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Case tutte gialle e affacciate sul mare: Dragør, il borgo che rappresenta l’anima più autentica della Danimarca

1 novembre 2026 à 13:30

Fa sorridere scriverlo, ma uno dei primi pensieri che viene in mente quando si raggiungere Dragør è se le sue case (forse vittime di un incantesimo) si siano messe d’accordo sul colore: sono quasi tutte gialle, con i tetti di tegole rosse, le finestre incorniciate di bianco e piccoli giardini che durante la bella stagione si riempiono di fiori.

Ci troviamo sulla costa sudorientale dell’isola di Amager, a breve distanza da Copenhagen, ma l’aspetto di questo borgo sembra appartenere a un’altra epoca. Dragør è infatti uno degli insediamenti storici meglio conservati del Paese, un antico centro di pescatori e navigatori che ha mantenuto pressoché intatta la propria struttura urbana del XVIII e XIX secolo.

Un passato rigoglioso, il suo, tanto che nel ‘700 possedeva persino la seconda flotta commerciale del regno per tonnellaggio, che gli ha fatto guadagnare la definizione di skipper town, ovvero città dei capitani di mare.

Cosa vedere a Dragør

Strade e costruzioni di questo villaggio della Danimarca raccontano una comunità organizzata intorno alle attività marittime, con capitani, marinai e famiglie che condividevano spazi e responsabilità.

Il centro storico di Dragør e le caratteristiche case gialle

Cuore della cittadina è Dragør Gamle By, il nucleo antico formato da file ordinate di abitazioni basse, prevalentemente risalenti al ‘700 e all’800. Le strade principali seguono un andamento est-ovest, intersecate da vicoli più stretti orientati da nord a sud. Molte dimore sono costruite una accanto all’altra, con piccoli giardini rivolti verso meridione per ricevere maggiore luce solare.

Facciate intonacate di giallo, fondamenta scure trattate tradizionalmente con catrame, tetti spioventi e finestre minute compongono un insieme architettonico sorprendentemente omogeneo. Fra i vicoli spuntano malvarose, portoncini dipinti e scorci di cortili privati.

Il porto antico e la torre dei piloti

Solo pochi passi separano le abitazioni storiche dal Dragør Gamle Havn, il vecchio porto che per secoli ha rappresentato il centro economico della comunità. Oggi le barche da diporto condividono le banchine con imbarcazioni tradizionali e strutture legate alla pesca, ma senza dubbio l’atmosfera conserva un carattere operativo.

Fra gli elementi più particolari c’è Lodstårnet, la torre dei piloti marittimi, alta quasi 16 metri, che in passato serviva per consentire il controllo del traffico navale dopo che la realizzazione del vicino forte aveva ostacolato la visuale sullo stretto. Da allora è diventata uno dei simboli della cittadina.

Porto di Dragør, Danimarca
iStock
Il pittoresco porto di Dragør

Dragør Museum, la storia dei navigatori

All’interno di una costruzione del 1753, il Dragør Museum racconta l’epoca dei grandi velieri e la vita delle famiglie legate alla navigazione. Le sale custodiscono oggetti storici, dipinti e ricostruzioni delle stanze appartenute ai capitani. Particolarmente interessanti sono gli ambienti domestici, arredati secondo le tradizioni locali.

Un’altra sezione è invece dedicata a Johan Blichmann, maestro costruttore del XVIII secolo che contribuì a definire l’architettura del centro abitato. Il percorso comprende anche installazioni interattive che si occupano del commercio marittimo e della pesca medievale, oltre alle opere di artisti legati al territorio.

Il Museo dei Piloti e il peschereccio Elisabeth K571

I musei non sono finiti qui, perché affacciata sulle banchine c’è l’antica stazione dei piloti che conserva un capitolo fondamentale della storia di Dragør. Fin dal 1684, infatti, i navigatori locali accompagnavano le navi attraverso i fondali insidiosi dell’Øresund. E nel Danmarks Lodsmuseum si possono osservare carte nautiche originali, registri, strumenti e stanze utilizzate dagli uomini incaricati di guidare le imbarcazioni.

Poco distante è ormeggiato l’Elisabeth K571, un peschereccio legato a uno degli episodi più drammatici e coraggiosi della storia danese: nell’ottobre 1943, numerosi cittadini ebrei furono aiutati a raggiungere la Svezia neutrale attraversando lo stretto. Si stima che circa 700 persone partirono da Dragør e che il comandante Einar Larsen ne trasportò una settantina a bordo dell’Elisabeth, prima di essere costretto a fuggire a sua volta nel 1944.

Dragør Fort, la fortezza affacciata sull’Øresund

Procedendo verso sud lungo la costa si incontra Dragør Fort, una fortificazione militare che prende vita su un’isola artificiale collegata alla terraferma. Attualmente ospita attività ricettive e di ristorazione e l’accesso agli spazi è soggetto alle disposizioni della gestione.

Store Magleby, il villaggio dall’eredità olandese

A meno di 3 km dal centro storico si trova Store Magleby, conosciuto anche con il soprannome di villaggio olandese perché, nel 1521, vi soggiornavano gli agricoltori provenienti dai Paesi Bassi chiamati per sviluppare la coltivazione dei terreni di Amager.

Presso l’Amagermuseet si possono visitare antiche fattorie, ambienti rurali e orti coltivati con verdure e fiori secondo le consuetudini del passato.

Cosa fare a Dragør

Sì, a Dragør c’è la storia ma pure una dimensione naturale particolarmente interessante: il passaggio dal centro abitato alla costa avviene in pochi minuti, fra prati salmastri, spiagge e aree frequentate dagli uccelli acquatici.

  • Esplorare Sydstranden: la spiaggia meridionale, in un’area naturale protetta di circa 5 km caratterizzata da prati costieri, piccoli specchi d’acqua e zone umide.
  • Fare il bagno a Mormorstranden: il nome significa letteralmente (attenzione, può far sorridere) spiaggia della nonna ed è un tratto di costa con acque poco profonde.
  • Scoprire le antiche attività dei pescatori: nei pressi del porto meritano una deviazione Skurbyen, con le sue caratteristiche casette di servizio, e Stejlepladsen, lo spazio tradizionalmente utilizzato per stendere e riparare le reti.
  • Fermarsi fra botteghe e locali di Kongevejen: strada che concentra piccoli negozi, caffetterie e attività commerciali.
  • Percorrere un tratto dell’Amarminoen: itinerario escursionistico di 27 km che attraversa alcuni dei paesaggi naturali più interessanti di Amager (è chiaramente possibile sceglierne soltanto una sezione se lo si preferisce).

Dove si trova e come arrivare

Dragør prende vita sull’isola di Amager, affacciata sull’Øresund, a circa 12 km da Copenhagen, una posizione che la rende adatta a una gita giornaliera dalla capitale danese, con la possibilità di dedicare più tempo al centro storico e alle aree naturali circostanti.

Per raggiungerla con i mezzi pubblici si può utilizzare l’autobus 250S oppure la linea 35 dall’aeroporto, anche perché la fermata Dragør Stationsplads dista pochi minuti a piedi dalle vie storiche e dal porto (è però opportuno verificare gli orari prima della partenza).

In automobile il tragitto dal centro della Capitale richiede indicativamente 25-35 minuti, a seconda del traffico. Un’alternativa particolarmente piacevole è la bicicletta, seguendo gli itinerari che attraversano Amager, le aree verdi e i percorsi costieri.

Crociere 2027 e 2028, debuttano nuove navi e rotte da sogno

1 novembre 2026 à 10:00

Il mondo delle crociere si prepara a vivere un biennio ricco di novità, con il debutto di nuove navi, itinerari inediti e rotte che promettono di portare alla scoperta di destinazioni spettacolari. Dal Mediterraneo alle isole più remote della Polinesia, passando per l’Artico, l’Antartide, il Giappone e i Caraibi, le compagnie stanno già svelando i programmi per il 2027 e il 2028, puntando su esperienze sempre più diversificate.

Una crociera celebra i 100 anni di Pan Am

Tra gli itinerari più particolari del 2027 c’è il Pan Am 100th Anniversary Legendary Voyage, viaggio di 28 giorni che renderà omaggio alla storica compagnia aerea Pan Am in occasione del suo centenario. La partenza è fissata per il 30 ottobre 2027 da Miami, in Florida, con un percorso che ripercorrerà alcune delle antiche rotte della compagnia tra i Caraibi e l’America centrale.

Il programma prevede interventi di storici del settore, proposte gastronomiche ispirate al marchio e persino la ricostruzione del Clipper Club, le celebri lounge aeroportuali private associate a Pan Am.

Princess Cruises sul Rio delle Amazzoni

Per la prima volta dal 2014, Princess Cruises tornerà a navigare sul Rio delle Amazzoni con una crociera di 64 giorni a bordo di Coral Princess, che circumnavigherà il Sud America e raggiungerà anche l’Antartide, con un passaggio dal Canale di Panama.

In Sud America sarà presente anche Majestic Princess, con 13 partenze e 11 itinerari complessivi. Il Canale di Panama sarà inoltre attraversato da altre quattro navi della flotta: Crown Princess, Island Princess, Ruby Princess e Star Princess, con viaggi della durata compresa tra 16 e 20 giorni.

Disney Believe, nuova nave Disney

Disney Cruise Line ha annunciato Disney Believe, quarta e ultima unità della classe Wish, attesa al debutto il 18 dicembre 2027. Il tema scelto è Promise and Possibility, un omaggio alla fiducia nei propri sogni e alla capacità di credere in se stessi, con richiami a storie amate come Encanto, Frozen, Oceania e La Sirenetta.

Gli itinerari inaugurali prevedono crociere di quattro e cinque notti alle Bahamas e nei Caraibi, con partenza da Port Everglades, a Fort Lauderdale; tra le tappe anche le isole private Disney, Castaway Cay e Lookout Cay.

Nuove rotte di Princess Cruises

Per il 2027 Princess Cruises propone un’ampia programmazione in Alaska, con otto navi, 187 partenze e 17 itinerari differenti. Tra le protagoniste ci sarà Star Princess, che offrirà crociere di sette notti nell’Inside Passage con partenza e ritorno a Seattle.

I viaggi permetteranno di ammirare alcuni degli scenari naturali più spettacolari del Nord America, tra cui il Glacier Bay National Park, l’Hubbard Glacier, il College Fjord e l’Endicott Arm con il Dawes Glacier.

Grande attenzione anche al Giappone: per il 2027 sono previste 78 partenze su 50 itinerari, mentre nel 2028 l’offerta crescerà raggiungendo 85 partenze e 52 itinerari, da sette a 29 giorni.

Ponant amplia gli itinerari

Anche Ponant Explorations, compagnia francese di crociere di lusso commercializzata in Italia da Gioco Viaggi, guarda al biennio 2027-2028 con una programmazione rinnovata: sono quasi 70 i viaggi previsti su 28 itinerari, nove dei quali inediti, tra Asia, Filippine, Polinesia, Giappone, Caraibi e regioni polari.

Per il 2028 sono in programma oltre 150 partenze tra Mediterraneo, Nord Europa e Atlantico, più di 80 delle quali nel Mediterraneo. L’Antartide sarà protagonista della stagione 2028-2029, con oltre 30 partenze a bordo di Le Boréal, Le Lyrial, Le Soléal e Le Commandant Charcot.

Non mancheranno le Bahamas e i Caraibi settentrionali, con quattro partenze tra gennaio e febbraio 2028 a bordo di Le Champlain. L’Artico, invece, vedrà oltre 35 partenze tra maggio e ottobre 2028, con quattro navi impegnate nella regione.

Norwegian Aura nel Mediterraneo

Norwegian Cruise Line si prepara a presentare Norwegian Aura con due crociere inaugurali nel Mediterraneo: la prima partirà il 2 maggio 2027 da Trieste e raggiungerà Atene dopo dieci giorni; la seconda partirà dalla capitale greca il 12 maggio, per arrivare a Trieste dopo nove giorni.

Seguirà un ulteriore itinerario di sette notti, con partenza da Trieste il 21 maggio e arrivo a Barcellona, passando per La Valletta, Salerno e Roma. Da qui la nave attraverserà l’Atlantico con una traversata di 13 giorni verso Miami, prima di dedicarsi alle crociere settimanali nei Caraibi orientali da giugno a ottobre 2027.

Aranoa alla scoperta della Polinesia

Dal 6 marzo 2027 entrerà in servizio Aranoa che raggiungerà le isole Australi, l’arcipelago più meridionale della Polinesia francese, toccando Rimatara, Rurutu, Tubuai, Raivavae e Rapa, territori ancora poco sfiorati dal turismo, ideali per chi sogna di scoprire un volto più appartato del Pacifico.

Le nuove navi del 2027 tra lusso e grandi attrazioni

Carnival Festivale inizierà la sua avventura il 2 maggio 2027 con una traversata atlantica di 15 giorni da Southampton, per poi stabilirsi tutto l’anno a Port Canaveral, in Florida.

A fine maggio sarà invece la volta di Orient Express Olympian, superyacht a vela che inaugurerà la stagione nel Mediterraneo occidentale per spostarsi a luglio nel Nord Europa. A giugno debutterà Emerald Raiya che, dopo le isole greche e la costa turca, navigherà tra Adriatico e Mediterraneo orientale, prima di attraversare il Mar Rosso a dicembre e trascorrere l’inverno alle Seychelles.

Il 7 agosto 2027 partirà da Civitavecchia il viaggio inaugurale di Oceania Sonata, crociera di 14 giorni diretta a Trieste attraverso il Mediterraneo.

Hero of the Seas e MSC World Atlantic, giganti del mare

Tra i debutti più attesi c’è Hero of the Seas di Royal Caribbean, quarta unità della classe Icon: il viaggio inaugurale è previsto per l’11 agosto 2027 con una crociera di tre notti da Miami alle Bahamas, preceduta da due partenze aggiuntive dal 1° agosto. Proporrà poi itinerari settimanali nei Caraibi orientali e occidentali, sempre con una sosta a Perfect Day at CocoCay, l’isola privata della compagnia.

A novembre 2027 sarà invece MSC World Atlantic a entrare in servizio, quarta nave della World Class dopo World Europa, World America e World Asia.

Explora V, il lusso MSC

Il gruppo MSC amplia anche la propria proposta di lusso con Explora V, in arrivo alla fine del 2027: le prime crociere saranno dedicate al Mediterraneo durante la stagione invernale, con itinerari tra Europa meridionale e Nord Africa. All’inizio del 2028 la nave proseguirà poi verso le isole dell’Atlantico.

À partir d’avant-hierFlux principal

Cosa fare nel weekend di Ognissanti 2026: l’Italia si accende tra antichi riti, chiese e castelli medievali

Par : elenausai10
30 octobre 2026 à 14:00

Durante il weekend di Ognissanti 2026 lasciate la routine a casa e andate alla scoperta dei tesori italiani tra cultura e natura. Gli appuntamenti sono diversi, pensati per chi ama la storia, ma anche per chi ha voglia di muoversi all’aria aperta.

Dal Lago Maggiore all’Aspromonte, passando per la costa campana e la Sardegna, ecco gli eventi da segnare in agenda.

Natale e Capodanno in crociera: tra mercatini innevati e mete esotiche, ecco le migliori

Par : losiangelica
29 octobre 2026 à 12:00

L’atmosfera delle feste è qualcosa del tutto personale, c’è chi sogna un bianco Natale con neve tutto attorno, mercatini e cioccolata calda e chi invece non desidera altro che approfittare dei giorni senza lavoro per rinnovare la tintarella… qualsiasi siano i propri gusti c’è una crociera di Natale o Capodanno perfetta per sé. Ecco le rotte da mettere subito in wishlist.

Crociere fluviali: Natale tra borghi e mercatini

Una crociera sul fiume? Sicuramente una buona idea per vivere a pieno la magia del Natale. Le rotte sono tantissime e noi abbiamo selezionato le migliori per vivere l’atmosfera di una crociera fluviale nel periodo natalizio.

Sul fiume Elba

Si parte con Viking River Cruises il primo giorno di dicembre e per 10 giorni si naviga sull’Elba, da Berlino ci si sposta con un itinerario verso Wittenberg dove sarà possibile visitare il mercatino e poi si raggiunge Meissen, patria della porcellana. Imperdibile Dresda con le sue architetture barocche e ovviamente la tappa finale… Praga.

Crociera sul Meno

Un’opportunità imperdibile? Quella della crociera fluviale proposta da Uniworld che collega Norimberga a Francoforte e fa scoprire i mercatini natalizi più belli della Germania.

Lungo il Danubio

Con AmaWaterways si passa dai mercatini tedeschi di Norimberga, Ratisbona e Passau a Vienna e Budapest. Scenic offre un’alternativa che comprende anche Bratislava, Dürnstein e Melk. La parte migliore è il cambio di scenario: un giorno vicoli acciottolati, quello dopo i palazzi delle capitali imperiali.

Sul Reno

Un’altra crociera fluviale imperdibile? Quella di Viking River Cruises sul Reno che per le feste natalizie tocca le tappe di Amsterdam, Colonia e Strasburgo facendo vivere la magia tra i centri storici vestiti di luci.

Sempre sul Reno la proposta di Avalon Waterways che partendo da Amsterdam ci porta a scoprire varie tappe tra cui Colonia, Strasburgo per raggiungere la Foresta Nera e concludersi dunque a Basilea.

Crociere in mare per le feste natalizie 2026-2027

No, Natale e Capodanno non devono per forza essere trascorsi al freddo ci sono tante crociere in mare che ci portano verso mete dove rinnovare la tintarella e brindare al nuovo anno baciati dal sole.

Crociera Corsica Ferries in navigazione
Ufficio Stampa
Crociere Corsica Ferries Capodanno 2027

Capodanno a Copacabana

Il 31 dicembre 2026 Rio de Janeiro si accende per il Réveillon. Costa Serena, in viaggio tra Brasile e Argentina, si ferma nella baia di Copacabana per ammirare i fuochi dall’acqua. A mezzanotte il programma di Costa Crociere non finisce: a bordo si balla al White Party, rigorosamente vestiti di bianco.

Natale sotto il sole dell’Atlantico

Dal 21 al 28 dicembre 2026, Costa Crociere è in partenza da Tenerife e fa rotta verso Lanzarote, Fuerteventura, Gran Canaria e Madeira. Tra paesaggi vulcanici, spiagge e Funchal addobbata a festa, Costa Smeralda propone un’alternativa al solito Natale invernale. Maglione pesante? Probabilmente non servirà.

Natale ai Caraibi

Sette notti dal 21 dicembre, con imbarco a La Romana. MSC Opera esplora Samaná, Virgin Gorda, Basseterre, Philipsburg e Catalina Sugar Beach. Qui il programma delle feste si mescola a baie turchesi, palme e sabbia chiara.

Città mediterranee in festa

Si salpa da Civitavecchia con MSC il 24 o il 31 dicembre 2026 per sette notti. Valencia, Barcellona, Marsiglia, Genova e Livorno compongono una rotta perfetta per alternare passeggiate nei centri storici, architetture sorprendenti e soste gastronomiche.

Capodanno alle Antille

Partenza il 26 dicembre da Fort-de-France, poi Pointe-à-Pitre, Bridgetown, Kingstown, Saint George e Castries. In sette notti MSC World Europa attraversa isole dai caratteri diversi, tra mercati colorati e spiagge da screensaver. Un modo niente male per cominciare il 2027.

Capodanno a Nizza

Un’altra opportunità? Corsica Sardinia Ferries ci porta a Nizza partendo da Savona. Si parte la sera del 30 dicembre e il 31 si esplora Nizza con il suo centro storico mentre per la notte di San Silvestro si rientra sulla nave con un cenone di tutto rispetto firmato dallo chef stellato Filippo Chiappini Dattilo. Si rientra il 1° gennaio.

Capodanno in Corsica

Chi ha poco tempo a disposizione potrebbe partire il 31 dicembre da Livorno per arrivare a Bastia nel pomeriggio così da godersi una passeggiata prima della festa a bordo prevista per poter festeggiare in grande l’arrivo del nuovo anno. Si rientra il 1° gennaio.

Apocalypse Z: Il nuovo mondo, le location paradisiache tra spiagge vulcaniche e acque cristalline

28 octobre 2026 à 17:30

Dal 30 ottobre 2026, in tempo per Halloween e per festeggiare con un’apocalisse zombie il periodo più spaventoso dell’anno, è disponibile su Prime Video l’attesissimo sequel di Apocalypse Z. Tratto come il primo dai romanzi di Manel Loureiro, questo secondo capitolo continua nella costruzione di un universo distopico, segnato da una misteriosa pandemia e dal tentativo di sopravviverle che mette tutti contro tutti.

Sullo sfondo, quasi per contrasto, una natura rigogliosa e florida e paesaggi mozzafiato che, inquadratura dopo inquadratura, non smettono di stupire e per molti versi rassicurare lo spettatore: le location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo si trovano per la gran parte infatti in un arcipelago paradisiaco, molto amato dai viaggiatori e non solo.

Di cosa parla

Dopo che, in Apocalypse Z: L’inizio della fine, il misterioso virus TSJ ha scatenato una pandemia e segnato di fatto la fine del mondo per come lo abbiamo sempre conosciuto, le Isole Canarie sono rimaste l’unico posto in Europa apparentemente immune dalla malattia e dall’orrore che ne è seguito: una sorta di rifugio per i pochi superstiti. Nel secondo capitolo del film, diretto da Carles Torrens, una missione speciale parte alla volta della Spagna continentale per fare rifornimenti di munizioni e altri beni di prima necessità.

Il secondo capitolo di "Apocalypse Z" è ora disponibile su Prime Video
Ufficio stampa Amazon
Una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Al gruppo si unisce anche Roberto (Carlos Alcaide): le sue motivazioni sono, però, decisamente più sospette di quelle degli altri e rischiano di mettere a repentaglio il successo dell’intera missione. Mentre affrontano città devastate, orde di infetti, imprevisti e pericoli di ogni genere così i protagonisti di Apocalypse Z: Il nuovo mondo sono costretti a fare i conti con una domanda più esistenziale: quanto sono disposti a rischiare per salvare ciò che resta dell’umanità?

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo": il sequel tanto atteso è disponibile su Prime Video
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Un’altra scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Dov’è stato girato il film

Le location di Apocalypse Z: Il nuovo modo sono anche per ragioni narrative in gran parte diverse da quelle del prequel. Diventato in poco tempo il film originale di Prime Video più visto a livello globale, il primo Apocalypse Z era stato girato a Vigo e in altre zone della Galizia. Tra i luoghi dov’è stato girato il secondo Apocalypse Z ci sono invece soprattutto le Isole Canarie, oltre che la Spagna continentale.

Le Canarie

L’arcipelago delle Canarie, con la sua natura imponente e ancora in gran parte incontaminata, non poteva che essere il candidato naturale a interpretare l’unico luogo rimasto immune dal virus e dai suoi effetti sociali. A convincere Torrens e la sua troupe deve essere stata anche la straordinaria varietà di paesaggi che, in questi anni, ha fatto delle Isole Canarie una delle destinazioni europee preferite dalle produzioni cinematografiche: alle Canarie è possibile trovare, spostandosi solo di pochi chilometri, spiagge bianche e con acqua cristallina e spiagge nere di origine vulcanica, scogliere a picco sul mare e paesaggi più dolci come quelli delle fitte foreste di lauri, villaggi coloniali e moderni scenari industriali.

"Apocalypse Z: Il nuovo mondo" è stato girato nelle Isole Canarie
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Gli affascinanti paesaggi delle Canarie

Ci sarebbero location di Apocalypse Z: Il nuovo mondo in varie isole dell’arcipelago: Tenerife, Gran Canaria, La Palma solo per citare le principali.

Spagna continentale

La seconda parte di Apocalypse Z, come anticipato, è stata girata, almeno per le scene che riguardano la missione speciale in cui sono impegnati i protagonisti, anche nella Spagna continentale. Non si conoscono dettagli, però, su quali zone la produzione abbia scelto come location.

Dov'è stato girato "Apocalypse Z: Il nuovo mondo": le location in Spagna
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Ancora una scena di “Apocalypse Z: Il nuovo mondo”

Un’antica stazione affacciata sul mare è nella Lista Rossa: online la mappa dei tesori italiani da salvare

25 octobre 2026 à 09:00

Affacciata su una costa selvaggia e incontaminata, all’estremità meridionale di Sant’Antioco, in Sardegna, c’è un’antica stazione militare da cui lo sguardo spazia sul blu del Golfo di Palmas. Oggi, tra le mura consumate dal tempo e le strutture ormai in rovina, questo luogo conserva il fascino di una storia ormai dimenticata, ma anche i segni di un abbandono che rischia di cancellarne la memoria storica.

È l’ex stazione segnali di Capo Sperone, conosciuta come Su Semafuru: l’edificio principale è pericolante e le strutture annesse sono ridotte a ruderi. Per questo compare nella Lista Rossa di Italia Nostra, il censimento dei beni culturali italiani che segnala quelli che hanno bisogno di tutela. Ora la mappa che raccoglie questi luoghi è consultabile online, per scoprire quanti altri tesori del nostro patrimonio rischiano di andare perduti (e inviare segnalazioni su altri beni da proteggere).

Su Semafuru, l’antica stazione militare da proteggere

Costruita a partire dal 1887, la stazione segnali di Capo Sperone aveva una funzione strategica nelle comunicazioni marittime e fu utilizzata anche durante i conflitti mondiali. Spenta definitivamente nel 1958, è caduta progressivamente in disuso, fino a diventare una testimonianza storica sempre più fragile.

Il suo valore non è soltanto architettonico: la struttura sorge in un’area di immensa bellezza paesaggistica e naturalistica, nella Zona di protezione speciale “Isola di Sant’Antioco, Capo Sperone”, importante anche per la presenza di specie faunistiche e botaniche di interesse. Recuperare questo edificio significherebbe quindi preservare una parte della memoria del territorio, in un contesto ambientale di grande valore.

La Lista Rossa dei beni culturali a rischio ora è online

La vicenda di Su Semafuru in Sardegna riporta al centro dell’attenzione la fragilità dell’immenso patrimonio italiano.

La Lista Rossa di Italia Nostra è un progetto nato nel 2011 per raccogliere segnalazioni di monumenti, edifici storici, siti archeologici, borghi e paesaggi che necessitano di tutela. Nell’ottobre 2026, l’associazione ha rinnovato il progetto con una piattaforma digitale aperta al pubblico: attraverso una mappa interattiva è possibile esplorare i beni segnalati, consultarne le schede e conoscere le condizioni di conservazione e le criticità individuate.

Sono i numeri, in particolare, a raccontare la portata dell’iniziativa: su 520 segnalazioni raccolte in quindici anni, 402 sono state validate. Di queste, 341 riguardano beni ancora da tutelare, mentre 58 sono passati nella Lista Verde perché recuperati o messi in sicurezza. Tre, invece, sono inseriti nella Lista Nera perché sono andati perduti in modo irreversibile.

Dalle abbazie ai siti archeologici: gli altri tesori da salvare

Dai complessi monastici dimenticati alle antiche fortezze, passando per siti archeologici e architetture legate alla storia della navigazione, la Lista Rossa custodisce storie molto diverse, disseminate lungo tutto lo Stivale. Tra i luoghi da salvare troviamo anche: l’Abbazia di Santa Maria di Calena, a Peschici, uno dei complessi religiosi storici del Gargano; l’Arsenale di Venezia, legato alla potenza marittima della Serenissima; l’area archeologica di Megara Hyblaea, in Sicilia, che conserva le tracce di un’antica colonia greca; e la Rocca di San Paolino, a Ripafratta, in Toscana, una fortezza che racconta secoli di storia militare.

La mappa non è però soltanto un catalogo di luoghi da conoscere e tutelare: è anche uno strumento aperto ai cittadini, che possono inviare nuove segnalazioni che verranno sottoposte poi a verifica. Un modo per portare alla luce tesori spesso lontani dai percorsi turistici più battuti e accendere i riflettori su edifici, paesaggi e testimonianze del passato che rischiano di scomparire per sempre dal nostro patrimonio architettonico e culturale.

Dal vino sardo ai sapori di Creta, ecco i vincitori del Travel Food Award 2026

22 octobre 2026 à 14:30

Il cibo è molto più di un’esperienza da vivere a tavola: racconta la storia di un territorio, custodisce tradizioni e può diventare un motore per il turismo sostenibile. È questo il principio alla base del GIST Travel Food Award 2026, il riconoscimento organizzato dal Gruppo Italiano Stampa Turistica (GIST), con il patrocinio di ENIT, per premiare destinazioni ed eventi capaci di valorizzare il patrimonio enogastronomico.

La cerimonia della nona edizione si è svolta al TTG Travel Experience di Rimini, dove sono stati assegnati quattro premi principali e un riconoscimento speciale. Dieci giurati hanno valutato 74 progetti in cinque categorie, prestando particolare attenzione alla sostenibilità, all’etica e al legame tra gastronomia e identità locale. Ecco i premi assegnati.

Miglior Destinazione enogastronomica italiana

Il premio per la Miglior Destinazione enogastronomica italiana è stato assegnato ai Sentieri del Carignano, nel Sulcis, in Sardegna. Promosso dal Cammino di Santa Barbara, questo itinerario unisce mare, antiche miniere, vigneti e borghi, proponendo un’esperienza da vivere a passo lento, nel segno della tradizione e della scoperta del territorio.

Il percorso si sviluppa per 200 chilometri, suddivisi in 12 tappe che attraversano 13 comuni, con oltre 15 cantine coinvolte. Il protagonista è il Carignano del Sulcis, vitigno identitario di questa parte dell’isola.

Regione Europea della Gastronomia 2026

Per la categoria Miglior Destinazione enogastronomica estera, il riconoscimento è andato a Creta, proclamata Regione Europea della Gastronomia 2026. L’isola greca custodisce una straordinaria biodiversità, con produzioni agricole che riflettono la varietà dei suoi paesaggi e una cultura alimentare radicata nella storia, fin dall’epoca Minoica.

Nell’altopiano di Lassithi si estendono le coltivazioni orticole, mentre la valle di Messara è caratterizzata da agrumeti e uliveti. L’isola conta oltre 40 milioni di ulivi e produce olio di alta qualità, affiancato da formaggi e frutti coltivati in diverse aree, come la valle di Amari. A completare il patrimonio gastronomico ci sono le erbe officinali e selvatiche, il miele e oltre undici vitigni autoctoni e vini prodotti anche nei monasteri.

I 5 premi del GIST Travel Food Award 2026
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Creta è la Regione Europea della Gastronomia 2026

Miglior Evento enogastronomico italiano

Il riconoscimento per il Miglior Evento enogastronomico italiano è stato assegnato al Serprino Festival, promosso dal Consorzio Tutela Vini Colli Euganei. Nato nel 2021 come risposta alla crisi pandemica, l’evento si è evoluto fino a diventare una manifestazione enoturistica e culturale che coinvolge l’intero territorio dei Colli Euganei e la città di Padova.

Nel 2026 il festival ha proposto oltre 40 appuntamenti distribuiti nell’arco di tre settimane, intrecciando degustazioni, arte, storia e paesaggio.

Miglior Evento enogastronomico estero

Il premio per il Miglior Evento enogastronomico estero è stato assegnato a La Spagna al Femminile, progetto promosso dall’Ente Spagnolo del Turismo, Turespaña. L’iniziativa utilizza la gastronomia come strumento di promozione turistica, mettendo in relazione chef spagnole e italiane per realizzare esperienze culinarie a quattro mani dedicate, di volta in volta, a un diverso territorio della Spagna.

Il premio speciale

Il premio speciale della giuria è stato assegnato al Trombolotto di Sermoneta, antico agrume medievale. Quasi dimenticato nel tempo, questo prodotto è tornato a essere un simbolo del territorio laziale grazie al lavoro di ricerca, recupero e valorizzazione portato avanti da Angela Concu e Fabio Stivali.

World Travel Awards 2026, gli hotel italiani premiati tra i migliori d’Europa

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 11:29

Sono stati annunciati i vincitori europei dei World Travel Awards 2026, giunti alla trentatreesima edizione, e per l’ospitalità italiana il bilancio è decisamente positivo. Del resto, quando si tratta di scegliere dove dormire, in Italia c’è solo l’imbarazzo della scelta: palazzi storici nel cuore delle città d’arte, resort affacciati su coste dal mare cristallino e rifugi immersi nella natura sono solo alcune delle possibilità a disposizione dei viaggiatori.

Nelle categorie dedicate all’Europa, le strutture del nostro Paese portano a casa ben 14 riconoscimenti, distribuiti tra dieci hotel e resort, dal mare della Sardegna e della Sicilia fino all’Alto Adige, passando per Venezia, Firenze e il Lazio. Non solo: l’Italia si aggiudica anche il premio come miglior destinazione culturale d’Europa.

Ecco quali sono gli hotel italiani premiati e in quali categorie.

Resort sul mare

È sulle coste italiane che si concentra la maggior parte dei riconoscimenti. Il protagonista assoluto è il Forte Village Resort, in Sardegna, che porta a casa tre titoli: Europe’s Leading Resort, Europe’s Leading Luxury Beach Resort ed Europe’s Leading Sports Academy.

Ottimo risultato anche per il gruppo Almar, premiato con tre strutture diverse. L’Almar Timi Ama di Villasimius vince come Europe’s Leading Hotel & Spa ed Europe’s Leading Family & Wellness Resort. In Sicilia, l’Almar Giardino di Costanza di Mazara del Vallo è Europe’s Leading Luxury All-Suite Resort. Sull’Adriatico, invece, l’Almar Lido Jesolo si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Beach Hotel.

Ospitalità green

Tra i premi più significativi ci sono quelli dedicati alla sostenibilità, dove l’Italia si fa notare con tre strutture. Due si trovano in Sardegna: l’Arbatax Park Resort, sulla costa orientale dell’isola, è stato nominato Europe’s Leading Eco Resort, mentre il Resort Valle dell’Erica Thalasso & SPA, a Santa Teresa di Gallura, vince come Europe’s Leading Green Resort.

Spostandoci in montagna, il Naturhotel Leitlhof di San Candido, in Alto Adige, conquista il titolo di Europe’s Leading Green Hotel. Se cercate una vacanza attenta all’ambiente, tra mare e vette, queste strutture sono un buon punto di partenza.

Romanticismo, benessere e fascino storico

Venezia si conferma la città degli innamorati anche ai World Travel Awards. The Gritti Palace, a Luxury Collection Hotel, è stato eletto Europe’s Most Romantic Hotel, mentre il San Clemente Palace vince come Europe’s Leading Wedding Hotel.

A Firenze, il Collegio alla Querce, parte della Auberge Resorts Collection, si aggiudica il titolo di Europe’s Leading Boutique Resort. Per chi viaggia alla ricerca di relax, nel Lazio c’è il Palazzo Fiuggi, nominato Europe’s Leading Wellness Hotel.

Sono strutture molto diverse tra loro, accomunate però da un’ospitalità che punta su atmosfera e dettagli.

I migliori hotel d’Italia secondo i World Travel Awards

Accanto ai premi europei, i World Travel Awards assegnano anche i titoli nazionali, che premiano le eccellenze dell’ospitalità di ogni Paese. Ecco gli hotel e i resort italiani che si sono distinti nelle categorie principali:

  • Italy’s Leading Hotel 2026: Palazzo Doglio, Cagliari;
  • Italy’s Leading Resort 2026: Forte Village Resort, Santa Margherita di Pula;
  • Italy’s Leading Luxury Hotel 2026: Bvlgari Hotel Roma;
  • Italy’s Leading Luxury City Resort 2026: Rome Cavalieri, A Waldorf Astoria Hotel, Roma;
  • Italy’s Leading Design Hotel 2026: Excelsior Hotel Gallia, Milano;
  • Italy’s Leading Lifestyle Hotel 2026: Hilton Lake Como, Como;
  • Italy’s Leading Heritage Hotel 2026: Hotel Italia Cortona;
  • Italy’s Leading Wine Region Hotel 2026: Castiglion del Bosco, A Rosewood Hotel, Montalcino;
  • Italy’s Leading Beach Resort 2026: Resort & SPA Le Dune, Badesi;
  • Italy’s Leading All-Inclusive Resort 2026: Vivosa Apulia Resort; Ugento.

L’Italia è la miglior destinazione culturale d’Europa

Oltre ai singoli hotel, quest’anno a essere premiato è anche il Paese nel suo insieme. L’Italia conquista infatti il titolo di Europe’s Leading Cultural Destination 2026, assegnato all’ENIT, l’agenzia nazionale del turismo. È un riconoscimento che premia l’Italia come meta culturale per eccellenza nel panorama europeo, che si aggiunge ai numerosi titoli conquistati dalle strutture ricettive del nostro Paese.

Senigallia conquista il Guardian: la meta italiana dove godersi ancora il sole d’autunno

Par : elenausai10
20 octobre 2026 à 10:06

Per molti l’autunno è la stagione dei colori e delle mete finalmente meno affollate, ma c’è anche chi non vuole lasciar andare l’estate e parte a ottobre proprio per inseguirne gli ultimi giorni di sole. Il Guardian ha scelto cinque mete in Europa e in Turchia dove l’estate sembra durare un po’ di più e, tra queste, c’è anche Senigallia, nelle Marche.

Il punto di partenza è sicuramente la Spiaggia di Velluto, chilometri di sabbia fine e dorata affacciati sulla Riviera Adriatica che, da maggio a settembre, spariscono sotto gli ombrelloni e i lettini degli stabilimenti. Gli italiani la adorano e molti ci tornano ogni estate da decenni.

Secondo la testata britannica, però, il fascino della città va ben oltre il mare e l’autunno è il momento migliore per scoprirlo: meno folla, temperature ancora piacevoli e una tavola che segue il ritmo della stagione.

Valentina Fioravanti, Human Company: “Chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia e ritrovare il proprio ritmo”

17 octobre 2026 à 16:17

L’open air in Italia ha superato la fase di semplice fenomeno di tendenza per consolidarsi come un vero e proprio stile di vacanza, vissuto con crescente consapevolezza. A confermarlo sono i dati dell’Osservatorio del Turismo Outdoor rilasciati da Human Company in collaborazione con Thrends, che registrano circa 68 milioni di presenze nel nostro Paese e un tasso di fedeltà altissimo tra i viaggiatori italiani.

In un mercato in cui la vacanza non è più un programma rigido da scandire, ma un tempo lento da abitare, la ricerca si sposta verso il valore dell’esperienza, la connessione autentica con le comunità locali e la qualità delle strutture. In occasione del TTG Travel Experience di Rimini, abbiamo incontrato Valentina Fioravanti, Chief Marketing Officer di Human Company. Nell’intervista ci ha raccontato la visione del gruppo sull’evoluzione dei target e delle dinamiche di viaggio, la filosofia dell’accoglienza integrata con l’habitat naturale e l’atteso debutto, a maggio 2026, del nuovo villaggio open air di Eraclea Mare, il più grande mai realizzato in Italia.

Human Company è sinonimo di vacanze open air: sono ancora un trend?

Diciamo le vacanze open air non sono più un trend, ma ormai la vacanza open air è una vacanza consapevole, che è sinonimo di libertà, di attenzione al territorio, di scoperta e di un valore anche del tempo e della della connessione. Ce lo dicono i numeri, non lo diciamo noi, quindi l’Osservatorio del Turismo Outdoor che abbiamo proprio rilasciato quest’anno insieme a Thrends conferma come le presenze del turismo outdoor in Italia sono ad oggi circa 68 milioni e si consolidano negli anni. Quindi, rispetto al 2025, abbiamo una piccola crescita dello 0,4%, però è proprio il segnale che è un trend consolidato. È trainato da un turismo internazionale, quindi il turismo domestico c’è, inizia a essere più consapevole anche del prodotto e infatti abbiamo visto che, sempre dall’Osservatorio, gli italiani, coloro che hanno scelto l’anno scorso una vacanza open air, il 90% la riconferma anche per questo anno. Se nel 2023 era il 15% chi sceglieva l’open air, a oggi siamo al 26% del campione della popolazione italiana, quindi è proprio un fenomeno che si sceglie e non più un trend.

Quali sono le novità del Gruppo Human Company?

Sicuramente direi che la grande novità sarà l’apertura del villaggio più grande di open air che sia mai stato realizzato, a Eraclea Mare, sulla costa adriatica, tra Caorle e Jesolo, in un contesto tra l’altro naturalistico straordinario, vicino alla Laguna del Mort, un grandissimo specchio d’acqua, dalla natura incontaminata che dialogherà con il villaggio. Sono 250 ettari, quindi cento ettari destinati al villaggio e cento ettari di Parco Rurale di Valle Ossi, con numeri importanti. Quindi sono oltre 3.000 piazzole, destinate tra piazzole libere e la parte di case mobili; sono 12.000 presenze giornaliere e un ecosistema che ruoterà intorno al soggiorno fatto di tantissimi servizi: da un parco acquatico di nove ettari con 15.000 metri quadri di lagune, oltre 14 discipline sportive, un’offerta F&B (Food & Beverage, ndr) che parla veramente di territorio, con oltre 35 gestori che cureranno tutta l’offerta della ristorazione.

Sarà un villaggio molto grande, ma dove il tema dell’apertura, dell’aria, dello spazio diventa vitale, importante, un elemento fortemente identitario, a partire dall’alloggio. Quindi non pensiamo più all’alloggio inteso solo come la casa mobile, ma la casa mobile è inserita all’interno di uno spazio più ampio, quindi viene inglobata da una piazzola che arriverà fino a 200 metri quadri alzando un po’ quello che è lo standard.

Tante saranno le attività per tutte le età, dal parco avventura alla zip line al paintball allo sport, appunto, 10 km di ciclopedonali. Insomma, sarà veramente un unicum e un progetto sicuramente molto coraggioso e ambizioso come non se ne vedevano negli ultimi anni. Noi siamo pronti, il cantiere è in corso, l’apertura è prevista a maggio.

C’è tanta curiosità, tanta aspettativa, stiamo già avendo prenotazioni nonostante sia un villaggio che non c’è, però abbiamo aperto le vendite a marzo e in soli sei mesi siamo già a oltre 7.500 prenotazioni.

In quale modo secondo la vostra vision una struttura aperta è in connessione con il territorio?

Essere in connessione col territorio vuol dire agire sotto tanti punti di vista. Prima di tutto vuol dire che è una struttura che si colloca in un territorio ma dialogando con esso, quindi noi disegniamo il villaggio partendo proprio dal territorio in cui siamo presenti, non si disegnano i servizi solo dal punto di vista del cliente, ma proprio dal punto di vista della della natura, e poi delle comunità locali.

E per farlo ci vuole sicuramente una parte di ascolto. Ascolto che per noi è quello della natura, quindi, quando progettiamo, partiamo proprio dall’habitat naturalistico che ci accoglie. E poi l’ascolto delle comunità locali. Quindi è importante per noi che le strutture siano aperte in entrata e in uscita al territorio. E come lo facciamo? Lo facciamo portando il territorio all’interno. Nel nostro caso, ad esempio, l’offerta Food and Beverage è fatta insieme agli operatori del territorio che andiamo a selezionare e diamo loro visibilità, con uno spazio anche per raccontarsi: chi meglio di loro può farlo, dai ristoranti ai mercatini locali.

Cerchiamo, anche nella parte di animazione che abbiamo evoluto in un concetto di edutainment, di integrarla con laboratori realizzati proprio dagli artigiani del luogo: gratuitamente, i nostri ospiti possono partecipare a laboratori che parlano di quelle comunità. Organizziamo eventi che noi chiamiamo Special Days dove, di nuovo, ad esempio, la festa del vino che organizziamo all’interno dei villaggi, è una festa che porta i produttori di quel territorio, quindi cerchiamo di unire anche il divertimento a un racconto, a uno storytelling che porta oggettivamente ad amare.

In più, lavoriamo con le amministrazioni locali per essere anche noi promotori degli eventi del territorio e portare anche delle anticipazioni dei territori all’interno delle nostre strutture. Abbiamo anche dei progetti con le scuole, dove facciamo tutta una serie di laboratori per i bambini, insegniamo un primo approccio all’ospitalità, li portiamo a lavorare nelle reception per un giorno facendo accoglienza alle proprie famiglie, quindi cerchiamo di contribuire alla comunità.

E poi, ovviamente, vogliamo che i nostri ospiti escano dalla struttura, non ci piace il concetto dell’all-inclusive perché l’all-inclusive è restrittivo, è limitante, quindi incentiviamo e selezioniamo tantissime esperienze del territorio facendo in modo che possano vivere i luoghi in modo autentico.

Vi che siete molto attenti ai trend e ai target di riferimento, quali sono, secondo la vostra percezione, i target emergenti dei prossimi anni?

Allora, io non parlerei di target, possiamo dire target intesi come una profilazione che è abbastanza consolidata. Sicuramente ci sono le famiglie che si approcciano, principalmente all’open air. Se prendiamo i nostri numeri, circa l’80% sono famiglie. Però ciò che accumuna e che sta evolvendo è proprio il modo di vivere la vacanza, perché siamo passati da momenti in cui c’era la necessità di schedulare, quindi di arrivare e di avere già tutto estremamente organizzato. Quello che vediamo oggi è che lasciare uno spazio alla libertà di poter scegliere anche sul momento è ciò che effettivamente porta valore, e l’open air un po’ ti aiuta in questo, non organizzandoti in realtà tutta la vacanza, ma mettendoti a disposizione tutti gli strumenti e una selezione di attività da scegliere al momento.

Quindi chi ricerca l’open air vuole disconnettersi dalla frenesia, ritrovare il proprio ritmo e quindi quello che vediamo è una vacanza che è sì personalizzata, ma in modo molto lento, vivendo il tempo, assecondando il tempo. Poi sicuramente ci sono delle abitudini che stanno cambiando, sicuramente l’idea che “non voglio più portarmi a casa un ricordo e basta, ma quello che voglio è veramente una una relazione, un’esperienza che mi lasci un qualcosa”, ed è per questo che noi cerchiamo di creare sempre più servizi che mettano in connessione oltre agli ospiti col territorio, ma anche tra ospiti, quindi cercare comunque di creare relazioni che poi rimangano. Il vero valore che stiamo cercando oggi è un po’ anche questo.

E poi ci sono evoluzioni ovviamente sulle dinamiche di acquisto, quindi l’AI è un abilitatore che sicuramente serve e che facilita. Quello che vediamo è che nella comparazione non cerchiamo più solo la migliore offerta (il prezzo, sicuramente è un tema, poi oggigiorno lo è sempre di più) però il rapporto qualità-prezzo, valore-prezzo diventa ancora più importante, quindi dobbiamo lavorare su su entrambi.

La Grecia è più accessibile che mai con la promo Volotea: 3 mete da raggiungere dall’Italia nel 2027

16 octobre 2026 à 10:13

La Grecia resta una delle destinazioni più ambite da tenere d’occhio quando compaiono nuove offerte sui voli, soprattutto per chi sta già pensando a una fuga tra mare, archeologia e città mediterranee. Tra le tariffe mostrate da Volotea compaiono in questi giorni diverse occasioni in partenza dall’Italia, con prezzi che partono da 19 euro a tratta su alcune rotte selezionate.

Come sempre per le compagnie low cost, le tariffe indicate sono soggette a disponibilità e possono cambiare rapidamente in base alla data scelta e al numero di posti rimasti. Volotea specifica inoltre che i prezzi promozionali si riferiscono al singolo segmento di viaggio, tasse incluse, e che i posti disponibili alla tariffa più economica sono limitati, mentre la promozione durerà fino al 31 ottobre, per voli tra l’1 novembre 2026 e il 15 ottobre 2027. Ecco dunque una selezione di 3 mete facilmente raggiungibili dall’Italia tenendo conto di un budget ristretto, anche la prossima primavera.

Da Palermo a Creta

Tra le tariffe più basse mostrate da Volotea c’è il collegamento da Palermo a Heraklion, sull’isola di Creta, da 19 euro a tratta. È una soluzione attraente soprattutto per chi cerca una destinazione che permetta di alternare giornate al mare, siti archeologici e cucina tradizionale.

Heraklion è il principale punto d’accesso alla parte centrale di Creta. A pochi chilometri dalla città si trova il celebre Palazzo di Cnosso, legato alla civiltà minoica e al mito del Minotauro. Nel centro meritano invece una visita il Museo Archeologico, la fortezza veneziana di Koules e il porto. Creta, però, dà il meglio di sé spostandosi: spiagge, gole, piccoli villaggi e taverne permettono di organizzare facilmente un viaggio più lungo rispetto al classico weekend.

Da Venezia ad Atene

Sempre a partire da 19 euro compare il volo Volotea da Venezia ad Atene, una delle rotte più interessanti per chi preferisce un city break. Le tariffe effettive cambiano a seconda delle date: sul calendario della compagnia sono presenti diversi livelli di prezzo e i posti più economici sono limitati.

Atene resta una destinazione che funziona praticamente tutto l’anno. L’itinerario può partire dall’Acropoli e dal Partenone, per poi scendere verso Plaka e Monastiraki. Vale la pena dedicare tempo anche a quartieri come Psyrri e Koukaki, dove il volto contemporaneo della città emerge tra locali, street art e ristoranti. Per chi dispone di qualche giorno in più, anche la Riviera Ateniese e Capo Sunio possono diventare facili estensioni del viaggio.

Da Napoli a Santorini

Un’altra possibilità arriva da Napoli, da dove Volotea propone voli diretti verso Santorini a partire da 24 euro nelle sue pagine dedicate alle offerte. È probabilmente la destinazione più simbolica delle tre: il paesaggio della caldera, nato dalla grande eruzione vulcanica che modellò l’isola, è dominato dai villaggi bianchi costruiti sul bordo delle scogliere.

Fira e Oia sono le località più famose, soprattutto al tramonto, mentre lungo la costa meridionale si incontrano spiagge vulcaniche come quelle di Perissa e Kamari. Santorini può essere visitata anche in pochi giorni, ma conviene andare oltre i punti più fotografati: villaggi come Pyrgos e Megalochori permettono di scoprire un volto più tranquillo delle Cicladi.

Novembre in Sardegna: le migliori sagre, feste ed eventi

15 octobre 2026 à 09:10

Quando i paesi si radunano attorno ai primi fuochi e alle tavolate condivise, l’autunno mostra il suo volto più autentico: sagre di paese, feste patronali e mercatini riempiono le strade di profumi di cantina e di piatti fumanti. I colori caldi dei boschi accompagnano i riti collettivi del raccolto e della trasformazione, tra castagne, olio nuovo e vini che raccontano l’annata. È il momento in cui le comunità si stringono, aprono case e cortili e trasformano il tempo che rallenta in un’occasione di incontro. In Sardegna questi gesti antichi diventano invito a scoprire borghi, tradizioni artigiane e sapori di stagione.

Nel calendario di novembre 2026 in Sardegna, gli eventi enogastronomici portano in viaggio tra montagne e mare: dalle atmosfere suggestive di “Su Prugadoriu” a Seui, con il paese che si anima tra riti e degustazioni, ai profumi intensi de “La Montagna produce” a Desulo, dove i prodotti tipici sono protagonisti assoluti. Tra le vie di Nuoro, poi, “Mastros in Nùgoro” apre botteghe e laboratori, trasformando la città in un percorso diffuso tra saper fare, cibo tradizionale e storie raccontate a passo lento.

Gli eventi di novembre in Sardegna tra sagre e sapori

  • Autunno in Barbagia – Ortueri (NU), dal 5 settembre al 13 dicembre 2026.
    Manifestazione diffusa che apre cortili e case storiche della Barbagia, proponendo percorsi enogastronomici e artistici per valorizzare le eccellenze produttive, le tradizioni e l’artigianato dell’interno della Sardegna.
  • “Su Prugadoriu”, l’antica festività diventa vetrina del territorio – Seui (OG), dal 30 ottobre al 1 novembre 2026.
    Antica festività legata al culto delle anime con questua alimentare dei bambini nel centro storico di Seui, divenuta vetrina per enogastronomia, artigianato, tradizioni locali, convegni, presentazioni e spettacoli.
  • La Montagna produce: a Desulo i prodotti più tipici e genuini della montagna – Desulo (NU), dal 31 ottobre al 1 novembre 2026.
    Evento enogastronomico a Desulo dedicato ai prodotti tipici della montagna, con degustazioni e vendita di salumi, pani, formaggi, dolci, castagne arrosto e specialità locali come su callu.
  • Mastros in Nùgoro – Nuoro (NU), dal 14 al 15 novembre 2026.
    Manifestazione nei quartieri San Pietro e Seuna di Nuoro, tappa di Autunno in Barbagia, che promuove cultura, sociale, artigianato e agroalimentare del territorio.
  • Tradizionale festa per la Madonna dello Schiavo – Carloforte (SU), il 15 novembre 2026.
    A Carloforte celebrazione della Madonna dello Schiavo il 15 novembre, legata alla storia degli schiavi carlofortini liberati nel 1803 e al culto della Madonnina nera.
  • Saboris Antigus 2026 in Sardegna – Siurgus Donigala (SU), ogni domenica dal 15 al 29 novembre 2026.
    Rassegna diffusa in nove comuni della Sardegna con appuntamenti autunnali e invernali dedicati alle comunità locali, ai produttori, alle famiglie custodi delle ricette tradizionali e alle nuove generazioni.
  • La Festa Antunna e Piritzolu a Macomer – Macomer (NU), dal 20 al 22 novembre 2026.
    A Macomer si svolge Antunna e Piritzolu, con rassegna de S’Antunna, mostra micologica regionale e show cooking “Il Fungo è servito”, ospitati presso il Centro Polivalente in via degli Artigiani.
  • Ocraxus a Laconi – Laconi (OR), dal 21 al 22 novembre 2026.
    Percorso nel centro storico di Laconi tra rioni, vecchie case e antiche ville per scoprire arti, mestieri tradizionali e sapori del passato.
  • Festa per Santa Caterina – Sassari (SS), il 25 novembre 2026.
    Festa religiosa in onore di Santa Caterina nella chiesa gesuita del XVII secolo, con processione e mercatino di prodotti tipici per tutta la giornata.

Qui il fascino marinaro è ovunque: Costa Nova do Prado è un borgo pieno di case a strisce colorate

14 octobre 2026 à 17:00

Rosse e bianche, azzurre e candide, ma anche verdi, gialle e poi persino rosa. No, non stiamo dando i numeri, stiamo cercando di raccontarvi le curiose casette che si susseguono lungo una delle strade più fotografate del Portogallo, con le facciate attraversate da strisce perfettamente regolari e i tetti spioventi rivolti verso il cielo.

Siamo a Costa Nova do Prado, piccolo villaggio della costa centro-occidentale del Paese, a pochi chilometri da Aveiro, celebre per i suoi canali e le caratteristiche imbarcazioni tradizionali. In zona, tra le altre cose, c’è una sottile lingua di sabbia che separa due ambienti completamente differenti: da una parte si distende la Ria de Aveiro, un articolato sistema lagunare attraversato da canali e popolato da imbarcazioni; dall’altra si apre l’Oceano Atlantico, con spiagge lunghissime, dune e onde vigorose.

Servono davvero pochissimi minuti per passare dall’acqua quasi immobile della laguna al rumore fragoroso delle onde, mentre nell’aria si mescolano l’odore della salsedine e quello del pesce alla griglia.

Cosa vedere a Costa Nova do Prado

Senza dubbio, la parte più interessante di questo curioso villaggio del Portogallo si sviluppa lungo il Canal de Mira, uno dei bracci della Ria de Aveiro, ma la verità è che anche il resto del paese merita una profonda attenzione.

I Palheiros da Costa Nova, le famose casette a strisce

Sono loro le protagoniste indiscusse del paesaggio, tanto da essere diventate una delle immagini più riconoscibili del litorale portoghese. I Palheiros da Costa Nova si allineano soprattutto lungo Avenida José Estêvão, creando una successione di facciate dipinte con fasce verticali oppure orizzontali, generalmente alternate al bianco.

In origine queste costruzioni erano (quasi) tutto tranne che decorative: durante il XIX secolo, vennero realizzate dai pescatori locali con lo scopo di custodire reti, attrezzature e materiali per la pesca. Molti poggiavano su pali sollevati dal terreno per contrastare l’accumulo della sabbia trasportata dal vento. Gli interni erano ampi, privi di suddivisioni e pensati esclusivamente per esigenze lavorative.

Poi arrivò la seconda metà dell’800, periodo in cui i soggiorni balneari divennero una consuetudine tra le famiglie benestanti. Fu così che i vecchi magazzini vennero progressivamente adattati ad abitazioni, arricchiti di stanze e decorati con tonalità vivaci, simili a quelle delle barche tradizionali della laguna. Degno di particolare nota è il Palheiro José Estêvão, legato all’importante politico lusitano che contribuì alla popolarità della località.

Praia da Costa Nova, la spiaggia affacciata sull’Atlantico

Siamo al cospetto dell’impetuoso Oceano Atlantico, e per questo non possono mancare angoli marini che sanno emozionare. Superate le ultime abitazioni si apre infatti Praia da Costa Nova, un’enorme distesa di sabbia chiara alle cui spalle si sviluppa un sistema di dune modellate dal vento.

La costa prosegue poi per chilometri verso sud, in direzione di Praia da Vagueira. Nelle giornate limpide l’orizzonte sembra quasi confondersi con l’oceano, mentre le onde si infrangono sulla battigia formando lunghe strisce di schiuma. Per la balneazione è opportuno scegliere esclusivamente i tratti sorvegliati e tenere a mente che le temperature dell’acqua rimangono piuttosto fresche anche in piena estate.

Praia da Costa Nova, Portogallo
iStock
La spiaggia di Costa Nova di Prado

I Passadiços da Costa Nova, tra dune e orizzonti oceanici

Per osservare l’ambiente costiero da una prospettiva privilegiata si possono percorrere i Passadiços da Costa Nova, passerelle in legno realizzate attraverso il paesaggio dunale. Il tracciato fa sì che si possa apprezzare sia la vegetazione adattata ai terreni sabbiosi, sia l’ampiezza del litorale.

Verso nord si raggiunge la vicina Praia da Barra, riconoscibile anche a distanza grazie alla sagoma del suo monumentale faro.

Il Farol da Barra, il faro più alto del Portogallo

A circa 2,5 km dal centro di Costa Nova svetta il Farol da Barra, conosciuto anche quale Farol de Aveiro. Con i suoi 62 metri di altezza strutturale, è il faro più alto del Paese. La torre è caratterizzata da fasce orizzontali rosse e bianche e in passato la sua presenza era fondamentale per segnalare l’ingresso della laguna e proteggere le imbarcazioni dai pericolosi banchi sabbiosi della costa.

Ancora oggi rappresenta un importante riferimento per la navigazione e sono disponibili visite interne (seppur soggette alle condizioni operative e agli orari autorizzati) grazie alle quali poter ammirare dall’alto il contrasto tra oceano, spiagge e canali lagunari.

Il Mercado da Costa Nova e il porto dei pescatori

Il passato marinaro del villaggio continua ancora adesso a farsi sentire intorno al Mercado da Costa Nova, legato alla vendita di pesce e prodotti del mare. Poco distante, il Cais dos Pescadores conserva un’atmosfera differente rispetto alla vivacità del lungomare.

Le piccole imbarcazioni ormeggiate, gli attrezzi utilizzati nelle attività tradizionali e il movimento delle acque narrano il legame quotidiano della comunità con la laguna.

Cosa fare a Costa Nova do Prado

Le attrazioni principali del borgo sono assolutamente piacevoli, ma al di là di queste sono disponibili anche alcune esperienze legate alla sua doppia natura: atlantica e lagunare.

  • Provare gli sport acquatici: le onde dell’Atlantico attirano gli appassionati di surf e bodyboard, mentre le acque riparate della Ria de Aveiro sono utilizzate per vela, windsurf, kayak e stand up paddle. Diverse scuole propongono lezioni e noleggio di attrezzature.
  • Assaggiare il pesce fresco: nei ristoranti dominano grigliate di pesce, frutti di mare, baccalà e caldeiradas, sostanziosi stufati della tradizione portoghese.
  • Gustare una tripa dolce: specialità tipica della zona di Aveiro e delle località balneari vicine (è una sorta di crêpe dalla consistenza morbida ed elastica).
  • Dedicarsi alla fotografia: le facciate dei palheiros creano composizioni geometriche originali, soprattutto grazie all’alternanza delle strisce e alla luce che cambia durante la giornata. Anche il faro e le dune costituiscono soggetti interessanti.

Dove si trova e come arrivare

Costa Nova do Prado si trova nel Portogallo centrale, nella regione di Aveiro, e appartiene amministrativamente al comune di Ílhavo, nella freguesia di Gafanha da Encarnação. Il villaggio dista circa 11 km da Aveiro ed è raggiungibile in automobile attraversando il territorio lagunare.

Il tragitto richiede generalmente 15-20 minuti, a seconda delle condizioni del traffico. Sono presenti aree di parcheggio lungo le strade principali, particolarmente frequentate nei fine settimana estivi. Chi viaggia con i mezzi pubblici può raggiungere Aveiro in treno da Porto o da Lisbona e proseguire verso Costa Nova con gli autobus locali, ma conviene sempre verificare gli orari aggiornati prima della partenza, soprattutto nei giorni festivi.

L’aeroporto internazionale più comodo è quello di Porto, situato a nord di Aveiro, da dove si può proseguire con collegamenti ferroviari o autobus (eventualmente con un cambio).

Su una scogliera di 80 metri a picco sul Mar Egeo c’è il Monastero di Dionysiou, accessibile solo agli uomini

13 octobre 2026 à 17:00

Il blu del Mar Egeo lambisce una parete di roccia alta 80 metri, ai cui piedi c’è un edificio che sembra svilupparsi direttamente dalla montagna, con balconi di legno affacciati sul vuoto e possenti mura di pietra. Quello è il bellissimo Monastero di Dionysiou, che si distingue per un aspetto talmente insolito da ricordare una cittadella medievale costruita per sfidare le leggi della gravità.

Simo in Grecia, per la precisione sul Monte Athos, territorio autonomo della Chiesa ortodossa che custodisce 20 monasteri e un patrimonio religioso riconosciuto dall’UNESCO. E Dionysiou è indubbiamento uno dei più spettacolari, al punto che se osservato dal mare lascia distinguere un intrico di finestre, terrazze e torri disposte su più livelli.

Possiede persino un secondo nome, Nea Petra, ovvero Nuova Pietra, ed è un complesso religioso dalla storia travagliata al cui interno sono preservati tesori artistici di straordinario valore e, soprattutto, che continua a ospitare una comunità di monaci fedele a tradizioni secolari. Una delle particolarità più controverse del Monte Athos riguarda il divieto di ingresso alle donne, una regola che coinvolge anche questo posto. La penisola è infatti soggetta all’Avaton, un’antica disposizione religiosa che riserva l’accesso al territorio esclusivamente agli uomini, indipendentemente dalla fede professata.

Breve storia e leggende del Monastero di Dionysiou

Le origini del Monastero di Dionysiou risalgono al XIV secolo, precisamente al periodo compreso tra il 1356 e il 1366. A fondarlo fu San Dionisio di Korissos, un monaco originario della regione di Kastoria, in Macedonia, che aveva precedentemente vissuto nei pressi del Monastero di Philotheou.

Stando alla tradizione, sarebbe stato scelto proprio tale sperone roccioso a causa di una visione. Dionisio, infatti, avrebbe osservato per due volte una colonna luminosa innalzarsi sul (e dal) punto occupato attualmente dall’edificio, interpretando il fenomeno quale segno divino per la fondazione di una nuova comunità monastica.

Realizzare una costruzione tanto imponente richiedeva però risorse considerevoli. Grazie all’intervento del fratello Teodosio, divenuto metropolita di Trebisonda, il religioso ottenne il sostegno dell’imperatore Alessio III Comneno, che finanziò i principali edifici. Nel 1374 il sovrano concesse un importante documento imperiale, chiamato crisobolla, decorato con le immagini dello stesso Alessio e della moglie Teodora.

Nel 1389 Dionysiou ricevette il riconoscimento di monastero patriarcale, consolidando il proprio prestigio nel mondo ortodosso.
I secoli successivi furono segnati da incursioni piratesche, terremoti e alluvioni, seguite però anche da ricostruzioni. Alle vicende documentate si accompagnano racconti tramandati dai monaci.

Dettagli del Monastero di Dionysiou, Grecia
iStock
Il Monastero di Dionysiou visto da vicino

Uno riguarda San Giovanni Battista, che sarebbe apparso lungo la salita dal piccolo porto per fermare un attacco dei pirati. Non vi sorprenderà sapere, dunque, che è presente anche un santuario a ricordare ancora l’episodio. Un’altra storia ha per protagonista l’anziano monaco Isacco, che per 2 anni avrebbe condiviso il forno del monastero con un serpente lungo circa 1,5 metri. L’animale riceveva del cibo e, in cambio, teneva lontani i topi. Quando Isacco cambiò incarico, il suo insolito compagno scomparve.

Visita al Monastero di Dionysiou e cosa vedere

La superficie disponibile sulla roccia del Monastero di Dionysiou è talmente ridotta da aver imposto una distribuzione degli ambienti molto diversa rispetto ad altri complessi del Monte Athos. E questa, senza dubbio è la prima cosa che colpisce. Del resto, ci si rende subito conto che manca un grande cortile centrale e che gli edifici si stringono intorno alla chiesa principale (occupando quasi tutto lo spazio).

L’ingresso conduce a un piccolo cortile lastricato, attraversato da passaggi stretti, con una fontana ottocentesca dalle forme neoclassiche. La sensazione è quella di trovarsi in un minuscolo insediamento arroccato, sviluppato più in altezza che in larghezza. C’è poi il Katholikon, la chiesa principale dedicata alla Natività di San Giovanni Battista, con ben cinque cupole e affreschi realizzati nel 1547 da Tzortzis, importante pittore della scuola cretese.

Vi sono figure di santi, episodi biblici e composizioni monumentali che riempiono pareti e volte, mentre al centro di una cupola domina Cristo Pantocratore, circondato dalle schiere angeliche. Particolarmente elaborata è l’iconostasi in legno intagliato e dorato, realizzata nel 1796 e dorata nel 1803, che va a separare il santuario dallo spazio destinato ai fedeli ( sì, custodisce preziose icone).

Accanto alla chiesa si trova la cappella della Vergine dell’Akathistos, sede di una delle immagini sacre più venerate da questo particolare angolo di Grecia. Secondo la tradizione, l’icona avrebbe emanato mirra e sarebbe stata restituita da alcuni pirati dopo una tempesta interpretata quale intervento della Madonna.

Fra i tesori più singolari di Dionysiou vale la pena menzionare un ciclo pittorico dedicato all’Apocalisse di San Giovanni, conservato nel portico coperto che collega la chiesa al refettorio. Le rappresentazioni illustrano episodi inquietanti del testo biblico, tra creature mostruose, angeli, distruzioni e scene del Giudizio.

Altrettanto interessante è il refettorio a forma di T, lo spazio destinato ai pasti comunitari, arricchito da dipinti di epoche differenti. Sulle pareti compaiono episodi evangelici, il Giudizio Universale e scene della vita di San Giovanni Battista. Ma non è dei certo finita qui, perché Dionysiou custodisce persino una delle biblioteche storiche più importanti del Monte Athos, con circa 1.100 manoscritti, codici e rotoli, oltre a migliaia di volumi stampati.

Tra le opere più preziose figura il cosiddetto Vangelo Imperiale dell’XI secolo, arricchito da 80 miniature. Gli archivi conservano inoltre documenti bizantini, concessioni imperiali e testimonianze fondamentali per ricostruire la storia della comunità. Infine, tra queste mura è protetta una reliquia particolarmente venerata: un resto della mano destra di San Giovanni Battista, mentre un raffinato reliquiario del 1515 custodisce le spoglie di San Nifone, già patriarca di Costantinopoli.

Come già accennato, per entrare occorre rispettare le norme del Monte Athos, che consente l’accesso soltanto ai visitatori di sesso maschile. È inoltre necessario ottenere il Diamonitirion, uno speciale permesso rilasciato dall’Ufficio dei Pellegrini.

Dove si trova e come arrivare

Il Monastero di Dionysiou sorge sulla costa sud-occidentale della penisola del Monte Athos, nella regione greca della Calcidica, tra i monasteri di Grigoriou e San Paolo. Il complesso occupa uno sperone roccioso verticale, affacciato direttamente sulle acque del Mar Egeo.

La principale porta d’accesso è Ouranoupoli, cittadina raggiungibile in automobile o autobus da Salonicco. Da questo porto partono le imbarcazioni dirette alla penisola monastica, con fermate presso gli approdi serviti dalle compagnie marittime. Occorre verificare preventivamente la possibilità di sbarcare all’arsanas di Dionysiou e gli eventuali collegamenti successivi.

Per i pellegrini autorizzati, l’organizzazione del viaggio comprende la richiesta anticipata del Diamonitirion, la prenotazione del trasporto marittimo e il contatto con la comunità religiosa. Chi è escluso dall’accesso al Monte Athos può comunque ammirare Dionysiou dal mare: da Ouranoupoli partono infatti escursioni in battello lungo la costa occidentale che sono aperte anche alle donne.

Bosham è il borgo con le strade fatte d’acqua (che spesso scompaiono), un piccolo gioiello inglese

11 octobre 2026 à 11:00

Un campanile appuntito svetta sopra i tetti delle case, mentre piccole imbarcazioni e una fila di abitazioni sembrano osservare il mare dalle proprie finestre. Quel che pare l’inizio di un romanzo, è in realtà Bosham (pronunciato Bozzum dagli inglesi), uno dei villaggi più pittoreschi del West Sussex, sulla costa meridionale dell’Inghilterra, a breve distanza dalla città di Chichester.

Se di primo impatto appare come uno dei tanti borghi marittimi britannici, con le facciate in mattoni, le tradizionali sale da tè e le barche ormeggiate davanti alle abitazioni, la verità è che questo antico insediamento custodisce una particolarità piuttosto insolita: le maree trasformano continuamente il paesaggio, tanto che una delle strade affacciate sul porto viene periodicamente sommersa dall’acqua.

In poche parole, durante l’alta marea il confine tra il villaggio e il mare è sorprendentemente sottile. A rendere Bosham ancora più affascinante contribuisce la sua storia, intrecciata alle vicende dei sovrani anglosassoni e alla conquista normanna dell’Inghilterra. Il suo nome compare persino nel celebre Arazzo di Bayeux, una delle testimonianze figurative più importanti del Medioevo europeo.

Cosa vedere a Bosham

Il villaggio di Bosham occupa una piccola penisola compresa tra due insenature soggette alle maree. Il nucleo storico mantiene dimensioni raccolte e le principali attrazioni si concentrano tra la chiesa, le stradine residenziali e il lungomare.

Holy Trinity Church

La Holy Trinity Church è probabilmente l’edificio più importante del villaggio, oltre a essere considerata uno dei luoghi di culto più antichi del West Sussex. Si presenta con un campanile quadrangolare che termina con una caratteristica guglia appuntita rivestita di scandole.

La parte inferiore della torre appartiene al periodo sassone, mentre il piano superiore venne aggiunto nel XV secolo. L’interno è invece la casa di un arco del presbiterio di origine anglosassone, una navata del XIII secolo e successive trasformazioni medievali. Particolarmente interessanti sono le finestre a lancetta della parete orientale, disposte in un gruppo di 5 aperture.

La sua fama è però legata soprattutto al 1064, anno in cui Harold Godwinson, futuro re Aroldo II d’Inghilterra, partì da Bosham diretto in Normandia: prima della traversata avrebbe pregato proprio in questo edificio. L’episodio compare nell’Arazzo di Bayeux, il lungo ricamo medievale che racconta gli avvenimenti culminati nella battaglia di Hastings del 1066.

Bosham Quay, il porticciolo che cambia volto con le maree

Pochi passi separano la chiesa da Bosham Quay, il tratto del lungomare più fotografato del villaggio. Da queste parti piccole abitazioni dalle facciate bianche e color mattone si affacciano direttamente sull’insenatura. Davanti alle finestre, le barche seguono il ritmo delle maree, mentre i riflessi dell’acqua modificano continuamente i contorni del paesaggio.

Con la bassa marea emergono ampie distese fangose, fondamentali per la fauna locale. Con il ritorno del mare, invece, le imbarcazioni riprendono a galleggiare e parte della strada costiera viene raggiunta dall’acqua. Il fenomeno interessa soprattutto Shore Road, diventata famosa anche per gli automobilisti sorpresi dall’alta marea. Vi basti pensare che questa perculiare situazione ha ispirato il soprannome ironico Bosham Carwash, il lavaggio auto di Bosham.

Strade allagate a Bosham, Inghilterra
Getty Images
Passeggiando tra le strade allagate di Bosham

Bosham Walk, le botteghe artigiane del villaggio

A non molto distanza dal lungomare si trova Bosham Walk Art & Craft Centre, un piccolo centro dedicato all’artigianato e alle attività commerciali indipendenti. Le botteghe propongono oggetti decorativi, creazioni artistiche, accessori e regali realizzati anche da artigiani locali.

L’ambiente richiama la tradizione dei piccoli mercati del Sussex, con spazi raccolti e vetrine ricche di particolari.

Chichester Harbour, il paesaggio naturale intorno al borgo

Bosham appartiene al sistema di insenature di Chichester Harbour, un vasto porto naturale riconosciuto per il suo valore paesaggistico e ambientale, caratterizzato da acque poco profonde, prati salmastri e fondali fangosi che costituiscono habitat preziosi per numerose specie di uccelli.

Durante i mesi più freddi arrivano oche colombaccio, fischioni, volpoche e differenti specie di trampolieri, attratti dalle abbondanti risorse alimentari presenti nell’estuario. La costa, tra le altre cose, alterna piccole spiagge, canali, argini erbosi e approdi.

Cosa fare a Bosham

La vita di questo curioso villaggio del Regno Unito segue ancora le abitudini legate al porto, per questo motivo le attività spaziano dagli sport acquatici alle escursioni naturalistiche, con numerose possibilità anche nei dintorni.

  • Provare un’esperienza in barca a vela: Bosham possiede una vivace comunità nautica e il Bosham Sailing Club rappresenta uno dei riferimenti per gli appassionati.
  • Percorrere i sentieri costieri: dalle estremità del villaggio partono itinerari che seguono le insenature e attraversano ambienti naturali molto differenti. Attenzione però, perché alcuni tratti si percorrono esclusivamente durante la bassa marea.
  • Fotografare Bosham al tramonto: può sembrare una banalità, ma luce della sera valorizza le facciate delle abitazioni, i tetti rossastri e la sagoma della chiesa.
  • Osservare gli uccelli migratori: le distese intertidali sono frequentate da numerose specie, soprattutto durante l’autunno e l’inverno.
  • Assaggiare la cucina locale: ci sono alcuni indirizzi storici sul lungomare ideali per un pranzo in un tradizionale pub britannico, ma anche sale da tè e gelaterie che permettono di gustare dolci e bevande calde.
  • Raggiungere Itchenor in traghetto: tramite un piccolo servizio passeggeri si arriva presso questo villaggio sull’altra sponda del porto. Da tale località partono escursioni nautiche dedicate al paesaggio e alla fauna di Chichester Harbour (dove si possono avvistare persino le foche).
  • Visitare il Fishbourne Roman Palace: a pochi chilometri da Bosham si trovano i resti di una delle più grandi residenze romane rinvenute in Gran Bretagna. Il sito conserva notevoli pavimenti a mosaico e giardini ricostruiti secondo il modello romano.

Dove si trova e come arrivare

Bosham si trova nel West Sussex, nell’Inghilterra meridionale, lungo la costa del Canale della Manica e a circa 6 chilometri a ovest di Chichester. Per raggiungerlo dall’Italia si può volare verso Londra oppure Southampton, proseguendo successivamente in treno o con un’auto a noleggio.

Il villaggio possiede anche una propria stazione ferroviaria, situata nella parte settentrionale dell’abitato. Da Chichester il tragitto in treno dura generalmente pochi minuti, mentre dalla Capitale occorre considerare circa 2 ore, variabili in base al collegamento e agli eventuali cambi.

Chi preferisce guidare può utilizzare la rete stradale che collega Chichester alle principali città dell’Inghilterra meridionale. È consigliabile lasciare l’auto nelle aree di parcheggio segnalate, evitando Shore Road durante le ore vicine all’alta marea. Prima della visita, tuttavia, è molto importante consultare le tabelle delle maree: qui rappresentano molto più di una semplice informazione nautica, perché determinano l’accessibilità di alcuni percorsi e trasformano radicalmente l’aspetto del porticciolo.

Ballyheigue Beach, la spiaggia irlandese tra le migliori al mondo

10 octobre 2026 à 14:00

Una distesa di sabbia chiara che sembra non finire, l’Atlantico dinanzi e le montagne del Kerry che emergono all’orizzonte: Ballyheigue Beach, lungo la Wild Atlantic Way irlandese, mostra quel fascino selvaggio capace di conquistare anche quando il cielo non è del tutto azzurro e il vento ricorda che vi trovate sulla costa occidentale dell’Irlanda.

Nel 2026 è arrivato anche un riconoscimento prestigioso: i lettori britannici di Condé Nast Traveller l’hanno eletta migliore spiaggia d’Irlanda nei Readers’ Choice Awards, assegnandole un punteggio di 95,39 e inserendola così nella selezione delle migliori spiagge del mondo insieme alle vincitrici delle altre aree geografiche.

Ballyheigue Beach tra sabbia, dune e montagne del Kerry

Ballyheigue è parte di un tratto sabbioso lungo circa 10 chilometri, sostenuto alle spalle da un vasto sistema di dune e inserito nella Akeragh, Banna and Barrow Special Area of Conservation. La spiaggia vera e propria permette di camminare per circa tre chilometri fino allo sbocco del Lough Akeragh, in un ambiente dove la natura è assoluta protagonista.

Durante la bassa marea, troverete davanti a voi una distesa ancora più ampia, con la sabbia bagnata che riflette il cielo e le montagne della penisola di Dingle in lontananza. L’acqua può assumere sorprendenti sfumature azzurre e verdi, mentre le dune proteggono il litorale.

È una spiaggia amata da chi desidera camminare, ma anche da nuotatori e surfisti. Durante la stagione balneare è previsto il servizio di salvataggio e Ballyheigue ha ottenuto anche la Bandiera Blu, per la qualità della spiaggia e delle sue acque.

In estate, famiglie e bagnanti raggiungono l’arenile, e nei giorni più frequentati non mancano i classici furgoncini che vendono gelati e caffè. In autunno potete percorrere la riva seguendo soltanto il suono delle onde, con l’aria salmastra, i riflessi sulla sabbia e il profilo delle montagne che appare e scompare dietro le nuvole. Al tramonto, quando il cielo si colora sopra Tralee Bay, l’immensa superficie lasciata scoperta dalla marea può trasformarsi in uno specchio di luce.

Dal villaggio di Ballyheigue alla penisola di Dingle

Villaggio di Ballyheigue, Kerry, Irlanda
iStock
Pittoresco villaggio di Ballyheigue

Alle spalle della spiaggia troverete il piccolo centro di Ballyheigue, con pub, ristoranti e caffè che conservano quell’atmosfera informale tipica dei paesi della costa del Kerry, una buona occasione per fermarsi dopo una lunga passeggiata e prolungare il viaggio in una delle contee più scenografiche d’Irlanda.

Da questa parte del Kerry potete infatti continuare verso la penisola di Dingle, dove il paesaggio diventa ancora più spettacolare tra montagne, scogliere e strade che si affacciano sull’Atlantico. La cittadina di Dingle, con le facciate colorate, i pub e il porto, merita una tappa mentre più avanti, lo Slea Head Drive segue la costa occidentale della penisola regalando alcuni dei panorami più celebri della Wild Atlantic Way.

Dove si trova Ballyheigue Beach

Ballyheigue Beach si trova nella contea di Kerry, sulla costa nord della Tralee Bay e lungo la Wild Atlantic Way. La spiaggia si raggiunge dal paese e dispone di un grande parcheggio gratuito vicino all’arenile. La sua posizione la rende una meta da inserire in un viaggio nel Kerry, soprattutto se state esplorando Tralee e le zone settentrionali della baia.

Il mare italiano ha otto nuovi siti tutelati: tra tartarughe e monti sommersi

5 octobre 2026 à 10:00

Il mare italiano si arricchisce di otto nuovi siti Natura 2000 destinati alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi marini. Il provvedimento, pubblicato il 30 settembre 2026 in Gazzetta Ufficiale, istituisce sei Siti di Importanza Comunitaria (Sic) e due Zone di Protezione Speciale (Zps) in alto mare, oltre il limite delle acque territoriali italiane ma all’interno della Zona di Protezione Ecologica (ZPE) dichiarata dall’Italia.

Le nuove aree interessano diversi settori del Mar Tirreno, del Mar Ligure e delle acque che circondano Sardegna, Sicilia e Calabria, con l’obiettivo di proteggere ambienti profondi e specie particolarmente importanti per l’equilibrio dell’ecosistema. Tra i protagonisti della nuova tutela c’è anche la tartaruga marina Caretta caretta, insieme agli uccelli marini e a preziosi habitat caratterizzati dalla presenza di coralligeno ed emissioni gassose.

Otto nuovi siti Natura 2000

I nuovi siti, introdotti con il decreto 269 del 1° settembre 2026, comprendono aree molto diverse tra loro per posizione e caratteristiche naturali. Al largo di Livorno nasce il Banco di Santa Lucia, mentre tra il Mar Ligure e il Tirreno settentrionale si trova il Complesso dei monti sottomarini Ulisse-Doria-Janua, un sistema di rilievi che si sviluppa sotto la superficie del mare.

Al largo della costa orientale della Sardegna è stata individuata la Parte Nord del monte sottomarino delle Baronie, mentre lungo la costa settentrionale della Sicilia rientra nella rete protetta il Complesso dei monti sottomarini Sisifo-Tiro-Enarete. In Calabria, invece, la tutela interessa la Dorsale sottomarina di Paola, lungo la costa occidentale.

A queste aree si aggiunge il Tirreno centrale per la tutela di Caretta caretta, che comprende un’ampia porzione di mare tra Sardegna, Campania e Sicilia. Completano il quadro il Mare Sinis Iglesiente, lungo la costa occidentale della Sardegna, e il Mare Nurra, nella parte nord-occidentale dell’isola.

Otto nuovi siti Natura 2000 in Italia
iStock
La penisola del Sinis in Sardegna

Un nuovo traguardo per la tutela del mare italiano

L’istituzione degli otto siti consente alla Zona di Protezione Ecologica italiana di raggiungere una superficie protetta pari al 31%, centrando così il target europeo indicato per la tutela degli ambienti marini. La misura si inserisce nel percorso verso l’obiettivo di avere il 30% delle aree protette entro il 2030, previsto dalla Strategia Europea per la Biodiversità.

La scelta delle aree risponde soprattutto alla necessità di conservare specie e habitat che si trovano lontano dalle coste e che, proprio per la loro posizione in alto mare, richiedono specifiche misure di protezione. I nuovi siti sono stati individuati per favorire la conservazione della tartaruga marina, degli uccelli marini e di habitat profondi nei quali sono presenti formazioni di coralligeno ed emissioni gassose.

Secondo quanto spiegato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto, l’ampliamento della Rete Natura 2000 permette di rafforzare la tutela dell’alto mare e di valorizzare ulteriormente il patrimonio di biodiversità italiano. Un patrimonio che non si limita alle coste e alle spiagge più conosciute, ma comprende anche un mondo sommerso fatto di montagne, dorsali e ambienti profondi ancora lontani dagli occhi.

L’Italia trionfa nei premi di National Geographic: è la meta più amata

3 octobre 2026 à 09:00

Una pizza nel cuore di Napoli, una giornata tra le opere d’arte di Firenze e una spiaggia paradisiaca della Sardegna che fa venire voglia di rimandare per sempre il rientro a casa. Sono esperienze diverse, ma hanno tutte una cosa in comune: per i lettori di National Geographic Traveller UK, raccontano il fascino della destinazione che più di tutte ha conquistato le loro preferenze.

È infatti l’Italia a vincere la categoria “People’s Choice” dei Reader Awards 2026, i premi della rivista assegnati attraverso migliaia di voti dei propri lettori. Ma non è tutto, perché i risultati regalano al nostro Paese altri motivi per festeggiare, con altri riconoscimenti collezionati.

L’Italia è la destinazione preferita dai lettori

Nella categoria People’s Choice, dedicata alle preferenze del pubblico, l’Italia precede Giappone e Nuova Zelanda, le altre due destinazioni finaliste. A sostenerne il successo, secondo il racconto della rivista, sono soprattutto la gastronomia e la bellezza, capaci di accompagnare ogni viaggio (e tipo di viaggiatore) in forme sempre diverse.

Gli esempi scelti da National Geographic Traveller attraversano la Penisola: Napoli per la pizza, Firenze per l’arte e la Sardegna per le spiagge. Tre modi di vivere una vacanza che restituiscono la varietà di un Paese in cui anche un breve spostamento può cambiare paesaggio, sapori e abitudini.

La cucina italiana conquista tutti

Il risultato più netto per il nostro Paese arriva nella categoria destinazione gastronomica. Qui l’Italia ha raccolto quasi il triplo dei voti della seconda classificata, la Spagna, mentre la Francia completa il gruppo delle finaliste.

La rivista mette al centro un modo di mangiare legato a stagionalità, prodotti locali e semplicità, ma soprattutto alla ricchezza delle cucine regionali. Il viaggio diventa così un’occasione per conoscere il territorio attraverso ciò che arriva in tavola, tra osterie, trattorie e ricette che cambiano da una meta all’altra. Dalla ricerca dei tartufi in Piemonte al ragù di Bologna, fino a una cena in una masseria pugliese, le esperienze citate raccontano una gastronomia che può diventare in primis il motivo della partenza.

Gli altri premi italiani

A completare i primi posti italiani è Roma, vincitrice nella categoria dedicata ai city break, davanti alle altre finaliste Londra e Lisbona.

La celebre rivista ne sottolinea il patrimonio archeologico e artistico, insieme agli interventi di restauro realizzati in vista del Giubileo del 2025. Ma il richiamo della Capitale passa anche dalla vita quotidiana: i caffè, le pause a tavola e il piacere di attraversare una città in cui monumenti storici e abitudini locali convivono.

La competizione è stata particolarmente serrata: pochi voti hanno separato le prime sei posizioni, tra le quali figurano anche Barcellona, Berlino e Copenhagen. L’Italia compare inoltre tra le finaliste per le vacanze in famiglia, categoria vinta dalla Francia, insieme alla Spagna.

Le Dolomiti sono invece tra le regioni escursionistiche più amate, accanto alla Scozia: a conquistare il premio di questa categoria è il Lake District, nel nord dell’Inghilterra.

Le altre mete vincitrici ai Reader Awards 2026

Il resto dei premi disegna una mappa che va dalle coste britanniche alle foreste centroamericane. La Cornovaglia conquista sia la categoria vacanze al mare sia quella dedicata alle destinazioni nel Regno Unito, mentre il Costa Rica si impone per l’avventura e il turismo responsabile.

Per i viaggi invernali vince l’Islanda; per la fauna selvatica, il Sudafrica. I lettori scelgono invece i fiordi norvegesi per i viaggi in nave, la Route 66 per quelli in auto e il Caledonian Sleeper, suggestivo treno notturno tra Londra e la Scozia, per quelli su rotaia.

Ecco i vincitori riportati da National Geographic Traveller UK:

  • Scelta del pubblico: Italia;
  • Destinazione gastronomica: Italia;
  • Vacanza al mare: Cornovaglia;
  • City break: Roma;
  • Destinazione nel Regno Unito: Cornovaglia;
  • Destinazione per famiglie: Francia;
  • Viaggio in treno preferito: Caledonian Sleeper;
  • Destinazione per osservare la fauna selvatica: Sudafrica;
  • Destinazione di turismo responsabile: Costa Rica;
  • Regione escursionistica: Lake District;
  • Destinazione avventura: Costa Rica;
  • Meta invernale: Islanda;
  • Viaggio in nave preferito: fiordi norvegesi;
  • Viaggio in auto preferito: Route 66;
  • Scelta della redazione: Marocco.

La Sardegna entra per la prima volta nella prestigiosa lista delle mete da scoprire nel 2027

Par : elenausai10
2 octobre 2026 à 07:30

Dopo essere stata inserita da Lonely Planet tra le destinazioni da non perdere nel 2026, la Sardegna riceve un nuovo riconoscimento, questa volta dal mondo dei viaggi di alta gamma. Per la prima volta, l’isola entra nella Where to Go Destinations 2027, la selezione delle mete consigliate da Signature Travel Network, consorzio statunitense di agenzie di viaggio specializzate nei viaggi di lusso.

A curare la lista è Ignacio Maza, uno dei nomi più autorevoli del turismo di lusso negli Stati Uniti. Da oltre vent’anni, le sue analisi orientano advisor e operatori del settore e, di conseguenza, le scelte dei viaggiatori americani che cercano esperienze esclusive.

Cos’è la prestigiosa lista “Where to Go”

Per chi lavora nel turismo di lusso americano, la Where to Go è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Arrivata ormai alla sua seconda decade, la lista viene presentata durante la conferenza annuale di Signature e riunisce una dozzina di destinazioni, ognuna accompagnata da consigli pratici su cosa vedere, cosa fare e dove soggiornare.

A renderla credibile è soprattutto il metodo. Maza, che ha viaggiato in oltre cento Paesi e in tutti e sette i continenti, seleziona solo luoghi che ha visitato di persona. Alla base della scelta ci sono poi l’analisi dei trend globali, un lavoro di ricerca approfondito e una valutazione di quanto ogni meta possa interessare il viaggiatore statunitense.

Per capire il livello della selezione basta guardare le edizioni precedenti. Nella lista del 2026 figuravano, tra le altre, l’isola giapponese di Kyushu, Madrid, la Lapponia svedese, lo Sri Lanka, la Tasmania e l’Uzbekistan. Un anno prima era toccato a Montréal, Buenos Aires, Marrakech, al Perù e al Botswana.

L’ingresso della Sardegna nella lista delle mete da scoprire nel 2027 è anche il frutto della collaborazione tra l’Assessorato regionale del turismo, ENIT e Signature. E il ritorno va oltre i confini dell’isola: una vetrina di questo peso sul mercato americano rafforza l’immagine dell’Italia come destinazione di riferimento per il turismo di fascia alta.

La Sardegna che conquista i viaggi di lusso

Per i viaggiatori moderni, il vero privilegio è spesso l’accesso a situazioni ed esperienze di un certo tipo: una cantina che apre le porte a pochi ospiti, un sentiero da percorrere senza incontrare nessuno, una tavola condivisa con chi il pane carasau lo prepara ancora a mano. Ed è qui che la Sardegna ha molto da offrire, ben oltre il glamour di Porto Cervo e della Costa Smeralda.

C’è il mare, naturalmente: le calette del Golfo di Orosei raggiungibili solo via sentiero o in barca, l’arcipelago di La Maddalena, le spiagge della costa occidentale. Ma c’è anche un entroterra che sorprende chi arriva per la prima volta, con i canyon del Supramonte come la gola di Gorropu e borghi colorati come Bosa, affacciata sul fiume Temo. Poi c’è la storia: l’isola custodisce migliaia di nuraghi, tra cui il complesso di Su Nuraxi a Barumini, Patrimonio UNESCO, mentre a Cabras si possono ammirare i Giganti di Mont’e Prama, statue in pietra tra le più antiche del Mediterraneo occidentale.

A completare il quadro ci sono l’enogastronomia, dal Cannonau al Vermentino di Gallura, e la longevità dell’Ogliastra, una delle prime Blue Zone individuate al mondo: un tema che da tempo affascina il pubblico americano. Tutti elementi che si sposano con un’idea di viaggio lento e su misura, da vivere anche in primavera e in autunno, lontano dalla folla dei mesi estivi.

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