Mentre studiavano come lo scioglimento dei ghiacci antartici influenzi le correnti globali, un gruppo di ricercatori ha fatto una scoperta del tutto inattesa: un’isola rimasta finora invisibile a ogni mappatura. Stiamo parlando dell’equipaggio a bordo del rompighiaccio Polarstern dell’Istituto Alfred Wegener, che ha effettuato la scoperta mentre cercava riparo dalle avverse condizioni meteorologiche nel Mare di Weddell, in un’area precedentemente contrassegnata sulle carte nautiche come “zona di pericolo” a causa dell’imprevedibile attività delle correnti.
Come ha riferito Simon Dreutter della sezione di batimetria dell’Istituto Alfred Wegener (AWI) su Phys.org: “Sulla nostra rotta, la carta nautica indicava un’area con pericoli inesplorati per la navigazione, ma non era chiaro di cosa si trattasse, né da dove provenisse l’informazione”. La mancanza di dettagli più approfonditi ha acceso la sua curiosità ed eccola, la nuova isola si trovava proprio lì.
Un fenomeno naturale tra i più suggestivi e misteriosi del nostro pianeta affonda le sue radici nelle distese gelate dell’Antartide. Nel cuore delle Valli Secche di McMurdo si trova un ghiacciaio dal nome curioso: Taylor Glacier. Da qui sgorga un’improvvisa colata di liquido color rosso intenso che crea uno scenario quasi surreale.
Questo fenomeno, scoperto nel 1911, è universalmente noto come Blood Falls, o “cascate di sangue”, e ha catturato l’immaginazione non solo di geologi e glaciologi ma anche di appassionati di natura e fotografia. Una nuova ricerca, pubblicata recentemente sulla rivista scientifica Antarctic Science, ha risolto l’incredibile mistero.
La scoperta
Le cascate rosse dell’Antartide non sono un fiume di sangue, ma il prodotto di un processo geologico e chimico affascinante. La colorazione sorprendente è dovuta alla presenza di un’acqua estremamente salina, ricca di ferro e altri minerali, che giace da milioni di anni intrappolata sotto lo spesso strato di ghiaccio.
In passato si era ipotizzato che potesse trattarsi di alghe o di altri microorganismi coloranti, ma studi più recenti hanno dimostrato che il pigmento rosso deriva da particelle di ferro che si ossidano a contatto con l’aria, proprio come accade al metallo che arrugginisce.
Questa salamoia, formatasi circa due milioni di anni fa quando le acque dell’Oceano Antartico si ritirarono dalle valli, è così ricca di sale che il suo punto di congelamento è estremamente basso. Ciò permette all’acqua di rimanere liquida anche a temperature che normalmente solidificherebbero qualsiasi altro fluido.
La grande novità di questa nuova ricerca riguarda però il meccanismo fisico che spinge questa salamoia ad emergere all’esterno. Utilizzando dati GPS di precisione, sensori termici e immagini ad alta risoluzione raccolte nel 2018 durante un’eruzione, gli scienziati sono riusciti a dimostrare che non esiste una “pompa biologica” o un evento geotermico anomalo alla base del fenomeno, ma piuttosto un complesso gioco di pressioni accumulate sotto il ghiacciaio.
Man mano che il ghiacciaio Taylor scivola lentamente verso valle spinto dalla gravità, la massa di ghiaccio sovrastante comprime i canali e i depositi di salamoia subglaciale. Questa compressione incrementa la pressione nella salamoia fino a raggiungere un punto critico. A quel punto, il ghiaccio si apre in fessure e la soluzione ipersalina emerge con forza, formando le spettacolari colate rosse che vediamo in superficie.
Un particolare interessante è che il rilascio pressurizzato di questa salamoia svolge anche una funzione dinamica all’interno del ghiacciaio stesso: agisce come freno idraulico, rallentando temporaneamente il movimento della massa di ghiaccio verso valle.
L’importanza della scoperta
Questa nuova scoperta non è rilevante soltanto per comprendere meglio un fenomeno naturale sorprendente, ma ha implicazioni più ampie per la scienza dei ghiacciai e i cambiamenti climatici. Capire come interagiscono le acque salate intrappolate con le masse glaciali può aiutare gli scienziati a modellare in modo più accurato il comportamento dei ghiacciai di tutto il mondo in risposta al riscaldamento globale.
Le cascate rosse rappresentano infatti un laboratorio naturale unico: un ambiente estremo dove si conservano ecosistemi microbici antichi e risorse geochimiche non comuni.
Inoltre, comprendere i processi che regolano la formazione e l’emersione di queste acque può fornire indizi utili per monitorare lo stato di salute dei ghiacciai antartici, indicatori sensibili delle variazioni climatiche globali.
Per decenni l’Antartide è stata raccontata come un’immensa distesa bianca, un continente ridotto a superficie, ghiaccio e silenzio. Eppure, sotto quei oltre quattro chilometri di calotta glaciale, esiste un paesaggio complesso, scolpito e sorprendentemente vario, che fino a oggi era rimasto in gran parte invisibile. Paradossalmente, anche se sembra assurdo, conoscevamo meglio la topografia di Marte che quella del suolo antartico! Ora questa sproporzione comincia a ridursi e grazie a una nuova mappa ad altissima risoluzione della topografia nascosta sotto i ghiacci, l’Antartide smette di essere una macchia bianca e rivela colline, creste, valli profonde e canyon che finora erano solo ipotesi nei modelli scientifici.
Antartide nascosta: cosa rivela la nuova mappa
Lo studio, pubblicato su Science, è stato condotto da un team internazionale guidato dalla glaciologa Helen Ockenden dell’Università di Grenoble-Alpes e dal professor Robert Bingham dell’Università di Edimburgo. Il salto di qualità non sta solo nei dati utilizzati, ma nel metodo: satelliti ad alta risoluzione combinati con modelli fisici che analizzano il movimento e la deformazione dei ghiacciai. Il nuovo approccio ha permesso di osservare come l’intera calotta si muove, rallenta, accelera o si deforma e da questi comportamenti ha dedotto la forma del terreno sottostante.
iStockIn kayak tra i fiordi dell’Antartide
Il risultato è una mappa senza precedenti: migliaia di colline e creste mai documentate prima, catene montuose sepolte, valli profonde e strutture che vanno dai 2 ai 30 chilometri di larghezza. Tra le scoperte più suggestive spicca un enorme canale subglaciale nel bacino di Maud, una depressione lunga circa 400 chilometri, larga 6 e profonda in media 50 metri. In pratica, una distanza paragonabile a quella tra Milano e Roma, nascosta sotto chilometri di ghiaccio.
Guardare queste immagini significa riscoprire l’Antartide come un continente “vivo”, modellato da processi geologici antichissimi e non come un semplice deserto congelato. Un luogo che, se liberato dal ghiaccio, mostrerebbe un paesaggio complesso quanto quello di molte regioni montuose del pianeta.
L’importanza della scoperta
Al di là dello stupore visivo, questa nuova mappa ha implicazioni enormi per il territorio. La forma del terreno sotto il ghiaccio influisce direttamente su come i ghiacciai scorrono verso il mare. Creste e rilievi possono rallentare il movimento delle masse glaciali, mentre valli profonde e superfici lisce possono favorire uno scivolamento più rapido.
Capire cosa c’è sotto la calotta significa quindi prevedere meglio come l’Antartide reagirà all’aumento delle temperature globali e quanto potrà contribuire all’innalzamento del livello dei mari nei prossimi decenni e secoli. Ma c’è anche un altro livello di lettura, più narrativo e quasi “da viaggio”. L’Antartide resta un luogo che pochissimi vedranno dal vivo, ma sapere che sotto il ghiaccio esiste un mondo così articolato cambia il modo in cui lo immaginiamo, non più solo “fine del mondo”, ma continente con una storia profonda, fatta di rilievi, fratture e paesaggi sepolti dal tempo che forse riemergeranno.
In un’epoca in cui il pianeta sembra sempre più conosciuto e misurato, l’Antartide ci ricorda che esistono ancora mondi nascosti, proprio sotto i nostri piedi e che esplorarli, anche solo con i dati e l’immaginazione, è un viaggio che può cambiare il modo in cui guardiamo la Terra.
Esistono luoghi incredibili sul nostro pianeta, dove il fascino della loro unicità convive con il mistero. Uno di questi è sicuramente il lago più anomalo che ci sia: non è come tutti i laghi, con una distesa d’acqua dolce più o meno grande sulla cui superficie si riflette il paesaggio circostante. E non è nemmeno visitabile, perché si trova a quasi 4mila metri di profondità.
Si chiama lago Vostok ed è il più grande dei 70 bacini lacustri subglaciali che si trovano sotto la calotta di ghiaccio dell’Antartide, negli abissi della Terra, sotto strati di ghiaccio sedimentati da milioni di anni. La mano dell’uomo è riuscita a sfiorarlo, ma restano tanti gli enigmi e le anomalie che lo riguardano, tanto da essere uno dei luoghi in assoluto più misteriosi del mondo, e che potrebbe svelare nuove informazioni sulla storia della vita sulla Terra.
Dove si trova il lago Vostok
L’Antartide è una fetta di mondo immensamente affascinante non solo in superficie, ma anche nel sottosuolo, sotto al ghiaccio sedimentato nel corso di milioni di anni, dove esiste un mondo nascosto ricco di meraviglie e misteri che resta ancora salvo, al riparo dalla mano dell’uomo.
Il lago Vostok, in particolare, si trova vicino alla base russa Vostok, nell’Antartide Orientale, e più precisamente nel Territorio Antartico Australiano (AAT), che è la parte rivendicata dall’Australia, nonostante secondo il Trattato Antartico del 1959 l’Antartide non apparterrebbe ad alcun Paese.
La scoperta del lago Vostok
È considerato il più intatto e antico del mondo: milioni di anni fa era un lago come tutti gli altri, in superficie, ma poi si è formato il Polo Sud ed è rimasto sigillato per i resto della sua esistenza sotto a uno scudo di ghiaccio profondo 3.768 metri
È stato scoperto per la prima volta dal geografo russo Andrej Kapica tra il 1959 e il 1964 e confermato negli anni successivi grazie a sempre più precise misurazioni radar. Nel 1996 ne è stata individuata l’esatta grandezza: 250 chilometri in lunghezza e circa 50 in larghezza, costituito da due bacini distinti separati da una dorsale. Ma come fa ad essere ancora liquido, sotto a tutti quegli strati di ghiaccio? Lo è per via della sua temperatura media di −3 °C, superiore alla temperatura di fusione del ghiaccio alla pressione a cui si trova il lago, e per la maggior esposizione al calore geotermico.
Nel 2012 c’è stata poi la svolta: grazie al lavoro di trivellazione, i ricercatori russi e britannici sono riusciti a scendere in profondità, fino a raggiungere l’acqua del lago per campionarla. Nel 2013 è stata rilevata la presenza di batteri sconosciuti all’interno del lago Vostok, ma la loro esatta natura sarebbe ancora avvolta nel mistero.
L’avevamo detto, il lago Vostok non è come tutti gli altri. A renderlo unico è innanzitutto l’affascinante possibilità che laggiù, sotto a 4 km di ghiaccio, possa esserci vita. Ma quale? Secondo gli ultimi studi, sarebbero state rilevate tracce di Dna riconducibili a organismi marini evoluti che potrebbero abitare il lago con una capacità unica di sopravvivere in condizioni estreme. Qualsiasi organismo scoperto negli abissi del lago Vostok, infatti, potrebbe rappresentare forme di vita totalmente sconosciute e che si sono adattate a sopravvivere in condizioni impensabili sulla superficie della Terra.
Perché? Il bacino lacustre subglaciale di Vostok è soprasaturo di ossigeno e azoto, con concentrazioni 50 volte superiori rispetto ai tipici laghi d’acqua dolce superficiali. Un’altra delle anomalie, questa, che contribuisce ad avvolgerlo nel mistero. Si pensa, inoltre, che le condizioni del lago Vostok possano essere simili a quelle di Europa, la luna di Giove, e di Encelado, la luna di Saturno.
L’esplorazione di questo microambiente surreale di milioni di anni rappresenta un’opportunità unica per una maggior comprensione del nostro mondo, ma anche dell’evoluzione della vita in condizioni potenzialmente estreme in pianeti lontani dal nostro.
Quest’anno i World Travel Awards (WTA), considerati gli Oscar del Turismo, hanno brillato di una luce particolare, ponendo l’accento anche sul turismo green e d’avventura. Tra le diverse categorie, sono state premiate destinazioni e attrazioni che si distinguono per l’impegno nella sostenibilità e nell’esplorazione della natura. Dal fascino delle Azzorre alla maestosità dell’Antartide, dalle savane della Tanzania alla foresta nebulosa del Costa Rica, queste mete dimostrano che è possibile coniugare avventura, sostenibilità e lusso, incoraggiando un turismo che valorizza e protegge le risorse naturali.
Dal 1993, i World Travel Awards (WTA) rappresentano il massimo riconoscimento nell’industria dei viaggi e del turismo, un simbolo di qualità che premia l’eccellenza a livello globale. Con sede a Londra, questa importante organizzazione celebra i migliori risultati nel settore, riconoscendo contributi straordinari su scala nazionale, regionale e internazionale.
Conosciuti come gli Oscar del Turismo e consegnati nel corso di una serie di prestigiose cerimonie regionali e globali, i WTA non solo alzano il livello degli standard, ma diventano il punto di riferimento a cui tutte le realtà del settore aspirano. Ecco una panoramica dei vincitori delle principali categorie Avventura e Natura del 2024.
Isole Azzorre, Portogallo – World’s Leading Adventure Tourism Destination 2024
Le Azzorre, un arcipelago di nove isole vulcaniche nel cuore dell’Oceano Atlantico, hanno conquistato il titolo di miglior destinazione per il turismo d’avventura. Le loro cascate maestose, le sorgenti termali e i pittoreschi borghi incantano i visitatori, sempre più numerosi.
L’isola più grande, São Miguel, ospita la vivace città di Ponta Delgada, un mix di architettura gotica e modernità cosmopolita. Oltre a escursioni, canyoning e avvistamenti di balene e delfini, l’isola offre esperienze uniche come le grotte di lava di Terceira e la città di Angra do Heroísmo, patrimonio UNESCO. Secondo Berta Cabral, Segretaria Regionale del Turismo, il riconoscimento consolida il ruolo delle Azzorre come meta di eccellenza per il turismo sostenibile, fruibile in ogni stagione.
Passadiços do Paiva, Portogallo – World’s Leading Adventure Tourist Attraction 2024
I Passadiços do Paiva, situati nel Geoparco Globale UNESCO di Arouca, in Portogallo, sono stati premiati come miglior attrazione turistica d’avventura. Si tratta di un percorso attrezzato in legno di otto chilometri che segue il fiume Paiva, regalando scorci mozzafiato su una natura incontaminata.
I visitatori sono passati da 300.000 nel 2015 a oltre 1,2 milioni nel 2021, dimostrando il crescente fascino di questa destinazione. Oltre alla bellezza naturale, i Passadiços offrono geositi unici e aree di ristoro per immergersi in un’esperienza rigenerante. Un perfetto connubio di avventura e relax, che contribuisce a rafforzare il turismo sostenibile nella regione.
Fonte: iStockPassadiços do Paiva, Portogallo
White Desert, Antartide – World’s Leading Extreme Adventure 2024
White Desert ha reso accessibile l’interno dell’Antartide a esploratori e turisti, grazie a un turismo di lusso rispettoso dell’ambiente. Fondata nel 2005 da Patrick Woodhead, la società con sede in Sud Africa è rinomata per i suoi campi semipermanenti, come Whichaway e Echo Base, dove i visitatori possono ammirare meraviglie naturali come il fiume Blu e le grotte di cristallo.
Echo Base, con le sue formazioni rocciose che si ergono tra i ghiacci, consente di immergersi in paesaggi descritti come lunari dall’astronauta Buzz Aldrin. Un’esperienza estrema e lussuosa che rappresenta un unicum nel panorama del turismo mondiale.
Tanzania – World’s Leading Safari Destination 2024
La Tanzania si è affermata come meta di punta del turismo naturalistico, conquistando numerosi premi negli ultimi anni, tra cui il titolo di migliore destinazione africana per i safari, che celebra in grande stile la dedizione del Paese alla conservazione e al turismo sostenibile.
Il Parco Nazionale del Serengeti, premiato come miglior parco nazionale d’Africa per il sesto anno consecutivo, continua a stupire con la sua fauna straordinaria e i suoi paesaggi iconici. Anche il Kilimangiaro, la vetta più alta d’Africa, ha ricevuto il titolo di Africa’s Leading Tourist Attraction, rafforzando il ruolo della Tanzania come meta imperdibile per gli amanti della natura.
Sun World Fansipan Legend, Vietnam – World’s Leading Natural Landscape Tourist Attraction 2024
La funivia Sun World Fansipan Legend, che detiene record mondiali per altezza e lunghezza, offre una vista spettacolare su paesaggi montani e valli mozzafiato. Ma soprattutto consente di salire in alta quota sul Fansipan, noto come il “Tetto dell’Indocina”, che si erge a 3.143 metri tra le nuvole del Vietnam nord-occidentale.
Situato nei pressi di Sapa, questo complesso turistico combina attrazioni culturali, parchi divertimento e hotel di lusso, attirando migliaia di visitatori in cerca di avventura e relax in un contesto naturale unico.
Fonte: iStockFunivia che porta a Fansipan, in Vietnam
St. Vincent & The Grenadines – World’s Leading Nature Destination 2024
Nel cuore dei Caraibi, le isole di St. Vincent e Grenadines si distinguono per la loro bellezza naturale e l’impegno nella sostenibilità. Premiato come Caribbean’s Leading Green Destination, l’arcipelago vanta paesaggi vulcanici, barriere coralline e spiagge incontaminate.
Il riconoscimento premia le numerose iniziative eco-friendly che combinano turismo e conservazione, garantendo uno sviluppo sostenibile che valorizza la biodiversità locale e il benessere delle comunità.
Phu Quoc, Vietnam – World’s Leading Nature Island Destination 2024
L’isola di Phu Quoc, soprannominata la “Venezia del Vietnam”, è stata premiata per il suo patrimonio naturale unico. Con il 70% del territorio protetto dal Parco Nazionale di Phu Quoc, riconosciuto dall’UNESCO, l’isola offre trekking, cascate scintillanti e una fauna rara che comprende il langur argentato e il lori pigmeo.
Tra le attrazioni principali, Sunset Town con le sue case colorate, i mercati notturni e le spiagge bianchissime come Sao Beach e Khem Beach rappresenta un richiamo irresistibile per chi cerca un mix di relax e avventura.
Fonte: iStockPhu Quoc, Vietnam
Monteverde Cloud Forest Reserve, Costa Rica – World’s Leading Regional Nature Destination 2024
La Riserva della Foresta Nebulosa di Monteverde è un gioiello della biodiversità, con oltre 35.000 acri di foresta protetta. Situata in Costa Rica, questa destinazione ospita una varietà di specie straordinarie, tra cui giaguari, quetzal e campanari dalle tre caruncole. I visitatori possono esplorare più di 13 chilometri di sentieri, immergendosi in un ecosistema unico che abbraccia otto zone climatiche. Monteverde è una meta imperdibile per gli amanti della natura e dell’ecoturismo.
Bordeaux, Francia – World’s Leading Wine Tourism Region 2024
Nella categoria enoturismo, Bordeaux si conferma una leggenda che merita ampiamente il premio di migliore regione enoturistica del mondo. I suoi vigneti, culla di alcuni dei vini più prestigiosi al mondo, offrono un viaggio sensoriale tra storia, cultura e sapori unici.
Un soggiorno a Bordeaux è molto più che una visita: è un’immersione nell’anima del vino, dove ogni calice racconta una storia di passione e tradizione.
Ci sono posti del mondo che lasciano senza fiato con la loro bellezza selvaggia: uno di questi è l’Antartide, con i suoi ghiacciai, il freddo che penetra nelle ossa e una natura che leva il fiato. È qui che – qualche anno fa – è stata fatta una scoperta eccezionale: sotto lo strato di ghiaccio è stato trovato un mondo affascinante e straordinario, valli subglaciali e catene montuose nell’Antartide occidentale.
A portare avanti queste importantissime esplorazioni è stato il progetto PolarGap dell’Agenzia spaziale europea, con un gruppo di lavoro guidato dalla Northumbria University.
Le tre vallate sotto l’Antartide potrebbero essere importanti nel futuro, come suggeriva lo studio, poiché si legge sul sito della Northumbria University: “Aiutano a incanalare il flusso di ghiaccio dal centro del continente verso la costa” e questo serve anche in previsione di un eventuale assottigliamento della calotta glaciale a causa del cambiamento climatico. Tutto quello che c’è da sapere.
Antartide, il mondo nascosto sotto il giaccio
Il mondo è ancora un luogo tutto da scoprire che rivela soprese a ogni studio ed esplorazione, mostrando come sia ricco di bellezze e di tesori, preziosi e di fondamentale importanza per tutti noi. Come il mondo nascosto che – tempo fa – era stato scovato sotto l’Antartide grazie a uno studio portato avanti dall’Esa.
Un mondo fatto di montagne e vallate, meraviglioso e affascinante, scovato proprio grazie a un progetto di mappatura del Polo Sud, porzione di terra che rimaneva scoperta dai satelliti.
Ed è così che sono state trovate le tre enormi vallate, di dimensioni davvero notevoli. La più grande è la Foundation Trough: la sua lunghezza supera i 350 chilometri ed è larga 35, per renderci conto della vastità di questa area basti sapere che la lunghezza equivale a quella che vi è tra Londra e Manchester, mentre la larghezza è una volta e mezza l’isola di Manhattan. davvero impressionate.
Ve ne sono altre due di poco più piccole: la depressione Patuxent si snoda per oltre di 300 km e la sua larghezza ammonta a più di 15 km, mentre l’Offset Rift Basin è lunga 150 km e larga 30 km.
Questo mondo sotto il ghiaccio non è solo molto affascinante ma è anche una scoperta importante, come aveva spiegato Kate Winter della Northumbria University: “Ora sappiamo che la regione montuosa impedisce al ghiaccio dell’Antartide orientale di scorrere attraverso l’Antartide occidentale verso la costa – si legge sul sito dell’Università -. Inoltre, abbiamo scoperto tre valli subglaciali nell’Antartide occidentale che potrebbero essere importanti in futuro. Se la calotta glaciale si assottiglia o si ritira, questi corridoi controllati topograficamente potrebbero facilitare un flusso di ghiaccio più avanzato verso l’entroterra e potrebbero portare allo spostamento della spartiacque glaciale dell’Antartide occidentale. Ciò, a sua volta, aumenterebbe la velocità con cui il ghiaccio scorre dal centro dell’Antartide verso i suoi bordi, portando a un aumento dei livelli globali del mare”.
Un mondo sommerso affascinante e straordinario, ma soprattutto fondamentale per comprendere anche il futuro.
Fonte: iStockAntartide, tutti i segreti di questa terra meravigliosa
La nuova scoperta sull’Antartide
Di recente è stata fatta una nuova scoperta in merito all’Antartide e ha a che fare con un tempo talmente lontano da essere difficile da misurare. Infatti, a quanto pare, la glaciazione di questo luogo ha preso il via circa 34 milioni di anni fa, ma non ha coperto tutto il continente e non lo ha fatto subito. Nell’Antartide occidentale, infatti, ci sono voluti quasi sette milioni di anni prima che il clima cambiasse arrivando alla formazione delle calotte glaciali.
Il team di ricerca, formato dall’Alfred Wegener Institute, dal Centro Helmholtz per la ricerca polare e marina (AWI) in Germania, con il coinvolgimento dei ricercatori del British Antarctic Survey, dell’Università di Heidelberg e del MARUM Center for Marine Environmental Sciences presso l’Università di Brema, ha scoperto anche come era il paesaggio.
Come riportato nella newsroom della Northumbria University, uno dei professori ha affermato: “Il polline e le spore conservati nei sedimenti rivelano un quadro dettagliato del passato paesaggio dell’Antartide occidentale, simile all’attuale Patagonia, con foreste e boschi ricchi di faggi meridionali e clima temperato-freddo”.
Difficile immaginarlo così ora, quando i nostri occhi possono vedere paesaggi bianchi, in cui ghiaccio e neve sembrano essere tutt’uno con il mare e il cielo. Un mondo affascinante e prezioso, delicato e da tutelare.
Antartide, un mondo tutto da scoprire
L’Antartide è un mondo tutto da scoprire, di impareggiabile bellezza, un posto in cui la natura regala scenari che levano il fiato tra immense distese di ghiaccio e neve, mare e animali fantastici. Qui si possono incontrare pinguini, orche, foche e alcuni giganti dell’acqua come balene e megattere.
Fonte: iStockQuello che devi sapere sui viaggi in Antartide
Un posto da esplorare ad esempio grazie ad apposite crociere, pensate per far ammirare ai visitatori alcuni dei luoghi più spettacolari. E se negli ultimi anni questa zona della terra ha visto un boom di turisti, grazie a prezzi più accessibili – infatti pare che nel 2024 ci siano state oltre 122 mila persona secondo dati riportati dal Corriere della Sera – è anche vero che questo può avere un impatto non propriamente positivo sull’ambiente. Una ricerca pubblicata su Nature, si legge su Donna Moderna, ha sottolineato che la neve si sta sciogliendo più velocemente anche per il numero di visitatori che raggiungono questa terra.
Chi, comunque, visita questi luoghi riceve delle informazioni molto puntuali su cosa non deve portare con sé e su quali sono i comportamenti da non adottare.
Oltre alle navi si può raggiungere il Polo Sud con gli aerei. I viaggi in questo luogo possono durare da una settimana circa, fino ad arrivare a un mese. Ci sono viaggi che permettono di fare delle escursioni e altri che consentono la visita solamente a bordo delle imbarcazioni.
Una cosa è certa questo luogo selvaggio, e in cui la natura ha cesellato un paesaggio favoloso, è una grande attrattiva per molti, anche per i tesori che ancora nasconde e possono essere svelati. Proprio come le grandi vallate sotto il ghiaccio, una ricchezza che non è solo fantastica da immaginare, ma che ha anche importanti conseguenze scientifiche.
La compagnia di crociere di lusso Silversea sta facendo il suo ingresso nel settore alberghiero, con la costruzione di una struttura esclusiva di 150 camere che, a detta l’azienda, diventerà l’albergo più a sud del mondo.
Il nuovo lodge sorgerà a Puerto Williams, in Cile, e rappresenterà una novità assoluta per l’operatore crocieristico. L’obiettivo principale dell’iniziativa è quello di rendere più agevole e confortevole l’esperienza dei viaggiatori diretti in Antartide a bordo della flotta di navi da spedizione di Silversea, offrendo un punto di partenza ottimale per avventure estreme.
Il punto di sosta perfetto per i viaggi sul Ponte dell’Antartide
Silversea considera il nuovo lodge un elemento chivae per i suoi esclusivi “viaggi sul Ponte dell’Antartide” che si pongono come un’alternativa per evitare il temuto Passaggio di Drake, noto per le sue acque piuttosto turbolente. Invece di affrontare la traversata via mare, i viaggiatori possono sorvolare lo stretto, arrivando in Antartide in modo più rapido e confortevole.
Di fatto, il lodge fungerà quindi come tappa strategica per rendere il tutto più agevole e lussuoso: gli itinerari classici prevedono più di un’intera giornata di navigazione dal Sud America all’Antartide mentre, con un volo charter, il viaggio tra Puerto Williams e il porto delle crociere sull’isola di King George dura solo due ore.
In più, l’hotel offre molta più flessibilità in termini di gestione dell’esperienza complessiva. Basti pensare che, finora, gli ospiti che arrivano a Puerto Williams “sono sparsi” per la città in diverse strutture ricettive: il nuovo lodge di Silversea semplificherà la logistica sia per gli ospiti sia per la compagnia di crociera e disporrà di ampie aree comuni che serviranno a tenersi informati, ad acclimatarsi e a prepararsi al meglio per le entusiasmanti avventure previste.
L’apertura prevista per la stagione antartica 2025/2026
I piani per il nuovo hotel di Silversea prevedono l’apertura in tempo per la stagione antartica 2025/2026, che secondo i calendari di viaggio della compagnia inizia a fine ottobre. Sebbene il nome del lodge non sia ancora stato rivelato, l’ambizione è quella di trasformare la struttura in più di un semplice punto di transito per i viaggiatori diretti in Antartide.
La compagnia, infatti, immagina una proprietà in cui vivere un’esperienza di lusso unica che sappia integrare la bellezza selvaggia del territorio con un’ospitalità di alto livello. I viaggiatori devono poter sperimentare appieno cosa significhi trovarsi a quelle latitudini: Puerto Williams vanta un paesaggio talmente spettacolare e una cultura indigena di sicuro interesse che non possono passare inosservate.
Silversea mira proprio a “sfruttare” tali peculiarità del luogo e a fare in modo che le persone ne siano consapevoli e le comprendano appieno. All’inizio, il lodge sarà legato soltanto alla crociera ma l’obiettivo futuro è quello di “trasformarlo in qualcosa di più”.
Il nuovo hotel sarà costruito sul sito dell’attuale Lakutaia Lodge, come riportato dal quotidiano cileno El Mercurio. La società madre di Silversea, Royal Caribbean Group, sta investendo 30 milioni di dollari in questo progetto con la collaborazione di DAP, una compagnia aerea e turistica cilena specializzata nelle operazioni in Antartide. Un importante investimento che evidenzia l’intento di creare un’esperienza esclusiva, rafforzando la presenza di Silversea come leader nel settore delle spedizioni polari e del turismo di alta gamma.
A 102 anni dalla morte di Sir Ernest Shackleton è stata ritrovata la nave a bordo della quale il famoso esploratore britannico di origine irlandese fece il suo ultimo viaggio per cercare di raggiungere l’Antartide. L’imbarcazione, chiamata “Quest”, è stata localizzata sul fondale dell’oceano al largo della costa di Terranova, in Canada. Shackleton ebbe un infarto fatale a bordo il 5 gennaio 1922. La sua morte segnò la fine di quella che alcuni storici chiamano l’epoca eroica dell’esplorazione antartica, ma la nave rimase in servizio fino all’affondamento, avvenuto nel 1962.
Il ritrovamento del relitto della nave su cui Shackleton morì
I resti del Quest, un piroscafo lungo 38 metri, sono stati trovati sul fondo del Mare del Labrador, un braccio settentrionale dell’Oceano Atlantico. La scoperta è avvenuta a 390 metri di profondità grazie all’attrezzatura sonar utilizzata da un team di ricercatori della Royal Canadian Geographical Society (RCGS).
Il relitto si trova quasi in posizione verticale, adagiato su un fondale marino che in passato era stato eroso dal passaggio degli iceberg. L’albero maestro appare spezzato e pendente sul lato sinistro, ma per il resto la nave sembra essere sostanzialmente integra.
Il ritrovamento è stato il risultato di mesi di accurate ricerche e analisi da parte dei membri della spedizione a bordo della nave da ricerca LeeWay Odyssey, provenienti da Canada, Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia. Hanno consultato i diari di bordo, i ritagli di giornale e i documenti legali, incrociandoli con i dati storici sulle condizioni meteorologiche e sui ghiacci per determinare con un alto grado di precisione il luogo in cui la Quest riposa sul fondo marino. A patrocinare l’indagine, Alexandra Shackleton, nipote dell’esploratore.
“Al momento non abbiamo intenzione di toccare il relitto – ha spiegato alla Bbc Antoine Normandin, direttore delle ricerche – Si trova in un’area già protetta per la fauna, quindi nessuno dovrebbe toccarlo. Speriamo di tornare a fotografarlo con un veicolo a pilotaggio remoto, per capirne davvero lo stato”.
“Quest”: una nave ricca di storia
La spedizione Shackleton-Rowett partì da Londra, il 17 settembre 1921. Shackleton disse all’Evening Standard che questo viaggio sarebbe stato il suo “canto del cigno”. Quell’affermazione fu profetica: nelle prime ore del 5 gennaio 1922, mentre la Quest era ancorata nel porto di Grytviken, sull’isola della Georgia del Sud, nell’Atlantico meridionale, Shackleton morì nella sua cabina per un grave attacco di cuore, all’età di 47 anni. Dopo sei mesi, la Quest tornò a Londra, dove fu venduta alla famiglia norvegese Schjelderup e utilizzata come nave da pesca.
Quella poteva essere l’ultima volta che il mondo sentiva parlare della Quest, ma il destino aveva altri piani. L’imbarcazione, infatti, compare più volte negli annali della storia dell’esplorazione polare del primo Novecento. All’inizio della seconda guerra mondiale, fu requisita dalla Royal Canadian Navy per traghettare carbone da Sydney ad Halifax. Più tardi, nello stesso anno, fu riadattata come dragamine, ma i piani cambiarono e venne utilizzata per il rifornimento idrico in Inghilterra.
Il 1° aprile 1962, mentre era bloccata tra i ghiacci del Mare del Labrador, fu schiacciata con una forza tale da rompere i bulloni del ponte nella sala macchine e deformare le porte della cabina. La mattina del 5 maggio, l’acqua invase i motori della Quest, e il suo capitano, Olav Johannessen, lanciò l’appello ad abbandonare la nave. L’equipaggio, parte del carico e gli oggetti di valore furono evacuati sulle navi vicine e alle 17:40 la Quest si inabissò. In un telegramma ai proprietari della nave in Norvegia, Johannessen annotò la posizione finale: 53’10 N, 54’27 W.
Una sorte simile era toccata a un’altra leggendaria nave di Shackleton, la Endurance, nella sfortunata spedizione transantartica del 1914-1917. I resti del veliero, stritolato dai ghiacci dell’Antartide nell’inverno del 1915 e affondato a circa 3.000 metri di profondità, sono stati ritrovati nel marzo del 2022.