Vue normale

Il y a de nouveaux articles disponibles, cliquez pour rafraîchir la page.
À partir d’avant-hierFlux principal

L’Eden del Pacifico ritrovato: Isole Salomone, viaggio ecosostenibile tra lagune millenarie e antiche tradizioni

6 juillet 2026 à 17:00

Nel Pacifico meridionale, a est della Papua Nuova Guinea e a ovest di Vanuatu, affiora una arcipelago che forma un mosaico di ben 992 isole disseminate fra lagune, barriere coralline e rilievi ricoperti dalla foresta pluviale. Quelle sono le Isole Salomone, il cui territorio rimane lontano dai circuiti turistici più frequentati. E sì, è una fortuna al giorno d’oggi, perché proprio questa distanza ha preservato paesaggi, culture e ritmi quotidiani dal fascino autentico.

Non è un caso, dunque, che queste terre emerse vengano spesso chiamate “Eden del Pacifico“, grazie alle coste modellate dalle maree, ai villaggi affacciati sul mare, alle colline ricoperte da alberi secolari e alla spettacolare acqua, che cambia colore seguendo la luce del giorno. Un paradiso terrestre, dunque, anche perché custodito da comunità locali fiere delle proprie radici culturali.

Le Isole Salomone, eden in Terra, rischiano di sparire sotto l’oceano

15 novembre 2025 à 09:55

Sikaiana è un “granello di terra” nel cuore del Pacifico, un atollo che non raggiunge i due chilometri quadrati e che sembra fluttuare nel nulla, a più di duecento chilometri dall’isola principale delle Salomone. I suoi trecento abitanti vivono sospesi tra l’incanto del mare e la minaccia dello stesso oceano che da sempre li sostiene. La maggior parte delle case sorge a pochi metri dall’acqua, tanto vicine alla riva che le alte maree arrivano ormai a lambire le fondamenta, insinuandosi sotto gli alberi e penetrando nei pozzi che un tempo fornivano acqua potabile.

In un simile e fragile scenario, la quotidianità non ha però perso il suo ritmo. I bambini corrono verso scuola senza scarpe, i pescatori intrecciano reti all’ombra delle palme, le famiglie curano orti che richiedono uno sforzo sempre maggiore. La normalità resiste, ma lo fa su un equilibrio che si assottiglia giorno dopo giorno.

La scuola dell’isola e la lotta per ogni goccia d’acqua

Nel cortile dell’unico edificio scolastico, il preside Tuiao Kapule si ferma davanti a una cisterna arrugginita, e raccoglie l’acqua piovana che rappresenta una delle poche fonti davvero affidabili sull’isola. Rievoca la sua infanzia con una punta di malinconia, ricordando un ambiente molto diverso da quello attuale. Livelli di marea più bassi, raccolti più generosi, terreni che non dovevano essere difesi dal sale.

Osserva i ragazzi giocare poco distante, le loro voci che rimbalzano tra le aule aperte, e ammette quanto sia diventato difficile garantire condizioni stabili alle famiglie. Sempre più spesso, alcuni studenti non si presentano in classe perché in casa manca il cibo. Il legame tra natura e sopravvivenza, che per generazioni ha garantito autosufficienza, oggi viene spezzato dalle maree imprevedibili e da stagioni che non seguono più un ordine leggibile.

Il tempo che cambia e la memoria dell’isola

Mary Maike, una delle presenze più rispettate della comunità, ha trascorso tutta la vita in riva al mare e conosce le trasformazioni dell’atollo come pochi altri. Le piogge ora sono intense, così violente da impedire la raccolta dell’acqua, mentre lunghe giornate di sole che prosciugano le cisterne, costringendo le famiglie a cercare pozzi più lontani e a bollire ogni goccia prima di berla.

Mentre guarda i nipoti che giocano, riconosce che un trasferimento potrebbe diventare inevitabile. Ma l’idea di lasciare il mare la spaventa più di ogni altra cosa. La pesca, la raccolta di conchiglie, il contatto costante con l’acqua sono ciò che dà senso alla vita sull’isola. Spostarsi nell’entroterra, significherebbe modificare in maniera radicale il loro modo di vivere, forse perfino comprometterlo.

Donna in canoa alle Isole Salomone
iStock
Laguna alle Isole Salomone, Oceania

Un arcipelago minacciato da un futuro incerto

Le storie di Tuiao e Mary riecheggiano in molte altre isole delle Salomone. L’intero arcipelago sta vivendo un cambiamento che non è più teorico ma quotidiano: pozzi contaminati dall’acqua salata, giardini distrutti dalle mareggiate, coste mangiate dall’erosione. A Sikaiana, l’allarme è visibile ogni giorno. L’atollo si alza appena quattro metri sopra il livello del mare, un margine che le maree più alte superano con facilità, erodendo la sottile fascia di mangrovie che rappresenta la prima e unica difesa naturale.

Non esistono zone elevate dove rifugiarsi, né risorse sufficienti per costruire barriere costiere imponenti. Per molte comunità del Pacifico, il trasferimento non è più un concetto astratto, ma un’opzione che si avvicina inesorabilmente.

Prepararsi all’inevitabile: la risposta delle istituzioni

Il destino delle piccole isole minacciate dall’innalzamento del mare sarà uno dei temi centrali della prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul Clima, la COP30 di Belém. Ma la questione non è nuova per gli abitanti delle Salomone. Nel 2022 il governo, con il sostegno dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha adottato le Linee Guida per il Ricollocamento Pianificato, un quadro pensato per accompagnare eventuali trasferimenti di comunità dalle zone più esposte ai rischi climatici.

L’obiettivo è chiaro: prepararsi a spostamenti che, se mai dovessero avvenire, dovranno essere organizzati in modo trasparente, rispettoso e attento alla dignità delle persone coinvolte. Per chi vive in un atollo come Sikaiana, tale prospettiva rappresenta un misto di timore e speranza: paura di lasciare il proprio mondo, desiderio di garantire un futuro ai figli.

È stato scoperto il corallo più grande del mondo: si vede dallo spazio

15 novembre 2024 à 07:30

Un gruppo di scienziati che lavorava a bordo di una nave da ricerca nell’Oceano Pacifico sud-occidentale, ha scoperto il corallo più grande del mondo: è largo 34 metri, lungo  32 metri e alto 5,5 metri, con una circonferenza di 183 metri. Il gigantesco organismo è una complessa rete di polipi corallini, piccole creature individuali, cresciute nell’arco di tre secoli e, a differenza di una barriera corallina che è una rete di molte colonie di coralli, questa struttura è un corallo autonomo che è cresciuto ininterrottamente per centinaia di anni.

Scoperto dai membri del team National Geographic Pristine Seas durante la spedizione scientifica alle Isole Salomone, in Oceania, il mega corallo di colore marrone con alcuni spruzzi di giallo brillante, blu e rosso, è ricoperto da increspature di onde che rispecchiano la superficie dell’oceano. Appartiene alla specie denominata Pavona clavus e fornisce riparo e zone di riproduzione essenziali per una serie di specie, dai gamberi e granchi ai pesci. Le sue enormi proposizioni lo rendono visibile dallo spazio, secondo quanto riportato da National Geographic.

Proprio quando pensiamo che non ci sia più nulla da scoprire sul pianeta Terra, troviamo un enorme corallo composto da quasi un miliardo di piccoli polipi, pulsante di vita e colore” ha affermato Enric Sala, National Geographic Explorer in Residence e fondatore di Pristine Seas. “Si tratta di una scoperta scientifica significativa, come trovare l’albero più alto del mondo. Ma c’è motivo di allarme. Nonostante la sua posizione remota, questo corallo non è al sicuro dal riscaldamento globale e da altre minacce umane”.

Il corallo più grande del mondo: dove si trova

A occhio nudo potrebbe sembrare un’immensa roccia appena sotto la superficie dell’oceano, ma quando i membri del team lo hanno inizialmente individuato, hanno pensato che potesse trattarsi dei resti di un relitto. Manu San Félix, direttore della fotografia subacquea di Pristine Seas, si è immerso per dare un’occhiata più da vicino e ha scoperto che si trattava di un corallo eccezionalmente grande. Fino a oggi non era mai stato notato da nessuno e la comunità locale ha negato di sapere della sua esistenza.

L’oceano provvede ai nostri mezzi di sostentamento e ha contribuito così tanto alla nostra economia nazionale e alle nostre comunità” ha osservato il primo ministro delle Isole Salomone Jeremiah Manele. “La nostra sopravvivenza dipende da barriere coralline sane, quindi questa entusiasmante scoperta sottolinea l’importanza di proteggerle e sostenerle per le generazioni future“.

I coralli sono paradisi per la vita marina e la forma a cupola del Pavona clavus ospita giovani pesci di barriera, granchi e altri invertebrati di barriera da cui le comunità locali dipendono per il cibo. I polipi che formano questo enorme corallo provengono da larve che si sono insediate sul fondale marino e si sono moltiplicate in milioni di altri polipi geneticamente identici nel corso dei secoli.

Spedizione Isole Salomone
Fonte: iStock
Subacquei in spedizione intorno alle Isole Salomone

Grandi colonie di coralli adulti come questa contribuiscono in modo significativo al recupero degli ecosistemi delle barriere coralline grazie al loro elevato potenziale riproduttivo” ha osservato Eric Brown, scienziato dei coralli per la spedizione Pristine Seas alle Isole Salomone. Brown, uno dei principali scienziati dei coralli al mondo, aveva identificato e misurato il precedente corallo da record, situato nelle Samoa americane. “Mentre le vicine barriere coralline poco profonde erano degradate a causa dei mari più caldi, assistere a questa grande oasi di corallo sana in acque leggermente più profonde è un raggio di speranza“.

Cosa vuol dire questa scoperta

La scoperta del mega corallo avviene quando la ricerca ha dimostrato che solo l’8,4% dell’oceano è protetto in una certa misura. Studi scientifici raccomandano che il mondo protegga almeno il 30% dell’oceano per mantenere il suo ruolo nell’assorbimento di gran parte del nostro inquinamento da carbonio, oltre a fornire cibo, benefici economici e occupazione a centinaia di milioni di persone. Uno studio recente ha scoperto che abbiamo bisogno di circa 190.000 piccole AMP nelle regioni costiere e 300 grandi AMP nelle aree remote entro la fine del 2030 per raggiungere l’obiettivo.

È un monumento naturale che ha visto l’arrivo dei primi europei in queste acque“, ha affermato San Félix, il primo a individuare il corallo da record. “Personaggi illustri dell’umanità hanno convissuto con questa colonia: Newton, Darwin, Curie, Gandhi, Einstein… e lui è sopravvissuto a loro. Ora conserva informazioni su come sopravvivere nel corso dei secoli. Il codice genetico di questi semplici polipi è un’enorme enciclopedia che ha scritto come sopravvivere a molteplici condizioni climatiche e fino ad ora lo fa nonostante il riscaldamento degli oceani“.

I coralli delle Isole Salomone

Le Isole Salomone ospitano la seconda più alta diversità di coralli del pianeta, vantando oltre 490 specie note, sia dure che morbide. Ospita anche uno dei vulcani sottomarini più attivi al mondo, Kavachi. “Le Isole Salomone sono custodi dell’oceano e delle meraviglie del Triangolo dei Coralli, tra cui questo corallo mozzafiato“, ha osservato Collin Beck, Segretario permanente del Ministero degli Affari Esteri e del Commercio Estero del Paese. “C’è così tanto da imparare sulla ricchezza della vita marina e dell’ecosistema oceanico, ma questa scoperta apre le porte della conoscenza. Sono necessarie ulteriori ricerche scientifiche per comprendere meglio la nostra ricca biodiversità e il nostro pianeta”.

A metà ottobre, 18 scienziati e registi di National Geographic Pristine Seas hanno intrapreso una spedizione per studiare la salute degli oceani in alcune parti delle Isole Salomone. Il viaggio di ricerca della durata di mesi, una partnership tra National Geographic Pristine Seas, il governo delle Isole Salomone, membri chiave di Ocean12 e il Ministero dell’istruzione e dello sviluppo delle risorse umane delle Isole Salomone (MEHRD), sta utilizzando tecnologie all’avanguardia per comprendere meglio l’ecosistema marino del paese nella speranza di far progredire la conservazione degli oceani.

Vivendo e lavorando a bordo della nave da ricerca Argo, il team di membri dell’equipaggio locali e internazionali valuterà la salute dell’oceano con telecamere di profondità, indagini subacquee, conteggi degli uccelli marini, indagini visive subacquee, campionamento del DNA ambientale (eDNA) e un nuovo sommergibile all’avanguardia classificato per 1.300 m di profondità. Pristine Seas conduce ricerche per supportare i paesi nel rispettare i loro impegni per la protezione degli oceani. Il team di scienziati e registi internazionali e locali studia la salute dell’oceano, documentando la sua meraviglia attraverso fotografie e cinematografia, per supportare gli sforzi di conservazione degli oceani in collaborazione con le comunità locali.

❌
❌