❌

Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
Aujourd’hui — 10 octobre 2026Flux principal

“In una vita precedente ero un indio amazzonico”: intervista a Milo Manara

9 octobre 2026 à 20:13

Milo Manara è uno dei fumettisti e illustratori italiani più famosi e apprezzati al mondo, noto in particolare per la sua maestria nel fumetto erotico e per il suo stile di disegno unico. Le sue donne sono diventate vere e proprie icone della cultura pop (tanto che con una viaggerebbe molto volentieri). Miele – molto probabilmente il suo personaggio più celebre – protagonista di “Il Gioco”, Claudia, Molly, Jolanda, Phillis, Lucrezia Borgia e Gullivera, una rivisitazione erotica e fantastica del classico “I viaggi di Gulliver”.

E proprio di viaggi abbiamo parlato con Manara, del suo lungo viaggio in Asia, a bordo di un camper molto particolare, di quelli “straordinari” fatti in nave, in barca e in treno e di quelli che ancora deve fare.

Milo Manara, lei è noto per essere stato un grandissimo appassionato di viaggi in camper. È ancora così?

Lo ero quando ero più giovane. Allora il mondo era diverso: c’era una libertà e una tranquillità diversa per andare ovunque senza le tensioni geopolitiche di oggi. Potevi perfino parcheggiare un camper in centro a Parigi, ai Jardin du Luxembourg, senza che nessuno venisse a dirti nulla.

Quando ha smesso con quel tipo di viaggi on the road?

Intorno alla metà degli Anni ’90-’95. Poi ho sostituito il camper con la barca, che ho venduto solo l’anno scorso. Ormai ho 81 anni, mi sarebbe toccato pesare sugli amici più giovani, e invece ogni stagione della vita ha i suoi frutti.

Milo-Manara-vacanza-barca
Getty Images
Milo Manara in vacanza in barca negli Anni ’90

Negli Anni ’80 lei ha compiuto un viaggio leggendario in camper fino in Asia. Che ricordo conserva di quell’avventura?

Nel 1983, ho viaggiato in camper tra Pakistan, India e Nepal. In realtà non era un camper normale: era un mezzo militare 4×4 della Legione straniera francese riadattato, molto robusto, ideale per il deserto. All’epoca, lungo quelle strade non si incontrava quasi nessuno.

Quell’esperienza in Asia le è servita da ispirazione per il suo celebre personaggio, Giuseppe Bergman?

In un certo senso sì, Giuseppe Bergman è un personaggio vagamente autobiografico. “Le avventure orientali di Giuseppe Bergman” erano una sorta di diario fantastico nato da quel viaggio. Mentre viaggiavo lavoravo ai fumetti, ma facevo anche moltissimi schizzi dal vero.

Tra le sue collaborazioni più celebri ci sono quelle con Federico Fellini, con cui ha realizzato “Viaggio a Tulum” e “Il viaggio di G. Mastorna”. Quanto c’era di reale e quanto di fantastico in quei progetti?

“Viaggio a Tulum” raccontava un vero viaggio che Fellini ha compiuto nello Yucatán, in Messico, alla ricerca dei luoghi dei libri e dei brujos (stregoni), raccontati da Carlos Castaneda, un viaggio in cui lui è partito da Los Angeles ed è arrivato fino a Tulum in auto. La curiosità è che il suo aiuto regista in quella spedizione era lo scrittore Andrea De Carlo, che ne scrisse poi un libro intitolato proprio “Yucatan”. “Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet”, invece, è del tutto immaginario, da cui, finora, non è tornato indietro nessuno: racconta un viaggio nell’aldilà, un tema che Fellini ha affrontato in modo leggero e non spaventoso, facendo incontrare al protagonista personaggi come Groucho Marx.

Tra tutti i luoghi reali che ha visitato, quali le sono rimasti più impressi?

Ricordo con grande forza le Meteore in Grecia, dove andavo spesso in camper, e le città rupestri della Cappadocia. Ma uno dei ricordi più straordinari resta la notte di Katmandu, deserta, in mezzo a templi mistici che trasmettevano un profondo senso di ascesi. E poi il cielo di notte in mezzo al mare, senza inquinamento luminoso, con una Via Lattea nitida come la vedevo solo da bambino.

Sono stato persino in Argentina a bordo di una nave cargo. I cargo hanno spesso cabine per pochi passeggeri: un viaggio straordinario, di giorno ognuno lavorava e non si vedeva anima viva, ci si godeva l’oceano e si facevano lunghe soste nei porti come Rio de Janeiro e si risaliva i grandi fiumi brasiliani per raggiungere i porti fluviali. Un modo di viaggiare incantevole e lontano dal turismo di massa odierno.

I suoi viaggi sono stati d’ispirazione per il suo lavoro?

Certo! Di Giuseppe Bergman ho fatto le “Avventure orientali”, una specie di diario fantastico, e poi durante questi viaggi facevo degli schizzi dei luoghi dal vero. Anzi, a volte mi sono capitate delle disavventure di viaggio: per esempio, una volta dovevo realizzare un fumetto erotico, “Il gioco”, e dovevo spedire ogni mese una puntata, ma ero in Pakistan e avevo paura che aprissero le buste, avevo il terrore perché sarei ancora là in prigione.

Qual è il posto che le è piaciuto di più al mondo e quale vorrebbe assolutamente visitare e perché?

L’Amazzonia. Mi è rimasta nel cuore fin dalle letture da ragazzo, al punto che se mi chiedono cosa fossi in una vita precedente rispondo sempre “un indio amazzonico”! Non sono mai riuscito ad andare a Manaus, ma spero ancora di farcela.

Devo dire che non mi piace molto volare. Soffro un po’ di claustrofobia nei voli lunghi. Ma, soprattutto, non mi piace l’aereo perché appiattisce le distanze, mi piace vedere quanto è grande il mondo. Con la nave ti rendi conto delle distanze. L’aereo ci dà la falsa illusione di essere i padroni del pianeta, ma non è vero, perché basta un temporale per metterci tutti in ginocchio. Amo molto i treni, specialmente quelli notturni: un tempo, con il vagon lit salivi la sera a Verona ed eri a Parigi la mattina dopo, senza perdere un solo giorno di viaggio. Una volta c’erano le cabine con la toilette e la doccia, per me era un paradiso perché con il treno notturno non perdevi tempo. Il treno mi piace molto: mi piacerebbe molto prendere la Transiberiana e arrivare fino in Cina.

Se dovesse scegliere una delle sue eroine per accompagnarla in un viaggio intorno al mondo, chi sceglierebbe?

La destinazione non importerebbe, basta andare, Est, Ovest, Nord o Sud è sempre interessate, ma Miele sarebbe un’ottima compagna di viaggio perché è una ragazza allegra, curata, che non si spaventa davanti alle avventure in viaggio e, oltretutto, è decisamente una bella vista!

milo-manara-fumetti
Getty Images
Mil Manara durante un evento a Madrid nel 2013

Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, le location Anni Novanta della serie

9 octobre 2026 à 19:30

Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883, attesissima seconda stagione della serie su Max Pezzali e Mauro Repetto disponibile dal 9 ottobre 2026 in esclusiva su Sky e in streaming su NOW, sono legate biograficamente alle vicende musicali e personali dei protagonisti. Il centro storico di una tranquilla cittadina italiana, gli eleganti palazzi aristocratici e i grattacieli alti e popolati di uffici delle grandi città e persino uno sconfinato deserto americano sono gli stessi – o quasi – che hanno fatto da sfondo al successo del duo. L’ambientazione e i luoghi dov’è stata girata la serie sugli 883 di Sydney Sibilia però, come più volte ha raccontato lo stesso regista, hanno come compito non meno importante quello di rievocare una certa atmosfera da Anni Novanta.

Di cosa parla

Nella seconda e ultima stagione della serie sugli 883 è il 1993 e Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) stanno coronando il sogno di essere primi in classifica. Mentre lavorano al nuovo album – “Nord Sud Ovest Est”, da cui il titolo della stagione – qualcosa tra i due però comincia a cambiare. Il momento di grande successo che stanno vivendo li porta a Milano prima e, poi, in quell’America che avevano tanto sognato da ragazzini. Eppure, vista da dentro, la vita dei due è molto più incasinata di quanto da fuori si possa immaginare e i dubbi riguardo al futuro professionale, alle ambizioni individuali e persino alla loro stessa amicizia si fanno sempre più ingombranti.

Arriva in esclusiva su Sky la seconda e ultima stagione della serie sugli 883 di Sydney Sibilia
Ufficio stampa Sky
Una scena di “Nord Sud Oves Est – La leggendaria storia degli 883”

Dov’è stata girata la serie

Le location di Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 spaziano da Pavia a Torino, a Roma e il litorale laziale, con qualche puntata anche in Spagna.

Pavia

La città dove Max Pezzali e Mauro Repetto sono cresciuti, hanno scritto le prime canzoni e cominciato a pensare alla musica come quello che avrebbero fatto da grandi non poteva certo mancare nella serie. In questa seconda stagione, però, Pavia ha un ruolo più defilato rispetto a quello che aveva in Hanno ucciso l’uomo ragno: gli eventi narrati, del resto, portano il duo sempre più lontano dalla cittadina lombarda verso il successo nazionale.

Sullo schermo si continuano a riconoscere i vicoli acciottolati del centro storico, le vie che costeggiano il fiume Ticino e l’iconico Ponte Coperto: un ponte trecentesco ricostruito sulle tracce di un antico ponte romano, caratteristico appunto per la copertura a tetto e diventato nel tempo il simbolo della città.

Anche Borgo Ticino, il pittoresco borgo medievale al di là del fiume un tempo frequentato da lavandaie, pescatori e cavatori di ghiaia, ha fatto da set per le riprese della seconda stagione della serie Sky sugli 883.

Pavia: dov'è stata girata la serie "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
iStock
L’iconico Ponte Coperto

Come la produzione (Sky Studios e Groenlandia) ha raccontato più volte, nonostante Max Pezzali abbia partecipato alla scelta delle location, i luoghi della serie (il negozio di fiori della sua famiglia, la tavernetta da dove ha cominciato a fare musica, la casa di Silvia, eccetera) non sempre corrispondono esattamente con quelli reali, per lo più per ragioni logistiche e organizzative.

Torino

A Torino le location della seconda stagione della serie sugli 883 si trovano per lo più in centro: con i loro palazzi eleganti e le raffinate architetture liberty zone come Piazza San Carlo e Via Po, il salotto buono del capoluogo sabaudo, si prestano bene a rappresentare il cliché della grande città italiana degli Anni Novanta.

C'è anche Torino tra i luoghi dov'è stata girata "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
iStock
L’elegante centro storico di Torino

Roma e il litorale laziale

Lo stesso si può dire per Roma che, con oltre 100 giorni di riprese, si rivela il luogo dove la serie Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883 è stata girata per più tempo.

La produzione, fin qui, non ha diffuso dettagli sulle location romane: quello che si può dire con certezza è che i set sono stati distribuiti in diversi punti della città, cogliendo angoli capaci di rappresentare la Milano di allora con le passerelle patinate della moda, gli studi discografici d’ispirazione americana, i grandi concerti ed eventi internazionali.

"Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883": dov'è stata girata la seconda stagione della serie Sky
Ufficio stampa Sky
Un’altra scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”

Tra le location della seconda stagione della serie di Sydney Sibilia sugli 883 segnalate in Rete c’è anche Ardea: la città poco a sud di Roma, e più nello specifico la sua frazione marina, sono tra i tratti del litorale laziale scelti per fare da sfondo alle nuove avventure di Pezzali e Repetto.

In questo nuovo capitolo il duo, reduce dal successo del primo album, approda negli Stati Uniti coronando un sogno coltivato fin da bambini e dai tempi delle prime canzoni composte nella tavernetta dei genitori. Sullo schermo si vedono più volte Max Pezzali e Mauro Repetto sfrecciare sulle ampie e sconfinate statali americane, così pregnanti nell’immaginario comune a stelle e strisce.

Un dettaglio curioso è che queste scene non sono state girate davvero in America, ma nella Tuscia viterbese. Spostandosi a pochi chilometri a nord rispetto a Roma, la produzione ha trovato strade che proseguono dritte per chilometri e chilometri, circondate da un paesaggio brullo e a tratti quasi desertico e di giorno inondate da luce che niente hanno da invidiare alle highway americane. Si tratta di strade come la Provinciale delle Quattro Dogane (segnalate da diverse fonti in Rete) e situata nei dintorni di Montalto di Castro: una cittadina della Maremma laziale, famosa per le spiagge Bandiera Verde oltre che per il Parco Archeologico di Vulci.

Almerìa e il deserto “americano”

Anche le altre scene ambientate nel deserto americano, dove Pezzali e Repetto si recarono per realizzare video e altri materiali promozionali dell’album “Nord Sud Ovest Est”, non sono state effettivamente girate negli Stati Uniti.

Dove sono state girate le scene nel deserto americano della serie "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883"
Ufficio stampa Sky
Ancora una scena di “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria storia degli 883”

Alla ricerca di panorami assolati e brulli che ricordassero quelli veri, la produzione della serie è approdata ad Almerìa. Questa città andalusa, famosa per le tapas e per alcune delle spiagge più belle della Spagna, vanta oltre tremila ore di sole all’anno ed è perfetta quindi per riprodurre l’atmosfera desertica.

Tanto perfetta che, ben prima di Sybilia e la sua troupe, è stata scelta come set di grandi classici del genere western tra cui quelli di Sergio Leone.  Il Desierto de Tabernas, un sito di interesse geografico-paesaggistico a pochi chilometri dalla città, del resto oltre essere l’unico deserto in Europa che si possa considerare tale è senza dubbio il più cinematografico che ci sia e frequentato per questo, oltre che da tanti amanti della natura, da appassionati di cinema e di set-jetting.

Ci sono location di "Nord Sud Ovest Est - La leggendaria storia degli 883" anche in Spagna
iStock
Lo straordinario Desierto de Tabernas

La Via Francigena in autunno: il tratto toscano a piedi tra borghi e boschi

9 octobre 2026 à 18:30

Quasi non accenna a vedersi, l’avvio dell’autunno. Eppure la stagione che chiude l’estate e prepara all’inverno è già iniziata. Ce ne si accorge dalle giornate che si accorciano, e da quella luce più dolce del sole verso sera, quasi dorata mentre si avvia al tramonto. Presto anche le chiome alberate si uniranno al grande concerto del mutamento, virando al giallo, al bruno e al rosso. Uno dei momenti più magici dell’anno per camminare lungo i sentieri dell’Appennino.

A permettere di farlo, in particolare, è la Via Francigena, l’antico cammino dei pellegrini che attraversa la Toscana per circa 380 chilometri, dal Passo della Cisa fino alle porte del Lazio. Tra le montagne e le colline della regione si incontra tanta di quella bellezza da non saper scegliere quali immagini portare a casa: si attraversano boschi appenninici, caratterizzati da querce, castagni e faggi; borghi antichi caratterizzati ognuno dal suo campanile e dalla propria pieve; si calpesta la piana di Lucca, si avvistano da lontano le torri di San Gimignano, si raggiunge Siena e la Val d’Orcia. Un itinerario speciale sempre, che d’autunno guadagna ancora qualche punto di bellezza in più, vivendo una delle sue stagioni più felici.

Che cos’è la Via Francigena

Antica via di pellegrinaggio, la Via Francigena si è guadagnata il suo nome per via del fatto che, prima di arrivare in Italia, attraversa il territorio francese. Nel Medioevo, infatti, era la direttrice seguita dai pellegrini dell’Europa settentrionale per raggiungere Roma. Non è mai stata una strada unica, ma una rete di percorsi che cambiavano a seconda delle stagioni, delle condizioni del territorio e degli eventi politici.

L’origine da cui discende l’odierno cammino è un documento storico. Nel 990 Sigerico, arcivescovo di Canterbury, si recò a Roma per ricevere dal papa Giovanni XV il pallio, veste liturgica e insegna della sua carica. Durante il viaggio di ritorno annotò in un diario le 79 tappe del percorso compiuto. Quel testo, secoli dopo, ha permesso di ricostruire il tracciato che oggi i camminatori seguono.

via francigena
iStock
Il simbolo della Via Francigena su un sentiero nel bosco in Toscana

Nel 1994 il Consiglio d’Europa ha riconosciuto la Via Francigena come Itinerario culturale. L’itinerario completo misura 3200 chilometri: parte da Canterbury, attraversa Inghilterra, Francia, Svizzera e Italia, e da Roma prosegue fino a Santa Maria di Leuca. Il tratto italiano comincia dal Passo del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta, e arriva a Roma dopo circa mille chilometri. La Toscana ne è uno dei capitoli più frequentati, sia per compierne il solo tratto regionale che per escursioni giornaliere lungo una delle tappe.

Il percorso della Via Francigena in Toscana

La Francigena entra in regione dal Passo della Cisa, il valico appenninico a 1041 metri di altitudine che separa l’Emilia dalla Lunigiana, ovvero la punta nordoccidentale della Toscana. Arriva a Radicofani, ultimo avamposto prima del Lazio. Le tappe sono 15, che diventano 16 se si include la successiva escursione fino a Acquapendente, già in territorio laziale. Ognuna delle tappe è una sfida, visto che la maggior parte supera i 20 chilometri di lunghezza.

La prima parte del cammino dall’ingresso in Toscana in poi è immersa nel verde e montana. Dalla Cisa si scende verso le cittadine principali della Lunigiana, la bella Pontremoli e poi Aulla. Tra mulattiere, ponti medievali e castelli che furono dominio dei Malaspina, si attraversano piccoli borghi e paesi caratteristici. Dopo una breve parentesi ligure nei dintorni di Sarzana, il cammino rientra in Toscana a Massa e si affaccia sulla Versilia, tra Pietrasanta e Camaiore, all’ombra delle scenografiche Alpi Apuane e con lo sguardo proiettato verso l’orizzonte e il mare.

Via Francigena Toscana
iStock
Il tracciato della Via Francigena attraversa le Crete Senesi

Segue Lucca, con la sua piana, e il cammino si distende verso Altopascio e San Miniato. Si scende quindi in Val d’Elsa, con le torri di San Gimignano e il borgo fortificato di Monteriggioni, e si raggiunge quindi Siena. A sud della città del Palio si trovano splendide zone di collina dolce: la Val d’Arbia e le Crete Senesi, la Val d’Orcia.

Le tappe più belle da affrontare in autunno

Praticare il trekking in una regione come la Toscana, specie nelle sue zone meridionali, non è cosa ideale da fare nei mesi più caldi dell’anno. Le Crete Senesi e la Val d’Orcia, paesaggi celebri della Via Francigena e non solo, sono spesso esposti al sole a lungo, con pochissima ombra per chilometri.

Le mezze stagioni sono invece quelle ideali per affrontarne le asperità con un clima più mite, anche se questo significa dover mettere in conto giornate più corte (e quindi sveglie anticipate) e una maggiore probabilità di incappare in qualche pioggia.

Alcune tappe della Francigena, poi, sono particolarmente indicate per essere affrontate tra ottobre e dicembre, anche selezionando la singola tratta.

Dal Passo della Cisa a Pontremoli

La prima tappa in assoluto del tratto toscano della Via Francigena corrisponde alla ventiduesima dell’intero cammino. Si tratta di una porzione non lunghissima (19,5 chilometri) ma tosta, per via della lunga discesa (1327 metri di dislivello negativo), a cui fanno da contrappunto alcune contropendenze (527 metri di dislivello in salita).

Tuttavia è un’escursione di grande bellezza naturalistica, che in autunno dà il proprio meglio: si scende tra boschi antichi con due soli suoni nelle orecchie: il frusciare delle foglie e il tonfo del proprio passo. Quando si emerge dalla coltre alberata, si incontrano numerosi castelli, antiche chiese romaniche dalle facciate spoglie e affascinanti piccoli borghi in pietra, ancora ben conservati.

Si arriva quindi nella valle del fiume Magra, fino a raggiungere Pontremoli, capoluogo non ufficiale della Lunigiana. Una cittadina affascinante, contraddistinta delle sembianze medievali, dai ponti sul fiume e da secoli luogo di passaggio dei pellegrinaggi verso Roma.

Pontremoli, in Lunigiana, lungo la Via Francigena
iStock
Veduta di Pontremoli

Da San Miniato a Gambassi Terme

Tappa numero 9 delle 15 in territorio toscano, misura circa 23 chilometri, con un dislivello in salita moderato. Si parte da San Miniato, splendido borgo arroccato su una collina e vera e propria capitale del tartufo bianco, la cui annuale Mostra Mercato si tiene nei fine settimana della seconda metà di novembre. Chi cammina a novembre può costruirci intorno la tappa, ricordando che la cerca e cavatura del tartufo è Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO dal 2021.

Il panorama naturale che si attraversa lasciando la cittadina lungo i crinali collinari della Val d’Elsa è spettacolare, disseminato di castelli, rocche, antichi ospitali e complessi abbaziali. Colline dolci si succedono aprendosi di volta in volta lungo grandi prati divisi da fitti boschetti, e dalle cime della zona si gode di panorami ampi.

Da non perdere il passaggio dalle pievi di Coiano, caratterizzata da una ripida scalinata in pietra; e di Santa Maria Assunta a Chianni, uno dei più eccellenti esempi del romanico in Toscana. Da quest’ultima, poi, il passo è breve per raggiungere Gambassi Terme.

Da San Quirico d’Orcia a Radicofani

La tappa finale in Toscana, da San Quirico a Radicofani, è la più impegnativa: circa 33 chilometri e oltre 900 metri di dislivello in salita. Una piccola impresa escursionistica le cui bellezze ripagano ben presto dello sforzo che si fa durante il cammino.

La prima parte è quella più paesaggistica e dove si gode maggiormente del modo in cui l’autunno cambia lo scenario, attraversano le colline spoglie della Val d’Orcia, con lo sguardo che si riempie dei vasti spazi e della loro antropizzazione gentile.

Si giunge dunque a Bagno Vignoni, con la sua vasca termale al centro del paese, e si sale infine alla rocca di Radicofani, la splendida e scenografica fortezza che domina la Val d’Orcia e la Valle del Paglia, dove il percorso si conclude e dove ha fine anche il tratto toscano della Via Francigena.

Hier — 9 octobre 2026Flux principal

Cascate, templi e risaie: inaugurato il trekking più lungo del Giappone

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 17:30

Se state pianificando un viaggio in Giappone e nell’itinerario volete inserire mete lontane dalle folle di Tokyo e Kyoto, non dimenticate di mettere in valigia anche le scarpe da trekking. A settembre è stato aperto il percorso ad anello Hitachinokuni Long Trail che, con i suoi 320 chilometri, è diventato il sentiero escursionistico circolare più lungo del Paese.

Il tracciato è un ventaglio di paesaggi mozzafiato: montagne, villaggi rurali, cascate, spiagge e rovine storiche nella parte settentrionale della prefettura di Ibaraki, il tutto a meno di due ore di treno dalla capitale.

Un anello tra sei città e il Giappone del satoyama

Il sentiero collega sei città: Kitaibaraki, Takahagi, Hitachi, Hitachiota, Hitachiomiya e Daigo. Il filo conduttore non sono le grandi attrazioni, ma il paesaggio del satoyama. Con questo termine i giapponesi indicano le aree rurali dove da secoli le comunità vivono a stretto contatto con montagne, prati, stagni e risaie. È un Giappone più lento e autentico, che compare raramente negli itinerari classici.

Uno dei punti di forza del percorso è che si può fare tutto l’anno. Le quote non sono elevate e, per la sua posizione, la zona non subisce forti nevicate. Questo non significa che sia una passeggiata. I punti di ristoro lungo il tragitto sono pochi, quindi conviene partire con acqua e scorte sufficienti.

Alcuni tratti sono rocciosi, altri hanno pendenze ripide. Essendo un anello, poi, il sentiero non ha un vero punto di partenza: si può scegliere da dove iniziare in base al tempo a disposizione e al proprio allenamento.

Le cinque aree del trekking

Il tracciato è diviso, a grandi linee, in cinque aree, ognuna con un carattere diverso.

L’area centrale è la più impegnativa, con salite e discese continue adatte a escursionisti esperti. Si trova sui monti Yamizo, al margine settentrionale di Daigo, e ripaga la fatica con le cascate di Fukuroda, tra le più celebri del Giappone. Lungo il tratto si incontrano anche le cime rocciose dell’Okukuji Nantaisan e la gola di Ryujinkyo.

L’area nord-orientale alterna vette come l’Eizomuro e l’Hanazono a tratti di costa, con le spiagge di Kohama e Sasaki. È anche un viaggio nella storia perché qui passano la Salt Road, antica via commerciale del sale, e il canale Jikkoku, in uso già nel periodo Edo (1603-1868).

A sud-est, nella sezione inaugurata già nel 2024, si parte dalla valle di Hananuki e si sale sul monte Tsuchidake, che offre un ampio panorama sulla zona. Il percorso prosegue tra cascate e siti storici come le rovine del castello di Kitadaimon fino al fiume Kuji.

L’area sud-occidentale, nel territorio di Hitachiomiya, attraversa montagne ricche di flora e fauna, tra cui l’iwauchiwa, una pianta da fiore tipica di queste zone. Qui si passa anche per quello che un tempo era un fiorente distretto minerario dell’oro. Infine l’area nord-ovest, che ruota intorno al monte Yamizo. Qui si trovano luoghi sacri come il santuario Yamizomine, che secondo la tradizione risalirebbe addirittura al I secolo. In vetta, un osservatorio a forma di castello offre una vista a 360 gradi sulle montagne di Fukushima e Tochigi.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: l’autunno si vive a bordo dei Centoporte

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 16:00

Per molti viaggiatori, l’autunno rappresenta l’occasione per scoprire molte regioni italiane attraverso l’arte e la cultura, o magari assaporando le specialità proposte nelle varie sagre di stagione. Ancora meglio se raggiunte in un modo unico e suggestivo: seduti nelle carrozze dei treni storici. Con le loro atmosfere, le panche in legno e gli ampi finestrini, sembrano usciti da un film d’epoca e paiono invitare i passeggeri a rallentare e godersi semplicemente il viaggio.

Tra le regioni da scoprire con lentezza c’è anche il Friuli-Venezia Giulia che, da metà ottobre a inizio novembre, propone quattro corse speciali pensate per collegare città e borghi a fiere di paese, feste dedicate ai formaggi e luoghi della memoria.

Treni storici in Friuli-Venezia Giulia: gli itinerari d’autunno

Il primo treno, partito il 4 ottobre da Gorizia, ha raggiunto Cavasso Nuovo per celebrare la cipolla rossa e la zucca, presidio Slow Food. E i prossimi itinerari? Agenda alla mano, ve li raccontiamo con date e prezzi!

Domenica 18 ottobre: da Trieste a Codroipo per San Simone

A Codroipo, l’autunno ha un appuntamento fisso: la Fiera di San Simone, che ogni anno richiama visitatori da tutta la regione (e non solo). Il treno storico parte da Trieste e lascia i passeggeri nel cuore della festa. Qui, si passeggia tra i banchi di specialità friulane e dei produttori locali, con le iniziative organizzate dalle pro loco e dalle realtà del posto.

Domenica 25 ottobre: da Treviso a Venzone

Il treno alla scoperta di Venzone parte dal Veneto e accompagna i passeggeri in uno dei borghi simbolo del Friuli. La giornata è dedicata al patrimonio artistico e culturale del paese e alla tecnica che lo ha fatto rinascere dopo il terremoto del 1976: l’anastilosi. Gli edifici crollati sono stati ricostruiti recuperando i pezzi originali e rimettendoli al loro posto, uno a uno. Vederne il risultato dal vivo, a esattamente cinquant’anni dal sisma, rende la visita ancora più significativa.

Mercoledì 4 novembre: da Trieste a Redipuglia

Questa corsa è dedicata alla memoria. Il convoglio raggiunge il Sacrario di Redipuglia, il monumento che custodisce i resti di migliaia di soldati della Prima Guerra Mondiale. Dopo le visite con la guida, i viaggiatori si siedono a tavola per il rancio del soldato, il pasto semplice che sfamava le truppe al fronte.

Domenica 8 novembre: da Sacile a Gemona

Il calendario si chiude con un viaggio per buongustai. Da Sacile, il treno porta a Gemona del Friuli, che per l’occasione ospita “Gemona, formaggio…e dintorni”. È una mostra-mercato dove si possono assaggiare i formaggi della zona e comprarli direttamente da chi li produce.

I prezzi e come prenotare

Le tariffe sono fisse e non cambiano in base alla distanza: si paga lo stesso prezzo sia per un viaggio breve sia per uno lungo. Sui treni trainati da locomotiva elettrica o diesel, l’andata e ritorno costa 10 euro per gli adulti e 5 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni. Chi viaggia solo in una direzione paga 5 euro (2,50 per i bambini).

Per vivere l’atmosfera dei convogli a vapore la spesa sale di poco: 15 euro per l’andata e ritorno degli adulti, 7,50 euro per i bambini dai 4 ai 12 anni e 7,50 euro per la singola tratta. Su tutti i treni, i bambini sotto i 4 anni viaggiano gratis.

I biglietti si acquistano sul sito o sull’app, scegliendo l’opzione “Treno Storico”, oppure in stazione, alla biglietteria o alle macchinette self-service, e nelle agenzie di viaggio autorizzate. Ogni treno può ospitare al massimo 250 passeggeri, quindi è meglio non aspettare l’ultimo momento per prenotare il proprio posto.

Foliage sulle Alpi: 5 sentieri per vedere i colori dell’autunno al momento giusto

Par : elenausai10
9 octobre 2026 à 14:30

Siamo arrivati all’autunno che, con tutto ciò che porta con sé, rende più sopportabile la fine dell’estate. Parliamo di abiti dai tessuti avvolgenti e colori caldi, una tazza di tè da accompagnare a un buon libro e, soprattutto, i paesaggi che si dipingono di rosso fuoco e oro. Il modo migliore per immergersi nella loro bellezza (e scattare fotografie) è indossare scarpe comode e uscire all’aria aperta sui sentieri dove il foliage esplode, facendo attenzione ai tempi.

Il foliage segue una regola precisa: cambia con la quota. In alto i primi a colorarsi sono i larici, che iniziano a ingiallire già tra fine settembre e inizio ottobre. Più in basso, faggi e altre latifoglie si accendono verso fine ottobre. I tempi variano di anno in anno e bastano qualche giorno di anticipo o un colpo di vento per trovare versanti ancora verdi oppure già spogli.

Per non sbagliare il momento, AllTrails, la piattaforma dedicata all’escursionismo, ha selezionato alcuni itinerari sulle Alpi italiane. Oltre a mappe e informazioni aggiornate sui percorsi, sono utili soprattutto le recensioni con foto lasciate dalla community, che permettono di capire a che punto è la stagione prima di partire.

Lago Federa via Pian del Pantan, Veneto

Nei dintorni di Cortina d’Ampezzo si trova forse lo scorcio più celebre del foliage dolomitico. Il percorso, di difficoltà facile-moderata, sale fino al Lago Federa, a oltre 2.000 metri di quota, ai piedi della Croda da Lago. Il lago è circondato da un anfiteatro di larici che a ottobre, in genere intorno a metà mese, diventano dorati e si riflettono sull’acqua. È uno dei panorami più fotografati di tutto l’arco alpino, quindi conviene partire presto per goderselo con calma.

Pian dei Casoni-Val Venegia, Trentino

È una camminata di livello moderato, ma con salite dolci, che risale la Val Venegia, nel Parco Naturale Paneveggio-Pale di San Martino. Il sentiero parte da Pian dei Casoni e passa tra pascoli e lungo il torrente Travignolo, con le Pale di San Martino sullo sfondo. Nel corso di ottobre, i lariceti che accompagnano il percorso si colorano di giallo.

Vallunga: La Ciajota-Plan dala Ciajeies, Alto Adige

Alle spalle di Selva di Val Gardena, nel Parco Naturale Puez-Odle, la Vallunga rappresenta una valle di origine glaciale chiusa tra prati e pareti dolomitiche altissime. L’itinerario, classificato di difficoltà moderata, è quasi tutto in piano. Per questo è tra i più accessibili della selezione, adatto anche a chi ha poca esperienza. A ottobre i larici tingono la valle d’oro, mentre le rocce tutt’intorno ricordano le navate di una cattedrale di roccia.

Giro del Gran Bosco, Piemonte

Spostandosi verso ovest, in alta Val di Susa, si trova il Gran Bosco di Salbertrand, parco naturale e una delle foreste alpine più estese del Piemonte. L’anello, di livello moderato, attraversa un bosco in cui i larici crescono accanto ad abeti bianchi e rossi, pini silvestri e cembri. In autunno, il giallo dei larici e il verde scuro delle conifere sempreverdi formano un mosaico di colori, lontano dalle mete più affollate delle Dolomiti.

Filorera-Rasica via Torrente Valle di Mello, Lombardia

La stagione si chiude in Val di Mello, riserva naturale in provincia di Sondrio. Tra prati e grandi pareti di granito, un anello di difficoltà moderata segue il torrente dentro un bosco dall’atmosfera quasi fiabesca. Qui la quota è più bassa e i colori arrivano più tardi: verso fine ottobre le foglie di faggi e castagni ricoprono il sottobosco di toni rame e ambra. È una delle passeggiate autunnali più belle del Nord Italia e il modo ideale per salutare il foliage prima che arrivi l’inverno.

Mercatini di Natale di Bolzano 2026: cosa sapere per visitarli

Par : losiangelica
9 octobre 2026 à 13:30

Luci scintillanti, casette di legno, profumo di cannella e montagne da cartolina: se state già sognando un weekend in pieno Christmas mood, i Mercatini di Natale di Bolzano 2026 meritano un posto nella vostra wishlist. Quest’anno il celebre Christkindlmarkt festeggia la sua 35ª edizione con tante sorprese, tra installazioni luminose, specialità altoatesine, artigianato e iniziative solidali. E se volete rendere la vostra fuga natalizia ancora più speciale, potete anche concedervi una giornata sulla neve a pochi passi dalla città. Ecco tutte le date, le informazioni utili e le esperienze da non perdere.

Mercatini di Natale di Bolzano 2026: info utili

L’inaugurazione dei mercatini di Natale di Bolzano 2026 è attesa per giovedì 26 novembre alle 17; da quel momento e fino al 6 gennaio le bancarelle rimarranno attive dando modo di festeggiare la 35esima edizione più attesa che trasforma la cittadina in un villaggio natalizio. La magia non si ferma a piazza Walther.

Dal 27 novembre al 20 dicembre 2026, nei fine settimana, anche piazza Mazzini ospiterà il suo mercatino natalizio. Un’occasione per esplorare la città oltre le vie più frequentate e scoprire un’atmosfera più raccolta, tra bancarelle e decorazioni festive.

Mercatini di Natale di Bolzano 2026: gli eventi

Non solo shopping natalizio e vin brulé: Bolzano ha preparato un programma che mescola tradizione, esperienze gastronomiche, cultura e novità tutte da scoprire. Tra eventi speciali, attività per bambini e scorci super fotogenici, ecco cosa inserire nel vostro itinerario.

Bolzano durante i mercatini di Natale
Daniele Fiorentino
L’atmosfera magica dei mercatini di Natale di Bolzano

L’Albero dei Desideri e le nuove proiezioni sul Duomo

Il momento più magico? L’accensione del grande albero di piazza Walther, decorato anche con creazioni ispirate ai lavori realizzati dai bambini e dai ragazzi in cura negli ospedali durante i laboratori di ceramico-terapia della Fondazione Lene Thun. Tra le novità del 2026 ci sarà inoltre una suggestiva proiezione luminosa sulle pareti del Duomo, pensata per valorizzarne i dettagli architettonici. Preparate la fotocamera: sarà uno degli scorci più scenografici del Natale bolzanino.

Shopping natalizio tra artigianato e regali originali

Se amate i regali che raccontano una storia, fate un giro tra le circa 120 casette del mercatino. Troverete oggetti in feltro e lana cotta, decorazioni in legno, ceramiche, vetro soffiato, carillon, presepi e tovaglie ricamate. Il percorso dell’artigianato artistico prosegue anche in piazza Duomo e via Isarco, mentre in piazza Municipio potrete ammirare un presepe scultoreo dedicato alla tradizione altoatesina.

Vin brulé, strudel e specialità altoatesine da assaggiare

Una visita ai mercatini senza una pausa golosa? Impossibile. Lasciatevi conquistare da strudel, frittelle di mele, biscotti natalizi, speck e salumi locali, magari accompagnati da una tazza fumante di vin brulé. Per un brindisi diverso dal solito, fate tappa alla Wine Lounge, tra vini, spumanti e distillati del territorio, oppure alla Beer Lounge, dedicata alle birre bolzanine e altoatesine. Il 12 dicembre è prevista anche la premiazione del concorso nazionale Birra Natalizia Artigianale – Christmas Beer.

Bolzano Mondo Comune e il Mercatino Solidale

Il Natale 2026 avrà anche un’anima solidale. In piazza del Grano tornerà il Mercatino Solidale, dove potrete acquistare manufatti realizzati dalle associazioni cittadine. La novità è Bolzano Mondo Comune, un progetto che coinvolge gli stand aderenti: per ogni prodotto venduto con l’apposito bollino, un euro sarà devoluto in beneficenza al Comune di Bolzano.

Avvento in musica, installazioni artistiche e contest fotografici

Il Natale a Bolzano ha anche una soundtrack tutta sua. Con Avvento in musica, piazze, strade e chiese del centro si animeranno con concerti, cori e melodie tradizionali. Se amate l’arte, tenete d’occhio anche Angelus Loci, il progetto che porterà installazioni contemporanee in diversi spazi cittadini. Per i content creator, invece, arriva un contest fotografico dedicato agli scatti natalizi più belli, con tre fotografie premiate da una giuria di esperti.

San Nicolò, Krampus e attività per bambini

Se visitate Bolzano in famiglia, preparatevi a un programma ricco di sorprese. In viale della Stazione i più piccoli potranno divertirsi tra laboratori creativi, giochi, spettacoli di magia, cantastorie, giostre e teatro dei burattini. Da segnare in agenda anche il 6 dicembre, quando San Nicolò incontrerà i visitatori in piazza Walther, seguito dall’arrivo dei Krampus, le inquietanti figure del folklore alpino. Un’esperienza decisamente fuori dal comune!

Trenino natalizio, musei e cartoline vintage

Volete scoprire una Bolzano diversa dal solito? Salite sul trenino elettrico che collega piazza Walther a piazza Gries, oppure partecipate a Find&Win, l’iniziativa culturale che trasforma la visita ai musei in una sfida tra quiz e curiosità. Con Auguri in punta di penna, invece, potrete scrivere e spedire cartoline utilizzando vecchi calamai, proprio come nelle scuole di una volta.

Come raggiungere i mercatini di Natale di Bolzano

I mercatini di Natale di Bolzano sono facili da raggiungere in auto, ma anche in treno. La stazione non è lontana dal centro e ci sono tanti collegamenti ogni giorno. Tra le novità del 2026 ci sono i treni storici di Fondazione FS che per alcune date come il 29 novembre, l’8 dicembre, il 13 dicembre e il 20 dicembre mettono in moto Bressanone Express e Merano Express con possibilità di fermata intermedia anche a Bolzano. Chi preferisce l’autonomia dell’auto, invece, dovrà percorrere l’A22 del Brennero uscendo a Bolzano Sud o Nord; consigliamo di lasciare l’auto in zona fiera per evitare lo stress dei parcheggi.

Monasteri Aperti, questi luoghi segreti spalancano le porte solo per un weekend (e sembrano usciti da una fiaba)

Par : losiangelica
9 octobre 2026 à 11:30

Porte che si aprono solo in occasioni speciali, chiostri pieni di fascino e abbazie che sembrano uscite da un’altra epoca. Monasteri Aperti 2026 concede il bis e torna sabato 10 e domenica 11 ottobre con un ultimo weekend tutto da esplorare. Dopo il successo dei giorni scorsi, l’Emilia-Romagna svela altri piccoli tesori nascosti, da Rimini a Parma, tra borghi, antichi monasteri e luoghi dove il tempo sembra essersi fermato. Il programma? Visite, eventi speciali e la possibilità di curiosare in spazi normalmente off limits. Insomma, il piano perfetto per un weekend decisamente fuori dall’ordinario.

Monasteri Aperti 2026, come partecipare

Il 10 e 11 ottobre cala il sipario sull’ottava edizione di Monasteri Aperti, che quest’anno celebra San Francesco d’Assisi con un calendario di esperienze tra arte, storia e spiritualità. Si passa dalle passeggiate nei chiostri ai cammini immersi nella natura, fino alle visite nelle abbazie che raccontano secoli di vita monastica. E per partecipare? Dipende dalla tappa: alcuni appuntamenti sono gratuiti, altri prevedono un’offerta libera o un biglietto d’ingresso. Prima di mettersi in viaggio, quindi, meglio fare un check sul sito ufficiale per scoprire prezzi, prenotazioni e modalità di accesso.

Quali luoghi visitare

A Rimini il Monastero delle Clarisse apre le sue porte, ed è uno degli appuntamenti più particolari dell’intero programma. Nel centro storico, la Chiesa di San Bernardino e alcuni ambienti del complesso monastico diventano protagonisti di un percorso guidato dalle stesse monache di clausura. Le visite sono previste sabato 10 ottobre dalle 16 alle 17 e domenica 11 dalle 10 alle 11, con offerta libera.

Se preferite un’esperienza con una colonna sonora decisamente fuori dal comune, puntate su Torrechiara, in provincia di Parma. Sabato 10 ottobre, alle 17:30, la Badia benedettina di Santa Maria della Neve ospita Gloriosus Franciscus, concerto dell’Ensemble Anonima Frottolisti di Assisi. Il repertorio attraversa la musica dedicata a San Francesco dal XIII al XVI secolo, tra sonorità medievali e rinascimentali. L’ingresso è a offerta libera.

Non mancano le esperienze culinarie. A Torrechiara (in provincia di Parma) l’11 ottobre, si mangia nel refettorio della Badia, con un menù preparato dalle suore. Si comincia alle 10 con la visita al monastero, alla chiesa e al belvedere affacciato sul torrente. Alle 12:30 arriva il pranzo, seguito dalla possibilità di conoscere i prodotti artigianali del laboratorio apistico. La visita guidata costa 15 euro, mentre l’esperienza completa con pranzo costa 40 euro a persona. La prenotazione è obbligatoria al numero 328 2250714, tramite WhatsApp o SMS. Se non riuscite a partecipare questo weekend, l’iniziativa è prevista anche per le domeniche 18 e 25 ottobre.

Restando nel Parmense, merita attenzione anche il Monastero di Santa Maria degli Angeli a Busseto. Domenica 11 ottobre, dalle 10:30, l’appuntamento Gloriosus Franciscus racconta il legame tra i francescani, l’arte e la vita della comunità locale. In programma ci sono percorsi guidati alla scoperta della chiesa, un pranzo nel chiostro cinquecentesco e le musiche dell’Ensemble Anonima Frottolisti. La partecipazione all’evento è indicata come gratuita sul portale regionale; verificate con gli organizzatori le condizioni previste per il pranzo.

A Bobbio, nel Piacentino, si torna invece indietro di oltre mille anni. Domenica 11 ottobre alle 12, l’Abbazia di San Colombano propone una visita guidata di circa un’ora, tra la Basilica, la cripta con la tomba del santo irlandese e il museo abbaziale.

Per chi ama i panorami dall’alto, a Piacenza torna invece Mirabili Prospettive, l’esperienza che permette di salire alla Cupola del Guercino nella Cattedrale e alla Cupola del Pordenone nella Basilica di Santa Maria di Campagna. Due capolavori da osservare da una prospettiva insolita, con vista sulla città. Le aperture sono programmate anche sabato 10 e domenica 11 ottobre: la Cupola del Guercino è visitabile dalle 12 alle 17:30, con visita accompagnata alle 16:30, mentre per quella del Pordenone sono previste salite accompagnate alle 16 e alle 17. Il biglietto combinato costa 15 euro.

Il viaggio prosegue in Romagna, dove Brisighella apre il Convento dell’Osservanza domenica 11 ottobre, dalle 10 alle 19. Qui potete esplorare la Chiesa francescana di Santa Maria degli Angeli, il Chiostro degli Ulivi e gli antichi refettori utilizzati dai frati fino al 2015. Le visite sono organizzate dalla Pro Loco insieme ai volontari e ai cammini religiosi Viae Misericordiae, con partenza dall’ingresso di via Fratelli Cardinali Cicognani 31. Un itinerario interessante anche per scoprire un volto meno conosciuto del borgo medievale.

Chi desidera seguire davvero le tracce di San Francesco domenica 11 ottobre alle 15:30 può partecipare all’evento di villa Verrucchio di Valmarecchia dove i visitatori vengono accompagnati in uno dei luoghi francescani più antichi della regione. Qui si può scoprire il chiostro in cui viene ospitato il cipresso che, secondo la tradizione, sarebbe nato dal bastone piantato nel terreno dal Santo.

Ad Argenta, in provincia di Ferrara, alle 16 prende invece il via un percorso dedicato alla presenza di Minori Conventuali e Cappuccini nella storia locale, dall’ex convento fino al Museo Civico. Il costo indicato è di 5 euro.

Chi cerca qualcosa di alternativo può puntare anche su Parma, dove il Santuario di San Francesco del Prato propone il percorso narrativo gratuito Francesco va’ e ripara la mia casa. Gli incontri, della durata di circa due ore, sono previsti sabato alle 10 e alle 16 e domenica alle 16, accompagnati da frati e volontari.

Dalle patate ai funghi porcini, le sagre del weekend dal 9 all’11 ottobre 2026 in Italia

9 octobre 2026 à 10:21

Un weekend tipicamente autunnale è quello che ci attende, in particolare perché le sagre e gli appuntamenti enogastronomici del fine settimana che va dal 9 all’11 ottobre 2026 è caratterizzato da prodotti stagionali. Dalle castagne ai funghi porcini, dalle patate al vino sono tanti gli eventi in tutta Italia.

Abbiamo selezionato i migliori eventi che vi consigliamo di non perdere.

Balcanica, le location suggestive e immerse nella natura del nuovo film con Matilda De Angelis

8 octobre 2026 à 19:30

Gioca molto sul potere evocativo delle immagini – che in numerose sequenze letteralmente si sostituiscono ad azioni, dialoghi, interazioni tra i personaggi – il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis appena arrivato nelle sale dopo essere stato presentato, unica opera italiana, alle Giornate degli autori della 83esima Mostra del Cinema di Venezia. Sconfinate vedute montane, riprese dall’alto di altipiani dove la natura domina incontrastata e quasi ancora vergine sono parte, fondamentale più che integrante, infatti del racconto che il regista fa di una delle esperienze umane più fondative e universali di questi tempi: la migrazione. Scopriamo insieme le location di Balcanica.

Di cosa parla

L’Afghanistan ha messo al bando la musica: è per questo, per poter continuare a esprimere la propria arte, che il direttore d’orchestra Nazar e il figlio Jalil, giovane suonatore di tuba, decidono di lasciare il paese e raggiunge l’Italia. Come molti altri migranti si mettono in viaggio sulla rotta balcanica. È qui che incontrano Greta, il personaggio interpretato da Matilda De Angelis. La giovane donna è una dottoressa impegnata per la prima volta in una missione umanitaria. Tra i tre si instaura un legame forte tanto quanto inaspettato, capace di far ritrovare a Nazar e Jalil speranza nella musica e mettere Greta di fronte a realtà completamente diverse da quelle a cui è abituata. Sulla strada che riporta Nazar e Jalil alla libertà, così, anche Greta si ritroverà a compiere una scelta che le cambierà per sempre la vita.

"Balcanica": arriva in sala il film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis
Ufficio stampa Biennale di Venezia
Una scena di “Balcanica”

Dov’è stato girato il film

Il film – una co-produzione italo-serbo-croata di Nightswim, Wildside, This and That Productions e Antitalent – è stato girato per lo più nella Serbia sud-occidentale, in zone realmente attraversate dalla cosiddetta “rotta balcanica” (una delle rotte migratorie terresti oggi più percorse tra Medio Oriente ed Europa).

Sjenica

Tra le location di Balcanica c’è Sjenica. Oggi questa città serba è soprattutto un grosso snodo commerciale e militare. Abitata fin dalla preistoria, come dimostrano necropoli e altre numerose testimonianze di antiche civiltà come quelle dei Dardani e degli Illiri, però per secoli è stats un importante punto di passaggio per i mercati che si muovevano da e verso Dubrovnik (Croazia) e di rappresentanza per l’impero ottomano che – non a caso – fece costruire qui una fortezza (oggi andata totalmente distrutta).

A Sjenica la natura domina incontrastata e selvaggia all’interno della Riserva Speciale di Uvac.

Il film "Balcanica" è stato girato per lo più nella Serbia sud-occidentale: ecco dove
iStock
Lo spettacolare fiume Uvac

L’altopiano di Pešter

Più ancora lo fa sull’altopiano di Pešter, altro luogo dov’è stato girato il film Balcanica, facile da riconoscere sullo schermo per i suoi profili aspri e irregolari. Questo campo carsico, situato tra i 900 e i 1200 metri d’altezza e circondato da sette diverse catene montuose, è attraversato infatti dal – già nominato – fiume Uvac che, scavandolo, ha dato vita nei secoli a solchi, meandri e talvolta veri e propri canyon (non stupisce, così, che al Pešter ci si rierisca talvolta come al “Colorado serbo”).

Serbia: dov'è stato girato il film "Balcanica" di Nicola Sorcinelli
iStock
La natura imponente sull’altopiano di Pešter

La zona è nota per il clima particolarmente rigido, soprattutto in inverno quando si raggiungono temperature di diverse decine di gradi sotto lo zero: famoso è l’inverno del 1985, quando nel villaggio di Karajukića Bunari, si registrò una temperatura di -39.5°, la più bassa mai segnalata in Serbia.

Nel film di Nicola Sorcinelli con Matilda De Angelis questa natura e queste condizioni così estreme fanno da contrappunto vivido al dramma di chi non ha altra scelta che migrare per poter continuare a essere se stesso.

Il borgo delle capanne con i tetti che sfiorano il terreno: viaggio a Velika Planina, il cuore più autentico della Slovenia

8 octobre 2026 à 18:30

A Velika Planina, in particolare durante l’estate (ma non solo), il silenzio delle montagne viene spesso accompagnato dal suono dei campanacci delle mucche, dal vento che attraversa i prati e dalle voci dei pastori intenti alle loro attività quotidiane. Il paesaggio è di quelli che non possono essere altro che definiti fiabeschi, perché pieno di colline erbose, piccole costruzioni in legno dai tetti curiosamente arrotondati e sentieri che attraversano distese verdi fino a raggiungere le cime delle Alpi slovene.

Sì, Velika Planina è decisamente uno degli altopiani pastorali più affascinanti della Slovenia, situato tra i 1.500 e i 1.650 metri di altitudine. Ma a renderlo assolutamente riconoscibile è il villaggio composto da quasi 140 capanne tradizionali, considerato tra i più grandi insediamenti pastorali d’alta montagna conservati in Europa.

À partir d’avant-hierFlux principal

C’è un rifugio di pietra scolpito nel silenzio della roccia dalmata: lo straordinario Eremo di Blaca

8 octobre 2026 à 17:30

Sul versante meridionale di Brač, grande isola dalmata affacciata sull’Adriatico davanti alla costa di Spalato, una gola rocciosa scende dalle pendici di Vidova gora verso il mare. Il calcare chiaro affiora tra pini, lecci, olivi e macchia mediterranea, mentre le pareti della valle sembrano restringersi attorno a un gruppo di edifici dello stesso colore della montagna. Proprio lì compare l’Eremo di Blaca, e sembra quasi nato dalla roccia.

Il suo nome croato, Pustinja Blaca, richiama soprattutto un posto appartato destinato alla vita eremitica. L’immagine rende bene il carattere di questo complesso fondato nel XVI secolo, lontano dai centri abitati e raggiungibile ancora oggi soltanto affrontando un tratto a piedi. Dietro quella facciata di pietra, però, si nasconde molto più di un monastero: Blaca fu azienda agricola, scuola, biblioteca, centro economico, tipografia e persino osservatorio astronomico.

Proprio questa combinazione lo rende uno dei luoghi più singolari di Brač. La sua storia parte da una grotta scelta quale rifugio e termina, oltre 400 anni più tardi, davanti a un telescopio puntato verso il cielo.

Breve storia tra monaci, incendi e stelle

Le origini risalgono al 1551, periodo in cui l’espansione ottomana nei Balcani spingeva religiosi e popolazioni della costa dalmata a cercare riparo sulle isole dell’Adriatico. Due sacerdoti glagoliti provenienti dalla vicina regione di Poljica raggiunsero Brač e trovarono protezione nella grotta di Ljubitovica, incassata sul fianco della valle.

I glagoliti appartenevano a una particolare tradizione religiosa croata legata all’uso liturgico della lingua slava e dell’alfabeto glagolitico, uno dei più antichi sistemi di scrittura del mondo slavo. Da quel primo rifugio prese forma una comunità destinata a durare per secoli.

L’originaria cavità naturale divenne il nucleo dell’insediamento, mentre attorno sorsero progressivamente edifici residenziali, ambienti destinati al lavoro, cantine, depositi e spazi religiosi. Tra XVIII e XIX secolo Blaca raggiunse una notevole prosperità: i religiosi ampliarono le proprietà, dissodarono terreni, piantarono vigneti e oliveti e organizzarono una produzione agricola sorprendente considerando l’asprezza del territorio.

Alla fine del XIX secolo arrivò una nuova fase di trasformazione. Il complesso venne ingrandito con edifici in pietra a più piani, cantine e ambienti destinati alla comunità. Una poderosa cinta muraria contribuì a conferirgli l’aspetto di una piccola cittadella raccolta ai piedi della falesia.

L’ultimo capitolo appartiene a don Niko Miličević, sacerdote residente e figura forse più sorprendente della storia di Blaca. Astronomo appassionato, trasformò parte dell’eremo in osservatorio e acquistò strumenti scientifici di livello considerevole per l’epoca. I suoi studi vennero pubblicati anche su riviste europee e il grande telescopio conservato nel complesso racconta ancora quella inattesa stagione dedicata all’osservazione del cielo.

La visita tra stanze, libri e strumenti astronomici

Chi vi arriva scova tetti, muri e facciate che sembrano seguire l’andamento irregolare del terreno invece di contrastarlo. Blaca crebbe infatti per aggiunte successive, adattando gli edifici alla gola e collegando ambienti religiosi, abitazioni, depositi e locali produttivi. L’effetto cambia entrando negli interni: dopo l’austerità della valle compaiono mobili eleganti, quadri, libri, pendole, utensili e oggetti personali.

Le stanze conservano gran parte dell’arredo presente alla morte dell’ultimo sacerdote e trasmettono la sensazione di una casa lasciata improvvisamente. Uno dei nuclei più preziosi è la biblioteca, formata da circa 11.000 volumi. Qui una parte consistente risale a prima del 1800 ed è piena di libri religiosi, opere scientifiche e testi di varia natura.

Sorprende anche la raccolta di orologi, legata all’attenzione per la misurazione precisa del tempo. Accanto figurano strumenti scientifici e astronomici, fino al celebre telescopio utilizzato da Niko Miličević. Il passaggio dalle antiche celle alla strumentazione per lo studio degli astri sintetizza forse meglio di qualunque racconto l’identità dell’eremo.

Tra gli oggetti custoditi ci sono inoltre armi storiche, dipinti, arredi d’epoca e un pianoforte dal peso di circa 400 chilogrammi. Pensare al trasporto di un simile strumento attraverso un territorio privo di una normale strada moderna aiuta a comprendere la capacità organizzativa raggiunta dalla comunità.

La visita permette anche di leggere la struttura economica dell’eremo: cantine, spazi agricoli e costruzioni di servizio mostrano che i sacerdoti vivevano del lavoro dei terreni circostanti. Vigneti e oliveti occupavano le terrazze della valle, mentre i prodotti raggiungevano altri porti per via delle imbarcazioni legate alle proprietà monastiche.

Blaca compare dal 2007 nella Tentative List croata per una futura candidatura al Patrimonio Mondiale UNESCO. Il valore riconosciuto riguarda proprio l’eccezionale fusione tra paesaggio carsico, architettura, agricoltura, spiritualità e attività scientifica.

Una visita richiede scarpe adatte a un fondo irregolare e una buona scorta d’acqua, soprattutto durante i mesi caldi. L’accesso finale avviene a piedi e il percorso rappresenta parte integrante dell’esperienza. Conviene controllare in anticipo giorni e orari di apertura del museo, poiché possono variare nel corso della stagione.

Chi sceglie l’itinerario dal mare può abbinare l’escursione a una sosta nella baia di Blaca. Dopo il tratto tra pietra e vegetazione mediterranea, l’acqua trasparente della costa meridionale di Brač offre un incantevole cambio di scenario.

Dove si trova e come arrivare

L’Eremo di Blaca occupa una valle carsica sul versante meridionale di Brač, sotto Vidova gora, la cima più alta delle isole dell’Adriatico con i suoi 780 metri. L’area si trova nel settore interno compreso grossomodo tra Bol e Milna, lontana dalle località balneari più frequentate e dalle principali strade dell’isola.

Due sono gli accessi tradizionalmente utilizzati: dal lato interno si raggiunge la zona di Dragovoda passando attraverso il territorio di Nerežišća. Il veicolo va lasciato prima del tratto conclusivo e da Vrh Blaca si prosegue lungo il sentiero che scende nella gola. Il percorso richiede indicativamente 40 minuti, con variazioni legate al punto preciso di partenza e al ritmo personale.

La seconda possibilità è l’arrivo via mare nella baia di Blaca. Dalla costa parte un sentiero in salita di circa 2 chilometri che conduce al monastero attraversando il paesaggio pietroso della valle. In questo caso è prudente prevedere circa 1 ora.

Pustinja Blaca, Croazia
iStock
L’impressionante Pustinja Blaca

Proprio l’assenza di un accesso automobilistico diretto ha contribuito a preservarne l’atmosfera: per secoli persone, merci, strumenti, libri e materiali da costruzione hanno dovuto affrontare lo stesso isolamento geografico. E, ancora oggi, l’eremo compare soltanto dopo aver percorso un tratto tra rocce e vegetazione, quasi nascosto fino agli ultimi minuti.

I 7 (+1) Mercatini di Natale di Innsbruck 2026, i più romantici delle Alpi

8 octobre 2026 à 16:41

Il 13 novembre 2026 apriranno i mercatini di Natale di Innsbruck, la deliziosa città austriaca appena oltre confine che, a Natale, si trasforma in un luogo magico. Tante sono le novità di questa nuova edizione e diversi sono i mercatini in città, uno diverso dall’altro, che dureranno fino al 6 gennaio 2027.

Sicuramente i più originali sono quello di Telfs, un mercatino natalizio unico al mondo a tema Vittoriano, e il Mercatino di Natale sul trampolino del salto con gli sci che ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali.

A Innsbruck i mercatini di Natale sono ben sette sono e tutti diversi tra loro. Il più caratteristico è quello allestito sotto il celebre Tettuccio d’oro, il simbolo di Innsbruck: un erker in stile tardogotico che sorge sulla facciata del Neuer Hof, l’antico palazzo dei conti del Tirolo, il cui tetto è ricoperto da 2.657 scandole di rame dorato. Poi c’è il mercatino centrale nella Maria-Theresien-Straße, quello di Telfs a tema Vittoriano e quello in quota, affacciato sul trampolino del salto con gli sci che ha ospitato i XII Giochi olimpici invernali.

1. Il mercatino di Natale sotto il Tettuccio d’oro

È il mercatino più antico e suggestivo di Innsbruck, circondato dai caratteristici palazzi medievali. Giò che ci siete, passeggiate sulla Märchengasse, il Vicolo delle Fiabe, lungo Kiebachgasse e Köhleplatz, dove alle finestre compaiono le statue dei personaggi delle fiabe.

innsbruck-natale-mercatino-tettuccio-d-oro
123RF
Il mercatino di Natale sotto il celebre Tettuccio d’oro

2. Il mercatino di Natale di Maria-Theresien-Straße

Questo è il mercatino che si sviluppa nella centralissima Maria-Theresien-Straße, via principale dello shopping in città. Qui l’atmosfera è più moderna. Questo mercatino è famoso per le installazioni luminose in cristallo Swarovski la cui sede principale si trova proprio alle porte di Innsbruck, a Wattens, nel Tirolo austriaco, e dove si può visitare i Mondi di Cristallo Swarovski, un luogo esperienziale dove arte e tecnologia si fondono in modo spettacolare.

3. Il mercatino di Natale della piazza del Mercato

La Marktplatz o piazza del Mercato affacciata sulle sponde del fiume Inn ospita un altro mercatino natalizio perfetto per le famiglie in quanto qui vengono allestite giostre per bambini, un teatrino dei burattini e un imponente albero di Natale di cristallo Swarovski ovviamente.

Innsbruck durante i mercatini di Natale
iStock
Innsbruck vista dal lungofiume

4. Il mercatino di Natale di Wilten

Nella Wilten Platzl, poco distante dal centro storico, questo mercatino vende soprattutto oggetti artigianali locali e artistici e specialità gastronomiche biologiche.

5. Il mercatino di Natale di St. Nikolaus

Questo mercatino si tiene in Hans-Brenner-Platz, sulla sponda opposta del fiume Inn, dove c’è un quartiere tranquillo, molto autentico e lontano dalla ressa turistica. Gli stand espongono prodotti artigianali del Tirolo.

Visitare i mercatini di Natale di Innsbruck nel 2024
iStock
La magia dei mercatini di Natale a Innsbruck

6. Il mercatino di Natale di Hungerburg

Questo mercatino si tiene sulla terrazza panoramica di Hungerburg a 860 metri di altitudine, raggiungibile tramite la meravigliosa funicolare Hungerburgbahn, disegnata dalla celebre architetta Zaha Hadid e che collega il centro città con il quartiere di Hungerburg in appena otto minuti. Da quassù si gode di una vista spettacolare dall’alto su tutta la città illuminata. Il mercatino comprende solo pochi stand intimi.

7. Il mercatino di Natale di Bergisel

Ai piedi del celebre trampolino per il salto con gli sci viene allestito uno dei mercatini di Natale più originali della Alpi. L’atmosfera è molto suggestiva ed è concentrata sulle tradizioni tirolesi d’epoca e sull’artigianato locale.

8. Il mercatino di Natale di Telfs

A circa 25 km da Innsbruck, nella cittadina di Telfs, si svolge un mercatino dell’Avvento unico al mondo. Noto per le sue rievocazioni storiche e agli spettacoli dedicati alla figura di Ebenezer Scrooge e all’atmosfera Vittoriana, è celebre per la combinazione tra la gastronomia locale tirolese, l’artigianato in legno e gli spettacoli di strada a tema ottocentesco.

Victorian-Christmas-Market-Telfs
©Innsbruck Tourismus - Mathias Brabetz
Il mercatino Vittoriano di Telfs

Tutti i mercatini, urbani ed extraurbani, sono raggiungibili utilizzando esclusivamente i mezzi pubblici, specie se si utilizza la Innsbruck Card che consente oltre che di accedere ai musei cittadini, anche di prendere i mezzi pubblici gratuitamente, incluso il bus turistico panoramico (The Sightseer) e i due impianti di risalita in funivia (viene omaggiata a tutti gli ospiti che soggiornano almeno due notti in un hotel di Innsbruck).

Viaggiare in treno

Proprio il 13 novembre, partirà un’iniziativa organizzata dalle ferrovie tedesche e austriache per portare gli italiani a Innsbruck comodamente in treno. I nuovi Railjet DB-ÖBB partiranno cinque volte al giorno (ogni due ore) dalla stazione ferroviaria di Verona diretti in Austria. A questi si aggiungono i treni che partono da Venezia verso Monaco di Baviera e da Bologna.

treno-innsbruck
©Innsbruck Tourismus/DB Bahn Italia
Il treno che porta a Innsbruck è un’esperienza di viaggio

L’estranea, le location tutte reali e tutte molto note del film italiano in lizza per gli Oscar

8 octobre 2026 à 16:30

Il nuovo thriller psicologico di Paolo Strippoli, nelle sale dall’8 ottobre 2026, è tra i film più attesi dell’autunno: c’entrano il successo riscontrato alla Mostra del Cinema di Venezia, il fatto che sia stato scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, ma senza dubbio anche la vicenda «spietata e carnale» – come l’ha definita lo stesso regista – che racconta, specchio di una parentesi storica ben definita e in cui molte famiglie italiane in fondo finiranno per riconoscersi. Le location di L’estranea, tutte reali e tutte concentrate tra la Puglia e il Lazio, partecipano a rendere più universale quanto narrato ed evidente il legame dei protagonisti e del regista pugliese con i luoghi che abitano nella finzione (gli uni) e nella realtà (l’altro).

Di cosa parla

In una notte di temporale Anna, la protagonista interpretata da Jasmine Trinca, bussa alla porta dell’appartamento romano della figlia Alice, il personaggio di Romana Maggiora Vergano, e le rivela la bugia su cui da oltre vent’anni si regge l’equilibrio della loro famiglia. Allora, pur di salvarle la gamba dopo un’incidente di cui era stata vittima, la donna aveva stretto un patto con una misteriosa estranea: il personaggio di Valeria Bruni Tedeschi, da cui il titolo del nuovo film di Paolo Strippoli. Questa scelta aveva dato il via a una serie di avvenimenti terribili che avevano colpito la famiglia. Solo Alice ha il potere di interrompere finalmente questa catena spaventosa di eventi e rimettere ogni cosa al proprio posto. A che prezzo però? E la giovane sarà davvero disposta a pagarlo?

Arriva al cinema "L'estranea": il film di Paolo Strippoli in lizza per rappresentare l'Italia agli Oscar 2027
(c) 01 Distribution
Una scena di “L’estranea”

Dov’è stato girato il film

Il dramma familiare di Paolo Strippoli è ambientato tra la Puglia dove la famiglia di Anna, che rappresenta una certa imprenditoria pugliese rapidamente arricchitasi tra la fine degli Anni Novanta e gli inizi degli Anni Duemila, ha le proprie radici e Roma dove la figlia Alice si è trasferita, come molti suoi coetanei, per cercare la propria strada. Per dare realismo alla narrazione anche i luoghi dov’è stato girato il film L’estranea si trovano tra la Puglia e la Capitale.

Bari

A Bari, città di cui è originaria la famiglia di Anna, la produzione (Kazak Productions e Tarantula Film con Le Pacte) ha scelto di girare sia in luoghi centrali e iconici per la storia e il presente turistico del capoluogo pugliese e sia in zone più periferiche e marginali: una soluzione che ha consentito di rappresentare sullo schermo il volto profondamente stratificato che la città ha da sempre.

Sullo schermo sono facili da riconoscere il lungomare e il Molo San Nicola: il pittoresco porto vecchio di Bari, subito a ridosso del centro cittadino e del famoso Teatro Margherita, dove ancora oggi si continuano a tramandare le tradizioni marinare della città come, ogni mattina, quella dell’arrivo e della vendita del pesce fresco.

Bari: i luoghi dov'è stato girato il film "L'estranea"
iStock
L’antico porto di Bari

Un set è stato stabilito presso il Circolo Canottieri Barion: fondato a fine Ottocento è uno dei più storici della zona.

Altra location di L’estranea a Bari è il quartiere San Paolo: sorto tra gli Anni Cinquanta e gli Anni Sessanta del Novecento come primo quartiere residenziale pubblico della città, ancora oggi conserva il suo animo popolare nonostante sia stato interessato nel tempo da interventi di riqualificazione come quello mirato a trasformarlo, tramite murale e street art, in un Quartiere Museo.

Alcune scene del nuovo film di Paolo Strippoli sono state girate al Policlinico Giovanni XXIII.

Monopoli

A Monopoli si è girato sia in location private (come uno studio medico) e di servizio (il canile pubblico) e sia in luoghi molto amati sia dai turisti e sia soprattutto dai locali. Uno di questi è il castello Carlo V: un forte del Cinquecento costruito durante la dominazione spagnola della città e che ancora oggi incuriosisce per la sua pianta poligonale con bastioni, ponti levatoi, mura difensive.

Monopoli: le location di "L'estranea"
iStock
Lo storico castello di Monopoli

Impossibile da non riconoscere sullo schermo è Porto Ghiacciolo: una delle spiagge più belle della Puglia, famosa per il colore cristallino e la temperatura molto bassa – come lascia intuire il nome – delle sue acque, oltre che per l’Abbazia di Santo Stefano che le fa da sfondo.

Le location di "L'estrane", il nuovo film di Paolo Strippoli, in Puglia
iStock
La stupenda spiaggia di Porto Ghiacciolo

Gioia del Colle

Tra le location pugliesi di L’estranea c’è anche Gioia del Colle. Qui, come confermano anche numerose testate locali, la troupe ha girato a Villa Povia. Fin qui non si conoscono, però, più dettagli su quali stanze e ambienti della storica residenza – che per il ruolo chiave che ha nelle vicende della famiglia è comparsa fin dalle prime immagini dal set diffuse – siano state interessate dalle riprese.

"L'estranea": il thriller psicologico di Paolo Strippoli in lizza per rappresentare l'Italia agli Oscar 2027 è girato tra Puglia e Lazio
(c) 01 Distribution
Una delle prime immagini dal set di “L’estranea”

Roma

A Roma anche la scelta delle location appare volutamente in rottura con quanto fatto in Puglia, come a sottolineare anche visivamente quanto radicalmente il patto con l’estranea abbia deviato il corso delle vicende familiari.

La figlia di Anna vive nel quartiere di San Lorenzo: uno dei più giovani della Capitale, frequentato ogni giorno da un gran numero di studenti e fuorisede e animato da localini alla moda e da una vivace movida, senza che questo gli abbia fatto perdere il carattere prettamente popolare. È qui in un appartamento di Via degli Ausoni che sono state girate le scene, incluse alcune di quelle in terrazza, in cui Anna raggiunge a Alice e le racconta del patto che da piccola le ha salvato la gamba.

Altre scene sono state girate in prossimità della Stazione Termini: una zona altrettanto frequentata ogni giorno da studenti, lavoratori fuorisede e persone che per ragioni diverse si spostano da o per Roma.

Diversi ospedali romani sono tra le location di L’estranea e non c’è da sorprendersene considerata la trama e che l’evento scatenante è un incidente che stravolge la quotidianità della famiglia di Anna mettendo a rischio la salute di Alice. Riprese sono state effettuate, in particolare, all’Ospedale San Camillo, all’American Ospital e all’Istituto San Leone Magno.

Roma: dov'è stato girato il nuovo film di Paolo Strippoli "L'estranea"
(c) 01 Distribution
Un’altra scena di “L’estranea”

Non mancano scene girate in studio per cui la produzione del nuovo film di Paolo Strippoli si è appoggiata agli Studios di via Tiburtina: tra i teatri di posa più famosi – e utilizzati – della Capitale, dove sono stati girati numerosi classici moderni del cinema italiani e trasmissioni televisive dal forte seguito.

I luoghi di Autobiografia del rosso di Anne Carson, Nobel per la letteratura 2026

Par : losiangelica
8 octobre 2026 à 15:30

Dall’isola dell’infanzia alle strade di Buenos Aires, fino ai vulcani delle Ande peruviane: i luoghi di Autobiografia del rosso raccontano un viaggio tra amore, solitudine e scoperta di sé. Il romanzo in versi è una delle opere più affascinanti di Anne Carson, la scrittrice canadese insignita del Premio Nobel per la Letteratura 2026.

In Autobiografia del rosso la geografia accompagna l’evoluzione emotiva di Gerione. Dall’isola della sua infanzia alle strade di Buenos Aires, fino alle montagne del Perù, ogni ambientazione riflette una tappa della sua crescita. I luoghi diventano così parte integrante di una narrazione sospesa tra realtà, memoria e mito.

Canada e l’isola dell’Atlantico

Il viaggio letterario di Autobiografia del rosso comincia su un’isola dell’Atlantico, in un ambiente nordamericano spesso associato al Canada, paese d’origine di Anne Carson. L’autrice non identifica con precisione la località, ma descrive un mondo fatto di case familiari, scuole e luoghi della vita quotidiana.

Dall’ambiente familiare di Gerione il racconto si sposta a Hades, la cittadina d’origine di Eracle, situata dall’altra parte dell’isola. Si tratta di un luogo della geografia narrativa di Carson, non di una destinazione turistica identificabile con certezza. Gerione vi arriva insieme al ragazzo di cui è innamorato e conosce sua nonna, che conserva una fotografia di un’eruzione vulcanica avvenuta nel 1923. Il paesaggio porta ancora il ricordo della distruzione provocata dal vulcano. Questa tappa anticipa uno dei temi più importanti del romanzo: il legame tra il fuoco della terra e le emozioni del protagonista. È anche il luogo in cui la relazione con Eracle si avvicina alla sua dolorosa conclusione.

Buenos Aires

La capitale argentina è una delle ambientazioni più riconoscibili del romanzo. Anni dopo la separazione da Eracle, Gerione arriva a Buenos Aires per partecipare a una conferenza di filosofia. La città, con le sue strade movimentate, i locali di tango e gli spazi di incontro, rappresenta una parentesi cosmopolita nella sua vita. Qui il protagonista, ormai ventiduenne e appassionato di fotografia, ritrova casualmente Eracle, che viaggia con il nuovo compagno Ancash. Tra conversazioni, passeggiate e ricordi che riaffiorano, Buenos Aires diventa il luogo in cui Gerione è costretto a confrontarsi con un amore mai dimenticato. Il paesaggio urbano accompagna così il passaggio dall’adolescenza a una più complessa consapevolezza di sé.

Lima e il Perù

Dall’Argentina il viaggio prosegue verso il Perù, con una prima tappa a Lima. Nella capitale peruviana Gerione, Eracle e Ancash raggiungono la casa della madre di quest’ultimo. Tra il lungomare, gli spazi cittadini e le conversazioni familiari, il protagonista entra in contatto con una cultura diversa da quella conosciuta fino a quel momento. È proprio a Lima che Ancash scopre le ali nascoste di Gerione e gli racconta una leggenda legata ai vulcani delle Ande: quella di uomini che, dopo essere stati gettati nel fuoco, riemergono con la pelle rossa e le ali.

Lima al tramonto
iStock
Lima protagonista di Autobiografia del rosso

Lasciata Lima, i protagonisti si dirigono verso Huaraz, città peruviana situata nella regione di Ancash, ai piedi della Cordillera Blanca. Il paesaggio cambia progressivamente: le strade della capitale lasciano spazio a percorsi montani, altitudini elevate e panorami dominati dalle Ande. Questa parte del viaggio assume i caratteri di un’esplorazione geografica e interiore. Huaraz rappresenta il punto d’accesso a un territorio in cui le tradizioni locali, le leggende e la presenza imponente della natura acquistano un ruolo centrale.

L’ultima tappa conduce a Jucu, località del mondo narrativo di Carson situata a nord di Huaraz e caratterizzata dalla presenza di un vulcano. Qui il paesaggio diventa quasi mitologico: il fuoco che emerge dalle profondità della terra richiama il colore rosso del protagonista e le emozioni che ha cercato a lungo di nascondere. Secondo la leggenda raccontata da Ancash, proprio in questo territorio vivrebbero esseri alati e immortali legati al vulcano. Gerione raggiunge il vulcano in volo, registrandone i suoni, in un momento decisivo del suo percorso personale. Le fiamme e le montagne non sono più soltanto elementi del paesaggio, ma diventano simboli di trasformazione. Il viaggio si conclude con un’immagine potente, nella quale Gerione sembra finalmente riconoscere la propria diversità come parte della sua identità.

Ripartono i treni storici che attraversano la Sicilia, tra borghi incantevoli e paesaggi mozzafiato

Par : losiangelica
8 octobre 2026 à 14:30

Avete mai pensato di attraversare la Sicilia a bordo di un treno d’altri tempi, seduti su vecchie carrozze mentre fuori dal finestrino scorrono campagne, piccoli paesi e tratti di costa? Da ottobre torna un’occasione per farlo davvero. Ripartono i treni storici in Sicilia, con 12 corse in programma dall’11 ottobre al 20 dicembre 2026, lungo alcune delle linee ferroviarie più suggestive dell’isola.

L’itinerario dei treni storici della Sicilia

Il primo itinerario è quello dell’11 ottobre: il Treno delle Stelle partirà da Palermo per poter raggiungere Roccapalumba andando lontano dalle classiche mete balneari e puntando su una Sicilia più rurale e autentica.

Se amate l’artigianato e le tradizioni locali, segnatevi invece il 18 ottobre. Da Messina partirà il Treno della Ceramica diretto a Santo Stefano di Camastra, uno dei borghi siciliani più conosciuti per la produzione di ceramiche artistiche. Qui potrete perdervi tra le botteghe, osservare le maioliche colorate e curiosare tra le lavorazioni che da generazioni caratterizzano il paese.

Il 25 ottobre sarà la volta del Treno dei Templi, con partenza da Palermo e arrivo a Porto Empedocle. Una destinazione particolarmente interessante per chi vuole approfittare della giornata per conoscere il territorio agrigentino. Tra le possibilità c’è anche quella di visitare lo storico parco ferroviario ottocentesco, legato alla memoria delle ferrovie siciliane.

Spiaggia di Porto Empedocle
iStock
Porto Empedocle, una delle mete dei treni storici siciliani

Pochi giorni dopo cambierà completamente lo scenario. Il 31 ottobre e il 1° novembre tornerà la Ferrovia del Barocco, con il collegamento tra Siracusa e Modica. Dal finestrino vedrete scorrere campagne, muretti a secco e paesaggi tipici del sud-est dell’isola. All’arrivo vi aspetterà Modica, con le sue chiese, i vicoli in salita e i palazzi che raccontano la grande stagione del barocco siciliano.

A novembre ci sarà spazio anche per chi preferisce i panorami sul mare. L’8 partirà il treno storico da Messina verso Tusa che percorrerà la costa tirrenica, mentre il 15 è il momento di Catania – Taormina con un percorso che rende protagonista la costa ionica.

Non mancheranno gli appuntamenti dedicati alle eccellenze artigianali e gastronomiche. Il 22 novembre potrete raggiungere Caltagirone partendo da Catania, una meta che merita una visita soprattutto per la sua tradizione ceramica. La città è famosa anche per la scenografica Scalinata di Santa Maria del Monte, decorata con maioliche.

Il 29 novembre arriverà uno degli itinerari più golosi del programma: il Treno del Cioccolato. Si partirà da Caltanissetta per raggiungere Modica, città celebre per il suo cioccolato dalla particolare consistenza granulosa. Se non lo avete mai assaggiato, potrebbe essere l’occasione giusta per conoscere da vicino una delle specialità più rappresentative del territorio.

E dicembre? Il programma non si fermerà con l’arrivo dei primi freddi. L’8 dicembre è prevista una nuova corsa della Ferrovia del Barocco tra Siracusa e Modica, mentre il 13 dicembre il treno partirà da Palermo per raggiungere Castelvetrano, nella Sicilia occidentale.

L’ultima partenza è fissata per domenica 20 dicembre, quando tornerà il Treno dei Templi da Palermo a Porto Empedocle. Sarà l’appuntamento conclusivo di una stagione che punta a far conoscere il territorio anche attraverso il suo patrimonio ferroviario.

Info utili: biglietti e prezzi

Per partecipare a uno dei viaggi dovrete acquistare il biglietto; l’intero costa 10 euro, mentre è previsto un ticket da 5 euro per bambini dai 4 ai 12 anni. I posti sono limitati, così come le partenze previste; dunque, è bene prenotare con anticipo per poter garantire la propria presenza a bordo nell’itinerario preferito. L’iniziativa torna a ripetersi come ogni anno con tanti appuntamenti da non perdere che animano il periodo autunnale in una regione che merita di essere scoperta a ritmo lento per assaporare ogni dettaglio.

Boom di vacanze all’aria aperta: l’Italia è seconda in Europa

Par : elenausai10
8 octobre 2026 à 12:30

Per milioni di viaggiatori, la vacanza perfetta si vive all’aria aperta dormendo in tenda, in un bungalow immerso nel verde o tra le comode pareti del proprio camper. Non è solo una questione di gusti, lo dicono anche i numeri. Il turismo open air, che comprende campeggi e villaggi turistici, si conferma una delle colonne portanti dell’ospitalità europea, in crescita più degli hotel e in grado di allungare la stagione ben oltre l’estate.

A raccontarci lo sviluppo di questo fenomeno è l’assemblea generale di EFCO&HPA, la federazione che riunisce le associazioni dell’open air di 23 Paesi europei. L’incontro si è svolto a Cavallino-Treporti, in provincia di Venezia, una delle capitali italiane del campeggio. In questa occasione sono stati presentati i dati Eurostat sull’andamento del comparto e le prime stime sul 2026.

Il quadro emerso è quello di un’Europa che ama sempre di più le vacanze a contatto con la natura, con l’Italia stabilmente tra i protagonisti.

Il successo del turismo all’aria aperta in Europa

Secondo i dati Eurostat, nel 2025 le strutture all’aria aperta dell’Unione Europea hanno registrato 413 milioni di notti, pari al 13,4% di tutti i pernottamenti turistici. È una fetta importante del mercato che continua a crescere: in dieci anni, il settore è cresciuto del 28,5%, un ritmo superiore a quello degli hotel.

La classifica europea è guidata dalla Francia, che con 154 milioni di pernottamenti si conferma la meta indiscussa del campeggio. Al secondo posto c’è l’Italia, con 69,5 milioni di presenze. Seguono la Spagna, con 49,8 milioni, la Germania con 45 milioni e i Paesi Bassi con 26,8 milioni.

“I campeggi e i villaggi turistici offrono vacanze di alta qualità e sostengono le economie locali”, ha dichiarato Arthur van Disseldorp, presidente di EFCO&HPA. Secondo il presidente, l’Italia rappresenta bene la forza del comparto ed è fondamentale che le istituzioni europee e nazionali creino le condizioni perché le imprese possano continuare a investire e innovare.

Vacanze in Italia anche oltre l’estate

Per quanto riguarda l’Italia, le 2.600 strutture che offrono complessivamente 1,3 milioni di posti letto, stimano un aumento degli arrivi del 2% rispetto al 2025. La vera novità riguarda però il calendario: la stagione dell’open air non si ferma più a fine estate e si allunga fino a ottobre inoltrato. A favorire l’estensione della stagione è stato anche il bel tempo, che ha spinto la crescita delle presenze in tutto il nostro Paese.

Il Veneto, che ha ospitato l’assemblea, è l’esempio più evidente del peso economico del settore. Qui l’open air genera da solo oltre il 27% del fatturato turistico regionale e, durante l’estate, ha registrato il tutto esaurito. Le sue strutture rappresentano oltre un pernottamento su quattro dell’intera regione.

Dietro il successo dell’open air c’è anche un cambiamento nel modo di viaggiare. Lucas Pavanetto, vicepresidente e assessore al Turismo della Regione Veneto, ha spiegato che il settore interpreta bene le nuove richieste dei viaggiatori, sempre più alla ricerca di libertà, contatto con la natura e sostenibilità.

Autunno in Inghilterra (oltre Londra): 3 mete da raggiungere con la promo Vueling

Par : elenausai10
8 octobre 2026 à 11:37

Chi sceglie Londra come meta, spesso non si allontana dalla città. Noi, invece, vi consigliamo di avventurarvi oltre la capitale perché a meno di due ore di strada si aprono gli ampi spazi della campagna inglese, con borghi, castelli e paesaggi che in autunno e inverno assumono un fascino tutto loro.

Arrivarci è semplice perché Vueling collega l’aeroporto di Roma Fiumicino a Londra Gatwick e propone, fino all’11 ottobre 2026, voli scontati a partire da 53 euro per chi vuole organizzare un viaggio tra il 1° novembre 2026 e il 28 febbraio 2027.

Quali sono le mete più belle da raggiungere in questo periodo, noleggiando un’auto o salendo su un treno? Noi vi consigliamo queste tre!

Cotswolds

Una volta atterrati a Londra, noleggiate un’auto e, in circa due ore guidando verso ovest, raggiungerete i paesaggi suggestivi delle Cotswolds. Qui verrete accolti da colline, campi e muretti a secco punteggiati da villaggi in pietra dorata che sembrano usciti da un libro di fiabe.

Il modo migliore per scoprirle è spostarsi da un borgo all’altro. A Bourton-on-the-Water i ponticelli del Settecento attraversano il fiume Windrush, Lower Slaughter conserva un vecchio mulino affacciato sui canali e Castle Combe è stato il set di film e serie in costume, da Stardust a Bridgerton.

In inverno, con un po’ di fortuna, si possono vedere questi paesaggi coperti di neve. In ogni caso la giornata si chiude al meglio in uno dei tanti pub di campagna, davanti al camino con un sunday roast, il classico arrosto della domenica.

Warwick

Se non volete noleggiare un’auto, con un treno in partenza da London Marylebone si raggiunge Warwick in circa 1 ora e mezza. La cittadina è dominata da uno dei castelli medievali più famosi d’Inghilterra, costruito nel 1068 per volere di Guglielmo il Conquistatore dove prima sorgeva un insediamento fortificato anglosassone. Nei secoli la fortezza è stata ampliata e trasformata fino all’Ottocento, quando già attirava i primi visitatori.

Oggi si possono esplorare torri, camminamenti sulle mura e sale storiche, oltre che ammirare da vicino il trabucco: alto quasi 18 metri, è la più grande macchina d’assedio funzionante del Paese. Tra fine novembre e inizio gennaio il castello si veste a festa con Christmas at the Castle, tra decorazioni e spettacoli a tema. Chi viaggia in auto può abbinare la visita a una tappa a Stratford-upon-Avon, a una ventina di minuti, per vedere la casa natale di Shakespeare.

New Forest

Infine, a circa due ore d’auto da Londra oppure in poco più di un’ora e mezza di treno da London Waterloo, si apre il New Forest National Park, un mosaico di boschi antichi, brughiere e costa dove pony, asini e bovini pascolano liberi. Tra fine autunno e inizio inverno capita di incontrare anche i maiali del pannage, un’antica tradizione che prevede di lasciarli liberi nella foresta per mangiare le ghiande cadute, tossiche per gli altri animali.

Per passeggiare tra faggi e querce, i sentieri di Bolderwood e il Blackwater Tall Trees Trail sono tra i più scenografici. Chi preferisce il mare può spostarsi invece sulla costa di Milford on Sea o Lymington.

Valle dei Templi, riemergono affreschi di 2000 anni fa: la scoperta che racconta l’Agrigento romana

Par : elenausai10
8 octobre 2026 à 10:30

Sulla costa meridionale della Sicilia, ad Agrigento, si estende uno dei siti archeologici più grandi del mondo: la Valle dei Templi. Circa 2.500 anni fa, qui sorgeva Akragas, una delle città più ricche e potenti del mondo greco e, ancora oggi, otto templi ben conservati ne raccontano la grandezza. Eppure, questo non è solo un museo a cielo aperto da ammirare, ma un luogo dove la ricerca non si ferma e continua a sorprenderci con nuove scoperte.

L’ultima novità arriva dagli scavi della Scuola Normale Superiore di Pisa, che hanno riportato alla luce frammenti di affreschi colorati, stucchi ed elementi architettonici del I secolo a.C. Una scoperta che sposta l’attenzione dai fasti greci a un capitolo meno conosciuto: quello in cui Akragas, ormai sotto il dominio di Roma, cambiava il proprio volto.

Scoperti affreschi e colonne sul Poggio di San Nicola

I reperti sono emersi da quanto resta di un antico edificio situato poco a sud dell’ekklesiasterion, la cavea in cui si riunivano in assemblea i cittadini liberi di Akragas. Siamo sul Poggio di San Nicola, all’interno del parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, dove la Normale scava dal 2020. Quella di quest’anno, infatti, è la terza campagna-scuola condotta nell’area.

Secondo gli archeologi, i resti appartengono probabilmente al peristilio di una ricca domus o a un portico monumentale, costruiti quando la Sicilia era ormai sotto il dominio di Roma. Lo scavo ha restituito molto materiale ceramico, stucchi modanati e numerosi frammenti di intonaci policromi riconducibili al secondo e al terzo stile della pittura parietale romana. Sono emersi anche una struttura di terrazzamento, un canale e un ambiente quadrangolare di età imperiale, con intonaci alle pareti e pavimento in cotto.

C’è poi un ritorno al passato degli scavi: nel peristilio giacevano ancora i blocchi architettonici portati alla luce da Ernesto De Miro negli anni Sessanta. Spostati per liberare e studiare l’area, sono stati affiancati da nuovi frammenti: capitelli, basi, rocchi di colonna, un architrave modanato e una cornice con kyma lesbio “ieroniano”, motivo decorativo tipico delle produzioni siceliote tra III e II secolo a.C. Catalogazione, disegno e rilievo serviranno a ricomporli per ricostruire l’elevato dell’edificio.

Resta ancora da chiarire, con il proseguire dello studio, quale fosse la funzione dell’edificio. Potrebbe trattarsi di una domus privata di dimensioni imponenti oppure di uno spazio pubblico, come una terrazza porticata collegata al tempio romano, considerando che l’attiguo ekklesiasterion aveva ormai perso le sue funzioni pubbliche. Gli scavi hanno inoltre interessato i resti dell’abside di una piccola basilica paleocristiana, che in passato era stata interpretata come un’esedra: una conferma del fatto che quest’area è stata frequentata a lungo.

Un’area importante per capire l’Akragas romana

La scoperta è stata fatta sul Poggio di San Nicola, un luogo centrale per la città antica. I ricercatori lo descrivono come un’area strategica, situata al centro di Akragas, dove sorgevano edifici civici e assembleari come l’ekklesiasterion, il bouleuterion e il teatro. Proprio per questo è considerato uno snodo chiave per comprendere lo sviluppo urbanistico di questo settore e, soprattutto, come cambiarono le istituzioni cittadine nella fase di passaggio sotto l’influenza romana.

La campagna, iniziata il 7 settembre, si concluderà il 9 ottobre e ha coinvolto studenti, dottorandi e giovani ricercatori di atenei italiani e internazionali come l’UPM di Madrid, l’ITU di Istanbul, PSL di Parigi, la FAU di Erlangen e la BME di Budapest.

❌
❌