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Tutti pazzi per gli Oasis, i luoghi del cuore del gruppo più amato di sempre

Par : losiangelica
12 septembre 2026 à 17:00

Dopo la reunion con i concerti del 2025 i fratelli Gallagher tornano a far cantare le canzoni più famose a tutti i fan con alcune date importanti proprio in Italia: Roma, con certezza, e maybeeee anche Milano. Gli appassionati non possono fare altro che attendere l’apertura dell’acquisto dei biglietti ripercorrendo i loro luoghi del cuore, i concerti più famosi e ovviamente riascoltando in loop le canzoni più celebri.

Ecco tutti i luoghi del cuore degli Oasis. Per raccontare davvero la storia dei fratelli Gallagher non basta mettere in fila dischi, concerti e litigi memorabili. Bisogna andare nei luoghi che hanno costruito il loro immaginario: strade di Manchester, negozi di dischi, piccoli club e stadi giganteschi. Posti in cui Liam e Noel Gallagher sono stati prima due ragazzi ossessionati dalla musica e poi le rockstar capaci di trasformare Wonderwall, Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova in inni generazionali.

Burnage: dove tutto è cominciato

Prima delle folle oceaniche c’era Burnage, quartiere nella zona sud di Manchester dove Liam e Noel Gallagher trascorsero buona parte dell’infanzia. Case a schiera, cielo spesso grigio e una normalissima vita di periferia: difficile immaginare uno scenario più lontano dal delirio che avrebbe circondato gli Oasis pochi anni dopo.

Eppure, il DNA della band è anche qui. L’orgoglio working class, l’accento mancuniano mai addomesticato e quell’atteggiamento da “noi contro il mondo” sembrano arrivare direttamente da queste strade. Prima di essere Supersonic, i Gallagher erano semplicemente due fratelli di Burnage con parecchie cose da dimostrare.

Sifters Records: il negozio diventato parte delle canzoni

Per un fan degli Oasis, Sifters non è un normale negozio di dischi. È quasi terreno sacro. Noel lo frequentava da ragazzo per comprare album e allargare la propria educazione musicale, tanto che il negozio sarebbe poi entrato direttamente nell’universo della band attraverso Shakermaker. Ancora oggi rappresenta perfettamente la Manchester da cui nacquero gli Oasis: niente pose da rockstar, solo scaffali pieni di vinili, musica da scoprire e la sensazione che il prossimo disco possa cambiarti la vita. Probabilmente Noel, a sedici anni, non immaginava che un giorno qualcuno sarebbe entrato lì proprio perché aveva ascoltato una sua canzone.

Wembley e Cardiff, gli stadi della reunion

Il 2025 ha segnato la reunion ufficiale tra i due fratelli che hanno inaugurato il tour a Cardiff in Galles dove il Principality Stadium ha ospitato circa 74.000 fan, un numero da record. Il concerto attesissimo, dopo 16 anni dalla separazione arrivata a Parigi nel 2009 ha fatto il giro del mondo. Lo stadio di Wembley, a Londra, è stato invece uno degli eventi trionfali della reunion con più date. 3 a luglio, 2 ad agosto e un grande finale con due repliche a settembre.

Stadio Wembley di Londra
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Wembley, lo stadio di Londra che ha ospitato gli Oasis

The Boardwalk: il primo palco degli Oasis

Prima di Knebworth, prima di Maine Road e prima che ogni concerto iniziasse con migliaia di persone pronte a cantare ogni parola, ci fu il Boardwalk. Nel club di Little Peter Street gli Oasis tennero uno dei loro primissimi concerti nell’agosto del 1991. Il locale non esiste più nella sua forma originale, ma nella geografia sentimentale della band rimane fondamentale. È uno di quei posti che fanno capire quanto sia stata vertiginosa la scalata degli Oasis: da una sala della scena indie di Manchester a diventare, nel giro di pochi anni, una delle band più grandi del pianeta. Altro che Definitely Maybe: col senno di poi sembrava quasi inevitabile.

Stratford Avenue: la copertina di Definitely Maybe

Il numero 8 di Stratford Avenue, a Didsbury, è immediatamente riconoscibile per chiunque abbia osservato la copertina di Definitely Maybe. Era la casa del chitarrista Paul “Bonehead” Arthurs e quel salotto diventò uno degli interni più celebri della storia del rock britannico. Liam sdraiato sul pavimento, Noel con la chitarra, fotografie, oggetti e riferimenti culturali sparsi nella stanza: l’immagine sintetizzava perfettamente gli Oasis del 1994. Ambiziosi, sfacciati e già convinti di essere la band migliore del mondo. Nello stesso luogo vennero girate anche alcune immagini legate a Shakermaker. Per un fan, passare da Stratford Avenue significa praticamente entrare dentro un album.

Oldham Street e il Northern Quarter, la Manchester della musica

Il Northern Quarter è uno dei quartieri che meglio raccontano la Manchester alternativa amata dalla band. Gli Oasis frequentavano locali e negozi della zona, dal leggendario Dry Bar fino a Piccadilly Records e Afflecks. Era un ambiente fatto di musicisti, fanzine, dischi, vestiti, incontri casuali e nuove band. In altre parole, il terreno perfetto per chi voleva trasformare una chitarra in una via di fuga. Camminare oggi lungo Oldham Street con Live Forever nelle cuffie resta uno dei modi migliori per capire da quale ecosistema culturale siano usciti i Gallagher.

Maine Road

Nell’aprile 1996 gli Oasis arrivarono a Maine Road, allora stadio del Manchester City. Per Liam e Noel, tifosissimi del club, non era semplicemente un altro grande concerto: era una dichiarazione di vittoria. La band era nel pieno dell’era di (What’s the Story) Morning Glory? e Manchester si ritrovò davanti cinque ragazzi partiti dai suoi quartieri e tornati da dominatori del britpop. Poche immagini rappresentano meglio l’ascesa degli Oasis: Liam davanti alla folla, Noel alla chitarra e un’intera città pronta a cantare.

Knebworth: quando sembravano invincibili

Se Maine Road fu il ritorno trionfale a casa, Knebworth fu la conquista definitiva del regno. Nell’agosto 1996 circa 250.000 persone assistettero ai due concerti, mentre milioni avevano cercato di ottenere un biglietto. È probabilmente il momento in cui l’espressione “la band più grande del mondo” smise di sembrare una delle provocazioni dei Gallagher. Davanti a quella massa di pubblico, canzoni come Wonderwall, Champagne Supernova e Don’t Look Back in Anger appartenevano ormai a tutti. Gli Oasis erano partiti dalle strade di Manchester ed erano arrivati fin lì senza perdere l’arroganza, le chitarre e la convinzione assoluta di essere destinati a qualcosa di enorme. Forse è proprio questo il filo che unisce tutti i loro luoghi del cuore: da Burnage a Knebworth cambia la dimensione, ma non cambia l’attitudine. Come avrebbe detto un fan davanti al palco: mad fer it.

Heaton Park

Nella mappa emotiva degli Oasis merita un posto anche Heaton Park, enorme area verde di Manchester che nel giugno 2009 ospitò uno dei concerti più movimentati dell’ultima fase della band. Davanti a decine di migliaia di persone, la serata fu segnata da problemi tecnici e interruzioni che avrebbero potuto far saltare tutto. Invece Liam, Noel e compagni tornarono sul palco e portarono avanti il concerto. Ed è difficile pensare a qualcosa di più Oasis: caos, tensione, pubblico enorme e, alla fine, canzoni abbastanza grandi da tenere insieme ogni cosa. Ascoltare Slide Away o Live Forever immaginando quella distesa di fan sotto il cielo del Regno Unito significa entrare in una fase diversa della loro storia, meno innocente di Knebworth e più vicina al punto di rottura che sarebbe arrivato poco dopo. Anche per questo Heaton Park resta un luogo speciale: non racconta soltanto il successo, ma anche tutta l’imprevedibilità dei Gallagher.

Heaton Park a Manchester
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Lo splendido Heaton Park di Manchester

Roma come non l’avevi mai vista: gli acquedotti diventano un palcoscenico a cielo aperto

30 août 2026 à 12:00

Dopo due mesi trascorsi tra quartieri, cortili Ater, mercati, bar, parchi e strade, il Roma Borgata Festival arriva al Parco di Torre del Fiscale per l’ultima settimana della sua seconda edizione. Dal 7 al 13 settembre, il suggestivo paesaggio romano segnato dalla presenza degli acquedotti diventa il palcoscenico di sette giornate dedicate alle arti performative, tra danza site-specific, teatro, musica, letteratura e passeggiate performative.

Il Roma Borgata Festival è un progetto di ASAPQ, con la direzione artistica di Alessandra Muschella, e nell’ultima settimana concentra alcuni dei progetti che hanno caratterizzato l’intera seconda edizione, accanto a nuovi appuntamenti pensati per dialogare con lo spazio del Parco di Torre del Fiscale.

Il Parco di Torre del Fiscale diventa una scena a cielo aperto

La programmazione conclusiva prenderà il via con un progetto che mette al centro il rapporto diretto tra corpo, movimento e luogo: da lunedì 7 a venerdì 11 settembre si svolgerà, infatti, la residenza di danza site-specific “Pillole Urbane”, a cura di ACSD KODANCE/&KO.

Gli artisti lavoreranno all’interno del parco per costruire la coreografia che verrà poi presentata al pubblico sabato 12 settembre, dalle ore 19.00, con “To the Ground”; il concept, la regia e la coreografia sono di Sil Marti, con l’assistenza coreografica di Giulia Federico.

Un viaggio nel Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta

Mercoledì 9 settembre, alle ore 19.00, torna uno dei progetti simbolo della seconda edizione del Festival, “Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto”: Giulia Anania e Lavinia Mancusi accompagneranno il pubblico in un percorso attraverso il Quadraro a bordo di uno scuolabus anni Ottanta.

Il viaggio toccherà luoghi nascosti, memorie, storie umane e dettagli del quartiere che spesso restano fuori dallo sguardo quotidiano: musica, parole e racconto urbano si incontrano in un’esperienza nella quale lo spostamento diventa parte della performance.

Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto
@foto Francesca Vangieri - Ufficio Stampa HF4
Roma Borgata Festival Scuolabus – quando il viaggio diventa racconto

A teatro la storia del ciclista Vito Taccone

Giovedì 10 settembre, alle ore 19.00, il programma prosegue con “Bar Campioni – Il ciclista incatenato”, spettacolo teatrale scritto e interpretato da Ariele Vincenti, con le musiche di Tiziano Gialloreto.

Al centro dello spettacolo c’è Vito Taccone, il celebre “Camoscio d’Abruzzo”, figura entrata nell’immaginario dello sport italiano del Novecento per le sue straordinarie qualità di scalatore. Ribelle, generoso e irascibile, Taccone viene raccontato anche tramite la sua dimensione umana e popolare.

Ambientato idealmente in un bar dello sport dell’entroterra abruzzese, lo spettacolo ripercorre la sua epopea agonistica e personale e restituisce il ritratto di un campione anticonformista e di una figura che ha saputo conquistare un posto particolare nella storia del ciclismo.

Italo Calvino, la musica e i concerti della nuova generazione

Venerdì 11 settembre, alle ore 19.00, spazio a “Fiammiferi”, progetto performativo di ABRA con Stella Mastrantonio e Brando Pacitto e la sonorizzazione di Ludovico Franco.

Il lavoro propone una rilettura de “L‘avventura di due sposi” di Italo Calvino grazie a un’esperienza di lettura collettiva, immersiva e site-specific.

La serata proseguirà dalle ore 20.00 con “Dominio Pubblico per Roma Borgata Festival”, che ospiterà tre concerti affidati alla programmazione della DAP Under 25 – Direzione Artistica Partecipata. L’iniziativa lascia spazio allo sguardo e alle proposte di una nuova generazione di artisti e alla loro capacità di contribuire alla costruzione di una programmazione culturale.

Dopo la restituzione di “To the Ground”, la serata di sabato 12 settembre continuerà con “Omaggio a Hans Zimmer”, diretto da Giordano Maselli.

I Dialoghi Sinfonici chiudono la seconda edizione

L’ultima giornata del Festival, domenica 13 settembre, inizierà invece alle ore 18.00 con “Street Stories”, passeggiata performativa nel Parco di Torre del Fiscale a cura di Giulia Anania e Tiziano Panici e proseguirà alle ore 20.00, “Dialoghi Sinfonici – Operette”, con l’Orchestra EICO diretta dal maestro Germano Neri.

Tutti gli appuntamenti si svolgeranno al Parco di Torre del Fiscale, con ingresso da via dell’Acquedotto Felice 120. I biglietti, con un costo da 1 a 2 euro, sono a sostegno del Festival.

Il Roma Borgata Festival è realizzato da ASAPQ con la direzione artistica di Alessandra Muschella, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Lazio, il patrocinio del Municipio Roma VII e in collaborazione con ALPHIO APS – Casali di Tor Fiscale. Partner multimediale è HF4.

Per il programma completo, le informazioni e i biglietti è possibile consultare il sito ufficiale del Roma Borgata Festival.

Sta per succedere qualcosa di speciale in questo gioiello: sarà il cuore dei Borghi più belli d’Italia

30 août 2026 à 11:00

Per tre giorni Sammichele di Bari diventerà il punto d’incontro dei Borghi più belli d’Italia: dal 4 al 6 settembre 2026 il comune in provincia di Bari ospiterà, infatti, la XVIII edizione del Festival Nazionale de “I Borghi più belli d’Italia”, l’appuntamento annuale che riunisce amministratori, delegazioni e rappresentanti dei comuni appartenenti alla rete, provenienti da ogni parte del Paese.

L’evento rappresenta un’importante occasione di incontro tra territori differenti, accomunati dalla volontà di valorizzare il patrimonio e l’identità dei piccoli centri italiani. Nel corso della manifestazione troveranno spazio esperienze, progetti e riflessioni sulle sfide che oggi interessano i borghi, senza dimenticare la loro capacità di custodire storia, cultura, paesaggi, tradizioni e produzioni locali.

Tre giorni per raccontare il presente e il futuro dei piccoli centri

Il Festival sarà prima di tutto un momento di confronto sul ruolo che i borghi possono avere nell’Italia contemporanea, luoghi ricchi di identità e patrimonio, ma anche comunità chiamate ad affrontare questioni sempre più importanti, dalla tutela del territorio alla sostenibilità, dall’innovazione alla necessità di creare nuove opportunità di sviluppo e attrattività.

L’obiettivo sarà quindi mettere in relazione esperienze diverse e offrire uno spazio di dialogo tra istituzioni, amministratori, professionisti e realtà impegnate nella valorizzazione dei territori. In parallelo, il pubblico potrà conoscere più da vicino le peculiarità dei borghi italiani e scoprire un patrimonio diffuso che trova proprio nei piccoli centri una parte fondamentale dell’identità del Paese.

Ad aprire il Festival sarà venerdì 4 settembre: l’accoglienza delle delegazioni è prevista alle 16, mentre alle 18 si terrà la cerimonia inaugurale con i saluti istituzionali di Fiorello Primi, Presidente dell’Associazione “I Borghi più belli d’Italia”, del sindaco di Sammichele di Bari Lorenzo Netti e dell’assessore all’Agricoltura e Sviluppo Rurale della Regione Puglia Francesco Paolicelli, insieme alle altre autorità nazionali, regionali e locali presenti. La prima giornata si concluderà con il concerto dell’Orchestra Sinfonica Città Metropolitana di Bari.

Sabato 5 settembre il programma entrerà nel vivo fin dalle 10 con l’apertura degli stand del Villaggio dei Borghi, uno spazio che accompagnerà alla scoperta delle diverse realtà presenti e che, insieme all’area espositiva del MIB – Mercato italiano dei Borghi e al mercato dell’artigianato, resterà attivo per tutte le tre giornate.

Alle 11, presso la Chiesa della Maddalena, si terrà il convegno “Le 100 strade più belle d’Italia”, dedicato agli itinerari e alle nuove modalità di scoperta dei piccoli centri con i temi della mobilità, del turismo e della valorizzazione territoriale. Interverranno Roberto Perticone, Presidente di Italy Discovery, Claudio Bacilieri, Direttore di Borghi Magazine, Emiliano d’Andrea di Borghi Italia Tour, Lorena Varani delle Ciclovie dei Borghi delle Marche, Antonio Baldelli, Parlamentare e Vicesindaco di Pergola, e Domenica Spinelli, Parlamentare e Vicesindaco di Coriano. Al confronto prenderà parte anche Alessandro Musumeci, Direttore Marketing di FIAT.

A seguire, alle 11.45, sarà affrontato il tema del MIB – Mercato italiano dei Borghi, con gli interventi di Riccardo Cuomo, Dirigente Area Politiche del Lavoro e Progetti Istituzionali di Unioncamere, e Gianluca Raspa, dirigente di BMTI – Borsa Merci Telematica Italiana. Alle 12.30 spazio invece agli incontri istituzionali, tra cui quello del Comitato impegnato nella presentazione di un disegno di legge sui Borghi coordinato tra tutte le Regioni d’Italia.

Il pomeriggio di sabato proseguirà alle 13.30 con uno show cooking mentre alle 16 sarà il momento di BorgoLab, il panel dedicato alle esperienze di successo che raccontano come i piccoli centri possano trasformarsi in luoghi di attrattività, innovazione e sviluppo. Tra i partecipanti è previsto Saverio Mucci, Government Engagement Lead Italy di Mastercard.

Il confronto sul futuro dei borghi continuerà alle 17.30 con un appuntamento dedicato alla resilienza delle comunità dove interverranno Giulio De Rita, Presidente del Censis, e Antonio Forzieri, direttore Cybersecurity Strategy di WINDTRE. A seguire, i Laboratori dell’Artigianato proporranno dimostrazioni dal vivo con artigiani.

La serata lascerà poi spazio allo spettacolo “TUTTAPPOST! – Storie di ordinaria italianità”, con protagonista Pinuccio, nome d’arte di Alessio Giannone. Sul palco anche il Gruppo Folkloristico Internazionale La Pacchianella di Monte Sant’Angelo, tra le formazioni folkloristiche più antiche d’Italia e custode delle tradizioni popolari del Gargano.

Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari
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Veduta della Chiesa della Maddalena di Sammichele di Bari

Cinema, libri, danza e musica per la giornata conclusiva

Domenica 6 settembre si aprirà alle 10.30 con BorgoGrafie, spazio dedicato alle conversazioni con autori di libri che raccontano borghi, comunità e storie dei territori.

Alle 11.30, nella Chiesa della Maddalena, si terrà “BorgoVisioni”, incontro dedicato al ruolo del cinema e dei teatri nei piccoli comuni italiani e al loro valore come strumenti culturali e di racconto dei territori. Moderato da Osvaldo Bevilacqua, il convegno vedrà la partecipazione di Luciana Cazzolla, Consigliere di Amministrazione di Apulia Film Commission, Antonio Di Santo, sindaco di Opi, e del giornalista Michele Peragine.

Dopo lo show cooking delle 13.30, il programma proseguirà con la conferenza-spettacolo di Vincenzo Santoro “Ritmi meridiani. Tradizione e modernità nelle danze del Sud”, accompagnata da intermezzi di pizzica e taranta del gruppo Fabulanova Folk Ensemble.

Alle 19.30 Sammichele di Bari passerà il testimone al Comune di Dozza, che ospiterà l’edizione 2027 del Festival. La serata continuerà alle 20.30 con Pino Campagna e lo spettacolo “Io… Superterrone”, dedicato con ironia alle usanze, ai linguaggi e alle diverse identità regionali italiane.

A chiudere la XVIII edizione, alle 22, sarà il concerto dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, realizzato in collaborazione con Regione Puglia e Puglia Culture – Circuito Teatrale.

I migliori eventi e le sagre di settembre in Toscana

27 août 2026 à 09:10

Nel calendario di fine estate il passaggio verso l’autunno si riempie di sagre di paese, feste patronali ed eventi dedicati ai sapori di stagione. Tra piazze, borghi e colline, le comunità si ritrovano per celebrare la vendemmia, assaggiare specialità locali e vivere serate all’aperto tra musica e profumi invitanti. È il momento in cui i prodotti tipici tornano protagonisti delle tavole condivise, in un’atmosfera conviviale che unisce residenti e viaggiatori. In questo scenario la Toscana offre un ventaglio particolarmente ricco di appuntamenti, diffusi dalle città d’arte ai paesi più piccoli.

Nel settembre 2026 la Toscana invita a un viaggio tra calici, sapori e tradizioni: dalle atmosfere di Expò del Chianti Classico a Greve in Chianti, alle serate della Sagra del Cinghiale a Capalbio, fino alla vivace Festa della Rificolona a Firenze e San Casciano in Val di Pesa. Un itinerario che tocca borghi medievali, colline vitate e località termali, dove ogni festa racconta un volto diverso della regione e rende l’inizio d’autunno un’occasione perfetta per scoprire territori e sapori.

Tutte le sagre di settembre 2026 in Toscana da segnare in agenda

  • Sagra della Panella e della Focaccia – Rapolano Terme (SI), dal 28 agosto al 6 settembre 2026.
    La Sagra della Panella e della Focaccia Rapolanese propone uno stand gastronomico con panella fritta servita con salumi e la tipica focaccia dolce a base di pasta di mandorle e crema.
  • Beat Garden, musica divertimento e streetfood – Empoli (FI), dal 29 agosto al 7 settembre 2026.
    Beat Garden propone serate dal tramonto alla notte con musica, street food e intrattenimento, all’interno del cartellone del Beat Festival.
  • Sagra della Bistecca a Badia al Pino – Civitella in Val di Chiana (AR), dal 3 al 6 settembre 2026.
    Sagra in cui una grande griglia in piazza serve bistecche alla brace accompagnate da contorni tradizionali e vino Chianti.
  • Villaggio della Birra – Buonconvento (SI), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Festival della birra artigianale a Rapolano Terme con birrifici italiani e internazionali, degustazioni guidate, laboratori, musica dal vivo, cucina e incontri sulla cultura brassicola.
  • Sagra del Tortello, della Salsiccia e del Bardiccio – Pelago (FI), dal 4 al 6 settembre 2026.
    Sagra con specialità tipiche locali come tortelli di patate, salsiccia alla pelaghese, bardiccio, carne alla brace, piatti toscani tradizionali e bomboloni.
  • Fierucola del Pane – Firenze (FI), il 5 settembre 2026.
    Mercato di prodotti biologici e artigianato ecocompatibile in piazza SS. Annunziata, con farine di grani antichi, prodotti di stagione, musica, giochi e balli popolari.
  • Festa medievale Salamarzana – Fucecchio (FI), dal 5 al 6 settembre 2026.
    Evento di rievocazione storica che trasforma il centro di Fucecchio in un borgo medievale, con visite guidate in costume, rievocazioni di mestieri, accampamenti militari, musici, figuranti e spettacolari scenografie.
  • Terra di Prato, mercato dei prodotti agricoli – Prato (PO), il 5 settembre 2026.
    Mercato agricolo Terra di Prato, dove acquistare direttamente dai produttori alimenti genuini e di stagione e approfondire, con agricoltori ed esperti, proprietà, stagionalità e tradizioni legate ai cibi locali.
  • Festa Medievale di Vicopisano – Vicopisano (PI), dal 5 al 6 settembre 2026.
    Nel borgo medievale di Vicopisano si ricrea l’atmosfera dell’XI e XII secolo con illuminazione a torce, allestimenti in legno e canniccio, bandiere, spettacoli in costume e cambio della valuta all’ingresso del paese.
  • Annuale fiera di settembre – Abetone Cutigliano (PT), il 6 settembre 2026.
    La tradizionale Fiera di settembre anima le vie di Cutigliano con banchi e iniziative distribuiti nel centro del paese.
  • Festa della Rificolona – Firenze (FI), il 7 settembre 2026.
    La sera del 7 settembre i fiorentini sfilano lungo l’Arno con lanterne di carta su bastoni in una processione in onore della Natività della Vergine Maria.
  • Festa della Rificolona – San Casciano in Val di Pesa (FI), il 7 settembre 2026.
    A San Casciano si rinnova la tradizionale Festa della Rificolona, tra folclore locale e celebrazioni popolari.
  • Il palio delle contrade – Castel del Piano (GR), il 8 settembre 2026.
    A Castel del Piano si corre il Palio delle Contrade in onore della Madonna delle Grazie, preceduto da un corteo storico che rievoca eventi dal 1330 al 1571.
  • Ostensione della Sacra Cintola – Prato (PO), il 8 settembre 2026.
    Ostensione solenne della Sacra Cintola nel Duomo, reliquia mariana mostrata ai fedeli dal pulpito di Donatello in alcune date liturgiche dell’anno.
  • Sagra del Cinghiale – Capalbio (GR), dal 9 al 13 settembre 2026.
    Torna la Sagra del Cinghiale con piatti tipici a base di carne di cinghiale e stand gastronomici diffusi nel paese, dove degustare anche vino locale.
  • Sagra della porchetta – Monte San Savino (AR), dal 9 al 13 settembre 2026.
    Manifestazione culinaria dedicata alla porchetta, appuntamento gastronomico centrale per il territorio con una nuova edizione tutta da gustare.
  • Expò del Chianti Classico – Greve in Chianti (FI), dal 10 al 13 settembre 2026.
    Expo Chianti Classico permette di scoprire il vino Chianti Classico nel suo territorio, con un ricco programma di eventi artistici, culturali, rurali e incontri con i viticoltori nelle vigne e cantine.
  • Torna La Notte Rossa a Volterra – Volterra (PI), il 12 settembre 2026.
    Volterra celebra La Notte Rossa con il centro storico animato da musica, letture e brevi performance teatrali in varie location, invitando a scoprire scorci e dimore cittadine.
  • Il Volto Santo e la Luminara di Santa Croce – Lucca (LU), il 13 settembre 2026.
    La Luminara di Santa Croce è una processione serale dal complesso di San Frediano alla Cattedrale di San Martino, con benedizione finale, esecuzione del tradizionale Mottettone, bancarelle diffuse e spettacolo pirotecnico.
  • Il Palio della Balestra – Sansepolcro (AR), il 13 settembre 2026.
    In Piazza Torre di Berta si svolge il Palio della Balestra, sfida tra San Sepolcro e Gubbio accompagnata da feste e iniziative legate alla tradizione rinascimentale della città.
  • Festa dell'uva – Rievocazione alla scoperta delle antiche tradizioni – Subbiano (AR), il 13 settembre 2026.
    La Festa dell’uva propone una sfilata di carri carichi d’uva e figuranti in costumi contadini ottocenteschi, accompagnata da bande musicali e gruppi folkloristici lungo le strade del paese.
  • Fierucolina di San Michele – Firenze (FI), il 20 settembre 2026.
    La Fierucolina di San Michele celebra il passaggio stagionale con prodotti di stagione, riflessioni sul rapporto con la natura e particolare attenzione ai frutti seccati al sole estivo.

Dallo chalet di legno senza luce né acqua a Dollywood al nuovo hotel-museo, i luoghi di Dolly Parton, regina della musica country

26 août 2026 à 11:42

Regina del country, fatina bionda, la farfalla di ferro, l’usignolo delle Smoky Mountains, la Barbie dei boschi, la Signora dei libri, bomba sexy… tanti sono stati i soprannomi che le hanno dato nel corso della sua lunga carriera, testamento di ciò che ha costruito nella vita. Per la storia della musica, Dolly Parton è stata una figura leggendaria, definita la “regina della country music”, autrice straordinaria e una delle artiste femminili più influenti e di maggior successo di tutti i tempi. Per i fan (ma non solo), ecco quali sono i luoghi che hanno lasciato un segno nella sua vita personale e di grande artista.

Nuovo hotel a tema e museo

A Nashville, la Capitale del Tennessee, lo Stato dove era nata Dolly Parton nel 1946, e la città dove ci ha lasciati il 25 agosto 2026 dopo aver spento esattamente 80 candeline, è appena stato inaugurato il SongTeller Hotel, quello che è già stato chiamato “la dichiarazione d’amore di Dolly alla città di Nashville”. Era già previsto ed è stato l’ultimo luogo caro a Dolly. Scrivono in una nota ufficiale che il suo fascino iconico e il suo spirito di cantautrice si riflettono in tutte le 245 camere e suite, con i testi delle sue canzoni impresse sulle testate dei letti.

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Ufficio stampa
Il SongTeller Hotel di Nashville voluto da Dolly Parton

L’hotel offre un’esperienza immersiva nello spirito del Sud degli Stati Uniti d’America. Il nuovo albergo dedicato a Dolly Parton ha anche due honky-tonk, il Parton’s Live e il Jolene’s (che prende il nome da un suo celebre brano), dove suonano musica dal vivo, come accade su tutta la Lower Broadway, anche detta Music Row, la via dove sono concentrati i locali musicali di Nashville, molti dei quali riportano il profilo di Dolly come bomba sexy sull’insegna.

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Ufficio stampa
La suite Six Sister del SongTeller Hotel con le parole del brano “Eagle When She Flies” di Dolly Parton

All’interno dell’hotel sta per aprire anche un museo a tema Dolly Parton, il Many Colors Museum. La data prevista è ottobre 2026 e sarà la più grande mostra dedicata a Dolly e occuperà tutto il terzo piano dell’hotel. Il museo sarà progettato per immergere i visitatori nel suo straordinario percorso di vita, con mostre che ripercorrono la sua ascesa “dalla cima delle montagne alla cima del mondo”, i suoi meravigliosi outfit e persino il motorhome usato dalla cantante duramte i suoi tour musicali.

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Ufficio stampa
Il rendering del Many Colors Museum, il museo dedicato a Dolly Parton a Nashville

“Sono entusiasta dell’apertura del mio hotel e museo a Nashville” aveva dichiarato la Parton alla stampa all’annuncio del progetto. “Broadway è diventata un tale polo di attrazione turistica che questo mi è sembrato il momento giusto per offrire qualcosa di speciale, che si aggiungesse alla straordinaria vivacità di Nashville. Ho sempre sognato di creare qualcosa qui, nella Music City, e so che abbiamo trovato l’aggiunta perfetta per la città che considero casa mia”. Poche settimane prima della sua scomparsa aveva infine commentato: “Questo museo è un luogo in cui le persone possono vedere il mio percorso attraverso i miei occhi: ogni colore, ogni storia e ogni sogno che mi hanno portata fin qui”.

Ufficio stampa
Il motorhome usato da Dolly Parton durante i suoi tour musicali in mostra nel nuovo museo nel SongTeller Hotel

Dollywood, il parco a tema voluto da Dolly

Chi volesse ripercorrere i luoghi della cantautrice country più famosa al mondo, vincitrice di dieci Grammy, ha quindi due nuove tappe del Dolly Parton Music Tour.

Sicuramente una tappa obbligata sui luoghi di Dolly è Dollywood, il celebre parco a tema nonché una delle attrazioni più visitate dello Stato del Tennessee (circa due milioni di visitatori all’anno), celebrativo della cultura e della musica degli Appalachi. Aperto nel 1986 (proprio quest’anno ha festeggiato i 40 anni), fa parte dei Dollywood Parks & Resorts insieme al parco acquatico Dollywood’s Splash Country e i teatri-ristoranti Dixie Stampede, una sorta di Disneyland dedicato a un unico personaggio: Dolly Parton. Si trovano a Pigeon Forge, a circa 25 km da Pittman Center, villaggio natale di montagna di Dolly, vicino al Parco nazionale delle Smoky Mountains, il parco nazionale più visitato degli Stati Uniti.

All’interno di Dollywood c’è anche una riproduzione fedele della casetta di legno con due sole stanze in cui Dolly è cresciuta con i suoi undici fratelli. All’interno, una scritta cita le sue parole: “Queste montagne e la casa della mia infanzia occupano un posto speciale nel mio cuore. Ispirano la mia musica e la mia vita. Spero che essere qui faccia lo stesso per voi!”. In questa piccola dimora, senza elettricità né acqua corrente, le pareti della cucina sono rivestite di carta da parati a motivi floreali, la tavola è apparecchiata con piatti e tazze da caffè in alluminio, alcuni cesti sono colmi di legna da ardere e vecchie fotografie dei suoi genitori sono appese sopra il letto.

All’interno del parco, gli ospiti si muovono a bordo del Dollywood Express, un treno a vapore che esisteva da prima che aprisse il parco in quanto fu voluto dal precedente proprietario del parco a tema “Rebel Railroad” nel 1961.

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Getty Images
Il Dollywood Express, il treno a vapore che attraversa Dollywood

Dollywood non è solo un parco dei divertimenti. L’artista aveva volto che ci fossero anche negozi di artigianato locale. Inoltre, e viene utilizzato come sede per eventi musicali (in alcuni casi anche concerti della stessa Dolly. Inoltre, parte dei proventi degli esercizi è destinato ad attività benefiche attraverso la Dollywood Foundation, una fondazione che si occupa principalmente dell’alfabetizzazione dei bambini e che gestisce un programma chiamato Imagination Library, che prevede l’invio gratuito di un libro al mese a tutti i bambini di età inferiore ai 6 anni residenti nelle tre aree in cui sono presenti le attività di Dollywood.

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Getty Images
Doilly Parton nella sua Dollywood

La casa di Sevierville

Nel 1984, i genitori della Parton, Robert Lee e Avie Lee Parton, acquistarono una casa con il tetto rosso a Sevierville, nel Tennessee. La casa, molto più grande della baita di montagna, era stata costruita nel 1917 e aveva tre camere da letto, due bagni e mezzo e due camini, un notevole cambiamento. Immersa in oltre 25 ettari di dolci colline verdi, la proprietà offriva privacy, ampi spazi e una vista panoramica sul paesaggio. Dopo la morte dei genitori, nel 2003 Parton vendette la casa a un amico di famiglia. A distanza di quasi vent’anni, gli attuali proprietari di “Red Top” continuano a portare avanti l’eredità filantropica della famiglia Parton. Nel 2022, hanno trasformato temporaneamente l’incantevole abitazione in una location per matrimoni, dopo che una struttura vicina era andata distrutta negli incendi boschivi della contea di Sevier. Oggi, una statua di bronzo di Dolly Parton che raffigura la cantautrice giovane con la chitarra in mano è ubicata davanti al tribunale della contea.

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Getty Images
La statua di Dolly Parton a Sevierville, Tennessee

I luoghi di Dolly Parton a Nashville

Nashville ha rappresentato la rampa di lancio con cui la ragazza Dolly cresciuta nelle Great Smoky Mountains si è trasformata in una leggenda globale, Dolly Parton. Il rapporto tra Dolly e Nashville è stato indissolubile e decisivo per l’intera storia della musica country: Nashville rappresenta per lei la terra delle opportunità, mentre Dolly è diventata una delle più grandi icone cittadine.

Il giorno esatto dopo essersi diplomata nel 1964, da diciottenne, prese un autobus di linea dalla sua città di campagna per trasferirsi a Nashville. Proprio il primo giorno in città incontrò il futuro marito, Carl Dean. Nella capitale del songwriting, Dolly si è affermata inizialmente come autrice per altri artisti, firmando contratti con le storiche etichette di Music Row prima di esplodere come solista, registrando nello storico RCA Studio B, dove ha inciso molti dei suoi più grandi successi, tra cui “Jolene” e “I Will Always Love You”.

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123RF
Gli honky-tonk lungo la Music Row a Nashville

Ha esordito al celebre Grand Ole Opry di Nashville, uno dei luoghi simbolo della musica country, ad appena 13 anni (introdotta dal mitico Johnny Cash a cui è stato dedicato un museo a Nashville), diventandone poi membro ufficiale nel 1969. È stato lo palcoscenico che l’ha consacrata nell’olimpo della musica country. La città la celebra al Country Music Hall of Fame, il museo che conserva cimeli, abiti di scena e dischi d’oro dedicati alla sua carriera, con una sezione permanente d’onore e con la sua inclusione nella Nashville Songwriters Hall of Fame dal 1986.

Dove andare in Europa a settembre, 8 città da visitare senza spendere una fortuna

19 août 2026 à 14:30

Se non avete avuto l’occasione di partire in piena estate oppure avete volontariamente scelto di evitare i viaggi in alta stagione, tra prezzi alle stelle e folla un po’ ovunque, sappiate che settembre è uno dei mesi migliori per organizzare una vacanza in Europa. Anzi, a settembre potete concedervi un weekend europeo o anche dei giorni di vacanza in più senza spendere quanto ad agosto, godendo addirittura di un clima più piacevole e fresco, ideale anche per la città.

Ma non solo: a settembre, a invogliare la partenza, si aggiunge il fatto che anche voli e alloggi possono scendere notevolmente di prezzo rispetto ai periodi di alta stagione. A questo si accompagna un calendario ricco di festival, eventi culturali, appuntamenti gastronomici e manifestazioni locali che permettono di vivere le destinazioni in un momento particolarmente interessante dell’anno.

Cosa fare a Roma ad agosto, guida agli appuntamenti che accendono l’estate

Par : losiangelica
7 août 2026 à 12:00

Non tutti partono ad agosto: c’è chi resta in città e, conoscendo i posti giusti, può viverla in un modo completamente diverso. Succede anche a Roma, dove la Città Eterna rallenta il suo ritmo frenetico e, nonostante il caldo estivo, svela un volto più autentico, tranquillo e conviviale.

Molte iniziative prendono vita dal tramonto in poi, proprio per poter garantire maggiore piacevolezza negli avventori, ma ci sono tantissime opportunità di scelta che forse non tutti conoscono. Tra concerti, cinema sotto le stelle, visite notturne e festival gratuiti ecco cosa fare a Roma ad agosto 2026.

Roma Summer Fest

La Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone resta accesa con gli ultimi appuntamenti del Roma Summer Fest, tra sonorità internazionali, pop contemporaneo e artisti italiani da tenere d’occhio. Il 24 agosto, sul palco arriva Djo, alias Joe Keery: volto amatissimo di Stranger Things, ma ormai protagonista anche della scena musicale con un progetto indie dal carattere tutto suo. Il 29 agosto è il turno di Tony Pitony, uno dei nomi più curiosi e discussi del momento.

Le aperture serali dei monumenti e dei musei

Roma ad agosto è splendida, ma affrontare il Colosseo o il Pantheon nel pieno del pomeriggio può trasformare una visita culturale in una prova di resistenza. La soluzione? Uscire quando il sole comincia a scendere. Il Pantheon propone aperture serali straordinarie, perfette per entrare nel monumento mentre piazza della Rotonda si fa più tranquilla e scenografica.

Il Colosseo, invece, apre di notte ogni martedì e giovedì fino al 29 settembre con “Una Notte al Colosseo”, dalle 20 alle 23. Le luci sulle arcate, il cielo scuro e il relativo silenzio delle ore serali rendono la visita ancora più spettacolare. I posti, però, non sono molti: prenotate con anticipo sui canali ufficiali.

Due le date da ricordare per il VIVE: 7 e 21 agosto. Vittoriano e palazzo Venezia resteranno aperti fino alle 23:30, con ultimo ingresso alle 22:45. Basta il biglietto ordinario per esplorare sale, collezioni e terrazze panoramiche, con una vista su piazza Venezia che vale da sola la serata.

Visitare l'interno del Colosseo di notte
Astrid D'Eredità
La visita interna del Colosseo con queste aperture speciali

Aniene Festival

Fino al 20 agosto il parco Nomentano resta acceso ogni sera grazie all’Aniene Festival. Il programma mescola concerti, presentazioni di libri, dj set, danza, circo contemporaneo, attività sportive e laboratori per i più piccoli. Si parte dalle 18 e si può restare fino alle 2, passando dall’aperitivo a uno spettacolo senza dover cambiare zona.

Intorno trovate area food, market di artigianato e vintage, tavoli e spazi relax. Ad agosto sono previsti, tra gli altri, incontri con Niccolò Ammaniti e live dedicati a Fabrizio De André ed Enzo Carella. Il 15 agosto la festa guarda invece agli anni Ottanta e a “Ritorno al futuro”, con una serata rock’n’roll ispirata al ballo “Incanto sotto il mare”. L’ingresso agli eventi è gratuito.

Cinema all’aperto

Il cinema all’aperto a Roma è un’iniziativa da non perdere. Tornano le arene CineVillage in diverse zone della città con proiezioni a piazza Vittorio, villa Bonelli, parco Tevere Marconi e villa Lazzaroni con tantissimi film in programma che spaziano dal cinema italiano ai titoli internazionali.

Yoga al tramonto a Villa Pamphili

A villa Pamphili si torna a respirare con “Il Saluto al Sole”. La rassegna gratuita organizzata da VIVI porta lo yoga all’aperto, nel cuore di uno dei parchi più belli di Roma. Le lezioni accolgono tutti, dagli appassionati più esperti a chi confonde ancora una posizione yoga con uno stretching fatto al volo. Il mercoledì arriva anche il Tai Chi, con gesti lenti, concentrazione e una pausa totale dal caos cittadino. Stop dall’11 al 16 agosto, poi si riparte il 18. Per partecipare serve soltanto la VIVI Card.

I Viaggi dell’Arte tra Magliana, Trullo e Corviale

Fino al 9 agosto, “I Viaggi dell’Arte” torna per la sua diciottesima edizione e si muove tra il parco Tevere Magliana, Marconi, Trullo, Corviale e Muratella. Spettacoli, incontri, installazioni e laboratori diventano strumenti per ascoltare i territori, non semplici eventi calati dall’alto. Le storie degli abitanti incontrano il lavoro degli artisti e restituiscono un ritratto vivo, creativo e sorprendente della città. Nel pomeriggio sono in programma anche attività per adulti e bambini.

Mangiare una grattachecca

Non è una granita e chiamarla così davanti a un romano potrebbe aprire una discussione infinita. La grattachecca nasce raschiando a mano un blocco di ghiaccio, poi bagnato con sciroppi e completato, a seconda dei gusti, con frutta fresca, cocco o altre aggiunte. È una tradizione estiva molto romana, legata ai chioschi storici distribuiti in varie zone della città.

Ne trovate sul lungotevere, a Trastevere, nei pressi di Ponte Milvio, Prati e in altri quartieri. Limone per chi vuole restare classico, amarena per chi non ha paura delle macchie, menta per chi cerca l’effetto aria condizionata.

Le spiagge più belle di Roma per una giornata al mare

Quando l’asfalto inizia a tremare per il caldo, resta sempre il piano mare scegliendo una delle spiagge vicino a Roma. Tra Ladispoli e Cerveteri potete scegliere Torre Flavia, con sabbia dorata, fondali graduali e una zona umida frequentata da numerose specie di uccelli.

Ad Anzio ci sono le Grotte di Nerone, una spiaggia ai piedi del promontorio legato ai resti della villa imperiale. Il tratto è raccolto, scenografico e vicino al centro del borgo. Più a nord, Santa Severa offre un litorale ampio dominato dal castello affacciato sul mare. Potete alternare bagno, passeggiata e visita culturale, evitando così la giornata da lettino immobile.

Spiaggia di Santa Severa con il suo Castello
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La spiaggia di Santa Severa con il suo Castello

Street food sul lungo Tevere

Fino al 24 agosto, le banchine comprese tra ponte Sublicio e ponte Sisto tornano a riempirsi con “Lungo il Tevere Roma”. Ogni sera trovate ristorazione, cocktail bar, artigianato, mostre, presentazioni, musica e piccoli spettacoli. Non serve costruire un programma preciso. Potete arrivare dopo cena, scendere le scale e cominciare a camminare seguendo ciò che attira l’attenzione. È una delle passeggiate più semplici dell’estate romana, ma anche una delle più vive.

Festival des Cabanes nei giardini di Villa Medici

Tra sentieri, alberi e scorci su Roma a villa Medici spuntano sei installazioni da attraversare, esplorare e guardare da prospettive diverse. Il Festival des Cabanes torna con progetti internazionali che mescolano creatività, ricerca e materiali insoliti, dagli elementi industriali a quelli recuperati. Non sono rifugi da fiaba, ma piccole provocazioni costruite: invitano a ripensare il modo in cui occupiamo lo spazio, conviviamo con l’ambiente e immaginiamo l’abitare di domani. Il festival resta aperto fino al 28 settembre nei giardini dell’Accademia di Francia.

Una notte nella Valle dell’Inferno a Tivoli

Serve uscire appena fuori Roma, ma ne vale la pena. Ogni venerdì e sabato, fino al 5 settembre, villa Gregoriana a Tivoli ospita “Una notte nella Valle dell’Inferno”. Il percorso attraversa boschi, grotte, cascate, rovine e sentieri nel parco voluto da Gregorio XVI. Di sera tutto cambia: le luci si abbassano, i rumori della natura diventano più presenti e la passeggiata acquista un tono quasi cinematografico.

Un’estate d’amore sul Lago di Garda, torna l’appuntamento più romantico tra eventi ed esperienze uniche

1 août 2026 à 11:00

Il Lago di Garda si prepara a vivere una nuova estate all’insegna del romanticismo con il ritorno di “Lago di Garda in Love – Un’Estate d’Amore & Friends”, la manifestazione che dall’8 al 16 agosto trasforma il Benaco in una grande rassegna diffusa capace di coinvolgere territori, comunità e turisti. L’iniziativa, ideata e organizzata da PromoE20, conferma anche per il 2026 la volontà di valorizzare alcune delle località più suggestive del lago con un programma che unisce spettacolo, musica, arte, intrattenimento e momenti di condivisione.

Per nove giorni il pubblico può vivere un percorso che attraversa borghi, lungolaghi e colline, e scoprire il territorio da una prospettiva differente. L’evento coinvolge otto Comuni gardesani (San Zeno di Montagna, Brenzone sul Garda, Torri del Benaco, Garda, Lazise, Castelnuovo del Garda, Valeggio sul Mincio e Sirmione) ai quali si aggiungono tre ospiti speciali, Soave, Montagnana e Rosolina.

Tra sale a ferro di cavallo e palchi dorati, viaggio tra i 10 teatri condominiali UNESCO che raccontano l’Italia

27 juillet 2026 à 15:00

Sale a ferro di cavallo, palchi decorati, antichi velluti e macchine sceniche che raccontano storie di musica e spettacolo: sono i teatri condominiali all’italiana, dieci piccoli capolavori nascosti tra borghi e città storiche del Centro Italia che nel luglio 2026 hanno conquistato il riconoscimento UNESCO.

Il Comitato del Patrimonio Mondiale UNESCO, riunitosi a Busan in Corea del Sud, ha infatti riconosciuto il valore universale del “Sistema dei teatri condominiali all’italiana del XVIII e XIX secolo nell’Italia centrale”, portando a 62 il numero dei siti italiani iscritti nella prestigiosa lista.

Un riconoscimento che premia senz’altro la bellezza di queste sale teatrali, con palchi decorati e atmosfere da grande opera, ma anche la loro storia straordinaria: questi teatri sono nati infatti grazie alla partecipazione delle comunità locali, che a cavallo tra Settecento e Ottocento decisero di unirsi per costruire e gestire luoghi dedicati alla cultura e allo spettacolo. Ancora oggi questi teatri rappresentano il cuore pulsante di molti borghi italiani: ospitano spettacoli, concerti, festival e continuano a raccontare una tradizione in cui il teatro era intrattenimento sì, ma anche uno spazio di incontro e identità collettiva.

Vi suggeriamo dunque un itinerario, un percorso perfetto per chi ama il turismo culturale e vuole scoprire un’Italia meno conosciuta, dove piccoli centri intrecciano arte, storia e comunità e qui questi convivono ancora oggi.

Perché i teatri condominiali sono UNESCO

Il termine “condominiali” racconta già la loro caratteristica più originale. A differenza dei grandi teatri costruiti dalle corti aristocratiche, questi edifici nacquero grazie a un modello partecipativo: cittadini, famiglie locali e istituzioni contribuirono economicamente alla loro realizzazione diventandone proprietari. Tra XVIII e XIX secolo, nei piccoli centri dell’Italia centrale, il teatro diventò così un elemento fondamentale della vita sociale. Le sale a ferro di cavallo, con la platea e i palchetti disposti secondo il modello italiano, erano luoghi di spettacolo e punti di riferimento per la comunità.

Il valore riconosciuto dall’Unesco nasce proprio dall’unione di tre elementi: architettura, funzione culturale e partecipazione civica. Un modello innovativo che ha permesso per oltre due secoli di mantenere viva la tradizione dello spettacolo dal vivo anche lontano dalle grandi capitali culturali. Oggi questi teatri conservano ancora la loro funzione originaria e continuano a essere luoghi vivi, capaci di adattarsi ai nuovi linguaggi artistici senza perdere il fascino del passato.

Itinerario nei 10 teatri condominiali Unesco in Italia

Dalle colline del Montefeltro ai borghi marchigiani, fino all’Umbria del Festival dei Due Mondi: ecco le tappe del nuovo itinerario culturale Unesco.

Teatro Angelo Mariani di Sant’Agata Feltria (Emilia-Romagna)

Tra le colline del Montefeltro si nasconde uno dei teatri storici più affascinanti d’Italia. Il Teatro Angelo Mariani colpisce per le sue dimensioni raccolte e per la sua atmosfera elegante: una vera bomboniera interamente realizzata in legno, dove ogni dettaglio richiama il fascino del teatro d’opera ottocentesco. La sala all’italiana, con la caratteristica forma a ferro di cavallo e i palchetti decorati, regala ai visitatori un’esperienza immersiva, riportando chi lo ammira ancora oggi indietro nel tempo.

Teatro Gentile di Fabriano (Marche)

Nel cuore delle Marche, il Teatro Gentile di Fabriano racconta una storia di bellezza e resilienza. Danneggiato dal terremoto del 1997, è stato restituito alla città dopo un importante intervento di recupero, tornando a essere uno dei principali luoghi culturali del territorio. La sua elegante sala, impreziosita da decorazioni e palchi, rappresenta il legame profondo tra il teatro e la comunità che lo ha custodito nel tempo.

Teatro Pergolesi di Jesi (Marche)

Il Teatro Pergolesi di Jesi è uno degli esempi più emblematici del modello condominiale. La sua costruzione fu resa possibile grazie a una società composta da 57 cittadini proprietari, che parteciparono direttamente alla nascita del teatro. Inaugurato nel 1798, ancora oggi è permeato dal fascino delle grandi sale italiane e ospita una ricca programmazione di opere, concerti e spettacoli.

Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno (Marche)

Nel centro storico di Ascoli Piceno si trova uno dei teatri più eleganti delle Marche. Il Ventidio Basso conquista con la sua sala all’italiana, i tre ordini di palchi e le decorazioni ottocentesche che testimoniano il prestigio raggiunto dal teatro italiano. Una visita in questo antico gioiello permette di scoprire il lato più raffinato della città, tra architettura, musica e tradizione.

Teatro Serpente Aureo di Offida (Marche)

Nel borgo di Offida, considerato uno dei più belli delle Marche, il Teatro Serpente Aureo è un piccolo scrigno culturale. Il nome richiama lo stemma cittadino del serpente d’oro, mentre gli interni sorprendono con decorazioni, stucchi e dipinti allegorici. Una tappa perfetta per chi vuole unire cultura teatrale e viaggio nei borghi storici italiani.

Teatro dell’Aquila di Fermo (Marche)

Con i suoi 124 palchi distribuiti su cinque ordini, il Teatro dell’Aquila di Fermo è uno dei più spettacolari teatri storici italiani. La sua particolarità più affascinante è la presenza della macchina scenica ottocentesca ancora funzionante, una testimonianza unica della complessità degli spettacoli di un tempo, nonché un vero monumento alla tradizione teatrale italiana.

Teatro Lauro Rossi di Macerata (Marche)

Il Teatro Lauro Rossi rappresenta perfettamente lo spirito dei teatri condominiali. Nato come “Teatro dei Condomini”, fu costruito grazie alla partecipazione dei cittadini e ancora oggi mantiene il suo ruolo centrale nella vita culturale di Macerata. Le sue eleganti decorazioni e la sua storia lo rendono una delle tappe più importanti dell’itinerario Unesco.

Teatro Feronia di San Severino Marche (Marche)

Il Teatro Feronia custodisce una storia particolare: venne realizzato alla fine del Settecento all’interno degli spazi di una precedente chiesa. Questa trasformazione racconta il cambiamento della società dell’epoca, quando il teatro iniziò a diventare un luogo aperto e condiviso dalla comunità.

Teatro Bramante di Urbania (Marche)

Nel borgo di Urbania, antica città del Ducato di Urbino, il Teatro Bramante sorprende per la sua atmosfera raccolta.
Costruito all’interno di un antico complesso conventuale, porta il nome di Donato Bramante e rappresenta il perfetto incontro tra architettura, storia e cultura.

Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto (Umbria)

Ultima tappa del viaggio è Spoleto, dove il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti rappresenta il legame tra tradizione e innovazione. Il teatro è indissolubilmente legato al celebre Festival dei Due Mondi, una delle manifestazioni culturali più importanti d’Italia fondata proprio da Gian Carlo Menotti.

Il turismo culturale cresce e rigenera i territori italiani tra borghi e festival

Par : losiangelica
23 juillet 2026 à 12:00

La cultura traina il turismo italiano; il richiamo di città d’arte, borghi, territori segreti, musei e siti archeologici conquista i viaggiatori nazionali e internazionali. Questo è ciò che emerge dal 22° Rapporto Annuale Federculture, intitolato Impresa Cultura. La cultura che cambia i territori e presentato a Roma: l’edizione ha analizzato i dati del 2025 misurando quanto il patrimonio culturale riesce a incidere su turismo ed economia.

I dati del turismo culturale nel Rapporto di Federculture

I numeri confermano la ripresa. Nel 2025 l’Italia ha registrato 476,4 milioni di presenze turistiche, con un incremento del 2,2% rispetto all’anno precedente e del 9,8% nel confronto con il 2019, prima della pandemia. Il punto, però, non è soltanto quanto sia cresciuto il turismo.

La maggior parte dei pernottamenti si concentra infatti in un gruppo ristretto di destinazioni. Sono 1.024 i comuni classificati come territori a vocazione culturale e paesaggistica: rappresentano circa il 13% del totale nazionale, ma raccolgono il 63% delle presenze turistiche italiane.

Non si parla soltanto di Roma, Firenze, Venezia o delle altre città più note. Nel gruppo rientrano anche centri minori, aree caratterizzate da più forme di turismo e comuni nei quali la dimensione culturale convive con quella naturalistica, spirituale o gastronomica. Eppure, il divario rimane. Alcune destinazioni devono gestire un numero crescente di visitatori, altre faticano a farsi conoscere.

Il turismo internazionale sceglie le destinazioni culturali

La presenza straniera è uno degli elementi più evidenti del rapporto. Nei territori culturali i visitatori internazionali rappresentano oltre il 55% del movimento turistico. La percentuale sale al 58% nei comuni a prevalente vocazione culturale e raggiunge il 73% nelle grandi città.

Il turismo urbano internazionale, secondo le analisi riportate da Federculture, ha ormai raggiunto dimensioni tali da superare quello legato alle tradizionali destinazioni balneari. Una trasformazione che cambia anche il modo in cui si viaggia.

Le città vengono visitate durante tutto l’anno, non soltanto nei mesi estivi, e attirano un pubblico disposto a spostarsi per una mostra, un concerto, un anniversario storico o l’apertura di un nuovo spazio culturale. La crescita, però, porta con sé la difficoltà di gestione dei flussi che in alcuni periodi dell’anno provocano affollamento e il problema degli affitti brevi.

Il futuro della rigenerazione urbana

Uno dei passaggi più interessanti del rapporto riguarda la rigenerazione urbana. Federculture ha esaminato i progetti sostenuti attraverso un programma del Ministero dell’Interno legato al PNRR. Circa un intervento su cinque presenta una componente culturale.

Biblioteche, ex fabbriche, teatri, edifici storici e spazi pubblici vengono recuperati con l’obiettivo di restituirli alle comunità. Secondo Bonisoli, questi dati mostrano un potenziale ancora sottovalutato: la cultura può riattivare luoghi abbandonati e creare nuove forme di partecipazione, a condizione che la trasformazione non si limiti ai lavori edilizi.

Dopo il restauro, però, servono personale e risorse per poter mantenere vivi i progetti rilanciati. Accanto alla rigenerazione l’analisi individua tutti gli strumenti utili per ampliare la geografia del turismo culturale sfruttando festival, il legame spirituale con la rete di cammini, abbazie, santuari e non solo. Queste opportunità vanno ad alleggerire la pressione sulle mete più frequentate per proporre aree interne e meno conosciute.

Bosco della Musica a Milano Rogoredo, nel progetto cultura e sociale

21 octobre 2025 à 11:34

Al Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Milano firmato il contratto d’appalto del ‘Bosco della Musica’, un progetto di rigenerazione urbana e di grande portata sociale nel quartiere di Rogoredo in cui Regione Lombardia ha portato il proprio impegno economico a 26,6 milioni di euro. All’evento sono intervenuti il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, il capo dipartimento Opere pubbliche  e Politiche abitative Mit (Ministero Infrastrutture e Trasporti) Calogero Mauceri, il direttore e il presidente del Conservatorio ‘Verdi’ Massimiliano Baggio e Joanna Carvelli.

Il Bosco della Musica a Milano Rogoredo

“La sinergia d’intenti  che si è sviluppata negli anni nell’area di Rogoredo, a Milano – ha spiegato il presidente Fontana – è testimonianza di grande attenzione da parte di Regione Lombardia che punta in concreto sul recupero di un’importante area urbana e che assume un rilievo anche culturale di primissimo piano. In questo contesto trova spazio il ‘Bosco della Musica’, un’opera altamente strategica per la programmazione regionale, oltre che di Milano. Questo spazio creerà un ambiente unico dove saranno protagoniste la sostenibilità, declinata in tutti i suoi aspetti, con una particolare attenzione al sociale, in un contesto più ampio che coinvolge anche Santa Giulia e l’area interessata dai lavori per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. È un progetto che rappresenta in maniera concreta l’operatività lombarda: in poco meno di due anni dalla firma dell’accordo siamo ora pronti a dar avvio ai lavori”.

Il ‘Campus aperto’, primo in Italia

Il contratto firmato prevede la realizzazione di un ‘campus aperto’, il primo in Italia, ovvero di un parco pubblico nell’area di Rogoredo che sorgerà davanti al nuovo polo del Conservatorio ‘Verdi’, promotore e responsabile del progetto. I lavori, cofinanziati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con 20 milioni di euro e dal Ministero dell’Università e della Ricerca con 15 milioni di euro, sono gestiti dal Provveditore interregionale alle Opere pubbliche per la Lombardia e l’Emilia-Romagna in un’area di 13.274 metri quadrati, oltre all’immobile di 1.432 metri quadrati di proprietà del Comune di Milano.

Auditorium tecnologico e sale prove

A Rogoredo sono previsti, tra gli altri, anche interventi di ristrutturazione della Palazzina ex-Chimici, il recupero a verde pubblico della parte dell’area oggi adibita a parcheggio, la creazione di un complesso sostenibile integrato che prevede aule e laboratori digitali, un auditorium tecnologico da 400 posti con due sale prove, un’arena (nell’area retrostante alla Palazzina) per gli spettacoli estivi, due sale di registrazione tecnologicamente innovative e una residenza mista da oltre 200 posti.

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Spazio alla creatività, nuovi fondi per 6 ‘Residenze artistiche’

13 août 2025 à 12:26

In Regione Lombardia ci saranno sei nuove Residenze artistiche, luoghi dove si incontrano la creatività diffusa e il valore della cultura. La delibera, approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore alla Cultura, Francesca Caruso, prevede una dotazione finanziaria di 350.000 euro per il triennio 2025-2027.

L’iniziativa, realizzata insieme al Ministero della Cultura e con il coinvolgimento di Fondazione Cariplo, vuole sostenere la ricerca e la produzione legata al teatro, alla danza e alla musica attraverso la creazione di luoghi culturali aperti.

Luoghi dove gli artisti incontreranno i territori e le persone

L'assessore Francesca Caruso“Queste residenze – ha spiegato l’assessore Caruso – non saranno semplici spazi di produzione, ma luoghi dove gli artisti incontreranno i territori e le persone. Investire in cultura significa investire nel capitale umano e nella crescita delle comunità. Questo progetto è una leva per portare la creazione artistica anche dove solitamente non arriva”.

“Sosteniamo in maniera concreta – ha aggiunto – chi lavora con l’arte in modo autentico: vogliamo offrire agli artisti non solo un luogo in cui poter lavorare, ma condizioni ottimali per esprimersi e una rete con cui confrontarsi”.

Nuovi bandi per le Residenze artistiche in Lombardia

Il piano triennale prevede l’attivazione di nuovi bandi già entro la fine del 2025: saranno selezionati un ‘centro di residenza‘, ovvero un soggetto con spazi, mezzi e competenze, e cinque residenze per artisti o gruppi che svilupperanno percorsi creativi, dialogando con le comunità territoriali della Lombardia.

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Da Lombardia 5 milioni per sale di spettacolo più moderne 

9 juin 2025 à 13:20

Nuove risorse da Regione Lombardia a sostegno delle imprese che operano nella filiera del cinema, del teatro, della musica e della danza. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Cultura, Francesca Caruso, ha dato il via libera al bando da 5 milioni di euro per finanziare l’adeguamento strutturale e tecnologico delle sale destinate ad attività di spettacolo.

Le risorse di Regione Lombardia per le sale di spettacolo

L’obiettivo della misura è proseguire nel sostegno al settore culturale lombardo, protagonista fondamentale per lo sviluppo dei territori, il progresso sociale delle comunità e fattore di crescita imprenditoriale e occupazionale. I contributi, a fondo perduto, derivano dal Programma Operativo Complementare 2014-2020 (POC) di Regione Lombardia e sono destinati a micro, piccole e medie imprese che hanno sede ed operano nel territorio lombardo.

Caruso: sistema culturale lombardo sempre più competitivo

L’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, promotrice del bando per le sale di spettacolo di Regione Lombardia“Con questa misura – ha detto l’assessore Francesca Caruso – rafforziamo concretamente il nostro impegno al fianco di teatri, cinema, cineteatri, auditorium musicali e sale polivalenti con attività di spettacolo presenti in Lombardia. Questi luoghi non sono solo una vetrina privilegiata per la fruizione di film e spettacoli dal vivo, ma costituiscono da sempre presìdi fondamentali di cultura, coesione sociale e sicurezza nei territori”.

“In particolare – ha proseguito Caruso –, nelle aree periferiche e nei piccoli centri urbani questi luoghi svolgono un ruolo insostituibile di aggregazione e vivacità culturale. Mettiamo in campo risorse significative, pari a 5 milioni di euro, per sostenere il loro adeguamento strutturale e tecnologico, contribuendo a rendere il sistema culturale lombardo sempre più moderno, accessibile e competitivo”.

I progetti finanziabili

I contributi di Regione Lombardia, in misura non superiore al 70% del totale delle spese ammissibili, potranno variare da un minimo di 10.000 euro fino a un massimo di 350.000 euro.

Le spese ammissibili riguardano l’aggiornamento delle nuove tecnologie per la proiezione cinematografica in digitale, la messa in sicurezza, l’aggiornamento e ampliamento delle dotazioni tecniche delle sale, l’aumento del comfort per il pubblico, la possibilità della fruizione dello spettacolo da parte di persone con disabilità sensoriale e l’accessibilità delle sale per le persone con disabilità motoria.

Il bando prevede anche la possibilità di ampliare l’offerta culturale sul territorio attraverso l’apertura di nuove sale, il ripristino di sale inattive, l’ampliamento di sale esistenti, la creazione di nuove sale nell’ambito di sale o multisale già esistenti.

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Zagreb Classic, la sinfonia dell’estate nel cuore di Zagabria

26 mai 2025 à 15:50

Quando il sole tramonta su Piazza Re Tomislav e le luci soffuse raggiungono la facciata del maestoso Padiglione d’Arte, cambia qualcosa nell’aria di Zagabria. Il fruscio degli alberi si confonde con le prime note di un violino, mentre il cielo si apre come un sipario. È in quel preciso momento che Zagreb Classic prende vita, trasformando una delle piazze più importanti della Capitale croata in un teatro a cielo aperto.

Dal 19 giugno al 2 luglio 2025, questa rassegna musicale tornerà ad accogliere residenti e viaggiatori, confermandosi come uno degli appuntamenti musicali più raffinati della bella stagione oltre che una celebrazione del potere della musica condivisa.

Zagreb Classic, Piazza Re Tomislav
Fonte: Julien Duval
Zagreb Classic, Piazza Re Tomislav

Un palcoscenico di stelle sotto le stelle

È certamente straordinario sentire una sinfonia di Čajkovskij o un’aria di Verdi echeggiare nel cuore pulsante della città, sotto le stelle, circondati da architetture eleganti e da un pubblico che ascolta in silenzio, oppure si lascia andare a un applauso spontaneo. Zagreb Classic porta i grandi nomi della musica classica in un contesto accessibile e umano.

Il palco di Zagreb Classic
Fonte: Marin Tomaš
Il palco di Zagreb Classic

Sul palco estivo, allestito tra il verde del parco e l’eleganza del centro storico, si alterneranno alcuni dei migliori musicisti croati e internazionali. Orchestre filarmoniche, solisti brillanti e direttori di grande carisma si presentano ognuno con il proprio stile ma con l’unico obiettivo di coinvolgere il pubblico. Il repertorio è ampio e spazia dai grandi capolavori della tradizione sinfonica fino ad arrivare alle composizioni contemporanee, senza dimenticare balletto e opera. Un vero e proprio viaggio sonoro che affascina tanto gli appassionati quanto chi si avvicina per la prima volta a questo universo musicale.

Zagreb Classic, balletto
Fonte: Marin Tomaš
Zagreb Classic, il balletto

Un festival per tutti

A volte si pensa alla musica classica come a un linguaggio elitario e riservato a pochi. Ma basta una serata a Zagreb Classic per capovolgere questa idea. Qui non esistono barriere culturali, né economiche perché l’ingresso è gratuito e l’atmosfera rilassata. Puoi arrivare con un plaid sotto braccio, scegliere un angolo sul prato e lasciarti trasportare dalla musica, magari mentre i bambini rincorrono bolle di sapone tra un movimento orchestrale e l’altro.

Questo è il nucleo vivo di Zagreb Classic in cui l’arte viene vissuta come un bene comune, come una bellezza da condividere senza formalità, senza biglietti costosi, senza dress code. Famiglie, coppie, studenti, anziani, turisti di passaggio: tutti trovano posto su quel prato. Ed è proprio questa apertura che dà senso all’evento. La piazza si fa teatro, il parco si fa platea e la città si fa comunità.

Musica e ambiente, un’armonia consapevole

In un momento in cui l’attenzione all’ambiente non può più essere ignorata, anche un festival come Zagreb Classic sceglie di accordarsi con i tempi. L’invito rivolto ai visitatori è semplice ma significativo ed è quello di portare con sé le proprie bottiglie d’acqua ricaricabili. Una scelta che, oltre a ridurre l’uso della plastica, rafforza il legame tra cultura e sostenibilità.

Lo spettacolo di Zagreb Classic
Fonte: Julien Duval
Lo spettacolo di Zagreb Classic

Le stazioni di rifornimento d’acqua – conosciute come Zagrebački Franceki – si trovano nelle immediate vicinanze, in Piazza Strossmayer e proprio in Piazza Re Tomislav, dove l’evento prende vita. Qui, tra una sinfonia e l’altra, è possibile fermarsi, ricaricarsi e contribuire con un piccolo gesto al grande obiettivo comune di prendersi cura della città che ospita. Anche questo è parte della magia di Zagreb Classic. Un festival che non suona soltanto bene, ma vive bene il proprio tempo.

La Napoli di Pino Daniele torna sullo schermo con le riprese di Je so’ pazzo. Tutte le location

Par : marcobaldini
23 mai 2025 à 17:32

Napoli torna a raccontarsi attraverso la musica e la vita di uno dei suoi figli più amati: Pino Daniele. Con l’inizio delle riprese di Je so’ pazzo, film dedicato all’indimenticabile cantautore partenopeo, la città si è trasformata in un set cinematografico a cielo aperto, restituendo al pubblico le atmosfere, i vicoli, e le sonorità che hanno ispirato il genio musicale di Pino. Il film, diretto da Nicola Prosatore intende offrire uno sguardo autentico sulla vita dell’artista, mescolando biografia, musica e poesia urbana. Un omaggio che non si limita al personaggio pubblico, ma scava nell’anima dell’uomo dietro la chitarra, nel ragazzo che da Piazza Santa Maria La Nova sognava di cambiare il mondo con le sue note.

Il film ripercorre la vita e la carriera dell’artista, dagli esordi nei quartieri popolari di Napoli fino al successo internazionale, mettendo in luce sia il suo genio musicale che le sue fragilità personali. Nel ruolo di Pino Daniele troviamo Massimiliano Caiazzo, noto per la serie TV Mare Fuori. Il cast include anche Mariasole Pollio (Dorina), Giovanni Ludeno (Gennaro Daniele), Giuseppe Brunetti (Rosario Jermano), Leonardo Bianconi (Willy David), Giampiero De Concilio (Claudio Poggi), Antonia Truppo (Zia Bianca), Monica Nappo (Zia Lia) e Demi Licata (Rita). Ovviamente la città campana è lo sfondo di questo lungometraggio molto atteso dai fan del cantautore partenopeo, ma vediamo nel dettagli quali sono le location delle riprese.

Pino Daniele film
Fonte: Ufficio stampa Rai Cinema
Una scena del film su Pino Daniele

Dove è stato girato

Le riprese di Je so’ pazzo si sono ufficialmente concluse il 17 maggio 2025 a Napoli, dopo sette settimane di lavorazione. Le riprese si sono svolte in diverse location emblematiche di Napoli, tra cui Piazza del Plebiscito, dove è stato ricreato il celebre concerto del 1981 che vide la partecipazione di circa 200.000 persone. Poi via Andrea D’Isernia, Riviera di Chiaia, via Caracciolo e Salita Tasso sono tra le altre location selezionate dalla produzione.

Le riprese toccano i luoghi simbolo della vita di Pino Daniele, che diventano protagonisti silenziosi del racconto. I Quartieri Spagnoli, cuore pulsante della città, teatro di mille contraddizioni, sono il posto da cui il giovane Pino assorbe il ritmo e il respiro della strada, elemento centrale nella sua musica.

Piazza del Plebiscito
Fonte: iStock
Piazza del Plebiscito

Piazza del Plebiscito è una delle piazze più iconiche di Napoli, che ha ospitato memorabili concerti del cantautore. Le riprese qui saranno anche un omaggio ai live storici che hanno unito intere generazioni.

Spaccanapoli, la lunga arteria che taglia il centro storico, simbolo della stratificazione culturale della città. Le telecamere la percorrono per evocare la Napoli dei sogni e dei contrasti che tanto ha influenzato Pino. Porto di Napoli e Molo Beverello sono luoghi simbolo del legame con il mare, elemento ricorrente nei testi di Daniele, metafora di libertà e malinconia.

Quartieri Spagnoli Napoli
Fonte: iStock
Quartieri Spagnoli Napoli

A Via Medina e nella zona di Piazza Municipio sorgevano i primi locali nei quali si esibiva Daniele, portando al pubblico le sue sperimentazioni tra blues, jazz e napoletanità. Infine Rione Sanità e Rione Traiano, quartieri popolari in cui si respira ancora oggi la Napoli autentica e dolorosa, hanno fatto da sfondo a molte delle sue canzoni più intense.

Un film tra musica e memoria

Je so’ pazzo non sarà solo un film su Pino Daniele, ma una lettera d’amore a Napoli. Le strade, i suoni, i colori e gli odori della città faranno da cornice a un racconto intimo e potente, reso ancora più vibrante dalle musiche originali e dagli arrangiamenti che riproporranno i brani iconici del cantautore. L’uscita del film è prevista per l’inizio del 2026, ma già cresce l’attesa tra fan e cittadini, desiderosi di rivedere sul grande schermo una Napoli che non è solo sfondo, ma vera protagonista. Con Je so’ pazzo, la memoria di Pino Daniele si riaffaccia nei vicoli della sua città, dove ogni angolo riecheggia ancora le sue parole: “Napule è mille culure…”.

New Orleans, cosa vedere nella città che incanta a suon di jazz

Par : mgwesteast
21 mai 2025 à 17:36

New Orleans, la città più folkloristica degli Stati Uniti, è un caleidoscopio di emozioni dove storia, musica e culture si fondono in un mix irresistibile. Fondata dai francesi nel 1718, battezzata dagli spagnoli e plasmata dalle influenze afro-caraibiche, la Big Easy seduce con il suo fascino decadente, le note del jazz che risuonano nelle strade e gli aromi speziati della cucina cajun.
In questo articolo ti guidiamo alla scoperta dei luoghi simbolo della metropoli adagiata sul delta del Mississippi, tra quartieri storici, musei, mercati, parchi e persino cimiteri misteriosi. Preparati a esplorare una destinazione che è al tempo stesso radicata nel passato e sorprendentemente vivace, dove la festa sembra non finire mai. Ecco cosa non perdere a New Orleans, tra tradizione, un pizzico di mistero e puro laissez les bon temps rouler.

Il Quartiere Francese, dove tutto ebbe inizio

Il French Quarter, o Vieux Carré, è il centro storico di New Orleans. Simbolo delle radici francesi e spagnole della città, conserva intatta gran parte della sua architettura settecentesca, nonostante incendi e modernizzazioni. Tra gli edifici in stile creolo con i balconcini in ferro battuto, il quartiere ospita autentici gioielli d’epoca come l’Old Ursuline Convent Museum, risalente al 1745, lo stabile più antico non solo della città, ma di tutta la valle del Mississippi. Accanto ai ristoranti iconici come Antoine’s e Brennan’s, templi della cucina cajun, sorgono oggi cocktail bar creativi e boutique alla moda. Al tramonto, su Bourbon Street inizia la festa, le note delle orchestrine jazz risuonano a ogni angolo, mescolandosi alle leggende di spiriti e fantasmi che aleggiano sul quartiere.

Bourbon Street, è qui la festa

Bourbon Street è la via più celebre e animata del French Quarter. Intitolata in onore della dinastia reale francese dei Borbone nel 1721, all’epoca della pianificazione della città, si estende per 13 isolati da Canal Street a Esplanade Avenue, proseguendo poi nel vivace quartiere Marigny. Piuttosto tranquilla di giorno, si anima di notte, in particolare durante i numerosi festival del Quartiere Francese e il Mardi Gras. La parte più affollata è la “upper Bourbon Street”, verso Canal Street, un tratto di otto isolati ad alta concentrazione di bar, ristoranti, negozi di souvenir, strip club e attrazioni varie come la Marie Laveau’s House of Voodoo. In questa zona si trova anche il New Orleans Musical Legends Park, che ospita performance di musica jazz dal vivo, con sculture e tributi alle leggende musicali della città.

Preservation Hall, il tempio del jazz

Nascosta in un edificio modesto su St. Peters Street, nel Quartiere Francese, la Preservation Hall è il tempio del jazz tradizionale. Ogni sera, i pochi fortunati che riescono a entrare nell’angusto locale possono assistere alle travolgenti jam session della sua leggendaria band. In un ambiente spartano ma carico di atmosfera, vibra il jazz più autentico, attirando appassionati e celebrità, soprattutto durante il Jazz Fest. Più che una sala concerti, è un’esperienza emotiva che cattura l’essenza musicale di New Orleans.

Jackson Square, il cuore spirituale della città

Centro nevralgico del French Quarter, Jackson Square è un teatro a cielo aperto dove va in scena l’identità creola e multiculturale di New Orleans con la presenza continua di artisti di strada, musicisti e cartomanti. Un tempo nota come Place d’Armes, è un vasto giardino in riva al Mississippi incorniciato da edifici storici, tra cui l’imponente Cattedrale di Saint Louis, la più antica degli Stati Uniti ancora in funzione, risalente al 1724, ma consacrata nella sua forma attuale nel 1794.

New Orleans, Louisiana, Jackson Square
Jackson Square al tramonto, New Orleans

Il Cabildo, custode della storia della Louisiana

Ai lati della Cattedrale di Saint Louis, si ergono due edifici ricchi di storia: il Cabildo e il Presbytère. Costruiti alla fine del XVIII secolo, ospitarono in passato importanti funzioni governative, tra cui le deliberazioni della Corte Suprema della Louisiana. Oggi, entrambi sono musei che raccontano l’anima storica di New Orleans. In particolare, il Cabildo è considerato uno degli edifici più significativi della storia americana: costruito tra il 1795 e il 1799 durante il periodo coloniale spagnolo, fu sede del governo cittadino e teatro di eventi cruciali come la firma dell’acquisto della Louisiana dalla Francia nel 1803 e il processo “Plessy v. Ferguson”, pietra miliare nella storia dei diritti civili. Oggi è un museo che conserva migliaia di reperti, documenti e opere d’arte, offrendo uno sguardo prezioso sul passato di New Orleans.

Il Presbytère, alle origini del Mardi Gras

Gemello del Cabildo, il Presbytère celebra il Mardi Gras, la festa più spettacolare della città, con una straordinaria collezione di oggetti e cimeli. Una visita è quindi d’obbligo per comprendere l’anima festosa di New Orleans, soprattutto se non si ha la fortuna di partecipare all’evento di persona. La mostra permanente racconta in modo coinvolgente l’evoluzione di questa tradizione unica, dalle sue origini più antiche fino alla nascita, nel XIX secolo, delle spettacolari sfilate e dei sontuosi balli in maschera che ancora oggi animano la città, attirando ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo.

French Market, shopping in stile creolo

Antico e moderno si fondono nel French Market, il caratteristico mercato all’aperto dal sapore creolo che si snoda per cinque isolati tra bancarelle, street food e l’immancabile sottofondo di musica dal vivo. Tra i suoi simboli c’è il leggendario Café du Monde, dove gustare i tradizionali beignets e café au lait, mentre il mercatino delle pulci, in fondo a Esplanade Avenue, offre un’esperienza autentica tra banchi di prodotti locali, arte, artigianato fatto a mano e sapori tipici della cucina cajun. Oltre allo shopping, si possono scoprire istituzioni culturali come il New Orleans Jazz Museum e murales che raccontano l’identità della città.

I cimiteri, le misteriose “città dei morti”

Veri musei a cielo aperto, i cimiteri di New Orleans sono tra le attrazioni più suggestive della città. Le celebri Cities of the Dead con le scenografiche tombe sopraelevate in marmo, hanno avuto origine dalla necessità di seppellire i defunti in un luogo circondato dalle paludi e raccontano secoli di storia locale. Il più famoso, il St. Louis Cemetery No. 1, ospita personaggi celebri, tra cui la regina del voodoo Marie Laveau e l’attivista per i diritti civili Homer Plessy. Visite guidate illustrano le pratiche funerarie risalenti a tre secoli fa e consentono di ammirare le architetture più originali di sepolcri e mausolei, tra cui quelle realizzate da Benjamin Latrobe, l’architetto del Campidoglio di Washington.

City Park, il polmone verde cittadino

Con i suoi oltre 500 ettari, il City Park è un polmone verde ricco di attrazioni per tutte le età, in cui sono disseminati musei, caffè, ristoranti d’alta cucina, impianti sportivi, specchi d’acqua. Per gli amanti della natura, la Couterie Forest ospita otto ecosistemi diversi e il punto più elevato della città, la Laborde Mountain. Tra i luoghi di maggiore richiamo, spicca il New Orleans Museum of Art, imponente struttura in stile neoclassico circondata da un incantevole giardino di sculture, che ospita collezioni d’arte francese, americana e contemporanea. I più piccoli trovano invece giochi e svaghi nel parco divertimenti Carousel Gardens e nel Louisiana Children’s Museum.

Cosa vedere a Barcellona in 3 giorni: itinerari e consigli per scoprire la città

20 mai 2025 à 06:49

Barcellona è una delle città più visitate d’Europa, apprezzatissima da turisti e viaggiatori di ogni età. Mare, arte e architettura, enogastronomia, e ancora musica e divertimento: la città catalana è perfetta per un weekend lungo, e si presta comodamente a viaggi di 3 o 4 giorni durante tutto l’anno. Ecco una proposta di itinerario di tre giorni, con qualche curiosità e consigli utili.

Barcellona in tre giorni, l’itinerario

Giorno 1: Barri Gòtic, Rambla, El Born e Sagrada Familia

Il primo giorno va dedicato al cuore storico della città. Si parte dalla piazza della vita sociale di Barcellona, la centrale Plaça Catalunya. Questa è una delle piazze più grandi e animate della città, dominata dalla coppia di Torri Veneziane, e anche punto di incontro strategico per spostarsi verso altre zone.

Si prosegue verso il Barri Gòtic, il quartiere gotico che durante il Medioevo ha visto la costruzione di chiese, palazzi e monasteri. L’influenza dell’architettura gotica è evidente e la Cattedrale di Barcellona (Cattedrale della Santa Croce e Santa Eulalia è il suo nome) ne è un esempio, con le sue guglie e le decorazioni scolpite della facciata. Il quartiere si presta a una passeggiata lenta, alla scoperta di Plaça de Sant Felipe Neri, del Puente del Bisbe, e delle moderne gallerie d’arte e di artigianato. Da non perdere un passaggio alla Plaça de Sant Jaume, ora sede del Comune e della Generalitat di Barcellona, che ospita durante tutto l’anno alcuni degli eventi più importanti della città.

Proseguendo verso la Rambla, si scopre il viale emblematico per eccellenza, sempre animato da artisti di strada, bancarelle e locali storici. La tappa è d’obbligo al Mercato della Boqueria, cartolina della tradizione gastronomica catalana, dove comprare prodotti locali o fermarsi per mangiare delle tapas. Poco distante, il Teatro Liceu e il mosaico di Miró sul pavimento della Rambla ricordano l’anima artistica della città.

Come raggiungere La Boqueria
Fonte: iStock
Pittoresca e colorata, La Boqueria a Barcellona è un tripudio di emozioni

Il cammino prosegue verso il quartiere El Born, dove l’atmosfera medievale incontra la creatività contemporanea. Qui si trova la chiesa di Santa Maria del Mar, esempio perfetto di gotico catalano, e il Museo Picasso, ospitato in una serie di palazzi storici. I vicoli ospitano gallerie, laboratori artigianali e caffè.

Ultima tappa della giornata, la Sagrada Familia è uno dei simboli indiscussi di Barcellona. Questo straordinario tempio, progettato da Antoni Gaudí, è ancora in costruzione dopo oltre 140 anni dall’inizio dei lavori. Si parla di chiusura del cantiere nel 2026; ma in pochi ci credono. La sua sagoma svetta nel cielo della città con torri appuntite e dettagli architettonici ispirati alla natura, alla fede e all’arte gotica e modernista.

cosa vedere a Barcellona
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La Sagrada Familia è uno dei simboli indiscussi di Barcellona

Le facciate sono spettacolari: la Facciata della Natività, la più vicina allo stile originale di Gaudí, è un intreccio di figure, animali e simboli religiosi scolpiti nella pietra con un realismo quasi surreale. La Facciata della Passione, invece, ha linee più essenziali e drammatiche, mentre la Facciata della Gloria è ancora in fase di completamento. All’interno, lo spazio si apre in una foresta di colonne ramificate e giochi di luce colorata che filtrano dalle vetrate: un’atmosfera sospesa, silenziosa, completamente diversa dall’iperattività delle strade intorno.

La visita richiede tempo: meglio prenotare online per evitare code e scegliere un orario con luce naturale, ideale per apprezzare le vetrate artistiche. È possibile salire su una delle torri (prenotando un biglietto specifico) per una vista panoramica su Barcellona e scoprire i dettagli del cantiere ancora in corso. Il museo interno invece ripercorre la storia della basilica, il pensiero di Gaudí e i modelli originali delle sue strutture complesse.

Giorno 2: Parc Güell, Passeig de Gràcia, Casa Batlló, Casa Milà e Quartiere Eixample

Il secondo giorno è dedicato all’esplorazione della Barcellona modernista. Si parte con una delle opere più iconiche di Gaudí, il Parc Güell, un giardino pubblico collinare ricco di strutture fiabesche, scalinate, colonne che ricordano tronchi d’albero e la celebre salamandra colorata. Il parco unisce natura, architettura e urbanistica in un progetto unico, inizialmente pensato come complesso residenziale. Si può partire proprio dalla colorata salamandra sulla scalinata all’ingresso del parco, e passeggiare fino alle altre aree monumentali, come la Plaza de la Naturaleza con le panchine ondulate panoramiche sulla città; la sala ipostila con le colonne doriche che la sostengono o il curioso Pórtico de la Lavandera. Per la visita è necessario acquistare il biglietto in anticipo, che include l’area monumentale, dichiarata Sito patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO per cui sono previsti ingressi contingentati, e le zone verdi e panoramiche del parco. Sono organizzate visite guidate in varie lingue della durata di 50 minuti.

cosa vedere a Barcellona
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Parco Guell a Barcellona

Ancora tracce di Gaudì nel barrio Gràcia: qui tra bar e negozi, si trova Casa Vicens, una delle prime opere dell’artista, e un vero e proprio gioiello architettonico. Questa casa in stile modernista, decorata  in facciata con piastrelle di ceramica bianche e verdi, è una meraviglia di dettagli intricati e motivi floreali ispirati alla natura. Con un po’ di tempo a disposizione, si può visitare  l’interno della casa per apprezzare ogni dettaglio. Ogni estate, durante la Festa Major di Gràcia, le vie del quartiere si trasformano con scenografie spettacolari.

Si può rientrare verso il centro percorrendo il Passeig de Gràcia, elegante viale commerciale dove si concentrano alcune delle opere più famose dell’architettura modernista catalana. Spiccano due edifici firmati da Gaudí: Casa Batlló, con la sua facciata ondulata e i mosaici di ceramica, e Casa Milà (conosciuta anche come La Pedrera), caratterizzata da forme organiche e dalla terrazza con i celebri comignoli scultorei. Entrambe meritano una visita interna.

cosa vedere a Barcellona
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Facciata del capolavoro modernista Casa Batllo, Barcellona

Durante la passeggiata, vale la pena soffermarsi anche su edifici progettati da altri grandi architetti, come Casa Amatller di Puig i Cadafalch, o Casa Lleó Morera di Domènech i Montaner. Questo tratto del Passeig de Gràcia è chiamato anche l’Isola della Discordia, proprio per la convivenza di stili differenti su pochi metri.

La giornata può concludersi in uno dei bei ristoranti del quartiere Eixample, con le sue strade ordinate, i cortili interni e i caffè all’aperto.

Giorno 3: Montjuïc, Barceloneta e tramonto sulla spiaggia

Il terzo giorno inizia con la collina di Montjuïc (il suo nome deriva dalla parola catalana Mont dels Jueus, che significa “montagna dei giudei”, nome che richiama il fatto che nel Medioevo la collina ospitava un cimitero ebraico), raggiungibile con la funicolare da Paral·lel o con la teleferica panoramica. In cima, il Castello di Montjuïc coi suoi giardini offre una vista aperta sul porto e sul mare.

Scendendo, si possono visitare alcune delle istituzioni culturali della zona, come il Museu Nacional d’Art de Catalunya (MNAC), all’interno del Palau Nacional de Montjuïc, che ospita collezioni di artisti come Rubens, Velázquez, Goya, Tiepolo e Tintoretto, oppure la Fundació Miró, dedicata al celebre artista catalano.

Nel pomeriggio, ci si può dirigere verso la zona del porto e della Barceloneta, il quartiere marinaro famoso per le sue spiagge. Prima delle Olimpiadi del 1992, questo era ancora un quartiere popolare e di pescatori che negli anni ha vissuto una fase di grande riqualificazione.

cosa fare a Barcellona
Fonte: iStock
Barceloneta è la spiaggia di Barcellona

Si può partire da Plaça del Poeta Boscá, dove si svolge il mercato di quartiere e che vanta ancora dettagli e decorazioni del XIX secolo. Uno dei simboli della trasformazione post-Olimpiadi della Barceloneta è la famosa scultura in spiaggia, che ha preso il nome di los cubos de la Barceloneta (“i cubi della Barceloneta”). Il nome ufficiale è Estel Ferit, che in catalano significa “stella ferita”, ed è opera della scultrice tedesca Rebecca Horn. I quattro cubi che la compongono immortalano i popolari casotti del litorale della Barceloneta e che furono eliminati prima delle Olimpiadi.

Altra immagine iconica del quartiere è il profilo dell’Hotel W (Plaça Rosa Del Vents 1), chiamato anche Hotel Vela, alla fine della spiaggia della Barceloneta, che la sera si illumina con diversi colori. Dietro l’hotel si aprono i panoramici Mirador Vela e il Mirador del Mediterránei.

Ma, se il clima lo permette, il modo migliore per godersi la Barceloneta è prendere un po’ di sole in spiaggia, fare un bagno o mangiare uno snack in uno dei tanti chiringuitos lungomare. Per la cena, non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Con un giorno in più

Chi ha a disposizione quattro giorni può distribuire questo itinerario con più calma, aggiungendo visite più approfondite e musei, oppure può approfittarne per esplorare quartieri meno turistici. A pochi passi dalla Rambla, il Barrio del Raval è un quartiere multietnico, in passato considerato uno dei quartieri più pericolosi di Barcellona e oggi riqualificato. Oltre a bar, locali e negozi, uno dei suoi centri culturali più famosi e visitati è il MACBA (Museo d’Arte Contemporanea di Barcellona), che ospita una ricca collezione di opere d’arte contemporanea.

Con più tempo a disposizione, si può salire al Tibidabo, la montagna con la chiesa del Sagrat Cor e il parco divertimenti perfetto per chi viaggia con bambini, o raggiungere i Bunkers del Carmel per una delle viste più ampie sulla città, splendido al tramonto. L’Hospital de Sant Pau, poco distante dalla Sagrada Família, è un altro capolavoro modernista, progettato da Lluís Domènech i Montaner, con padiglioni decorati e giardini interni. Un luogo meno frequentato ma di grande valore storico e architettonico.

Cosa fare a Barcellona:  esperienze da non perdere

Sono tantissime le cose da fare a Barcellona, per tutte le età e tutto l’anno. Ecco qualche proposta, dalle più turistiche a quelle più originali.

  • Tapas al Mercato della Boqueria. Tappa obbligata per chi ama i sapori locali. Fondata nel 1836, la Boqueria è un vero spettacolo per i sensi: banchi colorati carichi di frutta tropicale, jamón iberico, olive, pesce fresco e spezie. Alcuni chioschi offrono tapas preparate al momento, ideali per una pausa gustosa tra una visita e l’altra. Per evitare la folla, è consigliabile arrivare al mattino presto.
  • Tramonto dalla terrazza con panchine ondulate del Parc Güell si gode una delle viste più suggestive sulla città, soprattutto al tramonto.
  • Partita di beach volley sulla spiaggia della Barceloneta. Questa è una delle zone più animate e vissute dai residenti e non è raro incontrare chi corre, pratica yoga o squadre di amici che giocano a beach volley.
  • Una serata al barrio di Gràcia,  Alcune delle sue piazze non dormono mai, come Plaça del Sol e Plaça del Diamant, luoghi perfetti per una serata in puro stile barcellonese.
  • Passeggiata al Parco della Cittadella, il polmone verde di Barcellona a pochi passi dalla folla del Born. Costruito tra il 1875 y 1888, il parco è stato il sito dell’ex cittadella militare, voluta da Filippo V per dominare la città dopo la guerra di successione spagnola nel XVIII secolo: oggi sono 17 ettari di prati, laghetti, fontane e aree picnic. Da non perdere, il lago della Ciutadellaai piedi della Cascata Monumentale, progettata da Josep Fontseré insieme al giovane Antoni Gaudi. Qui ci si può rilassare sul prato o fare un giro sul lago noleggiando una barchetta a remi.

    cosa fare a Barcellona
    Fonte: iStock
    Parc de la Ciutadella
  • Anche chi non è tifoso conosce il mito del Barça. Il Camp Nou, attualmente in ristrutturazione, rimane un simbolo della città. Il nuovo percorso del Barça Immersive Tour propone un viaggio tra trofei, emozioni e tecnologie immersive. Video 360°, installazioni sonore e realtà aumentata ricostruiscono la storia del club e i momenti più iconici, da Cruijff a Messi.
  • Cena al quartiere Born: tra le sue stradine acciottolate e gli antichi edifici dei mercanti medievali di Barcellona, oggi spuntano boutique alla moda, gallerie d’arte e di artigianato, taverne di tapas, e numerosi bar e ristoranti.
  • Un selfie panoramico da un punto di vista privilegiato e gratuito dalla terrazza del centro commerciale Las Arenas, imponente edificio circolare che sostituisce l’antica arena per le corride di Barcellona.
  • Leggere il libro di Ildefonso Falcones “La cattedrale del mare” prima di partire. Gli appassionati di romanzi storici possono apprezzare questo romanzo storico ambientato nel XIV secolo che racconta la storia di un giovane lavoratore che partecipa alla costruzione della Basilica di Santa Maria del Mar.

Barcellona: come raggiungerla

Barcellona è servita dall’aeroporto El Prat, collegato al centro con metro, treni regionali e bus. Da molte città italiane partono voli diretti, anche low cost, per la città catalana. Chi arriva in treno o in bus da altre zone della Spagna può scendere alla stazione di Sants o a Estació del Nord, entrambe ben collegate con la metro. Chi viaggia con auto al seguito per una vacanza più lunga in Spagna può valutare il viaggio in nave: GNV gestisce i trasferimenti dal porto di Genova, sia in estate che in inverno, che hanno una durata di 20 ore circa.

Per girare la città si possono noleggiare bici e monopattini. La Hola Barcelona Travel Card è invece c’è la tessera per 48, 72 ore o 4 e 5 giorni per viaggi illimitati in metropolitana, autobus e tram, anche per l’aeroporto (la Teleferica di Montjuic non è inclusa). I bambini sotto i 4 anni non pagano. Per chi ha poco tempo a disposizione o preferisce la comodità, il Barcelona Bus Turístic è il modo migliore per vedere tutti i monumenti e i luoghi di maggiore interesse.

Manchester ti cambia, un viaggio che lascia il segno: cosa vedere

15 mai 2025 à 14:44

Un cielo che sembra sul punto di rompersi da un momento all’altro, il rumore dei passi sull’asfalto bagnato e una colonna sonora che suona a ritmo di Britrock. Welcome to Manchester! Una città del nord-ovest dell’Inghilterra che ha tanto da raccontare e che conquista il cuore di chi ama la musica, la cultura in tutte le sue forme, lo sport, la storia e la letteratura. Manchester è più di una città: è il ruggito forte e dirompente dell’Inghilterra industriale. E per sentirlo, basta osservare i Mancunian, gli abitanti di Manchester: lo si coglie nel loro look deciso, nell’accento ruvido e autentico, in un’identità così forte da risultare contagiosa. Qui si spinge per il futuro, ma il legame con il passato – industriale, rivoluzionario, fiero – è ancora vivido. Lo si legge nelle birrerie artigianali, nelle gallerie d’arte post-industriali e negli stadi che smuovono il mondo al ritmo di alcuni dei cori da stadio più iconici di sempre. Questa città è uno stile di vita. E per capirla va visitata da cima a fondo. In questa guida, scopriamo insieme cosa vedere a Manchester!

Cosa vedere a Manchester se ami l’architettura

Manchester è una città che si comprende leggendo le facciate dei suoi edifici. Dalle torri neogotiche ai magazzini in mattone rosso, dai suoi ponti di ferro alle testimonianze di epoca vittoriana, ogni costruzione è un vero libro di storia a cielo aperto. Ecco le tappe imperdibili per chi ama visitare le città con il naso all’insù.

Manchester Cathedral

A pochi passi dal fiume Irwell che attraversa la città, si erge un luogo che vanta oltre 600 anni di storia e che narra racconti di sopravvivenza, restauri e modernizzazioni. Stiamo parlando della Cattedrale di Manchester, il cui attuale edificio risale al XV secolo. La basilica è caratterizzata da un vestito di pietra scura, pinnacoli gotici e vetrate colorate che si mischiano a elementi moderni dovuti ai restauri post-bellici, restituendo uno spettacolo unico. All’interno della chiesa potrai ammirare gli stalli del coro e il celebre “Angel Stone”, un frammento sassone del IX secolo. Di seguito alcune informazioni per pianificare al meglio la tua visita.

  • Orari di apertura: la cattedrale di Manchester è visitabile dal lunedì al sabato dalle 9.30 alle 16.00. La domenica dalle 12.00 alle 16.00.
  • Costo di accesso: l’ingresso è gratuito ma si possono lasciare donazioni per la manutenzione della chiesa.

Manchester Town Hall

Facciata del Town hall di Manchester
Fonte: iStock
L’imponente facciata del Town Hall di Manchester

Un esemplare edificio neogotico tra i più impressionanti di tutto il Regno Unito. Inaugurato nel 1877 è una dichiarazione di potere e orgoglio della Manchester vittoriana in piena rivoluzione industriale. Nei 90 metri di torre dell’orologio, è custodita anche la “Great Abel” celebre campana mancuniana. Anche l’interno stupisce per la sua solennità, tra affreschi in pietra e vetrate colorate. Fino al 2027 non si può accedere all’interno dell’edificio per lavori di ristrutturazione ma la sua bellezza è visibile anche solo dall’esterno.

Castlefield

Se per te l’architettura è la fotografia che immortala l’anima di una città, allora devi passare per Castlefield. Un quartiere che racconta il carattere industriale di Manchester grazie ai suoi canali, edifici in mattoni rossi, ponti di ferro e rotaie dimesse. Proprio qui nasce il primo canale industriale al mondo: il Bridgewater Canal, il quale ha contribuito al successo commerciale della città di Manchester. Oggi, questa zona è stata riconvertita in un’area chic della città con bar che si affacciano sul canale, passeggiate pedonali, loft moderni, gallerie e boutique.

Cosa vedere a Manchester se ami i libri

Manchester è una città fatta per i bookworms: gli appassionati di letteratura che contano più libri sul comodino che vestiti da indossare. La città, infatti, è disseminata di librerie indipendenti e biblioteche. Dopo aver fatto scorta di nuove letture, ti consigliamo di visitare le tre biblioteche più suggestive della città e lasciarti incantare dalle pile di volumi che custodiscono. Ecco la nostra top 3:

  • John Rylands Library: un tempio della cultura e della conoscenza, con i suoi soffitti a volta, le vetrate colorate e un silenzio che rasenta la sacralità, ammirare un libro qui è come abbandonarsi a un vero e proprio rituale mistico. Questa biblioteca custodisce libri rari e manoscritti.
  • Chetham’s Library: con radici che affondano nel lontano 1653, è la biblioteca pubblica più antica nel mondo anglosassone. Legno scuro, libri antichi e un’atmosfera immutata… se ci immergiamo nel mood e osserviamo bene, possiamo ancora intravedere personaggi del calibro di Marx ed Engels studiare tra queste mura.
  • Manchester Central Library: rispetto alle sue cugine, le vibes di questa biblioteca sono più contemporanee e vivace. Maestosa e accogliente ospita ogni giorno lettori, studenti e visitatori curiosi.

Cosa vedere a Manchester se ami la musica

Joy Division, The Stone Roses, The Smiths, Oasis: Manchester è stata la culla di un’intera cultura musicale. Qui la musica è parte integrante dell’identità della città, percepibile nei locali storici, nei club, nei pub e per le strade stesse. Ecco due delle attrazioni da non perdere se il tuo cuore batte a ritmi di Rock ‘n’ Roll.

The Haçienda

Un club che ha fatto la storia della vita notturna mondiale. Aperto nel 1982 e chiuso nel 1997, ha lanciato il concetto di rave e acid house e ha ospitato band incredibili come i New Order e gli Stone Roses. Oggi l’edificio è stato riconvertito in appartamenti ma potrai ammirare da fuori un luogo che ha fatto la storia della musica, in un periodo di anarchia e rivoluzione culturale. A celebrarne i fasti del passato una targa commemorativa immortalata dalle macchine fotografiche di milioni di appassionati musicali.

Albert Hall

Una vecchia cappella oggi sconsacrata e trasformata in sala da concerti, uno dei luoghi più suggestivi in cui concedersi l’esperienza di un concerto live a Manchester. Se stai programmando un viaggio in questa incredibile città inglese, controlla il programma sul sito ufficiale e goditi uno spettacolo in un’atmosfera intima e potente.

Cosa vedere a Manchester se ami il calcio

Vista dall'alto di Old Trafford
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Old Trafford, lo stadio del Manchester United

A Manchester il calcio è un vero e proprio credo capace di creare rapporti e distruggerli allo stesso tempo. Manchester United o Manchester City, la squadra del tuo cuore determina la persona che sei e non puoi farci assolutamente nulla. Ecco tre tappe imperdibili se al posto del cuore hai una palla da calcio.

Old Trafford

Per i tifosi del Manchester United è un vero e proprio santuario. Conosciuto come “Il Teatro dei Sogni”, Old Trafford è stato inaugurato nel 1910 e ha visto calcare il suo manto erboso (sempre impeccabile) da leggende come George Best, Eric Cantona e Cristiano Ronaldo. Per respirare appieno l’atmosfera di questo posto, ti consigliamo un tour guidato per vedere da vicino i suoi spazi e conoscerne la sua storia. Ma se hai la fortuna di assistere a una partita dal vivo, allora hai raggiunto l’apice: non stai solo guardando una partita, stai vivendo un rito.

Etihad Stadium

L’altra perla calcistica di Manchester è l’Eithad Stadium, casa del Manchester City (e casa di Liam Gallagher degli Oasis che non perde l’occasione per dichiarare il suo amore per la squadra). Qui l’amore per questo sport diventa spettacolo: strutture all’avanguardia, tecnologia e un’atmosfera elettrizzante. Anche in questo caso, ti consigliamo di prendere parte al tour guidato dello stadio o, se ne hai la possibilità, di presenziare a un match.

National Football Museum

A pochi passi dalla Cattedrale, il National Football Museum è il museo del calcio più grande e importante di tutto il Regno Unito. Un’esposizione che appassiona anche i meno esperti di calcio; tra maglie storiche, curiosità legate ai club e alle tifoserie e un’ottima architettura interattiva che coinvolge grandi e piccoli. Se decidi di visitarlo, il museo è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00, il costo del biglietto per gli adulti è di 17 sterline, i bambini tra i 5 e i 15 anni pagano 11 sterline. Sono disponibili soluzioni convenienti per gruppi, studenti e famiglie.

Cosa vedere a Manchester se ami la storia

Manchester è una città che ha avuto la capacità di cambiare il mondo intero. È qui che è nata la Rivoluzione Industriale e, con essa, anche le idee di uguaglianza, diritti e progresso. Se ami a storia, qui c’è pane per i tuoi denti. Ecco cosa vedere a Manchester, per tutti gli appassionati di storia.

Science and Industry Museum

Questo museo meriterebbe una visita anche solo per la location che lo ospita. Ambientato in una ex stazione ferroviaria datata 1830, qui potrai apprendere e toccare con mano l’ascesa industriale della città, ammirando locomotive a vapore, telai tessili, turbine e innovazioni originali che hanno fatto conoscere al mondo la parola progresso. Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00, prevede un costo d’ingresso di 5 euro per gli adulti che può aumentare se il visitatore decide di lasciare una piccola donazione. I bambini sotto i 16 anni non pagano l’ingresso.

People’s History Museum

Se a Londra la storia è stata fatta da re e regine, a Manchester è stata fatta dalle persone comuni. Che hanno lottato per i propri diritti, per quelli del mondo intero e per una visione della città più equa e solidale. Il People’s History Museum racconta proprio le storie e le vicende delle persone più coraggiose del novecento: suffraggette, sindacalisti e attivisti. Un percorso avvincente che testimonia lo schieramento di Manchester in prima linea per cambiare il mondo. Se stai pianificando di visitare questo museo devi sapere che è accessibile tutti i giorni (a esclusione del martedì) dalle 10.00 alle 17.00. L’ingresso è gratuito ma è apprezzata una donazione.

Manchester Jewish Museum

La comunità ebraica di Manchester ha avuto una forte influenza nella città. per scoprirne la storia, ti consigliamo una visita al Manchester Jewish Museum, situato in un’ex sinagoga restaurata nei minimi dettagli. Un percorso emozionante che parla di migrazione, integrazione e identità. Anche questo museo è aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 17.00 e il costo d’ingresso è di 10 sterline per gli adulti e 7 sterline per i bambini dai 10 ai 17 anni.

Cosa fare a Manchester per un’esperienza completa

Uno dei canali di Manchester, Regno Unito.
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Una passeggiata tra gli iconici canali di Manchester, Regno Unito.

Dopo averti raccontato le attrazioni e i luoghi da non perdere in questa splendida città inglese è arrivato il momento di aggiungere alcuni tasselli a quest’esperienza di viaggio. Di seguito troverai una lista delle esperienze da provare assolutamente per vivere come un vero mancunian la vibrante Manchester!

  • Fare un pub crawl come si deve: come tutte le città inglesi, anche Manchester è costellata da pub storici. Puoi perderti l’esperienza di girare i pub più iconici? Assolutamente no! Ti consigliamo, quindi, di fare un pub crawl e scoprire l’anima godereccia degli abitanti di Manchester.
  • Ascoltare musica live: come ti abbiamo raccontato, Manchester è terra di musica e musicisti. Non perderti assolutamente l’esperienza di un concerto dal vivo; che sia un concerto alla Albert Hall o in un pub, la musica live è parte della cultura di questa città.
  • Iniziare la giornata con una vera English Breakfast: uova, bacon, fagioli, funghi, salsiccia, pane e una tazza di tè fumante. La colazione all’inglese (che per noi italiani somiglia più a un pranzo) è una vera istituzione ed è un ottimo modo per iniziare la giornata e per iniziarti alla cucina tipica del Regno Unito.
  • Passeggiare lungo i canali di Castlefield: passeggiare a Castlefield è come sfogliare un album della rivoluzione industriale. Ideale al tramonto, con una pinta di birra in mano e il rumore dei passi che riecheggia tra le mura storiche.
  • Scoprire il quartiere di Northern Quarter: a tratti punk e a tratti vintage, è il quartiere degli artisti, della musica e della street art. Tra murales, caffetterie indipendenti, barber shop e negozi second-hand, passeggiare per le sue vie significa perdersi nella Manchester più giovane e alternativa.
  • Partecipare a un walking-tour: che tu sia un appassionato di musica, sport o letteratura, a Manchester puoi trovare tanti tour a piedi organizzati che ti porteranno a scoprire i luoghi iconici legati a una determinata tematica. Non ti resta solo che scoprire quelli che ti ispirano di più.

Come arrivare a Manchester

Manchester è una delle città più famose d’Inghilterra, pertanto è perfettamente collegata e facilmente raggiungibile dall’Italia e dalle principali città europee. Ecco alcune opzioni per programmare la tua visita secondo le tue esigenze di viaggio.

  • In aereo: Manchester ha il suo aeroporto, che dista circa 15 chilometri dal centro città e offre voli diretti dalle principali città italiane. Una volta atterrati è possibile arrivare in centro in 15-20 minuti con treni diretti o con il servizio di navetta.
  • In treno: se sei già nel Regno Unito e Manchester è una delle varie tappe del tuo viaggio, puoi raggiungerla agevolmente in treno. Il servizio ferroviario del Regno Unito è tra i più efficienti al mondo e puoi arrivare da Londra a Manchester in due ore e mezzo con corse frequenti. Inoltre anche Liverpool, Leeds, Birmingham ed Edimburgo sono perfettamente collegate.
  • In bus: ci sono molte compagnie di bus che organizzano tratte che collegano le città del Regno Unito a Manchester e che possono essere una valida soluzione se non ami prendere aerei o treni.

E mentre nella tua testa starai canticchiando una canzone degli Oasis o qualche coro da stadio, sognando il tuo prossimo viaggio nella città di Manchester, questa sarà lì ad aspettarti con la sua identità forte e il suo carattere unico. Che tu sia un amante del calcio, della musica o dei libri, in questa guidi trovi tutte le cose da vedere a Manchester. Ma preparati: da questa città non tornerai uguale a prima.

La discoteca pop-up più famosa d’Europa dal fascino Anni ’70 arriva finalmente anche in Italia

Par : elenausai10
9 mai 2025 à 12:04

Avete mai immaginato di vivere negli Anni ’70, magari a New York, abbracciando quella scena disco fatta di liberazione, creatività e inclusività, lasciandovi andare semplicemente al ritmo della musica? Se la risposta è si, l’esperienza da non perdere quest’anno è una: Detour Discotheque. Si tratta di una serie di eventi musicali pop-up che negli ultimi anni hanno fatto parlare molto di sé per la loro capacità di unire location straordinarie, remote e particolari, a esperienze disco immersive ispirate agli Anni ’70.

Dopo essere stato organizzato in un fiordo remoto in Islanda, in una piccola isola in Scozia e su una cima montuosa in Svizzera, uno degli eventi migliori d’Europa arriva finalmente anche in Italia. La location scelta è una masseria del XVI secolo in Puglia dove potrete partecipare all’edizione speciale chiamata La Dolce Vita Disco, tra musica ed esperienze di viaggio autentiche a contatto con il territorio.

Detour Discotheque: la festa più cool d’Europa arriva in Italia

Riempite la valigia di outfit Anni ’70, tra top in crochet, abiti in lamé, bomber satinati e leggings effetto metallizzato e preparatevi a un viaggio in Puglia unico. Partecipando al party rétro più suggestivo d’Europa, Detour Discotheque, avrete la possibilità di vivere un’esperienza unica nel suo genere immersa tra quelli che vengono considerati i paesaggi pugliesi più belli, tra masserie e architetture barocche.

L’evento internazionale arriva per la prima volta in Italiadal 19 al 21 settembre 2025, e potranno parteciparvi solo 300 persone. Come ha dichiarato il fondatore Jonny Ensall: “Dopo aver ballato tra fiordi, isole e montagne, siamo entusiasti di portare Detour Discotheque in Italia, in particolare tra il calore e la bellezza della Puglia. L’edizione di quest’anno celebra lo spirito delle comunità locali e quello del nostro pubblico internazionale amante della disco. Connettiamo il fascino rurale pugliese con l’euforia inclusiva delle nostre feste.”

La location in Puglia di Detour Discotheque
Fonte: Ufficio Stampa
La location dell’evento Detour Discotheque

La location italiana di Detour Discotheque

L’evento si terrà a metà settembre, quale modo migliore di salutare l’estate se non ballando in una splendida masseria pugliese e scoprendo il territorio partecipando a esperienza uniche? Per l’edizione italiana di Detour Discotheque, infatti, è stata scelta una masseria fortificata del XVI secolo nei pressi di Lecce, immersa in cinque ettari di terreno. Si tratta di un luogo dal fascino unico dov’è presente anche un ristorante tradizionale, una discoteca ricavata sotto antichi archi in pietra, una pagoda a bordo piscina decorata con sfere specchiate e una delle piscine più grandi del Sud Italia, circondata da palme.

Oltre all’evento in sé, Detour Discotheque propone tutta una serie di attività per conoscere il territorio, alcune incluse nel biglietto d’ingresso, altre da prenotare a parte. Tra queste ci sono i laboratori di pasta fresca per cimentarsi nella preparazione delle specialità pugliesi più amate, da provare anche in occasione di degustazioni e banchetti e visite guidate per scoprire il centro storico di Lecce. Non mancheranno anche eventi legati alla musica e talk dedicati al mondo dei vinili.

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