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Regione riconosce l’Ecomuseo ‘Piane e Luoghi Viscontei del Varesotto’

3 novembre 2025 à 11:48

Regione Lombardia riconosce per la prima volta un Ecomuseo in provincia di Varese.  È il ‘Piane e Luoghi Viscontei del Varesotto‘, che ha ottenuto la certificazione di ‘istituzione culturale di eccellenza’  con a una delibera di Giunta approvata su iniziativa dell’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso. Il nuovo Ecomuseo vede come capofila il comune di Jerago con Orago (Varese). Il suo scopo è la tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio culturale, ambientale e storico del territorio.

Con l’Ecomuseo le comunità locali diventano protagoniste attive

In foto l’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, durante la presentazione del riconoscimento ai rappresentanti istituzionali dei comuni coinvolti nell’Economa ‘Piane e Luoghi Viscontei’.“Con questo riconoscimento – ha spiegato l’assessore Caruso – Regione Lombardia valorizza un territorio di straordinaria ricchezza storica, paesaggistica e culturale. Gli ecomusei rappresentano un modello virtuoso di partecipazione dal basso, in cui le comunità diventano protagoniste attive nella tutela e nella promozione del proprio patrimonio”.

“È un passo importante – ha concluso Caruso – per rafforzare l’identità culturale del territorio. Vogliamo anche trasmettere alle nuove generazioni il valore dei luoghi e delle storie che li rendono unici”.

Ecomuseo a Varese, ‘Piane e Luoghi Viscontei’: i Comuni coinvolti

L’Ecomuseo ‘Piane e Luoghi Viscontei del Varesotto’ comprende anche i Comuni di Azzate, Brunello, Casale Litta, Crosio della Valle, Daverio, Galliate Lombardo, Mornago e Sumirago. Si tratta del 37° riconoscimento da parte di Regione Lombardia dopo aver già coinvolto otto province sul territorio. Per l’Ecomuseo del Varesotto riguarda cinque macroaree agricole e boschive (Piane Viscontee), con paesaggi unici, coltivi, mulini, cascine, boschi e sentieri. L’obiettivo è rafforzare l’identità e il senso di appartenenza locale, coinvolgendo comunità, scuole, associazioni e istituzioni nei processi culturali e di promozione del patrimonio ecomuseale.

Nel Comune di Mornago sarà adibito uno specifico immobile a sede operativa stabile dell’Ecomuseo, destinandolo in via esclusiva allo svolgimento delle attività culturali, espositive, didattiche e partecipative. All’Ecomuseo ‘Piane e Luoghi Viscontei del Varesotto’ è inoltre riconosciuto il marchio distintivo del territorio  e un sito web dedicato in cui si trovano informazioni, itinerari e iniziative.

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Dal Vittoriale al Museo Carducci, le più belle case-museo in Italia

18 octobre 2025 à 12:55

Le case-museo sono piccoli mondi sospesi nel tempo, in cui entriamo in punta di piedi per avvicinarci all’intimità di scrittori, poeti e pensatori che hanno lasciato un’impronta indelebile nella nostra cultura.
In Italia, da Nord a Sud, se ne incontrano molte: alcune isolate, immerse nella natura, altre nel cuore pulsante delle città, ma tutte invitano a compiere un viaggio silenzioso e prezioso, ricco di emozione e memoria.

Il Vittoriale degli Italiani – Gardone Riviera (Lombardia)

Interno del Vittoriale a Gardone Riviera
©MarcoBeckPeccoz - Ufficio Stampa
Suggestivo interno del Vittoriale a Gardone Riviera

Una cittadella monumentale a picco sul Lago di Garda, dove ogni pietra è simbolo, ogni stanza è scena di un’esistenza teatrale: il Vittoriale degli Italiani è l’universo di Gabriele D’Annunzio, poeta, soldato, esteta.
Voluto dallo stesso Vate nel 1921 come dimora e tributo alle sue imprese eroiche, il Vittoriale si sviluppa su dieci ettari tra edifici, giardini, fontane, piazze, un teatro all’aperto con vista incredibile e persino un incrociatore militare murato nella collina.

Il cuore pulsante del complesso è la Prioria, la casa dove D’Annunzio visse per 17 anni: un tempio oscuro e affascinante, in cui tutto è rimasto intatto, vetrate colorate, tendaggi spessi, luce fioca. Ogni stanza è un manifesto del suo “vivere inimitabile”, dallo studio, chiamato Officina, alla camera del Lebbroso, creata come sepolcro simbolico.

Completano la visita il Museo D’Annunzio Eroe, la Biblioteca, il piccolo aereo SVA con cui sorvolò Vienna, e il Mausoleo, dove riposa insieme ai suoi fedelissimi.

Casa Museo Luigi Pirandello – Roma (Lazio)

Nel verde del quartiere Nomentano, vicino a Villa Torlonia, ecco la casa dove Luigi Pirandello visse gli ultimi anni della sua vita, un luogo semplice, raccolto, eppure intriso della sua visione profonda, a tratti inquieta, sull’esistenza.

All’interno del villino in Via Antonio Bosio 13B, oggi sede dell’Istituto di Studi Pirandelliani, si respira un’atmosfera sobria e intensa: la biblioteca con oltre 2000 volumi, lo studio-soggiorno, la camera da letto dove morì nel 1936 e, alle pareti, bozzetti e quadri, anche firmati dal figlio Fausto. Dal terrazzo si vede proprio Villa Torlonia, cara allo scrittore.

Chi non può recarsi di persona può esplorare il museo anche in maniera virtuale, grazie al tour online dello studio: un piccolo viaggio letterario a portata di click.

Casa Carducci – Castagneto Carducci (Toscana)

Tra le colline della Maremma livornese, il borgo di Castagneto Carducci custodisce la memoria di uno dei più celebri poeti dell’Ottocento italiano: infatti, nella casa che ospitò per alcuni anni la famiglia Carducci (dopo l’esilio forzato del padre da Bolgheri) si rivive l’infanzia del piccolo Giosuè, futuro premio Nobel.

La Casa Museo Carducci conserva ambienti d’epoca, arredi originali e una raccolta di oggetti che raccontano non solo la vita del poeta, ma anche l’atmosfera familiare e borghese in cui visse: un ambiente discreto, essenziale, che profuma di carta, inchiostro e ricordi.

Casa Natale di Maria Montessori – Chiaravalle (Marche)

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Non è solo una casa museo: è un centro vivo e dinamico, che restituisce con linguaggi contemporanei la grandezza di un pensiero rivoluzionario. Nel cuore delle Marche, a Chiaravalle, la casa natale di Maria Montessori è diventata spazio espositivo, laboratorio educativo e racconto immersivo.

All’interno si mescolano memoria e visione, con schermi interattivi, infografiche e oggetti simbolici. Accanto alle stanze originali si esplorano i principi del suo metodo pedagogico, i viaggi nel mondo, l’impegno per l’infanzia, in un dialogo aperto fra culture e generazioni: si entra da visitatori e si esce ispirati, arricchiti, toccati nel profondo.

Villa Wenner – Pellezzano (Campania)

Nel cuore della Valle dell’Irno, punteggiata da colline e vegetazione rigogliosa, spicca una delle dimore storiche più affascinanti della provincia di Salerno: Villa Wenner. Costruita nel 1865 su progetto dell’architetto svizzero Adolfo Mauke, in continuità con il lavoro di Stefano Gasse, è un esempio perfetto di architettura neoclassica ottocentesca. Fu dimora della famiglia Wenner, tra le più influenti della comunità industriale svizzera stabilitasi a Pellezzano nel XIX secolo.

Il complesso si distingue per eleganza e coerenza stilistica: viali alberati, giardini all’italiana, saloni sontuosi, un parco con piscina e dettagli architettonici d’epoca. Ogni elemento racconta una storia, in particolare quelli in ghisa decorativa (dai cancelli alle ringhiere) realizzati nelle fonderie appartenenti alle stesse industrie tessili della famiglia Wenner. L’atmosfera che si respira è quella di un’epoca in cui la cultura borghese e la produzione industriale dialogavano in armonia.

Dal 1984, Villa Wenner è tutelata dal Ministero per i Beni Culturali, che ne ha riconosciuto il valore storico e culturale. Location di pregio per eventi, matrimoni e mostre, rimane un importante punto di riferimento per chi vuole conoscere le radici della storia industriale campana grazie all’eleganza senza tempo di una residenza privata.

Casa Rossini – Lugo (Emilia-Romagna)

A Lugo di Romagna, in un modesto edificio su due piani appartenuto al nonno del compositore, è possibile seguire le tracce dell’adolescenza di Gioachino Rossini, vissuto qui tra il 1802 e il 1804, un periodo breve ma fondamentale, in cui iniziarono a germogliare quelle doti musicali che lo avrebbero reso celebre in tutto il mondo.

La Casa Museo Rossini apre ufficialmente al pubblico il 24 ottobre 2020, proponendo un percorso immersivo che si snoda lungo quattro stanze. Non si tratta di una semplice esposizione di cimeli, ma di un’esperienza multisensoriale: testi, immagini, brani musicali e supporti audiovisivi accompagnano il visitatore in un crescendo di emozioni, e offrono uno sguardo più intimo e coinvolgente sul genio musicale di Rossini, sull’uomo dietro le note immortali.

Museo Casa Galimberti – Cuneo (Piemonte)

Nel centro storico di Cuneo, il Museo Casa Galimberti custodisce la memoria di una famiglia che ha inciso profondamente nella storia politica e culturale italiana. Donata al Comune dalla stessa famiglia, si tratta di una residenza borghese di fine Ottocento, con ambienti eleganti e arredamenti originali che riflettono il gusto e la vita dell’epoca.

La visita permette di esplorare lo studio di Tancredi Galimberti, avvocato, deputato e senatore, insieme alla biblioteca, a una notevole collezione d’arte e agli spazi in cui si svolgeva la vita quotidiana. Ma c’è anche una dimensione civile ed eroica: una parte del museo è infatti dedicata a Duccio Galimberti, figlio di Tancredi, figura di spicco della Resistenza antifascista. Fu proprio lui a organizzare il primo nucleo del movimento partigiano cuneese, pagando con la vita il proprio impegno, assassinato nel 1944.

Il Museo Casa Galimberti è capace di raccontare non soltanto la storia privata di una famiglia ma anche quella collettiva del Paese, in un delicato equilibrio tra bellezza domestica e coscienza storica.

Cinque Case Museo di Roma da non perdere

17 octobre 2025 à 08:42

Roma è da sempre crocevia, punto di partenza e meta: lo sanno bene i pellegrini del Giubileo che, in questo 2025, si precipitano nella Capitale diretti a San Pietro e alle Basiliche papali, ma è così – in realtà – da secoli. Lo dimostrano i suoi musei, i monumenti, i parchi: segni di passaggi accavallatisi negli anni e rimasti a testimonianza di ciò e di chi Roma ha ospitato.

Sono molte, ad esempio, le Case Museo che troverete in città: abitazioni, stanze e studi d’artista che in passato hanno accolto membra stanche e laboriose e che oggi – non senza fatica – Roma conserva quasi intatte per mostrarvi la vita e l’estro di un tempo. Ve ne consigliamo cinque da non perdere, ma l’elenco è molto più lungo. Dalla casa in Piazza di Spagna in cui soggiornò il poeta britannico John Keats (e dedicato anche a Percy Bysshe Shelley) a quelle di due italianissimi come Alberto Moravia e Luigi Pirandello. Ma c’è anche l’arte con Casa Balla o il cinema con la casa di Alberto Sordi.

Tutte le arti – in un modo o nell’altro – hanno transitato in città, lasciando un segno o l’alcova di chi l’arte era piuttosto impegnato a produrla, ispirato dalle strade e dalla storia della Capitale.

La Casa Museo di Keats e Shelley (Keats-Shelley Memorial House)

Partiamo dalla Casa Museo in cui sicuramente vi imbatterete visitando Roma: ai piedi della scalinata di Piazza di Spagna sorge infatti un edificio che, già all’esterno, racconta del suo passato poetico. Vi basterà infatti sollevare lo sguardo da Piazza di Spagna per scorgere insegne e manifesti che vi indicano già, con facilità, dove dovete recarvi. Al secondo piano di questo palazzo settecentesco, nel novembre del 1820, arrivò infatti John Keats: le condizioni di salute del poeta erano preoccupanti e i medici gli suggerirono di trasferirsi in un posto più mite, proprio come la nostra capitale.

Con lui il pittore Joseph Severne – che lo dipinse anche in queste stanze – e piano piano pochi amici romani. Il tempo di Keats a Roma fu brevissimo: nel febbraio del 1821, il poeta morì infatti di tubercolosi, proprio nella casa ora diventata museo. La sua tomba si trova al Cimitero Acattolico di Roma accanto proprio a quella dell’amico pittore, che pure a Roma visse fino ai suoi ultimi giorni.

La Casa Museo fu inaugurata nel 1909, dopo molti sforzi dell’Associazione inglese Keats-Shelley Memorial (nata nel 1903), il cui scopo era proprio quello di salvare dalla demolizione il palazzo in cui morì Keats. Oggi – come nelle intenzioni originali – conserva la camera da letto del poeta, ma anche opere di Shelley e Lord Byron. In breve, la Casa Museo celebra la seconda generazione romantica inglese con prime edizioni, dipinti, curiosità.

La Casa Museo Alberto Moravia

La Casa Museo di Moravia sposta l’attenzione sui nostri pregevoli scrittori: Moravia era romano di nascita e – fino al 1990, anno in cui morì – visse in un appartamento che si affaccia sul Tevere in una zona della città relativamente tranquilla. Siamo nel quartiere Della Vittoria e Moravia aveva scelto l’ultimo piano di un edificio risalente agli anni ‘30: un luogo sereno, in cui le collezioni e l’arredamento selezionato dallo scrittore sono rimasti intatti.

Dalle opere d’arte ai volumi sugli scaffali, tutto è rimasto immobile nel tempo. E del resto quella di Moravia era una casa da incorniciare: tanti amici artisti gli hanno donato negli anni opere e dipinti, ma non mancano maschere e oggetti raccolti dallo scrittore nel corso dei suoi tanti viaggi in Oriente e in Africa. La Casa Museo – che si trova in Lungotevere della Vittoria, 1 – è visitabile solo il secondo sabato del mese (e solo con prenotazione obbligatoria), per cui programmate bene la vostra visita.

La Casa di Luigi Pirandello

A due passi da Villa Torlonia e da Via Nomentana – in Via Antonio Bosio 13B – trovate l’abitazione di un altro celeberrimo scrittore italiano: sorge qui, infatti, l’Istituto di Studi Pirandelliani e sul Teatro Contemporaneo, noto più comunemente come Casa Museo di Pirandello. Il Museo – o meglio l’Istituto – si trova in un villino costruito negli anni dieci e circondato dal verde: è un appartamento in cui lo scrittore visse dal 1933 al 1946. Nato ad Agrigento, Pirandello – dopo una serie di spostamenti, tra Berlino e Parigi – si trasferì infatti nella Capitale: abitò nel quartiere Nomentano, prima in Via Alessandro Torlonia, e poi in via Antonio Bosio.

È un luogo che – anche solo col suo immaginario – torna negli scritti dell’autore che, del resto, lo aveva arredato con un soggiorno-studio e una biblioteca contenente circa 2000 volumi. Nell’appartamento c’è poi la camera da letto (dove Pirandello morì nel 1936) e una terrazza da cui si vede Villa Torlonia: oltre a libri e manoscritti, sulle pareti troviamo anche dipinti (alcuni firmati dal figlio dello scrittore, Fausto). L’Istituto fu fondato nel 1962 su iniziativa di Umberto Bosco e potete visitarlo scrivendo proprio al Museo: nel caso non abbiate la possibilità di essere presenti a Roma, sul sito ufficiale è disponibile anche una visita virtuale dello studio di Pirandello.

Casa Balla

È fresca la notizia dell’acquisizione da parte del MiC (Ministero della Cultura) di Casa Balla: aperta occasionalmente e temporaneamente in passato, ora l’abitazione del Maestro Futurista si prepara dunque ad entrare nel sistema museale italiano e ad aprire i suoi battenti. Un’occasione unica per visitare – quando sarà – l’abitazione studio dell’artista torinese, che si trova in Via Oslavia 39B a Roma: qui Balla visse dal 1929 al 1959, anno della sua morte. Parliamo di una vera e propria casa d’artista: il pittore arrivò qui nel giugno del 1929 con la moglie Elisa Marcucci e le due figlie Luce ed Elica (anch’esse pittrici).

Inizialmente visto come un luogo impiegatizio (così lo definisce Elica in alcuni scritti), la famiglia provvederà poi negli anni a farlo proprio, trasformandolo in un vero e proprio dipinto vivo. Dalle pareti colorate alle porte dipinte, in questo spazio tutto grida colore e movimento: gli arredi, gli oggetti curiosi, le sculture hanno trasformato questo appartamento in un’opera d’arte a sé stante. Secondo alcuni, sembra incarnare in toto il manifesto sulla Ricostruzione futurista dell’universo, firmato da Giacomo Balla e Fortunato Depero nel 1915. In attesa che apra i suoi battenti in via definitiva e diventi un Museo, controllate che non ci siano eventi speciali che vi permettano di dare un’occhiata.

Casa Museo Alberto Sordi

Poteva forse mancare nell’elenco delle Case Museo romane la villa di colui che ancora rappresenta il romano doc? Aperto in occasione degli eventi della Fondazione Alberto Sordi, l’edificio in cui visse l’attore fu progettato da Clemente Busiri Vici alla fine degli anni Venti e fu acquistato da Alberto Sordi nel 1958. Una curiosità: sembra che Sordi si litigasse la villa con l’amico Vittorio De Sica, che ebbe la peggio. Fu proprio l’interprete de Il Vigile ad abitarvi infatti fino alla morte (avvenuta nel 2003) arredandola con cimeli, dipinti, fotografie ma anche con stanze inedite, come la palestra con il toro meccanico (teatro di innumerevoli serate con amici e colleghi) o la barberia.

La villa si trova in Via Druso a Roma e custodisce anche l’archivio personale di Alberto Sordi, oggi in parte sottoposto a restauro. Un’ultima curiosità: nel giardino della maestosa Villa Sordi, la Fondazione Museo Alberto Sordi custodisce anche la Fiat Tipo e la Fiat 124 appartenute all’attore, ammirabili da chiunque abbia l’opportunità di visitare la villa stessa. Una villa-simbolo, potremmo dire, non solo della carriera dell’attore ma di uno specifico e fruttuoso periodo artistico romano.

Turismo,da National Geographic servizio che esalta le bellezze di Lombardia

4 octobre 2024 à 15:42

La Lombardia celebrata dal National Geographic. La prestigiosa rivista,  famosa anche per i suoi reportage esclusivi e le sue straordinarie fotografie che raccontano le meraviglie del pianeta, ha infatti dedicato un approfondimento alla nostra Regione.  Nella sezione ‘Viaggi’ l’articolo ‘Sette esperienze da fare in una sorprendente regione d’Italia, la Lombardia’,  esalta, in particolare, le bellezze naturali e culturali.

National Geographic LombardiaIl National Geographic loda la Lombardia

Nell’articolo si legge, fra l’altro “Paesaggi naturali mozzafiato, con panorami iconici come il Lago di Como e le Alpi come sfondo, incarnano la vera essenza della ‘Dolce vita’”. E ancora: “Milano, con la sua moda e arte di fama mondiale, attira visitatori da ogni parte del globo: opere come ‘L’Ultima Cena’ di Leonardo da Vinci, eventi come il ‘Salone del Mobile’ e la ‘Milano Design Week’ sono solo alcune delle attrazioni imperdibili. Inoltre, pochi sanno che la Lombardia vanta il maggior numero di siti patrimonio Unesco rispetto a qualsiasi altra regione italiana, oltre a un numero impressionante di ristoranti stellati Michelin”. Tra gli ultimi riconoscimenti lombardi entrati a far parte del patrimonio mondiale spiccano proprio le mura spagnole di Bergamo.

La citazione è stata particolarmente apprezzata dall’assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia Barbara Mazzali.

Lombardia meta irresistibile

“Essere presenti sulle pagine di questa rivista – ha sottolineato – è un onore e un riconoscimento al grande lavoro di squadra che abbiamo portato avanti per promuovere la nostra terra. Questo risultato premia quindi l’impegno di istituzioni, operatori del settore, strutture ricettive e comunità locali.  Ogni giorno infatti tutti insieme lavorano per rendere la Lombardia una meta irresistibile per i visitatori internazionali”.

“È entusiasmante leggere che gli americani vedono nella nostra regione un simbolo della ‘Dolce Vita’, ma non ci fermiamo qui. Vogliamo infatti – ha proseguito Mazzali  – far conoscere ancora di più il ‘Lombardia Style’, un perfetto connubio tra paesaggi straordinari, cultura, moda, design, artigianato e manifattura. È un’espressione autentica del nostro Dna, del nostro saper fare e del nostro stile di vita unico”.

Mete iconiche

L’assessore ha inoltre espresso grande soddisfazione per le località citate nell’articolo, che evidenziano la ricchezza e la varietà del territorio lombardo. Tra queste, spiccano percorsi come ‘La via delle Sorelle‘, un suggestivo itinerario pedonale e ciclabile che collega Bergamo e Brescia. Nella città conosciuta come ‘Leonessa d’Italia’ imperdibile è la visita al Museo di Santa Giulia. Nel territorio bresciano celebrati anche i vigneti della Franciacorta e i maestosi laghi di Garda e Iseo. L’iconico Lago di Como, meta anche di celebri attori, cantanti e artisti internazionali è come sempre menzionato. L’articolo ricorda inoltre  mete consolidate come Sirmione (BS), Bellagio (CO) e Varenna (LC).

Un paragrafo, infine,  è anche dedicato interamente a Bormio (SO).  La località dell’Alta Valtellina è descritta non solo per la piacevole scoperta delle sue montagne, ma anche per le sue rinomate terme e i servizi di altissima qualità. Con lo sguardo rivolto alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, Bormio si conferma così una destinazione d’eccellenza per lo sci olimpico. In questo modo accresce ulteriormente il suo richiamo internazionale.

“Questo è solo l’inizio – ha concluso l’assessore – il nostro obiettivo è infatti quello di far vivere al mondo intero l’esperienza unica della Lombardia”.

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