, ha avuto qualcosa di particolarmente cinematografico: una foresta sconosciuta apparsa nel mezzo di un enorme lago, osservata per pochi giorni e poi inghiottita nuovamente dal paesaggio. Forse l’isola è ancora là fuori, nascosta in qualche insenatura del Williston Reservoir. E potrebbe bastare un nuovo cambio di vento perché torni improvvisamente a navigare.
Unire, in qualche modo, la montagna al mare è possibile. Con l’estate che si avvia verso la sua coda finale, con le temperature più clementi e la canicola meno battente, uno dei grandi piaceri a cui dedicarsi è il trekking. Ma non con escursioni qualsiasi, bensì alla scoperta delle isole minori italiane, piccoli ammassi di terra, roccia, scoglio e boschi seminati nel grande blu del Mediterraneo.
L’Italia vanta oltre 800 isole nel suo pur contenuto territorio, di cui meno di cento sono abitate. All’interno di questo insieme si trovano veri e propri tesori di natura selvaggia, panorami spettacolari e mare cristallino che sono rimaste tutto sommato fuori dai circuiti del turismo di massa e sono riuscite a conservare un volto immutato e intatto, da esplorare con gentilezza e cura, un passo dopo l’altro.
Alicudi
Meno di cento abitanti vivono ad Alicudi, la più occidentale delle isole Eolie. Nell’antichità questa collina che si erge improvvisa al di sopra del livello del mare era nota come Ericussa, che in greco antico significa ricca di erica. Tale erba cresce infatti copiosa sui fianchi del Filo dell’Arpa, come si chiama la vetta che domina l’isola.
Getty ImagesDall’alto di Alicudi si vedono tutte le Eolie
Pressoché circolare, è il frutto di un vulcano ormai spento da decine di migliaia di anni. I pochi residenti abitano il lato sud dell’isola, dove si trovano stretti appezzamenti di terreno che digradano il più dolcemente possibile verso il mare, in un luogo che per il resto vede la ripidità come proprio tratto distintivo.
Da Alicudi Porto si dipana una serie di mulattiere che raggiungono le contrade abbarbicate nella parte montana, caratterizzate da gradini, fichi d’India, muretti a secco. Bellissime passeggiate che regalano bei colpi d’occhio sul mare e sui pendii dell’isola.
L’escursione regina è quella che porta alla cima del Filo dell’Arpa: 675 metri sul livello del mare da scalare in poco più di due chilometri di impervio sentiero. La vista dalla cima è impagabile: abbraccia l’intero arcipelago delle Eolie. Chi vuole godere di un punto panoramico che dà sulla impraticabile area nord-occidentale di Alicudi, può deviare dal sentiero che porta alla cima, aggirandola e raggiungendo la cosiddetta Timpa delle Femmine.
Capraia
Capraia è una delle isole meno conosciute dell’Arcipelago Toscano, e forse la più adatta per gli amanti delle escursioni. Vulcanica, brulla, quasi priva di alberi ad alto fusto, mostra il suo paesaggio senza filtri: crinali scoscesi, strapiombi sul mare, grandi spazi aperti interrotti dall’emergere, nei pressi della linea costiera, dalla sagoma di antiche torri di avvistamento, rimaste a guardia di un orizzonte che oggi non fa più paura a nessuno.
Tra le isole toscane è quella più lontana dalla terra ferma, e si trova più vicina alla Corsica di quanto non lo sia alla costa tirrenica della Toscana.
iStockIl profilo dell’isola di Capraia
Diversi sentieri escursionistici percorrono l’isola in lungo e in largo, partendo da Capraia Paese e raggiungendo i principali rilievi e alcune punte. La camminata panoramica per eccellenza è quella che porta al Monte Castello, il punto più alto dell’isola a 445 metri, da cui lo sguardo spazia dalla Corsica all’Elba. Lo si raggiunge con un sentiero dal porto di poco più lungo di 5 chilometri.
Chi ha gambe e tempo può spingersi fino alla Torre dello Zenobito, all’estremità meridionale, lungo un percorso ad anello di circa 15 chilometri. La Torre, costruita nel Cinquecento dai genovesi che amministravano l’isola, sovrasta la magnifica Cala Rossa, una falesia dal distinto colore rossastro, ferroso, frutto del crollo di un cono vulcanico risalente a 4 milioni di anni fa.
Marettimo
Isole Egadi, Sicilia. Marettimo è la più occidentale del trittico, quella che ha conservato meglio la propria identità di isola-montagna rispetto a Favignana e Levanzo, e anche quella meno frequentata dal turismo, forse perché più lontana dalla costa, forse perché pressoché priva di spiagge di sabbia. Una vera e propria roccia che si staglia in mezzo al blu, percorsa da un reticolo di sentieri assolati.
Punto di snodo cruciale della rete sentieristica dell’isola sono le Case Romane, resti di un antico insediamento corredati da una chiesetta ancora consacrata. Sopraelevate rispetto al paese dove attraccano i traghetti con destinazione Marettimo, dalle Case Romane si gode già di una splendida vista panoramica.
Lorenzo CalamaiIl Castello di Punta Troia
Tante le escursioni da non perdere, su e giù dal crinale che percorre da nord a sud l’isola. Raggiungere Pizzo Falcone, la vetta più alta di Marettimo a 686 metri, significa regalarsi un panorama a 360 gradi davvero impressionante, con la possibilità di ammirare il profilo delle altre Egadi all’orizzonte.
Il sentiero per il Castello di Punta Troia, la fortezza che i Borboni usarono come carcere per prigionieri politici, è il grande classico: un sentiero a mezza costa che offre vedute mozzafiato sul paese e sul fortilizio, seduto su un promontorio attaccato al resto dell’isola solo da un lembo di terra. La fortezza conserva però un dettaglio storico particolare: la grande cisterna scavata nella roccia, profonda circa 7 metri, fu trasformata in una prigione sotterranea senza luce, dove i detenuti venivano calati dall’alto.
Da non sottovalutare le escursioni che portano al lato occidentale dell’isola, dove lo sguardo si perde verso un orizzonte dove domina soltanto il mare, ma che a fine giornata regala tramonti incantati.
Linosa
È piccola, Linosa. Poco più di cinque chilometri quadrati in mezzo al Mediterraneo, a pari distanza dalla costa della Tunisia, a ovest, e da quella della Sicilia, a nord. La sua natura vulcanica è perfettamente apparente, con le sue rocce nere e i suoi rilievi conici. Piccole case colorate fanno da contrasto alla natura aspra, corredando il panorama.
Il sentiero più classico sale al Monte Vulcano, punto più alto dell’isola con appena 195 metri ma dal panorama spropositato rispetto alla quota: nelle giornate di libeccio si scorge persino Lampedusa, che si trova a più di quaranta chilometri.
Gli altri due rilievi vulcanici, Monte Rosso e Monte Nero, completano il quadro delle salite da affrontare. Entrambi devono il loro nome alla caratteristica ben evidente del rispettivo terreno: una terra rossa e ferrosa accompagna l’escursione in vetta ai 187 metri del Monte Rosso, mentre il Monte Nero è fatto della tipica roccia vulcanica e si affaccia direttamente sul mare, con il suo cratere parzialmente crollato al di sotto del livello dei flutti.
Montecristo
Montecristo è un caso a parte. E non tanto per il romanzo di Dumas, anzi, ma perché è l’isola più inaccessibile dell’Arcipelago Toscano. Infatti, è Riserva Naturale Statale Integrale dal 1971 e Riserva Naturale Biogenetica del Consiglio d’Europa. Per questo, l’isola non si raggiunge con un servizio di trasporto regolare e l’accesso è consentito esclusivamente tramite visite guidate autorizzate dal Reparto Carabinieri Biodiversità e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.
Il numero di visitatori è, quindi, rigidamente contingentato (ci sono meno di duemila posti ogni anno), con prenotazioni da effettuare con largo anticipo. Una volta ottenuto un posto nella visita guidata, però, lo spettacolo è davvero formidabile.
Si approda a Cala Maestra, l’unico punto di sbarco consentito, una grande distesa di sabbia bianca bagnata da un mare cristallino, caraibico. Sull’isola sorgono una regale villa ottocentesca, un antico monastero e un piccolo museo naturalistico. L’isola è impervia e verde, con una flora condizionata dalla presenza di una popolazione di capre selvatiche, l’unica in Italia. Durante la visita, si percorre uno dei tre itinerari didattici, guidati dal personale forestale e con diversi gradi di difficoltà. Un quarto percorso, aperto eccezionalmente e riservato ad escursionisti esperti, porta fino alla vetta del Monte della Fortezza, il più alto rilievo di Montecristo, oltre i 600 metri di altitudine.
Palmaria
Palmaria è la più grande isola della Liguria, seppure abbia un’area totale di appena 1,89 chilometri quadrati. Si trova di fronte a Portovenere, separata dalla terraferma da poche centinaia di metri di mare. Fa parte, insieme a Portovenere, alle Cinque Terre e alle vicine isole del Tino e del Tinetto, del sito UNESCO del Golfo dei Poeti. Intraprenderne il periplo a piedi è una delle escursioni più amate della regione.
123RFVeduta dell’isola di Palmaria
Il sentiero ad anello, segnalato come 510, parte dall’approdo di Terrizzo e si sviluppa per circa sei chilometri, toccando il Forte Umberto I, il cosiddetto Pozzale all’estremo meridionale dell’isola e Punta Carlo Alberto. Il dislivello totale dell’escursione è intorno ai 450 metri, con la salita più tosta che arriva proprio per risalire a Punta Carlo Alberto, dalla quale però si ammira un bellissimo panorama su Portovenere e, in particolare, la Chiesa di San Pietro. Il tempo di percorrenza si aggira sulle tre ore.
Lungo il percorso, sulla punta sud di Palmaria, si incontrano anche i resti di una cava di marmo nero, un tempo tra i materiali più pregiati della zona.
Nel corso della sua vita, troppo breve, la principessa Diana fu la donna più famosa e più fotografata al mondo. Amata dal popolo, spesso in conflitto con la rigidità della Corona, Lady Diana seppe conquistare i cuori di milioni di persone con la sua umanità, la sua fragilità e quella capacità, rara per una reale, di farsi vicina alla gente comune.
Sono passati 29 anni dalla sua scomparsa, ma il ricordo resta vivo nei luoghi che hanno segnato la sua esistenza e in quelli che oggi la custodiscono: dai palazzi della Londra reale alle isole dove amava rifugiarsi lontano dai riflettori.
Kensington Palace
Fu la sua casa londinese dal matrimonio con Carlo, nel 1981, fino alla morte nel 1997. Qui crebbero William e Harry ed è il luogo in cui Diana visse gran parte della sua vita da principessa, tra momenti pubblici e istanti più intimi. Oggi il palazzo è aperto al pubblico con mostre dedicate alla famiglia reale. Gli appartamenti privati restano fuori dal percorso di visita, ma nel Sunken Garden dei Kensington Gardens si può ammirare la statua ufficiale di Diana, inaugurata nel 2021 per i sessant’anni dalla nascita, circondata da tre bambini a simboleggiare il suo amore per l’infanzia.
Dopo la sua morte, davanti ai cancelli del palazzo furono deposti milioni di fiori arrivati da ogni parte del mondo, in uno dei gesti collettivi di cordoglio più intensi mai visti nel Regno Unito.
iStockKensington Palace, la residenza londinese di Lady Diana
Buckingham Palace
Cuore della monarchia, Buckingham Palace fu teatro di centinaia di cerimonie ufficiali e ricevimenti di Stato a cui Diana prese parte negli anni da Principessa di Galles, spesso portando un tocco di leggerezza in un contesto molto formale. Fu anche qui che, dopo la sua morte nell’agosto 1997, migliaia di persone si radunarono spontaneamente lasciando fiori, lettere e candele: un tributo popolare che il Regno Unito non aveva mai visto in quella dimensione.
Diana Princess of Wales Memorial Walk
Chi vuole ripercorrere la Londra di Diana con calma può seguire l’itinerario ufficiale a lei dedicato: la Diana Princess of Wales Memorial Walk, un percorso pedonale ad anello di circa 11 chilometri disegnato a forma di otto, che attraversa quattro dei parchi reali della città (Kensington Gardens, Hyde Park, Green Park e St James’s Park).
Lungo il cammino, novanta targhe in bronzo con una rosa araldica incisa al centro guidano i visitatori tra cinque luoghi legati alla vita della principessa: Kensington Palace, Spencer House (la casa londinese della sua famiglia), Buckingham Palace, St James’s Palace e Clarence House.
Il percorso fu inaugurato nel 2000 per volontà del comitato presieduto da Gordon Brown, che lo definì una delle più belle passeggiate urbane del mondo, e tocca anche la Diana Memorial Fountain a Hyde Park, rendendo l’intero anello una sorta di riepilogo simbolico della sua storia londinese.
iStockUna delle targhe in bronzo presenti lungo il percorso pedonale
Hyde Park – Diana Memorial Fountain
Inaugurata nel 2004 dalla regina Elisabetta II, la fontana fu pensata con un design semplice e accessibile, capace di riflettere il carattere aperto e vicino alle persone della principessa. L’acqua scorre lungo due percorsi che si incontrano in un unico punto, quasi a rappresentare i momenti felici e quelli più difficili della sua vita.
Ancora oggi molti londinesi scelgono questo angolo di parco per fermarsi un momento, leggere un libro o semplicemente ricordarla, lontano dal caos della città.
Althorp House
Nel Northamptonshire sorge la residenza storica della famiglia Spencer, dove Diana trascorse parte della sua infanzia e dove oggi riposa. All’interno della tenuta si trova il lago con la piccola isola scelta dalla famiglia per garantirle privacy anche dopo la morte, non accessibile al pubblico. Durante i periodi di apertura è però possibile visitare il parco e il museo che ne racconta la vita attraverso fotografie, oggetti personali e documenti storici: una tappa che per molti resta la più toccante di tutte.
Le estati della famiglia reale passavano spesso per le Baleari. Carlo e Diana furono più volte ospiti sullo yacht di re Juan Carlos, al largo del Marivent Palace, dove ancora oggi Felipe e Letizia amano trascorrere le vacanze. Le foto scattate tra il 1986 e il 1990 li ritraggono sorridenti insieme a William, Harry e alla famiglia reale spagnola. Ma il primo incontro di Diana con quel mare risale al 1981, in luna di miele a bordo del Britannia.
Isole Vergini Britanniche
Diana amava anche i Caraibi britannici, dove tornava spesso per ritagliarsi un po’ di privacy lontano dai riflettori. Nel 1990 a Necker con la sorella Sarah, i rispettivi figli e la madre, e nel 1992 a Nevis con William e Harry, quando la crisi con Carlo era ormai di dominio pubblico.
Necker Island è un’isola privata di 74 ettari acquistata da Richard Branson nel 1979 e trasformata in un resort esclusivo, con spiagge di sabbia bianca e barriere coralline. Oggi si affitta per interezza, a cifre che partono da diverse decine di migliaia di euro a notte. Nevis, poco più a nord, è invece un’isola vulcanica di appena 93 chilometri quadrati che fa coppia con la vicina Saint Kitts. Niente semafori né catene di negozi, ma piantagioni di canna da zucchero riconvertite in boutique hotel e la salita al Nevis Peak per chi ama il trekking, in un contesto che resta autentico anche nell’alta stagione.
Ai Caraibi appartiene anche Barbuda, piccola isola dove Diana amava rifugiarsi per sfuggire a paparazzi e alla vita di corte, in cerca di un po’ di normalità. Le è stata dedicata la Princess Diana Beach, una distesa di sabbia rosa colorata da miliardi di minuscole conchiglie, prima conosciuta come Access Beach.
Poco turistica, con strade quasi tutte sterrate, resta oggi una meta cara anche a William e Harry, che vi tornano di tanto in tanto per ritrovare un pezzo di ricordo della madre.
La Toscana conquista ancora una volta l’attenzione della stampa internazionale, ma questa volta non sono Firenze, Siena o la Val d’Orcia a finire sotto i riflettori. A incantare il Guardian sono invece i luoghi meno affollati, sorprendenti rifugi paradisiaci lontani dalle mete più blasonate: sono le splendide isole dell’arcipelago toscano.
La testata britannica ha invitato i suoi lettori a lasciare per qualche giorno le città d’arte per raggiungere 5 isole, ognuna con un carattere diverso: dalla vivace Elba alla piccolissima Giannutri, descritta come una vera “disintossicazione radicale dalla vita moderna”.
Tra le isole Egadi, è la più lontana dalla costa della Sicilia. Si misura in circa 20 miglia nautiche, più o meno 37 chilometri, il braccio di mare che separa Marettimo dalla terraferma. Malgrado un viaggio non così lungo, gli aliscafi e i traghetti che ci arrivano di solito si fermano prima a Levanzo o a Favignana, le altre due isole abitate dell’arcipelago, maggiormente gettonate rispetto a questo spuntone di roccia immerso nelle acque cristalline del Mar Tirreno e slanciato verso la zona più aperta del Mediterraneo.
Marettimo è un sogno per quella nicchia di appassionati della montagna al mare, ma anche per coloro che amano la quiete e un certo distacco dal mondo. Un solo piccolo abitato, un pugno di abitanti, qualche bar e ristorante giusto per soddisfare le esigenze dei turisti, le auto che si contano sulle dita delle mani perché tanto di strade non se ne parla. E poi un mare che alterna tratti cristallini a zone costiere ricche di grotte, e un entroterra montuoso che si arrampica fino a superare i 600 metri sul livello del mare. Una fitta rete di sentieri, quindi, collega il piccolo abitato dove attraccano i traghetti ai punti più affascinanti, panoramici e spettacolari dell’isola: escursioni da non perdere per annegare completamente in tutta la bellezza di Marettimo.
In cima al Monte Falcone
Con i suoi 686 metri, il Monte Falcone è la vetta più alta dell’isola e rappresenta una delle escursioni più impegnative tra quelle disponibili a Marettimo. Come si può immaginare, tuttavia, è anche quella che regala poi la ricompensa più grande, con un panorama spettacolare a 360 gradi sull’intero arcipelago delle Egadi.
Dal paese di Marettimo si imbocca il sentiero che si inerpica in salita verso occidente, lungo un sentiero lastricato, attraversa una pineta ombrosa e infine raggiunge le Case Romane, un piccolo e affascinante complesso di rovine con resti, per l’appunto, di epoca romana, affiancato dai resti di una piccola chiesa bizantina tutta imbiancata, costruita secoli più tardi dai monaci Basiliani. Già da qui si aprono alcuni panorami stupendi sull’isola, con una vista unica del Castello di Punta Troia, a nord, e del paese di Marettimo dall’alto.
Lorenzo CalamaiPanorama dai sentieri di Marettimo: a sinistra Punta Troia, a destra il profilo delle altre isole Egadi
Le Case Romane sono un po’ una sorta di crocevia dei sentieri che attraversano l’isola. Quello che porta in cima al Monte Falcone prosegue verso nord-ovest, sotto Punta Campana e il Pizzo del Capraro, altre due vette minori, fino all’ultimo tratto più ripido che conduce in vetta. Si procede in un sentiero più stretto e impervio, in mezzo alla macchia mediterranea, fino al momento in cui il sentiero non raggiunge una piccola sella dove il panorama è doppio: si ammira il profondo blu del mare sia dal lato orientale che occidentale dell’isola. Da qui si può raggiungere alla bell’e meglio la cima vera e propria del Monte e spingere lo sguardo a 360 gradi, in particolare riuscendo a scorgere ben definito il profilo delle altre isole dell’arcipelago, Favignana e Levanzo.
Il chilometraggio totale dell’escursione è di poco superiore ai quattro chilometri, ma il dislivello è pari all’altitudine raggiunta, quindi superiore ai 600 metri, e concentrato in poco spazio. Itinerario pertanto impegnativo, che richiede di calcolare anche il battere del sole cocente lungo tutto il percorso.
Escursione al Castello di Punta Troia
La camminata dal paese al Castello di Punta Troia è il grande classico di Marettimo. Il forte è senza dubbio uno dei simboli chiave dell’isola, arroccato su un promontorio a strapiombo sul mare che, secondo la tradizione, deve il proprio nome alla forma del profilo roccioso, che ricorderebbe il muso di una scrofa.
Il sentiero collega il paese alla destinazione, attraverso una splendida escursione a mezza costa lungo tutta la linea litorale dell’isola. L’itinerario è più duro di quanto non si possa immaginare, con un paio di toste salite a metà percorso, ma ripaga con continue, splendide vedute della parte settentrionale di Marettimo. Si ammirano inoltre strapiombi vertiginosi sul mare, con scorci anche sullo Scoglio del Cammello, un caratteristico faraglione che il sentiero costeggia da vicino.
Il sentiero scende quindi bruscamente verso il piccolo istmo che si stringe prima dell’inizio del promontorio su cui sorge il Castello. Da un lato si affollano le barche di chi sta facendo snorkeling nelle acque cristalline attorno agli scogli, dall’altro c’è una piccola spiaggia sassosa. Di fronte a chi cammina, una serie di tornanti fiancheggiati da muretti a secco conduce fino all’ingresso del Castello, le cui origini risalgono probabilmente al periodo normanno, e che poi nell’Ottocento fu trasformato in un carcere destinato ai prigionieri politici.
Lorenzo CalamaiGli scogli nei pressi del Castello di Punta Troia
All’esterno del castello, i panorami migliori: il mare che si apre a perdita d’occhio, la costa che si incurva verso sud, e in lontananza il resto dell’isola con le sue montagne brulle. Il percorso richiede circa un’ora e mezza.
Verso Punta Libeccio
L’escursione dal paese di Marettimo a Punta Libeccio rappresenta una affascinante traversata dal lato orientale a quello occidentale dell’isola. Il capo è caratterizzato dal rudere di un vecchio faro e lo si raggiunge con una escursione di cinque chilometri e mezzo, che comprende un dislivello totale in salita poco superiore ai 400 metri.
Lorenzo CalamaiI sentieri di Marettimo offrono sempre vedute splendide
Ci si dirige dalla parte meridionale del paese verso il cimitero, quindi si tiene la destra, salendo verso sud-est al bivio con il sentiero che conduce a Punta Bassana, nella zona con più calette dell’isola. Una volta raggiunto il punto più alto e panoramico dell’escursione, in mezzo al macchia mediterranea, si scende verso il faro, con la possibilità di una piccola deviazione per Cala Cretazzo, una deliziosa spiaggia di sassolini con un mare incontaminato e cristallino, decisamente meritevole di una visita.
Si prosegue quindi verso il faro e, dopo una breve sosta per ammirare il panorama verso il mare aperto, lo si oltrepassa per raggiungere la vera e propria Punta Libeccio, promontorio roccioso che si sporge come un dito da una mano chiusa verso il mare.
Questa escursione è l’ideale per ammirare il tramonto del sole nel mare, sul lato occidentale di Marettimo. Armarsi di luci frontali o torce per il ritorno è necessario, per riuscire a farsi strada sul sentiero accidentato, mentre in cielo incominciano a brillare le prime, luminose stelle.
Chi non ha mai sognato di avere un’isola tutta per sé? Un piccolo angolo di mondo circondato da una distesa d’acqua, che sia al mare o al lago, lontano dalla folla, dove decidere come trascorrere le proprie giornate e, perché no, costruire il proprio rifugio da sogno. Certo, i prezzi sono spesso stellari, ma non è detto che questo sogno sia completamente irrealizzabile. In Italia, infatti, ci sono 9 isole private attualmente in vendita, sparse da Nord a Sud. Alcune sono vere e proprie tenute immerse nella laguna, con ville, vigneti e approdi privati; altre sono piccoli isolotti che custodiscono antiche fortificazioni, torri e testimonianze di secoli di storia.
Le cifrerichieste? Sono molto diverse e vanno da 1,5 milioni di euro fino a 24 milioni, mentre per alcune proprietà il prezzo viene comunicato soltanto su richiesta. Un mercato decisamente esclusivo, dove ogni isola ha caratteristiche, storia e potenzialità completamente diverse. Ma ci sono persone fortunate che potrebbero davvero trasformare questo sogno in realtà.
Si parla spesso di overtourism, ma in realtà in Europa ci sono delle vere meraviglie lontane dalle rotte più battute. Non parliamo di destinazioni sconosciute, ma semplicemente un po’ più lontane dai grandi flussi.
Questa è la classifica di European Best Destinations che ha selezionato 12 mete tra borghi medievali, isole, paesaggi naturali e località dalla forte identità storica, premiando l’Italia per ben 4 volte con alcuni luoghi che sono tutti da scoprire.
C’è una parte d’Europa in cui il numero dei pernottamenti turistici supera di gran lunga quello degli abitanti. A fotografare questa particolare concentrazione sono i dati Eurostat relativi al 2024, analizzati dal Greek Reporter, che mettono in cima alla classifica una delle aree più amate del Mediterraneo. È l’Egeo meridionale, in Grecia, dove lo scorso anno si sono contati 127,2 pernottamenti turistici per ogni residente.
Primo posto per l’Egeo meridionale
Il primato europeo spetta dunque alla regione greca dell’Egeo meridionale, territorio che comprende alcune delle isole più conosciute del Paese, tra cui Santorini, Rodi e Kos. Lo scorso anno sono stati registrati oltre 41,5 milioni di pernottamenti, a fronte di una popolazione di circa 326.000 abitanti.
Il rapporto tra presenze turistiche e residenti raggiunge così quota 127,2 notti per abitante, il valore più elevato tra le zone dell’Europa considerate nell’analisi. Un dato che restituisce con immediatezza la pressione esercitata dal turismo su un territorio relativamente piccolo e fortemente legato all’accoglienza.
Subito dopo si trovano le isole Ionie, sempre in Grecia, con 102,6 pernottamenti per residente e 20,5 milioni di notti complessive. Anche qui il rapporto è particolarmente significativo, considerando una popolazione di circa 200.000 persone. Nessun’altra regione europea si avvicina ai livelli registrati dalle due aree greche. Il dato non indica necessariamente il numero di persone presenti nello stesso momento, ma misura il rapporto tra le notti trascorse dai visitatori e la popolazione residente. È quindi un indicatore utile per capire il peso del turismo sui territori.
123rfFolla in attesa di fotografare il tramonto a Oia, Santorini
L’Italia presente con Bolzano
La prima destinazione italiana nella classifica è la provincia autonoma di Bolzano, conosciuta anche come porta d’accesso alle Dolomiti nelle Alpi italiane. Qui sono state registrate 68,9 notti turistiche per ogni abitante, un valore che colloca il territorio ai vertici europei per concentrazione delle presenze.
Il dato racconta quanto sia forte l’attrattiva dell’Alto Adige durante tutto l’anno, grazie a paesaggi alpini, località sciistiche, sentieri e turismo naturalistico. La provincia si inserisce infatti in una graduatoria dominata dalle grandi destinazioni balneari e insulari del Mediterraneo, mostrando come anche una regione montana possa raggiungere livelli molto elevati di saturazione turistica.
Le altre mete più (e meno) affollate
Alle spalle di Bolzano si trova la costa adriatica della Croazia, con 67,5 pernottamenti per residente. È l’area che comprende anche celebri città come Dubrovnik e Spalato, tra le destinazioni più richieste del Paese. Seguono le isole Baleari spagnole, con 60 notti per abitante: Ibiza e Maiorca contribuiscono a rendere questo arcipelago uno dei principali poli turistici d’Europa.
Al sesto posto compare ancora la Grecia, con Creta, che raggiunge 55,6 pernottamenti per residente. Il peso del turismo, tuttavia, varia molto all’interno dell’Unione Europea. Nella maggior parte delle regioni analizzate si registrano meno di 15 notti turistiche per abitante.
È il caso anche dell’Egeo settentrionale, altra regione greca, che con 14,9 pernottamenti per residente si colloca al 24° posto. All’estremo opposto della graduatoria figura invece Mayotte, territorio francese nell’Oceano Indiano e parte dell’UE, con appena 0,5 notti per abitante. Poco sopra si trova la Mazovia, la regione polacca che circonda Varsavia, ferma a 0,7.
Dimenticare il rumore, le folle e il ritmo frenetico delle località turistiche più conosciute è diventato un desiderio sempre più diffuso tra i viaggiatori, che cercano quei luoghi dove si può veramente staccare la spina e godersi un po’ di quiete. A fotografare questa tendenza è il nuovo Unspoilt Index di BookRetreats, che ha analizzato 100 isole in tutto il mondo per individuare quelle dove natura, silenzio e spazi poco affollati resistono ancora al turismo di massa.
La ricerca ha preso in considerazione diversi fattori, tra cui naturalità del territorio, densità della popolazione, traffico stradale e aereo, affollamento, inquinamento luminoso e presenza di coste rimaste incontaminate, elaborando un indice dedicato alla tranquillità delle destinazioni. Al primo posto nel mondo c’è un’isola neozelandese, mentre a dominare la classifica europea è una piccola isola greca che si trova a circa un’ora da una delle mete più affollate del Mediterraneo. Ma anche il Belpaese sorprende: nella top 25 mondiale compare anche un’isola italiana.
L’isola più tranquilla del mondo
Il primo posto assoluto spetta a Stewart Island, in Nuova Zelanda, una destinazione dove la presenza umana è ancora minima rispetto alla vastità della natura.
Sull’isola vivono poco più di 500 persone, mentre il territorio è celebre per il kiwi bruno di Stewart Island, una delle specie simbolo della Nuova Zelanda. A contribuire al primato è anche il livello quasi inesistente di inquinamento luminoso: qui si trova infatti il Santuario internazionale del cielo buio (i Dark Sky Sanctuaries) più meridionale del mondo, una condizione che rende l’isola particolarmente adatta all’osservazione delle stelle e, quando le condizioni sono favorevoli, della spettacolare aurora australe.
iStockSpettacolare aurora australe a Stewart Island (Nuova Zelanda)
Stewart Island non è però soltanto una destinazione per gli appassionati di cieli notturni. Il suo territorio è dominato da foreste, baie, sentieri e paesaggi selvaggi, in un ambiente dove la natura, con il Parco nazionale di Rakiura, resta decisamente protagonista.
L’isola più tranquilla d’Europa
Per trovare la prima destinazione europea bisogna scendere soltanto di una posizione nella graduatoria. Anafi, nelle Cicladi, conquista infatti il secondo posto mondiale ed è la più tranquilla d’Europa. Il dato più curioso è la sua vicinanza a Santorini: le due isole distano appena circa un’ora di traghetto, ma l’esperienza di viaggio è completamente diversa.
Con una superficie di circa 40 chilometri quadrati, conta appena 300 abitanti, non ha un aeroporto e il traffico stradale è molto limitato: sono questi fattori ad aver contribuito al suo elevato livello di tranquillità, valutato 92 punti su 100 dall’indice.
Qui il paesaggio conserva un carattere ancora selvaggio, tra montagne, sentieri e spiagge poco frequentate. Tra quelle da scoprire ci sono Roukounas, Klisidi e Katsouni, dove la sabbia dorata incontra acque trasparenti.
iStockScorcio sull’Isola di Anafi, in Grecia
L’unica italiana in classifica
L’Italia compare una sola volta nella top 25 mondiale e lo fa con una destinazione che sembra particolarmente adatta alla ricerca di silenzio e natura: Salina, nelle Eolie. L’isola siciliana si piazza al 23° posto, precedendo diverse destinazioni esotiche e confermando la capacità dell’arcipelago siciliano di offrire anche angoli lontani dal turismo più frenetico.
Salina è caratterizzata da rilievi vulcanici, terrazzamenti, vigneti e vegetazione mediterranea, con piccoli centri affacciati sul mare, calette segrete e specialità da gustare durante un viaggio a passo lento lontano dalla frenesia quotidiana.
iStockFavoloso scorcio dell’isola di Salina
Le altre isole europee più tranquille
La top 25 dell’Unspoilt Index 2026 comprende molte altre isole europee. Al 5° posto mondiale si trova St Martin’s, nelle Isles of Scilly, al largo della Cornovaglia, che contano appena 135 residenti. La piccola isola è nota per i suoi paesaggi naturali e per la possibilità di fare snorkeling nelle acque dove vivono anche le foche.
All’11° posto si trova invece l’Isola diSkye, in Scozia, mentre Herm, nelle Isole del Canale, occupa il 14° posto. Quest’ultima è una delle destinazioni più particolari della graduatoria: qui ci vive solo una sessantina di abitanti e non circolano automobili.
Anche la Croazia è presente con due isole nella top 20: Mljet, al 17° posto, e Vis, al 19°. La prima si trova al largo di Dubrovnik ed è conosciuta per i suoi paesaggi naturali, mentre la seconda è una delle isole dalmate più interessanti per chi cerca un’atmosfera meno movimentata rispetto alla vicina Hvar.
Più in basso troviamo Milos, in Grecia, al 22° posto, e poi Salina, Ilha das Flores, nelle Azzorre portoghesi, e La Gomera, una delle 8 Isole Canarie ancora poco conosciuta.
La classifica completa
Riportiamo di seguito la classifica completa con le 25 isole più tranquille del mondo, tutte da scoprire:
Le location di Oceania (il cui nome originale è Moana), il live action remake dell’omonimo film d’animazione del 2016 ora nelle sale, hanno un compito fondamentale: dare consistenza al mondo in cui vive l’eroina Disney, un mondo fatto di antiche tradizioni e rituali di passaggio e soprattutto di forte rispetto per una natura inevitabile co-protagonista dell’esistenza di ciascuno.
Per ottenere tale risultato la produzione ha scelto di girare direttamente là dove la cultura polinesiana è nata e continua a prosperare, nonostante la turistificazione all’agguato: sullo schermo si alternano così panorami costieri selvaggi, baie nascoste, spiagge meravigliose dove la sabbia è bianca e l’acqua cristallina e altri preziosi tesori hawaiani.
Di cosa parla
Vaiana Waialiki (Catherine Laga’aia), la figlia del capo tribù dell’isola Motunui, riceve fin da piccola la chiamata del mare e cresce per questo nutrendo grande rispetto e fascinazione nei suoi riguardi. Una volta grande, incoraggiata dalla nonna e nonostante il disaccordo iniziale del padre, la principessa decide di partire alla scoperta di cosa c’è al di là della barriera corallina ispirata anche dal lungo passato da navigatori del proprio popolo. In viaggio Vaiana incontra Maui (Dwayne Johnson), un semidio polinesiano che l’aiuta a comprendere meglio i segreti del mare e a dominarli per ridare prosperità alla propria gente.
Walt Disney PicturesUna scena di “Oceania”
Dov’è stato girato il film
Il nuovo film Disney è stato girato sull’isola di Oahu: la terza più grande dell’arcipelago delle Hawaii. Le location di Oceania si trovano, più nel dettaglio, sulla costa occidentale dell’isola: quella che conserva ancora più intatta la sua bellezza naturale e la forte eredità culturale, al contrario di zone come Waikiki, molto frequentate dai turisti e che per questo hanno visto smorzata negli anni parte della propria identità.
iStockLa meravigliosa isola di Oahu
Pokai Bay, Oahu
Le scene nel villaggio e quelle a bordo delle imbarcazioni sono state girate, in particolare, a Pokai Bay: una splendida insenatura di sabbia dorata circondata da verde dove rilassarsi al sole, nuotare tra i pesci, godersi il contatto con la natura e – con un po’ di fortuna – poter avvistare i delfini.
Nei pressi della baia si trova il sito di Kuilioloa Heiau, molto significativo per la storia raccontata in Oceania: si tratta infatti di un luogo ritenuto sacro nella cultura polinesiana, dove i prescelti come la principessa Vaiana imparavano l’arte di navigare il mare osservando le stelle, le correnti e altri segnali offerti dalla generosità della natura.
iStockLa splendida Pokai Bay
Makua Beach
Altra location di Oceania è Makua Beach: un tratto di costa che con il suo profilo frastagliato, la natura incontaminata e le vedute panoramiche sull’oceano, uniche, trasmette un senso di potenza incontrastata che ben si adatta al mood del nuovo live action Disney e della sua eroina. La forza della natura sembra accompagnare infatti la principessa Vaiana, e con lei tutti gli spettatori, a scoprire i talenti ricevuti in dono e le missioni a cui è destinata.
iStockIl panorama unico di Makua Beach
Altre location
In alcune inquadrature è possibile riconoscere templi (heiau) tradizionali hawaiani e altri siti in cui ancora oggi viene preservata e tramandata l’identità e la cultura delle popolazioni originarie della zona: si tratta di location scelte, ancora una volta, tenendo conto di ciò che racconta Oceania e del suo essere a un tempo una storia d’avventura e di formazione.
Walt Disney PicturesUna scena di “Oceania” in un luogo sacro per la cultura hawaiana
Nel remake Disney non mancano scene girate in studio, ai Trilith Studio di Atlanta, e con l’ausilio di effetti digitali e computer grafica.
Ferragosto è ormai passato e l’estate inizia ad accorciarsi, ma moltissime persone sono pronte a partire per un sorprendente viaggio di fine agosto, che sia organizzato da tempo oppure last minute: se le ferie devono ancora iniziare o si ha ancora qualche giorno libero da sfruttare, la fine del mese può essere un ottimo momento per partire. Non soltanto perché in alcune destinazioni l’atmosfera comincia lentamente a cambiare, ma anche perché esistono mete capaci di offrire una vacanza diversa dalle solite destinazioni prese d’assalto nel cuore dell’estate.
Dalla costa italiana alle isole più selvagge, passando per una valle alpina dove cercare un po’ di fresco, fino ad arrivare a località europee meno scontate, sono diverse le possibilità per organizzare un viaggio last minute negli ultimi giorni di agosto. Abbiamo selezionato 8 mete tra Italia ed Europa, puntando su luoghi meno scontati che permettono di combinare diverse esperienze tra mare, natura, borghi, cultura e attività all’aria aperta. Pronti a partire?
Al largo della costa nord-occidentale della Scozia, davanti alla penisola di Coigach, si trova Tanera Mòr, la più grande delle Summer Isles. Fino a pochi anni fa appariva come un luogo abbandonato: edifici storici in rovina, pochissimi abitanti, ampi tratti di terreno riconquistati dalla natura.
Prima ancora che nascesse un resort, quest’isola era stata scelta come luogo ideale dalle tartarughe marine che, ogni anno, ancora oggi, percorrono migliaia di chilometri per venire indisturbate a deporvi le uova. Con queste parole di benvenuto, Swatheesh Udupa, manager dell’isola-resort delle Maldive, dove sono atterrata dopo un volo di circa 35 minuti dalla Capitale Malé, che dista 120 km, mi accoglie a Kanifushi.
Mi spiega anche che la spiaggia dove ci sono i nidi, sulla punta estrema dell’atollo di Lhaviyani, una delle poche isole abitate di questo magnifico anello corallino, si trova sul lato opposto rispetto a dove atterrano gli idrovolanti, è protetta e assolutamente non è accessibile agli ospiti, proprio perché deve restare intatta e intoccabile.
Non organizzano neppure attività quando è il momento della schiusa delle uova e ciò significa rispetto nei confronti di un habitat che si sta lentamente riprendendo il proprio spazio. E sento di essere arrivata in un paradiso terrestre.
Swatheesh mi spiega che questo è anche il paradiso delle mante, che arrivano spesso a fare bella mostra di sé nelle acque su cui s’affacciano le water villa e che gli ospiti possono ammirarle stando tranquillamente sul jetty o sul deck della loro piscina privata.
AtmosphereLe splendide water villa a Kanifushi
L’isola eco-friendly
Su questa isola lunga 2 chilometri e stretta meno di cento metri che, vista dall’alto, ricorda la forma di una mazza da jockey, 13 anni fa è stata aperta una struttura che a malapena si nota tra la fitta vegetazione tropicale, gestita dal gruppo Atmosphere e che mette la sostenibilità al primo posto. Swatheesh, che sarà la mia guida e il mio angelo custode per tutto il soggiorno (mi ha aiutata a ritrovare un oggetto a me molto caro che ormai credevo perduto per sempre coinvolgendo tutto lo staff!), mi spiega che sull’isola si gira a piedi, in bicicletta (ogni ospite ha diritto a una due ruote color Tiffany, che poi è il colore dell’acqua che circonda Kanifushi, che poi è il mio preferito…) o con i caddy elettrici che fanno avanti e indietro lungo il viale principale, una lunga striscia di sabbia bianca all’ombra di palme, banani, piante di frangipane i cui fiori, quando cadono a terra, formano un tappeto bianco dal profumo inconfondibile (e che viene spontaneo infilarsi tra i capelli).
AtmosphereIn bicicletta per l’isola di Kanifushi
In mezzo al verde che ricopre tutta la superficie si nascondono le beach villa, con o senza piscina privata (su tutta l’isola, tra grandi – una adults only – e piccole, ce ne sono ben 102), che piacciono tanto agli stranieri, mentre noi italiani, appena vediamo il mare (e che mare!), non pensiamo ad altro (qui bisogna solo ricordarsi di indossare le scarpine di gomma perché la marea porta con sé centinaia di frammenti di coralli), e il famoso bagno maldiviano ovvero tutto all’aperto, dove si fa la doccia in compagnia di simpatici e innocui gechi.
Il mare di Kanifushi
Chi viene alle Maldive lo fa per godersi il mare e le attività legate all’acqua. L’atollo di Lhaviyani, il cui nome locale è “Faadhippolhu”, è famoso per le immersioni. E a Kanifushi c’è un centro diving, Oceanix, super professionale, che organizza non soltanto escursioni per snorkeling due volte al giorno gratuite nei vicini reef, ma anche spettacolari immersioni per tutti coloro che scelgono questo arcipelago per i suoi celebri fondali marini.
Tra gli spot più incredibili, c’è Hanifaru Bay Manta and Whale Shark Point, dove l’avvistamento di mante, ma soprattutto di squali, è garantito (oltre agli squali balena e a una miriade di altri pesci colorati). Inoltre, il centro si occupa di alcuni programmi di conservazione marina, come la raccolta delle plastiche nel mare, causa numero uno dell’inquinamento dell’Oceano Indiano, e naturalmente la tutela delle tartarughe.
Il diving collabora direttamente con il Naifaru Turtle Rehabilitation Centre che si trova sull’isola più grande e più densamente popolata dell’atollo (circa 8mila abitanti). Si può prendere parte in prima persona alle attività del centro come volontari, purché si sappia nuotare e avere compiuto i 18 anni, oltre ad avere una passione per il mare, aiutando i biologi marini a salvare e a curare le tartarughe bisognose.
Nonostante sia una piccola isola, sulla spiaggia di Kanifushi si ha la sensazione di essere soli al mondo. Tra l’altro, un solo lato dell’isola è balneabile perché l’altro è colpito dalle correnti molto forti che hanno traportato anche delle rocce. Su questa spiaggia selvaggia però s’affacciano un bar, un’altalena e alcuni punti molto romantici.
Solo se si frequentano gli spazi comuni (i sei ristoranti e i tre bar, la mega spa dove, se si soggiorna per almeno quattro notti si ha un trattamento free, il pontile dove ogni sera, dopo cena, arrivano gli squali attratti dalla luce) ci si rende conto che sull’isola c’è altra gente. Se non uscite a colazione – tra le esperienze tipiche che si possono fare alle Maldive e quindi anche qui c’è il floating breakfast in piscina – in pratica non s’incontra mai nessuno.
AtmosphereL’area dei water sport Oceanix sull’isola
Se però si viene per una vacanza in famiglia, ci sono tanti luoghi di aggregazione, dalla Club House per i ragazzi al kids club con servizio baby-sitting, dal Sunset Bar – dove si ammirano tramonti spettacolari – al Pier Six dove si sta a piedi nudi sul sabbia, dalla zona dei water sport ai campi da tennis e padel al cinema sotto le stelle. Un paradiso vero per chi lo sta ancora cercando. Io l’ho trovato, angelo incluso .
Passare le giornate a coccolare gatti non farebbe già gola a qualsiasi amante dei felini? E se questo significasse anche vivere gratis su un’isola greca? Detta così sembra un sogno, ma è esattamente quello che propone Syros Cats, organizzazione no profit che da anni si occupa dei gatti randagi e recuperati dell’isola di Syros, nelle Cicladi.
In cambio di qualche ora di lavoro al giorno, offre vitto, alloggio e utenze gratuite a chi è disposto a trasferirsi per un periodo prolungato. Non una vacanza, non un lavoretto estivo: un’esperienza pensata per chi vuole vivere la Grecia da dentro, tra ciotole, coccole ai cuccioli e giornate scandite dal ritmo dell’isola.
Come funziona l’offerta
Syros Cats porta avanti da tempo un programma di sterilizzazione (TNR, Trap-Neuter-Return) per tenere sotto controllo la popolazione felina dell’isola, insieme a cure veterinarie, somministrazione di farmaci e assistenza a lungo termine per gli animali che non potrebbero sopravvivere da soli per strada. Un piccolo team fisso, però, non basta: l’organizzazione si affida a volontari che si alternano nel tempo per garantire continuità alla cura quotidiana.
In cambio dell’impegno, i volontari ricevono una camera privata in un alloggio condiviso, colazione inclusa, utenze coperte (elettricità, acqua, WiFi) e la possibilità di vivere sull’isola senza pagare l’affitto. Il soggiorno minimo richiesto è di un mese, il tempo necessario per entrare nel ritmo del lavoro. Le giornate tipo prevedono circa cinque ore di attività, cinque giorni a settimana, soprattutto al mattino: nutrire i gatti, pulire le aree comuni, socializzare con i cuccioli o i gatti più diffidenti, somministrare farmaci, dare una mano nelle visite veterinarie, occuparsi del giardino e accogliere i visitatori.
Non serve esperienza pregressa con gli animali, ma costanza: il lavoro è fisico, a volte poco glamour, e richiede persone indipendenti e a proprio agio nella vita comunitaria. I volontari under 25 vengono raramente accettati, mentre chi lavora da remoto può partecipare se riesce a conciliare i turni fissi con la propria attività.
123RFLa spiaggia di Galissas a Syros in Grecia
Bambini e animali domestici non sono ammessi e chi arriva da fuori UE deve rispettare i limiti di soggiorno Schengen (90 giorni su 180). Le domande per il 2027 apriranno a settembre 2026: chi è interessato può tenere d’occhio il sito e i canali social di Syros Cats.
iStockSyros aspetta nuovi volontari per i suoi gatti
Il fascino discreto dell’isola di Syros
Com’è Syros, l’isola pronta ad accogliere nuovi volontari per i suoi gatti?
Passeggiando per Ermoupoli, considerato il più imponente tra i centri storici delle Cicladi, si alternano vicoli pedonali, mercati e localini, con piazza Miaouli, circondata da palme e caffè, dominata dal municipio neoclassico, come punto di ritrovo per l’aperitivo serale.
Poco fuori dal centro, la costa si apre in una serie di spiagge diverse tra loro: Kini, sabbiosa e riparata, amata dalle famiglie; Galissas, con le sue casette bianche e blu; Ari, più isolata e tranquilla. Chi ha tempo per un’escursione può salire fino al borgo collinare di Ano Syros, con la sua cattedrale cattolica affacciata sul mare, o spingersi fino al remoto villaggio di San Michalis, tra vigneti e viste sulle isole vicine.